BastaBugie n°543 del 24 gennaio 2018

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1 UN GIUBILEO DELLA MISERICORDIA OGNI DIECI ANNI
La sala stampa vaticana è esplosa in un boato di giubilo, con immancabile applauso per l'iniziativa che prenderà il via a partire dal 2020
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
2 VIOLENZA DOMESTICA: QUANDO LA VITTIMA E' LUI
Le donne possono essere vittime, così gli uomini... perché trattarli diversamente e parlare sempre e solo di femminicidio? (VIDEO: donne che odiano gli uomini)
Autore: Luca Scalise - Fonte: Notizie Provita
3 LE FIABE CI METTONO IN GUARDIA DAGLI ORCHI
Orchi sono stati il nazismo e il comunismo con i loro stermini di razza e di classe; oggi sono sia i terroristi islamici, sia coloro che diffondono la cultura del nulla che riduce un popolo libero ad un popolo di schiavi (VIDEO: Silvana De Mari parla di elfi, orchi e armi)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio
4 LA CHIESA NON PUO' BENEDIRE UNA COPPIA DI OMOSESSUALI
Eppure c'è tanta confusione... ad es. mons. Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia, ha incaricato due genitori di una figlia omosessuale di seguire famiglie con vicende simili
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Verità
5 UN TERZO DEGLI IMMIGRATI E' PRONTO A COMBATTERE PER L'ISLAM
Il governo tedesco valuta l'impatto sul crimine: i reati commessi dagli immigrati è salito al 13% (il 58% delle donne da loro stuprate erano tedesche), e gli studenti islamici sono fortemente radicalizzati
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 IL SESSO FACILE HA UCCISO L'AMORE
L'amore si esprime nel sesso, ma non nasce dal sesso (intanto questa mentalità ha fatto nascere a Bologna un corso per formare prostitute per i disabili)
Autore: Francesco Alberoni - Fonte: Il Giornale
7 LE ERESIE DEL TEO-EVOLUZIONISTA TEILHARD DE CHARDIN
Le opere del gesuita sono state condannate dalla Chiesa, mentre è stato esaltato da massoneria, ONU, New Age, comunisti, atei, darwinisti
Autore: Alessandra Nucci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 L'ARCIGAY INVOCA SANZIONI CONTRO IL MEDICO CHE PROPONE A CHI LO DESIDERA UN PERCORSO PER ELIMINARE LE TENDENZE OMOSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): secondo Padre Martin il Catechismo spinge al suicidio i giovani gay, giudice rimosso perché contrario alle adozioni gay, unione civile per convenienza
Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 21-28)
Taci! Esci da lui!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - UN GIUBILEO DELLA MISERICORDIA OGNI DIECI ANNI
La sala stampa vaticana è esplosa in un boato di giubilo, con immancabile applauso per l'iniziativa che prenderà il via a partire dal 2020
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 24 gennaio 2018

Visto l'enorme successo (mediatico) del Giubileo della Misericordia del 2016, è stato deciso di istituire un "Anno della Misericordia" ogni dieci anni a partire dal 2020. La sala stampa vaticana è esplosa in un boato di giubilo, con immancabile applauso per la pregevole iniziativa.
Ecco di seguito i vari temi di approfondimento della misericordia che sono stati indicati come prioritari in ogni decennio dal 2020 al 2100.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2020
Per andare in paradiso non servirà essere in grazia di Dio, cioè pentiti dei peccati e confessati, ma basterà essere pentiti e aver detto in privato l'atto di dolore (però omettendo la parte che parla dei castighi di Dio).
ANNO DELLA MISERICORDIA 2030
Sarà sufficiente essere pentiti e aver scritto sulla propria agenda "devo confessarmi".
ANNO DELLA MISERICORDIA 2040
Non importa essere pentiti, ma basterà sapere a memoria l'Ave Maria e andare alla Messa almeno a Natale e a Pasqua.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2050
Sarà sufficiente sapere che esiste una preghiera chiamata Ave Maria e avere un parente che ogni tanto va alla Messa.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2060
Basterà essere convinti in coscienza di non aver fatto peccati e aver visto al telegiornale una notizia sul Papa.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2070
Non importerà più sforzarsi di resistere alle tentazioni, basterà che nei rapporti con gli altri regni l'amore.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2080
Nei libri di catechismo si parla solo di pace, bontà, misericordia; vengono dichiarate obsolete le parole "contrizione", "pentimento", "conversione" visto che ormai nessuno ne conosce il significato.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2090
Per andare in paradiso basterà essere tolleranti verso tutti e riconoscere che tutte le religioni sono uguali.
ANNO DELLA MISERICORDIA 2100
La confessione non esiste più, i sacerdoti sono "preti per chiacchierar", l'esame di coscienza viene ufficialmente abolito, sono dichiarati eretici tutti coloro che parlano di comandamenti, peccati, inferno. La Chiesa Cattolica diventa un'agenzia dell'ONU.

Nota di BastaBugie
: questo articolo di Giano Colli, dall'evidente tono ironico, è liberamente ispirato ad un altro articolo che riportiamo qui sotto dal titolo "La lettera e il grido di un cattolico al Papa" pubblicato da Marco Tosatti sul blog Stilum curiae il 19 novembre 2017:
Per secoli la Chiesa ha lottato per la difesa dei più deboli e degli innocenti. Per questo il mondo e il potere si sono spesso schierati contro di essa. Schiavi, orfani, bambini esposti, vedove, malati... sin dai primi secoli sono stati i destinatari della grande carità che vedeva in loro l'innocenza e la debolezza di Cristo, puer et infirmus. [...]
Sino a ieri i cattolici, con inevitabili divisioni e defezioni, sono stati protagonisti in tutte le battaglie politiche e culturali a difesa degli innocenti: sono stati i primi a lottare contro il divorzio, che priva i bambini della stabilità e della sicurezza familiare; contro l'uccisione degli innocenti, con l'aborto; ad impedire l'affermarsi dell'idea secondo cui, per i malati, la soluzione è l'eutanasia; ad opporsi all'indottrinamento del gender; a contrastare, si pensi alla legge 40 del 2004 e al referendum del 2005, la inutile e criminale sperimentazione sugli embrioni umani, che uccide, e l'utero in affitto, cioè una pratica che schiavizza le donne e trasforma i bambini in oggetto di compravendita...
In tutte queste battaglie i cattolici si sono schierati dalla parte del più debole, dell'innocente, contro il capriccio degli adulti, lo strapotere della tecnica, la mercificazione del corpo umano e dei gameti umani... Confortati dalle parole di santa madre Teresa di Calcutta: "il bimbo nel grembo materno è il più povero tra i poveri". [...]
Oggi, nella Chiesa, è diventato quasi impossibile parlare di "principi non negoziabili", lottare per la difesa della vita e della libertà di educazione, ricordare il dovere dei genitori di amarsi l'un l'altro per sempre, in nome della promessa da loro fatta, e in nome dei loro figli. Sono tutti temi che vengono definiti divisivi, scomodi, inattuali. [...]
Sino a ieri la chiesa si "schierava" con le spose o i mariti ingiustamente abbandonati e con i bambini privati di uno dei genitori.
Lo faceva semplicemente ricordando a tutti che chi si sposa con un matrimonio religioso, non può rompere la comunione con coniuge e figli, credendo poi di poterla mantenere con Gesù Cristo, che ci ha insegnato ad osservare i suoi comandamenti ("Chi mi ama, osserva i miei comandamenti") e ad amare il nostro prossimo.
Oggi invece questo non vale più: si insegna che la comunione eucaristica è per tutti, anche per chi magari abbia infranto il vincolo coniugale e viva una nuova relazione adulterina.
Chi ci rimette? I deboli e gli innocenti! Non è affatto misericordia, questa, verso il coniuge innocente, che ha investito tutto nel suo matrimonio e nella sua famiglia, e che si trova abbandonato e tradito, mentre la Chiesa giustifica abbandono e tradimento.
Facciamo un esempio concreto: un uomo che lasci sola la moglie, magari con due o tre figli, per andare con un'altra donna. Legittimare questa scelta non è forse abbandonare i più deboli e gli innocenti, e cioè la moglie e i figli abbandonati?
Un altro esempio: una moglie che decide di abbandonare il marito, portarsi a casa l'amante e gettare il coniuge nella disperazione, lasciandolo privo di casa e lontano dai figli.
In entrambi i casi non dovrebbe la Chiesa ricordare a tutti il dovere che hanno verso la persona che hanno sposato e verso i figli che hanno messo al mondo?
Così ha sempre fatto, con tutti i limiti umani, per secoli, arrivando spesso a condannare principi e sovrani che ripudiavano le mogli, e abbandonavano i loro figli; lottando, nei paesi di missione in cui vige la poligamia, per rivendicare il diritto della donna e dei figli ad avere un marito ed un padre.
Oggi non è più così, perché chi guida la Chiesa ha scelto l'applauso del potere che, come Erode, non vuole più sentirsi dire da Giovanni Battista: "Non ti è lecito!".

