BastaBugie n°531 del 08 novembre 2017

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1 CONSIGLI SU COME RECUPERARE LE RADICI CATTOLICHE DI HALLOWEEN, VIGILIA DI OGNISSANTI
Halloween lo festeggiava, senza sguaiataggini e senza zucche, anche il cattolicissimo Tolkien
Fonte: Silvana De Mari Community
2 SI CULTO DEI MORTI, NO CULTURA DELLA MORTE
Commemorazione dei defunti e festa dei Santi: la morte è il nemico vinto, oggi invece prevale la cultura amica della morte che vediamo in giro la notte di Halloween
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA CHIESA NON PUO' ESSERE SOLO APPLAUSI
Intervista al cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: ''Il Magistero non può correggere Gesù Cristo, semmai è il contrario'' (VIDEO: Premio Viva Maria al card. Muller)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: Il Foglio
4 CENTO ANNI DOPO LA RIVOLUZIONE RUSSA
Pur continuando a pontificare su tutto e a ritenersi la parte migliore del Paese, la Sinistra ''illuminata'' ha spento la luce sul proprio passato (VIDEO: intervista alla mummia di Lenin)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 QUELLO CHE IL DIARIO DI ANNA FRANK NON DICE
Riflessioni a margine delle figurine antisemite degli ultras laziali
Autore: Roberto Santoro - Fonte: L'Occidentale
6 L'OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l'autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
Fonte: Berlicche
7 TRANSESSUALE CHE SI DICE CATTOLICO SI CANDIDA NELL'UDC PER LE REGIONALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): attivista gay alla condirezione di Repubblica, il governo elimina il Bonus bebè
Fonte: Gender Watch News
8 NUOVO LIBRO DI ANGELA PELLICCIARI: IL LATO OSCURO DI LUTERO
Le Poste Vaticane emettono un francobollo per i 500 anni della Riforma con Lutero al posto di Maria sul Calvario
Autore: Angela Pellicciari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XXXII DOMENICA T. O. - ANNO A (Mt 25,1-13)
Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - CONSIGLI SU COME RECUPERARE LE RADICI CATTOLICHE DI HALLOWEEN, VIGILIA DI OGNISSANTI
Halloween lo festeggiava, senza sguaiataggini e senza zucche, anche il cattolicissimo Tolkien
Fonte Silvana De Mari Community, 02/11/2017

Halloween è nato cristiano, anzi cattolico. È nato come festa cristiana: è semplicemente la contrazione delle parole inglesi All Hallows' Eve, vigilia di Tutti i santi, vuol dire semplicemente la vigilia di Ognissanti, niente di più e niente di meno. Il capodanno celtico forse c'entrava ed è stato inglobato nella festa in quel crogiolo di culture che è stato il Medioevo, ma non ha inciso molto perché il Cristianesimo è stato talmente enorme e rivoluzionario che non ha usato nulla di strutturale di quello che lo precedeva. Halloween era una festa cristiana, se preferite cattolica, che faceva parte anche del mondo protestante perché risale a prima della tremenda frattura data dal protestantesimo, che ai Santi ha rinunciato, e quei poveretti non sanno cosa si sono persi. Halloween lo festeggiava, senza sguaiataggini e senza zucche, anche il cattolicissimo Tolkien autore de Il Signore degli Anelli fondatore del Fantasy, cattolico appassionato e devoto, forte nella fede come sempre lo sono i credenti di frontiera, coloro che devono andare controcorrente nel professare il loro credo.
Se cercate informazioni via internet oppure se andate a intervistare i vecchi signori, plurisettantenni per la precisione, dei piccoli villaggi dimenticati tra le montagne e il mare, scoprirete che Halloween, [vigilia di] Ognissanti, in Europa c'è stata da sempre, e fino a sessant'anni fa si festeggiava ancora.
Nelle campagne sia del meridione sia del settentrione, dell'Italia, della Svizzera e della Francia meridionale, come dell'Irlanda, la Scozia e la Norvegia hanno raccolto informazioni su una festa che si faceva a Ognissanti, nascondendo i lumini dentro le piccole zucche svuotate, così che la loro luce fosse attenuata. Era la festa delle ombre, delle luci nascoste che nasceva nel buio dell'autunno, mentre Natale è la festa delle candele, delle luci vive che si fa nell'inverno, quando sappiamo che la luce e l'estate nasceranno di nuovo. Ognissanti si celebrava in silenzio con piccole processioni notturne, nascoste tra le nebbie e le brume, Era la festa dove i vivi si rincontravano con i loro morti, li ricordavano, si illudevano che un colpo di vento nel buio fosse un alito o un saluto. In Sicilia come nel Messico, paese di colonizzazione mediterranea e cattolica sono i morti [...] che portano i doni ai bimbi. La Sicilia e il Messico sono cattolici, pienamente cattolici e i morti portano i dolcetti ai bambini, dolcetti che hanno la forma sinistra di ossa di morto, proprio per esorcizzare la paura e il dolore. I bambini ricevono dolci dai loro morti, il nonno, il bisnonno, ma anche tutti i morti, tutti coloro che ci hanno preceduto e hanno reso possibile il mondo in cui viviamo.

W I SANTI
E i santi che si ricordano sono sia i Santi ufficiali, sia i santi in senso familiare, i morti, i nostri morti, i santi della famiglia, non solo San Francesco e Santa Caterina, ma zio Gaetano, nonna Carmela e nonno Luigi. E dato che si parlava di morti, insieme al ricordo commosso dei propri morti, c'era anche una forma di macabro umorismo, perché la morte fa paura e quando qualcosa ci terrorizza allora, ricorriamo al riso per esorcizzarlo. Già in vecchie rarissime foto dell'inizio del secolo ci sono ragazzini con la maschera da fantasmi, le stesse ossa di morto siciliane, biscotti glassati in forma di tibie, sono una forma di macabro umorismo.
E questo era il passato.
Negli ultimi venti anni l'Halloween protestante ha preso il sopravento. È una festa laica priva di Santi, dove, però si sono persi anche gli antenati, nonno Luigi e zia Carmela, e quindi è diventata sempre più una festa di morti nel senso di cadaveri. Da una strana festa molto laica in cui i bambini travestiti da mostri chiedono dolci ai vicini di casa, è diventata sempre più sguaiata e orrenda, insopportabile, cultura di morte. È uno dei numerosi tasselli, insieme alla cosiddetta arte postmoderna, a una grossa fetta di cinematografia e fumetti, di spinta verso il brutto, verso l'orrido. La perdita della bellezza è un segno gravissimo dell'anti umanesimo del postmoderno, del suo odio per l'uomo e per la vita. La bruttezza di questi mostri, di questi teschi, lo sforzo di truccarsi per sembrare ripugnanti è una negazione di umanità, uno scivolare verso il basso, fa sempre meno ridere. Negli ultimi anni Halloween si sta ammantando sempre di più di satanismo, sempre più spesso compaiono veri e propri simboli satanici, la maglietta con la croce rovesciata è acquistabile su Amazon a 19 euro, la collana con la croce rovesciata 25 euro, per le candele nere ne bastano 5. Il satanismo non è una burla, il satanismo non sono due sfessati ipertatuati e strafatti che sgozzano capretti in casolari abbandonati. C'è qualcosa di sempre più sinistro, di ogni anno più nauseante.
Teschi più o meno ghignanti riempiono tutte le vetrine, tutte, tutte le cartolerie, tutte le aule scolastiche.

