BastaBugie n°483 del 07 dicembre 2016

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1 L'ANTILINGUA MODIFICA IL NOSTRO MODO DI PENSARE (SENZA CHE CE NE ACCORGIAMO)
I totalitarismi modificano le parole per rimodellare le coscienze e imporre il loro credo: ecco tutte le subdole tecniche utilizzate
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Il Timone
2 LA SCONFITTA DI UN PREMIER SEDICENTE CATTOLICO
Il governo Renzi ha portato l'Italia al tracollo morale: matrimonio gay, divorzio breve, lotta al femminicidio, gender nelle scuole
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
3 LA CREMAZIONE INDICA LA PERDITA DI IDENTITA' CATTOLICA
Nemmeno la Rivoluzione francese riuscì a far passare la cremazione, ma nell'Ottocento la massoneria...
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Sito del Timone
4 LA FRANCIA INVENTA IL REATO DI INTRALCIO ALL'ABORTO
Chi offre aiuto a una donna incinta affinché non abortisca rischia due anni di carcere e 30 mila euro di multa (e intanto un video...)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 L'UOMO POSTMODERNO SI ARRENDE FACILMENTE
Ricorre all'aborto se il bimbo è malato, alla provetta se non riesce ad averne, all'eutanasia se ha paura di soffrire; invece l'uomo di buona volontà accetta il verdetto della vita con mitezza e infine il cristiano vi aggiunge il volto di Cristo (e vince!)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 I GAY NON SOLO POSSONO ADOTTARE, MA VENGONO PURE PRIVILEGIATI RISPETTO ALLE COPPIE NORMALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): su Rai3 l'amore è uguale per tutti, lacci arcobaleno in Premier League, rabbino di Gerusalemme afferma che i gay sono una setta disgustosa
Fonte: Gender Watch News
7 MANIFESTAZIONE ISLAMICA A ROMA: GIORNALI E TV ITALIANE RACCONTANO LA VERSIONE PEACE & LOVE
In realtà i musulmani hanno minacciato di invadere la Basilica di San Pietro (intanto in Turchia Erdogan prosegue con le epurazioni e rimuove senza motivo l'unico sindaco cristiano)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
8 I SACERDOTI POSSONO ASSOLVERE L'ABORTO: GIORNALI E TV NE APPROFITTANO PER STORPIARE LA REALTA'
Invece non servono sconti sulla verità... Chi ha ucciso il suo bambino ha bisogno di essere accompagnata nella verità e nella misericordia, non basta dire ''Non pensarci più'' e ''Dimentica''
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA III DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A (Mt 11,2-11)
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - L'ANTILINGUA MODIFICA IL NOSTRO MODO DI PENSARE (SENZA CHE CE NE ACCORGIAMO)
I totalitarismi modificano le parole per rimodellare le coscienze e imporre il loro credo: ecco tutte le subdole tecniche utilizzate
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. La parola serve per designare la realtà ed è perciò strumento di verità. Prima c'è la verità e poi la parola che la esprime. Occorre quindi chiamare le cose con il loro nome.
Le ideologie di ogni tempo invece non vogliono riconoscere la realtà per quello che è (nel ventre della madre c'è un bambino, un maschio è per natura attratto da una femmina), ma vogliono creare una propria realtà, inventarla (nel ventre della madre c'è un grumo di cellule e un maschio per natura può essere attratto da un altro maschio): la realtà non è quella che è, ma è quella che vorrei che fosse. Chiamasi razionalismo: costruzione di una realtà esistente solo nella testa di chi l'ha ideata e che vuole sovrapporre, anzi imporre, alla vera ed unica realtà.
Per creare una nuova realtà, occorre da una parte demolire quella vecchia e quindi i termini che la indicavano per impedire altre forme di pensiero.

LA STERILIZZAZIONE LINGUISTICA
Sull'atro versante è necessario costruire un nuovo mondo anche con l'ausilio di nuovi termini, un nuovo vocabolario che indichi realtà prima inesistenti. Ecco quindi l'elaborazione di un'antilingua (termine inventato da Italo Calvino) o di una neolingua (neologismo di George Orwell).
Iniziamo dalla pars destruens. Occorre seppellire un mondo di valori, di visioni di vita (Weltanschauung), di prospettive filosofiche, di coordinate culturali. Per raggiungere lo scopo sul piano linguistico ci possono essere tre strade da percorrere. La prima: la semplice cancellazione del termine, senza sostituirlo con nulla. Oggi ci sono delle parole che sono dei veri e propri desaparecidos linguistici. Pensiamo a termini propri della filosofia metafisica come essenza o natura umana o lo stesso lemma metafisica; termini di carattere morale: virtù, castità, fortezza, mitezza, umiltà, verginità, nobiltà, lealtà; termini di carattere religioso: giudizio, inferno, paradiso, purgatorio. Da qui passa anche la sterilizzazione linguistica: togliere le armi linguistiche al nemico togliergli i concetti forti. Occorre candeggiare la lingua così da renderla debole, inefficace alla lotta dialettica. L'involuzione della lingua verso un suo impoverimento porta poi le persone a parlare male. E chi parla male pensa anche male, pensa in modo acritico. Lo ricordava Orwell: "Il depauperamento del linguaggio è un vantaggio, giacché più piccola è la scelta, minore è la tentazione di riflettere".

LA SOSTITUZIONE LINGUISTICA
Altra modalità di carattere semantico per annientare un mondo vecchio al fine di costruirne uno nuovo: cancellare alcuni termini e sostituirli con altri. Cambio le parole che indicano la realtà, cambio il percepito della realtà stessa. Questo processo serve essenzialmente per due scopi. In primo luogo se la realtà è troppo ruvida e sgradevole è meglio edulcorarla. Il criminale nazista Adolf Eichmann al processo a Gerusalemme si difese dicendo che non si trattava di deportazioni di ebrei, ma di "emigrazione controllata" Analogamente il Parlamento italiano ha preferito usare l'espressione "unioni civili" e non "matrimonio omosessuale" perché il popolino non è ancora pronto per accettare quest'ultimo. Troppo indigesto per la sensibilità attuale.

LA MUTAZIONE LINGUISTICA
La mutazione linguistica è utile anche perché il possesso delle parole è possesso delle coscienze e della realtà. Se il nascituro è solo un "prodotto del concepimento" sarà impossibile difendere i diritti del nascituro dato che un prodotto non ha diritti. E così abbiamo non omicidio del consenziente o aiuto al suicidio ma eutanasia, dolce morte, biodignità, ecomorire, finecosciente (queste ultime espressioni sono state coniate da Piergiorgio Welby nel suo libro "Lasciatemi morire"); non sindrome a-relazionale ma stato vegetativo per suggerire che 1'uomo da persona è diventato vegetale e quindi lo possiamo uccidere come quando recidiamo un fiore con le forbici; non fecondazione artificiale ma procreazione medicalmente assistita, espressione che rappresenta in modo falso la realtà dato che il medico non aiuta le coppie a procreare ma si sostituisce ad essa in questo atto; non selezione eugenetica ma diagnosi genetica preimpianto; non marito e moglie ma semplicemente coniuge n. 1 e 2, termine che annulla in sé le differenze di sesso potendo essere i coniugi entrambi maschi o entrambe femmine; non marito e moglie ma compagno e partener usati in modo indistinto sia per i coniugi che per i conviventi perché matrimonio e convivenza pari sono; non pillola abortiva ma contraccezione di emergenza; non fidanzato, ma ragazzo, tipo, fino al "mi vedo con uno" per rendere i rapporti sempre più liquidi e meno responsabili. Sostituendo un termine con un altro le parole occultano la realtà, se ne allontanano sempre di più perdendosi in un mondo linguistico astratto e artefatto. E chi non conosce la realtà non può giudicarla rettamente.

DEPOTENZIARE LE PAROLE
Terza modalità per seppellire un mondo vecchio: depotenziare i termini, uno dei tanti addentellati del cosiddetto pensiero debole.
Natura, da termine di carattere prima di tutto metafisico, è diventato solo un sinonimo di ambiente; anima si è svilita in un termine tra il romantico e il New age e non indica più la forma razionale dell'uomo; amore non è più volere il bene dell'altro o non significa più donazione totale, ma solo un moto emozionale. Anche gli stessi termini di "bene" e "male" hanno perso di oggettività - e quindi di forza e vigore contenutistico - e indicano solo opinioni soggettive. Il filosofo Thomas Hobbes (1588-1679) lo spiegava con lucidità nel suo Leviatano: "Bene e male sono nomi che significano i nostri appetiti e le nostre avversioni". Contenitori semantici vuoti che ognuno riempie a piacere: per me l'aborto è male, per te è bene. Depotenziare significa svilire e quindi la parola porta con sé un'aura di stigma sociale che va al di la del suo significato e colpisce chi la usa. Parole come "autorità", "famiglia", "pudore" suscitano o repulsa o ilarità o scherno oppure riprovazione.