Fonte: Redazione di BastaBugie, 24 gennaio 2018

2 - VIOLENZA DOMESTICA: QUANDO LA VITTIMA E' LUI
Le donne possono essere vittime, così gli uomini... perché trattarli diversamente e parlare sempre e solo di femminicidio? (VIDEO: donne che odiano gli uomini)
Autore: Luca Scalise - Fonte: Notizie Provita, 29/12/2017

In una società ormai da tempo abituata a ricondurre tutti gli episodi di violenza domestica al femminicidio, il nuovo libro di Barbara Benedettelli, 50 Sfumature di violenza, femminicidio e maschicidio in Italia (Cairo Editore), ci apre gli occhi nei confronti di una realtà pressoché ignorata dall'opinione pubblica.
Anticipato dal pamphlet Il maschicidio silenzioso - Perché l'amore violento è reciproco e le donne non sono solo vittime (Collana Fuori dal Coro, Il Giornale), uscito a marzo 2017, il libro si propone di aiutarci a superare l'equazione mentale, ormai familiare all'immaginario collettivo, secondo cui l'uomo sia in tutti i casi l'autore della violenza e la donna ne sia sempre la vittima.
Il testo - afferma un post tratto dal blog della stessa autrice, Una finestra sulla realtà - espone al suo interno una corposa inchiesta su decine di casi di cronaca «spesso nascosti nelle poche righe delle ultime pagine dei giornali locali e che meritano invece attenzione».
L'intento, a detta della scrittrice, attivista per i diritti delle Vittime, non è quello di sminuire la gravità degli innumerevoli casi di violenza di cui le donne sono state oggetto, bensì mostrare una realtà non meno grave che riguarda un numero di casi non troppo inferiore ma, piuttosto, sconosciuto.
Già nel pamphlet, l'autrice ha presentato i dati del rapporto Eures sulle Caratteristiche e profili di rischio del femminicidio del 2015, in cui emerge che nel quinquennio 2010-2014, in cui si registra un totale di 923 vittime di violenza domestica, le vittime siano 578 femmine e 345 maschi.
Un quadro, questo, senza dubbio inaspettato perché alterato dagli interessi di molti. Abbiamo già presentato in altre occasioni i dati reali dei casi di violenza sulle donne, rispetto al profilo ingigantito che ha dato loro il femminismo.
Nessuno vuole dare meno importanza alle vittime donne, ma quando a morire sono gli uomini tutto tace. Perché? Non sarà forse un modo per mostrare la famiglia naturale come un'istituzione maschilista pericolosa per la società?

Nota di BastaBugie: nel seguente video (di 8 minuti) dal titolo "Donne che odiano gli uomini" si parla della violenza ai maschi di cui nessuno parla.


https://www.youtube.com/watch?v=pxF3J5Q5A3Y

Fonte: Notizie Provita, 29/12/2017

3 - LE FIABE CI METTONO IN GUARDIA DAGLI ORCHI
Orchi sono stati il nazismo e il comunismo con i loro stermini di razza e di classe; oggi sono sia i terroristi islamici, sia coloro che diffondono la cultura del nulla che riduce un popolo libero ad un popolo di schiavi (VIDEO: Silvana De Mari parla di elfi, orchi e armi)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio, 29/01/2015

Dopo averla ascoltata spiegare ad una scolaresca cosa sono le fiabe e il fantasy, ho cominciato a inventare fiabe anch'io. Brevi, certamente brutte, ma con il fine che le fiabe e il fantasy hanno: trasmettere ai bambini "intuizioni di valore universale", e il concetto della lotta tra bene e male, cioè della libertà e della responsabilità. Chi ha una certa età è cresciuto sicuramente ascoltando Biancaneve, e la malvagità della regina, oppure le favole degli orchi. Poi è venuto il tempo de Il Signore degli anelli, e sul grande schermo milioni di giovani si sono appassionati alla lotta tra il piccolo Frodo, coraggioso, capace di sacrificio e abnegazione, e il malvagio Sauron, cioè, in altre parole, Satana, il male. Nelle fiabe il bene, nonostante tutto, vince e il male perde. Potrebbe sembrare che ciò accada solo nella finzione. Invece è inevitabile che sia così. Il male, infatti, è solo il parassita del Bene, il tarlo, o il mostro, che cerca in ogni modo di corroderlo e distruggerlo. Ma senza che ciò sia possibile. Ma "dopo aver ascoltato chi?". Sto parlando di Silvana de Mari, scrittrice fantasy italiana di enorme successo. I suoi romanzi, L'ultimo elfo, L'ultimo orco, La bestia e la bella.... sono dei best seller in Italia e all'estero. Perché, per quanto apparentemente fantastici, irreali, nascono dalla vita stessa, vissuta con profondità. La de Mari è una di quelle persone che sembrano quasi fuori del tempo nostro: il tempo in cui non c'è più nulla da dire. Quando la ho conosciuta mi sono limitato a farle domande su domande. Sentivo, dentro le sue risposte, che non si trattava di una di quelle scrittrici e di quegli intellettuali che, al di fuori dei loro libri e del loro mondo letterario, sembrano pesci fuori dall'acqua, perché la vita la scrivono, ma non la vivono. Il suo motto, riportato nel suo blog, è già indicativo di un animo guerriero, come i suoi elfi indomiti: "Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario (George Orwell)".

LE EMOZIONI SONO TERRIBILI
La sua storia rende conto del perché ami scavare nell'animo umano, con il bisturi dei racconti. Con passione e fermezza, come il bravo medico, che non nega il male, ma lo cura. Con passione. Silvana, infatti, ha cominciato come medico: "In chirurgia le emozioni sono terribili: la paura del dolore, la paura della morte, dell'anestesia, questa sospensione della coscienza, la paura del sangue, l'orrore delle amputazioni. Occorreva che qualcuno consolasse i pazienti, che li accompagnasse, che parlasse con coloro che restavano. Ho cominciato nei reparti di chirurgia a occuparmi delle emozioni dei pazienti, della loro psiche. In greco vuol dire anima. E così ho deciso di cambiare lavoro". Cioè di dedicarsi alla psicoterapia, e, insieme, alla scrittura. Le ho chiesto, per questo giornale, di spiegarci qualche fiaba, sapendo che per lei, "le fiabe, narrazione fantastica senza alcuna pretesa di verosimiglianza, sono, in assoluto, in quanto opera nata dal basso, lo specchio più fedele di un'epoca". Partiamo da Dumbo, visto che domenica è la giornata della vita. "Dumbo - risponde Silvana - è il bambino malformato: il bellissimo film è uscito nel 1941, quando in Germania c'era l'eugenetica. Sono le nostre sconfitte, i nostri difetti, le nostre malattie che ci rendono forti e in grado di resistere. Le ridicole ali di Dumbo, quella assurde appendici in cui inciampa, sono in realtà le sue ali. Dumbo è l'idea della diversità come risorsa, come opportunità di crescita. Oggi l'eugenetica impazza come non mai: sono stati abortiti al sesto mese bambini con il labbro leporino. Fortunatamente la scienza non è ancora in grado di predire miopia e tendenza all'obesità, nel caso sarebbe un'ecatombe".

LA MORTE DEL BAMBINO IN OSPEDALE
E Peter Pan? "In Peter Pan le metafore sono scoperte: stiamo parlando della morte del bambino, della morte del bambino in ospedale e dell'aborto. Peter Pan è perso da una mamma distratta e diviene il bambino che non cresce. Tutti i bambini cresceranno, tranne uno, Peter. Peter Pan è l'angelo della morte. Lui e i bambini perduti sono morti. Sono morti in ospedale: c'è una strana forma di mancanza d'amore, nell'impedire la nascita. Una straordinaria forma di aridità... Il padre di Wendi, per ogni bambino spiega alla moglie, facendo tutti calcoli, come quel bambino non se lo possano permettere, come sarebbe meglio non averlo. Il dialogo ha un effetto comico, questa almeno era l'intenzione dell'epoca, ma rileggiamolo adesso, che l'aborto è permesso e normale, la contraccezione obbligatoria e ci stiamo estinguendo per mancanza di bambini, vengono i brividi lungo la schiena. Ho ascoltato nella mia vita il pianto di donne che avevano "liberamente" scelto l'aborto perché il marito e il compagno avevano spiegato che no, vedi, non ce lo possiamo permettere: mi sembrava di rileggere Peter Pan. E lei si lascia convincere, certo e poi resta lì, dopo anni è ancora lì che dice: Oggi avrebbe 6 anni, andrebbe a scuola".
Se chiedo a Silvana quali sono gli orchi, il suo discorso si allarga. Al riguardo ha scritto romanzi, ma anche un saggio, La realtà dell'orco (Lindau). Gli orchi recenti stati il nazismo e il comunismo, con i loro stermini di razza e di classe; orchi sono oggi i terroristi islamici e i diffusori di una cultura di nulla e di morte che riduce un popolo libero, ad un popolo di schiavi.