QUINDI CHE FACCIAMO?
Cosa diciamo ai nostri figli? Gli diciamo che stiano in casa? Non è una brutta idea, le nostre strade di sera sono sempre più pericolose. Se proprio insistono che escano ma in grossi gruppi e che nessuno sia vestito da mostro o da morto, perché l'orrido è appunto mostruoso e mortale e non fa ridere. Possono anche uscire a chiedere i dolci, quello su cui non si transige sono i costumi. Niente mostri, niente orrido. La cultura del bello è qualcosa cui non si abdica mai. Vestiamo i figli come i Santi e come i Morti, non nel senso di travestirli da cadavere: prima o poi tutti moriremo non c'è bisogno di anticipare. Tra i Santi consiglio San Michele Arcangelo, armato di spada, San Giorgio, armato di lancia, e San Giuseppe che ha un'ascia (mite, ma non disarmato: I due Misteri più preziosi sono stati affidati non a un fornaio o a un sarto, ma a un uomo che aveva un'ascia). Ovviamente ha un'ascia. Usiamo come travestimento gli abiti degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto, che hanno creato questa civiltà straordinaria, che stiamo buttando via, annegata negli spinelli, nei preservativi e nelle maschere da morto di Halloween, consegnata gratuitamente come qualcosa di senza valore a chiunque voglia calpestarla. Vestiamoli come i contadini medioevali, che hanno dissodato un continente di selve e di rovi per lasciarci in eredità frutteti e campi di grano, vestiamoli come i capomastri semianalfabeti che hanno eretto cattedrali di una bellezza sublime che sfidano i secoli, come le donne nerovestite che disastro dopo disastro hanno pregato nelle cattedrali durante le guerre e le carestie, per la peste del 1300, le città bombardate. Vestiamoli con il camice bianco degli uomini e le donne che hanno sconfitto il vaiolo e la peste, con le tute da astronauti degli uomini e delle donne che hanno sfidato il cielo, con la divisa dei pompieri che tirano fuori i bambini vivi da sotto le macerie. Vestiamoli da guerrieri, perché i popoli che non sanno combattere, che credono che la libertà sia gratis, si candidano a essere popoli di morti o popoli di schiavi: vestiamoli da guerrieri, e sugli scudi niente insulse porcate come metalupi e draghi a tre teste. Mettiamoci roba seria: lo stemma della Serenissima, per esempio. Vestiamoli da guerrieri delle guerre che abbiamo combattuto, vestiamoli come gli uomini che hanno vinto a Lepanto, che sia il leone il loro angelo alato, il cuore a San Marco, il vento alle vele il fuoco alle micce dei cannoni. A Lepanto i nostri morti hanno combattuto ed è per questo che siamo liberi e possiamo festeggiare Ognissanti. Oppure ricordiamo la Battaglia di Vienna, 11 settembre 1683, quando il re di Polonia ha spaccato l'assedio. Possono travestirsi come il Beato Marco D'Aviano (tonaca da francescano, non è difficile, e poi una tazza di cappuccino in mano) che per primo entrò in Vienna: gli offrirono il caffè che avevano imparato a fare dai turchi. Lui lo trovò orrendo e aggiunse latte fino a che ebbe lo stesso colore della propria tonaca da cappuccino. Il cappuccino è nato quel giorno. Possiamo vestirli come il fornaio di Vienna che durante l'assedio si accorse in tempo, sentendoli lavorare di notte, che i turchi stavano scavando una galleria per mettere la polvere da sparo, farla esplodere e fare una breccia nelle mura. Quel fornaio ebbe l'esclusiva della pasta sfoglia, che lui fece un dolcino a forma di croissant, in francese crescente, luna crescente, la bandiera turca: non mi hai sconfitto, non mi hai invaso, la tua bandiera me la mangio a colazione. Anche lui non è difficile: grembiule bianco da fornaio e un croissant in mano [per approfondimenti: LA BATTAGLIA DI VIENNA CHE RESPINSE L'ATTACCO MUSULMANO, clicca qui, N.d.BB].
Gli diciamo che il giorno dopo si va alla Messa il giorno di Ognissanti: è una Messa bellissima, dove si legge anche un brano dell'Apocalisse che vale la pena di conoscere. I nostri figli portiamoli a Messa anche se siamo laici o molto atei, perché non si tira su una generazione senza dare un'identità. La nostra identità è la nostra storia. Siete atei? Restate nipoti di bisnonne che aspettavano i mariti dispersi in guerra o la guarigione del figlio con la polmonite dicendo il Rosario. Nessun popolo può vivere staccato dalla propria storia.

Nota di BastaBugie: per approfondire la storia della cristiana festa di Halloween clicca sul seguente link

HALLOWEEN, FESTA CATTOLICA INVENTATA DA CATTOLICI
L'avversione per Halloween nasce tra i protestanti (puritani) per opporsi alla venerazione dei santi (VIDEO: vescovo di Macerata difende le radici cristiane di Halloween, la vigilia di Ognissanti)
di Giovanna Jacob
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4428

Fonte: Silvana De Mari Community, 02/11/2017

2 - SI CULTO DEI MORTI, NO CULTURA DELLA MORTE
Commemorazione dei defunti e festa dei Santi: la morte è il nemico vinto, oggi invece prevale la cultura amica della morte che vediamo in giro la notte di Halloween
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2017

Culto dei morti e cultura della morte. C'è una bella differenza. Il culto cristiano dei morti trova due date significative sul calendario: la Festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti. Nel primo caso la morte si declina come vittoria sulla morte stessa, intesa come morte eterna. Volendo essere un po' prosaici, potremmo dire che i Santi sono quelli che ce l'hanno fatta. La commemorazione dei defunti vive della luce che proviene dalla festività precedente: si prega perché anche loro possano far parte della squadra dei vincenti.
Ma il 2 novembre ci ricorda non solo il destino eterno di chi non c'è più, ma anche il nostro. Loro erano ciò che noi siamo e sono ciò che saremo. Il pensiero, almeno quello del cristiano autentico, corre allora al giudizio che segnerà un punto di non ritorno. L'uomo postmoderno ovviamente stenta a credere che esista un Dio giudice e ancor meno che quel giudizio possa essere di condanna definitiva. Ha l'allergia di ciò che è definitivo perché è un aggettivo che rimanda al verbo "definire", cioè individuare, marcare i confini, segnare un perimetro e quindi identificare. No, l'uomo del Terzo millennio è fatto per la liquidità esistenziale, l'informale, l'incessante transeunte, l'indefinito ad libitum. Figurarsi a dire che dall'Inferno è impossibile tornare perché è una pena definitiva.

UN MONITO A NON MORIRE PER SEMPRE E UN INVITO A VIVERE PER SEMPRE
Giovanni Paolo II nella Lettera agli anziani scrisse che "il tramonto dell'esistenza assume i contorni di un ponte gettato dalla vita alla vita". Un ponte sotto cui scorre il fiume nero della morte. La tradizione cristiana quindi coglie l'occasione delle riflessione sulla morte per ricordare che quel fiume può essere scavalcato grazie ad un'altra morte, la morte più eccellente che ci sia mai stata: quella di Cristo in croce. Lui è il ponte, lui ha vinto con la resurrezione non solo la morte fisica ma anche la seconda morte, la dannazione eterna.
Il primo e il due di novembre sono insieme un monito a non morire per sempre e un invito a vivere per sempre. Un ruvido memento mori che apre alla speranza. Certo, siamo ben consapevoli che queste riflessioni sono troppo muscolari per il cristianesimo odierno così marcatamente effeminato. Ma si tratta solo di realismo.
Dicevamo, culto dei morti e cultura della morte. Se Cristo ha vinto la morte significa che questa è nemica dell'uomo. Eppure da sempre c'è chi è diventato suo amico, l'ha abbracciata con passione. E dal culto dei morti siamo passati al culto della morte. Gli esempi sono noti: aborto, eutanasia, fecondazione artificiale in cui si dà la vita ad alcuni dando la morte a molti altri, sperimentazioni sugli embrioni, divorzio che è la morte della famiglie, omosessualità che è la morte dell'identità del maschio e della femmina. E' un culto che viene celebrato tutto l'anno e i suoi ministri non sono solo medici, parlamentari e giudici, ma siamo tutti noi.

SE IL CHICCO DI GRANO NON CADE IN TERRA E NON MUORE, RIMANE SOLO
E' infatti un culto che nasce prima di tutto nel cuore di ogni uomo quando decide di non morire più a se stesso. "Se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto" (Gv 12, 24). Come non pensare a quanti non vogliono far morire il proprio egoismo e dunque divorziano: e rimangono soli senza più amore. A quante non vogliono far morire paure ed ansie e decidono di abortire: e rimangono sole senza più il loro bambino. A quanti non vogliono far morire le proprie pulsioni e intrecciano relazioni omosessuali: e rimangono soli in compagnia unicamente del proprio disagio. Chi cerca disperatamente se stesso, non si trova.
E' come tentare di stringere in un pugno della sabbia: scapperà da ogni parte. Se il palmo rimarrà ben disteso invece non si perderà nemmeno un granello di sabbia. Chi muore a se stesso produce frutto: famiglie stabili, figli, pace interiore, autentiche relazioni amicali. Chi muore a se stesso non solo vive appieno, ma si prepara nei migliori dei modi a sfuggire alla seconda morte. Chi invece incardina la propria esistenza sul "Io valgo" morirà per davvero, appassirà dentro. Sarà morto anzitempo. Come non pensare a quanti giovani, giovanissimi e addirittura adolescenti che non hanno più nemmeno la forza di desiderare, di sognare e quindi di lottare. Spenti, annoiati, incolori e dunque assetati di emozioni forti che come un defibrillatore possano dare al loro cuore inerte una scarica vitale, sono già zombi, gli stessi, ma senza trucco, che abbiamo visto in giro nella notte di Halloween.
Da qui nasce la radice autentica della cultura della morte, dall'abbandono di vivere la vita nella sua pienezza che, volenti o nolenti, ha la forma di una croce. Quella stessa che come un sigillo è posta sopra le lapidi dei nostri cari.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2017