MONDO NUOVO, PAROLE NUOVE
Transitiamo alla pars costruens. Un mondo nuovo, ha bisogno di parole nuove per descriverlo. Tale processo può articolarsi attraverso le seguenti pratiche linguistiche. L'uso dei neologismi. Oggi viviamo in una selva di neologismi: "genitore sociale" (per indicare una persona, spesso omosessuale, che ha frequentato i figli di un'altra persona a cui è legata affettivamente); "donna- biologica" per indicare ii transessuale uomo che ha subito la rettificazione sessuale; "omofobia" termine inesistente in letteratura scientifica ma coniato ad hoc per sdoganare l'omosessualità ed attaccare la famiglia; "eco-morire" perché il termine "eutanasia" farebbe capire a tutti che si tratterebbe di un omicidio; "femminicidio" per far intendere che siamo di fronte ad un nuovo genere di omicidio di dimensioni spaventose quando invece la Relazione del Ministero dell'Intero al Parlamento ci informa che il numero di donne uccise decresce e invece il numero di vittime maschili è superiore a quelle femminili e in continua crescita; "animali non umani" per far intendere che le bestie sono persone e le persone bestie. Una seconda tecnica linguistica efficace per erigere un mondo nuovo è quella di mutare un termine da un ambito proprio ad uno improprio. Spieghiamoci con alcuni esempi. Le unioni civili vengono definite dalla legge 75/2016 come "formazioni sociali" ex art. 2 della Costituzione. Ma le formazioni sociali, minute alla mano dei lavori preparatori dei padri costituenti, sono invece i partiti politici, le confessioni religiose, i sindacati, etc. non certo le coppie omosessuali. La furbizia linguistica sta nel fatto che si mutua una espressione da un ambito e la si trasferisce in un altro ambito snaturandone però il senso. Caso poi paradigmatico è il lemma "genere". Questo termine è stato prelevato a forza dalla grammatica latina dove abbiamo appunto i generi maschile, femminile e neutro e introdotto in psicologia e sociologia per far credere che esiste anche il sesso/genere neutro. Operazione linguistica ideata dal prof. John Money che fonda nel 1965, all'interno dell'Università John Hopkins, la Clinica per l'identità di genere.

LA PERSUASIONE LINGUISTICA
Infine esiste una terza tecnica comunicativa utile agli ideologi: la persuasione linguistica. Non è sufficiente inventarsi parole nuove, importarle da altri contesti o sostituire quelle vecchie con altre, è indispensabile anche che tali nuovi lemmi siano accettati dal popolino. Per raggiungere lo scopo ci sono molte soluzioni. Qui ne esaminiamo solo due. La prima fa riferimento all'uso degli slogan. Questi ultimi servono per sintetizzare un pensiero complesso - e quindi per loro natura rappresentano una tecnica comunicativa valida - ma spesso dietro lo slogan c'è poco o nulla.
Lo slogan non di rado diffonde un modo di pensare senza fondamento e proprio perché è sintetico è necessariamente ambiguo, allusivo: dice tutto e niente, quindi di suo è difficile da attaccare perché devi spiegare molte cose per smontarlo. Lo slogan è invettiva e quindi è una freccia scoccata al lato emotivo della persona, al suo cuore, al suo immaginario, ai suoi sogni e desideri. È teso più ad eccitare gli animi, a persuadere che a descrivere e a provare la fondatezza di una tesi.
Gli slogan servono per suggestionare, per persuadere e convincere, ma spesso dietro gli slogan c'è il vuoto, non ci sono argomentazioni valide. Ecco alcuni esempi di ieri e di oggi; Dio è morto, falce e spinello cambiano il cervello, siamo realisti esigiamo l'impossibile, l'utero è mio, love is love, diritto al figlio, vietato vietare, carpe diem, la morale cambia, l`amore può finire, va' dove ti porta il cuore, meglio divorziare che far soffrire i figli, essere se stessi, rispettare l'opinione degli altri.
Una seconda strategia per persuadere le folle è l'uso di termini talismano. Ve ne sono alcuni con accezione positiva, parole correlate "da un'aura di prestigio per cui quasi nessuno osa discuterli" (Lopez Quintas). È sufficiente accostarle a qualsiasi parola e questa diventa positiva. Sono il Re Mida linguistico, il passepartout per ribaltare il senso morale di alcune condotte. Oggi le più usate sono libertà e diritto. E così abbiamo il diritto di abortire, ad avere un figlio, di "sposarsi" per le persone omosessuali, i diritti degli animali, la liberta di morire, di cambiare sesso, di divorziare, etc. Per tacere di altri termini talismano molto in voga in casa cattolica come accoglienza, misericordia, inclusione, incontro, dialogo, etc. Ma esistono anche le parole talismano di senso negativo, termini la cui accezione è solo dispregiativa e che condannano socialmente la realtà o i soggetti a cui sono riferiti: "reazionario", "conservatore, "moderato", "revisionista" (ma la storia può essere oggetto di revisione), "fideista", "integralista cattolico" (è un complimento, perché il cattolico deve accettare la dottrina integralmente e viverla integralmente). O anche semplicemente "cattolico".

Nota di BastaBugie: nel romanzo "La fattoria degli animali" veniva descritta in maniera simbolica l'avvento del comunismo in Russia. Ma tale vicenda diventa paradigmatica di ogni totalitarismo, di cui il controllo del linguaggio diventa passaggio obbligato per imporre al popolo i velenosi frutti della rivoluzione.
Ecco il link all'articolo e al video del cartone animato tratto dal romanzo:

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI, UN ROMANZO IMPERDIBILE
Ogni rivoluzione propone un obiettivo ingannevole: la libertà, ma sganciata dalla verità... e quindi finisce nel totalitarismo (VIDEO: La fattoria degli animali)
di Maria Vittoria Pinna
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4039

Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

2 - LA SCONFITTA DI UN PREMIER SEDICENTE CATTOLICO
Il governo Renzi ha portato l'Italia al tracollo morale: matrimonio gay, divorzio breve, lotta al femminicidio, gender nelle scuole
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 7 dicembre 2016

Le parole hanno un senso. E quelle del commiato di Renzi ne hanno uno chiarissimo: «Lasciamo la guida del Paese con un'Italia che ha finalmente una legge sulle unioni civili», ha detto. Spiegando anche come tale normativa, nota come Cirinnà, vada intesa. Come una di quelle «con l'anima, quelle di cui si è parlato di meno ed alle quali tengo di più». Che se ne sia parlato di meno è vero tanto quanto che abbia un'anima. O meglio: ammesso e non concesso che ce l'abbia, è sicuramente nera, opponendosi frontalmente al Catechismo, al diritto naturale, ai principi non negoziabili ed alla famiglia intesa dal buon senso quale cellula fondante della società.

IL «CATTOLICO» RENZI
E questo, il «cattolico» Renzi - come lui stesso ebbe a definirsi nel maggio scorso a Porta a Porta, proprio parlando di unioni civili -, dovrebbe saperlo bene. Dovrebbe, poiché nel corso della stessa intervista specificò di far «politica da laico», avendo «giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo», introducendo così una schizofrenia morale tra pubblico e privato, del tutto in contrasto con l'enciclica Evangelium Vitae, che anzi al n. 68 bolla tale atteggiamento come «relativismo etico», biasimando chi pensi che, «nell'esercizio delle funzioni pubbliche e professionali», possa «prescindere dalle proprie convinzioni» nel «rispetto dell'altrui libertà di scelta», delegando in realtà le proprie responsabilità «alla legge civile, con un'abdicazione alla propria coscienza morale». Sembra un vestito cucito ad arte addosso a Renzi. Il quale, però, senza crucci, né rimorsi, né dubbi, ha ribadito esser quella sulle unioni civili una delle leggi cui tiene di più: il premier più fotografato all'uscita dalle Messe ritiene motivo di vanto aver varato per primo le "nozze" gay in Italia.
E quali sarebbero gli altri "record" del suo esecutivo? Elencarli tutti richiederebbe tempo. Ma come dimenticare, ad esempio, oltre alla citata legge Cirinnà, quella sul cosiddetto «divorzio breve», per dirsi addio in soli sei mesi, norma definita addirittura «di portata storica» dall'esecutivo Renzi? Oppure quella sulla sedicente «Buona Scuola» coi riferimenti alla «prevenzione della violenza di genere» ed all'art. 5 della legge 119/2013, quella cosiddetta sul «femminicidio», entrambi grimaldelli per introdurre nelle aule i corsi sulla teoria gender, come i fatti e le cronache hanno poi ampiamente dimostrato. Insomma, tutti provvedimenti atti a minare alle fondamenta la famiglia naturale, introducendone piuttosto parodie artificiali.

IL FALLIMENTO DI UN PAPABOYS
Allora Renzi, benché a parole non perda occasione per dirsi ed apparire cattolico, non può certo vantar coerenza tra i proclami ed i fatti. Anche di recente, lo scorso primo dicembre per la precisione, sui social, nel corso della rubrichetta «Matteo risponde», alle critiche mossegli per le posizioni del suo esecutivo su matrimonio, omofobia, gender nelle scuole, eutanasia e via elencando, ha replicato non argomentando, bensì offendendo: «Da cattolico Le dico che non so di che cosa stia parlando - ha esordito, non senza una dose industriale di sfrontatezza - So che c'è una parte del mondo cattolico che dice certe cose, dall'altro lato c'ho una strana congiunzione astrale tra questa parte di mondo e il mago Otelma che fa le riunioni con i maghi per cercare di avere la mia sconfitta e le mie dimissioni».
Burlette, che, se non fossero giunte dalla bocca di un (allora) premier, sarebbero state liquidabili come vaniloqui privi di senso. Purtroppo, in politica, anche i vaniloqui hanno un proprio peso specifico. Di fronte ad un tale virulento e pervicace attacco alla famiglia, chiunque credesse nel bene comune e nel diritto naturale non poteva non cogliere la prima occasione utile, per fermare un governo non eletto, eppure mossosi come un'autentica macchina da guerra, scontentando tutti, non solo i cattolici, e seminando crescente malcontento e dissapori. Ora che la farsa è finita, Renzi ha però ritenuto di poter gettare la maschera e dismettere quei panni da «Papaboys» che lui stesso si era dato nel corso di un'intervista al mensile «Vita» dell'agosto 2011, raccontando le due Gmg cui partecipò, nel 1997 e nel 2000.

