BastaBugie n°500 del 05 aprile 2017

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1 IL NUCLEARE ECOLOGICO E' UNA SCOPERTA ITALIANA
Il recupero della sovranità nazionale passa anche dall'indipendenza energetica (intanto Trump lancia saggiamente la guerra mondiale contro i signori del clima)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
2 IMPENNATA DI VENDITE DI ELLAONE, LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO
Venduta come contraccettivo, funziona in realtà come la Ru486 e quindi aumentano gli aborti senza controllo
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
3 D'AGOSTINO SU AVVENIRE DIFENDE LA LEGGE SULLE DAT FACENDO FINTA CHE NON SIA EUTANASIA
Così, grazie anche alle ''rassicurazioni'' del quotidiano della Cei, sarà legittimo per legge uccidere persone come Eluana Englaro
Autore: Marco Ferraresi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 HA ANCORA SENSO DARE L'8XMILLE ALLA CEI?
Io continuerò sempre a sostenere come potrò la Chiesa, mia madre, perché voglio la salvezza eterna, ma alcuni miei amici...
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 NON POSSO CHE RIFIUTARE LA FESTA DELLA DONNA
Orgogliosa di essere donna, trovo avvilente questa festa e le relative premesse e conseguenze: il falso rogo delle operaie, l'inesistente emergenza femminicidio, le degradanti quote rosa
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie ProVita
6 SARAH: LA CRISI DELLA CHIESA E' UNA CRISI LITURGICA
Il prefetto del Culto Divino denuncia il disastro, la devastazione e lo scisma dei sacerdoti e teologi ammalati di novità che hanno rimodellato la liturgia della Chiesa secondo le loro idee
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 NON POSSIAMO NON DIRCI LATINI
La cultura greco-romana ha positivamente condizionato e anche oggi condiziona il nostro modo di pensare e di percepire le cose
Autore: Maurizio Bettini - Fonte: Tempi
8 TRANSGENDER A 16 ANNI, ORA E' UN GIOCATTOLO
Altre notizie dal mondo gay: l'Arcigay contro la preside che informa le famiglie, arriva il Testo unificato sull'educazione gender, proposto il coming-out collettivo per i calciatori
Fonte: Notizie Provita
9 OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO A (Mt 26,14-27,66)
Davvero costui era Figlio di Dio!
Fonte: Maranatha.it

1 - IL NUCLEARE ECOLOGICO E' UNA SCOPERTA ITALIANA
Il recupero della sovranità nazionale passa anche dall'indipendenza energetica (intanto Trump lancia saggiamente la guerra mondiale contro i signori del clima)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 02/04/2017

Da Paese distrutto che aveva pure perso la guerra ed era prevalentemente agricolo, in pochissimi anni l'Italia è diventata la quinta potenza industriale del pianeta. L'espressione "miracolo economico" fu coniata espressamente per noi.
Fu un balzo in avanti strepitoso. Cos'avremmo potuto fare se avessimo avuto anche il petrolio? In effetti, l'inizio dei nostri guai è rappresentato proprio dai due shock petroliferi del 1973 e del 1979.
Ma - pur poveri di materie prime - abbondiamo in materia grigia. Il "genio" è la nostra grande risorsa. E dovremmo ritrovare anche per questo un po' di sano orgoglio italiano.
Perché poi sono gli altri a riconoscere le nostre eccellenze che noi magari ignoriamo. C'è un caso proprio nel settore cruciale dell'energia.

SORPRESA USA
In un atto del Congresso degli Stati Uniti della primavera 2016, si legge che l'Italia ha un primato straordinario nel campo delle nuove reazioni nucleari, che in America chiamano Reazioni Nucleari a Lieve Energia, in inglese Low Energy Nuclear Reactions (LENR).
Leggiamo quel passo della Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti (la Camera dei deputati Usa):
"La Commissione è al corrente dei recenti sviluppi positivi nell'evoluzione delle reazioni nucleari a lieve energia (LENR), che producono energia rinnovabile ultra-pulita e a basso costo, con forti implicazioni per la sicurezza nazionale. Per esempio, secondo la Defense Intelligence Agency (DIA), se le LENR dovessero funzionare, sarebbero 'una tecnologia dirompente in grado di rivoluzionare la produzione e conservazione di energia'. La Commissione è inoltre a conoscenza di quanto scoperto dall'Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa (DARPA), secondo cui altri Paesi, inclusi Cina e India, stanno portando avanti programmi di LENR, mentre il Giappone ha appena creato un fondo di investimento per promuovere questa tecnologia".
Il documento prosegue così:"La DIA ha inoltre accertato che Giappone e Italia sono leaders in questo settore, mentre Russia, Cina, Israele e India stanno stanziando ingenti risorse per lo sviluppo delle LENR. Al fine di meglio comprendere le implicazioni per la sicurezza nazionale di queste evoluzioni, si chiede al Segretario della Difesa di fornire alla presente Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, il 22 settembre 2016, un rapporto sull'utilità militare dei recenti avanzamenti in materia di LENR".
La Commissione chiede di conoscere anche "lo stato corrente della ricerca negli Stati Uniti" in questo settore e "in quale relazione essa sia con il lavoro effettuato in ambiti internazionali". Così è stato affidato proprio al ministero della Difesa Usa il compito di conquistare il primato della ricerca in questo settore.
E l'Italia che oltreoceano è definita "leader" nella scoperta di queste nuove forme di energia?

POCHI SANNO CHE...
Già nel 2009 (governo Berlusconi) il Parlamento italiano aveva approvato la legge 99/2009 che, programmando il ritorno al nucleare, apriva la strada alle nuove reazioni nucleari scoperte e brevettate dal Cnr.
Tutta questa vicenda scientifica e tecnologica è ricostruita nel libro - appena uscito - di Fabio Cardone, "La futura energia. Dall'atomica alle reazioni nucleari ultrasoniche" (Di Renzo editore, pp. 144, euro 14).
Le particolarità di queste scoperte - che in pratica mostrano la possibilità di ottenere reazioni nucleari mediante gli ultrasuoni e in generale mediante la pressione - sono molte e importanti.
Fra l'altro si ipotizzano perfino applicazioni di queste scoperte nel campo della medicina. Ma soprattutto questo modo di produzione dell'energia nucleare spazza via tutti i problemi che si sono evidenziati con le attuali centrali nucleari.
In sostanza oggi l'energia nucleare copre circa un quinto del fabbisogno mondiale di energia, ma ha il problema della sicurezza degli impianti, dello smaltimento delle scorie radioattive e dell'approvvigionamento dell'uranio visto che ce ne vorrebbe un milione di tonnellate l'anno e oggi ne viene prodotto mezzo milione (inoltre si pone il problema dell'esaurimento dell'uranio stesso e della dipendenza geopolitica dai paesi produttori).
Le reazioni nucleari ultrasoniche eliminano totalmente questo problema in quanto non hanno bisogno di uranio: "per liberare energia necessitano di sali di ferro e il ferro è molto comune in natura. Inoltre" spiega Cardone nel libro citato "gli esperimenti hanno dimostrato che le reazioni nucleari ultrasoniche non producono scorie radioattive e nemmeno radioattività residua e questo risolverebbe il problema dei rifiuti pericolosi".
Non solo. "Gli esperimenti hanno indicato anche un'altra sorprendente possibilità: la distruzione delle sostanze radioattive mediante la loro trasformazione in sostanze inerti, prive di radioattività".
In pratica, secondo i calcoli, si ottiene in 90 minuti quello che altrimenti avrebbe richiesto due anni e questo risolverebbe il problema dello smaltimento delle scorie prodotte finora dalle tradizionali centrali nucleari (quindi si avrebbe uno straordinario beneficio ecologico).
Tanto che - dopo l'approvazione della legge 99/2009 - la Regione Abruzzo, con una delibera del 2010 (approvata all'unanimità), ha chiesto al Governo di poter avere nel territorio regionale l'impianto per sviluppare la tecnologia finalizzata a disattivare le sostanze radioattive. In collaborazione con Ansaldo nucleare a Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari).
La Sogin nel 2010 aveva definito anche un piano di sviluppo. Sennonché nel marzo 2011, a seguito di un devastante terremoto e conseguente maremoto in Giappone, si ebbe il disastro della centrale nucleare di Fukushima. [leggi: FUKUSHIMA, CINQUE ANNI DOPO ABBIAMO LA CERTEZZA CHE LE RADIAZIONI NON FURONO PERICOLOSE, clicca qui, N.d.BB]
Immediata fu la ripercussione in Italia dove un referendum si abbatté sulla legge 99/2009 facendo sospendere l'applicazione dell'art. 14 (quello sul nucleare) fino al 2016.
E' ormai scaduto da un anno il termine e - come dimostra il documento del Congresso americano - tutti i grandi paesi industriali stanno correndo a investire su quelle nuove forme di energia nucleare.

E ORA ?
Il libro di Cardone riapre la riflessione sulle applicazioni di quelle scoperte. L'autore osserva: "E' stato valutato che ogni prototipo industriale può costare 100 milioni di euro e può avere soltanto un'applicazione specifica: produzione di energia, distruzione di sostanze radioattive, trasformazione delle sostanze".
Quanto tempo potrebbe occorrere per passare alla realizzazione di un impianto industriale? Naturalmente dipende dall'entità degli investimenti. Ma anche "un programma lento e a lungo termine" non va oltre i 10 o 15 anni.
Fra l'altro si deve sottolineare che i notevoli risultati di queste ricerche sono stati conseguiti senza finanziamenti specifici, cioè senza ulteriore aggravio di spesa per le casse pubbliche.
Infatti "tutto ciò che riguarda queste ricerche" spiega Cardone nel libro "era di proprietà dello Stato Italiano, la macchina era proprietà dell'Esercito Italiano" e "i brevetti relativi alla macchina e ai suoi procedimenti di proprietà del Cnr".
Considerati i tanti sprechi pubblici in Italia, in tutti i settori, è davvero significativo che poi si facciano scoperte importanti in modo così economico, si può dire praticamente a costo zero.
Ora sta al nostro Paese trarne tutti i benefici. Già altre volte è accaduto che importanti scoperte di scienziati italiani siano state poi implementate e sfruttate da altri Paesi (il caso più clamoroso è proprio quello di Enrico Fermi e del nucleare) Sarebbe desolante se ciò dovesse ripetersi anche in questo caso.
Ma se il governo non riprende subito in mano la materia (visto che è finita la sospensione) è sicuro che gli altri non staranno a guardare e ci sorpasseranno.
Quello dell'indipendenza energetica, fra l'altro, è un grande obiettivo politico che dovrebbe appassionare non solo i cosiddetti sovranisti, ma chiunque abbia minimamente a cuore il futuro dell'Italia. E' il classico tema bipartisan.

