BastaBugie n°411 del 22 luglio 2015

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1 CHI SI DICHIARA GAY NON PUO' RICEVERE LA COMUNIONE
A una persona che non si pente, persevera ostinatamente nel peccato (in qualsiasi peccato grave), addirittura se ne vanta e ne fa una battaglia, non è possibile dare nemmeno l'assoluzione
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: Civiltà Cristiana
2 LE SOLITE 4 BUGIE PER LEGALIZZARE LA MARIJUANA
La novità non è negli argomenti (sempre gli stessi), ma che il Parlamento ora ha i numeri per approvare un testo sciagurato
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 CINQUE ARMI PER VINCERE LA MASTURBAZIONE
L'autoerotismo è un vizio dannoso sia a livello fisico che psicologico, ecco come combatterlo
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia
4 PLANNED PARENTHOOD E IL TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI
Con una telecamera nascosta, la ABC News svela gli orrori della più grande catena di cliniche abortiste d’America (sconsigliamo la lettura a persone facilmente impressionabili)
Autore: Federica Paparelli Thistle - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 ESCE ''CUORE APERTO'', IL NUOVO ALBUM DEI THE SUN
Subito 1° nella classifica rock di iTunes, ora Francesco Lorenzi e compagni sono in giro per l'Italia per un nuovo tour
Autore: Costanza Signorelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 ANCHE IL MISTERO DEL CERVELLO PARLA DI DIO
La stimolazione magnetica transcranica apre nuove possibilità e ci permette di riflettere anche sull'esistenza di Dio
Autore: Umberto Fasol - Fonte: Il Timone
7 INFANZIA INFANGATA: ASILI NIDO O ASILI TORTURA?
Pollicino, simbolo dei bambini smarriti di oggi, ritroverà la strada di casa solo grazie alla mano salda di un genitore amorevole, conscio della sua missione e del proprio ruolo
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana
8 AVVENIRE, IL QUOTIDIANO DELLA CEI, PREPARA LA VIA CATTOLICA ALLE NOZZE GAY
Cari vescovi, davvero siete d'accordo che bisogna obbedire prima alla costituzione che a Dio?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Gv 6,1-15)
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - CHI SI DICHIARA GAY NON PUO' RICEVERE LA COMUNIONE
A una persona che non si pente, persevera ostinatamente nel peccato (in qualsiasi peccato grave), addirittura se ne vanta e ne fa una battaglia, non è possibile dare nemmeno l'assoluzione
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: Civiltà Cristiana, 10 luglio 2015

Una delle critiche più frequenti a chi si manifesta assolutamente non possibilista sulla Comunione agli omosessuali praticanti è che questa posizione (e quindi la posizione della Chiesa) sarebbe discriminatoria.
Il Dizionario Garzanti definisce "discriminare" come "discernere, distinguere, fare una differenza" e anche "assumere atteggiamenti, comportamenti, provvedimenti che, all'interno di un gruppo o di una società, ne isolano o danneggiano una parte". Possiamo definirla quindi anche come "non permettere l'accesso a diritti che spettano come a tutti gli altri".

NON SI DISCRIMINA NESSUNO SE GLI SI ATTRIBUISCE QUEL CHE MERITA
Ora, in uno Stato non si è mai sentito (anche se, ultimamente, la certezza della pena, soprattutto per gli stranieri, in Italia è inesistente) difendere uno che commette un reato con l'argomento della discriminazione: "togliergli la libertà è una discriminazione".
L'esempio è ben più calzante di quel che alcuni possono pregiudizialmente pensare, anche se ovviamente l'omosessualità non è un reato civile o penale per la Costituzione italiana, e spiego in che senso. Non si discrimina nessuno se gli si attribuisce quel che merita sulla base della sua condotta (se l'omicida è condannato all'ergastolo, metterlo in galera per il resto della sua vita è un diritto della comunità e la logica conseguenza delle sue azioni). Non vi è nessuna discriminazione, nessuna differenza rispetto a chi ha avuto una condotta diversa (l'uomo o la donna onesti e rispettosi della vita altrui).
Quello che si vuole dire è che non ci può essere discriminazione nel trattare diversamente due situazioni diverse.
Arriveremmo altrimenti ad una contraddizione, nei fatti oltre che in termini. Ed anche ad una vera discriminazione, opposta: quella di chi ha una condotta giusta e non vede punito chi invece non l'ha avuta.
Ecco, proprio questa contraddizione in termini e in fatto vorrebbe introdurre chi continua a urlare ai quattro venti che "la Chiesa deve prendere atto" della situazione odierna e aprire l'accesso ai sacramenti anche alle persone che praticano l'omosessualità. Gravissimo è il sentirlo da sacerdoti, vescovi e cardinali. Agli anticlericali (espressi e non) siamo abituati.
La Chiesa cattolica non discrimina nessuno. Da sempre infatti si distingue tra inclinazione omosessuale (che non è peccato, ma disordine) e pratica omosessuale (che invece è peccato grave). Se dunque una persona con tendenze e pratiche omosessuali si pente, si confessa con il proposito di non peccare più (Catechismo di San Pio X can. 358 e can. 369), quindi non ricade più nella condizione precedente, non ha nessun tipo di problema a ricevere la Comunione (Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 1415; Catechismo di San Pio X can. 335). Così come chiunque confessi qualsiasi altro peccato grave.

UN PROBLEMA BEN PIÙ PROFONDO
Il problema, quindi, si sposta ed è ben diverso, e direi anche ben più profondo, della pratica omosessuale.
Quel che conta, e tanto, è il peccato (parola oggi dimenticata), conta lo stato in cui si trova chi si avvicina alla Comunione: se questo è in peccato mortale, non può riceverla. E questo vale per qualsiasi tipo di peccato mortale, non solo per l'omosessuale. Il problema, in sostanza, è la recidiva.
Se una persona non si pente, persevera ostinatamente nel peccato (qualsiasi peccato grave non solo quello della pratica omosessuale), addirittura se ne vanta e ne fa una battaglia, non ha senso dare il perdono. Anzi, non è proprio possibile dare l'assoluzione. E questo per diritto divino.
Viene spiegato chiaramente dal Catechismo di San Pio X che tra gli elementi necessari per una buona Comunione esige l'«essere in grazia di Dio» (Catechismo di San Pio X can. 335; vedi anche Concilio di Trento, Sess. 12, can. 7 e can. 11, che insegna che per ricevere l'Eucaristia si richiede lo stato di grazia). Essere in grazia di Dio significa «avere la coscienza monda da ogni peccato mortale» (Catechismo di San Pio X can. 336). Ancora più efficacemente era stato spiegato da San Paolo quando aveva ammonito che ricevere la Comunione in peccato mortale equivale a mangiare la propria condanna (1Cor 11, 27-29).
Piccola parentesi su un altro elemento richiesto dal can. 335 del Catechismo di Papa Sarto: «sapere e pensare Chi si va a ricevere»: sembra sempre più chiaro, purtroppo, che molti non sanno Chi vanno a ricevere, che nella sacra Ostia c'è Nostro Signore Gesù Cristo (Catechismo di San Pio X can. 316 e can. 322). E questo influisce, e tanto.
Alla luce di quanto ricordato (qualcuno dovrebbe proprio imparare...) non ha senso parlare di discriminazione per gli omosessuali nel non poter ricevere la Comunione. Il senso invece è quello che nessuno può avvicinarsi a Cristo in stato di peccato mortale, qualsiasi esso sia. L'omosessuale che abbia compiuto pratiche omosessuali è uguale a chi ha rapporti sessuali al di fuori del matrimonio (adulterio) o a chi ha una vita sessuale disordinata (fornicazione): sono tutti in peccato grave (sebbene con differente gravità) e nessuno può ricevere la Comunione, senza la Confessione.

SE MANCA IL VERO PENTIMENTO...
La preclusione non ha luogo perché è omosessuale, ma perché manca il vero pentimento.
Che la pratica omosessuale sia peccato grave (mortale) come gli altri sopra elencati (ed altri ancora) non ci sono dubbi.
La Chiesa lo afferma da sempre. E lo ha ribadito e riassunto nel Catechismo, quando al can. 2357 insegna che «[...] Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (v. Gn 19, 1-29; Rm 1, 24-27; 1Cor 6, 9-10; 1Tm 1, 10), la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona Humana, 8). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».
Ancora più importante è ricordare che l'atto sessuale tra persone dello stesso sesso rientra nei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, dato che è peccato impuro (fornicazione) contro natura (stesso sesso). Non serve aggiungere altro.
Dai Dieci Comandamenti in poi questo è sempre stato insegnato in modo chiaro e inequivoco da Dio, da Cristo e dalla Sua Chiesa. Chi contestasse l'incontestabile sappia che non si è costretti ad essere cattolici, ma, se lo si vuole essere, si deve seguire quel che Cristo, tramite gli Apostoli e la Chiesa, ha insegnato, e lo si deve seguire integralmente, non manipolandolo a proprio piacimento, secondo quel che fa comodo. I cripto-protestanti possono tranquillamente entrare in una delle tante confessioni figlie di Lutero.
Alla luce di quanto esposto, il non poter assolutamente dare la Comunione a persone non con tendenze, ma con pratiche omosessuali, vi sembra discriminazione o la semplice applicazione delle Leggi di Cristo? Come non si griderebbe alla discriminazione per il ladro messo in galera, perché si dovrebbe credere ad una discriminazione per i peccatori di omosessualità esclusi dalla Comunione? Semmai, ci sarebbe anche qui, se ammessi, una discriminazione al contrario: quella dei fedeli in stato di grazia che non vedono differenza con quelli in peccato grave.
Viene da pensare che questo atteggiamento sia un ulteriore cavallo di Troia da regalare alla Chiesa e a chi propaganda l'omosessualismo.

