BastaBugie n°555 del 18 aprile 2018

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1 LA FIGLIA DEL PARTIGIANO CHE UCCISE IL BEATO ROLANDO RIVI CHIEDE SCUSA ALLA FAMIGLIA
Storico gesto di riconciliazione e perdono per ''rimediare'' al barbaro martirio del seminarista 14enne (VIDEO: Rolando Rivi)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA RAGAZZA CRISTIANA DI 28 ANNI RAPITA E VIOLENTATA DA BOKO HARAM
Le è stato ucciso il figlio perché non ha rinunciato alla fede cristiana (VIDEO: la testimonianza di Rebecca)
Fonte: Tempi
3 CHI ERA VOLTAIRE? UN INTOLLERANTE, UN TACCAGNO... ED ERA FAVOREVOLE ALLA SCHIAVITU'
Crolla il mito del padre dell'Illuminismo (nessun rispetto per chi la pensava diversamente, anzi odiava i cattolici e la Chiesa che cercò di distruggere con tutte le sue forze)
Autore: Giuseppe Reguzzoni - Fonte: Tempi
4 QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SU WINNIE MANDELA
La seconda moglie di Nelson Mandela è morta a 81 anni, ma si sono ''dimenticati'' di raccontarci le atrocità da lei ordinate: spedizioni punitive, violenze e omicidi
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: La Croce
5 ANALISI CONTROCORRENTE SU POVERTA', DISEGUAGLIANZA E IMMIGRAZIONE
Il declino di un'Europa sempre più povera perché ha abbandonato il modello di successo e trasferito ricchezza e potere in Oriente (VIDEO: Gotti Tedeschi)
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 COLPIRE LA RUSSIA DI PUTIN PER EDUCARE IL RESTO DEL MONDO
In realtà non c’è nessuna Guerra Fredda se non nella volontà delle democrazie occidentali di crearla (come nel caso dell'ex spia russa uccisa a Londra... ma da chi?)
Autore: Giampaolo Rossi - Fonte: Blog di Giampaolo Rossi
7 DA EINSTEIN A LEMAITRE: L'UNIVERSO NON E' INFINITO
Un universo finito nello spazio e nel tempo non piace ai materialisti, in particolare al mondo comunista (che non ha mai accettato le conclusioni dei due scienziati)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Timone
8 FINALMENTE DELLE BUONE NOTIZIE CONTRO GAY PRIDE, DITTATURA GAY, MATRIMONIO GAY
Notizie dal mondo gay (un po' abbattuto e sempre meno gaio): niente patrocinio ai Gay Pride per Trento Genova e Lombardia, Bermuda controcorrente abroga le nozze gay, Corte Suprema Usa dichiara che un pasticciere può rifiutarsi di fare torta per ''nozze'' gay
Fonte: Il Giornale
9 OMELIA IV DOM. DI PASQUA - ANNO B (Gv 10,11-18)
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA FIGLIA DEL PARTIGIANO CHE UCCISE IL BEATO ROLANDO RIVI CHIEDE SCUSA ALLA FAMIGLIA
Storico gesto di riconciliazione e perdono per ''rimediare'' al barbaro martirio del seminarista 14enne (VIDEO: Rolando Rivi)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2018

"Ognuno ha un compito nella vita, una missione: la mia era fare ritrovare la pace a mio padre e tentare di riconciliare i nostri cuori. Con l'aiuto di Dio oggi si compirà dentro una stretta di mano". Meris Corghi ha la voce rotta dalla commozione. E la pieve di San Valentino dove è sepolto il Beato Rolando Rivi, proprio ieri eretta a santuario dal vescovo di Reggio-Guastalla Massimo Camisasca, era troppo piccola per contenere tutti i fedeli che si erano dati appuntamento per questo gesto storico di riconciliazione.
Un gesto che apre una pagina nuova e gloriosa nel difficile percorso di rappacificazione della ferita della guerra civile chiamata Resistenza, che ancora oggi sanguina in un'Italia che fatica ad accettare quella tragedia che portò all'uccisione di migliaia di innocenti solo per odio politico.
Eccola Meris Corghi. Uno sguardo dignotoso e umile. Si presenta così, senza imbarazzi, ma con la mitezza di chi sa di avere la coscienza a posto dopo una lunga traversata nel deserto. Con il suo nome e dice fin dall'inizio di chi è figlia. "Giuseppe Corghi era mio padre". E' lui il partigiano che il 13 aprile del 1945 freddò a colpi di pistola il giovane seminarista 14enne Rolando Rivi colpevole di essere soltanto un ragazzino innamorato di Gesù e il prete di domani.
L'evento di riconciliazione tra la figlia dell'assassino di Rolando e la sorella e la cognata della vittima innocente avviene sotto gli occhi delle telecamere, a suggellare un momento storico di riconciliazione frutto della verità. Meris ha partecipato alla messa solenne per l'anniversario dell'uccisione del beato con il figlio che le è stato sempre accanto. Ed è entrata in chiesa all'inizio della celebrazione accompagnata da Alfonsino, assieme a Sergio Rivi, uno dei cugini di Rolando che in questi 30 anni si sono sempre battuti per la verità su quel delitto che la Chiesa ha sancito nel 2013 come martirio in odium fidei.

È GESÙ CHE ATTRAE I CUORI DI QUELLI CHE CHIEDONO E DONANO IL PERDONO
Insieme depongono una corona di fiori davanti all'altare maggiore della pieve romanica dove il corpo di Rolando è nascosto da un paliotto d'altare che lo raffigura assieme a Maria e Gesù. Il vescovo Camisasca assiste in disparte alla scena, commosso. E durante la messa questa commozione per la potenza di Dio, per intercessione del Beato Rolando, traspare quando il pastore reggiano, nell'omelia, dice che "il perdono che oggi avviene è il segno che Egli è in mezzo a noi. È Gesù che, per intercessione di Rolando, attrae i cuori di coloro che oggi chiedono e donano il perdono. Egli è il sole, che scende nelle profondità delle nostre inimicizie per sanarle".
E Meris è dovuta scendere nelle profondità di quel fatto così tragico del quale lei non poteva essere in alcun modo responsabile per provare a riannodare i fili di una salvezza di cui solo Dio può disporre, ma che però una figlia può chiedere offrendosi in espiazione al posto del padre. Meris usa proprio questa parola così profonda, così drammaticamente piena per esprimere il significato vero del suo gesto: "Questa stretta di mano tra le nostre due famiglie sia il simbolo della giusta espiazione per l'odio fraterno per ogni padre, per ogni nonno, per ogni bisnonno che ognuno ha nella nostra famiglia tornato vivo dalla guerra".
E' solo allora che si comprende l'immensità di quel gesto che ci richiama all'eternità, si chiariscono le intenzioni sincere e decisive di questa donna rimasta nel nascondimento per tutta la vita e che solo oggi ha mostrato alla Chiesa di essere una sua figlia prediletta. Meris, in fondo, non ha alcun rancore da esibire, ma chiede sommessamente soltanto che il padre che ama partecipi assieme a Rolando di quella salvezza eterna che ieri è stata la vera protagonista nascosta dietro quella stretta di mano tra Rosanna Rivi, sorella di Rolando e Maria, moglie del fratello Guido e la figlia di Corghi.
Che cosa doveva fare? Consolarsi nell'autogiustificazionismo e coltivare una vita piena di rimorsi? Ha scelto invece la difficile via di una sorta di espiazione vicaria facendosi carico della colpa del padre, ne ha portato il peso pubblicamente per non lasciare nulla di intentato su questa terra affinché l'uomo che ha amato e che ha tanto sbagliato partecipi della beatitudine eterna. In poche parole: questa donna non vuole che il padre vada all'inferno, vuol dire che ci crede, e per questo offre espiazioni (le ha chiamate proprio così) affinché la riconciliazione non sia un momento buonista, ma un vero atto di pacificazione nella verità. Verità che questa donna ha detto, che cosa doveva fare di più? Violentare la sua coscienza e maledire il padre? No, perché non avrebbe concorso per salvargli l'anima, l'unica cosa che le sta a cuore, e giustamente.

