BastaBugie n°456 del 01 giugno 2016

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1 PROVE GENERALI DI STATO TOTALITARIO: TELECAMERE NEGLI OSPEDALI, NEGLI ASILI E NEGLI OSPIZI
Anche per noi è facile perdere la pazienza con un bambino o con un anziano, eppure abbandoniamo figli e genitori anziani a estranei da cui poi pretendiamo standard disumani di perfezione
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 CLAMOROSO VIDEO-INTERVISTA ALL'UNIVERSITA': SMASCHERATE LE CONTRADDIZIONI DEL GENDER
Una ragazza svedese bionda e piccolina ha fatto agli studenti alcune domande sull'ideologia gender... mettendoli in crisi
Fonte: Osservatorio Gender
3 SIAMO SPIACENTI, LA NATURA NON E' WALT DISNEY... QUALCUNO LO SPIEGHI AGLI ANIMALISTI
Un raid di ignoti strazia un centinaio di animali: parte la caccia all'uomo delinquente... poi si scopre che sono state le volpi! (VIDEO: il ''massacro'' di Spinea)
Fonte: Tempi
4 ECCO COME MI SONO VISTA COSTRETTA AD ABBANDONARE L'INSEGNAMENTO DEL CATECHISMO CHE TANTO AMAVO
Divieto di presentare ai bambini la dottrina cattolica e nuove strategie: cronaca di un ordinario fallimento parrocchiale
Fonte: Riscossa Cristiana
5 LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI
I loro effetti possono andare al di là di quello che immaginate
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia
6 MARCO PANNELLA, IL PROFETA ''RELIGIOSO'' (E ANTICATTOLICO) CHE NON SI E' MAI CONVERTITO
Intanto nella Chiesa avanza una nuova Inquisizione al contrario: libertà per gli eretici, marginalizzato chi è fedele alla dottrina
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 DON CARRON DISTRUGGE IL MOVIMENTO DI CL
Il presidente di Comunione e Liberazione impone la ''svolta religiosa'' creando amarezza nel movimento di don Giussani
Autore: Giuseppe Rusconi - Fonte: Libertà e Persona
8 COME FU SCONFITTA L'ERESIA ARIANA CHE RISCHIAVA DI DISTRUGGERE SUL NASCERE IL CRISTIANESIMO
Sant'Atanasio si trovò a combattere l'eresia che non riconosceva la natura divina di Gesù, ma vinse contro imperatori e vescovi
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: santiebeati.it
9 OMELIA X DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C (Lc 7, 11-17)
Ragazzo, dico a te, alzati!
Fonte: Maranatha.it

1 - PROVE GENERALI DI STATO TOTALITARIO: TELECAMERE NEGLI OSPEDALI, NEGLI ASILI E NEGLI OSPIZI
Anche per noi è facile perdere la pazienza con un bambino o con un anziano, eppure abbandoniamo figli e genitori anziani a estranei da cui poi pretendiamo standard disumani di perfezione
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/04/2016

Telecamere negli asili, video sorveglianza negli ospizi, controlli a circuito chiuso nei reparti ospedalieri. Quando la politica reagisce con paura di fronte alla cronaca nera, si ottengono storture tipiche dei regimi dittatoriali. Verrà giorno che un papà potrà controllare senza pensieri dal tablet in ufficio l'attività del proprio figlio all'asilo nido e non è lontana l'ora in cui accenderemo il pc per verificare se la nonna portata in casa di cura è trattata bene dalle inservienti cui l'abbiamo affidata.
Ci sentiremo più sicuri. Ma saremo più liberi? L'interrogativo è urgente. Il Parlamento si sta muovendo per dare una risposta ai casi choc che i giornali raccontano, spesso ingigantendoli, di maestre violente all'asilo, infermiere killer, inservienti senza cuore. E come lo fa? Da un lato inasprendo le pene per questo tipo di casi in cui minori o deboli sono letteralmente esposti alla mercè di violenti che abusano della loro condizione. Ed è questa l'iniziativa del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha depositato un ddl al Senato per inasprire le pene per il personale che si rende responsabile di maltrattamenti e abusi, sia nelle scuole dell'Infanzia che nelle strutture protette.

REPRESSIONE E PREVENZIONE
Ma questo è il versante della repressione. Al Pd sembra non bastare. Così bisogna intervenire su quello della prevenzione. Come? Tappezzando aule di scuola e reparti ospedalieri di telecamere per controllare il lavoro di educatori e addetti sanitari. L'idea è venuta a tre deputate Pd a seguito dei fatti di Piombino dove un'infermiera è stata arrestata con l'accusa di aver provocato la morte di 13 pazienti. «Prevenire maltrattamenti e soprusi contro giovani alunni, anziani e disabili ricorrendo alla videosorveglianza».
A chiederlo è la vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, Daniela Sbrollini che assieme alle colleghe Dem Vanna Iori e Ileana Argentin vuole adottare una proposta di legge attualmente in fase di scrittura per arginare «abusi che non di rado sfociano nella violenza o nella segregazione verso i soggetti meno arrendevoli o più irrequieti».
L'iniziativa non ha nulla a che fare con la proposta di legge passata in commissione alla Camera e presentata dalla Iori che disciplina il lavoro degli educatori, per i quali, se la proposta diventerà legge, servirà la laurea. Ma in questi giorni in cui l'attenzione mediatica ha riportato certe esigenze a galla e la Pdl della Iori 2656 è passata in commissione, se n'è tornato a parlare. Con accenti piuttosto giacobini che andrebbero chiariti in fase di stesura della legge e non solo per lo scoglio del rispetto della normativa sulla privacy che la legge dovrebbe superare.
Le promotrici della legge citano l'Osservatorio sui Diritti dei Minori il quale «denuncia un'emergenza rispetto ai casi di maltrattamento negli asili e nelle scuole materne». Però di numeri, per cercare di inquadrare il fenomeno, neanche a parlarne. «Non ci sono dati ufficiali sul numero dei maltrattamenti che si sono verificati nelle strutture pubbliche, sarebbe molto importante avere una banca dati, raccolti e trasmessi dalle regioni al ministero della Salute». Nel frattempo conviene attrezzarsi con misure di questo tipo che se da un lato potrebbero dare un'impressione di maggiore sicurezza, dall'altro esporrebbero il dipendente di turno monitorato ad uno snervante quanto umiliante controllo degno dei migliori regimi totalitari.
L'iniziativa è trasversale dato che a inizio legislatura anche l'esponente di Forza Italia Gabriella Giammanco aveva presentato una proposta identica. «Si tratta di introdurre sistemi di sorveglianza video non solo negli asili, ma anche nelle strutture sociosanitarie che assistono anziani e disabili. Lo scopo è tutelare i soggetti vulnerabili che sono in completa balia di chi si prende cura di loro, attraverso un sistema di telecamere a circuito chiuso», aveva detto. E in precedenza erano state ben due le iniziative popolari che si erano mosse in tal senso con apposite sottoscrizioni.

STRUMENTI DI CONTROLLO E NON DI VERIFICA
Anche una delle tre promotrici, Vanna Iori, è tornata nei giorni scorsi sulla cosa. Lo ha fatto su un'emittente radiofonica che la intervistava partendo dal progetto di legge che porta il suo nome. Ma nel corso dell'intervista ha ribadito la necessità di telecamere come strumento di controllo. Si badi, strumenti di controllo e non di verifica nei casi sospetti, che infatti vedono già l'intervento di videosorveglianza dopo l'interessamento di una Procura.
Passerà? Vista la trasversalità dell'iniziativa c'è da scommettere di sì. Anche perché da qualche giorno sulla proposta ci si è messo anche uil governo con il suo cappello. Il ministro degli Interni Alfano infatti, rispondendo proprio mercoledì al Question time ad una interrogazione sul tema non l'ha escluso: «Quella di adottare sistemi di sorveglianza nelle scuole per l'infanzia e nelle case di cura è un'esigenza molto sentita e meritevole di risposte adeguate per le quali siamo pronti ad intervenire dal punto di vista legislativo», ha detto il ministro. Che però a precisato come «il tema della registrazione di immagini nelle scuole dell'infanzia e nei luoghi di cura tocca elementi delicati per la tutela della riservatezza delle persone e per questo il Garante della privacy ha emanato regolamenti per la videosorveglianza nei luoghi di lavoro, in modo da evitare forme invasive di controllo». Insomma, sembra che sia un problema di privacy, però aggirabile. Invece è il segnale di come il grande fratello sia pronto a controllarti in ogni tuo piccolo movimento e a giudicarti secondo standard qualitativi a cui tu non avevi certo pensato.

