BastaBugie n°490 del 25 gennaio 2017

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1 I MASCHI DIFENDONO IL TERRITORIO (E I FIGLI, E LA MOGLIE)
La leonessa è brava come il leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Costanza Miriano
2 NON CRITICARE L'ISLAM E' UN SUICIDIO
Intanto all'aeroporto di Milano Malpensa la cappella cattolica viene prestata ai musulmani, mentre in Olanda bambini delle elementari vengono portati in moschea per imparare a pregare (VIDEO: Olandesine sottomesse ad Allah)
Autore: William Kilpatrick - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SBARACKATO OBAMA: SINISTRA SUL VIALE DEL TRAMONTO
Trump cancella dal sito della Casa Bianca le pagine dedicate ai ''diritti'' omosessuali e ai presunti cambiamenti climatici e firma il primo decreto volto a smantellare la riforma sanitaria di Obama
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 E' UN ERRORE PENSARE CHE LA PREGHIERA SIA QUALCOSA DI SPONTANEO (SE SOLO AVESSIMO TEMPO...)
Invece pregare è una scelta da confermare ogni giorno per smettere di correre affinché le cose prendano il giusto posto
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone
5 LA DITTATURA GAY VUOLE LA TESTA DELLA GIORNALISTA BENEDETTA FRIGERIO E DEL CHIRURGO SILVANA DE MARI
La prima è stata denunciata all'ordine dei giornalisti perché ha rivelato in un articolo la verità sulle condizioni di vita dei transessuali, la seconda è stata denunciata all'ordine dei giornalisti per aver sostenuto che biologicamente l'ano fa parte dell'apparato digerente, non di quello sessuale
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 DAL BUIO ALLA LUCE: UN FILM PER IMPARARE A VEDERE ANCHE QUEL CHE NON SI VEDE
La vicenda reale di Marie Heurtin, sorda e cieca dalla nascita, che scoprì il mondo grazie alla tenacia di una suora
Autore: Emanuele Boffi - Fonte: Tempi
7 LA NOSTRA ECONOMIA SPIEGATA IN DUE MINUTI
Rosina, proprietaria di un bar, escogita un geniale piano di marketing: gli Sbornia Bond
Fonte: internet
8 MI SPOSO UN ROBOT... NON SARAI MICA ROBOFOBO?
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): bloccato negli Stati Uniti il regolamento federale che obbliga al cambio di sesso per i bambini, libro scolastico inglese invita i bambini a cambiar sesso, a Valencia il Ministro dell’istruzione impone il gender
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA IV DOMENICA DEL TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 5,1-12a)
Grande è la vostra ricompensa nei cieli
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - I MASCHI DIFENDONO IL TERRITORIO (E I FIGLI, E LA MOGLIE)
La leonessa è brava come il leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 08/01/2017

Oggi ci fermiamo un attimo e parliamo di leonesse. E quindi di leoni.
Ho già accennato che sto per fondare la brigata "due più due fa quattro", dove combatteremo fino alla morte per difendere l'ovvio. Il mio post dove spiegavo l'assoluta differenza e complementarità tra maschi e femmine, è rimbalzato sul web, raccogliendo numerosi commenti. Rispondo a uno dei più buffi: "le leonesse, che sono femmine, sono vere combattenti".
Le leonesse non sono combattenti: le leonesse sono semplicemente carnivore. Una leonessa, in quanto femmina, ha la competitività e l'aggressività molto basse. Se voi vi trovate davanti a una leonessa, la leonessa vi sbrana, ma voi, come il vostro cagnolino che le ha fatto da aperitivo, come la gazzella tanto carina, come lo gnu neonato, non siete qualcuno con cui compete: voi siete pappa. Una dolcissima leonessa vi sbrana senza per questo essere aggressiva, esattamente come la mia dolcissima nonna andava a tirare il collo a una gallina tutte le volte che uno dei suoi figli aveva il raffreddore (o qualsiasi altra patologia nota) e bisognava fare il brodo di pollo per curarlo (il brodo di pollo cura tutto).
La dolcissima leonessa non sbrana la gazzella, lo gnu, il cagnetto, o voi con aggressività, esattamente come la foca non ci mette aggressività a mangiarsi le aringhe, la balena a mangiarsi il krill, e la vacca a mangiarsi l'erba (siete sicuri che gli steli non soffrano?)

I MASCHI DIFENDONO IL TERRITORIO
L'aggressività, che è potente solo dove c'è testosterone, è quella tra due tizi della stessa specie, non tra un rappresentante di una specie e la sua pappa. La pappa sta nella casella pappa, la competizione con individui della stessa specie sta nella casella aggressività, e qui ci va il testosterone. Sono due caselle diverse. La leonessa non è meno brava del leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare. Un carnivoro è un carnivoro; quello che mangia e la capacità di procurarselo non hanno nulla a che fare con l'aggressività, che è intraspecifica ( all'interno della stessa specie) e la competitività, anche essa intraspecifica.
La leonessa può muoversi e cacciare e allevare i suoi cuccioli solo all'interno di un territorio, un territorio segnato e difeso da un maschio. I maschi difendono il territorio, come sanno i proprietari di cani maschi e i postini. Difendono il territorio gallo e toro, e smettono di farlo se si amputano le gonadi: bue e cappone non difendono il territorio. Mi sto ripetendo perché secondo me questo concetto non è chiaro nella mente di molti. La leonessa Marisa ha avuto i cuccioli dal leone Marco. Può cacciare con serenità nel territorio segnato e protetto da Marco. Quando arriva il branco di iene, Marco le allontana, quando arriva il bufalo, ci pensa Marco, non Marisa. Quando arriva un altro leone, Pippo, Marco deve cacciarlo. Se Pippo fosse più forte e uccidesse Marco, dopo di lui ucciderebbe i suoi cuccioli, li ucciderebbe davanti a Marisa, che non ha la potenza di fermarlo, così che senza cuccioli lei torni rapidamente all'estro, lui possa montarla e avere dei cuccioli suoi. Lo stesso avviene tra i leoni marini, le foche e un mucchio di altri. Se non c'è il padre a proteggerli, altri maschi uccidono i cuccioli per avere i loro discendenti con quella femmina. Esattamente quello che succede alla fine della guerra di Troia: il figlio di Ettore ucciso e sua madre che diventa schiava. Dove non c'è più il loro padre a proteggerli, i cuccioli aumentano il rischio di essere uccisi.

SE QUALCUNO MI AVESSE TOCCATO, MIO PADRE LO AVREBBE FATTO A PEZZI
Ho raccontato questa storia per chiarire l'idea che madre natura è un'arcigna megera (che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca) e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli. E questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell'impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un'ottima cacciatrice, e dica "io sono mia, io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola", e mandi via Marco: i suoi figli non hanno più difesa.
Quando non c'è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c'è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole.
I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, i popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l'ha aumentata, stando dalla sua parte, sempre, facendo il tifo per lui, quell'uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli, che vuole andare al rave party. Dove non c'è un uomo, un padre, è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia - che a 16 anni sono la norma - dire la fesseria del secolo, tipo "smetto di andare a scuola, che sono stufo" "smetto di lavarmi" "smetto di uscire dalla mia stanza". Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90 % delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell'autorità del 90% delle donne. Voi siete un'eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza.

DOVE C'È UN UOMO A DIFENDERE, IL TERRITORIO È INVIOLABILE
Dove c'è un uomo e tutta la sua potenza, il compagno della madre dell'amichetta non entra nella casa dove c'è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l'abbattimento dell'autorità paterna, perché prima bisogna levare di torno Marco. Chi sono i grandi paladini della pedofilia? Quelli che hanno scritto a suo favore? Jean-Jacques Rousseau, Simone de Beauvoir e ovviamente Jean-Paul Sartre, Daniel Marc Cohn-Bendit detto Daniel il Rosso perché il '68 lo ha cominciato lui. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che può essere considerato il profeta dell'educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come L'Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell'ospizio dei trovatelli. Quest'uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (Cfr. R. GUIDUCCI, La Storia di un contestatore sconfitto, pagg. 1-68 (pag. 32); in J.-J. ROUSSEAU, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci; traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, pag.28). Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir (1908-1986), Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori (gli articoli erano su Liberation). Simone de Beauvoir, ha lavorato due anni nella radio di Vichy, era una collaborazionista filonazista. Nel 1943 fu sospesa dall'insegnamento. In realtà aveva sedotto una giovanissima allieva, ma per metterla nel letto di Sartre, con cui ha avuto sempre dei rapporti servili, topo padrone e schiava. In realtà molta parte delle sinistra post sessantottina inneggia alla libertà sessuale del bambino, e al crollo del tabù borghese, come viene chiamato. Anche la Gran Bretagna non scherzò. Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della "liberazione sessuale dei bambini", il quotidiano francese Monde, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia.
Ma se non abbatti il padre, alle pudenda del bambino non ci arrivi. Prima occorre trasformare le donne in vittime e i maschi in carnefici, poi hai mano libera non solo sui bambini, ma su tutti. Dove la famiglia sia annientata il potere dello Stato (maiuscolo, il nuovo Dio) è assoluto.

DIFESA DEL "DIRITTO DEL BAMBINO ALLA SESSUALITÀ", CIOÈ DELLA PEDOFILIA
Le affermazioni di Vendola e Busi sul diritto alla sessualità dei bambini potete trovarle sul Web, è già che ci siete cercate le dichiarazioni di Mario Mieli, visto che il circolo Mario Mieli di Roma è considerato ente morale e finanziato con il denaro pubblico per entrare nelle scuole a insegnare l'etica. Mieli parla del potere salvifico di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Peraltro la pedofilia, "il diritto del bambino alla sessualità, è una dei capisaldi del '68, non di tutto, certo, e molti lo ignorano, sia nella teoria che nella pratica. Daniel Cohn Bendit, attualmente deputato europeo, ha scritto pagine sul diritto alla sessualità del bambino, negata dalla società borghese e dal cristianesimo, che anzi raccomandava a chi scandalizzerà questi piccoli che meglio sarebbe per loro una macina al collo che li trascini sul fondo . Bendit faceva il maestro d'asilo in un asilo alternativo e spiegava come spesso i bambini andassero a chiedergli di potergli aprire la patta dei pantaloni e toccarlo. Se uno dei padri di uno di questi bambini fosse stato mio padre o mio marito, a Daniel Cohn Bendit avrebbe fracassato fisicamente tutte le ossa. Non è vero che la violenza è sempre sbagliata. C'è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del male, i carabinieri sarebbero stati l'ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto "toccare" da lui, mio marito lo avrebbe massacrato.
Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante. L'associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi, ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale, ma un normale orientamento sessuale. Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l'uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori lo denunciano: Pasqal Bukner, Claudio Risè, sono stati i primi a essersi accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve.

