BastaBugie n°455 del 25 maggio 2016

Stampa ArticoloStampa


1 AMORIS LAETITIA SECONDO DON CAMILLO
A don Camillo è la perpetua che annuncia i grandi cambiamenti, finché non arriva il Brusco e tante cose ritrovano il loro posto
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Il Timone
2 PANNELLA, SANTO SUBITO?
Giusta la pietà per un defunto e anche la comprensione per il peccatore, ma non si può confondere con un giudizio storico su quanto operato (non si possono esaltare le battaglie di chi ha sempre perseguito l'obiettivo di eliminare la Chiesa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 GUARITA A LOURDES UNA BAMBINA SORDA DALLA NASCITA
Intervista al responsabile Unitalsi: ''All'inizio eravamo increduli, ma ci siamo dovuti arrendere all'evidenza dei fatti''
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
4 LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE
La storia della Chiesa è gloriosa, ma ci sono stati anche scismi ed eresie che, dalle origini ai giorni nostri, ne hanno minato l’unità interna (VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
5 FACEBOOK NON DISCRIMINA I GAY, MA CHI LA PENSA DIVERSAMENTE SI'
E' il caso di Don Danilo Costantino, parroco a San Giovanni Valdarno, che si è visto chiudere il suo profilo Facebook a causa di una discussione sulle unioni civili (cioè sui matrimoni gay)
Autore: Filippo Fiani - Fonte: La Croce
6 CIRINNA' SPAVALDA: ''DOPO IL SI ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE FACCIAMO PASSARE ADOZIONI AI GAY, EUTANASIA, DROGA LIBERA, ECC.''
Con la nuova legge elettorale e l'abolizione del Senato la dittatura gay si prepara a dettare legge senza limiti: ecco perché è nato il Comitato Lgbt per il Sì al referendum di ottobre
Autore: Marco Guerra - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 IL GINECOLOGO ANTINORI IN MANETTE: L'OVOCITA E' UN OGGETTO DA RAPINA
Ecco il vero volto della fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa, che, regolata dal dio denaro, rende uomini e donne semplici produttori di gameti o fornitrici di utero e i figli oggetti
Fonte: Comitato Verità e Vita
8 LA VERITA' SULL'ISLAM E SUI TERRORISTI MUSULMANI
Un monito all'Occidente ad affrontare i suoi avversari così come sono e senza complessi (non sono terroristi allo sbaraglio, cercano solo di realizzare l'ideale di cui parla il Corano)
Autore: James Schall - Fonte: Cultura & Identità
9 OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO C (Lc 9,11-17)
Voi stessi date loro da mangiare
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - AMORIS LAETITIA SECONDO DON CAMILLO
A don Camillo è la perpetua che annuncia i grandi cambiamenti, finché non arriva il Brusco e tante cose ritrovano il loro posto
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Il Timone, maggio 2016 (n.153)

A Rughino, dieci anime sparse sull'Appennino, le notizie arrivano con calma. Perché ci sono tanti campi, ma "non c'è campo". Qui il segnale va e viene e, di solito "non prende". Anche questa è periferia. Quassù sembra quasi di stare in un bell'ospizio a cielo aperto, le notizie più interessanti per la gente sono quelle sulle novità del presidio medico. Un povero prete si trova qui in esilio montano e il lavoro pastorale è semplice: visitare gli infermi e seppellire i defunti. Di matrimoni neanche l'ombra, il più giovane qui ha 60 anni.
"Don Camillo, ma non ha letto Amoris laetitia? Il Papa ha detto che i divorziati risposati possono fare la comunione. E ha anche detto che gli adulteri e i fornicatori non sono "irregolari", ma solo in discernimento. Ah, se lo avessi saputo prima..."
"Ma, Desolina cosa dice?"
"Sì, sì, l'ho letto su Repubblica! E l'ha detto anche il Tg1!"
Le perpetue ormai sono emancipate e sanno dove andare a prendere le notizie sulla Chiesa. "Ma non è possibile, avrà capito male. Non so se ricorda, ma "quello che Dio ha congiunto l'uomo non lo separi", che mi sembra una fonte più sincera di Repubblica e il Tg1!" E poi ci sarebbe anche il sesto comandamento, e quel discorso fatto sulla montagna a proposito di chi guarda una donna per desiderarla commettendo già adulterio nel suo cuore..."
"Don Camillo lei è il solito vecchio arnese in sottana che scaglia pietre contro i fedeli. Sempre fissato con questi comandamenti e con le regole. Deve aggiornarsi una buona volta, se no non avvicinerà mai nessuno. Legga Amoris laetitia, 260 pagine cosa vuole che siano?"
Don Camillo, che era abituato alla stringata sintesi evangelica, pensò che via, via che passano gli anni i documenti del Vaticano guadagnano in chilometri di lunghezza e perdono un po' di schiettezza. "Va bene Dosolina, mi informo e ne parliamo". Il gender a Rughino non aveva ancora messo piede, anche se don Camillo ne aveva sentito parlare.
Una roba che gli sembrava venire da Marte, a lui che era cresciuto con quelle quattro idee fondamentali, tra cui che "maschio e femmina li creò". Ringraziò il suo bel Crocifisso leggendo che il Papa ricordava che il maschio e la femmina sono diversi, e che fare pasticci sulla natura vuol dire giocare a sostituirsi al Creatore. Leggendo Amoris Laetitia ritrovò anche quella vecchia enciclica di Paolo VI, Humanae Vitae. Da riscoprire. "Ma Signore," disse rivolto al Crocifisso, "se proprio dei pastori e dei teologi hanno voluto dimenticarla?".
Non era facile per un povero prete di montagna riuscire a districarsi fra gli oltre 350 paragrafi. Un "evento linguistico": così era stata definita l'esortazione apostolica da un cardinalone austriaco al momento della presentazione al mondo intero.
 "Allora don Camillo, sta leggendo il documento del Papa?", disse la Dosolina mentre spazzava la sagrestia. "Sì, ma è roba un po' difficile per me. Con gli "eventi linguistici" non ho gran dimestichezza, sa com'è, sono abituato a Cristo che parlava in modo semplice. Con gli "eventi linguistici", invece, finisce che due preti che parlano dallo stesso pulpito, a nome dello stesso Dio, li spiegano poi in modo differente".
Don Camillo ebbe gran gusto nel leggere i capitoli biblici del testo, anche la riflessione sull'inno alla carità di S. Paolo. Trovò conferme di condanna all'aborto, alla contraccezione, all'eutanasia.
Nessun cedimento all'equiparazione delle unioni tra persone dello stesso sesso con il matrimonio naturale.
Un piccolo sussulto lo ebbe quando incontrò l'episodio evangelico dell'adultera, perché a lui risultava che Gesù la salutasse dicendole "Va' e non peccare più", mentre nel testo trovò scritto che "la invita ad una vita più dignitosa". "Don Camillo", disse il Crocifisso, "devi capire che è un evento linguistico". "Signore", rispose don Camillo, "sarà anche un nuovo linguaggio, ma Lei è salito in croce per togliere il peccato del mondo e questo non mi sembra un gran servizio reso, né a Lei, né all'adultera". "Don Camillo, abbi fede!", rispose il Crocifisso.
Quando don Camillo arrivò al capitolo 8 la lettura si fece più difficile, il povero prete cercava di capire dove si volesse andare a parare. "Dosolina", disse il giorno dopo all'emancipata perpetua, "Repubblica e il Tg1 si sbagliano di grosso, da nessuna parte si parla di comunione per i divorziati-risposati. C'è solo un gran parlare del fatto che non dobbiamo scomunicarli, né escluderli dalla vita della Chiesa. E noi non li abbiamo mai esclusi, né scomunicati".
"Ma lei deve leggere le note a piè di pagina!"
Le note erano scritte così piccole che don Camillo le aveva saltate, non leggeva una nota a piè di pagina dal 1960. D'altra parte nelle aie i contratti si facevano con una stretta di mano e i contadini sanno che quello che è scritto piccolo spesso è lì per tirarti una qualche fregatura.
Quella sera don Camillo lesse le note del capitolo 8 e capì che, forse, Repubblica e il Tg1 non avevano proprio tutti i torti. "Signore", disse rivolgendosi al Crocifisso, "se ho capito bene la nota 329 due divorziati-risposati, in certi casi, è bene che non resistano e che possono passare un po' di tempo avvinti come l'edera. Se ho capito bene le note 336 e 351 i due di cui sopra, magari sempre avvinti come l'edera, possono essere aiutati dai sacramenti a vivere meglio in grazia di Dio. Ma se ho capito bene, perdonatemi, qualcosa non mi torna. Questa cosa delle attenuanti e delle circostanze mi sembra un tantino complicata nel caso specifico, anche perché, se non lo capisce il fedele adultero che non può mangiare il Suo corpo (può capitare), beh, un povero prete gli deve pur spiegare che non va bene e alla fine non può dargli la comunione! Mi perdoni "Signore, io amo la Sua Chiesa e il Suo Vicario in terra, ma non capisco".
 "Don Camillo, non preoccuparti. Nel cuore dell'uomo, sia quello del penitente, che quello del ministro, guardo bene io".
 "Beh, Signore, nel dubbio io farò come abbiamo fatto fin qui. Perché se per creare una famiglia dobbiamo distruggerne un'altra c'è qualcosa che non va. Signore, anche Peppone si stupirebbe; in fondo lui ce l'ha con me e con i padroni, ma rispetta i Suoi precetti e non gli piacciono le furbate".
Il giorno dopo si presentò in canonica il Brusco. Un omaccione coi calli alle mani che faceva Brusco di nome e di fatto, uno di quelli che aveva sempre avuto un alto concetto della famiglia. Al punto che ne aveva sempre avute almeno due. Veniva in chiesa di tanto in tanto, e stava sempre in fondo.
 "Don Camillo, voglio confessarmi". "In nomine Patri, ...dimmi figliolo". "Ho tradito mia moglie, me ne sono andato e ho vissuto con un'altra. Mi ci è voluta una vita, ma chiedo perdono. Ho sentito che la Chiesa voglia accogliere tutti".
 "Bene, ma tu pensi di continuare come hai sempre fatto, oppure vuoi cambiare vita?"
"Voglio cambiare vita perché parlandone con la Dosolina mi ha detto che ora posso fare la comunione".
"Ah, si... mi fa piacere. E cosa ti ha detto la nostra cara perpetua?"
"Beh, che adesso c'è l'integrazione e quindi si va tutti alla mensa del Signore. Lo ha sentito al Tg1".
"Certo, certo. Sono davvero felice che tu voglia venire alla mensa del Signore. Solo che nel frattempo sarebbe necessario che tu provassi a ben discernere le situazioni: e cioè che una cosa è il tuo santo desiderio, e un'altra la realtà che vivi e che contrasta oggettivamente con la natura del matrimonio e perciò con la legge di Dio. "Una sola carne" tu lo sei con tua moglie e basta; è una questione di amore vissuto nel rispetto di una promessa fatta davanti a Dio, che dice non osi separare l'uomo ciò che Lui ha unito. Perciò la Chiesa ti indica che con quella che non è tua moglie devi impegnarti a vivere come fratello e sorella".
"Don Camillo, la Dosolina non si era spiegata molto bene. Però lei mi ha fatto riflettere. Mi sono rallegrato la giovinezza e l'età adulta con l'amore, ho messo su due famiglie, ma in fondo ho sempre tradito l'Amore. Sono un uomo a cui piace agire alla luce del sole anche di sera e detesto sotterfugi, perciò non voglio sconti. Con il peccato si lotta, non si scende a patti. Farò come mi dice".
"Ego te absolvo... e ricordati: io sono sempre qui".
Quel pomeriggio arrivò al solito la Dosolina. "Allora don Camillo ha finito di leggere Amoris Laetitia?"
"Quasi, ma oggi è venuto il Brusco che mi ha fatto un ottimo riassunto".
Don Camillo fu anche rasserenato ripensando al paragrafo 3 dell'esortazione, dove aveva letto: "Non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devo essere risolte con interventi del magistero". A quel punto capì che non doveva angustiarsi troppo per eventuali affermazioni di Amoris Laetitia in contrasto con la natura del matrimonio e con il Magistero della Chiesa. Quella notte poté dormire più tranquillo.

