BastaBugie n°389 del 18 febbraio 2015

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1 A SANREMO GLI ANANIA CON I LORO 16 FIGLI
Intervista al padre: ''Siamo una famiglia straordinariamente normale'' (VIDEO: la famiglia Anania a Sanremo)
Autore: Chiara Rizzo - Fonte: Tempi
2 NEL 2022 SARA' ELETTO IN FRANCIA IL PRIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MUSULMANO
Il romanzo ''Sottomissione'' prevede un futuro possibile dopo la strage al settimanale Charlie
Autore: Gianandrea de Antonellis - Fonte: Corrispondenza Romana
3 NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO
Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 UN'ALTRA SCUOLA E' POSSIBILE
E' intollerabile che lo Stato controlli le scuole: noi genitori dobbiamo riappropriarci dell'educazione dei nostri figli
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 CERCASI PADRE DISPERATAMENTE
L'assenza di limiti posti dal padre ha snaturato la madre e i figli che non sanno più la via per essere felici
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
6 IL COMMISSARIO CHE HA DISTRUTTO I FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA AMMETTE DI AVER DIFFAMATO L'ORDINE
Ecco ampi stralci del verbale dell'accordo della mediazione forense del Tribunale di Roma che Padre Volpi ha firmato
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
7 IL CORRIERE DELLA SERA EQUIPARA I ROGHI DELL'ISIS CON QUELLI DELL'INQUISIZIONE... MA E' UN COLOSSALE ERRORE
Solo chi conosce il passato può vivere bene il presente e prepararsi adeguatamente al futuro
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LINCOLN? UN PRECURSORE DEL NAZISMO
Nonostante il caramelloso film di Spielberg, in realtà Lincoln è responsabile di stragi, campi di concentramento, confische, violazioni sistematiche delle leggi costituzionali, ecc.
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B - (Mc 1,12-15)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - A SANREMO GLI ANANIA CON I LORO 16 FIGLI
Intervista al padre: ''Siamo una famiglia straordinariamente normale'' (VIDEO: la famiglia Anania a Sanremo)
Autore: Chiara Rizzo - Fonte: Tempi, 10/02/2015

L'ultima volta che la cicogna è passata dalla famiglia Anania, per via Fleres a Catanzaro, è stata l'anno scorso, il 29 giugno, quando ha portato Paola: la sedicesima figlia della famiglia più numerosa d'Italia. Oltre a Paola, Rita e Aurelio sono genitori, nell'ordine, di Marta, 19 anni, Priscilla, 18, Luca, 17, Maria, 16, Giacomo 15, Lucia, 14, Felicita, 12, Giuditta, 11, Elia 10, Beatrice, 9, Benedetta 8, Giovanni 6, Salvatore, 5, Bruno, 4 e Domitilla, 3. Quasi un figlio all'anno, persino in tempi di recessione economica. Al rientro delle vacanze, Aurelio continua a ripetere, con la sua voce pacata e quasi divertita, dello stupore che suscitano gli Anania: «Non siamo anormali, né straordinari. Dico sempre che noi siamo una famiglia straordinariamente normale».
Scusi Aurelio, ma la domanda è quasi d'obbligo. Chi ve l'ha fatto fare? Sedici figli sono tantissimi.
Noi abbiamo solo risposto alla chiamata del Signore. Siamo cattolici e quando ci siamo sposati con mia moglie Rita non abbiamo fissato un numero. Non è che avessimo pensato di fare 16 figli o 20. Abbiamo deciso solo di fare la volontà di Dio, che poi si è tradotta in questa apertura alla vita. Ma non è che siamo straordinari. Io dico sempre che noi siamo una famiglia straordinariamente normale. Nel fare la volontà di Dio c'è anche la paura, il timore o la preoccupazione di non farcela. Ma c'è anche la fede che Dio provvede sempre. Guardi, prevengo le obiezioni: la nostra non è ignoranza, non siamo incoscienti. Siamo perfettamente consapevoli di quello che avviene e sappiamo che sempre Dio ci tiene per mano. Le posso anticipare una sua domanda?
Prego.
Sicuramente si chiederà com'è che non ci siamo fermati prima, o se abbiamo intenzione di farlo. No, non ci siamo mai fermati. È difficile spiegare come si fa ad arrivare a 16 figli. Qualcuno potrebbe pensare che siamo dei cattolici esaltati. Ma non è così. Siamo solo cattolici che vogliono fare la volontà di Dio, e questo può passare anche dall'avere una famiglia numerosa. Anzi, la più grande d'Italia. Ma non ci fermeremo. Il regista di questa storia è Dio, noi siamo solo degli attori e facciamo la nostra parte, seguendo le "direttive" che ci giungono tramite i fatti della vita quotidiana.
Chi di voi lavora in famiglia?
Solo io, lavoro all'accademia di Belle arti di Catanzaro, sono coaudiatore. Quello che una volta si chiamava "bidello".
Quanto guadagna?
Lo stipendio che ho preso oggi per il mese di agosto, comprensivo degli assegni familiari che spettano a chi ha dei figli, è di 3.500 euro.
Che facendo un rapido calcolo fanno meno di duecento euro a testa per tutto il mese. Come fate a vivere? Vi aiuta qualcuno?
La Provvidenza. Ripeto che non si tratta di essere bravi. Certo, stiamo attenti ai conti, e cerchiamo di fare la spesa al supermercato seguendo tutte le offerte. Ma siamo contenti della vita che facciamo. Vivo di Provvidenza, e questo significa che ogni volta che ci sono state delle necessità, il Signore si è presentato e ci ha aiutato.
Per esempio?
Quando abbiamo dovuto comprare i libri scolastici per i ragazzi, abbiamo trovato tra i librai sempre persone che ci conoscevano e che sapendo che in quel momento non potevamo pagare, ci hanno fatto la cortesia di farci acquistare "a rate", poco per volta. E noi puntualmente abbiamo sempre pagato. La Provvidenza non è trovare migliaia di euro ma solo il necessario a sopravvivere. Io non sono abituato a chiedere nulla agli altri, né a pretendere. Però quando abbiamo avuto bisogno, è sempre accaduto un fatto che ci rispondeva. Le racconto un altro episodio. Una sera non avevamo nulla da mangiare. All'improvviso ha chiamato un amico che era andato dal macellaio, dicendomi: "Senti non so perché, ma mi sei venuto in mente e ho preso della carne per te. Non è che ti offendi, se ti faccio questo regalo?". Quando è arrivato in casa era stupito che proprio quel giorno avessimo bisogno, e gli ho risposto: "Vedi, non mi sono offeso. Tu sei stato la risposta del Signore che per stasera ha provveduto al nostro bisogno". Il mio amico ci ha portato solo la carne per quel giorno, non per i successivi venti, ma non bisogna preoccuparsi. È come quando il Signore ha mandato la manna del cielo agli ebrei nel deserto: l'ha mandata poco per volta, giorno dopo giorno. Secondo me, noi cristiani dovremmo recitare ogni giorno il salmo 94. "Se oggi ascolti la mia voce non indurire il tuo cuore". Ad ogni giorno basta la sua pena.
La maggior parte dei suoi figli è adolescente, quindi è lecito supporre che qualcuno di loro le avrà chiesto un vestito di marca, un motorino o il cellulare all'ultimo grido. Come fate?
Certo che mi chiedono queste cose. È semplice. Abbiamo educato i più grandi come i più piccoli a non pretendere nulla, e che la cosa più importante è la fede. Ciò non toglie che ci siano anche i capricci, è normale. La mia seconda figlia ha compiuto 18 anni e ha ricevuto un paio di scarpe costose in regalo. Così anche le altre figlie mi hanno chiesto delle scarpe di marca, e io ho fatto loro un discorso. "Qual è la differenza tra un paio di scarpe di 250 euro e un altro di buona qualità? Le scarpe servono a camminare senza farsi male, e a non bagnarsi. Perciò un paio vale l'altro". Con mia moglie abbiamo sempre cercato di spiegare loro che la vanità non serve a nulla. A che serve acquistare il modello di cellulare più costoso, se tanto la funzione di tutti i cellulari è chiamare?
Lapalissiano.
Non è questione di povertà, ma di avere il senso dell'utilità delle cose. Detto questo, la Provvidenza ci accompagna anche nelle cose futili. Questo è il quindicesimo anno che andiamo in vacanza al mare e abbiamo trovato una casa adatta a tutti noi, grazie ad un nostro amico che ce l'ha affittata ad un prezzo ragionevole. L'anno prossimo vedremo.
Lei vive in una zona del meridione dove la disoccupazione raggiunge proporzioni impietose. Cosa le dicono i suoi amici, quando lei parla con loro di Provvidenza?
Qui si lamentano tutti. Ma la lamentela è normale. E io non è che mi lamento perché sono anormale. È che non ho nulla da lamentarmi. Io ho 46 anni, una che mi è stata data da Signore, anche con difficoltà. Ma su questo pianeta non sono solo, c'è Gesù Cristo. Una volta un mio amico è sbottato: "Con questa crisi, se tutti la pensassero come te, saremmo tutti felici". Gli ho risposto che non è utopia. È una vita possibile. Il Papa in questi giorni ha vissuto un lutto e per me è stato d'esempio. Non ho visto una persona disperata, che si è lacerata le vesti per aver perso i propri cari in un tragico e improvviso incidente. Ha mantenuto la sua fede e ringraziato con la preghiera Dio. Chi è un uomo di fede sa che l'esperienza su questa terra finisce, ma c'è un salmo che dice "Signore, insegnami a contare i miei giorni e arriverò alla pienezza del cuore". Chi si preoccupa o si lamenta non vive contando i suoi giorni o guardando alla pienezza del cuore. Se si pensa solo a fare i soldi, e si ama i soldi su tutto, è normale che poi non si abbia più rispetto per nessuno. Io non ho bisogno di una casa di 500 metri per essere felice. Preferisco il Paradiso.
Come è organizzata la vita quotidiana in casa?
Ci aiutiamo tutti, e fin da quando i bimbi sono piccoli. I figli più grandi pensano ai più piccoli, si occupano di lavarli e vestirli al mattino prima di uscire, o alla sera. Facciamo i turni per apparecchiare, sparecchiare, pulire. Per ora studiano tutti, la grande si è appena iscritta a giurisprudenza. Fanno il loro dovere, ma non sono gelosi degli altri fratelli.
Beato lei, verrebbe da dire.
Non siamo stati bravi noi. Si comportano così non perché sono anormali, ma perché sono stati educati a valori della vita che possiamo racchiudere nella parola "fede", e che concretamente significa essere coraggiosi, fiduciosi, generosi.