Nota di BastaBugie: Silvana De Mari, l'autrice dell'articolo qui sopra, è finita nel tritacarne Lgbt per alcune affermazioni pubblicate sulla sua pagina Facebook. Ha detto che l'omosessualità è contro natura spiegando il perché dal punto di vista medico, che è la sua professione.
Per saperne di più clicca nel link qui sotto:

LA DITTATURA GAY VUOLE LA TESTA DELLA GIORNALISTA BENEDETTA FRIGERIO E DEL CHIRURGO SILVANA DE MARI
La prima è stata denunciata all'ordine dei giornalisti perché ha rivelato in un articolo la verità sulle condizioni di vita dei transessuali, la seconda è stata denunciata all'ordine dei giornalisti per aver sostenuto che biologicamente l'ano fa parte dell'apparato digerente, non di quello sessuale
di Andrea Zambrano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4551

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 08/01/2017

2 - NON CRITICARE L'ISLAM E' UN SUICIDIO
Intanto all'aeroporto di Milano Malpensa la cappella cattolica viene prestata ai musulmani, mentre in Olanda bambini delle elementari vengono portati in moschea per imparare a pregare (VIDEO: Olandesine sottomesse ad Allah)
Autore: William Kilpatrick - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-01-2017

Tra i media e le elite politiche si è diffuso un luogo comune, secondo il quale le critiche all'islam, radicale e non, servono solo a portare i musulmani moderati nel gruppo dei radicali.
Questa tesi deve essere messa in discussione, perché potrebbe invece essere che proprio la mancanza di critica abbia portato alla rinascita dell'islamismo militante. Lungi dall'essere critici nei confronti dell'islam, i governi occidentali, i media, il mondo accademico e anche le Chiese si sono fatti in quattro per affermare che tutte le atrocità commesse in nome dell'islam non hanno niente a che fare con esso. Tanto è vero che i media occidentali hanno adottato un rigido sistema di autocensura che impedisce loro di ammettere che queste atrocità, di fatto, sono commesse in nome dell'islam.

QUELLI CHE HANNO GIURATO A MAOMETTO
L'esempio più recente è la notizia dell'omicidio di un ambasciatore russo da parte di un agente di polizia turco. Una delle prime dichiarazioni dell'assassino dopo la sparatoria è stata: "Noi siamo quelli che hanno giurato a Maometto di portare avanti la jihad". Se non vi ricordate queste parole, è perché sono state omesse da quasi tutti i notiziari e i servizi televisivi. Evidentemente, chi controlla i media ha avuto paura che se fossimo venuti a conoscenza della devozione di quell'uomo per Maometto, avremmo detto qualcosa di provocatorio che avrebbe trasformato un numero incalcolabile di pacifici musulmani in jihadisti lancia-bombe.
Forse, il primo esempio delle conseguenze di questo silenzio è l'attuale crisi europea. I terroristi islamici hanno dichiarato guerra all'Europa e il risultato di ciò è stato una serie di attacchi mortali ad aeroporti, metropolitane, locali, sale concerti e, più di recente, a mercatini natalizi. Tutto questo caos è il risultato indiretto dell'ignoranza riguardo all'islam; ignoranza che, a sua volta, è il risultato di un oscuramento quasi totale delle notizie non positive sull'islam.
Chiunque abbia un'accurata comprensione della cultura e della religione islamica avrebbe potuto prevedere che, anche senza l'ondata migratoria del biennio 2015-2016, il continuo flusso di immigrati musulmani nel corso degli anni, avrebbe portato a una situazione esplosiva. La cosa incredibile è che le conseguenze di questa migrazione di massa non sono mai state discusse - se non in termini entusiastici. Le uniche cose che si potevano dire sui migranti erano che avrebbero risolto il problema della scarsità di lavoro, rimpinguato le casse dello Stato e portato all'arricchimento culturale dell'Europa.

GLI ISLAMICI RADICALI SONO ARRIVATI COMUNQUE
Questa era la linea ufficiale. Chiunque si discostava da essa poteva andare incontro alla censura, a una possibile perdita del lavoro o addirittura a un processo penale. Dì qualcosa di negativo sulla tua pagina Facebook sull'immigrazione musulmana, e ti ritrovi la polizia in casa. Dì la stessa cosa in pubblico e riceverai una citazione in giudizio. E non importa se a farli sono stati una scrittrice famosa (Oriana Fallaci), il presidente della Danish Free Press Society (Lars Hedegaard) o un famoso membro del parlamento olandese (Geert Wilders). Se non puoi dire niente di buono sull'islam, allora non devi dire proprio nulla.
Nel caso dell'Europa, l'idea che le critiche all'islam possano portare alla nascita di un esercito di radicali non regge. In molti paesi europei le critiche all'islam sono fondamentalmente un crimine e lo sono da diverso tempo. In Europa, a pochi importava di criticare l'islam, ma i radicali sono arrivati comunque. Più di ogni altra cosa, è stato il silenzio a permettere all'islamizzazione e alla radicalizzazione di diffondersi in Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Svezia.
Praticamente nessuno ha mai sollevato critiche su zone proibite, tribunali della sharia, poligamia e matrimoni forzati, rifiuto dell'integrazione, ondate criminali ed epidemia di stupri. Ora che, finalmente, molti stanno facendo sentire la propria voce, potrebbe essere troppo tardi per evitare la capitolazione (probabile sorte della Svezia) o i conflitti sanguinosi (più probabili in Francia).
Proprio la tesi per la quale le critiche all'islam porteranno i moderati nel gruppo dei radicali suggerisce che le critiche sono necessarie. Se l'Islam è una religione dal grilletto facile a tal punto che la minima offesa può radicalizzare i suoi membri, c'è qualcosa di radicalmente sbagliato nella religione stessa. Nessuno si preoccupa del fatto che le critiche al cattolicesimo possano far riversare orde di cattolici scatenati per le strade. Nessuno ha paura che una parola fuori luogo possa portare un giovane membro della Chiesa Battista del sud a farsi esplodere.

L'ISLAM INDUCE ALLE CRITICHE
Alla luce del suo passato e del suo presente sanguinosi, sarebbe fortemente da irresponsabili non sottoporlo a un'analisi e a una critica profondi. Tale critica non avrebbe lo scopo di emarginare i musulmani (malgrado alcuni sarebbero inevitabilmente condannati a tale sorte), bensì di allertare le probabili vittime della jihad.
Una delle cose basilari che i non-musulmani devono sapere è che l'islam divide il mondo in due - da una parte, la Casa dell'Islam, dall'altra la Casa della Guerra (l'insieme di tutte le società non-islamiche). E ogni musulmano deve fare la sua parte per far sì che la Casa della Guerra si sottometta alla Casa dell'Islam. In questo momento gli europei sperimentano una sorta di disorientamento del tipo "Non so cosa mi abbia colpito", ma solo perché non hanno mai imparato queste cose basilari sull'islam.
Una delle ragioni della nostra riluttanza ad analizzare e a criticare l'islam (un'idea) è che tale critica sembra equivalente a una critica ai musulmani in quanto popolo. Sfortunatamente, anche se l'intenzione non è questa, il risultato, spesso, è questo. Non si può separare completamente una persona dalle sue credenze e, di conseguenza, facciamo delle critiche alla nostra religione una questione personale. Questa è una buona ragione per fare le critiche col maggior tatto possibile. Ma non è una buona ragione per non fare alcuna critica.
Se non si può criticare un sistema di credenze perché urterebbe la sensibilità delle persone che ne fanno parte, allora sbagliavamo anche a criticare il nazismo, il comunismo e l'imperialismo giapponese. Di solito ci tratteniamo dal criticare altre religioni. Questo approccio da "vivi e lascia vivere" di solito è ragionevole, ma quando l'altra religione comincia a dire che o ti converti, ti sottometti, o muori, allora il "vivi e lascia vivere" non è più un'opzione. Questa è la situazione in cui siamo nei confronti dell'islam. E far finta che le cose non stiano così è un suicidio.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Olandesine pregano Allah: la sottomissione è servita" racconta un triste episodio avvenuto in Olanda dove bambini di una primaria sono entrati in moschea e l'imam li ha fatti inginocchiare secondo il rituale.  Il progetto di sottomissione è completo: dopo aver debellato la fede cristiana e i suoi simboli, si procede a indottrinare i più piccoli con la scusa della conoscenza delle altre culture.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 gennaio 2017:
Dal sincretismo passeremo alla sottomissione. Fantasie? Non proprio, se si uniscono i puntini degli eventi, si scopre che è una semplice conseguenza. La cappella della Madonna di Loreto dell'aeroporto di Malpensa "prestata" ai fedeli musulmani in attesa del volo è soltanto una delle tappe della progressiva islamizzazione della società europea. Accettare di pregare gomito a gomito con la scusa che in fondo "abbiamo lo stesso Dio" porta inevitabilmente i cattolici a non avere chiari i fondamenti della fede. E di conseguenza a non difenderli né promuoverli. Di questo passo non basterà più la coabitazione delle fedi nell'unica religione globale, ma la più forte, quella che gode del maggior soggezione del mondo mediatico e politico, prenderà il sopravvento.
Ci sono notizie che non hanno bisogno di particolari commenti. Ad esse basta solo una foto a corredo. E questa che viene dall'Olanda spiega bene il concetto.
Nella cittadina olandese di Zwolle i bambini di una scuola primaria si sono recati nella moschea cittadina dove un solerte imam non solo ha spiegato loro le caratteristiche dei luoghi di culto islamici, ma per far capire meglio la lezione, ha condotto la preghiera con i bambini, rigorosamente divisi tra maschi e femmine, nella parte dei fedeli. Il video, divulgato dal partito di estrema destra Freedom Party di Geert Wilders, mostra chiaramente le bambine della scolaresca inginocchiarsi in direzione de La Mecca, mettere i gomiti a terra e avvicinare le mani alle orecchie, come prescrive il rituale della preghiera islamica.
L'iniziativa rientra in un progetto della scuola (chissà perché quando si vuole introdurre qualche cosa di rivoluzionario si usa sempre la parola progetto?) per avvicinare i futuri cittadini all'ottica del multiculturalismo religioso. E pazienza se i bambini, molti dei quali battezzati, dunque cristiani, sono stati utilizzati da cavie per la sperimentazione.
Sembra l'avverarsi di "Sottomissione", il romanzo visionario, ma non troppo, dello scrittore francese Michel Houllebec, che ha immaginato il 2022 francese sotto il dominio islamico, politico, religioso e civile. Oppure sembra di aver letto una pagina troppo catastrofista di Eurabia, la definizione coniata con successo 30 anni fa da Bat Ye'or.
Ma questa volta non ci sono tesi o ricostruzioni apocalittiche. Ci sono delle bambine e dei bambini usati per un proselitismo subdolo e accettato perché fatto con tutti i crismi istituzionali. Porselitismo che usa bambini inconsapevoli per il lavaggio del cervello in chiave religiosa.
Ovviamente le immagini divulgate dai giornali hanno indotto il partito di ultradestra a invitare i genitori a non partecipare a campagne di questo tenore. Ma c'è di più: si apprende che alcuni genitori, dopo aver interrogato i figli, hanno denunciato come ai bimbi siano state insegnate canzoni nella cui melodia natalizia è stato inserito un "benvenuto, benvenuto rifugiato", che ha mandato mamma e papà in ansia.
Siamo oltre il politicamente corretto. Siamo alla sottomissione completa, che tra l'altro viene fatta con una metodologia tipicamente laicista perché il banalizzare la fede e la religione, qualunque, per forzare qualcuno a recitare preghiere contro la sua volontà o la sua conoscenza, è uno degli strumenti del progetto annessionista. A forza di dire che Dio non esiste, anche il solo costringere dei bambini a recitare una preghiera è una violenza alla libertà di religione, oltre che una grave mancanza di rispetto verso la fede. Compresa quella musulmana.
Forse per gli insegnanti olandesi che hanno curato il progetto tutto questo non significherà nulla, sarà puro folklore, ma per un islamico, tutto ciò acquisisce un significato ben preciso nell'immaginario collettivo e anche nel sentire comune musulmano. E' un qualche cosa che ha che fare con un desiderio di conquista mai estraneo all'Islam, su cui finalmente, almeno nel Paese del tupilani, si può annunciare la fatidica "missione compiuta".
Anche perché non si tratta di un fenomeno isolato. Nel luglio scorso alcuni genitori hanno protestato per la decisione di una scuola cattolica di Dongen che ha portato gli studenti a visitare una moschea a Rotterdam come parte di un progetto scolastico previsto dal piano di studi. Insomma: si inizierà con le visite di cortesia, poi da lì alla madrassa il passo sarà breve.



