BastaBugie n°468 del 24 agosto 2016

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1 BURKINI VIETATO, NUDISMO PERMESSO... ECCO I FAMOSI VALORI DELL'UNIONE EUROPEA: SPOGLIARSI IN PUBBLICO
Scontro tra i seguaci di Voltaire (liberalismo) e quelli di Rousseau (egualitarismo) sul permettere o vietare il burkini... e intanto a Milano l'Ucoii pretende la legalizzazione della poligamia
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender
2 MANIFESTO DI VENTOTENE, LA FALSA RICOSTRUZIONE DI RENZI SULLE RADICI DELL'EUROPA UNITA
Nel 1941 Altiero Spinelli ed altri scrissero un manifesto che inneggia allo statalismo (contrapposto ai valori dei veri fondatori dell'Unione europea: Adenauer, Schuman e De Gasperi)
Autore: Robi Ronza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'OLIMPIADE 2016 SARA' RICORDATA COME LA PRIMA VERAMENTE GAY-FRIENDLY
Intanto la vicepresidente del wrestling mondiale promette atleti gay e transessuali negli incontri ufficiali della WWE
Fonte: Osservatorio Gender
4 CLAMOROSO: AL MEETING DI RIMINI UN SACERDOTE IRACHENO E' STATO CONTESTATO PERCHE' HA RACCONTATO LA SUA ESPERIENZA MOSTRANDO LA VERITA' SULL'ISLAM
Quest'anno non sono stati invitati i domenicani perché l'anno scorso osarono parlare di gender... allora l'anno prossimo sarà esclusa l'onlus ''Aiuto alla Chiesa che Soffre'' perché ha permesso di parlare ai testimoni del genocidio cristiano in Irak?
Autore: Franco Bechis - Fonte: Libero
5 MARTIN LUTERO, IL MACHIAVELLI DELLA FEDE CHE PENSO' BENE DI DISTRUGGERE IL MATRIMONIO
Negò il carattere di sacramento al matrimonio e poi, da ex frate, si sposò con una ex suora da cui avrà 6 figli andando ad abitare nell'ex convento agostiniano di Wittenberg (in occasione dei 500 anni della riforma protestante sarà bene tenerlo presente)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 ALTRO CHE OMOFOBIA... PARLIAMO DI GINECOFOBIA!
La ginecofobia è la non accettazione della donna come sposa e madre; se questi ruoli della donna sono definiti stereotipi o pregiudizi e si vuole decostruirli siamo in piena ginecofobia
Autore: Teresa Moro - Fonte: Notizie ProVita
7 IN PUGLIA 300 CRISTIANI SONO PERSEGUITATI DAI MUSULMANI E PER PREGARE NON DEVONO FARSI VEDERE
Quando i migranti eravamo noi... eravamo passati ai raggi X da una burocrazia scrupolosissima, trattati male eppure ci era richiesto di integrarci e di rispettare le leggi del paese ospitante
Autore: Luca Romano - Fonte: Il Giornale
8 COM'E' STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO
Storia di un abuso che resta tale nonostante oggi venga tollerato
Autore: Federico Catani - Fonte: La Croce Quotidiano
9 OMELIA XXII DOMENICA T. ORD. - ANNO C - (Lc 14,1.7-14)
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - BURKINI VIETATO, NUDISMO PERMESSO... ECCO I FAMOSI VALORI DELL'UNIONE EUROPEA: SPOGLIARSI IN PUBBLICO
Scontro tra i seguaci di Voltaire (liberalismo) e quelli di Rousseau (egualitarismo) sul permettere o vietare il burkini... e intanto a Milano l'Ucoii pretende la legalizzazione della poligamia
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender, 20/08/2016

L'Islam suona la sveglia all'Occidente mettendone a nudo le intrinseche fragilità ed evidenti contraddizioni. Negli ultimi mesi, l'Europa laica e liberale, di fronte all'intensificarsi dei tragici attentati, dei sempre più massicci flussi migratori provenienti dalle incendiarie coste libiche, in aggiunta agli impietosi dati statistici sul pesantissimo inverno demografico che attende il nostro continente, si è infatti trovata di fronte ad un'accesa e paradossale discussione in merito alla "tollerabilità" di alcuni diritti sociali costitutivi dell'Islam. Tra questi, in particolare, il diritto alla poligamia e il diritto ad indossare il cosiddetto "burkini" sulle spiagge europee.

LA POLEMICA SULLA POLIGAMIA
A far scoppiare il caso sulla poligamia è stato Hamza Roberto Picardo il fondatore dell'Ucoii, l'Unione delle Comunità islamiche, il quale, il giorno della celebrazione della prima unione gay a Palazzo Reale da parte del sindaco di Milano Beppe Sala, ha così commentato su Facebook: "Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile". «I musulmani - ha aggiunto Picardo - non sono d'accordo neppure sulle unioni omosessuali e tuttavia non possono che accettare un ordinamento che le ha consentite. Il problema è che se le convinzioni etico e spirituali delle persone non hanno titolo d'interdizione nella sfera pubblica, allora non si capisce perché una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata, di più, stigmatizzata, di più, aborrita».
La dichiarazione del rappresentante dell'Ucoii ha immediatamente suscitato un fiume di prevedibili sdegnate reazioni, come quella del senatore del PD Luigi Manconi. [...] Il fatto non tollerabile evidenziato da Manconi sarebbe lo stato di diseguaglianza in cui si verrebbe a trovare la donna all'interno di una relazione poligama, una disparità nei suoi confronti inaccettabile, da rifiutare senza indugio. [...]

LA POLEMICA SUL BURKINI
Il secondo "tormentone" di questa estate 2016 è stato il "si o no" al burkini, vocabolo ibrido tra burqa e bikini con il quale viene indicato il particolare costume da bagno per le donne musulmane, ideato nel 2000 da una stilista australiana di origini libanesi, che lascia scoperti solo viso, mani e piedi.
A scatenare l'infuocato dibattito sono stati i divieti di indossarlo istituiti da alcuni sindaci della Costa Azzurra e della Corsica, intenzionati con le loro decisioni a dare un messaggio forte alla comunità musulmana.
Contro il burkini si è schierato anche lo stesso primo ministro francese Manuel Valls, definendolo "incompatibile con i valori della Francia" in quanto "espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna". [...]

RELATIVISMO E LAICITA', LE DUE ANIME DELL'OCCIDENTE DECADUTO
Gli accesi dibattiti attorno poligamia e burkini di queste settimane suggeriscono alcune riflessioni.
La discussione sul diritto alla poligamia e quella sulla messa la bando del burkini hanno fatto emergere le due anime contrapposte dell'Occidente contemporaneo: l'anima relativista e libertaria e l'anima laicista e ugualitaria.
La prima in nome del liberalismo e dell'autodeterminazione della donna, abituata in Occidente a disporre senza limiti del proprio corpo, sente di non poter "proibire" alla donna la libertà di scelta di intraprendere una relazione poligama o di coprire il proprio corpo dove, quando e come crede.
La seconda anima, emblematicamente incarnata dalla laicité francese, applicando il secolarismo di Stato, rifiuta per principio qualsiasi simbolo che richiami una qualche appartenenza religiosa.
Per uscire dall' angusto ed imbarazzante vicolo cieco, che vede l'Islam mettere in crisi il decantato pluralismo occidentale, la via di fuga, ben espressa dal senatore Manconi, è quella di passare con un agile balzo dall'ideologia liberale a quella egualitaria, affermando che "la parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione, costituiscono un diritto fondamentale della persona, che è (proprio per questo) non disponibile. Ovvero, un diritto non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare. Un diritto, cioè, sottratto ad ogni potere dispositivo: fosse anche quello del suo stesso beneficiario (…)".

