BastaBugie n°546 del 14 febbraio 2018

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1 SANREMO: FEMMINISTE CONTRO LA HUNZIKER CHE CANTA ''O MIA BELA MADUNINA'' VESTITA DI ROSA
Invece la canzone vincitrice del festival ''Non mi avete fatte niente'' è immersa nel pacifismo e nel relativismo che proclama che le religioni sono tutte uguali
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 PERICOLO FASCISMO OGGI? INESISTENTE... LA DISGRAZIA E' AVERE GOVERNI SFASCISTI
Siamo proprio sicuri che questa classe dirigente (di sinistra) possa e debba impartire agli italiani lezioni di civiltà, di umanità, di tolleranza e non violenza?
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
3 IL FILM SULL'INCREDIBILE STORIA VERA DELLA FAMIGLIA BEAM
Ci sono due modi di vivere la vita: uno, come se niente fosse un miracolo; e l'altro, invece, come se ogni cosa fosse un miracolo (VIDEO: trailer del film ''Miracoli dal cielo'')
Fonte: Cinematographe
4 NELLA NOSTRA SCUOLA NON ABBIAMO STUDENTI DISABILI, NE' STRANIERI
Scoppia la polemica per questa frase di una preside di un liceo romano e il ministro Fedeli minaccia sanzioni per obbligare la scuola ad essere inclusiva e multitutto
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Verità
5 LA RESA INCONDIZIONATA AL REGIME DI PECHINO
Con un regime totalitario o ti arrendi o accetti la persecuzione... per i cristiani non ci sono vie di mezzo (VIDEO: Traditi i cattolici cinesi fedeli alla Chiesa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 SUPER GERMANIA E MASSACRO SOCIALE
È già successo in Gran Bretagna per la Brexit e negli Stati Uniti per l'elezione di Trump: anche da noi le élite usano l'accusa di ''populismo'' per delegittimare e silenziare il malessere del popolo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 PLATINETTE CONTRO UNIONI CIVILI E ADOZIONI GAY
Altre notizie dal mondo gay: quella notte che abbiamo messo mano alla stepchild, sussidi solo a organizzazioni e imprese pro gay e pro aborto, Chaput risponde al cardinale Marx su benedizioni a coppie gay
Autore: Dario D'Angelo - Fonte: Il Sussidiario
8 TRUMP METTE IN CRISI L'EUROPA E I PIANI DELL'ELITE GLOBALISTA
Rovinati i piani di chi agiva indisturbato in Europa per lo sradicamento delle identità e degli stati nazionali
Autore: Marcello Foa - Fonte: Il Giornale
9 OMELIA I DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Mc 1,12-15)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SANREMO: FEMMINISTE CONTRO LA HUNZIKER CHE CANTA ''O MIA BELA MADUNINA'' VESTITA DI ROSA
Invece la canzone vincitrice del festival ''Non mi avete fatte niente'' è immersa nel pacifismo e nel relativismo che proclama che le religioni sono tutte uguali
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/02/2018

Serata del Festival di Sanremo dedicata alle donne (e sai la novità). Molti anni fa, quando era ancora in forza ad Avvenire, l'amico Maurizio Blondet venne mandato a seguire il Festival. Era una sorta di punizione, perché il giornalista, ad avviso dell'allora direttore, faceva troppo il "complottologo" commentando da par suo gli avvenimenti (politici) nazionali e internazionali. Blondet, che era stato anche inviato di guerra, si sentì, giustamente, declassato, e, riferendosi al Festival, parlò di sguincio di "imbecillità nazionale". In effetti, già all'epoca non erano più "solo canzonette". Sanremo non lo è mai stato, per gli italiani, e ancora adesso è un avvenimento molto importante, a giudicare dai folli indici di ascolto che registra. Infatti, le serate canoniche erano tre, e avanzavano; poi, visto il successo clamoroso, sono passate a quattro. Prima o poi, se va avanti così, Sanremo durerà una settimana e mi chiedo come mai non abbiano pensato ad abbinarci la Lotteria di Capodanno.

SANREMO, LA GOLOSA PREDA
Si capisce, dunque, perché il politicamente corretto abbia avvistato la golosa preda e cerchi in ogni modo di metterci il cappello sopra. Qualche stagione fa, il Festival sembrò un Gay Pride, con tanto di intervento dell'allora senatore Grillini a bilanciare una canzone di Povia (Luca era gay). Poi, volta dopo, tutti i cantanti coi nastri arcobaleno al polso, cosa che fece commentare il politologo Galli Della Loggia: ai tempi del Reich si sarebbe presentati con la svastica al braccio. Quest'anno, le donne. Michelle Hunziker si mette a cantare I maschi di Gianna Nannini e viene fintamente apostrofata da alcune donne tra il pubblico. Finisce che tutte si ritrovano a intonare Le donne di Modena di Francesco Baccini, poi Viva la mamma di Edoardo Bennato e, ahiahi, O mia bela Madunina di Giovanni D'Anzi.
Ed è qui che certe femministe si sono indispettite: eh, no, la Madonna no. Vergine & madre, figurarsi. Dopo tutte le battaglie perché le donne si liberassero dal cliché. E caso vuole che la Hunziker fosse vestita in rosa confetto. Come Barbie. Eh, no, quando è troppo è troppo. Si legge infatti su Wired.it: "Se un alieno ieri sera avesse visto Sanremo avrebbe dedotto una sola cosa: le donne non sono altro che delle Barbie bionde, rigorosamente vestite di rosa, che nella vita hanno un unico obiettivo, quello di diventare mamme". Mamma mia, che impressione! Oops, ho detto mamma... "Rosa per le donne? Ancora?". Wired.it si augura sia stata solo "una sfortunata coincidenza (e non una pessima caduta di stile)". Le (finte) spettatrici che hanno interrotto la Hunziker hanno sottolineato un verso della canzone di Baccini: "Tutte le donne di Napoli sono mamme". Scuote la testa Wired.it: "Una scelta infelice, ma il peggio deve ancora venire". E quale sarebbe il peggio?

LA MADONNA È LA MAMMA DI TUTTE LE MAMME
La Hunziker che canta O mia bela Madunina perché, dice, la Madonna è la mamma di tutte le mamme. Guai! "Ma è mai possibile che nel 2018 leghiamo ancora la donna al concetto di maternità?" (Wired.it). In effetti, non si vede a che cosa tale concetto possa essere legato, visto che, anche quando si procede per via artificiale, sempre una donna ci vuole a monte. Ma con le ideologie non si ragiona, perciò ecco la femminista lamentare lo spreco, il "buttare via" in un solo colpo mezzo secolo di battaglie.
Ed è qui il punto: è così fragile e delicata l'ideologia femminista che basta Michelle Hunziker vestita di rosa sul palco di una gara di canzoni a vanificarla? Basta davvero l'inno di Milano e un riferimento, peraltro vago, alla Madonna? Noi credenti sappiamo che la Madonna interemit cunctas heresis, debella tutte le eresie. Mai avremmo immaginato che l'avrebbe fatto anche dal palco del Festival di Sanremo.