https://www.youtube.com/watch?v=s3Z3-W5Lj_4

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-01-2017

3 - SBARACKATO OBAMA: SINISTRA SUL VIALE DEL TRAMONTO
Trump cancella dal sito della Casa Bianca le pagine dedicate ai ''diritti'' omosessuali e ai presunti cambiamenti climatici e firma il primo decreto volto a smantellare la riforma sanitaria di Obama
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 14/01/2017

L'anno fatale che dette inizio alla tragedia fu il 1917. In questo 2017 dunque cade il centenario della "rivoluzione russa" e il comunismo non russa più in Europa, è proprio morto.
Altrove è ancora vivo e lotta contro di noi (fra Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos e Cuba, sono circa un miliardo e mezzo i sudditi che vivono tuttora sotto il tallone di regimi rossi).
Però sul finire del 2016 ha provveduto ad andarsene Fidel Castro che era l'ultimo simbolo storico del comunismo internazionale ancora in vita. E per una curiosa coincidenza in questo inizio di 2017 in Italia sta (ri)morendo "l'Unità" (o almeno così pare) che era l'ultimo reperto rimasto del partito comunista più grande d'occidente, il Pci appunto.
Del resto se dal comunismo passiamo al postcomunismo e allarghiamo la visuale su tutta la Sinistra, cioè sul cosiddetto campo progressista, la situazione è egualmente disastrosa: le iscrizioni al Pd sono dimezzate - per esempio - sia in Emilia che a Torino e il governo Pd, presieduto da Paolo Gentiloni, sta per diventare l'ultimo dei Mohicani in Europa.
Infatti il socialista Hollande in Francia è stato disastroso e i candidati socialisti alle presidenziali d'oltralpe sono dati per sconfitti in partenza. Poi, come ho già scritto su queste colonne, la Sinistra è in panne pure in Gran Bretagna, in Germania e in Spagna. Ed è crollata rovinosamente nelle roccaforti sudamericane: Brasile e Argentina.

CAPO DANNO
In questi giorni però c'è un'altra disfatta, la più grande: l'uscita di scena - rancorosa e sgangherata - di colui che è stato il vero leader dello schieramento "progressista" mondiale, Barack Obama, detto Sbarack per il "fair play" che dimostra dopo la sconfitta sua e di Hillary.
Obama incarna i due connotati fondamentali della sinistra mondiale al tempo della "post verità": l'ipocrisia e le bufale.
Un borioso complesso di superiorità morale che poi si sposa tranquillamente con politiche ciniche e devastanti.
Obama - per dire - è il "Nobel per la pace" (assegnatogli preventivamente), vezzeggiato da terzomondisti e pacifisti, che in realtà ha seminato nel mondo caos, minacce militari e conflitti sanguinosi, risultando alla fine, la sua, l'amministrazione Usa che fatto smerciare una quantità esorbitante di armi nel mondo: "Dal 2008 al 2015 (in pratica durante i suoi due mandati), gli Usa hanno chiuso accordi per 200 miliardi di dollari, pari al 42% dell'intero ammontare del traffico di armi in questi paesi", ha scritto Giampaolo Rossi, e "probabilmente nel 2016 il volume trasferimenti complessivi di armi autorizzati dall'amministrazione Obama risulterà aumentare considerevolmente se verrà confermato lo sbalorditivo accordo di 115 miliardi di dollari siglato da Obama con il governo saudita".
Si potrebbero citare altri esempi sotto le voci "ipocrisia" e "bufale". Obama era il presidente della retorica della pacificazione americana e sotto la sua amministrazione è drammaticamente tornata ad esplodere la questione razziale.
E' stato il beniamino dei radical-chic che sono inorriditi quando Trump ha annunciato che avrebbe espulso i clandestini, ma - zitto zitto - Obama dal 2009 al 2015 ne aveva respinti 2 milioni e mezzo (e ora, in Italia, il ministro Minniti non cerca forse di fare quello che - al tempo di Maroni - faceva insorgere la sinistra dei salotti?).
D'altra parte Obama ha sempre fatto pressioni perché l'Italia e l'Europa si sobbarcassero milioni di immigrati.
Obama è quello che insorge contro le (non dimostrate) intromissioni straniere nella politica Usa, mentre lui ha messo il naso pure nel referendum sulla Brexit e in quello italiano sulle riforme costituzionali (ancora peggio ha cercato di rovesciare il presidente siriano Assad con i risultati tragici che conosciamo).
Obama parla di spionaggio altrui (peraltro non provato) rappresentando una potenza che - anche nei suoi anni - ha origliato perfino i capi di governo alleati.
In un servizio dell'ottobre 2013 intitolato "United Stasi of America: Obama spia tutti" il settimanale "Panorama" scriveva: "Fare un elenco degli spiati dall'America di Obama vuol dire mettere in fila una bel numero di nazioni, nomi di capi di governo e di stato, organizzazioni politiche ed economiche internazionali, società multinazionali e imprese straniere e americane, e tanti, tanti, ma proprio tanti semplici cittadini".
In continuità con Bill Clinton, Obama è stato il vero sponsor di quella globalizzazione finanziaria che ha reso il regime cinese una grande potenza e ha impoverito i ceti medi e le classi lavoratrici occidentali: non a caso gli operai americani alle presidenziali hanno votato Trump, che riporta il lavoro negli States, e non quella Hillary Clinton che era sostenuta da tutti i salotti e tutte le élite del capitalismo.

PD: OBAMA ED EURO
Il Pd nostrano aveva in Obama e in Hillary Clinton i suoi veri leader, i suoi sponsor e i suoi simboli. E tuttora i nostri "democratici" non si rendono conto del vicolo cieco in cui si sono cacciati (nemmeno dopo la batosta al referendum del 4 dicembre).
Qualche giorno fa, in tv, un esponente del Pd, a chi rimproverava il suo partito per il mostruoso livello della disoccupazione giovanile raggiunto in Italia, ha ribattuto che loro hanno fatto la legge sulle "unioni civili". Una risposta che dice tutto.
Fin qui l'obamismo del Pd. L'altro connotato del Pd veniva dall'Ulivo, la compagine - scriveva Gianni Baget Bozzo - che si presentò "come il partito dell'integrazione europea", cioè il partito di Maastricht e dell'euro (questa ideologia dell'Ulivo aveva come guide e simboli Romano Prodi, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano).
Il fallimento della globalizzazione di Clinton e Obama negli Usa ha prodotto Trump. Il fallimento della tecnocrazia dell'euro ha prodotto in Europa la Brexit e i cosiddetti "populismi": etichetta che intende solo demonizzare tutti gli oppositori, ma non significa niente.
Di fatto la costruzione tecnocratica dell'Europa - che Vladimir Bukovskij riteneva somigliante all'ex Urss - sembra avere i giorni contati. Quali sono le analogie (a parte la scarsa propensione a far decidere gli elettori)?