Fonte: Civiltà Cristiana, 10 luglio 2015

2 - LE SOLITE 4 BUGIE PER LEGALIZZARE LA MARIJUANA
La novità non è negli argomenti (sempre gli stessi), ma che il Parlamento ora ha i numeri per approvare un testo sciagurato
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/07/2015

La novità della proposta di legalizzare lo spaccio delle droghe qualificate "leggere" non sta negli argomenti che adoperano i suoi 218 parlamentari sottoscrittori: li abbiamo a noia da circa 40 anni. La novità è che il Parlamento italiano si trova oggi nelle sciagurate condizioni di approvare un testo del genere; quel che è accaduto dall'inizio del governo in carica legittima questa conclusione: da marzo 2014 a oggi, su impulso dell'esecutivo e col sostegno della sua maggioranza sono stati approvati il divorzio breve, il divorzio facile, una pessima controriforma della legge sulla droga, si è scelto di non dare alcuna legislativa alle sentenze della Consulta su eterologa e selezione genetica pre-impianto, e si è andati avanti col gender a scuola, se pur con qualche apparente correzione di rotta.
Si prospetta il rischio che la discussione ripeta banalità pluriripetute e alla loro stregua legiferi. In un recente volume - Libertà dalla droga, Sugarco 2015 -, scritto con Giovanni Serpelloni e con Massimo Introvigne, abbiamo raccolto ed esposto sul punto elementi di fatto e argomenti di carattere scientifico, giuridico e sociologico. Rinviando a quel testo per una esposizione meno rapida, ecco i principali luoghi comuni sul tema.

1) CI SONO LE DROGHE "BUONE" E LE DROGHE "CATTIVE"
Primo luogo comune: ci sono le droghe "buone" e le droghe "cattive", quelle che possono far male e quelle che aiutano a passare una serata in spensieratezza, quelle "ludiche" e socializzanti e quelle che invece provocano qualche problema, quelle da permettere e quelle da vietare. É una distinzione falsa e fuorviante: lo "spinello" oggi in circolazione ha effetti devastanti e non sempre reversibili sulla psiche e sul fisico. The Independent, il popolare quotidiano inglese che per circa un decennio, a partire dal 1997, ha condotto una intensa campagna a favore della legalizzazione della cannabis, il 18 marzo 2007 è poi uscito con la copertina dell'edizione domenicale recante il titolo Cannabis, an apology: una richiesta di scuse ai lettori fondata su dati obiettivi. «(…) nel 1997 – è possibile leggere nel reportage di Jonathan Owen, sulla stessa testata – mentre questo giornale chiedeva la depenalizzazione, milleseicento persone erano in cura per dipendenza da cannabis. Oggi (cioè nel 2007) sono diventate ventiduemila». La campagna lasciata nel 1997 ha però condizionato nel Regno Unito la decisione, adottata nel 2004, di far passare la cannabis dalla tabella B – quella delle anfetamine e dei barbiturici – alla tabella C: quella delle droghe "leggere", il cui uso non è punibile. Nell'editoriale si cita una celebre frase di John Maynard Keynes – «se i fatti cambiano, noi cambiamo opinione» – per aggiungere che «il legame fra cannabis e psicosi adesso è chiaro, mentre non lo era dieci anni fa».

2) OGNUNO È ARBITRO DELLA PROPRIA SALUTE, LO STATO NON SI INTROMETTA
Il secondo luogo comune è che ognuno è arbitro della propria salute, e quindi libero di "farsi" come desidera, senza che lo Stato si intrometta. Questo argomento però non va adoperato a intermittenza: nessuno ha mai contestato il principio ispiratore dell'obbligo del casco alla guida delle motociclette; si tratta dei primi tre articoli della legge 11 gennaio 1986 n. 3: eppure, in caso di incidente, il danno potenziale riguarda esclusivamente il soggetto che viola la norma. Non vi è mai stata contestazione perché la Costituzione italiana, e prima ancora il buon senso, pongono alla base della convivenza il principio di solidarietà, che si articola in diritti – quelli, per es., di ricevere cura e assistenza in caso di difficoltà – e doveri: nel momento in cui, colpevolmente o dolosamente, io ledo la mia salute a seguito di miei comportamenti, con ciò stesso mi sottraggo all'adempimento dei quei doveri e costringo le istituzioni a impiegare risorse ed energie per soccorrermi. Proprio con riferimento all'uso del casco, con una sentenza del 1994, la n. 180, la Corte costituzionale ha respinto la tesi dell'ingerenza dello Stato nei diritti del cittadino, e ha aggiunto che la salute dell'individuo costituisce "interesse per la collettività", per cui va apprezzato l'intervento del legislatore, anche perché gli incidenti stradali hanno un costo per l'intera società.

3) ANCHE ALCOOL E TABACCO FANNO MALE, MA NESSUNO INVOCA SANZIONI
Terzo luogo comune: anche alcool e tabacco fanno male, eppure, a differenza della droga, nessuno invoca sanzioni contro la loro commercializzazione. Partendo dagli alcolici, chi dice che è illogico vietare e punire la cessione controllata di droga, soprattutto di quella "leggera", e invece ammettere la vendita bevande alcooliche, non ha ben chiara la distinzione fra uso e abuso. L'uso equilibrato di alcool, soprattutto se a bassa gradazione e in assenza di controindicazioni correlate alle condizioni di salute di chi lo assume, non fa male; un buon bicchiere di vino rosso è anzi consigliato durante il pasto. L'abuso provoca invece l'alterazione di sé, ed è in vario modo scoraggiato sul piano normativo: si pensi alle disposizioni sul tasso alcolemico da non oltrepassare quando si conduce un veicolo, e alle sanzioni penali in caso di inosservanza. Per il consumo di droga la distinzione non regge: già il semplice uso di stupefacenti produce alterazioni dell'equilibrio fisico e psichico; non attendere che si passi a stadi di dipendenza più elevati per dissuadere dall'assunzione è coerente con il sistema.
Il professor Luigi Janiri, vicepresidente della sezione dipendenze della Società italiana di psichiatria, ha spiegato, nel corso dell'audizione svolta il 2 aprile 2014 davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati: «(…) sulla questione della differenza tra la cannabis e l'alcol. Indubbiamente l'alcol è in grado di determinare effetti nocivi sulla salute sia fisica, sia psichica. È un dato accertato che questo avvenga per dosi progressivamente crescenti di alcol e in un tempo molto più lungo. L'altra differenza importante rispetto alla cannabis risiede nel fatto che gli episodi acuti psicotici transitori di cui è responsabile la cannabis non si verifichino con l'alcol. Mentre un episodio psicotico transitorio si può verificare in una persona anche alla prima assunzione di cannabis, non si verifica alla prima assunzione di alcol». Ulteriore differenza è il tempo di smaltimento: «una persona che si fuma una canna oggi impiega (…) per eliminarla fino a 15-20 giorni». Considerazioni analoghe, mutatis mutandis, valgono per il tabacco; non è necessario consultare un tossicologo per constatare la differenza che c'è tra gli effetti di una sigaretta e gli effetti di una "canna". Nei confronti del fumo peraltro l'ordinamento non è indifferente, essendo in atto da tempo misure dissuasive che vanno dalle periodiche campagne di informazione sui danni che esso provoca alle sanzioni amministrative per chi fuma in luoghi pubblici.
La svolta è avvenuta con la legge n. 3/2003, la c.d. legge Sirchia, dal cognome del ministro della Salute dell'epoca, che ha introdotto il divieto di fumare nei locali chiusi; è una riforma che ha provocato affetti tangibili: secondo l'Istat mentre nel 2003 l'abitudine al fumo riguardava il 23,08% degli italiani, nel 2013 essa è scesa al 20,9%. Per l'alcool come per il fumo la prevenzione e la dissuasione sono commisurate alla nocività delle sostanze e agli esiti derivanti dalla loro assunzione; nocività ed esiti qualitativamente diversi rispetti alle sostanze stupefacenti, e comunque a queste ultime non equiparabili.

