BastaBugie n°556 del 25 aprile 2018

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1 LO STATO CHE VUOLE LA MORTE DI ALFIE CI RICORDA IL NAZISMO
Ma la radice di ciò che fu messo in pratica in Germania era già, all'inizio del '900, nelle Società Eugenetiche che erano (e sono ancora oggi attive) in Inghilterra
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 CINQUE RAGIONI PER CUI SATANA AMA LA PORNOGRAFIA
La pornografia crea un vortice di perversione che coinvolge ''attori'', amministratori dei siti e spettatori (anche di tenera età: tuo figlio ha il cellulare? sappi che guarderà pornografia)
Autore: Tom Hoopes - Fonte: Aleteia
3 CIRCONDATA DA IMMIGRATI HO PROVATO PAURA
Credo che avvertire vicinanza verso chi ci somiglia per storia e per cultura, e provare disagio o fastidio per chi potrebbe esserci ostile, sia assolutamente normale
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI
L'Occidente ha dimenticato che la ricchezza più grande è avere figli (se non invertirà rapidamente la rotta sarà travolto dall'islam che avanza)
Autore: Massimo Fini - Fonte: Il Fatto Quotidiano
5 LA PEDIATRA E I BAMBINI TRANSGENDER SESSUALMENTE CONFUSI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): medico nei guai causa accompagnamento per persone omo, boom dei trucchi per uomini, lezione sui disturbi dell'omosessualità e l'università argentina insorge
Fonte: Notizie Provita
6 ABDESLAM CONDANNATO A 20 ANNI... MA NON PER TERRORISMO
Ha collaborato ad una strage jihadista che causò 137 morti, ma è stato condannato in Belgio solo per tentato omicidio e non per terrorismo: i giudici sono indulgenti verso le vere motivazioni delle stragi in nome di Allah (così i terroristi islamici hanno già cambiato il nostro stile di vita e da questo punto di vista hanno già vinto)
Autore: Souad Sbai - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 I VANGELI SONO STORICAMENTE ATTENDIBILI
I manoscritti del Nuovo Testamento garantiscono una testimonianza sicura, dettagliata e affidabile
Fonte: Seme di Civiltà
8 LO SCOPO DELLA CAMPAGNA CONTRO IL FEMMINICIDIO E' LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
La famiglia naturale viene ritenuta dal mondo radical-progressista un sistema oppressivo e maschilista da cui liberarsi (ecco perché chi parla di femminicidio esaspera la tensione tra maschi e femmine)
Autore: Federico Catani - Fonte: Notizie Provita
9 OMELIA V DOMENICA DI PASQUA - ANNO B (Gv 15,1-8)
Senza di me non potete far nulla
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LO STATO CHE VUOLE LA MORTE DI ALFIE CI RICORDA IL NAZISMO
Ma la radice di ciò che fu messo in pratica in Germania era già, all'inizio del '900, nelle Società Eugenetiche che erano (e sono ancora oggi attive) in Inghilterra
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/04/2018

Che vantaggio trae l'umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l'età adulta?... Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina».
Qualcuno potrebbe pensare che queste parole siano state pronunciate da qualche gerarca nazista. E invece no, risalgono a ben prima del nazismo: si trovano nel libro "L'enigma della vita", scritto nel 1904 da Ernst Haeckel. Conosciuto come il fondatore dell'ecologia, Haeckel è soprattutto un entusiasta discepolo di Charles Darwin e delle sue teorie sulla selezione naturale. E quindi di Francis Galton (1822-1911), cugino di Darwin e padre della Eugenetica. Galton porta alle estreme conseguenze la teoria darwiniana sulla selezione naturale: poggiandosi anche sulla recente scoperta dell'ereditarietà dei geni si pone la domanda sul come "guidare" questa selezione in modo da migliorare la razza umana.
Nascono così le Società di Eugenetica nei primissimi anni del '900. All'inizio si parlava soprattutto di Eugenetica "positiva", ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando quelli tra i migliori elementi della società. Ma ben presto si passa a quella "negativa", cioè il divieto ai deboli di riprodursi. Non per niente leggi eugenetiche (con sterilizzazioni forzate dei "non adatti") tra il 1910 e il 1925 vengono approvate e applicate in diversi paesi nord-europei e in gran parte degli stati degli USA.
È un quadro che aiuta meglio a inquadrare quanto sta avvenendo all'ospedale Alder Hey Liverpool dove il piccolo Alfie Evans viene trattato come uno "scarto" da eliminare.

LA MENTALITÀ EUGENETICA IN GRAN BRETAGNA
Molti in questi giorni, leggendo anche le agghiaccianti sentenze dei giudici britannici, hanno rievocato le leggi naziste sulla selezione della razza.
Se il regime tedesco ebbe certamente la possibilità di applicare certe idee, è riduttivo e alla fine fuorviante ridurre la mentalità eugenetica al nazismo. Al contrario, è proprio la Gran Bretagna di fine '800-inizio '900 all'origine di quel movimento razzista e di quella "cultura dello scarto" (come direbbe papa Francesco) che ebbe poi massimo fulgore nel Terzo Reich. E la Germania nazista forse non avrebbe avuto la possibilità di implementare certi programmi se non fosse stato per i generosi finanziamenti delle grandi fondazioni americane e britanniche e per il grande consenso che riscuotevano in Europa. Il professore Ernst Rudin, psichiatra nazista e teorico delle leggi razziali, potè aprire il suo Istituto Kaiser Guglielmo per l'Antropologia, l'Eugenetica e la Genetica Umana (Monaco, 1927) grazie ai fondi della famiglia Rockefeller. E del resto Hitler poteva contare sull'amicizia e sulla solidarietà di altri capi di governo, anch'essi appartenenti alle Società Eugenetiche, come ad esempio il premier britannico Arthur Neville Chamberlain e il primo ministro collaborazionista francese Henri-Philippe Pétain.
Dunque non è la Germania nazista l'origine del problema ma proprio quella Gran Bretagna liberale che oggi ci fa inorridire.