Nota di BastaBugie: nel video sottostante (durata: 12 minuti) la scrittrice fantasy Silvana De Mari presenta i suoi libri di successo parlando di elfi, di orchi, di magia, di uomini e di armi. Assolutamente da non perdere.


https://www.youtube.com/watch?v=vr7pm89_N-w

Per approfondire l'argomento delle fiabe si può leggere il bell'articolo di Silvana De Mari andando al link sottostante

LE FIABE E LA PAURA DI NON ESSERE AMATI
Le fiabe sono il luogo dove teniamo i mostri (ad es.: il rancore perché gli altri ci sembrano amati più di noi)
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5014

Fonte: Il Foglio, 29/01/2015

4 - LA CHIESA NON PUO' BENEDIRE UNA COPPIA DI OMOSESSUALI
Eppure c'è tanta confusione... ad es. mons. Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia, ha incaricato due genitori di una figlia omosessuale di seguire famiglie con vicende simili
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Verità, 16 gennaio 2018

Dopo il membro - di fresca nomina - della Pontificia Accademia per la Vita che in un'aula della Gregoriana invita all'uso della contraccezione (don Maurizio Chiodi), arriva il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Franz-Josef Bode, a chiedere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso, dal momento che "ormai sono un fatto: visto che c'è molto di positivo, buono e corretto in questo, perché non considerare non una messa, ma almeno una benedizione?".
Il successivo invito alla "piena accettazione da parte della Chiesa di tutte le forme di convivenza, senza dilungarsi in superflue e inutili distinzioni e analisi caso per caso" non ne è che la ovvia conseguenza. Maschi, femmine, sposati o non sposati, non è che staremo a guardare il capello, adesso. Quanto al sacramento, immagino sia considerato un inutile orpello, magari un fatto scenografico. Insomma una Chiesa che fondamentalmente si vergogna di Cristo, che non crede che l'uomo abbia bisogno di essere salvato (dunque, Gesù sarà morto di raffreddore), per cui tenta disperatamente di risultare friendly con tutti (tranne che coi credenti). Un alto prelato a cui l'ho fatto notare mi ha risposto che il suo, il loro lavoro è di strappare le anime al diavolo. Ma ci si chiede (e gli ho chiesto): essere simpatici salva davvero queste persone? Dire che tutto va bene, che tutto è uguale a tutto, è davvero per il bene dell'uomo? L'uomo funziona così? Se vive male ma qualcuno gli dice che va bene lo stesso, tutto funziona? O c'è un male oggettivo che ti fa stare male, indipendentemente dal fatto che qualcuno te lo dica o no?

PECCARE VUOL DIRE SBAGLIARE MIRA... E QUINDI ESSERE INFELICI
Nello specifico: che vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? Se vuol dire: io, pastore, chiedo per te la grazia di Dio, prego per te perché ti salvi e sia felice, e, fino al giorno in cui chiudi gli occhi per sempre, non ti dico che sarà impossibile per te la salvezza, ti sto vicino e ti faccio compagnia, se vuol dire questo, è ovvio che non solo si possono, ma si devono benedire tutti. Se vuol dire, come pare evidente dalla dichiarazione dei vescovi tedeschi, che c'è del buono nel vivere stabilmente e programmaticamente nel peccato, allora benedire questa scelta è fare a quelle persone la più grande cattiveria possibile. Perché peccare vuol dire sbagliare mira, mancare il bersaglio, e quindi essere infelici. Se la Chiesa benedice due persone dello stesso sesso che decidono di stare insieme e, si suppone, di compiere atti intrinsecamente disordinati insieme per sempre, toglie a queste persone l'unica possibilità di ascoltare da qualcuno la verità.
Tutto il mondo li benedice. Tutti dicono loro che sono smart, e gay (contenti) e pieni pride e di colori allegrissimi (a differenza di noi poveracci, costretti al grigio delle famiglie, che poi peraltro la mia è fatta di tre maschi e tre femmine, e se permettete siamo più arcobaleno di due maschi omocolore). Non hanno bisogno - e spesso se ne fregano - della benedizione della Chiesa. Avrebbero bisogno di qualcuno che dicesse loro la verità, cioè che l'omosessualità non è il vero progetto sulla loro vita, che è un mistero, che spesso è la risposta a una ferita esistenziale, e che da quella ferita può passare l'incontro con Dio, l'unico in grado di farli felici. Un Dio che ama e per questo giudica, perché vede meglio di noi il nostro vero bene.

MONS. LUIGI MARRUCCI
Da un lato c'è questa Chiesa sempre meno virile, che non ha più abbastanza testosterone per dire la verità. Dall'altra ci sono i giornali che o cercano disperatamente di compiacerla, tipo Avvenire, o la usano per le loro battaglie, come Repubblica che ormai ha arruolato alla causa lgbt Paolo Rodari (e il titolista): "Quel vescovo che accoglie dopo il coming out", titolava ieri, raccontando di mons Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, che ha incaricato due genitori di una figlia omosessuale di seguire famiglie con vicende simili. Come la pensi il vescovo non lo so. Quanto ai genitori, è la solita solfa, si parla di "sofferenza per il giudizio della Chiesa, ma il Signore accoglie sempre e non giudica". Ovviamente i genitori dicono di sé che sono "cresciuti con una educazione cattolica moralista" (non ho mai conosciuto uno che davvero avesse incontrato Dio e fosse moralista), perché "la Chiesa ha un atteggiamento omofobo che le persone intimizzano" (forse volevano dire interiorizzano, ma quando si è molto aperti di mentalità anche le parole si inventano a piacere). Io invece cari genitori vorrei dirvi che le persone omosessuali non "soffrono perché diventano essi stessi omofobi per paura della Chiesa", figuriamoci. Le persone che provano attrazione per lo stesso sesso soffrono per conto loro, non per gli articoli del Catechismo e neanche per lo stigma sociale.

LO SCISMA NELLA CHIESA
Se non di uno scisma nella Chiesa (che di fatto per me già c'è), possiamo dire che oggi al suo interno convivono due antropologie irriducibili l'una all'altra. Secondo una l'uomo se agisce secondo la coscienza credendo di fare il bene, può fare quello che in fede ritiene giusto. Noi non possiamo da fuori giudicare perché bisogna conoscere l'intimo di ognuno, e poiché ogni cuore è un abisso, giudicare le azioni in modo oggettivo non è lecito. Secondo l'altra, un bene e un male oggettivo ci sono, anche se la partecipazione e la responsabilità dell'uomo dipendono dalla consapevolezza e da molti fattori. Secondo la prima l'uomo può conoscere e fare il bene, e quindi in fondo non ha bisogno di rapportarsi alla legge di Dio, perché in ultima analisi non ha bisogno di Dio. Per la seconda, l'uomo ha bisogno di essere salvato, perché da solo non è capace di bene (senza di me non potete far nulla, dice Gesù). Immagino che la prima idea di uomo vada bene per le brave persone. Noi peccatori, invece, noi mendicanti, assetati di verità, noi che non sappiamo neanche cosa chiedere in preghiera, noi che abbiamo un abisso al posto del cuore, noi che siamo un mistero a noi stessi, noi che sappiamo di essere capaci di male, noi che sappiamo quanto sia difficile amare davvero, noi abbiamo bisogno di Dio, perché sappiamo che è la sua legge e non "andare dove ci porta il cuore" che ci fa felici, e ci custodisce dal male.

Nota di BastaBugie: nell'articolo sottostante dal titolo "Responsabili pastorale figli LGBT: il Catechismo va cambiato" si parla del clamoroso caso verificatosi nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia su iniziativa del locale vescovo monsignor Luigi Marrucci.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Gender Watch News il 16 gennaio 2018:
Serenella Longarini e Salvatore Olmetto sono una coppia sposata con una figlia omosessuale. Intervistati da La Repubblica raccontano la propria esperienza: «Quattro anni fa nostra figlia Martina ci ha dichiarato la sua omosessualità. Ci ha lasciato un libro da lei scritto, intitolato "Diario di una diversa figlia di Dio", nel quale fa coming out e descrive la sua sofferenza per l'incomprensione della Chiesa: "Per la Chiesa esistono questi tre tipi di scelte: il matrimonio, la vita consacrata o dedicarsi agli altri in modo laico, come rientri tu in questo Progetto di Dio?", le aveva detto un sacerdote a cui aveva chiesto aiuto. Sul momento ci è crollato il mondo addosso. Credenti, eravamo fermamente convinti che l'omosessualità fosse peccato. Poi abbiamo pregato e letto la parabola del Figliol prodigo così abbiamo compreso che il Signore accoglie sempre e non giudica. Martina è nella verità e noi la amiamo com'è. Il vescovo della nostra diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, monsignor Luigi Marrucci, è una persona speciale, illuminata, tanto che nell'equipe diocesana per la pastorale famigliare guidata da un presbitero, ha inserito noi due laici con l'incarico di seguire famiglie con figli Lgbt».
Poi Salvatore aggiunge: «Dopo l'incontro con quel prete, nostra figlia cadde in depressione. Spesso anche gli stessi omosessuali intimizzano un atteggiamento omofobo nei confronti della propria condizione. Il problema resta il Catechismo che dice che l'omosessualità è un orientamento intrinsecamente disordinato. Non è vero. E quel testo andrebbe cambiato. Se Martina avesse ascoltato quel prete avrebbe seguito una strada non sua con una coercizione inimmaginabile. È questo che la Chiesa vuole? Come ci ha insegnato nostra figlia, l'amore vince su tutto».
Alcuni punti fermi. L'omosessualità di per sé non è peccato, solo gli atti che assecondano questa tendenza, di suo disordinata, lo sono. I figli, anche se sbagliano, devono essere sempre amati e lo stesso atteggiamento devono avere tutti i sacerdoti nei confronti di qualsiasi credente che si è allontanato dalla Chiesa. Ma questo non significa assecondare l'errore dei figli, anzi significa tentare, nei modi più opportuni, di distrarli dall'errore.
Rimane però il fatto che il vescovo di Civitavecchia dovrebbe rimuovere questa coppia di coniugi, perché nessuna pastorale è valida se si contesta il Catechismo della Chiesa cattolica. Gli operatori pastorali, anche laici, sono infatti chiamati ad insegnare i principi morali indicati dalla Chiesa e a guidare le persone attenendosi a questi, e non le proprie idee.