Nota di BastaBugie: per approfondire l'argomento delle centrali nucleari, dell'incidente di Fukushima e del referendum, clicca nel link qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=nucleare

Riccardo Cascioli nell'articolo sottostante dal titolo "Trump lancia la guerra mondiale contro i Signori del clima" parla dell'ordine esecutivo con cui Trump blocca il Piano Obama contro i cambiamenti climatici, ritenuto dannoso per l'economia americana e senza risultati per l'ambiente. L'iniziativa dell'amministrazione Trump intende privilegiare l'indipendenza energetica, salvando i posti di lavoro e migliorando gli indici ambientali. Una sfida che non riguarda solo gli Stati Uniti.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 marzo 2017:
Quando si sente l'ex vice-presidente americano Al Gore affermare con sicurezza che la Brexit (l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea) è conseguenza dei cambiamenti climatici, anche un profano sarebbe portato a simpatizzare con il presidente Usa Donald Trump che ha deciso di annullare tutti gli impegni presi dal suo predecessore Barack Obama in fatto di politiche del clima.
Il teorema di Gore - che lo ha esposto pochi giorni fa presentando il sequel del video catastrofista "Una verità sconveniente" - è degno della Fiera dell'Est di Angelo Branduardi: la decisione del popolo britannico sarebbe la conseguenza delle tensioni in Europa causate dai conflitti mediorientali, a sua volta provocati dalla guerra in Siria, la cui origine starebbe in una forte migrazione interna causata dalla siccità che avrebbe colpito la Siria negli anni scorsi, ovviamente provocata dai cambiamenti climatici.
È incredibile come la panzana della guerra in Siria che sarebbe stata causata dai cambiamenti climatici continui a essere ripetuta da importanti autorità internazionali malgrado ci siano prove evidenti della sua falsità (clicca qui per l'approfondimento), anche se basterebbe il buon senso. Ma addirittura attribuire a questo l'esito del referendum britannico sull'adesione all'Unione Europea è surreale. In altri tempi si sarebbe prescritto il ricovero immediato, oggi invece si è riveriti come autorità nel campo climatico.
Se queste sono le basi delle politiche per contrastare i cambiamenti climatici, allora si capisce come sia da prendere molto più sul serio la posizione dell'attuale presidente Trump che giudica la storia dei cambiamenti climatici una bufala e ha appena cancellato con un ordine esecutivo - chiamato "Energy Independence", indipendenza energetica - il Clean Power Plan (Piano per l'energia pulita) voluto da Obama. In questo modo viene eliminato il tetto alle emissioni di anidride carbonica (CO2) stabilito in ossequio agli accordi di Parigi sul clima e vengono tagliate le sovvenzioni statali alle energie rinnovabili. «Poniamo così termine alla guerra al carbone», ha sintetizzato Trump. Il carbone infatti, che tuttora è una fonte che conta per oltre il 30% del fabbisogno nazionale americano, sarebbe stata la prima vittima del piano Obama che prevedeva una riduzione di emissioni di gas serra entro il 2030 del 32% rispetto ai livelli del 2005.
Il costo del piano Obama - secondo le stime dell'agenzia americana per l'ambiente (Epa) - varia dai 7.3 agli 8.8 miliardi di dollari annui. In realtà il Clean Power Plan è stato già bloccato dal ricorso di 28 stati che contestano l'intrusione del governo federale nelle decisioni dei singoli stati quanto al mix energetico più adeguato da perseguire. Allo stesso tempo, c'è da aspettarsi che altri stati portino in tribunale le decisioni del governo Trump, visto che ora il Clean Power Plan dovrà essere riscritto secondo le indicazioni dell'ordine esecutivo di Trump, e che i governatori democratici faranno di tutto per rendere la vita difficile al presidente.
Contrariamente a quello che si vuol fare credere lo scontro non è tra chi ha a cuore l'ambiente e chi il solo profitto. E la questione non è solo un problema interno americano.
In questo l'amministrazione Trump riprende la linea che era già dell'amministrazione Bush, partendo dal presupposto che non è assolutamente vero che gli scienziati siano concordi nel ritenere la concentrazione di gas serra e in particolare la CO2 la causa principale del riscaldamento globale. Peraltro proprio il riscaldamento globale si sta dimostrando un fenomeno di molto inferiore a quello che i modelli al computer prevedevano negli anni passati. Al contrario, sono migliaia gli studiosi impegnati nelle scienze che hanno a che fare con il clima che sostengono la marginalità della CO2 nei processi di formazione del clima. In effetti, anche solo guardando ai gas serra, il 95% è costituito dal vapore acqueo.
In ogni caso la scienza non ha affatto certezze né riguardo alla evoluzione futura del clima né riguardo all'impatto che i cambiamenti climatici (che sono un fenomeno assolutamente naturale) possono avere sui fenomeni atmosferici.
Su questa base appare assurdo lanciarsi in investimenti stratosferici dai risultati più che incerti in fatto di clima. Per avere un'idea basti pensare che un recente studio commissionato dall'American Council for Capital Formation e dall'Istituto della Camera di Commercio USA, ha stimato che gli impegni presi da Obama come parte degli accordi di Parigi potrebbero costare all'economia americana 3 trilioni di dollari e 6.5 milioni di posti di lavoro nel settore industriale da qui fino al 2040. Nel giro di dieci anni, dice ancora lo studio, la perdita del lavoro si concentrerebbe in quattro stati chiavi per la manifattura: 74mila posti in Michigan, 53mila in Missouri, 110mila nell'Ohio, 140mila in Pennsylvania.
Quanto all'ambiente i vantaggi sarebbero irrilevanti, soprattutto perché tali investimenti puntano soltanto alla riduzione delle emissioni di CO2, che non è un inquinante (anzi è un elemento essenziale per la vita) ma viene ritenuto un climalterante (non da tutti, come abbiamo visto).
La amministrazione Trump invece, dalle prime mosse, sembra riprendere il discorso già sviluppato dall'amministrazione Bush, ovvero puntare sulla riduzione dell'inquinamento ma senza mettere a rischio i posti di lavoro e soprattutto puntando all'indipendenza energetica, una questione chiave per la sicurezza nazionale.
La guerra sul clima, però, non è solo un fatto interno degli Stati Uniti. La questione è globale, e non soltanto per le implicazioni che potrebbe avere sugli accordi di Parigi se gli Usa si ritirassero (in ogni caso non potrebbe accadere prima di due anni). Anche alcuni paesi europei, spinti dalla crisi economica, hanno cominciato a ripensare certi impegni legati agli accordi di Parigi. Basti pensare che solo nel 2015, le spese globali per fermare il riscaldamento globale ammontavano a 1.5 trilioni di dollari, all'incirca 4 miliardi di dollari al giorno. Il problema è soprattutto nell'investimento sulle energie rinnovabili. Per quanto negli ultimi anni sia molto migliorata l'efficienza di queste energie, sole e vento costano ancora da 5 a 10 volte più dei combustibili fossili e in ogni caso sono lontanissimi dal potere soddisfare l'attuale domanda di energia.
Per cui è abbastanza probabile che, aldilà delle prese di posizione ufficiale che dovendo rispettare il "politicamente corretto" dovranno essere di condanna per le decisioni di Trump, l'esempio americano sarà seguito più o meno discretamente da altri paesi industrializzati.

Fonte: Libero, 02/04/2017

2 - IMPENNATA DI VENDITE DI ELLAONE, LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO
Venduta come contraccettivo, funziona in realtà come la Ru486 e quindi aumentano gli aborti senza controllo
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 28/03/2017

Fino a prima della "liberalizzazione", in Italia si poteva acquistare la pillola dei cinque giorni dopo solo presentando una ricetta medica e un test di gravidanza negativo. Ma dal 9 maggio 2015, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento dell'Aifa del 21 aprile 2015, che ha rigettato il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità, la ellaOne (è nome commerciale di questa pillola, ulipristal acetato è il suo principio attivo) può essere acquistata in farmacie e parafarmacie senza obbligo di ricetta né di test. Basta essere maggiorenni. Il risultato? Oggi in Italia se ne acquista una compressa ogni 2 minuti. "Record di vendite, seicento acquisti ogni 24 ore
. Boom della pillola dei 5 giorni dopo", titola il Corriere della Sera: 200.507 è infatti numero delle ellaOne vendute da gennaio a ottobre 2016, quindici volte quelle vendute nel giro di due anni nello stesso periodo, «e questo è veramente incredibile perché si tratta di un farmaco potentissimo. Basti pensare che l'Ulipristal ha un'immagine chimica praticamente sovrapponibile a quella della pillola del mese dopo, l'Ru486, che viene utilizzata nei nostri ospedali fino alla settima settimana in alternativa all'aborto chirurgico volontario». Emanuela Lulli, ginecologa bioeticista del direttivo di Scienza & Vita e all'opera nel Servizio sanitario nazionale a Pesaro, si scaglia contro i titoli, «questi dati sono tutt'altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione», ma soprattutto contro la bugia reiterata dalla stampa: «Viene ripetuto più volte che si tratta di un contraccettivo d'emergenza. Non è così, questa è una bugia mediatica. Gli stessi disegni utilizzati dal Corriere per spiegare il funzionamento di questa pillola mostrano chiaramente il suo meccanismo totalmente abortivo».
Il Corriere spiega: il suo meccanismo d'azione consiste nel ritardare o inibire l'ovulazione. Non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d'emergenza, da prendere entro 120 ore dal rapporto a rischio. È così?
No, ancora una volta si gioca con le parole e si dice una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei cinque giorni dopo è quello di rendere inospitale l'endometrio per l'annidamento dell'embrione di circa una settimana, dieci giorni. Basta guardare i disegni: il piccolo embrione cerca un annidamento endometriale per l'impianto per nove mesi, ma viene bloccato perché questo farmaco è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l'ormone che serve all'embrione per annidarsi. Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486: si tratta di un abortivo.
Eppure si dice che elleOne non va confusa con la pillola Ru486 o con la pillola del giorno dopo. Anche in questo caso si parla di contraccettivo e non è necessaria la prescrizione medica sopra i 18 anni.
La pillola del giorno dopo è abortiva o meno a seconda di quando viene assunta nel corso del ciclo ovarico. In sostanza, se viene presa lontano dall'ovulazione può bloccarla ed essere usata come contraccettivo, ma se viene presa in prossimità dell'ovulazione il suo meccanismo è abortivo. Diverso è il meccanismo della pillola dei cinque giorni dopo, che ha invece una funzione di tipo intercettivo e quindi, usiamo l'italiano, abortivo. Lo schema rispetto a quello della Ru486 è - ribadiamolo - praticamente identico, cambiano solo dei legami, riesce davvero a "intercettare" il piccolo embrione. Chiamarlo contraccettivo "d'emergenza" sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da banco è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, per capirci, necessita di prescrizione medica, una bomba come la elleOne no. Ma tutto questo viene taciuto, si lavora e si specula sul corpo della donna e si parla di "boom". Una bugia mediatica nella bugia scientifica. Perché in fondo cosa ci dice il record di vendite e di assunzioni di questa pillola? Ci dice che la contraccezione ha fallito. Che se le ragazze ricorrono a questi farmaci, l'approccio contraccettivo, che vedeva nella pillola tradizionale la panacea di tutti i mali, ha fatto flop. Che dopo sessant'anni di cultura contraccettiva non abbiamo ancora capito che i giovani hanno bisogno di altro che di distribuzione di pillole e preservativi a scuola.
Togliere l'obbligo di ricetta di fatto non significa equiparare gli effetti collaterali di questa pillola a quelli di altri farmaci da banco?
Assolutamente sì. Peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati dopo l'assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non ci stiamo affatto preoccupando sono invece gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne.
«Il farmaco non ha grandi problematiche - disse il direttore dell'Aifa Luca Pani - ma sull'uso ripetuto e incontrollato non ci sono dati sufficienti per garantirne la sicurezza». Ma chi verifica che non si faccia un simile uso visto che il farmaco può ora essere preso senza ricetta medica?
Nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni. Ripeto, pagheremo le conseguenze del "boom" di queste pillole tra qualche anno in termini di fertilità della popolazione femminile. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per "sicurezza", questo non fa che rovinare l'apparato riproduttivo. Anche per questo non trovo corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle venite di questo farmaco: gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all'interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato.
Esiste un rischio di impiego fuori etichetta come un abortivo? In altre parole: se una donna si recasse in farmacie diverse per prendere la pillola dei cinque giorni dopo potrebbe anche interrompere una gravidanza? Questo non aumenta paradossalmente il rischio di aborti fai da te?
Certamente. Come dicevamo nessuno può impedire l'abuso o monitorare l'uso corretto della ellaOne. È già stato denunciato a questo proposito l'utilizzo di un famoso farmaco anti ulcera per procurarsi interruzioni volontarie di gravidanza: come possiamo escludere l'uso di dosi massicce di un farmaco che svolge la stessa funzione della Ru486? Ricordiamocene quando parliamo di "lotta all'aborto clandestino". Ricordiamocene quando leggiamo i titoli trionfalistici sul boom di questa pillola. Non si tratta di vittoria, ma di una grande sconfitta per le donne, sia per chi crede nella contraccezione, sia per chi come me crede in una educazione dei giovani alla fertilità perché sia vissuta in modo libero, senza delegarne la propria gestione e funzione a un medico o a un contraccettivo.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti su EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, vai al seguente link
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=EllaOne