NON È CORRETTO NEANCHE PARLARE DI UN "RITORNO"
In realtà il movimento eugenetico non se ne è mai andato; si è solo trasformato perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale e a causa di quanto avvenuto in Germania, la parola "eugenetica" non godeva più di buona fama. Così pian piano le Società di Eugenetica si trasformano, anzitutto in società di ricerca genetica o di biologia, ma anche semplicemente cambiano nome per rendersi più presentabili.
È il caso della Società di Eugenetica britannica: non ha mai smesso la sua attività, semplicemente oggi si chiama Galton Institute e soprattutto attraverso la sua annuale "Galton Lecture" valorizza gli studi sulla genetica che vanno nella direzione della costruzione dell'uomo "su misura". Tanto per fare un esempio, la Galton Lecture 2018 vedrà protagonista la professoressa Jennyfer Doudna, autrice di una ricerca - eticamente molto controversa - sull'editing del genoma. Scopo di tanti studi del Galton Institute è quello di arrivare alla "costruzione" di individui con le caratteristiche volute, fisiche e morali.
Quello che attribuiamo al nazismo, dunque, è in realtà una cultura ben radicata nel Regno Unito (e non solo), tuttora molto seguita. Anzi, come dimostra il caso di Alfie Evans, essa viene ormai apertamente praticata negli ospedali e proclamata nelle aule di tribunale senza che nessun settore della società muova un dito, faccia un sobbalzo o almeno trovi qualcosa di sinistro in tutto ciò.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo sottostante dal titolo "Sentenza che annulla il diritto e vuole il male di Alfie" parla dei tanti errori giuridici della sentenza della Corte Suprema inglese: la mancanza di diagnosi approfondite su Alfie non ci può portare a dire che tutte le soluzioni terapeutiche sono state sperimentate e che dunque è inutile il trasferimento in un altro ospedale. Ma soprattutto: in passato ci sono stati casi in cui i medici avevano ragione ad opporsi alle richieste dei genitori, ma sempre per il bene dei bambini. Qui invece si opta per il male, la sua morte.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 aprile 2018:
La Corte Suprema il 20 aprile scorso ha nuovamente rigettato un ulteriore ricorso presentato dagli Evans per salvare la vita di loro figlio. Dopo la pubblicazione delle motivazioni di questa decisione, la strategia dei tribunali inglesi sul caso Alfie è ormai ben chiara. Come avevamo già appuntato in un articolo precedente tutta la vertenza ruota intorno al best interest del minore. Se il miglior interesse del minore è quello di morire anche i genitori non possono opporsi.
La Corte Suprema scrive nelle motivazioni: "Anticamente il modo con cui un padre poteva far valere il diritto di custodire un figlio era tramite un mandato di 'habeas corpus' (richiesta di comparizione di una persona davanti al giudice in caso di arresto o detenzione/Ndr). E questo accadeva perché un uomo sposato poteva vantare, nel diritto comune, la custodia del figlio. Ma nei tempi più moderni questo diritto è stato circoscritto nell'interesse del benessere del bambino". I giudici citano una legge del 1891 ormai abrogata la quale prevedeva che "quando il genitore di un bambino si appella all'Alta Corte o alla Corte di Sessione per un mandato di comparizione del bambino stesso e la Corte è del parere che il genitore abbia abbandonato o trascurato il figlio o che si comporti comunque in modo che la Corte ritenga di rifiutare di far valere il suo diritto di custodia sul bambino, la Corte può discrezionalmente rifiutare o concedere il mandato". I tre giudici della Suprema Corte concludono: "Questo rende chiaro che i diritti dei genitori non sono assoluti". In breve, tramite l'habeas corpus il genitore poteva far valere il diritto di custodia sul figlio, ma se i giudici ritenevano che, per i più diversi motivi, il genitore non avesse dato prova di essere capace di badare al figlio, potevano disattendere la richiesta di mandato dell'habeas corpus. Ergo i diritti dei genitori non sono senza limiti.
Questo perché il principio di beneficialità a favore del minore, ricordano sempre i giudici, è il principio fondamentale a cui si devono ispirare i tribunali, così come indicato dalla Sezione I del Children's Act, legge del 1989. "È dunque un chiaro principio di legge – si legge nelle motivazioni - il fatto che i genitori non hanno diritto di invocare un mandato di 'habeas corpus' per chiedere la custodia del figlio, se questo non è nel miglior interesse del bambino". Queste premesse servono alla Suprema Corte per concludere che il miglior interesse di Alfie sia quello di morire, miglior interesse che prevale anche sul diritto di libera circolazione in ambito europeo: "i genitori di Alfie non hanno il diritto di orientare i suoi futuri trattamenti medici, […] non possono portar via Alfie dall'Alder Hey con lo scopo di trasportarlo a certi rischi in altri ospedali che non possono fargli alcun bene. È stato definitivamente stabilito che non è nel miglior interesse di Alfie non solo restare nell'Alder Hey Hospital per continuare ad essere trattato com'è attualmente, ma nemmeno di viaggiare altrove per lo stesso fine. Non è legittimo continuare a trattenerlo per questo scopo, né all'Alder Hey né altrove. L'unica liberazione di cui ha diritto, quindi, è la liberazione dall'imposizione di trattamenti medici che non sono nel suo miglior interesse. […]. Non c'è nemmeno alcuna ragione per ulteriori ritardi. […] L'Ospedale dev'essere libero di fare ciò che è stato determinato essere nel miglior interesse di Alfie".
La Suprema Corte si ispira ad un principio giusto – la tutela del miglior interesse del minore anche contro la volontà dei genitori - ma non pertinente al caso specifico. Tentiamo di spiegarci meglio. E' giusto che lo Stato per mano dei giudici si sostituisca nella tutela di un minore allorchè i genitori si siano dimostrati inadatti a tale scopo? Sì. E' ciò che accade ordinariamente con l'affido. Si toglie il bambino da un ambiente non a lui consono e per il suo miglior interesse lo si inserisce in un altro nucleo familiare. Esemplifichiamo ancora rifacendoci ad un caso che interessa proprio l'ambito clinico. Un anno fa da queste colonne commentavamo la seguente vicenda: una bimba di tre anni con un tumore al cervello era in cura presso l'Istituto dei tumori di Milano. Allora i risultati terapeutici apparivano incoraggianti. Nonostante questo i genitori avevano espresso l'intenzione di portarla all'estero per provare nuove cure. I medici di Milano si opposero e fecero intervenire il Tribunale dei Minori di Milano il quale, dopo alcune perizie mediche, diede ragione all'Istituto milanese e impose ai genitori di non trasferire all'estero la bambina. Ciro Cascione, capo della Procura dei Minori, spiegò che "la libertà di cura non è in discussione, ma il genitore deve avere la consapevolezza delle scelte terapeutiche nell'interesse del bambino. Se, come in questo caso, si esce dai protocolli scientifici riconosciuti, dobbiamo intervenire". Qualcuno, leggendo di questo episodio, potrebbe essere tentato di concludere: allora i giudici inglesi hanno ragione a vietare agli Evans di trasportare Alfie altrove. Lo fanno per il suo migliore interesse.
Questo qualcuno però cadrebbe in errore. Infatti la differenza, evidentissima, tra il caso italiano e quello inglese è il seguente: nel caso italiano il miglior interesse per il minore era la cura presso l'Istituto dei tumori di Milano, nel caso inglese il miglior interesse per i giudici è uccidere Alfie, non certo curarlo. Quindi coretto che il principio di beneficialità pesi maggiormente rispetto alla potestà genitoriale perché quest'ultima trova senso nel primo principio ed è dunque orientata al bene della prole. E perciò optiamo per il bene dei bambini anche quando questo non è riconosciuto dai genitori (tipico caso è l'aborto: giusto opporsi alla decisione della donna di abortire). Ma occorre applicare l'autentico principio di beneficialità e non quello maleficenza. I giudici inglesi in realtà vogliono il male di Alfie, non certo il suo bene e quindi non stanno cercando veramente il suo best interest. Il vero bene di Alfie è quello che stanno tentando di tutelare i suoi genitori. Va da sé che l'autentica potestà genitoriale non potrebbe mai entrare in conflitto con il miglior interesse del minore, perché tale potestà per sua natura è sempre orientata al bene del figlio. Però può accadere che il suo esercizio non rispetti sempre tale fine buono e dunque è giusto sostituirsi ai genitori sospendendo la loro patria potestà (cosa che, tra l'altro, non è avvenuta con gli Evans).
L'aggravio di colpa in capo ai giudici inglesi è poi duplice. La mancanza di diagnosi approfondite su Alfie non ci può portare a dire che tutte le soluzioni terapeutiche sono state sperimentate e che dunque è inutile il trasferimento in un altro ospedale. Errato quindi asserire, come hanno scritto i magistrati inglesi, che "non c'è speranza che lui possa mai migliorare". In secondo luogo, seppur così fosse, mai si può uccidere una persona, ad esempio staccandole il respiratore, anche se non ci fossero più speranze che migliori ed anche se fosse paziente terminale ormai prossimo alla morte. (Alfie poi, lo ricordiamo, non è paziente terminale). La censura relativa a quest'ultima pronuncia della Suprema Corte non rileva solo sul piano morale, ma anche giuridico. Infatti ordinando di uccidere Alfie privandolo dei presidi medici vitali non si rispetta il divieto di praticare l'eutanasia previsto dall'ordinamento giuridico inglese. Insomma si legittima che i medici dell'Halder Hey commettano un reato, ossia un omicidio.
Infine è interessante il monito che la Suprema Corte rivolge alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) investita da un ennesimo ricorso da parte degli Evans: "Questa è la legge di questo Paese - scrivono i giudici riferendosi alla Children's Act che abbiamo visto indica il best interest del minore come principio fondamentale - Nessun ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo può e dovrebbe cambiarla". Ora, al netto dell'atto di intimidazione giuridica esercitato dalla Suprema Corte all'indirizzo della Cedu, ciò che rileva sta proprio nel fatto che se uno Stato viola un diritto fondamentale - quale è quello alla vita - la Cedu può eccome intervenire per impedire tale violazione, è nei suoi poteri. La Cedu è stata voluta proprio per casi come questo. Detto ciò appare quasi scontato l'esito del ricorso degli Evans: la Cedu darà ragione ai colleghi inglesi. Per amor di sintesi il miglior commento giurisprudenziale a tutta questa vicenda giudiziaria ci viene dall'apostolo Giacomo: "Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza" (Gc 5,6).
In chiusura di questa analisi sommaria della decisione della Corte Suprema, viene in mente il famigerato Acktion T4, il piano nazista di eutanasia eugenetica che, tra il 1939 e il 1941, uccise circa 200.000 pazienti, sia adulti che bambini, affetti da disturbi mentali o da handicap fisici. Allora come oggi non era essenziale il consenso del paziente e il motivo principale, insieme alla conservazione della purezza della razza, era quello di carattere pietistico. Hitler infatti nel '39 indirizzò una lettera ai medici responsabili del Piano affinchè "ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile del loro stato di salute possa essere concessa una morte pietosa". Almeno Hitler ebbe il "buon gusto" di non rendere pubblico tale piano eutanasico ben conscio che la riprovazione collettiva sarebbe stata per lui assai dannosa. Oggi il Piano T4 è diventato sentenza pubblica dei tribunali e legge di Stato in molti Paesi occidentali, tra cui il nostro. Dunque non è escluso che a molti di noi toccherà in futuro la stessa sorte di Alfie. Battersi per lui significa battersi anche per noi.


