BastaBugie n°544 del 31 gennaio 2018

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1 DISTRUTTA LA FAMIGLIA, INIZIA LA SOLITUDINE
La rivoluzione progressista si sta compiendo e infatti l'Italia è diventata un Paese smarrito e impoverito
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
2 PER CHI VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI?
Il 4 marzo si andrà al voto in una situazione di disillusione e smarrimento mai vista (ormai anche il non votare può essere una scelta legittima)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LE BUFALE ALIMENTARI AVVELENANO LA TAVOLA
Cercano di convincerci che soia, bistecche sintetiche e insetti commestibili sono la chiave per sfamare il mondo e nutrirci meglio, ma in realtà siamo manipolati (ad es. lo sapevi che il kamut è un grano duro come molti altri?)
Autore: Carlo Cambi - Fonte: La Verità
4 I PIU' BUONI AL POTERE
Una quindicina di anni fa Giorgio Gaber ha previsto le parole belle e dolci (e velenose) delle Boldrine, i Renzi modello-accoglienza, i Gentiloni, le Bonino e i Soros
Fonte: Libertà e Persona
5 LA MADONNA DI GUADALUPE, DONNA NON FEMMINISTA E DELLE NON PARI OPPORTUNITA'
La storia di San Juan Diego, le clamorose conferme della scienza e l'aiuto alle navi cristiane per la vittoria nella battaglia di Lepanto (VIDEO: la Madonna di Guadalupe)
Fonte: Corrispondenza Romana
6 TRUMP COLLEGATO IN DIRETTA CON LA MARCIA PER LA VITA: E' LA PRIMA VOLTA DI UN PRESIDENTE
L'inquilino della Casa Bianca ci ha messo la faccia ed ha promesso che farà il proprio dovere per combattere l'aborto e per difendere la libertà religiosa
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 IL PAPA E' SEMPRE INFALLIBILE?
Benedetto XVI scrisse: ''Sarà possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
8 INCUBO SIFILIDE A BOLOGNA: IL 70% E' GAY
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Stefano Gabbana ''Sono un uomo, non un gay'', a Modena concorso scolastico per dire no all'omofobia, c'è nella diocesi di Lucca un gruppo di gay e lesbiche ''cristiano''
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA V DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 29-39)
Si ritirò in un luogo deserto e là pregava
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - DISTRUTTA LA FAMIGLIA, INIZIA LA SOLITUDINE
La rivoluzione progressista si sta compiendo e infatti l'Italia è diventata un Paese smarrito e impoverito
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 21/01/2018

C'è una piaga sociale che dovrebbe allarmare quanto l'esplosione della povertà fra gli italiani e in parte è amplificata proprio dalla massiccia caduta nella povertà di una grossa fascia del ceto medio.
Questa nuova piaga potrebbe diventare altrettanto drammatica e costosa socialmente: si tratta della solitudine.
Secondo un'indagine Istat circa 9 milioni di italiani temono di ritrovarsi soli in un eventuale momento di bisogno dovuto a malattia o altri gravi problemi.
La domanda è stata così formulata: "ha la certezza di poter contare su un certo numero di persone (senza quantificare quante) in caso di gravi problemi personali? Gli altri sono attenti a quanto le accade? In caso di necessità è facile per lei avere aiuto dai vicini di casa?".
Ai nove milioni di italiani che ritengono di poter avere un supporto "debole", cioè temono di trovarsi da soli, si aggiungono poi i ventotto milioni di connazionali che danno una risposta "intermedia". Solo quattordici milioni affermano di poter contare su un sostegno "forte".
Sono dati riportati dal sito "Quotidiano sanità" secondo cui "dai 35 anni in su la paura di restare di soli colpisce quasi un italiano su cinque".
Ovviamente fra gli anziani e i più poveri c'è una maggiore incidenza della solitudine. E' infatti una situazione dovuta all'invecchiamento della popolazione e al crollo demografico, due fenomeni che in Italia sono particolarmente gravi, ma anche alla contestuale e progressiva dissoluzione della famiglia che, in questi anni, nel nostro Paese, ha svolto una straordinaria funzione di supplenza dello "stato sociale" ormai sfasciato.
La famiglia ha rappresentato il "welfare state" che ha funzionato nel quindicennio del massacro sociale europeo ed è stato tutto a carico dei cittadini.
Si pensi solo all'enorme disoccupazione giovanile: se non si è trasformata (ancora) in un fenomeno esplosivo e di ordine pubblico lo si deve esclusivamente alle famiglie che hanno tenuto botta.
Perfino in Italia, però, dove la famiglia ha retto più che in altri paesi, adesso si cominciano ad avvertire inquietanti scricchiolii.
D'altronde tutta l'Europa sta facendo i conti con il crollo demografico, con l'invecchiamento della popolazione e con la dissoluzione della famiglia.
Il "ministero per la solitudine" varato nei giorni scorsi dal governo britannico si riferisce allo stesso problema sociale che anche nel Regno Unito riguarda circa nove milioni di persone e che sta diventando esplosivo: la condizione di solitudine che vivono molti anziani, ma anche giovani disabili e altre categorie di persone.
Da un'indagine condotta nel Regno Unito è emerso addirittura che 200 mila anziani per più di un mese non hanno avuto un dialogo con qualcuno (parente o amico).
Questa condizione di isolamento ha una pesante ricaduta sulla salute delle persone (anche sulla salute psicologica e mentale).

IL PILASTRO PIU' ANTICO
Quella britannica è la prima avvisaglia di un fenomeno che diventerà generalizzato in Occidente. La dissoluzione della famiglia è un evento epocale perché la famiglia è - di fatto - la più antica istituzione umana, precede tutte le organizzazioni sociali (tribù, stati, imperi, regni, repubbliche) e a tutte era finora sopravvissuta.
Nel Novecento è stata aggredita dai diversi totalitarismi che trovavano in essa un ultimo argine al dilagare del loro indottrinamento ideologico verso le nuove generazioni. Sta riuscendo invece nell'opera di demolizione il nichilismo relativista esploso con il '68.
Sta vincendo anche in Italia dove la storica solidità della famiglia era già criticata da certe correnti ideologiche che ne hanno fatto a lungo una grottesca caricatura fino a considerarla un fenomeno di arretratezza civile e di asocialità.
Adesso il nostro Paese - nel disinteresse assoluto dei governanti - ha il record nella triste classifica europea del crollo demografico.
Secondo alcuni studi, con gli attuali tassi di natalità, entro la fine di questo secolo l'Italia perderà l'86 per cento della sua popolazione.
Il canadese Mark Steyn sostiene che nel 2050 il 60 per cento degli italiani non avrà né fratelli né sorelle, né cugini, né zii o zie.
Significa la sparizione, per sempre, della grande famiglia italiana che scompare dalla scena della storia.
E' una sorta di "genocidio" culturale e spirituale che preluderà alla vera e propria estinzione degli italiani.
Nelle residuali famiglia a figlio unico la "solitudine" sarà il convitato di pietra abituale già per "il figlio" e poi per il naturale invecchiamento dei genitori o per le situazioni drammatiche della vita come la malattia o la spaccatura dell'unità familiare dovuta a separazioni o divorzi.

FRATERNITA'
C'è però anche un altro aspetto che di solito non si considera. Non poter più fare l'esperienza della "fratellanza", perché quasi nessuno più avrà fratelli o sorelle, cosa significherà?
Non c'è solo il valore educativo per l'individuo dell'avere fratelli e sorelle (ciò che ti abitua a condividere e a non sentirti come il centro dell'universo), ma anche la perdita di significato generale della parola "fraternità".
È noto che, con il cristianesimo, la parola "fraternità" ha denominato specialmente la vita religiosa (basti pensare a san Francesco e ai suoi seguaci che si chiamano "frate" e "sorella"). Ma la fratellanza ha connotato più in generale tutta la comunità cristiana e quindi tutta la società.
Per influsso del cristianesimo la "fraternità" è diventata un valore sociale riconosciuto perfino nella modernità laicista e anticlericale, che non sarebbe nemmeno immaginabile senza il cristianesimo.
Infatti ritroviamo la "fraternità" nel linguaggio della massoneria e nella famosa triade della rivoluzione francese, "libertà, uguaglianza, fraternità".
Magari veniva proclamata mentre nelle piazza si tagliavano le teste (specie di preti e suore), ma proveniva comunque dalla storia cristiana (come pure libertà e uguaglianza).
La ritroviamo poi - pacificamente - nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 che all'articolo 1 recita: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
Ma se andiamo - velocemente - verso un mondo senza veri fratelli e vere sorelle, senza l'esperienza concreta della fratellanza - non diventerà sempre più astratto il richiamo alla fratellanza universale?
Se la solitudine comincia ad avanzare, come un deserto che divora la costruzione umana, già nelle famiglie, e anche i legami comunitari un tempo formati dal cristianesimo non ci sono più, se già oggi milioni di persone in un paese come l'Italia, temono di trovarsi da soli o sono soli, che senso ha proclamare a parole la fraternità e la solidarietà?
Infine c'è da chiedersi come e perché si è verificata, in questi anni, una così vasta rivoluzione antropologica, che sta mettendo fine alla più antica e solida istituzione umana, la famiglia, che è l'alveo concreto della fratellanza.
Ma non è poi così difficile capire quali ideologie e quali poteri hanno assecondato questa rivoluzione. Anche se magari sono gli stessi ambienti che predicano - a parole - l'ideologia della fraternità e della solidarietà.

