BastaBugie n°438 del 27 gennaio 2016

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1 DOPO CRISTIADA, LA DOMINUS PRODUCTION DISTRIBUISCE IN ITALIA LO STUPENDO FILM ''GOD'S NOT DEAD''
Dal 25 febbraio al cinema la storia (reale) di un professore ateo che costringe gli studenti a fere professione di ateismo... ma un giorno uno studente non si piega (VIDEO: trailer del film ed elenco città dove sarà proiettato in anteprima)
Fonte: FilmGarantiti.it
2 SI ALLE UNIONI CIVILI PER OTTENERE IL NO ALLE ADOZIONI GAY? NO, IL COMPROMESSO SUI PRINCIPI E' INACCETTABILE
Nel frattempo Renzi & Boldrini dicono che l'Italia sia l'unico paese europeo senza unioni civili, ma ciò è falso (e nel mondo nemmeno 20 Paesi, su oltre 200, hanno legalizzato le nozze gay)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 IL FAMILY DAY SPACCA CL: DON CARRON E' CONTRARIO, MA LA BASE CONTESTA LA SUA ''SCELTA RELIGIOSA''
Intanto l'Arcigay organizza manifestazioni in 100 piazze italiane e dice che c'erano un milione di persone... ma è una bufala per oscurare il prevedibile successo del Family Day del 30 gennaio
Autore: Bonifacio Borruso - Fonte: Italia Oggi
4 JOSE' DEL RIO, IL RAGAZZO MARTIRE DELLA CRISTIADA, SARA' PROCLAMATO SANTO DA PAPA FRANCESCO NEL 2016
Torturato fino alla morte, morì al grido di ''Viva Cristo Re!'' (VIDEO: il martirio di San José nel film Cristiada)
Autore: Lucandrea Massaro - Fonte: Aleteia
5 ALUNNI CONDOTTI IN MOSCHEA... IN NOME DELLA LAICITA'
In Belgio viene così propagandato l'islam dal volto buono, tentando così di oscurare la realtà
Fonte: Corrispondenza Romana
6 ERA MEGLIO QUANDO NON SI FACEVANO I FUNERALI A CHI SI SUICIDAVA?
Quella misura era l'estremo avvertimento agli uomini a non finire in una dannazione ben più infernale e duratura (lo scopo ultimo della Chiesa è infatti la salvezza delle anime)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 SCAMBIO DI MILIONI TRA PLANNED PARENTHOOD E LA CLINTON
Hillary Clinton riceverà 20 milioni per la sua campagna elettorale e in cambio promette di mantenere i fondi statali alla multinazionale delle cliniche abortiste per 528 milioni
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: CHI SONO DAVVERO GLI ISLAMICI E COSA VOGLIONO DA NOI
Il presidente iraniano Rohani è in Italia: nel suo Paese i gay sono messi a morte, ma qui nessuno protesta (dove sono coloro che ce l'hanno tanto contro gli omofobi cattolici?)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA IV DOMENICA T.ORD. - Anno C (Lc 4,21-30)
Nessun profeta è bene accetto nella sua patria
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - DOPO CRISTIADA, LA DOMINUS PRODUCTION DISTRIBUISCE IN ITALIA LO STUPENDO FILM ''GOD'S NOT DEAD''
Dal 25 febbraio al cinema la storia (reale) di un professore ateo che costringe gli studenti a fere professione di ateismo... ma un giorno uno studente non si piega (VIDEO: trailer del film ed elenco città dove sarà proiettato in anteprima)
Fonte FilmGarantiti.it

God's not dead (Dio non è morto), film basato su una storia vera e campione d'incassi in America, arriva in Italia grazie alla casa di distribuzione Dominus Production che, reduce dal precedente successo distributivo del film Cristiada, propone una nuova, avvincente storia. Il film, basato su una storia vera, narra la sfida intellettuale tra un prestigioso professore di filosofia, interpretato da Kevin Sorbo (l'Hercules della tivù), e una giovane matricola universitaria.
Il film racconta la vicenda di Josh Wheaton, studente al primo anno di College che s'iscrive al corso di Filosofia insegnato dal professore Jeffrey Raddison. Ateo, superbo e autoritario, il Professor Radisson ha costruito la sua brillante carriera e la sua intera vita privata sulla tesi che Dio non sia mai esistito e che ogni religione sia un'inutile superstizione. Di forte temperamento, esige, quindi, che i suoi studenti sottoscrivano la dichiarazione "Dio è morto", se vogliono voti buoni. La matricola Josh, unico tra i suoi compagni, non accetta la negazione della fede imposta dal professore ai suoi studenti. Il giovane, quindi, dovrà dimostrare che "Dio è vivo" al professore e all'intera classe, in una serie di serrati dibattiti a due con il docente. Il ragazzo dovrà superare difficoltà esterne, fra cui il volta faccia di alcuni amici, e momenti di crisi interiore, ma vale davvero farlo? A Josh sembra proprio di sì...
Pensate che sia un'americanata? Un'esagerazione da film? Ma basta anche chiedere a qualche scolaro... In Italia in una prima superiore, per esempio, il primo giorno di scuola, un professore di storia ha esordito così: "Chi di voi crede che l'universo sia stato creato da Dio?". Pochi coraggiosi alunni hanno alzato la mano e il docente ha proseguito, dicendo: "Benissimo! Allora potete accomodarvi fuori dalla classe!".
Ma davanti a questi fatti, non dobbiamo scoraggiarci ma alzarci in piedi e difendere la nostra fede, non per gloria personale ma per il bene del prossimo. Il giovane protagonista del film, infatti, è animato anche da uno spirito di amore verso il suo professore e verso i suoi compagni, perché "Se accetti questa sfida, potrebbe essere l'unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita", come gli ricorda la sua guida spirituale.
E non dobbiamo scoraggiarci nemmeno se siamo gli unici ad alzarci in piedi: la storia dei martiri ci insegna che anche dove uno solo ha combattuto per la fede, egli ha risvegliato la coscienza e l'azione di molti. Nel film, Josh, nonostante sia solo, non abbandona la sua sfida e per fortuna, questo succede anche nella vita di tutti i giorni.
Per esempio, sempre in Italia, l'anno scorso è bastata la determinazione di un solo un ragazzino per rinvigorire le presenze all'annuale benedizione dell'edificio. Come tutti gli anni, era stata concordata dalla scuola insieme al parroco la data del rito. Alla fine dell'orario delle lezioni, gli alunni interessati si erano riuniti per partecipare alla benedizione, ma quella volta fu detto dai professori presenti che i ragazzi non potevano rimanere perché non avevano il permesso dei genitori. Tutti sono andati via, tranne uno, l'unico che, senza timore, ha risposto agli insegnanti che sua mamma era d'accordo e che, se volevano, potevano chiamarla. Inutile dire che l'anno seguente i ragazzi presenti alla benedizione erano una trentina e alcuni alunni stessi, memori dell'episodio precedente, avevano cominciato in tempo ad informarsi di cosa dovevano fare per partecipare (fu scoperto così che non era necessario nessun permesso per assistere al rito, era sufficiente la circolare che era sempre passata ogni anno di classe in classe). Un solo ragazzo in piedi è bastato a "risvegliare" la coscienza di trenta.
Questi possono essere solo alcuni dei tanti preziosi spunti di riflessione che il film suscita; quindi come mancare ad una pellicola con più di 10 milioni di biglietti emessi e oltre 69 milioni di incassi nei soli Stati Uniti, premiato come Inspirational Film of the Year al 46esimo GMA DOVE AWARD, vincitore, nel 2014, del Film Television Impact Award? God's not dead è un film emozionante, in cui fede e dubbio si intrecciano, spingendo adolescenti e adulti ad interrogarsi sulle grandi questioni esistenziali.

