BastaBugie n°421 del 30 settembre 2015

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1 IMMIGRAZIONE: LE CONDIZIONI DEL DOVERE DI ACCOGLIERE
Chi è favorevole ai muri è perché vuole che ci siano delle porte, chi è contrario non vuole le porte, cioè le regole
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Civiltà Cristiana
2 BELLISSIMO LIBRO SU FERNANDEL, IL VOLTO IMMORTALE DEI FILM DI DON CAMILLO
Cristiano tutto d'un pezzo, fu sempre fedele all'unica moglie e intransigente con le figlie: niente rossetto, gonne corte o rincasate tardive e, soprattutto, niente carriera nel cinema
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA TIRANNIA DEL DESIDERIO CI RENDE SCHIAVI
Siamo condannati all'eccesso, a essere privi di regole e alla ricerca affannosa del piacere senza alcun senso del limite
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 CAPOLAVORO ONU: A VIGILARE SUI DIRITTI UMANI C'E' L'ARABIA SAUDITA
Eppure nella monarchia islamica, dove vige la sharia, vengono violati tutti i diritti umani (e vengono decapitate più persone di quanto faccia l'isis)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
5 DIO O NIENTE: IL LIBRO BEST SELLER DEL CARDINAL SARAH
Attenuare per motivi pastorali l'insegnamento di Cristo sul matrimonio e la famiglia è una eresia
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 FIN DOVE POSSONO ARRIVARE LE CAREZZE DEI FIDANZATI?
Quando il corpo lancia segnali che si sta preparando ad un rapporto sessuale il limite è stato superato
Autore: Padre Paulo Ricardo - Fonte: Aleteia
7 STORIA DEI 75 RIBELLI ''MODERATI'', ADDESTRATI DAGLI USA, PASSATI PRONTAMENTE ALL'ISIS APPENA IN SIRIA
Armati per combattere l'Isis, i ribelli ''moderati'' appena in Siria consegnano le armi americane all'Isis e si uniscono alla jihad
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 SE MISS ITALIA 2015 CI RICORDA LA DIFFERENZA FRA SESSI
Alice Sabatini ha dichiarato che le sarebbe piaciuto vivere nel 1942 tanto come donna non avrebbe fatto la guerra, ma per questa battuta viene sbeffeggiata sui social network
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 10,2-16)
L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IMMIGRAZIONE: LE CONDIZIONI DEL DOVERE DI ACCOGLIERE
Chi è favorevole ai muri è perché vuole che ci siano delle porte, chi è contrario non vuole le porte, cioè le regole
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Civiltà Cristiana, 5 settembre 2015

Parliamo di immigrazione. Non possiamo esimercene, visto ciò che sentiamo, vediamo e leggiamo quotidianamente.
Prima di tutto una premessa che ritengo molto importante per inquadrare bene il discorso. Una comunità nazionale, per rimanere tale, non può rinunciare a salvaguardare la propria identità, perché è proprio l'identità a renderla tale. Una comunità nazionale senza un'identità di riferimento è come una pizza senza farina o come quel famoso ''formaggio senza latte'' che vorrebbero imporci i ''genii'' di Bruxelles. A riguardo bisogna tener presente un'importante differenza, quella tra multietnicità e multiculturalità. La multietnicità può essere un dato di fatto da cui difficilmente poter prescindere, la multiculturalità è invece il volontario rifiuto di una cultura che faccia da fondamento. La multietnicità è la coesistenza doverosamente pacifica tra più etnie, la multiculturalità è - come detto - la teorizzazione di un modello di società in cui tutto si liquefaccia (nel senso proprio di divenire ''liquido''), in cui qualsiasi opzione identitaria sia alla pari delle altre e disponibile a qualsivoglia cambiamento.
 
LE CONDIZIONI DEL DOVERE DI ACCOGLIERE
Detto questo, va senz'altro ricordato che cristianamente, ma anche per legge naturale, c'è un dovere morale di accogliere chi eventualmente lasciasse la propria terra per oggettive e pericolose difficoltà che riguardano i diritti fondamentali della propria persona. Diritti minacciati direttamente (professare liberamente la vera religione, proteggere la vita dei propri figli, ecc...) oppure minacciati indirettamente (condizioni di estrema indigenza). Ovviamente (e questo è un punto importante) tale dovere di accogliere non può esserci allorquando chi accoglie non può assicurare una situazione autenticamente e definitivamente migliore rispetto alle condizioni che si vogliono lasciare. Ora è indubbio che per quanto riguarda le minacce dirette chi accoglie può sempre offrire una soluzione, ma per quanto riguarda le minacce indirette non sempre le soluzioni possono essere garantite. Parlando chiaramente: l'Italia e gli altri Paesi europei possono garantire il diritto alla vita, ma certamente non possono garantire a tutti delle opportune condizioni economiche, anche perché queste sono condizionate da possibilità lavorative che non sempre ci sono. E - si sa - a meno che non si viva nel paese-dei-balocchi, senza lavoro l'unica possibilità per vivere è elemosinare o delinquere.
 A riguardo dell'accoglienza va ricordato ciò che già molti hanno ricordato, ma che puntualmente si finisce sempre col dimenticare. Quando si ripropone continuamente la solita frase: ...anche noi Italiani siamo stati un popolo di emigranti... si dovrebbe rispondere: sì, è vero, ma un popolo di emigranti che lasciavano la propria terra avendo già una ben precisa richiesta di lavoro. Nel Meridione d'Italia ogni paese ha una ben precisa ''colonia''. Chi gli Stati Uniti, chi l'Australia, chi il Canada, chi l'Argentina... Questo perché chi partiva trovava un posto di lavoro anche per il fratello e per il cugino e questi poi pensavano a chiamare altri fratelli e altri cugini. Un po' diverso dal partire così, senza chiamata e senza mèta.
 
IL DOVERE DI SOCCORRERE E LA PARABOLA DEL BUON SAMARITANO... COMMENTATA BENE
È evidente che c'è sempre un gravissimo dovere di soccorrere chi è in difficoltà nel momento della difficoltà. Su questo non deve esserci alcun dubbio. Quando si parla di soccorso ai profughi si ricorda cristianamente la parabola del Buon Samaritano (Luca 10), e non si sbaglia perché è indubbio che con quel racconto Gesù ci obbliga alle opere di misericordia corporale. Ma questa parabola va utilizzata per capire che c'è un grave dovere di soccorrere chi è in difficoltà, ma non fa riferimento a ciò che è a monte dei singoli casi di difficoltà. Mi spiego meglio: il povero disgraziato era passato in una zona infestata da briganti e questi lo avevano derubato, malmenato e lasciato mezzo morto sulla strada. Da qui la bontà del Samaritano che lo raccoglie, lo porta in una locanda e gli paga vitto, alloggio e cure. Immaginiamo che il Samaritano avesse potuto fare anche altro, per esempio avvertire altri potenziali disgraziati a non passare per quei sentieri infestati da briganti, oppure - addirittura - intervenire con la forza per far sì che chiunque passasse per quei sentieri lo potesse fare senza rischiare la vita... pensate che non l'avrebbe fatto?
La bontà, se è bontà, è a 360 gradi. Morale: riconoscere il sacrosanto obbligo di soccorrere, non vuol dire trascurare ciò che è a monte delle disgrazie, soprattutto quando si occupano posti di governo in cui l'autorità che si ha la si deve utilizzare al servizio del bene comune e della giustizia e non di biechi interessi diplomatici, economici, geopolitici, strategici... L'azione di soccorrere i disperati diventa credibile quando si fanno tutti gli sforzi per far sì che non ci siano o siano sempre meno i disperati da soccorrere. Ma se si rinuncia a questo, parlare di dovere di soccorrere può diventare una pericolosa demagogia.
 