DA VOLTAIRE (LIBERALISMO) A ROUSSEAU (EGUALITARISMO)
Vista la mala parata del liberalismo sfrenato ci si rifugia nell'egualitarismo radicale. Da Voltaire si passa a Rousseau. Liberalismo ed egualitarismo mostrano così di essere frutto dello stesso albero. Il passaggio dal primo al secondo non è altro che una tappa del processo rivoluzionario descritto dal pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995): «Quando la Rivoluzione si rese conto che, se si lasciano liberi gli uomini, diseguali per le loro attitudini e la loro volontà di impegno, la libertà genera la diseguaglianza, decise, in odio a questa, di sacrificare quella. Da ciò nacque la sua fase socialista. Questa fase ne costituisce soltanto una tappa. La Rivoluzione spera, al suo termine ultimo, di realizzare uno stato di cose in cui la completa libertà coesista con la piena uguaglianza. Così, storicamente, il movimento socialista è un semplice compimento del movimento liberale».
L'attuale scontro culturale attorno ai presunti "diritti" della comunità musulmana mette in luce la debolezza dell'impianto relativista sulla quale è stata costruita la società occidentale. L'odierna politica occidentale volta ad allargare all'infinito la sfera dei diritti soggettivi, se vuole essere coerente con sé stessa, non può negare la rivendicazione del diritto alla poligamia di Picardo o la richiesta di poter coprire il proprio corpo sulle spiagge europee.
La stessa "madrina" della legge sui diritti civili alle coppie omosessuali, Monica Cirinnà, ha sottolineato che, essendo la "libera scelta e l'autodeterminazione delle donne il faro guida, è giusto che la donna possa liberarsi del burkini o di altri simboli se vi è un'imposizione o un obbligo e la donna non vuole subirlo. Ma se lo indossa per libera scelta deve essere libera di indossarlo".

BURKINI VIETATO, NUDISMO PERMESSO
D'altro canto, l'Occidente che si scandalizza per le donne coperte e vieta il burkini è lo stesso che permette sulle proprie spiagge la libera esibizione di topless e nudismo integrale senza colpo ferire.
La verità sembra essere che l'Occidente secolarizzato, che ha preteso di espellere la religione da ogni ambito pubblico, rinnegando la propria identità cristiana, dopo decenni di fallimentari politiche multiculturali, si trova oggi a fare i conti con la radicata identità politico-religiosa della popolazione musulmana presente sul suo territorio.
La strategia della "mano tesa" finalizzata a favorire l'integrazione dei musulmani sul suolo europeo attraverso costruzioni di moschee ed innumerevoli concessioni dimostra nei fatti il suo disastroso fallimento. La tanto sbandierata "reciprocità" non c'è e non c'è mai stata. In cambio della nostra politica di accoglienza abbiamo ricevuto solo bombe e il più grande esodo di cristiani dal Medio Oriente della storia.
In questo contesto, il no di alcuni governanti europei alla poligamia e al burkini sembra essere una estemporanea prova di forza, fatta anche per accontentare l'esasperato elettorato, destinata a rivelarsi del tutto velleitaria, senza una autentica riscoperta e valorizzazione dell'identità e delle radici cristiane dell'Europa.

Nota di BastaBugie: Renzo Puccetti nell'articolo sottostante dal titolo "Il burkini a Parigi e a Ratisbona" spiega che non è per il burkini che l'Islam pone problemi ai valori occidentali, ma piuttosto per il mancato riconoscimento della pari dignità dell'uomo e della donna, per la giustificazione della menzogna e per i numerosi passaggi nel corano che inneggiano alla violenza ovunque e in ogni tempo praticata dai seguaci di Maometto.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Libertà e Persona il 19 agosto 2016:
Il primo ministro francese ha dichiarato che Il burkini è "incompatibile con i valori della Francia", perché non è un costume da bagno, ma "l'espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna".
Molti commentatori, convinti di dimostrare il loro attaccamento ai valori occidentali, hanno manifestato approvazione verso la presa di posizione del politico francese, forse non considerandone appieno le implicazioni. Indossare da parte di una donna il burkini è perfettamente in linea con le prescrizioni coraniche.
Nella Sura XXIV An-Nûr (La Luce) si afferma che le donne devono "non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere i loro khumur (veli che coprono la testa) fin sul petto". Nel versetto 59 si dice poi: "O Profeta, di' alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro jalabib (vesti ampie esterne)". Quello che dunque in realtà Valls, più o meno consapevolmente ha detto, è che il contenuto del Corano è incompatibile con i valori della Francia in quanto generatore di asservimento nei confronti della donna.
E se la donna islamica volontariamente indossasse il velo e il burkini? Si vorrà sostenere che anche in questo caso tale scelta non è libera perché viziata da "asservimento interiorizzato"?
In realtà l'argomento della libertà della donna è specularmente applicabile anche alla scelta di sfilare sulla battigia in bikini, tanga o topless. Anche in questo caso si potrebbe affermare che la scelta della nudità femminile scaturisce da una visione maschilista che della donna esalta il ruolo di oggetto sessualmente appetibile a sua volta interiorizzato dalla donna stessa.
Come si vede impostare il confronto su questo piano non permette di uscirne con una soluzione razionalmente convincente. Purtroppo l'affermazione del primo ministro francese non scaturisce affatto da una prospettiva cristiana, né dalla ricezione della legge naturale, ma è piuttosto espressione del laicismo antireligioso di lungo corso manifestatosi nel paese di Robespierre, Marat e Saint-Just. Essa è rivendicazione della nudità del corpo femminile come istanza morale superiore fatta propria dallo Stato francese e trasformata da questi in prescrizione legale.
Ma se oggi lo Stato si arroga il diritto di proibire una manifestazione del proprio credo religioso che in nulla minaccia il bene comune, che cosa impedirà che domani lo stesso Stato renda illecite altre innocue manifestazioni del credo religioso dei cristiani come portare il crocifisso al collo? Non è per il burkini che l'Islam pone problemi ai valori occidentali, ma piuttosto per il mancato riconoscimento della pari dignità dell'uomo e della donna, per la giustificazione della menzogna, se volta a vantaggio dell'Islam e per i numerosi passaggi nel corano che inneggiano alla violenza contro gli "infedeli".
Lo disse a Ratisbona Benedetto XVI, al quale non passò per l'anticamera del cervello di affermare il falso storico [...] secondo cui tutte le religioni sono religioni di pace. Per parte sua il generale al-Sisi lo ha detto ai vertici religiosi dell'Università al-Azhar. Ma queste sembrano solo due gocce nel mare, perché se l'Islam ha portato a quindici secoli ininterrotti di guerra ci sarà pure un motivo. Una volta indagatolo, ci si accorge che è praticamente impossibile disconoscere il legame del contenuto politico col nucleo religioso.

Fonte: Osservatorio Gender, 20/08/2016

2 - MANIFESTO DI VENTOTENE, LA FALSA RICOSTRUZIONE DI RENZI SULLE RADICI DELL'EUROPA UNITA
Nel 1941 Altiero Spinelli ed altri scrissero un manifesto che inneggia allo statalismo (contrapposto ai valori dei veri fondatori dell'Unione europea: Adenauer, Schuman e De Gasperi)
Autore: Robi Ronza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/08/2016

Il caso dell'incontro tra Merkel, Hollande e Renzi, che avverrà oggi a bordo della portaerei Garibaldi in navigazione nelle acque dell'isola di Ventotene, si presta a vari commenti. Per diversi aspetti infatti dice tante cose di Renzi, della sua filosofia e del suo progetto politico. [...] In origine voleva avesse luogo a Ventotene; essendosi poi la cosa dimostrata impossibile, si è rassegnato a spostarlo sulla partaerei Garibaldi in navigazione nelle acque della piccola isola tirrenica.

IL MANIFESTO DI VENTOTENE...
Tutto ciò per celebrare col massimo risalto possibile il "Manifesto di Ventotene". Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri che vivevano nell'isola dove erano stati confinati dal regime fascista, il documento, nel quale si auspicava la nascita degli Stati Uniti d'Europa, è molto celebrato dalla cultura di sinistra italiana ma in effetti largamente ignoto altrove. Non a caso in questi giorni la stampa francese e tedesca ha per lo più parlato di Ventotene, quando ne ha parlato, o trascurando il motivo della scelta dell'isoletta e delle sue acque quale sede del vertice, oppure dandone notizia ma come di qualcosa che ha "un valore simbolico per l'Italia".
Ormai da almeno un anno invece, ma a quanto pare senza grande successo, Renzi fa campagna per il Manifesto di Ventotene come se fosse davvero la pietra angolare delle istituzioni europee; e parla dei suoi autori come se fossero davvero i padri dell'Europa. Il motivo è presto detto: redatto da intellettuali di sinistra, futuri co-fondatori del Partito d'Azione, il documento è un vessillo di quell'idea d'Europa molto "laica" e molto statalista, ispirata alla filosofia di Kant, che in effetti all'inizio ebbe ben poco peso. Prevalse più tardi, dagli anni '80 del secolo scorso in avanti, fino a condurre l'attuale Unione Europea nella situazione in cui si trova adesso.