Nota di BastaBugie: ecco la famiglia Anania sul palco di Sanremo

Fonte: Tempi, 10/02/2015

2 - NEL 2022 SARA' ELETTO IN FRANCIA IL PRIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MUSULMANO
Il romanzo ''Sottomissione'' prevede un futuro possibile dopo la strage al settimanale Charlie
Autore: Gianandrea de Antonellis - Fonte: Corrispondenza Romana, 11/02/2015

Indubbiamente la strage che ha falcidiato la redazione del settimanale "Charlie Ebdo" del 7 gennaio 2015 si è rivelata una inattesa fonte di pubblicità per il romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq, allora appena edito in Francia e sul momento di essere pubblicato in Italia.
Il protagonista è François, disincantato docente universitario quarantacinquenne, studioso di Huysmans, che vive di rendita intellettuale per la sua ponderosa tesi di dottorato e che passa la maggior parte del tempo a chiedersi come riempire la sua vuota esistenza dal punto di vista sentimentale (eufemismo).

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 2022
L'azione si svolge a ridosso delle elezioni presidenziali del 2022, al cui ballottaggio accedono Marine Le Pen (Fronte Nazionale, 34% dei voti) e Muhammad Ben Abbes (Fratellanza Musulmana, 22%), che supera di misura il candidato socialista. Contro il Fronte Nazionale, naturalmente, si compatta lo schieramento di sinistra, in nome del sempre utile antifascismo.
Ad esso aderisce anche il partito di centro-destra, che con i suoi voti (12%) avrebbe potuto permettere l'elezione della Le Pen e le urne portano all'Eliseo il primo presidente europeo musulmano. François, che il giorno delle elezioni si è allontanato da Parigi per timore di scontri, al proprio ritorno si ritrova forzatamente pensionato (ma con un mensile equivalente allo stipendio): vivrà per qualche tempo ai margini della società, prima che gli venga proposto di riprendere l'insegnamento, in cambio dell'adesione all'Islam.
Per François, che per un fugace momento ha anche accarezzato l'idea di seguire il percorso dell'amato Huysmans, finendo i suoi giorni in un convento di trappisti, è più facile passare dal proprio agnosticismo alle comodità dell'islam piuttosto che al rigore del cattolicesimo tradizionale: accetta quindi di diventare musulmano, attratto soprattutto dalla prospettiva di uno stipendio da favola e dei piaceri della poligamia. Non a caso, il romanzo si chiude con la domanda rivolta al nuovo rettore ed eminenza grigia del presidente della repubblica: «Quale sarà il mio stipendio? A quante donne avrò diritto?», che sintetizza mirabilmente le vere ragioni della sua decisione di convertirsi.
Non motivazioni spirituali, bensì un calcolo opportunistico basato esclusivamente sul sesso e sul denaro. A fianco di questa non esaltante vicenda di un "fallito di successo", simile per impostazione ad altri romanzi di Michel Houellebecq, anch'essi basati sulla miseria affettiva dell'uomo contemporaneo, vi sono una serie di riflessioni sulla realtà socio-politica del nostro tempo, sulle quali, prima che sulle qualità stilistiche dello scrittore, desideriamo soffermarci.
Intanto lo sfondo è tutt'altro che assurdo: l'avanzata del Fronte Nazionale alle elezioni presidenziali vede costantemente coalizzarsi il vetusto fronte "antifascista". Ne beneficiano prima lo spento Hollande, poi la Fratellanza Musulmana. Credibile anche il velo di silenzio che i media francesi calano sull'imponente manifestazione del Fronte Nazionale nei giorni cruciali che precedono il ballottaggio, mentre si affannano a dipingere il candidato islamico come un "moderato" i cui principi sono perfettamente in linea con quelli della Francia tradizionale.

LA POLITICA CULTURALE DELLA SINISTRA
Di grande interesse un passaggio che sottolinea la politica culturale della sinistra: per giungere ad un'alleanza elettorale, l'unico punto di frizione con gli islamici è la gestione del ministero dell'istruzione, da sempre roccaforte socialista, ma i musulmani non vogliono rinunciare, orwellianamente consci che «chi controlla i bambini controlla il futuro», mentre il centro-destra non considera questo punto un reale motivo di scontro, poiché «non ha mai dato la minima importanza all'istruzione, concetto che gli è pressoché estraneo». E poiché per la "cultura" che conta, quella dei salotti mediatici e delle stanze del potere, un Francese su quattro (uno su tre nel 2022) semplicemente non esiste, dopo le elezioni il Fronte Nazionale viene cancellato dai media e l'opposizione diviene appannaggio, più che della sinistra, degli estremisti salafiti, che pretendono l'introduzione della sharia.
D'altro canto, il governo musulmano applica in economia il distributivismo cattolico, cita la Quadragesimo anno di Pio XI e Houllebecq, che en passant ha messo in bocca al suo protagonista un rimpianto per l'epoca in cui il divorzio non esisteva («Adesso Bruno e Annelise avevano sicuramente divorziato, ormai era così che andavano le cose; un secolo prima, all'epoca di Huysmans, sarebbero rimasti insieme, e forse non sarebbero stati così infelici, tutto sommato»), finisce per riconoscere il valore fondamentale della famiglia. Nel romanzo l'analisi politica di Houellebecq è ampia e molto meno fantasiosa di quel che ci si potrebbe aspettare, ma travalica i limiti di questo scritto (per un approfondimento ci permettiamo di rimandare al prossimo numero della rivista "Quaerere Deum"). Intanto, mentre si profila l'Eurabia profetizzata da Bat Ye'or (la saggista è citata direttamente), conviene concludere ricordando l'esergo dell'ultimo capitolo, certo non messo a caso: «se l'islam non è politico, non è niente». Firmato: Ayatollah Khomeyni.

