BastaBugie n°524 del 20 settembre 2017

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1 UNA QUESTIONE DI BUON SENSO: PRIMA GLI ITALIANI!
La giusta priorità: prima i connazionali poi gli stranieri, prima i vecchi e i bambini poi gli adulti, prima i capaci e i meritevoli poi gli altri, prima chi tutela l'ordine e la sicurezza poi chi li mette a rischio, prima gli onesti poi i delinquenti, prima le famiglie poi i single o le altre unioni
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Tempo
2 LA BRAMBILLA SOGNA DI CANDIDARE UN CANE PER IL PARLAMENTO
Sembra che scherzi, ma, in realtà, vuole davvero pari diritti per uomini e animali... e l'ormai rimbambito Berlusconi la incoraggia dicendo che il 72% delle signore preferisce il proprio cagnolino al marito
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 GESU' AMA E PROTEGGE I BAMBINI
Siamo abituati ad amarli, coccolarli, accontentarli, perciò non riusciamo a immaginare un tempo in cui non fu così, eppure senza il cristianesimo i bambini erano (e sono) considerati oggetti da usare a piacimento
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale
4 ECCO COME I REGIMI COMUNISTI E ISLAMICI DESTABILIZZERANNO L'EUROPA
Le migrazioni di massa sono l'arma impropria usata da Turchia, Cina, ecc. per raggiungere scopi politici o economici e condizionare le nostre fragili democrazie
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 L'ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO ANNO PER ANNO
Non solo nozze d'argento (25 anni) e d'oro (50 anni)... ma anche di cera (5 anni), cristallo (15 anni), porcellana (20 anni), e addirittura diamante (60 anni) e platino (70 anni)
Autore: Camille Coutant - Fonte: Aleteia
6 PER AVVENIRE LO IUS SOLI E' UN PRINCIPIO NON NEGOZIABILE (MENTRE VITA E FAMIGLIA SONO OPINIONI MUTEVOLI)
Il quotidiano della CEI dopo aver sostenuto le unioni civili, sullo ius soli diventa addirittura dogmatico: se sei contrario forse non sei cattolico
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 SEI GAY E TE NE FAI UN VANTO? NON PUOI FARE DA PADRINO A UN BATTESIMO O UNA CRESIMA
Altre notizie dal mondo gay: Condanna di 4 mesi per aver affermato la dottrina cattolica sull'omosessualità, La bimba di una coppia gay cerca la mamma, Richiesta di ricusazione di un giudice perché anti-omosex
Fonte: Gender Watch News
8 GLI APPLAUSI IN CHIESA SONO FUORVIANTI
L'applauso è sempre in relazione agli uomini, perciò nel tempio di Dio l'applauso sposta l'attenzione e celebra l'uomo al posto di Dio
Autore: Antonio Giuliano - Fonte: Avvenire
9 OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 20,1-16)
Tu sei invidioso perché io sono buono?
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - UNA QUESTIONE DI BUON SENSO: PRIMA GLI ITALIANI!
La giusta priorità: prima i connazionali poi gli stranieri, prima i vecchi e i bambini poi gli adulti, prima i capaci e i meritevoli poi gli altri, prima chi tutela l'ordine e la sicurezza poi chi li mette a rischio, prima gli onesti poi i delinquenti, prima le famiglie poi i single o le altre unioni
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Tempo, 28/08/2017

Non fanno in tempo a sbarcare clandestinamente in Italia che già chiedono diritti, assistenza, casa e moschea. S'imbarcano su navi criminali, a noi tocca salvarli, portarli a casa nostra, rifocillarli, rimetterli in piedi, vestirli, dotarli di telefonino e di un piccolo assegno, stabilizzarli. Poi la casa gratis. E se non la diamo, loro la occupano, e se li vuoi sfrattare devi prima pensare dove alloggiarli, sicché d'ora in poi diventerà una prassi, se vuoi avere una casa occupane una a caso, e poi ne avrai una pubblica.

PRIMA I DIRITTI O PRIMA I DOVERI?
Da un abuso maturerai un diritto, anzi una prelazione. Gli edifici pubblici che possono essere requisiti dal prefetto per ospitare i migranti clandestini, sono un pericoloso, autoritario criterio.
No, non voglio tirare in ballo le solite cose: i diritti che vengono prima dei doveri, la pretesa di essere rispettati nelle loro abitudini e tradizioni senza invece rispettare le leggi e le consuetudini del nostro paese, le richieste sindacali appena si affacciano da noi, l'assistenza sanitaria ingolfata dai flussi migratori, le pensioni riscosse da noi e magari trasferite all'estero; e poi le proteste e le ribellioni, e guai a chi li tocca se sono violenti, per non dire infine dell'alto tasso di delinquenza, di violenze sessuali e no, di rischio terrorismo che portano inevitabilmente con loro come mostra un ampio campionario di esempi (prendete la vicina Francia, dalle banlieu agli atti di terrorismo).
Tutto vero, tutto risaputo.
D'altra parte è pure vero che è impossibile frenare il flusso, si può solo rallentare, governare, scaglionare. Così come, davanti a profughi, bisognosi, bambini dobbiamo dimostrare umanità, pietà e solidarietà. E salvarli se non in pericolo di vita.
Tutto giusto, sia il pro che il contro, ma quel che manca nel nostro paese, e non solo nel rapporto tra italiani e immigrati, è una regola elementare di buon senso: la priorità. Se l'Italia l'adottasse in ogni campo sarebbe un paese migliore, più vivibile, più giusto.

LA GIUSTA PRIORITÀ
Cosa vuol dire la priorità? Che per una comunità, per una nazione, per uno stato, vengono prima i connazionali bisognosi e poi gli altri. Prima i concittadini, poi gli stranieri. Prima i vecchi e i bambini, poi gli adulti. Prima i capaci e i meritevoli poi gli altri. Prima chi tutela l'ordine e la sicurezza, poi chi li mette a rischio. Prima le persone oneste, poi i delinquenti. Prima le famiglie, poi i single o le altre unioni. Prima.
La politica dovrebbe servire a questo, a stabilire le priorità, a partire dal criterio di prossimità. È una legge naturale, che ci tocca da vicino, e comincia dal nostro amore per i nostri cari.
Non si tratta di odiare, disprezzare nessuno, non c'è alcuna fobia e tantomeno razzismo; c'è solo una gerarchia d'amore e di priorità da rispettare. Altrimenti le comunità, le città, gli stati si sfasciano.
Se in Italia si stabilisse questo criterio generale e poi lo si articolasse meglio, precisando ambiti, contesti, regole ed eccezioni, si vivrebbe meglio. Ci sentiremmo tutti più garantiti.
Così tornando agli okkupanti, a chi specula demagogicamente su di loro e a chi lucra sottobanco sui loro bisogni e le loro case, basterebbe che si stabilisse quella priorità.
Quanto agli altri migranti, a chi dopo lungo tempo sul nostro territorio non lavora, non si integra nel nostro tessuto, nelle nostre leggi, nelle nostre consuetudini ma protesta, pretende tutto da noi, perfino le moschee, non c'è che una strada: tornare a casa sua, nel suo habitat naturale e culturale, nessuno lo ha richiesto.
Con una sola eccezione: la minoranza dei veri profughi. Per gli altri che si integrano, lavorano, rispettano le nostre leggi, vengano immessi nelle nostre graduatorie per la casa e per ogni altro genere di assistenza.
Ma dopo gli italiani.

