BastaBugie n°502 del 19 aprile 2017

Stampa ArticoloStampa


1 MANGIARE L'AGNELLO FA BENE (...ECCO COME CUCINARLO)
L'uccisione degli agnelli nasce dall'esigenza per i pastori di ridurre al minimo indispensabile il numero dei maschi in quanto, per ovvie ragioni, NON producono latte... ecco perché gli agnelli sono stati da sempre utilizzati come cibo
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
2 MATRIMONI GAY? AI POLITICI NON RESTA CHE DIMETTERSI
A Carpenedolo si dimette il capogruppo della maggioranza dopo che il sindaco ha celebrato la prima unione civile
Autore: Paolo Spaziani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 COMMOVENTI DOCUMENTI SUL FATTO STORICO DELLA RESURREZIONE DI GESU'
La testimonianza di Giuseppe Flavio, storico, politico e militare ebreo, nato a Gerusalemme (VIDEO: agente FBI dimostra con metodi investigativi scientifici l'autenticità storica dei vangeli)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 ENNESIMO SCHIAFFO ALL'UNIONE EUROPEA: LA REPUBBLICA CECA SI SGANCIA DALL'EURO
Nuovo colpo alla moneta unica... e pure la Danimarca ci pensa
Autore: Sergio Rame - Fonte: Il Giornale
5 LA RISURREZIONE PER IL MATEMATICO JACOB BERNOULLI
Un nuovo libro svela che la maggior parte dei grandi matematici crede in Dio (il che è ovvio, visto che la matematica è il linguaggio usato da Dio nella natura)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
6 TRE CARDINALI ENTUSIASTI DEL LIBRO OMO-ERETICO
E' la solita confusione tra il rispetto per i gay e l'accettazione della loro vita come normale, con tanto di nozze e adozioni
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 PER LIVERANI AGGRESSORI E AGGREDITI PARI SONO
La ''prestigiosa'' firma di Avvenire va contro il principio della legittima difesa da sempre sostenuto dalla Chiesa Cattolica
Autore: Enrico Maria Romano - Fonte: Liberta e Persona
8 INTERVISTA A TUTTO CAMPO AL CARDINALE LEO BURKE
Dai ''dubia'' all'Ordine di Malta, passando per Trump
Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA II DOMENICA DI PASQUA - ANNO A (Gv 20,19-31)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - MANGIARE L'AGNELLO FA BENE (...ECCO COME CUCINARLO)
L'uccisione degli agnelli nasce dall'esigenza per i pastori di ridurre al minimo indispensabile il numero dei maschi in quanto, per ovvie ragioni, NON producono latte... ecco perché gli agnelli sono stati da sempre utilizzati come cibo
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 12/04/2017

A Pasqua fate i lupi e non fate gli agnelli: mangiateli. Innanzitutto perché «portare la carne di agnello a tavola significa salvare il lavoro dei circa 4 mila pastori terremotati che non hanno ancora abbandonato le aree colpite dal sisma di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria dove, solo nei 131 comuni del cratere, sono allevate 213 mila pecore e capre».
Poi perché per questa affermazione Coldiretti è già nel mirino dell'indignazione social, e nel derby tra i pastori che vivono ancora di istituti antichissimi come quello della "Sa paradura" (lo scorso aprile, in nome di questa tradizione che definisce l'aiuto portato a chi ha perso tutto, i pastori sardi hanno donato mille pecore ai colleghi umbri colpiti dal terremoto) e i flaneurs dell'animal equality, che vivono inculturando il sentire comune in un macello di hashtag e immaginette per salvare gli agnelli dalla macellazione, sappiamo bene da che parte stare.
In terzo luogo perché, in un paese in cui si definiscono 24 milioni di malati cronici "Un peso per il servizio sanitario nazionale" (titolo di Repubblica), si implora "La mattanza degli agnelli lasciamola al passato" (titolo del Giornale), e si riservano termini quali "adozione", "innocenti", "strage di Pasqua" per parlare non di bimbi e bombe ma di agnelli e Berlusconi, non si capisce come mai non dovrebbe trovare cittadinanza anche un'affermazione di buon senso come ricordare che la Pasqua è «un appuntamento determinante per la sopravvivenza dei pastori», in occasione di questa festività infatti «si acquista quasi la metà della carne di agnello consumata dagli italiani durante tutto l'anno». O che nonostante tutti i titoli belanti e le prose scintillanti l'agnello resta ancora «l'alimento più rappresentativo della tradizione pasquale».

MANGIARE AGNELLI FA BENE
Secondo un'analisi Coldiretti/Ixè, anche quest'anno l'agnello verrà servito nel 52 per cento delle case, nei ristoranti e negli agriturismi. Il terremoto ha però allontanato i turisti e ridotto le spedizioni verso le grandi città come Roma, dove storicamente vengono acquistati agnelli del Centro Italia di grande qualità. Non è un caso che secondo l'indagine ben 1/3 degli italiani (34 per cento) acquisterà carne d'agnello italiana e il 12 per cento addirittura ha scelto di comperarla direttamente dal produttore, mentre solo il restante 6 per cento non è interessato alla provenienza. Bene sarebbe quindi affinare il dato e preferire carne di agnello a denominazione di origine, quella garantita da marchi di provenienza territoriale, o rivolgersi direttamente ai pastori, quando è possibile. E non solo perché mangiare agnelli fa bene in generale: fa bene ai 60 mila allevamenti di pecore presenti in Italia, spesso concentrati nelle aree più marginali del paese (un patrimonio di 7,2 milioni di animali, per lo più concentrati in Sardegna, è sempre una stima Coldiretti), fa bene alla tradizione secolare della transumanza e alla sopravvivenza di un mestiere che consente la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio.

LE CAMPAGNE ANIMALISTE FANNO MALE
Ma soprattutto perché fa bene in particolare ai terremotati. E questo, con buona pace di chi sta gridando all'endorsement a favore del pluricitato "massacro pasquale" o al "giuda che vendeva la vita per trenta denari" (frasi di dubbio gusto e attribuzione con cui si cerca di fomentare la polemica in rete), si chiama dato di fatto. A poco più di sette mesi dal primo sisma sono oltre 10 mila gli animali morti, feriti e abortiti nelle aree del terremoto a causa delle scosse e del maltempo che hanno fatto crollare le stalle e costretto gli animali al freddo e al gelo, il turismo è in ginocchio e sono oltre 25 mila le aziende agricole colpite.
Dovrebbero starsene buone buone a mendicare il loro pasto dall'aiuto statale, coltivare gli orticelli delle cellule sindacali, rimediare battutacce nei corridoi inguaribilmente snob dei social network che si rimpallano la notizia che grazie alle campagne animaliste il consumo di questo tipo di carne ha subìto un crollo dimezzando il numero di capi abbattuti nel giro degli ultimi 4 anni, o fare il proprio mestiere, rimettendoci a tavola con agnello cacio e ova, l'agnello sotto il coppo, l'abbacchio a scottadito, costoline fritte e arrosto?
Nessuno vuole vietare la libertà di difendere a oltranza del creato e ciò che contiene, il nomadismo delle cause "eticamente inaccettabili" (questa campagna degli ovini che implorano "voglio vivere", "strappati prematuramente alle loro madri" ci ricorda qualcos'altro), il sorgere del regno dell'umanità liberata dall'abbacchio. Ma nemmeno la facoltà di poter ancora discernere immagini shock da preghierine chic, le stalle e le centinaia di bestie a cielo aperto nel cratere del terremoto dai cinque agnelli che scorrazzano per i prati di Arcore, il senso di una campagna che #SalvaUnPastore da quella che #SalvaUnAgnello.

Nota di BastaBugie: bisogna ricordare che l'uccisione degli agnelli (i cuccioli delle pecore) nasce dall'esigenza per i pastori di ridurre al minimo indispensabile il numero dei maschi in quanto, per ovvie ragioni, NON producono latte. Nel gregge delle pecore un solo maschio adulto, chiamato per l'appunto montone, serve per fecondare molte pecore. Ecco perché gli agnelli sono utilizzati come cibo da sempre.

Pippo Corigliano nell'articolo sottostante dal titolo "All'amica animalista che mi chiede di non mangiare l'agnello a Pasqua" racconta in poche parole i sentimenti giusti per vivere la Settimana Santa senza cedere alle campagne animaliste.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Tempi il 4 aprile 2015:
Un'amica mi chiede di non mangiare gli agnelli durante le feste pasquali. Il primo pensiero è stato: «La cultura dominante sentimentale si commuove per gli agnelli e non si accorge delle stragi di creature umane indifese». Poi ho pensato che davvero l'agnello è una creatura così dolce e mite che sembra una crudeltà ucciderlo. Mi è venuto in mente che l'Agnello di Dio è Gesù.
Da dove viene l'immagine dell'agnello? Certamente dal sangue dell'animale che salva gli israeliti dalle piaghe d'Egitto ed è all'agnello che si riferisce Isaia quando profetizza che il Messia sarà l'agnello condotto al macello. Infine Giovanni Battista indica in Gesù l'Agnello di Dio che prende su di sé i peccati del mondo. La morte di Gesù, agnello mite e innocente, riscatta dal peccato l'uomo che sceglie se stesso al posto di Dio e lo riconcilia col Signore indicando la via dell'amore. Una via che passa attraverso la sofferenza, il dono di sé ma poi conduce alla felicità e alla vita, sia in questa terra che nell'eternità.
L'istintiva pietà per il mite agnello mi ha condotto a considerare il mistero centrale dell'umanità: della caduta, della sofferenza e del riscatto. Ringrazio la mia amica animalista che mi ha aiutato a vivere meglio la Settimana Santa. Sembra che le folle continuino a preferire Barabba a Gesù ma in realtà il regno di Dio, grazie al sangue dell'Agnello, entra nei cuori e porta frutti fecondi. L'Agnello ucciso e risorto mi dà la fede e la forza per non vacillare di fronte all'aggressione.


