BastaBugie n°447 del 30 marzo 2016

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1 IL CRISTIANESIMO HA UMANIZZATO IL RAPPORTO PADRI-FIGLI
La moglie e i figli hanno bisogno di un uomo che sia maschio, marito e padre... come san Giuseppe
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libero
2 IO, EX PORNODIVO, VI RACCONTO L'INGANNO DELLA CULTURA GAY E PERCHE' VUOLE DISTRUGGERE LA FAMIGLIA
Il malessere dei gay li porta a tentare di auto-medicarsi col sesso... ecco perché hanno l'obiettivo di distruggere la famiglia, luogo dove si combattono pornografia e gender
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 DOPO GLI ATTENTATI IN BELGIO NON COMBATTEREMO... PERCHE' ORMAI CI SIAMO GIA' ARRESI
Nel dopo-stragi sempre lo stesso format: gessetti, hashtag, frasi fatte, ma una paura assoluta a chiamare le cose con il loro nome
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
4 BELGIO: LO STATO IMPONE LA SCUOLA DI STATO
Vietato educare i figli con l'insegnamento parentale, ultimo baluardo per proteggersi dal gender nelle scuole e dalla dittatura del pensiero unico, come la chiama Papa Francesco
Fonte: No Cristianofobia
5 LA MINACCIA ISLAMICA: ''CON LE VOSTRE LEGGI VI INVADEREMO, CON LE NOSTRE LEGGI VI DOMINEREMO''
La storia insegna che le minoranze convinte riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose... e intanto a Bruxelles i musulmani sono già un terzo dei residenti!
Autore: Luigi Amicone - Fonte: Tempi
6 HO VISITATO CIVITAVECCHIA DOVE LA STATUINA DELLA MADONNA HA LACRIMATO SANGUE
La Madonna 21 anni fa previde i drammi attuali... e tutto perché non vogliamo convertirci (VIDEO: la Madonna di Civitavecchia)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Il Timone
7 NEL CINEMA PARROCCHIALE SALESIANO DI PADOVA PROIETTANO L'IMMORALE ''THE DANISH GIRL''
Storia del primo transgender che propone la liberazione sessuale perché, secondo lui, cambiare sesso porta alla felicità
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 DOPO LE UNIONI CIVILI IL PD VUOLE ANCHE I ''LOVE CONTRACTS'' DEI FILM DI HOLLYWOOD
Gli accordi prematrimoniali, in realtà, sono predivorziali
Autore: Elisabetta Longo - Fonte: Tempi
9 OMELIA II DOMENICA DI PASQUA - ANNO C (Gv 20,19-31)
A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL CRISTIANESIMO HA UMANIZZATO IL RAPPORTO PADRI-FIGLI
La moglie e i figli hanno bisogno di un uomo che sia maschio, marito e padre... come san Giuseppe
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libero, 18/03/2016

Il 19 marzo di festeggia la festa del papà. La data coincide con la festa di san Giuseppe, padre adottivo di Gesù. E' interessante forse chiedersi la relazione tra le due cose.
Per farlo occorre andare un po' indietro nei secoli, al pater familias romano.
Chi era costui? Oggi noi lo definiremmo più "padrone", che "padre", per via dei diritti pressoché assoluti che aveva sulla moglie e sui figli. La legge romana antica contemplava il diritto del padre di abbandonare il figlio, di venderlo, di farlo imprigionare al posto suo in caso di insolvenza di un debito (ius exponendi, ius vendendi, ius noxae dandi).

LA MITOLOGIA GRECO-ROMANA
Nella mitologia greco-romana, il primo padre della storia, il dio Urano, uccide i figli natigli dall'unione con Gaia. A seguire una sfilza di figlicidi cui seguono altrettanti parricidi: Crono-Saturno, figlio di Urano, evira il proprio padre, prima di divorare, diventato padre lui stesso, i propri figli... Sappiamo che il problema del rapporto padri-figli nella Roma pagana era così grave, che i parricidi erano all'ordine del giorno, come ribellione violenta allo strapotere paterno.
La pena prevista per loro era di una crudeltà inaudita. Come i padroni uccidevano nei tormenti, con la crocifissione, gli schiavi ribelli, mandando nel contempo a morte innumerevoli schiavi innocenti, per scongiurare, invano, altre rivolte, così una società fondata su una paternità padronale, puniva in modo esemplare i parricidi, senza molti risultati.
Dalla mitologia alla leggenda: Roma stessa, non nasce da un tentato infanticidio, quello di Romolo e Remo? E non sono forse attestati, per secoli, in tutto l'impero romano, dove più e dove meno, i sacrifici rituali e propiziatori di bambini a Saturno, dio dell'agricoltura, dell'abbondanza e della ciclicità della natura?
Questa visione del rapporto padre-figlio, che troviamo più o meno simile in tutto il mondo antico (si pensi al re Agamennone che uccide sua figlia Ifigenia per propiziare i venti), è ribaltata nella rivelazione biblica.

IL CRISTIANESIMO UMANIZZA IL RAPPORTO PADRI-FIGLI
Nell'Antico Testamento Dio chiede ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco, ed Abramo non esita: non lo ritiene strano, essendo una consuetudine dei popoli vicini.
Ma Dio ferma la sua mano, e gli ebrei non praticheranno più il sacrificio di bambini, a differenza dei Fenici e di altri popoli vicini.
La paternità di Dio comincia a rivelarsi come paternità buona.
E' però soprattutto nel Nuovo Testamento che Dio Padre ama a tal punto gli uomini da dar loro il suo unico Figlio. Dio diviene dunque Padre e Figlio nello stesso tempo; potenza del Padre e umanità del Figlio.
Tutto il modo di pensare dell'antichità viene ribaltato attraverso una nuova idea di paternità e di figliolanza. Tutti gli uomini diventano con Cristo, figli di Dio Padre; figli redenti da un loro "fratello".
Così al pater familias, in ogni epoca e luogo antico quasi "onnipotente", si affianca una paternità superiore, quella di Dio Creatore, che giustifica l'autorità paterna (come derivata e vicaria di quella divina), ma nello stesso tempo la limita e la definisce. Ogni figlio, infatti, smette di essere proprietà del padre, per essere anzitutto "figlio di Dio-Padre".
Gli effetti sociali di questo cambiamento di prospettiva sono tantissimi: non solo scompare l'idea che il padre possa abbandonare, uccidere, o vendere i propri figli, ma addirittura già nei primi secoli i Padri della Chiesa contestano la possibilità del padre di combinare il matrimonio dei figli. Vari concili, uno dietro l'altro, invitano i padri a rispettare la decisione libera dei figli riguardo alle nozze.
Insieme con la visione del padre, muta anche quella del padrone: la schiavitù viene prima trasformata, limitando via via i poteri del padrone sugli schiavi, poi abolita.
In questo contesto "padre" diventa colui che, senza rinunciare al suo ruolo di guida, ama i suoi figli servendoli. San Giuseppe è colui che accompagna sempre, silenziosamente, Maria e Gesù. Egli "scompare" perché gli altri crescano. La sua umiltà, la sua disponibilità, la sua autorevolezza mite, il suo senso di responsabilità sono il segno di una paternità nuova. In cui la forza, fisica e morale, è al servizio della famiglia, la tiene unita e la protegge.
Oggi assistiamo ad una crisi del maschio, del marito e del padre. Eppure la donna e i figli hanno bisogno, per essere anche loro ciò che sono, di un uomo che sia maschio, marito e padre. Come san Giuseppe.

