BastaBugie n°549 del 07 marzo 2018

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1 I MOTIVI DELLA SCOMPARSA DEI CATTOLICI ALLE ELEZIONI POLITICHE
I cattolici in politica non ci sono più perché da tempo hanno cessato di esserci nella società e nella cultura
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA SCUOLA INDOTTRINA I NOSTRI FIGLI
I libri invitano i ragazzi a farsi invadere dagli immigrati e a considerare normale l'omosessualità e la pederastia, mentre gli esercizi di inglese propagandano l'euro
Autore: Alessandro Rico - Fonte: La Verità
3 COME SI DIVENTA UN BARBONE
I clochard non si sentono di appartenere al genere umano e perciò non sanno porsi in relazione con nessuno (all'85,7% sono uomini)
Autore: Lucia Scozzoli - Fonte: Centro Cattolico di documentazione
4 IN OLANDA UNA DONNA VIENE DROGATA E UCCISA A FORZA CON L'EUTANASIA
La commissione di controllo riconosce gli orrori commessi, ma chiede ai giudici di non condannare il medico (VIDEO: l'inganno dell'eutanasia)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
5 AL CINEMA E IN TV I SACERDOTI SONO QUASI SEMPRE MESSI IN RIDICOLO
Ad eccezione di don Camillo, padre Brown e don Matteo, nel resto passa l'idea che il prete sia un criminale, un affarista, un pedofilo o un fanatico malinconico
Autore: Mario Iannaccone - Fonte: Il Timone
6 CHI ERA PLINIO CORREA DE OLIVEIRA?
Storico brasiliano, politico, filosofo, giornalista, fondatore dell'associazione Tradizione, Famiglia e Proprietà'' (VIDEO: biografia di Plinio Corrêa de Oliveira)
Fonte: Wikipedia
7 PAPA FRANCESCO ISTITUISCE LA FESTA DI MARIA MADRE DELLA CHIESA
La memoria diventa obbligatoria e si celebrerà ogni lunedì dopo Pentecoste
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LA SCIENZA DAVANTI AL MISTERO DELL'UNIVERSO
Il pensiero scientifico affonda le radici nell'idea che l'universo sia intellegibile perché creato: ecco perché la scienza è nata in casa cattolica (VIDEO: Zichichi)
Autore: Michelangelo Socci - Fonte: Libertà e Persona
9 OMELIA IV DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Gv 3,14-21)
Chi crede in Lui non è condannato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - I MOTIVI DELLA SCOMPARSA DEI CATTOLICI ALLE ELEZIONI POLITICHE
I cattolici in politica non ci sono più perché da tempo hanno cessato di esserci nella società e nella cultura
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/03/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Cosa dire di cattolico sui cattolici in politica dopo che di cattolici in politica non ce ne sono più? Con queste elezioni sembrano finite molte cose: finita la seconda repubblica, finita la sinistra, finito il bipolarismo, finito il berlusconismo... finiti i cattolici in politica.
Prima delle elezioni avevamo scritto (vedi qui) che i cattolici sarebbero andati a votare più sfarinati del solito, nudi e al buio. Purtroppo è andata veramente così. La loro insignificanza politica è ormai un dato acquisito e ha sostanzialmente vinto chi, dentro la Chiesa, la teorizza da tempo: la scomparsa dei cattolici dalla scena politica come esito della (provvidenziale, a loro dire) fine del regime costantiniano.
Oltre ad aver previsto lo sfarinamento della presenza cattolica, avevamo anche scritto che bisognava vivere il momento elettorale in modo disincantato, senza chiedere troppo, e pensare a ricominciare da lontano, prendendosi gli spazi dei tempi lunghi. Il momento politico in generale e quello elettorale in particolare sono il frutto di idee seminate, di culture sedimentate, di educazione dei cittadini e non solo di interessi.
I cattolici in politica non ci sono più per il semplice fatto che da molto tempo hanno cessato di esserci nella società e nella cultura. L'editoria cattolica è morente. La stampa cattolica è priva di identità. Di insegnanti cattolici nella scuola non se ne vedono. Gli intellettuali cattolici si beccano tra loro come i polli di Renzo, e chi dice che la legge sulle DAT è giusta e chi dice che è ingiusta. I movimenti cattolici non formano i loro aderenti ad una mentalità cattolica comprendente anche l'impegno politico e quando lo fanno sarebbe meglio che non lo facessero. Ben venga che Gianluigi Gigli, dopo aver sostenuto il governo Renzi nella passata legislatura, scopra che alle regionali del Lazio Parisi è meglio di Zingaretti, ma contemporaneamente Andrea Riccardi registra un video in appoggio ad un candidato della stessa giunta Zingaretti, quella che aveva bandito un concorso riservato a medici abortisti. E stiamo parlando nientemeno che di Movimento per la Vita e Comunità di Sant'Egidio.
Stante questa situazione ci si chiede perché mai i cattolici dovrebbero avere dei risultati in politica.

VINCE CHI SEMINA IDEE
Queste elezioni hanno dimostrato che in politica vince chi semina idee e forma le menti. Vince chi prima delle elezioni ha educato, anche diseducando. Possono cambiare i candidati e i simboli dei partiti, ma le correnti culturali e ideologiche rimangono e si travestono in forme politicamente nuove.
La sinistra esce largamente sconfitta dalle elezioni politiche, ma quanti elementi della cultura della sinistra, e addirittura della cultura comunista, sono transitati nell'ideologia del Movimento 5 stelle, un partito statalista, centralista e collettivista? Vogliono requisire la terza casa, non vogliono più dare i soldi alla scuole cattoliche, vogliono il gender obbligatorio in tutte le scuole, hanno promesso il reddito di cittadinanza garantito senza lavorare... si potrebbe parlare di un comunismo pentastellato. Se gli uomini e perfino i partiti passano, le idee rimangono, si adattano alla nuova situazione e transitano sotto altre bandiere. L'importante è "informare" la società e la mentalità, poi verranno anche i risultati politici. Ed è ciò che i cattolici non fanno più ormai da molto tempo.
Anche Emma Bonino, pur essendo eletta ugualmente grazie alla coalizione, si può dire che abbia perduto in questa occasione elettorale: il suo partito non ha superato nemmeno la soglia del tre per cento. Eppure molte delle sue idee sono presenti ampiamente in tanti partiti usciti più o meno bene dalle elezioni: Forza Italia è piena di personaggi che la pensano come la Bonino e i Cinque Stelle pure, con perfino qualche posizione ancora più spinta. Se domani ci fosse una maggioranza 5 Stelle-Partito Democratico, la Bonino avrebbe vinto, anche se il 4 marzo ha perso, perché a vincere sarebbero state le sue idee. Solo chi semina raccoglie, in proprio o tramite altri.

