BastaBugie n°495 del 01 marzo 2017

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1 EUTANASIA E DJ FABO: UN FILM RADICALE GIA' VISTO
Tempismo, scelta dei personaggi, battute cult, servizi televisivi, appelli: così sono passati divorzio, aborto, fecondazione artificiale, matrimoni gay, ecc.
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 CATERINA SOCCI E DJ FABO, LA CULTURA DELLA VITA CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE
Giornalisti, politici, uomini di spettacolo, diffondono la cultura della morte, non la vita per cui mia figlia e altri stanno lottando (VIDEO: 9 motivi di ragione per cui l'eutanasia è un abominio)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
3 FARSI CHIAMARE PADRE PER LEGGE E' NEGARE LA REALTA'
Il caso del tribunale di Trento conferma che la stepchild adoption (apparentemente stralciata dalla legge sul matrimonio gay) produce i suoi nefasti crimini strappando i figli alle loro madri
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 MARCO PANNELLA: UN NUOVO SANTO(NE) PER LA CHIESA?
Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nella sede del Partito Radicale elogia ''lo spirito'' del paladino di aborto, divorzio, pedofilia... (VIDEO: mons. Paglia)
Autore: Federico Catani - Fonte: Notizie Provita
5 LA LEGGE SULLE FAKE NEWS? PROVE TECNICHE DI REGIME (POTREBBERO CHIUDERE ANCHE BASTABUGIE)
Fino a 10 mila euro di multa e due anni di reclusione per i siti liberi (come BastaBugie) che contrastano la cultura dominante
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 MIMO' A SENO NUDO IN CHIESA L'ABORTO DI GESÙ: FINALMENTE UNA FEMEN CONDANNATA
Non è la prima volta che le Femen profanano una chiesa, ma stavolta anziché assolte (e a volte risarcite come a Notre Dame!) si è riconosciuto che si deve rispetto verso la fede di chi crede
Fonte: Tempi
7 IL (FALSO) DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE CONTRO IL (VERO) DIRITTO ALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
La regione Lazio fa un concorso dove assume solo medici abortisti, del resto l'attacco all'obiezione di coscienza è l'approdo logico ed inevitabile della cultura della morte
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
8 L'UNAR FINANZIA CIRCOLI GAY CHE PER FARE SOLDI OFFRONO SESSO A CASO ED ESTREMO CREANDO DIPENDENZA IN PERSONE FRAGILI
Le Iene svelano che per le dark room nei circoli di Andoss lo Stato ha stanziato 400mila euro per perversioni e reati sessuali; Luca Di Tolve (che era gay ed ora sta con lei) l'aveva detto
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A (Mt 4,1-11)
Vàttene, satana!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - EUTANASIA E DJ FABO: UN FILM RADICALE GIA' VISTO
Tempismo, scelta dei personaggi, battute cult, servizi televisivi, appelli: così sono passati divorzio, aborto, fecondazione artificiale, matrimoni gay, ecc.
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/02/2017

Ieri alle 11.40 Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, si è tolto la vita in una clinica di Zurigo all'età di 40 anni. La vicenda è stata raccontata anche su queste colonne. Fabiano faceva il dj in giro per il mondo, una vita spinta al limite e, come è noto, gli eccessi spesso si pagano ed anche duramente. A lui è capitato di finire fuori strada mentre guidava per aver cercato di raccogliere il suo cellulare, quando anche le sue condizioni, a parere della fidanzata, non gli avrebbero permesso di mettersi al volante. Si risvegliò tetraplegico e cieco. Tentò la riabilitazione ma con scarsi risultati. E alla fine scelse la via tutta in discesa dell'eutanasia che da noi conduce sempre dritti dritti alla solita clinica svizzera Dignitas, che di dignitoso ha solo il nome. Un morso ad un pulsante - unico movimento a lui possibile - e la luce della vita si è spenta per sempre.
La vicenda del Dj Fabo sembra un copione di un film scritto dalle consuete mani dei Radicali. Attore protagonista il Dj Fabo che viene dipinto come amante della vita (se lo sballo è vita), pieno di energie e progetti che in una frazione di secondo si sbriciolano nell'impatto della sua auto contro un'altra in corsia di emergenza. Attrice non protagonista, la fidanzata Valeria: accanto a lui nei giorni di festa e in quelli funesti, e pure in quel dì fatale di ieri. Comprimari: le istituzioni a cui Fabo si è rivolto per morire ben sapendo che nulla sarebbe accaduto. E nulla doveva accadere perché Fabo non solo doveva essere vittima del destino - il quale come è noto può venire ammansito da una guida prudente e da guidatori lucidi - ma anche delle istituzioni italiane. Queste nella sceneggiatura dovevano comparire come insensibili, poco democratiche, ciniche e spietate. E di contro Fabo, la fidanzata, gli amici e parenti dovevano comporre un quadretto tutto cuori e baci. Quindi ben venga che il Presidente Mattarella, interpellato dal morituro, abbia taciuto, perché in tal modo è entrato perfettamente nella parte a lui designata.

UN COPIONE GIÀ VISTO ALTRE VOLTE
Alla regia poi abbiamo il radicale Marco Cappato che in realtà ha scritto un copione un po' vecchiotto, non molto originale perchè già visto altre volte. Si prende un caso pietoso (Welby, Eluana), lo si fa diventare caso mediatico (vedi servizio delle Iene ripetuto uguale uguale anche domenica sera e vedi ieri i notiziari e gli approfondimenti a pioggia su questa vicenda), poi caso politico (anche Welby scrisse a Napolitano che però rispose con pieno assenso), poi caso giudiziario: il dott. Riccio che staccò il respiratore a Welby venne prosciolto, i giudici di Milano condannarono a morte con sentenza capitale Eluana ed ora Cappato, in modo teatrale, offre i polsi alla manette di Stato perché ha aiutato a suicidarsi una persona portandola in Svizzera, ben consapevole che nulla gli capiterà. "Al mio rientro in Italia nella giornata di domani - ha dichiarato ieri con tono drammatico il leader radicale - andrò ad autodenunciarmi, dando conto dei miei atti e assumendomene tutte le responsabilità". Ricorda Pannella quando distribuì marijuana al termine di un comizio. Provocare la legge sapendo che questa è resa mansueta da giudici compiacenti.
Notevole poi il tempismo: calibrare la sopravvivenza di Fabo e la relativa morte per farla cadere giusto giusto quando alla Camera si sta discutendo sul Ddl che concerne le Dichiarazioni anticipate di trattamento che introdurranno l'eutanasia anche nel nostro Paese. Cappato spinge sull'acceleratore non tanto perché il Ddl passi - questo è un evento certo - ma perché passi il prima possibile e nella sua forma dura e pura: morte per tutti come e quando si vuole.
Nel copione radicale poi sono state cesellate alcune battute ormai cult, vero distillato del radical-pensiero. Scrive Cappato su Twitter: "Fabo è morto alle 11.40: ha scelto di andarsene rispettando le regole di un paese che non è il suo". Italia patria ingrata che non uccidi i tuoi figli. Gli fa eco lo stesso Fabo: "Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l'aiuto del mio Stato". Poi il doveroso ringraziamento a Cappato, precursore di quello che da qui a poco verrà qualificato come un vero e proprio diritto a morire: "Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille».

LA MORTE A KM ZERO
"Fabo è libero, la politica ha perso", hanno detto Marco Cappato e Filomena Gallo della Associazione Luca Coscioni. "L'esilio della morte è una condanna incivile. Compito dello Stato è assistere i cittadini, non costringerli a rifugiarsi in soluzioni illegali per affrontare una disperazione data dall'impossibilità di decidere della propria vita morte. E' triste che un italiano debba andare all'estero per affermare la propria libertà". Stessa musica funebre viene intonata dall'immancabile Saviano: "Anche per morire con dignità bisogna emigrare dall'Italia.". Si chiede in buona sostanza la morte a km zero. Perché c'è chi emigra per scampare alla morte e chi emigra per cercarla. Si vuole dunque una morte sostenibile, pulita e asettica in cliniche specializzate, una green death.
Il copione ovviamente - cadendo nell'inevitabile stereotipo - non poteva che riservare anche una particina alla Chiesa. "Perdonaci - continua Saviano - per aver reso la religione che crediamo di osservare talmente vuota da non saper più riconoscere un Cristo quando lo abbiano di fronte".
Comprensione massima per Fabiano, le cui responsabilità morali possono essere giudicate solo da Dio e il cui ultimo tratto di vita è stato segnato da una condizione di vita terribilmente dolorosa, ma mai nessuna giustificazione per l'eutanasia e il suicidio assistito. Il resto è solo un film già visto.

Nota di BastaBugie: guarda il video dove vengono spiegati razionalmente (senza far uso della fede) nove motivi per cui l'eutanasia è un abominio clicca qui!

