BastaBugie n°503 del 26 aprile 2017

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1 LONDRA: IN 10 ANNI CHIUSE 500 CHIESE, APERTE 423 MOSCHEE
Intanto in Turchia Erdogan con un colpo di stato ''democratico'' (il referendum costituzionale) concentra nelle sue mani tutti i poteri dello Stato e si prepara alla conquista dell'Europa
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
2 GENITORI E SUOCERI POSSONO ROVINARE IL MATRIMONIO
Alcuni consigli per salvarsi prima che sia troppo tardi: non idolatrare i genitori, abbandonare i sensi di colpa, telefonate brevissime, andare raramente a mangiare dai genitori e, finalmente... mandare al diavolo la mamma
Autore: Elsa Belotti - Fonte: Famiglia Insieme
3 AVVENIRE INTERVISTA IN GINOCCHIO BEPPE GRILLO
E dalle colonne del Corriere della Sera, il direttore di Avvenire spiega la presunta sintonia con i 5 Stelle che in realtà è solo il maldestro tentativo di salvare l'8 per mille alla CEI
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 SOLO SVANTAGGI CON LE CLASSI MISTE MASCHI-FEMMINE
L'introduzione delle classi miste negli anni '60 fu imposto senza basi scientifiche e oggi gli alunni ne subiscono le conseguenze
Fonte: Wikipedia
5 LE FAKE NEWS SONO QUELLE DELLA CULTURA DOMINANTE: ECCO UN CLAMOROSO ESEMPIO
Il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano, Repubblica, Uno mattina e tutti i tg danno la notizia di una donna che ha ''dovuto'' bussare a 23 ospedali prima di trovarne uno che la facesse abortire... ma la notizia è totalmente falsa (purtroppo)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
6 QUELLO CHE NON HA DETTO REPORT, LA TRASMISSIONE DI RAI 3, SUL VACCINO CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS
Le malattie sessualmente trasmesse sono la conseguenza dell'irresponsabilità con cui i giovani vivono la sessualità (il vaccino non risolve il problema, anzi lo peggiora)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 GENDER A SCUOLA: I FATTI E LA CONFERMA NELLE PAROLE DELLA FEDELI, MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Altre notizie dal mondo gay: se sei proprietario devi affittare ai gay, Tiziano Ferro si prepara per la paternità, l'Irlanda è il primo paese ad adottare una strategia LGBT per i giovani
Fonte: Notizie Provita
8 LA TEOLOGIA DI KARL RAHNER HA UCCISO LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Un nuovo libro spiega come Rahner abbia influenzato la teologia ribaltando la Veritatis Splendor di san Giovanni Paolo II e permettendo di fatto la comunione dei divorziati risposati
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Osservatorio Van Thuân
9 OMELIA III DOMENICA DI PASQUA - ANNO A (Lc 24,13-35)
Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LONDRA: IN 10 ANNI CHIUSE 500 CHIESE, APERTE 423 MOSCHEE
Intanto in Turchia Erdogan con un colpo di stato ''democratico'' (il referendum costituzionale) concentra nelle sue mani tutti i poteri dello Stato e si prepara alla conquista dell'Europa
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 06/04/2017

L'articolo è uscito lo scorso 2 aprile sul sito del Gatestone Institute di New York: a partire dal 2001, 500 chiese cristiane sono state chiuse nella capitale britannica. Nello stesso periodo 423 moschee sono state aperte.
Gli anglicani - che qui dovrebbero "giocare in casa", per così dire - sono scesi dal 21 al 17% tra il 2012 ed il 2014 con una perdita secca di 1,7 milioni di fedeli, mentre la popolazione musulmana nelle altre grandi città del Regno Unito è considerevolmente aumentata, al punto da rappresentare ormai il 15,8% della popolazione di Manchester, il 21,8% di quella di Birmingham ed il 24,7% di quella di Bradford. Ci sono un centinaio di "tribunali" della sharia, incredibilmente riconosciuti dal governo [leggi: LA SHARIA È ARRIVATA ANCHE DA NOI, clicca qui, N.d.BB], mentre Londra ha eletto un Sindaco islamico.
La chiesa cattolica di San Pietro è stata trasformata nell'attuale moschea Madina. Situazioni analoghe sono capitate anche a strutture protestanti ed ebraiche. "Sommersi" etnicamente, attualmente sono solo 679 mila i cristiani a Londra: nella parrocchia di San Giorgio, la cui chiesa può accogliere 1.230 persone, sono rimasti solo 12 fedeli, 20 quelli della parrocchia di Santa Maria.
Non più solo un intero popolo, bensì un'intera cultura con le sue tradizioni sta per essere cancellata... da casa propria. Un fatto inaudito, benché - purtroppo - studiato da anni a tavolino ai piani alti dei centri di potere del "politicamente corretto" [leggi: I MIGRANTI DOMINERANNO L'EUROPA: SE NON CON LE ARMI, CON IL VENTRE DELLE LORO E DELLE NOSTRE DONNE, clicca qui, N.d.BB].

Nota di BastaBugie: Lupo Glori nell'articolo sottostante dal titolo "Il colpo di stato democratico di Erdogan" parla delle due formidabili armi predilette dall'Islam istituzionale per la silenziosa ed incruenta conquista dell'Europa: la democrazia e la demografia.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 19 aprile 2017:
È di stretta misura la vittoria ottenuta dal presidente Recep Tayyip Erdogan nell'atteso referendum costituzionale, tenutosi domenica 16 aprile in Turchia. A partire dunque dal 2019, anno di entrata in vigore del nuovo sistema presidenziale, il "sultano" concentrerà nelle sue mani tutti i poteri dello Stato.
Il fronte del "Sì" ha infatti ottenuto un risicato 51,3 %, ben al di sotto delle aspettative, contro il 48,7 % ottenuto dagli avversari del "No" alla riforma. I principali oppositori di Erdogan, rappresentati dal partito kemalista "Chp", si sono rivolti alla Commissione elettorale suprema (Ysk) chiedendo l'immediata cancellazione del voto per sospette irregolarità e brogli elettorali. Appelli che sono stati condivisi dagli osservatori dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che hanno giudicato il voto referendario turco «non all'altezza degli standard internazionali».
Accuse e polemiche che non hanno però turbato in alcun modo Sadi Goven, a capo della Commissione elettorale turca, il quale ha ribadito l'assoluta regolarità delle procedure elettorali e confermato ufficialmente la vittoria del "Sì" al referendum costituzionale, rimandando al mittente le accuse del leader del maggiore partito d'opposizione Keman Kilicdaroglu, che contestava la validità di schede sprovviste del timbro ufficiale nel 37 % dei seggi. Per la formalizzazione finale dei risultati ora, come riportato dall'agenzia di stampa turca Anadolu, bisognerà attendere ancora una decina di giorni: «I risultati finali definitivi del referendum costituzionale saranno resi noti entro 11-12 giorni».
Le denunce di brogli non hanno scalfito di nulla il vincitore della consultazione elettorale, il presidente Erdogan che, nel suo primo discorso post-voto, ha sottolineato la portata storica dell'evento, proclamando come la Turchia con tale voto abbia appena preso «una decisione storica di cambiamento e trasformazione che tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati. (...) La Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto. È facile difendere lo status quo, ma molto più difficile cambiare. Voglio ringraziare ogni nostro cittadino che è andato a votare. È la vittoria di tutta la nazione, compresi i nostri concittadini che vivono all'estero. Questi risultati avvieranno un nuovo processo per il nostro Paese».
Andando a vedere i dati riguardanti l'analisi del voto è possibile sottolineare almeno due elementi interessanti. Un primo dato che emerge è quello relativo alla distribuzione "geografica" del voto che, ancora una volta, rivela la radicata e significativa distinzione tra il "paese legale", raffigurato dalla Turchia in "doppiopetto", che bussa alla porta dell'Unione Europea, e il "paese reale", la Turchia composta da uomini barbuti e donne velate, rappresentata dall'Anatolia profonda, islamica e tradizionalista.
Il "No" anti-Erdogan ha infatti vinto unicamente nelle grandi città, Istanbul (51,4%), Ankara (51,2%) e Smirne (oltre 70%), in alcun modo rappresentative del reale spirito turco. Il quadro che emerge è dunque quello di una profonda spaccatura tra i grandi centri urbani e le remote ma vastissime province interne e rurali del Paese, autentico specchio della Turchia di oggi e di ieri.
Il secondo dato che affiora dall'analisi del voto è il netto successo ottenuto da Erdogan all'estero, dove il "Sì" ha raggiunto il 58,6 % dei voti, una percentuale ben più alta di quella decisiva ai fini della vittoria, riportata complessivamente su scala nazionale. In Germania, Olanda, Austria e Belgio, il "Sì" ha infatti superato il 60 %, mettendo in luce come i 1.326.000 turchi presenti oggi in Europa siano tutt'altro che integrati ed "occidentalizzati" ed abbiano preferito di gran lunga schierarsi al fianco di Erdogan, protagonista negli ultimi tempi di dure ed accese polemiche con i governi e la popolazione dei propri paesi di residenza.
I turchi europei hanno dunque pienamente accolto l'appello del proprio leader che, all'apice della disputa internazionale, esplosa a seguito dei divieti di comizi per i politici turchi negli Stati della Ue, in un discorso trasmesso in televisione, tenuto nella città di Eskisehir, a sud di Istanbul, si era così rivolto agli immigrati turchi residenti in Europa: «Da qui faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell'Europa. Questa sarà la migliore risposta all'ingiustizia che vi è stata fatta».
La controversa vittoria di Erdogan, può essere definita di fatto, un "colpo di Stato democratico". Il presidente turco ha infatti abilmente fatto uso dei regolari e leciti strumenti democratici per legittimare la propria "investitura politica" agli occhi della vigile comunità internazionale, avendo così da oggi "mani libere" per imporre alla Turchia la svolta "islamista" da lui sempre desiderata. Democrazia e demografia si confermano dunque le due formidabili armi predilette dall'Islam istituzionale per la silenziosa ed incruenta conquista dell'Europa.

