BastaBugie n°127 del 12 febbraio 2010

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1 RICORDATE LA VITTORIA DEL 2005 NEL REFERENDUM SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE? DOPO CINQUE ANNI POSSIAMO DIRLO: E' STATA UNA VITTORIA INUTILE, PERCHE' ABBIAMO DIFESO UNA PESSIMA LEGGE...

Fonte: Corrispondenza Romana
2 LA SCONCERTANTE CLASSIFICA DEI GRANDI MAESTRI DI SPIRITUALITA' SECONDO FAMIGLIA CRISTIANA

Fonte: Messainlatino.it
3 IL VESCOVO DICE NO ALLA COMUNIONE AL GOVERNATORE DELLA PUGLIA NICHI VENDOLA, OMOSESSUALE PRATICANTE E CONCLAMATO

Fonte: Corrispondenza Romana
4 BIN LADEN CONVERTITO ALL'ECOLOGISMO? MACCHE'... E' LA SOLITA TATTICA DI SOFFIARE SULLE PAURE DELL'OCCIDENTE

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop
5 EMMA BONINO: ABORTISTA FAI DA TE
Quando Emma Bonino, negli anni '70 aspirava i feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura...
Autore: Andrea Morigi - Fonte: Libero
6 EMMA BONINO: ABORTO LIBERO PER TUTTI
Quella Emma Bonino che qualcuno vorrebbe rimuovere, anziche' ricordare
Autore: Maurizio Belpietro - Fonte: Libero - Edizione Milano
7 ECCO I NOMI DEI 37 MISSIONARI CRISTIANI UCCISI NELL'ANNO 2009 IN TUTTO IL MONDO

Fonte: Agenzia Fides
8 MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA
E' necessario uscire dall'illusione di auto-sufficienza
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano
9 OMELIA PER LA VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 6,17.20-26)

Autore: Padre Octavio Ortiz - Fonte: Sacerdos

1 - RICORDATE LA VITTORIA DEL 2005 NEL REFERENDUM SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE? DOPO CINQUE ANNI POSSIAMO DIRLO: E' STATA UNA VITTORIA INUTILE, PERCHE' ABBIAMO DIFESO UNA PESSIMA LEGGE...

Fonte Corrispondenza Romana, 30/1/2010

Il 13 gennaio scorso il giudice Antonio Scarpa del tribunale di Salerno ha autorizzato una coppia non sterile ad accedere a tecniche di selezione embrionale al fine di evitare la trasmissione all’embrione di una grave patologia, l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1, di cui uno dei genitori è portatore.
La sentenza ha scatenato grandi polemiche tra chi ne sostiene la legittimità e chi denuncia la deriva eugenetica della decisione e l’aggiramento da parte del giudice della legge 40 del 2004. Secondo Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, «si tratta di una decisione che ancora una volta fa carta straccia del principio di uguale dignità di ogni essere umano […] La legge 40 afferma fin dal suo primo articolo che anche il figlio è soggetto titolare dei diritti fin dalla fecondazione».
In realtà, la contrapposizione tra chi difende la vita e chi invece la libertà di scelta ed il diritto a procreare un figlio sano è solo apparente.
La legge 40 infatti pur prevedendo dei limiti consente la fecondazione in vitro, dunque la soppressione degli embrioni prodotti in eccedenza, dunque l’eliminazione di esseri umani innocenti. Occorre anche considerare che i bambini nati da fecondazione in vitro hanno un rischio di contrarre diverse e gravi patologie in misura significativamente maggiore rispetto ai bambini nati in modo naturale, come evidenziato da numerose ricerche scientifiche.
La legge 40 non è stata pensata per sancire l’inviolabilità della vita umana innocente fin dal concepimento, ma per giungere ad un compromesso tra le esigenze e le rivendicazioni del mondo laico e le istanze dei cattolici o sedicenti tali.
D’altra parte, la sentenza di Salerno si pone solo in apparente contrasto con i dettami della legge 40 ed in particolare con l’articolo 4 che limita il ricorso alla procreazione assistita nel caso in cui una coppia sia sterile o non in grado di procreare.
La legge infatti non prevede alcuna sanzione per il medico che disattenda alla norma ed affida agli stessi medici dei centri la certificazione dell’infertilità. Non c’è dunque da meravigliarsi che il giudice non ritenga particolarmente importante il requisito dell’infertilità della coppia. La scarsa consistenza dei “paletti” previsti dalla legge 40 è riscontrabile anche in altri punti: la legge ad esempio vieta la fecondazione alle donne singole ma prevede l’accesso alle tecniche alle coppie conviventi non sposate che autocertifichino la loro convivenza.
Si assiste a ciò che è già avvenuto in altre circostanze: i principi costituzionali e le leggi dello Stato, così come la volontà espressa dal popolo attraverso il responso delle urne, si rispettano fintantoché coincidono con la ideologia delle lobby intellettuali imperanti, altrimenti possono essere scardinate a colpi di sentenze.
All’origine della legge 194 sull’aborto c’è la sentenza della Cassazione n. 27 del 1975, all’origine della probabile prossima approvazione della legge sul testamento biologico c’è la ben nota sentenza che ha autorizzato il signor Englaro a sospendere l’idratazione e l’alimentazione alla figlia Eluana. Vi è tuttavia il fondato sospetto che un significativo aiuto alla cultura di morte dominante provenga dallo stesso mondo cattolico e pro life.