Nota di BastaBugie: nel seguente articolo Antonio Socci aveva fatto notare che la discriminazione colpisce gli italiani, più che gli immigrati

LA DISCRIMINAZIONE CONTRO GLI ITALIANI, CITTADINI DI SERIE B IN PATRIA
Il reddito d'inclusione? Quasi nulla rispetto a quanto lo Stato spende per ogni immigrato: 1.050 euro mensili, 12.600 euro l'anno
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4834

Fonte: Il Tempo, 28/08/2017

2 - LA BRAMBILLA SOGNA DI CANDIDARE UN CANE PER IL PARLAMENTO
Sembra che scherzi, ma, in realtà, vuole davvero pari diritti per uomini e animali... e l'ormai rimbambito Berlusconi la incoraggia dicendo che il 72% delle signore preferisce il proprio cagnolino al marito
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2017

"Io sono stata la prima a portare un cane in Parlamento. Sarebbe una rivoluzione candidare un animale nella nostra lista". Lo dice Michela Vittoria Brambilla, fondatrice del Movimento Animalista, intervistata dal quotidiano Libero. Le risponde subito, su Twitter, Enrico Zanetti, ex viceministro dell'Economia: "sarebbe una rivoluzione candidate un animale? Meno di quanto credi Michela...". Risate. Sipario. Anche questa settimana ci ha regalato la comica politica. Ma c'è da ridere? Sì, se la stessa Brambilla non si prendesse sul serio. La sua è una "provocazione", d'accordo. Ma l'animalista sostenuta da Berlusconi pensa realmente (e lo dice in ogni occasione) che i diritti degli animali debbano essere pari a quelli degli uomini.

MOVIMENTO ANIMALISTA E COSTITUZIONE
Tanto per cominciare, nella presentazione del Movimento Animalista al Teatro Dal Verme, la Brambilla ha rilanciato il primo punto del programma: inserire nella Costituzione la nozione che gli animali sono esseri "senzienti", dunque titolari di diritti. Senziente non vuol dire razionale, ma in un periodo in cui la filosofia mette la ragione umana in discussione e il termine stesso "razionale", riferito all'uomo, non è più una garanzia, il "senziente" rischia veramente di passarci davanti nelle liste per la casa popolare o per la mutua. La Brambilla vorrebbe, da subito, la "istituzione di un servizio veterinario pubblico", dunque la mutua per gli animali. Ma Silvio Berlusconi cosa fa? Rincara la dose. "Secondo alcuni sondaggi, complice l'anonimato, ho verificato che il 72% delle signore preferisce il proprio cagnolino al proprio coniuge (sic!)". Quindi diamo la mutua al cane e abbattiamo il vecchio?
C'è da chiedersi come si sia arrivati fino a questo punto. Perché nei libri di storia, quando si indica un esempio di decadenza politica, spesso si cita Caligola che fece senatore il suo cavallo. Adesso abbiamo uno splendido esempio di storia che si ripete (in farsa, quando allora era una tragedia). Caligola portò il suo destriero nel massimo organo legislativo romano per umiliare i senatori, non perché credesse nella causa dell'emancipazione degli equini. La Brambilla, invece, ci crede. Lo spiegava chiaro e tondo nella sua intervista rilasciata, sempre a Libero, il 29 maggio scorso.

BATTERSI PER GLI ANIMALI (CONTRO GLI UOMINI)
Il partito solo animalista, a suo dire, è nato perché "Battersi per gli animali, in Parlamento, è difficile: il politico medio preferisce compiacere le lobby che li sfruttano perché ritiene che portino voti. Ciò premesso, mentre ero al governo, ho fatto togliere il Palio di Siena dalle candidature per l'Unesco, ho predisposto con l'Anci ordinanze-tipo per l'accesso degli animali sulle spiagge e nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, ho promosso l'impugnazione di leggi regionali in deroga sulla caccia, ho scritto e condotto in porto la cosiddetta "norma anti-Green Hill" che ha vietato di allevare cani, gatti e primati non umani destinati ai laboratori, mettendo la parola fine a quella fabbrica di morte". Da notare, tutte le norme citate e il boicottaggio al Palio di Siena sono state promosse da una Brambilla che era ministro del Turismo. Un ministro che boicotta se stesso, praticamente: un'attrazione turistica mondiale (il Palio), un intero settore di sport e turismo (la caccia) e degrada quel che resta (i cani liberi di girare in spiagge e ristoranti, anche contro il parere di gestori e proprietari). Quanto alla sperimentazione animale, è uno sforzo notevole per ostacolare la ricerca di farmaci che possono salvare vite umane.
E quindi, davvero animali e umani pari sono? Tutti gli animali (inclusi insetti e vermi) o solo quelli che ci piacciono, come cani, gatti, conigli e cavalli? Proprio tutti. Lo diceva chiaro e tondo la Brambilla nella stessa intervista "Tutti gli animali devono avere pari dignità e pari diritti (sic!). Ma per rivoluzionare le normative e i costumi bisogna sempre partire da qualcosa di più semplice". Quindi è una questione di rapporti di forze: quando i tempi saranno maturi, allora si daranno i diritti anche alle zanzare. Ma se un gatto dovesse uccidere una lucertola? Sarà arrestato, o tutti gli animali saranno uguali ma alcuni saranno più uguali degli altri?

ARRIVANO PRIMA GLI UOMINI O GLI ANIMALI?
La Brambilla si meraviglia anche di fronte alla domanda del giornalista Pietro Senaldi, se "arrivano prima gli uomini o gli animali". "Che significa «arrivano prima»? - risponde lei sconcertata - È una corsa podistica? Nella tradizione del pensiero occidentale, a parte alcune eccezioni, tra uomo ed animali c'è un abisso. Nella tradizione orientale, invece, c'è continuità.
La rivoluzione darwiniana ha dimostrato che avevano ragione gli orientali: l'uomo è semplicemente l'animale più evoluto, non ha privilegi se non quelli che si è attribuito da sé, la sfera del diritto e della politica è una sua invenzione. Dovrebbe ricordarsene chi si chiede se gli animali hanno diritti". Anche quello di essere eletto. E' la logica conseguenza.
Resta da capire quanto sia stata trascurata la cultura e la formazione nel centrodestra, se nel seno Forza Italia, il movimento che si proponeva di fondere le tradizioni popolari e liberali, sia nato un partito anti-specista, radicalmente contrario alla cultura giudaico cristiana dell'Occidente.