Fonte: Corrispondenza Romana, 06/04/2017

2 - GENITORI E SUOCERI POSSONO ROVINARE IL MATRIMONIO
Alcuni consigli per salvarsi prima che sia troppo tardi: non idolatrare i genitori, abbandonare i sensi di colpa, telefonate brevissime, andare raramente a mangiare dai genitori e, finalmente... mandare al diavolo la mamma
Autore: Elsa Belotti - Fonte: Famiglia Insieme, 06/05/2001

Quando ci sono i corsi per fidanzati invito sempre anche i genitori perché così sentono anche loro: per essere felici nella vita di coppia bisogna "mandare al diavolo" le nostre mamme. E aggiungo che sono molto gentile perché le mamme andrebbero ammazzate sul posto, perché combinano troppi danni ai figli; dico le mamme e non anche i papà perché i papà disturbano un po' di meno, hanno una voce distaccata e più equilibrata verso i figli. Siamo noi mamme che gli stiamo troppo addosso e li roviniamo. Faccio cinque premesse.

1) NON IDOLATRARE I GENITORI
Il rispetto per i genitori ci deve sempre essere, anche se non li stimiamo più dobbiamo sempre trattarli con rispetto, il quarto comandamento dice: "Onora il padre e la madre"; attenzione alle parole, Dio non dice: "Ama il padre e la madre", dice "onora" perché Dio è molto realista, la realtà l'ha creata Lui. Non ci chiede mai niente contro la realtà e Dio lo sa che nella realtà noi potremmo anche arrivare a non amare più i nostri genitori, questo è possibile e Dio non ce lo chiede, ci chiede solo di onorarli, cioè di trattarli con rispetto. Per il resto dice un'altra cosa.
Se vi chiedo quanti sono i comandamenti voi dite dieci, sono uno più dieci, non undici e quell'uno primo dei dieci perché è stato detto prima, è stato detto proprio all'inizio e primo anche come importanza perché è il più importante degli altri dieci in quanto gli altri dieci dipendono da questo. Il "non ammazzare" dipende da questo.
Il primo comandamento è questo: "Lascerà - che poi la traduzione giusta è abbandonerà - il padre e la madre, si unirà a sua moglie e saranno una carne sola", sottinteso che non possiamo essere una carne sola cioè sposarci dentro se prima non abbiamo abbandonato il padre e la madre.

2) ABBANDONARE I SENSI DI COLPA
L'aiuto in caso di bisogno tocca a noi figli verso i genitori, sottolineo in caso di bisogno, non quando le mamme s'ammalano apposta così costringono i figli a passare una volta di più a salutare, perché le mamme ne sanno cento, non una più del diavolo.
Prima manipolano i figli in tutti i modi, quando non arrivano più a manipolarli, arrivano a fregarli con i sensi di colpa: "e come mai non avete telefonato?" "e come mai non siete passati a salutarmi?" "e chi penserà a noi due poveri vecchietti che restiamo qui?". E pianti il giorno che i figli si sposano in chiesa, così vi fregano con i sensi di colpa: Se io vi raccontassi quello che sento tutti i giorni e io non è che incontri gente particolare nel mio lavoro, incontro gente come voi.
Faccio un esempio: una ragazza di trentadue anni, fa l'insegnante e decide di andare a vivere da sola; la mamma comincia a dare i numeri: "E io pensavo di essere stata una brava mamma con te e allora tu mi dici che ho delle colpe, cosa ho fatto io di male per avere una figlia come te, qui da sola io morirò se tu vai via", io dico magari, così risolviamo il problema se muore. Siccome la figlia persiste nell'idea di andar via, la mamma prende le pastigliette, naturalmente in numero sufficiente per non morire, e le mamme sono perfette in questo e queste sono le fregature tremende che danno la mamme ai figli.
Basterebbe dire a tua figlia: "Mi fa piacere se sei felice, mi spiace un po' stare sola, ma guarda mi basta che tu faccia la tua vita"; a trentadue anni non è mai riuscita a trovare il fidanzato, lo credo bene che non ha il fidanzato, ci sei tu che le impedisci di averlo; ne ha fatti passare quattro o cinque ma nessuno andava mai bene alla sua mamma.

3) TELEFONATE BREVISSIME
Essere noi i primi da sposati che telefoniamo ai genitori e chiediamo: "Come state, state bene, avete bisogno di qualche cosa" "Sì anche a noi va tutto bene": tutta la telefonata finisce lì, non una parola di più, il di più è del maligno, direbbe il Vangelo.

4) MAI ROMPERE I RAPPORTI CON I GENITORI, NÉ CON I SUOCERI
Non si rompono i rapporti perché si passa dalla parte del torto. C'è sempre il modo giusto. Ma soprattutto neanche con le suocere.
Il problema qual è? Che tra suocera e genero le cose si sistemano prima perché c'è un uomo e una donna, ma tra suocera e nuora ci sono due femmine e in mezzo un maschio che è quello del marito ed è quello da conquistare da parte di tutte due, quindi è lì che i problemi escono di più. Il massimo che ha fatto la suocera nella sua vita, la cosa più bella, è quel figlio maschio e ce l'ha regalato, dunque le suocere poverine hanno perso tutto, siamo noi le vincenti. Allora è una prova di intelligenza non rompere i rapporti con la suocera.
E poi c'è sempre un modo "ma io non lo vedo" il fatto che tu non lo veda non significa che non c'è, devi dire che non lo vedi; c'è sempre un modo gentile, educato, elegante ma deciso che può far capire alla suocera che può arrivare soltanto fino qua.

5) ANDARE RARAMENTE A MANGIARE DAI GENITORI
È anche il test più veloce per sapere se una coppia sposata va bene. Andare a mangiare la domenica dalla mamma. Ci si può andare qualche volta, non tutte le domeniche, che poi si va quasi sempre dalla mamma di lei oppure la moglie che dice: "Tanto mio marito ha piacere che io vada dalla mia mamma a mangiare perché sarei da sola". Appunto! Tu mangia da sola a casa tua, cosa continui ad andare dalla tua mamma tutti i giorni a chiacchierare, sta a casa tua.
Una signora mi diceva: "Io torno a casa, sono sempre da sola (fa l'ostetrica), mi preparo da mangiare, prendo il piatto, vado al piano di sotto da mia mamma a mangiare." Io le dico: "Scusi, ha bisogno di andare giù a far vedere alla mamma che la bambina ha mangiato tutta la pappa??"
Ma sta su a casa tua a mangiare! Cosa vai giù dalla mamma?
La coppia che tutte le domeniche è a casa dalla mamma a mangiare significa che come coppia non sta andando per niente bene, non ci si rende conto i primi anni, ci si rende conto dopo, ma siamo su una strada molto pericolosa. Mangiamo pane e cipolla, pane e formaggio ma a casa nostra.

E FINALMENTE... MANDARE AL DIAVOLO LA MAMMA
Queste cinque come premesse, ma mandare al diavolo la mamma in un altro senso, nel senso che nel momento in cui ci sposiamo, la persona più importante diventa il marito, diventa la moglie, la mamma verrà subito dopo, ma dopo.
Per cui prima salgo a salutare mia moglie, poi scendo a salutare mia madre e non viceversa, anche se faccio tre scale in più perché al primo posto c'è mio marito e non è necessario ridiscendere tutte le sere a salutare la mamma.
Perché ci sono dei mariti che vanno a leggere tutti i giorni il giornale dalla mamma, a bere il caffè dalla mamma: ma stai su con tua moglie!!!
Allora vuol dire che nel momento che noi ci sposiamo - lo dico ai fidanzati ma vale anche per noi sposati - non dobbiamo più sentire il bisogno di telefonare tutti i giorni alla mamma.
Invece ci sono sposini che tutte le sere alla sette e mezza telefonano alla mamma. E se ritardano un quarto d'ora una sera, arriva la telefonata della mamma col tono lamentoso: "È successo qualche cosa che non mi hai telefonato?".
È peggio che timbrare un cartellino! E se poi una mamma si permette di telefonare tutti i giorni, quando si vede il numero, non si risponde... perché la mamma è un po' invadente!

Nota di BastaBugie: per leggere la seconda (e ultima) puntata dell'articolo cliccare sul link seguente

GENITORI E SUOCERI ROVINANO IL MATRIMONIO (2° PUNTATA)
Atteggiamenti con probabili conseguenze disastrose per la famiglia: sfogarsi con la mamma delle mancanze del coniuge, abitare vicini ai genitori, usare ordinariamente i nonni come baby sitter, dare la chiave della propria casa ai genitori
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4659

Fonte: Famiglia Insieme, 06/05/2001

3 - AVVENIRE INTERVISTA IN GINOCCHIO BEPPE GRILLO
E dalle colonne del Corriere della Sera, il direttore di Avvenire spiega la presunta sintonia con i 5 Stelle che in realtà è solo il maldestro tentativo di salvare l'8 per mille alla CEI
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/04/2017

Una lunga intervista - versione tappetino - a Beppe Grillo sulla prima pagina di Avvenire e, contemporaneamente, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio che dalle colonne del Corriere della Sera spiega che su tre quarti dei grandi temi, grillini e cattolici sono in piena sintonia.
Una svolta epocale e anche sconcertante quella del quotidiano dei vescovi italiani, che ha provocato numerose reazioni, anche sdegnate. Tanto che Tarquinio ieri sera ha dovuto precisare al Sir che i giudizi espressi nell'intervista al Corriere «sono opinioni personali e non impegnano l'editore». Un tentativo patetico di parare i colpi che sicuramente devono essere arrivati tra la sede milanese del giornale e la segreteria della Conferenza Episcopale a Roma. Ma chi conosce anche superficialmente la realtà dei media Cei sa benissimo che un'operazione di questo genere sarebbe impensabile come iniziativa personale del direttore, tanto più oggi che a guidare il vapore è l'accentratore segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino. Fosse vera l'ipotesi di una opinione personale, Tarquinio sarebbe già stato accompagnato all'uscita.

