BastaBugie n°424 del 21 ottobre 2015

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1 LAURA BOLDRINI INVITA UN IMAM PER DIRE CHE L'ISLAM E' UNA RELIGIONE DI PACE, MA LUI ELOGIA I KAMIKAZE
Nella sua Lectio Magistralis il musulmano spiega anche come dare le giuste percosse alle moglie secondo il vero islam
Autore: Francesco Borgonovo - Fonte: Libero
2 LA COMUNIONE E' UN DIRITTO? COSA INSEGNA IL BAMBINO CHE DA' UN PO' DI OSTIA AI GENITORI DIVORZIATI RISPOSATI
Il vero problema del Sinodo è l'Eucarestia e se passasse la dottrina Kasper bisognerebbe cambiare il Vangelo
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 ZAPATERO (DI SINISTRA) APPROVO' I MATRIMONI GAY, RAJOY (''CATTOLICO'' E DI DESTRA) DIFFONDE L'IDEOLOGIA GAY
E intanto in Italia la diocesi di Vercelli invita l'Arcigay ad una manifestazione presso il Seminario Arcivescovile
Fonte: Corrispondenza Romana
4 SINODO: LA DECENTRALIZZAZIONE DELLA CHIESA OFFENDE LA FEDE E IL SENSO COMUNE
Già nel 1984 il cardinal Ratzinger ricordava che le conferenze episcopali non hanno una base teologica e non fanno parte della struttura della Chiesa così come voluta da Cristo
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Il Foglio
5 SINODO: STRAORDINARIA TESTIMONIANZA CON APPELLO A NON ARRENDERSI ALLE IDEOLOGIE MONDANE
E intanto in Argentina una folla di femministe ha cercato di profanare la cattedrale (VIDEO: lesbiche tentano la profanazione)
Autore: Anca-Maria Cernea - Fonte: Il blog di Antonio Socci
6 ASSOLTO ERRI DE LUCA, COLUI CHE INCITAVA I NO TAV AL SABOTAGGIO E AD AZIONI TERRORISTICHE
Dall'altro lato si tenta di approvare leggi per incarcerare chi sostiene che il matrimonio tra uomo e donna è l'unico possibile
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 IL MODELLO DI SANTITA' DEI GENITORI DI SANTA TERESINA
Al sinodo il Papa canonizza Luigi e Zelia Martin che testimoniano che la famiglia è un luogo per santificarsi e vivere il dono di sé
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana
8 DOPO FUKUSHIMA IL GIAPPONE TORNA AL NUCLEARE
Nel 2011 l'incidente, oggi si riaccendono i reattori, così si abbattono le emissioni di gas serra e si risparmia sulla bolletta
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
9 OMELIA XXX DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO B - (Mc 10,46-52)
Va', la tua fede ti ha salvato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LAURA BOLDRINI INVITA UN IMAM PER DIRE CHE L'ISLAM E' UNA RELIGIONE DI PACE, MA LUI ELOGIA I KAMIKAZE
Nella sua Lectio Magistralis il musulmano spiega anche come dare le giuste percosse alle moglie secondo il vero islam
Autore: Francesco Borgonovo - Fonte: Libero, 16/10/2015

Stai a vedere che su Laura Boldrini ci siamo clamorosamente sbagliati. Pensavamo che la presidente della Camera assecondasse tutti i più triti e ottusi luoghi comuni della sinistra fuori dal mondo. Invece gli ottusi eravamo noi. Adesso abbiamo capito: Laura Boldrini lo fa di proposito. Finge di essere una buonista stucchevole, si rende volontariamente caricaturale perché vuole servirci su un piatto d'argento la possibilità di smontare le teorie allucinanti di cui si fa portavoce. Altrimenti non si spiega come mai si ostini a collezionare grame figure. Davvero, dev'esserci qualcosa sotto: non può essere così facile farsi beffe di lei e del suo «pensiero».
Prendiamo la sua più recente trovata, di cui ha dato notizia ieri Giulio Meotti sul Foglio. I giornalisti sono stati convocati da Madama Laura - tramite elegante invito su carta intestata - alla «Lectio Magistralis» che si terrà il prossimo mercoledì nella Sala della Regina di Montecitorio, alle 15. Per l'occasione salirà in cattedra il «Grande imam di al-Azhar Ahmad Mohammad Ahmad al-Tayyeb», il quale illuminerà i presenti sul tema «Islam, religione di pace».

TRANQUILLI, L'ISLAM È UNA RELIGIONE DI PACE
Ecco perché diciamo che la Boldrini non ci è, ma ci fa. L'affermazione secondo cui «l'islam è una religione di pace» è uno dei più abusati stereotipi di ogni tempo, ripetuto costantemente all'indomani di ogni attentato sanguinario da tutte le anime pie e democratiche. La redazione di Charlie Hebdo viene decimata dai macellai jihadisti? Orrore, ma «l'islam è una religione di pace». Un commando dello Stato islamico massacra turisti innocenti in un museo? Uh, che disgrazia: ma «l'islam è una religione di pace». Laura stessa ha ribadito il concetto infinite volte. Sapete cosa ha detto nel 2014, quando si è presentata alla Grande Moschea di Roma tutta velata (ma senza dimenticare il rossetto)? «No al terrorismo, l'islam è una religione di pace».
Adesso, organizzando la Lectio Magistralis, la Boldrini ci regala l'occasione per chiarire una volta per tutte che la frase «l'islam è una religione di pace» è una boiata pazzesca. Lo dimostra il prestigioso relatore invitato a Montecitorio. Il signor al-Tayyeb è l'imam di uno dei più importanti centri culturali islamici del mondo. Secondo le nostre categorie, può essere considerato una sorta di Papa dei sunniti. Di sicuro, è la persona più adatta per discettare sulla «religione di pace». Basta leggersi alcune delle dichiarazioni rilasciate da costui nel corso degli anni (alcune delle quali citate ieri dal Foglio). Per esempio, nel 2002, ha spiegato come i palestinesi devono comportarsi nei confronti di Israele: «La soluzione al terrore israeliano risiede nella proliferazione degli attacchi suicidi che diffondono terrore nel cuore dei nemici di Allah. I Paesi islamici - sia la popolazione che i governanti - devono supportare questi attacchi di martirio». Niente male. Ma ovviamente al-Tayyeb non ce l'ha solo con Israele (inneggiare alla distruzione dello Stato ebraico è abbastanza comune nel mondo arabo, e si fa a cuor leggero). Il nostro Grande Imam è risentito con l'Occidente tutto, cioè con il «nuovo colonialismo globale alleato al sionismo mondiale» che trama per dividere i musulmani.

NEMICO DEL TERRORISMO COLUI CHE INNEGGIA AGLI ATTENTATI SUICIDI?
Al-Tayyeb è considerato un «musulmano moderato», quasi un riformatore, un modernizzatore. Sa usare le parole giuste, all'occorrenza: per esempio blandisce gli occidentali con bei discorsi sui diritti della donna. Peccato che poi sia apparso in televisione, nel 2007, dicendo che alle mogli si possono rifilare «percosse leggere». Cosa che non è proprio «come picchiare»: è più come «dare un pugno» o «spintonare». Capito il pacifista? Oh, certo, ci viene detto anche che Al-Tayyeb è nemico del terrorismo. Infatti l'anno scorso ha specificato quale punizione va riservata ai combattenti dello Stato islamico: «La morte, la crocifissione o l'amputazione delle loro mani e piedi». E non - attenzione - perché siano degli assassini, ma perché «combattono Dio e il suo profeta», cioè perché non interpretano l'islam come dice lui.
Infatti le parole del nostro caro imam fanno riferimento al versetto 33 della sura 5 del Corano, rivolto agli infedeli (e utilizzato come giustificazione dai fondamentalisti): «Il castigo per chi muove guerra ad Allah e al suo Messaggero, e lotta con forza e sparge misfatti e corruzione sulla terra è: esecuzione o crocifissione o amputazione di mani e piedi di lati opposti o l'espulsione dalla terra: questa è la loro ignominia in questo mondo e subiranno una terribile punizione nell'altro».
Riepilogando: inneggia agli attentati suicidi; sostiene che è giusto menare le donne; invita a uccidere, mutilare e crocifiggere chi non segue la via del Profeta. In virtù di queste sue posizioni moderate, il signor al-Tayyeb è stato invitato a Montecitorio a tenere una lezione sull'«islam religione di pace».
Grazie Laura Boldrini: senza di lei la nostra vita non sarebbe così dolce.

