BastaBugie n°485 del 21 dicembre 2016

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1 STORIA DEL VESCOVO AUTORE DI TU SCENDI DALLE STELLE
Sant'Alfonso Maria de' Liguori è stato proclamato da Pio XII patrono dei moralisti e dei confessori
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
2 CRISTIANI SOTTO ATTACCO NELLA POLVERIERA GERMANIA
La strage al mercatino di Berlino ribadisce la vulnerabilità dell'Europa che ha rinunciato a difendere le sue frontiere e conferma la portata della minaccia islamica
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 IL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE (SENZA LAUREA) ACCELERA SUL GENDER NELLE SCUOLE
Renzi aveva detto che se perdeva il referendum sulla riforma costituzionale non avrebbe fatto più politica, invece... (VIDEO: Le dichiarazioni di Renzi, Boschi e Fedeli prima del referendum)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 LA DOLCE VITA DI FELLINI E' UN FILM ANTICATTOLICO
Federico Fellini acclamato come maestro e celebrato anche in casa cattolica, di lui si dimentica che ad esempio ne ''La dolce vita'' la religione viene dileggiata e la realtà appare un incubo
Autore: Mario lannaccone - Fonte: Il Timone
5 LA SVOLTA IN MEGLIO PER I CARCERATI L'HA DATA, AL SOLITO, LA CHIESA, CHE HA UMANIZZATO LA PENA
Se ne parla nell'imperdibile libro ''La grande storia della carità'', venduto insieme al film in dvd ''Marie Heurtin. Dal buio alla luce''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
6 COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO IN POLONIA?
Corriere della sera e Repubblica descrivono le manifestazioni contro il governo conservatore come se fossero una rivolta spontanea in stile Solidarnosc, ma ''dimenticano'' che...
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 CAMPAGNA PER I REGALI DI NATALE IN STILE GENDER (BAMBOLE AI MASCHI E AUTOMOBILINE ALLE FEMMINE)
Con la solita scusa della lotta agli stereotipi in realtà si nega la legge naturale confondendo i bambini e le loro inclinazioni
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender
8 CHIESE MODERNE, CIOE' CATTO-LUTERANE
Le nuove chiese sono spesso costruite mettendo in pratica (con qualche secolo di ritardo) i principi eretici del protestantesimo
Autore: Andrea De Mao Arbore - Fonte: Il Timone
9 OMELIA DELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE
Una grande luce rifulse
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero?

1 - STORIA DEL VESCOVO AUTORE DI TU SCENDI DALLE STELLE
Sant'Alfonso Maria de' Liguori è stato proclamato da Pio XII patrono dei moralisti e dei confessori
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 13/12/2016

"Tu scendi dalle stelle o re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo": inizia così la più celebre canzone popolare di Natale, e può venir voglia di conoscere chi sia l'autore e quale sia stata la sua vita. Alfonso Maria de Liguori, questo il nome di colui che la ideò, nasce a Napoli nel 1696, da famiglia nobile e ricca. Dati i natali, la sua vita sembrerebbe già scritta: lo aspettano onori, ricchezze, potere. Suo padre nutre grandi ambizioni per il figlio, e lui ha doti non ordinarie. Studia musica, ama dipingere, si iscrive, a 12 anni, presso l'Università di Napoli, per divenire avvocato.

BRILLANTE AVVOCATO E BUON SAMARITANO
L'età minima, per accedere al titolo, sono i 20 anni: Alfonso viene rivestito di una toga più grande di lui, già a 16. Se l'aspirante è eccezionale, si può fare eccezione. Divenuto avvocato, Alfonso si impone una moralità ferrea, in un mestiere difficile. Nello stesso tempo frequenta varie confraternite, che lo portano per esempio a visitare i malati, i sifilitici, i derelitti del grande ospedale di Napoli, gli Incurabili. L'ingresso "nella confraternita della Visitazione portava per la prima volta il nostro brillante samaritano ad avvicinare, a incontrare, a toccare con le sue mani, ogni settimana, per anni, l'uomo a terra, spogliato, ferito, gemente nel fossato, ai bordi del suo cammino di ricco. Per otto anni si piegherà su di lui con orrore, con amore, con fede nella parola di Gesù: 'Quello che fate al più piccolo dei miei lo fate a me'" (T.R.Mermet).
Alfonso fa parte anche della Confraternita di santa Maria della Misericordia, i cui membri sono dediti al seppellimento degli indigenti, ai preti pellegrini o stranieri, e a quelli detenuti per indegnità nelle carceri dell'Arcivescovado. Alfonso per dieci anni, dal 1714 al 1726, gira per Napoli, una volta la settimana, questuando per tutti questi. E' nel 1723, quando la carriera sembra inarrestabile, che proprio mentre si piega su un malato degli Incurabili, egli sente come una voce che lo chiama: "Lascia il mondo e datti a me". Nonostante la disperazione del padre, Alfonso segue l'ispirazione e si avvia agli studi per il sacerdozio, che sarà speso negli studi, negli scritti di morale (tra cui la Theologia moralis, La pratica del Confessore e Apparecchio alla morte), nelle missioni al popolo, nel confessionale, nelle celle dei prigionieri, tra i lazzaroni, le prostitute, i poco di buono e i peccatori di ogni genere...

CELESTE PATRONO DEI MORALISTI E DEI CONFESSORI
Qui, tra questa umanità dolorante, l'uomo di dottrina e di carità, acquista quella saggezza, nel trattare non solo con i malati nel corpo, ma anche con quelli nello spirito, che gli varrà il titolo, concesso da Pio XII nel 1950, di "celeste patrono dei moralisti e dei confessori". Saggezza che consiste in quel santo equilibrio con cui il santo sa affrontare il peccato: condannandolo, certamente, ma piegandosi anche con benignità ed amore sui peccatori. Alfonso è un avversario del rigorismo che trasforma la vita morale in terrorismo spirituale: confessa, esige e perdona, impone penitenze che non siano eccessive e da buon ammiratore di san Filippo Neri, di san Vincenzo de Paoli e di san Francesco di Sales (quello che invitava a conquistare le anime con il miele piuttosto che con il fiele), impara ad evangelizzare gli uomini con la semplicità (voleva farsi intendere anche dalle "menti di legno"), le devozioni popolari, la meditazione. Tenendosi lontano dallo zelo amaro e dall'algida moralità giansenista. Alfonso invita i confratelli predicatori a non dimenticare di inculcare il "timor di Dio", ma evitando gli eccessi, le "maledizioni", perché le conversioni vere nascono solo quando "entra nel cuore il santo amore di Dio".
Napoli è la città giusta per lui: così piena di contraddizioni, di cultura e di miseria, di fede e di superstizione, di processioni e di bestemmie e sacrilegi... Un impasto in cui l'umanità dà il meglio e il peggio di sé, e in cui non si può raccogliere solo ciò che brilla e riluce, a prima vista.

"TU SCENDI DALLE STELLE" E "QUANNO NASCETTE NINNO"
Napoli è anche la città della musica che Alfonso ama sin da ragazzo (abbandonerà il suo clavicembalo solo una volta divenuto vescovo) e che sarà sempre, per lui, un modo per pregare ed istruire il popolo. Napoli è infatti la città in cui i discepoli di san Filippo Neri, inventore dell'Oratorio, frequentati da Alfonso già dal 1706, propongono di continuo concerti religiosi e 'ricreativi'; è la città in cui gli orfani "scugnizzi" sono internati nei "Conservatori", luoghi in cui, come dice la parola, devono essere custoditi e magari educati anche attraverso la musica. "A Napoli, scrive il già citato Mermet, la musica era per il popolo una seconda lingua, così questi Conservatori divennero 'gabbie di usignoli' e nel corso del XVII secolo si evolveranno progressivamente in scuole musicali".
Da sant'Alfonso, "il più napoletano dei santi", avvocato, moralista, confessore, amico dei poveri, è nato dunque quel canto di cui si diceva all'inizio; come pure quell'altro, bellissimo, in cui i Cieli fermano la loro armonia, perché la Madonna canti la sua ninna nanna; e pure quell'altro, così dolce, in dialetto napoletano: "Quanno nascette Ninno...".

Fonte: Libertà e Persona, 13/12/2016

2 - CRISTIANI SOTTO ATTACCO NELLA POLVERIERA GERMANIA
La strage al mercatino di Berlino ribadisce la vulnerabilità dell'Europa che ha rinunciato a difendere le sue frontiere e conferma la portata della minaccia islamica
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-12-2016

Che si tratti di attentato di matrice islamica ormai sono in pochi a non sostenerlo anche se, stando alle attuali informazioni rese pubbliche, la caccia all'uomo brancola nel buio. Il pachistano fermato in un campo profughi allestito nel vecchio aeroporto di Tempelhof continua a negare di essere lui l'autista del tir che ha provocato la strage lunedì sera facendo 13 morti (ai 12 falciati bisogna aggiungere l'autotrasportatore polacco del tir) al mercatino di Natale allestito nelle strade di Charlottenburg, in una Berlino fredda e già pronta alle Festività.

MATRICE ISLAMISTA
La Polizia tedesca continua a ripetere come un mantra di non essere sicura che si tratti di attentato di matrice islamica. Ma gli indizi, la modalità e soprattutto il bersaglio scelto sembrano non lasciare più dubbi sulla matrice islamista. Quello che è chiaro è che l'obiettivo scelto sembra essere sicuramente di chiara matrice anti cristiana. E non è un caso che il partito di destra Alternative fur Deutschald abbia detto che l'attentato è un attacco alla tradizione cristiana. E' stato colpito il Natale in una piazza dominata dalla chiesa della memoria bombardata dagli anglo americani nel 1943 e lasciata rudere come monito.
Così, se ancora manca il responsabile della strage, è ormai evidente che l'attacco di Berlino sia un'azione con evidenti riferimenti ideologici. Ma sbaglierebbe chi pensasse che con la strage al mercatino di Natale la Germania sia piombata improvvisamente nell'incubo terrorismo islamico che già attanaglia la Francia dopo le stragi di Charlie Ebdo, Bataclan, Nizza e lo sgozzamento di Padre Jacques. In Germania cova da tempo un sentimento anti cristiano che negli ultimi anni ha conosciuto una recrudescenza alimentata dalla difficilissima convivenza nei campi profughi tra etnie cristiane e arabo-musulmane.
Il presidente tedesco Angela Merkel ha ammesso che se l'attentatore fosse davvero un richiedente asilo sarebbe un fatto gravissimo, ma questo non la distoglierebbe dalla sua convinzione che quella dell'accoglienza di migranti e richiedenti asilo sia un obbligo da continuare a perseguire.