IL PERCHÉ DI QUESTA SVOLTA
Cerchiamo di capire dunque il senso di questa svolta. Essa si compone di due fattori: uno più propriamente politico, l'altro religioso.
Sul versante politico l'operazione è a doppio senso: da una parte c'è Grillo che sente vicina l'opportunità di andare al governo del Paese e scopre che almeno una parte di voto cattolico potrebbe diventare decisivo per le sue fortune. Così, lui che ha sempre schifato giornali e tv, di punto in bianco decide di concedersi al giornale dei vescovi, dimenticando anche il suo anticlericalismo e le sue performance blasfeme (di cui ovviamente i giornalisti di Avvenire non chiedono affatto conto). Del resto, già nelle elezioni del 2013, secondo un'indagine Ipsos, ha votato 5 Stelle il 20% dei cattolici che dicono di andare a messa tutte le domeniche.
Un calcolo speculare evidentemente si sta facendo anche nei palazzi Cei: visto che un Grillo al governo diventa una possibilità concreta, meglio provare a mettersi subito d'accordo, un po' come fece l'amministratore disonesto della parabola.
La chiave di lettura sta nell'ultima domanda del Corriere a Tarquinio, quando gli viene chiesto della pretesa della giunta romana di far pagare l'Imu agli edifici ecclesiastici. Il punto è proprio questo: già a Torino e Roma le giunte grilline hanno messo nel mirino i beni della Chiesa, e altre amministrazioni locali importanti saranno cambiate nei prossimi mesi; a livello nazionale poi i 5 stelle hanno già dimostrato di voler dare l'assalto all'8xMille. Il calcolo dunque è presto fatto: in cambio di una bella apertura di credito, si conta di ammorbidire le posizioni grilline sui soldi alla Chiesa e salvare così il malloppo. Del resto, la tanto sbandierata autodeterminazione del popolo e le decisioni prese direttamente dai "cittadini" hanno già ampiamente dimostrato di essere sciocchezze clamorose, buone solo per ingannare gli allocchi: a decidere sono Grillo e Casaleggio, e se Grillo si accorda con Galantino i "cittadini" si possono anche mettere l'anima in pace. Insomma, il denaro sarà pure lo sterco del diavolo, però fa così comodo... [leggi: BEPPE GRILLO E IL RICORRENTE MITO DEL MOVIMENTO EGUALITARIO, DEMOCRATICO, LIBERO, SNELLO di Vittorio Messori, clicca qui, N.d.BB]

SPARISCONO I PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Dietro questi accordi politici di bassa lega c'è però una sempre più evidente debolezza culturale e religiosa. Dice Tarquinio che ci sono molte sensibilità comuni con i 5 Stelle, soprattutto su lotta alle povertà e partecipazione. Espressioni vaghe, su cui peraltro potrebbero concordare praticamente tutti i partiti (c'è forse qualche forza politica che proclama di volere più povertà o che vuole segregare alcuni settori della popolazione?), ma dietro le quali si celano proposte che vanno nel senso dello statalismo più radicale e delle misure economiche alla Chavez (guardiamo il Venezuela come è ridotto), l'esatto opposto della Dottrina sociale della Chiesa.
Ma facciamo pure finta che ci siano davvero tanti punti di contatto tra grillini e cattolici. Ciò che sconcerta del ragionamento di Tarquinio è il fatto che tutti i temi sono sullo stesso piano: eutanasia, aborto, unioni civili, fecondazione artificiale, libertà religiosa, libertà di educazione - tutti temi su cui la distanza con i grillini è abissale - valgono quanto la comune contrarietà al lavoro domenicale, che per Tarquinio sembra diventata una vera e propria emergenza sociale.
In pratica, nella visione galantiniana, non esistono più dei princìpi fondanti una comunità civile, non ci sono fondamenta che tengono in piedi tutto l'edificio. Ci sono tanti valori, che si moltiplicano in una società multiculturale, e tutti sono sullo stesso livello. Così si può arrivare a sostenere un partito come i 5 Stelle, pur se questi sono portatori di una concezione dell'uomo antitetica a quella cattolica, anche se lavorano per distruggere la famiglia, per eliminare gli anziani, e così via [leggi: TRE PUNTI PER CAPIRE BEPPE GRILLO di Massimo Introvigne, clicca qui, N.d.BB].
È la negazione della Dottrina sociale della Chiesa - oltre che del buon senso -, è il rovesciamento del Magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, che pure sul comportamento dei cattolici in politica hanno prodotto delle indicazioni molto chiare. Del resto, dopo che hanno abbracciato l'ideologia Lgbt ci si può davvero stupire se Galantino, Tarquinio e compagnia si buttano sui grillini?

Nota di BastaBugie: Angela Pellicciari nell'articolo sottostante dal titolo "Teo-Grillini", la sintesi impossibile" spiega che nonostante l'intervista di Grillo ad Avvenire e quella su Grillo del direttore di Avvenire al Corriere, è impossibile, da un punto di vista cattolico, sdoganare il Movimento 5 Stelle e la sua ideologia. Non è un caso che il sistema informatico usato dai grillini si chiami Rousseau: l'ideologia del padre illuminista del totalitarismo, lì dentro, la fa da padrona.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 aprile 2017:
Era già strano che i funerali di Gianroberto Casaleggio si fossero svolti in chiesa, così, come se niente fosse. Come se il suo pensiero, invece che gnostico in modo aperto, non contasse nulla. Senza pubblica ritrattazione degli errori, senza pubblico pentimento. Adesso è arrivata da duplice fonte, Avvenire e il suo direttore Tarquinio intervistato dal Corriere, l'apprezzamento della bontà di molte delle posizioni dei 5 stelle. Movimento che lo stesso nome "5 stelle" avrebbe dovuto indurre a qualche attenta considerazione essendo sia il numero 5 che le stelle patrimonio ideale delle sette massoniche delle varie osservanze.
Se la cosa non fosse tragica, sarebbe ridicola. Basterebbe questo singolo episodio per giustificare quanto i detrattori della chiesa, Lutero in testa, hanno detto e scritto sull'unica ragione che conta davvero per i preti: i soldi. In questo caso l'8 per mille.
Morto Gianroberto i pentastellati, cioè il figlio Davide, hanno creato un sistema operativo dal nome importante: Rousseau. La leggenda della rete, dell'uno vale uno, della democrazia diretta, non poteva essere rappresentata meglio. Che cosa voleva Rousseau? Il noto pedagogista che, avendo 5 figli, tutti e cinque li ha mandati in orfanotrofio perché il suo tempo era troppo prezioso per essere dedicato a bambini, ha descritto con precisione in cosa consiste la vera democrazia. La democrazia diretta, senza inutili mediazioni.
Nel rispetto della democrazia Rousseau, nel Contratto sociale pubblicato nel 1762, definisce in questi termini il concetto di "volontà generale". In cosa consiste questa espressione che suona tanto bene? "La volontà generale si propone l'interesse comune": è pertanto quella volontà che "è, o deve essere, il vero motore del corpo sociale". Chi incarna la volontà generale? Rousseau risponde: la volontà generale è il risultato del patto di unione fra uguali che produce "l'alienazione totale di ciascun individuo con tutti i suoi diritti alla comunità", dando vita ad "un corpo morale e collettivo" che riceve unità, "il suo io comune, la sua vita e la sua volontà", dal patto originario. Ancora: "Colui che osa prendere l'iniziativa di fondare una nazione, deve sentirsi in grado di cambiare, per così dire, la natura umana"; bisogna "che egli tolga all'uomo le forze che gli sono proprie, per dargliene altre che gli sono estranee". Dal momento che lo "io comune" di cui parla Rousseau non esiste, la conseguenza inevitabile e logica della sua filosofia è il totalitarismo: "Tutti ugualmente hanno bisogno di una guida" (tutti, sia i singoli che la collettività); perché il patto sociale non sia "una vana formula", "chiunque rifiuterà di obbedire alla volontà generale, vi sarà costretto da tutto il corpo; ciò non significherà altro che lo si obbligherà ad essere libero".
Questa splendida trovata che permette, in nome della libertà, la totale sottomissione dell'individuo ai voleri dello Stato, cioè al gruppo di potere che lo governa, è stata messa in pratica alla lettera dalla rivoluzione francese che nell'articolo 6 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dichiara: "La legge è espressione della volontà generale". Bisogna dire che la prassi del movimento 5 stelle va perfettamente d'accordo con la teorizzazione della volontà generale. Mai nome fu più adatto di quello di Rousseau. A quanto mi risulta, al contrario, mai prima d'oggi la Chiesa ha avuto simpatia per le frasi ad effetto delle avanguardie rivoluzionarie.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/04/2017

4 - SOLO SVANTAGGI CON LE CLASSI MISTE MASCHI-FEMMINE
L'introduzione delle classi miste negli anni '60 fu imposto senza basi scientifiche e oggi gli alunni ne subiscono le conseguenze
Fonte Wikipedia

Il termine educazione omogenea [...] indica un modello educativo basato sull'attenzione alle specificità maschili e femminili, perseguita attraverso l'organizzazione di momenti educativi nei quali alunni e alunne vengono separati per sesso. In questo senso si parla anche di "educazione specifica". Nei Paesi anglofoni si usa l'espressione "single sex education".
Al di là della terminologia che si preferisce adottare, il concetto che sta alla base di questo modello educativo è che le differenze di genere tra maschi e femmine dovrebbero essere sempre tenute in adeguata considerazione, soprattutto a scuola, per favorire una crescita più armonica e completa dei giovani. [...]