CHI NON LAVORA NON MANGI
La stessa Lega ha ottenuto il suo successo dopo aver seminato a lungo. Seminato a suo modo, ma comunque seminato. I cattolici cosa hanno seminato? E perché ora dovrebbero raccogliere? Chi non lavora non mangi. Se non ci sono più in politica è perché non ci sono più in tanti altri settori della vita sociale e culturale e talvolta non ci sono nemmeno nelle proprie istituzioni, quelle che magari contengono ancora nella denominazione l'aggettivo cattolico.
La scomparsa dei cattolici dal parlamento è segno della fine del cattolicesimo sociale e culturale con presa sulla comunità. Quando la Chiesa non educa più - e proprio questo sta avvenendo in campo politico - succede che i laici cattolici spariscano dai parlamenti e che siano allora i vescovi a trattare direttamente con i partiti e i governi. È il nuovo clericalismo, che si limita ad ottenere risultati per patteggiamento, senza avere investito. È il contrario di quanto sta facendo la rete di Scuole di Dottrina sociale della Chiesa che anche la NBQ appoggia e sostiene. Se cinque anni fa si fosse iniziato un chiaro cammino in questo senso si poteva sperare qualcosa di meglio. Se a formare le teste sono solo gli altri non si possono pretendere risultati.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/03/2018

2 - LA SCUOLA INDOTTRINA I NOSTRI FIGLI
I libri invitano i ragazzi a farsi invadere dagli immigrati e a considerare normale l'omosessualità e la pederastia, mentre gli esercizi di inglese propagandano l'euro
Autore: Alessandro Rico - Fonte: La Verità, 18/02/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Educare non è indottrinare, bensì trasmettere agli studenti gli strumenti critici e la capacità di ragionamento perché imparino a pensare con la propria testa. A leggere certi testi adottati nelle scuole italiane, però, sembra che questa missione sia stata soppiantata dalla propaganda a favore dell'Europa, della moneta unica, dell'immigrazione e del multiculturalismo.
Si pensi a un testo di geografia destinato alle scuole medie. Geo Green 2 di Carlo Criguolo, edito da Paravia. È stato un consigliere regionale friulano di Forza Italia. Roberto Novelli, ad additare pubblicamente un passaggio del libro in cui, dopo una serie di allarmi sull'«invecchiamento medio» e la diminuzione dei «giovani europei», si legge: «Gli immigrati extraeuropei (africani, asiatici, sudamericani) rappresentano già oggi una parte consistente della popolazione giovane d'Europa. La vera sfida sociale e demografica del continente consiste nel "passare il testimone": gli immigrati devono poter entrare nella società e nell'economia europee a ogni livello professionale e civile: solo accettando gli immigrati l'Europa anziana (che detiene la ricchezza economica e le radici culturali europee) permetterà l'esistenza dell'Europa futura».
Pare di sentire la «presidenta» della Camera Laura Boldrini, che nel marzo 2016, a Palermo, aveva invocato l'arrivo di 300-400.000 immigrati all'anno per impedire che la popolazione italiana scenda «al di sotto dei 45 milioni».

IUS SOLI
Molto simili i toni del volume In prima! che fa parte della collana Zoom. Geogrqfia da vicino dell'editore Loescher. Ai ragazzi di prima media il testo spiega che «gli immigrati sono una presenza indispensabile, soprattutto in alcuni settori lavorativi come l'edilizia, il lavoro domestico, l'assistenza a bambini e anziani». Per dirla con Emma Bonino: senza gli immigrati, chi raccoglierebbe i pomodori?
Nel libro non manca il tema dello ius soli: gli autori Luca Brandi. Guido Corradi e Monica Morazzoni lamentano che «i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana».
Non è un caso che i più piccoli siano il bersaglio privilegiato dei tentativi di manipolazione: è più facile deformare la mentalità di chi non ha ancora una personalità ben strutturata. E gli effetti nefasti della geografia «militante» si fanno sentire.

SCARSA PREPARAZIONE
Secondo una ricerca di Skuola.net condotta su 1.500 ragazzi dalle medie all'università, metà degli studenti non sa che in Italia ci sono 20 regioni, il 46% pensa che il Gran Sasso faccia parte della catena delle Alpi e il 43% non sa che Crotone si trova in Calabria. In compenso, tutti scopriranno, leggendo II mondo domani di Elisabetta Sergio (Garzanti), che gli immigrati «costituiscono per l'Europa una preziosa risorsa economica, sociale e culturale. Inoltre contribuiscono a mantenere positivo il saldo demografico».
Al che uno si chiede se abbiano ragione quei «complottisti» che parlano di «sostituzione etnica» o se gli istituti di statistica, i quali registrano un calo della natalità anche tra gli stranieri approdati nelle opulente società occidentali, non smentiscano il mantra dell'Africa che salva il Vecchio continente dall'estinzione.
Nelle pagine di Fare geografia insieme, edito dal Capitello, si assiste alla celebrazione della società europea «ormai diventata multietnica», ma gli autori Renzo De Marchi. Francesca Ferrara e Giulia Dottori ammettono che nemmeno «l'arrivo di nuovi migranti» basterà a fermare l'inverno demografico italiano. Nonostante ciò, l'immigrazione viene dipinta come «una grande risorsa per l'Italia».
Addirittura, il testo afferma che «numerose fabbriche e importanti settori dell'agricoltura chiuderebbero senza i lavoratori stranieri». Non sono mica imprenditori e partite Iva a tenere in piedi il Paese; è la manodopera subsahariana a basso costo.
La stessa mistificazione si trova in Kilimangiaro 1, edito da Laltes, in cui si elogia la «preziosa manodopera» degli immigrati, i quali accettano «lavori che molti europei ritengono troppo umili» e «hanno il diritto di essere accolti in Paesi sicuri». D'altronde, neppure gli insegnanti sono al riparo dal martellamento immigrazionista: Il contributo dei rifugiati e dei migranti nella costruzione di una società interculturale è l'altisonante titolo di un compendio delle Edizioni scientifiche italiane dedicato ai docenti.

