BastaBugie n°538 del 27 dicembre 2017

Stampa ArticoloStampa


1 IN CINQUE ANNI MONTI, LETTA, RENZI E GENTILONI HANNO DISTRUTTO L'ITALIA
Matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio breve, immigrazione selvaggia ed ora eutanasia... e le gerarchie della Chiesa hanno lasciato fare
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 CARO GESU' BAMBINO, SCUSA IL RITARDO
Non tener conto di quello che ti ho chiesto fino ad oggi, ma sia fatta la tua volontà perché tu solo sai quello che è meglio per me
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
3 L'EUTANASIA E' LEGGE: TU DA CHE PARTE STAI?
La nuova legge obbliga medici e infermieri italiani a praticare l'eutanasia, con tanti saluti al giuramento di Ippocrate che la vietava (raccontiamo la testimonianza eroica di un'infermiera, due mamme e alcune suore)
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE
Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati, non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora, non erano poveri e non disprezzavano i soldi e l'oro dei magi
Autore: Matteo Carletti - Fonte: Libertà e Persona
5 PADRE PIERO GHEDDO MUORE A 89 ANNI
Missionario-giornalista del PIME, ha fondato AsiaNews, fu l'unico a denunciare la vera situazione durante la guerra del Vietnam e i Khmer rossi in Cambogia (lo ricordiamo con un riassunto del suo pensiero)
Fonte: Amici del Timone di Staggia Senese
6 NATALE 2017: PER L'UNIONE EUROPEA IL SALVATORE NON E' GESU', BENSI' ROMANO PRODI
Il baldanzoso professore dichiara che senza l'Unione Europea l'Italia scomparirà dalla faccia della terra (per favore, ditegli che la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa, anzi è più vitale che mai)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 SERVONO VERI UOMINI PER SALVARE LA NOSTRA CIVILTA'
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): cade l'accusa di diffamazione contro Silvana De Mari, in 300 al convegno-concerto di Povia, il prete che usa Luxuria e l'ex trans che lo smentisce
Autore: Teresa Moro - Fonte: Notizie Provita
8 TRUMP INIZIA A TAGLIARE I FONDI ALL'ONU
Taglio di 285 milioni di dollari dopo la bocciatura dell'Onu al riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele (l'Unione Europea si è presentata divisa al voto)
Autore: Sergio Rame - Fonte: Il Giornale
9 OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO B (Lc 2,22-40)
Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace
Autore: don Angelo Sceppacerca - Fonte: Agenzia SIR
10 OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO B - (Lc 2,16-21)
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IN CINQUE ANNI MONTI, LETTA, RENZI E GENTILONI HANNO DISTRUTTO L'ITALIA
Matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio breve, immigrazione selvaggia ed ora eutanasia... e le gerarchie della Chiesa hanno lasciato fare
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/12/2017

Un Parlamento incostituzionale in fase terminale e sotto accanimento terapeutico (in cauda venenum) ha prodotto una legge mortifera sull'eutanasia pensando con ciò di tirare a campare. Atto finale di una legislatura disgustosa e di un governo nato moribondo in forma di fotocopia. Questo atto legislativo in extremis conclude un quinquennio terribile, tanto più terribile quanto condotto da governi sedicenti tecnici o di emergenza o di transizione o del presidente.
Sono stati i governi di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, governi dei competenti e dei moderati, a darci le leggi più estremistiche della vita repubblicana che alla fine del 2011, quando Berlusconi fu costretto a gettare la spugna, non erano nemmeno minimamente all'orizzonte. Non sono stati i rivoluzionari con la bandiera rossa ma i rassicuranti funzionari in doppio petto. I governi post-ideologici ci hanno dato il peggior frutto che le ideologie politiche ci possano dare: la decisione a maggioranza di cosa sia uomo e donna, di cosa sia famiglia, di cosa voglia dire procreare e, ora, di cosa sia la vita e cosa la morte.
Avesse il governo posto almeno la fiducia, la posizione delle coscienze sarebbe rimasta nascosta sotto il dovere di scuderia. Ma il voto "in coscienza" ha dimostrato che non solo la prassi politica bensì anche la coscienza politica di molti parlamentari è profondamente corrotta. Avesse il governo almeno posto la fiducia, la legge non avrebbe avuto i voti dei 5 Stelle, che fondano la loro demolizione della morale naturale proprio sul richiamo alla morale, la demoliscono senza avere il progetto di farlo. Il che è il massimo del tranello politico delle ideologie post-ideologiche.

CINQUE ANNI TORBIDI
In questi cinque torbidi anni di legislatura, con governi pilotati a tavolino dall'alto e sorretti da frange mutevoli dell'opposizione, l'Italia non ha diminuito il debito pubblico, si è riusciti a fatica a spostare l'8 per cento delle macerie del terremoto, si è esultato per un aumento del pil dell'1 per cento quando questa misura è il possibile errore statistico fisiologico in previsioni di questo genere, si è voluto cambiare la Costituzione tramite un parlamento incostituzionale e si è stati clamorosamente bocciati, si sono finanziate con denaro pubblico le associazioni di compravendita del sesso omosex e la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio che ne era politicamente responsabile è ancora al suo posto, si è aperto ad una irresponsabile politica migratoria subendo il ricatto di ONG conniventi con la criminalità degli scafisti, si è approvata una legge, detta maldestramente della buona scuola, che ha intasato le aule-insegnanti di docenti inutilizzati, sono state salvate banche che prestavano ad amici più soldi di quelli che avevano senza spiegare i rapporti politici intessuti con quelle banche stesse.
Questo bilancio pessimo comunque è pressoché nulla rispetto alla legge Cirinnà che riconosce la unioni civili omosessuali, l'ondata istituzionale di educazione omosessualista e genderista nelle scuole pubbliche, il divorzio via sms ed ora l'eutanasia. E' una politica necrofila e in giro si sente una gran puzza. L'Italia va verso un non-domani. Governi sostanzialmente di sinistra durati cinque anni si sono distinti non per le politiche del lavoro o di lotta alla povertà, ma solo per la politica neoborghese dei "nuovi diritti" e ne hanno fatto la propria bandiera col teschio e le quattro ossa attorno.

E LA CHIESA?
Le gerarchie della Chiesa italiana hanno lasciato fare, hanno dialogato, hanno sostenuto, hanno confortato, hanno invitato i rappresentanti del governo a parlare nelle istituzioni ecclesiali, si sono trovate con loro a cena, hanno pattuito, hanno premuto con grande determinazione per avere da questo governo amico la legge sullo jus soli, il quotidiano Avvenire ha dedicato uno spazio mille volte maggiore al tema immigrati che a quello della famiglia o dell'eutanasia, sono andati in tv ma per parlare dei centri di accoglienza o del clima, hanno intimidito chi era sceso in piazza, si sono dissociati da comportamenti sbagliati nel metodo perché non dialoganti, non hanno pubblicato nemmeno uno straccio di documento ufficiale e collegiale, non hanno chiamato a raccolta, non hanno gridato al pericolo, non si sono messi alla guida di nulla. Non ricordatemi che nel Catechismo c'è scritto quello che c'è scritto e che talvolta il Papa o il cardinale Bassetti hanno detto una parola... questo lo so.
Ma la leaderschip dei pastori non c'è stata, la chiarezza degli educatori nemmeno, e men che meno la forza dei profeti. Non c'è stato appello alle coscienze né mobilitazione di popolo. Nessuna supercopertina su Avvenire, nessun presidio davanti al Parlamento. Abbiamo l'eutanasia e non ce ne siamo nemmeno accorti. Abbiamo l'eutanasia e chi doveva tenerci svegli si è addormentato. E ci consoleremo presto perché tanto alla prossima omelia ci ricorderanno che Dio ci ama così come siamo.
In questi cinque anni la Chiesa italiana sembra aver messo da parte la legge morale naturale. Come se Dio avesse messo il mondo da Lui creato nelle nostre mani a tal punto da volere che lo costruiamo contro di Lui che lo ha creato. Il "come" del dialogo, del rispetto umano e del discernimento in coscienza ha avuto il sopravvento sul "cosa" della verità e del bene. Tutte le prassi politiche dei cattolici sono state accettate e convalidate. Non solo nessuna indicazione ex ante di fronte alle grandi sfide, ma anche nessun richiamo ex post. Il quarto, il quinto, i sesto, il nono comandamento esistono ancora in politica? Nessuno ce lo dice più. Con l'eutanasia tuttalpiù si pecca contro la solidarietà, non contro l'uomo e la legge divina.
Cattolica e Gemelli hanno emesso una dichiarazione, il Livatino ha fatto la sua parte, altre associazioni si sono pronunciate, ma tante altre hanno taciuto. Nel 1974, davanti al referendum sul divorzio, molti cattolici ei erano pronunciati per il no (ossia per il sì al divorzio) "per una scelta di libertà". Quella scelta di libertà era in realtà una scelta per l'autodeterminazione che dopo di allora ha guidato molti deputati cattolici a votare per l'aborto, per la legge 40, per la Cirinnà ed ora, si suppone, per l'eutanasia. Nel 1974 c'erano Scoppola e Pratesi, Zizola e Masina, La Valle e Carniti... ora ce ne sono altri.
Che fare? Il quadro si fa desolante. Non c'è quasi più niente da dare per scontato. Bisogna solo ricominciare. Da zero o quasi.

DOSSIER "POLITICA & RELIGIONE"
Per il bene comune devono collaborare

Per vedere tutti gli articoli,clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/12/2017

2 - CARO GESU' BAMBINO, SCUSA IL RITARDO
Non tener conto di quello che ti ho chiesto fino ad oggi, ma sia fatta la tua volontà perché tu solo sai quello che è meglio per me
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 24/12/2017

Caro Gesù Bambino, scusa il ritardo, forse non sono più in tempo, ma, ecco, volevo dirti, straccia la letterina che ti ho scritto. Fa' finta di niente con quelle richieste, posso sicuramente farne a meno. Ascolta quello che ti chiedo e lascia stare tutto il resto, sono accessori (che poi, se ti rimane tra i piedi quella scatola della Apple e non sai che farne, nulla ti impedisce di darmela comunque lo stesso).

UN'ALTRA DIMENSIONE DEL RAPPORTO CON DIO
A una catechesi ho ascoltato una cosa, e da allora voglio solo quella, e, manco fosse un iPhoneX, sono disposta a fare la fila tutta la notte in piedi pur di averla. Padre Emidio diceva che per alcuni che fanno sul serio con Dio, ma davvero sul serio, che lo convincono sinceramente che lo desiderano, che sono pronti a giocarsi tutto soprattutto sul piano dell'affettività, il cuore, si può entrare in un'altra dimensione del rapporto con Dio. Ci si può sintonizzare con lui, si può davvero essere agganciati, e cominciare a vivere un'amicizia piena col Creatore. Allora non staremo più a chiedergli i miracoli, ma sarà lui a tirarceli dietro, perché l'unica cosa che ci starà davvero a cuore sarà salvare fratelli, che è esattamente la stessa cosa che sta a cuore a Dio, quindi non ci sarà più bisogno di chiedergli niente: si diventa una società per azioni con l'Onnipotente (era per questo che santa Teresa d'Avila diceva che non riusciva a chiedere niente a Dio perché lui preveniva sempre le sue richieste). Essere in società col capo del mondo deve essere niente male. Nulla può farti paura, neanche la morte, perché cominci a vivere già un po' dell'altra vita, a intuire qualcosa. La frattura tra questa e l'altra vita ogni tanto cede, e si riesce a buttare l'occhio di là.

