BastaBugie n°499 del 29 marzo 2017

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1 LONDRA, IL TERRORISTA NUOTA IN UN MARE DI ESTREMISTI
L'autore dell'attacco al parlamento inglese è un soldato Isis, ma politici e tv cercano di nascondere il collegamento con l'islam
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 ALTRO CHE REPRESSI... I CATTOLICI LO FANNO MEGLIO!
Sono invece i figli della liberazione sessuale ad avere una visione della sessualità triste e sterile
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone
3 RILETTURA DELL'OMOSESSUALITA' IN CHIAVE FEMMINISTA
Ancora un articolo vergognoso di Lucetta Scaraffia sull'Osservatore Romano
Autore: Gianburrasca - Fonte: Libertà e Persona
4 L'OLANDA DOPO IL VOTO SI RITROVA ISLAMIZZATA
Intanto la Turchia è sempre più un sultanato ed Erdogan accusa l'Europa di crociata contro l'islam (fosse vero, diciamo noi)
Autore: Marcello Foa - Fonte: Il Giornale
5 PER I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA, IL PREMIER DEL LUSSEMBURGO PRESENTA SUO ''MARITO'' A MATTARELLA E GENTILONI, I QUALI SORRIDONO COMPIACIUTI
Quando torneranno con i loro bambini acquistati da un utero in affitto saranno ricevuti normalmente anche allora? (VIDEO: Xavier Bettel e ''marito'' da Mattarella e Gentiloni)
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Il Ponte Levatoio
6 UN FRATERNO CONSIGLIO AI CATTOLICI SMARRITI
Non si deve mai disperare perché le luci ci sono: la Sacra Scrittura, il Magistero di sempre, il Catechismo della Chiesa Cattolica, i sacramenti, la preghiera... e quattro cardinali (VIDEO: Convegno sulla Amoris Laetitia a Roma il 22 aprile)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Lo Straniero
7 AD UNA RAGAZZA MAROCCHINA VIENE IMPEDITO DI VISITARE MONTECITORIO, MA LA BOLDRINI LA ACCOGLIE LO STESSO... TUTTO MOLTO COMMOVENTE... MA ANCHE MOLTO FALSO
L'accredito dell'ambasciata è necessario per tutti i non europei (ad es. americani), ma il caso è stato montato per promuovere il diritto di cittadinanza automatico per chi è nato in Italia (ius soli)
Autore: Robi Ronza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 COM'E' CADUTO DAVVERO IL COMUNISMO IN POLONIA?
I documenti della vedova dell'ex ministro dell'Interno dimostrano che Lech Walesa ha giurato il falso in tribunale, ed è responsabile di terribili sofferenze a colleghi di lavoro e amici
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: Libertà e Persona
9 OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 11, 1-45)
Chi crede in me, anche se muore, vivrà
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LONDRA, IL TERRORISTA NUOTA IN UN MARE DI ESTREMISTI
L'autore dell'attacco al parlamento inglese è un soldato Isis, ma politici e tv cercano di nascondere il collegamento con l'islam
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/03/2017

"L'autore dell'attacco di fronte al Parlamento britannico a Londra è un soldato dell'Isis" scrive Amaq, organo di propaganda dello Stato Islamico, "e l'operazione è stata realizzata in risposta all'appello di colpire i cittadini dei paesi della coalizione" che combatte il Califfato in Siria e Iraq.
La rivendicazione dell'Isis per l'attacco a Westminster di mercoledì era quasi superflua poiché le modalità dell'azione sono ormai quelle "standard" del Califfato. Il cosiddetto "Vehicle Ramming", cioè l'uso di veicoli quali auto e camion per uccidere "gli infedeli" è in uso da anni e ha provocato stragi di matrice jihadista come quelle di Nizza e Berlino. Allo stesso modo anche l'aggressione con armi bianche, coltelli, accette o machete, da parte di "jihadisti fai date" per aggredire poliziotti, militari, semplici passanti o passeggeri di in treno non è certo una novità. Terrorismo veicolare e coltelli erano state ufficializzate due anni e mezzo or sono come armi dei jihadisti da Abu Mohammad al-Adnani, capo della propaganda dell'IS ucciso nell'agosto scorso da un raid aereo statunitense che esortò i seguaci del Califfato a colpire con ogni mezzo gli infedeli, citando nel suo proclama proprio coltelli e veicoli.

CONDANNATO IN PASSATO
Un messaggio recepito evidentemente anche dal 52enne Khalid Masood, conosciuto sotto diversi altri nomi fittizi, cittadino britannico che risiedeva nella contea di West Midlands, che include la città di Birmingham dove la notte di mercoledì sono state effettuate perquisizioni da parte delle forze dell'ordine. L'uomo era stato condannato in passato per aggressione, possesso di armi e reati di ordine pubblico, ma non era mai stato condannato per reati legati al terrorismo anche se pare fosse noto per essere un estremista islamico.
Invece le 8 persone arrestate nel corso dell'operazione di polizia tra Londra e Birmingham pare stessero preparando un attentato, a quanto riferisce Scotland Yard. Nel dicembre scorso Alex Younger, direttore dei servizi segreti britannici (MI6) riferì di un "rischio di attentati senza precedenti" aggiungendo che dal giugno 2013 erano stati 12 i piani terroristici nel Regno Unito. Numero che ieri è stato aggiornato a 13 dalla premier Theresa May.
"Soldati" dell'Isis come Masood potrebbero del resto essercene migliaia in Gran Bretagna dove i servizi di sicurezza tengono sotto controllo 3mila islamici ritenuti pronti a compiere attentati. Il vero problema, come è già emerso in altri Stati europei, non sono solo i terroristi ormai noti, tenuti per quanto possibile monitorati ma (inspiegabilmente) a piede libero nel Regno Unito come in tutta Europa, tra i quali vi sono moltissimi "foreign fighters" rientrati dai campi di battaglia in Iraq e Siria dove militavano con le milizie salafite, del Califfato o di al-Qaeda.

