BastaBugie n°418 del 09 settembre 2015

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1 PADRE DOUGLAS: L'ISIS RAPPRESENTA L'ISLAM AL 100% PERCHE' L'ISLAM MODERATO NON ESISTE
Musulmani simpatici? Si, per ora, perché quando prendono il potere... (VIDEO: testimonianza di un sacerdote iracheno)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: Il Foglio
2 SULLE ARMI NEGLI STATI UNITI GIORNALI E TELEVISIONI EUROPEE NASCONDONO LA REALTA'
Eppure basta ragionare: il porto d'armi che è obbligatorio da noi davvero riduce il numero dei morti ammazzati?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 COME PARLARE DI SESSO AI FIGLI
Quattro regole d'oro per educare i figli alla sessualità
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia
4 L'ORRIBILE COMMERCIO DI PLANNED PARENTHOOD
Ma se mio figlio può essere ucciso e buttato nei rifiuti, quale principio può impedire ai medici di venderlo? (VIDEO: gli ultimi due video della vergogna di Planned Parenthood)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Croce
5 SPAGNA ANNI '30: ASSASSINI DI MASSA IN ODIO ALLA FEDE
Inoltre le forze liberali-laiciste, comuniste e radicali vollero trasformare la morale, soprattutto quella familiare e sessuale (l'omosessualità fu accettata come nuovo status symbol)
Autore: Mario A. Iannaccone - Fonte: Il Timone
6 CLAMOROSO: ALLA DIOCESI DI PADOVA PIACE IL GENDER
L'ufficio scuola diffida le parrocchie dall'organizzare incontri che mettano in cattiva l'ideologia gender (VIDEO: le fiabe gay)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 INDULGENZE, MA NON SOLO, PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
Papa Francesco ha concesso ai sacerdoti, anche senza il permesso del vescovo, di assolvere chi ha abortito
Fonte: Tempi
8 GERMANIA ED EUROPA PROMUOVONO LA PEDOFILIA
Opuscoli del governo invitano il padre a toccare gli organi genitali dei figli da uno a tre anni e di insegnargli a fare altrettanto con il padre: se non è pedofilia ditemelo voi cos'e'!
Fonte: Manif Pour Tous Palermo
9 OMELIA XXIV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 8,27-35)
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
10 OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PADRE DOUGLAS: L'ISIS RAPPRESENTA L'ISLAM AL 100% PERCHE' L'ISLAM MODERATO NON ESISTE
Musulmani simpatici? Si, per ora, perché quando prendono il potere... (VIDEO: testimonianza di un sacerdote iracheno)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: Il Foglio, 25/08/2015

"Per favore, se c'è qualcuno che ancora pensa che l'Isis non rappresenta l'islam, sappia che ha torto. L'Isis rappresenta l'islam, al cento per cento". Ha alzato la voce, intervenendo al Meeting di Rimini, padre Douglas al-Bazi (nella foto a sinistra), sacerdote cattolico iracheno e parroco a Erbil, formulando - a mo' di provocazione e con toni duri - un'equazione che ben pochi si erano spinti a sostenere.

I SEGNI DELLE TORTURE SUBITE
Porta sul corpo i segni delle torture subite nove anni fa, quando una banda di jihadisti lo sequestrò per nove giorni, tenendolo bendato e in catene, con il setto nasale fracassato da una ginocchiata: "Per i primi quattro giorni non m'hanno dato neanche da bere. Mi passavano davanti e mi dicevano 'padre, vuoi dell'acqua?'. Ascoltavano tutto il giorno la lettura del Corano per far sentire ai vicini quanto fossero bravi credenti".
A padre Douglas non appartiene il felpato linguaggio della diplomazia, il perbenismo di gran moda di cui si fa gran uso per non urtare sensibilità varie.
Nessuno spazio, nelle sue parole, neppure per le discettazioni sul grado più o meno alto di moderazione insito nelle religioni e per gli appelli al dialogo a tutti i costi con i tagliatori di teste, gli impiccatori di vecchi studiosi in pensione e, perché no, con il califfo in persona.
Più che con i salotti e con certi pulpiti occidentali, l'intervento di padre Douglas è in sintonia con quel che dicono da tempo i presuli locali, a partire dal patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, che nel suo libro Più forti del terrore (Emi) ha accusato l'ayatollah al Sistani - la massima autorità sciita irachena - di non aver aperto bocca sulle persecuzioni dei jihadisti contro le minoranze perché "tanto non mi ascoltano".
Padre Douglas al-Bazi è responsabile di due centri di accoglienza per cristiani scampati all'avanzata dell'orda nera, non distante da Ankawa. Dopo la marcatura delle case cristiane dislocate nella piana di Ninive con la "n" di nazareno, un anno fa, "dalla mattina alla sera abbiamo ricevuto migliaia di profughi" e l'esodo ancora continua.

MUSULMANI SIMPATICI? SI, MA SOLO QUANDO SONO MINORANZA
"Io sono orgoglioso di essere iracheno, amo il mio paese. Ma il mio paese non è orgoglioso che io sia parte di esso. Quello che è successo alla mia gente è un genocidio. Vi imploro: non parlate di conflitto. E' un genocidio", ha detto il sacerdote, che di islam moderato non vuol sentire nemmeno parlare: "Quando l'islam vive in mezzo a voi, la situazione potrebbe apparire accettabile. Ma quando uno vive tra i musulmani, tutto diventa impossibile. Io qui non sono a spingervi all'odio verso l'islam. Io sono nato tra i musulmani, e tra essi ho più amici che tra i cristiani. Ma la gente cambia e se noi ce ne andremo nel mio paese nessuno più potrà distinguere la luce dalle tenebre. C'è chi dice 'ma io ho tanti amici musulmani che sono simpatici'. Sì, certo. Sono simpatici, qui. Là la situazione è ben diversa".
Una situazione riguardo la quale aveva speso parole dure anche il vicepresidente della conferenza degli imam di Francia (e imam di Nimes) Hocine Drouiche, intervenuto lo scorso luglio al Parlamento europeo: "Nel mondo i cristiani sono perseguitati, braccati, privati del lavoro, imprigionati, torturati, assassinati. Tutti i mezzi sono usati per costringerli a rinnegare la loro fede, compreso il rituale dello stupro collettivo, considerato in certi stati come una forma di sanzione penale. Possedere una Bibbia è diventato un crimine, proibita è la celebrazione del culto, si è tornati ai tempi delle messe nelle caverne e dei primi martiri".
E la colpa, aveva aggiunto Drouiche in un discorso che ben poco risalto aveva avuto sui media europei, è "dell'islam contemporaneo", che è molto più vicino "al settarismo, piuttosto che a una religione universale e aperta".

PRIMA O POI MI AMMAZZERANNO
Il racconto di padre al Bazi è poi quello di chi rischia quotidianamente di essere assassinato per strada: "Noi non sappiamo mai se, uscendo da una chiesa, avremo la possibilità di rientrarci da vivi. A Baghdad hanno fatto esplodere la mia chiesa davanti ai miei occhi. Mi hanno sparato alle gambe con un AK-47, un Kalashnikov, e probabilmente prima o poi mi ammazzeranno".
Eppure, la fede è solida: "Quando mi hanno incatenato, nei giorni del mio sequestro, hanno stretto ai polsi un grosso lucchetto. Dalla catena avanzavano dieci anelli, che ho usato per recitare il Rosario. Non l'ho mai fatto in maniera tanto profonda come in quella circostanza".
"Io - ha aggiunto padre Douglas - non imploro il vostro aiuto. Non sono spaventato, così come non è spaventata la mia gente. Credo ci distruggeranno, alla fine. Ma credo anche che l'ultima parola sarà la nostra. Gesù ci ha detto che bisogna portare la propria croce, ed è quello che noi in Medio Oriente stiamo facendo. Ma la cosa più importante non è di portare la croce, bensì di seguirla. E seguirla significa accettare, sfidare e impegnarsi fino alla fine. A questo noi non rinunceremo mai".