COME PUÒ AVVENIRE QUESTO?
Quando arriva il momento opportuno, bisogna stare pronti, essere seri, e dire di sì. Non avere paura di dare qualcosa di grosso, di coinvolgerci, di perdere il controllo, di rischiare, anche se Dio, tremendum et fascinans, fa pure un po' paura (niente di più lontano da certe immaginette devozionali caramellose...).
Come si fa a fare questo passaggio? Noi non possiamo creare le occasioni, ma dire di sì quando lui arriva. Voglio raddrizzare i miei sentieri, e appianare le colline e riempire le valli per farti passare. Che vuol dire voglio accogliere le croci perché ho capito che mi sono necessarie. Voglio accoglierle per cambiare il mio modo di pensare, quello che ho ritenuto indiscutibile fino a oggi. Vorrei cominciare a pensare non secondo me, ma secondo te, Dio. Voglio cominciare a stare attenta a quello che mi sussurri piano piano nelle giornate, quando impercettibilmente cerchi di portarmi su un altro livello di vita. Voglio capire che la vita secondo te, la vita secondo il battesimo, è tutta un'altra cosa, ma lo voglio capire davvero, sperimentandolo concretamente. Voglio proprio sintonizzarmi su un altro livello di comunicazione con te. Allora l'unica preghiera che avrò voglia di fare sarà "Signore, cambia la mia testa. Sia fatta la tua volontà perché tu solo sai quello che è meglio per me, per i figli, per le persone a cui tengo. Voglio entrare in questa nuova relazione con te, che sei un oceano di piacere".
Dio, se è vero quello che ho ascoltato, se è vero che esisti e che è possibile questa vita in un'altra dimensione già da qui e ora, perché in queste feste non mi cambi la testa e non me lo fai capire sul serio? Ripeterò questa preghiera senza sosta come una giaculatoria in questi giorni di Natale, ti prenderò per sfinimento. Se non mi ascolti, allora riprendi pure in mano la letterina che ti avevo scritto, perché alcune cose mi servono davvero, e se tu non mi riempi il cuore mi sa che ne avrò bisogno. Comunque, preferisco il paradiso.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 24/12/2017

3 - L'EUTANASIA E' LEGGE: TU DA CHE PARTE STAI?
La nuova legge obbliga medici e infermieri italiani a praticare l'eutanasia, con tanti saluti al giuramento di Ippocrate che la vietava (raccontiamo la testimonianza eroica di un'infermiera, due mamme e alcune suore)
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/12/2017

Per fare quello che ha fatto Mary Jean Martin bisogna avere fede, una fede che va oltre il buon senso, oltre la nostra capacità di comprendere come possa accadere che "chi perde la vita per causa mia la troverà" e quindi la darà, la genererà. Perché quello subìto, ma accettato senza abiurare, da Mary Jean Martin è il nuovo martirio bianco occidentale.
Mary Jean è un infermiera canadese, che ha lavorato per 37 anni al cospetto dei malati, per portare loro speranza attraverso cure competenti e amorevoli. Oggi, però, Mary Jean non lavora più, avendo preferito il licenziamento al tradimento della propria professione, della propria coscienza e soprattutto della fede in Dio padre.
L'infermiera aveva dichiarato lo scorso giugno che come dipendente della Rete Sanitaria Locale (Lhin), entità governativa, era stata informata del fatto che a tutti gli operatori sanitari sarebbe stato chiesto di firmare un documento in cui prestare fedeltà alle leggi canadesi, compresa quella sull'eutanasia e il suicidio assistito. Una norma che, esattamente come il testo approvato dal parlamento italiano sulle Dat, non prevede l'obiezione di coscienza (due mesi prima dell'episodio il governo dell'Ontario di Kathleen Wynne aveva deciso che i medici e gli infermieri dovevano, se richiesto dal malato, partecipare obbligatoriamente ad atti eutanasici.
Perciò, quando Mary Jean aveva risposto al superiore che era diventata infermiera per aiutare "i vulnerabili e i sofferenti" e non per ucciderli, la risposta era stata: "Tutti i dipendenti sono tenuti a promettere fedeltà...la mancata firma viene recepita automaticamente come una dimissione dal proprio lavoro". Coraggiosamente la donna aveva deciso di spiegare al capo il perché del suo rifiuto, testimoniandogli la libertà che viene dalla fede così: "Dio non ha creato delle regole per essere duro con noi. Ma ci ha dato i comandamenti per il nostro bene, in modo da vivere come sua famiglia qui sulla terra ". Mary Jean ha poi scritto al primo ministro e al parlamento che l'essere costretti a scegliere tra la propria coscienza e il lavoro è una "violazione dei miei diritti umani", inaccettabile in una società che si professa tollerante e libera.
C'è da chiedersi quanti, in una situazione analoga, avrebbero ragionato, esattamente in nome della propria appartenenza a Dio, giustificandosi così: "È meglio accettare di compromettersi, rimanendo nel mondo, piuttosto che scomparire del tutto. Peccato che il cristianesimo scompaia, essendo negato, proprio quando si accetta di mettere l'imperatore davanti a Cristo.
Pensando a questa vicenda vengono in mente le suore di Madre Tersa che non sono state disposte al dialogo né al compromesso con il governo indiano, deciso a dare in adozione bambini anche al di fuori del matrimonio. Per cui, nel 2015, chiusero 18 servizi di adozione attivi presso i loro orfanotrofi, perché "le nuove linee guida sono in conflitto con la nostra coscienza...siamo preoccupate per i bambini e per il loro futuro. Che succede se una persona single a cui diamo un nostro bambino risulta essere gay o lesbica? Che sicurezza e che tipo di educazione morale avranno questi bambini? Le nostre regole permettono solo alle coppie sposate di adottare... è una regola umana. I bambini hanno bisogno di entrambi i genitori, maschio e femmina". Le suore non hanno scelto il cosiddetto "male minore" ma di difendere da un'eventualità come quella descritta anche solo uno delle centinaia di bambini che grazie a loro venivano adottati, ragionando esattamente come ragionava Gesù. Confidando "che Dio si prenderà cura di tutti i bambini che hanno bisogno di amore da parte dei genitori"
Come Mary Jean le suore di Madre Tersa, hanno deciso di obbedire a Dio solo, confidando in Lui, così come i primi martiri. Come Perpetua e Felicita, a cui fu chiesto solo di spargere un po' di cenere sulla statua dell'imperatore, nemmeno di uccidere. Una delle due aveva un figlio piccolo e l'altra era incinta, eppure non hanno pensato di essere indispensabili. Hanno preferito morire e lasciare in eredità ai loro figli la fede in Dio creatore e la verità sulla vita eterna e sulla giustizia si compirà in Cielo.
Fu questa fede a generare negli anni a venire ai primi secoli un popolo di cristiani impavidi, capaci di infiammare il mondo, liberandolo dalla schiavitù del potere mondano e conducendolo a Gesù Cristo. Questo li rese indispensabili, non il loro fare, non il loro calcolo, non il buon senso. Ma, appunto, la sola fiducia nelle parole di Gesù, per cui, come spiegò Tertulliano, "noi diventiamo più numerosi tutte le volte che siamo falciati da voi: il sangue (dei martiri) è seme dei cristiani".

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo sottostante dal titolo "Dopo il giovedì nero la chiamata al coraggio" spiega che la legge sull'eutanasia non prevede l'obiezione di coscienza. Ma la legge morale invece sì. Anzi impone disobbedire a comandi ingiusti. Ora per i medici c'è una chiamata alle armi, ossia una chiamata al coraggio. O di qui o di là.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 dicembre 2017:
Sull'Italia il 14 dicembre scorso si è abbattuto un uragano di classe 5. Stiamo ovviamente parlando della legge sull'eutanasia. Eppure per molti in casa cattolica è sembrato solo un venticello primaverile e per altrettanti addirittura un brezza piacevole che ha portato refrigerio nelle corsie d'ospedale dove regnano medici tiranni e pazienti ammanettati al dolore senza scampo.
Chi ha capito che invece siamo di fronte ad una legge di eccezionale gravità pari forse solo alla legge sull'aborto sono stati in pochi. Tra questi Don Carime Arice, superiore generale del Cottolengo, che ha detto chiaro e tondo che questa è una legge intrinsecamente ingiusta e che tutti i medici del Cottolengo si guarderanno bene dall'applicarla. Queste le sue parole: "Noi non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell'obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo. Di fronte ad una richiesta di morte la nostra struttura non può rispondere positivamente. Attualmente l'obiezione di coscienza non è prevista per le istituzioni sanitarie private, però io penso che in coscienza non possiamo rispondere positivamente ad una richiesta di morte: quindi ci asterremmo con tutte le conseguenze del caso".
La legge approvata giovedì - il giovedì più nero che abbia visto l'Italia da molti anni a questa parte - non prevede la facoltà di appellarsi all'obiezione di coscienza. Ma la legge morale invece sì. Anzi impone di obiettare, ossia di disobbedire a comandi ingiusti. Tommaso D'Aquino nella Somma Teologica è esplicito sul punto: "Se quindi la legge scritta contenesse qualche cosa di contrario al diritto naturale, sarebbe ingiusta e non avrebbe la forza di obbligare" (II-II, q. 60, a. 5, ad 1); "le leggi possono essere ingiuste, perché contrarie al bene divino. [...] E tali leggi in nessun modo si possono osservare" (I-II, q. 96, a. 4 c.). Sulla stessa frequenza d'onda si muove Giovanni Paolo II nell'Evangelium vitae: "L'aborto e l'eutanasia sono dunque crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare. Leggi di questo tipo non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza" (73).
Quando in ballo ci sono atti intrinsecamente malvagi come l'omicidio, la persona non può che evitare di compierli, costi quel che costi. Vengono chiamati mala in se, atti che obbligano sempre all'omissione, che non devono mai essere compiuti né per un fine buono, né in alcuna circostanza. E così un medico non potrà giustificarsi dicendo: "Uccido questo paziente altrimenti perdo il posto di lavoro e ho moglie e figli da mantenere oppure perché è il paziente stesso che mi chiede di farlo". L'unica strada percorribile è l'obiezione di coscienza che, lo ripetiamo, sebbene non sia prevista dalla legge civile è richiamata come dovere etico dalla legge morale naturale. E se il medico finirà dietro le sbarre? Anche a costo di finire in galera il medico, il personale infermieristico, i paramedici e i dirigenti degli ospedali non potranno piegarsi a richieste eutanasiche. Mai compiere il male, anche a prezzo di gravi danni personali come la perdita della libertà, del lavoro, il rischio di finire per strada, l'ostracismo professionale, i dissidi in famiglia. Così Giovanni Paolo II sempre nell'Evangelium vitae: "È proprio dall'obbedienza a Dio - al quale solo si deve quel timore che è riconoscimento della sua assoluta sovranità - che nascono la forza e il coraggio di resistere alle leggi ingiuste degli uomini. È la forza e il coraggio di chi è disposto anche ad andare in prigione o ad essere ucciso di spada, nella certezza che «in questo sta la costanza e la fede dei santi» (Ap 13, 10)" (73).
Si chiama martirio? Certo. Non è più il momento dei sottili distinguo sul bene e sul male, dei giochi di equilibrismo condotti sul crinale tra il lecito e l'illecito, del discernimento dei casi particolari, delle condotte buone ma inopportune o malvagie però assai inopportune, delle scriminanti della coscienza perplessa, dei dilemmi se sia meglio assecondare per poter dialogare o dialogare per essere assecondati. E' finito tutto questo. Ora per i medici c'è una chiamata alle armi, ossia una chiamata al coraggio. O di qui o di là. Scegli con chi schierarti, non puoi più stare in mezzo al guado, essere furbescamente neutro, pavidamente moderato. Non c'è più spazio per l'et-et, ma solo per l'aut-aut.
E siamo arrivati a questo punto proprio perché la politica - non la fede - di molti sedicenti cattolici è stata quella dell'accorta mediazione, del male minore, del conformismo morale, del torbido tiepidume etico, della lotta al caldo d'estate e alle slot machine in città, della prudente schermaglia di retroguardia condotta sulla minutaglia di questioni bagatellari, della delazione di chi rimane fedele alla Chiesa, del guardare con occhi strabici per troppa ipocrisia a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide, del temperare le asperità degli assoluti morali, della svendita della sana dottrina, dell'imboscamento per non perdere consenso, del tradimento dei principi non negoziabili, della prostituzione delle coscienze, del peloso intruppamento senza se e senza ma con i malavitosi dottrinali.
Avete fatto avanzare il nemico fin dentro le mura delle vostre case, lo avete fatto dormire nei vostri letti (vedi legge sul divorzio, sulla fecondazione artificiale e sulle unioni civili), giocare con i vostri figli (vedi leggi sull'aborto e sull'educazione gender nelle scuole), pensando così di ammansire la belva e che sarebbe stato a voi garantito uno spazietto sicuro, libero, tutto per voi. Ma vi sbagliavate di grosso. Ora siete all'angolo. Ora non potete che sparare al paziente togliendogli acqua e cibo oppure no. Difficile avere coraggio adesso se per tutta la vita l'unico allenamento della vostra anima è stato il compromesso. Ora siete rimasti tragicamente soli con la vostra fragilissima coscienza.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/12/2017