23 ANNI DI CARCERE
Il padre per quel delitto venne condannato assieme a Delciso Rioli a 23 anni di carcere, per poi rifarsi una vita. E in questa vita, trascorsa in provincia di Bologna, a Casalecchio di Reno, nella vita di Giuseppe Corghi entrò Meris, la figlia. Che all'epoca dei fatti non era nata e di quei fatti non parlò mai con il padre. Come però sia venuta a conoscenza di quel terribile segreto è ancora nell'intimità della donna, la quale però ad un certo punto decide di affrontare il destino che l'attende: "Durante un percorso che mi ha trasformato profondamente nell'animo, ho sentito che c'era qualcosa che dovevo fare, ma non sapevo cosa. Non sapevo praticamente nulla di questa vicenda, perché io non ero nata all'epoca e dopo ero troppo piccola per capire i discorsi. Ma, piano piano hanno cominciato ad affiorare dei tasselli, ho cominciato a pormi delle domande e ho iniziato un cammino che mi ha portato fino a qui oggi. Non ho quasi idea di come sia successo, so soltanto che è stato come essere guidata. Sì, sono stata guidata, forse dalla presenza di mio padre nel cercare una risoluzione per poter ritrovare la pace. Forse dalla luce divina che ognuno di noi porta nel cuore, forse dallo stesso beato Rolando che desidera più di ogni altro in questo momento storico e decisivo per il mondo l'unione e la pace".
Ritrovare la pace. Meris lo dice spesso durante la lettura della lunga lettera al termine della messa. "Vi chiedo con immensa umiltà di permettermi di pronunciare queste parole che mi sono state dettate dal cuore. Sono una figlia anche io, come tutti". E poi si lascia andare a ricordi teneri d'infanzia: "Ho sempre pensato a mio padre come ogni figlia dovrebbe pensare a un padre: una forza, un pilastro, un punto di riferimento. Da lui ho saputo sempre molto dell'amore e molto poco della guerra. Lui era mio padre, il mio esempio. Mi faceva ballare, mi faceva girare sulle punte come una ballerina. Era tutto. E' impegnativo per me essere qui ora, quello che ha stravolto la vita di mio padre e ha travolto la vita di Rolando è l'odio che cresce tra gli uomini e si trasforma nella guerra".

NELLA GUERRA TUTTI PERDIAMO
Perché "siamo tutti fratelli e nella guerra tutti perdiamo. Avete perso Rolando e si è perduto mio padre, ma Cristo ha salvato tutti gli uomini. Prima di spirare sulla croce usò il suo ultimo fiato solo per perdonare i suoi carnefici. "Padre perdona loro perché non sanno". E' questa la speranza recondita e tenace di Meris: che Gesù abbia perdonato quell'uomo che la faceva ballare come una principessa e che l'ha preservata da quel passato così tragico e doloroso.
In fondo, dopo questo lungo cammino, Meris ha capito l'essenziale: "L'unica vera esplosione e mi permetto di parlare a nome di tutti, sia quella della gioia sui sentieri dei nostri figli. Facciamo che diventino creatori di pace come lo è diventato il beato Rolando in questa vicenda e come cerco di esserlo io in questo momento nella memoria di mio padre". Un appello alla pace che si riverberi anche sull'oggi in cui i signori della morte e della guerra continuano le loro ideologie.  
Questo solo importa, se si ha a cuore la vita eterna dei propri cari: "Trasformati nella morte e riuniti dall'amore e dal perdono del Padre, che il sorriso di Rolando possa risplendere su tutti voi e accanto a lui anche quello di mio padre. Ciò che l'odio del separatore ha diviso possa riunirsi nell'amore del sacro Cuore di Gesù e nell'amore del Padre".
Un lungo applauso ha sciolto l'emozione e la tensione. Le tre donne si sono abbracciate proprio sotto lo sguardo tenero del martire bambino. Il gesto di Meris ci riporta ad un compito fondamentale per l'uomo sulla terra: quello di pregare per tutte le anime, specialmente quelle più bisognose della misericordia di Dio. Sapendo che è nostro compito offrire sacrifici - e niente è più perfetto di una messa - perché il Signore possa farli partecipi di quel mistero eterno al quale oggi, è la speranza di tutti, possano trovarsi uniti, finalmente riconciliati grazie alle preghiere sulla terra, la vittima e il carnefice, il lupo che pascolerà assieme all'agnello. Perché ieri si è accolta davvero la redenzione di Cristo e gli esseri umani divisi dall'odio con Lui saranno perfettamente uniti. E' la verità della Chiesa che, oggi come sempre viene a ricordarci di non smettere di chiedere la salvezza per le anime che hanno bisogno della nostra intercessione. Una donna che ha sofferto per colpe non sue sta a testimoniarlo. Si è umiliata per amore del padre chiedendo perdono, regalandogli così uno frammento di beatitudine eterna su cui Dio ora potrà far valere la sua giustizia.

Nota di BastaBugie: guarda il seguente video dove Andrea Zambrano (autore dell'articolo qui sorpa) racconta la storia del beato Rolando Rivi


https://www.youtube.com/watch?v=C4Xc764uqds

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2018

2 - LA RAGAZZA CRISTIANA DI 28 ANNI RAPITA E VIOLENTATA DA BOKO HARAM
Le è stato ucciso il figlio perché non ha rinunciato alla fede cristiana (VIDEO: la testimonianza di Rebecca)
Fonte Tempi, 7 marzo 2018

Lei è Rebecca Bitrus, una ragazza nigeriana di 28 anni rapita per due anni e violentata dai terroristi di Boko Haram. In Italia in occasione dell'iniziativa promossa da Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) a Roma con il Colosseo colorato di rosso, ha incontrato sabato 24 febbraio papa Francesco. In prigionia è stata violentata, ha perso un figlio per aver rifiutato di rinunciare alla sua fede cristiana ed è riuscita a liberarsi quasi miracolosamente.
Alla Stampa ha raccontato la sua storia: «"Sono stata sequestrata da Boko Haram, sono arrivati il 28 agosto del 2014″. Dogon Ghukwu Kangarwan Bagi è il nome della sua comunità, situata al nord dello Stato nigeriano del Borno, al confine tra Ciad e Niger. Al momento dell'attacco la ragazza aveva provato a fuggire con suo marito e i suoi figli, Zacarías e Jonatan. "Lascia il bambino e scappa, posso prendermi io cura di lui, sono una donna", ha detto al marito quando ha visto che il piccolo ne ritardava la fuga. La paura era che il suo sposo fosse catturato e reclutato come soldato.

TRASFORMATA IN SCHIAVA
L'uomo è riuscito a fuggire, lei invece è stata rapita e portata in un campo. "Mi hanno trasformato in una schiava. Ho lavorato per loro, ho cucinato, ho pulito e lavato i vestiti. Dopo un anno mi hanno chiesto di diventare musulmana, ma non volevo rinunciare alla mia fede. Credo in Gesù e qualunque cosa mi facciano non cambierò la mia opinione", ha detto.
Nel campo, situato in un'area strategica vicino ad un enorme fiume, Rebecca ha conosciuto altre schiave che venivano portate da tutta la regione. Quando venivano attaccati dai soldati nigeriani, i terroristi usavano le donne come scudi umani. Durante la prigionia i miliziani hanno cercato di convertire la ragazza all'Islam in ogni modo; dopo circa un anno hanno perso la pazienza e l'hanno rinchiusa in una gabbia sottoterra per tre giorni, senza cibo né acqua. Ma non hanno ottenuto il loro obiettivo. Quindi hanno preso Jonatan, il figlio di poco più di un anno, e lo hanno gettato nel fiume dove è annegato quasi immediatamente.
La scena ha lacerato il cuore della donna, ma non le ha impedito di andare avanti. Quella stessa notte alla donna è stato assegnato un nuovo marito; le hanno dovuto legare mani e piedi perché lui potesse abusare di lei. È rimasta incinta e ha partorito il bambino nella foresta, da sola. Lo hanno chiamato Abramo, ma la madre ha subito cambiato il suo nome in Cristoph.

LA FUGA E L'AMORE DEL MARITO CRISTIANO
Nel 2016 Rebecca Bitrus ha ottenuto la libertà, fuggendo durante un attacco delle forze nigeriane sul campo. Ha preso i suoi due figli ed è scappata nella direzione opposta dei terroristi. Ha camminato per 28 giorni, pensando che la strada la portasse nel centro della Nigeria, invece ha finito per attraversare il confine ed entrare nel Niger. È sopravvissuta mangiando erba. Sulle sue gambe conserva ancora i segni indelebili di quella marcia, decine di piccole ferite trasformatesi in calli.
Giunta vicino ad un lago, la giovane voleva abbandonare il figlio di Boko Haram. Non lo sentiva suo. Era il ricordo della violenza subita, ma non ha avuto il coraggio di farlo. Alla fine è riuscita ad intercettare l'esercito nigeriano che l'ha riportata nel suo paese, a Maiduguri, capitale del Borno. Lì è stata consegnata alla Chiesa cattolica e ha ottenuto un posto dove dormire, cibo e vestiti.
Tra emozione e dolore ha ritrovato il marito. Con difficoltà, è riuscita a malapena a spiegare che aveva perso Jonatan e che Cristoph era il frutto dello stupro di un terrorista. "Pensavo che fossi morta. Mi basta vederti tornare viva, ti amo così come sei», le ha risposto l'uomo tra le lacrime". (...) "Durante la mia sofferenza - ha confessato Rebecca - ho ricordato la passione di Gesù, che è stato crocifisso ma ha perdonato che gli faceva del male. Quando pensavo a questo, mi dicevo: io voglio imitare Gesù, voglio perdonare queste persone. Questo mi ha dato la forza interna per vivere quei momenti terribili"».