SVEGLIATEVI! IL CANCRO È ALLA VOSTRA PORTA, VI DISTRUGGERANNO
"Bisogna avere pazienza e portare la croce ogni giorno, ma dobbiamo anche reagire", gli ha fatto eco padre Ibrahim Alsabagh, parroco ad Aleppo che ha ricordato come la città sia ora "divisa in decine di parti, ognuna delle quali è in mano a un gruppo jihadista diverso. La nostra chiesa di San Francesco è a sessanta metri dalla linea di fuoco. Hanno già colpito tante chiese, non sappiamo quando toccherà alla nostra".
Ecco perché padre Douglas, a conclusione del suo intervento, ha lanciato un monito all'occidente infiacchito: "Svegliatevi! Il cancro è alla vostra porta. Vi distruggeranno. Noi, cristiani del Medio Oriente, siamo l'unico gruppo che ha visto il volto del male: l'islam".

Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta l'imperdibile video con la testimonianza di padre Douglas Al-Bazi parroco di Erbil, Iraq, al Meeting di Rimini 2015, il quale sostiene che l'ISIS è il vero islam al 100%


https://www.youtube.com/watch?t=62&v=PiYrzcUG5Kw

DOSSIER "ISLAM"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam

DOSSIER "MEETING di RIMINI"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_meeting_rimini

Fonte: Il Foglio, 25/08/2015

2 - SULLE ARMI NEGLI STATI UNITI GIORNALI E TELEVISIONI EUROPEE NASCONDONO LA REALTA'
Eppure basta ragionare: il porto d'armi che è obbligatorio da noi davvero riduce il numero dei morti ammazzati?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/08/2015

Com'era prevedibile, in un paio di giorni tutto sarebbe stato archiviato e si sarebbe parlato d'altro. Così, dopo l'omicidio in diretta e postato su Facebook, dopo che gli «esperti» hanno detto la loro, dopo il cordoglio dei giornalisti perché era toccato a un collega di casta, the show must go on e i riflettori mediatici sono subito andati a inquadrare qualcos'altro. Noi, che scrivendo su un quotidiano di opinione abbiamo la fortuna di non essere assillati dalla stretta attualità, possiamo dunque riflettere con calma.
Innanzitutto quel che colpisce in tutta questa storia è il Banal Grande del giornalismo italiano, unanimemente appiattito sull'obamismo (spero che Donald Trump lo spazzi via a suon di pernacchie e, soprattutto, disfaccia sistematicamente questi otto anni di amministrazione love is love e orticelli bio). Tutti i tg nostrani hanno ripetuto in fotocopia l'immancabile mantra della libera vendita di armi negli Usa, responsabile - senza processo - di quel che è accaduto. L'altro mantra, regolarmente rispolverato a ogni ammazzatina americana, è quello del povero Obama impotente nei confronti della lobby delle armi.

MA QUALE LOBBY DELLE ARMI?
Non ho statistiche sottomano, ma in compenso sono bravo a suonare a orecchio. E, applicando il solo buonsenso, mi chiedo: com'è che gli americani non solo non si sono estinti a colpi di bocche da fuoco ma sono pure aumentati di numero? Come mai la libera vendita perfino di bazooka non provoca ecatombi a cadenza non giornaliera ma addirittura oraria? Seconda domanda: il porto d'armi, cioè il permesso statale di possedere una pistola o un fucile, davvero riduce il numero dei morti ammazzati? Credo che, sempre a orecchio (o a occhio, fate voi), un paragone percentuale tra gli omicidi in Italia (dove ci vuole il porto d'armi) e quelli negli Usa (dove non ci vuole) riserverebbe qualche sorpresa. Sì, perché noi siamo 60milioni, loro sono 320, di cui 2,2 in galera (e di questi, altra sorpresa, i neri sono solo un terzo del totale). Ora, una serie di riflessioni. L'assassino della giornalista e del cameraman è nero e pure gay, e sostiene di aver sparato per vendetta in quanto, essendo sia l'uno che l'altro, si sente «discriminato». Però è stato subito classificato come «pazzo». Mentre nell'Europa del porto d'armi Anders Breivik (quello che ha fatto fuori quasi ottanta norvegesi a colpi di mitra e pistole) è stato classificato, subito e all'unanimità, come un sano di mente che si fingeva pazzo per lucrare lo sconto di pena (tanto che lui stesso ha dovuto smentire).
Sia come sia, non risulta che i detentori di porto d'armi, nei Paesi in cui c'è l'obbligo, debbano sottoporsi a visite psichiatriche quotidiane. Sì, perché uno può dar di fuori da un momento all'altro, né il porto d'armi può impedirti di ubriacarti e/o di assumere stupefacenti. Sarebbe interessante, avendone il tempo, sapere quanti omicidi in Italia sono stati perpetrati con armi da fuoco regolarmente detenute. Sempre che l'arma da fuoco sia indispensabile per far fuori qualcuno: in Italia i casi più recenti sono stati consumati con bottigliate, sacchetti di plastica e tronchi da camino dati in testa; cocci di bottiglia alla giugulare, picconi, coltelli da cucina, crick.

AMERICA: TERRA DI LIBERTA'
Ma torniamo agli Usa. Perché gli americani ci tengono tanto a poter comprare armi senza licenza? Un motivo risiede nel fatto che sono ex inglesi, e gli inglesi ancora oggi si oppongono in massa all'introduzione della carta d'identità. Correttamente, considerano un sopruso totalitario il fatto che uno debba sempre dover dimostrare allo Stato chi è e dove abita. Gli inglesi e i loro cugini americani non hanno avuto il giacobinismo statalista diffuso dalle armate napoleoniche; anzi, lo hanno combattuto. La stessa Guerra di Secessione americana ha origine nel rifiuto del centralismo. Poi, gli americani abitano un continente con immensi spazi, e se moltissimi di loro possono vivere in fattorie isolate o in ville immerse nei boschi (come si vede nei loro film) è grazie a tre fattori: il possesso di armi, il telefono e la benzina a prezzi così bassi che noi ce li sogniamo. Senza questi tre elementi ci sarebbe la corsa alle città, e perfino l'economia ne uscirebbe sconvolta.
Obama è il portato finale di una cultura elitaria radical-chic che negli Usa si chiama liberal ma che col liberalismo come lo intendiamo qui non ha niente a che vedere. Non è il liberalismo di Tocqueville, per intenderci, ma quello di Robespierre. E' statalismo accentratore e soffocante, stretto parente (e non a caso simpatizzante) del marxismo, teso a regolamentare ogni più minuto aspetto dell'esistenza. E' riuscito, infatti, a far ingoiare al popolo di John Wayne le nozze gay, e a quello di Humphrey Bogart il divieto di fumare. E se c'era una lobby potente, negli Usa, era quella del tabacco. Dunque, la storiella che il povero Obama nulla può contro i fabbricanti di armi non regge. Gli Usa tengono a bada l'abuso di libertà con un sistema penale severo ed efficace. Diversamente dal colabrodo italiano, che, al contrario, è spietato solo con l'«eccesso di legittima difesa». Altra bufala americana: andate a vedere il recentissimo film N.W.A., celebrazione dei rappers (neri) e odio puro nei confronti degli sbirri, nel quale film i poliziotti che pestano i neri sono neri pure loro. E il «ruolo della donna», in quell'ambiente, ve lo lascio immaginare.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/08/2015

3 - COME PARLARE DI SESSO AI FIGLI
Quattro regole d'oro per educare i figli alla sessualità
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia, 17/07/2014

Educare i figli agli aspetti relativi all'affettività e alla sessualità non deve rappresentare un compito pesante e difficile, ma un'occasione per godere la vita familiare e arricchire la vita quotidiana. I genitori sono i primi e principali educatori dei figli, anche su questi temi.
Gli esperti parlano di quattro criteri fondamentali che bisogna gestire quando si parla di educazione sessuale.