4) LEGALIZZARE LE DROGHE SOTTRAE POTERE ALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI
Quarto luogo comune: "legalizzare" le droghe sottrarrebbe potere e terreno alle organizzazioni criminali che traggono profitto dai traffici di stupefacenti, affidandone la distribuzione e la cessione al controllo dello Stato. Premesso che il problema numero uno non è che i clan aumentino i profitti con i traffici degli stupefacenti, ma che questi ultimi determinino la morte o la prostrazione di tante persone, è certamente importante contrastare i network criminali che si dedicano, in tutto o in parte, ai giri di stupefacenti. Ammettendo che sia vera – e non lo è, per quanto si esporrà fra breve – la tesi secondo cui la mancata legalizzazione è causa dell'arricchimento dei clan, ogni ipotesi di legalizzazione sarebbe diretta a limitare lo sfruttamento criminale dei traffici, non a ridurre la platea degli assuntori di droga, quindi lascerebbe inalterato il problema n. 1. La realtà poi smentisce la tesi della riduzione della entità dei traffici criminali; ogni legalizzazione ha dei limiti, di età dell'assuntore, di quantità e di qualità (intesa come percentuale di principio attivo) della sostanza. Neanche il "legalizzatore" più convinto arriva a sostenere che un fanciullo possa recarsi a piacimento al tabaccaio, o allo sportello della Asl, e farsi impacchettare mezzo chilo di cocaina, con elevata percentuale di principio attivo.
Alla criminalità sarà sufficiente operare oltre i limiti fissati: quanto a quello dell'età, puntando, ancora di più di quanto non avvenga oggi, allo spaccio fra minorenni; quanto alla quantità e alla qualità, offrendo "merce" in grammi o in capacità stimolante, al di là delle soglie stabilite. L'esperienza degli Usa, al cui interno circa venti States hanno legalizzato il fumo di cannabis per uso medico, e due States anche per uso ricreazionale, indica che la legalizzazione della cannabis aumenta soprattutto la quantità consumata pro capite. Gli introiti per gli Stati derivante dalle accise sulla cannabis "legale" è annullato dalle maggiori spese connesse al trattamento dei suoi effetti è cronici. I due mercati, legale e illecito, sono strettamente connessi: quantità sostanziali di marijuana medica prodotta in eccesso grazie a economie di scala sono dirottate verso il mercato clandestino. Tuttavia, negli Usa gli adolescenti non possono accedere alla cannabis legale: la legalizzazione non riguarda i minori, che sono i maggiori consumatori di cannabis e quelli più a rischio per i suoi effetti a lungo termine. Risultato: negli Usa la legalizzazione della cannabis non ha eliminato il mercato illegale ma ne ha semplicemente ristretto la clientela agli adolescenti e agli adulti che non possono permettersi il costo elevato della cannabis legale.
È ragionevole sperare in un grado di approfondimento che tenga conto delle valutazioni tecniche degli addetti ai lavori, ascoltandone il parere e con un confronto proporzionato alla gravità della materia di volta in volta discussa?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/07/2015

3 - CINQUE ARMI PER VINCERE LA MASTURBAZIONE
L'autoerotismo è un vizio dannoso sia a livello fisico che psicologico, ecco come combatterlo
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia, 06/07/2015

La sua pratica è piuttosto comune tra i ragazzi e le ragazze, ed è uno dei problemi principali che affrontano i giovani cristiani.
Sappiate innanzitutto che la masturbazione non è un segno di disturbo della personalità o di un problema mentale. È un problema molto antico: già il Libro dei Morti degli egizi lo condannava verso l'anno 1550 a. C. Per il codice morale degli antichi ebrei era un peccato grave.
Ho conosciuto uomini sposati che continuano a masturbarsi, pur avendo una vita sessuale regolare con la moglie. Questo dimostra che il vizio della gioventù è continuato e danneggia il matrimonio.

CONTRO LA NATURA E LA LEGGE DI DIO
Anche se le lezioni di "educazione sessuale" spesso insegnano che la masturbazione è normale, e perfino necessaria, in realtà va contro la natura e la legge di Dio.
Purtroppo in quelle lezioni e nei libri sul tema si consiglia agli alunni di non provare sensi di colpa, ansia o angoscia, e si dice che la masturbazione non fa male alla salute. Questo non è vero. Molti medici affermano che la masturbazione è dannosa per il giovane, a livello sia fisico che psicologico.
La Chiesa insegna che è un atto disordinato. Anche se è difeso da molti come qualcosa di "normale", la Chiesa dice che "sia il Magistero della Chiesa - nella linea di una tradizione costante - sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato. (…) L'uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità" (CCC §2352).
Per lottare contro la masturbazione bisogna adottare vari atteggiamenti.

1. RESTARE CALMI DI FRONTE AL PROBLEMA
Non sei uno squilibrato sessuale, né un impuro o una prostituta potenziale. Non sei un'aberrazione perché ti masturbi.

2. ELIMINARE TUTTO CIÒ CHE STIMOLA IL VIZIO
Lìberati di tutte le riviste pornografiche, i libri e i film erotici che vedi in genere, e non soffermarti sul corpo delle ragazze o dei ragazzi alimentando la tua mente con desideri erotici.
Smetti di vedere programmi televisivi o pagine Internet che gettano solo benzina sul fuoco. La televisione e Internet sono tra i veleni peggiori per un giovane che lotta contro la masturbazione.

3. FARE BUON USO DEL PROPRIO TEMPO LIBERO
Approfitta del tempo per leggere un buon libro, praticare sport, uscire con gli amici, passeggiare... Non restare senza far niente, soprattutto a letto.

4. NON SCORAGGIARSI E NON DISPERARSI MAI
Lotta quotidianamente contro la masturbazione, ma se cadi rialzati subito, chiedi immediatamente perdono a Dio e riprendi il proposito di non peccare. Non accontentarti.
Dì: "Va bene, mi sono sbagliato, sono caduto, accetto umilmente la mia mancanza, perché sono debole. Con l'aiuto di Dio, riuscirò a superare tutto questo. Continuerò a lottare fino a quando non me ne libererò definitivamente. Anche se cadrò milioni di volte, non desisterò e non mi dispererò".
Dio ama i giovani, la nostra lotta contro il peccato; la nostra vittoria sul peccato è più la perseveranza nella lotta che la vittoria completa.

5. NUTRIRE LA PROPRIA ANIMA CON LA PREGHIERA, LA PAROLA DI DIO E I SACRAMENTI DELLA CHIESA
Se vuoi mantenere la tua anima con il calore dello Spirito Santo, la tentazione non ti turberà, ma se il "piatto" si raffredda...
Dopo una caduta in campo sessuale, è sempre chiaro che sono mancate vigilanza e preghiera per non peccare. Spesso abusiamo della nostra debolezza e ci esponiamo al pericolo... e cadiamo.
Un proverbio dice "L'occasione fa l'uomo ladro".
Dobbiamo chiedere perdono a Dio più perché non vigiliamo e non preghiamo che perché cadiamo davvero.

Fonte: Aleteia, 06/07/2015

4 - PLANNED PARENTHOOD E IL TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI
Con una telecamera nascosta, la ABC News svela gli orrori della più grande catena di cliniche abortiste d’America (sconsigliamo la lettura a persone facilmente impressionabili)
Autore: Federica Paparelli Thistle - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 20/07/2015

Se mai vi foste chiesti che faccia ha il male, ho un nome per voi: Deborah Nucatola. Se un po' avete seguito questa pagina, sapete che Planned Parenthood è la catena di cliniche abortiste più grande d'America, una cosa enorme, un giro d'affari per oltre un miliardo di dollari. La dottoressa Nucatola a Planned Parenthood riveste un incarico di prestigio: è Senior Director of Medical Services, una posizione ai vertici del quartier generale del colosso degli aborti. In questa veste supervisiona le pratiche abortive nelle sedi PP di tutta l'America fin dal 2009 e si occupa anche dell'addestramento dei nuovi arruolati nei ranghi delle cliniche della morte. E da martedì sappiamo anche un nuovo perché.

GLI ORRORI DI PLANNED PARENTHOOD RIVELATI SU YOUTUBE
L'associazione californiana prolife Center For Medical Progress, nel lanciare il suo sito, ha pubblicato martedì un video che riporta l'inimmaginabile: con una telecamera nascosta, le immagini mostrano un pranzo di lavoro in un ristorante di Los Angeles fra la dottoressa Nucatola e due attori, che si sono finti imprenditori nel campo delle biotecnologie e interessati all'acquisto di tessuti fetali. La dottoressa, mentre impassibile pasteggia con un calice di vino rosso in mano, racconta con una noncuranza rivoltante il commercio illegale che Planned Parenthood farebbe di organi e altre parti dei bambini appena abortiti. Il video, emblematicamente intitolato "Capitale umano", è il risultato di un'azione investigativa durata quasi tre anni da parte dell'associazione non-profit, che - dichiara - è costituita da cittadini giornalisti interessati alla sorveglianza delle pratiche sanitarie. Per questo motivo le immagini girate nel ristorante riportano impressa la data del luglio 2014. Del video esistono due versioni, entrambe pubblicate su YouTube: quella integrale, della durata di più di due ore, e quella sintetica, di circa otto minuti, che qui raccontiamo.
Il video si apre con un'intervista del 2000 condotta dai giornalisti della ABC News, nella quale si chiede all'allora CEO di Planned Parenthood, Gloria Feldt, di commentare uno scoop della rete televisiva su un commercio analogo. Si vede la Feldt che si indigna e, dall'alto della sua caratura morale, esclama: "Se c'è reato, che i colpevoli siano consegnati alla giustizia". Belle parole, indubbiamente. Il video, a commentare direttamente queste affermazioni, riporta alcuni estratti della conversazione con la Nucatola, la quale con orgoglio riporta come siano diventati esperti a Planned Parenthood nel preservare polmoni, fegato e soprattutto il cuore, per il quale, riferisce, c'è un'altissima domanda. E anche gli arti inferiori, ammettendo di non sapere neanche che cosa vogliono farsene gli acquirenti, forse cercano il tessuto muscolare. Con l'ironia tipica di chi sa che te la farà pagare, l'attore commenta: «Certo, dieci centesimi la dozzina».

TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI
Peccato che il commercio di parti del corpo umano sia un reato federale, tanto che c'è un'espressa previsione che riguarda proprio il traffico di resti di bambini abortiti, punito con la reclusione fino a 10 anni e/o un'ammenda fino a 500mila dollari. Ce ne informa il filmato subito dopo. Tanto che si resta increduli a guardare le immagini che seguono: una schermata presa dal sito Stemexpress.com, nel quale basta riempire un semplice modulo online per richiedere gli organi (organi!) che si desiderano, con possibilità di scegliere anche la settimana di gestazione del feto. Nel menù a tendina del modulo d'ordine si può leggere una lista impressionante: cervello, cuore, cuore con arterie e vene, polmoni, fegato, fegato e timo, tiroide con paratiroidi, milza, intestino tenue e crasso. Se andate sul sito e siete curiosi di sapere a quale livello può arrivare l'avidità umana, avete anche la possibilità di richiedere l'intero catalogo e vedere alcuni prezzi - si parla di migliaia di dollari. Cioè avevate, non si può più. Il sito ora è in manutenzione. Un caso, certamente.
Ma non basta. Il video prosegue: gli attori chiedono alla Nucatola se il fatto di sapere che esiste una specifica richiesta di tessuti cambi qualcosa nella procedura medica dell'aborto - in pratica se Planned Parenthood faccia o meno "aborti su misura", a seconda delle necessità del cliente, con lo scopo di raccogliere determinati organi. Pare che sia proprio così: infilando la forchetta nell'insalata, la Nucatola risponde che «fa un'enorme differenza: direi che molte persone vogliono il fegato. E per questo motivo la maggioranza dei providers [medici delle cliniche di Planned Parenthood, n.d.r.] eseguono questi casi con l'aiuto dell'ecografo, in modo da sapere dove mettono il forcipe». Per cui è importante per il medico "essere consapevole di dove mette le pinze, tu cerchi intenzionalmente di andare sopra o sotto il torace. Siamo stati molto bravi a ricavare cuore, polmoni, fegato, perché lo sappiamo. Quindi non andrò a schiacciare quella parte, in pratica andrò a schiacciare sotto, o andrò a schiacciare sopra e vedrò se riesco a ottenere il tutto intatto». Difficile dire che cosa sia più osceno, se sia la facilità con cui usa la parola "schiacciare" parlando del corpo di un bambino indifeso o il gusto con cui mangia l'insalata mentre dice queste cose.

ALTRO ORRORE
Anche se non sembra possibile, la Nucatola aggiunge altro orrore, andando avanti a spiegare come la parte più difficile sia riuscire a mantenere la testa intatta in un aborto. In questi casi il medico cercherà di modificare la posizione in cui si presenta il bambino, perché se è posizionato a testa in giù, la dilatazione all'inizio della procedura medica non è sufficiente per preservare l'integrità del cranio. Per questo motivo l'abortista girerà il bambino in modo da poter effettuare un'estrazione podalica, al termine della quale avrà una dilatazione sufficiente per ottenere il suo scopo. La Nucatola non chiarisce come avvenga l'aborto, cioè in quale momento dell'operazione il medico proceda a uccidere il bambino in questo caso. Il video di Center for Medical Progress inferisce che questa procedura sia identica a quella dell'aborto con nascita parziale, una pratica dichiarata illegale a livello federale nel 2003, particolarmente se e quando diretta al commercio di parti umane. Una norma che è riuscita anche a superare il giudizio di costituzionalità da parte della Corte Suprema (che, a quanto pare, ogni tanto prende anche qualche decisione giusta), seppure con un voto di 5 a 4. In questo tipo di procedura - e se siete impressionabili, scorrete più avanti nella lettura - il medico, dopo aver estratto il corpo del bambino fino al collo, lasciando intenzionalmente la testa all'interno, procede a perforare il cranio e ad estrarne il contenuto con un aspiratore. Se così non facesse, il bambino nascerebbe vivo e ogni ulteriore pratica volta a ucciderlo sarebbe considerata omicidio per la legge.
Che Planned Parenthood si preoccupi delle possibili conseguenze legali di tutto questo emerge nella conversazione nel momento in cui gli attori chiedono se sia possibile trattare l'acquisto dei tessuti direttamente con la sede centrale di Planned Parenthood. La domanda non è peregrina: Planned Parenthood, infatti, per proteggersi da azioni legali federali, obbligherebbe i potenziali acquirenti a rivolgersi alle singole cliniche locali, in modo che, qualora il traffico venisse scoperto, potrebbe sempre sostenere che si tratta della devianza del singolo provider e non una pratica autorizzata dall'azienda. La Nucatola candidamente ammette che, a livello nazionale, la cosa è stata discussa ma gli avvocati di Planned Parenthood vogliono evitare ogni coinvolgimento della sede centrale. «È un problema troppo delicato al momento perché possiamo assumerci la posizione di intermediario", intendendo fra gli acquirenti e i singoli provider locali. Ma poi aggiunge: «Però vi dirò che, a porte chiuse, queste conversazioni si fanno».

Nota di BastaBugie: per i primi video dell'inchiesta-scandalo su Planned Parenthood basta andare al link sottostante
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3846
Per vedere i due NUOVI video-choc sull'inchiesta-scandalo clicca nel link qui sotto:
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3903

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 20/07/2015

5 - ESCE ''CUORE APERTO'', IL NUOVO ALBUM DEI THE SUN
Subito 1° nella classifica rock di iTunes, ora Francesco Lorenzi e compagni sono in giro per l'Italia per un nuovo tour
Autore: Costanza Signorelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/07/2015

Ci sono storie di guarigioni miracolose che interrogano e avvicinano - anche i più scettici - alla domanda sul Mistero della vita. [...] E poi ci sono storie in cui a guarire non e il corpo, ma è l'anima. Queste storie sono moltissime, anche se spesso non si conoscono perché avvengono nel silenzio dei cuori. Ma, non meno delle prime, sono storie di miracoli: quando a essere ammalata è l'anima, quando a soffrire la tremenda malattia della solitudine è il cuore, quando a incancrenirsi è la speranza di una felicità possibile, allora non c'è medicina né terapia che, da sola, possa sconfiggere quel male. Eppure la guarigione accade e la vita torna a rifiorire in modo sorprendente.

FRANCESCO LORENZI
Quando incontro Francesco, mi accorgo subito di parlare con una persona, diciamo, con una "marcia in più". La voce è fresca e giovanile, in effetti il ragazzo ha poco più di trent'anni, ma la sua capacità di ascoltare e comprendere nel profondo tradisce un'esperienza di vita che va oltre il tempo. La voce, appunto. Quella voce che ha sempre usato per trasmettere la sua arte, la sua musica e che oggi serve a Francesco per dire molto di più. Ma andiamo con ordine. Francesco Lorenzi, classe 1982, vicentino di origine, un "sognatore concreto", come lui stesso ama definirsi. Si appassiona alla musica in età giovanissima, grazie soprattutto a mamma e papà. «Durante le nostre avventure famigliari», racconta, «sentivo sempre un sottofondo musicale che non doveva essere per forza fatto da dischi, perché mia madre e mio padre amavano cantare insieme. Li vedevo spesso ballare, ballare e ancora ballare: in camera, in cucina, in una sala da ballo a una festa... il luogo non importava, contava il desiderio. Per questo la musica nei miei ricordi bambineschi era sempre associata alla libertà di amarsi, esprimersi e gioire della vita. Sarà anche per questi motivi che fin da bambino ho sognato di fare il musicista».
Un sogno che presto diventa realtà. Dopo un inizio da autodidatta a 14 anni, nel 1997, fonda il gruppo punk "Sun eats hours" (il sole mangia le ore) con i tre amici di sempre Matteo Reghelin (basso), Gianluca Menegozzo (chitarra) e Riccardo Rossi (batteria). Francesco è cantante, chitarrista e autore dei testi. Il tempo corre veloce, la musica anche e il successo non tarda a venire. Così i quattro giovani musicisti, iniziati in un garage dismesso della campagna vicentina, si trovano prestissimo a calcare i palchi di mezzo mondo al fianco di alcune tra le band punk-rock più affermate a livello internazionale: Offspring, The Cure, Muse, Misfits, Nofx, Ska-P, Penny Wise. Dal 1997 al 2007 è un crescendo di successi e soddisfazioni professionali: il gruppo pubblica diversi dischi, porta la sua musica in oltre dieci Stati, tra l'Europa e il Giappone, e nel 2004 viene premiato come Migliore punk rock band italiana all'estero al M.E.I. Un percorso a tappe bruciate in un ambiente in cui, anche gli artisti italiani più bravi, faticano ad avere spazio e notorietà. Ma per Francesco e i suoi compagni stranamente non è così. I successi arrivano uno dopo l'altro, tutti quelli desiderati e anche più. Così, quello che pareva essere solo il sogno di un ragazzino esuberante, diventa più che realtà. La vita di Francesco e i suoi amici, però, non viene investita solo dagli onori della musica: quel mondo che li ha rapidamente conquistati, porta con a sé anche un vortice di feste, divertimento, alcol, droga e tante ragazze sempre a disposizione.