Nota di BastaBugie: consigliamo la lettura del seguente articolo che abbiamo pubblicato con il relativo video
IL CORANO PERMETTE AL MARITO DI PICCHIARE LA MOGLIE
Allah ha onorato le donne istituendo la punizione delle bastonate, che però vanno date secondo regole precise: senza lasciar segni visibili e solo per una buona causa (ad esempio se lei si nega a letto)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1314

Fonte: Libero, 16/10/2015

2 - LA COMUNIONE E' UN DIRITTO? COSA INSEGNA IL BAMBINO CHE DA' UN PO' DI OSTIA AI GENITORI DIVORZIATI RISPOSATI
Il vero problema del Sinodo è l'Eucarestia e se passasse la dottrina Kasper bisognerebbe cambiare il Vangelo
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/10/2015

Se non altro appare chiaro che il problema vero di questo Sinodo è l'Eucarestia. E prima di parlare di accesso alla comunione dei divorziati risposati (e perché non di tutti coloro che, essendo in peccato mortale, non sono riconciliati?) sarebbe senz'altro meglio chiarirsi se si crede ancora che nell'Eucarestia c'è la presenza reale di Cristo.
Il resoconto fatto ieri in conferenza stampa da don Manuel Dorantesed, collaboratore in lingua spagnola di padre Federico Lombardi, riguardo al racconto fatto in aula di un bambino che durante la Prima Comunione ha dato un pezzetto della sua ostia ai genitori divorziati risposati, è al proposito esemplare. Ammesso che l'episodio sia vero, non deve scandalizzare tanto il gesto del bambino, un "incidente" evidentemente indotto dall'amore per i genitori e dalla testa piena di chiacchiere sentite sulla presunta esclusione dei propri genitori dalla Chiesa. Si potrebbe al massimo notare che se si desse l'Ostia sulla lingua anziché in mano, certi "incidenti" si eviterebbero. Ma non è questo il punto che qui interessa.
Il problema vero è che ci sia un prete o un vescovo che racconti l'episodio per dargli un connotato positivo a supporto dell'accesso alla comunione dei divorziati risposati. E ancora più grave - ai limiti dell'incredibile - è che ci sia un portavoce del Sinodo che riporti questo racconto come «molto emotivo», lasciando intendere che almeno un buon numero di padri sinodali si siano "inteneriti" nell'ascoltarlo; il tutto senza che né il portavoce vaticano padre Federico Lombardi né nessun'altro dei presenti abbia avuto nulla da eccepire.
Ovviamente la vicenda viene raccontata - e amplificata al massimo dalla grande stampa - come l'emergere dei "veri cristiani", aperti e misericordiosi, contro i severi e arcigni "dottori della Legge", che si comportano da «ufficiali di immigrazione che devono controllare perennemente l'integrità di chi si avvicina» (altro intervento in aula riportato in conferenza stampa).
In realtà la vera differenza sta tra chi ancora crede a ciò che la Chiesa ha sempre creduto - ovvero che quel pezzo di pane sia davvero il corpo di Cristo - e chi ha invece ormai ridotto l'accesso alla comunione a uno dei tanti diritti civili della nostra epoca, e che - come Pannella e Bonino insegnano - usa la tipica tattica dei "casi pietosi" per far approvare questo diritto.
Di pietoso in effetti c'è soltanto lo spettacolo di una Chiesa ridotta a mendicare l'approvazione del mondo, disponibile per questo a gettare e calpestare ciò che ha di più caro.
Siamo certi che la maggioranza dei padri sinodali non si sarà affatto commossa alle parole di quel povero prete, e sarà sobbalzata nel vedere come la segreteria del Sinodo abbia deciso di giocare in modo spregiudicato questo episodio. Motivo in più per aspettarsi una risposta chiara e decisa che mostri al popolo cattolico che, accada quel che accada, ci sono almeno dei pastori su cui fare affidamento.

Nota di BastaBugie: invitiamo i nostri lettori a leggere l'interessante articolo di Francesco Agnoli pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 16-10-2015 dal titolo "Se passasse la dottrina Kasper bisognerebbe cambiare il Vangelo".
Ecco l'articolo che riportiamo integralmente:
Nel fervente dibattito sulla comunione ai divorziati risposati inaugurata dal cardinal Kasper nel sinodo 2014 si rischiano di perdere, anche da parte dei credenti, i termini del discorso. Che sono in verità più semplici di quanto sembra. Con l'avvento di Cristo, viene restaurato il disegno originario del Creatore: quello per cui uomo e donna, maschio e femmina sono chiamati a divenire «un solo corpo e un solo spirito». Nell'Antico Testamento Dio permette la possibilità del ripudio, ma solo «per la durezza del vostro cuore». Nel Nuovo questa possibilità viene esclusa, e viene affermata senza indugi l'indissolubilità del matrimonio.
Così il cristianesimo propone, per la prima volta nella storia, l'idea che l'amore fedele di Cristo nei confronti degli uomini, l'amore di Cristo per la Chiesa, e l'Amore che unisce le tre persone della Trinità, abbia il suo corrispettivo, diciamo così, nella famiglia umana. Si tratta di un messaggio nuovo sia per gli ebrei, sia, ancora di più, per i pagani. Gli storici ci ricordano che all'epoca degli apostoli, e ancora di più nei tre secoli successivi, il divorzio era, nella Roma imperiale, diffusissimo. Anche in ragione del fatto che poteva essere richiesto non più solo dall'uomo, attraverso il ripudio, come nel passato, ma anche dalla donna. Il grande Seneca, pressoché contemporaneo di Gesù, scrive che ormai le persone «divorziano per sposarsi e si sposano per divorziare». Giovenale, nel I secolo dopo Cristo, ricorda il nome di una donna che si è sposata 8 volte in 5 anni, mentre Marziale descrive la crisi del matrimonio contemporaneo citando Telesilla, con i suoi 10 mariti.
Possiamo immaginare, alla luce di queste brevi considerazioni, quanto potesse essere difficile per i cristiani comunicare questa loro visione del matrimonio. Eppure, per costoro, essa era indissolubilmente legata al comandamento dell'amore portato da Cristo. Se, infatti, tutta l'antica legge si riassume nel comandamento dell'amore, questo il ragionamento, allora non è data altra possibilità che viverlo, anzitutto nella vita familiare: viverlo, con le sue gioie e i suoi dolori, le sue soddisfazioni e le sue croci, come Cristo ha insegnato. Per questo per i primi cristiani rompere un matrimonio significava molto semplicemente non vivere l'amore, verso il coniuge e i figli; non vivere l'insegnamento di Cristo, pronto a morire per le persone amate. Nei secoli questo concetto ha portato all'esclusione dei divorziati risposati dalla comunione eucaristica; esclusione che non è un giudizio definitivo, che nessuno può dare, sulle persone, ma un giudizio su un fatto: la rottura di una comunione voluta da Dio stesso e dagli sposi.
Per la Chiesa chi rompe la comunione con il suo prossimo, non può accedere alla comunione sacramentale. In qualunque modo lo faccia: un assassino, un ladro, anche un uomo che abbia insultato suo fratello, deve prima pentirsi, cambiare vita, per poi accedere all'unione sacramentale. Senza pentimento, dice san Paolo, la sua comunione è sacrilega, perché «non chi mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Il succo del cristianesimo è questo: non si va a Dio, se non attraverso i fratelli; non si è in comunione con Lui, se non lo si è con il proprio prossimo.
Scrive l'evangelista Matteo: «Se stai per presentare la tua offerta all'altare, e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia là il tuo dono, davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti col tuo fratello. Poi torna a offrire il tuo dono» (Matteo 5,23-24). Prima di accedere alla comunione eucaristica, dunque, la Chiesa vuole che il legame con il nostro prossimo sia ricostituito. Un padre che abbandoni la moglie e i figli, per andare con un'altra donna, lasciando moglie e figli nella disperazione, rompe la comunione con le persone a lui più prossime. Viola il comandamento dell'amore, distaccandosi violentemente da Dio Amore. Per questo la Chiesa gli ricorda che, senza pentimento e cambiamento di vita, non gli è lecito accedere al sacramento dell'unità, all'incontro con il Dio che si è fatto prossimo all'uomo, perché l'uomo si facesse davvero prossimo ai suoi fratelli.
Se la tesi del cardinal Kasper passasse, non solo bisognerebbe cancellare dal Vangelo i passi sul matrimonio, ma bisognerebbe abolirne lo spirito: non si va a Dio, che è Amore e Unità, se non tramite i fratelli, quelli che ci sono accanto. Non si va all'altare del Dio fedele, dopo aver tradito la fedeltà promessa e dovuta a coloro che abbiamo di più prossimi, il coniuge e i propri figli. Ciò non significa che, non concedendo la comunione ai divorziati che vivono un rapporto anche carnale con una persona che non sia il coniuge, la Chiesa li abbandona o li considera, cristianamente parlando, "persi". Anche questo sarebbe in contrasto con l'insegnamento evangelico. E allora fare cosa? Ci pensino pure, i padri sinodali, senza scorciatoie, ché la strada intrapresa da Cristo, la strada della croce, non è stata quella di dire che il peccato non esiste, ma quella di morire per noi peccatori.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/10/2015

