BastaBugie n°553 del 04 aprile 2018

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1 IL REDDITO DI CITTADINANZA E' CONTRARIO AL BENE COMUNE (E ALLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA)
I contributi statali alle persone in difficoltà economiche si fondano sul rapporto diretto Stato-cittadino che scavalca la società civile (conseguenza devastante di una concezione assolutistica dello Stato)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 VERSATO SANGUE EUROPEO E CRISTIANO, AL GRIDO DI ALLAH AKBAR
L'Europa si trova in guerra senza volerlo e subisce la perdita di un eroe nella Settimana Santa 2018 in Francia a Carcassonne, ma Macron si ''dimentica'' che il tenente colonnello Arnaud Beltrame si è sacrificato per Cristo
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
3 FACEBOOK: OBAMA VIOLO' SENZA PROBLEMI LA PRIVACY DEGLI AMERICANI, MA SE LO FA TRUMP...
Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo
Autore: Giampaolo Rossi - Fonte: Occhi della Guerra
4 COME LA CINA STA CONQUISTANDO IL MONDO
Inoltre in campo religioso Xi Jinping promuove l'ideatore della campagna che ha portato alla rimozione di 1.500 croci e la demolizione di tante chiese cristiane
Fonte: Laogai Research Foundation
5 OLTRE 3000 STUPRI COLLETTIVI ALL'ANNO, LA VERGOGNA NASCOSTA DELLA GERMANIA
È la ''taharrush'', lo stupro collettivo perpetrato da islamici su ragazze europee, che la polizia e il governo minimizzano fino a tacere
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 TOLKIEN E LA LOTTA DELL'UOMO PER IL BENE
Significati e attualizzazioni del Signore degli anelli
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
7 SANDRO PERTINI: IL PRESIDENTE VANITOSO, COLLERICO E FAN DI STALIN
Controritratto del mito agiografico a quarant'anni dalla sua elezione al Quirinale
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Tempo
8 OK DELL'AIFA (AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO) ALLA PILLOLA PER CAMBIARE SESSO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): a Ballando con le stelle niente voto alla coppia uomo-uomo, Ciudadanos chiede al governo di promuovere il lesbismo, abusata dal padre gay e dalla madre lesbica
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA II DOMENICA PASQUA - ANNO B (Gv 20,19-31)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL REDDITO DI CITTADINANZA E' CONTRARIO AL BENE COMUNE (E ALLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA)
I contributi statali alle persone in difficoltà economiche si fondano sul rapporto diretto Stato-cittadino che scavalca la società civile (conseguenza devastante di una concezione assolutistica dello Stato)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-03-2018

L'espressione "reddito di cittadinanza" non c'era nel programma del Movimento 5 Stelle. In esso si parlava del problema all'interno della riforma del collocamento. Tuttavia, come si è appreso, dopo le elezioni molti cittadini si sono recati ai CAF chiedendo i (fantomatici) moduli per la richiesta del reddito di cittadinanza. Non è certo cosa i 5 Stelle intendessero con questa espressione, sono invece certe due cose: che molti elettori l'hanno recepita nel significato di un qualche "sussidio" che lo Stato avrebbe concesso e che i Grillini in campagna elettorale non hanno fatto molto per spiegare che così non era, anzi.
Per capire la questione può essere utile considerare cosa pensi la Dottrina sociale della Chiesa del reddito di cittadinanza. So bene che questo provvedimento può essere articolato in molti modi, ma in attesa di conoscere come sarà articolato (e se sarà articolato) nel caso italiano, vale la pena considerarlo in generale, come intervento economico dello Stato a sostenere direttamente con qualche forma di contributo fasce di cittadini in difficoltà per la crisi economica.
Il reddito di cittadinanza, come risulta anche dall'espressione, si fonda sul rapporto tra lo Stato da un lato e i cittadini dall'altro. Questa concezione ha origini lontane ma è anche tipica della mentalità del Movimento 5 Stelle, nella cui cultura di riferimento non esiste il concetto né di società naturali né di corpi intermedi. E' la concezione derivata dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese con cui, come si sa, la Dottrina sociale della Chiesa non va molto d'accordo. Il rapporto tra Stato e cittadini così inteso è come un rapporto tra due privati e a questo rapporto tra due privati si dà il nome di "interesse pubblico" che però non ha nulla a che fare con il vero bene comune. Infatti il reddito di cittadinanza si fonda su una sovranità dello Stato che dall'alto della sua assolutezza eroga contributi per singoli cittadini isolati e anonimi, scavalcando l'intera società civile.
Siamo quindi sempre all'interno della concezione moderna dello Stato accentrato ed assoluto, che nella forma di questi interventi di "provvidenza" continua a conservare la propria immagine di un "Dio in terra". Si tratterebbe di una forma di Stato assistenziale (Welfare State) come ultima immagine secolarizzata del Leviatano: lo Stato come Dio, uomo, animale e macchina nello stesso tempo.
La Dottrina sociale della Chiesa non ha mai accettato questa visione delle cose, perché ritiene, più realisticamente, che l'uomo, prima di essere cittadino (o prima di essere borghese o proletario) sia uomo e, quindi, che viva originariamente dentro una società naturale come la famiglia e dentro le aggregazioni della società civile, di carattere locale o elettivo, a cui spetta per prime il diritto/dovere della solidarietà.
Il reddito di cittadinanza confligge quindi con il principio ordinativo della sussidiarietà, fondamentale per la Dottrina sociale della Chiesa. Lo Stato non deve intervenire direttamente nei confronti di cittadini astratti ridotti ad unità numeriche o a codici su uno stampato, ma deve semmai far sì che ad agire siano i soggetti naturali e civici più vicini alla persona. Purtroppo succede invece che il Movimento 5 Stelle abbia un programma distruttivo della famiglia naturale senza affidarle quindi nessun compito di ammortizzatore sociale e di prima solidarietà rispetto per esempio alla disoccupazione, e poi faccia intervenire lo Stato con interventi di sussidio dati a cittadini intesi nella concezione rousseauiana di monadi o di unità numeriche. In questo modo il cittadino in difficoltà viene attaccato alla "flebo" dello Stato, lo si fa dipendere dall'apparato, dalle concessioni e non gli si permette di rimettersi in moto. Privata dei legami con la società naturale della famiglia e con i corpi intermedi, la persona finisce per perdere anche la propria libertà e diventare oggetto di erogazioni dall'alto che verranno fatte comunque pagare in altro modo agli interessati.
Già oggi, come sempre del resto, il primo soggetto impegnato nell'ammortizzare i costi sociali della disoccupazione è la famiglia e i gruppi di famiglie. Allora i soldi del reddito di cittadinanza vengano utilizzati per sgravare le famiglie con figli e metterle in grado di esercitare questa loro solidarietà diretta. Quelle risorse vengano destinate a favorire forme di start-up professionali per giovani come lotta alla disoccupazione non sussidiata ma sussidiaria. Si sa che nonostante la riforma del collocamento, le assunzioni non passano per gli uffici a ciò preposti. La cosa vera da fare è favorire la ripresa economica detassando le imprese.
Oggi molti chiedono che lo Stato diventi "minimo", volendo in realtà che diventi "debole" anche se poi in realtà rimane "grasso". La Dottrina sociale della Chiesa vuole che lo Stato stia al suo posto e non sia sempre e in tutto soggetto diretto, ma diventi soggetto indiretto, che lascia fare prima di fare e che permetta alle società più vicine alla persona di esprimere i propri compiti naturali. L'assistenzialismo di principio del reddito di cittadinanza non rientra in questa visione.

