BastaBugie n°514 del 12 luglio 2017

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1 IL CATTOLICO ERRANTE
Stanco di liturgie sciatte, fedeli sovreccitati, preti iperattivi o apatici, il cattolico errante cerca solo una parrocchia normale
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli
2 NO A COMUNIONE E FUNERALI PER ''SPOSI'' GAY
Non è un divieto di qualche vescovo bigotto o rancoroso, bensì l'applicazione concreta del Codice di Diritto Canonico
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 COSA CI HA INSEGNATO CHARLIE GARD?
Ormai la maschera è stata gettata: lo Stato, il Leviatano ''democratico'', è padrone della vita delle persone
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Il Ponte Levatoio
4 IUS SOLI? L'ESEMPIO DELLA SVEZIA, PAESE ACCOGLIENTE VERSO GLI IMMIGRATI E PER QUESTO ORMAI AL COLLASSO
Interi territori controllati dai musulmani in cui la polizia non entra, aumento vertiginoso degli stupri ai danni di minorenni europee, popolazione terrorizzata che teme di uscire la sera
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana
5 TRUMP, A VARSAVIA, TORNA A DIFENDERE L'OCCIDENTE
Un discorso coraggioso che mai sentiremo da un politico europeo (VIDEO: i polacchi si schierano contro l'islam)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LUTERO E LA REPRESSIONE CRUENTA DEI CONTADINI
Il protestantesimo si affermò non dal basso, ma attraverso il potere e gli eserciti dei principi, tanto che Lutero incitò a uccidere i contadini (idea che sarà ripresa, non a caso, da Hitler)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Timone
7 LA LOMBARDIA DEVE RISARCIRE CON 133 MILA EURO BEPPINO ENGLARO PER IL DISTURBO DI ''DOVER'' ANDARE NELLA REGIONE ACCANTO A UCCIDERE SUA FIGLIA
E noi che pensavamo che il danno l'avesse subito Eluana visto che la magistratura decretò la sua morte per fame e per sete!
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
8 NUOVI QUADERNI DEL TIMONE (E L'ULTIMO DI CAMMILLERI)
I Novissimi (Morte, giudizio, Inferno, Paradiso); La massoneria; Dio castiga?; Il cattolicesimo spiegato a mio nipote che fa il liceo
Fonte: Il Timone
9 OMELIA XV DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 13,1-23)
Il seminatore uscì a seminare
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL CATTOLICO ERRANTE
Stanco di liturgie sciatte, fedeli sovreccitati, preti iperattivi o apatici, il cattolico errante cerca solo una parrocchia normale
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 07/07/2017

Sto notando, tra i credenti, il diffondersi di un fenomeno nuovo. O, meglio, di una nuova figura. Lo chiamerei il «cattolico errante».
Si tratta di un bravo cattolico, un po' di tutte le età e le condizioni sociali, che vaga di chiesa in chiesa, di parrocchia in parrocchia. Perché lo fa? Perché, stanco di liturgie sciatte e di chiese brutte, di preti iperattivi o apatici, di parrocchiani sovreccitati o depressi, cerca una chiesa che sia semplicemente normale, con un prete che sia semplicemente prete, una liturgia semplicemente dignitosa, un edificio semplicemente rispettoso del sacro, fedeli semplicemente beneducati.
Il cattolico errante non ha molte pretese. In genere non è un tradizionalista. Anzi, cresciuto nella Chiesa del post Concilio, ne ha assimilato tutto il buono che c'è. Però è stanco, molto stanco. Non sopporta più le degenerazioni nate da una lettura distorta del Concilio, non gli va più di convivere con ignoranza e superficialità. Non ne può più di musica per nulla sacra, cori stonati, altoparlanti da discoteca, licenze assurde nella celebrazione. Non sopporta più fedeli chiassosi e sbracati. Non ne può più di chiese orrende, preti che celebrano con le scarpe da ginnastica, tazebao appesi tra una Madonna e un San Giuseppe. Non accetta più di subire omelie irrimediabilmente scontate o troppo immaginifiche. Non gli va più di fare i conti con parroci che sbrigano la messa come fosse una pratica amministrativa o che la trasformano in spettacolo. Ed è anche stanco di essere guardato come un provocatore ogni volta che osa dire come la pensa. Così si mette in viaggio e diventa un cattolico errante.
Il suo obiettivo è naturalmente quello di tornare a essere un cattolico stanziale, e c'è da dire che spesso ci riesce. Per quanto grami, infatti, questi nostri tempi non sono disperati. Ci sono ancora tanti preti semplici e assennati, alla guida di parrocchie normali nel senso migliore del termine. Ci sono ancora tanti bravi predicatori. C'è ancora attenzione per la coerenza liturgica, per il bel canto, per la musica davvero sacra. Però sono tesori che vanno cercati. E il metodo più utilizzato dal cattolico errante è il passaparola.

TIZIO E CAIO
Come nel seguente esempio di dialogo tra un ex cattolico errante tornato stanziale, che chiameremo Tizio, e un cattolico stanziale che sta per diventare errante, e chiameremo Caio.
Tizio: Ciao Caio!
Caio: Ciao Tizio!
Tizio: Lo sai che ho trovato una bella parrocchia? La Chiesa non è né troppo piccola né troppo grande e l'acustica è perfetta, tanto che non c'è bisogno di altoparlanti. I canti sono stupendi, qualcuno perfino in latino. Niente chitarre, niente tamburi. Pensa che i fedeli, quando entrano ed escono, si inginocchiano! E nessuno si mette a chiacchierare come se si trovasse nella piazza del mercato.
Caio: Ma no? Non ci posso credere!
Tizio: Te l'assicuro, è tutto vero! E il parroco non è un attivista. Niente lotterie, niente viaggi, niente iniziative strane. Non è neanche logorroico. Solo preghiera, adorazione eucaristica e catechismo. E tanta cura per la liturgia. E tante ore trascorse nel confessionale.
Caio: Ma guarda! Sembra impossibile!
Tizio: Anche a me sembrava impossibile. Poi ho trovato questa parrocchia e mi è tornata la voglia di andare in chiesa. E ancora non ti ho detto delle prediche: bellissime! Il parroco non è malato di protagonismo, né monomaniacale. Si limita a commentare il Vangelo del giorno e ogni volta lo fa con semplicità, ma senza diventare banale. E sa farsi ascoltare da tutti, bambini e vecchi, colti e meno colti!
Caio: Dimmi subito dove si trova questa parrocchia!
Ecco, le cose più o meno vanno così. Certo, il traffico un po' ne risente, perché tutti questi cattolici erranti sono costretti a spostarsi percorrendo molti chilometri. Ma ne vale la pena.

DIRITTO A EVITARE LE PROFANAZIONI
Anche se il cattolico errante spesso non lo sa (perché è una persona semplice, mossa solo dalla sua fede e dal desiderio del bello e del sacro), il «Codice di diritto canonico» sta dalla sua parte. Il Codice infatti riconosce non solo il diritto di ricevere dai pastori l'aiuto derivante dai beni spirituali della Chiesa, specie attraverso la Parola di Dio e i sacramenti, ma anche «il diritto di rendere culto a Dio secondo le disposizioni del proprio rito approvato dai legittimi pastori della Chiesa e di seguire un proprio metodo di vita spirituale, che sia però conforme alla dottrina della Chiesa». Quindi c'è un diritto a evitare le storture, le stranezze e le ambiguità, per non parlare delle vere e proprie profanazioni.
In realtà il Codice dice che le aberrazioni liturgiche vanno anche segnalate e denunciate, e che anzi, per il cattolico, questo è un preciso dovere. Ma il cattolico errante, mosso da pietà, spesso preferisce stendere un velo pietoso e, anziché scrivere al vescovo ed esporre le sue lagnanze, si mette in viaggio.
Il cattolico errante, insomma, non fa che cercare ciò che gli spetta. Lo spiega molto bene anche il liturgista don Nicola Bux in quel prezioso libro che è «Come andare a messa e non perdere la fede», dove ricorda che in tutti i casi in cui la comunità, anziché lodare Dio, celebra se stessa (per dirla con Joseph Ratzinger, trasforma la liturgia in «una danza vuota intorno al vitello d'oro che siamo noi stessi»), occorre reagire.
Pochi lo sanno, e don Bux giustamente lo sottolinea: nell'istruzione «Redemptionis sacramentum» del 2004, approntata dalla Congregazione per il culto divino d'intesa con quella per la dottrina della fede, si legge che tutti i fedeli «godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme». Dunque niente fantasie, niente aggiunte, niente travisamenti, perché «il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa messa, in piena conformità con la dottrina del magistero della Chiesa».