Fonte: Il Timone, maggio 2016 (n.153)

2 - PANNELLA, SANTO SUBITO?
Giusta la pietà per un defunto e anche la comprensione per il peccatore, ma non si può confondere con un giudizio storico su quanto operato (non si possono esaltare le battaglie di chi ha sempre perseguito l'obiettivo di eliminare la Chiesa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/05/2016

Bello sapere che il Papa abbia offerto a Pannella un'amicizia e che qualche altro prelato lo abbia visitato fino agli ultimi giorni, speriamo per dargli una possibilità di redimersi prima di presentarsi davanti al Giudice supremo. È il segno di un'umanità fatta nuova da Cristo, che punta dritto al cuore dell'uomo per offrirgli la salvezza. E certamente anche in Pannella si poteva cogliere almeno un raggio di quel desiderio di eternità di cui è fatto ogni uomo. Qualcosa che si può intravedere anche dalla lettera inviata a papa Francesco e resa pubblica ieri.
Ma ciò che è stato detto e scritto da illustri ecclesiastici come valutazione dell'attività politica e sociale di Pannella è oggettivamente uno scandalo, che ripugna alla coscienza dei cristiani. C'è stata una sorta di beatificazione sul campo per un personaggio universalmente celebrato dai media e dai politici come protagonista di un cambiamento culturale dell'Italia che si può ben definire scristianizzazione.

LO SCANDALOSO COMMENTO DEL PORTAVOCE VATICANO
Si può sopportare lo spettacolo di vescovi e intellettuali cattolici che osannano e presentano a modello chi ha cercato per tutta la vita di cancellare ogni presenza cristiana? Sconcertanti i commenti di alcuni vescovi che sfruttano penosamente qualsiasi occasione pur di mettersi in mostra, ma le parole che hanno creato vero e proprio sconcerto anche per il ruolo che occupa, sono quelle del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «È una persona - ha detto tra l'altro a Tv2000 - che ci lascia una bella eredità dal punto di vista umano e spirituale per la franchezza dei rapporti, la libertà d'espressione e soprattutto per la dedizione totalmente disinteressata alle cause nobili. Aveva un impegno politico e sociale che non cercava il proprio interesse ma era attento ai problemi delle persone più deboli».
Una bella eredità spirituale? Dedizione a cause nobili? Attento ai problemi delle persone più deboli? Da non credere queste espressioni sulla bocca del portavoce vaticano. Contraccezione, divorzio, aborto, fecondazione artificiale, eutanasia (a proposito, qualcuno si è fatto la domanda sulla sedazione che lo ha portato alla morte?), droghe libere, sperimentazione sugli embrioni: sono queste le cause nobili che stiamo celebrando? So già la risposta: è vero, ma si è occupato anche di carcerati, di fame nel mondo, di persecuzioni religiose. Insomma, avrebbe fatto cose condivisibili e cose non condivisibili. Da notare anche l'uso di questa terminologia: non si dice mai "buono" e "cattivo", che implicano un giudizio chiaro e definitivo sulle azioni, ma si condivide o no, "eravamo d'accordo su alcune cose e su altre no", "abbiamo lottato su fronti opposti", cioè siamo nel campo delle opinioni, l'una vale l'altra.
Allora bisogna dire con chiarezza che mettere sullo stesso piano divorzio e aborto da una parte e il problema delle carceri dall'altra è un insulto alla realtà. La distruzione della famiglia e il disprezzo della vita, perseguiti tenacemente per sessanta anni, dimostrano la volontà di sovvertire l'ordine della creazione e sono causa prima della grave crisi economica, sociale e morale nella quale ci troviamo. Pannella ha rappresentato in Italia la testa d'ariete di quell'ideologia relativista e nichilista che sta portando la nostra civiltà al suicidio. Si può mettere questo sullo stesso piano di una pur giusta attenzione per il problema dei carcerati?

SEI MILIONI DI BAMBINI UCCISI
Soltanto parlando di aborto, alle campagne di Pannella dobbiamo sei milioni di bambini uccisi in 38 anni, gli esseri umani più deboli e vulnerabili in assoluto (l'aborto è la minaccia più grave alla pace nel mondo, diceva Santa Teresa di Calcutta). Se ci fosse stata davvero giustizia avrebbe meritato un processo per crimini contro l'umanità, invece abbiamo addirittura il portavoce vaticano che ne esalta la «dedizione a cause nobili».
Certo, se ne può apprezzare la franchezza, la coerenza, la gentilezza, perfino il disinteresse nel perseguire i suoi ideali. Tutte belle caratteristiche della sua personalità se paragonate all'opportunismo e alla codardia di tanti suoi presunti avversari, ma questi non sono valori in sé, il problema sono gli ideali. Anche il diavolo è tenace, coerente e tremendamente persuasivo, solo Gesù ha saputo resistergli totalmente; ma c'è qualche vescovo che per questo è disposto a farne pubblici elogi?
C'è un altro aspetto paradossale in tante lodi da parte di uomini di Chiesa. Pannella si è battuto per la situazione delle carceri, per alcune minoranze religiose perseguitate, per la fame nel mondo. È vero questo, ma davvero i cattolici devono imparare da lui? Alla fine quelle dei radicali sono denunce, urlano l'esistenza di un problema e chiedono che lo Stato o chi per lui intervenga. Ma il metodo della Chiesa non è anzitutto la denuncia, è la presenza e la condivisione. Così la vita cambia realmente e il mondo diventa più umano, non con le campagne radicali. Da secoli i missionari vanno nelle parti più remote del mondo e con l'annuncio del Vangelo che libera l'uomo hanno dato il massimo contributo possibile alla lotta alla fame; in tanti Paesi i cristiani hanno affrontato e affrontano il martirio per testimoniare la Verità (quella Verità così pervicacemente combattuta da Pannella e soci) e la dignità dell'uomo; e nelle carceri italiane ci sono centinaia di volontari cattolici che a tanti detenuti hanno ridato la speranza, non di una cella più grande (per quanto questo sia necessario) ma di essere perdonati per il male compiuto e di rinascere a vita nuova.
Se davvero si vuole dimostrare di aver voluto bene a Pannella, oltre ad augurarsi che almeno nell'ultimo istante abbia affidato la sua anima alla misericordia di Dio, ci si può solo impegnare a pregare per lui. Possibilmente in silenzio.

Nota di BastaBugie: Francesco Agnoli nell'articolo sottostante dal titolo "La sgradevole litania della conversione di Pannella" parla della lettera di Pannella a papa Francesco che ha fatto molto rumore per nulla. Presentare quella lettera come una sorta di conversione è una ingiustizia, anzitutto nei suoi confronti. Ecco perché sono sgradevoli e disonesti i tentativi di convertire Pannella. Dio ci ha dato la libertà di rifiutarlo.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 22-05-2016:
La lettera di Pannella a papa Francesco ha fatto molto rumore. Purtroppo, per nulla. Presentare quella lettera come una sorta di conversione è una ingiustizia, anzitutto nei suoi confronti. Trovo questo tenativo di arruolare nella Chiesa chi la ha sempre combattuta, un po' sgradevole. Si manca di rispetto, verso la libertà del defunto.
Nessuno può sapere se Pannella si sia convertito o meno. Certamente però, possiamo dire che l'uomo che ha lottato tutta la vita per legalizzare aborto, divorzio, eutanasia e droga, non ha mai detto, nell'ultimo periodo della sua vita, di aver cambiato idea. Non lo ha scritto neppure nella famosa lettera al papa, che non è stata certo l'unica (domanda: ma chi la ha passata ai giornali, e perchè?).
Sappiamo bene che Pannella cercava di arruolare nelle sue battaglie, tutti. Ci provò anche con Giovanni Paolo II, sia dalla radio, sia per iscritto; ci ha provato, sin dall'inizio del pontificato, con Francesco. Per invitarlo a "convertire" la Chiesa. Era un' idea che ha sempre avuto. Vorrei notare un fatto. Nella lettera Pannella ribadisce un concetto a lui caro: di essere più vicino lui, a Cristo, della Chiesa.
Quante volte lo ha detto e ribadito! Pannella è sempre stato interessato alla fede, alla Chiesa, a Cristo, ma per combatterla, e per "convertirla". Per ascoltare il Dies irae gregoriano, bisognava aprire radio radicale! Come ribadisce il concetto? Scrivendo: "questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere".
Scrivendo "questo è il Vangelo", Pannella ribadisce: "Questo, non quello che la Chiesa predica da duemila anni". Quando afferma "voglio continuare", dichiara apertamente di non aver mai camnbiato strada. Continuare è un verbo che non lascia spazio ad interpretazioni. Io, ha scritto Pannella, ho sempre servito gli ultimi, e continuerò a farlo. Con il divorzio, l'aborto ecc., Pannella si è sempre dichiarato dalla parte degli ultimi. In questa lettera, lo ha ribadito.
Senza dunque voler leggere nel cuore di nessuno, ma limitando a leggere la lettera, ribadisco che trovo sgradevoli e disonesti (forse, talora, ingenui) i tentativi di convertire Pannella in punto di morte. Dio ci ha dato la libertà di rifiutarlo, arruolare tutti tra i suoi discepoli è negare la libertà stessa che Dio ci ha dato, di dirgli di no. Come Pannella ha fatto per tutta la vita pubblica.