Nota di BastaBugie: nell'articolo sottostante dal titolo "Pro-memoria per Michela Vittoria Brambilla: l'animalismo in Adolf Hitler" si parla dell'attenzione che Hitler ebbe nei confronti degli animali (ovviamente a scapito degli uomini).
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Libertà e Persona il 16 settembre 2017:
Come è noto, il nazismo si richiamava al paganesimo, e quindi ad una concezione dell'Universo come unica realtà, eterna e increata.
La negazione di un Dio Creatore andava di pari passo con la divinizzazione dell'Universo, inteso come un Tutto indistinto, cioè un tutto in cui non vi è differenza tra materiale e spirituale, tra materia inorganica e materia organica, tra uomini e animali.
Per Hitler, nei suoi Discorsi a tavola, un sasso, una pianta, un cane, un uomo, non sono altro che espressioni solo apparentemente diverse dell'unica natura, perché "non esiste alcuna frontiera tra l'organico e l'inorganico".
All'interno di questa visione, che in linea teorica non distingue tra uomini (superiori) e animali (inferiori), accade in verità un ribaltamento. Per Hitler e per molti gerarchi nazisti, eredi di un pensiero ecologico panteista a loro precedente, in verità l'uomo non solo non è superiore, come nella stolta visione biblica, ebraica e cristiana, ma è addirittura inferiore agli altri animali: "L'uomo è indubbiamente il microbo più pericoloso che si possa immaginare".
Di qui la sua credenza nella reincarnazione, la sua alimentazione vegetariana, le sue leggi contro la vivisezione degli animali (mentre permetterà gli esprimenti mortali su uomini, donne incinte, bambini e condannerà a morte, con l'eutanasia, malformati e disabili). La legge sulla vivisezione del 16 agosto 1933 fu presentata proprio come una risposta alla posizione della Chiesa e dell'ebraismo, colpevoli, a detta del regime, di voler "approfondire ed allargare l'abisso tra l'uomo che ha l'anima e gli animali senza anima".
Come Hitler, anche il terribile Himmler, capo delle SS, che autorizzò sempre gli esperimenti sui prigionieri vivi, si professava adoratore della natura, e ripudiava non solo la caccia degli animali per mangiare, ma, richiamandosi agli antichi popoli indogermanici e ai monaci buddisti, condannava persino l'uccisione, involontaria, di lumache e vermi schiacciati per errore dai piedi dei viandanti (J. Fest, Il volto del Terzo Reich, Mursia, p. 192-193).
Nel suo Il volto oscuro dell'ecologia, Laurent Larcher fa ben capire come la visione cristiana di amore e rispetto per il Creato, sia ben diversa da buona parte dell'ecologia contemporanea, quando professa un feroce odio verso l'uomo, sia predicando l'esistenza di un inesistente sovraffollamento del pianeta, sia invitando, come fa anche il partito radicale italiano, all'estinzione dell'uomo (tramite aborto, eutanasia, sodomia).


Ecco i link a precedenti articoli da noi pubblicati sull'argomento:

IL DELIRANTE MOVIMENTO ANIMALISTA DELLA BRAMBILLA RICEVE L'APPOGGIO DI UN ORMAI RIMBAMBITO BERLUSCONI
L'ex premier pronostica un 20% di voti per il nuovo partito che vuol dare diritti agli animali... ma in realtà toglierà diritti all'uomo
di Stefano Magni
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4709

GLI ANIMALISTI DI PROFESSIONE SI ARRICCHISCONO... A NOSTRE SPESE
Eppure gli ecologisti sono sempre smentiti dai fatti (ad esempio dicevano che gli orsi polari erano vicini all'estinzione, invece sono in crescita e in ottima forma)
di Massimiliano Filippi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4848

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2017

3 - GESU' AMA E PROTEGGE I BAMBINI
Siamo abituati ad amarli, coccolarli, accontentarli, perciò non riusciamo a immaginare un tempo in cui non fu così, eppure senza il cristianesimo i bambini erano (e sono) considerati oggetti da usare a piacimento
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale, 24/05/2017

Com'è noto, Marx non era tenero con la religione («oppio dei popoli») e nel cristianesimo vedeva al massimo il momento dialettico di passaggio dal mondo antico a quello medievale. Ma di una cosa gli era grato: di avere insegnato ad amare i bambini. Noi occidentali siamo ormai abituati a blandirli, coccolarli, vezzeggiarli, perciò non riusciamo a immaginare un tempo in cui non fu così.

SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI
Con quest'ottica, perciò, dobbiamo riandare allo sconcerto degli Apostoli quando videro il loro Maestro abbracciare i bambini. I quali erano chiassosi - come sempre - e rischiavano di disturbare il venerato Rabbi. Gli Apostoli, perciò, cercano di scacciarli, ma vengono sorpresi dall'altolà di Cristo. Il quale non solo li abbraccia, ma si spinge anche a indicarli come esempio: «Se non diventerete come questi bambini non entrerete mai nel Regno...». Infatti, i discepoli rimangono sbigottiti. Non dovevano diventare maestri in religione, eruditi nelle Scritture e nei commentari, no. Bensì ingenui come bambini. E perfino illetterati, se necessario. Inaudito. Ma Gesù fa di più: i bambini li abbraccia. E minaccia le più gravi sanzioni lui, così misericordioso - a chi oserà scandalizzarne uno: una mola d'asino al collo e giù nel mare.

INAUDITO
Il mondo a lui circostante considerava l'infanzia una seccatura, una molestia da cui liberarsi al più presto. Il padre romano (e i romani erano i più avanzati civilmente) aspettava in piedi la schiava levatrice, che gli deponeva davanti il suo ultimo nato. La cerimonia prevedeva che il padre prendesse il fagotto tra le braccia e lo elevasse. In questo caso, il figlio era accettato. Altrimenti, veniva «esposto», cioè lasciato in qualche angolo o crocicchio: se sopravviveva, un mercante di schiavi poteva decidere di allevarlo. O lasciarlo lì. Per le femmine era anche peggio, perché le femmine che nemmeno per i civilissimi romani contavano qualcosa - bisognava dotarle ed erano, insomma, un peso. Le femmine non avevano neanche un nome proprio, bastava loro quello di famiglia. Tutto dipendeva, insomma, dal buon cuore (o dal calcolo) del pater familias. E se questo facevano i romani...