Fonte: Libero, 21/01/2018

2 - PER CHI VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI?
Il 4 marzo si andrà al voto in una situazione di disillusione e smarrimento mai vista (ormai anche il non votare può essere una scelta legittima)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/01/2018

Il 4 marzo prossimo i cattolici andranno al voto nudi. Finora non si era mai vista una situazione così intrisa di disillusione, smarrimento, dispersione. La storia della diaspora dei cattolici in politica è lunga. Essa inizia quando i primi cattolici entrarono come indipendenti nelle liste del PCI, ma anche prima con il "cattolico comunista" Franco Rodano e con Felice Balbo. E' quindi una storia lunga, che ora però sembra giunta a conclusione. La diaspora è completa, ognuno per sé e Dio per tutti, nudi alla meta.
Un segno molto evidente che un lungo percorso si è malamente concluso è che oggi nessun cattolico direbbe che non si può votare per Emma Bonino. Essere cattolico ed essere radicale non è più considerato una contraddizione. Il democristiano Tabacci ha perfino offerto alla Emma Nazionale ospitalità nella propria lista, evitandole la fatica e l'incertezza della raccolta delle firme. La Bonino gira normalmente le parrocchie parlando di ius soli e mostrando come l'unico modo per vincere la denatalità non è abrogare la 194, ma regolarizzare tutti gli immigrati clandestini in un solo colpo. Del resto non era ella stata lodata dalle alte gerarchie ecclesiastiche assieme a Marco Pannella?
Poter essere radicale e cattolico nello stesso tempo sancisce la separazione definitiva tra politica e religione, priva definitivamente la religione cattolica delle proprie pretese pubbliche, conduce a termine il processo di secolarizzazione che ormai da decenni la teologia cattolica considera un fatto meritorio dovuto allo stesso cristianesimo. Dovremmo quindi ringraziare il Signore se oggi anche noi cattolici possiamo votare Emma Bonino. In una situazione del genere come si fa a non essere disorientati?

TRE FATTI NUOVI
I cattolici sono ormai nudi alla meta dell'urna perché i pastori non forniscono più i criteri. La Nota episcopale sulle convivenze di fatto del 2007 è solo un vago ricordo che non ha più avuto seguito. Dopo di allora: "Fate come vi detta la vostra coscienza". Solo che la coscienza per il cattolico deve essere "retta" e "formata". E i pastori dovrebbero aiutarci a renderla tale. Tre fatti nuovi sono intervenuti a disturbare questo processo.
Il primo consiste nella preferenza data al come rispetto al cosa. La lotta fatta in pubblico per valori umani assoluti è stata accusata di mancare nello spirito di dialogo e di essere una prova muscolare. Anche la presenza silenziosa in una piazza. Se non c'è un certo "come", stabilito secondo le mode pastoralistiche di oggi, i pastori si dissociano o addirittura condannano. Essi raccomandano solo uno stile - generalmente incentrato sul dialogo e sulla misericordia - e non indicano più dei contenuti.
Il secondo consiste in un rinnovato clericalismo. Il rapporto con il governo, con singoli ministri, con i partiti politici, l'azione di lobby parlamentare, la contrattazione sulle leggi... sono svolti direttamente dai vertici ecclesiastici o vengono svolte attraverso associazioni ecclesiali strettamente dipendenti dai vertici ecclesiastici. Quanto è espressione spontanea dei cattolici liberamente aggregati è vista male e con sospetto.

PRINCIPI NON NEGOZIABILI IGNORATI
Il terzo è che le priorità dell'agenda dell'impegno cattolico sono state sovvertite. Alla vita, alla famiglia, alla libertà di educazione sono state anteposte altre priorità: l'accoglienza degli immigrati, la tutela dell'ambiente, il lavoro. Pur non trattandosi di temi a carattere assoluto, essi come tali vengono presentati e il povero cattolico che ancora cerca di vedere se nel programma del tale partito si parla di aborto, vale a dire di uccisioni di esseri umani innocenti, pensa di non essere pastoralmente aggiornato.
Alle prossime elezioni del 4 marzo i cattolici andranno in una situazione paradossale. Nel momento di maggiore ingerenza clericale nella politica, i cattolici andranno alle urne nudi e soli, spaesati e dispersi.
Tutte le ultime votazioni parlamentari a favore di leggi disumane hanno visto l'adesione dei parlamentari cattolici, con rarissime eccezioni. L'idea che fu del cardinale Ruini di essere presenti nei vari partiti per poi convergere come cattolici in parlamento davanti a leggi inique è fallita. Alcune associazioni cattoliche ora la ripropongono per il voto del 4 marzo: "contaminare" i partiti, non certo tutti ma alcuni. E' una strategia che ha già perso in passato, ma che, nella situazione attuale, rischia di essere l'unica disponibile. Un usato poco sicuro, ma per il momento sembra non esserci altro. Fintantoché non si prenderà atto che bisogna partire da più lontano.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo sottostante dal titolo "Votare è un dovere non assoluto" fa notare che il presidente Mattarella e l'arcivescovo di Milano Mario Delpini insistono sul dovere di votare. Del resto la partecipazione al voto è un dovere morale, così come ogni forma di partecipazione al bene comune, ma non è un dovere assoluto. E in alcuni casi l'astensione, se ben motivata, è una forma di impegno politico... e dunque lecita.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 gennaio 2018:
Ha iniziato il presidente della Repubblica Mattarella con il discorso di fine d'anno: "Mi auguro una grande partecipazione al voto, che nessuno rinunci al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese". E poi aggiunse un'analogia suggestiva: cento anni fa i diciottenni di allora - i famosi ragazzi del'99 - andarono al fronte nella Grande Guerra, oggi i diciottenni vengono chiamati al voto. E dunque pare di leggere in filigrana questa conclusione: come allora le leva era obbligatoria, anche oggi è obbligatorio andare a votare.
Poi l'invito al voto è stato lanciato anche da alcuni uomini di Chiesa. Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, ha scritto una lettera ai diciottenni (si vede che tutti temono una cospicua latitanza alle urne dei Millennials): «A 18 anni incomincia il diritto dovere di votare. [...] Non cambierà tutto in una tornata elettorale. Ma certo con l'astensionismo non si cambia niente!". Alle parole di Delpini hanno fatto eco quelle di Mons. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che nella sua prolusione in occasione dell'ultimo Consiglio permanente così si è espresso: "Come Vescovi ci uniamo innanzitutto all'appello del Capo dello Stato a superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare alle urne con senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale".
Non vogliamo qui soffermarci sul fatto che ormai i vescovi e cardinali parlano come i politici e si preoccupano più del bene comune che del bene comune delle anime, più a far crescere i fedeli nelle virtù civiche che in quelle cardinali e teologali, più ad invitare ad entrare nei seggi elettorali che in una chiesa o in confessionale. Pare proprio che ormai l'unica preoccupazione sia, esprimendoci in termini agostiniani, per la città terrena e non per quella di Dio.
Ma, come dicevamo, non è questo punto che vogliamo indagare, bensì un quesito eminentemente morale: è doveroso andare a votare? Sì è un dovere morale, perché su tutti grava l'obbligo di contribuire al bene comune e nelle società democratiche tale obbligo si declina anche, ma non solo, nel dovere di partecipare al voto. Detto questo però è bene aggiungere che il dovere di votare - al pari di tutti i doveri morali affermativi che comandano di fare qualcosa di positivo/attivo - è contingente, ossia non deve essere soddisfatto sempre e comunque. Invece, e sta qui il problema, ad ascoltare le personalità di cui sopra pare proprio che il dovere di votare sia assoluto, un po' come il dovere di non commettere un omicidio o un furto.
Quindi c'è il dovere di votare, ma questo dovere non vale sempre. Vi sono alcuni criteri che se rispettati legittimano sotto il profilo morale anche l'astensione. Il primo criterio da rispettare è il fine ricercato: perché Tizio ha deciso di non votare? Se è per indifferenza, perché è solo una fastidio recarsi alle urne o per motivazioni simili, il fine non è lecito e quindi l'astensione non è giustificata. Ma potrebbero esserci altri motivi che invece renderebbero eticamente valida l'astensione. Ad esempio: nessun partito, tenuto conto del suo programma, delle dichiarazioni dei suoi leader, del suo passato politico, ha dato prova che tutelerà i principi non negoziabili. Oppure nessun partito, nonostante le sue proposte siano moralmente accettabili, suscita la fiducia dell'elettore. Infine l'astensione potrebbe significare, nelle intenzioni del cittadino, sfiducia nelle istituzioni, critica ad alcuni assetti istituzionali ormai radicati in tutti gli schieramenti, denuncia dell'irrilevanza politica e dello scollamento tra potere politico e sentito popolare. Tutte motivazioni che sarebbe opportuno rendere pubbliche. Queste sono solo alcune finalità che potrebbero lecitamente suggerire al cittadino di non recarsi alle urne, oppure di votare scheda bianca o di rendere nulla la scheda.
Un nota bene: nel caso in cui tutti i partiti nel loro programma si dichiarassero a favore di aborto, eutanasia, divorzio, etc., il voto a favore di uno di questi partiti sarebbe un voto a favore anche del suo programma. E dunque non rimarrebbe che la soluzione dell'astensione. Eccetto questo caso, non basta un buon motivo per non votare perché l'astensione sia moralmente lecita, occorre altresì verificare che tale astensione sia efficace, ossia che produca più effetti positivi che quelli negativi. Se sul piatto della bilancia degli effetti positivi possiamo mettere quelli indicati prima - lanciare un segnale alle istituzioni richiamandole ai loro compiti, manifestare il proprio disagio perché nessun politico è percepito come vero collaboratore del bene comune o autentico rappresentante di chi vota - sull'altro piatto della bilancia dobbiamo mettere alcuni possibili effetti negativi, quali: il favorire nella collettività la disaffezione alla politica, il permettere che "altri voteranno al posto tuo", l'incentivare lo scollamento tra mondo della politica e cittadini, etc. Dove pende di più il piatto della bilancia lo lasciamo decidere al lettore.
A noi premeva soltanto sottolineare che l'astensione non è sempre sinonimo di disimpegno politico, ma a volte è sinonimo di impegno politico espresso per il tramite di un rifiuto al voto motivato e reso pubblico. Dunque non abbiamo voluto invitare a non votare, ma abbiamo solo voluto invitare a riflettere che non sempre si realizza l'equazione "astensione = male morale". In breve il cittadino che si astiene dal voto può lecitamente farlo e, a priori, non è giusto additarlo a nemico pubblico o a zecca del sistema.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/01/2018

3 - LE BUFALE ALIMENTARI AVVELENANO LA TAVOLA
Cercano di convincerci che soia, bistecche sintetiche e insetti commestibili sono la chiave per sfamare il mondo e nutrirci meglio, ma in realtà siamo manipolati (ad es. lo sapevi che il kamut è un grano duro come molti altri?)
Autore: Carlo Cambi - Fonte: La Verità, 31/08/2017

Aveva ragione Otto von Bismarck: meno la gente sa come sono fatte le salsicce e le leggi, più dorme tranquilla. In due giorni abbiamo appreso che la soia è - sic - il cereale più ricco e sano - parola del quotidiano Libero che ripiglia il parere di un noto nutrizionista - e che due degli uomini più ricchi della terra - Bill Gates e Richard Branson - e che più si sono avvantaggiati della globalizzazione finanziano la produzione di carne sintetica.
Il combinato disposto dell'ignoranza da una parte e della credulità dall'altra fa sì che stiamo scivolando verso una gastrocrazia che comanderà il mondo semplicemente perché mangia meglio. Ci vogliono fare fessi a tavola per ottenere un doppio risultato; da una parte darci l'illusione di essere satolli, dall'altra imporci regimi alimentari che consentano alle élite di essere sempre più in condizione dominante, azzerando le identità agricole e gastronomiche. Perciò ogni giorno c'è una notizia falsa o mirabolante sul cibo.