Fonte: La Verità, 16 gennaio 2018

5 - UN TERZO DEGLI IMMIGRATI E' PRONTO A COMBATTERE PER L'ISLAM
Il governo tedesco valuta l'impatto sul crimine: i reati commessi dagli immigrati è salito al 13% (il 58% delle donne da loro stuprate erano tedesche), e gli studenti islamici sono fortemente radicalizzati
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-01-2018

Se è ovvio che non è possibile ospitare qualcuno senza avere una casa e una famiglia con un volto (usi, regole, ruoli) ben preciso, è chiaro che se questo viene oscurato, come fa l'Europa con le proprie radici, l'accoglienza non diventa solo stupida e irragionevole ma una bomba pronta a scoppiare.
A dirlo non sono quanti vengono definiti xenofobi solo per il fatto di voler porre un argine all'immigrazione massiccia in Europa, ma il governo che ospita una grossa fetta della recente immigrazione islamica. Ma non è tutto, perché ai dati dello studio governativo sull'incremento di criminalità e violenze seguono quelli ancor più allarmanti sul pensiero degli immigrati provenienti dal Medio Oriente. A dare un'immagine di quanto sta accadendo, in un rapporto redatto per conto del ministero della Famiglia tedesco, è stato il criminologo Christian Pfeiffer, che ha considerato l'impatto sulla delinquenza dell'arrivo degli immigrati nella Regione della Bassa Sassonia tra il 2015 e il 2016.

IL 92 PER CENTO DEI REATI IN PIÙ È STATO COMMESSO DA UN IMMIGRATO
È emerso che la criminalità è cresciuta del 10,4 per cento e che il 92 per cento di questi reati è stato commesso da un immigrato. Tenendo conto anche dell'anno precedente, le cose peggiorano ulteriormente: il numero dei crimini commessi dai richiedenti asilo tedeschi è salito dal 4,3 al 13,3 per cento tra il 2014 e il 2016. Relativamente alle vittime, invece, appare che il 70 per cento delle rapine si sono consumante a danno dei nativi tedeschi e che nel 58,6 per cento dei casi a subire uno stupro da parte degli immigrati sono state donne tedesche.
Ma ancor più significative sono le motivazioni della violenza diffusa, a cui seguono la sfiducia e la frammentazione sociale: secondo lo studio l'aumento della criminalità è direttamente legato al fatto che la maggior parte dei rifugiati che arrivano in Germania sono maschi (circa il 27 per cento sono ragazzi di età compresa tra i 14 e i 30 anni) cresciuti in una cultura per cui la donna ha una dignità inferiore all'uomo e in cui non importa se un uomo, ad esempio, stupri o meno una donna.
E che la violenza non derivi, come piace dire a coloro che predicano una miope e falsa carità, dalla povertà, dalla solitudine o dalle condizioni di miseria in cui versano gli immigrati, ma da un'ideologia ben radicata e difficile da mitigare con buonismi a buon mercato, è emerso anche dalle interviste fatte ai musulmani sul suolo tedesco. Quasi un terzo (29,9 per cento) degli studenti di fede islamica, e non di coloro che vivono nei centri di accoglienza, ha ammesso di essere disposto a combattere e a rischiare la vita per l'islam, mentre l'8 per cento è favorevole alla creazione di uno stato islamico mediante la guerra con il 3,8 convinto persino che per raggiungere i loro obiettivi i musulmani possano muovere attacchi terroristici.

L'EMERGENZA PER I MUSULMANI È COMBATTERE GLI INFEDELI
Senza vergognarsi di confessare che le altre religioni valgono meno dell'islam, cosa che oggi in Europa un cristiano teme di affermare a riguardo della propria fede ormai anche all'interno della Chiesa cattolica, il 36,6 per cento degli intervistati ha dichiarato che le altre fedi sono inferiori a quella islamica. C'è poi un grosso problema anche per quanto riguarda l'opportunità di fornire la residenza a persone che ritengono che la sharia (la legge islamica) sia di gran lunga migliore della legge tedesca (il 27,4 percento). Non a caso, il ministero della cultura e dell'educazione ha affermato che "in Bassa Sassonia stiamo combattendo la radicalizzazione a scuola in tenera età "
È quindi singolare che mentre l'Europa e la sinistra accusano Trump di razzismo impietoso per aver fatto calare del 70 per cento in soli 11 mesi l'ingresso degli immigrati islamici, rimpiazzati dai richiedenti asilo cristiani, nessuno si stracci le vesti per le violenze subite dai cittadini della Germania che negli ultimi due anni ha aperto le frontiere a più di un milione di musulmani.
Certo, sarebbe bello pensare irenicamente di saper accogliere tutti i musulmani, dando loro regole chiare, fornendo loro un'educazione e soprattutto annunciando il Vangelo che solo può scalfire una mentalità islamica così radicata. Ma è mancanza di realismo, e quindi stupidità, pensare di farlo quando la maggioranza degli europei non solo non ha le risorse materiali necessarie, non solo non può reggere l'ondata, ma soprattutto non sa più chi è di fronte ad un'immigrazione che invece ha ben chiaro cosa sia e quali scopi abbia la religione islamica nel mondo. Come ha dimostrato un quinto degli intervistati (18,6 per cento) concordando con l'affermazione per cui "l'emergenza dei musulmani è combattere gli infedeli e diffondere l'Islam in tutto il mondo".