Massimo Introvigne nell'articolo sottostante dal titolo "Stasera a casa Pannella, siamo al culto del radicale" parla del "pellegrinaggio ecumenico" dei politici al capezzale di Pannella nei mesi prima che morisse. Questo "pellegrinaggio" presenta le caratteristiche del culto religioso delle celebrità. Ma il leader radicale ha trascorso la vita pubblica a combattere la Chiesa: divorzio, aborto, droga, fecondazione, "matrimonio" omosessuale ed eutanasia. E come ricorda Benedetto XVI non possono essere scusanti le battaglie condivisibili, poche, che ha condotto.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 01-05-2016:
Il pellegrinaggio ecumenico al capezzale di Marco Pannella, gravemente malato, che coinvolge persone diversissime, presenta tutte le caratteristiche di una religiosità secolare. I sociologi, del resto, lo hanno notato: mentre la religione «di chiesa» è praticata in Occidente da una minoranza, oggi il senso religioso si manifesta in forme secolari e implicite, dal culto delle celebrità fino allo sport e all'arte. Una delle manifestazioni più studiate di questo fenomeno è il culto della defunta principessa Diana d'Inghilterra, che non era una persona particolarmente religiosa.
La relazione fra Pannella e la religione è però più complessa. Quando si vedeva il suo nome sulle liste ufficiali dei candidati alle elezioni si leggeva: «Giacinto Pannella, detto Marco». E nella città natale del leader radicale, Teramo, c'è una Via Giacinto Pannella. No, non gli hanno dedicato una via da vivo - il che, con gli eccessi di apologia del vecchio leader cui assistiamo in questi giorni, forse non stupirebbe nessuno - ma l'hanno intitolata a un suo prozio. Questo prozio, Giacinto Pannella, era un prete, oltre che un rispettato intellettuale locale, interlocutore cattolico di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile.
L'esponente radicale fu chiamato Giacinto in onore del prozio. Non lo conobbe mai, perché nacque tre anni dopo la sua morte. Ma lo conobbero bene i suoi genitori. Il padre di Marco, Leonardo, scandalizzò Teramo sposando una francese, che aveva conosciuto in un viaggio di lavoro e che si vestiva e si comportava in modo troppo libero per una cittadina del Sud degli anni 1920. Fu proprio l'autorevole zio prete a difenderlo e aiutarlo. Marco Pannella scriverà più tardi di avere sempre combattuto la Chiesa senza odiarla «per questo semplice dato di cronaca: perché la persona migliore della mia famiglia era questo prete».
E tuttavia ci sono pochi dubbi sul fatto che Pannella abbia dedicato la vita a combattere la Chiesa. Allevato in un ambiente dove coesistono fascismo e antifascismo - ma mandato regolarmente in vacanza presso i parenti della madre in Francia, dove è esposto a idee laiche e liberali -, alla fine della Seconda guerra mondiale Pannella ha quindici anni ma ha già scelto la sua famiglia politica: il Partito Liberale. Vi farà una carriera rapidissima, diventando nel 1950, a vent'anni, segretario nazionale degli universitari liberali. Poco dopo si laurea a Urbino, con una tesi - dirà poi scritta da altri, perché era troppo impegnato con la politica - critica verso la scelta di dare rilievo costituzionale al Concordato. Il Partito Liberale, specie a Roma dove Pannella si era trasferito con la famiglia fin dagli anni del liceo, era in quegli anni su posizioni fortemente anticlericali. Pannella diventa un leader dell'ala sinistra del partito, dove ha come amico - ma anche rivale - un altro giovane (anche se più vecchio di lui di sei anni) che sgomita per farsi notare, un certo Eugenio Scalfari.
A Pannella, però, il Partito Liberale non basta. Capisce che nelle università la goliardia non è solo un ambiente dove ci si diverte ma può diventare una forza politica. Diventa presidente dell'Unione Goliardica Italiana e la trasforma in una fucina da cui usciranno i futuri leader del Partito Radicale, ma anche socialisti e comunisti, tra cui Bettino Craxi e Achille Occhetto. Frequenta il giornale anticlericale «Il Mondo». Dopo che nel 1954 è diventato segretario del Partito Liberale Giovanni Malagodi, esponente di un'ala sempre laica ma meno anticlericale è più disposta al dialogo con i cattolici, nel 1955 Pannella partecipa, insieme a Scalfari che nello stesso anno lancia il settimanale «L'Espresso», alla fondazione del Partito Radicale. Si considera l'erede del Partito d'Azione, ne ingloba molti antichi esponenti e ne riprende il programma: «svaticanizzare» l'Italia, cioè strapparla alla sua eredità cattolica «modernizzandola» secondo i parametri del laicismo europeo.
L'anticlericalismo, però, non paga alle elezioni. I radicali navigano fra l'uno e il due per cento. E si spaccano: da una parte un'ala guidata da Scalfari privilegia l'alleanza con il PSI in funzione anticomunista, specie dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956. Un'altra ala, guidata da Pannella, insiste sul fatto che l'avversario primo è la Chiesa, dunque la Democrazia Cristiana, e non il comunismo. Propugna dunque alleanze con il PCI in funzione anti-democristiana.
Dapprima escluso dalla direzione radicale, Pannella prende il controllo nel 1962 di un movimento svuotato, dopo che molti dei fondatori hanno aderito ai partiti socialista e repubblicano. Pannella ha in mano un piccolo strumento ma ne può fare quello che vuole. Insiste sui temi anti-cattolici: abolizione del Concordato e introduzione del divorzio. Nel 1967 proclama un «anno anticlericale». Nel 1966 aveva fondato la LID, la Lega Italiana per il Divorzio, che darà un contributo determinante all'introduzione del divorzio nella legislazione italiana nel 1970 e alla sua conferma per referendum nel 1974.
Pannella non si ferma al divorzio. Appena vinto il referendum, nel 1975 si fa arrestare fumando uno spinello in pubblico e inizia una campagna per la liberalizzazione delle droghe cosiddette «leggere». La campagna avrà un momento importante nel vittorioso referendum per la depenalizzazione del 1993 ma Pannella la ha continuata fino ai giorni nostri. Subito dopo il divorzio, Pannella e i radicali pensano a introdurre in Italia l'aborto. Ci riescono in soli quattro anni. La legge sull'aborto è approvata nel 1978 e resiste al referendum abrogativo del 1981.
Sempre nel 1978, Pannella è protagonista di una violenta campagna diffamatoria contro il presidente della Repubblica cattolico, Giovanni Leone, che è costretto a dimettersi. Nel 1998 Pannella andrà a scusarsi con il novantenne Leone, ammettendo che molte delle accuse che gli aveva rivolto erano false. Grazie a queste campagne, Pannella entra nel 1976 in Parlamento, dove rimarrà per lunghi anni diventando anche deputato europeo nel 1979. E con i fondi elettorali e i contributi pubblici lancia e finanzia quello che diventerà il suo principale strumento di propaganda, Radio Radicale.
La Seconda Repubblica porta nuove battaglie - per la fecondazione artificiale, per il «matrimonio» omosessuale e per l'eutanasia - ed esalta il tatticismo di Pannella, che si allea a seconda delle convenienze con il centro-destra o con il centro-sinistra. La sua bussola rimane sempre quella originaria, azionista e anticlericale: «svaticanizzare» l'Italia. E Pannella, che non è mai stato comunista, ha però letto Gramsci, da cui ha appreso che in Italia l'attacco frontale alla Chiesa Cattolica è impossibile, e questo spiega gli insuccessi del Partito d'Azione.
Si tratta invece di estirpare le radici sociali della religione, «modernizzando» la società secondo i modelli dell'Europa del Nord e della Francia, con un'agenda che prevede, uno dopo l'altro in una sequenza graduale ma implacabile, divorzio, aborto, liberalizzazione della droga, fecondazione artificiale, «matrimonio» omosessuale ed eutanasia. Per questa agenda, spiegherà Pannella, non sono importanti le alleanze e alla fine neppure le ideologie. Le une e le altre sono solo «taxi», su cui si sale e da cui si scende. L'importante è il programma, perseguito con un fervore che non è esagerato definire religioso.
Ci si può chiedere perché, se questo è l'essenziale del suo agire politico e culturale, Pannella sia stato considerato un interlocutore interessante da tanti cattolici, dal l'esponente democristiano Flaminio Piccoli fino oggi a Papa Francesco, senza dimenticare che fu salutato anche da San Giovanni Paolo II. La risposta è duplice. La prima è precisamente il carattere paradossalmente «religioso» non solo del Partito Radicale - tanto spesso paragonato a una setta - ma della stessa vita pubblica di Marco Pannella, che ricorda i modelli del teatro barocco.
I toni istrionici, i pianti, i digiuni e oggi la malattia sono presentati come elementi di una sorta di sacra rappresentazione - di un sacro, evidentemente, molto lontano da quello cattolico - che disgusta alcuni ma affascina altri, anche in ambienti lontanissimi da quello radicale.
La seconda ragione del successo di Pannella presso un certo mondo cattolico è che non tutte le sue battaglie per i «diritti» sono disprezzabili. In particolare, su tre questioni Pannella ha incontrato il mondo cattolico: i cristiani perseguitati e uccisi in diverse parti del mondo - di alcune persecuzioni dimenticate è stato fra i primi a parlare in Italia -, la fame nel mondo, e le condizioni disumane di molte carceri, in Italia e all'estero. È di questi temi che Pannella ha discusso anche con Papa Francesco.
Volutamente, non mi diffondo qui sulle ricorrenti voci di conversione di Pannella. Sono, appunto, voci, e attengono a una sfera privata e personale. Mi occupo del personaggio pubblico e del ruolo che ha avuto nella società italiana. Un ruolo che non si può non giudicare negativamente, dal momento che Pannella ha avuto successo là dove il Partito d'Azione aveva fallito. Muovendosi in modo spregiudicato, senza mai conseguire grandi successi elettorali, Pannella ha effettivamente contribuito in modo unico alla scristianizzazione dell'Italia.
Certo, non un uomo solo e neanche un partito determinano il processo di scristianizzazione e neppure possono pensare di governarlo. Ma uno dei motori di questo processo sono le cattive leggi, e molte di queste - pure firmate da altri - probabilmente non ci sarebbero state, o sarebbero venute molto dopo, senza l'impulso primo di Pannella.
Certo, il pronipote di don Giacinto Pannella ha combattuto anche alcune battaglie giuste. Ma - come suggeriva Benedetto XVI nella «Caritas in veritate» - la confusione fra veri diritti e diritti inventati o fasulli, promossi dalle stesse persone come se fossero tutti di uguale valore e dignità, finisce per compromettere, in un calderone indistinto, anche richieste e battaglie di per sé non disprezzabili.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/05/2016

3 - GUARITA A LOURDES UNA BAMBINA SORDA DALLA NASCITA
Intervista al responsabile Unitalsi: ''All'inizio eravamo increduli, ma ci siamo dovuti arrendere all'evidenza dei fatti''
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 17/05/2016

Era sorda fin dalla nascita ma l'11 maggio scorso, verso le 20.30, si è tolta le protesi e le ha date alla madre dicendole così: «Non mi servono più, ci sento». La piccola era in pellegrinaggio a Lourdes insieme alla mamma, alla nonna e al fratellino. A raccontare a tempi.it la storia di quello che è successo è Giuseppe Secondi, responsabile della sezione Unitalsi di Milano Sud-Ovest, che ha condotto il pellegrinaggio cui la piccola ha partecipato.