3 - LA CHIESA NON PUO' ESSERE SOLO APPLAUSI
Intervista al cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: ''Il Magistero non può correggere Gesù Cristo, semmai è il contrario'' (VIDEO: Premio Viva Maria al card. Muller)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: Il Foglio, 21/07/2017

Eminenza, si è fatto un'idea del perché il Papa abbia deciso di rimuoverla dalla guida della congregazione per la Dottrina della fede? "No, non lo so, perché il Santo Padre non me l'ha detto. Mi ha solo informato che il mandato non sarebbe stato rinnovato. Ci sono state molte speculazioni sui mass media negli ultimi tempi, e direi che la nomina del nuovo segretario della congregazione (mons. Giacomo Morandi, ndr) resa nota martedì scorso è un po' la chiave per comprendere queste manovre". E' sereno il cardinale Gerhard Ludwig Müller, teologo tedesco e per cinque anni prefetto di quello che fu il Sant'Uffizio, nominato da Benedetto XVI, confermato da Francesco che però lo scorso 30 giugno gli ha comunicato la decisione di fare a meno di lui.

HO ADEMPIUTO TUTTI I MIEI COMPITI
Con il Foglio ripercorre le tappe che hanno portato al suo allontanamento, alle controversie sull'interpretazione dell'esortazione post sinodale Amoris laetitia e, più in generale riflette sullo stato (pessimo) della religione in Europa. Eppure di un suo congedo si parlava da tempo, tant'è che erano perfino state ipotizzate dai media eventuali destinazioni diocesane per il curatore dell'opera omnia di Joseph Ratzinger. "Io sono sempre stato tranquillo", risponde però Müller: "Ritengo di aver adempiuto a tutti i miei compiti, e anche più del necessario. Della mia competenza teologica nessuno nutriva dubbi. Io sono sempre stato leale con il Papa, come richiede la nostra fede cattolica, la nostra ecclesiologia. Questa lealtà è sempre stata accompagnata dalla competenza teologica, per cui non si è mai trattato di lealtà ridotta a pura adulazione". E questo perché "il magistero ha bisogno di competenti consigli teologici, come del resto è ben descritto in Lumen gentium n. 25 e come prevede in modo chiaro il carisma dello Spirito santo attraverso il quale agiscono i vescovi e il Papa stesso come capo del collegio episcopale. Ma tutti noi siamo uomini e abbiamo bisogno di consigli e il contenuto della fede non si può spiegare senza un chiaro fondamento di studi biblici. La stessa cosa - prosegue - vale per lo sviluppo del dogma. Nessuno può elaborare un documento magisteriale senza conoscere i Padri della Chiesa, le grandi decisioni dogmatiche sulla teologia morale dei vari concili. Per questo esiste la congregazione per la Dottrina della fede, che è la più importante congregazione della curia romana. Conta due commissioni teologiche oltre ai consultori. Insomma, ha un compito chiaro e una grande responsabilità riguardo all'ortodossia della Chiesa". Ma è vero che come s'è letto da qualche parte, il suo ultimo colloquio con Francesco è stato teso e gelido? "Sono ricostruzioni totalmente false. Il Papa mi ha semplicemente informato della sua decisione di non rinnovarmi il mandato. Nulla di più. E' stata un'udienza di lavoro, normale, alla fine della quale il Santo Padre mi ha comunicato la scelta. Il giorno dopo, sono stato congedato".

IPOTESI DI QUESTA SCELTA
Qualche ipotesi però è stata fatta sulle ragioni della rottura e oltre alla presunta lentezza nel perseguire i casi d'abuso nel clero diversi organi di informazione hanno scritto di un'eccessiva esposizione mediatica, spesso a fare da contraltare al Papa. Un modus operandi diverso rispetto a quello dei suoi predecessori più immediati. Il cardinale Müller sorride: "Mi sembra di poter dire che la presenza mediatica del cardinale Ratzinger fosse molto evidente, anche solo con i suoi grandi libri-intervista. E questo fa parte dell'incarico di prefetto, che non è un puro e semplice lavoro burocratico. Io, poi, ero conosciuto anche prima come teologo, contando numerose pubblicazioni. E comunque, me lo si consenta, anche il Papa usa il mezzo delle interviste. Il fatto è che oggi dobbiamo usare gli strumenti della comunicazione moderna, i giovani non sempre leggono i libri e i giornali. Utilizzano i social network, internet. E se vogliamo promuovere la fede - che è, ricordo, il compito principale della congregazione - dobbiamo entrare in dialogo con loro su queste piattaforme. Io non ho mai parlato del mio pensiero, della mia persona, in queste interviste. Ma della fede! E poi, ricordo, io sono vescovo e un vescovo ha l'obbligo di diffondere il Vangelo e non solo nelle sue omelie, bensì anche attraverso le discussioni scientifiche con i contemporanei". Noi, aggiunge, "non siamo una religione ristretta, un club. Siamo una Chiesa dialogante, la religione della Parola di Dio, che Cristo stesso ha consegnato ai suoi apostoli, esortando a insegnarla e predicarla in tutto il mondo".

IL MAGISTERO NON DEVE CORREGGERE GESU', SEMMAI IL CONTRARIO
Va bene, però qualche tensione intra ecclesiam c'è, lo si può constatare facilmente. Si prenda ad esempio Amoris laetitia, il documento prodotto dal doppio Sinodo sulla morale famigliare. L'eminentissimo Christoph Schönborn, teologo pure lui e ispiratore della soluzione aperturista, ha di recente ribadito quanto la sua posizione sia opposta rispetto a quella di Müller. Dunque? "Può darsi che il cardinale Schönborn abbia una visione opposta alla mia, ma forse ne ha una opposta anche a quella che aveva lui prima, visto che ha cambiato posizione. Io penso che le parole di Gesù Cristo debbano essere sempre il fondamento della dottrina della Chiesa. E nessuno, fino a ieri, poteva dire che questo non era vero. E' chiaro: abbiamo la rivelazione irreversibile di Cristo. E alla Chiesa è affidato il depositum fidei, cioè tutto il contenuto della verità rivelata. Il magistero non ha l'autorità di correggere Gesù Cristo. E' Lui, semmai, che corregge noi. E noi siamo obbligati a obbedirgli; noi dobbiamo essere fedeli alla dottrina degli apostoli, chiaramente sviluppata nello spirito della Chiesa".
Scusi, ma allora perché anche lei ha votato la relazione del circolo minore in lingua tedesca, scritta dallo stesso Schönborn e approvata da Walter Kasper? "Il Sinodo ha chiaramente detto che i singoli vescovi sono responsabili di questo cammino, per portare le persone alla piena grazia sacramentale", risponde il cardinale Gerhard Ludwig Müller al Foglio. "Questa interpretazione c'è, senza dubbio, ma io la mia posizione – privata e soggettiva – non l'ho mai cambiata. Ma come vescovo e cardinale lì rappresentavo la dottrina della Chiesa, che conosco anche nei suoi sviluppi fondamentali, dal Concilio di Trento alla Gaudium et spes, che rappresentano le due linee guida. Questo è cattolico, il resto appartiene ad altre credenze. Io - spiega - non capisco come si possano concordare diverse posizioni d'interpretazione teologica e dogmatica con le chiare parole di Gesù e di san Paolo. Entrambi hanno chiarito che non ci si può sposare una seconda volta se il legittimo partner è vivente".

