BastaBugie n°404 del 03 giugno 2015

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1 NON PAGARE LE TASSE E' PECCATO? DIPENDE...
Per essere giuste le imposte devono rispettare ben 5 condizioni, altrimenti diventa lecito o addirittura doveroso non pagarle
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: Confederazione Civiltà Cristiana
2 INCONTRO SEGRETO DI 50 CARDINALI E TEOLOGI PER AFFILARE LE ARMI PER DISTRUGGERE IL CONCETTO DI FAMIGLIA AL SINODO DI OTTOBRE
Il referendum irlandese che ha spianato la strada ai matrimoni gay non è stato un incidente di percorso, ma la conseguenza di un'apostasia dalle conseguenze devastanti per tutti
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
3 OTTO PRECAUZIONI PER DIFENDERE IL TUO MATRIMONIO
Quella che inizia come un'amicizia innocente si trasforma facilmente in un'interferenza nella coppia
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia
4 LA SINDONE A PORTA A PORTA: SENZA ARGOMENTI VALIDI ODIFREDDI VINCE CON L'ASTUZIA E L'ESPERIENZA
Nell'ambiente del talk-show non importa chi abbia ragione, ma solo chi è capace di bucare lo schermo
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA SCHIAVA VENDUTA ALL'ASTA 22 VOLTE E QUELLA BRUCIATA VIVA: PER IL CORANO LA DONNA E' UN OGGETTO
La schiavitù delle donne non musulmane è un fatto positivo per l'islam ed è stabilito dalla sharia (la legge islamica)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
6 TEMPI DURI PER CHI DIFENDE LA FAMIGLIA NATURALE
In Spagna con la scusa dell'omofobia una scuola cattolica viene multata per 123 mila euro; intanto la Turchia al voto ha una triste scelta: o islam o gay friendly
Fonte: No Cristianofobia
7 IN VATICANO C'E' CHI SI ALLINEA AL WWF: LA COLPA DI OGNI COSA E' DEI (PRESUNTI) CAMBIAMENTI CLIMATICI!
Il cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze fa sue le deliranti idee neo-malthusiane per la riduzione delle nascite sostenuta dalle Conferenze internazionali dell'ONU
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 I QUADERNI DI JUNIOR T: COMUNIONE E CONFESSIONE
Ottimi per aiutare i ragazzi a crescere nella Fede con storie dei santi e fumetti
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: Formiche
9 OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO B - (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - NON PAGARE LE TASSE E' PECCATO? DIPENDE...
Per essere giuste le imposte devono rispettare ben 5 condizioni, altrimenti diventa lecito o addirittura doveroso non pagarle
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: Confederazione Civiltà Cristiana, 01/05/2015