CRISTIANI UMILIATI E PERCOSSI DA RICHIEDENTI ASILO DI FEDE ISLAMICA
Ma se la Merkel avesse guardato bene le cronache di casa, si sarebbe accorta da tempo che i campi profughi sono già un inferno per molti cristiani che vengono vessati, umiliati e spesso percossi da richiedenti asilo di fede islamica. Così come si sarebbe dovuta accorgere prima delle avvisaglie in chiave anti cristiana che la Germania sta vivendo da un paio di anni a questa parte e che la stanno proiettando in Europa come uno dei paesi dove i cristiani, siano essi cattolici o protestanti, sono più vessati e presi di mira.
Sembra essersi avverata la "profezia" che non più tardi di due mesi fa Aiuto alla Chiesa che soffre fece presentando il Rapporto 2015 sulla libertà religiosa nel mondo. I cristiani in Europa stanno passando da maggioranza a minoranza sempre più osteggiata in un meccanismo di persecuzione che li accomuna ai fratelli del Medio Oriente, che da decenni devono fare i conti con attacchi alla libertà di religione. Perseguitati in casa nostra, dunque, potrebbe essere la tesi finale. Fantasie? Incrociando i dati dei diversi osservatori per la libertà religiosa nel mondo sembra proprio di no.
Solo per quanto riguarda la Germania, nel rapporto 2015, Acs infatti scriveva che "il crescente numero di rapine e di attacchi contro gli edifici religiosi riflette un altro aspetto del clima sociale ostile alle comunità cristiane". Ma poiché non vi sono statistiche generali che includano i pregiudizi anticristiani tra le motivazioni dei diversi crimini, dobbiamo affidarci ad alcuni sondaggi regionali come quello della Renania Settentrionale-Vestfalia, che ha registrato più di 3500 simili incidenti sin dal 2010. Vi sono tuttavia prove di un'analoga tendenza in altre aree della Germania. 3500 attacchi in cinque anni solo in una regione. Un dato impressionante, che la politica sembra non voler vedere ancora ostaggio della logica del migrante bisognoso di aiuto e del nemico esterno che non esiste.
Nell'aprile 2016 la Ong Porte aperte Germania parlava di 40mila profughi cristiani aggrediti, insultati e attaccati nei campi profughi.

STATUE DI CRISTO E DELLA VERGINE MARIA DISTRUTTE
A dimostrazione che la Germania è, al pari di altri Paesi come la Francia e il Belgio, una vera e propria polveriera, e non da ieri, stanno anche le oltre 50 immagini sacre distrutte da atti vandalici in varie città tedesche. Statue di Cristo e della Vergine Maria e dei santi sfigurate o distrutte completamente. Proprio l'8 dicembre un servizio dell'emittente WDR ha riportato le parole della Polizia della zona di Munster che ha chiaramente rivelato il carattere anti religioso degli atti vandalici che celano un odio verso la Chiesa.
Secondo il settimanale Junge Freiheit 40 tra cappelle e statue sono state prese di mira nel solo distretto di Steinfurt. La notizia sugli atti vandalici è uscita contemporaneamente alla riunione dei membri dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (Osce) riuniti a Vienna proprio per parlare di intolleranza e discriminazioni nei confronti dei cristiani. Lo stesso rappresentante della Santa Sede presso l'Osce Mons. Janusz Urbanczyk ha esortato le autorità a attuare politiche per proteggere i cristiani dai casi di criminalità, odio e violenza contro le comunità o gli individui. Frasi choc se pronunciate nella cattolica e liberale Europa, che accomunano le condizioni dei cristiani a quelle dei fratelli perseguitati di Siria, Iraq o Pakistan. Ma che non fanno notizia sui giornali. A questo si aggiungono le 170 denunce per stupro di 170 donne vittime di violenza islamica da parte di uomini a Colonia il 31 dicembre scorso [leggi: LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA ERANO MOLTE DI PIU' DI QUELLE EMERSE IN UN PRIMO MOMENTO, clicca qui, N.d.BB].

RAPPORTO 2015 DELL'OSSERVATORIO SULL'INTOLLERANZA NEI CONFRONTI DEI CRISTIANI IN EUROPA
Fatti ed episodi che sono stati raccolti e catalogati anche dall'Osservatorio sull'intolleranza nei confronti dei cristiani in Europa, che ha sede a Vienna e che raccoglie le segnalazioni provenienti da tutt'Europa di un fenomeno carsico che sta letteralmente esplodendo tra le mani degli Stati. E che vede la Germania come uno dei paesi più attivi. Basta scorrere il rapporto 2015 dell'Osservatorio per rendersene conto:
Ruhpolding: Vandali entrano alle Miesenbacher Kapelle e distruggono tutte le suppellettili liturgiche, tra cui la statua della vergine col bambino.
Plauen: Il pavimento della chiesa di San Giovanni viene cosparso di polvere di estintore. I danni ammontano a 10mila euro.
Brema: il piano di quattro islamici radicali viene stoppato da un massiccio spiegamento di forze: stavano progettando un attentato nella cattedrale di San Pietro e nella vicina sinagoga.
Friedrichshafen: una chiesa della diocesi di Rottenburg-Stoccarda viene vandalizzata e dissacrata
Berlino: Secondo la polizia, uno studente di 24 anni è insultato e poi duramente picchiato da due persone solo "a causa della sua fede cristiana."
Stockheim: nella cittadina della diocesi di Augsburg un incendio doloso danneggia la chiesa protestante di San Michele. Il sagrestano è riuscito a spegnere il fuoco nell'area dell'altare, ma non nel resto della chiesa.
Altena: un incendio causa migliaia di euro di danni in una chiesa luterana nel nord Westfalia.
Monaco: un cittadino turco armato di un coltello da cucina distrugge l'effige di Gesù collocata nella Porta di Sendling a Monaco.
Colonia: Uno sconosciuto irrompe nella chiesa de SS Apostoli e sottrae la statua di Gesù Cristo dal chiostro. L'episodio oltre a offendere i fedeli religiosi.
Colonia: sconosciuti entrano nella chiesa di San Pio e rubano le oste consacrate, la cassetta delle offerte e rovesciano la polvere dell'estintore sul pavimento.
Berlino: un cristiano di 24 anni iraniano viene percosso con un bastone da un afgano in un centro per rifugiati. L'uomo, musulmano, si è giustificato dicendo che per la sua religione non è peccato uccidere i cristiani.
Baden-Baden: l'altare, il tabernacolo e i banchi della chiesa sono stati distrutti con svastiche.
Colonia: la Cattedrale viene presa di mira alla vigilia di Capodanno, centinaia di persone si ritrovano nella chiesa di San Lorenzo di Norimberga urlando: "Briceremo la Germania".
Solo solo i casi più eclatanti di un'ecalation di violenza che non si vuole vedere e che è esplosa dopo aver covato sotto la cenere nella fredda serata di Berlino facendo 13 morti.

Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo sottostante dal titolo "Merkel patetica, l'Europa paga la sua ambiguità" parla della Germania che si scopre sotto attacco. Ma la strage al mercatino di Berlino è la tragica punta dell'iceberg di un'escalation di violenza islamica nei confronti dei simboli cristiani. Negli ultimi due anni si sono accumulati centinaia di inquietanti episodi di profanazione a chiese e immagini sacre. Sui quali le autorità tedesche hanno sempre sorvolato. Patetica la reazione di Angela Merkel. L'attentato ribadisce la vulnerabilità dell'Europa, incapace di garantire la sicurezza perché ha rinunciato a difendere le sue frontiere e conferma la portata della minaccia islamica.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 dicembre 2016:
Come nella strage di Nizza, un Tir rubato è piombato sulla folla in un mercatino di Natale a Berlino causando la morte di 12 persone ed il ferimento di altre 48, molte delle quali gravi. L'attentatore ha compiuto la strage dopo essersi impossessato del pesante autoarticolato applicando la tecniche del "terrorismo veicolare" propagandate a suo tempo da Mohamed al-Adnani (il capo della comunicazione dello Stato Islamico sospettato di essere stato uno degli organizzatori degli attentati di Parigi ucciso da un raid aereo il 30 agosto scorso) e ribadite a fine novembre dal giornale dell'Isis Rumiyah, che ha fornito accurate istruzioni per l'impiego di camion come "arma mortale contro i crociati"
"Pochi comprendono la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta, come dimostrato a Nizza dall'attacco lanciato dal fratello Mohamed Lahouaiej Bouhel″ si legge sulla rivista diffusa in più lingue.
"I veicoli sono come coltelli estremamente facili da acquistare, ma diversamente dai coltelli, non fanno sorgere sospetti perché diffusi in tutto il mondo. Per questo sono uno dei metodi più efficaci di attacco e offrono a chiunque sia in grado di guidarli la possibilità di provocare terrore". Rumiyah suggerisce anche i bersagli contro cui usare i camion: strade affollate, celebrazioni, mercati all'aperto, festival, parate, raduni politici, "in qualunque manifestazione all'aperto che attragga folla".
Site, portale statunitense che si occupa di monitorare l'attività dei gruppi armati nel mondo - il 30 novembre riferiva che il gruppo Stato islamico aveva lanciato un gruppo di propaganda in lingua tedesca attraverso la nota applicazione di messaggeria istantanea Telegram. L'attentato è l'ultimo episodio di violenza che ha insanguinato negli ultimi mesi la Germania. Il 18 luglio: un profugo pakistano ferì 4 persone su un treno vicino a Wuerzburg prima di essere eliminato dalla polizia.
Quattro giorni più tardi a Monaco di Baviera il 18enne David Sonbody tedesco-iraniano, depresso sotto trattamento farmacologico, sparò con una pistola contro un gruppo di persone in un centro commerciale. Uccise 9 persone e ne ferì 25 prima di suicidarsi. Il 24 luglio un "profugo" siriano che aveva giurato fedeltà ad Isis, Abu Mohammad Daleel, fece esplodere uno zaino imbottito di esplosivo ad Ansbach in Baviera ferendo 15 persone e morendo lui stesso. Lo stesso giorno un altro profugo siriano, armato di coltello a Reutlingen uccise una donna polacca incinta e ferì altre due persone prima di essere neutralizzato da un passante che lo investì con l'auto.
Pochi giorni or sono, il 26 novembre, un bambino di 12 anni, iracheno nato in Germania, ha tentato di provocare una strage in uno dei più grandi mercatini di Natale del Paese, a Ludwigshafen, in Renania-Palatinato, cercando di far esplodere uno zainetto che conteneva una rudimentale bomba con chiodi nell'affollato mercatino.
Debole, quasi patetica la reazione di Angela Merkel alla strage di Berlino. "Come altri milioni di tedeschi sono choccata, costernata e profondamente rattristata per quanto è accaduto- ha detto, per poi aggiungere - ma dobbiamo continuare a vivere liberi, insieme, e con spirito di apertura". Risposte fiacche per una cancelliera che si ripresenta alle elezioni proponendo di espellere parte degli immigrati illegali che proprio lei ha fatto entrare in Germania in oltre un milione solo l'anno scorso. L'obiettivo è andare incontro alle proteste di un'opinione pubblica esasperata dalle azioni terroristiche islamiche ma anche da crimini e violenze compiute dai cosiddetti "richiedenti asilo".
Un tentativo, quello della Merkel, che punta ad adottare un po' degli argomenti dei cosiddetti "populisti" per sottrarre consensi ad Alternative fur Deutscheland ma che rischia di naufragare nel ridicolo dopo la strage di lunedì sera.
L'attentato di Berlino ribadisce quindi la vulnerabilità dell'Europa, incapace di garantire la sicurezza perché ha rinunciato a difendere le sue frontiere esterne subendo passivamente i traffici dei criminali e lasciando entrare non bisognosi, ma chiunque paghi profumatamente trafficanti peraltro legati ai terroristi islamici, come hanno più volte evidenziato i servizi d'intelligence.
L'attentato riconferma inoltre la portata della minaccia islamica rivolta contro un'Europa che paga le colpe della sua ambigua politica estera asservita ai disegni delle monarchie assolute del Golfo Persico che sono i grandi finanziatori dei gruppi jihadisti e che a suon di petrodollari hanno acquistato a prezzo di saldo anche molte coscienze tra i governanti europei.
Paradossale che anche nei giorni scorsi, in seguito alla battaglia di Aleppo, in Siria la Ue si sia schierata contro Mosca e Damasco e al fianco dei jihadisti le cui bandiere e ideologie sono le stesse in cui si riconoscono i terroristi che seminano morte e distruzione nelle città europee.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-12-2016