DOSSIER "L'EUTANASIA DI ALFIE EVANS"
Cultura della vita contro cultura della morte

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/04/2018

2 - CINQUE RAGIONI PER CUI SATANA AMA LA PORNOGRAFIA
La pornografia crea un vortice di perversione che coinvolge ''attori'', amministratori dei siti e spettatori (anche di tenera età: tuo figlio ha il cellulare? sappi che guarderà pornografia)
Autore: Tom Hoopes - Fonte: Aleteia, 23/05/2017

Ogni anno, nel mio corso di Cristianesimo e Mass Media al Collegio Benedettino, affrontiamo il tema della pornografia, il juggernaut dei mass media del 21esimo secolo. E ogni anno il problema della pornografia peggiora. Sentite l'ultima: i due più diffusi siti di streaming stanno lanciando dei programmi sul tema della pornografia, un documentario e un biopic.
Non ne ho guardato neanche uno (e non voglio farlo), ma parlando con degli esorcisti recentemente (sui quali avevo scritto anche prima) ho capito una cosa su questo fenomeno: Satana è il fan numero uno della pornografia.
Perché?

1) SATANA AMA LA PORNOGRAFIA PERCHÉ ODIA LA LIBERTÀ
Quando rinnoviamo le nostre promesse battesimali, la Chiesa chiede: "Rinunciate al peccato per vivere nella libertà dei figli di Dio? … Rinunciate a Satana, origine e causa di ogni peccato?"
Usare pornografia equivale a dire: "Non rinuncio". La pornografia agisce contro la libertà. Conosciamo bene la dinamica da un punto di vista scientifico: il cervello umano, provocato da immagini erotiche, immette delle sostanze chimiche nel flusso sanguigno che spingono lo spettatore a "volere di più". L'indolente curiosità on-line diventa rapidamente un'ossessione che dà dipendenza.
Dilettarsi con la pornografia è come aprire la finestra di un aereo pressurizzato ad un'altitudine elevata. Ti attira per poi scaraventarti chissà dove.
Accade lo stesso alle donne coinvolte nell'industria della pornografia. Le donne che aspirano a carriere da modella, o che hanno bisogno di soldi facili per superare una fase difficile, si possono ritrovare rapidamente nella morsa di un settore umiliante, per poi pentirsi di quelle loro immagini che saranno per sempre in circolazione su internet.
Le recenti truffe a sfondo pornografico non sono poi così diverse rispetto a ciò che accade comunque alle altre attrici del settore: attirate dal denaro, finiscono nelle mani di uomini che vogliono solo usarle.
Il che ci porta alla seconda ragione per cui Satana ama la pornografia.

2) LA PORNOGRAFIA È LA STRUTTURA SUPREMA DEL PECCATO
Quando mentiamo, imbrogliamo o rubiamo, commettiamo un peccato che coinvolge chi lo compie; se coinvolgiamo altri in questi nostri peccati, è ancora peggio. Ma che dire di un peccato che aiuta a creare, perpetuare e alimentare delle realtà internazionali che vivono di peccato?
Usare pornografia crea un vortice di peccato che Satana usa per trascinare nella sua tana interi gruppi di persone: gli attori, gli amministratori dei siti, i venditori e gli spettatori.

3) SATANA AMA DETURPARE L'IMMAGINE DI DIO
L'obiettivo finale di Satana non siamo noi: è Dio. Lui non può toccare Dio, ma dato che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, siamo il suo secondo obiettivo migliore.
Se capissimo quanto siano immense le nostre anime e quanto meravigliosamente riflettano la Trinità, ci verrebbero i brividi per la responsabilità che abbiamo. Satana capisce questo, ecco perché per lui ogni occasione è buona per distruggere quell'immagine.

4) I DEMONI AMANO PORTARE GLI ESSERI UMANI AD ASSOMIGLIARE AGLI ANIMALI
Nel Capitolo 12 dell'Apocalisse c'è la visione di una donna - un essere umano in carne ed ossa - vestita di sole e coronata di stelle che fa infuriare gli angeli disubbidienti. I demoni, creature di puro spirito, non possono sopportare che una creatura materiale venga elevata più di loro. Il solo pensiero li disgusta. Sono quindi felici di mostrare quanto queste creature umane siano in realtà orrende.
Un esorcista mi ha descritto come le vittime della possessione demoniaca spesso imitino gli animali, grugnendo o incurvando le spalle. I demoni potrebbero possedere più persone, ma non lo fanno: risparmiamo loro la fatica, perché scegliamo noi stessi di imitare gli animali.

5) IL DIAVOLO AMA DISTRUGGERE L'INNOCENZA DEI BAMBINI
Quando nel 18esimo capitolo di Matteo gli apostoli discutevano su chi fosse il più grande nel regno dei cieli, Gesù chiamò a sé un bambino. Poi, pochi versi più tardi, aggiunge che chiunque scandalizza un bambino "sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare".
I demoni hanno già scelto la macina. Ora vogliono portare a peccare il maggior numero possibile di bambini.
Insieme all'aborto, penso che la storia condannerà i nostri tempi per il nostro rifiuto di proteggere i bambini dalla pornografia. Anche un famoso attore pornografico si è detto disgustato da come i bambini sperimentano la pornografia.
Il motivo del nostro fallimento è evidente: gli adulti vogliono un accesso facile e anonimo alla pornografia. Ci importa più proteggere quell'accesso che proteggere i nostri bambini.
I demoni sono come insetti predatori.
Hanno a cuore soltanto una cosa: intrufolarsi nella vostra anima e mettervi contro Dio. Fare uso di pornografia è come scuotere un alveare demoniaco sul proprio desktop.
[Traduzione dall'inglese a cura di Valerio Evangelista]

DOSSIER "PORNOGRAFIA"
Com'è nata e le sue conseguenze

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Fonte: Aleteia, 23/05/2017

3 - CIRCONDATA DA IMMIGRATI HO PROVATO PAURA
Credo che avvertire vicinanza verso chi ci somiglia per storia e per cultura, e provare disagio o fastidio per chi potrebbe esserci ostile, sia assolutamente normale
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 21/03/2018

