BastaBugie n°410 del 15 luglio 2015

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1 BLACK BLOC, LA VIOLENZA SI E' FATTA NORMALE
Nessuna ideologia, nessuna strategia, ma solo la volontà di distruggere (in un mondo che, come loro, ha perso il senso della realtà... e non sa sconfiggerli)
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone
2 NUOVE DICHIARAZIONI DI MONS. GALANTINO CONFERMANO IL VIA LIBERA DELLA CEI ALLE UNIONI CIVILI DELLA CIRINNA'
Ma il compromesso, caldeggiato anche da Avvenire, è in aperto contrasto con il Magistero... e con la realtà
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 IL CROCIFISSO DI MORALES REGALATO AL PAPA? MA IL COMUNISMO E' INCOMPATIBILE CON LA CHIESA CATTOLICA
Ecco come il comunismo crocifigge i cattolici, oggi (il vescovo cinese Ma Daqin è disposto a morire piuttosto che rinnegare la fede e l'obbedienza al Papa)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
4 E' MORTO GIACOMO BIFFI, ITALIANO E CARDINALE
Per vent'anni arcivescovo di Bologna è stato un intrepido defensor fidei e un osservatore mai banale del '900 (link ai dieci migliori articoli di Biffi)
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: La Croce
5 AVVENTURIERI DELL'ETERNO, IL NUOVO LIBRO DI SOCCI
Un viaggio alla ricerca dell'infinito che si è fatto uomo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Avventurieri dell'eterno
6 PAKISTAN, LA MADRE DI TUTTE LE PERSECUZIONI
La discriminazione si impara fin dai libri di scuola e la legge sulla blasfemia copre qualsiasi arbitrio contro i cristiani
Autore: Marta Petrosillo - Fonte: Il Timone
7 PREPARATEVI... ANCHE LA PEDOFILIA VERRA' LEGITTIMATA
Gli argomenti sono gli stessi usati a suo tempo per normalizzare l'omosessualità
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LA BUONA SCUOLA DI RENZI INTRODUCE IL GENDER
L'ideologia del gender entrerà per legge nella scuola nell'area curricolare, non soggetta a consenso informato e non controllabile dal genitore
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XVI DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 6,30-34)
Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - BLACK BLOC, LA VIOLENZA SI E' FATTA NORMALE
Nessuna ideologia, nessuna strategia, ma solo la volontà di distruggere (in un mondo che, come loro, ha perso il senso della realtà... e non sa sconfiggerli)
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone, giugno 2015

Pierre: «La violenza non è un problema morale, è semplicemente la vita, il mondo in cui siamo capitati». Mattia: «Abbiamo spaccato un po' di robe, così... Più che altro ero esaltato... è stata una bella esperienza, rifarei tutto». L'affermazione di Pierre (nome di fantasia), intervistato da un giornalista italiano, è successiva ai famigerati fatti di Genova (20-21 luglio 2001), quando il capoluogo ligure venne messo a ferro e fuoco da bande di ragazzi incappucciati e armati provenienti da mezza Europa. Pierre, francese, trentenne, senza lavoro fisso, ammetteva di star bene in qualunque gruppo: «anarchici, situazionisti, insurrezionalisti, comunisti, ovunque ci siano persone pronte a rivoltarsi contro il capitalismo, il potere, la proprietà». Bastava usar la violenza. Mattia (nome vero), interpellato da un'emittente Tv dopo i fatti di Milano (il centro selvaggiamente devastato il 1° maggio 2015, giorno d'inaugurazione dell'Expo), si è limitato a mostrarsi entusiasta per il «bordello», senza alcuna analisi politica; ci ha pensato suo padre a dire che «non è uno sbandato, ma semplicemente un p...». La violenza come gioco, passatempo. Pierre era un militante Black Bloc (con un distinguo sul nome, che vedremo), Mattia si potrebbe definire invece un simpatizzante, che s'è poi scusato quanto aveva farfugliato. La violenza come comun denominatore: manifestata esplicitamente con un giudizio e ritenuta un mezzo estremo da un'agguerrita minoranza nel 2002; vissuta come una dimensione del vivere quotidiano, senza neanche farci su una minima riflessione, da un numero crescente di giovani nel 2015. In 13 anni la violenza è diventata di casa. Al punto che le stesse forze dell'ordine sembra abbiano rinunciato a contrastarla efficacemente e ad arrestare  i responsabili dei disordini, com'è accaduto a Milano, limitandosi a contenere i danni e ad evitare che ci fossero vittime.

NASCONO IN GERMANIA NEGLI ANNI OTTANTA
Il termine "Biack Bloc" nasce dall'unione delle parole inglesi bloc (indica una massa compatta di persone, e black (indica il colore nero, in questo caso "vestite di nero"). Quindi in italiano Blocco Nero (ma si usa poco) e in tedesco Schwarzer Block. Proprio in Germania, nei primi anni Ottanta, compare il termine Schwarzer Block. Utilizzato dalla polizia tedesca per identificare gli Autonomen (simili agli italiani Autonomi, area della sinistra extraparlamentare, ma con una precisa scelta di tattica violenta), i quali, durante i cortei anti-nucleare e a favore dei terroristi della Rote Armee Fraktion, solitamente indossavano abiti e maschere  nere. Il nome viene poi ripreso negli Stati Uniti alle manifestazioni contro il Pentagono (1988) e contro la prima guerra del Golfo (1991), diventando Black Bloc. Altre apparizioni significative a Seattle (30 novembre - 4 dicembre 1999), contro la Conferenza ministeriale del WTO, a Praga (26-28 settembre 1999), messa sotto assedio durante la riunione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ecc. Il termine Black Bloc in Italia diventa conosciuto e familiare per i fatti del G8 di Genova dell'estate 2001. Il 15 ottobre dello stesso anno in 500 provocano scontri durante il corteo di Roma degli Indignados (movimento di protesta sociale contro le misure di austerità nato in Spagna).
La precisazione di Pierre: «In realtà Black Bloc sono solo gli americani e i tedeschi», spiegava nell'intervista citata. «Si chiamano così per il modo in cui stanno in piazza, uniti in blocchi compatti e vestiti di scuro. Ma così si può resistere solo in quei Paesi dove gli sbirri non usano i lacrimogeni. Noi dobbiamo muoverci a piccoli gruppi e velocemente. Come a Genova, appunto». E la stessa cosa è successa a Milano. Ma chi sono costoro? Che si chiamino Black Bloc o in altro modo (frange estreme della galassia anarchica e antagonista, autonomi insurrezionalisti, radicali duri e puri, luddisti anti globalizzazione), ciò che li unifica è la scelta dell'azione come forza distruttiva fine a se stessa e il rifiuto di ogni rapporto con le istituzioni della società contemporanea, compresi i partiti e i sindacati di sinistra.