PRIMA REGOLA: ARRIVARE IN TEMPO
A questo proposito è meglio non ingannarsi: i nostri bambini sanno molto più di quello che crediamo, e per questo è meglio parlare "un'ora prima" che "cinque minuti dopo". Attualmente i bambini maneggiano fin da molto piccoli ogni tipo di temi, soprattutto per la facilità ad accedere alle informazioni attraverso le nuove tecnologie. Ciò ha fatto sì che i bambini e gli adolescenti indaghino da sé, trovando la maggior parte delle volte informazioni distorte su ciò che sono davvero l'affettività e la sessualità.
La prima fase di comunicazione con i figli deve essere quindi dedicata ad ascoltare ciò che pensano e dicono, o a interpretare i loro silenzi di fronte a certe situazioni. Da questo deriva la necessità di creare rapporti di vicinanza con i figli, di modo che i genitori siano i primi a rendersi conto di ciò che accade loro; prima saranno le cose più semplici, poi alcune più serie. Se di fronte a queste prime inquietudini i bambini trovano accoglienza da parte dei genitori, allora confideranno in quella fonte per future inquietudini sulla sessualità.

SECONDA REGOLA: PARLARE CHIARAMENTE
Si è notato che i genitori provano troppo timore ad affrontare questo tipo di temi, e per questo stesso timore in genere "aggrovigliano" le loro spiegazioni al punto che i bambini restano più confusi dopo la conversazione di quanto non lo fossero prima. In questo aspetto, è quindi fondamentale che i genitori si preparino e leggano sul tema, parlino con altri genitori delle loro esperienze e consultino gli psicologi della scuola. Ciò che conta è avvalersi di fonti affidabili e ben orientate.

TERZA REGOLA: FORNIRE LE INFORMAZIONI IN MODO GRADUALE
Non si spiegheranno gli stessi temi né si forniranno gli stessi dettagli a un bambino di 6 anni e a un adolescente di 14. Le informazioni verranno aumentate man mano che i figli crescono e mostrano maggior interesse. Quanto ai più piccoli, è raccomandabile chiedere loro cosa vogliono sapere e a partire da lì dare una spiegazione di base senza ulteriori dettagli, perché possano capire e restino tranquilli perché sono state fornite loro le informazioni che richiedevano.

QUARTA REGOLA: AFFRONTARE TUTTI GLI ASPETTI, NON SOLO QUELLI FISICI
L'educazione affettiva e sessuale deve abbracciare la totalità dell'essere umano, non solo gli aspetti fisici. Si tratta di preparare i giovani all'amore.
Un'adeguata educazione affettivo-sessuale può fare la differenza nella vita di una persona, e per questo è una responsabilità esclusiva dei genitori. Non bisogna poi dimenticare la regola base dell'educazione, istruire con l'esempio; essere coerenti con l'idea di sessualità che si trasmette ai figli e vivere in modo conforme ad essa.

Nota di BastaBugie: assolutamente da vedere per genitori, educatori e catechisti il seguente link al video che spiega le ragioni della castità. Si può proporre ai giovani affinché comprendano il valore del proprio corpo e la sessualità nel modo corretto:
IMPERDIBILE VIDEO: SESSO, PERCHE' ASPETTARE? OVVERO: AMORE SENZA RIMORSO
I rapporti pre-matrimoniali in realtà sono anti-matrimoniali (ecco perché sempre più fidanzati scelgono la via della castità)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1497

Fonte: Aleteia, 17/07/2014

4 - L'ORRIBILE COMMERCIO DI PLANNED PARENTHOOD
Ma se mio figlio può essere ucciso e buttato nei rifiuti, quale principio può impedire ai medici di venderlo? (VIDEO: gli ultimi due video della vergogna di Planned Parenthood)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Croce, 01/09/2015

Come colpire meglio il bambino per ucciderlo senza danneggiare il fegato? Quale prezzo contrattare? Perché ci impressioniamo a sentire manager di aziende sanitarie che parlano così? Perché troviamo disturbanti le infermiere che sollevano con le pinze braccia e gambe di bambini conservati in frigo, dentro una bacinella? Perché mai un medico non dovrebbe mettere le sue abilità - costruite dopo aver giurato con Ippocrate "neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto" - al servizio di una tecnica che gli permetta di prendere il cervello al bambino quando è ancora vivo? Dal momento che è possibile, legale, addirittura un diritto uccidere bambini, perché dovrebbe darci fastidio l'idea che i loro organi siano smistati e poi, tanto che si buttavano, pure venduti qua e là dalla maggiore organizzazione abortista d'America, dal sinistro nome di "genitorialità pianificata" e dall'ancora più sinistro fatturato (oltre un miliardo di dollari per uccidere innocenti)?

PLANNED PARENTHOOD
Eppure ci impressioniamo, e molto, tanto che in America i video che raccontano l'orribile commercio di Planned Parenthood stanno sollevando un bel po' di polemiche, sui giornali e in politica, e ci saranno anche seri guai giudiziari (vendere organi è un reato, e in America la legge si rispetta). In Europa invece silenzio di tomba, a parte La Croce e qualche organizzazione pro-vita. I giornali pro-morte, invece, si guardano bene dal parlare di questa notizia - bisogna dare spazio all'orto biologico di Michelle Obama - e sanno benissimo perché: in ogni persona nella quale sia rimasta traccia di umanità sentir parlare di bambini uccisi nella pancia della mamma, smembrati e venduti suscita repulsione, orrore, e una pena, una pena infinita. Io per esempio quando ho sentito l'infermiera dire che il più grande dei "feti" uccisi quel giorno era un gemello di venti settimane ho quasi vomitato. Mamma di gemelle, ho pensato a cosa possa portare una mamma a scegliere di uccidere uno dei suoi due bambini, chissà magari perché malato o solo perché di troppo - uno sì ma due no, eh - e al dolore che rimarrà per sempre a quel fratellino lasciato solo. E un giorno a quella mamma (che Dio perdonerà, ma lei riuscirà perdonarsi?).
Lo sanno bene i giornali pro-morte perché non si può parlare di questa storia: perché, semplicemente, non fa che portare, con logica, alle estreme conseguenze il discorso dell'aborto, confermando quello che disse Santa Teresa di Calcutta ritirando il premio Nobel per la pace: "ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l'aborto, perché è una guerra diretta, un'uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla".

L'ORRORE È UN PASSETTO PIÙ AVANTI
Appunto. Dall'aborto alla vendita di organi umani, e addirittura alla modifica dell'esecuzione dell'aborto per avere questi organi meglio conservati non c'è alcuna soluzione di continuità. Solo, l'orrore è un passetto più avanti, e forse anche nelle coscienze più anestetizzate dalla legge che ha legalizzato l'aborto - cambiando la nostra mentalità - rimane ancora un barlume di resistenza a questa idea. È per questo che non parlano di Planned Parenthood i nostri giornali, perché sanno che vedere le conseguenze logiche dell'aborto portate all'estremo (tanto che li buttavamo, ricaviamone qualcosa e aiutiamo la ricerca) così esplicite, così palpitanti carne e sangue (i video sono dolorosissimi da guardare), potrebbe mettere in crisi qualcuno di quelli che chiama l'aborto diritto. Se permettiamo di uccidere un bambino nella pancia della mamma, quale alto principio morale potrebbe impedirci di venderlo? In nome di cosa? Della tutela della dignità umana? Se mio figlio può essere ucciso e buttato nei rifiuti ospedalieri, quale principio può impedire ai medici di venderlo?
Se l'uomo perde il senso del limite, allora siamo al libera tutti. Compriamo, vendiamo, fabbrichiamo, torturiamo (far nascere un bambino per ucciderlo con un colpo di pinza che tranci di netto il collo cos'altro è, se non tortura, mentre la mamma si fa sedare per non sentire dolore...). Perché no? Tutto, tolto il limite, è permesso. E allora hanno ragione quelli di Planned Parenthood, ad arrotondare i loro già mostruosi incassi con altri milioni di dollari. Perché no, ripeto?