UN DATO INCONTESTABILE: NON TUTTI POSSONO ESSERE PROFUGHI
Poi c'è un altro punto importante: non tutti coloro che decidono di partire sui barconi sono profughi. Questo lo sanno tutti. I siriani possono indubbiamente esserlo, i subsahariani no. Recentemente la professoressa Anna Bono, docente di Storia e Istituzioni dell'Africa all'Università di Torino, rilasciando un'intervista a Il Giornale, ha detto: «Quando sento parlare di disperati che scappano dalle bombe, a proposito degli emigranti dall'Africa subsahriana, resto abbastanza sconcertata. Certo arrivano da Paesi dove la democrazia non ha raggiunto vette esemplari, e dove pure non mancano conflitti, ma salvo pochissimi casi sono Paesi che non giustificano una richiesta di asilo, e chi la inoltra infatti raramente la ottiene. Io li chiamo come si sono sempre chiamati: emigranti».
Pertanto, un conto sono i profughi, un conto sono gli emigranti. E stesso tra i profughi va fatta una selezione per i motivi che dicevamo precedentemente. Un conto è essere profugo per motivi di guerra e persecuzione morale e fisica, altro è essere profugo per motivi economici. E i motivi economici non si risolvono se lo Stato di accoglienza non può offrire un lavoro a tutti. Ripeto: senza lavoro sì è allo sbando e disponibili solo a delinquere.
Poi c'è un'altra questione ed è quella mediatica. Non pochi studiosi dei flussi immigratori ci dicono che molti di coloro che decidono di lasciare le loro terre lo fanno perché credono di poter raggiungere una sorta di Eldorado. L'Europa, soprattutto quella del centro-nord, la immaginano come terra di ricchezza, comodità, benessere... E tutto questo perché ci sono le immagini televisive ad alimentare una simile convinzione. Sarà capitato a molti di trovarsi all'estero in una stanza di albergo e accendere la televisione. Se non si conosce la lingua del posto, ci si sofferma soprattutto sugli spot pubblicitari e da questi (che lavorano soprattutto sulle immagini piuttosto che sulle parole) si è tentati di farsi un'idea del posto e capire come lì si vive. Ho detto ''tentati'' perché è ovvio che gli spot sono costruiti appositamente per allettare e non per rappresentare sinceramente la realtà.
Ma veniamo al dunque. Da una parte si dice che chi parte, spesso lo fa perché ingannato da un'immagine falsa che i media danno dell'Occidente; dall'altra non ci si preoccupa minimamente dei messaggi che sul fenomeno immigrazione questi stessi media danno. Se io dico che la diversità è sempre e comunque una ricchezza, che bisogna accogliere senza ''se'' e senza ''ma'', che le regole attuali sono troppo restrittive, che non c'è alcuna invasione, anzi... è evidente che chi riceve questi messaggi finirà con l'approfittarne, prima che sia troppo tardi.
 
MURI O NON- MURI... LA RESPONSABILITÀ DEGLI INNOMINABILI
Un po' di simbologia architettonica non ci può che fare bene. Negli ultimi giorni sono aumentate nei media tutte le suggestioni possibili e immaginabili in merito a muri, ponti, pilastri e fondamenta ... è mancato solo il calcestruzzo e le tegole e il quadro (pardon: il cantiere!) si sarebbe completato. Ovviamente la ''figuraccia'' l'ha fatta il muro e chi i muri ha iniziato a costruirli. Ma non si è pensato (ovviamente non si è voluto pensare) che l'esistenza di un muro sottende sempre l'esistenza di porte (strette o larghe è relativo). Ora, così come chi è favorevole ai muri è perché vuole che ci siano delle porte; parimenti coloro che sono contrari ai muri è perché sono contrari alle porte. Fuor di metafora: cosa è una porta? È la possibilità di accogliere ma con la necessità di rispettare delle regole precise. Ebbene, sono queste regole che non vogliono essere accettate. Ora, fin quando queste cose le teorizzino e le dicano i neo-cosmopoliti anarcoidi e no-global, lo si può anche capire (fanno il loro mestiere), ma quando a scagliarsi contro i muri sono coloro che pur vogliono le regole, allora i casi sono due: o è mancato il fosforo a colazione, oppure si è stati contagiati dalla sindrome del ''politicamente corretto'' e si vogliono strappare applausi a scena aperta.
Poi ci sono gli innominati, anzi no: gli innominabili. Parafrasando il famoso detto sull'Araba Fenicia: ...che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa ... potremmo dire a proposito di questi innominabili: ... chi siano tutti lo sanno, ma i loro nomi nessun li fa. Di ciò che sta accadendo sono responsabili soprattutto Sarkozy e Cameron, spalleggiati dall'onnipresente Obama [IN LIBIA LA RETORICA DI OBAMA FA RIDERE I POLLI http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1670]; e poi tanti sodali che a suo tempo non furono pochi. [LA LIBIA NEL CAOS PIU' TOTALE: TUTTO COME PREVISTO http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2203] Vollero far fuori l'antidemocratico Gheddafi ... [NON DIFENDO GHEDDAFI E LA SUA DITTATURA, MA... http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1690] e si sono ritrovati con la Libia che adesso sì che è un bell'esempio di democrazia, un tal bell'esempio che non si capisce chi comanda e chi ubbidisce. Gioirono per il  sole delle ''primavere arabe'' ...e si sono ritrovati con il diluvio inarrestabile di profughi. Che dire a costoro? Certamente il fenomeno delle migrazioni esisteva anche prima, ma quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti.
 
E SE NON TUTTO FOSSE SPIEGABILE IN TERMINI SOCIO-ECONOMICI?
Veniamo adesso all'ultimo punto, importantissimo però. Un punto delicato perché quando si fa ''dietrologia'' si affronta sempre un campo molto delicato che a me personalmente affascina ma mi preoccupa anche. Si finisce infatti sempre col parlare utilizzando fonti delicate, da qui la necessità di lavorare con molta intuizione ma anche con molta doverosa prudenza. Detto questo, il riferimento che abbiamo fatto precedentemente alla Francia e all'Inghilterra e che potremmo in un certo senso ancora adesso fare agli Stati Uniti d'America per quanto riguarda il governo Assad in Siria, ci impone una domanda: Ma siamo dinanzi ad emeriti incompetenti? Oppure c'è qualcos'altro dietro certe folli decisioni? Tornando al caso Gheddafi, perché si è deciso di anteporre interessi economici a rischi immani quali oggi sta patendo l'Europa? Non escludendo l'incompetenza perché tutto è possibile e - come dicevano le vecchie zie - sotto questo cielo tutto è possibile, è però un po' difficile pensare che nessuno ci avesse pensato e immaginare che nessuno lo avesse immaginato. E allora perché? Che ci sia qualcuno che voglia stabilizzare l'instabilità? Che ci sia qualcuno che voglia dal caos attingere nuova forza per imporsi come forza ordinatrice? Lascio a voi la risposta.
È notizia di queste ore la proposta del generale Petraeus, veterano della Guerra in Afghanistan, di allearsi con i qaedisti di al-Nusra per combattere l'Isis. Notizia commentata da molti osservatori come ulteriore esempio di come chi vuole seriamente combattere contro l'ISIS siano la Russia, l'Iran, la Siria e i Curdi; mentre agli Stati Uniti sembra soprattutto interessare far fuori Assad.
Ma torniamo noi: giocare sulla vita umana e sul destino dei popoli non solo è moralmente criminale e si dovrà di questo rispondere dinanzi a Dio, ma è anche stupido (la stupidità è come un cadavere nel mare, vien poi sempre a galla) perché si finisce con fare la fine dell'apprendista stregone.