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo sottostante dal titolo "Da'wah, l'islamizzazione silenziosa e nascosta" spiega come l'Islam sfrutta l'ignoranza occidentale e il senso di colpa del passato imperialista-colonialista. E' la strategia della da'wah. Laddove la jihad opera per terrorizzare e mira a sottomettere, la da'wah mira a ingannare ed asfaltare la strada dell'islamizzazione. Cominciando con la demografia e la democrazia.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 gennaio 2018:
La da'wa è l'azione di proselitismo dell'islam. Vocabolo che letteralmente vuol dire "propaganda, appello, richiamo". Per i musulmani l'azione di invitare il prossimo all'islam è un dovere e colui che si prodiga nel fantomatico esercizio di convincere il prossimo ad abbracciare l'islam è un da'i.
Eppure risulta opportuno, subito, chiarire che la da'wa non ha nulla a che fare con l'attività missionaria cristiana o con le opere umanitarie: si tratta di una vera e propria azione politica. Lo scopo? L'islamizzazione sociale e civile del luogo in cui agisce. Il da'i non intende salvare anime, ma, dal momento in cui l'islam è un progetto politico, ha come unico scopo quello di cancellare ogni sorta di istituzione o simbolo di una società libera e sostituirla con la sharia. Sostanzialmente quello che la "lunga marcia attraverso le istituzioni fu per i marxisti del ventesimo secolo: una sovversione dall'interno, l'uso della libertà religiosa per sconvolgere quella stessa libertà" è la da'wa per gli islamici di oggi. È così, con poche battute, che Ayaan Hirsi Ali, la famosa scrittrice somala naturalizzata olandese, mette i puntini sulle 'i'.
Oggi l'Occidente tutto è preoccupato, però, più a debellare i famosi 'hate speech' - i discorsi di incitamento all'odio - dei suprematisti bianchi, o l'islamofobia, che ad affrontare l'istigazione ai discorsi d'odio islamici ai danni dei non musulmani (gl'infedeli) e il modo violento di porsi nei confronti di questi ultimi. Un'istigazione che nasce proprio in seno all'azione della da'wa. E si suppone che nessuna società vorrebbe al suo interno gruppi che cercano di sovvertire l'attività politica coadiuvati da un pizzico di ignoranza e dal paravento del precetto della libertà religiosa. Ma si suppone, appunto.
Nelle Filippine, di recente, i membri dell'organizzazione da'wa nota come Tablighi Jamaat ("Gruppo che propaganda la fede") si sono inseriti nel Paese con la scusa dell'attività missionaria al fine di partecipare all'incontro annuale della Tablighi Jamaat. È bastato poco per scoprire che era stata una scusa per unirsi al gruppo di Isnilon Hapilon - il defunto "emiro" dello Stato islamico nel sud-est asiatico. La Tablighi Jamaat, più conosciuta, forse, come 'Society for spreading faith', è un'organizzazione religiosa transnazionale che ha come obiettivo principale la riforma spirituale islamica utile allo scopo di avvicinare tutti alla pratica di Maometto.
Per decenni l'organizzazione è rimasta sconosciuta ai più, fino a quando non è emerso che ben tre dei quattro attentatori islamici del 7 luglio 2005 a Londra militavano nel movimento. Colpevoli della morte di ben cinquantacinque persone. [...]
L'organizzazione cerca di "di promuovere un senso di paranoia e perfino di disgusto della società non musulmana" scrisse nel 2006 Yoginder Sikand, noto esperto di islam. Ad oggi Tablighi Jamaat continua ad essere un'organizzazione legale che ha una considerevole influenza sui musulmani in Europa, in particolare nel Regno Unito e anche negli Stati Uniti. E l'Inghilterra multiculturale resta al centro del raggio di azione della Tablighi Jamaat. Nel 2012 un articolo del Telegraph disegnò un quadro dell'islamismo nelle scuole britanniche per lasciare al Daily Mail l'occasione per un lungo approfondimento sul Darul Uloom Islamic High School, noto liceo della Birmingham islamizzata - la seconda città più popolosa del Regno Unito, dove in certi quartieri i musulmani rappresentano il 95% della popolazione - espressamente legato al Tablighi Jamaat.
È là che tra violenza e nozioni di supremazia islamica vengono svezzati i terroristi di domani. "Dovete liberarvi dell'influenza dello Shaitan [Satana] e della società. [...] I Kuffar (termine dispregiativo che sta per non musulmani) hanno portato tante cose nuove là fuori. [...] Controllano le vostre menti. [...] Fate parte di coloro che preferiscono il loro modo di vivere: lo stile di vita dei Kuffar anziché quello del Profeta?", sono questi gli estratti di lezioni didattiche registrate nell'ambito di un'inchiesta. La famosa didattica inclusiva.
Eppure non sembra che i governi occidentali nel corso degli anni abbiano dato credito a certi sospetti su quello che è precipuamente un mezzo per istigare sentimenti di supremazia islamica e odio verso i 'non musulmani'. Perché da'wah significa islamizzazione. Laddove la jihad opera per terrorizzare e mira a sottomettere, la da'wah mira a ingannare ed asfaltare la strada dell'islamizzazione.  Una strategia è sicuramente quella di islamizzare le donne cristiane ed ebree attraverso il matrimonio e promuovendo la legge islamica della poligamia.
Da'wah significa anche conquistare la demografia. L''occupazione' demografica è la forma vincente dell'islam da sempre. È il modo in cui, per esempio, è stato sottomesso (islam, com'è noto, vuol dire appunto sottomissione) il Medio Oriente un tempo completamente cristiano. E, oggi, l'invasione islamica dell'Occidente del Terzo millennio si serve proprio dell'immigrazione, dell'alto tasso di natalità e della conversione su larga scala per ultimare il cambio generazionale e soggiogare il dato demografico. I musulmani non immigrano per assimilarsi allo scopo di diventare cittadini: l'unica aspirazione è un dominio globale all'interno del califfato islamico. Convinti come sono che l'islam detenga la soluzione di tutti i problemi dell'umanità e che l'umanità debba, pertanto, essere sottomessa al dominio islamico.
Da'wah significa opprimere la libertà di espressione. Attivisti e ONG musulmani sono impegnati nei tribunali occidentali in processi per diffamazione dell'islam o discriminazione contro i musulmani, ogni volta che lo trovano possibile. Questa è la "Jihad legale" che mira a demoralizzare e intimidire, e soprattutto, a mettere a rischio la libertà di espressione occidentale. E da'wah significa soprattutto monitorare i media occidentali, controllare il mondo accademico e partecipazione attiva alla vita pubblica. L'obiettivo è sfruttare l'ignoranza occidentale sull'islam: senso di colpa e rimorso occidentali del passato imperialista-colonialista giocano il loro ruolo coadiuvati dalla correttezza politica. Diventa sempre più facile, così, mantenere i kuff un r (gli infedeli) confusi e in contrasto tra loro.  
La da'wah si è dimostrata, e continua a farlo, vantaggiosa e di grande successo. In Occidente, operano tante organizzazioni da'wah. Una di queste è l'Islamic Education and Research Academy (IERA) diretta da due convertiti, Abdur Raheem Green e Hamza Andreas Tzortis, che agiscono a livello globale per diffondere l'islam. Oppure l'ICNA, un'organizzazione musulmana di spicco in America, che nel 2015 ha indetto il "Global da'wah day", ed è considerata da esperti come Steven Emerson, fondatore e direttore esecutivo di The Investigative Project on Terrorism, legata ai Fratelli Musulmani.
Organizzazioni come Tablighi Jamaat, l'iERA e l'ICNA agiscono così indisturbate in un'Occidente silente e assoggettato che preferisce difendersi con il "mese dell'islamofobia" mostrandosi indifferente, o incurante, dei pericoli della da'wah e prono all'islamizzazione.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-01-2018

6 - IL SESSO FACILE HA UCCISO L'AMORE
L'amore si esprime nel sesso, ma non nasce dal sesso (intanto questa mentalità ha fatto nascere a Bologna un corso per formare prostitute per i disabili)
Autore: Francesco Alberoni - Fonte: Il Giornale, 14/01/2018