Nota di BastaBugie: Fabio Piemonte nell'articolo sottostante dal titolo "Vincere l'odio con l'amore, ma senza relativismo" parla della canzone vincitrice di Sanremo "Non mi avete fatto niente". L'idea nasce da una lettera di un marito dopo la strage del Bataclan. E afferma la verità che il male si vince col bene. Ma è una grazia che l'uomo da solo non può darsi. Per questo il relativismo della canzone è da rigettare. Islam e cristianesimo non sono la stessa cosa.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 febbraio 2018:
"Non mi avete fatte niente" è la canzone di Fabrizio Moro ed Ermal Meta premiata con il Leone d'oro al Festival di Sanremo 2018. Una vittoria auspicata da tanti per un brano certamente significativo e un'interpretazione davvero intensa da parte dei due artisti, in cui la voce morbida e calda di Meta mitiga e stempera quella graffiante di Moro. Ogni canzone però si compone di musica e parole, per cui non bisogna limitarsi alla dimensione emotiva suscitata dalla sua musicalità, ma è opportuno soffermarsi adeguatamente anche a riflettere sul significato profondo del testo, a partire dalla sua genesi.
È stata uan commovente lettera, che il parigino Antoine Leiris postò su Facebook all'indomani della strage del Bataclan del 13 novembre 2015 in cui rimase uccisa sua moglie, a ispirare il testo della canzone "Non mi avete fatte niente" di Moro e Meta.
Eccola: «Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale l'amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi (...). L'ho vista stamattina finalmente, dopo notti e giorni d'attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata (...). Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l'affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».
"La musica serve per trasformare l'odio in amore, ma ci vuole anche l'educazione". Con queste parole Moro ha risposto ai giornalisti in sala stampa nel merito del significato del testo della canzone. Gli ha fatto subito eco Meta: "Qualcosa ti può entrare come una spina, ma sta a te trasformarla in fiore".
Il leit motiv del brano dei due cantautori risiede proprio nella possibilità dell'uomo di non ripagare il male con il male, la violenza subita con sentimenti di odio e di vendetta, ma di vincere il male con il bene, sconfiggendo l'odio con l'amore per costruire un mondo più umano e fraterno. Se questo messaggio è senza dubbio profondamente condivisibile da credenti e non credenti, sembra però non sia altrettanto facile, per i due artisti, riconoscerne esplicitamente l'impronta cristiana.
A tal proposito è doveroso precisare che l'essere umano non possiede in se stesso e naturalmente la capacità di trasformare il male in bene, l'odio in amore, ma può farlo esclusivamente se il Creatore gliene offre la possibilità attraverso il dono della sua grazia. Nessun altro uomo se non il Dio-Uomo, Cristo Gesù, e con Lui e in Lui schiere innumerevoli di martiri provenienti da ogni angolo della terra, hanno avuto ed hanno parole di perdono per i propri carnefici.
Ecco perché se è doveroso "dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" non può esser accolta con lo stesso favore la consueta solfa relativista che pone tutte le religioni sullo stesso piano, allorquando il brano recita: «C'è chi si fa la croce e chi prega sui tappeti. Le chiese e le moschee, l'Imàm e tutti i preti, ingressi separati della stessa casa. Miliardi di persone che sperano in qualcosa». È vero, siamo tutti figli di un solo Padre, ma credere in Allah o nel Dio di Gesù Cristo non è evidentemente indifferente. In nessuna sura del Corano si legge: "Amate i vostri nemici", né dalla vita di Maometto si apprende che il vertice dell'amore sia il perdono, laddove invece la sublimità del cristianesimo risiede proprio nella novità dell'amore oblativo del Padre, il quale offre la vita del Figlio per la vita del mondo e in questo modo trasforma il più atroce supplizio per un condannato a morte nel più nobile atto d'amore che sia mai stato compiuto nella storia umana. La salvezza di tutto il genere umano ha dunque un prezzo molto alto da pagare: il sangue preziosissimo del Figlio di Dio.
Pertanto se è in conformità al messaggio evangelico che il parigino Antoine Leiris si 'impose' di non odiare i carnefici della moglie e constatò con dolore quanto la morte di lei sia stata "una ferita nel cuore di Dio" allora, cari Ermal Meta e Fabrizio Moro, dovreste ammettere con chiarezza che un dio non vale l'altro!


DOSSIER "SANREMO"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_sanremo

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/02/2018

2 - PERICOLO FASCISMO OGGI? INESISTENTE... LA DISGRAZIA E' AVERE GOVERNI SFASCISTI
Siamo proprio sicuri che questa classe dirigente (di sinistra) possa e debba impartire agli italiani lezioni di civiltà, di umanità, di tolleranza e non violenza?
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 11/02/2018

Il completo - e anche grottesco - scollamento tra la gente comune e il Palazzo del potere di sinistra, si è reso evidentissimo in queste ore.
Dopo che "Repubblica" ha aperto la prima pagina con l'apocalittico annuncio di un ministro: "Delrio: 'Il fascismo è tornato, la politica non può più tacere", dieci milioni di italiani (con picchi del 61 per cento di share) si sono placidamente seduti davanti al televisore per guardare Sanremo. Mentre gli altri sceglievano un film o se ne andavano tranquillamente a dormire.
Non uno che abbia preso sul serio il ministro parolaio, non uno - pure fra quelli che si sentono "antifascisti militanti" - che abbia pensato di fare provviste, calzare l'elmetto, prendere lo zaino e "salire in montagna" a difendere la democrazia minacciata dal fascismo.
Perché la gente comune sa bene - come ha scritto ieri Ernesto Galli della Loggia nell'editoriale del "Corriere della sera" - che "in Italia non esiste alcun pericolo fascista. Non c'è alcuna 'marea nera' che sale".
Il fascismo è finito 70 anni fa.

UN PAESE IN SVENDITA
La cosa che semmai preoccupa la nostra gente è avere un governo fatto di ministri come Delrio. Questa è la vera tragedia. Il fascio è morto e sepolto, ma lo sfascio prodotto da questa classe dirigente sta travolgendo il Paese.
Quindi - in attesa di votare il 4 marzo per mandarli a casa - gli italiani hanno cercato di dimenticare le loro tante preoccupazioni economiche e sociali con qualche ora di canzoni.
Preferiscono guardare la grazia di Michelle Hunziker piuttosto che la disgrazia di governanti come Delrio e Gentiloni. Preferiscono perfino ascoltare Baglioni piuttosto che i politici Sbaglioni.
Delrio, essendo ministro dei trasporti, avrebbe dovuto casomai occuparsi della situazione delle autostrade (e il salato rincaro delle loro tariffe) o del fatto che i treni di Italo sono appena finiti in mano straniera.
Ma né Delrio (noto solo per il suo ridicolo sciopero della fame per lo Ius soli), né altri ministri lanciano l'allarme di fronte all'economia italiana che sta finendo in gran parte in mani straniere.
Ha scritto Paolo Annoni: "La lista di imprese strategiche passate sotto controllo francese è sterminata, è un fenomeno che non ha alcun paragone di sorta tra i Paesi del primo mondo e che non sarebbe stato permesso nemmeno nei Paesi del secondo mondo".

CECITA' IDEOLOGICA
Ma l'allarme di Delrio è perché - a suo dire - "è tornato il fascismo". E meno male che Renzi aveva chiesto a tutti di "abbassare i toni".
Mentre a Matteo va dato atto di essere fra i pochissimi ad aver usato buon senso, evitando di soffiare sul fuoco, altri colleghi di Delrio hanno preso parte al suo sgangherato "al lupo! Al lupo!", con tanti media a fare da megafono.
Un episodio che ricorda la tipica paranoia ideologica della Sinistra degli anni Settanta che paventava il golpe fascista da un momento all'altro e dietro ogni angolo vedeva il Fodria, l'acronimo che significa Forze Oscure Della Reazione In Agguato.
Del resto a riportarci con la mente a quei tempi ci hanno pensato ieri anche i Centri sociali che hanno fatto a Macerata una "manifestazione antifascista".
C'erano pure le bandiere di Legambiente, Libera, Arci, Fiom, No Tav, Potere al popolo, Anpi (non quella nazionale), Prc.
Secondo la cronaca di Repubblica.it hanno partecipato fra gli altri Cecile Kyenge, Gino Strada, Sergio Staino, Adriano Sofri, Pippo Civati e Diego Bianchi (Zoro). "Ancora una volta - ha detto Paolo Cognini dei centri sociali delle Marche - i fascismi e i razzismi saranno battuti dalla gente che si è riappropriata della strada".
Per la verità è accaduto l'opposto. La gente si è barricata in casa. La città era blindata: scuole chiuse, fermi i mezzi pubblici, negozi serrati.
I marchigiani sono persone pazienti e ieri a Macerata hanno dovuto chiudere le saracinesche per permettere ai centri sociali di manifestare contro fascismo e razzismo.
Come se nelle Marche fosse incombente il pericolo fascista e dilagasse il razzismo. In realtà ci sono molti altri problemi: una crisi economica che morde duramente quei comprensori industriali e le zone terremotate che ancora - a distanza di un anno e mezzo - sono in macerie e spesso perfino senza le casette promesse (basti pensare alla situazione dimenticata di Camerino).
Non c'è un fascismo che dilaga, ci sono invece i guasti di un governo che se ne strafotte della gente comune e dei loro problemi.
Per una coincidenza temporale questa manifestazione è stata fatta proprio il "Giorno del ricordo" delle foibe, una tragedia che mostra la parte rimossa della violenza del XX secolo: quella rossa.
Poteva essere solo un'infelice casualità, ma un gruppo di manifestanti ha provveduto a ricordare l'evento alla sua maniera e - secondo le cronache - ha intonato in coro una canzone della Carrà con queste lugubri parole: "Ma che belle son le foibe da Trieste in giù" (Corriere.it).
Davvero una bella lezione di civiltà, di umanità, di tolleranza e solidarietà. Peraltro ieri mattina, era anche apparso uno striscione con la falce e martello - a Modena - dove si leggeva: "Maresciallo siamo con te - meno male che Tito c'è".
Siamo proprio sicuri che proprio la Sinistra possa e debba impartire agli italiani lezioni di civiltà, di umanità, di tolleranza e non violenza?