UNA NUOVA TAPPA NEL PROCESSO DI CIVILTÀ?
Inutile aggiungere che una legge simile verrà salutata come una nuova tappa nel processo di civiltà del Paese. Ma sarà davvero un provvedimento teso a dare maggiore libertà a tutti i soggetti in campo? Anche perché in assenza di dati precisi si ignora quanto il fenomeno delle maestre "orche" sia profondo e radicato nel Paese. In ogni caso, posto che un caso è un caso di troppo, è sulla prevenzione in ambito di formazione umana e professionale che si dovrebbe intervenire, più che sull'aiuto delle macchine. E in fase di verifica costante, di passaggi di informazione coi colleghi, di lavoro di una comunità educante e professionale sul quale oggi non si investe più, pretendendo di affidare agli strumenti tecnologici ogni decisione sulle nostre vite. Una volta installate le telecamere poi, queste potranno essere usate anche per altri scopi.
Inoltre: chi si incaricherà di monitorare il lavoro dei controllati? Sarà in grado di distinguere una manifestazione di affetto verso un bimbo da una minaccia alla sua incolumità? E come verranno presi quei gesti di insofferenza umana, che possono capitare nelle migliori strutture senza per questo che siano minacce disumane verso un debole indifeso? Non avete mai visto una infermiera perdere la pazienza con un anziano? O una maestra alzare un po' di più il tono della voce con un bimbo? Bene, da domani saranno tutte sotto controllo e perciò passibili di denuncia perché gli standard di perfezione a cui stiamo abituando l'umanità si sono elevati.
Le immagini rischierebbero così di essere utilizzate come arma di ricatto per chi lavora nelle strutture preposte. Le quali dovranno essere perfette, senza increspature nel carattere e nell'umore, prive di quell'umanità che dovrà essere bandita per evitare spiacevoli fraintendimenti generatisi con la visione delle immagini in bianco e nero.
Sono interrogativi, certo, ma non è detto che sia sufficiente mettere una telecamera per essere sicuri. Ma di certo un controllo a distanza toglie libertà. E quando la libertà viene tolta è una sconfitta per tutti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/04/2016

2 - CLAMOROSO VIDEO-INTERVISTA ALL'UNIVERSITA': SMASCHERATE LE CONTRADDIZIONI DEL GENDER
Una ragazza svedese bionda e piccolina ha fatto agli studenti alcune domande sull'ideologia gender... mettendoli in crisi
Fonte Osservatorio Gender, 20/02/2016

I sostenitori della teoria del gender distinguono tra sesso e genere. Il primo è il sesso con il quale nasciamo, il secondo quello che diventiamo. Il sesso è un dato biologico e naturale, il genere un dato psicologico e socio-culturale.
In tale prospettiva, la differenza tra uomini e donne, l'essere maschio e femmina non è un dato oggettivo e reale ma è un prodotto della cultura e della costruzione sociale dei ruoli.
L'identità sessuale di un individuo non viene stabilita dalla natura e dall'incontrovertibile dato biologico ma unicamente dalla soggettiva percezione di ciascuno che sarà libero di assegnarsi il genere percepito, "orientando" la propria sessualità secondo i propri istinti e le proprie mutevoli pulsioni.
È il genere che stabilisce, in ultima analisi, l'identità sessuale di un individuo. Non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali. Non ci sono maschi e femmine ma ci sono semplicemente uomini, liberi di assegnarsi autonomamente il genere che percepiscono al di là del loro sesso naturale.
Le tradizionali categorie di maschi e femmine diventano così dei vecchi clichés, delle categorie mentali superate, inadatte a rappresentare la complessità sociale moderna che per questo vanno rimosse. La parola chiave degli ideologi del gender è "decostruire", ossia, cancellare la natura, tentando di smantellare pezzo per pezzo, un sistema di pensiero considerato obsoleto e fuori tempo.

Nota di BastaBugie: in Svezia è stato girato, da Ankdam TV, un interessante video-intervista. All'Università di Soderton una ragazza bionda e piccolina ha fatto a diversi studenti alcune domande sull'ideologia gender, seguite da alcune provocazioni. Il risultato è evidente: accettare che si possa decidere il genere di appartenenza porta a delle contraddizioni logiche dovute all'abbandono del dato di natura. Un video da vedere e diffondere. Traduzione a cura della Redazione di ProVita.

GENDER - SONO UN GATTO? LE RISPOSTE DEGLI STUDENTI SVEDESI TI ...

#GENDER - SONO UN #GATTO? LE RISPOSTE DEGLI #STUDENTI #SVEDESI TI SORPRENDERANNO Fonte https://www.youtube.com/watch?v=Qd1SVUXFgr8

Pubblicato da Notizie Provita su Martedì 24 maggio 2016
https://www.facebook.com/NotizieProVita/videos/vb.451419891563905/1071708892868332/?type=3

Fonte: Osservatorio Gender, 20/02/2016

3 - SIAMO SPIACENTI, LA NATURA NON E' WALT DISNEY... QUALCUNO LO SPIEGHI AGLI ANIMALISTI
Un raid di ignoti strazia un centinaio di animali: parte la caccia all'uomo delinquente... poi si scopre che sono state le volpi! (VIDEO: il ''massacro'' di Spinea)
Fonte Tempi, 26/05/2016

Vi vogliamo raccontare una storia che ha dell'incredibile e che in questi giorni ha mobilitato l'Italia, tv e giornali, scomodato inquirenti e personalità della politica, della cultura e dello spettacolo. C'entra con la filosofia? C'entra eccome perché in questa vicenda a nostro avviso è racchiusa l'essenza di quel che significa "distacco della natura" da parte dell'uomo. Un distacco che come abbiamo avuto modo di spiegare più volte su questo sito, sembra condurre in certi casi l'uomo alla follia.
Esiste un'oasi nel comune di Spinea, in provincia di Venezia, gestita da una delle tante Onlus animaliste per il recupero di animali feriti ed abbandonati. Nella notte tra sabato e domenica scorsa un raid di ignoti, uccide, strazia, dilania un centinaio di animali da cortile (porcellini d'india, conigli, galline). Si grida al complotto, si trama vendetta, si scatena il web, si mobilitano i media italiani con titoli sui tg principali. La notte dopo, il secondo raid: vengono uccisi i superstiti.

LA GENTE VUOLE LA TESTA DEI COLPEVOLI, MA...
Si parla di mafia, di bande organizzate, la gente vuole la testa dei colpevoli, non dorme la notte, chiede giustizia a tutti i costi, l'Italia impazza. Ovviamente, come capita in casi di questo genere, non manca la solidarietà ai gestori dell'oasi: si parla di donazioni, contributi, 5 per mille. Per un gruppo di animalisti di Padova non ci sono dubbi: dietro a questa mattanza ci sono i cacciatori... colpa loro, dicono, vendicheremo gli animali morti!
Arriva pure un comunicato ufficiale della Regione Veneto a firma del Presidente Zaia: «Questi non sono vandali, ma criminali a tutto tondo. Gente priva di ogni rispetto per ogni forma di vita, che mi auguro venga presto individuata e punita con la maggior durezza possibile».
In tutta questa vicenda e fin dalle prime battute, c'è un uomo rurale, Massimo Zaratin, collaboratore di questo sito, che avanza l'ipotesi più semplice e realistica che ad uno potesse venire in mente: ipotesi volpe con cuccioli appresso... e lo anticipa pure in una intervista tv.
Zaratin ha l'ardire di scrivere subito sui social questa ipotesi ma viene azzannato e massacrato mediaticamente dalla folla inferocita che non vuole minimamente pensare che la natura non sia quella dipinta dalla Walt Disney, vuole l'umano da crocifiggere! Perché Zaratin avanza questa ipotesi, e la scrive pure? Perché semplicemente conosce la natura, la vive, sa che il sovrannumero delle volpi è diventato intollerabile per un ambiente così antropizzato ed il numero di contadini che lamentano pollai depredati è sempre più in aumento. Però Zaratin ha anche il "difetto" di essere un cacciatore, e alla gente questo non va giù... Zaratin deve starsene zitto perché non sa, non può essere stata una volpe, lei non fa quelle cose, solo un umano (da crocifiggere) può arrivare a simili bestialità.
Qualche timido segnale sulla possibilità che sia stata veramente una volpe arriva nella serata di ieri sui social, ma la gente ovviamente non ci vuole credere: impossibile, scrive sconvolta, dopo tutto questo clamore è una volpe? No! Vogliamo l'umano cattivo artefice della vicenda.

... E' STATA UNA VOLPE!
Arriviamo all'epilogo: nella giornata di oggi arriva la conferma dagli organi competenti che Zaratin aveva ragione, il resto del mondo urbano no!
Che sarà ora di questa "povera" volpe? Verrà riservato lo stesso trattamento che si voleva riservare all'umano? Che ne sarà dei fondi raccolti?
Non è mai simpatico dire alla fine "ma noi ve l'avevamo detto", però una cosa da questa vicenda la dobbiamo imparare. Sembra che quando qualcuno tocca gli animali degli animalisti si scateni il putiferio, quando lo stesso trattamento viene riservato a quelli dei contadini, e da anni si denuncia la presenza numerosa di volpi che distruggono animali in natura e animali da cortile, a nessuno importi... anzi, la volpe in questo caso è bella, brava, ha agito secondo natura.
L'onda emotiva che ha travolto l'Italia con questa storia, abbisognava a tutti i costi di un colpevole umano e da condannare. Nessuna notizia di cronaca nera riferita all'uomo avrebbe provocato una simile reazione di indignazione da parte del popolo del web, e il bello è che una parte ancora non ci vuole credere, deve per forza imporsi mentalmente che non sia stata una volpe ma opera dell'uomo diabolico. Perché, ci chiediamo? Quali meccanismi psicologici muovono le masse, coinvolgendo ad agire di impulso e su pressione emozionale anche personalità della politica e della cultura?

TUTTI ESPERTI, TUTTI PROFESSORI, TUTTI TITOLATI
Il divario venutosi a creare in questi ultimi anni tra chi vive in città tra le quattro mura di un appartamento e chi invece la natura la vive direttamente è allucinante, deprimente, sconvolgente. Il rapporto con gli animali e l'ambiente in generale si è ridotto ai documentari ed alle notizie riportate dai media. C'è questo enorme bisogno dell'uomo di sfogare la sua rabbia su altri uomini quasi a voler colpevolizzare i suoi simili, in particolare quelli che la ruralità la vivono ancora, se loro si ritrovano nella condizione di dover condurre una vita senza natura.
Tutti esperti, tutti professori, tutti titolati ad esprimere opinioni e sentenze proprio su quel che conoscono meno. Un tempo si ascoltava la parola dell'anziano, l'umiltà e la saggezza del contadino, la semplicità di chi, pur non avendo titoli altisonanti, si rispettava per la sua esperienza.
Uomini quindi avvisati per i prossimi casi analoghi: se dovesse capitare ancora una questione che riguarda la natura non serve mobilitare il mondo intero, scomodare le Autorità, lanciare proclami di morte e vendette... cercate la casa del primo contadino, suonategli il campanello, chiedete a lui ed alla sua umiltà, ascoltatelo, troverete magari risposte che vanno ben oltre quello che la massa o i libri vi hanno insegnato finora.