LE ORRIBILI POLPETTE
Tutto ruota attorno all'approvvigionamento di proteine. I più vecchi ricorderanno che il piano Marshall prevedeva massicce dosi di proteine, tant'è che in Italia i primi allevamenti intensivi di polli furono messi su con i consigli e i soldi degli americani. Poi ci hanno colonizzato con le orride polpette. Ora ci provano con la carne sintetica, con gli insetti commestibili e facendo pubblicità in tutti i modi al primo alimento che non costa nulla, che è manipolabile e che se diventa di massa fa diventare ricchissimi: la soia.
Fateci caso: tutti i regimi alimentari alternativi, alla moda, hanno come primo ingrediente la soia. Non il riso, perché la Cina ne ha un bisogno disperato, non la carne, perché deve essere riservata a chi comanda, non il pesce per la stessa ragione, ma soia perché è come un foglio di carta bianca: puoi imporle qualsiasi sapore illudendo chi la mangia di preservare la propria identità alimentare, quando in realtà diventa anche a tavola suddito della globalizzazione.

LA GASTROCAZIA
Libero si è fatto paladino di questa offensiva di azzeramento delle identità gastronomiche, facendoci credere che gli spaghetti fatti con la soia - cosa impossibile - sono i più sani. In un articolo firmato da Claudia Osmetti, si legge che la farina di kamut è più leggera. Ignora che Kamut è il marchio commerciale imposto dagli americani a un grano che hanno scippato all'Africa, il khorasan. In Italia ci sono grani in tutto simili, come i saragolla e i turanici. Solo che ogni chicco di kamut fa guadagnare alla multinazionale royalty e a chi lo consuma l'illusione di un valore nutrizionale.
Ma il massimo su Libero lo si raggiunge quando, per spiegarci come un'indagine Dòxa Aidepi certifica che è cresciuto il consumo di pasta integrale, il nutrizionista Giuseppe Rotilio, nientemeno che capo del dipartimento di Promozione della qualità della vita all'Università San Raffaele di Roma, afferma: «La pasta che al suo interno utilizza farine di cereali è meno raffinata, il che significa che è anche meno assimilabile. L'unico cereale completo da un punto di vista nutrizionale è la soia, ma in Italia viene usata ancora poco».
La cronista racconta come il parere di Rotilio venga confermato da un'altra nutrizionista, Fabiola Ficarra, che di suo ci mette il carico da undici: «Noi italiani siamo molto tradizionalisti, non rinunciamo facilmente alla pasta: assumere cereali che hanno l'aspetto di spaghetti o maccheroni è una buona alternativa. Il farro va molto bene per gli sportivi ed è ricco di fibre che aiutano anche chi soffre di diabete. Il kamut è molto ricco di proteine. La segale è un alimento a basso contenuto calorico e glicemico: è ottima nella prevenzione delle patologie cardiovascolari».
Vi diciamo la verità: il kamut è un grano duro come molti altri, non ha nulla di speciale, tutte le paste sono fatte solo con cereali. Quelle a base di legumi non possono chiamarsi paste. Gli autorevoli nutrizionisti hanno confuso cereali con legumi. Perché la soia è un legume.

CINGHIALE IN PROVETTA
Ma ora è lecito il sospetto: perché sbagliare proprio a vantaggio della soia, quella che l'Europa ha giustamente penalizzato, impedendo che si parli di latte di soia come di bistecche di soia perché latte e bistecca sono nomi che possono darsi solo agli alimenti di origine animale? Per le spinte globaliste. Le stesse che ci illudono - con grande stupita enfasi dei nostri giornali - che mangeremo l'abbacchio sintetico, il cinghiale in provetta, la chianina di sintesi.
Sì, perché la start up che il signor Microsoft e Mr Virgin hanno ampiamente foraggiato - lucrando milioni di dollari dal rialzo in Borsa delle azioni dei macellai sintetici - è dedita a produrre carni dalle staminali degli animali. La motivazione di questi esperimenti è apparentemente benefica; non si può continuare ad allevare animali perché il pianeta ne soffre, è giusto che tutti abbiano proteine.

A CENA 1.000 CAVALLETTE
Il bello è che i vegani esultano: mangeremo simil-carne. Una spiegazione forse c'è: la moda vegana è stata imposta per indirizzare i consumi alimentari verso la massima massificazione e il massimo profìtto. Le ragioni sono sempre le stesse: la terra non può sfamare tutti, dunque servono alternative. Le cose non stanno così: per sfamare con le verdure un uomo, sì consuma tanta acqua e molto più suolo che per sfamarlo con la carne. Perché vanno misurate le quantità equivalenti e così, per assumere tante proteine quante se he assumono con ì etto di manzo, bisogna mangiare 1.000 cavallette.
La verità è, invece, che se si difendono le agricolture di prossimità e i cibi tradizionali, sta in equilibrio tanto l'ambiente, quanto l'economia non globalizzata. E l'identità gastronomica è il più potente antidoto all'omologazione globale. Proprio quello che i signori della fame non vogliono e che l'ignoranza di chi informa agevola. Anche se de gustibus non est disputandum e ragionando d'insetti e di fagioli globali ogni scarrafone è buono a mamma soia.

Fonte: La Verità, 31/08/2017

4 - I PIU' BUONI AL POTERE
Una quindicina di anni fa Giorgio Gaber ha previsto le parole belle e dolci (e velenose) delle Boldrine, i Renzi modello-accoglienza, i Gentiloni, le Bonino e i Soros
Fonte Libertà e Persona, 04/12/2017

Ricordate Giorgio Gaber, quando sfotteva "il potere dei più buoni"?
Il cantautore ridicolizzava quelli che si mostrano "sensibili, umani, buoni" sulle tv e i giornali, e faceva loro il verso con queste parole: "penso ad un popolo multirazziale, ad uno stato molto solidale, che stanzi fondi in abbondanza perché il mio motto è l'accoglienza... Bisogna dare appartamenti ai clandestini e anche ai parenti...".
C'erano già a quei tempi le Boldrine, i Renzi modello-accoglienza, i Gentiloni, le Bonino e i Soros! E, dai loro scranni, grazie al loro potere, cantavano la stessa canzone che sentiamo oggi, ogni giorno.
Ma quanto c'è di vero nella loro bontà? Quanto di vero in ciò che ci raccontano?
Ce lo spiega Anna Bono, una vera esperta di Africa, cattolica, già ricercatrice in Storia e istituzioni dell'Africa presso l'Università di Torino, nel suo imperdibile "Migranti!? Migranti!? Migranti!?"
Ci raccontano un sacco di bugie, cercando di generare nel cittadino medio un misto tra pietà, sensi di colpa, paura di non apparire buoni...
Ma se è vero che la pietà, l'accoglienza, l'attenzione allo straniero, sono davvero valori umani e cristiani, è anche vero che non hanno nulla a che vedere con quanto accade oggi, per mille motivi: perché gli immigrati di oggi non scappano dalle guerre, se non in minima parte; perché chi dice di accoglierli, spesso li sfrutta; perché questo fenomeno massiccio e incontrollato fa male sia all'Africa che all'Europa...
Anna Bono lo spiega con dati e numeri: poca retorica e molta sana concretezza e logica. Ricordandoci, per esempio, che "in Svezia masse di immigrati svolgono lavori in nero e sottopagati e già se ne avvertono i danni economici e sociali. Le retribuzioni medie diminuiscono perché gli stranieri percepiscono stipendi pari a un quinto della media svedese".
Vuoi vedere che i ricconi tanto buoni, alla fine, creeranno una società di sfruttati, neri o bianchi che siano? Vuoi vedere che le élite ben pasciute e cosmopolite, che parlano più inglese o tedesco che italiano, che discettano sempre di accoglienza, in verità stanno pensando ad un mondo sempre più iniquo, ricco solo di nuove guerre tra poveri?
Leggere il libro di Anna Bono è molto utile: può aiutarci ad essere più liberi e a capire meglio che occorre andare a votare per cambiare. Per fermare una invasione disgregante, per tutti, anche per chi viene spinto a lasciare la sua terra dai trafficanti di uomini!
Aiuta a capire che non sempre chi usa di continuo parole belle e dolci, come accoglienza, è davvero più buono di chi si arrabbia nel dire come stanno, davvero, le cose.

Nota di BastaBugie: ecco il video con la canzone "Il potere dei più buoni" di Giorgio Gaber. Dopo il video c'è il testo della canzone.


https://www.youtube.com/watch?v=h5WS3fWCjKo

IL POTERE DEI PIÙ BUONI
La mia vita di ogni giorno / è preoccuparmi di ciò che ho intorno
sono sensibile ed umano / probabilmente sono il più buono
ho dentro il cuore un affetto vero / per i bambini del mondo intero
ogni tragedia nazionale / è il mio terreno naturale
perché dovunque c'è sofferenza / sento la voce della mia coscienza.
Penso ad un popolo multirazziale / ad uno stato molto solidale
che stanzi fondi in abbondanza / perché il mio motto è l'accoglienza
penso al disagio degli albanesi / dei marocchini, dei senegalesi
bisogna dare appartamenti / ai clandestini e anche ai parenti
e per gli zingari degli albergoni / coi frigobar e le televisioni.
È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni
son già iscritto a più di mille associazioni / è il potere dei più buoni
e organizzo dovunque manifestazioni.
È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni / è il potere... dei più buoni...
La mia vita di ogni giorno / è preoccuparmi per ciò che ho intorno
ho una passione travolgente / per gli animali e per l'ambiente
penso alle vipere sempre più rare / e anche al rispetto per le zanzare
in questi tempi così immorali / io penso agli habitat naturali
penso alla cosa più importante / che è abbracciare le piante.
Penso al recupero dei criminali / delle puttane e dei transessuali
penso ai giovani emarginati / al tempo libero dei carcerati
penso alle nuove povertà / che danno molta visibilità
penso che è bello sentirsi buoni / usando i soldi degli italiani.
È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni
costruito sulle tragedie e sulle frustrazioni
è il potere dei più buoni / che un domani può venir buono / per le elezioni.
È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni / è il potere... dei più buoni...