... E L'EUROPA DI CARLO MAGNO
In realtà le istituzioni europee erano infatti nate con tutt'altra ispirazione per principale impulso di tre statisti, il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l'italiano Alcide De Gasperi, tutti e tre cattolici, i quali avevano preso le mosse dalle comuni radici cristiane dell'Europa e assunto come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero (ciò spiega, notiamo per inciso, perché tuttora il massimo riconoscimento europeo sia un premio intitolato a Carlo Magno). Beninteso, il filone "laico" era già allora presente, ma aveva i suoi antesignani nel francese Jean Monnet e nel belga Paul-Henri Spaak, e non certo negli autori del Manifesto di Ventotene e nella loro Unione dei Federalisti Europei. Perché allora Renzi insiste tanto su tale episodio e ha in programma di condurre Merkel e Hollande a rendere omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, sepolto a Ventotene? Perché la sua cultura, e quindi il suo progetto politico, sono del tutto subalterni proprio a quei circoli politico-culturali, eredi del mondo da cui proviene il Manifesto di Ventotene, che ci hanno ridotto nella situazione in cui siamo adesso: incapaci di uscire da una crisi economica che è in primo luogo una crisi morale; e disorientati e incerti di fronte alla sfida del terrorismo islamista e alla sfida del disordinato afflusso di migranti dall'emisfero Sud, sintomi drammatici di una crisi epocale delle relazioni internazionali.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/08/2016

3 - L'OLIMPIADE 2016 SARA' RICORDATA COME LA PRIMA VERAMENTE GAY-FRIENDLY
Intanto la vicepresidente del wrestling mondiale promette atleti gay e transessuali negli incontri ufficiali della WWE
Fonte Osservatorio Gender, 17/08/2016

Una ricerca del sito specializzato Outsports, che si occupa di omosessualità nel mondo sportivo, ha appena decretato che il numero di atleti LGBT dichiarati sia più che raddoppiato dalle Olimpiadi di Londra a quelle di Rio.
I termini di questa ricerca si riferiscono solo a chi abbia espresso apertamente la propria preferenza sessuale prima o durante i giochi. Se pensiamo che a Londra erano 23, possiamo oggi meravigliarci nel constatare che gli atleti da "coming-out" sono ben 49. Più del doppio, come dicevamo.
Jim Buzinski, uno dei massimi curatori della ricerca, è convinto che la crescita sia dovuta alla continua esposizione mediatica del tema negli ultimi anni, e non di per sé alla tendenza in aumento.
Fra le altre cose nella ricerca, spicca l'effettiva dimostrazione che nei Paesi cosiddetti "evoluti" circa le leggi a tutela/favore dell'omosessualità, vi sia un numero di atleti dichiarati molto superiore a quello di paesi in cui queste malsane leggi ancora non vigono.
Si può oltretutto riscontare come non vi siano italiani nella lista appurata da Outsports [anche se in realtà ci sono stati, ad esempio la nuotatrice arrivata seconda dopo la squalifica della collega francese, ha dedicato la vittoria alla sua compagna lesbica suscitando molti commenti in Italia, nonché la pubblicità su telegiornali e siti internet, N.d.BB], in cui molti nomi si sono incrociati con episodi sconcertanti avvenuti durante i giochi o con vincitori di medaglie, facendo diventare questa manifestazione l'ennesima campagna arcobaleno.
Ricordiamo il grande clamore suscitato dalla dichiarazione di "amore" tra due brasiliane, una volontaria e la giocatrice di rugby Isadora Cerullo, che si uniranno dopo i Giochi.
E ancora la transgender Lea T, modella assai conosciuta in Italia, la quale ha guidato la bicicletta che apriva la sfilata dei brasiliani alla cerimonia di apertura di Rio 2016. Tra i medagliati in altre edizioni ci sono poi il britannico Tom Daley e l'americana del calcio Megan Rapinoe. In Brasile la campionessa di judo e oro olimpico Rafaela Silva ha dedicato alla sua fidanzata la vittoria: «È' stata fondamentale per la mia rinascita atletica».
Tutto questo parlare di omosessualità alle Olimpiadi, menzioniamolo, avviene grazie agli aggiornamenti recenti della politica del Cio sul tema e l'apertura a chi volesse partecipare alle manifestazioni internazionali, anche senza passare attraverso un cambiamento chirurgico di sesso. Il Cio ha determinato che i passaggi di donne alle competizioni per uomini sono aperti senza restrizioni, mentre per la scelta opposta (un atleta nato uomo che si sente di gareggiare con le donne) c'è bisogno di dimostrare che i livelli di testosterone siano al di sotto di un certo livello per almeno un anno prima della competizione.
Nauseabondo ma vero: nessuna restrizione per l'assurdità che un maschio percepitosi donna da qualche tempo possa gareggiare con le femmine, purché questo comporti parità di potenza competitiva.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie della settimana dal gaio mondo gay (sempre più gaio).

L'ARCOBALENO APPRODERÀ PRESTO ANCHE NEL WRESTLING
La vicepresidente per il creative writing Stephanie McMahon, curante delle relazioni con i talenti e gli eventi della WWE (World Wrestling Entertainment), azienda americana per eccellenza che gestisce lo sport-spettacolo, ha recentemente fatto emergere la possibilità di inserire nella programmazione dei personaggi LGBT.
Durante un evento di Beyond Sport tenutosi al Barclays Center di Brooklyn, la McMahon ha parlato del ruolo della WWE nell'assicurare l'integrazione della "bandiera arcobaleno" all'interno dello sport internazionale, specie in quello da lei gestito.
"Inseriremo personaggi LGBT all'interno della nostra programmazione... e penso che nel prossimo futuro ci sarà l'opportunità di integrare delle storyline in merito"
Non è la prima volta che la figlia del caporione WWE Vince McMahon si lascia andare a simili dichiarazioni. Nel 2015 espresse approvazioni al "The Daily Beast" sul personaggio on-screen di Darren Young, wrestler dichiaratamente omosessuale.
Le dichiarazioni del numero 2 dell'azienda WWE sono giunte nella stessa settimana in cui Pat Patterson (storico dipendente WWE, anch'egli omosessuale dichiarato) sta ricevendo diversi apprezzamenti in seguito all'uscita della sua autobiografia: "Accepted: How the First Gay Superstar Changed WWE." (Accettato: come la prima superstar gay ha cambiato la WWE ).
Durante il discorso tenuto a Brooklyn, Stephanie ha dichiarato di essere cresciuta conoscendo wrestlers e dipendenti omosessuali WWE, ma ribadendo la volontà di far passare il messaggio mediante la televisione, e inserendo nel medesimo tempo veri e propri personaggi, non scelti perché "talentuosi", ma piuttosto ed unicamente perché omosessuali.
Il mostro avanza, giorno dopo giorno, con appoggi sempre maggiori.
(Cristiano Lugli, Osservatorio Gender, 19 agosto 2016)

SERRANUS TORTUGARUM, IL PESCE "GENDER-FLUID" CHE PIACE ALLE COMUNITÀ LGBT
Nel noto sito omosessuale italiano "Gay.it" ci deve evidentemente essere molta gente che ha tempo da perdere, soprattutto per sostenere che l'omosessualità - ma in particolare l'orientamento gender-fluid - sia una cosa normale. Non solo! Si vorrebbe rilevare che non vi è pesce più fedele di questo, nonostante il continuo cambio di genere, ergo gli omosessuali e i transessuali sono fedelissimi ai loro partner, molto meglio degli eterosessuali!
Lo si evidenzia da un recente articolo apparso sul sito, in cui viene simpaticamente intervistato un pesce che è, da qualche tempo, fonte di forte interesse per la ricerca. La divertente intervista al pesce ha lo scopo di dimostrare le "qualità" del Serranus Tortugarum, "il pesce più gender fluid che ci sia" - a dire degli amici di Gay.it.
Il povero pesciolino in questione è diventato infatti icona del mondo LGBT, in quanto pare proprio che cambi sesso fino a 20 volte al giorno, per motivi ancora abbastanza difficili da spiegare scientificamente. [...]
Dal canto nostro pare evidente formulare un unico e breve pensiero: noi siamo umani e non pesci, per contro le nostre necessità sono differenti; la natura che ci è stata data è una punto e basta, e va rispettata in quanto tale. Per finire poi, forse è bene ricordarlo, la ragione è qualcosa di tipicamente umano, utile per riconoscere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è oggettivamente male. Forse qualcuno dovrebbe sforzarsi di riconquistarla, invece che continuare ad intervistare pesci all'acquario. [...]
(Osservatorio Gender, 12 agosto 2016)