TUTTO CAMBIA COL CRISTIANESIMO
I cristiani nell'Impero romano si distinguono perché non espongono i loro figli. Anzi, li allevano, tutti quelli che nascono, col massimo rispetto, memori dell'insegnamento di Gesù Cristo al riguardo. E da allora, col procedere dei secoli, innumerevoli Santi hanno pensato a quei bambini che la sorte ha lasciato soli. Quasi non si può immaginare un orfanotrofio (invenzione cristiana) senza suore. La Chiesa ha canonizzato bambini fin da subito, a partire da quel san Tarcisio martire al tempo di Nerone. E per ora - ha chiuso il cerchio con i due Pastorelli di Fatima, canonizzati il 13 maggio scorso. Avevano otto e dieci anni. Ma l'intera storia della santità cristiana è piena di bambini, segno che la Chiesa ha perfettamente inteso la lezione di quel giorno in cui Gesù abbracciò alcuni piccoli ebrei e sgridò i discepoli che volevano allontanarli. Guai a chi tocca i bambini.

Fonte: Il Giornale, 24/05/2017

4 - ECCO COME I REGIMI COMUNISTI E ISLAMICI DESTABILIZZERANNO L'EUROPA
Le migrazioni di massa sono l'arma impropria usata da Turchia, Cina, ecc. per raggiungere scopi politici o economici e condizionare le nostre fragili democrazie
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 16/09/2017

Il regime comunista cinese ha fatto terra bruciata attorno al Dalai Lama. [...] Quando capita che egli venga (ancora per quanto?) ricevuto o invitato a qualche evento in Italia scattano delle manifestazioni contrarie anche da parte dei gruppi cinesi stanziati qua da noi. Sembra incredibile, ma i cinesi "d'Italia" protestano contro il Dalai Lama.
E' accaduto un anno fa a Milano, quando gli fu data la cittadinanza onoraria (pure l'Ambasciata cinese protestò duramente) e - di nuovo - è stato organizzato da associazioni cinesi un corteo di protesta (ovviamente autorizzato), il 19 settembre prossimo a Firenze, in occasione del conferimento di una onorificenza al leader tibetano da parte del sindaco Dario Nardella.
Com'è noto nella zona tra Firenze e Prato è stanziata da anni una numerosissima comunità cinese. Si possono attraversare paesi interi vedendo per strada solo cinesi. Quindi è prevedibile che il corteo contro il Dalai Lama possa essere abbastanza consistente.

FENOMENO MOLTO PREOCCUPANTE
E' un fenomeno folkloristico e irrilevante? Non proprio. E' molto preoccupante.
Questo caso oltre a sollevare fortissimi dubbi sul grado di integrazione dei cinesi in Italia, ripropone una questione scottante sull'emigrazione (in generale) che è stata sollevata da Kelly M. Greenhill, docente di relazioni internazionali alla Tufts University e ricercatrice ad Harvard, nel libro "Armi di migrazione di massa" (LEG edizioni).
Richiamandosi a varie ricerche, la Greenhill afferma che gli Stati di origine esercitano sui loro emigranti un controllo molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza e possono usarli come una 'risorsa nazionale da gestire al pari di qualunque altra'. Tuttavia questo tema non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione. L'esperto del fenomeno dei profughi Michael Teitelbaum ha definito tale omissione 'il più sconcertante punto debole delle teorie migratorie' .
In effetti la presenza sempre più massiccia di comunità straniere nei paesi europei e nelle nostre città, non solo è destinata ad avere - in modo diretto - dirompenti conseguenze elettorali e politiche (dagli effetti imprevedibili), ma - stando a quanto scrivono questi studiosi - proporrà anche il dilemma del loro rapporto con i paesi d'origine, coi loro regimi, e quindi aprirà serie questioni circa il condizionamento straniero e la nostra piena indipendenza e sovranità.
E' già un tema d'attualità in certi paesi europei in cui la popolazione immigrata è più numerosa che in Italia.

LA TURCHIA INFLUENZA L'EUROPA
Gianandrea Gaiani - nel saggio introduttivo al libro della Greenhill - ricorda il recentissimo caso della Turchia: "Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha utilizzato in modo spregiudicato le masse di immigrati clandestini asiatici e di profughi di guerra siriani e iracheni presenti in Turchia" per tenere una spada di Damocle sull'Unione Europea (soprattutto sulla Germania) "aprendo la cosiddetta 'rotta balcanica' e chiudendola (forse solo temporaneamente) in cambio di 6 miliardi di euro e dell'impegno della Ue a togliere l'obbligo del visto all'ingresso di cittadini turchi".
Come si ricorderà anche l'Italia ha dovuto contribuire finanziariamente, mentre è stata lasciata sola di fronte alla marea migratoria del Mediterraneo.
Tutta la vicenda emigranti di questi anni, secondo Gaiani, "ha ridicolizzato un'Unione Europea" che - con una potenza economica e militare di primissimo ordine - "non esprime nessuna capacità di difendere i suoi confini e i suoi interessi".
Infatti "se la Ue" conclude Gaiani "avesse varato contro Ankara la metà delle sanzioni applicate alla Russia in seguito alla crisi in Ucraina probabilmente Erdogan sarebbe stato obbligato a cambiare atteggiamento".
Perché non lo ha fatto? Secondo Gaiani perché "la Germania, che ha guidato a nome della Ue le trattative con la Turchia per l'accordo sullo stop al flusso di migranti, temeva pesanti ripercussioni interne sulla nutrita comunità turca già in più occasioni dimostratasi fan di Erdogan e invitata dallo stesso presidente turco a 'non integrarsi nella società tedesca' ".
Non sembra davvero una questione di poco conto. Un paese importante e potente come la Germania sarebbe stato condizionato dalla presenza della vasta comunità turca - legatissima al Paese d'origine - in una questione strategica molto scottante. E con la Germania tutta l'Unione Europea ne è risultata egualmente condizionata.