Fonte: Tempi, 28/03/2017

3 - D'AGOSTINO SU AVVENIRE DIFENDE LA LEGGE SULLE DAT FACENDO FINTA CHE NON SIA EUTANASIA
Così, grazie anche alle ''rassicurazioni'' del quotidiano della Cei, sarà legittimo per legge uccidere persone come Eluana Englaro
Autore: Marco Ferraresi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/03/2017

Con uno sconcertante editoriale del professor Francesco D'Agostino, il quotidiano Avvenire - e quindi la Cei - si schiera decisamente a favore dell'attuale proposta di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) in discussione alla Camera (per quanto migliorabile), e critica pesantemente quanti si oppongono alla legge e la considerano il primo passo verso la legalizzazione dell'eutanasia. D'Agostino - che scrive in qualità di presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani (Ugci), organismo sotto la diretta tutela del segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino - sostiene la necessità di una buona legge sul fine vita e quella attualmente in dicussione per lui evidentemente lo è, seppure sia da emendare in alcuni punti. Si tratta di una posizione che non solo non è condivisa dalla maggioranza dei medici, ma neanche da quella dei giuristi cattolici. E infatti l'uscita di D'Agostino ha provocato l'immediata presa di distanza da parte di Marco Ferraresi, membro del Comitato centrale dell'Ugci, che nella lettera aperta che qui pubblichiamo contesta a D'Agostino le sue affermazioni.

CARO D'AGOSTINO, SULLE DAT NON MI RAPPRESENTI
In un articolo pubblicato su Avvenire il 30 marzo, il Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, Francesco D'Agostino, ritiene che la proposta di legge sul fine vita "non è in alcun modo finalizzata a introdurre in Italia una normativa che legalizzi l'eutanasia". Chi ritiene il contrario leggerebbe il testo "in modo forzato", analogamente a quanto farebbe un interprete "subdolo e malevolo".
Quale membro del Consiglio centrale dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani mi dissocio dalle considerazioni del Presidente, che dimostra a mio avviso di non aver compreso il testo della proposta di legge. Esso introdurrebbe, eccome, l'eutanasia nel nostro ordinamento. Lo argomenta bene l'appello del Centro Studi Livatino firmato da oltre 250 giuristi. Tra i profili critici delle riflessioni di D'Agostino, ne sottolineo tre.
In primo luogo, la proposta di legge snatura la professione medica, conferendo al paziente un potere sulle determinazioni del medico: il testo della proposta infatti prevede il diritto del paziente di dettare "disposizioni" di trattamento, che il professionista sarebbe obbligato ad eseguire.
In secondo luogo, il testo in discussione alla Camera prevede sì alcuni limiti alla volontà del paziente (la non contrarietà a norme legali, alla deontologia e alle buone prassi clinico-assistenziali). Ma questi limiti - a parte la loro genericità e dunque manipolabilità in sede giudiziale - sono contemplati unicamente per la richiesta positiva di applicazione di trattamenti sanitari. Al contrario, i limiti non operano con riguardo, in negativo, al "diritto" del paziente di rifiutare o interrompere le terapie e finanche l'idratazione e l'alimentazione artificiali (si v. gli artt. 1, comma 7, e 3, comma 4), queste ultime considerate tout court delle terapie. Con la conseguenza che il medico potrebbe essere costretto dal paziente ad atti eutanasici anche commissivi (per es. togliere una flebo contenente un antibiotico di rilievo vitale).
In terzo luogo, l'articolo di D'Agostino tace su altri profili gravi del testo in discussione, come l'eutanasia di minori e incapaci, decidibile dai genitori e tutori, a meno che un medico non si opponga e il giudice dia ragione al medico (cfr. art. 2).
Che proprio il Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani si esprima in questo modo su punti così delicati, che ineriscono al diritto alla vita e al comandamento di non uccidere, non può che suscitare dolore e sconcerto.

Nota di BastaBugie: sono passati solo nove mesi dall'approvazione della Legge Cirinnà e, in barba a tutti i "paletti", la totale equiparazione tra Unioni Civili e Matrimonio è già avvenuta. Lo dimostrano le sentenze degli ultimi giorni: utero in affitto e adozione tout court per le coppie gay. C'è da stupirsi? Niente affatto. E' accaduto esattamente lo stesso per aborto, divorzio e fecondazione assistita. La morale è semplice: sui principi non negoziabili non si può accettare alcun compromesso politico. Eppure la Cei e i parlamentari cattolici non vogliono capirlo e sul "fine vita" stanno ripetendo lo stesso errore. Tutto questo lo spiega bene Riccardo Cascioli nel seguente video della durata di tre minuti e mezzo:


https://www.youtube.com/watch?v=SUU07HhAOQw

ORA PER AVVENIRE VA BENE LA MORTE DI ELUANA ENGLARO
Giacomo Rocchi, Consigliere della Corte di Cassazione, nell'articolo sottostante dal titolo "Ora per Avvenire va bene la morte di Eluana Englaro" spiega come la proposta di legge sulle Dat, se approvata, renderebbe assolutamente legittima la morte di un paziente come Eluana Englaro. Basta leggere gli articoli della proposta e paragonarli a quanto successo allora. Eppure secondo il professor D'Agostino questa non è eutanasia. Così si mente ai lettori di Avvenire.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° aprile 2017:
L'articolo del professor Francesco D'Agostino apparso su Avvenire del 30 marzo e già commentato dalla Bussola ieri, contiene un passaggio "pesante": «Il disegno di legge non è in alcun modo finalizzato a introdurre in Italia una normativa che legalizzi l'eutanasia. Questo è ciò che invece sostengono alcuni tra i suoi avversari, ma per farlo devono interpretarlo in modo forzato. Onestà vuole che una legge vada valutata per ciò che dice e non per ciò che potrebbe farle dire un interprete subdolo o malevolo».
Visto che il mio lavoro è di interpretare ed applicare le leggi (non di fare il filosofo), propongo al prof. D'Agostino (e ai nostri lettori) una "prova sul campo" del progetto di legge in discussione: vediamo come funzionerebbe.
Prima, però, faccio una domanda: cosa è avvenuto con l'uccisione di Eluana Englaro? Rispondo: una disabile in stato di incoscienza, dopo essere stata interdetta, è stata fatta morire interrompendo nutrizione e idratazione per decisione del padre/tutore cui hanno dato attuazione medici e paramedici. La disabile non era malata né, tanto meno, prossima alla morte. Io questa la definisco eutanasia: l'uccisione di una disabile decisa da chi riteneva che ella fosse «morta il giorno dell'incidente stradale», resa possibile da un ordine dei giudici e da sanitari che eseguivano la decisione del tutore. Non so come la definisca il prof. D'Agostino.
E allora, vediamo cosa dice l'articolo 2 del progetto di legge: «Il consenso informato della persona interdetta ai sensi dell'articolo 414 del codice civile è espresso o rifiutato dal tutore, sentito l'interdetto ove possibile, avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita della persona».
Quindi abbiamo un tutore (come era Beppino Englaro) che può rifiutare le terapie erogate all'interdetta (come era Eluana Englaro). Può rifiutare anche la prosecuzione di nutrizione e idratazione? Certamente sì: lo dice l'art. 1, menzionando «il diritto di revocare in qualsiasi momento (...) il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali».
E i medici, di fronte a questo rifiuto di proseguire nella nutrizione e idratazione, cosa faranno? Il principio generale è che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente (e quindi del tutore) di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo»; tuttavia, nel caso degli incapaci, se il tutore «rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare su ricorso del rappresentante legale della persona interessata o del medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria».
Come funziona questa norma? È semplice: il medico non è obbligato a ricorrere al giudice tutelare se è d'accordo con la decisione del tutore e, quindi, può semplicemente interrompere la nutrizione e idratazione all'incapace, cioè ucciderlo.
Per uccidere Eluana Englaro furono necessari la volontà del tutore di farla morire, diverse pronunce della magistratura (l'ultima quella della Corte d'appello di Milano che diede il via libera finale) e un gruppo di medici e paramedici che concordavano con la decisione di Beppino Englaro e la eseguirono.
Con questa legge, per ottenere lo stesso risultato nei confronti di altri disabili, non sarà necessaria una sentenza dei giudici: basterà un tutore (o il genitore di un minore o di un neonato) e un medico che è d'accordo con lui e che non farà alcuna opposizione; un medico che il tutore potrà scegliere (la scelta del medico curante, come è noto, è libera).
Ci saranno almeno conseguenze penali, verrebbe da dire. La legge, premurosamente, garantisce ai medici che eseguiranno la volontà dei tutori l'esenzione «da responsabilità civile o penale»; esattamente come è avvenuto per la morte procurata di Eluana Englaro.
Il prof. D'Agostino può smentire questa interpretazione? A me non pare «subdola o malevola» e nemmeno forzata: è una piana applicazione del testo di legge.
Ci sarebbero molte altre cose da dire su quell'articolo e soprattutto sulla proposta di legge in discussione: l'appello promosso dal Centro Studi Livatino espone chiaramente i motivi per cui si tratta di un disegno che ha un contenuto nella sostanza eutanasico.
Vorrei soltanto sottolineare un aspetto, che il prof. D'Agostino finge di non comprendere: egli ritiene che la legge in discussione riguardi davvero soltanto i problemi di terapia, i malati gravi e, magari, morenti; quasi che si stia approvando una "normativa di settore", che riguarda poche situazione-limite.
Al contrario, l'eutanasia che si vuole legalizzare (ovviamente senza dirlo) è quella dei disabili, degli anziani (soprattutto se poveri o in stato di demenza), dei neonati "imperfetti" che, forse, "non vale la pena" rianimare per non farli gravare sulla famiglia e sulla società.
In definitiva, il Parlamento ha in mente ciascuno di noi: cosicché, se non saremo stati così sciocchi da firmare una disposizione anticipata di trattamento - il nulla osta ad una rapida liberazione di un posto letto in ospedale o nella casa di riposo ... - rischieremo ugualmente di doverci difendere da tentativi di farci morire in anticipo, con il timbro dello Stato.
«La storia ci impone di avere coraggio», conclude il prof. D'Agostino. È vero: occorre il coraggio della verità integrale (e forse anche il coraggio di dimettersi quando è il momento).

