BastaBugie n°132 del 19 marzo 2010

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1 FACEBOOK CANCELLA BASTABUGIE
Ecco un chiaro esempio di come la dittatura del relativismo vieta ogni pensiero difforme dalla cultura dominante!
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
2 ECCO TUTTI I RETROSCENA DEL PASTICCIO DELLA PRESENTAZIONE DELLE LISTE E DEL CLAMOROSO AUTOGOL DELLA SINISTRA CHE PENALIZZA FINI E FAVORISCE BERLUSCONI

Autore: Fabio Bernabe - Fonte: Centro Culturale Lepanto
3 SECONDO I GIUDICI NESSUN DISAGIO PER I FIGLI DI GENITORI GAY

Fonte: Corrispondenza Romana
4 L'ABORTO HA FATTO NEL '900 PIU' MORTI DI HITLER E STALIN
(E oggi ne fa piu' del cancro, piu' dell'infarto, piu' degli incidenti stradali)
Autore: Massimo Pandolfi - Fonte: Il Resto del Carlino
5 ECCO PERCHE' L'UNITA', LA REPUBBLICA, LE TELEVISIONI E I GOVERNI OCCIDENTALI NON SI ACCORGONO DEL MASSACRO DEI CRISTIANI E CONFONDONO VITTIME E CARNEFICI

Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
6 PERCHE' LA CHIESA HA CONDANNATO IL COMUNISMO? QUATTRO PUNTI CHE VALE LA PENA DI RICORDARE E DI MEDITARE

Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Cesnur
7 IL CASO INTERESSANTE DELLE MALDIVE, DOVE GLI ECOLOGISTI ODIANO GLI ALBERI

Autore: Luigi Mariani - Fonte: Svipop
8 LE EVIDENTI CONTRADDIZIONI DI UNA CHIESA SPIRITUALISTA
Non si deve pensare alla civilta' cristiana, bensi' al debito estero, alla disoccupazione, ai flussi migratori, alla raccolta differenziata, ecc...
Fonte: I Tre Sentieri
9 OMELIA PER LA V DOMENICA TEMPO QUARESIMA - ANNO C - (Gv 8,1-11)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - FACEBOOK CANCELLA BASTABUGIE
Ecco un chiaro esempio di come la dittatura del relativismo vieta ogni pensiero difforme dalla cultura dominante!
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 16 marzo 2010

Purtroppo è accaduto quello che temevamo: BASTABUGIE è stato chiuso senza preavviso da parte di Facebook. In nome della democrazia si vieta la libertà di pensiero! Per continuare a ricevere BASTABUGIE coloro che erano iscritti a Facebook dovranno ora iscriversi alla newsletter tramite il nostro blog www.nobugie.splinder.com (purtroppo lo ha fatto per adesso solo il 10% degli iscritti al gruppo BASTABUGIE su Facebook).
Come sapete, BASTABUGIE è il servizio di informazione nato all'inizio del 2007 dall'iniziativa di alcuni giovani che si scambiavano delle email con gli articoli più interessanti trovati in internet. All'inizio l'invio raggiungeva poche persone, ma rapidamente il numero è cresciuto. Dopo qualche mese, BASTABUGIE è stato pubblicato nel blog già citato.
Nove articoli alla settimana che, grazie al lavoro volontario di alcune persone, riesce a fornire il servizio gratuitamente e senza conoscere pause durante l'anno, nemmeno d'estate.
Ad oggi 4.328 persone ricevono BASTABUGIE di cui 1.272 tramite Facebook. Ma queste quasi milletrecento persone (pari a quasi il 30% degli iscritti totali) il 15 marzo 2010 hanno avuto una brutta sorpresa. Facebook ha deciso all'improvviso e senza motivo di cancellare l'account di BASTABUGIE tanto che il gruppo è rimasto senza amministratori e quindi non è più possibile né aggiornare quella pagina, né inviare settimanalmente BASTABUGIE agli iscritti che lo avevano richiesto. In pratica è stato reso inutilizzabile!
Dal 30 gennaio 2009 eravamo su Facebook ed in più di un anno avevamo catalogato circa ottanta numeri di BASTABUGIE con un notevole dispendio di ore-lavoro. Tutto l'archivio è stato cancellato di colpo e non è più consultabile né recuperabile in nessun modo!
Del resto, già qualche settimana prima Facebook aveva cancellato altri account di persone a noi amiche che diffondevano le stesse idee che sono alla base di BASTABUGIE. Noi abbiamo sempre cercato di fare contro-informazione per rompere la monotonia della cultura dominante che inonda televisioni e giornali dei soliti dogmi che ci ripetono da quando andiamo a scuola. Abbiamo sempre creduto nella verità e nella possibilità di esprimere liberamente la nostra opinione.
Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che Facebook ci abbia cancellato perché, secondo le loro regole, gli account devono avere come riferimento persone fisiche e non associazioni. Ma questa motivazione non regge per due motivi: primo perché ci sono moltissimi account che chiaramente non sono persone. Secondo motivo è che i nostri amici cancellati improvvisamente dall'oggi al domani erano tutti con il loro nome e cognome. Quindi evidentemente non è questo il motivo. Molto più plausibile è l'ipotesi (per ora non verificata e probabilmente non verificabile) che un agguerrito gruppo organizzato appartenente al mondo gay abbia segnalato a Facebook i contenuti "politicamente scorretti" di BASTABUGIE. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che i nostri amici cancellati avevano tutti espresso opinioni chiare e controcorrente sull'omosessualità e cioè, pur senza offendere nessuno, hanno dichiarato di credere che l'omosessualità è un comportamento contro natura (del resto molto semplice da riscontrare in quanto la natura umana prevede la procreazione solo dall'unione tra un uomo e una donna). Ovviamente l'articolo di BASTABUGIE n. 129 sul (finto) uomo che partorisce era un facile bersaglio per chi voleva far chiudere il nostro gruppo.
Così, mentre in televisione e sui giornali, Facebook appare per il gruppo chiuso perché inneggiava a un tiro al bersaglio contro i bambini down, la realtà è che proliferano i gruppi osceni o che calunniano il pensiero della Chiesa o offendono pesantemente il Papa o il comune sentire dei cristiani, mentre vengono chiusi gruppi come il nostro che non ha offeso nessuno e non ha inneggiato a nessun tiro al bersaglio.
E' molto interessante vedere che coloro i quali ci accusano di essere dogmatici e che dovremmo rispettare le opinioni di chi la pensa diversamente da noi, sono poi gli stessi che non tollerano chi prova a dire qualcosa di diverso da loro.
Del resto qui siamo al nocciolo del problema: il relativismo è contraddittorio.
Noi che affermiamo che una verità esiste, siamo contrastati in nome del libero pensiero. Libero pensiero che però non tollera chi la pensa diversamente. Ecco la contraddizione del relativismo, il quale afferma che non esiste nessuna verità. Eppure proprio in quel momento sta affermando una verità mostrando la propria contraddittorietà! Afferma che non devono esistere dogmi e mentre dice così afferma proprio un dogma! Dice che bisogna rispettare il pensiero di tutti e proprio mentre fa questa affermazione non rispetta, anzi combatte, chi ha un pensiero diverso (cioè chi afferma che esistono pensieri giusti e pensieri sbagliati, cioè valutabili con oggettività).
Insomma Facebook ha dimostrato che esiste davvero la "dittatura del relativismo", come già denunciato dal cardinale Ratzinger il 18 aprile 2005. Così si esprimeva colui che di lì a poco sarebbe stato eletto Papa: "Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie".
Alla persona superficiale la definizione "dittatura del relativismo" appare perlomeno strana. Una dittatura opprime la libertà di pensiero, mentre il relativismo è visto come sinonimo di libertà: io la penso come voglio, tu la pensi come vuoi, quindi ognuno ha la sua verità e può esprimerla liberamente. Mentre abbiamo visto che il relativismo si comporta come i peggiori dittatori. Nessuno deve esprimere idee diverse dal dittatore, altrimenti deve essere cancellato.
Fecebook ha cancellato BASTABUGIE, ma noi non ci fermiamo!
Lo sapevamo in anticipo di essere scomodi, ma la gloria di questo mondo non ci interessa. Ci interessa fare un servizio alla verità e siamo pronti al sacrificio. Siamo pronti ogni volta che tenteranno di cancellarci, a ripartire dall'inizio se necessario. Noi non vogliamo più essere costretti ad ascoltare solo le bugie della cultura dominante. Vogliamo pensare con la nostra testa senza i paraocchi che ci impongono.
Cari amici, non perdiamoci d'animo e facciamo di tutto per diffondere un po' di luce in questo mondo. Il vostro sostegno ci è prezioso per andare avanti. Consigliate a tutti i vostri amici di iscriversi a BASTABUGIE dicendo loro quanto è importante questo servizio, sottolineando che è gratuito.
A tutti coloro di cui avete l'email inviate il seguente link per l'iscrizione:
http://debe.emailsp.net/frontend/forms/Form1.aspx?idList=6
W la libertà! W la verità! Basta bugie!