Benedetta Frigerio nell'articolo sottostante dal titolo "Fabo, un omicidio politico" riflette sul fatto che Fabiano è stato ucciso da una coscienza occidentale che vuole sostituirsi al Creatore e grazie ai Radicali che spingono per l'approvazione delle Dat. Sacrificato sull'altare di un'utopistica vita perfetta, senza il male, una vita che pretende di misurarsi e non di essere misurata dall'amore di cui è portatrice. E che chiude gli occhi di fronte a chi, malato come "Fabo", lo ha scongiurato di rifiutare questo tranello diabolico perché il mondo "ha bisogno di noi, perché noi siamo il cambiamento che serve al mondo".
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 febbraio 2017:
C'è qualcosa di profondamente diabolico nella spettacolarizzazione della soppressione di un disabile che ha preteso di essere eliminato in mondovisione per dire che lo Stato dovrebbe uccidere le persone che, come lui, non sopportano di vivere diversamente da come vogliono. C'è qualcosa di malefico perché, se questa è l'ottica, che differenza c'è fra l'autodeterminazione di chi vuole essere ammazzato perché inchiodato ad un letto e perché "una vita così non la accetto" e un altro che magari non sopporta di essere basso o grasso o irascibile? Attenzione, perché teoricamente non ce n'è alcuna. E si sa che dalla teoria basta una legge per passare alla pratica.
Si potrebbe dire: "Mettiamo dei limiti, permettiamo l'eutanasia solo in certi casi estremamente drammatici, come quello di dj Fabo". Sono questi i discorsi che riempivano ieri i media a proposito del ddl sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento mentre, guarda caso proprio i Radicali, annunciavano l'omicidio di Fabiano, da loro inviato in una clinica della "dolce morte" svizzera, dove per quasi 20 mila euro è stato avvelenato con soluzioni che costerebbero pochi euro. Ma chi determina qual è il limite e che cosa sia drammatico e cosa no?
Basti pensare che in Olanda e Belgio si cominciò a permettere il suicidio assistito e l'eutanasia solo per i malati in fin di vita, mentre ora in questi Stati vengono soppressi perfino i bambini, i depressi o gli anziani in salute. Infatti, quando si sceglie di fondare una legge sull'autodeterminazione, e non sull'oggettività di un bene e un male iscritti nel cuore umano e nella legge naturale, di fatto si consegna la propria vita in mano al potere che determina (a seconda dei propri scopi) cosa sia degno o meno di esistere, inculcando nelle nostre teste l'odio per ciò che la mondanità non tollera: la nostra debolezza e quella di chi ci circonda, promemoria del fatto che siamo esseri amati non perché perfetti, ma perché creati. Amati nonostante i nostri limiti. Anzi compatiti da Dio con trasporto e commozione proprio perché fragili, peccatori e bisognosi.
E' questo il malanno da cui siamo più o meno afflitti da quando la modernità ha rifiutato Dio: vediamo il male in noi e intorno a noi e siccome desideriamo il paradiso, invece che cercare la salvezza nel Creatore, proviamo orgogliosamente a produrla con i soli nostri sforzi qui in terra. Ma, poi, siccome il male è ineliminabile diventiamo violenti contro noi stessi e il mondo. Esattamente come Hitler, Stalin o i vari Cappato. Non a caso l'estremo di questa posizione che tenta da sempre l'uomo, sono le ideologie dei gulag, dei lager e oggi dell'eutanasia, dell'aborto, dell'anoressia, della chirurgia estetica, della fecondazione in provetta, dell'eliminazione del sesso di nascita. Artifici della perfezione impossibile, che non fanno che incrementare la disperazione dipinta sui volti dei cittadini occidentali, usati spesso inconsapevolmente come mezzi per un fine preciso: distruggere le creature di Dio.
Poche ore prima di morire Dj Fabo ha lasciato un messaggio inquietante, dove con una voce che pareva già venire dall'oltretomba, ringraziava Marco Cappato di avergli pagato la morte assistita, senza rendersi conto (o forse sì?) che i Radicali lo hanno strumentalizzato per un fine politico. Sì, lo hanno sacrificato sull'altare della modernità che non sopporta la miseria, la malattia, la povertà. Tutte cose che ricordano anche a Cappato la verità: può così ribellarsi ma non sarà mai Dio e anche se lo rifiutasse fino alla morte non ne avrà scampo, perché anche all'inferno non si può scappare dalla sua paternità innamorata della nostra debolezza. Si può bestemmiarla come fa il Capaneo dantesco, ma resta un dato ineliminabile, per l'eternità.
Questa tentazione, però, non è solo degli atei, che spesso sanno invece dipendere dal mistero lasciandosi amare dai propri cari, ma anche dei "credenti" che invitano a "costruire un mondo migliore", magari invocando lo spirito di Pannella (come ha fatto recentemente monsignor Vincenzo Paglia, capo della Pontificia accademia per la vita) invece di richiamare al fatto che la felicità piena sarà solo in Paradiso e che per salvarci abbiamo bisogno unicamente di uno Spirito e della Sua Croce, quelli di Gesù. Non certo dei Radicali che per eliminare i problemi e i limiti eliminano gli uomini.
Ci sono diverse persone, malate da anni o che da tempo si fanno carico di parenti in situazioni difficilissime, che nei giorni scorsi avrebbero voluto gridare a Fabiano che la vita vale la pena. Ma la stampa non gli ha dato la risonanza riservata all'ex dj. Fra tutti è impressionante la storia di un giovane in condizioni terribili che urla il suo amore per l'esistenza. Questa gente non colpisce solo perché dimostra che esiste chi la pensa diversamente (cosa che non disturba affatto i radicali o la Lega di Salvini che riducono certe testimonianze a una fra le tante scelte), ma perché rivela che la posizione vera è solo una.
Matteo Nassigh è un diciannovenne milanese che nei giorni scorsi ha provato a spiegare a dj Fabo: "Se usi quelle dei Radicali noi siamo dei poverini, se scopri categorie che prevedono la libertà di essere diversi noi siamo la massima espressione della libertà". Libertà? Matteo è fermo su una carrozzina e dalla nascita non è in grado di fare nulla da solo, tanto che pareva privo di coscienza. Invece, rinchiuso in quel corpo deforme c'è un'intelligenza, scoperta dagli occhi amorevoli di alcuni medici e della sua famiglia, che hanno liberato la sua mente attraverso un sistema di scrittura con cui comunica aiutato dalla madre. Matteo continua così: "E' vero, noi non possiamo fare niente da soli", ma "Fabo noi siamo il cambiamento che il mondo chiede per evolvere". E' proprio così, quanto bisogno hanno le persone di non essere misurate "per ciò che fanno", se no "è ovvio che uno come me o dj Fabo vuole solo morire".
E' questo il pericolo di una legge, come quella sulle Dat, che legalizzerebbe l'autodeterminazione diffondendo lo sguardo nazista descritto da Matteo. Il giovane ha quindi incalzato parlando di ciò che serve al mondo per guarire da questa ferocia autolesionista: "Se avesse (dj Fabo, ndr) attorno a sé tutto l'amore che ho io, non cadrebbe nella trappola di misurarsi sulla perfezione fisica", ossia sui criteri mondani, "ma sulla sua anima intatta", come hanno fatto i suoi genitori che sono "stati capaci di guardare oltre". Chi non vorrebbe essere amato così? Scoprendo che quello che non sopporta di sé, in realtà serve a conoscere l'abbraccio di Qualcuno che vinca il suo limite? Qualcuno che non ci vuole perfetti o diversi ma che chiede solo di permettergli di amarci così, miseri come siamo? Ogni uomo è creato per scoprire, come Matteo, che questo Qualcuno esiste, venendo a dirci che "ciascuno di noi è un prodigio di bellezza". Lui lo ha capito grazie a mamma e papà, riflesso di un bene più grande e motivo per cui "il mio rapporto con Dio è costante".
Tutti, appunto, siamo fatti per questo amore, anche se, come Lucifero, possiamo scegliere di voler essere il Dio di noi stessi facendoci del male. Insomma, finché vivremo, saremo continuamente messi di fronte all'alternativa posta da Matteo e dj Fabo, rappresentata dall'umiltà della Madonna, che accetta di essere un nulla innalzato da Dio, e la ribellione del diavolo, che lo fa sprofondare nell'inferno. Ma in Italia sta accadendo di più: quando questa ribellione non è più opzione del singolo ma viene eretta a valore e norma di uno società, e quindi della cultura di un popolo, si sta consegnando di fatto il proprio Paese al più grande nemico dell'uomo. E' istituire l'inferno quaggiù mentre ci si illude di poter costruire paradisi artificiali, dove insieme alla debolezza faremo scomparire anche la carità che le si accompagna. Quella di cui oggi avremmo più che mai bisogno per risorgere da una crisi senza pari.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/02/2017

2 - CATERINA SOCCI E DJ FABO, LA CULTURA DELLA VITA CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE
Giornalisti, politici, uomini di spettacolo, diffondono la cultura della morte, non la vita per cui mia figlia e altri stanno lottando (VIDEO: 9 motivi di ragione per cui l'eutanasia è un abominio)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 01/03/2017

Cara Caterina,
ieri hai voluto che sulla tua pagina facebook - sotto la tua foto sorridente - fosse scritto: "La vita è sempre bellissima". E poi le parole del salmo 138: "Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio...".
So che sei addolorata per Fabiano, questo nostro fratello per cui preghiamo e di cui oggi tutti parlano. Pregare per lui è il modo per volergli ancora bene, ma nessuno invita a pregare perché pensano che sia tutto finito e che si tratti solo di invocare leggi che permettano in Italia ciò che fanno altrove.
"Repubblica" titola: "L'addio di Dj Fabo, ora la legge". Ma c'è qualcuno che invece chiede leggi e interventi pubblici a favore di chi vuole vivere e guarire?
"La Stampa" titola: "Il suicidio di Fabo scuote l'Italia". Purtroppo la vita di tanti che lottano, come te, Caterina, per vivere e per guarire non scuote l'Italia.
Eppure la tua grinta, la tua fede e il tuo coraggio sono una luce che illumina tutti quelli che ti conoscono. E quanti altri giovani come te abbiamo conosciuto durante questa nostra avventura.
Chi chiede leggi per sostenere la loro lotta? E chi difende i più piccoli e indifesi che non hanno voce?
Chi aiuta, per esempio, una grande donna come Paola Bonzi del "Centro di aiuto alla vita" della Mangiagalli, che ha salvato più di 17 mila bambini (e 17 mila mamme) dall'aborto? Eppure nessuno è più debole e indifeso di un bambino nel grembo e della sua madre.
Nessuno racconta coloro che aiutano e salvano le vite.

STORIE SCONOSCIUTE
Nessuno parla dei tanti - medici o riabilitatori o volontari - che stanno lottando per strappare alla sofferenza, alla malattia o alla morte anche questi territori drammatici dell'esistenza.
Noi ne conosciamo tanti e sappiamo che è proprio questo "non arrendersi" che per secoli ha fatto andare avanti la medicina. Altrimenti oggi si morirebbe ancora di morbillo.
I media non parlano che di leggi sulla morte. Ma noi vorremo che tutti insieme gridassero: forza, dobbiamo mettercela tutta, cari medici e ricercatori. Con forza e intelligenza andiamo all'assalto della malattia. Strappiamo alla prigionia tanti giovani (o meno giovani) bloccati nel proprio corpo. Ce la possiamo fare.
Ci sono già nel mondo nuovi percorsi di recupero molto interessanti e poco conosciuti.
Noi impariamo da te, Caterina, dalla tua forza vittoriosa. Stamani la tua mamma ti ha letto un articolo dove si spiegava come sono nati gli ospedali: letteralmente inventati dai cristiani.
E' bene ricordarlo in queste ore in cui, sui giornali, i cristiani vengono rappresentati quasi come sadici che vogliono far soffrire le persone.
Fu un papa che si chiamava come Fabiano, già negli anni della persecuzione (attorno al 240), a istituire i primi servizi di accoglienza. E il primo Concilio che seguì l'Editto di Costantino (il Concilio di Nicea del 325) rese obbligatori per le chiese gli xenodochi, i primi ospedali dove si curavano tutti i malati.
Da allora fu un fiorire di ospedali che per tutto il medioevo vennero costruiti come cattedrali. I malati non furono più abbandonati, come nell'antichità, ma ritenuti la carne stessa di Cristo.
L'Annuarium statisticum Ecclesiae del 2014 riporta 116.060 strutture sanitarie cattoliche presenti oggi nel mondo.
L'esempio di padre Pio dice tutto. Colui che ha vissuto per 50 anni crocifisso ha voluto costruire uno dei più grandi ospedali del meridione: la Casa sollievo della sofferenza.
Proprio chi ha abbracciato la croce e ha esaltato il valore infinito della sofferenza umana è colui che più ha cercato di alleviare la sofferenza dei fratelli.
Perché è dalla pietà e dalla compassione di Gesù, che guariva tutti, che i cristiani hanno imparato ad abbracciare e prendersi cura dei fratelli che soffrono.
E' dagli ospedali inventati dai cristiani (come le università) che è nata quella medicina che ha vinto tante malattie. E' stato il cristianesimo il vero illuminismo.