Nota di BastaBugie: ecco il video dove Rebecca Bitrus racconta in breve la sua drammatica esperienza dell'incontro con l'islam, religione di pace (?!)


https://www.youtube.com/watch?v=3VMfqwhw7Jw

Fonte: Tempi, 7 marzo 2018

3 - CHI ERA VOLTAIRE? UN INTOLLERANTE, UN TACCAGNO... ED ERA FAVOREVOLE ALLA SCHIAVITU'
Crolla il mito del padre dell'Illuminismo (nessun rispetto per chi la pensava diversamente, anzi odiava i cattolici e la Chiesa che cercò di distruggere con tutte le sue forze)
Autore: Giuseppe Reguzzoni - Fonte: Tempi, 17/03/2018

Chi era davvero Voltaire? Il difensore intransigente della tolleranza, nemico di ogni fanatismo e apostolo della nuova laicità, come lui ha voluto farci intendere e come ci è stato propagandato dalla scuola, o semplicemente un astuto impostore, abile nel cavalcare lo spirito del tempo e pronto a tutto pur di affermare se stesso?
Da qualche decennio la storiografia più seria ha cominciato a mostrarci il volto nascosto dell'«apostolo della tolleranza», pur con pochi riscontri nella vulgata più comune e, in particolare, in quella scolastica. Abbiamo così scoperto un Voltaire arricchitosi con il traffico negriero, violentemente razzista e antisemita, ben poco scusabile con il richiamo al solito «ma quelli erano i tempi!», giacché altri autori, in quei medesimi tempi, seppero reagire con ben più coraggio e disinteresse.
Abbiamo scoperto un autore geloso della propria fama sino all'astio, che non esitò a chiedere il licenziamento del giovane Rousseau, pur suo ammiratore, ma che rischiava di fargli ombra col suo genio.
I lettori più avvertiti sanno già che Voltaire mai pronunciò la frase a lui attribuita e pur così distante dal suo modo di essere: «Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu possa esprimerle». No, non avrebbe affatto dato la vita perché chi la pensava diversamente da lui, potesse esprimere le proprie idee. Anzi. Il vero motto di Voltaire, quello che più esprime il suo cuore, resta quello con cui usava chiudere la sua corrispondenza con Federico II di Prussia, di cui fu adulatore e servitore interessato: «écrasez l'infâme». «Distruggete l'infame», cioè la Chiesa cattolica, ovvero ciò che egli odiava con tutte le sue forze di un odio violento e irrefrenabile.
Ora, finalmente, esce anche in lingua italiana il bel saggio di Marion Sigaut, Voltaire. Tra propaganda e menzogna (XY.IT Editore - Collana Antaios, 18 Euro, 202 p.) che apre squarci interessanti sul "metodo" Voltaire, principalmente attraverso la lettura attenta di documenti personali, in qualche caso privati, legati ad alcuni casi che contribuirono a donargli l'immeritata fama di difensore della tolleranza.
Il sottotitolo originale francese di questa coraggiosa monografia, Une imposture au service des puissants, descrive sinteticamente, con un'espressione fortemente polemica e, dunque, voltairiana, il punto sorgivo e il metodo del Papa dell'Illuminismo francese. La Francia brulica di scuole, licei, piazze, viali dedicati a Voltaire.

LA LIBERTÀ PER TUTTI, MA NON PER I NEMICI
Anche in Italia, in occasione degli attentati che colpirono alcune grandi città europee, molti dirigenti scolastici, su input evidentemente proveniente dall'alto, imposero la lettura di brani dal Trattato sulla tolleranza, suggerendo che l'alternativa al fanatismo religioso (tout court) fosse il ritorno all'Illuminismo, nella sua versione più radicalmente laicista e secolare. Eppure, con il suo motto «La libertà per tutti, ma non per i nemici della libertà», è proprio l'Illuminismo la matrice originaria delle violenze ideologiche che, dallo sterminio di Vandea in avanti, hanno insanguinato e desertificato l'Europa!
Questo Illuminismo radicale e laicista, decidendo volta per volta chi sono i nemici della sua idea di libertà, è all'origine della crisi profonda di valori in cui si dibatte l'Occidente, resa oggi tragicamente più evidente dall'impatto con le culture pre- e anti- illuministe che le ondate immigratorie stanno portando al suo interno. Romano Guardini scrisse della "slealtà" dell'Illuminismo, che afferma valori di cui esso stesso non riconosce l'origine e che, anche per questo, finisce per distorcerli. Böckenförde, più recentemente, ci ha richiamati all'aporia di un Occidente liberale che vive di valori che non è esso stesso in grado di fondare e giustificare.
Marion Sigaut, autrice già nota ai lettori di Tempi, con questo suo volume, ci riporta all'origine di questa slealtà e di questa distorsione. Lo fa, da storica, ripercorrendo alcuni "casi", che contribuirono a creare il "mito Voltaire", ma lo fa con rigore documentario, senza fermarsi di fronte ai mostri sacri e intoccabili del paradigma illuminista.
Già, perché la prima libertà, negata ai «nemici della Rivoluzione» è proprio la libertà di ricerca, la possibilità e la volontà di accedere a fonti e documenti mai sino in fondo sondati e di mettere così alla prova la mitologia voltairiana sulla ben più profana realtà dei fatti. In Francia Marion Sigaut ha trovato qualche porta sbarrata, quando si trattava di indagare fonti di archivio che avrebbero potuto mettere in discussione la vulgata di un Voltaire padre della tolleranza. Appunto: libertà di ricerca sì, ma mai per i nemici della rivoluzione!

IL METODO VOLTAIRE
Marion Sigaut non tratta, ma racconta con grande perizia narrativa i casi su cui è costruito il suo libro. Lo fa come se parlasse con ciascuno di noi lettori, con una "finesse" e un'ironia tutta francese, che, pertanto, riesce a rendere il volume di lettura gradevole e sinanche leggera, pur non omettendo mai ampi e precisi richiami alle fonti documentarie.
Il primo caso sono gli "imbastigliamenti" di Voltaire, prigionia breve e dorata, che egli sfruttò abilmente, facendo di sé un martire vivente di quell'Ancien Régime, dei cui privilegi, pure, amava godere. Risulta gustosissimo il capitolo sulla taccagneria di Voltaire, anche in questo padre spirituale dello snobismo radical chic. Segue, poi, la narrazione dell'Affaire Calas e del caso orribile del Cavaliere de La Barre.
Il primo vide Voltaire prendere le difese della famiglia Calas, ugonotta, accusata di aver ucciso il figlio convertito al cattolicesimo, ma che sosteneva che questi si fosse suicidato. Il secondo è un tipico caso di blasfemia pubblica, conclusasi con una condanna a morte, sulla quale Voltaire intervenne a cose fatte. Così, condannato da un tribunale laico, il cavaliere de La Barre, divenne la bandiera di cui si aveva bisogno per «diffamare i giudici, la Chiesa, le persone oneste, il popolo e la Francia», il tutto passato sui libri di testo e nella storiografia ufficiale grazie a una sola fonte, per di più scarsamente attendibile.
Era questo il «metodo Voltaire»: «Una ragnatela di menzogne impreziosita da qualche dettaglio veritiero e destinata a nascondere l'essenziale». Occorre leggere questo testo, ripercorrerne l'attentissima ricostruzione storica, per capire questa straordinaria abilità a «costruire verità», di cui ancor oggi è schiava la società del «politicamente corretto».
Da ultimo una piccola osservazione, per così dire, «fuori testo». Quando XY.IT decise di pubblicare quest'opera, ne fu inviata copia ad alcuni esperti traduttori dal francese, che si intendessero anche di storia moderna. La risposta, negativa, di almeno uno di essi era, nelle motivazioni addotte, più che mai eloquente della mitizzazione imperante di Voltaire: è un testo troppo revisionista; è un testo ideologico... Invece, l'ideologia, applicata alla storia, consiste esattamente nell'accettazione acritica di un pregiudizio e nel rifiuto di accostare fonti scomode. Se questo è revisionismo, ben venga, allora, il revisionismo.
Voltaire, come ha scritto acutamente un recensore francese dell'opera della Sigaut, è «un des gardiens de notre prison mentale», uno di guardiani della nostra prigione mentale, messo lì a difendere un sistema di liberalismo illusorio e apparente che non vuole essere messo in discussione.
Ben venga, allora, proprio quella libertà di pensiero che l'ideologo dell'illuminismo francese scriveva di volere più di ogni altra cosa, e venga, quindi, a spalancare, finalmente, la gabbia del pensiero in cui una narrazione ripetuta sino alla noia, ci ha ormai abituati.