INVASIONI BARBARICHE
È ormai arcinoto il caso del libro Il racconto dello storico di Silvio Paolucci, Giuseppina Signorini e Luciano Marisaldi (Zanichelli) per le scuole medie, in cui quelle che un tempo si chiamavano «invasioni barbariche» sono state ribattezzate «grandi migrazioni», basate sull'«idea chiave» dell'integrazione. Ma forse in pochi immaginano che persino quando studiano le lingue i ragazzi siano bombardati dalla propaganda.
Nel volume English Plus di Ben Wetz, edito da Oxford university press e adottato da molte scuole superiori, compare un esercizio di grammatica con frasi che inneggiano al multiculturalismo, all'abolizione dei confini, all'euro e persino all'anarchia: «Perché non lasciare che i cittadini di tutti i Paesi attraversino i nostri confini ogni volta che vogliono?». Oppure: «Nella mia società ideale non ci sono leggi, perciò alle persone è consentito fare quello che vogliono». E, infine, la tirata prò euro: «Perché ci sono valute diverse? Dovremmo fare in modo che tutti usino la stessa moneta».
Il Performer B1 di Zanichelli, invece, include un esercizio con proposizioni in cui si argomenta che, dall'introduzione dell'euro, i prezzi sono diminuiti e i servizi bancari sono diventati più semplici. Insomma, il globalismo e l'esaltazione di Unione europea e moneta unica sono temi piuttosto diffusi. Tesi che paiono riprese quasi letteralmente dall'opuscolo didattico messo a disposizione da Bankitalia, secondo il quale l'euro avrebbe avvantaggiato i consumatori (distruggendo la domanda interna?) e favorito le «transazioni commerciali» (già, quelle della Germania).
Ora, a colpire non è soltanto l'immoralità degli scopi perseguiti da quei manuali, ossia fare proselitismo tra gli studenti di scuole medie e superiori. Meraviglia specialmente la carrellata di inesattezze, distorsioni e omissioni che finiscono per privare i ragazzi di elementi utili a valutare autonomamente gli argomenti. Una galleria degli orrori e degli errori contro la quale esistono due antidoti: insegnanti seri e famiglie vigilanti. E. magari, una strigliata del ministero ad autori ed editori.

Geo green di Carlo Griguolo, Paravia
«La vera sfida sociale e demografica del continente consiste nel "passare il testimone": gli immigrati devono poter entrare nella società e nell'economia europea a ogni livello»
 
Il mondo domani di Elisabetta Sergio, Garzanti
«Gli immigrati «costituiscono per l'Europa una preziosa risorsa economica, sociale e culturale. Inoltre contribuiscono a mantenere positivo il saldo demografico»
 
English Plus di Ben Wetz, Oxford university press
«Perché ci sono valute diverse? Dovremmo fere in modo che tutti usino la stessa, moneta»
 
Il fattore umano 2 di Maurizio Bettini, Mario lentano, Donatella Puliga, Paerson
«Variano da civiltà a civiltà le norme sociali o giuridiche che definiscono l'incesto, l'aborto, l'infanticidio, l'adozione, il divorzio»
 
L'acero rosso di Barbara Greppi, Annalisa Vada, Stefano Bordiglioni, Elena Rizzo Licori, Mondadori
«Si può essere adottati o avere due mamme e due papà. [...] il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli»
 
Le parole le cose di Romano Luperini, Pietro Cataldi, Lidia Marchiani, Franco Marchese, Palumbo editore
«Nel mondo greco e romano l'omosessualità - sia maschile sia femminile - era ammessa come normale: in particolare, essa aveva una forma codificata, la pederastia, che consisteva nel rapporto amoroso che legava il maestro al discepolo adolescente»

Fonte: La Verità, 18/02/2018

3 - COME SI DIVENTA UN BARBONE
I clochard non si sentono di appartenere al genere umano e perciò non sanno porsi in relazione con nessuno (all'85,7% sono uomini)
Autore: Lucia Scozzoli - Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 14/02/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Ci sono condizioni di vita che scarnificano, abradono via ogni scorza di menzogna, buona o cattiva, ogni ipocrisia di protezione, ogni manierismo di facciata. A volte la chiamano follia, tanto è acida la verità che ci viene posta davanti senza filtri.
Un clochard a Milano, in via Marghera, rovistava in un martedì qualunque dentro un bidone dell'immondizia. Un bancario passa, lo vede, prova pietà, vuol fare qualcosa. Allora apre il portafoglio, tira fuori 5 euro e glieli porge. Ma il clochard si infuria inaspettatamente. I due discutono, il barbone sferra un pugno, l'altro gli dà una spinta. Una caduta scomposta all'indietro, la testa che batte sul marciapiede e il barbone finisce in coma. Disperazione del bancario, ricoverato anche lui per l'agitazione su un cuore già con qualche patologia cardiaca pregressa.
Perché?
Non lo sappiamo, ogni cuore è un insondabile mistero, ogni mente un incomprensibile groviglio. Possiamo fare qualche discorso generale, lasciando in pace questi due uomini, venuti a collisione in modo così improvviso, travolti da una catena di reazioni reciproche dagli esiti infausti. Su di loro, possiamo e dobbiamo solo tacere lo sgomento, immaginandoci la disperazione di trovarsi carnefici mentre si voleva essere samaritani. Cercare di essere buoni e generare cose cattive. Desiderare il bene altrui e procurarne il male.
È ahimé solo una esemplificazione della condizione umana, questa vissuta dai due: un bisognoso che non sa esprimere il suo bisogno e un benefattore che non sa come fare il bene. Nel confronto tra i due, scoppia la guerra.

STATISTICHE SUI BARBONI
Molti barboni non sono tali per motivi prettamente economici, o certamente non solo: tra di essi esiste una marea di diseredati senza speranza, che non si sentono più di appartenere al genere umano e non sanno nemmeno più come si fa a porsi in relazione.
I senza tetto in Italia sono oltre 50mila: l'85,7% sono uomini, il 58,2% sono stranieri, il 75,8% ha meno di 54 anni.
Già su queste tre percentuali ci sarebbe da riflettere lungamente: gli uomini sono forse meno protetti contro le avversità aspre della vita, sono meno aiutati dalle strutture statali rispetto alle donne, le quali spesso si accompagnano anche a figli minori e quindi hanno più diritti all'accoglienza dagli enti preposti. Forse gli uomini sanno anche reagire con meno umiltà delle donne alle prove più dure, si rinchiudono in una piccata solitudine, accettano meno facilmente l'aiuto, soprattutto se non percepito come rispettoso della loro dignità. Forse c'è anche il fatto che le donne disperate cedono all' "opportunità" che gli uomini non hanno della prostituzione: vendono se stesse per campare.
Più della metà dei senza tetto è straniera, a fronte di una popolazione straniera dell'8%: vengono qua con tante speranze, ma ben pochi trovano il modo di realizzare il sogno di una vita dignitosa. Uno straniero ha 20 volte più probabilità di diventare un senza tetto rispetto ad un italiano. Ci sentiamo certo un po' invasi, questa immigrazione incontrollata inginocchia il paese, tutto vero. Però è anche vero che chi si riduce barbone è di solito anche proprio l'onesto, che non si è piegato a delinquere per vivere, quindi la pietà che si deve ai clochard è assolutamente indipendente dal colore della pelle. Inoltre spesso la polvere e il sudiciume rende tutti marroncini, in un'uguaglianza al ribasso tragica.