Nota di BastaBugie: in Italia si parla molto del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento Cinque Stelle che, secondo molti osservatori, è stata la carta vincente con cui i grillini hanno stravinto al Sud. Ma che cos'è? Come funziona? Chi ne ha diritto? Qui di seguito pubblichiamo un articolo apparso sul Messaggero il 24 febbraio (quindi prima del voto) del professore Luca Ricolfi in cui si risponde alle domande sopraelencate.
Tasse, sicurezza e occupazione sono gli unici temi che sono stati centrali in tutte le campagne elettorali della seconda Repubblica, compresa questa. Oggi però si è aggiunto un quarto tema, assolutamente centrale e senza precedenti: il reddito minimo.
Con nomi e forme diverse lo hanno proposto un po' tutti. Il Pd parla di reddito di inclusione, il Centro-destra di reddito di dignità, i Cinque stelle di reddito di cittadinanza (una sorta di fake word, o parola usata a sproposito, visto che il reddito di cittadinanza è tutt'altra cosa). I costi sono ragionevoli (pochi miliardi) nel caso della proposta del Pd, alti ma indeterminati (per mancanza di dettagli) nel caso del Centro-destra, certamente molto elevati (fra i 15 e i 30 miliardi) nel caso dei Cinque Stelle.
Fra tutte le forze politiche, quella che più risolutamente e da più tempo punta sul reddito minimo, e da ben cinque anni ha depositato un disegno di legge, è il Movimento Cinque Stelle. L'idea è di garantire a chiunque, indipendentemente dal fatto di lavorare o meno, il raggiungimento di un reddito familiare pari alla soglia di povertà relativa, che attualmente in Italia è di oltre 1000 euro per una famiglia di 2 persone e di 1500 euro per una di 3 persone. La misura, fondamentalmente, riguarda tre categorie di soggetti; chi lavora e guadagna meno della soglia di povertà; chi è disoccupato e cerca un lavoro; chi si trova nella condizione di pensionato, di casalinga o di inoccupato con un reddito familiare inferiore alla soglia. In sostanza ne sono esclusi soltanto i minorenni, e chi ha un reddito dichiarato superiore alla soglia di povertà. Detta così, l'idea è affascinante. Ma come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli (e nelle conseguenze).
Vediamo. Primo dettaglio, il costo: comunque lo si computi (le stime oscillano fra 15 e 30 miliardi, ma se si sta alla lettera del disegno di legge la seconda cifra è la più verosimile), un costo annuo di una ventina di miliardi corrisponde a una manovra finanziaria permanente. E' come dire che, una volta impegnati questi soldi, null'altro si potrà fare: né abbassare le tasse, né incentivare l'occupazione e gli investimenti, per non parlare delle altre innumerevoli promesse dei Cinque Stelle stessi.
Secondo dettaglio: il disincentivo a lavorare. Il disegno di legge sul reddito di cittadinanza ignora il fatto che, così configurato, il reddito minimo renderebbe non conveniente lavorare per ben 9 milioni di italiani. Perché mai un occupato a tempo parziale a 500 euro al mese dovrebbe continuare a lavorare se può guadagnarne quasi 700 non facendo nulla? Certo, si può obiettare che, in realtà, il diritto al reddito di cittadinanza si perde se non si rispettano determinati obblighi (come la ricerca di un lavoro, la formazione, la disponibilità a lavori socialmente utili) e, soprattutto, se si rifiutano le offerte di lavoro. C'è un piccolo dettaglio, però: il percettore di un reddito di cittadinanza può rifiutare ben 3 offerte di lavoro, e arrivato alla quarta può eccepire che l'offerta non è "congrua", o che una delle precedenti offerte non lo era, e quindi non va inclusa nel conteggio. Ma che significa congrua? Lo specifica nei minimi dettagli il comma 2 dell'articolo 12 del Disegno di legge dei Cinque Stelle. Un'offerta di lavoro è considerata congrua se (cito solo alcune delle condizioni); "è attinente alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario"; "la retribuzione oraria è maggiore o eguale all'80% di quella riferita alle mansioni di provenienza"; il posto di lavoro è raggiungibile in meno di un'ora e 20 minuti con i mezzi pubblici. Tutte condizioni che devono essere soddisfatte congiuntamente, altrimenti l'offerta non è congrua. Non ci vuole moltissima fantasia ad immaginare le conseguenze. L'enorme burocrazia di funzionari pubblici pagati per gestire questi 9 milioni di beneficiari non riuscirà ad "accompagnare" al lavoro, al servizio civile, o nei corsi di formazione che una minima parte di essi. A chiunque non voglia accettare un'offerta di lavoro perché preferisce percepire il sussidio senza lavorare (o lavorando in nero) basterà rifiutarla (ha diritto a rifiutarne ben tre senza alcuna giustificazione). Se poi fosse così sfortunato da riceverne ben quattro, e anche la quarta non gli andasse bene, gli basterà considerarla "non attinente alle sue propensioni ed interessi", che evidentemente nessuno, tantomeno un giudice del Tar, potrà pretendere di conoscere meglio del diretto interessato (l'unico freno all'abuso di questa possibilità di rifiuto è posto dal comma 2, che comunque scatta solo dopo un anno e nel caso di rifiuto di tutte le offerte precedentemente ricevute).
In breve: l'effetto economico più macroscopico del reddito minimo in formato Cinque Stelle sarebbe di ridurre ulteriormente l'offerta di lavoro, che in Italia è già patologicamente bassa rispetto a quella delle altre economie avanzate. Ma il dettaglio più inquietante del reddito minimo sta nella sua iniquità. Essendo basato sul reddito nominale, anziché sul potere di acquisto, esso non potrà che creare nuove diseguaglianze, come se non ne avessimo già abbastanza. Una misura equa, come il "minimo vitale" proposto dall'Istituto Bruno Leoni, dovrebbe basarsi sul reddito in termini reali e non sul reddito monetario. Stanti le enormi differenze nel livello dei prezzi, analiticamente documentate dall'Istat, mille euro di un operaio che vive a Milano valgono poco più della metà di quel che valgono per un manovale che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno. Ecco perché tutte le misure basate sul reddito nominale (anche quelle del Pd e del Centro-destra) sono intrinsecamente inique: rischiano di escludere dal beneficio molti veri poveri nelle regioni del centro-nord, e di sussidiare molti finti poveri in quelle del Mezzogiorno. Per non parlare di altri squilibri: l'iniezione nell'economia di 20 miliardi di sussidi all'anno sulla base del reddito nominale dichiarato è strutturalmente una misura pro-evasori, perché beneficerebbe chi guadagna abbastanza ma dichiara poco o nulla, e taglierebbe fuori chi guadagna poco ma dichiara tutto.
Si potrebbe obiettare, naturalmente, che il fascino del reddito minimo deriva anche dal fatto che la formazione di posti di lavoro è molto lenta, molti mestieri e molte occupazioni stanno sparendo, i robot e l'intelligenza artificiale stanno sostituendo gli uomini. In un mondo in cui, come aveva previsto Keynes fin dagli anni '20 del Novecento, il monte ore totale di una società tende a contrarsi, è logico che la maggioranza non lavori, e che sia la mamma-Stato a provvedere agli sfortunati (o ai fortunati?) che dal lavoro saranno esentati, che lo vogliano o non lo vogliano. Dopotutto, almeno in Italia, in parte è già così: la patologia di uno Stato che da sociale si fa assistenziale risale a circa mezzo secolo fa, quando per la prima volta venne denunciata vigorosamente da un manipolo di studiosi e di politici coraggiosi: Franco Reviglio, Giorgio Galli, Alessandra Nannei, Ugo La Malfa, autori di libri e analisi tanto memorabili quanto inascoltate.
A questa obiezione si possono, a mio parere, fornire due sole risposte. La prima è una domanda: è questo il tipo di mondo in cui vorremmo vivere? Davvero ci piacerebbe che il lavoro fosse il destino di una minoranza di super-efficienti, competitivi, stakanovisti cui spetta, attraverso la mano pubblica, mantenere tutti gli altri? La seconda risposta, invece, è una constatazione, che emerge dal confronto con gli altri paesi. Se guardiamo all'evoluzione del numero di posti di lavoro nelle società avanzate, scopriamo una cosa molto interessante, anche se leggermente frustrante per noi: dopo la crisi, e a dispetto della crisi, sono molti i paesi che hanno oggi un tasso di occupazione più alto di quello di dieci anni fa. Questo basta a mostrare che automazione, intelligenza artificiale, globalizzazione, delocalizzazioni non bastano a spegnere le energie di un paese vitale, che vuole continuare a crescere e prosperare. Certo, è possibile che fra dieci o venti anni l'Italia si ritrovi irrimediabilmente al di fuori dei sentieri della crescita e della modernizzazione, e che a un manipolo di produttori sia affidato il compito di mantenere una maggioranza di cittadini impoveriti e impotenti, in un paese che decresce e diventa sempre più marginale. Ma non raccontiamoci che è colpa del progresso, o che era destino, o che la responsabilità è dell'Europa, della signora Merkel o dell'austerità. Perché se a noi andrà così, e altri invece ne verranno fuori come già stanno facendo, è solo a noi stessi che dovremo chiedere: come mai, anziché reagire alla crisi, creando posti di lavoro veri, abbiamo preferito continuare, come facciamo da mezzo secolo, a puntare tutte le nostre carte sullo Stato assistenziale?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-03-2018

2 - VERSATO SANGUE EUROPEO E CRISTIANO, AL GRIDO DI ALLAH AKBAR
L'Europa si trova in guerra senza volerlo e subisce la perdita di un eroe nella Settimana Santa 2018 in Francia a Carcassonne, ma Macron si ''dimentica'' che il tenente colonnello Arnaud Beltrame si è sacrificato per Cristo
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 28/03/2018

Nella settimana di Passione è stato ancora una volta versato sangue europeo e cristiano, al grido di Allah Akbar, come è accaduto a Londra, a Barcellona, a Berlino, a Nizza, e ora a Carcassonne. Un grido che ci ricorda che l'Europa si trova in guerra.
Questa guerra è religiosa ed è condotta dall'Islam con tutte le armi, non necessariamente cruente: anche l'invasione migratoria fa parte di questa strategia di conquista. L'obiettivo è il medesimo: la sottomissione dell'Europa e dell'Occidente all'Islam, una parola che etimologicamente significa sottomissione.
Non possiamo sottrarci a questa guerra, ma la prima differenza di fondo tra la noi e i nostri nemici è che la nostra è una guerra difensiva, non offensiva: l'Occidente la subisce, non l'ha dichiarata.

UN EROE FRANCESE, EUROPEO E CRISTIANO
La seconda differenza è che la nostra guerra non prevede il massacro, ma la salvezza degli innocenti. In questo senso il tenente colonnello della gendarmeria Arnaud Beltrame, che il 23 marzo 2018 ha offerto la sua vita per salvare una donna ostaggio di un terrorista, può definirsi un eroe francese, europeo e cristiano.
Francese perché svolgeva il dovere di militare della sua nazione, come tenente colonnello dello squadrone paracadutisti della Gendarmeria; europeo perché è caduto vittima di un conflitto che si estende da un capo all'altro dell'Europa e che ha l'Europa come posta in gioco; cristiano perché è sicuramente alla fede cristiana che il colonnello Beltrame ha attinto lo spirito di sacrificio del suo gesto, che appare come una realizzazione delle parole del Vangelo: «Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
Il colonnello Beltrame era cresciuto in un ambiente laicista e aveva frequentato la massoneria, ma negli ultimi anni si era avvicinato alla Chiesa e la sua conversione è avvenuta nel segno della Tradizione. Egli faceva riferimento ai canonici della Madre di Dio all'abbazia di Lagrasse, uno dei luoghi in cui in Francia si celebra la Messa secondo il Rito Romano Antico.
Il colonnello, sposato civilmente, si preparava al matrimonio religioso sotto la guida di un religioso dell'abbazia, il padre Jean-Baptiste, e certamente il suo percorso formativo avveniva secondo l'insegnamento tradizionale della Chiesa e non della nuova morale introdotta dall'esortazione Amoris laetitia. Lo stesso padre Jean-Baptiste, la sera del 23 marzo, ha portato al colonnello, nell'ospedale di Carcassonne, l'estrema unzione e la benedizione apostolica in articulo mortis.

CHI NON REAGISCE AL MALE, NE E' CORRESPONSABILE
La misericordia del Signore apre il Cielo a coloro che con sincerità e coerenza cercano il vero insegnamento della Chiesa, ma non illudiamoci che queste porte si aprano per coloro che si illudono di trovare un compromesso tra il Vangelo e il proprio piacere ed egoismo. Il colonnello Beltrame ha avuto la grazia di testimoniare come la vita del cristiano è lotta, fino al martirio. Il Cielo degli eroi certamente lo accoglierà.
Dai vescovi, dai cardinali, dal Papa, non ci attendiamo solo parole di elogio per il suo luminoso esempio. Ci attendiamo che al programma di islamizzazione dell'Europa riassunto dal grido Allah Akbar!, la voce della Chiesa contrapponga, in maniera ferma e solenne, il programma di rievangelizzazione dell'Europa espresso dalle parole di san Paolo che risuonano nella Settimana Santa: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e agli inferi; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil., 2, 9-11).