IL NECESSARIO DIALOGO SUI DUBIA
Comprende le ragioni che hanno portato i cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e il defunto Meisner a presentare al Papa cinque dubia sull'esortazione?
"Non capisco perché non si avvii sui dubia un dialogo sereno. Finora ho sentito solo invettive e offese contro questi cardinali"
"Io non comprendo il motivo per cui non si avvii un dialogo con calma e serenità. Non capisco dove siano gli ostacoli. Perché fare emergere solo tensioni, anche pubbliche? Perché non organizzare una riunione e parlare apertamente su questi temi, che sono essenziali? Fino a oggi ho ascoltato solo invettive e offese contro questi cardinali. Ma questo non è né il modo né il tono per andare avanti. Noi siamo tutti fratelli nella fede e io non posso accettare discorsi sulle categorie 'amico del Papa' o 'nemico del Papa'. Per un cardinale è assolutamente impossibile essere contro il Papa. Cionostante - prosegue l'ex prefetto del Sant'Uffizio - noi vescovi abbiamo il diritto direi divino di discutere liberamente. Vorrei ricordare che nel primo concilio tutti i discepoli hanno parlato in modo franco, favorendo anche controversie. Alla fine, Pietro ha dato la sua spiegazione dogmatica, che vale per tutta la Chiesa. Ma solo dopo, al termine di una lunga discussione animata. I concili non sono mai stati raduni armoniosi".
Il punto è se Amoris laetitia rappresenti o meno una forma di discontinuità rispetto al magistero precedente. E' così o no? "Il Papa - dice Müller - tante volte ha dichiarato che non c'è un cambiamento nella dottrina dogmatica della Chiesa, e questo è evidente, anche perché non sarebbe possibile. Francesco voleva attrarre di nuovo queste persone che si trovano in situazioni irregolari rispetto al matrimonio, cioè come farli avvicinare alle fonti della grazia sacramentale. Ci sono i mezzi, anche canonici. A ogni modo, chi vuole ricevere la comunione e si trova in stato di peccato mortale deve ricevere sempre prima il sacramento della riconciliazione, che consiste nella contrizione del cuore, nel proposito di non peccare più, nella confessione dei peccati e nella convinzione di agire secondo la volontà di Dio. E nessuno può modificare questo ordine sacramentale, che è stato fissato da Gesù Cristo. Possiamo semmai cambiare i riti esterni, ma non questo nucleo sostanziale. Ambiguità in Amoris laetitia? Può darsi e non so se siano volute. Se ci sono, le ambiguità hanno a che vedere con la complessità della materia e della situazione in cui si trovano gli uomini di oggi, nella cultura in cui sono immersi. Quasi tutti i fondamenti e gli elementi essenziali, oggigiorno, per popolazioni che superficialmente si definiscono cristiane, non sono più comprensibili. Da qui - aggiunge il cardinale - nascono i problemi. Noi abbiamo avanti due sfide, prima di tutto: chiarire qual è la volontà salvifica di Dio e interrogarci sul modo di aiutare pastoralmente questi nostri fratelli a camminare lungo la via indicata da Gesù".

LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLA CHIESA TEDESCA
Il riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati era una vecchia richiesta di parte dell'episcopato tedesco. "E' vero, furono tre vescovi tedeschi, Kasper, Lehmann e Saier, che all'inizio degli anni Novanta lanciarono la proposta. Ma la congregazione per la Dottrina della fede la respinse definitivamente. Tutti hanno convenuto che bisognava discuterne ancora e finora nessuno ha abrogato quel documento".
"Si parla di responsabilità della Chiesa nella cultura e nell'ambiente, ma ci sono tanti laici competenti in questo campo"
A proposito di Chiesa tedesca: da lì, negli ultimi tre anni, sono giunti i venti più forti del cambiamento, con il cardinale Marx che diceva davanti ai microfoni che "Roma non potrà mai dirci cosa fare o non fare in Germania". Ma com'è la situazione, oggi, in quella terra? "Drammatica", dice subito Müller, che per dieci anni è stato vescovo di Ratisbona, prima di essere chiamato a Roma da Benedetto XVI. "La partecipazione activa e actuosa è molto diminuita, anche la trasmissione della fede non come teoria ma come incontro con Gesù Cristo vivo è calata. E così le vocazioni religiose. Questi sono segni, fattori da cui si vede la situazione della Chiesa. Ma è tutta l'Europa che vive ormai un processo di decristianizzazione forzata, che va ben oltre la semplice secolarizzazione. E' - dice il nostro interlocutore - la decristianizzazione di tutta la base antropologica, con l'uomo definito strettamente senza Dio e senza la trascendenza. La religione è vissuta come un sentimento, ma non come adorazione di Dio creatore e salvatore. In questo grande quadro, tali fattori non sono buoni per la trasmissione della fede cristiana vissuta e per questo è necessario non perdere le nostre energie in lotte interne, in scontri l'uno contro l'altro, con i cosiddetti progressisti che cercano la vittoria cacciando tutti i cosiddetti conservatori. Se si ragiona così - dice Müller - si dà un'idea della Chiesa come di qualcosa di fortemente politicizzato. Il nostro a priori non è l'essere conservatore o progressista. Il nostro a priori è Gesù. Credere nella resurrezione, nell'ascensione o nel ritorno di Cristo nell'ultimo giorno è fede tradizionalista o progressita? No, questa è semplicemente la Verità. Le nostre categorie devono essere la verità e la giustizia, non le categorie che vanno secondo lo spirito del tempo". Il cardinale definisce "grave" la situazione corrente, perché "si è ridotta la prassi sacramentale, l'orazione, la preghiera. Tutti gli elementi della fede vissuta, della fede popolare, sono crollati. E il dramma è che non si sente più il bisogno di Dio, della parola sacra e visibile di Gesù. Si vive come se Dio non esistesse. Rispondere a tutto ciò è la nostra grande sfida. Noi non siamo agenti propagandisti delle nostre proprie verità, bensì testimoni della verità salvifica. Non di un'idea della fede, ma della realtà vissuta della presenza di Cristo nel mondo"...

Nota di BastaBugie: il Giorno del Timone della Toscana ha visto nel settembre 2017 la presenza del Cardinale Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. La relazione sulla Chiesa del cardinale è stata molto apprezzata dagli oltre 500 presenti. Dopo la relazione, conclusa da un lungo applauso, sua Eminenza ha ricevuto da Riccardo Cascioli, direttore del Timone, il Premio "Viva Maria!" dedicato alla Vergine del conforto che è conservata ad Arezzo.
Nel seguente video della durata di un'ora si può vedere l'intervento di sua Eminenza e la consegna del premio.


https://www.youtube.com/watch?v=WSOgrCZ99lw

Fonte: Il Foglio, 21/07/2017

4 - CENTO ANNI DOPO LA RIVOLUZIONE RUSSA
Pur continuando a pontificare su tutto e a ritenersi la parte migliore del Paese, la Sinistra ''illuminata'' ha spento la luce sul proprio passato (VIDEO: intervista alla mummia di Lenin)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 5 novembre 2017

Ma come, fanno tutti finta di niente? Cento anni dopo la rivoluzione russa ormai russa pure la sinistra. E quell'Italia "dell'Est" che ci credette e che per anni ha frantumato i cocomeri di tutti col verbo marxista, facendone l'unico pensiero ammesso, non ha nulla da dichiarare.
Dicono che la rivoluzione d'ottobre va lasciata agli storici. Pur continuando anche oggi a pontificare su tutto e a ritenersi la parte migliore del Paese, la Sinistra "illuminata" sul proprio passato ha spento la luce.
Ma quando si farà una riflessione su questi cento anni da incubo che il comunismo ha regalato al mondo? Siamo stati sommersi nell'orrore come nessun'altra epoca storica e dobbiamo far finta di essere stati su "Scherzi a parte"?
Non dico di rifare la contabilità dei morti come il "Libro nero del comunismo" che finì all'indice pur avendone calcolati "solo" 85 milioni.
Ma almeno ci spieghino come sia stato possibile che tanti pensosi intellettuali si siano fatti paladini del comunismo. Oltretutto senza attenuanti perché già negli anni Trenta era evidente che il regime sovietico era un incubo infernale e dovunque il comunismo replicava l'orrore.
Com'è che generazioni di giovani borghesi, ben scolarizzati e ben pasciuti, si misero a inneggiare a Mao, Stalin, Castro, Che Guevara, ai regimi di Pol Pot e Ho Chi Min?
Aiuterebbe molto a capire l'eterno fenomeno del conformismo, purtroppo sempre attuale. E aiuterebbe pure quegli ex-giovani a conquistare oggi un po' di umiltà, visto che hanno archiviato l'ideologia, ma non la tracotanza.