DIFFERENZE DI GENERE IN EDUCAZIONE
La recente diffusione del modello di educazione omogenea in alcuni Paesi e l'estensione del dibattito sul confronto tra tale modello e quello della coeducazione (riferimento teorico della cosiddetta "scuola mista") è dovuto al fatto che molte ricerche sembrano ormai dimostrare che il bene dell'educando può essere perseguito meglio se si tiene conto delle specificità del suo sesso. È stato accertato infatti che esistono forti condizionamenti neurobiologici che permettono di parlare di un modo maschile o femminile di apprendere e di conoscere. Tali condizionamenti non possono essere eliminati e non possono essere ignorati dagli insegnanti senza produrre danno. La cognizione della donna è in genere più emotiva e sintetica, più completa, ed è meno analitica. I ragazzi, di solito, hanno più facilità nella percezione spaziale, nel ragionamento astratto, nel fare programmi a lunga scadenza e nello svolgere attività fisico-motorie, mentre le ragazze sono meglio predisposte alla padronanza del linguaggio, all'arte e alle scienze sociali.
Storicamente, nella maggior parte dei casi, l'educazione a scuola avveniva in ambiente omogeneo fino a metà degli anni sessanta. Da allora in poi si è progressivamente diffusa la scuola mista, ma si è trattato di una scelta organizzativa che non è stata preceduta da studi e da sperimentazioni. In effetti, non è facile trovare pubblicazioni scientifiche anteriori a quel cambiamento, che lo giustifichino pedagogicamente.
Il primo congresso internazionale sull'educazione impartita in ambiente omogeneo/misto si è svolto a Barcellona (Spagna) nell'aprile del 2007, organizzato dalla European association single-sex education, i cui atti sono disponibili in rete.
Il secondo congresso internazionale si è svolto a Roma nel 2009. Ne è emerso tra l'altro che attualmente nel mondo sono circa 40 milioni gli studenti che frequentano scuole omogenee. Gli atti del congresso sono stati pubblicati dall'editore italiano Armando e una sintesi è disponibile in rete.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
Attualmente in Italia il modello omogeneo (single-sex) è statisticamente quasi irrilevante. Le uniche istituzioni scolastiche nelle quali è presente un progetto di educazione omogenea, quale conseguenza della più ampia opzione per l'educazione personalizzata, sono quelle che adottano il sistema educativo FAES. Infatti è molto diffusa l'opinione che l'unico modello scolastico esistente sia quello misto. A conferma di ciò, si aggiunge il fatto che periodicamente appaiono sui principali organi di stampa alcuni articoli che, sebbene diano notizia del dibattito sul confronto tra scuole miste e scuole che adottano un'educazione specifica per ragazzi e ragazze, si riferiscono però soprattutto a ricerche internazionali.
Sul piano scientifico, alcuni studiosi hanno sottolineato l'anomalia di un sistema d'istruzione che, in quanto pubblico, dovrebbe contemplare entrambe le possibilità, sia per soddisfare la richiesta delle famiglie, sia per alimentare un confronto basato su ricerche sperimentali e non su contrapposizioni ideologiche.
Per questo motivo, da alcuni anni si valuta la consistenza degli elementi a favore di entrambi i modelli educativi nell'ambito di convegni o di corsi universitari. In particolare si vede la necessità di trovare nuove strade per una educazione più attenta alle esigenze degli alunni, anche sotto l'aspetto della loro identità di genere.
Dal 2007, presso alcune università si è cominciato ad affrontare il tema nel contesto delle attività di formazione per futuri docenti di scuola secondaria superiore. È emerso infatti che nella scuola mista italiana ci si è a volte limitati a mettere insieme maschi e femmine, pensando che la semplice vicinanza dei due sessi fosse sufficiente a produrre effetti positivi. [...]
La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che nella scuola italiana non sempre c'è una adeguata attenzione alle specificità dei due sessi. Infatti ai ragazzi e alle ragazze vengono di solito offerti i medesimi stimoli educativi, con gli stessi metodi, gli stessi ritmi, i medesimi stili, senza tenere conto delle loro differenze neurobiologiche e del loro diverso modo di vedere la realtà. Tali differenze, a giudizio dei più, andrebbero valorizzate in una prospettiva di collaborazione e non ignorate o esasperate. [...]
In Gran Bretagna c'è una tradizione molto radicata di educazione omogenea, sia tra le scuole statali che tra quelle non statali. La National Foundation for Educational Research ha pubblicato nel 2002 i risultati di uno studio su quasi tremila high schools, per un totale di trecentosettantamila alunni, giungendo alla conclusione che il rendimento degli studenti delle scuole omogenee (single-sex) è nettamente più alto rispetto alla media. [...]

DOSSIER "EDUCAZIONE PARENTALE"

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Fonte: Wikipedia

5 - LE FAKE NEWS SONO QUELLE DELLA CULTURA DOMINANTE: ECCO UN CLAMOROSO ESEMPIO
Il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano, Repubblica, Uno mattina e tutti i tg danno la notizia di una donna che ha ''dovuto'' bussare a 23 ospedali prima di trovarne uno che la facesse abortire... ma la notizia è totalmente falsa (purtroppo)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 22/04/2017

Era tutto falso. Purtroppo non è vero che non sia facilissimo abortire. Non è vero che ci siano troppi obiettori di coscienza. Un'inchiesta della magistratura ha ristabilito la verità.
Ricordate quella donna veneta di 41 anni, a cui i giornali avevano dato il nome di Giulia buttandosi a pesce sulla sua vicenda, raccontando che siccome "non intendeva inoltrarsi lungo il sentiero della gravidanza" (leggi: voleva uccidere il bambino che aveva in grembo) e non aveva trovato posto in numerosi ospedali era stata costretta a un calvario di 23 tentativi a vuoto prima di trovare un medico che la facesse abortire? Ricordate come tutti i media ci si erano buttati a pesce, rinnovando la bufala dell'obiezione di coscienza, per appoggiare il presidente della Regione Lazio che al San Camillo aveva indetto un bando per medici ginecologi riservato ai non obiettori, bando di dubbia costituzionalità?

TUTTO FALSO
Bene, anzi male. Era tutto falso. Adesso Massimo Gramellini, il Corriere della Sera, la redazione di Uno mattina, il Fatto Quotidiano, Repubblica, tutti i tg che hanno dato risalto alla bufala senza prendersi la briga di verificarla chiedano scusa in ginocchio, o diano a un'ampia rettifica lo spazio che hanno dato alla falsa notizia, oppure siano radiati da tutti gli albi del pianeta. Massimo Gramellini in particolare, visto che è il firmone del Corrierone e che ci ha scritto un pezzo caramelloso, ne scriva uno altrettanto lacrimevole e pieno di buoni sentimenti in difesa del bambino che è stato ucciso rapidamente e, temo, in barba alla legge che prevede che lo Stato tenti tutte le vie per evitare che una donna decida per la morte di suo figlio. I magistrati che hanno indagato sulla denuncia della Cgil, il procuratore aggiunto Valeria Sanzari e il comandante dei nas Marco Passarelli hanno concluso che le tante telefonate la donna le ha fatte in preda a "uno stato di ansia", e che nessun ospedale l'ha respinta, nessuno le ha negato l'aborto. Ha fatto la visita una settimana dopo la chiamata, e ha abortito tre settimane dopo, nel pieno rispetto dei termini della 194.

ABORTO NON SOLO PERMESSO, MA INCORAGGIATO E FINANZIATO CON LE NOSTRE TASSE
Adesso i media del pensiero unico siano onesti una volta tanto. Facciano un'indagine seria e senza preconcetti. Onestamente. Trovino una donna in Italia, una sola, che voleva abortire e non ha potuto farlo. Se non la trovano - non la troveranno, è certo - scrivano a caratteri cubitali che in Italia NON c'è un'emergenza aborto, che non ci sono troppi obiettori, che l'obiezione è un diritto sacrosanto e inviolabile, che la 194 garantisce alle donne la piena autodeterminazione, che purtroppo non la garantisce ai padri dei bambini né tanto meno ai bambini. [...]
A questa Giulia in stato di ansia qualcuno ha detto che le sarebbe stato vicino nel tirar su il suo bambino? Se c'erano problemi economici, o di orari di lavoro, qualcuno le ha detto che questo bambino sarebbe stato un bene, che tutti tifavamo per lei? Qualcuno ha provato a calmare la sua ansia, a dirle che poteva anche lasciare il suo bambino in ospedale dopo nato, che qualcuno sarebbe stato infinitamente felice di poterlo adottare, se proprio lei non ce l'avesse fatta, neanche stringendolo fra le braccia? Qualcuno si scandalizza per questo, per le bugie gridate ai quattro venti, e le verità nascoste nelle brevi?

Nota di BastaBugie: Costanza Signorelli nell'articolo sottostante dal titolo "Charlie deve morire: lo Stato condanna a morte i disabili" svela un'altra fake news della cultura dominante: quella cioè secondo la quale le DAT non sarebbero eutanasia e che con le DAT si vuole solo garantire la libera scelta e non imporre una cultura della morte che prima o poi ucciderà anche chi non l'ha chiesto. Insomma la cultura dominante dice di voler combattere le fake news, ma in realtà vuole sopprimere le fonti indipendenti (come BastaBugie) per continuare indisturbata con le sue fake news di regime.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 aprile 2017:
Accade in Gran Bretagna, precisamente a Londra: i giudici dell'Alta Corte sentenziano che Charlie Gard, un bimbo di soli otto mesi, deve morire. Deve morire contro la volontà dei suoi genitori. E deve morire di fame e di sete. Accade anche che, a pretendere la "condanna a morte" (perché di questo si tratta), siano stati gli stessi medici che hanno in cura il bambino affetto da una malattia grave e rarissima. Sono loro ad aver intentato la causa, trascinando in tribunale i genitori Gard, la cui unica colpa rimane quella di voler curare ed amare la loro piccola creatura. Lascia poi del tutto sgomenti la superbia con cui i primi, i giudici, e i secondi, i medici, abbiano deciso che l'unica "dignità" possibile per Charlie stia nel provocargli la morte e che questo coincida con il suo bene. Risulta impossibile non domandarsi: ma che mondo è quel mondo in cui, coloro che per definizione e vocazione dovrebbero essere i garanti terreni della giustizia e della vita, si trasformano nei peggiori servi della morte? Ma del resto, lo ripetiamo: accettare di legiferare sulla vita e sulla morte, seppur in forme blande e mascherate, così come è accaduto in Inghilterra, significa indirettamente e inevitabilmente aprire le porte all'eutanasia.
Charlie è gravemente malato, quindi va eliminato - Charlie nasce il 4 agosto del 2016, accolto dall'amore della sua famiglia: mamma Connie e papà Chris. Apparentemente è un bambino sano e robusto, ma ben presto inizia a manifestare segni di sofferenza: il piccolo perde progressivamente peso e forze, tanto che a soli due mesi viene ricoverato al Great Ormond Street Hospital - il principale centro pediatrico nella capitale britannica - e dal quel momento non tornerà più a casa. Il verdetto è impietoso: Charlie è affetto da una malattia grave e rarissima di cui si conoscono solo 16 casi in tutto il mondo. Si tratta della sindrome di deperimento mitocondriale, che genera un importante e progressivo indebolimento dei muscoli, tanto che il bambino viene subito trasportato in terapia intensiva e intubato ai fini della nutrizione e dell'idratazione. Stante che la scienza sappia dire molto poco sulla malattia in questione e considerato che i medici non possano nemmeno stabilire se il bambino senta o meno dolore, non si comprende su quali basi l'ospedale londinese sostenga con certezza che il miglioramento delle condizioni di Charlie sia impossibile, tantomeno la sua guarigione. Ma tant'è e da qui la decisione inamovibile: "Charlie ha una malattia molto rara e complessa per la quale non c'è una cura riconosciuta - ha spiegato un portavoce dell'ospedale - Riteniamo di aver esaurito tutte le opzioni di trattamento disponibili. Continuiamo a sostenere i genitori in tutti i modi possibili, ma allo stesso tempo raccomandiamo ciò che riteniamo sia la cosa migliore per Charlie". Ovvero: "staccare la spina". Che, è bene ricordarlo, nel caso di Charlie come in tutti i casi analoghi, significa propriamente lasciarlo morire di fame e di sete.
Si scrive Dat, si legge eutanasia. Sarebbe questa la "morte dignitosa" invocata dell'Alta Corte di Londra? Il giudice Nicholas Francis, leggendo il dispositivo della sentenza, lo ha spiegato proprio così: "È con la più profonda tristezza nel cuore, ma anche con la più grande delle attenzioni per l'interesse del piccolo Charlie, che ho preso la decisione. Va permesso a Charlie di morire con dignità". Sono parole che colpiscono nel profondo, non solo perché risulta oltremodo inaccettabile che la vita e la morte siano messe ai voti in un'aula di tribunale, ma soprattutto perché alla vittoria della morte sponsorizzata su un innocente, vengano associate parole come "interesse del piccolo", "cuore", "dignità", facendo così passare il peggior atto criminale come il supremo gesto d'amore. Come si è arrivati a tanto? Occorre ricordare che il suicidio assistito e l'eutanasia nel Regno Unito sono illegali e punibili sino a 14 anni di reclusione, anche se nell'ultimo decennio le spinte per renderli accettabili sono state incessanti. E' invece presente da anni una legge sul fine vita - simile a quella in discussione al Parlamento Italiano - la quale è necessaria e sufficiente ad imporre la morte per via giudiziaria. Lo dimostra appunto il caso di Charlie, ove persino i genitori sono completamente estromessi dalla decisione sulla vita e la morte del proprio figlio su cui lo Stato e la magistratura hanno l'ultima parola.
Sperare contro ogni speranza - Dal canto loro i coniugi Gard stanno regalando al mondo la testimonianza di una forza e di una speranza sovrumane, eppure possibili. Al verdetto di morte dei medici hanno risposto con una campagna online che ha riscosso un successo incredibile dimostrando la presenza attiva di un popolo che si oppone alla cultura della morte imposta dal potere. Oltre a numerosissime manifestazioni di affetto e solidarietà, i genitori di Charlie sono riusciti a raccogliere 1,25 milioni di sterline da oltre80mila donatori per coprire le spese di un trattamento sperimentale negli Stati Uniti. Trattamento che, dopo la sentenza di martedì, Charlie non potrà più iniziare. Il tempo corre, la malattia procede, ma la famiglia Gard non si arrende ed è pronta a combattere in appello per ribaltare il verdetto dei giudici. Continuando a sperare contro ogni speranza.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 22/04/2017