Fonte: Tempi, 17/03/2018

4 - QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SU WINNIE MANDELA
La seconda moglie di Nelson Mandela è morta a 81 anni, ma si sono ''dimenticati'' di raccontarci le atrocità da lei ordinate: spedizioni punitive, violenze e omicidi
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: La Croce, 4 aprile 2018

Esiste la censura? Certo che esiste, solo che non è più decisa a livello politico bensì a economico-finanziario, cioè dai burattinai del Pensiero Unico. L'ultimo esempio si è avuto per Winnie Madikizela, ex moglie di Nelson Mandela (1918-2013), primo presidente nero del Sud Africa dal 1994 al 1999, morta lunedì scorso a Città del Capo all'età di 81 anni.
La notizia della sua scomparsa, infatti, è stata data da tutti, e dico tutti i grandi media, compreso "L'Osservatore Romano", sorvolando sulle notevoli ombre che, dalla sua biografia, la macchiano e si riflettono ampiamente su quella del "Madiba", nomignolo col quale Nelson Mandela veniva chiamato all'interno del clan dell'etnia Xhosa alla quale apparteneva.
Nei "coccodrilli" abbiamo visto presentare la Madikizela come un'icona della lotta al razzismo, "madre della nazione" o, seguendo al massimo le veline del mainstream mediatico, come «voce forte e senza paura nella lotta per la parità di diritti che sarà ricordata come un simbolo di resistenza» (quest'ultima è una citazione del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres).
Al massimo, qualcuno si è avventurato ad accennare al rappresentare Winnie un "personaggio controverso" nella storia del Sud Africa, senza specificare naturalmente in che senso. Abbiamo anche visto la "lingua di legno" del giornalisticamente corretto spiegarci come il percorso politico e personale della Madikizela sia «stato a volte molto criticato» (cit. in È scomparsa Winnie Mandela, "L'Osservatore Romano", 3-4 aprile 2018, p. 2). In pratica sarebbe come dire che Adolf Hitler sia stato solo un tipo un po' stravagante o nervoso...
Perché diciamo tutto ciò? Perché la figura della Madikizela, sebbene iconizzata dai grandi media conformemente a quella del marito, è storicamente macchiata da numerose vicende inquietanti, oggettivamente punteggiata da affari di corruzione e ricordata dai sudafricani per dichiarazioni politiche caratterizzate da una violenza inaudita. Per ricorrere a una testimonianza in merito il più imparziale possibile, citiamo un saggio di una giovane giornalista sudafricana di sinistra, attualmente impegnata nel proseguire l'eredità politica e ideale dello stesso Nelson Mandela.

UNA VOLGARE CRIMINALE
Parliamo di Laurell Boyers-Bastiani, 37 anni, giornalista radiotelevisiva stabilitasi nel 2011 dal Sudafrica in Italia dopo aver studiato all'università di Johannesburg, co-autrice dell'instant book, uscito 4 anni fa con Il Corriere della sera, dal titolo "Nelson Mandela. Bisogna essere capaci di sognare". «Il contributo [di Winnie] alla lotta del Paese - ha scritto la Boyers, che è stata per molto tempo producer di documentari e programmi televisivi di approfondimento per la Tv indipendente nazionale sudafricana "E-tv" (Enca) - si era ridotto a una sequela di atrocità [...]. Ancora oggi, quando si parla di lei, la si ricorda come una volgare criminale, più che come un'icona della liberazione» ("Hamla Kahle, Mandela!", in AA.VV., Nelson Mandela, bisogna essere capaci di sognare, RCS, Milano 2013, pp. 33-34).
Winnie ha per esempio dichiarato più volte di approvare la pratica del "necklacing", violenza politica barbara consistente nel dare fuoco agli oppositori dopo averli legati a un copertone di automobile e gettandogli sopra della benzina. Centinaia di vittime, la maggior parte delle quali nere, sono state uccise in questo modo dai linciaggi condotti dall'ANC. La seconda moglie di Nelson Mandela è stata ripresa in un video mentre tristemente grida ad un enorme folla: «con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre "collane" [in inglese "necklace"] libereremo questo Paese».
Il "necklacing" è uno dei diversi "doni" dell'ANC all'umanità, essendo già stato esportato ad esempio nelle guerre civili e lotte tra fazioni ad Haiti, Zimbabwe, Nigeria, Messico e in molti altri Paesi. Per questo ed altro nel corso degli anni persino i più stretti collaboratori di Winnie Mandela non hanno che potuti decisamente prendere le distanze da lei, accusandola di volta in volta di avere commesso dei reati e dei veri e propri crimini. Il più noto (per cui la Madikizela fu processata e condannata in primo grado, prima che il testimone-chiave suo principale accusatore sparisse misteriosamente dalla circolazione), è il coinvolgimento diretto nel rapimento, la tortura e l'omicidio di un ragazzino quattordicenne, James 'Stompie' Seipei (1974-1989), accusato di essere un informatore della polizia che investigava sulle attività dell'ANC.
Nel 1992, ancora, venne accusata di aver ordinato un altro omicidio, quello del medico Abu-Baker Asvat, pure legato a suo modo al "caso Seipei" perché quasi certamente parlò con il ragazzo poco prima che questi morisse e di sicuro fu uno degli ultimi a vederlo.
La relazione finale della "South African Truth and Reconciliation Commission", cioè la Commissione d'inchiesta voluta in primis da Mandela per fare luce sui crimini e sulle ingiustizie passati sotto silenzio del periodo dell'apartheid, pubblicata nel 1998, ha dichiarato «la signora Winnie Madikizela Mandela politicamente e moralmente responsabile delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dal MUFC ["Mandela United Football Club", la squadra di calcio che raccolse diversi collaboratori di Winnie, tra cui le sue guardie del corpo, ma che divenne altrettanto famosa per le violente spedizioni punitive attuate verso gli avversari politici]» nonché «responsabile di gravi violazioni dei diritti umani».

RAPPORTO MATRIMONIALE BURRASCOSO, SE NON VIOLENTO
Abbiamo poi abbondantemente rivisto la foto che ritrae Winnie mano nella mano con Nelson Mandela nel 1990 all'uscita di prigione di quest'ultimo, senza mai un accenno al fatto che il rapporto matrimoniale fra i due è stato sempre burrascoso se non violento, tanto da sfociare solo pochi anni dopo nel secondo divorzio (marzo 1996) che ha connotato la vita del premio Nobel per la pace.
Nelson Mandela, infatti, dopo aver divorziato per la prima volta nel 1958 dalla prima moglie Evelyn, che l'ha accusato peraltro di adulterio e di essere venuto meno ai suoi doveri familiari, sposa in seconde nozze una ragazza di diciotto anni più giovane, Winnie Madikizela, che "nepotisticamente" sarà per molti anni capo indiscusso della sezione femminile dell'African National Congress (ANC) Women's League, mentre successivamente ha ricoperto persino la carica di compente del Comitato Esecutivo Nazionale del Partito che ha condotto all'indipendenza il Sud Africa.
Dopo due figli e un rapporto a dir poco burrascoso, Nelson divorzierà da Winnie nel marzo del 1996, ma questo naturalmente i telegiornali non ce l'hanno raccontato...  Eppure si tratta della donna che certamente ha più culturalmente influenzato Mandela e che l'ha maggiormente sostenuto negli anni della "lotta di liberazione" dal razzismo. Persino tra i sostenitori storici di Madiba, il solo evocare il suo nome oggi desta imbarazzo.
Quindi, ripetiamo: la censura esiste. E le prime vittime sono proprio i "liberati" cittadini sudafricani che, ieri, si sono ritrovati fuori dalla casa della Madikizela-Mandela a Johannesburg per rivolgerle l'ultimo saluto.
L'attuale presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, poi, ha annunciato che il 14 aprile si terranno i funerali di Stato di Winnie, e intanto migliaia di sostenitori dell'ANC si sono dati appuntamento nel quartiere di Soweto per canti e balli in suo onore. Ma nessuno a pensare che la "madre della nazione", nel 1991, è stata condannata a sei anni di prigione per il rapimento e l'uccisione di un 14enne. La censura esiste, allora non la condanniamo solo se fa comodo...

