BastaBugie n°444 del 09 marzo 2016

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1 IL POPOLO DELLA FAMIGLIA: IL NUOVO PARTITO SULL'ONDA DEL FAMILY DAY E' UN'OPPORTUNITA' O LA ZAPPA SUI PIEDI?
Dieci obiezioni, tre critiche e il comunicato stampa del comitato del Family Day
Autore: Gianfranco Amato e Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 NORVEGIA: LO STATO TOGLIE I FIGLI A DEI GENITORI ESEMPLARI CHE LI EDUCANO ''TROPPO'' CRISTIANAMENTE
I servizi sociali hanno separato i bambini dai loro genitori: la madre può vedere e allattare il neonato solo 2 volte a settimana
Autore: Giuseppe De Lorenzo - Fonte: Il Giornale
3 SE DUE UOMINI NON POSSONO ALLATTARE, LA COLPA NON E' DELLA CHIESA
E intanto il priore di Bose Enzo Bianchi sostiene le unioni civili dicendo che Gesù sarebbe d'accordo con i gay
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
4 PREMIO OSCAR COME MIGLIOR FILM A ''IL CASO SPOTLIGHT'' CHE DIPINGE LA CHIESA COME CORRUTTRICE
I preti pedofili purtroppo esistono, ma lo scopo del film è imbavagliare la Chiesa in un momento in cui condanna il gender
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 NELLE CHIESE DI OGGI SI CANTANO SOLO CANZONETTE
Parola di Riccardo Muti... la musica è un servizio liturgico per dare a Dio ciò che c’è di più bello (VIDEO: canti in chiesa)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
6 IL FIGLIO (?) DI VENDOLA E L'ARROGANZA ARCIGAY SPINGONO GIA' OLTRE LE UNIONI CIVILI
La manifestazione dell'Arcigay a Roma con la piazza semivuota (solo 5.000 partecipanti) è un flop clamoroso, molto lontano dai due milioni di partecipanti al Family Day
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 CHIESE BRUTTE: LO SCEMPIO DELL'ARTE CONTEMPORANEA
La nuova cattedrale di Créteil si aggiunge al lungo elenco delle brutture architettoniche degli ultimi decenni
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radici Cristiane
8 L'APOLOGETICA CI DIFENDE DALLE ERESIE
La difesa della fede dai suoi nemici è antica quanto la Chiesa, ma va continuamente aggiornata di fronte alle nuove sfide
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone
9 OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C (Gv 8,1-11)
Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL POPOLO DELLA FAMIGLIA: IL NUOVO PARTITO SULL'ONDA DEL FAMILY DAY E' UN'OPPORTUNITA' O LA ZAPPA SUI PIEDI?
Dieci obiezioni, tre critiche e il comunicato stampa del comitato del Family Day
Autore: Gianfranco Amato e Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/03/2016

Come è noto nei giorni scorsi Gianfranco Amato e Mario Adinolfi hanno annunciato la nascita di liste elettorali per le amministrative sotto il simbolo de "Il Popolo della Famiglia", cosa che ha sollevato molte perplessità anche da parte nostra.
Amato ha perciò chiesto ospitalità per rispondere alle obiezioni che sono state fatte alla sua iniziativa. Pubblichiamo volentieri la sua lettera, che aiuterà senz'altro il dibattito, seguita da una risposta del direttore Riccardo Cascioli.

INTERVENTO DI GIANFRANCO AMATO

La nascita del Popolo della Famiglia ha sollevato una ridda di obiezioni, alle quali vorrei rispondere, usando lo schema della forma dialogica adottato nel vecchio Catechismo di San Pio X.

OBIEZIONE N.1: AVETE COSTITUITO UN PARTITO TEMATICO
Innanzitutto occorre precisare che non si tratta di un "partito", secondo l'accezione novecentesca del termine. In realtà abbiamo dato vita ad un movimento politico che parte dal popolo, e proprio per questo intende immediatamente misurarsi nelle prossime elezioni amministrative comunali, ovvero nella realtà istituzionale più vicina al cittadino.
In secondo luogo devo precisare che non si tratta di un movimento "tematico". La famiglia, infatti, non è "un" tema, ma "il" tema. Amo ricordare che il grande San Giovanni Paolo II, il 31 gennaio 1998, parlando ai membri della Giunta e del Consiglio della Regione Lazio, spiegò esattamente questo concetto, precisando che la famiglia rappresenta il "prisma" attraverso cui considerare tutti i problemi sociali, e attraverso cui passano tutte le questioni politiche. In questo senso la famiglia è il cuore di tutta politica.

OBIEZIONE N.2: AVETE RIPERCORSO L'AVVENTURA FALLIMENTARE DI GIULIANO FERRARA E DI MAGDI ALLAM
Il Popolo della Famiglia non è un partito personalistico che tenta di collocarsi immediatamente a livello nazionale attraverso le elezioni politiche del parlamento. Il nostro, lo ripeto per la seconda volta, è un movimento che intende partire dal basso, aggregando a livello locale uomini e donne che possano generosamente spendersi nella prossima campagna delle amministrative di giugno. Ripercorriamo, in qualche modo, l'esperienza del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Con una differenza però. Che il suo è un popolo virtuale, il nostro è assolutamente reale. E' costituito dalle migliaia e migliaia di persone che in questi due anni abbiamo incontrato percorrendo in lungo e largo l'Italia. E' fatto di volti concreti, di persone incontrate con le quali abbiamo parlato, abbiamo mangiato insieme. Io, personalmente, ho persino dormito a casa loro.

OBIEZIONE N.3: AVETE DIVISO IL COMITATO NAZIONALE DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI
Il Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri figli ha una funzione che deve essere distinta dal movimento politico Il Popolo della Famiglia. Sono due entità autonome ma complementari. Anzi, direi di più. Sarebbe un grave errore se il Comitato si trasformasse in soggetto politico. Il Comitato deve continuare nella sua essenziale funzione che lo ha caratterizzato finora, con l'indiscussa e autorevole leadership di Massimo Gandolfini, nei cui confronti rinnoviamo la nostra totale stima. Tutto questo al netto delle inevitabili e fisiologiche invidie di basso cabotaggio da parte di chi vuole a tutti i costi seminare zizzania. Ma in questo, come in tutto, il tempo è padre della verità.

OBIEZIONE N.4: AVETE STRUMENTALMENTE UTILIZZATO IL FAMILY DAY PER COLLOCARVI IN POLITICA
Di tutte le obiezioni questa è la più risibile. Se l'Italia non avesse assistito all'infame tradimento del 25 febbraio, ovvero se Alfano & Co. avessero bloccato il maxiemendamento sulle unioni civili e avessero mandato a casa Renzi (ricordo che avevano la possibilità concreta di fare entrambe le cose), il Comitato avrebbe vinto, dimostrando l'importanza della sua funzione, noi saremmo stati gli uomini più felici di questo mondo e il Popolo della Famiglia non sarebbe mai nato. Quel tradimento, invece, ha posto in maniera drammatica e urgente il problema di un vuoto assoluto di rappresentanza politica del popolo del Circo Massimo.
Vorrei tranquillizzare i detrattori spiegando loro che se avessimo voluto trovare una sicura e tranquilla collocazione in politica avremmo potuto semplicemente accettare le generose offerte che sono giunte a me e a Mario Adinolfi, da sponde opposte, circa una "poltroncina" sicura. Certo, se Adinolfi fosse finito nel PD a rappresentare la corrente dei Cattodem, e io fossi finito nella Lega, o in qualsiasi altro partito del centrodestra, a rappresentare il popolo del Family Day, questo sì sarebbe stato un epilogo squallido e patetico. Invece no. Abbiamo deciso di giocarci l'osso del collo, il tutto per tutto, la nostra faccia e non solo, gettando il cuore oltre l'ostacolo, e mettendoci in un'avventura che non ha precedenti e che può rappresentare la nostra fine personale o una svolta nella storia del nostro Paese.

OBIEZIONE N.5: AVETE TENTATO QUEST'AVVENTURA PER POI RICICLARVI IN QUALCUNO DEI VARI PARTITI ESISTENTI
Forse non è ben chiara la sfida che abbiamo lanciato. Se entro 68 giorni noi non saremo in grado di presentare liste in almeno tutte le grandi città d'Italia dove si vota alle amministrative, allora avremo fallito. E in questo caso spariremo nel nulla, facendoci dimenticare dal mondo. Nessuno sentirà più parlare di noi. Ma se riusciremo in questa impresa titanica, dimostrando di avere un popolo dietro di noi, allora cambieremo la storia di questo Paese. Poiché non siamo dei pazzi temerari, ma persone ragionevoli che sanno quello che fanno, noi vinceremo quella sfida.

OBIEZIONE N.6: NON AVETE UN PROGRAMMA
Anche questo non è vero. Abbiamo un programma nutrito ed esaustivo di ben 319 pagine! Si chiama Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Lì c'è tutto. Leggere per credere. Comprendiamo che ormai è considerato dai politici sedicenti "cattolici" uno strumento arrugginito, ma noi vogliamo invece tirarlo fuori dal cassetto e porlo all'attenzione della politica italiana.

OBIEZIONE N.7: SU TEMI PARTICOLARI, COME L'IMMIGRAZIONE, VI DIVIDERETE
Il nostro programma, anche su questo, è molto chiaro. Ad esempio, al punto n.298 del IV Capitolo, lett.f), prevede che «La regolamentazione dei flussi migratori secondo criteri di equità e di equilibrio è una delle condizioni indispensabili per ottenere che gli inserimenti avvengano con le garanzie richieste dalla dignità della persona umana». Il Compendio, ripeto, parla di tutto: famiglia, lavoro, economia, sicurezza, ambiente, immigrazione, ecc. ecc. Ed è molto più concreto e meno fumoso di tanti programmi elettorali che sono in circolazione.