LA STORIA
Qual è la storia della piccola? «La bambina - racconta Secondi - nacque prematura il 25 dicembre del 2009, per salvarla i medici le diedero dei farmaci che le provocarono delle emorragie lesive degli organi uditivi». Alla piccola, residente in Liguria e in cura all'ospedale Gaslini di Genova, furono apposte delle protesi, dato che le apparecchiature per l'udito non avevano alcuna efficacia. Così, anche grazie alla logopedia, crescendo è migliorata fino a leggere il labiale e a parlare, anche se con difficoltà.
Grata per il dono di una famiglia felice e per la figlia, all'inizio di maggio la madre ha deciso di partecipare al pellegrinaggio in ringraziamento Madonna. «Era così determinata che è partita dalla Liguria la sera dell'8 maggio, per dormire in aeroporto a Malpensa, da cui siamo partiti alle 6 del giorno successivo».

ERAVAMO INCREDULI
Il pellegrinaggio si è svolto secondo le modalità consuete: preghiere, Messe, immersioni nelle vasche. La sera dell'11 maggio, terminata la processione eucaristica, «stavo giocando con i piccoli in albergo. Alle 20.30 avevo la consueta riunione che si tiene con quanti partecipano al pellegrinaggio per la prima volta. Così ho spiegato alla piccola che dovevo assentarmi e lei, parlando molto chiaramente come non aveva mai fatto, mi ha chiesto di rimanere».
Secondi non ha fatto caso allo strano comportamento della bambina ed è salito al piano superiore. «Alle 21 mi hanno chiamato, chiedendomi di scendere immediatamente. Ho pensato che fosse successo qualcosa di grave, invece mi hanno spiegato che la bambina si era tolta le protesi, che aveva detto alla mamma di sentirci bene e che, effettivamente, sembrava tutto vero. All'inizio eravamo increduli, persino la madre non si capacitava, tanto che abbiamo provato più volte a chiamarla a bassa voce scoprendo che ci sentiva davvero. Inoltre, ripeto, parlava bene come non aveva mai fatto».

GRAZIE PER QUELLO CHE HAI FATTO
La mattina successiva, prima recarsi al Bureau des Constatations Medicales di Lourdes per cominciare gli accertamenti e affidare ai medici il giudizio sull'accaduto, «ho portato la piccola alla grotta dalla Madonnina, ma lì, davanti lei, mi ha detto: "Andiamo dalla mia Madonna, la mia ha la corona in testa". Ci siamo quindi recati alla statua dell'Incoronata e le ho detto di salutarla, e la bambina ha pronunciato queste parole: "Ti ringrazio per quello che hai fatto". Sono rimasto basito».
Una volta arrivati al Bureau des Constatations Medicales, «la piccola ha visto l'immagine di una Vergine stilizzata e ha detto: "Com'è brutta", mentre nello studio medico, di fronte all'icona di una Madonna con la corona, ha affermato: "Quella è la Madonna"». I medici l'hanno interrogata insieme alla madre e «hanno buttato delle monetine a terra, verificando che, di fatto, reagiva al suono».
La cautela è d'obbligo: il processo per la verifica dei fatti è solo all'inizio, ma è indubbio che qualcosa sia accaduto, «persino dal punto di vista caratteriale, la bambina ora è più affettuosa ed espansiva». Anche i medici italiani hanno constatato il miglioramento dell'udito e la riparazione degli organi. «E, sebbene le analisi siano ancora in corso, si sono chiesti cosa sia accaduto».

Fonte: Tempi, 17/05/2016

4 - LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE
La storia della Chiesa è gloriosa, ma ci sono stati anche scismi ed eresie che, dalle origini ai giorni nostri, ne hanno minato l’unità interna (VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 18/05/2016

Gesù nel Vangelo si serve di molte metafore per indicare la Chiesa da Lui fondata. Una delle più calzanti è l'immagine della barca minacciata dalla tempesta (Mt. 8, 23-27; Mc. 4, 35-41; Lc. 8, 22-25). Questa immagine è stata spesso utilizzata dai Padri della Chiesa e dai santi che parlano della Chiesa come di una navicella sbattuta dalle onde, che vive si può dire tra le tempeste, senza mai lasciarsi sommergere dai flutti.
Celebre, nel Vangelo, è la scena della tempesta nel lago di Tiberiade, sedata da Nostro Signore: "Tunc surgens imperavit ventis et mari" (Mt. 8, 26). Giotto, durante il periodo del Papato ad Avignone, raffigurò la scena della barca di Pietro nella tempesta in un celebre mosaico che si trovava nel frontone dell'antica basilica di San Pietro, e che ora è nell'atrio della nuova Basilica. Nella quaresima del 1380, santa Caterina da Siena fece voto, di recarsi ogni mattina in San Pietro per pregare davanti a questa immagine. Un giorno, il 29 gennaio 1380, verso l'ora di vespro, mentre Caterina era assorta in preghiera, Gesù, si staccò dal mosaico e pose sulle sue spalle la navicella della Chiesa. La santa, oppressa sotto tanto peso, cadde a terra priva di sensi. Fu questa l'ultima visita a San Pietro di Caterina, che aveva sempre esortato il Papa a guidare con vigore la navicella della Chiesa.

IL PRIMO MILLENNIO
Nel corso di duemila anni di storia, la mistica nave della Chiesa ha sempre affrontato bufere e tempeste.
Nei suoi primi tre secoli di vita, la Chiesa fu duramente perseguitata dall'Impero romano. In quest'epoca, tra san Pietro a Papa Melchiade, contemporaneo dell'imperatore Costantino, si contano trentatre Papi. Sono tutti santi e salvo due che soffrirono l'esilio, gli altri trenta morirono martiri.
Nell'anno 313 Costantino il Grande concesse libertà alla Chiesa e i cristiani, usciti dalle catacombe, iniziarono a gettare le basi di una nuova società cristiana, ma il IV secolo, il secolo della libertà e del trionfo della Chiesa, fu anche il secolo della terribile crisi ariana.
Nel V secolo, l'Impero romano crollò e la Chiesa, da sola, dovette affrontare le invasioni prima dei barbari e poi dell'Islam, che a partire dall'VIII secolo, sommerse terre cristiane come l'Africa e l'Asia Minore, da allora mai restituite alla vera fede.
Nei secoli che vanno da Costantino a Carlo Magno contiamo sessantadue Papi, tra i quali san Leone Magno, che affrontò da solo Attila, il "flagello di Dio", san Gregorio Magno, che lottò strenuamente contro i longobardi, san Martino I, spedito in esilio in catene nel Chersoneo, san Gregorio II e san Gregorio III, che vissero in continuo pericolo di morte, perseguitati dagli imperatori bizantini. Ma accanto a questi grandi difensori della Chiesa, troviamo anche Papi come Liberio, Vigilio ed Onorio che vacillarono nella fede. Onorio, in particolare, fu condannato come eretico da un suo successore, san Leone II.
Carlo Magno restaurò l'Impero cristiano e fondò la Civiltà cristiana del Medioevo. Però questa epoca di fede non fu priva di piaghe, come la simonia, la dissolutezza morale del clero e la ribellione degli Imperatori e dei sovrani cristiani all'autorità della Cattedra di Pietro. Dopo la morte di Carlo Magno, tra l'882 e il 1046, vi furono 45 Papi e antipapi, di cui 15 deposti e 14 assassinati, imprigionati e esiliati. I Papi del Medioevo conobbero lotte e persecuzioni, da san Pasquale I a san Leone IX, fino a san Gregorio VII, l'ultimo Papa canonizzato del Medioevo, che morì, perseguitato, in esilio.

IL SECONDO MILLENNIO
Il Medioevo ebbe il suo apice sotto il pontificato di Innocenzo III, ma santa Lutgarda ebbe una visione in cui il Papa le apparve tutto avvolto nelle fiamme, dicendole che sarebbe rimasto in purgatorio fino al Giudizio universale, per tre gravi colpe da lui commesse. San Roberto Bellarmino commenta: "Se un Papa così degno e stimato da tutti subisce questa sorte, cosa accadrà agli altri ecclesiastici, religiosi, o laici, che si macchiano di infedeltà?".
Nel XIV secolo, al trasferimento per settant'anni del Papato ad Avignone seguì una crisi altrettanto terribile di quella ariana, il Grande scisma di Occidente, che vide la Cristianità divisa tra due, e poi tre Papi, senza che si riuscisse a risolvere, fino al 1417, il problema della legittimità canonica.
Seguì un'età che sembrò tranquilla, quella dell'umanesimo, che in realtà preparò una nuova catastrofe: la Rivoluzione protestante del XVI secolo. La Chiesa reagì ancora una volta vigorosamente, ma nei secoli XVII e XVIII si insinuò nel suo seno la prima eresia che scelse di non separarsi dalla Chiesa, ma di rimanere al suo interno: il giansenismo.
La Rivoluzione francese e Napoleone cercarono di distruggere il Papato senza riuscirvi. Due Papi, Pio VI e Pio VII furono esiliati da Roma e imprigionati. Quando, nel 1799, morì a Valence Pio VI, il municipio di quella città lo comunicò al Direttorio, scrivendo che si era sepolto l'ultimo papa della storia.
Da Bonifacio VIII, l'ultimo Papa del Medioevo, a Pio XII, l'ultimo dell'era pre-conciliare, contiamo 68 Papi, di cui solo due canonizzati finora dalla Chiesa, san Pio V e san Pio X, e due beatificati, Innocenzo XI e Pio IX. Tutti si trovarono al centro di furiose tempeste. San Pio V combatté il protestantesimo e animò la Lega Santa contro l'Islam, ottenendo la vittoria di Lepanto; il Beato Innocenzo XI combatté il gallicanesimo e fu l'artefice della liberazione di Vienna dai Turchi nel 1683. Il grande Pio IX resisté impavidamente alla Rivoluzione italiana che, nel 1870, gli strappò la Città Santa. San Pio X combatté una nuova eresia, anzi la sintesi di tutte le eresie, il modernismo, che infiltrò profondamente la Chiesa tra il XIX e il XX secolo.
Il Vaticano II, aperto da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI, si propose di inaugurare una nuova era di pace e progresso per la Chiesa, ma il post-concilio si rivelò uno dei periodi più drammatici nella vita della Chiesa. Benedetto XVI, utilizzando una metafora di san Basilio, ha paragonato il post-concilio una battaglia navale, nel corso della notte, in un mare in tempesta... E' questa l'epoca in cui viviamo.
Il fulmine che cadde su San Pietro l'11 febbraio 2013, il giorno in cui Benedetto XVI annunciò la sua abdicazione è come il simbolo di questa tempesta che da allora sembra aver travolto la navicella di Pietro e travolge la vita di ogni figlio della Chiesa.