Nota di BastaBugie: ecco il trailer ufficiale del film in italiano


https://www.youtube.com/watch?v=zjFS4f2PiL4

COLONNA SONORA DEL FILM

Per ascoltare la stupenda colonna sonora del film, guarda i video dei Newsboys al seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=224

Fonte: FilmGarantiti.it

2 - SI ALLE UNIONI CIVILI PER OTTENERE IL NO ALLE ADOZIONI GAY? NO, IL COMPROMESSO SUI PRINCIPI E' INACCETTABILE
Nel frattempo Renzi & Boldrini dicono che l'Italia sia l'unico paese europeo senza unioni civili, ma ciò è falso (e nel mondo nemmeno 20 Paesi, su oltre 200, hanno legalizzato le nozze gay)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/01/2016

Chi si sta impegnando per il ritiro del ddl Cirinnà dovrebbe porre attenzione ad una posizione oggi abbastanza diffusa anche tra i cattolici, ecclesiastici e laici che siano. Questa idea è riassumibile in questa frase: sì alle unioni civili, no alle adozioni, e può creare non poca confusione. L'idea di fondo è che nella società di oggi ci sia una pluralità di unioni e che lo Stato le debba normare, l'importante è che non le equipari tra loro e, soprattutto, non le identifichi con il matrimonio.

SÌ ALLE UNIONI CIVILI? NO, MAI!
Questo viene ripetuto da molti con il seguente concetto: sì alle unioni civili, ma basta che non siano equiparate al matrimonio. In altri termini, tutte le forme di convivenze presenti di fatto nella società sarebbero buone, lo Stato le dovrebbe riconoscere e disciplinare, però ognuna al suo livello, senza confusione. Se quindi, dal ddl Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosex al matrimonio, allora un cattolico potrebbe dare il suo assenso. Le unioni civili omosessuali non sarebbero sbagliate in sé, ma solo se copiano il matrimonio e si attribuiscono i diritti che spettano invece solo alla coppia eterosessuale sposata.
É da attribuire a questa visione delle cose l'insistenza (quasi esclusiva) sulla questione dell'adozione e, ancor più, su quella dell'utero in affitto, nelle critiche di parte cattolica sul ddl Cirinnà. Un grande no alle adozioni da parte delle coppie omosessuali che talvolta nasconde un sì alle unioni civili. Non si nega qui l'inaccettabilità dell'adozione del minore da parte di una coppia omosessuale o dell'utero in affitto. Si nega piuttosto che l'inaccettabilità del ddl Cirinnà stia solo in questi, pur gravissimi, aspetti. Anche se questi non ci fossero, il ddl Cirinnà sarebbe ugualmente inaccettabile.
In altre parole: non è vero che l'unica cosa che bisogna garantire è che le varie convivenze non siano equiparate le une alle altre e che tutte siano normate al loro proprio livello. Alcune proprio non possono essere riconosciute giuridicamente dallo Stato, perché intrinsecamente disordinate e contrarie al bene comune, ossia dannose per la comunità. Possono essere tollerate come comportanti privati, ma non possono avere il sigillo dell'autorità politica perché questo le proporrebbe pubblicamente come esemplari e utili. Il riconoscimento delle unioni civili omosessuali comporta il riconoscimento pubblico del valore dell'omosessualità in ordine al bene comune, il che è contrario sia alla legge naturale che a quella divina.

L'INSEGNAMENTO COSTANTE DELLA CHIESA
La tesi che sto criticando non è mai stata insegnata dalla Chiesa. Per quanto riguarda l'argomento del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili omosessuali i documenti magisteriali di riferimento immediato sono due: Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle persone omosessuali della Congregazione per la dottrina della fede (2003) e con la Nota del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto (2007). Ambedue questi documenti negano, per motivi razionali connessi con i principi della legge morale naturale, e per motivi di fede relativi alla rivelazione di Nostro Signore, che una unione di fatto eterosessuale e, a maggior ragione, una omosessuale possano ricevere un riconoscimento giuridico e quindi venire trasformati da fatto privato in fatto di rilevanza pubblica, meritevole di sostegno e promozione da parte della comunità e dell'autorità.

TUTTE LE UNIONI SONO BUONE? NO!
Ciononostante, la tesi che ho presentato e criticato si sta diffondendo. Qualcosa di analogo era successo durante il Sinodo sulla Famiglia a proposito dei divorziati risposati e del loro accesso alla Comunione. Qualcuno diceva che nella convivenza tra un uomo e una donna senza essere sposati, nel secondo matrimonio di un divorziato o anche in una unione omosessuale c'era qualcosa di buono da valorizzare senza condanna e da far sviluppare in forme più adeguate di convivenza fino al matrimonio. Qui siamo in un contesto diverso, diciamo ecclesiastico, ma anche in questo caso tutte le unioni venivano intese come buone, al loro livello. Nessuna doveva quindi essere esclusa o indicata come radicalmente negativa, ma tutte dovevano essere accettate e disciplinate, pur senza confusione tra loro.
La concezione generale che sta dietro queste teorie è che il male, come situazione oggettiva, indipendentemente dalla responsabilità della persona, la cui coscienza esula dalle valutazioni di chicchessia, non esiste. Non ci sono forme di convivenza cui la legge di uno Stato debba dire di no e, quindi, non riconoscerle giuridicamente. Non esistono situazioni in cui la Chiesa non debba dire di no, e pretendere il loro abbandono da parte della persona veramente pentita.
Ma qui sta il problema: se tutte le unioni sono buone, perché mai lo Stato dovrebbe fermarsi dopo aver riconosciuto quelle tra due persone omosessuali, senza procedere a riconoscerne altre?