Fonte: Civiltà Cristiana, 5 settembre 2015

2 - BELLISSIMO LIBRO SU FERNANDEL, IL VOLTO IMMORTALE DEI FILM DI DON CAMILLO
Cristiano tutto d'un pezzo, fu sempre fedele all'unica moglie e intransigente con le figlie: niente rossetto, gonne corte o rincasate tardive e, soprattutto, niente carriera nel cinema
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/09/2015

Non aveva certo bisogno di interpretare Don Camillo per diventare famoso, perché Fernandel famoso lo era già. Anzi, famosissimo. Un sondaggio dell'epoca lo proclamava l'attore francese più famoso al mondo. Quando morì, per un malaccio, nel 1971, aveva alle sue spalle decine e decine di film girati coi più celebri registi, era invitato alle trasmissioni televisive più in voga, contava amicizie con mostri sacri come Charles Chaplin e Jean Gabin, era consacrato da un "cameo" nel pluriOscar Il Giro del mondo in ottanta giorni (1956) con David Niven e Shirley McLaine (nei "camei" di questo film c'erano calibri come Marlene Dietrich, solo per dirne uno).

FERNAND D'ELLE
Fernand-Joseph-Desiré Contandin, nato a Marsiglia nel 1903, dato l'ambiente che frequentava per lavoro, avrebbe potuto farsi contagiare. Cioè, donne-cavalli-champagne, divorzi, amanti, feste e débâuche à gogò. I soldi li aveva, la celebrità pure, il che è sempre stato come il miele per le mosche. Ed era pure figlio d'arte, nel senso che sui palcoscenici c'era praticamente nato: suo padre cantava nei tabarin, sua madre recitava in teatro. Lui cominciò a calcare le scene da bambino e poco più che ventenne era già alle Folies Bergères in mezzo alle ballerine più belle del mondo (da lì vennero, negli anni Sessanta, le gemelle Kessler). Eppure, quest'uomo fu sempre fedele all'unica moglie, conosciuta quando lui aveva diciannove anni e sposata appena i guadagni glielo permisero. Anzi, quando poteva se la portava dietro sul set, anche dall'altra parte dell'oceano.
Una delle sue due figlie aveva ereditato l'attitudine per il palcoscenico, ma lui non ne volle mai sapere. Le sue figlie dovevano proseguire negli studi e togliersi dalla testa ogni velleità cinematografica. Sapeva bene che era meglio per le brave ragazze girare alla larga da quell'ambiente. Anche quando furono maggiorenni, niente rossetto, niente gonne troppo corte, niente rincasate tardive: papà Fernandel non transigeva. Il nome d'arte glielo appiccicò la suocera, quando la figlia glielo presentò: «Et voilà le Fernand d'elle!». E lui -eccezione anche in questo- volle sempre più bene alla suocera che a sua madre. E infine venne Don Camillo, che non avrà mai altra faccia che la sua, così come 007 resterà per sempre Sean Connery. E pensare che Guareschi non lo voleva, perché aveva in mente una faccia ben diversa. Ma nemmeno lui voleva: letto il copione e visto che il Crocifisso aveva una parte nella commedia, gli parve una mancanza di rispetto.
La storia del Don Camillo cinematografico, d'altronde, è una storia di rifiuti. I maggiori registi italiani (Blasetti, De Sica, Camerini, Zampa) declinarono per non mancare di rispetto al Pci, che con lungimiranza aveva già messo le mani su quella che il Duce giudicava «l'arma più forte». Così, il produttore Rizzoli dovette rivolgersi al francese Julien Duvivier, che volle a tutti i costi Fernandel. Alla fine Guareschi si convinse e, anzi, fu lui a rassicurare l'altrettanto cattolico Fernandel. Il successo planetario di Don Camillo fu subito pazzesco e ancora oggi non c'è rete che, in occasione delle ricorrenze religiose, non se lo contenda per la prima serata. Ricordo l'impressione che mi fece il vedere su internet la foto di un cinema thailandese con la gente in fila fuori per poter assistere al film. Che potevano capire i thailandesi - pensai - delle baruffe padane tra un prete cattolico e un sindaco comunista?

UN PERSONAGGIO IMMORTALE
Il fatto è che Don Camillo è un'icona universale, come Pinocchio, come Don Chisciotte. Guareschi ha creato un personaggio immortale: il sogno di ogni scrittore. Il papa Pio XII volle conoscere Fernandel, «il prete più famoso del mondo» dopo di lui (come ebbe a dire) e lo ricevette in udienza privata. Confuso da tanto onore, Fernandel dapprima non ci aveva creduto, tanto che pregò i due gentiluomini venuti a invitarlo in Vaticano di andare a prendere in giro qualcun altro. Una coppia di giovani sposi marsigliesi gli scrisse pregandolo di venire a battezzare il loro primogenito. Sulla busta avevano messo solo «Don Camillo, Italie». Le poste marsigliesi la recapitarono alla sua villa fuori città. Fernandel, letto il contenuto, non ebbe cuore di spiegare ai due che Don Camillo era solo un personaggio letterario. Così, pagò di tasca sua una messa cantata con tanto di fiori e ghingheri per la creatura, incaricando un parroco marsigliese e raccomandandogli l'anonimato.
Fernandel era così: da sempre, quando gli si chiedeva di esibirsi per beneficenza, non esitava a recarsi anche negli ospedali. Gratis. E pure per Natale. Quest'ultima nota può sembrare strana, perché è appunto a Natale che si addensano le iniziative benefiche. Il fatto è che Fernandel non sopportava di non trascorrere le festività con la sua famiglia, e a tal fine pretendeva una clausola apposita nei contratti. Ma, da buon cristiano, per la carità derogava volentieri. Don Camillo non poteva avere interprete migliore.