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/03/2017

4 - HA ANCORA SENSO DARE L'8XMILLE ALLA CEI?
Io continuerò sempre a sostenere come potrò la Chiesa, mia madre, perché voglio la salvezza eterna, ma alcuni miei amici...
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 23/03/2017

Qualche giorno fa ero con due amici cattolici, di quelli proprio inossidabili, ed è venuto fuori che quest'anno, per la prima volta in vita loro, non avrebbero dato l'8 per mille alla Chiesa cattolica. Non volevo crederci: se c'erano due persone di cui non lo avrei mai detto, erano loro. Il giorno dopo, manco a farlo apposta, sono apparsi online i risultati di un'indagine dalla quale risulta che la percentuale dei fedeli che quest'anno devolverà l'8 per mille alla Chiesa è la più bassa da dieci anni a questa parte, ed è scesa a picco nell'ultimo anno.

ABBIAMO BISOGNO DELLA CHIESA
"Troppi scandali, la gente chiede trasparenza e legalità", spiegano dalla Cei. Non so quali strumenti statistici abbiano per dare questa spiegazione, io statistiche non ne ho fatte, però di amici che si sentono parte viva della Chiesa ne ho moltissimi, e così ho indagato.
Con mio grande stupore, in tanti - non tutti, ma parecchi - hanno fatto quella stessa scelta quest'anno. Ho cercato di capire, perché io invece personalmente alla Chiesa darei il 1000 per mille, è continuerò a devolvere l'8, sempre.
La motivazione addotta dai miei amici cattolici "obiettori fiscali", secondo la mia piccola e personalissima indagine, è esattamente opposta a quella data dalla Cei. Non è proprio per niente da cercare nel fatto che vogliono trasparenza e legalità, e non la trovano nella Chiesa. La verità è invece precisamente il contrario. È proprio perché sappiamo che l'uomo - tutti, compresi quelli di Chiesa - è cattivo, che abbiamo bisogno della Chiesa, cioè di chi ci metta in comunicazione con Dio. I sacerdoti non sono operatori sociali da cui pretendiamo onestà ed efficienza, sono coloro che aprono il canale con Dio: sacer dare. È vedendo la nostra povertà - e quella dei sacerdoti - che ci attacchiamo sempre di più alla Chiesa: siamo uomini affoganti, bisognosi di essere salvati, e per questo cerchiamo Dio. E vogliamo qualcuno che ci introduca al mistero, abbiamo bisogno di qualcuno che ci garantisca che quello che intuiamo non è un parto della nostra fantasia. Qualcuno che ci dica la Verità su noi stessi, non qualcuno che organizzi rivendicazioni di diritti umani, raccolte differenziate, spettacoli per intrattenerci.

MEGLIO L'ORIGINALE
Se devo sostenere economicamente qualcuno che mi dice che Marco Pannella è un punto di riferimento spirituale, allora l'8 per mille piuttosto lo do, lo darei ai radicali. Meglio l'originale, piuttosto che una pallida copia. Se devo sostenere un ecologismo raffazzonato, piuttosto scelgo Greenpeace. Se devo finanziare l'affresco di Terni - che è prima di tutto un dipinto molto brutto - che non parla di redenzione, di salvezza, di vita eterna, ma semplicemente scatta una foto, mal realizzata, del reale, forse, ecco, preferisco di no. Se devo sostenere chi non ha lottato, non ha speso una parola - salvo qualche eccezione - per impedire che venisse approvata la legge sulle unioni civili che come noi prevedevamo ha aperto la strada anche alle adozioni, se devo dare i miei soldi a chi ha smesso di annunciare la verità sull'uomo e sulla donna, e invece ha deciso che è meglio difendere i cosiddetti "diritti" delle persone omosessuali, allora finanzio l'Arcigay, non la Chiesa cattolica, perché quegli altri il loro lavoro lo fanno con grande efficacia e aggressività. Se devo sostenere i giornali diocesani che pubblicano articoli sulle unioni civili celebrate, salutandole con gioia, con un melenso linguaggio "inclusivo", preferisco di no, e magari leggo altro, qualche autore omosessuale che almeno scriva bene davvero (tipo Michael Cunningham, per dire). Se qualcuno nella Chiesa dimentica che l'unica cosa di cui hanno davvero bisogno le persone omosessuali non è certo l'accoglienza, che da sola non serve a niente, ma qualcuno che apra loro lo spiraglio di un cammino di speranza e verità, se devo dire che va tutto bene così, che senso ha annunciare la salvezza, se non c'è più niente che grida, che mendica, che supplica di essere salvato?

ABBANDONATI
Non so quanto sia affidabile il mio campione. Di certo qualcosa è cambiato: tanti credenti, che prima erano pronti a difendere i propri pastori, adesso si sentono da loro abbandonati. E non sono certo quelli che si scandalizzano per casi di mala gestione, non sono i cattolici che tirano fuori la vecchia tiritera dei preti pedofili, non è quello che addolora i miei amici, perché, come dicevo, noi lo sappiamo che gli uomini, anche di Chiesa, sono cattivi, ed è per questo che abbiamo bisogno di salvezza.
Io continuerò sempre a sostenere come potrò la Chiesa, mia madre, perché voglio per i miei cari e per me la salvezza eterna. Il mondo non ha bisogno di pastorali creative, di essere intrattenuto - se c'è una cosa di cui c'è sovrabbondanza oggi è proprio l'intrattenimento: nessuno oggi ha bisogno di essere distratto, ma aiutato a ritrovare il centro, e se devo essere intrattenuta vedo un film dei fratelli Cohen - il mondo chiede che la Chiesa sia sempre più coraggiosa nell'annunciare che questa vita è un passaggio per quella eterna.
Il mondo, infine, non ha bisogno che gli si dica che va comunque tutto bene così anche se dice no al disegno di Dio, perché il salario del peccato è la morte, e se nessuno te lo annuncia tu muori.

Nota di BastaBugie: nel dibattito originato da questo articolo riportiamo due contrapposti commenti.

Mi dispiace ma questo articolo è parziale e riduttivo perché non vi sono menzionate tutte le migliaia di opere di Carità che la Chiesa Cattolica, attraverso le Parrocchie, le Caritas diocesane, le associazioni ad esse correlate, è in grado di fare proprio grazie ai fondi dell'8×1000. Credetemi sono davvero tante e nella maggior parte dei casi sono opere splendide attraverso le quali la Chiesa testimonia quotidianamente la Carità, come fa da oltre 2000 anni a questa parte, con modalità consone ai tempi. Prima di giudicare sarebbe bello che ciascuno si informasse sulle opere sostenute dai fondi 8×1000 nella propria Diocesi e andasse a vedere con i propri occhi come questi soldi vengono spesi…
Antonella