OBIEZIONE N.8: AVETE CREATO UN MOVIMENTO CONFESSIONALE
Anche questo non è vero. Sono molti gli atei, agnostici, evangelici, musulmani di mia personale conoscenza che hanno già dichiarato di aderire al progetto. Tra l'altro mi ha colpito la metafora usata da un medico agnostico incontrato in una delle mie conferenze in giro per l'Italia. Mi ha riferito, infatti, della sua preoccupazione per questo tentativo ideologico del Potere di alterare la famiglia intesa come "cellula fondamentale" della società, e di creare una sorta di OGM dai potenziali effetti cancerogeni. Trasformare una cellula sana in cellula tumorale - mi ha spiegato - rischia di mandare in metastasi l'intero tessuto sociale. Questo detto da uno che non crede in Dio. In verità, a simili conclusioni ci si può arrivare benissimo attraverso un suo corretto della ragione umana, anche senza l'illuminazione della fede.

OBIEZIONE N.9: AVETE UTILIZZATO IL NOME DI DIO E DELLA VERGINE MARIA IN MANIERA STRUMENTALE PER ACCATTIVARVI I FEDELI
Se avessimo fatto questo saremmo davvero degli idioti masochisti. Infatti, solo per aver osato invocare nel nostro appello «l'aiuto di Dio e lo sguardo benevolo della Vergine», siamo stati letteralmente massacrati su giornali e riviste di regime, come l'Espresso, e si è subito parlato di «medioevo», «di crociate», di «bigotto oscurantismo», e via offendendo.
Su Gay.it, per esempio, società a responsabilità limitata definita da Wikipedia come «una delle più rilevanti realtà imprenditoriali del mercato gay italiano», il mio amico Mario Adinolfi è stato poco elegantemente definito una «balena spiaggiata». Evidentemente per i doppiopesisti del mondo LGBT «offendere un "omofobo" non è reato». Beh, il popolo si è davvero rotto le scatole di subire inerme questa violenza verbale, questo garantismo a senso unico, questa deriva laicista totalitaria del politically correct. Il punto è che nella politica italiana il nome di Dio è diventato impronunciabile. E non se ne sentono molti di parlamentari cristiani che ne parlano. Perché parlarne significa esporsi al supplizio della pubblica gogna.
Comunque sia, noi andiamo avanti senza paura, consolandoci nella parole del nostro Maestro: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,10-11), ricordandoci che se il mondo ci odia, prima di odiare noi ha odiato Lui.

OBIEZIONE N.10: AVETE ACCELERATO I TEMPI ANZICHÉ ATTENDERE MODALITÀ CONDIVISE E DIVERSE, COME AD ESEMPIO QUELLA PROPOSTA DA QUALCUNO DI RIFONDARE I CONGRESSI DELL'OPERA, O LA POSSIBILITÀ DI UNA BATTAGLIA COMUNE CONTRO IL REFERENDUM COSTITUZIONE DEL PROSSIMO OTTOBRE
Ci pare che quella dei Congressi sia un'idea buona per il 1874, non certo attuale. Oggi la realtà impone tempi di decisione e metodi diversi rispetto a quelli del XIX secolo. E l'opportunità offerta dalle imminenti elezioni amministrative rappresenta un'occasione imperdibile da questo punto di vista. Neppure l'idea della battaglia referendaria di ottobre sembra convincente. Procrastinare tutto nel tempo avrebbe inevitabilmente fatto correre al popolo il rischio di cadere nella depressione rassegnata. In uno dei miei ultimi incontri, precisamente quello tenuto a Pescara al Teatro Circus, cui hanno partecipato più di 800 persone, un tizio mi ha confessato di aver bruciato il certificato elettorale dopo il tradimento alfaniano del 25 febbraio, giurandomi che non avrebbe mai più votato in vita sua. Gli ho detto di tenerci in contatto, e gli ho dato i miei recapiti personali. Il giorno dopo la notizia della costituzione del Popolo della Famiglia, alle sette e mezza del mattino, mi ha telefonato, e senza neppure presentarsi e salutare, mi ha detto: «Dio vi benedica! Ora finalmente so a chi dare il mio voto». Difficile pensare che si sarebbe convinto di tornare a votare grazie alla campagna referendaria costituzionale del prossimo ottobre.
 
RISPONDE RICCARDO CASCIOLI

Caro Amato,
anzitutto ti ringrazio per aver voluto condividere con La Nuova BQ, che tante volte in questi anni ha ospitato i tuoi interventi, i motivi del tuo impegno politico a fronte delle perplessità che da più parti sono state sollevate. Noto però che hai eluso le tre critiche che io ho mosso alla vostra iniziativa e che, a mio avviso, sono premessa a tutte le altre (ci sarà tempo per tornare sui punti da te toccati). E dopo aver letto le tue argomentazioni posso dire che - se possibile - di quelle critiche sono ancora più convinto.

1) IL METODO
La divisione che si è creata nel Comitato Difendiamo i Nostri Figli – ma anche nel popolo del Family Day - non è data dal fatto che uno si candida alle elezioni e uno continua a fare il Comitato. Certo che in linea di principio le due cose non si escludono, ma ad una condizione: che tutto avvenga in un rapporto chiaro, dentro una scelta comune. Dalla ricostruzione che noi abbiamo fatto, invece, e che è confermata dagli altri membri del Comitato, avete fatto tutto di nascosto, avete messo tutti davanti al fatto compiuto. "Bisogna fare in fretta, le elezioni alle porte, il rischio di depressione del popolo, ecc". Può darsi, ma ti assicuro che anche senza un partito della famiglia non rischierei la depressione, non mi aspetto la felicità dai risultati elettorali. Può darsi, ma il fine non giustifica i mezzi. Visto che citi il Compendio di Dottrina sociale della Chiesa come vostro programma politico, dovresti averlo ben chiaro: un male resta tale (e quindi non è accettabile) anche se il fine è buono e condivisibile. E getta un'ombra anche sul futuro. In questi giorni ci sono già persone del Comitato all'opera per rimettere insieme i cocci, per fare in modo che si possa recuperare un percorso comune pur nella diversità delle scelte. Ma il dato di fondo resta: la divisione è nella realtà delle cose, perché avete lavorato alle spalle degli altri.

2) LA SCELTA POLITICA
Per il popolo dei Family Day c'è un problema di rappresentatività politica, e non solo politica. Siamo perfettamente d'accordo e lo abbiamo scritto più volte. Ma perché ridurre la presenza politica alla presentazione di liste alle elezioni? Checché tu ne dica il Comitato "Difendiamo i nostri Figli", anzi il popolo del Family Day, è già un soggetto politico: siamo andati in piazza san Giovanni e poi al Circo Massimo per bloccare leggi e provvedimenti contro la famiglia e la libertà di educazione. Questa è già politica. Del resto è stato lo stesso presidente del Consiglio Renzi a riconoscere il ruolo politico del Comitato quando ha risposto all'intenzione manifestata da Gandolfini di mobilitarsi per il referendum costituzionale nel fronte del "no". Fare un partito è una delle opzioni possibili, non l'unico modo per fare politica e influenzare le decisioni del Parlamento. Senza considerare che se non ci saranno sorprese questa legislatura ha altri due anni di fronte in cui verranno affrontati altri temi fondamentali: adozioni per i gay e i single, eutanasia, divorzio lampo e chissà cos'altro. Come pensate di fermare queste leggi: dal consiglio comunale di Roma?

3) IL POPOLO DELLA FAMIGLIA
È un po' difficile sfuggire alla sensazione che il nome scelto per il vostro partito sia una furbata per appropriarsi politicamente del Family Day. "Il popolo della famiglia" ha definito finora proprio la realtà di quelle piazze, usare quel nome vuol dire porsi come loro interprete politico autentico e unico. Il che, mi dispiace dirlo, non è corretto (per usare un eufemismo). Ed è anche dannoso: perché per i media e per gli avversari politici un vostro eventuale insuccesso politico verrebbe ascritto a tutto il movimento che ha partecipato ai Family Day.

Nota di BastaBugie: ecco il testo completo del comunicato stampa del comitato che ha organizzato il Family Day nel quale si afferma che il nuovo partito non dipende, nè è stato fondato dal comitato.

COMUNICATO STAMPA - 10/03/2016
Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli ribadisce la propria unità di intenti, la comunione e l'amicizia tra tutti i suoi membri. Il CDNF proseguirà la sua azione di rappresentanza del popolo che crede nei valori della famiglia naturale e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. Il movimento del "Popolo della Famiglia", che si riconosce nei valori espressi dal Family Day, non va considerato come espressione politica diretta del CDNF.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/03/2016

2 - NORVEGIA: LO STATO TOGLIE I FIGLI A DEI GENITORI ESEMPLARI CHE LI EDUCANO ''TROPPO'' CRISTIANAMENTE
I servizi sociali hanno separato i bambini dai loro genitori: la madre può vedere e allattare il neonato solo 2 volte a settimana
Autore: Giuseppe De Lorenzo - Fonte: Il Giornale, 24/02/2016

Il succo della storia è semplice: una famiglia cristiana che vive in Norvegia è stata privata dell'amore dei propri figli perché li educava "troppo cristianamente".
Una storia di discriminazione "religiosa" nell'Europa che dovrebbe dirsi cristiana. La vicenda di Ruth e Marius Bodnariu, lui rumeno e lei norvegese, ha sollevato le proteste di mezzo mondo, con campagne di sestegno internazionale. Insieme hanno 5 figli: Eliana (9 anni), Noemi (7 anni), Matei (5 anni), Ioan (2 anni) e Ezekiel (4 mesi).