Giorgia Di Sabatino nell'articolo sottostante dal titolo "Come cucinare l'agnello" racconta come trattarlo per cucinarlo nel modo giusto.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Cucina Italiana il 01/03/2016:
L'agnello è una carne leggera, tenera e molto saporita che in genere si mangia nelle festività e in particolare in occasione della Pasqua.
Tante sono le ricette regionali che hanno come ingrediente base l'agnello perché si presta a diversi tipi di preparazioni, sia al forno che in padella ed è ottimo anche fritto. Insieme alla pecora e al montone, alla capra e al capretto, è una delle carni più consumate in tutto il bacino del mediterraneo ed è molto utilizzato anche nel Nord Africa. [...]
La carne di agnello è ricca di proteine facilmente digeribili.
LE TIPOLOGIE DI CARNE DI AGNELLO
Distinguiamo l'agnello da latte, noto anche come abbacchio, famoso per la sua carne tenera e delicata, e l'agnello maturo, o bianco, che ha una carne saporita dal gusto intenso.
I tagli più pregiati sono la sella, il carré con le costolette e il cosciotto, ma sono ottimi anche la spalla, lo stinco, il collo e il petto.
L'agnello da abbacchio è molto giovane e viene macellato a 4 settimane di vita. In genere non pesa più di 5 kg ed ha una carne di colore rosa perché non ha mangiato altro che latte fino al momento della macellazione.
È particolarmente impiegato nelle ricette tradizionali abruzzesi, sarde e laziali.
Le costolette derivano, invece, da un animale di circa 6 mesi, o anche più adulto, e devono essere spesse almeno un centimetro altrimenti la carne in cottura diventa dura.
Le costolette sono molto versatili e gustose e possono essere marinate e cotte sulla piastra o in padella e anche impanate e fritte.
I TAGLI DELL'AGNELLO
L'agnello è il piccolo della pecora e dopo l'anno di vita diventa montone.
I tagli di agnello e montone sono gli stessi, cambia solo il tipo di carne, che più tenera e dal gusto delicato nel primo caso. Dato che si tratta di un animale piccolo, i suoi tagli non sono numerosi.
Il quarto anteriore è formato dal collo, dalla spalla e dal petto e quello posteriore dal cosciotto e dal carré che si prolunga nella sella che con i due cosciotti costituisce il baron d'agneau.
COME ELIMINARE L'ODORE FORTE
L'agnello ha un odore e un sapore abbastanza intensi e quindi prima di procedere con qualsiasi tipo di ricetta è meglio lasciarlo in ammollo un'intera notte in acqua e limone cambiando l'acqua due-tre volte. Si procede poi con una marinatura semplice nel vino bianco con uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino e del sale.
MARINARE L'AGNELLO
La marinatura dell'agnello può richiedere molto tempo perché, come già detto, la carne ha un sapore forte.
Dopo aver seguito il procedimento precedente per eliminare l'odore, sciacquate bene l'agnello con acqua corrente, sistematelo in un contenitore e cospargetelo con erbe aromatiche tritate come timo, rosmarino e menta e aggiungete foglie di salvia e alloro. Unite, poi, delle bacche di ginepro, del pepe nero in grani, le foglie intere della salvia e dell'alloro e tagliate una cipolla di media grandezza a fette sottili e unite due spicchi di aglio interi.
Versate due bicchieri di vino bianco e mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva e coprite il contenitore con la pellicola trasparente. Lasciate in frigo per una notte girando di tanto in tanto i pezzi di carne per farli marinare uniformemente.
COME CUOCERE L'AGNELLO
Potete friggerlo dopo averlo passato nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato, come si fa con le cotolette.
Potete anche utilizzare il collo e il petto, comunque le parti più carnose, per preparare un trito di carne per polpette e ragù, oppure potete semplicemente cuocerlo in padella o in forno utilizzando la stessa marinatura per insaporire.
Il modo più semplice e veloce per preparare un ottimo agnello, però, è alla brace. Ricordate solo di non punzecchiare la carne con la forchetta, ma di utilizzare una pinza da cucina per girarla.
Utilizzate solo padelle antiaderenti molto calde oppure il barbecue, sempre dopo aver marinato la carne.
ESEMPIO DI RICETTA: L'AGNELLO AGLI AROMI
Ingredienti (dosi per 8 persone): un cosciotto di agnello 2 Kg, patate novelle 600 gr, scalogni 300 gr, strutto, vino bianco secco, rosmarino, salvia, maggiorana, alloro, bacche di ginepro, origano secco, sale grosso, pepe nero in grani.
Per la ricetta dell'agnello agli aromi, liberate la coscia di agnello dall'osso dell'anca (visto che non è un'operazione semplicissima, potete farla fare al macellaio) ed eliminate il grasso superficiale. Raschiate lo stinco con la lama del coltello, spingendo la polpa lungo l'osso in modo da metterlo a nudo: in questo modo si eviterà che la carne "tiri" in cottura. Raccogliete nel frullatore 3 cucchiai rasi di sale grosso, 2 cucchiaini di grani di pepe, un cucchiaino di bacche di ginepro e una foglia di alloro spezzettata; azionate il frullatore per brevi momenti, giusto quelli necessari per polverizzare il sale, poi unite un ciuffetto di rosmarino, uno di salvia e uno di maggiorana tritati grossolani e azionate di nuovo il frullatore, sempre molto brevemente. In una ciotola mescolate questo composto con un pizzico di origano e 2 cucchiai di strutto, ottenendo una pomata. Spalmatela sul cosciotto, massaggiando la carne con cura in modo da ricoprirla uniformemente. Sistematela poi in una pirofila e infornate a 180 °C per un'ora, dopodiché versate sul fondo della pirofila un bicchiere di vino, facendo attenzione a non bagnare la carne per non toglierle la copertura di strutto; copritela poi con un foglio di alluminio e cuocete per altri 20′. Unitevi quindi le patate novelle, lavate ma non sbucciate, e gli scalogni sbucciati; coprite nuovamente con l'alluminio e lasciate cuocere ancora per un'ora circa. Sfornate il cosciotto, fatelo riposare per 15-20′, poi servitelo nella pirofila accompagnato con le patate e gli scalogni.

Fonte: Tempi, 12/04/2017

2 - MATRIMONI GAY? AI POLITICI NON RESTA CHE DIMETTERSI
A Carpenedolo si dimette il capogruppo della maggioranza dopo che il sindaco ha celebrato la prima unione civile
Autore: Paolo Spaziani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/04/2017

Nei giorni scorsi ho rassegnato le dimissioni da consigliere del Comune di Carpenedolo e i motivi della mia decisione sono essenzialmente due. Il primo riguarda la mia storia politica fatta di confronti e lavoro culturale sui temi che mi sono sempre stati più a cuore: la vita, la famiglia, la libertà di educazione e quindi una presenza cristiana, cioè autenticamente laica, in politica.
Da capogruppo di opposizione prima e da capogruppo di maggioranza poi, ho sempre cercato di lavorare seguendo le parole di Vaclav Havel, Presidente della Repubblica Ceca, che ho pubblicato sul mio volantino elettorale del 2014: "sono favorevole ad una politica non come tecnologia o manipolazione del potere, come organizzazione cibernetica degli uomini o come arte dell'utile, dell'artificio e dell'intrigo, ma ad una politica come uno dei mezzi per cercare e trovare un senso alla vita, per difenderlo e servirlo; ad una politica come moralità in azione, come servizio alla verità, come preoccupazione per il prossimo". Ho dovuto, purtroppo, constatare che sono venute meno le condizioni per poter portare nel gruppo di cui ho fatto parte la visione politica descritta da Havel. In questi due anni e mezzo di attività sono state adottate decisioni che contraddicono in modo stridente quello in cui ho sempre creduto e il fatto che non si condividesse un giudizio chiaro su alcuni temi che considero essenziali ha condotto ad una situazione di estraneità diventata sempre più evidente all'interno del gruppo che ho contribuito, non senza sacrifici, a far nascere e crescere.

COME DEVONO REAGIRE ALLE UNIONI CIVILI I POLITICI CATTOLICI?
Una situazione che Havel ha ben descritto con queste parole: "un uomo non diventa dissidente perché un bel giorno decide di intraprendere questa stravagante carriera, ma perché la responsabilità interiore combinata con tutto il complesso delle circostanze esterne finisce per inchiodarlo a questa posizione: viene espulso dalle strutture esistenti e messo in confronto con esse". E così facendo si è arrivati a sabato 25 marzo, data in cui il Sindaco ha celebrato in Comune la prima unione civile omosessuale. A questo punto la domanda sorge spontanea: come avrebbe dovuto comportarsi un politico che rappresenta un'area la quale, storicamente, ha dimostrato, con le parole e con i fatti, di essere contraria all'introduzione di leggi come le unioni civili omosessuali? Come avrebbero dovuto reagire i politici cattolici del mio gruppo davanti ad un fatto come quello di sabato 25 marzo? Come dovrebbe comportarsi un politico che nel proprio programma elettorale (ultimo paragrafo), si è impegnato a difendere la vita fin dal suo concepimento? A mio avviso non si può pensare di celebrare una unione civile omosessuale senza rendersi conto che questo è un atto che ha una portata generale, in quanto equipara al matrimonio l'unione tra persone dello stesso sesso e legittima il diritto di un adulto di privare un bambino di un padre e di una madre.
Come dimostrano anche recenti sentenze, il matrimonio omosessuale porta inevitabilmente all'adozione e alla mostruosa pratica dell'utero in affitto. Quanto accaduto il 25 marzo scorso va oltre il caso specifico, perché porta con sé una domanda più profonda sul futuro dei nostri figli e della nostra società. [...]
Nessun giudizio è stato manifestato a Carpenedolo su questo caso specifico come su altre iniziative che, a mio avviso, denotano la precisa volontà di non prendere posizione sui temi per me fondamentali. Cosa ancora peggiore, e con questo arrivo alla seconda motivazione, alcuni componenti della maggioranza, tra cui il sottoscritto, sono stati informati nei giorni successivi grazie ad alcuni cittadini che chiedevano spiegazioni.