LA MESSA NON È UNA CONFERENZA DOVE DEVI CAPIRE TUTTO
Oggi, 7 luglio 2017, sono passati dieci anni esatti dalla lettera apostolica in forma di motu proprio «Summorum pontificum» di Benedetto XVI, che, insieme all'istruzione «Universae Ecclesiae», ha permesso il moltiplicarsi delle messe in rito antico, secondo un'esigenza sempre più diffusa. La data è dunque propizia per ricordare che per secoli la Chiesa, specie attraverso l'arte, la musica, l'architettura, ha orientato tutto alla gloria di Dio, alla preghiera, alla salvaguardia della dottrina. Poi, improvvisamente, un'idea distorta di aggiornamento ha dato inizio agli orrori.
Farne l'elenco non è necessario. Delle chiese bruttissime e dei tabernacoli spariti, o messi in un angolo, ci siamo già occupati in un'altra occasione. Qui vorrei solo sottolineare la verbosità che ha fatto irruzione nella celebrazione della messa. Verbosità vuol dire che si chiacchiera troppo, si prega poco e si adora ancor meno. Don Bux scrive che la messa «non è una conferenza dove devi capire tutto», quindi è inutile che il celebrante si affanni a spiegare ogni cosa, in modo didascalico, quasi desacralizzando la liturgia. «Il linguaggio liturgico non può essere quello quotidiano» e «comprendere la realtà della liturgia è diverso dal comprendere le parole». Occorre lasciare spazio al mistero e lasciarsi prendere dal mistero. San Bonaventura arriva a dire che durante la liturgia bisogna sospendere l'attività intellettuale. La liturgia è essenzialmente adorazione di Dio.
Un'annotazione va fatta sul ruolo della comunità, del popolo di Dio. Che partecipa alla messa, ma, attenzione, non è il soggetto della messa. Tanto è vero che il celebrante può benissimo essere da solo e la messa è pienamente valida. Quindi, se va evitato il protagonismo del celebrante, va evitato anche quello dell'assemblea, altrimenti c'è davvero il rischio che l'azione liturgica diventi spettacolo rispetto al quale tutti sono desiderosi di dare un contributo. Partecipare non vuol dire gareggiare nel protagonismo, ma stare al proprio posto, con discrezione. Un malinteso senso della partecipazione porta a coinvolgere il popolo in modo improprio. «Partecipare attivamente significa cooperare intimamente con la grazia di Dio; non è attività esteriore».

L'INGINOCCHIARSI, IL GENUFLETTERSI E L'INCHINARSI
Bellissime poi le pagine nelle quali don Bux spiega la necessità e il significato dell'inginocchiarsi. Vangelo e Atti degli apostoli ci dicono che Gesù, Pietro, Paolo e Stefano hanno pregato in ginocchio. «Tutta la creazione piega le ginocchia nel nome di Gesù (cfr Filippesi 2,10), segno della signoria di Dio sul mondo. In tale gesto di verità si inserisce la Chiesa nel glorificare Gesù Cristo». L'inginocchiarsi, il genuflettersi e l'inchinarsi sono atti di culto esterno, certamente, ma anche di fede. Ci aiutano nella preghiera e nell'adorazione. Come scrisse Romano Guardini: «Quando entri in chiesa o ne esci, piega il tuo ginocchio profondamente, lentamente; ché questo ha da significare: "Mio grande Iddio!...". Ciò infatti è umiltà ed è verità ed ogni volta farà bene all'anima tua».
Sì, ci farà bene. Come il silenzio, il «sacro silenzio», che è esso stesso preghiera e manifestazione di fede e adorazione. Quel silenzio che oggi è così negletto nelle celebrazioni piene di clamore, nelle quali si arriva perfino all'applauso. Come se l'azione liturgica, al pari di uno spettacolo, dovesse procurare emozioni e non aiutarci a entrare nel mistero permanente di Cristo sulla croce.
Insomma, il cattolico errante ha tutto il diritto di mettersi alla ricerca di liturgie pulite, sobrie, essenziali, belle, efficaci. Ed è comprensibile che, una volta trovato un tesoro così grande, lo voglia condividere.

Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 07/07/2017

2 - NO A COMUNIONE E FUNERALI PER ''SPOSI'' GAY
Non è un divieto di qualche vescovo bigotto o rancoroso, bensì l'applicazione concreta del Codice di Diritto Canonico
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/06/2017

Niente comunione e funerali per i "coniugi" omosessuali. Non è un divieto di qualche bigotto e rancoroso fariseo, rinsecchito nella sua mancanza assoluta di buonismo, bensì l'applicazione concreta di alcune norme del Codice di Diritto Canonico (CDC).
Mons. Thomas Paprocki, Vescovo di Springfield, nell'Illinois ha dato precise indicazioni pastorali in merito alle persone che hanno contratto un "matrimonio" omosessuale, facoltà permessa negli Usa. Il vescovo dichiara: "La Chiesa non solo ha l'autorità, ma ha anche l'obbligo grave di riaffermare il suo autentico insegnamento sul matrimonio, nonché di preservare e promuovere il valore sacro della condizione nuziale. Stante la natura oggettivamente immorale della relazione intrinseca ai cosiddetti 'matrimoni' omosessuali, chi si trovi in tale stato non si presenti per ricevere la Santa Comunione, né vi venga ammesso".

NIENTE COMUNIONE PER CHI OSTINATAMENTE PERSEVERA IN PECCATO GRAVE MANIFESTO
Una sparata di un reazionario pre-conciliare? No, infatti Paprocki ha solo applicato al caso dei "coniugi" omosex quanto disciplinato dal canone 915 del CDC, fonte normativa post-conciliare: "Non siano ammessi alla sacra comunione [...] gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto". Le condotte omosessuali rappresentano un peccato grave, il "matrimonio" omosessuale indica perseveranza nel rimanere in questo stato peccaminoso ed eleva addirittura ad ufficialità il peccato contro il Sesto comandamento perché riceve il timbro dello Stato. Quindi è pertinente applicare tale divieto indicato dal CDC agli omoconiugi (la cui sostanza, tra l'altro, è applicabile anche al caso dei divorziati risposati).
Il canone successivo non chiude le porte della misericordia in faccia al peccatore ed infatti, banale a dirsi, permette l'accesso alla confessione: "Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza avere premesso la confessione sacramentale". Ovviamente la confessione perché sia valida deve soddisfare i criteri inerenti alla contrizione (o almeno all'attrizione) per il male commesso e al serio proposito di emendarsi, dunque di interrompere la convivenza con l'altro partner e vivere castamente.
Se il "coniuge" omosessuale fosse in pericolo di morte, continua la nota del vescovo, può comunicarsi previo pentimento di tutti i propri peccati, compresi quelli legati alla pratica omosessuale. Se ciò non avvenisse la comunione deve essere vietata e costoro «devono essere privati dei riti funebri ecclesiastici». Ed infatti il can. 1184 § 1, n. 3 precisa che "Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche [...] gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli".
Paprocki poi ricorda che i "coniugi" omosex non possono essere padrini nei battesimi. Il canone 874 § 1, 3° recita che "perché qualcuno sia ammesso all'ufficio di padrino, è necessario [...] che conduca una vita conforme alla fede e al compito che sta per assumere". Questa disposizione vale anche per i padrini dei cresimati. Il vescovo ha poi escluso che le persone omosessuali "sposate" possano svolgere le funzioni di accolito, lettore, amministratore straordinario della Comunione.

CRITERI DI AMMISSIONE
Il CDC in merito ai requisiti richiesti per ricoprire questi ruoli rimanda alle determinazioni di ciascuna Conferenza episcopale (can. 230 § 1) e anche in questo caso Paprochi applica i criteri di ammissione previsti dalla propria Conferenza episcopale. Interessante leggere cosa dispone invece la nostra Conferenza episcopale in materia: "Le doti fondamentali richieste dai candidati [...] sono: maturità umana, buona fama nella comunità cristiana, pietà, adeguata preparazione teologica-liturgica, collaudata attitudine all'impegno pastorale, disponibilità per il servizio della diocesi".
Quei sacerdoti poi che decidessero di celebrare le "nozze" gay, precisa ancora il prelato, incorreranno "in un giusto castigo". Di contro invece Mons. Paprocki incoraggia tutti i suoi sacerdoti ad incontrare privatamente le persone omosessuali per invitarli alla conversione.
Poi c'è il capitolo dei figli di coppie gay. Il minore può ricevere il battesimo, ma al pari di tutti gli altri, solo se c'è "fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica" (can. 868 § 1, n. 2). E sempre usando uguale trattamento per tutti i candidati alla Comunione e alla Cresima, i bambini - scrive il vescovo - devono essere «formati e disposti in modo adeguato», proprio come richiedono il can. 913 § 1 per la Comunione e il can. 889 § 2 per la Cresima. Compito dei pastori, continua la nota episcopale, è «usare la dovuta discrezione nel capire la convenienza o meno di una celebrazione pubblica».
Queste disposizioni del CDC disegnano il perimetro invalicabile entro cui la pastorale della misericordia per le persone omosessuali può muoversi. Tali norme non esauriscono di certo le infinite modalità per riportare alla casa del Padre quanti tra le persone omosessuali se ne sono allontanati, ma richiamano alcuni limiti pastorali che non possono venire superati perché - e qui entriamo nel campo dottrinale - non si farebbe il bene della persona stessa, si svilirebbe la santità dei sacramenti - che non possono venire intesi come aiuti umanitari ai peccatori da distribuire in modo indiscriminato - e offenderebbe Dio.