ANCHE I CENTRI SOCIALI PRENDONO LE DISTANZE
«Ciò che ha sorpreso negli scontri di piazza per l'inaugurazione dell'Expo, è che hanno preso con forza le distanze da questi gruppi ultraviolenti sia i partiti di governo e di opposizione, e questo è ovvio, sia i movimenti No Expo, i tradizionali Centri sociali e altri gruppi antagonisti», precisa Aldo Giannuli, storico, attento osservatore dei fenomeni emergenti nella società contemporanea e docente alla Statale di Milano. «La presa di distanza non è dettata dal fatto che chi condanna i Black Bloc rifiuta la violenza, perché in effetti tali movimenti quando serve non disdegnano i metodi violenti, ma la differenza è che la violenza non è più legata a un progetto politico, a un ideale rivoluzionario o comunque di cambiamento, ma è violenza fine a se stessa», aggiunge Giannuli. «Improprio quindi attribuire loro un'etichetta anarchica, o anche nichilista, perché l'anarchismo e il nichilismo sono correnti di pensiero dove è presente un sia pur minimo progetto politico: qui invece c'è l'assoluta assenza di pensiero. Prevale l'azione per l'azione, la bellezza dell'azione violenta e distruttiva, come in certe ideologie dei XX secolo, forse più di destra che di sinistra; si pensi alle visioni dannunziane e simili». In effetti, a Milano non sono state solo distrutte le vetrine delle banche - simbolo del potere capitalista e finanziario - ma sono stati devastati anche negozi, bar, case private. Il puro piacere del distruggere.
Chi c'è dietro i Black Bloc? Chi li sostiene, li finanzia, li organizza, li muove? «Inutili le dietrologie», dice Giannuli. «C'è chi fa il nome come manovratori occulti di importanti finanzieri, che si muovono con disinvoltura sulla scena mondiale, ma non credo sia vero. Dobbiamo accettare che sia un fenomeno autonomo, spontaneo. I Black Bloc, il loro nome indica solo una modalità di disposizione sul campo, in piazza, non solo non hanno una precisa ideologia, ma non sono un gruppo né un'organizzazione e non hanno sedi, né in Italia, né all'estero, o giornali che li rappresentino. Esistono invece persone che - in particolari occasioni, manifestazioni e cortei - si aggregano momentaneamente, quel tanto che basta a commettere un'azione violenta». Li mette insieme una sorta di passa parola, quasi andassero a un rave party  a un concerto. Il veterano Pierre ammette: «Io e i miei amici ci siamo uniti a tanti compagni francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, che già conoscevamo o incontrati sul momento. Si sentiva che a Genova sarebbe successo qualcosa di grosso, era un tam tam». A Milano non c'è stato nemmeno bisogno di questo. Tanti scesi in piazza sono rimasti affascinati dalla violenza pura e si sono uniti al saccheggio. Qualcuno anche con il Rolex al braccio (vero  falso che fosse). Il premier Matteo Renzi li ha definiti «teppisti figli di papà». L'opinionista Beppe Severgnini «idioti neri». Altri hanno tirato in ballo i genitori, per un deficit di educazione. Ma non è sufficiente a spiegare il fenomeno.

CONTRO OGNI NORMA, UNA VITA SENZA SIGNIFICATO
Ancora Giannuli: «Se proprio vogliamo individuare una nota che li caratterizza, è che non hanno alcuna strategia. Potremmo definirli "anomici", perché rifiutano ogni norma». Significa che non sono tanto contro lo Stato, o il capitalismo, o la grande finanza,  i padroni del mondo, il che implicherebbe un progetto politico alternativo, che non c'è. Ma sono contro le norme, qualsiasi norma. Contro i poliziotti che vogliono fermare le loro azioni di guerriglia urbana, ma anche contro chi, come i Centri sociali, pretende di stabilire le regole per manifestare. Secondo i Black Bloc e l'area che simpatizza con loro, invece, si scende in piazza e si sfascia tutto, tutto quello che capita a tiro, senza distinzione. Evitando lo scontro diretto con le forze dell'ordine, se non si è in grado di contrastarle, e dileguandosi senza lasciare traccia (i caschi, i cappucci e i bastoni lasciati a terra), fino alla prossima occasione. Assetati di voglia di distruzione.
I manifestanti di Genova del 2002 non si facevano alcuna illusione sulla democrazia; i manifestanti di Milano del 2015 (e quelli che verranno) non si fanno alcuna illusione sulla realtà così com'è. Ma non sanno neppure come cambiarla. Il loro motto NO FUTURE (nessun futuro) li lascia inchiodati a un presente senza significato e a una vita priva di qualsiasi orizzonte, senso, fondamento. Ma non è forse così anche la società che vogliono distruggere, che non offre loro più nulla di solido in cui credere?

Nota di BastaBugie: ecco il video (di cui si parla nell'articolo con Mattia) che si è limitato a mostrarsi entusiasta per il «bordello», senza alcuna analisi politica


https://www.youtube.com/watch?v=wYozZNd8g0o

Ecco una parodia del ragazzo entusiasta per il «bordello» (attenzione: ci sono parolacce)


https://www.youtube.com/watch?v=ZK8BFZFmhcA

Fonte: Il Timone, giugno 2015

2 - NUOVE DICHIARAZIONI DI MONS. GALANTINO CONFERMANO IL VIA LIBERA DELLA CEI ALLE UNIONI CIVILI DELLA CIRINNA'
Ma il compromesso, caldeggiato anche da Avvenire, è in aperto contrasto con il Magistero... e con la realtà
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11-07-2015

«Dovessi io fare la legge, il ddl Cirinnà non lo assumerei assolutamente, ma è chiaro che il governo deve fare i conti con la realtà che gli sta di fronte». Queste parole di monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in una intervista dell'altro giorno, sono la migliore conferma di quanto abbiamo già scritto nei giorni scorsi a proposito del compromesso sulle unioni civili che si sta cercando di raggiungere. Monsignor Galantino aveva il giorno precedente smentito la cena (di cui avevamo dato noi notizia) con la senatrice Monica Cirinnà, firmataria del disegno di legge sulle unioni civili (cena di cui invece abbiamo altre conferme); ma alla fine quel che conta sono i fatti, e non c'è certo bisogno di verificare se ci siano stati incontri personali tra un vescovo e una senatrice per vedere dove si sta andando a parare.

NON MI PIACE, MA...
Dunque, giustamente a monsignor Galantino non piace il ddl Cirinnà ma riconosce allo Stato il dovere di fare i conti con la realtà. Il messaggio è chiaro: opportunamente emendata, la Cirinnà può tranquillamente essere approvata senza che la CEI ponga ostacoli di nessun genere. Anzi, sarà cura di don Nunzio (come monsignor Galantino ama farsi chiamare) tenere sotto controllo i cattolici che fanno le bizze. Del resto, come abbiamo già ricordato, era stato lo stesso Galantino, ospite a Rai3 da Fabio Fazio a perorare la causa del riconoscimento delle unioni omosessuali, basta non confonderle con il matrimonio tra uomo e donna. Per questo c'è la contrarietà al progetto originale della Cirinnà: pur chiamata unione civile, nella sostanza è in tutto e per tutto un matrimonio. Ed è sempre per questo che si sta lavorando perciò a un testo di compromesso grazie ai parlamentari cattolici del centro-sinistra.
Ma in che modo emendare la Cirinnà? Per capire dove si vuole attestare il segretario della CEI basta seguire il quotidiano Avvenire, ormai sempre più chiaramente la voce ufficiale non della CEI ma di monsignor Galantino.
Dunque, da molte settimane il quotidiano è impegnato nella pubblicazione di interventi di esponenti cattolici del PD e del centrosinistra che propongono di volta in volta degli aggiustamenti o dei chiarimenti su questo o quel punto controverso. E il direttore Marco Tarquinio non manca poi di rispondere precisando qual è la strada giusta da imboccare, che egli ha più volte sintetizzato nell'espressione "via italiana" al riconoscimento delle convivenze omosessuali. Tale via, che esclude il semplice copia-incolla di legislazioni straniere (la Cirinnà è basata sul modello tedesco), consiste - sempre secondo Tarquinio - nella chiara divisione tra diritti patrimoniali e diritti matrimoniali. In questo modo si può creare un istituto nuovo chiamato "unione civile", da cui scaturiscono tutta una serie di obblighi economici (inclusa la pensione di reversibilità e i diritti di successione); ma verrebbe escluso qualsiasi diritto sui figli (vedi adozione) che quindi alla fine viene individuato come unico tratto caratteristico del matrimonio. Questa peraltro è anche la posizione espressa nella lettera ai parlamentari che il Forum delle Famiglie (altro strumento totalmente sotto controllo galantiniano) ha pubblicato lo scorso 6 giugno.