Nota di BastaBugie: Robi Ronza nell'articolo dal titolo "Renzi & Boldrini, premiata ditta menzogne" ci svela come, nonostante il capo del governo e la presidente della Camera insistano nel dire che l'Italia è l'unico paese europeo senza unioni civili, ciò è semplicemente falso. Nella Ue ci sono 12 paesi che non hanno il tema neanche all'ordine del giorno. E nel mondo non sono neanche 20 i Paesi che hanno legalizzato le nozze gay.
Ecco l'articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 25-01-2016:
«Siamo rimasti l'unico Paese dei 28 (dell'Unione Europea: Ndr) senza una disciplina sulle unioni civili», ha affermato recentemente Renzi aggiungendo poi che a tale eccezione occorre al più presto porre rimedio. La stessa cosa è stata poi perentoriamente ribadita da diversi esponenti della maggioranza di governo, dal ministro Martina e ancora ieri dalla presidente della Camera Boldrini, trovando disciplinata eco in una stampa e in telegiornali che hanno perso la buona abitudine di verificare la correttezza delle notizie che diffondono.
In realtà la notizia è falsa, le cose non stanno affatto così. Nell'Unione Europea il matrimonio omosessuale è in vigore in 11 Stati membri, e l'unione civile in altri quattro. Gli Stati ove invece non solo non esiste ma nemmeno è in discussione sono 12. Tra questi la Slovenia dove nello scorso dicembre 2015 un referendum popolare cancellò con una maggioranza del 63% dei votanti la legge che l'aveva introdotto pochi mesi prima. In Italia infine come sappiamo il dibattito è in corso. Stando così le cose viene da domandarsi se Renzi sia male informato o in mala fede. Siccome però non si può credere che un politico brillante come lui sia tanto sprovveduto c'è da temere che valga piuttosto la seconda delle due ipotesi.
Considerando poi quanto la questione del matrimonio omosessuale e delle unioni civili sia poco urgente in Italia rispetto a ben altri problemi (in primo luogo la persistente incapacità della nostra economia di uscire dalla crisi), c'è da domandarsi se la determinazione con cui Renzi si impegna a introdurre a tutti i costi nel nostro ordinamento un'unione civile (che in effetti è un matrimonio omosessuale mascherato) non sia piuttosto dovuta a pressioni esterne tanto forti da risultargli irresistibili.
Lo sgretolamento del carattere specifico della famiglia, ovvero il suo declassamento a semplice contratto di diritto civile, per i grandi poteri cui conviene la società "liquida" è un obiettivo-chiave. D'altra parte non si tratta di un segreto: basta andarsi a leggere qualche pagina degli scritti dei teorici di questo genere di società per rendersene conto. In tale prospettiva per l'ampio schieramento internazionale perciò mobilitato a favore della parificazione ex lege fra matrimonio secondo natura e convivenze omosessuali, riuscire a ottenere che nel diritto italiano entri una qualche forma di istituzionalizzazione di tali convivenze sarebbe un fatto di enorme importanza.
Il cuore della Chiesa è in Italia, a Roma. Vedendo in essa la prima e decisiva "società naturale" precedente e indipendente dal potere, sin dalle origini la Chiesa ha promosso la famiglia con la più grande fermezza. Anche per questo non esitò a scontrarsi con la mentalità corrente nell'epoca tardo romana in cui dapprima si sviluppò: un'epoca, che gli storici più aggiornati preferiscono oggi chiamare "tardo-antico", le cui somiglianze con la nostra sono davvero sorprendenti. Inoltre fra i sei Stati fondatori delle istituzioni europee l'Italia, il cui influsso culturale è notevole sia nell'Europa orientale che nel Levante e nell'America Latina, è l'unico a non aver sin qui introdotto il matrimonio omosessuale (e nemmeno l'unione civile).
Di qui il rilievo internazionale che ha lo scontro in corso nel nostro Paese. Ciò rende tra l'altro più comprensibile la campagna pro unioni civili in cui - ben al di là della loro convenienza di Tv commerciali - sono impegnate in Italia pancia a terra sia SkyTv, filiale italiana dell'omonima grande multinazionale americana dell'informazione, e sia La7, sempre all'inseguimento di Rai3, la meno vista delle reti Rai, con una capacità di resistenza pluriennale a bilanci in costante passivo che sarebbe altrimenti molto difficile da spiegare.
Nel nostro Paese si sta guardando troppo alla vicenda come se fosse di puro rilievo nazionale, mentre la sua rilevanza internazionale è evidente. Tanto più che nel mondo, diversamente da quanto stanno cercando di farci credere, quella dell'unione civile e del matrimonio omosessuale non è affatto una marcia trionfale.
Il matrimonio omosessuale vige soltanto in meno di 20 degli oltre 200 Stati membri dell'Onu, e non ha "sfondato" nemmeno in Europa. Qui, considerando anche i Paesi che non fanno parte dell'Ue, risulta oggi in vigore in 13 Stati, ossia nei cinque Paesi nordici, e in Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna e Portogallo, mentre in altri sei (Svizzera, Germania, Austria, Ungheria e Croazia) vige l'unione civile. Nulla del genere esiste e nemmeno viene invece prospettato in Russia e nell'intera Europa orientale mentre in Italia, come si diceva, il dibattito è in corso. Nel resto del mondo la situazione è la seguente: non si ritrova il matrimonio omosessuale in alcun Paese dell'Asia mentre nei restanti continenti i Paesi dove vige sono complessivamente soltanto otto: in Africa il Sudafrica; nelle Americhe il Canada, gli Stati Uniti (a Washington e in 37 Stati membri su 50), il Messico (in 5 Stati membri su 31) il Brasile, l'Uruguay e l'Argentina; nell'Oceania la Nuova Zelanda.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/01/2016

3 - IL FAMILY DAY SPACCA CL: DON CARRON E' CONTRARIO, MA LA BASE CONTESTA LA SUA ''SCELTA RELIGIOSA''
Intanto l'Arcigay organizza manifestazioni in 100 piazze italiane e dice che c'erano un milione di persone... ma è una bufala per oscurare il prevedibile successo del Family Day del 30 gennaio
Autore: Bonifacio Borruso - Fonte: Italia Oggi, 23/01/2016

Il Family day torna a spaccare Comunione e liberazione. Era già accaduto in giugno quando, per rispondere alle molte domande sulla mancata adesione del movimento cattolico al raduno di Piazza San Giovanni a Roma, dai vertici milanesi era circolata una nota ufficiosa, neppure su carta intestata, per ribadire la volontà di allinearsi alla presa di distanza del segretario dei vescovi italiani, Nunzio Galantino. In vista del nuovo raduno romano, il 30 gennaio prossimo, fra i discepoli di Luigi Giussani, oggi guidati dal sacerdote spagnolo Julian Carron, è ripresa la discussione, visto che, anche stavolta, Cl non ci sarà. E, per la prima volta, il dibattito è esploso a margine stesso nel catechismo cui i ciellini di tutta Italia partecipano periodicamente: la Scuola di comunità.
È accaduto mercoledì a Milano, alla fine dell'incontro che don Carron tiene quindicinalmente, collegato in streaming con tutte le principali città italiane, dove gli aderenti sono riuniti in cinema, sale parrocchiali, circoli. Quando lo stesso Carron stava per passare agli avvisi, un giovane presente in sala ha chiesto di intervenire. Chi seguiva da tutt'Italia poteva sentire solo una voce in lontananza a cui rispondeva lo stesso don Carron: la telecamera era infatti fissa sul palco e l'audio collegato solo ai microfoni di chi, da lì, parlava. Chi seguiva lo streaming, potendo sentire solo Carron, ha capito che il giovane voleva parlare di Family Day solo alla quarta risposta: «Ci sono vescovi che hanno parlato», ribatteva infatti il prete spagnolo a una voce della platea, stavolta femminile, che aveva detto: «Julian, scusami! Però la Cei ha parlato, Bagnasco ha parlato, si è espresso, non è vero che non ha detto».
La giovane, probabilmente una studentessa universitaria come l'aderente che aveva cercato di prendere la parola, aveva insistito, «Bagnasco è la Cei», osservazione alla quale la guida di Cl aveva replicato ancora: «La Cei non ha parlato», aveva corretto, «il presidente ha parlato, altri vescovi hanno parlato, se la Cei dice qualcosa, ciascuno come laico cristiano può decidere. Quello che dico è che questo (il Family Day, ndr) è un gesto promosso dai laici». Era seguito il tentativo del primo intervenuto di riprendere il discorso ma il sacerdote era stato irremovibile, «no, adesso no, perché è finita la Scuola di comunità».
L'episodio testimonia come la posizione assunta dai vertici di Cl sui temi etici stia diventando lacerante, e non tanto per una questione di opportunità, scendere o non scendere in piazza, ma proprio sull'idea stessa di presenza dei cattolici nella società italiana. Carron è convinto che oggi la fede si comunichi solo ed esclusivamente da persona a persona e che per le profonde mutazioni politico-sociali, «il crollo delle evidenze» dice spesso, l'idea di una presenza pubblica dei cattolici, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, sia inutile, se non dannosa. Per non parlare della politica. Ovviamente, liberi tutti, i ciellini, di fare quello che vogliono. E anche mercoledì, sul tema del Family Day, il presidente della Fraternità di Cl, richiamandosi a Giussani, era stato chiaro: «In una società come questa, non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita. Non c'è struttura, né organizzazione o iniziative che tengano: solo una vita, diversa e nuova, può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto».
Qualcuno, soprattutto fra gli aderenti della prima ora, si chiede però se questo sia ancora il movimento fondato da Giussani nel 1954. Giussani che, scrivendo a Giovanni Paolo II, nel 2004, cinquantesimo della nascita del movimento, definiva Cl come «il fiorire di personalità di laici impegnati dentro la vita».