TERRORISTI FAI-DA-TE, MA NON IMPROVVISATI
La minaccia dei "terroristi fai-da-te" (che non significa siano improvvisati o agiscano da "lupi solitari" cioè senza obbedire a ordini precisi) è molto più difficile da prevenire e contrastare. Anche se gli obiettivi che attaccano con un Suv e un coltello sono di livello strategico, cioè sedi istituzionali come il parlamento britannico o quello canadese in cui penetrò il 22 ottobre 2014 Michael Joseph Hall (canadese convertito) che uccise un militare prima di essere abbattuto dai poliziotti. Uomini come Masood ce ne possono essere molte migliaia in Regno Unito come emerse nell'aprile scorso dall'inchiesta presso la comunità islamica (oltre 3,5 milioni, il 5,5% della popolazione) della società demoscopica ICM e presentato all'interno di un documentario di Channel 4 dal titolo "Che cosa i musulmani pensano veramente". Due terzi degli intervistati si rifiuterebbe di denunciare alla polizia un sospetto terrorista, il 23% si dichiarò a favore dell'introduzione della sharia in Gran Bretagna e il 4% simpatizzò apertamente con i terroristi suicidi mentre il 32% non condannò le violenze contro chi viene accusato di avere "offeso Maometto".
Dati simili sono stati registrati da inchieste effettuate recentemente in Germania, Francia e Belgio a dimostrazione che le idee jihadiste sono condivise in Europa da milioni di islamici. Alla luce di queste valutazioni appare ancor più grave che l'Europa non stia facendo nulla per contrastare efficacemente la minaccia: non arresta gli estremisti che indottrinano migliaia di giovani all'islam radicale e non persegue i foreign fighters come criminali ma preferisce (come dicono i vertici Ue e di molti Stati dell'Unione) puntare a "reinserirli nella società". Una pacchia per jihadisti e terroristi, sia professionisti sia "fai da te". [leggi: I QUARTIERI-CALIFFATO NEL CUORE DELL'EUROPA, clicca qui, N.d.BB]

Nota di BastaBugie: nel seguente video Riccardo Cascioli sottolinea la gara in corso tra istituzioni, autorità pubbliche e media per sminuire o addirittura nascondere il collegamento tra gli atti terroristici e la loro natura islamica. E così, il terrorista Khalid Masood, è diventato per tutti un "cittadino britannico nato nel Kent", censurando in modo ridicolo la matrice islamica dell'attentato. E poco importa se poi la realtà dice esattamente il contrario. Non possiamo nascondere il fatto che esiste un largo consenso, se non proprio una complicità, intorno alle posizioni più radicali. C'è poi un secondo aspetto: ci piaccia o meno, chi uccide lo fa in nome di Allah. L'ideologia del multiculturalismo che ci ha governato per decenni è miseramente fallito e oggi abbiamo nelle grandi città europee milioni di musulmani non integrati che sono ormai una bomba a orologeria. Senza contare, che con l'orda di immigrati in continuo arrivo, abbiamo gruppi islamici ancora più radicalizzati.


https://www.youtube.com/watch?v=K7OdMAHGjCM

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/03/2017

2 - ALTRO CHE REPRESSI... I CATTOLICI LO FANNO MEGLIO!
Sono invece i figli della liberazione sessuale ad avere una visione della sessualità triste e sterile
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone, febbraio 2017

Come sappiamo bene noi che leggiamo queste pagine, la Chiesa è stata guardata dall'esterno con le lenti sfocate del pregiudizio in molti ambiti, ma quello in cui la vulgata è tanto lontana dalla realtà da diventarne quasi il contrario è quello che vuole i cattolici sessualmente insoddisfatti , repressi, infelici.
La verità è esattamente quella opposta. A essere infelici - almeno a quanto mi risulta dai racconti, dalle confidenze, da tanti dettagli che vedo, e certo a quanto risulta dall'instabilità delle coppie - sono i figli della liberazione sessuale, quelli che hanno ereditato da una generazione sciagurata di padri e di madri una visione della sessualità triste e sterile.

CATHOLICS DO IT BETTER
Sono loro che dopo un po' se ne stancano, addirittura arrivando a disinteressarsene, o al contrario a cercare novità in modo bulimico. Sono loro a non attingere che a una parte piccolissima dell'avventura alla quale Dio chiama l'uomo e la donna, anche attraverso la sessualità. Insomma, i cattolici lo fanno meglio (una volta mi è uscita questa frase a un convegno, e degli amici ne hanno fatto lo slogan per una maglietta: catholics do it better!). Dio infatti ama la relazione sessuale tra un uomo e una donna, e l'ha resa così nobile e meravigliosa da affidargli niente di meno che la vita degli uomini, le predilette fra le sue creature. Scrive san Tommaso che il piacere che potevano provare Adamo ed Eva prima della caduta del peccato originale era qualcosa di sublime, altissimo, fortissimo. Quindi, che il piacere non è peccato, anzi, il piacere con il peccato diminuisce, la Chiesa lo sa da sempre (è il nemico che come al solito - che poca fantasia ha! - vuole convincerci che Dio è invidioso del nostro piacere).
Detto questo, anche noi che sappiamo che il sesso di per sé è una cosa buona, noi che cerchiamo di viverlo all'interno del sacramento, come Dio vuole, aperti alla vita, nella comunione profonda con lo sposo, in una sempre più profonda alleanza di vita di cui la sessualità è solo uno dei linguaggi, anche noi dobbiamo avere cura di questo tesoro prezioso, perché non è scontato che le cose funzionino, non da sole. Intendo dire che c'è sempre il rischio di lasciare il tempo per l'intimità per ultimo nella lunga lista delle cose da. È importante non lasciarla come una delle tante pratiche da sbrigare in una lunga e affannosa corsa verso la fine della giornata. È importante dedicare attenzione e cura e tempo e creatività perché l'attrazione non si spenga.
Ecco, io non sono un'esperta, né una sessuologa né altro, non so molto più di questo, posso solo raccontare della mia esperienza e di quella di tante persone che si sono confidate con me in questi anni in cui sono andata in giro per l'Italia a parlare di matrimonio.

CAMMINO DI CONVERSIONE DELLA COPPIA
Gli uomini mi hanno spessissimo raccontato di essersi sentiti trascurati dalle spose, soprattutto dopo la nascita dei figli. Credo che di questo grave peccato dovremo rendere conto a Dio, noi mogli. Il fine ultimo del matrimonio è l'alleanza con lo sposo, compagno di cammino verso Dio, in una comunione che deve essere sempre più vera e profonda col procedere degli anni. È per questo che anche con il declinare della bellezza fisica, poiché la comunione può invece diventare sempre più profonda, le coppie continuano a parlare il linguaggio del sesso, e anzi arrivare a un'intesa ancora maggiore che negli anni iniziali. Quelle relazioni basate solo sull'attrazione fisica, che poi si spegne, non sono secondo il progetto di Dio sul matrimonio. E se succede - sì, succede anche a tanti cattolici di sposarsi solo sull'onda dell'attrazione (la sessualità vissuta precocemente non aiuta a conoscersi davvero) - be', allora è necessario un cammino di conversione della coppia, una nuova adesione alla chiamata, un approfondimento di cammino, sempre possibile quando c'è un sacramento, perché come diceva don Giussani, tu ti puoi sbagliare, ma Dio no, e una volta che ha benedetto le nozze, le rende sacre. Dunque, è importantissimo che le donne, anche quando diventano mamme, non dimentichino di essere prima di tutto spose, anche quando sono completamente gratificate da quel minuscolo esserino irresistibile che dipende totalmente da loro, anche quando magari sono stanche morte dopo giornate fatte di accudimento dei figli e della casa e del lavoro, anche quando, essendo umane, l'unica cosa che vorrebbero quando finalmente possono fermare la loro corsa diurna è svenire su una qualsiasi superficie. È importante che non ci dimentichiamo di farci belle, di dedicare attenzione, tempo, tenerezza. La sessualità può essere una delle forme più alte di preghiera, perché è uno dei luoghi più importanti anche per sperimentare la nostra consegna a Dio attraverso l'altro.