Fonte: Corrispondenza Romana, 11/02/2015

3 - NON LASCIAMO CHE LA QUARESIMA PASSI INVANO
Digiuno, preghiera, carità: alcuni consigli pratici per rinunce e propositi per vivere bene questo momento di grazia
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/02/2015

Se a un fedele che va alla Messa o a un ragazzo che frequenta il catechismo chiediamo di dire, magari nell'ordine, i dieci comandamenti probabilmente avrà qualche difficoltà. Eppure in confessione dobbiamo accusarci dei peccati mortali e allora ci si chiede come possa farlo chi non sa nemmeno elencare i comandamenti. Se poi chiediamo a chi va a confessarsi se conosce i precetti generali della Chiesa, forse avremo delle brutte sorprese. Può darsi che nemmeno sappia che sono cinque. Eppure anche questi sono obbligatori per tutti sotto pena di peccato mortale e quindi, al pari dei comandamenti, da confessare in caso di mancato adempimento.
Eccoli dunque così come sono formulati nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate [per l'assoluzione del precetto vale anche la Messa del sabato pomeriggio, anche se è meglio partecipare la domenica, giorno del Signore, n.d.A.] e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni; confessare i propri peccati almeno una volta all'anno; ricevere la Comunione almeno a Pasqua; astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa; sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, secondo le proprie possibilità.

DIGIUNO E ASTINENZA
In vista della quaresima vediamo di approfondire almeno il quarto precetto il quale afferma che il cristiano deve "astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa". Appare innanzitutto opportuno precisare il contenuto di questo precetto alla luce del documento del 1994 della Conferenza Episcopale Italiana "Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza" che contiene al numero 13 alcune disposizioni normative, tuttora vigenti.
La legge del digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera". Ovviamente questa è la forma minima di digiuno. Come però è obbligatorio confessarsi una volta all'anno, ma ovviamente ciascuno capisce bene che è molto salutare ricevere l'assoluzione dai peccati molto più spesso, così anche il digiuno può e deve essere adeguato al cammino spirituale e alla salute del penitente. Insomma fare digiuno totale dal cibo nei giorni previsti è possibile a tutte le persone adulte e in buona salute fisica.
La legge del digiuno obbliga dai diciotto ai sessanta anni e deve essere osservata il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo (facoltativamente estendibile anche al Sabato Santo). Per il rito ambrosiano il digiuno il primo venerdì di quaresima sostituisce quello del Mercoledì delle Ceneri.
La legge dell'astinenza, che obbliga dai quattordici anni in poi, "proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che (...) sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi".
L'astinenza "deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità" (ad esempio: il 19 marzo, San Giuseppe e il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione). Inoltre l'astinenza dalle carni e dai cibi ricercati e costosi deve essere osservata tutti i venerdì dell'anno, ma fuori dalla quaresima può essere sostituita da altra rinuncia a scelta del fedele.
Il documento CEI ricorda infine che "dall'osservanza dell'obbligo della legge del digiuno e dell'astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute". Quindi i malati o coloro che devono fare lavori estremamente faticosi possono essere dispensati dalle penitenze. Infatti, a norma del canone 1245 del Codice di Diritto Canonico "il parroco, per una giusta causa, (...) può concedere la dispensa dall'obbligo di osservare il giorno di penitenza, oppure commutare in altre opere pie".
In passato i matrimoni erano vietati in quaresima, ma questo divieto non è più in vigore. Questa proibizione risultava dai precetti generali della Chiesa e, quindi, la Chiesa come ha il potere (datole da Cristo) di introdurre dei precetti, ha anche il potere di modificarli o cancellarli. Invece la Chiesa non può cambiare i dieci comandamenti che sono stabiliti da Dio stesso. Nessun Papa potrà, ad esempio, rendere lecita l'uccisione dell'innocente o modificare l'indissolubilità del matrimonio.

RINUNCE E BUONI PROPOSITI
Infine occorre ricordare che in quaresima siamo invitati a fare delle rinunce e dei buoni propositi. Perché? Ci basti pensare all'anno scorso: la quaresima è stato un periodo speciale oppure ci è capitato di arrivare a Pasqua fiaccamente e, soprattutto, senza che questo periodo abbia minimamente influito nella nostra vita?
Spesso ci poniamo un obiettivo (ad esempio: dimagrire oppure ottenere un risultato lavorativo, scolastico o sportivo) e facciamo degli sforzi per riuscire in ciò che ci preme realizzare. Perché quando si parla di Dio o del cammino di santità lasciamo al caso o all'improvvisazione?
Per coloro ai quali interessa davvero fare qualche passo avanti ci viene incontro la Chiesa con i suoi materni consigli per questo periodo: digiuno, preghiera, opere di carità. Nulla di nuovo, visto che già i Padri della Chiesa nei primi secoli avevano caro questo trinomio.
Innanzitutto il digiuno. Nella società dove il superfluo appare necessario va senza dubbio recuperata una libertà interiore con una maggiore sobrietà di vita. Perché allora non rinunciare a qualcosa che ci piace, ma che non è assolutamente necessario? Non pensiamo solo al consumo esagerato di cibo, ma anche, a titolo di esempio, a forme smodate e non rilassanti di divertimento, acquisti di indumenti e cianfrusaglie superflue, uso eccessivo di cellulare, televisione o internet, ecc. Magari lasciare un giorno alla settimana il cellulare a casa può sembrare impossibile da attuare, ma passato l'iniziale smarrimento ci accorgeremo che possiamo anche farne a meno. Del resto per quanto tempo gli uomini sono vissuti senza cellulare? E stiamo parlando di appena una ventina di anni fa...
C'è da precisare che la rinuncia va fatta per qualcosa di lecito, non di illecito (bisogna smettere di bestemmiare sempre non solo in quaresima) e inoltre si sospende la domenica in quanto la domenica è il giorno del Signore e si ricorda la risurrezione di Gesù: è quindi un giorno di festa (anche in quaresima) e non si può fare penitenza in un giorno di festa. Ecco quindi perché la quaresima deriva il nome dal numero quaranta, ma questi sono i giorni di penitenza, non la durata totale (che comprendendo le domeniche è dunque più lunga di quaranta giorni).
Ovviamente quanto risparmiato con la rinuncia va poi destinato ai poveri, altrimenti rischia di diventare ascetismo autocompiacente; insomma non vale evitare la cioccolata o il caffè in quaresima pensando: "Almeno dimagrisco oppure economizzo dei soldi per poi andare a cena fuori quando voglio!".

PREGHIERA E OPERE DI CARITÀ
Il secondo impegno quaresimale è la preghiera. Quante volte ci capita di dire di non avere tempo per pregare! Eppure, come in tutte le cose che ci interessano veramente, basta fare un po' di spazio nella giornata. Perché non riscoprire il rosario, l'angelus a mezzogiorno o la Santa Messa, magari quotidiana? Oppure perché non leggere ogni sera, o almeno un giorno alla settimana, un libro di un santo oppure sulla vita di un santo? Un buon libro di meditazione è ad esempio "La filotea" di s. Francesco di Sales. Oppure perché non suggerire in famiglia, se non si fa già ordinariamente, la preghiera prima di ogni pasto unita alla proposta di spengere la televisione mentre si mangia per poter parlare in tutta calma?
Infine il terzo impegno da prendere con serietà sono le opere di carità. Non si tratta di fare l'elemosina, ma di amare. Le sempre valide opere di misericordia corporali e spirituali possono darci molte indicazioni. E non bisogna per forza pensare alle persone sfortunate che stanno a migliaia di chilometri da noi; impariamo a vedere i bisogni materiali e morali di chi soffre intorno a noi. E poi perché non dedicare più tempo ai figli? Oppure perché non andare a trovare persone anziane o sole?
Ovviamente le rinunce quaresimali vanno concordate con il padre spirituale il quale, conoscendoci, saprà indirizzarci meglio di noi stessi nel cammino di purificazione necessario alla nostra anima per liberarci dalla zavorra del peccato e dei vizi che si sono radicati in noi.
Lasciamoci guidare dal Signore e mettiamoci tutto il nostro impegno affinché non accada che, anche quest'anno, la quaresima passi invano!