CUSTODIRE LA NOSTRA CULTURA E LE NOSTRE TRADIZIONI
Un altro esempio per chiarire meglio i motivi della mia decisione. Nel consiglio comunale del 14 settembre 2016, in risposta all'interpellanza dei consiglieri di opposizione, il Sindaco teneva a precisare il suo pensiero in merito al fenomeno dell'immigrazione, esternando l'apertura ad accogliere con assoluto amore centinaia di migliaia di richiedenti asilo in un demagogico raffronto con il cittadino italiano che di giorno spaccia e di notte picchia la moglie. Per non parlare della disponibilità ad adoperarsi per garantire la connettività wifi ai richiedenti asilo, purché i soldi per questi interventi siano stanziati dallo Stato Centrale. Si tratta di dichiarazioni che non condivido in quanto, a mio avviso, essere favorevoli ad una accoglienza massiccia come quella in corso significa non giudicare il significato culturale e le pesanti ricadute di questa politica migratoria indiscriminata. Ritengo che l'impegno di un politico debba essere innanzitutto rivolto alle persone che hanno contributo a far crescere il nostro paese e che, in molti casi, faticano ad arrivare alla fine del mese.
Per custodire la nostra cultura e le nostre tradizioni, che si basano sulla bimillenaria presenza del Cristianesimo, occorre avere un giudizio chiaro su cosa significhi il termine integrazione, intesa certamente come disponibilità ad accogliere coloro che ne hanno i requisiti, ma anche come reale adattamento di chi arriva nel nostro paese alle nostre regole e alle nostre tradizioni. Ho cercato di far sentire la mia voce su questi e altri temi, dibattendo in modo animato, ma sempre corretto e rispettoso dei ruoli. Se però anche chi ha condiviso con te anni di militanza politica fatta di gazebi e raccolte firme alle sette di mattina sembra essersi assuefatto ad un modo di fare politica puramente tecnocratico allora è proprio giunto il momento di lasciare, non senza tanta amarezza e dispiacere.

LA COSA GIUSTA
Pensare di amministrare un paese in modo asettico, cioè senza esprimere alcun giudizio ideale è una illusione destinata a fallire miseramente. Non esiste un modo di amministrare puramente tecnico, perché ogni decisione, ogni atto, anche il silenzio, contengono un significato, una visione sulla persona e sul suo bene. Spesso si dice che l'amministratore debba comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia: quale padre, per il bene dei propri figli, non ha mai detto dei no? Quale padre, per la crescita dei propri figli, ha dovuto esprimere dei giudizi chiari, anche a costo di non essere capito dai figli stessi? La crescita di una comunità, come quella dei propri figli, passa anche attraverso dei "no", che, certamente, non sono elettoralmente vantaggiosi, ma che fanno crescere la comunità secondo l'ideale in cui si crede.
Concludo ringraziando coloro che nel 2009 prima e nel 2014 poi, con il loro voto mi hanno consentito di vivere questa esperienza amministrativa. E' a loro che devo, in primis, rispondere della decisione che ho preso. Non ho mai nascosto quello in cui credo, l'ho manifestato pubblicamente fin dal mio inizio di attività politica nel 2006. E' proprio per la mia storia politica, e per coloro che mi hanno dato fiducia sapendo chi sono, che ho rassegnato le dimissioni da ogni incarico amministrativo. Non pretendo che la mia decisione sia compresa e condivisa, ma so di aver fatto la cosa giusta per me, per la mia famiglia e per la mia comunità.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/04/2017

3 - COMMOVENTI DOCUMENTI SUL FATTO STORICO DELLA RESURREZIONE DI GESU'
La testimonianza di Giuseppe Flavio, storico, politico e militare ebreo, nato a Gerusalemme (VIDEO: agente FBI dimostra con metodi investigativi scientifici l'autenticità storica dei vangeli)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 16/04/2017

Tra le fake news più diffuse su Gesù c'è quella secondo cui non vi sarebbero documenti storici, databili al suo tempo, che parlano di lui e della sua resurrezione.
E' vero il contrario: ce n'è una quantità sorprendente (l'elenco si trova nel mio libro "La guerra contro Gesù"). Ed è un fatto insolito. Perché nemmeno su Alessandro Magno abbiamo tali e tante fonti storiche (in effetti su di lui ci sono pervenuti solo testi scritti a quattrocento anni di distanza dalla sua vita e sono pure poco attendibili).

TESTIMONE
Una delle testimonianze non cristiane più impressionanti su Gesù è quella di Giuseppe Flavio, storico, politico e militare ebreo, nato a Gerusalemme nel 37 d.C., che - dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani - visse a Roma nella cerchia imperiale.
Nelle sue "Antichità giudaiche", del 93 d.C., parla di Giovanni Battista e poi scrive: "Visse in questo tempo Gesù, uomo sapiente, se pure lo si deve definire uomo. Infatti egli compiva opere straordinarie e fu maestro di uomini che accolgono con gioia la verità, e così ha tratto a sé molti Giudei e anche molti Greci. Egli era il Cristo. Anche quando, per denuncia di quelli che tra noi sono i capi, Pilato lo fece crocifiggere, quanti da prima lo avevano amato non smisero di amarlo. Egli apparve loro il terzo giorno di nuovo in vita, secondo che i profeti avevano predetto di lui tutto ciò e mille altre meraviglie. Ancora oggi sussiste il genere di quelli che da lui hanno assunto il nome di Cristiani".
La cultura laica moderna ha decretato che in questa pagina - chiamata "Testimonium flavianum" - siano presenti delle interpolazioni cristiane successive.
Sarebbero queste: "se pure lo si deve definire uomo", "egli era il Cristo", "quelli che tra noi sono i capi" e "apparve loro il terzo giorno di nuovo in vita".
E' significativo che non sia stata contestata come interpolazione la frase "compiva opere straordinarie" (cioè faceva miracoli): forse perché questa cosa è confermata anche da altri autorevoli fonti ebraiche.
Ma sul resto? Cosa pensare?

LA VERSIONE DI AGAPIO
La soluzione della controversia sembrò arrivare nel 1971 quando uno studioso israeliano, il professore Shlomo Pinès dell'Università Ebraica di Gerusalemme, ritrovò una diversa versione del Testimonium in un codice arabo del X secolo, la "Storia universale" di Agapio, vescovo di Hierapolis, in Siria.
Eccola qua: "In questo tempo viveva un uomo saggio di nome Gesù. La sua condotta era buona ed era stimato per la sua virtù. Molti furono quelli che, tra i giudei e le altre nazioni, divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quanti erano divenuti suoi discepoli non smisero di seguire il suo insegnamento. Essi riferirono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo. Forse perciò era il Messia di cui i profeti hanno raccontato tante meraviglie".
Questa nuova versione, che è considerata priva di interpolazioni cristiane, quindi totalmente autentica, è comunque una testimonianza storica eccezionale, perché contiene e conferma le notizie riportate dai Vangeli: la figura affascinante di Gesù, seguito dalle folle, la sua sapienza, la sua bontà, la crocifissione e infine il fatto che i suoi seguaci affermassero pubblicamente che egli era risorto e loro lo avevano visto e incontrato vivo dopo la morte.
Per capire l'importanza di questa testimonianza su Gesù di Giuseppe Flavio bisogna tener presente che egli era non solo uno storico coevo dei fatti di Cristo, nato a Gerusalemme pochi mesi dopo la sua uccisione, ma la sua famiglia era sacerdotale. Quindi apparteneva alla classe dirigente di Gerusalemme (lui stesso fu ambasciatore del Sinedrio a Roma) e sui fatti del Nazareno dispose di fonti dirette nella sua stessa famiglia e negli ambienti in cui era cresciuto.

I FATTI
Dunque, se quella mattina di aprile dell'anno 30 (o del 33) non fosse accaduto nulla al sepolcro di Gesù, fuori le mura della città, Giuseppe Flavio avrebbe scritto per conoscenza personale e diretta che la resurrezione del Nazareno era una favola - una fake news - e che il suo corpo stava ancora lì nel sepolcro.
Oppure, data per certa la sparizione del corpo di Gesù, avrebbe dovuto accreditare la versione ufficiale dei sommi sacerdoti secondo cui il cadavere - nonostante la presenza delle loro guardie - fu "rubato" dai suoi discepoli. In ogni caso Giuseppe Flavio - che non era cristiano - avrebbe dovuto ridicolizzare la notizia della resurrezione. Eppure non fa questo.
Scrive invece che "Egli apparve loro il terzo giorno di nuovo in vita". O, nella versione di Agapio, afferma che i seguaci di Gesù "riferirono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo".
Giuseppe Flavio - che conosceva personalmente i fatti perché disponeva di fonti dirette - non aggiunge neanche una parola critica o scettica sulla resurrezione, anzi, dopo aver riportato le notizie da storico, in modo obiettivo, accredita proprio la versione dei cristiani come la più probabile e credibile, arrivando a dire che quel Gesù "forse era il Messia".
Così, se anche considerassimo interpolazioni cristiane quelle del "Testimonium flavianum", resta la versione di Agapio che è altrettanto dirompente.