Nota di BastaBugie: rivalutare la figura di San Giuseppe, che tra le altre cose è anche patrono della Chiesa Universale, avrebbe un ottimo impatto per ricostruire l'identità maschile.
A tal proposito si può leggere il seguente articolo:
LE NOVE VIRTU' CHE DOVREBBE AVERE IL FUTURO MARITO
Cosa può aspettarsi una ragazza dal principe azzurro? Che sia onesto, lavoratore, fedele, ecc. (VIDEO: San Giuseppe era il marito ideale)
di Roberta Sciamplicotti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3797

Fonte: Libero, 18/03/2016

2 - IO, EX PORNODIVO, VI RACCONTO L'INGANNO DELLA CULTURA GAY E PERCHE' VUOLE DISTRUGGERE LA FAMIGLIA
Il malessere dei gay li porta a tentare di auto-medicarsi col sesso... ecco perché hanno l'obiettivo di distruggere la famiglia, luogo dove si combattono pornografia e gender
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-03-2016

Joseph Sciambra sapeva che avrebbe subìto l'ira mondana quando decise di parlare per «svelare il vero volto delle relazioni omosessuali». Non solo ebbe il coraggio di fare l'unico ''outing'' davvero svantaggioso oggi, ma l'ex pornodivo americano e icona del mondo ''gay'', oggi blogger e autore del libro ''Ingoiato da Satana'', ebbe anche l'ardore di mettersi dalla parte della terapia riparativa, convinto che «guarire è possibile, anche se chiede tempo, perseveranza». Solo «bisogna iniziare da un luogo di onestà: con te stesso, con gli altri e con Dio».
Cosa la spinse così giovane verso la pornografia?
I ragazzi, normalmente, nutrono curiosità verso il sesso, ma questo interesse è esasperato dalla cultura occidentale contemporanea in cui la pornografia dilaga ovunque, mostrando la carne nuda delle donne. Questo spinge a un'attenzione esagerata verso il sesso, conducendo facilmente alla pornografia. Quando poi un giovane nutre sentimenti di solitudine e alienazione, come accadde a me, allora la dipendenza dalla pornografia si fa ancora più intensa. Per quasi tutta la mia infanzia, la pornografia e la masturbazione rappresentavano un'oasi, una sorta di spazio sicuro in cui pensavo di essere amato e accettato. Ovviamente questa era solo una fantasia. Inoltre, molti giovani oggi sono più propensi a cadere nella trappola, sia in mancanza della figura paterna, che dovrebbe fungere da modello per un comportamento maschile adeguato, sia perché soffrono di un sentimento di inadeguatezza. Nei giovani che nutrono attrazioni omosessuali, entrambi questi tratti sono molto evidenti.
Come si passa dalla pornografia a sviluppare pulsioni omosessuali?
La visione ripetitiva della pornografia ha un effetto desensibilizzante, quindi spinge alla ricerca di scene sessuali sempre più estreme. Per questo, avendo iniziato all'età di 8 anni, da adolescente ero già annoiato e ho cominciato a cercare nella pornografia omosessuale. Uno scenario questo, per nulla inusuale. Infatti, quasi ogni giorno vengo a conoscenza di uomini, in maggioranza sposati e con figli, mai coinvolti prima con lo stile di vita omosessuale, dipendenti dalla pornografia ''gay''. Siccome mi eccitava cominciai a chiedermi se fossi omosessuale. Più lo guardavo, più queste pulsioni crescevano in me, anche perché ero un bambino insicuro e isolato, che cercava affermazione da altri uomini. Perciò, quando compii 18 anni, lasciai casa per andare a San Francisco, la capitale mondiale dei ''gay''. Appena arrivato, fui aggredito da una schiera di uomini più anziani di me che volevano iniziarmi al regno del sesso omosessuale. Qui, scoprii che il sesso era libero e che la pornografia ''gay'' serve come mezzo di reclutamento: facendo leva sulla mancanza paterna il mondo omosessuale ti tiene in pugno. Non a caso lo scenario costante della pornografia è l'unione fra un uomo maturo e uno giovane.
Che influsso ebbe sulla sua vita il comportamento omosessuale?
Persi molti amici, morti a causa dell'Hiv e della droga. Ero rancoroso e autodistruttivo. Credevo che vivendo lo stile di vita ''gay'' avrei potuto evitare di avere pensieri. Ma alla fine degli anni Novanta la mia salute si era compromessa. Soffrivo continuamente di emorroidi, lesioni anali, sanguinamenti che mi portarono all'anemia. Soffrivo di clamidia e gonorrea. Gli antibiotici facevano sempre meno effetto. Non capivo che stavo per morire.
Quando e come ha abbandonato questo ''stile di vita'' e cosa ne pensa delle terapie riparative?
La terapia riparativa con un psicologo o psichiatra qualificati è molto efficace. È ancorata a una teoria molto pratica per cui la relazione fra padre e figlio, fra madre e figlia, così come i traumi infantili, contribuiscono direttamente allo sviluppo delle attrazioni omosessuali in adolescenza o nell'età adulta. In contrapposizione a coloro che sostengono fermamente, sebbene non ci siano evidenze scientifiche, che l'omosessualità è una caratteristica innata, molti psicologi sono in crisi: anche nei paesi più liberali, come l'Olanda, fra i primi a legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso, la popolazione omosessuale continua a mostrare un alto tasso di malattie mentali. Per nascondere questo fatto l'Occidente parla di omofobia interiorizzata. Durante il mio percorso di guarigione ho invece scoperto che il persistente malessere delle persone con tendenze omosessuali è legato ad un evento traumatico che porta la vittima ad auto-medicarsi attraverso il sesso. Quando ho cercato aiuto sono riuscito ad ammettere l'abuso che avevo sperimentato da bambino. Solo così il processo di guarigione cominciò. Una parte di questo consiste nell'instaurare relazioni di amicizia con altri uomini sani per comprendere il significato reale della mascolinità.
Se non il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ormai quasi tutti, sostengono che a queste coppie ''qualche diritto'' va riconosciuto. Alcuni prelati, addirittura, pensano di favorire così la ''pace sociale''. Ma che pace può esserci nell'accettazione di una realtà come questa?
Quello che trovi nel mondo Lgbt è essenzialmente un gruppo di bambini abusati e vittime trascurate che hanno cercato consolazione in una comunità, ma in cui ci si usa a vicenda nel vano tentativo di alleviare il dolore. Quando si entra in questa comunità si va incontro a una cultura altamente promiscua, come evidenzia l'alta percentuale di infetti da Hiv e da altre malattie (solo a New York la tendenza a contrarre l'Hiv della popolazione omosessuale maschile è di 140 volte maggiore rispetto al resto della popolazione). Per questo alcune persone con queste tendenze, di fronte alla fine che si può fare, cercano di vivere delle relazioni monogamiche. Di fatto, però, è difficile e si aprono ad altre relazioni. Siamo di fronte a persone ferite che non hanno bisogno di essere confermate nel loro comportamento, ma di essere aiutate. Bisogna poi comprendere che la lotta per i diritti è una lotta politica a cui le persone con tendenze omosessuali sono indotte con l'obiettivo di distruggere la famiglia.
Come?
Quello che mi ha cambiato è stata la paura di morire quando stavo male. Capii che mi sarei dannato, il diavolo mi stava portando all'inferno tramite orge demoniache. Mia madre non smise mai di pregare e siccome quando ero piccolo credevo in Dio, implorai il Suo aiuto e Lui mi salvò. Compresi quasi immediatamente che tutto quello che aveva fatto in passato era una lunga via verso la perdizione. Dio mi diede chiarezza e cominciai a studiare a leggere. L'aiuto spirtuale insieme a quello psicologico mi guarirono dall'omosessualità.
Come combattere l'ideologia gender e la pornografia, dilagante seppur nascosta?
Il modo migliore per combattere la pornografia e l'ideologia gender è cominciare in famiglia: i padri devono essere dei veri padri; ogni persona che ho incontrato con pulsioni omosessuali aveva qualche problema con il padre o con una figura adulta maschile. Perciò gli uomini si devono assumere la loro responsabilità di padri molto seriamente. Devono essere modelli virtuosi e avere un comportamento virile verso la donna. Devono essere forti e risoluti nei confronti dei loro figli. E devono amarli davvero. Perché se non sarai un padre per tuo figlio, ci saranno molti altri uomini a cercare di prendere il tuo posto.