AUMENTARE IL TASSO DI SOLIDARIETÀ?
Il ragionamento che c'è dietro è sintetizzato in una risposta che Tarquinio ha dato lo scorso 9 giugno agli onorevoli Gian Luigi Gigli e Franco Monaco, entrambi favorevoli a regolare per legge ogni tipo di convivenza, nella convinzione che le «formazioni sociali stabili» siano «un bene per il Paese, qualunque siano le finalità e le motivazioni che le sostengono».
Dice dunque Tarquinio (per conto di Galantino): «Non condivido l'idea (...) di regolare anche le convivenze more uxorio uomo-donna. Un uomo e una donna possono infatti sposarsi, se non lo fanno è per scelta. E l'obiettivo del legislatore dovrebbe essere di rendere "attraente" per tutti il matrimonio, non indebolirlo e creargli alternative sempre meno salde... Due persone dello stesso sesso, invece, sposarsi non possono. Per questo - secondo l'indicazione della Corte costituzionale - può essere utile che la legge si occupi di quel tipo di convivenze. Come sa, il mio convinto auspicio è da qualche anno che si imbocchi una "via italiana" verso una regolazione che non imiti modelli stranieri, ma introduca un modello originale che faccia aumentare il tasso di solidarietà nella nostra società e, al tempo stesso, non possa essere confuso con il matrimonio».
Avete capito bene: secondo il quotidiano della CEI una unione omosessuale fa «aumentare il tasso di solidarietà nella nostra società», concetto che non a caso ricorda certe posizioni che si sono sentite al Sinodo sulla famiglia. Inutile fare presente che laddove sono state riconosciute anche le semplici unioni omosessuali, queste sono state sempre un passo decisivo verso la distruzione dell'istituto familiare. Ma in Italia evidentemente abbiamo dei geni, capaci di cambiare la natura delle cose e sfidare la logica.

FUORI DALLA REALTÀ
Il fatto è che la separazione netta tra diritti patrimoniali e diritti matrimoniali è fuori dalla realtà. Sebbene le adozioni siano una questione importante, non si danno diritti matrimoniali senza anche quelli patrimoniali: da questo punto di vista in Italia la famiglia naturale è già penalizzata dal punto di vista economico, ci manca solo il colpo di grazia della Cirinnà, anche in versione galantinemente corretta.
Visto però che Avvenire è il quotidiano della CEI, non sarà inopportuno ricordare ancora una volta la Nota della stessa CEI del 28 marzo 2007 «a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto». Si dice infatti in questo documento ufficiale: «Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l'intenzione di chi propone questa scelta, l'effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. (...) Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile».
Esattamente il contrario di quanto sostengono Tarquinio, monsignor Galantino e con loro tutti i parlamentari che si stanno adoperando per arrivare a un compromesso. E non ci risulta che nel frattempo la Conferenza episcopale abbia pubblicato un documento che smentisca quello del 2007. Anche perché quel documento è perfettamente in linea con il Magistero della Chiesa, oltre che corrispondente alla realtà. L'unica posizione possibile davanti a proposte di legge di questo genere è perciò semplicemente il rifiuto, non c'è nulla da trattare.
E a proposito di realtà, anzi di quella realtà di cui - secondo mons. Galantino - lo Stato dovrebbe tenere conto, sarà anche il caso di ricordare che in Italia le persone con tendenze omosessuali sono circa un milione (l'Istat vi ha dedicato una ricerca ad hoc), meno del 2% della popolazione; mentre le coppie omosessuali conviventi (censimento Istat del 2011) sono 7.591 contro 13.900.000 coppie formate da un uomo e una donna. In pratica tutto questo pandemonio - energie, soldi pubblici, tempo - per lo 0,05% delle relazioni esistenti. E se fosse approvata la legge Cirinnà, la maggior parte di quelle 7.591 relazioni non avrebbe neanche alcun interesse a trasformarsi in unione civile legalmente riconosciuta. Eppure, è da questo 0,05% che il direttore di Avvenire si aspetta un maggiore «tasso di solidarietà» nella società italiana. Niente male per un giornale cattolico.

Nota di BastaBugie: per quanto riguarda la senatrice Cirinnà, di cui la proposta di legge sulle unioni civili porta il nome, consigliamo la lettura di un breve articolo comparso sul blog di Costanza Miriano l'8 luglio 2015 dal titolo "60 giorni con la mamma, ma non per i bambini". Ecco il testo completo:
La senatrice Cirinnà, autore del testo del disegno di legge sulle "unioni civili" tra le cui pieghe (art. 5) sono contenuti, in modo comprensibile solo per addetti ai lavori, ma chiarissimi per la legge, i presupposti per la legittimazione dell'utero in affitto (stepchild adoption), nel 2005 quale Delegata dal Sindaco di Roma per le politiche dei Diritti degli Animali presentò un regolamento comunale sulla tutela degli animali.
Bene, l'articolo 8 di questo regolamento al comma 6 recita quanto segue: "E' vietato separare i cuccioli di cani e gatti dalla madre prima dei 60 giorni di vita se non per gravi motivazioni certificate da un medico veterinario."
Quindi sarebbe del tutto lecito strappare un bambino alla donna che l'ha generato in meno di 60 secondi, come avviene quando un bambino è consegnato alla ricca coppia "omogenitoriale" committente che ha pagato, mentre  un gattino o un cagnolino ha diritto a stare con la madre per almeno 60 giorni.
Questo può avvenire solo in un mondo dove  l'erba, pur continuando ostinatamente ad essere verde, a detta di alcuni dovrebbe assumere i colori dell'arcobaleno.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11-07-2015

3 - IL CROCIFISSO DI MORALES REGALATO AL PAPA? MA IL COMUNISMO E' INCOMPATIBILE CON LA CHIESA CATTOLICA
Ecco come il comunismo crocifigge i cattolici, oggi (il vescovo cinese Ma Daqin è disposto a morire piuttosto che rinnegare la fede e l'obbedienza al Papa)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 10 luglio 2015

Per il terzo anno consecutivo, monsignor Ma Daqin non ha potuto pregare per i martiri cinesi insieme al resto della Chiesa universale, che festeggia Agostino Zhao Rong e compagni ogni 9 luglio. Il vescovo di Shanghai, infatti, si trova agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan dal 7 luglio 2012, giorno della sua ordinazione episcopale a vescovo ausiliario e giorno del suo arresto per mano del partito comunista.
Monsignor Ma era stato arrestato alla fine della Mesa dalla polizia per aver pronunciato queste parole: «Con questa ordinazione, io consacro il mio cuore e la mia anima al ministero episcopale e all'evangelizzazione. Voglio dedicarmi ad assistere il vescovo (Jin Luxian, allora 96enne, morto nel 2013, ndr) e per questo ci sono alcune posizioni che mantengo e che risulterebbero sconvenienti. Da oggi in poi, dunque, non sarò più membro dell'Associazione patriottica».

APPLAUSI E MANETTE
I fedeli hanno reagito con uno scroscio di applausi, il partito con le manette.
L'Associazione patriottica è un surrogato della Chiesa cattolica creato da Mao Zedong nel 1958. Tra i suoi scopi c'è quello di istituire una Chiesa indipendente dalla Santa Sede e dal Papa, considerato un capo di Stato straniero e ostile. Non a caso è stata definita da Benedetto XVI un organo «inconciliabile con la dottrina cattolica». Sacerdoti e vescovi in Cina, però, sono chiamati ad aderire alla cosiddetta "Chiesa ufficiale", che pretende di stabilire cosa si insegna a catechismo, chi deve essere ordinato, cosa si deve studiare nei seminari e cosa devono dire i parroci durante le omelie. Ma Daqin ha deciso coraggiosamente di obbedire al Papa e non al partito comunista, e ha voluto dirlo pubblicamente a tutti i suoi fedeli.
Da tre anni, la diocesi di Shanghai si trova senza un vescovo ed è attualmente guidata da una commissione di cinque persone. Secondo alcuni cattolici locali, citati da Ucanews, nell'ultimo anno questa commissione ha deciso di trasferire decine di milioni di yuan di proprietà della diocesi a conti governativi dell'Ufficio affari religiosi. Nessuna spiegazione è stata fornita per il trasferimento di denaro. Il partito comunista deve alla Chiesa cattolica miliardi di yuan per tutte le terre e le proprietà che ha confiscato dopo la rivoluzione maoista. La diocesi di Shanghai è una delle pochissime a cui è stata restituita parte dei suoi averi ed è, di conseguenza, molto benestante.

