BastaBugie n°437 del 20 gennaio 2016

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1 PURIFICATA LA MEMORIA CANCELLANDO IL NOME DI GARIBALDI DA UNA STRADA DI BENEVENTO
Roberto Benigni nel suo show alla Rai sul Risorgimento inondò di menzogne i telespettatori (ecco il video che le distrugge tutte)
Autore: Chiara Cepollaro - Fonte: Vesuvio Live
2 LA CHIESA CHE VOGLIAMO (E I PASTORI DI CUI C'E' BISOGNO)
Vogliamo una chiesa preoccupata del nostro destino eterno e pastori che siano padri (noi saremo tutti a Roma il 30 gennaio)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
3 ESCE IL FILM CHE RISTABILISCE LA VERITA' SULLE VITTORIE DEL CAMPIONE NERO CHE AVREBBERO SPINTO HITLER AD ANDAR VIA PER NON STRINGERGLI LA MANO
Come ha testimoniato più volte lo stesso Jesse Owens, quando alle Olimpiadi di Berlino del 1936 vinse 4 medaglie d'oro Hitler si alzò in piedi salutandolo con un cenno della mano
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 DICHIARATO MORTO, SI STAVA PER ESPIANTARE GLI ORGANI, QUANDO ALL'IMPROVVISO...
Suo padre ha impugnato la pistola ed ha minacciato di sparare ai medici: è allora che George si è risvegliato ed ha recuperato pienamente la salute
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
5 MORTO IL COMUNISMO, CIOE' PROLETARI CONTRO BORGHESI, L'IDEOLOGIA MARXISTA SI RICICLA NEL MITO DEL SUD POVERO CONTRO NORD RICCO
Agli argomenti di carattere politico, sociale ed economico, sono subentrati quelli ambientalisti... e fra le armi c'è l'immigrazione
Autore: Raffaele Citterio - Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
6 ANCHE IL CARD. BAGNASCO E' FAVOREVOLE AL FAMILY DAY
Il presidente della CEI scende in campo e rovescia la linea Galantino (e Avvenire si uniforma prontamente)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 TUTTE LE DIFFERENZE TRA GESU' E MAOMETTO
L'errore del multiculturalismo è considerare le religioni tutte uguali, ma guardando al fondatore le differenze emergono
Fonte: Dietro le Quinte
8 UN RE DONATO DA DIO, MA SORDO AL SACRO CUORE
Luigi XIV, nato per grazia di Dio e in mille modi favorito dal Cielo, scelse di seguire la politica e non la fede, ma così...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
9 OMELIA III DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 1,1-4; 4,14-21)
Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PURIFICATA LA MEMORIA CANCELLANDO IL NOME DI GARIBALDI DA UNA STRADA DI BENEVENTO
Roberto Benigni nel suo show alla Rai sul Risorgimento inondò di menzogne i telespettatori (ecco il video che le distrugge tutte)
Autore: Chiara Cepollaro - Fonte: Vesuvio Live, 15/12/2015

Il "coraggio" storico di cambiare la nomenclatura ad una strada. Non è dinamica molto frequente, almeno in veste ufficiale, visto che molte strade cittadine, spesso, prendono altri nomi o soprannomi, in via del tutto ufficiosa e popolare. Ma l'amministrazione comunale di Limatola (Benevento), invece, ha ribattezzato una delle strade della città: si tratta di via Giuseppe Garibaldi, che, ora prende il nome di via Bartolomeo Varrone.
L'eroe dei due mondi lascia il posto ad un prelato autoctono. La fama universale lascia il posto ad una verità locale. La delibera risale allo scorso mese di Luglio.
Bartolomeo Varrone, nato a Santa Barbara di Caserta nel 1758, non era solo il parroco di Limatola, presso la parrocchia di San Biagio e il vescovo di Sessa Aurunca, ma uomo di cultura e conoscenza circa la storia e le radici sannitiche; un'opera nota di Varrone, infatti, è "Storiche memorie di Limatola". Il religioso di adozione sannita ebbe non poco peso nella vita spirituale della città, divenendone una guida. E, al tempo stesso, non trascurò gli studi storici, effettuando lavori di archeologia che diedero luce a numerosi reperti, come un' iscrizione sepolcrale di origine romana, che attualmente è conservata al Museo Archeologico di Napoli.
Giuseppe Garibaldi e Bartolomeo Varrone rappresentano, in effetti, due facce contrapposte se non del medesimo momento storico, della stessa terra e delle sue sorti, clandestinamente, avverse. Mentre Garibaldi, che soggiornò nel 1860 nel Castello di Limatola, rappresenta la figura storica dell'unità, acclamata manovra politica e maschera ingannevole di incursioni antagoniste al popolo e alla loro terra, Varrone è, invece, un pezzo umano di quella terra. Conoscitore delle sue problematiche, guida dei suoi cittadini, amante delle sue storiche radici.
La storia la scrivono i vincitori e anche il nome delle strade probabilmente, ma questa volta il battesimo appartiene ai vinti, a coloro che per anni hanno urlato una sconfitta sociale ed economica, mai raccontata realmente nei libri di storia e nelle strade.

Nota di BastaBugie: Roberto Benigni nel suo show andato in onda sulla Rai durante il Festival di Sanremo 2011 ha inondato di menzogne i malcapitati telespettatori.
Ecco come si nasconde la verità sulla guerra anticattolica delle potenze massoniche del Risorgimento con cui si distrusse il Regno Cattolico delle Due Sicilie e si invase Roma ed il Papato inaugurando lo Stato laico, ateo e massonico che ora abbiamo!
In questo video le menzogne di Benigni sono confutate una ad una.


http://www.gloria.tv/?media=151566

Fonte: Vesuvio Live, 15/12/2015

2 - LA CHIESA CHE VOGLIAMO (E I PASTORI DI CUI C'E' BISOGNO)
Vogliamo una chiesa preoccupata del nostro destino eterno e pastori che siano padri (noi saremo tutti a Roma il 30 gennaio)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 14 gennaio 2016

"Che vuol dire che la Chiesa deve assumere un atteggiamento di "umiltà, disinteresse, beatitudine" - le tre parole d'ordine consegnate da Papa Bergoglio all'ultimo convegno ecclesiale di Firenze -? Che cosa significa questo nel caso specifico della battaglia sulle unioni civili: niente battaglie politiche, niente posizioni pubbliche, niente piazze, nessuna approvazione esplicita a chi giudica sbagliato un determinato disegno di legge?
La vulgata, cara ai politici che vogliono salvare la faccia davanti ai cattolici, e accolta a braccia aperte dalla massa di non credenti e ipocredenti (copyright Camillo Langone), vuole che questo atteggiamento disinteressato si traduca in una chiesa che dice di non avere nulla contro il riconoscimento dei diritti individuali delle persone omosessuali, a patto che si investa anche sulla famiglia. Questa in soldoni la posizione. Io credo che, al contrario, questa sia una posizione eminentemente politica (parola alla quale non do affatto un'accezione negativa: magari ci fosse un partito di veri cattolici, io per esempio sono piena di amici che non sanno più chi votare). Non condivido la posizione, ma credo appunto che sia una posizione politica, cioè di una Chiesa che vuole dire la sua sulle leggi dello stato.

PRENDERE SUL SERIO LE BEATITUDINI
Una chiesa umile e disinteressata, per come la vedo, dovrebbe invece preoccuparsi prima di tutto del destino ultimo dei suoi figli, e non degli equilibri politici. Una chiesa della beatitudine è una chiesa che per fede sta in mezzo al mondo tormentato rimanendo serena; è una chiesa che insegna ai suoi a prendere sul serio le beatitudini - non vi è altra strada -: la beatitudine, per esempio, di avere fame e sete della giustizia, e quella di non temere le conseguenze delle proprie posizioni, fossero anche persecuzioni (sugli insulti stiamo già a posto, grazie).
Noi credenti abbiamo bisogno di pastori che siano padri con noi, che sappiamo dirci la verità con dolcezza e fermezza, abbiamo bisogno di padri che vogliono la verità sull'uomo, non di uomini pubblici che dicono allo stato come fare le leggi, perché tanto i parlamentari fanno già tranquillamente come pare loro senza aspettare benedizioni, e tra l'altro una chiesa così è sempre meno influente sul piano politico (vedasi legge sul divorzio breve). Non vogliamo pastori come tanti di quelli tedeschi, che strizzano l'occhio al mondo, e poi hanno le chiese vuote, perché la gente è attratta dalla grandezza, le cose a buon mercato le trova ovunque. Ma non è la debolezza politica di una chiesa siffatta che mi preoccupa. Ben venga l'irrilevanza e la marginalità, se ci salviamo l'anima. O non ci crediamo più che c'è una vita eterna dopo questa?