IL CORPO CEDE ASSAI PRIMA DEL TEMPO
I barboni non invecchiano: la vita è grama, d'inverno il freddo è pungente, d'estate il caldo soffocante, i pasti non sono regolari, la cura della propria salute inesistente, per non parlare dell'igiene. Il corpo cede assai prima del tempo, e non sono finzioni. Ricordiamo che solo il 60% dei senza tetto riesce a dormire almeno una volta al mese in una struttura di accoglienza notturna.
Il 14,1% degli intervistati per la rilevazione statistica della Caritas ha avuto difficoltà ad interagire con gli operatori, per problemi di comprensione linguistica (29,7%) ma soprattutto per problemi legati a limitazioni fisiche o a disabilità evidenti (insufficienze, malattie o disturbi mentali) e/o dipendenze da droghe o alcool. Quindi il disagio psicologico dei senza tetto è un dato di fatto grave.
Don Oreste Benzi era l'angelo anche dei barboni: li andava a cercare per le strade, era consapevole del fatto che la loro disperazione li teneva lontani dalle comunità, non sarebbero mai venuti da soli. Li cercava nelle notti fredde, li avvicinava e li amava. Primariamente li amava.
A noi, gente borghese col piatto pieno e il letto morbido, pare che il problema principale di un barbone sia non avere vitto e alloggio, sorridiamo con sufficienza all'immagine di questo prete sdrucito che gira per le strade con un sorriso tarlato ma aperto a questi derelitti. Non allunga pagnotte o coperte, bensì ascolto e abbracci.
Il barbone di Milano non gradiva offerte in denaro, chi abitava nella zona lo sapeva, forse avendo già sperimentato le sue reazioni scomposte di fronte ad un'elemosina. Chissà cosa gradiva allora. Chissà se lo sapeva, se ne aveva consapevolezza, del proprio autentico bisogno. Bisogno di essere riconosciuto come uomo, rispettato come individuo con una dignità, amato.

NON DI SOLO PANE VIVE L'UOMO
Quando andavo all'università, prendevo sempre l'autobus in piazza Malpighi. Sotto i suoi portici, stazionava un barbone sdentato e sorridente, con una motocicletta usata come carriola, stracarica di coperte e un paio di padelle. Già a cinque metri di distanza, si poteva avvertire il suo odore di sudore. Non chiedeva nulla, non sembrava avere bisogno di nulla, ma io provavo sempre una grande vergogna in sua presenza, vergogna per il mio benessere avvertito improvvisamente come fuori luogo, superfluo, irrispettoso. Un giorno mi avvicinai e gli allungai 10mila lire. Egli sorrise e mi disse che, se servivano a me, li potevo tenere. Forse gli facevo l'impressione di una spaurita ragazzina rinsecchita, magari pure affamata, nella mia magrezza spenta, piegata sotto il peso di una borsa stracarica di libri e appunti. Forse il mio sguardo era più insicuro del suo, la mia vita più fragile.
Mi schermii, scappai via sull'autobus: in fondo mi ero sentita offesa da quel suo tentativo di contro-dono, metteva in risalto la mia povertà interiore, la mia meschinità per essermi sentita superiore a quell'uomo solo perché avevo due soldi nel portafoglio.
Il barbone di piazza Malpighi era inspiegabilmente un uomo felice, ma i più sono invece tristissimi e arrabbiati, attoniti in un dolore acuito dalla solitudine che non li fa più pensare, quando non inebetiti e storditi dall'alcool o dalla droga. Le buone maniere, l'empatia verso il prossimo, la capacità di comportarsi in modo idoneo alle situazioni diventano una chimera perduta. La verità del loro bisogno d'amore li crocifigge nell'isolamento. Respingono i nostri soldi, o li accettano con disprezzo di noi o di se stessi. Diceva san Francesco De Paoli che bisogna farsi perdonare il bene che si fa, altro che pretendere riconoscenza!
Non di solo pane vive l'uomo: queste parole risuonano di un significato profondo, di fronte alla vicenda del borghese e del barbone.

Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 14/02/2018

4 - IN OLANDA UNA DONNA VIENE DROGATA E UCCISA A FORZA CON L'EUTANASIA
La commissione di controllo riconosce gli orrori commessi, ma chiede ai giudici di non condannare il medico (VIDEO: l'inganno dell'eutanasia)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 30/01/2017

(LETTURA AUTOMATICA)

La commissione di controllo dell'eutanasia in Olanda ha trasferito per la prima volta in 16 anni un caso ai giudici per violazione della legge. I revisori hanno riconosciuto che una donna affetta da demenza in stato avanzato, che aveva fatto intendere in modo chiaro di non volere l'iniezione letale ma di volere vivere, è stata ugualmente uccisa. Nonostante siano stati accertati questi fatti però, la commissione ha chiesto alla procura di non accusare né condannare il medico per omicidio.
Nel rapporto non sono stati divulgati il nome della donna, del medico, della struttura sanitaria nella quale è stata uccisa né della città o della regione in cui è avvenuto l'omicidio. Si sa solo che la vittima, che aveva più di 80 anni, aveva in passato scritto un testamento biologico specificando che «avrebbe voluto ricevere l'eutanasia solo quando io riterrò sia giunto il momento giusto».

VOLONTÀ TRADITE
La donna aveva ripetutamente chiesto inoltre di non essere rinchiusa in una casa di cura per malati di demenza, ma quando il marito non è stato più in grado di curarla, le ha trovato una clinica. Qui la malata non si è mai ambientata: si lamentava tutto il giorno e vagava per i corridoi della struttura di notte. Anche per questo, il medico della clinica ha pensato che la sua sofferenza fosse ormai insopportabile e ha deciso di ucciderla con l'eutanasia.
Il dottore, per «non causarle ulteriore stress», ha preferito non comunicare alla donna che l'avrebbe uccisa. Nei giorni precedenti all'iniezione, però, la vittima aveva ripetutamente dichiarato di non volere morire, secondo quanto scritto nel rapporto della commissione di controllo. Ma il medico, a sole sette settimane dall'arrivo della donna nella casa di cura, ha pensato ugualmente di porre fine alla sua vita.