3 - IL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE (SENZA LAUREA) ACCELERA SUL GENDER NELLE SCUOLE
Renzi aveva detto che se perdeva il referendum sulla riforma costituzionale non avrebbe fatto più politica, invece... (VIDEO: Le dichiarazioni di Renzi, Boschi e Fedeli prima del referendum)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 15/12/2016

Ancora una volta sul web c'è chi dà patenti di misericordiosità. Io, ovviamente, non sono misericordiosa, perché ho attaccato il neo ministro Fedeli. Invece bisogna offrire appoggio, e collaborazione, e testimoniare senza opporsi. Ma al male, non alle persone, BISOGNA opporsi. E' vero, abbiamo scherzato tutti sulla sua non laurea, ma molti senza parole offensive (io per esempio ho diffuso un invito alla sua fantomatica festa di laurea in un autogrill: saremo in più di dodicimila, io porto le patatine), e personalmente trovo molto deprimente che qualcuno pensi di sembrare più importante con una laurea (alcune tra le persone che stimo più al mondo non ce l'hanno).

IL PRIVATO E IL PUBBLICO
Trovo quasi demenziale, ormai, la confusione fra i due piani, il privato e il pubblico. Sono due cose diverse, vanno tenute insieme. Bisogna combattere per leggi giuste, contro leggi cattive, bisogna amare volti e storie, tutte, senza combattere nessuno. Si testimonia nel privato, nel quotidiano, E, e sottolineo E, ci si espone pubblicamente per denunciare l'ingiustizia.
Nello specifico: ci si dà da fare seguendo i nostri figli, immischiandoci nelle loro vicende scolastiche, facendo i rappresentanti di classe e parlando con gli altri genitori. Ma se il governo vuole approvare una legge mostruosa ci si espone ANCHE pubblicamente, perché quando la legge sarà passata l'impegno caso per caso sarà uno sforzo titanico, e i risultati sperabili saranno minimi. Quando sono adottati libri di testo che vogliono cambiare le menti dei nostri bambini, quando gli insegnanti in classe, approfittando del loro enorme ascendente, presentano delle bugie come verità assolute, o perché le condividono o perché costretti dai programmi, il contro indottrinamento si può fare, certo, ma non sarebbe meglio non doverlo fare? Fare altro? Dedicare le energie non a ripulire dall'immondizia ma a parlare di bellezza?
Per esempio: per proteggere madri e bambini dall'aborto bisogna lavorare caso per caso, abbracciando una singola donna per volta, con la sua faccia e la sua storia, offrendole aiuto prima e abbracci dopo, se il figlio non c'è più. Ma non sarebbe stato meglio se la 194 non fosse stata approvata? Se nel '78 non avessi avuto 7 anni mi sarei battuta con tutte le forze per fermarla, pubblicamente, con ogni mezzo lecito.

CATTOLICI IRRILEVANTI IN POLITICA
Perché vogliono i cattolici irrilevanti in politica mi è chiarissimo. Quello che proprio non capisco è il perché noi cattolici vogliamo acconsentire a questa irrilevanza. Una ipotesi è che ci siano vescovi più papisti del Papa, che intendono il suo invito a non costruire muri come un invito ad accettare anche le leggi più crudeli contro i nostri figli, e che terrorizzati dall'idea di dispiacergli sono pronti a dimenticare i fondamentali della nostra fede, della dottrina, dell'antropologia cristiana. Ma il Papa le questioni le giudica, eccome, ha detto delle parole fortissime contro il gender e l'aborto. Non giudica le persone, no, ma le questioni sì. L'ipotesi più volgare, che certe gerarchie non si espongano per questioni di favori economici non la voglio neanche prendere in considerazione, e dico davvero, amo troppo i miei pastori.
È vero, il Papa non ama le crociate sui valori non negoziabili, perché, anche questo è vero, a volte si rischia di farne una questione identitaria, e di dimenticare tutto il resto della nostra fede, che è prima di tutto un incontro vivo con Dio che ci ama pazzamente. Il Papa non ama mettere certe questioni di bandiera davanti all'uomo, contro l'uomo, ma ciò non toglie che l'amore per l'uomo passa anche da leggi buone, e bisogna tenere insieme tutto. La 194 è una legge cattiva che fa centinaia di migliaia di morti all'anno. Chi sta dalla parte dei bambini? Se se si sta approvando la legge che legittima l'utero in affitto un cristiano ha l'OBBLIGO di fare tutto quello che può, anche scendere in piazza, ha l'obbligo di alzarsi in piedi, non da soldato ma da risorto - come dissi al family day - per difendere i bambini privati dei genitori, per continuare a essere profetico, e dire al disperato uomo contemporaneo qual è la verità su se stesso.

MINISTRO PRO GENDER
Ora, se un governo nomina ministro una donna che ha scritto il più agguerrito documento pro gender che si sia mai letto in Italia, un documento che dice che bisogna OBBLIGATORIAMENTE insegnare a scuola che l'identità di una persona è totalmente indipendente dal sesso, un documento che espropria i genitori del diritto a essere loro a spiegare l'affettività ai figli (a meno che non abbiano i soldi per mandarli nelle scuole private, e non è il mio caso), un documento di una violenza inaudita, il manifesto di quello che il Papa ha paragonato ai campi di rieducazione delle grandi dittature del '900, perché mai, in nome di cosa noi cattolici dobbiamo stare zitti? Di solito si dice di aspettare, mettere alla prova. Ma in questo fortunato caso noi la prova già ce l'abbiamo, perché il ministro, maestra di asilo e sindacalista del tessile (per dire quali le credenziali per ridefinire i programmi scolastici), il suo manifesto per cambiare faccia alla scuola italiana lo aveva già scritto prima di essere nominata. Quindi questa volta l'invito ad aspettare e giudicare l'operato non vale. E' un alibi che non regge.
È vero, il ministro aveva detto che ormai il suo disegno di legge era stato superato dalla riforma della buona scuola, che aveva già inserito l'educazione di genere nel comma 16 (aspettiamo le linee guida, da un bel pezzo), ma quale che sarà la via che percorrerà, le sue intenzioni sulla sfera più intima e sacra dei nostri bambini sono chiarissime.

BUGIE, OMISSIONI E GENDER OBBLIGATORIO
Di fronte a tutto questo, l'avere detto che se il governo non avesse vinto il referendum si sarebbe dovuti andare tutti a casa per non dare l'impressione (ma solo l'impressione eh?) di essere attaccati alla poltrona non è il problema più grave. Non lo è neanche l'aver detto di essere laureata mentre si trattava di un diploma (ma addirittura sembra che non abbia neanche mai fatto l'esame di maturità!), per quanto, forse, se c'è un ministero nel quale essere laureati, avere conosciuto il mondo dell'università, sarebbe fondamentale, è proprio il Ministero dell'Università. Ma lasciamo stare. Un po' più significativo è il atto di avere dato un'informazione sbagliata. Un infortunio lessicale, dicono i suoi. Peccato che la credibilità e la serietà siano il primo patrimonio di un politico. Peccato che all'estero ci si dovrebbe dimettere, come il ministro della difesa tedesco, per non parlare degli americani. Peccato che in alcuni casi le informazioni false sui propri titoli di studio, in base all'uso che ne viene fatto possono configurare il reato di falso in atto pubblico (fino a due anni di carcere), immagino non sia questo il caso, ma alla fine non è certo questo che mette in pericolo i nostri figli. Quello che conta è che vogliono obbligare i bambini e ragazzi italiani ad ascoltare in classe le loro bugie sul genere che è da decostruire (il testo del ddl è da incubo), e ripeto obbligare, senza informarne i genitori, togliendo tempo prezioso allo studio vero e proprio. E ci sarebbe da scrivere qualche altra pagina sul livello dello studio, che continua a scendere, precipitare, di spessore, intensità, impegno richiesto ai nostri figli. D'altra parte non è un caso: più saranno stupidi e acritici, più si berranno le loro bugie.

Nota di BastaBugie: Renzi, Boschi e Fedeli avevano affermato che se perdevano il referendum sulla costituzione non sarebbero stati attaccati alla poltrona... e Renzi aveva aggiunto che non avrebbe fatto più politica. Invece...
1) Renzi rimane segretario PD e in corsa alle prossime elezioni.
2) Maria Elena Boschi diventa sottosegretario alla Camera.
3) Valeria Fedeli la madrina del gender in Italia, Ministro dell'Istruzione.
Ecco il video con le loro dichiarazioni. Non si sa se ridere o piangere.


https://www.youtube.com/watch?v=ztSEJ7yNiS4

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 15/12/2016

4 - LA DOLCE VITA DI FELLINI E' UN FILM ANTICATTOLICO
Federico Fellini acclamato come maestro e celebrato anche in casa cattolica, di lui si dimentica che ad esempio ne ''La dolce vita'' la religione viene dileggiata e la realtà appare un incubo
Autore: Mario lannaccone - Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

Federico Fellini, il "maestro", è considerato uno dei più grandi artisti italiani del Novecento. I suoi film, giudicati ambasciatori nel mondo del genio italiano, sono stati premiati dall'industria cinematografica, un sistema "politicamente corretto", con una serie insolita di Oscar e premi: La strada (Oscar, 1957), Le Notti di Cabiria (Oscar, 1958), La dolce vita (Palma d'oro a Cannes 1960), 8 e mezzo (Oscar, 1963) sino ad Amarcord (1973), che ha segnato il limite della migliore stagione creativa del regista.
Al di là delle qualità registiche, linguistiche, della capacità di messa in scena, di governo delle masse di attori, della creazione di piani sequenza che hanno fatto scuola, dell'immaginifica ricchezza visiva, cosa racconta Fellini? Perché è giudicato un maestro e per giunta, da alcuni, addirittura un "maestro cattolico"?
Dal punto di vista personale, l'itinerario del regista riminese può essere diviso in due momenti: una prima parte, che va dalla giovinezza al 1960, anno de La dolce vita, nella quale la sua è una formazione italiana tradizionale; e una seconda, successiva al 1960 quando, sotto l'influsso dello psicanalista junghiano, esoterista e parapsicologo, Ernst Bernhardt (1896-1963), si spostò verso uno spiritualismo equivoco, accentuando le componenti oniriche ("felliniane") del suo cinema. Fellini si avvicinò a un mondo che lo aveva già affascinato: l'esoterismo, lo spiritismo, le teorie di Carlos Castaneda. Un esame narrativo e tematico de La Dolce vita, il film che fa da perno al suo itinerario, può essere utile per comprendere Fellini. Sappiamo che Pier Paolo Pasolini definì il film "il più alto, e più assoluto prodotto del cattolicesimo" e su La Civiltà Cattolica il gesuita Angelo Arpa lo giudicò "la più bella predica che avesse mai ascoltato". Giudizi, di certo, influenzati dal clima di esaltazione di quegli anni, ma radicalmente errati.