LA SESSUALITÀ È UN LINGUAGGIO
Quanto agli uomini, quello di cui si lamentano con me le donne è che a volte si sentono desiderate solo fisicamente, quando la relazione intima non è la prosecuzione naturale di una serie di attenzioni ricevute dal marito durante la giornata. L'uomo infatti funziona diversamente, ha un interruttore on off anche per la sessualità, il suo desiderio può essere stimolato anche solo dalla vista o dal contatto, la donna invece non è a compartimenti stagni. Gesti affrettati, parole dure, freddezza, o anche solo distrazione durante tutta la giornata, non aiutano la donna a desiderare l'uomo. Per la donna l'unione sessuale deve essere la naturale prosecuzione di altri gesti ed è importante per lei vedere nello sposo generosità, attenzione ai modi, ai tempi, ai ritmi (attenzioni che anche lei deve avere, sia chiaro).
Insomma, la sessualità è un linguaggio. Si può imparare, e si può ritrovare dimestichezza quando lo si è disimparato. Si possono conoscere parole sempre più raffinate e precisamente calzanti alla realtà. Lo si può far diventare sempre più intimamente nostro, e sempre più veicolo di amore vero, l'amore che è il contrario del possesso, e che tifa per il vero bene dell'altro.

Fonte: Il Timone, febbraio 2017

3 - RILETTURA DELL'OMOSESSUALITA' IN CHIAVE FEMMINISTA
Ancora un articolo vergognoso di Lucetta Scaraffia sull'Osservatore Romano
Autore: Gianburrasca - Fonte: Libertà e Persona, 17/03/2017

Alcuni anni orsono, all'epoca di Eluana Englaro, il direttore dell'Osservatore romano, Gian Maria Vian, prese le distanze dall'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo, impegnato appieno nella battaglia. Vian voleva toni bassi. Toni che continua a mantenere: droga libera, eutanasia, utero in affitto, unioni civili... di qualunque cosa si parli l'Osservatore romano bisbiglia. Oppure molto peggio!
Come è accaduto questi giorni. Bisognava pur parlare di ciò di cui parlano tutti, tranne ormai gli organi di stampa cattolici, in preda a dubbi amletici: la vicenda dei tribunali che sdoganano l'utero in affitto.
Non sarebbe stato difficile dire quello che la biologia, la medicina, il buon senso indicano chiaramente: che per procreare un bambino, e per crescerlo, ci vogliono un uomo e una donna.
Che un figlio deve nascere dalla relazione, dall'alleanza tra l'uomo e la donna.
No, troppa parresia, oggi non ce la si può più fare.
E così il commento è stato lasciato a Lucetta Scaraffia, una studiosa che in un passato ormai lontano forniva contributi interessanti ed intelligenti.
Ebbe cosa ci ha raccontato la Scarraffia?
Anzitutto ha fatto una graduatoria: quanto sono discrete e brave le donne lesbiche che si fanno un figlio (comperando il seme maschile e negando un padre ai nascituri)!
Quanto sono pacchiani ed esibizionisti gli uomini gay che si producono un figlio cancellando le madri!
Dall'Osservatore romano ci aspetteremmo che qualcuno non faccia la graduatoria tra padre e madre. Che non si pieghi alla retorica femminista più becera. Sull'Osservatore romano ci aspetteremmo che venga ribadito l'ovvio: et pater et mater!
Ci aspetteremmo una battaglia a favore dell'alleanza uomo-donna, e non della divisione, della contrapposizione, dello scontro!
E invece, come si è detto, no!
E non è finita, perché la condanna non cade soltanto sui gay (che si fanno un figlio) e non sulle lesbiche.
Ricade su tutti gli uomini del mondo e della storia! Tutti segnati da un inconfessato odio per le donne!
Per Scaraffia infatti, "siamo di fronte a un ennesimo capitolo della lotta degli uomini per rimettere le donne al loro posto, per emarginarle, per escluderle. Arrivando a escluderle dalla cosa più importante di tutte: la procreazione di un essere umano. Forse il loro sogno di sempre".
Siamo al delirio puro: per la "cattolica" Scaraffia "il sogno di sempre" degli uomini in quanto tali sarebbe escludere le donne dalla procreazione!
Neppure le femministe più agguerrite erano mai arrivate a tanto: anzi, le più radicali hanno sempre sostenuto che gli uomini avrebbero sempre avuto il desiderio di relegare le donne alla sola procreazione!
Gentile Scaraffia, e tutti gli uomini che amano le loro mogli? Tutti quelli che si battono contro la schiavitù dell'utero in affitto (sdoganata, in Italia, spesso da giudici donna)? Tutti quelli che credono nell'alleanza uomo-donna?
Non era più vero e più corretto dire che ad odiare le donne e a volerle "escludere dalla cosa più importante di tutte" sono i sostenitori del gender, maschi gay o femministe pro utero in affitto che siano?

Nota di BastaBugie: ecco due precedenti articoli che denunciavano la deriva di Lucetta Scaraffia e dell'Osservatore Romano

L'OSSERVATORE ROMANO IN MANO ALLE NUOVE FEMMINISTE
Ritanna Armeni dirige, insieme a Lucetta Scaraffia, il supplemento dedicato alle donne, senza rinnegare l'ateismo e neppure l'essere favorevole a divorzio, aborto, omosessualità
di Fabrizio Cannone
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2515

CARA SCARAFFIA, LA SALVEZZA CI INTERESSA, ECCOME!
Il Corriere della Sera pubblica un fuorviante articolo di Lucetta Scaraffia (che scrive pure su Avvenire e Osservatore Romano!)
di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4445

Fonte: Libertà e Persona, 17/03/2017

4 - L'OLANDA DOPO IL VOTO SI RITROVA ISLAMIZZATA
Intanto la Turchia è sempre più un sultanato ed Erdogan accusa l'Europa di crociata contro l'islam (fosse vero, diciamo noi)
Autore: Marcello Foa - Fonte: Il Giornale, 19/03/2017