IL FARMACO IDEALE
Le indicazioni prima riportate possono apparire alle graziose orecchie dei cattolici cresciuti nella bambagia e nel buonismo come norme dure e senza cuore. Ma vi sono medicine amare che fanno un gran bene. Questi medicamenti sono quanto mai necessari oggi anche in Italia per la pastorale delle persone omosessuali e in specie per quelle che hanno contratto le unioni civili.
Sono altresì il farmaco ideale, ma ovviamente non l'unico, per contrastare la montante omoeresia ecclesiale che invece vuole aprire, in modo incondizionato, la porta di molti sacramenti a tutte le persone omosessuali anche e soprattutto agli impenitenti. In breve abbiamo da una parte la Chiesa che chiede a tutti, comprese le persone omosessuali, pentimento e conversione di vita per accedere alla Comunione, alla confessione ed ad alcuni ruoli all'interno della liturgia perché è necessario presentarsi davanti a Cristo per riceverlo e servirlo con la veste immacolata. Su altro fronte l'omoeresia, anche ufficializzata da alti prelati, vorrebbe invece svendere i sacramenti e alcune funzioni e così poter acquistare l'omosessualità e tutta la teoria del gender per poi rivenderla a noi, poveri fedeli, nella pastorale ordinaria.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/06/2017

3 - COSA CI HA INSEGNATO CHARLIE GARD?
Ormai la maschera è stata gettata: lo Stato, il Leviatano ''democratico'', è padrone della vita delle persone
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Il Ponte Levatoio, 3 luglio 2017

La condanna a morte, tramite sospensione delle cure, di Charlie Gard, decretata, con il pretesto dell'incurabilità del male, dal governo britannico e ratificata sia dalla Corte Suprema che dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), segna un evento epocale, una ghigliottina del prima e del poi.
Il cambiamento epocale consiste in breve in questo: lo Stato, Leviatano ormai realizzato (guarda caso proprio con le "democrazie compiute", che ogni giorno di più divengono l'altra faccia della medaglia dei totalitarismi vecchio stampo), è il nuovo padrone della vita e della morte degli esseri umani. Padrone quindi anche dei nostri corpi. Il che comporta che non esiste più un diritto alla vita, se non in rapporto all'utilità che ne deriva al Leviatano: infatti, il governo britannico ha perfino - senza vergogna alcuna - accennato, fra le cause della decisione, quella delle spese da affrontare. Neanche il nazismo era mai arrivato a tale smargiassa spudoratezza.

CHARLIE È INUTILE
Chiarlie è dispendioso in quanto malato incurabile. Quindi Charlie va ucciso. I genitori non sono d'accordo? Ma questo non è un punto su cui disquisire: non sono loro i "gestori" di Charlie.
A tutti noi italiani immediatamente torna in mente la vicenda tristissima di Eluana Englaro. Ma non è la stessa cosa, sebbene ovviamente molto simile: infatti, nel caso della povera Eluana, la morte fu fermissimamente voluta, ricercata, scongiurata, dal padre. Invece, ora abbiamo la situazione contraria: i genitori si stanno battendo come leoni per salvare il loro piccoletto. Ciò mette più in difficoltà i poteri odierni: nel primo caso, se la cavarono, a partire dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fino al magistrato che condannò a morte la povera Eluana passando per tutto il solito circo mediatico, appoggiandosi alla volontà del padre. In questo caso, invece, proprio la volontà dei genitori costituisce impaccio. Ma sia il governo statuale britannico che il governo superstatuale europeo hanno tranquillamente scavalcato la volontà dei genitori, sostituendosi di fatto a loro come "proprietari", responsabili, giudici ultimi della vita del bambino. Il Leviatano è il "padrone" di Charlie. E non v'è Corte, nazionale o sovranazionale, che impedisca ciò.
In pratica, stiamo dicendo che nessuno di noi appartiene più a se stesso né, se ancora minore, ai genitori naturali e tanto meno esiste più la patria potestà. Tutto questo, ovvero l'antico diritto di famiglia fondato sull'ordine naturale e morale del creato, non esiste più. Inutile dire che Charlie era malato incurabile: perfino i bambini - purché onesti - capiscono che quello della malattia incurabile è solo un pretesto per cominciare l'opera di distruzione sia della potestà genitoriale che della nostra stessa potestà su noi stessi. Si comincia con Eluana con l'appoggio del padre, si passa per un bambino gravissimamente malato contro la volontà dei genitori e si finirà senza più bisogno di scuse e pretesti: si uccideranno i vecchi inutili (così si risolve l'eterno problema delle pensioni), i malati di ogni età, i bambini handicappati, continuando con quelli semplicemente sgraditi al Leviatano, per finire con la programmazione: dovranno nascere tanti bambini ogni tanto tempo, per questi genitori, cui poi verranno strappati dal Leviatano, perché "tutti devono essere figli di tutti". E chi si oppone si oppone alla democrazia, al progresso, al "media system".

STIAMO ESAGERANDO?
Solo gli irrimediabili - e ormai imperdonabili e ingiustificabili - ingenui possono ancora pensare questo, dinanzi a tutto quanto sta accadendo ogni giorno nella nostra società, specie in quella europea. In un breve ma denso e importantissimo articolo sul Corriere della Sera del 15/12/2013, intitolato "Addio per legge al padre padrone. I figli sono di chi li cresce e li educa", Silvia Vegetti Finzi palesava in poche righe una delle più grandi, devastanti e profonde rivoluzioni in atto sotto i nostri occhi, destinata a sovvertire per sempre l'ordine naturale del creato, creando a sua volta "la morale di domani", mettendo in gioco il concetto di genitore e figlio, la "genitorialità", per usare un termine rivoluzionario. La Vegetti Finzi chiariva che non vi saranno più figli "legittimi", "naturali", "adottivi" (e questo ormai è già legalmente attuato): queste parole saranno cancellate perché deve essere cancellato il significato stesso che sottintendono, il mondo che sottintendono, la morale che le presuppone, in quanto ora la "genitorialità" si fonderà «sulla responsabilità piuttosto che sul potere». E piuttosto che sul sangue, aggiungiamo noi. I figli cioè non appartengono più a chi li mette al mondo, ma «a chi li riconosce, li cresce e li educa adeguatamente».
L'autrice conclude ricordando peraltro che se non vi sarà più ovviamente il padre autoritario della società premoderna, non vi dovrà più essere nemmeno il "genitore-amico" della modernità (interessante e indiretta ammissione dell'idiozia pedagogica odierna), ma si richiederà «a entrambi i genitori una autorevolezza fondata sul riconoscimento reciproco, confermato dalla comunità».

CONFERMATO DALLA COMUNITÀ
Mi soffermo solo su quest'ultima asserzione. Che vuol dire "confermato dalla comunità"? Forse che si è padre o madre solo perché e nella misura in cui e fino a quando la "comunità" me lo riconosce e concede? E chi è la "comunità"? Lo Stato? La magistratura? I "comizi popolari"? E se un genitore non dovesse essere riconosciuto come padre di chi ha generato, o se un giorno perdesse tale riconoscimento, chi sarebbe il padre del "generato"?
A questa ultima terrificante domanda, risponde la Vegetti Finzi nella conclusione del suo indimenticabile articolo: «Ogni adulto in quanto tale» sarà «responsabile del benessere e della crescita delle nuove generazioni».
Ecco la nuova morale, l'ultimo passo della rivoluzione antropologica. Tutti saremo figli di tutti e tutti saranno genitori di tutti. Pertanto, non esisteranno più la figura del padre e della madre (e pertanto qui si va ben oltre anche l'affidamento di bambini a coppie omosessuali), perché, come insegnano in Spagna, quando si è "todos caballeros" nessuno è più cavaliere. E non saremo quindi neanche più figli, perché non avremo più genitori. Qui si va ben al di là delle follie omosessualiste, pedofiliste o bestialiste. Si sta distruggendo "materialmente" la cellula su cui si fonda la civiltà umana. È come se ad Aristotele si volesse sostituire Platone. Ma non Platone del Politico o de Le Leggi, uomo anziano e poi vecchio che è stato e sarà fondamento della civiltà occidentale, ma il Platone quarantenne de La Repubblica, del comunismo radicale che prevede la comunione di tutti i beni, compresi donne e bambini, quello che si studia banalmente sui banchi di scuola.
Non solo. Si faccia attenzione anche a un altro fatto. Se il Leviatano è il padrone del nostro corpo, è anche padrone dei nostri organi. Si produrranno esseri umani solo per produrre organi (come fanno oggi le bande criminali dei rapimenti di bambini in America Latina) per altri pochi eletti. E, se occorre, semplicemente il Leviatano deciderà di prelevare un organo a una persona per darla a un'altra, perché lui è il padrone.

SIAMO IN GUERRA CONTRO LA SOCIETÀ DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLA DEMOCRAZIA
E così si passa dal Leviatano di Hobbes e dalla Repubblica del giovane Platone all'Homme machine" di Cartesio, con la sua res extensa. Il tutto per inaugurare ufficialmente, con l'avallo politico e soprattutto giuridico, il ritorno delle società ex cristiane e neo pagane alla pratica dei sacrifici umani. Come scrisse Nicolás Gómez Dávila, «Il culto dell'umanità richiede i sacrifici umani».
In questo contesto, appare ora più chiaro quanto possa essere epocale la condanna a morte di Charlie. E a dir poco devastanti appaiono i silenzi di chi dovrebbe urlare senza sosta, scendere in piazza, smuovere le vie diplomatiche, scuotere i media, ma, soprattutto, riempire le chiese di preghiere e processioni e suonare le campane a martello.
Di contro, grande speranza invece suscita il grande numero di cattolici laici che si sta arrabbiando, sta agendo, come può, per salvare Charlie, o per riparare a questo sacrificio umano. Questo è il piccolo gregge di Israele, oggi. Questa è la Chiesa, unita a quei pochissimi ecclesiastici che ancora credono nella vera fede. Questo popolo di laici cattolici ha ora il dovere di capire che siamo in guerra, sotto attacco, e quindi di combattere ogni giorno come può per la salvezza di tutti e in particolare dei vecchi e dei bambini. Chi diserta, chi si disinteressa pensando solo a propri interessi e alla propria carriera, chi si nasconde dietro la maschera abusatissima della "moderazione", è connivente con il Leviatano.
La vicenda di Charlie ci insegna che siamo in guerra contro la società dei diritti dell'uomo e delle democrazie compiute, della tolleranza laica e dialogo con la modernità. Società che ogni giorno di più getta la maschera e mostra il suo vero volto: bisogna combattere, possibilmente uniti e senza inseguire i pifferai magici di queste gerarchie e di questa società infernale.