3 - ZAPATERO (DI SINISTRA) APPROVO' I MATRIMONI GAY, RAJOY (''CATTOLICO'' E DI DESTRA) DIFFONDE L'IDEOLOGIA GAY
E intanto in Italia la diocesi di Vercelli invita l'Arcigay ad una manifestazione presso il Seminario Arcivescovile
Fonte Corrispondenza Romana, 20/10/2015

Il governo guidato da Mariano Rajoy prosegue nella propria opera di demolizione morale della Spagna, rivelando un volto del Partito Popolare al potere, che nulla ha da invidiare a quello socialista di Zapatero: l'ultima trovata consiste nella guida ufficiale contro l'"omofobia" dal titolo «Abbracciare la diversità», messa a punto per conto dell'esecutivo da alcuni accademici, diretti dal prof. José Ignacio Pichardo Galán dell'Università Complutense. Tale guida è stata presentata lunedì scorso da Rosa Urbón, direttrice dell'Istituto della Donna e per l'Eguaglianza, organismo dipendente dal Ministero per la Sanità iberico.
Assolutamente ideologico il presupposto di partenza: tutti saremmo «stati educati in un clima di sessismo», per cui tutti saremmo, chi più chi meno, «omofobi». Pregiudizio, certo, non buttato lì a caso, ma con uno scopo ben preciso: giustificare il fatto che la sconcertante pubblicazione venga diffusa in tutte le scuole come "strumento" per «riconoscere i pregiudizi, i miti e le false credenze» di merito, sollecitando i docenti ad organizzare incontri per i propri alunni con «esperti e organizzazioni Lgbt» (pag. 53). Del resto, prima di esser pubblicata, la stessa guida - che ha peraltro ricevuto l'immancabile sostegno dell'Unione Europea - è stata verificata, rivista e corretta da differenti organizzazioni del movimento Lgbt spagnolo, che han poi dovuto dare il proprio "imprimatur" alla stampa.
Dall'omofobia si potrebbe «guarire» - si legge -, purché chiunque confessi di esserne affetto a prescindere e mediante un lavoro di «introspezione» personale. Tra i consigli contenuti nell'allucinante guida spicca quello d'«evitare di parlar sempre da un punto di vista maschile (androcentrismo) e di trattar tutti come se fossero eterosessuali (eterosessismo)», invitando a rispettare «il desiderio di ciascuno d'esser trattato per il genere con cui si identifica». Tutte valutazioni costruite sul nulla, visto che lo stesso governo ammette di non aver dati certi e quindi di non poter parlare di bullismo omofobico.
Del tutto devastanti i contenuti dell'opuscolo, che giunge addirittura a definire la cosiddetta "eterosessualità" contro natura: «I fatti dimostrano invece - si legge - che ad esser naturale è la diversità sessuale». Non solo. Tutta la guida poggia su una concezione semplicemente paranoica dell'omofobia, intesa come una specie di infezione culturale instillata in ogni individuo, una sorta di tumore da estirpare alla radice negli adulti, mediante un procedimento di «rieducazione», chiedendo «aiuto» a «professionisti, sindacati o associazioni Lgbt». Incredibile! Si è di fronte ad un insulto istituzionalizzato al buon senso. L'agenzia InfoCatólica, che ha dedicato ampio spazio alla notizia, ha definito la modalità proposta simile ai sistemi di «rieducazione forzata durante la rivoluzione culturale nella Cina maoista»

Nota di BastaBugie: se in Spagna la destra al potere manda avanti l'agenda omosessualista, in Italia è la diocesi di Vercelli a fare la sua parte. L'incredibile notizia è riportata su Corrispondenza Romana il 21 ottobre 2015 da Lupo Glori nell'articolo dal titolo "La diocesi di Vercelli invita l'Arcigay "Rainbow" presso il Seminario Arcivescovile" di cui riportiamo il terrificante inizio:
Si è da pochi giorni conclusa a Vercelli la VII edizione della cosiddetta "Festa dei Popoli", tenutasi dal 29 settembre al 10 ottobre 2015 presso il Seminario Arcivescovile della diocesi retta dall'arcivescovo Marco Arnolfo, nominato da Papa Francesco il 27 febbraio 2014.
La cosa non farebbe notizia se non fosse che la Diocesi di Vercelli ha ritenuto opportuno invitare alla manifestazione, per il secondo anno consecutivo, l'associazione omosessuale territoriale Arcigay "Rainbow". Sul suo sito internet, l'organizzazione LGBT di Valsesia Vercelli ha ringraziato infatti per l'invito, scrivendo: «Con molto piacere vi informiamo che anche quest'anno Arcigay "Rainbow" è stata invitata e a sua volta estende a tutti, in particolare a tutte le vercellesi e i vercellesi, l'invito a partecipare alla VII edizione della "Festa dei popoli" Sabato 10 ottobre 2015, dalle ore 15:00, all'interno del Seminario Arcivescovile, Piazza Sant'Eusebio, 10 a Vercelli».
L'Arcigay di Vercelli ha spiegato l'importanza di partecipare a questo tipo di iniziative per favorire l'accettazione e normalizzazione del comportamento omosessuale, annunciando la sua presenza all'evento con un ricco stand: «Riteniamo molto importante partecipare a un evento in cui persone di culture e religioni diverse si incontrano in amicizia per parlarsi, conoscersi, condividere esperienze e aspirazioni: quale occasione migliore per promuovere con la nostra presenza la conoscenza, il rispetto e l'inclusione delle persone LGBT...? Sabato 10 a partire dalle 15:00 troverete in Piazza Sant'Eusebio anche lo stand con le nostre volontarie e volontari, i gadgets dell'Associazione e della campagna nazionale Arcigay contro l'omofobia, materiale informativo e di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili».