DEMOCRAZIE DI PASTA FROLLA
E' ovvio che le democrazie - dove il voto degli elettori pesa sulle decisioni - sono particolarmente vulnerabili. Ed è ovvio che i regimi dittatoriali o illiberali non hanno scrupoli a ricorrere a questi mezzi di condizionamento verso altri paesi.
Il volume della Greenhill studia proprio le "migrazioni di massa" come arma impropria usata - da regimi, governi o altre organizzazioni - per raggiungere scopi politici o economici o di condizionamento o di destabilizzazione.
L'autrice ha individuato fra il 1951 e il 2006 almeno 56 casi "in cui i movimenti organizzati di popolazione sono stati usati per raggiungere un obiettivo politico" (Sergio Romano).
La studiosa fa notare che "oltre la metà di tali tentativi è riuscita a raggiungere almeno alcuni dei suoi obiettivi. Si tratta di una percentuale di successo considerevole".
Il sommovimento di popolazioni che si sta verificando nei paesi europei in questi anni, grazie a classi dirigenti cieche e superficiali, sarà dirompente nel prossimo futuro. E darà un ulteriore colpo alla nostra già compromessa sovranità nazionale e ai nostri interessi nazionali.

Fonte: Libero, 16/09/2017

5 - L'ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO ANNO PER ANNO
Non solo nozze d'argento (25 anni) e d'oro (50 anni)... ma anche di cera (5 anni), cristallo (15 anni), porcellana (20 anni), e addirittura diamante (60 anni) e platino (70 anni)
Autore: Camille Coutant - Fonte: Aleteia, 18/08/2017

Da principio era un vezzo riservato alla piccola borghesia urbana: la celebrazione degli anniversari di matrimonio fa la sua apparizione nella storia intorno al XIX secolo, ma ormai è diventato un costume quasi universale - con usanze proprie di ogni Paese in cui s'è diffuso.
Che si sia formalizzato l'amore sgorgato da un incontro con un matrimonio civile o con un matrimonio religioso, in tutta la terra quella data riveste ogni anno la sua importanza, per gli sposi. Marcatore temporale, sorgente inesauribile di nostalgia, l'anniversario di matrimonio è il richiamo vitalizio dell'unione con l'essere amato e degli impegni presi l'uno verso l'altra, lungo gli anni che passano.
Se di solito non si conoscono che le grandi date relative agli anniversari di matrimonio, come ad esempio le nozze d'argento, d'oro e di diamante (tappe celebrate già in passato), la tradizione attribuisce dei materiali, tra gli altri, vegetali o anche minerali, a ciascuno degli anni di matrimonio.
Bella occasione di ritrovarsi in famiglia o momento di raccoglimento nell'intimità, il rito proietta lontano e consacra le relazioni perenni col fatto che in teoria sono previsti fino a 100 anni di vita coniugale.
Per le nozze d'oro (50 anni) e di diamante (60) non è raro che alcuni sindaci organizzino una cerimonia per rendere omaggio alle coppie che hanno saputo attraversare insieme tanti anni.
1 anno: nozze di carta
2 anni: nozze di cotone
3 anni: nozze di cuoio
4 anni: nozze di frumento
5 anni: nozze di cera
6 anni: nozze di legno
7 anni: nozze di cipria
8 anni: nozze di lana
9 anni: nozze di terracotta
10 anni: nozze di stagno
11 anni: nozze di corallo
12 anni: nozze di seta
13 anni: nozze di mughetto
14 anni: nozze di piombo
15 anni: nozze di cristallo
16 anni: nozze di zaffiro
17 anni: nozze di rosa
18 anni: nozze di turchese
19 anni: nozze di stoffa
20 anni: nozze di porcellana
21 anni: nozze di opale
22 anni: nozze di bronzo
23 anni: nozze di berillo
24 anni: nozze di seta
25 anni: nozze di argento
26 anni: nozze di giada
27 anni: nozze di mogano
28 anni: nozze di nickel
29 anni: nozze di velluto
30 anni: nozze di perla
31 anni: nozze di basane
32 anni: nozze di rame
33 anni: nozze di porfiro
34 anni: nozze d'ambra
35 anni: nozze di rubino
36 anni: nozze di mussola
37 anni: nozze di cartone
38 anni: nozze di mercurio
39 anni: nozze di carta crespa
40 anni: nozze di smeraldo
41 anni: nozze di ferro
42 anni: nozze di madreperla
43 anni: nozze di flanella
44 anni: nozze di topazio
45 anni: nozze di platino
46 anni: nozze di lavanda
47 anni: nozze di cachemire
48 anni: nozze d'ametista
49 anni: nozze di cedro
50 anni: nozze d'oro
51 anni: nozze di camelia
52 anni: nozze di tormalina
53 anni: nozze di noce
54 anni: nozze di zibellino
55 anni: nozze d'orchidea
56 anni: nozze di lapislazzulo
57 anni: nozze d'azalea
58 anni: nozze d'acero
59 anni: nozze di visone
60 anni: nozze di diamante
61 anni: nozze di platano
62 anni: nozze d'avorio
63 anni: nozze di giglio
64 anni: nozze d'astrakan
65 anni: nozze di palissandro
66 anni: nozze di gelsomino
67 anni: nozze di cincilla
68 anni: nozze di granito
69 anni: nozze di melezio
70 anni: nozze di platino
75 anni: nozze di alabastro
80 anni: nozze di quercia
85 anni: nozze di uranio
90 anni: nozze di granito
100 anni: nozze d'acqua

Fonte: Aleteia, 18/08/2017

6 - PER AVVENIRE LO IUS SOLI E' UN PRINCIPIO NON NEGOZIABILE (MENTRE VITA E FAMIGLIA SONO OPINIONI MUTEVOLI)
Il quotidiano della CEI dopo aver sostenuto le unioni civili, sullo ius soli diventa addirittura dogmatico: se sei contrario forse non sei cattolico
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/09/2017

Avvenire di domenica scorsa ha stupito i lettori con una copertina apposita per spingere politicamente per l'approvazione della legge sullo ius soli. Una copertina che avvolgeva il giornale come si fa per i grandi eventi o per le grandi battaglie. Completava il quadro un editorialone del direttore. Qualsiasi cattolico che avesse delle perplessità di qualsiasi genere su questo disegno di legge è stato così indotto o a temere di non essere cattolico oppure a non rinnovare l'abbonamento ad Avvenire. In ogni caso la copertina divideva i cattolici, sia tra di loro che rispetto ad Avvenire.