LA CULTURA DELLA MORTE
Ma oggi chi si unisce a noi cristiani nell'incitare ricercatori e medici a non arrendersi? Chi chiede leggi e fondi per combattere le malattie più invalidanti?
Una "legge per la morte" è una scorciatoia che fa risparmiare soldi... Ma che tristezza.
E poi questi media che parlano sempre di stupidaggini e - un quarto d'ora all'anno - si occupano della morte, ma solo in questi termini gelidi, per rivendicare dallo stato una legge per la morte.
Nessuno mai che s'interroghi sul senso della vita e sul mistero del nostro destino eterno. Eppure è ciò che caratterizza la condizione umana. Lo testimonia tutta la letteratura e l'arte.
Tutti desideriamo essere felici, ma senza dimenticare nulla, nemmeno la malattia e la morte. Abbiamo fame e sete di un significato, il desiderio di una felicità che sia per sempre.
Ma c'è una terribile censura sulla grande promessa che ci è stata fatta nel Vangelo: "il centuplo quaggiù e la vita eterna". Come se il Re dei Cieli non fosse mai venuto qui sulla terra. Come se non fosse morto e risorto per noi, vincendo così la morte.
Come vedi, Caterina, nemmeno i preti e i vescovi ne parlano più. Il vescovo di Roma - che si tiene alla larga dalla difesa della vita - non parla nemmeno della vita eterna. Non ne parla mai. Parla delle questioni sociali come l'emigrazione, della acque reflue, dell'inquinamento, della spazzatura, di zanzare e vermi.
Ma l'umanità è stata abbandonata da chi avrebbe dovuto annunciare la grande speranza, da chi avrebbe dovuto donare a tutti notizia di Gesù, la nostra gioia.
Io e tua madre siamo sempre commossi quando - a chi ti chiede se sei felice - tu rispondi decisa (col tuo linguaggio): "sì!".
E sappiamo perché rispondi così. Perché sei amatissima. Perché Gesù è qui. Con noi. E non ci abbandona mai.
E' la nostra forza e il nostro conforto. E' Lui che ci sostiene in questa lotta. Ed è con Lui che saremo poi nell'eternità, insieme a tanti altri amici. Per la grande Festa.
La vita quaggiù è una preparazione alla vera Vita. Ma nessuno più lo sa. E la si butta via o la si spende male.
Si trascorrono le giornate come fossimo sassi trascinati dalla corrente del fiume. E nessuno conosce persone diverse che vivono una vita appassionata, piena di significato e di gioia.
Magari proprio cercando di alleviare le sofferenze dei fratelli. Anche qui ci sono testimonianze bellissime.

ESEMPI LUMINOSI
Chi parla delle centinaia di suore e missionari che sono andati perfino a vivere nei lebbrosari (noi abbiamo amici così) e a prendersi cura dei più dimenticati nei lazzeretti del mondo? Non sono solo delle suore di Madre Teresa. Ce ne sono tanti altri.
O chi parla - per venire dalle nostre parti - della storia che abbiamo scoperto a Bologna qualche anno fa (nella Bologna del XX secolo) dove decine e decine di giovani suore, dopo la Prima Guerra mondiale, andarono volontariamente a prendersi cura dei malati di Tbc in un ospedale fuori città, contraendo loro stesse il virus e morendo in gran numero?
Erano giovane ragazze. E' una storia di cui nessuno sapeva niente e - anche oggi che ne abbiamo scritto - sembra non interessi a nessuno. I miti che oggi vengono celebrati stanno piuttosto a cantare sul palcoscenico o a correre sul campo di calcio.
E nessuno racconta i volti di quelle giovani ragazze, la loro passione per la vita, cioè per Cristo, la loro compassione per i sofferenti. E' la storia di un grande amore che illuminerebbe il nostro mondo. Farebbe capire la maestà della vita e il suo senso.
Ogni istante della nostra esistenza è prezioso. Ed è affacciato sull'eternità. Ci giochiamo quaggiù il nostro destino eterno: o una gioia senza fine o una sofferenza senza limite. O il Paradiso o l'Inferno.
Gli ecclesiastici pavidi non hanno più il coraggio di dirlo, perché si vergognano di Cristo, ma - come dice il Vangelo - lo gridano le pietre delle nostre cattedrali che non a caso hanno spesso accanto a sé gli ospedali medievali (a Siena è così).
Cosicché il dolore umano e la bellezza, abbracciate dalla carità e dalla liturgia, guardavano tutte al volto del Salvatore gridando: "vieni a salvarci".

Nota di BastaBugie: nel seguente video vengono spiegati razionalmente (senza far uso della fede) nove motivi per cui l'eutanasia è un abominio


https://www.youtube.com/watch?v=pHPZmEx3qs0

Fonte: Libero, 01/03/2017

3 - FARSI CHIAMARE PADRE PER LEGGE E' NEGARE LA REALTA'
Il caso del tribunale di Trento conferma che la stepchild adoption (apparentemente stralciata dalla legge sul matrimonio gay) produce i suoi nefasti crimini strappando i figli alle loro madri
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 01/03/2017

Vorrei tanto capire cosa ha spinto i giudici di Trento che hanno deciso di sentenziare, ignorando un estenuante dibattito parlamentare, ignorando le due più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi anni in Italia, ignorando, quello che è più grave, il fatto che non esiste una legge in Italia che autorizzi la stepchild adoption. [...]
Noi popolo del family day l'avevamo previsto. Abbiamo provato a denunciarlo prima che succedesse, e ci siamo presi gli insulti, siamo stati derisi dai media mainstreaming, ignorati da tutti, compresa gran parte della gerarchia della Chiesa italiana, con alcuni sacerdoti e vescovi e leader di movimenti che dicevano che sì, una regolamentazione ci vuole, "alla fine anche loro hanno diritto a volersi bene".
Lo sapevamo che sarebbe successo, è andata così anche con la legge 40, e adesso siamo arrivati al punto che l'eterologa bocciata dal referendum non solo è consentita, ma è pure gratis, cioè a spese mie e tue, di chi paga le tasse, mentre la mia amica con un figlio gravemente disabile si deve pagare cure per lui fondamentali con le sue forze (e con lei non so quanti genitori di disabili lasciati soli in Italia).
Certo, perché un figlio non viene inteso come un regalo gratuito, e il regalo si prende come viene, ma come un diritto. Lo faccio se e quando lo voglio, però deve essere sano e bello. Ricky Martin ha annunciato dal palco di Sanremo che lui adesso farà la femmina. Ma femmina, mi raccomando, e chissà che bella fine faranno i maschi concepiti col suo seme, buttati nello scarico. Il figlio è un diritto, e te lo scegli come vuoi tu, e prima di tutto sano. Se non è sano - lo controlli prima - lo ammazzi e ci riprovi. Il figlio è un diritto e quindi se lo desideri ma non ami una donna le paghi gli ovuli, paghi l'utero a un'altra (diverse, mi raccomando, sennò il bambino si affeziona alla mamma e viceversa) e te lo porti a casa. E poi ci sono dei giudici che ti dicono che tu, che questo bambino lo hai reso orfano della mamma per una tua insindacabile decisione, puoi arrogarti il diritto di chiamarti padre.

PADRE?
Ma a che serve chiamarsi padre? Non erano già riusciti nell'intento di avere dei bambini in casa? Avevano già privato due bambini della loro storia genetica, prendendo degli ovuli a pagamento (molti, perché nel tentativo un bel po' di embrioni ci rimette la vita), così non sapranno se gli occhi celesti sono della nonna o del nonno e quell'attitudine per il salto in lungo viene da uno zio che sta in Ontario. Avevano già privato due bambini del contatto con quel sangue di cui erano impastati, con quel respiro e quel cuore che avevano ascoltato per nove mesi, nella pancia della madre - va bene, l'ovulo non era di lei, ma per loro era il rumore l'odore il contatto di una madre: sono azioni talmente tanto contro natura che non ci sono le parole per dare i nomi alle cose. Comunque, tutto questo non lo avevano già ottenuto?
Perché questo bisogno di chiamarsi padre? Non diciamo cavolate sul fatto che altrimenti uno dei due non li può prendere all'asilo, perché io ho fatto la delega alla baby sitter e non ne ho ricavato alcun trauma (e nessuna maestra che conosca i bambini chiede i documenti dopo la seconda volta che vede qualcuno a prenderli).

PERCHÉ QUESTO BISOGNO?
Io lo capisco questo bisogno, il desiderio straziante di figli è la cosa che capisco più al mondo forse, quindi non giudico chi la prova anche fuori dalla realtà e dalla natura. Non giudico il desiderio, ma le azioni sì. Io non giudico il desiderio di quei due uomini, ma la cecità dei giudici, quella proprio non me la spiego se non con una militanza ideologica. Il bisogno e il desiderio di un adulto non possono andare contro il desiderio e il bisogno di un povero innocente a cui è stata tolta la mamma, cioè la formazione primaria del nucleo di affetto che permette di sopravvivere, di formarsi una personalità sana ed equilibrata, di sapere con certezza che si è amati di quell'amore incondizionato e totalmente accogliente che solo una madre può dare, ci sono un'infinità di studi che lo confermano, ma io penso che basti l'esperienza personale (sì, lo so, ci sono madri cattive e assassine, ma sono un dramma appunto, non la norma, ciò che la legge dovrebbe tutelare).
Comunque, questo bisogno di figli era stato soddisfatto. Perché pretendere una sentenza? La vera battaglia, lo ha detto Lo Giudice a Le Iene parlando, all'epoca del dibattito della Cirinnà, del bambino (un tempo era uno solo) che ha in casa (non so se sia figlio biologico suo o del suo compagno): quello che chiediamo è un cambiamento di mentalità. È la possibilità di sentirsi come gli altri, qualcuno che ti rassicuri, che ti dica che va bene così, che non hai tolto niente a quel bambino.
Io lo capisco questo bisogno, il desiderio straziante di figli è la cosa che capisco più al mondo forse, quindi non giudico chi la prova anche fuori dalla realtà e dalla natura. Il punto è legittimare ciò che è contro natura, e non parlo ora della sessualità, ma della generazione.
Ma non basterà una sentenza a cancellare il dolore di essere stati privati del contatto quotidiano con la madre (non so, magari del contatto tout court, come tanti che impediscono alle madri di allattare perché non si crei il legame).