Nota di BastaBugie: ecco i link ad articoli su Charlie Gard già pubblicati

LA STORIA DI CHARLIE GARD E DEI SUOI GENITORI
Un caso di accanimento terapeutico? No, perché non ci sono terapie gravose ed inefficaci: giudici e medici hanno deciso che la sua vita non è degna di essere vissuta... insomma Charlie è colpevole di voler vivere (Video: il commento di Cascioli)
di Clemente Sparaco
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4753

COSA ACCADREBBE A UN CHARLIE GARD IN ITALIA?
La vita di Charlie vale meno di quella di un cane: negli stessi giorni per un cane italiano c'è stata una mobilitazione di massa, governo incluso, ovviamente con il lieto fine (per il cane)
di Caterina Giojelli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4685

Fonte: Il Ponte Levatoio, 3 luglio 2017

4 - IUS SOLI? L'ESEMPIO DELLA SVEZIA, PAESE ACCOGLIENTE VERSO GLI IMMIGRATI E PER QUESTO ORMAI AL COLLASSO
Interi territori controllati dai musulmani in cui la polizia non entra, aumento vertiginoso degli stupri ai danni di minorenni europee, popolazione terrorizzata che teme di uscire la sera
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana, 28/06/2017

Mentre in Italia si discute sui pro e i contro circa l'approvazione del disegno di legge sullo Ius Soli, dalla Svezia, il paese europeo che più di ogni altro ha aperto le proprie porte all'immigrazione e che, per anni, è stato preso da tutti a modello per la sua generosa politica di integrazione nei confronti dei richiedenti asilo, arriva un disperato grido d'allarme.
La "accogliente" e "celebrata" politica delle "porte aperte", basata su un welfare sostenibile e concessione di larghi benefit ai nuovi arrivati, sta infatti oggi presentando il suo salatissimo conto. La Svezia, secondo diversi attenti ed autorevoli osservatori, si sta lentamente logorando dall'interno per via della presenza di masse di immigrati e rifugiati musulmani che, in questi anni, invece di integrarsi nel tessuto socio-economico svedese, sono andati ad isolarsi, costituendo delle vere e proprie zone autogestite al di fuori di ogni legalità.

INTERI TERRITORI CONTROLLATI DAI MUSULMANI IN CUI LA POLIZIA NON ENTRA
In una relazione a riguardo, recentemente diffusa, si legge infatti come il numero di aree "no limits", ovvero territori "fuorilegge", comunemente denominati "no-go zones", ma che il governo svedese preferisce chiamare con la più criptica e rassicurante definizione di «aree vulnerabili», abbia raggiunto l'inquietante cifra di 61.
Un numero che cresce in maniera esponenziale e drammatica, di anno in anno, aumentando progressivamente l'estensione geografica di tali aree "fuori controllo", dove nemmeno la polizia ha accesso. Delle vere e proprie enclavi musulmane che, giorno dopo giorno, conquistano ed ampliano il proprio territorio, erodendo gradualmente l'area legale del paese. In tali zone, dove la legge svedese è stata soppiantata, dal punto di vista legislativo, vige infatti un regime di totale "anarchia" fondato su un mix di legge della giungla e di legge islamica, la sharia.
Gangs musulmane armate e gruppi radicali islamici stanno, in tal modo, lentamente sottraendo interi pezzi della Svezia per sottometterli sotto il proprio dominio. Se ad oggi non si è ancora arrivati a conflitti armati su vasta scala, in questo paese un tempo pacifico e sicuro, fanno notare alcuni commentatori, è semplicemente perché l'attuale governo di coalizione tra il Partito Socialdemocratico e i Verdi, guidato dal primo ministro Stefan Löfven, sta optando per una politica "soft" che non oppone alcuna reale resistenza nei confronti dell'avanzata islamista.
Tuttavia, anche se il governo svedese decidesse domani di invertire la rotta, la Svezia non possiede, al suo interno, le risorse e capacità militari necessarie a contrastare in maniera efficace la situazione. Un avvilente quadro, confermato dal fatto che ben l'80% degli agenti di polizia del paese sta valutando di abbandonare il proprio lavoro in quanto le forze militari, in questo paese tradizionalmente pacifista, sono state progressivamente ridotte al minimo termine.

IL FALLIMENTO DEL MODELLO D'INTEGRAZIONE SVEDESE
Tra coloro che hanno sottolineato il fallimento del "modello d'integrazione svedese" vi è lo stesso commissario della polizia svedese, Dan Eliasson, che, attraverso la televisione nazionale, ha rivolto un accorato appello al proprio popolo, avvertendo che le forze di polizia non riescono più a far rispettare la legge e chiedono pertanto aiuto e sostegno a tutte le persone interessate al bene del paese. Parole simili a quelle del capo della polizia, Lars Alversjø, che, intervistato sull'attuale esplosiva situazione sociale della Svezia, ha dichiarato: «in alcune aree di Stoccolma (capitale della Svezia) vi è illegalità. (...) Il sistema giuridico, che è un pilastro in ogni società democratica, sta crollando in Svezia».
Tra le "no-zones" di Stoccolma, una delle più tristemente note, in quanto balzata spesso ai "disonori" delle cronache, è Rinkeby, sobborgo della capitale svedese, oggi soprannominato "Piccola Mogadiscio" per la forte presenza di immigrati di origine somala, dove sono attivi "reclutatori" vicini a organizzazioni jihadiste come Al-Shabaab.
L'immigrazione ha giocato un ruolo decisivo anche nella diffusione della seconda piaga, fino a poco tempo fa sconosciuta alla popolazione svedese, ossia il vertiginoso aumento delle violenze sessuali che secondo Amnesty sono addirittura quadruplicate negli ultimi vent'anni. Un dato confermato anche dalle statiche ONU che hanno evidenziato come la Svezia sia il primo paese in Europa e il secondo al mondo, dopo lo stato africano del Lesotho, per incidenza di stupri con ben 69 casi ogni 100 mila abitanti.
Sull'attuale catastrofica situazione del paese concorda anche Johan Patrik Engellau, esperto di ricerca per i paesi destabilizzati, nel 2011 insignito della massima onorificenza svedese, la medaglia dell'Ordine dei Serafini, che ha parlato di una guerra civile strisciante sul territorio svedese, destinata a deflagrare nei prossimi tempi: «Temo che sia la fine della Svezia ben organizzata, decente ed egualitaria che abbiamo conosciuto finora. Personalmente, non mi sorprenderebbe se si verifichi una forma di guerra civile. In alcuni luoghi, la guerra civile è probabilmente già iniziata».

UNA SITUAZIONE DISASTROSA
Ad aggravare ulteriormente il quadro sociale della Svezia vi è inoltre il fatto che tali aree autonome sono divenute zone franche e monopolio degli estremisti islamici che trovano terreno libero e fertile per fare proselitismo e diffondere il proprio messaggio sovversivo. A tale proposito, Magnus Ranstorp, ricercatore sul tema del terrorismo e della radicalizzazione presso il Collegio Nazionale della Difesa svedese, osserva: «Le peggiori aree sono sotto il controllo degli estremisti islamici. L'intero senso della giustizia e della pace sono minacciati dal fatto che la polizia sta sempre di più scomparendo da queste aree. La Svezia è in una situazione disastrosa».
Dati confermati anche dal servizio di sicurezza nazionale Säkerhetspolisen (Säpo) che recentemente ha reso noto di come il paese stia, via via, scoprendo di avere come "concittadini" "migliaia di islamisti" che condividono l'ideologia dello Stato islamico. Situazione che costringe, in molti luoghi, i funzionari pubblici a richiedere la protezione della polizia in quanto autorità non riconosciute poiché non islamiche.
Secondo Johan Patrik Engellau, la Svezia si trova ad un punto di non ritorno e il governo svedese dovrebbe agire prima che sia troppo tardi: «Il governo non sembra capire di aver perso il controllo. C'è un punto in cui non puoi più fermare lo sviluppo di una situazione. Non so se la Svezia abbia raggiunto questo punto quando riguardo le conseguenze dell'immigrazione, ma temo che ci stiamo avvicinando. Se ora, e proprio adesso, intraprendiamo un'azione chiara e forte - tra cui l'arresto dell'immigrazione e della promozione della politica del multiculturalismo - potremmo con qualche difficoltà salvare la Svezia».
Ci auguriamo che il clamoroso fallimento del "modello Svezia", apra gli occhi ai nostri politici affinché boccino in Senato senza indugio il disegno di legge sullo Ius soli. Di fronte a tali inequivocabili dati che riportano le reali conseguenze di anni di politica "multiculturale" di "porte aperte", chi ancora si ostini a schierarsi a favore dello Ius soli o è accecato dall'ideologia o giudica in maniera irresponsabilmente superficiale tali drammatici risultati.