Nota di BastaBugie: ecco un elenco di rinunce quaresimali tra le quali puoi scegliere quelle più adatte alla tua condizione di vita.
Qualunque cosa farai durante questa Quaresima falla nel segreto perché tu non perda la tua ricompensa. Gesù ci ha insegnato infatti che se gli altri la sapranno, perderemo la nostra ricompensa, mentre se la faremo nel nascondimento il Padre Nostro che vede nel segreto ci ricompenserà.

Rinunce per tutti:
- Lavarsi le mani con l'acqua fredda
- Rispettare con l'auto i limiti di velocità
- Non salare il proprio cibo
- Mangiare il pasto freddo (basta metterlo in frigo 1 minuto)
- Non lamentarsi mai della qualità e della quantità del cibo che ci è stato preparato
- Dormire senza guanciale
- Quando la sera si torna a casa, parcheggiare l'auto distante almeno 500 metri da casa
- Non mettere piede nel proprio locale preferito (pub, bar, negozio di vestiti, ecc)
- Non ascoltare musica in casa (oppure in auto)
- Alzarsi sempre ad una certa ora prestabilita (es. alle 7.00, o alle 7.30 o alle 6.30) anche se non si ha niente da fare (e quindi si potrebbe dormire di più) o anche se la sera si è fatto tardi
- Non portare l'orologio al polso (tanto per renderci conto dell'ora abbiamo mille modi: cellulare, TV, gli altri a cui chiederlo, ecc)
- Non usare il cellulare mentre si cammina, né per telefonare né per inviare SMS (è vero che serve per ottimizzare i tempi... ma così possiamo utilizzare quei momenti per guardare in faccia la gente che incrociamo)
- Se normalmente viene comprata l'acqua per bere a casa, utilizzare invece quella del rubinetto che è potabilissima e anche consigliata da alcuni dottori
- Usare qualcosa che ti è stato regalato e che non hai mai usato (perché non ti piace o perché non ti ci trovi bene o perché fai meglio senza): ad esempio una cartellina o una borsa (che non è comoda come la tua!), una spilla (che non rientra nel tuo stile), un paio di orecchini (secondo te brutti), ecc.

Rinunce per ragazze e donne:
- Non usare mai lo specchio del bagno, ma lo specchietto che si ha in borsa
- Non lavare i propri vestiti per tutto il tempo della Quaresima, domenica e solennità incluse... Ci si accorgerà che dopo 40 giorni ancora i vestiti che avanzano nell'armadio!
- Non usare le proprie scarpe preferite

Rinunce per giovani:
- Non usare qualche tecnologia di uso quotidiano (whatsapp, FaceBook, Twitter, tv, ipod, e simili)
- mettere sul profilo whatsapp/facebook un'immagine anonima o una foto dove sei venuto male
- Non dire mai di no ai genitori, anche se costa fatica o sacrificio (a meno che sia moralmente sbagliato)

Atti di carità verso il prossimo:
- Sforzarzi di ringraziare chiaramente una persona al giorno dicendole "Grazie perché hai fatto... o hai detto..." e non lasciandolo sottinteso
- Compiamo ogni giorno un gesto che vada incontro a qualcuno che, anche se noi lo eviteremmo volentieri, sappiamo però che ne sarebbe felice (una telefonata, un SMS, una visita, un sorriso accompagnato dalla domanda "Come stai?", ecc.)...

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/02/2015

4 - UN'ALTRA SCUOLA E' POSSIBILE
E' intollerabile che lo Stato controlli le scuole: noi genitori dobbiamo riappropriarci dell'educazione dei nostri figli
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 09/02/2015

Se date a una bambina un foglio bianco e un astuccio pieno di colori, lei disegnerà persone, volti, oppure fiori e paesaggi. Le persone avranno occhi, capelli, vestiti dotati di particolari (perché una femmina già a sei anni ha appreso l'arcana verità che gli abiti hanno dei bottoni, e si infilano slacciandoli e poi riallacciandoli, non prendendoli a testate).
Se lo stesso equipaggiamento viene fornito a un bambino, tenderà a disegnare scene di azione, e i personaggi, se ce ne sono, non saranno ritratti con dovizia di particolari – un bambino non si interessa del colore degli occhi del suo eroe -, ma quasi sempre stilizzati e raffigurati solo con quello che serve a rendere lo svolgimento dell'azione.

L'EDUCAZIONE IN BASE AL SESSO
Lo sostiene Leonard Sax, il medico autore di Why gender matters, uno studio sull'educazione in base al sesso. Leggendone qualche estratto ho concluso che se mai avessi nutrito qualche dubbio al riguardo, i due esemplari maschio e i due femmina che abbiamo generato sono esattamente modelli tipo (ho scatole piene di disegni con ammazzamenti sanguinolenti e scene da fine di mondo, e poi un altro pacco che è tutto un trionfare di pizzi e languidi occhi blu e signorine con in mano dei fiori e dichiarazioni di amore eterno ad amichette di asilo o baby sitter passeggere di cui s'è persa memoria). I maschi, prosegue il dottore, hanno bisogno di un tono di voce più elevato delle femmine, almeno tre decibel dice lo studio (questo spiega perché la mia frase più ricorrente dopo "spegni quel telefono" è "puoi abbassare per favore?" detta all'indirizzo dei miei tre maschi che tengono tutto a volume 27 – a me già 6 sembra esagerato, quando sono sola la tv sta a 1...).
Ci sono molti, moltissimi studi come quelli del dottor Leonard Sax, per esempio quelli del pedagogista spagnolo Garcìa Hoz, e tantissimi dati scientifici contribuiscono a confermare l'idea che maschi e femmine non solo hanno cervelli profondamente diversi – ci voleva la scienza? -, ma che anche il loro apprendimento procede per vie diverse.
Ci sono scuole che si basano su questa idea di fondo, e il risultato è sorprendente: maschi e femmine se educati separatamente tendono a uscire da certi stereotipi di genere, e a sviluppare autonomamente la propria personalità. Cioè, paradossalmente, "costringendo" i bambini e le bambine a stare insieme sin dagli anni in cui sono completamente disinteressati gli uni agli altri, tenderanno ad affermarsi in opposizione gli uni agli altri (non so voi ma i miei figli alle elementari tendono a parlare con un certo ribrezzo dei compagni dell'altro sesso). E quindi il modo per non cadere negli stereotipi ma per incoraggiare ogni bambino a sviluppare davvero la propria personalità è più utile separare maschi e femmine fino all'adolescenza. Non si tratta solo, e non tanto, di proporre attività o materie diverse, ma di proporle con un diverso metodo, per personalizzare l'apprendimento, mettendo al centro i bambini.