Fonte: Redazione di BastaBugie, 16 marzo 2010

2 - ECCO TUTTI I RETROSCENA DEL PASTICCIO DELLA PRESENTAZIONE DELLE LISTE E DEL CLAMOROSO AUTOGOL DELLA SINISTRA CHE PENALIZZA FINI E FAVORISCE BERLUSCONI

Autore: Fabio Bernabe - Fonte: Centro Culturale Lepanto, 15 marzo 2010

Il “Corriere della Sera”, autorevole voce del laicissimo establishment cultural finanziario italiano, dava un giudizio univoco sul significato politico dell’elezione del Presidente della Regione Lazio fino a pochi giorni prima del cd. “pasticcio” della presentazione della lista PDL a Roma.
Un “pasticcio” che comunque non si sarebbe dato se non vi fosse stato l’intervento di militanti della Lista Bonino e, a seguire, di un magistrato che successivamente ha ricevuto i giornalisti del TG 3 in uno studio dei palazzi giudiziari nel quale le telecamere del TG 3 hanno documentato la presenza di un quadro con l’effige del “Che” Guevara.
Secondo gli analisti di questo establishment dichiaratamente anti italiano (la necessità di avere a Palazzo Chigi un Presidente del Consiglio “anti italiano” è dichiarata in un articolo di Piero Ostellino del 5 novembre 2009 sul “Corriere della Sera”), la quasi certa vittoria della Poverini avrebbe fatto della Regione Lazio un laboratorio politico della “destra” postberlusconiana di Fini, alleata a Casini e a Massimo D’Alema, come testimoniato dalla presenza dell’UDC fra le liste di sostegno alla Polverini e dalla scelta della candidata di dare la regia della propria campagna elettorale in mano al dalemiano Claudio Velardi.
Questa “destra” postberlusconiana, che si affretta a dichiarare, per bocca della finiana direttrice de “Il Secolo d’Italia” Flavia Perina, che “dire ‘destra’ o ‘sinistra’ non ha più senso” e che si autodefinisce “riformista, pragmatica, postideologica, laica e modernizzatrice”, insomma “à la page”, piace molto all’establishment culturalfinanziario (anti)italiano, che la oppone a Silvio Berlusconi, reo di essere un “arci-italiano”, un populista, ossia di curarsi più del consenso del Popolo Italiano, che teoricamente in una Democrazia dovrebbe essere il soggetto sovrano, che del consenso dei vari “poteri forti” italiani ed internazionali.
La felix culpa di malaccorti militanti di base della Sinistra, non al corrente dei machiavellismi dei vertici, ha di nuovo bloccato l’attacco a Berlusconi, allo stesso modo in cui un esaltato della stessa base di Sinistra armato di un Duomo in miniatura bloccò inconsapevolmente, come ebbe a lamentarsi il medesimo “Corriere della Sera”, il primo tempo dell’assalto portato nel 2009 con l’ausilio dell’”Economist”, del “Financial Times” e di altri mezzi di comunicazione di massa controllati dall’establishment.
L’eliminazione della lista PDL del collegio elettorale romano, farcita di finiani di peso, ha lasciato sotto shock il fronte laico e riformista, e dato al “populista arci-italiano” l’occasione di prendere in mano le elezioni nel Lazio e cambiare letteralmente il senso politico della situazione.
Coerentemente al suo stile, il “populista arci-italiano” ha chiamato gli elettori alla “scelta di campo” allo scontro frontale con la visione del mondo di Emma Bonino, una donna che al contrario dell’incolore Polverini, scivolata dal tiepido sostegno di Fini al possente abbraccio di Berlusconi, ha un cuore ed una mente Radicali, ha provati e potenti alleati come George Soros e le sue milionarie fondazioni, insomma è in grado di dare una impronta profonda all’attività della Regione Lazio nei vasti campi d’azione che la riforma federalista fatta anni fa dal CentroSinistra ha riservato ai poteri regionali.
E’ vero che la pseudo Destra postberlusconiana ha ideali e (dis)valori perfettamente sovrapponibili a quelli pannelliani, e perciò ha perfettamente centrato il problema politico Ilvo Diamanti, corsivista de “la Repubblica”, quando il 14 marzo 2010, dopo aver ricordato che “anche in questa occasione, dunque, le elezioni ‘regionali’ hanno assunto un significato politico ‘nazionale’” avverte che con la manifestazione del 20 marzo il PDL marcia contro se stesso, ossia è una manifestazione della Destra populista ed arci-italiana, cioè Cattolica, familista, ostile alla droga ed al matrimonio omosessuale, oggi guidata da Berlusconi, contro la Sinistra ma anche contro la pseudoDestra filo-establishment, una “destra civile” guidata da “un leader più amato dagli elettori dell’opposizione che da quelli del suo partito”.
E’ per questo valore nazionale della manifestazione e delle elezioni nella Regione Lazio che il Presidente della Camera ha dichiarato che per definire l’idea della manifestazione ci vorrebbe una parolaccia volgare e che Giuliano Ferrara, ambiguo direttore de “Il Foglio Quotidiano”, in prima pagina il 12 marzo 2010 fa propri i dubbi di chi definisce l’idea “una tremenda cazzata”.
E’ per lo stesso motivo che autorevoli esponenti dell’establishment (anti)italiano, come i dirigenti della Fondazione ItaliaFutura, promossa da Luca Cordero di Montezemolo, lanciano, nel Corriere della Sera del 12 marzo 2010,  un appello all’astensione dal voto, perché secondo gli ambienti dell’establishment è dannoso votare Berlusconi, il quale gridando “al complotto comunista (e delle élite) (…) rende impossibile l’assunzione di scelte di fondo per il futuro del nostro Paese”.
Possiamo non cogliere l’occasione di lanciare il nostro voto contro coloro che vogliono omologare la Destra ad un laicismo materialista e nemico dei legittimi interessi degli Italiani?