NOI VOGLIAMO
Noi vogliamo una chiesa preoccupata del nostro destino, pastori che amino il nostro destino più delle nostre voglie e pretese, pastori che sappiano fare i padri. E quindi che ripetano che l'omosessualità è una tendenza oggettivamente disordinata, come dice il catechismo della chiesa cattolica. Che questo disordine non può portare l'uomo alla felicità, neanche qui sulla terra. Che un omosessuale che cerca Dio - secondo l'abusatissima espressione di Papa Francesco - è un omosessuale che cerca di vivere nella castità e di guarire la ferita che ha causato quel disordine. E noi cattolici, se siamo seri, sappiamo questo sia per fiducia nella Chiesa, che sa cosa Dio ama, sia perché sperimentiamo sulla nostra pelle cosa significa cercare di camminare onestamente verso Dio. Inoltre, so che suona scandaloso e ridicolo alle orecchie contemporanee, ma per i credenti è così, la sodomia è un peccato gravissimo, così come l'adulterio, così come non dar da mangiare agli affamati (adesso sembra sia rimasto questo l'unico scandalo). E per questi peccati c'è l'inferno, se non facciamo in tempo a chiedere un perdono sincero, con cuore contrito, con il proposito di non peccare più. Mi dispiace, sono cose pochissimo glamour da scrivere, e ben presto probabilmente anche fuori legge - se fosse passata la legge Scalfarotto sarei in carcere, ho comunque già una lunga pila di libri pronta da leggere, e un cesto pieno di bottoni e rammendi - ma io credo che questo significhi disinteresse e beatitudine: fregarsene bellamente del politicamente corretto, delle conseguenze e degli equilibri politici, e continuare ad annunciare agli uomini la verità su di loro, anche se questo dovesse costare rompere alleanze e accordi.
Chi si preoccupa, sennò, del destino delle persone con tendenza omosessuale? Chi continua a dire ai ragazzi che magari sono in un momento di difficoltà, di confusione, a volte magari in passaggi di crescita poco meno che fisiologici, come stanno davvero le cose sull'identità maschile e femminile - che ci vengono date alla nascita e non sono scelte - se la mentalità gender fluid ha occupato militarmente tutti i mezzi di comunicazione? Vogliamo lasciarlo un posto in cui annunciamo con chiarezza quella che per noi credenti è la verità? In chiesa, almeno, avremo il coraggio di dire quello che crediamo, o in omaggio alla cultura dominante dobbiamo dire che c'è del buono nelle unioni tra persone dello stesso sesso (sentito al Sinodo con le mie stesse orecchie)? Se non si preoccupano di questo i pastori, chi lo farà?

LA VERITÀ NON VIENE IMPOSTA A NESSUNO
Ovviamente la verità non viene imposta a nessuno, chi non la vuole ascoltare non vada in chiesa, ma la chiesa ha il dovere di annunciarla, i pastori la devono difendere a costo della loro vita, o almeno della carriera. Lo stato farà le sue leggi, sapendo che c'è un popolo di credenti - non tanto piccolo a giudicare dalla piazza del 20 giugno - che la pensa diversamente, e che vorrebbe essere difeso e sostenuto dai suoi pastori. Non vescovi pilota che capeggiano manifestazioni, ma padri preoccupati della felicità dei loro figli. Se non sono manifestazioni che sia una preghiera ardente, ma con un'intenzione chiara e ben scandita. Padri pronti a morire perché i bambini abbiano un padre e una madre. I politici faranno i loro conti. Forse ne pagheranno le conseguenze, se i credenti grazie ai loro pastori avranno mantenuto le idee chiare. Forse no, andranno lisci. Ma questo non è un calcolo che deve interessare la chiesa.
Le persone omosessuali che vivono con un certo equilibrio la loro condizione disordinata (siamo tutti disordinati, in un modo o nell'altro, e molti di noi si arrabattano per trovare un modus vivendi) continueranno a farlo anche senza la benedizione cardinalizia. Ma invece chi non è sereno, chi avverte che c'è qualcosa di ferito nella sua storia, dove troverà una risposta, qualcuno disposto ad ascoltare seriamente, a entrare nella sua sofferenza, ad abbracciarlo e a cercare una via di uscita? In certi paesi sarei già incriminabile per aver detto questo, ma possibile che non si possa più nemmeno dire che ci sono persone con tendenza omosessuale che non vivono bene la loro tendenza, e non per lo stigma sociale, ma proprio per qualcosa di privatissimo e intimo? Non si può ammettere questa possibilità? (Piccola chiosa sullo stigma sociale: ma dove lo vedono? Le mie figlie di nove anni l'altro giorno sono uscite da un negozio chiedendomi se per fare i commessi in quel posto sia obbligatorio comportarsi da femmine: secondo me si sentono discriminati gli etero, in certi ambienti).

IN GIOCO C'È LA VERITÀ SULL'UOMO E SULLA DONNA
Quanto ai diritti: una volta per tutte. I diritti già ci sono. I conviventi possono tranquillamente andare a trovarsi reciprocamente all'ospedale, indipendentemente dal sesso. Possono andare a trovarsi in carcere, godere della protezione speciale l'uno dell'altro nel caso di collaboratori di giustizia e via dicendo. Possono comprare insieme case, intestarsi mutui e fare tutto quello che vogliono delle loro risorse personali. Una piccola quota di eredità - la legittima - può non essere a disposizione, ma è una regola che serve a tutelare in minima parte i legami familiari. La famiglia non è un bene dello stato: è un patrimonio dell'umanità, è il luogo in cui la specie si riproduce da millenni, e nessuno stato dovrebbe metterci sopra le mani. Trovo comunque pretestuoso montare un caso su questo, come sulla pensione di reversibilità, che aveva un senso quando una donna aiutava un uomo lavoratore stando a casa e tirando su i suoi figli, e che nel caso di due adulti tutti e due capaci di lavorare perderebbe la sua ragione di essere (nessuno dei due sarebbe impedito da necessità di tirar su bambini piccoli, perché due persone dello stesso sesso non li possono generare, c'è sempre questo noioso dato di realtà da ricordare, e quindi perché i nostri figli domani dovrebbero mantenere un anziano signore che si è rifiutato di lavorare e che non ha messo al mondo nuovi contribuenti?). La vera questione - guardiamoci negli occhi, e ammettiamolo - non è certo su queste fattispecie, che potranno riguardare decine di casi in tutta Italia, forse (i rapporti omosessuali tendono a essere molto più instabili e promiscui di quelli etero, che pure già non scherzano): la vera questione in gioco è il riconoscimento morale, il desiderio di un'approvazione pubblica. Su questo lo stato decida, ma la chiesa non può smettere di dire il suo no, perché non ci sono minoranze svantaggiate, non si tratta di tutelare dei diritti negati (i diritti ci sono tutti), ma in gioco c'è la verità sull'uomo e sulla donna.