Questo del limite del dovere fiscale è un argomento da sviluppare al meglio per far tornare nei cattolici e nei cittadini onesti in genere la conoscenza e la consapevolezza di aspetti non più presenti nei discorsi, purtroppo quotidiani, circa l'incredibile pressione fiscale che caratterizza i nostri giorni.
Prof. Franchi, al giorno d'oggi il problema fiscale è molto pressante sui cittadini avendo raggiunto livelli molto alti. È un argomento molto sentito, ma si ha la sensazione che le persone non conoscano a fondo il problema dei limiti morali al dovere fiscale. Ci può fare una breve panoramica sullo stato attuale di reale conoscenza di questo limite e sulle motivazioni di questa mancanza di conoscenza?
Quello dei limiti del dovere fiscale è sempre stato un tema controverso nella vita degli ordinamenti pubblici e degli stati. Anche oggi che viviamo in un sistema politico rappresentativo i problemi legati alla determinazione di questi limiti non sono stati affatto risolti; azzardo anzi nell'affermare che il tema dei limiti del dovere fiscale è uno dei veri "punti oscuri" delle moderne democrazie. Per l'Italia, fa fede l'articolo 53 della Costituzione (dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva e principio di progressività delle imposte) che si fonda sugli art. 2 (doveri di solidarietà) e 3 (rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana). In effetti, però, nulla si dice su quanto effettivamente i cittadini debbano dare allo Stato dei propri beni, sul limite del dovere fiscale. Mentre negli antichi ordinamenti feudali e poi assolutistici i sudditi e i possidenti danno vita a forme di contrattazione col potere centrale in merito all'entità dei tributi da versare - va ricordato che l'embrione di un sistema rappresentativo, con la Magna Charta Libertatum (1215), nasce in Inghilterra proprio perché i baroni del Regno vogliono avere voce in capitolo sull'imposizione di nuove tasse da parte del sovrano -, un sistema democratico rappresentativo, come il nostro, può dare l'idea che ogni nuova imposta sia, in fondo, una forma di auto-imposizione! Ma se questa ignoranza in merito ai limiti del dovere fiscale nel mondo della cultura laica è in qualche modo comprensibile in un'ottica in cui il diritto è ridotto a mera legge positiva dello Stato - sia questa la stessa Costituzione -, così non è, invece, in ambito cattolico: qui noi troviamo fin da subito una dottrina teologico-filosofica assai articolata, che risale alla predicazione di Nostro Signore e a s. Paolo. Ma oggi le gerarchie, i teologi e gran parte degli esponenti della cultura cattolica si limitano ad affermare che non pagare i tributi è un furto, secondo un'interpretazione che colloca il dovere fiscale nell'ambito del rispetto del settimo comandamento - una dottrina minoritaria nella tradizione -. I vescovi e le associazioni di cattolici vogliono educare i fedeli alla "legalità", ad una legge che però non è né lex naturalis, né lex rivelata, ma mera legge dello Stato, il cui contenuto non è evidentemente più considerato un problema. In pratica, la Chiesa si fa paladina della religione civile della modernità, e sembra essere diventata la 'quinta colonna' delle istituzioni pubbliche, simile ad una chiesa di Stato protestante o a quella che prestò giuramento alla Repubblica francese e a Napoleone. E così addio alla libertas ecclesiae, per la quale si erano battuti i grandi papi e i santi del medioevo!
Nella storia si è sempre sentito parlare della decima che spettava alla Chiesa, ma pochi conoscono realmente come nella civiltà cristiana era impostata la politica fiscale. Può spiegare ai nostri lettori quali fossero le posizioni rispetto alla pressione fiscale nella teologia morale ed i suoi presupposti teologici e filosofico-sociali?
Il dovere della decima alla Chiesa ha un'origine addirittura vetero-testamentaria: Abramo versa la decima a Melchisedek, sacerdote dell'Altissimo e re di Salem, prefigurazione di Cristo. Oggi noi diamo allo Stato più del 50 % dei nostri introiti: a Dio dunque si dava 1/5 di ciò che oggi si dà allo Stato! Non è forse una violazione del primo comandamento? E c'è da dire che la Chiesa, se in passato pretendeva un vero e proprio tributo, è anche perché nei secoli ha sempre svolto compiti che oggi chiameremmo 'sociali' (si pensi all'attività ospedaliera, alle scuole, all'assistenza degli anziani, dei minori abbandonati ecc.), che poi, con l'età moderna, lo Stato - anche con la forza - ha fatto suoi. Certamente la Chiesa cattolica, intesa come corpo mistico di Cristo - con il privilegio ad esempio dell'imprescrivibilità dei debiti fiscali nei suoi confronti -, è stata un modello per il nascente fisco delle monarchie nazionali, precedentemente invece legato alla singola persona del principe. [...]
La dottrina cattolica riguardante il dovere fiscale e i suoi limiti, nei secoli ha fatto riferimento principalmente a due fonti: Matteo, 22, 15-22, e Romani, 13, 1-7, che - più in generale - sono centrali in tutta la storia del cristianesimo per spiegare i rapporti tra religione e politica. Con l'affermazione "réddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo" il Divino Maestro ha posto una distinzione tra il piano della realizzazione dell'uomo in Dio e quello nella sfera civile, in questo mondo. Una tale distinzione non va però interpretata alla maniera liberale - come se i due ambiti fossero tra loro del tutto separati -. Ciò che si deve allo Stato, ad esempio, non può andare contro ciò che si deve a Dio, anzi, dovrebbe avere un ruolo servente rispetto a Dio: questo sarà, vedremo, molto importante, proprio per stabilire i limiti non solo quantitativi dell'imposizione dei tributi. Inoltre, s. Paolo afferma non solo che "ogni potestà viene da Dio", ma anche che l'autorità è sempre "ministra di Dio a scopo del bene". L'Apostolo pone dunque le basi per una legittimazione divina delle istituzioni; allo stesso tempo però fonda il potere terreno sul diritto di natura che l'uomo può conoscere attraverso la sua coscienza. Tre sono quindi i presupposti teologici e filosofici del dovere fiscale in ambito cattolico: la distinzione tra i doveri verso l'imperium e quelli verso Dio e la sua ecclesia: il presupposto della libertà di coscienza e il fine del bene comune, ossia dello sviluppo dei mezzi comuni in vista del bene compiuto della persona, fino alla sua salvezza eterna.
Si sente spesso la lamentela che si pagano troppi tributi e, soprattutto, alcuni non giusti. Si ha però la sensazione che il cittadino che si lamenta dell'ingiustizia di una tassa attribuisca questa caratteristica (l'ingiustizia) solo al lato meramente economico, alla gravosità economica del tributo. Ci fa un panorama delle condizioni per cui possiamo ritenere giusto o meno un tributo? [...]
Con la riscoperta di s. Tommaso è chiaro che il dovere fiscale deriva da un obbligo di coscienza, perché si radica nel diritto di natura, ossia nell'idea che debba essere finalizzato al bene comune. Ciò significa, però, che ogni suddito o cittadino - almeno in linea di principio - è in grado di comprendere se un tributo sia 'giusto' o meno (c. d. giustizia legale). In questo senso, un tributo è giusto o ingiusto non solamente in base alla sua entità, al 'peso' che grava sul cittadino o se è equamente distribuito, ma anche in base a chi lo istituisce e soprattutto, alle finalità per cui è stato istituito. I teologi morali elencano alcune condizioni generali affinché un tributo sia giusto. La dottrina cattolica è molto esigente in proposito. Basta che una di queste condizioni manchi, o ci sia anche solo il fondato sospetto che manchi, che il tributo è da considerare ingiusto e non deve essere pagato. Addirittura si commette peccato se lo si paga!
1) AUTORITÀ LEGITTIMA
La prima condizione è la legitima auctoritas: un tributo dev'essere pagato solo ad un'autorità legittima. Ma cosa rende legittima un'autorità secondo il pensiero cattolico? Non basta il fatto di essere rappresentativa in termini liberal-democratici: ciò che è decisivo non è la forma di Stato, ma le finalità che l'autorità persegue, se queste sono indirizzate al bene umano e divino o meno.
2) TRIBUTO PROPORZIONATO
La seconda è la proportio tributi: il tributo, cioè, non deve chiedere ai cittadini più di quanto è necessario alla realizzazione del loro bene. Questa condizione si è enormemente sviluppata e - direi - complicata nello Stato sociale novecentesco (welfare state), che ha ampliato enormemente il suo campo d'azione, fino a trasformarsi talvolta in un sistema gravosissimo per la cittadinanza, senza essere più in grado di assolvere in modo efficiente ai compiti che si era posto. Qui vale il limite di un principio di sussidiarietà rettamente inteso.
3) GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA
C'è poi la condizione della aequalitas in personis. Questo è il campo della cosiddetta 'giustizia distributiva': quando un tributo è distribuito in modo 'eguale' tra cittadini? Si devono tenere presenti le differenti ricchezze dei cittadini per adeguare ad esse l'entità del tributo, tenendo però anche conto di quanto il tributo incide sull'insieme dei beni del cittadino; per questo la dottrina cattolica - p. Luigi Taparelli ne è un esempio - ha fatto suo il principio della progressività delle imposte, un principio che è stato recepito anche dalla nostra Costituzione.
4) IL TRIBUTO NON DEVE ESSERE ECCESSIVAMENTE GRAVOSO
Il gesuita Noldin aggiunge un'ulteriore condizione, lo iustus modus: il tributo non deve essere percepito dai sudditi come eccessivamente gravoso.
5) LA GIUSTA CAUSA
Infine, la iustitia causae: questo è un tema veramente scottante e oggi praticamente rimosso tra i cattolici: come si è detto, il tributo deve avere come fine il bene comune, che ha alla sua radice il bene umano cattolicamente inteso. Solo una concezione liberale e laicista - che rende incomunicabili vita religiosa e vita civile - può pensare che un cattolico sia tenuto a pagare delle imposte ad uno Stato che finanzia una sanità che pratica aborti o eutanasia, una scuola pubblica che insegna dottrine anticristiane o uno Stato sociale che riconosce e assiste coppie omosessuali.
Nel leggere queste sue risposte e nel comprendere meglio alcuni aspetti della questione, viene però spontaneo chiedersi quali siano i margini di miglioramento che porterebbe l'applicazione nell'attuale società dei criteri di politica fiscale indicati nella teologia morale.
La dottrina sociale e la filosofia politica della Chiesa cattolica non propongono un particolare modello istituzionale, valido in ogni tempo e luogo. Nei secoli e nei millenni la Chiesa ha avuto a che fare con imperi burocratizzati, dotati di sistemi giuridici altamente sviluppati, regni barbarici semitribali e sistemi feudali, realtà comunali di democrazia diretta, signorie, repubbliche aristocratiche, monarchie assolutistiche, regimi parlamentari, dittature ecc. [...] La dottrina cattolica del 'dovere fiscale' e dei suoi limiti si è sviluppata nei secoli perché la Chiesa si è sempre dovuta rapportare a ordinamenti pubblici storicamente condizionati, cioè imperfetti, che spesso tendono a ledere quelli che sono stati definiti i "diritti divini nell'ordine sociale"; anzi, addirittura, in casi estremi, gli ordinamenti politici tendono a sostituirsi ai doveri nei confronti del Creatore, e si autointerpretano come autorità ultime, come "chiese secolari", come è successo con i sistemi totalitari statalisti del novecento e come continua a succedere con quelli umanitaristi ed ecumenisti dei nostri giorni. Non ci sono però soluzioni definitive, solo possibili miglioramenti. Punto di partenza per un miglioramento del sistema fiscale - per l'alleggerimento di una pressione fiscale avvertita, almeno in Italia, in modo diffuso oramai come insostenibile -, sarebbe l'introduzione nel nostro ordinamento pubblico di un autentico principio di sussidiarietà - non quello falso, assistenzialistico, introdotto sul finire degli anni '90 del secolo scorso con la riforma del Titolo V della Costituzione che ha contribuito ad aumentare enormemente la spesa pubblica -, che deve essere centrato sulla famiglie, sul rispetto della proprietà privata e sull'autosufficienza economica degli enti locali e autonomi che dovrebbero finanziare con beni propri non dico i servizi e le politiche economiche, ma almeno il loro funzionamento interno. E' chiaro che questo non è più il campo di studio di una dottrina etico-sociale del dovere fiscale, ma riguarda una scienza dell'amministrazione, delle politiche economiche e dei servizi pubblici, ripensata interamente in chiave sussidiaria.
In che modo si potrebbe riversare questa dottrina sull'attuale sistema fiscale italiano?
Una lettura dell'attuale sistema fiscale italiano alla luce della tradizionale dottrina cattolica ci porterebbe in molti casi a delle gravi conclusioni: in effetti, su molti punti le leggi che impongono dei tributi si presentano come ingiuste.
1) Anche a voler tralasciare il tema della legitima auctoritas - ci si potrebbe chiedere legittimamente se governi non direttamente voluti dal popolo italiano, come i governi Monti, Letta o Renzi, abbiano il diritto di incidere in modo così vistoso sui risparmi dei cittadini - non è possibile non soffermarci sul problema della proprtio tributi...
2) Per mantenere in piedi un sistema welfarstico spesso inefficiente e farraginoso - si pensi al nostro sistema pensionistico -, e pagare gli interessi sui debiti accumulati negli anni a seguito di una spesa pubblica irresponsabile, oggi lo Stato - direttamente o attraverso l'ampia sfilza di enti locali - si rifà sul cittadino e lede chiaramente quel diritto di proprietà che Leone XIII riconosceva come un diritto naturale da tutelare, garanzia di autentica libertà; ma anche le imposte sulle attività imprenditoriali e commerciali sono diventate insostenibili, con la conseguenza che spesso l'imprenditore deve scegliere se evadere in parte il fisco o chiudere e licenziare così i suoi dipendenti.
3) C'è poi la condizione della aequalitas in personis: dov'è la giustizia nel tassare gli immobili delle scuole cattoliche paritarie che svolgono un importante ruolo sussidiario - come di recente ha ricordato bene Giuseppe Rusconi nel suo saggio L'impegno (Rubbettino, 2013) - e non quelli di proprietà delle fondazioni bancarie? [Per le forti pressioni mediatiche il governo Monti ha poi cambiato idea e ha incluso i beni delle fondazioni bancarie tra quelli da tassare, N.d.R.]
4) Per quanto riguarda poi lo iustus modus, è sano un sistema fiscale che a causa dell'aumento delle imposte sulla casa costringe molti anziani a dover vendere l'immobile di proprietà nel quale vivono?
5) Tutto ciò, però, ha un riflesso sulla iusta causa che ha a che fare con il bene comune di una società nei suoi molteplici aspetti: l'eccesso di imposte sulle attività imprenditoriali, industriali e agricole – di recente è stata introdotta l'IMU anche sui terreni agricoli –, lede chiaramente il bene economico-sociale di una nazione; anche l'aumento vertiginoso delle imposte sugli immobili rappresenta un danno per il mercato degli immobili e per l'imprenditoria edile. Le imposte sugli immobili delle scuole cattoliche portano all'aumento delle rette che fanno perdere studenti o chiudere l'istituto, con un danno in generale per il bene della formazione. C'è poi un danno nei confronti del bene storico-culturale, derivante dall'attuale sistema tributario, di cui si sa poco: l'IMU ha in buona parte rivisto il regime di favore che la vecchia ICI stabiliva per i beni immobili vincolati. Un proprietario che conserva a sue spese un castello o un palazzo, se è costretto a vendere, oggi lo fa probabilmente frazionando l'immobile, con un danno per il patrimonio storico-artistico di una località, che è anche un danno per il mercato turistico! Da ultimo, dall'attuale sistema fiscale deriva un danno collettivo che non è solo economico, ma strettamente morale, perché legato a quello che il teologo Santiago Ramirez chiama il 'bene comune trascendente' (Dio): un cattolico deve chiedersi con lucidità e coraggio se non sia immorale - come già dicevo - finanziare un sistema sanitario pubblico che permette l'aborto - e oggi sta per negare anche la possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici antiabortisti -, o un sistema scolastico che indottrina i bambini con l'ideologia gender o un ordinamento pubblico che è in procinto di riconoscere le c.d. 'unioni civili' tra omosessuali; bisogna chiedersi se di fronte a tutte queste leggi chiaramente anticristiane non ricorrano gli estremi per una forma di disobbedienza fiscale organizzata.