NE VALEVA LA PENA?
Che interesse ci può essere ad appoggiare in modo così intransigente una legge problematica, che divide gli italiani; che contrappone ricchi e poveri perché sono questi ultimi a sopportare maggiormente il peso dei disguidi di una immigrazione incontrollata; che molti osservatori responsabili e competenti hanno mostrato essere contraddittoria e ricca di sviluppi impropri; che rappresenta la ciambella di salvataggio per un gruppetto di dirigenti del partito di maggioranza e che, soprattutto, non chiama in causa nessun principio assoluto della morale e della Dottrina sociale della Chiesa? Qui di "non possumus" non ce n'è nessuno.
Appena aperto il giornale, il lettore si sarà chiesto: ma perché ad Avvenire non hanno fatto una copertina simile quando il Parlamento, sopportando per due volte la fiducia di questo governo che ora vuole lo ius soli, e quindi senza esame e senza discussione, ha approvato la legge Cirinnà che di principi assoluti della morale naturale e della Dottrina sociale della Chiesa ne negava almeno un centinaio? Perché Avvenire non ha fatto una copertina del genere quando è stata staccata la spina del ventilatore al piccolo Charlie Gard, che era innocente e che in quel modo veniva ucciso (non "moriva", veniva ucciso), aprendo così un possibile abisso di malvagità legalizzata? Perché Avvenire non fa una copertina di questo genere ogni anno, nella ricorrenza dell'approvazione della legge 194 sull'aborto legale, in virtù della quale sono stati uccisi in Italia sei milioni di bambini nel seno delle loro madri? Non sarebbero anche questi degli atti di fiducia verso il carattere "contagioso" della nostra civiltà, cui Tarquinio si è appellato per lo ius soli?

PURA IDEOLOGIA
L'ideologia consiste nel proporre una parte come il tutto. Un suo caso particolare consiste nel proporre ciò che è relativo alle situazioni e al giudizio prudenziale come assoluto e vincolante. Spingere al rompete le righe sulle questioni morali assolutamente negative e, al contrario, imporre di serrare i ranghi su questioni che possono stare anche altrimenti è ideologia. Ciò che non si dovrebbe mai fare, oggi si può fare; ciò che si può fare, oggi non si può più fare? Il cattolico che contrasta le pretese ciniche e narcisistiche dei "nuovi diritti" deve sentirsi in colpa, come il cattolico che nella legge sullo ius soli vede troppe carenze e soprattutto una accoglienza priva di identità. Si vuole che chiudiamo gli occhi, sia sulle conseguenze disastrose delle nuove leggi della neo borghesia "illuminata", sia sul fatto che la legge sullo ius soli non regge ad un esame veramente realistico.
Viviamo in un tempo in cui la cosa peggiore sembra quella di essere "divisivi". Nelle parrocchie non si può parlare di aborto o di gender, di ideologia omosessualista o di perversioni insegnate a scuola. Non se ne può parlare perché - si dice - sono temi che dividono la comunità. Nelle diocesi non si apprezzano le prese di posizioni pubbliche dei cattolici e le loro iniziative contro il nuovo umanesimo disumano perché sarebbero divisive. Per non produrre divisione ci si imbavaglia spesso, al punto che chi dovrebbe insegnare non insegna. Perché allora Avvenire può dividere la comunità e per di più su un tema di per sé non divisivo? Dei termini su cui dovremmo essere tutti d'accordo non si può parlare perché sono divisivi, sui temi per i quali possiamo legittimamente avere pareri diversi, se ne parla come se fosse obbligatorio l'accordo. Per evitare la divisione si finisce per farla sul nulla. Usare il tema del pericolo della divisione quando si vuole è pure ideologico.

BAMBINI RESI OGGETTO DI DESIDERI E VIZI
Davanti a casi di distruzione della famiglia e di bambini resi oggetto di desideri e vizi si dice che bisogna adoperare il discernimento, non giudicare ma accompagnare. Per la questione dello ius soli, invece, il discernimento non è ammesso. Spesso i fedeli sono lasciati soli su questioni fondamentali di morale e di fede e si chiedono tra sé perché mai chi di dovere nella Chiesa non li confermi e non li sostenga in battaglie che fino a ieri erano considerate assolutamente doverose e meritorie. Poi, invece, si sentono spinti e confermati su questioni politiche, importanti sì ma non fondamentali ed esenti da valutazioni a carattere assoluto, anzi di stretta attualità politica.
Davanti a operazioni di questo tipo, da un lato viene da pensare che ci sia qualche "calcolo politicante", per riprendere una espressione del direttore di Avvenire, dall'altro che siamo davanti a cambiamenti di prospettiva portati avanti senza spiegarli ai fedeli. Quando l'assoluto diventa relativo e il relativo assoluto, quando il fondamentale diventa marginale e il marginale fondamentale, quando si chiama alle armi non per il vero nemico... significa che è in atto un forte cambiamento del quadro generale.

Nota di BastaBugie: la precedente "perla" di Avvenire puoi leggerla cliccando sul seguente link

AVVENIRE: L'INFERNO NON E' ETERNO E ALLA FINE ANCHE IL DIAVOLO SARA' ACCOLTO IN PARADISO
Il quotidiano della CEI rilancia la vecchia idea dell'Apocatastasi di Origene, già condannata dalla Chiesa nel 5° Concilio Ecumenico del 553 (VIDEO: l'inferno non è vuoto)
di Michelangelo Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4807

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/09/2017

7 - SEI GAY E TE NE FAI UN VANTO? NON PUOI FARE DA PADRINO A UN BATTESIMO O UNA CRESIMA
Altre notizie dal mondo gay: Condanna di 4 mesi per aver affermato la dottrina cattolica sull'omosessualità, La bimba di una coppia gay cerca la mamma, Richiesta di ricusazione di un giudice perché anti-omosex
Fonte Gender Watch News, 15-09-2017

Succede a Labico, comune romano. A Francesco, persona dichiaratamente omosessuale, nell'ottobre del 2015 viene chiesto di fare da padrino ad una bambina. Il parroco, Don Antonio Fiasco, rifiuta la candidatura perché come recita il canone 874 del Codice di Diritto Canonico al n. 4 il padrino deve dare prova di condurre "una vita conforme alla fede e all'incarico che assume".
Passa qualche anno e ad Angelo, il compagno di Francesco, viene chiesto di fare da padrino alla cresima di un altro bambino. Anche in questo caso il parroco pone un divieto perché sempre il Codice di Diritto Canonico al Can. 893 § 1 chiede che i padrini delle cresime siano in possesso dei medesimi requisiti previsti per i padrini dei battesimi. Il divieto è tanto più giustificato dal fatto che Angelo e Francesco si sarebbero uniti civilmente il giorno prima dell'amministrazione del sacramento della confermazione.
Angelo, che si dice cattolico, dichiara: "E' stata una grande umiliazione; se fossi stato più debole mi sarei ammazzato; i parroci non dovrebbero fare ammazzare le persone". E così la famiglia del cresimando ha annullato la partecipazione alla cerimonia e, trovando un a parroco compiacente, è riuscita a far amministrare il sacramento con Angelo come padrino.
Altra prova che le norme della Chiesa non sono universali, ma cambiano a seconda degli umori dottrinali dei signori preti.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