ULTIMI STUDI
Detto questo va aggiunto che negli ultimi anni si comincia a ritenere che il testo autentico di Giuseppe Flavio sia proprio il primo e che la versione di Agapio sia una sintesi dell'originale.
Infatti, diversamente da quanto ha scritto il matematico Piergiorgio Odifreddi ("in molti manoscritti pervenutici [il Testimonium] non c'è"), in tutti i codici delle "Antichità giudaiche" che sono pervenuti fino a noi, provenienti da qualunque parte, si trova il testo del "Testimonium". C'è dunque l'unanimità.
Perciò è assai difficile che si possa parlare di interpolazioni cristiane, di cui peraltro mai nessuno ha fornito una sola prova (e che avrebbero dovuto essere fatte prima del 150 d.C.). Uno storico ha osservato: "Che dire di una interpolazione praticata simultaneamente su tutte le copie che si possedevano a Roma, ad Alessandria, a Cartagine, a Cesarea, ecc.? Nessuno se ne sarebbe accorto. Non c'erano dunque che cristiani nelle biblioteche pubbliche".
Studi recenti - come quello di Serge Bardet - hanno riconsiderato le frasi ritenute "interpolazioni cristiane" concludendo che sono compatibili con Giuseppe Flavio e perfino che non possono averle scritte dei cristiani.
Ma perché uno storico ebreo, che scrive alla corte dell'imperatore romano negli anni Novanta, quando i cristiani a Roma sono perseguitati, si sente libero di accreditare Gesù di Nazaret come il messia e addirittura di riconoscere che era davvero risorto?
Lo spiega Carsten Peter Thiede: "Per Giuseppe egli (Gesù) era un messia sacerdotale, uno dei due o tre descritti in alcuni dei Rotoli del Mar Morto e che dovevano arrivare negli ultimi giorni. In ogni caso Gesù non era un guerriero pronto a combattere le sue battaglie, per creare sulla terra una pace politica. Giuseppe [...] fa la sua scelta. Il messia venuto dal deserto di Giudea, che aveva vinto battaglie e aveva creato la pace dopo il fallimento della rivolta ebraica contro i romani, era nient'altro che il generale romano Vespasiano, proclamato imperatore romano in Giudea nell'anno 68 d.C. Perciò, in un sol colpo, Giuseppe Flavio - come Celso - accetta e conferma una notizia dei vangeli e ne cambia il significato".
Dunque Giuseppe Flavio intende convincere il suo popolo che il Messia è già venuto, che la sua missione era spirituale e che è pernicioso attendere altri messia per organizzare nuove disastrose guerre di liberazione dai romani. La sua è un'ottica tutta politica (pragmatica fino al cinismo), ma le notizie che fornisce sono preziose.

Nota di BastaBugie: nello stupendo film God's not dead 2, uscito in Italia nel 2017, un'insegnante di storia viene licenziata per aver parlato di Gesù in classe e si deve difendere in tribunale. Lei preferisce stare con Dio ed essere giudicata dal mondo, piuttosto che stare con il mondo ed essere giudicata da Dio. E così inizia il suo processo. Tra i vari testimoni, ci sarà anche James Warner Wallace, agente FBI del dipartimento di casi irrisolti... ma la cosa sorprendente è che non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di "se stesso" dimostrando l'autenticità storica dei vangeli. Assolutamente imperdibile il seguente video di cinque minuti con lo spezzone tratto appunto dal film.


https://www.youtube.com/watch?v=-0kwNPavsY8

Per informazioni sul film "God's not dead 2", clicca qui!

Fonte: Libero, 16/04/2017

4 - ENNESIMO SCHIAFFO ALL'UNIONE EUROPEA: LA REPUBBLICA CECA SI SGANCIA DALL'EURO
Nuovo colpo alla moneta unica... e pure la Danimarca ci pensa
Autore: Sergio Rame - Fonte: Il Giornale, 10/04/2017

La mossa è al tempo stesso politica ed economica. Perché dietro alla decisione della Banca nazionale ceca di sganciare la valuta nazionale, la corona, dall'euro c'è molto di più che il timore di farsi prosciugare le riserve dalla moneta unica.
La mossa dei cèchi è, infatti, l'ennesimo colpo a un'Unione europea già messa a dura prova dalla Brexit e dalle continue e inascoltate emergenze. Un colpo che arriva a pochi giorni dal deludente vertice in occasione della celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma.
Come riferisce Repubblica, la Banca nazionale ceca ha deciso di sganciare il tasso di riferimento di 27 corone ceche per euro. Il cambio era fisso da tre anni e questa mossa avrebbe spinto gli analisti economici a chiedersi se la Repubblica Ceca ha anche intenzione di rinunciare di entrare nella moneta unica. "Finora - spiega Andrea Tarquini sul quotidiano diretto da Mario Calabresi - il cambio minimo era stato adottato per impedire che rimesse e investimenti dei cittadini cèchi all'estero divenissero troppo cari e che il tasso d'inflazione, attualmente attestato al livello del 2,5 per cento annuo, cioè ben oltre il tetto attorno al 2 per cento fissato come obiettivo dall'istituto d'emissione di Praga, aumentasse ancora".
Lo sganciamento totale dalla moneta unica avrebbe sia motivazioni politiche (in autunno si vota e il premier socialdemocratico Bohuslav Sobotka vuole presentarsi in una posizione di forza) che economiche. Negli ultimi mesi, come evidenzia Repubblica, la corona ceca sarebbe finita nel mirino degli speculatori. "I fondi hedge, in genere di carattere speculativo, hanno scommesso 65 miliardi di dollari su una rivalutazione della divisa cèca, costringendo la Banca nazionale di Praga a interventi sui mercati - continua Tarquini -, turbolenze sul bilancio pubblico e sulle riserve in valuta cèche hanno spinto l'istituto alla misura estrema".

Nota di BastaBugie: Luca Romano nell'articolo sottostante dal titolo "E ora pure la Danimarca vuole sganciarsi dall'euro" parla del terremoto economico in Europa che dopo la scelta della Repubblica Ceca di sganciare la propria valuta dall'euro vede il turno della Danimarca.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 13 aprile 2017:
Continua il piccolo terremoto economico in Europa. Dopo la scelta della Repubblica Ceca di sganciare la propria valuta dall'euro adesso è il turno della Danimarca.
Il dossier dell'abbandono del peg da parte della Danimarca è già pronto per essere discusso dalla banca centrale danese. Come spiega il Sole24ore il governo danese non ha fiducia nell'eurozona. Va detto che è uno dei Paesi più solidi d'Europa con tripla A.
A quanto pare la Danimarca vorrebbe una via d'uscita in caso di deflagrazione dell'euro soprattutto con le incognite del voto in Francia e in Germania. Da qui il piano per sganciare la propria valuta da Bruxelles. Il passo non è esattamente alle porte ma gli eventi politico-economici in divenire dell'Europa potrebbero invece accelerare un processo in questo senso. Il precedente della Repubblica Ceca allarma e non poco Bruxelles e Francoforte. Praga ha infatti scelto di non mantenere il cambio fisso della corona con l'euro (27 corone per un euro) perché rischiava di prosciugare le proprie riserve. Ma dietro queste scelte ci sono anche motivi politici in vista delle elezioni politiche...

Fonte: Il Giornale, 10/04/2017

5 - LA RISURREZIONE PER IL MATEMATICO JACOB BERNOULLI
Un nuovo libro svela che la maggior parte dei grandi matematici crede in Dio (il che è ovvio, visto che la matematica è il linguaggio usato da Dio nella natura)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 14/04/2017

Tutti abbiamo in mente qualche frattale, quegli oggetti matematici autosimili tanto studiati dal matematico Benoît Mandelbrot (1924-2010), per il quale è straordinario capire come "meraviglie inesauribili zampillano da regole semplici... ripetute all'infinito".
Penso ad esempio al cavolfiore o broccolo romano, un semplice ortaggio, così affascinante, in verità, per la sua forma globale che si ripete allo stesso modo su scale diverse (infatti ogni piccola cima del broccolo romanesco ha la forma di un piccolo broccolo).

JAKOB BERNOULLI
Il primo a scoprire un frattale fu il matematico svizzero Jakob Bernoulli (1654-1705), iniziatore di una stirpe di matematici, i Bernoulli, che nel giro di tre generazioni ha dato ben otto matematici di fama mondiale.
Come è accaduto per molti dei grandi scienziati del passato, Jakob cominciò studiando filosofia e teologia, presso l'Università di Basilea. Si laureò così in filosofia nel 1671 e in teologia nel 1676, per poi dedicarsi alla matematica e contribuire "allo sviluppo della teoria delle probabilità, alla fondazione del calcolo e allo sviluppo delle sue applicazioni nella fisica e nella geometria" (Gustavo Ernesto Piñero, Bernoulli. Alla ricerca della legge dei grandi numeri, Milano, 2017).
Alla sua morte Bernoulli chiese di incidere sulla sua tomba, nella cattedrale di Basilea, una curva che lui stesso aveva definito "spirale meravigliosa", e che è anche nota come "spirale logaritmica" o "spirale di Bernoulli" o "spirale di accrescimento".
Ciò che piacque al grande matematico, di questa spirale, non è solo il fatto che essa compia infiniti giri intorno all'origine, ma soprattutto che sia un oggetto complesso autosimile, cioè il primo frattale analizzato, "250 anni prima che si iniziasse a studiarli in modo diffuso", grazie al già citato Mandelbrot. La spirale logaritmica non è soltanto nella testa dei matematici, ma anche nella realtà fisica: ad esempio nei bracci a spirale della Via Lattea, in molte conchiglie, o nella disposizione del girasole.
L'astronomo Mario Livio ha scritto in proposito: "sembra che la natura abbia scelto questa armoniosa figura come proprio ornamento favorito".