Nota di BastaBugie: per approfondire può essere interessante la lettura del seguente articolo di Antonio Socci
I CATTOLICI E LE TASSE DI UNO STATO SANGUISUGA
Lady Fisco sostiene che il cattolicesimo produce evasori... ma è piuttosto lo Stato il parassita che viola il patto sociale!
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3375

Fonte: Confederazione Civiltà Cristiana, 01/05/2015

2 - INCONTRO SEGRETO DI 50 CARDINALI E TEOLOGI PER AFFILARE LE ARMI PER DISTRUGGERE IL CONCETTO DI FAMIGLIA AL SINODO DI OTTOBRE
Il referendum irlandese che ha spianato la strada ai matrimoni gay non è stato un incidente di percorso, ma la conseguenza di un'apostasia dalle conseguenze devastanti per tutti
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 27/05/2015

Nel suo capolavoro L'anima di ogni apostolato, dom Jean-Baptiste Chautard (1858-1935), abate trappista di Sept-Fons, enuncia questa massima: «A sacerdote santo corrisponde un popolo fervente; a sacerdote fervente un popolo pio; a sacerdote pio un popolo onesto; a sacerdote onesto un popolo empio» (L'anima di ogni apostolato, Edizioni Paoline, Roma 1967, p. 64) . Se è vero che c'è sempre un grado di vita spirituale in meno tra il clero e il popolo cattolico, dopo il voto di Dublino dello scorso del 22 maggio, si dovrebbe aggiungere: «A sacerdote empio corrisponde popolo apostata».
L'Irlanda è infatti il primo paese in cui il riconoscimento legale dell'unione omosessuale è stato introdotto non dall'alto, ma dal basso, per via di referendum popolare; ma l'Irlanda è anche uno dei Paesi di più antica e radicata tradizione cattolica, dove è ancora relativamente forte l'influenza del clero su una parte della popolazione.

DOV'È LA NOVITÀ?
Non è una novità che il "sì" alle nozze gay fosse appoggiato da tutti i partiti, di destra, di centro e di sinistra; non stupisce che tutti i media abbiano sostenuto la campagna LGTB, né che vi sia stato un massiccio intervento finanziario straniero a favore di questa campagna; è scontato il fatto che, avendo votato il 60 % della popolazione, solo il 37,5 % dei cittadini abbiano espresso il loro sì e che il governo abbia mischiato abilmente le carte, introducendo nel gennaio 2015 una legge che consente l'adozione omosessuale, prima del riconoscimento dello pseudo-matrimonio gay. Ciò che desta il maggiore scandalo sono i silenzi, le omissioni e le complicità dei sacerdoti e vescovi irlandesi nel corso della campagna elettorale.
Un esempio basti per tutti. Prima delle elezioni, l'arcivescovo di Dublino Diamund Martin ha dichiarato che egli avrebbe votato contro il matrimonio omosessuale ma non avrebbe detto ai cattolici come votare (LifeSiteNews.com, 21 maggio). Dopo il voto ha dichiarato alla televisione nazionale irlandese che «non si può negare l'evidenza» e che la Chiesa in Irlanda «deve fare i conti con la realtà». Quanto è accaduto ha aggiunto mons. Martin, «non è soltanto l'esito di una campagna per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo», per cui «è necessario anche rivedere la pastorale giovanile: il referendum è stato vinto con il voto dei giovani e il 90 per cento dei giovani che hanno votato sì ha frequentato scuole cattoliche».
Questa posizione riflette, in generale e tranne poche eccezioni, quella del clero irlandese, che ha adottato la linea che in Italia auspica il segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino: evitare ad ogni costo polemiche e scontri: «non si tratta di fare a chi grida di più, i "pasdaran" delle due parti si escludono da sé» ("Corriere della Sera", 24 maggio). Il che significa, accantoniamo la predicazione del Vangelo e dei valori della fede e della Tradizione cattolica, per cercare un punto di incontro e di compromesso con gli avversari.

LETTERA DI BENEDETTO XVI AI CATTOLICI DI IRLANDA
Eppure il 19 marzo 2010, nella sua Lettera ai cattolici di Irlanda, Benedetto XVI aveva invitato il clero e il popolo irlandese a ritornare «agli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente», «che nel passato resero grande l'Europa e che ancora oggi possono rifondarla» (n. 3) e a «trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale» (n. 12), che non è tramontata, anche se ad essa si è opposto «un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all'insegnamento e ai valori cattolici» (n.4).
Nella Lettera ai cattolici di Irlanda, Benedetto XVI afferma che negli anni Sessanta, fu «determinante» «la tendenza da parte di sacerdoti e di religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo». Questa tendenza è la medesima che riscontriamo oggi. Essa è stata la causa di un processo di degradazione morale che dagli anni del Concilio Vaticano II ha travolto come una valanga costumi e istituzioni cattoliche. Se oggi gli irlandesi, pur restando in maggioranza cattolici, abbandonano la fede, la ragione non è solo la perdita di prestigio e di consensi della Chiesa in seguito agli scandali sugli abusi sessuali.
La vera causa è la resa culturale e morale al mondo da parte dei loro pastori, che accettano questa degradazione come un'evidenza sociologica, senza porsi il problema delle proprie responsabilità. In questo senso il loro comportamento è stato empio, privo di pietà, offensivo nei confronti della religione, anche se non formalmente eretico. Ma ogni cattolico che ha votato sì, e dunque la maggioranza dei cattolici irlandesi che si sono recati alle urne, si è macchiata di apostasia. L'apostasia di un popolo la cui costituzione si apre ancora con un'invocazione alla Santissima Trinità.
L'apostasia è un peccato più grave dell'empietà, perché comporta un esplicito rinnegamento della fede e della morale cattolica, ma la responsabilità più pesante per questo peccato pubblico risiede nei pastori che con il loro comportamento l'hanno incoraggiato o tollerato. Le conseguenze del referendum irlandese saranno ora devastanti.

IL CONSESSO DEGLI "ILLUMINATI" DELLA NUOVA CHIESA
Quarantotto ore dopo il voto si sono riuniti a Roma, sotto la guida del cardinale Reinhard Marx, i principali esponenti delle conferenze episcopali tedesca, svizzera e francese per pianificare la loro azione in vista del prossimo Sinodo. Secondo il giornalista presente ai lavori, «matrimonio e divorzio», «sessualità come espressione dell'amore» sono i temi di cui si è discusso ("La Repubblica", 26 maggio 2015).
La linea è quella tracciata dal cardinale Kasper: la secolarizzazione è un processo irreversibile al quale bisogna adattare la realtà pastorale. E per l'arcivescovo Bruno Forte, lo stesso che nello scorso Sinodo chiedeva «la codificazione dei diritti omosessuali», e che è stato confermato dal Papa segretario speciale del Sinodo sulla famiglia, «si tratta di un processo culturale di secolarizzazione spinta nel quale l'Europa è pienamente coinvolta» ("Corriere della sera", 25 maggio 2015). [...]