UNA STORIA SINISTRA
E siamo sicuri che gli italiani vogliano ancora sopportare la boria e l'arroganza di questi ambienti ideologici? O il 4 marzo saranno loro a impartire a questi compagni una bella lezione?
Ieri l'editoriale di "Repubblica" di Ezio Mauro aveva questo titolo: "La sinistra che dimentica la sua storia".
Si poteva sperare che mettesse il dito nella piaga di una storia "sinistra" profondamente segnata dalla violenza, dall'intolleranza e dalla predicazione di un'ideologia dell'odio, ma purtroppo l'editoriale diceva tutt'altro. L'ennesima occasione perduta. Mai un'autocritica vera.
La classe politica, intellettuale e giornalistica della sinistra ha iniziato la sua vita pubblica perlopiù con quello sciagurato '68 di cui quest'anno celebrano il 50° anniversario.
E a quel '68 fecero seguito anni di fuoco, in cui la violenza e il linguaggio dell'odio - oltreché praticati - furono ideologicamente giustificati.
L'intolleranza era prassi quotidiana nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro. Chi non aveva opinioni di sinistra non aveva nemmeno diritto di parola, per lorsignori, ma era direttamente qualificato come "fascista".
Sono personalmente testimone di quello che accadeva - per esempio - agli studenti cattolici (nelle cui fila io militavo). Le aggressioni e le intimidazioni subite furono innumerevoli. Il clima era irrespirabile.
Per ricordarne l'assurdità si potrebbe citare - ed è solo un esempio - la lettera aperta che decine di intellettuali firmarono nel 1971 e che era diretta al Procuratore della Repubblica di Torino che - ricorda Michela Brambilla - "aveva denunciato direttori e militanti di Lotta Continua per istigazione a delinquere".
In quella lettera aperta si poteva leggere, fra l'altro: "Testimoniamo pertanto che, quando i cittadini da lei imputati... gridano 'lotta di classe armiamo le masse', lo gridiamo con loro. Quando essi si impegnano a 'combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento', ci impegniamo con loro".
In questo clima e in questi ambienti - a cui va aggiunto quello del Partito Comunista, che era diverso dai gruppi estremisti, ma professava l'ideologia marxista ed era egemone dappertutto - è cresciuta gran parte della generazione di intellettuali e politici che oggi pontifica sui media impartendo lezioni alla gente comune sulla violenza, la xenofobia e il razzismo.
Il paziente popolo italiano invece di stare a sentire le loro prediche preferisce guardare Sanremo e si prepara a dire silenziosamente la sua il 4 marzo.
Ma se non voterà come vogliono lorsignori sarà sicuramente accusato di aver imboccato una pericolosa deriva populista.

Fonte: Libero, 11/02/2018

3 - IL FILM SULL'INCREDIBILE STORIA VERA DELLA FAMIGLIA BEAM
Ci sono due modi di vivere la vita: uno, come se niente fosse un miracolo; e l'altro, invece, come se ogni cosa fosse un miracolo (VIDEO: trailer del film ''Miracoli dal cielo'')
Fonte Cinematographe, 28 febbraio 2017

Miracoli dal cielo (Miracles from heaven) è la trasposizione cinematografica del testo autobiografico Miracles from heaven, scritto da Christy Beam, protagonista, insieme alla sua famiglia, di questa incredibile storia. Diretto da Patricia Riggen, il film è interpretato da Jennifer Garner, Martin Henderson, Kylie Rogers, Queen Latifah ed Eugenio Derbez.

L'INCREDIBILE STORIA DELLA FAMIGLIA BEAM
La storia della famiglia Beam ha senza dubbio dell'incredibile. E quest'incredibile merita forse di essere ripensato e rielaborato personalmente, interiormente, da ciascuno, al di là della "semplice" visione del film. Detto ciò, non si può non convenire sul fatto che qualcosa di assolutamente inverosimile si sia verificato a Dallas qualche anno fa.
Christy (Jennifer Garner) e Kevin Beam (Martin Henderson) conducono una vita serena, hanno tre bellissime bambine, vivono in un'atmosfera familiare armoniosa e fanno parte di una comunità religiosa [protestante] che si può dire essere la loro seconda famiglia. Questo "piccolo angolo felice" inizia però a sgretolarsi quando a una delle figlie, Annabel (Kylie Rogers), viene diagnosticato un raro disturbo digestivo che, sostiene anche il medico più accreditato, non risulta per il momento curabile. Nonostante gli innumerevoli tentativi fatti dalla madre, sembra che solo un miracolo possa salvare la vita della bambina.
E, forse, qualcosa di simile c'è stato. Un giorno, infatti, mentre sta salendo su un albero del giardino insieme alle due sorelle, Annabel cade improvvisamente, sbattendo la testa. Data la violenza della caduta, i genitori e gli amici temono il peggio e pregano fortemente per la sua vita. Ma, quando la bambina si risveglierà, quello che medici e genitori avranno sotto gli occhi sarà un vero e proprio... "miracolo".

FEDE COME AMORE, AMICIZIA, DONO INCONDIZIONATO
Miracoli dal cielo mette in scena e indaga, senza alcuna "pretesa veritativa", i sentimenti profondi che attraversano e pervadono una famiglia che, messa duramente alla prova dalla malattia di una figlia, cerca il modo e la forza per reagire, per non mollare e continuare a credere. E lo fa in modo genuino, mostrandoci la fiducia e l'atto di fede ma anche i dubbi di una madre che, per quanto profondamente credente, non riesce, in un momento di così forte dolore e disperazione, a sentirsi vicina a ciò in cui ha sempre creduto. Una madre che, di fronte alle sofferenze della figlia, si chiede dove sia finito Dio, quel Dio buono e misericordioso che adesso accetta e permette tutto questo. Christy confessa al marito di non riuscire più a trovare conforto nella fede, di non riuscire più neanche a pregare, tanto è grande il dolore.
Eppure, alla fine sarà Christy stessa a sostenere come la presenza di Dio, di qualcosa di più forte, di meno evidente ma di più profondo, ci sia spesso in tante piccole cose che rendono ogni giorno, in qualche modo, miracoloso. Tutto sta nel saperle (ac)cogliere, nel saperle vedere e nell'aprirsi ad accettarle: "Albert Einstein ha detto che ci sono due modi di vivere la vita: uno, come se niente fosse un miracolo; e l'altro, invece, come se ogni cosa fosse un miracolo. Io non stavo di certo vivendo la mia vita come se ogni cosa fosse un miracolo. E mi sbagliavo. I miracoli stanno dappertutto. I miracoli sono altruismo; a volte si manifestano nei modi più inattesi grazie a persone che attraversano la nostra vita, o grazie ad amici che ci rimangono accanto in qualunque situazione. I miracoli sono amore".
È così che Miracoli dal cielo si mostra in realtà come un inno alla vita, a godere dei piccoli grandi doni che questa ci offre, mostrando tuttavia anche la concreta - poiché umana - difficoltà di continuare a credervi quando essa stessa sembra sottrarceli mettendoci alla prova.
Un film di sentimenti ma anche una riflessione concreta sull'abisso che si staglia al di sotto di ogni atto di fede, di credenza, di amore, mostrandone il necessario coraggio, l'inevitabile cifra d'inconsapevolezza, di "azzardo", a tratti d'incoscienza. La fede, diceva Kierkegaard, è salto: non conosce mediazioni, logiche, razionalità. La fede è il rischio supremo, perché lascia che l'altro preceda se stessi, decida in noi di noi stessi e del nostro "destino". La fede è il rischio potenzialmente mortale di lasciarsi costituire dall'altro. Ma, senza di essa, la vita diviene mero calcolo, tentativo di controllo destinato al fallimento. Perché la fede come apertura all'altro ci costituisce, ci dà forma, e ci dà vita.
Ecco allora che il messaggio di Christy si mostra proprio come un inno a quest'apertura, al rischio del sentimento, della fede in quanto amore, amicizia, dono. E Miracoli dal cielo si mostra come un film riflessivo ma non pedante, forte ma non eccessivo.