NON INVENZIONI, BENSÌ SCOPERTE
Per Bernoulli, come per Mandelbrot, infatti, gli oggetti matematici non sono invenzioni del matematico, ma sue scoperte, presenti nella natura armoniosa come armoniosi "pensieri di Dio".
"Fu a causa della proprietà di auto-similarità- scrive il Piñero- che Bernoulli chiamò questa figura spirale meravigliosa, poichè in essa vedeva una metafora religiosa. Secondo Bernoulli, il fatto che una piccola parte della spirale 'risorgesse' uguale a se stessa era simile, secondo quanto afferma la religione cristiana, al giorno del Giudizio Universale, quando gli esseri umani risorgeranno dalle proprie ceneri".
Bernoulli volle che la spirale sulla sua tomba fosse affiancata dalla scritta: Eadem mutata resurgo, cioè, all'incirca, "risorgo uguale eppure diversa". Conoscendo la teologia, infatti, Bernoulli sapeva che la vita eterna non è un'altra vita, ma il compimento di questa stessa vita sulla Terra (Vita mutatur non tollitur).
C'è un'immagine, per concludere, che credo possa chiarire l'immagine del grande matematico del Seicento: quella secondo cui la vita terrena è analoga alla vita intrauterina. Lì, quando eravamo nell'utero materno, già percepivano, seppure in modo indistinto, suoni, colori, sapori. Tutto in un modo incompleto, parziale, "come in uno specchio" direbbe San Paolo.
Certamente, se qualcuno ci avesse detto che saremmo, di lì a breve, usciti alla luce, e avremmo incontrato un mondo immensamente più ricco, vario, diverso, non avremmo capito: la luce? Gli alberi? Il cielo? Impossibile immaginare, ciò che non si è mai visto. Ebbene, se dopo la nascita suoni, colori, sapori... hanno assunto una maggior chiarezza, una maggior completezza, il Paradiso, la vita dopo la morte, dovrà essere proprio così: la nascita, dopo la vita intrauterina, dopo la vita terrena, ad una Vita veramente Completa. Come in una "spirale meravigliosa", la medesima vita (eadem) cambia (mutata), perchè via via si accresce (come nell'altra definzione di "spirale di accrescimento).

Nota di BastaBugie: è in uscita a fine aprile il libro dal titolo "Il misticismo dei matematici" di Francesco Agnoli, autore dell'articolo sopra riportato.

Fonte: Libertà e Persona, 14/04/2017

6 - TRE CARDINALI ENTUSIASTI DEL LIBRO OMO-ERETICO
E' la solita confusione tra il rispetto per i gay e l'accettazione della loro vita come normale, con tanto di nozze e adozioni
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/04/2017

Due cardinali, di cui uno ai vertici della Curia, e un vescovo appoggiano apertamente il nuovo libro di un noto sacerdote statunitense, che da anni si batte per la normalizzazione dell'omosessualità. L'autore è il gesuita James Martin, e il titolo della sua ultima opera è già tutto un programma: Building A Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity ("Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità Lgbt possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità").

APPLAUSI A SCENA APERTA
Il volume ha il sostegno del neo cardinale Kevin Farrell, prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, istituito da papa Francesco il 15 agosto scorso con la lettera apostolica Sedula Mater. Nella fascetta pubblicitaria, Farrell definisce il libro di Martin "benvenuto e davvero necessario", aggiungendo che "aiuterà vescovi, sacerdoti, collaboratori pastorali e tutti i leader della chiesa ad assistere più compassionevolmente la comunità Lgbt. Aiuterà anche i cattolici Lgbt a sentirsi più a casa in quella che, dopotutto, è la loro Chiesa".
Ancora più elogiativi i toni di un altro porporato, Joseph Tobin, creato cardinale - assieme a Farrell - nell'ultimo concistoro di novembre e noto per aver manifestato appoggio alle suore progressiste della Lcwr (oggetto di un vasto piano di riforma della Congregazione per la dottrina della fede, a causa delle varie posizioni contrarie al Magistero): "In troppe parti della nostra chiesa le persone Lgbt sono state fatte sentire non benvenute, escluse e perfino biasimate. Il coraggioso, profetico e stimolante nuovo libro di padre Martin segna un passo essenziale nell'invitare i leader della chiesa ad accompagnare con più compassione e nel ricordare ai cattolici Lgbt che sono parte della nostra chiesa come ogni altro cattolico".
Quasi in fotocopia il significato della mini recensione del vescovo di San Diego, Robert McElroy, che esalta il lavoro del sacerdote americano perché "ci fornisce il linguaggio, la prospettiva e il senso di urgenza per rimpiazzare una cultura di alienazione con una di misericordiosa inclusione". McElroy è il vescovo che in una recente intervista con il settimanale gesuita America, per il quale scrive lo stesso Martin, ha dichiarato che riferirsi agli atti omosessuali come "intrinsecamente disordinati" (CCC 2357) è un linguaggio "molto distruttivo" che non andrebbe usato "pastoralmente". E ha inoltre invitato la sua diocesi ad abbracciare "le famiglie Lgbt".

OMOERESIA
C'è una parola che riassume i fini che orientano questo libro, il suo autore e coloro che lo sostengono: omoeresia. L'obiettivo comune dei promotori dell'omoeresia (definizione coniata dal sacerdote polacco Dariusz Oko) è quello di far passare l'insegnamento della Chiesa, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, come non misericordioso. Così, non solo si promuove una falsa idea di misericordia, sganciata dalla verità sulla natura umana, ma si oscura il fatto che proprio molti ex gay hanno affermato di essere stati aiutati a ritrovare la strada grazie al Magistero e all'incontro con pastori che li hanno sì accolti con benevolenza, indicandogli però con chiarezza la via da seguire per non offendere Dio e realizzare pienamente il Suo disegno nella loro vita.
È proprio il tanto bistrattato Catechismo a ricordare che bisogna distinguere tra peccato e peccatore, condannando il primo e accogliendo il secondo. Gli atti omosessuali, infatti, "sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati" (CCC 2357). Ma alla deplorazione dell'atto, la Chiesa unisce la profonda attenzione per la persona, per tutti quegli uomini e quelle donne con attrazione omosessuale, che "devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione" (CCC 2358).
Perciò, per incontrare Dio, i fedeli non hanno certo bisogno del moderno linguaggio zuccheroso proposto da Martin e mutuato dall'associazionismo arcobaleno, che di fatto vuole negare la validità dell'insegnamento di sempre della Chiesa, ossia parte della missione che Cristo stesso le ha affidato. Sebbene Martin si guardi dal chiedere esplicitamente un cambiamento di dottrina, la sua storia parla chiaro. In eventi pubblici ha incoraggiato il coming out, ha tenuto seminari con gay "sposati" e, a febbraio, ha pubblicato una serie di tweet per dire che i trans devono poter usare il bagno che preferiscono, definendo "un affronto alla loro dignità di essere umani" la decisione dell'amministrazione Trump di annullare le regole ideologiche emanate in precedenza da Obama. Secondo il gesuita, i cattolici dovrebbero rivolgersi a persone gay e trans con il termine che esse desiderano (quindi, non in base al sesso reale, bensì alla loro percezione).

NON SOLO
A ottobre, Martin ha perfino ricevuto un premio da New Ways Ministry, il sedicente gruppo di cattolici Lgbt fondato da suor Jeannine Gramick e padre Robert Nugent, a cui nel 1999, dopo vari richiami da parte dei vescovi americani e della Curia romana, la Congregazione per la dottrina della fede (allora guidata da Ratzinger) proibì ogni attività pastorale con persone omosessuali, alla luce dei loro scritti e comportamenti gravemente contrari all'insegnamento della Chiesa. Suor Jeannine, che sostiene pure l'aborto, non ha fatto mancare il suo commento al libro di Martin, il quale secondo lei "mostra come il Rosario e la bandiera arcobaleno possano pacificamente incontrarsi".
Affermazione che oltre a essere un ossimoro è rivelatrice del rifiuto del disegno di Dio sull'uomo. Perché ciò a cui mira la lobby gay non è l'accoglienza delle persone omosessuali, che la Chiesa insegna e mette in pratica da duemila anni, ma la pretesa di negare che gli atti omosessuali costituiscano un peccato. Ma questa pretesa è contraria al loro stesso bene, perché come spiega la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, "l'attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/04/2017

7 - PER LIVERANI AGGRESSORI E AGGREDITI PARI SONO
La ''prestigiosa'' firma di Avvenire va contro il principio della legittima difesa da sempre sostenuto dalla Chiesa Cattolica
Autore: Enrico Maria Romano - Fonte: Liberta e Persona, 11/04/2017

Come varie volte ha sottolineato il quotidiano indipendente La Verità, Avvenire - il "quotidiano di ispirazione cattolica" in Italia - ultimamente sta annacquando sempre più cotal nobile ispirazione. Addirittura, a volte, sembrerebbe un giornale laico-laicista-progressista, sullo stile, certo inarrivabile, di Repubblica, La Stampa o Il Corriere della Sera.
Si pensi alla lotta accanita condotta dal direttore Tarquinio e dai suoi contro Donald Trump, presentato più o meno come un demonio eletto misteriosamente presidente, o alla feroce condanna del Brexit e del cosiddetto populismo. Tutte battaglie sicuramente iper-politiche e arci-divisive che richiederebbero, in sé e per sé, più misura in un organo finanziato dalla CEI, Conferenza episcopale che vuol essere una istituzione aperta a tutte le sensibilità e non lontana da alcun cittadino della paese...
Ma il colmo si è avuto, e non da ieri, con tutta una serie di sviste in cui la ispirazione cattolica è stata apertamente cancellata e rimossa in nome della laicità dello Stato, della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e ancor più del pensiero dominante, oggi, in Italia e in Europa. Troppi sarebbero gli esempi sui cedimenti dell'ultimo lustro, e le altrettante omissioni più o meno gravi: sulla difesa della vita nascente, della famiglia tradizionale (e biblica), sui problemi dell'invasione islamica, anche al di là del terrorismo e sulla quanto mai dimenticata dittatura del relativismo (come insegnava Benedetto XVI).