Fonte: Corrispondenza Romana, 20/10/2015

4 - SINODO: LA DECENTRALIZZAZIONE DELLA CHIESA OFFENDE LA FEDE E IL SENSO COMUNE
Già nel 1984 il cardinal Ratzinger ricordava che le conferenze episcopali non hanno una base teologica e non fanno parte della struttura della Chiesa così come voluta da Cristo
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Il Foglio, 20/10/2015

Papa Francesco ha annunciato, il 17 ottobre 2015, come si concluderà il Sinodo sulla famiglia. A pochi giorni dalla fine dei lavori l'assemblea dei vescovi è giunta ad un impasse e la strada per uscirne, secondo il Papa sarebbe quella della decentralizzazione della Chiesa.
L'impasse nasce dalla divisione tra coloro che in aula richiamano con fermezza il Magistero perenne sul matrimonio e quei "novatores" che vorrebbero ribaltare , duemila anni di insegnamento della Chiesa, ma soprattutto la Verità del Vangelo. E' infatti Parola di Cristo, legge divina e naturale, che il matrimonio valido, rato e consumato, dei battezzati non può essere, per nessuna ragione al mondo, sciolto da alcuno.

VALORE ASSOLUTO E UNIVERSALE
Una sola eccezione annullerebbe il valore assoluto e universale di questa legge e se cadesse questa legge, crollerebbe con essa tutto l'edificio morale della Chiesa. Il matrimonio o è indissolubile o non lo è e non si può ammettere una dissociazione tra l'enunciazione del principio e la sua applicazione nella pratica. Tra il pensiero e le parole e tra le parole e i fatti, la Chiesa esige una radicale coerenza, la stessa che testimoniarono i Martiri nel corso della storia.
Il principio secondo cui la dottrina non cambia, ma muta la sua applicazione pastorale, introduce un cuneo tra due dimensioni inseparabili del Cristianesimo: Verità e Vita. La separazione tra dottrina e prassi non proviene dalla dottrina cattolica, ma dalla filosofia hegeliana e marxista, che capovolge l'assioma tradizionale secondo cui agere sequitur esse. L'azione, nella prospettiva dei novatori, precede l'essere e lo condiziona, l'esperienza non vive la verità ma la crea. E' questo il senso del discorso tenuto dal cardinale Christoph Schönborn commemorando il 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo, lo stesso giorno in cui ha parlato papa Francesco. "La fede non può essere rappresentata ma solo testimoniata", ha affermato l'arcivescovo di Vienna, ribadendo il primato della "testimonianza" sulla dottrina. Martire, in greco, significa testimone, ma per i martiri testimoniare significava vivere la verità, mentre per i novatori significa tradirla, reinventandola nell'esperienza.

CONSEGUENZE CATASTROFICHE
Il primato della prassi pastorale sulla dottrina è destinato ad avere queste catastrofiche conseguenze:
1) Il Sinodo "virtuale", come già accadde per il Concilio Vaticano II, è destinato a prevalere su quello reale. Il messaggio mediatico che accompagnerà le conclusioni dei lavori è più importante del contenuto dei documenti. La Relatio sulla prima parte dell'Instrumentum Laborisdel Circulus Anglicus C afferma con chiarezza la necessità di questa rivoluzione del linguaggio: "Like Vatican II, this Synod needs to be a language-event, which is more than cosmetic".
2) Il post-sinodo è più importante del sinodo, perché ne rappresenta la auto-realizzazione. Il Sinodo infatti, affiderà la realizzazione dei suoi obiettivi alla prassi pastorale. Se ciò che si trasforma non è la dottrina, ma la pastorale, questo cambiamento non può avvenire nel Sinodo, deve avvenire nella vita quotidiana del popolo cristiano e dunque fuori del Sinodo, dopo il Sinodo, nella vita delle diocesi e delle parrocchie della Chiesa.
3) la auto-realizzazione del Sinodo avviene all'insegna della esperienza delle chiese particolari, ossia della decentralizzazione ecclesiastica. La decentralizzazione autorizza le chiese locali a sperimentare una pluralità di esperienze pastorali. Ma se non esiste un'unica prassi coerente con l'unica dottrina, vuol dire che ne esistono molte e tutte meritevoli di essere sperimentate. I protagonisti di questa Rivoluzione nella prassi, saranno dunque i vescovi, i parroci, le conferenze episcopali, le comunità locali, ognuno secondo la propria libertà e creatività.
Si delinea l'ipotesi di una Chiesa a "due velocità" (two-speed Church) o, sempre per usare il linguaggio degli eurocrati di Bruxelles, a "geometria variabile" (variable geometry). Di fronte al medesimo problema morale ci si regolerà in maniera diversa, secondo l'etica della situazione. Alla chiesa dei "cattolici adulti", di lingua germanica, appartenenti al "primo mondo" sarà permessa la "marcia veloce" della "testimonianza missionaria"; alla chiesa dei cattolici "sotto-sviluppati", africani o polacchi, appartenenti alle chiese del secondo o terzo mondo, sarà concessa la "marcia lenta" dell'attaccamento alle proprie tradizioni
Roma resterebbe sullo sfondo, priva di reale autorità, con una sola funzione di "impulso carismatico". La Chiesa sarebbe de-vaticanizzata, o meglio, de-romanizzata. Alla Chiesa romanocentrica si vuole sostituire una Chiesa policentrica o poliedrica, L'immagine del poliedro è stata usata spesso da papa Francesco. "Il poliedro - ha affermato - è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l'unità nella diversità. E' in questa strada che noi cristiani facciamo ciò che chiamiamo col nome teologico di ecumenismo: cerchiamo di far sì che questa diversità sia più armonizzata dallo Spirito Santo e diventi unità" (Discorso ai pentecostali di Caserta il 28 luglio 2014). Il trasferimento di poteri alle conferenze episcopali è già previsto da un passo della "Evangelii Gaudium", che le concepisca come "soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale. Un'eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria" (n. 32). Ora Papa Francesco enuncia questo "principio di sinodalità" come risultato finale dell'assemblea in corso.

LE ANTICHE ERESIE
Le antiche eresie del gallicanesimo e del nazionalismo ecclesiastico riaffiorano all'orizzonte. E' dogma di fede infatti, promulgato dal Concilio Vaticano I, il primato di giurisdizione del Sommo Pontefice, in cui risiede la suprema autorità della Chiesa, su tutti i Pastori e su tutti i fedeli, indipendentemente da ogni altro potere. Questo principio costituisce la garanzia dell'unità della Chiesa: unità di governo, unità di fede, unità di sacramenti. La decentralizzazione è una perdita di unità che conduce inevitabilmente allo scisma. Lo scisma è infatti la rottura che inesorabilmente avviene quando manca un punto di riferimento centrale, un criterio unitario, sia sul piano della dottrina che su quello della disciplina e della pastorale. Le Chiese particolari, divise sulla prassi, ma anche sulla dottrina che dalla prassi deriva, sono fatalmente destinate ad entrare in contrasto e a produrre fratture, scismi, eresie.
La decentralizzazione non incrina solo il Primato romano, ma nega il principio di non-contraddizione, secondo cui "uno stesso essere non può, allo stesso tempo e sotto lo stesso rapporto, essere ciò che è e non esserlo". E' solo in base a questo primo principio logico e metafisico che possiamo usare la nostra ragione e conoscere la realtà che ci circonda.