Fonte: Osservatorio Gender, 17/08/2016

4 - CLAMOROSO: AL MEETING DI RIMINI UN SACERDOTE IRACHENO E' STATO CONTESTATO PERCHE' HA RACCONTATO LA SUA ESPERIENZA MOSTRANDO LA VERITA' SULL'ISLAM
Quest'anno non sono stati invitati i domenicani perché l'anno scorso osarono parlare di gender... allora l'anno prossimo sarà esclusa l'onlus ''Aiuto alla Chiesa che Soffre'' perché ha permesso di parlare ai testimoni del genocidio cristiano in Irak?
Autore: Franco Bechis - Fonte: Libero, 21/08/2016

"Sul rapporto con l'Islam bisognerebbe smetterla con il politically correct per non urtare sensibilità. L'unico criterio possibile per parlarsi è la verità, non nascondere i fatti come si fa con la polvere sotto il tappeto".
Padre Rebwar Basa è un iracheno di 38 anni, nato ad Erbil e ordinato sacerdote nel monastero di San Giorgio a Mosul. Un religioso nella polveriera di questi anni, che ha vissuto in un Iraq dove i cristiani sono sempre più minoranza, perseguitata da tutti i gruppi islamici del paese e con una vita resa difficile anche dal potere ufficiale.
Al Meeting di Rimini per tre giorni è venuto a raccontare la sua storia a chi visita la mostra sui martiri cristiani organizzata dalla onlus Aiuto alla Chiesa che soffre.
È stato protagonista di un episodio che mai si era verificato al Meeting di Rimini: un testimone oculare di stragi che racconta la propria storia e che viene messo in discussione, ritenuto inattendibile dal pubblico che ascolta.
L'ho filmato durante quel braccio di ferro con il pubblico, e lui ha tenuto botta: "Ogni tanto leggo che i cristiani sarebbero vittime collaterali di un conflitto. No, non è così: sono l'obiettivo principale. C'è una persecuzione che è anche un genocidio, e di questo dobbiamo parlare".
Il pubblico rumoreggiava, contestava apertamente. Padre Rebwar con calma ha replicato: "Non vi fidate di me? Non ci credete? Potete anche approfondire: ci sono mass media, ci sono libri, ci sono altri testimoni. Potrete informarvi. Però qui spesso si ha paura di parlare per non toccare la sensibilità di altre religioni, di non dire questo, non dire quello. E state vedendo grazie a questo atteggiamento come è diventata la situazione dell'Europa, dove siete la maggioranza come cristiani e vivete in allerta. Immaginate cosa si vive da noi in Iraq, dove siamo lo 0,5% della popolazione. Qui da voi ci sono ragazzi dell'Islam che partono per andare a combattere in Iraq e in Siria, pronti a morire. E i vostri giovani non sono pronti nemmeno più a partecipare a una Santa Messa".
Il giorno dopo gli ho chiesto se era stupito di questa incredulità. Mi ha fatto capire di no, che non è la prima volta. Ho sentito le sue parole vibranti sugli errori dell'Occidente, ma lui ora quasi se ne ritrae: "Voi in Occidente siete molto più sviluppati che da noi, non posso dirvi cosa dovete fare. Secondo me c'è un solo criterio per giudicare quel che sta avvenendo: la libertà. Dove la libertà è assicurata, non c'è conflitto, non c'è ingiustizia. Ma per esserci libertà bisogna che una minoranza possa vivere in pace, e da noi questo non accade. L'Islam è una religione, che però spesso viene catturata dalla ideologia che lo rende radicale. I giovani che corrono a combattere con l'Isis sono vittime di questi islamici che gli insegnano l'odio, dicono loro di non accettare le diversità, di considerare gli altri infedeli. E quell'odio diventa persecuzione nei nostri confronti. Questo bisogna saperlo...".

Nota di BastaBugie: Antonio Socci ha pubblicato sul suo blog l'articolo di Franco Bechis con il seguente suo (di Socci) commento.
Franco Bechis - l'autore di questo articolo uscito oggi su "Libero" - è un giornalista noto e stimato per la sua serietà e professionalità. La sua storia personale è tutt'altro che lontana da CL, perché anche lui, come me, è cresciuto dentro al Movimento. Ho lavorato con lui al "Sabato", quindi ci conosciamo da più di trent'anni. Diversamente da me - che sono un rompiscatole "fazioso", con mie idee (per così dire) militanti - Franco si è sempre caratterizzato per un profilo molto professionale e distaccato. Ma proprio per questa sua riconosciuta professionalità in questo articolo fa - lealmente, con dolore - il resoconto di un episodio molto spiacevole, di cui è stato testimone diretto, al Meeting di Rimini che si sta svolgendo in questi giorni. Vi prego di leggere bene dietro i suoi toni descrittivi e pacati (i miei sarebbero stati infuocati). Quello che riferisce è la punta di un iceberg che secondo me dà perfettamente l'idea della "trasformazione genetica" a cui CL è stata sottoposta in questi ultimi anni. Avendo lui - come me - partecipato al Meeting fin dalla prima edizione (di cui ricordo la bellissima mostra dei pittori dissidenti russi) e soprattutto sapendo come don Giussani ha sempre educato i giovani del Movimento a una forte simpatia per i cristiani perseguitati (e in genere per tutti i perseguitati), trovarsi davanti una platea che reagisce così alla testimonianza di questo sacerdote iracheno lo ha visibilmente sconcertato. Proprio per il suo personale coinvolgimento affettivo con il mondo di CL si coglie, nella sue parole, l'amarezza di un fatto così insolito. Io lo ringrazio di questo articolo. Aggiungo inoltre, qui, la mia personale opinione: chi, dentro CL, ha voluto e perpetrato questa devastazione educativa e questo tradimento del carisma di don Giussani, stravolgendo la sua straordinaria opera (che poi è un'opera di Dio) ne dovrà rispondere a Dio. Io spero però che non riesca a portare fino in fondo la sua opera di distruzione, spero che sia allontanato quanto prima e prego che il Movimento torni ad essere fedele al carisma di don Giussani, che è quello riconosciuto dalla Chiesa (non il carisma di Carron - di cui non c'è traccia da nessuna parte - ma quello di don Giussani è stato riconosciuto dalla Chiesa ed è quello che la Chiesa dice di seguire).

DOSSIER "MEETING di RIMINI"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_meeting_rimini

Fonte: Libero, 21/08/2016

5 - MARTIN LUTERO, IL MACHIAVELLI DELLA FEDE CHE PENSO' BENE DI DISTRUGGERE IL MATRIMONIO
Negò il carattere di sacramento al matrimonio e poi, da ex frate, si sposò con una ex suora da cui avrà 6 figli andando ad abitare nell'ex convento agostiniano di Wittenberg (in occasione dei 500 anni della riforma protestante sarà bene tenerlo presente)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/08/2016

In occasione del cinquecentesimo anniversario della rivoluzione di Martin Lutero lo scontro tra cardinali tedeschi è già da tempo in atto: da una parte i cardinali Kasper e Marx, che di Lutero si dichiarano apertamente ammiratori, dall'altra i porporati Mueller, Brandmuller e Cordes, che si collocano invece nel solco del pensiero cattolico, vedendo in Lutero l'uomo che deformò il Vangelo e spezzò la Chiesa, dividendo così la Cristianità e l'Europa.
Non si tratta, però, solo di un dibattito teologico "alto"; vi sono implicazioni anche riguardo al diritto naturale ed al modo di concepire il matrimonio cristiano. Kasper e Marx stanno cercando da alcuni anni, dopo l'abdicazione di Benedetto, di limitare la condanna dell'adulterio e di legittimare, più o meno apertamente, le seconde nozze, con aperture graduali anche al matrimonio gay.