LA DOLCE VITA
La dolce vita è una contropredica, un compiaciuto racconto della discesa agli inferi di un'umanità degradata e larvale. Lo spettatore attraversa per quasi tre ore un mondo di suoni e apparenze, dove peraltro la religione viene dileggiata e la realtà appare come un incubo.
Il film si apre con un'immagine di una statua di Cristo che pende legata a un elicottero. È quasi una parodia della resurrezione: "Guarda è Gesù, ma dove va?", chiede qualcuno. "Lo portano dal Papa". La figura del Cristo "volante" viene sostituita, mediante uno stacco in montaggio, da un ballerino abbigliato da idolo orientale che danza in un night club, quasi a sottolineare l'equivalenza fra religioni.
Lunghe sequenze successive mostrano il protagonista Marcello, un giornalista disilluso, che s'incontra con una donna, Maddalena, che lo invita ad andare con lui. Lei è annoiata e soltanto l'amore le "dà la carica". Marcello con lei passa la notte in un letto che si trova in un sotterraneo allagato, sorta di simbolo della regressione. Quest'amante che si autodefinisce "prostituta" è messa in contrapposizione a un altro personaggio femminile, Emma, fidanzata materna, che vorrebbe essere madre e sposa. Tradita da Marcello, sempre insultata, lo attende in una casa vuota e non finita, simbolo del rifiuto di lui dell'amore coniugale. Si avvelena per attrarre l'attenzione di lui, invano.

LA DIVA STRANIERA DALLE FORME GIUNONICHE
Queste due figure, la donna libera (accostata a prostitute) e la donna-moglie, vengono oscurate dall'arrivo della loro sintesi, la diva straniera dalle forme giunoniche, Anita Ekberg, che si annuncia con un "Love, love, love". Le immagini e le parole la definiscono come una sorta di personificazione della Dea Madre o Grande Madre, divinità femminile primordiale. Per un servizio fotografico sale, vestita da prete, sulla cupola di San Pietro, sopra la tomba dell'apostolo - centro del cattolicesimo - e lassù perde il cappello sciogliendo i capelli al vento, quasi a liberarsi, a significare la sua venuta, nuova dea sensuale di una nuova èra. Marcello ne è affascinato e le rivolge una sorta di preghiera: "Tu sei tutto. Ma lo sai che sei tutto? Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione. Sei la madre, la sorella, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa". Premettendo che la prima donna è, nell'antico giudaismo, la mesopotamica Lilith, non Eva, la donna interpretata dalla Ekberg, Silvia, rimanda a Rea Silvia, dea romana della terra e delle selve. Lei è il "tutto", come nelle antiche religioni della terra. Più tardi fa il bagno nella Fontana di Trevi come una dea della terra e delle fonti. Ammirandola in estasi, Marcello esclama: "Ha ragione lei, stiamo sbagliando tutto": il vecchio mondo della ragione e della cultura deve cedere agli istinti e alla natura.
A questa apparizione abbacinante si contrappone il vecchio razionalismo di Steiner, intellettuale che si autodefinisce il "diavolo", nichilista, ammirato da Marcello che lo incontra, non a caso, in una chiesa.
Prima della conclusione della tragedia di Steiner si passa nella lunga sequenza (20 minuti) della presunta apparizione della Vergine. I "veggenti" sono due bambini che simulano: bisbigliano fra loro, ridacchiano, corrono, facendosi inseguire da una folla grottesca. La scena evoca bruttezza, ignoranza, desolazione; si svolge in una campagna illuminata da enormi proiettori come fosse un set cinematografico. Un prete segaligno mette in guardia: "I miracoli nascono nel raccoglimento". La sequenza finisce con una pioggia che fa piombare la scena nel buio. La fidanzata "tradizionale" Emma viene colta da un eccesso di fanatismo e si mette a strappare foglie, misere reliquie, da un alberello accanto al quale sarebbe apparsa la Vergine. La sequenza si chiude con la morte di un vecchio, disteso, cui viene data l'estrema unzione nella luce livida dell'alba.

RAPPORTI LIQUIDI E LIBERI
La sera, Marcello torna da Steiner, nella sua casa: lui è colto, ha una bella famiglia ma è infelice, impaurito. Ha due bambini bellissimi, che appaiono a un certo punto vestiti di bianco come due angioletti in prefigurazione della loro morte. In casa sua si riuniscono bizzarri intellettuali: un viaggiatore che esalta la donna orientale, un musicista e una poetessa straniera che incita Marcello a non scegliere mai fra due amori, di restare disponibile, di non legarsi. Prima di congedarsi Steiner sillaba: "È meglio una vita più miserabile che un'esistenza protetta da una società organizzata". La mattina successiva viene trovato suicida e omicida dei suoi figli. Alla scena segue una caccia ai fantasmi da parte di un gruppo di nobili degenerati e tristi e quindi un alterco fra Marcello ed Emma. Alle richieste di lei lui sbotta: "Non vedi che quello che mi proponi è una vita da lombrico? Non sai parlare d'altro che di cucina e di camere da letto. Ma un uomo che accetta di vivere cosi, lo capisci, che è un uomo finito? Questo non è amore, è abbruttimento".
La dolce vita esalta il mondo nuovo, i nuovi rapporti liquidi e liberi dove non ci saranno figli. Nel 1960 prefigurava il futuro desiderato da molti e veniva premiato, per questo, con incredibili onori. Quanto alla religione, Fellini chiude il suo film con un'immagine mostruosa. Dopo l'orgia con travestiti e donne disperate in una villa, un gruppo di amici arriva su una spiaggia, dove alcuni pescatori stanno tirando a riva una gigantesca manta. Qualcuno la crede viva ma s'inganna: "È morta da tre giorni", corregge un pescatore. Cosa significa quest'apparizione? È un pesce morto, un ichtús, acronimo di "Iésus Christòs Theou Uiòs Sotér» (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) che non è resuscitato il terzo giorno. Questa è la conclusione del "più assoluto prodotto del cattolicesimo", della "più bella predica mai ascoltata": nel cuore della dolce vita del boom economico c'è la morte, il nulla, la putrefazione. Non è ammonimento, è semplice, forse compiaciuta, registrazione di un dato di fatto.

Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

5 - LA SVOLTA IN MEGLIO PER I CARCERATI L'HA DATA, AL SOLITO, LA CHIESA, CHE HA UMANIZZATO LA PENA
Se ne parla nell'imperdibile libro ''La grande storia della carità'', venduto insieme al film in dvd ''Marie Heurtin. Dal buio alla luce''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 28/10/2016

Una delle sette "opere di carità corporale" presenti nella storia della Chiesa sin dalle origini è la visita ai carcerati. Proprio Gesù aveva insegnato ai suoi discepoli: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (Matteo, 25-31).
Del resto Gesù stesso avrebbe patito la prigionia; come lui il primo capo degli apostoli, san Pietro (nel carcere Mamertino di Roma), e una fitta schiera di santi delle origini: san Basilide, oggi patrono del Corpo di polizia penitenziaria, san Peregrino, santa Felicita e santa Perpetua...

COSTANTINO IL GRANDE
I primi segnali evidenti di questa concezione si hanno con il solito Costantino: l'imperatore che diede la libertà ai cristiani, che abolì la crocifissione e il marchio a fuoco per gli schiavi e contrastò i giochi gladiatori in nome del Dio cristiano, nel 320 d. C. si interessò agli schiavi e prescrisse un trattamento più umano per i prigionieri, imponendo l'alleggerimento delle catene e la possibilità per i prigionieri di qualche uscita all'aperto. Inoltre, al concilio di Nicea, introdusse la figura del "procuratore dei poveri", che aveva il compito di dare assistenza giudiziaria ai più indigenti. Sua madre, santa Elena, fece liberare molti prigionieri condannati ad metalla o ad bestias...
Dopo Costantino, l'imperatore Valentiniano II stabilì l'amnistia, in tempo di Pasqua e di Natale, per i prigionieri rei di delitti non gravi. Intanto vescovi e sinodi invitavano i parroci a visitare periodicamente le carceri, per portare sollievo spirituale e materiale. Nei secoli nacquero varie confraternite dedite proprio al sollievo delle pene fisiche e psichiche dei carcerati e talora anche dei loro familiari. Nel 1198 venne fondato l'Ordine dei Fratelli della Redenzione dei prigionieri (o Fratelli Trinitari); nel 1218 l'Ordine della Beatissima Vergine Maria per la Redenzione dei prigionieri...