RINUNCIA?
Che cosa accade se il Romano Pontefice rinuncia, anche solo in parte, ad esercitare il suo potere per delegarlo alle Conferenze episcopali o ai singoli vescovi? Accade evidentemente che si crea una diversità di dottrina e di prassi tra conferenze episcopali e tra diocesi e diocesi. Ciò che in una diocesi sarà proibito sarà ammesso in un'altra e viceversa. Il convivente more uxorio potrà accostarsi al sacramento dell'Eucarestia in una diocesi e non in un'altra. Ma il peccato è o non è, la legge morale è uguale per tutti o non è. E delle due l'una: o il Papa ha il primato di giurisdizione e lo esercita, oppure qualcuno governa, nei fatti, al di fuori di lui.
Il Papa ammette l'esistenza di un sensus fidei, ma è proprio il sensus fidei dei vescovi, dei sacerdoti dei semplici laici, quello che oggi è scandalizzato dalle stravaganze che si sentono nell'aula del Sinodo. Queste stravaganze offendono il senso comune prima ancora che il sensus Ecclesiae dei fedeli. Papa Francesco ha ragione quando afferma che lo Spirito Santo non assiste solo il Papa e i vescovi, ma tutti i fedeli (cfr. su questo punto Melchior Cano, De locis Theologicis (Lib. IV, cap. 3, 117I). Lo Spirito Santo però non è spirito di novità; guida la Chiesa, assistendo infallibilmente la sua Tradizione. Attraverso la fedeltà alla Tradizione, lo Spirito Santo parla ancora alle orecchie dei fedeli. E oggi, come ai tempi dell'arianesimo, possiamo dire con sant'Ilario: «Sanctiores aures plebis quam corda sacerdotum» "sono più sante le orecchie del popolo che i cuori dei sacerdoti". (Contra Arianos, vel Auxentium, n. 6, in PL, 10, col. 613).

Nota di BastaBugie: interessante l'articolo di Stefano Fontana su La nuova Bussola Quotidiana del 20-10-2015 in cui si ricorda l'illuminante ragionamento dell'allora cardinale Joseph Ratzinger
Ecco l'intero articolo:
Nel 1984 il cardinale Joseph Ratzinger aveva risposto alle domande di Vittorio Messori e ne era nato il famoso "Rapporto sulla fede" (Edizioni San Paolo). Il contesto storico in cui si muovevano un po' tutte le domande del giornalista era il post-concilio. Le risposte di Ratzinger erano fortemente indirizzate a fornire la corretta interpretazione del Concilio, secondo le esigenze di una restaurazione intesa non come un tornare indietro ma come la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni dell'abbraccio al mondo.
Nel capitolo IV della lunga intervista, c'è un paragrafo riguardante le Conferenze episcopali. Ratzinger faceva notare che il Vaticano I aveva proclamato il dogma dell'infallibilità del Sommo Pontefice. Era stato interrotto però all'improvviso, a seguito della Presa di Roma da parte dei bersaglieri italiani, e non aveva potuto occuparsi in modo conseguente anche dei vescovi. Il Vaticano II ha quindi ripreso in mano il fascicolo vescovi a cui ha dedicato, tra l'altro un Decreto, il Christus Dominus. Il Papa è infallibile «quando come Pastore e Dottore supremo, proclama da tenersi come certa una dottrina sulla fede o sui costumi». Il Vaticano II, continua Ratzinger, ha ricordato che anche al Collegio episcopale compete la medesima infallibilità nel magistero, sempre che i vescovi «conservino il legame di comunione tra di loro e con il Successore di Pietro».
Con ciò tutto è andato a posto? Non nella pratica, sottolineava Ratzinger: «Il deciso rilancio del ruolo del vescovo si è in realtà smorzato o rischia addirittura di essere soffocato dall'inserzione dei presuli in conferenze episcopali sempre più organizzate, con strutture burocratiche spesso pesanti. Eppure, non dobbiamo dimenticare che le conferenze episcopali non hanno una base teologica, non fanno parte della struttura ineliminabile della Chiesa così come è voluta da Cristo, hanno soltanto una funzione pratica concreta».
A considerare queste osservazioni a distanza di tanti anni ormai, la loro veridicità risulta piuttosto chiara. Molti vescovi sono timidi perché aspettano che si pronunci la Conferenza episcopale regionale o nazionale, e queste, a loro volta, sono lente perché prima di pronunciarsi e dare indicazioni ai fedeli devono provocare un estenuato consenso: «Avviene che il punto di incontro tra le varie tendenze e lo sforzo di mediazione diano luogo spesso a documenti appiattiti, dove le precisioni decise sono smussate».
Il nuovo codice di diritto canonico, spiegava sempre nel 1984 Joseph Ratzinger, dice che le Conferenze spiescopali «non possono agire validamente in nome di tutti i vescovi, a meno che tutti e singoli i vescovi non abbiano dato il loro consenso», e a meno che non si tratti di «materie in cui lo abbia disposto il diritto universale oppure lo stabilisca un mandato speciale della Sede Apostolica». Il collettivo, affermava Ratzinger, non sostituisce la persona del singolo vescovo, il quale è, dice il Codice, «l'autentico dottore e maestro della fede per i credenti affidati alle sue cure».
Per essere ancora più chiaro, il futuro Benedetto XVI diceva che «Nessuna conferenza episcopale ha, in quanto tale, una missione di insegnamento: i suoi documenti non hanno valore specifico ma il valore del consenso che è loro attribuito dai singoli vescovi».
La Chiesa, egli ricordava, «è basata su una struttura episcopale, non su una sorta di federazione di Chiese nazionali. Il livello nazionale non è una dimensione ecclesiale. Bisogna che sia di nuovo chiaro che in ogni diocesi non c'è che un pastore e maestro della fede, in comunione con gli altri pastori e maestri e con il Vicario di Cristo».
Parlando della Germania, Ratzinger ricordava parlando con Vittorio Messori che là una conferenza episcopale esisteva già dagli anni Trenta, ma «i testi davvero vigorosi contro il nazismo furono quelli che vennero da singoli presuli coraggiosi. Quelli della conferenza apparivano invece un po' smorti, troppo deboli rispetto a ciò che la tragedia richiedeva».

Fonte: Il Foglio, 20/10/2015

5 - SINODO: STRAORDINARIA TESTIMONIANZA CON APPELLO A NON ARRENDERSI ALLE IDEOLOGIE MONDANE
E intanto in Argentina una folla di femministe ha cercato di profanare la cattedrale (VIDEO: lesbiche tentano la profanazione)
Autore: Anca-Maria Cernea - Fonte: Il blog di Antonio Socci, 19/10/2015

Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,
io rappresento l'Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest. Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.
Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.
Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.
Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.