DROGATA DI NASCOSTO
Sapendo che lei era contraria, l'ha drogata versandole di nascosto un sedativo nel caffè. Una seconda dose di tranquillante le è stata data in seguito. Quando pareva ormai addormentata, il medico ha cominciato a praticarle una delle tre iniezioni necessarie per l'eutanasia ma la donna «ha reagito all'improvviso» cercando di tirarsi indietro. Allora il dottore, invece di fermarsi, ha chiesto ai familiari di tenerla ferma e ha terminato l'operazione. La donna è morta poco dopo.
La commissione di controllo ha «rimproverato» il medico perché la volontà della donna di essere uccisa «non era chiara». Anzi era piuttosto vero il contrario visto che «ha cercato di reagire» e nel suo testamento biologico ha scritto che voleva decidere «lei» quando morire. La commissione ha anche scritto che il dottore «si è spinto troppo oltre» drogando la donna di nascosto e non informandola che sarebbe stata uccisa.
Nonostante questo, il portavoce della commissione Jacob Kohnstamm ha chiesto ai giudici di non condannare il medico per omicidio: «Non bisogna punire il dottore, ma il caso va trasferito alla Corte perché ci sia chiarezza su quali poteri ha e non ha un dottore quando si parla di eutanasia e pazienti che soffrono di demenza acuta». Da gennaio in Olanda è legale uccidere con l'eutanasia i malati in stato avanzato di demenza, quindi non più in grado di esprimere la propria volontà, a patto che il paziente abbia lasciato un testamento biologico chiaro. L'obiettivo è sempre quello di «ridare dignità ai malati» e di esaltare «l'autonomia del paziente», conferendo la possibilità di «scegliere quando morire». Nel 2014, ultimo anno per il quale sono disponibili statistiche, in Olanda hanno ricevuto la "buona morte" 5.306 persone morte, un aumento del 182 per cento rispetto al 2002.

Nota di BastaBugie: estratto di tre minuti del documentario "Vulnerabili, l'inganno dell'eutanasia", uscito nel 2016 e prodotto dall'associazione "Coalizione per la prevenzione dell'eutanasia" con lo scopo di sfatare tre menzogne sull'eutanasia: che sia un atto di compassione, che sia espressione dell'autonomia del paziente, che la legge che la depenalizza riesca a proteggere le persone più vulnerabili.


https://www.youtube.com/watch?v=brLr6zgVINg

Fonte: Tempi, 30/01/2017

5 - AL CINEMA E IN TV I SACERDOTI SONO QUASI SEMPRE MESSI IN RIDICOLO
Ad eccezione di don Camillo, padre Brown e don Matteo, nel resto passa l'idea che il prete sia un criminale, un affarista, un pedofilo o un fanatico malinconico
Autore: Mario Iannaccone - Fonte: Il Timone, febbraio 2018 (n.170)

(LETTURA AUTOMATICA)

Nel 2007 un'autrice televisiva americana cattolica produsse la serie Vows (AMC), il cui protagonista era un prete "fedele" e "innamorato della Chiesa". Nonostante i soldi spesi dalla produzione, Vows non andò mai in onda perché fu considerato inopportuno presentare un prete "non problematico". Un caso isolato? Non proprio, perché oggi una vera e propria demonizzazione, nella cultura popolare cine-televisiva, viene riservata proprio ai preti cattolici. Perché si tratta di una "categoria" che sta in rappresentanza di una religione, tale demonizzazione si configura come un "crimine d'odio" (hate crime) o "cristianofobia". La figura dei preti all'interno di produzioni cinematografiche e televisive è rappresentata da personaggi invariabilmente sgradevoli, angosciati o angoscianti. Questo fatto non è dovuto allo scandalo di pedofilia divampato a partire dal 2002, ma lo precede. Quello scandalo non ha fatto che rafforzare un pregiudizio precedente coinvolgendo tutta la categoria, anche gli innocenti (che sono ovviamente la stragrande maggioranza), sottoposta sistematicamente allo stigma e al sospetto così come gran parte di ciò che è "cattolico" (la Storia della Chiesa, le sue istituzioni, i dogmi, l'arte). Al di là dello stato attuale del clero, e della realtà di scandali terribili ed esecrabili che tuttavia si riscontrano con eguali percentuali in altre categorie sociali, in realtà, la demonizzazione o denigrazione dei preti cattolici si è acuita perché si è acuita la lotta contro la Chiesa.

ECCEZIONI: DA PADRE BROWN A DON MATTEO
Non è sempre stato così: un tempo nella fiction esistevano preti "buoni" o "normali" che oggi sono un'eccezione. Ben 2 film e 6 serie furono dedicate, ad esempio, alle avventure di Padre Brown, personaggio del romanziere inglese cattolico Gilbert K. Chesterton, tra il 1966 e il 2013, al quale in Italia prestò il volto Renato Rascel. Di buon successo è stata anche la serie inglese derivata dai romanzi di Ellis Peters (1913-1925) il cui protagonista è un benedettino laico (non un prete).
Sotto luce positiva è il protagonista de Le inchieste di Padre Dowling (42 episodi, 1989-1991), forse l'ultima serie americana in cui è comparso un prete di buon cuore e intelligente (gli presta il volto Tom Bosly, il papà di Ricky Cunningham di Happy Days). Né può essere dimenticato il caso di Don Camillo, personaggio inventato da Giuseppe Guareschi in 12 romanzi circa (con recuperi postumi) e vari volumi di racconti dal 1948 al 1968. Da questi furono tratti 5 film dal 1952 al 1965 (più un sesto con diverso interprete nel 1972) che sono continuamente riproposti, con successo, dalla televisione.
Mostrano la figura di un prete "vero", il prete che ha fede, è combattivo; "da strada" e "da pulpito", che dà valore ai sacramenti e al Catechismo. Nonostante la collocazione storica nel periodo della lotta al Comunismo, la sua figura resta straordinariamente attuale, positiva, ispiratrice sia nei romanzi che nei film, dove gli diede il volto, con straordinaria efficacia, Fernandel. Va inoltre rammentato il successo internazionale di Don Matteo (246 episodi, 2001-2018), telefilm prodotto dalla Lux Vide, che mostra la figura di un prete intelligente, in tonaca, piuttosto "tradizionale" che, come Padre Brown e Padre Dowling, fa il detective per caso. Il telefilm ha avuto due adattamenti: il polacco Ojciec Mateusz (2008-2018) e il russo Atec Matvey (2014-2018). Si tratta comunque di eccezioni. Nella vita, capita a tutti di incontrare sacerdoti ispirati che danno lustro, con la loro vita ed esempio, alla missione importante che svolgono: predicare il vangelo e consentire l'accesso ai sacramenti. Altri, magari non mostrando una vita specchiata, compiono il servizio: se validamente ordinati, assolvono al loro compito sacramentale.