PIER GIORGIO LIVERANI
Una penna piuttosto arguta e libera è sempre stata quella del giornalista ed ex direttore Pier Giorgio Liverani. Sapido commentatore dell'attualità e dei suoi riflessi nel giornalismo italico, e critico di vaglia nel mostrare le contraddizioni della stampa laica e acattolica, tutta protesa nella difesa delle minoranze etiche e religiose, ma stranamente cerebrolesa in rapporto alla maggioranza cristiana della nazione.
Ma a forza di navigare in acque torride, anche gli ingegni migliori si bloccano e recepiscono la vulgata del Sistema come fosse la Parola di Dio. Così, nel suo recente commento domenicale (Avvenire, 9.4.17, p. 3), il Liverani spara a zero, contro coloro che, secondo lui "avrebbero voglia di sparare" (ma a chi?). Citando e criticando un articolo di Libero che si limitava a difendere la legittima difesa, anche acquisendo un'arma, come è permesso ancora in Italia, il Nostro, iniziava notando che nel 2015 i porti d'arma nel Bel Paese erano "1.309.818: un esercito"!
In realtà, già a priori, minorenni e non vedenti esclusi, non sembrano poi tantissimi 1.300.000 cittadini col porto d'armi, sui circa 60.000.000 di compatrioti. Ma entrare in questa logica delle cifre significa già cedere al pacifismo laico del Liverani e di Avvenire, e non capire che la violenza dell'offesa non è moralmente assimilabile alla 'violenza' della difesa. O invece lo è?

CONFONDERE AGGRESSORI E AGGREDITI
Segno di tale iniqua ed eversiva equiparazione militano frasi come queste: "Gli armaioli gioiscono" (per la vendita delle armi); "La pistola del ladro e quella del derubato sono, purtroppo, segno della perdita del valore della vita umana"; rispetto a chi spara, "molto meglio chi scende le scale armato di una scopa"... Forse, qui, Liverani voleva scherzare...
Ma il coltello del torturatore è eticamente uguale a quello di chi si ribella alla tortura? E' la guerra di occupazione e di rapina è pari a quella di liberazione e di difesa? Il mitra del mafioso intento nella rapina in banca avrà la stessa legittimità del mitra del poliziotto accorso, per eseguire un ordine e tutelare il bene comune? Il solo confondere aggressori e aggrediti è segno della perdita del senso morale, e proprio i delinquenti e i terroristi, di cui i giacobini restano sempre un esempio emblematico, sono soliti lamentarsi del carcere, del manganello e della violenza dello Stato...
Il più grande teologo di tutti i tempi, citato molte volte nel Concilio Vaticano II e nel Magistero recente dei Pontefici, è Tommaso d'Aquino (1225-1274). E sappiamo, senz'ombra di dubbio, che il nostro ne conosce il pensiero, almeno a grandi linee. Ebbene, l'Angelico, come lo chiama la Chiesa, nella sua opera principale, la Summa teologica, spiega chiaramente la legittimità – teorica, ma con evidenti ricadute pratiche – della pena di morte, della guerra giusta (ovvero difensiva) e della difesa personale. San Tommaso, ad esempio, si chiede in un intero articolo dell'opera "se sia permesso uccidere per difendersi" (II-II, q. 64, a. 7) e giunge alla conclusione positiva, asserendo che "questa azione (di difesa) non può essere considerata illecita per il fatto che con essa si intende conservare la propria vita". Quindi, si badi bene, "non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto più a provvedere alla propria vita che a quella altrui". S. Tommaso non è un eccezione. Secoli prima di lui e secoli dopo di lui, due grandissimi santi, anch'essi autori di tante opere dogmatiche, etiche e spirituali, s. Agostino (354-430) e s. Alfonso (1696-1787), non hanno detto cose diverse.

LA LEGITTIMA DIFESA SECONDO IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Concediamo però che ai giornalisti il tempo manca, e non sempre si ha il modo di consultare i classici della filosofia e della teologia. Il Catechismo della Chiesa cattolica però lo dovrebbero avere ed usare tutti quelli che insegnano la morale agli altri, magari scrivendo da decenni sul quotidiano di "ispirazione cattolica".
Il Catechismo, per chi non lo sapesse, fu il frutto maturo di anni di riflessioni e confronti tra teologi e presuli, presieduti dal cardinal Ratzinger. E fu quindi pubblicato da Giovanni Paolo II nel 1992, e rivisto, ebbe il definitivo imprimatur nell'edizione tipica del 1997.
Al paragrafo dedicato alla legittima difesa, il testo dichiara autorevolmente: "Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale" (n. 2264). E viene citato proprio san Tommaso come sostegno teologico dell'affermazione. Il testo aggiunge che "La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere per chi è responsabile della vita di altri". Così i pacifisti, oltre a rifiutare un diritto naturale alla parte debole e agli aggrediti, vengono meno anche all'osservanza di un dovere morale. Inoltre: "La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere": come ci riuscirà il Liverani? Con la forza della sue preghiere?
Stessa legittimità esiste, secondo il Catechismo, per i concetti di guerra giusta (n. 2309), e di pena di morte (2267). Ciò non significa ovviamente che ogni guerra sia giusta, che ogni pena di morte sia giustificata e che ogni legittima difesa sia automaticamente proporzionata all'offesa. Ma significa che queste misure e questi comportamenti non possono essere intesi in astratto e condannati in blocco, almeno se si segue la visione cattolica.
E neppure dovrebbero esserlo per un quotidiano che dice di ispirarsi ad essa.

Fonte: Liberta e Persona, 11/04/2017

8 - INTERVISTA A TUTTO CAMPO AL CARDINALE LEO BURKE
Dai ''dubia'' all'Ordine di Malta, passando per Trump
Fonte Corrispondenza Romana, 11/04/2017