4 - SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE
Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati, non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora, non erano poveri e non disprezzavano i soldi e l'oro dei magi
Autore: Matteo Carletti - Fonte: Libertà e Persona, 04/12/2015

1) GESÙ NON ERA UN ARABO
Gesù non era un arabo, come viene sostenuto da più parti, né tanto meno un "palestinese" ma più semplicemente un ebreo avente, per di più, una ascendenza regale (Re Davide).

2) MARIA E GIUSEPPE ERANO REGOLARMENTE SPOSATI
Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati e non una "coppia particolare" come spesso alcuni riferiscono.

3) A BETLEMME NON ERANO PROFUGHI
Maria e Giuseppe non erano profughi. [...] Si dovettero spostare da Nazareth a Betlemme (circa 130 km, un po' come andare da Roma a L'Aquila) per via del censimento indetto dall'imperatore romano Cesare Augusto.

4) IN EGITTO NON ERANO CLANDESTINI
Maria e Giuseppe non erano clandestini. [...] Anche quando si trasferirono in Egitto per sfuggire alla cattura di Re Erode si trovarono sempre dentro l'Impero Romano, nel quale la circolazione fra le varie province era libera. Un po' come se noi dall'Italia ci trasferissimo per tre anni, all'interno della stessa Comunità Europea, a Vienna o a Parigi.

5) NON ERANO SENZA FISSA DIMORA
Maria e Giuseppe non erano "senza fissa dimora". Avevano una casa a Nazareth dove Giuseppe svolgeva un regolare lavoro.

6) NON ERANO POVERI
Giuseppe e Maria non erano poveri. Giuseppe, carpentiere e uomo saggio, faceva parte, per usare un'espressione moderna, del ceto medio. Arrivato con Maria a Betlemme cercò un albergo dove far riposare la sua sposa avendo con sé il denaro sufficiente per pagarlo. Purtroppo non vi trovò posto per via della moltitudine di persone che si erano spostate a causa censimento.

7) MARIA E GIUSEPPE NON DISPREZZARONO I SOLDI E L'ORO
Maria e Giuseppe non schifarono l'oro ritenendolo "sterco del demonio", ma lo accettarono insieme agli altri preziosissimi doni portati a Betlemme dai nobili sacerdoti orientali.

Nota di BastaBugie: Camillo Langone nell'articolo sottostante dal titolo "Da consumista a buonista... Il Natale peggiore" parla significato del Natale.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre 2017:
Natale lussuosista o Natale pauperista? Chiaramente, dovendo scegliere, io opterei per il primo, e pazienza per l'overdose di traffico e pacchetti: perfino san Francesco, il Povero per eccellenza, esortava ogni cristiano a essere in questa occasione «largo e munifico», mettendo in tavola i cibi più preziosi e più rari proprio per solennizzare la nascita del Salvatore.
Del resto i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù oro, incenso e mirra, non strofinacci equo-solidali... Il Natale pauperista lo lascio molto volentieri agli emuli di Giuda: guarda caso è proprio l'apostolo traditore a mettersi a tuonare contro gli sprechi (per chi non frequenta abitualmente il Vangelo ecco il riferimento: Giovanni 12,4).
E a tutti coloro che si meritano 4 in economia perché ignorano come il lusso sia un formidabile volano occupazionale: il cosiddetto superfluo è indispensabile a tanti lavoratori, smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini e borsette significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di manodopera specializzata. E poi di cosa vivrebbero costoro? Di prediche moralistiche?
Dunque, dovendo scegliere, preferirei il Natale lussuosista, consumista e sprecone, ma potendo non scegliere rinuncerei anche a questi aggettivi che in effetti, deve ammetterlo perfino un collezionista di cravatte come me, un certo oscuramento del messaggio originale lo segnalano: gli uomini sono fatti così, il benessere li distrae da Dio a cui invece ritornano nel momento del bisogno. Un Natale che sia semplicemente natalizio è possibile? Un Natale senza aggettivi perché Natale è di per sé un aggettivo (il giorno natale, il giorno della nascita) e qualsiasi parola ulteriore distoglie l'attenzione dal vero protagonista della festa.
Ebbene sì, sogno un Natale puramente religioso che per qualche giorno faccia tacere ideologie e polemiche e purtroppo sembra un sogno irrealizzabile perché a buttarla in politica sono proprio coloro che della religione dovrebbero essere i custodi: i preti. Non tutto il clero, ci mancherebbe, ma tutto il clero responsabile dei presepi tendenziosi e faziosi di cui si parla in questi giorni. Non c'è scampo nemmeno in provincia, nemmeno lontano dal presepe di piazza San Pietro in sospetto di omosessualismo: ero dal barbiere a Trani e leggendo la Gazzetta del Mezzogiorno mi sono imbattuto nel presepe immigrazionista di Modugno, paesone dell'entroterra barese.
Non ci si può neanche far tagliare i capelli in pace, ho pensato. Presepi analoghi, dedicati al dio Gommone, spuntano ovunque da Arcore a Palermo, passando per Castenaso, Bra, Filattiera, Lari... L'apostasia del clero cattolico è impressionante, l'entusiasmo per un'africanizzazione che significa islamizzazione ha dell'incredibile, ma almeno fino all'Epifania si potrebbe adorare esclusivamente un bambino di nome Gesù?


DOSSIER "NATALE"
Le verità dimenticate sulla nascita di Gesù

Per vedere tutti gli articoli,clicca qui!

DOSSIER "SAN GIUSEPPE"
Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!

Fonte: Libertà e Persona, 04/12/2015

5 - PADRE PIERO GHEDDO MUORE A 89 ANNI
Missionario-giornalista del PIME, ha fondato AsiaNews, fu l'unico a denunciare la vera situazione durante la guerra del Vietnam e i Khmer rossi in Cambogia (lo ricordiamo con un riassunto del suo pensiero)
Fonte Amici del Timone di Staggia Senese, 24/11/2006

Il 24 novembre 2006 il missionario padre Piero Gheddo, fondatore dell'Editrice Missionaria Italiana (EMI), ha tenuto nel Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese un incontro dal titolo "Contro la fame, cambia la vita! Quale solidarietà verso i popoli poveri?". Fu il primo in Italia a denunciare la vera situazione durante la guerra del Vietnam e i Khmer rossi in Cambogia. Ha scritto più di settanta libri e collabora con vari giornali (tra cui "Il Timone") e televisioni tra cui Rai uno. Direttore dell'Ufficio storico del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).
Il punto centrale messo in rilievo è stato che l'annuncio di Cristo aiuta i popoli a cambiare strutture sociali, culture, per migliorare la condizione umana, come dice Paolo VI nella Populorum Progressio: "Il Cristianesimo aiuta a passare da una condizione meno umana di vita ad una condizione più umana".
Nel 1960 la FAO ha lanciato la prima campagna mondiale contro la fame e allora ogni dieci anni l'ONU lancia un decennio dello sviluppo.

PRIMO ERRORE: SONO POVERI PERCHÉ NON HANNO SOLDI (CAPITALISMO)
Nel primo decennio, anni 60, la lettura del problema era questa: sono poveri perché? Perché non hanno soldi, perché non hanno macchine, non hanno commerci, non hanno tecnologie, e allora la prima soluzione che si è tentata è stata quella degli aiuti economici, dei piani di sviluppo, del mandare macchine, del fare commerci, ecc. Poi si è visto che i soldi da soli non producono sviluppo, girando per l'Africa padre Gheddo si è accorto che le capitali africane sono cimiteri di macchine che non funzionano, di industrie che non producono o che producono al venti per cento.