FANATICI, BIGOTTI E VIOLENTI
La pedofilia nella Chiesa è perpetrata da una minoranza criminale e si presenta, fra i preti, in termini percentuali non più frequentemente rispetto ad altre categorie quali insegnanti, educatori o preparatori atletici. Eppure, l'equazione prete uguale pedofilo è divenuta corrente in una certa produzione cine-televisiva, un cliché tanto diffuso quanto ingiusto. Se un'intera classe di persone viene criminalizzata, questa è persecuzione e tale propaganda alla lunga ha effetti su chi non è preparato a difendersi criticamente. Se i preti che compaiono nelle fiction sono sempre (o quasi) personaggi negativi o ambigui e problematici, molti cominceranno a filtrare il loro giudizio da un pre-giudizio indotto dal sistema di propaganda della cultura laicista.
Anche quando "credono", i preti vengono rappresentati come fanatici, bigotti, moralmente violenti. Dopo la crisi del 2002, gravissima e giustamente denunciata, il clero è stato legato sistematicamente a comportamenti altamente ambigui senza così considerare che anche molti innocenti sono stati fatti oggetto di accuse rivelatesi false. Quella crisi, con ciò che l'ha preceduta e seguita, non va assolutamente sottovalutata, ma ci si chiede perché la giusta riprovazione contro coloro che tennero comportamenti criminali, o che li coprirono anche per inadeguate procedure messe in atto dalla gerarchia, non siano state estese a categorie egualmente toccate da scandali enormi, come quella degli attori e dei producer di Hollywood o quella dei politici o dei giornalisti inglesi e americani, belgi e francesi (ricordiamo il caso di Jimmy Savile).
L'attacco alla Chiesa è passato anche da questo.

ESEMPI NEGATIVI
Le volute esagerazioni, semplificazioni, ripetizione di cliché, demonizzazioni hanno fatto passare l'idea che il prete cattolico o è criminale o non crede ma lucra della propria posizione oppure, se crede, è un fanatico malinconico. Che l'attacco fosse precedente al 2002 lo dimostra la quantità di produzioni cine-televisive chiaramente anticattoliche. Molti premi prese Father Ted (1994-1996), una sit-com che presentava in toni più horror che surreali le vicende di tre preti in crisi, alcolizzati e criminali. Molto spesso, poi, si rende volutamente confusa l'identificazione fra sacerdoti cattolici e preti anglicani, come accade allo sgradevole Reverendo Lovejoy dei Simpsons (un cartone animato per adulti che ha ormai 30 anni) o a personaggi analoghi di Outcast, Preacher o Walking Dead. In queste serie si dimostra che ogni preghiera è vana. In particolare, viene ridicolizzata la fede in Gesù e nella Madonna e i personaggi, quando ricercano protezione, devono preferibilmente rivolgersi a vampiri, demoni (magari "simpatici") o forze oscure. I preti che compaiono, magari per poche puntate o casualmente, in Dexter, House of Cards o The Strain - ma si potrebbero citare centinaia di titoli - sono sempre perdenti, solitari e le loro chiese vuote. Nella serie Ray Donovan (2012-2018) i preti, anche quando sembrano mossi da buone intenzioni, sono sgradevoli, ambigui, persino minacciosi e tutti gli altri sono pedofili. In altre serie, come Penny Deadful (2014-2016), tutto ciò che riguarda la religione cattolica viene mostrato come inutile e inefficace; la protagonista della serie conclude che «conviene accettare il demonio». Quasi sempre chi si rivolge a un prete "vero", in queste serie, finisce male o viene sottoposto a violenze fisiche o psicologiche, con una frequenza irrealistica e dunque "ideologicamente" orientata.
Rappresentare sempre e soltanto la negatività, senza mai mostrare il bello, la nobiltà, l'altezza della fede e della Chiesa, è l'espressione di un'ideologia mortuaria che sta svuotando l'Europa e l'Occidente delle energie spirituali che li hanno fatti grandi.

Fonte: Il Timone, febbraio 2018 (n.170)

6 - CHI ERA PLINIO CORREA DE OLIVEIRA?
Storico brasiliano, politico, filosofo, giornalista, fondatore dell'associazione Tradizione, Famiglia e Proprietà'' (VIDEO: biografia di Plinio Corrêa de Oliveira)
Fonte Wikipedia

(LETTURA AUTOMATICA)

Di origini aristocratiche - i Corrêa de Oliveira erano membri dell'aristocrazia rurale dello Stato di Pernambuco e i Riberos dos Santos, la famiglia della madre Lucilia, discendevano dai fondatori della città di San Paolo, i cosiddetti "paulisti di quattrocento anni" - a 10 anni entrò nel liceo «San Luigi», una scuola diretta dai padri Gesuiti, e in seguito si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'università della sua città.
A 24 anni fu eletto all'Assemblea costituente nella lista della Lega Elettorale Cattolica, divenendo il deputato più giovane e più votato del paese. Successivamente gli fu affidata la cattedra di docente di Storia moderna e Contemporanea nella facoltà di Filosofia, Scienze e Lettere della Pontificia Università Cattolica di San Paolo. Nel 1928 entrò a far parte delle Congregazioni Mariane, allora fulcro del movimento cattolico, delle quali divenne presto un leader.
Dal 1935 diresse il settimanale cattolico "O Legionário", che poi sarebbe diventato l'organo ufficioso dell'arcidiocesi di San Paolo, portandolo a diventare il maggior settimanale cattolico brasiliano. Nel 1940 fu nominato presidente dell'Azione Cattolica di San Paolo e tre anni dopo scrisse il pamphlet In Difesa dell'Azione Cattolica, nel quale denunciava l'esistenza in questa organizzazione di correnti cattolico-democratiche e "neomoderniste" che in campo socio-economico incoraggiavano la lotta di classe e sminuivano l'autorità della Chiesa. Il libro, sebbene venne approvato dal clero locale e anche dalla Santa Sede, trovò diverse opposizioni, provenienti soprattutto dagli stessi ambienti cattolici, che determinarono nel 1947 l'allontanamento di Corrêa dalla direzione de O Legionário. Successivamente contribuì alla nascita del mensile "Catolicismo" e scrisse anche per alcuni quotidiani e settimanali locali.
Nel 1959 scrisse il saggio di teologia della storia che lo rese famoso, Rivoluzione e Contro Rivoluzione, nel quale analizzava la "grande crisi secolarizzante" dell'Occidente cristiano fino ai nostri giorni e delineava un programma di "restaurazione dell'ordine", inteso come "la pace di Cristo nel regno di Cristo, ossia la Civiltà Cristiana, austera e gerarchica, fondamentalmente sacra, anti-egualitaria e antiliberale". Nel 1960 fondò la Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), cui si sarebbe dedicato completamente sino alla morte.
Il 2 febbraio 1975 rimase ferito in un incidente stradale.
Il 18 aprile 1985 la Conferenza Episcopale Brasiliana dichiarò in un comunicato stampa che per "il carattere esoterico, il fanatismo religioso, il culto nei confronti del capo e fondatore, l'abuso del nome di Maria Santissima" il movimento Tradizione, Famiglia e Proprietà, fondato e presieduto da Corrêa, non era in comunione con la Chiesa cattolica. La TFP rispose con un comunicato, pubblicato su diversi giornali brasiliani, in cui affermò la propria obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche, ma sostenendo che la nota della Conferenza episcopale contenesse un "accumulo di affermazioni prive di realtà e di giudizi unilaterali e appassionati" dichiarando che fosse "indispensabile specificare fatti ed esibire prove".
Morì il 3 ottobre 1995 a San Paolo, dopo aver ricevuto la benedizione pontificia. Sulla sua tomba dispose che fosse scritta l'epigrafe: «Plinio Corrêa de Oliveira, vir totus catholicus et apostolicus, plene romanus» ("Plinio Corrêa de Oliveira, uomo totalmente cattolico e apostolico, pienamente romano").
Di lui, oltre i numerosi libri e scritti, è rimasto il Testamento spirituale, in cui ringrazia "la Madonna del favore di aver vissuto fin dai miei primi giorni, e di morire, come spero, nella Santa Chiesa, alla quale ho votato, voto e spero di votare fino all'ultimo anelito, assolutamente tutto il mio amore".