Nota di BastaBugie: si può leggere l'articolo che spiega...
COME E' NATA E COME SI E' DIFFUSA LA PORNOGRAFIA
Da una parte il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall'altra Playboy, Penthhouse e l'industria del porno lo rendono un fenomeno di massa con il risultato di una diffusione inimmaginabile della violenza e delle perversioni sessuali
di Corrado Gnerre
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3335

Per ulteriori articoli sul tema della pornografia, clicca qui!
Vi invitiamo inoltre a vedere un video che abbiamo già pubblicato nel 2010 che ci svela cosa sta dietro la scintillante industria del porno: droga, disperazione, umiliazioni, persone usate come oggetti, e ovviamente tanti suicidi...
Per vedere il video, clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-03-2016

3 - DOPO GLI ATTENTATI IN BELGIO NON COMBATTEREMO... PERCHE' ORMAI CI SIAMO GIA' ARRESI
Nel dopo-stragi sempre lo stesso format: gessetti, hashtag, frasi fatte, ma una paura assoluta a chiamare le cose con il loro nome
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 23 marzo 2016

Erano passati appena pochi minuti dall'attentato all'aeroporto di Bruxelles, ancora non era esploso un nuovo ordigno in metropolitana, ma già i social si riempivano di hashtag: #JeSuisBruxelles e #JeSuisBelge, ma anche #JeSuisTintin, celebre striscia a fumetti belga, e addirittura #JeSuisFrite, in riferimento alle patatine fritte che belgi e olandesi sanno cuocere tanto bene.

DA PARIGI A BRUXELLES: GESSETTI SULL'ASFALTO
Ancora non si conoscevano i dettagli degli attentati, i nomi degli attentatori, le motivazioni degli attacchi, il numero dei feriti e dei morti ma già i media davano conto di giovani scesi in piazza a scrivere sull'asfalto frasi vuote di senso (ma cariche di retorica) come ''Essere ottimisti è un dovere'' e ''L'unione fa la forza'', mentre altri incitavano già a rispondere al terrorismo andando a bere una birra al bar «senza cedere alla paura».
Il copione che è stato scritto più o meno spontaneamente dopo gli attentati di Parigi è stato ripetuto in modo identico per Bruxelles, anche se con meno enfasi e più cinismo, un po' di patriottismo in meno e un po' di assuefazione in più. Le reazioni del dopo-attentato, buone per tutte le stagioni, si sono susseguite a slogan: da chi ha invocato più integrazione, senza spiegare che cosa questo significhi, a chi ha proposto di cacciare l'islam con tutti i musulmani dall'Europa in modo indiscriminato.

VIETATO L'ODIO
I sentimenti preconfezionati tirati in ballo dai giornali sono stati svuotati di qualunque drammaticità. Così pressoché tutti i giornali belgi stamattina spiegavano che il vero nemico non è il terrorismo, ma l'odio. #TousUnisContreLaHaine recita appunto un altro hashtag che va molto di moda in queste ore. Come se non fosse umano provare rancore o paura in simili situazioni, come se si volesse saltare il trauma a piè pari. Alla fine anche il richiamo ossessivo a riprendere subito a vivere come se non fosse successo niente sembra una giustificazione della (o un invito alla) indifferenza: dopo Charlie Hebdo e Hyper Cacher tutti i leader politici del mondo avevano marciato insieme a Parigi, ieri Barack Obama non ha neanche considerato la possibilità di rientrare a Washington da Cuba.
Anche per quanto riguarda le risposte da dare agli attentati è tutto già scritto: ci vogliono più sicurezza, più intelligence e più prevenzione. Punto. Qualche coraggioso si arrischia a dire che «siamo in guerra», senza però citare il nome del nemico e senza dilungarsi su come potremmo vincerla questa guerra. Ecco perché le parole di Silvio Berlusconi sul Foglio sembrano addirittura anacronistiche: «È tempo di agire con coraggio. Bisogna che i governi dell'Occidente capiscano che c'è un solo modo per risolvere la situazione: andare ad estirpare il cancro dell'Isis alla radice, con una coalizione che, sotto l'egida dell'Onu, riunisca Europa, Stati Uniti, Russia, Cina e i paesi musulmani moderati. (…) Non esistono soluzioni alternative, quando si è chiamati in guerra bisogna combattere e vincere».

CAMPANE SUONANO IMAGINE
Si può discutere se il mezzo bellico sia in grado di risolvere il problema, ma la sola idea che oltre a difendersi bisogna attaccare suona ormai come obsoleta, inconcepibile. Che bisogno c'è di andare a combattere l'Isis in Siria e Iraq, sembra di leggere tra le righe di tanti editoriali pieni di retorica ripetitiva, che bisogno c'è anche solo di porsi il problema: basta scrivere con un gessetto «pace» sull'asfalto per costruirla. L'Europa assomiglia sempre di più alla tartaruga millenaria Morla de La storia infinita, quando avvisata del pericolo mortale, del Nulla che incombe e si avvicina, risponde: «Non ci interessa, anzi, non ci interessa neanche se ci interessa o no, in effetti». Così, alle campane dell'università cattolica di Lovanio non resta che intonare il brano Imagine di John Lennon: «Immagina che non esista paradiso, facile se provi; nessun inferno sotto di noi; sopra solo il cielo; immagina che tutta la gente viva solo per l'oggi. Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile da fare, niente per cui uccidere e morire, e nessuna religione. Immagina tutta la gente che vive in pace». Il Nulla è già qui.

Nota di BastaBugie: Peppino Zola nell'articolo dal titolo ''La banale risposta al male di un'Europa codarda'' spiega che quasi tutti rimangono alla superficie, come i servizi segreti di Belgio e Francia, preoccupati solo di non apparire ''islamofobi''. I ghetti si formano perché mettiamo insieme persone a cui non abbiamo il coraggio di annunciare i criteri di una vita nuova, scaturita dall'appartenenza a Cristo.
Ecco l'articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 28-03-2016:
Non c'è solo la ''banalità del male'', c'è anche la banalità della risposta al male, come si è visto e sentito in questi giorni, in risposta alla ennesima strage dei terroristi islamici dell'ISIS. Abbiamo sentito le stesse banalità già udite dopo le stragi di Madrid, Londra, Parigi, Tunisi e di molti altri tragici luoghi.
Tutti a ripetere che si devono unificare i servizi segreti (ma il summit dei ministri di questi giorni non ha deciso nulla), che le nostre abitudini non devono cambiare (ma Bruxelles è militarizzata), che siamo in guerra ma non troppo, che i terroristi non sono veri islamici, e così via banalizzando. C'è, poi, l'ineffabile D'Alema che chiede di rispondere al terrorismo aumentando il numero delle moschee con l'8 per mille, ci sono le piazze che rispondono alle micidiali bombe con i gessetti e con sentimentalate musicali, ci sono quelli che fanno finta di non avere paura per non darla vinta ai criminali.
Quasi tutti rimangono alla superficie del fenomeno in atto, come sono rimasti alla superficie i servizi segreti del Belgio e di Francia, il che non è avvenuto a caso, essendo il frutto diretto di uno stupido buonismo, che rende Belgio e Francia più preoccupati di non apparire ''islamofobi'' che di assumere forti decisioni a tutela della sicurezza e della libertà dei propri popoli. Dentro questa imbelle banalità generale, si intravedono alcuni segni di resipiscenza da parte di Ferrara (che chiede decisioni e non analisi), di Berlusconi (che, inascoltato, chiede che si formi un'alleanza mondiale per fermare definitivamente l'Isis) di Galli della Loggia (che sul Corriere chiede una cosa ovvia e cioè che si applichino le leggi anche nei confronti dei munsulmani!).
Ma la banale e codarda superficialità domina, malgrado i continui bla bla.
Anche i cristiani hanno gravi responsabilità su questo fronte, perché si stanno arrendendo al pensiero unico dominante, venendo meno alla responsabilità di essere una presenza originale, che scaturisca dall'appartenenza alla vita attiva delle loro comunità, che abbia al centro la persona ed il pensiero di Cristo.
Cito, a titolo di esempio, quanto avvenuto all'Università Cattolica di Lovanio, la quale, per ricordare i morti causati dalle bombe islamiche, ha fatto suonare anch'essa la canzone di John Lennon Imagine, le cui parole sognano un mondo senza religioni e senza paradisi. Forse i responsabili di quella università non si erano resi conto di tali parole; ma forse è più probabile che sapessero tutto e che abbiano scelto un canto palesemente massonico, invece che riproporre una delle tante stupende musiche della tradizione cristiana che fanno memoria dei morti e delle ingiustizie commesse in questo povero mondo. Quanto accaduto a Lovanio costituisce una sintesi fedele di quanto sta avvenendo all'interno della cultura e della esperienza dei cristiani oggi in Europa (e non solo).
Siamo alle solite. I cristiani stanno dimenticando che Cristo ci invita a vivere l'appartenenza a Lui, con la carità, con la cultura e con la missione. I cristiani pensano di esaurire il proprio compito con la dimensione della carità (di cui, peraltro, vediamo esempi eroici e straordinari), dimenticando che quando accogliamo l'ospite non possiamo e non dobbiamo nascondere il motivo profondo per cui lo facciamo. In altre parole, siamo colpevoli se non comunichiamo il giudizio di Cristo e se rinunciamo ad annunciare la bellezza ed il fascino di Gesù.
I ghetti si formano anche perché mettiamo insieme delle persone, a cui non abbiamo il coraggio di annunciare i criteri di una vita nuova, scaturita dall'appartenenza a Cristo. Appariamo, così, gente senza fede e finiamo anche con l'essere disprezzati da parte di coloro che hanno una fede integralista, che poi strumentalizzano, uccidendo in nome del loro Dio.
Ma nessuno ha mai osato dire loro che il Dio dell'Amore ci può far vivere in modo diverso. In questo senso, la passività dei cristiani costituisce una grave responsabilità circa quanto sta accadendo in Europa. Certo è che questa passività è favorita da un clima generale, per il quale, Belgio e Francia in testa, si è voluto fare a meno di Dio nella costruzione del bene comune, tradendo l'origine stessa dell'Unione Europea: i tre fondatori erano cattolici credenti e praticanti e per questo erano autorevoli e creativi. Senza Dio si diventa banali e aridi.
Nella liturgia ambrosiana del Venerdì Santo, ho letto parole durissime di Isaia a proposito di chi vuole fare a meno del Signore: «Si ubriacheranno del proprio sangue». E' quello che sta accadendo: la banale Europa si sta esaurendo correndo dietro ai propri idoli ed al proprio saccente ed autonomo pensiero. In questi giorni particolari, preghiamo per i morti innocenti, ma anche per gli insensati europei che stanno distruggendo i loro popoli, affinché abbiano a ravvedersi in tempi rapidi. ''Signore, vieni presto in mio aiuto''.
Rimane, comunque, una certezza: Cristo continua a risorgere e le tenebre non prevarranno.