Fonte: Corrispondenza Romana, 30/1/2010

2 - LA SCONCERTANTE CLASSIFICA DEI GRANDI MAESTRI DI SPIRITUALITA' SECONDO FAMIGLIA CRISTIANA

Fonte Messainlatino.it, 5 febbraio 2010

Famiglia Cristiana sta pubblicizzando la sua nuova collana di volumi allegati alla rivista e dedicata ai Grandi Maestri della Spiritualità! Niente meno.
Con un titolo del genere è lecito aspettarsi che tra questi grandi maestri ci siano i maggiori mistici di due millenni di vita cristiana: ci saranno Giovanni Climaco, S. Bernardo di Chiaravalle, S. Teresa d'Avila, S. Ildegarda, S. Bonaventura, S. Brigida, L'imitazione di Cristo e, magari, per non parlare solo del passato, padre Pio o San Massimiliano Kolbe!
Ecché!! La Chiesa è nata nel 1962-65, l'avevate dimenticato? I suoi Grandi Maestri di Spiritualità, quindi, non possono che aver scritto dopo. Ed eccoli, dunque, tutti quanti gli autori che Famiglia (ex) Cristiana si appresta a pubblicare:
1. Enzo Bianchi (l'arcinoto, onnipresente priore di Bose, comunità monastica interconfessionale e sincretica),
2. David Maria Turoldo (il sacerdote poeta cattoprogressista, fondatore di una comunità di ecumenismo radicale, che comprendeva anche islamici; favorevole al divorzio; alle sue esequie il card. Martini proclamò: "la Chiesa riconosce la profezia troppo tardi").
3. Leonardo Zega (recentemente deceduto e nel 1998 sollevato dalla direzione di Famiglia Cristiana per i suoi Colloqui con il Padre dal contenuto talmente progressista ed eterodosso da esser definiti "di estrema spregiudicatezza", dal card. Ruini; quegli stessi Colloqui che ora la rivista pubblica come caposaldo di spiritualità)
4. Carlo Carretto (il mistico che fece propaganda a favore del divorzio)
5. Carlo M. Martini (l'antepapa, come si definisce lui stesso)
6. Tonino Bello (il quale fu, forse, un santo, forse, ma certamente è diventato un'icona dei cattoprogressisti)
7. Gianfranco Ravasi (beh: lui almeno scrive bene)
8. Angelo Comastri (che ci fa in mezzo a quel gruppo?)

Fonte: Messainlatino.it, 5 febbraio 2010

3 - IL VESCOVO DICE NO ALLA COMUNIONE AL GOVERNATORE DELLA PUGLIA NICHI VENDOLA, OMOSESSUALE PRATICANTE E CONCLAMATO

Fonte Corrispondenza Romana, 5 Febbraio 2010

In America ci hanno preceduto, ma ora anche un vescovo cattolico italiano propone la scomunica per i politici, primo fra tutti il governatore della Puglia.
«Non dare la comunione a Vendola e omosessuali conclamati», perché «la pratica omosessuale è un peccato gravissimo», ha affermato il vescovo emerito di Grosseto, mons. Giacomo Babini in un’intervista al quotidiano online “Pontifex”. «Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola», spiega il vescovo, ammettendo che «mi fa ribrezzo parlare di queste cose. Trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura». E chiede parole dure anche dal resto della Chiesa cattolica ancora troppo timorosa. «I vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come è avvenuto a Venezia, sia uno scandalo e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza».
Secondo il diritto canonico, è proprio la giustificazione pubblica dei comportamenti moralmente illeciti che va punita. Perciò «chi ha la tendenza ha diritto alla misericordia e non ad essere discriminato, ma colui il quale addirittura ne fa vanto, si mette fuori della comunione della Chiesa e non merita questo sacramento. Fanno in tempo a pentirsi da questo orribile difetto. Lo ribadisco: all’omosessuale praticante e conclamato non va amministrata mai la comunione, quando si presenta davanti, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti».