COSA C'ENTRA IN TUTTO CIÒ LUTERO?
Forse ben più di quanto si creda. Anzitutto, riguardo alla dottrina, perché egli nega il carattere di sacramento al matrimonio, e lo sottopone alla giurisdizione secolare, cioè al potere dei sovrani, degli Stati. Questa concezione desacralizza il matrimonio e lo priva del suo tradizionale significato soprannaturale.
Sul piano dei fatti, la prima cosa da ricordare è il matrimonio di Lutero con una ex suora cistercense, Caterina von Bora, da cui avrà 6 figli. I due vanno ad abitare nell'ex convento agostiniano di Wittenberg, donato loro dal principe elettore di Sassonia (il quale deve a sua volta a Lutero il fatto di essere diventato proprietario dei beni della Chiesa cattolica nelle sue terre). Lutero e Caterina divengono così un modello tanto che, sul loro esempio, i riformati "si adoperarono parecchie volte, spesso in intere comitive, per strappare le religiose dai loro chiostri, per farne le loro spose". Dopo un ratto di religiose che ha luogo la notte del sabato santo 1523, Lutero definisce l'organizzatore dell'impresa "felice ladro" e si congratula con lui per aver "liberato queste povere anime dalla prigionia" (vedi Jacques Maritain, I tre riformatori. Lutero. Cartesio. Rousseau, Morcelliana, Brescia, 1990, p. 215). Sono gli anni in cui molte religiose tedesche vengono costrette a lasciare i monasteri, spesso controvoglia, e a tornare alle proprie case, oppure a sposarsi.
Il secondo fatto da ricordare è il seguente: Lutero, per non perdere l'appoggio del langravio Filippo d'Assia, "uno dei due pilastri politici sui quali si reggeva il luteranesimo", gli concede di sposare in seconde nozze la damigella diciassettenne Margarete von Saale. Filippo ha già una moglie, Cristina di Sassonia, dalla quale ha avuto sette figli. Siamo nel 1539. Lutero non vuole scandali rumorosi, non vuole giustificare pubblicamente una bigamia, ma deve acconsentire alle richieste di Filippo, libertino incallito, malato di sifilide, ma "necessario per conservare integra la forza militare della riforma".

LA BIGAMIA VA BENE, BASTA CHE NON DIVENTI PUBBLICA
Per questo decide di agire con furbizia: sperando che nessuno lo venga a sapere, comunica segretamente a Filippo che il matrimonio supplementare può essere determinato da una "necessità di coscienza". In altre parole: la bigamia va bene, ma basta che non diventi pubblica. Scrivono Lutero e Melantone: "Se dunque vostra Altezza è definitivamente decisa a prendere una seconda moglie, il nostro parere è che ciò deve rimanere segreto". A nozze avvenute, Filippo invia a Lutero, ormai da tempo dedito a mangiate e bevute imponenti, "una botte di vino, che giunse a Wittenberg quando ormai il segreto della bigamia era trapelato ad opera della sorella del langravio".
Sentendosi nei guai, Lutero, che meriterà da Tommaso Campanella il titolo di "Machiavelli della fede", consiglia a Filippo di dichiarare pubblicamente che Margarete non è la sua moglie legittima, "sostituendo l'atto di matrimonio con un altro atto notarile che dichiarasse che Margarete era solo la sua concubina". Filippo rifiuta, ed anzi chiede a Lutero di confermare pubblicamente di aver concesso lui stesso la dispensa. Ma Lutero, che in altre occasioni non esiterà a proporre traduzioni fasulle di passi biblici, pur di avere ragione, risponde che il suo consiglio era segreto, "e ora diventava nullo perché era stato reso pubblico" (Federico A. Rossi di Marignano, Martin Lutero e Caterina von Bora, Ancora, Milano, 2013, p. 343-347; Angela Pellicciari, Martin Lutero, Cantagalli, Siena, 2013, p. 109-113).
Pochi anni prima di questi fatti, nel 1531, Lutero, in una delle sue tante lettere alla ricerca del favore dei potenti, ha scritto ad Enrico VIII re d'Inghilterra che sì, il matrimonio è indissolubile, però... con il permesso della regina si può sposare una seconda moglie, come nell'Antico Testamento. Come sappiamo, Enrico chiederà la dispensa non a Lutero, ma al papa di Roma, ma non ottenendola, coglierà la palla al balzo: proclamerà la scisma con Roma, e alla fine, di ripudio in ripudio, "in coscienza", arriverà alla ragguardevole cifra di 6 mogli (alcune delle quali fatte uccidere senza scrupoli). [leggi UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI, clicca qui, N.d.BB]

ANCHE LA DOTTRINA DEVE GRADUALMENTE A CAMBIARE
Se l'effetto evidente della rivoluzione di Lutero riguardo al matrimonio, è dunque il pretesto fornito a se stesso per gettare la tonaca e il pretesto fornito ai principi per permettere loro di ripudiare le legittime consorti e vivere in poligamia, anche sul piano della dottrina tutto è destinato gradualmente a cambiare. Bisogna sempre tener conto di un fatto: Lutero guarda costantemente alla nobiltà germanica come al suo principale interlocutore, di cui ha bisogno per vincere la sua lotta con Roma. E la nobiltà germanica, come quella di altri paesi, è in lotta con la Chiesa non solo per questioni politiche e di potere, ma anche sulla dottrina del matrimonio: spesso i nobili non accettano l'indissolubilità, né i vincoli al matrimonio imposti da Roma (divieto di matrimoni combinati, di matrimoni tra consanguinei...).
Inoltre, per motivi legati alle loro condizioni sociali o ereditarie i nobili reclamano più degli altri il diritto dei genitori di concedere o negare il consenso ai nubendi, mentre la Chiesa romana, al contrario, riconosce solo ai nubendi, in quanto unici ministri dello stesso, il diritto di decidere del loro matrimonio. Cosa rispondono Lutero e i riformati a queste "esigenze" nobiliari, e non solo. Anzitutto criticando l'indissolubilità assoluta.

IL PENDIO SCIVOLOSO
Lutero riconosce così almeno 4 cause per il divorzio: l'adulterio, l'impotenza sopraggiunta durante il matrimonio (mentre quella antecedente è causa di nullità, come per la Chiesa), la "diserzione maliziosa" e l'ostinazione tenace del coniuge nel rifiutare l'amplesso maritale (riguardo a quest'ultima causa, arriva a scrivere: "Se la moglie trascura il suo dovere, l'autorità temporale la deve costringere, oppure metterla a morte").
Inevitabile che le aperture di Lutero ne generino di ulteriori, come quelle degli anabattisti, favorevoli alla poligamia, o quelle del suo discepolo M. Butzer, per il quale Cristo non avrebbe mai abolito il ripudio, e spetterebbe alle autorità politiche legiferare, senza limiti nè condizioni, riguardo al divorzio. Inoltre Lutero e i riformati insistono, con accenti diversi, sull'opportunità del consenso dei genitori, rimproverando la Chiesa di ridurne l'importanza, e si battono per ridurre gli impedimenti di consanguineità (Jean Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, Sei, Torino, 1996, p. 207-2012).
La Chiesa cattolica, dal canto suo, con il Concilio di Trento, prenderà in esame la posizione di Lutero, ribadendo una volta per sempre il carattere sacramentale del matrimonio e la sua indissolubilità, negando la liceità del divorzio luterano, ribadendo, nonostante le pressioni della nobiltà francese, che il consenso dei genitori, pur opportuno, non è vincolante e condannando l'assunto luterano secondo cui vivere in castità è impossibile. La posizione espressa dal Concilio di Trento verrà ribadita dalla Chiesa e dai pontefici per 500 anni, senza mutamenti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/08/2016

6 - ALTRO CHE OMOFOBIA... PARLIAMO DI GINECOFOBIA!
La ginecofobia è la non accettazione della donna come sposa e madre; se questi ruoli della donna sono definiti stereotipi o pregiudizi e si vuole decostruirli siamo in piena ginecofobia
Autore: Teresa Moro - Fonte: Notizie ProVita, 22/07/2016