TUTTO PARTE DA UNA SEGNALAZIONE
Tutto parte da una segnalazione fatta dalla direttrice della scuola frequentata dalle bambine. Dopo una lite a scuola, la preside gli aveva fatto alcune domande sulla loro famiglia. Poi, nella nota inviata ai servizi sociali, aveva espresso preoccupazione per l'educazione religiosa delle bambine, definendo i genitori e i nonni come "cristiani radicali". "In questi casi per legge la direttrice doveva avvertire l'autorità - spiega a ilGiornale.it Daniel, che conosce bene la vicenda ed è in contatto con la rete che ora sostiene i Bodnariu - Lei è una brava donna, non voleva fare del male alla famiglia. Il problema viene dopo, con l'arrivo dei servizi sociali". Il Barnevernet, che dipende da organi statali, infatti, è intervenuto portando via i figli alla famiglia.
"La direttrice non aveva mai riscontrato alcun problema scolastico né relazionale", ha dichiarato a Tempi.it l'avvocato Peter Costea, presidente della Alliance for Romania's Families. Ma non è bastato. Dopo vari interrogatori (illegali) ai genitori e ai figli, il 16 novembre scorso i bambini sono stati prelevati a scuola e allontanati dai genitori. Poi sono stati inviati in diverse case famiglia. "Al padre ora servono ore per andare a trovarli tutti", aggiunge Daniel. Il neonato viene visto e allattato solo due volte a settimana. Matei e Ioan vengono visitati dalla madre solo una volta ogni 7 giorni. E le bambine non possono vedere mai i genitori. Solo il 18 febbraio si sono incontrati finalmente di nuovo tutti insieme. Intanto, però, è partito l'iter di adozione.

LO STATO TOTALITARIO CONTRO LA FAMIGLIA
Nelle motivazioni dei servizi sociali si legge che "Marius e Ruth sono cristiani radicali che stavano indottrinando i loro figli". Una discriminazione assurda, ma reale, basata sul fatto che credono nella "punizione divina".
Dagli interrogatori dei servizi sociali sarebbero emersi anche maltrattamenti. Ma in una nota, i nonni hanno scritto che "possiamo assicurare che non abbiamo mai visto usare violenza contro i bambini. Non hanno mai alzato la voce. I piccoli non ci hanno mai detto che i genitori sono stati cattivi con loro". Una delle figlie avrebbe "confessato" di aver visto "sbattere un fratello come un tappeto" dal padre. Ma era una esagerazione "come succede in molti casi: tutti sanno che spesso i bambini esagerano".
In molti poi accusano i servizi sociali di aver manipolato i bimbi. E non solo. "Durante l'indagine di polizia - scrivono ancora i genitori di Marius - al padre di Ruth è stato chiesto se era consapevole del fatto che i bambini fossero esposti ad alcune pressioni (indottrinamento collegato alla fede cristiana)", poi quando ha iniziato ad analizzare in maniera complessa il problema educativo "gli è stato imposto di parlare solo di argomenti che riguardano la questione" della fede. Insomma, doveva spiegare se i genitori obbligavano i figli a credere in Dio. "Questo dimostra - concludono i nonni - che l'educazione cristiana dei bambini è ciò su cui verte il caso. È anche questa un'invenzione?"
Non lo è. E così, dopo molti mesi, i bambini sono ancora separati dai loro genitori "troppo cristiani".

Nota di BastaBugie: un nostro attento lettore ci ha segnalato la seguente integrazione alla notizia sopra riportata.
"I genitori hanno dichiarato di aver imposto la loro disciplina sui bambini alzando le mani contro di loro (ad esempio schiaffi e sculacciate). Il padre ha ammesso che in certi casi l’uso della violenza era necessaria, così come la madre riportando appunto la questione legale relativa alle leggi norvegesi.
Nel Paese nordico le leggi in difesa dei bambini sono molto severe e di fatto vietano le punizioni corporali anche a fini didattici. Questa forma di protezione, che qualcuno potrebbe giudicare estrema, non è ben capita dagli stranieri nel Paese nordico.
Ci fu un precedente simile in Svezia, ma senza che venisse citata la religione, dove un italiano diede uno schiaffo per strada al proprio figlio. Quel gesto gli costò caro, siccome le leggi svedesi a riguardo sono molto severe."
In effetti l'educazione cristiana, seguendo l'insegnamento della Bibbia, da sempre utilizza anche le punizioni corporali ai figli. A parte gli abusi e le esagerazioni, questo modo di educare è necessario per una crescita sana del bambino e del ragazzo.
Ecco le citazioni bibliche di riferimento:
Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, per gioire di lui alla fine. Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio e se ne potrà vantare con i suoi conoscenti (Sir 30,1-2)
Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo (Prov. 13,24)
Non risparmiare al giovane la correzione, anche se tu lo batti con la verga, non morirà; anzi, se lo batti con la verga, lo salverai dagli inferi (Prov. 23,13)
Ripetiamo quindi che, a parte gli abusi e le esagerazioni, la punizione corporale è necessaria per una crescita sana del bambino e del ragazzo.
E, per finire, ecco il link alla notizia a cui faceva riferimento il nostro lettore:
LA CLAMOROSA VICENDA DI UN ITALIANO ARRESTATO IN SVEZIA PERCHE' AVEVA BRONTOLATO IL FIGLIO DODICENNE CHE FACEVA LE BIZZE
In Svezia le punizioni corporali dei minori sono severamente proibite per legge: vediamo le conseguenze disastrose (tentati suicidi di minori quintupli rispetto all'Italia, professori terrorizzati dalle minacce degli studenti, ogni settimana viene data alle fiamme una scuola...)
di Francesco Saverio Alonzo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1936

Fonte: Il Giornale, 24/02/2016

3 - SE DUE UOMINI NON POSSONO ALLATTARE, LA COLPA NON E' DELLA CHIESA
E intanto il priore di Bose Enzo Bianchi sostiene le unioni civili dicendo che Gesù sarebbe d'accordo con i gay
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 17/02/2016

Parlando della madre surrogata cui lui e il suo compagno sono ricorsi, a pagamento, per fare un bambino, il senatore del PD Segio Lo Giudice, cofirmatario del ddl Cirinnà, ha fatto cenno al fatto che quel bambino è stato subito separato dalla madre e allattato artificialmente, e non al seno.
Forse al lettore medio, a Ramazzotti ed Arisa, così come a molti deputati e senatori "colti e progressivi", di allattamento frega niente. Però, visto che stanno scrivendo una legge che vuole cambiare la storia dell'umanità, la biologia, la genetica e alcune altre cosette, informarsi sarebbe utile.

L'IMPORTANZA DEL LATTE MATERNO
Anche sul latte dall'aspetto un po' schifosino che sgorga dal seno materno, con proprietà e qualità diverse nell'arco della stessa giornata (perché la Natura sa fare alcune cosette di cui magari su Repubblica e sugli altri media impegnati, non si sono accorti). Eppure tutta la letteratura scientifica e divulgativa sull'argomento, consiglia caldamente l'allattamento, al punto che esso viene favorito e incentivato in ogni modo, prima nei corsi pre-parto, poi all'ospedale. E perché?
Semplicemente per due motivi, uno di tipo fisico, biologico, e uno di tipo spirituale.
Il latte materno, infatti, è il nutrimento più ricco e migliore per il bambino, e contiene non solo i nutrienti necessari per la sua crescita, ma anche anticorpi, ormoni materni, e sostanze in genere che fortificano il sistema immunitario; inoltre l'allattamento è un momento di contatto anche psicologico tra il bambino e la madre che prosegue, in altro modo, quello più forte e totalizzante presente in precedenza, durante la gravidanza.
Il bambino che esce dal grembo materno, infatti, vive una separazione brusca (ma necessaria), che oggi è resa sempre più breve e indolore, perché invece di tenere il bambino in una culla, lontano dalla puerpera, come si faceva in passato, egli viene subito appoggiato sul petto materno: infatti riconosce odore, battito del cuore ecc. della madre, e questo lo rasserena e lo rassicura. Così il bambino, nel momento in cui ciuccia il latte dal seno materno, prova un duplice piacere: perché oltre a mangiare e nutrirsi al meglio, sta ancora con la sua mamma e viene da lei introdotto, gradualmente, nel mondo.

IL DEPLIANT DEL MINISTERO DELLA SALUTE
Vediamo cosa è scritto in un depliant del Ministero della Salute: "Allattare al seno è prima di tutto un gesto d'amore. E' il modo più naturale per continuare quel rapporto speciale e unico che si è creato tra te e tuo figlio durante la gravidanza. E' un momento ricco di emozioni, che crea un legame intenso, aiutando te e il tuo piccolo a conoscervi e a crescere. Il tuo latte è il migliore alimento per il tuo bambino: lo nutre in modo completo e lo protegge da molte malattie e infezioni... Il latte materno è pratico, semplice, in una parola perfetto".
Ecco, la senatrice Cirinnà non si adiri, ma prendersi cura dei gatti, cosa che rivendica sempre, non è lo stesso che prendersi cura di un figlio (e sapere di cosa egli abbisogna); il senatore Lo Giudice non si arrabbi neppure lui, non c'è nulla di personale: però, se non ha l'utero, nè il latte, non è colpa dell'omofobia. Se ha dovuto comperare l'ovulo di una donna, affittare l'utero di un'altra, e impedire al futuro bambino persino l'allattamento, tutto ciò è avvenuto non per causa del cardinal Bagnasco, né della retriva Chiesa cattolica, ma della antichissima signora di nome Natura.
E Lo Giudice sa bene come la Natura funziona: per questo ha voluto allattare il figlio artificialmente. Ma la Natura è scritta dentro, non la possiamo cancellare: quel bambino, un giorno, vorrà indietro sua madre. E inizierà una grande sofferenza, non solo per lui, ma anche per il senatore Lo Giudice, perché i figli sono "nostri" fino ad un certo punto. Molto presto ci chiedono spiegazioni. E l'essere padre si rivela chiaramente non un piacere o un diritto, ma una responsabilità e un servizio. Il figlio, oltre che una persona, un dono, che non si compera.