Nota di BastaBugie: per approfondire la figura di Nelson Mandela si possono leggere i due seguenti articoli

QUELLO CHE CI HANNO NASCOSTO SU NELSON MANDELA
Ad esempio nel 1985 disse che non vi è alternativa alla rivoluzione comunista violenta: ''Non vi è spazio per una lotta pacifica''
di Marco Respinti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3059

MANDELA FU UN POLITICO SCALTRO E SPREGIUDICATO, COLLEGATO CON PARTITO COMUNISTA E TERRORISMO
Un finto eroe che ha abbracciato il laicismo contrario alla famiglia naturale suggerito dalle agenzie Onu: un libro ne ricorda la figura
di Cristiano Ottaviani
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3268

Fonte: La Croce, 4 aprile 2018

5 - ANALISI CONTROCORRENTE SU POVERTA', DISEGUAGLIANZA E IMMIGRAZIONE
Il declino di un'Europa sempre più povera perché ha abbandonato il modello di successo e trasferito ricchezza e potere in Oriente (VIDEO: Gotti Tedeschi)
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-02-2018

Un recente rapporto pubblicato in Spagna dalla Università IE di Madrid (Edoardo Campanella) spiega quanto l'Europa stia impoverendo. Nel 2016 un quarto della popolazione europea era a rischio povertà, più alto in paesi quali Italia, Spagna e Grecia, un po' meno (intorno a un quinto della popolazione) in Germania e Francia.
In Italia, una decina di anni fa, avevamo circa 5 milioni di abitanti in difficoltà economiche. Negli ultimi 10 anni sono triplicati (particolarmente nelle regioni meridionali del paese). Forse basterebbero queste considerazioni per riflettere sulla bontà ed opportunità del fenomeno immigrazione? Forse basterebbero questi numeri per spiegare l'insistenza del Movimento 5 Stelle a promettere, prima delle elezioni, il reddito di cittadinanza? E Berlusconi quello di dignità? Vorrei proporre ai lettori della NBQ una riflessione che contrasta chiaramente con le opinioni diffuse durante questo pontificato, sia sul concetto di povertà, di diseguaglianza e di immigrazione.
Comincio ricordando che in un'area economica dove c'è diseguaglianza nella ripartizione della ricchezza, i meno fortunati sono sempre sostenuti (grazie a modelli di ridistribuzione ricchezza: con tasse, salari minimi, ecc.) affinché possano vivere decentemente. Al contrario, in un area dove c'è povertà strutturale, no. Lì, come si dice, "muoiono di fame".

COSA È PREFERIBILE?
Ora proseguo con una breve lectio su cosa è la ricchezza, povertà e quali sono le loro origini. Ogni epoca storica ha avuto un suo pensiero economico: dopo il 1500 (epoca delle grandi scoperte) il pensiero mercantilista attribuiva la ricchezza di una nazione alle risorse (materie prime) di cui disponeva; successivamente il pensiero fisiocratico ritrovò la ricchezza nella terra e nell'agricoltura; finché nel 1776, il grande economista Adam Smith scoprì che la ricchezza (vedi suo libro La Ricchezza delle Nazioni) dipendeva dal lavoro produttivo e questo discendeva dalla creatività ed intelligenza degli operatori economici. La lezione implicita è perciò che la ricchezza di un paese non è legata alla diponibilità di materie prime, alla sua posizione geografica e altro, bensì all'ingegno degli abitanti.
La formula di successo dell'Occidente è stata far crescere il numero di abitanti facendo così crescere (statisticamente) il numero di persone di genio, mentre facevano anche crescere il Pil grazie allo sviluppo naturale. Questo mondo occidentale è ora divenuto povero per sua scelta (influenzata da dottrine gnostiche, naturalmente, che hanno concorso a corrompere i valori morali), smettendo di fare figli e pertanto frenando la crescita e, statisticamente, il numero di creature geniali. Sostituendo detto modello con consumismo esasperato e delocalizzazione, producendo invecchiamento, deindustrializzazione, povertà della nazione, e tante altre conseguenze (politiche, sociali, culturali, morali...). Ma giustificando in tal modo anche il processo di immigrazione insensata, forzate e pianificata, che conseguentemente lascia pensare i meno ingenui che questa fosse l'obiettivo intermedio.

IL VERO OBIETTIVO FINALE: RIFARE LA CREAZIONE E LA CREATURA
Vero obiettivo finale è invece fondere popoli e razze al fine di realizzare il sogno gnostico di rifare la Creazione e la creatura. Prima grazie al passaggio intermedio di creazione di un meticciato culturale e razziale, poi realizzare il necessario sincretismo religioso. Infine interventi di genetica, grazie alla scienza disponibile. Ma c'è anche qualche altro particolare di cui tener conto. Il processo di immigrazione (soprattutto da paesi africani e di religione musulmana) serve anche a fronteggiare un problema imprevisto: la naturale invasione asiatica cinese. Questa è stata conseguenza naturale della delocalizzazione in Asia delle produzioni per reimportarle a basso costo. Questo processo non solo ha prodotto deindustrializzazione dell'Occidente (con conseguente crollo occupazionale), ma l'industrializzazione dell'oriente che ha permesso di generare ricchezza enorme, con la quale stanno comprandosi l'Occidente.
Il consumismo esasperato dell'Occidente (e la delocalizzazione in oriente) ha poi prodotto anche super-domanda di energia, arricchendo smisuratamente i paesi produttori di petrolio. Un po' perché il petrolio potrebbe esaurirsi, un po' perché gli importatori di petrolio hanno adottato politiche sostitutive ed alternative (energia solare...), un po' perché si è investito in risparmio energetico, i paesi produttori di petrolio, che non hanno mai investito nei loro paesi, con la loro ricchezza disponibile oggi (ma non sostenibile domani) si comperano i "palazzi" in Occidente. Comprando palazzi non ci si deve sforzare troppo per creare valore, ma solo per riscuotere affitti...
Questo fenomeno, di trasferimento in Oriente di ricchezza e potere, conseguente alla mala concezione e gestione del processo di globalizzazione, era diventato una delle maggiori preoccupazioni di Papa Benedetto XVI. Una delle sue idee strategiche infatti era la conversione della Cina, non il compromesso con la Cina, dove il governo deve governare anche la Chiesa. Ma anche questo è un altro nostro rischio, dovuto alla perdita di Benedetto XVI, il Grande.

Nota di BastaBugie: nel seguente video Ettore Gotti Tedeschi parla della crisi attuale e dei motivi economici e ideologici che l'hanno causata.


https://www.youtube.com/watch?v=-QXcv4WGSOE

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-02-2018

6 - COLPIRE LA RUSSIA DI PUTIN PER EDUCARE IL RESTO DEL MONDO
In realtà non c’è nessuna Guerra Fredda se non nella volontà delle democrazie occidentali di crearla (come nel caso dell'ex spia russa uccisa a Londra... ma da chi?)
Autore: Giampaolo Rossi - Fonte: Blog di Giampaolo Rossi, 18/03/2018

Perché i servizi segreti di Mosca (o Putin in persona secondo alcuni) avrebbero deciso di eliminare una ex spia russa che vive a Londra, consegnata da loro stessi agli inglesi 10 anni prima e che avrebbe da tempo cessato ogni attività?
Per "vendetta perché i russi non perdonano i traditori", spiegano quelli che le cose le sanno. Ma allora perché non l'hanno fatto fuori negli anni in cui la spia era prigioniera nelle carceri di Mosca?
E poi perché farlo a 15 giorni dalle elezioni presidenziali in Russia che vedranno Putin vincere il quarto mandato e nel momento di massima tensione tra Russia e Occidente, in cui Europa e Stati Uniti stanno accusando Mosca praticamente di tutto (fra un po' anche del buco dell'ozono)?
E perché per eliminare questa "spia in pensione" l'avrebbero avvelenata con una sostanza chimica identificata dagli esperti britannici come "Novichok", uno dei più letali agenti nervini creato e sviluppato nei laboratori dell'Uzbekistan ai tempi dell'Unione Sovietica?
Perché i russi avrebbero lasciato questa perfetta firma d'autore al loro "inutile" complotto? Non era più semplice un colpo di pistola alla testa da un sicario o uno di quegli insospettabili incidenti stradali in cui involontariamente la vittima perde la vita in circostanze assolutamente casuali?
E siamo sicuri che questo "veleno" riconduca direttamente alla responsabilità di Mosca?