CONCILIO DI TRENTO
Ma fu soprattutto dopo il Concilio di Trento, e in particolare nella città pontificia di Roma, che l'attività in favore dei carcerati divenne notevole e diffusa. A partire dal XVI secolo, infatti, nella città santa "si assistette al sorgere di numerose associazioni laicali che, animate da un nuovo spirito caritativo, cercarono di soccorrere la multiforme umanità emarginata che popolava le città e le prigioni ecclesiali. Lo sviluppo del movimento confraternale, avviato dal Concilio di Trento, fu influenzato dalle nuove condizioni sociali ed economiche del periodo, ma anche dalla vivacità degli ordini religiosi e dal crescere di uno spirito religioso, congiunto con una nuova coscienza dei doveri sociali del cristiano. Le nuove confraternite ripresero la spiritualità di quelle medioevali, cercando però di adattarla ai nuovi bisogni della società: ai tradizionali compiti culturali si aggiunse una notevole operosità apostolica e caritativa e la tendenza ad assumersi direttamente alcuni compiti sociali, svolgendo talvolta una funzione di supplenza nei confronti del clero".
Così a Viterbo, nel 1541, "la preesistente Confraternita di S. Leonardo fu trasformata in una società di beneficenza per il soccorso dei detenuti. In quel periodo, le spese per la conduzione del carcere erano erogate direttamente dai reclusi; coloro che non riuscivano a pagare la tassa di detenzione e il vitto erano aiutati economicamente dalla Confraternita. Quest'ultima cercò di garantire con la sua presenza un trattamento più umano ai prigionieri. I confratelli sollecitavano i processi, controllavano la distribuzione quotidiana del cibo e fornivano il necessario vestiario ai detenuti. Una volta alla settimana, normalmente il sabato, accompagnavano il governatore, il vescovo, il priore, "l'avvocato dei poveri" e il procuratore del fisco nella visita generale delle carceri. Papa Pio IV conferì alla Confraternita il privilegio di liberare dalla prigione, ogni venerdì santo, un condannato; il prescelto, anche se destinato alla pena capitale, poteva essere scarcerato con il consenso della parte offesa. A questi compiti, di natura prettamente materiale, si aggiungevano quelli di carattere spirituale; l'istituzione effettuava quotidianamente un'opera di evangelizzazione, istruendo nella fede i reclusi e spronandoli al pentimento e alla conversione... (...)

SVOLTA EPOCALE NELLA STORIA DELLA CARCERAZIONE
Questo breve ricordo di tanta carità, spiega perché spetti alla Chiesa il merito di una svolta epocale nella storia della carcerazione, con la costruzione, nel 1650, in via Giulia, a Roma, del primo penitenziario moderno (le cosiddette "carceri Nuove"). In precedenza le prigioni medievali e rinascimentali erano stati luoghi di custodia e di pena improvvisati, bui e privi di ogni igiene, ricavati nelle torri, nelle segrete di un castello o nei sotterranei umidi di un palazzo. Tali luoghi erano, inevitabilmente, inadatti, e comportavano una reclusione di straordinaria durezza.
Il pontefice Innocenzo X ritenne che fosse il momento di far costruire all'architetto Antonio Del Grande, con la collaborazione di Virgilio Spada, un luogo "più mite e più sicuro" nello stesso tempo: il primo "carcere polifunzionale completo di servizi, alloggi per il personale, infermeria e cucine per ogni settore, con celle suddivise razionalmente fra tipi di prigionieri, per sesso, per età, per pericolosità e per tipi di reato commesso". In questa grande struttura, funzionale, nata con precisa funziona custodialistica, non vi erano più segrete sotterranee, ma celle luminose, areate, "poste lateralmente all'asse longitudinale del corridoio", secondo una "soluzione architettonica semplice, funzionale che rimarrà immutata sino ai nostri giorni". Per i detenuti erano previsti la possibilità di pregare, di avere assistenza spirituale, di leggere, di scrivere, di praticare un mestiere, addirittura dietro piccolo compenso. "Questo penitenziario- nota Parente- divenne ben presto il fiore all'occhiello, il simbolo, a livello mondiale, di una nuova era nel campo carcerario".
Analogamente, in un capitolo intitolato "Carceri Nuove. A Roma spunta l'alba della riforma carceraria", Carlo Cirillo Fornili nota che fu il volere di un pontefice cattolico, indirizzato anche dall'Arciconfraternita della Carità, a produrre una svolta che sarebbe stata elogiata e imitata in tutta Europa: "Soltanto un secolo più tardi il celebre filantropo Howard iniziò la peregrinazione nei penitenziari europei, araldo e suscitatore anch'egli di sentimenti umanitari verso i detenuti nelle carceri e propugnatore di nuovi sistemi. A Roma trovò il migliore carcere d'Europa, ne ammirò la struttura e la propugnò nei suoi scritti"
Il primato della Roma papale di aver avuto il "primo carcere costruito per servire da prigione", a differenza dei "contenitori indifferenziati per diverse categorie di emarginati" come le case di correzione elisabettiane o la Rasp House di Amsterdam, venne "riattestato dalla edificazione del carcere di san Michele" destinato ai giovani malfattori, "fino ad allora divisi nelle varie prigioni della città".

LE CARCERI NUOVE
Il san Michele a Ripa Grande (Porta Portese) si segnala per essere stato il primo carcere per minorenni, un "esempio rivoluzionario di architettura sociale", grazie all'organicità, agli "elementi umanizzanti" e ai requisiti di igiene, che sarebbero risultati all'avanguardia ancora per molti anni. Constava di sessanta celle, una per ogni ragazzo, fornite di servizi igienici, all'interno di una "struttura carceraria-correzionalistica molto semplice e molto funzionale", in cui vi era spazio per preghiera, attività lavorative..., capace di segnare il passaggio da struttura "ad correctionem" piuttosto che "ad puniendum".
Uno spaccato sulle carceri settecentesche-ricorda sempre Parente - "l'ha lasciato il filantropo inglese John Howard, che tra il 1775 ed il 1790 compie molti viaggi, con l'intento di studiare i sistemi carcerari dei diversi Paesi americani ed europei. Al suo rientro in patria, Howard lamenta le misere e deplorevoli condizioni dei prigionieri e delle prigioni europee, dove constata disordine, corruzione, cattive condizioni igieniche, squallido vitto e l'eterogeneità dei reclusi ammassati nelle celle. Nella sua relazione, Howard fa eccezione per le carceri papali di Roma. Nell'elogiare, in particolare, il sistema e le strutture dell' istituto correzionale del San Michele, che porta come esempio, conclude la descrizione delle carceri romane affermando che esse sono le migliori d'Europa: "... le condizioni sono molto buone, le Carceri Nuove sono tenute, arieggiate, sono dotate di due infermerie bene attrezzate visitate quotidianamente dai medici, uomini e donne sono separati , come i criminali incalliti dai rei di lievi reati. Le visitano i detenuti e li assistono materialmente e , mentre il servizio religioso si presenta perfetto; anche i sono assistiti fin sul patibolo ..". (J. HOWARD, 1788). Il regime carcerario vigente nei diversi Stati italiani pre-unitari è detto invece "e durissimo", quasi a voler pareggiare, attraverso il supplizio della carcerazione, la pena di morte. (...)

IL BEATO PIO IX E I FRATELLI DI NOSTRA SIGNORA DELLA MISERICORDIA
Lo storico Rocco Pezzimenti nel suo "Persona, società, Stato" rievoca l'opera dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia, a Roma, all'epoca di Pio IX. A costoro il papa affida scuole, orfanatrofi, ospedali per malati di mente e un carcere, il Riformatorio di santa Balbina. Sa, il pontefice, che per redimere non bastano salariati, ma occorre la virtù soprannaturale della carità. Per questo si rivolge alle persone giuste: "prima dell'avvento dei Fratelli nelle carceri del Belgio, la quasi totalità dei carcerati che venivano dimessi dagli istituti di pena ritornava in carcere. In quelle dove fu chiamata ad operare la Congregazione l'andamento fu completamente diverso: su una media annua di 225 rimessi in libertà, solo la media di 4 tornava in carcere". Come si opera a santa Balbina, così da attirare lodi e visitatori anche dall'estero? Per i giovani detenuti sono previsti igiene, condizioni umane, lavori agricoli ed artigianali, meditazioni, vita interiore... In breve finiscono le evasioni e non vi è più bisogno di stretta sorveglianza. Giustizia e misericordia. Ben più che leggi, giacobine o garantiste, e, quando tutto scoppia, amnistie...

Nota di BastaBugie: questo articolo è tratto dal libro "La grande storia della carità" di Francesco Agnoli. Come e quando sono nati gli ospedali? A chi dobbiamo le prime opere di assistenza ai malati, agli indigenti, agli emarginati? Prima che le istituzioni civili si dotassero di un welfare statale, per secoli individui comuni, religiosi e laici cristiani, hanno fondato istituzioni e costruito strutture dove curare i lebbrosi, educare gli orfani e le prostitute, assistere i carcerati; in breve, in cui servire gli ultimi con atti di amore gratuito.
Le vite di San Basilio, Papa Gregorio Magno, Camillo de Lellis, San Vincenzo De Paoli, Florence Nightingale e Madre Teresa sono solo alcune delle storie di uomini e donne semplici eppur straordinari, animati da una carità senza limiti.

LIBRO + DVD "DAL BUIO ALLA LUCE"
Il libro viene venduto insieme al bellissimo film in dvd "Marie Heurtin. Dal buio alla luce".
Per acquistarli ecco il link:
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Il film narra la vera storia della quattordicenne sordocieca Marie Heurtin nella Francia del tardo Ottocento. Il padre di Marie, un umile artigiano, non si rassegna ad affidarla ad un asilo. Disperato, si reca presso l'istituto di Larnay vicino Potiers, dove la giovane suor Margherita, nonostante lo scetticismo della Madre Superiora, prende questo "piccolo e selvaggio animale" sotto la propria ala e fa tutto ciò che può per condurla fuori dal buio. La storia di Marie è considerata un miracolo. L'istituto di Larnay ancora oggi è in attività.
Ecco il trailer del film:


https://www.youtube.com/watch?v=d6AIIURjwQY

Fonte: Libertà e Persona, 28/10/2016

6 - COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO IN POLONIA?
Corriere della sera e Repubblica descrivono le manifestazioni contro il governo conservatore come se fossero una rivolta spontanea in stile Solidarnosc, ma ''dimenticano'' che...
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2016

Dice il Corriere della sera: «Era dai tempi del primo sindacato libero del blocco comunista, Solidarnosc, che in Polonia non si creava un movimento così compatto e combattivo per la democrazia. In migliaia si sono ritrovati, Costituzione alla mano, fra la residenza del presidente e la sede del Parlamento dove si consumava lo scontro politico più grave nella recente storia nazionale». Dice Repubblica: «La dura protesta, con gli esponenti della maggioranza di fatto sequestrati e bloccati dalla piazza, e il deciso intervento della polizia per liberarli, segna una grave, pericolosa escalation nel confronto finora pacifico tra governo e opposizioni».
Poi leggiamo i giornali Polacchi e... sorpresa! Si scopre che nei giorni scorsi stava per essere approvata una legge che riduce le pensioni a circa 32mila ex ufficiali dei servizi segreti della Polonia sovietica. Il che richiede una piccola spiegazione.