IL MODERNISMO E IL CONCILIO VATICANO II
La storia delle tempeste della Chiesa è la storia delle persecuzioni che ha subito, ma è anche la storia degli scismi e delle eresie che, fin dalle origini, ne hanno minato l'unità interna. Gli attacchi interni sono sempre stati più gravi e pericolosi di quelli esterni. I più gravi di questi attacchi, le due tempeste più terribili, sono state l'eresia ariana del IV secolo e il Grande Scisma d'Occidente del XIV secolo.
Nel primo caso il popolo cattolico non sapeva dove era la vera fede, perché i vescovi erano divisi, tra ariani, semi-ariani, anti-ariani e i Papi non si esprimevano con chiarezza. Fu allora che san Girolamo coniò l'espressione secondo cui "il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano".
Nel secondo caso il popolo cattolico non sapeva chi fosse il vero Papa, perché cardinali, vescovi, teologi, sovrani e persino santi, seguivano Papi diversi. Nessuno negava il Primato pontificio e perciò non si trattava di eresia, ma tutti seguivano due o addirittura tre Papi e dunque si trovavano in quella situazione di divisione ecclesiale che la teologia definisce scisma.
Il modernismo fu una crisi potenzialmente superiore alle due precedenti, ma non esplose in tutta la sua virulenza perché fu parzialmente debellato da san Pio X. Scomparve per qualche decennio, ma riemerse con forza durante il Concilio Vaticano II. Questo Concilio, l'ultimo della Chiesa, svoltosi tra il 1962 e il 1965, volle essere un Concilio pastorale, ma per il carattere ambiguo ed equivoco dei suoi testi, portò a risultati pastorali catastrofici.
La crisi contemporanea discende direttamente dal Concilio Vaticano II e ha la sua origine nel primato della prassi sulla dottrina affermato dal Concilio Vaticano II.
Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio, l'11 ottobre 1962 enunciò la natura pastorale del Vaticano II, distinguendo tra "il deposito o le verità della fede" e "il modo in cui vengono enunziate, rimanendo pur sempre lo stesso significato e il senso profondo".
Tutti i venti concili ecumenici precedenti erano stati pastorali, perché avevano avuto accanto a una forma dogmatica e normativa una dimensione pastorale. Nel Vaticano II la pastoralità non fu solo la naturale esplicazione del contenuto dogmatico del Concilio nei modi adatti ai tempi. La "pastorale" fu invece elevata a principio alternativo al dogma. La conseguenza fu una rivoluzione nel linguaggio e nella mentalità, la trasformazione della pastorale in una nuova dottrina. [...]

Nota di BastaBugie: per approfondire, consigliamo la visione del seguente video con la conferenza "Il Vaticano II, un Concilio pastorale" del Prof. Roberto de Mattei al Convegno dei Francescani dell'Immacolata organizzato a Roma nel dicembre 2010.


https://www.youtube.com/watch?v=OgyhzlZLz0A

Fonte: Corrispondenza Romana, 18/05/2016

5 - FACEBOOK NON DISCRIMINA I GAY, MA CHI LA PENSA DIVERSAMENTE SI'
E' il caso di Don Danilo Costantino, parroco a San Giovanni Valdarno, che si è visto chiudere il suo profilo Facebook a causa di una discussione sulle unioni civili (cioè sui matrimoni gay)
Autore: Filippo Fiani - Fonte: La Croce, 21/05/2016

Qualche giorno fa Don Danilo Costantino, della parrocchia di Santa Teresa D'Avila a San Giovanni Valdarno, si è visto segnalare il suo profilo di Facebook a causa di una discussione nata attorno alla questione delle Unioni Civili. Don Danilo, parroco giovane ma di esperienza e di comprovata fede, ha avviato nel mese di aprile un ciclo di conferenze dedicate ai "valori non negoziabili". In queste conferenze ha dato voce a esperti e di psicologia, pedagogia, adozione e a persone che si impegnano civilmente per contrastare quella che sembra ormai una marea inarrestabile che sovverte l'antropologia e la verità dell'essere umano.
In questo ciclo di conferenze, quella che ha suscitato forse più polemiche, anche tra i parrocchiani, è stata quella dove si affrontava il tema della nascita e del futuro della legge Cirinnà etichettandola come iniqua, ingiusta.
Tale conferenza ha avuto uno strascico anche all'interno del social network più popoloso del mondo, sul quale si può trovare di tutto ed il contrario tutto, tanto che sembrerebbe solo una trasposizione digitale del mondo reale. Purtroppo è evidente che una asimmetria c'è e la possiamo trovare all'interno di quelle che sono chiamate "politiche" di Facebook.
Probabilmente qualcuno si è sentito in qualche modo punto da alcune risposte di chi ha partecipato alla discussione ed ha segnalato il post, che in gergo significa richiamare una funzione di denuncia di una presunta violazione e chiedere ad un operatore umano di valutare la discussione.

DON DANILO BLOCCATO
L'operatore ha reputato valida la segnalazione ed ha bloccato l'account, ma attenzione, raggiunto al telefono Don Danilo non ha saputo indicare quale parte della diatriba poteva avere innescato la segnalazione, bensì, dallo scambio con l'operatore Luca di Facebook, è emerso un fatto gravissimo e incomprensibile: la riattivazione del profilo sarebbe subordinata all'eliminazione di ogni riferimento al sacerdozio da parte di Don Danilo, a partire dal Don presente nella denominazione del profilo.
Incomprensibile e inaccettabile come si possa permettere un social network che da spazio ai pedofili, ai pornomani, ai bestemmiatori ("c'è gente con le bestemmie nel nome" cit. Don Danilo), a chi inneggia al fascismo, al nazismo, alle foibe di non dare spazio all'essenza della vita di una persona consacrata a Dio.
Don Danilo ha ovviamente rifiutato di spogliarsi dell'abito per entrare in questo mondo virtuale, lo ha reputato una violenza nei suoi confronti, ed ha rinunciato a quello che era uno dei primi profili di Facebook aperti da un prete in Italia.
"Nove anni fa" - ci ricorda dispiaciuto per la fine di questa permanenza - "eravamo tre soli Don su Facebook e lo siamo rimasti per moltissimo tempo, chiudere così mi dispiace moltissimo, ma non potevo cedere a questo insensato ricatto".
Quando il giovane prete Don Danilo Costantino, intuì la potenza di questo strumento mediatico, non esitò a gettarcisi a capofitto, in quanto responsabile della pastorale giovanile della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro voleva essere sempre in contatto con i giovani. I suoi giovani, quelli che lo hanno accompagnato per un decennio ovunque lui li portasse: dalle GMG all'Irlanda, dai pellegrinaggi ai campeggi.
I risultati ottenuti con certosina pazienza sono stati eccellenti e in qualche momento i social network che facevano capo a lui, dai forum alle pagine Facebook, vedevano centinaia di giovani gravitarci intorno. Un'eredità che purtroppo nel tempo, dalla sua assegnazione in parrocchia, si è un po' perduta.

CUI PRODEST
Una vicenda che lascia l'amaro in bocca, che ci fa domandare *cui prodest* dal non vedere sacerdoti su Facebook, o meglio, alcuni sacerdoti, quelli che vanno contro il pensiero unico, perché alcuni sacerdoti *à la page* invece vengono ben altro che tollerati, anzi vengono osannati dal popolo della rete e ovviamente dagli stessi gestori. Mi riferisco a personaggi singolari come Don Fabrizio Fiorentino, palermitano come il nostro Don Danilo, ma con tutta una visione diversa (diversa anche da come la vede il Magistero, sic!) sui valori non negoziabili di cui sopra. Un prete che inneggia alla morte di Bagnasco invece che a quella di Pannella, al quale per altro avrebbe affidato la guida della CEI.
Oppure possiamo parlare di Don Giovanni Berti o Don Alessandro Santoro, che dai loro profili e dalle loro pagine lanciano in continuazione strali pro-choice e pro-lgbt senza che nessuno rilevi quanto sia evidente il loro essere sacerdoti.
Ben strana politica, quella di Facebook, contraddittoria e assurda, dove il rigore e la coerenza non trovano spazio, mentre largheggiano relativismo e anticonformismo. Un mare dove ancora riusciamo a navigare quasi tutti, anche noi che lo denigriamo e denunciamo questi fatti come veri e propri abusi di potere.
Lì comunque vanno avanti; nella parrocchia di Santa Teresa D'Avila le cose procedono come se niente fosse; non si fanno veramente ferire da questi atti di bullismo, tant'è che dopo un intero giovedì di adorazione del Santissimo, ieri sera è stato proiettato il film "Dio esce allo scoperto", la nuova pellicola dell'autore dell'"Ultima cima" e di "Terra di Maria" sulla conversione di un ex transessuale e di quanti lo hanno seguito.
Venerdì prossimo invece arriverà Giorgio Ponte, lo scrittore cattolico che parla della sua esperienza con l'omosessualità, per l'ultima delle 5 conferenze che hanno sollevato tutto questo polverone.
Chissà se dopo anche a Giorgio verrà chiesto di eliminare ogni riferimento alla sua fede, sia mai che qualche omosessuale ateo si senta leso nella sua libertà.