IL PIÙ FORTE PARTITO COMUNISTA DELL'OCCIDENTE
Siamo stati il Paese col più forte Partito comunista dell'Occidente, abbiamo avuto un'intellighentsia che nel dopoguerra è passata (pressoché) in blocco dal fascismo al comunismo allestendo un'egemonia culturale soffocante.
Abbiamo avuto un '68 rosso che ha imposto l'eskimo e il pensiero unico nei giornali, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle case editrici e nelle università cosicché non si aveva neanche diritto di parola se si coltivavano altre idee.
Negli anni Settanta l'Italia è stata messa a ferro e fuoco con una quantità di violenze e aggressioni. Ci sono state pure frange estreme - le "sedicenti" Brigate rosse, "compagni che sbagliano" - che hanno sparato (del resto tanti morti erano stati fatti dai "rivoluzionari" dopo il '45, come ci ricordano i libri di Gianpaolo Pansa).
Oggi siamo nel centenario della rivoluzione bolscevica che ha dato il via a questo disastro e fanno tutti finta di guardare altrove fischiettando?
Nessuno sembra sia stato comunista o marxista. Quisquilie giovanili. Tutti autoassolti in una grande amnesia collettiva.
Non dico che questo povero Paese avrebbe almeno diritto ad avere delle scuse, così come la povera gente che è stata ingannata da quella propaganda che faceva apparire come paradisiaci dei regimi stomachevoli, ma almeno un minimo cenno di riflessione autocritica a quasi venti anni dal crollo del comunismo all'Est, si può sentire da politici, intellettuali e giornalisti?
Sui media in questi giorni si rievoca il fatto storico della rivoluzione d'ottobre come se si parlasse delle guerre puniche. Non riguardano nessuno.
Eppure gran parte dell'establishment viene da quella storia e da quelle velleità rivoluzionarie giovanili. Perfino l'attuale presidente del Consiglio.
Di certo la mancata riflessione critica è servita a quell'establishment politico e ideologico, dopo il crollo del Muro di Berlino, per mantenere una sostanziale egemonia culturale e diventare paradossalmente in Italia il paladino del globalismo clintoniano, quello che Tremonti chiama "il mercatismo", cioè la sottomissione degli Stati (e quindi dei popoli) alla divinità assoluta e imperscrutabile dei "mercati".

DAI SANTUARI MOSCOVITI AI TEMPLI DI BRUXELLES
L'Unione europea di Maastricht e della moneta unica è la creatura più riuscita di questa ultima ideologia del Novecento e se prima si andava a celebrare il culto marxista nei santuari moscoviti oggi ci si reca nei templi di Bruxelles. Sempre sottomessi e ubbidienti.
Con l'ideologia "politically correct" che l'accompagna e che si è imposta tramite le presidenze Clinton e Obama, questa religione mercatista vuole azzerare tutte le identità (nazionali, statuali, religiose e pure sessuali) per trasformarci in apolidi consumatori/produttori, anonimi come il denaro. E l'uso strumentale delle masse migratorie è ormai evidente.
Ha scritto Costanzo Preve, un filosofo marxiano non allineato, che dopo il 1989 "le burocrazie amministrative del comunismo italiano" si sono riciclate come "personale politico di gestione dell'attuale americanizzazione culturale".
La classe dirigente che veniva dal Pci - che doveva farsi sbianchettare il passato - "è stato il vettore ideale dell'attuale processo di americanizzazione culturale, e di conseguente cancellazione dell'identità culturale nazionale" poiché politici e intellettuali di quell'area "provengono da una tradizione di precedente (...) negazione, implicita o esplicita, dell'identità culturale nazionale".
Così, insieme allo "stato nazionale", è stato progressivamente demolito anche lo stato sociale e da qui la perdita d'identità della Sinistra.
Il prefetto campione di questo passaggio da Mosca a Washington, via Bruxelles/Berlino, è l'ex presidente Giorgio Napolitano.
L'americanizzazione di cui si parla è quella che dalla fine degli anni Novanta ha fatto coltivare a Washington l'utopia di "un nuovo secolo americano", cioè di un mondo unipolare.
Utopia di dominio finanziario e militare coltivata sia dai repubblicani neocon di Bush che dai democratici liberal di Clinton e Obama, i quali infatti si sono trovati insieme a combattere contro Trump. Però Trump ha vinto e ora la Sinistra è in crisi dovunque.

Nota di BastaBugie: nel seguente video di dieci minuti si ricorda la Rivoluzione Comunista di Ottobre nell'anno del suo centenario (1917-2017). Il video commemora questo funesto evento intervistando la mummia di Lenin.


https://www.youtube.com/watch?v=OBvlp4ih4Oo

Fonte: Libero, 5 novembre 2017

5 - QUELLO CHE IL DIARIO DI ANNA FRANK NON DICE
Riflessioni a margine delle figurine antisemite degli ultras laziali
Autore: Roberto Santoro - Fonte: L'Occidentale, 26/10/2017

Molto rumore per le figurine antisemite degli ultras laziali e per le cadute di stile imbarazzanti del presidente Lotito, ma visto che si torna a parlare di Anna Frank qualcosa di più preciso diciamolo su cosa fu l'Olocausto in Olanda. La tollerante Olanda che ospitava una delle più antiche comunità ebraiche europee, dove prima della occupazione nazista giunsero decine di migliaia di profughi scampati alle persecuzioni tedesche in Europa Orientale, quando ancora non c'era Wilders e il problema per i governi arancioni di allora era questo tipo di immigrazione.
Qualcuno ha ricordato che dopo la guerra, nelle scuole olandesi, quando il professore chiedeva agli studenti 'chi di voi in famiglia ha protetto un ebreo?' tutti alzavano la mano, peccato però che l'Olanda fu uno dei Paesi europei dove la persecuzione della comunità ebraica avvenne nel modo più sistematico e brutale.

MOLTO PEGGIO DELL'ITALIA FASCISTA
La comunità ebraica di Amsterdam fu quasi completamente annientata durante l'occupazione nazista. Per vari motivi. Dall'Olanda era difficile scappare e in Olanda era difficile nascondersi. L'encomiabile burocrazia olandese e l'amministrazione pubblica nordica prese già da allora a modello di efficienza spianarono la strada alla identificazione e successiva epurazione degli ebrei. Secondo lo storico americano di origine ebraica Noam Chomsky, lo sterminio in Olanda fu qualcosa di molto, molto peggio del trattamento che Paesi come l'Italia fascista riservarono agli ebrei.
La storiografia olandese del dopoguerra avrebbe impiegato altrettanto, troppo tempo, per fare i conti con l'accaduto (dopo la guerra la questione dirimente divenne la decolonizzazione ed il rapporto con i nuovi immigrati provenienti dalle ex colonie), e in questo quadro va inserito il successo editoriale del diario di Anna Frank, che tutto sommato dà l'impressione di un popolo olandese non del tutto complice dell'occupante nazista e quindi disposto a nascondere in casa gli ebrei perseguitati come la famiglia di Otto Frank. Le cose purtroppo in Olanda andarono diversamente.

LE TRAPPOLE RASSICURANTI
Da noi se n'era accorto Primo Levi, che si mise a tradurre lo storico Jacob Presser, quello di "Ondergang", il saggio che è anche il racconto della "distruzione degli ebrei olandesi". Perlomeno fino agli anni Settanta, però, a parte casi come Presser, la rappresentazione consolatoria di un popolo olandese pronto a difendere gli ebrei fu quella dominante. Sicuramente anche in Olanda ci furono eroi e tante persone normali che si schierarono dalla parte degli ebrei cercando di salvarli.
Amsterdam è anche la città dello Sciopero di Febbraio del '41 ("Februarystaking"), quando una mobilitazione dei portuali e della sinistra socialista e comunista si trasformò in una protesta di massa che coinvolse decine di migliaia di abitanti della città. Il più grande sciopero contro i nazisti nei Paesi occupati in Europa Occidentale. Ma questi atti di resistenza rimasero isolati.
Per cui va bene denunciare l'antisemitismo sempre strisciante nella nostra società, ma attenzione a non cadere in certe trappole, come definirle, rassicuranti della memoria, usando magari il diario di Anna Frank in modo salvifico, come quei ragazzini a cui avevano insegnato a dire siamo tutti buoni, siamo tutti fratelli, siamo tutti Anna Frank, e invece non era vero niente.