LAICITÀ E COSTITUZIONE
Così, stranamente, per la prima volta, nel discorso di commiato, mai ha fatto riferimento al suo esser cattolico. Ha ricordato la sua esperienza scoutistica, ha citato il fondatore degli esploratori Robert Baden-Powell, ma zero riferimenti al dato confessionale. Tutt'altro. Il tono è improvvisamente cambiato e si è repentinamente secolarizzato. Così, al posto dell'incenso, ecco spuntare un inedito appello ad una "laica vocazione" non meglio identificata, sospesa forse tra le velleità giacobine alla francese e le "liturgie" radicaleggianti alla Pannella. Ormai, però, è tardi: gli Italiani han già fatto le proprie valutazioni ed han deciso di tracciare una croce su questo governo. Non per votarlo, bensì per rottamarlo. Un governo sedicente cattolico, da archiviare, in realtà, come uno dei peggiori che l'Italia abbia mai avuto. Piaccia o meno a Renzi.

Nota di BastaBugie: per approfondire l'arroganza del ragazzo di Rignano sull'Arno, si può leggere il seguente articolo

COSA PENSO DEL REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE
Il delirio di onnipotenza di Renzi lo fa illudere che cambiando le regole del gioco potrà governare per sempre... ma nel mondo il vento è cambiato... Brexit, Trump, Fillon sono solo l'inizio...
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4481

Fonte: Corrispondenza Romana, 7 dicembre 2016

3 - LA CREMAZIONE INDICA LA PERDITA DI IDENTITA' CATTOLICA
Nemmeno la Rivoluzione francese riuscì a far passare la cremazione, ma nell'Ottocento la massoneria...
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Sito del Timone, 08/11/2016

Esulta il competente assessore del Comune di Torino perché, in due soli anni, le cremazioni sono aumentate del 200 per cento. Si prevede che, tra non molto, si potrà arrivare alla situazione dell'Europa settentrionale, dove ormai il numero dei defunti inceneriti è superiore a quello degli inumati. Una prospettiva garantita ora in Italia da nuove disposizioni di legge, secondo le quali non è più necessario per la cremazione che il defunto abbia lasciato disposizioni in proposito: per lui può decidere il parente più prossimo.
La soddisfazione particolare a Torino deriva dal fatto che il boom delle fiamme segna il successo di una campagna pubblicitaria del Comune. Si propagandava la cremazione con alcuni slogan (del tipo «l'anima non è bruciata») che intendevano rassicurare i cattolici che ancora esitassero. La Curia stessa non aveva dato parere negativo a quella pubblicità. Né, del resto, avrebbe potuto farlo, visto che il nuovo Codice di Diritto Canonico, al terzo paragrafo del canone 1176, così recita: «La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

INFRANGERE LA TRADIZIONE
La nuova norma si adegua all'iniziativa di Paolo VI che, nel clima di eccitazione - se non forse, talvolta, di distruzione - dell'immediato postconcilio, aveva deciso di infrangere una tradizione gelosamente custodita dalla Chiesa sin dai suoi inizi. Può essere allora interessante riflettere sulle nuvole che stanno in quel libro inquietante (e in qualche modo "terribile'') che è Jota unum dello svizzero Romano Amerio. Sentiamo: «Se l'immortalità dell'anima è dogma di tutte le religioni, la resurrezione dei corpi è invece dogma esclusivo del cristianesimo ed è di tutti il più ostico alla ragione, oggetto di pura fede, primo e ultimo dei paradossi. In nessunissima credenza, fuorché nel cristianesimo, si trova chiaramente che i corpi risorgano un giorno ripigliando il filo dell'identità della persona ridivenuta "tutta quanta". Ora, questa verità osticissima alla ragione è il punctum saliens del sistema cattolico, ed è per nutrire la fede in essa che la Chiesa rifiutò sempre di bruciare i cadaveri. In morte l'uomo non è più: ma il corpo, che fu uomo - e che sarà uomo nella resurrezione finale - è degno di rispetto e di cura».
Continua Amerio: «L'antichissimo e mai intermesso costume di interrare i morti deriva dall'idea evangelica e paolina del seme interrato e del corpo seminato corruttibile e risorgente immortale (1Cor 15,42). La sepoltura cristiana imitava soprattutto la sepoltura di Cristo. La Chiesa non ha mai ignorato che anche quella riduzione in polvere che risulta dalla cremazione non pregiudica alla ricostituzione dei corpi risorgenti; ma una religione in cui tutta la realtà è segno non poteva disconoscere che la combustione del cadavere è un antisegno della resurrezione. L'incinerazione leva di mezzo tutta la simbolica dell'inumazione e priva di significato i mirabili vocaboli stessi trovati dai primi cristiani: cimitero, cioè dormitorio; camposanto, cioè luogo di consacrati a Dio; deposizione, non nel senso fisico di porre già entro la terra, ma nel senso legale, onde le salme sono date in deposito da restituire il giorno della resurrezione. Questi valori simbolici parvero così potenti che la Chiesa li fece trapassare in valori teologici: il far cremare la propria salma fu tenuto per professione dì incredulità».

PERDITA DELL'ORIGINALITÀ CRISTIANA
La conclusione del laico studioso è, al suo solito, severa: «La perdita dell'originalità della Chiesa, anche in cose dì tradizione immemorabile e di alto senso religioso, rientra nel generale fenomeno dell'accomodazione al mondo, della decolorazione del sacro, dell'invadente utilitarismo e dell'eclissazione del primario destino ultramondano dell'uomo».
Questo Jota unum ha per sottotitolo «Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel XX secolo». In effetti, quella voluta (o, almeno, accettata) da Paolo VI costituisce una delle più vistose "variazioni" cattoliche. Per rispettare il simbolismo della resurrezione e per imitare il Cristo, il cui corpo fu deposto in un sepolcro e non bruciato su una pira funeraria, sin dai suoi inizi la Chiesa fu tenacissima nell'opporsi alla cremazione praticata dai pagani. Nelle catacombe non si trova una sola urna cineraria, nei tempi di persecuzione i fedeli sfidarono la morte per seppellire i corpi delle vittime e sottrarli al rogo.
Tertulliano chiama la cremazione «consuetudine atrocissima» e già nel 627 il terzo Concilio di Toledo poteva definire la sepoltura come «ininterrotta e sempre praticata prassi della Chiesa». L'insegnamento fu così costante e preciso che nemmeno la Rivoluzione francese riuscì a far passare la cremazione nel suo delirante "pacchetto" di leggi di scristianizzazione: ci fu, nel 1796, una proposta, ma il provvedimento fu poi lasciato cadere per l'ostilità popolare.

LA MASSONERIA PER LA CREMAZIONE
Ciò che non riuscì ai giacobini, fu ripreso con decisione, a partire dalla metà dell'Ottocento, dalla massoneria, soprattutto quella duramente anticattolica dei Paesi latini: dappertutto fu un pullulare di "Società per la cremazione", molte delle quali ancora esistenti e tutte emanazione diretta delle Logge. Chi visiti, ad esempio, l'impianto per l'incenerimento del Monumentale di Milano, si trova di fronte a una esibizione di triangoli, squadre, compassi, fronde di acacia, stelle a cinque punte. Così, la Chiesa, pur ribadendo che «la cremazione, in se stessa, non contrasta con alcun dogma cattolico», ancora nel 1926 la definiva, con un decreto del Sant'Uffizio, «empia e scandalosa e quindi gravemente illecita». Pertanto, il Codice Canonico in vigore sino all'inizio del 1983 stabiliva che «chi ha disposto che il suo corpo sia bruciato, se prima di morire non ha dato qualche segno di pentimento, sia privato della sepoltura ecclesiastica».
Ecco, dunque, che le nuove norme non sono davvero "variazione" da poco e sembrano inquadrarsi in un progetto per rendere in tutto il cattolico "uno come gli altri". Probabilmente, in certo clero non vi è più sufficiente consapevolezza dell'importanza che per tutti gli uomini - ma in modo particolarissimo per quelli religiosi - assumono i segni, i simboli e della necessità di questa simbologia per conservare l'identità, il senso di appartenenza a una comunità con la sua Tradizione, le sue regole, i suoi doveri, i suoi segni.
Non era ritorno al legalismo farisaico, ma preciso segnale di appartenenza, il fatto che il cattolico fosse anche uno che non mangiava carne il venerdì, che andava a messa la domenica, che si muoveva in processione in certi giorni, che in altri digiunava e che infine si faceva seppellire e non bruciare. Ora, nessuno ricorda più il precetto del "magro" e del "digiuno"; a Messa si può andare anche il sabato e non mancano teologi che bollano di "formalismo anacronistico" l'antico dovere di santificare le feste; le processioni (pure quella solennissima del Corpus Domini) non di rado sono abolite; il forno crematorio è lecito.
Come mostrano gli altri due monoteismi, quello ebraico e quello islamico, così ricchi di "regole" attentamente rispettate, la compattezza di una comunità religiosa passa anche attraverso il non essere, quando necessario, "come gli altri". Forse, anche questa dimenticanza non è estranea a quella perdita di identità cattolica che gli stessi vescovi constatano allarmati. (da: Pensare la storia, 1992)