Nota di BastaBugie: ecco il link al video diffuso in internet (che ha avuto quasi 10.000 condivisioni su facebook)
http://video.gelocal.it/nuovavenezia/locale/strage-di-animali-a-spinea-la-rabbia-e-le-lacrime-dei-volontari-dell-oasi-uno-sterminio/55580/55808

ECCO I COMMENTI DEGLI ANIMALISTI AL VIDEO
Ecco i commenti degli utenti al precedente video (da notare quello in grassetto per l'involontaria a grottesca ironia):
Al muro i colpevoli... Senza un briciolo di cuore. Infami. Claudio Giallombardo
Ma perché??? Perché tanta crudeltà ???? Vigliacchi!!!!!!!! Rosanna Lovecchio
Maledetti....che siate maledetti bastardi schifosi. Manuela Chitti
No...le "bestie" non farebbero mai una cosa così atroce....solo dei vigliacchi "umani"!!!!!! tanta rabbia...tanta tristezza!!! Eleonora Bronzetti
Vigliacchi prendersela con degli animali che non fanno del male a nessuno tanto carini che hanno bisogno di affetto. Paola Polenta
Morite soffrendo lentamente vi troveremo!!!!! Federica Ballarini
Tutta la mia solidarietà questi maledetti la devono pagare sono dei vigliacchi spero che tutte le associazioni animaliste organizzano una manifestazione di protesta e questi esseri spregevoli vengano individuati e messi in galera, però vogliamo i nomi e cognomi di questi infami. Claudio Rossano
Stiamo già aiutando con piccole raccolte per adesso [...] un gruppo di ragazzi disabili, per acquistare un pulmino, sicuramente loro saranno d'accordo di dividere le raccolte con voi... Valentina Scappin
Siate maledetti nei secoli...voi e tutti i vostri familiari di qualsiasi discendenza.....dolori laceranti... tumori... morte... siate maledetti!!!!!!! Stefano Simeone
Fino a che in questo paese chi fa del male agli animali NON paga se non "robetta" succederanno di queste cose. Devono finire in galera e restarci con confisca di pagamento salato per i danni materiali e morali! Occorrono segnali forti! Stramaledette carogne schifose! Cecilia Pini
E perché nessuno è di guardia la notte con voi, visto quello che è successo e che si sta ripetendo? fucilate a sale nei coglioni, botte e denunce... Verna Di Luna
Grazie mio Dio che esistono ancora uomini come voi!!!!!!! Che la giustizia non dorma, basta solo che ci sia un uomo di giustizia vero!!!!! E si potrà assicurare alle patrie galere i colpevoli!!!!!!!! Monica Ricciardi

Fonte: Tempi, 26/05/2016

4 - ECCO COME MI SONO VISTA COSTRETTA AD ABBANDONARE L'INSEGNAMENTO DEL CATECHISMO CHE TANTO AMAVO
Divieto di presentare ai bambini la dottrina cattolica e nuove strategie: cronaca di un ordinario fallimento parrocchiale
Fonte Riscossa Cristiana, 24/05/2016

Sono una mamma e una catechista e ho abbandonato il catechismo, che tanto amavo, due anni fa per due motivi: il disgusto per la diserzione dal catechismo della Chiesa Cattolica e per non trascurare la famiglia (ho tre bimbi molto piccoli). Evidentemente a Nostro Signore non manca la fantasia per richiamare in riga i suoi figli.
Accade che in una mattina come tante, nel tranquillo svolgersi del tran tran quotidiano, suona alla mia porta una mamma della nostra parrocchia; viviamo in un paesino sulle colline della diocesi di Torino, e mi dice che deve parlarmi del catechismo.
La mamma in questione, insieme ad altre, già da qualche mese mi fermava per strada per lamentarsi del catechismo, ma quello che fino a ora era stato improvvisato e oggetto battute da strada, ora stava diventando una formale richiesta di aiuto.

UN DEGRADO IMBARAZZANTE
Nella mia parrocchia - e non solo qui - quello che viene chiamato catechismo, negli anni è andato incontro a un degrado imbarazzante: si tratta di quel percorso di "iniziazione cristiana" - così come si ama chiamarlo nelle diocesi e sui testi della CEI - in cui ci si avvicina ai Sacramenti: confessione in terza elementare, prima Comunione in quarta e Cresima in prima media. Il tutto affidato alla buona volontà di pie signore, perlopiù esse stesse a digiuno di catechetica, la cui formazione è affidata, nella migliore delle ipotesi, a qualche ritiro annuale in cui di tutto si parla fuorché di Catechismo.
Anni e anni avanti così. Poi un giorno ci si accorge che qualcosa non va. Qualcuno in parrocchia si rende conto dell'emergenza: le famiglie sono scristianizzate, i ragazzi arrivano a otto anni a completo digiuno della vita della fede, le catechiste si improvvisano e le lezioni si trasformano in perfette partite di pugilato. Si urla tutta l'ora. I ragazzini ridono sguaiatamente in faccia alla catechista, lei va nel pallone, perde la concentrazione e dimentica persino il Padre Nostro. Quando va bene si riesce a far loro disegnare una pecorella smarrita da appendere in Chiesa nel cartellone dell'ultim'ora. Ci si accorge che in prima media, alle soglie della Cresima, non sanno definire la persona di Dio, non sanno nulla della Trinità e via così.

NUOVE STRATEGIE DECISE A TAVOLINO
E così una suora e una laica sono incaricate dal parroco di studiare nuove strategie per porre fine a questa babilonia e riprendere finalmente in mano le redini della formazione dei giovani, anche su invito del Vescovo che invia un lungo documento, un vademecum, rivolto alle parrocchie, in cui dottamente si illustrano scopi, fini, obiettivi, criticità, consigli, speranze e auspici riguardo la formazione dei ragazzi.
Alla fine viene concepita a tavolino la seguente machinatio: decine di onerosissimi incontri serali con i genitori dei bambini di seconda elementare inermi e perlopiù agnostici, mirati al riavvicinamento. Si ipotizza di suscitare in essi un desiderio di avvicinamento alla fede che possa poi essere importato in famiglia e trasmesso ai figli e, mira assai più ambiziosa, di creare una sorta di "vivaio" in cui allevare possibili futuri catechisti (roba che solo il Santo Curato d'Ars...). Queste serate si svolgono in un tale vuoto di sostanza cristiana che si trasformano sì in un vivaio, ma di rancore e astio misti a noia mortale, che sono ben lontani dall'avvicinare le famiglie alla Grazia di Nostro Signore.
Le povere vittime, dopo aver accettato di partecipare tutto l'anno a questi incontri, in obbedienza ai dettami del parroco, per una commovente residua fedeltà alle tradizionali tappe dell'iniziazione cristiana, a fine anno tentano di parlare con chi ha tenuto le serate per far presente che questo sistema è fallato in partenza. Che non hanno imparato nulla, che si sono pagate pure la baby sitter e che sono più lontane di prima dalla fede cristiana. Se ne accorgono persino loro, che non vanno in chiesa da anni, che hanno dimenticato quasi tutto della loro fede, che sono magari battezzate e sposate in chiesa ma, immerse nella mentalità del mondo come la maggior parte delle famiglie moderne, ormai allergiche al "dogma", guardano con sospetto la Chiesa e la sua dottrina. La tanto vituperata dottrina che qualche illustre teologo e monsignore si preoccupano con solerzia di montare e smontare a piacimento nell'illusione di non urtare la sensibilità dei cattolici ormai adulti. I quali invece, in un paradosso esemplare, tristi e sconsolati di fronte alle macerie di una Chiesa che intuiscono in decadenza, supplicano i loro carnefici di riportali ad essa (alla dottrina) e si trovano di fronte a un rifiuto categorico. E qui il carnefice diventa castigo a se stesso, come dice l'ottimo Alessandro Gnocchi, perché impossibilitato dalle proprie scelte a fare ritorno alla retta via.
Quando le famiglie vengono in contatto con questi salotti dall'aria fritta che sono le parrocchie, avvertono che lì dentro si respira male, che non c'è spazio per la Verità, che qualcuno li sta prendendo in giro. Provano ad abborracciare una protesta ma il sistema li rigetta. La parrocchia risponde nisba, il catechismo (quello vero, tradizionale) non te lo insegno, nemmeno se mi supplichi in ginocchio. Ne a te, né ai tuoi figli. Punto. Meglio leggere i salmi (?!) e commentarli a braccio per decine di incontri, continuando a tenervi all'oscuro di tutte le più semplici e palesi verità della nostra fede.

RITORNO ALLA SANA TRADIZIONE
Così i genitori si ricordano di me, che sono solo una poveretta che per cinque anni ha tentato di spiegare ai bambini alla "bene e meglio" chi è Dio, perché ci ha creati, cos'è la Creazione, il peccato originale, i dieci Comandamenti, chi è Gesù, perché è morto in croce, cos'è il segno della Croce, i Sacramenti, la S. Messa, la Madonna, gli angeli e i santi. Tutti argomenti tabù, soprattutto se trattati con verità, semplicità e devozione, senza quegli intellettualismi o, peggio, dissacranti banalizzazioni, che invece di avvicinare non fanno che suscitare legittimo scetticismo.
Mi chiedono di fare lezioni di catechismo vero ai loro figli. Fuori dal circuito parrocchiale. Da privatisti. Di insegnare loro ad avere un rapporto vero con Dio, così che poi, parole testuali, "saranno poi loro a portare a messa noi".
Quasi quasi mi ci butto, penso. In fondo non vedevo l'ora di ricominciare il catechismo e avevo una certa riluttanza però, a pensare di rientrare nel giro vizioso della parrocchia.
Dopo qualche settimana, le mammine arrabbiate vanno dal parroco, per tentare un ultimo approccio. Gli parlano a cuore aperto e viene fuori che io esisto e che sono disponibile. A quel punto il nemico esce allo scoperto e la mia figura, con tutti i miei metodi (chissà quali poi) vengono messi al bando palesemente dal parroco il quale spiega chiaramente alle mamme che il mio metodo è scaduto, non è più valido, è dogmatico e non viene più utilizzato nelle parrocchie dunque, se non vogliono uscire dal giro e, in poche parole, se vogliono i sacramenti per i loro figli, occorre rimanere nell'alveo della diocesi. Punto.
Apostasia della Chiesa. Un parolone che da giovane non capivo tanto.
Ora so cos'è.
Non credo che finirà qui. Rimango in attesa fiduciosa degli eventi nella preghiera.