Nota di BastaBugie: da anni va avanti una polemica sul presunto silenzio della Chiesa riguardo all'Olocausto. Sul servo di Dio Pio XII si è creata una leggenda nera che ha finito per affermarsi al punto tale da rendere arduo scalfirla, anche se i documenti e le testimonianze ne hanno ampiamente provato la totale inconsistenza. Va citato il significativo articolo scritto nel dicembre 1940, sul Time magazine, dal grande scienziato ebreo Albert Einstein che non provava certo simpatie per la Chiesa Cattolica: "Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania e il nazismo andò al potere guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università, vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto in precedenza un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento verso di essa una grande ammirazione, poiché la Chiesa sola ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo dunque confessare: ciò che un tempo disprezzavo, ora io lodo incondizionatamente".
Nella seguente video della durata di mezz'ora don Stefano Bimbi mette in luce tutta la verità sulla vita del pontefice che è stato definito dai suoi contemporanei il "Pastor Angelicus" (Pastore Angelico) data la sua grandezza morale, spirituale e teologica.


https://www.youtube.com/watch?v=bDvKk9HV1Wg

Fonte: L'Occidentale, 26/10/2017

6 - L'OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l'autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
Fonte Berlicche, 27/10/2017

Lo sapete, è una mia idea un po' fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama "di libertà", o in nome di "diritti", autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo. Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo [vedi la nota in fondo a questo articolo]? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente.
C'è da dire che chi volesse difendere quella croce in nome di valori o tradizioni sbaglierebbe in maniera altrettanto decisiva; anzi, in fondo si schiererebbe con il nemico. La croce che campeggia su quelle lapidi, o su quelle tombe, non è una pia tradizione, un segno scaramantico, una bandiera da difendere; rappresenta la memoria di cosa è l'uomo, il senso stesso della sua vita e della sua morte. Senza di quella croce non ci sarebbe ragione di ricordare quei caduti, perché ci sarebbe solo il presente, un perenne istante fuggevole senza significato, in cui ci si sbrana vicendevolmente. Definirla valore o tradizione è averla già abbattuta nel proprio cuore.
La croce proclama che ogni vita vale qualcosa. Così anche le leggi come quelle sull'aborto o come quella sul fine vita attualmente in discussione al Parlamento non sono altro che tentativi di colpire la vita per distruggere la croce. Quando si obbligheranno anche gli ospedali cattolici e i medici ad ammazzare i pazienti, quella croce dovrà essere tolta dalle corsie e dai cuori, se non si vorrà perderla. E dopo scopriremo quanto quella libertà, quei diritti, quella autodeterminazione valgano davvero per chi si riempie di essi la bocca. Già lo potremmo, se volessimo.
Ma dovremmo volere vedere oltre il travestimento.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo sottostante dal titolo "L'Occidente che si odia rimuove le statue di Colombo" parla dell'assurda lotta iconoclasta che è di moda oggi negli Stati Uniti.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 febbraio 2017:
Dopo proteste e petizioni studentesche, fra la fine dell'anno scorso e il primo mese del 2017, l'università di Pepperdine, Malibù, California, annuncia in modo informale che rimuoverà la statua dello scandalo e la trasferirà nel suo campus in Italia, a Firenze. Lo annuncia, con una mail, il presidente e amministratore delegato dell'università privata, Andrew Benton che assicura: i lavori richiederanno ancora un po' di tempo, ma il processo è iniziato. A chi era dedicata la statua della discordia? Non lo indovinerebbe mai nessuno, in Italia: a Cristoforo Colombo. E cosa avrà mai fatto Cristoforo Colombo per meritarsi questo, nella terra che ha scoperto proprio lui? E' considerato un "simbolo dell'oppressione" e addirittura un genocida.
Nella sua lettera, il presidente dell'università conferma la visione della storia dei contestatori. Mentre fino a pochi decenni fa, figure come quelle di Cristoforo Colombo erano studiate dagli americani come esempi di eroismo, coraggio e pionierismo, oggi "... quando l'impatto dell'arrivo degli esploratori è stato sviscerato più approfonditamente, specialmente l'impatto che hanno avuto sui popoli indigenti, si è formato un punto di vista diverso. Oggi, per molti, anche nel nostro campus, le storie della conquista e l'arte ad essa associata, sono dolorosi ricordi di tragedie e di perdita di vite umane". La statua era stata donata al campus californiano da Congress500, nel 1992, per celebrare il mezzo millennio della scoperta dell'America da parte del navigatore italiano. Ora tornerà in Italia, anche se non nella sua città natale (Genova), ma a Firenze, dove l'università, che appartiene alla Chiesa di Cristo, una confessione protestante, ha la sua sede.
Il caso può sembrare una mera curiosità locale americana, uno dei tanti esempi di abuso del politically correct. In realtà è uno dei tanti esempi di un fenomeno ormai globale. A Barcellona, i consiglieri di estrema sinistra vorrebbero abbattere la statua dedicata a Colombo sulle Ramblas, uno dei monumenti più caratteristici della città catalana. Non è una petizione isolata: anche il sindaco della città, Ada Colau vorrebbe rimuovere il monumento e sostituirlo con una statua che onori la "resistenza americana all'imperialismo, all'oppressione e alla segregazione degli indigeni e degli afro-americani". Ada Colau ha vinto le elezioni del 2015 a capo della coalizione di estrema sinistra "Barcellona in Comune" e per il 2017 vorrebbe sopprimere anche la festa dedicata alla scoperta dell'America (12 ottobre), perché a suo avviso "celebra un genocidio". Nella sua campagna è sostenuta anche dal sindaco di Cadice, José Maria Gonzalez (Podemos), il quale aggiunge anche il suo punto di vista: "Non abbiamo mai scoperto l'America, abbiamo massacrato e oppresso un continente e le sue culture nel nome di Dio".
Dall'altra parte dell'Atlantico, ancora, ma stavolta a Sud, a Buenos Aires, un'importante statua di Colombo è già stata rimossa: quella di Buenos Aires, in piazza Volon, giusto dietro la Casa Rosada (la sede presidenziale). La decisione è stata presa nel settembre del 2014. Non ha fatto molta notizia, dalle nostre parti, anche se il monumento era una donazione della comunità italo-argentina del 1921, realizzato dallo scultore Arnaldo Zocchi. Ora è stato trasferito in un luogo considerato "più consono", a Costanera Norte, sulla costa atlantica. Lontano dalle istituzioni. E al suo posto? Ora c'è la statua di Juana Azurduy, leader guerrigliera nata nel 1780 che combatté per l'indipendenza dell'Argentina e della Bolivia.
Questo movimento iconoclasta ha un nome: indigenismo. Non è solo un movimento politico che mira all'emancipazione sociale degli indio nell'America latina. E' anche un movimento culturale che punta a riscrivere la storia, alla rivalutazione del ruolo dei popoli indigeni delle Americhe e al tempo stesso una condanna senza appello al ruolo degli europei. L'indigenismo rimuove la memoria delle atrocità commesse dagli imperi indigeni pre-colombiani, come i sacrifici umani di massa. Dimentica, per esempio, che quando i conquistadores presero Tenochtitlan, vi trovarono i resti di 136mila vittime di sacrifici umani, prigionieri uccisi come offerta ai locali dei al ritmo di 1500 all'anno, di media. Gli Aztechi non erano un'eccezione nelle civiltà pre-colombiane. L'indigenismo, attribuisce alla colonizzazione europea nel Nord e Sud America tutti i peccati storici e attuali del continente. Dimenticando, al tempo stesso, che le università in cui si protesta, le strade e le piazze in cui si manifesta, sono tutti opera di quei "conquistatori" e dei loro discendenti. Che i manifestanti stessi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, loro discendenti. Che la loro speranza di vita e il loro benessere, dipendono dalle conquiste umane e materiali fatte dai loro antenati. E questo per un motivo principale, confessato più o meno consciamente, proprio dal sindaco di Cadice, secondo cui "le culture" del Nuovo Mondo sono state oppresse "nel nome di Dio". Quel che non viene digerito dagli indigenisti è proprio l'arrivo del cristianesimo nel Nuovo Mondo, la nascita di una seconda Europa cristiana al di là dell'Atlantico.