Nota di BastaBugie: per approfondire si può acquistare il libro di Fulvio Fulvi, Il vero volto di Don Camillo. Vita e storie di Fernandel, con prefazione di Tatti Sanguineti e contributi di Pupi Avati, Giancarlo Giannini, Alberto Guareschi, Paolo Cevoli, nonché degli attuali sindaco e parroco di Brescello (Ares, pp. 200).
Per approfondimenti su don Camillo e il suo autore, Giovannino Guareschi, con spezzoni del film, conferenze e interviste, si può visitare il sito di Film Garantiti:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=3

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/09/2015

3 - LA TIRANNIA DEL DESIDERIO CI RENDE SCHIAVI
Siamo condannati all'eccesso, a essere privi di regole e alla ricerca affannosa del piacere senza alcun senso del limite
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 29/09/2015

Innanzitutto vorrei dire che il linguaggio della politica proprio non mi appartiene. Mi ritrovo qui perché ho cominciato a scrivere dei libri che peraltro pensavo destinati alle mie amiche, alle cugine e alle zie, sul matrimonio, sulla differenza tra maschi e femmine, contro la retorica del vittimismo femminile e contro gli inganni del femminismo e della falsa emancipazione e della liberazione sessuale, che ci ha rese in realtà più schiave di prima. Poi mi sono ritrovata a parlare davanti a un milione di persone, e non erano tutte mie cugine, contro il disegno di legge Cirinnà. Ancora non so bene come ci sia finita. La cosa che mi ha spinto a farlo è solo che sono una mamma, non è che all'improvviso mi senta una maître à penser. Dirò solo cose di buon senso come di solito le mamme, tipo spegni quel coso, metti il golfino, anche se in realtà i miei figli sostengono che la mia frase ricorrente sia "vai a fare qualcosa che non ti piace, soffrire tempra il carattere". Cioè, voglio dire, basta essere una mamma, non è che ci voglia una grande elaborazione di pensiero per capire alcune cose. Per esempio che in quella legge verrebbe eretto - non so se devo usare il passato, sarebbe stato eretto, ma per scaramanzia no, non lo uso - a sistema il desiderio, trasformato in diritto. Desidero una famiglia, desidero un figlio, quindi ho diritto ad averlo, se posso pagare. Una mia amica chiede una legge di iniziativa popolare sul diritto al marito: pagando si vedrebbe consegnare un marito che sia sano, controllato geneticamente, quindi senza ammaccature e non usato. Il fatto è che la realtà non funziona così: non tutto quello che desideriamo ci è consentito perché abbiamo dei limiti, dobbiamo fare i conti con la realtà, con le circostanze, con la nostra storia, anche. Alcuni sono superabili, tipo i capelli bianchi, altri no perché hanno a che fare con il bene comune (io se ho dei capelli giallo topo non faccio male a nessuno).

LIMITI E DIVIETI
Nel caso specifico, tocca fare i conti con il fatto che i figli vengono, se vengono, solo da un maschio e da una femmina. Ma non vorrei fossilizzarmi su questo tema che è stato messo in agenda dalle leggi in Parlamento, ma che per me non è così al centro. Credo però che il confronto e la riflessione su quella legge siano stati molto utili a smascherare quello che secondo me è il tema di fondo della cultura contemporanea. Fino al '900 gli individui si sentivano costretti a reprimere il piacere, i desideri, il godimento, per rispondere ai limiti e ai divieti imposti dal sociale e anche introiettati, quindi percepiti come limiti interiori, e tutta la psicanalisi in definitiva è stata una lotta a questo, un superamento e una liberazione dal limite. L'uomo che voleva sentirsi libero di trovare se stesso.
Oggi, per l'uomo post moderno, l'inconscio è talmente sdoganato e liberato, che la condanna è diventata di segno contrario, siamo addirittura condannati all'eccesso, al dover godere per forza, a essere privi di regole e alla ricerca affannosa del piacere senza alcun senso del limite, per non parlare del peccato. Tutto il sistema di relazioni, liquide o nebulose come le vogliamo chiamare, risponde a questo, sto con te finché mi fai stare bene, ma anche il modo di consumare - il nostro sistema economico si regge sulla creazione di desideri indotti, tu entri in un centro commerciale per un paio di calzini ne esci con un imperdibile paio di ciabatte a forma di alce, un boa di marabu fuxia, un arnese per tagliare l'ananas e in fondo ne hai diritto, chi non ha diritto alle ciabatte a forma di alce? - il modo di comunicare, con la sua velocità e l'illusione di poter avere accesso a tutto e sempre, e anche lo spettacolo: per esempio i cartoni per bambini sono un continuo fuoco di artificio di trovate. Addirittura le risate registrate ci dicono che dobbiamo divertirci per forza, e anche in quale punto esatto. È la tirannia del desiderio.
Le leggi non possono assolutamente essere complici di questa visione dell'uomo come portatore solo di desideri, e non possono difendere i desideri dei più grandi, e di quelli che possono decidere e pagare, non possono avallare l'idea che i bambini siano un diritto dei grandi, ma devono ricordare che al contrario sono i deboli, i bambini ad avere diritti, perché sono i soggetti deboli e sono quelli che vanno tutelati. La legge deve essere una difesa del bene comune, e quindi prima di tutto dei più deboli, i bambini, che hanno diritto a un padre e a una madre, e hanno diritto di conoscerli, hanno diritto alla loro storia familiare, che devono poter conoscere, perché è da lì che vengono ed è quello il patrimonio che portano dentro di sé.

IL SUPERAMENTO DEL LIMITE
Ma, come dicevo, il piano politico non è quello che mi è più caro, a me interessano le persone. Per cui mi chiedo, cosa vuol dire desiderare. Viene da sidus sideris, stella, attendere sotto le stelle. Parla dei soldati accampati che aspettano i rinforzi sotto le stelle, quindi nella notte, magari al freddo, magari con la paura dell'attacco nemico. Ecco, l'attesa è esattamente il contrario del diritto: attesa di qualcosa che ci manca versus richiesta di quello che è nostro, ci spetta.
Ogni desiderio va accolto e ascoltato, perché è per noi, perché dice qualcosa di noi. Accolto ma non soddisfatto immediatamente, senza la mediazione della coscienza, cioè un giudizio della ragione rettamente formata. Perché, è vero, c'è la dittatura del desiderio, non c'è più il senso del peccato, ma ci sono sempre le conseguenze del peccato: anche se tu dici che non c'è un burrone, anche se non lo vedi o non lo vuoi vedere, il burrone c'è e non è che non ci cadi dentro, non è che poi non ti faccia male.
Il superamento del limite ci fa stare male, ci fa soffrire, e sono contenta di parlare di questo oggi nella prima memoria liturgica del Beato Paolo VI, che scrivendo l'Humanae Vitae ha fatto un capolavoro: proprio nell'anno 1968, in piena esplosione della liberazione sessuale che ci ha lasciato tanto soli, infecondi, disperati, è stato il solo a difendere la bellezza e la grandezza della sessualità umana. È stato l'unico a dire che l'obbedienza custodisce l'uomo, che lo rende più felice, e in tempi di libertà assoluta e di pornosaturazione possiamo tornare a chiederci se avesse ragione, e quanto profetica ed essenziale sia stata la sua enciclica (averla applicata avrebbe salvato la felicità di tante persone...).
Infine aggiungo che per me che sono credente alla fine la risposta vera a ogni desiderio è Cristo, come disse san Giovanni Paolo II: "In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae..."

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 29/09/2015

4 - CAPOLAVORO ONU: A VIGILARE SUI DIRITTI UMANI C'E' L'ARABIA SAUDITA
Eppure nella monarchia islamica, dove vige la sharia, vengono violati tutti i diritti umani (e vengono decapitate più persone di quanto faccia l'isis)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 21/09/2015

Le minoranze, i perseguitati, i discriminati e chiunque nel mondo soffre per il mancato riconoscimento dei suoi diritti umani può stare tranquillo: nel 2016 sarà difeso dall'Arabia Saudita. Purtroppo non è uno scherzo: l'ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è appena stato eletto a capo del Consiglio per i diritti umani dell'Onu per l'anno 2016.
Toccherà dunque a uno dei pochi paesi a non aver mai firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani, difendere per conto dell'Onu i diritti umani nel mondo. Quest'anno la presidenza, che viene ricoperta a rotazione da un paese di una diversa area continentale, toccava al gruppo asiatico e la monarchia assoluta islamica l'ha spuntata su paesi come Bangladesh, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Giappone, Kazakistan, Maldive, Pakistan, Repubblica di Corea, Qatar e Vietnam.