6 - QUELLO CHE NON HA DETTO REPORT, LA TRASMISSIONE DI RAI 3, SUL VACCINO CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS
Le malattie sessualmente trasmesse sono la conseguenza dell'irresponsabilità con cui i giovani vivono la sessualità (il vaccino non risolve il problema, anzi lo peggiora)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/04/2017

E' sempre più aspro e polemico il dibattito sulle vaccinazioni, che la NBQ sta seguendo cercando di offrire ai propri lettori una informazione ponderata e corretta sull'argomento, lontana quindi dai furori ideologici delle opposte fazioni che si stanno fronteggiando sempre più bellicosamente. L'ultimo capitolo di questa storia è dell'altro giorno: la trasmissione di RAI 3 Report ha affrontato una vicenda riguardante la vaccinazione contro l'HPV, il Papilloma Virus, un virus a trasmissione sessuale che è responsabile di diversi tipi di tumori. Da qualche anno sono stati messi a punto dei vaccini che vengono praticati nelle preadolescenti e che sono stati definiti "vaccini contro il cancro dell'utero". Vedremo più avanti come stanno esattamente le cose.

DANNI DI TIPO NEUROLOGICO
Nella trasmissione che fu già di Milena Gabanelli, si è parlato di uno studio effettuato da un istituto scientifico indipendente, il Nordic Cochrane Center, con il quale i ricercatori danesi accusavano l'EMA, l'Agenzia Europea del Farmaco, di aver sottovalutato le reazioni avverse prodotte dai vaccini anti Papilloma, in particolare i danni di tipo neurologico che lì invece il Nordic Cochrane Center avrebbe rilevato. Secondo i ricercatori danesi tutti i dati in materia diffusi dall'EMA sono stati in realtà forniti dalle aziende farmaceutiche, e che non esistono ricerche davvero indipendenti, finanziate da enti pubblici. Altro punto critico rilevato dal Nordic Cochrane è quello della segretezza dei risultati del report, e delle considerazioni apparentemente diverse tra il report di 256 pagine elaborato dall'EMA e quello di sole 40 reso pubblico, dove non c'era traccia dei dubbi espressi da molti esperti sulla sicurezza del vaccino e sulla necessità di nuove ricerche.
Una diatriba di tipo essenzialmente metodologico tra due istituzioni scientifiche come l'EMA e il Nordic Cochrane si è trasformata in Italia, dopo la puntata di Report, nella solita gazzarra politica e nello scontro manicheo tra ipervaccinalisti e anti-vaccinisti, fatta di iperboli e affermazioni assolute. Tra i primi si sono segnalati la solita Lorenzin e diversi esponenti del PD, in particolare Monica Cirinnà, che dopo la battaglia per le unioni civili sembra avere ora trovato nella campagna pro vaccinazioni una nuova ragione di vita. I toni del dibattito si sono fatti accesissimi, con la consueta demonizzazione degli avversari, definiti - secondo un copione abituale - diffusori di paura e di tesi antiscientifiche, disinforma tori nemici del progresso scientifico e della salute pubblica.
A ben vedere, in realtà, lo studio del Nordic Cochrane non aveva assolutamente la finalità di negare l'utilità o l'importanza delle vaccinazioni, ma semplicemente quella di accertare se ci fossero state delle irregolarità o degli errori di valutazione sugli eventuali effetti collaterali di questi vaccini. Un'analisi destramente corretta, anche perché in campo farmaceutico come in tanti altri campi della medicina è sempre possibile che ci siano delle criticità e individuarle serve a correggerle, ad apportare miglioramenti. E' strano che una cultura scientifica come quella in cui viviamo, che si è fondata sul dubbio sistematico, sulla negazione di verità assolute, sulla pratica intensiva del relativismo, non accetti che determinate pratiche mediche o determinati prodotti della ricerca farmaceutica possano presentare delle fallacie.

UNICA PREVENZIONE EFFICACE DEL TUMORE ALL'UTERO?
Ma c'è un altro aspetto molto importante su cui è importante fissare l'attenzione. Ma questa vaccinazione anti Papilloma Virus, presentata come "l'unica prevenzione efficace del tumore all'utero", cos'è realmente? E soprattutto, perché ora la si vuole introdurre anche per i maschi, che notoriamente l'utero non l'hanno?
Il Papilloma Virus umano (HPV) è il responsabile di una tra le più comuni infezioni a trasmissione sessuale sia nella donna che nell'uomo, soprattutto in giovane età. La manifestazione tipica dell'HPV è rappresentata da lesioni della cute e delle mucose chiamate condilomi o verruche ano-genitali. Tra i principali responsabili, del tumore dell'utero nella donna, l'HPV infetta anche l'uomo, ed anche nell'uomo può causare alcuni tumori come quello del pene, del ano e anche quello dell'orofaringe.
Inoltre i condilomi genitali possono aumentare il rischio di insorgenza di tumori correlati all'HPV. Dunque il vaccino serve a proteggere da un virus che è esclusivamente a trasmissione sessuale, e come si può intuire dalle zone sopracitate di infezione, trasmesso attraverso tipologie di rapporti che vanno oltre una normale attività sessuale. Il Papilloma Virus non avrebbe una diffusione come quella che sta conoscendo se la nostra società non fosse pervasa da una mentalità permissiva, trasgressiva, pansessualista che non vuole saperne più di un esercizio responsabile della propria affettività, all'interno di legami stabili, solidi, fedeli.
Nessuno lo vuole ammettere, ma il proliferare delle malattie sessualmente trasmesse è la conseguenza dell'irresponsabilità con cui ci si accosta alla sfera della sessualità, nonché della rinuncia ad educare le nuove generazioni ad una affettività rispettosa di sé e dell'altro. Si preferisce vaccinare le undicenni (e magari a breve anche i maschi) dando l'illusione di una protezione, di una immunità nei confronti di queste malattie. Non è così. Lo stesso vaccino protegge solo da alcuni ceppi di HPV, non da tutti. E per quanto tempo? Gli studi condotti fino ad ora dimostrano che la protezione offerta dai vaccini in uso ha una durata minima di 5 anni.

MA NON AVEVATE DETTO CHE IL PRESERVATIVO PREVIENE LE MALATTIE?
Al momento, non è noto se occorrano successivamente dosi di richiamo per rafforzarne l'effetto. Perché allora vaccinare bambine di undici anni? Perché se una ragazza di qualche anno in più fosse già venuta a contatto col virus, il vaccino sarebbe inefficace. Quindi si potrebbe dire che - anche se il vaccino è proposto come la prevenzione del tumore all'utero (o all'ano o al pene per i maschi) - questa vaccinazione per preadolescenti vorrebbe consentire una attività erotica "sicura" per i giovanissimi. Ma non ci è stato raccontato per anni che il condom era il toccasana, la barriera insuperabile che garantisce il "sesso sicuro"?
Le vendite dei preservativi negli ultimi anni sono aumentate vertiginosamente, ma le malattie a trasmissione sessuale stanno aumentando costantemente. In Italia ogni anno sono oltre 600.000 i nuovi casi. Vorrà pur dire qualcosa. Allora niente prevenzione, ci si potrebbe obiettare? Niente affatto. Per la prevenzione nelle donne adulte c'è un tipo di screening semplice, economicissimo e prezioso, che ha salvato - lui sì - centinaia di migliaia di vite. Il PAP test. E per i ragazzi e le ragazze? Per quanto riguarda loro, la prevenzione primaria dovrebbe consistere nell'educazione all'affettività autentica. Persino l'Organizzazione Mondiale della Salute, quando aveva messo a punto le linee guida per la prevenzione dell'AIDS, aveva messo al primo posto "Abstinence" e "Be faithful", l'astinenza e la fedeltà. Certo non è facile proporre questo a ragazzi sottoposti ad una pressione mediatica, ambientale, sociale, fortissima, che spinge all'erotizzazione della vita, con una forza che si avvicina al bullismo, anche se nessuno ne parla.
Prima che vaccinare i sistemi immunitari, occorrerebbe vaccinare i cuori e le menti. E state certi che non ci sarebbero effetti avversi.