Fonte: La Croce, 21/05/2016

6 - CIRINNA' SPAVALDA: ''DOPO IL SI ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE FACCIAMO PASSARE ADOZIONI AI GAY, EUTANASIA, DROGA LIBERA, ECC.''
Con la nuova legge elettorale e l'abolizione del Senato la dittatura gay si prepara a dettare legge senza limiti: ecco perché è nato il Comitato Lgbt per il Sì al referendum di ottobre
Autore: Marco Guerra - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/05/2016

Per il video con l'intervista a Monica Cirinnà vai alla fine dell'articolo

Cosa c'entra il referendum costituzionale con le unioni civili e la difesa del diritto naturale? È l'interrogativo che pongono con sempre più insistenza alcuni gruppi e movimenti cattolici e pro-famiglia guardando, con malcelato fastidio, all'annunciato impegno del Comitato promotore del Family-day per la campagna per il 'No' al quesito referendario di ottobre.
Il ragionamento del Comitato è semplice: la riforma delle istituzioni politiche nazionali unitamente alla nuova legge elettorale (che premia la singola lista e non la coalizione) andrebbero a creare un sistema che pone al vertice dello Stato un presidente del Consiglio espressione di un singolo partito che a sua volta avrebbe la maggioranza dei seggi in un Parlamento sostanzialmente mono-camerale. Lo stesso premier e lo stesso partito sarebbero quindi in grado di eleggere da soli il presidente della Repubblica e i giudici della Corte Costituzionale e di imporre nomine in tutti gli organismi più importanti della macchina statale. Prenderebbe forma così un sistema che non ha eguali in tutto l'Occidente democratico dove, invece, vengono di solito garantiti tutta una serie di pesi e contrappesi tesi al bilanciamento dei poteri e a garantire la rappresentanza democratica di tutti i corpi sociali. Persino lo stabile presidenzialismo Usa prevede infatti che la Casa Bianca e il Congresso possano essere controllati da rappresentanti di due partiti di segno opposto.

VIOLATE TUTTE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI
La recente vicenda dell'approvazione del ddl Cirinnà, che ha visto la violazione di tutte le prerogative parlamentari per la ferrea volontà del premier di portare avanti la legge, dovrebbe essere di monito a tutti. Qualora passasse la riforma con un'unica Camera, si avverte infatti l'enorme pericolo che leggi di grande valore etico e antropologico potrebbero essere approvate con un atto di imperio da parte del governo (vedi eutanasia, liberalizzazione delle droghe e riforma delle adozioni). La riforma renderebbe di fatto l'esecutivo decisore unico delle leggi dello Stato.
Si tratta di fantasmi agitati dalla piazza pro-family per punire Renzi, sostengono coloro che, con più o meno buona fede, vedono nella riforma una possibilità di semplificare l'iter per la formazione delle leggi. Peccato che, all'indomani dell'approvazione delle unioni civili, l'adozione per tutti (si badi bene: non una famiglia per tutti i bambini), il matrimonio egualitario, il diritto al suicidio e le droghe libere siano state additate da decine di esponenti del Pd come le nuove frontiere dei diritti su cui concentrare le prossime battaglie parlamentari.
Qualcuno potrebbe obiettare che non sarà di certo un sistema bicamerale a fermare una deriva antropologica in atto da anni. Ebbene a tutti coloro che tendono a sottovalutare la portata della riforma costituzionale e la distruzione di ogni istanza rappresentata dai corpi intermedi è vivamente consigliata la visione della breve intervista al deputato Pd e attivista gay, Alessandro Zan, e alla senatrice dem, Monica Cirinnà, realizzata l'11 maggio da Diego Bianchi, alias 'Zoro', conduttore di 'Gazebo', programma satirico di Rai 3.

LA DITTATURA GAY AVANZA SPEDITA
I due parlamentari dem, raggiunti davanti a Montecitorio durante i festeggiamenti della piazza Lgbt, parlano della necessità di riformare la legge sulle adozioni affermando che "è stato fatto solo un primo passo" e che "presto si arriverà all'uguaglianza piena". Quando? Chiede loro il giovane conduttore romano: "Con il prossimo Parlamento e con il prossimo congresso del Pd in cui saranno calendarizzate alcune mozioni", risponde la 'pioniera' dei diritti civili. Zoro fa quindi notare che il Pd e il Parlamento sono due cose distinte e che alcune leggi vanno cambiate insieme agli altri partiti, ma viene subito interrotto dalla Cirinnà: "E no, il Pd è l'unico partito che ha cambiato questo Paese e poi in ottobre finalmente sanciremo la fine del bicameralismo perfetto - aggiunge la Cirinnà illustrando l'agenda dem - dopo di che faremo il congresso del Pd dove tutte le mozioni conterranno il matrimonio egualitario e, infine, il prossimo Parlamento farà il matrimonio egualitario con il Pd che sarà partito di maggioranza". "Forse anche l'unico" fa notare Zoro con ironia, "Magari!" sottolinea la relatrice del testo sulle unioni civili.
La conversazione filmata davanti alla Camera è andata in onda nella puntata di domenica scorsa. In studio le immagini sono state successivamente commentate dallo stesso Zoro, il quale ha fatto notare agli ospiti della trasmissione come ormai per i parlamentari dem "il Pd e Parlamento sono la stessa cosa". In pratica stanno dicendo che "dopo ottobre ce sta una camera sola dove facciamo quello che ce pare", rincara la dose Zoro mostrando più capacità di sintesi e acume politico di molti editorialisti di lunga fama.
Ma ad avvalorare ancora di più lo scenario di una nuova offensiva sui temi etici all'indomani dell'ok al nuovo assetto istituzionale è la nascita del Comitato Italia lgbt per il Sì, tra i cui promotori appare Alessio Di Giorgi, il fondatore di gay.it appena chiamato da Renzi per condurre la campagna web e social per il Sì al referendum. Questo comitato spiega chiaramente che la riforma della Costituzione assicurerà di raggiungere più facilmente la loro agenda sui diritti.
Insomma più chiaro di così non potrebbe essere esposto il nesso tra la trasformazione del tessuto sociale e antropologico della società italiana e un sistema istituzionale che assegna tutto il potere politico ad un solo partito.

Nota di BastaBugie: ecco il video con l'intervista a Monica Cirinnà di cui parla l'articolo



Stefano Fontana ha reso noto il comunicato dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa, dal titolo "Il governo italiano fa approvare la legge sulle unioni civili: è l'ora è di smarrimento, ma la speranza non va perduta".
Ecco dunque il comunicato completo pubblicato su Libertà e Persona il 12 maggio 2016:
Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 11 maggio 2016 la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge Cirinnà sulle Unioni civili. A meno di un atto del Presidente della Repubblica che può rinviare le leggi approvate al Parlamento, atto possibile ma improbabile, l'Italia ha quindi una legge che riconosce giuridicamente le convivenze di fatto tra persone eterosessuali e la unioni civili tra persone omosessuali.
La coppia omosessuale è completamente paragonata alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Lo stralcio della stepchild adoption (l'adozione del figlio del partner) dal testo della legge non ha modificato l'impianto generale della stessa e, anzi, sarà prossimamente fonte di altre preoccupazioni avendo il governo annunciato di voler rivedere la legge sull'adozione, appunto per permettere per quella via l'adozione da parte delle coppie omosessuali.
Il contenuto della legge ha gravissime conseguenze sociali. Il matrimonio e la famiglia sono potenzialmente distrutte. Tutto l'ordinamento giuridico, da una legge nazionale fino al regolamento di una scuola, dovrà essere inteso d'ora in poi come applicabile ad ogni tipo di famiglia. Tutte le politiche familiari -fiscali, abitative, scolastiche, giovanili, sanitarie …, dovranno essere svolte indifferentemente per le coppie eterosessuali sposate e con figli e per le coppie omosessuali naturalmente non fertili. L'omosessualità viene considerata utile per il bene comune e, quindi, dovrà essere insegnata nelle scuole accanto ad altre forme di relazione sessuale. Già oggi lo si fa ampiamente, ma di fatto. Da domani lo si dovrà fare di diritto.
La società viene concepita non come originata dalle famiglie, ma come una somma di individui che hanno diritto al riconoscimento dei loro desideri, qualsiasi essi siano, al di fuori di ogni norma naturale. Tra il potere politico che riconosce questi diritti e le lobbies che li promuovono si stabilità una saldatura potente che stritolerà chiunque si ponga in mezzo. Non sarà più possibile parlare di bene e di verità nella sfera pubblica.
La strada è aperta all'approvazione di altre leggi nefaste e ingiuste, che stavano aspettando il lasciapassare della Cirinnà. Il ddl Fedeli, per esempio, che renderà obbligatorio l'insegnamento gender nelle scuole. Oppure il ddl Scalfarotto che impedirà di dire in pubblico ciò che si pensa a proposito dell'omosessualità e dell'omosessualismo. Si arriverà, come già ricordato sopra, all'adozione dei minori da parte di coppie omosessuali e, tramite la fecondazione eterologa, ormai completamente sdoganata dalle sentenze giudiziali e della Corte costituzionale, a forme di "famiglia" aperta e incrociata all'interno della quale i legami naturali saranno solo un ricordo.
La legge approvata dal Parlamento è ingiusta, dannosa, tragicamente contraria al bene della persona, della famiglia e della società. Il Presidente del Consiglio si dichiara cattolico. L'onorevole Boschi, ministro per i rapporti per il Parlamento si dichiara ripetutamente cattolica e, sono parole sue, "formatasi alle Giornate della gioventù volute da Giovanni Paolo II". Molti onorevoli del Partito democratico si dicono cattolici e i giornali li chiamano in gergo cattodem. A giungere in aiuto al governo in occasione della votazione al Senato erano giunti i e parlamentari del gruppo guidato da Alfano, che si dicono cattolici. Molti deputati che hanno votato contro la legge Cirinnà appoggiano però il governo e continueranno ad appoggiarlo nonostante il loro voto contrario alla legge in questione. Questo panorama è squallido e indecoroso. Molti cattolici ne sono scandalizzati.
Durante il lungo percorso parlamentare del ddl Cirinnà, la base cattolica, e non solo, del nostro Paese si è mobilitata dando vita a due Family Day nel giugno 2015 e nel gennaio 2016. Le persone semplici che si sono assunte questo onere hanno salvato la faccia del mondo cattolico e il buon nome dell'Italia. Molte associazioni non si sono mai mobilitate e si sono adattare agli avvenimenti, quando non li hanno esse stesse promossi. Da parte della gerarchia ecclesiastica è prevalso il silenzio, quando non una comunicazione fuorviante. Nessuna traccia della Nota che i Vescovi avevano pubblicato nel 2007. Molti documenti del magistero, come la Nota della Congregazione della Dottrina della fede del 2003, sono stati trascurati o dimenticati.
Il governo è arrivato a far approvare la legge sulle Unioni civili con una arroganza politica mai vista in precedenza. Sia al Senato prima sia alla Camera poi, ha posto la fiducia. Fatto assolutamente inusitato, trattandosi di una legge ad alto contenuto etico ed antropologico che chiamava direttamente in causa la coscienza dei parlamentari. La posizione della fiducia ha impedito il confronto parlamentare e ha obbligato i parlamentari ad un voto politico. Così la politica ha schiacciato l'etica. Il governo ha completamente impedito una seria discussione parlamentare anche evitando di far passare il testo di legge in Commissione o blindandone il testo. Non era mai capitato prima, sicché molti osservatori hanno espresso vivo allarme per la democrazia.
In quest'ora drammatica e pericolosa, mentre non possiamo sperare niente dalle coscienze, anche cattoliche, che hanno deciso di adattarsi al vincitore di oggi e al pensiero unico di cui è portatore, la speranza può venire sia da un residuo di uomini politici che si sono finora opposti alla legge sulle unioni civili in Parlamento, spesso con grave sforzo personale e disagio, sia dalla coscienze più avvertite presenti nel Paese. E' auspicabile che i primi diano corpo a iniziative politiche condivise e traversali anche puntando su prossimi appuntamenti referendari; i secondi si uniscano e si mobilitino per far sentire che il Paese reale non corrisponde a quello delle lobbies e delle gerarchie del Palazzo.
La speranza ultima però viene dalla fede nell'aiuto del Signore e dall'uso delle forze della ragione che Egli ha posto in tutti noi. Nei momenti di sbandamento generale bisogna aggrapparsi con maggiore forza a Ciò Che Conta e lì ritrovare la forza e il coraggio di riprendere la lotta.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/05/2016