Parliamo oggi di ginecofobia e lo facciamo con don Massimo Lapponi, sacerdote benedettino attualmente impegnato in Sri Lanka, che ha gentilmente rilasciato un'intervista a ProVita.
In poche battute cercheremo di dettagliare i confini di questa nuova "corrente di pensiero", di profonda attualità e di grande interesse per ognuno di noi.
Ginecofobia. Di cosa stiamo parlando? A cosa si fa riferimento con questo termine e in quale contesto socio-culturale ha esso origine?
Non sarebbe onesto nascondere che il termine "ginecofobia" è stato suggerito dal termine "omofobia". Se, infatti, questa parola di nuovo conio vuole indicare la non accettazione come "normale" di una condizione umana che invece risulterebbe "normale", molto più giustificato risulta definire "ginecofobia" la non accettazione come "normale" della condizione della donna, in quanto naturalmente legata alla sponsalità e alla maternità. Quando questi ruoli della donna vengono definiti "stereotipi e pregiudizi" e si parla di "decostruirli", siamo palesemente in piena "ginecofobia". Aggiungo solo che, parallelamente, bisognerebbe parlare di "androfobia". Si è preferito insistere maggiormente sulla "ginecofobia" perché il danno apportato alla condizione femminile appare più rilevante e più gravido di conseguenze per il genere umano.
L'ideologia gender, nella quale tutto questo trova origine e sviluppo, costituisce un grande pericolo per tutta la società. Ma qual è lo specifico femminile che non dovrebbe andare perduto?
Parlando di "specifico femminile" non si vuole affatto escludere la donna dai ruoli sociali che ella ha conquistato con una apprezzabile lotta per una giusta "emancipazione". Si vuole, però, evidenziare il fatto che, anche in questi ruoli, la donna - essendo diversa dall'uomo - apporta qualche cosa di proprio, il che costituisce un grande arricchimento per la società. Ora non c'è dubbio che a fondamento dello "specifico femminile" vi sia la vocazione della donna alla maternità, concetto che non deve essere inteso nella sua sola dimensione fisica. Se mi permette accennare anche a un discorso di fede, l'affermazione che la Madonna è "Madre della Chiesa" indica chiaramente una dimensione della maternità che supera immensamente il semplice concetto di generazione fisica.
Nel Manifesto del Movimento giuridico contro la ginecofobia si legge che «La negazione del fondamentale diritto delle donne ad essere se stesse, cioè esseri femminili, si accompagna con la contraddittoria pretesa di conferire questo diritto - che nelle premesse del movimento ginecofobico non può essere considerato un diritto, perché si tratta di una costruzione culturale transitoria e infinitamente mutabile - a persone che hanno dalla nascita un essere biologico-strutturale maschile». Potrebbe dettagliare meglio questo punto?
Se mi permette una battuta, vorrei dire che chi pretende di acquisire il diritto alla maternità dopo aver dichiarato che la maternità è un "concetto antropologico", assomiglia a quegli operai che prima affermavano di volere Il Capitale di Marx, ma che poi dimostrarono di volere, invece, il capitale di Agnelli! Ma come il capitale di Agnelli non si può volere se non si accetta la legittimità del capitale e della proprietà privata e non si rifiuta, perciò, Il Capitale di Marx, così i ruoli di padre e madre non si possono volere se non si accetta la naturalità dei sessi biologici.
Alla luce di quanto detto fino ad ora si potrebbe concludere che viviamo in una società tanto in crisi di "femminile", quanto in crisi di "maschile". Mancano sia le (vere) donne, sia i (veri) uomini. Come si può fare per uscire da queste impasse e fare in modo che ognuno torni a occupare il proprio ruolo, nel rispetto e nella stima reciproca per la sana e ricca differenza tra uomini e donne?
Viviamo nella contraddizione, come spesso accade quando si smette di seguire la legge naturale. Da un lato si tenta di negare la naturalità dei due sessi e di denunciare i veri o presunti squilibri che deriverebbero dalla sua affermazione (si pensi al "femminicidio"); dall'altra si vorrebbero acquisire giuridicamente, senza averne la realtà effettiva, i ruoli familiari e genitoriali che necessariamente si fondano sulla differenza dei sessi. Se l'ideologia gender fosse coerente, anziché rivendicare per chi non ne ha la realtà, i titoli di "padre", "madre", genitore", "figlio" o "figlia", dovrebbe semplicemente chiedere l'abolizione dei tradizionali ruoli familiari e affidare l'educazione dei minori ad apposite istituzioni.
Penso che una via importante, anche se non la sola, per uscire da queste impasse sia proprio quella di non stancarsi di denunciare le insuperabili contraddizioni dell'ideologia gender e i danni irreparabili che ne derivano per l'uomo, per la donna e per tutto il genere umano.

Fonte: Notizie ProVita, 22/07/2016

7 - IN PUGLIA 300 CRISTIANI SONO PERSEGUITATI DAI MUSULMANI E PER PREGARE NON DEVONO FARSI VEDERE
Quando i migranti eravamo noi... eravamo passati ai raggi X da una burocrazia scrupolosissima, trattati male eppure ci era richiesto di integrarci e di rispettare le leggi del paese ospitante
Autore: Luca Romano - Fonte: Il Giornale, 20/08/2016

Perseguitati e costretti a pregare nel silenzio, senza farsi vedere dai musulmani.
La storia che emerge dalle bidonville dei lavoratori stagionali nei campi di pomodoro in Puglia fa riflettere. Protagonisti della vicenda circa 300 immigrati africani di fede cristiana. "Abbiamo paura, sì. Da due anni la domenica preghiamo tra di noi senza farci vedere", raccontano in un'inchiesta de L'Espresso anticipata da Repubblica,. Una situazione paradossale che a quanto pare va avanti da tempo. Un nigeriano che ha rimediato una croce con dei legnetti racconta: "L'abbiamo fatta con i resti della baracca della fedele che ogni domenica ospitava la messa. La baracca l'hanno bruciata una notte di due anni fa. Poi qualcuno ci ha fatto capire che, se non volevamo altri incendi, non dovevamo pregare davanti ai musulmani. Anzi non dovevamo proprio farci vedere. Noi siamo una minoranza. Trecento contro duemila, troppo pochi. Così per paura abbiamo dovuto rinunciare alla messa. Solo a Pasqua abbiamo chiesto che venisse un prete. Almeno a Pasqua. Per il resto, preghiamo di nascosto. Loro hanno 3 moschee qui. Ma nessuna baracca può essere usata come chiesa". Ma chi perseguita questi cristiani che vogliono pregare? A quanto pare sarebbero alcune "spie di caporali" di fede musulmana. "Africani anche loro, che per ora non hanno dichiarato la loro vicinanza a Boko Haram o Isis". "Oggi ci dicono che non vogliono vedere croci o immagini di Gesù. Papa Francesco dovrebbe venire qui e scoprire con quanta fatica viviamo".

Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nell'articolo sottostante dal titolo "Quando i migranti eravamo noi..." fa notare come sia inutile continuare a far paragoni fra l'emigrazione italiana del Novecento e l'attuale immigrazione di massa dal Mediterraneo. Quando i "migranti" eravamo noi, eravamo passati ai raggi X da una burocrazia scrupolosissima. La nostra presenza era chiesta dal governo ospite. E dovevamo integrarci.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18-08-2016:
La recente commemorazione della disgrazia di Marcinelle, che l'8 agosto 1956 provocò la morte di 262 minatori (la gran parte italiani) in Belgio, ci permette di riflettere sulle epoche in cui Gli albanesi eravamo noi (giusto il titolo di un masochistico bestseller di G. A. Stella). Cioè, quando a emigrare, per necessità, erano gli italiani.
L'antefatto di Marcinelle era un classico esempio di immigrazione concordata e, soprattutto, governata. Il Belgio aveva il carbone ma non gli bastavano le braccia per estrarlo. L'Italia della ricostruzione postbellica aveva scarsità del primo e sovrabbondanza della seconda. Da qui il patto: l'Italia fornisca manovalanza, la quale estrarrà il nostro carbone e poi dividiamo il frutto. Così, l'«accoglienza» era per il Belgio praticamente a costo zero, anzi con vantaggio. Periodicamente venivano fissate le quote di immigrati necessari, che trovavano all'arrivo alloggi, lavoro e salari. Niente di che scialare, certo, ma l'Europa era da poco uscita da una guerra devastante e c'era poco da fare i difficili. In precedenza, gli Stati Uniti si erano comportati nello stesso modo, pur non avendo mai avuto guerre in casa (a parte quella, ottocentesca, di Secessione). Gli Usa, terra di immigrazione se mai ce n'e stata una, ogni anno facevano i conti e stabilivano di quanta gente avessero bisogno le loro fabbriche, i loro allevamenti e le loro terre coltivabili: tot uomini o tot famiglie. Poi, si mettevano d'accordo con i governi dei Paesi di emigrazione, i quali dovevano effettuare uno screening preventivo e capillare riguardo a età e stato di salute di chi partiva. A Ellis Island, per sicurezza, gli americani verificavano la «merce», uno per uno, non esitando a rimandare indietro chi non rientrava al millimetro negli standard imposti e contrattati. Le autorità dei Paesi di partenza, sapendo perfettamente che gli americani non scherzavano sull'argomento, filtravano i candidati col crivello fine: ogni respingimento, infatti, sarebbe costato denaro alle compagnie di navigazione nazionali.
Al nonno paterno di chi scrive, negli anni Venti, fu negato l'imbarco a Palermo perché la figlia più piccola aveva gli occhi arrossati. Era stato per via del viaggio, in terza classe sul treno a vapore, dal paesello al porto. Ma la diagnosi dei sanitari italiani fu senza appello: sospetto tracoma. E il nonno dovette riportarsi indietro la famiglia, in attesa di partire, da solo, con la quota successiva. A quelli che superavano l'esame a Ellis Island, poi, la prima cosa che veniva detta era questa: adesso sei americano, chiaro? Così, se uno si chiamava, poniamo, Francesco, vista la difficoltà del funzionario yankee a pronunciare quel nome e soprattutto a scriverlo, ecco che l'immigrato diventava, subito e volentieri, Frank. E non di rado, per miglior misura, si affrettava a cambiare anche il cognome, adottandone uno indigeno se non gli riusciva di americanizzare il suo. Da qui i Cansino tramutati in Hayworth o gli Avallone divenuti Avalon. Quei new americans dovevano essere disposti anche a combattere le guerre americane, come ben seppero i siciliani che nel 1943 li videro sbarcare al grido di «paisa'!».
Ma «governare l'immigrazione» per gli Usa significava questo: davanti al richiedente ammesso venivano poste, simbolicamente, la Costituzione americana da un lato e la frusta dall'altro. O impari alla svelta l'una o imparerai, e con la stessa velocità, l'altra. Così è nata una grande nazione, che prima era vuota e che venne riempita con immigrati. I quali ancora oggi sono fieri di esserne parte. Oggi, infatti, poter dire I am americanequivale al Civis romanus sum del tempo antico. Ma, senza un'identità forte, severa e continuamente ribadita (dal cinema alla bandiera su ogni casa), si fa la fine dell'Italia boldrinica. God save Italy. Dai comunisti e dai preti.