Nota di BastaBugie: per capire cosa è successo nell'incontro segreto di cui parla Roberto de Mattei ecco l'interessante articolo di Mauro Faverzani pubblicato il 27 maggio 2015 su Corrispondenza Romana

Erano in 50 tra porporati, alti prelati e teologi i partecipanti all'incontro segreto, svoltosi lunedì scorso a porte chiuse presso l'Università Gregoriana di Roma in vista del Sinodo di ottobre. Così segreto, da avervi invitato - unico media italiano presente - anche un giornalista di "Repubblica", Marco Ansaldo, tanto per esser sicuri che, a far da velina, provvedesse la stampa amica. Con l'unico vincolo di non attribuire mai e per nessun motivo la paternità delle dichiarazioni agli intervenuti.
A questa "estemporanea" giornata di studio - non sulla, ma contro la famiglia - han preso parte i pasdaran dell'ala progressista della Chiesa, decisa più che mai a demolire la Dottrina cattolica in materia. Tanto da indurre l'agenzia "Riposte Catholique" ad accusarli di voler fare i «massoni». In effetti, una volta divenuta pubblica la notizia, molti Vescovi si sono risentiti nell'apprendere soltanto dalla stampa di queste «manovre occulte», mosse a loro insaputa, come riferito da "Médias-Presse-Info".
I nomi dei partecipanti sono quelli dei soliti noti: il Card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, membro del C9 (il Consiglio di Cardinali voluto dal Papa in suo appoggio nel governo della Chiesa), nonché presidente della Conferenza episcopale tedesca. Con lui, il suo Segretario generale, mons. Hans Langendorfer. Poi mons. Georges Pontier, Arcivescovo di Marsiglia, oltre che presidente della Conferenza episcopale francese; alti esponenti elvetici; i Vescovi di Havre, Dresda, Bassa Sassonia; docenti universitari; persino il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo. Tutti accolti dal Vicerettore della Gregoriana, padre Hans Zollner.
Il buongiorno si vede dal mattino: così, che si sia trattato di una scorrettezza ben più che formale lo si è notato subito dalla lettera d'invito, datata 27 aprile. Essa riportava il logo ufficiale delle tre Conferenze episcopali - quella tedesca, quella francese e quella svizzera -, benché la maggior parte dei Vescovi non sapesse niente della riunione, rivolta anzi ad un gruppuscolo estremamente ristretto e selezionato di "illuminati": non appariva su alcuna agenda ufficiale, né su quella della stessa Università. Tra le "star" figuravano tre teologi progressisti: Alain Thomasset, Eva-Maria Faber e Eberhard Schockenhoff.
Il primo, Thomasset, gesuita francese, è convinto che la «coscienza cristiana» abbia il diritto di essere in conflitto col Magistero in una sorta d'improbabile «dissenso responsabile», che altro non è se non l'eresia dell'Io che vuol farsi dio. La seconda, la tedesca Faber, ha vivacemente contestato il criterio d'«indissolubilità» proprio del matrimonio cattolico, ritenendolo troppo rigido. Il terzo, Schockenhoff, ha promosso, invece, una morale sganciata dal diritto naturale. Ciò che permetterebbe, sulla base del «giudizio di coscienza» e a partire dall'«esperienza di vita dei fedeli» (in altre parole, la sbandieratissima "prassi pastorale"), di abbandonare «il sogno impossibile dell'ideale» e «di accettare un nuovo matrimonio civile» per i divorziati risposati, così da «non escluderli più dalla Comunione».
Senza rinunciare nemmeno ad una forte apertura verso le unioni gay, che - ha detto - «meritano un sostegno ed una risposta positiva» da parte della Chiesa. Da qui il suo appello, rivolto alle Conferenze episcopali, a rendersi artefici dello "strappo" col Vaticano, «giocando un ruolo da pioniere» sulla strada della riforma ed «accelerando il processo» per ottenere «seri cambiamenti». In una parola, ciò che si definisce più propriamente scisma. Tutto quanto potesse contrastare in toto Scrittura, Magistero e Tradizione è stato, insomma, sibilato in quell'incontro a porte chiuse. Non a caso l'episcopato francese ha indicato quale proprio esperto al Sinodo il discusso gesuita Cristoph Theobald, apologeta del Concilio Vaticano II, docente resso il Centre Sèvres di Parigi.
A chi facesse notare come le unioni gay, in realtà, non siano tema del Sinodo, un sacerdote tedesco, non nominato da "Repubblica", ha precisato come, a suo giudizio, se riconosciute, debbano «diventare un vincolo anche per la Chiesa», sia pure «non come matrimonio». Ma è un distinguo, ormai, meramente lessicologico, svuotato di reale contenuto. Non sono mancati il monsignore francese convinto che si debba tenere conto di una «nuova realtà pastorale», gli ultras dei Sacramenti per i divorziati risposati, i fautori di un cambio di rotta della Chiesa sulla sessualità, i contrari al celibato dei preti e via demolendo.
Il fatto stesso che l'assise si sia svolta in modo quasi carbonaro, riecheggia il timore di Adamo ed Eva, che, consumato il peccato originale, «si nascosero dal Signore Dio in mezzo agli alberi del giardino», essendosi scoperti nudi ed essendo stati ingannati dal serpente (Gn 3, 8-13). È esattamente questo a far ritenere che al Sinodo (e non solo) si preannunci battaglia.

Fonte: Corrispondenza Romana, 27/05/2015

3 - OTTO PRECAUZIONI PER DIFENDERE IL TUO MATRIMONIO
Quella che inizia come un'amicizia innocente si trasforma facilmente in un'interferenza nella coppia
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia, 12/05/2015

È sempre più evidente che la nostra società è particolarmente ostile nei confronti del matrimonio. In Spagna esiste il divorzio senza causa dopo 3 mesi di matrimonio, mentre le compagnie telefoniche chiedono almeno 6 mesi di permanenza con il nostro cellulare. C'è chi si sposa senza dare importanza all'impegno dell'esclusività e della fedeltà.
Per questo, ha senso moltiplicare le precauzioni per difendere il matrimonio, cosa proposta da Jill Savage, fondatrice negli Stati Uniti di Hearts at Home, un servizio che esorta le madri a dedicarsi "a tempo pieno" alla casa e alla famiglia.

UN'AMICIZIA INNOCENTE
Jill fa un esempio. "Un padre del nostro vicinato è diventato il mio miglior amico", le diceva una giovane madre. "Andiamo con i bambini al parco, a fare spese, cuciniamo anche insieme una volta al mese. È una grande persona".
"È evidente che questa donna non aveva idea del pericolo insito in questa situazione apparentemente inoffensiva", ha scritto la Savage in un articolo. "La storia è sempre la stessa: il coniuge infedele ha sviluppato una relazione che è iniziata come un'amicizia innocente, con qualcuno con cui poter parlare, qualcuno che ascoltava, che si preoccupava".
"Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte", ha aggiunto Jill citando la Lettera di Giacomo (1, 14-15).

PIANTARE UNA PALIZZATA DI PROTEZIONE
"Dobbiamo piantare una palizzata di protezione intorno al nostro matrimonio, ovvero prendere in anticipo decisioni che tengano lontana la tentazione e rendano il matrimonio una priorità", ha raccomandato Jill come consulente familiare e matrimoniale. In concreto, raccomanda 8 precauzioni per difendere la relazione.

PRECAUZIONE 1: COMPI SCELTE SAGGE
Evita di trascorrere del tempo superfluo con qualcuno del sesso opposto. Ad esempio, se cerchi un allenatore personale in palestra, scegli una persona del tuo stesso sesso.

PRECAUZIONE 2: CONDIVIDI SAGGIAMENTE
Se un giorno ti rendi conto che stai condividendo con qualcuno segreti e intimità su di te e sul tuo matrimonio che non hai condiviso con il/la tuo/a sposo/a, è un segnale di allarme. Anche un legame emotivo con qualcuno, pur non arrivando a diventare sessuale, può danneggiare molto la relazione.

PRECAUZIONE 3: CERCA DI STARE IN LUOGHI PUBBLICI
Fai il proposito di non darti appuntamento da sola/o con qualcuno dell'altro sesso. Se un/a amico/a ti invita a mangiare o ad accompagnarlo/a, fa' che venga una terza persona. Non esitare a spiegargli/le, se serve, che hai deciso così con il tuo coniuge. Può servire a dare l'esempio.

PRECAUZIONE 4: NON ESSERE INGENUO/A
La maggior parte della gente che finisce per avere una relazione non voleva averla; l'infedeltà inizia come una relazione innocente che alla fine raggiunge una profondità emotiva che attraversa la linea della fedeltà.

PRECAUZIONE 5: AUMENTA IL TUO "INVESTIMENTO" IN CASA
I matrimoni forti si ottengono passando del tempo insieme, ridendo insieme, giocando insieme. Se non hai appuntamenti con il tuo partner, pianifica già appuntamenti per i prossimi mesi e fa' che trascorrere del tempo insieme sia una priorità.