AUSTRIA: CONDANNA DI 4 MESI PER AVER AFFERMATO LA DOTTRINA CATTOLICA SULL'OMOSESSUALITÀ
Il 5 settembre 2017 Günther Schneeweiß-Arnoldstein, direttore del blog cattolico kreuz-net.at è stato condannato dalla Corte penale regionale di Vienna a 4 mesi di prigione con la condizionale, per presunto "incitamento contro gli omosessuali". La sentenza non è definitiva ma è emblematica di quello è l'odierno clima culturale austriaco e costringe ora l'accusato a ricorrere in appello.
Il "crimine d'odio" del quale è si è reso colpevole Schneeweiß-Arnoldstein è stato quello di avere scritto, in un articolo pubblicato nel dicembre 2015, che l'omosessualità attiva è un comportamento "deviante" che rientra nel peccato di "fornicazione" e che la sifilide è una "punizione divina".
A nulla sono valse la dichiarazioni di difesa del suo avvocato Kurt Kadavy, che ha cercato di spiegare alla Corte come tali affermazioni siano parte della dottrina morale cattolica di sempre in tema di omosessualità e che il termine "fornicazione" sia un vocabolo tecnico e teologico presente nella Sacre Scritture ad indicare il rapporto sessuale al di fuori del matrimonio.
Il giudice Gerald Wagner non ha sentito ragioni, e seppur non mettendo in discussione che tali espressioni fossero nell'ambito degli insegnamenti cattolici, ha giudicato le dichiarazioni "una degradante umiliazione" per gli omosessuali e per questo meritevoli di condanna.
La condanna del blogger austriaco Günther Schneeweiß-Arnoldstein alla pena detentiva di 4 mesi per istigazione all'odio nei confronti degli omosessuali, per aver osato affermare l'insegnamento perenne del magistero cattolico in tema di omosessualità, rappresenta un emblematico quanto allarmante preavviso di quelli che sono gli obiettivi dei paladini del web "politicamente corretto": silenziare e punire esemplarmente tutte le voci fuori dal coro ideologico.
(Rodolfo de Mattei, Osservatorio Gender, 9 settembre 2017)

SE UNA BIMBA DI UNA COPPIA GAY CERCA LA MAMMA
John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto, ha adottato insieme al compagnao qualche anno fa una bambina che ora ha tre anni. Hart ha raccontato su gaywithkids.com, un sito per genitori maschi gay, che alla bambina è stato insegnato a chiamare entrambi i partner "papà".
Però la piccola, come rivela lo stesso Hart, nei momenti di rabbia o quando è dispiaciuta, chiama la mamma. La piccola cerca la mamma quando vuole «conforto e rassicurazione». Ad esempio una volta la bambina in un negozio voleva del pane che le è stato negato e lei, tutta risentita, ha iniziato a chiamare la mamma.
Lo stesso Hart ammette che quando era piccolo e cercava conforto e sostegno si rivolgeva alla madre. Il blogger così commenta: «La cena può essere comprata, ma queste qualità no». Ciò a dire che un maschio può compiere anche azioni proprie delle madri - cambiare il pannolino, dare il biberon, etc. - ma le madri lo faranno in modo diverso, comunicando al bambino messaggi completamente diversi e un maschio/padre non potrà mai comportarsi da femmina/madre. Continua Hart: «conforto e rassicurazione non sono un monopolio delle madri, allora perché sembra chiamarne una?».
Hart poi ammette che la bimba non chiama la mamma perché se ne ricorda. Infatti è stata adottata a nove mesi e mezzo. Non può ricordarsi del periodo antecedente. Ciò significa che il concetto di "mamma" come quello di "papà", con tutto quello che comporta, è un concetto naturale, scolpito nel cuore di ogni persona. Le coppie omosessuali vogliono cancellare questa naturale esigenza di ogni essere umano di crescere con un padre e una madre.
(Gender Watch News, 21 aprile 2017)

USA, RICHIESTA DI RICUSAZIONE DI UN GIUDICE PERCHÈ ANTI-OMOSEX
In Alabama c'è un giudice che si chiama Shaunathan C. Bell. Tra le mani ha una vertenza di divorzio tra una donna lesbica e il marito. Occorre decidere sull'affidamento dei figli e la donna più volte ha chiesto la ricusazione del giudice perché non sarebbe imparziale nei suoi confronti. Infatti Bell una volta si è definito "conservatore" ed è predicatore in una Chiesa battista - e i battisti si esprimono con chiarezza sull'omosessualità. Tra l'altro una volta in una predica ha affermato che i rapporti omosessuali e i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono contrari alla legge di Dio.
L'Alabama Court of Civil Appeals ha rigettato la richiesta di ricusazione perché il giudice ha deciso l'affidamento congiunto alternato, così come aveva già fatto in due casi precedenti, dimostrando così di essere super partes. Ma nel caso in cui per il bene dei figli avesse deciso l'affidamento esclusivo al padre, questa decisione, a motivo delle posizioni espresse dal giudice, sarebbe stata di per se stessa errata? E poi: se c'è era un giudice espressamente a favore dell'omosessualità, anche in questa ipotesi non ci saremmo trovati in una situazione in cui il piatto della bilancia della giustizia pendeva già da una parte?
In realtà i giudici non possono e non devono essere neutri, ma devono stare dalla parte della realtà, cioè della verità. E la verità è che l'omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata e questa considerazione può giustamente incidere nella valutazione dei casi di affidamento di minori.
(Gender Watch News, 17/08/2017)

Fonte: Gender Watch News, 15-09-2017

8 - GLI APPLAUSI IN CHIESA SONO FUORVIANTI
L'applauso è sempre in relazione agli uomini, perciò nel tempio di Dio l'applauso sposta l'attenzione e celebra l'uomo al posto di Dio
Autore: Antonio Giuliano - Fonte: Avvenire, 19/06/2014

La Messa è finita. Nel senso che ormai pare stia andando a farsi benedire l'osservanza delle più elementari norme liturgiche.
Che non ci sia più religione in alcune celebrazioni eucaristiche è una questione seria. E padre Serafino Tognetti, monaco e primo successore di don Divo Barsotti alla guida della Comunità dei Figli di Dio, non può fare a meno di rilevarlo in questo provocatorio volumetto. In appendice a un testo denso di stupore per il paradosso del cristianesimo la cui forza si sprigiona nella debolezza («Cercate voi in tutta la letteratura di tutto il mondo, antica e moderna, studiate tutte le religioni del mondo e ditemi se trovate un re-agnello o una divinità che si faccia mite, vittima») ecco alcune osservazioni appassionate sulla realtà sconfortante di certe Messe odierne. Sotto la sua lente finisce quindi l'uso «ultimamente in voga» di applaudire in chiesa.