IL DIRITTO DI AVERE UN PADRE E UNA MADRE
Quanto ai diritti civili, l'espressione grida vendetta se, in cambio di una fantomatica pensione di reversibilità che sarebbe tolta ingiustamente, siamo pronti a togliere a un bambino il diritto di avere un padre e una madre, di crescere con loro ma anche di conoscerli, di sapere chi sono (perché il Pd ha fatto una legge sul diritto alle origini degli adottati? Lo capiscono anche loro che il sangue non è acqua, allora, che la nostra carne desidera conoscere le sue radici?). Che furto enorme è questo, in confronto a una pensione? Di che diritti stiamo parlando? Di quale battaglia di civiltà si blatera? La Cirinnà da assessore comunale ha emesso un regolamento che vieta di separare i cuccioli dalla mamma prima di sessanta giorni, e vuole che gli omosessuali che hanno separato i bambini dalle loro mamme possano fregiarsi del titolo abusivo di padre? Che padre è un uomo che toglie un bambino alla mamma? Che madre è una donna che non permette a un bambino di crescere con suo padre? Non usiamo impunemente questa espressione -"diritti civili" - che ricorda battaglie vere, istanze sacrosante che sono costate il sangue. Chiamiamo le cose con il loro vero nome. Diciamo che anche gli omosessuali desiderano figli, perché questo è l'istinto più potente dell'umanità, è quello che nonostante tutto ci ha portati fin qui, continuando a riprodurci per millenni. Questo desiderio è bellissimo, e lo capisco perfettamente. Ma purtroppo per fare un bambino serve un padre e una madre, è la natura. Si può aggirare, ma se Dio perdona, la natura no,non perdona, e il bambino soffrirà irreparabilmente per questo. Lo sa anche la Cirinnà che infatti si arrabbia molto se separiamo i gattini dalla gatta.
Per tutto questo, credo che il gesto più impolitico che potessimo fare sia stato scendere in piazza - e lo faremo di nuovo se servirà - per gridare all'uomo la verità su se stesso, per difendere i bambini, per lottare per la felicità dell'uomo, incuranti delle reazioni politiche, delle alleanze. Umili, disinteressati, beati per il sole che ci ha baciati dopo l'acquazzone.

Nota di BastaBugie: Costanza Miriano con l'articolo "Il momento è decisivo, il 30 gennaio a Roma per la marcia di san Giovanni" pubblicato sul suo blog dà la carica al popolo della famiglia. Lo scopo è quello di ritrovarsi tutti a Roma per il secondo Family Day:
Preparate gli zaini, comprate i biglietti, lavate la macchina (o meglio controllate le gomme), accendete gli elicotteri le navi i treni gli aerei gli alianti, chiedete le ferie al lavoro, fingete mal di testa strappate permessi. Da questa mattina è ufficiale. Si torna in piazza il 30 gennaio. A Roma. [...]
Questa volta l'appuntamento sarà davvero decisivo. Possiamo cambiare la storia del nostro paese, e credo di non esagerare se dico dell'intero mondo occidentale: se l'Italia fermerà la legge che la propaganda omosessualista chiama "dei diritti civili" e che invece vuole legittimare desideri disordinati, metteremo un fronte nel cuore dell'Europa. Fermeremo la sconfitta dell'umanità nella culla della civiltà occidentale. Semplicemente richiamando al senso della realtà, dicendo che il dato che le persone nascano da un padre e da una madre non si può stravolgere se non facendo pagare prezzi altissimi ai più deboli. [...] Dicendo che le istituzioni pubbliche devono sostenere appoggiare e riconoscere chi si mette al servizio della vita, fare uno sforzo collettivo riconoscendo quello che è oggettivamente un bene comune: mettere al mondo delle persone e cercare di farle crescere nell'ambiente migliore per loro.
I politici ci stanno a guardare: devono fare due conti. Vedere se conviene loro portare a casa questo risultato che li farà sentire dei piccoli Obama, perché love is love (mentre su molti altri fronti non combinano niente che aiuti davvero le persone, concretamente), o riconoscere che la gente è con noi. Fare gli interessi di una minuscola, piccolissima lobby che detiene però le redini dell'informazione e dell'intrattenimento, oppure ascoltare il senso della realtà in cui noi, famiglie normali, viviamo. Oltre alla coscienza, con la quale un giorno faranno i conti. [...]

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 14 gennaio 2016

3 - ESCE IL FILM CHE RISTABILISCE LA VERITA' SULLE VITTORIE DEL CAMPIONE NERO CHE AVREBBERO SPINTO HITLER AD ANDAR VIA PER NON STRINGERGLI LA MANO
Come ha testimoniato più volte lo stesso Jesse Owens, quando alle Olimpiadi di Berlino del 1936 vinse 4 medaglie d'oro Hitler si alzò in piedi salutandolo con un cenno della mano
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-01-2016

Nella sua autobiografia, uscita nel 1970, ribadì la verità, ma nessuno, neanche allora se lo filò. Troppo ghiotta la sua strepitosa vittoria ai fini propagandistici. Stiamo parlando di Jesse Owens, uno dei più grandi atleti di tutti i tempi. La storia (quella divulgata) è nota: l'americano Jesse Owens, giovane nero dell'Alabama, alle Olimpiadi di Berlino del 1936 stracciò tutti gli "ariani" sotto gli occhi di Hitler, che per il dispetto se ne andò rifiutandosi di stringergli la mano.

HITLER? CATTIVO, MA NON STUPIDO
Ora, il fatto è che Hitler era cattivo quanto si vuole, ma non stupido: se si fosse davvero comportato così, il suo gesto sarebbe equivalso a un boomerang pubblicitario. É risaputo che quella Olimpiade doveva essere la vetrina mondiale della nuova Germania nazista (Hitler era salito al potere solo tre anni prima e in base a regolari elezioni), tanto che la regia coreografica era stata affidata alla famosa Leni Riefenstahl, che ne trasse il film-capolavoro (ancora oggi, pur obtorto collo, ammirato dalla critica) Olympia. Jesse Owens in pochi giorni vinse ben quattro medaglie d'oro: 100m., 200m., salto in lungo e staffetta 4x100. Goebbels scrisse nel suo diario che l'umanità bianca avrebbe dovuto vergognarsi, e di certo a Hitler quell'exploît della negritudine andò di traverso. Ma, se accusò il colpo (e figuriamoci se non lo accusò), fu così abile da non darlo a vedere.
Testimoniò lo stesso Owens che, dopo la premiazione, sceso dal podio passò davanti al palco del Fuhrer. E questi si alzò in piedi salutandolo con un cenno della mano, saluto che Owens ricambiò nello stesso modo. Hitler era livido? Era furente? Se sì, dovette nascondere bene la sua collera, perché nessuno se ne accorse. Certo, contento non era: Owens aveva lasciato al palo, nel salto in lungo, il migliore atleta che la Germania potesse vantare, Luz Long. Ma carta canta. Gaia Piccardi, sulla pagina sportiva del Corriere.it (2 gennaio 2016), riporta la testimonianza del giornalista tedesco Siegfred Mischner, il quale, presente ai fatti, qualche anno fa riferì di aver visto personalmente Hitler stringere la mano a Owens nei corridoi dello stadio olimpico. Owens, in seguito, più volte provò a dirlo ma nessuno, tra i giornalisti occidentali, volle mai dargli retta.

IL FILM SUL CAMPIONE NERO
Il grande atleta è scomparso dal 1971 e ora è la figlia Marlene (chissà perché un nero americano doveva dare alla figlia un nome tedesco) a portare avanti la Jesse Owens Foundation. Nonché la verità su quell'episodio. E finalmente ha trovato chi le ha dato retta. In febbraio, infatti, uscirà un film sul campione nero, Race ("gara"), del regista australiano Stephen Hopkins, nel cui cast figurano star del calibro di Jeremy Irons e William Hurt (Carice Van Houten, già protagonista di Black book di Paul Verhoeven, fa la parte di Leni Riefenstahl). Un film che farà discutere, dal momento che si propone di raccontare le cose come sono effettivamente andate. Owens, in effetti, venne snobbato, sì, ma, paradossalmente, non da Hitler, bensì dal suo stesso presidente, Roosevelt.
Questo presidente, espressione del partito democratico (di sinistra), non volle mai ricevere Jesse Owens per un meschino calcolo elettorale: impegnato nella campagna per la sua rielezione, temeva di perdere voti negli Stati del Sud. Roosevelt ebbe la sua rielezione, ma Owens se la legò al dito. Infatti, si iscrisse (lui, nero del Sud) al Partito Repubblicano (di destra) e ne divenne attivista. Owens era, dunque, un ammiratore di Hitler? Ci mancherebbe. Ma il fatto che il capintesta del razzismo biologico avesse dovuto inchinarsi a un "negro" era per lui una medaglia in più, forse superiore alle altre quattro. E uno schiaffo morale al capo di quella nazione per i cui colori aveva vinto. Per il resto, niente di cui stupirsi. Le Olimpiadi, piaccia o no, sono una vetrina e, dunque, un fatto politico. E le guerre si combattono anche - se non soprattutto - con la propaganda. Ogni tanto, quando la verità diventa neutra, le cose vengono a galla e le si può dire senza timore di finire linciati. Anzi, magari ci si può fare qualche soldo.