SANREMO & CO.
Non ci sarà nessun accorgimento, nessuna sentenza, nessun cambiamento di mentalità, nessun Sanremo arcobalenato che potrà togliere la tristezza insanabile ai bambini privati della loro storia, che non potranno riconoscersi nei genitori, non sapranno - per metà - da dove vengono, non potranno formarsi in opposizione o imitazione a due identità complementari. Sappiamo quanto è difficile anche per i bambini adottati, ai quali i genitori biologici non sono stati strappati dal desiderio dei genitori adottivi, e questa è una cosa che cambia tutto. I bambini adottati possono dire "io ero in difficoltà e tu mi hai aiutato", e così, in un amore più grande del dolore possono guarire dalle loro ferite; comunque è un bel viaggio. Questi bambini invece dovranno dire "pur di avermi, mi hai messo in difficoltà" che è esattamente il contrario dell'adozione (in Canada gli omosessuali possono adottare: perché non hanno preso un orfano? Non che sia un bene l'omoadozione, ma lo dico per evidenziare che si tratta di un desiderio egoistico, non della volontà di supplire a una carenza preesistente).
Già ci sono bambini della cryogeneration cresciuti, adulti figli di questi desideri che supplicano di non ripetere questo errore, di non mettere altri bambini nel loro incubo. Già ci sono ricerche e conferme. Perché non ci siamo fermati prima?
Io, dicevo, capisco il desiderio straziante di figli, e capisco che si possa sbagliare anche molto per questo, e magari in buona fede. Ma i giudici? Ma il Parlamento? Ma la società civile? Ma, soprattutto, la Chiesa? Nessuno che si alzi in piedi e faccia chiudere la fabbrica degli orfani prodotti per i desideri dei grandi, o almeno che impedisca a chi fa queste cose di usurpare il nome di padre? Il padre è colui che dà la vita per i suoi figli, che è pronto a tutto per difenderli, non chi li fa soffrire. E a chi me li fa vedere che saltellano felici sul divano dico: ne riparliamo dopo l'adolescenza.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 01/03/2017

4 - MARCO PANNELLA: UN NUOVO SANTO(NE) PER LA CHIESA?
Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nella sede del Partito Radicale elogia ''lo spirito'' del paladino di aborto, divorzio, pedofilia... (VIDEO: mons. Paglia)
Autore: Federico Catani - Fonte: Notizie Provita, 23/02/2017

Marco Pannella sarà presto canonizzato dalla Chiesa cattolica? Al momento pare ne sia stata dichiarata l'eroicità delle virtù, il primo passo per salire all'onore degli altari.
Almeno così sembra, ascoltando l'intervento che mons. Vincenzo Paglia (vedere video sotto) ha tenuto lo scorso 17 febbraio nella sede del Partito Radicale.
L'occasione è stata la presentazione del libro "Una libertà felice", che racconta la vita di Pannella. Una vita, come si evince dalle parole di Paglia, esemplare, da prendere a modello.
Non certo come le esistenze tristi di quei signori e quelle signore dai visi inespressivi che manifestano contro l'aborto davanti alle cliniche dove viene praticato. Il copyright di "visi inespressivi" - lo ricordiamo - è di un collega di Paglia, un prelato che interpreta a modo suo la Parola di Dio, visto che per lui Sodoma venne salvata da Dio. Ma tant'è, oggi l'ignorare certi fondamenti è divenuto un merito (chiedere al ministro Valeria Fedeli).
Oltretutto, il suddetto monsignor Paglia, già vescovo di Terni dove ha dato prova di grandi capacità amministrative, ora si trova a capo della Pontificia Accademia per la Vita, istituto che non si sa più cosa sia e di cosa si occupi: probabilmente, visti gli ultimi sviluppi, sta per diventare una succursale del Partito Radicale. Chissà se presto non dovremo mettere la foto di Pannella, al posto del crocifisso.

ELOGIO DI UN POLITICO INFAME
Ciascuno può sentire con le sue orecchie, le parole pronunciate da Paglia. Da cattolico le trovo scandalose e non posso dire di sentirmi rappresentato da chi le ha pronunciate. Ma qualsiasi essere umano dotato di buon senso, appartenente a qualsiasi religione, sarà quanto meno stupito davanti a un monsignore vaticano che fa l'elogio di un politico resosi responsabile della distruzione della società italiana e dell'omicidio di milioni di vite umane.
Per Paglia, il leader radicale ancora oggi ci aiuterebbe "a sperare nonostante la quotidianità ci metta a dura prova". Non solo. Il suo amico Marco sarebbe l' "ispiratore di una vita più bella non solo per l'Italia, ma per questo nostro mondo, che ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui... io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione".
Ebbene, lo abbiamo già scritto in occasione della sua morte, ma qui occorre ripeterlo.
Pannella è stato artefice della legge sul divorzio. Certo, oggi nella Chiesa molti considerano il divorzio un titolo di merito, ma noi che viviamo nella vita reale e non dobbiamo piacere ai poteri forti che dominano il mondo sappiamo bene invece che lo sfascio delle famiglie è un dramma per tutti, specialmente per i bambini.
Ma dei bambini a Pannella importava poco. Per il monsignore vaticano il leader radicale si è sempre speso per gli ultimi? In Italia almeno 6 milioni di bambini sono stati barbaramente ammazzati nel grembo materno da quando hanno approvato l'infame legge sull'aborto. Legge alla quale Pannella ha dato un contributo decisivo e che anzi avrebbe voluto ancor più permissiva. Però si sa, dire che l'aborto è un omicidio, un vero e proprio genocidio, un olocausto perpetrato verso i più innocenti e gli ultimi tra gli ultimi non è chic e il potere non ama questo genere di discorsi. Del resto non esiste alcuna lobby di bambini sopravvissuti all'aborto in possesso di mezzi finanziari tali da far ricordare la strage dei loro coetanei...

DIFENSORE DI PORNOGRAFIA, SESSO LIBERO, PEDOFILIA, ECC.
Marco Pannella poi è stato in Italia uno dei simboli della liberazione sessuale: contraccezione, pornografia, sesso libero, perversioni varie (anche la pedofilia) hanno sempre trovato in lui e nel suo partito dei coriacei difensori. Eppure Paglia ha parlato del leader radicale come di un uomo di grande spiritualità: sarà forse per aver portato in Parlamento, pagata da noi cittadini, Ilona Staller, in arte Cicciolina, una porno star di profonda, profondissima spiritualità.
E vogliamo poi parlare della battaglia di Marco Pannella per la liberalizzazione delle droghe?
Paglia ha anche aggiunto che la morte di Pannella è una grave perdita per il nostro Paese: forse perché non ha potuto combattere a fianco di chi sta per approvare l'eutanasia, altro tema sul quale molti vorrebbero sentire più forte e chiara la condanna di certi monsignori.
Però in una cosa Paglia ha detto il vero: "Il Marco pieno di spirito continua a soffiare". Siamo d'accordo. Sentiamo quest'aria fetida ovunque e constatiamo che alcuni in Vaticano ne sono felicemente pieni.
Prendiamo atto che molti non credono più in Dio, anche uomini di Chiesa, e sono passati, armi e bagagli, dalla parte del nemico.
Ma chi ancora conserva la fede sa con certezza che Nostro Signore c'è, nonostante a volte sembri "dormire sulla barca". Al momento opportuno interverrà, come fece con i mercanti nel Tempio. Nel frattempo i Cattolici sono chiamati a resistere: il marchio della bestia in fronte non ce lo faremo mai mettere!

Nota di BastaBugie: ascolta il video della conferenza di mons. Paglia che definisce Pannella "un uomo di grande spiritualità"


https://www.youtube.com/watch?v=k4Q3-5JfIN8

Fonte: Notizie Provita, 23/02/2017

5 - LA LEGGE SULLE FAKE NEWS? PROVE TECNICHE DI REGIME (POTREBBERO CHIUDERE ANCHE BASTABUGIE)
Fino a 10 mila euro di multa e due anni di reclusione per i siti liberi (come BastaBugie) che contrastano la cultura dominante
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/02/2017

Sembra il Lercio.it, talmente è esilarante. Invece è il Ddl 2688 "Disposizioni per prevenire la manipolazione dell'informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l'alfabetizzazione mediatica", ovvero il testo sulle fake news, per capirci quelle che sono diventate un allarme sociale planetario dopo l'elezione di Donald Trump.
«Onorevoli senatori - così si apre la relazione di presentazione - tra i capisaldi di ogni sistema democratico risiedono, al contempo, la libertà e la credibilità dell'informazione, che rappresentano, a loro volta, l'essenza del giornalismo, il cui primo dovere è nei confronti della verità». Apparentemente siamo in presenza di un testo che riguarda il giornalismo, il testo prosegue infatti con le tappe della storia dei mezzi di comunicazione, da Gutenberg al web, sottolineando che «se l'informazione diventa disinformazione i mezzi di comunicazione di massa possono essere utilizzati a fini di propaganda». Invece no. Non si parla stampa, bensì della diffusione dei social media e del pericolo di «contaminare internet con notizie inesatte e infondate o, peggio ancora, con opinioni che seppur legittime rischiano di apparire più come fatti conclamati che come idee». Ma cosa è un'opinione che rischia di apparire più come fatto conclamato? E perché mai è addirittura peggio di una notizia inesatta e infondata?
Si legge ancora: «L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha, a questo proposito, osservato con preoccupazione il numero di campagne mediatiche online miranti a fuorviare settori dell'opinione pubblica, attraverso informazioni intenzionalmente tendenziose o false, l'istigazione dell'odio contro singoli individui e anche attacchi personali, spesso in ambito politico, volti a minare il regolare svolgimento dei processi democratici». Ma che cosa sono le informazioni intenzionalmente tendenziose? Cos'è una campagna mediatica online mirante a fuorviare settori dell'opinione pubblica? Cosa si intende per minare il regolare svolgimento dei processi democratici? Ma soprattutto, questo è veramente un Disegno di legge o piuttosto una candid camera per vedere se sappiamo riconoscere una cosiddetta fake?