UN'ALTRA SCUOLA E' POSSIBILE
Siccome l'argomento mi sta molto a cuore, sono andata a ficcare il naso nelle scuole che ho saputo applicare questi metodi: a Roma per esempio ci sono la Petranova International per le femmine, e la Iunior International per i maschi, e davvero sono rimasta colpita dalla passione e dalla cura con cui gli insegnanti e i dirigenti tifano per i bambini e i ragazzi, e soprattutto cercano di stringere un'alleanza con i genitori, perché il principio è che la famiglia e la scuola lavorino insieme per lo stesso obiettivo.
Lo ammetto, sarebbe bellissimo pensare che le cose che cerchiamo di insegnare ai nostri figli venissero confermate anche a scuola, e non ci toccasse spiegare perché alcune cose che dicono loro a scuola sono bugie venute dall'ideologia dominante, quindi anticattolica, progressista vagamente di sinistra e politicamente correttissima. Sarebbe riposante pensare che non li porteranno a vedere film figli dell'ideologia lgbt, o che non insegneranno loro come mettere il preservativo a 13 anni. Sarebbe bello essere sempre alleati con gli insegnanti (noi a dire il vero con alcuni siamo stati fortunati, con altri molto meno). Sarebbe bello sapere di poter trovare sempre una porta aperta per parlare con il preside, o addirittura, fantascienza, che fosse lui a venire a chiedere la nostra opinione.
I nostri figli vanno alla scuola pubblica, queste alternative le abbiamo scoperte tardi, e non so neanche se ce le saremmo potute permettere (ci sarebbe un bel capitolo da aprire sulla libertà educativa: quella che viene fornita gratis è una scuola tutt'altro che neutra e non ideologizzata, come se la cultura potesse mai non esserlo), anche se un'altra bella notizia è che lì si aiutano le famiglie che hanno avuto il coraggio di mettere al mondo più di un figlio. Il problema più immediato al momento è che noi abitiamo lontanissimi (a Roma alle 8 di mattina sette chilometri possono diventare un'epopea, un viaggio avventurosissimo da intraprendere col pranzo al sacco, bevande calde e una coperta, nel caso il semaforo fosse rosso), ma da quando ho visto il sorriso della dirigente, la mia amica Annalisa, ho cominciato a valutare l'opzione elicottero...

Nota di BastaBugie: un esempio interessante di alternativa alla scuola statale (o comunque soggetta al controllo dello Stato come sono le scuole parificate) è la scuola parentale di Staggia Senese in provincia di Siena.
Ecco gli articoli che abbiamo finora pubblicato:
SCUOLA PARENTALE: SCEGLI TU COME EDUCARE I TUOI FIGLI!
Nasce a Staggia Senese, in provincia di Siena, un interessante progetto per avere una scuola a misura di bambino
di Samantha Fabiani
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3610
GLI INSEGNANTI DEI NOSTRI FIGLI LI SCEGLIAMO NOI
Intervista alla coordinatrice di Alleanza Parentale, una iniziativa di un gruppo di genitori di Staggia Senese
di Costanza Signorelli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3649

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 09/02/2015

5 - CERCASI PADRE DISPERATAMENTE
L'assenza di limiti posti dal padre ha snaturato la madre e i figli che non sanno più la via per essere felici
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 16/02/2014

Il 33 per cento dei giovani italiani, tra i 18 ai 30 anni, rispondendo alle domande del questionario dell'Istituto Toniolo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore ha risposto che il loro punto di riferimento primario è la madre. La ricerca, presentata in occasione del XIII Congresso della Cei per la pastorale giovanile, mette al secondo posto i ragazzi che si affidano agli amici (26 per cento), al terzo quelli che confidano nei partner (14). Mentre solo il 9 per cento pensa che la figura di riferimento sia il padre. Per lo psicanalista Giancarlo Ricci, autore del libro Il padre dov'era, lo spaccato che emerge è «più allarmante di quanto sembri: oggi la figura del padre è venuta meno e di conseguenza anche quella della madre e del figlio. Senza padri che siano tali, i figli non imparano la strada per raggiungere il massimo a cui ogni essere umano aspira. Non a caso, siamo pieni di giovani stanchi che si accontentano di soddisfare impulsivamente voglie parziali». Con un esito terribile: «Il godimento senza limiti ci porta alla morte».
Ricci, da dove nasce questo attaccamento prevalente alla madre?
Dall'imbroglio del femminismo: per sfuggire ai famosi padri padroni, anziché cercare il vero volto del padre, lo si è cancellato. Nella nostra epoca si assiste infatti a un indebolimento crescente della figura paterna. Non è un assenza solo fisica, ma della natura maschile svilita e quindi incapace di porre dei limiti, innanzitutto al rapporto tra il figlio e la madre altrimenti simbiotico: questa la funzione normativa necessaria nella struttura di sviluppo edipica del bambino. Per descrivere cosa intendo uso la figura sapienziale dell'Eden in cui Dio, padre buono, dice ai suoi figli: «Potete mangiare tutti i frutti tranne uno». Non perché quell'albero abbia le mele più buone ma perché se la creatura cerca di farsi creatore, se non dipende da ciò per cui è fatta, si snatura e si fa del male. Allo stesso modo senza limiti paterni che vietino la simbiosi, il rapporto madre e figlio diventa incestuoso. Il bambino sarà dipendente da lei e, ricattato, sarà incapace di allontanarsi da chi lo ha cresciuto per riempire il suo vuoto. Un figlio così crescerà incapace di amare un'altra donna. Ecco l'omosessualità dilagante. Pasolini in una poesia intitolata "Supplica a mia madre" scrisse: «Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:/è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia./ Sei insostituibile. Per questo è dannata/ alla solitudine la vita che mi hai dato./ E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame/d'amore, dell'amore di corpi senza anima».
Questa assenza di limiti quali conseguenze patologiche genera?
Il godimento mortifero compulsivo, come la dipendenza dalla droga, dal cibo, dal sesso e dalla pornografia. Se nella vita psichica oltre al piacere non si accetta il dispiacere, la frustrazione e l'attesa si cerca di soddisfare tutto subito. Ma, siccome non è possibile appagare il desiderio umano in un istante, si finisce per accontentarsi di qualcosa che non basta. Si pensi alla pornografia. È facilissimo trovare giovani depressi e demotivati che cercano una soluzione immediata nella pornografia. Mi dicono: «Qualsiasi fantasia mi venga la inseguo: mi metto in chat e il mio desiderio si realizza subito, ma poi mi sento a terra e vorrei sprofondare in un abisso». Evitano il rapporto più faticoso, ma veramente appagante, con una donna reale. Ma i danni sono anche civili: dalla riduzione del desiderio sessuale ai soli atti sessuali dipende anche la mancanza di bellezza e creatività che si riscontrano nella nostra società. Non sappiamo più costruire cattedrali, comporre musica, dipingere opere d'arte perché non sublimiamo più la sessualità con ogni attività.
Cosa pensa di quello che potrebbe accadere se fosse legalizzata l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso?
L'assenza del padre che guarda al figlio come maschio capace di guidare e proteggere e della madre che guarda la figlia come femmina capace di accogliere, toglie al bambino la possibilità di avere un'identità precisa e limitata. Ecco perché abbiamo gente sempre più fragile, con poco amor proprio, con una bassa stima di sé, incapace di accettare rimproveri, fatiche e quindi di ottenere risultati appaganti. I sentimenti amorevoli non bastano a crescere figli sani.
Sostituire il padre e la madre con l'espressione "genitore 1" e "genitore 2" che conseguenze comporta?
Il padre come simbolo di tradizione, autorità e discendenza è sempre stato centrale nella nostra civiltà. Noi portiamo il nome del padre a fianco del nostro. Il diritto romano, perno dell'edificio della grande civiltà europea, è tutto incentrato sulla figura paterna. Ecco perché le nuove ideologie nate dal rifiuto dal padre, come quella femminista e quella del gender che da essa discende, cercano di smantellare il diritto romano. La conseguenza è la dittatura del desiderio senza limiti e dagli effetti mortiferi che sono sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo parlato di una madre che vuole possedere il figlio. Ma è questa la vera madre?
Senza veri padri non esistono madri vere e quindi neppure figli veri. Anche per la donna sono guai senza un terzo: allontanando l'uomo maschio, non solo fisicamente ma simbolicamente, rimane sola e quindi cerca un sostituto in altro, nei figli. Sono molte le mamme che li mettono al mondo come oggetti utili a colmare le proprie mancanze. È qui che si rivela l'inganno del femminismo. La madre non è più colei che, amando il padre, accoglie il figlio per poi separarsene e lasciarlo vivere, ma è una madre divorante. Come si vede in tante separazioni, in cui le mogli tengono i figli stretti a sé come oggetti e li mettono contro i loro padri.
I figli come oggetti. Complice il consumismo?
Il consumismo è una conseguenza della perdita del padre, del senso, della meta e quindi della strada per raggiungerla: l'unico scopo rimane quello di soddisfare le piccole voglie di cui dicevo prima. Ecco, ad esempio, il surrogato della fecondazione assistita con cui una donna fa i figli per sé anche senza l'uomo. Il problema è che questo rapporto di simbiosi incestuosa e di possesso oltre alla diffusione dell'omosessualità, genera anche la pedofilia: un rapporto d'amore morboso con il bambino che non implica per forza il sesso, di cui quello sessuale non è l'unica forma.
Lei sostiene che, oltre che di attenzione, il figlio ha bisogno di crescere con una madre e un padre che si sostengono. Può spiegare perché?
Sono tante le persone in terapia che soffrono perché non vedono una figura maschile e una femminile diversi e complici. Questo è triste perché l'uomo e la donna sono fatti per completarsi. Non c'è nulla da fare: la donna è felice se accoglie, se ama, l'uomo se protegge e guida ponendo i limiti. Solo con una madre e un padre che accettano e amano ciò che sono il figlio può essere sereno e, guardandoli, imparerà a fare al altrettanto. Ecco perché l'educazione gender ora nelle scuole, che insegna ai bambini l'indifferenza fra sessi, li condannerà all'infelicità e al dolore. Negandogli di conoscere e accedere alla via per realizzarsi.