Nota di BastaBugie: Angela Pellicciari nell'articolo sottostante dal titolo "Macron non rende onore all'eroe Beltrame" racconta che nel suo discorso per la morte di Arnaud Beltrame, il gendarme morto per salvare gli ostaggi nell'attentato di Trèbes, il presidente Macron non cita neppure la fede cattolica dell'eroe. Per il presidente, infatti, l'unica divinità per cui val la pena di sacrificarsi è la Francia.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 aprile 2018:
Perché il sempre tollerante Impero romano ha mandato a morte in modo spietato per tre secoli i cristiani? Perché hanno rifiutato di idolatrare lo Stato e chi lo governava. Dio è Dio e solo lui deve essere adorato. Agli idoli muti e sordi, frutto delle nostre mani e della nostra storia, non possiamo rendere culto.
Perché dico questo? Per curioso che possa sembrare il ricordo dell'Impero romano e della sua persecuzione anticristiana mi è venuto in mente leggendo il solenne discorso pronunciato da Macron il 28 marzo all'Hotel des Invalides in onore del "colonnello della gendarmeria" Arnaud Beltrame. L'eroe del supermercato di Trèbes.
I discorsi ufficiali in genere sono pieni di retorica. Pura muffa. Stantii. Quello di Macron no: un discorso "in marcia", svelto, concreto, eppure pieno di solennità. Di una solennità operativa, fattiva e, quindi, diciamo così, godibile. In un mondo che ha perso speranza e senso, il discorso del Presidente orienta verso un senso, un senso superiore: "Lo dico alla gioventù francese che si dispera nella ricerca di qualcosa che ai nostri giorni sazi la fame di assoluto". "L'assoluto è qui, di fronte a noi", dice Macron.
Di quale assoluto parla? Ça va sans dire, della Francia.
La Francia, questa divinità marciante nelle parole di Macron è, a suo giudizio, l'unico idolo che dia senso al sacrificio estremo, quello della vita: "Sì, la Francia merita che le venga donato il meglio. Sì, l'impegno a servire e proteggere può essere elevato al massimo sacrificio. Sì, questo ha senso e dà un senso alla nostra vita". "Essere pronto a donare la propria vita perché nulla è più importante della vita di un cittadino, questa è l'intima energia della trascendenza che portava [Beltrame] in sé. E' stata questa grandezza che ha sbalordito la Francia".
Nel lungo e asciutto discorso di Macron non c'è posto per altra "trascendenza" che non sia quella dello stato, che non sia la Francia. Eppure Arnaud Beltrame si converte a 33 anni, si battezza e si cresima a 36 e da allora "non ha mai nascosto l'allegria della fede ritrovata", come testimonia il monaco Jean Baptiste, suo padre spirituale. Che tipo era Beltrame? Un tipo che aveva preso come modello San Giuseppe, che a casa aveva un posto dedicato alla preghiera, che ricordava con passione le glorie della Francia cristiana, che 4 giorni prima di morire ha scritto una lettera in cui manifestava la sua "adesione incondizionata e fervente a tutta la fede cattolica e alla sua tradizione".
Di questo Beltrame nel discoro di Macron non c'è traccia: il nome di Beltrame "è divenuto il nome dell'eroismo francese, l'incarnazione di quello spirito di resistenza che è l'affermazione suprema di ciò che siamo, degli ideali per cui la Francia ha sempre combattuto, da Giovanna d'Arco al generale De Gaulle".
Come non tiene in nessun conto il posto della fede nella vita di Beltrame, così Macron dimentica che la pastorella di 17 anni guida l'esercito francese alla vittoria non per un ideale, ma per obbedienza a una voce. La voce dell'arcangelo Michele che le ordina di scendere in difesa di Orléans e di Carlo VII. Per obbedire a questa voce la pulzella va dritta dritta al rogo ripetendo fino all'ultimo il nome dell'amato. Di quell'amato di cui Macron non conosce il nome. Non sa che è esistito, né sa che una schiera di francesi l'ha seguito sulla strada che ha indicato: "amatevi come Io vi ho amato".
Macron è, oggi, la più pura espressione dell'idolatria di stato.

Fonte: Corrispondenza Romana, 28/03/2018

3 - FACEBOOK: OBAMA VIOLO' SENZA PROBLEMI LA PRIVACY DEGLI AMERICANI, MA SE LO FA TRUMP...
Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo
Autore: Giampaolo Rossi - Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento "Media Targeting" dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un'esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l'elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: "Noi siamo stati capaci di ingerire l'intero social network degli Stati Uniti su Facebook".
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell'azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che "ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto"

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva "succhiato l'intero social graph" (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) "ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo".
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che "loro ci dissero che erano dalla nostra parte".
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D'altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d'intercettare l'elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, "il più innovativo strumento tecnologico" della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell'Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: "Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary".
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: "Non vedo l'ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti".
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell'amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell'agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che "lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente" e "comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi" tematici a cui lui tiene, come "immigrazione, istruzione e ricerca scientifica". E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l'ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l'azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull'accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all'interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all'interno del suo "mea culpa", è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all'opinione pubblica.

Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018

4 - COME LA CINA STA CONQUISTANDO IL MONDO
Inoltre in campo religioso Xi Jinping promuove l'ideatore della campagna che ha portato alla rimozione di 1.500 croci e la demolizione di tante chiese cristiane
Fonte Laogai Research Foundation, 18 marzo 2018

La bilancia commerciale cinese è abbondantemente in attivo con tutti i principali paesi industrializzati. Praticamente tutti si ritrovano ad importare dalla Cina molto di più di quello che riescono ad esportare.
Questo processo consente alla Cina di ottenere una crescita costante del PIL (circa del 7% anno), quindi centrare l'obiettivo fissato da Pechino. In sostanza ogni anno, un fiume di denaro si sposta da occidente verso la Cina. Con questi soldi Pechino sta acquistando aziende, tecnologia e "know how" da tutto il mondo, si sta trasformando in una formidabile potenza economica e militare in grado di influenzare gli equilibri mondiali e di ridefinirne regole e principi.
Nel 2017 il surplus commerciale complessivo della Cina è stato di $ 422,5 miliardi.
Il surplus della Cina verso gli Stati Uniti nel 2017 è stato pari a $ 275,81 miliardi (finanza.com).
Il surplus della Cina verso l'Europa nel 2017 è stato pari a € 175 miliardi (ilgiornale.it).
Il surplus della Cina verso l'Italia nel 2016 è stato pari a € 16,18 miliardi (infomercatiesteri.com).
Questi incredibili numeri spiegano le ragioni della potenza cinese e delle difficoltà, spesso disastrose, da parte occidentale. Ma visto che i cinesi non si sono dimostrati leader in nessun settore legato ad innovazione, scienza o tecnologia, allora cerchiamo di capire quali sono state le cause che hanno portato a questa nuova realtà.

TUTTO È COMINCIATO NEGLI ANNI '80
Alla fine degli anni Ottanta è iniziato un processo di delocalizzazione industriale dall'America e dall'Europa verso la Cina. Questo fenomeno, purtroppo, ha portato con se' anche il trasferimento di esperienza e tecnologia. La Cina ha utilizzato astutamente l'esca di sussidi ed agevolazioni per attivare e consolidare questa dinamica. Naturalmente la manodopera a bassissimo costo e norme ambientali inesistenti hanno fatto da coronamento alla strategia di Deng Xiaoping.
Il secondo evento fondamentale è stata l'adesione della Cina al World Trade Organization (WTO) nel 2001. Per la Cina si sono aperte le porte dei mercati internazionali ed ha potuto attrarre investimenti in modo massiccio. Si è determinato anche un continuo trasferimento di tecnologia, sia mediante gli accordi avvenuti nelle joint venture con le aziende cinesi, sia "volontariamente", cosa che permette alle aziende straniere di assicurarsi una posizione privilegiata nel mercato cinese. Tutto questo spiega perché, nella smania di massimizzare gli utili a breve termine e di aumentare il valore del titolo, molte grandi compagnie statunitensi (ed europee), hanno esternalizzato i processi e trasferito conoscenza e tecnologia in Cina, dando un contributo decisivo al rafforzamento economico e industriale del gigante asiatico (Come la Cina sta conquistando l'Occidente - Pablo Cardenal, Heriberto Araujo - Feltrinelli).
E intanto il deficit commerciale si è andato sempre più squilibrandosi. Ed il flusso della ricchezza continua a scorrere verso Pechino. Declino ed impoverimento sono la realtà, almeno per le piccole e medie imprese e per la classe media Occidentale.

IL PROCESSO DELLA GLOBALIZZAZIONE
Altro elemento da tenere in considerazione sono le regole su cui è basato il processo della globalizzazione. Regole stabilite nel 1999 a Seattle, all'esordio del WTO. Quelli furono giorno di duri scontri e proteste anche per l'assenza di riferimenti alIe tutele ambientali ed ai diritti sociali, offrendo alla Cina vantaggi competitivi incontrastabili. Abbiamo permesso di invaderci con prodotti scadenti, semplicemente sfruttando la leva del prezzo. Abbiamo quindi condannato le nostre imprese, che invece devono giustamente attenersi al rispetto dei diritti dei lavoratori e alla tutela dell'ambiente come bene pubblico.
La cura per risolvere questa distorsione è che vengano riscritte (rapidamente), regole per ottenere mercati aperti e su basi eque.
E' la Cina la patria del protezionismo da decenni. Su molti prodotti occidentali applica superdazi che sono il quintuplo di quelli americani. Costringe le aziende straniere ad investire sul suo territorio imponendo dei soci locali che rubano segreti industriali e tecnologici. Questa è la globalizzazione che piace a Xi Jinpimg. Sono regole asimmetriche. Queste regole sono superate e danneggiano tutto l'Occidente (Federico Rampini Azione 5.2.2019).