QUALE PUÒ ESSERE IL LIMITE?
Il più forte, quello che ha la tecnica, o la forza, o i soldi, fa quello che vuole? Il limite, anche per chi non crede in Dio ma semplicemente vuole che gli uomini vivano, potrebbe essere per esempio che nessuna persona umana può essere uccisa, torturata, maltrattata, né, dobbiamo aggiungere di recente, fabbricata artificialmente. È qualcosa che ogni uomo avverte profondamente, ma poi quel baco che inceppa a tutti gli umani il funzionamento interno (noi credenti lo chiamiamo peccato originale, ma credo che l'esistenza del male nel mondo non la possa negare nessuno) ha permesso non solo che si facesse il male (che so, un tempo l'esistenza della schiavitù, o, oggi, l'aborto) ma che lo si giustificasse come progresso. Aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, utero in affitto non sono che conseguenze della rimozione del limite: l'uomo si sente signore della vita e della storia, e incaricato di giudicare quale vita sia degna di essere vissuta, da chi e come. Le conseguenze sono mostruose, infernali, e il caso Planned Parenthood lo prova. Eppure c'è chi continua a pensare che l'aborto sia una conquista, l'eutanasia una forma di carità, l'utero in affitto un'amichevole via per permettere a qualcuno di realizzare il suo sogno di essere genitore.
Come è avvenuto questo slittamento nel sentire comune? Di solito tutta la propaganda parte da un caso estremo: una povera ragazza violentata, che proprio non può tenere il suo bambino, e la cui vita sarebbe rovinata da una maternità, in quel momento. Da qui parte, in tutti i paesi del mondo, è partita la propaganda. Spesso i casi erano inventati, come per la sentenza Roe vs Wade (la donna non avrebbe abortito, ma dato in adozione sua figlia), ma costruiti ad arte per bersi l'opinione pubblica.

L'ABORTO È UNA SCELTA POSSIBILE?
Tante persone che stimo, anche credenti, in Italia hanno votato a favore della 194, opportunamente esposti alla propagande: la libertà della donna "soggetto debole", la violenza sulle donne, la scelta eccetera. Partendo dall'immagine della povera ragazza violentata e sola - chi mai può essere a favore della violenza sulla donna? - si arriva a far accettare un'idea che istintivamente ogni persona rifiuta: una madre che uccide il suo bambino nel luogo in cui lui è più protetto, il grembo. Quando poi si è passati, grazie a battaglie all'inizio solo radicali, imperniate come dicevo su casi estremi e singolarissimi, dal rendere accettabile alle masse l'inaccettabile, si può cercare di renderlo legale. La legge, si sa, cambia la mentalità comune, e quando una cosa diventa legale, diventa insieme anche una delle possibilità: e anche se la legge non dice così, nel sentire comune è passata l'idea che l'aborto è una delle scelte possibili per ogni donna, come se fosse una evenienza al pari delle altre (quando sono rimasta incinta il primo medico mi chiese "allora, cosa vuole fare?"). Infatti i movimenti pro-morte si fanno chiamare pro-choice, e noi tutti sappiamo che la scelta è sempre una cosa positiva (la manipolazione del linguaggio meriterebbe un capitolo a parte). Ho scoperto, grazie all'articolo di un amico, Roberto Dal Bosco, che questo procedimento ha delle tappe precise, ed è stato anche teorizzato, ha addirittura un nome: si chiama finestra di Overton, è la precisa tecnica per rendere scelta politica di massa un'idea che all'inizio ci è inaccettabile.
Credo che combattere contro certi processi culturali sia un'impresa impossibile a noi umani. Quando penso così mi risuonano subito in testa le parole del mio amico Padre Maurizio Botta, che dice spesso "tranquilli, la vittoria verrà dagli hobbit". Io, come gli ho confessato rischiando la mia amicizia con lui, il Signore degli Anelli non l'ho letto, però ho capito che gli hobbit sono piccoli, semplici, non aggressivi, e pure un po' bruttarelli secondo i canoni del mondo. Mi ricordano i cristiani, quelli che sanno solo una cosa: Cristo, e Questi crocifisso.

Nota di BastaBugie: per i primi video dell'inchiesta-scandalo su Planned Parenthood basta andare al link sottostante
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3846

Ed ecco i due NUOVI video-choc sull'inchiesta-scandalo:

1° VIDEO

Dissezione e traffico di organi di bambini abortiti a Planned Parenthood


https://www.youtube.com/watch?v=cVg3mvLUIls

2° VIDEO

Per Planned Parenthood i bambini abortiti sono "voci del bilancio"


https://www.youtube.com/watch?v=PgkE7oZz7sE

Fonte: La Croce, 01/09/2015

5 - SPAGNA ANNI '30: ASSASSINI DI MASSA IN ODIO ALLA FEDE
Inoltre le forze liberali-laiciste, comuniste e radicali vollero trasformare la morale, soprattutto quella familiare e sessuale (l'omosessualità fu accettata come nuovo status symbol)
Autore: Mario A. Iannaccone - Fonte: Il Timone, giugno 2015 (n. 144)

Uno degli aspetti che sono stati messi in ombra dagli storici riguardo la Seconda Repubblica Spagnola (1931-1939) - corresponsabile del tragico bilancio dei Martiri di Spagna - è che nel periodo che va dalla fine del 1931 a tutto il 1938 sono stati condotti, per la prima volta su vasta scala, esperimenti di rivoluzione sociale e sessuale come non se ne erano mai viste prima in Europa e che attirarono osservatori da ogni parte del mondo.

UNA RIVOLTA CONTRO LA MORALE
Nel 1930 varie forze liberali-laiciste e radicali si organizzarono in partiti e conquistarono il potere con un'elezione amministrativa durante la quale, unilateralmente, proclamarono la Repubblica e dichiararono abolita la Monarchia.
Il Governo cercò, sin da subito, con un'ampia serie di provvedimenti, di modificare la società spagnola e la sua morale tradizionale abolendo l'insegnamento della religione, introducendo il divorzio, l'aborto (tentativo sventato) e favorendo per la prima volta programmi di educazione sessuale.
Contestualmente agì anche in ambito religioso abolendo l'insegnamento nelle scuole primarie e comprimendo la libertà dei cattolici con un'impressionante serie di provvedimenti che comprendevano anche la confisca di beni ecclesiastici e l'espulsione dei sacerdoti.
Nel campo della libertà sessuale fu giocata la rivoluzione più radicale. Le componenti anarchiche del regime repubblicano spagnolo instaurarono, prima sporadicamente (nel 1934 e nel 1935) poi in modo convinto, dal febbraio del 1936, una rivoluzione dei costumi che non aveva precedenti in Europa, con l'eccezione di brevi periodi rivoluzionari del passato (fasi della Rivoluzione Francese o dell'Anabattismo cinquecentesco). Questa rivoluzione contro la morale fu fatta alla luce del sole scegliendo i principali laboratori dell'Andalusia e la capitale della Catalogna, Barcellona, due bastioni dell'anarchia spagnola. La rivoluzione sessuale spagnola degli anni Trenta fu, da un lato, preparata dalla legislazione repubblicana e poi attuata, soprattutto negli anni 1935-1938, dalle forti componenti anarchiche della società spagnola.