IL COMICO E IL TRAGICO
Ma è qui che il comico e il tragico iniziano a intrecciarsi. Vengono fatti riferimenti diretti a Francia e Germania che hanno avviato «programmi specifici volti a verificare l'attendibilità della notizia che circolano sul web». Su internet, si legge ancora, «chiunque può dire quello che vuole, per la più che legittima libertà di espressione, ma se il pubblico di internet prende per buono e fondato qualsiasi cosa circoli online, senza più distinguere tra vero e falso, il pericolo è enorme. In particolar modo quando i temi trattati riguardano aspetti sensibili della società come, per esempio, la sanità e soprattutto se le opinioni si mescolano in maniera indistinta ai fatti».
Sanità? Francia? Opinioni che si mescolano in maniera indistinta ai fatti? Vuoi vedere che anche in un testo redatto male e spiegato peggio, viene fuori l'intenzione di fondo? Nella terra della liberté infatti qualche giorno fa il reato di «tentativo di intralcio all'interruzione volontaria della gravidanza» è stato esteso anche ai siti internet che «spacciandosi per siti di informazione» - così scrive l'Ansa - «danno in realtà notizie di parte sulle conseguenze dell'aborto». Per capire cosa si intenda, anche in questo caso è utile andare a leggere il rapporto della Commission des affaires sociales sulla proposta di legge - registrato il 23 novembre scorso, in piena discussione del testo. Affermare che tra le conseguenze dell'aborto ci siano incubi, stati di malessere, angoscia, tentativi di suicidio rientra nelle «notizie di parte», così come il «focalizzarsi sui rischi: emorragie, embolie, sterilità». È scritto poi nero su bianco che alcuni siti, si fanno nomi e domini dei principali siti pro life d'oltralpe, «orientano le scelte» o ancor peggio «hanno uno scopo dissuasivo». Ma quindi il reato è diffondere notizie false oppure avere uno scopo dissuasivo? E soprattutto, che fine fa la liberté d'espressione? Il legislatore francese ha pensato a tutto, e se durante la discussione in commissione mette nero su bianco il rimando all'articolo 9 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che spiega che la libertà d'espressione «può essere limitata da misure necessarie alla protezione della sanità o dei diritti altrui», nella relazione finale del testo vero e proprio - depositato il 16 febbraio scorso - si legge che «istillare nella donna un dubbio che le impedisca di prendere in tutta serenità la sua decisione [di abortire ndr.] costituisce chiaramente un ostacolo al diritto delle donne di disporre del proprio corpo».

10 MILA EURO DI MULTA E DUE ANNI DI RECLUSIONE
Fin troppo somigliante al testo sulle cosiddette fake news italiano, che prevede che una multa fino a 5 mila euro per «chiunque pubblichi o diffonda» online «notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti infondati o falsi». Se poi la fake news è tale da «destare pubblico allarme», o «fuorviare settori dell'opinione pubblica», si aggiungono ai 5 mila euro di multa anche un anno di reclusione. Quando poi si promuova una «campagna d'odio» o si arrivi «minare il processo democratico, anche a fini politici», gli anni di reclusione diventano due e l'ammenda sale a 10 mila euro. Ma chi stabilisce che una notizia è falsa, esagerata o tendenziosa? E come?
Il Ddl - i cui primi quattro firmatari sono Adele Gambaro (ALA), Riccardo Mazzoni (ALA), Sergio Divina (Lega Nord), Francesco Maria Giro (FI - Pdl) - stabilisce poi che chiunque apra un sito, un blog, o un forum o una qualsia piattaforma «destinata alla pubblicazione e diffusione on line di informazione, debba comunicare entro quindici giorni tramite posta elettronica certificata al tribunale competente il proprio nome, cognome, domicilio, codice fiscale» consentire evidentemente l'obbligo di rettifica di eventuali affermazioni non false, bensì «ritenute lesive». Da chi? Dal ministero della verità che verrò istituito dal legislatore?
Comunque per assicurare che no, la libertà d'espressione non è in pericolo, il testo introduttivo al Ddl spiega ancora che non si tratta di sanzionare «idee e di convincimenti di carattere privato o di una mera estrinsecazione verso terzi di opinioni personali, né di meri commenti di carattere personale, ma di eventuali campagne finalizzate o comunque in grado di nuocere agli interessi pubblici e finanche al corretto esercizio del processo democratico, così come stabilito dalla Costituzione». Campagne in grado di nuocere agli interessi pubblici. Quindi non c'entrano nulla, le fake news, le bufale, le notizie esagerate o tendenziose, il punto è tutto qui: zittire le voci contrarie al pensiero unico.

C'È POCO DA RIDERE
Guarda caso il Ddl 2688 spiega poi che i professionisti dell'informazione sono esenti da questo provvedimento poiché i giornalisti «nell'esercitare il diritto di cronaca, per evitare di incorrere in sanzioni civili o penali, si devono attenere scrupolosamente a regole molto stringenti». E questo sulla carta è senz'altro vero, ma è sotto gli occhi di tutti l'oceano di parole che ogni giorno vengono dette e scritte sui temi più diversi in cui si cerca di influenzare l'opinione pubblica. Un esempio su tutti, diventato virale negli ultimi mesi, è quello di Giovanna Botteri, inviata Rai negli Stati Uniti che dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali, in diretta nazionale ha affermato: «Non si è mai vista come in queste elezioni una stampa così compatta e unita contro un candidato», ecco, non sembra siano arrivate notizie di sanzioni su questo caso e nemmeno si è letto o sentiti di giornalisti in qualche modo richiamati per aver pubblicato «notizie esagerate e tendenziose». Quindi, perché usare la scure con i semplici cittadini?
Insomma, a differenza del Lercio.it, qui c'è poco da ridere perché le conseguenze sono facilmente immaginabili. Condividere online un articolo contro la mercificazione dei bambini attraverso l'utero in affitto potrà essere considerata da qualcuno «una campagna d'odio»? E chiedere pubblicamente la chiusura dell'Unar che coi nostri soldi finanza associazioni che promuovono incontri sessuali - spesso a pagamento - tra uomini può essere considerato «nocivo per gli interessi pubblici»? Affermare che il testo sul cosiddetto testamento biologico apre all'eutanasia omissiva sarà punibile con il carcere? E organizzare on line una mobilitazione contro questa legge mortifera il cui iter avanza a passo spedito? Se il Ddl Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia è uscito dalla porta, grazie ad una resistenza fuori e dentro il palazzo, qualcosa di ben più inquietante sta rientrando dalla finestra, poiché abbraccia la libertà di esprimersi su qualunque cosa. E ogni opinione espressa pubblicamente contro il mainstream sarà sanzionabile. Possiamo lasciare che questo accada senza che nessuno si faccia sentire? Se non noi, chi?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/02/2017

6 - MIMO' A SENO NUDO IN CHIESA L'ABORTO DI GESÙ: FINALMENTE UNA FEMEN CONDANNATA
Non è la prima volta che le Femen profanano una chiesa, ma stavolta anziché assolte (e a volte risarcite come a Notre Dame!) si è riconosciuto che si deve rispetto verso la fede di chi crede
Fonte Tempi, 17/02/2017

Eloise Bouton, ex membro delle Femen, ora uscita dal gruppo "sexstremista", è stata condannata in appello, dopo la condanna in primo grado, a un mese di carcere con la condizionale e un'ammenda di 2.000 euro per un'esibizione sessuale all'interno della chiesa parigina della Madeleine.
Il 20 dicembre 2013, insieme ad altre Femen, Bouton era entrata a seno nudo nella chiesa e aveva mimato davanti all'altare l'aborto di Gesù bambino usando pezzi di fegato di vitello. Sulla sua schiena compariva la scritta «Natale è cancellato» (Noel est annulé), mentre sopra e sotto il seno «344esima puttana» (344e salope), un riferimento al manifesto firmato da 343 donne nel 1971 per chiedere la legalizzazione dell'aborto.
L'ex Femen voleva così denunciare la politica retrograda della Chiesa cattolica in materia di interruzione di gravidanza. L'avvocato della donna, riporta il Figaro, ha gridato allo scandalo e al «ritorno del reato di blasfemia in Francia» perché nella decisione dei giudici «ha pesato il carattere cultuale del luogo dove è stata commessa la presunta infrazione».
Il legale Tewfik Bouzenoune si lamenta perché le Femen che nel 2014 sono intervenute a seno nudo nel museo delle cere Grévin per rovinare la statua di Vladimir Putin al grido di «uccidiamo Putin il dittatore» non sono state condannate. Da qui i «due pesi e due misure».
L'avvocato della chiesa della Madeleine ha invece dichiarato: «La condanna è il giusto riconoscmento del fatto che dentro una chiesa non si può fare tutto ciò che si vuole». Per eliminare i due pesi e le due misure lamentate dalla sextremista, infatti, non bisogna assolverla per ciò che ha fatto nella chiesa ma condannarla anche per i danni provocati al museo.
Non è la prima volta che le Femen vanno a processo per la profanazione di una chiesa. Nel 2015 la Corte d'appello di Parigi ha ad esempio confermato la somma ingiustizia già sancita in primo grado, assolvendo le Femen che nel 2013 hanno fatto irruzione nella cattedrale Notre-Dame, si sono spogliate a seno nudo, urlando slogan contro il Papa e rovinando la preziosa campana "Marcel" esposta in occasione degli 850 anni di Notre-Dame colpendola ripetutamente con dei bastoni. La polizia ha trovato poi scalfiture di oltre un centimetro sulla campana che è ricoperta d'oro.

Nota di BastaBugie: ecco i link ad articoli da noi pubblicati in passato sulle Femen.