Nota di BastaBugie: Andrea Lavelli nell'articolo dal titolo "Un milione in piazza? Non fateci ridere" ci svela come non siano state neanche 50mila le persone che hanno partecipato il 23 gennaio alle manifestazioni Lgbt per la legge Cirinnà in 99 piazze italiane. Eppure tutti i media hanno rilanciato con toni trionfalistici la cifra mirabolante fornita dagli organizzatori. Una strategia ben studiata...
Ecco l'articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 26-01-2016:
"Siamo un milione!". Questo l'ordine di scuderia partito dalle associazioni LGBT e ripreso dalla quasi totalità dei media nazionali all'indomani della manifestazione "Svegliati Italia" in favore dell'approvazione del ddl Cirinnà e contro il Family day del prossimo 30 gennaio. La manifestazione, organizzata da Arcigay e altre sigle analoghe, ha coinvolto, riporta il loro sito, 99 piazze.
Ma la matematica non è un'opinione e basta fare due conti per capire che qualcosa non quadra: 1 milione diviso 99 piazze fa più di 10 mila persone per città. Il che significa che se questo dato fosse vero avremmo avuto una media di 10.000 persone in ogni piazza, un numero notevole, una vera e propria mobilitazione di massa in nome del ddl "unioni civili". Peccato che l'evidenza dei fatti smentisca completamente questo dato.
Prendiamo dunque il caso di Milano che, come riporta Repubblica in toni trionfalistici, ha visto la presenza di "migliaia di persone" radunate in Piazza della Scala, mentre sul profilo facebook dei "Sentinelli" (che fanno il verso alle Sentinelle in Piedi) si parla di "mille facce e una piazza". A Roma la manifestazione si è svolta in una piazza relativamente piccola, quella di fronte al Pantheon. "Nella piazza più affollata, quella del Pantheon a Roma, dichiarano mille persone, forse sono 500," ha commentato in un tweet Mario Adinolfi. A Torino gli organizzatori parlano di 7000 persone, mentre tra le altre piazze c'erano soprattutto piccole cittadine e capoluoghi di provincia dove si parla di qualche centinaio di partecipanti, mille in alcuni casi e così anche davanti ad alcune ambasciate italiane, come a Londra (200 persone).
È sufficiente un rapido conto per capire che quel "siamo un milione!" rimbalzato da tutti i media nazionali è un dato veramente assurdo: "Pazientemente sommando i già gonfiatissimi dati forniti dagli organizzatori città per città si fa fatica ad arrivare a 50.000: gli altri 950.000 sono una bufala mediatica", ha commentato il senatore Carlo Giovanardi. Ancora più assurdo è che quasi tutti i media nazionali abbiano copiato e incollato ossequiosamente sulle loro prime pagine questa palese menzogna fornita dagli organizzatori.
Tutto ciò fa parte di una strategia che va smascherata con convinzione. Chi porta avanti questo progetto di legge sa che in questi mesi il fronte pro famiglia ha mostrato una vitalità impensata, capace di attivare una rete di informazione e mobilitazione straordinaria - che è passata soprattutto attraverso il passaparola e i convegni - e che ha portato in piazza migliaia di persone attraverso diverse manifestazioni e soprattutto con il Family day di giugno quando un milione di persone ha riempito piazza San Giovanni.
Ora che si avvicina l'evento nazionale del 30 gennaio, appoggiato dalla CEI e da numerosi vescovi, le associazioni omosessualiste stanno giocando il tutto per tutto. La clamorosa affermazione "Siamo un milione!" rivela dunque un duplice tentativo: da una parte quello di giocare d'anticipo, tentando di paragonarsi al Family day che potrebbe il 30 gennaio replicare (e superare) l'affluenza dell'estate scorsa, dall'altra l'obiettivo è quello di isolare chi la pensa diversamente.
Questi progetti sono infatti portati avanti da una piccola minoranza di attivisti: sparare questi numeri è un modo per fare pressione su quella parte silenziosa ma maggioritaria della popolazione che è contraria all'equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio e soprattutto all'adozione. La tattica è sempre la stessa: mettere in campo numeri inventati, far sentire tutte le persone contrarie con le spalle al muro, convincerci che siamo rimasti in pochi a credere nella famiglia. Vogliono farci sentire soli, isolati e arretrati.
Per questo gli stessi giornali che hanno riportato questo dato così falsificato in toni trionfalistici hanno anche quasi del tutto ignorato le veglie delle Sentinelle in Piedi che in questo fine settimana si sono svolte in più di 50 città d'Italia. Dal 2013 le Sentinelle, rete apartitica e aconfessionale, ha portato in piazza circa 100.000 persone in più di 150 città per dire no all'avanzata del gender e delle leggi contrarie alla famiglia. Un dato davvero notevole: eppure a questa realtà capace di unire persone di fedi diverse e di mobilitare un così grande numero di veglianti in modo costante (le veglie si svolgono a cadenza mensile o bimensile) ha trovato pochissimo spazio su quegli stessi giornali che nei giorni scorsi sono invece stati pronti a ospitare trionfalmente la palese menzogna "Siamo un milione!".
E quando questo è successo sono stati riportati dati falsi, come su "La Repubblica": "In tre città - Torino, Milano e Siena - si sono svolti i sit-in delle 'Sentinelle in piedi', qualche centinaio di tradizionalisti che in silenzio e leggendo un libro hanno manifestato per sostenere i diritti della famiglia tradizionale". Il messaggio è sempre lo stesso: di fronte al milione arcobaleno siete rimasti in pochi, grigi e tristi tradizionalisti a credere che la famiglia si basa sull'unione di un uomo e una donna.
Noi sappiamo però che la realtà è ben diversa. Solo in questo fine settimana le veglie si sono svolte in 52 città da nord a sud e hanno coinvolto più di 7000 persone. Si va dalle 300 di Verona alle 500 di Modena, dalle 200 di Taranto alle 600 di Milano, dalle 500 di Brescia alle 300 di Catania. Le veglie sono sempre state pacifiche e silenziose, anche di fronte agli episodi di aggressione e contestazione che si sono registrati negli ultimi mesi.
I dati falsificati, il tentativo di giocare d'anticipo, l'oscuramento mediatico delle Sentinelle... sono tutti segnali che ci rivelano che chi sta portando avanti questa legge non si aspettava che in Italia ci fosse un popolo pronto a opporsi ai loro progetti. Ci rivelano, in sostanza, che hanno paura di non riuscire a imporre all'Italia le loro mire, ben consapevoli che se la legge Cirinnà non è stata approvata in questi mesi è soprattutto grazie alla grande mobilitazione di migliaia e migliaia di persone che in questi anni hanno deciso di darsi da fare in prima persona per difendere la famiglia.
Anche per questo siamo chiamati a riversarci a Roma per il Family day e, allo stesso tempo, a continuare a pregare senza sosta, come migliaia di persone stanno facendo tramite il sito www.unoradiguardia.it.

Fonte: Italia Oggi, 23/01/2016

4 - JOSE' DEL RIO, IL RAGAZZO MARTIRE DELLA CRISTIADA, SARA' PROCLAMATO SANTO DA PAPA FRANCESCO NEL 2016
Torturato fino alla morte, morì al grido di ''Viva Cristo Re!'' (VIDEO: il martirio di San José nel film Cristiada)
Autore: Lucandrea Massaro - Fonte: Aleteia, 22/01/2016

Una storia incredibile di fede esemplare in tempi di persecuzione: parliamo del giovanissimo José Luis Sanchez Del Rio, piccolo eroe e martire della "guerra cristera" e ora riconosciuto Santo assieme ad altri 12 compagni [leggi: L'EPOPEA DEI CRISTEROS MESSICANI http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=28, N.d.BB].
All'inizio del secolo scorso in Messico, quando il governo, in mano alla massoneria, decise di promulgare leggi contro la Chiesa e contro la fede. Moltissimi, nel Messico cattolico, si sollevarono per proteggere il proprio diritto alla libertà religiosa al punto di abbracciare - oltre alla Croce - le armi. E' un "falso segreto" quello delle sollevazioni dei Cristeros, come si chiamavano, ma di cui raramente tanto la storiografia quanto l'arte parla apertamente. Famoso è diventato però il film "Cristiada", che racconta quegli eventi ma - chissà come - non ha trovato spazio nel circuito ufficiale delle sale cinematografiche.