SCENEGGIATURA COINVOLGENTE
La sceneggiatura di Randy Brown e la regia di Patricia Riggen hanno il merito di rendere la storia vicina allo spettatore, coinvolgendolo all'interno di un labirinto emotivo che sente prossimo in quanto estremamente umano, spoglio da astrazioni o idealizzazioni poco credibili.
L'assolutamente convincente interpretazione di Jennifer Garner e Martin Henderson, ma anche della piccola Kylie Rogers, sono poi il giusto passpartout per una già sollecitata adesione emotiva. Anche il ritmo del film è efficace, dando il giusto spazio sia alla parte "dinamica" che a quella più meditata e riflessiva.
Una pellicola che rende dunque giustizia alla storia da cui è tratto, e che può rappresentare una vittoria per tutti, spettatore compreso.

Nota di BastaBugie: qui sotto il trailer del film "Miracoli dal cielo"


https://www.youtube.com/watch?v=tjPj2RULzwU

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PODCAST (audio da ascoltare)

Fonte: Cinematographe, 28 febbraio 2017

4 - NELLA NOSTRA SCUOLA NON ABBIAMO STUDENTI DISABILI, NE' STRANIERI
Scoppia la polemica per questa frase di una preside di un liceo romano e il ministro Fedeli minaccia sanzioni per obbligare la scuola ad essere inclusiva e multitutto
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Verità, 10/02/2018

L'isteria collettiva del politicamente correttissimo ormai fa sì che se una preside, Clara Rech del liceo classico Visconti di Roma per fare nomi e cognomi, scrive su un documento di autovalutazione un dato oggettivo - "non ci sono alunni stranieri né disabili" - scatta la damnatio su Repubblica, il ministro Fedeli minaccia provvedimenti perché la scuola deve essere inclusiva e multitutto.
Bene, vorrei dire che il ministro ha ragione, la scuola deve essere inclusiva, cioè dare a tutti le stesse possibilità. Il principio è sacrosanto, ma chiediamoci che significa, in concreto. Inclusivo per me vuol dire che chiunque decida di studiare seriamente, da qualunque paese o estrazione sociale provenga, possa avere le stesse possibilità. È un bellissimo programma, sarei d'accordo. Così davvero si permetterebbe la mobilità sociale, attualmente impossibile in Italia. Se sei figlio di professionista ma sei un deficiente, se sei una capra e soprattutto se non studi, per arrivare all'esame di abilitazione che ti permetterà di occupare il posticino preparato dai tuoi nel loro studio ci devi mettere almeno trentasei anni di studio, cioè ogni anno dei diciotto del percorso scolastico lo devi ripetere. Questa, una scuola che boccia e seleziona, sarebbe una scuola davvero inclusiva, dove anche il figlio del fruttivendolo del Bangladesh se si ammazza sui libri può diventare avvocato, mentre il figlio dell'avvocato che non ha voglia di studiare può comunque trovare posto al mercato; e adesso scatta anche per me l'accusa di essere classista, immagino. Chiariamo: il fruttivendolo è un lavoro nobilissimo, ma non serve studiare tanto. Punto.

LA SCUOLA È LIVELLATA VERSO IL BASSO
A essere classista è invece la scuola che vuole la Fedeli, livellata verso il basso, con cicli di studio più corti, e vietato bocciare (queste le sue novità). Questo è il vero classismo, una scuola che vuole tutti mediocri in modo che nessuno, neanche dotato di ottima volontà, riceva gli strumenti per elevarsi dalla condizione di partenza della propria famiglia (le eccezioni a volte ci sono, benché altamente scoraggiate dall'attuale modello scolastico).
La scuola cominci a bocciare senza pietà, e controlli che si faccia anche nelle private (alcune ottime, alcune rifugio dei figli di papà). I professori smettano di fare interrogazioni programmate, la vera piaga della scuola odierna, le scuole ricomincino a far studiare la grammatica, che gli occhi dei nostri ragazzi diventino rossi dallo sforzo di stare chini sui libri dalla mattina alla sera, invece che sugli smartphone (magari anche i genitori si disturbino un po' a toglierglieli questi telefoni, ai ragazzi: lo so che poi se li ritrovano parlanti e semoventi per casa, ma pazienza). Dalle elementari in poi, si smetta di fare cose che non c'entrano niente con lo studio, si vieti la visione di film, che è l'unica cosa che i ragazzi sanno fare benissimo da soli, si vietino i progetti didattici per "sapere i sapori regionali" e si srotolino paginate su paginate di analisi logica e grammaticale, ché poi magari all'università qualcuno potrebbe persino imparare a usare il congiuntivo (non farò battute sui politici che fanno fatica con l'italiano, ministro dell'Istruzione compresa, perché l'argomento è per me troppo drammatico, e non ci trovo niente da scherzare). Oggi una scuola figlia del '68 ha inteso la sacrosanta inclusione come livellamento verso il basso, non, come dovrebbe essere, verso l'alto: bisogna tutti aspettare l'ultimo della classe, anche se a febbraio non ha ancora ordinato i libri di testo. E se non hai studiato, non ti metto 2, ti dico che ti interrogherò il 9 marzo. Le mie insegnanti del liceo si rivoltano nella tomba. Il solo pensiero di andare a scuola senza aver fatto la versione di greco mi farebbe sudare freddo e balbettare di paura anche oggi che sono adulta, un solo sguardo e una increspatura di labbra della prof, quella che dava gli 1 meno meno di incoraggiamento, sarebbe bastato a gettare il terrore su tutta la classe. E se i genitori fossero stati convocati, si sarebbero schierati coi professori prima ancora di sentire cosa avessero da dire. Oggi invece i genitori proteggono i figli di questa generazione snowflake, poverini, dalle angherie scolastiche, tante volte dovessero subire dei traumi. [...]

TROPPI STRANIERI
Io ho cambiato una scuola a uno dei miei figli, alle medie, perché c'erano troppi stranieri. Non mi vergogno a dirlo perché io in quella scuola ce lo avevo messo, sapendo già che sarebbe stato in una classe multietnica. Il mio non è stato pregiudizio, è stato giudizio - nobilissima e doverosa attività umana. Dopo un anno di frequenza ho potuto verificare in prima persona, dati e prove concrete alla mano, che nella scuola italiana per come è concepita oggi, senza insegnanti che aiutino e affianchino i ragazzi con dei ritardi, che siano linguistici, culturali o cognitivi, la presenza significativa di stranieri che non parlavano la nostra lingua (non parlo di quelli nati in Italia) ha oggettivamente e vistosamente rallentato la didattica. È un dato di fatto incontrovertibile. Se fossi ricca e avessi già una strada spianata per i mei figli potrei anche, forse, essere più rilassata sul tema. Ma siccome i nostri figli non hanno niente altro che le loro forze su cui costruire il loro futuro, è nostro dovere di genitori metterli nelle condizioni di studiare più possibile, e con ritmi che li impegnino seriamente. Sarebbe un diritto, anche. Un diritto che la scuola di oggi non garantisce più, perché ci vuole tutti mediocri. Includere nella mediocrità non è un grande programma culturale.