Nota di BastaBugie: da poco la Congregazione per la Dottrina della Fede ha prodotto un documento che regola l'eventuale cremazione. Pur continuando a consigliare la sepoltura sull'esempio di Gesù che fu sepolto, la cremazione viene regolamentata ponendo vari limiti.
Ecco il link al documento della congregazione:

IL NUOVO DOCUMENTO DELLA CHIESA SULLA CREMAZIONE
Consigliata la sepoltura e vietati gli abusi nella conservazione delle ceneri (VIDEO: intervista Prefetto della Dottrina della Fede)
da Congregazione per la Dottrina della Fede
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4443

Qui sotto si può vedere il servizio tv sull'uscita del documento sulla cremazione con intervista al Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede


https://www.youtube.com/watch?v=IddhwD8-bfA

Fonte: Sito del Timone, 08/11/2016

4 - LA FRANCIA INVENTA IL REATO DI INTRALCIO ALL'ABORTO
Chi offre aiuto a una donna incinta affinché non abortisca rischia due anni di carcere e 30 mila euro di multa (e intanto un video...)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 02/12/2016

Se abiti in Francia, conosci una donna che stia decidendo se abortire o no, e le dici che sei disposto a darle una mano, ad aiutarla col suo bambino nel caso decidesse di farlo nascere, se le provi a suggerire, delicatamente, di non abortire, perché ucciderlo potrebbe portare tanto dolore nella sua vita, adesso rischi due anni di carcere e 30 mila euro di multa, ammesso che il senato il 7 dicembre approvi la legge già passata alla Camera. C'è stato un angoscioso slittamento della realtà. Da facoltà depenalizzata - "nel caso di estremo pericolo per la vita della donna, nel caso che non ce la faccia, provati tutti gli aiuti, se proprio non c'è un'altra via, si può anche uccidere il bambino, e non si sta commettendo reato": questo era lo spirito della legge - l'aborto diventa diritto arrogante, talmente prepotente da schiacciare tutto il resto, libertà di parola compresa (eppure liberté, egalité bla bla bla, eppure Je suis Charlie come se piovesse...).
Già, li capisco i difensori dell'aborto. Hanno paura della verità. Hanno paura che qualcuno abbia il coraggio di dirla, e per cancellare la verità non sanno usare che la violenza. Se l'aborto fosse davvero una conquista e un diritto, se le donne fossero così tranquille nelle loro scelte non avrebbero paura di niente. Io non ho mica denunciato chi mi ha detto di "fare i controlli presto, prima del terzo mese", "perché poi signora se vuole decidere qualcosa è meglio farlo subito". Semplicemente, non li ho ascoltati (e, sì, ho cambiato ginecologa, ovviamente). Non ho denunciato chi continuava a propormi l'amniocentesi a 27 anni (quando è maggiore il rischio di danneggiare il feto che quello di malformazioni). Semplicemente, ho cambiato ginecologo, di nuovo. Come si dice a Roma, "me rimbalza". La verità è scritta nel cuore della mamma, di ogni mamma, e chi sa la verità e la ascolta non ha paura di niente.

SE QUALCUNO MI AVESSE AIUTATO
Quante donne che hanno alle spalle questo grande dolore hanno detto, anche a me personalmente, "se qualcuno mi avesse fermata!". "Se qualcuna mi avesse detto una parola, qualcuno mi avesse detto che mi avrebbe aiutato, adesso non starei così male, anche se sono passati venti anni". Ora che ci penso, non ne conosco una, una sola, che non soffra per quel lutto. Si può riuscire a perdonarsi, ma è un cammino lungo, e per come la vedo io richiede la grazia. Ma a livello solo umano è un dolore enorme che rimane per sempre. E quante donne non volevano che quel bambino arrivasse, quante hanno pensato, certo, di non accoglierlo - siamo umani, e il pensiero può sfiorare o anche tormentare - quante hanno avuto paura e tremato per nove mesi? Tantissime. Ma quante, quando lo hanno stretto tra le braccia, si sono pentite che sia nato? Nessuna. Nessuna che conosca o di cui abbia mai sentito dire. Mai.
Come vorrei abbracciare tutte le donne che hanno questo lutto nel cuore, e come vorrei invece prendere a pugni tutti quelli che le hanno riempite di bugie, parlando di diritto all'autodeterminazione, quelli che non le hanno aiutate. Come vorrei che a tutte loro fosse successo quello che è capitato a quella mamma che è andata all'ecografia per abortire, ma il medico si è sbagliato, pensava fosse un controllo per una gravidanza destinata a continuare, e così ha cominciato a illustrare quello che vedeva: le manine, il cuore, la testa, il pollice in bocca. E quando ha sentito le cose chiamate col loro nome, quando ha visto il cuore battere, la mamma non ce l'ha fatta a spezzare quel battito. Quella sarebbe la vera libertà di scelta. La vera autodeterminazione. Va bene, mamma, è vero, la legge ti permette di scegliere: ma prima guarda quello che stai facendo. Guarda quale cuoricino stai fermando. Lo puoi fare, non è reato. Ma sei sicura?

LA BALLA DELL'AUTODETERMINAZIONE
La balla del diritto di autodeterminazione della donna non regge più, e allora bisogna mandare in carcere la gente che lo fa scricchiolare. Bisogna vietare gli spot che dicono che anche un down può essere felice - lo hanno fatto davvero, in Francia! - perché vedere un down felice "offende" le donne che ne hanno ucciso uno nel grembo [leggi: PERCHE' UN BAMBINO DOWN DOVREBBE ESSERE INFELICE?, clicca qui, N.d.BB].
Quindi non basta la selezione eugenetica: tutti i down vengono sterminati in grembo. Se qualcuno, grazie a dei genitori buoni non viene soppresso, no, non gli si può dire che anche lui potrà essere felice. Sei vivo, accontentati. Non è che pretenderai anche di essere felice? Censurato lo spot.
Già un anno fa era stata eliminata, con un'altra legge, la settimana obbligatoria di riflessione, e non c'è più nessuna figura con cui la donna debba confrontarsi prima del gesto irreparabile. Così, poverina, se è sola, non ci sarà nessuno che potrà tenderle la mano. Non potrà cercare aiuto neanche in rete: verrà punito anche chi farà campagne a favore della vita su Internet, e visto che la rete non è territoriale, accomodatevi: venite a prenderci, arrestateci. Noi saremo liberi anche in carcere, voi però sarete schiavi delle vostre bugie per tutta la vita, e anche dopo.
Dicono che questa legge è una strizzata d'occhi all'elettorato liberale da parte dei socialisti. Eppure pare che non ci sia più tanto consenso verso questo concetto di libertà talmente libera che diventa dittatura - che brividi, seriamente, la possibilità di andare in carcere per delle parole, e non insulti o offese, ma parole a difesa dei bambini! Chissà se la mossa dei socialisti funzionerà: la destra avanza e Hollande ha appena annunciato che non si ricandiderà. Non aveva una faccia allegrissima mentre lo diceva. Forse la mia analisi politica "le unioni civili portano sfiga" non brilla per raffinatezza, ma ha un fondo di verità. Queste battaglie (vedi anche Zapatero) sono travestite da battaglie per i diritti, in realtà incarnano solo i vezzi, i tic ideologici di una elite, non sfiorano minimamente il cuore di noi persone comuni che sudiamo per mandare avanti famiglie normali. Una elite tecnocratica e prepotente preoccupata solo di cambiare la percezione comune della verità, non di risolvere i veri problemi. Un vagito li seppellirà.

Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo sottostante dal titolo "In nome dell'aborto la Francia censura lo spot dei bimbi down" parla del video censurato in Francia a cui accennava Costanza Miriano nel suo articolo.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 22 novembre 2016 (al termine è possibile vedere il video):
Non è solo vergognoso, è semplicemente disumano: in nome dell'aborto, la Francia ipergiacobina è ormai pronta a calpestare qualsiasi cosa, persino la dignità e la vita di ogni persona, nello specifico il diritto ad esistere e ad amare dei bambini disabili. Come? Cancellandoli, eliminandoli, facendo finta che non esistano e che non debbano esistere.
Il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Nel 2014, per l'occasione, è stato predisposto uno spot, trasmesso in tutto il mondo dalle grandi catene televisive, dal titolo «Cara, futura mamma...». Mostrava come i bimbi affetti da questa malattia possano essere felici esattamente come tutti gli altri loro coetanei. Non un proclama, bensì un semplice dato di fatto: «Cara, futura mamma, non temere - recitava il testo - Tuo figlio potrà fare molte cose. Potrà correre con te, abbracciarti, avere un lavoro, ...» e via di seguito. Gli stessi piccoli proseguivano questo positivo ed incontestabile elenco.
In nessun Paese lo spot ha suscitato polemiche, anzi ha ricevuto molti premi, tra cui ben sei Leoni al Festival della Creatività di Cannes. In Australia è stato utilizzato presso le facoltà di Medicina per veicolare agli studenti informazioni sulla vita delle persone affette da sindrome di Down. Su YouTube ha superato i 7,2 milioni di visualizzazioni. In Francia, no. In una Francia accecata dall'ideologia laicista, la diffusione di questo video da parte di tre grandi emittenti ha fatto piovere addirittura le denunce ed ha fatto intervenire il Csa, Consiglio Superiore dell'Audiovisivo, che ha scandalosamente stabilito trattarsi di un filmato «controverso» ed, oltre tutto, non fondato «sull'interesse generale» (sic!), quindi mancante dei requisiti prescritti dal decreto 1992 sulla pubblicità. Niente sanzioni, ma anche sospensione della messa in onda.
La sconcertante sentenza è stata subito impugnata da sette giovani affetti da sindrome di Down davanti al Consiglio di Stato, col sostegno della Fondazione Jérôme Lejeune e degli Amici di Éléonoire, poiché ritenuta un autentico attacco alla libertà di espressione. Ma ora è giunta notizia che, purtroppo, il ricorso è stato respinto: il video è stato di nuovo definito «inappropriato», in quanto - e qui l'assurdità raggiunge vertici di lirica crudeltà e provata disumanità - la felicità dei giovani, che vi appaiono, potrebbe «probabilmente disturbare la coscienza delle donne, che avessero assunto soluzioni differenti e legittime nel corso della propria vita», in poche parole che avessero abortito i figli ritenuti down.
Tanto Fondazione Jérôme Lejeune quanto gli Amici di Éléonoire sono decisi però ad andare fino in fondo ed a rivolgersi ora al Tribunale europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, per fare in modo che questa vicenda faccia giurisprudenza e possa costituire «un precedente importante», sì, ma in positivo ovvero a favore della dignità e della vita di ogni essere umano.



https://www.youtube.com/watch?v=v5tfxOBvWgo

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 02/12/2016

5 - L'UOMO POSTMODERNO SI ARRENDE FACILMENTE
Ricorre all'aborto se il bimbo è malato, alla provetta se non riesce ad averne, all'eutanasia se ha paura di soffrire; invece l'uomo di buona volontà accetta il verdetto della vita con mitezza e infine il cristiano vi aggiunge il volto di Cristo (e vince!)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/11/2016

Il senso di liberazione che ha accompagnato molti commentatori nell'apprendere che ora la cattedra di Pietro ha indicato una strada facilitata, se non una scorciatoia, nell'assolvere il peccato di aborto e nel togliere la relativa scomunica è indice di un atteggiamento mentale abbastanza diffuso in una certa cultura contemporanea. L'atteggiamento mentale proprio dell'arrendevole, di chi appunto se può prende la via più comoda, più confortevole, più esistenzialmente ergonomica.

1) L'UOMO POSTMODERNO
L'uomo postmoderno infatti da tempo ha rinunciato alla battaglia. Aspetta un bambino malato? Ricorre all'aborto. Non vuole concepire un bambino malato? Opta per la diagnosi genetica pre-impianto. Non riesce ad avere un bambino? Prende la via facile della provetta. Teme di sopportare le conseguenze negative di una sessualità nomade? Fa uso della contraccezione. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Cambia sesso come quando si cambia scuola perchè non ci si trova bene. Ha paura di soffrire nell'ultimo tratto di vita? Sceglie l'eutanasia. Teme di sposarsi la donna o l'uomo sbagliato? Va a convivere. Litiga in famiglia o non si sente realizzato (pur avendo prima convissuto)? Divorzia.

2) L'UOMO DI BUONA VOLONTÀ
Invece quello che veniva definito un tempo "uomo di buona volontà" - cioè il portatore sano di buon senso, il credente ombra, colui che in pectore Dei è chiamato alla santità ma si attarda su questa strada pur avendo tutte le carte in regola per diventare santo (quindi tutti gli uomini) - quest'uomo di buona volontà pensa e agisce in modo diverso.
Aspetta un bambino malato? Lo amerà ancor di più dato che ne ha più bisogno. Non vuole concepire un bambino malato? Sceglierà, già senza saperlo, sin da ragazzo stili di vita sani che incideranno anche sulla salute del suo futuro figlio e che lo porteranno a diventare padre e madre in giovane età, abbattendo non di poco anche il rischio di malformazioni fetali. Non riesce ad avere un bambino? Accetterà il verdetto di questa vita con la mitezza di colui che sa che la vita è dono e non pretesa, temendo solo che gli venga tolto ciò che possiede, non ciò che semplicemente desidera. Teme di sopportare le conseguenze di una sessualità nomade? Non si pone nemmeno la domanda, perché nella donna e nell'uomo che ha sposato trova tutte e più le donne e gli uomini che poteva avere. Ergo non si è perso nulla. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Chiede aiuto e non fantasiosi diritti. Ha paura di soffrire nell'ultimo tratto di vita? Sa che è umano e ben poco umano invece uccidersi. Teme di sposarsi la donna o l'uomo sbagliato? La sua polizza sulla felicità non è la convivenza, ma la decisione di donarsi a lei/lui totalmente e comunque vada. Litiga in famiglia o non si sente realizzato? Stringe i denti perché conscio che tutte le mete più alte sono le più impegnative.

3) IL CRISTIANO
E il credente come risponderebbe a queste domande? Il credente troverebbe al fondo delle risposte date dall'uomo di buona volontà il volto di Cristo. E così, se aspettasse un bambino malato? Lo accoglierebbe con quello stesso amore con cui Cristo accoglie noi, che siamo ben più che malati nel corpo: malformati nell'anima. Non vuole concepire un bambino malato? Prega e si affida a Maria. Non riesce ad avere un bambino? Si ricorda di Elisabetta e che Dio può far nascere figli di Abramo dalle pietre e se il bimbo non arrivasse si abbandonerebbe comunque alla volontà di Dio. Meglio la contraccezione se si è in troppi in famiglia? Meglio la Provvidenza. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Si affida al giudizio della Chiesa e ha le certezza che potrà ritrovare la serenità con i giusti aiuti per lo spirito e la mente. Ha paura di soffrire nell'ultimo tratto di vita? Anche Cristo chiese che il calice della sofferenza non passasse da Lui - e noi valiamo meno di Lui - ma non si sottrasse alla croce. Teme di sposarsi la donna o l'uomo sbagliato? Si affida a Dio perché lo illumini nella sua vocazione matrimoniale. Litiga in famiglia o non si sente realizzato? Chiede perdono e sa che la persona che ha sposato è via per il Paradiso, la migliore realizzazione personale che uno possa mai desiderare.

TORNIAMO ORA AL NOSTRO AMICO POSTMODERNO
Nell'aspetto mostra baldanza: quante lotte sulle barricate per i diritti civili, quanti dibattiti al calor bianco in tv e sui giornali. Pare battagliero, sicuro di sé, indipendente (conta più divorzi che auto acquistate). Ma se lo passiamo ai raggi X si scopre che il suo scheletro è affetto da osteoporosi (spesso anche da astioporosi, cioè poroso al rancore). E' un soggetto in fin dei conti imbelle, pavido, esangue, che di fronte alle sconfitte della vita e ai limiti che esse impone cerca sempre di aggirare l'ostacolo, come quegli studenti impreparati che accampano scuse oppure saltano la scuola nei giorni di interrogazione. Fa sempre un passo indietro, non affronta di petto la realtà (infatti se ne fabbrica una personale, a misura dei suoi gusti e più morbida) è un rinunciatario di professione (rinuncia al figlio malato, al coniuge infedele, all'assunzione di responsabilità per una gravidanza non prevista, al ruolo maschile o femminile se gli/le sta stretto, alla vita stessa se dolorosa). E' un vile, un codardo che non tira fuori la grinta necessaria per tentare di vincere, ma si arrende di fronte al figlio, alla moglie, al corpo e all'identità sessuale imperfetti. Se le cose vanno male, le asseconda e attribuisce loro il nome di "diritti". Ha scelto la porta larga, la via breve, la comodità del compromesso, la discesa delle passioni e quindi esulta di fronte all'assoluzione express convinto che anche al di là delle mura leonine ci si un benedetto Ministero per la semplificazione. Il detto "meglio un giorno da leone che cento da pecora" nelle sue mani si è capovolto e deflazionato: "meglio due giorni da pecora che un giorno solo da leone". E' un debole che come tutti i deboli è violento, ma mai forte. Si impone perché le sue idee per loro intrinseca fiacchezza non riescono ad imporsi. Prodigandosi in un inutile sforzo compensativo, alza la voce, perché ormai incapace di alzare lo sguardo verso Dio.
D'altronde ha preferito buttare nel sacchetto della spazzatura dell'indifferenziato Dio, Colui che ci ha ricordato che senza di Lui non possiamo fare nulla. Ed è solo il nulla che è in grado di produrre questo nostro amico postmoderno, un nulla dove si dissolvono vite, famiglie e identità personali.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/11/2016