DUE FALLIMENTI
L'utopia comunista aveva il progetto - orribile e titanico - di sostituire sia la nazione sia il cristianesimo.
Invece oggi la Russia e l'Est europeo rinascono ritrovando sia le loro radici cristiane che le loro identità di popoli e i loro interessi nazionali.
Per questo può sorgere una stagione di pace nel dialogo con gli Usa di Trump.
Ma anche la Globalizzazione dell'America liberal e il progetto tecnocratico europeo (a egemonia tedesca) hanno perseguito, per vie diverse, lo stesso obiettivo che il comunismo sovietico aveva fallito: spazzar via le identità nazionali, religiose e statuali trasformando tutto in merce, anche i popoli, guidati da un governo mondiale della tecnocrazia finanziaria.
La sinistra postcomunista italiana si è riciclata in questi progetti tecnocratici e nichilisti, insieme con le altre "sinistre" (per esempio quella cattolica) e adesso si trovano tutte in crisi.
C'è infatti un altro modo di uscire dal fallimento dell'ideologia marxista e dal fallimento dell'ideologia "mercatista": lo mostrano oggi Trump e Putin (sia pure con tutti i loro limiti, ma anche con grandi possibilità di costruire pace e prosperità per i loro popoli).
Stati Uniti e Russia in questo momento storico sono le due vere novità politiche.
Con le quali l'Ue deve fare i conti. Con cui devono ripensarsi tutti. Anche il centrodestra italiano. Ma soprattutto il centrosinistra.
Perché se il "Sol dell'avvenire" è già tramontato da tempo, anche l'ideologia radical-chic, nichilista e tecnocratica, oggi è al tappeto: si potrebbe dire che sta sul caViale del tramonto, vista la trasformazione dei "progressisti" in "gauche caviar", cioè sinistra al caviale.
Anche Renzi dovrà decidere se rimpiangere Obama o guardare al futuro e cambiare del tutto paradigma (magari chiudendo il Pd).

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo sottostante dal titolo "Trump fa sparire subito Obamacare e Lgbt" racconta i primi cambiamenti operati appena insediato alla Casa Bianca da parte del neopresidente Trump, tra cui la firma del primo decreto volto a smantellare l'Obamacare.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 22 gennaio 2017:
Donald Trump fa veramente sul serio? Qualcuno se lo starà chiedendo ancora, dopo un discorso di inaugurazione senza precedenti, in cui il presidente appena insediato ha rispolverato gli stessi toni aggressivi della sua campagna elettorale. Ora passerà dalle parole ai fatti? Sarà di parola, dopo aver detto "basta chiacchiere inconcludenti"?
Le prime azioni esecutive farebbero pensare a un presidente che non vede l'ora di passare ai fatti. Due minuti dopo la fine del discorso, il nuovo sito della Casa Bianca è cambiato per far capire a tutti a cosa mira la nuova amministrazione. Gli obiettivi politici fondamentali elencati nel sito sono preceduti da "America First", prima l'America, il leit motiv del discorso di insediamento e il cuore della politica del nuovo presidente. Dunque abbiamo un'America First Energy Plan (piano energetico), America First Foreign Policy (politica estera). A seguire: Bringing Back Jobs and Growth (riprendiamoci i posti di lavoro e la crescita), Making Our Military Strong Again (torniamo ad avere un esercito forte), Standing Up for Our Law Enforcement Community (uniti al fianco delle nostre forze dell'ordine), Trade Deals Working for All Americans (trattati commerciali che funzionino per gli americani). Già si capisce tutto, solo da come sono elencati e con quali termini vengono definiti gli obiettivi.
Ma è anche importante leggere quello che non è in questo elenco. Ci sono, infatti, delle assenze molto importanti: sparisce la sezione "Lgbt", quella dei "diritti civili", quella sulla "Sanità" e quella sul "Cambiamento Climatico". L'energia, da quanto si legge nel primo programma, deve servire gli interessi dei cittadini americani, prima che contribuire alla lotta al cambiamento climatico. Lgbt e diritti civili spariscono oltre l'orizzonte. Con essi spariscono otto anni di retorica e di leggi progressiste volte a conseguire l'eguaglianza di genere e razziale, attraverso azioni di discriminazione positiva (affirmative action), creazione di nuove istituzioni (nozze gay), non troppo velate limitazioni alla libertà di espressione (lotta alle "micro-aggressioni" verbali e tutto l'impianto legale del politicamente corretto). Sparisce la "sanità", intesa come sanità pubblica, come obiettivo politico e ideologico: tradizionalmente, in America, è un settore che non appartiene al governo federale, ma al volontariato e ai privati, al massimo ai singoli Stati.
Sempre per quanto riguarda lo stile e gli obiettivi ideali: il busto di Winston Churchill torna a farsi vedere alle spalle del presidente, nello Studio Ovale. Contrariamente a quanto affermato nelle notizie di ieri, invece, nello stesso studio presidenziale c'è sempre il busto di Martin Luther King, che comunque era un Repubblicano, benché la memoria corta di molti attribuisca la sua militanza anti-razzista ai Democratici.
Al di là dei simboli e del sito Internet, quali sono il primo atto legislativo firmato da Trump, lo stesso venerdì sera dell'inaugurazione? Due decreti sono poco più che cerimoniali: la nomina dei candidati per il posto di segretario di Gabinetto e il permesso per l'ex generale James Mattis a ricoprire la carica di Segretario alla Difesa (essendo stato nelle forze armate aveva bisogno di un permesso presidenziale, oppure di sette anni di pensione prima di accettare un incarico governativo). Sia James Mattis che John Kelly, entrambi ex ufficiali del corpo dei Marine, sono stati poi confermati dal Senato. Il terzo atto firmato da Trump, invece, è un po' meno simbolico: si tratta del primo decreto volto a smantellare l'Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama, considerata come il fiore all'occhiello della sua politica. Questo ordine esecutivo autorizza le agenzie federali ad "alleggerire gli oneri" dovuti all'Affordable Care Act (nome ufficiale dell'Obamacare). Le conseguenze non sono immediate, ma si tratta di un'indicazione politica chiara: sarà questa la priorità. Oltre che per motivi politici, la fretta sull'Obamacare è anche economica: entro maggio saranno completati i nuovi piani per le polizze. I Repubblicani dovranno agire in fretta, per evitare una destabilizzazione del mercato assicurativo.
Questa è dunque la primissima nuova aria che si respira a Washington. Quella vecchia non accenna ad andar via: la marcia delle donne, a Washington e in tutte le principali città d'America, nata come appuntamento femminista contro un presidente "sessista", si è trasformata in un mega-raduno di tutte le opposizioni. Nei prossimi anni, di queste iniziative, ne vedremo sicuramente ancora molte.

Fonte: Libero, 14/01/2017

4 - E' UN ERRORE PENSARE CHE LA PREGHIERA SIA QUALCOSA DI SPONTANEO (SE SOLO AVESSIMO TEMPO...)
Invece pregare è una scelta da confermare ogni giorno per smettere di correre affinché le cose prendano il giusto posto
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

Per aprire l'agenda di una plurimamma lavoratrice ci vuole lo stomaco forte, non è una cosa che si può azzardare così, senza precauzioni. La mia, per esempio, oltre ad avere le pagine piene di elenchi decifrabili solo grazie alla Stele di Rosetta, trabocca di pagine di quaderno, elenchi, foglietti di dentisti, ricette pediatriche, appuntamenti a scuola, liste della spesa e domande per interviste da fare (o risposte a interviste da subire), promemoria di compleanni, libri da comprare, tagliandi della tintoria e volantini di incontri. Senza contare novene e santini che svolazzano quando la apro per strada, promemoria di primi venerdì e sabato che cadono sul marciapiede, cuori sacri e immacolati che promettono cose a cui non si può proprio dire di no.
Il problema è che le nostre giornate sono di diciotto, diciannove ore serrate, rese ancora più convulse dall'eccesso di comunicazione a cui ci hanno abituati i social e i cellulari (ditemi che non sono la sola che va in bagno col telefono).
E calata, risucchiata direi, in questo ritmo da colpo apoplettico l'ultima cosa che mi viene, non dico istintiva, quello certo no, ma neppure facile è pregare.

COME E PERCHÉ TROVARE IL TEMPO?
Cioè, spiegatemi: io dovrei sospendere così di punto in bianco la corsa folle che forse alla fine della giornata mi porterà ad aver concluso un terzo delle cose che avrei dovuto fare? Spegnere telefono e computer, non rispondere più a niente, isolarmi? Non correre a fare la spesa in modo che all'uscita di scuola potrò dedicarmi a compiti, controllo pidocchi e merende, non leggere quella mail, non guardare quelle immagini che devo montare in un servizio tv, fermare tutto ma proprio tutto, e mettermi in silenzio, senza neanche, che so, per ottimizzare, darmi una passata di smalto o attaccare quel bottone che penzola da tre giorni e che finirò per perdere, senza fare nulla, assolutamente nulla? Raccogliere quel poco di me che resta integro e portarlo davanti a un tabernacolo che sta li muto, e che comunque c'era anche ieri, c'è sempre, da circa duemila anni, e ci sarà ancora domani, quando avrò sicuramente meno da fare, e ci sarà anche quando sarò morta e potrò finalmente riposare? Perché mai? E soprattutto come? Dunque, vediamo.

SMETTERE DI CORRERE E FERMARSI A PREGARE
Per dire perché pregare ci vorrebbero circa una vita intera e molti volumi, ma, tanto per cominciare, basta ricordare che abbiamo un Padre onnipotente e innamorato pazzo di noi, un Signore che è morto per amore nostro, e il loro Spirito che ci vogliono tanto incontrare e stare con noi, insieme a noi, dentro di noi: dire di no a un appuntamento cosi è proprio una pazzia. Forse è invece più facile dire perché non regge la scusa, per non fermarsi mai, delle cose da fare, dato che noi ci affatichiamo inutilmente nella nostra continua frenesia: "invano vi alzate presto il mattino, andate a riposare tardi la sera e vi guadagnate il pane con fatica; ai suoi amici il Signore lo dona anche se dormono" (Salmo 127), e quindi addurre come motivazione del fatto che non preghiamo il discorso che abbiamo tanto da fare non funziona. Smettere di correre e fermarsi a pregare fa sì che tutte le cose prendano il giusto posto nella giornata: la preghiera rende feconde e facili le nostre azioni come un raccolto che ci viene regalato quando riposiamo. Dire come pregare, ecco, questo non lo so. Noi abbiamo un'idea della preghiera come qualcosa di spontaneo, che se solo avessimo tempo ci verrebbe facile, basta provare. In realtà a pregare si impara, e si impara solo facendolo.