PRECAUZIONE 6: FA' ATTENZIONE A CIÒ CHE PENSI
Se pensi tutto il giorno ai difetti del tuo coniuge, se il tempo che dedichi a pensare a lui/lei si concentra su mancanze e rimproveri, è facile che qualsiasi altra persona possa sembrarti migliore e ti attiri. Scrivi una lista dei punti forti che ti hanno attratto inizialmente nel tuo partner. Sostieni, incoraggia, appoggia e diminuisci le critiche.

PRECAUZIONE 7: NON GIOCARE A PARAGONARE
Tutti abbiamo comportamenti sbagliati, manie ed errori. È ingannevole paragonare tuo/a marito/moglie a un nuovo conoscente, perché non vediamo il nuovo arrivato nel mondo reale, in quello della condivisione del tetto, di curare i bambini alle tre del mattino, di far quadrare i conti...

PRECAUZIONE 8: CERCA AIUTO
Cercare aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Cerca aiuto chi è disposto a combattere, è un primo passo di forza. Ricorri ai sacramenti, mantieniti saldo nella tua fede, cerca un sacerdote o un terapeuta familiare cristiano, un buon consigliere... Ti daranno una prospettiva serena per stabilire nuove strategie per proteggere, difendere o ricostruire il tuo matrimonio.

Fonte: Aleteia, 12/05/2015

4 - LA SINDONE A PORTA A PORTA: SENZA ARGOMENTI VALIDI ODIFREDDI VINCE CON L'ASTUZIA E L'ESPERIENZA
Nell'ambiente del talk-show non importa chi abbia ragione, ma solo chi è capace di bucare lo schermo
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/05/2015

La puntata di Porta a Porta dedicata alla Sindone, merita una riflessione perché da come è andata si può trarre qualche insegnamento. Il primo insegnamento è questo: su certi temi, in un talk-show, essere preparati non solo non serve a molto, ma può, anzi, essere controproducente. Infatti, in un salotto televisivo l'unico requisito che veramente serve è essere naturaliter dei polemisti. La puntata suddetta, quanto a ospiti, era fortemente sbilanciata, perché tutti gli invitati, e pure il conduttore, erano pro-Sindone, cioè convinti della sua autenticità. Per amor di spettacolo (show vuol dire questo) è stato invitato il solito Odifreddi, il quale è ormai condannato a fare l'ateo professionista, unico motivo per il quale viene invitato nei talk-show in cui si parla di religione. Cattolica, ovviamente, perché gli atei militanti ce l'hanno solo con questa. Tutti gli altri ospiti erano esperti di settore, a parte Saverio Gaeta che è un giornalista, ma ha sempre pronto l'instant-book che serve.

LE REGOLE DELLA COMUNICAZIONE TELEVISIVA
Ora, secondo le regole della comunicazione televisiva, l'uno-contro-tutti orienta la simpatia del pubblico a casa sul combattente solitario. Odifreddi, forte di un'esperienza decennale in dibattiti tivù, lo sa e infatti si presenta in scanzonato maglione laddove tutti gli altri sono in giacca e cravatta. Odifreddi non è uno scienziato, ma uno scafato polemista. Gli altri, scienziati sul serio, hanno tirato fuori il loro dettagliato sapere, ma, abituati alle aule accademiche, sono risultati noiosi e impacciati, mentre il conduttore, scaduti i tempi della scaletta, era costretto a togliere loro la parola sul più bello. Un talk-show non è una lezione dotta. Non è nemmeno un'omelia, altrimenti conferma nell'ascoltatore l'idea che la Sindone sia solo una questione di fede, per cui c'è chi ci crede e chi no. Il responsabile della Sindone, un anziano sacerdote, ha finito per impaniarsi in quel che sapeva fare meglio. E Odifreddi, sorridendo, ne ha fatto - televisivamente parlando - un boccone. Il medievista Cardini, presente solo per poco, ha tentato una benintenzionata positio super partes (ma, in certi temi, la terzietà non paga). E ha finito per impelagarsi in un mezzo battibecco con l'accademico Giulio Fanti a proposito di monete giustinianee e Mandylion, perché il Fanti, ingegnere, invadeva il suo campo di storico.
Nell'ambiente del talk-show non importa chi abbia ragione, ma solo chi è capace di - come si suol dire - bucare lo schermo. Ora, un'altra cosa da non fare, quando si è in tali situazioni, è portarsi dietro i propri libri e cercare di pomparli. Perché? Perché si viene distratti da questo assillo e si diventa preda di chi si concentra solo sulla polemica. Del resto, dato il luogo, il conduttore fa solo vedere di sguincio, all'inizio, la copertina dei libri degli ospiti. L'unico modo per far pubblicità al proprio libro è, in quel caso, "bucare lo schermo" con la propria persona. Gaeta, per esempio, ha rivelato - da suo libro - che uno dei laboratori americani che eseguirono l'analisi al Carbonio 14 sulla Sindone (e la dichiarò falso medievale) operò su un solo frammento, mentre ne aveva a disposizione due. A quel punto è stato facile per Odifreddi obiettare che, però, anche su un solo frammento il C14 non può sbagliare. Data la famosa scaletta, Gaeta non ha avuto modo di replicare e spiegare bene perché quell'analisi americana era fraudolenta.

L'UNICA COSA CHE SERVE IN TIVÙ
Odifreddi, ben preparato sull'unica cosa che serve in tivù, ha fin da subito impostato la sua strategia su questo argomento: io non dico che sia un falso o meno, dico solo che non si sa come l'immagine sia stata ottenuta; infatti non lo sapete nemmeno voi. Ora, a nessuno è venuto in mente di concentrarsi sulle sole obiezioni di Odifreddi, senza perdere tempo a dimostrare come equalmente la Sindone sia autentica. Per far questo, infatti, ci vogliono ore, e non i pochi secondi messi a disposizione dalla scaletta. Il polemista esperiente non sta sulla difensiva ma va all'attacco. Esempio: se è un falso medievale, la scienza del Terzo Millennio dimostra che deve essere stato un genio, e non un genio qualsiasi, ma un genio unico nella storia dell'umanità. Questo supergenio avrebbe confezionato un solo oggetto, la Sindone? Per poi sparire nel nulla senza lasciare traccia nella storia? Ma Leonardo e Michelangelo e Dante dimostrano che un genio non passa inosservato. Un genio, per quanto genio sia, vuole soldi e fama, e perciò deve venire allo scoperto. I tre geni su nominati lo dimostrano.
Insomma, lo schema-dibattito esemplare è questo: non sono io a dover dimostrare che non è un falso, sei tu a dover dimostrare che lo sia.
Insegnamento finale: se non siete dei polemisti abbiate la forza di declinare gli inviti televisivi. Anche se, lo ammetto, la tentazione è forte.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/05/2015

5 - LA SCHIAVA VENDUTA ALL'ASTA 22 VOLTE E QUELLA BRUCIATA VIVA: PER IL CORANO LA DONNA E' UN OGGETTO
La schiavitù delle donne non musulmane è un fatto positivo per l'islam ed è stabilito dalla sharia (la legge islamica)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 25/05/2015

«Ho lavorato in molti paesi, tra cui Bosnia, Congo, Sud Sudan, Somalia e Centrafrica. Ma non ho mai visto niente del genere. Non riesco a capire tanta disumanità. Mi sono sentita male». Così Zainab Bangura, rappresentante speciale dell'Onu per i crimini sessuali nelle zone di conflitto, ha parlato a Middle East Eye, descrivendo le atrocità compiute dallo Stato islamico sulle donne rapite in Iraq e Siria.
Bangura ha visitato di recente i campi profughi dove vivono decine di migliaia di persone scappate dalla guerra in Siria e Iraq. L'inviata dell'Onu ha incontrato molte donne, rapite dall'Isis e poi scappate, che le hanno raccontato le loro traversie. Nelle mani dei terroristi islamici si troverebbero ancora tra le 3.000 e le 5.000 donne, appartenenti soprattutto alla minoranza yazida, perseguitata in Iraq perché considerata eretica e colpita nell'agosto del 2014, con la conquista di Sinjar.
«Dopo aver attaccato un villaggio - racconta Bangura - l'Isis ha separato le donne dagli uomini, giustiziando questi ultimi e i bambini a partire dai 14 anni. Donne e madri sono state divise; le donne sono state denudate e dopo un test di verginità, sono state esaminate [e classificate in base a] bellezza e dimensioni del seno. Le più giovani e quelle considerate più belle venivano inviate a Raqqa con i prezzi più alti».