UNA GRANDE OPPORTUNITÀ SPRECATA
Eppure la globalizzazione è stata una grande opportunità per diffondere benessere e sviluppo ma è stata sprecata. Sprecata perché la Cina continua ad essere, anacronisticamente, un paese governato da un regime comunista totalitario, condannato a sopravvivere adattandosi ai cambiamenti. Il regime riesce a conservare la sua legittimità solo se riesce ad assicurare un costante miglioramento del livello di vita della popolazione.
Questo è il motivo per cui la Cina adotta queste pratiche scorrette per massimizzare i vantaggi a qualsiasi costo. Il flusso di denaro garantito dagli squilibri della bilancia commerciale va difeso ad ogni costo perché altrimenti "il castello collasserebbe rovinosamente su sé stesso". Anche i valori supremi del passato sono stati sostituiti da un unico grande valore: il denaro. Il denaro è il collante che consente alla popolazione di accettare: repressione, autoritarismo, negazione dei diritti umani, assenza dello stato di diritto.
L'arricchimento senza scrupoli è pratica diffusa. La corruzione (con le famose "buste rosse"), pervade la politica, l'economia e la società in generale. E' molto difficile fare business in Cina senza doversi confrontare con questa realtà.
Tuttavia anche se la popolazione, dopo il drammatico epilogo della protesta di piazza Tienanmen nel 1989, si dimostra rassegnata al fatto che nulla potrà mai cambiare, il sistema economico e finanziario cinese nasconde alcune fragilità molto importanti: sistema bancario malato e altissimo debito pubblico 300% del Pil (2.1.2018 Azione - Federico Rampini).
Prima o poi qualche cosa accadrà. Introdurre regole per ridurre il surplus commerciale della Cina farebbe del bene alle economie Occidentali e darebbe di qualche problema in più a Xi Jinping.

Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo sottostante dal titolo "Cina: promosso l'ideatore della campagna per l'abbattimento delle croci cristiane" racconta che Xi Jinping promuove Xia Baolong dopo "l'ottimo" lavoro che ha portato alla rimozione di oltre 1.500 croci nella provincia e alla demolizione di diverse chiese.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Tempi il 23 marzo 2018:
Come se non fossero abbastanza allarmanti le modifiche apportate dal partito comunista alla Costituzione in Cina, che permetteranno al presidente Xi Jinping di mantenere legalmente il potere supremo su 1,4 miliardi di persone a vita, negli ultimi giorni sono arrivate altre tre cattive notizie per i cristiani in Cina.
La prima è la promozione di Xia Baolong a vicepresidente e segretario generale della Conferenza politica consultiva cinese (Cpcc). Xia non è un funzionario qualunque, ma è stato dal 2012 al 2017 segretario del partito del Zhejiang. Più precisamente, è lui che nel 2013 ha lanciato l'inedita campagna di abbattimento di croci e chiese che ha portato alla rimozione di oltre 1.500 croci nella provincia e alla demolizione di diverse chiese. La campagna, terminata apparentemente nel 2016 (ora va avanti in altre province, anche se a un ritmo minore), è stata commentata così da un'anziana cattolica della provincia colpita: «Vogliono cancellare ogni traccia del cristianesimo. Durante la Rivoluzione Culturale bruciavano le Bibbie, ma neanche allora rimuovevano le croci dalle chiese».
Si dice che Xia abbia dato il via alla campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione» per ragioni estetiche: erano «troppo vistose» e dominavano il panorama di importanti città come Wenzhou, definita un tempo la Gerusalemme d'Oriente. Altri sostengono invece che sia rimasto spaventato dalla crescita del cristianesimo nella provincia e abbia voluto limitarlo, a partire dai suoi simboli esteriori. Xia Baolong è anche un grande alleato di Xi Jinping, che evidentemente ha voluto "premiarlo" per l'ottimo lavoro svolto. «Questa promozione dimostra che non c'è nessuna differenza tra governi locali e nazionale quando si tratta di sopprimere le religioni», commenta Sang Pu, noto critico del regime residente a Hong Kong.
La seconda cattiva notizia è il passaggio dell'Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara) sotto il diretto governo del partito comunista. Fino ad oggi sottostava invece al Consiglio di Stato. Secondo quanto riportato da AsiaNews, nella sostanza non dovrebbe cambiare molto, anche se Ying Fuk-tsang, direttore della Divinity School presso la Chinese University di Hong Kong, è preoccupato: «Se la religione viene sottoposta a un compito specializzato del Partito, c'è una differenza importante perché riflette l'espansione senza limiti del potere del Partito, che viene a interferire in modo diretto con i diritti elementari dei cittadini. È una regressione negativa. Mi chiedo se il Vaticano conosca questi fatti».
La terza notizia negativa riguarda proprio un importante esponente della Santa Sede. L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, durante un convegno internazionale su "Cristianesimo in Cina. Impatto, interazione ed inculturazione", ha recentemente «accostato il termine "sinicizzazione" alla dinamica dell'inculturazione, il processo con cui l'annuncio del Vangelo incontra e abbraccia le culture dei popoli e delle nazioni», come riportato da Vatican Insider.
Il concetto di sinicizzazione è stato introdotto con forza da Xi Jinping nel 2016 quando, durante il più importante incontro sulle religioni da 15 anni a questa parte, ha dichiarato che le comunità religiose devono «mescolare le dottrine con la cultura cinese, obbedendo alle leggi cinesi e votandosi completamente alla riforma della Cina e alla modernizzazione socialista per contribuire alla realizzazione del sogno cinese». In una parola, bisogna «sinicizzare le religioni», farle «aderire alla leadership del Partito, perché si rafforzi la posizione attuale del Partito».
In tanti all'interno della Chiesa cattolica hanno voluto benevolmente leggere in queste parole un invito a una maggiore compenetrazione tra cultura cristiana e cinese. Ma che cosa intendeva davvero il presidente "eterno" Xi, lo ha spiegato bene a Tempi l'arcivescovo cinese Savio Hon: «Alcuni hanno interpretato le parole del presidente come un appello al reciproco arricchimento tra Vangelo e cultura cinese. Ma sono stati gli stessi ufficiali del partito a spiegare ai fedeli che non è così: "sinicizzazione della religione" significa che i cattolici devono sottomettersi al partito. La formazione dei preti e delle suore, la teologia, perfino la liturgia e le leggi ecclesiastiche devono seguire l'ideologia comunista atea».
Che monsignor Gallagher, alle porte della presunta e imminente firma di un importante quanto controverso accordo tra Vaticano e Cina, accomuni sinicizzazione e inculturazione è forse la peggiore notizia della settimana per i cristiani cinesi.

Fonte: Laogai Research Foundation, 18 marzo 2018

5 - OLTRE 3000 STUPRI COLLETTIVI ALL'ANNO, LA VERGOGNA NASCOSTA DELLA GERMANIA
È la ''taharrush'', lo stupro collettivo perpetrato da islamici su ragazze europee, che la polizia e il governo minimizzano fino a tacere
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/03/2018

La settimana di Pasqua, in Germania, è iniziata con l'ennesima aggressione sessuale a una ventenne. E' la stampa inglese a riportare l'accaduto. La donna, ventiquattro anni, è stata accoltellata da un diciassettenne accorso in aiuto di due ragazzini ultra minorenni - profughi - per via di un litigio. E' tutto quel che si sa, oltre al fatto che la donna è in fin di vita.
Aggressioni e stupri in cui vengono coinvolte donne bianche, soprattutto giovani, sono la quotidianità, ormai, in una Germania multiculturale. Ma non solo. Il sogno di un'Europa 'melting pot culturale' - a patto che un'identità, quella nazionale, qualunque essa sia, purché europea, e quindi cristiana, sia evanescente - va avanti da anni indisturbato. La subalternità dei media rispetto al politicamente corretto ha costruito una cornice narrativa in cui difficilmente si riesce ad inserire la realtà di un'Europa che paga gli effetti collaterali della nuova islamizzazione.  
E, allora, la peculiarità di casa Merkel, è la crisi di stupri. Anche se poco ve lo raccontano. Le ultime statistiche preliminari mostrano chiaramente che gli immigrati da quelle parti hanno commesso oltre una dozzina di stupri e violenze sessuali ogni giorno nel 2017. L'anno appena passato ha fatto registrare, dunque, un aumento di aggressioni di quattro volte superiore al 2014. Esattamente l'anno prima che la cancelliera più famosa del mondo inaugurasse la stagione delle "porte aperte".

IL 90% DEI REATI SESSUALI NON COMPAIONO NELLE STATISTICHE UFFICIALI
Il rapporto trimestrale pubblicato il 16 gennaio dall'ufficio federale della polizia criminale tedesca (BKA), dimostra che i 'zuwanderer' (richiedenti asilo, rifugiati, immigrati clandestini) hanno commesso esattamente 3466 reati sessuali nei primi mesi del 2017, circa tredici al giorno. Per avere un quadro completo occorrerà aspettare il secondo trimestre del 2018. Nel frattempo quel che è certo è che nel 2016 i migranti hanno commesso 3404 reati sessuali; nel 2015, 1683; nel 2014, 949 reati sessuali e nel 2013, 599, circa due al giorno. Detto ciò, il direttore della Criminal Police Association (Bund Deutscher Kriminalbeamter, BDK), Andrè Schulz, stima che addirittura fino al 90% dei reati sessuali commessi in Germania non compaiono nelle statistiche ufficiali.
La polizia tedesca tende ad omettere qualsiasi riferimento all'origine dei migranti, e meno che mai osa connotare gli aggressori per quello che sono, islamici. Interviene, sempre più spesso, solo dopo le reiterate segnalazioni della stampa locale. Perché è soprattutto ai giornalisti che ormai le vittime preferiscono denunciare: sanno che lì ci sarà qualcuno pronto a fare eco. O utilizzano i social. Come il caso di una ragazzina che dopo aver denunciato gli atti osceni in pubblico di un immigrato sull'autobus, e dopo che il pubblico ministero aveva fatto cadere le accuse, aggiungendo che l'uomo si stava semplicemente 'grattando', ha deciso di pubblicare il video su YouTube. E solo allora ha ottenuto giustizia, per forza di cose. La vittima era una quindicenne.
"Esiste un rigido ordine da parte delle autorità di non denunciare i crimini commessi dai rifugiati", ha detto alla Bild un alto funzionario della polizia di Francoforte. "Solo le richieste specifiche dei media su tali atti vengono risolte." E c'è poco da aggiungere.