PIÙ DECAPITAZIONI DELL'ISIS
L'annuncio, comprensibilmente, ha destato molta perplessità. Hillel Neuer, direttore di UN Watch, ong di Ginevra che monitora il lavoro in difesa dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha commentato così la notizia: «È scandaloso che l'Onu abbia scelto un paese che ha giustiziato più persone dello Stato islamico quest'anno per presiedere il Consiglio dei diritti umani. Petrolio, dollari e politica nuocciono a questi diritti».
Neuer non ha usato mezzi termini, ma ha le sue ragioni. L'Arabia Saudita è il quarto paese al mondo per numero di esecuzioni capitali, dietro Iraq, Iran e Cina, che detiene il record assoluto e irraggiungibile con migliaia di condanne a morte contro le centinaia degli altri paesi. Nel 2014 in Arabia Saudita sono state decapitate in tutto 88 persone. Ad agosto è stata decapitata la 102esima del 2015. E mancano ancora quattro mesi alla fine dell'anno.
Pochi giorni fa, il 17 settembre per la precisione, nel Regno è stato condannato alla crocifissione Ali Mohammed Al-Nimr, figlio di un critico della monarchia islamica, arrestato nel 2012 quando aveva appena 17 anni. È stato accusato di aver protestato in modo illegale e di essere in possesso di armi da fuoco. Secondo molti giornali arabi, il ragazzo avrebbe confessato tutto sotto tortura. La sua richiesta di appello, appena respinta, è stata giudicata non pubblicamente, ma in segreto.
Solo per citare uno degli ultimi esempi di intolleranza radicale, l'Arabia Saudita ha proibito a National Geographic di vendere il suo numero di agosto in edicola e di spedirlo agli abbonati. La rivista ha citato «motivi culturali» alla base della censura. In copertina, sotto il titolo "La rivoluzione silenziosa", c'era una foto di papa Francesco.

ZERO DIRITTI
Al di là di questi ultimi casi, l'elenco delle violazioni dei diritti umani che avvengono in Arabia Saudita è lungo: dal trattamento delle donne a quello delle persone non islamiche, dalla violazione della libertà religiosa alla negazione della libertà di espressione, dallo sfruttamento disumano dei migranti per lavoro al trattamento riservato agli omosessuali, che possono incorrere anche nella pena di morte, per non parlare della rigidissima applicazione della sharia.
L'attivista laico Kacem El Ghazzali riassume così la vita nel Regno: «Questa è l'Arabia Saudita: l'unico membro dell'Onu a non aver firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani, uno Stato con zero diritti per le minoranze, zero diritti per le donne, zero diritti umani, zero libertà e un sacco di oppressione e barbarica soppressione per chi dissente».
Il Consiglio Onu per i diritti umani è nato nel 2006 e al Palazzo di vetro avevano giurato che «gli Stati membri avranno i più alti standard nella promozione e protezione dei diritti umani». Il Consiglio ha come scopo quello di «rafforzare, promuovere e proteggere i diritti umani nel mondo», oltre che «denunciarne le violazioni». Da oggi, ci penserà l'Arabia Saudita.

Fonte: Tempi, 21/09/2015

5 - DIO O NIENTE: IL LIBRO BEST SELLER DEL CARDINAL SARAH
Attenuare per motivi pastorali l'insegnamento di Cristo sul matrimonio e la famiglia è una eresia
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/09/2015

Mentre il suo libro, Dio o niente (Ed. Cantagalli), sta scalando le classifiche dei più venduti, il cardinale Sarah è intervenuto mercoledì a Philadelphia (USA) in occasione dell'Incontro mondiale delle Famiglie che si concluderà domenica prossima con la S.Messa presieduta dal Papa.
«Anche i membri della Chiesa possono essere tentati di attenuare l'insegnamento di Cristo sul matrimonio e la famiglia», ha detto il porporato africano. Quindi ha ribadito un concetto già espresso anche nel libro. La tentazione di attenuare l'insegnamento di Cristo «consisterebbe nel porre il Magistero in una bella scatola, separandolo dalla pratica pastorale, che potrebbe evolvere secondo circostanze e mode. Questa è una forma di eresia e una patologia pericolosa e schizofrenica».

IL SINODO SULLA FAMIGLIA
Entrando nel vivo dei temi che riguardano anche il Sinodo sulla famiglia, il Prefetto della congregazione vaticana per il Culto Divino ha sottolineato che è la consapevolezza del proprio peccato che «ci rende pronti a ricevere la Buona Novella e accogliere la misericordia di Dio». In questo senso la Chiesa deve farsi trovare pronta per spalancare le braccia verso coloro che si sentono bisognosi. «Tutti coloro che sono feriti dal proprio peccato e da quello degli altri, i divorziati e i separati, coloro che convivono o che fanno parte di qualunque tipo di unione egoistica, possono e devono trovare nella Chiesa un posto dove essere rigenerati, senza vedersi puntato un dito addosso».
A sentire le parole del porporato africano viene spontaneo chiedersi dove e come si possa trovare in lui una specie di antagonista di Papa Francesco. Eppure qualche spericolato titolista ha pensato bene di definire il suo libro addirittura come il "manifesto dei vescovi anti Bergoglio", mentre qualche commentatore ha azzardato scaramucce in Vaticano tra Francesco e l'emerito Benedetto XVI proprio a causa di un biglietto scritto da Ratzinger in apprezzamento del libro di Sarah. Questo biglietto (vedi qui) avrebbe irritato Bergoglio per una presunta invasione di campo da parte del pontefice emerito. Francamente tutto ciò, non solo appare abbastanza improbabile di per sé, ma, per quanto ci è stato riferito, anche privo di seri fondamenti. I rapporti tra Papa Francesco e il cardinale Sarah, assicurano dalle sacre stanze, sono sereni e sinceri, senza che alcuno possa tirarli per l'abito ora qua, ora là.