SECONDO ERRORE: SONO POVERI PERCHÉ SONO SFRUTTATI (MARXISMO)
Nel secondo decennio, anni '70, si è passati ad una lettura marxista-rivoluzionaria: sono poveri perché sfruttati; colonialismo, neocolonialismo, la rapina delle materie prime; tutte cose vere perché è vero che lo sviluppo ha bisogno di aiuti, di macchine ed è vero anche che i popoli poveri molto spesso sono sfruttati: però non sono queste le radici del mancato sviluppo.
A quel tempo: la Cina di Mao Tse-tung, la Cuba di Fidel Castro, il Vietnam di Ho Chi Minh, le "guerre di liberazione", in Africa combattevano per la liberazione, contro il capitalismo, contro il colonialismo. Poi alla fine degli anni '70 si è toccato con mano che la rivoluzione socialista, comunista, di liberazione, le guerriglie, non producevano sviluppo: questi modelli a volte idealizzati in Occidente, oltre a non produrre sviluppo, producevano sottosviluppo.
Quando è morto Mao Tse-tung, il 9 settembre 1976, è salito al potere Deng Xiao Ping, che ha detto una frase tremenda: "La Cina deve recuperare trent'anni nel cammino verso lo sviluppo", poi spiegava che la rivoluzione culturale aveva distrutto tutto; non nominava Mao T.T., che ancor'oggi è un mito. In Cina è iniziata quindi una politica del tutto opposta a quella di Mao, proprietà privata dei mezzi di produzione e delle terre, ecc. In Cina c'è un capitalismo sfrenato con l'etichetta del comunismo.
Conclusione, negli anni 70 si è visto che anche questi grandi modelli, la Cuba, il Vietnam, la Cina maoista non funzionavano.

LA RISPOSTA DELLA CHIESA: SONO POVERI PERCHÉ NON HANNO CRISTO
Negli anni 80 c'è stato un momento di difficoltà per la lotta contro il sottosviluppo perché i popoli ricchi non sapevano cosa fare.
Un fatto simbolico per la svolta è stato il discorso di Papa Giovanni Paolo II all'UNESCO, 3 giugno 1980, proprio sul tema educazione e sviluppo. Sono sottosviluppati perché? Perché non sono educati a produrre, alla democrazia, al rispetto dei diritti dell'uomo. Si è così incominciato a capire che, se lo sviluppo viene dall'uomo, viene dalla cultura, dall'educazione, prima che dal denaro o dalle leggi.
Dieci anni dopo, nel 1990, Giovanni Paolo II, ha detto nell'enciclica Redemptoris Missio: "Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro né dagli aiuti materiali né dalle strutture tecniche...": non deriva primariamente, cioè non è che non ci voglia il denaro, ci vuole ma non basta; "... bensì viene dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi.." e poi aggiunge ".. è l'uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica"; parole sacrosante, che il Papa non dice per scienza propria, ma perché questa è l'esperienza concreta dei missionari che lavorano tra i popoli poveri.
I missionari portano Gesù Cristo, portano il Vangelo, e cosa hanno a che fare con lo sviluppo? "Il Vangelo è il primo contributo che la Chiesa può dare allo sviluppo dei popoli"; perché? perché è un input religioso che aiuta la maturazione delle culture, delle mentalità.
Le culture cambiano e proprio attraverso il contatto con vari popoli e varie idee, le culture cambiano, umanizzandosi; al fondo della storia c'è Dio che guida la storia e i popoli migliorano le proprie condizioni anche attraverso il contatto culturale e la maturazione delle culture.
Allo stesso modo anche in Occidente, dove è nato lo sviluppo in tutti i suoi aspetti, le nostre antiche culture erano molto nobili, basti pensare al diritto romano, le strade di Roma, la filosofia e l'arte della Grecia, però quelle filosofie quelle culture degli antichi romani, dei greci non producevano sviluppo perché l'uomo non era al centro dello sviluppo; chi ha messo l'uomo al centro? Il Vangelo di Gesù Cristo, non c'è niente da fare. E questo è quanto il mondo occidentale deve ancora scoprire.
Il Papa dice in questa enciclica in questo numero 59: "La parola di Dio ha inserito nella storia dell'uomo lo stimolo e la meta per l'avanzamento dell'umanità ", e poi continua " lo sviluppo dell'uomo viene da Dio dal modello di Gesù, uomo-Dio, e deve portare a Dio; ecco perché tra annuncio evangelico e promozione dell'uomo, c'è una stretta connessione".

ESEMPI CONCRETI
Padre Gheddo ha portato qualche esempio; due anni fa è stato in Indonesia, quando c'è una guerre tra tribù, il governo di Giacarta manda un comitato di pacificazione formato da 5 uomini di cui due cristiani nonostante che l'85% siano musulmani e i cristiani solo il 7%. Un alto funzionario del ministero ha spiegato: "Io sono musulmano, prego 5 volte al giorno, però voi cristiani avete qualcosa che noi non abbiamo: il senso del perdono. Non solo lo predicate, ma lo vivete, le vostre comunità, noi lo sperimentiamo, sono le più pacifiche; quelle che sanno perdonare. Noi nella nostra cultura abbiamo il senso della vendetta; la vendetta è sacra".
Allora quando nel comitato di pacificazione incontrano un cristiano che parla di perdono, quel cristiano è credibile!
Un altro esempio. I missionari del PIME lavorano da 150 anni in India, dove ci sono molti paria, fuori casta, che sono il 10-12% della popolazione. La prima cosa che hanno fatto i missionari è stata la scuola, per chi? per i paria; perché la gente di casta già ce l'aveva e non volevano i cristiani e i fuori casta. In un secolo e mezzo dall'educazione del popolo povero sono venuti fuori molti laureati diplomati, insegnanti, infermiere, politici, sindacalisti, che hanno tirato su tutta quella popolazione; e oggi il governo riconosce alle missioni cristiane, di aver dato un forte contributo alla redenzione dei paria; l'aiuto educativo delle missioni cristiane ha aiutato queste popolazioni ad evolversi.
La globalizzazione che porta i popoli da lontani che erano ad avvicinarsi l'uno a l'altro, a integrarsi, a conoscersi, a bisticciare, a lottare, ma anche a collaborare, è un'occasione che il buon Dio offre agli uomini, all'umanità, proprio per una maggior ricerca del bene comune, di un modello di sviluppo più umano per tutti. E qui il cristianesimo ha una grande carta da giocare, per cui la globalizzazione, che può essere molto positiva, è una sfida per tutti; quale sfida? Dobbiamo convertirci a Gesù Cristo. Non c'è niente da fare. Poi possiamo dire tante cose, l'aiuto, i volontari e i missionari che diminuiscono, ma in fondo è questo: la nostra civiltà deve ritrovare le sue radici cristiane e la sua vita cristiana per poter rispondere a questa sfida di essere veramente fratelli dei popoli poveri. Del resto Madre Teresa diceva: "La più grande disgrazia dell'India è di non conoscere Gesù Cristo". Pare impossibile, con milioni di uomini che sono poverissimi e a volte soffrono la fame! Senza motivazioni religiose molto forti, e senza l'aiuto di Dio, non riusciremo a vincere questa sfida, da cui può nascere un futuro positivo per l'umanità.
Per concludere Padre Gheddo ha ribaltato lo slogan "il venti per cento dell'umanità consuma l'ottanta per cento delle risorse e viceversa". La realtà è che quel venti percento PRODUCE (non solo consuma) quell'ottanta per cento! Dobbiamo aiutare quei paesi a svilupparsi mettendo al centro l'uomo con l'annuncio del Vangelo di Cristo!

Nota di BastaBugie: per leggere gli articoli di Padre Piero Gheddo da noi pubblicati in questi anni, clicca nel link qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Piero%20Gheddo

Fonte: Amici del Timone di Staggia Senese, 24/11/2006

6 - NATALE 2017: PER L'UNIONE EUROPEA IL SALVATORE NON E' GESU', BENSI' ROMANO PRODI
Il baldanzoso professore dichiara che senza l'Unione Europea l'Italia scomparirà dalla faccia della terra (per favore, ditegli che la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa, anzi è più vitale che mai)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 24/12/2017

Invece di celebrare, a Natale, la nascita del Salvatore, da Bruxelles - spodestando il Bambinello - hanno infilato nel presepe una vecchia conoscenza, un borbottante dottor Balanzone, e presentano lui come il salvatore dell'Europa e dell'Italia: Romano Prodi. Ieri sulla prima pagina della "Stampa" veniva lanciato con toni messianici: " 'Salviamo l'Europa', il piano di Prodi".
La seconda pagina riportava le sue ricette "salvifiche" e la terza pagina una surreale intervista allo stesso Prodi che davvero si immedesima nei panni del salvatore: "questo piano è una prova d'amore". Non fa autocritiche. Critica solo l'attuale establishment europeo per "gli orrendi errori fatti negli anni della crisi" che hanno trasformato l'euro "in fonte di nuove divisioni e disuguaglianze".
Ma, per Prodi, l'euro in sé non si tocca, è il Bene assoluto. Certo, "Bruxelles porta grandi responsabilità", ma, a sentire lui, "la rovina" dell'Europa non sono coloro che hanno voluto e gestito questa Unione Europea, con i risultati disastrosi che sappiamo: "i populisti sono la rovina". Quali populisti, perché e come non lo spiega. Sventola una vaga e tenebrosa Spectre per spaventare il popolino, ma non fornisce ragioni.
Prodi, che è uno degli apprendisti stregoni che hanno voluto e guidato questa Unione e ci hanno portato nella situazione che sappiamo, tira fuori un'altra minaccia iettatoria: "senza un aggancio all'Europa noi scompariamo dalla faccia della terra" (nientemeno), come se dovessero sganciare sulla penisola cento bombe nucleari (la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa dalla faccia della terra).
Poi ripete la sua solita solfa di sempre: "l'euro è il nostro futuro". Una battuta propagandistica che vent'anni fa poteva ancora incantare, ma che ripetuta oggi - mentre l'euro è il devastante passato e il tragico presente - rasenta il teatro dell'assurdo.

RISPOSTA IMMEDIATA
Proprio in queste ore è uscita anche un'analisi dell'Ufficio studi della Cgia da cui emerge che in Italia la crescita economica, la media annua, negli ultimi 17 anni, è sostanzialmente zero (lo 0,15 per cento, in pratica zero). Un paese bloccato. La produzione industriale rispetto al 2000 è crollata di 19,1 punti percentuali. Peggio di tutti in Europa.
Il disastro è cominciato proprio da quando è entrata in circolazione la moneta unica, l'euro, e non si tratta affatto di un caso.
Altri dati interessanti di questo rapporto: rispetto al 2007 (la vigilia della crisi) l'Italia è ancora sotto di 5,4 punti percentuali di Pil e gli investimenti sono crollati del 24,3 per cento.
Inoltre nell'anno in corso la spesa della Pubblica amministrazione è inferiore dell'1,7 per cento rispetto a dieci anni fa. Ma è anche cresciuto (e non di poco) il nostro debito pubblico. Questo è il meccanismo perverso in cui ci troviamo e che non si vuole capire e affrontare.
Come ha spiegato tempo fa, sul "Sole 24 ore", il professor Marco Fortis, "nonostante la sua [dell'Italia] fama di economia di sprechi, molto indebitata e poco osservante degli impegni, in realtà il nostro Paese ha una spesa pubblica al netto degli interessi che in termini reali è rimasta quasi invariata tra il 2005 e il 2015 (una delle migliori performance tra i Paesi avanzati). Inoltre" aggiungeva Fortis "l'Italia è uno dei Paesi più disciplinati nel rispettare le regole europee di finanza pubblica. Ad esempio, durante questi ultimi anni di crisi, già dal 2012, cioè ben prima di altri Paesi, il nostro deficit/Pil rispetta la regola del 3 per cento. Nel lungo periodo, poi, sin dal 1992, l'Italia è sempre stata in avanzo statale primario con la sola eccezione del 2009: un record assoluto a livello mondiale. E, come sottolinea il citato documento del Mef [ministero dell'Economia e delle Finanze], nel periodo 2009-2015 l'avanzo statale primario dell'Italia è stato mediamente il più alto nella Ue".
Ciò significa due cose:
1) che è falsa la diagnosi - ripetuta in ambiente eurotedesco (e poi dai nostri giornali) - secondo cui il nostro disastro deriverebbe dal fatto che noi saremmo un paese di spreconi indisciplinati: al contrario siamo i più virtuosi;
2) è sbagliata la prognosi secondo cui con i sacrifici lacrime e sangue risaniamo il nostro paese: è accaduto l'esatto contrario; nonostante anni di sacrifici ("ce lo chiede l'Europa"), cioè di massacro sociale e di virtuosa gestione dei conti pubblici, il paese è sempre più indebitato e l'economia sempre più al collasso. E il baratro col resto d'Europa si allarga.
La spiegazione è semplice: quella che viene presentata come la cura, in realtà è la causa della malattia. Noi continuiamo ad assumere un veleno pensando che sia la medicina.