Fonte: Tempi, 16/02/2014

6 - IL COMMISSARIO CHE HA DISTRUTTO I FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA AMMETTE DI AVER DIFFAMATO L'ORDINE
Ecco ampi stralci del verbale dell'accordo della mediazione forense del Tribunale di Roma che Padre Volpi ha firmato
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 16/02/2015

Diffamazione: di questo tecnicamente Padre Fidenzio Volpi, Commissario Apostolico imposto all'Ordine dei Frati Francescani dell'Immacolata, si è reso protagonista. A sancirlo ufficialmente è l'accordo raggiunto in sede di Organismo di Mediazione forense del Tribunale di Roma in data 12 febbraio 2015. Corrispondenza Romana è giunta in possesso del verbale di tale esclusivo documento ed è in grado di fornirne ampi stralci.

STORIA DI ORDINARIA PERSECUZIONE
Tutto ebbe inizio con le dichiarazioni scritte da Padre Volpi in una lettera dell'8 dicembre 2013: «Cosa estremamente grave – sono parole sue – è stato il trasferimento delle disponibilità di beni mobili e immobili dell'Istituto a fedeli laici, noti figli spirituali e familiari del fondatore, Padre Stefano M. Manelli, nonché ad alcuni genitori di suore». E proseguiva: «Tali operazioni, gravemente illecite sotto il profilo morale e canonico, con risvolti anche in ambito civile e penale, sono state fatte dopo la nomina del Commissario Apostolico, manifestando così la volontà di sottrarre tali fondi al controllo della Santa Sede». Minacciando anche sanzioni: «Chi ha fatto o permesso tutto ciò, è caduto in gravi mancanze e, se religioso, è passibile di severe sanzioni canoniche. Una simile cosa è avvenuta anche per le opere di apostolato: editrice, televisione,...».
Su queste basi si è voluto fondare e giustificare a lungo il commissariamento, frettolosamente imposto. E proprio queste basi oggi si rivelano invece del tutto infondate: il castello di carte è crollato, dopo anni di linciaggio morale patiti da Padre Manelli e dal suo Ordine.
Un primo incontro, avvenuto lo scorso 11 dicembre di fronte al Mediatore del tribunale si è concluso con un rinvio al 12 febbraio alle ore 11, quando si sono presentati da una parte i familiari di Padre Manelli ed il loro avvocato, Davide Perrotta, dall'altra lo stesso Pietro Volpi, in religione Padre Fidenzio, ed i suoi legali, Alessandra Boecklin e Edoardo Boitani.
Padre Fidenzio Volpi, alla fine, aderendo alla preliminare mediazione, «nell'ambito del giudizio civile pendente per asserita diffamazione dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile» ha dovuto confermare, smentendo sé stesso e quanto a suo tempo scritto, «il non coinvolgimento dei "familiari" di Padre Stefano Maria Manelli, ribadendo l'assoluta estraneità» dei medesimi «a qualsiasi operazione ritenuta illegittima e perciò contestata dallo stesso Commissario Apostolico, avente ad oggetto l'asserito trasferimento della disponibilità dei beni dell'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata».

LE SCUSE PUBBLICHE
Tali pubbliche scuse, a spese «dell'obbligato» ovvero dello stesso Padre Volpi, dovranno essere pubblicate entro il 3 marzo come lancio dell'AGI-Agenzia Giornalistica Italia, sul sito www.immacolata.com (dove dovrà restare per almeno 3 mesi consecutivi, peraltro predisponendo un apposito link in prima pagina e con veste grafica analoga a quella di altre comunicazioni), tramite lettera su carta intestata dell'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata da inviarsi a tutti i religiosi e le religiose con l'invito a leggere la comunicazione ai i membri di ogni singola Comunità.
Non solo: Padre Volpi si è impegnato a corrispondere alla controparte la somma onnicomprensiva di 20 mila euro, sempre entro il 3 marzo.
Da questa vicenda discendono alcune evidenze. È evidente come Padre Volpi abbia preferito raggiungere l'accordo oneroso - tanto in termini economici quanto ed ancor più in termini d'immagine -, pur di evitare il procedimento contro di lui pendente presso il Tribunale civile di Roma. E' evidente come l'aver compiuto questo fatto discenda dal proposito di scongiurare conseguenze per lui peggiori. È evidente come solo in virtù delle ammissioni di Padre Volpi i familiari di Padre Manelli, lesi nell'onore, abbiano rinunciato al giudizio civile. Con buona pace di tutti.

LE CONSEGUENZE
Ora, quanto accaduto è importante e gravido di conseguenze. Non solo, com'è ormai evidente, di fronte ad un tribunale e di fronte alle parti lese, da un punto di vista giuridico ed umano. Ma anche di fronte a Dio. E' il compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica a precisare come «l'ottavo Comandamento» proibisca «il giudizio temerario, la maldicenza, la diffamazione, la calunnia, che diminuiscono o distruggono la buona reputazione e l'onore, a cui ha diritto ogni persona», a maggior ragione quando sia il fondatore di un Ordine religioso e quando dal torto patito abbiano a discenderne altri torti ingiustamente patiti dai suoi familiari, nonché da tutti i membri, religiosi e laici, di tale Ordine.
Questa vicenda ed, ancor più, il suo esito minano pesantemente la credibilità di Padre Volpi, ne indeboliscono inevitabilmente l'autorevolezza, ne compromettono gravemente il ruolo. Dunque, al di là ed anzi proprio a partire da quanto concordato dalle parti di fronte alla giustizia degli uomini, si vorranno trarre le implicite conseguenze anche di fronte alla giustizia di Dio? Dopo questa pubblica ritrattazione, avrà Padre Volpi la coerenza morale e spirituale di dimettersi dal ruolo di Commissario Apostolico dell'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata?

Fonte: Corrispondenza Romana, 16/02/2015

7 - IL CORRIERE DELLA SERA EQUIPARA I ROGHI DELL'ISIS CON QUELLI DELL'INQUISIZIONE... MA E' UN COLOSSALE ERRORE
Solo chi conosce il passato può vivere bene il presente e prepararsi adeguatamente al futuro
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/02/2015

Il Corsera, omaggiando il politicamente corretto, affianca il rogo del pilota giordano a quelli dell'Inquisizione, tanto per ricordare che a rosolare gli avversari ideologici hanno pensato prima i cristiani. Certo, un commento è un commento e il commentatore, anche se esperto, deve fare i conti con lo spazio che gli viene concesso. Cito: "Furono bruciati per primi gli eretici, cristiani che avevano idee un po' diverse".