Nota di BastaBugie: già il 1° agosto 2008, quasi dieci anni fa, noi di BastaBugie pubblicavamo il seguente articolo

PAPILLOMA VIRUS: ECCO COME IL MINISTERO DELLA SALUTE TENTA DI FREGARCI
La scorciatoia del vaccino non garantisce quella sicurezza che solo l'evitare i comportamenti a rischio può dare
di Emanuela Spitaleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1049

DOSSIER "VACCINI"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_vaccini

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/04/2017

7 - GENDER A SCUOLA: I FATTI E LA CONFERMA NELLE PAROLE DELLA FEDELI, MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Altre notizie dal mondo gay: se sei proprietario devi affittare ai gay, Tiziano Ferro si prepara per la paternità, l'Irlanda è il primo paese ad adottare una strategia LGBT per i giovani
Fonte Notizie Provita, 15/04/2017

Se qualcuno non ha visto in TV l'interrogazione parlamentare che si è svolta ieri alla Camera, in cui si è chiesto conto alla Fedeli della propaganda gender nelle scuole, può vederne la registrazione su internet.
Chi va di fretta e si contenta di un riassunto, sappia che l'onorevole Gianluigi Gigli, di Democrazia Solidale, ha chiesto conto e ragione del fatto che - nonostante le rassicurazioni del precedente Ministro Giannini - la propaganda gender nelle scuole continua (e fa riferimento allo spettacolo Fa'afafine, cui sono state invitate moltissime scuole in tutta Italia).
Il Ministro attuale, la signora Valeria Fedeli, continua, a parole, a rassicurare: nella prima replica parla solo di rispetto dei principi costituzionali di pari opportunità, conseguenti alla pari dignità di tutti gli esseri umani, sui quali siamo tutti d'accordo. Possiamo anche essere benevolenti e immaginare che quando parla di "violenza di genere" sottintenda la violenza sulle donne: nonostante le gigantesche menzogne che ci propinano sul "femminicidio", diciamo che va bene. A parole, niente propaganda gender.
Gigli replica ribadendo che, visto che la responsabilità educativa, per i minorenni, è in capo alle famiglie, «ci vuole una preventiva autorizzazione delle famiglie per le attività extracurricolari - preventiva! - e a fronte di una segnalazione dei contenuti educativi non neutri, che vengono proposti ad alunni di età adolescenziale e a bambini». E aggiunge che spesso, nei fatti, chi tiene queste "lezioni" fa uscire l'insegnante dall'aula...

LA REALTÀ È DISTANTE ANNI LUCE DALLE PAROLE DELLA FEDELI
Infatti, ciò che avviene nella pratica, è distante anni luce dalle belle parole della Fedeli.
L'onorevole Walter Rizzetto chiede conto di un'interrogazione presentata da Fratelli d'Italia, a proposito di ciò che è avvenuto il 6 marzo 2017 in un liceo di Pescara.
Due psicologhe dell'associazione Arcilesbica nazionale hanno realizzato un progetto che secondo la circolare 197 della scuola serviva alla lotta alla discriminazione, del bullismo e del cyberbullismo, mentre sul sito internet dell'istituto era, invece, presentato come progetto sulle differenze di genere (e quando si parla di genere, invece che di sesso, "gender ci cova"); la circolare 197 si concludeva con la richiesta di «liberatoria fotografica e di adesione», da esprimere su appositi modelli allegati alla stessa circolare, «per rendere le famiglie consapevoli e partecipi dell'iniziativa». Molti genitori non hanno firmato, quelli che avevano firmato la liberatoria non erano «adeguatamente informati», come vorrebbe la nota con le parole del MIUR: «Quasi nessuno era a conoscenza della specificità dei temi trattati, né tantomeno del fatto che i relatori appartenessero alla citata associazione Arcilesbica nazionale». Conclude l'interrogazione: «L'educazione sessuale spetta ai genitori, come sancito sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, sia dalla Costituzione, sia da numerosi atti normativi e regolamentari»

IL RUOLO DEI GENITORI
La Fedeli, a parole, ribadisce che «la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel piano triennale dell'offerta formativa, e facoltative, prevede la richiesta del consenso da parte dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi, se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza», e scarica la responsabilità sulle famiglie che hanno il dovere di informarsi bene, citando la nota del MIUR del 6 luglio del 2015: «Le famiglie hanno il diritto ma anche il dovere di conoscere, prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti del piano dell'offerta formativa per la scuola secondaria e sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie».
Ciò vuol dire, cari Lettori, che nei fatti per il Ministro un'adesione generica al POF della scuola, sul quale mai sarà scritto nel dettaglio che Arcilesbica terrà lezione agli studenti, per il MIUR vale come consenso informato: sta ai genitori approfondire...
Quindi, come abbiamo sempre detto, bisogna vigilare, dialogare con i figli e gli insegnanti, partecipare agli organi collegiali e - infine - chiedere espressamente e per iscritto dettagli sui progetti dove potrebbe infilarsi l'ideologia gender, e su chi li tiene. La scuola non può rifiutarsi di fornirne.
Oggi più che mai, nonostante la vita frenetica e mille impegni che il lavoro comporta, non si può "delegare" alle istituzioni il ruolo educativo che appartiene innanzitutto, e sopra a tutto, ai genitori.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

SEI PROPRIETARIO? DEVI AFFITTARE AI GAY
Una coppia gay sta cercando una casa in affitto nella provincia di Pisa. «Qualche giorno fa - racconta uno dei due - dopo aver visto qualche alloggio con una grossa agenzia di Pontedera, abbiamo trovato sul loro sito un appartamento in una frazione di Vicopisano. Ho quindi chiamato chiedendo di poterlo vedere. Ma mi è stato risposto che i proprietari volevano affittarlo solo a famiglie tradizionali. Ho quindi chiesto esplicitamente se il problema fosse il fatto che siamo una coppia omosessuale e mi è stato risposto di sì. Ho replicato dicendo che non mi sembrava una motivazione valida, al che mi è stato detto di lasciar perdere». La coppia si è rivolta altrove «ma ho detto all'agente che non era giusto e che lasciar perdere vuole dire permettere discriminazioni. Se nessuno lo denuncia si sentiranno sempre in diritto di farlo».
Ed infatti hanno il diritto di farlo, così come hanno il diritto di non affittare ad universitari, persone dal reddito incerto, donne che esercitano la prostituzione, etc. Sono loro i proprietari dell'immobile. Inoltre dal punto di vista morale hanno il dovere di non affittare alle coppie gay. Infatti concedere un appartamento ad una coppia omosessuale significa favorire l'omosessualità di quelle due persone ed incentivare nella società una mentalità che normalizza questo orientamento sessuale. E infine non si capisce perché le persone omosessuali dovrebbero costringere tutti ad accettare l'omosessualità anche se la pensano in modo diverso. Non è la diversità il cavallo di battaglia dei movimenti gay?
(Gender Watch News, 18/04/2017)

TIZIANO FERRO SI PREPARA PER LA PATERNITÀ
Repubblica intervista Tiziano Ferro, cantante 37enne dichiaratamente omosessuale. Il giornalista gli chiede se nel cassetto c'è l'idea di un figlio «Più sto in America a contatto con genitori gay - risponde Ferro - più comprendo la nostra scelta sentimentale e scopro come funziona la realtà ma anche come dis-funziona. La mia data limite per avere un figlio è quarant'anni. Ora mi sto impegnando come promotore del Lazio Pride. È importante stanare l'odio e la paura nelle province. La mia Latina sta diventando una città del futuro».
(Gender Watch News, 12/04/2017)

IRLANDA: PRIMO PAESE AD ADOTTARE UNA STRATEGIA LGBT PER I GIOVANI
L'oramai ex cattolica Irlanda si avvia a divenire il primo Paese al mondo ad applicare una strategia nazionale di "normalizzazione" LGBT rivolta ai propri giovani? Osservando le azioni appena messe in campo dal ministro per l'infanzia, dichiaratamente lesbica, Katherine Zappone, ahinoi, sembra proprio di sì.
Come riporta il quotidiano online irlandese thejournal.ie, il progetto voluto dalla Zappone si propone infatti di dare pieno supporto alla comunità LGBT nazionale nel raggiungimento dei loro obiettivi, invitando in particolar modo i ragazzi e le ragazze a farsi loro stessi partecipi del piano d'azione e a condividere le proprie opinioni in materia nei prossimi mesi con eventi appositi organizzati in tutto il paese.
Come luogo di lancio della propria iniziativa, il ministro per l'Infanzia ha scelto, non a caso, la sede di Facebook a Dublino, simbolo per eccellenza delle nuove generazioni, da dove ha dato il via ad un questionario on-line per affinare e mettere a punto la strategia d'intervento con il contributo dei giovani.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa la ministra si è così rivolta a tutti i ragazzi e le ragazze irlandesi, sottolineando con soddisfazione come la sua proposta rappresenti un evento senza precedenti:
"Oggi invitiamo i giovani di tutta l'Irlanda a prendere parte della storia. Attraverso Facebook Live e ad una consultazione on line potranno contribuire a formare la prima Strategia nazionale della gioventù LGBTI+ del mondo"
Delle vere e proprie consultazioni on-line, dunque, per pianificare al meglio le priorità di intervento in attesa di un grande incontro sul tema, aperto a tutti, previsto sempre a Dublino per il prossimo 6 maggio 2017.
L'appuntamento nella capitale dell'isola di San Patrizio, sarà però solo il primo di una serie di incontri di propaganda LGBT che nei prossimi mesi faranno tappa presso le principali località del paese come Sligo, Dundalk, Waterford, Galway e Cork.
"Il programma - come si legge sempre su thejournal.ie - prevede di consultare i giovani di età compresa tra 15-24 su tutti gli aspetti della loro vita in modo da raccogliere raccomandazioni e parole chiave in alcuni settori sensibili come sessualità, relazioni, ruolo nella società e discriminazione".
La strategia di promozione LGBT rivolta nei confronti della gioventù irlandese, voluta ed imposta dalla ministra ed attivista lesbica Katherine Zappone, costituisce un inaccettabile programma di puro indottrinamento al gender diktat globale contro cui ci auguriamo insorga quel che resta della "cattolicissima Irlanda".
(Rodolfo de Mattei, Osservatorio Gender, 14 aprile 2017)

Fonte: Notizie Provita, 15/04/2017

8 - LA TEOLOGIA DI KARL RAHNER HA UCCISO LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Un nuovo libro spiega come Rahner abbia influenzato la teologia ribaltando la Veritatis Splendor di san Giovanni Paolo II e permettendo di fatto la comunione dei divorziati risposati
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Osservatorio Van Thuân, 06/04/2017

L'Arcivescovo Giampaolo Crepaldi così scriveva nel libro "La Dottrina sociale della Chiesa. Una verifica a dieci anni dal Compendio (2004-2014)" (Cantagalli, Siena 2014): «A mio modo di vedere la posizione di pensiero maggiormente influente per la critica alla Dottrina sociale della Chiesa è quella di Karl Rahner. Se andiamo a vedere nel dettaglio, molti dei teologi che, in seguito, hanno sferrato critiche e sviluppato percorsi alternativi alla Dottrina sociale sono stati suoi allievi. Rahner riflette sulla scia del pensiero di Heidegger, ossia al di fuori del contesto di una filosofia cristiana. Fuori anche dal contesto tracciato in seguito dalla Fides et ratio di san Giovanni Paolo II. Questa enciclica fa alcuni nomi, a titolo di esempio, di filosofi cristiani, ma Heidegger non figura tra essi.