Nota di BastaBugie: ecco il trailer in inglese del film "Race" che uscirà in America a febbraio 2016. Speriamo di vederlo presto anche in Italia.


https://www.youtube.com/watch?v=Ho9KA_JF0sE

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-01-2016

4 - DICHIARATO MORTO, SI STAVA PER ESPIANTARE GLI ORGANI, QUANDO ALL'IMPROVVISO...
Suo padre ha impugnato la pistola ed ha minacciato di sparare ai medici: è allora che George si è risvegliato ed ha recuperato pienamente la salute
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 30/12/2015

Il concetto di morte cerebrale, lungi dal soddisfare pienamente i criteri di accertamento della morte (storicamente determinata dalla cessazione di tutte le funzioni vitali di un organismo umano), fu elaborato nel 1968 da un comitato dell'Harvard Medical School, appositamente istituito per fornire una legittimazione scientifica e giuridica alla pratica dei trapianti di organi vitali, che notoriamente non può effettuarsi da cadavere. Emergono di tanto in tanto episodi di cronaca che gettano luce sulla totale inaffidabilità del criterio della morte cerebrale, evidenze anche clamorose che però non riescono a dipanare la coltre di menzogne e disinformazione che copre uno dei più grandi inganni dell'epoca moderna.

SALVATO IN EXTREMIS
Negli Stati Uniti, ad esempio il signor George Pickering III era stato dichiarato morto cerebralmente in seguito ad un ictus ed i medici dell'ospedale Tomball Regional Medical Centre di Houston, in Texas, si erano subito attivati per espletare tutte le procedure necessarie per procedere all'espianto di organi, dato che i familiari del paziente avevano prestato il loro consenso alla "donazione" dei tessuti. Tuttavia, un incredibile imprevisto ha fermato la macchina dei trapianti: il padre del malcapitato, avendo notato che tutto si stava muovendo troppo in fretta (cosa che accade assai spesso nel caso dei trapianti), ha impugnato la pistola ed ha minacciato di sparare ai medici che si apprestavano a "staccare la spina" al figlio.
In tal modo egli è riuscito a tenere lontani per ben tre ore la polizia ed il personale di servizio, ossia il tempo sufficiente a notare che dietro sollecitazione il figlio riusciva a stringergli la mano. A circa un anno di distanza George Pickering III non solo non è morto ma ha pienamente recuperato la sua salute ed il padre è uscito dal carcere (Il Messaggero.it, 25 dicembre 2015).

CASI ISOLATI?
Si potrebbe obiettare che tali incresciosi accadimenti rappresentino casi isolati, il frutto di diagnosi sbagliate o affrettate, e che essi non vadano ad inficiare la validità generale del criterio della morte cerebrale. Tuttavia, il fatto che siano casi isolati è una pura congettura, dal momento che spesso tali episodi, che in realtà sembrano verificarsi con una certa regolarità, passano sotto silenzio oppure tendono a venire rubricati, appunto, come semplici errori umani.
Per di più, raramente si verificano forme estreme di resistenza come quella messa in atto dal padre del sig. Pickering e che costringono poi a prendere atto dell'invalidità della diagnosi effettuata dall'ospedale. Inoltre, se il criterio di accertamento della morte basato sulla presunta cessazione delle sole funzioni cerebrali è soggetto ad errori, che siano essi accidentali, non voluti o semplicemente dovuti a scarsa professionalità degli operatori, significa che il criterio stesso non è affidabile al 100 per cento; pertanto, nel dubbio, bisognerebbe astenersi dal praticarlo, dal momento che riguarda direttamente la vita e la morte delle persone.
Purtroppo, quanti hanno creduto e tuttora credono, acriticamente, al mito della morte cerebrale ed al conseguente mito della donazione di organi vitali come gesto altruistico privo di conseguenze per il donatore?

Nota di BastaBugie: sulle inquietanti problematiche connesse con il tema della morte cerebrale consigliamo ancora una volta di vedere il video con l'intervento del prof. Roberto de Mattei al congresso internazionale: "I segni della vita. La morte cerebrale è ancora vita?" organizzato a Roma il 19 febbraio 2009 dall'Associazione Famiglia Domani.

1° parte dell'intervento del prof. Roberto De Mattei


http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A

2° parte dell'intervento del prof. Roberto De Mattei


http://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE

DOSSIER "DONAZIONE DI ORGANI"
L'inquietante concetto di "morte cerebrale"

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Fonte: Corrispondenza Romana, 30/12/2015

5 - MORTO IL COMUNISMO, CIOE' PROLETARI CONTRO BORGHESI, L'IDEOLOGIA MARXISTA SI RICICLA NEL MITO DEL SUD POVERO CONTRO NORD RICCO
Agli argomenti di carattere politico, sociale ed economico, sono subentrati quelli ambientalisti... e fra le armi c'è l'immigrazione
Autore: Raffaele Citterio - Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2015 (n.66)

Prima del 1990, gli occidentali erano abituati a considerare il comunismo come un'ombra colossale incombente sui rapporti internazionali e sulla vita interna di ogni paese. A un dato momento, questa minaccia è svanita. Il Muro di Berlino è stato abbattuto ed è finita la "guerra fredda". Uno a uno, quasi tutti i vecchi governi comunisti hanno ceduto. L'URSS si è sgretolata. Nonostante la precaria sopravvivenza di "dinosauri" come i fratelli Castro a Cuba, nel breve spazio di due o tre anni, il mostro che aveva tenuto il mondo senza fiato per più di mezzo secolo, sembrò svanire nel nulla.

LA SPAVENTOSA MISERIA DEL COMUNISMO
Il problema del comunismo, come ogni problema socio-politico, aveva un aspetto dottrinale e uno pratico. Si trattava non solo di sapere se il marxismo-leninismo era valido o meno a livello teorico, ma anche di sapere se la sua applicazione avesse ottenuto risultati soddisfacenti.
Ora, abbattuta la Cortina di ferro, si è rivelato agli occhi di tutti il clamoroso fallimento dell'esperienza sovietica. Per la prima volta il mondo ha potuto constatare la spaventosa eredità del comunismo: una situazione di miseria e di oppressione quale il mondo non aveva mai visto, e che il cardinale Ratzinger ha giustamente qualificato come "la vergogna del nostro tempo".
Questa constatazione ebbe un immediato riscontro in campo ideologico: apparve chiaro al buon senso dell'opinione pubblica che l'utopia comunista era irrealizzabile. Di fronte al clamoroso fallimento del socialismo reale, come potevano i comunisti continuare a difendere le loro dottrine? Così alla disfatta politica si aggiunse pure quella ideologica, scatenando all'interno dei vari PC una crisi d'identità.

LA MORTE DELLE IDEOLOGIE
Questa duplice disfatta delle correnti comuniste si situava all'interno di un panorama più ampio: la "morte delle ideologie". Da tempo dilaga nello spirito dell'uomo occidentale un tremendo indifferentismo morale, provocato dal deteriorarsi del principio di non contraddizione, principio fondamentale e supremo del pensiero umano. Si parla perfino del tramonto dell'uso della ragione. Si diffonde un nuovo tipo umano incapace di interessarsi a ciò che oltrepassa il suo campo individuale, incapace quindi di emettere un giudizio profondo sugli avvenimenti, ridotto a un coacervo di emozioni, di umori e di reazioni primarie.
Questo tipo umano suppone un grave problema per la sinistra, che si ritrova di colpo impossibilitata a mobilitare come prima le masse per le cause rivoluzionarie. Morto il comunismo come ideologia e distrutta la sua base operazionale, come articolare un nuovo movimento rivoluzionario internazionale, tenendo conto anche di tale atonia ideologica? Occorreva ricostituire un certo quadro generale di fronte al quale le persone potessero essere sollecitate a schierarsi e a scendere in campo.