Nota di BastaBugie: Michele M. Ippolito nell'articolo dal titolo "Enzo Bianchi: Gesù non ha mai parlato dei gay, la Chiesa taccia. Sì alle unioni civili" ci fa capire quanto è fuorviante ed eretica la posizione del priore di Bose.
Ecco l'articolo pubblicato su La Fede Quotidiana il 22 settembre 2015 a cui segue un nostro commento:
Il priore di Bose Enzo Bianchi sostiene le ragioni del riconoscimento delle unioni civili tra persone omosessuali ed anche la separazione tra coniugi che non vanno più d'accordo. Lo ha affermato nel corso di una assemblea pastorale diocesana tenutasi a Trento, secondo quanto riporta L'Adige. «La Chiesa non può avvallare il divorzio, ma se due persone non stanno bene assieme, e si avvelenano reciprocamente l'esistenza, è meglio che si separino. - scrive il quotidiano trentino - Diversamente, se due persone dello stesso sesso si vogliono bene e sono propense ad aiutarsi ed a sostenersi reciprocamente è giusto che lo Stato preveda una regolarizzazione del loro rapporto». Il priore della comunità monastica di Bose ha tenuto una lezione magistrale dedicata interamente al valore cristiano della misericordia, poi ha risposto alle domande dei presenti. [...]
Enzo Bianchi ha spiegato che «se Cristo nel Vangelo parla del matrimonio come unione indissolubile nulla dice in merito all'omosessualità. L'onestà, quindi, ci obbliga ad ammettere l'enigma, a lasciare il quesito senza una risposta. Su questo, io vorrei una Chiesa che, non potendo pronunciarsi, preferisca tacere. Che la Chiesa faccia il matrimonio per persone dello stesso sesso - ha concluso - è una cosa senza senso. Tuttavia, se lo Stato decide di regolarizzare una realtà affettiva, lasciamo fare, applicando la misericordia come vuole il Vangelo, non come la vogliamo noi».


NOSTRO COMMENTO
Lo pseudo-teologo Enzo Bianchi dovrebbe fare la cosa più semplice di tutte: tornare in umiltà a prendere il Vangelo e leggerlo, senza avere la pretesa di conoscerlo senza averlo letto. Perché se il Vangelo lo avesse letto, o avesse partecipato con attenzione almeno ad una messa nella sua vita avrebbe sicuramente incontrato il Vangelo di Marco al capitolo 10, versetti 5-9 "Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto»".
Gesù parla di "maschio e femmina" uniti per sempre. Se Bianchi dice che Gesù non ne parla o ha un Vangelo monco o, come dicevo prima, non lo ha mai aperto. Poi se Bianchi vuol sapere cosa c'è nella mente di Dio più del Cristo stesso, libero di pensarlo. (Giano Colli)

Fonte: Libertà e Persona, 17/02/2016

4 - PREMIO OSCAR COME MIGLIOR FILM A ''IL CASO SPOTLIGHT'' CHE DIPINGE LA CHIESA COME CORRUTTRICE
I preti pedofili purtroppo esistono, ma lo scopo del film è imbavagliare la Chiesa in un momento in cui condanna il gender
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/03/2016

L'Oscar al film Spotlight, la testimonianza resa a Roma in videoconferenza dal cardinale Pell di fronte a una commissione d'inchiesta del suo Paese, l'Australia, e le dimissioni di un membro della commissione vaticana sugli abusi, una ex vittima di molestie che attacca anche Papa Francesco, hanno riportato in primo piano il tema dei preti pedofili. In quello che si legge in questi giorni ci sono una verità e tre errori.

LA VERITÀ
La verità è che la Chiesa ha avuto davvero un grave problema di pedofilia nel suo clero. Certamente è esistito, e in una certa misura esiste ancora, un negazionismo che ritiene tutti, o la grande maggioranza dei preti accusati vittima di semplici calunnie: è una posizione sbagliata, come più volte ha affermato Benedetto XVI, che fa male alla Chiesa. Papa Ratzinger non ha usato mezzi termini per denunciare la piaga dei preti pedofili: «vergogna», «scandalo», «sporcizia». Certamente Benedetto XVI, seguito poi da Papa Francesco, ha criticato le statistiche esagerate che parlano di migliaia o decine di migliaia di preti pedofili mentre sono stati nel mondo qualche centinaio. Ma, amava dire l'attuale Papa Emerito, se anche i preti pedofili fossero stati solo due sarebbero stati due di troppo, e alcuni episcopati - soprattutto in Irlanda, Australia, Stati Uniti - adottando per anni la posizione negazionista e limitandosi a trasferire da una diocesi all'altra i preti sospetti hanno arrecato alla Chiesa e alla società danni incalcolabili.
Ma questa verità - che va riaffermata, a scanso di qualunque equivoco, e che il cardinale Pell ha ammesso senza infingimenti - è presentata all'opinione pubblica, da giornalisti o disinformati o maliziosi, combinata con tre errori.

PRIMO ERRORE: È COLPA DEL CELIBATO SACERDOTALE
Questa era l'opinione anche dei giornalisti di Boston celebrati da Spotlight. Ma era un'opinione sbagliata. Ci possono essere idee diverse sull'opportunità di mantenere o meno il celibato sacerdotale. Ma da qualche decennio i sociologi che hanno studiato il problema della pedofilia, e che in maggioranza non sono neppure cattolici, si affannano a spiegare che tra pedofilia e celibato non c'è nessun rapporto. Lo dimostrano due dati difficili da confutare. Il primo non è politicamente corretto e, ci fosse la legge Scalfarotto, porterebbe direttamente di fronte al giudice chi scrive e il direttore della testata. La grande maggioranza dei preti pedofili abusa di bambini, non di bambine, e mostrava tendenze omosessuali già prima di diventare pedofili. Questo non significa affatto che tutti i sacerdoti con tendenze omosessuali siano pedofili, e neppure la maggioranza di loro. Chi protesta contro questa tesi, che è semplicemente sciocca, ha ragione. Ma io non conosco nessuno studioso che la sostenga, mentre ne conosco molti che fanno semplicemente notare che gli studi sui preti pedofili mostrano che la maggioranza di loro sono omosessuali. Se sono omosessuali, togliere il celibato e permettere loro di essere ordinati dopo essersi sposati - con una donna - non risolverebbe il problema. A meno di consentire loro di «sposarsi» con altri uomini o almeno di civilunirsi - un po' di Cirinnà non si nega a nessuno -: ma questa soluzione «avanzata» per il momento non la propone nessuno.
Il secondo dato che mostra come il celibato sacerdotale non sia tra le cause della pedofilia è che ci sono, in proporzione percentuale, più pedofili tra i maestri di scuola, gli allenatori di squadre sportive giovanili e i ministri di varie denominazioni protestanti - tutte categorie dove non esiste il celibato - che tra i preti cattolici. Ce ne sono anche di più tra i padri di famiglia. Non lo dice la Chiesa Cattolica, lo spiegano tre rapporti del John Jay College, il, maggiore istituto accademico di criminologia degli Stati Uniti.

SECONDO ERRORE: LA PEDOFILIA È STATA FAVORITA DALL'ATTEGGIAMENTO CONSERVATORE DELLA CHIESA
Anche questo è un cavallo di battaglia dei giornalisti di Boston di cui parla Spotlight: «la pedofilia è stata favorita dall'atteggiamento conservatore della Chiesa in materie come omosessualità, aborto, anticoncezionali, che ha creato un'istituzione chiusa dove i pedofili sono stati protetti». È vero esattamente il contrario. Il numero di casi di pedofilia nella Chiesa è esploso a partire dagli anni 1970, e non vale rispondere che prima i casi c'erano ma non venivano denunciati perché se il numero fosse stato così alto come alcuni sostengono - o anche solo altrettanto alto degli anni 1970 e 1980 - sarebbe stato impossibile mantenere il segreto su tutto e qualcosa o molto sarebbe trapelato. Come Benedetto XVI ha fatto notare nella sua «Lettera ai cattolici dell'Irlanda» le date non sono casuali. È stata la mentalità permissiva in tema di morale che ha portato alcuni - pochi, per fortuna - a giustificare perfino la pedofilia: cioè, è stato il progressismo. Si obietta che ci sono stati sacerdoti conservatori, come il fondatore dei Legionari di Cristo, che si sono resi colpevoli di gravissimi abusi. Ce ne sono stati sicuramente, ma non li si può trasformare in statistiche. Sempre profittando del fatto che la legge Scalfarotto non c'è ancora, sarà lecito - citando inchieste sociologiche americane - aggiungere che molti preti pedofili si sono formati in una subcultura di preti omosessuali omertosa e protettiva, quella che Papa Francesco ha chiamato «lobby gay» nella Chiesa?

TERZO ERRORE: LA CHIESA HA FATTO POCO PER COMBATTERE LA PEDOFILIA
Certamente nessuna istituzione è riuscita a eliminare completamente la pedofilia, e questo vale per tanti altri mali. Gli Stati Uniti di Obama, che in ogni consesso internazionale puntano il dito contro la Chiesa Cattolica, hanno nel loro Paese, anche escludendo dal numero i preti, percentuali di pedofili da record, talora ospitati da istituzioni dello Stato come le scuole pubbliche. Tuttavia si può dire con serena coscienza che nessuno, almeno dal pontificato di Benedetto XVI, ha fatto più della Chiesa per combattere questa piaga. Mi permetto di rinviare al libro che ho scritto con Roberto Marchesini, Pedofilia: una battaglia che la Chiesa sta vincendo (Sugarco, Milano 2014) per dati e bibliografia su come i drastici interventi di Papa Ratzinger - confermati dal suo successore, che però poco aveva da aggiungere perché l'essenziale era stato fatto da Benedetto XVI - hanno introdotto una legislazione canonica sulla pedofilia la cui severità non ha eguali in nessun Paese del mondo e hanno drasticamente ridotto il numero di casi nuovi. Arrivano a processo casi di molti anni fa, ma i casi genuinamente nuovi sono pochi, specie nei Paesi più colpiti come Stati Uniti e Irlanda, dove i vescovi applicano con particolare rigore le disposizioni vaticane.

RICORDIAMO SEMPRE LA VERITÀ
I preti pedofili purtroppo esistono, non sono un'invenzione dei nemici della Chiesa. Ma questa verità, per tragica che sia, non deve diventare un grimaldello per aprire la porta ai tre errori. Che qualcuno diffonde a piene mani con lo scopo, neppure troppo celato, di imbavagliare la Chiesa in un momento in cui parla, e dà fastidio, delle «colonizzazioni ideologiche» del gender e delle «colonizzazioni economiche» dei poteri forti e della loro «economia che uccide».