Fonte: Centro Culturale Lepanto, 15 marzo 2010

3 - SECONDO I GIUDICI NESSUN DISAGIO PER I FIGLI DI GENITORI GAY

Fonte Corrispondenza Romana, 5 Febbraio 2010

Una lesbica può essere una buona madre che cresce i suoi figli secondo «uno schema tipicamente familiare». Lo stabilisce un provvedimento del tribunale dei minorenni di Milano. La vicenda riguarda due fratellini di 9 e 7 anni concepiti con l’inseminazione artificiale da una donna che ha una relazione con un’altra donna. Nel 2003 la madre naturale si separa dalla compagna e va a vivere con un’altra donna. Per un po’ i figli continuano a incontrare periodicamente l’ex della mamma. Ma poi quest’ultima si oppone: gli incontri, dice, causano nervosismo e aggressività nei due bambini.
La ex invoca il diritto di visita e fa ricorso. Il tribunale dei minorenni lo respinge: solo i genitori possono avanzare una richiesta di questo tipo e lei non lo è. I giudici esprimono due preoccupazioni: che i piccoli avvertano una confusione di ruoli e che l’interruzione dei rapporti con la ex compagna della madre li possa far soffrire. Trasmette così gli atti alla procura minorile che ordina una consulenza tecnica. I periti constatano l’adeguatezza della madre come genitrice ma ritengono che l’interruzione dei rapporti con l’altra donna non li turbi. «Il tribunale – spiega Marzia Simonato, l’avvocato della madre naturale – ha riconosciuto che un genitore omosessuale può essere un buon genitore». Intanto i due bambini hanno conosciuto il loro padre biologico, legato a un altro uomo.

Fonte: Corrispondenza Romana, 5 Febbraio 2010

4 - L'ABORTO HA FATTO NEL '900 PIU' MORTI DI HITLER E STALIN
(E oggi ne fa piu' del cancro, piu' dell'infarto, piu' degli incidenti stradali)
Autore: Massimo Pandolfi - Fonte: Il Resto del Carlino, 03/03/2010

Hitler? Stalin? Mussolini? I tagliagola africani o talebani? I terremoti? La guerra mondiale? Hiroshima?No, cari amici: il vero sterminio dell'ultimo secolo non è stato firmato dai signori o dagli eventi sopracitati, ma dall'aborto reso legale. Dall'aborto che diventa un diritto della donna, non più un tragico epilogo (di una vita umana) da cercare in tutti i modi - a suon di carezze, certo - di fermare. I numeri usciti nei giorni scorsi sono terrificanti: con 2milioni 863mila 649 aborti praticati e censiti ogni anno in Europa (più di un milione e 200mila nella sola Ue), nel nostro continente l'aborto sta diventando la principale causa di morte. Più del cancro. Più dell'infarto. Più degli incidenti stradali (in 12 giorni viene soppresso un numero di embrioni, che io preferisco chiamare bambini, pari a quelli dei morti in incidenti stradali lungo l'intero anno).Volete ulteriore dati? In Europa si praticano 6.468 aborti al giorno, 327 ogni ora, 1 ogni 11 secondi. Quando avrete finito di leggere queste poche righe, almeno a tre bambini  sarà stato impedito di nascere. Si dirà: ma l'aborto è sempre esistito. Certo. E sempre esisterà, temo. Ma il punto della questione è un altro: l'uomo moderno ha deciso di istituzionalizzarla l'interruzione di gravidanza. Hanno cominciato i regimi totalitari, poco alla volta ci siamo adeguati tutti. E allora, io non ce la faccio a non stupirmi e a non piangere di fronte a 3milioni di bambini che non facciamo nascere in Europa ogni anno. Morti ammazzati, posso dirlo? E attenti bene, non chiedo la testa degli 'assassini' (ci sono tante mamme, tanti uomini, che hanno solo bisogno di un aiuto, di misericordia). Chiedo solo di riflettere bene su quanto stiamo facendo.

Fonte: Il Resto del Carlino, 03/03/2010

5 - ECCO PERCHE' L'UNITA', LA REPUBBLICA, LE TELEVISIONI E I GOVERNI OCCIDENTALI NON SI ACCORGONO DEL MASSACRO DEI CRISTIANI E CONFONDONO VITTIME E CARNEFICI

Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 9 marzo 2010

Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani continua in modi nuovi. E non parlo solo delle persecuzioni dei regimi comunisti o di quelli islamici.
Nei giorni scorsi, per esempio, in India, quindi in uno dei pochi stati democratici dell’Asia, sono stati arrestati centinaia di cristiani e addirittura tre vescovi cattolici, rei di aver promosso una marcia pacifica di 800 chilometri per sensibilizzare le autorità contro le discriminazioni ai danni dai “dalit” cristiani.
I “dalit”, cosiddetti “fuori casta” o “intoccabili”, sono quei 300 milioni di indiani che in base alla teologia induista da secoli sono considerati nulla e non hanno diritti.
Ebbene, i dalit convertiti al cristianesimo sono ancora più diseredati e discriminati degli altri, proprio perché cristiani. Alla pacifica richiesta di giustizia e uguaglianza da parte della Chiesa le autorità rispondono col pugno di ferro.
Questa vicenda però non buca le pagine delle cronache. Bisogna che scorra sangue cristiano – come l’anno scorso, proprio in India, nello stato dell’Orissa, con i feroci pogrom di fondamentalisti indù contro i cristiani – perché i perseguitati cristiani possano essere un po’ considerati dai nostri mass media.
Ma anche in questo caso c’è modo e modo. Ieri, per esempio, dalla Nigeria è arrivata la notizia di 300 cristiani (perlopiù donne e bambini) ammazzati da islamici a colpi di machete nel villaggio di Dogo Nahawee (poi si è appreso che le vittime sono almeno 500).
Su alcuni giornali – compreso il Corriere della sera – la notizia del massacro è stata data per quello che è, in quanto da qualche anno si è cominciato ad aprire gli occhi: ricordo che quando, dieci anni fa, pubblicai il mio libro-denuncia sul martirio in corso dei cristiani (“I nuovi perseguitati”, edizioni Piemme), molti colleghi, anche autorevoli direttori (ricordo  in particolare Paolo Mieli), mi confessarono il loro stupore per un fenomeno che neanche avevano mai immaginato.
Ma c’è chi continua a disinteressarsene e privilegia la propria ostilità pregiudiziale. Così l’Unità ieri ha dedicato al massacro Doko Nahawee una breve e remota notiziola presentandola con questo titolo: “Nigeria. Oltre 100 morti in disordini tra musulmani e cristiani”.
Una mattanza di cristiani, perpetrata a freddo, diventa un generico “disordine” dove non sembrano esserci né vittime né carnefici.
In questo modo ovviamente non si comprende nulla nemmeno del quadro geopolitico generale, dove un vasto tentativo di islamizzazione dell’Africa da parte dei Paesi arabi trova spesso un sorprendente alleato nella Cina interessata al petrolio. Connubio evidente in Sudan.
Ma anche il genocidio del Sudan, dove il regime islamista del Nord per venti anni ha massacrato le popolazioni cristiane e animiste del Sud per imporre la sharia, facendo circa due milioni di vittime, può essere rappresentato come un generico scontro fra cristiani e musulmani, in quanto i cristiani col tempo hanno organizzato una loro resistenza al genocidio.
E in effetti talora si è rappresentata la situazione sudanese così, come un’interminabile serie di scontri fra musulmani e cristiani.
In realtà, per capire cos’è il Sudan basti riportare una dichiarazione di Peter Hammond, direttore di Frontline Fellowship, intervistato da WorldNetDaily (27.5.2001): “Qualche tempo fa, la Corte Suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati, cioè di persone che erano musulmane praticanti e che si sono convertite al cristianesimo, è costituzionale. E questo (sudanese) è lo Stato che ha rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”
Ma – per tornare alla Nigeria – ieri c’è pure chi ha fatto peggio dell’Unità. La Repubblica, addirittura in prima pagina, ha titolato alla maniera dell’Unità, confondendo vittime e carnefici: “Nigeria, massacro infinito tra cristiani e musulmani”.
Poi l’articolo di Guido Rampoldi, che stava sotto, ha superato l’Unità, perché non si è limitato a scolorire il macello del giorno, contro i cristiani, in una indefinita sequela di disordini e di scontri. Ha fatto molto di più. Ha realizzato un reportage dove si rappresentano i cristiani (soprattutto loro) nella parte dei feroci carnefici.
E com’è possibile, visto che le 300 vittime di Dogo Nahawee sono cristiane? Semplice. Rampoldi non fa un reportage da lì, dov’è la notizia del giorno, ma da Kuru Karama, dove due mesi fa vi è stato un assalto di cristiani con vittime musulmane.
Ora, che la Nigeria sia un paese diviso a metà fra cristiani e musulmani e che molti cristiani abbiano cominciato a rispondere alla violenza con la violenza, è purtroppo vero. E le violenze sono tutte egualmente da condannare: i vescovi cattolici infatti non si stancano di implorare i fedeli di non rispondere agli attacchi con le armi.
Ma la scelta di Repubblica è davvero singolare, perché il fatto del giorno, secondo le più elementari leggi del giornalismo, è l’eccidio di cristiani avvenuto a Doko Nahawee.
E fa una certa impressione che il reportage di Rampoldi liquidi il massacro, ancora caldo, di trecento o “forse cinquecento” cristiani in tre righe tre, rappresentando poi per tutta la pagina i cristiani come sanguinari sterminatori.
In genere sui mass media quello che si vuole evitare di vedere e di riferire è che in tutti i paesi islamici i cristiani e le altre religioni sono discriminate e perseguitate, mentre da nessuna parte i cristiani perseguitano i musulmani.
Dove sta il problema? Nell’establishment intellettuale dell’Occidente che pretende di vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e che non sopporta di riconoscerli come vittime.
E’ il pregiudizio anticristiano – soprattutto anticattolico – che ha impedito finora di accorgersi di una clamorosa e dolorosa verità: che, cioè, i cristiani (e specialmente i cattolici), negli ultimi 50 anni, sono stati e sono il gruppo umano più discriminato del pianeta, perché sono perseguitati sotto tutti i regimi e a tutte le latitudini, mentre loro non perseguitano alcuna religione o ideologia, ma, anzi, con un esercito pacifico di missionari e opere di carità, aiutano tutti i sofferenti e i diseredati, dovunque, di qualsiasi credo o idea o etnia, senza nulla chiedere in cambio.
Solo per amore. Chi altro predica e testimonia l’amore e l’amore anche per i nemici?
Uno dei pochi coraggiosi intellettuali a denunciare questa assurda situazione dei cristiani è stato lo scrittore ebreo-americano Michael Horowitz in un suo memorabile scritto nel libro di Paul Marshall e Lela Gilbert, Their Blood cries out (Dallas 1997).
Horowitz afferma che per governi e mass media l’idea che i Cristiani siano oggi delle vittime “semplicemente non è concepibile. Armati della conoscenza dei peccati commessi nel nome della Cristianità e orrendamente inconsapevoli del ruolo fondamentale della Cristianità nella storia dell’Occidente, le élite dei giorni nostri sono indotte a pensare ai Cristiani come coloro che perseguitano, non come le vittime”.
Così “un’élite intellettuale che nei suoi interventi ha avuto a cuore i Buddisti del Tibet, gli Ebrei della passata Unione Sovietica e i Musulmani di Bosnia, trova facile respingere l’idea che i Cristiani possano essere egualmente vittime”.
E quando nella cronaca tracima il loro sangue, si può sempre parlar d’altro o confondere le acque. Perché in fondo nemmeno i cattolici conoscono veramente le dimensioni della persecuzione alla Chiesa. E difficilmente si attivano per aiutare i propri perseguitati.
Alla fine però resta sempre in sospeso un  inquietante interrogativo: perché, nel mondo, tanto odio contro i cristiani?
E perché, in Italia, la Sinistra giornalistica e politica è così acrimoniosa contro la Chiesa e ostile ai cattolici, se poi pretende di avere il loro consenso e il loro voto?