VENDUTA PER 22 VOLTE
Secondo l'inviata dell'Onu, c'è una precisa gerarchia: «Gli sceicchi hanno la prima scelta, poi vengono gli emiri e infine i combattenti. Spesso se ne prendono tre o quattro ciascuno e le tengono un mese o giù di lì, fino a che non si stufano e le rispediscono al mercato. Le schiave vengono vendute all'asta, i compratori tirano sul prezzo in modo selvaggio, facendolo abbassare se le ragazze sono piatte o bruttine».
Una delle storie più terribili riguarda una ragazza «venduta per 22 volte e un'altra, fuggita una prima volta, che ci ha raccontato che uno sceicco dopo averla ripresa le ha scritto il suo nome sul dorso della mano per mostrare che lei era la sua "proprietà"».
I membri dello Stato islamico trattano le donne proprio come animali: «Stupri, schiavitù sessuale, prostituzione forzata e altri atti di brutalità estrema vengono commessi. Abbiamo sentito di una ragazza di 20 anni bruciata viva perché si era rifiutata di compiere un atto sessuale estremo. Ma siamo venuti a conoscenza di altri atti sessuali sadici. Fatico a capire la mentalità di persone che commettano simili crimini».

TORNA LA SCHIAVITÙ COME PREVEDE IL CORANO
Sono gli stessi terroristi ad aver spiegato la loro mentalità a riguardo nel quarto numero della rivista jihadista, Dabiq. Scrivono gli islamisti: «Dopo la cattura, le donne yazide insieme ai loro bambini sono state divise tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni di Sinjar. In seguito, un quinto delle schiave sono state trasferite nel centro dello Stato islamico per essere divise come khums», cioè la quinta parte del bottino che Maometto storicamente teneva per sé e per la comunità. «Questa riduzione in schiavitù di famiglie politeiste è la prima probabilmente da quando è stata abbandonata la sharia. (...) Le yazide schiavizzate ora sono state vendute ai soldati dello Stato islamico».
La schiavitù forzata delle donne eretiche non viene solo presa come un fatto positivo, ma anche giustificata alla luce dell'islam: «Bisogna ricordare che rendere schiave le famiglie degli infedeli e prendere le loro donne come concubine è un aspetto stabilito in modo chiaro dalla sharia. E se qualcuno la negasse o la prendesse in giro, negherebbe e prenderebbe in giro i versi del Corano e le narrazioni del Profeta, e di conseguenza diventerebbe un apostata».

Fonte: Tempi, 25/05/2015

6 - TEMPI DURI PER CHI DIFENDE LA FAMIGLIA NATURALE
In Spagna con la scusa dell'omofobia una scuola cattolica viene multata per 123 mila euro; intanto la Turchia al voto ha una triste scelta: o islam o gay friendly
Fonte No Cristianofobia, 26 e 31/05/2015

L'allegra, spietata macchina da guerra della lobby gender è ormai partita e non la ferma più nessuno. E, come al solito, le vittime presunte si rivelano, in realtà, carnefici. E' una caccia agli untori in piena regola, quella cui si assiste. Ad ogni latitudine e ad ogni longitudine. Dove «untori», però, sono considerati i cattolici.

SPAGNA: LA CLAVA DELL'OMOFOBIA
L'ultimo caso giunge dall'Andalusia. Qui il ministero dell'Istruzione, della Cultura e dello Sport ha pensato bene di sanzionare il collegio cattolico «Divin Pastore» di Sanlúcar de Barrameda per una «grave infrazione». Ovvero non aver rispettato tre dei quattro obblighi imposti dall'art. 62.2 comma d della Legge Organica n. 8/1985 regolante il diritto allo studio, in particolare nelle procedure di selezione e revoca del personale. Sembrano banali questioni burocratiche, insomma. Ma tradiscono già il sospetto di "omofobia",... Violazione, secondo l'accusa, commessa «intenzionalmente» e provocando «turbativa nella didattica». Esorbitante la multa: 122.989,86 euro. E' evidente l'intento di mettere in ginocchio l'istituto religioso. Magari di costringerlo alla chiusura.
Tutto ha avuto inizio con la denuncia sporta oltre un anno fa da un professore, dettosi certo di non esser stato confermato in quanto omosessuale, evidentemente convinto che sbandierare il vessillo Lgbt basti ormai per assicurarsi la vittoria. Quali i fatti? Il docente era stato assunto con 21 ore settimanali, per sostituire parzialmente una collega sino al 12 dicembre 2013. Alla scadenza, pienamente rispettata, semplicemente non è stato rinnovato nell'incarico, come confermato da un fax inviatogli dalla scuola. Gli è stato preferito un altro. Capita. Ma l'interessato non si è dato per vinto. Ed ha spostato la controversia nelle aule giudiziarie.
Il Tribunale del Lavoro n. 3 di Jerez ha respinto il suo reclamo. Per questo, il docente ha deciso di far ricorso alla Corte Suprema di Giustizia dell'Andalusia. Ed ecco il colpo di scena: dal cilindro è spuntata una registrazione, fatta non si sa come, in cui la responsabile gli avrebbe fatto notare come, se i genitori avessero saputo del suo orientamento, ciò avrebbe potuto costituire un problema. Il che, quand'anche fosse, non suona né strano, né anomalo, trattandosi di una scuola cattolica.
Ma la Giunta al potere nella regione, guidata da Susana Díaz, segretario generale del Partito Socialista Operaio Spagnolo, ha già deciso di entrare a gamba tesa nella vertenza, dicendo la sua ed ipotecandone l'esito. Con forza. Anzi violenza. Quella sanzione mostra sin d'ora quale sia l'esito auspicato dal governo locale della Comunità Autonoma. Con estrema chiarezza. E, soprattutto, con prepotenza.

TURCHIA AL VOTO, TRISTE SCELTA: O ISLAM O LGBT IN PARLAMENTO
Si prospettano tempi difficili per la Turchia: in vista delle elezioni parlamentari, previste per il prossimo 7 giugno, sembra esser schiacciata tra l'islamofilia sempre più sfacciata mostrata dall'Akp del presidente Recep Tayyip Erdoǧan da una parte ed il laicismo più sfrenato e gay friendly della Sinistra nazionale dall'altra. E' come scegliere tra la padella e la brace ed il rischio è, in un caso come nell'altro, di finire arrostiti...
Così ecco spuntare, in piena campagna elettorale, il nome di Deva Özenen, cristiana solo a parole, poiché pronta a calpestare pacchianamente nei fatti la Dottrina della Chiesa, sventolando come una bandiera il fatto di essere transgender e femminista ad oltranza. "Arruolata" nelle fila del progressista Partito dell'Anatolia, ha già dichiarato di voler promuovere a piè sospinto l'agenda Lgbt in blocco e l'ideologia gender: «Stiamo cercando di affermare i nostri diritti - ha urlato - non ci importa se la società sia o meno pronta per noi», mostrando così anche il bizzarro senso della democrazia della Sinistra arcobaleno...
Lo stesso dicasi per Banş Sulu dell'Hdp, il cosiddetto Partito Democratico dei Popoli, altro partito progressista, il cui motto non si sa se sia o meno una minaccia: «E' solo l'inizio», recita. Ma, se il buongiorno si vede dal mattino, ciò che dice Sulu non può certo far presagire alcunché di buono: omosessuale dichiarato, attivista convinto, vuol farsi paladino di una libertà di scelta dell'identità sessuale pressoché totale e senza vincoli in nome di tutta la galassia gender, anche degli intersex, di chi cioè ritenga di non essere biologicamente determinabile. La provocazione è la sua strategia politica, sin da quando nel 2011 chiese formalmente di sposare il suo "partner", Aras Güngör, transgender ancora definito «donna» sui suoi documenti di identità. Ottenendo ovviamente parere negativo, i due han minacciato di ricorrere alla Corte Europea per i diritti umani, certi di trovare lì manforte.
Certo, a detta degli stessi candidati Lgbt, l'85% della popolazione turca (ed è già una percentuale probabilmente al ribasso) non approva assolutamente la loro morale sessuale, tanto meno le loro pratiche, come si può evincere osservando le reazioni in occasione dei loro interventi in pubblico. Ma il fatto stesso che per la prima volta esista l'ipotesi di avere in prospettiva nel parlamento turco transgender e gay rappresenta un'ulteriore riprova di quanto aggressiva sia ormai a livello internazionale l'azione di propaganda promossa dalla potente lobby Lgbt, pronta ad attecchire ovunque. Con l'unica eccezione dei Paesi dichiaratamente islamici, quelli della sharia. Lì, improvvisamente, strilli ed urla hanno fine.

Fonte: No Cristianofobia, 26 e 31/05/2015

7 - IN VATICANO C'E' CHI SI ALLINEA AL WWF: LA COLPA DI OGNI COSA E' DEI (PRESUNTI) CAMBIAMENTI CLIMATICI!
Il cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze fa sue le deliranti idee neo-malthusiane per la riduzione delle nascite sostenuta dalle Conferenze internazionali dell'ONU
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-05-2015

Gentile monsignor Marcelo Sanchez Sorondo,
leggo con sconcerto l'intervista che lei ha rilasciato al sito americano C-Fam, in cui risponde a critiche e domande piovute sulle Pontificie Accademie di cui lei è cancelliere (Scienze e Scienze sociali) dopo il convegno su cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile di due settimane fa. Critiche e domande, lo ricordiamo, che si concentrano soprattutto sulla presenza come relatori di Jeffrey Sachs e del segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, entrambi ben noti neo-malthusiani per cui è addirittura doveroso tagliare i numeri degli abitanti della terra.