DUE POSSIBILITÀ INACCETTABILI
La precaria situazione della diocesi ha bisogno di essere risolta, secondo un cattolico locale: «Non siamo ottimisti per il futuro», spiega. «O la Chiesa guidata dal governo di Pechino ci assegna un vescovo oppure ne eleggerà un altro tra i nostri preti. Ma entrambe queste soluzioni per noi sono impossibili» da accettare. Secondo alcune indiscrezioni, il partito comunista ha fatto una proposta a monsignor Ma per fargli riavere il suo posto da vescovo.
Il governo di Shanghai, infatti, ha costretto la diocesi a sospenderlo, impedendogli di concelebrare la Messa per due anni e revocandogli l'incarico di prete parrocchiale della chiesa Nostra Signora di Lourdes di Tangmuqiao. Infine, la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica cinese, non riconosciuta dal Vaticano perché nello statuto indica come autorità ultima un'assemblea democratica di prelati e non il Papa, ha revocato a monsignor Ma il titolo di vescovo ausiliario di Shanghai.
Il partito comunista avrebbe «offerto a monsignor Ma la possibilità di tornare vescovo. In cambio, però, lui sarebbe dovuto diventare leader dell'Associazione patriottica», la stessa che ha deciso di abbandonare il giorno della sua ordinazione. «Il vescovo Ma però ha rifiutato questa offerta spiegando che "preferisco piuttosto che mi lasciate morire"».
 
INCOMPATIBILE CON LA CHIESA CATTOLICA
Mentre continua la persecuzione di monsignor Ma, l'Ufficio affari religiosi ha richiesto a tutti i sacerdoti e le suore di Shanghai di partecipare a un corso di aggiornamento sullo "stato di diritto e lo sviluppo della Chiesa cattolica", un tema di cui si è molto discusso durante la quarta sessione plenaria del 18esimo Congresso nazionale del partito comunista.
I cattolici cinesi di Shanghai hanno reagito così: «È una presa in giro fare un corso su questo tema. Dovremmo chiedere in base a quale legge il nostro vescovo è detenuto indefinitamente senza alcuna accusa». L'incarcerazione di Ma Daqin è la dimostrazione di quanto il partito comunista sia insincero quando dice di voler dialogare con il Vaticano e di come l'ideologia comunista sia incompatibile con la Chiesa cattolica.

Fonte: Tempi, 10 luglio 2015

4 - E' MORTO GIACOMO BIFFI, ITALIANO E CARDINALE
Per vent'anni arcivescovo di Bologna è stato un intrepido defensor fidei e un osservatore mai banale del '900 (link ai dieci migliori articoli di Biffi)
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: La Croce, 14 luglio 2015

Sabato scorso è morto a Bologna il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo della città emiliana per quasi vent'anni (dal 1984 al 2003) e indimenticabile protagonista della Chiesa e della società italiana della seconda metà del Novecento. [...]
L'Arcivescovo emerito di Bologna aveva compiuto da poco 87 anni (era nato a Milano il 13 giugno 1928) e, dopo aver subito un difficile intervento chirurgico che gli aveva che aveva comportato l'asportazione di una gamba, aveva ricevuto una lettera di Papa Francesco che, «informato delle Sue condizioni di salute», gli esprimeva la sua «profonda vicinanza in questo momento di sofferenza». In effetti il card. Biffi è morto sabato mattina nella Casa di cura Toniolo di Bologna dopo una tremenda agonia, della quale non ha mai voluto trapelasse alcuna notizia o pubblicità all'esterno.

LUNGIMIRANZA POLITICA, SOCIALE E... TEOLOGICA
Personaggio eclettico e ironico, ne è stata ricordata nei giorni scorsi soprattutto la lungimiranza politica e sociale. Degno del suo maestro S. Ambrogio, infatti, da pastore a Bologna Biffi non si era chiuso nelle sacrestie e, sfidando benpensanti e mangiapreti, aveva capito e avvertito prima di tutti la sfida e i pericoli dell'islam e dell'immigrazione senza controllo in Europa [vedi L'EUROPA O RIDIVENTERA' CRISTIANA O DIVENTERA' MUSULMANA http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1980], della sicura degenerazione totalitaria di una laicità senza Dio [vedi IL CRISTIANESIMO E' IN DECLINO?  http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1736], del totale disarmo spirituale e ateismo pratico di un cattolicesimo senza Croce ed alla moda e, insomma, la deriva di quella che chiamava la "disperazione da benessere". Da Arcivescovo le suo omelie hanno risuonato persino nel rock underground. Come non ricordare, ad esempio, la famosa canzone dell'indimenticabile punk band CCCP - Fedeli alla linea "Emilia paranoica", nella quale si riprendeva letteralmente la citazione di una regione definita dal cardinale di Bologna «sazia e disperata».

IMMIGRAZIONE: PREFERIRE I POPOLI CRISTIANI
Anche dopo l'11 Settembre 2001, Biffi si fece sentire ribadendo le sue idee sulla «questione islamica», che non poteva assolutamente essere elusa tenendola separata  alla questione del terrorismo, «quasi esso fosse senza radici e senza precise matrici culturali». Per questo ancora validi sono i suoi suggerimenti di una "immigrazione mirata" nel nostro Paese, che coinvolga soprattutto i popoli di tradizione cattolica.
Nei vent'anni a Bologna, con il suo tratto gioviale e sempre amichevole, è stato però il più deciso di tutti nel denunciare la crisi della fede e il tradimento dei cristiani. Nelle sue conferenze, omelie e articoli brillava come eccezionale uomo di cultura, anticonformista anche in questo.

COLLABORAZIONE CON IL TIMONE
Come non ricordare ad esempio la sua collaborazione fissa alla rivista di apologetica cattolica "Il Timone", nella quale ha consigliato e riproposto autori "maledetti" dal pensiero politicamente corretto come ad esempio Giovannino Guareschi, Bacchelli, Solov'ev e Chesterton. [vedi LE SETTE VERITA' FONDAMENTALI DI PINOCCHIO http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99]
Alla vigilia del Giubileo della Misericordia ci piace rievocare una riflessione sul tema pubblicata su un vecchio (ma sempre attuale) numero della rivista fondata da Gianpaolo Barra (cfr. "Il Timone", n.119, gennaio 2013), nella quale il Card. Biffi raccomandava ad ogni cristiano, a imitazione del suo Signore, di usare misericordia con il suo prossimo.  Solo lì, infatti, passa la via della sua salvezza. [vedi LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166]
Carità e Verità, insomma. "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9,16). Questo è l'ammonimento che, con l'apostolo Paolo, continua ad accompagnarci con i libri, i filmati ed i grandi insegnamenti del Cardinale Biffi. Speriamo, e operiamo concretamente "contro i falsi miti del Progresso", affinché l'Italiano-Cardinale non ci continui a vedere dal Cielo "sazi e disperati", anche in questo XXI secolo...

Nota di BastaBugie: la redazione di BastaBugie tre anni fa fece visita al cardianal Biffi al solo scopo di ringraziarlo per la sua testimonianza di pastore coraggioso e fedele alla dottrina di sempre. Il cardinale parlò con noi dei temi a lui cari (che guarda caso erano esattamente i nostri).
Oltre agli articoli linkati nell'articolo suggeriamo altri articoli del cardinal Biffi da noi rilanciati:
SCOPERTA SENSAZIONALE: IL QUINTO VANGELO (CIOE' IL VANGELO CHE NON ESISTE MA CHE IL MONDO VORREBBE)
Ecco l'introduzione al simpatico libro del Cardinal Biffi che dipinge un nuovo vangelo conforme alla mentalità oggi dominante
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1316
LE SORPRESE DEL MATERIALISTA MAESTRO CILIEGIA
Commento al primo capitolo di Pinocchio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=326
LA PAROLA DI DIO CONDANNA L'OMOSESSUALITA'
L'ideologia dell'omosessualità minaccia la libertà di pensiero: chi non la condivide rischia l'emarginazione culturale e sociale
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2451
CRISTO E LA CHIESA: UN MATRIMONIO RIUSCITO
Quante aberrazioni quando non si hanno idee chiare su questa importante verità di fede
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133
PERCHE' I SACERDOTI NON SI SPOSANO?
La domanda è un'altra: perché Gesù non si è sposato? Gesù in realtà era sposato... con la Chiesa!
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3334
NAPOLEONE: ''SONO CATTOLICO ROMANO, E CREDO CIO' CHE CREDE LA CHIESA''
Esce il libro con le conversazioni dell'imperatore con i suoi generali in esilio a Sant'Elena
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3097
IL RISORGIMENTO VIENE RACCONTATO DAL PUNTO DI VISTA DELLE ÉLITES, NON DELLA GENTE
Leva obbligatoria senza democrazia, arresti di parroci, nuove tasse, chiese requisite, vescovi impediti nel governo... Ma come si fa a dire W Garibaldi?
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=26
IL VATICANO II E L'IMPROPONIBILE CRISTOLOGIA DI DON GIUSEPPE DOSETTI
Il suo vescovo (di Bologna), oggi emerito, ricorda il politico e teologo autodidatta che difese la Costituzione Italiana considerandola sacra e inviolabile al pari della Parola di Dio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2662