NESSUNA DISTINZIONE TRA ATEI E CREDENTI
Rahner intende Dio come un "trascendentale esistenziale". Ciò significa due cose principalmente: che tutti gli uomini sono in Dio, perché Egli è la loro dimensioni apriorica, l'orizzonte non conoscibile e non categorizzabile della loro soggettività e della loro libertà, in pratica del loro essere persone; che a Dio si accede sempre dentro la nostra coscienza. Egli non viene conosciuto, ma coscienzialmente ed esistenzialmente esperito come orizzonte di ogni significato.
Ciò storicizza la fede, che non è un conoscere ma un fare esperienza esistenziale di un orizzonte intrascendibile. In questo consiste, per lui, la trascendenza. Non ci sono più atei e credenti, ma tutti sono dentro quest'orizzonte e si accompagnano reciprocamente nell'interpretazione della vita. Qualcuno passa da un cristianesimo anonimo ad uno non anonimo, ossia tematizzato e consapevole, senza perciò cessare di condividere quello stesso orizzonte. Il bene e il male non sono netti, ma svolgendosi l'esistenza tutta dentro l'orizzonte trascendentale di Dio, esistono vari livelli di bene da far lievitare, ma non mai da condannare. L'uomo non può mai sapere fino in fondo quando è in situazione di peccato. La Chiesa non è davanti al mondo, pur essendo anche nel mondo, ma si fa mondo, perché condivide col mondo il comune orizzonte esistenziale.

INCOMPATIBILITÀ TRA TEOLOGIA RAHNERIANA E DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
In questo quadro, che ho dovuto qui riassumere in poche battute col rischio di incompletezze, è molto difficile farci entrare la Dottrina sociale della Chiesa, a meno di smantellarne il carattere di corpus dottrinale, eliminarne la valenza missionaria e salvifica ed intenderla come una prassi dell'accoglienza, dell'ascolto e del camminare insieme, ma senza la luce della verità che viene dall'esterno di questo mondo, dal trascendente. Il trascendente, per Rahner, consiste appunto nella dimensione trascendentale esistenziale che, essendo la condizione di ogni senso, non può essere a sua volta tematizzata. Trascendente in questo senso».
Da queste affermazioni risulta l'incompatibilità della teologia rahneriana con la Dottrina sociale della Chiesa e perciò si capisce perché tutte le correnti che a Rahner si rifanno in realtà hanno sempre combattuto, in modo palese od occulto, la Dottrina sociale della Chiesa, anche nel lungo periodo - anzi soprattutto allora - in cui essa doveva essere rilanciata per volontà dei Pontefici. Si è trattato di un'opposizione sorda e pervicace che ha prodotto molti danni e che oggi sembra essere vincente. Ho potuto confermare questa tesi dell'Osservatorio nel mio ultimo libro "La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo" (Fede & Cultura, Verona 2017). Alla luce anche di quanto scritto in questo libro, può essere utile richiamare qui i punti fondamentali per cui la teologia che fa capo a Rahner rappresenta un tentativo di eutanasia della Dottrina sociale della Chiesa. Speriamo di suscitare così un dibattito che ospiteremo volentieri nel nostro sito.

1) LA CHIESA NEL MONDO
Perché ci sia Dottrina sociale della Chiesa bisogna che la Chiesa non sia mondo. La Dottrina sociale della Chiesa è infatti l'annuncio di Cristo nelle realtà temporali. Se la Chiesa si immerge senza distinzione nelle realtà temporali, la missione della Dottrina sociale della Chiesa, e la Dottrina sociale della Chiesa come missione della Chiesa, sono già finite. Ma proprio questo è quanto afferma Rahner, secondo cui la Chiesa deve smetterla di voler "manipolare il mondo". Essa deve intendersi come una parte del mondo, senza pretese di superiorità dottrinale e veritativa.

2) DIO SI RIVELA NEL MONDO
Questo perché Dio non si rivela prioritariamente nella Chiesa ma nel mondo, dato che Egli si rivela indirettamente negli eventi dell'esistenza in quanto orizzonte primordiale e apriorico che li rende possibili. La rivelazione di Dio non è né cosmica né metafisica, è completamente storica. Dio si rivela indirettamente nei fatti storici. Ne consegue che la dottrina - e quindi anche la Dottrina sociale della Chiesa - non è l'elemento primario. Prima di tutto c'è la vita, la prassi... e poi la dottrina. Ecco perché la Dottrina sociale della Chiesa è stata accusata di ideologia e di astrattezza.

3) DIO È IMMANENTE NELLA STORIA
Secondo Rahner bisogna ripensare la trascendenza di Dio. Essa non è di carattere metafisico, ma esistenziale. Dio è trascendente nel senso che non è una cosa tra le cose, ma è l'orizzonte che rende possibile la nostra visione interessata, partecipe e libera delle cose. Trascendente per lui vuol dire a-priori. In questo senso Dio non ci rivela delle conoscenze, non ci trasmette una dottrina, non ci dà delle prescrizioni... Egli ci dice solo di vivere in modo partecipato, dialogando con gli altri perché Dio si rivela a tutti e non solo ai cristiani.

4) DIO PONE DOMANDE E NON DÀ RISPOSTE
La Dottrina sociale della Chiesa, pur con il suo carattere pratico e perfino sperimentale, aveva la pretesa di indicare delle risposte di bene e di salvezza all'umanità. Ma per Rahner Dio non dà regole, suggerimenti, indicazioni. La presenza di Dio in tutti gli uomini consiste nella loro "questionabilità", ossia nella insaziabilità che li porta a mettere sempre in questione i nuovi risultati acquisiti. Il cristiano è semplicemente colui che è aperto al futuro, da cui derivano tutte le dottrine teologiche del futuro e della prassi che hanno caratterizzato i decenni postconciliari.

5) DOTTRINA E LEGGE MORALE NATURALE NON ESISTONO PIÙ
La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto di fondarsi sulla rivelazione - vale a dire sulla dottrina della fede - e sul diritto naturale. Ma nella prospettiva rahneriana entrambe le cose non esistono più. La rivelazione non ci fa conoscere verità dottrinali, I dogmi sono storici e si evolvono, la "natura" va riassorbita completamente nella storia ed è un residuo metafisico del passato.
Come si vede da questi poveri accenni - sviluppati più adeguatamente bel libro sopra citato - tra la teologia di Karl Rahner e la Dottrina sociale della Chiesa c'è assoluta incompatibilità. Questo spiega, lo ripeto, perché essa sia stata e sia fortemente contestata e contrastata. Ma la ragione non sta dalla parte di Rahner e del rahnerismo, nonostante sembri oggi prevalente nella Chiesa.