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo sottostante dal titolo "Spotlight, un film ideologico" sottolinea che è un film a tesi che mira a dimostrare come la Chiesa sia un'istituzione corruttrice. E nel farlo, le forzature abbondano.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 01-03-2016:
E l'Oscar per il miglior film 2016 va a: Il caso Spotlight. C'era da aspettarselo, vista anche l'affluenza straordinaria del pubblico in sala e l'innegabile qualità del lungometraggio. L'attenzione viene riportata a uno dei momenti più duri nella storia recente della Chiesa, quello in cui si scoprì la dimensione del crimine degli abusi sessuali nella diocesi di Boston. E da lì, a cascata, anche in tante altre città americane. Accolto bene dalla critica, anche dalla stampa cattolica, il film è una ricostruzione fedele degli eventi a cavallo fra il 2001 e il 2002. La storia dell'inchiesta giornalistica del Boston Globe che, partendo da un singolo caso sospetto, ha smascherato anche il cardinal Law, colpevole di aver coperto decine di preti colpevoli di abusi sessuali.

UNA STORIA IMPARZIALE? SICURAMENTE NO
Ma è una storia imparziale? Sicuramente no. E' un film a tesi.
Nelle recensioni, anche positive, pubblicate sulla stampa cattolica si notano le omissioni del film. Alessandro Zaccuri di Avvenire, ad esempio, constata come, al temine della pellicola, le dimissioni e il trasferimento del cardinal Law vengano descritte come una sorta di "promozione" da parte del Vaticano, mentre non la fu affatto. Leggiamo, prima dei titoli di coda, il lunghissimo elenco degli scandali sessuali nella Chiesa in tutto il mondo, ma nemmeno una parola viene spesa per la politica di "tolleranza zero", adottata dalla Chiesa statunitense dopo la conferenza di Dallas del 2003. Tantomeno si accenna alle linee guida pubblicate nel 2011 (durante il pontificato di Benedetto XVI) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per aiutare le parrocchie a prevenire e affrontare il problema. Manca il seguito della storia, insomma. Anche di come il cardinal Sean O'Malley, con sensibilità, tenacia e metodo, abbia ricostruito la comunità cattolica di Boston dopo lo shock del 2002.

SOLO UN DETTAGLIO?
Curiosamente, come constata Luigi Amicone su Tempi, c'è anche un'altra omissione: la percentuale di abusi su minori maschi. In un dialogo buttato lì all'inizio dell'inchiesta, il film ci informa che "maschi e femmine sono entrambi vittime, indifferentemente". Invece, secondo il rapporto del John Jay College sulla pedofilia nella Chiesa negli Usa, l'81% degli abusi riguarda maschi con maschi. Forse questo dettaglio è stato omesso per non subire l'accusa di omofobia?
Più che le omissioni, però, quel che colpisce del film è la volontà esplicita di mostrare la pedofilia come un problema sistemico della Chiesa. Come se fosse la Chiesa stessa, con le sue regole, a facilitarne la diffusione. Ciò è evidente sin dai primi dialoghi con le vittime degli abusi. Come nel caso del sopravvissuto che si stupisce nel vedere ancora un parco giochi per bambini di fronte a una basilica. E' evidente anche l'insistenza con cui il direttore del Globe, Marty Baron, parli di "sistema" da scoperchiare, non solo un caso, una mela marcia, per quanto eclatante sia. Il tema è affrontato in termini scientifici nei dialoghi con lo psicoterapeuta ed ex prete Richard Sipe, vero protagonista del film anche se invisibile (si sente soltanto la sua voce, in lunghe interviste telefoniche). E' Sipe, infatti, che dà ai giornalisti del Globe la dritta, o meglio la chiave interpretativa, per scoperchiare lo scandalo.
Lo psicoterapeuta dice loro che, secondo i suoi calcoli, il 50% dei preti non rispetta il voto di castità. E questo genera "un clima generale di segretezza" nel quale i pedofili sguazzerebbero. Secondo Sipe, i pedofili sono il 6% dei preti, di tutti i preti. I redattori del team d'inchiesta Spotlight trovano 87 casi di sospetti pedofili a Boston, corrispondenti a circa il 6% dei preti della diocesi. Convalidata la tesi dell'analista, i reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer (unica donna del team investigativo), se prima erano già poco praticanti, adesso smettono definitivamente di andare a messa. Morale del film? Che tu sia credente o meno, almeno tieni la Chiesa lontana dalla portata dei bambini.

CIRCA 1 CASO ALL'ANNO IN TUTTI GLI STATI UNITI
Ma è vero quel che dice Sipe? Nel suo saggio The New Anthi-Catholicism, Philip Jenkins ci informa che lo studio di Sipe sia ampiamente deformato dalla sua area di osservazione. Lo psicoterapeuta, infatti, ha scelto il campione statistico fra sacerdoti già in cura per problemi psichiatrici o psicologici. Il 6% di pedofilia e, in generale, il 50% di violazione del voto di castità sono dunque riferiti a persone con disturbi già gravi, un tipo di popolazione in cui ci si deve attendere una più alta proporzione di problemi comportamentali. Sulla percentuale reale di casi di pedofilia, ha già scritto più volte Massimo Introvigne. [...] Non si parla affatto del 6% dei preti, ma di una media di circa 1 caso all'anno, in tutti gli Stati Uniti, in cui un prete è stato condannato per pedofilia. Né si può affermare che la Chiesa sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia, poiché il 90% degli abusi sono commessi da persone sposate, come dimostrano i dati raccolti da Jenkins.
Sicuramente anche un solo caso è uno scandalo e deve far riflettere. E' giusta la condanna, ma dipingere la Chiesa come un'istituzione corruttrice è un'altra cosa.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/03/2016

5 - NELLE CHIESE DI OGGI SI CANTANO SOLO CANZONETTE
Parola di Riccardo Muti... la musica è un servizio liturgico per dare a Dio ciò che c’è di più bello (VIDEO: canti in chiesa)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, febbraio 2016 (n. 150)

Riccardo Muti è uno dei più grandi direttori d'orchestra del mondo e non ha bisogno di presentazioni. È stato anche insignito, nel 2001, del Premio per la Cultura Cattolica a Bassano del Grappa, il che lascia supporre che sia un credente, anche se il Maestro non ha mai enfatizzato la sua fede. Frugando nel web ho trovato alcune sue dichiarazioni del 2011, pronunciate in occasione della cittadinanza onoraria conferitagli a Trieste e riportate dall'agenzia Asca il 21 maggio di quell'anno. Non so a quali domande abbia risposto, ma forse qualcuno, dato il personaggio e il suo credo personale, deve avergli chiesto che cosa ne pensa dell'attuale musica liturgica. Il titolo riassuntivo del lancio è: "Non capisco le canzonette in chiesa". Proprio così: canzonette. E se lo dice lui...
Certo, gli autori - tutti anonimi, per umiltà si suppone - di tali composizioni potrebbero offendersi se, per esempio, una cosa del genere l'avesse detta il sottoscritto, ma l'ha detta il Maestro Muti, dal quale i professori delle maggiori orchestre del pianeta sono onorati di farsi dirigere a bacchetta. Voglio rovinarmi: non l'ha detta nemmeno l'ex papa Ratzinger, musicista e musicologo di roba "alta". No, Muti dixit. Ora, hai voglia di chiamarle "canti", hai voglia di menarla con santagostiniano "chi canta prega due volte": canzonette restano. Infatti, sant'Agostino, discepolo di sant'Ambrogio, di "canti" aveva sentito solo quelli "ambrosiani", padri di quelli "gregoriani", e a questi si riferiva.

LA MUSICA È SERVIZIO LITURGICO
Ma sentiamo ancora Muti, di solito avaro di esternazioni (e perciò fedele al suo cognome), però, quando lo fa, non si nasconde mai dietro le quinte del politicamente corretto: "La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano canzonette". Il tono discorsivo e le ripetizioni rivelano l'oralità delle affermazioni mutiane, le quali proseguono implacabili: "È un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone". Mamma mia! - direbbero gli Abba. Il Venerabile Pio XII direbbe (come disse ricevendo i rappresentanti del mondo asiatico) che l'arte deve "elevare", non "abbassare". Bertoldo, infine, direbbe (al parroco): vabbè, il complessino domenicale serviva a incoraggiare i ragazzi a venire a messa, ma perché continui a tenerli in stato d'infanzia? Potevi dir loro, superata la fase d' "incoraggiamento": la musica è un servizio liturgico e bisogna dare a Dio ciò che c'è di più bello; perciò, chi di voi si sente portato a questo servizio studi musica seria, e la parrocchia appoggerà.

NON SI VA IN CHIESA PER DIVERTIRSI
Qualche parroco, a questo punto, potrebbe obiettare: ma se faccio così, non vengono più. Giusta obiezione, alla quale si potrebbe tuttavia replicare che, se uno viene in chiesa a condizione che gli si permetta di divertirsi a modo suo, forse ha sbagliato porta. Ma lasciamo la parola al Maestro: "Perché allora mettere quattro-cinque ragazzi di buona volontà a strimpellare delle chitarre o degli strumenti a plettro con testi che non commento?". Oh, Maestro, ci manca tanto il suo commento ai testi dei "canti di chiesa", ma forse a lei è mancato il cuore (o lo stomaco).
Muti, imperterrito, prosegue: "E poi, se si sente l'Ave Verum di Mozart in chiesa, sicuramente anche la persona più semplice, più lontana dalla musica può essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette è come stare in un altro posto". Magari alla sagra della porchetta.