Qualche giorno fa sono capitata in Centrale, la stazione di Milano, alle 5.30 di mattina, quando "Milano dorme ancora". Ho attraversato il portico in mezzo a un nugolo di giovani uomini dalla pelle scura che scrutavano la gente che passava. Probabilmente non avevano cattive intenzioni, ma di certo non è piacevole essere una donna sola in quella situazione. Sì, lo ammetto, ho provato paura.
Sì, lo ammetto, ho pensato al mio telefono che sporgeva dalla tasca - è vero, ho un telefono costoso, me lo hanno regalato, come praticamente tutte le cose di valore che ho. Sì, lo ammetto, ho provato fastidio, perché non eravamo un gruppo di persone che andavano a prendere il treno, situazione in cui ovviamente non avrei fatto caso al colore della pelle. La situazione era donna bianca sola che va a prendere il treno, decine di uomini neri che non hanno apparentemente niente da fare e stanno in giro con il buio. Sono razzista? Probabilmente per gli standard della Boldrini sì.
Io so che una ostetrica nigeriana al Fatebenefratelli a Roma ha probabilmente salvato la vita di mio figlio, e quando anni dopo l'ho incontrata in un altro ospedale l'ho ringraziata e abbracciata, e sono contenta che quella donna sia venuta dall'Africa in Italia a portare la sua professionalità e la sua capacità. So invece che nugoli di giovani col testosterone alle stelle, senza lavoro né prospettive esistenziali dignitose, con poco da perdere, sono pericolosi.

DISAGIO, PAURA, FASTIDIO
Credo che provare disagio o paura o fastidio verso un gruppo di persone che, anche perché indotte dalle circostanze, commettono in percentuale un numero più alto di crimini - è statistica - sia assolutamente sano. Credo anche che avvertire una vicinanza verso chi ci somiglia per storia e per cultura sia assolutamente normale. Credo che questa sia una delle forze che ha plasmato la storia degli uomini sulla terra, e che è stata una spinta che ha portato a costruire, difendere, far crescere, conservare. D'altra parte anche Dio per iniziare la sua storia d'amore con l'uomo ha scelto un popolo, un popolo solo, e lo ha custodito e difeso gelosamente dai nemici. Certo, poi Gesù viene a dire che la salvezza è anche per gli altri, ma prima è venuto a portare la salvezza per le pecore perdute della casa di Israele.
Insomma, arrivare a vedere in ogni uomo un fratello è al termine di un cammino, è qualcosa di innaturale per l'uomo, è qualcosa che non ci è dato se non con la grazia, esattamente come amare il nemico. Non per niente stanno venendo fuori a grappoli gli scandali dei ricatti sessuali operati dai "filantropi" delle Ong. Se non vai a portare Cristo non sei capace di amare. L'uomo non è fatto così, e chi lo nega non è più buono di me, è solo che non è cristiano. Solo con Lui siamo capaci, "senza di Me non potete far nulla".

DIO O JOHN LENNON?
Dicono che ci sia un'impennata di razzismo tra i giovani. Non so se sia così, della percezione dei giornali mi fido poco. Penso però che la risposta non siano le predichelle sul fatto che gli altri siano sempre e comunque una risorsa, le tirate educative a scuola ai nostri ragazzi con annesse canzoncine, la società liquida e il rinnegamento di ogni identità: non basta, perché l'appartenenza identitaria è scritta in ogni uomo, e il desiderio di una società che sia ordinata, che abbia regole sicure, che offra possibilità di crescere, di trovare un lavoro, di costruire una famiglia è semplicemente normale, e sano.
Solo Dio, non John Lennon, può riuscire ad aprire il nostro cuore, ad allargarlo a una maternità o paternità più grandi. La ricetta della Open Society è fallimentare: tutti i soldi di Soros non ce la faranno a cambiare tutti i cuori del mondo. Non serviranno le lezioni di educazione civica, i progetti multiculturali, i mercatini etnici. Solo Cristo potrà fare il miracolo. Ma non per legge, non imponendosi su un intero popolo, ma salvando e convertendo un cuore per volta.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 21/03/2018

4 - LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI
L'Occidente ha dimenticato che la ricchezza più grande è avere figli (se non invertirà rapidamente la rotta sarà travolto dall'islam che avanza)
Autore: Massimo Fini - Fonte: Il Fatto Quotidiano, 07/12/2017

Abbiamo centrato tutta la nostra vita sull'economico. E l'economico ci sta rubando la vita. Non c'era bisogno delle statistiche per capire che in Italia non si fanno più figli. Basta andare in giro per le strade, soprattutto di una grande città, per vedere più cani che bambini, basta guardare negli scaffali di un supermarket per accorgersi che quelli dedicati al cibo e agli accessori degli animali hanno più spazio di quelli per le esigenze dei bebè. In ogni caso adesso la recentissima indagine dell'Istat lo certifica: in Italia il tasso di natalità è di 1,34 per donna e scende a 1,26 se si escludono gli stranieri residenti.

UN PROBLEMA DI TUTTO L'OCCIDENTE
Ma non è un problema italiano ma di tutto l'Occidente e dei Paesi che hanno adottato in pieno il nostro modello di sviluppo. Nell'Europa continentale solo la Francia supera di uno striminzito 0,1 quei due figli per donna che è il minimo per rimanere in una situazione demografica almeno di stabilità. [...] Tutti gli altri Paesi europei sono abbondantemente al di sotto (Germania 1,41, Spagna 1,41, Paesi Bassi 1,72, Svizzera 1,42). Negli Stati Uniti il tasso di natalità è 1,84, in Giappone 1,27. Siamo delle società femminee ma senza madri.
Non c'è bisogno di statistiche nemmeno per capire che nei Paesi, economicamente, socialmente, culturalmente, lontani da noi figliano di più. Basta guardare i barconi che arrivano da noi con numerose donne incinte. Ma lasciamo, anche qui, parlare i dati: in Medio Oriente il tasso medio è 2,5. In Africa Nera è, mediamente, del 5. Più una popolazione è povera più fa figli: in Congo è 6,7, in Nigeria 5,32 e così via.
Le donne che lavorano non hanno tempo per fare figli e accudirli.
Ma il discorso vale anche per gli uomini. Si sarebbe pensato che gli uomini avendo perso il loro tradizionale ruolo virile (non fanno più la guerra, non hanno più forti passioni politiche) si sarebbero rifugiati nella famiglia. Invece no. Nessuno, uomo o donna che sia, vuole rinunciare ai confort, al benessere e i figli tolgono spazio a questi agi. Inoltre si rilutta a fare figli se si pensa di non poter dar loro le consuete opportunità: piscina, corsi d'inglese, lezioni di piano, lezioni di danza.

LE DONNE CHE HANNO RINUNCIATO A ESSERE MAMME AL 100%
Ma la cosa veramente strabiliante è che la donna abbia rinunciato così facilmente alla sua funzione antropologica. Ci sono poi donne che i figli li avrebbero voluti ma si sono fatte abbagliare dal mito della medicina tecnologica che dice loro che possono fare figli a qualsiasi età o quasi. Ma la Natura è sempre la stessa e non fa sconti. La donna raggiunge il massimo della sua fertilità a 27 anni. Dopo comincia a decrescere sia pur lentamente, ma già a 35 anni ci sono dei problemi, a 40 ancora di più. A quaranta si può fare il terzo o il quarto figlio, ma diventa difficile fare il primo. Oltre bisogna ricorrere a pratiche tecnologiche sofisticate, a disposizione di pochi e con possibilità di riuscita limitate.
Sul ruolo della donna si decide la grande partita fra Occidente e mondo musulmano e non per nulla i politici, gli intellettuali, i giornalisti del nostro mondo suonano continuamente la grancassa perché le donne islamiche si omologhino alle nostre e ne assumano la mentalità e i costumi.
Se l'Occidente, un mondo in piena decadenza anche per molti altri segnali, non capisce in fretta che è tempo di invertire la rotta, sarà sommerso dagli altri mondi, si estinguerà, scomparirà. [...]
Dobbiamo riappropriarci di quello che è il vero valore della vita: il Tempo. Non il denaro, non quello che chiamiamo 'benessere', non la ricchezza. E in questo Tempo ritrovato fare la cosa che fin dall'alba del mondo è stata sempre ritenuta, da uomini e donne, la ricchezza più grande: avere dei figli.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 07/12/2017