Fonte: La Verità, 10/02/2018

5 - LA RESA INCONDIZIONATA AL REGIME DI PECHINO
Con un regime totalitario o ti arrendi o accetti la persecuzione... per i cristiani non ci sono vie di mezzo (VIDEO: Traditi i cattolici cinesi fedeli alla Chiesa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/02/2018

È vera la notizia per cui a due vescovi legittimi è stato chiesto dalla delegazione vaticana di dimettersi per fare posto a due vescovi dell'Associazione patriottica. E papa Francesco sa e condivide tutte le mosse dei suoi diplomatici in Cina. È quanto si desume dal secco uno-due della Santa Sede in risposta al vescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen Ze-kiun: prima con il comunicato della sala Stampa il 30 gennaio e poi con la lunga intervista a Vatican Insider del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin.
La clamorosa notizia della richiesta rimozione dei due vescovi legittimi era stata data dall'agenzia Asia News e poi confermata dal cardinale Zen che, prima alla Nuova BQ e poi nel suo blog, aveva dato conto anche del suo viaggio a Roma per consegnare a papa Francesco la lettera addolorata di uno dei due vescovi, monsignor Zhuang Jianjian di Shantou (Guangdong). Dall'incontro con il Papa il cardinale Zen aveva ricavato la convinzione che egli non avesse alcuna intenzione di procedere nella direzione di una resa totale al regime comunista cinese, come invece l'operato della delegazione vaticana lasciava supporre.
E allora ecco puntuale il comunicato della Sala Stampa a precisare che «il Papa è in costante contatto con i Suoi collaboratori, in particolare della Segreteria di Stato, sulle questioni cinesi, e viene da loro informato in maniera fedele e particolareggiata sulla situazione della Chiesa Cattolica in Cina e sui passi del dialogo in corso tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che Egli accompagna con speciale sollecitudine». Comunicato che non nasconde la stizza nei confronti del cardinale Zen a cui viene dedicata l'acida chiusura: «Desta sorpresa e rammarico, pertanto, che si affermi il contrario da parte di persone di Chiesa e si alimentino così confusione e polemiche».

LA CHIESA CLANDESTINA DOVRÀ PAGARE IL PREZZO DELLA NORMALIZZAZIONE DELLE RELAZIONI DIPLOMATICHE
Nessun cenno invece alla vicenda dei due vescovi, una conferma indiretta della veridicità dei fatti. Rafforzata dall'intervista del cardinale Parolin che, dietro a tante parole di comprensione e apprezzamento per le sofferenze patite dalla cosiddetta Chiesa clandestina, conferma che sarà questa a dover pagare il prezzo della normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime cinese. Si potrebbe già eccepire sul linguaggio eccessivamente diplomatico del segretario di Stato che parla con la lingua di Pechino («Nuova Cina» è la definizione della Cina comunista) e, tralasciando le decine di migliaia di cattolici (tra vescovi, preti e laici) uccisi o rinchiusi e torturati nei Laogai (i gulag cinesi), liquida con un «gravi contrasti e acute sofferenze» la spaccatura della Chiesa dovuta all'iniziativa del regime cinese di creare una Chiesa nazionalista, slegata dal Papa, con la formazione dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi.
Parolin se la prende con chi usa parole come resa, tradimento, compromesso, che hanno un sapore politico mentre la Chiesa, dice lui, si muove solo per ragioni pastorali; quindi bisognerebbe usare un altro vocabolario: servizio, dialogo, misericordia, perdono, riconciliazione, eccetera.
Nessuno vuol negare le buone intenzioni della segreteria di Stato, ma il cardinale Parolin deve pure rendersi conto che se anche le motivazioni della Santa Sede sono pastorali, quella che la Santa Sede sta conducendo è una trattativa politico-diplomatica. E il termine "resa" è più che appropriato per quello a cui si sta assistendo, perché la Santa Sede sta concedendo al regime comunista cinese il potere sulla nomina dei vescovi cattolici (fatto già grave in sé) senza avere nulla in cambio, visto che il governo in questi mesi ha intensificato la sua repressione delle comunità cattoliche e da oggi, 1 febbraio, entra anche in vigore un nuovo regolamento sulle attività religiose che darà un ulteriore giro di vite.

DUE VESCOVI RIMOSSI
La vicenda dei due vescovi da rimuovere è ancora più grave perché i sostituti voluti dal governo cinese e avallati dalla Santa Sede sono tuttora "non riconciliati" con Roma. Non sono cioè neanche tra quelli che, pur avendo aderito all'Associazione patriottica, hanno chiesto negli anni passati di essere accolti nella comunione con la Chiesa universale. Uno smacco totale nei confronti dei cattolici che per decenni hanno patito grandi sofferenze per la loro fedeltà al Papa, e fonte di grave confusione. Perché è legittimo allora chiedersi se, per la Santa Sede, a sbagliare siano stati i vescovi, i preti e i laici che hanno accettato anche il martirio per restare fedeli alla Chiesa.
Tanto più che lo stesso cardinale Parolin riconosce che nei rapporti con Pechino «la scelta dei vescovi è cruciale», come del resto lo è sempre stata: essa infatti è il cuore stesso della divisione tra Associazione patriottica, controllata dal partito comunista, e Chiesa clandestina. Sebbene già dagli anni '90 la Santa Sede abbia avuto un atteggiamento molto disponibile e dialogante nei confronti di Pechino (al contrario di quel che sostiene il cardinale Parolin), oggi si nota una svolta radicale. Finora infatti l'ostacolo era considerato l'Associazione patriottica e la pretesa del regime comunista di nominare i vescovi, oggi invece si capisce che per la Santa Sede l'ostacolo è tristemente rappresentato dalla Chiesa clandestina.
Il cardinale Parolin cita la famosa lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi (27 maggio 2007) per reclamare la continuità dell'attuale linea con quella dei pontificati precedenti. È vero, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI avevano chiaramente espresso la necessità di un cammino di riconciliazione tra cattolici e il desiderio di normalizzare i rapporti con la Cina; avevano chiaramente assicurato che la Chiesa non è interessata allo scontro politico e che si può e deve essere cattolici romani e bravi cittadini cinesi, ma all'interno di un riferimento chiaro a princìpi cui non si può venire meno e nella valorizzazione della sofferenza della Chiesa perseguitata.

LA PARTE "DIMENTICATA" DELLA LETTERA DI BENEDETTO XVI
Il cardinale Parolin cita giustamente il passaggio della lettera di Benedetto XVI, quando dice che «la soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili»; dimentica però di citare la seconda parte della frase: «nello stesso tempo, però, non è accettabile un'arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa». E più avanti dice ancora, riferendosi all'Associazione patriottica: «La dichiarata finalità dei suddetti organismi di attuare "i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa, è inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede professa la Chiesa "una, santa, cattolica e apostolica"». E se non fosse ancora chiaro: «La comunione e l'unità - mi sia consentito di ripeterlo (cfr n. 5) - sono elementi essenziali e integrali della Chiesa cattolica: pertanto il progetto di una Chiesa "indipendente", in ambito religioso, dalla Santa Sede è incompatibile con la dottrina cattolica».
Pretendere di superare lo scandalo di una Chiesa «indipendente» riconoscendola legittima tout court, non è misericordia, è resa incondizionata, è tradimento.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 8 minuti) Roberto De Mattei commenta la drammatica notizia che il Vaticano sta svendendo la Chiesa Cattolica cinese al regime comunista di Pechino.


https://www.youtube.com/watch?v=UF-VVHwte5Y

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/02/2018

6 - SUPER GERMANIA E MASSACRO SOCIALE
È già successo in Gran Bretagna per la Brexit e negli Stati Uniti per l'elezione di Trump: anche da noi le élite usano l'accusa di ''populismo'' per delegittimare e silenziare il malessere del popolo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 05/02/2018

E' già successo in Gran Bretagna per la Brexit e negli Stati Uniti per l'elezione di Trump. Anche da noi le élite usano lo sbrigativo anatema del "populismo" per delegittimare e silenziare il malessere del popolo. Quel popolo a cui l'articolo 1 della Costituzione attribuisce "la sovranità" che gli hanno in gran parte sottratto.
Il disagio sociale che dilaga in Italia (il Censis lo ha chiamato "rancore" per il declassamento sociale subito) è lo stesso che, negli Stati Uniti, ha portato Donald Trump a vincere. Le élite puntavano sulla candidata "progressista" Hillary Clinton, mentre Trump ha dato voce ai "dimenticati", al ceto medio massacrato dalla globalizzazione e dalla crisi, ai lavoratori senza più lavoro, scomparsi dai radar di Obama e della Clinton.