I rapporti fra maschi e femmine negli ultimi vent'anni sono profondamente cambiati. Le donne possono avere rapporti sessuali con chi vogliono senza temere una gravidanza e, poiché si sono accorte che il rapporto sessuale può dare loro molto piacere, quando trovano qualcuno che gli piace lo fanno volentieri.
Sanno che l'uomo è molto attratto dal sesso, e, usandolo con abilità, si convincono di potere sedurre qualsiasi uomo. Ma il sesso, se dà molto piacere all'uomo però non basta a creare in lui un sentimento amoroso e tantomeno a farlo innamorare. Gli uomini sono contenti di questa disponibilità femminile perché un tempo per procurarsi il piacere sessuale dovevano sedurle, corteggiarle, spesso fidanzarsi e sposarle. Ora se lo trovano offerto con facilità e ne approfittano.
Ma con il semplice sesso non si legano e qui c'è una differenza con la donna. Per la donna il sesso ha un significato più profondo che per l'uomo. Innanzitutto non lo fa con chiunque ma solo con chi le piace. Poi prendere il corpo dell'uomo dentro di sé, durante le centinaia di migliaia di anni della nostra evoluzione, ha sempre significato potere prendere un figlio da quell'uomo e il circuito cerebrale è rimasto lo stesso. Quindi dopo il sesso la donna vuole l'uomo vicino, abbracciato e un po' lo ama e crede che un po' la ami anche lui, Ma non è vero. Lui si distacca e va via. Lei allora resta delusa.
Ho trovato molte donne che hanno rapporti con tanti uomini ma ne cercano uno capace di tenerezza, di fedeltà, di intimità e di amore. Poi finiscono per attaccarsi a qualcuno che non le ama, che sparisce, ritorna e le tiene nell'incertezza. Magari uno che ha paura di legarsi proprio perché ha conosciuto donne che si concedono con facilità e teme che anche lei lo faccia anche con altri.
Concludendo, quando la nostra società ha fatto del sesso un gioco piacevole e facile, ha messo in crisi l'amore perché questo non nasce dal sesso, anche se si esprime nel sesso. L'amore nasce dalle fantasie profonde, dai sogni, nasce dalle emozioni, dal dolore, dalla conoscenza reciproca, dalla intimità fisica e spirituale, dall'affinità emotiva, dal cuore, dall'anima.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo sottostante dal titolo "Prostitute per disabili, anche il vizio è democratico" spiega che a Bologna sta per nascere una nuova figura professionale. Anzi non tanto nuova, dato che è la professione più vecchia al mondo: la prostituzione. Solo che in questo caso la prostituta offrirà i propri servizi a persone con disabilità. L'uguaglianza passa prima di tutto dal vizio perché l'abbrutimento è democratico.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 02-09-2017:
In quel di Bologna nasce una nuova figura professionale. Anzi no, dato che è la professione più vecchia al mondo: la prostituzione. Solo che in questo caso l'etera offrirà i propri servizi a persone con disabilità. Comunque non chiamatela prostituta o peggio, bensì "Operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità delle persone con disabilità". Come redimere il mestiere di meretrice con un uso sapiente dello Zanichelli.
Per diventare ufficialmente lucciola ora c'è un corso ad hoc promosso dal comitato LoveGiver, corso che si compone di quattro giornate e che vede iscritti 17 persone, le quali svolgeranno il tirocinio (sic) presso associazioni o famiglie. Non pensate che queste 17 siano lucciole da marciapiedi. Nulla di tutto questo. Tra i prescelti per partecipare al corso ci sono educatori, operatori socio sanitari e pure un filosofo il quale si vede che stanco di tanta astrazione del pensiero ha sentito l'esigenza di passare alla pratica.
Maximiliano Ulivieri, uno dei fondatori di LoveGiver, spiega: "Finora abbiamo aspettato la politica, perché avremmo preferito muoverci nel quadro di una legge nazionale o regionale. Ma nessuno ci ascolta, così abbiamo deciso di auto-autorizzarci". Infatti in Parlamento c'è un disegno di legge su prostituzione e disabilità, ma è rimasto in un cassetto. Sergio Lo Giudice, senatore omosessuale Pd, commenta: "Purtroppo non è stata considerata una priorità, non è mai arrivato neanche in commissione. In Italia c'è una grande difficoltà a discutere di sessualità. La nostra legge? Impegna il ministero della Salute a emettere linee guida che consentirebbero alle Regioni di attivare corsi di formazione ad hoc. Metterebbe al riparo da equivoci tra l'assistente sessuale e la prostituzione: la libera sessualità dei disabili non è soltanto un loro bisogno, è anche un diritto garantito da una sentenza della Corte costituzionale. Ulivieri mi ha detto che sarebbe partito, non fa niente di male se organizza un corso".
Ulivieri poi aggiunge in merito alle finalità del corso: "Lo scopo è permettere ai disabili di riscoprire il proprio corpo come fonte di piacere e non solo di sofferenza e disagi quotidiani, attraverso il contatto, l'accarezzamento, il massaggio, l'abbraccio, l'accompagnamento alla masturbazione o anche semplicemente con la presenza, l'affetto e l'umanità".
Tecnicamente il corso proposto da Ulivieri è favoreggiamento alla prostituzione ed in infatti quest'ultimo non si nasconde dietro ad un dito e ammette che questa iniziativa "è un atto di disobbedienza civile. Potrebbero accusarci di favoreggiamento della prostituzione, c'è questo rischio, ma prima bisogna che qualcuno mi denunci". L'invito speriamo che non cada nel vuoto.
In effetti i timori di Uliveri sono ben fondati: non c'è differenza tra le attività che andranno a svolgere i suoi operatori all'affettività e quelle di una qualsiasi signorina buonasera. Se offri una prestazione sessuale a pagamento è meretricio. Se la prostituzione nel nostro Paese non è reato, non così il favoreggiamento. E organizzare corsi per formare persone al fine di "aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un'esperienza erotica, sensuale e/o sessuale" - come si legge sul sito di LoveGiver - dove si prevede scambio di denaro per tutto ciò, configura favoreggiamento.
Si obietterà: ma qui si dà una solida formazione scientifica offerta da persone qualificate come sessuologi, avvocati, dottori, operatori sociali, c'è una preparazione a monte. Nulla di volgare o di degradante quindi, nessun tacco a spillo, nessuna minigonna, né trucco pesante. Si darà piacere al disabile con tanto di attestato. Ma, ribattiamo noi, la sostanza non cambia: sempre di vendita del proprio corpo si tratta, seppur fatta in modo un po' più sofisticato. E poi, a dirla tutta, il corso è inutile: il mercato è già saturo da tempo di figure professionali di questo tipo, di operatori dell'affettività etc. etc. Sono le classiche prostitute sia di appartamento che di strada le quali, da sempre, non solo offrono servizi sessuali, ma anche psicologici. Chi fa quel mestiere ha imparato ad ascoltare, consigliare e a confortare non perché ha fatto un master in piscosessuologia, ma perché dai loro letti è passata l'umanità più varia. Forse a posto degli esperti chiamati per tenere questi corsi era meglio invitare un paio di lucciole di lunga esperienza.
C'è infine da annotare che per quelli di LoveGiver l'uguaglianza passa prima di tutto dal vizio. Se il non diversamente abile può andare a donne, anche questo "diritto" - così lo ha definito il senatore Lo Giudice - deve essere riconosciuto anche a chi sta su una carrozzina. L'abbrutimento è democratico.

Fonte: Il Giornale, 14/01/2018

7 - LE ERESIE DEL TEO-EVOLUZIONISTA TEILHARD DE CHARDIN
Le opere del gesuita sono state condannate dalla Chiesa, mentre è stato esaltato da massoneria, ONU, New Age, comunisti, atei, darwinisti
Autore: Alessandra Nucci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/12/2017

Marilyn Ferguson, autrice del testo classico sulla New Age, The Aquarian Conspiracy, negli anni Settanta fece un sondaggio fra 200 di quelli che chiamava i "cospiratori dell'Aquario", gente impegnata silenziosamente a sovvertire gli elementi chiave del pensiero occidentale, e trovò che alla domanda "Chi sono le persone le cui idee ti hanno più influenzato?", la maggioranza citava il sacerdote gesuita, Pierre Teilhard de Chardin [1881 - 1955].
Tanto noto agli specialisti quanto pressoché sconosciuto al grande pubblico, il sacerdote Teilhard fu un geologo paleontologo che è considerato antesignano della New Age per la commistione che egli fa fra spirito e materia, sulla base del concetto di coscienza in evoluzione, una coscienza collettiva che sarebbe presente anche nelle più piccole particelle di materia inanimata.
La sua influenza permise ai giovani cresciuti nella "controcultura" degli anni Sessanta di seguire la moda della meditazione orientale, con annessa ricerca degli stati alterati di coscienza, senza sentirsi in conflitto con la propria identità cattolica o cristiana. Per questo la Chiesa cattolica nel 1962 emise un monito con cui esortava «tutti gli ordinari, nonché i superiori degli istituti religiosi, i rettori dei seminari ed i presidi delle università a difendere gli animi, soprattutto degli studenti, dai pericoli insiti nelle opere di Padre Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci».
Ciononostante, le associazioni sorte subito dopo la sua morte, grazie all'attivismo della segretaria da lui nominata "legataria letteraria", lavorano per diffondere le opere di Teilhard, con la consegna mai scritta di lavorare senza clamore in attesa del momento opportuno per rilanciarne apertamente le tesi, quando - si diceva - sarebbero venuti a mancare gli ultimi parenti dell'estensore del provvedimento del 1962.

RIABILITAZIONE INOPPORTUNA
In questi giorni è partita da uno scranno altissimo, quello del Cardinal Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, la richiesta al Santo Padre di annullare tale monitum, il che in pratica sdoganerebbe indirettamente, ma in modo clamoroso, anche la New Age, smentendo documenti usciti sotto tre pontificati diversi.
Furono diverse, infatti, le riprovazioni ufficiali inviate a Teilhard, molto prima dell'ultimo monito della Santa Sede datato 30 giugno 1962.
 A partire infatti dal 1926, Teilhard era stato silenziato, limitatamente alle sue esternazioni teologiche, dal suo stesso ordine, che gli ingiunse di restare nel suo campo scientifico e continuare le sue ricerche geologiche in Cina. Nel 1933 dovette lasciare l'insegnamento a Parigi e sei anni dopo fu messo all'indice il suo libretto L'energia umana. Nel 1947 arrivò da Roma il divieto di insegnare o scrivere di temi filosofici. Nel 1948 fu vietata la pubblicazione de Il fenomeno umano, stesso giudizio nel 1949 per Il gruppo zoologico.
Del resto anche il monito del 1962 è stato a sua volta ribadito: nel 1967 dalla Delegazione Apostolica a Washington D.C. e ancora nel 1981 da un comunicato della Santa Sede pubblicato dall'Osservatore Romano.
E' significativo soprattutto che tale monito ufficiale fu emesso in pieno Concilio Vaticano II, quando il prestigio di Teilhard era debordante. Consulente della Commissione teologica preparatoria era oltretutto il grande sostenitore di Teilhard, padre Henri de Lubac S.J., successivamente perito del Concilio stesso, nominato poi da Paolo VI membro della Commissione teologica e di due segretariati. Ciò rende ancora più significativo il fatto che i padri conciliari non abbiano dato alcun sostegno, neppure indiretto, alle teorie del protetto di padre de Lubac. Se infatti il Concilio tace dell'errante, ha però parlato chiaro riguardo all'errore.