5 - LA PEDIATRA E I BAMBINI TRANSGENDER SESSUALMENTE CONFUSI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): medico nei guai causa accompagnamento per persone omo, boom dei trucchi per uomini, lezione sui disturbi dell'omosessualità e l'università argentina insorge
Fonte Notizie Provita, 30/12/2017

Pediatra da quasi 20 anni, Michelle Cretella, presidentessa dell'American College of Pediatricians, ha scritto una lettera a The Daily Signal in cui racconta della sua esperienza con i bambini "transgender", affetti da disforia di genere, "nati in un corpo sbagliato".
«Il sesso biologico non è "assegnato" - scrive la dottoressa - Il sesso è determinato al momento del concepimento dal nostro DNA ed è impresso in ogni cellula del nostro corpo. La sessualità umana è binaria. O hai un cromosoma Y e sei un maschio o non lo hai e sei una femmina. Ci sono almeno 6.500 differenze genetiche tra uomini e donne. Ormoni e chirurgia non possono cambiarle».
L'identità, invece, non è biologica, è psicologica. Ha a che fare con il pensiero e il sentimento. Pensieri e sentimenti non sono biologicamente cablati. Il nostro modo di pensare e sentire può essere giusto o sbagliato.
«Se oggi entrassi in uno studio medico e dicessi "Ciao, sono Margaret Thatcher", il medico direbbe che sto delirando e mi prescriverebbe un medicinale anti-psicotico. E invece, se entrando dico: "Sono un uomo", mi risponderebbe "Congratulazioni, sei transgender"».
Se uno chiedesse al dottore di amputargli una gamba perché si sente un amputato intrappolato in un corpo normale, gli viene diagnosticato un "disturbo di integrità dell'identità corporea" (Body Integrity Identity Disorder, Disturbo dell'identità dell'integrità corporea, BID, o BIID). Ma se va a chiedere di amputarsi i seni o il pene perché non sono in linea col sesso che "si sente" viene diagnosticato transgender e viene accontentato.
Nessuno nasce transgender. Se l'identità di genere fosse cablata nel cervello prima della nascita, i gemelli identici avrebbero la stessa identità di genere il 100% delle volte. Ma non è così.
Poi la dottoressa Cretella racconta di un suo un paziente che chiameremo Andy. Tra i 3 e 5 anni, ha sempre giocato con le bambine e con "giocattoli per bambine" e diceva di essere una bambina. Ha consigliato ai suoi genitori un terapeuta: a volte le malattie mentali di un genitore o gli abusi sui bambini sono fattori determinanti la disforia, ma - più comunemente - il bambino ha percepito in modo erroneo le dinamiche familiari e ha interiorizzato una falsa credenza.
Nel bel mezzo di una sessione, Andy ha messo giù un camion giocattolo e ha preso una Barbie, dicendo: «Mamma e papà non mi amano quando sono maschio». Quando Andy aveva 3 anni, è nata la sorellina con bisogni speciali che ha richiesto molto più dell'attenzione dei suoi genitori. Andy ha percepito erroneamente il messaggio "Mamma e papà amano le bambine". Con la terapia familiare Andy è tornato in sé.
Oggi, ai genitori di Andy sarebbe stato detto che Andy è veramente una femmina "dentro" e che tutti lo devono trattare da femmina altrimenti si suiciderà, e gli bloccherebbero gli ormoni della pubertà.
Non importa che questi bloccanti della pubertà nei bambini biologicamente normali non siano sufficientemente testati. Non importa che quando si usano per trattare il cancro alla prostata negli uomini e i problemi ginecologici nelle donne, essi causino problemi con la memoria...
I dati reali dimostrano che, quando sono supportati nel loro sesso biologico, attraverso la pubertà naturale, la maggior parte dei bambini confusi nel genere risolve il problema. E invece li castriamo chimicamente e li mettiamo a rischio di malattie cardiache, ictus, diabete, tumori e persino di problemi emotivi gravi.
D'altro canto, l'American Academy of Pediatrics ha recentemente pubblicato un rapporto che invita i pediatri a mettere in guardia gli adolescenti sui tatuaggi perché sono permanenti e possono provocare cicatrici. Ma è la stessa American Academy of Pediatrics che - se una ragazza insiste di essere un maschio - sostiene che vada bombardata con testosterone ogni giorno per un anno, e autorizzata ad ottenere una mastectomia bilaterale all'età di 16 anni, anche senza il consenso dei genitori.
Indottrinare tutti i bambini fin dalla scuola materna con la menzogna che potrebbero essere intrappolati nel corpo sbagliato interrompe le fondamenta del test di realtà dei bambini.
Se non possono fidarsi della realtà dei loro corpi fisici, di chi o di cosa possono fidarsi?
L'ideologia transgender nelle scuole è una forma di abuso psicologico che spesso porta alla castrazione chimica, alla sterilizzazione e alla mutilazione chirurgica.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

ACCOMPAGNAMENTO PER PERSONE OMO? MEDICO NEI GUAI
Un medico di Savona appende nel suo studio una locandina in cui compare un brano del libro "Luca era gay" scritto da Luca Di Tolve: «Luca era gay ma un giorno accade qualcosa, rientra in se stesso e decide di intraprendere un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo porta a riappropriarsi della sua mascolinità ed eterosessualità».
La cosa non passa inosservata: «Su segnalazione di una cittadina che si riteneva offesa dal manifesto - spiega all'Adnkronos il presidente dell'Arcigay Savona Mirko Principato - mi sono recato nello studio medico per fare una verifica e ho trovato affisso alla parete il testo abominevole che promuove la guarigione tramite terapie che avvengono nel bresciano». Poi parte la segnalazione all'Ordine dei Medici a fine dicembre ma non accade nulla. «Per questo abbiamo deciso di denunciare la vicenda pubblicamente - aggiunge Principato - ci auguriamo che l'Ordine intervenga con delle sanzioni contro il medico e ribadisca che l'omosessualità non è una malattia prendendo provvedimenti disciplinari contro chi avalla la teoria della guarigione».
Due domande: la persona omosessuale che vuole uscire da questa condizione perché non può venire aiutata psicologicamente? Opporsi a questa sua libera decisione non è farle violenza ed impedire ai professionisti di svolgere il proprio lavoro?
(Gender Watch News, 15 gennaio 2018)

BOOM DEI TRUCCHI PER UOMINI
Riprendiamo da Gay.it la notizia secondo cui il 2018 potrebbe essere un anno boom dei trucchi per gli uomini. Anzi, il giro d'affari del "make-up for men", secondo alcuni esperti, potrebbe arrivare a 43,6 miliardi di dollari entro il 2020.
Sembra infatti che sempre più uomini, non solo omosessuali, siano desiderosi di truccarsi. La pubblicità, il mondo dello sport e della musica offrono del resto numerosi esempi al riguardo.
Il sito commenta la notizia, come ci si può aspettare, con accenti entusiastici, spiegando che col diffondersi del mak-up maschile lo "stereotipo gender" dell'uomo macho è destinato ad essere rimesso in discussione, ma sottolineando per contro che, al pari delle donne, anche gli uomini, poverini, d'ora in poi dovranno far fronte alla pressione psicologica di dover apparire per forza belli in ogni occasione.
A noi sembra che l'esplosione del trucco tra gli uomini, se sarà confermata, sia l'ennesimo chiaro segnale di una società in dissolvimento, dove conta solo l'apparenza, con identità ormai fluttuanti e con edonismo e sensualità galoppanti.
(Osservatorio Gender, 16 marzo 2018)