SUPER GERMANIA E MASSACRO SOCIALE
Da noi il "massacro sociale" della globalizzazione ha assunto la forma dell'Euro e dell'Unione Europea (che poi è una Super Germania).
E' incredibile che ci si ostini a non vedere il disastro di questi venti anni "europei" tanto acclamati dalle nostre élite: la media annua della crescita economica dal 2000 ad oggi è zero, la produzione industriale è crollata di circa 20 punti percentuali, migliaia di imprese chiuse, abbiamo il 35 per cento di disoccupazione giovanile, due milioni di italiani che guadagnano meno del minimo salariale e tre milioni a nero; i "poveri assoluti" sono più che raddoppiati, circa 5 milioni, e - se sommati ai poveri relativi - superano i dieci milioni. Sono nuovi poveri: il 25,8 per cento delle famiglie con un reddito da partita Iva - secondo la Cgia di Mestre - è sprofondato sotto il livello di povertà.
D'altra parte, se l'Italia paga il prezzo maggiore, tutta l'area euro è stata danneggiata dalla "follia" della moneta unica e dei Trattati di Maastricht.
Lo si vede considerando il quarantennio che va dal 1950 al 1990, cioè prima dell'euro, quando la crescita media del Pil è stata del 3,86 per cento in Francia, del 4,05 in Germania e del 4,36 per cento in Italia.
Paragoniamo questi dati al periodo dell'euro, quello che va dal 1999 al 2011: abbiamo l'1,61 per cento per la Francia, l'1,32 per la Germania e lo 0,68 per l'Italia. Un crollo verticale e dietro alle cifre c'è un dramma collettivo.
Questo spiega la forte contrapposizione fra élite e popolo che emerge - sui temi dell'Europa, dell'economia e dell'emigrazione - in un sondaggio realizzato da Chatham House che (riferisce Giuseppe Valditara) ha intervistato 10.000 cittadini europei da una parte e dall'altra 1.800 tra politici, giornalisti e rappresentanti del mondo economico-finanziario, insomma l'oligarchia della globalizzazione.
Fra questi ultimi il 71 per cento promuove la UE giudicandola vantaggiosa, mentre fra la gente comune solo il 34 per cento. La maggioranza la boccia e il 54 per cento dei cittadini ritiene che il proprio Paese stava meglio venti anni fa (prima dell'euro).

SI STAVA MEGLIO PERCHÉ NON SI STAVA PEGGIO
E' una convinzione empirica, basata sul fatto che i propri figli - per la prima volta nella storia moderna - stanno peggio dei genitori, ma - come si è visto - è confermata dai dati catastrofici sul Pil.
In Italia è del tutto evidente che vent'anni fa, economicamente, si stava meglio, perché il reddito pro capite degli italiani è crollato del 23 per cento nel periodo che va dal 1999 a oggi.
Fra l'altro un'altra statistica ci dice che se nel 1996 il Pil pro capite dell'Italia era superiore a quello della Germania (26.509 euro contro 25.107 euro), nel 2016 quello stesso Pil è stato di 25.858 euro per l'Italia (che quindi è addirittura regredita) e di 34.484 euro per la Germania. Grazie all'euro.
Nel sondaggio della Chatham House emerge pure che il 57 per cento dell'élite giudica positivo il fenomeno dell'immigrazione (nei quartieri bene non si vive certo il degrado delle periferie), mentre fra i cittadini comuni la maggioranza è contraria e solo il 25 per cento ha un giudizio positivo.
Peraltro la gente comune vede che hanno spalancato le frontiere a masse enormi di migranti e hanno orientato la spesa pubblica più verso l'accoglienza degli immigrati - e il salvataggio delle istituzioni finanziarie - che verso i cittadini. I quali anzi pagano queste politiche con forti imposizioni sugli immobili e sui redditi.
Le élite, l'oligarchia che ha il monopolio del discorso pubblico (e si colloca nell'area di sinistra) ha pure imposto la nuova religione del politicamente corretto con cui "ha preteso di stabilire come le persone dovessero parlare e, per questa via, che cosa dovessero pensare" (Luca Ricolfi).
Perciò anche la libertà di pensiero e di parola della gente oggi è compromessa. Fra le élite dopo la Brexit e Trump si è arrivati perfino a mettere in discussione il suffragio universale.
Memorabile il provocatorio titolo del "Washington Post" del 20 maggio 2016: "Dobbiamo togliere il diritto di voto agli americani ignoranti".
Tutto questo quadro è ben delineato dal professor Giuseppe Valditara nel suo libro "Sovranismo" dove denuncia appunto l'agonia della sovranità popolare: "Il destino dei popoli è sempre più nelle mani di governi sovranazionali e istituzioni internazionali non rappresentativi, di tribunali internazionali e nazionali che, pur senza legittimazione popolare, si sostituiscono al legislatore, di lobbies finanziarie di dimensioni globali, ovvero di giganteschi fondi d'investimento e fondi sovrani che condizionano il destino di governi nazionali regolarmente eletti e la stabilità stessa di interi Stati".
E' così e nei prossimi mesi - con le novità che si annunciano da Bruxelles - la nostra gente non avrà più neanche gli occhi per piangere. Se non si inverte velocemente la rotta.

Fonte: Libero, 05/02/2018

7 - PLATINETTE CONTRO UNIONI CIVILI E ADOZIONI GAY
Altre notizie dal mondo gay: quella notte che abbiamo messo mano alla stepchild, sussidi solo a organizzazioni e imprese pro gay e pro aborto, Chaput risponde al cardinale Marx su benedizioni a coppie gay
Autore: Dario D'Angelo - Fonte: Il Sussidiario, 21 gennaio 2018

Stanno facendo discutere in queste ore le parole di Platinette, la drag queen più famosa d'Italia che, intervistata da L'Huffington Post, ha ribadito la sua posizione contraria rispetto ad alcuni dei cavalli di battaglia della comunità omosessuale in tema di diritti. A proposito delle unioni civili, approvate in Italia con la legge Cirinnà, Platinette si è espressa in questi termini: "Mi sembra l'ennesimo obbligo a cui sottostare. E poi è un paradosso: l'ennesima, ragionevole, finocchieria italiana che vede nelle regole e solo in quelle la capacità di vivere". Una dura presa di posizione da parte di Mauro Coruzzi, meglio noto come Platinette, che ha espresso ancor più nettamente il suo no all'ipotesi per cui alle coppie omosessuali venga offerta la possibilità di adottare dei bambini: "Per carità! Assolutamente no...". Platinette completa il festival dei no sul tema della cosiddetta maternità surrogata: "È come prendere una finta settimana enigmistica: no".
Come dicevamo, non è la prima volta che Platinette prende posizione contro il mondo omosessuale. In un'intervista concessa al portale gay.it in estate, a proposito della Legge Cirinnà sulle unioni civili approvata nel 2016, la celebre drag queen commentò sollevando un polverone di polemiche: "Sembra non si possa prescindere dall’unanimismo che fa dire che la legge Cirinnà è una conquista di civiltà. Non lo è, perché io rifiuto questa brama di normalizzazione: è un orrore".
Platinette, sulla cosiddetta stepchild adoption, aggiunse: "Per gli omosessuali volere un figlio è soddisfare un desiderio egoistico: non per citare il solito Pier Paolo Pasolini e la sua analisi dell’omologazione, ma mi rifiuto di inchinarmi a questa logica per cui poi si arriva alla corsa per un figlio di Elton John e Nichi Vendola". Insomma, con queste dichiarazione non sarà difficile far passare Platinette come nemica dei gay...