Nota di BastaBugie: nel seguente video di 33 minuti una brillante biografia del leader cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995)


https://www.youtube.com/watch?v=uHnBxrC8Fzo

Fonte: Wikipedia

7 - PAPA FRANCESCO ISTITUISCE LA FESTA DI MARIA MADRE DELLA CHIESA
La memoria diventa obbligatoria e si celebrerà ogni lunedì dopo Pentecoste
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/03/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

«Il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, madre della Chiesa, sia iscritta nel calendario romano nel lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno».
Sono parole del decreto pubblicato il 3 marzo 2018 e firmato dal cardinale prefetto della Congregazione del Culto divino, Robert Sarah, che istituisce appunto la festa liturgica di Maria Madre della Chiesa. L'origine prossima di questa decisione sta nella conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, quando Paolo VI «dichiarò la beata Vergine Maria "Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima", e stabilì che "l'intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome"».
Con il decreto sono stati pubblicati anche i relativi testi liturgici per la messa, l'ufficio divino e il martirologio romano.
«Considerando l'importanza del mistero della maternità spirituale di Maria», ha commentato il cardinale Sarah, «che dall'attesa dello Spirito a Pentecoste (cf. At 1, 14), non ha mai smesso di prendersi maternamente cura della Chiesa pellegrina nel tempo, Papa Francesco ha stabilito che, il Lunedì dopo Pentecoste, la memoria di Maria Madre della Chiesa sia obbligatoria per tutta la Chiesa di Rito Romano. E' evidente il nesso tra la vitalità della Chiesa della Pentecoste e la sollecitudine materna di Maria nei suoi confronti».
«L'auspicio», conclude il prefetto, «è che questa celebrazione, estesa a tutta la Chiesa, ricordi a tutti i discepoli di Cristo che, se vogliamo crescere e riempirci dell'amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre realtà: la Croce, l'Ostia e la Vergine - Crux, Hostia et Virgo».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/03/2018

8 - LA SCIENZA DAVANTI AL MISTERO DELL'UNIVERSO
Il pensiero scientifico affonda le radici nell'idea che l'universo sia intellegibile perché creato: ecco perché la scienza è nata in casa cattolica (VIDEO: Zichichi)
Autore: Michelangelo Socci - Fonte: Libertà e Persona, 18/01/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Si chiama "Event Horizon Telescope" ed è il più grande telescopio mai creato.
Più precisamente, l'"EHT" è un sistema di radiotelescopi interconnessi tra loro e collocati lungo tutto il globo.
Questo dispiegamento di forze ha il fine di fotografare il buco nero "Sagittarius A*", situato al centro della nostra galassia.
Se l'esperimento dovesse andare a buon fine, sarebbe la prima volta, nella storia dell'umanità, in cui potremmo vedere la foto di un autentico buco nero.
Un traguardo impensabile fino a pochi decenni fa, che allarga notevolmente i confini dello scibile umano.
D'altronde, negli ultimi anni, la scienza ha fatto passi da gigante. Per rendersene conto, basti pensare agli incredibili progressi avuti nello studio delle onde gravitazionali.
Insomma, l'uomo, che guardando il cielo stellato si è sempre sentito minuscolo, appare oggi ancor più insignificante.
Paragonandoci alle immensità che riusciamo ad osservare e studiare come mai prima d'ora, vengono alla mente le parole del filosofo e matematico Blaise Pascal, che scriveva: "vedo quegli spaventosi spazi dell'universo che mi racchiudono, mi trovo confinato in un angolo di questa vasta distesa, senza sapere perché sono posto in questo luogo (…). Vedo da ogni parte solo infinità che mi racchiudono come un atomo e come un'ombra che dura solo un istante senza ritorno."
"Chi mi ci ha messo?" continuava Pascal, "per ordine e per opera di chi mi è stato destinato questo luogo e questo tempo?"
A questo, ai perché dell'uomo, la scienza non può rispondere.
È lei stessa, infatti, che da sempre, per ogni piccola risposta, spalanca interrogativi ancora più ampi sulla realtà che ci circonda.
Nel suo bellissimo libro intitolato: "Gli scienziati davanti al Mistero del Cosmo e dell'Uomo" (Dominus Production Edizioni), Francesco Agnoli ha raccolto interviste fatte ad alcuni scienziati, matematici e filosofi italiani quotidianamente alle prese con i misteri irrisolti aperti dagli studi scientifici.
Ma da dove prende le mosse, questa disciplina che studia le meraviglie dell'universo?
"Alle sue origini" spiega Agnoli, "il pensiero scientifico affonda le sue radici in un'idea: che l'universo sia intellegibile perché creato."
A confermarlo è anche uno degli intervistati: Piero Benvenuti, consigliere dell'Agenzia Spaziale Italiana e responsabile scientifico di alcuni progetti fra i quali l'Iue (International Ultraviolet Explorer) e "Hubble Space Telescope".
Nello sviluppo delle scienze occidentali, Benvenuti rileva l'importanza del "riconoscimento greco di un ordine cosmico, e la consapevolezza ebraico-cristiana di un Creatore del tutto".
In effetti, lo studio scientifico del mondo e dello spazio, rivela un ordine misterioso che regola tutto, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo.
L'ha affermato anche Stephen Hawking: "l'intera storia della scienza è una graduale presa di coscienza del fatto che gli eventi non accadono in modo arbitrario, ma che riflettono un certo ordine sottostante".
In questo senso stupisce la storia, riportata da Agnoli, del fotografo americano Wilson Alwyn Bentley.
Bentley passò ben quarant'anni a fotografare fiocchi di neve.
Dopo 5000 foto, si accorse che tutti, seppur diversi l'uno dall'altro nella forma, erano composti da una figura geometrica a 6 punte esatte. Non una di più, né una di meno.
Molti importanti uomini di scienza, non hanno esitato ad attribuire questo equilibrio che governa la realtà a Dio, scardinando così l'idea per cui scienza e fede sarebbero inconciliabili.
D'altro canto, i più grandi scienziati della storia, da Galileo Galilei ad Isaac Newton, fino a Giovanni Keplero e Georges Edouard Lemaître (il sacerdote fisico che per primo teorizzò il Big Bang), hanno sostenuto l'idea che il mondo è stato dotato da Dio di una struttura matematica.
Anche un matematico dei nostri giorni come Enrico Bombieri è di questa opinione.
Si tratta dell'unico italiano ad aver vinto la medaglia Fields, che per un matematico è l'equivalente del premio Nobel.
Nell'intervista di Agnoli, lo stesso Bombieri asserisce che: "la matematica è un modello della verità, sia pure assai ristretto da chiare regole di consistenza, che ci dice che una Verità assoluta (con la V maiuscola) deve esistere anche se non possiamo comprenderla."
"Per me" conclude, "è sufficiente il Metastasio, quando dice: 'ovunque il guardo giro, immenso Dio ti vedo'. Guardare l'universo, nel nostro piccolo, nel grande al limite dell'incomprensibile, e anche nell'astratto della matematica, mi basta per giustificare Dio."