Si fa presto, a dire: Olanda. Quella che vediamo noi da qui è parziale e, soprattutto, effimera. Fateci caso: è trascorsa meno di una settimana e nessuno ne parla più. Diciamoci la verità: nessuno avrebbe prestato attenzione alle elezioni politiche nei Paesi Bassi, se non ci fossero state la Brexit e l'elezione di Trump alla Casa Bianca e se non ci fosse stata la prospettiva di un successo, almeno relativo, del partito "populista" di Wilders. Che invece è arrivato secondo. L'establishment ha brindato alla vittoria e l'Olanda torna ad essere un Paese noioso.
In teoria, perché la realtà è un po' diversa, e stavolta a dirvelo non è Marcello Foa ma una lettrice di questo blog, Luisa F. che vive da quelle parti, e che mi ha scritto una bella lettera, da cui emerge uno spaccato diverso da quello narrato dai grandi media internazionali.
Luisa scrive: "Non mi sembra che la "vittoria" di Rutte abbia decretato la sconfitta del populismo, anzi, richiamando la sua giusta analisi, né rappresenta proprio il frutto. Infatti credo (e solo per riferirsi all'Olanda) che se Rutte non dovesse proseguire quell'atto di coraggio, iniziato la settimana scorsa, con la Turchia (ed i connazionali turchi in patria), incontrerebbe non poche difficoltà in questo suo nuovo mandato. C'è molto più populismo nell'elezione di Rutte che in quella che sarebbe stata una vittoria schiacciante di Wilders. Inutile continuare a fare gli indifferenti e/o cantar vittoria per il nulla... Io credo che il populismo europeo stia invece crescendo sempre più: le città tra Belgio, Olanda e Germania sono letteralmente invase dai Turchi e musulmani che non considero assolutamente integrati con noi. Hanno i loro quartieri, i loro negozi, i loro orari di lavoro, la loro lingua (molto di loro anche nati qui non parlano la lingua locale), insomma tutto diverso da noi (e per noi intendo l'altra faccia multieuropea di queste città); è questa l'integrazione?"
Potrebbe essere più chiara? Luisa F. continua con altre osservazioni alquanto interessanti: "Le racconto questo annedoto (sempre per parlare di Olanda), il mio ex marito ha votato per Rutte (di Wilders non condivide l'idea di uscire dall'Europa) tuttavia nostro figlio andrà ad una scuola cattolica perchè nelle scuole laiche (il sistema qui non è ugale al pubblico e privato in Italia) ci sono troppi turchi e musulmani (parole più sue che mie). Ovviamente io non solo condivido ma appoggio al 100% e non ho nessuna vergogna a dirlo. Quindi mi dica siamo sicuri che il populismo non sia in realtà molto più vasto di quanto i nostri bei governanti europei pensino? Gli europei non vogliono distruggere l'Europa vogliono solo che l'Europa torni agli europei. C'è molto più populismo in questo che in quella che sarebbe stata un ipotetica vittoria di Wilders. Sull'impeto di questo momento di illusione gli Olandesi hanno riconfermato Rutte."
Aggiungete un dato interessante e passato sotto silenzio sui media. Alle ultime elezioni si è candidato un partito islamico, si chiama DENK. Ebbene nella bella e cosmopolita Amsterdam questo partito ha ottenuto più voti di quello di Wilders, ben il 7,5% contro il 7% del Pvv.
Questi sono i segnali che contano. E non sono affatto confortanti.

Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo sottostante dal titolo "Erdogan ha ragione qualunque cosa dica: la Turchia è sempre più un sultanato" parla del presidente turco che fa campagna per il fondamentale referendum di aprile accusando l'Europa di crociata contro l'islam. E vuole anche decidere chi sarà il prossimo patriarca armeno!
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Tempi il 21 marzo 2017:
«L'Europa sta lanciando una crociata contro l'islam. Siano maledetti i valori europei e la loro propaganda terroristica». Queste frasi non sono state riprese dai filmati dello Stato islamico, nei quali i jihadisti minacciano l'Occidente, sgozzando, torturando e bruciando vivi prigionieri innocenti. È solo uno dei tanti slogan gridati dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel suo ultimo comizio a Sakarya.
In questa città a 160 chilometri da Istanbul il sostegno per il presidente è totale. Qui il laico Ataturk non è visto come un eroe nazionale ed è il ritorno a una Turchia islamica promosso dal nuovo uomo forte del paese ad essere osannato. Gli applausi delle migliaia di persone accorse per ascoltarlo, riporta la Bbc, scrosciano ogni volta che alza il tono di voce. Cosa che succede in continuazione. Erdogan arriva da una settimana turbolenta, durante la quale ha accusato tedeschi e olandesi di essere «nazisti» e «fascisti». Tutti sono d'accordo.
«Anch'io condanno Germania e Olanda», dice una sostenitrice di Erdogan. «Qualunque cosa dica, ha ragione. Su tutto. Anche quando sembra sbagliare, è solo perché lui sa qualcosa che noi ancora non conosciamo. Dove saremmo se lui non ci fosse?». Giustamente, l'inviato della Bbc nota che qui la predilezione per Erdogan sfiora «la riverenza che si deve a un Dio».
Il comizio fa parte della campagna del presidente, che dovrebbe essere super partes in Turchia, per la vittoria del sì al referendum costituzionale del 16 aprile. Così il paese verrà trasformato in una repubblica presidenziale e il leader islamista potrà diventare un vero e proprio sultano. Solo nell'ultima settimana oltre 2 mila persone sono state per presunti legami con il colpo di Stato fallito di luglio o con l'arcinemico di Erdogan, Fetullah Gulen. Da allora più di 40 mila persone sono state detenute e oltre 100 mila sospese dall'esercito, dalle cariche pubbliche e private.
Ci sono altri segnali inquietanti della trasformazione della Turchia da democrazia laica a regime autoritario islamico. Nei giorni scorsi il Consiglio ecclesiastico della Chiesa armena in Turchia si è riunito per eleggere il luogotenente del patriarcato armeno di Istanbul che dovrà gestire il processo di scelta del nuovo patriarca. La consultazione è stata vinta dall'arcivescovo Karekin Bekdjian, che ha superato l'arcivescovo Aram Ateshian, giudicato dagli armeni troppo vicino a Erdogan e al suo partito. Pochi minuti dopo l'elezione, scrive AsiaNews, il governatore di Istanbul ha dichiarato «legalmente impossibile» il procedimento di elezione del nuovo patriarca perché «potrebbe causare disturbo e divisioni all'interno della società». L'obiettivo sarebbe quello di mantenere al potere l'attuale vicario del patriarca, il vescovo "amico" Ateshian. Per l'agenzia del Pime, si tratta di una mossa degna del «dispotismo oscurantista dell'Impero ottomano».


Mauro Faverzani nell'articolo sottostante dal titolo "Ora la Turchia parla di guerre tra islam e Cristianesimo" fa capire chi è veramente il presidente turco Erdogan e che cosa voglia dire portare la Turchia in Europa.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 18 marzo 2017:
Pretende di entrare in quell'Europa, che tanto disprezza: l'improbabile comportamento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan non cessa di sconcertare, con buona pace di quanti in un recente passato lo avrebbero voluto a pieno titolo nell'Ue.
Non ha proprio digerito il fatto che l'Europa abbia respinto la propaganda propinata dai suoi ministri e che con una sentenza abbia bandito il velo dall'Unione: secondo lui, questo segnerebbe l'inizio di uno «scontro tra la mezzaluna e la Croce». Una dichiarazione sconsiderata, che va oltre la semplice interruzione dei colloqui bilaterali con Amsterdam, l'espulsione del suo ambasciatore in Turchia e la chiusura dello spazio aereo ai suoi diplomatici, anzi alza i toni al di là di ogni ragionevole livello di guardia: non può candidarsi a far parte dell'Ue chi, contro di essa, utilizzi l'immigrazione come arma di ricatto.
Ma non basta. Ancora più spudorato il ministro per gli Affari Esteri turco, Mevlüt Çavusoğlu (nella foto), che lo scorso 16 marzo, anche senza sfera di cristallo, si è sbilanciato in foschi vaticinii: «L'Europa ha iniziato a crollare, sta trascinandosi nel baratro. Presto qui scoppieranno guerre di religione», ha detto, senza precisare chi voglia scatenarle e perché.
Pericolosi sottintesi, minacce neanche troppo implicite, affermazioni prive di controllo permettono, da un lato, di capire molto bene chi realmente sia e cosa rappresenti la leadership turca, dall'altro di comprendere quale errore sarebbe stato portarsela in casa.