PER PREGARE BISOGNA INNANZITUTTO VOLERLO
La preghiera ha molto più a che fare con una decisione, una volontà, un giudizio, qualcosa che a volte va anche contro il gusto. [...] Nella sapienza della Chiesa si trova più e più volte, a cominciare dai Padri dei primi secoli e dai grandi esperti della preghiera nel deserto, questo concetto della preghiera come frutto dolce che matura dopo una coltivazione faticosa e sapiente.
Per pregare, dunque, bisogna innanzitutto volerlo e deciderlo. Bisogna scegliere la preghiera. Bisogna fare questa pazzia, accettare l'apparente insensatezza di "perdere tempo", di dedicarci a qualcosa che sembra improduttivo, noioso, poco gratificante. Andare a cercare questo tesoro che siamo sicuri di trovare, cercarlo nelle pieghe di un tempo silenzioso e solitario, e farlo perché è Dio che ce lo chiede. È lui che ci dice "pregate sempre senza stancarvi mai" (Lc 18,1), è san Paolo che raccomanda "pregate senza interruzione" (1 Tes 5, 17). Ma come facciamo a pregare senza interruzione, se dobbiamo stare con gli altri, dormire, lavorare, mangiare?

PROVARE CON DEI MOMENTI FISSI
Credo che ognuno, una volta che si sia chiarito questo come l'obiettivo principale della sua giornata, della sua vita, troverà una sua strada unica, personale, come personale e unico è l'incontro a cui ci invita Dio, singolarmente. Credo che sia utile provare a prendere degli impegni fissi, magari con qualcun altro (che so, un turno di adorazione, un appuntamento con qualcuno che vigili su di noi, qualcosa che abbiamo promesso a un direttore spirituale...).
Però in questa faticosa e mai finita ricerca dell'incontro nella preghiera possiamo provare a seguire le orme dei Padri nella fede, e chiedere aiuto a loro, attingendo al grande patrimonio della spiritualità di quelli che ci hanno preceduti. Certo, la strada di un consacrato non è quella di un laico, e la vita di una mamma con bambini piccoli non è quella di una nonna. Tempi e modi cambieranno moltissimo tra le persone a seconda dei loro stati di vita - sempre ricordando che siamo tutti chiamati alla santità - e per la stessa persona nel corso della vita, ma quello che conta è sapere che senza preghiera non siamo nulla, che dipendiamo in modo vitale da questo rapporto col Signore, come un malato dal polmone artificiale, come un neonato dal seno della madre. Solo la preghiera, ricercata, sudata, conquistata, strappata con le unghie e con i denti da tutto il resto che, dentro e fuori di noi, ce ne vuole allontanare, può ridare vita alle nostre ossa secche, può renderci persone vive, di carne, come il cuore che Dio vuole darci.

Fonte: Il Timone, novembre 2016 (n.157)

5 - LA DITTATURA GAY VUOLE LA TESTA DELLA GIORNALISTA BENEDETTA FRIGERIO E DEL CHIRURGO SILVANA DE MARI
La prima è stata denunciata all'ordine dei giornalisti perché ha rivelato in un articolo la verità sulle condizioni di vita dei transessuali, la seconda è stata denunciata all'ordine dei giornalisti per aver sostenuto che biologicamente l'ano fa parte dell'apparato digerente, non di quello sessuale
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/01/2017

La caccia alle streghe è appena cominciata e c'è da scommettere che sarà lunga. Ma dato che chi ben comincia è a metà dell'opera sarà bene mettere subito giù i termini della questione: è in corso un attacco intimidatorio che punta a chiuderci a bocca limitando la libertà di espressione e di esercizio della professione. Le cosiddette lobby gay acquistano potere sfruttando lo strumento della minaccia mediatica. Come? Segnalando agli ordini professionali i comportamenti di quei professionisti giudicati secondo il loro metro omofobi. Così a cadere nella tagliola Lgbt questa volta sono state due donne, due professioniste e due cattoliche. Che cos'hanno fatto? Hanno, rispettivamente nel loro campo, quello medico e quello giornalistico, detto la verità su alcuni aspetti dell'omosessualità.

1) BENEDETTA FRIGERIO, GIORNALISTA DELLA BUSSOLA
La prima ci tocca di vicino perché colpendo lei è stata colpita tutta la Nuova BQ nello svolgimento della sua opera giornalistica. L'articolo firmato dalla nostra Benedetta Frigerio "Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans" non era altro che una riflessione su dati pubblicati National center for transgender equality sul tenore di vita dei transessuali [leggi: COME VIVE UN TRANSESSUALE DIETRO ALLA FACCIATA GAYA, clicca qui, N.d.BB].
L'indagine parlava di molestie, tentativi di suicidio, Aids, disagio psicologico con percentuali altissime. Questi i fatti. Ma a qualcuno evidentemente non sta bene che si parli di certe "controindicazioni" per non infrangere il falso mito che gay è bello e che la colpa è della società che non accettandoli li costringe a questa vita. Così si è pensato di organizzare una petizione per dare una lezione a quell'impertinente della Frigerio, la quale non ha fatto altro che il suo lavoro.
Una petizione caricata sulla piattaforma change.org per chiedere nientemeno all'ordine dei giornalisti di radiare la giornalista. Neanche accontentarsi di un richiamo. No, per certi giornalisti ci vuole l'onta massima della radiazione. La petizione parte così: "Le persone transgender sono sempre più al centro di un continuo tiro al bersaglio da parte di alcuni media. Scorrettezza lessicale, forma stereotipate, narrazioni pruderistiche sono segno di un'inadeguatezza di taluni giornalisti a trattare vicende e istanze di donne e uomini, di cui si stenta a riconoscere (o non si vuole riconoscere) l'identità di genere". Circa l'articolo della Nuova BQ si parla addirittura di violenza verbale e si accusa la cronista di "contravvenire alle norme più elementari di rispetto verso la persona nonché di corretta informazione e incita al disprezzo verso donne e uomini transgender". Quindi "si chiede che siano avviate le normali procedure perché Benedetta Frigerio sia radiata dall'Ordine dei Giornalisti".
Per la verità rileggendo l'articolo, noi questo linguaggio violento non lo abbiamo riscontrato. Ci siamo soltanto limitati a fotografare una realtà utilizzando i loro stessi dati e la abbiamo commentata, esattamente come hanno fatto quelli del National center for transgender equality. Quindi: diritto di informazione e libertà di opinione. Dov'è lo scandalo? Dov'è il linguaggio violento? Forse perché abbiamo parlato di stili di vita? E' forse diventato un reato offrire criteri morali per inquadrare la sofferenza delle persone?
A noi sembra che il linguaggio violento sia proprio questo: lanciare petizioni e manifesti per chiudere la bocca. Un vecchio vizio coccolato dalla Sinistra che alberga ancora in qualche sacca ideologicamente orientata e ben finanziata. Un tentativo estremista, con una metodologia squadrista che rispediamo al mittente.
Ma siamo fiduciosi che l'ordine dei giornalisti, che è ancora un'istituzione seria, sappia affrontare la questione con serietà e professionalità. E soprattutto avendo ben chiaro il ruolo, anche scomodo, dei giornalisti, che non è quello di inchinarsi al sentimento comune di questo o quel potere, ma è offrire uno sguardo vero e sincero su una realtà. Intanto abbiamo provveduto a informare il presidente dell'ordine stesso Enzo Iacopino del tentativo di intimidazione e di minaccia che ci cela dietro queste petizioni. Negli anni '70 le raccolte firme avevano il nome minaccioso di "manifesto" e sappiamo, vedi il caso Calabresi, come è finita. Di sicuro queste minacce non ci intimidiranno.