IN DIFESA DELLA VITA E DELLA FAMIGLIA
Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.
La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia. La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica. Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.
Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.
Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C'è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei "diritti" dei gay.
Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni. Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l'identità sessuale e la natura umana.
Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l'offerta l'antico serpente all'uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.
È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.
È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.
«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

SALVARE LE ANIME
La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal "cambiamento climatico".
La soluzione è l'Evangelizzazione, la conversione.
Non può essere un sempre crescente controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la "salute riproduttiva", i "diritti" degli omosessuali, l'educazione di genere, etc.
Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.
La nostra Chiesa fu soppressa dall'occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all'esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.
I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con i comunisti.
Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: "Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino".
Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi, preghiamo con ansia per questo sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.
(La dottoressa Anca-Maria Cernea, medico presso il Center for Diagnosis and Treatment-Victor Babes e Presidente dell'Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest (Romania), ha presentato al sinodo, il 17 ottobre, questo appello a papa Francesco e ai padri sinodali)

Nota di BastaBugie: ecco lo sconvolgente video con la folla di femministe che ha cercato di profanare la cattedrale argentina di Mar del Plata. Domenica 11 ottobre, al termine del 30esimo Incontro nazionale delle donne, centinaia di attiviste a seno nudo, intonando cori a favore dell'aborto e contro la Chiesa cattolica, hanno preso d'assalto la cattedrale difesa dai cattolici, che recitavano il rosario. I cattolici sono stati insultati, colpiti e provocati con sputi e lancio di assorbenti usati. Dopo ore di tafferugli, la polizia è riuscita ad allontanare le femministe. Martin Patrito, presidente del gruppo pro-life ArgentinosAlerta, ha dichiarato a Cna: «Chiedono diritti per le donne e aborto su richiesta ma non possono sopportare il diritto alla libertà religiosa. Questo ci ricorda lo Stato islamico, che non può sopportare la presenza dei cristiani nei paesi occupati. Fortunatamente, per la prima volta è intervenuta la polizia». Violenze simili si erano già scatenate nel 2013, davanti alla cattedrale di San Juan de Cuyo.
Ecco dunque il video (per le scene di violenza e di seminudità è sconsigliato ai minori di anni 16):


https://www.youtube.com/watch?v=VCCXhvxWWgQ

Fonte: Il blog di Antonio Socci, 19/10/2015

6 - ASSOLTO ERRI DE LUCA, COLUI CHE INCITAVA I NO TAV AL SABOTAGGIO E AD AZIONI TERRORISTICHE
Dall'altro lato si tenta di approvare leggi per incarcerare chi sostiene che il matrimonio tra uomo e donna è l'unico possibile
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/10/2015

Sostenere che la famiglia naturale è l'unica possibile e che il matrimonio tra uomo e donna è l'unico possibile, secondo alcuni è omofobia. Incitare al boicottaggio di un'opera pubblica destinata a migliorare il sistema infrastrutturale italiano e ad aiutare l'economia nazionale non è istigazione al sabotaggio, ma soltanto libero esercizio del diritto di manifestazione del pensiero. Potrà sembrare un paradosso ma purtroppo non lo è. L'assoluzione di Erri De Luca dall'accusa di "istigazione al sabotaggio", decisa dal Tribunale di Torino, è stata salutata dalla grande stampa e da certa intellighentia "radical chic" come una vittoria della libertà d'espressione.

LA TAV VA SABOTATA
Lo scrittore era imputato per alcune dichiarazioni rilasciate nel 2013, nelle quali sosteneva che «la Tav va sabotata». Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna di otto mesi di reclusione. Per il giudice, invece, «il fatto non sussiste». Erri De Luca aveva rilasciato dichiarazioni spontanee in aula con le quali aveva confermato la sua «convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell'aria e dell'acqua» e si era detto «disposto a subire una condanna penale per il suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana». Esultano i No Tav, che escono galvanizzati dal verdetto del tribunale torinese. Minimizza la società Ltf che gestisce la Tav, pur non rinunciando a porre una questione non banale: «Nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare».
Va ricordato che De Luca aveva pronunciato quelle frasi quando in Valle di Susa le proteste già imperversavano. Erano appena stati arrestati due militanti sulla cui auto erano state trovate bottiglie di plastica con la benzina, tubi in plastica, cesoie e altro. Qualche mese prima c'era stato un blitz notturno al cantiere attaccato, con bengala e molotov, al termine del quale era stata avviata un'indagine per terrorismo. Le frasi di Erri De Luca, secondo molti, avevano fomentato ulteriori tensioni e integrato gli estremi del reato di istigazione a delinquere. Lunedì i giudici torinesi hanno rigettato tale impostazione e hanno sancito la prevalenza del diritto dello scrittore di manifestare quel pensiero. Le sentenze, s'intende, vanno rispettate, ma si possono commentare. In questo caso, nell'attesa di leggerne le motivazioni, ci limitiamo a interpretarne il dispositivo. Ci sono molte sentenze della Corte Costituzionale (una, memorabile, del marzo 1993), che legano inscindibilmente l'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero al rispetto di alcuni principi inderogabili, tra i quali la tutela dell'ordine pubblico.

LA GIUSTIFICAZIONE DELLA VIOLENZA
Se un intellettuale dichiarasse che la Tav è un'opera sbagliata o inutile e che i soldi necessari per la sua realizzazione potrebbero o dovrebbero essere destinati ad altre opere pubbliche come la banda larga, egli si muoverebbe certamente entro i confini del legittimo diritto di critica. Viceversa, se predica il sabotaggio, non esprime un'opinione, ma suggerisce un'azione "contra legem". I prossimi giorni ci diranno se l'assoluzione di De Luca darà altro fiato alle trombe della contestazione violenta e sprezzante delle regole e delle istituzioni. Ma intanto bisogna evitare di incorrere nella deformazione, tipicamente italiana, del trattamento palesemente differenziato di situazioni per molti versi assimilabili. I due pesi e le due misure, tanto per semplificare. Le crociate dell'ideologia gender, mirate a scardinare l'istituto del matrimonio e la famiglia quale architrave della società ,pretendono di ridurre alla clandestinità quanti si battono per la difesa della famiglia naturale quale unica famiglia possibile, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il tentativo di introdurre nel nostro ordinamento giuridico il reato di omofobia altro non è che l'anticamera della compressione della libertà di manifestazione del pensiero di chi non si piega all'ideologia gender.
E allora è più grave, sul piano della tutela dei diritti, difendere un'idea di famiglia o istigare al boicottaggio contro un'opera pubblica? Peraltro, pur non rientrando il caso De Luca nell'esercizio del diritto di critica giornalistica, va ricordato che i codici deontologici di quella professione puniscono con severe sanzioni disciplinari i conduttori iscritti all'Ordine, se durante una trasmissione fomentano tensioni in studio o non prendono le distanze da opinioni "sopra le righe" o da giustificazioni di comportamenti violenti. Forse anche chi, acriticamente, ha amplificato sui media le frasi di Erri De Luca, e magari oggi brinda alla sua assoluzione, dovrebbe recitare un doveroso "mea culpa".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/10/2015

7 - IL MODELLO DI SANTITA' DEI GENITORI DI SANTA TERESINA
Al sinodo il Papa canonizza Luigi e Zelia Martin che testimoniano che la famiglia è un luogo per santificarsi e vivere il dono di sé
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana, 26/08/2015

Il 18 ottobre, durante l'Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2015 sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, Papa Francesco canonizzerà i coniugi Louis Martin (22 agosto 1823-29 luglio 1894) e Zélie Guérin (23 dicembre 1831- 28 agosto 1877). Quale modello viene quindi offerto oggi agli sposi? Santi genitori, che vissero cattolicamente, ovvero, ogni loro pensiero ed ogni loro azione erano sempre posti, per loro stessa volontà, sotto lo sguardo di Dio. Santa Teresina di Lisieux nacque e crebbe in questa famiglia.
Le persone interagiscono continuamente con l'ambiente che le circonda: si nasce, si cresce, ci si forma in base agli stimoli che si ricevono da coloro con cui si coabita. Lo spiega bene la Psicologia dell'età evolutiva: Jean Piaget, nell'Introduzione all'epistemologia genetica del 1951, analizza l'evoluzione dell'infante in stretto rapporto con l'ambiente che lo circonda, evidenziando come avvenga un processo diviso in «assimilazione» (il bambino incorpora nelle sue strutture mentali le informazioni del mondo esterno) e in «accomodamento» (il bambino rinnova gli schemi conoscitivi preesistenti attraverso la rielaborazione del materiale acquisito).