Fonte: Il Giornale, 19/03/2017

5 - PER I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA, IL PREMIER DEL LUSSEMBURGO PRESENTA SUO ''MARITO'' A MATTARELLA E GENTILONI, I QUALI SORRIDONO COMPIACIUTI
Quando torneranno con i loro bambini acquistati da un utero in affitto saranno ricevuti normalmente anche allora? (VIDEO: Xavier Bettel e ''marito'' da Mattarella e Gentiloni)
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Il Ponte Levatoio, 29 marzo 2017

Il Primo Ministro del Lussemburgo è venuto in visita in Italia con suo "marito". Il fatto è che è pure lui un uomo. Nonostante ciò, nelle varie visite ufficiali e ricevimenti, ha portato con sé un altro uomo presentandolo appunto come "marito" (il che lascia supporre che lui sia la "moglie").
Evidente è l'intento non tanto provocatorio, quanto dissolutorio: certamente lo ha fatto su commissione di altre forze, che hanno stabilito che sia giunto il momento di "rompere anche questo tabù" a livello diplomatico internazionale. Insomma, si tratta come ovvio di una messinscena orchestrata all'uopo, non nel senso che i due non siano realmente omosessuali e amanti (suppongo di sì), ma al fine di ottenere un risultato ben preciso. Un passo avanti non così secondario e scontato come si è voluto far credere.

MARITO E MOGLIE?
E questo è il punto della questione. Questi due signori sono stati ufficialmente ricevuti dal Presidente della Repubblica e dalla alte cariche dello Stato, come se niente fosse. Non solo. Sono stati ricevuti in Vaticano... come se niente fosse. Sorge la domanda: li hanno ricevuti come due amiconi in gita o veramente come "marito e moglie"?
La domanda non è secondaria o semplice frutto di venatura polemica. Solo qualche anno fa sarebbe stato del tutto inconcepibile e non solo in Vaticano. Sono sempre esistiti ovviamente politici e anche capi di Stato omosessuali: ma nella loro vita privata. Poi si è passati alla denuncia pubblica. Poi al "matrimonio". Ora all'ufficializzazione internazionale del "matrimonio". Perfino in Vaticano.
Non è necessario risalire al passato più lontano per rendere idea del livello di sovversione raggiunto. Non è necessario nominare Carlo Magno, san Luigi IX o Francesco Giuseppe. È sufficiente rimanere nel nostro mondo postbellico, quello delle repubbliche democratiche in cui tutti viviamo felicemente: ve lo immaginate Amintore Fanfani che riceve i due piccioncini "sposati"?
Non è necessario andare ai papi medievali, a Pio IX, a san Pio X e nemmeno a Pio XII. È sufficiente rimanere nell'ambito nuova chiesa conciliare: ve l'immaginate Paolo VI o Giovanni Paolo II ricevere i due piccioncini? Ricordo solo che ancora nei primi anni postconciliari era in uso nella Chiesa che il papa non riceveva coppie conviventi o divorziate. La chiesa del terzo millennio invece riceve in visita ufficiale internazionale in Vaticano una coppia omosessuale che si presenta apertamente come "marito e moglie". "Contra factum non valet argomentum".
La domanda è: quando verranno - questi due o altri che immancabilmente verranno - con i "loro" bambini comprati chissà dove, li riceveranno ugualmente con tutti gli onori? Onoreranno il nuovo mercato degli schiavi? E non aggiungo altro...

VALE LA PENA?
E allora ti sorge una domanda nel cuore: cosa combattiamo a fare le nostre battaglie in difesa del matrimonio sacramentale o comunque naturale, della famiglia vera, soprattutto dei bambini?
"Ma sono obbligati dall'etichetta diplomatica!", sento già la risposta. Risposta falsa. Sia perché in passato, e in un passato ancora recentissimo, come appena detto, l'etichetta l'imponeva la Chiesa e non la diplomazia laica, sia perché nessuno può obbligare un qualsiasi Capo di Stato - laico o ecclesiastico - a fare qualcosa. L'unico obbligo di statisti veri è servire il Bene della società. L'unico obbligo degli uomini di Chiesa è servire la Verità nella Carità. Nel momento in cui è caduta perfino questa barriera, non potranno allora più rifiutare tra qualche tempo di ricevere le "famiglie" con i bambini comprati al mercato, stile Vendola, altrimenti saranno accusati di razzismo e omofobia. E così saranno sempre più complici della dissoluzione.
Chiudo però con la vera considerazione che volevo fare e riguarda l'insegnamento da trarre da questa non abbastanza approfondita pagina di follia contemporanea. Ovvero, che - come sanno perfettamente le forze della Rivoluzione dissolutiva - noi... ci abituiamo a tutto. Ma proprio a tutto. Tutto, con il passar del tempo, diviene possibile. E, di conseguenza, normale. Normale! Ecco la responsabilità di chi li ha accolti e di tutti noi che tacciamo o addirittura giustifichiamo tale "normalizzazione" di ciò che solo venti anni fa era impossibile.
La verità... è che fare resistenza alla corrente del fiume, essere scomodi all'opinione pubblica, non conviene. Dà fastidio. Richiede sforzo e coraggio, ma soprattutto capacità di sofferenza. Ancor più: richiede amore per Dio. Un amore immenso per la Verità e immensa carità per i veri deboli di questa società, che non sono gli immigrati che ci mandano per invaderci.
Vedendo queste cose, ti viene la voglia di appendere la spada e mandare tutti a quel paese. Invece, oggi più che mai, tocca a noi laici cattolici ancora legati - nemmeno alla Tradizione, ma - al solo Bene comune, fosse anche solo quello dei nostri bambini, combattere la battaglia più importante di tutta la storia umana.
Perché... «Quando cadono i grandi, tocca ai piccoli guidare» (Tolkien).
Questa visita è più sovversiva di una guerra mondiale. È l'istituzionalizzazione di una realtà. E tutti fanno finta di non capire.
 