2) SILVANA DE MARI, MEDICO CHIRURGO
La stessa determinazione è quella mostrata da un medico, Silvana De Mari, che è finita nel tritacarne Lgbt per alcune affermazioni pubblicate sulla sua pagina Facebook. La De Mari è abituata a lottare. Anzitutto perché è medico chirurgo, e lotta contro il male. Ma anche perché è diventata la scrittrice fantasy più quotata d'Italia e i suoi personaggi lottano giorno e notte contro draghi e orchi. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
Ha detto che il comportamento omoerotico è contro natura. Dove ha sbagliato? Nell'intervista che la Nuova BQ le ha fatto [vedi nota qui in fondo a questo articolo, N.d.BB], forse ha sbagliato a mettere a disposizione le sue competenze di medico nello spiegare il perché di quell'espressione oggi tabù. Ma questo le è costato una segnalazione all'Ordine dei medici che dovrà occuparsi della sua radiazione. In realtà come ci ha spiegato lei il disegno finale è quello di colpire il cattolicesimo perché è il concetto di vita che si vuole stravolgere. Quel concetto, anzi sarebbe meglio dire, quel bene supremo, di cui si vuole disporre a piacimento. E in questa strategia il cristianesimo rappresenta un ostacolo insormontabile. Ecco perché nelle accuse della comunità Lgbt la De Mari viene sempre definita ultra cattolica. Ma peccato che sia anche un medico battagliero. Pronta a tutto per difendere la verità.
Professioniste, donne e libere. La caccia alle streghe è iniziata. Sarà una grande battaglia per la verità.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Io, medico, cattolica e la mia battaglia di libertà" racconta la vicenda della scrittrice-medico Silvana De Mari su cui pende l'accusa di omofobia e gli strali, recapitati all'Ordine, provengono da "Gay Lex". Ha detto che l'omosessualità è contro natura e nell'intervista qui sotto spiega perché. Denunciando che "le lobby hanno deciso che il cristianesimo va annientato".
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 gennaio 2017:
Anche su Silvana De Mari pende l'accusa di omofobia e gli strali, recapitati ora sulla scrivania del presidente dell'Ordine dei medici, provengono da "Gay Lex" una rete di "legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans".
La De Mari è abituata a lottare. Anzitutto perché è medico chirurgo, e lotta contro le malattie. Ma anche perché è diventata la scrittrice fantasy più quotata d'Italia e i suoi personaggi combattono giorno e notte contro draghi e orchi. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
Che cosa ha fatto? Ha detto che l'omosessualità è una condizione contro natura, anche sotto il profilo fisiologico, che può comunque trovare un rimedio nella castità. Come ci informa l'avvocato Gianfranco Amato - che è stato tra i primi a denunciare quanto accaduto alla De Mari - "il concetto di "omofobia" non è giuridicamente definito né dal codice penale, né dal codice civile, né tantomeno da alcuna legge speciale. Oggi esso viene ideologicamente utilizzato come mordacchia alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa. E' per questo che iniziative come quella di "Gay Lex" contro la dottoressa De Mari rappresentano il sintomo della pericolosa deriva totalitaria che sta sempre più montando nel nostro Paese. La dittatura del pensiero unico utilizza i suoi scherani e i suoi aguzzini per imbavagliare la libertà di opinione".
Ma che cosa ne pensa la dottoressa-scrittrice? "Che facciano, ma sappiano che l'Ordine dei medici è un'istituzione seria. Voglio vederli a cercare di dimostrare ciò che è indimostrabile", spiega la De Mari alla Nuova BQ.
La accusano di essere ultra-cattolica e di essere superstiziosa.
Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell'omosessualità, anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo.
Perché?
Perché la sessualità è un modo della biologia per creare la generazione successiva mediante l'incontro di maschile e femminile. Dove non c'è incontro, non c'è sessualità.
Chiaro. Ma...
...ma evidentemente ormai tutti vuotiamo il cervello all'ammasso. Però è bene che di certe cose parlino i medici, così tanto per delineare i contorni della questione.
Prego.
Allora, sul libro di anatomia che ho studiato (6000 pagine!) c'erano gli apparati riproduttivi. Ed erano due: quello maschile e quello femminile. La cavità anale non c'entra col sesso, infatti fa parte dell'apparato digerente. Vede, l'ano ha una mucosa sottilissima, Madre natura non l'ha pensato per tollerare la violenza della penetrazione, la vagina invece è fatta apposta: ha una mucosa stratomultiplo, delle ghiandole per la lubrificazione, una catena di vasi linfatici per proteggerla. La mucosa dell'ano invece è fragile, non è creata per proteggere dalle aggressioni esterne perché non sono previste. In più lo sfintere anale è fatto per divaricarsi poco e soprattutto per viaggi dall'interno all'esterno e non il contrario.
Tutto molto interessante, ma cosa c'entra con la polemica?
C'entra perché bisognerà pur spiegare da qualche parte perché l'omosessualità è contro natura. Ecco. Questa è la spiegazione medico-scientifica. Adesso, che vadano a dimostrare il contrario sul bancone dell'ordine se ne sono capaci.
L'accusano di essere ossessionata da ani e penetrazioni.
Io!? Ma io sono un medico. Queste persone hanno mai fatto una rettoscopia? Non considerano la tragedia delle malattie infettive? Scandisco: tra-ge-dia! Oggi pretendiamo di prescindere dal dato di natura. Ma la natura funziona così e non basta un preservativo, che si può rompere, che si può non mettere, che si può dimenticare etc..., a risolvere il problema. L'ano si lesiona con la penetrazione, perché non è corazzato e così diventa una porta aperta a virus, batteri e funghi: diventa un albergo a cinque stelle per tutti gli agenti patogeni che colpiscono gli omoerotici. Lo sanno o no?
Che cosa farà se l'ordine dovesse sanzionarla?
E' un problema che non mi pongo nemmeno. Lo faccio per una questione di libertà e perché non sopporto l'idea che questi attivisti spargano menzogne sull'omoerotismo nelle scuole dove vengono invitati. A quale titolo lo fanno? Sono stati eletti?
Diranno che lei vuole impedire loro di dire che l'omosessualità ha lo stesso valore della sessualità.
Io non impedisco nessuno, io dico solo che si sbagliano di grosso. Se è vero che l'omosessualità vale come la sessualità allora vuol dire che lo sperma che cade in mezzo alle feci ha lo stesso valore di quello che cade dove genera vita. Signori, bando alle pruderie, vogliamo dirlo o no? Perché se quello che sostengono è vero allora le chiese vanno chiuse e Gesù, San Paolo e Mosè devono essere arrestati. Ma le cose non stanno così. Sa qual è la verità in tutta questa faccenda?
Quale?
Che il movimento Lgbt ha deciso che il cristianesimo va annientato. E io non ci sto. E uso le mie competenze per impedirlo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/01/2017

6 - DAL BUIO ALLA LUCE: UN FILM PER IMPARARE A VEDERE ANCHE QUEL CHE NON SI VEDE
La vicenda reale di Marie Heurtin, sorda e cieca dalla nascita, che scoprì il mondo grazie alla tenacia di una suora
Autore: Emanuele Boffi - Fonte: Tempi, 29/02/2016

Non è un film sulla disabilità, per fortuna. O meglio: Marie Heurtin, dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris, che sarà nelle sale italiane dal 3 marzo, non è solo un film sull'handicap, la sfortuna di nascere menomati nel fisico, l'abnegazione di chi si prende amorevolmente cura dei diversamente abili, come si dice oggi con compatimento linguisticamente corretto. Ovviamente è tutto questo - e sono particolari importanti -, ma, per fortuna, dicevamo, non è solo questo.

EDUCARE È LOTTARE
A chi come noi ha amato i dieci minuti di lotta furibonda di Anna dei miracoli non poteva non piacere anche il film d'Améris. Là, nell'opera del 1962 di Arthur Penn, c'era la celebre scena in cui l'istitutrice lottava a mani nude perché Helen, la piccola cieca e sorda compatita dai genitori, imparasse a stare a tavola composta, mangiando col cucchiaio, seduta, e piegasse il tovagliolo. Dieci minuti di sberle, ceffoni, rullare isterico di piedi, capelli strappati, grovigli di corpi sul pavimento, girotondi impetuosi intorno al desco, e solo per far piegare un tovagliolo. Dieci minuti di cucchiai esplosi in aria come granate, vasi rotti, cibo fatto trangugiare a forza e sputato in faccia per dispetto, e solo per impugnare una posata. Dieci minuti mozzafiato, fino alla secchiata d'acqua in volto, le lacrime della bambina e la proclamazione trionfante del risultato: «Ha mangiato col cucchiaio e ha piegato il tovagliolo».
Potevamo non entusiasmarci per una scena simile in Marie Heurtin? Anche qui: botte, schiaffi, cazzotti e sputi a tavola, mentre nel refettorio si recitano preghiere e si leggono i fioretti di san Francesco sulla «perfetta letizia». Una zuffa in piena regola tra brutti ceffi di periferia, solo che qui si tratta di una suora e di una bambina. E tutto solo per insegnare che non si mangia con le mani e che si deve stare seduti e composti a tavola, con la forchetta, il coltello e il bicchiere vicino al piatto. In poche altre pellicole ci è capitato di vedere rappresentata in maniera così efficace la lotta educativa. Un'educazione che qui si fa, letteralmente, a mani nude.

O IL CONVENTO O IL MANICOMIO
Penn fece conoscere all'America e al mondo la vicenda di Helen Keller, la bambina dell'Alabama che, divenuta sordo-cieca a 19 mesi, imparò, grazie alla sua insegnante Anne Sullivan, a comunicare col mondo, fino a diventare pittrice e scrittrice. Améris ci racconta una vicenda simile e per lo più sconosciuta, quella di Marie, nata il 13 aprile 1885 a Vertou, nella campagna francese. Anche lei, sin dal parto, sorda e cieca e dunque destinata al manicomio se non fosse stato per l'ostinazione dei genitori che la tennero con loro fino all'età di dieci anni. Il film inizia così, col viaggio del padre che porta sulle spalle la figlia fino all'istituto di Larnay, vicino a Poitiers, gestito dalle suore Figlie della Sapienza. E anche qui, sin dalle prime scene, si capirà che sarà una bella battaglia, con Marie che corre tra i pomodori rossi dell'orto inseguita da un nugolo ansimante di religiose.
Toccherà alla più esile fra loro, la giovane e malaticcia Marguerite, arrampicarsi sull'albero dove Marie si è rifugiata per convincerla a scendere. E si comincerà con un doppio fallimento: il primo, certificato dal tonfo a terra delle due; e il secondo, col rifiuto delle suore, che nel loro istituto s'occupano solo di sorde cui insegnano il linguaggio dei segni, di prendersi cura dell'ingestibile Marie.

GUARDARE LA STORIA DI SBIECO
La storia ci insegna che la piccola, dopo innumerevoli fallimenti e tentativi, ce la fece. Impugnando le mani altrui, apprese il linguaggio dei segni, scoprì che ad ogni gesto corrisponde un oggetto, fino a imparare il braille e i concetti astratti. A lei un professore presso l'università di Poitiers, Louis Arnould, dedicò un libro (Un'anima in prigione, 1900) nel quale decantò i progressi di Marie e il metodo di suor Marguerite. I miracoli non hanno altra regola se non l'accadere inaspettati e così fu per Marie: imparò a scrivere a macchina, a giocare a domino, a lavorare a maglia. Imparò la storia e la geografia e uscì dalla sua condizione di creatura semiselvaggia per diventare una giovane donna, garbata e felice dell'esistenza, finché non morì a trentasei anni, il 22 luglio 1921.
E di tutto questo ci importa molto, ma anche relativamente. Perché dopo aver guardato la storia nel suo svolgersi cronachistico, occorre mettersi di sbieco per poterne vedere anche il messaggio, che non è solo quello della sua morale edificante. Potrebbe bastarci, in fondo, sapere che c'è gente di buon cuore che si prende cura di gente sfortunata. E questo è certo un sollievo nel nostro mondo sublunare. Ma potrebbe essere ancora l'ultimo tentativo di scantonare dalla questione, non tenendo conto del vero punto infiammato della vicenda: si educa solo davanti all'eterno, il resto sono passatempi da perdigiorno.