Fonte: Tempi, 23 marzo 2016

4 - BELGIO: LO STATO IMPONE LA SCUOLA DI STATO
Vietato educare i figli con l'insegnamento parentale, ultimo baluardo per proteggersi dal gender nelle scuole e dalla dittatura del pensiero unico, come la chiama Papa Francesco
Fonte No Cristianofobia, 3 marzo 2015

E' chiaro: quando il laicismo di Stato si traduce in una forma di indottrinamento oppressivo e coercitivo nelle aule scolastiche, ai genitori non resta altro da fare che scegliere di educarsi i figli in proprio. Strada certo complessa, ma assolutamente preferibile sul piano dei contenuti. Se n'è accorta Joëlle Milquet, ministro della Pubblica Istruzione nella Federazione Vallone-Bruxelles, in Belgio: leggendo i giornali, che ne hanno parlato come di un fenomeno sociale, ha notato, infatti, come il numero dei ragazzi formati a domicilio sia passato dai 538 dell'anno scolastico 2009/2010 agli 878 del 2014/2015, con un incremento del 40% nel giro di soli cinque anni.

UNICA DIFESA CONTRO IL GENDER NELLE SCUOLE
In parte si tratta di studenti impossibilitati, per ragioni di salute, a frequentare la scuola. Ma v'è anche una buona percentuale di genitori, che ha deliberatamente scelto l'insegnamento in proprio, pur di assicurare ai figli un'istruzione conforme alle proprie convinzioni religiose, evitando loro i metodi a dir poco discutibili della cosiddetta ''educazione sessuale'' e dell'ideologia gender, ormai entrate in tutte le classi di ogni ordine e grado.
Per questo il ministro Milquet ha deciso di correre ai ripari e di ridurre al minimo casi come questi. Così, se fino ad oggi i genitori non dovevano giustificare in alcun modo e di fronte ad alcuna autorità la propria libera scelta di autonomia didattica, ora s'intende cambiare le regole del gioco: «Una motivazione religiosa non può in alcun caso giustificare il fatto di lasciare la scuola», ha dichiarato Milquet senza tanti giri di parole ed anzi andando subito al sodo della questione, senza accampare alcun pretesto. Il proposito è quello d'ostacolare in qualsiasi modo la scelta ''confessionale'', punto e basta.

UN PIANO LIBERTICIDA
Un piano liberticida, che, anche in Belgio, proviene proprio dai ranghi ''cristiano-democratici'': Joëlle Milquet, infatti, è divenuta presidentessa del Partito cristiano sociale (Psc, ex-Partito cattolico) nel 1999. Appena raggiunto il vertice, ha deciso di cancellare la ''C'' di ''Cristiano'' e trasformarla in una ''H'', mutando la sigla in Cdh ovvero Centro Democratico Umanista, nel 2002. Una decisione, che ha travolto e stravolto radicalmente le origini ed il programma della formazione politica, dirottandone la storia, il corso e gli obiettivi.
Non stupisce sapere che l'iperlaicista pro-gender ministro della Pubblica Istruzione francese, Najat Vallaud-Belkacem, sia grande amica della collega belga Milquet.

Fonte: No Cristianofobia, 3 marzo 2015

5 - LA MINACCIA ISLAMICA: ''CON LE VOSTRE LEGGI VI INVADEREMO, CON LE NOSTRE LEGGI VI DOMINEREMO''
La storia insegna che le minoranze convinte riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose... e intanto a Bruxelles i musulmani sono già un terzo dei residenti!
Autore: Luigi Amicone - Fonte: Tempi, 23 marzo 2016

A cadaveri ancora caldi, nelle prime ore successive agli attentati di Bruxelles, il nostrano Espresso, versione online, se la prendeva con gli ''sciacalli'' del centrodestra. Se la prendeva con Salvini e con Gasparri, colpevoli di aver postato l'invito a ''ripulire le città''. Ennesimo massacro, ennesimo riflesso della sinistra al caviale a indignarsi col ''populista'' piuttosto che col terrorista.
Insomma, o ti limiti all'indignazione famelica di girotondi e ai richiami alla prevenzione cosiddetta di intelligence. O sei fuori dalla corretta interpretazione dell'ennesima e bestiale strage a cui non riescono mai a dare l'aggettivo giusto, corretto, scritto nelle rivendicazioni dell'Isis e di al Qaeda, e che non è ''chissàchisarà''.

L'ISLAM NON È TUTTO UGUALE, NON È VIOLENTO... CI DICONO
Già, l'islam non è tutto uguale, non è monolitico, non è violento ci dicono. È ''religione di pace'' e, anzi, aggiunge la sinistra al caviale, è più ''pacifico'' della Chiesa cattolica, delle crociate e via discorrendo, evocando sempre lo stesso rosario di ''fondamentalismo cristiano'' costruito sull'aneddotica volterriana e comunista, nazista e qualunquista. Non gli viene mica in mente di appellarsi e premere anche sull'islam pacifico. Perché dimostri nei fatti che lo è, scacciando e perseguendo chi nelle proprie fila pacifico non è. No, si accettano solo parole buone, condoglianze col fiore, imam che recitano preghiere ma nessuna condanna al fondamentalismo e all'odio che si insegnano in molte moschee di tutta Europa.
Davanti alla crudele realtà presente che ti dice: ''O ti difendi militarmente o sei morto, presto o tardi sei morto'', la loro risposta è: ''Populista, sciacallo, fascista''. Perciò, Salvini deve stare zitto. E deve stare zitto Gasparri. E zitti tutti coloro che non rappresentano l'anima bella e pacifista della borghesia che ci governa con pensieri buoni, i girotondi solidali, i benestanti che guardano il mondo affacciati dal finestrino di un taxi e cortei antimafia.