Fonte: La Croce, 14 luglio 2015

5 - AVVENTURIERI DELL'ETERNO, IL NUOVO LIBRO DI SOCCI
Un viaggio alla ricerca dell'infinito che si è fatto uomo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Avventurieri dell'eterno, luglio 2015

Ci sono volti, fra i cristiani, che in maniera straordinaria fanno trasparire la luce del Risorto e quindi la luce del Paradiso.
Sono stato colpito, per esempio, dal «mistero» di una foto (la stessa che si può vedere sulla copertina del libro) che mi è capitata tra le mani tempo fa.
Chi è quel giovane scarmigliato, biondo e barbuto? Cosa significa quel suo sorriso sereno, quello sguardo fermo e limpido?
Forse è un attore o un artista, anzi, probabilmente dalla camicia malconcia siamo romanticamente indotti a pensare che possa essere un guerrigliero o un avventuriero o un esploratore.
È una di quelle foto che sembrano immortalare un giovane eroe, un po' come quella celebre di Che Guevara, perché, si sa, «gli eroi son tutti giovani e belli»...
In effetti lui è un eroe, un audace avventuriero: cominciamo col dire che era spagnolo si chiamava Martín Martínez Pascual e - quando fu scattata questa istantanea - aveva venticinque anni.
Un altro «dettaglio»: era un prete cattolico che fu catturato dai miliziani repubblicani: non aveva nessuna colpa, se non quella di essere un sacerdote.
Il 18 agosto 1936 fu fucilato e la foto è stata scattata pochi istanti prima dell'esecuzione. Questo è l'aspetto affascinante...

FU UNO DEI TANTISSIMI MARTIRI
La carneficina perpetrata dalle forze repubblicane in Spagna negli anni Trenta, ai danni della Chiesa, fu di inusitata ferocia. Quell'odio non era motivato né dalla guerra civile - che scoppiò successivamente - né dall'obiettivo politico di instaurare un regime analogo a quello sovietico. Era un odio satanico, ebbe a dire il papa.
Mentre il 70 per cento delle chiese subirono devastazioni e profanazioni (a volte la distruzione totale), in odio alla fede cristiana furono catturati e massacrati senza alcun motivo, solo per l'appartenenza alla Chiesa, migliaia di inermi, preti, suore, religiosi, catechisti, famiglie cattoliche ed esponenti cristiani impegnati nelle parrocchie e nella società.
Solo in anni recenti la Chiesa stessa ha potuto capire l'enormità di quello che accadde in Spagna negli anni Trenta.
Giovanni Paolo II, in diverse riprese, beatificò 460 vittime di quella persecuzione, fra questi padre Martín, il 1° ottobre 1995. Fra il 2005 e il 2011 poi Benedetto XVI ne beatificò più di cinquecento. E altri 522 sono stati beatificati a Tarragona il 13 ottobre 2013 sotto il pontificato di Francesco.
Tuttavia si calcola che siano state circa diecimila le persone che furono martirizzate in odio alla fede e uno dei maggiori storici di quel periodo, monsignor Vicente Cárcel Ortí, ha spiegato bene (in un'interviusta a Tempi) le caratteristiche di questa tragedia: "Non si tratta di eroi, ma di persone normali che vivevano una fede per cui valeva la pena dare la vita. E fu una sorpresa anche per la Chiesa: molti pensavano che la fede popolare degli spagnoli fosse insufficiente, folcloristica e sentimentale. Invece, davanti alla prova, emerse la sua forza semplice e cristallina, prima snobbata dagli intellettuali. La cosa impressionante è che in ogni città, senza conoscersi né mettersi d'accordo, morirono tutti allo stesso modo: invitati ad abiurare in cambio della vita, rifiutarono e morirono pregando per i loro assassini e urlando: 'Viva Cristo Re'. Come accadeva anche in Messico o in Germania davanti alle SS di Hitler. Leggendo tutte le carte dei processi non si trova un solo caso di tradimento. Questo è miracoloso perché non è scontato che uno che ha fede non ceda o non tradisca".

PADRE MARTÍN
Ma torniamo a fissare lo sguardo su una di queste storie, appunto quella di padre Martín, il giovane della foto. Era nato l'11 novembre 1910, entrò in seminario e fu ordinato presbitero il 15 giugno 1935. Nel 1934 era entrato nella Società di sacerdoti operai diocesani del Sacro Cuore di Valdealgorfa (Teruel), nella diocesi di Saragozza.
Inviato al Collegio di San José, allo scatenarsi della persecuzione anticristiana padre Martín dovette entrare in clandestinità. Quando apprese che suo padre era stato catturato si presentò ai persecutori, sapendo bene cosa lo aspettava, e fu subito arrestato.
Insieme ad altri cinque sacerdoti e nove laici (catechisti e militanti cattolici) fu portato dai miliziani verso il cimitero del villaggio dove furono tutti messi in fila, di spalle, per la fucilazione. Solo Martín volle stare di fronte ai suoi carnefici guardandoli negli occhi.
Gli chiesero se prima di morire voleva fare qualche dichiarazione. Lui disse: «Voglio solo darvi la mia benedizione, in modo che Dio non consideri la pazzia che state per fare».
Il fotografo tedesco Hans Gutmann, più noto come Juan Guzmán (1911-1982), che era presente lì, con i miliziani, fece le sue istantanee proprio in quei drammatici momenti. Subito dopo puntarono i fucili su Martín e lui, appena prima della raffica, gridò: «Viva Cristo Re!».
Avrebbe potuto abiurare e salvare la sua giovane vita. Ma nemmeno per un attimo prese in considerazione questa possibilità.
Al contrario sembrava felice di poter rendere testimonianza a Gesù con la sua stessa vita, in segno di amore a Lui che dette la sua vita per salvare tutti.
Ma in quella foto c'è qualcosa di più, infatti il suo volto è sereno, i suoi occhi luminosi, il suo atteggiamento è fermo e pacato, la postura delle braccia esprime forza e poi quel sorriso straordinario, non ostentato, non beffardo, ma pieno di candore evangelico. Quasi lascia senza fiato perché fa trasparire una certezza vittoriosa.
Il mistero di questa foto sta proprio qui: è il volto di un venticinquenne pochi istanti prima della sua fucilazione. Com'è possibile che non mostri alcuna traccia di nervosismo o di odio, nessuna paura della fucilazione e della morte? Perché non ha nessun terrore?
Quegli occhi, quel sorriso sono già illuminati da ciò che lo aspetta di lì a qualche secondo. La vita vera, la realtà vera lo aspetta. E - a guardare il suo volto - deve essere bellissima.
I martiri spagnoli come padre Martín sono solo una piccola parte di quell'immane fiume di sangue cristiano che è stato versato nel XX secolo e si continua a versare nel XXI. In tutte le latitudini, sotto tutti i regimi e tutte le ideologie.
È la più grande persecuzione di tutta la storia cristiana e mostra come la Chiesa è stata chiamata a rivivere la Passione del Salvatore, in modo speciale, proprio nel nostro tempo.
Cosa che dà ai nostri anni un connotato apocalittico e mostra al mondo questa Chiesa dei martiri come il primo segno e la più chiara testimonianza dell'eternità.
(tratto da un capitolo del libro "Avventurieri dell'eterno" - ed. Rizzoli)

Fonte: Avventurieri dell'eterno, luglio 2015

6 - PAKISTAN, LA MADRE DI TUTTE LE PERSECUZIONI
La discriminazione si impara fin dai libri di scuola e la legge sulla blasfemia copre qualsiasi arbitrio contro i cristiani
Autore: Marta Petrosillo - Fonte: Il Timone, maggio 2015

«Siete liberi di andare al tempio, alla moschea o in qualsiasi altro luogo di culto. La vostra religione non ha nulla a che fare con gli affari dello Stato. Diamo inizio ad un'era in cui non vi è discriminazione». Così Muhammad Ali Jinnah parlava all'Assemblea costituente pachistana l'11 agosto 1947. Purtroppo però i sogni del fondatore del Pakistan si sono infranti, quantomeno per le minoranze religiose che oggi conoscono tanto la discriminazione quanto la persecuzione.