Fonte: Il Giornale, 20/08/2016

8 - COM'E' STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO
Storia di un abuso che resta tale nonostante oggi venga tollerato
Autore: Federico Catani - Fonte: La Croce Quotidiano, 25/05/2016

Cento anni fa, nel 1916, un angelo, l'Angelo del Portogallo, apparve per tre volte ai tre pastorelli di Fatima Lucia, Francesco e Giacinta. Mostrandosi con il calice e l'Ostia santa, insegnò ai tre fanciulli queste due preghiere: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo, vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano» e «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi domando la conversione dei poveri peccatori».
In queste orazioni è racchiuso il cuore della devozione eucaristica che ogni cattolico dovrebbe avere. Soprattutto in un tempo, come il nostro, in cui la il Santissimo Sacramento viene profanato in ogni modo: oltre ai sacrilegi commessi ad esempio dai satanisti, purtroppo oggi si vuole cambiare la stessa dottrina eucaristica e permettere ai pubblici peccatori di ricevere la Comunione senza alcun pentimento.

BANALIZZARE L'EUCARISTIA
C'è poi un'altra prassi che banalizza l'Eucaristia: si tratta della sua ricezione in mano. Se a tale modo di comunicarsi si aggiunge il fatto che molte liturgie hanno perso totalmente il senso del sacro, non è difficile comprendere perché la gente ormai sembra ignorare che nell'Ostia santa c'è realmente e sostanzialmente Nostro Signore Gesù Cristo vivo e vero, nel suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
Mons. Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis, in Argentina, ha recentemente pubblicato per Cantagalli "Comunione sulla mano. Documenti e storia" (con prefazione di mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, e un'appendice con alcune riflessioni sulla "Comunione spirituale", sulla quale si fa chiarezza dopo tante sciocchezze dette negli ultimi anni da porporati come Kasper). È un libro in cui raccoglie e commenta tutti i testi normativi relativi al permesso, dato ai fedeli dalla Santa Sede, di comunicarsi ricevendo la particola consacrata in mano e dimostra molto chiaramente e senza alcun dubbio che, per l'appunto, solo di concessione si tratta. Pertanto, rifiutarsi di fruire di tale atto di tolleranza, come fece lui durante il governo della sua diocesi, non solo è lecito, ma addirittura preferibile, perché maggiormente rispondente alla volontà del Papa.

NATA COME UN ABUSO... E TALE RESTA
La Comunione sulla mano è nata come un abuso. Negli anni Sessanta, nei Paesi dell'Europa settentrionale, ovvero quelli con un episcopato ed un clero marcatamente progressista e disobbediente, si introdusse in maniera del tutto arbitraria tale modo di ricezione dell'Eucaristia. Di fronte al fatto compiuto e alla volontà da parte degli artefici del cambiamento di proseguire su questa strada, la Sacra Congregazione per il culto divino rispose con l'istruzione Memoriale Domini (28 maggio 1969). Il documento, voluto ed approvato da Papa Paolo VI, ribadisce che il modo di distribuire la Santa Comunione in bocca «deve essere conservato, non soltanto perché si appoggia sopra un uso trasmesso da una tradizione di molti secoli, ma, principalmente, perché esprime la riverenza dei fedeli cristiani verso l'Eucaristia». Cambiare poteva rappresentare un pericolo. È vero che i profeti di sventura all'epoca (ma anche oggi) non andavano di moda e non erano graditi. Ma le paure di Paolo VI si sono rivelate fondate e adesso ne paghiamo le conseguenze. L'istruzione vaticana paventava che si arrivasse «a una minore riverenza verso l'augusto Sacramento dell'altare», «alla profanazione dello stesso Sacramento» e «alla adulterazione della retta dottrina». Soltanto un ingenuo non vede che quelli che allora apparivano "solo" dei rischi sono divenuti terribili realtà: la situazione della Chiesa (in particolare di quei Paesi in cui il clero ha sempre seguito le "magnifiche sorti e progressive") lo sta a dimostrare inappellabilmente. Nonostante ciò, i responsabili di tale scempio ed i loro allievi, anziché vergognarsi e ritirarsi in silenzio, continuano a dare lezioni.
Ebbene, la Memoriale Domini si conclude affermando che «la Sede Apostolica esorta veementemente i vescovi, sacerdoti e fedeli a sottomettersi diligentemente alla legge ancora in vigore [ovvero la Comunione in bocca n.d.r.] e un'altra volta confermata, attendendo tanto al giudizio apportato dalla maggior parte dell'Episcopato [contrario alla Comunione sulla mano n.d.r.], come alla forma che utilizza il rito attuale della sacra liturgia, come, infine, al bene comune della stessa Chiesa».

UNA FALLA NELLA DIGA
Purtroppo, nonostante le buone intenzioni, il documento apre però una falla nella diga, rivelatasi ben presto fatale (e questo è accaduto e continua purtroppo ad accadere nella Chiesa per moltissime altre questioni). Infatti l'istruzione dice pure che, laddove non sia possibile frenare la pratica della Comunione sulla mano, con le dovute condizioni la Santa Sede concederà un indulto, a patto però che venga ribadita nella catechesi la verità dogmatica sull'Eucaristia. Questa deleteria apertura ha fatto sì che a poco a poco, quasi tutte le conferenze episcopali del mondo chiedessero l'indulto, imponendo di fatto il nuovo modo di agire, per puro spirito di conformismo ai tempi. E la Santa Sede ha sempre avallato le richieste dei vescovi. In Italia, ad esempio, per un solo voto di scarto, la Comunione in mano venne introdotta nel luglio del 1989. In Kazakhstan, invece, grazie soprattutto all'opera di mons. Athanasius Schneider, si continua a ricevere l'Ostia consacrata solo in bocca e possibilmente in ginocchio (come faceva Benedetto XVI nelle sue Messe).
Orbene, quando nel 1996 i vescovi argentini decisero di introdurre la Comunione sulla mano, mons. Laise si oppose fermamente, attirandosi così gli strali dei suoi confratelli, che lo accusarono di rompere la "comunione ecclesiale". Ma il grande vescovo argentino, oggi residente a San Giovanni Rotondo, aveva ragione. E la Santa Sede lo riconobbe senza problemi, perché la facoltà di chiedere l'indulto spetta ai singoli vescovi, in base alla loro prudenza pastorale. Mons. Laise, dunque, si è appellato giustamente, doverosamente e santamente alla sua coscienza di pastore cattolico, davvero preoccupato del bene della Chiesa e di quello spirituale dei fedeli affidatigli. Altri vescovi e preti (pochi in verità) hanno seguito il suo esempio. Possiamo citare il sacerdote veronese don Enzo Boninsegna, vero eroico "pioniere" in Italia; il cardinal Carlo Caffarra, che nel 2009, per evitare sacrilegi, ha proibito la Comunione in mano nella Chiesa Metropolitana di San Pietro, nella Cattedrale di San Petronio e nel Santuario della B.V. di San Luca [leggi L'ARCIVESCOVO DI BOLOGNA: BASTA COMUNIONE SULLA MANO, clicca qui, N.d.BB]; c'è poi mons. Cristóbal Bialasik, vescovo della diocesi di Oruro, in Bolivia, che l'anno scorso ha annunciato ai suoi fedeli di aver vietato la S. Comunione sulla mano, definendola una consuetudine "intollerabile".