LA GNOSI TEILHARDISTA
Jacques Maritain che, com'è noto, al Concilio fu presente, non ha dubbi al riguardo. Ne Il contadino della Garonne, uscito nel 1966, scrisse: «Penso che la gnosi teilhardista e la sua attesa d'un metacristianesimo abbiano ricevuto dal Concilio un colpo durissimo. Perché, alla fine, è stato facile per Marx ed Engels rivoltare Hegel, ma capovolgere il cristianesimo in modo che non sia più fondato sulla Trinità e sulla Redenzione, bensì sul Cosmo in evoluzione, è impresa ben diversa. [...] Ciò significa che sarebbe necessario un Concilio, e può darsi che certi teilhardisti abbiano sperato, al suo annuncio, se non una conferma Dogmatica del Cristo cosmico, almeno un incoraggiamento, almeno l'ombra di un incoraggiamento alla loro dottrina. Ma leggete i testi del Vaticano II, esaminateli con una lente d'ingrandimento e non vi troverete neppure l'ombra d'un'ombra di un simile incoraggiamento. Con magnanima tranquillità il Concilio ha totalmente e perfettamente ignorato questo grande sforzo verso un cristianesimo migliore. Nulla è stato più classico delle sue due costituzioni dogmatiche. Se i seguaci del teilhardismo non camminassero nelle nuvole, capirebbero che cosa questo vuol dire».
A cercare di riportare con i piedi per terra i teilhardisti ci hanno provato anche altri teologi e pensatori laici di vaglia, fra cui, nel 1968, Dietrich von Hildebrand, secondo cui il Teilhardismo stava provocando "la devastazione della vigna del Signore". Nel suo Il Cavallo di Troia nella Città di Dio, egli scrisse: «Fu solo dopo aver letto diverse delle opere di Teilhard che capii pienamente le implicazioni catastrofiche delle sue idee filosofiche, e la totale incompatibilità della sua finzione teologica (come la chiama Etienne Gilson) con la rivelazione cristiana e con la dottrina della Chiesa... Non conosco un altro pensatore che salti sapientemente da una determinata posizione a un'altra che la contraddice, senza essere turbato dal salto e senza nemmeno farci caso».

I PROMOTORI DI TEILHARD DE CHARDIN
Eppure, nonostante queste e altre autorevoli prese di posizione, hanno continuato a moltiplicarsi le associazioni dedite a coltivare il pensiero e studiare gli scritti di Teilhard, sodalizi di cui fanno parte anche sacerdoti, specie gesuiti, ben determinati a ignorare e far dimenticare i tanti moniti ufficiali.
Ma i promotori delle teorie di Teilhard sono anche altri. Visto che si tratta di opporsi a divieti del Vaticano, non sorprende incontrare pagine entusiastiche delle teorie di Teilhard fra gli scritti dell'occultista Louis Pauwels e del comunista Roger Garaudy (poi convertitosi all'islam).
Ancora più significativo è il fatto che a elogiare Teilhard abbiano provveduto delle riviste ufficiali della Massoneria. Nel bollettino massone Le Symbolisme si legge infatti il seguente commento allo scritto intitolato La potenza spirituale della materia, che tratta della consistenza biologica dell'evoluzione morale: «Non credo che i teologi riconoscano facilmente il P. Teilhard de Chardin come uno di loro. Ma è certo che tutti i Massoni, che conoscono bene la loro Arte, lo saluteranno come loro fratello in spirito e verità... Che il nostro fervore affettuoso circondi il pensiero del P. Teilhard che ha ritrovato la forma cristiana originaria del pensiero religioso».
Un'indicazione importante infine ce la dà il nome di chi provvide a pubblicare per primo le sue opere postume: Sir Julian Huxley, biologo e genetista darwiniano, sostenitore dell'evoluzione psico-sociale e delle teorie eugenetiche; Julian era fratello di Aldous, autore del Coraggioso Mondo Nuovo che immagina un futuro in cui l'umanità verrà fabbricata in serie, e nipote di Thomas Henry Huxley, biologo e filosofo ateo materialista, soprannominato il "mastino di Darwin". Più interessante di tutto è il fatto che Julian Huxley fu anche il primo direttore dell'UNESCO, agenzia educativa internazionale delle Nazioni Unite, il che spiega come mai l'Onu abbia più volte organizzato o patrocinato delle iniziative internazionali di altissimo livello, aventi per relatori anche dei Capi di Stato, in onore proprio di Teilhard.

Nota di BastaBugie: c'è chi afferma che Teilhard de Chardin abbia partecipato alla più clamorosa beffa archeologica della storia, il cranio di Piltdown. Per saperne di più, clicca sul link dell'articolo sottostante.

L'EVOLUZIONISMO E IL CRANIO DI PILTDOWN
Per oltre 40 anni il British Museum espose il falso reperto come se fosse la prova scientifica dell'anello mancante tra la scimmia e l'uomo... poi l'inganno fu svelato dalla scienza, quella vera (VIDEO: Ma l'uomo deriva davvero dalla scimmia?)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4728

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/12/2017

8 - L'ARCIGAY INVOCA SANZIONI CONTRO IL MEDICO CHE PROPONE A CHI LO DESIDERA UN PERCORSO PER ELIMINARE LE TENDENZE OMOSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): secondo Padre Martin il Catechismo spinge al suicidio i giovani gay, giudice rimosso perché contrario alle adozioni gay, unione civile per convenienza
Fonte Osservatorio Gender, 15 gennaio 2018

A Savona l'Arcigay ha emesso la sua implacabile fatwa contro il medico di famiglia Fabio Vaccaro "colpevole" di volere proporre ai propri pazienti con tendenze omosessuali un percorso terapeutico alternativo al mantra quotidiano, "sei come sei", per il quale sarebbe giusto e doveroso assecondare qualsiasi genere di istinto o pulsione, senza farsi tante domande, e di aver poi "rincarato la dose", precisando il proprio parere di medico in fatto di omosessualità, dichiarando al Secolo XIX di Genova: «omosessuali si diventa per dinamiche familiari ed è giusto porgere aiuto per sostenere queste persone a diventare uomini e donne».
Parole inaccettabili per Mirko Principato, presidente del circolo Arcigay "Apertamente" di Savona, che ha così commentato l'iniziativa di Vaccaro di appendere all'interno del proprio studio di Milano alcune locandine reclamanti i corsi per curare l'omosessualità organizzati dal Gruppo Lot di Luca Di Tolve. [...]
A Principato ha fatto subito eco il segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, che ha parlato di "fatto gravissimo" sul quale "è urgente intervenire", cogliendo poi la palla al balzo per rispolverare la proposta di legge presentata dal senatore Sergio Lo Giudice per mettere al bando le cosiddette teorie riparative. [...]
Gli appelli di Arcigay sono stati prontamente accolti dall'Asl savonese che ha tranquillizzato tutti, facendo sapere di essersi già messa in moto per andare in fondo alla questione. Sulla vicenda è intervenuta anche la vicepresidente della Regione e assessore alla sanità, Sonia Viale, che ha intimato al direttore generale della Asl di fornirgli un dettagliato resoconto dei fatti per poter fare luce sull'accaduto: «su un fatto che appare così grave, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, ho chiesto immediatamente, non appena appresa la notizia, una relazione puntuale al direttore generale della Asl per accertare con chiarezza i fatti».
Invito prontamente accolto dal direttore generale dell'Asl savonese, Eugenio Porfido che subito ha reso noto l'apertura di un procedimento nei confronti del medico. [...]

ATTUALE CLIMA CULTURALE
Il feroce attacco mediatico al quale è stato sottoposto il medico di base Fabio Vaccaro ben rappresenta quello che è l'odierno clima culturale in materia di omosessualità.
La parola d'ordine è "normalizzare". Guai a parlare di cura dell'omosessualità, intesa come un percorso di riscoperta della propria eterosessualità ferita e repressa. Una delle affermazioni più devastanti della propaganda omosessualista odierna è infatti proprio quella secondo cui dall'omosessualità non si può guarire.  
Se fino al 1973, anno in cui l' "American Psychiatric Association" (APA) eliminò l'omosessualità dal "Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali" (DSM), attorno al tema veniva svolta una seria ricerca scientifica e assumere uno stile di vita omosessuale era un comportamento "sconsigliato" e, in quanto contro natura, giustamente stigmatizzato, dal 1973 in avanti, la progressiva campagna di sdoganamento dell'omosessualità al motto di "gay is good" ha completamente capovolto la situazione.
La decisione dell'APA ebbe infatti un duplice effetto: da un lato arrestò bruscamente, del tutto, la ricerca scientifica in materia e, dall'altro, fece sì che classe medica passasse da un atteggiamento di corretta ed sana prevenzione alla sua zelante indefessa promozione secondo il sopracitato slogan politically correct recitante "sei come sei".
Poco importa se gli stessi Sigmund Freud (1856-1939), Alfred Adler (1870-1937) e Carl Gustav Jung (1875-1961), considerati i tre grandi pionieri della psichiatria, consideravano l'omosessualità una patologia. Eppure, tra ieri e oggi, nulla è cambiato dal punto di vista della ricerca scientifica; vi è stato solamente un profondo mutamento culturale e politico. La psicologia, influenzata dall'attivismo LGBTQ, ha spostato la questione dell'omosessualità dal tradizionale piano oggettivo ad un piano puramente soggettivo. Una prospettiva distorta per la quale il problema non è più rappresentato dall'omosessualità in quanto tale, ma dalla percezione personale di essa da parte del singolo individuo.