QUEL MODO DI VIVERE CI AVREBBE COMPLETAMENTE DISTRUTTO
Una vita esagerata, considerata normale in quell'ambiente musicale e che diventa, un po' per gioco, un po' per osmosi, anche la vita di quei quattro ragazzi. Ignari, loro, che quel gioco avrebbe iniziato presto a svelare il suo terribile inganno. «Era il 2007, avevamo appena concluso una tournèe di 300 date in 10 Paesi e le cose ci sono letteralmente scappate di mano. Eravamo convinti di avere tutto sotto controllo, la musica, il successo, il divertimento, ma non era così». Per chi l'alcol, per chi la droga o il sesso, tutto intorno a loro diventa un eccesso. Quel vortice che gira veloce attorno a loro, piano piano inizia a risucchiarli tanto che i ragazzi, pur conoscendosi da una vita, arrivano persino a non riconoscersi più. «L'amicizia tra di noi era sempre stata al centro della nostra musica, ma in quel periodo non ci parlavamo più, ci eravamo persi. Alla fine di quella tournèe cala il silenzio. E ho come la netta percezione che quel modo di vivere ci avrebbe completamente distrutto, non solo come gruppo, soprattutto come persone».
Per Francesco inizia un periodo di buio profondo e di forte solitudine. Nella sua mente e nel suo cuore iniziano ad attorcigliarsi moltissime domande. «La confusione nella mia vita era tanta, avevo una serie di situazioni complesse da risolvere e poi dovevo scrivere il nuovo album in inglese. Le scadenze della vita incalzavano, ma mi rendevo conto che non volevo, non potevo continuare così. Sentivo forte dentro di me l'esigenza della verità, la verità di ciò che facevo, la verità della musica che suonavo, ma anche la verità di me stesso come uomo. Non avere una risposta a questo incancellabile bisogno di verità che avevo dentro, mi stava ammazzando». Ma è proprio quando tutto pare perduto, è proprio quando all'uomo non riesce più nulla che, un bel giorno, rinasce la speranza. «In quel momento così buio della mia vita, l'unico punto fisso che mi era rimasto erano i miei genitori. Stavo fuori casa già da diversi anni e convivevo con una ragazza spagnola, ma capitava spesso che tornassi dai miei genitori per parlare e confrontarmi. Loro mi hanno sempre compreso, mi hanno sempre ascoltato senza volermi giudicare, ma allo stesso tempo mostrandomi una presenza davvero straordinaria.

POI LA SVOLTA, INASPETTATA
Ed è stato proprio in quel frangente, che mia madre, una sera, mi propone di andare a un incontro in parrocchia. Proposta che rifiuto categoricamente».
Non si fatica ad immaginare che la vita di Francesco fosse, in quel momento, quanto di più distante da oratori, chiese e sacrestie. «L'ambiente che avevo frequentato in tutti quegli ultimi anni era pieno di pregiudizi negativi sulla Chiesa. Io stesso ne avevo di enormi». Eppure, complici una serie di coincidenze che si incastrano, Francesco, da solo e quasi «di nascosto», si reca a quell'incontro «ma non mi aspettavo nulla di buono». Certo, la rock star non si aspettava nulla ma, allo stesso tempo, il cuore bisognoso del giovane ragazzo domandava tutto. Tanti preconcetti coprivano i suoi occhi e le sue orecchie, ma il desiderio di verità, in fondo, era più tenace di tutto il resto. Ed è così che accade l'impensabile. «Come ho messo piede in parrocchia, ho subito capito di avere di fronte persone che avevano una "marcia in più". Ragazze e ragazzi della mia età, con una vita normalissima che però avevano la gioia, l'entusiasmo, la sincerità, la passione, l'amicizia, l'amore, tutte ciò che mancava nella mia vita. E mi colpì profondamente». Lontano da fama, lusso ed eccessi c'erano vite così semplici e insieme così inspiegabilmente felici, così incredibilmente vere.
«Ho iniziato a fare i conti con me stesso. E attraverso la testimonianza di queste persone, grazie alla bellezza delle loro vite, ho iniziato a pormi delle grandi domande sulla mia di vita, sulle mie scelte, su quello che volevo fare e su chi volevo essere». Andare alla radice di quell'eccezionalità incontrata, diventa per Francesco inevitabile. «Da quel momento è iniziato un precorso di fede molto forte che, nel tempo, mi ha portato a fare esperienza personale dell'incontro con Cristo. Nella mia vita c'è stata una vera e propria rivoluzione, però è stata frutto di un cammino lungo e profondo iniziato con questi nuovi amici e poi continuato anche come un lavoro personale: sono tornato a vivere assiduamente la santa Messa, ho iniziato l'esperienza personale dell'adorazione eucaristica, il silenzio, la meditazione». La preghiera diventa un'autentica medicina in grado di curare l'inquietudine del cuore e non solo. «La preghiera vissuta profondamente mi ha permesso di comprendere davvero ciò che nella mia vita era bene e ciò che era male. Questo discernimento ha guidato tutte le mie scelte successive, tra cui anche quella di utilizzare i miei talenti per fare qualcosa che andasse ben oltre la professione».
E, infatti, è proprio nella sua musica, in quella passione di vita, in quell'arte che gli scorre nelle vene, che Francesco ha la prova della verità di ciò che ha incontrato. «In quel momento è maturata in me la consapevolezza che la musica deve servire. La musica non è intrattenimento, la musica può davvero aiutarci a comprendere chi siamo, il dono che siamo. E quando mi sono reso conto di quanto una canzone può entrare nella vita di una persona e cambiarla, allora ho capito che la musica è una missione». Quello di Francesco non è più un sole che mangia le ore, ma è un sole che illumina, che fa "Luce": sarà questo infatti il titolo del disco che segna la svolta del gruppo che nel frattempo cambia il nome in "The Sun". Stessa formazione, stessi volti, stessi giovani amici, sempre loro, ma non più loro.

IL NUOVO ALBUM CUORE APERTO
P.S. La storia di Francesco Lorenzi è raccontata nel libro "La strada del Sole" (edizione Rizzoli). I The Sun hanno appena lanciato il nuovo album Cuore Aperto che nel giorno della pubblicazione ha subito raggiunto il 1° posto nella classifica rock di iTunes e il 7° nella classifica generale degli album più venduti iTunes. Ora sono in giro per l'Italia per l'attesissimo Cuore Aperto Tour 2015.

Nota di BastaBugie: ecco la canzone "Il mio miglior difetto" dei The Sun, tratta dal nuovo album "Cuore aperto"


https://www.youtube.com/watch?v=dyWnmLFwMxo

I MIGLIORI VIDEO DEI THE SUN

Per ascoltare le canzoni dei migliori video dei The Sun, clicca qui sotto:
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2979

STORIA DEI THE SUN

Per leggere la storia e vedere il video con l'intervista ai The Sun, clicca qui sotto:
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2977

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/07/2015

6 - ANCHE IL MISTERO DEL CERVELLO PARLA DI DIO
La stimolazione magnetica transcranica apre nuove possibilità e ci permette di riflettere anche sull'esistenza di Dio
Autore: Umberto Fasol - Fonte: Il Timone, maggio 2015

Alcuni esperimenti recenti fanno ben sperare nella possibilità di aiutare le persone disabili, per esempio tetraplegiche, così consentendo anche di contrastare tentazioni eutanasiche.
La biologia, ad esempio, ha avuto un'espansione enorme negli ultimi anni: la conoscenza della cellula del corpo umano è sempre più profonda; ma questo progresso non avviene in modo uguale per tutti i nostri organi. Ad esempio, quello che conosciamo del cervello è quasi sicuramente la parte meno importante da un punto di vista funzionale: ne conosciamo molto bene la parte motoria e la parte sensoriale, ovvero come il cervello comanda i movimenti volontari delle varie parti del corpo e come registra le sensazioni attraverso gli organi deputati che tutti conosciamo.
Ma sappiamo pochissimo sulle relazioni intime che intercorrono tra il nostro organo "principe" e le nostre prerogative esclusive come il pensiero astratto, il linguaggio simbolico, l'autocoscienza, i sentimenti, il senso religioso, la libertà, il senso dell'umorismo (solo l'uomo ride: la iena ridens semplicemente imita la risata), tanto per citarne alcune, quelle più evidenti. Sappiamo che abbiamo bisogno del cervello per esistere, ma ignoriamo il suo rapporto profondo con la nostra dimensione spirituale.
Il secolo XXI è stato dedicato al Cervello ed è stato aperto con due grandiosi progetti di ricerca scientifica, uno americano e uno europeo.
L'ambizione è mappare per intero e in ogni dettaglio il cervello umano sia per capire come procedano le sue funzioni superiori che per approntare in modo più efficace le terapie delle malattie neurodegenerative che colpiscono la nostra società, fatta di vecchi molto longevi.