6 - I GAY NON SOLO POSSONO ADOTTARE, MA VENGONO PURE PRIVILEGIATI RISPETTO ALLE COPPIE NORMALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): su Rai3 l'amore è uguale per tutti, lacci arcobaleno in Premier League, rabbino di Gerusalemme afferma che i gay sono una setta disgustosa
Fonte Gender Watch News, 06/11/2016

I nomi dei protagonisti non si conoscono, ma i particolari sì. Il tutto accade in Inghilterra. Lui e lei, coppia sposata, hanno in affidamento due bambini. Quando l'affidamento sta per terminare vengono informati che possibili genitori adottivi saranno due persone omosessuali. I due esternano i loro dubbi e difendono la famiglia naturale. Al fine poi di evitare che i due bambini finiscano per essere cresciuti dalla coppia omosessuale chiedono loro di poterli adottare.
Richiesta respinta proprio perché hanno mostrato atteggiamenti omofobi nei confronti della coppia gay. Quindi non solo le coppie gay possono adottare, ma vengono privilegiate rispetto alle coppie etero.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

RAI 3, STATO CIVILE, L'AMORE È UGUALE PER TUTTI
Ieri su Rai 3, in seconda serata, è andata in onda la prima puntata di "Stato civile, l'amore è uguale per tutti", programma in sei puntate sulle Unioni civili. Un racconto fatto con gli occhi di 12 coppie omosessuali per celebrare l' "amore" gay: come è avvenuta la conoscenza dei due, il rapporto con i familiari, i preparativi della cerimonia e il giorno del fatidico "Sì" e molto altro.
Uno degli aspetti che desta più stupore - ma solo tra gli ingenui - sta nel fatto che la Rai abbia dedicato a questo tema - fenomeno culturalmente devastante ma numericamente insignificante - ben sei puntate. Perché per la battaglia ideologica non sono sufficienti le unioni civili, ma ancor più importante è il significato sociale e culturale che queste devono ricevere. E i media in questo caso giocano il ruolo decisivo. In caso contrario è come se nemmeno una Unione civile si fosse celebrata.
(Gender Watch News, 04/11/2016)

LACCI ARCOBALENO IN PREMIER LEAGUE
Dietro richiesta dell'associazione LGBT Stonewall, la Premier League, la Lega Calcio inglese e la Federazione hanno chiesto alle squadre di calcio di usare lacci color arcobaleno per le partite del fine settimana. Manchester United, Liverpool e Arsenal sono i team più gay friendly, così pare.
Si prevedono anche la distribuzione dei lacci fuori dagli stadi, incontri con tifosi Lgbt (ma esisteranno pure gruppi di tifosi LGBT ?!), pubblicità dell'iniziativa a bordo campo e una maga bandiera arcobaleno da esibire prima di ogni incontro. Inoltre un fascio di colori arcobaleno illuminerà lo stadio di Wembly.
Il presidente della Premier League, Richard Scudamore: "La Premier è emozionante, così come il calcio, appassionato e imprevedibile, ed è libero a tutti. Il nostro sostegno alla campagna e la decisione di diventare membri della TeamPride, è un'ulteriore riconoscimento che la comunità LGBT è parte vitale e integrante della nostra comunità".
Il campo di calcio si è trasformato in campo ideologico.
(Gender Watch News, 25/11/2016)

RABBINO DI GERUSALEMME: GAY "SETTA DISGUSTOSA"
Il rabbino capo della città di Gerusalemme Shlomo Amar avrebbe definito le lobby gay come una "setta disgustosa". Per tutta risposta gli attivisti del partitodi sinistra di Meretz hanno issato la bandiera arcobaleno sul rabbinato di Gerusalemme e dipinto con colori arcobaleno l'entrata dello stesso.
"E' giunto il momento di versare un po' di colore di fronte all'oscurantismo del rabbinato, che diffonde solo odio ed incitamento" ha detto Elad Wolf, un attivista del gruppo.
Al di là del giudizio sul merito dell'uscita del rabbino pare che gli eccessi nella manifestazione del proprio pensiero siano permessi solo al fronte gay.
(Gender Watch News, 23/11/2016)

Fonte: Gender Watch News, 06/11/2016

7 - MANIFESTAZIONE ISLAMICA A ROMA: GIORNALI E TV ITALIANE RACCONTANO LA VERSIONE PEACE & LOVE
In realtà i musulmani hanno minacciato di invadere la Basilica di San Pietro (intanto in Turchia Erdogan prosegue con le epurazioni e rimuove senza motivo l'unico sindaco cristiano)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 21/11/2016

In Italia qualcuno ne aveva parlato, ma in ben altri termini. Il Giornale, TgCom24 ed Il Fatto Quotidiano avevano riferito di una preghiera collettiva tenutasi davanti al Colosseo, a Roma, lo scorso 21 ottobre - non a caso, un venerdì -, preghiera promossa da migliaia di musulmani romani riuniti dall'associazione Dhuumcatu, per protestare contro la chiusura delle loro moschee. Tutto sommato concilianti i toni riferiti dalla stampa nazionale, civili le richieste - al di là che le si condivida o meno -, addirittura folcloristici alcuni particolari come i cartelli con le scritte «Sì all'islam», «peace», «love», «Sì alla libertà di culto», impugnati da alcuni bambini.
La notizia, però, diffusa su questo stesso episodio quest'oggi dalla stampa estera, rivela che le cose potrebbero anche essere andate diversamente, almeno in parte o, quanto meno, che i resoconti giornalistici nostrani potrebbero aver mostrato soltanto una faccia, quella "bella", della manifestazione. A riparlare di quei fatti sono stati l'agenzia francese L'Observatoire de la Christianophobie, nonché l'edizione inglese del blog all-news Breitbart. Entrambi hanno rivelato già nei titoli la minaccia esplicita, che quel giorno si sarebbe levata durante l'iniziativa di preghiera, peraltro - si legge - non autorizzata: se non fossero riaperte le loro moschee dichiarate illegali o non agibili, sarebbero pronti ad invadere la Basilica di San Pietro.
In realtà, i sigilli sarebbero stati apposti dalle autorità italiane soltanto su quelle strutture di fortuna (sei nel giro di alcuni mesi), estremamente precarie, ricavate in garage certamente non adatti a farne un luogo di pubblico ritrovo, pericolose per chiunque le frequentasse in violazione alle più elementari norme di sicurezza tanto in fase di costruzione quanto in fase di utilizzo.
I manifestanti islamici - secondo quanto riportato dalle agenzie estere - avrebbero dichiarato di ritenere la preghiera un «diritto fondamentale», al punto da sentirsi legittimati anche ad invadere le strade o il Vaticano, nel caso si continuasse a precludere loro gli accessi ai tuguri finora rimediati. Da tener presente come già a Roma, ai piedi dei monti Parioli, esista la cosiddetta «Grande Moschea», la maggiore in Italia ed in Occidente. Può ospitare una media di 12 mila fedeli, ma è in grado di accoglierne anche 40 mila nei giorni delle principali festività musulmane. Eppure, pare che chi abita dall'altra parte della Capitale ritenga di non avere il tempo di recarvisi e quindi pretenda luoghi "d'appoggio" più vicini, anche se precari ed improvvisati.
Breitbart parla di un'altra protesta simile, lo scorso 11 novembre. Sono notizie, queste, che, se confermate e soprattutto se confermate in questi termini, non possono che lasciar esterrefatti: come è possibile che simili manifestazioni di massa possano aver luogo senza permessi, con evidenti rischi per l'ordine pubblico? Come è possibile che non ne sia stata data notizia sui media o che, in ogni caso, ne sia stata data una notizia tanto "edulcorata" e monca, da deformarne la reale portata? Come è possibile che i particolari peraltro di maggior rilievo e più significativi in termini di sicurezza e di convivenza civile li si debba apprendere dalla stampa straniera? Chi e perché avrebbe preferito fornire dell'evento un'informazione "pilotata"?
Non resta che una speranza. Anzi, due. La prima: che in Italia se ne fosse già parlato in questi esatti termini e che, semplicemente, a noi sia sfuggito. Anche in questo caso, tuttavia, enormi problemi resterebbero aperti. La seconda: che, viceversa, chi di dovere, in Italia, possa smentire quanto pubblicato all'estero. E che lo faccia al più presto. Per evitare la sgradevole sensazione di percepire odor di regime.