Nota di BastaBugie: in questo nostro articolo del 2009 suggerivamo degli ottimi catechismi da usare per la preparazione dei bambini e dei ragazzi a ricevere i sacramenti. Sono stati utilizzati da tanti parroci che ne hanno sperimentato l'efficacia e l'aderenza alla dottrina cattolica.
FINALMENTE C'E' UNA VALIDA ALTERNATIVA AI CATECHISMI DELLA CEI
I libri di catechismo della Mimep-Docete, oltre che graficamente belli, hanno anche contenuti forti e chiari per l'educazione alla fede cristiana (e con un costo irrisorio)
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=524

Fonte: Riscossa Cristiana, 24/05/2016

5 - LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI
I loro effetti possono andare al di là di quello che immaginate
Autore: Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia, 23/05/2016

La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani possono esasperarci e farci dire cose che in realtà non pensiamo. Quelle che riportiamo sono alcune delle combinazioni peggiori di parole che possiamo dire ai nostri figli, indipendentemente dalla loro età, ma soprattutto ai bambini piccoli. Gli effetti di queste parole possono andare al di là di quello che immaginate e di ciò che i vostri figli possono controllare.
Leggete con attenzione e pensate molte volte prima di dire frasi come queste...

1. "NON FAI MAI NIENTE DI GIUSTO"
A nessuno piacerebbe sentirsi dire una cosa del genere. Se vostro figlio ha commesso un errore o ha rotto qualcosa, respirate profondamente e pensate a ciò che è più importante. La risposta sarà sempre la stessa: i vostri figli sono più importanti di qualsiasi altra cosa.

2. "VORREI CHE ASSOMIGLIASSI DI PIÙ A TUO FRATELLO"
Non guadagniamo niente paragonando i nostri figli, ma possiamo creare dei risentimenti tra i membri della famiglia. Fate attenzione a evitare qualsiasi paragone. Siamo tutti diversi e unici, e tutti siamo speciali a modo nostro.

3. "SEI GRASSO/BRUTTO/STUPIDO"
I nostri figli credono a tutto ciò che diciamo. Per loro siamo la fonte più affidabile di informazioni e anche la principale fonte d'amore. Non danneggiate l'autostima dei vostri figli con aggettivi negativi. È meglio riconoscere i loro punti di forza anziché sottolineare quelli negativi.

4. "MI VERGOGNO DI TE"
Se vostro figlio ha la tendenza ad attirare l'attenzione in pubblico, facendo cose come gridare, correre e cantare perché tutti lo notino, forse ha solo bisogno di più attenzione. Non dite cose come questa di fronte ai suoi amici, né in privato. Perché non organizzare uno spettacolo in casa di cui sia il protagonista principale? Forse scoprirete il suo lato artistico e vi divertirete in famiglia.

5. "VORREI CHE NON FOSSI MAI NATO"
Non riesco a pensare a niente di peggio che si possa dire a un bambino. Mai, in nessuna circostanza, dovete dire una cosa del genere ai vostri figli, neanche per scherzo. Tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo desiderati e amati, indipendentemente dagli errori che commettiamo.

6. "MI SONO STANCATO/A, NON TI VOGLIO PIÙ BENE"
A volte, senza rendercene conto, cadiamo nei giochi di parole dei nostri figli. Vostro figlio fa i capricci. Dopo avergli spiegato varie volte perché non deve fare questo o quello, si innervosisce, si mette a piangere e dice che non vi vuole più bene. La risposta più facile sarebbe dirgli la stessa cosa, ma sarebbe dannosissimo. La reazione corretta sarebbe spiegargli di nuovo perché non può fare una certa cosa e ricordargli che l'amerete sempre, anche se è molto indisciplinato con voi. Imparerà molto più di quanto potete immaginare.

7. "NON PIANGERE, NON È NIENTE DI SERIO"
"Quanto possono essere grandi i problemi dei bambini? Sono solo bambini, non hanno preoccupazioni, tristezze, delusioni e paure". È un errore che noi adulti commettiamo spesso. I bambini hanno una capacità emotiva pari o addirittura superiore agli adulti. La differenza è che non si possono esprimere e calmare come noi. E allora, i loro problemi non saranno in qualche modo anche maggiori? Non sminuite mai una paura, un dubbio o un conflitto che vostro figlio sta attraversando. Aiutatelo a superare il problema e a reagire in modo sano.
 
CONCLUSIONE
Con piccoli aggiustamenti e considerando sempre i sentimenti e il benessere dei nostri figli, possiamo evitare queste frasi tanto negative e avere un rapporto d'amore, protezione e benessere in famiglia.

Fonte: Aleteia, 23/05/2016

6 - MARCO PANNELLA, IL PROFETA ''RELIGIOSO'' (E ANTICATTOLICO) CHE NON SI E' MAI CONVERTITO
Intanto nella Chiesa avanza una nuova Inquisizione al contrario: libertà per gli eretici, marginalizzato chi è fedele alla dottrina
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26/05/2016

La mia lettera, riguardo alle "conversione" di Marco Pannella, ha sollevato le critiche, dure, inappellabili, definitive, di alcuni amici e di persone verso cui nutro grande stima: chi sei, tu, per dire che Pannella non si è convertito? Rispondere a questa domanda non serve a risolvere una querelle personale, ma a chiarire un concetto che ritengo importante. Nessun uomo, laico, vescovo, o papa, ha il diritto di dire se Pannella si sia convertito o meno, e quale sia il suo destino, per chi crede, eterno. Infatti il sottoscritto non ha mai detto nulla di simile, non si è mai permesso di giudicare il cuore del politico radicale. Ho solo scritto che non vi sono segnali evidenti, di alcun tipo, che dicano di una conversione, e che darla quasi per scontata, acclarata, è una mancanza di rispetto sia verso la realtà tangibile dei fatti, sia verso il defunto [leggi PANNELLA, SANTO SUBITO?, clicca qui, N.d.BB].

NESSUNA PROVA DELLA CONVERSIONE
Ma il punto non sta qui. Ciò che è stato addotto come evidenza per dichiarare questa conversione (perché, sì, c'è chi ha letto nel cuore di Pannella, e gli ha assegnato il paradiso senza chiedergliene il permesso) è stata la sua amicizia con mons. Paglia e una sua lettera a Francesco.
Vediamo il primo fatto: mons. Paglia stesso ha detto di essere stato amico di Pannella, da lunga data, da quando il leader radicale conduceva le sue note battaglie per aborto, droga, eutanasia..; non ha assolutamente detto che il suo vecchio amico, negli ultimi tempi, avrebbe ritrattato le sue scelte e le sue idee; nè che avrebbe richiesto i sacramenti o qualcosa di simile.
E la lettera al papa? Non dimostra nulla: Pannella ne aveva scritte già in passato, anche a Giovanni Paolo II, senza mai rinnegare le sue idee e le sue battaglie. Una foto sua e di Bonino con il papa polacco era servita in varie campagne elettorali, ad un uomo che amava stupire, fare l'anticlericale, scagliarsi con parole violente contro il papa, per poi dichiararsi suo amico.
Era lo stesso Pannella che si alleava un giorno con Berlusconi, pochi mesi dopo con i suoi avversari politici; una legislatura a destra, una a sinistra (nonostante la professione di fede liberale e capitalista). Perché i radicali hanno sempre avuto un' idea chiara: avanti, verso le nostre mete, con tutti quelli che ci stanno. Se serve, anche con i peggiori nemici. L'importante è guidare le danze.
Ma nella lettera al papa, si potrebbe rispondere, Pannella dice di aver abbracciato la croce. In verità abbiamo già visto Evo Morales fare della croce un simbolo del comunismo; così Pannella parla apertamente della "croce di Romero", con una specificazione che è chiaramente significativa.

PANNELLA ERA DAVVERO UN UOMO RELIGIOSO SI, MA CONTRO LA RELIGIONE
Ma non è qui il punto: Pannella era, davvero, un uomo "religioso". Parlava spesso di religione, conosceva il catechismo cattolico, per averlo imparato da bambino, per averlo avversato tutta la vita. Tutta la vita Pannella si è trovato sulla strada i cattolici e la Chiesa: chi si è opposto alle sue battaglie su aborto, divorzio, droga ed eutanasia, se non la Chiesa? Pannella da una parte attaccava la Chiesa, dall'altra, come facevano persino Hitler e Stalin, la stimava, come l'unico avversario degno, portatore di un pensiero, di una visione del mondo, di una missione. Tutti i regimi anticristiani del Novecento, hanno usato verso la Chiesa il bastone e la carota, la hanno blandita e calunniata: così Pannella mentre diffondeva la pratica dello sbattezzo, mentre dichiarava di versare l'8 per mille ai valdesi, mentre promuoveva l'associazione radicale anticlericale, mentre malediva mons. Ruini e tutti i suoi avversari, celebrava e magnificava quei preti che si dichiaravano via via per il divorzio, l'aborto...e che si affiancavano a lui. Gli ascoltatori di radio radicale sanno quanti tappeti verdi, per questi ecclesiastici venivano distesi. Strumentalmente? Certo, ma non solo. Pannella diceva sempre che "i cattolici sono con me, la gente non ha obbedito ai vescovi, ma ha seguito me e ha votato per aborto e divorzio"; quei voti gli servivano, ma quei voti avevano per lui anche un altro fascino. Si sentiva, infatti, un profeta; era, a suo modo, un profeta, circondato dalla sua chiesa. I radicali più intimi di Pannella, non hanno mai avuto né famiglia, né figli, come lui. E se hanno avuto dei figli, li hanno eliminati. Come un fratello del Libero Spirito medievale, Pannella vantava migliaia di rapporti sessuali, con uomini e donne, ma senza procreare. Né famiglia, né figli, come dei sacerdoti, sacerdoti della fede radicale. Il suo partito era un ordine religioso.