RITORNA LA LOTTA DI CLASSE
Un primo tassello della risposta è quello che si potrebbe definire il riciclaggio della lotta di classe.
Secondo il marxismo, la società moderna era divisa fra i proprietari dei mezzi di produzione (i borghesi) e quelli che ne erano privi (i proletari). Da questa divisione scaturiva necessariamente un antagonismo, la lotta di classe, ritenuta il motore del processo rivoluzionario. Secondo questo mito, i borghesi sarebbero diventati sempre più ricchi e i proletari sempre più poveri, l'antagonismo si sarebbe fatto sempre più aspro fino all'esplosione finale, culminando nella rovina dell'ordine borghese e nell'instaurazione della dittatura del proletariato.
La storia si è incaricata di smentire questo mito. Nell'Occidente il proletariato ha migliorato la sua situazione economica fino a diventare in pratica un'agiata classe media. Nel mondo socialista, invece, il capitalismo di Stato non ha prodotto altro che miseria e oppressione.
Lungi dall'ammettere il fallimento di questo mito, i rivoluzionari lo hanno sostituito con uno nuovo: la fine della tensione Est-Ovest avrebbe lasciato allo scoperto una nuova tensione fra Sud (paesi poveri) e Nord (paesi ricchi).
Sparisce, al meno apparentemente, qualsiasi connotazione ideologica. Si tratta, dicono, di una situazione di fatto: alcuni paesi sono poveri, altri sono ricchi. I primi producono materie prime a basso prezzo; i secondi le acquistano e le trasformano in prodotti industriali che poi vendono a prezzi maggiorati. Si stabilisce così un circolo vizioso per il quale i poveri diventano sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. Questa crescente tensione sfocerà nello scontro fra i due mondi, con la conseguente vittoria del Sud. Si instaurerà un nuovo ordine economico internazionale più "giusto" dove le ricchezze saranno ridistribuite e l'uguaglianza finalmente regnerà.
Nel frattempo, i poveri avranno diritto a partecipare direttamente all'abbondanza dei ricchi, trasferendosi nei loro paesi. Ed ecco la giustizia intrinseca che ci sarebbe negli enormi flussi migratori degli ultimi tempi. L'insediarsi di queste masse umane, non più assimilabili alla cultura locale come una volta, crea delle vere e proprie colonie del Sud nelle cittadelle del Nord. Queste colonie tenderanno solo a crescere, visto il loro alto tasso di nascite. Oltre a destabilizzare la vita interna dei paesi ospitanti, a giudizio degli alfieri di questa nuova prospettiva, queste colonie potrebbero eventualmente fornire masse da manovra per moti rivoluzionari. In casi estremi, alcuni paesi del Nord potrebbero perfino perdere la loro identità culturale e storica.
Questa prospettiva offre alla sinistra un valido pretesto per mobilitare i suoi militanti e per reclutare compagni di viaggio. L'intensa carica sentimentale dell'obiettivo permette alla sinistra di risparmiarsi l'uso della persuasione ideologica, rivolgendosi direttamente al cuore delle persone.

L'ECOLOGIA COME IDEOLOGIA
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, a questi argomenti di carattere politico, economico e sociale, la nuova sinistra mondiale ha aggiunto anche quelli ecologici e ambientali.
Il ritmo di sviluppo del Nord, dicono, sta sciupando le risorse del pianeta, a scapito del Sud. Bisogna abbassare drasticamente il livello di consumo dei paesi del Nord, portandolo più vicino a quello del Sud, non solo per motivi politici e sociali, ma anche per motivi di carattere ambientale. E anche qui, dice questa sinistra, non ci sarebbe niente di ideologico: si tratta solo di salvaguardare la "nostra casa comune". Un dato di fatto.
Gli alfieri di questa nuova prospettiva dichiarano che in essa non c'è nulla di ideologico, e dunque niente di programmato, in quanto non sarebbe altro che il risultato di una situazione di fatto: lo squilibrio economico mondiale.
Per cominciare, questa prospettiva ci sembra troppo semplicistica. Essa non prende in considerazione, per esempio, i motivi della povertà nei paesi del Sud. Il fatto è che molti di questi paesi, ricchi di risorse naturali, sono poveri per via della disastrosa applicazione di programmi di stampo statalista e la totale mancanza di un'etica del lavoro.
Perché non se ne fa mai menzione? Forse perché in tal modo si aprirebbe uno spiraglio di soluzione? C'è da augurarsi, infatti, che, abbandonando il socialismo e applicando invece le formule che hanno funzionato bene al Nord, questi paesi possano svilupparsi. Ma allora essi non sarebbero più "Sud", si imborghesirebbero, e la sinistra potrebbe rimanere ancora una volta senza massa da manovrare.
Ma allora cominciamo a intravedere i lineamenti di una ideologia soggiacente. Da una parte vediamo il sostegno, mai venuto meno, alle politiche socialiste, a volte mascherate da "populismo". Vediamo poi l'affermazione che è ingiusto che vi siano paesi ricchi e paesi poveri, così come è ingiusto che vi siano classi ricche e classi povere. In altre parole, è ingiusto che vi siano disuguaglianze. Questa rivoluzione, dunque, è ispirata al principio dell'ugualitarismo, cioè alla stessa essenza del comunismo.
Tutto ciò traccia i contorni di una autentica rivoluzione mondiale in preparazione.

Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2015 (n.66)

6 - ANCHE IL CARD. BAGNASCO E' FAVOREVOLE AL FAMILY DAY
Il presidente della CEI scende in campo e rovescia la linea Galantino (e Avvenire si uniforma prontamente)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-01-2016

Il Family Day del 30 gennaio è un'iniziativa «a difesa della famiglia, del sostegno pieno alla famiglia che non può essere uguagliata da nessun'altra istituzione o situazione. L'obiettivo è decisamente buono» e «assolutamente necessario perché le politiche familiari sono piccolissime»: «la famiglia è il fondamento di tutta la società». Le dichiarazioni fatte ieri dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), a margine della messa celebrata in Duomo a Genova, segnano una svolta radicale nell'atteggiamento ufficiale della CEI nei confronti di movimenti e associazioni che sono mobilitati a difesa della famiglia naturale, contro il ddl Cirinnà che vuole il riconoscimento delle unioni civili. «La promozione della famiglia - ha detto Bagnasco - e l'invocazione di sostegni reali, che fino ad adesso sembra che non ci siano, dovrebbe essere una voce unitaria di tutto il Paese, di tutte le famiglie italiane, anche in modo diversificati».
Richiesto di un giudizio sul disegno di legge in questione, il cardinale Bagnasco ha detto che «ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell'Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare». «Noi vediamo nelle nostre parrocchie - ha proseguito - una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione - ha aggiunto Bagnasco - tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile».

ANCHE AVVENIRE CAMBIA LINEA
Il presidente dei vescovi italiani, pur ricordando che la manifestazione del 30 gennaio «è una iniziativa dei laici con la loro responsabilità, come il Concilio Vaticano II ricorda», ha con queste dichiarazioni definitivamente rovesciato l'atteggiamento di una CEI che finora appariva come "commissariata" dal segretario, monsignor Nunzio Galantino, in una posizione attenta alla mediazione politica con il governo e ostile alle famiglie che scendono in piazza per far sentire la loro voce.
Basti ricordare non solo tutti i tentativi fatti all'epoca per impedire la manifestazione del 20 giugno 2015, ma anche le prese di posizione dei giorni scorsi, ancora nel segno del compromesso politico. Fino al punto che Avvenire (il quotidiano della CEI) solo pochi giorni fa, nel mentre dava grande risalto ai movimenti dei "cattolici" del Partito democratico, aveva censurato una dichiarazione del cardinale Bagnasco decisamente più negativa nei confronti del ddl Cirinnà rispetto a quelle di Galantino.
Può essere stata anche questa la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno degli insuccessi "politici" di Galantino e di un distacco progressivo dei vertici della Chiesa italiana dal popolo, come la manifestazione del 20 giugno aveva già messo in evidenza. Così nei giorni scorsi, dopo l'ennesima discutibile intervista di monsignor Galantino al Corriere della Sera e il sempre più rumoroso malcontento anche da parte di una importante fetta dell'episcopato, qualcosa è improvvisamente cambiato e il cardinale Bagnasco - dopo mesi di silenzio e, immaginiamo, di sopportazione - ha ripreso in mano l'iniziativa facendo pesare il suo ruolo di presidente della CEI. A cominciare da Avvenire che da sabato ha decisamente cambiato linea, dedicando un ampio spazio in prima pagina alla convocazione della manifestazione del 30 gennaio.