DOMANDE SENZA RISPOSTA
Vil Mirzanyanov è uno scienziato russo che partecipò al programma chimico sovietico prima di fuggire negli anni '90 negli Stati Uniti rivelando molti segreti dei prodotti proprio in quel laboratorio uzbeko dove lui lavorò. Nel 2007 pubblicò un libro che svelava i programmi chimici sovietici e all'interno anche le formule di questa sostanza incriminata.
Sul Wall Street Journal, Ralf Trapp, uno dei massimi esperti internazionali di armi chimiche, ha ricordato come la divulgazione di questa formula "ha reso il Novichok disponibile per la riproduzione altrove" e che "altri Paesi svilupparono questo programma".
Con il caso Skipral siamo ad un salto di livello: accusare la Russia di terrorismo di Stato
D'altro canto i Servizi d'intelligence britannici hanno dato ampia prova di inaffidabilità e manipolazione. Furono i loro report (combinati con quelli della Cia) a costruire la bugia delle "armi chimiche di Saddam" che spinse all'invasione in Iraq e all'inizio del processo di destabilizzazione del Medio Oriente. E furono sempre loro (in combutta con quelli francesi) ad inventare le prove "umanitarie" che giustificarono la guerra in Libia e la distruzione di uno Stato sovrano, producendo gli effetti disastrosi che oggi noi paghiamo in termini di immigrazione e terrorismo jihadista.
La storia di Sergei Skripal (la spia avvelenata) e sua figlia Yulia che oggi lottano tra la vita e la morte, è destinata a rimanere sospesa a metà tra la verità che i governi occidentali, i media e le élite che li controllano impongono al mondo e l'indimostrabilità di questa verità.

UN SALTO DI LIVELLO
Qui però siamo ad un salto di livello. L'accusa alla Russia è quella di un atto di terrorismo su territorio britannico. L'immagine dei soldati di Sua Maestà che si aggirano con le tute anti-batteriologiche per i giardini di una città inglese sotto attacco chimico di un potenza straniera, è la perfetta icona di cui il mainstream ha bisogno per spaventare l'opinione pubblica e additare Mosca come un pericolo per l'Occidente.
Ma perché accusare Mosca di questa maldestra operazione in territorio britannico?
Qualche settimana fa su Bloomberg, Eli Lake esperto di Sicurezza Nazionale ha chiarito l'obiettivo: qualora Putin "continuerà i suoi omicidi sul suolo europeo si dovrebbe includere la designazione della Russia come sponsor statale del terrorismo". Con ricadute pesantissime anche a livello di Nazioni Unite.

NUOVA GUERRA FREDDA, INVENZIONE OCCIDENTALE
La realtà è che non c'è nessuna Guerra Fredda se non nella volontà occidentale di crearla. Le ragioni sono evidenti.
Oggi il mondo non è bipolare ma multipolare.
Il vero nemico per l'egemonia americana e per l'Occidente non è la Russia (oggi potenza dimezzata) ma la Cina di cui la Russia è partner secondario.
La Russia non è più Unione Sovietica, non controlla più metà dell'Europa e paesi in Sud America e Africa; è al massimo una potenza regionale che cerca disperatamente di arginare l'espansionismo americano e occidentale in Eurasia difendendo legittimamente i propri interessi vitali.
Il Patto di Varsavia non esiste più e molti dei paesi che un tempo erano alleati di Mosca oggi gravitano in orbita occidentale; la Russia di oggi è potenza nucleare ma in termini militari la sua forza è un quinto di quella passata e di gran lunga inferiore a quella della Nato che è la più terribile macchina da guerra globale mai esistita nella storia.
Putin deve pagare l'intervento in Siria e l'opposizione ai progetti del Nuovo Ordine Internazionale
Pensare che la Russia stia per invadere l'Europa o abbia interesse ad alimentare tensioni con l'Occidente è solo il frutto di una schizofrenia indotta. La narrazione di una nuova Guerra Fredda serve all'Occidente per legittimare la Russofobia che affonda le sue radici nei secolari interessi imperiali di Londra e che oggi si sposa con gli interessi dell'élite globalista e del suo immenso apparato tecno-militare.

COSA PAGA PUTIN?
Il caso Skipral e l'accelerazione indotta da Gran Bretagna e Francia (con meno convinzione Usa e Germania) per accusare la Russia di qualcosa ancora da dimostrare sembrano essere fatti apposta per portare all'estremo le tensioni con Mosca. Tensioni il cui livello si è accentuato negli ultimi due anni. Perché?
Putin sta pagando il suo intervento in Siria che ha interrotto l'effetto domino iniziato con la Primavera Araba e con i regime change imposti in Libia e Egitto.
Putin paga l'aver combattuto e sconfitto Daesh (che prima del suo intervento stava dilagando con la complicità dei suoi creatori, Usa e Arabia Saudita) e cancellato quel Califfato che doveva rappresentare un cuscinetto di preparazione alla nuova entità sunnita da far spartire a turchi e sauditi.
Putin paga l'aver reso evidente la trasformazione di Al Qaeda in "ribelli moderati" utilizzati dall'Occidente come forze militari per le "proxy war" in Siria e Libia.
Putin paga l'aver impedito l'abbattimento del regime di Assad e la spartizione del Medio Oriente secondo l'asse atlantico-sunnita che lega Usa e Gran Bretagna al regime wahabita e alla nuova dittatura turca.
Ecco perché bisogna punire la Russia di Putin: per educare il resto del mondo. Guai a chi si oppone ai disegni del Nuovo Ordine Mondiale imposti dall'élite e dai fedeli scudieri che governano le democrazie occidentali.

Fonte: Blog di Giampaolo Rossi, 18/03/2018

7 - DA EINSTEIN A LEMAITRE: L'UNIVERSO NON E' INFINITO
Un universo finito nello spazio e nel tempo non piace ai materialisti, in particolare al mondo comunista (che non ha mai accettato le conclusioni dei due scienziati)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Timone, dicembre 2017 (n° 168)

L'universo è spazialmente finito o infinito? L'idea oggi più diffusa è che sia infinito: è tanto grande, viene da pensare, che non ha fine. Eppure, se l'universo è infinito, perché vediamo intorno a noi solo realtà che nascono e muoiono, cioè finite? E se l'universo non è infinito, cosa c'è prima e al di là di esso?
Esattamente 100 anni fa, Albert Einstein getta le basi della cosmologia moderna. In Considerazioni cosmologiche sulla teoria della relatività generale respinge l'idea di un universo infinito e immagina l'universo come un "continuo concluso".
Per Einstein l'universo è spazialmente finito, di volume e circonferenza finiti, ma illimitato, senza frontiera. I concetti di finito e illimitato non sono in contraddizione: si potrebbe camminare a piacimento sulla Terra senza mai giungere ad un confine ultimo; nel contempo, tuttavia, nessuno dubita del fatto che la Terra possieda un volume finito.
Per il Nobel per la fisica Max Born "l'idea di uno spazio finito ma senza limiti" fornisce "la soluzione del mistero per cui il sistema stellare non si sparpaglia e non si dirada, a differenza di quanto accadrebbe se lo spazio fosse infinito" e "apre la strada al concetto moderno dell'universo in continua espansione" (R. Clark, Einstein, Rizzoli 1976, pp. 230-234). Ma, pur spazialmente finito, l'universo di Einstein è infinito nel tempo e statico: l'idea che possa espandersi è da lui giudicata assurda ed esteticamente non attraente.