STUPRI, CALCI E PUGNI
Nonostante il crescente numero di vittime, la maggior parte dei crimini vengono minimizzati come incidenti isolati (einzelfall). Perché? Per evitare che vengano alimentati sentimenti anti-immigrazione.
I protagonisti sono uomini giovani, robusti, a cui pare impossibile dire di no. "Dalla pelle", dicono, o dall' "aspetto del meridionale", a cui piace agire in particolare sui mezzi di trasporto pubblici. Il 4 marzo, per esempio, un trentenne di origini egiziane è stato accusato di aver violentato quattro donne nei pressi delle varie stazioni della metropolitana di Berlino. L'11 gennaio un uomo non identificato ha aggredito sessualmente due ragazze di 15 anni su un treno della metropolitana di Monaco. Una delle ragazzine è riuscita a fotografare l'uomo, ma la polizia si è rifiutata di diffondere la fotografia. L'unica cosa che è stata diffusa è la descrizione: "maschio, 170 cm, 20 anni, magro, soprabito rosso, pantaloni scuri, scarpe nere".
A fine gennaio, ancora quattro siriani, a Eberswald, hanno cercato di aggredire sessualmente una ragazza di 14 anni. Quando il padre è intervenuto per difenderla, è stato preso a calci e pugni e lasciato a terra. Il 18 febbraio, invece, una donna di 33 anni è stata violentata nel cimitero di Bochum. L'aggressore le ha teso un'imboscata, l'ha colpita alla testa con una pietra e priva di sensi l'ha violentata ripetutamente. La polizia di Bochum ha taciuto sul tremendo episodio fino a quando un giornale locale non ha insisto a documentare i suoi lettori. E in breve è persino è emerso che lo stupratore era già stato condannato per reati sessuali e aveva partecipato a un programma di "riabilitazione" per essere poi rilasciato dopo poco.
Si potrebbero riempire ancora pagine e passare in rassegna tutti gli episodi, ma sono davvero troppi. I crimini sessuali in Germania sono esacerbati da un sistema legale indulgente e da un'impunità di fatto. I bollettini, che raccontano come spesso la polizia sia costretta a riaprire i casi, riguardano tutti i sedici stati federali della Germania. E non esiste luogo, dai cimiteri agli autobus, dalle spiagge ai ristoranti, che pare sicuro.
Intanto, la taharrush, termine arabo che designa la 'molestia collettiva', il genere di violenza in cui una donna viene circondata da un gruppo di islamici e violentata a turno, è diventato lo stigma di quest'Europa islamizzata, delirante e inetta.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/03/2018

6 - TOLKIEN E LA LOTTA DELL'UOMO PER IL BENE
Significati e attualizzazioni del Signore degli anelli
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 17 gennaio 2018

Nell'Inghilterra contemporanea, patria, spesso, delle più incredibili sperimentazioni sulla vita e sull'uomo, si distinguono però, per la loro tenace ed efficace battaglia in difesa dei valori più alti, alcuni personaggi, in particolare due grandi scrittori cattolici, Gilbert Chesterton, l'inventore della figura di padre Brown, e J.R.R.Tolkien, il celebre autore de "Il Signore degli anelli".
John R. Tolkien nasce nel 1892 in sud Africa, ma ben presto si trasferisce in Inghilterra. Rimane precocemente orfano del padre e nel 1900 sua madre, Mabel, si converte dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Non è una scelta facile in Inghilterra, perché comporta l'emarginazione e la riprovazione sociale. Dall'epoca di Enrico VIII infatti, quando venivano squartati e i loro corpi disseminati agli angoli delle strade perché fungessero da monito, i cattolici sono considerati come stranieri, anche se sul finire dell"800 la loro condizione è in parte mutata.
Presto Tolkien rimane orfano anche della madre e, pur essendo molto povero, con l'aiuto di un prete riesce ad entrare all'università di Oxford, dove studiano i rampolli dell'aristocrazia inglese. Nel 1915 viene chiamato in guerra, la I guerra mondiale, e non potendo sopportare la separazione dalla fidanzata Edith Bratt, si unisce a lei in matrimonio (nasceranno negli anni, quattro figli, uno dei quali diverrà sacerdote).
Nella I guerra mondiale l'uomo scopre per la prima volta la sua piccolezza di fronte alle macchine di morte e alla tecnologia che lui stesso ha creato. Crolla così l'illusione illuminista-positivista, l'idea di un uomo capace con le sue forze, grazie alla scienza, di dominare il mondo e la realtà, totalmente, divenendo Dio a se stesso. Affonda, con lo stesso fragore e dolore del Titanic, l'idea di poter procurare la felicità e l'immortalità, qui, su questa terra.

LA SOCIETÀ INEBETITA
Lo scrittore Domenico Giuliotti scrive: "Era il 1913... i cervelli, finché non si smontavano nella pazzia, funzionavano automaticamente come gli stantuffi delle macchine che avevano inventate e delle quali stavano divenendo, senza saperlo, accessori. Il mondo avvolto giorno e notte nel fumo, nel fragore e nella polvere, puzzava di morchia, di benzina, di bruciaticcio e di bestemmia. E in mezzo a questo ciclo di lordure, l'oro rotolava sulla libidine e la libidine sull'oro, in avvinghiamenti spasmodici. Sembrava che, dopo aver rifiutato il cristianesimo, alla società inebetita fosse caduta la testa e si fosse posta in adorazione, così decapitata, dinnanzi alla materia, mentre questa, divenuta, per un prodigio infernale, micidialmente intelligente, si preparava ad annientarla".
Nel 1916 Tolkien combatte sulla Somme, in una battaglia epocale, fra le più disastrose della storia. La vita in trincea è segnata dall'ansia dell'attesa e del logoramento, dall'esposizione continua al fuoco di sbarramento, dalle nubi di gas stagnanti nell'aria, dal fango e dalla terra bruciata dalle granate e desertificata. Si diffondono, per la prima volta nella storia, una grande quantità di nuove nevrosi, figlie della guerra industrializzata: la "nevrosi del sepolto vivo", la "simpatia isterica per il nemico", isterie che si verificano dopo un trauma da esplosione, con i sintomi di paralisi, spasmi, mutismo, cecità e analoghi.
I medici osservano come un grosso calibro caduto vicino, o un fuoco di sbarramento prolungato danneggino il sistema nervoso del soldato ed il suo autocontrollo, generando scatti improvvisi, pianti isterici, sordità, rifiuto di avanzare, desiderio di suicidio...

UN MONDO MASSIFICATO, OMOLOGATO, GLOBALIZZATO
Sono scenari, quelli della Somme, che torneranno ne "Il Signore degli anelli", per la descrizione della terra di Mordor, la terra dell'Oscuro Signore; così come torneranno il nemico lontano e senza volto, il coraggio, il sacrificio e il cameratismo dei soldati semplici, i tommies, i Frodo di tutti i giorni, di contro alla viltà e all'inettitudine degli ufficiali. A tale riguardo lo scrittore francese Bernanos, anche lui combattente, afferma: "Dio non ci ha lasciato che il sentimento profondo della sua assenza"; e ancora: "La maggior parte dei soldati ignorava perfino il nome di grazia...Voglio dire soltanto che forse erano stati talvolta degni di questa grazia, di questo sorriso di Dio. Infatti vivevano senza saperlo, in fondo a quelle tane fangose, una vita fraterna", una vita fraterna, e, tante volte, eroica, alla faccia di chi la guerra la aveva voluta, per lo più meschinamente e segretamente, come nel caso dell'Italia.
Rientrato dalla guerra Tolkien crea un sodalizio di amici con Lewis, Belloc e Chesterton. I quattro si trovano ogni martedì sera in un pub per parlare di letteratura, di fede, di vicende personali. Riguardo all'amicizia Tolkien scrive: "La vita, la vita terrena, non ha dono più grande da offrirci"; e altrove, all'incirca: "quando due divengono amici si allontanano insieme dal gregge".
Diviene poi professore all'università di Oxford, dove insegna letteratura inglese, studia i miti nordici, si reca ogni giorno a messa e fa i conti con il problema del male.
Dopo la I guerra già un'altra si prepara: la dittatura comunista asservisce duramente 180 milioni di persone, quella nazista 60 milioni di tedeschi. Ma anche la sua Inghilterra, che si ritiene al di sopra di ogni critica, esercita una forte oppressione sull'Irlanda cattolica e sulle sue colonie.
E' nella sua patria che inizia a provare "dispiacere e disgusto" di fronte all'imperialismo inglese, e a divenire, insieme a Chesterton, un amante delle "piccole patrie", delle specificità e delle tradizioni locali, contro ogni tentativo di unificare, forzatamente o subdolamente.
Il mondo non bello che lo circonda nasce dall'orgoglio, dal desiderio di potere, sugli uomini e sulla vita, che, a livello poetico, viene raffigurato nell'anello. Sauron, colui che lo ha forgiato, il Nemico, il menzognero, tende ad unificare il mondo sotto di sé, ad appiattire, a livellare le diversità, gli uomini, i nani, e gli elfi, la Contea, Gran burrone, Gondor e Rohan...
Un po' come fanno, con metodi diversi o analoghi, la Germania, la Russia, l'Inghilterra e l'America: Tolkien non risparmia nessuno. Nel suo poema Sauron vuole imporre a tutti anche la stessa lingua, il Linguaggio Nero, soppiantando così tutti gli idiomi preesistenti: Tolkien, che ama profondamente la parola e i linguaggi, come espressione della diversità multiforme delle culture, ha paura che questo possa veramente avvenire.
Nel 1945, lui che apprezzava profondamente il latino liturgico, lingua solenne, maestosa, sacra, e nello stesso tempo universale, cattolica, ha paura che una lingua non della preghiera ma del commercio e del denaro, non che unifica ma che colonizza, l'inglese, il suo inglese, si affermi sulle altre lingue. Nel 1945 prospetta inoltre un mondo post-bellico massificato, omologato, globalizzato, nella lingua, l'inglese, nei gusti, in ogni cosa.
Quando scrive la sua opera più famosa Tolkien ha in mente questo mondo, il nostro, ma lo trasporta in uno mitico, metatemporale, perché sa che il problema del bene e del male è antico come l'uomo. Discende infatti dalla Caduta, termine con cui definisce il peccato originale: c'è in noi, fin da bambini, una tendenza al male che lotta con una tendenza di segno contrario. Si esprime nell'egoismo, nella superbia, nella volontà di dominio, sulle cose, talora nei rapporti con gli altri...