IL PICCOLO JOSÉ
Allo scoppio della "guerra cristera" nel 1926 i suoi due fratelli maggiori si arruolano in quella sorta di esercito popolare che cerca di ridonare al Messico la sua libertà religiosa: lui no, perché con i suoi 13 anni è poco più di un bambino. Tanto fa e tanto dice, però, che l'anno dopo riesce a farsi arruolare come aiutante da campo e, poco dopo, come portabandiera e clarinettista del generale Luis Guizar Morfin. Proprio a quest'ultimo, nel corso della cruenta battaglia del 6 febbraio 1928 durante la quale il cavallo del graduato viene ucciso, il piccolo Josè cede la propria cavalcatura per consentirgli di mettersi in salvo, perché, dice, "la vostra vita è più utile della mia". Non solo: con il suo fucile copre le spalle al generale fino a che gli restano colpi in canna.
Catturato fu torturato e seviziato fino alla morte e nonostante la possibilità di abiurare, mai crollò la sua fede: Il 10 febbraio, dopo che il piccolo Josè è riuscito a convincere i genitori a non pagare il riscatto chiesto loro dal governo e dopo essere riuscito a ricevere di nascosto la comunione come viatico dalle mani della zia Magdalena, i soldati sfogano su di lui tutta la loro ferocia, spellandogli lentamente le piante dei piedi, facendolo camminare sul sale e trascinandolo senza scarpe su una strada selciata fino al cimitero, mentre il piccolo Josè, spintonato come Gesù sulla strada del calvario e ormai ridotto ad una maschera di sangue, continua a gridare la sua fede. Giunti al cimitero vorrebbero ucciderlo a pugnalate per non far rumore, ma esasperato dalla sua continua invocazione a Cristo Re, il capo delle guardie lo finisce con un colpo di pistola.

LA CANONIZZAZIONE
Il martirio di questa giovane vittima della persecuzione religiosa innescata dalla laicista Costituzione messicana del 1917, fu riconosciuto il 22 giugno 2004 dal Beato Giovanni Paolo II. Si è così potuto procedere alla beatificazione il 20 novembre 2005, durante il pontificato di Benedetto XVI, con una solenne cerimonia presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, presso Guadalajara in Messico. Ora, Francesco un latinoamericano tra l'altro, lo proclama Santo assieme ad altre incredibili testimoni della Fede in giro per il mondo.
La data della canonizzazione avverrà in marzo in una data ancora da concordare ma che verrà decisa nel prossimo Concistoro.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sugli eroi Cristeros e sul film kolossal Cristiada che ne ricorda la vicenda clicca nel link sottostante:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=28
Imperdibile il video sottostante con il martirio di San José Del Rio tratto dal film Cristiada


https://www.youtube.com/watch?v=3GnLrNBbhKg

Fonte: Aleteia, 22/01/2016

5 - ALUNNI CONDOTTI IN MOSCHEA... IN NOME DELLA LAICITA'
In Belgio viene così propagandato l'islam dal volto buono, tentando così di oscurare la realtà
Fonte Corrispondenza Romana, 21/01/2016

In nome della laicità sono stati condotti in una moschea: è quanto capitato agli alunni della scuola elementare del Centro di La Louvière, in Belgio, gestita dal Comune. Si è trattato di una visita organizzata allo scopo, esplicito, di fare dei distinguo tra le atrocità degli attentati di Parigi e l'islam, come spiega l'agenzia Médias-Presse-Info, che ha dato ampio risalto alla notizia.

L'ISLAM DAL VOLTO BUONO (MA FINTO)
Gli scolari, scalzi, sono stati ricevuti dall'imam, Mounir ben Hamed, che ha spiegato loro i fondamenti della religione musulmana, le pratiche di culto, comprese le posture da assumere, fatte "provare" poi ai ragazzi, «lasciando fuori dalla porta certi fantasmi - ha dichiarato l'imam, compiaciuto, nel corso di un'intervista rilasciata all'emittente Rtl - e mostrando, della moschea, un volto familiare» e rassicurante, sicuramente molto diverso da quello visto nelle immagini di sangue e di terrore, che lo scorso 13 novembre hanno pietrificato il mondo durante gli attacchi del terrorismo islamico a Parigi in un ristorante, in una sala concerti, in un bar, nei pressi dello stadio e nel quartiere di Les Halles, tra spari e le urla di «Allah akbar».
Particolarmente soddisfatto dell'iniziativa si è detto il direttore della Maison de la Laicité, Bertrand Trefois, che ha voluto fortemente questa visita in moschea, convinto, per il fatto di «non avere alcuna religione» di poter « discutere di tutte», come ha dichiarato davanti alle telecamere. Mettendo già in agenda, in effetti, nuove tappe, questa volta alla singagoga di Charleroi, ad una chiesa cattolica, ad un tempio evangelico e ad uno ortodosso. Un po' per tutti i gusti, insomma, sia pure con qualche incomprensibile esclusione.

TUTTO A POSTO, DUNQUE? NIENT'AFFATTO
Ciò che la scuola pubblica in questo modo propina alle giovani generazioni è, infatti, un volto particolarmente odioso e detestabile del laicismo, quello del sincretismo buonista, che pone tutte le religioni sullo stesso piano, come al supermercato, riducendole al più ad agenzie filantropiche, a fenomeni culturali o folcloristici. Non è così. Anzi: indurre i ragazzi a compiere gesti ed assumere atteggiamenti rituali di altre confessioni, inchinandosi a falsi dei ed a falsi idoli, significa corrompere gravemente la purezza della loro fede (quando vi sia) e mancar totalmente di rispetto verso la sensibilità religiosa loro e delle loro famiglie.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è chiaro: «Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica» (n. 811). Ed ancora: «Solo Cristo è la Via della salvezza» (n. 846). Non solo. Il Catechismo di San Pio X spiega come infedeli siano «i non battezzati che non credono in alcun modo nel Salvatore promesso, cioè nel Messia o Cristo, come gl'idolatri e i maomettani» (n. 125), gli eretici siano «i battezzati, che si ostinano a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti» (n. 127), gli apostati siano «i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata» (n. 128) e gli scomunicati siano «i battezzati esclusi per colpe gravissime dalla comunione della Chiesa, affinché non pervertano gli altri e siano puniti e corretti con questo estremo rimedio» (n. 130).

PELLEGRINAGGI INTERCONFESSIONALI
Questa sorta di "pellegrinaggi" interconfessionali organizzati dalla Maison de la Laicité per le scuole elementari, pertanto, non sono innocenti esperimenti didattici: espongono gli alunni, in maggioranza ancora cattolici, all'errore ed ai cattivi maestri, ai predetti infedeli ed eretici, a partire oltre tutto da una prospettiva aconfessionale, quindi riconducibile pienamente a quell'«apostasia silenziosa», di cui già parlò Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa al n. 9: «La cultura europea dà l'impressione di una 'apostasia silenziosa' da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse». Davvero una pessima cattedra per quei poveri piccoli, che, se figli di genitori praticanti, si vedono oltre tutto smontare in classe tutto quanto appreso a casa, con una schizofrenia educativa devastante.
Non si è trattato, in ogni caso, di un'iniziativa di propaganda isolata: nelle scuole si stanno moltiplicando le uscite di questo tipo. Il Catechismo Romano Tridentino, al n. 116, è categorico: «Nella sola Chiesa e non fuori si trova il vero culto e il vero sacrificio accetto a Dio». L'«Extra Ecclesiam nulla salus» vale ancora. Vale sempre. Scrisse in merito Pio XII nella Lettera al Sant'Officio dell'8 novembre 1949: «Ora, tra le cose che la Chiesa ha sempre predicate e che non cesserà mai dall'insegnare, vi è pure questa infallibile dichiarazione che dice che non vi è salvezza fuori della Chiesa». Sia chiaro ai fautori del sincretismo spinto. Cosa sia realmente accaduto a Parigi, ad opera di chi e perché, i ragazzi e le loro famiglie, possono capirlo anche da soli, guardando coi propri occhi e ragionando con la propria testa. Non hanno bisogno di mediazioni, né tanto meno di ricorrere alle pindariche interpretazioni dei vati del laicismo ad oltranza.