ABOLIZIONE DEL MATRIMONIO, ALLEVAMENTO DEI FIGLI IN COMUNE, OMOSESSUALITÀ
Queste, scavalcando i primi, tentarono di istaurare una società nella quale fosse abolito il matrimonio, le unioni fossero libere, l'omosessualità e la bisessualità fossero accettate senza pregiudizi e i ruoli sessuali fossero molto rigidi.
Le "repubbliche" anarchiche nacquero al grido Uniòs Hermanos Proletarios (Fratelli Uniti del Proletariato) nel 1932 e si diffusero, a diverse ondate, sino a tutto il 1938.
Divenute molto diffuse dopo la vittoria del Frente Popular nel 1936, erano delle vere e proprie comuni libertarie ispirate da decenni di propaganda di case editrici come Cenit e Zenit, le quali pubblicavano romanzi pornografici. Si predicava la fine della famiglia, l'allevamento dei bambini in comune, la condivisione di donne e uomini. Una sessualità libera non coniugale che minava le basi della società.
La "reforma sexual" fu alimentata da potenti industrie editoriali che stamparono libri e riviste con gran dispendio di mezzi. Subito, all'avvento della Seconda Repubblica, furono messi in cantiere e pubblicati molti testi sull'argomento, dalla Pequeña Enciclopedia de Educaciòn Sexual (Siviglia, 1932), alla Biblioteca de Educaciòn Sexual (Barcelona 1932-1933) o la Cultura Sexual (Barcelona,1936-1937). Si trattava di imprese editoriali che godettero di ampia diffusione; con la scusa dell'informazione, avevano lo scopo di cambiare la percezione della sessualità nel pubblico, inserire temi di eugenetica e spezzare la mentalità della monogamia. La serie Temas Sexuales (Madrid, 1932-34), ad esempio, era diretta da Angel Martìn Lucenay, sessuologo e studioso di perversioni ma anche divulgatore dalla penna facile al limite (o forse ben oltre) della pornografia. Nei suoi libri si diffondeva sulle pratiche sessuali più eterodosse, che guardava con una certa simpatia, come la bisessualità. Anche se non aveva l'allure libertaria del più famoso Felix Martì Ibañez, "medico libertario", che certi orientamenti li incoraggiava utilizzando disegni. Questa vasta attività editoriale non va sottovalutata in quanto tendeva a dare fondamento scientifico all'idea che l'istituzione ecclesiastica e i cattolici, con la loro morale considerata repressiva, provocassero malattie e malessere nella società e andassero dunque sconfitti.

LE COMUNI E IL POLIAMORE
Le potenti organizzazioni anarchiche, riunite intorno al sindacato CNT e alla federazione anarchica della FAI, imposero in varie parti della Spagna ma soprattutto a Barcellona decine di comunità indipendenti, collettivizzate e autogestite, senza classi né Stato, dove uomini e donne potevano intrecciare rapporti senza formalità anche in presenza di matrimoni già contratti (poliamore).
La rivoluzione sessuale si accompagnò ad una rivoluzione antigerarchica, con abolizione delle classi sociali. Furono aboliti i segni distintivi nell'abbigliamento (cappello, giacche, cravatte), le formule di saluto e di cortesia e gruppi di anarchici si servivano di case altrui o di negozi per attuare "l'esproprio proletario". L'omosessualità, prima considerata un fatto eccezionale, fu accettata come un nuovo status symbol.
A ciò s'accompagnò l'abolizione della moneta e s'introdusse l'uso del baratto anche dove non vi era scarsità di moneta. Si riteneva che tutta la società fosse da riformare perché oppressiva così la rivoluzione doveva trasformare i costumi, con particolare interesse per le questioni relative alla famiglia e alla sessualità.

ANTICIPI DI FEMMINISMO
In questa logica si situa anche l'azione di femministe come Emma Goldman, Marìa Lacerda de Mura, Lucìa Sanchez Saornir (leader delle Mujeres Libres), Clara de Campoamor e altre, che anticiparono in modo evidente quanto si sarebbe visto 25 anni più tardi nel resto d'Europa e Stati Uniti; lottavano contro il principio gerarchico "paternalistico" combattendo allo stesso tempo per una collettivizzazione dei mezzi economici (rivoluzione economica) e per l'amore libero (liberazione sociale).
La fase clou di questa rivoluzione, che tuttavia si tramutò in uno stato di caos nelle grandi città, si instaurò diffusamente soprattutto all'indomani del fallito golpe militare che diede inizio alla Guerra Civile, il 17 Luglio 1936. Fra i partiti che appoggiarono questa rivoluzione vi furono le componenti radicali dei repubblicani, come il Partito Obrero de Unificaciòn Marxista, formato da comunisti dissidenti che si rifacevano all'anarchia di Bakunin o Malatesta o anche a Lev Trostkj; o, ancora, l'inglese Indipendent Labour Party, nel quale militò George Orwell.
In quei mesi la Spagna libertaria divenne il paradiso di tutti gli anarchici d'Europa e di coloro che si ribellavano alla morale o alla società organizzata. Una frase spesso ripetuta era: "la rivoluzione sessuale è la chiave della rivoluzione sociale". Ovvero soltanto la prima, distruggendo ogni idea di gerarchia sociale e di valori, poteva innescare la seconda.

LA RADICE: SRADICARE IL CATTOLICESIMO
Contrari a questa deriva della società erano i marxisti legati all'Unione Sovietica che tra il 1937 e il 1938 incarcerarono e fucilarono moltissimi anarchici (non prima che questi ultimi avessero sterminato i cattolici). Furono i sovietici, prima dei franchisti, a non accettare la rivoluzione libertaria, reprimendola in un bagno di sangue e ciò fa comprendere, al di là di quanto si racconta nei libri di Storia più diffusi, che vi furono due fazioni "di sinistra" a darsi battaglia nella parte repubblicana.
Concordavano soltanto su un punto: la necessità di eliminare il problema cattolico alla radice, sradicandolo. E così iniziò il supplizio di circa 11000 cattolici uccisi soltanto perché tali, con mutilazioni, torture, distruzioni vastissime. Il 75% delle chiese di Spagna fu distrutto, quasi il 20% dei religiosi spagnoli ucciso, circa 7300 religiosi e 3000 laici - 124 sono già beati e altri 120 in corso di beatificazione - torturati e uccisi durante parodie della messa o di riti religiosi.

Nota di BastaBugie: sulla Guerra di Spagna consigliamo la visione dei seguenti tre film
1) L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)
La gloriosa resistenza del comandante Moscardò e del presidio militare di Toledo
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40
2) THERE BE DRAGONS - UN SANTO NELLA TEMPESTA (2012)
Una storia avvincente nel contesto della guerra di Spagna
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=38
3) UN DIOS PROHIBIDO (2013) °
La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42

Fonte: Il Timone, giugno 2015 (n. 144)

6 - CLAMOROSO: ALLA DIOCESI DI PADOVA PIACE IL GENDER
L'ufficio scuola diffida le parrocchie dall'organizzare incontri che mettano in cattiva l'ideologia gender (VIDEO: le fiabe gay)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/08/2015

Si sa che nelle varie realtà della Chiesa italiana la questione "gender" è intesa e vissuta in modo diverso. In caso contrario tutte le diocesi e tutti i movimenti ed associazioni avrebbero aderito alla manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni e tutti sosterrebbero le Sentinelle in Piedi, mentre invece ci sono molti parroci e diocesi che se ne dissociano e le vedono come il fumo negli occhi.
In molti ambienti cattolici la questione del "gender" non ha diritto di accesso, perché si teme possa dividere. Tutto questo è noto e non stupisce. Quello che continua a stupire è piuttosto che l'esistenza del problema sia misconosciuto, minimizzato o addirittura negato. Che gli allarmi vengano considerati allarmismo. Che le preoccupazioni di genitori, insegnanti e cittadini siano eccessi e che la loro mobilitazione non sia rispettosa.