DIO HA CREATO OGNI COSA BUONA, MA HA LASCIATO LA LIBERTÀ
Per Tolkien non esiste, però, una contrapposizione manichea: non ci sono un Dio del bene e un Dio del male. Il suo riferimento filosofico è quello cristiano, da S.Agostino a S.Tommaso: Dio ha creato ogni cosa buona, omnia bona, ma ha lasciato la libertà di scegliere. Gollum, ad esempio, non è originariamente cattivo, anzi è una specie di hobbit: è l'anello a pervertirlo, rendendolo omicida e menzognero. Così Melkor e il suo servo Sauron sono semplicemente, come il Lucifero cristiano, degli angeli (Ainur) decaduti, che hanno deciso di opporsi al loro creatore, di cantare non più la sua musica armoniosa, creatrice, ma una musica propria, stridente e stonata, distruttrice. Melkor, divenuto il Nemico, assume gli attributi tipici di Satana, del diavolo: desideroso di potere, di gloria, menzognero, è, etimologicamente, "colui che è separato e che separa", che non ama, che cerca di guastare l'opera bella, armoniosa del creatore. Abita in una terra desolata, impervia, in cui pullulano macchinari e rifiuti industriali. Non ha amici o collaboratori, ma solo servi, come Sauron, o sciocchi servitori che sperano di essere un giorno padroni, come Saruman. Del male si può infatti divenire solo servi, perché abbracciando la menzogna e il vizio si perde la propria libertà. Ciò che cerca e ciò che vuole, Sauron, è l'anello: chi lo porta assume poteri immensi ma si lascia a poco a poco soggiogare. Non è il portatore, alla lunga, che decide, ma l'anello che decide per lui. Anche dell'anello si può essere solo servi, e non è lecito usarlo, usare un mezzo cattivo per fini buoni, come vorrebbe Sauron. In una sua lettera ad un figlio, dopo lo sganciamento della bomba atomica, che aveva permesso agli americani, e quindi anche agli inglesi, di essere totalmente vincitori, Tolkien afferma: "abbiamo usato l'anello!".
Ma se in questo tempo così "feroce" Sauron si è risvegliato, se la sua ombra si allunga da est verso le terre ancora libere e il mistero d'iniquità sembra totalmente dominante, non manca la speranza: l' "arbitro" della storia non è Melkor, ma Dio, che appare nel libro come una sorta di Provvidenza nascosta, che affida ai suoi il compito immenso di contrastare il male, di caricarsi del "fardello". "quando le cose sono in pericolo, qualcuno vi deve rinunciare, perderle, affinchè altri possano goderle".
A caricarsi del fardello, come un novello Cristo portatore della croce, è il piccolo Frodo, un mezzouomo, apparentemente il meno adatto di tutti. Eppure è in lui che si realizza il detto secondo cui Dio ha scelto ciò che è debole in questo mondo per confondere i forti. Frodo è una creatura mite, semplice, attaccata alla sua terra, ma capace di sacrificio: questa è la sua grande virtù! Non è chiamato, come nelle cerche dei miti e delle storie passate, dall'Iliade alla Gerusalemme liberata, a conquistare qualcosa, ma a rinunciare, a sacrificarsi: "E' l'eroismo dell'obbedienza e dell'amore - scrive Tolkien -, non quello dell'orgoglio e dell'ostinazione, a essere il più alto e commovente".

NON TOCCA A NOI DOMINARE TUTTE LE MAREE DEL MONDO
Eppure Frodo non è l'eroe senza macchia, un superuomo, ma è il mezzouomo, l'uomo di tutti i giorni, il soldato semplice inglese della I guerra, il Tolkien qualsiasi chiamato a vivere in un'epoca spaventosa, ma ciononostante, a vivere con dignità e grandezza interiore. Ha le stesse paure di tutti: "Avrei tanto desiderato che tutto ciò non accadesse ai miei giorni!", esclama di fronte a Gandalf, che gli risponde: "Anch'io, come d'altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato".
E altrove: "Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo".
Di fronte al compito immenso che gli è proposto Frodo acconsente e parte; porta l'anello fino a Gran Burrone, ma qui una alleanza di elfi, gnomi, uomini e hobbit, la Compagnia, è chiamata a decidere: cosa fare e a chi affidare l'anello per il viaggio finale. Nessuno sembra adatto, e allora Frodo afferma: "Prenderò io l'anello, ma non conosco la strada". C'è, in questa affermazione, tutto il concetto che Tolkien ha di eroismo: la generosità, il non arretrare di fronte alle responsabilità ("Prenderò io l'anello"), e nello stesso tempo l'umiltà, la necessità di un aiuto di una compagnia ("ma non conosco la strada"). Se guardiamo alla vita di Tolkien, tramite le sue lettere, la Compagnia diventano la Chiesa, gli amici, e la figura di Gandalf assume i contorni dell'angelo custode.
Eppure, lungo il cammino, Frodo dovrà fare i conti con sé stesso: il male, e questo è uno dei concetti più anti-moderni espressi da Tolkien, non è solo fuori, negli altri, nei sistemi politici ecc., ma in ognuno di noi, e va combattuto con coraggio e strenua lotta interiore. Anche Frodo è preso, talora, dal desiderio dell'anello, gli viene da pensare che in fondo se lo è meritato, oppure viene tentato di non vivere fino in fondo il compito che gli è affidato: devo stare, afferma, "in guardia contro i ritardi, contro la via che pare più agevole, contro lo scrollarmi di dosso il peso che grava sulle mie spalle".
Lotta con i nemici e lotta con se stesso. La sua forza sta nella disposizione d'animo che risulta, non senza difficoltà, vincente: il sostanziale desiderio di distruggere l'anello. La sua saggezza, ancora una volta come quella di Cristo, è una saggezza che il nemico considera "follia". Tolkien ha certo in mente questo concetto, la "croce scandalo e follia" per le genti, quando fa dire a Gandalf: "Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinnanzi agli occhi del nemico! Egli è molto sapiente, e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l'unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, egli giudica tutti i cuori alla sua stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno possa rifiutare il tanto bramato potere, o che, possedendo l'anello, voglia distruggerlo: questa deve essere la nostra mira, se vogliamo confondere i suoi calcoli".
Ancora una volta il concetto che l'eroismo, in questo caso la saggezza, consiste nella rinuncia, e non nel possesso. E', in fondo, un concetto che vale per ogni cosa: basti pensare che ogni vero amore umano, di marito, di moglie, di madre e di padre, di amico, passa dalla rinuncia, cioè dal riconoscere la presenza dell'altro, senza trasformare la persona amata in oggetto di possesso, senza volerlo stringere tra le mani, fino a soffocarlo.

GLI UOMINI DI SCIENZA
La saggezza fasulla di Sauron, contrapposta alla follia di Frodo, richiama un'altra contrapposizione essenziale: quella tra Gandalf e Saruman.
Entrambi rappresentano gli uomini di scienza, che sanno molto, che conoscono molto. Eppure non è dato a loro, non è dato a Gandalf, il compito più alto, quello di portare l'anello: l'intelligenza ed il sapere devono essere al servizio, e non strumento di potere. Inoltre ciò che distingue la nobiltà dei cuori non è la maggior o minor conoscenza, ma la disposizione della volontà, della libertà, al bene. La volontà, la libertà, è l'unica cosa totalmente nostra, mentre l'intelligenza ci è data. Il sapere, dicevo, è cosa buona, originariamente, come tutte, perché nasce dal desiderio naturale dell'uomo di aderire alla realtà, di leggervi dentro (intus legere). Ma come ogni cosa, anche il conoscere, la scienza, può essere usata negativamente, quando diviene orgoglio intellettuale, volontà di dominio, superbia. Saruman si illude di poter collaborare con Sauron e rimanere libero, si illude che egli voglia dividere il potere, si illude che "i saggi come noi potrebbero infine riuscire a dirigerne il corso, a controllarlo" in attesa, pur lungo un cammino di male, di plaudire "all'alta meta prefissa: Sapienza, Governo, Ordine".
Saruman, come Sauron, come il diavolo Melkor, hanno un loro superbo disegno di mondo, che definiscono sapiente e ordinato, e nelle loro "fucine" plasmano mostri e manipolano creature. Non sono capaci di creare, perché questa è una prerogativa solo di Dio. Secondo la filosofia tomista infatti l'amore è diffusivo di se stesso, o, con una espressione più celebre, solo l'amore crea. I nemici del Creatore, allora, sono solo pallidi imitatori, scimmie di Dio, come Melkor, che cerca di suonare una melodia più bella di quella di Dio, e finisce solo per creare una disarmonia di suoni. Così Saruman, Sauron, Melkor, coloro che fanno cose per se stessi, per esserne i loro Signori, non creano ma manipolano, modificano, alterano, corrompono, determinando creature mostruose, ibridi, chimere come gli Orchetti. Il loro peccato è "il più grande che abbia(no) potuto commettere, l'abuso del (loro) più alto privilegio" .