Fonte: Corrispondenza Romana, 5 Febbraio 2010

4 - BIN LADEN CONVERTITO ALL'ECOLOGISMO? MACCHE'... E' LA SOLITA TATTICA DI SOFFIARE SULLE PAURE DELL'OCCIDENTE

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop, 29-1-2010

Osama Bin Laden convertito all’ecologismo? E’ quello che emergerebbe dal nuovo messaggio del capo di Al Qaeda trasmesso oggi, 29 gennaio, dalla tv araba al Jazeera. Osama accusa gli Stati Uniti e gli altri Paesi industrializzati di essere responsabili del fenomeno del cambiamento climatico; critica l'ex presidente Usa, George Bush, per aver rifiutato di aderire al protocollo di Kyoto e condanna fermamente anche le multinazionali. ''Questo è un messaggio rivolto a tutto il mondo - dice il leader di Al Qaeda - sulle responsabilità, volontarie o involontarie, dei cambiamenti climatici, sulle sue ripercussioni e sulle azioni che dobbiamo intreprendere''. Bin Laden spiega che parlare del clima non è un atto intellettuale perché ''il fenomeno è un fatto d'attualità'', minacciando ''gravi ripercussioni'' nei confronti dei paesi industrializzati, ''la maggior parte dei quali hanno firmato il protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di gas nocivi'', per poi fare un passo indietro, ''come ha fatto George Bush junior e prima di lui il congresso'' americano ''per ammansire le grandi aziende'', aggiunge il leader di Al Qaeda riferendosi alle multinazionali.
In realtà l’uscita di Osama non è affatto nuova. Di riscaldamento globale e Protocollo di Kyoto aveva già parlato due volte in passato. La prima nel settembre 2002, in occasione del primo anniversario dell’11 settembre, quando aveva inviato una “lettera agli americani”. “Voi avete distrutto la natura – scriveva Osama - con i vostri scarichi industriali e gas più di ogni altra nazione nella storia. Malgrado ciò vi rifiutate di firmare il Protocollo di Kyoto, così garantite il profitto delle vostre aziende e industrie avide. Un secondo intervento sul clima, Bin Laden lo ha fatto con un videomessaggio nel novembre 2007: “La vita di tutto il genere umano – diceva Osama – è in pericolo a causa del riscaldamento globale derivante in gran parte dalle emissioni delle fabbriche delle multinazionali. Malgrado ciò i rappresentanti di queste multinazionali alla Casa Bianca insistono nel non osservare il Protocollo di Kyoto, pur coscienti che i numeri parlano di morte e di migrazione di milioni di esseri umani a causa di ciò, specialmente in Africa. Questa, che è la più grande delle piaghe e la più pericolosa delle minacce alla vita degli uomini, sta avvenendo a un ritmo accelerato mentre il mondo è dominato dal sistema democratico, che si conferma fallimentare nel proteggere gli esseri umani e i loro interessi dall’avidità e dall’avarizia delle maggiori multinazionali e dei loro rappresentanti”.
Dunque, niente di veramente nuovo. Resta però la domanda sul perché Bin Laden senta il bisogno di intervenire sui cambiamenti climatici usando espressioni che sembrano uscite dalla bocca di Al Gore.
Una prima possibilità è il vantaggio militare per al Qaeda che viene da un Occidente ossessionato dal riscaldamento globale. Negli ultimi anni abbiamo sentito rappresentanti di governi europei e politici americani – per non parlare degli scienziati alla moda - sostenere che il riscaldamento globale è una minaccia più grave del terrorismo islamico. Questa bizzarra idea è un oggettivo fattore di indebolimento nelle misure di sicurezza. Se ne è avuto conferma nel 2005, quando l’attentato nella metropolitana di Londra si consumava mentre poco distante, in Scozia, il vertice del G8 discuteva di riscaldamento globale.
Una seconda ipotesi sta nel metodo degli interventi di Osama. In effetti il leader di Al Qaeda segue con attenzione il dibattito sui media occidentali e poi amplifica idee e paure dell’Occidente. E’ successo anche per la questione palestinese e per l’11 settembre. Nel primo caso, è diffusa l’idea che la nascita di Al Qaeda sia legata alla violenza israeliana nei Territori. Ma non è così, l’esordio dei messaggi di Bin Laden, nel 1994, è un atto d’accusa contro la dinastia che regna in Arabia saudita (il suo paese natale). E’ solo più tardi – dopo che i media occidentali hanno legato Al qaeda alla questione palestinese – che anche Osama mette il problema al centro della sua azione.
E anche per l’11 settembre è accaduto lo stesso: nel primo messaggio, il 28 settembre, Bin Laden nega ogni responsabilità e accusa lo stesso governo americano di cospirazione, per garantirsi più fondi per gli interventi militari in Medio Oriente. Esattamente la tesi che stava prendendo piede su molti siti internet votati al complottiamo.  In messaggi successivi parla invece di rappresaglia per il sostegno a Israele in Palestina e così via, sempre seguendo le opinioni prevalenti nei media occidentali.
Il riferimento al riscaldamento globale potrebbe quindi essere soltanto l’ennesima puntata dello show, all’indomani del fallimento del vertice di Copenhagen sul clima, con l’amplificazione di una paura instillata a forza nell’opinione pubblica da giornali e tv.
Certo è che fa un certo effetto sentire Osama Bin Laden parlare come Al Gore o come i rapporti del WWF. Ma chissà perché non ci stupisce più di tanto.

Fonte: Svipop, 29-1-2010

5 - EMMA BONINO: ABORTISTA FAI DA TE
Quando Emma Bonino, negli anni '70 aspirava i feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura...
Autore: Andrea Morigi - Fonte: Libero, 21 gennaio 2010

Aborti, non parole. Gli elettori laziali possono sciogliere i loro eventuali dubbi: Emma Bonino mantiene le promesse elettorali. Lo testimonia la sua storia personale, anche quella dimenticata nei ritratti ufficiali, che ora la esaltano come paladina dei diritti umani. Solo raramente invece spunta una fotografia, pubblicata da Oggi nel 1975, che la ritrae curva davanti a una donna a gambe divaricate nell’atto - vero o messo in scena per il servizio - di strappare la vita a un bambino. Ma l’attuale candidata radicale, appoggiata dal Pd alla presidenza della Regione Lazio, a quei tempi, combatteva una battaglia per il «diritto a una maternità scelta», dirà nel 2006 a Grazia. Da militante radicale, agiva, infilando il tubo di una pompa da bicicletta nell’utero delle donne che si rivolgevano a lei per uccidere il figlio che portavano in grembo. Era l’attuale vicepresidente del Senato ad aspirare personalmente il «contenuto dell’utero». Poi lo depositava in un vaso da marmellata. È lei stessa a ricostruire il macabro procedimento, tralasciando soltanto un particolare: i feti finivano fra i rifiuti. A Neera Fallaci, di Oggi, confidava però la propria e altrui indifferenza: «Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate». Le aveva insegnato a riderci sopra Adele Faccio, con cui nel 1974 aveva fondato a Milano il Centro Informazioni Sterilizzazione e Aborto, che vanta il record di 10.141 aborti procurati, all’epoca clandestinamente, cioè contro la legge che li considerava infanticidi. La Bonino finì anche in galera per qualche giorno, autodenunciandosi. Siccome - allora come oggi - le leggi venivano fatte e disfatte dai magistrati, se la cavò con un’assoluzione che le spalancò le porte del Parlamento, anticipando politicamente la legge 194 del 1978, che ha stabilito le regole per la cosiddetta interruzione di gravidanza. Attualmente si sopprimono circa oltre 120mila l’anno. In trentadue anni di vigenza, senza contare gli eccidi compiuti con mezzi di fortuna, sono milioni gli italiani che l’anagrafe non ha nemmeno potuto registrare. Tanto, mica votano. Eppure, da qualche giorno, la Bonino si mostra tranquilla anche a proposito dei suoi rapporti con il Vaticano: «Sia sui carcerati che sugli immigrati e i malati, il mio rapporto con le associazioni cattoliche è sempre stato ottimo», rispondeva l’altro ieri a Maurizio Belpietro, a Mattino Cinque, dicendosi sicura che «i cattolici, come tutti, ragioneranno sulle candidature, sui percorsi di vita, sui programmi». Fra i cristiani che con lei non intrattengono buoni rapporti, vi è Cesare Cavalleri, che sul mensile che dirige, Studi Cattolici, nell’ottobre 1976 scrive che Marco Pannella, Adele Faccio ed Emma Bonino, istigatori dell’aborto, sono «oggettivamente assassini», in quanto «chi pratica l’aborto è un assassino, e chi istiga gli assassini o con loro collabora si macchia moralmente dello stesso delitto». I tre lo querelano, e il 7 luglio 1980 il Tribunale di Milano lo assolve perché «il fatto non costituisce reato». Un precedente giuridico importante, che consentirà al centrodestra di propagandare liberamente la verità anche durante la prossima campagna elettorale, toghe rosse permettendo. Del resto, della libertà d’opinione, la Bonino si è fatta sempre fatta paladina. In occasione del FamilyDay, il 12 maggio 2007, si era unita alla contro-manifestazione di piazza Navona, Coraggio Laico, indetta per ricordare la vittoria referendaria per il divorzio. In effetti Romano Prodi, il cattolico adulto, l’aveva nominata ministro per il commercio internazionale e le politiche europee. E anche per questo si era inimicato la Santa Sede e l’elettorato cattolico. Non ne tenne conto nemmeno Silvio Berlusconi quando, da presidente del Consiglio, nel 1995 la nominò commissario europeo. Subito dopo, caduto il suo primo governo, lasciò le chiavi di Palazzo Chigi a Lamberto Dini.