OGNI COSA È BUONA LASCIATA NELLE MANI DEL CREATORE
Nel bambino è inscritta una legge affettiva: avere una madre (femmina) ed un padre (maschio), non esistono alternative, neppure nel mondo contemporaneo, perché ci sono realtà che non sono legate al tempo in cui si vive, ma all'essenza dell'esistere. Da sempre, ancor prima che nascesse la scienza della Psicologia, si è coscienti di un fatto ineludibile: ciò che avviene nei primi sei anni di vita non si cancella più. Persino l'illuminista Rousseau come prima frase dell' Émile o dell'educazione (1762) scrive: «Ogni cosa è buona lasciata nelle mani del Creatore delle cose; ogni cosa degenera nelle mani dell'uomo».
Di fronte alle degenerazioni odierne, che cosa scriverebbe il pensatore svizzero di lingua francese che influenzò le linee dell'ideologia egualitaria, quella che fu alla base della Rivoluzione francese del 1789 e segnerà profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva (alcuni elementi della sua visione etica saranno ripresi, in particolare, da Kant)? E qualcuno, nella Chiesa, propone la Santa Comunione ai risposati divorziati? Profanazione di Nostro Signore; peccato contro la propria anima; scandalo per gli altri; diseducazione infantile e giovanile.
«Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra», scriveva santa Teresina in una lettera del 26 luglio 1897. Louis Martin e Zélie Guérin (beatificati il 19 ottobre 2008 a Lisieux) sono stati genitori secondo il Cuore di Dio: la loro testimonianza, oggi più che mai, diventa essenziale per rieducare una civiltà occidentale che ha smarrito principi, valori, risposte razionalmente e religiosamente corrette.
Ambedue avrebbero desiderato consacrarsi al Signore, apprendiamo dalla bella ed attendibile biografia Storia di una famiglia. Una scuola di santità di Padre Stefano Giuseppe Piat O.F.M. (Edizioni OCD-Roma 1994), ma un giorno Zélie, passando sul ponte Saint Leonard di Alençon, incrociò un giovane uomo la cui nobile fisionomia, l'andatura riservata, l'atteggiamento pieno di dignità, la impressionarono. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: «È quest'uomo che ho preparato per te». A mezzanotte del 13 luglio 1858 si sposarono nella chiesa di Notre Dame in Alençon. A motivo della loro profonda religiosità e dell'amore per Dio, decisero insieme di non consumare il matrimonio.

CON L'AIUTO DI UN PADRE SPIRITUALE...
Tuttavia, con l'aiuto di un padre spirituale, i due sposi maturarono un diverso atteggiamento: la verginità venne integrata in un giusto orientamento del sacramento del matrimonio, che ha per suo specifico fine la procreazione. Nasceranno nove figli. Scriverà Zélie nella lettera del 4 marzo 1877: «[...] quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po' cambiate: non vivevamo più che per loro, questi erano la nostra felicità e non l'abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era di peso».
Dio, nel focolare dei Martin, sarà sempre «il primo servito». Il carteggio di Zélie è una vera e propria cronaca familiare, dove si evince che la Santa Messa e la preghiera erano la fonte della loro esistenza. Zélie era una mamma tenerissima; scrisse nella lettera datata 4 aprile 1868: «è un lavoro così dolce occuparsi dei propri bambini!», così i figli sentivano che erano stati desiderati e che i genitori vivevano per loro: far piacere a Cristo e far piacere ai genitori divenne per essi un tutt'uno.
Tratto caratteristico della grande fede dei Martin era il pieno abbandono alla Divina Provvidenza, ecco che, nonostante lo straziante dolore per la perdita di ben quattro figli, essi non caddero nella disperazione. In un tempo in cui l'aborto volontario (omicidio volontario) è diventato ordinaria consuetudine, le parole di Zélie percuotono le coscienze; scriveva, infatti, ad una cognata reduce da un aborto spontaneo: «Che il buon Dio vi accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il vostro caro piccolo bambino è presso di Lui; vi vede, vi ama, e voi lo ritroverete un giorno. È una grande consolazione che io ho provato e che provo ancora.
Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore, a cui mi sono tuttavia rassegnata. [...] Molti mi dicevano: "Sarebbe stato meglio non averli mai avuti". Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre, essi non erano perduti per sempre, la vita è corta e piena di miserie, li si troverà lassù» (17 ottobre 1871).

UN ECCEZIONALE SOSTEGNO
Louis fu per Zélie un eccezionale sostegno. «Cara Amica - le scriveva l'8 ottobre 1863, in occasione di un viaggio d'affari a Parigi - non potrò arrivare ad Alençon che lunedì; il tempo mi sembra lungo e non vedo l'ora di essere vicino a te». Era sempre attento a non vederla troppo affaticata e le raccomandava la calma e la moderazione nel lavoro. Quando rimase vedovo a 54 anni, dopo 19 di matrimonio, si consacrò interamente alla felicità delle figlie, felicità per l'eternità, non per l'effimero inglobato nell'attimo fuggente.
Confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali, esami di coscienza sulle ginocchia della mamma e il catechismo imparato in braccio al papà fecero sì che le figlie si ponessero al servizio della Chiesa. Louis morirà a 71 anni dopo un umiliante declino, causato dall'arteriosclerosi e da una progressiva paralisi, avendo prima, comunque, la gioia di donare tutte le cinque figlie al Signore: quattro nel Carmelo di Lisieux e una fra le Visitandine di Caen.
Louis pretendeva l'ordine e la pulizia in tutto e si mostrava dispiaciuto quando, per distrazione o negligenza, si sprecava, si perdevano le cose, si deteriorava qualcosa... Testimonierà la figlia, suor Geneviève: «Noi non avevamo che una domestica, ma era lui che faceva il lavoro grosso». Giocava con le figlie, le portava in pellegrinaggio, in vacanza e organizzava viaggi insieme a loro... ma al primo posto c'era sempre la Trinità, con i suoi diritti: le ragazze Martin vissero in una famiglia dove era stata innalzata la vittoriosa Croce di Cristo.
Se la Chiesa di Roma, oggi, propone i coniugi Martin come modello genitoriale e familiare, è necessaria una coerenza di base: se essi sono esempio-insegnamento di vita, sono esempio-insegnamento anche e soprattutto di dottrina, che, dunque, non può essere mutata.