LA RELIGIOSITÀ SENZA DIO
Coloro che si sentono profeti, come i radicali più duri e puri, combattono battaglie religiose, battaglie di salvezza. Tutta la modernità è intrisa di questa religiosità senza Dio. La modernità è fatta di ateismo e materialismo, ma a generarla sono stati dei leader religiosi, degli uomini di fede. Pensiamo al nostro Ottocento: l'uomo politico più affascinante è sicuramente Giuseppe Mazzini, un profeta con la barba, che parlava sempre di "fede" di "resurrezione", di "religione del dovere", di "Dio e popolo", di "religione e popolo". Eppure non era certo un cattolico, né un amico della Chiesa, al contrario, un nemico accerrimo. Mazzini voleva offrire all'Italia una religione alternativa, un misto di patriottismo mistico, populista, panteista... Negli stessi anni i leader socialisti si presentavano spesso come i veri seguaci di Cristo, del Cristo trasformato in primo socialista, in amico degli ultimi e dei poveri, senza altro orizzonte.
E il Novecento? Anch'esso è segnato dalla religiosità nazista e comunista. Nazisti e comunisti professavano una fede politica, innalzavano statue, proponevano santi, celebravano cerimonie, riti... I nazisti arrivarono persino a dire che Cristo era, in verità un ariano; che avrebbe detto ben altre cose rispetto a quelle predicate dalla Chiesa; e professavano un "dio con noi", che però non ha nulla a che vedere con il Dio trascendente degli ebrei, nè con il Cristo dei cristiani. Il loro dio, il loro cristo, permetteva l'aborto, e, guarda un po', persino l'eutanasia; persino la droga, di cui i gerarchi erano avidi consumatori, come non pochi radicali.
Tornando a Pannella, il suo linguaggio era spesso religioso, apocalittico; lo erano persino le musiche che intervallavano le trasmissioni di Radio Radicale, persino i nomi di di certe associazioni, come Nessuno tocchi Caino...
Ricordo la battaglia sugli embrioni del 2005, quando radio radicale, tra una maledizione pannelliana e l'altra nei confronti miei e di alcuni amici sulle stesse posizioni, diede spazio persino al sottoscritto. "Voi cattolici - ripeteva - siete dei materialisti, perché parlate sempre di feti, di embrioni, di cellule e di carne". No, Pannella non era una materialista, era uno spiritualista: il suo corpo lo maltrattava, lo prostrava, come i catari medievali. Quelli che predicavano la purezza, un Cristo e una religione diversa da quella della Chiesa, accusata di essere solo potere; quelli che predicavano la morte della famiglia, l'aborto, l'infanticidio, l'eutanasia... in nome di un odio profondo per il Dio cattivo, il Dio Creatore del mondo, dei corpi, della materia.

UN'EREDITÀ DI MORTE
Pannella ha sempre detto di essere un uomo religioso, di stare dalla parte degli ultimi, di essere lui, davvero, dalla parte del "vero Vangelo". Lo ha scritto anche nella famosa lettera a Francesco, in cui è chiaro il suo pensiero: io continuo a praticare "questo Vangelo". Il verbo che ha utilizzato, "continuare", dice tutto. Non è corretto attribuirgli ciò che non dice, presunti pentimenti di cui non parla, né omettere ciò che dice. In vita Pannella è stato un eretico, come amava definirsi, non un ateo in senso stretto: forse per questo non amava molto i comunisti; per questo era molto più coerente, radicale, determinato, nelle sue battaglie contro vita e famiglia (loro poi, lo seguivano, pur detestandolo).
Sono sempre gli uomini religiosi, i più convinti, i più costanti, i più motivati... sono, per un cattolico, gli avversari più terribili, più coerenti, più duri, più tenaci. E' per questo che un radicale convertito, sarà, molto spesso, una persona che combatte per valori e ideali opposti a quelli in cui credeva un tempo, con la stessa determinazione, competenza, serietà, abnegazione. [...]
Da questo punto di vista le leggi promosse dai radicali, sono state poi approvate, firmate da "cattolici" come Andreotti in passato, Renzi, Boschi, Mattarella oggi. Se è vero, come dice l'Apocalisse che "Dio vomita dalla sua bocca i tiepidi", perché non sono né caldi, né freddi, beh, allora i primi politici a preoccuparsi non sono i radicali, ma cattolici che votano leggi anticristiane. Quanto a Pannella, per concludere, oggi lui non esiste più, per chi non crede; è davanti al giudizio di Dio, per chi crede. Chi crede non può dire una parola in più, né di odio, né di celebrazione. Può solo pregare. Sa però, con certezza, che l' "eredità spirituale" che ci ha lasciato, le sue idee, non sono un patrimonio per tutti e per sempre, come ha detto un autorevole prelato, ma quanto di più lontano ci sia da un pensiero cristiano. Sono una eredità, ideale, di morte.

Nota di BastaBugie: Gianburrasca nell'articolo sottostante dal titolo "La nuova Inquisizione" parla della libertà di cui godono all'interno della Chiesa sacerdoti evidentemente eretici, mentre sono marginalizzati coloro che sono fedeli alla Dottrina cattolica.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Libertà & Persona il 22 maggio 2016:
"Così va il mondo: invece del cardinale Bagnasco, muore Marco Pannella. A lui sì avrei affidato la guida dei Vescovi italiani". A scrivere il post su Facebook è stato un sacerdote cattolico di Palermo, ossia don Fabrizio Fiorentino, già noto per la trovata originale dell'"aperimessa". Nel video pubblicato da Repubblica il prete siciliano non solo elogia Pannella per le sue battaglie ma rincara la dose contro Cei e Bagnasco incapaci, secondo il dotto sacerdote, di non capire i tempi che stiamo vivendo, in merito alla legge sulle "unioni civili" sulle quali, sempre secondo lui, "si è perso molto tempo anche perché la Chiesa ha fatto valere il suo peso politico in Italia".
Capito l'antifona? Sacerdoti della Chiesa Cattolica possono impunemente offendere la Cei e il suo segretario (augurandone addirittura la morte!), appoggiare posizioni contrarie al Vangelo, farlo da uno dei canali di massima diffusione mediatica (RepTv) e rimanere impuniti. D'altronde ai più erano note le posizioni di sacerdoti come don Gallo che istigavano quotidianamente contro il Vaticano ed erano a favore della prostituzione e della liberalizzazione delle droghe, o come don Farinella che aveva dichiarato come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fossero i due Papi peggiori del millennio. Ma la lista dei pretonzoli libertini cattocomunisti potrebbe durare per ore.
La cosa sorprendente è che nella chiesa del terzo millennio ad aver paura sono ormai i difensori di Cristo e della Dottrina. Parole come "Verità", "principi non negoziabili", "legge Naturale", sono diventate espressione di un linguaggio partigiano e segreto per lo più di gruppi clandestini di credenti che vengono ricacciati nelle nuove catacombe da una pletora di ecclesiastici che sembrano ormai abbracciare più la mondanità che la croce di Cristo. Si afferma un'inquisizione capovolta che giorno dopo giorno punisce i buoni e benedice i cattivi, e questo i cattivi lo hanno capito bene. Il problema è vedere se tutto ciò rientra nei piani di Dio, o sei Egli ha altri progetti!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26/05/2016

7 - DON CARRON DISTRUGGE IL MOVIMENTO DI CL
Il presidente di Comunione e Liberazione impone la ''svolta religiosa'' creando amarezza nel movimento di don Giussani
Autore: Giuseppe Rusconi - Fonte: Libertà e Persona, 23/04/2016

In principio fu il Picconatore, epiteto attribuito, a partire dal 1989, all'allora presidente della Repubblica italiana Francesco Cossiga, costituzionalista e grande amante dei soldatini di piombo da collezione. Da qualche anno va di moda piuttosto l'epiteto gemello, il Rottamatore. Ad esempio c'è chi a Palazzo Chigi rottama alcune fondamentali procedure democratiche, come s'è constatato durante l'iter dello sciagurato disegno di legge Cirinnà
sulle unioni civili (e qui ha dato manforte anche la garrula ministra). Nessuna meraviglia, dato che a Palazzo Chigi si rottamano occasionalmente anche storia e geografia, come è emerso dalla conferenza-stampa di venerdì 15 aprile, in cui il premier ha annesso all'Italia addirittura il San Gottardo - e conseguentemente l'intero Canton Ticino - inserendo il nuovo tunnel ferroviario di 57 chilometri (tra Erstfeld e Bodio, inaugurazione: primo giugno) tra le "tre opere strepitose di collegamento con l'Europa" rivendicate dal suo governo.

IL CASO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE
C'è anche chi, stavolta in ambito ecclesiale, si dà da fare giorno dopo giorno per rottamare gaudiosamente punti fondamentali della dottrina cattolica. Per restare in quest'ultimo ambito, di Rottamatori ne spuntano anche là dove le radici sembravano profonde. Sembra questo essere il caso di "Comunione e liberazione" (CL), felice intuizione di esperienza comunitaria cristiana che don Luigi Giussani incominciò a concretizzare nel 1954, irradiandola dal Liceo Berchet di Milano. Da esterni al movimento, per CL abbiamo sempre nutrito simpatia: soprattutto pensando ai tanti volontari (del Meeting e nella quotidianità), al forte, solido e creativo impegno in ambito scolastico per la piena valorizzazione della persona umana, alla Marcia notturna di fede e di canti da Macerata a Loreto, alla testimonianza pubblica - data in tante occasioni anche con spirito battagliero - di fedeltà ai valori della Dottrina sociale della Chiesa, all'aiuto concreto a Solidarność e ai dissidenti al di là del Muro, all'attività feconda dei suoi missionari in ogni parte del mondo. Nessuna simpatia invece per le propaggini politico-affaristiche (e sempre opportunistiche) del movimento, evidenziatisi poi come nefaste a causa di squallide vicende non solo economiche.
Da qualche tempo tuttavia a noi, osservatori esterni, i comportamenti pubblici di CL appaiono mutati, conseguenza delle nuove scelte del successore di don Giussani, lo spagnolo don Julian Carron. Tale mutazione ha suscitato e suscita nel movimento non poche perplessità, tanta preoccupazione, tanta amarezza: l'appunto principale che sempre più spesso viene addebitato a don Carron è di aver stravolto l'eredità lasciata da don Giussani, utilizzandone à la carte l'insegnamento. Per di più facendosi scudo di papa Francesco, che l'ha ricevuto il 14 aprile in un'udienza - si sente dire nel movimento - chiesta in primo luogo per rinsaldare la propria autorità assai contestata nel mondo ciellino (quello superstite naturalmente: è ancora consistente, ma alcuni se ne sono già andati, altri sono sul piede di partenza e al vertice, attorno a don Carron, sono restati soprattutto gli immarcescibili gattopardi, oltre ai turiferari massmediatici).
Partiamo da non troppo lontano per evidenziare alcuni momenti di quella che appare (anche se non lo si vuole riconoscere pienamente) una grave crisi interna di CL, originata appunto dalla 'svolta' impersonata da don Carron.