Ecco un bell'esempio di confusione totale, su piani diversi.
Iniziamo dal fatto reale: il 75% degli introiti dell'8 x mille sono destinati a spese per il culto e sostentamento del clero. Solo il 25% è destinato ad opere di carità. La fonte? Il bilancio della CEI: che è citato in fondo all'articolo linkato da Costanza. Bastava leggerlo. Se comunque googlate "RIPARTIZIONE FONDI 8XMILLE 2016" trovate il documento originale. Indovina un po' quale contributo, dunque, è "parziale e riduttivo"?
Il bilancio della CEI è la prima cosa da citare quando si parla di queste cose, ma chissà come mai viene non si fa quasi mai. Certo, i vescovi raccontano balle: vedo anche una recente intervista su La Fede Quotidiana dove l'intervistato, invece di citare il bilancio CEI, dice "per esempio" lui cosa fa e dà ad intendere che lo scopo primario sia la carità. Poi ci sono anche le campagne pubblicitarie della CEI, chiaramente ingannevoli. Il fedele quadratico medio ormai si beve tutto e manco gli passa per la mente di andare a verificare, anche se è molto semplice.
Secondo punto: questa ripartizione di bilancio non è problematica, anzi, è del tutto ovvia. Infatti la Chiesa non esiste per fare la carità, ma per portare le anime in Paradiso. Imprescindibile per questo scopo c'è l'amministrazione dei Sacramenti, la maggior parte dei quali - Eucarestia in testa - può essere effettuata solo da un prete ordinato. Siccome quest'attività non produce introiti, è ovvio che questi uomini vadano mantenuti dalla comunità (con gli annessi e connessi, ovvero i luoghi di culto). L'inganno della pubblicità della CEI, dunque, è doppio: non solo perché è menzognero su come vengono spesi i fondi, ma soprattutto perché snatura davanti a tutto il mondo la missione della Chiesa. Siamo solo pochi passi dietro ai Valdesi, che si "vantano" di non spendere neanche un euro dell'otto per mille per le esigenze di culto: va tutto in "filantropia". Ma per loro è coerente: la religione ha perso ogni caratteristica verticale e si è ridotta a "filantropia". A margine di questo secondo punto, altra cosa che ci tengono nascosta è che ci sono vescovi indegni che puniscono i preti fedeli alla tradizione privandoli del legittimo sostentamento a cui avrebbero diritto: infatti a questi devono provvedere organizzazioni laicali come la "Società San Martino di Tours e San Pio da Pietrelcina", di cui ha parlato anche Marco Tosatti. Andate ad informarvi. E magari sganciate qualche quattrino.
Terzo punto: se uno ragionasse un minimo, si renderebbe conto che Caritas & co. possono ricevere donazioni direttamente, non è necessario passare per l'8 x mille. Dunque non si capisce perché ci debba essere un canale doppio, che non solo fa confusione, ma toglie quel 25% di fondi all'esigenza primaria, visto che - a quanto ci dicono in continuazione - comunque quel 75% non basta (infatti è questione comune che p.es. per certe opere di restauro di chiese devono intervenire di tasca propria le comunità locali di fedeli). Chi è giustamente sensibile alle opere di carità può benissimo elargire direttamente a queste istituzioni. Personalmente, io non dò più neanche un quattrino alla Caritas, visto che è diventata un'organizzazione in gran parte dedita al traffico di clandestini, ma fortunatamente ce ne sono altre che non sono cadute così in basso.
Fabrizio
PS L'8 x mille è sbagliato in sé perché lega una cosa fondamentale, come il finanziamento della Chiesa, alle dinamiche dello stato laico. Di fatto è una sottomissione, rompendo l'equilibrio delle due spade che andrebbe tenuto come modello. D'altronde l'esempio tedesco è sotto gli occhi di tutti, con le gravi conseguenze del caso.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 23/03/2017

5 - NON POSSO CHE RIFIUTARE LA FESTA DELLA DONNA
Orgogliosa di essere donna, trovo avvilente questa festa e le relative premesse e conseguenze: il falso rogo delle operaie, l'inesistente emergenza femminicidio, le degradanti quote rosa
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie ProVita, marzo 2017

Felice e orgogliosa di essere donna, mi chiedo che senso abbia la "festa della donna" in un mondo che tende a annullare le donne e la femminilità.
Al liceo, negli anni '70, quando il collettivo femminista della scuola metteva in riga professori, presidi e bidelli, l'8 marzo era una festa "seria", "in ricordo delle operaie massacrate nel 1908 nella fabbrica di camicie di New York". Molto tempo dopo ho scoperto che il rogo era inesistente, una balla clamorosa, inventata dalla propaganda sovietica nel '22. Non so se le ragazze del collettivo l'hanno mai saputo e se si sono indignate anche loro. [leggi: IL MASSACRO DI CENTO OPERAIE E' UN FALSO, clicca qui, N.d.BB]

PERCHÉ NON C'È LA FESTA DELL'UOMO?
Io - a dire il vero - la Festa della donna l'avevo comunque già in antipatia. Perché solo le donne vanno festeggiate? Perché non c'è la Festa dell'uomo? Mi sembrava - e mi sembra - non un momento di emancipazione, ma una specie di contentino, una gentile concessione (dall'alto) di cui sinceramente non sentivo e non sento il bisogno. In più mi dava l'idea di essere banalizzata, sminuita, come persona: come tutti ho le mie feste e le mie ricorrenze e non avevo certo bisogno dell'8 marzo per andare a mangiare la pizza con le amiche.
Ma ci stanno riprovando a farmi sentire - in quanto donna - una "specie in via d'estinzione", una categoria socialmente debole che merita protezione particolare: per esempio con le ridicole "quote rosa". Chi l'ha detto che per fare un alcunché bisogna "riservare" delle quote alle donne? Sono handicappate? In qualsiasi competizione - che sia leale, ovviamente - deve vincere la persona migliore, più adatta, a prescindere dal sesso. Per me le quote rosa sono addirittura offensive. Ma le donne vanno "protette" a tutti i costi. Perciò hanno montato la storia del "femminicidio". Certamente la violenza è da condannare. La violenza dell'uomo, che mediamente è fisicamente più possente, sulla donna, soprattutto in casa - laddove si presume che la donna sia affettivamente coinvolta - è da vili, da vermi disgustosi.

LA BALLA DEL FEMMINICIDIO
Ma anche sulla questione dei "femminicidi" vanno in giro grosse balle: i dati che provengono da fonti attendibili come il Rapporto sulla Criminalità in Italia del Ministero dell'Interno, dicono che le donne uccise sono sempre meno:192 nel 2003, 179 nel 2013 e 152 nel 2014. In percentuale le donne sono circa il 30% delle vittime di omicidio. Quindi il 70% sono maschi. Anche negli altri reati dovuti a questioni sessuali, il numero di vittime maschili è maggiore del numero di vittime femminili: 51,11% contro 48,89%. Ma la cosa più sbalorditiva, che ha sbalordito pure il giornalista del Washington Post che ha fatto la ricerca e ci ha scritto un articolo, è il "paradosso nordico": i Paesi europei che hanno i più alti standard in materia di tutela dei "nuovi diritti" e di "gender equality" (hanno dato piena attuazione alla Convenzione di Istambul, sulla parità di "genere"), hanno anche gli indici più elevati di violenza domestica contro le donne. Danimarca, Svezia e Finlandia detengono il triste record. Gli studiosi hanno anche fatto i calcoli con l'eventualità che le donne più "libere" denuncino più facilmente gli abusi. Non c'è niente da fare: i risultati non cambiano. La condizione della donna, in relazione alle violenze, agli abusi e ai "femminicidi", è di gran lunga migliore in paesi come la Polonia, la Grecia, e perfino l'Italia. [leggi: FEMMINICIDIO INVENZIONE DI REGIME, clicca qui, N.d.BB]

ALCOL, DROGA E PORNOGRAFIA: CHI LE COMBATTE?
Le ricerche dimostrano che la violenza sulle donne è scatenata dall'abuso di alcol e di droghe. La libertà e spregiudicatezza nei costumi sessuali, l'educazione sessuale completa, fin dai primi anni di scuola, la contraccezione e l'aborto liberi e a richiesta, di cui si fanno vanto i Paesi nordici, non servono affatto alla "liberazione delle donne": tutt'altro. Per non parlare della pornografia (anche di quella "soft", quella che passa a tutte le ore sugli schermi delle TV, nelle pubblicità e nei film che vanno in onda in prima serata). L'incidenza tra i fruitori del porno di stupratori, molestatori sessuali e persone che ricorrono a minacce e intimidazioni per "ottenere il sesso" è decisamente rilevante, secondo i ricercatori dell'Università dell'Indiana e dell'University of Hawaii a Manoa, i quali hanno eseguito una meta-analisi di 22 studi provenienti da tutto il mondo. La nostra società fa molta propaganda per ridurre i comportamenti a rischio: si pensi alla sicurezza stradale o alle campagne contro il fumo. Ma sulle prime pagine dei giornali, sugli autobus, tra i manifesti della Presidenza del Consiglio per la "Pubblicità Progresso", qualcuno ne ha mai visti con su scritto "no alla pornografia" o "la pornografia fa male a te e ai tuoi cari"?

LA VIOLENTA IDEOLOGIA FEMMINISTA ISTIGA L'ODIO TRA I SESSI
Questo voler parlare in ogni occasione di violenza di "genere" e di "femminicidio" serve solo a fomentare l'odio tra i sessi e a far propaganda alla più la violenta ideologia femminista, quella che vuole "liberare" la donna negandole innanzi tutto la femminilità, la naturale tendenza alla maternità come realizzazione di sé, e che in buona sostanza mira a sfasciare la famiglia. Oggi, poi, da un lato si nega alle donne il fondamentale diritto ad essere se stesse, cioè esseri femminili, ma dall'altro si pretende di conferire il diritto d'esser donna a persone che hanno da prima della nascita scritto nel DNA di tutte le cellule il sesso maschile.
E la propaganda martellante continua a insinuare che i "femminicidi" sono il risultato della mentalità retrograda, patriarcale, che non accetta l'emancipazione femminile.
Invece, un noto psichiatra come Alessandro Meluzzi scopre che il tipico maschio "femminicida" è un "maschio fragile", nato e cresciuto in una società liquida, fatta di legami che non tengono, senza certezze e senza sicurezze, di coppie precarie e di divorzi brevi, terrorizzato dalla paura dell'abbandono, che facilmente degenera in modo violento: per combattere il "femminicidio" bisogna smettere di tentare di distruggere la famiglia. Se vogliamo celebrare una vera festa della donna, che non sia una presa in giro, dobbiamo prima recuperare il valore vero della famiglia [leggi: QUELLO CHE BOLDRINI & CIRINNA' SANNO, MA NON DICONO, clicca qui, N.d.BB].

Fonte: Notizie ProVita, marzo 2017

6 - SARAH: LA CRISI DELLA CHIESA E' UNA CRISI LITURGICA
Il prefetto del Culto Divino denuncia il disastro, la devastazione e lo scisma dei sacerdoti e teologi ammalati di novità che hanno rimodellato la liturgia della Chiesa secondo le loro idee
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/04/2017

Dal 29 marzo al 1° aprile si è tenuto a Herzogenrath, in Germania, il 18° incontro liturgico di Colonia sul tema del decimo anniversario del Motu proprio Summorum pontificum di Benedetto XVI. Nel 2007 con questo motu proprio l'attuale papa emerito riportava in piena luce il cosiddetto vetus ordo, la liturgia celebrata secondo il rito romano precedente la riforma post conciliare. Il prefetto della Congregazione per il Culto divino, il guineiano cardinale Robert Sarah, non potendo essere presente all'incontro ha inviato un messaggio che certamente farà parlare di sé.