SE NON ANDIAMO ALLA FONTE NON CAMBIA NULLA
Nel suo intervento a Philadelphia il cardinale africano ha ribadito che la famiglia cristiana è chiamata oggi a testimoniare con forza che «l'amore per sempre è possibile». «Il mondo di oggi», ha detto Sarah, «ha bisogno di santi capaci di una testimonianza eroica per difendere e promuovere la famiglia. Aprendoci alla Grazia di Dio e del Suo Santo Spirito che vive in noi, le nostre case e le nostre famiglie possono permettere alla bontà di entrare nel mondo». Proprio citando Papa Francesco il cardinale ha rilevato che la famiglia è «la sorgente della fede», perchè la fede «ha bisogno di un luogo dove può nascere e crescere, dove può diventare un'esperienza vissuta. Fin dall'inizio della creazione Dio ha scelto la famiglia per questo».
Nella famiglia si sperimenta quell'amore capace di sacrificio che è la vera natura dell'amore. Aperta alla vita, capace di difenderla e valorizzarla sempre, anche prendendosi cura dei deboli, dei malati e degli anziani. «La famiglia - ha detto Sarah - è il luogo in cui la solitudine e l'egoismo trovano guarigione».
«L'accettazione delle radici del peccato nei nostri cuori è la saggezza. (…) Ed è proprio questo il motivo per cui abbiamo bisogno di Cristo. Ognuno di noi ha bisogno di lui. Ogni persona sulla terra ha bisogno di lui. Ognuno è in grado di peccare, ma anche può ricevere la misericordia di Dio».
Il cardinale ha quindi riflettuto sulle conseguenze del peccato: le rotture nelle relazioni, i conflitti personali, e problemi come la tossicodipendenza, l'aborto, la persecuzione religiosa, e il terrorismo. «Se non andiamo alla fonte, che è il peccato, non cambia nulla». O Dio, o niente.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/09/2015

6 - FIN DOVE POSSONO ARRIVARE LE CAREZZE DEI FIDANZATI?
Quando il corpo lancia segnali che si sta preparando ad un rapporto sessuale il limite è stato superato
Autore: Padre Paulo Ricardo - Fonte: Aleteia, 28/09/2015

Se il sesso fuori dal matrimonio è peccato, fin dove possono arrivare le carezze nel fidanzamento? Per comprendere la delicatezza del tema, bisogna ricordare che non sempre l'odio è l'opposto dell'amore. Nella teologia morale, il contrario dell'amore può essere "usare l'altro", usare il corpo dell'altra persona per il proprio piacere e la propria gratificazione sessuale.
In un fidanzamento molte cose vengono fatte "in nome dell'amore", ma sono esattamente il contrario di questo: sono la prova del fatto che non c'è alcun fidanzamento, ma un usarsi a vicenda. Non c'è soggetto, ma solo un oggetto.
La linea che trasforma le carezze in immorali in un fidanzamento obbedisce a un criterio fondamentale: il proprio corpo. Quando il corpo inizia a dare segnali che si sta preparando a un rapporto sessuale, è perché il limite è stato superato. La logica è semplice: se due persone non avranno un rapporto sessuale, non hanno bisogno di prepararsi a questo. In tal senso, insistere in modo indebito sulle carezze rappresenta un grave rischio per entrambi.
Padre Antonio Royo Marín, O.P., nella sua opera Teología Moral para seglares ["Teologia Morale per laici"], presenta uno schema piuttosto specifico delle pratiche che costituiscono un peccato, affermando che guardare e toccare le parti intime di un'altra persona è un peccato grave:

OCCHIATE E TOCCATE (Royo Marìn, 600. 1º)
a) Sarà ordinariamente peccato mortale guardare o toccare senza causa grave (come quella del medico, del chirurgo, ecc.) le parti intime di altre persone, soprattutto se sono del sesso opposto, o se sono dello stesso sesso se si ha un'inclinazione verso di esso. Lo stesso vale in relazione al seno delle donne.
b) Può essere semplicemente veniale guardare le proprie parti solo con rapidità, curiosità, ecc., escludendo ogni intenzione venerea o sensuale e ogni pericolo di esercitare su di esse movimenti disordinati. Non è alcun peccato farlo per necessità o convenienza (per curare una malattia, per lavarsi, ecc.).
c) Per giudicare l'importanza o la gravità degli sguardi e delle toccate nelle restanti parti del proprio corpo o di quello altrui, più che l'anatomia bisogna conoscere l'intenzione di chi agisce, l'influsso che può esercitare sulla commozione carnale e le ragioni che ci sono state per permetterli, in base ai principi esposti in precedenza. A volte sarà peccato mortale quello che in altre circostanze o con altre intenzioni sarebbe solo veniale o forse non sarebbe affatto un peccato.
d) Quanto detto riguardo al corpo umano si applica alla vista di statue, quadri, fotografie, spettacoli ecc., nella misura, nel grado e nella proporzione in cui si può eccitare la propria sensualità.


Quanto ai baci e agli abbracci, bisogna ricordare che ciò che fa sì che ci sia un peccato è l'intenzione. Baci e abbracci con l'intenzione di eccitarsi e di eccitare l'altra persona sono quindi peccati gravi, perché l'intenzione è peccaminosa. Amare significa anche mantenersi casti.
Quanto ai baci appassionati scambiati da persone che hanno già un impegno serio, ecco il parere di padre Royo Marín:

BACI E ABBRACCI (Royo Marìn, 602.2º)
a) Costituiscono peccato mortale quando con essi si vuole eccitare direttamente al piacere venereo, anche se si tratta di parenti e familiari (e a maggior ragione tra questi, per l'aspetto incestuoso degli atti).
b) Possono essere molto facilmente mortali i baci passionali tra fidanzati (anche se non si tenta il piacere disonesto), soprattutto se sono sulla bocca e si prolungano per qualche tempo, perché è quasi impossibile che non rappresentino un pericolo prossimo e movimenti carnali in sé o nell'altra persona. Nella migliore delle ipotesi costituiscono una grandissima mancanza di carità nei confronti della persona amata, per il grande pericolo di peccare a cui la si espone. È incredibile che queste cose vengano fatte in nome dell'amore (!). Questa passione cieca non lascia vedere che l'atto di passione sensuale, lungi dal costituire un atto di vero e autentico amore - che consiste nel voler fare il bene dell'essere amato -, costituisce in realtà un atto di enorme egoismo, visto che non esita a soddisfare la propria sensualità a costo di provocare un grande danno morale alla persona amata. Lo stesso vale per toccate, occhiate ecc. tra questo tipo di persone.
c) Un bacio rapido, dolce e affettuoso dato a un'altra persona per testimoniare affetto, con buone intenzioni, senza scandalo per nessuno, senza pericolo (o molto remoto) di eccitare la propria sensualità o quella dell'altro, non può essere proibito in nome della morale cristiana, soprattutto se c'è qualche motivo ragionevole, ad esempio tra sposi promessi, parenti, compatrioti (dove c'è questo costume), ecc.
d) Quanto detto può essere applicato, nella dovuta proporzione, agli abbracci e ad altre manifestazioni d'affetto.


Bisogna tener sempre presente che l'amore avviene tra due soggetti, e non tra un soggetto e un oggetto. Per questo, la Chiesa insegna a non trasformare l'altro in una cosa, in un giocattolo. In particolare, si deve rispettare il corpo dell'essere amato come tempio dello Spirito Santo, camminando con lui verso il cielo, perché un giorno possiamo concelebrare, insieme agli angeli e ai santi, l'amore di Dio.

Fonte: Aleteia, 28/09/2015

7 - STORIA DEI 75 RIBELLI ''MODERATI'', ADDESTRATI DAGLI USA, PASSATI PRONTAMENTE ALL'ISIS APPENA IN SIRIA
Armati per combattere l'Isis, i ribelli ''moderati'' appena in Siria consegnano le armi americane all'Isis e si uniscono alla jihad
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 25/09/2015

Al Pentagono dev'essere scoppiata una psicosi generale, lunedì notte, quando il jihadista Abu Fahd al-Tunisi ha cinguettato su Twitter: «Un forte schiaffo in faccia all'America… Il nuovo gruppo della Divisione 30 entrato ieri [in Siria] ha consegnato tutte le sue armi a Jabhat Al-Nusra, in cambio della garanzia di poter passare in tutta sicurezza». I primi controlli sono stati effettuati, i comunicati di smentita sono stati pubblicati ma tutto sembra confermare la totale disfatta del programma americano di addestramento di "ribelli moderati". Ma andiamo con ordine.