Fonte: Corrispondenza Romana, 21/01/2016

6 - ERA MEGLIO QUANDO NON SI FACEVANO I FUNERALI A CHI SI SUICIDAVA?
Quella misura era l'estremo avvertimento agli uomini a non finire in una dannazione ben più infernale e duratura (lo scopo ultimo della Chiesa è infatti la salvezza delle anime)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-01-2016

Fabrizio De André tornava volentieri sul tema "suicidio". La prima volta, ne La ballata del Miche', se la prese con la Chiesa che, spietata, negava ai suicidi il funerale religioso. Nel brano scritto in memoria di Luigi Tenco, morto suicida, scavalcò la Chiesa spietata e si disse sicuro che il Paradiso accoglie tutti, «perché non c'è l'Inferno nel mondo del buon Dio». Infine, in Andrea, buttò la spugna e non fece commenti metafisici sul suicidio del protagonista.

DAVVERO SPIETATA?
Ma era davvero spietata, quella Chiesa "costantiniana" che non ammetteva i suicidi nei camposanti? Oggi la moderna scienza psichiatrica ci informa che più spesso di quanto si creda chi commette suicidio non è pienamente in sé, perciò la sua responsabilità personale è quanto meno dubbia. E il (vecchio) catechismo ci dice(va) che per un peccato mortale ci vogliono «piena avvertenza e deliberato consenso». L'uomo odierno non sa più nemmeno che cosa vogliano dire termini come "peccato" e, figurarsi, "mortale", perciò i vecchi sistemi forse vanno davvero rivisti. Può darsi che papa Francesco si senta come Giona davanti a Ninive, i cui abitanti «non sanno distinguere la destra dalla sinistra». Come l'uomo d'oggi. I niniviti capivano solo il bastone («Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta»), l'uomo d'oggi nemmeno quello; da qui la strategia della "misericordia".
Ma, insisto, davvero la Chiesa "pre-" era spietata quando negava l'ultimo viatico a un disperato? O era piuttosto l'estremo avvertimento, del tipo «chi tocca i fili muore» (con tanto di teschio e tibie per gli analfabeti)? C'è qualcosa di peggio di una sofferenza - al momento - senza via d'uscita: questo era ciò che diceva con quel rifiuto opposto a chi credeva, ingannato dall'Ingannatore («mendax et homicida ab initio»), di trovare la pace eterna. Così, colui che era tentato all'estremo gesto aveva un'ultima opportunità di dissuasione: la paura boja di finire "peggio, e molto", in una fossa, tanto per chiarire, senza croce sopra. Si chiama deterrenza.

E OGGI?
Oggi, però, le teste sono cambiate, a quanto pare. Così, a una poveretta morta mentre abortiva, a un'assassinata durante un amplesso extraconiugale, a un notorio laicista, a un suicida vengono misericordiosamente elargiti i funerali con rito cattolico insieme alle loro chitarre, gli amati cani, le bandiere della squadra di calcio del cuore. É vero, i tempi sono difficili e, se così non facesse, la Chiesa verrebbe, appunto, tacciata di spietatezza. Vien da chiedersi, comunque, se erano meno "difficili" i tempi in cui Cavour mandava in galera arcivescovi e cardinali colpevoli di non voler cantare il solenne Te Deum alle Glorie della Patria Risorgimentale. Il beato Pio IX scomunicò tutti i Padri dell'Italia Unita e sospese a divinis il frate che, contravvenendo agli ordini, amministrò l'Estrema Unzione a Cavour senza che questo si fosse preventivamente pentito delle sue confische e spoliazioni.
Vittorio Emanuele II, convivente more uxorio con la "bela Rosin", era nella tenuta reale di San Rossore quando, per un influenza, temendo di morire (a quel tempo non c'erano gli antibiotici) mandò a chiamare l'arcivescovo di Pisa. Il quale gli mandò a dire che, se voleva i sacramenti, doveva a) sposarsi regolarmente, b) ritrattare tutto quel che aveva fatto contro la Chiesa e il cattolicesimo. Si badi: il prelato sapeva bene quali ritorsioni rischiavano sia lui che tutto quel che lui rappresentava. Il Re capitolò, chiedendo solo che la cosa non trapelasse. Affare fatto, perché a quella Chiesa "spietata" interessava solo la salvezza della di lui anima.

UN BIMBONE MAI CRESCIUTO
Ma, come si è detto, erano altri tempi. Oggi i tempi sono - mi scuso per la tautologia - diversi e forse l'uomo contemporaneo non merita di essere preso sul serio, trattato da adulto e non da bimbone mai cresciuto. Mi si dirà che, così, lo si lascia nella sua infanzia beota, ma non sta a me decidere strategie e modus operandi. Da cronista, tuttavia, registro quel che vedo. E vedo uno scollamento epocale tra il ceto dirigente e il popolo, sia nel versante laico che in quello religioso. Il popolo, come al tempo del Socialismo Reale, sta votando coi piedi. Verso le piazze, verso i santuari mariani. Ma forse è troppo presto per un bilancio: la Chiesa ragiona in termini di secoli.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-01-2016

7 - SCAMBIO DI MILIONI TRA PLANNED PARENTHOOD E LA CLINTON
Hillary Clinton riceverà 20 milioni per la sua campagna elettorale e in cambio promette di mantenere i fondi statali alla multinazionale delle cliniche abortiste per 528 milioni
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 09/01/2016

Per la prima volta in quasi 50 anni, mercoledì la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge per bloccare i finanziamenti federali al colosso abortivo Planned Parenthood, finito nel gigantesco scandalo della compravendita e traffico illegale di tessuti fetali e organi di bambini abortiti.
Dopo i video usciti a puntate e realizzati dal Center for Medical Progress [leggi: L'ORRIBILE COMMERCIO DI PLANNED PARENTHOOD http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3903, N.d.BB], molti Stati hanno tagliato i fondi alla più grande fabbrica di aborti del mondo e anche i repubblicani si sono mossi per fare lo stesso al Congresso. Planned Parenthood, infatti, riceve finanziamenti pubblici per 528 milioni di dollari (dato del 2014) su un incasso totale di 1,3 miliardi all'anno.

VETO DI OBAMA
La legge approvata dal Congresso (al Senato era passata in dicembre) bloccherà i finanziamenti federali per un anno e li trasferirà a centri che offrono servizi per le cure prenatali. Come previsto dalla Costituzione americana, però, l'ultima parola spetta a Barack Obama, che ha le prerogative per respingere la legge. Il presidente Usa, che terminerà quest'anno il suo mandato, ha già dichiarato che porrà il veto.
Il via libera alla legge è comunque importante perché dimostra sia che i pro-life sono in maggioranza al Congresso sia che è fondamentale eleggere un presidente dello stesso orientamento. Perché questo non avvenga, riporta il New York Times, il giorno successivo all'approvazione della legge, giovedì, con una mossa senza precedenti, Planned Parenthood ha annunciato che sosterrà la campagna presidenziale di Hillary Clinton.