BRUXELLES NE È L'ESEMPIO ELOQUENTE
Capitale dell'Europa borghese, burocratica e anticristiana, cresciuta nell'arroganza laicista di tenere fuori dalla vita associata la storia e la presenza che si riflette in gente, cattedrali e università d'eccellenza. Conformemente al ''religiosamente corretto'', è stata tra le prime città europee a sostituire gli auguri natalizi e pasquali con le ''vacanze d'Inverno'' e le ''vacanze di primavera''. Però ha spalancato le porte a ogni genere di investimento islamico. Moschee saudite e scuole coraniche integraliste comprese.
Come le principali città del Vecchio Continente, da Londra a Berlino, da Parigi a Stoccolma, la sinistra alla bruxellese ha lasciato crescere interi quartieri all'ombra della sharia. E per ideologia multiculti ha preferito aprire le scuole all'insegnamento delle sure del Corano piuttosto che al Vangelo. Per un pugno di casi di pedofilia, i poliziotti belgi hanno perquisito ordini e comunità religiose cattoliche e tenuto agli arresti domiciliari l'intera conferenza episcopale cattolica. Mentre il giulivo nichilismo socialista ha scacciato dal discorso pubblico qualunque sentimento cristiano abbia osato mettere in discussione il crescente delirio di leggi che mettono a morte vecchi e bambini in nome della dignità della vita.
Da quanto tempo ci stanno martellando dal cuore dell'Europa moderna e progredita l'idea che le religioni sono tutte uguali, e che però bisogna affamare le scuole cattoliche e sbattere fuori dalla società Gesù, presepi e crocifissi? Con quale malizia assaltano la difesa della vita secondo la più elementare concezione umana e cristiana della vita e passeggiano sui corpi dei bambini mai nati come un ''diritto riproduttivo''?
Ecco, la capitale dell'Europa amministrata secondo il vuoto spinto delle direttive tecnocratiche e del destrutturalismo antropologico, del disprezzo per le proprie radici e nell'illusione di pace comprata al prezzo di uno spinello, si trova ora tragicamente esposta a una serie di attacchi criminali che la mettono brutalmente davanti alle propria nudità politica, culturale e religiosa.

IL BUONISMO CI CONDUCE ALLA ROVINA
Infatti, con tutto il buonismo che dà di ''sciacalli'' e ''populisti'' a chi non trova istruzioni civili e cultura politica che si siano mai ribellati al fondamentalismo vero, quello islamista e quello del laicismo fanatico, si poteva e si doveva intervenire per tempo ricordando anche il semplice dato statistico rilevato anni fa da un politicamente e religiosamente scorretto giornalista di Libero e di Radio Maria, Andrea Morigi. «Tra vent'anni il cuore dell'Europa tecnocratica sarà definitivamente trasformato in un suq arabo, con i 250-300 mila musulmani che rappresentano già un quarto della popolazione di Bruxelles». Era l'anno 2011. Oggi la popolazione musulmana a Bruxelles si avvicina a un terzo del totale dei residenti. Non bisogna avere paura dell'altro, è vero. Però devi sapere chi sei tu, perché l'altro, terrore o non terrore, non ti sottometta.
Del resto non era un Salvini il monsignor Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia, che il 13 ottobre 1999, nel corso della secondo assemblea speciale per l'Europa del sinodo si alzò e disse: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: ''Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo''. C'è da crederci, perché il ''dominio'' è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa e del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista? È un fatto che termini come ''dialogo'', ''giustizia'', ''reciprocità'', o concetti come ''diritti dell'uomo'', ''democrazia'', hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, ad un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. La storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose».
È vero, ci sono in giro anche gli ''sciacalli''. Ma al momento, purtroppo, i cretini li sopravanzano.

Nota di BastaBugie: l'Islam è già dentro l'Europa e sta per esplodere in tutta la sua potenza: solo il cristianesimo lo può fermare ancora una volta. Per leggere gli articoli e guardare i video del dossier ''ISLAM'' di BastaBugie, clicca qui.

Fonte: Tempi, 23 marzo 2016

6 - HO VISITATO CIVITAVECCHIA DOVE LA STATUINA DELLA MADONNA HA LACRIMATO SANGUE
La Madonna 21 anni fa previde i drammi attuali... e tutto perché non vogliamo convertirci (VIDEO: la Madonna di Civitavecchia)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Il Timone, febbraio 2016 (n. 150)

C'è sempre un qualcosa di misterioso nell'attrazione che a un certo punto esercita un luogo dove la Madonna appare o sparge segni della sua presenza. Lo avevo già notato in passato, è accaduto ancora: per venti anni avevo ignorato i fatti di Civitavecchia, malgrado fosse stato inevitabile incappare nelle notizie che ne parlavano. Poi sul finire di dicembre, l'insistenza di mia moglie, l'incontro con Riccardo Caniato, che ai fatti di Civitavecchia ha dedicato un libro, un'improvvisa curiosità, il combinarsi di situazioni che rendevano possibile il viaggio; ed eccoci, due famiglie di amici, nel giorno che la Chiesa dedica alla celebrazione della Sacra Famiglia, presentarci nella frazione civitavecchiese di Pantano, a casa della famiglia Gregori, che la Madonna un giorno di febbraio del 1995 ha scelto come "messaggera" della sue preoccupazioni materne. Lì nel giardino, in una nicchia appositamente costruita, trova posto la copia della Madonnina che nel febbraio di 21 anni fa ha lacrimato sangue per 14 volte ed ora è esposta alla venerazione dei fedeli nella vicina parrocchia eretta a santuario. E davanti a questa Madonnina, che continua a trasudare olio ed emanare profumo di rose in occasione di alcune festività, ancora una volta ho provato la sensazione di essere stato "convocato".

L'ELETTRICISTA DELL'ENEL
Davanti al racconto di Fabio Gregori, l'elettricista dell'Enel che ha visto da un momento all'altro la sua vita stravolta da una Madonna che si è messa a lacrimare sangue per prima davanti a sua figlia, non si può evitare di pensare a cosa significhi l'irruzione di Cristo nella nostra vita e nella storia. L'intervento delle autorità civili, di quelle religiose, i dubbi, i sospetti e l'incredulità; le accuse davanti ai giudici e la scomunica da parte del vescovo prima che una lacrimazione di sangue davanti ai suoi occhi cambiasse anche a lui la vita; le visite misteriose e il continuo suonare alla porta, ogni giorno, di pellegrini che cresce incessantemente da venti anni. E noi possiamo toccare con mano il modo umile e grato con cui questa famiglia ha accettata e abbracciato la rivoluzione nella propria vita, aprendo la porta di casa e del cuore a devoti e curiosi, nell'obbedienza alle autorità della Chiesa anche davanti a decisioni incomprensibili e oggettivamente ingiuste.
Dio che si incarna e viene ad abitare in mezzo a noi - come riconosciamo nella preghiera dell'Angelus - è davvero un'irruzione nella storia che stravolge tutto, che ci dà occhi nuovi con cui guardare le nostre vicende personali e quelle del mondo. È una irruzione, uno stravolgimento che a noi chiede semplicemente di riconoscere questo fatto: accettarlo e abbracciarlo. Esattamente come accadde a Maria più di duemila anni fa, quando l'Angelo con il suo annuncio le cambiò la vita e Lei, con il suo "si", diede la possibilità a Dio di cambiare il corso della storia.

LA MADONNA NON HA MAI SMESSO
È una storia degli uomini che la Madonna non ha mai smesso di seguire da vicino, apparendo, dando messaggi, prefigurando scenari, il tutto per invitarci a una sola cosa: convertirci, aprirci all'amore di Gesù, fare nostro lo sguardo con cui Dio guarda il mondo. Non seguire ci espone a gravissimi pericoli. Ecco allora a Civitavecchia annunciate le conseguenze concrete della nostra disobbedienza: la "grande apostasia" anche nella Chiesa, con gravi scandali e abbandono della fede anche da parte delle gerarchie; il grave rischio di una nuova, terrificante, guerra mondiale tra Oriente e Occidente; il tutto sullo sfondo di un "feroce attacco di Satana contro la famiglia" che arriva fin dentro la Chiesa. Come non riconoscere dopo venti anni che ciò sta accadendo proprio davanti ai nostri occhi? E come non riconoscere l'urgenza di quell'invito alla nostra conversione, tale che davvero possiamo dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani?
"Satana vuole distruggere la famiglia", è la chiave di volta dei messaggi e la Madonna indica con chiarezza Giovanni Paolo II come il pastore da seguire. E qui una cosa importante emerge. Giovanni Paolo II non era soltanto un Papa con una grande devozione per Maria, con la Madonna aveva proprio un rapporto personale speciale. L'episodio del proiettile deviato nell'attentato del 1981, proprio nel giorno della prima apparizione a Fatima, ne è solo un esempio. Ma è interessante notare una coincidenza perfino letterale tra i messaggi della Madonna a Civitavecchia e tanti interventi di Giovanni Paolo II, incluso il disegno distruttore di Satana spiegato all'incontro mondiale delle famiglie a Rio de Janeiro nel 1997. Non sorprende quindi venire a sapere che papa Wojtyla seguiva con grande attenzione i fatti di Civitavecchia, che inviava i suoi emissari personali per comprendere bene cosa stesse accadendo, che è stato lui a regalare ai Gregori la copia della Madonnina che oggi continua a trasudare olio, che con quello stesso olio è stato unto Giovanni Paolo II negli ultimi tempi della sua vita. C'era un rapporto particolare, non c'è dubbio, e ci interroga anche oggi.