VIVA, RESPIRA. MORTA, NON RESPIRA
Facciamo solo un esempio, giusto per non dire troppo di un film di cui abbiamo già rivelato a sufficienza. Ad un certo punto, nel convento muore un'anziana suora. Suor Marguerite conduce Marie davanti al suo cadavere disteso sopra un tavolaccio. Come spiegare il più grande mistero della vita a chi non vede e non sente? O più radicalmente: come spiegare la morte? In fondo, nessuno di noi, che pure vede e sente, è in una condizione diversa da Marie. Suor Marguerite prende la mano della piccola e l'avvicina alla bocca della defunta: «Morta, non respira», le dice, computando con il linguaggio dei segni sulle sue mani. Poi avvicina la stessa mano alla sua bocca e a quella di Marie: «Viva, respira». Poi l'appoggia sul cuore: batte, sei viva. Cos'altro dovrebbe essere l'educazione se non la cruda, semplice, fenomenica descrizione di ciò che accade? È già molto, è già moltissimo, ma sappiamo tutti che non può essere solo questo. Sapere che si nasce e si muore non è un motivo valido per vivere.
Qui serve quel che, una volta, si disse essere la cifra stilistica della produzione della scrittrice Flannery O'Connor: serve avere un occhio profetico sulla vita e sul mondo, che sappia riconoscere nel dramma le tracce verso il destino. Il succedersi degli eventi che da una condizione di difficoltà volgono al meglio potrà senz'altro suscitare in noi sentimenti di ammirazione e persino di emulazione, ma non cambierà la sostanza delle cose: respira, viva; non respira, morta. Il considerare la dedizione fino al deperimento di suor Marguerite e i progressi di Marie sono senz'altro d'appagamento per il nostro occhio sensibile al bene e suscitano in noi tenerezza, ma non sono ancora sufficienti ad affrontare la pugna, ad andare in battaglia con la speranza di portare a casa la pelle, e non solo un'idea più o meno adeguata di come ci si debba comportare in questa valle di lacrime. Lo scoprirà la stessa Marguerite - la suora, la cattolica, la donna che scandisce la giornata con orazioni -; anche lei lo scoprirà quando ci si troverà davanti e dovrà scegliere se vivere lentamente per allontanare la morte o morire velocemente per rispondere alla vocazione della sua vita.

IL POMODORO E L'ULTIMO ORIZZONTE
È necessario un grande coraggio per rendersi conto che l'invisibile ci capita continuamente sotto gli occhi. Man mano che Marie impara a dare i nomi alle cose e che a tal profumo, forma, gusto corrisponde il pomodoro, impara anche il limite, l'incompiutezza, la fragilità congenita del segno. Mentre scopre che ogni cosa è compiuta (nasce, ha un nome, è riconoscibile, ha un posto nel creato) scopre anche che quella stessa cosa è incompiuta, appassisce e finisce: o perché finisce lei o perché finiamo noi.
Il paradosso più interessante di Marie Heurtin è che l'occhio profetico è quello di una cieca, che impara a vedere anche quel che non si vede. A conoscere, meglio di chi potrebbe farlo per facoltà fisica, che il finito di ciò che ci passa sotto le dita è la più grande prova della necessità che qualcosa d'altro ci completi, ci porti a compimento, ci redima. Occorre un occhio profetico, cioè che sappia vedere fino all'ultimo orizzonte, per rendersi conto che l'incompiuto non è una tagliola, ma attesa di compimento. E occorre un'educazione per accettarlo e trasmetterlo. È quello che Marie, divenuta educatrice, insegnerà a suor Marguerite e alle altre Marie che già bussano alla porta del convento.

Nota di BastaBugie: la storia di Marie Heurtin conferma che suore, sacerdoti, monaci e frati si dedicano per primi a sordomuti e ciechi.
Per approfondire questa affascinante storia, clicca nel link qui sotto
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234

Per vedere il trailer di Marie Heurtin, dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris clicca qui sotto:


https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg

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PODCAST (audio da ascoltare)

Fonte: Tempi, 29/02/2016

7 - LA NOSTRA ECONOMIA SPIEGATA IN DUE MINUTI
Rosina, proprietaria di un bar, escogita un geniale piano di marketing: gli Sbornia Bond
Fonte internet

Rosina è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).
La formula "bevi ora, paga dopo" è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Rosina diventa il più importante della città.
Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.
La banca di Rosina, rassicurata dal giro d'affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.
Intanto l'Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Rosina e li usano come garanzia per emettere un'obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.
I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall'irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.
Un giorno però, alla banca di Rosina arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c'è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.
A questo punto Rosina, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.
Rosina non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.
Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l'attività: niente più prestiti alle aziende. L'attività economica locale si paralizza.
Intanto i fornitori di Rosina, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.
Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.
Il fornitore di vino viene invece acquisito da un'azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.
Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.
Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Rosina perché astemi o troppo impegnati a lavorare.
Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio.

Fonte: internet

8 - MI SPOSO UN ROBOT... NON SARAI MICA ROBOFOBO?
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): bloccato negli Stati Uniti il regolamento federale che obbliga al cambio di sesso per i bambini, libro scolastico inglese invita i bambini a cambiar sesso, a Valencia il Ministro dell’istruzione impone il gender
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana, 11/01/2017

Dal matrimonio gay e lesbico al "matrimonio robot", passando per l'"auto-matrimonio". Questi sono i folli ma logici passaggi dell'attuale processo di dissoluzione dell'istituto familiare naturale in nome dell'illimitato principio di auto-determinazione individuale. Se a guidare le nostre azioni e le nostre scelte sono, infatti, i meri istinti e sentimenti d'amore, senza alcun ponderato filtro di ragione e buon senso, si approda a risultati inverosimili e surreali, per i quali, ognuno pretende di avere il diritto di sposare chi "sente di amare", anche fosse, sé stesso o uno spersonalizzato ed inquietante robot.

SPOSO ME STESSO
A questo proposito, come racconta il dr. Michael Brown su charismanews, il popolare mensile statunitense Good Housekeeping, ha pubblicato recentemente una storia intitolata Why I married myself. Self-marriage is a small but growing movement around the world (Perché mi sono auto-sposata).
L'auto-matrimonio è un piccolo ma crescente movimento in tutto il mondo) che racconta la nuova incredibile tendenza degli "auto-matrimoni". L'articolo analizza infatti in maniera dettagliata il piccolo ma crescente fenomeno dei "self-weddings", raccontando storie come quella di Dominique, «una consulente e ministro di auto-matrimoni, che offre servizi, tra cui sessioni di consulenza e cerimonie private, attraverso il suo sito web, Self Marriage Ceremonies, che gestisce dalla sua casa nel nord della California».
Il pezzo riporta di deliranti inviti e auto-voti pronunciati in occasione di tali auto-unioni matrimoniali, con promesse di questo tenore: «Io non mi lascerò mai», «Prometto di chiedere aiuto quando sto soffrendo», «Prometto di guardarmi allo specchio ogni giorno e esserti grato», «Prometto di darti la vita incredibile che aspetti da lungo tempo».

MI SPOSO UN ROBOT
Oltre ciò, in una società, che "normalizza" il convolare a nozze con sé stessi, a maggior ragione, risulta del tutto lecito prender per moglie o per marito un sofisticato e super accessoriato robot, dal momento che così facendo non si fa del male a nessuno, ottemperando così ad uno dei requisiti più richiesti e citati dai sostenitori del "matrimonio" tra persone dello stesso sesso. Almeno il robot, nota infatti il dr. Brown, non nuoce al prossimo e sarà certamente in grado di offrire al proprio partner una compagnia e una fedeltà incrollabile, contribuendo per di più, ad alleggerire il carico quotidiano di lavoro grazie all'esecuzione, in tutta autonomia, dei lavori più umili e routinari, inclusi ovviamente la soddisfazione dei "bisogni" sessuali del proprio coniuge.
In questo senso, dalla Francia arriva la storia di Lilly che da un anno è innamorata di un robot, stampato da lei stessa attraverso la sua stampante 3D. Lilly si dichiara felice di vivere assieme a InMoovator, questo il nome dell'umanoide, e spiega: «Io sono orgogliosa di essere robosexual. Noi non facciamo del male a nessuno, siamo solo felici». Lilly si considera fidanzata con il suo robot e ha intenzione si sposarlo non appena il matrimonio uomo-robot sarà legalizzato in Francia.
Il matrimonio uomo-robot sebbene, all'apparenza, possa sembrare un gesto folle di qualche originale soggetto in vena di provocazioni, in realtà, non ci deve stupire più di tanto, in quanto rappresenta la chiusura del cerchio, logica e coerente, dell'attuale incessante processo di concessione e regolarizzazione di ogni più impensabile desiderio individuale al motto di "basta volerlo".