APOCALYPTO
Per capire quale situazione trovarono gli europei che arrivarono in America si può vedere Apocalypto, il film capolavoro di Mel Gibson.
Per tutte le informazioni sul film e per vedere il trailer, clicca nel link seguente:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=17

Fonte: Berlicche, 27/10/2017

7 - TRANSESSUALE CHE SI DICE CATTOLICO SI CANDIDA NELL'UDC PER LE REGIONALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): attivista gay alla condirezione di Repubblica, il governo elimina il Bonus bebè
Fonte Gender Watch News, 03-11-2017

Gianluca nel 1998 decide di cambiare "sesso" e diventa Roberta Giulia Mezzasalma. Si sposa e poi divorzia. Ora a 45 anni decide di candidarsi nell'Unione dei Democratici cristiani di centro per la Regione Sicilia.
Il giornale Quotidiano.net lo intervista e gli fa questa domanda: "Come fa a conciliare le sue scelte, non convenzionali, con quelle di un partito tradizionale e cattolico come quello di Cesa?". Risposta: "Sono cattolica sfegatata, anche se non ho tempo di frequentare la chiesa perché il ristorante mi assorbe molto. Lo scorso anno Papa Francesco ha chiesto scusa a nome della Chiesa a tutti gli omosessuali e allora mi sono detta: perché non posso anche io mandare alla gente un messaggio altrettanto positivo con la mia candidatura?".
Ma se i cattolici sfegatati sono a favore di omosessualità e transessualità quelli contro queste due tendenze cosa sono?

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

ATTIVISTA GAY ALLA CONDIREZIONE DI REPUBBLICA
Tommaso Cerno da direttore de L'Espresso diventa condirettore di Repubblica. Cerno, omosessuale dichiarato, tramite la carta stampata ha sempre sostenuto le battaglie dei gay. Tra le molte sue uscite, ricordiamo la dichiarazione di non pagare le tasse finchè non fossero state approvate le unioni civili.
Lo storico sito dell'attivismo gay in Italia, Gaynet, così commenta la neo nomina: "si tratta di un fatto storico di grande portata e di forte cambiamento: per la prima volta un omosessuale dichiarato arriva ai vertici della testata di riferimento del mondo progressista italiano segnando un cambiamento profondo nel modo di essere del giornalismo e dell'informazione" Tommaso Cerno diventa così "condirettore in una posizione da cui si guarda il mondo e da cui lo si può, anzi, lo si deve cambiare per rendere la vita di tutti noi più felice e più meritevole di essere vissuta perché non più escludente. [...] Roma non fu fatta in un giorno, ma esistono quei giorni dove un carissimo amico entra nella stanza dei bottoni e può fare potenzialmente in poche mosse quel che abbiamo provato a fare in decenni di lotte".
Più chiaro di così: un rivoluzionario che, stando nella stanza dei bottoni, porterà sempre più in alto la bandiera delle rivendicazioni gay.
(Gender Watch News, 19-10-2017)

IL GOVERNO ELIMINA IL BONUS BEBÈ
"Dopo aver distrutto la famiglia dal punto di vista antropologico, equiparando le coppie aperte alla vita che accolgono e allevano figli alle unioni affettive tra persone delle stesso sesso, il governo, non pago di questa orribile strategia, colpisce la famiglia anche dal punto di vista economico, tradendo quindi le stesse promesse fatte in questi ultimi mesi", così Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day, commenta il mancato prolungamento del Bonus bebè nel testo della Legge di bilancio 2018 circolato in questi giorni.
"Siccome ormai siamo in un clima da campagna elettorale è bene che tutti aprano gli occhi, per distinguere le menzogne dalla verità - prosegue Gandolfini -. Le prime sono che si parla di aiuti economici una tantum che poi di fatto vengono cancellati e che si sarebbe tenuta distinta la famiglia dalle unioni civili, cosa che di fatto non sta accadendo, anche a causa delle le numerose sentenze dei tribunali, come avevamo ampiamente previsto in fase di discussione del ddl Cirinnà".
"Quanto avvenuto dimostra che una classe politica che disconosce la centralità della famiglia e della natalità per la stabilità del tessuto sociale nazionale, difficilmente potrà elaborare misure fiscali tese al sostegno materiale di chi decide di intraprendere questo progetto di vita", aggiunge il presidente del Family day. [...]
(Comitato Difendiamo i Nostri Figli, 3 novembre 2017)


Se il governo cancella il bonus bebè, invece nella parrocchia di Staggia Senese va avanti ormai da anni. Ecco il video che abbiamo già proposto in passato su tale encomiabile iniziativa che speriamo abbia tanti imitatori tra i nostri parroci.


https://www.youtube.com/watch?v=97J3c6r09r8

Fonte: Gender Watch News, 03-11-2017

8 - NUOVO LIBRO DI ANGELA PELLICCIARI: IL LATO OSCURO DI LUTERO
Le Poste Vaticane emettono un francobollo per i 500 anni della Riforma con Lutero al posto di Maria sul Calvario
Autore: Angela Pellicciari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/10/2017

Se il sacerdozio non è un sacramento, se i voti perpetui non sono leciti perché il cristiano è sempre libero, se il matrimonio non è un Sacramento, ne consegue che parlare di indissolubilità matrimoniale è un non senso. E infatti Lutero in alcuni casi (l'abbandono intenzionale, una grave malattia o la lontananza a motivo della guerra) ammette la celebrazione di un secondo matrimonio.
Il "Mosè tedesco" ritiene che il matrimonio sia un qualcosa di esterno e terreno, proprio come il vestirsi o il nutrirsi, e che come tale cada sotto la giurisdizione del potere temporale: "Il matrimonio e lo stato matrimoniale sono un affare terreno, non spetta ai preti o ai ministri della chiesa darci alcuna disposizione o dirigerci in questa faccenda". E' tuttavia lecito che gli sposi chiedano una benedizione che viene loro impartita all'altare mentre le nozze sono celebrate all'esterno dell'edificio ecclesiastico.

RELATIVISMO AFFETTIVO-SENTIMENTALE
Come si vede la posizione luterana oscilla fra concezioni diverse ed antitetiche, mentre la posizione del Nuovo Testamento al riguardo è chiarissima: il matrimonio è un sacramento indissolubile, come eterno e indissolubile è l'amore di Cristo per la sua chiesa: "Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa", scrive Paolo agli Efesini.
Rifiutando le scelte fatte per sempre, Lutero apre la strada a quel relativismo affettivo-sentimentale che rende l'uomo schiavo della volubilità delle passioni. Il caso limite è quello del langravio Filippo d'Assia, luterano della prima ora, definito da Lutero il "nuovo Arminio". Sposato nel 1523 con Cristina di Sassonia da cui ha sette figli, vizioso e lussurioso, vuole sposare, consenziente la moglie, la diciassettenne damigella di corte Margherita di Saale. Il 9 dicembre 1539 Filippo scrive a Lutero e a Melantone perché consentano alle nozze e permettano un secondo, pubblico, matrimonio: non hanno forse già approvato l'eventuale bigamia di Enrico VIII di Inghilterra?
In caso contrario Filippo fa balenare l'ipotesi di essere pronto a cambiare fronte e passare dalla parte dell'imperatore e del papa.
Tempo un giorno e i due riformatori rispondono: non si può fare nulla di pubblico per lo scandalo che ne deriverebbe. Se però il langravio insiste, può essere data una dispensa perché il "matrimonio supplementare" non ha nulla contro la legge di Dio, può essere determinato da una "necessità di coscienza", e "l'uomo può col consiglio del suo pastore, prendersi ancora un'altra donna". A patto che il consiglio resti segreto. Si tratta infatti di un "parere di confessione" che viene dato facendo affidamento sulla sua riservatezza.

LUTERO TRASFORMA LA MENZOGNA IN VIRTÙ
Il 4 marzo 1540 Filippo e Margherita si sposano, presente Melantone, ma la cosa non rimane segreta. Si dà il caso che nel 1540 fossero in vigore le leggi Caroline approvate nel 1532 che condannavano i bigami alla morte per decapitazione. La questione è seria. Cosa fa Lutero? Consiglia di negare tutto e di raccontare una bugia: non c'è stato nessun secondo matrimonio, la presunta seconda moglie è solo una concubina. Ecco cosa scrive il 17 luglio 1540: "Dire una bugia necessaria, utile e che ti aiuta, non è andare contro Dio, che anzi se la piglia volentieri sopra di sé". Lutero trasforma la menzogna in virtù: "Essa è una virtù se mira al raggiungimento di un fine che resista alla malizia del diavolo, e salvi l'onore, la vita, il vantaggio del prossimo".
La vicenda del langravio bigamo, luterano fervente, arresta la penetrazione della riforma in Germania perché, a parte lo scandalo, Filippo d'Assia è costretto a riavvicinarsi a Carlo V.
Forse non è inutile ricordare come la posizione di Gesù sul matrimonio sia inequivocabile: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio". Lutero invoca la Sola Scrittura e la purezza del vangelo, ma dimentica vangelo e Scrittura. Cantore della libertà, pur di non censurare il comportamento dissoluto di un importante protettore, ritorna alla legge mosaica ed approva la bigamia. Sostiene di averlo fatto con un "consiglio di confessione" ma, non essendo la confessione un sacramento in senso proprio, non si capisce in cosa mai consista un simile consiglio. Come se non bastasse, per scusare la propria condotta, santifica la bugia: "Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno", comanda Gesù.