Fonte: Libero, 21 gennaio 2010

6 - EMMA BONINO: ABORTO LIBERO PER TUTTI
Quella Emma Bonino che qualcuno vorrebbe rimuovere, anziche' ricordare
Autore: Maurizio Belpietro - Fonte: Libero - Edizione Milano, 22 gennaio 2010

Si, lo ammetto: ieri ho sbagliato.
La prima pagina sulla Bonino non andava bene: sotto al titolo principale avrei dovuto pubblicare la fotografia di Emma mentre trafficava tra le gambe di una donna e la aiutava ad abortire con una pompa di bicicletta, e invece non l`ho fatto.
Non ho avuto lo stomaco.
Ho pensato ai lettori che ogni mattina vanno all’edicola e a cui già dispensiamo quotidianamente lo schifo della politica e mi sono chiesto: ce la faranno a reggere un’immagine così forte in prima? Mi sono risposto di no: meglio non urtare le coscienze, preferibile pubblicarla dentro, in una pagina interna. Errore: le coscienze le ho urtate comunque, ma quelle di chi preferisce rimuovere, come il nostro Filippo Facci. Il quale non vuole che si ricordi il passato della leader radicale. Vorrebbe ci limitassimo a dire che è una militante impegnata nella difesa dei diritti civili e nulla più.
Al massimo che ha fatto la commissaria della Ue. Meglio non ripescare le vecchie storie, le provocazioni, le foto mentre pratica un aborto, immagini posate da pubblicarsi sul settimanale Oggi, a corredo di un’inchiesta dal significativo occhiello: come orientarsi nella giungla dei consultori familiari.
Quella vecchia istantanea dimenticata nell’archivio della memoria, risale a 35 anni fa, quando la Bonino, all’epoca sconosciuta, coordinava il Cisa, centro informazioni per la sterilizzazione e l’aborto. In realtà, più che distribuire informazioni in quelle stanze si praticavano aborti. A volte le operatrici lavoravano anche a domicilio, cercando di concentrare quattro o cinque interruzioni per casa. Nel 1976 stimarono di averne fatti più di l0mila: erano gli anni della battaglia per la liberazione della donna, degli slogan sulla proprietà dell’utero e sulla propaganda della vasectomia come metodo per non avere figli.
La candidata alla Regione Lazio era in prima fila in quella campagna. Non solo teorizzava l’aborto libero e gratis, ma lo praticava pure. In un’ampia intervista alla sorella della Fallaci, spiegò che per liberarsi del feto bastava poco. «Ci vorrebbe l’aspiratore elettrico», raccontava, «senonché costa un mucchio di quattrini e pesa trasportarlo per fare aborti nelle case». Per risparmiare dunque la Bonino usava un sistema più rudimentale: una pompa di bicicletta con la valvola rovesciata e un barattolo di vetro tipo quelli da marmellata. Si spaventano le donne vedendo questa attrezzatura poco professionale? chiese la giornalista.
E l’intervistata a rispondere che no, alle donne importava un fico secco: «Anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate che contribuiscono a sdrammatizzare la faccenda».
Andava fiera la Bonino di quel che faceva, tanto da autodenunciarsi alla procura di Firenze e farsi arrestare dopo la latitanza. Voleva creare un caso, far discutere e costringere la politica a depenalizzare l’aborto, liberando le donne. La vicenda ebbe lunghi strascichi giudiziari. I pm indagarono Emma e altri esponenti radicali per associazione per delinquere aggravata e per aborto, ma la Camera dei deputati, cui nel frattempo era entrata a far parte, negò l’autorizzazione a procedere e lo stesso fece anche anni dopo, nel 1990, quando Pier Luigi Vigna ripresentò la richiesta.
Per paradosso della sorte la sua carriera politica non sarebbe mai cominciata senza quell’immunità parlamentare contro cui la leader radicale si scaglia anche oggi, sostenendo che chi la chiede vuole garantirsi l’impunità. Ma di tutto questo non si deve parlare. Secondo Facci e tanti altri soloni della politica e del giornalismo finto indipendente, certa «roba non dovrebbe trovare dignità di pubblicazione», perché quel che uno ha fatto negli anni Settanta non ha nulla a che fare con quel che farà. Negli Stati Uniti, se qualcuno si candida a fare il governatore di uno Stato, lo rivoltano come un calzino e raccontano perfino se ha fumato uno spinello quando aveva 18 anni e frequentava l’università, ricostruendo tutto, ma proprio tutto, del suo passato. L’articolo di Libero sulla Bonino dunque non è né un attacco personale né un’offensiva contro la legge 194. E’ solo informazione: so che è difficile capirlo. Ancor di più so che è difficile praticarla.