Nota di BastaBugie: in questa trasmissione viene raccontata la vicenda di Civitavecchia con interviste ai protagonisti


https://www.youtube.com/watch?v=0HTHvgupDHs

Fonte: Il Timone, febbraio 2016 (n. 150)

7 - NEL CINEMA PARROCCHIALE SALESIANO DI PADOVA PROIETTANO L'IMMORALE ''THE DANISH GIRL''
Storia del primo transgender che propone la liberazione sessuale perché, secondo lui, cambiare sesso porta alla felicità
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-03-2016

Qualcuno aiuti i salesiani in crisi di identità. Sembra proprio che i figli di San Giovanni Bosco ci siano ricascati. Dopo il caso del film scandalo Carol proiettato nel cinema gestito dai Salesiani di Roma in marzo, bocciato dalla stessa commissione di valutazione della Cei, questa volta a finire sotto osservazione sono i salesiani di Padova.
Qui, in via Asolo, sorge il Piccolo Teatro di Padova, di proprietà dell'Istituto salesiano Domenico Savio e gestito da un'associazione che fa capo alla vicina parrocchia di San Giovanni Bosco. Struttura moderna e, tra l'altro, recentemente premiata dalla mostra del Cinema di Venezia per gli eccellenti risultati raggiunti nella diffusione dell'opera lirica. Si vede che quando i responsabili si sono recati in Laguna per ritirare il premio non hanno potuto fare a meno di rimanere incantati da uno dei film in Rassegna: The Danish girl che ha riscosso un notevole successo mediatico (ha avuto anche l'Oscar per la miglior attrice non protagonista) ma come spesso accade, uno scarso riscontro in botteghino: appena 2 milioni di euro.

THE DANISH GIRL
Ma evidentemente ai salesiani, o ai curatori del cartellone che operano in nome e per conto di, il film non solo merita di essere visto da un pubblico composto per lo più da famiglie che frequentano la parrocchia, ma ha conquistato anche l'onore di essere proiettato nelle visioni di Pasqua e Pasquetta, quando, di solito al cinema si recano non solo gli habituè.  
Detto, fatto. Il film proposto è non proprio quello che San Giovanni Bosco avrebbe definito una produzione edificante ed educativa per i virgulti. Basti pensare che negli Stati Uniti il sito Filmrating.com lo ha classificato con una R, che si affibbia senza remore ai film vietati ai minori di 17 anni, data in cui negli Usa viene raggiunta legalmente la maggiore età. La motivazione data dall'organismo di classificazione, nato per dare alle famiglie un criterio orientativo sulle pellicole per bambini e famiglie, è la seguente: Rated R for some sexuality and full nudity. Tradotto: ''Nudità completa e scene con tematiche sessuali''.
Ora, immaginatevi il giovane curato che propone ai ragazzi dell'oratorio una soluzione del genere per la domenica principale della vita cristiana. Infatti in parrocchia qualcuno ha già iniziato a mugugnare. E non è un anziano bacchettone, dato che alla Bussola, la segnalazione è arrivata da un giovane parrocchiano che da poco ha raggiunto la maggiore età. ''Già non mi piace l'idea di andare al cinema a Pasqua o Pasquetta ma se proprio volessi andare ecco cosa mi troverei a vedere'', ci ha detto.

E COME DARGLI TORTO?
Ma perché il film è considerato scabroso tanto che negli Usa viene contrassegnato da bollino rosso? Perché narra, strizzando l'occhio alla rivendicazione sociale della comunità Lgbt, della vicenda umana dell'artista di inizio Novecento Einer Wegener, che dopo aver accettato un gioco della moglie, capisce di trovarsi più a suo agio nei panni di una donna e diventa così Lili Elbe, il primo travestito della storia sottoposto ad una operazione per la riassegnazione del sesso, che però gli fu fatale. Un film a tesi. Un film manifesto.
Un dramma amoroso e sociale al tempo stesso, dove l'attore protagonista non ha fatto mistero di aver preso spunto dalla storia di alcuni transessuali. Un dramma ovviamente che ci guardiamo bene dal giudicare anche se l'idea di fondo è quella che le convenzioni sociali non sono altro che un ostacolo alla manifestazione dell'amore vero. E il sesso biologico di fatto è un ostacolo a tutto ciò. Il messaggio di fondo del film in realtà sta tutto qui e in tempi come questi di diritti gay, figli alle coppie omosex e simil matrimonio, non è stato un caso che la pellicola abbia trovato adeguato spazio sui giornali e nelle mostre cinematografiche dove è stata candidata a molti premi.
Un po' meno però è il vettore attraverso cui il film viene diffuso a Padova. E qui, non c'è dramma che tenga, né diritto umano che venga prima, dato che il cinema che lo ha proposto è di ispirazione cattolica e gestito da un ente religioso. Bacchettoni? Non proprio, almeno stando a giudicare la tesi che permea il film secondo cui l'amore vince su tutto e dunque non c'è verità sulla natura dell'uomo. In pratica: cambiate pure sesso senza stare a interrogarvi troppo. Tesi che può essere emozionante quanto si vuole, ma che è in contrasto con quell'antropologia cristiana che una sala parrocchiale dovrebbe promuovere.

COSA SONO I CINEMA PARROCCHIALI
Ma onde evitare di incorrere in qualche reprimenda al contrario è bene ricordare che i cinema parrocchiali sono anch'essi disciplinati da un preciso regolamento. Che non è stato fissato con Mosè sul Sinai, bensì da una legge laica. Viene a questo punto da chiedersi se la pellicola proposta possa essere in linea con quanto disposto dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 ''Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche'' che al comma 10 dell'articolo 2 definisce così i cinema parrocchiali: ''Per sala della comunità ecclesiale o religiosa si intende la sala cinematografica di cui sia proprietario o titolare di un diritto reale di godimento sull'immobile il legale rappresentante di istituzioni o enti ecclesiali o religiosi dipendenti dall'autorità ecclesiale o religiosa competente in campo nazionale e riconosciuti dallo Stato. La relativa programmazione cinematografica e multimediale svolta deve rispondere a finalità precipue di formazione sociale, culturale e religiosa, secondo le indicazioni dell'autorità ecclesiale o religiosa competente in campo nazionale''.
E' dunque una finalità della Chiesa di oggi quella di proporre il cammino di liberazione sessuale attraverso la teoria gender?