Infovaticana Spagna ha incontro il cardinale Burke nel suo appartamento, vicino alla Città del Vaticano. Entrando, siamo accolti nell'appartamento da un ritratto di Papa Francesco, che campeggia nella sala d'ingresso.
Raymond Leo Burke è nato nel Wisconsin il 30 giugno 1948. Nel 2003 è stato nominato arcivescovo di Saint Louis (Missouri), una delle più antiche e prestigiose diocesi degli Stati Uniti. La sua esperienza internazionale come canonista lo porta, nel 2008, ad essere nominato da Benedetto XVI nel ruolo di Prefetto della Segnatura Apostolica, dove rimase in carica finché, nel 2014, Francesco non gli affidò l'incarico di Patrono dell'Ordine di Malta.
Il giornalista di Infovaticana Spagna, Gabriel Ariza, lo ha intervistato sui Dubia, sulla crisi dell'Ordine di Malta, ma anche sui primi tre mesi della presidenza di Donald Trump e non solo.
Qual è la principale ragione per cui voi quattro cardinali avete pubblicato i "Dubia"?
Perché c'è troppa confusione nella Chiesa per quanto riguarda alcune questioni fondamentali, per quanto riguarda la Santa Comunione e le disposizioni per riceverla e anche in riferimento all'indissolubilità del matrimonio. Prima di tutto chiediamo al Santo Padre di chiarire queste domande fondamentali. Ci siamo limitati a queste quattro domande nei "Dubia" ma non c'è stata risposta. Molte persone ci hanno detto: "Perché voi cardinali non fate il vostro dovere e insegnate chiaramente su questi temi?". Poi abbiamo capito che dovevamo fare qualcosa in modo tale che la gente potesse capire. Stiamo cercando di fare del nostro meglio, stiamo cercando di ricevere dal Santo Padre l'indicazione di cui la Chiesa ha bisogno adesso. Anche perché c'è una confusione molto pericolosa e le confusioni generano divisioni. Sacerdoti contro sacerdoti e contrasti con gli altri membri della Chiesa su questioni di come ricevere i sacramenti se si vive un un'unione al di fuori del matrimonio o con un matrimonio invalido. Si incontrano anche questi disaccordi tra i vescovi e questo non dovrebbe essere così, non è una buona cosa per la Chiesa.
Perché i "Dubia" sono stati firmati solo da quattro cardinali?
Posso dirle che ci sono più di quattro cardinali che sostengono i "Dubia", ma per varie ragioni non vogliono parlarne pubblicamente. I quattro cardinali che abbiamo firmato i "Dubia" sapevamo che sarebbe stato un duro lavoro ottenere il sostegno di un certo numero di cardinali, sapevamo che dovevamo fare questo e lo abbiamo fatto.
Quindi c'è il sostegno privato di altri cardinali?
Sì.
Cosa vorrebbe dire a chi dice che lei si mette contro il Papa?
Nessuno sfida il Papa. In realtà presentare dei "Dubia" al Papa è una pratica antica nella Chiesa e i documenti firmati dimostrato rispetto per il Papa poiché è responsabile di guidare la Chiesa in un momento critico, in un tempo di grande confusione e anche di errore. Quindi, se si leggono i "Dubia" si vedrà che siamo molto rispettosi e non accusiamo il Papa di nulla, semplicemente chiediamo a lui, per il bene della Chiesa, di chiarire questi problemi.
Ha parlato di alcune correzioni formali al Papa nella storia della Chiesa...
Credo che fu Giovannni XXII circa un insegnamento sbagliato sulla visione beatifica e alcuni vescovi e teologi glielo fecero presente. Inizialmente resistette alla correzione, ma prima di morire ritrattò ciò che aveva detto e disse che fu un errore. Ci sono altri casi simili nella storia della Chiesa, alcuni si riferiscono principalmente alle questioni pratiche, compresa l'amministrazione dei beni temporali. I cardinali dissero al Santo Padre: "a nostro avviso non si stanno gestendo correttamente i beni della Chiesa", e il Papa ha poi rettificato.
Pensa che ci sarà una correzione pubblica forma a Papa Francesco?
Non è ancora chiaro. Prima di fare questo passo vorrei andare ancora una volta dal Santo Padre per dirgli personalmente che la questione è talmente grave che dobbiamo correggere e confido che il Santo Padre risponderà in quel momento.
Non pensa che l'intervista del cardinale Müller a Il Timone sia stata una risposta ai "Dubia"?
Penso che appartiene certamente a tutta questa discussione e rende molto chiaro ciò che la Chiesa insegna per quanto riguarda tali questioni. Non ho parlato con il cardinale Müller, ma penso che l'intervista sia stato chiaramente uno sforzo pastorale da parte sua per introdurre l'insegnamento della Chiesa.
Ma il Papa non ha ancora risposto ...
Per quanto ne so, non ha dato alcuna risposta, né a me, e penso neanche agli altri cardinali.
Si può parlare di una data precisa per la correzione formale al Papa?
No proprio perché è una questione che deve essere affrontata con grande rispetto. E indicare una data significherebbe influenzare la gestione della cosa e una mancanza di rispetto per le parti coinvolte.
Prima e dopo la pubblicazione dei "Dubia", lei ha avuto contatti con il Papa emerito?
Non ho mai parlato con lui dei "Dubia".
Si è finalmente conclusa la crisi dell'Ordine di Malta?
Questa è una domanda difficile a cui rispondere. Al momento sono del tutto lontano da qualsiasi coinvolgimenti nell'Ordine di Malta, ma mantengo il ruolo di Cardinale Patrono. Il Papa ha messo in chiaro che l'unica persona che può occuparsi della vicenda relativa all'Ordine di Malta a nome del Santo Padre è l'Arcivescovo Becciu, quindi non lo so. Nel mese di aprile ci dovrebbe essere l'elezione di un nuovo Gran Maestro e spero che il leader eletto tra i Cavalieri Professi possa cominciare a sistemare le cose e guidare l'Ordine nella giusta direzione. Il Santo Padre ha chiarito, nella lettera dello scorso 1° dicembre, delle preoccupazioni molto gravi sull'Ordine di Malta. Preoccupazioni a mio giudizio chiaramente giustificate, che il nuovo Gran Maestro dovrà affrontare.
Ha chiesto al Papa se manderà via i massoni dall'Ordine di Malta?
Con me il Papa è stato molto chiaro a questo proposito: un massone non può essere membro dell'Ordine di Malta. E mi ha detto che ci sono persone che si ostinano con la loro appartenenza nella massoneria e che dovrebbero essere espulsi. Così sta lavorando su questo, sì.
C'è stato un conflitto di interessi tra i membri della commissione nominata dalla Santa Sede - come detto da alcuni vaticanisti come Edward Pentin o Sandro Magister - e anche il Gran Maestro...
Questa è una cosa importante per la crisi dell'Ordine di Malta ed è una questione che dovrebbe essere molto chiara. Per tutti coloro che hanno il senso di ciò che sta accadendo è molto strano. Di questa grande donazione, di cui almeno una parte è stata lasciata all'Ordine di Malta, non vi è alcuna chiara comprensione di chi sia il donatore, quale sia la stessa natura della donazione, come si amministra e questo non è una cosa positiva. Queste cose devono essere chiare. E poi è stato molto strano che tre persone che sono state direttamente coinvolte nella questione della donazione fatta all'Ordine, l'indagine dovrebbe essere fatta nella "gruppo nominato" che ha indagato la questione della revoca del cancelliere e ha raccomandato che dovrebbe essere reintegrato.
Il fratello di Von Boesselager ha avuto un incarico allo IOR
Sì. Il fratello di Philipp Boesselager - il Cancelliere a cui è stato chiesto di dimettersi e ha rifiutato - Georg Boesselager è stato nominato un paio di giorni dopo come membro della Commissione di Controllo dell'Istituto delle Opere Religiose, che chiamiamo banca vaticana. Tutto sembra molto sospetto.
Dopo la nomina di Becciu, qual è il Suo ruolo all'interno dell'Ordine?
Non ho alcun ruolo in questo momento. Ho un titolo, ma non ho alcuna funzione.
Le mani legate...
Sì, rispetto l'ordine del Santo Padre e non ho nulla a che fare con l'Ordine di Malta al momento.
Era Lei l'obiettivo principale di questa crisi?
Non lo so. Tutto lo sviluppo è così strano per me che trovo difficile capire quale sia l'obiettivo finale. Tuttavia, una cosa è chiara, che il reintegro del Gran Cancelliere era un obiettivo principale, e che questo implicava la mia destituzione in quanto Cardinale Patrono, non lo so...
È stato detto che quando il Papa la inviò nell'Isola di Guam era una punizione per i "Dubia" o per la crisi nell'Ordine di Malta. Tuttavia la visita era stata programmata da mesi, anche prima della pubblicazione dei "Dubia". È questo un esempio di notizie false che denuncia anche il Presidente Trump?
Sì, questo è una falsa notizia o "fake news". Credo sia stato nel mese di ottobre, quando mi chiesero di essere il Presidente del tribunale dei cinque giudici per giudicare quello che viene chiamato "caso Apuron" nella Chiesa: per determinare la verità circa le accuse contro l'arcivescovo emerito di Guam. Questo viaggio a Guam è stato progettato indipendentemente dalle difficoltà che aveva l'Ordine di Malta e ci sono andato per ragioni molto specifiche. Inoltre sono stati lì per tre giorni, quindi difficilmente può essere un esilio.
Come è il Suo rapporto con il Santo Padre?
Non ho più parlato con lui dall'incontro di novembre. Lo scorso anno l'ho incontrato nel corso dell'incontro con i cardinali e la curia romana prima di Natale, ma non ho parlato con lui e non mi ha concesso una udienza, quindi non so cosa stia pensando.
Quindi ha chiesto un'udienza?
Sì.
E durante la crisi dell'Ordine di Malta non ha potuto parlare con lui?
Non ho avuto la possibilità o l'opportunità di parlare con lui su questo argomento.
Come valuta i primi giorni di Donal Trumo come presidente?
Sono chiaramente tempi molto difficile, perché i cittadini americani hanno dimostrato che vogliono che il loro paese vada verso una nuova direzione e il presidente Trump sta cercando di realizzare quel desiderio, che le persone hanno espresso votandolo. Ma non è così facile, perché ci sono molto forze che si oppongono ed è anche un nuovo presidente che quindi deve trovare il modo migliore per raggiungere tutte le cose buone che vuole fare. Penso che le cose andranno bene, ma i primi cento giorno sono stati difficili. Non lo conosco personalmente, non ho mai parlato con lui, ma penso che sia molto determinato a realizzare il mandato che ha ricevuto da parte della popolazione degli Stati Uniti.
Lei pensa che c'è speranza per il movimento pro-life, come ha detto il vicepresidente Mike Pence alla Marcia per la Vita?
Assolutamente. Il Presidente Trump è molto chiaro su questo. Anche se in passato non è stato molto chiaro, adesso ha dimostrato di comprendere l'inviolabilità della dignità degli innocenti e la difesa della vita umana, e che le leggi degli Stati Uniti dovrebbero proteggere chi non è ancora nato.
Quindi pensa che il Governo è davvero impegnato nella difesa della vita?
Assolutamente. Il vicepresidente Pence è stato per lungo tempo uno dei leader più importanti del movimento pro-life.
La crescita dei movimenti "Altright" o di destra alternativa e la fine del globalismo sono una buona notizia per la libertà?
Penso che la cosa importante è la Chiesa si impegni con i leader politici che hanno molte idee buone e parli con loro per offrire la guida della Dottrina Sociale della Chiesa, che è sempre il rispetto del bene comunque. Ogni programma politico può avere aspetti molto buoni, ma ci possono anche essere aspetti che non sono positivi o che devono essere migliorati e perfezionati. La cosa importante per noi, per la Chiesa, è non essere politicizzata e neanche partecipare ad un partito o ad un altro, ma parlare con questi leader che mostrano segnali positivi e contribuire alla loro visione e ai programmi che offrono, orientati nel miglior modo possibile verso il bene comune.
Il Vaticano sta costruendo dei ponti con l'amministrazione Trump o, al contrario, si sta creando una barriera?
Non so nulla su questo perché non ho nessun contatto con la Segreteria di Stato, che si occupa di questo. Devo dire che trovo l'Osservatore Romani, il giornale ufficiale del Vaticano, piuttosto critico sul presidente Trump e non credo questo aiuti.
Il giornalista Jason Horowitz ha scritto sul New York Times che lei ha avuto un incontro con Steve Bannon nel 2014. Di cosa avete discusso in quell'incontro? E' realmente avvenuto o era una "fake news"?
Molti mi hanno detto che mi è stato presentato, ma in particolare non abbiamo avuto nessun incontro di questo tipo. Mi dicono che me lo hanno presentato, ma ad essere onesto con voi, non ricordo in che ci circostanza sia avvenuto e come. Non ho mai avuto un incontro con lui.
Quindi non ha nessun legame con l'amministrazione Trump?
No, nessun legame
Cosa pensa delle recenti dichiarazioni del Padre Generale della Compagnia di Gesù, Arturo Sosa Abascal, che ha messo in discussione il rigore degli Evangelisti?
E' una cosa completamente sbagliata, in realtà trovo incredibile che possa aver fatto tali dichiarazioni, deve essere corretto. Ci sono una serie di persone che devono studiarlo e correggerlo. Non è ragionevole pensare che le parole dei Vangeli, che dopo centinaia di studi sono intesi come le parole dirette di nostro Signore, adesso non sono davvero le parole di Cristo solo perché in quel momento non c'era un registratore. Non capisco.
Ma non è un piccolo errore...
Si tratta di un grave errore che deve essere corretto.
E chi può risolvere il problema?
Direi che la Congregazione per la Dottrina della fede, l'organo che ha il Papa per proteggere la verità della fede e della morale.
Vatileaks: le indiscrezioni parlano di oltre mille appartamenti della Santa Sede sparsi a Roma. Lei pensa che il fatto che la Chiesa sia il più grande proprietario immobiliare a Roma vada a indicare la credibilità del messaggio evangelico della Chiesa stessa?
In primo luogo non so se questa sia la verità ma quello che vorrei dire è che non credo che se la Chiesa possiede tanti beni questo sottrae credibilità al nostro messaggio, ma quello che è influente è il modo in i beni sono gestiti. Infatti, avendo tutte queste proprietà la Chiesa le può usare per molti scopi buoni ma l'amministrazione deve essere rigorosa e disciplinata dalle legge della Chiesa. Non sto dicendo che non lo è, ma per me l'unico scandalo sarebbe se queste proprietà non vengono gestite correttamente.
La diplomazia vaticana è cambiata molto. Come giudica il trattamento di "consorte" al compagno omosessuale del presidente del Lussemburgo?
Credo che si debba fare qualcosa in riferimento all'immagine pubblica che si da in queste circostanze. In passato la Santa Sede semplicemente in modo discreto e rispettoso rifiutava di permettere queste cose e dobbiamo tornare a quel metodo. Consentendo e facendo apertamente ciò, l'impressione che è stata data è che adesso la Santa Sede approvi queste situazioni, quindi ci deve essere un chiarimento. Credo anche che si dovrebbe prestare attenzione ai termini e alle condizioni di nominare coloro i quali sono ufficialmente invitati ad andare in Vaticano o a parlare a conferenze o incontri della Santa Sede. Non capisco perché le persone che hanno apertamente sfidato la Chiesa e i suoi insegnamenti possano essere invitate in tali circostanze.
Come Paul Elrich...
Esattamente, Paul Elrich... un esempio paradigmatico...
Sì, ma chi è stato responsabile di questo invito è stato il cardinale Ravasi, che ha scritto "Cari fratelli Massoni" su Il Sole 24 Ore...
Sì, non ho letto il testo, ma chi è responsabile deve rispondere.
Non ha letto la lettera del cardinale Ravasi?
Non ho letto quella lettera, probabilmente dovrei ma ne ho sentito parlare.
Il Papa ha confermato che da ora saranno riconosciuti i matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità San Pio X.
Non ho ancora letto, ma questa è una decisione molto significativa del Santo Padre e indica anche che in qualche modo ci deve essere una riconciliazione con la Fraternità San Pio X. In sostanza ciò che il Papa sta dicendo è che i sacerdoti di questa Fraternità, quando celebrano i matrimoni, esercitano la giurisdizione della Chiesa cattolica romana, quindi è molto interessante.
Pensa che la prelatura personale possa essere una buona strada per la riconciliazione?
Sì, penso che potrebbe essere un modo molto efficace
Sarebbe una buona notizia?
Sì. Io prego per questo e spero che accada. Ma la riconciliazione, naturalmente, deve essere basata su una comprensione comunque, di cui non possiamo fare a meno, perché altrimenti potrebbero esserci molti conflitti e difficoltà. Ci si deve assicurare che ci sia una comprensione comune per quanto riguarda tutti i dubbi che in passato la Fraternità San Pio X ha avuto nei confronti della Chiesa, della Santa Sede e del magistero della Chiesa Cattolica. E' quindi una speranza per la famiglia della Chiesa.
Il cardinale Sarah durante il Sinodo ha messo in guardia la Chiesa su due minacce: l'Islam e l'ideologia "gender". Lei pensa che l'Islam possa convivere con l'Occidente?
Sono d'accordo con il cardinale Sarah. Queste sono le due principali minacce di oggi e ho anche una forte convinzione che uno dei principali modi per affrontarle sia attraverso l'educazione. Abbiamo bisogno che nelle nostre scuole e nelle università venga insegnata la verità. Entrambi hanno a che fare con la stessa natura umana. Tutta la questione sul "gender", che è una creazione del tutto artificiale di una certa ideologia, e anche che sia insegnata la verità sull'Islam. La natura dell'Islam è quella di una forma di governo che si basa sulle proprie condizioni o su principi che cercano di governare il mondo. E anche Allah, è una figura nel Corano così come altri scritti islamici, completamente diverso dal Dio della fede giudaico-cristiana.
Quali ragioni di speranza ha una famiglia cattolica nel mondo di oggi, segnato dalla cultura della morte e dove l'ideologia di genere è considerata come l'unica verità circa l'essere umano?
Naturalmente ci sono motivi di speranza, perché Cristo dà sempre grazia per le persone e per le famiglie. E questo può aiutare ed essere fonte di cambiamento per gli individui e le famiglie. Io sono in viaggio in molti paesi. In America e in tutto il mondo mi capita di incontrare i giovani e le giovani famiglie cattoliche, ma anche le meno giovani, tutti impegnati e questo mi fa ben sperare. Perché più siamo in grado di incoraggiarci a vicenda nell'essere fedeli in Gesù e più ci sarà possibilità di trasformare il mondo.
Che consiglio vuole dare alle famiglie cattoliche che vogliono crescere i loro figli in libertà?
Il mio consiglio è quello di pregare, affinché si possa mettere al centro della vita familiare la preghiera e specialmente la Santa Eucaristia e la confessione. Bisogna poi prestare particolare attenzione nell'educare i figli con gli insegnamenti della Chiesa e i valori morali. In terzo luogo, lavorare e aiutarsi con le altre famiglie per incoraggiarsi a vicenda, così si trasforma la famiglia nella grande forza del mondo.