LA RIVOLUZIONE NELLA QUALE NON FU ROTTO NEMMENO UN VETRO
In Polonia c'è stata, si è detto, una «rivoluzione nella quale non fu rotto nemmeno un vetro»; significa che i responsabili del sanguinario regime sovietico polacco, che si sono macchiati le mani di omicidi, linciaggi, reclusioni e persecuzioni ad avversari politici (id est: cattolici), che hanno ridotto alla fame un intero popolo, lo hanno privato di ogni libertà e l'hanno depredato di ogni ricchezza economica e culturale, non hanno mai pagato per i loro crimini. Jaruzelski è morto pacificamente (con il grado e la pensione da generale) nel suo letto senza aver fatto un solo giorno di carcere (né pagato una simbolica multa); i responsabili del Partito si sono arricchiti accaparrandosi (con pochi zloty) di ferrovie, aziende strategiche, media; gli ex agenti dei servizi segreti hanno occupato i gangli della vita politica ed economica dello stato (gli ex sovietici russi li chiamiamo «oligarchi», quelli polacchi... non li chiamiamo). Quando Kaczynski propose la «lustracja» (rendere pubblici i nomi di chi aveva collaborato con il regime) fu accusato (dall'Europa intera) di voler fare una caccia alle streghe, e tutto continuò tra malaffari e corruzione.
Non si tratta di vendetta, ci mancherebbe. Il punto è che una delle più patenti ingiustizie della Polonia «libera» è questa: chi ha fatto parte dell'apparato (e ha sulla coscienza violenze inenarrabili) vive con una pensione da nababbo; le vittime vivono con pensioni da fame. Il premier Beata Szydlo ha pensato di porre fine a questa ingiustizia tagliando per la prima volta dal 1989 le pensioni agli ex ufficiali dei servizi segreti sovietici mentre, fino ad ora, erano state più volte ritoccate tutte le pensioni tranne quelle. Non solo: l'età pensionabile per tutte le altre pensioni è stata abbassata (si, avete letto bene) a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini (finora è 67 per tutti).
Si tratta di un provvedimento sulla cui opportunità si può discutere; l'accusa di «populismo», come quella di «vendetta» sono dietro l'angolo. Probabilmente tutto sarebbe filato liscio rispettando i privilegi degli intoccabili e agendo per l'ennesima volta sulle pensioni della popolazione comune. Tuttavia il governo Szydlo ha deciso di agire nuovamente in controtendenza e di operare in questa direzione.

COSA È ACCADUTO?
Che i media unanimi, appoggiati dalle èlite del paese, sono insorti contro il provvedimento. Non solo. Due partiti di opposizione (il PO di Tusk e Nowoczescna di Ryszard Petru, quelli che i media italiani chiamano «i democratici»), hanno impedito lo svolgimento dei lavori per l'approvazione della legge sulle pensioni impedendo l'accesso alla tribuna parlamentare. Una insorgenza poco spontanea, considerato che il giorno precedente hanno ordinato 1.000 panini per corroborarsi durante la «resistenza». A questo punto la maggioranza (seguita dai parlamentari di Kukiz'15) si è ritirata sull'Aventino (cioè una sala accanto) e ha approvato la legge.
Nel frattempo (anche perché il disordine nel palazzo parlamentare era aumentato a dismisura a causa dei giornalisti) il «maresciallo» (presidente) del Sejm (la Camera dei deputati) ha deciso di regolamentare l'attività dei giornalisti all'interno del parlamento: l'accreditamento sarà concesso a un numero limitato di testate (prima alcuni gruppi editoriali monopolizzavano le conferenze stampa); non avranno più accesso a qualunque spazio all'interno del palazzo; per le interviste sarà predisposta una stanza attrezzata accanto all'aula parlamentare. Non ci saranno più interviste «rubate», assembramenti in aula o appena fuori da essa, dichiarazioni incomplete, manipolate o completamente inventate.
Apriti cielo! Il governo autoritario di Kaczynski (che, lo ricordiamo, non ha alcun incarico istituzionale) limita la libertà di stampa! Ed ecco l'inevitabile «manifestazione spontanea» di piazza davanti al parlamento, con l'appoggio di Tusk e di Walesa.

MOMENTI DRAMMATICI
La manifestazione, iniziata il 16 dicembre, ha toccato dei momenti drammatici: i manifestanti hanno attaccato e tentato di ribaltare le automobili del premier e dei parlamentari del PiS (il partito di maggioranza); la polizia è intervenuta e i notiziari hanno diffuso la notizia (ripresa immediatamente dai media stranieri) dell'uso, da parte delle forze dell'ordine, di lacrimogeni, manganelli e persino pistole (cosa recisamente smentita dal portavoce della polizia); alcuni parlamentari sono rimasti chiusi nel palazzo fino a notte fonda perché i manifestanti hanno impedito loro di uscire e tornare a casa; ci sono stati alcuni attacchi da parte dei manifestanti anche nei confronti della polizia; anche alcuni giornalisti sono stati aggrediti (in una manifestazione a favore della libertà di stampa!).
Con il passare delle ore sono emersi anche particolari interessanti. Innanzitutto la manifestazione non è stata per nulla spontanea (ma qualcuno ancora crede nelle «manifestazioni spontanee»?) bensì organizzata giorni prima e autorizzata dal comune; alcuni dei feriti «mediatici» hanno finto a favore delle telecamere; tra i manifestanti ci sono diversi «ultras», picchiatori professionisti; ai rivoltosi è stata offerta assistenza legale gratuita da parte dell'ordine degli avvocati di Varsavia. Insomma: qualcuno ha cercato di alzare il tono dello scontro.
Il presidente Duda ha invitato alla responsabilità e ha incontrato i giornalisti alla ricerca di una mediazione. Mentre questo articolo va in pagina, proprio grazie all'intervento di Duda, la manifestazione sembra essere stata sciolta; alcuni però sostengono che si preparano nuove e più efferate violenze. Dunque la situazione potrebbe essere meno drammatica di quanto i media nostrani vogliano far credere? Forse potrebbe esserlo ancora di più.

LEADER DELL'OPPOSIZIONE
Teniamo conto che uno dei leader dell'opposizione è Ryszard Petru (classe 1972), politico anomalo e dal curriculum particolare. Durante l'adolescenza Petru ha vissuto per qualche anno in Unione Sovietica perché i genitori erano collaboratori di un ente (l'Istituto Congiunto per la Ricerca Nucleare) controllato dai servizi segreti sovietici. Si laurea in informatica e si diploma alla Warsaw School of Economics, istituto modellato sulla celebre London School of Economics. Durante gli studi diventa assistente del professor Balcerowicz che fu l'autore della cosiddetta «terapia d'urto» applicata alla Polonia dopo il crollo del muro di Berlino: abbattimento della domanda interna, blocco dei salari (nonostante l'iperinflazione) e privatizzazione totale dei beni statali (a beneficio, ovviamente, di investitori stranieri). Tra il 2001 e il 2004 ha lavorato per la Banca Mondiale; in seguito ha ricoperto ruoli di leadership nei principali istituti di credito polacchi. Tra il 2008 e il 2013 ha svolto la funzione di intermediario tra Tusk e il Fondo Monetario Internazionale. In questo periodo un documento informale dell'ambasciata statunitense a Varsavia (reso pubblico da Wikileaks) lo definisce «consulente informale del Primo Ministro Tusk» (qualsiasi cosa sia un «consulente informale»...). Nel 2015 crea la fondazione NowoczesnaPL (Polonia moderna): prima sconosciuto al pubblico polacco, da qual momento appare in ogni media ad ogni ora del giorno e della notte (tanto che cominciano a circolare dei simpatici «meme» sulla sua onnipresenza). Infatti, poco dopo, annuncia la sua candidatura a leader della Polonia moderna e aperta al mercato e si presenta alle elezioni (ottenendo il 7% dei voti).

L'APPARATO SOVIETICO RICICLATOSI AL TURBOCAPITALISMO
Quello che voglio dire è che non ci sono in gioco solo i privilegi del vecchio (ma mai domo) apparato sovietico riciclatosi al turbocapitalismo. L'aumento della tensione e l'escalation di violenza che in questi giorni sta coinvolgendo la Polonia accompagna una domanda che sempre più persone si pongono: sta per scoppiare una «rivoluzione colorata» in Polonia? La piazza del parlamento polacco sarà una nuova Majdan? Significa qualcosa il fatto che Soros ha investito parecchi soldi nell'ormai moribonda (senza i finanziamenti garantiti da Tusk) Gazeta Wyborcza, ex foglio di Solidarnosc e ora portavoce delle èlite europeiste, abortiste, neoliberiste e anticattoliche?
Due mesi fa il colonnello Adam Mazgula (ora in pensione) ha rilasciato una intervista al sito naTemat (del giornalista televisivo Tomasz Lis, direttore del settimanale Newsweek Polska, pubblicato dalla casa editrice tedesca Axel Springer Verlag e noto per la sua ferocia anticattolica). In questa intervista ha affermato: «L'esercito non può agire contro le autorità democraticamente elette. Per ora bisogna aspettare. [...] se in futuro l'autorità supererà i limiti, soprattutto nei confronti della Costituzione, le cose possono cambiare» . Ricordiamo che gli alti gradi dell'esercito polacco sono ancora quelli del regime sovietico. [...]
L'ex poliziotto Miroslaw Mrozewski ha scritto queste affermazioni sul suo profilo Facebook: «Sto parlando con dei colleghi che non hanno riconsegnato le loro armi di servizio, e che potrebbero tornare ad essere roventi».
Il giornale on line wPolityce.pl riferisce che diverse fonti vicine all'opposizione avrebbero riferito del seguente progetto: quando il Sejm riaprirà le porte ai giornalisti, alcuni di loro faranno in modo che alcuni elementi della piazza entrino nel palazzo. A quel punto appiccheranno il fuoco a dei copertoni e obbligheranno i parlamentari a lasciare il palazzo, che sarà in balìa della piazza. A quel punto dovranno essere indette nuove elezioni.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sulla storia polacca non si può non aver visto il film kolossal Katyn.
Per informazioni clicca nel seguente link: http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=19

Ecco qui sotto il trailer di "Katyn", il capolavoro del regista polacco Andrzej Wajda morto recentemente:


https://www.youtube.com/watch?v=IjLw9iAPyxk

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2016

7 - CAMPAGNA PER I REGALI DI NATALE IN STILE GENDER (BAMBOLE AI MASCHI E AUTOMOBILINE ALLE FEMMINE)
Con la solita scusa della lotta agli stereotipi in realtà si nega la legge naturale confondendo i bambini e le loro inclinazioni
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender, 17/12/2016

E' quasi Natale, è tempo di regali, e anche quest'anno ha preso il via la campagna No Gender December volta a diffondere il messaggio politically correct di fare regali ai propri bambini al di là dei pregiudizi e degli stereotipi di genere. L'indicazione è indirizzata a 360° a tutta la filiera, produttori, venditori ed acquirenti ma, in particolare, è diretta ai negozi che farebbero bene a rimuovere dalle loro vetrine e scaffali le rigorose e obsolete divisioni di genere nel proporre i propri prodotti, optando per una esposizione "neutra" che non divida i giochi dei maschi da quelli delle femmine, lasciando a quest'ultimi la scelta. [...]
In tale prospettiva, "Let Toys Be Toys" esorta i venditori di giocattoli a cambiare la "segnaletica" tradizionale all'interno dei propri negozi andando a rimuovere le «etichette di genere», per venire incontro [...] a tutte quelle "persone si sentono a disagio nell'acquistare un giocattolo rosa per un ragazzo o un giocattolo etichettato come "per i ragazzi" ad una femmina".