ARGENTINA, LEZIONE SUI DISTURBI DELL'OMOSESSUALITÀ E L'UNIVERSITÀ INSORGE
Alla facoltà di Medicina di Buenos Aires una docente spiega che la persona omosessuale "ha una struttura emozionale instabile" che lo può portare a "commettere degli omicidi per gelosia e per vendetta".
Se è un omosessuale prostituto "può ammazzare i suoi clienti"; se si tratta di una "omosessualità latente, teme per il suo desiderio erotico" e uccide un altro omosessuale con "attitudine vendicativa". Ma "esiste", ricorda la professoressa, anche "l'omosessuale psicopata" che delinque "unicamente per la sua soddisfazione sessuale". Tutti dati confermati tra l'altro da innumerevoli studi scientifici.
Gli studenti sono insorti e il rettore sospende le lezioni. La docente ha fatto ricorso al Dipartimento per la discriminazione. Lezioni quindi sospese per eccesso di realismo ma sopportato da chi vive nel mondo dei sogni (o forse degli incubi) dell'ideologia gay.
(Gender Watch News, 22 febbraio 2018)

Fonte: Notizie Provita, 30/12/2017

6 - ABDESLAM CONDANNATO A 20 ANNI... MA NON PER TERRORISMO
Ha collaborato ad una strage jihadista che causò 137 morti, ma è stato condannato in Belgio solo per tentato omicidio e non per terrorismo: i giudici sono indulgenti verso le vere motivazioni delle stragi in nome di Allah (così i terroristi islamici hanno già cambiato il nostro stile di vita e da questo punto di vista hanno già vinto)
Autore: Souad Sbai - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/04/2018

Condannato a 20 anni in Belgio per ''tentato omicidio'', in virtù della sparatoria durante il blitz per catturarlo. La pena la commina un tribunale belga al terrorista del Bataclan, Salah Abdeslam.
La strage jihadista che causò 137 morti e un'ondata di terrore in Europa. C'è da criticare con forza questa sentenza perché emessa contro un terrorista jihadista di alto profilo, ma in molti hanno obiettato come Bataclan sia di competenza francese: ma è il metro di giudizio il cuore della critica, che mira a sparigliare la considerazione in merito a questi fatti.

TENTATO OMICIDIO?
Come si può parlare anche di ''tentato omicidio'' relativamente ad una sparatoria durante un blitz in cui Salah veniva arrestato? Come si può non calcolare questo episodio solo e solamente di stampo terroristico se si parla di Salah Abdeslam? Non si può dire ''non può negare la natura terroristica''.
Non basta. Per questo vale la pena parlare di ''giudici sharia controlled', ovvero di un modus operandi giudiziario preoccupante da parte delle toghe belghe: se per la sparatoria in Belgio si parla di tentato omicidio e si condanna Abdeslam a 20 anni, l'odore di terrorismo è piuttosto blando, nonostante si certifichi il legame concreto con lo Stato Islamico.
Magari qualcuno avrà pensato che abbia sparato per difendersi o che abbia attaccato per uccidere i gendarmi ma non esclusivamente per terrorismo. Di questo passo magari qualche giudice, in Francia, potrebbe obiettare che la strage del Bataclan abbia un qualche sentore di reazione per i presunti ''maltrattamenti'' verso i cittadini di fede islamica. Tanto che all'inizio del dibattimento lo stesso Abdeslam dichiarava che "i musulmani sono trattati nel peggiore dei modi, non c'è presunzione di innocenza.
Non ho paura di voi - diceva - né dei vostri alleati. Ho fiducia solo in Allah''. E il suo avvocato tentò la carta dell'annullamento, come spiega Le Figaro, per la presunta non compatibilità lingua di alcuni atti dell'inchiesta.

UN TERRORISTA DIVENTA (SOLO) UN OMICIDA
Ed ecco che questo meccanismo, quello del giustificazionismo del terrorismo riprende magicamente quota e un terrorista diventa un omicida. Qui sta il nesso che nessuno, finora, ha voluto vedere: un terrorista che spara contro le autorità che lo vogliono arrestare per aver commesso una strage jihadista lo fa solo come terrorista. Che c'entra il tentato omicidio?
Ed è per questo che ci si chiede quanta potenza abbia la fratellanza musulmana anche negli ambiti giuridici europei. Trasformare un terrorista, anche solo in una parte di sentenza in un criminale comune scopre il fianco ad interpretazioni inquietanti su determinati personaggi, che già senza casi come questo abbiamo già visto: proselitisti scarcerati perché per alcuni non è reato diffondere ''qualche foto'' jihadista sul web o navigare assiduamente sui siti jihadisti oppure combattere sui teatri di jihad ma non in territorio europeo.
Ma sempre terroristi si rimane. Per vincere questa battaglia storica e umana contro il terrorismo la necessità è cambiare passo anche nella considerazione di certe vicende: un terrorista di quel livello va trattato dalla giustizia per quel che è, e per la figura che lui stesso ha voluto diffondere di sé. Sminuire anche una sola sfaccettatura della sua azione non solo ne accorcia la pena, ma ne sdogana pericolosamente le motivazioni.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo sottostante dal titolo "Sì, il terrorismo ha cambiato il nostro stile di vita" parla dell'attentato a Münster. Ci aspettava il solito discorso delle autorità: "Non cambieranno il nostro stile di vita". Invece non era un attentato: era un folle che, come tanti, aveva cambiato stile di vita a causa del terrorismo.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 aprile 2018:
Di nuovo tutta l'Europa è rimasta col naso incollato ai canali all news, sabato. Un nuovo attentato, così si diceva, stavolta a Münster, tranquilla cittadina della Renania, non lontano dal confine olandese, 3 morti e 30 feriti. Le modalità erano le stesse dell'attacco di Anis Amri al mercatino di Natale di Berlino: furgone lanciato sulla folla. Una tecnica di attacco sperimentata per la prima volta da Hamas e dallo Stato Islamico in Israele, poi adottata dall'Isis per terrorizzare l'Europa, con mezzi semplici e jihadisti non addestrati. Quindi ci attendevano le dichiarazioni di rito del mondo politico prima tedesco e poi occidentale in senso lato, fra cui la formula più abusata di tutte: "Non cambieranno il nostro stile di vita". Ma la notizia che è emersa successivamente, poche ore dopo l'attacco, è stata proprio la dimostrazione che il nostro stile di vita è già cambiato: lo stragista non era un jihadista, ma un tedesco con problemi psichiatrici gravi, già in cura da due anni, che ha deciso di togliersi la vita "alla jihadista", emulando i terroristi, trovando così un modo per passare alla storia.
L'indagine su quanto accaduto a Münster sta seguendo il suo corso, non è detto che la pista jihadista espulsa dalla porta non rientri dalla finestra. Non è da escludere, insomma, che emergano successivamente indizi su contatti del suicida-omicida con la rete del jihad. Ma se anche dovesse essere confermata (come sembra) la tesi più probabile, quella del gesto folle di un suicida, completamente slegato da ogni trama terroristica, la notizia sarebbe gravissima. Non solo è la conferma che i jihadisti hanno fatto scuola e ora possono vantare innumerevoli imitatori. E' anche la tragica prova di quanto il terrorismo islamico è entrato profondamente nella nostra psiche.
I casi di imitazione della "jihad delle auto" sono già numerosi. Lo scorso dicembre un italiano in stato di ebrezza si è lanciato con la sua utilitaria sui mercatini natalizi di Sondrio, fortunatamente senza provocare morti, ma tanti feriti e molta paura come a Münster in questi giorni. Nell'agosto scorso, un estremista di destra americano, a Charlottesville, si era lanciato con la sua auto su un corteo anti-razzista. In questo caso non si era trattato del gesto di una persona non in grado di intendere e di volere, ma di un atto deliberato. L'effetto imitazione, anche se più difficile da realizzare, si era visto persino dopo l'11 settembre. L'esempio più eclatante è il suicidio stragista di Andreas Lubitz, anch'egli tedesco: barricatosi nella sua cabina di pilotaggio, ha deliberatamente fatto schiantare sulle Alpi francesi il volo della Germanwings che stava pilotando, con 149 persone a bordo.
Queste sono tutte dimostrazioni di come le menti più fragili si siano fatte contagiare dalle tecniche stragiste della jihad internazionale. Ma anche coloro che sono perfettamente sani hanno dovuto cambiare stile di vita quotidiana. Passeggiare in una città europea, oggi, vuol dire aggirare numerosi blocchi stradali. Sono lì per impedire attentati come quelli di Nizza e Berlino. Entrare in una chiesa valutata come "obiettivo sensibile", come il Duomo di Milano o la basilica di San Petronio a Bologna, vuol dire mettersi in coda e attendere che soldati di guardia controllino borse e perquisiscano giacche di tutti i visitatori e i fedeli, uno per uno. Gli eventi pubblici, come una partita di calcio o un concerto, sono molto più militarizzati. Passeggiare per una città che ospita un evento internazionale, un summit o un congresso che ospita capi di Stato, è come entrare in zone di guerra, ormai. Taormina, in occasione del G7, era una fortezza inavvicinabile. A Milano, in occasione del vertice Asem, nel 2014, il centro era impercorribile per auto normali. Bruxelles, subito dopo la strage di Parigi del 2015, pareva una città sotto assedio, con militari all'ingresso di ogni luogo pubblico e posti di blocco nelle vie principali. Nonostante tutto, l'attentato all'aeroporto di Bruxelles è andato ugualmente a segno, provocando un ulteriore inasprimento delle misure di sicurezza. Passare i controlli di sicurezza all'aeroporto, togliersi le scarpe, estrarre pc e tablet dalla valigia, separare i liquidi dal resto del bagaglio, sono tutte consuetudini a cui ci stiamo lentamente abituando. Farsi controllare anche all'ingresso di una stazione ferroviaria, sta diventando la norma, specie nelle grandi città.
Per ognuna di queste libertà a cui stiamo rinunciando, ci sono nuove leggi che dovrebbero spingere al "dialogo" con le comunità musulmane. Specie nei paesi nord europei stanno entrando nel dibattito: le corti islamiche, le scuole coraniche, le moschee e gli spazi di preghiera, il velo integrale, l'esposizione dei simboli religiosi, la limitazione della libertà di espressione giustificata dalla volontà di "non offendere" la sensibilità religiosa musulmana. Questi temi erano quasi del tutto assenti dal dibattito pubblico prima del 2001. La tendenza è ora quella di tollerare, quando non riconoscere ufficialmente, spazi sempre più ampi di una legislazione parallela, basata sulla sharia invece che sul codice civile. Una tendenza che in un paese a common law quale il Regno Unito ha già portato al riconoscimento di corti islamiche per giudicare casi di famiglia e di eredità fra musulmani.
In parole povere: hanno cambiato il nostro stile di vita. Da questo punto di vista, almeno, i terroristi islamici hanno già vinto.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24/04/2018