RECIPROCO ARRICHIMENTO TRA I DUE RITI
Il cardinale ha ricordato la Lettera ai vescovi che ha accompagnato il motu proprio di papa Benedetto XVI. In quel testo si precisava che la decisione di far coesistere le due forme del rito romano non aveva solo lo scopo di soddisfare i desideri di gruppi di fedeli legati alle forme liturgiche precedenti il Concilio Vaticano II, «ma anche di permettere l'arricchimento reciproco delle due forme dello stesso rito romano, vale a dire non soltanto la loro coesistenza pacifica, ma la possibilità di perfezionarsi evidenziando i migliori elementi che li caratterizzano».
Laddove il motu proprio è stato accolto, dice Sarah, «si è potuta notare una ripercussione e una evoluzione spirituale positiva nel modo di vivere le celebrazioni eucaristiche secondo la forma ordinaria [del rito], in particolare la riscoperta degli atteggiamenti di adorazione verso il Santo Sacramento (...), e anche un maggior raccoglimento caratterizzato dal silenzio sacro che deve sottolineare i momenti importanti del Santo Sacrificio della messa, per permettere ai preti e ai fedeli di interiorizzare il mistero della fede che viene celebrato». D'altra parte occorre «superare un certo "rubricismo" troppo formale spiegando i riti del Messale tridentino a quelli che non li conoscono ancora, o li conoscono in un modo parziale».

UNA RIFORMA IN ROTTURA
La liturgia «deve sempre riformarsi per essere più fedele alla sua essenza mistica. Ma per molto tempo, questa "riforma" che ha sostituito il vero "restauro" voluto dal concilio Vaticano II, è stata realizzata con uno spirito superficiale e sulla base di un solo criterio: sopprimere a tutti i costi un patrimonio percepito come totalmente negativo e sorpassato, al fine di creare un abisso tra il prima e il dopo concilio. Ora si tratta di riprendere la Costituzione sulla santa Liturgia [Sacrosantum concilium] e di leggerla onestamente, senza tradirne il senso, per vedere che il vero obiettivo del Vaticano II non era quello di intraprendere una riforma che potesse divenire l'occasione di rottura con la Tradizione, ma al contrario, di ritrovare e di confermare la Tradizione nel suo significato più profondo».

LA CRISI DELLA CHIESA E LA CRISI LITURGICA
Ricordando la famosa indicazione espressa in diverse occasioni già dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, il prefetto ha sottolineato che «la crisi che scuote la chiesa da circa una cinquantina d'anni, soprattutto dopo il concilio Vaticano II, è legato alla crisi della liturgia, e quindi dal mancato rispetto, la desacralizzazione e la riduzione alla dimensione orizzontale degli elementi essenziali del culto divino».
Anche se il Concilio ha voluto promuovere una maggior partecipazione attiva del popolo di Dio, «noi non possiamo chiudere gli occhi sul disastro, la devastazione e lo scisma che i promotori moderni di una liturgia viva hanno provocato rimodellando la liturgia della Chiesa secondo le loro idee. Essi hanno dimenticato che l'atto liturgico è, non soltanto una preghiera, ma anche e sopratutto un mistero nel quale si realizza per noi qualche cosa che noi non possiamo comprendere pienamente, ma che noi dobbiamo accettare e ricevere nella fede, nell'amore, nell'obbedienza e nel silenzio adoratore. E questo è il vero senso della partecipazione attiva dei fedeli».

LA LITURGIA COME SACRIFICIO E GLORIFICAZIONE DI DIO
C'è una «grave crisi di fede», secondo Sarah, che dobbiamo riconoscere «non solo a livello dei fedeli, ma anche e sopratutto presso numerosi preti e vescovi, che ci ha messo nell'incapacità di comprendere la liturgia eucaristica come un sacrificio, come atto identico, compiuto una volta per tutte da Gesù Cristo, e che rende presente il Sacrificio della Croce in una maniera non cruenta, ovunque nella Chiesa, attraverso tutti i tempi, luoghi, popoli e nazioni. Si ha spesso la tendenza sacrilega di ridurre la Santa messa a un semplice pasto conviviale, alla celebrazione di una festa profana e a una autocelebrazione della comunità, o peggio ancora, a un mostruoso intrattenimento contro l'angoscia di una vita che non ha più senso, o contro la paura di incontrare Dio faccia a faccia, perché il suo sguardo svela e ci obbliga a guardare in verità la nostra interiorità».
Molti «ignorano che la finalità di tutte le celebrazioni è la gloria e l'adorazione di Dio, la salute e la santificazione degli uomini, poiché, nella liturgia, "Dio è perfettamente glorificato e gli uomini santificati (Sacrosantum concilium n° 7). Questo è l'insegnamento del Concilio, una maggioranza dei fedeli, preti e vescovi compresi, lo ignorano».

L'ADORAZIONE DI DIO E NON DELL'UOMO
«Come ha spesso sottolineato Benedetto XVI», ha scritto il cardinale, «alla radice della liturgia si trova l'adorazione, e quindi Dio. Pertanto, bisogna riconoscere che la grave e profonda crisi che, dopo il Concilio, influenza e continua a influenzare la liturgia e la stessa Chiesa, è dovuta al fatto che il suo centro non è più Dio e la sua adorazione, ma gli uomini e la loro pretesa capacità di "fare" qualche cosa per occuparsi durante la celebrazione eucaristica.
Anche oggi, un numero importante di ecclesiastici sotto-stimano la grave crisi che attraversa la Chiesa: relativismo nell'insegnamento dottrinale, morale e disciplinare, gravi abusi, desacralizzazione e banalizzazione della santa liturgia, visione puramente sociale e orizzontale della missione della Chiesa. Molti credono e affermano in modo alto e forte che il concilio Vaticano II ha suscitato una vera primavera nella Chiesa. Tuttavia, un numero crescente di di ecclesiastici stanno prendendo in considerazione questa "primavera" come un rifiuto, una rinuncia del patrimonio secolare, a anche come una rimessa in causa radicale del passato della Chiesa e della sua Tradizione. Si accusa l'Europa politica di abbandonare o di negare le sue radici cristiane. Ma la prima ad avere abbandonato le sue radici e il suo passato cristiano, è incontestabilmente la Chiesa cattolica postconciliare».

LA TRADUZIONE DEL MESSALE
A proposito di un argomento attuale, vista la commissione recentemente istituita e che sta lavorando proprio su questo tema, il cardinale ha specificato che «certe Conferenze episcopali rifiutano anche di tradurre fedelmente il testo originale latino del Messale romano. Alcuni reclamano che ogni chiesa locale possa tradurre il messale romano, non secondo il patrimonio sacro della Chiesa e in base ai metodi e i principi indicati da Liturgiam authenticam, ma secondo le fantasie, le ideologie e le espressioni culturali suscettibili di essere, dicono, comprese e accettate dal popolo. Ma il popolo desidera essere iniziato al linguaggio sacro di Dio. Il Vangelo e la Rivelazione, anch'essi, sono "reinterpretati", "contestualizzati" e adattati alla cultura occidentale decadente. (...) Molti rifiutano di guardare in faccia all'opera di autodistruzione della Chiesa con le sue stesse mani, attraverso la demolizione pianificata dei suoi fondamenti dottrinali, liturgici, morali e pastorali».

IL FUTURO DI SUMMORUM PONTIFICUM
Al termine del suo lungo e articolato messaggio il prefetto del Culto divino ha indicato quella che «da lungo tempo» è una convinzione che lo abita. «La liturgia romana riconciliata nelle sue due forme, che è essa stessa frutto di uno sviluppo, (...), può lanciare il processo decisivo del "movimento liturgico" che tanti sacerdoti e fedeli attendono da tempo. Da dove cominciare? Io mi permetto di proporre tre piste che ho riassumo in queste tre lettere: SAF, silenzio, adorazione, formazione. (...) Il silenzio, senza il quale non possiamo incontrare Dio, (...) l'adorazione (...) e la formazione liturgica a partire da un annuncio della fede o catechesi avente come riferimento il Catechismo della Chiesa Cattolica, ciò che ci protegge da eventuali elucubrazioni più o meno convincenti di alcuni teologi ammalati di "novità". (...) Io vi chiedo di applicare Summorum pontificum con grande cura; non come una misura negativa e retrograda, rivolta al passato, o come qualcosa che costruisce dei muri e crea dei ghetti, ma come un importante e vero contributo all'attualità e al futuro della vita liturgica della Chiesa».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/04/2017

7 - NON POSSIAMO NON DIRCI LATINI
La cultura greco-romana ha positivamente condizionato e anche oggi condiziona il nostro modo di pensare e di percepire le cose
Autore: Maurizio Bettini - Fonte: Tempi, 27/03/2017

Abbiamo parlato del patrimonio culturale classico disseminato sul suolo italiano - sotto forma di monumenti, musei, biblioteche - e del secolare fiorire di studi che questa condizione ha prodotto, in Italia e nel mondo. A fronte di questo patrimonio culturale "esterno", come potremmo chiamarlo, non bisogna però dimenticare che l'Italia ne possiede anche uno "interno", la cui presenza rischia di essere ignorata o trascurata quando si parla di questi argomenti.
Si tratta infatti di "beni" che, a differenza di sculture o architetture, non si possono né osservare con gli occhi né toccare con le mani, un patrimonio fluido e astratto, ma che come tale è ancora più prezioso di quello visibile e tangibile. Ci riferiamo al fatto che l'enciclopedia culturale condivisa dagli italiani - il loro modo di vedere il mondo, articolarne l'esperienza, esprimerla - è profondamente legata alla cultura romana, in particolare, e attraverso di essa a quella greca. In primo luogo a motivo della lingua che parliamo.
Ad ogni livello infatti l'italiano manifesta una fortissima contiguità con la lingua latina, e fra le lingue moderne è certo quella che al latino è più vicina. Lo è a tal punto che - ci perdonino i linguisti - alla fin fine l'italiano è soltanto un latino parlato male. Marcel Proust, del resto, lo aveva già detto a proposito del meraviglioso francese in cui scriveva la Recherche: «Quelle parole che siamo così fieri di pronunziare con esattezza, non sono forse [...] altrettanti errori fatti da bocche galliche, le quali pronunciavano a rovescio il latino? La nostra lingua non è che la pronuncia difettosa di alcune altre».
Ma davvero il latino sarebbe così difficile, astruso, tanto che i nostri poveri studenti, per impararlo, debbono rompersi la testa, con grave costernazione dei solleciti genitori? Non riesco a immaginare cosa accadrebbe se Cornelio Nepote dovessero tradurlo dal turco o dal magiaro. (...) Di recente un collega mi ha raccontato di uno studente cinese, iscritto a un'università per stranieri, che messo di fronte ad alcuni versi di Dante ha chiesto al professore, in perfetta buona fede: ma questo è italiano o latino? Aveva ragione lui, la sua distanza linguistica e culturale lo faceva veder meglio, e più chiaro, di quanto non accada a noi.