MEETING DI RIMINI E FAMILY DAY
Family Day del 20 giugno 2015 a piazza San Giovanni: i vertici ciellini scrivono, in una nota interna - citando tra l'altro il molto controverso segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino - che "l'iniziativa del 20 giugno (...) non sembra adeguata a favorire il necessario clima di incontro e di dialogo con chi la pensa diversamente". Ma a piazza San Giovanni ci saranno comunque alcune decine di migliaia di ciellini, anche con striscioni e cartelli.
Meeting di Rimini 2015: nello stand dei domenicani si discute della nefasta ideologia gender, presentando tra l'altro il libro di padre Giorgio Maria Carbone "Gender-L'anello mancante". Due giornalisti di "Repubblica" denunciano con gran disdegno alcune affermazioni (scientifiche) di padre Carbone in materia. I dibattiti vengono sospesi d'autorità dalla direzione del Meeting per "evitare la sovrapposizione di dibattiti ed eventi nel già ricco programma della manifestazione". Non c'è chi non veda nella giustificazione un tentativo pienamente riuscito di emulare le prodezze del Tartufo di Molière.
Family Day del 30 gennaio 2016 al Circo Massimo: in un lungo intervento pubblicato dal "Corriere della Sera" del 24 gennaio don Carron mette esplicitamente sullo stesso piano chi sostiene il ddl Cirinnà e chi lo contrasta e giunge a sentenziare che "chi ritiene che questo (il ddl Cirinnà) mini le basi della società si oppone spesso con lo stesso accanimento, senza riuscire a sfidare minimamente, anzi, alimentando, la posizione che combatte". Ma al Circo Massimo ci saranno comunque alcune decine di migliaia di ciellini, anche con striscioni e cartelli.
DOPO IL 27 FEBBRAIO 2016, DATA DELL'ASSEMBLEA DEI RESPONSABILI DI COMUNIONE E LIBERAZIONE IN ITALIA, SVOLTASI A PACENGO DI LAZISE (VERONA), CON L'INTERVENTO DI DON CARRON DAL TITOLO "UNA PRESENZA ORIGINALE"

A) UNA LETTERA (CON DUE ALLEGATI) DI DON MANGIAROTTI E DI 'UN GRUPPO DI AMICI'
In una lettera ad alcuni vescovi, il battagliero don Gabriele Mangiarotti (responsabile dell'Ufficio per la pastorale scolastica e la cultura della diocesi di San Marino-Montefeltro, creatore del sito www.CulturaCattolica.it, ciellino da 54 anni) e "un gruppo di amici preoccupati della deriva del Movimento di Comunione e Liberazione" evidenziano impietosamente alcuni punti critici dell'intervento di don Carron. Ad esempio: "Il riferimento non è affatto la Dottrina sociale della Chiesa (spesso travisata nei suoi contenuti), ma una situazione letta in modo parziale e discutibile". Ancora: "La storia della Chiesa e del movimento sembra avere una lettura difforme da quanto imparato da don Giussani (basti pensare al giudizio sul Sillabo e sulla libertà religiosa, come pure alla fine dell'epoca costantiniana). C'è di più: "Nessuno, invocando un impegno a proposito della legge Cirinnà, ha mai preteso di imporre la morale con la legge (civile). Conclusione: "Gli esiti educativi sono preoccupanti. Non solo numericamente, ma per una rinuncia alla presenza nel mondo con la propria identità. Per parafrasare mons. Scola, sembra che la testimonianza si riduca "al necessario buon esempio", accettando conseguenze nefaste per la vita umana". Viene a proposito quanto detto da alcuni giovani: "Non ci interessa il compromesso, non siamo al mondo per evitare il meno peggio o evitare lo scontro. Siamo al mondo per testimoniare, e se qualcuno ci attacca non lo lasciamo passare, offriamo l'altra guancia ma restando dritti e fermi".
Nello scritto di don Mangiarotti e del gruppo di ciellini preoccupati si rilevava anche che "l'intimismo non è presenza, per l'intensità e la verità che diamo a questa parola. Nelle catacombe si crea un proprio ambito, quando non si può fare assolutamente in modo diverso e si è nel dolore dell'attesa di una manifestazione". Infatti "la modalità della presenza è resistenza all'apparenza delle cose ed è contrattacco alla mentalità comune, alla teoria dominante e alla ideologia del potere".

B) IL PRIMO ALLEGATO, IN CUI SI FANNO LE PULCI ALLE CITAZIONI DI DON CARRON
Nel primo allegato alla lettera l'autore esprime amarezza "non tanto per le idee che propugna (don Carron)", da cui pure è molto distante, ma "per il suo citazionismo distorcente dei documenti magisteriali" ricordati nell'intervento: una cosa "assolutamente inaccettabile". Nell'allegato si confrontano le citazioni carroniane e la realtà dei documenti da cui sono state estrapolate: si tratta della Veritatis splendor e dell'Evangelium vitae. In particolare ci si riferisce al n. 73 dell' Evangelium vitae che riguarda i parlamentari cattolici e il loro voto (se determinante) su una legge iniqua, ma più restrittiva di un'altra già in vigore. Si legge nell'allegato: "Il particolare problema di coscienza del n. 73 riguarda esclusivamente i parlamentari cattolici e non vale assolutamente per chi combatte la battaglia culturale come dovrebbe fare Carron. Nel caso specifico del ddl Cirinnà, non solo la legge antecedente non prevedeva né simil matrimonio gay né adozione gay, ma i parlamentari cattolici con il loro voto avrebbero potuto impedirne il passaggio al Senato e cestinarla. Quello che hanno fatto non è 'riduzione del danno', ma cooperazione al male".
Sempre nel primo allegato si confronta un'altra citazione di don Carron riguardante la differenza tra legge dello Stato e legge divina in san Tommaso d'Aquino con quanto scritto effettivamente dall'Aquinate nella Summa theologica, I-II, q. 91, a. 4. Se ne conclude che "il paragone proprio non regge. La citazione di Carron è assolutamente fuori luogo, perché l'argomentazione è sulla necessità di una legge divina positiva. E la risposta, oltretutto, è affermativa!". Insomma, "quando Carron dice: Perciò, in una società umana in cui è vigente il principio delle due comunità (...) non si può pensare di imporre un tipo di legge a cui non si sia arrivati attraverso il metodo proprio della società civile, vale a dire dapprima il formarsi delle convinzioni nelle pratiche di vita e poi, nei sistemi democratici di governo, il dibattito parlamentare fra i rappresentanti eletti dal popolo", non può certo chiamare a sostegno la Somma teologica di san Tommaso! "
Si cita poi una bella riflessione del compianto Mario Palmaro sul valore della democrazia, di cui riportiamo un passo importante: "Noi tutti sappiamo che la democrazia tende a misurare il consenso. E che i numeri eleggono gli uomini. Ma non possono decretare la verità di un fatto. Il declino relativista delle democrazie si esprime invece proprio in questo fenomeno: basta trovare una base maggioritaria per trasformare un delitto (...) in un diritto".

C) IL SECONDO ALLEGATO, IN CUI SI ARGOMENTA SUL PENSIERO E IL METODO DI DON CARRON
Nel secondo allegato anche il gruppo ciellino "Quelli del Portico di Salomone" critica il documento di don Carron, che "ha tutta l'aria di essere una sorta di manifesto programmatico che apre ad una svolta decisiva del cammino del movimento di Comunione e Liberazione". Nell'allegato un paragone forte tra don Giussani e don Carron: "Mentre Giussani non può che partire da quel Cristo che la Chiesa gli ha consegnato in tutta la sua tradizione di contenuti dogmatici e morali (...), Carron invece, partendo dal senso religioso e dalle circostanze concrete in cui esso si esplicita, diverse oggi da quelle di ieri, ha la preoccupazione di tener sgombro il campo di ciò che del contenuto della tradizione immutabile di fede sembra oggi ostacolare l'incontro di fede. Niente muri, e solo ponti, insomma, per creare spazi dialogici in cui offrire la bellezza disarmata". Da ciò consegue quel che don Carron scrive a proposito del documento del 2003 della Congregazione della Dottrina della fede sui "progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali" (firmato dal card. Ratzinger e approvato esplicitamente da papa Wojtyla): "Era il 2003. E nel 2007 (Family Day contro i Di.co del governo Prodi) tutti, senza discussioni, si erano opposti". Oggi, invece, "si accetta il riconoscimento dei diritti civili di persone dello stesso sesso, senza l'equiparazione al matrimonio uomo-donna e stralciando la stepchild adoption". Chiedono "Quelli del Portico di Salomone": "Chi poi accetta? E perché accetta? In ogni caso il fattore sotteso (NdR: alle affermazioni di don Carron) è: sono cambiate le circostanze in cui si esprime il senso religioso dell'uomo e, quindi, devono cambiare alcuni contenuti di fede per non ostacolare l'incontro di fede". Rilevano qui gli autori del secondo allegato: "Questo ci appare un metodo modernistico, o relativistico che sia, che purtroppo oggi va per la maggiore in ogni campo ecclesiale. Ragion di più per reagire, come avrebbe fatto senz'altro don Giussani".
Diagnosi: "Qui sta dunque la radice del male, un male che investe non solo il carisma di CL, che viene piegato nella sua natura, ma che piega a sé anche la dottrina e la morale stessa come tale della Chiesa. Cambia la situazione, cambia la verità... ci sembra questa quindi la pietra d'inciampo su cui crolla l'edificio costruito da Carron per ospitare il rinnovamento di CL". Perciò "tutto il resto delle scelte discutibili fatte in questi anni, specie in questi ultimi tempi, si giustifica come conseguenza 'logica' di questo punto erroneo di partenza, dal quale sembra non ci sia possibilità di recupero, anche perché - come già detto - il discorso di Carron sembra proprio un manifesto o proclama che indica da una parte una svolta decisiva e, di conseguenza, un punto di 'epurazione' di tutti coloro che non accetteranno supinamente tale distorta visione".
Conclusione: "Una volta si cantava "fa' in modo che nessuno se ne vada" (NdR: dall'intensissima "Ave Maria splendore del mattino" di Claudio Chieffo). Adesso il canto è forse diventato "fa' che qualcuno se ne vada"? (...) In forza di questa posizione, che si sta sempre più trasformando in una ideologia che massifica cuori e cervelli, in forza di una malgiudicata sequela, si stanno creando divisioni e contrapposizioni dentro famiglie concrete, dove si confrontano i 'carroniani' e coloro che desiderano rimanere fedeli alla propria storia che guarda al carisma di don Giussani come "pietra angolare" per costruire la casa della loro fede. Ma chi vi inciampa, sta loro procurando scandalo e inciampo". Così "Quelli del Portico di Salomone".