L'EURO-FREGATURA
Il professor Alberto Bagnai - nei suoi studi - ha spiegato perfettamente perché il meccanismo dell'euro porta a queste inevitabili conseguenze (aggravate dai Trattati europei e dal rigore eurotedesca): "I Soloni che disquisiscono della neutralità dell'euro" ha scritto Bagnai "dovrebbero spiegarci bene come mai prima dell'adozione di questa valuta noi tenevamo testa ai nostri concorrenti. La teoria economica una spiegazione la dà. Se il cambio riflette i fondamentali, quello di una valuta comune riflette la media dei fondamentali di Paesi forti e deboli. Come tale, il valore risultante non è di equilibrio per nessuno: è forte per i deboli (ostacolandoli) e debole per i forti (attribuendo loro un ingiusto vantaggio). In virtù di questa ovvia caratteristica" conclude Bagnai "la valuta unica agisce come un cuneo che si insinua fra Paesi forti e deboli, divaricandone sempre più le prestazioni. Lo abbiamo visto per la produzione industriale, e naturalmente la stessa cosa vale per le esportazioni".
In effetti va ribaltata anche la narrazione dominante sull'ingresso nell'euro di cui Prodi fu un protagonista.
Tino Oldani tempo fa su "Italia oggi" ha ricostruito cosa e perché accadde: "Il discapito maggiore lo ha avuto l'Italia. Prima dell'introduzione dell'euro, la svalutazione competitiva era una specialità della lira. Con l'ingresso nell'euro tutto ciò è diventato impossibile, e i nostri esportatori ne hanno avuto solo svantaggi. I governanti di allora, Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, agirono" dice Oldani "con un misto di faciloneria e di europeismo retorico, e non si accorsero che a pretendere da Helmut Kohl l'ingresso dell'Italia nella moneta, anche se i nostri conti non erano a posto, fu una richiesta esplicita degli industriali tedeschi. Ne ha dato conferma l'ex presidente della Confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel, in un'intervista nel 2011 a 'L'Espresso': 'L'Italia era per noi tedeschi un concorrente formidabile perché i vostri politici avevano libertà di svalutare la lira. I prodotti del made in Italy risultavano imbattibili. L'euro ha legato le mani alla vostra economia, e da allora l'Italia sprofonda nei debiti. Siete la vera bomba a orologeria per l'Ue".
Dunque di "salvatori" come Prodi è bene fare a meno. Meglio cambiare strada: è anzitutto recuperando la sovranità monetaria che si salva l'Italia.

Nota di BastaBugie: Antonio Socci nell'articolo sottostante dal titolo "Il colpo di grazia del governo Gentiloni su un'Italia allo sfascio" parla della recente uscita di D'Alema che fa critica, ma non autocritica.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Libero il 18 dicembre 2017:
Massimo D'Alema ha bombardato il centrosinistra che ha governato finora: "io ho visto governanti che hanno passato anni a baciare la pantofola della Merkel e adesso sono passati alla pantofola di Macron".
Poi, in questa intervista alla "Stampa", ha rincarato la dose: si è accorto che i francesi - oggi protagonisti di un grande shopping in Italia - hanno con noi un atteggiamento "coloniale".
Perciò critica "la fragilità della classe dirigente italiana" e riconosce che "gran parte dei principali asset nazionali stanno finendo nelle mani di capitale straniero, soprattutto francese, ma non solo".
Mentre la "reciprocità" ha aggiunto "non c'è" perché "a noi non è consentito andare a fare shopping in casa d'altri".
Dunque siamo sottomessi agli stranieri? Dice il lìder Massimo: "non è una novità che una parte della classe dirigente sia subalterna allo straniero".
Parole pesanti e drammatiche. Ma lui, D'Alema, non è stato in questi anni all'opposizione. Certo, ha una questione personale con Renzi, ma non risulta che si sia schierato contro questi governi del centrosinistra.
Non si è mai visto in questi anni un D'Alema "sovranista" che abbia fatto dell'indipendenza del Paese e della nostra sovranità nazionale la sua battaglia politica.
Infatti D'Alema oggi non contesta le vere cause storiche della nostra "subalternità allo straniero", cioè la fondamentale cessione di sovranità, che ci ha messo alla mercé di tutti, quella dell'euro e dell'Unione europea.
E' così che siamo diventati sudditi. Un meccanismo che stritola lo stato nazionale e lo stato sociale, insieme con la nostra indipendenza e il nostro futuro come nazione.
Era presidente del Consiglio proprio D'Alema nel 1999 quando l'economista Paul Krugman - poi Premio Nobel - ci avvertiva: "Adottando l'euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera con tutti i danni che ciò implica".
Ma non risulta che a Palazzo Chigi si siano allarmati per l'annunciato disastro. Anzi il centrosinistra dagli anni novanta ha fatto dell'Euro e dell'Unione Europea una sorta di "religione civile", con dogmi indiscutibili, sebbene tutti smentiti dalla dura realtà dei fatti.
ALLA LUCE DEL SOLE
Non a caso D'Alema nella stessa intervista di ieri resta sempre nell'orizzonte di questa UE e dell'euro.
Eppure D'Alema sa bene come stanno le cose. E, per esempio, in una intervista televisiva del luglio 2015 sulla crisi greca, dimostrò di conoscere perfettamente il meccanismo perverso che stritola i paesi più deboli. Lo illustrò pubblicamente così:
"Moneta unica, ma differenti livelli di competitività e forza economica. In Germania il costo del denaro è bassissimo, anzi, addirittura con interesse negativo. Quindi le banche tedesche raccolgono denaro dai risparmiatori tedeschi, che per loro ha un costo quasi nullo, comprano i titoli della Grecia, che paga il 15 per cento di tassi d'interesse, perché paese a rischio, e guadagnano una montagna di soldi. Da un paese povero come la Grecia enormi risorse si trasferiscono verso un paese ricco come la Germania. E il paese povero si impoverisce sempre più, mentre il paese ricco si avvantaggia sempre di più".
Una spiegazione chiara che già dovrebbe far riflettere criticamente. Ma poi, quando il paese povero, con la gente alla canna del gas, non è più in grado di pagare cosa succede? Dovrebbero rimetterci le banche che hanno lucrato fin lì enormi profitti? Invece no.
"Quando il paese povero non è più in grado di pagare i debiti" spiegava sarcastico D'Alema "arrivano gli aiuti europei. Noi [europei] abbiamo dato alla Grecia 250 miliardi di euro, ma non per le pensioni dei greci, ma per pagare gli interessi alle banche tedesche e francesi (e - molto parzialmente - italiane): 220 miliardi dei 250 miliardi di aiuti sono andati direttamente alle banche tedesche, francesi e italiane [in minima parte]: i prestatori. Questo meccanismo non può reggere a lungo".
Sembrerebbe una stroncatura drastica. Invece D'Alema non ne ha mai tratto le conseguenze: mai a Sinistra si è messa in discussione questa Unione europea, l'euro e i trattati.
Eppure, oggi, non basta dire che l'Italia è "subalterna allo straniero" e prostrata. Bisogna dire perché si è ridotta così. Se non si ripensano l'euro e la Ue non si uscirà mai dalla sudditanza e si andrà verso il baratro.
Del resto lo stesso Matteo Renzi - il 3 agosto 2017, quando non era più premier - riconosceva (come riporta un tweet del TgLa7): "Ue: abbiamo sbagliato a non difendere i nostri interessi nazionali".
Un'ammissione stupefacente. Che però - anch'essa - non è stata seguita da revisioni autocritiche. Anzi.
SEMPRE PEGGIO
A capo del governo è andato quel Paolo Gentiloni che il 2 agosto 2012 - con un altro eloquente tweet - esponeva il suo pensiero perfettamente allineato alla de-sovranizzazione che già subiamo: "Dobbiamo cedere sovranità a un'Europa unita e democratica".
Già allora Gentiloni voleva cedere anche l'ultimo rimasuglio di sovranità nazionale. Invece di proporre e di fare l'esatto contrario.
"L'Europa ci porta alla morte. Abbiamo perso un terzo del manifatturiero e oltre il 25 per cento della produzione industriale. Bisogna uscire dall'eurozona. Altrimenti diventeremo un Paese deindustrializzato e del Terzo mondo come Romania e Bulgaria. È una lotta contro il tempo". Sono parole di Luciano Barra Caracciolo, magistrato presidente di sezione del Consiglio di Stato e autore del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale. La convivenza impossibile tra Costituzione e Trattati europei".
Ma Gentiloni è sulla strada opposta. E l'inconsistenza politica del suo esecutivo aggrava la nostra sudditanza portandoci a fare figuracce come la recente perdita beffarda dell'Agenzia del farmaco da parte di Milano.
Proprio a causa della sua irrilevanza internazionale il governo ha preso sberle su sberle (e le ha fatte prendere all'Italia). Per esempio continuiamo a subire le sanzioni alla Russia, "una misura autolesionistica" (D'Alema) che ha danneggiato solo la nostra economia.
Anche ripercorrendo solo le ultime settimane si susseguono le umiliazioni. Nei giorni scorsi a Bruxelles ci hanno ulteriormente punito sulle quote della pesca, con il nostro governo che latitava.
Al vertice col gruppo di Visegrad e con la Ue sul ricollocamento dei migranti Gentiloni si è di nuovo sentito rispondere picche. E l'Italia è rimasta con la patata bollente in mano.
Ma per capire quanto (poco) conti oggi l'Italia basta leggere un titolo di "Repubblica" di sabato: "Nasce l'asse Merkel-Macron per rifondare l'Eurozona".
Sottotitolo: " 'Entro marzo soluzione comune sulla riforma'. L'Italia resta fuori dal tavolo ma spera in Schulz. In ballo c'è la gestione di conti pubblici e banche".
Capito? Decidono lorsignori. L'Italia resta sempre e solo il pollo da spennare. Germania e Francia la fanno da padrone. "Saranno loro" spiega Repubblica "a tracciare la strada per la nuova governance della moneta unica rilanciando l'asse franco-tedesco".
E a che titolo? In forza di quale trattato? L'Italia, lasciata fuori dalla porta come la servitù, si è ben guardata dall'obiettare qualcosa ai padroni della Ue. Anzi Gentiloni - quello che voleva ancor di più "cedere sovranità" all''Europa - subisce (e fa subire all'Italia) l'ennesima umiliazione. Di cui presto pagheremo conti economici (e sociali) salatissimi, come è già accaduto in questi anni.
Infine ci mancava solo il "geniale" emendamento governativo alla manovra che prospetta la possibilità per i ministeri di vendere a stati stranieri il patrimonio del demanio pubblico italiano. Siamo a questo punto. Giorgia Meloni ha tuonato: "Colpo di coda del governo dei nemici dell'Italia".
E dire che il centrosinistra si era presentato alle elezioni del 2013 sotto il nome "Italia bene comune". Alla fine l'esecutivo ha fatto retromarcia, ma di questo passo, un giorno, si arriverà a vendere agli stranieri pure la Fontana di Trevi come Totò.