PROFANAZIONE DI NOTRE-DAME, LE FEMEN VENGONO DI NUOVO ASSOLTE... E SARANNO PURE RISARCITE!
Oltre alla profanazione e agli atti osceni, le sex-stremiste hanno anche danneggiato una campana, ma per i giudici i cattivi sono i custodi della cattedrale che le hanno accompagnate all'uscita
di Leone Grotti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3971

LE FEMEN PROFANANO A SENO NUDO NOTRE-DAME A PARIGI, MA IL GIUDICE LE ASSOLVE E CONDANNA I CUSTODI CHE LE HANNO ACCOMPAGNATE FUORI DALLA CATTEDRALE
Hanno danneggiato una campana antica, urlato slogan contro il Papa, offeso il cristianesimo (VIDEO: Femen a Notre-Dame)
da No Cristianofobia
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3430

ARCIVESCOVO DI BRUXELLES OFFESO E UMILIATO IN PUBBLICO DA FEMMINISTE A SENO NUDO
Assurda protesta di attiviste ucraine ''Femen'' (pagate profumatamente) che gettano acqua santa contro l'arcivescovo, colpevole di aver ricordato che l'unico matrimonio secondo natura è quello tra un uomo e una donna: lui non reagisce e si mette a pregare
di Davide Greco
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2750

I FRANCOBOLLI FRANCESI AVRANNO IL VOLTO DI UNA ''FEMEN'' (FEMMISTA UCRAINA PAGATA PROFUMATAMENTE)
Si tratta di Imma Shevchenko, ricercata dalla polizia ucraina per avere tagliato a seno nudo con una motosega la croce eretta a Kiev in memoria delle vittime dello stalinismo
di Massimo Introvigne
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2857

Fonte: Tempi, 17/02/2017

7 - IL (FALSO) DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE CONTRO IL (VERO) DIRITTO ALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
La regione Lazio fa un concorso dove assume solo medici abortisti, del resto l'attacco all'obiezione di coscienza è l'approdo logico ed inevitabile della cultura della morte
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 01/03/2017

Ha suscitato molte polemiche la recente decisione della regione Lazio di assumere al San Camillo di Roma solo medici ginecologi non obiettori di coscienza. Secondo Zingaretti, il governatore del Lazio, non si tratta di una guerra di religione, «vogliamo solo garantire un diritto».
Dello stesso tenore l'intervento della nota esponente dei radicali Emma Bonino, la quale tiene a precisare «che la legge è molto chiara e le istituzioni devono garantire il servizio (...) Ora a parte la coscienza di ciascuno, compito dello Stato è far applicare le leggi. Non è una discriminazione per nessuno, è semplicemente, finalmente, applicare la legge».
Di contro, l'ordine dei medici di Roma è intervenuto nel dibattito ricordando che «soltanto ragioni superiori potrebbero consentire di superare il diritto fondamentale di invocare legittimamente l'obiezione di coscienza in determinate situazioni e queste ragioni superiori non ci risulta esistano. Infatti, non risulta che i servizi di interruzione volontaria di gravidanza, nel rispetto della legislazione, non siamo mai stati assicurati nell'azienda sanitaria pubblica».
Mentre secondo la Conferenza Episcopale Italiana e il ministro della Salute Lorenzin, con questo bando si è «violata la legge 194». Sulla stessa lunghezza d'onda il cardinale Ruini, il quale arriva addirittura a sostenere che «si tratta di una forzatura abortista rispetto a quelle che sono la lettera e lo spirito della legge 194 (...) il suo scopo non è per nulla quello di portare chi lo desidera ad abortire, di aprire possibilità in questo senso, semmai essa intende aiutare a non abortire, e in questo senso davvero parlerei di prevenzione» (La Stampa, 23 febbraio 2017).

DUE (FINTI) SCHIERAMENTI, UN UNICO PENSIERO
Quello che emerge dalla controversia sul nosocomio romano sembra essere l'implicita accettazione della legge abortista da parte di entrambi gli schieramenti; ciò conferma, qualora ancora ve ne fosse bisogno, di quanto sia ormai largamente accettata in ambito culturale, politico e financo religioso l'ineluttabilità dell'aborto volontario e del presunto diritto della donna all'autodeterminazione. Infatti, la ridda di polemiche e diatribe dialettiche intorno al caso San Camillo pare assomigliare di più ad un "teatrino", in cui ciascuno recita la sua parte, piuttosto che ad uno scontro serio e drammatico tra due opposte fazioni: l'una, di natura tutta ideologica, che intende affermare la libertà di scelta della donna, l'altra che pone invece come prioritari i dettami della legge naturale.
È opportuno rammentare che oltre ad essere un diritto l'obiezione di coscienza sull'aborto è un grave dovere. Non esistono infatti "motivi superiori" che possano rendere lecito ciò che è intrinsecamente illecito, in questo caso l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente. D'altro canto, il prevedibile e ideologico attacco all'obiezione di coscienza ci consente di fare alcune riflessioni: i dati statistici dimostrano chiaramente come, purtroppo, il seppur massiccio ricorso all'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario non impedisca alla donna di accedere comunque all'aborto volontario, e quanto dunque sia immotivata, in quest'ottica, la corsia preferenziale riservata ai soli medici non obiettori. Tuttavia, il punto cruciale sembra essere un altro: si assiste ad uno scontro tra due opposti diritti, quello falso all'autodeterminazione e quello vero all'obiezione di coscienza.
In effetti, la legge 194/1978, al di là delle affermazioni di facciata, ha de facto istituito il diritto di uccidere, tant'è che l'aborto è addirittura a richiesta, dal momento che la procedura di accesso alla cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza non prevede la necessità che la donna adduca motivazioni particolari, oltre ad essere completamente gratuito, ossia a carico del servizio sanitario nazionale.

COMBATTERE INUTILMENTE
Pertanto, l'obiezione di coscienza, benché incoerentemente e ipocritamente prevista dalla stessa legge, si pone come un'inaccettabile ostacolo alla fruizione del presunto diritto di abortire. In altre parole, autodeterminazione e libertà di coscienza non possono convivere in quanto si escludono a vicenda, proprio a livello di premesse intellettuali e filosofiche, al di là del reale impatto che la seconda ha sulla prima.
Dunque, l'attacco all'obiezione di coscienza rappresenta l'approdo logico ed inevitabile dell'ideologia abortista. Si potrebbe obiettare che le uniche armi a disposizione del mondo pro-life per ottenere qualche risultato politico significativo, in questo caso la difesa del diritto all'obiezione di coscienza, siano quelle che il sistema giuridico attuale consente di utilizzare. Tuttavia, così facendo si corre il rischio di combattere inutilmente, soprattutto se si rinuncia ad affermare la verità tutta intera sull'aborto e si finisce per colludere col nemico sull'essenziale, cioè sull'accettazione della legislazione e della mentalità abortista.
La 194/78 è una legge intrinsecamente ingiusta e non contiene alcuna parte buona, ma al contrario essa calpesta e nega il diritto primario alla vita, contenendo perciò in nuce i presupposti anche per la negazione del diritto all'obiezione di coscienza. Abbiamo l'occasione di affermare pubblicamente tale verità partecipando alla Marcia per la Vita, la cui VII edizione si svolgerà a Roma il prossimo 20 maggio. Ci auguriamo che la classe medica partecipi in massa a quella che rappresenta una delle più grandi manifestazioni pro vita d'Europa.

Fonte: Corrispondenza Romana, 01/03/2017

8 - L'UNAR FINANZIA CIRCOLI GAY CHE PER FARE SOLDI OFFRONO SESSO A CASO ED ESTREMO CREANDO DIPENDENZA IN PERSONE FRAGILI
Le Iene svelano che per le dark room nei circoli di Andoss lo Stato ha stanziato 400mila euro per perversioni e reati sessuali; Luca Di Tolve (che era gay ed ora sta con lei) l'aveva detto
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/02/2017