L'UFFICIO SCUOLA DELLA DIOCESI DI PADOVA
È quanto mi sembra che emerga da una nota dell'Ufficio scuola della diocesi di Padova, diramata il 18 agosto scorso. In alcune parrocchie si sono fatte delle serate sul gender e all'Ufficio scuola sono giunte richieste di chiarimento da parte di vari fedeli. Per questo motivo, l'Ufficio scuola ha diramato la nota suddetta che dice tre cose: a) il gender non è un'ideologia ma un insieme di teorie anche diverse tra loro di cui non è corretto fare ogni erba un fascio, non è il nemico da combattere ma un interlocutore con cui dialogare e discernere, informandosi correttamente e formandosi alla logica di Cristo; b) l'articolo 16 della legge sulla buona scuola non ha niente a che fare col gender e quindi è pretestuoso contestare su queste basi la legge stessa raccogliendo firme per la sua abrogazione; c) il ministro Giannini ha emanato delle circolari che possono rassicurare i genitori. Infine, la nota diffida dall'organizzare incontri senza avere informato il Vescovo e, per quanto riguarda le tematiche connesse con l'educazione, l'Ufficio Scuola.
Dopo questa nota sarà molto difficile che un parroco si azzardi ad organizzare una serata sul gender o, se lo farà, dovrà organizzarla in modo equilibrato, stando bene attento che tra i relatori ci sia anche chi difende questa ideologia. I fedeli padovani che sono stati alla manifestazione di Roma penseranno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Chi ha partecipato alle veglie delle Sentinelle in Piedi si sentirà sconfessato. Quanti si aspettano dalla diocesi un indirizzo si sentiranno delusi perché l'unico invito trasmesso dalla nota è quello di dialogare.

IL GENDER NON ESISTE
A leggere la prima parte della nota, sembra che per l'Ufficio scuola della diocesi di Padova l'ideologia gender sia un'invenzione. Esisterebbero solo varie teorie in discussione su libri e su riviste di cui la stessa nota fa qualche esempio. Però Papa Francesco dice che esiste. Però Benedetto XVI ha detto che esiste. Ambedue hanno messo bene in guardia e ne hanno indicato l'estrema pericolosità. L'Ufficio scuola di altre diocesi ha licenziato documenti sul gender in cui si evidenziano i pericoli e si indicano le vie per contrastarlo. Sono stati tutti vittime di allucinazione?
L'Ufficio scuola della diocesi di Padova sa che dal 1994 l'ideologia del gender viene portata avanti sistematicamente da tutti gli organismi internazionali? E che per i prossimi 30 anni sarà collegata agli Obiettivi del Millennio, ossia equiparata ai diritti umani? Che è finanziata dalle grandi fondazioni americane? Ha mai letto gli studi di Marguerite Peeters? Oppure le Linee guida dell'OMS-Europa, o quelle del Ministero italiano per le pari opportunità? Sa che ci sono case editrici che stampano solo libretti gender? Che le biblioteche dei comuni ne sono piene? Che nei corsi di educazione sessuale si insegna cosa è un "pompino" e si fanno vedere filmati di omosessualità?
Eppure, per l'Ufficio scuola della diocesi di Padova il gender è solo un insieme di teorie da discutere. Così i cattolici altro non devono fare che organizzare convegni. C'è il livello della discussione delle teorie - come fanno giustamente le riviste specializzate - ma c'è anche il livello della protesta o della mobilitazione contro qualcosa di sbagliato. Stupisce la frase della nota: "bisogna confrontarsi con chi propugna modelli interpretativi dell'umano diversi da quelli che il Vangelo propone". Ad un convegno accademico va bene, ma se nella scuola di mio figlio di undici anni gli insegnano l'uso del preservativo devo forse aprire una discussione? E con chi e su cosa mi devo confrontare?

GRANDE FIDUCIA NEL MINISTRO GIANNINI
Lasciando da parte l'argomento molto complicato del comma 16 articolo 1 della "buona scuola", non si capisce da dove nasca la grande fiducia dell'Ufficio scuola della Diocesi di Padova nei confronti delle circolari del ministro Giannini. Le norme che il ministro ha ribadito nella famosa circolare diramata dopo l'approvazione della legge sulla "buona scuola", erano già vigenti prima. Ma questo non ha impedito a innumerevoli dirigenti scolastici, insegnanti e cooperative Lgbt che hanno in essere convenzioni su progetti di educazione sessuale, di non tenerne conto e di fare di nascosto dei genitori.
Il centro della nota padovana è in ogni caso il seguente passaggio: "La questione del gender non può essere ridotta alla ideologia gender. La prima porta in sé alcune istanze che meritano di essere seriamente considerate". Forse bisognava scrivere: la questione dell'identità sessuale maschile e femminile non può essere ridotta all'ideologia gender, e saremmo stati d'accordo. Ma la parola gender ormai non significa più quello che significava quarant'anni fa, al tempo degli "studi di genere". Allora essa era sinonimo di sesso, di identità sessuale naturale maschile e femminile, ora non più. La nota cita l'articolo della Giaccardi su "Avvenire" del 31 luglio scorso: una apertura inaccettabile al gender che trascura cosa esso sia oggi.
Alla fine, cosa rimane impresso di una nota come questa dell'Ufficio scuola della diocesi di Padova? Che chi si è mobilitato contro il gender ha sbagliato, che non c'è da allarmarsi, che il ministro Giannini sorveglia adeguatamente, che bisogna dialogare e confrontarsi e che il gender è solo una serie di teorie da discutere. In pratica, la nota apre al gender. Complimenti.

Nota di BastaBugie:ecco cosa si diffonde nelle scuole italiane. Filastrocche, libri, fiabe per bambini che inneggiano all'amore gay. Il gender è ormai una realtà.


https://www.youtube.com/watch?v=ULLHnP21ros

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/08/2015

7 - INDULGENZE, MA NON SOLO, PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
Papa Francesco ha concesso ai sacerdoti, anche senza il permesso del vescovo, di assolvere chi ha abortito
Fonte Tempi, 01/09/2015

Papa Francesco, in occasione del Giubileo della Misericordia, ha deciso che i sacerdoti potranno assolvere le donne pentite che hanno abortito. Va ricordato, infatti, che per la Chiesa cattolica l'aborto è un peccato grave e chi lo commette, o aiuta a commetterlo, dal medico all'infermiere, è colpito da scomunica. Scomunica che può essere tolta solo dal vescovo. In realtà, per aiutare i fedeli pentiti a essere perdonati, la Chiesa prevede che in ogni cattedrale vi sia un canonico penitenziere, coi medesimi poteri del vescovo. Stessa cosa vale per i vicari episcopali e i sacerdoti degli ordini mendicanti. [L'assoluzione del peccato di aborto e la remissione della relativa scomunica è comunque possibile riceverle già ordinariamente da qualunque sacerdote purché abbia avuto il permesso, anche solo per quel singolo caso, dal suo vescovo; in generale questa possibilità viene offerta generosamente dai vescovi, N.d.BB]

COME OTTENERE L'INDULGENZA
Il Pontefice ha scritto una lettera a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in cui auspica che il prossimo Giubileo sia «per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio».
«Per vivere e ottenere l'indulgenza - scrive Bergoglio - i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l'indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero».

UNA GRANDE AMNISTIA
Il Papa auspica che tutti possano partecipare al Giubileo. Dai malati alle persone sole, ai carcerati. Su questi ultimi, in particolare si sofferma, ricordando che «il Giubileo ha sempre costituito l'opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono».

L'ABORTO E' UN GRAVISSIMO MALE
Papa Francesco si è anche soffermato sullo specifico e «grave problema» del nostro tempo che è «il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell'aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all'aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre. Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l'Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza».