LA TERRA DEI PURI
La "terra dei puri" è uno dei luoghi al mondo in cui è più difficile essere cristiani. Minuscola minoranza, meno del 2% dei 180 milioni di abitanti, i cristiani affrontano regolarmente discriminazioni e ingiustizie. Sin dai banchi di scuola, quando sono costretti a studiare su libri che favoriscono l'intolleranza religiosa. In molti testi delle scuole pubbliche le minoranze religiose non vengono citate - sono comuni affermazioni quali «Siamo tutti pachistani, siamo tutti musulmani» - o sono esplicitamente screditate. Uno studio del 2011 della commissione Usa sulla libertà religiosa nota infatti che nei libri di testo pachistani «i riferimenti ai cristiani sono spesso inaccurati ed offensivi. E che gli appartenenti alle minoranze sono ritenuti cittadini di seconda classe, che dovrebbero essere grati ai musulmani perché generosamente concedono loro alcuni diritti». Per non parlare dei testi delle madrasse, le scuole islamiche, in cui i non musulmani sono indicati come khafir [infedeli], dhimmi, o perfino apostati.
Discriminati a scuola, discriminati nel mondo del lavoro, senza pressoché alcuna possibilità di accedere a cariche politiche se non a quelle riservate alle minoranze, a volte perfino riassegnate a musulmani per "assenza di candidati". I cristiani appartengono perlopiù alle fasce maggiormente deboli della popolazione ed è altissima la loro percentuale tra gli operai delle fornaci di mattoni, costretti a lavorare quattordici ore al giorno per l'equivalente di qualche decina di euro al mese. È diffi-cile avere stime esatte, ma l'organizzazione pachistana Public Welfare Foundation ritiene che almeno l'80% della forza lavoro impiegata nella produzione di mattoni sia formato da cristiani.

LA LEGGE ANTI-BLASFEMIA
Nel quadro di grave e diffusa discriminazione appena descritto, la persecuzione dei cristiani e delle altre minoranze religiose trova poi il suo strumento d'elezione nella cosiddetta legge anti-blasfemia. La norma corrisponde in realtà ai commi B e C dell'articolo 295 del codice penale pachistano che puniscono rispettivamente con l'ergastolo chi profana il Corano e con la pena capitale chi offende il profeta Maometto. L'articolo 295 è in parte ereditato dalla legislazione introdotta nel 1860 dall'impero britannico per proteggere i sentimenti religiosi, che però si riferiva a tutte le confessioni e non esclusivamente a quella islamica. Sarà il generale Zia-ul-Haq a introdurre negli anni '80 del XX secolo i commi B e C, trasfor-mando l'art. 295 in uno strumento atto a difendere esclusivamente l'islam. Con una conseguente discriminazione delle minoranze religiose. Perché se è vero che – come non manca di precisare regolarmente il governo pachistano - la maggioranza degli accusati di blasfemia è di fede musulmana, non si può fare a meno di notare che circa il 50% dei presunti blasfemi appartiene a minoranze religiose che in Pakistan rappresentano appena il 4% della popolazione.
I due commi voluti da Zia-ul-Haq favoriscono un uso improprio della legge, di cui ci si può facilmente servire per risolvere questioni personali come vendicarsi di un torto subito o liberarsi di un rivale in affari. Non è un caso dunque se dal 1947, anno di nascita del Pakistan, al 1986, anno di introduzione del comma C, si sono registrati solo sei casi di blasfemia, mentre dal 1986 ad oggi contano 1438 casi, di cui 182 vedono imputati dei cristiani.
I commi B e C mancano infatti di una precisa definizione del reato, la cui descrizione alquanto generica lascia spazio ad un'ampia discrezionalità in sede giuridica. Non vi è poi alcun riferimento all'intenzionalità dell'accusato. Sulla base dell'articolo 295 comma B, lasciar cadere accidentalmente una copia del Corano significa commettere blasfemia. Allo stesso modo si può essere blasfemi semplicemente calpestando una pagina di giornale sulla quale sono riportati dei versetti del Corano: un'eventualità non così remota in un paese in cui quotidiani, riviste e cartelloni riportano quotidianamente versetti del libro sacro islamico. Non costituiscono un'attenuante né la minore età e i disturbi mentali, come dimostra ampiamente il caso di Rimsha Masih, né l'analfabetismo – che in Pakistan ha un tasso superiore al 40% - e la mancata conoscenza della lingua araba, compresa da meno del 5% della popolazione.

MANCA L'ONERE DELLA PROVA
Ma l'elemento che più di ogni altro favorisce un uso improprio della "legge nera" è l'assenza di riferimenti all'onere della prova. Per essere arrestati è sufficiente un'accusa, che si ritiene falsa in circa il 95% dei casi. L'accusatore non deve fornire prove, sta al presunto blasfemo dimostrare la propria innocenza, il più delle volte senza poter contare sulla testimonianza di familiari e amici, che rischierebbero di essere incriminati a loro volta se parlassero in sua difesa. Le accuse non cadono se non nei successivi gradi di giudizio, quando l'imputato ha già trascorso un lungo periodo in carcere, peraltro rischiando di essere ucciso, come accaduto nel 2009 a Fanish Masih. Altri presunti blasfemi sono stati assassinati prima ancora di essere assicurati alla giustizia - come Shama e Shahzad Masih, i due coniugi cristiani arsi vivi in una fornace di mattoni nel novembre 2014 - o dopo essere stati assolti, come Mohammad Imran, rilasciato per mancanza di prove e poi freddato in strada nel 2011. «Per chi è accusato di blasfemia non vi è mai giustizia», ha dichiarato al Timone Ashiq Masih, marito di Asia Bibi. Nel 2009 la donna cristiana, madre di cinque figli, è stata accusata di aver offeso Maometto da alcune donne musulmane. Un'accusa che lei ha sempre negato, ma per la quale nel 2010 è stata condannata a morte per impiccagione. Nell'ottobre del 2014 l'Alta corte di Lahore ha confermato la sentenza. Uno dei suoi avvocati, Joseph Nadeem, racconta come la pressione di numerosi musulmani presenti in aula abbia influito sul verdetto.

GLI ALTOPARLANTI DELLE MOSCHEE
A decidere l'esito di un processo o l'apertura di un'indagine per blasfemia è in molti casi la grande pressione esercitata dalla comunità locale - spesso incitata dagli altoparlanti delle moschee - sulle forze di polizia e sui giudici, che sono regolarmente minacciati e talvolta uccisi. Nel 1998 il giudice dell'Alta corte di Lahore Arif Bhatti è stato assassinato per aver prosciolto Salamat Masih, un ragazzo cristiano di appena 11 anni accusato di blasfemia. Secondo il suo assassino, assolvendo un blasfemo il giudice Bhatti si era macchiato di blasfemia e meritava di morire. La stessa sorte è toccata al governatore del Punjab Salmaan Taseer e al Ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti entrambi uccisi nel 2011 a causa del loro grande impegno contro la legge sulla blasfemia e in difesa di Asia Bibi.
Se un musulmano incolpato di blasfemia è l'unico a pagare per il reato commesso, quando l'accusato è un cristiano, o un appartenente ad un'altra minoranza religiosa, è l'intera comunità a risponderne. E nella caccia al blasfemo avvengono veri e propri massacri. Come è accaduto nel 2009 a Gojra, dove sono morti sette cristiani, e nel 2013 a Joseph Colony, il quartiere cristiano di Lahore ridotto in cenere da una folla di tremila musulmani alla ricerca del presunto blasfemo cristiano Sawan Masih. Ironia della sorte, gli 83 uomini ritenuti colpevoli dell'attacco a Joseph Colony sono stati tutti rilasciati su cauzione, mentre Sawan Masih è stato condannato a morte.
In seguito alla recente decisione del governo pachistano di revocare la moratoria sulla pena capitale, Sawan Masih, Asia Bibi e gli altri cristiani condannati a morte per aver insultato il profeta Maometto, rischiano oggi di morire. «Ora - ha detto al Timone Joseph Nadeem - Asia può essere uccisa in qualsiasi momento».