TANTO AMATA DAI PROTESTANTI
D'altra parte, come spiega nel libro, la posizione di mons. Laise è canonicamente e pastoralmente incontestabile.
La Comunione in mano, tanto amata dai protestanti, è stata pensata proprio per ridurre il Santissimo Sacramento a mero simbolo, attaccando così il dogma cattolico sull'Eucaristia. Gesù durante l'Ultima Cena, diede il pane e il vino in mano agli Apostoli, è vero. Ma si trattava appunto dei primi vescovi. Il sacerdote ha le mani consacrate con l'unzione, ed è per questo che è l'unico ad avere il "privilegio" e il grave compito di toccare le specie eucaristiche.
Oltretutto, al contrario di quanto falsamente sostenuto dai novatori, nei primi secoli della Chiesa si riceveva la Comunione in mano con ogni riguardo e riverenza, spesso senza toccarla direttamente, non come accade adesso. Peraltro, col passare del tempo e nel susseguirsi di tante vicende storiche, la sensibilità ed il rispetto verso l'Eucaristia sono aumentati ed è per questo che intorno al IX secolo si passò definitivamente a ricevere il Corpo di Cristo in bocca. In ogni frammento del pane consacrato, infatti, c'è tutto Nostro Signore ed è una profanazione lasciare che anche uno solo cada a terra e vanga calpestato. Nella cosiddetta Messa tridentina, tanto per intenderci, dopo la consacrazione il sacerdote non separa più il pollice e l'indice delle mani finché non arriva il momento della purificazione, terminata la distribuzione della Comunione. Oggi invece questa fede eucaristica si è tragicamente persa, anche tra i sacerdoti. I fedeli, poi, sembra vadano a ricevere una caramella, e infatti tutti si comunicano ma pochi si confessano! In pratica, quello che fino agli anni Sessanta era un abuso, una disubbidienza, un attacco alla verità cattolica, oggi è divenuto la normalità. E, lo ripetiamo, assolutamente contro la volontà di Paolo VI. Anche perché l'istruzione della Congregazione del culto divino faceva un tutt'uno con una lettera pastorale in cui viene nitidamente evidenziato che, ad ogni modo, «la nuova maniera di comunicarsi non dovrà essere imposta in modo che escluda l'uso tradizionale».
Eppure, solo da un ritorno generale al modo tradizionale di ricevere Gesù Sacramentato, in bocca ed in ginocchio, potranno sgorgare grazie abbondanti e si tornerà ad avere una primavera della Chiesa. Pertanto, i laici non debbono stancarsi di chiedere questo ai pastori e di comunicarsi solo in bocca, perché questa è, ancora oggi e nonostante tutto, la norma della Chiesa. E i vescovi dovrebbero avere un po' di fede e di coraggio nel cambiare. Il che, visti i tempi, sarebbe miracoloso. Ma nulla è impossibile a Dio.

Nota di BastaBugie: ecco due interessanti articoli sul tema del corretto modo di ricevere la comunione

LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO
Dal 2008 Benedetto XVI ha ripreso l'antichissima tradizione per evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici e favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento
da Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Papa
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005

FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANO
Ecco il video con le penose immagini della profanazione delle ostie durante la Messa di Papa Francesco nelle Filippine
di Raymond Leo Burke
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600

DOSSIER "COMUNIONE SULLA LINGUA"

Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!

Fonte: La Croce Quotidiano, 25/05/2016

9 - OMELIA XXII DOMENICA T. ORD. - ANNO C - (Lc 14,1.7-14)
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 28 agosto 2016)

Nulla piace a Dio se non l'umiltà e tutto ciò che si fa con umiltà. Questa frase potrebbe benissimo sintetizzare il messaggio delle letture di oggi. Rileggiamo ora con attenzione tre frasi della prima lettura. La prima è questa: «Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso» (Sir 3,17). Non è tanto l'opera buona che compiamo a darci merito e ad essere apprezzata dal prossimo, ma è soprattutto l'umiltà con cui la facciamo. Insegnava san Vincenzo de Paoli che la nostra carità sarà gradita al povero solo se sarà accompagnata dall'umiltà di cuore, altrimenti diventerebbe solo una umiliazione.
La seconda frase su cui mi piace soffermarmi è la seguente: «Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore» (Sir 3,18). Vantarsi del bene che abbiamo e del bene che riusciamo a fare è come rubare la gloria a Dio. Al contrario, ringraziare di cuore il Signore, ritenersi indegni di tutto ciò che Egli ci dona, e dare a Lui ogni gloria, è la migliore garanzia per continuare a ricevere i suoi benefici e per continuare a riceverne di sempre più grandi.
La terza frase è la seguente: «Ai miti Dio rivela i suoi segreti» (Sir 3,19). Con questa frase comprendiamo chiaramente quelle che sono le preferenze di Dio. Egli, usando un linguaggio umano, è attratto dall'umiltà di cuore e nei confronti degli umili la sua generosità non ha limiti. Quanto più si è miti ed umili di cuore, tanto più ci si avvicina al Cuore di Gesù e si comprendono i suoi segreti quasi per connaturalità. Facciamoci caso: ovunque Gesù e Maria sono apparsi su questa terra, si sono manifestati a persone umili, di cuore e di condizione. E questo fin dall'inizio, da quando a Betlemme gli angeli andarono ad invitare gli umili pastori per adorare il Bambino Gesù.
Il brano del Vangelo di oggi ci presenta una breve ma bellissima parabola, quella dell'invito ad un pranzo di nozze. Gesù, per raccontare questa parabola, prese spunto da un banchetto che si era tenuto in casa di un fariseo, banchetto al quale era stato invitato anche lui. Egli, allora, prese la parola e disse: «Quando sei invitato va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: amico, vieni più avanti!» (Lc 14,10). In questo caso, colui che è invitato al primo posto fa una bella figura davanti a tutti; se, al contrario, occupando il primo posto, è costretto a cederlo ad un ospite più ragguardevole, egli riceve una umiliazione.
Così avviene anche nella nostra vita. Se ci facciamo piccoli ed umili di fronte a Dio e al prossimo, allora saliremo molto in alto. Diversamente, se ci gonfiamo di superbia, rimarremo sempre nella nostra meschinità. Al termine della parabola, Gesù infatti disse: «Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11).
Tutti i Santi sono stati umili, altrimenti non sarebbero stati innalzati da Dio così tanto. Un santo che si distinse in modo particolare per l'umiltà fu san Francesco d'Assisi. Un giorno frate Masseo gli chiese: «Perché tutto il mondo viene dietro a te?». San Francesco ci pensò un attimo e poi disse con piena convinzione: «Vuoi sapere perché? Perché Dio, fra tutti i peccatori, non vide nessuno più vile di me. Per questo motivo egli ha scelto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la fortezza, la bellezza e la sapienza del mondo, affinché si sappia che ogni virtù e ogni bene viene da Lui e non dalla creatura, e nessuna persona possa gloriarsi» (cf FF 1838).
San Francesco era talmente umile che diceva a se stesso: «Se l'Altissimo avesse concesso grazie così grandi a un ladrone sarebbe più riconoscente di te, Francesco» (FF 717). E così scriveva nella lettera rivolta a tutti i fedeli: «Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio» (FF 199).
Impariamo da san Francesco e anche noi andremo molto in alto.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 28 agosto 2016)

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