Fonte: Libero, 9 marzo 2010

6 - PERCHE' LA CHIESA HA CONDANNATO IL COMUNISMO? QUATTRO PUNTI CHE VALE LA PENA DI RICORDARE E DI MEDITARE

Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Cesnur, 10 dicembre 2009

Il regnante Pontefice ha un’attenzione tutta particolare agli anniversari, di cui fa continua occasione di una pedagogia attenta alla continuità della Chiesa e del Magistero nella storia. Il 5 dicembre 2009 Benedetto XVI ha ricordato il venticinquesimo anniversario dell’istruzione Libertatis nuntius da lui firmata nel 1984 come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui condannava la teologia della liberazione e l’«assunzione acritica fatta da alcuni teologi di tesi e metodologie provenienti dal marxismo. Le sue conseguenze più o meno visibili fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia si fanno sentire ancora oggi creando […] grande sofferenza» (Benedetto XVI, Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione SUL 3 e SUL 4) in visita «ad Limina Apostolorum», del 5-12-2009). Parlando – e la circostanza non è poco significativa – a vescovi del Paese in cui più danni ha fatto la teologia della liberazione, il Brasile, il Papa ha aggiunto: «Supplico quanti in qualunque modo si sentissero attratti, coinvolti o raggiunti nel loro intimo da certi principi ingannatori della teologia della liberazione perché si confrontino nuovamente con la citata Istruzione, accogliendo la luce benigna che essa offre con la mano tesa; a tutti ricordo che “la ‘regola suprema della propria fede’ (cattolica) proviene dall'unità che lo Spirito ha posto tra la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa in una reciprocità tale per cui i tre non possono sussistere in maniera indipendente” ([Giovanni Paolo II, 1978-2005,] Fides et Ratio [1998], 55)».
La Chiesa – come ricordava Papa Pio XI (1922-1939) nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937 (n. 4) – ha condannato il comunismo già prima che fosse pubblicato, nel 1848, il Manifesto del Partito Comunista, precisamente nel 1846 con l’enciclica Qui pluribus del Beato Pio IX (1846-1878). La stessa Divini Redemptoris – pubblicata cinque giorni dopo l’enciclica sul nazional-socialismo Mit brennender Sorge per evitare l’uso propagandistico della condanna dell’avversario da parte dell’uno come dell’altro regime – costituisce la più articolata analisi del fenomeno comunista da parte della Chiesa. Ma i documenti sono letteralmente centinaia, e l’istruzione Libertatis nuntius, del 6 agosto 1984, è particolarmente importante.
Questo documento infatti aiuta a rispondere alla domanda fondamentale: perché la Chiesa ha condannato il comunismo? Le risposte «perché insegna e diffonde l’ateismo» e «perché perseguita la Chiesa» non sono di per sé sbagliate, ma sono inadeguate e incomplete. Dall’istruzione Libertatis nuntius – letta, come si deve sempre fare, in tutto il contesto del Magistero sul comunismo – emergono quattro punti che vale la pena di ricordare e di meditare.
(1) IL COMUNISMO È UN SISTEMA INTRINSECAMENTE PERVERSO, PER SUA NATURA ANTI-RELIGIOSO E CONTRO L’UOMO.
Va sicuramente di moda oggi – a fronte, è vero, di un involgarimento delle dottrine politiche – riconoscere al comunismo almeno una certa coerenza interna ed eleganza di sistema. È un giudizio che si sente enunciare anche da cattolici e da uomini di Chiesa. Non tutto è falso in questo riconoscimento. Ma c’è il rischio che faccia dimenticare l’essenziale: il comunismo è «intrinsecamente perverso» (Divini Redemptoris, n. 58), e non lo è per caso, per circostanze storiche, per malvagità individuale di qualcuno. Le atrocità del comunismo non sono «un fenomeno transitorio solito ad accompagnarsi a qualunque grande rivoluzione, isolati eccessi di esasperazione comuni ad ogni guerra; no, sono frutti naturali del sistema» (ibid., n. 21).
Due elementi tra loro strettamente collegati, «l’ateismo e la negazione della persona umana, della sua libertà e dei suoi diritti, sono centrali nella concezione marxista» (Libertatis nuntius, n. 9). «Il disconoscimento della natura spirituale della persona porta a subordinare totalmente quest’ultima alla collettività e a negare, così, i principi di una vita sociale e politica conforme alla dignità umana» (ibidem). Né varrebbe obiettare che esistono diversi marxismi, che il marxismo di questo o quel partito o pensatore è diverso e più «moderato». «È vero che il pensiero marxista fin dai suoi inizi, ma in maniera più accentuata in questi ultimi anni, si è diversificato per dare vita a varie correnti che divergono considerevolmente le une dalle altre. Nella misura in cui restano realmente marxiste, queste correnti continuano a ricollegarsi ad un certo numero di tesi fondamentali incompatibili con la concezione cristiana dell’uomo e della società» (ibid., n. 8).
(2) IL COMUNISMO È UN BLOCCO: NON SI PUÒ SEPARARE IL MATERIALISMO STORICO DAL MATERIALISMO DIALETTICO
Benché uno dei fondatori della «teologia della liberazione», padre Clodovis Boff O.S.M., in un articolo autocritico del 2007 che ha fatto molto rumore («Teologia da Libertação e volta ao fundamento», Revista Eclesiástica Brasileira, vol. 67, n. 268, ottobre 2007, pp. 1001-1022), abbia sostenuto che questa teologia ha portato lentamente ma inesorabilmente i suoi più conseguenti promotori verso l’ateismo, la maggioranza dei simpatizzanti cattolici del marxismo non si dichiara atea. Afferma di rifiutare nel marxismo il materialismo dialettico – cioè la filosofia atea – e di accettare il materialismo storico, cioè l’analisi economica e sociale. Sostiene non solo che questa analisi è utile ma che, una volta separato dal materialismo dialettico, il materialismo storico potrebbe dare frutti positivi e sfuggire a quelle conseguenze negative che si sono manifestate nei regimi comunisti, le quali dipenderebbero dagli elementi filosofici e non dalla teoria economica e sociale. Ma in realtà, come insegna Papa Paolo VI (1897-1978) nella lettera apostolica del 1971 Octogesima adveniens (n. 34), non è possibile separare materialismo storico e materialismo dialettico, analisi e ideologia: «sarebbe illusorio e pericoloso giungere a dimenticare l’intimo legame che tali aspetti radicalmente unisce, accettare gli elementi dell’analisi marxista senza riconoscere i loro rapporti con l’ideologia».