I CATARI
Queste «idee un po' diverse» erano, per esempio, quelle dei catari. Che cristiani non erano affatto. E vediamole, queste "idee". Secondo i catari la materia era stata creata da una divinità malvagia, perciò occorreva evitare che le anime (create dalla divinità buona) finissero prigioniere nei corpi (creati da quella cattiva). E come? Smettendo di procreare. Il catarismo fu un problema talmente serio che ad accendere i roghi furono prima la gente comune e poi le autorità, tanto che la Chiesa dovette intervenire per avocare a sé il problema. Cioè: in tema di religione solo la Chiesa ha la competenza necessaria nonché la misericordia occorrente affinché sul rogo non ci finisca qualche sprovveduto. Perciò creò l'Inquisizione, un tribunale di esperti teologi con tanto di garanzie che accertava che l'"eretico" fosse veramente tale e non un poveraccio tratto al catarismo da ignoranza (o paura, perché in certi luoghi i catari erano potenti e privi di scrupoli). Se l'imputato persisteva nelle sue "idee", la Chiesa non poteva fare più nulla per lui e passava la mano all'autorità civile. La quale non intendeva permettere che, a furia di vietare la procreazione, l'umanità si estinguesse (tra l'altro, i catari proibivano il giuramento, che era la base della società feudale).

SAN FRANCESCO D'ASSISI E SANT'ANTONIO DI PADOVA
Proprio contro le "idee" dei catari san Francesco intonò il suo Cantico delle creature e a contrastarli mandò il francescano più colto e santo: sant'Antonio di Padova. Non a caso l'Inquisizione fu affidata ai nuovissimi ordini mendicanti, francescani e domenicani, i più amati dalla gente. Naturalmente, è buona norma politicamente corretta non menzionare mai gli inquisitori a cui gli eretici fecero la pelle. Andiamo avanti col commento del Corrierone. Cito ancora: «dal Duecento fino a metà del Settecento (...) una stima approssimativa calcola che i roghi delle Inquisizioni cattoliche fossero circa 20mila, mentre le condanne capitali per eresia in Inghilterra e Svizzera furono molto minori». Prendiamo per buona la cifra approssimata e ricordiamo che va spalmata su seicento anni e su Spagna, Francia, Italia, Portogallo. In Inghilterra, però, gli «eretici» erano i cattolici, e bastò un solo paio di secoli per giustiziarne sui 70mila. É vero, non erano roghi ma forca con squartamento. Quanto alla Svizzera, era meglio non avvicinarsi: lo stesso Giordano Bruno scappò.
Il commento del Corsera, bontà sua, ammette che, per quanto riguarda le streghe, i protestanti ne eliminarono molte di più dei cattolici; anzi, questi ultimi molto poche. E che il loro numero complessivo va ridimensionato di parecchio. Cose note, certo, però una stoccatina finale alle «sentenze» emanate «in nome di Gesù Cristo» riequilibra le cose, non sia mai che la Chiesa cattolica passi per buona e giusta. Aggiungiamo, noi, a beneficio dei nostri lettori, che la pena del rogo non fu un'invenzione medievale, ma era stata presa pari pari dal diritto romano (che ancora oggi si studia nelle università) e risaliva a un decreto di Diocleziano. Veniva comminata per «lesa maestà» e fu inaugurata contro i manichei. Per quanto riguarda le sentenze emanate in nome di Cristo, infine, una buona volta bisogna prendere il toro per le corna e chiedere: avete mai visto una civiltà, una sola, senza inquisizione? Socrate fu inquisito e fatto fuori dai civilissimi greci. Dei romani sappiamo (v. le persecuzioni anticristiane). Sappiamo dei Paesi musulmani di ieri e di oggi. Paesi buddhisti come la Thailandia e Myanmar salvaguardano le basi religiose (un "laico" direbbe ideologiche) delle loro società. L'India ha leggi anticonversione e tribunali appositi. Dei Paesi comunisti come Cina e Vietnam e Cuba e Corea del Nord non è il caso di parlare, perché abbiamo già visto all'opera l'impero sovietico. La Germania hitleriana e l'Italia fascista avevano, com'è noto, le loro inquisizioni. Ma ne aveva una anche il Messico del XX secolo e scusate se abbiamo dimenticato qualcuno.

INQUISIZIONI MODERNE
Ai laicisti odierni che si rifanno ai loro antenati Illuministi ricordiamo il Comitato di Salute Pubblica e la ghigliottina per quelli che avevano «idee un po' diverse». Oggi, a Terzo Millennio inoltrato, abbiamo leggi che sbattono in galera chi professa «idee un po' diverse» su omosessualità e minoranze (anche animali) che l'odierno Stato ideologico ha dichiarato sacre. Morale: non esiste, né può esistere, una società che non si basi su un corpus strutturato di idee (chiamateli, se volete, valori, princìpi, religione civile) e che non lo difenda se vuole continuare a sussistere. Chi dissente può essere tollerato, ma se insiste diventa sovversivo. La nostra liberalissima Italia prevede quelli che sono a tutti gli effetti reati di opinione (legge Mancino, divieto di apologia del fascismo etc.), ma non fa altro che difendere quel famoso corpus di idee su cui si fonda. Nei secoli cristiani tale corpus era la dottrina cristiana, tutto qui. Sotto quale inquisizione sia meglio vivere lo sa chi conosce la storia.

Nota di BastaBugie: solo chi conosce il passato può vivere bene il presente e prepararsi adeguatamente al futuro. A tal proposito scrive giustamente Rino Cammilleri su Antidoti del 6 febbraio 2015: "Al vedere le efferatezze del Califfato, tutti parlano, con orrore, di «medioevo». Ma i precedenti, civilissimi, Romani, erano meglio? Crocifissioni indiscriminate per i non «cittadini» e decapitazione per questi ultimi, cristiani arsi vivi o sbranati dalle belve, gladiatori che si massacravano per divertire il popolo, torture inenarrabili nelle carceri, schiavi di ogni età a uso e consumo dei padroni. E se questo facevano i Romani (il cui «diritto» si studia ancora oggi nelle università), pensate un po' gli altri. Niente, ogni barbarie continua ad essere definita «medievale». Invece, fu proprio l'opera incessante del cristianesimo (e giusto nel Medioevo) a costruire una civiltà un po' più giusta e meno crudele. L'unica."

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/02/2015

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LINCOLN? UN PRECURSORE DEL NAZISMO
Nonostante il caramelloso film di Spielberg, in realtà Lincoln è responsabile di stragi, campi di concentramento, confische, violazioni sistematiche delle leggi costituzionali, ecc.
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 16 febbraio 2015

Gentile redazione di BastaBugie,
riguardo al vostro articolo sul film "Lincoln" di Spielberg [vedi link alla fine, N.d.R.] vorrei esprimere il mio disappunto visto che sto approfondendo il tema perché sto studiando per l‘esame universitario di storia degli Stati Uniti.
Quello che si dice nel vostro articolo sul fatto che Lincoln fosse razzista e tutti gli altri discorsi che vengono fatti sono veri solo in parte... la verità sta nel mezzo...
È vero che Lincoln prima della guerra civile del 1861 aveva affermato che era per la superiorità bianca sui neri, ma la guerra lo cambia a tal punto che instaurerà un legame con l‘abolizionista nero Frederick Douglass e si renderà più sensibile a ideali di parità e convivenza razziale. Tanto da emettere il proclama per l‘emancipazione degli schiavi nel 1863 e farà passare dopo interminabili battaglie in Congresso l‘emendamento XIII alla Costituzione nel 1865 che abolirà la schiavitù. Questa è una verità oggettiva e incontrastabile...
Che poi l‘abolizione della schiavitù servisse soprattutto come azione politica per unificare il Paese è fortemente possibile, ma la Storia va raccontata tutta e non va etichettato Lincoln come razzista o antirazzista, ma secondo me va visto il personaggio nel complesso e l‘evoluzione delle sue teorie nel contesto storico del periodo.
Cordiali saluti.
Andrea