LE DOTTRINE EUGENETICHE
E' evidente che nel dire questo Tolkien ha presente la realtà storica del suo tempo, come noi potremmo avere la nostra: conosce le teorie di Aldous Huxley; sa che nella Germania nazional-socialista e nella Russia comunista, gli esperimenti sugli uomini si sprecano. Nelle loro "fucine" diaboliche, nelle loro moderne cliniche, medici manipolatori si accaniscono sulla vita per esserne padroni, in un'ottica di "progresso" futuro e di benessere. Si parla di esperimenti "positivi", che porteranno al miglioramento della razza umana (eugenetica), al miglioramento della vita degli uomini futuri... Come con la bomba atomica si vuole usare l'anello a fin di bene, ma non è possibile! Così i nazisti fanno nascere circa 80.000 bambini nati tramite accoppiamenti stabiliti dall'alto; Himmler fonda una associazione, chiamata Lebensborn, che sceglie donne non sposate da accoppiare a riproduttori ariani; si introducono sterilizzazioni forzate ed eutanasia; si sperimenta sulle donne incinte, per conoscere la vita del feto, la sua resistenza; si scarterebbero gli embrioni con la diagnosi pre-impianto, se fosse una tecnica già conosciuta, per selezionare i "migliori", o per decidere il sesso, o l'altezza, come avviene oggi.
Dottrine eugenetiche attraversano anche tutta la storia del socialismo: dalla "Repubblica" di Platone, in cui accanto alla comunanza di beni e di donne, si parla della necessità che lo Stato imponga chi debba accoppiarsi con chi; a "La Città del Sole" di Campanella, in cui il ministro dell'Amore è chiamato a scegliere i tempi e i soggetti dell'accoppiamento sessuale, al fine di garantire una certa purezza razziale; fino alle più recenti affermazioni dello staliniano Preobrazenskij: "Dal punto di vista socialista non ha senso che un membro della società consideri il proprio corpo come una sua proprietà privata inoppugnabile, perché l'individuo non è che un punto di passaggio tra il passato e il futuro", tanto che alla società spetta "il diritto totale e incondizionato di intervenire con le sue regole fin nella vita sessuale, per migliorare la razza con la selezione naturale". Del resto un'eugenetica de facto verrà attuata nei regimi comunisti asiatici, in Cina, Cambogia e Corea del Nord, tramite l'eliminazione di handicappati, invalidi, malati mentali e barboni, di coloro cioè ritenuti incapaci dell'unica attività cui il materialismo riconosce importanza: il lavoro (in Corea gli handicappati vengono ancor oggi deportati in località remote, in montagna o nelle isole del mar Giallo, mentre i nani vengono sistematicamente braccati e isolati: "La razza dei nani deve sparire" ha ordinato Kim Jong II in persona).
Tolkien aveva già visto tutto questo, insieme a tante bruttezze del mondo moderno, e aveva indicato gli antidoti: il coraggio e la purezza di Frodo, l'amicizia dei membri della Compagnia, l'utilizzo della sapienza nei limiti della giustizia, la consapevolezza che, al di là dei "muri di questo mondo", esiste un Dio che dirige la storia, nonostante la presunzione di Saruman e le sue melodie disarmoniche. (tratto da: Francesco Agnoli, "Voglio una vita manipolata", Ares).

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Fonte: Libertà e Persona, 17 gennaio 2018

7 - SANDRO PERTINI: IL PRESIDENTE VANITOSO, COLLERICO E FAN DI STALIN
Controritratto del mito agiografico a quarant'anni dalla sua elezione al Quirinale
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Tempo, 14/03/2018

Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L'Impertinente. Il Puro. A quarant'anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l'altro Pertini.
Alla morte di Stalin nel '53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell'Avanti! e all'epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l'Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. (...) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura... Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Quell'elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli.

PORZUS
Da Presidente della Repubblica il compagno Pertini concesse appena fu eletto, la grazia al boia di Porzus, l'ex partigiano comunista Mario Toffanin, detto "Giacca", nonostante questi non si fosse mai pentito dei suoi crimini per i quali era stato condannato all'ergastolo. Toffanin fu responsabile del massacro di Porzus, febbraio 1945: a causa di una falsa accusa di spionaggio, furono fucilati ben 17 partigiani cattolici e socialisti (la "Brigata Osoppo"), da parte di partigiani comunisti (Gap). Tra loro fu trucidato il fratello di Pasolini, Guido.
Dopo la grazia di Pertini a Toffanin lo Stato italiano concesse al criminale non pentito pure la pensione che godette per vent'anni, insieme ad altri 30mila sloveni e croati «premiati» dallo Stato italiano per le loro persecuzioni antitaliane. Pertini partecipò poi commosso al funerale del presidente jugoslavo Tito (1980), il primo responsabile delle foibe, baciando quella bandiera che destava terribili ricordi negli esuli istriani, giuliani e dalmati.
Pertini fu uno spietato capo partigiano. Il suo nome ricorre in molte vicende. Per esempio, quella della coppia di attori Valenti-Ferida. Luisa Ferida aveva 31 anni ed era incinta di un bambino quando fu uccisa dai partigiani all'Ippodromo di San Siro a Milano assieme a Osvaldo Valenti, il 30 aprile 1945, accusati di collaborazionismo, per aver frequentato la famigerata Villa Triste, a Milano, sede della banda Koch.
L'accusa si dimostrò infondata al vaglio di prove e testimonianze; lo stesso Vero Marozin, capo della Brigata partigiana che eseguì la loro condanna a morte, dichiarò, nel corso del procedimento penale a suo carico: «La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente». I due attori, infatti, pagarono la loro vita tra lussi e cocaina ma non avevano responsabilità penali o politiche tali da giustificarne la fucilazione per collaborazionismo.
Nelle dichiarazioni rese da Marozin in sede processuale Pertini fu indicato come colui che aveva dato l'ordine di ucciderli: «Quel giorno – 30 aprile 1945 – Pertini mi telefonò tre volte dicendomi: "Fucilali, e non perdere tempo!"». Si veda al proposito «Odissea Partigiana» di Vero Marozin (1966), «Luisa Ferida, Osvaldo Valenti, Ascesa e caduta di due stelle del cinema» di Odoardo Reggiani (Spirali 2001). «Pertini si era rifiutato di leggere il memoriale difensivo che Valenti aveva elaborato durante i giorni di prigionia, nel quale erano contenuti i nomi dei testimoni che avrebbero potuto scagionare i due attori da ogni accusa. La casa milanese di Valenti e della Ferida venne svaligiata pochi giorni dopo la loro uccisione. Fu rubato un autentico tesoro (cani di razza inclusi) di cui si perse ogni traccia».

AL DI LÀ DELL'IMMAGINE BONARIA
È famoso l'episodio accaduto all'arcivescovado di Milano nel '45, quando Pertini incrociò sulle scale Mussolini, reduce da un colloquio col cardinale Schuster. Pertini disse poi di non averlo riconosciuto, «altrimenti lo avrei abbattuto lì, a colpi di rivoltella». Poi aggiunse: «come un cane tignoso». Pertini sosteneva la necessità di uccidere Mussolini, non arrestarlo: se si fosse salvato, disse, magari sarebbe stato eletto pure in Parlamento. Delle responsabilità di Pertini nella strage di via Rasella a Roma, ne scrisse William Maglietto in «Pertini sì, Pertini no» (Settimo Sigillo, 1990).
Al Quirinale, al di là dell'immagine bonaria del presidente che tifa Nazionale, gioca a carte, va a Vermicino per Alfredino, il bambino caduto nel pozzo, si ricorda il suo carattere permaloso. Ad esempio quando cacciò il suo capo ufficio stampa, Antonio Ghirelli, valoroso giornalista e galantuomo socialista. O quando chiese di cacciare Massimo Fini dalla Rizzoli in seguito a un articolo su di lui che non gli era piaciuto.
Così ne parlò lo stesso Fini: «Immediata rabbiosa telefonata al direttore della Domenica del Corriere Pierluigi Magnaschi, un gentleman dell'informazione, il quale ricoperto da una valanga di insulti cerca di barcamenarsi alludendo all'autonomia delle rubriche dei giornalisti, allo spirito un po' da bastian contrario di Massimo Fini. Il "nostro" San Pertini gli latra minacciosamente: "Non credere di fare il furbo con me, imbecille! Chiamo il tuo padrone Agnelli e vediamo qui chi comanda!". E infatti il giorno dopo mi si presenta il responsabile editoriale della casa editrice Lamberto Sechi...». Lo stesso Pertini disse a Livio Zanetti in un libro-intervista: «Cercai inutilmente di far licenziare uno strano giornalista italoamericano». Nenni nei suoi diari considerava Pertini un violento iracondo.
Quando l'Msi celebrò il suo congresso a Genova nel 1960, fu proprio Pertini ad accendere il fuoco della rivolta sanguinosa dei portuali della Cgil col discorso del «brichettu» (il cerino). E vennero i famigerati «ganci di Genova», coi quali un governo democratico di centro-destra, a guida Tambroni, con l'appoggio esterno del Msi, fu abbattuto da un'insurrezione violenta nel nome dell'antifascismo.

PROVERBIALE ERA LA POI SUA VANITÀ
Ghirelli riferì uno sferzante giudizio di Saragat: «Sandro è un eroe, soprattutto se c'è la televisione». E i suoi abiti firmati, le sue scarpe Gucci mentre predicava il socialismo e il pauperismo... Fiorirono poi tante maldicenze su di lui, capo partigiano e poi leader socialista che vi risparmio, circolavano giudizi dell'Anpi, di Marco Ramperti... Francesco Damato ricordò: «Nel 1973 Pertini mi comunicò di avere appena cacciato dal proprio ufficio di presidente della Camera il segretario del suo partito, Francesco De Martino. Che gli era andato a proporre di dimettersi per far posto a Moro, in cambio del laticlavio alla morte del primo senatore a vita».
Poi fu proprio l'onda emotiva dell'assassinio Moro e l'asse Dc-Pci sulla non-trattativa che portò a eleggerlo due mesi dopo al Quirinale.
Infine va ricordato il Pertini che agli operai di Marghera, nel pieno infuriare del terrorismo rosso con larghe scie di sangue, disse: «Sono stato un brigatista rosso anch'io» per poi negare che le Br fossero rosse, giudicandoli solo «briganti», così da recidere il filo rosso tra Br e partigiani. Il Presidente di una Repubblica flagellata in quegli anni dal terrorismo rosso, si definiva orgoglioso «un brigatista rosso».