Fonte: Corrispondenza Romana, 11/04/2017

9 - OMELIA II DOMENICA DI PASQUA - ANNO A (Gv 20,19-31)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 23 aprile 2017)

La seconda domenica di Pasqua è la cosiddetta "Domenica della Divina Misericordia". È chiamata così in seguito alle richieste che Gesù rivolse a santa Faustina, di celebrare la domenica successiva a quella di Pasqua in onore dell'infinita misericordia con cui Egli ci ha amati e redenti.
Il Vangelo di oggi si armonizza molto bene con il tema della Misericordia. Il brano dell'evangelista Giovanni riporta infatti l'apparizione di Gesù agli Apostoli avvenuta «la sera di quel giorno» (Gv 20,19), il giorno della Risurrezione. In quella apparizione Gesù istituì il sacramento della Riconciliazione.
Gesù mostra agli Apostoli le piaghe alle mani e al costato. Questo particolare è molto importante per dimostrare la verità della Risurrezione. È proprio Lui che appare loro; Lui che è morto in croce. I segni della Passione ora risplendono come emblemi di gloria e come simboli di vittoria.
Apparendo agli Apostoli, Gesù affida a loro la stessa missione che Egli ha ricevuto dal Padre: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). La missione è quella di portare la salvezza fino agli estremi confini della terra. Gli Apostoli devono predicare il Vangelo ed essere ministri del perdono di Dio. Per questo motivo, Gesù, dopo aver alitato su di loro, disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Con queste parole, Gesù ha dato alla Chiesa il potere di rimettere i peccati.
A Santa Faustina, Gesù fece una meravigliosa promessa. Egli volle che in questa domenica si parlasse della Divina Misericordia e disse: «Chi si accosterà alla sorgente della vita - ovvero alla Confessione e alla Comunione - questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene». Poi continuò dicendo: «L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. Oh quanto mi ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e non crede che Io sono misericordioso, non ha fiducia nella Mia bontà».
In questa domenica siamo chiamati anche noi a glorificare l'infinita Misericordia di Dio. Accostiamoci con fiducia al Sacramento del suo perdono, fondando il nostro proposito di non peccare più non sulle nostre forze, che sono molto piccole, ma sul suo santo aiuto, come recitiamo nell'"Atto di dolore".
Per fare una buona Confessione c'è bisogno di cinque cose: un buon esame di coscienza dall'ultima Confessione ben fatta; un'accusa sincera dei peccati, senza tacere volutamente nulla; un vivo dolore per le colpe commesse; un fermo proposito di non commetterle più; l'adempimento della penitenza imposta dal sacerdote. Chiediamo la grazia di pentirci con tutto il nostro cuore e di confessarci sempre bene. È questa la grazia più grande che è come la base per un cammino spirituale che ci porterà molto in alto.
Nella vita della beata Angela da Foligno si racconta un particolare molto importante. La Beata, quando era giovane, ebbe la sventura di confessarsi male per diversi anni, tacendo volutamente per vergogna alcuni peccati. A distanza di tempo, ella trovò la forza di "vuotare il sacco" e di dire tutto al sacerdote. Fu quello il tempo di un "nuovo inizio" che la portò ai vertici dell'esperienza mistica. Tutto iniziò con una Confessione ben fatta. Glorifichiamo anche noi l'infinita Misericordia di Dio confessandoci sempre bene e sinceramente.
Nel Vangelo di oggi c'è un altro particolare che è di grande insegnamento. Tommaso, uno dei Dodici, «non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20,24). Egli non volle credere alla testimonianza degli altri Apostoli riguardo alla Risurrezione del Signore, e disse: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo» (Gv 20,25). Otto giorni dopo, Gesù apparve di nuovo, e c'era anche Tommaso. Gesù entrò a porte chiuse e disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo ma credente!» (Gv 20,27). A quella vista, Tommaso fece uno stupendo atto di fede: vide l'umanità gloriosa di Cristo Risorto e credette nella sua divinità, esclamando: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28).
Un atto di fede simile lo facciamo anche noi ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia. Ogni volta che vediamo l'Ostia consacrata, noi non vediamo l'umanità di Gesù e neppure la sua divinità, eppure noi riconosciamo in quell'Ostia Gesù, vero Dio e vero uomo. Quando, durante la Messa, il sacerdote eleva l'Ostia Santa, e quando preghiamo davanti al Tabernacolo, è una cosa molto bella ripetere l'atto di fede di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio». Ripetiamolo spesso e crediamo senza esitare che quello che vediamo non è pane e vino, ma è Gesù vivo e vero.
A san Tommaso Apostolo ravveduto, Gesù poi disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29). Tommaso vide l'umanità di Gesù e credette alla sua divinità; noi non vediamo nulla e, perciò, siamo beati, come ha affermato il Signore.
Volendo ora sintetizzare il contenuto del Vangelo di oggi, possiamo adoperare due parole: Confessione e Comunione. Esse costituiscono la "fonte della vita" di cui parlava Gesù a santa Faustina. Accostiamoci con fiducia a questa fonte per attingervi la vita in abbondanza. La Madonna, Madre dell'Eucaristia, ci ispiri sempre una grande fiducia nell'infinita Misericordia di Dio.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 23 aprile 2017)

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.