UN ESPERIMENTO DI STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA
Sulla Rivista mensile «Mente e Cervello» (Le Scienze) di febbraio 2015 è apparso un articolo eccezionale (firmato da due professori dell'Università di Washington): parla della prima interfaccia diretta cervello-cervello nell'essere umano. È la prima volta, in altre parole, che il movimento della mano di una persona è provocato dal desiderio dello stesso gesto di un'altra persona che si trova in un'altra stanza e con la quale esiste un collegamento cervello-cervello.
Due giovani si trovano in due stanze diverse, davanti allo stesso videogioco.
Uno di loro può vedere lo schermo del gioco, ma non può "sparare", mentre l'altro non io vede, però può "sparare" ai nemici che appaiono sullo schermo.
Quando il primo vuole sparare ai nemici, perché li vede e perciò immagina di muovere la mano per premere il pulsante, questo ordine di "sparare" viene decodificato come fa un EEG (elettroencefalogramma) ed inviato attraverso internet ad un casco appoggiato sulla testa del secondo.
Questo casco, chiamato TMS (stimolazione magnetica transcranica), trasmette al cervello la stimolazione che ha ricevuto sotto forma di impulso elettromagnetico. In questo modo la persona risponde al comando muovendo il braccio e quindi sparando con la mano.
All'inizio l'esperimento non riusciva alla perfezione, ma dopo ripetuti tentativi i due volontari sono giunti ad una precisione praticamente del 100 per cento nell'intercettare i nemici del videogioco.
Il casco TMS era già stato utilizzato per il trattamento della depressione grave: mandando impulsi distinti di campo magnetico, si riusciva ad attivare aree cerebrali opportune. A volte si provocavano anche dei movimenti involontari.
È interessante osservare anche che il giovane che riceveva l'impulso dall'altro non si accorgeva del movimento del suo polso se non perché lo vedeva con gli occhi. Entrambi i soggetti erano comunque consapevoli sia del proprio ruolo che di quello dell'altro ed erano disposti a collaborare. In pratica due cervelli sono stati collegati per cooperare ad un unico gesto.
L'impresa è notevole e indubbiamente stupefacente.
Era già accaduto che l'ordine motorio di una persona venisse trasferito ad un braccio meccanico: una ragazza tetraplegica era riuscita con questo casco a mangiare muovendo un arto artificiale. Non era mai accaduto che questo ordine venisse trasferito ad un altro cervello e da qui ad un altro corpo umano. Si aprono nuove frontiere per la conoscenza del nostro corpo e nuove prospettive per aiutare le persone disabili comunque per relazionarci tra di noi.
Vorrei concludere con un paio di riflessioni.

LA PERSONA È PIÙ DEL CERVELLO
La prima: mi pare che si debba continuare a preferire il termine "persona" a quello di corpo e certamente a "cervello", quando si parla di questi esperimenti e dello studio dei nostri organi: non sono i cervelli che vengono messi in contatto, ma le persone.
Infatti, il cervello non esiste da solo, ma è collegato intimamente con tutte le cellule del corpo; riceve continuamente nutrimento, ossigeno e segnali di varia natura, ormonale, chimica ed elettrica per mantenere il suo dinamismo e la sua plasticità.
Quello che alla fine riesce a fare il cervello, anche se misurato in termini di elettroencefalogramma, è in qualche modo il prodotto di una serie di eventi che partono dal profondo della persona e che interagiscono con molteplici fattori biologici, prima di giungere alla sua ultima espressione fenomenica.

LA PERSONA È SPIRITUALE
La seconda: non siamo autorizzati a concludere, dopo questo esperimento, che il cervello funziona in modo meccanico. L'ordine partito dalla prima persona verso la seconda scatena una serie di reazioni fisiche, nel senso di materiali, che portano, come nel domino, al movimento finale della mano (della seconda persona) che spara: questo percorso è certamente in gran parte materiale. Ma, in sé, l'ordine che proviene dalla prima persona e, prima ancora, la sua genesi, rimangono totalmente inesplorati da questo protocollo.
Come a dire che, nella persona da cui parte l'ordine, il pensiero, il desiderio, la voglia di fare, rimangono ancora verosimilmente spirituali. Non sono comunque né meccanici, né costretti.
Il mistero dell'uomo rimane intatto. Anzi, questi nuovi dati lo allargano. Più si conosce e più si dilata l'orizzonte da esplorare.
Il cervello pesa circa un chilo e trecento grammi, di cui oltre la metà sono costituiti di normalissima acqua; è fatto di oltre cento miliardi di cellule specializzate, dette neuroni, ciascuna delle quali intrattiene almeno mille contatti (sinapsi) con le altre: una rete impressionante.
Non c'è un solo pensiero della nostra giornata che possa essere il prodotto di un contatto fisico o di una reazione chimica, anche se ha bisogno di tutto questo per poter esistere come gesto umano. Da che cosa si deduce questo? Da due osservazioni.
La prima: il pensiero, così come il desiderio o il sentimento o ancora lo stato d'animo di una persona, non sono misurabili con alcun strumento di laboratorio, mentre la sinapsi o comunque la reazione chimica si possono quantificare; ora, come potrebbe una materia fisica produrre una realtà immateriale (appunto il pensiero, ecc.)?
La seconda: ammesso, ma non concesso, che la persona fosse solo materiale, ne conseguirebbe che noi saremmo degli automi in balìa della necessità, perché la materia non è libera. Non saremmo liberi e sarebbe tutto deciso da quella "macchina" che noi saremmo. Ma noi, pur essendo anche parzialmente influenzati da eventi, persone, situazioni, ecc., facciamo l'esperienza interiore di essere liberi, l'esperienza della scelta tra varie e possibili alternative.

LA DEBOLEZZA DELL'ATEISMO
A margine: ci sono scienziati che sono giunti a sostenere che il nostro cervello è programmato per credere erroneamente (secondo loro) all'esistenza dello spirito e ne hanno fatto il sottotitolo di un libro (Nati per credere). Ma come possiamo aderire alla loro professione di materialismo quando essi affermano che tutti gli uomini sono condizionati dalla propensione fallace (secondo loro) a credere all'esistenza dello spirito, mentre solo loro ne sarebbero immuni e quindi dovremmo aderire al loro materialismo, reputandolo vero?
La nostra esperienza quotidiana ci insegna che ogni evento della nostra biologia corporea è elevato ad esperienza di una persona. Il cuore che pulsa nel mio petto non è come una pompa di sangue appoggiata su un tavolo: è consustanziato alla mia natura personale: accelera se sono agitato, rallenta se sono in pace, si vivacizza se sono appassionato, è inquieto se non riposa in Dio, il mio Creatore.
La nostra natura non è né solo biologica né solo spirituale, ma un tutt'uno inseparabile di entrambe le realtà.
Lo spirito umano "impregna" il corpo così come l'acqua fa con la spugna.

Fonte: Il Timone, maggio 2015

7 - INFANZIA INFANGATA: ASILI NIDO O ASILI TORTURA?
Pollicino, simbolo dei bambini smarriti di oggi, ritroverà la strada di casa solo grazie alla mano salda di un genitore amorevole, conscio della sua missione e del proprio ruolo
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana, 24/06/2015

«I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta», così si legge nel primo capitolo del libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, aviatore francese arruolatosi nell'aeronautica militare. L'autore di una delle opere più tradotte al mondo morì a soli 44 anni durante la seconda Guerra mondiale: la Luftwaffe abbatté l'aereo che pilotava. Antoine de Saint-Exupéry comprese una grande verità: nel mondo straordinario dell'infanzia, più vicina alla verità perché nel bambino è dominante l'innocenza, ci sono basilari insegnamenti di vita che gli adulti, sistematicamente, dimenticano e sbeffeggiano, considerandoli solo come espressioni elementari e transitorie di un'età incompiuta ed imperfetta. Tuttavia Gesù stesso insegna che «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 3).
Spesso Saint- Exupéry usa l'immagine della cattedrale come allegoria. La cattedrale è simbolo di una civiltà armonica, dove al centro c'è Dio, con la Sua sacralità e il Suo candore, e proprio per questo una civiltà rispettosa della prima infanzia, sinonimo di purezza. Una civiltà che calpesta l'infanzia è perduta. Oggi il mondo occidentale dei "progrediti e civili adulti", che basano le loro considerazioni sulle Costituzioni degli Stati anticristiani, è giunto ad un tragico risultato: non solo non è più in grado di difendere i bambini, di proteggerli, di garantire loro una crescita equilibrata, ma li uccide o, se li lascia vivere, procura loro infinita sofferenza morale e psicologica, estirpando contemporaneamente e anzitempo l'innocenza.