"I miei occhi hanno visto la perversione che si nasconde in quelle dark room. Finalmente l'opinione pubblica ha scoperto quello che da anni denuncio". Luca Di Tolve ricorda. Ricorda tutto, non serve evocare le Muse. Tutto è impresso nella sua memoria: l'odore nauseabondo dei corridoi dove si pratica il glory hole, quelle braccia infilate negli orifizi più intimi. E la droga: a fiumi, che scorre nei sotterranei della patina addolcita del mito Lgbt che mostra il suo volto presentabile per fare incetta di consenso e di soldi.
"Tanti soldi e tanto sesso, sono le due armi con le quali l'ideologia omosessualista conduce alla perdizione giovani fragili, inesperti, a cui nessuno spiega nulla dell'amore umano, del progetto di Dio, del dolore e della sofferenza. Entrano nei locali mostrando la tessera dell'associazione di appartenenza, che garantisce l'esclusività del club e vengono dotati di preservativi a vagonate. Poi per loro inizia la giostra infernale tra glory holes, labirinti e sling room, tra saune promiscue e sale massaggi dove l'obiettivo finale è quello di usarsi senza relazioni. Solo sesso. Solo disperazione".
Ex gay. Per le lobby gay e i media maistream Luca di Tolve è un rinnegato, è la pietra d'inciampo al loro progetto di presentare l'ideologia omosessualista come la realizzazione della felicità in terra. Invece Luca è un uomo, prima di tutto. Un uomo che ha sofferto, è sceso negli abissi del dolore ed è risalito guardando in faccia quel dolore che per tutti era soltanto normale. Ed è rinato scoprendo la gioia dell'amore e della paternità. Il suo libro "Ero gay. A Medjugorje ho trovato me stesso" (Citta Ideale) uscirà tra dieci giorni con l'ennesima ristampa. Con tante nuove verità sul mondo gay che lo teme perché ha squarciato un velo sul grande inganno dell'omosessualismo.
Luca, che sensazione ha provato in questi giorni dopo il servizio delle Iene?
Ero felice perché la verità su quei circoli privati l'ho vissuta, ho fatto parte dell'Arcigay e sapevo come venivano utilizzati. Non sono sorpreso di quello che è emerso. Sono stupito che siano state le Iene a farlo emergere, dato che mi hanno sempre attaccato facendomi apparire come un burattino. E questo mi fa sorgere alcuni dubbi.
Quali?
Che non sia stata certo una manovra per scardinare questo sistema Lgbt. La mia opinione è che ci sia una lotta intestina tra l'Arcigay e altre associazioni perché questi locali sono sempre stati affiliati all'Arcigay. Nel mio libro dimostravo che per accedere a questi "circoli culturali" fosse indispensabile entrare con la tessera dell'Arcigay con la scusa del sostegno alle discriminazioni etc. etc.
Tutti quindi avevano la tessera?
Certo. Era obbligatorio. Ed è così ancora. La gran parte dei circoli con dark room e altre perversioni richiede la tessera dell'Arcigay o di Anddos. Il punto è che cosa c'entri con questi circoli una realtà registrata come associazione di promozione sociale che prende tantissimi soldi pubblici per le sue attività, non solo attraverso l'Unar. Ma forse non è una domanda retorica. E' il cuore del problema.
Che cosa intende dire?
Che il sesso è il motore che fa muovere l'industria gay. Tutto è incentrato a fare sesso. L'attività di promozione sociale è solo una parvenza che si dà all'esterno. Che le lobby portano avanti con la solita tecnica dell'intimidazione. E' stato così anche quando il manuale diagnostico ha eliminato l'omosessualità come una malattia. Non è stata una decisione scientifica, ma una pressione di lobby che con l'intimidazione è riuscita a portare a casa il risultato.
Che cosa ricordi di quei luoghi?
La prima volta che vi entrai fu intorno al 1985. Avevo 15 anni. Da una parte di ballava il liscio, nell'altra c'era la discoteca di tendenza. Era un mondo colorato e fuori dagli schemi, molto cinematografico sembrava un carnevale perenne. C'erano le serate con Amanda Lear, ci sentivamo fuori dagli schemi, ma c'era un tendone dietro il quale si accedeva alla dark room. Si entrava e dentro si facevano quelle cose che abbiamo visto tutti. Il locale si chiamava One Way, credo esista ancora.
Anche sesso a pagamento?
Questo succedeva nelle saune. Ma anche in questo caso si trattava di circoli affiliati ad Arcigay.
Ci si chiede perché la Polizia non sia mai entrata?
In realtà ho letto di alcune retate, ma forse fanno meno notizia. Però è anche vero che secondo una logica libertaria il popolo deve scaricarsi, bisogna alleggerire l'impatto sociale, così su alcune cose si chiude un occhio.
In questi giorni si è scoperto che il "catalogo" è molto variegato.
Sì. Anche allora c'erano tanti tipi di locali. C'era quello dove potevi provare il glory hole, c'erano i locali "make it party" dove sei tutto nudo e gira droga a gogo. Andate a leggere le chat su gay.it. C'è chi racconta di essere stato drogato a sua insaputa.
Cioè droga libera senza consapevolezza?
Anche. Noi la chiamavamo "Ciao bambina", era una droga come il popper importata dai trans brasiliani che viene chiamata droga dello stupro, ti fa solo dire sì o no. E uno non si ricorda più niente. Io me la ricordo, mi trovai in una situazione simile e scappai.
La droga è una costante.
Sì. Ci sono i locali dove gira la cocaina e sono quelli cosiddetti fashion. E poi ci sono i locali cruising.
Cioè?
Locali dove si fa sesso a caso, con chi capita, dove c'è il labirinto. All'ingresso ti danno il preservativo, lo Scottex e via. Il mondo gay militante è fatto così, ma sarebbe sbagliato identificare così tutto il mondo omosessuale, che è fatto di dolore e di riservatezza. Questo dimostra che l'ideologia gay non punta al bene della persona. All'interno di questi circoli non nasce mai l'amicizia. Tutto è finalizzato al sesso, infatti la mia storia dimostra che quando ho iniziato il mio percorso di rinascita tutti mi hanno voltato le spalle. Non esiste la relazione umana. E noi vogliamo mandare queste persone che hanno così difficoltà di relazione a insegnare nelle scuole l'amore. Mai!
Che cosa vede nei corsi sulle teorie riparative che svolge con la sua associazione gruppo Lot? Le parlano di questi locali?
Certo. Arrivano ragazzi che hanno bisogno di aiuto, ma che viene negato. Ci raccontano delle umiliazioni subite e di come psicologi e le stesse associazioni come l'Arcigay li scoraggino perché noi per loro siamo odio, sanno che questa è verità ma non vogliono che venga detta. Ecco perché penso che i gay militanti siano i nuovi marxisti.
Che cosa dice a questi ragazzi?
Che bisogna riconoscere la verità. Tutti hanno il diritto di sapere come si comporta questa gente e da chi è fomentata. Ma la verità non la si riconosce neanche quando è sotto gli occhi di tutti. Basta andare al Mamamia di Viareggio, dove c'è una intera spiaggia dedicata ai gay. L'Arcigay fa i suoi comizi per indottrinare la gente e poi nel parco di fianco succede di tutto. Lo sanno tutti.
Se molti frequentatori stessero leggendo questa intervista, che cosa si sentirebbe di dire?
Che sono usati per fare soldi. Non siamo noi gli omofobi, perché l'amore umano non è questo. Quando loro hanno finito di amarsi non si completano come l'uomo e la donna, infatti sorgono liti, vendette.
Prima ha parlato della droga. Perché secondo lei serve?
Perché tutto è incentrato a creare una dipendenza. Ho lavorato nel settore del turismo gay, si noleggiano ancora le navi da crociera più grandi de mondo e salgono a bordo oltre 4000 persone. Tutto è incentrato a creare dipendenza, perché i gay sono fragili, vengono usati come macchine da spremere per fare soldi. E dico questo perché quando ero in Arcigay sentivo questi discorsi: il tesseramento serviva a fare numero. E fare numero significa fare soldi. E fare soldi significa condizionare la politica. Proprio quello che sta accadendo oggi.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Una fetida e costosa dark room di Stato" parla del servizio delle Iene che ha causato le dimissioni del direttore dell'Unar Spano e il blocco dei finanziamenti da parte della Boschi. Ma il caso delle dark room nei circoli affiliati all'associazione Andoss svela il vaso di pandora dell'ipocrisia di Stato che finanzia con la scusa della discriminazione di gay e lesbiche un ingentissimo indotto dove circoli culturali mascherati si dedicano in realtà alla vita gay con dark room, promiscuità sessuale e saune di copertura. Un bel modo di usare i soldi pubblici che oggi è sotto gli occhi di tutti e che mostra lo squallore di un ufficio governativo che ha stanziato oltre 400mila euro per la causa omosessualista.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 febbraio 2017:
Lo Stato italiano sta pagando un'enorme dark room, dal Piemonte alla Sicilia passando per Roma e Milano, in cui il proibito del sesso gay diventa realtà, persino la prostituzione, lo scambismo e la promiscuità più sfrenata. Lo scoop delle Iene, che ha portato alla luce lo spettro della prostituzione gay e l'esistenza di circoli only gay affiliati ad un'associazione beneficiata da oltre 55mila euro dell'Unar, l'ufficio anti discriminazioni della Presidenza del Consiglio, ha mostrato una scomoda verità: con la scusa della battaglia contro la discriminazione degli omosessuali, per la quale l'Unar ha emesso un bando, si fanno vivere quei privé mascherati da circolo culturale per non pagare le tasse.
Ma il problema non è meramente economico. Ieri la vicenda andata in onda con tanto di telecamera nascosta sulle reti Mediaset ha coinvolto la politica, e non poteva essere altrimenti. Con il senatore di Idea Carlo Giovanardi che ha tuonato contro l'Unar pretendendo dal Governo spiegazioni su come i soldi dei contribuenti vengono elargiti a tutte quelle associazioni che con la scusa dell'antidiscriminazione verso i gay, in realtà si occupano di ben altro. Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni ha chiesto addirittura la chiusura dell'ufficio governativo, nato per combattere le discriminazioni razziali ma che negli anni ha preso via via una precisa connotazione omosessualista e gender oriented con la scusa della promozione culturale. M5S, Forza Italia e altri partiti hanno protestato. Ma anche i movimenti pro family di Gandolifni e pro life come Pro Vita. Così la Boschi ha sospeso in autotutela il finanziamento e Spano si è dimesso. Ma la vicenda, è chiaro, non può finire qui.
Secondo Giovanardi è il Sottosegretario Maria Elena Boschi a doversi presentare in Aula per spiegare come sia possibile che la Presidenza del Consiglio tramite l'Unar finanzi Circoli dove si "pratica la prostituzione e ogni tipo di aberrazioni sessuali" chiedendo "nel frattempo di bloccare i finanziamenti pubblici se non ancora erogati". Il riferimento è ai 55mila euro ottenuti a novembre da un'associazione di area, la Anddos, Associazione Nazionale contro le discriminazioni di orientamento sessuale. Anche perché l'Unar per legge dovrebbe occuparsi soltanto di discriminazioni razziali ed etniche, ma nel tempo ha iniziato anche a seguire il filone omo. E Anddos è beneficiaria di quei soldi erogati dall'Unar sulla base di specifici progetti presentati con la scusa dell'antidiscriminazione. Il servizio delle Iene invece mostra che in uno dei circoli affiliati alla Anddos si pratica la prostituzione gay. Ma andiamo con ordine.
Si tratta di un bando di oltre 900mila euro dell'Unar diviso per categorie. La prima si riferisce a progetti nel campo dell'accoglienza ai migranti per la prevenzione delle discriminazioni etnico-razziali, la seconda a progetti riservati ai rom e ad altre minoranze. Ma è con il terzo settore, quello classificato come C che l'Unar si apre al finanziamento a quelle realtà che promuovono l'omosessualismo in chiave di affermazione dei diritti Lgbt. All'Arcigay di Roma vanno 20.000 euro, alla lista Lesbiche Italiane 13.000 Euro, l'Arcigay nazionale 74.430, l'Lgbt Mit 75.000, il Cirses, finanziato pure dalla Regione Lazio, con altri 75.000, tutte associazioni collegate al mondo Lgbt. E nell'elenco compare anche la Anddos beneficiaria di 55mila euro. Con quale progetto? Questo sarà l'interpellanza apposita a chiarirlo con una richiesta di acceso agli atti.
Intanto si chiarisce qual è il nesso tra la Anddos e le dark room del sesso gay. Di fatto la Anddos funziona come "collettore", affiliando tutti quei locali per gay che hanno tutti una caratteristica comune: sono circoli culturali e vengono presentati spesso come saune. Sul portale di Anddos alla voce circoli si vede in primo piano due uomini nudi in sauna e la scritta accattivante e per nulla ambigua: "I circoli Anddos sono luoghi sicuri, pensati per il tuo benessere, dove potrai condividere esperienze, trovare accoglienza, manifestare appieno la tua sessualità ed essere pienamente te stesso". Che cosa ci sia di culturale in una "dark sauna" è presto detto. Manifestare appieno la sessualità è frase abbastanza esplicita per un sito del genere. Ci manca solo il cartello: "qui, sesso gay!".
Nel portale della Anddos compaiono, divisi per regione tutti i circoli del proibito. I quali in questo modo svolgono un'attività ludico-commerciale con la scusa dell'attività culturale. Per pagare meno tasse, certo. Ma anche perché, come detto dall'anonimo intervistato dalle Iene "qui le donne non entrano e neanche la Polizia e l'unica cultura e quella che si fa col cul...". Bisogna soltanto associarsi, cioè iscriversi all'Anddos, che è dunque l'unico lasciapassare per entrare nel club del proibito gay. Tutti circoli, presentati con nomi altisonanti e accattivanti, hanno l'obbligo di essere associati ad Anddos e così anche i loro fruitori. Insomma: gay e soprattutto iscritti ad Anddos. Ed è in uno di questi circoli sparsi in tutt'Italia che la Iena Filippo Roma è entrata constatando come al suo interno l'unica attività culturale sia quella del sesso, promiscuo o a pagamento. Pizzicando qua e là, dalla Liguria alla Campania infatti tutti i circoli vengono presentati in questi modi:
Iscriviti al nostro circolo per divertirti, rilassarti, conoscere altri ragazzi, in un luogo sicuro e privo di discriminazione di ogni genere. Il nostro circolo offre 800 mq di locale ricavato da una vecchia fabbrica situata nel semi interrato al centro della città, offre un ambiente molto soft illuminato con candele e luci soffuse che avvolgono chi la frequenta in un'atmosfera calda e accogliente. Ambienti con musica diffusa curata e scelta in modo minuzioso da un cultore del settore. 400 mq di labirinto molto curioso e una serie di cabine e dark sparse per la struttura, due sling room e... L'ingresso è riservato ai soci Anddos.
A che cosa servono i labirinti? Che cosa siano invece le dark, è presto detto. Trattasi di stanze buie dove all'insegna della promiscuità più perversa ci si incontra, si fa sesso e neanche ci si saluta. Mentre per quanto riguarda le sling room, rimandiamo alla prudenza del lettore dopo una semplice ricerca su Google. Così come, rivolgersi a internet, (qui siamo in un circolo del sud Italia) il "mega lettone glory hall", dove la pratica, oscena, è spesso frequentata. In sostanza: non è la Anddos che pratica la prostituzione, come si potrebbe pensare, ma la Anddos è l'etichetta sotto la quale si celano centinaia di piccoli club privati, che fanno business col sesso gay. Nel frattempo, mentre la Anddos "garantisce" ai club il timbro della antidiscriminazione, l'associazione presenta la sua faccia istituzionale come benemerita per la causa omo. Si tratta di un'associazione giovane, nata nel 2012 nata da una costola dell'Arcigay che con Arcigay è affiliata e collabora, ma che ha al suo attivo già una 70ina di circoli sparsi per l'Italia. In pratica chi ha la tessera di Anddoss può entrare nei circoli Arcigay e viceversa.
Ma Andoss è anche molto attiva sul fronte istituzionale e politico. Ne è prova la vicinanza tra la stessa Anddos e il direttore dell'Unar, quel Francesco Spano che nel servizio con le Iene nega di essere iscritto all'associazione beneficiata dal suo stesso ente, ma che alla domanda, se la svigna senza dare ulteriori spiegazioni. Ieri, dopo la messa in onda del servizio Spano non ha replicato, si è solo dimesso, ma se non si ha ancora la certezza che il funzionario non sia iscritto, di sicuro conosce questa realtà. Lo dimostra la foto scovata da Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, che per primo l'anno scorso aveva denunciato l'esistenza di dark room mascherate da centri massaggi. L'immagine raffigura lo stesso Spano con il presidente della Anddos nel corso dell'inaugurazione della nuova sede dell'associazione la scorsa primavera. Spano, si legge nell'articolo, aveva visitato i locali nella sua veste di direttore dell'Unar.
Ma i sospetti sull'ormai ex direttore non si fermano qui. Giovanardi ha chiesto al Governo con quali criteri sia stato scelto Spano alla guida dell'Ufficio. Anche perché non è dipendente pubblico, ma esterno alla Presidenza del Consiglio. Per quali credenziali Spano è stato scelto? Se lo chiedono in molti ora anche a giudicare dal suo curriculum. Avvocato presso il foro di Grosseto, Spano ha collezionato numerosi incarichi in ambito universitario come docente di Master alla Sapienza di Roma, responsabile del Dipartimento per le politiche per il dialogo interculturale, consulente dell'agenzia dell'Onu Unicri e coordinatore della consulta giovanile nazionale per il pluralismo religioso e culturale.
Ma è nell'ambito religioso che ha collezionato il maggior numero di incarichi: oltre ad essere stato direttore del centro culturale della sua Diocesi di Pitigliano e Orbetello, Spano si è occupato di corsi di liturgia e pastorale del matrimonio, di diritto ecclesiastico, di pastorale liturgica e libertà religiosa. Dal curriculum sembra provenire dal mondo cattolico. Eppure da direttore dell'Unar sostiene le tesi dell'omosessualismo. "Sembra di rivedere in fotocopia - è lo stesso sospetto di Giovanardi - la vicenda di Benedetto Zacchiroli chiamato recentemente a ricoprire l'incarico di responsabile dei rapporti con il mondo cattolico, notoriamente militante del circolo Gay il Cassero di Bologna" e che in una intervista a l'Espresso si è definito teologo gay.
Insomma: soldi, incarichi, prebende, diffusione di ideologie mascherate da diritti. Ce n'è abbastanza per una storiaccia tipica all'italiana. Senza dimenticare il ruolo svolto dall'Unar che sta acquisendo sempre più potere nella diffusione della gender theory e dell'omosessualismo, ma che in realtà, come ampiamente dimostrato dallo stesso Giovanardi e da Eugenia Roccella non avrebbe nessun titolo per occuparsi di diritti gay e cultura Lgbt. Se è un regolamento di conti all'interno del mondo gay o l'inizio di uno scandalo sarà il tempo a dirlo. Quel che è certo è che il Governo quest'anno ha dato almeno 400mila euro di finanziamento a realtà che, almeno nel caso di Anddos, mostrano tutta la loro ambiguità e nel caso di lista Lesbiche Italiane, che di soldi ne ha ricevuti 13mila, tra le altre cose si occupa anche di cruising, cioè fare agenzia di incontri tra le Saffo che frequentano il portale. Anche questa sarà cultura?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/02/2017