Nota di BastaBugie: per l'elenco delle schede di valutazione dei peggiori film usciti negli ultimi anni, quindi da evitare, clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-03-2016

8 - DOPO LE UNIONI CIVILI IL PD VUOLE ANCHE I ''LOVE CONTRACTS'' DEI FILM DI HOLLYWOOD
Gli accordi prematrimoniali, in realtà, sono predivorziali
Autore: Elisabetta Longo - Fonte: Tempi, 17/03/2016

La notizia è che una volta approvate le unioni civili il Pd intende accelerare anche l'iter per l'introduzione degli accordi prematrimoniali nell'ordinamento giuridico italiano. L'onorevole Alessia Morani (Pd) ha già proposto un ddl per istituire un pratica che finora è rimasta sempre vietata nel nostro paese. Gli accordi prematrimoniali - o "love contracts", come li chiamano gli anglosassoni che li hanno ideati - andrebbero a integrare l'articolo 162 del Codice civile, sul regime patrimoniale della famiglia. L'idea dell'onorevole Morani è stata appoggiata anche dal deputato di centrodestra Luca D'Alessandro. Tempi.it ne ha discusso con l'avvocato Massimiliano Fiorin, esperto di diritto coniugale e autore di molti testi sull'argomento.
Avocato Fiorin, gli accordi prematrimoniali sono sempre stati vietati in Italia. Come mai proprio adesso se ne torna a parlare?
Credo che anche questo disegno di legge possa essere inserito nel discorso più ampio della battaglia sui "diritti civili", ormai centrale nel modo di fare politica del premier Renzi. L'idea di chi ha proposto il testo è quella di dare alle persone ulteriori libertà, con l'intento, come si sente ripetere, di "adeguare il diritto alla realtà del Paese". La verità invece è che accade il contrario: è la legislazione a suggerire al Paese le cose di cui sentire il bisogno. Non sono contrario in senso assoluto ai cosiddetti accordi prematrimoniali: sono contrario all'idea di farli diventare un diritto. Costituiscono un paradosso, a cominciare dal nome, perché non andrebbero chiamati accordi "prematrimoniali" bensì "predivorziali".
Firmare un accordo prima di sposarsi vuol dire strappare l'ultimo velo di romanticismo rimasto?
È proprio un controsenso. Quando due persone decidono di sposarsi, di fronte a Dio e/o alla legge italiana, dovrebbero voler fondare un'alleanza reciproca, non certo pensare a un modo per tutelarsi dalle possibili malefatte dell'altro. Si nota una coerenza, in negativo, conseguente al clima generale in cui questi accordi prematrimoniali si collocano: tutto è teso alla disgregazione del matrimonio in sé. Mi ha fatto sorridere l'onorevole Morani quando ha annunciato che grazie al suo ddl sugli accordi prematrimoniali le persone si sentiranno meglio difese nei loro interessi e quindi torneranno a sposarsi di più. L'istituzione del matrimonio è in crisi da tempo, non sarà un accordo firmato dal notaio a salvarlo.
Questo tipo di contratti fa subito pensare a Hollywood. Gli accordi prematrimoniali sono citati in tanti film, e sono molte le coppie di personaggi famosi che ne hanno firmato uno prima di convolare a nozze. Riguardano quindi solo i ceti sociali più "alti"?
Pensare che questi patti siano solo per ricchi è l'anticamera per renderli digeribili a tutti. Anche del divorzio, prima della legge del 1970, si pensava: "È un affare per ricchi, per americani". E in effetti nei primi tempi è vero che il ceto medio storceva un po' il naso, e che erano più i cosiddetti ricchi ad apprezzare quella legge che permetteva loro di "rifarsi una vita". Ma in breve il distinguo è andato perdendosi, e il divorzio è diventato un diritto. Non una possibilità, ma qualcosa di giusto, come sono appunto i diritti. Nell'articolo 29 della Costituzione sta scritto: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare». Ma con la legge del 1970 e il fallimento del successivo referendum abrogativo del 1974 abbiamo scalfito quell'articolo, e il divorzio è diventato un diritto, per tutti, senza distinzione di casi. Perfino Pier Paolo Pasolini, confessando di aver votato no al referendum, si disse stupito della sua stessa buona fede: aveva votato pensando a quei casi di soprusi familiari in cui il divorzio sarebbe stato un rimedio, e si era invece ritrovato a contribuire alla disgregazione della famiglia.
Ma, applicati alla realtà italiana, gli accordi prematrimoniali possono avere successo?
Stando ai numeri noti, in Italia il divorzio non è così popolare rispetto agli altri Paesi europei, ed è ancora un fenomeno che interessa maggiormente il ceto medio-alto. Credo che lo stesso avverrebbe per gli accordi prematrimoniali. Quando si divorzia, il primo punto da chiarire è sempre quello che riguarda la casa. Ad oggi, in Italia, i possessori di case sono in gran parte ultrasessantenni che hanno acquistato beni immobiliari dopo una vita di sacrifici. Qualche volta capita nel mio studio un padre o una madre che hanno comprato casa al figlio, prima che questo decidesse di sposarsi: "E se si lascia con 'quella là' - mi dicono - la casa va tutta a lei?". In un caso del genere un patto prematrimoniale potrebbe non essere il male peggiore. Ma prendere il caso di uno e farlo diventare diritto per tutti non è la strada migliore. Abbiamo potuto constatarlo in diverse materie trattate da governo e parlamento.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo dal titolo "Che cosa c’è dietro i patti prematrimoniali'' spiega tutto ciò che c'è da sapere.
Ecco l'articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 30-03-2016:
Alessia Morani (Pd) e Luca D'Alessandro (Fi) sono stati i primi firmatari della legge sul divorzio breve. Visto il successo ottenuto nelle aule parlamentari, sono ritornati sul tema e hanno redatto un altro disegno di legge altrettanto velenoso per il matrimonio: una proposta che mira a legittimare i patti prematrimoniali. Pare che la proposta sarà esaminata dalla Commissione Giustizia della Camera una volta conclusi i lavori sul ddl Cirinnà.
Cosa prevede questo nuovo disegno di legge? Si tratta di inserire nel Codice Civile un nuovo articolo, l'art. 162 bis che così sarà formulato: «I futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare un patto prematrimoniale in forma scritta diretto a disciplinare i rapporti patrimoniali in caso di separazione personale, di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio». L'accordo previo dunque potrà riguardare solo i diritti patrimoniali: alimenti da dare all'ex coniuge, passaggi di proprietà immobiliari, la linea di successione testamentaria, etc.
Fino a poco tempo fa gli accordi prematrimoniali erano considerati illegittimi anche dai giudici. I motivi erano molteplici. Alcuni di carattere pratico. Ad esempio, i patti prematrimoniali possono coartare la libertà del coniuge stornandolo da propositi divorzisti laddove il patto preveda un risarcimento esorbitante a carico del coniuge colpevole del fallimento matrimoniale. Oppure possono andare a detrimento della parte economicamente più debole: un coniuge abbiente nei primi anni di matrimonio si ritrova a fine matrimonio in bolletta e deve pagare all'altro coniuge, così come da accordi previ, una rilevante somma di denaro. Altre motivazioni, ben più salde, invece riguardano alcuni principi giuridici.
I patti prematrimoniali sono in contrasto con il principio di ordine pubblico che mira a salvaguardare la stabilità del vincolo coniugale così come esplicitata dall'art. 108 del Codice Civile: «La dichiarazione degli sposi di prendersi rispettivamente in marito e in moglie non può essere sottoposta né a termine né a condizione». Se stringo accordi previ nel caso in cui il mio matrimonio finirà vuol dire che non escludo la possibilità di divorziare e quindi di porre un termine - seppur imprecisato al livello temporale - al mio matrimonio, in contrasto appunto con l'art. 108. Questo articolo ci dice che l'ideale matrimoniale voluto dal legislatore è quello rappresentato da un vincolo indissolubile, altrimenti sarebbe stata data la possibilità di fissare un termine al patto e condizioni legittimanti per interrompere la vita a due.
Prima che il duo Morani e D'Alessandro proponesse questo ddl ci aveva già pensato la giurisprudenza della Corte di Cassazione ad aprire qualche pertugio, in realtà abbastanza ampio, ai patti prematrimoniali. Innanzitutto legittimando gli accordi patrimoniali in caso di separazione, stipulati però in costanza di matrimonio. E successivamente, in modo più significativo, con le sentenze della Cassazione civile n. 23713/2012, n. 19304/2013 e n. 4210/2014. Il pertugio che la proposta legislativa vorrebbe elevare a status di legge si è aperto per le seguenti ragioni. Il matrimonio civile tende all'indissolubilità (v. art. 143 c.c. che disciplina l'obbligo della fedeltà - e la fedeltà o per sempre o non è tale - e l'art. art. 160 c.c. laddove prevede che i coniugi non possono derogare ai diritti e doveri della vita matrimoniale e quindi nemmeno al dovere di fedeltà), ma non è davvero indissolubile in senso assoluto altrimenti non avremmo la legge sul divorzio (e quindi i doveri di cui sopra non sono davvero tali).
Ed è questo il tallone di Achille di chi vuole opporsi al disegno di legge Morani-D'Alessandro. Se è legittimo che i singoli decidano di rompere il vincolo coniugale, perché vietare loro la possibilità di accordi tesi a disciplinare alcune questioni di carattere economico e personale nel caso in cui arriveranno a divorzio? In breve, se si ammette il divorzio, non si possono che considerare legittimi anche i patti prematrimoniali che acquisteranno efficacia in caso di divorzio. Gli accordi prematrimoniali alla fine non sono che i figli legittimi della legge sul divorzio.
Questa riflessione ci traghetta a un'altra considerazione che funge da premessa alla prima e che è ben evidente nelle pronunce della Cassazione prima indicate. Oggi siamo passati da un orientamento giurisprudenziale di carattere pubblicistico che considerava la famiglia come bene collettivo da tutelare il più possibile anche contro la volontà dei coniugi che volevano separarsi, a un orientamento privatistico dove la famiglia è una Spa in cui se le quote di benessere e felicità dei coniugi non danno le utilità sperate allora è bene sciogliere la società e che lo Stato non ci metta becco. Il matrimonio è diventato patrimonio e quindi l'etica contrattualistica e mercantile rappresenta ormai il criterio soggiacente e prevalente a questo patto tra uomo e donna. Ecco quindi la spendibilità dell'ipotesi di accordi prematrimoniali così come avviene nel commercio in ossequio all'autonomia negoziale dei singoli.
Più in particolare, le sentenze della Cassazione sganciano l'autonomia contrattuale dei singoli dal ruolo di coniugi. In buona sostanza si argomenta che Tizio e Caia sono sì marito e moglie e che dovrebbero rimanere assieme finché morte non li separi, ma sono altresì privati cittadini che possono legittimamente gestire i loro affari come vogliono, anche attraverso contratti sottoposti a condizioni sospensive o risolutive. I due piani - così si argomenta - si sovrappongono senza interferire l'uno con l'altro.  La proposta che a breve inizierà il suo iter in Parlamento apre poi ad alcune riflessioni non solo giuridiche. In primis, è bene ricordare che chi stringerà simili patti andrà a contrarre un matrimonio nullo dal punto di vista canonico (cioè agli occhi di Dio), perché avrà escluso la proprietà dell'indissolubilità matrimoniale.
In secondo luogo, il fatto che la legge sui patti matrimoniali confermi sul piano del diritto positivo la precarietà del vincolo coniugale, avvalla la tesi che convivenze e matrimoni si stanno sempre più assomigliando sul piano sociologico. Infatti, per sua natura la convivenza è legame precario e il matrimonio, che invece per sua natura è legame vitalizio, sempre più spesso alla prova dei fatti rimane in vita per poco tempo. La durata di un legame tra conviventi e coniugi dunque si assomiglia sempre più. Questo a dire che le convivenze si stanno matrimonializzando (durano di più e si fanno sempre più figli come nei matrimoni): veri e propri matrimoni di fatto. E i matrimoni si stanno convivando (durano di meno e contano meno figli): convivenze legalizzate in buona sostanza. Questo processo di mimesi incrociata porta all'annullamento della natura del matrimonio così come percepita nella società.
Se il matrimonio perde le sue caratteristiche specifiche (indissolubilità e unità), matrimonio diventa niente e quindi tutto può essere matrimonio. Come un colore neutro – il bianco – che va su tutto. Il caso delle Unioni civili è paradigmatico a questo proposito. Su questa linea si è mossa Monica Cirinnà, proponente del disegno di legge sulle Unioni civili, la quale, come è stato ricordato di recente da queste stesse colonne, in una conferenza ha affermato che è ormai venuto il tempo di eliminare l'obbligo di fedeltà anche nei matrimoni eterosessuali. Togliere il vincolo di indissolubilità al matrimonio significa cancellare lo stesso istituto, perché è come togliere a un quadrato un lato e voler chiamarlo ancora "quadrato". In definitiva l'intento di tutte queste proposte di legge - patti prematrimoniali, divorzio breve, unioni civili, soppressione dovere di fedeltà - è buttare nella fossa l'istituto del matrimonio. Il passo successivo sarà il matrimonio a tempo determinato: se è lecito decidere di divorziare, perché vietare di stabilire una data previa all'esercizio di questo diritto?