IL PIANO AMERICANO
Gli Stati Uniti si erano appena appena ripresi dalla figuraccia fatta il 17 settembre. Quel giorno si riuniva a Washington la commissione del Congresso incaricata di vigilare sull'operato dell'esercito americano. In particolare, i senatori repubblicani e democratici volevano capire quanti «ribelli moderati» addestrati dagli Stati Uniti stavano combattendo in Siria contro lo Stato islamico. A novembre 2014, infatti, Barack Obama ha fatto approvare un piano da 500 milioni di dollari per addestrare 5.400 ribelli da inviare in Siria «entro un anno».
La risposta del generale Lloyd Austin sfiorava il ridicolo: «I ribelli ad oggi sono quattro o cinque. Il programma è molto più ridotto di quanto speravamo». Mentre tutti i giornali del mondo criticavano la fallimentare strategia americana, il 20 settembre, appena tre giorni dopo, è arrivata una notizia inattesa: «Sono entrati in Siria 75 ribelli addestrati dagli Stati Uniti in Turchia». Certo, si dirà, non si tratta di un contingente cospicuo, e non si avvicina neanche lontanamente all'obiettivo dei 5.400 ribelli preventivato, ma rispetto a «quattro o cinque» è già un bel passo avanti.
Neanche un giorno dopo, il tweet di Al-Tunisi ha spento l'entusiasmo: i 75 "ribelli moderati" sono sì entrati in Siria, ma hanno già consegnato tutte le loro nuove armi americane ai jihadisti di Al-Nusra, cioè la milizia siriana di Al-Qaeda. Come se non bastasse, a stretto giro è uscito anche un comunicato di Anas Ibrahim Obaid, il comandante del nuovo contingente di ribelli, che diceva così: ci dissociamo dal Pentagono, continueremo a combattere lo Stato islamico, ma come una «fazione indipendente». Nel frattempo, gli uomini di Al-Qaeda hanno continuato a pubblicare su internet foto con in mano le armi americane.

I PRECEDENTI
Gli Stati Uniti non hanno ancora confermato il passaggio con Al-Qaeda dei combattenti appena addestrati, ma i precedenti non sono certo promettenti. Ad agosto, l'esercito americano aveva fatto entrare in Siria un contingente di «60 soldati», chiamato Divisione 30 (Nuove forze siriane). Dopo pochi giorni, il gruppo è stato sbaragliato da Al-Qaeda, che ha rapito alcuni soldati, altri ne ha uccisi e altri ancora li ha convinti ad unirsi al jihad. Ecco perché, al 17 settembre, c'erano solo «quattro o cinque» ribelli che combattevano per conto dell'America.
Da oltre un anno gli Usa bombardano le postazioni dello Stato islamico in Siria (e Iraq). Ma non avendo alcuna intenzione di inviare un contingente del proprio esercito, e covando il sogno di eliminare il governo di Assad insieme all'Isis, hanno deciso di appoggiare sul campo ribelli di ideologia "moderata" e non jihadista appositamente addestrati, finanziati e armati. Questa tattica si è rivelata da subito fallimentare, visto che già in passato questi combattenti addestrati dagli Usa sono stati sbaragliati da Al-Qaeda, che si è così impossessata degli armamenti a stelle e strisce, oppure si sono uniti ai jihadisti per diventare più forti, dimostrando così di avere ben poco di moderato.
Davanti ai risultati di questo piano sgangherato, nessuno è stato colto di sorpresa quando nel fine settimana il colonnello Mohammad al-Dhaher, responsabile del programma di addestramento, si è dimesso lamentando «la mancanza di accuratezza e di metodo nella selezione dei quadri militari della Divisione 30». Che cosa accadrà ora? Charles Lister, analista per il Brookings Institution, ha un'idea: «Se anche questo secondo gruppo è stato davvero smantellato come il primo, si tratterebbe probabilmente della pietra tombale sul programma di addestramento». Almeno una buona notizia.

Fonte: Tempi, 25/09/2015

8 - SE MISS ITALIA 2015 CI RICORDA LA DIFFERENZA FRA SESSI
Alice Sabatini ha dichiarato che le sarebbe piaciuto vivere nel 1942 tanto come donna non avrebbe fatto la guerra, ma per questa battuta viene sbeffeggiata sui social network
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/09/2015

Alice Sabatini, Miss Italia 2015: "[Mi sarebbe piaciuto vivere nel] 1942... per vedere realmente la Seconda Guerra Mondiale, visto che i libri parlano pagine e pagine... beh, la volevo vivere. Però tanto so' donna, tanto il militare non l'avrei fatto, sarei rimasta a casa con la paura di...". Questa frase è rimbalzata ovunque nel web, prono come al solito all'indignazione telecomandata ("Siamo passati da «Vorrei la pace nel mondo» a «Vorrei vivere la guerra»"). Poi Alice ha avuto modo di spiegarsi (meglio: ha dovuto giustificarsi) e ha mostrato uno spessore umano maggiore di molti che l'hanno sbeffeggiata sui social network: «La mia bisnonna ha vissuto quel periodo. La sera della finale ero agitata perciò, quando mi hanno chiesto del periodo storico in cui avrei voluto vivere, ho pensato subito alla mia bisnonna Augusta».

TANTO SO' DONNA, IL MILITARE NON L'AVREI FATTO
Ciò che colpisce della frase di Miss Italia non è il fatto che avrebbe voluto avere una conoscenza più approfondita delle vicende vissute dalla sua bisnonna (cosa che le fa onore), quanto questa parte: «Tanto so' donna, tanto il militare non l'avrei fatto».
Alice Sabatini ha detto una cosa ovvia, ma di quelle esplosive: la guerra è sempre stata cosa da uomini. Toccava agli uomini uccidere e farsi uccidere in guerra, almeno fino a quando il femminismo non ha aperto questa possibilità anche alle donne (clicca qui). All'uomo toccava anche fare il poliziotto, il carabiniere, insomma: quei lavori nei quali bisogna essere disposti a farsi male al posto degli altri.
All'uomo erano riservati anche i cosiddetti lavori pesanti, o pericolosi: minatore, muratore, manovale, contadino... Per questo motivo veniva servito a tavola, e a lui veniva riservato il boccone migliore. Non per sudditanza, o servilismo. Era una mera questione pratica: era necessario nutrire colui che, con la sua fatica fisica, procurava il sostentamento della famiglia. Questo, infatti, era il compito del padre di famiglia, il suo dovere: provvedere al mantenimento di chi gli si era affidato. È comprensibile che, con l'introduzione del lavoro femminile, questa tutela dell'integrità fisica di chi, con il proprio corpo, permetteva la sopravvivenza di tutti, abbia perso di significato. Mi accorgo di aver usato il tempo passato, e mi correggo.