CONTRORDINE
Una sorpresa per gli osservatori, che ben ricordano l'imbarazzato silenzio lo scorso 20 giugno; e quindi è stato letto come il segnale del "contrordine". Contemporaneamente il cardinale Bagnasco ha telefonato a Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale e vera anima della manifestazione del 20 giugno, incoraggiandolo anche per la manifestazione del 30 gennaio. Lo ha riferito lo stesso Arguello in una intervista pubblicata ieri da Zenit: «Ieri mi ha chiamato il cardinale Bagnasco - ha detto Arguello -, che voleva parlare al telefono con me per dirmi che lui sarebbe molto contento se potessimo assistere e sostenere questo incontro del 30 gennaio. Io naturalmente gli ho detto di sì, che mi sembra ottimo e che saremo lì con tutte le nostre forze, come possiamo». Sapendo la grande capacità di mobilitazione del Cammino, questa telefonata è rivelatrice di quanto il cardinale Bagnasco tenga al successo della manifestazione.
L'intervento di ieri è dunque l'esplicitazione di una posizione che già era operativa e che probabilmente troverà una conferma solenne nella prolusione che lo stesso cardinale Bagnasco farà al Consiglio Permanente della CEI il prossimo 25 gennaio. Intanto possiamo aspettarci che il vento cambiato in CEI faccia uscire allo scoperto altri vescovi, finora timorosi di esporsi. Ieri già si è registrato un intervento deciso del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, che durante la messa celebrata nel duomo del capoluogo umbro, ha espresso pieno sostegno al Comitato Difendiamo i Nostri Figli e alla manifestazione del 30 gennaio. In realtà Bassetti aveva già sostenuto il Family Day del 20 giugno, ma nei giorni scorsi aveva dato una intervista al Corriere della Sera che risultava fortemente ambigua, e che di fatto ieri è stata smentita.
A metà del guado rischia invece di trovarsi il Forum delle Famiglie che finora, seguendo le indicazioni di monsignor Galantino, ha preso le distanze dal Family Day. Ma un direttivo svoltosi nei giorni scorsi è stato piuttosto burrascoso, e alla fine ne è risultato un compromesso pilatesco: no alla partecipazione, ma solidarietà a quanti lo faranno nella consapevolezza di condividere lo stesso obiettivo. Ora è da vedere se la discesa in campo del presidente della CEI non provochi qualche brusco ripensamento nel Forum, così come è avvenuto ad Avvenire.

Nota di BastaBugie: a proposito del ddl Cirinnà e della manifestazione del 30 gennaio riportiamo qui sotto l'Angelus pronunciato da Giovanni Paolo II il 19 giugno 1994. In quell'anno il Papa, in previsione della Conferenza ONU su popolazione e sviluppo che si sarebbe svolta in settembre al Cairo, che si prefigurava come un mortale attacco alla famiglia, dedicò molti Angelus all'approfondimento di alcuni aspetti riguardanti la centralità e il senso della famiglia naturale.
Quello che riportiamo qui sotto va al cuore delle discussioni, delle polemiche e delle obiezioni che tengono banco in questi giorni:
La famiglia è la cellula primaria della società. Essa poggia sulla solida base di quel diritto naturale che accomuna tutti gli uomini e tutte le culture. È urgente prendere coscienza di questo aspetto. [...]
Non di rado, infatti, l'insistenza della Chiesa sull'etica del matrimonio e della famiglia viene equivocata, come se la comunità cristiana volesse imporre a tutta la società una prospettiva di fede valida solo per i credenti. Lo si è visto, ad esempio, in alcune reazioni al dissenso che ho apertamente manifestato, quando il Parlamento europeo ha inteso legittimare un tipo nuovo di famiglia, caratterizzata dall'unione di persone omosessuali.
In realtà il matrimonio, quale unione stabile di un uomo e una donna che si impegnano al dono reciproco di sé e si aprono alla generazione della vita, non è soltanto un valore cristiano, ma un valore originario della creazione. Smarrire tale verità non è un problema per i soli credenti, ma un pericolo per l'intera umanità.
Oggi purtroppo serpeggia un relativismo, che spinge a dubitare dell'esistenza stessa di una verità oggettiva. Riecheggia la ben nota domanda posta da Pilato a Gesù: "Che cosa è la verità?" (Gv 18, 38). A partire da tale scetticismo, si giunge a una falsa concezione della libertà, che pretende di sottrarsi ad ogni limite etico e di riformulare a proprio arbitrio i dati più evidenti della natura.
Certo, l'uomo scopre la verità sempre in modo limitato, e può dirsi un pellegrino della verità. Ma ciò è ben diverso dal relativismo e dallo scetticismo. L'esperienza attesta infatti che la nostra mente, pur offuscata o indebolita da molteplici condizionamenti, è in grado di cogliere la verità delle cose, almeno quando si tratta di quei valori fondamentali che rendono possibile l'esistenza dei singoli e della società. Essi si impongono alla coscienza di ciascuno e sono un patrimonio comune dell'umanità. Non è forse ad esso che s'appella la coscienza comune quando condanna i crimini contro l'umanità, anche se avallati da qualche legislatore? In realtà la legge naturale, proprio perché scolpita da Dio nel cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità. [...]

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-01-2016

7 - TUTTE LE DIFFERENZE TRA GESU' E MAOMETTO
L'errore del multiculturalismo è considerare le religioni tutte uguali, ma guardando al fondatore le differenze emergono
Fonte Dietro le Quinte, 25/08/2012

Nessuna profezia preannunciò la venuta di Maometto.
Numerose e precise e antiche profezie si sono avverate con la nascita di Gesù.
Il concepimento di Maometto fu umano e naturale.
Gesù fu concepito in modo soprannaturale e nacque da una vergine.
Numerose rivelazioni di Maometto servivano a soddisfare i suoi interessi personali, come ad esempio la legalizzazione del matrimonio con la sua nuora.
Le rivelazioni e la vita di Gesù erano «sacrificali», come la sua crocifissione per i peccati del mondo.
Maometto non ha fatto alcun miracolo.
Gesù ha guarito lebbrosi, dato la vista ai ciechi, camminato sulle acque, risuscitato i morti.
Maometto ha instaurato un regno terreno.
Gesù ha detto «il mio regno non è di questo mondo».
Maometto ha ammesso che le sue più grandi passioni erano le donne, gli aromi e il cibo.
La passione principale di Gesù era di glorificare il nome del suo Padre celeste.
Maometto era un re terreno che accumulava ricchezze, divenendo il più ricco possidente in Arabia.
Gesù non aveva un posto dove appoggiare il suo capo.
La vita di Maometto era contrassegnata dalla spada.
La vita di Gesù era contrassegnata da misericordia e amore.
Maometto incitava alla jihad, la guerra santa.
Gesù ha detto che «coloro che feriscono di spada, periscono di spada». Uno dei suoi titoli è «Principe della pace».
Se una carovana era debole, Maometto l'attaccava, la saccheggiava e la massacrava; se era forte, fuggiva.
Gesù disse: «Splenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.» «Amate i vostri nemici e benedite coloro che vi odiano.»
Maometto fece lapidare un'adultera.
Gesù perdonò un'adultera.
Maometto sposò quattordici donne, compresa una bambina di sette anni.
Gesù non ebbe relazioni sessuali.
Maometto riconosceva di essere un peccatore.
Gesù fu senza peccato, perfino secondo il Corano.
Maometto non predisse la sua morte.
Gesù predisse esattamente la sua crocifissione, morte e risurrezione.
Maometto non nominò né istruì un successore.
Gesù nominò, istruì e preparò i suoi successori.
Maometto era così incerto riguardo alla sua salvezza che pregava settanta volte al giorno per ricevere perdono.
Gesù era l'essenza della salvezza, egli disse: «Io sono la via, la verità e la vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»
Maometto massacrò i suoi nemici.
Gesù perdonò i suoi nemici.
Maometto morì e le sue spoglie sono sepolte sulla Terra.
Gesù risuscitò dai morti e salì al Cielo!