Fonte: Libero - Edizione Milano, 22 gennaio 2010

7 - ECCO I NOMI DEI 37 MISSIONARI CRISTIANI UCCISI NELL'ANNO 2009 IN TUTTO IL MONDO

Fonte Agenzia Fides

Come è consuetudine, l’ Agenzia Fides pubblica alla fine dell’anno l’elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso degli ultimi 12 mesi. Secondo le informazioni in nostro possesso, nell’anno 2009 sono stati uccisi 37 operatori pastorali: 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici. Sono quasi il doppio rispetto al precedente anno 2008, ed è il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni.
Analizzando l’elenco per continente, quest’anno figura al primo posto, con un numero estremamente elevato, l’AMERICA, bagnata dal sangue di 23 operatori pastorali (18 sacerdoti, 2 seminaristi, 1 suora, 2 laici), seguita dall’AFRICA, dove hanno perso la vita in modo violento 9 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico, dall’ASIA, con 2 sacerdoti uccisi e infine dall’EUROPA, con un sacerdote assassinato.
Il conteggio di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non usiamo di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimone”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che, nella maggior parte dei casi, si riescono a raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze della loro morte.
Come ha detto il Santo Padre Benedetto XVI nel giorno della festa del protomartire Santo Stefano, “la testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani, indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita. Il martire, infatti, è colui che muore con la certezza di sapersi amato da Dio e, nulla anteponendo all’amore di Cristo, sa di aver scelto la parte migliore. Configurandosi pienamente alla morte di Cristo, è consapevole di essere germe fecondo di vita e di aprire nel mondo sentieri di pace e di speranza. Oggi, presentandoci il diacono Santo Stefano come modello, la Chiesa ci indica, altresì, nell’accoglienza e nell’amore verso i poveri, una delle vie privilegiate per vivere il Vangelo e testimoniare agli uomini in modo credibile il Regno di Dio che viene” (Angelus del 26 dicembre 2009).
Dalle poche note biografiche di questi fratelli e sorelle uccisi, possiamo leggere l’offerta generosa e senza condizioni alla grande causa del Vangelo, senza tacere la limitatezza della fragilità umana: è questo ciò che li ha uniti nella vita e anche nella morte violenta, pur trovandosi in situazioni e contesti profondamente diversi. Per annunciare l’amore di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’uomo, testimoniandolo in opere concrete di amore ai fratelli, non hanno esitato a mettere quotidianamente a rischio la propria vita in contesti di sofferenza, di povertà estrema, di tensione, di violenza generalizzata, per offrire la speranza di un domani migliore e cercare di strappare tante vite, soprattutto giovani, al degrado e alla spirale della malvivenza, accogliendo quanti la società rifiuta e mette ai margini.
Alcuni sono stati vittime proprio di quella violenza che stavano combattendo o della disponibilità ad andare in soccorso degli altri mettendo in secondo piano la propria sicurezza. Molti sono stati uccisi in tentativi di rapina o di sequestro, sorpresi nelle loro abitazioni da banditi alla ricerca di fantomatici tesori che il più delle volte si sono dovuti accontentare di una vecchia automobile o del telefono cellulare delle vittime, portandosi via però il tesoro più prezioso, una vita donata per Amore. Altri sono stati eliminati solo perché nel nome di Cristo opponevano l’amore all’odio, la speranza alla disperazione, il dialogo alla contrapposizione violenta, il diritto al sopruso.
Ricordare i tanti operatori pastorali uccisi nel mondo e pregare in loro suffragio “è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa e uno stimolo per ciascuno di noi a testimoniare in modo sempre più coraggioso la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla Croce ha vinto per sempre il potere dell’odio e della violenza con l’onnipotenza del suo amore” (Benedetto XVI, Regina Coeli, 24 marzo 2008).
UN ELENCO MAI CONCLUSO
A questo elenco provvisorio stilato annualmente dall’Agenzia Fides, deve comunque essere aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo. Si tratta di quella “nube di militi ignoti della grande causa di Dio” - secondo l’espressione coniata da Papa Giovanni Paolo II - a cui guardiamo con gratitudine e venerazione, pur senza conoscerne i volti, senza i quali la Chiesa e il mondo sarebbero enormemente impoveriti.
“Vivere nella fede in Gesù Cristo, vivere la verità e l’amore implica rinunce ogni giorno, implica sofferenze. Il cristianesimo non è la via della comodità, è piuttosto una scalata esigente, illuminata però dalla luce di Cristo e dalla grande speranza che nasce da Lui”. (Benedetto XVI, udienza generale, 5 novembre 2008) (S.L.) (Agenzia Fides 30/12/2009)
CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE DI ALCUNI
P. Giuseppe Bertaina, italiano, è stato ucciso a Nairobi, capitale del Kenya. I malviventi hanno sorpreso p. Giuseppe, lo hanno picchiato, legato e imbavagliato, provocandone la morte per insufficienza respiratoria.
Il sacerdote spagnolo Eduardo de la Fuente Serrano è morto in seguito ad un accoltellamento, subito in una strada alla periferia di L’Avana, capitale di  Cuba. Il sacerdote, 61 anni, lavorava da tre anni a Cuba come Parroco nella chiesa di Santa Chiara di Assisi, dove era impegnato soprattutto in opere umanitarie. Le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto mettono in evidenza la sua attenzione verso tutti: i bambini, gli anziani, ed in modo particolare gli adolescenti e i giovani, che aveva coinvolto in un vivo ed impegnato gruppo parrocchiale.
Don Révocat Gahimbare, parroco di una parrocchia in Burundi, è stato ucciso da 4 banditi travestiti da poliziotti che avevano rapinato il monastero delle Suore “Bene Maria”. Avendo saputo dell'assalto, don Gahimbare si era precipitato al soccorso delle religiose, ma i banditi gli hanno teso un agguato lungo la strada. Il sacerdote è stato raggiunto da una pallottola che lo ha ucciso.
Don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza, sacerdote colombiano di 62 anni, è stato trovato morto all’interno della sua automobile. Il sacerdote si distingueva per il suo spirito di carità verso i più bisognosi, la sua dedizione pastorale, l’intelligenza, e la donazione agli altri.
Don Daniel Matsela Mahula, è stato ucciso mentre era alla guida della sua auto, da quattro banditi di strada.
Don Lionel Sham, 66 anni, parroco di Mohlakeng (Sudafrica), è stato ucciso dopo essere stato rapito dalla sua casa. P. Sham Lionel era noto per essere aperto a tutti e generoso con le persone nel bisogno.
Padre Gabriel Fernando Montoya Tamayo (40 anni) e padre Jesús Ariel Jiménez (45 anni), sono stati uccisi in Colombia.
Il sacerdote spagnolo Ramiro Ludeña, 64 anni, è stato ucciso con un colpo di fucile nel nordest del Brasile, dove lavorava da 34 anni in un'associazione di sostegno ai bambini di strada. La polizia brasiliana ha fermato un giovane di 15 anni  che ha confessato il crimine.
Il sacerdote statunitense Lorenzo Rosebaugh, 74 anni, è rimasto ucciso in Guatemala.
Padre Ernst Plöchl, austriaco di 78 anni, è stato ucciso nella Provincia Sudafricana del Capo. Era in Sudafrica da oltre 40 anni, gestiva una scuola di 400 alunni ed era ammirato per il suo impegno per i poveri.
Jorge Humberto Echeverri Garro, 40 anni, professore ed operatore pastorale, ucciso in Colombia.  
Il sacerdote messicano Habacuc Hernández Benítez, 39 anni, ed i giovani seminaristi Eduardo Oregón Benítez, 19 anni, e Silvestre González Cambrón, 21 anni, sono stati assassinati mentre si dirigevano ad una riunione di pastorale vocazionale. L’Arcivescovo di Acapulco, Mons. Felipe Aguirre Franco, ha segnalato che in quella regione del Paese prevale la logica di risolvere tutto con la pistola, la logica del regolamento di conti, dello spargimento di sangue.
Don Ruggero Ruvoletto, missionario italiano di 52 anni, è stato ucciso nella sua parrocchia in un quartiere periferico di Manaus (Brasile). E' stato trovato senza vita, inginocchiato vicino al letto, con il capo reclinato, colpito alla nuca da un proiettile. La sua parrocchia era lungo il confine tra la città e la foresta dove la criminalità è particolarmente aggressiva. Lo stesso don Ruggero aveva recentemente partecipato a una manifestazione per chiedere maggiore sicurezza.
P. Gisley Azevedo Gomes, CSS, 31 anni, Assessore nazionale della Sezione Giovani della Conferenza Episcopale Brasiliana è stato ucciso all’interno della sua automobile, presentava un colpo al viso e due alla testa. “In maniera deplorevole – hanno affermato i Vescovi del Brasile -  è stato vittima di quella violenza che desiderava combattere”.
Don Mariano Arroyo Merino, originario della Spagna, 74 anni, è stato trovato morto nella sua parrocchia a Cuba. Gli assassini hanno pugnalato p. Arroyo e successivamente gli hanno dato fuoco. Il suo corpo era ammanettato, imbavagliato e parzialmente bruciato
Don James Mukalel, 39 anni, è stato trovato morto nell’India meridionale. Il giovane sacerdote era benvoluto da tutti, era sempre sorridente e zelante nel lavoro pastorale. Tra le ipotesi, potrebbe essersi trattato di un caso di violenza anticristiana, dato che lo scorso anno nell’area si erano verificati alcuni casi di attacchi di integralisti.