Fonte: Libero, 24/12/2017

7 - SERVONO VERI UOMINI PER SALVARE LA NOSTRA CIVILTA'
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): cade l'accusa di diffamazione contro Silvana De Mari, in 300 al convegno-concerto di Povia, il prete che usa Luxuria e l'ex trans che lo smentisce
Autore: Teresa Moro - Fonte: Notizie Provita, 23/08/2017

In questi giorni si parla molto di terrorismo e di islam. L'Europa, così priva di radici, è ingabbiata in una morsa di terrore. Cosa fare, di fronte a tutto questo? Occorre tornare a scoprire e a difendere le nostre radici cristiane, e per fare questo servono soprattutto uomini virili, che siano disposti a scendere sul campo di battaglia.
Quando il gioco si fa duro, i duri devono cominciare a giocare. All'indomani degli attacchi di matrice islamica a Parigi del 13 e 14 novembre 2015 (che causarono 137 morti), scriveva il filosofo francese Fabrice Hadjadj: «Se non riscopriremo la virilità guerriera della vita cristiana, perderemo contro l'islamismo, dal punto di vista spirituale e materiale». E proseguiva sferzando in maniera molto dura gli uomini d'oltralpe, e con loro tutti gli europei: «Ci eravamo rammolliti, avevamo perso ogni virilità, ridotti allo stato di bambini viziati, di marionette preoccupate dal nostro cardiogramma, pupazzi consumatori di pornografia». Uomini senza spina dorsale, spettri di se stessi.
Eppure, a ben vedere, la nostra cultura cristiana è sempre stata attenta a valorizzare la vocazione all'amore e alla misericordia, ma senza mai disgiungerla dalla fermezza e dalla giustizia. Soprattutto nel contesto attuale, continuava il filosofo, «[...] non possiamo più nascondere la dimensione del guerriero. Il guerriero le cui armi sono prima di tutto spirituali, ma non solo. (...) La vita è comunione prima di essere guerra, dono prima di essere lotta. Ma poiché questa vita è ferita all'origine, continuamente attaccata dal Maligno, bisogna lottare per il dono, combattere per la comunione, prendere il gladio per estendere il Regno dell'amore».
Si tratta di un discorso confessionale, ma che tutti possono condividere. Non si può più attendere, la pressione è forte e chiede una risposta nell'immediato.
Servono uomini che abbiano chiaro il senso della vita e siano disposti a morire per la Verità, incarnata in Gesù Cristo.
Servono uomini che sappiano ancora mettere l'essere di fronte all'apparire.
Servono uomini coerenti e pieni di senso del dovere, che non si tirino indietro di fronte alle fatiche e alle difficoltà.
Servono uomini che siano disposti a partire... ma anche a tornare, perché stare al proprio posto è alle volte più difficile che compiere grandi imprese nel mondo.
Servono uomini che sappiano proteggere la loro donna, con fermezza ma anche con tenerezza, e che possano consentire al sesso debole di curare il "ministero degli interni".
Servono uomini che siano padri: guide presenti, sicure, affidabili... non maestri perfetti, ché è un ideale irrealizzabile, ma persone consapevoli della missione loro affidata.
Servono uomini, e servono subito. Per il bene di tutti.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

CADE L'ACCUSA DI DIFFAMAZIONE CONTRO LA DE MARI
La dott.ssa Silvana De Mari aveva sostenuto pubblicamente che l'omosessualità è una disturbo. In particolare a Radio24 aveva dichiarato: "I gay vivono una condizione tragica".  Accusata di discriminazione aveva risposto: "Io ho tre specialità: psicoterapia, medicina e chirurgia: sono 40 anni che curo le persone omosessuali".
Il Torino Pride e il Comune di Torino l'avevano denunciata per diffamazione, ma il giudice ha chiesto l'archiviazione perché per aversi diffamazione occorre che l'ingiuria sia rivolata ad una persona particolare. Ora però deciderà il Gup.
Anche l'Ordine dei Medici ha iniziato a suo carico un procedimento disciplinare.
Un altro caso in cui un parere scientifico, quando non collima con le opinioni ideologiche, è considerato un reato.
(Gender Watch News, 4 dicembre 2017)

IN 300 AL CONVEGNO-CONCERTO DI POVIA
Il cantante Povia e l'avvocato Amato hanno organizzato a Palo del Colle in Puglia un convegno-concerto per parlare della famiglia. Una delle tappe del loro tour in giro per l'Italia. Amato, davanti a circa 300 persone, inizia citando Gilbert Keith Chesterton. "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro".
Poi tocca a Povia: "la famiglia - dove c'è - è sacra, solo se ci sono mamma, papà e i loro bambini". E quindi attacca a cantare "Luca era gay".
Naturalmente i media hanno sbrigativamente bollato la serata come iniziativa omofoba. Ed è proprio per questo motivo che il duo Povia-Amato hanno organizzato questo evento: per far comprendere che chi parla a favore della famiglia naturale oggi è diventato un nemico da combattere.
(Gender Watch News, 5 dicembre 2017)

IL PRETE CHE USA LUXURIA E L'EX TRANS CHE LO SMENTISCE
Fa male, malissimo leggere dell'infanzia di Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria: Botte prese ogni giorno da una madre "che adoravo" ma che lo vedeva come un ostacolo ("mi picchiava a sangue…mi considerava la sua trappola…la violenza era la razione quotidiana della vita", fino a finire anche in ospedale); l'abuso da parte di uomini adulti fin dalle elementari "in cui vedeva qualcuno che godesse di me, della mia presenza, del fatto che ero al mondo"; quindi la presa in giro dei compagni; infine la prostituzione. E fa così male che verrebbe voglia di prendere quel bambino, abbracciarlo, fargli compagnia e dirgli che lui ha un Padre che lo ama, Dio, e una Madre tenerissima in cielo; che è voluto, prezioso così com'è, senza bisogno di rifugiarsi in un'altra identità che non è la sua.
Sì verrebbe voglia di tornare indietro, andare a cercarlo e proteggerlo così da quello che ha invece dovuto subire, facendo come dovrebbe fare la Chiesa, attraverso i suoi padri. Invece no. Don Mauro Leonardi su Novella 2000 ha intervistato Luxuria per dire di fatto che va bene così e "che trans si nasce, non si diventa e Dio lo sa". Dunque che continuare a cercare la sua identità nell'accettazione di altri uomini, identificandosi come una donna, è un dato di fatto, perciò anche a Dio va bene così. Che sarebbe come dire che Dio vuole lasciarci vivere nel dolore del peccato dove le ferite, anziché rimarginarsi, diventano norma senza mai guarire davvero. Dimenticando che Dio, Gesù, vuole il ravvedimento, perché sa che solo nella sua legge, che è la sua via, si può trovare la Vita: Lui, l'unico che basta, l'unico che facendo comprendere all'uomo la vera origine del suo disagio (senza cui non esiste guarigione) può redimere davvero l'uomo e ridargli la dignità persa. Invece no, Leonardi fa intendere che la Chiesa è sulla via buona dell'"apertura", per cui anche Vladimiro può fare tranquillamente la Comunione parlando della Madonna come di un suo modello (e non importa se con la sua vita nega la creazione e l'identità che di Dio gli ha donato).
Sappiamo invece qual è la realtà di disperazione del mondo transessuale descritta da un sondaggio che fa comprendere che la spiegazione ad un malessere tale (suicidi, disagi, disoccupazione etc.) non può essere appena la discriminazione sociale (quando questa ci sia). Ma soprattutto sappiamo che la prima risposta al disagio, e anche al rifiuto violento della persona che lo vive, non è nell'accettazione e amplificazione dello stesso, ma nella comprensione della sua vera origine.
A spiegarlo recentemente è stato Chad Felix Greene, caduto nell'inganno (da cui si è poi liberato) del transessualismo come risposta al suo dolore di bambino. Green ha raccontato per la prima volta i dettagli della sua storia spiegando a The Public Discourse che "quando vedo questo bambino (Nemis, 8 anni, che si fa chiamare "lactactia" fingendosi femmina e usato come trofeo dal mondo Lgbt, ndr), vedo me stesso. Vedo quello che mi sarebbe potuto capitare se fossi nato 10 anni dopo. E vorrei poterlo mettere in guardia circa il pericolo che si nasconde su quella strada".
Green figlio di un giovane ventenne e di una madre che lo abbandonò da piccolo, crebbe con una nonna che lo accolse ma come bambina. Per cui "anche io a 8 anni volevo essere una femmina...Per nove anni io e mio padre siamo vissuti vicino a lei e lei mi ha cresciuto. Quando avevo 8 anni lei era tutto il mio mondo". Nonostante quello fosse il rifugio del figlio, suo padre "combatteva con i miei impulsi femminili... Ma, infondo, penso che non sapesse che cosa fare. Perciò ero depresso e solo e avevo grande difficoltà a relazionarmi con gli altri bambini". Quindi, come unica scappatoia, "stavo con mia nonna", la quale lo assecondava, proiettando su di lui i suoi desideri. Persino dipingendogli le unghie o vestendolo come una femmina: "Lei avrebbe chiaramente voluto che io fossi una bambina".
Così, a 14, Green cominciò a cercare contatti sessuali con i transessuali dove "assumevo il ruolo della donna" e "tutto il senso che avevo di me si riduceva alla mia sessualità e al fatto di sentirmi nel corpo sbagliato". Di qui in poi fu un continuo rincorrere la mascolinità mancata nel sesso promiscuo e compulsivo, per cui Green contrasse anche l'Hiv. Furono solo una serie di eventi, che lo costrinsero a stare a casa con il padre, a "salvarmi dalla fuga, dal diventare un senzatetto, dalla prostituzione o cose anche peggiori".
Green non spiega come oggi sia riuscito a capire che "la disforia di genere era il sintomo di un problema più ampio", anche se "oggi molti vogliono trasformarla in un'identità" e che "ciò di cui avevo bisogno era di essere aiutato a capire e a superare la mia ansia sociale. Avevo bisogno di strumenti per costruire amicizie sane e durature. Avevo bisogno di vivere in ambienti maschili e di forti leader maschili. Avevo bisogno di capire la mia mascolinità piuttosto che fantasticare su un ideale femminile". Perciò Green ha voluto raccontare la sua storia: "È assolutamente vitale - ha chiarito - al fine di comprendere l'impatto che la sessualizzazione precoce ha sui bambini".
"Atti sessuali precoci aumentano il rischio della violenza sessuale (come emerge dalla biografia di Luxuria, ndr), sia da parte dei giovani sia contro di loro". Non a caso poi "i giovani di età compresa tra i tredici e i ventiquattro anni costituiscono il 22 percento di tutti i nuovi casi di Hiv (2015)". Il Center for disease and controll (Cdc) del governo americano ha anche spiegato la correlazione tra comportamenti sessuali precoci e disordinati e l'abuso di droghe. Inoltre "gli adolescenti Lgbt sono anche a rischio di diventare senzatetto".
Un transessuale, che si fa chiamare Janet Mock, ha ammesso, di aver "lasciato la scuola a 15 anni per recarsi in un'area nota per la prostituzione transessuale". Lodando gli uomini che si definiscono donne per prostituirsi, Mock scrive: "Queste donne (in realtà erano uomini travestiti, ndr) mi hanno insegnato che non c'era nulla di sbagliato nel mio corpo".
Green fa capire come tutto ciò serva anche a rendere normale la sessualizzazione dei bambini, come sognano i pedofili. Perché oltre a quello che ha chiarito Mark Regnerus, sul fatto che nelle accademie "alcuni studiosi stanno lavorando per cancellare il tabù sugli adulti che fanno sesso con i minori", lo stesso "si sta chiaramente verificando più ampiamente a livello culturale. La prima stagione del programma televisivo Queer as Folk ha inscenato una trama in cui un ragazzo di diciassette anni lascia la sua famiglia per trasferirsi con un uomo di ventinove anni che ha incontrato in un bar gay". Nel frattempo abbiamo bambini spinti a travestirsi e ad assumere atteggiamenti provocatori, mentre il National Geographic ha messo in copertina un bambino di 9 anni vestito da bambina.
Infine, spiegando il dolore e la ferita che provoca un'innocenza rubata, Green domanda: "La Sinistra celebra la propria intuizione progressista e considera "Lactatia" un trofeo della sua sapienza. Ma dove saranno questi attivisti quando abbandonerà il liceo o diventerà dipendente dalle droghe? Come farà a sapere chi è quando la sua identità sarà così avvolta nell'agenda ideologica di un movimento desideroso di sfruttarlo per una narrativa politica?".
Quel che è più grave è che questa domanda noi dobbiamo rivolgerla invece ad un sacerdote dell'Opus Dei come Leonardi che usa Luxuria come strumento della sua campagna interna alla Chiesa (procedendo da mesi indisturbato) per sovvertire il suo insegnamento morale e di fede che difende il peccato sulla pelle del peccatore. Scandalizzando e diffondendo una cultura di morte, che farà danni soprattutto fra i più piccoli e innocenti. Ovviamente tutto in nome della carità e dell'amore.
(Benedetta Frigerio, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 novembre 2017)