9 - OMELIA I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A (Mt 4,1-11)
Vàttene, satana!
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 marzo 2017)

Oggi è la prima Domenica di Quaresima e il Vangelo ci ricorda una realtà tante volte dimenticata, la verità che riguarda l'esistenza del diavolo e del fatto che il diavolo fa di tutto per rovinarci e, per questo, ci tenta in tanti modi.
Nel corso di questi ultimi decenni, molti sono stati quelli che hanno messo in dubbio l'esistenza del demonio, pensando che essa fosse solo un modo per esprimere la presenza del male. Il diavolo esiste, eccome, e il Vangelo ne parla in diverse occasioni. Il diavolo era stato creato buono da Dio ed era l'angelo più perfetto. Il suo nome era lucifero, che tradotto, significa "portatore di luce". Per orgoglio, si ribellò a Dio e trascinò in questa caduta una moltitudine di angeli che sono detti "demoni".
Per invidia contro l'uomo, il diavolo e tutti gli altri spiriti decaduti non cessano di tentare l'uomo per trascinarlo nella stessa caduta. Per tentarci, il diavolo studia quello che è il nostro lato debole e fa leva su quello per condurci alla perdizione. Dio permette queste tentazioni perché, superata la prova, noi possiamo avere un merito maggiore e una corona di gloria più bella. Santo non è colui che non ha tentazioni – cosa impossibile – ma chi riesce a superarle.
Il demonio ha tentato persino Gesù. Parlando di queste tentazioni, bisogna dire subito che ci sono due tipi di tentazioni. Ci sono quelle che provengono dall'esterno di noi (come quelle che vengono direttamente dal demonio) e quelle che vengono da dentro di noi (quelle che vengono dalla nostra concupiscenza, ovvero dalla nostra inclinazione al male). Quelle di Gesù, chiaramente, erano solo del primo tipo, per il fatto che Lui è la santità stessa e non può avere nessuna inclinazione al male. Il demonio tentò Gesù, e Gesù riuscì facilmente ad opporsi a tali tentazioni. Gesù continua a vincere sul demonio tentatore; e noi, se rimarremo uniti a Gesù, riporteremo vittoria su tutte le tentazioni.
Nella prima tentazione, il demonio disse a Gesù: «Se tu sei il figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane» (Mt 4,3). Gesù rispose: «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Anche noi veniamo tentati molte volte di preoccuparci per le cose materiali. Gesù ci insegna a cercare innanzitutto il Regno di Dio e tutto il resto, ovvero tutto ciò che ci serve, ci sarà dato in sovrappiù. Il segreto per sperimentare la Provvidenza di Dio è quello di mettere le esigenze di Dio al primo posto. Se noi penseremo a Lui, Lui penserà a noi.
Nella seconda tentazione, il demonio disse al Signore di buttarsi giù dal punto più alto del tempio; gli angeli certamente lo avrebbero soccorso (cf Mt 4,5-6). Gesù rispose: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» (Mt 4,7). È questa la tentazione di avere Dio a nostro capriccio che faccia sempre la nostra volontà. Quando preghiamo il "Padre nostro", diciamo: «Sia fatta la tua volontà» e non viceversa. Purtroppo, tante volte, scambiamo per Volontà di Dio ciò che passa per la nostra testa, e ci scandalizziamo poi se non veniamo esauditi. Questa tentazione è diffusa più di quanto possiamo immaginare, anche tra cristiani che si dicono ferventi.
Con la terza tentazione, il demonio sarebbe stato disposto a dare tutto a Gesù, tutti i regni del mondo e la loro gloria, se Gesù lo avesse adorato (cf Mt 4,8-9). Gesù rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"» (Mt 4,10). È questa la tentazione di idolatria, la tentazione di mettere qualcosa al di sopra o anche alla pari di Dio. Tante volte cadiamo in questo peccato, quando idolatriamo il piacere, il benessere, il denaro e li mettiamo al primo posto nella nostra vita. Chiaramente, è un peccato contro il primo Comandamento.
Dobbiamo dunque difenderci. Ci difenderemo con il lavoro e la preghiera. Il lavoro ci consentirà di fuggire l'ozio che è il padre di tutti i vizi. E la preghiera ci inonderà di grazia. Proponiamoci dei piccoli impegni: quello di trascorrere maggiore tempo davanti al Tabernacolo e quello di recitare con fervore il Rosario. Cresciamo in queste forme di preghiera, allora riusciremo a mettere sempre in fuga il demonio tentatore. Si racconta che San Pio da Pietrelcina chiamava "arma" la Corona del Rosario e insegnava che il demonio teme questa preghiera più di tutte le altre.
Il Rosario è una autentica arma contro le tentazioni. "Adoperiamolo" ogni giorno.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 marzo 2017)

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