VALIDA LA CONFESSIONE DA UN SACERDOTE LEFEBVRIANO
Infine papa Francesco ha dedicato la parte conclusiva della missiva ai lefebvriani, i sacerdoti della Fraternità San Pio X: «Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall'esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l'Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l'assoluzione dei loro peccati».

Fonte: Tempi, 01/09/2015

8 - GERMANIA ED EUROPA PROMUOVONO LA PEDOFILIA
Opuscoli del governo invitano il padre a toccare gli organi genitali dei figli da uno a tre anni e di insegnargli a fare altrettanto con il padre: se non è pedofilia ditemelo voi cos'e'!
Fonte Manif Pour Tous Palermo, 25/07/2015

Il Governo Tedesco promuove la pubblicazione di "Pedofilia incestuosa come educazione al sesso sano". Micheal O'Brien, autore che ha studiato la crisi della cultura occidentale dice che questo "intervento dello Stato tedesco nella vita familiare costituisce un nuovo livello di auto-distruzione". Opuscoletti da una filiale del ministero del governo tedesco per la Famiglia incoraggiano i genitori a massaggiare sessualmente i loro bambini di 1-3 anni di età. Due opuscoli di 40 pagine intitolati "Amore, Corpo e Gioco del Dottore" dal Centro di Educazione alla Salute della Germania Federale (Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung - BZgA) che sono indirizzati a genitori - il primo orientato ai bambini di 1-3 anni e l'altro ai bambini di 4-6 anni di età.

PEDOFILIA AVANTI TUTTA!
"I padri non dedicano sufficiente attenzione al clitoride e alla vagina delle loro figlie. Le loro carezze troppo raramente riguardano queste regioni, mentre questo è il solo modo in cui le ragazze possono sviluppare un senso di orgoglio per il proprio sesso", recita l'opuscolo riguardante i bambini di 1-3 anni. Gli autori razionalizzano, "Il bambino tocca tutte le parti del corpo del padre, a volte eccitandolo. Il padre dovrebbe fare lo stesso". L'Autore e conferenziere canadese Michael O'Brien che ha scritto e parlato a lungo della crisi della cultura in Occidente ha parlato a LifeSiteNews.com circa lo sconvolgente ed estremamente inquietante fenomeno. Si tratta, ha detto, "di incesto - incoraggiato dallo Stato, cosa che nelle società più civili è un crimine". [Questo] sviluppo è, un naturale risultato del rifiuto dell'ordine morale giudaico-cristiano. "La rivoluzione sociale imposta che ha travolto il mondo occidentale sta muovendo verso una nuova fase che emana come le logiche conseguenze della sua visione di valore dell'uomo". "Si tratta semplicemente di obbedire alla sua filosofia rigorosamente materialista dell'uomo. Se l'uomo non è altro che una creatura creata per il piacere o per il potere. Se egli non è altro che una cellula dell'organismo sociale, allora non ci sono norme morali, non ci sono verità psicologiche, non ci sono verità spirituali in grado di confutare la 'volontà di potenza' e la 'volontà di piacere'".

MASTURBAZIONE ILLIMITATA?
L'opuscolo consiglia ai genitori di consentire bambini "masturbazione illimitata" eccetto in caso di evidente danno fisico. Si avverte: "I bambini devono imparare che non esiste una cosa come parti vergognose del corpo. Il corpo è una casa, di cui si dovrebbe essere orgogliosi". Per i 4-6 anni, l'opuscolo raccomanda di insegnare ai bambini i movimenti di copulazione. Un altro prodotto della BZgA è un libro di canzoni destinato ai bambini dai quattro anni e un po' più grandicelli, che include diversi brani che "sposano" la masturbazione. Il libro di canzoni dal titolo "Naso, pancia e sedere" comprende una canzone con le parole seguenti: "Quando mi tocco il corpo, scopro quello che ho. Ho una vagina, perché io sono una ragazza. La vagina non è solo per fare la pipì... Quando la tocco, sento un piacevole formicolio". "La posizione più profonda e più saggia della maggior parte delle civiltà ha riconosciuto che i bambini hanno bisogno di un periodo di innocenza", ha commentato O'Brien. "Ora lo Stato, lo Stato Tedesco, sta incoraggiando la distruzione di questo stato di innocenza", ha aggiunto. "Questo è coerente con la filosofia materialista che vede tutte le norme morali e tutte le verità sulla natura umana come repressive. Il piacere e il loro concetto distorto di libertà sono i loro soli principi guida".Secondo il quotidiano polacco Rzeczpospolita, l'opuscoletto BZgA è una lettura obbligatoria in nove regioni tedesche. E' utilizzato per la formazione degli insegnanti degli asili nido, della scuola materna e di scuola elementare. Paradossalmente è raccomandato da molte organizzazioni che ufficialmente combattono la pedofilia, come il Kunderschutzbund tedesco. BZgA invia milioni di copie dell'opuscoletto ogni anno.

GERMANIA: UN NUOVO LIVELLO DI AUTO-DISTRUZIONE
"Una società come quella della Germania che è già in forte declino, anzi in degenerazione, erediterà solo il vortice della violenza e livelli ulteriori di degrado del proprio popolo. E' accaduto prima in Germania. E' accaduto in altre nazioni. Diverse cause, ma la stessa dinamica, il rifiuto dell'ordine morale dell'universo creato sfocia nel male radicale. L'intervento dello Stato tedesco nella vita familiare è un nuovo livello di auto-distruzione". Rzeczpospolita riferisce che il Eckhardt Scheffer di BZgA ha affermato che prima di rilasciare il manuale l'organizzazione ha consultato genitori, educatori e psicologi infantili, il 93% dei quali ha dato una valutazione positiva. Anche per una nazione occidentale, cartelloni pubblicitari della Germania e spot televisivi sono ai limiti della pornografia pubblica. L'anno scorso LifeSiteNews.com ha riferito che un teen magazine molto popolare in Germania pubblica foto di adolescenti nude in posizioni sessuali che in quasi ogni altra nazione sarebbero pornografia infantile illegale. Con una licenziosità quale nuova morale del sistema secolare materialista ed una scuola domestica quale pratica vietata, i genitori in Germania potrebbero ben chiedersi cosa ci sarà nella pubblica istruzione. "Saranno quei bambini che non sono liberati dai loro genitori, ad avere classi speciali nelle loro scuole dove sono stati introdotti a queste pratiche?", ha chiesto retoricamente O'Brien. "Se lo Stato interviene in questo modo, cosa non volete che vi intervenga?" O'Brien ha concluso i suoi commenti citando G.K. Chesterton: "Quando gli uomini smettono di credere in Dio, essi alla fine non credono in nulla, essi diventano capaci di credere qualsiasi cosa".

Fonte: Manif Pour Tous Palermo, 25/07/2015

9 - OMELIA XXIV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 8,27-35)
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13 settembre 2015)