ELENCO MISSIONARI UCCISI NELL'ANNO 2009
(nome, luogo della morte, data della morte)
1. Padre Giuseppe Bertaina (Kenya) – 16/1
2. Don Eduardo de la Fuente Serrano (Cuba) – 14/2
3. Don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza (Colombia) – 22/2
4. Don Daniel Matsela (Sudafrica) – 27/2
5. Don Lionel Sham (Sudafrica) – 7/3
6. Don Révocat Gahimbare (Burundi) – 8/3
7. Padre Gabriel Fernando Montoya Tamayo (Colombia) – 16/3
8. Padre Jesús Ariel Jiménez (Colombia) – 16/3
9. Don Ramiro Ludeña (Brasile) – 20/3
10. Padre Lorenzo Rosebaugh (Guatemala) – 18/5
11.Padre Ernst Plöchl (Sudafrica) – 31/5
12.Jorge Humberto Echeverri Garro (Colombia) – 11/6
13.Don Habacuc Hernández Benítez (Messico) – 13/6
14.Eduardo Oregón Benítez (Messico) – 13/6
15.Silvestre González Cambrón (Messico) – 13/6
16.Padre Gisley Azevedo Gomes (Brasile) – 15/6
17.Don Mariano Arroyo Merino (Cuba) – 13/7
18Ricky Agusa Sukaka (R.D.Congo) – 15/7
19Don James Mukalel (India) – 30/7
20Padre Leopoldo Cruz  (El Salvador) – 24/8
21Don Cecilio Lucero  (Filippine) – 6/9
22Don Ruggero Ruvoletto (Brasile) – 19/9
23Don Evaldo Martiol (Brasile) – 26/9
24Don Oscar Danilo Cardozo Ossa (Colombia) – 27/9
25William Quijano  (El Salvador) – 28/9
26Don Ed Hinds (N.J.- USA) – 24/10
27Don Louis Jousseaume  (Francia) – 26-10
28Suor Marguerite Bartz (USA) – 1/11
29Don Hidalberto Henrique Guimaraes Brasile – 7/11
30Padre Miguel Angel Hernandez (Honduras) -  8/11
31Don Jean Gaston Buli  (R.D.Congo) – 10/11
32Don Daniel Cizimya Nakamaga (R.D. Congo) – 6/12
33Padre Louis Blondel (Sudafrica) – 7/12
34Suor Denise Kahambu (R.D. Congo) – 7/12
35Padre Jeremiah Roche (Kenya) – 11/12
36Don Alvino Broering (Brasile) – 14/12
37Don Jaramillo Cárdenas (Colombia) – 20/12

Fonte: Agenzia Fides

8 - MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA
E' necessario uscire dall'illusione di auto-sufficienza
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano, 30 ottobre 2009

Cari fratelli e sorelle,
ogni anno, in occasione della Quaresima, la Chiesa ci invita a una sincera revisione della nostra vita alla luce degli insegnamenti evangelici. Quest'anno vorrei proporvi alcune riflessioni sul vasto tema della giustizia, partendo dall'affermazione paolina: La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22).