Spiega la Libertatis nuntius, nel linguaggio filosofico rigoroso che è tipico del cardinale Ratzinger: «il pensiero di [Karl] Marx [1818-1883] costituisce una concezione totalizzante del mondo nella quale numerosi dati di osservazione e di analisi descrittiva sono integrati in una struttura filosofico-ideologica, che predetermina il significato e l’importanza relativa che si riconosce loro. Gli a priori ideologici sono presupposti alla lettura della realtà sociale. Così la dissociazione degli elementi eterogenei che compongono questo amalgama epistemologicamente ibrido diventa impossibile, per cui mentre si crede di accettare solo ciò che si presenta come un’analisi, si è trascinati ad accettare la stessa filosofia o ideologia» (Libertatis nuntius, n. 6).
(3) ANCHE IL MATERIALISMO STORICO, IPOTETICAMENTE SEPARATO DAL MATERIALISMO DIALETTICO, È INTRINSECAMENTE PERVERSO, È UNA RICETTA NON PER LA GIUSTIZIA MA PER L’OPPRESSIONE E LA VERGOGNA
La risposta alla domanda «è possibile separare il materialismo storico dal materialismo dialettico?» è negativa. Ma immaginiamo per un momento una realtà parallela in cui questa separazione fosse possibile. Il giudizio del Magistero sul materialismo storico – accompagnato da una filosofia non atea, anzi eventualmente favorevole alla religione o anche dichiaratamente cristiana – sarebbe per questo positivo? Niente affatto. La Chiesa Cattolica non difende solo la religione contro l’ateismo. Insegna pure una dottrina sociale, che è parte integrante del suo Magistero, in base alla quale il comunismo – anche se fosse possibile esaminarlo prescindendo dall’ateismo – è, nei suoi aspetti economici e sociali, una ricetta per l’oppressione e per la miseria.
Quello che è successo nei Paesi comunisti non è – insegna Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi del 2007 – il risultato di una cattiva interpretazione di Marx. Al contrario, rivela «l'errore fondamentale di Marx», il quale «supponeva semplicemente che con l'espropriazione della classe dominante, con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme. Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l'uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l'uno per l'altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, [Vladimir Il’ic] Lenin [1870-1924] dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessuna indicazione sul come procedere. Sì, egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa “fase intermedia” la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé una distruzione desolante» (Spe salvi, n. 21).
Distruzione, dunque, e vergogna. Scrive la Libertatis nuntius: «Milioni di nostri contemporanei aspirano legittimamente a ritrovare le libertà fondamentali di cui sono privati da parte dei regimi totalitari e atei che si sono impadroniti del potere per vie rivoluzionarie e violente, proprio in nome della liberazione del popolo. Non si può ignorare questa vergogna del nostro tempo: proprio con la pretesa di portare loro la libertà, si mantengono intere nazioni in condizioni di schiavitù indegne dell’uomo. Coloro che, forse per incoscienza, si rendono complici di simili asservimenti tradiscono i poveri che intendono servire» (Libertatis nuntius, n. 10).
(4) IL COMUNISMO NON NASCE DA UNA NOBILE LOTTA CONTRO L’INGIUSTIZIA, MA DA UN VIZIO MORALE E IDEOLOGICO
Si sente spesso dire che almeno nel comunismo sarebbe positivo il momento esigenziale di lotta per la giustizia di fronte alla miseria e allo sfruttamento. Come si è visto, il Magistero fa notare che il comunismo ha provato storicamente di non risolvere il problema della miseria ma di aggravarlo. Il momento esigenziale esiste sicuramente in alcuni militanti e simpatizzanti ingenui. Non è però alle origini dell’ideologia, che nasce da un vizio di carattere morale: con le premesse del marxismo «viene messa radicalmente in causa la natura stessa dell’etica. Infatti, nell’ottica della lotta di classe viene implicitamente negato il carattere trascendente della distinzione tra il bene e il male, principio della moralità» (ibid., n. 9). Dove viene meno la moralità s’instaura il vizio. E il vizio non nasce dai problemi reali dei poveri, li sfrutta. Sul punto si era già espresso correttamente lo storico comunista, poi ex-comunista, Arthur Rosenberg (1889-1943): «Marx non si rifece […] dal proletariato, dai suoi bisogni e dalle sue sofferenze, dalla necessità di liberarlo, per trovare poi, come unica via della salvezza del proletariato, la Rivoluzione. Al contrario, egli camminò proprio all'inverso […]. Nel cercare la possibilità della Rivoluzione, Marx trova il proletariato» (Storia del Bolscevismo, trad. it., Sansoni, Firenze 1969, p. 3).
I teologi della liberazione cattolici – che, come afferma il Papa nel 2009, continuano a fare danni oggi – partono dunque da giudizi completamente sbagliati sul comunismo. Le conseguenze della loro azione nella Chiesa sono state e sono «ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia». Tra le righe si legge anche una critica di tanti vescovi ibero-americani (e non solo), colpevoli – per dire il meno – di omessa vigilanza. E il Papa conclude con una impressionante «supplica» a quanti sono ancora coinvolti nei «principi ingannatori» della teologia della liberazione perché si ravvedano, smettano di proporre idee che hanno avuto e hanno conseguenze distruttive per la Chiesa e per la società, e tornino ad accogliere in modo ubbidiente e fedele il Magistero. La storia recente induce purtroppo a dubitare dell’accoglienza che i sostenitori della teologia della liberazione sapranno fare alla mano che tende loro il Papa. Ma la speranza cristiana è più forte anche della «vergogna del nostro tempo».