GLI ERRORI DEL MULTICULTURALISMO
Il multiculturalismo imperante esige che si eviti di fare qualsiasi associazione tra terrorismo e fondamentalismo islamico, malgrado siano gli stessi terroristi a invocare il Corano. [...]
Uno spunto originale ce lo offre il lavoro di William J. Federer, uno studioso americano esperto di rapporti tra religione e società, il cui ultimo libro esamina il rapporto tra islam e Stati Uniti. In un articolo scritto per WorldDailyNet, Federer smentisce sia gli apologeti islamici che accusano anche i cristiani di aver commesso violenze nella loro storia, sia i laicisti che credono sia la religione la prima causa della violenza - dimenticando gli stermini "atei" della Rivoluzione Francese, dello stalinismo, del maoismo -. Lo fa mettendo a confronto la vita e gli insegnamenti di Gesù con la vita e gli insegnamenti di Maometto: i quattro vangeli sono la fonte usata per Gesù, mentre per Maometto usa il Corano, l'Hadith (le storie sul Profeta trasmesse oralmente e poi raccolte dal califfo Omar II nell'VIII secolo) e il Sirat Rasul Allah (La vita del Profeta di Allah), anche questo scritto nell'VIII secolo.
Il confronto tra le due figure, ben dettagliato da Federer e che potete leggere nell'articolo integrale, non necessita di alcun commento. Citiamo solo alcuni punti.

ALTRE DIFFERENZE TRA GESÙ E MAOMETTO
– Gesù è stato un leader religioso
– Maometto è stato un leader religioso e militare
– Gesù non ha mai ucciso nessuno
– Maometto si stima abbia ucciso 3mila persone, compresi 700 ebrei a Medina nel 627.
– Gesù non ha mai posseduto schiavi
– Maometto ne riceveva un quinto dei prigionieri catturati in battaglia, comprese le donne (Sura 8,41)
– Gesù non ha mai forzato i suoi discepoli a continuare a credere in Lui
– Maometto ha forzato i suoi discepoli a continuare a credere in lui (pena la morte)
– Gesù ha insegnato a perdonare le offese ricevute
– Maometto ha insegnato a vendicare le offese contro l'onore, la famiglia o la religione
– Gesù non ha mai torturato nessuno
– Maometto ha torturato il capo di una tribù ebrea
– Gesù non ha vendicato la violenza contro di lui, affermando addirittura "Padre, perdona loro" (Lc 23,24)
– Maometto ha vendicato le violenze contro di lui ordinando la morte dei suoi nemici
– Per cristiani ed ebrei martire è colui che muore per la propria fede
– Per l'islam martire è chi muore per la propria fede mentre combatte (e uccide) gli infedeli
– Nessuno dei discepoli di Gesù ha mai guidato eserciti
– Tutti i califfi discepoli di Maometto sono stati anche generali
– Nei primi 300 anni di cristianesimo ci sono state 10 importanti persecuzioni contro i cristiani (senza che ci fossero resistenze armate)
– Nei primi 300 anni di islam, gli eserciti islamici hanno conquistato Arabia, Persia, la Terra Santa, Nord Africa, Africa centrale, Spagna, Francia meridionale e vaste aree di Asia minore e Asia

Fonte: Dietro le Quinte, 25/08/2012

8 - UN RE DONATO DA DIO, MA SORDO AL SACRO CUORE
Luigi XIV, nato per grazia di Dio e in mille modi favorito dal Cielo, scelse di seguire la politica e non la fede, ma così...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, novembre 2015

In una puntata precedente [LA VERA STORIA DEL RE LUIGI XIII http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4028, N.d.BB] abbiamo visto il re di Francia, Luigi XIII, sempre denigrato come cornuto e cretino nei romanzi del garibaldino Alexandre Dumas. Luigi XIII aveva il torto, agli occhi del figlio del generale giacobino Dumas, di essere un sincero credente che aveva come primo ministro addirittura un cardinale, Richelieu.
Luigi XIII, per giunta, aveva sconfitto l'imprendibile piazzaforte protestante di La Rochelle a colpi di processioni e rosari attorno alle mura della città assediata, chiudendo per sempre la sanguinosa età delle guerre di religione in Francia. Luigi XIII aveva addirittura osato fare erigere in Parigi la maestosa chiesa di Notre Dame del Victoires in ringraziamento alla Madonna. E questa lo aveva ricambiato di persona, quando, in seguito a un voto solenne emesso dal re, dopo vent'anni di insuccessi aveva consentito alla regina di partorire un erede al trono, supplicato tramite tre novene ordinate dal re in tutto il regno.
La nascita di Dieudonnè ("donato da Dio") Luigi XIV fu davvero miracolosa e la stessa regina Anna d'Austria volle inginocchiarsi davanti all'umile frate, Fiacrio, che era stato il tramite con la Madre di Dio. Luigi XIII (che il suo popolo, alla faccia di Dumas, chiamava "il Giusto"), figlio di Enrico IV di Borbone e dell'italiana Maria de' Medici, mori nel 1643 e gli successe suo figlio Louis Dieudonnè di appena cinque anni sotto la reggenza della madre. Poiché nessuno batte Dio in generosità, con Luigi XIV (non a caso "il Re Sole") la Francia raggiunse la sua massima potenza e divenne, anzi, il regno più potente - e splendido - del mondo. Non solo, ma continuò ad essere favorito da interventi soprannaturali.

L'ACQUA DI SAN GIUSEPPE
Fu proprio sotto il regno di Luigi XIV che la Francia venne onorata dall'unica apparizione di san Giuseppe che si conosca. Intendiamoci, il marito della Madonna era già apparso, nella storia, a certi veggenti , e ancora l'avrebbe fatto in futuro. Ma sempre in compagnia della moglie e silenzioso (così, per esempio, nel 1879 a Knock in Irlanda). Invece, nel 1660, si presentò da solo e parlò. Avvenne a Cotignac, nella diocesi di Frèjus - Tolone. In quella località, tra l'altro, esisteva già un santuario dedicato alla Vergine, che nel secolo precedente (nel 1519 per l'esattezza) era apparsa al boscaiolo Jean da la Baume sul monte Verdaille. Proprio nel 1660 il re Luigi XIV e sua madre vi si erano recati in pellegrinaggio. La stessa estate, il 7 giugno, sul monte Bessillon che sta di fronte al Verdaille un pastore ventiduenne, Gaspard Ricard, stava pascolando le sue pecore. Il posto era brullo e arido, e il giovane aveva esaurito l'acqua della sua borraccia.
Dopo mezzogiorno, accaldato e assetato, si era appena seduto all'ombra di un albero quando si trovò davanti a un uomo dal''aspetto imponente. Questi disse di essere san Giuseppe ("io sieu Jouse": io sono Giuseppe, in provenzale) e gli indicò un masso sotto al quale avrebbe trovato l'acqua ("enlevo-lou e béuras": sollevalo e berrai). Il pastore rimase interdetto, sia per l'irrompere inaspettato del soprannaturale, sia perché la pietra in questione neanche otto uomini robusti avrebbero potuto smuoverla.
Ma l'apparizione insistette. Così, il veggente provò a sollevare il pietrone e trovò, con sua meraviglia, che riusciva a farlo con facilità. Sotto c'era davvero l'acqua. Il pastore bevve e quando si voltò per ringraziare non vide più nessuno. La notizia si sparse rapidamente, anche perché in quel posto non c'era mai stata acqua. La sorgente miracolosa si produsse in guarigioni e finì col generare un pellegrinaggio che coinvolse tutta la Francia. Luigi XIV stesso si recò alla fonte miracolosa e ordinò che il 19 marzo, giorno liturgico dedicato a san Giuseppe, diventasse festa anche civile. Sul luogo sorse un santuario. Ma non cessò ancora il favore celeste sulla Francia del re "donato da Dio".