GIUSTIZIA: "DARE CUIQUE SUUM"
Mi soffermo in primo luogo sul significato del termine "giustizia", che nel linguaggio comune implica "dare a ciascuno il suo - dare cuique suum", secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo. In realtà, però, tale classica definizione non precisa in che cosa consista quel "suo" da assicurare a ciascuno. Ciò di cui l'uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge. Per godere di un'esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che l'uomo vive di quell'amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza. Sono certamente utili e necessari i beni materiali – del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l'indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia "distributiva" non rende all'essere umano tutto il "suo" che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio. Nota sant'Agostino: se "la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo... non è giustizia dell'uomo quella che sottrae l'uomo al vero Dio" (De civitate Dei, XIX, 21).

DA DOVE VIENE L'INGIUSTIZIA?
L'evangelista Marco riporta le seguenti parole di Gesù, che si inseriscono nel dibattito di allora circa ciò che è puro e ciò che è impuro: "Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro... Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male" (Mc 7,14-15.20-21). Al di là della questione immediata relativa al cibo, possiamo scorgere nella reazione dei farisei una tentazione permanente dell'uomo: quella di individuare l'origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l'ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l'attuazione. Questo modo di pensare - ammonisce Gesù - è ingenuo e miope. L'ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. Lo riconosce amaramente il Salmista: "Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre" (Sal 51,7). Sì, l'uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l'altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l'egoismo, conseguenza della colpa originale. Adamo ed Eva, sedotti dalla menzogna di Satana, afferrando il misterioso frutto contro il comando divino, hanno sostituito alla logica del confidare nell'Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, dell'attendere fiducioso dall'Altro, quella ansiosa dell'afferrare e del fare da sé (cfr Gen 3,1-6), sperimentando come risultato un senso di inquietudine e di incertezza. Come può l'uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all'amore?

GIUSTIZIA E SEDAQAH
Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra fede nel Dio che "solleva dalla polvere il debole" (Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo. La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah infatti significa, da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall'altra, equità nei confronti del prossimo (cfr Es 20,12-17), in modo speciale del povero, del forestiero, dell'orfano e della vedova (cfr Dt 10,18-19). Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero, per l'israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo. Non a caso il dono delle tavole della Legge a Mosè, sul monte Sinai, avviene dopo il passaggio del Mar Rosso. L'ascolto della Legge, cioè, presuppone la fede nel Dio che per primo ha 'ascoltato il lamento' del suo popolo ed è "sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto" (cfr Es 3,8). Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato: chiede giustizia verso il povero (cfr Sir 4,4-5.8-9), il forestiero (cfr Es 22,20), lo schiavo (cfr Dt 15,12-18). Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell'illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l'origine stessa dell'ingiustizia. Occorre, in altre parole, un "esodo" più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore, che la sola parola della Legge è impotente a realizzare. C'è dunque per l'uomo speranza di giustizia?

CRISTO, GIUSTIZIA DI DIO
L'annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell'uomo, come afferma l'apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: "Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio... per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c'è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E' lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue" (3,21-25).
Quale è dunque la giustizia di Cristo? E' anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l'uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l'"espiazione" avvenga nel "sangue" di Gesù significa che non sono i sacrifici dell'uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell'amore di Dio che si apre fino all'estremo, fino a far passare in sé "la maledizione" che spetta all'uomo, per trasmettergli in cambio la "benedizione" che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un'obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del "suo"? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l'uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l'uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall'illusione dell'autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.
Si capisce allora come la fede sia tutt'altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del "mio", per darmi gratuitamente il "suo". Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Grazie all'azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia "più grande", che è quella dell'amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.
Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall'amore.
Cari fratelli e sorelle, la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche quest'anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza. Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e d'intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia. Con tali sentimenti, imparto di cuore a tutti l'Apostolica Benedizione.

DOSSIER "QUARESIMA"

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Fonte: Sito del Vaticano, 30 ottobre 2009

9 - OMELIA PER LA VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 6,17.20-26)

Autore: Padre Octavio Ortiz - Fonte: Sacerdos, (omelia per il 14 febbraio 2010)