Fonte: Cesnur, 10 dicembre 2009

7 - IL CASO INTERESSANTE DELLE MALDIVE, DOVE GLI ECOLOGISTI ODIANO GLI ALBERI

Autore: Luigi Mariani - Fonte: Svipop, 16 gennaio 2010

I protagonisti di questo articolo sono Mohamed Nasheed, presidente delle Maldive, Nils-Axel Morner, professore svedese e un albero.
Il presidente delle Maldive è assurto ad una fama effimera perché il 17 ottobre scorso ha tenuto un consiglio di gabinetto sott’acqua con lo scopo di rendere evidente al mondo il rischio che le sue isole correrebbero di venire sommerse dalla crescita di livello degli oceani  provocata dal Global Warming.
Meno noto al grande pubblico è Nils-Axel Morner, professore svedese con un curriculum scientifico di grande rilievo. Morner ha avuto a che fare con le Maldive perché vi ha condotto un decennio orsono un’indagine scientifica per verificarvi il comportamento del livello marino.
Poco noto al grande pubblico è anche l'albero in questione. Il fatto è che il professor Morner usava questo albero per spiegare il comportamento del livello delle acque. Il problema è che la sola presenza di questo albero smentiva tutti gli allarmi sulla crescita dei mari. In una intervista del 2007 il professor Morner ha denunciato un fatto sconcertante. Da anni alle Maldive, in vicinanza della linea di costa, viveva indisturbato un albero (qui in una foto dello stesso Morner) che era utile a Morner stesso per suffragare le sue tranquillizzanti considerazioni in merito alla scarsa variabilità del livello marino in quei lidi.
L'ALBERO TAGLIATO DAGLI ECOLOGISTI ALLE MALDIVE
A causa di testimonianze legate al passato di colonia penale che avevano le Maldive, si sapeva che quell'albero era lì sulla costa almeno già dagli anni '50. Ci fosse stato anche un leggero innalzamento del livello marino, in 50 anni sarebbe finito sott'acqua. E invece all'inizio del Terzo millennio l'albero era ancora lì, allo stesso punto di 50 anni prima. Una cosa intollerabile per chi sull'innalzamento degli oceani ci campa, ideologicamente ed economicamente. Così nel 2003 arrivarono alle Maldive alcuni attivisti australiani della lotta al cambiamento climatico ed abbatterono l’albero, colpevole di essere la prova vivente del mancato  innalzamento del livello del mare.
RIUNIONE SUBACQUEA DEL GOVERNO DELLE MALDIVE
Il professor Morner non ha comunque rinunciato alla sua personale battaglia per la verità, E quando ha visto le immagini della riunione subacquea del governo delle Maldive, Morner ha deciso di scrivere una lettera aperta al presidwente Nasheed, che riproduciamo integralmente in versione tradotta (qui l'originale in inglese):
LETTERA APERTA AL Presidente Mohamed Nasheed delle Maldive, 20 ottobre 2009
MITTENTE: Nils-Axel Mörner, Stoccolma, Svezia
Capo dell’Istituto di Geofisica e Geodinamica all’Università di Stoccolma (1991-2005)
Presidente della Commissione INQUA sulle variazioni del livello del mare e l’evoluzone costiera (1999-2003),
Leader delle Maldive Sea Level Project (dal 2000)
Presidente del progetto INTAS su Geomagnetismo e clima (1997-2003)
Signor Presidente,
Lei ha recentemente organizzato una riunione di gabinetto sottomarino tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale circa l'idea che il livello dell’oceano è in aumento e quindi rischia di sommergere le Maldive. Questa proposizione non è fondata su dati osservativi e tantomeno su valutazioni scientifiche. Pertanto non posso che dichiararmi molto sorpreso per questa azione di protesta ed intendo contestare  il messaggio sottinteso a una tale iniziativa.
Nel 2001, quando il mio gruppo di ricerca ha trovato le prove schiaccianti del fatto che il livello del mare non fosse affatto in aumento alle Maldive ma fosse al contrario rimasto piuttosto stabile negli ultimi 30 anni, ho pensato che non sarebbe stato rispettoso per i cittadini delle Maldive se fossi tornato a casa presentando i nostri risultati in sede internazionale. Pertanto, ho annunciato questa notizia assai positiva nel corso di un'intervista ad una emittente televisiva locale, ma essa fu censurata dal suo predecessore che ne impedì la diffusione.
Quando Lei divenne Presidente tornai a confidare nella democrazia e nel dialogo, il che mi spinse a scriverle ben due volte senza mai ricevere risposta. Mia preoccupazione costante è il fatto che il suo popolo riceva il messaggio secondo cui non vi sarebbe un futuro per loro nelle loro isole, messaggio terribile e profondamente inadeguato poiché fondato non tanto sulla realtà quanto su un concetto esogeno, che non trova giustificazione scientifica ed è quindi insostenibile.
In sostanza non c'è alcuna base razionale per tale messaggio pessimistico, il che verrà da me riassunto nei  fatti qui di seguito elencati e riferiti alle sue isole:
- Negli ultimi 2000 anni, il livello del mare ha oscillato più volte, portandosi per ben 5 volte a livelli superiori di 0,6-1,2 m rispetto a quelli attuali
- dal 1790 al 1970 il livello del mare è risultato di circa 20 cm più elevato rispetto di oggi
- nel 1970, il livello del mare è sceso di circa 20 cm portandosi al suo livello attuale
- il livello del mare è rimasto poi stabile negli ultimi 30 anni, il che implica che non vi sono tracce di allarmante innalzamento.
Tali dati di fatto ci consentono di affermare che le Maldive non sono condannate di subire nel prossimo futuro rovinosi allagamenti e ad analoghe considerazioni si prestano le zone costiere di tutto il mondo.
Quando fui presidente della commissione INQUA sui cambiamenti del livello del mare e l’evoluzione delle coste, abbiamo speso molto impegno sulla questione dei cambiamenti del livello del mare. Dopo studi di settore ad alta intensità seguiti da un’analisi condotta in sede di Commissione e da discussioni avvenute in ben cinque incontri internazionali, ci siamo accordati sul fatto che la "migliore" stima per i possibili cambiamenti di livello del mare attesi per il 2100 è di 10 centimetri ± 10 cm. Questo dato è stato successivamente rivisto a +5 cm ± 15 centimetri, un valore che comporterebbe effetti di entità assai ridotta se non trascurabile per gli abitanti delle aree costiere di tutto il pianeta.
Tale piccolo aumento non costituirà pertanto una minaccia per le Maldive ma, piuttosto, si rivelerà nient’altro che il ritorno naturale alle condizioni del periodo 1790-1970 e cioè alla situazione precedente alla discesa del livello del mare avvenuta intorno al 1970.
Vede, signor Presidente, credo che lei stia facendo un grave errore ignorando i dati osservativi disponibili, rifiutando un normale dialogo democratico e continuando a tenere in scacco il suo popolo con la minaccia immaginaria di una disastrosa inondazione già in corso.
Cerchiamo, per l'amor del cielo, di sollevare gli abitanti delle Maldive dal terribile fardello psicologico della minaccia di inondazioni in grado di cacciarli dalle loro case, che Lei e il suo predecessore hanno posto sulle loro spalle. Tale fardello non è altro che il frutto di simulazioni avventate svolte al computer e costantemente smentite dalla meticolosa osservazione del mondo reale.
La sua riunione di Gabinetto sott’acqua non è dunque nient’altro che un espediente e una trovata pubblicitaria del tipo di quelle di cui è maestro Al Gore e configura un comportamento disonesto, del tutto inefficace e certamente non scientifico.

Fonte: Svipop, 16 gennaio 2010

8 - LE EVIDENTI CONTRADDIZIONI DI UNA CHIESA SPIRITUALISTA
Non si deve pensare alla civilta' cristiana, bensi' al debito estero, alla disoccupazione, ai flussi migratori, alla raccolta differenziata, ecc...
Fonte I Tre Sentieri, 27 febbraio 2010