LEMAÎTRE
Sono passati 10 anni dalla memoria di Einstein e il sacerdote Georges Lemaître contrappone all'universo statico di Einstein un universo dinamico, che cresce, si espande. Alcuni anni dopo, da questa intuizione ne nascerà un'altra: l'ipotesi dell'atomo primitivo, progenitore della moderna ipotesi del Big Bang. Così l'universo appare finito non solo nello spazio, ma anche nel tempo.
Per Lemaître questo è vero non solo alla luce della fisica, ma anche della filosofia: "nella realtà fisica l'infinito esiste solo in potenza, mai in atto" (M. Stenico, Dall'archè al Big Bang. Georges Edouard Lemaître e la grande narrazione cosmica, Quaderni di archivio Trentino 2017, p. 67). Egli ritiene che le incredibili dimensioni cosmiche suggeriscano all'uomo di fede quello che la Bibbia insegna: la sua dignità di figlio di Dio e la sua piccolezza di creatura contingente.
Un universo finito nello spazio e nel tempo non piace ai materialisti coevi, in particolare al mondo comunista, che scomunica le cosmologie di Einstein e di Lemaître e proclama dogmaticamente l'infinitezza di materia e di spazio. Per i materialisti non può esserci nulla prima dell'universo e al di là di esso.
Ma ai fisici è ormai chiaro: che prima del Big Bang non vi fossero né spazio né tempo, non è affatto un'idea illogica, anzi. Come scrive il filosofo della scienza Paolo Musso (La scienza e l'dea di ragione, Mimesis 2011, p. 464), "possono esistere solo distanze che crescono nel tempo (infinito potenziale), come per esempio quelle tra le galassie nel caso dell'universo aperto, che continueranno a crescere senza però mai giungere ad essere infinite di fatto (infinito attuale, che non può esistere nel mondo materiale, ma solo in quello dello spirito)".

I PADRI DELLA SCIENZA
Ma cosa pensavano i padri della moderna astronomia?
Per il cardinal Cusano (1401-1464) l'universo non è circoscritto dalle mura delle stelle fisse, ma ciò non significa che sia infinito: è, invece, "privo di termini entro i quali potrebbe essere racchiuso". Per Copernico (1473-1543) e Keplero (1571-1630) l'universo è incredibilmente vasto, immensum, ma chiuso, finito, perché "l'infinità appartiene solo a Dio". Per Cartesio (1596-1650) l'immensità della Creazione, deve spingerci a lodare Dio con maggior ammirazione e vigore; ma ciò non significa che l'universo sia infinito: "Non c'è che Dio solo che io concepisca positivamente infinito".
In accordo con lui, il grande matematico padre Marin Mersenne dice: "il mondo non può affatto pretendere di rispecchiare e rappresentare l'infinita potenza di Dio" (A. Del Prete, La Rivoluzione scientifica: modelli di conoscenza, Treccani 2002). Anche l'universo di Isaac Newton, coincidendo con quello biblico, è finito. Sarà l'"universo newtoniano", nella rivisitazione settecentesca, a divenire infinito nel tempo e nello spazio, e ad affermarsi per lungo tempo, sino al 1917.
L'universo infinito, assente presso i grandi scienziati, compare invece nella visione panteista di Giordano Bruno (1548-1600), come abbiamo sopra anticipato. È un'idea di cui oggi, a livello scientifico, non rimane molto. Già all'epoca, Bruno trova nei veri scienziati i suoi avversari. In particolare il già citato Keplero, secondo cui un corpo infinito non può esistere, e una "misurazione infinita non è concepibile".

ALCUNI SCIENZIATI CONTEMPORANEI
Oggi, per l'astrofisico italiano Giovanni F. Bignami "L'universo è molto grande e le osservazioni astronomiche indicano che sta continuando ad espandersi. Le sue dimensioni però sono finite e sono determinate dalla quantità di materia e di energia che contiene" (G. F. Bignami, I marziani siamo noi. Un filo rosso dal Big Bang alla vita, Mondadori 2012, p. 188).
L'astrofisico T. X. Thuan ricorda che è grazie al concetto di "curvatura dello spazio" che "possiamo capire come sia possibile che lo spazio non abbia un confine pur restando rigorosamente finito. Se questo vi pare impossibile, mettetevi nei panni di un Magellano o di un Phileas Fogg intenti a fare più volte il giro del mondo. Per quanti giri facciate, non incontrerete mai alcun limite. Mai un muro o un bordo a sbarrarvi il cammino. Ciò nonostante, la superficie della Terra è finita. Ciò è possibile perché la Terra non è piatta ma curva". Analogo il discorso per l'universo (T. X. Thuan, Lo scienziato e l'infinito, Dedalo 2014, p. 96).
Pur essendo finito, l'universo è smisuratamente grande, e l'uomo è un puntino microscopico. Ma quella dell'universo è una grandezza spaziale, quantitativa, non qualitativa. Copernico, Keplero, Galilei, Pascal, ecc. ritenevano che la dignità dell'uomo non stesse nello spazio che occupa, ma nella sua capacità di pensare e di amare.

Fonte: Il Timone, dicembre 2017 (n° 168)

8 - FINALMENTE DELLE BUONE NOTIZIE CONTRO GAY PRIDE, DITTATURA GAY, MATRIMONIO GAY
Notizie dal mondo gay (un po' abbattuto e sempre meno gaio): niente patrocinio ai Gay Pride per Trento Genova e Lombardia, Bermuda controcorrente abroga le nozze gay, Corte Suprema Usa dichiara che un pasticciere può rifiutarsi di fare torta per ''nozze'' gay
Fonte Il Giornale, 13/04/2018

Niente patrocinio al Gay Pride, è una manifestazione divisiva e pertanto non va sostenuta.
Il governatore Attilio Fontana non intende concedere il logo regionale alla sfilata arcobaleno in programma il 30 giugno a Milano, lo ha confermato in un'intervista pubblicata ieri dal sito Lettera43.
É la linea che ha seguito peraltro anche a Varese, dove è stato sindaco per due mandati. «Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato. Il Gay Pride è divisiva e quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere». Intende invece confermare la scelta dell'ex presidente Roberto Maroni che alla vigilia del corteo contro la legge sulle unioni civili (il ddl Cirinnà) nel 2016 illuminò il Pirellone con la scritta «Family Day».
«Lo rifaremo - assicura Fontana -, quella non è una scelta divisiva, è una scelta politica. Tutti riconoscono il valore della famiglia. È nella Costituzione, è uno dei fondamenti della nostra civiltà ed è uno dei principali punti di riferimento del programma dell'amministrazione precedente e di questa». Parole che fanno infuriare la Pd Monica Cirinnà firmataria del decreto sulle unioni civili: «Lombardia nel Medioevo dei diritti grazie a Fontana. E questa sarebbe la parte più progredita del Paese?». Applausi al governatore leghista dagli esponenti del centrodestra, si ribellano la sinistra e le associazioni gay. Ed è continuato anche ieri il botta a risposta a distanza tra Fontana e il sindaco sul tema profughi. Il presidente ha precisato che l'ipotesi di premi a Comuni che non accolgono per ora «è una proposta dell'assessore De Corato, la valuteremo. Ma con Sala la pensiamo in maniera diametralmente opposta». [...]

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (un po' abbattuto e sempre meno gaio).

I NO AI GAY PRIDE DI TRENTO, GENOVA E LOMBARDIA
Genova (centrodestra), Trento (centrosinistra) e regione Lombardia con il leghista Fontana hanno negato il proprio patrocinio ai Gay Pride. La motivazione più spesa è quella che sono iniziative divisive. Sicuramente le vere motivazioni sono altre, ma comunque l'importante è stato non aver dato il patrocinio.
Sono solo tre quindi le pubbliche amministrazioni che hanno detto No al Gay Pride, però forse sono indice del fatto che forse il vento sta cambiando. I politici si sono resi conto che il numero di persone omosessuali e sostenitori della causa omosessualista non è significativo in termini di appoggio politico ed è ben maggior il numero che sono infastiditi dalla pervasività dell'ideologie gender. Dunque pare che appoggiare la causa gay non paghi. Ciò non toglie che forse alcuni o tutti i politici che hanno rifiutato il patrocinio siano intimamente convinti che le iniziative come quelle del Gay Pride siano un attacco alla famiglia e al buon senso.
(Gender Watch News, 17 aprile 2018)