Nelle letture sembra intravedersi un'antitesi. Si contrappongono la benedizione per chi confida in Dio, alla maledizione per chi confida nell'uomo (prima lettura, salmo responsoriale). Luca, nel vangelo, oppone la beatitudine dei poveri e affamati, di coloro che piangono, ai lamenti dei ricchi e dei soddisfatti, di coloro che ridono e di coloro che sono lodati da tutti. Infine, nella seconda lettura, si ha una contrapposizione tra coloro che non credono alla resurrezione dei morti (alcuni corinzi), e coloro che credono in essa, giacché Cristo è risorto (Paolo e tutta la tradizione cristiana).
BENEDETTO CHI CONFIDA NEL SIGNORE
La vita umana è un esercizio continuo di fiducia. I figli hanno fiducia nei genitori, e i genitori nei figli. Lo sposo ha fiducia nella sposa, e viceversa. L'alunno confida nel maestro, il passeggero nel pilota dell'aereo... Nella vita spirituale tutta la fiducia si deve porre in Dio, perché tale vita è completamente opera di Dio, gli uomini sono soltanto dei collaboratori. Posso aver fiducia in un sacerdote, ma in quanto rappresenta il potere, la bontà, la misericordia di Dio; posso porre la mia fiducia in una religiosa, in un catechista, nella Parola di Dio, nei sacramenti, ma non è tanto in essi, quanto nel Dio che attraverso di essi mi parla, nel Dio che essi mi comunicano. Se ponessi la mia fiducia soltanto nel sacerdote, nella religiosa, nel catechista, nella Bibbia, nei sacramenti, senza giungere fino a Dio, prima o poi tale fiducia si spegnerebbe, resterei deluso da tutti loro, la mia vita perderebbe la sua bussola e la sua rotta, e comincerei ad essere un giocattolo di me stesso e dell'ambiente che mi circonda. La liturgia di oggi ce lo insegna mediante antitesi, a prima vista sconcertanti, ma che hanno un unico fondo: fiducia in Dio o fiducia nei mezzi umani. Il povero, l'affamato, chi piange e chi è odiato, è chiamato "beato" perché, non avendo sicurezze umane, pone tutta la sua fiducia nel Signore (vangelo). La prima lettura ci dice che chi confida nel Signore è come un albero piantato vicino all'acqua; il suo fogliame si mantiene verde, in anno di siccità non cessa di dare frutti. Cioè, Dio gli infonde costantemente vita, gioventù, dinamismo, che fruttificano in opere buone. E chi può credere nella resurrezione dei morti, se non chi confida totalmente nel fatto che Dio ha risuscitato Gesù Cristo, come primizia di coloro che dormono il sonno della morte? (seconda lettura).
"MALEDETTO" CHI CONFIDA NELL'UOMO
Conviene chiarire che qui non si parla dell'uomo "come mediatore" tra Dio e gli uomini, ma ci si riferisce alle qualità, alle forze e alle sicurezze umane, ai mezzi umani, siano i miei, siano quelli di altri. Nel campo spirituale, il porre la fiducia nelle "cose umane" termina in sicuro fallimento. Per questo il ricco, il soddisfatto, colui che ride e chi è lodato da tutti, è chiamato "maledetto", non perché sia ricco, soddisfatto... , ma perché pone la sua sicurezza nella propria ricchezza, nella sua soddisfazione, nel suo divertimento, nella lode umana; cioè, confida in sé e nelle sue cose, e non in Dio (vangelo). Allo stesso modo, colui che confida nell'uomo o in se stesso è come un cardo nella steppa, secco e senza frutto. Ossia, una vita sterile, improduttiva per il Regno di Cristo. Nella prima lettera ai corinzi, san Paolo parla di alcuni che non credono alla resurrezione dei morti. Perché non credono, se non perché confidano troppo nei consigli della sapienza umana, della propria intelligenza, dell'evidenza dei sensi?
UNA NUOVA SCALA DI VALORI
I valori sono come il cemento di una vita. Quali sono quei valori che sono di moda oggi in molti uomini del nostro tempo, e nei quali essi pongono, se non tutta, quasi tutta la loro fiducia? Un valore, per esempio, è eccellere sugli altri, battere dei records, entrare nel libro dei Guinness. I campi per eccellere sono molto vari: gli sport, la musica, la scienza, l'invenzione tecnologica, la letteratura, la medicina, perfino il crimine, o qualsiasi altra cosa della vita reale degli uomini. L'importante è emergere, richiamare l'attenzione, essere visto dagli altri, apparire in televisione o sui giornali. Perché non "eccellere" nella fiducia in Dio? Perché non confidare in Dio, più che nella propria eccellenza musicale, scientifica, letteraria, sportiva o criminale? Un altro valore della nostra società è la salute. La salute è un gran bene, un dono di Dio, ma non può intronizzarsi come regina di ogni attività e di ogni altro valore. Si può sacrificare la coscienza alla salute? È degno dell'uomo il "culto del corpo", trascurando con questo il coltivare lo spirito? È tanto importante la salute di una donna, al punto che ad essa venga immolata la vita dell'essere che porta in grembo? Ma la salute è l'unica, la vera fonte della felicità? Non è forse un bene che si deteriora e finisce? Non è l'eutanasia l'ultima conseguenza dell'eccessiva valutazione sociale della salute? E che senso ha, allora, il dolore, la malattia, soprattutto quella cronica o quella terminale? Confidare ciecamente nella salute è confidare in un fondamento inconsistente. Come magnificamente canta il salmista: "Avrò fiducia nel Dio della mia salute, della mia salvezza!". Esaminiamo i nostri valori, quello in cui poniamo la nostra fiducia e sicurezza nella vita. Dovremo cambiare la nostra scala? Si dovrà fare, forse, qualche aggiustamento?
TRA REALTÀ E SPERANZA
La beatitudine, la felicità di chi confida nel Signore (i poveri, gli affamati, quelli che piangono, quelli odiati dagli uomini...), è una realtà già qui sulla terra, o piuttosto una proiezione per l'eternità nel cielo? In poche parole: Può, un uomo che soffre la povertà, la malattia, il disprezzo.. essere felice, se confida nel Signore? La risposta è chiaramente affermativa. Ci sono milioni di uomini e donne, nei conventi e fuori di essi, che vivono alla giornata, senza conto in banca, "dell'elemosina che ricevono", e che Dio rende felici nella loro povertà. Evidentemente, tale felicità sarà sempre limitata, piccola, in attesa della felicità di giungere a possedere eternamente Dio, la sua vera ricchezza. Ci sono migliaia e migliaia di infermi che soffrono, alcuni con dolori indicibili, a cui Dio regala un sorriso sempre fresco e stimolante. È chiaro che la perfezione di tale sorriso avrà luogo nel cielo, quando potranno abbracciare definitivamente il Dio della loro consolazione. Ci sono molti esseri umani che sono stati calunniati, dimenticati, vessati dai loro fratelli, e non portano alcun rancore, e sanno perdonare, ed accumulano nel loro intimo una pace e una beatitudine inimmaginabili. Pace e beatitudine che otterranno il loro coronamento nell'altra riva della vita, quando trionferà la giustizia e la verità... Sembra chiaro che le beatitudini evangeliche non sono soltanto per viverle nell' "aldilà"; sono un'esperienza che si vive tra la realtà e la speranza.

Fonte: Sacerdos, (omelia per il 14 febbraio 2010)

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