Fonte: Libertà e Persona, 04/12/2017

5 - LA MADONNA DI GUADALUPE, DONNA NON FEMMINISTA E DELLE NON PARI OPPORTUNITA'
La storia di San Juan Diego, le clamorose conferme della scienza e l'aiuto alle navi cristiane per la vittoria nella battaglia di Lepanto (VIDEO: la Madonna di Guadalupe)
Fonte Corrispondenza Romana, 13/12/2017

La figura di Maria Santissima è oggi decisamente scomoda e non solo per Google. Lei è la (Ma) Donna delle non pari opportunità, è la (Ma) Donna non femminista, è la Beata fra tutte le donne (come Lei stessa disse di Sé nel Magnificat) a dispetto della cultura odierna, nonché della banalizzazione e dello schiacciamento terreno che della Madonna hanno fatto, a partire dal Concilio Vaticano II in poi, molti apologeti della secolarizzazione (protestantizzazione) cattolica al fine di rendere la Madonna una donna feriale, una donna desacralizzata, una donna come tutte le altre, si pensi a questo proposito alle speculazioni mariane di Monsignor Tonino Bello oppure di Enzo Bianchi.

SAN JUAN DIEGO
A san Juan Diego Cuauhtlatoatzin (Chuauhtitlàn1474 - Città del Messico 1548), contadino del popolo azteco convertito a Cristo - la cui ricorrenza liturgica cade il 9 dicembre - non apparve una donna, bensì la Madonna di Guadalupe, la cui festa si è celebrata ieri, 12 dicembre. Nel 1524, all'età di 50 anni, Cuauhtlatoatzin viene battezzato con il nome di Juan Diego insieme alla moglie Malintzin, che prende il nome di Maria Lucìa. Rimasto vedovo quattro anni più tardi, divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche religiose, fra cui l'ascolto della catechesi impartita agli indigeni neoconvertiti dai missionari spagnoli a Tlatelolco, un sobborgo di Città del Messico.
Sette anni dopo, secondo la tradizione, la mattina del 9 dicembre 1531 sulla collina di Tepeyac, a nord di Città del Messico, la Madonna gli si manifesta per chiedere di far erigere una chiesa in quel luogo. Il veggente corre a riferire il fatto al Vescovo Juan de Zumarrága, che non gli crede. La sera, ripassando sul colle, Juan Diego vede per la seconda volta Maria Santissima, la quale lo incarica di ritornare l'indomani dal Vescovo. Questa volta il presule gli chiede un segno per provare la veridicità del suo racconto. Torna, quindi, sul Tepeyac (dove sorgeva un tempio dedicato alla dea locale Tonantzin) e qui incontra nuovamente la Madonna, che gli promette un segno per il giorno seguente. Ma Juan Diego non potrà recarsi a causa della malattia di suo zio.
La situazione precipita e il 12 dicembre si mette in cerca di un sacerdote per la confessione del parente; tuttavia Nostra Signora di Guadalupe gli appare lungo la strada, per la quarta e ultima volta. Gli comunica che lo zio è già guarito e lo invita a salire sul Tepeyacper cogliere dei fiori. Allora l'uomo trova il segno promesso: bellissimi fiori della regione spagnola di Castiglia, sbocciati fuori stagione in una desolata pietraia... li raccoglie e li pone nel proprio mantello. Quando, di fronte al Vescovo e ad altre sette persone testimoni, il giovane lo apre per mostrare la prova, improvvisamente sul tilmàtli si imprime l'immagine della Vergine Maria: Vescovo e presenti cadono in ginocchio.

LA BASILICA DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE (1976)
La mattina dopo, Juan Diego accompagna de Zumarrágaal Tepeyac per indicargli il sito dove la Madonna vuole che si costruisca un luogo di culto. Viene subito eretta una cappella, sostituita nel 1557 da una cappella più ampia e poi da un Santuario, consacrato nel 1622. Nel 1976 sarà inaugurata l'attuale Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, dove è custodito il mantello miracoloso sul quale è raffigurata la Vergine, ritratta come una giovane meticcia (fatto singolare, visto che a quel tempo i meticci erano ancora pochi) e proprio per la sua carnagione è chiamata dai fedeli Virgen morenita (Vergine meticcia).
Nel 1921 Luciano Pèrez, un attentatore inviato dal Governo anticattolico, nasconderà una bomba in un mazzo di fiori posti ai piedi dell'altare: l'esplosione danneggerà la Basilica, però, sia il mantello che il vetro di protezione rimarranno intatti.
Il nome Guadalupe era stato pronunciato dalla Madonna a Juan Diego: alcuni hanno ipotizzato che sia la trascrizione in spagnolo dell'espressione azteca Coatlaxopeuh, ovvero «colei che schiaccia il serpente» (cfr. Genesi 3,14-15), oltre che il riferimento al Real Monasterio de Nuestra Señora de Guadalupe fondato nel 1340 da Re Alfonso XI di Castiglia nel comune spagnolo di Guadalupe.
Occorre ricordare che nel 1517 gli spagnoli con Francisco Hernández de Córdoba avevano raggiunto la costa della penisola dello Yucatán provenienti da Cuba. Diego Velázquez de Cuéllar inviò 4 navi comandate dal nipote Juan de Grijalva nel 1518. Una terza spedizione del 1519, guidata da Hernán Cortés, prese terra a Cozumel. I conquistatori spagnoli inizialmente vennero accolti pacificamente dall'imperatore azteco Montezuma, poiché in base a segni premonitori e ad antiche leggende gli uomini di Cortes vennero scambiati per emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche.
È evidente che il mantello del convertito Juan Diego con l'effigie della Madonna è sigillo della benedizione data da Dio all'evangelizzazione missionaria del Nuovo Mondo, all'epoca solo agli esordi. L'immagine non è stata dipinta da mano umana, dunque è acheropita. Diversi studi sono stati condotti nel corso del tempo, ma nessuno di essi è riuscito a dare risposte di carattere naturale.
Il mantello è costituito da due teli di ayate (fibra d'agave) cuciti insieme; nonostante in Messico il clima sia caratterizzato da una forte presenza di salnitro, che deteriora i tessuti di fibra vegetale nell'arco di pochi anni, il tilmàtli è pressoché inalterato da 500 anni; la disposizione delle stelle sul manto azzurro che copre la Vergine rispecchia l'area del cielo che era possibile vedere da Città del Messico durante il solstizio d'inverno; nel 1929, il fotografo Alfonso Marquè Gonzales, studiando alcuni negativi dell'effigie, osservò che nell'occhio destro della Madonna si vedeva una figura umana; nel 1951, Carlos Salinas, fotografo ufficiale della Basilica di Guadalupe, affermò di aver constatato che una figura umana si notava anche nell'occhio sinistro.

LA SCIENZA E LA BATTAGLIA DI LEPANTO
A questo punto iniziarono ad interessarsi anche gli scienziati. Uno di essi, Raffael Torija Lavoignet, fra il 1956 e il 1958, compì cinque indagini servendosi di lenti di ingrandimento e oftalmoscopi, confermando così la presenza di figure umane negli occhi. La tecnica digitale, grazie all'ingegnere Josè Aste Tonsman ha poi permesso di ingrandire, filtrare e migliorare le immagini di persone contenute nelle pupille della Vergine e che appartengono a due scene distinte.
Nella prima sono raffigurate le persone testimoni del miracolo del mantello; mentre nella seconda è rappresentata una famiglia azteca composta da padre, madre, nonni e tre bambini (l'importanza della famiglia naturale!). Le scoperte di Tonsmann sono rafforzate dalle parole con le quali la Madonna si era rivolta a Juan Diego nel sollecitare la costruzione di una chiesa: «Per realizzare ciò che vuole il mio sguardo compassionevole e misericordioso».
Quarant'anni dopo le apparizioni e il miracolo del tilmàtli, nel 1571, l'ammiraglio genovese Gianandrea Doria possedeva una copia del dipinto divino, dono del Re Filippo II di Spagna, e la portò sulla propria nave, che contribuì, con le flotte cristiane della Lega Santa, federate sotto le insegne pontificie, alla vittoria della battaglia di Lepanto.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (in tre parti) si analizza la storia della Madonna di Guadalupe (durata totale 20 minuti).


https://www.youtube.com/watch?v=LE0NrvE3ZyE


https://www.youtube.com/watch?v=Jso14vTWekM


https://www.youtube.com/watch?v=FO4BvOVIEoY

Fonte: Corrispondenza Romana, 13/12/2017

6 - TRUMP COLLEGATO IN DIRETTA CON LA MARCIA PER LA VITA: E' LA PRIMA VOLTA DI UN PRESIDENTE
L'inquilino della Casa Bianca ci ha messo la faccia ed ha promesso che farà il proprio dovere per combattere l'aborto e per difendere la libertà religiosa
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2018

A Washington DC, lungo il National Mall, il grande viale verde che conduce fino al Campidoglio (la sede del Congresso degli Usa), hanno sfilato decine di migliaia di uomini, donne e bambini, almeno 100mila secondo Fox News. Erano i manifestanti della Marcia per la Vita, l'evento annuale inaugurato nel 1973 per protesta contro la sentenza Roe vs. Wade che legalizzò l'aborto in tutta la federazione nordamericana. Molte le autorità presenti, fra cui Paul Ryan (presidente della Camera). Ma anche un ospite speciale, apparso in video dalla Casa Bianca: il presidente Donald Trump. Si tratta di un evento storico, poiché, in tutte le sue 45 edizioni, il grande evento pro life non aveva mai registrato la partecipazione di un presidente in carica.