Nota di BastaBugie: in occasione della cerimonia in Campidoglio per il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, il premier lussemburghese, Xavier Bettel, ha presentato il "coniuge" al capo dello Stato, Sergio Mattarella dicendo: "Ecco mio marito". Bettel è unito civilmente con Gauthier Destenay dal 2015.
Ecco il video di pochi secondi con la triste scena:


https://www.youtube.com/watch?v=6v0974jLhU0

Fonte: Il Ponte Levatoio, 29 marzo 2017

6 - UN FRATERNO CONSIGLIO AI CATTOLICI SMARRITI
Non si deve mai disperare perché le luci ci sono: la Sacra Scrittura, il Magistero di sempre, il Catechismo della Chiesa Cattolica, i sacramenti, la preghiera... e quattro cardinali (VIDEO: Convegno sulla Amoris Laetitia a Roma il 22 aprile)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Lo Straniero, 16/03/2017

Ai tanti cattolici che - smarriti - mi hanno chiesto in questi anni come orientarsi nel buio del nostro tempo (accentuato dalle tenebre vaticane), ho sempre risposto ciò che mi è stato insegnato, ovvero che le luci ci sono: la Sacra Scrittura, il magistero di sempre della Chiesa, il Catechismo della Chiesa Cattolica, i sacramenti e la preghiera.
Ma se mi consentite oggi vorrei aggiungere a tutto questo tesoro di luce anche un amichevole e fraterno consiglio: invito sinceramente tutti coloro che leggono la mia pagina facebook o il mio blog, perché hanno a cuore le sorti della Chiesa e la nostra fede cattolica, a prendere decisamente come unici punti di riferimento pastorale quei cardinali che hanno dimostrato con i fatti di avere a cuore il bene del popolo cristiano, il bene delle anime.
Parlo in modo particolare dei "QUATTRO CARDINALI" autori dei Dubia [leggi: QUATTRO CARDINALI CHIEDONO AL PAPA DI CHIARIRE CINQUE DUBIA (DUBBI) SULLA AMORIS LAETITIA, clicca qui, N.d.BB], che hanno ricordato a tutta la Chiesa con paterna accoratezza il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Che è il magistero di sempre della Chiesa.
Seguite loro. SEGUIAMO LORO.
Io eviterei di andar dietro a chiunque si agiti, specialmente a chi urla invettive contro papa Bergoglio (gridando più forte per mettersi in mostra e far proseliti), io eviterei di andar dietro a presunti veggenti, a siti (magari anonimi) o a "convertiti" dell'ultima ora all'anti-bergoglismo (che magari fino a ieri la pensavano diversamente e oggi assurgono a guide intellettuali).
Certamente tutti possono essere utili (limitatamente, a certe condizioni e senza protagonismi), ma non tutti sono pastori della Chiesa e non tutti hanno l'autorevolezza, la responsabilità, la sapienza dottrinale, la carità, la prudenza e la storia dei quattro cardinali.
E' un momento in cui è necessario usare un vero discernimento. Altrimenti si rischia di alimentare la confusione e di finire fuori strada.
Ripeto: seguiamo i pastori. E nessun altro.
Tanto meno dovete seguire me, che sono solo un giornalista e non un pastore. I giornalisti hanno un altro compito e altre responsabilità.
Chi in coscienza - davanti a Dio - serve la verità con il suo lavoro di intellettuale, sa di essere solo un "servo inutile" e non cerca adepti, né cerca la propria gloria.
Si continua a fare opera di informazione e chiarificazione sulla situazione della Chiesa con dolore, per dovere di coscienza, con molta pena quotidiana, sia pure con la pace del cuore e la letizia che è propria dei figli di Dio. Ma senza velleità salvifiche.
Io personalmente guardo con fiducia ai quattro cardinali e voglio vivere una sequela filiale a questi pastori, pregando perché tutti i pastori della Chiesa dimostrino lo stesso amore a Gesù Cristo, alla Chiesa e al bene delle anime.
Quanto alla drammatica situazione che viviamo nel momento attuale, ricordiamo san Paolo: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rom. 8, 35-39).

Nota di BastaBugie: nel seguente video Riccardo Cascioli direttore de La nuova Bussola Quotidiana ci informa di un interessante convegno internazionale che ci sarà a Roma sabato 22 aprile che avrà per tema l'applicazione della Amoris Laetitia in particolar modo alle problematiche riguardanti la comunione da negare ai divorziati risposati.
Ecco il video di tre minuti:


https://www.youtube.com/watch?v=_RCO4tV1pLo

Fonte: Lo Straniero, 16/03/2017

7 - AD UNA RAGAZZA MAROCCHINA VIENE IMPEDITO DI VISITARE MONTECITORIO, MA LA BOLDRINI LA ACCOGLIE LO STESSO... TUTTO MOLTO COMMOVENTE... MA ANCHE MOLTO FALSO
L'accredito dell'ambasciata è necessario per tutti i non europei (ad es. americani), ma il caso è stato montato per promuovere il diritto di cittadinanza automatico per chi è nato in Italia (ius soli)
Autore: Robi Ronza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/03/2017

Così come praticamente quasi tutti i giornali e i telegiornali l'hanno raccontato, il recente episodio della giovane marocchina Ihlam Mounssif è la storia a lieto fine di un sopruso cui è stato posto solenne rimedio. A Ihlam, si è detto, non era stato consentito di entrare alla Camera "perché non italiana" oppure "perché marocchina". La stessa presidente della Camera, Laura Boldrini, ha allora riaccolto la giovane donna, che ha vent'anni e vive in Sardegna da quando ne aveva due, accompagnandola di persona a visitare il palazzo. Mounssif è cittadina marocchina ma, ha sentenziato al riguardo la presidente della Camera, "è italiana quanto noi".

COMMOVENTE, MA FALSO
Molto commovente, però nella sostanza molto falso. Vediamo allora innanzitutto come sono andate realmente le cose. Neo-laureata in scienze politiche di ottimo profitto recatasi a Roma a ricevere un premio proprio alla Camera, Ilham, desiderando poi visitare il palazzo, si è presentata all'ingresso riservato ai visitatori. A norma però dei regolamenti in vigore, mentre per i cittadini italiani e degli altri Paesi dell'area Schengen l'ingresso è consentito dietro semplice presentazione di un documento di identità, per tutti gli altri occorre un particolare accredito che l'interessato deve chiedere all'ambasciata a Roma dello Stato di cui è cittadino. Perciò a Ilham è stato detto che appunto avrebbe dovuto recarsi all'ambasciata del Marocco per richiedere il documento prescritto. La norma è di validità generale: se la giovane donna fosse stata cittadina degli Usa o di qualunque altro Paese non aderente al trattato di Schengen sarebbe accaduto lo stesso. Che poi lei, essendo vissuta in Italia dalla primissima infanzia, si senta molto italiana non significa nulla. La cittadinanza è una realtà giuridica, non un sentimento soggettivo. Nel nostro Paese ci sono famiglie residenti che conservano la cittadinanza straniera anche da generazioni, e viceversa ci sono all'estero famiglie italiane che conservano da generazioni la cittadinanza del nostro Paese. Se poi Ilham, laureata (e quindi, si deve presumere, non sprovveduta), non ha mai chiesto la cittadinanza italiana, avrà pure avuto i suoi motivi.
Male informata malgrado i suoi ottimi studi, a quanto pare Ilham Mounssif nel vedersi rifiutare l'ingresso immediato a Montecitorio ci è però rimasta male. E soprattutto chi fa campagna per l'estensione automatica della cittadinanza italiana ai figli degli immigrati residenti ha colto al volo l'occasione. In primis la presidente della Camera che di questa idea astratta e molto paternalistica è la più nota sostenitrice.