INFANZIA INFANGATA
L'aborto procura un numero impressionante di omicidi infantili ogni anno. Nel mondo, secondo stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, una gravidanza su cinque finisce con l'annientamento del bimbo: circa 44 milioni di aborti annuali e i numeri sono in crescita. Se i grandi lasciano al bambino la possibilità di proseguire la sua esistenza, che cosa egli vedrà nei suoi mesi ed anni a venire? Oggi non potrà più dare per scontato di avere un padre ed una madre; ma potrà un giorno riconoscersi, per esempio, come creatura generata con la fecondazione artificiale; inoltre crescerà e si formerà nei modi più disparati: con due madri e un padre; senza padre; con patrigno-i (nuovo o nuovi compagni della madre); con matrigna-e (nuova o nuove compagne del padre); in una famiglia omogenitoriale gay adottato oppure biologicamente figlio di uno dei due partner... prospettive e decisioni studiate a tavolino dagli adulti, dove il bambino e il suo pianto non vengono considerati. L'insensibilità mista all'irragionevolezza (pazzia) costituiscono il motore delle libere ed individuali scelte di ogni persona, non più avvezza al sacrificio (autentico motore dell'amore) e alla rinuncia per un bene più grande dei propri effimeri comodi. Il pianto dei bambini viene attualmente soffocato con videogiochi, smartphone, Tv, Internet, centri commerciali, divertimenti e immersione prematura nella vita sociale e promiscua, fuori dall'antico e rassicurante focolare domestico dove invece dei vizi venivano coltivate le virtù. Ubriacati di cose da fare, imparano anch'essi il cinismo e a vivere per se stessi. Tuttavia le irrealizzate e naturali aspettative che un bambino attende nella vita familiare restano dentro e fanno male.

ASILI NIDO O ASILI TORTURA?
Il bambino già a tre mesi viene strappato dalle braccia della madre, la quale, per lavorare fuori casa, delega il proprio ruolo a mani mercenarie. Ci è capitato di parlare con un'educatrice di un asilo nido, la quale ha raccontato che spesso ci sono bambini che rimangono anche fino a 12 ore nel nido... uno sproposito per quella tenera età. Il tempo non passa più per una creatura di tre, quattro, cinque, sei.... mesi. Egli percepisce duramente, in un ambiente estraneo dalla sua tana e in maniera traumatica, l'assenza materna. Tana l'asilo nido non potrà mai diventarlo, anche fosse il più bello, il più pulito, il più attrezzato al mondo e con le migliori educatrici selezionate. Poi la madre arriva a prenderlo: se è d'inverno è già buio fuori. Qualche bimbo, ci ha raccontato l'educatrice, con le proprie manine, la prende a schiaffi. Quando sarà più grande imparerà a dirle le parolacce, quelle parolacce che non solo sente all'asilo, ma pure a casa.
Questi bambini, cresciuti in questi orfanotrofi diurni, "crescono" prima, si "svegliano" prima, diventano smaliziati prima, perché, fin da subito, devono imparare a difendersi dagli altri, adulti o coetanei che siano e con essi devono competere. Sotto il regime sovietico le famiglie venivano divise. La stessa cosa la viviamo anche dopo la caduta del muro di Berlino e per volontà consenziente dei genitori, molti dei quali non si rendono neppure conto del dolore che procurano ai propri figli: la madre, che dovrebbe istintivamente negare la consegna ad estranei del suo piccolo (così come avviene nel mondo animale), è disposta, il più delle volte, a spendere il denaro che guadagna nell'asilo nido stesso, nello shopping, nell'estetista, nel parrucchiere, nel fitness...

LE PRIME VITTIME DEL XXI SECOLO
Quando i bimbi crescono le delusioni non diminuiscono: per esempio, quando terminano le ore di scuola materna o elementare ad attenderli fuori molte volte non c'è la mamma o il papà, ma il convivente dell'una o dell'altro, quando non addirittura un gay. Lacerazioni indelebili di legami di sangue fino a giungere all'aberrazione di bambini costretti a crescere in un ambiente omosessuale. I bambini sono le prime vittime del XXI secolo, di questa civiltà sprezzante e scriteriata, che si compiace della propria crudele follia. Ignorare, essere indifferenti, lasciar decidere agli altri come devono morire o vivere i nostri figli è stoltezza; mai come adesso occorre recuperare il senso della vera famiglia. Un ottimo sussidio per tornare ad esso è il primo schema preparatorio sulla famiglia e sul matrimonio del Concilio Vaticano II, il testo, come è già noto, è uscito in Italia, curato ed introdotto dal professor Roberto de Mattei (Edizioni Fiducia), ma ora è pubblicato anche in Francia, con il titolo Chasteté, viginité, mariage, famille, edito dal "Courrier de Rome" e la cui prefazione è del teologo Jean-Michel Gleize, il quale afferma: «Questo testo racchiude tutta la saggezza della Chiesa. La sua lettura, il suo studio meditato doneranno a tutta la cattolicità il senso cristiano del matrimonio e della castità, in un'epoca dove questi principi fondamentali non sono più ricordati come dovrebbero essere» (p. 11). Soltanto nella Tradizione della Chiesa (basilari le enciclice Arcanum di Leone XIII, la Casti connubii di Pio XI, i discorsi di Pio XII alle ostetriche e ai medici) sono recuperabili quelle indicazioni indispensabili per trovare l'uscita dal contorto e perverso labirinto in cui è entrato il pensiero contemporaneo, svincolato dalle leggi naturali e divine. Pollicino, simbolo di moltitudini di bambini smarriti, potrà ritrovare sereno la strada di casa soltanto grazie alla mano salda e rassicurante di un genitore amorevole, conscio della sua missione e del proprio ruolo.

Fonte: Corrispondenza Romana, 24/06/2015

8 - AVVENIRE, IL QUOTIDIANO DELLA CEI, PREPARA LA VIA CATTOLICA ALLE NOZZE GAY
Cari vescovi, davvero siete d'accordo che bisogna obbedire prima alla costituzione che a Dio?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/07/2015

Prosegue l'attacco in forze di hacker al sito de La Nuova Bussola Quotidiana, e per questo potrà accadere ancora di non potervi accedere [dalle 19 del 14 luglio per almeno 13 ore il sito della Nuova Bussola Quotidiana è stato oscurato da un violento attacco hacker... curiosamente l'attacco è scattato proprio mentre il direttore Riccardo Cascioli si accingeva a scrivere un articolo in cui intendeva denunciare la campagna di odio di cui è fatto oggetto il sito da parte di alcuni blog di attivisti gay, N.d.BB]; nel frattempo il senatore Carlo Giovanardi viene allontanato da un albergo a Cortina d'Ampezzo perché sgradito ad alcuni clienti; ancora, il PD medita di forzare le regole parlamentari per accelerare l'approvazione del ddl Cirinnà, che sancirebbe per legge la sostanziale equivalenza di coppie etero e omosessuali. Sono questi tutti segnali di nubi sempre più nere che si addensano sul nostro Paese, nelle mani di una potente lobby gay che sta imponendo una forma sempre più soffocante di totalitarismo, con la complicità di media, politici e aziende sempre pronte a piegarsi a quello che appare il potente di turno.

CEI ALLINEATA AL PENSIERO DOMINANTE?
Ebbene, a rendere questo clima ancora più insopportabile contribuisce una parte della Chiesa italiana, ormai allineatasi al pensiero dominante. Nei giorni scorsi ho già indicato nomi e strategie così come appaiono evidenti dai fatti che si susseguono.
Ma la lettura del quotidiano della CEI, Avvenire, ci dà modo di capire sempre meglio dove si vuole andare a parare e anche la menzogna su cui si fondano certe tendenze alla resa incondizionata mascherate da difesa dei valori.
È interessante al proposito leggere la risposta che il direttore di Avvenire ha dato due giorni fa a una lettera firmata da Massimo Introvigne (in qualità di presidente del Comitato Sì alla Famiglia) e Alfredo Mantovano (vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino). Introvigne e Mantovano spiegavano come non possa essere accolto un qualsiasi riconoscimento di "diritti di coppia" per le relazioni omosessuali e vada quindi respinta anche la versione edulcorata (si fa per dire) del ddl Cirinnà, laddove si parla di "istituto giuridico originario" per le convivenze tra persone dello stesso sesso.
La risposta del direttore di Avvenire da una parte conferma il via libera della CEI - o, meglio, del suo segretario - al compromesso sulla Cirinnà, dall'altra lo giustifica con motivazioni che meritano un approfondimento.
Leggiamo infatti sul quotidiano della CEI: «La questione della regolazione nel nostro Paese delle unioni tra persone dello stesso sesso ha assunto contorni più chiari (e più complicati) a causa della sentenza della Corte costituzionale n.138 del 2010. Quella sentenza - che non è un testo sacro, ma con la quale da cittadini dobbiamo fare tutti i conti - ha rigettato la tesi del "diritto alle nozze gay". La nostra Costituzione, checché qualcuno impapocchi, è infatti chiarissima sul punto.