UN MOVIMENTO NATO DALL'AMORE
"La Marcia per la Vita è un movimento nato dall'amore" - ha dichiarato un Trump, più sereno che mai, nel Giardino delle Rose della Casa Bianca. Una scelta fortemente simbolica. I manifestanti pro-life sono infatti soliti regalare una rosa ad ogni membro del Congresso. "Voi amate la vostra famiglia, amate il prossimo, amate la nazione, amate ogni bambino, nato e nascituro, perché credete che ogni vita sia sacra, ogni bambino è un prezioso dono di Dio. Noi sappiamo che la vita è il miracolo più grande. Lo vediamo negli occhi di ogni nuova madre che culla il suo meraviglioso, innocente, glorioso neonato nelle sue braccia amorose. Io voglio ringraziare ogni persona qui, oggi, e in tutto il nostro paese che lavora col passione e con devozione infaticabile per permettere ad ogni genitore di godere di tutto l'aiuto necessario per scegliere la vita". Si è trattato, sin dall'inizio di un breve, ma intenso discorso, molto emozionale e sentito, apprezzato sinceramente dai militanti pro-life. Ha lasciato di stucco quegli osservatori politici che non si aspettavano una presa di posizione così drastica da parte di un presidente che, sino a nemmeno un decennio fa, era dichiaratamente abortista.
Nel 1999, infatti, intervistato dalla Tv Nbc, Trump si era definito: "molto pro-choice", dove per pro-choice, negli Usa, si intende chi è a favore dell'aborto legale. "Io odio il concetto stesso di aborto - aveva detto anche allora (quando era ancora finanziatore del Partito Democratico) - lo odio, odio tutto ciò che comporta. Soffro quando sento la gente che ne discute. Ma comunque credo nella libertà di scelta". Anche quando l'intervistatore gli aveva posto una domanda sull'aborto tardivo, Trump aveva ribadito: "No, no, sono pro-choice sotto ogni aspetto". Da abortista riluttante, comunque per la libertà di scelta, qualcosa è cambiato nelle dichiarazioni di Trump agli albori della sua corsa alla Casa Bianca, in campo repubblicano, poco prima della sua candidatura, nel 2015. I conservatori, fra i Repubblicani, non gli avevano creduto. Mossa propagandistica e opportunista, si diceva e nella durissima campagna per le primarie, i candidati che avevano un passato di militanti pro-life lo attaccavano a testa bassa. Una volta divenuto presidente, tuttavia, Trump ha dimostrato di credere veramente alla causa. Il suo intervento alla Marcia per la Vita, prima di tutto: finora i presidenti in carica più sensibili alla causa si erano limitati a interventi telefonici nel loro ultimo anno di amministrazione del loro secondo (e ultimo mandato), quando possono concedersi qualche libertà perché ormai hanno finito il lavoro e non devono essere rieletti. Così Ronald Reagan intervenne telefonicamente nel 1987 e George W. Bush nel 2008. Al contrario, Donald Trump ci mette la faccia e lo fa alla conclusione del suo primo anno di amministrazione, dunque quando il suo operato è ancora sotto la lente di ingrandimento dei media e dell'opinione pubblica, a tre anni dalla sua possibile rielezione.

MOSSE CONCRETE
La politica pro-vita rivendicata da Trump nel suo discorso è fatta di alcune mosse concrete, anche se il corpo delle leggi è ancora smilzo, a causa delle opposizioni in Congresso (che arrivano anche da una parte del Partito Repubblicano). "Nella mia amministrazione - ha dichiarato il presidente americano - difenderemo sempre il primo diritto della Dichiarazione di Indipendenza, il diritto alla vita". La prima legge rivendicata è quella che ristabilisce la Mexico City Policy, introdotta da Ronald Reagan e ripristinata da tutti i suoi successori repubblicani: si tratta del divieto di finanziare con fondi federali le Ong che promuovono all'estero politiche di pianificazione familiare. Proprio questa settimana, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che istituisce un apposito ufficio per la protezione dei diritti dei medici e paramedici obiettori che rifiutano di praticare aborti. Un'altra legge promossa dall'amministrazione, consente ai singoli Stati degli Usa di tagliare i fondi pubblici del programma Medicaid (programma federale che copre le spese mediche alle famiglie meno abbienti) destinate a Planned Parenthood, il più grande fornitore di servizi abortisti in America. Ancora in fase di discussione al Congresso e caldeggiata dall'amministrazione, c'è la legge contro gli aborti tardivi. Se dovesse passare, renderebbe illegali gli aborti di feti oltre la 20ma settimana, con pene che arrivano fino a 5 anni di carcere per i trasgressori.
La politica di Donald Trump paga, in termini elettorali? Per ora è una scommessa ancora molto ardua. Di sicuro la presa di posizione pro-life è ancora un rischio, stando ai sondaggi. I pro-choice sottolineano sempre che la maggioranza degli americani, almeno più del 50%, è sempre favorevole all'aborto legale. Tuttavia la tendenza si sta invertendo. Come rileva un sondaggio commissionato dai Cavalieri di Colombo, se è vero che la maggioranza è favorevole all'aborto legale in senso lato, ben il 76% degli americani è favorevole a porre limiti alle pratiche abortive e il 63% è per il divieto dell'aborto tardivo.

Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo sottostante dal titolo "Trump celebra la libertà religiosa, la priorità scordata" spiega che mentre Obama ha varato leggi contrarie al credo di parte della popolazione, Trump commemora la libertà religiosa perché "è un diritto sacro elargito da Dio" che precede ogni libertà e ricordando ai credenti ciò che hanno dimenticato.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 gennaio 2018:
"Nessun americano - che sia una suora, un infermiere, un pasticcere o un imprenditore - dovrebbe essere costretto a scegliere tra i princìpi della sua fede e l'ubbidienza alla legge". Sono le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nell'istituzione della giornata commemorativa della libertà religiosa il 16 di gennaio.
Il fatto è sicuramente significativo per due ragioni: la prima è che per otto anni l'amministrazione Obama ha varato leggi contrarie al credo di parte della popolazione recando sofferenza e alimentato la paura di fronte a coloro che sono stati multati, discriminati o licenziati per essersi rifiutati di disobbedire alla propria coscienza (basti pensare cosa hanno patito le Little sister of poor, la Hobby Lobby o le decine di fioristi, panettieri e fotografi a causa della legge). Anni in cui cattolici, protestanti e persone di buona volontà hanno cercato di resistere ad una delle amministrazioni democratiche più radicali della storia, rischiando di vedersi definitivamente privati di ogni libertà da una vittoria della sinistra di Hillary Clinton.
Come aveva promesso in campagna elettorale, Trump ha cercato di arginare la deriva. E non solo lo ha fatto con una velocità e una costanza inaspettate ma ha cercato anche di ingaggiare una battaglia teorica e legislativa d'attacco, abolendo alcune leggi contrarie alla libertà di pensiero approvate da Obama. Infatti, ha continuato il presidente, chi non ha "riconosciuto l'importanza della libertà religiosa, minacciando conseguenze fiscali per alcune forme di espressione religiosa" ha obbligato "le persone a rispettare delle leggi che violano le loro convinzioni religiose (...) perciò subito dopo il mio insediamento, ho fatto fronte a queste problematiche tramite un ordine esecutivo necessario a garantire che gli americani riescano ad obbedire alle loro coscienze senza interferenze ingiuste da parte del governo". Motivo per cui "il Dipartimento di Giustizia ha dato delle direttive alle agenzie federali sull'adeguamento alle leggi protettive della libertà religiosa".
Ma perché la libertà religiosa è così fondamentale? Secondo il presidente americano, "i nostri padri pellegrini, cercando rifugio dalla persecuzione religiosa, credevano nell'eterna verità per cui la libertà non è un dono elargito dal governo, ma un diritto sacro elargito da Dio Onnipotente". Dunque, "la nostra Costituzione e le nostre leggi garantiscono agli americani il diritto non solo a credere a ciò in cui credono, ma di professare liberamente la loro religione". Anche per questo, l'America continuerà a condannare e a "combattere l'estremismo, il terrorismo e la violenza contro i credenti, compreso il genocidio attuato dallo Stato islamico in Iraq e in Siria contro gli yazidi, i cristiani e i musulmani sciiti. Non ci stancheremo di continuare nel nostro impegno a monitorare la persecuzione religiosa e ad attuare politiche che promuovano la libertà religiosa".
In poche parole il presidente degli Stati Uniti ha sancito il primato del diritto naturale, della società e quindi della persona rispetto allo Stato, chiarendo che solo tutelando il suo diritto primario della libertà religiosa si può pensare ad un governo a servizio dei cittadini e non viceversa. Senza un tale baluardo la persona non ha infatti difese, come anche la Chiesa ha sempre sostenuto. Fa ancora pensare, immaginando a cosa sarebbe accaduto ai credenti nel caso in cui le elezioni presidenziali si fossero concluse con la Clinton alla Casa Bianca, che nonostante ciò tanti cattolici avevano seri dubbi sulla scelta fra Trump e la Clinton.
Forse anche perché la mentalità monda è così pervasiva che molti di loro non comprendono più quello che Trump ha invece deciso di predicare senza sosta, ossia che esiste qualcosa di non negoziabile, qualcosa che non si può eliminare senza pesanti conseguenze su tutto l'impianto sociale. Per cui, ha concluso il presidente, invitando "tutti gli americani a commemorare questa giornata con eventi e attività" e senza vergognarsi delle proprie radici cristiane: "Proclamo il 16 gennaio 2018 come Giornata della libertà religiosa (...) nell'anno duemiladiciotto di nostro Signore, duecentoquarantaduesimo dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2018

7 - IL PAPA E' SEMPRE INFALLIBILE?
Benedetto XVI scrisse: ''Sarà possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 20/01/2018

In un suo fedele articolo in ricordo del cardinal Carlo Caffarra, Antonio Socci riportava le frasi dette dal proporato ad un sacerdote, ed in particolare questo passaggio: "Immagina la sofferenza di sant'Atanasio che rimase da solo a difendere la verità per amore di Cristo, degli uomini, della Chiesa". Nel commento Socci rammenta giustamente l'incredibile isolamento di sant'Atanasio, aggiungendo il fatto che fu "scomunicato dal papa".