Il Papa, il 21 dicembre scorso, affermò che preti e vescovi non devono far politica. Egli precisamente così disse: “(i vescovi non devono) cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica e da pastori trasformarsi in guide politiche.”
 Prendiamo spunto da queste parole per fare alcune riflessioni. Nel periodo  postconciliare si è teorizzato e scritto molto contro la cosiddetta chiesa postcostantiniana accusandola di essersi troppo compromessa con il potere politico. Tutta la nouvelle theologie, figlia del modernismo teologico, ha invocato e sostenuto una sorta di "pneumatismo" della Chiesa. La Chiesa -si è detto e si dice- deve essere quanto più spirituale: non deve compromettersi con il potere, né tantomeno avere aspirazioni mondane. Insomma, con queste affermazioni si voleva e si vuole attaccare la cosiddetta regalità sociale di Cristo, ovvero la regalità di Nostro Signore non solo sulle anime e sulle famiglie, ma anche sui governanti e sugli Stati e quindi l'obbligo da parte non solo delle anime ma anche dei governanti e degli Stati di renderGli culto. Avremo eventualmente modo di parlare in un altro intervento della piena legittimità della dottrina della regalità sociale di Cristo, ciò che adesso c'interessa sottolineare è che la teologia modernista ha inteso attaccare con chiarezza tale verità, e soprattutto vogliamo evidenziare le conseguenze contraddittorie che da questo attacco sono scaturite.
 I motivi del rifiuto della regalità sociale di Cristo sono due. Il primo è remoto e attiene alla dimensione più specificamente teologica. Il secondo è prossimo e attiene alla dimensione della teologia della storia.
 Il motivo remoto fa riferimento ad una sorta di gnosticizzazione del Cristianesimo. La gnosi implica la convinzione secondo cui l'uomo sarebbe una sorta di “scintilla divina” imprigionata in un corpo. L'uomo sarebbe della stessa natura di Dio, per cui all’uomo stesso spetterebbe il dovere di distaccarsi dalle cose del mondo. Attenzione però: non si tratta necessariamente di un distacco nel senso di un non uso. Niente affatto: lo gnostico può benissimo “godere” dei beni terreni, l'importante però che conservi la convinzione intellettuale della loro inconsistenza e quindi del fatto che non possano costituire dei valori ai fini della salvezza. La dottrina autenticamente cattolica della regalità sociale di Cristo, invece, si basa sul principio che Cristo può e deve regnare non solo sulle realtà spirituali ma anche su quelle materiali, perché queste hanno comunque la dignità di “creature”.
Il motivo prossimo del rifiuto da parte della teologia modernista del principio della regalità sociale di Cristo attiene -come abbiamo già detto- alla teologia della storia. Si tratta di quell'influenza del pensiero relativista massonico secondo cui bisogna aspirare alla realizzazione di un governo mondiale basato sul “politicamente corretto”, quindi sulla convinzione della sovranità del relativo e del nulla. Il cattolicesimo, con la pretesa di affermare l'esistenza di una verità assoluta (Gesù Cristo) e di un'unica realtà salvifica (la Chiesa), può essere al limite permesso se ridotto alla dimensione privata, ma non certamente se pretende di tradursi in civiltà.
Ora, tutto questo produce una grande contraddizione che è sotto gli occhi di tutti. Il cattolicesimo tradizionale (cioè di sempre) da una parte ambisce giustamente alla traduzione della Fede in giudizio politico, mira alla realizzazione del valore della societas christiana e considera l'azione politica come espressione dell'atto di fede nelle cose temporali; dall'altra conserva la sua vocazione fondamentale che è quella di portare gli uomini alla salvezza eterna, additando il peccato mortale come la più grave tragedia e promuovendo il messaggio fondamentale che è quello di indirizzare l'uomo alla Vita di Grazia. Il cattolicesimo modernista, invece, si esprime nel contrario. Da una parte afferma che non si deve pensare ad alcuna civiltà cristiana, dall'altra fa passare in secondo piano la prospettiva soprannaturale e la salvezza eterna, anteponendo a questi i problemi del mondo o addirittura l'utopistica realizzazione di una società perfetta.
E così abbiamo il paradosso che negli stessi ambienti in cui si afferma che la Chiesa dovrebbe totalmente spiritualizzarsi, ci si concentra prioritariamente (e molto spesso esclusivamente) su problemi profondamente materiali, del tipo: il debito estero, la disoccupazione, fino a che punto dovrebbero essere governati i flussi migratori, ecc...per arrivare perfino all'importantissimo (si fa per dire!) problema della raccolta differenziata della spazzatura; dimenticando che l'unica cosa che conta è la conquista del Paradiso: “Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella geenna.” (Luca 12,4-5) 

Fonte: I Tre Sentieri, 27 febbraio 2010

9 - OMELIA PER LA V DOMENICA TEMPO QUARESIMA - ANNO C - (Gv 8,1-11)

Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 21 marzo 2010)

I farisei cercano di mettere in difficoltà Gesù, presentandogli una donna sorpresa in flagrante adulterio. La Legge mosaica imponeva la lapidazione per donne del genere, e ora i farisei chiedono il parere a Gesù. Se avesse apertamente detto di no alla lapidazione, Egli sarebbe andato contro la Legge mosaica; se avesse detto di sì, avrebbe trasgredito la legge romana che proibiva la lapidazione, e inoltre sarebbe andato contro il suo stesso messaggio di misericordia.
Inizialmente Gesù si mette a scrivere con il dito per terra. Questo particolare, apparentemente indifferente, ha anch’esso la sua importanza: prima di tutto esprime tutto il suo disinteresse per le trame dei farisei e, in secondo luogo, si riferiscono probabilmente a quanto scriveva il profeta Geremia: «Quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore» (17,13). Con questo gesto simbolico Gesù fa capire ai suoi interlocutori che anch’essi erano pieni di peccati, che avevano anch’essi abbandonato il Signore, la fonte di acqua viva.
Gesù allora dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). A questa risposta di Gesù viene in mente quanto scrive, nella sua Regola, san Francesco d’Assisi: «Ciascuno giudichi e disprezzi se stesso». Non possiamo condannare il nostro prossimo quando siamo noi ad essere carichi di peccati. Sempre pronti a puntare il dito contro il nostro fratello, noi siamo molto bravi a scusare i nostri difetti. Sull’esempio dei Santi dobbiamo fare invece il contrario.
Dopo questa frase di Gesù, se ne andarono tutti via, «uno per uno, cominciando dai più anziani» (Gv 8,9). Rimangono allora soli, la misera e la Misericordia, come scriveva sant’Agostino. Gesù non condanna la donna peccatrice e neppure l’approva, ma l’incoraggia sulla via del ritorno, della conversione, dicendole: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).
Gesù perdona la donna peccatrice e questa frase: «Va’ e d’ora in poi non peccare più», Gesù la ripete anche a noi ogni volta che ci accostiamo al sacramento della Confessione. Siamo peccatori e, in quella donna adultera, c’eravamo anche noi, che troppe volte siamo infedeli a Dio, ci allontaniamo dalla Fonte d’acqua viva e ci imbrattiamo nel fango della nostra miseria.
Il Vangelo di oggi è un invito a una profonda conversione, a iniziare una vita nuova e a lasciarci dietro le spalle il nostro passato fatto di peccati e di infedeltà. Nella prima lettura abbiamo ascoltato le parole del profeta Isaia il quale esortava: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche» (43,18); e, ancora più chiaramente san Paolo, nella seconda lettura di oggi, così scriveva ai Filippesi: «Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,13-14).
Dimenticarsi dei peccati passati significa pentirsi profondamente e avere un sincero proposito di non commetterli mai più, costi quel che costi. Come Dio li dimentica, così anche noi dobbiamo cancellarli definitivamente e iniziare una vita nuova.
Il Vangelo di oggi ci insegna inoltre a non considerare il peccato del prossimo, a non condannare il fratello. Questo è il giusto atteggiamento da prendere nei confronti dei peccatori. Gesù odia profondamente il peccato, ma ama immensamente il peccatore. Così dobbiamo fare anche noi: rispettare e amare il peccatore, ma combattere senza mezze misure il peccato.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 21 marzo 2010)

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