LA BUFALA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE CAUSATO DALL'UOMO
Stando alle sue parole chi nega o mette in dubbio la teoria del Riscaldamento globale antropogenico (cioè causato dall'uomo) è al soldo dell'industria del petrolio. In altre parole, secondo lei, l'unico motivo per cui scienziati ed esperti cercano di dimostrare l'inconsistenza di tale teoria, è la loro personale corruzione.
Siccome il sottoscritto è fra costoro, oltretutto avendo scritto diversi libri e innumerevoli articoli sulle "Bugie degli ambientalisti", mi sento personalmente offeso dalle sue parole calunniose e la sfido pubblicamente a dimostrare le sue affermazioni, portando prove concrete dei miei legami con una qualsiasi industria petrolifera, che non sia la mia abituale visita al distributore per il pieno della mia auto. Un conto è che certe ridicole accuse siano pronunciate da eco-militanti che cercano di imporre le politiche ecologiste screditando chiunque non si allinei al pensiero unico, un conto che un vescovo cattolico che presiede un'importante accademia pontificia le faccia proprie così a cuor leggero.
Con queste sue parole lei sta offendendo anche centinaia di onesti scienziati che hanno dedicato la vita a studiare fenomeni di cui in gran parte sappiamo ancora pochissimo. Al contrario lei dovrebbe cominciare a prendere sul serio l'ipotesi che siano invece i suoi "amici" ecologisti i migliori alleati dell'industria petrolifera. Perché, tanto per fare un esempio, le campagne contro l'energia nucleare e l'imposizione delle energie rinnovabili (costose e scarsamente efficienti) sono la migliore garanzia per chi ricava profitti dai combustibili fossili.
Ma a provocare ancora più sconcerto sono alcune delle affermazioni che lei fa. Ad esempio, quando le viene chiesto se eravate al corrente che Sachs è pubblicamente a favore dell'aborto, lei risponde che «non c'è solo il dramma dell'aborto», ma ci sono anche le tante forme di schiavitù moderna: il traffico degli esseri umani, il lavoro forzato, la prostituzione, il traffico di organi, che sarebbero tutti legati. E spiega: «La crisi climatica provoca la povertà e la povertà conduce a nuove forme di schiavitù e alla migrazione forzata e alla droga, e tutto questo può portare all'aborto». Dunque l'aborto, in ultima analisi, sarebbe causato dai cambiamenti climatici e a ricorrervi quindi dovrebbero essere le donne ridotte in povertà proprio a causa del clima.

L'ABORTO RESTA UN DELITTO ABOMINEVOLE
Ebbene, con tutto il rispetto, però devo dirle che delle tante idiozie sul clima lette in questi anni, questa le supera tutte, e ci sarebbe da ridere se non fosse tragico. Cinquanta milioni di aborti l'anno, una strage che non ha eguali nella storia, che alcuni - tra cui il suo "amico" Sachs - reclamano come diritto umano fondamentale e lei lo fa addirittura diventare come una delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Certo che nel mondo purtroppo si commettono tanti crimini - e casomai la radice è il peccato originale non i cambiamenti climatici - ma l'aborto resta il peggiore di tutti, sia per le dimensioni del fenomeno sia per la sua natura: l'eliminazione consapevole della creatura più vulnerabile, più indifesa. «Delitto abominevole» l'ha definito il Concilio Vaticano II, espressione ripresa anche da papa Francesco. Il che non toglie nulla alla gravità degli altri crimini contro la persona, ma tutto nasce da qui, dalla soppressione del figlio nel grembo della madre, altro che cambiamento del clima.
Poi lei afferma che è grazie al dialogo serrato che avete avuto con Sachs e Ban, che nella bozza degli Obiettivi dello Sviluppo sostenibile non si fa riferimento ad aborto o controllo della popolazione; si parla invece di «pianificazione familiare e sessuale e di salute riproduttiva e diritti riproduttivi», formule che - secondo lei - alcuni governi «possono interpretare come Paolo VI, nei termini di paternità e maternità responsabile».

LE CONFERENZE INTERNAZIONALI DELL'ONU
Qui è evidente che lei ignora totalmente la storia delle Conferenze internazionali dell'ONU e l'origine di quelle formule. Né probabilmente ha mai letto nulla della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo (1994), né ha mai seguito recentemente le furiose battaglie che si combattono in ogni commissione dell'Onu, ma anche dell'Unione Europea proprio attorno a "salute e diritti riproduttivi". Quindi lei non sa che il concetto di salute riproduttiva è stato introdotto proprio per diffondere contraccezione e aborto, facendoli rientrare nei programmi sanitari di base. È evidente che lei ignora che i diritti riproduttivi hanno a che fare con l'autodeterminazione della donna nel decidere della vita che ha in grembo.
Lei dunque ignora tutto questo e molto altro, ed è quasi incredibile data la posizione che lei occupa. Ma proprio per questo nel suo caso l'ignoranza - se di questo si tratta - non è certo un'attenuante, anzi è un'aggravante. Peraltro le sarei grato se mi indicasse quali sono i governi che interpretano "salute riproduttiva" nel senso di "paternità e maternità responsabile", così colmerei una mia lacuna.
C'è un altro elemento nelle sue risposte che vale la pena riprendere: lei dà per scontato che siano i cambiamenti climatici a provocare la povertà e si aspetta una soluzione da un accordo globale sulle politiche climatiche. Ma le cose non stanno così: la vulnerabilità nei confronti dei fenomeni metereologici estremi - che ci sono sempre stati - diminuisce con il miglioramento delle condizioni economiche, igieniche e sanitarie. Imporre politiche che, con la scusa del clima, impediscono lo sviluppo significa mantenere interi popoli nella povertà e farcene sprofondare altri. Non è un caso che dai rapporti del WWF risulta che i paesi con il migliore equilibrio ecologico siano Cuba e Corea del Nord.
In conclusione un piccolo dubbio: in un precedente articolo sostenevo che la Chiesa si avviasse inconsapevolmente a favorire il controllo delle nascite inseguendo la moda ecologista e non rendendosi conto che proprio questo è l'obiettivo dei "Signori del clima". Non che questo non sia comunque grave, ma devo dire che leggendo le sue risposte mi è sorto l'atroce dubbio che in effetti l'adesione alle politiche di controllo delle nascite non sia proprio inconsapevole. Spero proprio di essere smentito.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-05-2015

8 - I QUADERNI DI JUNIOR T: COMUNIONE E CONFESSIONE
Ottimi per aiutare i ragazzi a crescere nella Fede con storie dei santi e fumetti
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: Formiche, 15/05/2015

«I bambini, a forza di ascoltare le mamme e balbettare dietro loro, imparano la loro lingua; avverrà lo stesso per noi se ci terremo vicino al Salvatore con la meditazione». E' quanto insegna San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo francese e patrono dei giornalisti, e riportato nel primo dei "Quaderni di Junior T" intitolato "La Prima Comunione" (Istituto di Apologetica, Milano 2014).

FUMETTI DELLA FEDE
In questo mese di maggio nel quale molti ragazzi si preparano a ricevere la Prima Comunione, quale lettura migliore di questo piccolo opuscolo monotematico che, alla grafica accattivante, unisce la garanzia giornalista del fondatore e direttore storico della rivista cattolica "Il Timone"? Dopo il cambio di direzione del mensile fondato a Milano nel 1999, il prof. Gianpaolo Barra, infatti, è passato ad occuparsi in esclusiva di questi strumenti di evangelizzazione giovanile, riscuotendo subito un grandissimo successo. Del resto "Il Timone" è passato nelle mani di un giornalista di lungo corso come Riccardo Cascioli, attualmente direttore responsabile anche dell'agenzia cattolica La Nuova Bussola Quotidiana.
Per Barra ai nativi digitali e ai figli dell'attuale "civiltà delle immagini" può essere utilmente proposto un messaggio di Fede veloce ed iconografico, presente in questo primo di una lunga serie di agili opuscoli. I ragazzi, in effetti, impareranno a meditare solo se gli vengono forniti da giovanissimi gli strumenti adatti, come ad esempio "fumetti della Fede", che si presentano allo stesso tempo formativi, gradevoli e, soprattutto, efficaci a preparare la mente e i cuori a ricevere i Sacramenti dell'iniziazione cristiana.