Nota di BastaBugie
: per ordinare il libro (che è stato distribuito col Giornale il 31 ottobre al costo di 8 euro) contattare l'ufficio arretrati: 02/8566484 o arretrati@ilgiornale.it
In alternativa, si può ordinare direttamente su http://store.ilgiornale.it
In alternativa, è possibile suggerire all'edicola di fiducia di richiedere un rifornimento (risparmiando le spese di spedizione).

FRANCOBOLLO VATICANO SU LUTERO
L'articolo sottostante dal titolo "Lutero e Melantone sotto la Croce" parla della clamorosa emissione filatelica delle Poste Vaticane dedicata a Lutero.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° novembre 2017:
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé». (Gv 19, 25-27)
Siamo in uno dei momenti fondamentali della vita di Gesù, al vertice della sua missione redentrice. Lì Maria stava e accanto a lei Giovanni. Da quel momento Maria è costituita Madre di tutti coloro che verranno nella Chiesa: Mater Ecclesiæ , come la chiamò Paolo VI nel chiudere il Concilio Vaticano II.
Ma Santa Madre Chiesa per "commemorare" l'avvenimento delle 95 tesi affisse da Martin Lutero 500 anni fa sul portale della chiesa di Wittenberg, attraverso le Poste vaticane, ha pensato bene di emettere un bel francobollo che viene così descritto nella presentazione ufficiale:
«Ritrae in primo piano Gesù crocifisso sullo sfondo dorato e atemporale della città di Wittenberg. In atteggiamento di penitenza, inginocchiati rispettivamente a sinistra e destra della Croce, Martin Lutero sostiene la Bibbia, fonte e meta della sua dottrina, mentre Filippo Melantone, teologo e amico di Martin Lutero, uno dei maggiori protagonisti della riforma tiene in mano la Confessione di Augusta, Confessio Augustuana, la prima esposizione ufficiale dei principi del protestantesimo da lui redatta».
E' vero che siamo in clima di "distensione" tra cattolici e luterani, è vero che qualche vescovo cattolico (Nunzio Galantino) si è spinto a dire che «la Riforma avviata da Martin Lutero 5 secoli fa è stata un evento dello Spirito Santo», ma l'emissione filatelica della Santa sede è davvero inusuale. Che Santa Madre Chiesa, di cui la Vergine Maria è immagine e modello, riproduca un francobollo con il mosaico realizzato nel 1851 da August von Kloeber è un segno dei tempi. Quelli dove sotto la Croce stanno due signori che hanno originato un movimento, quello protestante, che ha definito la mariologia come la «somma di tutte le eresie».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/10/2017

9 - OMELIA XXXII DOMENICA T. O. - ANNO A (Mt 25,1-13)
Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12 novembre 2017)

Con la parabola delle dieci vergini, che la Liturgia propone oggi alla nostra meditazione, ci immettiamo nel cosiddetto "discorso escatologico" di Gesù (Mt 24; 25), nel quale alle profezie sulla distruzione della città santa e sulla fine del mondo fa seguito l'insegnamento sulla vigilanza richiesta al cristiano. Tale dottrina è esposta dal Signore in tre parabole: la parabola del servo fedele, la parabola delle dieci vergini e la parabola dei talenti. Il "discorso escatologico" termina con l'insegnamento di Gesù sul giudizio finale (ivi, 25,31-46) che, molto opportunamente, la Liturgia inserisce nell'ultima domenica del Tempo ordinario, in cui la fine dell'Anno liturgico vuole rappresentare la fine dei tempi e il ritorno del Signore quale supremo giudice dei vivi e dei morti.
Nella parabola delle dieci vergini il Signore usa una scena di nozze, tanto frequente nel mondo ebraico, per ribadire la necessità della vigilanza nell'attesa del giudizio finale. Secondo la tradizione ebraica, nella cerimonia di nozze un corteo formato da amici dello sposo e amiche della sposa andava a prendere la sposa a casa di suo padre e, con lampade accese, la conduceva a casa dello sposo dove, una volta giunto lo sposo, si teneva la cena nuziale. Le dieci vergini della parabola, dunque, attendevano lo sposo, ma non tutte con la medesima vigilanza: cinque, infatti, avevano poco olio nelle lampade. La Tradizione ha ravvisato nelle lampade il simbolo della fede e nell'olio il simbolo della carità che, sola, ammette al banchetto del Cielo. Dunque le vergini stolte avevano la fede (le lampade), ma non la carità (l'olio) e per questo non furono ammesse al banchetto. È quanto afferma anche s. Giacomo nella sua lettera: «Che giova [...] se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? [...] la fede se non ha le opere, è morta in se stessa» (Gc 2,14.17). Dunque, come la lampada senza l'olio è spenta, così la fede senza la carità è morta.
Bisogna ben comprendere che la parabola delle dieci vergini, con tutta la suggestiva bellezza e l'arcano incanto che da essa promana, non è indirizzata solo alle anime consacrate, come spesso si tende a credere. Essa è rivolta ad ogni fedele, la cui anima – al di là dello stato di vita – è in attesa dello Sposo Divino che, se l'avrà meritato, le schiuderà le porte del Regno dei cieli, dove il Matrimonio non esisterà più perché gli uomini saranno come «angeli nel cielo» (Mt 22,30).
Il Signore, dunque, ci esorta a tener le lampade accese, con una cospicua riserva d'olio, perché non si spengano; ci esorta alla vigilanza perché non sappiamo in quale giorno «il Figlio dell'uomo verrà» (ivi, 16,27). La vigilanza consiste anzitutto nell'osservanza dei Comandamenti, nella preghiera, nella mortificazione e nella pratiche di tutte le virtù cristiane.
Va notato, inoltre, che l'epilogo della parabola, con le vergini stolte che rimangono infelicemente fuori del banchetto, non si riferisce alla Vita eterna, ma agli ultimi istanti della vita terrena, quando, in attesa della venuta del Signore, si vorrebbe recuperare il tempo sciupato nel corso della vita e non è più possibile! Alla resa dei conti, cioè al fatidico momento del trapasso che verrà per tutti, quante cose si vorrebbe aver fatto, mentre ci si trova a mani vuote e il tempo è ormai compiuto! Per questo l'omiletica di un tempo insisteva tanto sull'importanza dei cosiddetti Novissimi (morte, giudizio, inferno, Paradiso). E ciò faceva con infinita saggezza. Infatti, «Nella vita dell'uomo, niente è più certo della morte e niente più incerto del giorno della morte», avvertiva s. Alfonso. Di qui la necessità di non "sonnecchiare" in una vita mediocre, fatta di continui compromessi e cedimenti, servendo un po' Dio e un po' il mondo. Non è questa, infatti, la vita di un vero cristiano in attesa del suo Sposo e Giudice!
Padre Pio era inesorabile con i suoi figli spirituali quando si trattava di scuoterli dal torpore di una vita cristiana mediocre, negando persino loro l'assoluzione sacramentale per esortarli alla necessaria vigilanza. «La presente vita – scrive nel 1918 ad una figlia spirituale – non ci è data se non per acquistare l'eterna, e per mancanza di questa riflessione fondiamo i nostri affetti in quello che appartiene a questo mondo, nel quale andiamo passando; e quando bisogna lasciarlo ci spaventiamo e ci turbiamo. Credetemi [...], per vivere contenti nel pellegrinaggio, bisogna aver presente agli occhi nostri la speranza dell'arrivo alla nostra patria, dove eternamente ci fermeremo» (Epistolario III, pp. 725-726).
Le vergini stolte, in effetti, furono tali proprio per quella mancanza di riflessione – per dirla con Padre Pio – sulle realtà future che invece fu propria delle sagge.
La Chiesa c'invita costantemente alla considerazione delle realtà future e alla saggia vigilanza che ne deriva. Ascoltiamo, dunque, il richiamo di questa provvida Madre, così ben espresso da uno dei suoi figli più illustri, s. Agostino: «Veglia con il cuore, veglia con la fede, con la carità, con le opere [...]; prepara le lampade, bada che non si spengano [...]; alimentale con l'olio interiore di una retta coscienza; rimani unito allo Sposo con l'amore, perché egli ti introduca nella sala del banchetto, dove la tua lampada non si spegnerà mai».

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12 novembre 2017)

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