Nota di BastaBugie: per approfondire il tema dello ius soli, clicca su uno dei link sottostanti

GLI EFFETTI DELLO IUS SOLI CHE TI HANNO NASCOSTO
La cittadinanza automatica ai figli degli immigrati farà scoppiare il problema dei problemi che tutti fanno finta di non vedere
di Lupo Glori
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4748

IUS SOLI? NON E' VERO CHE LA CHIESA SIA A FAVORE
E' a monsignor Galantino, segretario della Cei, che piace la legge sullo ius soli, ma non tiene conto né del Magistero della Chiesa, né della realtà ed infine attacca anche il concetto di famiglia
di Riccardo Cascioli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4740

CON LO IUS SOLI CI ALLEVEREMO IL TERRORE IN CASA
Se al Senato passa la legge per dare la cittadinanza italiana agli immigrati nati in Italia possiamo dire addio al nostro Bel Paese
di Maria Guarini
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4727

Fonte: Corrispondenza Romana, 28/06/2017

5 - TRUMP, A VARSAVIA, TORNA A DIFENDERE L'OCCIDENTE
Un discorso coraggioso che mai sentiremo da un politico europeo (VIDEO: i polacchi si schierano contro l'islam)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/07/2017

Ogni volta che Barack Obama teneva un discorso, i media europei erano subito pronti a definirlo "storico". Non capita lo stesso con Donald Trump, che non gode affatto dello stesso credito presso le redazioni di tutto il mondo occidentale. Ieri, anche se magari non si è trattato di un discorso propriamente "storico" (come non lo erano neppure quelli di Obama, a dire il vero), il discorso di Trump ai polacchi è stato quantomeno coraggioso.
Almeno per tre validi motivi. Il primo è il dove: la Polonia era l'alleato più snobbato da Barack Obama nei suoi due mandati. Non solo non aveva celebrato il 70mo dell'invasione nella Seconda Guerra Mondiale, che cadeva proprio nel suo primo anno di amministrazione, ma era arrivato a cancellare l'impegno americano per lo scudo anti-missile in territorio polacco proprio nel giorno in cui cadeva l'anniversario dell'invasione sovietica. E non si trattava solo di una sfortunata coincidenza di date. La Polonia è sempre stata vista come una nazione "divisiva", per le sue forti prese di posizione nei confronti sia dell'Ue che della Russia. E l'amministrazione liberal, che in generale snobbava l'Europa, in particolare snobbava una nazione europea così assertiva e orgogliosa. Il secondo motivo è il quando: proprio in questi mesi, il governo conservatore di Varsavia è più isolato che mai nell'Ue. Non solo per le sue riforme, che sono giudicate addirittura lesive dello Stato di diritto dai membri occidentali dell'Unione, ma anche per il suo secco rifiuto a partecipare alla politica di redistribuzione degli immigrati. Terzo: per il contenuto. Trump, in Polonia e ai polacchi, è andato a parlare di argomenti forti: del comunismo, dell'islam e dell'Occidente, per la prima volta dopo otto anni di sedazione politicamente corretta. E' andato a parlare anche di affari, come ci si poteva perfettamente attendere da un imprenditore: ha offerto il gas americano ai polacchi, per smarcarsi dalla dipendenza della Russia. Ma il suo viaggio a Varsavia non può essere ridotto a uno spot commerciale, come i critici del presidente già iniziavano a fare ancor prima che aprisse bocca. Il messaggio politico e culturale che ha lanciato è molto forte.

1) I CRIMINI DEL COMUNISMO
Il primo piatto forte del discorso è appunto il comunismo. Trump esordisce col ricordo di un fatto storico che pochi, in Occidente, studiano o anche solo conoscono: "Nel 1920, nel Miracolo della Vistola, la Polonia fermò l'esercito sovietico lanciato alla conquista dell'Europa". Ed è il primo omaggio che il presidente americano rende alla nazione-baluardo. Nella guerra sovietico-polacca del 1919-1921, in effetti, senza la resistenza polacca avremmo avuto un'altra Europa. Lenin era convinto che il momento dell'esportazione della rivoluzione fosse giunto. Solo dopo la sconfitta sulla Vistola, iniziò il lento ripiegamento verso il "socialismo in un solo paese", che avrebbe poi caratterizzato gli anni di Stalin e permesso all'Europa (anche a quella centrale) un altro ventennio di respiro. Sulla Seconda Guerra Mondiale, Trump ricorda i crimini del comunismo, le deportazioni e l'eccidio degli ufficiali polacchi di Katyn [leggi: KATYN IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN, clicca qui, N.d.BB].
E non dimentica la pugnalata alla schiena che Stalin diede agli insorti di Varsavia (il discorso, fra l'altro, l'ha tenuto proprio di fronte al monumento a loro dedicato): "Questo monumento ci ricorda che più di 150mila polacchi morirono durante quella disperata lotta per scacciare l'oppressore. Dall'altra parte del fiume, le forze armate sovietiche si fermarono e attesero. Guardavano i nazisti distruggere brutalmente questa città, uccidere uomini, donne e bambini. Essi cercarono di distruggere questa nazione per sempre, di annientare la sua determinazione a sopravvivere".

2) IL CATTOLICESIMO QUALE FATTORE DI IDENTITÀ NAZIONALE
Il secondo piatto forte è il cattolicesimo quale fattore di identità nazionale. Tema tutt'altro che scontato. "Quando arrivò il giorno, il 2 giugno 1979 e un milione di polacchi si riunì in Piazza della Vittoria per la loro prima messa con il loro Papa polacco, quel giorno, ogni comunista a Varsavia deve aver capito che il suo sistema oppressivo sarebbe ben presto collassato. Lo deve aver capito nel momento stesso in cui, durante l'omelia di papa Giovanni Paolo II, un milione di polacchi, uomini, donne, bambini, all'improvviso levarono la loro voce in una sola preghiera. Un milione di polacchi non chiedeva benessere. Non chiedeva privilegi. Un milione di polacchi scandì tre sole parole: Noi Vogliamo Dio". E "Con papa Giovanni Paolo II, I polacchi hanno riaffermato la loro identità di nazione devota a Dio".
Dopo il comunismo, la minaccia del presente è identificata nel radicalismo islamico: "Un'altra ideologia oppressava, che cerca di esportare il terrorismo e l'estremismo in tutto il mondo. L'America e l'Europa hanno sofferto di un attacco terroristico dopo l'altro. Dobbiamo fermarla (...) Stiamo combattendo duramente contro il terrorismo dei radicali islamici e vinceremo".
Sulla Russia, tema quanto mai sensibile in Polonia, Trump deve affrontare una sfida su se stesso. Perché è sempre più diffusa, mediaticamente, l'idea (ancora tutta da provare) che siano i russi ad aver determinato la sua vittoria elettorale (si veda tutto il dossier Russiagate). Trump ha fugato diversi timori locali ribandendo la sua alleanza con i polacchi, ma soprattutto richiamando Mosca alla sua responsabilità: "Sollecitiamo la Russia a cessare le sue attività di destabilizzazione in Ucraina e altrove e il suo sostegno a regimi ostili, fra cui Siria e Iran, di unirsi alla comunità di nazioni responsabili che combattono contro comuni nemici, in difesa della civiltà stessa". Non un discorso pienamente ostile, ma neppure quell'atteggiamento da "burattino" dei russi che molti, pregiudizialmente, attribuiscono al presidente Usa.

3) LA LOTTA AL POTERE TECNOCRATICO
Ma un altro argomento forte e finora mai affrontato da un presidente americano sin dai tempi di Reagan è la lotta al potere tecnocratico della burocrazia, che Trump definisce un "nemico" di nostra responsabilità. "La minaccia è invisibile, ma ben nota ai polacchi: la crescita strisciante di una burocrazia statale che succhia le nostre risorse vitali e la ricchezza del popolo. L'Occidente è diventato grande, non a causa di carte bollate e regolamenti, ma perché a ciascuno è permesso di inseguire i suoi sogni e perseguire il suo destino". Ed è questo il senso che Trump dà all'Occidente: "Americani, polacchi e le altre nazioni dell'Europa valorizzano la libertà individuale e la sovranità (...) Noi, prima di tutto, valorizziamo ogni vita umana, proteggiamo i diritti di ogni persona, condividiamo la speranza nutrita da ogni anima di vivere liberamente. Questo è ciò che siamo. Questi sono gli impagabili legami che ci legano come nazioni, come alleati e come civiltà". Parola così, dalle nostre parti, si sentono raramente. Ormai.