BERMUDA CONTROCORRENTE: ABROGATE LE NOZZE GAY
E' durato meno di un anno il matrimonio omosessuale a Bermuda, territorio d'oltremare del Regno Unito. Il suo governatore, infatti, John Rankin, ha promulgato una legge che non permetterà più la celebrazione di nozze gay nell'arcipelago o alle navi con la loro bandiera. È il primo territorio al mondo ad abrogare il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La legge che istituiva questa nuova forma di matrimonio risale al maggio 2017 con una decisione della Corte Suprema delle Bermuda dopo il ricorso di due uomini che volevano convolare a nozze. La riforma invece è stata votata nel dicembre scorso a vastissima maggioranza (8 voti su 11 al Senato, 24 su 34 alla Camera). Ora le coppie dello stesso sesso potranno ottenere l'unione civile (aperta, quest'ultime, anche alle coppie eterosessuali) ma non il matrimonio. Le nozze gay già celebrate (sei o sette in totale) rimangono valide.
Secondo il ministro degli Affari nazionali Walton Brown, come riporta La Fede Quotidiana, sebbene le parti contraenti non possano sposarsi, godranno "di un'unione libera nella quale avranno gli stessi diritti". Brown ha spiegato che la legge è nata su impulso della maggioranza dei cittadini di Bermuda (che in totale sono poco più di 60mila): un referendum non vincolante del 2016 ha attestato che il 69% della popolazione è dell'avviso che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna. C'è da dire che dallo stesso referendum è risultato che il 63% della popolazione è contraria anche alle unioni civili. Se davvero Bermuda vuole rispettare l'opinione della maggioranza, dovrà sopprimere anche quest'altro istituto.
Intanto la novità di segno contrario rispetto a quanto avviene in altri luoghi del mondo ha deluso le compagnie navali battenti la bandiera di Bermuda. Il motivo? Il business, of course. Sulle loro imbarcazioni erano stati prenotati dei ricevimenti da parte di persone omosessuali: ora verranno giocoforza annullati.
(Simone Pellegrini, Osservatorio Gender, 13 febbraio 2018)

CORTE SUPREMA USA: PASTICCIERE PUÒ RIFIUTARSI DI FARE TORTA PER "NOZZE" GAY
Mireya ed Eileen Rodriguez-Del Rio si sono "sposate" ed hanno chiesto a Cathy Miller, proprietaria della Tastries Bakery, di preparare una torta nuziale. Lei, a motivo della sue convinzioni religiose, si è rifiutata. Le due donne si sono rivolte al Department of Fair Employment and Housing della California che ha dato loro ragione citando la normativa contro le discriminazioni in base a razza, genere, religione o orientamento sessuale.
La Miller non si è data per vinta e ha fatto ricorso alla Corte Suprema la quale ha dato torto alla coppia lesbica. Il giudice ha infatti così scritto nella sentenza: "Una torta nuziale non è solo una torta nuziale se analizzata sotto l'aspetto della libertà di espressione. E' un'espressione artistica della persona che la prepara, per essere usata al centro di un festeggiamento di matrimonio". Dunque la libertà di espressione non può essere coartata dall'altrui volontà.
Però il giudice aggiunto che caso diverso sarebbe stato quello in cui la torta non fosse stata preparata ad hoc, ma era una delle tante esposte in vetrina. Queste non esprimerebbero la libertà artistica della donna e quindi non ci si potrebbe appellare alla libertà di espressione. Ciò è falso perché anche una torta anonima è espressione di chi la fa. In secondo luogo qui è pertinente il tema della collaborazione al male, tema centrale per la Miller che in nessun modo voleva cooperare alla buona riuscita di quel "matrimonio". E leggi e giudici dovrebbero tutelare simili volontà.
(Gender Watch News, 9 febbraio 2018)

Fonte: Il Giornale, 13/04/2018

9 - OMELIA IV DOM. DI PASQUA - ANNO B (Gv 10,11-18)
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Messia era stato caratterizzato dai profeti come il Pastore del suo popolo (Is 40,11; Ez 34,23; 37,24; Zc 13,17, ecc.), ed Israele era stato chiamato gregge del Signore (Ez 34,5; Mic 7,14; Zc 10,3, ecc.). Gesù Cristo affermò solennemente che questi vaticini si erano avverati in Lui, proclamandosi pastore, anzi buon pastore non solo del popolo ebreo ma di tutti gli altri che Egli avrebbe uniti al primo suo gregge, formandone un solo ovile sotto un solo pastore. Dal modo com'Egli parlò traspare tutta la sua tenerezza verso le anime e, dal contrapposto che fece tra il buon pastore e il mercenario, tutto il dolore che provava non solo per i falsi pastori del popolo ebreo, ma per i pastori falsi e mercenari di tutti i secoli. Io sono il buon pastore, esclamò; era venuto per dare la vita e per darla abbondantemente, e la dava alle sue pecorelle non solo pascolandole, ma immolandosi per loro; perciò soggiunse: Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle e, secondo l'espressione del testo greco, dà la vita in prezzo di redenzione.
Egli era l'unico pastore che pascolando si offriva, e salvando dalla morte le sue pecorelle s'immolava per esse. Nell'Eucaristia donò se stesso offrendosi al Padre ed immolandosi incruentemente, e sulla croce s'immolò cruentemente. Per confermare e rendere vivo questo grande pensiero, Gesù Cristo ritornò alla similitudine dell'ovile e delle pecorelle, e disse: Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle, il mercenario invece è chi non è pastore, ed al quale non appartengono le pecorelle; quando vede venire il lupo abbandona le pecore e fugge, il lupo rapisce e disperde le pecorelle. Il mercenario poi scappa perché è mercenario e non gl'importa delle pecorelle.
I pastori di pecore menano una vita solitaria nei campi e l'unica loro compagnia sono quei placidi animali che conducono al pascolo. Essi li amano come loro proprietà, e quasi come parte della loro vita; la docilità che esse hanno ad ogni loro cenno ispira ad essi una grande tenerezza, e la loro debolezza di fronte ai pericoli li rende solleciti nel difenderle. Un gregge è come una famiglia di cui il pastore si sente il capo, e perché le pecorelle lo riconoscono e ne ascoltano la voce, egli se ne sente quasi padre, e non esita ad affrontare dei gravi pericoli per difenderle, soprattutto contro le insidie dei lupi. Nelle solenni solitudini dei campi non c'è forse una scena più soave e commovente come quella di un gregge che pascola, e del pastore che lo vigila. Raccolte a gruppi, brucano le erbe, corrono di qua e di là, si riposano, e il loro belare è come un'armonia serena che si disperde lontano nelle ampie solitudini verdi e tranquille.
Gesù Cristo non poteva scegliere una similitudine più bella per significare l'unione delle anime a Lui, e la sua infinita tenerezza nel pascolarle.
L'arte ha raccolto in mille modi questa soave parabola, e ne ha formato innumerevoli quadri, dai quali traspare sempre la tranquilla pace delle anime che sono condotte ai pascoli da Gesù, e il suo infinito amore nel pascolarle. Egli è il buon pastore, e le anime per essere guidate da Lui debbono essere docili, semplici, silenziose ed affettuose come pecorelle. Egli le ama, le guida, le difende, le nutre e dà la vita per loro, vittima perenne di redenzione e di amore sugli altari. È questa la sua sublime regalità, tanto diversa: da quella dei reggitori di popoli, solleciti della loro gloria e del loro tornaconto. È questa la sua amorosa paternità per le anime, tanto diversa da quella di coloro che la reggono come mercenari, e che al primo pericolo che le minaccia fuggono e le lasciano in balia di quelli che le uccidono. Un pastore mercenario non ama le pecorelle, ma la paga che guadagna per il servizio che presta; il gregge anzi gli è di fastidio, perché rappresenta il peso della sua giornata e, quando si trova di fronte ai lupi che lo assalgono, fugge per mettersi in salvo, non avendo nessun interesse a salvare le pecorelle. Tali erano i pastori d'Israele, e tali sono i pastori degeneri, che riguardano il ministero come un'occupazione qualunque e una fonte di guadagno. Non parliamo poi dei così detti protestanti e di quelli di altre sette, i quali non solo sono mercenari, pagati per strappare le anime alla Chiesa, ma sono falsi pastori, ladri ed assassini che non entrano nell'ovile per la porta, non hanno alcun mandato di reggere le anime e rappresentano essi medesimi i lupi rapaci che le uccidono e le disperdono.
Dopo aver detto che Egli è il buon pastore perché dà la vita per le pecorelle, Gesù Cristo soggiunge che Egli ha tanta premura per le sue pecorelle che le conosce ad una ad una, si comunica loro ed esse lo conoscono. Come il Padre conoscendo se stesso genera il Figlio e gli comunica la vita infinita, e come il Figlio conosce il Padre dandogli una lode infinita, così Gesù Cristo conosce le sue pecorelle, vivificandole ad una ad una, come se fosse tutto e solo per ciascuna, e dà la vita per loro, ad una ad una, di modo che ogni sua pecorella ottiene in pieno il frutto e i benefici della redenzione. Le pecorelle, poi, vivificate da Lui, lo amano perché lo conoscono e lo glorificano. C'è dunque tra Gesù buon pastore e le sue pecorelle un'unione di amore, che Gesù stesso paragona all'unione del Padre con Lui Verbo eterno. Egli dona loro la vita, ed esse lo glorificano e lo amano, Egli le cura singolarmente, una ad una, ed esse lo amano di amore singolare.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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