LA POSIZIONE DI CLINTON
Il candidato democratico, che molti vedono già come probabile successore di Obama, si è più volte espressa in favore del colosso abortivo e si è detta «onorata» del sostegno, promettendo se sarà eletta di battersi «per difendere la salute riproduttiva e proteggere l'accesso alla contraccezione e all'aborto legale nel paese», E, ovviamente, di «combattere contro i tentativi di tagliare i fondi a Planned Parenthood».
La coincidenza è interessante. Il gigante delle cliniche ha un peso politico notevole ma non si era mai schierato esplicitamente prima d'ora. Soprattutto, non si limiterà alle lettere di sostegno, ma verserà nelle casse della campagna presidenziale di Hillary Clinton 20 milioni di dollari. L'ex segretario di Stato americano ha ringraziato della cospicua donazione e ha lanciato dovunque l'hashtag #StandWithPP. Quello di Planned Parenthood è un investimento oculato: versare 20 milioni di dollari per continuare a garantirsene 528. Un affare.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo dal titolo "Accusano la multinazionale degli aborti: arrestati" ci svela come il tribunale di Huston, in Texas, abbia incriminato alcuni pro-life e scagionato dalle accuse l'organizzazione abortista Planned Parenthood. Eppure in un video girato da una organizzazione pro-life, si accusava la multinazionale degli aborti di aver venduto i feti abortiti a laboratori di ricerca. Planned Parenthood è finanziata dal governo.
Ecco l'articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 27-01-2016:
Un ladro ruba a casa vostra. Sporgete denuncia e per tutta risposta le forze dell'ordine arrestano voi per furto. È quello che accaduto - ma in scala assai maggiore - in Texas, dove lunedì scorso un tribunale di Huston ha incriminato alcuni pro-life e scagionato dalle accuse l'organizzazione abortista Planned Parenthood Federation (Ippf).
La vicenda, molto nota negli States, ha visto nel luglio del 2015 due membri del Center for Medical Progress, una istituzione pro-life, incontrare sotto copertura la dottoressa Deborah Nucatola, Senior Director del servizio medico dell'Ippf. L'incontro è stato filmato di nascosto dai due e reso pubblico l'estate scorsa. Nel video la dottoressa Nucatola non fa mistero nel rivelare che i feti abortiti nei loro laboratori sono fatti a pezzi al fine di venderne alcune parti. «Molte persone cercano cuori, fegato e polmoni e molte vogliono anche gli arti inferiori», spiega la Nucatola, «non so cosa possono farne, io credo per i muscoli». [leggi: PLANNED PARENTHOOD E IL TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3843, N.d.BB] Ovviamente ogni parte del bambino ha un suo prezzo da listino. L'aborto è dunque diventato un business.
Il fattaccio è finito da tempo sotto la lente di ingrandimento del Congresso e del Comitato per l'Energia e il Commercio della Camera, dato che la compravendita di parti del corpo umano è vietato negli States. Cecile Richards, ceo di Planned Parenthood, puntò il dito contro il Center for Medical Progress accusandolo di aver manomesso i video e dunque di comportarsi «in modo fraudolento e non etico». Il secondo fronte sui cui si è articolata la difesa di Ippf è stato quello di spiegare che il centro sviluppa solo alcune linee di ricerca su tessuti fetali donati gratuitamente, impegno scientifico che ovviamente ha dei costi, ma anche grandi benefici dato che la ricerca è indirizzata a «curare bimbi malati"», ha spiegato senza un filo di ipocrisia la Richards.
Sul tavolo si gioca una partita milionaria. L'Ippf è una macchina da guerra abortiva da 1,3 miliardi di dollari e il 41% delle sue entrate viene dallo Zio Sam. Ecco allora accendersi nelle aule dove si fa politica lo scontro tra Repubblicani e il presidente Obama. I primi a chiedere che il governo non finanzi più Ippf, il secondo a ribattere che porrà il veto presidenziale a qualsiasi legge che voglia tagliare fondi alla Salute. Sì la salute, perché Ippf si presenta come organizzazione che tutela la «salute sessuale e riproduttiva», cioè contraccezione e aborto. Quindi, in campo c'è una multinazionale potentissima appoggiata dall'uomo più influente della Terra e il piccolo Davide, alias il Center for Medical Progress il quale ha preso il coraggio a due mani ed ha denunciato Ippf in molti Stati.
In Texas, come accennavamo, gli è andata davvero male. Non solo Ippf è stata prosciolta da ogni accusa, ma David Daleiden e Sandra Merritt, i principali responsabili del videoreportage, sono stati accusati di aver falsificato il video e il solo Daleiden di aver diffuso notizie non veritiere su Ippf. Il procuratore Devon Anderson, che aveva deciso di procedere contro Ippf, ha dichiarato che «dobbiamo muoverci laddove le prove ci portano. Tutte le prove scoperte nel corso di questa indagine sono state presentate al gran giurì. Io rispetto la sua decisione su questo difficile caso». Il governatore del Texas, Greg Abbott, ha rincarato la dose: «Lo Stato del Texas continuerà a proteggere la vita e continuerò a sostenere la legislazione che vieta la vendita o l'alienazione di tessuto fetale».
La sfida del Center for Medical Progress pare che debba finire nei peggiori dei modi. Infatti, le vertenze giudiziarie sul caso Ippf sono state presentate in undici Stati. Nove di questi hanno rimandato a casa Ippf con tanto di scuse e altri due - Lousiana e Arizona - stanno ancora studiando le carte. Forse più letale dell'attività abortiva e lucrosa messa in piedi da Ippf è quella dei giudici. Queste sentenze di rigetto e quella in particolare del Texas dove l'accusatore finisce per diventare l'accusato avranno un effetto di deterrenza enorme sulle buone intenzioni del mondo pro-life americano. Chi si azzarderà più a trascinare in giudizio le cliniche abortive se si rischia la galera o multe salatissime? Chi avrà più il coraggio anche solo di indagare sul malaffare di queste organizzazioni? Seppur forti di prove inoppugnabili come quelle video, nulla potrà contro un verdetto già scritto da giudici abortisti.

Fonte: Tempi, 09/01/2016

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: CHI SONO DAVVERO GLI ISLAMICI E COSA VOGLIONO DA NOI
Il presidente iraniano Rohani è in Italia: nel suo Paese i gay sono messi a morte, ma qui nessuno protesta (dove sono coloro che ce l'hanno tanto contro gli omofobi cattolici?)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 26/01/2016

Buonasera Redazione di BastaBugie.
Ho scoperto il vostro sito stasera e leggendo nella sezione Islam [leggi http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=4, N.d.BB] ho letto molte cose di cui non ero a conoscenza.
Io abito vicino a una famiglia extracomunitaria che evita totalmente di integrarsi (la madre è qui da più di 20 anni e parla poco e niente l'italiano) io sono "amica" delle figlie che in ogni modo ho provato a farle venire a casa mia, ma sotto completa proibizione del padre non possono perché il problema è che io sono cristiana e libera mentre loro sono soggiogate completamente. Ho provato in ogni modo a fare ragionare una di esse, ma pare un muro.
Uno dei suoi fratelli mi ha molestata fisicamente e verbalmente più volte ma, se li denunci, loro conoscono pezzi grossi e tutto finisce che hanno ragione loro. Una nostra vicina di casa ha rigato la loro auto più volte perché loro si ostinano a parcheggiare le loro auto lussuose di fronte alle abitazioni altrui col risultato che nessuno esce più dal viale per colpa loro. Hanno un negozio di alimentari e vendono parecchio senza mai emettere scontrini o emanandoli truccati e MAI nessuno ha fatto controlli perché ho saputo che il capofamiglia puzza di mafioso e corrompe la finanza. Hanno conoscenze in alto e comprano la gente potente.
I clienti che vanno da loro come potete immaginare sono quasi tutti italiani e cristiani eppure quei musulmani sono certa non ci sopportino. Sono falsi e l'ho constatato più volte.
Io sono sempre più allibita e credo siamo sciocchi a continuare a essere clienti di loro dato che loro non comprano ai nostri negozi.
Desideravo solo raccontare questo fatto alquanto orrendo che si aggiunge a tanti altri.
Grazie un caro saluto e complimenti!
Marina