Nota di BastaBugie: nel seguente video di sette minuti dal titolo "La Polonia si schiera contro l'islam e l'UE anticristo" si vede chiaramente che i polacchi riaffermano la propria cultura cattolica di cui vanno giustamente fieri.
Si tratta di una grande manifestazione del popolo polacco di due anni fa che inneggia a Cristo e condanna l'islam, all'indomani dell'elezione di Andrzej Duda e conseguente estromissione dei partiti di sinistra dal governo.


https://www.youtube.com/watch?v=bpTcoBgEGS0

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/07/2017

6 - LUTERO E LA REPRESSIONE CRUENTA DEI CONTADINI
Il protestantesimo si affermò non dal basso, ma attraverso il potere e gli eserciti dei principi, tanto che Lutero incitò a uccidere i contadini (idea che sarà ripresa, non a caso, da Hitler)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Timone, aprile 2017 (n° 162)

È noto che in Inghilterra l'anglicanesimo fu imposto con la forza da Enrico VIII e da Elisabetta I. Meno noto che quasi ovunque il protestantesimo si affermò nello stesso modo: attraverso il potere dei principi, cioè dall'alto e non dal basso. Già gli eretici millenaristi medievali erano soliti ritenere che la loro opera riformatrice avesse bisogno degli eserciti di imperatori, re, duchi, ecc. per farne i loro alleati. Ma quello che non era riuscito agli eretici medievali riuscì, nel XVI secolo, a Lutero. Soprattutto per due motivi.
Il primo: i sovrani del suo tempo erano molto più forti di quelli del passato. E in Lutero videro un'ottima scusa per dare al proprio desiderio di potere e di beni, quelli ecclesiastici da confiscare, anche una legittimità religiosa.
Il secondo: la grande corruzione di molti uomini di Chiesa e lo scandalo dato persino da alcuni papi, che servì spesso ai principi per giustificare i loro soprusi, e permise ai predicatori prezzolati, come lo svedese Lars Andersson, di fare simili dichiarazioni: "Se la Chiesa è il popolo, il denaro della Chiesa è il denaro del popolo e il re ne può liberamente disporre".

MASSACRI E DEPORTAZIONI
A parte alcune città tedesche, dove fu il popolo ad imporsi sui governanti, in generale accadde il contrario. Come ricorda Quentin Skinner in un libro ormai classico, in molte città tedesche, così come in Danimarca, Norvegia, Islanda, Svezia, Inghilterra, ecc., poteri secolari e sovrani sponsorizzavano i teologi protestanti, diedero loro voce, mezzi, pulpiti, persino stamperie. Mentre gli oppositori furono "ridotti al silenzio" e "la gran massa della popolazione, spesso restia e male informata rispetto ai cambiamenti, doveva essere persuasa ad accettarli" (Q. Skinner, Le origini del pensiero moderno, 1989, p. 137). Quando il popolo, spesso composto di contadini, si oppose, come in Inghilterra (1536), o in Svezia (1524), scattò la repressione cruenta. In Svezia "diverse centinaia di contadini coinvolti nella ribellione furono deportati in Finlandia" (Q. Skinner, p. 137), mentre i contadini della Dalecarlia che volevano rimanere fedeli al credo cattolico "furono trascinati in dileggio per le strade di Stoccolma, giustiziati e legati alla ruota" (A. Terranova, La Riforma come origine della modernità, p.61).
Questa alleanza con il potere secolare era nata con Lutero, con il suo Appello alla nobiltà della nazione germanica, e i suoi favori a Filippo duca d'Assia (cui Lutero concesse la bigamia, per averlo alleato...). Anche un estimatore di Lutero come il card. Kasper ricorda che "già nel 1520 Lutero [...] pose la riforma nelle mani della nobiltà cristiana" tanto che "alla Dieta di Spira, nel 1526, i principi presero in mano la riforma" (W. Kasper, Martin Lutero. Una prospettiva ecumenica, Queriniana 2016, p. 37). Si può dunque comprendere perché Tommaso Campanella, che pure aveva concepito l'idea di una renovatio mundi a partire da una presa del potere politico, dopo aver mutato molte delle sue convinzioni abbia paragonato Lutero a Machiavelli e a Maometto (definito "falso profeta" che ha diffuso la fede "con le armi"). "Si è accusato Lutero di aver favorito l'assolutismo politico, di aver lasciato il cittadino senza appoggio contro la tirannia, di aver consegnato la coscienza allo Stato e di aver asservito la Chiesa ai potenti del momento. Queste accuse poggiano su una certa parte di verità": così scrive lo storico protestante R. H. Bainton nel suo Martin Lutero (Enaudi 1960, p.210).

FEROCE AVVERSARIO DEL POPOLO
Questa alleanza con il potere si rafforzò ancora di più quando la Riforma fu messa in pericolo dalla rivolta dei contadini: scoppiata in Germania nel 1524, fu una grande sollevazione dovuta a motivi economici e sociali e, poiché i contadini si richiamavano anche alla sua protesta, Lutero rischiava, appoggiandoli o tacendo, di passare per un loro alleato, inimicandosi così i principi. Quale fu il comportamento di Lutero verso i contadini? In un primo momento fu comprensivo verso di loro (erano pur sempre suoi fans), poi ne diventò un feroce avversario, mentre i principi tedeschi, ricorrendo ai prestiti dei banchieri Fugger, assoldarono migliaia di Lanzichenecchi portando all'uccisione di circa 100.000 di loro (F.A. Rossi di Marignano, Martin Lutero e Caterina von Bora, Ancora 2013, p. 238). Così Lutero loda lo sterminio già in parte avvenuto e ne incentiva il proseguimento, incitando i nobili: "Un sedizioso non è degno che gli si risponda con ragionevolezza, tanto non capirebbe: con il pugno si deve rispondere a quegli zucconi, sì che il sangue gli coli dal naso. [...] i contadini non intendevano dare ascolto e addirittura non lasciavano parlare; allora si dovette stappar loro le orecchie con palle di schioppo, talché le teste saltarono in aria. La potestà della terra [i principi, lo Stato] che altro non è che lo strumento dell'ira del Signore contro i malvagi, vero e proprio predecessore dell'inferno e della morte eterna, non deve essere misericordiosa, ma severa, implacabile, adirata nel suo ufficio e nell'opera sua [...]. Pertanto, come già scrissi più volte, dico di nuovo: verso i contadini testardi, caparbi e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po' di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati" (Martin Lutero, Scritti politici, Utet 1978, p.515).
Come ha scritto il pur protestante William Shirer, contro i contadini insorti, "come nelle sue espressioni riguardanti gli ebrei, Lutero usava una grossolanità e una brutalità di linguaggio rimaste senza riscontro nella storia tedesca sino ai tempi del nazismo" (Storia del Terzo Reich, Enaudi, pp. 259-260).

Nota di BastaBugie: per approfondire la figura dell'eretico Lutero ecco il link ad alcuni articoli già pubblicati

TEST IN VISTA DEI FESTEGGIAMENTI PER LUTERO: LA MIA PARROCCHIA E' CATTOLICA O PROTESTANTE?
Brevissimo riassunto della dottrina cattolica e di quella luterana per capire da che parte stanno la mia parrocchia, il mio parroco, il mio gruppo parrocchiale (ed in ultima analisi... io stesso)
di Matteo Carletti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4239

LUTERO FU LA PEGGIORE SCIAGURA DEL 2° MILLENNIO
Manipolatore delle Scritture, nemico della bellezza nel culto e nell'arte sacra, fautore della statolatria, devastatore degli ordini religiosi, legittimatore dello sterminio dei contadini...
di Raffaella Frullone
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3468

MARTIN LUTERO, IL MACHIAVELLI DELLA FEDE CHE PENSO' BENE DI DISTRUGGERE IL MATRIMONIO
Negò il carattere di sacramento al matrimonio e poi, da ex frate, si sposò con una ex suora da cui avrà 6 figli andando ad abitare nell'ex convento agostiniano di Wittenberg (in occasione dei 500 anni della riforma protestante sarà bene tenerlo presente)
di Francesco Agnoli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4347

Fonte: Il Timone, aprile 2017 (n° 162)

7 - LA LOMBARDIA DEVE RISARCIRE CON 133 MILA EURO BEPPINO ENGLARO PER IL DISTURBO DI ''DOVER'' ANDARE NELLA REGIONE ACCANTO A UCCIDERE SUA FIGLIA
E noi che pensavamo che il danno l'avesse subito Eluana visto che la magistratura decretò la sua morte per fame e per sete!
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 24/06/2017

«Questo ennesimo pronunciamento su Eluana apre un'ulteriore crepa nel confine a tutela da un potere violento: siamo disposti a superarlo, ad accettare che il principio inviolabile del diritto alla vita, che è sacra dalla nascita fino alla morte, non sia più in capo alla persona ma sia, in ultima istanza, nelle mani dello Stato? Perché è questo il valore politico della condanna confermata alla Lombardia dal Consiglio di Stato e di tutte le sentenze delle corti e dei tribunali sul caso Englaro: legittimare l'idea che sia un dovere delle istituzioni dare la morte ai suoi cittadini, superare un confine che non può essere valicato senza prefigurare scenari pericolosi e imprevedibili».
Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale - all'epoca della morte di Eluana Englaro assessore della giunta Formigoni -, non si dice stupito dalla decisione del Consiglio di Stato di respingere il ricorso di Regione Lombardia, imponendole un risarcimento di 133 mila euro a favore del padre Beppino. Secondo i giudici la Regione è colpevole di non aver sospeso l'idratazione e l'alimentazione della ragazza, ospitata per 17 anni dalle suore Misericordine di Lecco, impedendone così la morte che poi avvenne il 9 febbraio del 2009 presso la clinica "La Quiete" di Udine. Nel pronunciamento si spiega che è Eluana ad aver subìto «il danno più grave», la «violazione del proprio diritto all'autodeterminazione in materia di cure», e, «contro la sua volontà», «il non voluto prolungamento della sua condizione, essendo stata calpestata la sua determinazione di rifiutare una condizione di vita ritenuta non dignitosa, in base alla libera valutazione da essa compiuta».