Fonte: Corrispondenza Romana, 26/08/2015

8 - DOPO FUKUSHIMA IL GIAPPONE TORNA AL NUCLEARE
Nel 2011 l'incidente, oggi si riaccendono i reattori, così si abbattono le emissioni di gas serra e si risparmia sulla bolletta
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 18/10/2015

Il secondo reattore nucleare del Giappone è ripartito venerdì. Anche questo, come il primo riacceso in agosto dopo l'incidente di Fukushima del 2011, fa parte della centrale di Sendai e si trova a Satsumasendai, nel dipartimento di Kagoshima, nel sud-est del paese. Ora, su 52 reattori nucleari, solo due sono in funzione.
Nel 2014, dopo tre anni di fermo totale, il governo giapponese ha annunciato di voler tornare all'atomo. Nuove misure di sicurezza sono state approvate e solo i reattori che le soddisferanno potranno essere riaccesi. Quando il primo è tornato in funzione, migliaia di persone in tutto il paese hanno protestato, oggi invece solo una settantina di giapponesi hanno manifestato la loro «inquietudine persistente».
In realtà, a Satsumasendai la stragrande maggioranza dei 100 mila abitanti è favorevole al ritorno del nucleare. Lo stesso consiglio comunale, a ottobre dell'anno scorso, ha approvato la riaccensione con 19 voti su 26. Tutta l'economia della città infatti si basa sulla centrale, grazie alla quale il Comune riceve miliardi di yen in sussidi e agevolazioni. Ecco perché anche il secondo reattore è ripartito senza proteste.
Tokyo è a conoscenza dell'importanza strategica dell'atomo per la sua economia. Senza, il Giappone dovrebbe spendere per gli ottimisti 34 miliardi di dollari in più all'anno per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, 68 secondo le stime più pesanti. È un conto che i nipponici non possono permettersi di pagare.
Un terzo reattore dovrebbe quindi ripartire già l'anno prossimo: si tratta del numero 3 della centrale di Ikata, gestita dalla Shikoku Electric Power Co. Le autorità della città, nella prefettura sud-occidentale giapponese di Ehime, hanno già acconsentito all'operazione.
C'è anche un altro motivo per cui il Giappone vuole ricominciare a sfruttare l'energia nucleare ed è rappresentato dall'impegno che il paese si è preso in vista della conferenza sul clima che si terrà a dicembre a Parigi (COP21). Per sostituire l'atomo, il Giappone ha importato e utilizzato maggiori quantità di carbone, gas naturale e petrolio, aumentando solo nel 2012 le proprie emissioni di gas serra del 4 per cento. In vista di Parigi, il governo di Tokyo ha dichiarato di voler tagliare entro il 2030 le emissioni di gas serra del 26 per cento rispetto ai livelli del 2013.
Gli ambientalisti hanno protestato all'annuncio, perché vorrebbero un taglio delle emissioni del 20 per cento entro il 2020 e dell'80 entro il 2050. Per il primo ministro Shinzo Abe però questo è impossibile, visto che solamente per tagliarle del 26 per cento entro il 2030 il Giappone avrà bisogno di generare con l'energia nucleare il 20-22 per cento dell'elettricità. L'atomo infatti è una delle energie più pulite che si conoscano, nonostante l'opposizione di gran parte degli ambientalisti.

Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta i video di tre interviste a scienziati a favore dell'energia nucleare: 1) Antonino Zichichi, 2) Margherita Hack, 3) Umberto Veronesi

1) Antonino Zichichi


www.youtube.com/watch?v=CNYSJ3gL4aw

2) Margherita Hack


www.youtube.com/watch?v=McfeqarkxFQ

3) Umberto Veronesi


www.youtube.com/watch?v=IG30QxgBUso

MARGHERITA HACK E UMBERTO VERONESI INTRUSI?
Ecco quale posizione possono assumere i cattolici nei confronti dell'energia nucleare
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1805

Fonte: Tempi, 18/10/2015

9 - OMELIA XXX DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO B - (Mc 10,46-52)
Va', la tua fede ti ha salvato
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25 ottobre 2015)

Il protagonista del Vangelo di oggi è un cieco, Bartimeo. Questo cieco è talmente preso dalla speranza di ottenere una grazia da Gesù che non si ferma nemmeno davanti ai rimproveri della gente. Egli continua a gridare: «Gesù abbi pietà di me!» (Mc 10,47). È una domanda angosciosa di chi sa di aver bisogno di compassione. Ma quella invocazione: «Figlio di Davide», è anche una vera e propria professione di fede. Il Figlio di Davide, ovvero colui che doveva nascere dalla stirpe di Davide, era il Messia promesso, atteso e sperato. Il senso di questa frase era ben chiaro per ogni ebreo. Dalla ripetizione di questa invocazione vediamo la convinzione di Bartimeo di trovarsi davanti al Messia. Questa fede è messa alla prova dai rimproveri della folla, ma il cieco non si ferma e ripete la stessa supplica.
Gesù, allora, si ferma e lo fa chiamare. Bartimeo balza in piedi e, pieno di speranza, va incontro a Lui. Il Signore non aveva certamente bisogno di sapere di cosa avesse bisogno quel povero cieco, ma ugualmente gli domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc 10,51). Gesù gli rivolge quella domanda per dargli l'occasione di sentirsi compreso e per rafforzare la sua fede. Così Gesù fa anche con noi: Egli sa di cosa abbiamo bisogno, prima ancora che glielo manifestiamo nella preghiera; ciononostante Egli vuole che noi formuliamo la nostra richiesta per dilatare in noi il desiderio della grazia e per esercitare la nostra fede. Egli vuole questa richiesta al punto che, se manca, tante volte non riceviamo l'aiuto di cui abbiamo bisogno. Da tutta l'eternità, Dio sa quelle che sono le grazie a noi necessarie, Egli vuole donarcele, ma, tante volte le condiziona alla nostra preghiera, di modo che, se pregheremo le riceveremo; se, al contrario, non le domandiamo con umiltà e perseveranza, rimarremo nella nostra indigenza.
Bartimeo persevera nella sua preghiera, e Gesù l'esaudisce. Compiuto il miracolo, il Salvatore dice all'uomo beneficato: «Va', la tua fede ti ha salvato» (Mc 10,52). Gesù domanda la fede anche da parte nostra. La mancanza di fede, in un certo senso, paralizza l'Onnipotenza di Dio. Quante grazie Egli non può donarci perché non preghiamo e perché la nostra preghiera è fatta senza fede viva! Quando la Madonna apparve a Parigi nel 1830 si mostrò a santa Caterina Labuoré nell'atteggiamento che possiamo osservare nella celebre "Medaglia Miracolosa": dei raggi luminosi partivano dalle sue mani e si indirizzavano verso terra. Quei raggi simboleggiavano le grazie che Ella donava all'umanità, ma alcuni raggi erano opachi e non risplendevano come gli altri. I raggi opachi simboleggiavano tutte le grazie che Ella avrebbe voluto donare da parte di Dio all'umanità, ma non poteva farlo proprio perché non si pregava con fede.
Facciamo nostro il grido di Bartimeo, e innalziamo sempre fiduciosi la nostra preghiera a Dio per la mediazione materna della Vergine Santa. Alla nostra preghiera fiduciosa seguirà poi la pioggia benefica della grazia di cui abbiamo tanto bisogno. San Claudio de la Colombiere affermava che la preghiera, e si intende la preghiera fiduciosa, è l'onnipotenza di Dio nelle nostre mani. Per mezzo di essa si può ottenere tutto da Dio, di modo che non ci saranno più raggi opachi. Una cosa dispiace in modo particolare al Signore: la nostra diffidenza. Non diamogli più questo dispiacere e gridiamo sempre con fede incrollabile la nostra invocazione: «Gesù, abbi pietà di noi!». Affidiamoci all'intercessione della Madonna e dei Santi nostri protettori. Allora la nostra preghiera sarà sostenuta dalla loro preghiera e giungerà certamente al Cuore di Gesù. Il Signore domanderà anche a noi: «Che cosa vuoi che io faccia per te?», e noi gli manifesteremo con grande semplicità e confidenza ciò che ci sta particolarmente a cuore.
Il momento della Comunione, quando Gesù è dentro il nostro cuore, è il momento più bello per manifestare a Lui i nostri desideri. E, se nella preghiera questi desideri aumentano sempre di più, è segno che il Signore vuole esaudirli. È stato Lui ad ispirarceli, aspetta solo la nostra preghiera umile, fiduciosa e perseverante.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25 ottobre 2015)

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