D) LA LETTERA APERTA A DON CARRON "NON POSSIAMO TACERE" DEL 14 APRILE, A FIRMA DI DON GABRIELE MANGIAROTTI E DI DON MATTEO GRAZIOLI
Si giunge così al 14 aprile, data in cui viene pubblicizzata una 'lettera aperta' a don Carron da parte di due sacerdoti ciellini. Lo stesso giorno don Carron viene ricevuto in udienza da papa Francesco (vedi più oltre). Nella lettera aperta a don Carron gli scriventi osservano subito che "per quanto ci è dato di vedere, permane nei tuoi ultimi interventi un equivoco su cui si radica la sofferenza che oggi tanti avvertono nel Movimento". Qual è l'errore di fondo che si radica nell'equivoco? "La limitazione o negazione del compito che la Chiesa ha di richiamare con forza a tutti gli uomini alcune verità etiche fondamentali della legge morale data da Dio agli uomini, e di chiedere che siano rispettate dall'autorità civile". L'aspetto dell'errore? "La separazione o divisione tra legge morale e legge civile". Continuano don Mangiarotti e don Grazioli: "Tutto questo ci sembra il frutto di un travisamento non solo della dottrina della Chiesa in materia, come risulta particolarmente evidente nel documento 'Una presenza originale', ma anche di quella vita o esperienza cristiana che giustamente tu indichi come 'il metodo di Dio' e l'unica possibilità di cambiamento del mondo".
Rilevano qui gli autori: "Non si può non provare un profondo dispiacere per questo fatto, sia per le conseguenze negative che esso ha sulla vita attuale del Movimento sia perché è assurdo contrapporre la tua sacrosanta insistenza sulla necessità di testimoniare una vita nuova dentro il mondo con l'altrettanta sacrosanta urgenza di dare testimonianza anche alla legge morale e alle sue esigenze civili. Anzi (...) questa seconda testimonianza è parte integrante e inscindibile della prima, e lo è non per un dovere formale, ma per un amore profondo alla verità, che è Cristo stesso, e ai fratelli uomini. Se infatti oggi assistiamo alla presenza di tali mali nell'umanità, in gran parte ciò è dovuto all'ignoranza della verità; essa a sua volta è dovuta, tante e troppe volte, al silenzio di coloro che conoscono la verità e dovrebbero insegnarla".

E) L'UDIENZA PAPALE DEL 14 APRILE 2016
Il 14 aprile don Carron è stato ricevuto in udienza da Francesco, a un anno dall'adunata di piazza San Pietro (sferzate papali incluse). Il 20 aprile don Carron pubblicizza una nota sull'incontro, in cui tra l'altro rileva di aver "trovato il Papa molto bene informato sul percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi anni". Aggiungendo: "Potete immaginare quanto io – consapevole della responsabilità ultima della guida comunionale di tutti voi che mi è affidata – mi sia sentito confortato dall'incoraggiamento del Papa a proseguire senza esitazione (NdR: questo "senza esitazione" suona non casuale e perfino sottilmente inquietante) sulla strada di approfondimento del carisma che abbiamo ricevuto da don Giussani". Non solo: "Uscendo dall'incontro mi sono trovato pieno di stupore per avere percepito più chiaramente la profonda consonanza tra papa Francesco e don Giussani". Infine ecco una citazione di don Giussani: (...) La valorizzazione del poco o del tanto di bene che c'è in tutte le cose impegna a creare una nuova civiltà, ad amare una nuova costruzione: così nasce una cultura nuova, come nesso tra tutti i brandelli di bene che si trovano, nella tensione a farli valere e ad attuarli. Si sottolinea il positivo, pur nel suo limite, e si abbandona tutto il resto alla misericordia del Padre (Generare tracce nella storia del mondo, pp. 158-159)."

F) LA PUNTUALIZZAZIONE DI DON MANGIAROTTI
Alla nota di don Carron sull'udienza don Mangiarotti replica osservando che, se è vero che don Giussani ha insegnato che "la valorizzazione del poco o del di bene che c'è in tutte le cose impegna a creare una nuova civiltà", ecc... (vedi citazione precedente), è altrettanto vero che, "nello stesso capitolo citato da Carron (a pag. 153), sempre don Giussani ci invitava (...) a "non assumere il punto di vista da cui il mondo guarda le cose, le giudica e le valuta". E più avanti (a pag. 160) don Giussani osservava: "L'ecumenicità cattolica è aperta verso tutti e tutto, fino alle sfumature ultime, pronta ad esaltare con tutta la generosità possibile ciò che ha anche una lontana affinità col vero. Ma è intransigente sulla equivocità possibile". Conclusione: "Abbiamo imparato da don Giussani che 'ecumenismo' e 'intransigenza' non sono posizioni contrarie". Perché si tratta sempre di affermare la verità e di darne testimonianza.
A chi ha avuto la pazienza di giungere fin qui ricordiamo la domanda del titolo: "CL/Carron: rottamatore che stravolge don Giussani e spacca il movimento?". Abbiamo cercato di fornire qualche elemento per un tentativo di risposta.
Da ultimo non possiamo non segnalare un testo tanto singolare quanto utile di don Gabriele Mangiarotti e di Gianfranco Amato (presidente nazionale dei 'Giuristi per la vita"). Edito da "Ares" e uscito il 28 gennaio 2016 (due giorni prima del 'Family Day' del Circo Massimo), l'agile volumetto (128 pagine) propone una lunga intervista a don Giussani sull'uomo e sul bene comune. E' un'intervista evidentemente inventata dai due noti ciellini di lunga data; e tuttavia le risposte di don Giussani su tali argomenti antropologici e sociali sono vere.

DOSSIER "MEETING di RIMINI"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_meeting_rimini

Fonte: Libertà e Persona, 23/04/2016

8 - COME FU SCONFITTA L'ERESIA ARIANA CHE RISCHIAVA DI DISTRUGGERE SUL NASCERE IL CRISTIANESIMO
Sant'Atanasio si trovò a combattere l'eresia che non riconosceva la natura divina di Gesù, ma vinse contro imperatori e vescovi
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: santiebeati.it, 28/10/2014

L'epoca in cui visse sant'Atanasio fu di grande crisi della ortodossia, cioè della dottrina autentica. Siamo intorno al 360. In quel periodo (così come oggi) la verità cattolica rischiava di scomparire. Celebre è la frase di san Girolamo che descriveva quei tempi: «E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano».
In tale contesto, sant'Atanasio non si piegò. Egli era un giovane vescovo di Alessandria d'Egitto. Rimase talmente solo a difendere la purezza della dottrina che per quasi mezzo secolo la sopravvivenza della fede autentica in Gesù Cristo si trasformò in una diatriba tra chi era per e chi non per Atanasio.

QUALCHE CENNO BIOGRAFICO
Egli nacque ad Alessandria nel 295. Nel 325 presenziò al celebre Concilio di Nicea, in qualità di diacono di Alessandro ch'era vescovo di Alessandria. Concilio famoso quello di Nicea perché fu lì che venne solennemente proclamata la fede nella divinità di Cristo in quanto consustanziale al Padre. Fu lì che fu stabilita la definizione per intendere l'uguaglianza del Figlio con il Padre: homoousius, che vuol dire "della stessa sostanza". Attenzione a questa definizione (homoousius) perché questa sarà la sostanza del contendere.
Torniamo alla vita di sant'Atanasio. Il 17 aprile del 328 morì il vescovo Alessandro e il popolo di Alessandria d'Egitto chiese a gran voce Atanasio come vescovo. Fu vescovo per ben 46 anni, ma furono 46 anni durissimi, 46 anni di lotta contro l'eresia ariana e contro gli ariani. Questi ovviamente rifiutavano proprio ciò che il Concilio di Nicea aveva detto di Gesù, il termine homoousius, che, come ho già ricordato, vuol dire: della stessa sostanza del Padre.