Fonte: Il Timone, maggio 2015

7 - PREPARATEVI... ANCHE LA PEDOFILIA VERRA' LEGITTIMATA
Gli argomenti sono gli stessi usati a suo tempo per normalizzare l'omosessualità
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-07-2015

Qualche mese fa il New York Times ha pubblicato un articolo di Margo Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Camden. Il titolo è ad effetto: "Pedofilia: un disturbo e non un crimine". Ora andremo a scorrere le argomentazioni offerte nell'articolo per constatare come la Kaplan riesca sottilmente a legittimare la pedofilia. Sono gli stessi passi che, anni addietro, vennero compiuti per legittimare l'omosessualità.

PRIMO PASSO
Un primo passo per rendere accettabile una condotta o una condizione è affermare che non è poi così rara. Scrive la Kaplan: «Secondo alcune stime, l'1 per cento della popolazione maschile continua, molto tempo dopo la pubertà, a sentirsi attratto da bambini in età prepuberale». Direte voi: l'1% è cifra irrisoria. Non è tanto vero. In una qualsiasi giornata voi incontrate per strada, nei luoghi pubblici sicuramente più di 100 maschi. Ecco la docente della Rutgers ci sta dicendo che ogni giorno voi incontrate senza saperlo almeno un pedofilo, se non di più. Posta così la questione quell'1% inizia ad essere un po' più ingombrante nella nostra percezione del fenomeno. Poco importa poi che il dato sia attendibile o meno, l'importante è far comprendere che la pedofilia è una realtà sociale, un fenomeno che esiste ed esiste accanto a noi. Inoltre, quell'1% ricorda tanto l'1% di persone omosessuali presenti nella popolazione mondiale. Anche loro una minoranza, ma che oggi pesa moltissimo.
Poi la Kaplan cerca di rischiarare la condizione del pedofilo quando ricorda che secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali la pedofilia è un disturbo se «provoca un disagio o difficoltà interpersonali». Affermazione volutamente obliqua. Si domanderà il lettore: se il pedofilo è felice di essere tale allora non è più un disturbo la pedofilia? Se il bambino, a motivo proprio della sua immaturità, è falsamente consenziente e quindi non ci sono particolari «difficoltà interpersonali» la pedofilia è condizione non più patologica? Domande che la Kaplan volutamente lascia in sospeso, come una spada di Damocle sulle teste dei bambini.

PERCHÉ GHETTIZZARLI?
Proseguiamo con un altro sottile e pericoloso distinguo che fa l'autrice dell'articolo: «la pedofilia è uno stato e non un atto. [...] Circa la metà di tutti i pedofili non sono sessualmente attratti da loro vittime». In filigrana la Kaplan ci sta dicendo che fin tanto che il pedofilo non tocca un bambino, la pedofilia potrebbe essere anche accettata. Infatti, metà dei pedofili non sono nemmeno attratti sessualmente dai bambini (e allora non sono pedofili) e dunque perché temerli? Perché ghettizzarli?
Infatti, più avanti l'articolo così chiosa: «Un pedofilo deve essere ritenuto responsabile per il suo comportamento, non per l'attrazione sottostante». Ad onor del vero qui la professoressa Kaplan sta parlando delle sanzioni penali - e su questo le diamo ragione - ma non specificare che anche la stessa condizione non è sana dal punto di vista clinico e intrinsecamente disordinata dal punto di vista morale potrebbe far ritenere al lettore che tutto sommato, finché non c'è abuso, la pedofilia potrebbe essere anche accettata.
Questa argomentazione appena illustrata offre la sponda ad una successiva: «Un secondo malinteso è che la pedofilia è una scelta. Recenti ricerche  [...] suggeriscono che il disturbo può avere origini neurologiche». Affermare che la pedofilia non è una scelta, ma una condizione è la stessa motivazione spesa per legittimare l'omosessualità. In sintesi: se sei nato così oppure se è la conformazione del tuo cervello che ti porta a compiere atti pedofili tu non sei responsabile dei tuoi atti. É il tuo Dna o le tue sinapsi che ti costringono ad abusare sui bambini, attraverso una coazione di carattere ormonale e psichico invincibile. Ergo tu non sei colpevole di eventuali abusi. Il determinismo empirista predica in buona sostanza la morte della libertà e quindi della responsabilità morale e penale.  Il passaggio per dire che la pedofilia è condizione naturale - proprio perché inscritta nel Dna e nel cervello - è dietro l'angolo.

DISCRIMINAZIONE
Poi, ecco un altro tassello per legittimare la pedofilia, lo stesso usato dalle lobby gay per tutelare l'omosessualità: la discriminazione ingiusta che patirebbero i pedofili. La Kaplan racconta di persone che sentono l'impulso di molestare un bambino, ma si trattengono. Costoro «devono nascondere il loro disturbo a tutti», spiega la Kaplan,  «altrimenti rischiano di perdere opportunità di lavoro e di formazione [...]. Molti si sentono isolati, alcuni pensano al suicidio. Lo psicologo Jesse Bering, autore di Perv.: la devianza sessuale in tutti noi, scrive che le persone affette da pedofilia "non vivono la loro vita nell'armadio; stanno eternamente accovacciati in una panic room"». Poi l'autrice, che si premura nel dire che comunque un pedofilo non dovrebbe mai fare il maestro alle elementari, prosegue citando due leggi statunitensi le quali «vietano la discriminazione contro individui affetti da disabilità mentali, in settori quali l'occupazione, l'istruzione e le cure mediche. Il Congresso, tuttavia, ha escluso esplicitamente la pedofilia dalla protezione di queste due leggi fondamentali. È il momento di rivedere queste esclusioni».
Il pedofilo come soggetto discriminato dalle persone e dalle leggi. Il solito e pericolosissimo cliché che la Kaplan giustifica sostenendo che se non aiutiamo i pedofili a venire allo scoperto sarà impossibile curarli. Quando la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.  In sintesi l'autrice ha messo in campo le seguenti argomentazioni per normalizzare la pedofilia: essa è un fenomeno sociale non così marginale e come tale dobbiamo farci i conti; è un disturbo solo se provoca disagio al soggetto o a terzi, non di per se stessa; la pedofilia va impedita solo se sfocia in condotte conseguenti; non è colpa del pedofilo se abusa dei bambini perché è madre natura che lo ha fatto così; i pedofili vivono una vita da ghettizzati, non discriminiamoli. Un film dell'orrore già visto.

Nota di BastaBugie: nel 2013 abbiamo rilanciato due articoli che mettevano in guardia dalla svolta pedofila. Ecco i loro link qui sotto:
DOPO L'OMOSESSUALITA', IL DSM STA PER RENDERE NORMALE ANCHE LA PEDOFILIA
La nuova edizione del manuale diagnostico più famoso del mondo è prevista per il maggio 2013 e sarà un ulteriore attacco alla natura umana
di Roberto Marchesini
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2645
DSM 5: DOPO L'OMOSESSUALITA', ANCHE LA PEDOFILIA DIVENTA NORMALE
La pedofilia era considerata una malattia, ma quest'anno (come accadde per l'omosessualità) l'associazione degli psichiatri americani l'ha convertita in un normale orientamento sessuale
di Benedetta Frigerio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3013

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-07-2015

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LA BUONA SCUOLA DI RENZI INTRODUCE IL GENDER
L'ideologia del gender entrerà per legge nella scuola nell'area curricolare, non soggetta a consenso informato e non controllabile dal genitore
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 14/07/2015