LA SCOMUNICA AD ATANASIO
Queste considerazioni hanno destato molto interesse, perché da una parte sottolineano come nella Chiesa sia accaduto che un pensiero eretico, quello ariano, sia divenuto per un certo tempo maggioritario (lo dirà anche Paolo VI, riguardo ai suoi tempi, alludendo "la fumo di Satana nel tempio di Dio"), dall'altra sollevano, oggi come in passato, discussioni sulla cosiddetta "infallibilità" del papa.
Alcuni commentatori hanno preferito dribblare ogni problema sollevato dalla scomunica di Liberio ad Atanasio, in questo modo: facendo appello a quegli storici che negano che Liberio abbia mai scomunicato Atanasio, oppure affermando che, sì, la scomunica vi è stata, ma dietro costrizione dell'imperatore.
Come stanno allora le cose?
La prima notazione da fare è che molti storici della Chiesa e molti teologi hanno sempre dato credito alla versione della cosiddetta "caduta di Liberio". Cito soltanto il Bousset e il Fleury, o, per fare un nome più noto, sempre in Francia, Blaise Pascal, il quale giustificava la sua opposizione non al papato, ma a certe scelte di un pontefice coevo, proprio rifacendosi ai cedimenti di Liberio, dati nella cultura del tempo come acclarati. E ricordava che i pontefici stessi hanno un dovere di comunione con il Vangelo e la Tradizione che li precede.
Nel suo Una storia della Chiesa, Angela Pellicciari scrive che sia san Girolamo che sant'Atanasio sostennero la "caduta" di Liberio.
Benedetto XVI, in un ritratto pubblico di sant'Atanasio del 20 giugno 2007, si limita a ricordare i cinque esili da lui subiti per rimanere fedele, ma non va oltre.
Andrebbe qui ricordato che il cardinal Joseph Ratzinger era al fianco di Giovanni Paolo II nel 2000, quando la Chiesa chiese perdono per le colpe del suo passato, suscitando anche una certa preoccupazione in molti, cardinal Giacomo Biffi in primis, non per l'esistenza di colpe in sé, ma per la genericità e l'inopportunità delle accuse.
Sebbene in quell'occasione il cardinal Ratzinger abbia cercato di limitare e contestualizzare la richiesta di scuse, per evitare di rinfocolare tante polemiche fasulle e pretestuose, tante letture storiche evidentemente ideologiche, egli non si dissociò dall'ammettere che gli uomini di Chiesa, papi compresi, possano sbagliare, e anche gravemente. Allora ci si riferì, storicamente parlando, al papa Andriano VI, che all'epoca della riforma protestante aveva rimproverato uomini di chiesa perché le loro colpe avevano favorito il diffondersi della perniciosa eresia luterana. Adriano non risparmiò critiche neppure ad un altro papa, Leone X.
Ma torniamo a Liberio. Se hanno ragione gli storici che negano la sua defezione, nulla questio, in questo singolo caso.
Ma se hanno ragione coloro che la affermano, si possono fare almeno due considerazioni. La prima: il fatto che Liberio abbia scomunicato Atanasio dietro minacce o lusinghe dell'imperatore, toglie legittimità giuridica alla scomunica stessa, ma non cancella affatto la responsabilità morale di Liberio, che rimane intatta (per quanto diminuita).

LA SCOMUNICA NON È ATTO INFALLIBILE
La seconda considerazione è la seguente: non solo Liberio sbagliò a scomunicare sant'Atanasio, ma è certo che la scomunica papale non rientra tra i provvedimenti dotati di infallibilità. Per stare ai tempi nostri, la scomunica ai cosiddetti lefebvriani inflitta da Giovanni Paolo II non solo suscitò moltissime perplessità già all'epoca (abbondarono le tesi di laurea nelle facoltà pontificie in cui il provvedimento veniva criticato, e vari cardinali non furono per nulla concordi), ma è stata tolta da Benedetto XVI, senza che i successori di Lefebvre abbiano cambiato alcunché, a dimostrazione che due papi, anche amici, possono avere idee diverse riguardo ad una medesima vicenda (si può aggiungere che nella storia della Chiesa abbiamo persino un antipapa Ippolito di Roma, santo come il suo avversario, papa Callisto, da lui accusato, tra le altre cose, di ammettere alla comunione anche persone da non ammettervi a causa di gravi peccati!).
Del resto, come la scomunica non è infallibile, a maggior ragione non lo sono provvedimenti disciplinari meno pesanti, ma purtuttavia molto gravi, come quelli con cui i papi hanno sovente punito, o per tuziorismo o del tutto ingiustamente, persino dei santi (l'ultimo dei quali è san Pio da Pietralcina).
A quanto si è detto sino a qui, si potrebbe aggiungere molto altro: per esempio il caso di papa Onorio I, che fu formalmente anatematizzato da Papa Leone II (682-683) per il suo parziale cedimento all'eresia monotelita; oppure il caso di papa Giovanni XXII, che il 3 dicembre 1334, sul letto di morte, ritrattò un' eresia da lui sostenuta, come teologo privato, in numerosi sermoni, riguardo alla visione beatifica (aveva affermato che le anime dei santi in cielo non vedono Dio faccia a faccia prima del giudizio universale).

IL BEATO CARDINALE NEWMAN, BENEDETTO XVI E L'INFALLIBILITÀ
Ma, vista la complessità del tema, vorrei ricorrere a due autorità indiscusse: il cardinal J. Henry Newman, beatificato nel 2010, e Benedetto XVI.
Impegnato nella ricezione e nella non facile comprensione del dogma dell'infallibilità pontificia, Newman scriveva nella sua Lettera al duca di Norfolk: "Con tutto ciò sono lontano dall'affermare che i Papi non abbiano mai torto; che non si debba mai opporre a loro, oppure che le scomuniche abbiano sempre effetto. Non sono tenuto a difendere la politica e gli atti dei singoli papi...".
E ancora: "Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte"; "Cosa hanno a che fare la scomunica e l'interdetto con l'infallibilità?... Fu forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a viso aperto? O fu infallibile san Vittore allorché separò dalla sua comunione le chiese dell'Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò sant'Atanasio? E per venire all'epoca moderna, lo fu Gregorio XIII quando fece coniare una medaglia per ricordare la notte di san Bartolomeo?... Nessun cattolico ha mai preteso che tali papi fossero infallibili agendo in quella maniera".
Argomentando in questo modo, Newman ricordava di non dire nulla di nuovo, e citava illustri teologi come il cardinal Juan de Torquemada o san Roberto Bellarmino.
Quanto al primo: "se il papa ordinasse qualcosa contro la Sacra Scrittura, gli articoli di fede, la verità dei sacramenti, i comandamenti della legge naturale o divina, egli non deve essere obbedito e non bisogna curarsi dei suoi ordini".
Quanto al secondo, san Roberto Bellarmino: "per resistere e per difendere se stessi non è richiesta alcuna autorità... quindi come è lecito resistere al papa se assale una persona, è altrettanto lecito resistergli se assale le anime... e tanto più se tenta di distruggere la Chiesa. E' lecito resistergli, affermo, col non fare quello che comanda e impedendo l'esecuzione dei suoi progetti" (cit. in J. H. Newman, Lettera al duca di Norfolk).
Si badi bene, che qui un santo teologo, super ortodosso, ipotizza persino che un papa possa arrivare a voler distruggere la Chiesa! E si ricordi che Dante Alighieri che mette dei papi all'inferno (spesso sbagliando, ma qui non importa), esprime un concetto accettato da tutto il mondo cattolico: il papa non è affatto impeccabile, può addirittura dannarsi!
Newman, spiegando che questa sua visione della coscienza non ha nulla a che vedere, nonostante le apparenze, con il protestantesimo, aggiungeva: "Sembra dunque che vi siano casi estremi nei quali la coscienza può entrare in conflitto con la parola del Papa e che, nonostante questa parola, debba essere seguita"; e concludeva con parole sue: " se il Papa o la Regina esigessero da me una 'obbedienza assoluta', lui o lei trasgredirebbero le leggi della società umana: a nessuno di loro io devo una obbedienza assoluta!". Sì, perché come un sovrano è sottomesso alle leggi di Dio, o in uno stato moderno, alla Costituzione, anche il papa è sottomesso al Vangelo, e deriva la sua autorità non da sé, ma da Dio.
Va ricordato che il beato Newman non era certo contrario al dogma dell'infallibilità, ma riteneva che una definizione chiara fosse assai ardua e che molti cattolici non la avrebbero compresa, allargandone a dismisura i confini. Nelle sue lettere troviamo scritto che "l'infallibilità non è un modo di essere del papa, né uno stato mentale"; che "di certo il papa non è infallibile oltre il deposito della fede data in origine"; che "un papa non è ispirato; non ha un insito dono di divina conoscenza, ma quando parla ex cathedra, che dica poco o molto, è semplicemente protetto da dire il falso" (Roderick Strange, John Henry Newman. Una biografia spirituale, Lindau, Torino, 2010).
Quanto a Benedetto XVI noterei due cose. Il catechismo Youcat che egli fece distribuire ai giovani per la Giornata mondiale della Gioventù di Madrid, affronta così l'infallibilità pontificia: "L'infallibilità del papa non ha nulla a che vedere con la sua integrità morale o con la sua intelligenza. Infallibile nel senso proprio è la Chiesa, dal momento che Gesù le ha promesso lo Spirito Santo... Quando una verità di fede viene negata o fraintesa la Chiesa deve avere una voce definitiva che affermi in maniera normativa che cosa è vero e cosa è falso: questa è la voce del papa. Come successore di Pietro e primo tra i vescovi, egli ha il potere di formulare in accordo alla Tradizione la verità di fede della chiesa messa in discussione... Per questo si dice: "il papa proclama un dogma". Tale dogma non può contenere niente di "nuovo"; la proclamazione di un dogma è un fatto molto raro, e l'ultima risale al 1950".
Si noti come l'infallibilità viene definita e limitata, agganciandola alla Tradizione e alla proclamazione solenne di un dogma, di cui si dice che è evento molto molto raro.
Un brano ulteriore di Benedetto XVI: "Al contrario, sarà possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo, nella fede della Chiesa universale. Dove non esiste né l'unanimità della Chiesa universale né una chiara testimonianza delle fonti, là non è possibile una decisione impegnante e vincolante; se essa avvenisse formalmente, le mancherebbero le condizioni indispensabili e si dovrebbe perciò sollevare il problema circa la sua legittimità". (Joseph Ratzinger, Fede, ragione, verità e amore, Lindau, 2009, p. 400)


MA IL PAPA NON È ELETTO DALLO SPIRITO SANTO?
La seconda affermazione di Benedetto è la risposta ad una domanda ("È lo Spirito Santo il responsabile dell'elezione del Papa?") riportata dal vaticanista Luigi Acattoli e pubblicata da Avvenire proprio il 13 marzo 2013, cioè proprio nel giorno dell'elezione di Francesco: "Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l'unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto".
A tal riguardo ci vengono in aiuto sia la storia sia la tradizione. La storia ci dice che vi sono stati non solo molti cardinali, ma anche papi imposti dalle famiglie nobiliari romane o da gruppi di potere ben poco inclini all'ascolto dello Spirito santo, e che è esistito il diritto di veto da parte dell'Impero asburgico riguardo all'elezione papale. Ciò significa che purtroppo spesso gli uomini hanno eletto papi con poco rispetto dello Spirito Santo: di cui si potrà allora dire che assiste senz'altro la Chiesa, ma senza che questo significhi che assicura la santità di ogni particolare elezione. Tanto più che la teologia in generale ci assicura di questo: lo Spirito Santo è sempre e solo "suggeritore" (con maggiore o minor forza), perché Dio rispetta sempre la libertà umana, compresa quella dei cardinali.
Quanto alla Tradizione, si è spesso citata, e mai contraddetta, una frase di san Vincenzo da Lerino: "Dio alcuni papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge".