7 - IL GINECOLOGO ANTINORI IN MANETTE: L'OVOCITA E' UN OGGETTO DA RAPINA
Ecco il vero volto della fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa, che, regolata dal dio denaro, rende uomini e donne semplici produttori di gameti o fornitrici di utero e i figli oggetti
Fonte Comitato Verità e Vita, 20/05/2016

Non sappiamo se le accuse della giovane donna spagnola nei confronti di Severino Antinori - accusato di averla costretta con la violenza a sottoporsi al prelievo di ovociti - siano vere; non vi è dubbio che, sulla base di quanto riferiscono i media, sono verosimili perché, se nella clinica Matris si utilizzavano le tecniche "a fresco", senza congelamento di ovociti, ben poteva sorgere la necessità di procurarsene freschi in un giorno specifico, al fine di fecondarli e trasferirli, nel momento "adatto", nell'utero della donna cui gli embrioni erano destinati.
L'inchiesta, comunque, ha fatto emergere un quadro di una spregiudicatezza e di uno squallore impressionanti: giovani donne, per lo più straniere, alla disperata ricerca di denaro, reclutate nei modi più diversi (la ragazza spagnola lo fu in un ristorante) per "donare" gli ovuli in cambio di una busta con denaro contante; operazione talvolta ripetuta e di cui qualcuno inizia a sottolineare la pericolosità, i rischi, le sofferenze che ne derivano.
Tutto era ed è comandato dal denaro: i conti sono facili, perché se Antinori pagava 1.000 euro per sei (o più) ovociti e poi veniva pagato 5.000 euro o più per ciascun trasferimento di embrioni nell'utero delle clienti, il guadagno emerge con chiarezza.

SIA BEN CHIARO: NIENTE DI NUOVO!
Nel 2010 il film Eggsploitation dimostrò lo sfruttamento delle giovani donne statunitensi che pagavano le rette universitarie vendendo i loro ovuli alle cliniche per la fertilità e documentò i casi di morte, di lesioni permanenti, di perdita irrevocabile della fertilità. [leggi e guarda il video: GIOVANI AMERICANE RISCHIANO LA VITA VENDENDO OVULI PER LA FECONDAZIONE ETEROLOGA, clicca qui, N.d.BB]
Del resto, come possiamo stupirci di questa "indifferenza nei confronti della dignità e del corpo della donna" (così il G.I.P. nell'ordinanza di custodia cautelare), quando in tutto il mondo il corpo delle donne viene sfruttato e la loro dignità violata anche con le pratiche dell'utero in affitto, oltre che con la "ovodonazione", che Antinori ha messo in atto così come fanno tanti altri specialisti? La considerazione delle donne è la stessa di quella degli sfruttatori di prostitute o dei produttori di materiale pornografico: ridotte ad un oggetto sulla cui funzione si può guadagnare tanto denaro purché si sfruttino in fretta, perché dopo un po' di anni non rendono più o non si possono più utilizzare...
Ora è partita la corsa a "criminalizzare" Antinori per la sua "disinvoltura", il suo mancato rispetto delle regole, le sue manie di persecuzione: ma come dimenticare che si tratta del Presidente della W.A.R.M., l'Associazione Mondiale di Medicina della Riproduzione, che - tra l'altro - è l'associazione che promosse la causa che fece cadere fragorosamente il primo "paletto" della legge 40, quello del numero massimo degli embrioni producibili? E come tacere che i primari delle cliniche pubbliche, da tempo, invocano una norma che permetta in qualche modo di "rimborsare" (leggi: pagare) le fornitrici di ovociti? Se a pagare sarà un ente pubblico le ragazze saranno meglio tutelate e diverrà segno di "civiltà" il loro sfruttamento?
Ecco denudati, svelati i nuovi diritti, quelli trionfalmente introdotti nel nostro ordinamento, quelli che - si afferma sempre - si aggiungono senza togliere niente a nessuno!

UN'ALTRA GRAVISSIMA QUESTIONE
In questo quadro emerge, però, un'altra gravissima questione: gli embrioni rinvenuti nella clinica (non solo quelli prodotti con gli ovociti della ragazza spagnola) sono stati sequestrati in quanto "corpo di reato"; Antinori si è subito lamentato perché rischiano di morire, mentre i clienti della sua clinica hanno iniziato (pare con successo) a rivendicarne la restituzione.
Ma chi sono questi embrioni? Se "rischiano di morire" (in effetti, un embrione non congelato che non viene trasferito in utero e rimane in provetta, muore dopo pochi giorni), vuol dire che sono vivi: esseri umani vivi - microscopici esseri umani nelle primissime fasi del loro sviluppo li definiva già nel 1981 R.G. Edwards, premio Nobel per la medicina-, uomini vivi!  Si possono mettere sotto sequestro gli esseri umani? Si possono sottoporre ad accertamenti altamente rischiosi per la loro sopravvivenza in questo stadio della loro vita per verificare di chi sono figli?  I committenti - forse alcuni dei quali genitori di tali embrioni - possono rivendicare la "proprietà" di questi esseri umani viventi, come è stato pubblicamente affermato, anche in controversie giudiziarie, cioè un essere umano può essere proprietà di un altro uomo?
I giudici della Corte Costituzionale quando hanno abolito il divieto di:
- limitare il numero di embrioni da produrre e da impiantare nell'utero aprendo un portone alla crioconservazione degli embrioni in numero ogni anno crescente;
- fecondazione eterologa;
- di diagnosi pre impianto con scarto dell'embrione affetto da patologia genetica;
hanno tenuto in debita considerazione questa innegabile verità scientifica o hanno sacrificato sull'altare del dio denaro e di una presunta civiltà la dignità di un crescente numero di esseri umani innocenti ed indifesi senza tenere conto degli effetti negativi sul bene comune?
Il Governo non presentandosi in giudizio per difendere il divieto della fecondazione eterologa e della diagnosi pre impianto non ha contribuito a sminuire il rispetto dovuto a questi microscopici esseri umani, a tutte le donne ed alla maternità, imbarbarendo la nostra Italia?

SPRECO & DISUMANITÀ
Inserire le tecniche di fecondazione extracorporea (che hanno una efficacia di poco superiore al 15%, cioè su 100 coppie che in anno si sottopongono a fecondazione extracorporea solo 15 riescono ad avere uno o più figli in braccio!) nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) non è uno spreco delle poche risorse disponibili, un'offesa per le tante persone che non si possono curare per mancanza di danaro ed un rendere complici della strage di tantissimi embrioni umani tanti cittadini che sono contrari a queste tecniche di produzione umana, che nulla hanno di terapeutico?
Questa vicenda svela il vero volto della fecondazione extracorporea - di ogni forma di fecondazione extracorporea - sia omologa che eterologa -, la sua disumanità, anche se la televisione di stato (RAI 1) e televisioni private (Canale 5) continuano a fare pubblicità gratuita all'accusato!
Ancora una volta - forse meglio di altre volte - si comprende che è la fecondazione in vitro ad essere malvagia: regolata rigorosamente dal dio denaro, rende gli uomini e le donne semplici produttori di gameti o fornitrici di utero e i figli come oggetti, prodotti che possono essere commissionati, comprati, selezionati, scartati, sequestrati, esposti a morte certa 9 embrioni/10 trasferiti in utero ed uccisi se nel corso della gravidanza si scoprono affetti da qualche imperfezione!
La separazione tra unione sessuale e procreazione avrebbe dovuto liberare l'uomo e la donna e renderli felici: ecco i risultati!
Riusciremo a svegliarci da questo torpore e a comprendere su quale strada ci siamo incamminati?

Fonte: Comitato Verità e Vita, 20/05/2016

8 - LA VERITA' SULL'ISLAM E SUI TERRORISTI MUSULMANI
Un monito all'Occidente ad affrontare i suoi avversari così come sono e senza complessi (non sono terroristi allo sbaraglio, cercano solo di realizzare l'ideale di cui parla il Corano)
Autore: James Schall - Fonte: Cultura & Identità, dicembre 2015

Non solo nei Paesi islamici, ma anche in diversi Paesi occidentali vigono leggi che non consentono di formulare pubblicamente giudizi critici sull'Islam. Spesso si tratta delle stesse leggi che proibiscono il cosiddetto "hate speech" (linguaggio di odio) nei confronti di altri gruppi come gli omosessuali, le donne e le minoranze razziali. Tali leggi e provvedimenti, la cui violazione comporta sanzioni pecuniarie o di tipo detentivo, hanno di fatto limitato la libertà di parola riducendola a lettera morta.
Queste leggi sono generalmente basate su un'idea di pace civile che ha le sue radici nel pensiero di Thomas Hobbes (1588-1679). L'idea, cioè, secondo la quale l'unico modo per impedire le violenze che le controversie di natura religiosa o filosofica sicuramente innescano è la promulgazione di leggi civili che vietino le espressioni di "odio".
Questa forma mentis spiega come mai l'autorità civile sia così refrattaria a qualunque analisi onesta del portato delle credenze filosofiche o religiose. Leggi di tale tipo si rivelano particolarmente nocive quando ci impediscono di parlare in maniera obiettiva dell'islam. È vero: critiche, satire o manifestazioni di dissenso rivolte ai suoi princìpi potranno spesso provocare la violenza islamica, ma, invece di chiedersi se l'analisi critica sia fondata, semplicemente la si proibisce. L'attendibilità della critica è ritenuta irrilevante.