Fonte: Notizie Provita, 23/08/2017

8 - TRUMP INIZIA A TAGLIARE I FONDI ALL'ONU
Taglio di 285 milioni di dollari dopo la bocciatura dell'Onu al riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele (l'Unione Europea si è presentata divisa al voto)
Autore: Sergio Rame - Fonte: Il Giornale, 26/12/2017

Lo aveva annunciato e ieri ha mantenuto la "promessa". Gli Stati Uniti hanno, infatti, iniziato a negoziare un taglio di 285 milioni di dollari dei fondi che avrebbero dovuto versare all'Onu per il prossimo anno.
"L'inefficienza e le spese facili delle Onu sono ben note - ha denunciato l'ambasciatore americano all'Onu, Nikky Haley - non consentiremo più che la generosità del popolo americano sia sfruttata".
Per le Nazioni Uniti è stato sicuramente un Natele amaro. Il taglio degli Stati Uniti è significativo e rischia di pesare non poco sul bilancio che nell'anno fiscale 2016-2017 è stato in totale pari a 5,4 miliardi di dollari. La mossa è la prima rappresaglia americana al voto di tre giorni fa con cui l'Assemblea Generale ha bocciato la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv. Sono stati ben 128 i Paesi, tra cui l'Italia insieme alla totalità dei Paesi più importanti dell'Unione europea, a votare contro lo strappo del presidente americano.
Prima del voto all'Assemblea Generale dell'Onu Haley aveva promesso che gli Stati Uniti si sarebbero ricordati di chi gli ha voltato le spalle. Solo otto Paesi, incluso Israele, hanno votato a favore della decisione di Trump. Ieri è stata annunciata anche dal Guatemala, che conta sui finanziamenti americani, la decisione di riportare l'ambasciata a Gerusalemme da dove la aveva spostata nel 1980 dopo la risoluzione Onu 478 che bocciava per il riconoscimento unilaterale della Knesset, il Parlamento israeliano, di Gerusalemme "capitale unica e indivisibile di Israele".

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo sottostante dal titolo "L'altra Europa che non vota contro Trump su Israele" racconta cosa è accaduto all'Assemblea Generale dell'Onu dove si è votato contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. L'Ue si unisce al coro. Ma si divide, per la prima volta, sulla linea Est-Ovest. L'Est, il gruppo Visegrad, più Lettonia, Croazia e Romania (e la Bosnia) si astiene. E' importante capirne il perché.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 dicembre 2017:
Con un voto a stragrande maggioranza (128 paesi su 193 rappresentati all'Onu), l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione di condanna della decisione statunitense di trasferire l'ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo, di fatto, la Città Santa quale capitale dello Stato ebraico. Quel che ha fatto notizia è stato il voto quasi compatto europeo contro gli Usa e la politica estera di Donald Trump. Quel che non ha fatto notizia è proprio il "quasi". Perché sei paesi europei, cinque dei quali sono membri dell'Ue, si sono astenuti. Ed è la dimostrazione più plastica della nuova divisione in seno all'Europa.
La prima risoluzione contro la decisione statunitense è stata presentata in Consiglio di Sicurezza dall'Egitto. E' stata votata quasi all'unanimità, ma è stata bocciata per il veto posto dagli Stati Uniti il 19 dicembre. Due giorni dopo, una risoluzione analoga è stata presentata all'Assemblea da Yemen e Turchia. Il testo della risoluzione condanna l'azione americana definendola come: "una palese violazione dei diritti del popolo palestinese e delle nazioni arabe, e di tutti i musulmani e cristiani nel mondo". All'Assemblea è stata votata da 128 paesi, mentre 9 (inclusi Usa e Israele) hanno votato contro e 35 si sono astenuti.
Le cronache e i commenti di questi due giorni si sono scatenati nel commento alla "Waterloo" di Donald Trump all'Onu. Hanno irriso il voto favorevole a Usa e Israele che conta solo Stati piccoli, piccolissimi, poveri e beneficiari di aiuti diretti statunitensi, quali Guatemala, Honduras, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau e Togo. E' noto a tutti il tono minaccioso adottato dall'amministrazione Trump prima del voto in Assemblea: chi vota contro di noi, non riceverà più i nostri aiuti. E dopo il voto, l'ambasciatrice statunitense Nikki Haley, ha ribadito: "L'America sposterà la sua ambasciata a Gerusalemme, ed è questa la cosa giusta da fare. Nessun voto alle Nazioni Unite farà la differenza. Ma questo è un voto che gli Stati Uniti ricorderanno, ricorderanno il giorno in cui sono stati attaccati per aver esercitato il loro diritto come nazione sovrana. Questo voto farà la differenza su come gli americani guarderanno l'Onu e i Paesi che ci mancheranno di rispetto. Ricorderemo questo voto".
L'Europa, che continua a contrapporsi, sia nell'immagine che nella sostanza, alla politica di Trump, ha avuto il suo giorno di voto anti-americano. Anche il Regno Unito, fresco di Brexit, ha deciso comunque di esprimere un voto a favore della risoluzione turco-yemenita, contro Usa e Israele. Eppure la notizia vera è che l'Europa ne è uscita divisa. Il nuovo strappo l'hanno fatto Bosnia-Erzegovina (paese candidato), Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Lettonia (paesi membri dell'Ue). Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia sono tre membri su quattro del Gruppo Visegrad, che include anche la Slovacchia, unica ad aver votato a favore della risoluzione. La Repubblica Ceca, al contrario, all'indomani dell'annuncio di Trump sul trasferimento dell'ambasciata, ha anche riconosciuto Gerusalemme Ovest quale capitale di Israele.
Come si spiega questo disallineamento rispetto alle scelte strategiche di Bruxelles? C'è una causa di breve periodo, prima di tutto. Il gruppo Visegrad e l'Ue sono sempre più ai ferri corti. In primo luogo sull'immigrazione, ma pià recentemente anche sulle riforme istituzionali in Polonia. La riforma della magistratura, che è posta parzialmente sotto il controllo dell'esecutivo nel nuovo sistema, ha attirato la condanna di Bruxelles, che ha messo un monito molto pesante, ricorrendo per la prima volta all'articolo 7: sanzioni per un "chiaro rischio di grave violazione del diritto". Per il governo polacco si tratta di una mossa politica senza alcun fondamento legale. Per un osservatore disinteressato, le sanzioni appaiono come una misura di gran lunga sproporzionata. L'Ungheria sostiene apertamente la Polonia, in questa battaglia. Anche perché il governo Orban sa di essere il prossimo nella lista, a causa della sua riforma costituzionale. Infine, ma non da ultimo, la questione dell'immigrazione ha messo i paesi esposti alla rotta balcanica del 2014-15 (fra cui la Romania, la Croazia e l'Ungheria) contro la linea di accoglienza adottata dalla Germania e dall'Italia. Il rifiuto del gruppo Visegrad ad accettare la ripartizione dei rifugiati (veri o presunti) fra i paesi d'accoglienza in tutta l'Ue, ha ulteriormente allargato il divario fra le due Europe.
Ma questo spiega una situazione contingente: un malessere fra l'Europa centrale e quella occidentale che si riflette anche nei voti all'Onu. Ma ci sono cause anche di medio termine. Paesi che tuttora portano lo stigma dell'antisemitismo, considerati seriamente a rischio fascismo, stanno in realtà tessendo buone relazioni con Israele. Il governo dell'Ungheria, prima di tutto, ha promesso a Netanyahu rapporti nuovi, che contrastino con "il pregiudizio anti-israeliano nell'Ue e all'Onu". A Budapest, il 19 luglio scorso, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, incontrando tutti e quattro i leader del gruppo Visegrad, ha pronunciato un duro discorso contro la "folle" politica dell'Unione Europea. "Nell'interesse, non di Israele, ma della stessa Europa", ha pregato i quattro paesi dissidenti di usare tutto il loro peso per indurre l'Ue a promuovere migliori relazioni con lo Stato ebraico.
E qui si arriva alle cause di lungo termine. Dagli anni '70, l'Europa occidentale, a partire dalla Francia, tesse ottime relazioni con il mondo arabo. Il Dialogo Euro-Arabo iniziò all'indomani dello sciopero petrolifero dell'Opec, l'interruzione di forniture di petrolio quale risposta alla sconfitta araba nella guerra dello Yom Kippur (1973). Il Dialogo Euro-Arabo, promosso dalla Francia di George Pompidou, ha prodotto una serie di relazioni in cui la Comunità Europa (allora l'Ue non esisteva ancora) guadagna una fornitura sicura di fonti energetiche e, più di recente, anche una massiccia iniezione di capitali. In cambio, l'Europa accetta una politica ufficialmente equidistante fra Israele e Palestina, ma sostanzialmente pro-palestinese (dunque anche anti-israeliana). E l'accoglienza agevolata di forza lavoro araba. Questo patto è rimasto sostanzialmente immutato per 40 anni. I paesi del gruppo Visegrad ne sono immuni, per ovvie ragioni: negli anni '70 erano sotto il tallone sovietico, negli ultimi decenni, invece, non hanno assistito alla crescita di comunità musulmane di una certa consistenza al loro interno, perché avevano molto meno lavoro da offrire. Per questo sono un'Europa diversa, che vota diversamente anche sulle questioni fondamentali.