GIRANDOLA DI EQUIVOCI E DI LUOGHI COMUNI
Lasciando adesso Ilham Mounssif a godersi il suo quarto d'ora di celebrità veniamo non al fatto, ma alla sua strumentalizzazione. Se si scorrono le cronache che i giornali hanno dedicato all'episodio ci si imbatte nella consueta girandola di equivoci e di luoghi comuni che purtroppo è ormai di rigore in questi casi. Andando al fondo della questione c'è in primo luogo quell'ossessivo rifiuto della diversità che è la chiave di volta dell'odierno progressismo. Qui tale pretesa riguarda la cittadinanza, ma come si sa la sua applicazione è universale. Dà fastidio l'idea che qualcuno possa essere insediato nel Paese senza tuttavia averne la cittadinanza, ovvero ci si immagina che lo straniero residente in Italia muoia dalla voglia di averla. Non è detto, e soprattutto non è affatto un obbligo morale né per lo straniero residente chiederla né per lo Stato concederla.
In secondo luogo, innanzitutto per rispetto della storia personale e dei sentimenti dei diretti interessati, non è giusto né opportuno legare la nascita o gli studi in Italia, oppure la permanenza in Italia dai primi anni di vita a una concessione automatica o specificamente facilitata della cittadinanza italiana. Malgrado tutte queste circostanze uno può avere soggettivamente tutti i motivi per conservare la sua cittadinanza originaria. Ovvero essere così poco integrato nella società italiana da non averne titolo oggettivamente. In Svizzera, dove gli stranieri domiciliati o residenti sono oltre il 20% degli abitanti (da noi sono l'8,3%), è il consiglio comunale del Comune in cui lo straniero vive che vota sulla domanda di cittadinanza tenendo conto dell'avvenuta integrazione o meno del candidato. E' un criterio molto realistico e anche molto democratico che meriterebbe di essere preso ad esempio.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/03/2017

8 - COM'E' CADUTO DAVVERO IL COMUNISMO IN POLONIA?
I documenti della vedova dell'ex ministro dell'Interno dimostrano che Lech Walesa ha giurato il falso in tribunale, ed è responsabile di terribili sofferenze a colleghi di lavoro e amici
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: Libertà e Persona, 19/02/2017

La massa di documenti che la vedova dell'ex ministro dell'Interno del regime comunista, Czesław Kiszczak, conservava nella propria abitazione privata, quelle carte che dimostrerebbero la collaborazione di Lech Wałęsa con il feroce regime sovietico polacco: sono autentiche? O sono il frutto di un complotto ordito dal perfido Kaczyński, ora al potere, per accreditarsi come il vero liberatore dei polacchi?
La questione non è da poco.
Se le carte fossero false, Kaczyński sarebbe quel farabutto che la stampa mainstream e i poteri sovranazionali descrivono da mesi. E se le carte fossero autentiche? Allora la faccenda sarebbe più complicata. Non solo Wałęsa, il premio Nobel per la pace, l'eroe dei cancelli di Danzica e del muro di Berlino, sarebbe un impostore; non solo avrebbe giurato il falso in tribunale; ma, soprattutto, sarebbe responsabile delle terribili sofferenze che, a causa delle sue denunce, avrebbe causato a colleghi di lavoro e amici.
Sarebbe necessario, a questo punto, rimettere in discussione la vulgata secondo la quale un elettricista semianalfabeta, capace a malapena di esprimersi per proverbi, avrebbe sconfitto - da solo o quasi - il regime polacco e, conseguentemente, il regime sovietico tutto. Bisognerebbe mettere tra virgolette la famosa espressione secondo la quale «Durante la rivoluzione polacca non fu rotto un vetro, nessun militare fu colpito, nessuna azienda danneggiata» (ANSA).
Beh, forse dovremmo prepararci a farlo.

COLLABORAZIONE DI WAŁĘSA CON I SERVIZI SEGRETI DEL REGIME
Il 31 gennaio scorso, nel corso di una conferenza stampa, il procuratore Andrzej Pozorski ha dichiarato che i documenti consegnati dalla vedova Kiszczak sono autentici. Sulla base delle indagini - durate mesi - condotte dai grafologi e dagli esperti dell'Istituto di Criminologia Forense di Cracovia, sono emersi esiti inconfutabili.
«Dopo la revisione - di ben 235 pagine - la nostra valutazione è completa e coerente. Le conclusioni sono chiare e non lasciano alcun dubbio. L'impegno di collaborazione è stato scritto a mano da Lech Wałęsa. Le ricevute di denaro sono state scritte da Lech Wałęsa».
Bolek (il nome in codice di Walesa) ha prodotto 29 denunce di colleghi dal 21 dicembre 1970 al giugno del 1976. Questo è un esempio delle denunce: «Credo che Jasinski e Popielewski possano essere membri di una unità sovversiva, in grado di organizzare uno sciopero».
Ricordiamo che una delazione con l'accusa di attività controrivoluzionaria poteva avere conseguenze gravissime. Per avere un'idea di come funzionava il meccanismo delle delazioni può essere utile la visione del film Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck (2006)
Dalle ricevute risulta che Wałęsa ha ricevuto circa 13.100 zloty. La moglie Danuta ha più volte dichiarato che, negli anni Settanta, il marito si è trovato più volte, improvvisamente, con grandi disponibilità di denaro, giustificate come «vincite al lotto».
Secondo gli storici, le denunce sono servite per ricattare Walesa negli anni Ottanta e, quindi, averlo in pugno.
Queste conclusioni - certe e definitive - sulla collaborazione di Wałęsa con i servizi segreti del regime avvalorano, a distanza di anni, un testo scritto da due storici: Sławomir Cenckiewicz e Piotr Gontarczyk. Intitolato SB a Lech Wałęsa. Przyczynek do biografii e pubblicato dall'Istituto per la Memoria Nazionale nel 2008, è costato ai due ricercatori la carriera. Ora sappiamo che ciò che è stato scritto in quel volume sulla collaborazione tra Wałęsa e il regime è vero. Non è un complotto di Kaczyński.