LA VERITÀ SULL'ISLAM
In questa sede m'interessa parlare della verità sull'islam. La tesi che quasi sempre si sente esprimere nelle discussioni pubbliche o di tipo accademico o sui media, è grosso modo la seguente: "i musulmani sono per la maggior parte pacifici. La violenza proviene dai terroristi".
Tale posizione si fonda su due premesse:
1) le originarie conquiste musulmane dell'Africa, della Spagna, del Medio Oriente, dei Balcani e di tutto il territorio fino all'India furono "pacifiche", quasi siano state l'esito di libere elezioni e non - come accadde in realtà - di conquiste militari;
2) quelli che chiamiamo "terroristi" non sono "veri" musulmani. I "terroristi" diventano, in tale ottica, una sorta di non ben definita confraternita, che non ha alcun legame se non con se stessa. Ecco allora che il terrorismo si preferisce spiegarlo in termini economici, culturali, psicologici o ideologici, che nulla avranno a che vedere con la "religione". Questa lettura ci permette di sostenere l'idea "politicamente corretta" secondo la quale l'islam è una religione di "pace", assolutamente non correlata alla "violenza".

LA DIGNITÀ DEI TERRORISTI
Qui, propongo un approccio controcorrente. Voglio difendere l'integrità dei "terroristi", così come ci ostiniamo a chiamarli. Voglio garantire loro la "dignità" che si meritano. Sostenendo cioè che non si tratta di un insensato prodotto della povertà, dell'ideologia, dell'ignoranza, di manie psicologiche o di qualunque altra scappatoia, che ci consenta di non chiamarli per quello che loro stessi affermano di essere: credenti leali e devoti del Corano, i più autentici fra i seguaci di Muhammad (570 ca.-632). Non ha alcun senso fingere che la visione jihadistica non trovi fondamento nel Corano.
La cosa con cui bisogna fare i conti non è la "violenza" dell'islam, quanto invece la sua verità. Magari l'interpretazione jihadistica del Corano non ci piace, ma, escludendola da quelle possibili, denigriamo la dignità dell'ISIS e di tutte le ramificazioni sunnite e sciite che fanno ricorso alla violenza. Costoro, infatti, ritengono che la propria interpretazione dell'islam abbia legittime radici nel Corano, nella storia islamica e nel giudizio di molti autorevoli commentatori. Gli "Stati" islamici moderni, costruiti dall'Occidente negli ultimi due secoli, hanno già dovuto confrontarsi con tale problema. Il più delle volte, per contenere all'interno dei propri confini la violenza, hanno messo in piedi una dittatura militare.
Ho sentito il Primo Ministro inglese e altri provare a spiegare l'attrazione che spinge molti giovani, uomini c donne, verso i movimenti islamisti. Solitamente, essi adducono ogni tipo di ragione... salvo quella giusta, cioè che l'attrazione deriva dalla credenza nella veracità del Corano. I movimenti come l'ISIS non fanno altro che portare avanti l'universale missione, di molto ritardata, di sottomettere ad Allah il mondo intero, secondo quanto il Corano prescrive.
In tali movimenti si potranno individuare cinici e profittatori, ma ciò che li sostanzia rimane la missione di natura religiosa rivolta a tutta l'umanità. A ogni persona, una volta soggiogata, sarà proposta la stessa opzione che gli islamici propongono ormai dal secolo VII: convertirsi, morire o pagare un'imposta in cambio della tolleranza.

NON SONO ALLO SBARAGLIO, STANNO REALIZZANDO IL CORANO
Quali sono le conclusioni da trarre, una volta adottato tale punto di vista? Primo, che abbiamo bisogno di una più elevata forza militare per fronteggiare la situazione. Secondo - ed è ancor più fondamentale -, dobbiamo affrontare la verità sull'islam. Per farlo vi sono due possibili approcci. Il primo è quello di far tesoro dell'edizione critica del Corano che andrà presto in stampa a Berlino. Tutti noi, inclusi gli stessi musulmani, dobbiamo renderci conto di che cosa sia il Corano e di com'è strutturato. In secondo luogo, abbiamo bisogno dell'approccio di padre Zacharia Botros, il prete copto della TV [Nato in Egitto nel 1934, padre Zachary Botros ha raggiunto la notorietà con le trasmissioni sul Corano trasmesse sul canale Hayah, di ispirazione evangelica, mandate in onda dal 2003 al 2010, quando l'emittente ha deciso di sospenderle. Dichiarato "nemico n. 1 dell'islam" da parte del quotidiano arabo al Insan al Jadeed, Al-Qaeda ha posto sulla sua testa una taglia di sessanta milioni di dollari. Padre Botros ha fondato nell'aprile del 2011 una propria emittente, Alfady. che trasmette in Canada, negli Stati Uniti e in Medio Oriente].
Egli spende il proprio tempo a studiare il Corano in arabo per mostrare le sue molte incoerenze e contraddizioni interne. Il testo coranico è l'anello più debole dell'islam.
Entrambi questi approcci rispettano il testo per quello che è, non per ciò che pretende di essere, cioè l'ultima parola di Dio all'umanità. Certe volte, già solo per poterci esprimere, abbiamo bisogno di qualche forza che ci difenda, come suggerito nella lezione di Regensburg da Benedetto XVI (2005-2013).
Comunque, ciò di cui sicuramente non abbiamo bisogno è una "tolleranza" o una legge civile in nome delle quali non sia più possibile affermare la verità su ciò che i movimenti islamisti dicono di essere. Non sono "terroristi" allo sbaraglio. Stanno cercando di realizzare l'ideale che vedono nel Corano.

Nota di BastaBugie: l'autore di questo articolo, James Vincent Schall, gesuita e fino a pochi anni fa titolare della cattedra di Filosofia politica alla Georgetown University di Washington, è autore di decine di saggi. In italiano è disponibile il volume La filosofia politica della Chiesa cattolica vol. 1 (Cantagalli, Siena 201F). Padre Schall è anche autore dell'introduzione a Hobbit Party. Tolkien e la visione della libertà che l'Occidente ha dimenticato, di Jonathan Witt e Jay W. Richards, la cui uscita in Italia, a cura di Maurizio Brunetti, presso D'Ettoris di Crotone, è attesa per il 2016.

Fonte: Cultura & Identità, dicembre 2015

9 - OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO C (Lc 9,11-17)
Voi stessi date loro da mangiare
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 maggio 2016)

Oggi celebriamo la solennità del Corpo e Sangue di Cristo. È dunque la festa dell'Eucaristia. L'Eucaristia è il dono per eccellenza, poiché è Gesù stesso che si dona a noi nelle sembianze di un po' di pane e di un po' di vino.
Le letture di oggi ci aiutano a comprendere, per quanto è possibile, la grandezza di questo dono. La prima lettura ricorda la più antica figura di Cristo Sacerdote: Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo che, in ringraziamento a Dio per la vittoria ottenuta da Abramo, offre un sacrificio di "pane e vino". Questo sacrificio fatto a Dio del pane e del vino simboleggia il sacrificio dell'Eucaristia. E Melchisedek, questo misterioso personaggio di cui l'Antico Testamento non ci dà alcuna indicazione, è una prefigurazione, ovvero una anticipazione profetica, di Gesù Cristo vero Sacerdote che congiunge la terra al Cielo. Il Salmo responsoriale dice di Lui: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek».
La seconda lettura ci presenta l'Istituzione dell'Eucaristia. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, riporta il racconto dell'Ultima Cena di Gesù con i suoi Apostoli. Durante l'Ultima Cena avvenne il più grande miracolo, miracolo che si perpetua ad ogni celebrazione della Santa Messa: il pane muta di sostanza e diventa il Corpo di Cristo, e così pure il vino che si trasforma nel Sangue Preziosissimo del Redentore.
L'Eucaristia che Gesù stringeva tra le sue mani durante l'Ultima Cena è lo stesso suo Corpo che a distanza di pochi giorni è stato immolato sulla Croce, ed è lo stesso Corpo che, ogni volta, riceviamo alla Comunione. Durante l'Ultima Cena, dunque, Gesù anticipò il Sacrificio che compì sul Calvario e disse agli Apostoli: «Fate questo in memoria di me» (1Cor 11,25). Fin dal suo sorgere, la Chiesa ha sempre obbedito a questo comando del Signore, celebrando la Messa ogni giorno. Non si tratta di un semplice ricordo di un avvenimento passato, in quanto l'Eucaristia rende presente, in modo sacramentale, lo stesso Sacrificio del Calvario.
Anche il Vangelo di oggi parla dell'Eucaristia, di cui il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è anch'esso un'anticipazione profetica. Gesù prende i pani, eleva gli occhi al cielo, li benedice, li spezza e li distribuisce. Tutti questi gesti saranno poi ripetuti durante l'Ultima Cena. Per compiere il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù si servì dell'aiuto dei suoi Apostoli; per compiere invece il Miracolo Eucaristico, Gesù si avvale dei suoi sacerdoti, i quali sono come i suoi tesorieri.
Il Vangelo dice che «tutti mangiarono a sazietà» (Lc 9,17). L'Eucaristia, soltanto l'Eucaristia, può saziare ogni nostro desiderio. Tutto il resto, anche le ricchezze e i beni di questo mondo, ci lasceranno sempre vuoti e insoddisfatti.
Come proposito pratico, impegniamoci a partecipare con più amore all'Eucaristia domenicale e a ricevere spesso la Comunione. Ricordiamoci però che, per ricevere la Comunione, bisogna essere in grazia di Dio. Quindi, se uno è consapevole di essere in peccato mortale, deve prima confessarsi. In questi nostri tempi spesso si è pensato che questa norma fosse ormai decaduta, come qualcosa di superato. La Chiesa, invece, continua a ribadirla. L'ultimo Catechismo così riporta: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il Sacramento della Riconciliazione, prima di accedere alla Comunione» (CCC, n. 1385). Ciò significa che, per quanto grande possa essere il nostro pentimento, se si è in peccato mortale, bisogna prima confessarsi dal sacerdote. Anche il papa Giovanni Paolo II, in una sua lettera Enciclica, ha ripetuto questo insegnamento, dichiarando: «Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma [...] che, al fine di una degna ricezione dell'Eucaristia, si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale».

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 maggio 2016)

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.