Nota di BastaBugie: l'articolo sottostante dal titolo "Turchia: epurato l'unico Sindaco cristiano di tutto il Paese" parla delle epurazioni che il regime islamico di Erdogan sta continuando a portare avanti.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 18 novembre 2016:
In Turchia le epurazioni avvengono in fretta ed all'ingrosso. Basta un sospetto. Neanche un'accusa, un semplice sospetto. Magari pesante, tipo terrorismo. E giù con la mannaia.
Così capita che, guarda caso, sotto quella mannaia finisca, tra gli altri, anche l'unico sindaco cristiano di tutta la nazione: si tratta di una siro-ortodossa, Februniye Akyol. O meglio, dopo il Battesimo il suo vero nome sarebbe Fabronia Benno, ma nel Paese di Erdogan è così: si accettano esclusivamente candidati con generalità turche. Altrimenti, si è fuori corsa. Votatissima alle urne il 30 marzo 2014, è stata la prima donna ad esser eletta sindaco di Mardin, prefettura dell'omonima provincia, assieme al co-sindaco Ahmet Turk, un curdo. Un'abbinata particolarmente indigesta per il gotha al potere. Che ha pensato bene di sbarazzarsene.
Loro sono soltanto due dei 30 primi cittadini epurati, come riportato da Assyrian International News Agency. E' stato facile. E' bastato ventilare l'ipotesi che potessero avere contatti con il Pkk, il Partito dei Lavoratori curdo, e col movimento Hizmet ("Il servizio"), creato dal politologo curdo Fethullah Gülen, imam e vaiz (ovvero predicatore autorizzato ad interpretare nelle moschee i passi più importanti del Corano e degli hadīth), in esilio negli Stati Uniti in quanto ricercato numero uno su ordine di cattura per terrorismo, emesso da un tribunale penale turco.
Sono però accuse, queste, poco convincenti, poiché il Pkk è una formazione anarcocomunista di ispirazione marxista e leninista, mentre Gülen ha fondato, con altri, l'Associazione per la Lotta contro il Comunismo. A sua volta, Februniye Akyol si è candidata nella fila non del Partito dei Lavoratori curdo, bensì del Partito della pace e della democrazia, altra formazione curda di centrosinistra, ma con altra impronta, quella nazionalista.
Insomma, una faccenda poco chiara, che ad ogni modo ha quale indiscutibile risultato l'eliminazione dell'unico Sindaco cristiano presente in tutta la Turchia. Rimpiazzato, oltre tutto, da uno dei cosiddetti «guardiani», che sono stati distribuiti a pioggia in tutti i Comuni "decapitati" dei propri amministratori. L'islam, nello Stato di Erdogan, avanza...

Fonte: Corrispondenza Romana, 21/11/2016

8 - I SACERDOTI POSSONO ASSOLVERE L'ABORTO: GIORNALI E TV NE APPROFITTANO PER STORPIARE LA REALTA'
Invece non servono sconti sulla verità... Chi ha ucciso il suo bambino ha bisogno di essere accompagnata nella verità e nella misericordia, non basta dire ''Non pensarci più'' e ''Dimentica''
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2016

Il più malizioso e smaccato è senza dubbio il Manifesto che, titolando "Il Buon Pastore" con la gigantografia di Papa Bergoglio, aggiunge un catenaccio falso: "L'ostilità della curia conservatrice non ferma il papa, che abolisce di fatto la scomunica per le donne che abortiscono e consente ai sacerdoti di assolvere anche i medici". Piccolo dettaglio, che i cronisti dell'organo comunista non hanno voluto cogliere per pura ideologia: la scomunica rimane. Ma bisognerebbe spiegare ai giornalisti improvvisati esperti di morale e di diritto canonico che la scomunica è una "pena finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un'adeguata conversione e penitenza". Quindi non è un'ingiusta punizione, ma la più grande delle carità e delle misericordie visto che ha come obiettivo il pentimento in vista della vita eterna. O almeno così dice l'Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II Papa, che non si pretende che i giornalisti del foglio comunista abbiano letto.
Stando così le cose, il sospetto è che la decisione canonica di Papa Francesco di concedere la facoltà di assolvere i peccati di aborto anche ai sacerdoti, eliminando il vincolo della remissione della scomunica da parte del vescovo, pubblicata con l'esortazione Misericordia et misera, sia già stata presa e utilizzata per altri scopi. Come ad esempio far passare il messaggio che in fondo l'aborto sia un peccatuccio come un altro, quindi che senso ha la battaglia che la Chiesa faceva e continua a fare contro il più orrendo dei crimini?
Il sospetto si fa concreto nel passare in rassegna le prime pagine dei giornali di ieri dove la novità canonica introdotta da Bergoglio, secondo l'evangelico principio che ciò che sarà legato e sciolto sulla terra sarà sciolto e legato nei cieli, non è stata presa per quello che realmente è, cioè un'estensione della facilità di accesso ad un sacramento per non lasciare nulla di intentato nel rapporto tra Dio e il cuore pentito dell'uomo, ma uno sdoganamento tout court dello stesso peccato.

CORRIERE DELLA SERA E REPUBBLICA
Basta leggere solo alcuni titoli: Corriere della Sera: "Aborto, il perdono del Papa", titolo eccessivamente superficiale dato che il perdono spetta a Dio e non certo al Papa, ma lo scopo è quello di mettere questa decisione in contrasto con le guerre culturali "dei valori non negoziabili". E' forse stato derubricato l'aborto da peccato grave a bagatella? No. Però per Massimo Franco il gesto è comunque "simbolico". Di che cosa? Della vittoria del Bene sul Male, quest'ultimo impersonificato da una curia arcigna e ottusa. Una forzatura disarmante.
Decisamente più malizioso il titolo di Repubblica: Il Papa e l'aborto: "sì al perdono per donne e medici". Forse che prima la Chiesa non perdonava a donne e medici pentiti? Assolutamente no, però l'occasione è propizia per dipingere un passato tutto odio e chiusura a fronte di un oggi così rivoluzionario. E il fatto che a tutt'oggi l'aborto resti un peccato grave che separa dalla comunione con la Chiesa? Derubricato a puro passaggio di inchiostro tra le colonne estatiche: "Alla comunione adesso potranno accedere sia le madri che i medici che hanno causato un aborto. Finora per loro scattava la scomunica in automatico che poteva essere sciolta solo da un vescovo", dice Marco Ansaldo su Rep. Ma anche prima potevano farla, sempre alle solite condizioni, che restano. Detta e scritta così sembra che la scomunica non scatti più, in effetti Repubblica fatica a parlare di questa parola tabù così vecchia, dal sapore così ottuso.
E se qualcuno - come l'arcivescovo Gianfranco Girotti intervistato di taglio basso - si limita a dire che "avere a disposizione qualsiasi sacerdote per essere assolti potrebbe minimizzare il senso del peccato", ecco che si replica prontamente con l'articolo successivo dove si getta la croce addosso ai teologi morali che hanno costruito carriere importanti sulla difesa di una interpretazione ristretta dell'enciclica Humanae Vitae a rimarcare che adesso non si faranno prigionieri. Pazienza se l'Humane Vitae non ha mai avuto interpretazioni ristrette, tanto era chiara, ma soltanto interpretazioni contrarie, da parte di teologi e anche giornalisti che la loro bella carriera l'hanno fatta, eccome. Anche oggi.
E' chiaro però che l'operazione che Repubblica vuole fare, sia di tutt'altro tenore, spiegato a pagina 4. "I medici obiettori restano in trincea: è solo un gesto di misericordia". Ecco svelato l'arcano: la persecuzione dei medici obiettori di coscienza, ultimo avamposto legale e morale ad uno sdoganamento dell'aborto a semplice estrazione dentaria. Ecco che un provvedimento canonico che investe la coscienza di un peccatore diventa un'arma di battaglia in più per la strisciante guerra contro l'obiezione di coscienza. Se non è malafede questa come la chiamiamo? Chi usa il corpo di chi?
Certo, mai come il Sole 24 Ore che dovendo riassumere su due colonne il titolo di prima pagina se n'è uscito con un fuorviante: "Svolta di Papa Francesco: assoluzione per l'aborto". Anche qui verrebbe da fare la solita domanda: ma prima non era così? Stessa domanda che si potrebbe porre al segretario della Cei mons. Nunzio Galantino che si augura come questo provvedimento faccia "comprendere che non deve esserci ostacolo alla possibilità di riconciliazione sennò si fatica a capire la bontà della concessione estesa a tutti i sacerdoti". Come se il problema della consapevolezza di chiedere perdono non fosse dettato dalla facilità e dalla superficialità con le quali si ricorre all'aborto, ma fosse esclusivamente una impervia pratica burocratica.

LUCETTA SCARAFFIA E MONICA CIRINNÀ
Epica e apocalittica Lucetta Scaraffia sulle colonne del Corriere: "Così la donna cessa di essere la grande peccatrice". Quando mai lo è stato? La Scaraffia conosce vescovi che abbiano esposto alla pubblica gogna donne che hanno praticato aborti? Ha visto liste di proscrizione? Non ha forse visto tanta comprensione e tanta misericordia anche fino a un anno fa? Cos'era la Chiesa, prima, un lager? Forse la Scaraffia non ha letto le pagine commoventi che pontefici come Giovanni Paolo II o Benedetto XVI hanno scritto in altre encicliche. Si sarà distratta un attimo. [leggi: CARA SCARAFFIA, LA SALVEZZA CI INTERESSA, ECCOME!, clicca qui, N.d.BB]
Il tenore è sempre lo stesso, tanto che ci si chiede ormai a che cosa serva avere tanti giornali se poi danno tutti la stessa lettura delle notizie. Il Giorno: "Perdonate l'aborto", che detta così sembra: "So' ragazzi, non è niente di grave"; Il Giornale: "Anche chi abortisce merita la misericordia di Dio"; Dacia Maraini sul Mattino che si lancia su un'iperbolica "apertura importante nell'era Trump"; Il Tempo: "Abortite pure, il Papa vi perdona"; Il Gazzettino: La svolta del Papa: "assolto" l'aborto; Il Messaggero: Aborto, il Papa rompe il tabù. Si potrebbe continuare scandagliando tutti gli scaffali delle edicole.
In realtà tutti questi titoli sono viziati da un virus di fondo: instillare il dubbio che adesso l'aborto non sia più un peccato, o se lo è, in definitiva, non è poi così grave, perché il Papa l'ha depenalizzato. Esaustivo il Giornale che riesce a fermare per un attimo il cardinale Kasper, il quale svela come il Papa si sia impossessato della sua agenda tanto da spoilerare anche la prossima rivoluzione: "Il celibato dei preti e le donne sacerdote". Ma il Papa ha detto di no. "No? Diciamo che la sta ancora approfondendo".
In definitiva il tutto serve per far tuonare i soliti tromboni: Monica Cirinnà è sicura: "Finalmente, ora non ci sono più scuse. Basta medici obiettori, deve essere garantito sempre e ovunque il diritto delle donne". Che se non è sciacallaggio, cecchinaggio e killeraggio questo, come lo chiamate, libera stampa: è forse questa la vostra misericordia?