UN DONO CRISTIANO FATTO AL MONDO
Tuttavia, proprio nell'Anno della Misericordia le "persone più semplici", quelle delle "periferie" della città o del pianeta, i "poveri", potrebbero trovare grazia per le loro orecchie. Qualcuno, a un certo punto, deve aver chiesto al Maestro che cosa ne pensava degli spirituals, che sono pur essi canti di chiesa, anche se di chiese non cattoliche. Muti ha espresso gran rispetto, ma ha ricordato che "comunque è una cosa che non ci appartiene". Già: la notazione musicale l'ha inventata un prete, Guido d'Arezzo, che ha dato alle note i nomi delle iniziali dei versi di un inno al Battista: do-re-mi... Il mondo anglosassone, forse per avversione al papismo, le chiama a-b-c..., ma sempre quelle sono (i curiosi vadano a vedere i termini musicali nel vocabolario inglese: sono tutti in italiano). Insiste Muti: "Quello che ci è appartenuto con Perosi, Rossini e Verdi sono cose importantissime per la Chiesa e per lo spirito. Perché tutto questo sta sparendo quando è nostro patrimonio di cui se ne stanno impadronendo altre nazioni? La Cina oggi ha milioni di pianisti e violinisti con le fabbriche di strumenti che si sono centuplicate".
Infatti, i pianisti e i violinisti (e i tenori, i soprano eccetera) sembrano diventati tutti cinesi, giapponesi e coreani, ci si faccia caso. La musica - ha ricordato papa Ratzinger - è un altro dei grandi doni che il cristianesimo ha fatto al mondo intero (si confronti la tradizioni musicale dell'Occidente con quella altrui).

UN ABBANDONO FIGLIO DEL RELATIVISMO
Ancora Muti (con riferimento all'Italia): "E allora se noi non ci fortifichiamo nella consapevolezza della nostra cultura finiremo in pochi anni per diventare il museo del mondo". E giù duro: "Ma così diventiamo solo il paese della canzonetta, dimenticando il contributo fondamentale dell'Italia al mondo" (il Maestro non aveva ancora visto le scuole italiane rinunciare all'insegnamento della musica per non "offendere" gli studenti musulmani). Il Maestro se la prendeva con i "decenni e decenni di abbandono della cultura, come elemento che può accumunare un popolo e identificarlo". Tuttavia, questo abbandono è anch'esso figlio di una "cultura", la quale ha un nome preciso e si chiama relativismo politicamente corretto. Che non è altro che quanto è rimasto della "cultura" sessantottesca dopo che il marxismo, restato orfano del Sol dell'Avvenire, ha dovuto cambiare nome e andarsi cercare il "proletariato" in categorie umane diverse dall'"operaio".

Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta il video pubblicato il 29 agosto 2014 che sotto forma di dialogo, parla della musica in chiesa: canzonette o gregoriano? Cosa dice il Concilio Vaticano II, quello vero? Eccolo: "La chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. [...] Nella chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, come strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà supreme. [...] I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra scrittura e dalle fonti liturgiche" (Concilio Vaticano II, Costituzione "Sacrosanctum Concilium" nn. 116, 120, 121)


http://www.youtube.com/watch?v=lHVTmyhHHKI

Fonte: Il Timone, febbraio 2016 (n. 150)

6 - IL FIGLIO (?) DI VENDOLA E L'ARROGANZA ARCIGAY SPINGONO GIA' OLTRE LE UNIONI CIVILI
La manifestazione dell'Arcigay a Roma con la piazza semivuota (solo 5.000 partecipanti) è un flop clamoroso, molto lontano dai due milioni di partecipanti al Family Day
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/03/2016

Chi pensa che il mondo omosessuale esulti di gioia per l'approvazione delle Unioni civili non conosce bene la psicologia e la strategia dei militanti gay. Ad esempio, l'Arcigay è arciarrabbiato per il fatto che nel testo dell'onorevole Cirinnà non compaia esplicitamente la facoltà per le coppie omosessuali di adottare un figlio con le stesse identiche modalità disponibili per le coppie etero (in realtà, come la Bussola ha già spiegato, tale opzione sarà percorribile per via giudiziaria).

L'ITALIA LAICA (?) ALZA LA VOCE
Per far sentire tutta la sua rabbia l'Arcigay ha indetto una manifestazione per il 5 marzo a Roma dal titolo "Ora basta. L'Italia laica alza la voce". Interessante per più motivi il comunicato stampa emanato dall'associazione che dà notizia dell'evento. Riportiamo qui solo qualche stralcio: «Ora diciamo basta. Basta compromessi al ribasso sulle nostre vite. Basta discriminazioni, basta umiliazioni, basta giochi politici sulla nostra pelle e su quella delle nostre bambine e dei nostri bambini. Ora diciamo basta a chi non riconosce le nostre famiglie e non ci ha riconosciuto come genitori in grado di crescere i nostri figli al meglio, con tutto l'amore di cui siamo capaci. Ora diciamo basta a chi ha messo i nostri amori su un gradino più basso. Come amori meno forti, meno affidabili, meno bisognosi di essere tutelati».
«Non abbiamo aspettato 30 anni», prosegue il comunicato, «per un testo di legge privo di diritti nei confronti della parte che più andava tutelata: le nostre figlie e i nostri figli. [...] Ora basta, davvero. In questo Paese, per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali è tempo di alzare la posta, puntare alto a tutto quello che ci spetta. È tempo di alzare la voce. […] Il 5 marzo alzerà la voce l'Italia che ama i diritti, pieni, certi. Un'Italia davvero laica, civile, libera ed egualitaria. Un'Italia in cui la sessualità sia consapevole e sposarsi non sia più un privilegio. Ma soprattutto, il 5 marzo alzeremo la voce per chi una voce ancora non ce l'ha: tutte quelle migliaia di figlie e figli che hanno il diritto di vivere una vita serena con le loro due mamme e i loro due papà. E tutti quei bambini e quelle bambine che una famiglia purtroppo non ce l'hanno e che avrebbero tutto il diritto di essere adottati da chi potrebbe dare loro amore e cura. Ora basta, alziamo la voce. Scendiamo in piazza per l'unica cosa che vogliamo davvero: uguaglianza».

IL COMUNICATO È ILLUMINANTE PER DIVERSE RAGIONI
Innanzitutto l'Arcigay - e sicuramente buona parte dell'associazionismo arcobaleno e molti liberi pensatori gay - non sono paghi della vittoria in Parlamento. A scenari ribaltati, i cattolici se, per pura ipotesi di fantasia, avessero ottenuto una vittoria simile a favore dei principi non negoziabili, il giorno dopo avrebbero chiesto scusa a tutti e si sarebbero affrettati a tranquillizzare l'opinione pubblica e i politici sul fatto che non era loro intenzione continuare la battaglia su altri fronti quali la famiglia, l'educazione, la vita. A tal proposito come non ricordare l'infelice uscita dell'allora presidente della Cei, il cardinal Camillo Ruini, quando nel 2005, all'indomani della vittoria referendaria sulla legge 40 concernente la fecondazione artificiale, affermò in televisione che non era intenzione dei cattolici cambiare una virgola della 194, legge che ha legittimato l'aborto in Italia? Gli attivisti gay, invece, hanno applicato benissimo una regola aurea degli scontri napoleonici: quando il nemico è stato sconfitto e, ormai allo sbando, batte in ritirata, quello è il momento migliore per inseguirlo con la cavalleria e sterminarlo definitivamente. Questo Parlamento può e deve essere spremuto fino in fondo.
Ecco quindi che, appena ottenuto il "matrimonio" gay, si rilancia e si chiede la possibilità di adottare non solo il figliastro del partner ma qualsiasi bambino, così come avviene per le coppie eterosessuali. Infatti, per la prima volta il comunicato dell'Arcigay non insiste più tanto sulle rivendicazioni delle persone omosessuali, bensì il baricentro si è spostato in modo strumentale sui bambini e i loro diritti. Il fronte dell'attacco è avanzato molto più in là e in tempi strettissimi. Stiamo assistendo in questi giorni ad un'accelerazione fortissima del processo di disgregazione della famiglia: la Cirinnà ha annunciato un disegno di legge sulla stepchild e il ministro Boschi ha fatto sapere che occorre rimettere mano addirittura a tutta la materia sulle adozioni affinché anche le persone omosessuali possano accedere pienamente a questo istituto. Le Unioni civili erano solo la prima crepa nella diga sul diritto di famiglia. Nello scontro per la rivoluzione antropologica giocano poi un ruolo fondamentale le cosiddette punte di lancia. Cioè fatti avvertiti dall'opinione pubblica come estremi, ma che in realtà preconizzano fenomeni che diventeranno di massa. Sono avvenimenti apripista.

NICHI VENDOLA E LE AMNESIE SU DANTE
Uno di questi è la notizia, che cade a fagiolo in queste ore, che Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa hanno stretto tra le loro braccia un bambino, di nome Tobia Antonio, avuto tramite maternità surrogata praticata in California: utero preso a prestito da una donna, ovocita di un'altra donna e gamete maschile del compagno Eddy. Insomma, questa bambino è figlio di tutti fuorché di Vendola. Il nonno Nichi - a 57 anni è dura diventare padri - afferma che la maternità surrogata non c'entra un bel nulla nella loro storia di genitori perché «questo bambino è figlio di una bellissima storia d'amore, la donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita. Quelli che insultano e bestemmiano nei bassifondi della politica e dei social network mi ricordano quel verso [di Dante] che dice: "ognuno dal proprio cuor l'altro misura"».
Nichi si ricorderà di questo verso della Divina Commedia, ma forse si è scordato dell'intero Canto XV dell'Inferno in cui i sodomiti corrono nudi su un sabbione infuocato. Particolari. Al di là di questo, si nota un climax di rivendicazioni: il ddl Cirinnà fa entrare l'adozione di soppiatto, l'associazionismo gay lo rivendica come diritto pieno e illimitato, la realtà dei fatti ha già conquistato la possibilità di avere un bambino con l'utero in affitto e disegna un concetto volutamente sfuocato di "famiglia" utilizzando il lapis dei sentimenti. Anche la donna che ha fornito l'utero è mamma perché partecipe del progetto «d'amore» familiare. In questo senso il comunicato dell'Arcigay è un passo indietro rispetto alla vicenda di Vendola che apre alla "famiglia" senza frontiere, allargatissima.