Nel Vangelo di oggi Gesù annuncia ai suoi Discepoli le sofferenze che dovrà sopportare per la salvezza del mondo, e fa loro comprendere che il dolore è la strada obbligatoria per tutti coloro che vogliono essere suoi discepoli. Lungo il cammino, Gesù domanda loro: «La gente, chi dice che io sia?» (Mc 8,27). I Discepoli rispondono che le folle pensano che Egli sia Giovanni Battista, Elia o un altro profeta. Infine, Gesù domanda: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Allora Pietro, a nome di tutti, dice: «Tu sei il Cristo» (ivi), ovvero il Messia. La risposta è certamente giusta, si tratta solo di vedere in che senso i Discepoli intendono questo Messia. A quei tempi, in Israele, tutti attendevano il Messia, ma molti pensavano che il Messia promesso dovesse essere un uomo valoroso e vittorioso, un trionfatore che liberasse Israele dall'odiato dominio straniero. Forse nessuno si attendeva un Messia mite e pacifico che salva gli uomini dal peccato attraverso lo scandalo della sofferenza. Anche gli Apostoli non avevano ancora un'idea precisa. Per questo motivo, Gesù iniziò ad ammaestrarli e a dire «che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere» (Mc 8,31).
Questo discorso risultò piuttosto ostico ai Discepoli, al punto che Pietro, preso in disparte Gesù, si mise a rimproverarlo, sembrandogli impossibile che il Messia dovesse soffrire così tanto. Pietro, che in precedenza fu così illuminato da dare la giusta risposta e da meritarsi l'elogio da parte del Signore stesso, ora riceve un aspro rimprovero: «Va' dietro a me - ovvero vattene -, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33).
Anche noi tante volte ragioniamo secondo la sapienza di questo mondo e non sappiamo vedere nella croce l'espressione dell'amore di Dio. Anche noi vorremo entrare nel Regno dei Cieli senza passare attraverso il mistero della sofferenza redentrice.
Anche a noi Gesù insegna che chi vuole essere suo discepolo deve seguire le orme del Maestro fino al Calvario: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8,34-35).
L'amore alla croce diventa una esigenza per tutti coloro che amano davvero Gesù. Se, infatti, si ama una persona, si vuole condividere tutto di questa persona, soprattutto le sue sofferenze. Se, talvolta, si può rimanere indifferenti di fronte alle gioie della persona amata, non si rimane mai insensibili di fronte ai suoi dolori. Per questo motivo i Santi, a volte, hanno domandato di essere resi partecipi, per quello che era possibile, del mistero della croce. Così fece san Francesco d'Assisi, il quale, salito sul monte della Verna per una quaresima di preghiera e penitenza, si sentì ispirato a domandare al Signore una grazia molto grande: quella di sentire nel suo cuore e nel suo corpo tutto l'amore e tutto il dolore che Lui ebbe quando pendeva dalla Croce. Il Signore accolse questa generosa preghiera e san Francesco, primo tra i Santi che si conoscono, ebbe il prezioso dono delle stigmate.
Un altro Santo che ebbe le stigmate fu San Pio da Pietrelcina, il quale accolse con riconoscenza questo dono, domandando solo una cosa: che fossero tolti i segni esterni che la gente vedeva, che per lui erano motivo di molta confusione, ma che non gli fosse tolto il dolore che gli era molto caro in quanto lo rendeva ancora più simile a Gesù.
Noi non siamo così generosi come san Francesco o come San Pio, tuttavia, anche se non abbiamo la forza di domandare simili grazie, cerchiamo sempre di accogliere il dolore nella nostra vita con sguardo di fede, scorgendo in esso il segno della misericordia di Dio che, in questo modo, ci dona la possibilità di scontare i nostri peccati, di offrire qualche cosa per la salvezza delle anime, e di essere maggiormente simili a Gesù.
Nella nostra vita, il Signore non viene per toglierci la croce, ma per aiutarci a portarla generosamente dietro di Lui. Una croce rifiutata ci schiaccerà, una croce accolta diventerà più leggera. Infine, il segreto per portare generosamente le inevitabili croci della vita è quello di nutrire una tenera e costante devozione alla Madonna. Sulla via del Calvario, Gesù incontrò la Madre sua: sia così anche per noi. Sarà la Madonna a rendere dolci queste croci in modo che le possiamo portare sino alla fine, per amore di Dio e per una grande nostra gloria in Paradiso.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13 settembre 2015)

10 - OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 20 settembre 2015)

Per annunciare il Vangelo al mondo intero, Gesù ha scelto dodici semplici pescatori. All'inizio questi dodici uomini stentavano a comprendere la sublimità dell'insegnamento evangelico e il Signore, in diverse occasioni, ha dovuto correggerli nella loro mentalità troppo umana. Nella pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato troviamo proprio una di queste situazioni. Correggendo i suoi Apostoli, Gesù ammaestra ciascuno di noi e ci introduce alla sapienza della croce.
Attraversando la Galilea, Gesù stava spiegando loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni, risorgerà» (Mc 9,31). Il testo del Vangelo riporta che gli Apostoli non compresero questo discorso «e avevano timore di interrogarlo» (Mc 9,32). Anzi, invece di chiedere spiegazioni, assecondando un modo di pensare molto umano, discutevano tra di loro su chi fosse il più grande (cf Mc 9,34). Gesù predicava umiltà e croce, e gli Apostoli discutevano su chi fosse il più importante tra loro.
In questo episodio ammiriamo tutta la pazienza di Gesù che ama le sue creature e che attende con bontà che esse si ravvedano e comprendano il suo insegnamento. Pensiamo a quanta pazienza Gesù ha portato con ciascuno di noi.
Giunti a questo punto, Gesù istruisce nuovamente i suoi Apostoli, facendo loro comprendere chi è veramente grande agli occhi di Dio: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Quando un'anima vive nell'umiltà e cerca di rimanere nell'ombra, allora il Signore la innalza molto in alto, al di sopra di tutte le altre. Il segreto per salire è quello di scendere il più possibile per mezzo dell'umiltà. Nel Magnificat la Vergine Maria canta che Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili.
Tra questi umili ci sono stati tutti i Santi. In modo particolare ricordiamo san Francesco che, per la sua umiltà, come disse Gesù stesso a santa Margherita Maria Alacoque, fu il Santo più vicino al suo Cuore. Si racconta che un giorno frate Masseo gli chiese: «Perché tutto il mondo viene dietro a te?». San Francesco ci pensò un attimo e poi disse con piena convinzione: «Vuoi sapere perché? Perché Dio, fra tutti i peccatori, non vide nessuno più vile di me. Per questo motivo egli ha scelto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la fortezza, la bellezza e la sapienza del mondo, affinché si sappia che ogni virtù e ogni bene viene da Lui e non dalla creatura, e nessuna persona possa gloriarsi» (cf FF 1838).
San Francesco era talmente umile che diceva a se stesso: «Se l'Altissimo avesse concesso grazie così grandi a un ladrone sarebbe più riconoscente di te, Francesco» (FF 717). E così scriveva nella lettera rivolta a tutti i fedeli: «Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio» (FF 199).
Se vogliamo dunque ricalcare le orme di Gesù, dobbiamo essere umili di cuore, dobbiamo, sul suo esempio, metterci al servizio del nostro prossimo, e dobbiamo abbracciare le inevitabili croci della vita.
Preso poi un bambino in braccio e postolo in mezzo a loro, Gesù disse: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37).
Queste parole da una parte ci insegnano che noi dobbiamo essere puri e semplici come i bambini; ma, dall'altra parte, ci ricordano la tristissima realtà dei tanti bambini non accolti e uccisi nel modo più orribile, con l'aborto. L'aborto è certamente uno dei più grandi peccati che, solamente nella nostra Italia, da quando è stato legalizzato, ha mietuto circa cinque milioni di vittime. Questi sono peccati che lasciano un profondo segno su tutti quelli che lo hanno praticato. Da parte di ogni cristiano si impone il dovere e la carità di aiutare e consigliare secondo il Vangelo tutte quelle madri che sono colte da questa grande tentazione di sopprimere la vita che sta germinando in loro. Molti bambini sarebbero nati se ci fosse stato qualcuno che avesse incoraggiato le loro madri. Non chiudiamo gli occhi di fronte a questi drammi e aiutiamo ad accogliere la vita, ad accogliere Gesù.
Infine, qualche breve parola sulla seconda lettura di oggi. San Giacomo scrive: «Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male» (Gc 4,2). Queste parole ci fanno comprendere che, se noi tante volte non siamo visitati dalla grazia, ciò dipende dalla nostra mancanza di preghiera. Non preghiamo o preghiamo male. Queste parole dell'Apostolo devono risuonare come un invito a una preghiera autentica, che ci ottenga tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. La nostra preghiera sarà sempre esaudita, nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 20 settembre 2015)

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