MONDO ALLA ROVESCIA
In un mondo capovolto, lo stigma sociale nei confronti dell'omosessualità e, poi, l'omofobia interiorizzata sono divenuti le vere cause del malessere delle persone omosessuali e, in conseguenza di ciò, la soluzione proposta è stata quella di costruire un diverso clima culturale, finalizzato a far sentire "normali" coloro con pulsioni sessuali verso persone dello stesso sesso. Una soluzione chiaramente di parte, presa in nome del principio di non discriminazione, che, paradossalmente, nella realtà, finisce per abbandonare al loro involontario e insoddisfatto destino i tantissimi omosessuali in lotta con i propri istinti che si trovano "lasciati soli" da chi avrebbe il compito e il dovere di aiutarli nella loro battaglia contro le proprie disordinate tendenze,
Tale censura, meramente ideologica, nei confronti delle terapie riparative e della possibilità di poter scegliere se "abbracciare" o meno le proprie tendenze omosessuali, fu denunciata da alcuni onesti e autorevoli psichiatri come Robert Perloff (1921-2013), ex presidente dell'"American Psychological Association", che al congresso del National Association for Research & Therapy of Homosexuality (NARTH) del 2004 dichiarò senza mezzi termini: «L'individuo ha il diritto di scegliere se accettare o no un'identità gay. La scelta spetta a lui o a lei, non a un gruppo di pressione guidato dall'ideologia. Scoraggiare gli psicoterapeuti dal prendere in cura quanti vogliono cambiare è contro la ricerca, contro lo studio e contro l'etica della ricerca della verità» (J. Nicolosi, Identità di genere. Manuale di orientamento).
Un pensiero in linea con quello di un altro ex presidente dell'"APA", Nicholas Cummings, che al congresso del "NARTH" del 2005 affermò: «Sono determinato nel difendere la libertà di scelta di tutte le persone, particolarmente per quanto riguarda il diritto di scegliere gli obiettivi per la propria psicoterapia individuale. I pazienti devono avere il diritto di esplorare il proprio potenziale eterosessuale»

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

PADRE MARTIN: IL CATECHISMO SPINGE AL SUICIDIO I GIOVANI GAY
Il Padre gesuita James Martin, consultore del Segreteriato per le Comunicazioni della Santa Sede e autore del libro gay friendly "Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità LGBT possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità", in un'intervista ha affermato che il Catechismo della Chiesa Cattolica spinge i giovani LGBT al suicidio dato che condanna l'omosessualità.
Ma il Catechismo se condanna l'omosessualità, non condanna le persone omosessuali verso le quali consiglia l'accoglienza e il rispetto. Detto ciò pare assurdo credere che in un mondo, soprattutto giovanile, assai scristianizzato il Catechismo possa influenzare così tanto le scelte dei ragazzi che ascoltano tutti, ma non di certo la Chiesa.
(Gender Watch News, 10 gennaio 2017)

USA, GIUDICE RIMOSSO PERCHÉ CONTRARIO ALLE ADOZIONI GAY
Il giudice W. Mitchell Nance (nella foto) del 43° distretto del Kentucky è stato rimosso perché ha ricusato diversi casi relativi ad adozione di minori da parte di coppie gay. Il giudice ha affermato che non ci sono circostanze secondo le quali "il miglior interesse del bambino potrebbe essere promosso dall'adozione da parte di una persona che pratica l'omosessualità".
La Commissione che ha deciso la sua rimozione ha spiegato che il giudice non è stato imparziale ed ha violato il codice deontologico mostrando pregiudizi in base a motivi legati all'orientamento sessuale. Il giudice era comunque pronto a dimettersi spontaneamente. Alcuni gruppi LGBT hanno consigliato a tutti i magistrati che la pensano in modo uguale al giudice Nance di dimettersi senza aspettare procedimenti disciplinari. In tal modo - aggiungiamo noi - l'amministrazione delle giustizia rimarrebbe in mano solo di giudici pro-LGBT.
(Gender Watch News, 27 dicembre 2017)

UNIONE CIVILE PER CONVENIENZA?
Lei ha 79 anni e la sua amica poco più giovane. Hanno deciso di unirsi civilmente presso il comune di Modena. Nessun invitato, solo i due testimoni presenti. Sorge il sospetto che le due signore non siano omosessuali ma siano interessate solo ai benefici economici e fiscali che offre l'unione civile. Infatti l'insospettabile Corriere della Sera parla di "scelta di beneficiare dei diritti che il Registro del Comune di Modena offre da quando è stato istituito nel novembre 2014, vale a dire un anno e mezzo prima dell'approvazione della legge Cirinnà che ha introdotto l'istituto in tutta Italia". Ad avvalorare la tesi dell'unione per interesse anche il fatto che l'Arcigay di Modena non conosce queste due anziane signore: altro indizio che le due amiche non sono omosessuali.
D'altronde la stessa legge non prevede che la coppia sia omosessuale, ma solo che sia formata da persone dello stesso sesso. Come due vecchie amiche.
(Gender Watch News, 3 gennaio 2017)

Fonte: Osservatorio Gender, 15 gennaio 2018

9 - OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 21-28)
Taci! Esci da lui!
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 28 gennaio 2018)

Il popolo ebraico aveva in Mosè il suo maestro che li istruiva sulle vie di Dio. Per mezzo di Mosè, Dio diede al suo popolo la Legge santa, per mezzo della quale gli Ebrei potevano sapere con certezza ciò che piace e ciò che dispiace a Dio. Dio, inoltre, fece questa assicurazione a Mosè, dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a te. A lui darete ascolto» (Dt 18,15). Queste parole si riferivano chiaramente a Gesù, il Figlio stesso di Dio, mandato su questa terra per portare a compimento la Legge data a Mosè, per portarla al suo perfezionamento. «Se qualcuno – continua la profezia – non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto» (Dt 18,19). Così, nella pienezza dei tempi, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Anche noi dobbiamo ascoltare il Signore, altrimenti dovremo rendere conto di questa nostra chiusura di cuore nei confronti del Vangelo. Il Salmo responsoriale di questa domenica diceva: «Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore» (Sal 94,8).
Ascoltare la voce del Signore significa leggere e meditare il suo Vangelo e, in ultima analisi, ascoltare l'insegnamento della Chiesa. Chi ascolta i Pastori della Chiesa, e in modo particolare il Papa, ascolta Gesù stesso. [...] Esaminiamo seriamente la nostra coscienza e vediamo se anche noi abbiamo indurito il nostro cuore, chiudendoci all'insegnamento di chi nella Chiesa ha il compito di insegnare nel nome del Signore.
Il brano del Vangelo di oggi ci presenta Gesù che entrò di sabato nella sinagoga di Cafarnao, per insegnare e per far comprendere ai suoi interlocutori quella che era la missione a Lui affidata dal Padre. Il suo compito era quello di liberare l'umanità dal potere del maligno per renderci figli di Dio e donarci la salvezza.
Gesù avvalorò il suo insegnamento con un segno della sua potenza, scacciando da un ossesso un demonio che lo tormentava. Lo spirito impuro così disse al Signore: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Mc 1,24). Gesù è venuto realmente per distruggere le potenze del male e per allontanare da noi la malefica influenza del demonio. Così, dopo aver comandato allo spirito impuro di andarsene, questi, straziando l'ossesso e gridando forte, uscì da lui.
Questo episodio ci insegna che il demonio esiste e che, anche se non giunge tante volte a possedere qualcuno, tenta tutti gli esseri umani, affinché si allontanino dalla Legge d'amore di Dio e sprofondino con lui nell'inferno. Il cristiano deve tener conto di questa realtà e deve difendersi da queste insidie con una preghiera perseverante. Se saremo uniti a Gesù per mezzo dei Sacramenti e della preghiera, allora non avremo nulla da temere.
L'intento del demonio è quello di passare inosservato, e la sua più grande vittoria è quella di far credere agli uomini che lui non esiste. Egli agisce come un ladro che fa di tutto per non far notare la sua presenza, in modo da depredare indisturbato le nostre anime. Ed è sempre il Signore a farlo fuggire; ma, per essere da Lui protetti, bisogna pregare ogni giorno e ripetere con fede quella bella petizione che ripetiamo nel Padre nostro: «liberaci dal male».
Il cristiano deve anche tenere conto che, quanto più farà il bene, tanto più il tentatore cercherà di ostacolarlo. Non dobbiamo però cadere nell'errore di non impegnarci, altrimenti cadremmo nella più brutta delle tentazioni.
Si racconta un episodio nella storia dei Padri del deserto. Un santo monaco stava camminando per una grande città, ove vedeva che vi erano pochi demoni e per giunta quasi del tutto oziosi; mentre, avvicinandosi al Monastero che si trovava fuori di quella città, vide che vi erano molti demoni e molto indaffarati. Allora, quel monaco ordinò ad un demonio, in Nome di Dio, di spiegargli il motivo di quella differenza. Quel demonio fu costretto a rispondere che in città non c'era poi gran bisogno di tentare gli uomini, perché facevano già tutto da soli; mentre, in quel Monastero essi avevano molto da fare, dal momento che quei monaci facevano molto del bene e, quindi, dovevano essere ostacolati.
Ma chi vive con il Signore non ha nulla da temere. Dio guida e protegge tutti coloro che lo vogliono servire e sconfiggerà sempre il maligno tentatore, servendosi di Maria, l'umile sua serva. Invocandola con fiducia, sperimenteremo sempre la protezione dell'Onnipotente. Facendo risuonare il Santo Nome di Maria, le dense nubi della tentazione saranno spazzate via, e tornerà a splendere il Sole divino.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 28 gennaio 2018)

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