COSA DICONO GLI STUDI SERI
Eppure, al di là dell'ideologia, esistono numerosi studi scientifici che smentiscono categoricamente le fantasie del "gender", confermando quanto la ragione e l'esperienza quotidiana mostrano chiaramente ad ogni persona dotata di un briciolo di buon senso.
La psicologa Alice Eagly, ad esempio, una delle più autorevoli studiose americane dei processi di differenziazione sessuale, spiega come le teorie sull'indeterminatezza e irrilevanza delle differenze sessuali siano oramai oggi ampiamente superate, legate al particolare periodo storico femminista degli anni '70, nel quale vi era un preciso interesse ideologico ad abbattere ogni sorta di cosiddetto stereotipo culturale.
In realtà, afferma la Eagly, gli stereotipi sessuali della gente comune risultano nei fatti "abbastanza precisi". Gli scienziati, attualmente impegnati a studiare le differenze tra uomini e donne, «hanno iniziato a rendersi conto di aver infranto non gli stereotipi culturali ma l'opinione scientifica generale forgiata nel movimento femminista degli anni '70».
Attorno alla ricerca scientifica sui processi di differenziazione sessuale è stato però calato un velo di silenzio ideologico, un muro di omertà volto a boicottare qualsiasi tipo di studio o ricerca che abbia l'ardire di mettere in discussione le consolidate tesi femministe.
J. Richard Udry, professore di sociologia all'Università della North Carolina, nel suo interessante e documentato saggio Uguali mai (Lindau 2006) ha ammesso di essere rimasto colpito e profondamente scoraggiato dalle estenuanti difficoltà sorte attorno alle pubblicazione dei propri risultati scientifici riguardanti l'importanza dell'ambiente ormonale nel ventre materno nel processo di differenziazione sessuale. Difficoltà che lo studioso non aveva mai riscontrato precedentemente nella sua lunga e autorevole carriera.

STUDI FALSIFICATI DALLE FEMMINISTE
Nel corso degli anni, all'interno del settore di studio sulle differenze di sesso, si è venuta a costituire quella che lo studioso inglese Robert Pool ha definito una vera e propria "sorellanza". Secondo Pool, che si è ampiamente documentato sulla materia, confrontandosi con numerosi ricercatori attivi in questo campo, «gli scienziati che si occupano di ricerche provocatorie e innovative sulle preferenze dei due sessi sono in maggioranza donne». Oltretutto, continua lo studios inglese, tali studi sono tutto fuorché imparziali dal momento che la maggior parte di queste ricercatrici «si definiscono femministe o almeno simpatizzano con gli obiettivi femministi».
Altre studiose, come Virginia Valian, si sono dedicate a studiare i comportamenti dei bambini, fin da piccolissimi, e ne hanno tratto conclusioni inequivocabili: «i maschietti corrono di più in giro, e quando guardano illustrazioni con passeggeri a bordo di veicoli, la loro attenzione si concentra sul veicolo, mentre le bambine guardano le persone che ci sono dentro». Differenze comportamentali riscontrate anche all'asilo dove, «quando arrivano dei nuovi giocattoli, i maschi mollano quello che stanno facendo e vanno a vedere. Quando arrivano dei bambini nuovi, sono le femmine a mostrare più curiosità».
Tali differenze si manifestano già dai primissimi anni di età, «non appena inizia una qualche forma di comportamento autonomo», troppo presto perché si possa parlare di un'influenza scaturita da una socializzazione: «I bambini si interessano a macchine, armi e fatti; piace loro rincorrersi, arrampicarsi, fare la lotta, giocare ai cowboy, e saltare. Se si dà loro una bambola, a volte la mettono a bordo di veicoli e la portano via dalla casa delle bambole oppure le sbattono la testa contro un mobile. Le bambine hanno interesse per persone, vestiti e parole; a loro piace giocare con le bambole, sussurrarsi all'orecchio, disegnare e farsi belle».

IL PARADOSSO NORDICO
La menzogna della malleabilità del gender è stata, inoltre, recentemente messa a nudo dal cosiddetto paradosso nordico che ha sorprendentemente rivelato come i 4 Paesi al mondo del Nord Europa che più di tutti rispettano l'uguaglianza fra i sessi e i diritti delle donne siano in realtà siano anche quelli dove le donne sono più maltrattate, offese e perfino uccise dai loro stessi partner.
Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia che secondo il World Economic Forum, l'Unesco e l'Ocse, sono le 4 «best countries for women», hanno infatti allo stesso tempo il paradossale e raggelante primato di essere le 4 nazioni con il maggior numero di violenze e maltrattamenti nei confronti delle donne.
La politica del "genere", là dove applicata, sembra non portare i frutti sperati. Una verità svelata nitidamente già tempo fa dal noto documentario "The Gender Equality Paradox" del regista Harald Eia trasmesso nel 2010 dalla principale emittente televisiva norvegese NRK1 che, dopo aver dato vita ad un acceso dibattito, ha portato il governo ad abolire del tutto le sovvenzioni riservate alle associazioni impegnate nelle politiche di "genere" (nel 2012 erano stati stanziati ben 7,5 milioni di euro) [leggi: IL PARADOSSO NORVEGESE SMENTISCE L'IDEOLOGIA DEL GENDER, clicca qui, N.d.BB].
In questa prospettiva, campagne come "No Gender December", presentate come lodevoli e apprezzabili iniziative in favore della parità di genere, fanno parte in realtà di un più ampio e radicale piano strategico fondato sulla negazione dell'esistenza di una immutabile e indelebile natura umana impressa in ognuno di noi dal momento del nostro concepimento.

Fonte: Osservatorio Gender, 17/12/2016

8 - CHIESE MODERNE, CIOE' CATTO-LUTERANE
Le nuove chiese sono spesso costruite mettendo in pratica (con qualche secolo di ritardo) i principi eretici del protestantesimo
Autore: Andrea De Mao Arbore - Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

"Si ordina che tutti gli altari siano rimossi e demoliti, che le nuove mense eucaristiche, abbandonata la parete orientale, siano poste in qualche altro luogo adatto e conveniente; che tutte le balaustre rimosse e che il pavimento di qualsiasi presbiterio venga livellato alla pari con il resto dell'aula; che i candelabri siano tolti dalla tavola eucaristica e non vengano più usati; che tutti i crocifissi, le croci e tutte le immagini e i dipinti di una o più persone della Trinità o della Vergine Maria, e tutte le altre immagini di santi o iscrizioni superstiziose siano eliminate e cancellate e che non ne vengano introdotte di nuove... Che tutti gli organi, con le loro casse e cornici, siano rimossi e non più reintrodotti e che le cappe, i piviali, i paramenti, le croci processionali e i fonti battesimali, siano ugualmente eliminati"

LA RIFORMA PROTESTANTE: UNA MANOVRA TEOLOGICA E POLITICA, NON DI POPOLO
Questo documento confermava ciò che è noto: la povertà delle chiese, la scialba e disadorna apparenza dei loro interni, le superfici ammutolite dei muri, il tacere dei simboli, non furono dovuti ad un movimento popolare, non vi fu alcuna necessità di fede che potesse mai spingere il popolo dei credenti ad un impoverimento della vita.
La Riforma Protestante non fu un moto di popolo, ma una manovra teologica e politica che godette del sostegno delle autorità. Già, perché il documento sopra citato è l'estratto di un'ordinanza del Parlamento d'Inghilterra volta a rafforzare l'avanzamento della Riforma Protestante nel regno britannico, ed emanata il 9 maggio del 1644, mica il decreto di qualche vescovo nostrano di quarant'anni fa. Ho usato appunto il passato remoto per evitare che la descrizione si confonda con quanto è accaduto da noi negli scorsi anni Settanta.
Ed in effetti non si può negare che il prototipo di buona parte degli adeguamenti liturgici e di quasi tutte le nuove chiese, quelle strane, quelle aniconiche, quelle passate in varichina, quelle della CEI per intenderci, risieda stabilmente nel modello di chiesa proposto e imposto dal clero luterano, o diversamente eretico, ai cristiani del Nord Europa all'indomani della Riforma Protestante. Non c'è un solo punto del programma marcato CEI, simile del resto a quello di tante altre conferenze episcopali, che si discosti sostanzialmente da quel modello.

LA CEI APPLICA IL PROTESTANTESIMO?
L'eliminazione degli altari a muro, la fabbricazione dei nuovi altari a forma di tavola, la negazione dell'oriente liturgico, la scomparsa del tabernacolo alla vista dei fedeli, la diradazione delle immagini, la centralità dell'ambone: la prassi scritta e costruita che si è affermata all'indomani della Riforma Liturgica ha seguito per filo e per segno quanto aveva attuato e comandato la Riforma Protestante. Eppure in quel contesto ormai storicizzato ognuno di quei comandi, ognuna di quelle modifiche, obbediva a qualche articolo di fede caratteristico di quelle eresie.
Il tabernacolo doveva scomparire poiché non si doveva più credere alla permanenza sacramentale; l'altare spogliarsi del ricordo del Calvario e alludere alla sola tavola del cenacolo per rimarcare l'irripetibilità del sacrificio della Croce; le balaustre distrutte come riflesso della cessazione dell'ordine sacro, il sacramento che distingue i religiosi dai laici fu eliminato dalla teologia protestante; l'ambone doveva acquisire centralità per la centralità attribuita alla Scrittura. C'è da chiedersi quanto questo effetto sia consapevolmente servito da esempio ai riformatori ecclesiastici nostrani. Mutate le nostre chiese, quanto sono riusciti a mutare la nostra fede?

Nota di BastaBugie: clicca nel link sottostante per vedere il più triste esempio di chiesa moderna

FOLIGNO, INAUGURATA LA CHIESA-CUBO
Quando arte e fede litigano, l'arte diventa schifo puro
di Stefano Chiappalone
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=759

Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

9 - OMELIA DELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE
Una grande luce rifulse
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero?

1) MESSA DELLA NOTTE

La celebrazione natalizia - prima di tutto con questa Eucaristia notturna e poi con i vari riti di questi giorni, ma anche con le molte manifestazioni festose e luminose che l'accompagnano in ogni angolo della cristianità - è un grande inno di riconoscenza e di lode a Dio, che ha rischiarato la nostra notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo.