MORTE DI STATO
«Era prevedibile che il Consiglio di Stato si allineasse alle sentenze della Cassazione - spiega Cattaneo a tempi.it -, il fatto è che dal punto di vista giuridico tutti questi questi pronunciamenti si reggono su un presupposto discutibile: quello che Eluana avesse espresso consapevolmente e inequivocabilmente il proprio consenso alla sospensione delle cure nel caso in cui si fosse trovata in uno stato vegetativo». Valutazioni rese in condizioni diverse e riportate dal padre, parte in causa, ma non solo: se crediamo che la vita è sacra e inviolabile «significa che non la riceviamo in carta bollata e non è attraverso la burocrazia dello Stato che è ammissibile fare effrazione e disporre come liberarcene. È chiaro che queste sentenze vengono oggi usate in modo strumentale per condurre una battaglia politica: portare all'affermazione, attraverso provvedimenti come la legge sul fine-vita, a una sorta di diritto civile alla morte. Ma questo diritto non esiste: l'uomo è libero, anche di rinunciare alla propria vita, ma che questa scelta venga codificata dalle istituzioni ed erogata dallo Stato è inammissibile, e le dirò di più, è oscurantista e retrogrado. Quando mai può essere chiamata conquista civile per un popolo sostenere che lo Stato e le istituzioni abbiamo per legge il diritto di dare la morte ai cittadini?».

LIVELLO ELEMENTARE DI PIETÀ
Paradossale dunque sostenere che sia stato leso il diritto di Eluana all'autodeterminazione in materia di cure, «primo, perché il principio di autodeterminazione presuppone un esercizio autonomo della propria libertà», cosa che non avviene se si deve passare da una procedura stabilita dalla legge e applicata dalla burocrazia delle istituzioni pubbliche; «secondo, perché Eluana non era oggetto di cure mediche: nutrizione e l'idratazione sono il principio basilare di qualsiasi accudimento, il livello elementare di pietà e assistenza umana. Se dunque il suo stato non prefigurava certo un accanimento terapeutico, interromperlo avrebbe contraddetto qualunque principio fondamentale di un sistema sanitario, dal giuramento di Ippocrate in poi, fondato su interventi orientati nella direzione di assistere i pazienti in qualunque condizione e non di accelerarne l'esito finale e fatale».
Dal punto di vista giuridico la strada imboccata dalle sentenze introduce di fatto un'aporia in tutto l'impianto del sistema sanitario nazionale, che si fonda sull'idea che lo Stato debba assicurare cure che vanno nell'interesse del paziente a continuare la propria vita e non a interromperla. «Tutti i plaudenti della sentenza dovrebbero riflettere: da questa crepa sta passando molto di più di quanto attiene al solo caso Englaro, trasformato senza pietà - quella pietà che in tutta questa storia dimostrarono solo le suore che si presero cura di Eluana per diciassette anni - in una bandiera politica».

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Era obbligo della Regione far morire Eluana" parla del padre di Eluana Englaro che ha vinto la causa contro la Regione Lombardia, condannata a pagare un risarcimento atronomico. E noi che pensavamo che il danno più grave l'avesse subito Eluana quando è stata portata a morire da una sentenza della magistratura!
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 giugno 2017:
Con la sentenza del Consiglio di Stato che obbliga la Regione Lombardia a pagare un risarcimento danni a Beppino Englaro, la triste vicenda di Eluana può dirsi conclusa. Un risarcimento esemplare, quantificato in 133mila euro per non aver ottemperato alla sentenza della Corte d'Appello di Milano che consentiva "lo spegnimento dei macchinari" che tenevano in vita la donna gravemente disabile ospitata per 17 anni dalle suore Misericordine di Lecco. Poco importa che Eluana fosse tenuta in vita soltanto da alimentazione e idratazione e che non ci fosse nessun macchinario a consentirle di vivere.
Il punto era proprio quello: interrompere la somministrazione dei sostegni vitali attraverso il sondino naso-gastrico. Ma per farlo bisognava trovare una clinica che ottemperasse all'ordine della magistratura, impartito nel 2009 sotto il fuoco incrociato di una polemica che aveva dilaniato in due il Paese tra favorevoli e contrari. Il presidente della Regione Lombardia di allora, Roberto Formigoni si rifiutò di prestare cliniche e ospedali lombardi per far morire Eluana.
Così il padre dovette rivolgersi alla clinica La Quiete di Udine dove il 9 febbraio cessò di vivere. Secondo Beppino, quell'estenuante braccio di ferro tra la Regione e il padre aveva provocato un danno alla figlia e a lui e alla moglie. Ragion per cui aveva intentato la strada del risarcimento in sede civile, vinto in prima istanza al Tar della Lombardia che fissò un risarcimento di 150mila euro. La Regione fece ricorso e il ricorso è stato portato avanti e condiviso anche dal nuovo governatore nel frattempo insediatosi al Pirellone, Roberto Maroni.
Ieri la sentenza del Consiglio di Stato che abbassa la cifra a 133mila euro a favore di Beppino, ma che condanna comunque l'ente.
«Non potevano sussistere seri dubbi circa la portata dell'obbligo della Regione di provvedere a fornire la necessaria prestazione sanitaria, nel rispetto dell'accertato diritto della persona assistita all'autodeterminazione terapeutica, presso una delle strutture sanitarie regionali», dice la sentenza, come se la decisione di farla morire appartenesse anch'essa all'elenco delle terapie. Un salto mortale all'indietro insomma, per giustificare la sentenza della Corte d'Appello che riconosceva nella volontà di Eluana di autodeterminarsi l'origine di tutto.
Infatti la sentenza partiva proprio dall'affermare questa intenzione di Eluana che Beppino riuscì a dimostrare: quando ancora era in vita e sana, aveva manifestato il desiderio, in caso di un incidente o una malattia, di non essere tenuta in vita artificialmente. I giudici presero per buona la tesi anche in assenza di una prova schiacciante, cioè le sue parole, ma soltanto de relato. Quindi - prosegue ancora il dispositivo - "non poteva ragionevolmente porsi in dubbio l'obbligo della Regione di adottare tramite proprie strutture le misure corrispondenti al consenso informato espresso dalla persona".
Secondo i giudici la Lombardia era dunque "tenuta a continuare a fornirle la propria prestazione sanitaria, anche se in modo diverso rispetto al passato, dando doverosa attuazione alla volontà espressa dalla stessa persona assistita".
Con questa sentenza il Consiglio di Stato si prende la colossale responsabilità di definire il distacco di un sondino naso-gastrico indispensabile per rimanere in vita una "prestazione sanitaria diversa rispetto al passato", o diversa rispetto a quello che siamo abituati a pensare, cioè che mai una terapia, una prestazione sanitaria devono portare alla morte, ma semmai devono cercare di fare di tutto per evitarla.
Merito di un complesso di concezioni dell'essere umano ormai in balia dell'ideologia dell'autodeterminazione, di fronte alle quali anche i giudici hanno mostrato di accodarsi. Con la legge sul testamento biologico Regioni e ospedali sono avvertiti: il vostro compito è quello dei sicari a comando, guai a chi sgarra.
Il risarcimento riconosciuto a Englaro riguarda anche le spese di piantonamento fisso della struttura dove Eluana morì, per far fronte alla "presenza di telecamere e giornalisti", ai "sit-in sotto la clinica" alla possibile presenza di "facinorosi", con il "conseguente rischio di lesione del diritto al rispetto della dignità umana".
Infatti i giudici dicono che Eluana ha "subito" in questa vicenda il "danno più grave", la "violazione del proprio diritto all'autodeterminazione in materia di cure" per cui "contro la sua volontà" ha subito "il non voluto prolungamento della sua condizione, essendo stata calpestata la sua determinazione di rifiutare una condizione di vita ritenuta non dignitosa, in base alla libera valutazione da essa compiuta".
Quanti colpevoli assieme a Formigoni dunque, di aver recato danni morali: i giornali che ne scrissero portando motivazioni che contrastassero la cultura della morte che si stava affermando in Italia e oggi è ormai comodamente in trono; i militanti pro life che pregarono e vegliarono in quei giorni drammatici; i politici che si adoperarono per impedire il primo caso di eutanasia in Italia; tutti gli uomini di buona volontà che provarono ad opporsi con i mezzi consentiti dalla legge e dal dibattito democratico all'immane tragedia di una donna disabile portata a morire. Tutti colpevoli, infatti a risarcire è un ente pubblico che userà i soldi dei contribuenti, cioè di tutti noi. In quel risarcimento ci saranno anche i nostri soldi e le nostre lacrime spese.
Siamo al paradosso: la dignità umana calpestata non è quella di un essere umano strappato a forza dalle cure premurose delle suore Misericordine per essere condotto alla morte, ma il "disagio" subito da lei e dai familiari per una vicenda che se non ci fosse stata l'opposizione della Regione, del governo Berlusconi di allora e delle suore Misericordine, si sarebbe potuta concludere ben prima, senza scomodare così tanto l'opinione pubblica e senza arrecare stress agli attori della partita.
E noi che pensavamo che il danno più grave l'avesse subito Eluana quando è stata portata a morire da una sentenza della magistratura.