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

GRILLINI: QUANDO QUELLA NOTTE ABBIAMO MESSO MANO ALLA STEPCHILD
Franco Grillini, storico militante gay, viene intervistato dal Corriere della Sera. In merito alla legge sulle unioni civili ammette lui stesso: “La Cirinnà è di fatto un matrimonio! C’è pure l’adozione dei figli del partner”. Al che l’intervistatore ribatte: “Non proprio uguale… E la stepchild adoption non era stata tolta affinché la votasse il partito di Alfano?”. Grillini così risponde: “Quando il governo Renzi ha posto la fiducia è stato chiamato a Roma un tecnico, un magistrato bolognese, per riformulare la legge in fretta e furia nella notte. Ha scritto l’articolo sulle adozioni in modo da soddisfare Alfano perché non c’era più la stepchild adoption, ma dando ai magistrati la possibilità di concederla ogni volta”.
Grillini conferma quanto è scritto con chiarezza nella legge: la Cirinnà non vieta la stepchild adoption, ma lascia alla discrezionalità dei giudici tale scelta, discrezionalità che si orienta sempre favorevolmente al riconoscimento della stepchild. E dunque non solo Alfano non doveva scendere a compromessi, ma il suo compromesso è stato inutile, perché vanificato in modo furbo dalla stessa legge che lui ha approvato.
(Gender Watch News, 11 febbraio 2018)

CANADA, SUSSIDI SOLO A ORGANIZZAZIONI E IMPRESE PRO GAY E PRO ABORTO
Polemiche in Canada, dove il primo ministro Justin Trudeau e il suo Governo liberale vogliono imporre alle organizzazioni no-profit e alle piccole imprese di firmare un attestato in cui si dichiarano favorevoli alla pratica dell'aborto e ai diritti dei transessuali. La firma nero su bianco è necessaria per poter ricevere dei sussidi statali che consentono di assumere studenti-lavoratori durante il periodo estivo.
Sei contro l'aborto? Non puoi ricevere fondi
È così che il rispetto dei cosiddetti "diritti riproduttivi", come Trudeau definisce la libertà delle donne ad abortire, viene considerato una conditio sine qua non per poter fare impresa in Canada con le sovvenzioni dello Stato. "Il Governo - ha detto il primo ministro - riconosce che i diritti delle donne sono diritti umani", tra i quali comprende "i diritti sessuali e riproduttivi, e il diritto ad accedere ad aborti sicuri e legali".
La scelta discrimina, ad esempio, tutta la galassia delle organizzazioni cattoliche e cristiane in genere, che contribuiscono al mercato del lavoro e all'economia canadesi. Ma nessuno di loro è disposto a subire passivamente questa ingerenza dello Stato nella coscienza personale. Il gruppo "pro-life" di Toronto "Diritto alla Vita" ha citato in giudizio il Governo. "La costrizione delle persone ad adottare certe convinzioni per ottenere benefici rappresenta una violazione dei loro diritti di coscienza, diritti religiosi, diritti di espressione e diritto all'uguaglianza ai sensi della Carta costituzionale", ha detto l'avvocato del gruppo Carol Crosson a LifeSiteNews.
Oggi - rileva Crosson - la discriminazione colpisce chi è contro l'aborto, ma se passasse questo principio, non ci si dovrebbe più stupire se in futuro fossero colpiti quanti non la pensano come il Governo su altre questioni sociali. Jack Fonseca, della "Life Coalition", teme che si tratti di un "primo passo sull'inevitabile percorso verso il totalitarismo crudo e l'aperta persecuzione con la sanzione dello Stato" e ha avvertito Trudeau che "sta trasformando il Partito Liberale in un gruppo di odio contro i cristiani".
Il progetto in questione si chiama Canada Summer Jobs e concede fondi a gruppi senza scopo di lucro, piccole imprese e datori di lavoro del settore pubblico per creare posti di lavoro per studenti dai 15 ai 30 anni di età. Da oggi quanti vorranno accedere ai sussidi statali dovranno affermare di condividere i valori del Canada, che comprendono - secondo il Governo - "diritti riproduttivi e il diritto a non essere discriminati sulla base del sesso, della religione, della razza, dell'origine nazionale o etnica, del colore, della disabilità mentale o fisica, orientamento sessuale o dell'identità o espressione di genere".
Il turbinio di polemiche non ha finora smosso l'Esecutivo canadese. Patty Hajdu, ministro canadese del Lavoro, ha difeso l'innovazione in un'intervista a Global News. Anzi, non ha escluso che gli stessi requisiti possano venire richiesti per accedere anche ad altri programmi governativi per l'occupazione.
(Osservatorio Gender, 27 gennaio 2018)

CHAPUT RISPONDE AL CARDINALE MARX SULLE BENEDIZIONI ALLE COPPIE GAY
L'imprudenza di tali dichiarazioni pubbliche è - e dovrebbe essere - la causa di gravi preoccupazioni». Lo ha scritto monsignor Charles Chaput, vescovo di Philadelphia, nella sua rubrica settimanale sul Catholic Philly. Il riferimento è alle recenti esternazioni del presidente dei vescovi tedeschi, cardinale Reinhard Marx, a proposito di un possibile rito di "benedizione" per le coppie gay.
Il cardinale Marx, concedendo un'intervista al canale radiofonico B5, lo scorso 3 febbraio ha aperto la possibilità di benedire le coppie omosessuali in chiesa, insistendo sulla necessità di inserirle in un processo di discernimento "caso per caso". «È una questione di cura pastorale per i singoli casi», ha detto, «e questo vale anche per altri ambiti che non possiamo regolare, dove non abbiamo una serie di leggi». Il mese scorso era stato il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo Franz-Josef Bode, ad avviare la discussione pubblica di queste "benedizioni", descrivendo le unioni tra persone dello stesso sesso come «positive e buone».
«Un simile rito [di benedizione delle coppie gay]», ha scritto Chaput, «minerebbe la testimonianza cattolica sulla natura del matrimonio e della famiglia. Confonderebbe e indurre in errore i fedeli. E ferirebbe l'unità della Chiesa». Inoltre, ha aggiunto, istituire tale benedizione «li incoraggia efficacemente in quello stato - in questo caso, le unioni sessuali tra persone dello stesso sesso».
«Non c'è amore senza verità, così come non c'è vera misericordia separata da un quadro di giustizia informato e guidato dalla verità», conclude il vescovo statunitense. E «creare confusione intorno a verità importanti della nostra fede, non importa quanto positiva sia l'intenzione, rende solo più difficile un compito difficile».
(Gender Watch News, 8 febbraio 2018)

Fonte: Il Sussidiario, 21 gennaio 2018

8 - TRUMP METTE IN CRISI L'EUROPA E I PIANI DELL'ELITE GLOBALISTA
Rovinati i piani di chi agiva indisturbato in Europa per lo sradicamento delle identità e degli stati nazionali
Autore: Marcello Foa - Fonte: Il Giornale, 27/01/2018

Il Trump che abbiamo visto a Davos forse sta riuscendo a spaccare l'establishment globalista, utilizzando lo strumento più sorprendente: quello fiscale, che sta mettendo in crisi l'Unione europea, la quale, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, era stata indicata come lo scudo dell'élite globalista. L'ex consigliere di Obama, Kupchan, era stato esplicito scrivendo che "Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l'ordine liberale internazionale, l'Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell'Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l'internazionalismo liberale."