UNA LUCE RIFULGE NELLA NOTTE
Come aveva detto il profeta, su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una grande luce rifulse (Is 9,1). Davvero tenebrosa è la nostra terra e noi ce ne accorgiamo sempre più, anche perché si sono spenti o stanno spegnendosi tutti i bagliori ingannevoli. La nostra epoca ha visto via via esaltati i miti più falsi e più ossessivi: il mito del nazionalismo, della inevitabile lotta di classe, del razzismo, dello scientismo senza saggezza e senza amore, del permissivismo senza buon senso, dell'edonismo sfrenato. Agli inizi le ideologie sembrano sempre luccicanti e fascinose; poi, quando si impongono e si assolutizzano, si rivelano tutte soffocanti e crudeli.
Stregato e illuso da questi dogmi infondati e senza verità, il nostro secolo - il secolo dell'affermazione spavalda della ragione rattrappita in se stessa e dell'umanesimo senza Dio - ci ha regalato stragi e catastrofi sociali che non trovano paragoni nella storia: le guerre totali, gli eccidi di popolazioni innocenti reclamati dalle utopie del momento, i genocidi, la soppressione legalizzata e ufficialmente propagandata di vite incolpevoli, il dissenso ecologico, il dissesto morale. Immersa in questa notte, di cui solo adesso si può cominciare a misurare interamente l'orrore, l'umanità ha però conservato un filo di luce e un piccolo germoglio di speranza: ha sempre continuato, anche nei momenti più ottusi e più tetri, a celebrare il Natale.
E proprio dal Natale la fiducia può rifiorire; proprio grazie all'annuncio di gioia e di salvezza dato ai poveri e agli umili si supera ogni avvilimento. Da Betlemme ci giunge ogni buon auspicio possibile, se però ci riconosciamo - noi, uomini tutti - poveri di bene vero e di sapienza; se ci vogliono collocare tra i semplici, che non dalle voci e dalle infatuazioni mondane attendono di essere illuminati; se prendiamo posto non tra i personaggi potenti e famosi, ma tra i pastori che con cuore limpido vegliano nella notte e aspettano senza scoraggiarsi l'alba di Dio.
La gloria del Signore li avvolse di luce (Lc 2,9) - abbiamo ascoltato - perché non avevano una loro gloria da difendere e da vantare.

IL NATALE CI È OFFERTO PER CONSENTIRCI DI CONTINUARE A SPERARE
Come disperare dell'uomo, quando Dio ha voluto farsi uno di noi?
Come si può temere che non ci sia più un futuro per questa famiglia di creature fragili e spavalde, dotte e dissennate, calcolatrice e prodighe, che però quasi d'istinto ogni anno bene o male si pone in ascolto del canto degli angeli che annuncia pace e salvezza?
Il Natale ci è dato proprio per consentirci di proseguire a sperare. Ed è la cosa che oggi, forse più che ogni altra, avvertiamo il bisogno.
È vero, la vicenda in cui siamo immersi è troppo spesso deludente e ingrata; e lo è anche per colpa nostra, cioè di ciascuno di noi: il cristiano sa che la prima critica è sempre verso se stesso. Ma non possiamo abbandonarci al pessimismo, se - come ci ha esortato san Paolo e come l'odierna festa ci incoraggia - aspettiamo sul serio, nei pensieri e nelle opere, la manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo (Tt 2,13).
Quel neonato bambino, che oggi contempliamo nell'incredibile indigenza di una mangiatoia, ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo che gli appartenga (Tt 2,14): questo bambino è dunque il principio di un'umanità nuova, cui dobbiamo sempre tentare e ritentare di dare spazio, a cominciare dalla nostra coscienza e dalla nostra vita.

UN TRAGICO PARADOSSO
L'odierna festa ci ripresenta ogni volta un tragico paradosso: da una parte i figli di Adamo, che sembra si compiacciono di degradarsi sempre più, di allontanare da sé e censurare ogni prospettiva che li salvi dalla disperazione e dell'assurdo, di scalzare dalla propria cultura ogni persuasione che dia qualche adeguata motivazione all'agire secondo dignità e secondo giustizia; e dall'altra parte Dio che non si arrende davanti a tanta stoltezza, e tenacemente li insegue col suo amore: li insegue magari anche solo con l'incanto innegabile del Natale e la nostalgia della innocenza perduta.
Un grande scrittore antico, gloria e vanto della nostra regione, quasi sbigottito di fronte all'enigma del volontario scadimento umano, così esclamava in una sua omelia natalizia: "O uomo, perché così ti avvilisci, tu che agli occhi di Dio sei tanto prezioso? Perché tu, così onorato da Dio, a questo modo ti disonori? Perché indaghi scientificamente sulla tua origine, e non ti domandi mai quale sia il senso e lo scopo della tua venuta nel mondo?" (Pietro Crisologo, Sermone, 148,2).
Le interrogazioni appassionate di San Pietro Crisologo, dopo quindici secoli, centrano ancora il nostro vero problema, e ancora ci possono aiutare a vivere nell'autenticità questi giorni privilegiati.
La poesia del Natale - per chi la sa cogliere - è un grande dono e può, almeno inizialmente, consolarci dello sconforto e dell'amarezza dei tempi che stiamo vivendo. Ma un dono incomparabilmente più grande è passare dall'emozione effimera alla verità eterna, dal godimento spensierato alla percezione del mistero sostanziale dell'incarnazione del Figlio di Dio, dal gioco superficiale dei sentimenti al coinvolgimento profondo della vita.
E questo dono appunto vogliamo oggi per noi e per tutti implorare dal Signore.

2) MESSA DEL GIORNO

Di questi tempi non sono molte le buone notizie. La lettura dei giornali è quasi ogni giorno deprimente; dalla radio alla televisione ci sono offerti spesso motivi di profondo sconforto. Qualche volta si ha l'impressione di vivere in un mondo che si stia sgretolando e non trovi punti di riferimento affidabili per avviare una qualche ripresa.

PROROMPETE INSIEME CON CANTI DI GIOIA, ROVINE DI GERUSALEMME
Si è allora tentati di usare, per descrivere la situazione, la parola "rovina", che abbiamo ascoltato nella prima lettura, della profezia di Isaia: le "rovine di Gerusalemme" possono ben rappresentare la società in cui viviamo, soprattutto in rapporto agli ideali e ai valori.
Il secolo ventesimo però non era cominciato così: aveva anzi fatto balenare la prospettiva allettante di un'umanità illuminata da una scienza rigorosamente autonoma e fiera di sé; aveva sventolato il vessillo di una libertà senza vincoli; aveva promesso una giustizia terrena senza il timore di un giudizio trascendente e un umanitarismo senza la virtù cristiana della carità. E molto di valido e di apprezzabile è stato anche attuato. Ma del grande progetto ideologico oggi ci restano soprattutto vistose e deludenti macerie. Ci limitiamo a richiamare qualche esempio.
Prima di tutto "le rovine della ragione"; che sono molte, ma ne indichiamo una sola: gli uomini che, in omaggio alla razionalità (o meglio al razionalismo), hanno estromesso dalla loro attenzione tutta la realtà invisibile ed eterna, oggi sono comicamente arrivati a una fede quasi universale nell'oroscopo e nei responsi dei maghi e dei cartomanti.
Poi le "rovine della libertà". Molti, specialmente giovani, ai quali è stata predicata l'emancipazione da ogni autorità e da ogni principio, si sono trovati sottoposti alle più tragiche schiavitù, come quelle della droga e delle varie aberrazioni morali.
Infine le "rovine della serenità di spirito". Censurato il pensiero di Dio e del rendiconto finale da dare a lui, le paure non sono scomparse, sono anzi dilagate fino a diventare ossessive: paura dell'aria inquinata che respiriamo, dei cibi sofisticati, delle malattie e dei contagi senza rimedio, degli infarti improvvisi, delle crisi economiche ricorrenti, degli stranieri che ci invadono, della violenza e della disonestà che non si riesce più a frenare.
Dove si estingue la fiducia in un Padre che ci ha creato e ci ama, nasce fatalmente un mondo atterrito.
Una riflessione a parte meritano le "rovine della famiglia", che stanno all'origine di molti nostri guai.
I bambini dell'inizio del secolo avevano a disposizione una padre, una madre e una mezza dozzina tra fratelli e sorelle. I bambini di oggi non hanno più né fratelli né sorelle; in compenso qualche volta hanno una mezza dozzina tra padri, madri, succedanei e facenti funzioni. Che meraviglia, se poi sono sempre più numerosi i nevrotici, i disadattati, i ribelli?

PERCHÉ L'UOMO RINASCA
A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: ma che cosa centra tutto questo col Natale? C'entra, perché, in mezzo a questo squallore il Natale è l'unica "buona notizia".
La parola di Dio, che ci ha parlato di "rovine", ci ha detto che anche queste "rovine" possono ricominciare a sperare: Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo (Is 52,9).
Dal momento che il verbo di Dio - cioè la parola, il pensiero, l'intelligenza del Padre - si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cf. Gv 1,14), la nostra ragione può essere salvata da se stessa, dalle sue deviazioni e dalle sue intemperanze. È lui la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9): chi se ne lascia rischiarare è preservato dal non senso di un'esistenza che sembra venire dal niente per andare a finire nel niente e dall'assurdità di un pellegrinaggio terrestre senza indicazioni e senza mèta; chi se ne lascia rischiarare può finalmente cominciare a vivere da creatura ragionevole e sensata.
A quanti credono nel suo nome è dato di sottrarsi davvero a tutte le tirannie: alla tirannia delle prepotenze politiche, dei condizionamenti psicologici e sociali, delle passioni accecanti. Quel bambino, che oggi contempliamo silenzioso nell'umiltà di una stalla, un giorno pronuncerà su questo argomento una frase decisiva: Se rimanete fedeli alla mia parola… conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31.32).
Dal presepe risuona dunque un annuncio che è ancora capace di ridonare pace, gioia, speranza anche ai nostri tempi inquieti.
Perciò di qui, dal Natale, dall'Unigenito del Padre pieno di grazia e di verità (Gv 1,14) che è entrato una volta per tutte nella nostra storia, si può e si deve ripartire a lavorare perché l'uomo rinasca.

LA SPLENDIDA NOTIZIA DEL NATALE
Comprendiamo allora che la cosa più urgente e benefica che l'umanità possa aspettarsi è che questa "buona notizia" risuoni nelle orecchie e nel cuore di tutti: la "buona notizia" che a Betlemme è stata proclamata per la prima volta dagli angeli, ed è la ragione vera (anche se dimenticata da molti) perché a Natale si debba fare tanta festa.
A chi oggi, toccato dalla grazia di questa celebrazione, si propone di fare personalmente qualcosa per portare un po' di rimedio alle "rovine" del mondo e alleviare qualcuna delle angosce dei suoi fratelli, si presentano molti campi di operosità feconda e preziosa. Ma l'opera più benedetta e necessaria, cui dobbiamo tutti pensare, è quella della "nuova evangelizzazione": è quella cioè di far conoscere e riconoscere a tutti come Redentore e Signore il bambino nato a Betlemme, perché, come dice la parola di Dio, in nessun altro c'è salvezza; non c'è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 4,12).
Quanto più triste sarà lo spettacolo posto davanti ai nostri occhi della stoltezza e dalla corruzione degli uomini e delle istituzioni, tanto più ci apparirà in tutta la sua splendida attualità natalizia l'esclamazione del profeta: Come sono belli sui monti i passi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio (Is 52,7).

Fonte: Un Natale vero?

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