QUANTI PANNI SCIACQUATI NEL TEVERE
Lasciando comunque da parte ironia, aneddoti e citazioni letterarie, è indiscutibile che l'italiano e il latino siano estremamente simili. Questa condizione è tale non solo perché l'italiano deriva direttamente dal latino, come sappiamo; ma perché nel nostro paese lo studio ininterrotto di questa lingua, da parte delle classi colte, ha fatto sì che lessico e sintassi dell'italiano continuassero a essere plasmati e arricchiti da un ininterrotto ritorno verso la propria origine. In altre parole, l'italiano non ha mai smesso di rilatinizzarsi. Non abbiamo forse continuato a studiare il latino per secoli? È raro trovare un manuale di letteratura italiana che non registri il trito aneddoto di Manzoni che andò a risciacquare in Arno i propri panni. Benissimo.
Nessun manuale, però, si degna di ricordare le centinaia di scrittori, artisti e scienziati, le migliaia di preti, notai, medici, avvocati, bargelli, podestà, perfino capitani di ventura o dentisti, e chi più ne ha più ne metta, che nei secoli passati e fino a ieri hanno sistematicamente risciacquato il proprio linguaggio nella latine acque del Tevere. Imparando cioè a scrivere e parlare come si deve attraverso le frasi di Cesare o di Cicerone, e dunque rilatinizzando, ad ogni generazione, la lingua italiana.

ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO INTELLETTO
Tutto ciò provoca delle conseguenze di grande importanza, che vanno ben al di là del far rilevare agli studenti - spesso peraltro con loro lieto stupore - il numero di parole italiane che hanno una trasparente etimologia latina; ovvero la matrice profondamente latina dell'aspetto più astratto della nostra articolazione linguistica, la struttura sintattica dell'italiano (quando ancora ci ricordiamo che esiste, usiamo il congiuntivo proprio come facevano i Romani).
Diciamo piuttosto che questa continuità fra l'universo linguistico latino e il nostro corrisponde anche a una continuità di pensiero, implica uno stesso e condiviso modo di segmentare e rappresentare la realtà attraverso il linguaggio. Conoscere il latino, approfondirne con intelligenza il lessico e la sintassi, significa contemporaneamente esplorare una parte consistente del nostro universo intellettuale. Come quando, per vedere con che faccia ci svegliamo al mattino, ci si mette di fronte a uno specchio.
Al di là del linguaggio, però, questo patrimonio culturale interno comprende anche un altro tipo di ricchezza, ugualmente proveniente dal mondo classico, e non meno importante della lingua che dai Romani abbiamo ereditato. In Italia, infatti, ad essere studiata per decine di secoli non è stata semplicemente la lingua latina, ma attraverso di lei lo sono stati anche e soprattutto i testi che ci venivano dagli autori Romani: Terenzio, Cesare, Cicerone, Virgilio, Ovidio, Seneca e così via.
Non solo lingua, insomma, ma anche contenuti: personaggi, caratteri, pensieri, sentimenti, racconti, descrizioni del mondo. In pratica, a dispetto della caduta dell'impero romano, in Italia la cultura di Roma, intesa come il patrimonio di testi che essa ha prodotto, non ha mai smesso di essere studiata; in certa misura, si potrebbe dire che nel tempo la sua conoscenza è stata perfino ulteriormente approfondita e ampliata. Di conseguenza attraverso questa continua osmosi di letture e di studio, la tradizione culturale italiana è stata profondamente impregnata dalla presenza della cultura classica, quella romana e attraverso di essa quella greca. (...)
Ogni volta che si legge l'Eneide, per esempio, varrebbe la pena riflettere sul fatto che così facendo noi abbiamo un "libro" in comune con Giovanni Pascoli, con Alessandro Manzoni, con Ludovico Ariosto, con Dante Alighieri, con sant'Agostino e perfino con l'imperatore Augusto, alla cui presenza furono letti alcuni libri del poema. In altre parole, noi leggiamo lo stesso identico libro (provando dunque sentimenti simili, restando impressionati dalle stesse vicende, dalle stesse immagini) che è stato letto, tra gli altri, da un poeta che sette secoli fa ha scritto un'opera fondamentale per la lingua e per la cultura italiana; da un filosofo che quindici secoli fa ha impresso una svolta durevole alla cultura cristiana; da un imperatore che, venti secoli fa, nel bene e nel male ha mutato la storia del nostro continente e del mondo allora conosciuto.

UN FLUSSO ININTERROTTO DI MEMORIA
Tutto ciò, inutile dirlo, crea uno straordinario meccanismo di continuità culturale, un flusso ininterrotto di memoria che si propaga spontaneamente all'interno della nostra tradizione. E vorrei sottolineare l'importanza dell'avverbio "spontaneamente", perché la natura di questa continuità è tale che, per l'appunto, essa si perpetua anche in coloro che non ne hanno consapevolezza. Per fare solo un esempio banale, certe forme di pensiero che ci vengono attraverso le opere filosofiche di Cicerone (come la distinzione fra l'utile e l'onesto) sono presenti anche nell'esperienza di chi non ha mai sentito parlare del suo De officiis.
Allo stesso modo in cui passare sotto un arco o sedere sotto una volta provoca in noi una sorta di benessere estetico anche se non si è consapevoli del fatto che queste forme costruttive ci giungono dall'architettura antica. Il fatto è che le opere filosofiche di Cicerone, o l'Eneide di Virgilio, costituiscono comunque dei "libri condivisi", in quanto divenuti parte di una comune enciclopedia culturale. A questo punto, anzi, tanto varrebbe dare a questi libri il nome che meritano: "classici".
Per quanto ci siano state, e tuttora ci siano, molte discussioni su che cosa renda "classica" una certa opera - e soprattutto su quali opere meritino di essere definite tali - credo si possa essere d'accordo almeno su questo: per essere considerata un classico, una certa opera deve essere stata letta e studiata da molte generazioni di individui, tanto che la sua sostanza si sia fusa, in modo spesso inseparabile, con quella della cultura successiva. I classici costituiscono il midollo della nostra cultura.
La nostra enciclopedia culturale presenta dunque una fortissima contiguità, anzi continuità, con quella romana. Una continuità che si manifesta attivamente non solo attraverso la lingua, come abbiamo detto sopra, ma anche e soprattutto in ragione dei modelli culturali - etici, psicologici, comportamentali, affettivi: ma anche architettonici, artistici, cromatici... - che si sono insediati nella nostra percezione del mondo attraverso l'ininterrotta consuetudine con la classicità.

Fonte: Tempi, 27/03/2017

8 - TRANSGENDER A 16 ANNI, ORA E' UN GIOCATTOLO
Altre notizie dal mondo gay: l'Arcigay contro la preside che informa le famiglie, arriva il Testo unificato sull'educazione gender, proposto il coming-out collettivo per i calciatori
Fonte Notizie Provita, 27/02/2017

La prima "bambola transgender" del mondo sarà in vendita questa estate, e somiglia all'attivista transgender Jazz Jennings, noto personaggio della TV americana.
Ma non è il primo giocattolo transgender. I nostri Lettori lo sanno bene. E sanno anche che la questione dei giocattoli gender free è una bufala dal punto di vista psicologico e scientifico.
Jazz Jennings, nato Jarod, ha iniziato la sua "transizione" da maschio a femmina a 5 anni. Ora ne ha 16. Sta ancora prendendo la terapia ormonale per bloccare la pubertà e lo sviluppo naturale del suo corpo di ragazzo in uomo.
La foto che vedete sopra è la pagina Instagram di Jennings il quale scrive: «Questa è la prima bambola transgender sul mercato. E indovinate? Sono io! La Tonner Doll ha fatto un ottimo lavoro nel creare questo pezzo meraviglioso! Sarà disponibile a Luglio e spero possa mettere le persone transgender in una luce positiva, mostrando che noi siamo proprio come le altre persone. E' la prima bambola transgender perché si ispira a un individuo transgender. Ovviamente è proprio una ragazza normale, perché è esattamente ciò che sono io: una ragazza normale!»
E certo che Jennings è una "ragazza normale": in un episodio del suo programma televisivo, "I Am Jazz", l'anno scorso, Jennings ha avuto un'erezione: proprio come tutte le "ragazze normali" che conosciamo. Esattamente come tutti "gli uomini normali" che portano in grembo un figlio e lo partoriscono dopo nove mesi.
Pare comunque che la "ragazza normale" Jennings sia deciso a fare una plastica per avere un seno femminile (normale), ma non è certo che voglia rinunciare al suo pene (e chi può biasimarlo?).
E che dire dei ragazzini e delle ragazzine che riceveranno in regalo queste bambole dal sesso confuso? Saranno anche loro delle vere e proprie cavie, come lo stesso Jazz Jennings, usati dagli ideologi del gender, che stanno cercando di trasformare in "diritto civile" il rifiuto della realtà e del disegno che la natura (Dio, per chi ci crede) ha fatto per loro.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

LANCIANO: L'ARCIGAY CONTRO LA PRESIDE CHE INFORMA LE FAMIGLIE
A Lanciano, in provincia di Chieti, l'Istituto scolastico De Titta-Fermi si trova al centro di una bufera mediatica per aver osato informare, attraverso una circolare, le famiglie riguardo il coinvolgimento dei propri figli ad un incontro sul tema dell'omosessualità avente come ospite la super impegnata Francesca Vecchioni.
La saggia e sacrosanta decisione della dirigente scolastica Daniela Rollo ha fatto però andare su tutte le furie il Collettivo Studentesco e l'Arcigay Chieti, evidentemente abituati ad entrare nelle aule scolastiche con il loro programmi "educativi" senza chiedere alcun permesso.
L'evento in programma, nell'ambito del progetto "Incontro con l'autore", è la presentazione del volume di Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto e presidente di DiversityLab, e della scrittrice Daria Colombo, intitolato "Ti innamorerai senza pensare", che, presentato come un libro che parla di "diritti civili, differenza di genere e diversità" è in realtà un vero e proprio inno alla "normalizzazione" omosessuale.
L'obiettivo è chiaro già dal titolo, segui i tuoi istinti e i tuoi sentimenti, qualunque essi siano, senza pensare appunto alle conseguenze, tanto meno se siano giusti o sbagliati. Un messaggio evidentemente folle e devastante per i nostri già abbondantemente confusi adolescenti.
La decisione della preside dell'istituto scolastico di chiedere ai famigliari l'autorizzazione per far assistere i propri figli ad un incontro riguardante tematiche sensibili, attorno alle quali vi è oggi un diffuso ed accesissimo dibattito è stata però giudicata dall'Arcigay "grave" e del tutto inopportuna.
L'associazione omosessualista ha espresso la sua completa disapprovazione attraverso un comunicato in cui si legge: "Ci domandiamo che valore didattico possano avere le sue parole verso uno studente o studentessa omosessuale che si chiederà, dovendo riportare in famiglia la circolare, se la propria famiglia possa considerare il suo orientamento sessuale "consono". Quale messaggio di inclusione e accettazione fa passare la scuola? Cosa potrà mai provare uno studente o una studentessa sentendo oggetto di una indagine conoscitiva ostativa il proprio essere e la propria affettività? Indagine che sembra essere però preclusiva dell'incontro con la scrittrice invitata a presentare la propria esperienza di vita attraverso il suo libro".
E ancora: "Se le istituzioni scolastiche, attraverso i propri rappresentanti, non sono i primi ad essere inclusivi e se considerano l'accettazione della omosessualità una 'opinione' che possa turbare qualcuno, riteniamo che sono davvero pochi i passi avanti che questa società potrà fare".
La vicenda di Lanciano mette bene in luce quello che è l'attuale clima culturale in materia di omosessualità e quelle che sono le inaccettabili pretese dei promotori del nuovo paradigma sessuale, per i quali, il solo "informare" i genitori è già un intollerabile gesto di "inciviltà" e discriminazione.
La buona scuola, quella vera, dovrebbe bandire completamente questi corsi di normalizzazione dell'omosessualità e di qualsivoglia tendenza sessuale ed, all'opposto informare i ragazzi circa i reali rischi e pericoli ai quali vanno incontro adottando il deleterio e contro natura stile di vita gay.
(Rodolfo de Mattei, Osservatorio Gender, 17 marzo 2017)