Caro Andrea,
in realtà ti confermo ciò che c'era scritto nell'articolo: il personaggio va valutato nel suo complesso e non è un bel vedere. Non un convertito, ma appunto un politico senza scrupoli.
E' infatti lo stesso Lincoln a dichiarare al giornalista Greeley, del New York Times, in un'intervista dell'agosto 1862: "Il mio obbiettivo essenziale in questa battaglia è di salvare l'Unione... Se potessi salvarla senza liberare un solo schiavo, lo farei. Se invece potessi salvare l'Unione liberando tutti gli schiavi, lo farei ugualmente".
Quindi lo scopo della politica di Lincoln non era un romantico antischiavismo ma il nazionalismo e il centralismo statalista.
Hitler non a caso nel suo Mein Kampf tesse l'elogio della presidenza Lincoln in quanto il sogno di un governo virtualmente onnipotente potrebbe essere rallentato - se non infranto - dall’indecisione tra federalismo e centralizzazione e Lincoln secondo Hitler impresse la giusta spinta verso lo stato totalitario.
In sintesi la politica lincolniana può essere ben definita la pietra tombale della originaria Dichiarazione di Indipendenza americana.
Un esempio del misticismo religioso-statalista di Lincoln: "Per effetto di una legge universale e della Costituzione, l’Unione di questi Stati è perpetua. La perpetuità è implicata, se non espressa, nella legge fondamentale di tutti i governi nazionali. Si può affermare con certezza che nessun governo propriamente detto ha mai previsto nella sua legge organica il suo stesso termine. […] [Ne consegue che] nessuno Stato […] può legalmente abbandonare l’Unione”. Firmato: A. Lincoln.
Parole che sono l'esatto contrario del documento fondativo degli USA, la Dichiarazione di Indipendenza riconosce infatti diritti inviolabili dati da Dio a ogni uomo calpestati i quali è legittimo opporsi al tiranno.
Lincoln si trova così nella stessa parte del tiranno contro il quale si erano difese le colonie americane.
Unica differenza: una spietatezza ancora maggiore della vecchia Inghilterra.
Stragi, campi di concentramento, confische, violazioni sistematiche delle leggi costituzionali, ecc... Insomma: tutti schiavi del dio "Stato".
Diciamocelo, Lincoln era un  precursore del nazismo.
Ci sono tutti gli elementi, un pragmatico razzismo, adorazione dello stato, uso spregiudicato della violenza contro gli avversari...
Si può rileggere l'articolo di FilmGarantiti che avevamo rilanciato nella nostra edizione del 15 febbraio 2013:
ABRAMO LINCOLN NON VOLEVA ABOLIRE LA SCHIAVITU', ANZI... ERA RAZZISTA!
Il film di Steven Spielberg falsifica la storia, infatti il presidente degli Stati Uniti dichiarò: ''Non miro affatto a introdurre l'eguaglianza sociale e politica fra la razza bianca e la razza nera''
http://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_lincoln_spielberg

Fonte: Redazione di BastaBugie, 16 febbraio 2015

9 - OMELIA I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B - (Mc 1,12-15)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 22 febbraio 2015)

Da pochi giorni è iniziata la Quaresima. Il Vangelo di questa prima domenica ci presenta un episodio tra i più misteriosi della vita di Gesù: le tentazioni nel deserto. Il Signore si era ritirato nel deserto per pregare e digiunare, e satana lo tentò. Si trattava, ovviamente di tentazioni esterne, in quanto Gesù è la santità stessa e non poteva avvertire interiormente gli stimoli del male: in Lui era impossibile il peccato.
Per quale motivo Gesù ha permesso che il demonio lo tentasse? Sant'Agostino, con la solita chiarezza, disse che Gesù prese da noi la nostra debolezza, mentre noi prendiamo da Lui la sua vittoria. In poche parole, Gesù ha voluto fare sue le nostre tentazioni per donarci il suo trionfo. Egli permise quella prova per farci comprendere che il demonio esiste, che continuamente tenta gli uomini per allontanarli dalla Volontà di Dio. E, sottoponendosi a quelle tentazioni, Gesù ha dato a noi la forza di resistere e di trionfare sul maligno tentatore.
Il demonio fa di tutto per non essere scoperto, ci fa credere che lui non esiste, per agire indisturbato, ma noi dobbiamo aprire bene gli occhi e difenderci con le armi della preghiera.
Dai passi paralleli degli altri Evangelisti, sappiamo che Gesù fu provato con tre tipi diversi di tentazione, e queste tre tentazioni fanno leva sui tre punti deboli dell'uomo decaduto:
a) la ricerca del benessere materiale. Gesù risponde con queste parole: non di solo pane vive l'uomo;
b) il desiderio di potere terreno, che diventa idolatria. Gesù dice: a Dio solo ti prostrerai, Lui solo adorerai;
c) la presunzione di avere un Dio a nostro capriccio, che faccia la nostra volontà e compia miracoli a nostro piacimento. Questa tentazione arriva al punto di giudicare lo stesso operato di Dio. Gesù risponde con queste parole: non tenterai il Signore tuo Dio, facendoci comprendere che siamo noi a dover fare la Volontà di Dio, e non viceversa.
A differenza di Gesù noi tutti siamo inclinati verso il male e dobbiamo continuamente lottare contro i nostri vizi. Ma, se rimarremo uniti a Gesù, supereremo ogni prova.
Abbiamo tre nemici:
a) il nostro io, cioè l'egoismo. È il nemico più pericoloso che continuamente ci accompagna;
b) il mondo, che oggi come mai è lontano da Dio e trascina verso l'abisso;
c) il demonio, che soffia sul fuoco, ci studia e trova il nostro lato più debole e fa leva su quello per rovinarci.
Come difendersi?
a) Con la preghiera. Chi prega vince il male, chi trascura la preghiera è vinto dal male.
b) Con la prudenza. Il demonio è come un cane furioso legato a una catena. L'importante è non avvicinarsi. Diceva san Filippo Neri che, di fronte al pericolo, di fronte alla tentazione, chi è forte scappa, chi è debole invece non fugge e cade.
c) Con la mortificazione. Non dobbiamo accarezzare troppo "frate asino" (così san Francesco d'Assisi chiamava il suo corpo), altrimenti poi scalpita. Una vita sobria è una difesa contro il male. Mortificazione soprattutto degli occhi, poi della gola, di certi divertimenti pericolosi, della lingua...
d) Con la carità e l'umiltà, che mettono in fuga il demonio. Questa è la più grande difesa. Amare Gesù con tutto il cuore e servirlo nei nostri fratelli.
e) Con la devozione alla Madonna, a Colei che è la Vincitrice del demonio. Il Signore si è servito di Lei per schiacciare la testa al serpente infernale, proprio per la sua profonda umiltà. Ed è sempre grazie a Lei che si vincono le tentazioni. Invochiamola con fiducia.
San Carlo da Sezze, in un certo periodo della sua giovinezza, fu tormentato da un pensiero molto brutto contro la purezza. Lui combatteva, resisteva, ma intanto il pensiero continuava a molestarlo. Pregava tanto, ma quel pensiero non se ne andava; faceva molta penitenza, ma quel fastidio continuava con più insistenza. Non gli rimaneva che un'arma: l'umiltà. Si umiliò manifestando questa tentazione a un amico spirituale e da quel giorno fu liberato da quella ossessione.
Questo episodio ci fa capire l'importanza della Confessione: Dio potrebbe rimettere i peccati anche direttamente, ma si vuole servire del sacerdote perché ama gli umili. Confessare i propri peccati a un sacerdote è infatti un atto di umiltà e nel Magnificat si legge come Dio innalza gli umili e resiste ai superbi. Sia questo il proposito per questa Quaresima: riscoprire la bellezza della Confessione che è l'incontro tra la misericordia di Dio e l'umiltà dell'uomo pentito.
Infine, confessandoci, noi realizzeremo le parole con cui si conclude il Vangelo di oggi: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 22 febbraio 2015)

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