Cara Marina,
purtroppo hai ragione. Gli italiani non si sono ancora resi conto cosa sia davvero l'islam. Non sanno, ad esempio, che il Corano impone di mentire agli infedeli per far avanzare la conquista musulmana. E così l'islam si diffonde con il mito dell'esistenza dei musulmani moderati.
Noi di BastaBugie, insieme a pochi altri, denunciamo da anni la situazione. Abbiamo raccolto in un dossier i nostri articoli migliori con video che spiegano bene come siamo messi in Italia:
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam
Inoltre dispiace segnalare un episodio di questa settimana: il silenzio sui diritti umani riscontrato nella visita del presidente dell'Iran in Italia. Ecco l'ottimo articolo dal titolo "Arriva Rohani, l'omofobo" pubblicato su Tempi il 26 gennaio 2016:
«Soltanto tre giorni fa qualche centinaio di migliaia di italiani era in piazza per manifestare a favore dei diritti omosessuali, non ancora riconosciuti in Italia, non a sufficienza. Si parla con agio di medioevo, si definiscono trogloditi gli oppositori, ci si infiamma di sdegno perché sul Pirellone a Milano compare la scritta "Family Day". Poi arriva in visita ufficiale il presidente iraniano Hassan Rohani (è arrivato ieri) e tutto questo fermento è già indolenzito nel torpore dei giorni feriali». Scrive così oggi, sulla Stampa, Mattia Feltri.
Certo, ci sono i soldi (affari per 17 miliardi di euro, si dice), ma Feltri non può fare a meno di notare come in un battibaleno «i rutilanti caroselli di sabato si siano spenti, la riprovazione per l'arretratezza culturale italiana è evaporata, non importa che Rohani sia presidente di una Repubblica islamica nella quale gli omosessuali vengono impiccati in piazza, appesi alle gru». Sono cose che accadono non di rado nel mondo musulmano (si pensi, solo per fare un esempio, agli omosessuali gettati dalle torri di Raqqa dai jihadisti dello Stato Islamico).
Ma non solo lì, appunto. L'Iran è il paese dove se un omosessuale viene scoperto «si prende cento frustate (se il rapporto era casto e si pente) oppure viene messo a morte (se il rapporto era completo). Purtroppo non ci sono statistiche sulle esecuzioni, perché è capitato che i gay, anche minorenni, venissero condannati sotto voci più generiche. [...]
«Le ragioni di una così straordinaria indifferenza sono difficili da comprendere», scrive Feltri. Già. Intanto, sempre oggi sono uscite le immagini dei pannelli con cui sono state ricoperte i nudi delle statue dei musei capitolini. Non sia mai che Rohani, passandovi di fianco, possa offendersi.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 26/01/2016

9 - OMELIA IV DOMENICA T.ORD. - Anno C (Lc 4,21-30)
Nessun profeta è bene accetto nella sua patria
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 31 gennaio 2016)

La predicazione del Vangelo ha sempre trovato ostacoli. I missionari, sull'esempio di Gesù, sono sempre stati più o meno perseguitati dai nemici della Fede. Vediamo già nella prima lettura che il profeta Geremia si spaventa di fronte al mandato di Dio che lo stabilisce profeta delle Nazioni. Egli sa benissimo che ciò comporta sofferenze e incomprensioni, ma Dio lo rassicura dicendo di non temere: «Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,19). Nel Vangelo abbiamo letto come Gesù stesso ha trovato l'opposizione dei suoi compaesani. Il testo del Vangelo dice che «all'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù» (Lc 4,28-29).
Così è per tutti quelli che diffondono il Vangelo di Gesù Cristo, l'unica Verità che rischiara le tenebre di questo mondo. Che cosa spinge tanti missionari ad affrontare tanti pericoli, ad esporsi a mille persecuzioni, a rischiare la loro stessa vita e spesso a perderla nei più crudeli martìri? La carità, unicamente la carità, che, come scrive san Paolo nella seconda lettura, «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7).
Il pensiero che ci sono tanti fratelli da salvare, che ancora non conoscono Gesù, ha spinto numerose schiere di missionari a versare il loro sangue in sublime testimonianza di amore. Gesù è morto in Croce anche per quei fratelli lontani e così pure noi dobbiamo dare la vita per la loro salvezza.
San Francesco d'Assisi ebbe sempre una grande ansia missionaria. Egli stesso voleva recarsi tra i saraceni per annunziare il Vangelo; ma, non potendovi andare, nel 1219 egli inviò sei frati, i santi Berardo e compagni, missionari in Spagna e in Marocco. Arrivati a Siviglia i frati iniziarono a predicare Cristo ai saraceni, ma come risposta ebbero battiture e incarcerazione. I soldati di Cristo non si scoraggiarono, continuarono per la loro missione e raggiunsero il Marocco, sempre animati da questo grande amore per la salvezza delle anime. E qui trovarono la palma del martirio. Il sultano li rinchiuse in prigione e con torture e lusinghe cercò di far loro rinnegare Gesù Cristo. Ma essi non facevano che testimoniare con sempre maggior coraggio la verità del Vangelo, cosicché il sultano, preso da furore, spaccò loro di propria mano la testa a colpi di sciabola. San Francesco quando seppe dell'accaduto esclamò: «Ora io so di avere cinque veri frati!». Il sacrificio di questi martiri entusiasmò per l'Ordine Francescano un giovane portoghese, che più tardi divenne celebre in tutto il mondo: sant'Antonio di Padova.
Anche se non avremo la grazia di affrontare il martirio, tante volte troveremo molte difficoltà a compiere il bene. Non scoraggiamoci per questi ostacoli. Dio vede ogni nostro sacrificio, nulla è inutile ai suoi occhi. Anche le nostre sconfitte si cambieranno nelle più esaltanti vittorie, se opereremo sempre per amore di Dio e dei fratelli.
La seconda lettura ci parla della carità, la regina delle virtù. Il cristiano si dovrebbe riconoscere per tale proprio dalla carità. Ma si sa quanto sia facile parlarne e, invece, quanto sia difficile metterla in pratica. Bisogna essere caritatevoli nel pensare sempre bene di tutti, nel cogliere il lato positivo che vi è in tutti, nel giudicare bene. Si racconta come un giorno a san Francesco di Assisi portarono un sacerdote, che, al dire della gente, dava scandalo con la sua vita dissoluta. La gente sperava che san Francesco lo riprendesse aspramente. Al contrario, il Santo non diede retta alle chiacchiere, si mise in ginocchio davanti al sacerdote e disse: «Non so se quello che dicono sia vero, una cosa sola so: dalle mani del sacerdote io ricevo il perdono di Dio».
Se non siamo sicuri di una cosa non dobbiamo assolutamente dare dei giudizi avventati. Se invece abbiamo la certezza che qualcuno si sia comportato male pensiamo che certamente noi avremmo fatto molto peggio. Facciamo dunque come san Filippo Neri, il quale, quando si accorgeva che un fratello sbagliava in qualche cosa, si umiliava profondamente e diceva: «Se Dio non mi tenesse le mani in testa, io farei molto peggio». Dobbiamo evitare assolutamente le chiacchiere, che tanto offendono la carità fraterna. Si racconta che un giorno san Filippo Neri, a una donna che si era confessata di aver sparlato del prossimo, diede come penitenza di spennare una gallina, di gettare le piume al vento e poi di raccoglierle. La donna rispose che era impossibile raccogliere poi quelle piume disperse dal vento e il Santo soggiunse: «E così è impossibile rimediare a tutto il male che fai con le tue chiacchiere».
Dobbiamo essere caritatevoli nelle opere: fare il bene a tutti e farlo bene. Non sono tanto le parole a convertire i peccatori, ma è la carità ad attirare i cuori a Dio.
C'era una donna anziana molto malata e purtroppo senza fede, che continuava a lamentarsi e a bestemmiare. Tutti quelli che cercavano di curarla non ricevevano che insulti e parolacce e dopo poco tempo ci rinunciavano e la lasciavano sola. Alla fine solo una suora trovò il coraggio e la forza di assisterla ogni giorno e di non dare retta ai mille insulti con i quali era ripagata. Passavano le settimane e la malata iniziava a cambiare, a diventare più paziente, più buona, finché un giorno disse: «Ora so che Dio esiste, altrimenti chi ti ricompenserebbe per tutto il bene che mi stai facendo?». Ella giunse alla fede per la carità che vide nella suora.
Più saremo buoni e tanto più saremo un riflesso di Dio e così tanti nostri fratelli crederanno in Lui.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 31 gennaio 2016)

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