UN PIANO SEGRETO (MA NON TROPPO)
Mi spiego: lo schema promosso dall'élite globalista prevedeva, fino ad oggi, la creazione di un blocco unico nella Ue, con il progressivo sradicamento delle identità e delle strutture nazionali, con il corrispettivo trasferimento dei poteri esecutivi e legislativi a entità sovranazionali, con ila conseguenza di favorire i grandi gruppi multinazionali. Il Trattato CETA tra Ue e Canada, che riprende diversi punti salienti del defunto trattato TTIP, ed approvato nel silenzio dell'opinione pubblica, mira da un lato a sbarazzarsi dei vincoli giuridici nazionali, conferendo ai privati e non a una Corte suprema, l'ultima istanza nel caso in cui una grande azienda si senta danneggiata da leggi o provvedimenti nazionali, ovvero svuotando uno dei pilastri del nostro sistema democratico; dall'altro promuovendo non la concorrenza ma l'armonizzazione fiscale fra i Paesi della Ue, con un doppio standard: livelli impositivi crescenti per i cittadini e le società locali, scappatoie con regimi agevolati (biasimati pubblicamente ma di fatto permessi) per i grandi gruppi multinazionali.
Affinché questo piano riuscisse era indispensabile che non si palesassero elementi esterni di disturbo e invece Trump sta scompaginando il quadro. Come noto, il Congresso Usa ha appena approvato la riforma fiscale che abbatta le tasse per le società e a Davos il presidente americano cos'ha fatto? Si è seduto a cena con una quindicina di Ceo delle principali compagnie al mondo, che ha invitato a trasferirsi negli Stati Uniti ovvero nel nuovo paradiso fiscale, che ha una peculiarità: non è l'Irlanda, né uno statarello dei Caraibi, ma la superpotenza dominante.

EFFETTI DIROMPENTI
E' presto per valutare l'impatto su scala planetaria del nuovo regime, però, gli effetti sono potenzialmente dirompenti. Trump, che è un uomo di affari, potrebbe scardinare i piani globalisti facendo leva sull'elemento costituente del capitalismo: il profitto. Perché il Ceo di un grande gruppo dovrebbe rimanere nella Ue o in Svizzera se può far guadagnare centinaia di milioni ai propri azionisti? E' possibile che tra qualche tempo inizi l'esodo dei quartieri generali dei grandi gruppi dall'Europa verso New York o San Francisco, generando non pochi grattacapi dalle nostre parti: Bruxelles come potrebbe continuare a proporre l'armonizzazione fiscale di fronte alla concorrenza statunitense? Non è azzardato prevedere che a breve molti Stati abbasseranno le imposte per tentare di trattenere le aziende. Macron si sta già muovendo in questa direzione. Ma com'è possibile che ci riescano dovendo rispettare i rigidissimi parametri di Maastricht e dovendo far fronte alle note intolleranze dogmatiche della Germania da una parte e della Bce dall'altra? Aggiungete gli effetti dirompenti sull'economia europea del calo del dollaro e del forte aumento dell'euro e il quadro è chiaro.
Donald Trump rischia di mettere in crisi l'Unione europea e i piani dell'élite globalista. Chi l'avrebbe detto?

Fonte: Il Giornale, 27/01/2018

9 - OMELIA I DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Mc 1,12-15)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Da pochi giorni è iniziata la Quaresima. Il Vangelo di questa prima domenica ci presenta un episodio tra i più misteriosi della vita di Gesù: le tentazioni nel deserto. Il Signore si era ritirato nel deserto per pregare e digiunare, e satana lo tentò. Si trattava, ovviamente di tentazioni esterne, in quanto Gesù è la santità stessa e non poteva avvertire interiormente gli stimoli del male: in Lui era impossibile il peccato.
Per quale motivo Gesù ha permesso che il demonio lo tentasse? Sant'Agostino, con la solita chiarezza, disse che Gesù prese da noi la nostra debolezza, mentre noi prendiamo da Lui la sua vittoria. In poche parole, Gesù ha voluto fare sue le nostre tentazioni per donarci il suo trionfo. Egli permise quella prova per farci comprendere che il demonio esiste, che continuamente tenta gli uomini per allontanarli dalla Volontà di Dio. E, sottoponendosi a quelle tentazioni, Gesù ha dato a noi la forza di resistere e di trionfare sul maligno tentatore.
Il demonio fa di tutto per non essere scoperto, ci fa credere che lui non esiste, per agire indisturbato, ma noi dobbiamo aprire bene gli occhi e difenderci con le armi della preghiera.
Dai passi paralleli degli altri Evangelisti, sappiamo che Gesù fu provato con tre tipi diversi di tentazione, e queste tre tentazioni fanno leva sui tre punti deboli dell'uomo decaduto:
a) la ricerca del benessere materiale. Gesù risponde con queste parole: non di solo pane vive l'uomo;
b) il desiderio di potere terreno, che diventa idolatria. Gesù dice: a Dio solo ti prostrerai, Lui solo adorerai;
c) la presunzione di avere un Dio a nostro capriccio, che faccia la nostra volontà e compia miracoli a nostro piacimento. Questa tentazione arriva al punto di giudicare lo stesso operato di Dio. Gesù risponde con queste parole: non tenterai il Signore tuo Dio, facendoci comprendere che siamo noi a dover fare la Volontà di Dio, e non viceversa.
A differenza di Gesù noi tutti siamo inclinati verso il male e dobbiamo continuamente lottare contro i nostri vizi. Ma, se rimarremo uniti a Gesù, supereremo ogni prova.
Abbiamo tre nemici:
a) il nostro io, cioè l'egoismo. È il nemico più pericoloso che continuamente ci accompagna;
b) il mondo, che oggi come mai è lontano da Dio e trascina verso l'abisso;
c) il demonio, che soffia sul fuoco, ci studia e trova il nostro lato più debole e fa leva su quello per rovinarci.
Come difendersi?
a) Con la preghiera. Chi prega vince il male, chi trascura la preghiera è vinto dal male.
b) Con la prudenza. Il demonio è come un cane furioso legato a una catena. L'importante è non avvicinarsi. Diceva san Filippo Neri che, di fronte al pericolo, di fronte alla tentazione, chi è forte scappa, chi è debole invece non fugge e cade.
c) Con la mortificazione. Non dobbiamo accarezzare troppo "frate asino" (così san Francesco d'Assisi chiamava il suo corpo), altrimenti poi scalpita. Una vita sobria è una difesa contro il male. Mortificazione soprattutto degli occhi, poi della gola, di certi divertimenti pericolosi, della lingua...
d) Con la carità e l'umiltà, che mettono in fuga il demonio. Questa è la più grande difesa. Amare Gesù con tutto il cuore e servirlo nei nostri fratelli.
e) Con la devozione alla Madonna, a Colei che è la Vincitrice del demonio. Il Signore si è servito di Lei per schiacciare la testa al serpente infernale, proprio per la sua profonda umiltà. Ed è sempre grazie a Lei che si vincono le tentazioni. Invochiamola con fiducia.
San Carlo da Sezze, in un certo periodo della sua giovinezza, fu tormentato da un pensiero molto brutto contro la purezza. Lui combatteva, resisteva, ma intanto il pensiero continuava a molestarlo. Pregava tanto, ma quel pensiero non se ne andava; faceva molta penitenza, ma quel fastidio continuava con più insistenza. Non gli rimaneva che un'arma: l'umiltà. Si umiliò manifestando questa tentazione a un amico spirituale e da quel giorno fu liberato da quella ossessione.
Questo episodio ci fa capire l'importanza della Confessione: Dio potrebbe rimettere i peccati anche direttamente, ma si vuole servire del sacerdote perché ama gli umili. Confessare i propri peccati a un sacerdote è infatti un atto di umiltà e nel Magnificat si legge come Dio innalza gli umili e resiste ai superbi. Sia questo il proposito per questa Quaresima: riscoprire la bellezza della Confessione che è l'incontro tra la misericordia di Dio e l'umiltà dell'uomo pentito.
Infine, confessandoci, noi realizzeremo le parole con cui si conclude il Vangelo di oggi: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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