IL TEMA NON È NUOVO
Già Joseph Ratzinger nell'Introduzione allo spirito della liturgia aveva tuonato: «Là, dove irrompe l'applauso per l'opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l'essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso».
Sulla stessa scia padre Tognetti: «Il tempio di Dio non è il luogo degli applausi. Con l'applauso si sposta l'attenzione: si celebra l'uomo al posto di Dio». Non siamo di fronte a un cantante, a un calciatore o a un funambolo del circo, rimarca con ironia l'autore. «Nessuno applaude nel rimirare estasiato un tramonto sull'oceano, o nell'osservare ammirato il volo degli uccelli nel cielo. L'applauso è sempre in relazione agli uomini, quando fanno qualcosa di bello, qualcosa che ci piace».

IL VERO PROTAGONISTA
Ma il protagonista per eccellenza della celebrazione è Gesù: "Probabilmente sotto la croce a nessuno venne in mente di applaudire. Nel momento della Resurrezione, poi, non c'era nessuno, e se c'era dormiva (le guardie). E nella Messa non succede la stessa cosa: morte e Resurrezione? La Messa è il Sacrificio di Cristo, non altro, da vivere con timore e tremore, nella preghiera, nell'adorazione, nella lode...».
La verità è che si smarrisce quell'atteggiamento di meraviglia e composta gratitudine che dovrebbe avere il fedele e tra-sformiamo la chiesa in un teatrino molto umano» annota amaramente Tognetti. Per non parlare di ciò che accade dopo la benedizione: «Ci rimango sempre male quando dopo aver detto 'La Messa è finita, andate in pace', l'assemblea si trasforma in un mercato...». O quel che avviene nelle Messe nuziali: «Sono ancora matrimoni o sedute fotografiche?». [...]

Fonte: Avvenire, 19/06/2014

9 - OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 20,1-16)
Tu sei invidioso perché io sono buono?
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 settembre 2017)

La parabola riportata nel Vangelo di oggi non è di facile comprensione e urta contro il nostro modo di pensare e di giudicare. Davvero, come dice la prima lettura di oggi, «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie [...] quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9).
La parabola di oggi, prima di tutto, ci insegna che Dio chiama tutti a lavorare alla sua vigna che è la Chiesa. Ognuno di noi, secondo le proprie capacità e doni ricevuti, è tenuto a collaborare per la diffusione del Regno dei cieli. Questo vale per i sacerdoti, per i religiosi, e anche per i laici. Ciascuno deve vivere secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri (cf 1 Pt 4,10).
Servire il Signore qui in terra significherà regnare con Lui in Cielo. Dio non ha bisogno di noi; ma, per un mistero della sua Misericordia, Egli si vuole servire delle creature per compiere le sue meraviglie. Dobbiamo ringraziare Dio per questo suo dono, ritenendoci sempre dei servi inutili, per nulla indispensabili. Se riusciamo a fare del bene, pensiamo che Dio poteva servirsi di mille persone diverse per compiere la stessa cosa; anzi, poteva fare benissimo da solo.
La parabola del Vangelo presenta però delle difficoltà. Apparentemente, sembra che il padrone della vigna abbia fatto un'ingiustizia retribuendo allo stesso modo gli operai dell'ultima ora e quelli che invece avevano affrontato il peso di tutta la giornata. Non è un'ingiustizia. Tale parabola ci insegna che davanti a Dio nessuno può pretendere dei diritti. La ricompensa di Dio è un dono, non un diritto. La parola "grazia" indica proprio il dono gratuito di Dio. Per comprendere il modo di agire di Dio bisogna comprendere la logica dell'amore e non quella della nostra pretesa giustizia.
Al termine della parabola, a chi mormorava contro di lui, il padrone della vigna disse: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Mt 20,15). Queste parole ci fanno comprendere la sovrana libertà di Dio. Egli è Padrone della sua grazia e la dona alle sue creature come vuole, quando vuole, e nella misura che Lui vuole. L'atteggiamento della creatura deve essere quello dell'umile riconoscenza e non quello dell'arrogante pretesa. Ricordiamo sempre che i nostri pensieri non sono i suoi pensieri, le nostre vie non sono le sue vie.
Il secondo insegnamento che riceviamo da queste parole riguarda quello che, forse, è il più brutto di tutti i vizi, quello che maggiormente si oppone alla virtù della carità, ovvero l'invidia. L'invidia è l'unico vizio che non dà proprio nulla. Gli altri vizi, apparentemente, danno qualcosa; l'invidia è solo tristezza e rancore. È invidioso chi si rattrista per il bene che vede negli altri, soprattutto quando invidia la grazia di cui uno è arricchito. L'invida della grazia altrui è un peccato contro lo Spirito Santo.
Non è invidioso chi invece si rallegra per il bene onesto che vede negli altri, anche se lo vorrebbe anche per se stesso. Chi fa così sarà premiato da Dio e sperimenterà la sua Provvidenza.
Il Vangelo di oggi è un invito rivolto a ciascuno di noi ad esaminare la nostra coscienza e a togliere ogni traccia di questo brutto peccato. Anche noi saremo premiati da Dio se gioiremo per il bene altrui; anche noi riceveremo le grazie che ammiriamo nelle anime buone, che amano il Signore e lo servono con generosità.
In Paradiso si gioirà della gloria che vedremo brillare in tutti i nostri fratelli e sorelle. Ne gioiremo come se fosse nostra. La carità farà sì che ci rallegreremo nello scoprire tutte le meraviglie che Dio avrà operato negli altri. Fin da ora impariamo a comportarci così e la nostra vita diventerà un anticipo di Paradiso.
Passiamo ora alla seconda lettura che riporta le parole che san Paolo rivolse ai Filippesi, parole che ci rivelano quello che è stato il suo dramma interiore. Egli, che aveva lavorato alla vigna del Signore forse più di tutti gli altri Apostoli, da una parte desiderava morire «per essere con Cristo» (Fil 1,23), e dall'altra parte sentiva l'importanza di rimanere ancora sulla terra, per il bene dei fratelli. Non si sentiva certamente necessario, ma l'amore per il prossimo lo spingeva a spendere tutte le sue energie per illuminare e confortare i fratelli nella fede e per guadagnarne a Cristo un numero ancora più grande. Di se stesso affermò: «Per me vivere è Cristo e morire un guadagno» (Fil 1,21). Ormai era impensabile vivere senza Gesù, Egli era tutta la sua vita. Il suo desiderio era quello di lasciare al più presto questa terra per esser eternamente con Lui. Lo tratteneva solo il bene delle anime, per le quali consumava volentieri la sua vita.
Impariamo da san Paolo ad essere generosi nella nostra dedizione al Signore, e a sentire l'esigenza di lavorare per la salvezza eterna di tante anime.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 settembre 2017)

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