Nota di BastaBugie: Marisa Orecchia nell'articolo sottostante dal titolo "Dov'è il mio bambino? Alle donne dell'aborto non servono sconti sulla verità, ma un incontro" scrive che una donna che ha ucciso il suo bambino ha bisogno di essere accompagnata in un cammino che arrivi a farle vedere in faccia ciò che si è commesso. Poi la Misericordia la farà risalire e solo così sarà guarita davvero. Non basta dire "Non pensarci più", "dimentica".
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25 novembre 2016:
Dov'è il mio bambino?
Questo grido carico di angoscia l'hanno sentito infinite volte gli operatori di SOS Vita, il telefono che dal 1992 è attivo giorno e notte per tentare di salvare qualche bambino dall'aborto volontario, rispondendo alle richieste di aiuto di donne che non riescono a far fronte a una maternità difficile. Un telefono che ha anche portato alla luce un abisso di disperazione e di dolore rispondendo a donne che quel bambino lo avevano abortito e non sapevano darsene pace.
Un abisso di disperazione e di dolore che quasi mai trova il modo di venire alla luce e di essere perciò lenito, consolato, guarito. "Non pensarci più", si dice ad una donna che ha appena abortito, "dimentica". E del resto, con chi parlarne? Con il medico che ti ha raschiato via il figlio dal grembo? Con l'operatrice dell'ASL che ti ha rilasciato il certificato per abortire? Con lui che ti ha detto "se lo tieni non mi vedi più"? Con le amiche che ti hanno consigliato di abortire per non rovinarti la carriera?
Il dolore resta dentro e scava in silenzio. Un dolore che attraversa la donna nella sua natura, nel suo essere. Un dolore, oserei dire, ontologico. Si può tenere a bada, ci si può anche convivere, giorno per giorno, ma niente è più come prima.
Dov'è il mio bambino?
Si guarisce se s'incontra qualcuno, psicoterapeuta, medico, volontario pro life, che accompagna su una strada che può anche essere lunga, ma che non prescinda dalla verità, e perciò dall'incontro con Dio. Solo l'incontro con Colui che dà la vita può guarire davvero il peccato dell'aborto. Perché è lì che si ritrova finalmente quel figlio rifiutato, che non è ricaduto nel nulla, ma vive nell'abbraccio del Padre.
Un percorso lungo, quello per guarire dall'aborto, nel quale non si possono fare sconti. Neppure in confessionale. La lunga esperienza di colloqui con donne che hanno abortito racconta di donne che, all'oscuro della scomunica latae sententiae che le aveva colpite e della necessità di confessarsi da un sacerdote "speciale", vescovo, penitenziere, membro di un ordine predicatore - e chi mai dà queste informazioni, chi mai parla di aborto dai pulpiti delle chiese? - hanno confessato l'aborto nella confessione abituale e ne sono state frettolosamente assolte. Per ignoranza del prete? Per un malinteso senso di misericordia? Anche lì, in confessionale, "va' e non pensarci più".
Ma non di questo la donna che ha ucciso il suo bambino ha bisogno. Infinite volte lo abbiamo sentito ripetere a SOS Vita. "Mi sono confessata, anche più di una volta, ma non mi sento perdonata". Per sentirsi accolta e perdonata dal Padre e dal suo stesso bambino e per perdonarsi davvero, non basta un'assoluzione frettolosa e banale. Occorre scendere nell'abisso, vedere bene in faccia ciò che si è commesso. Poi la Misericordia ti farà risalire e sarai guarita davvero.
Questo è anche il senso della scomunica che S. Giovanni Paolo II, nella sua grande sapienza e nella sua tenerezza per le donne ha voluto conservare, ribadendola nell'Evangelium vitae, enciclica che non colpevolizza di certo le donne ma che scrive parole bellissime di consolazione e speranza anche per quelle che hanno abortito.
È in questa prospettiva che andrebbe letta anche la disposizione di papa Francesco. Purtroppo, come appare chiaro dalle prime reazioni, c'è un'alta probabilità che la facoltà di assoluzione concessa a qualsiasi sacerdote sia percepita e vissuta come misericordia a buon mercato. Ma non è di questo che la donna che ha abortito ha bisogno.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2016

9 - OMELIA III DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A (Mt 11,2-11)
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 11 dicembre 2016)

La terza Domenica d'Avvento è detta anche "Domenica della gioia". È detta così perché il Natale è ormai vicino e la Liturgia ci invita a prepararci con rinnovata esultanza a questo mirabile evento.
Il Vangelo di oggi ci presenta un episodio un po' difficile da comprendere. Giovanni Battista è in carcere per aver ripreso apertamente Erode Antipa a motivo della sua scandalosa relazione con Erodiade. Egli già in precedenza aveva indicato ai suoi discepoli che Gesù era il Messia atteso dalle genti, Colui che toglie il peccato del mondo (cf Gv 1,29-34; Mt 3,11-12). Dal carcere ove ora si trova, il Battista manda i suoi discepoli a domandare se Egli è veramente il Messia. Come mai li manda, dopo aver in precedenza chiaramente riconosciuto in Gesù il Messia? A questa domanda sono state date diverse risposte dagli studiosi della Sacra Scrittura.
La risposta più convincente sembra essere la seguente: non era tanto il Battista ad avere dubbi in proposito, ma i suoi discepoli. Essi si attendevano un Messia diverso, un Messia austero e vigoroso che avesse sferzato con forza i peccatori recalcitranti. Non si attendevano di certo un Messia mite e misericordioso. Per questo motivo, il santo Precursore li manda da Gesù affinché si rendano conto che devono seguire il Maestro di Nazareth e non più lui, ormai condannato a morire.
La domanda dei discepoli è la seguente: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). «Colui che deve venire» è un'espressione tipica dell'Antico Testamento e indica il Messia promesso da Dio. Gesù risponde loro rimandandoli a quanto essi "ascoltano" e "vedono". In poche parole, rispondono le opere stesse compiute da Gesù. I Profeti, infatti, parlavano dei segni che avrebbero accompagnato il Messia: «Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35,5-6). Ecco allora che Gesù risponde ai discepoli del Battista in questo modo: «Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,4-5).
Le parole di Gesù si concludono con questa frase: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo» (Mt 11,6). Queste parole significano che sono beati quelli che non trovano nel comportamento umile e misericordioso di Gesù un ostacolo a credere in Lui e ad accettare di divenire suoi discepoli, rinunciando a sogni e a speranze troppo umane. Molti, infatti, erano quelli che si attendevano un Messia ben diverso, un Messia umanamente vittorioso. Come ho detto prima, anche i discepoli del Battista si aspettavano un Messia austero e severo, un Messia che avesse rimproverato aspramente tutti i peccatori. Per questo motivo, san Giovanni Battista, al termine della sua esistenza terrena, invia i suoi discepoli da Gesù, affinché comprendano la sua lezione di misericordia e il suo appello alla conversione. Il discorso di Gesù termina con un elogio nei riguardi del Precursore. Egli dice che il Battista è più che un profeta (cf Mt 11,9). Con queste parole, Gesù vuole indicare che Giovanni è proprio il messaggero inviato da Dio a preparare la strada al Messia. Infine Gesù dice: «In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,11). Ciò significa che Giovanni è come il confine tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Egli è il vertice dell'Antico ed arriva alle soglie del Nuovo. Quindi, egli è il più grande dei Profeti, ma non possiede ancora la pienezza della Rivelazione, per cui noi, alla luce del Vangelo, conosciamo di Dio molto più di lui. Ciò significano le parole: «Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Veniamo ora a noi. Domandiamoci cosa ci attendiamo da Gesù. Molti ebrei si attendevano un liberatore politico; i discepoli del Battista aspettavano un Messia severo e austero; e noi? Ognuno lo vorrebbe a sua immagine e somiglianza, ma pochi sono quelli disposti ad accoglierlo per quello che è veramente. Tutti lo vogliono, ma come vogliono loro. Il messaggio di questa terza Domenica penso possa essere proprio questo: accogliere Gesù per quello che è e per quello che insegna, e non per quello che noi vorremmo; fare nostro il suo modo di pensare, di parlare e di agire. Tutto questo lo otterremo solo pregando molto e meditando assiduamente il suo Santo Vangelo, ove impariamo la sua Sapienza. Solo in questo modo potremo essere autenticamente felici.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 11 dicembre 2016)

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