UNA BELLA FIABA, MA LA REALTA' E' ALTRA COSA
È giunto il momento di smettere di credere alle rivoluzioni durante le quali «non fu rotto un vetro»; agli elettricisti ignoranti che, solitari, hanno sconfitto un regime sanguinario e feroce; ai complotti nazionalisti. È ora di cominciare a domandarsi cosa sia accaduto in Polonia nel ventennio tra il 1970 e il 1990; quale sia stato il ruolo del KOR (Komitet Obrony Robotnikow, Comitato per la Difesa degli Operai) all'interno di Solidarnosc; e in quale modo tutto questo ha potuto portare a quel terribile esperimento di ultraliberismo condotto sulla popolazione polacca - stremata da cinquant'anni di comunismo - conosciuto con il nome di «piano Balzerowicz». Ricordo che, alla guida di quel progetto, troviamo Jeffrey Sachs, ghost-writer dell'enciclica di papa Francesco sull'ambiente; e Riszard Petru.
La Polonia guidata da Duda e Szydło sta vivendo un periodo magico: la disoccupazione è scesa sotto il 10%, nascono più bambini, l'economia reale è in crescita, le casse dello stato sono in attivo.
Dopo secoli di sofferenze la Polonia, il «Cristo delle nazioni», sta finalmente risorgendo?

Nota di BastaBugie: per approfondire clicca sul link qui sotto relativo ad un'intervista a Roberto Marchesini che spiega nel dettaglio come andarono le cose in Polonia.

IL COMUNISMO DECISE DI RICICLARSI CON IL PARAVENTO DI WALESA
Se era così pericoloso per il regime, perché non fu fatto sparire come tanti altri? Semplice: perché era un collaboratore del regime e per questo prese molti soldi (ed ecco perché in Polonia nessuno ha pagato per i crimini che il popolo ha subito)
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=236

Fonte: Libertà e Persona, 19/02/2017

9 - OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 11, 1-45)
Chi crede in me, anche se muore, vivrà
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 2 aprile 2017)

Il Vangelo di oggi ci presenta il miracolo della risurrezione di Lazzaro. Con questa pagina abbiamo la descrizione più ampia e particolareggiata di un miracolo in tutta la Bibbia. Quando ormai la sua vita volgeva al termine, Gesù si ritirò nei luoghi dove aveva iniziato il suo ministero pubblico, nella regione oltre il Giordano. A Gerusalemme, infatti, l'atmosfera si era fatta incandescente e i suoi nemici lo cercavano a morte. Nel frattempo, la casa dei tre amici carissimi di Gesù, Lazzaro, Marta e Maria, fu visitata dal dolore. Lazzaro era gravemente infermo e le due sorelle desideravano ardentemente una visita di Gesù. Ci fu chi raggiunse il Signore per portare la notizia, ma Gesù non si precipitò da loro e, soltanto dopo due giorni, si mise in cammino per andare a Betània dai tre amici. Gli Apostoli erano allarmati per il fatto che vi era il rischio per Gesù di incappare in quelli che lo volevano uccidere. Ma Gesù li rassicurò con questa frase: "Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui" (Gv 11, 9-10). Con questa frase Gesù voleva far comprendere ai Discepoli che nessuno poteva nuocergli prima che fosse venuta l'ora delle tenebre, ovvero l'ora stabilita da Dio per il compimento del Disegno di salvezza. Nel frattempo, Lazzaro morì, e quando infine giunse Gesù, egli giaceva ormai da quattro giorni nel sepolcro.
Nel racconto di questo miracolo colpisce un particolare: la compassione di Gesù per la morte di questa persona a Lui tanto cara, e per il dolore delle due sorelle, Marta e Maria. "Gesù […] si commosse profondamente" (Gv 11,33) e "scoppiò in pianto" (Gv 11,35). Il Cuore di Gesù è sempre sensibile alle nostre afflizioni, anche e soprattutto quando ci sembra di essere dimenticati. Pur avendo appreso della malattia di Lazzaro, Gesù rimase ancora per due giorni nel luogo dove si trovava. Quando infine arrivò a Betània, Marta non nascose il suo dolore per quell'assenza e disse: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!" (Gv 11,21). In un certo senso, Marta si sentiva abbandonata proprio nel momento del bisogno.
Anche noi tante volte ci lamentiamo, ci sentiamo soli nel nostro dolore e non ci accorgiamo che proprio in quel momento Gesù soffre con noi e ci porta ancora di più nel suo Cuore, come ha fatto con Lazzaro, Marta e Maria. Il Signore permise quella sofferenza affinché, per mezzo di essa, Dio venisse glorificato (cf Gv 11,4). Il Signore aspettò il quarto giorno per far risaltare ancora di più il miracolo da Lui operato. "Commosso profondamente" (Gv 11,38), fece rimuovere la pietra e gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!" (Gv 11,43). Lazzaro ritornò in vita e, a quella vista, molti credettero nel Messia.
Questo miracolo è pieno di significati. Prima di tutto preannunzia la Morte e Risurrezione di Gesù. Di lì a poco, Gesù doveva morire per noi sulla croce, per poi risorgere glorioso. Tuttavia, c'è una grande differenza fra le due risurrezioni. Lazzaro tornò in vita, per poi morire di nuovo alcuni anni dopo; Gesù invece risorse glorioso, dischiudendo a noi le porte della Vita eterna. Il miracolo operato dal Signore preannunzia anche la nostra risurrezione che avverrà alla fine dei tempi. La fede ci assicura che il nostro corpo non rimarrà nella tomba, risorgerà per riunirsi all'anima e vivrà eternamente. Anche a noi, Gesù griderà "vieni fuori!" (Gv 11,43). A quelle parole divine il nostro corpo risorgerà per non morire più e, se l'anima sarà in Paradiso, risorgerà glorioso, come quello del Signore.
Il miracolo della risurrezione di Lazzaro simboleggia anche la risurrezione spirituale di ciascuno di noi, dalla morte del peccato alla vita soprannaturale. Questo dono lo abbiamo ricevuto con il santo Battesimo. Per questo motivo, la pagina del Vangelo di oggi, insieme con quelle delle domeniche precedenti, rientrava nell'antica catechesi di preparazione per il Battesimo. Nella terza domenica di Quaresima, con l'episodio della Samaritana al pozzo di Sicar, abbiamo meditato sul Battesimo come fonte di purificazione; nella quarta domenica, con il racconto del cieco nato, abbiamo riflettuto sul Battesimo come luce che illumina la nostra vita; infine, con il brano del Vangelo della risurrezione di Lazzaro, siamo invitati a riflettere sul Battesimo come rigenerazione dell'uomo, come il Sacramento che ci dona la vita immortale.
Arrivati al termine di questa omelia, vorrei indicare un piccolo pensiero da fare nostro e da portare, per così dire, a casa, per poi meditarlo nei prossimi giorni. Il pensiero riguarda proprio il Battesimo. Facciamo un serio esame di coscienza: sono fedele alle promesse battesimali, ovvero all'impegno di credere e di rinunciare al peccato, oppure mi sto adeguando sempre di più alla mentalità di questo mondo?
Per essere fedeli alle promesse del Battesimo, il segreto è quello di mettere la nostra vita nelle mani della Madonna e di pregarla ogni giorno. Lei, che è stata la prima discepola del Signore, Colei che ha vissuto il Vangelo con assoluta fedeltà, aiuterà anche noi ad essere fedeli e a vivere come figli della luce.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 2 aprile 2017)

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