LO STRAPPO DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Consulta, però, ha posto contemporaneamente il problema/opportunità di «riconoscere» non solo alle singole persone bensì all'«unione omosessuale», in quanto «stabile» convivenza, «il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri». La Corte fa riferimento all'articolo 2 della Costituzione (ruolo delle «formazioni sociali» dove si sviluppa la personalità umana) e non all'articolo 29 (riconoscimento della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Piaccia o non piaccia, insomma, non siamo più alla fase della disciplina dei diritti individuali. Si tratta perciò di trovare un percorso sensato - una "via italiana", insisto da tempo - che affronti il nodo su un piano diverso da quello matrimoniale, che è strutturalmente il "piano dei figli" (con tutto quel che ne consegue a livello di mercificazione dell'umano, sino alla compravendita di grembi di madre e di gameti umani). Ecco perché parlo di un piano patrimoniale (che può diventare un piano della solidarietà). Il legislatore si sta orientando a sottolineare che si tratta di un istituto giuridico «originario»? A mio avviso, è una notazione importante e non solo un esercizio nominalistico. Purché si chiarisca che l'istituto giuridico delle unioni gay è «originario rispetto all'articolo 29 della Costituzione».
Dunque, secondo il direttore di Avvenire, tutto sta in quella sentenza della Corte Costituzionale che fa rientrare le unioni fra persone dello stesso sesso nelle "formazioni sociali" tutelate dall'articolo 2 della Costituzione. Ciò che però non viene detto è che non si tratta di una decisione "subita" ma di una opinione condivisa tanto che una lettura siffatta dell'articolo 2 della Costituzione è stata proposta più volte da Avvenire, ad esempio con gli editoriali del professor Francesco D'Agostino.

LETTURA FALSA DELL'ARTICOLO 2
Ma come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, quella lettura dell'articolo 2 è falsa, gli interventi alla Costituente dimostrano chiaramente che ci si riferisce a istituzioni naturali in cui in nessun modo possono rientrare le convivenze. La sentenza della Corte Costituzionale cui si fa riferimento - che è forzata da un pregiudizio ideologico e che andrebbe dunque denunciata come tale - diventa perciò un comodo paravento per nascondere le proprie inconfessabili convinzioni.
Tanto è vero che si propone questa sentenza come base per legiferare in tema di unioni fra persone dello stesso sesso. Il ragionamento che si fa sembra scontato: la Consulta ha deliberato, non possiamo fare altro che prenderne atto. Ma non è così: prima di qualsiasi altra indicazione, non ci si può esimere dal giudicare se una sentenza sia giusta o meno. Giusta nei confronti del testo della Costituzione, e giusta nei confronti del diritto naturale. La Costituzione non è il Vangelo e la Corte Costituzionale non è il Concilio.
Pensiamo ad esempio alla sentenza no. 162 del 2014: a proposito di fecondazione eterologa, la Corte Costituzionale ha sancito un "diritto al figlio", stabilendo che «la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, (…) non può che essere incoercibile». Potremmo mai accettare una affermazione di questo genere? Potremo mai stancarci di gridare che si tratta di un'invenzione (rispetto alla Costituzione) e di un'infamia (rispetto al diritto naturale)? Certo che no, né potremmo dire «visto che così dice la Consulta allora facciamo una legge che regoli il diritto al figlio», paletti che si vogliano fissare o meno.

BISOGNA OBBEDIRE PRIMA ALLA COSTITUZIONE CHE A DIO?
Ma per Avvenire - che piaccia o non piaccia parla a nome della CEI - non è così. Evidentemente lì si pensa che bisogna obbedire prima alla Costituzione che a Dio, e lo chiamano realismo. Data la premessa "falsata" non stupisce allora che si arrivi a sostenere la legittimità del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso. In questo modo la "via italiana" alle unioni civili diventa la "via cattolica" alle nozze gay.
Ciò che però appare incomprensibile è il silenzio dei vescovi italiani. Sappiamo - o perlomeno presumiamo - che non sono pochi coloro che non si riconoscono affatto in questa linea, eppure il segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino - il vero "dominus" di Avvenire e di tutti i media della Conferenza episcopale -, va avanti incontrastato per la sua strada. Nella distrazione generale, è presente ovunque: afferma, tratta, indica soluzioni, riscrive il Magistero.
Ci si chiede: dov'è e come la pensa il presidente della CEI? E i tre vice-presidenti? E tutti gli altri vescovi italiani? Come è possibile che un segretario - che per statuto non ne ha affatto il potere - possa fare il bello e il cattivo tempo su una materia così delicata come questa?
Cari vescovi, davvero vi va bene la "via cattolica" alle nozze gay?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/07/2015

9 - OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Gv 6,1-15)
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 26 luglio 2015)

La prima lettura e il Vangelo di questa domenica ci fanno comprendere la grandezza della Provvidenza divina, sempre sollecita a venire incontro alle nostre necessità. Nella prima lettura abbiamo ascoltato l'episodio del profeta Eliseo che incarica un uomo di sfamare una folla di cento persone con venti pani d'orzo. I pani erano pochi, ma il Signore compì il prodigio e la moltitudine di gente fu saziata. Il profeta Eliseo disse a nome di Dio: «Ne mangeranno e ne faranno avanzare».
Lo stesso episodio lo abbiamo ascoltato anche alla lettura del Vangelo. Gesù incarica i suoi Apostoli di sfamare una grande folla, adoperando i cinque pani d'orzo e i due pesci portati da un ragazzo. I discepoli stentarono a compiere ciò che Gesù chiedeva loro, ma si dovettero arrendere all'evidenza dei fatti, quando videro che tutti mangiarono a sazietà e, dei pezzi avanzati, raccolsero dodici canestri (cf Gv 6,9-13).
Da questi due episodi ricaviamo diversi insegnamenti. Il primo riguarda la ricchezza della Provvidenza divina: in ambedue i casi avanzò qualcosa, la Provvidenza fu più che abbondante. Ciò significa che Dio provvede generosamente, al di là di quelle che sono le nostre necessità. La seconda riflessione, forse la più importante, riguarda il fatto che Dio, ordinariamente, nell'elargire la sua Provvidenza, si serve delle sue creature. Nel primo caso, con il profeta Eliseo, Dio si servì di quell'uomo che aveva venti pani; nel secondo caso, quello del Vangelo, Gesù si servì dell'umile contributo di quel ragazzo che aveva portato con sé cinque pani e due pesci.
Ciò che balza evidente è l'assoluta inadeguatezza del contributo umano. I nostri mezzi sono molto limitati; ma, nelle mani di Dio si moltiplicano. L'importante è dare quello che possiamo, al resto penserà Dio. Ma, se manca questa nostra collaborazione, la Provvidenza non può intervenire.
La collaborazione umana avviene sia a livello spirituale, con la preghiera e l'offerta dei nostri sacrifici, e sia a livello materiale, con le opere di misericordia corporale, che non devono mai essere trascurate. Se dunque tante cose non vanno bene in questo mondo, incolpiamo noi stessi. Se tutti facessero il loro dovere, Dio compierebbe delle meraviglie continue. Guardiamo alla vita di Madre Teresa di Calcutta: quanti poveretti sono stati raggiunti dalla Provvidenza divina attraverso le mani caritatevoli della piccola suora albanese!
Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, operato da Gesù, alludeva ad un miracolo ancora più grande, quello dell'Eucaristia. Con la celebrazione eucaristica non vengono sfamati i nostri corpi ma le nostre anime. Con l'Eucaristia, nostro cibo non è un po' di pane, ma il Figlio stesso di Dio. Questo miracolo avviene tante e tante volte ogni giorno, in tutto il mondo, ovunque è celebrata la Santa Messa.
L'Eucaristia crea l'unione tra di noi, facendo di noi una cosa sola nel Cuore di Gesù. L'Eucaristia, inoltre, esige la carità fraterna. Se, infatti, diciamo di amare Gesù che è presente realmente nell'Eucaristia, non possiamo poi non amare il prossimo nel quale è presente in qualche modo il Signore stesso. Dall'amore all'Eucaristia si passa poi all'amore fraterno. Quanto più ameremo il Signore, tanto più riusciremo ad amare i nostri fratelli, e sarà proprio l'amore fraterno che dimostrerà l'autenticità della nostra carità divina.
Madre Teresa di Calcutta iniziava le sue giornate con diverse ore di preghiera davanti al Tabernacolo, e a chi le diceva che forse era meglio andare subito a soccorrere i poveri, ella rispondeva che non sarebbe riuscita a riconoscere Cristo nei bisognosi se prima non avesse trascorso quel tempo davanti a Lui, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare. La carità cristiana consiste nel riconoscere Gesù presente nel prossimo e nel pensare che tutto ciò che faremo ai nostri fratelli sarà fatto a Gesù stesso. Per questo motivo, san Paolo, nella seconda lettura di oggi, ci esorta a comportarci «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità [...] avendo a cuore l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,3).
San Francesco d'Assisi, che tanto amava l'Eucaristia, aveva un grande amore per i poveri e i bisognosi. In essi riconosceva il Figlio di Dio. Tra i tanti episodi che si potrebbero raccontare è bello ricordare il seguente, che avvenne all'inizio della sua conversione. Il santo d'Assisi aveva una naturale ripugnanza nei confronti dei lebbrosi, al punto che, appena li scorgeva di lontano, subito cambiava strada. Ma, una volta convertito, non poteva più comportarsi in quel modo. Ben presto gli capitò di incontrarne uno per strada: si fece forza, scese da cavallo e si mise a curare le piaghe di quel povero fratello. Man mano che curava quelle piaghe avvertì una profonda gioia; e, quando, una volta ripartito, si volse indietro, non rivide più quel povero lebbroso. Allora capì che era Gesù stesso. Se anche noi, sull'esempio dei santi, sapessimo riconoscere Gesù nel nostro prossimo, la terra si trasformerebbe in un Paradiso anticipato. Facciamo la nostra parte, e il bene si dilaterà sempre di più attorno a noi.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 26 luglio 2015)

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