7 - I VANGELI SONO STORICAMENTE ATTENDIBILI
I manoscritti del Nuovo Testamento garantiscono una testimonianza sicura, dettagliata e affidabile
Fonte Seme di Civiltà

A volte le persone credono che i Vangeli e le altre fonti cristiane non siano storicamente attendibili. Invece....
In epoca antica i documenti (di qualsiasi natura...religiosi, storici, letterari ecc.) erano scritti su papiri o pergamene, tali materiali sono però facilmente deteriorabili, anche per questo era usuale il lavoro di ricopiatura dei testi originali, al fine di non "smarrire" nel corso del tempo le varie documentazioni.
Per valutare l'attendibilità storica dei documenti è necessario osservare il numero dei manoscritti giunti sino a noi e la loro antichità. Perché un manoscritto sia attendibile deve possedere anche altre caratteristiche, comunque sempre presenti nei Vangeli canonici, cioè nei Vangeli ufficiali della Chiesa.
Vediamo, nel caso di qualche autore dell'antichità pagana, quanti manoscritti sono giunti sino a noi:
Virgilio: poco più di 100 manoscritti (codici)
Platone: poco più di 10 manoscritti (codici)
Euripide e Tacito: 2 - 4 manoscritti (codici)
Orazio è l'autore dell'antichità pagana che "ha fatto giungere" sino a noi il maggior numero di manoscritti (codici)...250 circa.
Se spostiamo la nostra attenzione al Nuovo Testamento (4 Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere canoniche), i manoscritti (codici) salgono a 5300! Tale numero, già eccezionale, viene raggiunto solo considerando gli scritti in lingua greca, mentre se aggiungessimo i manoscritti in lingua latina e le varie traduzioni antiche in lingua copta, siriaca, gotica....i manoscritti salirebbero a circa 15.000!
Ma quanto sono antichi questi manoscritti? E' naturale che più il manoscritto è vicino, per data di composizione, allo scritto originale e più sarà attendibile.
Parliamo, naturalmente, sempre della storia antica.
Virgilio ha il manoscritto più antico...scritto 350 anni dopo la sua morte.
Il manoscritto più antico "di Orazio" è stato scritto circa 800 anni dopo la sua morte.
Il manoscritto più antico "di Cesare" è stato scritto 900 anni dopo l'originale.
Il manoscritto più antico "di Platone" è stato scritto 1300 anni dopo l'originale.
E così via...
Varie centinaia di manoscritti del Nuovo Testamento risalgono ai primissimi secoli del cristianesimo e varie decine sono distanti dall'originale solo pochissime decine di anni!
Una documentazione incomparabile per la sua attendibilità!
 
LO DICONO GLI STORICI
Eppure alcuni hanno il coraggio di mettere in dubbio l'attendibilità storica dei documenti (riconosciuti dalla Chiesa) su Gesù, magari propagandando le loro bizzarre (per non dire altre parole) idee, ben sapendo intanto che la gente solitamente non si interessa di storiografia o archeologia o storia antica o papirologia ecc., ben sapendo che la gente solitamente non legge libri di professori universitari, ricercatori, archeologi, i quali conoscono benissimo la STRAORDINARIA attendibilità storica dei documenti cristiani su Gesù. Sanno benissimo che mettendo in dubbio la storicità di Gesù, bisognerebbe, a maggior ragione, dubitare di tutta quanta la storia antica.
Invece spesso si fa strada l'idea, o quantomeno il dubbio, che quello che sappiamo su Cristo non sia poi vero. Un' erronea concezione non raramente veicolata dai mass media, non raramente sponsorizzata addirittura in vari supermercati, mentre i veri studi e le vere ricerche rimangono perlopiù confinate fra gli specialisti e gli accademici, ben lontane dal vivere quotidiano delle persone. Così, ad esempio, è più comodo, più semplice, più invitante acquistare un libro "commerciale" in Autogrill, che recarsi in una libreria specializzata, in una biblioteca universitaria, è molto meno comodo fare un'approfondita ricerca nel mare di libri "non commerciali" scritti da affermati (e non pregiudiziali) docenti e ricercatori universitari.
È così Virgilio con "i suoi" 100 manoscritti è sicuramente attendibile, Gesù con "i suoi" 5300 (o 15.000, valutando quanto scritto sopra) non è invece attendibile.
E così varie centinaia di documenti (si parla sempre di documenti riconosciuti dalla Chiesa cattolica) dei primissimi secoli del cristianesimo, o addirittura separati dall'originale solo poche decine di anni non sono attendibili, ma i documenti di Cesare, di Virgilio, di Platone distanti dagli originali circa 900, 350, 1300 anni... sono invece attendibili.
Che vi sia in questa concezione un pochino di pregiudizio?
Che vi sia un pochino la volontà di screditare il cristianesimo e la Chiesa perché mi sono tanto antipatici?
Che vi sia la volontà di scrivere qualche libro "scandalistico", "ad effetto", perché tali libri fanno guadagnare tanti soldini?
Nooo... figuriamoci... perché bisogna sempre pensare male....
Ritorniamo in noi...alla storia antica.