Fonte: Il Tempo, 14/03/2018

8 - OK DELL'AIFA (AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO) ALLA PILLOLA PER CAMBIARE SESSO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): a Ballando con le stelle niente voto alla coppia uomo-uomo, Ciudadanos chiede al governo di promuovere il lesbismo, abusata dal padre gay e dalla madre lesbica
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender, 29 marzo 2018

Via libera alla pillola per cambiare sesso in caso di disforia di genere. Come riportato dal quotidiano "La Verità", a riguardo, è arrivato infatti il parere favorevole della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) - secondo la quale la pubertà sarebbe "incongruente con l'identità di genere" - e per questo le persone gender variant , in possesso di una diagnosi di un esperto in salute mentale e del consenso informato dell'interessato e dei genitori, potranno fare richiesta della triptorelina, un medicinale erogabile a carico del servizio sanitario nazionale, in grado di "congelare" la pubertà in attesa di "tempi migliori" dal punto di vista della consapevolezza della propria identità sessuale.
Grazie all'assunzione di tale farmaco, il cui principio attivo viene usato per curare alcuni tipi di tumore (carcinoma della prostata e della mammella, per esempio), l'adolescente vedrà infatti inibita la secrezione di gonadotropine con la conseguenza di andare a sopprimere le funzioni testicolari e ovarica, ritardando lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.
Con l'approvazione della prescrizione di tale medicinale per gli adolescenti, l'AIFA raccoglie l'appello di alcuni specialisti in materia tra cui il presidente della Società Italiana di Endocrinologia, Paolo Vitti, della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Alberto Ferlin, della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Stefano Cianfarani e dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere, Paolo Valerio, per i quali - secondo la vulgata politically correct odierna - "sdoganare" i farmaci che bloccano la produzione degli ormoni sessuali della pubertà scongiurerebbe atti di bullismo omotransfobico: "un cruciale intervento precoce, volto a limitare possibili atti di bullismo omotransfobico e di isolamento sociale".
Come riporta sempre il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, lo psichiatra e presidente di Amigay Manlio Converti, non contento, alza ulteriormente l'asticella delle rivendicazioni auspicandosi che presto tale somministrazione del farmaco possa divenire gratuita, a pieno carico del Servizio Sanitario Nazionale e dei cittadini italiani: "Nonostante il riconoscimento dell'importanza di garantire la sospensione della pubertà negli adolescenti, il percorso ormonale in Italia per la transizione e il mantenimento delle persone transessuali resta completamente a pagamento e conduce al rischio di indurre alla prostituzione o ad altre mansioni criminali".
Con liberalizzazione dei farmaci per bloccare la pubertà degli adolescenti affetti da disforia di genere, l'AIFA non fa altro che assecondare la confusione di questi ragazzi, negando, di fatto, l'esistenza di una insopprimibile legge naturale e di un inarrestabile processo biologico da salvaguardare e rispettare. Una decisione folle, figlia del generale clima di asservimento al "gender diktat" globale, che si illude di poter curare e risolvere in tal modo quello che è un profondo e ignorato disagio psichico.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

BALLANDO CON LE STELLE: NIENTE VOTO ALLA COPPIA UOMO-UOMO
Dato che per alzare gli ascolti in TV bisogna anche alzare il tasso di polemica, a Ballando con le stelle, storico programma Rai condotto da Milly Carlucci, si è pensato bene di inserire tra i concorrenti anche una coppia uomo-uomo, formata dallo stylist Giovanni Ciacci, omosessuale dichiarato, e il maestro di danza Raimondo Todaro, etero.
Ivan Zazzaroni, uno dei giurati, si è rifiutato di votare la performance della coppia uomo-uomo non per motivi legati all'omosessualità di Ciacci, ma perché "fuori contesto", per usare una sua espressione. Poi ha aggiunto: "Non riesco a valutare, tant'è che forse non voto neanche", e rivolgendosi a Ciacci ha detto: "Giovanni, secondo me ti sei un po' penalizzato scegliendo di ballare con un uomo". Zazzaroni ha solo contestato il fatto che il ballo in coppia deve essere uomo-donna, invece il ballo same sex è "esteticamente sbagliato".
Ovviamente il pubblico in sala ha iniziato a fischiare il giurato e i social lo hanno duramente criticato. Tra i molti registriamo l'intervento Tommaso Cerno, neo senatore Pd: "A giudicare dal silenzio dei vertici sul caso di chiara omofobia in prima serata, pare che in Rai ci sia voglia di ballo a destra. Il servizio pubblico, a cui contribuiamo anche noi cittadini gay, dovrebbe avere un profilo diverso da quello dell'estetica da purista eterosessuale di Zazzaroni".
Ovviamente il polverone è stato voluto dagli autori del programma, dato che Ballando con le stelle in quanto a share non sta certo brillando come una... stella.
(Gender Watch News, 20 marzo 2018)

CIUDADANOS CHIEDE AL GOVERNO DI PROMUOVERE IL LESBISMO
La Spagna fa del laicismo una sua bandiera. E lo dimostra purtroppo coi fatti.
Il partito Ciudadanos ha chiesto al governo ed, in particolar modo, all'Istituto per le donne, emanazione del Ministero della Salute, la promozione entro un anno del lesbismo nel Paese iberico con una campagna pubblicitaria per «rompere stereotipi e pregiudizi», nonché con la costituzione di un osservatorio di analisi, di studio e di proposte operative concrete per una sensibilizzazione e per l'inclusione delle donne lesbiche e bisessuali in tutti gli ambienti, soprattutto sul posto di lavoro e nel campo dell'istruzione.
La lobby Lgbt ha così dimostrato ancora una volta di voler interferire pesantemente con indebite interferenze nel dibattito politico.
(Corrispondenza Romana, 6 marzo 2018)

MOIRA, ABUSATA DAL PADRE GAY E DALLA MADRE LESBICA
Moira Greyland, figlia della famosa scrittrice di fantascienza Marion Zimmer Bradley e di Walter Breen, studioso rinomato nel campo della numismatica, descrive nel libro autobiografico "The Last Closet: The Dark Side of Avalon" gli abusi sessuali e psicologici che lei e i suoi fratelli, sin dall'età di tre anni, hanno dovuto subire dai propri genitori, entrambi omosessuali.
Il padre era un membro della "North American Man-Boy Love Association" e considerava le sue pulsioni pedofile come naturali conseguenze della sua condizione omosessuale. Padre e madre poi sono stati autori del libro "The International Journal of Greek Love", una sorta di diario sulla pederastia.
All'obiezione che l'omosessualità dei genitori non fosse la causa delle violenze subite, Moira così ha risposto: "Ho sentito tutte le solite proteste: 'I tuoi genitori erano malvagi perché erano malvagi, non perché erano gay': non sono d'accordo. Il problema di fondo è un problema filosofico, ideologico, basato su convinzioni comuni alla cultura gay e che in una società ipersessualizzata si vanno diffondendo anche oltre il mondo LGBT: tutto ciò che riguarda il sesso è lecito, non importa cosa sia. Tutti i figli cresciuti con genitori gay con cui ho parlato hanno certe cose in comune".
 Il padre finì arrestato per aver violentato un ragazzo e morì in galera.
(Gender Watch News, 1° marzo 2018)

Fonte: Osservatorio Gender, 29 marzo 2018

9 - OMELIA II DOMENICA PASQUA - ANNO B (Gv 20,19-31)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La seconda domenica di Pasqua è la cosiddetta "Domenica della Divina Misericordia". È chiamata così in seguito alle richieste che Gesù rivolse a santa Faustina, di celebrare la domenica successiva a quella di Pasqua in onore dell'infinita misericordia con cui Egli ci ha amati e redenti.
Il Vangelo di oggi si armonizza molto bene con il tema della Misericordia. Il brano dell'evangelista Giovanni riporta infatti l'apparizione di Gesù agli Apostoli avvenuta «la sera di quel giorno» (Gv 20,19), il giorno della Risurrezione. In quell'apparizione, Gesù istituì il sacramento della Riconciliazione.
Apparendo agli Apostoli, Gesù, dopo aver alitato su di loro, disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Con queste parole, Gesù ha dato alla Chiesa il potere di rimettere i peccati.
A santa Faustina, Gesù fece una meravigliosa promessa. Egli volle che in questa domenica si parlasse della Divina Misericordia e disse: «Chi si accosterà alla sorgente della vita – ovvero alla Confessione e alla Comunione – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene». Poi continuò dicendo: «L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. Oh quanto mi ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e non crede che Io sono misericordioso, non ha fiducia nella Mia bontà».
In questa domenica siamo chiamati anche noi a glorificare l'infinita misericordia di Dio. Accostiamoci con fiducia al Sacramento del suo perdono, fondando il nostro proposito di non peccare più non sulle nostre forze, che sono molto piccole, ma sul suo santo aiuto, come recitiamo nell'"Atto di dolore".
Per fare una buona Confessione c'è bisogno di cinque cose: un buon esame di coscienza dall'ultima Confessione ben fatta; un'accusa sincera dei peccati, senza tacere volutamente nulla; un vivo dolore per le colpe commesse; un fermo proposito di non commetterle più; l'adempimento della penitenza imposta dal sacerdote. Chiediamo la grazia di pentirci con tutto il nostro cuore e di confessarci sempre bene. È questa la grazia più grande che è come la base per un cammino spirituale che ci porterà molto in alto.
Nella vita della beata Angela da Foligno si racconta un particolare molto importante. La Beata, quando era giovane, ebbe la sventura di confessarsi male per diversi anni, tacendo volutamente per vergogna alcuni peccati. A distanza di tempo, ella trovò la forza di "vuotare il sacco" e di dire tutto al sacerdote. Fu quello il tempo di un "nuovo inizio" che la portò ai vertici dell'esperienza mistica. Tutto iniziò con una Confessione ben fatta. Glorifichiamo anche noi l'infinita misericordia di Dio confessandoci sempre bene e sinceramente.
Nel Vangelo di oggi c'è un altro particolare che è di grande insegnamento: l'atto di fede dell'apostolo san Tommaso. Inizialmente, egli non volle credere alla testimonianza dei Discepoli che avevano incontrato Gesù Risorto; ma, in seguito, vide l'umanità gloriosa di Cristo Risorto e credette nella sua divinità, esclamando: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28).
Un atto di fede simile lo facciamo anche noi ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia. Ogni volta che vediamo l'Ostia consacrata, noi non vediamo l'umanità di Gesù e neppure la sua divinità, eppure noi riconosciamo in quell'Ostia Gesù, vero Dio e vero uomo. Quando, durante la Messa, il sacerdote eleva l'Ostia Santa, e quando preghiamo davanti al Tabernacolo, è una cosa molto bella ripetere l'atto di fede di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Ripetiamolo spesso e crediamo senza esitare che quello che vediamo non è pane e vino, ma è Gesù vivo e vero.
A san Tommaso apostolo ravveduto, Gesù poi disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29). Tommaso vide l'umanità di Gesù e credette alla sua divinità; noi non vediamo nulla e, perciò, siamo beati, come ha affermato il Signore.
Volendo ora sintetizzare il contenuto del Vangelo di oggi, possiamo adoperare due parole: Confessione e Comunione. Esse costituiscono la «fonte della vita» di cui parlava Gesù a santa Faustina. Accostiamoci con fiducia a questa fonte per attingervi la vita in abbondanza. La Madonna, Madre dell'Eucaristia, ci ispiri sempre una grande fiducia nell'infinita misericordia di Dio.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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