Nota di BastaBugie: l'articolo sottostante dal titolo "I semi di Rahner che hanno influenzato il Sinodo" riporta un capitolo del libro scritto da Stefano Fontana in uscita in questi giorni "La Nuova Chiesa di Karl Rahner" edito da Fede e cultura.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 aprile 2017:
Durante il lungo periodo sinodale sulla famiglia caratterizzato dal Sinodo straordinario dell'ottobre 2014 e da quello ordinario dell'ottobre 2015 si sono potuti verificare molti elementi derivati da una impostazione rahneriana delle cose. Rahner, in altre parole, ancorché morto nel 1984, è stato presente al Sinodo. Si potrebbe anche dire che le notevoli contrapposizioni che sono emerse durante i due Sinodi derivano dallo scontro tra l'area della teologia rahneriana e la controparte.
Elementi fortemente rahneriani erano già emersi nella lezione introduttiva al Sinodo tenuta davanti ai Cardinali da parte del cardinale Walter Kasper nel febbraio 2014. Pensiamo per esempio all'idea che non si possa mai conoscere una situazione oggettiva e pubblica di peccato, quale è appunto quella dei divorziati risposati. La tesi espressa da Kasper era che non esistono i divorziati risposati, ma questo, quello, quell'altro divorziato risposato. La realtà, quindi, non mostra strutture portanti e universali, ma solo situazioni uniche individuali. Questo modo di vedere è di origine nominalistica dato che proprio questo diceva Guglielmo di Occham nel XIV secolo e divenne anche il modo di vedere di Lutero e della filosofia protestante in genere, in quanto è il modo migliore per separare la ragione dalla fede.
Se non esistono nella realtà strutture universali che la ragione possa conoscere con le proprie forze, essa non potrà salire naturalmente dalle cose a Dio, né la rivelazione potrà servirsi del linguaggio della ragione per farsi capire da tutti. La ragione sarà nominalista, ossia potrà fare esperienza di singole cose alle quali, per somiglianza tra loro, potrà poi anche assegnare un nome comune, ma solo un nome che non si riferisce a nessuna realtà oltre le singole cose. La fede sarà fideista. Dio è onnipotente, è il totalmente Altro, è volontà e non verità. La Veritatis splendor di Giovanni Paolo II dice l'opposto di quanto affermato da Kasper, ma quella enciclica aveva alle spalle una diversa filosofia. Anche per Rahner ci sono solo casi particolari da affrontare uno per uno, perché la realtà del mondo è complessa, non c'è una dottrina che vi si possa applicare e non si può conoscere mai se si è o meno davanti ad una situazione di peccato. Davanti ad una coppia di divorziati risposati la Chiesa deva comprendere, accogliere ed accompagnare con un percorso da farsi caso per caso e adoperando il non ben precisato discernimento. Quanto appunto ha proposto il cardinale Kasper.
Durante la discussione sinodale molti vescovi dissero che anche in una relazione omosessuale è presente la grazia di Cristo. Prima, durante e dopo il Sinodo molti vescovi e cardinali si sono detti favorevoli ad affidare compiti ecclesiali agli omosessuali pur se perseveranti nella loro relazione, e ad appoggiare il riconoscimento delle unioni civili tra persone omosessuali da parte dell'autorità politica. E' evidente che queste prese di posizione comportano l'abolizione del diritto naturale e della legge morale naturale e non tengono conto della necessità di rispettare la natura e le sue leggi se si vuole piacere alla soprannatura e alla grazia. Dire che la grazia è presente anche in una relazione omosessuale significa dire, con Karl Rahner, che la grazia è data sempre a tutti perché essa viene data al mondo, ove non esistono situazioni al di fuori della grazia di Dio.
A ben vedere, anche l'invito alla parresia fatto ai Padri sinodali presenta una accentuazione rahneriana. Essa significa l'accettazione del pluralismo dentro la Chiesa nel senso della moderna libertà di espressione. Questa concezione della libertà di espressione è però diversa dalla libertà in senso cattolico. La parresia consiste nel coraggio di annunciare la verità, senza timori umani o reverenziali o senza la preoccupazione di salvare il salvabile. Non può significare la libertà di esprimere, in un consesso ecclesiale tanto importante come un Sinodo, idee scandalose per i fedeli o sconcertanti o che insinuano dubbi su fondamentali verità di fede professata. Il mondo è senz'altro pluralista, ma la Chiesa non può esserlo. Ma se la Chiesa fa parte del mondo anche essa sarà pluralista come Rahner continuamente afferma.
Però il punto principale della presenza della teologia rahneriana al recente Sinodo sulla famiglia riguarda l'accesso alla comunione dei divorziati risposati, ossia di persone in stato di peccato pubblico e oggettivo. Se il peccato è visto come la morte ontologica (vale a dire del suo stesso essere) dell'anima, allora non si può pensare che sia possibile ricevere la comunione se prima l'anima non rinasce tramite il sacramento della confessione. Se però si vede la cosa non in senso ontologico ma esistenziale, tutto è reversibile nell'esistenza e quindi è possibile prevedere percorsi esistenziali per cui qualcuno possa accostarsi alla comunione pur rimanendo nella situazione oggettiva di peccato. Qui non c'è più la netta distinzione tra vita e morte, tra bene e male, tra grazia e peccato, tra dogma ed eresia, ma c'è una situazione esistenziale oggetto del nostro discernimento personale ed ecclesiale. Nell'esistenza tutto è convertibile, niente è irrevocabile. Tenuto anche conto di quanto si è già detto, ossia della impossibilità per Rahner di conoscere sia le situazioni oggettive e pubbliche di peccato sia quelle personali. Per lui ci sono le leggi di Dio, ma Dio - egli dice - non è il Dio delle leggi.
Non possiamo poi dimenticare che dal Sinodo sulla famiglia non è emersa nessuna indicazione sulla castità né alcuna indicazione se l'esercizio della sessualità fuori del matrimonio sia peccato. Giovanni Paolo II è stato ampiamente citato ma non lo è stato su due punti in particolare: il divieto di accedere all'eucarestia per i divorziati risposati e l'esercizio della sessualità fuori del matrimonio, punto ove si decide di accettare o di respingere l'eredità della Humanae Vitae di Paolo VI. Karl Rahner è tra i principali critici di quella enciclica di Paolo VI, anche se certamente non il solo, e per questo si capisce che al Sinodo sulla famiglia del 2014 e 2015 questa pluridecennale opposizione alla morale sessuale dell'enciclica di Paolo VI ha trovato un punto di condensazione importante. Secondo Rahner la Chiesa non deve "moralizzare", ossia non deve dare precetti, norme, principi, regole, ma deve formare le coscienze. Che essa debba formare le coscienze è certamente vero, ma i precetti di Dio sono soavi e il suo giogo è leggero, ossia le leggi di Dio esprimono il bene dell'uomo e non si contrappongono alla coscienza. I precetti di Dio non sono astratti sicché la coscienza dovrebbe mediarli verso il concreto. Il precetto e la coscienza si corrispondono. La teologia morale di Rahner è diversa da quella della Vertitatis splendor di Giovanni Paolo II e nel Sinodo sulla famiglia è emersa con evidenza.

Fonte: Osservatorio Van Thuân, 06/04/2017

9 - OMELIA III DOMENICA DI PASQUA - ANNO A (Lc 24,13-35)
Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 30 aprile 2017)

Nel cammino della nostra vita, Gesù si fa incontro a noi e ci accompagna. Tante volte, come i discepoli di Emmaus, anche noi non ci accorgiamo di questa presenza così silenziosa al nostro fianco. Gesù cammina con noi e ci indica la strada da percorrere; allora si realizzano quelle stupende parole che abbiamo ascoltato al Salmo responsoriale: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 15,11).
Lungo questo sentiero, Gesù ci sostiene con la sua Parola e con l'Eucaristia. Il Vangelo di questa domenica mette in evidenza queste due luci che devono illuminare il nostro cammino. Prima di tutto, il Signore «spiegò loro [ai discepoli] in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27); e, infine, «quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Lc 24,30). Questo pane spezzato è l'Eucaristia, è il Corpo di Cristo che si fa nostro cibo nel pellegrinaggio di questa vita.
Queste due luci, quella della Scrittura e quella dell'Eucaristia, risplendono nella celebrazione della Santa Messa. Ogni cristiano, per camminare con Gesù lungo il cammino di questa vita, deve partecipare fedelmente alla Messa domenicale e, se ne comprende pienamente l'importanza, sentirà il desiderio di parteciparvi anche più spesso, magari ogni giorno. La Santa Messa è un dono grandissimo che ci consentirà di attingere energie sempre nuove per continuare il cammino che ci conduce al Cielo.
La prima parte della Messa, chiamata liturgia della Parola, è dedicata alla lettura e alla spiegazione della Sacra Scrittura; la seconda parte, chiamata liturgia eucaristica, riguarda invece il Mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. La spiegazione della Parola di Dio ci prepara a partecipare degnamente al Sacrificio eucaristico e a ricevere la Comunione.
Nel brano del Vangelo ci sono dei passaggi molto belli. Innanzitutto, è Gesù che si avvicina ai discepoli e che inizia a camminare con loro. «Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo» (Lc 24,16). Eppure, conversando con quello sconosciuto viandante, i due discepoli si sentivano attratti da quella parola così profonda e convincente, che spiegava loro le profezie dell'Antico Testamento, al punto che, alla fine, essi si dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32).
C'è un altro particolare molto bello: i due discepoli invitano Gesù a fermarsi da loro, poiché era ormai sera: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto» (Lc 24,29). Essi pensavano di accogliere un viandante e invece accolsero il Signore. Ogni volta che benefichiamo un povero, benefichiamo il Signore. Tutto ciò che avremo fatto a un bisognoso lo avremo fatto a Gesù.
I due discepoli erano tristi e delusi perché speravano che Gesù liberasse Israele dal giogo del dominio straniero. Non avevano ancora compreso la vera missione del Messia che era quella di liberare l'uomo dal peccato. Ecco allora che dissero allo sconosciuto viandante: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele» (Lc 24,21). I due discepoli pensavano che con la morte in croce fosse tutto finito e che Gesù avesse fallito completamente. Essi non credevano ancora alla Risurrezione e non avevano compreso che Gesù ci aveva salvati proprio con il suo Sacrificio sulla croce. Ma, allo spezzare del pane, «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). Prima che Gesù "spezzasse il pane", i loro occhi erano incapaci di riconoscere il Signore e la loro mente era chiusa e non comprendeva la missione spirituale per la quale il Signore era morto in croce. Ma dopo vi fu un completo capovolgimento, e anche i due discepoli divennero testimoni della Risurrezione e quindi annunciatori del Vangelo. Fortificati dall'incontro con il Signore Risorto e dalla successiva discesa dello Spirito Santo, gli Apostoli si misero a predicare alle genti, annunziando ciò di cui furono i testimoni. «Non era possibile – affermò san Pietro nel giorno della Pentecoste – che questa [la morte] lo tenesse in suo potere» (At 2,24). Inoltre, nella seconda lettura, san Pietro ci fa comprendere chiaramente il valore redentivo della morte di Gesù in croce, quando parla del Signore risorto come dell'«Agnello senza difetti e senza macchia [...] predestinato già prima della fondazione del mondo» (1Pt 1,19-20). Il primo degli Apostoli afferma con forza che noi siamo stati liberati dal peccato con il Sangue prezioso di quest'Agnello immacolato.
Le parole di san Pietro si collegano chiaramente all'Antico Testamento, precisamente al libro dell'Esodo, quando, per ordine di Dio, Mosè diede le disposizioni per come celebrare la Pasqua. Egli, come abbiamo meditato per il "Giovedì Santo", prescrisse di immolare un agnello per famiglia e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte (cf Es 12). Con le parole di san Pietro abbiamo la conferma che è proprio Lui, il Signore, ad essere questo Agnello senza difetti, immolato sulla croce per la nostra salvezza, e poi risorto in modo glorioso.
Al termine di questa omelia, possiamo ora trarre una importante risoluzione per la vita di ogni giorno. Dobbiamo proporci di partecipare con più frequenza alla Messa e, se già vi prendiamo parte ogni giorno, di migliorare le nostre disposizioni. Anche noi, come i discepoli di Emmaus, riconosceremo il Signore, ascoltando la sua Parola e nutrendoci del suo Corpo e del suo Sangue. Ma, per arrivare a tanto, la nostra partecipazione dovrà essere attenta e devota, pensando bene a quello che stiamo vivendo in quel momento.
Seguiamo l'esempio di san Francesco d'Assisi, il quale «ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore» (FF 789). Egli «si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri» (ivi). Infine, riferendosi all'importanza della Messa, così scrisse: «L'umanità trepidi, l'universo intero tremi, e il cielo esulti, quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è il Cristo figlio di Dio vivo» (FF 221).
La Messa è il momento più importante della nostra giornata e di tutta la nostra vita. Non sciupiamo una grazia così grande con una partecipazione fredda e distratta.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 30 aprile 2017)

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