LA POSSIBILITÀ DELL'APOSTASIA
Si capisce, alla luce di quanto si è detto, che la questione dell'infallibilità non è propriamente semplicissima né semplicistica, perché deve conciliare la promessa di Cristo alla sua Chiesa, con la libertà e l'umanità di ogni pontefice, e perché è evidente che l'autorità papale è al servizio del Vangelo e della Tradizione, non essendo il pontefice padrone della Verità, ma chiamato a "tramandarla" e a "confermare i fratelli nella fede".
Del resto sono le stesse Scritture a mostrarci un Pietro che viene certamente scelto come capo degli apostoli, ma anche che ne sbaglia parecchie (taglia l'orecchio di Malco; viene apostrofato con un terribile "Vade retro Satana"; rinnega Gesù tre volte; viene corretto da Paolo...), ed è la storia ad averci insegnato che possono esistere papi per nulla buoni e retti; è infine sempre la Scrittura, precisamente san Paolo, nella II lettera ai Tessalonicesi, a profetizzare l'apostasia, con frasi di difficile comprensione, che però contengono l'idea secondo cui "l'apostata" arriverà a "sedere nel tempio di Dio".
Queste frasi hanno fatto parlare i Padri della Chiesa della possibilità che ci sia, un giorno, un tradimento nella Chiesa di immani proporzioni: come conciliare allora, ancora una volta, la promessa di Gesù sulle porte degli inferi che non prevarranno, con la profezia di un tradimento di molti Giuda, o, come scriveva sant'Agostino, di "malvagi e falsi cristiani" che "sono usciti da noi, ma non erano dei nostri"?
E ancora: come conciliare l'infallibilità del papa con l'ipotesi del "papa eretico", ipotesi non certo peregrina se essa trova spazio sia nel Medioevo, sia in testi cinquecenteschi come Iulius exclusus e coelis di Erasmo da Rotterdam, sia nel vecchio e nel nuovo codice di diritto canonico, allorchè si spiega che il pontefice romano cessa il suo ufficio "o per morte naturale accertata, o per rinuncia, o per eresia notoria" (vedi vecchio Codice di diritto canonico, canone 188; nuovo codice, canone 194; Enciclopedia del diritto, voce Pontefice, n.13; Ius canonicum, del generale dei Gesuiti Francisco Wernz, Roma 1928, al capitolo De suprema potestate)?

I DUBIA
Tornando, in conclusione, al defunto cardinal Carlo Caffarra, i Dubia da lui firmati insieme a vari confratelli (e condivisi da migliaia di sacerdoti e fedeli) chiedono appunto a Bergoglio di pronunciarsi in modo chiaro, non in una nota (per usare l'espressione di mons. Georg Gaenswein), ma con una dichiarazione pubblica, solenne, formale, che impegni il suo ruolo di pontefice.
Finchè questo non avviene, la questione rimane, appunto, dubbia, aperta.
Recita così il celebre Manuale di teologia dogmatica, pre conciliare, di Ludovico Ott: "Quando il papa parla come teologo privato o come vescovo della sua diocesi non è infallibile", perché per l'infallibilità occorre che "abbia intenzione di decidere definitivamente una dottrina di fede o di morale in modo che questa sia ricevuta da tutti i fedeli. Senza questa intenzione, che deve chiaramente risultare dalla formulazione o dalle circostanze, non vi è definizione ex cathedra. Gli insegnamenti delle encicliche per la massima parte non sono definizioni ex cathedra".
Poichè tutto fa pensare che Bergoglio non risponderà ai Dubia; poiché egli stesso ha dichiarato, di aver avuto dei dubbi (e di aver interrogato a tal proposito il cardinal Christoph Schönborn, il quale a sua volta ha cambiato idea rispetto al passato, e potrebbe cambiarla nel futuro); poiché le conferenze episcopali danno interpretazioni diverse dello stesso documento, senza che Francesco "abbia intenzione di decidere definitivamente una dottrina di fede o di morale in modo che questa sia ricevuta da tutti i fedeli"; poiché la Congregazione della Fede ha espresso molte perplessità su vari punti del documento... si può immaginare che sarà un futuro pontefice a decidere di sciogliere l'enigma.
Se desse una certa lettura, contraria ai Dubia, si troverebbe a dover smentire la Tradizione, rendendo ancora più difficile comprendere cosa sia questa infallibilità che porta dei pontefici ad insegnare qualcosa per secoli, ed altri a smentire questo insegnamento. Se invece dovesse rispondere come Caffarra pensava, cioè proclamando che le note ambigue di Amoris laetitia vanno risolte alla luce dei documenti precedenti, i teologi e gli storici ricorderanno che la Chiesa è stata nel dubbio, ma che non si è mai smentita in senso proprio, poiché Bergoglio non ha mai impegnato la sua infallibilità, non ha mai definito chiaramente, esplicitamente e solennemente una nuova dottrina e una nuova disciplina sul matrimonio, universalmente valida, come sarebbe richiesto se volesse impegnare l'infallibilità pontificia.

Fonte: Libertà e Persona, 20/01/2018

8 - INCUBO SIFILIDE A BOLOGNA: IL 70% E' GAY
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Stefano Gabbana ''Sono un uomo, non un gay'', a Modena concorso scolastico per dire no all'omofobia, c'è nella diocesi di Lucca un gruppo di gay e lesbiche ''cristiano''
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender, 22/01/2018

A Bologna è allarme sifilide che nel 70% dei casi colpisce gli omosessuali. A mettere in guardia i cittadini è la responsabile del centro Malattie a trasmissione sessuale del Sant'Orsola, Antonietta D'Antuono che in un intervista concessa al Resto del Carlino sottolinea come, a partire dai primi anni del 2000, si sia assistiti ad una progressiva e preoccupante impennata di contagi: «(...) prima vedevamo 20 nuovi casi di infezione attiva, poi sono diventati 60 e infine l'andamento si è stabilizzato tra i 70 e gli 80 casi. Dal 2010, inoltre, stiamo assistendo a un nuovo aumento: 192 casi nel 2013, 170 nel 2014, 223 nel 2015 e 216 nel 2016».
Come chiarisce la prof. D'Antuono, rispondendo alla domanda su "chi sono i più colpiti", le maggiori vittime della sifilide sono gli uomini e in particolare coloro tra questi che hanno rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, "Uomini per due terzi e nel 70% omosessuali (Msm), ma ci sono anche persone che hanno rapporti con uomini e donne e persino donne incinte che scoprono l'infezione durante i controlli in gravidanza".
Tra coloro che si presentano presso gli ambulatori del Sant'Orsola, ben il 25% sono giovani sotto i 25 anni di età, che contraggono il virus a causa dei loro disinibiti e promiscui comportamenti sessuali: «Nel centro Malattie a trasmissione sessuale arrivano complessivamente 3.500 nuovi pazienti all'anno e gli under 25, con un trend in aumento negli ultimi due anni, sono il 25%. Le visite complessive, compresi i controlli, sfiorano quota 30mila. Abbiamo notato che sono in crescita i giovani che si presentano per fare gli esami di profilassi per le Mst, forse per paura o per maggiore consapevolezza, e in questo sono agevolati dall'accesso diretto. (...) L'informazione sulla sifilide è scarsa. E quando si era diffusa la paura dell'Aids, per un po' di tempo le persone si sono protette durante i rapporti sessuali. Forse oggi assistiamo a un cambiamento dei costumi, con un abbassamento della guardia rispetto alle misure di protezione e a una maggiore circolazione del Treponema pallidum, il batterio che provoca la sifilide».
Ancora una volta la cronaca reale squarcia dunque il velo di ipocrisia circa la presunta "normalità" e "bontà" dello stile di vita omosessuale. Come sottolineato dalla stessa specialista del Sant'Orsola, è infatti proprio il "cambiamento dei costumi", in altre parole la "normalizzazione" di condotte sessuali contro natura, ad aver favorito e scatenato la recrudescenza della sifilide, una malattia che sembrava oramai scomparsa e che si riaffaccia drammaticamente per ammonirci e ricordarci che, anche in amore, esiste una legge naturale da rispettare.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