Nota di BastaBugie: per acquistare il libro di Francesco Agnoli "Gli scienziati davanti al mistero del cosmo e dell'uomo" clicca qui.

VIDEO DI ANTONINO ZICHICHI
Proponiamo un video con una mirabile conferenza del professor Antonino Zichichi che dimostra che la scienza non è in contrasto con la fede, anzi la fede cattolica è all'origine della scienza.


https://www.youtube.com/watch?v=fuAyVphIvhU

Fonte: Libertà e Persona, 18/01/2018

9 - OMELIA IV DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Gv 3,14-21)
Chi crede in Lui non è condannato
Fonte Il settimanale di Padre Pio

(LETTURA AUTOMATICA)

Le letture di questa quarta domenica di Quaresima ci fanno riflettere sull'infinito amore di Dio per l'uomo. Una volta, la beata Giuliana da Norwich chiese al Signore una grazia particolare: quella di comprendere tutta la grandezza dell'amore di Dio per l'umanità. Fu accontentata, ma la Beata dovette subito interrompere quella contemplazione perché si avvide che stava letteralmente per impazzire alla vista dell'infinito amore di Dio.
Il Vangelo di oggi dice che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Il Padre ha tanto amato l'umanità da mandare il Figlio suo su questa terra. Egli, il Figlio unigenito, si è fatto uomo, ha condiviso la nostra condizione in tutto fuorché nel peccato. Già questo ci deve far comprendere la grandezza del suo amore. Ma, non contento di questo, il Padre ha voluto che il Figlio morisse per noi sul legno della croce, per la nostra salvezza. Gesù ha fatto sua questa Volontà del Padre e ha dato la sua vita per noi con infinito amore. E, non pago di tanto amore, Egli ha voluto rimanere con noi tutti i giorni della nostra vita, sino alla fine del mondo, nel sacramento dell'Eucaristia, per essere il nostro sostegno e il nostro nutrimento.
L'amore si misura con il dolore. Quanto più si ama, tanto più si è disposti a soffrire per la persona amata. Il dolore diventa come la prova inconfutabile del vero amore. Diversamente ci si illude di amare, ma, in realtà, si cerca solo il nostro tornaconto.
Nel Vangelo di oggi si parla della Croce. Non poteva mancare questo riferimento proprio ora che siamo nel cuore della Quaresima e ci prepariamo a celebrare la Passione e la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Nicodemo, dottore della legge mosaica, si reca di notte da Gesù per ascoltare il suo insegnamento. Gesù porta il discorso sul tema centrale: il mistero della Croce. Per far questo, Gesù prende spunto da un episodio dell'Antico Testamento. Egli dice: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,15).
Durante l'esodo attraverso il deserto, gli Ebrei si resero infedeli a Dio, e allora essi furono puniti con l'invasione di serpenti velenosi i quali penetrarono nell'accampamento e un gran numero di israeliti morì. Il popolo supplicò Mosè di intercedere. Allora, Mosè innalzò un serpente di bronzo su di un palo e tutti quelli che venivano morsi dai serpenti, se guardavano al serpente di bronzo, avevano salva la vita.
Questo episodio nasconde un significato molto profondo. Il serpente, che con il suo morso uccide il corpo, simboleggia il peccato che dà morte all'anima. E il serpente di bronzo innalzato sull'asta, in modo misterioso, simboleggia Gesù, il quale per nostro amore si è addossato tutti i nostri peccati ed è stato appeso al legno della croce, fino a versare tutto il suo Sangue per la nostra salvezza. Chiunque guarda a Gesù, ovvero chi crede in Lui, sarà salvato e avrà la Vita eterna.
Il Vangelo di oggi ci parla inoltre del Giudizio. Verremo giudicati e il nostro Giudice sarà Gesù stesso. Il testo dice: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,18). Non si tratta certamente di una fede astratta e sterile, ma di una piena adesione a quanto Dio ci ha rivelato. Dunque, per conseguire la salvezza, noi dobbiamo mettere in pratica quanto abbiamo conosciuto per mezzo della fede.
Concretamente, dobbiamo rinnegare le opere delle tenebre, ovvero il peccato, e operare secondo quanto Gesù ci ha insegnato nel suo Vangelo. Egli dice: «Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque fa il male odia la luce» (Gv 3,20).
Se opereremo sempre il bene, non avremo nulla da temere nel giorno del nostro Giudizio. Abbiamo inoltre a nostra disposizione il sacramento della Confessione: per suo mezzo renderemo luminose le nostre anime, allontanando le tenebre del peccato.
All'insegnamento del Vangelo fa eco la seconda lettura di oggi. San Paolo, scrivendo agli Efesini, così esclama: «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo nelle colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati» (Ef 2,4-5).
E sarà proprio per mezzo del sacramento della Confessione che noi sperimenteremo tutta la ricchezza della Misericordia divina, e l'anima, umile e pentita, ritroverà la luce della vita.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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