SORDO AL SACRO CUORE DI GESÙ
Nel 1673 nel convento di Paray-le-Monial alla suora visitandina Marguerite-Marie Alacoque (poi canonizzata) si presentò Cristo in persona chiedendole di propagare la devozione al suo Sacro Cuore. Le apparizioni alla suora furono numerose e in una di esse la richiesta fu da trasmettere al re (Luigi XIV, sempre lui): avrebbe dovuto consacrare la Francia al suo Sacro Cuore e quest'ultimo sarebbe dovuto diventare, sugli stemmi e le bandiere, l'emblema del regno. Ma Dieudonnè questa volta fece orecchie da mercante. Chissà, forse pensò che non poteva dare retta a tutti i veggenti o presunti tali del paese. E poi Luigi XIV non aveva la gran devozione dei suoi genitori. Anzi, la sua politica estera, aggressiva e spregiudicata, lo portò perfino a remare contro la Cristianità, tanto mettersi a trescare col Sultano mentre la capitale imperiale, Vienna, subiva l'assedio islamico del 1683 (quello risolto dal beato Marco d'Aviano e dal re polacco Jan Sobieski) [Leggi LA BATTAGLIA DI VIENNA CHE RESPINSE L'ATTACCO MUSULMANO http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=37, N.d.BB]. Cento esatti anni dopo le rivelazioni del Sacro Cuore, però, usciva l'ultimo volume dell'illuminista Encyclopédie e cominciava la fine della monarchia francese.

TROPPO TARDI
Luigi XVI, quando fu a un passo dal patibolo, consacrò, sì, il regno al Sacro Cuore, ma ormai era troppo tardi. Il segno allora pensò il popolo cattolico,che lo inalberò durante la ribellione antigiacobina della cosiddetta Vandea Militare, i cui insorgenti lo cucirono sulle giubbe, sui cappelli e sulle bandiere. La consacrazione al Sacro Cuore, dopo la sconfitta sui campi di battaglia e il primo genocidio scientifico della storia, tuttavia rimase nell'animo dei francesi , che presero a eseguirla a titolo personale nei momenti di maggior pericolo. Nel corso della Grande Guerra coinvolse milioni di soldati, tanto che nel 1917 il governo laicista dovette esplicitamente vietarla. Ma, di fronte al disastro, il maresciallo Ferdinand Foch, comandante in capo dell'Armée, decise di infischiarsi degli ordini governativi e consacrare l'esercito francese. Pochi mesi dopo, la Germania chiese l'armistizio. Luigi XIV, nato per grazia di Dio e in mille modi favorito dal Cielo, scelse di seguire le vie della politica e non quelle della fede. Avesse dato retta alla veggente Alacoque le cose forse sarebbero andate diversamente, sia per la Francia che per l'intero mondo. In fondo, quel che gli si chiedeva non era gravoso. Forse, chissà temette le critiche di corte: tutti quei Cuori devozionali da mettere al posto dei gloriosi Gigli borbonici... Certo, c'è da chiedersi se davvero un atto di consacrazione può mutare i destini delle nazioni. Noi, tuttavia, sappiamo che la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, richiesta dalla Madonna a Fatima, ha avuto il potere di far crollare l'impero sovietico dall'oggi al domani, e di far tornare cristiana la Russia.

Nota di BastaBugie: guarda il bellissimo video di Alessandro Franchi "Il miracolo di Lanciano: il Sacro Cuore si rivela" nel quale si parla, tra le altre cose, del re Luigi XIV e delle richieste che gli fece il Sacro Cuore


https://www.youtube.com/watch?v=ZvnF3TemQZY

Per approfondimenti sul Sacro Cuore di Gesù e sulle promesse fatte a Santa Margherita Maria Alacoque, clicca qui sotto:
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=216

Fonte: Il Timone, novembre 2015

9 - OMELIA III DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 1,1-4; 4,14-21)
Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 gennaio 2016)

Le letture di oggi ci danno degli insegnamenti molto importanti per la nostra vita cristiana. Fin dalla prima lettura si parla del dovere dell'evangelizzazione. Il popolo di Israele era appena tornato dall'esilio di Babilonia ed era giunto il tempo di restaurare la Nazione dalle fondamenta. Più urgente della restaurazione materiale era quella spirituale. Quindi il sacerdote Esdra portò la Legge davanti all'assemblea e, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, fu proclamata e spiegata la Parola di Dio.
Il brano del Vangelo presenta Gesù che nella sinagoga di Nazareth illustra la sua Missione di salvezza. Egli si alzò a leggere e gli fu dato il rotolo del profeta Isaia. Egli lo aprì e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). Terminata la lettura del passo, Egli proclamò: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Gesù è venuto su questa terra per proclamare a tutti il lieto annunzio della salvezza e questa Missione è continuata dalla Chiesa che deve diffonderlo fino agli estremi confini della terra.
Oggi come allora c'è questa necessità dell'evangelizzazione. Il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II parlava di nuova evangelizzazione, il che vuol dire che siamo tornati indietro, da una società cristiana a un mondo ormai pagano nel cuore e nella mente. Gli stessi cristiani tante volte sono paurosamente ignoranti per quanto riguarda le verità eterne.
All'interno della Chiesa vi sono quei cristiani chiamati in un modo particolare a quest'opera evangelizzatrice. San Paolo, nella seconda lettura di oggi, scrivendo ai Corinzi, ci ricorda che tutti noi siamo membra del Corpo Mistico di Cristo, ciascuno secondo la propria missione. Per cui alcuni sono apostoli, altri sono profeti, altri ancora maestri, altri hanno il compito di governare la Chiesa, di assistere i bisognosi, e così via (cf 1Cor 12,27-30).
Chi è chiamato all'evangelizzazione deve svolgere questa missione pienamente consapevole che essa è un compito di cui dovrà rendere conto a Dio. Per questo motivo, san Giovanni Maria Vianney si preparava le prediche con notti intere di preghiera e di studio. Il suo intento era quello di essere semplice, così che tutti potessero comprendere. Un giorno una donna chiese al Santo: «Perché quando pregate parlate tanto piano, mentre invece predicate tanto forte?». E il Santo rispose bonariamente: «È perché quando predico, parlo a gente sorda o addormentata, mentre quando prego parlo al Signore, che non è sordo».
Uno dei più grandi predicatori che abbia percorso gran parte dell'Italia fu certamente san Bernardino da Siena, il quale dal 1419 portò di paese in paese, come predicatore itinerante, la Parola del Vangelo. L'Italia, a quell'epoca, come pure oggi, offriva un quadro ben poco consolante. La fede del popolo era particolarmente scossa per la presenza di molti nemici della Chiesa. Conseguenze ne furono l'indifferenza religiosa e la depravazione dei costumi. Era l'epoca dell'umanesimo e del rinascimento, durante i quali ci fu un ritorno al paganesimo, a un lusso sfrenato e a una vita gaudente e, se ciò non bastasse, vi erano molte discordie nella società. L'unico rimedio a questi mali san Bernardino lo vide in un ritorno al Vangelo e allora per venticinque anni attraversò l'Italia in tutti i sensi, portando, in una predicazione sostanziosa e ardente, viva di fresca naturalezza e di nobile popolarità, il lieto messaggio di Cristo. Nelle sue prediche flagellava con coraggio i vizi dominanti dell'epoca e alla fine ordinava al popolo di inginocchiarsi e di domandar perdono al Salvatore promettendogli conversione e fedeltà. San Bernardino era e rimarrà il grande Santo missionario popolare che ridiede un volto cristiano all'Italia immersa in un nuovo paganesimo.
Altro grande predicatore fu san Giacomo della Marca, il quale percorse l'Europa intera predicando il Vangelo. Egli paragonava la predicazione alla semina di un contadino. I cuori dei fedeli sono il terreno che deve accogliere questa semente. Tante volte purtroppo questo terreno è sassoso e spinoso, per cui non ci sono frutti di conversione. E così diceva: «O preziosa e santissima Parola di Dio! Tu illumini i cuori dei fedeli, tu strappi le anime dalla bocca del diavolo, giustifichi gli empi e da terreni li trasformi in celesti. O santa predicazione, più preziosa di ogni tesoro! Beati coloro che volentieri ti ascoltano, perché tu sei la grande luce che illumina il mondo».
Oggi come allora c'è bisogno di questa nuova evangelizzazione e, se da una parte dobbiamo pregare il Padrone della messe perché mandi santi predicatori per ridare un volto cristiano ai nostri paesi, dall'altra parte abbiamo il dovere di istruirci nella fede, meditando assiduamente il Vangelo e studiando seriamente il Catechismo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 gennaio 2016)

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