NIENTE DIALOGO, NESSUN COMPROMESSO
Il comunicato poi rivela anche quale sia l'approccio da tenere in questa battaglia di idee: niente dialogo, nessun compromesso, chiedere cento per avere cento oggi e duecento domani. É il pragmatismo da rullo compressore di Renzi: nessun potere politico, nessuna legge, nessun giudice, nessuna piazza potranno mettersi di traverso nel raggiungimento dell'obiettivo. Il livore che permea il testo dell'Arcigay fa intuire inoltre quale sarà l'aria che tirerà una volta che la legge Cirinnà sarà approvata: i dissenzienti dovranno essere ridotti al silenzio (cosa che sta già avvenendo ampiamente da tempo). Ma oggi chi è il vero dissenziente? A dar retta al comunicato che con tanta insistenza parla di lotta laica, verrebbe da dire la Chiesa. Ma non tanto la Chiesa italiana. Infatti, da una parte questa è divisa in sé sul tema "omosessualità" e dall'altra la parte sana si è comportata in modo assai timido, per non dire pavido.
I soggetti socialmente pericolosi temuti dal fronte gay sono altri. Sono i giornali, le associazioni, i siti, i movimenti, gli intellettuali cattolici che non hanno piegato la testa di fronte alle minacce subite, ma hanno invece dato filo da torcere. Però il nemico pubblico numero uno rimangono le centinaia di migliaia di famiglie - se non milioni - che continuano testardamente a credere che l'omosessualità sia contro natura e che solo un uomo e una donna possono formare una famiglia.

Nota di BastaBugie: Antonio Righi nell'articolo "Il Corriere certifica il flop dell'Arcigay" fa notare come sono lontani i due milioni di partecipanti al Family Day del 30 gennaio che ha detto il forte no del popolo alle unioni (in)civili.
Ecco l'articolo pubblicato su Libertà e Persona il 5 marzo 2016:
Hanno voluto contarsi. Non è andata bene, se addirittura il Corriere della Sera on line, schieratissimo pro matrimonio gay, ha dovuto ammettere: "Circa 40 mila (secondo gli organizzatori) in realtà non più di 15 mila i manifestanti arrivati in piazza dove sventolano tantissime bandiere con i colori dell' arcobaleno insieme a quelle del movimento Lgtb e della Cgil. Molti hanno portato i bambini, la maggior parte nati con la maternità surrogata".
Forse però 15 mila è davvero un numero eccessivo, e fa ben comprendere quale fosse il vero numero della manifestazione Sveglia Italia, riguardo al quale si parlò di 1 milione in 100 piazze.
Osservando le foto si nota che il Corriere le ha fatte tutte dal basso e da vicino: perché non sia chiaro quello che, osservando molto bene, si può vedere. Che la piazza era totalmente vuota e che forse i manifestanti non arrivavano a 5000.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/03/2016

7 - CHIESE BRUTTE: LO SCEMPIO DELL'ARTE CONTEMPORANEA
La nuova cattedrale di Créteil si aggiunge al lungo elenco delle brutture architettoniche degli ultimi decenni
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radici Cristiane, febbraio 2016

La nuova cattedrale di Créteil, in Val di Marna, inaugurata il 20 settembre 2015, si aggiunge al lungo elenco delle brutture architettoniche degli ultimi decenni. Ciò che rende più grave lo scempio è che si tratta di architettura sacra, cioè di un'espressione artistica che dovrebbe aiutare l'uomo ad elevarsi verso il Cielo.

CHIESE BRUTTE
La prima caratteristica di queste chiese come di altri templi della liturgia postmoderna, è invece il fatto che esse distolgono da Dio. Sono chiese brutte perché chi le progetta snatura intenzionalmente la loro funzione di luogo di celebrazione del culto divino. È bello ciò che è vero ed è vero ciò che realizza se stesso, ciò che non tradisce il proprio fine e la propria natura. In questo senso, come osservava Mario Palmaro, la bellezza ha un carattere «normativo» insito in sé, rimanda alla natura umana, che non muta, in ogni tempo e sotto ogni latitudine. E poiché l'uomo ha una natura razionale, «nelle cose umane - afferma san Tommaso d'Aquino - il bello si ha quando qualcosa è ordinato secondo ragione» (Summa Theologica, II-IIae, q. 142, a. 2).
Gli architetti moderni seguono le proprie deformi costruzioni mentali e non le leggi immutabili che regolano l'universo. Eppure tutto ciò che è prodotto dall'uomo ha una sua perfezione e una sua bellezza solo in quanto corrisponde al fine che gli è proprio. E se Dio è il fine ultimo di tutte le cose, ogni essere creato ha un fine specifico che corrisponde alla propria natura ed essenza. Il fine è anche una "funzione", una specifica attività diretta a uno scopo.

SAN TOMMASO D'AQUINO
La bellezza di un'opera d'arte deriva dalla sua funzionalità cioè dalla capacità di raggiungere il proprio fine. San Tommaso lo spiega con un esempio eloquente. «Qualsiasi artefice tende a dare alla sua opera la forma migliore non in senso assoluto, ma in relazione a un fine. E l'artefice non si cura se tale disposizione porta con sé una certa mancanza. Così come l'artefice che fabbrica una sega per segare la fa di ferro perché sia idonea alla sua funzione; né gl'importa di farla di vetro, materia più bella, perché tale bellezza sarebbe d'impedimento al raggiungimento del fine» (Summa Theologica, I, q. 91, a. 3).
Una sega di vetro non sarebbe bella perché sarebbe inutile, come sarebbe priva di bellezza una spada che non tagliasse. Una cattedrale è costruita per celebrare il Santo Sacrificio della Messa e riunire i fedeli in adorazione e preghiera. Essa è ben riuscita, cioè è vera cattedrale, se aiuta i fedeli a pregare e adorare. Se non raggiungesse questo fine sarebbe irrimediabilmente brutta come le chiese moderne, che sembrano svolgere la funzione di garage o magazzini piuttosto che di luoghi di preghiera.
Le quattro cattedrali di Chartres, Amiens, Orvieto e San Marco, dette le quattro Bibbie nel marmo, per la loro capacità di riprodurre nella pietra i testi sacri del Cristianesimo, sono, al contrario, un luminoso esempio della corrispondenza tra il mezzo e il fine. Ciò che le rende belle è il fatto che sono state pensate per elevare l'uomo verso il Cielo e raggiungono perfettamente il loro scopo.
Oggi il numero dei turisti in visita alle cattedrali d'Europa è maggiore di quello dei fedeli che le affollano. Eppure quelle cattedrali furono costruite per pregare, e non per essere ammirate come opere d'arte. La loro bellezza è una conseguenza della verità che trasmettono e che pochi colgono. Il compito della Chiesa, piuttosto che incoraggiare la costruzione di orride chiese, dovrebbe essere quello di accompagnare ogni visita ad una cattedrale, con un'adeguata catechesi che dal bello faccia risalire al vero.
L'opera d'arte non è solo una combinazione di superfici, forme e colori, ma la visualizzazione di un pensiero. Uomini e donne di tutti i Paesi e di ogni provenienza ideologica ammirano la bellezza delle opere d'arte cristiane, dimenticando che queste opere non sarebbero state realizzate se non fossero state prima concepite secondo un modo di pensare che era la filosofia del Vangelo. Le cattedrali, gli affreschi, gli oggetti che fanno parte del nostro patrimonio culturale hanno alle spalle una visione del mondo che va ritrovata, un significato che va riscoperto. Nessuna evangelizzazione potrebbe oggi essere più efficace di questa.

LA CATTEDRALE DI CRÉTEIL
La cattedrale di Créteil, come la chiesa realizzata da Massimiliano Fuksas a Foligno [leggi FOLIGNO, INAUGURATA LA CHIESA-CUBO http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=759, N.d.BB] e il nuovo santuario di padre Pio edificato da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo sono raccapriccianti perché rinnegano la propria identità di luoghi sacri. Questi edifici sono brutti, anzi orrendi, perché non sono funzionali, ovvero non corrispondono allo scopo per il quale sono stati edificati. Chi visita le nuove chiese di Créteil, di Foligno o di San Giovanni Rotondo non contempla il bello e non conosce il vero, ma si trova in un ambiente opposto al proprio desiderio di raccoglimento e di elevazione a Dio. La filosofia di vita che ha ispirato queste costruzioni è quella degli architetti imbevuti di spirito agnostico e relativista che le hanno ideate.
È la visione del mondo dell'Occidente nichilista e opulento, estraneo a Dio, chiuso nella conchiglia del proprio orgoglio, immerso nel cubo del proprio egoismo. Non c'è spazio in questi templi neo-pagani per la liturgia millenaria della Chiesa, per le melodie del gregoriano o del polifonico, per la tenera devozione dei fedeli alla Madonna ed ai santi. C'è l'invito semmai a indirizzarsi verso la Kaaba islamica, come a Foligno, o verso la religiosità massonica, come a San Giovanni Rotondo [leggi LA NUOVA CHIESA DI SAN GIOVANNI ROTONDO E' PIENA DI SEGNI MASSONICI http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=79, N.d.BB].
Il messaggio di Créteil è altrettanto distruttivo: l'impressione è quella di una effimera e illusoria Disneyland della fede.
Le radici cristiane della società vengono estirpate ogni volta che viene eretto un tempio come quelli realizzati dai divi dell'architettura contemporanea. Le radici cristiane vengono impiantate ogni volta che si costruiscono e si arredano chiese, secondo le regole dettate dalla ragione, dalla fede e dalla Tradizione. Le radici cristiane si difendono anche combattendo l'arte contemporanea e tendendo l'orecchio al messaggio dolente che, attraverso le antiche cattedrali sfigurate, ci trasmette il passato. Radici Cristiane è nata, dieci anni fa, per farsi eco di questa voce.