Fonte: Il Giornale, 26/12/2017

9 - OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO B (Lc 2,22-40)
Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace
Autore: don Angelo Sceppacerca - Fonte: Agenzia SIR, (omelia per il 31 dicembre 2017)

Il tempio di Gerusalemme, unico e sommo luogo sacro del popolo d'Israele, che custodiva le tavole della Legge di Dio (segno della gloria e della vicinanza di Jahvé al popolo eletto) brulicava quotidianamente di pellegrini, sacerdoti, addetti, mercanti. Una folla chiassosa e indaffarata. Quel giorno, quasi nascosti e anonimi, Maria e Giuseppe portano il loro piccolo per adempiere le prescrizioni e compiere l'offerta. Solo due vecchi, Simeone e Anna, si accorgono di loro, li riconoscono e, dopo tanti anni di silenzio e attesa, tornano a profetizzare. Simeone riconosce in quel bambino il Signore, il Messia di Israele, l'atteso delle genti. Finalmente l'ha visto! Ora può morire in pace. La paura della morte è vinta, perché finalmente è possibile trovare Dio nel proprio limite, nella condizione della carne umana. Anche Anna, ormai vecchia e vedova da tanti anni, trova finalmente lo Sposo di Israele. Le grandi paure dell'uomo, la morte e la solitudine, si dissolvono: Dio si fa compagno dando senso alla vita e speranza dinanzi alla morte.

ORA LASCIA O SIGNORE
Il segno della circoncisione diceva l'appartenenza al popolo che si era impegnato con Dio in un patto di alleanza e di fedeltà. A questo patto Israele, come ogni uomo, non è mai stato fedele, è sempre venuto meno. Dio no. Anzi, in Gesù trova la via per compiere finanche la parte dell'uomo. Gesù è, allo stesso tempo, il sì di Dio all'uomo e il sì dell'uomo a Dio.
Il canto di Simeone ("Ora lascia o Signore...") è la preghiera che chiude la liturgia di ogni giorno, a "Compieta": mentre scende la notte, si alza l'inno di gioia e di salvezza. Come il vecchio Simeone, anche l'uomo, al limite del suo giorno e dei suoi giorni, non è più stretto dall'abbraccio delle ombre di morte, ma egli stesso abbraccia il piccolo che dà la vita, il Signore che salva, Gesù.

SEGNO DI CONTRADDIZIONE
Maria e Giuseppe ascoltano con stupore le parole di Simeone che predice il destino di Gesù, segno di contraddizione. Già si intuisce il mistero di morte e resurrezione del Signore che trapassa il cuore della Madre e di ogni discepolo.
Anna, molto avanzata negli anni, riceve anch'essa la grazia di vedere il volto di Dio in Gesù. Sembra avere l'età di tutta l'umanità che, dopo una giovinezza brevissima (il paradiso delle origini!), ha perso lo sposo e vive una vita vuota e disperata. Come Anna, anche noi non dobbiamo "lasciare il tempio", ma continuare ad attendere e cercare, con preghiera e desiderio, di vedere il volto di Dio e di ascoltarne la voce.

LA SANTA FAMIGLIA
La festa della Santa Famiglia fa sì che ciascuno si ritrovi in qualcuno dei suoi protagonisti: i padri potranno rispecchiarsi in San Giuseppe, le madri in Maria, i figli in Gesù. Meglio ancora sarebbe che ogni famiglia cristiana si recasse oggi spiritualmente a Nazareth e qui apprendere l'arte di vivere in famiglia. È quello che, con parole ispirate, ricordava Paolo VI, pellegrino in Terra Santa nel gennaio del 1964: "Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere come è dolce e insostituibile l'educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell'ordine sociale".
Nella domenica della Santa Famiglia emblematiche sono le figure di due profeti, Anna e Simeone. Anche la famiglia in quanto tale è profezia per l'umanità, perché (queste le parole di Giovanni Paolo II) "l'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia".
Quand'è che una famiglia è vincente? Il modello di Nazareth spinge a cercare il criterio del successo della vita familiare nell'esercizio dell'amore, nel continuo superamento del proprio egoismo. Un amore che ben conosce il sacrificio personale, la spada che ti trapassa l'anima. La profezia di Anna su Maria si avvererà sotto la croce, dove Maria, pietrificata, stava, in piedi, a nome di tutta l'umanità.

Fonte: Agenzia SIR, (omelia per il 31 dicembre 2017)

10 - OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO B - (Lc 2,16-21)
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° gennaio 2018)

È iniziato un nuovo anno ed è iniziato nel Nome di Maria. Con questa celebrazione vogliamo affidare questo nuovo anno a Colei che è Madre di Dio e Madre nostra tenerissima. L'"Ottava del Natale", ovvero gli otto giorni di festeggiamenti natalizi, si conclude con questa bella solennità che ci ricorda una verità fondamentale della nostra fede: la Maternità Divina di Maria. La Madonna è Madre di Dio! Nei primi secoli del Cristianesimo si discusse a lungo sull'opportunità di usare questo titolo, che ad alcuni sembrava alquanto esagerato. Come può una creatura, per quanto santa possa essere, diventare Madre di Dio? Dio è infinito, senza origine nel tempo; come può avere una Madre terrena? Questi quesiti furono motivo di grandi dibattiti; ma, alla fine, si comprese una cosa molto importante: se neghiamo la Maternità Divina di Maria miniamo alle radici la nostra fede cristiana. Noi possiamo dire in tutta verità che la Madonna è vera Madre di Dio per il fatto che Gesù è il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, e per il fatto che Egli si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria, prendendo una vera natura umana. Dunque, se Gesù è Persona divina, in due nature, quella umana e quella divina, la Madonna è Madre di Dio. L'essere Madre di Dio esalta grandemente l'Onnipotenza e la Bontà del Figlio di Dio, il quale volle nascere da una umile fanciulla e donarle la più grande dignità alla quale possa arrivare una creatura.
Divenendo Madre di Dio, Maria è divenuta anche Madre nostra. Dando alla luce il Capo del Corpo mistico, Gesù, Ella ha dato alla luce anche le membra di questo Corpo, che siamo noi. Come abbiamo avuto bisogno di una madre per nascere a questo mondo, così abbiamo avuto bisogno della Madre Celeste per rinascere alla vita di grazia.
Da questa verità deriva tutta l'importanza della devozione alla Madonna. Insegnava il papa Paolo VI che non possiamo essere cristiani senza essere mariani. La devozione alla Madonna è qualcosa di essenziale al Cristianesimo, per il fatto che Dio ha scelto Maria per venire in questo mondo, e ha scelto Lei quale nostra Madre Celeste.
Il cristiano deve assomigliare in tutto a Gesù e deve assomigliargli anche nell'aspetto più caro al suo Cuore di Figlio: l'amore alla Madre sua. La nostra devozione alla Madonna deve essere come un prolungamento dell'amore che Gesù porta e continuerà a portare nei confronti della Madre sua. Si capisce allora come non potremo mai eguagliare in intensità l'amore di Gesù per Maria; non riusciremo mai ad amarla abbastanza.
Il cristiano sentirà pertanto il desiderio di soffermarsi con gioia davanti alle immagini sacre raffiguranti la Madonna; sentirà il desiderio di invocare questa creatura che è stata posta da Dio come Mediatrice tra noi e Gesù; e sentirà soprattutto una grande fiducia nella sua potente intercessione.
È celebre una visione avuta da frate Leone, uno dei primi compagni di san Francesco d'Assisi. Egli vide una scala alla cui cima vi erano Gesù e san Francesco: tutti quelli che cercavano di salire su per quella scala cadevano, chi prima chi dopo; allora san Francesco indicò a tutti un'altra scala, una scala bianca, alla cui sommità vi era la Vergine Santa. Tutti quelli che salivano su per quella scala riuscivano a raggiungere la cima e, quindi, a salire in Cielo. Il significato di questa visione è molto chiaro: come Gesù è venuto a noi per Maria, così anche noi dobbiamo andare a Dio per mezzo di Lei.
Se veramente amiamo la Madonna, se veramente vogliamo essere suoi devoti, dobbiamo cercare di imitarla fedelmente. Nel Vangelo di oggi c'è un versetto che ci fa comprendere un aspetto molto bello della vita di Maria. I pastori, dopo aver reso omaggio al Bambino Gesù, si misero a riferire ciò che del bambino era stato detto loro. Allora, «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,9). Ecco in che cosa dobbiamo particolarmente imitarla: nella sua assidua meditazione interiore. Anche noi, sul suo esempio, proponiamoci di meditare frequentemente sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù. In questo modo diventeremo sempre più simili a Lei, e la nostra devozione mariana diventerà sempre più perfetta.
All'inizio di questo nuovo anno chiediamo una grazia alla Madre di Dio: la grazia di trascorrere questo tempo che il Signore ci offre nel modo migliore possibile. Chiediamo a Lei che in questo nuovo anno avvenga una vera e profonda conversione. Chiediamo la grazia che questo nuovo anno sia un anno di pace, pensando a una cosa molto importante: la pace, quella vera, è un dono di Dio e regna solo dove non regna il peccato.
Domandiamo questa pace, per il nostro cuore e per il mondo intero.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° gennaio 2018)

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.