STEFANO GABBANA: "SONO UN UOMO, NON UN GAY"
Lo stilista Stefano Gabbana viene intervistato dal Corriere della Sera e dichiara: «Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo. Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali. Ho pensato che essere un personaggio pubblico poteva aiutare a diffondere una nuova cultura, non più basata sui diritti gay, ma sui diritti umani. Prima che gay, etero o bisex siamo esseri umani. Ho fatto persino una t-shirt che presto indosserò con la scritta "I am a man, I am not a gay". Classificare crea solo problemi: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay... Ma di cosa stiamo parlando? Il cinema, i libri e la cultura sono di tutti».
Poi l'intervistatore gli pone questa domanda: «Qualcuno dice che la lobby gay sia molto potente». Gabbana risponde così: «È vero e l'ho sperimentato sulla mia pelle, quando scoppiò la polemica delle coppie dello stesso sesso e della possibilità di avere figli. I siti che si occupano di difendere i diritti degli omosessuali furono i primi a dirci: "fate schifo". Anche per questo sono contro le lobby».
L'intervista è interessante perché Gabbana punta il dito sul fatto che la condizione omosessuale viene spesso strumentalizzata, oggetto di una battaglia ideologica da cui, almeno oggi, pare che lo stilista prenda le distanze. Ovviamente Gabbana è orgoglioso di essere omosessuale pur dicendosi cattolico, quindi non siamo di fronte ad una conversione sulla via di Damasco.
Interessante anche notare che Gabbana racconti che la figura del padre alcolista è stata sostanzialmente assente nella sua educazione e lui è cresciuto assai attaccato alla madre. L'omosessualità spesso trova le sue radici proprio nell'assenza della figura maschile. Da rilevare poi che Gabbana, ammettendo che ha condotto un percorso di psicoanalisi durato anni, implicitamente va a confermare che la condizione omosessuale è vissuta spesso in modo assai problematico ed è fonte di disagio interiore.
(Gender Watch News, 18 gennaio 2018)

A MODENA CONCORSO SCOLASTICO PER DIRE NO ALL'OMOFOBIA
Il Comune di Modena ha bandito un concorso per gli studenti delle scuole superiori cittadine invitandoli a realizzare testi, video e opere multimediali per dire no alla discriminazione di genere e all'omofobia.
Le domande di iscrizione possono essere presentate fino al 17 febbraio 2018, ed il termine per la consegna dei lavori è il 17 marzo. Gli elaborati saranno valutati da una commissione di esperti che designerà i tre vincitori, premiati con un contributo alla scuola da utilizzare per l'acquisto di attrezzature didattiche (da 1.500 euro per il primo classificato; 750 euro per il secondo e 350 euro per il terzo). Tutti i prodotti realizzati saranno comunque esposti in una mostra che sarà allestita sempre nel mese di marzo. Le notizie relative al concorso sono reperibili al sito www.comune.modena.it/pariopportunita/news.
Da notare che il concorso in esame rientra nel calendario delle iniziative collegate alla "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", per la quale sono state organizzate, sempre a Modena, due mostre fotografiche: "E va bene così. Tabù e stereotipi tra maschile e femminile", a cura del gruppo giovani Circo Massimo di Ferrara nella quale si racconta la normalità di qualunque orientamento sessuale, e "Ogni giorno così. Cronache di quotidiane violenze alle donne", del fotografo Dante Farricella, che intende denunciare la mentalità che relega le donne in una condizione di sostanziale inferiorità.
Segnaliamo la notizia, ignorata dai grandi media, per mostrare come la lotta per l'emancipazione femminile faccia da battistrada allo sdoganamento dei rapporti omosessuali, segno che chi promuove queste battaglie lo fa in modo strumentale - per sconvolgere i ruoli genitoriali e distruggere la famiglia naturale - e non perché abbia veramente a cuore il destino delle donne. Assai istruttive sono le parole dell'assessore alle Pari opportunità del Comune di Modena, Irene Guadagnini, secondo la quale ai partecipanti al concorso viene chiesto di "interrogarsi su temi che, come dimostrano anche le cronache dell'ultimo periodo, sono attuali e preoccupanti, e di elaborare una comunicazione che possa aiutare a decostruire gli stereotipi, le discriminazioni e le disparità". L'intento è appunto quello di destrutturare i ruoli familiari naturali, utilizzando come grimaldello la lotta agli stereotipi e alle presunte discriminazioni.
Ed è pure assai grave che le scuole pubbliche stimolino gli adolescenti a cimentarsi in un concorso del genere, indirizzandoli già verso la soluzione predefinita (il no alle discriminazioni e all'omofobia), impedendo il formarsi di un loro libero convincimento e perfino premiandoli con denaro pubblico.
(Tommaso Monfeli, Osservatorio Gender, 26 novembre 2017)

NELLA DIOCESI DI LUCCA OPERA UN GRUPPO DI OMOSESSUALI E LESBICHE CRISTIANO
Nella diocesi di Lucca c'è una novità: è infatti da qualche tempo attivo un gruppo organizzato di persone omosessuali e lesbiche cristiane che ogni quindici giorni si riuniscono nei locali della Caritas dietro la chiesa di San Martino. Ne ha dato notizia il settimanale diocesano Lucca 7 e la notizia è stata rilanciata dalla Gazzetta di Lucca.
Il nome del gruppo è "Camminando s'apre Cammino", che è anche il titolo di un celebre testo di fratel Arturo Paoli. I partecipanti si riuniscono sotto la guida spirituale di don Alessandro Bertolacci, e il gruppo è nato da un percorso di confronto con l'arcivescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani. Hanno anche una propria pagina Facebook. Lo scorso 19 gennaio si è svolta la prima iniziativa pubblica, un incontro con il magistrato Eduardo Savarese, che nel salone dell'arcivescovado ha presentato il libro "Lettera di un omosessuale alla chiesa di Roma".
"L'invito è rivolto all'intera Chiesa lucchese - spiegano sul social i promotori; - ci piacerebbe, infatti, che l'appuntamento diventasse un'occasione di confronto, conoscenza e comunione: per iniziare un pezzo di strada da percorrere insieme".
Non è chiaro, da quanto si legge, se l'iniziativa avviata dalla diocesi lucchese serva a rendere edotti i membri del gruppo della dottrina cattolica e ad accompagnare le persone omosessuali verso un ideale di vita autenticamente cristiano, oppure, al contrario, abbia lo scopo di costituire un canale di dialogo per lo sdoganamento delle rivendicazioni dei gruppi omosessualisti più oltranzisti all'interno delle mura ecclesiastiche. Ci auguriamo sinceramente che si ricada nella prima ipotesi.
(Tommaso Monfeli, Osservatorio Gender, 27 gennaio 2018)

Fonte: Osservatorio Gender, 22/01/2018

9 - OMELIA V DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 29-39)
Si ritirò in un luogo deserto e là pregava
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 4 febbraio 2018)

Il Vangelo di oggi è ricco di insegnamenti per la nostra vita cristiana. Prima di tutto impariamo ad essere sempre riconoscenti al Signore, il quale continuamente ci benefica con la sua grazia. Nel brano che abbiamo appena ascoltato è riportato il commovente episodio della guarigione della suocera di Simone. Non può sfuggirci un particolare: appena quella donna fu guarita si mise a servire Gesù e i suoi discepoli. Immaginiamoci con quanto amore e riconoscenza ella si mise a contraccambiare la grazia ricevuta.
Anche noi siamo stati beneficati tante e tante volte dal Signore. Ogni giorno veniamo visitati dalla sua grazia. E anche noi, come quella sconosciuta donna del Vangelo, dobbiamo sentire la necessità di ringraziare Dio e di servirlo generosamente ogni giorno della nostra vita.
Tante volte, purtroppo, ci dimentichiamo di questo doveroso ringraziamento e, così facendo, siamo noi stessi, con le nostre mani, che chiudiamo il "rubinetto" della grazia divina. Al contrario, se ci abitueremo alla riconoscenza, continueremo a ricevere molte grazie, e sempre più grandi. Impariamo a vedere i numerosi benefici di cui Dio ci circonda, e ringraziamo dal profondo del nostro cuore.
Un secondo insegnamento riguarda la carità. Gesù si mise a guarire malati e indemoniati, al punto che «tutta la città era riunita davanti alla porta» (Mc 1,33). Sull'esempio del nostro Maestro Divino, anche noi dobbiamo sentire la necessità di andare incontro ai nostri fratelli che vivono nell'indigenza. A volte sono poveri che non sanno come giungere a fine mese, altre volte sono anziani e malati che non sanno come riempire il vuoto delle loro giornate.
Come siamo stati beneficati tante e tante volte da Dio, così dobbiamo sentire la necessità di beneficare i fratelli che sono nel bisogno, ciascuno secondo le proprie capacità.
Un terzo insegnamento riguarda la preghiera. «Al mattino presto [Gesù] si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). Tutti lo cercavano, e Gesù era appartato in preghiera. Il nostro Redentore, con la sua parola e con il suo esempio ci insegna la necessità della preghiera. Se importante è la carità da svolgere, ancora più importante è la preghiera. Gesù ci ha insegnato questa necessità sottraendosi alle ricerche affannose della folla.
La preghiera è il respiro dell'anima e dobbiamo fare attenzione a non farci travolgere dalle molte cose da fare. La più grande tentazione sarà sempre quella di trascurare la devota orazione. L'esempio di Gesù ci insegna ad alzarsi presto alla mattina, per iniziare la giornata nel modo migliore, nell'incontro con Dio. Il segreto per trascorrere una giornata fruttuosa e serena è proprio quello di alzarsi presto e di pregare. In questo modo, il Signore ci donerà la grazia di affrontare serenamente le difficoltà che incontreremo sul nostro cammino.
Un quarto insegnamento riguarda invece la missione. Gesù disse: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38). Dalla preghiera ben fatta scaturirà il desiderio di far conoscere il Signore a tutti quelli che vivono attorno a noi e a quelli che incontreremo. La Chiesa è missionaria per sua natura e lo è anche ogni cristiano.
Questa era l'ansia di san Paolo apostolo, il quale così scrive nella seconda lettura di oggi: «Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). E, così, poteva anche dire: «Tutto io faccio per il Vangelo» (1Cor 9, 23).
Ogni cristiano dovrebbe sentire questa ansia missionaria. Se non sentiamo questo desiderio, il motivo è che, forse, si è raffreddato il nostro amore al Signore. Se si ama Dio si parlerà volentieri di Lui alla gente che ci circonda, cercando di illuminarla. I primi cristiani lo facevano con il rischio del martirio, e consideravano una grazia ed un onore poter dare la vita per Cristo. Noi, invece, preferiamo vivere tranquilli e non aver problemi di questo genere. Se cerchiamo di comprendere il motivo per il quale san Paolo viaggiò per tutto il mondo allora conosciuto allo scopo di predicare il Vangelo, fino a morire martire, troviamo solo una risposta: l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Chiediamo anche noi questo bene, il solo che potrà trasformare la nostra vita. Quando l'amore prenderà il posto dell'egoismo anche noi, come san Paolo, faremo tutto per il Vangelo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 4 febbraio 2018)

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