Fonte: Tempi, 17/03/2016

9 - OMELIA II DOMENICA DI PASQUA - ANNO C (Gv 20,19-31)
A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 3 aprile 2016)

Per ben tre volte, nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, Gesù dice a suoi Discepoli: «Pace a voi». Il Signore, con la sua Morte e Risurrezione, è venuto a portarci la sua pace. Ma cosa è la pace? Tutto il mondo ne parla, tutti la vogliono, ma nessuno la raggiunge. Anzi, sembra che più se ne parla e più essa si allontana. La pace di cui parla Gesù è ben diversa da quella che il mondo cerca tanto ansiosamente. La pace portata da Gesù è innanzitutto interiore. Prima che regnare nel mondo, essa deve esserci nel nostro cuore. Solo allora saremo autentici operatori di pace, solo quando vivremo in comunione con Dio e allontaneremo il peccato dalla nostra vita.
È molto interessante il fatto che Gesù ripete questa frase: «Pace a voi», proprio nel momento in cui Egli istituisce il sacramento della Confessione. Infatti, subito dopo, Egli dice ai suoi Apostoli: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22). Questo particolare ci fa comprendere che la pace si ottiene innanzitutto con una buona Confessione, quando riceviamo il perdono di Dio.
Oggi, inoltre, è la festa della Divina Misericordia, festa voluta da Gesù stesso, secondo le richieste da Lui fatte a santa Faustina. Egli diceva alla Santa: «Chi si accosterà alla sorgente della vita - ovvero alla Confessione e alla Comunione - questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene». Poi continuò dicendo: «L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla mia Misericordia. Oh, quanto mi ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e non crede che io sono misericordioso, non ha fiducia nella mia Bontà». Vogliamo anche noi glorificare l'infinita Misericordia di Dio, accogliendola nel sacramento della Confessione, confessandoci spesso e bene, e domandando a Gesù che ogni volta sia come l'ultima Confessione della nostra vita.
Il brano del Vangelo, inoltre, ci parla della fede. Dopo aver dissipato i dubbi di Tommaso, Gesù proclama solennemente: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29). La fede è un dono di Dio, ma deve essere alimentata dalla nostra preghiera. Essa è come una piccola fiammella che deve essere di continuo ravvivata con l'olio della nostra orazione e delle nostre buone opere. Se manca tutto questo, essa, inevitabilmente, tende a morire. Domandiamo ogni giorno che il Signore aumenti la nostra fede. Sarà soprattutto con la meditazione assidua che questo dono si rafforzerà sempre di più. In questo periodo di Pasqua, per poi proseguire con lo stesso proposito, cerchiamo di meditare frequentemente la Parola di Gesù, il suo Santo Vangelo, domandandoci: "Cosa mi vuole dire Gesù con queste sue parole che sto meditando?". Se saremo fedeli a questo piccolo proposito, anche solo per un quarto d'ora al giorno, la fiamma della nostra fede si ravviverà sempre di più fino ad illuminare tutti quelli che incontreremo sul nostro cammino.
Tommaso ravveduto, infine, fece uno stupendo atto di fede. Egli vide l'Umanità di Cristo Risorto, e credette senza esitare nella sua Divinità. Egli, infatti, esclamò: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). Anche noi facciamo qualcosa di simile ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa, anzi facciamo di più. Tommaso vide l'Umanità di Cristo e credette nella sua Divinità; noi non vediamo né la Divinità, né l'Umanità di Gesù, eppure crediamo senza esitare che l'Ostia consacrata che riceviamo al momento della Comunione e che adoriamo presente nel Tabernacolo, è Gesù vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Per questo siamo beati, perché crediamo senza vedere.
Chiediamo alla Vergine Santa che custodisca in noi il dono della fede e lo accresca sempre di più ottenendoci una fede senza esitazioni, una fede che ci faccia spostare le montagne, una fede che ci faccia superare tutte le difficoltà.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 3 aprile 2016)

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