I SANTI E L'EUCARISTIA
Nel capitolo dell'opuscolo dedicato a "I santi e l'eucaristia", oltre a San Francesco di Sales, non poteva mancare una citazione del "santo degli Italiani" Francesco d'Assisi. Il Poverello, infatti, anche rivolgendosi ai ragazzi diceva: «L'Uomo deve tremare, il Mondo deve fremere, il Cielo intero deve essere commosso, quando sull'Altare, tra le mani del Sacerdote, appare il Figlio di Dio». E ancora, cita il "Quaderno di Junior T": «A forza di adorare e di mangiare la Bellezza, la bontà e la Purezza in persona in questo divin Sacramento, diverrai tutta bella, buona e pura»

IL PRIMO DE QUADERNI DI "JUNIOR T"
"I Quaderni di Junior T" sono pensati per far maturare la Fede nei giovani, ai quali si offrono articoli brevi, notizie flash, fumetti a contenuto educativo, vite dei santi, e tante curiosità, oltre a giochi, barzellette disegnate con grafica spigliata, carta patinata e, soprattutto, dottrina solida capace di attirare l'attenzione dei pre-adolescenti. Per loro è sceneggiata la storia della Bibbia e gli episodi più significativi del Vangelo nei quali Gesù prefigura il Sacramento dell'Eucaristia.
Questo stile e contenuto, del resto, si poteva già trovare nelle pagine di "Junior T", un mensile lanciato ad inizio gennaio e che rappresenta, in pratica, il "Timone dei giovanissimi". Destinato in particolare ai ragazzi tra gli otto e gli undici anni, come l'opuscolo "La Prima Comunione", anche questa rivista è editata dall'Istituto di Apologetica, lo stesso che pubblica "Il Timone" , testata che si caratterizza da 15 anni per l'assoluta fedeltà alla Tradizione cattolica ed al Magistero del Papa.
"La Prima Comunione" inizia con una "Lettera", nella quale è spiegata brevemente ai ragazzi la finalità della pubblicazione: presentare loro le cose più importanti che occorre sapere per accostarsi con più Fede, Speranza e Carità alla Comunione. Quindi si parte subito coi fumetti, il primo dei quali è dedicato a L'istituzione della SS Eucaristia, poi ce ne sono su alcuni dei miracoli eucaristici: Rimini, Bolsena, Lanciano e, infine, quello avvenuto a Siena nel 1730.
Non manca quindi una parte specificamente dottrinale, Che cosa devi sapere..., seguita da alcune "pillole" di insegnamento Eucaristico, di tipo "enigmistico" (cfr. Non tutti sanno che...). In pratica queste due parti sono state ideate per ricapitolare ai ragazzi che hanno seguito i due anni di catechismo della Prima Comunione ad apprezzare questo Sacramento e a ricordare le verità apprese. Conclude una guida per partecipare alla Santa Messa.
L'opuscolo "La Prima Comunione" si presenta quindi come un "regalo" utile non solo per i ragazzi della Prima Comunione, ma anche per sacerdoti, catechisti, insegnanti e genitori, per aiutare i più giovani a vivere consapevolmente la Fede ed accostarsi con maggiore intensità ai Sacramenti della Chiesa.

LA PRIMA CONFESSIONE
Da febbraio è disponibile anche un nuovo "Quaderno di Junior T", intitolato "La Prima Confessione" (I.d.A., Milano 2015, pp. 50). Questo libretto è pensato per i ragazzi che dovranno fare la Prima confessione, al fine di aiutarli ad apprezzare la bellezza di questo Sacramento senza averne paura o vergogna. Nelle pagine che richiamano le stesse sezione ed il medesimo schema grafico de "La Prima Comunione", sono condensate: "box" colorati di dottrina; un fumetto sull'istituzione della Confessione; quattro ricche illustrazioni sulla grandezza di questo Sacramento di "Riconciliazione e Penitenza"; notizie sulla morale e molto altro ancora.
Il filo conduttore di tutte le rubriche è quello in fondo di spiegare come il Signore Gesù, lungi da essere un "giustiziere", nel suo infinito amore ha istituito il Sacramento della Confessione per dare ad ognuno la certezza di essere amato e da lui perdonato, tramite il sacerdote regolarmente preposto a questo grandioso ed oneroso servizio.

Nota di BastaBugie: il costo di ciascuna copia è di € 6.00 (per ordini di almeno 10 copie: € 3.50 ciascuna). Per richiederle, clicca nei link qui sotto
LA PRIMA COMUNIONE
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LA PRIMA CONFESSIONE
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Fonte: Formiche, 15/05/2015

9 - OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO B - (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 7 giugno 2015)

Questa domenica celebriamo uno dei più grandi Misteri della fede, quello dell'Eucaristia, ovvero il Mistero del Corpo e Sangue di Cristo, donati a noi come Cibo e Bevanda spirituali. Dell'Eucaristia trattano le letture che abbiamo appena ascoltato.
Il Vangelo di oggi riporta il racconto della sua Istituzione, avvenuta durante l'Ultima Cena. Gesù, dopo aver reso grazie, spezzò il pane e lo diede ai suoi Discepoli, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22). Poi prese il calice del vino, e disse: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24). L'Ultima Cena è lo stesso sacrificio del Calvario: ciò che avvenne sacramentalmente durante quella Cena, si verificò di lì a pochi giorni sul Calvario, e si realizza ad ogni celebrazione della Santa Messa.
Questo è il Sacrificio della nuova ed eterna Alleanza, di cui parla la seconda lettura di oggi. L'Autore della Lettera agli Ebrei parla di questo Sacrificio che ci purifica dalle opere della morte (cf Eb 9,14) e ci dona l'eredità eterna (cf v. 15). Nell'Antico Testamento si sacrificavano animali e con il loro sangue si aspergeva il popolo. Questi sacrifici erano solamente figura del Sacrificio di Gesù, l'unico che ci purifica dai nostri peccati.
L'Eucaristia è stata definita come il Sacramento dell'amore. Gesù non poteva darci prova più grande del suo amore che donandosi a noi sotto le sembianze di un po' di pane e di un po' di vino. L'Eucaristia è Gesù vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Tale mutazione di sostanza avviene durante la Santa Messa, quando il sacerdote, dopo aver invocato la discesa dello Spirito Santo sul pane e sul vino, pronuncia le parole della consacrazione, dicendo: «Questo è il mio Corpo... questo è il mio Sangue». In quel momento avviene il miracolo più grande che si possa immaginare: il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. E Gesù, tutto intero, è presente in ogni frammento del Pane e in ogni goccia del Vino consacrato.
Più di mille anni fa, un sacerdote stava celebrando la Messa e, proprio al momento della consacrazione, fu colto dal dubbio se veramente il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue del Signore. Proprio allora, Dio volle dimostrare con un miracolo evidentissimo la verità di tale Dottrina, trasformando anche visibilmente il pane in Carne e il vino in Sangue. La cosa più strabiliante è che, a distanza di oltre mille anni, si possono ancora vedere questa Carne e questo Sangue che hanno le caratteristiche di una persona viva. Questo Miracolo Eucaristico è custodito a Lanciano, in Abruzzo, ed è sempre meta di numerosi pellegrinaggi.
L'Eucaristia ci rende una sola cosa con Gesù. Al momento della Comunione, Gesù viene nel nostro cuore e quello è il momento più bello e prezioso della nostra giornata. In quel momento, come insegnava san Giovanni Maria Vianney, noi e Gesù siamo come due candele che si fondono insieme e alimentano un'unica fiamma. In quel momento, la nostra preghiera si unisce a quella che Gesù rivolge incessantemente al Padre a nostro favore, e così possiamo ottenere le grazie più grandi.
Inoltre, l'Eucaristia ci rende una cosa sola anche tra di noi. Se noi tutti siamo uniti a Gesù ne consegue che, nel Signore, siamo una cosa sola. Per questo motivo, i cristiani di santa vita, anche se si vedono per la prima volta, si sentono uniti da un vincolo di carità ed è come se si fossero da sempre conosciuti. L'Eucaristia annulla le distanze: uniti a Gesù, saremo un cuore e un'anima sola.
Quanto triste è invece lo spettacolo di tanti cristiani che tra di loro non si sopportano e parlano male l'uno dell'altro! In questo modo, nella pratica, rinnegano la loro fede. In questa solennità siamo chiamati a fare un serio esame di coscienza su quella che è la nostra carità. Se amiamo l'Eucaristia, che è il Corpo di Cristo, non possiamo non amare i nostri fratelli, che formano il Corpo mistico di Cristo. Ogni volta che riceviamo Gesù, ogni volta che ci avviciniamo a Lui, presente nel Tabernacolo, noi ci rendiamo vicini a tutti fratelli, in modo particolare a quelli più cari al nostro cuore e a quelli più cari al Cuore di Gesù.
Da questa solennità, inoltre, deve scaturire il vivo desiderio di ricevere spesso la Comunione, in grazia di Dio, premettendo la Confessione se sulla coscienza abbiamo qualche grave peccato. La Comunione frequente è la grazia più bella con cui abbellire la nostra anima ed è la gioia più grande che possiamo dare al Cuore di Gesù.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 7 giugno 2015)

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