Spett.le redazione di BastaBugie,
seguo con interesse il vostro giornale ed ho letto con attenzione l'articolo di Riccardo Cascioli "Smascherato il diabolico compromesso" [vedi http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3826].
Sono un insegnante della scuola statale e vorrei segnalare che il principale strumento nel quale il gender entrerà per legge (Buona Scuola) nella scuola è proprio l'area curricolare, non soggetta a consenso informato e non controllabile dal genitore.
I progetti extracurricolari sono infatti costosi e facoltativi e si tende a svolgerli durante le ore curricolari (obbligatorie) con la scusa della flessibilità didattica delle varie discipline o addirittura curvando appositamente il profilo didattico di alcune discipline verso il gender, basta l'intervento dell'insegnante e la scelta di testi e altri materiali.
Nella mia scuola è stato fatto un progetto di educazione sessuale (con profilattici ecc,) durante ore curricolari al posto di alcune materie, senza informare più di tanto. Solo alcuni genitori si sono accorti. Anche le paritarie, con la Buona Scuola, dovranno piegarsi a far entrare il gender in quanto la formulazione dell'art.16 è inequivocabile e fa riferimento al decreto Fornero contro le discriminazioni (leggere bene e vedere cosa si nasconde dietro quei numeri di leggi). Entrerà nel taglio didattico curricolare, per legge.
Non vi spiegate perché le associazioni pro-gender non abbiano protestato alle dichiarazioni ed alla circolare del Ministro Giannini? L'unico modo che hanno i genitori di tutelarsi è la partecipazione attiva (ma contro la legge si può poco), i ricorsi di incostituzionalità contro la Buona Scuola (toglie la libertà di educazione e di insegnamento) e la oculatissima scelta della scuola peri propri figli, senza scartare, anzi, la possibilità dell'istruzione parentale, contro cui la "Buona Scuola" nulla può. Stanno infatti fiorendo molte scuole parentali [come, ad esempio, Alleanza Parentale http://www.alleanzaparentale.it].
Un saluto. grazie.
Andrea

Caro Andrea,
in effetti non mi risulta che i progetti gender attualmente siano proposti come attività extracurricolari facoltative.
Una cosa sono le attività extracurricolari (formalmente non fanno parte del programma - curricolo, ma vengono fatte in orario obbligatorio, come arricchimento dell'offerta formativa), una cosa le attività fatte in orario extracurricolare (effettivamente facoltative).
In una scuola elementare di mia conoscenza, il progetto era inserito nell'orario obbligatorio, in nessun modo poteva essere a scelta la partecipazione, insomma è proprio vero che questa circolare è davvero pessima. Altro che salvezza dal gender!
A onor del vero, con l'articolo "Buona scuola e Cirinnà" dell'11-07-2015, Riccardo Cascioli ha precisato la sua posizione in merito: "ho solo preso atto di quanto ormai compiuto, consapevole anche del fatto che quell'articolo 16 della riforma della scuola è - purtroppo - solo uno dei canali attraverso cui il gender penetra nella scuola. Bisogna ricordare al proposito che la principale fonte di problemi in tal senso è quella 'Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere', che dobbiamo al governo Monti e in particolare al ministro Fornero. Già nel maggio 2013, del resto, avvertivamo su quello che sarebbe successo nella scuola, ma anche allora la maggior parte dei politici cattolici aveva altre preoccupazioni."

Fonte: Redazione di BastaBugie, 14/07/2015

9 - OMELIA XVI DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 6,30-34)
Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 luglio 2015)

La prima lettura di questa domenica è un messaggio rivolto ai pastori d'anime, a tutti quelli che hanno ricevuto da Dio l'altissima missione di condurre le pecorelle del Signore ai pascoli della vita eterna. Il profeta Geremia richiama fortemente al loro dovere i capi religiosi del suo tempo, i quali più che il bene del gregge a loro affidato cercavano i loro interessi personali. Ecco, allora che rivolge loro queste severe parole: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo [...] voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati» (Ger 23,2).
A questo punto, il profeta Geremia, a nome di Dio, promette che Dio stesso si occuperà di queste pecorelle inviando loro il Messia, della stirpe di Davide. Così dice il Profeta: «Ecco verranno giorni nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra» (Ger 23,5). Chiaramente, questo Messia è Gesù, l'unico Salvatore del mondo, che ha radunato le pecorelle disperse a prezzo del suo sangue.
La seconda lettura ci presenta ancor meglio Gesù come Pastore delle nostre anime, che è venuto a far di tutti noi un solo gregge. Così scrive san Paolo agli efesini: «Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva» (Ef 2,14), ovvero il peccato che ci separava da Dio, ci separava tra di noi e ci faceva vagare per sentieri tortuosi ed impervi.
Purtroppo, tante volte ricadiamo nella palude dei nostri peccati, per cui Gesù, il Buon Pastore, ci viene incontro per ricondurci sul retto sentiero. Egli viene a noi per mezzo dei salutari rimorsi di coscienza, suscitando un profondo pentimento e il desiderio di confessare sinceramente i nostri peccati. Lasciamoci afferrare dalle mani di Gesù, lasciamoci caricare sulle sue spalle e ricondurre all'ovile.
Chi rimane con Lui non avrà da temere alcun male. Si rimane con Lui quando si osservano i suoi comandamenti, quando si prega, si evita il peccato e si compiono le opere buone. Allora egli potrà ritenere rivolte a se stesso le bellissime parole del salmo che abbiamo ascoltato: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce» (Sal 22). Nelle inevitabili prove della vita dobbiamo ancorarci ancora di più a questa certezza e credere senza esitazione che Gesù, Buon Pastore della nostra anima, è sempre accanto a noi, e che in Lui dobbiamo confidare. Il salmo, infatti, continua con queste consolanti parole: «Anche se vado per una valle oscura non temo alcun male, perché tu sei con me» (ivi). La cosa più sbagliata che possiamo fare in quei momenti è quella di agitarci. Facendo così impediamo a Gesù di agire, di prendersi cura della nostra vita. In quei momenti, la cosa più bella da fare sarà quella di chiudere gli occhi dell'anima e di dire con piena fiducia: "Gesù, in Te confido, pensaci Tu". E allora, anche nelle tenebre della nostra valle oscura, risplenderà la luce della speranza.
Infine, il Vangelo ci presenta il nostro Redentore che si muove a compassione della folla che sembrava proprio come un gregge senza pastore. Gesù si mise allora ad insegnare loro molte cose (cf Mc 6,34). Gesù ha compassione di noi ed è più sollecito Lui di beneficarci più quanto lo siamo noi di essere aiutati. Prima di tutto, Gesù si prende cura delle nostre anime, insegnandoci le verità che sono via al Cielo. Leggendo il suo Vangelo e ascoltando la Chiesa, noi saremo sicuri di vivere nella verità. Poi il Signore ci dona i suoi Sacramenti che ci danno la sua grazia, e in modo particolare il Sacramento dell'Eucaristia che non ci offre solo la sua grazia, ma ci dona Lui stesso, dietro le povere sembianze di un po' di pane e di un po' di vino. Inoltre, Gesù ha compassione di noi prendendosi cura della nostra vita. La Provvidenza divina vigila costantemente su di noi, e quanto più grande sarà la nostra fiducia, tanto più numerose saranno le grazie anche di ordine materiale che riceveremo dalla mano paterna di Dio. Lungo i secoli, Gesù ha suscitato numerosi pastori secondo il suo cuore. Prima di tutto gli Apostoli, fino ad arrivare ai nostri giorni. Uno di questi pastori che hanno ricalcato fedelmente le orme di Gesù è stato senza dubbio san Giovanni Maria Vianney. Da tutti chiamato il Santo Curato d'Ars, si distingueva per la sua continua preghiera e per la sua generosa penitenza. Per le pecorelle affidate alla sua cura, egli pregava e offriva continui sacrifici. Egli non cercava il suo tornaconto, ma unicamente la gloria di Dio e il bene delle anime.
Quando giunse ad Ars, qualcuno gli disse che in quel paese «non c'era nulla da fare», che le persone pensavano solo alla terra, che non si davano pensiero del cielo e non andavano a Messa alla domenica. Egli rispose che, dunque, «c'era tutto da fare». E si mise all'opera. In che modo? Stando in ginocchio e vegliando le notti in preghiera davanti al Tabernacolo. E, con l'andare degli anni, il paese cambiò profondamente, al punto che quasi tutti partecipavano alla Messa ogni giorno della settimana.
Preghiamo con fiducia e chiediamo al Signore che ci siano sempre pastori secondo il suo Cuore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 luglio 2015)

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