Fonte: Tempi, 24/06/2017

8 - NUOVI QUADERNI DEL TIMONE (E L'ULTIMO DI CAMMILLERI)
I Novissimi (Morte, giudizio, Inferno, Paradiso); La massoneria; Dio castiga?; Il cattolicesimo spiegato a mio nipote che fa il liceo
Fonte Il Timone

La collana de "I Quaderni del Timone" si arricchisce di nuovi titoli importanti su temi decisivi.
Inoltre Rino Cammilleri invita alla lettura del suo libro appena pubblicato: "E' in libreria la mia ultima fatica (oddio, fatica è un termine eccessivo, infatti mi sono - anche - divertito a scriverlo: spero vi spasserete anche voi). Utile, nonché dilettevole. Vedete di non perdervelo."


I NOVISSIMI (MORTE, GIUDIZIO, INFERNO, PARADISO)
di Claudio Crescimanno - ed. Il Timone
Cosa ci attende dopo la morte? Che cosa è il giudizio particolare, cui l'anima va incontro appena lascia le nostre spoglie mortali? E in cosa consiste il giudizio universale, nel quale Dio giudicherà tutti gli esseri umani alla fine del mondo? Le realtà del Purgatorio, del Paradiso e dell'Inferno, delle quali oggi quasi nessuno più parla, sono esaminate in queste pagine di facilissima lettura attraverso la dottrina della Chiesa cattolica.
Un Quaderno di straordinaria utilità, per ricordare che siamo già incamminati verso la vita eterna e che siamo stati creati da Dio con l'imprescindibile dovere di fare di tutto per guadagnare la felicità senza fine del Cielo ed evitare la disperazione della dannazione eterna.
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LA MASSONERIA
di Mario Arturo Iannaccone - ed. Il Timone
Che cosa è la Massoneria? Come è nata, quali realtà la compongono, quali riti vi si celebrano? Quali progetti persegue? E perché la Chiesa la condanna scomunicando i cattolici che vi aderiscono? È vero che Caino è considerato il primo massone? E che il luciferismo gioca un ruolo importante, decisivo, all'ombra delle logge?
A queste e a molte altre domande risponde il presente Quaderno del Timone, scritto dallo studioso Mario Arturo Iannaccone e che si conclude con una intervista a P. Paolo Siano, religioso appartenente alla famiglia dei Francescano dell'Immacolata, che ha studiato la Massoneria fin nelle sue oscure profondità.
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DIO CASTIGA?
di Luisella Scrosati - ed. Il Timone
Terremoti, tsunami, inondazioni, incendi, guerre e stragi di innocenti, terrorismo: ogni qualvolta le cronache ci parlano di una disgrazia, sia che colpisca la vita di una sola persona sia quella di intere popolazioni, sorgono quasi spontaneamente nel cuore di molti innumerevoli domande: si tratta forse di un castigo di Dio? Di Dio che chiede conto all'uomo per i suoi peccati? È mai possibile che Dio punisca le creature che ama infliggendo loro dolore e morte? Che cosa insegna la Bibbia in proposito? E che cosa dice la dottrina della Chiesa cattolica?
A tali domande di straordinaria intensità e spessore, risponde questo Quaderno del Timone, opera della studiosa Luisella Scrosati, scritto con linguaggio semplice e a tutti accessibile. L'uomo è posto dinanzi a una realtà certamente misteriosa, ma non del tutto oscura, dinanzi alla quale solo la fede sa dare risposte convincenti e consolanti.
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IL CATTOLICESIMO SPIEGATO A MIO NIPOTE NICOLA CHE FA IL LICEO
di Rino Cammilleri - ed. Cantagalli
"Tutto comincia quando mio nipote Nicola, che fa il liceo, viene a chiedere allo zio, scrittore di cose cristiane, qualche dritta per polemizzare col suo insegnante di religione. Le domande che pone sono semplici, per qualcuno scontate (ma sempre meno per un sempre maggior numero di persone): perché devo mangiare il Corpo di Cristo? che c'è di male se ho rapporti intimi con la mia ragazza? che cos'è questa storia del Dio Trino? e quella della Madonna vergine?
Poi, però, Nicola si appassiona, perché certe spiegazioni non le aveva mai sentite. E comincia a venire a trovarmi, e le sue domande si fanno sempre più interessate e pungenti: perché bisogna pregare? perché Dio il più delle volte non esaudisce? perché sono nato? e perché devo soffrire? perché...?"
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Fonte: Il Timone

9 - OMELIA XV DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 13,1-23)
Il seminatore uscì a seminare
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 16 luglio 2017)

Per far comprendere il suo insegnamento, Gesù si servì spesso di parabole, ovvero di racconti semplici, che contengono un profondo significato spirituale. La parabola di oggi è quella del seminatore, il quale fa cadere la buona semente: parte cade sulla strada, parte tra i sassi, parte tra le spine e altra ancora sulla terra buona.
Il significato spirituale è molto chiaro. Gesù è il seminatore, la Parola di Dio da Lui annunciata è la buona semente, e noi siamo il terreno che accoglie questa semina. Questo terreno può essere più o meno buono. Alcune volte è paragonabile a una strada, sulla quale il seme non può mettere le radici. Gesù dice che «ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada» (Mt 13,19). Anche noi rischiamo tante volte di essere come questa strada. Con la nostra distrazione e la dissipazione noi non accogliamo la Parola di Dio e, per tale motivo, questa non riesce a produrre frutto in noi: il maligno ruba questa buona semente e ci lascia nella nostra pochezza. Per meglio dire, tante volte noi siamo sordi alla Parola di Dio e non riusciamo proprio a comprenderla. Siamo sordi proprio perché siamo distratti e presi dal frastuono di questo mondo.
Quando Dio parla, l'uomo deve ascoltare e fare suo l'atteggiamento di Samuele, il quale diceva: «Parla Signore, che il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10). L'ascolto deve essere il primo atteggiamento dell'uomo dinanzi a Dio che parla. Ascoltare la Parola di Dio non significa solamente udirla passivamente, ma vuole dire prima di tutto meditarla nel cuore e metterla in pratica. In poche parole, la Parola di Dio deve scendere dalla mente nel nostro cuore, e poi deve passare dal cuore alla vita pratica di ogni giorno. È questo il procedimento della meditazione che deve mirare a far calare la Parola di Dio nella nostra condotta. La meditazione non deve rimanere un vuoto intellettualismo e nemmeno uno sterile sentimentalismo, ma deve portare i frutti di miglioramento che Gesù desidera da noi.
Altro seme cadde sul terreno sassoso. Gesù spiega che questo terreno sassoso rappresenta tutti quelli che ascoltano la parola e l'accolgono con gioia, ma, al sopraggiungere di qualche difficoltà o persecuzione, abbandonano ogni buon proposito. Quanti cristiani iniziano con entusiasmo un cammino di preghiera, ma poi, non avendo radici in loro stessi, tornano indietro scoraggiati dalle difficoltà! Facile è iniziare, difficile perseverare. In questo caso, l'ascoltatore della Parola di Dio dimostra di essere stato animato solo dal sentimentalismo: finché tutto va bene costui dice di voler servire il Signore; ma, quando la strada si fa in salita, abbandona ogni impegno e torna alla vita di prima.
Del seme cadde invece sui rovi, i rovi crebbero e soffocarono il buon grano. Questo terreno spinoso simboleggia tutti quelli che ascoltano la Parola di Dio, ma poi sono presi «dalle preoccupazioni del mondo e dalle seduzioni della ricchezza» (Mt 13,22). Queste spine impediscono al cristiano di produrre gli auspicati frutti di santità. Le ricchezze di questo mondo spesso rischiano di compromettere la nostra Vita eterna. Dobbiamo usare di questi beni senza farsi dominare da essi, pensando che l'autentica ricchezza, la sola che porteremo in Paradiso, è l'amor di Dio. Per questo motivo san Francesco volle vivere povero, per non essere intralciato da nulla, e per essere il buon terreno di cui parla il Vangelo.
Saremo anche noi buon terreno, che produce il cento per uno, se ascolteremo docilmente la Parola di Dio, liberando la nostra mente e il nostro cuore dalle pietre della nostra incostanza e dalle spine delle preoccupazioni mondane. Allora si realizzeranno nella nostra vita le parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura di oggi: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia; così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata» (Is 55,10-11). L'effetto che la Parola di Dio opererà in noi sarà la maturazione di abbondanti frutti di santità. Dimostreremo di aver realmente ascoltato la Parola di Dio se si noterà questa trasformazione.
Per liberare il terreno del nostro cuore da questi sassi e da queste spine è indispensabile una assidua meditazione. Per fare una buona meditazione, possiamo indicare i seguenti punti:
- lettura attenta della Parola di Dio, o di qualche altro libro spirituale;
- riflessione su qualche passo che ci colpisce in modo particolare, pensando a cosa mi vuole dire il Signore con quella frase e come posso metterla in pratica;
- colloquio con Dio, alla luce di quanto si è meditato;
- proposito pratico di miglioramento.
Facendo così ogni giorno, anche solo per un quarto d'ora, noi bonificheremo sempre meglio il nostro cuore, e la Parola produrrà in noi il cento per uno.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 16 luglio 2017)

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