STRAORDINARIAMENTE ATTUALE
Il comportamento degli ariani di quel tempo è indicativo per capire quanto le vicende che toccarono a sant'Atanasio siano straordinariamente attuali. Sant'Ilario di Poitiers (315-367) racconta che gli ariani ebbero sempre la scaltrezza di rifiutare ogni scontro dogmatico in merito alla questione della natura di Gesù perché sapevano che le loro tesi non potevano essere fondate sulla Tradizione né sul magistero definito. Si limitavano a fare ciò che solitamente fa chi non sa controbattere in una discussione: invece di rispondere sugli argomenti, calunnia. La discussione dottrinale veniva spesso trasformata in conflitto su questioni personali. Il povero sant'Atanasio fu accusato delle più grandi nefandezze: di aver imbrogliato, di aver violentato una donna, di aver ucciso, di minare all'unicità della Chiesa. Una tecnica che non passa mai di moda. D'altronde il demonio è sempre lo stesso e ha sempre la stessa monotona fantasia.
Gli ariani però non si limitarono a questo. Operarono anche con grande astuzia. Prima di tutto cercarono di occupare quante più sedi episcopali e poi lanciarono quello che successivamente è stato definito come semiarianesimo. Altra tecnica tipica delle eresie: una volta condannate, riemergono proponendo un compromesso tra la verità e l'errore. Gli ariani propagandarono la necessità di sostituire il termine stabilito dal Concilio di Nicea, homoousion, con il termine homoiousion. Differenza di una sola lettera, minimale, ma che cambiava tutto. Infatti, il primo termine (homoousion) significa "della stessa sostanza", il secondo termine (homoiousion) significa "simile in essenza". Traducendo si capisce quanto la differenza non sia di poco conto.

L'ERRORE DELLA MAGGIORANZA DEI VESCOVI
Mentre molti vescovi si lasciarono convincere da questo compromesso terminologico, che era cedimento sulla Dottrina, sant'Atanasio tenne fermo, resistette come un leone. Subì l'esilio per almeno cinque volte, ma non cedette. E - come si suol dire - non era tipo che la mandasse a dire né che parlasse alle spalle. Si sentiva il dovere di difendere le anime per cui non lesinò un linguaggio polemico per mostrare a tutti quanto fossero in errore e quanto fossero pericolosi i semiariani, che invece agli occhi di molti sembravano innocui.
Se la prendeva anche con chi voleva accettare il compromesso dottrinale. Sentite cosa diceva a riguardo: «Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l'uomo e l'umanità. Portare il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».
Nel 335 a Tiro, in Palestina, fu convocato un sinodo per dirimere la controversia e dunque per decidere quale atteggiamento avere nei confronti di ciò che affermava sant'Atanasio. Il concilio definì il vescovo di Alessandria con questi termini: "arrogante", "superbo" e "uomo che vuole la discordia". Il papa Giulio I (?-352) cercò di difenderlo, ma poi di lì a non molto morì e il povero sant'Atanasio fu nuovamente attaccato.
Intanto anche il potere politico si accaniva contro di lui: l'imperatore Costanzo l'odiava. Fu convocato un concilio ad Arles e qui si costrinsero i vescovi a sottoscrivere una condanna di sant'Atanasio. Chi si opponeva difendendolo veniva mandato in esilio, fu il caso di Paolino di Treviri. Stessa sorte toccò anche al Papa legittimo Liberio (?-366), che venne sostituito da un antipapa, Felice.

LA CADUTA DI PAPA LIBERIO E LA COERENZA DI ATANASIO
Fu allora che accadde ciò che viene ricordato come "caduta" di un Papa. Liberio, per ottenere il potere e tornare a Roma come papa legittimo, decise anch'egli di accettare l'ambigua definizione semiariana, eppure fino ad allora si era distinto per una convinta definizione dell'homoousius del Concilio di Nicea.
Altri concili segnarono il trionfo dell'eresia: quelli non ecumenici di Rimini e di Seleucia, siamo nel 359. Ma era prevedibile che per come era stato trattato sant'Atanasio e soprattutto per come era stata rinnegata la vera Fede il castigo fosse alle porte. All'imperatore Costanzo, morto nel 360, successe Giuliano detto "l'apostata" (330-363), che arrivò a ripudiare il battesimo cercando di restaurare il paganesimo.
Non passò molto tempo e il nuovo imperatore Valente, così come il nuovo Papa Damaso, capirono che sant'Atanasio aveva ragione e lo riabilitarono. L'intrepido difensore della fede cattolica morì il 2 maggio del 373.

ANCORA DUE COSE VANNO MESSE IN RILIEVO
La prima: ai tempi di sant'Atanasio a difendere la fede ci fu solo lui e una piccola comunità, i vescovi dell'Egitto e della Libia. Solo loro seppero mantenere accesa la luce della fede.
La seconda: è significativo che colui che combatté da solo contro l'eresia ariana, non fu mai un teologo. La sua grande sapienza teologica, più che dagli studi, gli venne dall'incontro con i suoi maestri cristiani che testimoniarono il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano; e soprattutto dall'incontro con il grande sant'Antonio.
Ario, invece, raccoglieva grande consenso per la sua grande preparazione biblica e teologica. Era insomma come tanti teologi che oggi vanno per la maggiore nei dibattiti, nelle prime pagine dei quotidiani e nei talk-show televisivi. Atanasio però sapeva quanto qui stesse l'insidia del demonio. Nella sua celebre Vita di Antonio egli riporta un insegnamento del suo grande maestro: «[...] i demoni sono astuti e pronti a ricorrere ad ogni inganno e ad assumere altre sembianze. Spesso fingono di cantare i salmi senza farsi vedere e citano le parole della Scrittura. [...]. A volte assumono sembianze di monaci, fingono di parlare come uomini di fede per trarci in inganno mediante un aspetto simile al nostro e poi trascinano dove vogliono le vittime dei loro inganni».

Fonte: santiebeati.it, 28/10/2014

9 - OMELIA X DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C (Lc 7, 11-17)
Ragazzo, dico a te, alzati!
Fonte Maranatha.it, (omelia per il 5 giugno 2016)

Il Cristo mediatore perfetto di salvezza è il Cristo mediatore della morte.
Per Luca la risurrezione operata a Nain (vangelo) è un segno della venuta dei tempi messianici; per dire questo costruisce il suo racconto sul modello del miracolo di Elia (prima lettura), facendo notare in una serie di particolari la infinita superiorità di Gesù.
Quando al v. 22 dello stesso capitolo Gesù per definire la sua identità dirà: "I morti risuscitano", enuncerà un fatto già avvenuto. Questa speranza messianica in cui il Messia avrebbe guarito tutte le sofferenze e deficienze umane, un risurrezione generale dei figli di Israele morti prima di allora e attendeva che Elia tornasse sulla terra per presiedere alla inaugurazione di questi tempi.
Ma il miracolo che Gesù compie, se rivela il dominio sulla morte, ne è però solo un segno, in quanto la rianimazione di un cadavere è solo la vittoria momentanea, non definitiva. La Liberazione totale dalla morte e da ogni male - e perciò la "salvezza definitiva della vita" - solo la "risurrezione di Gesù". La risurrezione di Gesù non è una rianimazione del corpo, ma una "animazione" nuova, gloriosa, diversa da quella della incarnazione. È l'ingresso di Cristo in una condizione nuova di esistenza. La risurrezione di Gesù è l'atto divino per mezzo del quale Dio salva oggi noi e l'umanità intera nella nostra esistenza umana. La salvezza dunque non è nell'uomo come tale o nell'umanità; neppure nel loro progressivo sviluppo, anche se protratto all'infinito.
È necessario un "passaggio", un intervento divino assolutamente nuovo: il passaggio dell'uomo in Dio, cioè la Pasqua di Cristo, che Dio stesso attua nel Figlio suo fatto uomo.
Un passaggio dell'uomo in Dio che investe tutto l'uomo, corpo e spirito, storia ed universo.
Luca, illuminando di luce pasquale il racconto del miracolo, dice: "Il Signore ne ebbe compassione".
Ora Gesù è "Signore" in quanto è risorto. Ciò vuol dire che solo nella risurrezione di Gesù si è rivelato pienamente Dio e pienamente uomo. La risurrezione, portando il cristo all'approdo totale nel mondo del Padre, ha abolito per sempre i limiti impostigli dalla sua assunzione dei pesi della esistenza umana segnata dal peccato e così ha tolto i veli che impedivano di vedere la sua "gloria". Con la morte-risurrezione, inoltre, si è completata l'incarnazione: la dimensione umana di Gesù si è totalizzata e così la traduzione del Figlio in termini umani è giunta al suo compimento, ossia il Figlio è divenuto pienamente uomo e l'uomo è divenuto pienamente Figlio.
Credere alla risurrezione, allora, significa pure credere che la filiazione divinizzante e la liberazione dal peccato sono ormai una realtà, sono Gesù risorto, che porta ogni uomo che si abbandona sinceramente a lui alla piena comunione filiale-trinitaria col Padre.
Questo è anche il vangelo di Paolo. Egli annuncia ciò che ha "veduto", Cristo risorto. L'esperienza del Risorto è alla radice della sua vocazione, della sua missione (seconda lettura).
Anche oggi è vivo l'interrogativo: Cristo è soltanto il precursore di un regno futuro, l'araldo di un'etica ancora da definire, oppure è già il regno, nell'intimo della sua persona? I primi cristiani hanno resistito alla tentazione di ridurre Gesù all'ufficio di un nuovo Elia e hanno trasferito questo parallelo su Giovanni Battista. Anche noi, oggi, non dobbiamo accettare che Gesù venga ridotto a semplice precursore di un'umanità rinnovata: egli è già questa umanità. Il lui il futuro è già presente. Guardando il mondo, questo teatro immenso dove si svolge l'azione meravigliosa dell'uomo, abbiamo alternativamente la sensazione di una gigantesca e paurosa apparenza e vanità o di una realtà assoluta e consolante. Dipende da come la guardiamo: se la guardiamo con l'occhio della fede nella risurrezione, cioè nella fede che il mondo e la storia sono salvati per sempre dalla vanificazione del non essere, rimaniamo fiduciosi perché la nostra storia è, nel tempo, la storia della morte e risurrezione di Gesù. L'umanità ha davanti a se non il nulla senza fine ma la vita in pienezza senza fine. Cristo risorto è il futuro dell'uomo.

Fonte: Maranatha.it, (omelia per il 5 giugno 2016)

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