ARRIVA IL TESTO UNIFICATO SULL'EDUCAZIONE GENDER
La Commissione VII della Camera ha iniziato la discussione su un Testo unificato al fine di introdurre «l'educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione», questo in attuazione della Legge sulla buona scuola. Per gli estensori del testo sesso e genere sono due cose differenti. Infatti all'art.1, comma 2, si parla di «educazione alla parità tra i sessi e al rispetto delle differenze di genere».
All'art. 2 comma 3 si prevede l'educazione al "linguaggio di genere". L'art.3, comma 1, invita alla «eliminazione di stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla discriminazione delle persone in base al sesso». Il comma 2 afferma invece che occorre attenersi ai «criteri di adozione di libri di testo e materiali didattici in conformità alle previsioni del codice di autoregolamentazione POLITE». Si tratta in buona sostanza di adottare libri per bambini che presentino l'omosessualità e il transessualismo come cose buone.
Il comma 5 fa intendere che ci sarà una valutazione delle scuole sul loro grado di accettazione della teoria del gender. L'art.5, comma 2, parla di «raccordo con gli enti, con le associazioni del territorio, con le università e con gli uffici scolastici territoriali e regionali, finalizzate all'acquisizione di conoscenze e di competenze sull'uguaglianza di genere, sulla non discriminazione e sulla parità tra donne e uomini e atte a prevenire e a contrastare i discorsi di odio e i fenomeni di violenza».
Il lettore si ricorderà di quando l'ex Ministro dell'istruzione Giannini dichiarava che la teoria del gender non c'entrava nulla con la riforma sulla cosiddetta Buona scuola. Questo Testo unico prova il contrario.
(Gender Watch News, 13/03/2017)

GREG CLARKE PROPONE IL "COMING-OUT COLLETTIVO" PER I CALCIATORI
La pressione mediatica rivolta ai calciatori omosessuali insinuatasi da qualche tempo nel mondo del calcio sta toccando ora il suo apice. Sembra addirittura che dichiarare le propria omosessualità sia diventata questione di vita o di morte, fino al punto di proporre un coming-out collettivo, entro e non oltre la prossima stagione di campionato.
Si badi che non è una cosa detta tanto per dire qualcosa, perché la fonte della proposta è fra le più autorevoli visto e considerato che esce da Greg Clarke, Presidente della Federcalcio inglese, il quale sul tema si è così espresso pubblicamente: "Calciatori gay, sì al coming out collettivo prima del prossimo campionato. Se un certo numero di calciatori di alto livello vogliono dichiararsi gay, perché non farlo tutti assieme? Una persona non dovrebbe affrontare tutta la pressione da solo ma la condividerebbe con altri".
La questione dunque, secondo Clarke, dovrebbe assumere connotati psicologici in grado di rendere più agevole il coming-out nel mondo sportivo e la sopportazione collettiva di questa "uscita alla scoperto": e ci si chiede perché mai debba essere così pesante, quasi come fosse un peso, dichiararsi omosessuali in una società che tutto fa per normalizzarla e addirittura superesaltarla quasi fosse la migliore condizione di vita esistente? Forse che invece sia un problema di natura personale non così facile da argomentare ed ammettere?
Il sogno di Clarke sarebbe comunque quello di organizzare un coming-out comunitario, come detto, per delimitare ogni forma di "discriminazione", questo partendo dal prossimo inizio di campionato inglese, con desiderio di diffusione a tutti gli altri campionati europei e mondiali".
Il numero 1 della Federcalcio britannica è convinto che si potrebbe contare non solo sul già certo appoggio della Football association ma anche su quello della Premier League e della Football League, mettendola sul piano del marketing, pur timoroso di qualche paventato coro da stadio che si rischierebbe di far sorgere con una simile (e a nostro avviso inutile ) decisione: "A inizio stagione tutti i tifosi sono convinti che sarà la loro annata e pensano positivo: sosterrebbero i giocatori gay nei loro club, ma sono preoccupato di cosa urlerebbero contro i gay delle altre squadre".
Il cruccio che tormenta Greg Clarke sarebbe quello che nessun calciatore di fama mondiale ha ancora dichiarato ufficialmente la propria omosessualità, se non qualche sporadico episodio poco incensato agli onori di cronaca, probabilmente appunto per la scarsa importanza dei giocatori coinvolti nel coming-out.
Il prospetto è dei più tristi, e ancora una volta il già insano sport diventa qualcosa di ancora più insano, pretesto inequivocabile per innalzare l'arcobaleno LGBT secondo i grandi progetti di mondializzazione.
Ad oggi quasi nessun calciatore di fama mondiale ha mai fatto coming out. Una delle eccezioni fu il compianto Justin Fashanu, ex attaccante di Norwich e Nottingham Forest, che dichiarò pubblicamente la sua omosessualità ma subì ritorsioni da parte di colleghi e opinione pubblica e si suicidò nel 1998.
(Cristiano Lugli, Osservatorio Gender, 13 gennaio 2017)

Fonte: Notizie Provita, 27/02/2017

9 - OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO A (Mt 26,14-27,66)
Davvero costui era Figlio di Dio!
Fonte Maranatha.it, (omelia per il 9 aprile 2017)

Tutto I'impegno quaresimale di penitenza e di conversione in questa domenica viene focalizzato attorno al momento cruciale del mistero di Cristo e della vita cristiana: la croce come obbedienza al Padre e solidarietà con gli uomini, la sofferenza del Servo del Signore (cf prima lettura) inseparabilmente congiunta alla gloria (seconda lettura). La strada che Gesù intraprende per salvare (= per regnare) si pone in contrasto con ogni più ragionevole attesa perché egli sceglie non la forza e la ricchezza, ma la debolezza e la povertà. Il compendio della celebrazione odierna è offerto già nella monizione che introduce la processione delle Palme: «Questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore... Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione... Chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione».

IL MISTERO DELLA CROCE
Vertice della liturgia della Parola è la lettura della Passione: è a questo centro che occorre volgere I'attenzione, più che alla processione delle palme. I ramoscelli d'olivo non sono un talismano contro possibili disgrazie; al contrario, sono il segno di un popolo che acclama al suo Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma la sua regalità si manifesterà in modo sconcertante sulla croce. Proprio in questo misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale si compie il disegno salvifico di Dio. Nell'impatto con la croce la fede vacilla: il peso di una forca schiaccia il Giusto per eccellenza e sembra dar ragione alla potenza dell'ingiustizia, della violenza e della malvagità. Sale inquietante la domanda del "perché" di questo cumulo insopportabile di sofferenza e di dolore che investe Gesù, il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia. Sulla croce muoiono tutte le false immagini di Dio che la mente umana ha partorito e che noi, forse, continuiamo inconsciamente ad alimentare. Dov'è l'onnipotenza di Dio, la sua perfezione, la sua giustizia? Perché Dio non interviene in certe situazioni intollerabili?

"PORTÒ IL PESO DEI NOSTRI PECCATI"
Solo la fede è capace di leggere l'onnipotenza di Dio nell'impotenza di una croce. È l'impotenza dell'Amore. Gesù ha talmente amato il Padre ("obbediente fino alla morte e alla morte di croce": seconda lettura) da accogliere liberamente il suo progetto "per noi uomini e per la nostra salvezza". Gesù non muore perché lo uccidono, ma perche egli stesso "si consegna" (cf Gal 2,20) con libertà sovrana, per amore. Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall'uomo, dà la misura dell'annientamento (cf seconda lettura) di Gesù e manifesta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell'uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell'amore che condivide, che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio. Dio vince il dolore e la morte non togliendoli dal cammino dell'uomo, ma assumendoli in sé. Il Dio giusto si sottrae ai nostri schemi di giustizia, che reclamerebbero la vendetta immediata sui cattivi e sugli accusatori dell'Innocente: la sua giustizia si rivela perdonando e togliendo all'omicida anche il peso del proprio peccato. Il vinto che perdona il vincitore lo libera dalla sua aggressività mortale mostrandogli come l'amore vinca l'odio.

DIO REGNA DAL LEGNO
Nel legno della croce le prime generazioni cristiane hanno saputo scorgere il segno della regalità di Cristo. Gli evangelisti non hanno bisogno di attendere la risurrezione di Gesù per proclamare l'inizio del mondo nuovo. Già la croce è carica di novità, è l'inizio di un nuovo ordine di cose. Anche se tutto è apparentemente finito e le forze del male sembrano avere prevalso su Gesù, i segni che ne accompagnano la morte (cf Mc 15,37-39; Mt 27,51) lasciano filtrare la novità: il velo del tempio si squarcia indicando che l'antico tempio con i suoi ordinamenti e le sue attese è finito. Il Tempio nuovo è il corpo di Cristo che Dio ricostruirà con la risurrezione; e il primo ad entrare in questo Tempio sarà un pagano, il centurione, per la sua professione di fede (Mc 15,38; Mt 27,54). Nell'annientamento del Figlio di Dio nasce una nuova umanità. Il mistero della morte diventa mistero di vita e di trionfo.
In questa domenica di Passione, la Croce è al centro della contemplazione della comunità cristiana che in essa legge il progetto misterioso di Dio e adora la regalità di Cristo. Una regalità che rinuncia a schemi di potenza umana, che indica per quali strade umanamente illogiche passi la "gloria", che diventa misura di confronto e di verifica nel servizio dei fratelli.

Fonte: Maranatha.it, (omelia per il 9 aprile 2017)

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