Fonte: Radici Cristiane, febbraio 2016

8 - L'APOLOGETICA CI DIFENDE DALLE ERESIE
La difesa della fede dai suoi nemici è antica quanto la Chiesa, ma va continuamente aggiornata di fronte alle nuove sfide
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone, gennaio 2016

Si definiva "vecchio incredulo" il noto storico e sociologo Léo Moulin (1906 - 1996), autore di accurati testi sull'epoca medievale. Ma pur dichiarandosi "agnostico" riconosceva con grande onestà intellettuale il contributo decisivo della fede e della cultura cristiana alla formazione dell'Europa e alla nascita del mondo moderno, nesso oggi da molti negato. La citazione è lunga, ma vale la pena leggerla per intero, per la sua stupefacente attualità.
"Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende", affermava Moulin, "il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare dei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia". E rivolgendosi proprio ai credenti: "A furia di insistere, dalla Riforma sino ad oggi, ce l'hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell'autocritica masochista, per neutralizzare la critica verso ciò che ha preso il vostro posto".
A questo punto l'affondo dello studioso belga, sempre avendo come interlocutori i cattolici, criticati per la loro tiepidezza e sottomissione alle dominanti ideologie mondane di turno. "Femministe, omosessuali, terzomondiali, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre". La conclusione: "Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?".

LUOGHI COMUNI DURI A MORIRE
Una analisi sorprendente e quasi spietata, quella di Moulin, che descrive la resa della mentalità del mondo, senza combattere, di tanti cattolici "ignoranti" del loro passato e che dovrebbero invece "reagire, in nome della verità", perché "le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre". Ebbene, compito dell'Apologetica (termine che deriva dalla parola greca apologia, "esposizione di ragioni") è difendere la fede e la storia della Chiesa, confutando le accuse rivolte ai cristiani lungo i secoli, accuse quasi sempre prive di fondamento e di prove accertate. Gli esempi non mancano. Purtroppo anche molti cattolici - magari impegnati in parrocchia e nel sociale e schierati dalla parte degli "ultimi" - sono convinti che l'uomo e la scimmia hanno un antenato comune, che scienza e fede sono incompatibili, che le Crociate, l'Inquisizione e la conquista spagnola delle Americhe sono stati abusi turpi, che nel Medioevo si credeva che le donne non avessero l'anima e che la Terra fosse piatta. E ancora: chi oggi metterebbe in dubbio che Martin Lutero avesse ragione a scagliarsi contro la vendita delle indulgenze? Che Ipazia, Giordano Bruno, Galileo e Cagliostro siano stati martiri caduti in nome della libertà di pensiero? Che i Papi - tranne rare eccezioni - siano sempre stati campioni di corruzione, e che il culto mariano non sia altro che una sorta di idolatria? Dulcis in fundo: cresce il numero di chi crede che Gesù Cristo sia stato un uomo come tutti gli altri, per di più marito di Maria Maddalena, e la storia della sua vita raccontata nei Vangeli sia un semplice racconto fantastico, imposto alle coscienze come verità. Insomma, si dà retta più a Dan Brown che agli evangelisti, testimoni della vita terrena del Salvatore. Specularmente, non passano nella mentalità comune fatti storici positivi accertati, ma sistematicamente censurati e nascosti dalla cultura egemone, a cominciare dai libri di scuola, perché comproverebbero, per così dire, la "bontà" del cristianesimo. Così, si dimentica che in Occidente il monachesimo è stato un fattore fondamentale di civilizzazione, che nei "secoli bui" (e freddi) del Medioevo sono stati inventati gli occhiali e il riscaldamento centralizzato, che l'economia di mercato e la partita doppia sono nati nei conventi francescani e che gli ospedali costituiscono una benemerita realtà che si è affermata all'ombra dei campanili. Compito dell'Apologetica, ieri come oggi, è accertare la verità dei fatti, confutare i luoghi comuni e le falsità, documentare che non solo la fede cattolica è vera, ragionevolmente credibile e solidamente fondata, ma è alla base dell'autentica promozione umana.

ERESIE SEMPRE IN AGGUATO
Secondo la tradizione il primo apologeta fu san Giustino che visse nel II secolo dopo Cristo e morì martire dopo aver scritto due trattati in difesa della possibilità per i cristiani di poter professare liberamente la propria religione. Nei primi secoli la lista degli apologeti - anzi, degli apologisti - è lunga, e vanta nomi illustri, come Atenagora, Taziano. Melitone di Sardi, Teofilo d'Antiochia e sant'Ireneo: insistevano soprattutto sull'illegalità dei procedimenti usati dai persecutori romani, osservando che portare il nome di "cristiano" non era un crimine punibile con la morte, il regno atteso era di ordine spirituale e i cristiani potevano essere i migliori cittadini. "In realtà il primo apologeta è Cristo stesso", puntualizza lo scrittore Vittorio Messori, "quando sulla via di Emmaus incontra i discepoli, rattristati, che non credano più che lui sia il Messia; e dopo essersi rivelato spiega ciò che lo riguarda in tutte le Scritture. E in un'altra occasione (lo riporta il Vangelo di Giovanni), aveva affermato: "Se non credete in me, credete almeno alle mie opere"". L'Apologetica si snoda lungo tutta la storia della Chiesa, rispondendo a obiezioni e attacchi che cambiano in base alla sensibilità del tempo, ma sempre con l'unica preoccupazione di salvaguardare il depositum fidei e l'onorabilità dei cristiani. Oggi il termine eresia non si usa più, ma la sostanza non cambia. "Sembra che schiere di santi, martiri, teologi e straordinari testimoni della fede non abbiano insegnato nulla", sostiene Messori, "al punto che l'ultimo arrivato cancella tutto e si arroga il diritto di imporre la sua opinione come fosse l'unica verità che conta. Certo, sono lontani i tempi di Pascal e del cardinale Newman, autentici apologeti e difensori delle verità cristiane". Conclude Messori: "Ogni ideologia nuova che si affaccia sulla scena della storia scarica colpe sul cristianesimo. Ma occorre tutte le volte attrezzarsi con gli strumenti giusti e difendersi. Anche se oggi appare svalutata e quasi derisa, l'Apologetica ci sarà sempre".

UN REPERTORIO SALVA-FEDE
Fino a non molto tempo fa le ideologie anticristiane più nocive erano il materialismo ateo e il relativismo, oggi incombe un minaccioso mix ambientalista-ecologista-nichilista che tutto appiattisce, venera la natura (senza in realtà conoscerla) e giustifica le più aberranti derive antiumane, dall'aborto all'eutanasia, dalle manipolazioni genetiche alla distruzione della differenza sessuale. Per fronteggiare le nuove sfide che avanzano, è perciò di estrema utilità un Dizionario di Apologetica all'altezza dei tempi, compilato da specialisti, documentato e rigoroso ma nello stesso tempo di facile e rapida consultazione.
Un Dizionario che si presenta non come un antiquato, noioso elenco di definizioni astratte e lontane dalla realtà, ma semmai come qualcosa di vivo, un indispensabile ausilio per fronteggiare i tempi in cui viviamo con argomenti solidi, contro le banalità e le falsità che sentiamo ogni giorno, nei talk show televisivi come sui treni dei pendolari.
Insomma, un'arma efficace per colpire i cuori e le menti di chi è vicino, dal compagno di scuola al collega di lavoro.

Fonte: Il Timone, gennaio 2016

9 - OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C (Gv 8,1-11)
Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13 marzo 2016)

I farisei cercano di mettere in difficoltà Gesù, presentandogli una donna sorpresa in flagrante adulterio. La Legge mosaica imponeva la lapidazione per donne del genere, e ora i farisei chiedono il parere a Gesù. Se avesse apertamente detto di no alla lapidazione, Egli sarebbe andato contro la Legge mosaica; se avesse detto di sì, avrebbe trasgredito la legge romana che proibiva la lapidazione, e inoltre sarebbe andato contro il suo stesso messaggio di misericordia.
Inizialmente Gesù si mette a scrivere con il dito per terra. Questo particolare, apparentemente indifferente, ha anch'esso la sua importanza: prima di tutto esprime tutto il suo disinteresse per le trame dei farisei e, in secondo luogo, si riferiscono probabilmente a quanto scriveva il profeta Geremia: «Quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore» (17,13). Con questo gesto simbolico Gesù fa capire ai suoi interlocutori che anch'essi erano pieni di peccati, che avevano anch'essi abbandonato il Signore, la fonte di acqua viva.
Gesù allora dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). A questa risposta di Gesù viene in mente quanto scrive, nella sua Regola, san Francesco d'Assisi: «Ciascuno giudichi e disprezzi se stesso». Non possiamo condannare il nostro prossimo quando siamo noi ad essere carichi di peccati. Sempre pronti a puntare il dito contro il nostro fratello, noi siamo molto bravi a scusare i nostri difetti. Sull'esempio dei Santi dobbiamo fare invece il contrario.
Dopo questa frase di Gesù, se ne andarono tutti via, «uno per uno, cominciando dai più anziani» (Gv 8,9). Rimangono allora soli, la misera e la Misericordia, come scriveva sant'Agostino. Gesù non condanna la donna peccatrice e neppure l'approva, ma l'incoraggia sulla via del ritorno, della conversione, dicendole: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).
Gesù perdona la donna peccatrice e questa frase: «Va' e d'ora in poi non peccare più», Gesù la ripete anche a noi ogni volta che ci accostiamo al sacramento della Confessione. Siamo peccatori e, in quella donna adultera, c'eravamo anche noi, che troppe volte siamo infedeli a Dio, ci allontaniamo dalla Fonte d'acqua viva e ci imbrattiamo nel fango della nostra miseria.
Il Vangelo di oggi è un invito a una profonda conversione, a iniziare una vita nuova e a lasciarci dietro le spalle il nostro passato fatto di peccati e di infedeltà. Nella prima lettura abbiamo ascoltato le parole del profeta Isaia il quale esortava: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche» (43,18); e, ancora più chiaramente san Paolo, nella seconda lettura di oggi, così scriveva ai Filippesi: «Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,13-14).
Dimenticarsi dei peccati passati significa pentirsi profondamente e avere un sincero proposito di non commetterli mai più, costi quel che costi. Come Dio li dimentica, così anche noi dobbiamo cancellarli definitivamente e iniziare una vita nuova.
Il Vangelo di oggi ci insegna inoltre a non considerare il peccato del prossimo, a non condannare il fratello. Questo è il giusto atteggiamento da prendere nei confronti dei peccatori. Gesù odia profondamente il peccato, ma ama immensamente il peccatore. Così dobbiamo fare anche noi: rispettare e amare il peccatore, ma combattere senza mezze misure il peccato.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13 marzo 2016)

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