QUOTE ROSA IN MINIERA? NEANCHE L'OMBRA
Le "quote rosa" prevedono un minimo di presenze femminili in alcuni settori (politici, economici...). Ma solo nei posti di potere: liste elettorali, consigli d'amministrazione, ruoli dirigenziali... Nessuno reclama le quote rosa nei cantieri edili, in miniera, in settori dove non c'è potere ma solo fatica fisica. Questi posti restano appannaggio degli uomini, e nessuna femminista o ideologa di genere ha nulla da ridire. Le situazioni nelle quali occorre la fatica fisica, il lavoro pesante, restino pure sessisti. Anche il munus del mantenimento della famiglia è rimasto maschile, e nessuno rivendica parità di diritti. La disoccupazione maschile e femminile non è vissuta allo stesso modo, perché gli uomini sanno che il sostentamento dei familiari pesa sulle loro spalle. Se qualcuno ne dubita, approfondisca il tema degli assegni di mantenimento nelle sentenze di divorzio e separazione: anche qui nessuno si sbraccia per la "parità tra i sessi".
Vogliamo poi parlare del rapporto con i figli? Sappiamo benissimo (vedansi i lavori di Osvaldo Poli e di Claudio Risè) che al padre non viene riconosciuto alcun ruolo educativo: egli ha il solo compito di fecondare la donna, fino a quando la Scienza (maiuscolo) non avrà trovato il modo di permettere alle donne di concepire senza l'intervento maschile. Vogliamo ricordare che la legge 194/78, che legalizza l'aborto, non prende nemmeno in considerazione l'opinione del padre?
Insomma: ci crediamo proprio alla favoletta di quanto sia piacevole essere maschio e di quanto sia duro ed umiliante essere donna? Io prenderei in considerazione una ipotesi alternativa.

LA NOBILTÀ DI SPADA
Nel corso dei secoli, accanto alla nobiltà "di spada", sorse la cosiddetta "nobiltà di toga". Consisteva, la seconda, in una nuova classe sociale costituita da borghesi arricchiti che avevano acquistato un titolo nobiliare. Aspiravano, i borghesi arricchiti, ad un salto sociale: la nobiltà. Il punto è che la "nobiltà di spada" considerava la propria posizione come un dovere, non un beneficio. Il loro munus era appunto quello della spada, cioè della difesa armata, fino alla morte, delle persone che gli erano state affidate. Per questo gli erano state affidate terre e proprietà, per questo potevano riscuotere tributi: venivano mantenuti perché, nel momento del bisogno, si sacrificassero. Noblesse oblige, la nobiltà è un dovere, si diceva.
Ma i borghesi arricchiti non aspiravano esattamente a questo: aspiravano a vivere tra gli agi, nel lusso, senza dover più lavorare. Volevano la botte piena e la moglie ubriaca. Erano snob, cioè sine nobilitate: avevano terre e castelli, ma non ciò a cui aspiravano, la nobiltà. Bene, l'impressione è che il femminismo abbia compiuto la stessa operazione, ossia trasformato il compito della virilità in un beneficio, ignorando il sacrificio che essa comporta.
Ad Alice Sabatini, quindi, i complimenti: sia per aver dimostrato una profondità che i "bimbominkia" che affollano i social network non hanno; sia per averci ricordato che il sesso è un compito, un dovere, e non un gioco.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/09/2015

9 - OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 10,2-16)
L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 4 ottobre 2015)

La prima lettura di questa domenica e il Santo Vangelo ci fanno comprendere la santità del matrimonio, così come è uscito dal Cuore di Dio. Prima di tutto, la prima lettura ci fa comprendere che il matrimonio non è una istituzione umana suscettibile di cambiamenti dettati dal volere dell'uomo, ma è di fondazione divina. Il matrimonio è stato istituito da Dio con la creazione della prima coppia, di Adamo ed Eva. Il testo della Genesi dice espressamente: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (Gen 2,18). Inoltre dice: «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne» (Gen 2,24). Queste parole significano che lo sposo e la sposa sono una sola cosa, sono un'unità inscindibile; esse significano inoltre che gli sposi sono tra di loro complementari: uno completa l'altra, e viceversa.
Il Vangelo prosegue l'insegnamento della prima lettura. Rispondendo alle insidiose domande dei farisei, i quali cercavano di coglierlo in fallo, Gesù rispose che ai tempi di Mosè Dio permise il ripudio della moglie a causa della durezza del loro cuore, ma che all'inizio della creazione non era così. Quindi Gesù cita il brano della Genesi che abbiamo letto prima e conclude in questo modo: «Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Mc 10,9). Sono parole molto chiare che ribadiscono che nessuna istituzione umana può sciogliere un matrimonio. A questo proposito spesso si fa molta confusione dicendo che la Sacra Rota di fatto scioglie i matrimoni. Ciò non è esatto. Né la Sacra Rota e nemmeno il Papa possono sciogliere un matrimonio. La Sacra Rota, in seguito a una accurata indagine, sulla base di testimonianze giurate, dichiara se quel matrimonio esiste o se, agli occhi di Dio, non c'è mai stato; e, in questo secondo caso non lo annulla, ma lo dichiara nullo, ovvero mai esistito. Infatti, se mancano dei requisiti che gli sposi devono avere quando si presentano davanti all'altare, quel matrimonio non esiste. Solo la morte scioglie un matrimonio validamente celebrato e, in questo caso, uno si può risposare.
La famiglia è la cellula della società: se essa è malata, anche la società sarà in crisi. Ai giorni d'oggi la famiglia voluta da Dio, quella autentica, è minacciata dal divorzio e da altre forme di convivenza che si allontanano anni luce dal volere del Creatore. Per comprendere il matrimonio dobbiamo guardare alla vita di quei cristiani che si sono santificati per mezzo del vincolo coniugale. Tra questi Santi cristiani ci furono i beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, marito e moglie, lui siciliano e lei toscana, vissuti a Roma.
Non è certo possibile riassumere in poche parole la loro straordinaria vicenda umana e spirituale. La loro esistenza di sposi fu un cammino di santità, un andare insieme verso Dio. Si amarono di vero cuore, mettendo Gesù al primo posto nella loro vita. Il loro segreto fu la preghiera. Ogni mattina si recavano a Messa insieme alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Maria Corsini ricordava che, usciti di chiesa, lo sposo le dava il "buon-giorno", come se la giornata soltanto allora avesse il ragionevole inizio. Verso sera recitavano insieme il Santo Rosario, erano assidui all'adorazione eucaristica e la loro famiglia era consacrata al Sacro Cuore di Gesù solennemente intronizzato al posto d'onore nella sala da pranzo.
Nel 1917 divennero terziari francescani e nel corso della loro vita non mancarono mai di accompagnare gli ammalati, secondo le loro possibilità, a Loreto e a Lourdes col treno dell'UNITALSI, lui come barelliere, lei come infermiera. Il loro esempio, la loro profonda vita di fede, la pratica quotidiana della preghiera in famiglia, ebbero di certo i propri effetti sui figli, che si sentirono tutti e quattro chiamati dal Signore alla vita consacrata. E ciò non senza ragione, perché «la famiglia che è aperta ai valori spirituali, che serve i fratelli nella gioia, che adempie con generosa fedeltà i suoi compiti ed è consapevole della sua quotidiana partecipazione al mistero della Croce gloriosa di Cristo, diventa il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio», come giustamente ha sostenuto il papa Giovanni Paolo II.
Nel progetto di Dio il matrimonio è vocazione alla santità e offre tutti i mezzi per raggiungerla. E il segreto per vivere bene questa vocazione è dato dalla preghiera e dal saper affrontare gli inevitabili sacrifici della vita, per amore di Dio e per amore della famiglia.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 4 ottobre 2015)

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