AMORE E SESSO CON I ROBOT
A conferma di quanto sia attuale e dibattuto il tema della robotica sessuale, il 19 e 20 dicembre scorsi, presso l'Università Goldsmiths di Londra, si è tenuto il Secondo Congresso Internazionale su "Love and Sex with Robots" che si è concluso con un discorso del dr. David Levy, che ha sottolineato la "normalità" di avere nel prossimo futuro un "coniuge robot", su misura delle caratteristiche che ogni marito o moglie desidera: «Nei prossimi 10 anni, è perfettamente realizzabile un software per creare un robot compagno che abbia tutto ciò che la gente potrebbe desiderare in un coniuge: paziente, gentile, amorevole, fedele, rispettoso e senza lamenti. (...) [Ma] potrebbe anche esserci qualcuno che ama le frizioni di un rapporto e potrebbe decidere di sposare un robot aggressivo, alcune persone potrebbero trovare la cosa eccitante».
Alla luce di ciò, come nota sarcasticamente sempre il dr. Brown, dopo l'introduzione del reato di omofobia, prepariamoci dunque al prossimo reato di robophobia nel quale incapperanno tutti coloro che oseranno insinuare la stortura e assurdità dell'unione sentimentale/sessuale uomo/macchina. Dopo tutto, il "matrimonio robot", così come il "matrimonio gay" - sottolinea ancora lo studioso americano - rende solamente «le persone felici, e forse aiuterà anche a portare sfogo sessuale a persone che altrimenti potrebbero riversare la loro aggressività in maniera socialmente dannosa». Guai dunque a chi si azzarderà a "bullizzare" le persone innamorate dei propri robot, provocando in tali soggetti l'insorgere di robophobia interiorizzata, con il sottolineare l'assurdità di mettere su famiglia con una macchina e il ricordare l'esistenza di una natura umana con un progetto e regole ben precise.
Se il principio ispiratore delle nostre leggi è che le persone siano felici e vedano soddisfatti e riconosciuti i propri diritti, non si vede perché il nostro ordinamento non possa, in un prossimo futuro, legiferare, anche a favore delle unioni uomo/macchina. Una società che mette in soffitta gli oggettivi criteri di valore spalanca le porte a qualsivoglia aberrazione individuale in nome dei sempre nuovi e inimmaginabili parametri soggettivi.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

USA, BLOCCATO IL REGOLAMENTO FEDERALE CHE OBBLIGA AL CAMBIO DI SESSO PER I BAMBINI
Il 31 dicembre scorso un tribunale del Texas ha bloccato l'applicazione di un regolamento federale che impone ai medici di compiere l'operazione chirurgica per la rettificazione sessuale su minori anche nel caso in cui il medico sia dissenziente.
Il regolamento ha trovato formale opposizione da parte di otto stati - Texas, Wisconsin, Nebraska, Kentucky, Kansas, Louisiana, Arizona, e Mississippi - e un'associazione che ha riunito nella protesta ben 18mila medici.
(Gender Watch News, 05/01/2017)

UK, LIBRO SCOLASTICO CHE INVITA I BAMBINI A CAMBIAR SESSO
C.j. Atkinson ha scritto un libro per bambini dal titolo "Ti posso parlare di diversità di genere?", "il primo libro che spiega la transizione sessuale clinica per i bambini dai sette anni in su." Il Dipartimento del Regno Unito per l'Istruzione ne ha approvato la diffusione nelle scuole elementari. Sarà inizialmente distribuito in 120 istituti.
Nel libro si condanna un linguaggio che faccia intendere che ci sono solo due sessi, si illustra una terminologia nuova che va da cisgender a genderqueer passando da intersessuale, si spiega che ci sono ormoni capaci di arrestare l'entrata nella pubertà, in tal modo il bambino potrebbe avere tempo per decidere a quale sesso appartenere oppure potrebbe usarli per iniziare a "cambiare sesso".
Il libro così si apre: "Il mio nome è Kit e ho 12 anni. Vivo in una casa con mia mamma, mio papà e il nostro cane, Pickle. Quando sono nato i medici hanno detto a mia mamma e mio papà che avevano avuto una bambina e come una bambina sono stato cresciuto dai miei genitori nei primi anni di vita. Questo si chiama essere stato assegnato al sesso femminile alla nascita. Così però non sono mai stato felice". Kit poi spiega che aveva iniziato a prendere degli ormoni per bloccare lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili.
Il libro è distribuito da Educate & Celebrate un'organizzazione finanziata dal governo che mira a "trasformare scuole e organizzazioni in luoghi LGBT friendly" come loro stessi ammettono.
Il testo è ovviamente assai dannoso per la psiche dei piccoli alunni alimentando in loro confusione ed ansie immotivate nonché facendo loro intendere, in modo menzognero, che oltre al sesso maschile e femminile vi sono una infinità di altre possibilità. Inoltre costituisce un implicito invito a cambiare sesso.
(Gender Watch News, 08/01/2017)

VALENCIA, IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE IMPONE IL GENDER
A Valencia il Ministro dell'istruzione ha disciplinato una serie di direttive per imporre il gender nelle scuole attraverso programmi di formazione per genitori e insegnanti.
Inoltre si prevedono l'acquisizione di materiale didattico a favore della teoria del gender, il cambiamento della modulistica amministrativa (se lui si sente "lei" anche le pagelle dovranno registrare questa volontà dello studente), la facoltà di accedere alle toilette e spogliatoi maschili o femminili secondo il proprio piacere, l'uso di un linguaggio inclusivo da parte dei docenti, la spiegazione che esiste anche il sesso anale.
Se poi la famiglia dello studente non accetta che il figlio voglia diventare un transgender è prevista anche una sorta di unità di cura che si recherà dalla famiglia per farle cambiare idea. Se i genitori rimangono sulle loro posizioni possono essere anche querelati per abuso su minori.
Se questa non è dittatura di Stato cosa dovrebbe essere?
(Gender Watch News, 28/12/2016)

Fonte: Corrispondenza Romana, 11/01/2017

9 - OMELIA IV DOMENICA DEL TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 5,1-12a)
Grande è la vostra ricompensa nei cieli
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 gennaio 2017)

Il brano del Vangelo di oggi è la celebre pagina delle Beatitudini. Gesù per proclamare le Beatitudini sale su di un monte vicino a Cafarnao, il monte Tabor. Questo è un particolare piuttosto importante. Infatti, come per dare la legge al popolo d'Israele, Mosè era salito sul monte Sinai, così Gesù, per dare compimento alla Legge antica e indicare a tutti la perfezione, sale sul monte Tabor. C'è una grande differenza tra il Sinai e il Tabor: il Sinai è un monte molto aspro e deserto che simboleggia molto bene l'austerità della Legge mosaica; mentre il Tabor, più che un monte, è un colle dall'aspetto dolce e verdeggiante che indica la soavità della Legge evangelica, una legge d'amore.
Gesù inizia il lungo discorso riportato nel capitolo quinto dell'evangelista Matteo con le otto Beatitudini che possono essere considerate come la "Magna Charta" del Cristianesimo, come il documento d'identità di ogni cristiano. Ciascuno di noi le dovrebbe sapere a memoria e, più ancora, meditare assiduamente e mettere in pratica. Le Beatitudini ci indicano innanzitutto come è vissuto Gesù e come dovrebbe vivere ciascuno di noi. Esse ci indicano il cammino della felicità, ci indicano dove possiamo trovare la felicità che tutti bramano ma che pochi riescono a raggiungere.
Le Beatitudini comportano un capovolgimento del nostro modo di pensare e di agire. Il mondo proclama beati i ricchi e i gaudenti, i forti e i prepotenti; Gesù fa il contrario: Egli, innanzitutto, proclama "beati i poveri in spirito" (Mt 5,3). Chi sono questi poveri in spirito? Povero in spirito è colui che, libero da ogni impaccio terreno, ripone la sua speranza unicamente in Dio. Povero in spirito è colui che non è attaccato alle ricchezze di questa terra e che si fida della Provvidenza divina. Non è la ricchezza che ci può rendere felici, ma la fiducia in Colui che sa ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
La seconda Beatitudine proclama felici "quelli che sono nel pianto" (Mt 5,4). Questi sono coloro che soffrono per le miserevoli condizioni di un mondo senza Dio. Soffrono perché l'amore di Dio non è compreso. A questi afflitti Gesù promette consolazione, una consolazione proporzionata all'afflizione. Subito dopo, Gesù proclama "beati i miti perché erediteranno la terra" (Mt 5,5). I miti non sono i paurosi, ma quelli che non serbano rancore, quelli che trovano la forza nella serenità. Coloro che "hanno fame e sete della giustizia" (Mt 5,6) sono quelli che desiderano la santità al di sopra di tutte le altre cose. Nel linguaggio della Bibbia, la parola giustizia significa perfezione, santità. Gesù ci insegna perciò a desiderare vivamente la santità perché la santità equivale ad amare Dio e il prossimo.
I "misericordiosi" (Mt 5,7) sono quelli che, imitando il Padre Celeste, sanno comprendere e perdonare il prossimo, sanno soccorrerlo in ogni circostanza, irradiando attorno a loro l'amore di Dio di cui hanno fatto esperienza. I "puri di cuore" (Mt 5,8) sono tutti coloro che combattono tenacemente contro il vizio che si annida dentro tutti gli uomini, fino ad estirparlo. Gesù nel Vangelo ci insegna che è dall'intimo dell'uomo che esce ogni iniquità. Il male è si nel mondo, ma è soprattutto dentro di noi (cf Mt 23,27-28). Ci vuole pertanto una profonda purificazione interiore: solo così potremo essere autenticamente felici.
Gli "operatori di pace" (Mt 5,9) di cui parla la settima Beatitudine non sono i grandi diplomatici, ma quelli che hanno capito l'unico modo per garantire la pace. Quest'unico modo è la piena comunione con Dio, l'armonia dell'uomo con Dio. Se dentro al nostro cuore non vi è questa armonia, non si può pensare alla pace sulla terra. Bisogna prima eliminare dalla nostra vita il peccato, ogni peccato, anche il più nascosto, solo così saremo autentici operatori di pace. Quando uno si innalza, innalza tutti; quando uno si abbassa, danneggia tutti. Pertanto ogni peccato, anche il più nascosto, misteriosamente alimenta l'odio che vi è nel mondo. Diceva Madre Teresa di Calcutta che se per un giorno solo non vi fossero più aborti, finirebbero tutte le guerre sulla terra. Riflettiamo bene su queste parole e vogliamo essere anche noi veri operatori di pace.
Infine, con l'ultima Beatitudine, Gesù proclama felici i "perseguitati" (Mt 5,10). Questa è la più grande Beatitudine. È la Beatitudine di tutti i Martiri che, anche in mezzo alle sofferenze del martirio, hanno sperimentato la vicinanza con la grande Vittima del Calvario, con Gesù Crocifisso. Lungo i secoli vi sono stati moltissimi Martiri. L'ultimo secolo da poco trascorso, così civile e progredito, è stato quello che ne ha dati più di tutti gli altri secoli messi insieme. Gesù l'ha detto chiaramente: "Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20).
Con questa pagina delle Beatitudini abbiamo il più bel ritratto di Gesù. Così è vissuto Lui sulla terra e così dobbiamo impegnarci a vivere anche noi. L'Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra, ci aiuti in questa impresa così grande.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 gennaio 2017)

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