STRAORDINARIA DIGNITÀ STORICA
Sono, come già detto, i criteri di attendibilità a confermare la straordinaria dignità storica dei documenti cristiani su Gesù...si sottolinea come i Vangeli apocrifi non riescano a soddisfare questi criteri o, nelle migliori delle ipotesi, li soddisfano alquanto limitatamente e mai sufficientemente.
Sono solamente i documenti riconosciuti dalla vecchia, cara Chiesa cattolica a risultare storicamente attendibili, a superare l'esame della storiografia,
Alcuni criteri li abbiamo già visti, accenniamo brevemente gli altri.
Il criterio di contestualità. Le notizie riportate dai documenti devono risultare compatibili con il contesto sociale/storico/culturale del tempo.
I testimoni diretti. I testimoni oculari sono più attendibili delle testimonianza per "sentito dire".
La coerenza di narrazione. La sequenza dei fatti raccontati deve permettere di comprendere le cause degli eventi, garantendo la concatenazione logica del racconto.
La molteplice attestazione. I documenti sono più attendibili se provenienti da fonti indipendenti.
I quattro Vangeli si sono affermati perché gli unici ad essere veramente credibili...mentre i Vangeli apocrifi sono stati chiaramente scritti per perseguire particolari fini religiosi e per propagandare determinate concezioni.
 
LA GNOSI
Non si può parlare di Vangeli apocrifi senza parlare della gnosi.
La gnosi (religione antica) aveva una concezione dualistica del mondo e della vita; il mondo materiale era considerato il male, solo lo spirito era considerato positivo. Conseguentemente bisognava evitare ad ogni costo la materia e la procreazione era considerata negativa, perché responsabile di imprigionare le anime nei corpi. La donna era quindi, per la gnosi, un essere negativo, perché generatrice di vita materiale, perché partorisce figli.
Citiamo solo due esempi di invenzione narrativa, realizzata al solo fine di sostenere le proprie concezioni.
Nel vangelo (apocrifo) copto di Tommaso vengono riportate le parole di Gesù, le quali anziché rimproverare Pietro che aveva appena detto: "le donne non sono degne di vita", affermano: "Ogni donna che diventerà maschio potrà entrare nel Regno dei Cieli".
Un Vangelo totalmente inventato per convincere le persone della "verità" della gnosi.
Oltretutto questo scredita, come mille altre volte ancora, quanto scritto da Dan Brown, circa l'esaltazione del principio divino femminile presente nei Vangeli apocrifi.
Naturalmente, affermava la gnosi, se la materia/il corpo è negativo, Cristo non si è incarnato, ha preso solo l'apparenza di un uomo, mai il divino può compromettersi con la carne, con il corpo.
Così, sempre secondo la gnosi, sulla croce non c'era Cristo ma solo un'apparenza... vale a dire la passione di Cristo è stata solo teatro, Gesù ha fatto del cinema, ha fatto il prestigiatore.
Questo pensava la gnosi, ed ecco allora un vangelo inventato apposta per propagandare queste idee; è l'Apocalisse copta di Pietro, nella quale Cristo afferma che colui che sta soffrendo sulla croce è un suo sostituto, non il Gesù Vivente.
Ricordiamo che tali Vangeli non sono credibili alla luce di oggettivi e laici criteri di attendibilità storica (citati in precedenza).
Ad esempio i più antichi di questi documenti, fra le altre cose, non possono vantare un'antichità simile a quella di numerosissimi documenti cristiani.
Ad esempio, spesso questi scritti evidenziano come gli autori, al contrario di quanto volessero far credere, non avessero una minima conoscenza degli usi, delle tradizioni, della quotidianità ebraica, quindi non solo non erano testimoni diretti (non erano certamente gli apostoli o gli evangelisti) della vita di Gesù, non solo non conoscevano dei testimoni diretti, ma non erano nemmeno di origine semitica.
Si può sintetizzare in questo modo: i Vangeli apocrifi sono successivi alla nascita della filosofia/religione gnostica, inventati per diffonderne e difenderne le concezioni.
L'esatto contrario della religione cristiana, la quale è nata da particolari avvenimenti, avvenimenti imprevedibili, avvenimenti che si opponevano agli iniziali desideri materiali degli stessi testimoni, avvenimenti descritti nei Vangeli canonici, nel Nuovo Testamento.
Inoltre nei quattro Vangeli della Chiesa c'è tutta una serie di racconti e fatti che nessun scrittore avrebbe mai inventato, se avesse voluto fondare su delle menzogne una nuova religione. Se tali fatti sono stati raccontati è solo perché sono realmente avvenuti.
Non esiste un'altra motivazione.
 
AD ESEMPIO
Gli evangelisti (appartenenti al popolo ebraico) non avrebbero mai scritto che Gesù aveva ridimensionato il giorno del sabato (la festa per eccellenza degli ebrei!) sarebbe stato un terribile autogoal. Come se un politico, per convincere le persone ad eleggerlo, promettesse di ridimensionare il campionato di calcio in Italia;
Non avrebbero mai detto che Gesù era morto in croce, perché era un assurdo, una bestemmia, che un fondatore di religione, il Messia, Dio stesso muoia in croce... lo avrebbero taciuto a tutti i costi, soprattutto considerando che la morte in croce era una delle morti più umilianti in assoluto...una morte da scarto della società;
Non avrebbero mai detto che i primi testimoni della resurrezione erano state delle donne, perché esse non godevano di quasi nessuna attendibilità nei processi, come testimoni ecc. Affermare che i primi testimoni a vedere il Risorto sono state delle donne è come portare a testimoniare, al giorno d'oggi, dei bambini di 3-4 anni. Nessuna persona, se volesse diffondere bugie, sceglierebbe di agire in questo modo;
Non avrebbero raccontato che sono scappati a gambe levate quando Gesù è stato imprigionato, non avrebbero raccontato il rinnegamento di Pietro ecc. Proprio loro che dovevano diffondere la nuova religione, perché mai avrebbero dovuto parlare male di se stessi, dei testimoni della nuova religione? E' un assurdo, è darsi la zappa sopra i piedi;
Non avrebbero mai detto che Gesù amava, perdonava, miracolava anche i romani, gli odiati conquistatori...come posso pensare di convincere i miei compatrioti, (o anche altre popolazioni sottomesse) che il loro Dio faceva del bene anche ai loro oppressori? E' un altro assurdo, un controsenso, soprattutto pensando alla mentalità dei popoli antichi.
E si potrebbe andare avanti con altri esempi.
Infine molti degli apostoli/dei discepoli e molti di quelli che credevano (spesso per aver visto il Gesù Risorto) alla risurrezione di Gesù, alla sua divinità, sono stati torturati e uccisi per la loro fede, potevano abbandonare, rinnegare la loro fede, ma hanno preferito morire.
Nessuno ha tratto materiale beneficio dalla propria testimonianza...niente soldi, niente potere, nessuna donna, niente prestigio... forse allora quello che raccontavano era proprio vero!
Ricordiamo inoltre, anche se questo può far parte di un altro discorso, che ci sono fonti non cristiane che testimoniano l'esistenza storica di Gesù (fonti romane ed ebraiche), e fondamentali documenti ebraici (Talmud babilonese) che affermano come egli facesse miracoli. In tali documenti, provenienti da una religione/un popolo non credente nella divinità di Cristo, questi fatti straordinari sono chiamati stregonerie e sono considerate negativamente, ma testimoniano, loro malgrado, la soprannaturalità e la verità delle azioni raccontate nei Vangeli.

Fonte: Seme di Civiltà

8 - LO SCOPO DELLA CAMPAGNA CONTRO IL FEMMINICIDIO E' LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
La famiglia naturale viene ritenuta dal mondo radical-progressista un sistema oppressivo e maschilista da cui liberarsi (ecco perché chi parla di femminicidio esaspera la tensione tra maschi e femmine)
Autore: Federico Catani - Fonte: Notizie Provita, 11/06/2016

Di tanto in tanto si torna a parlare di femminicidio. Alcuni terribili fatti di cronaca servono per rimettere al centro dell'attenzione la "questione femminile".
Ora, se è vero che la violenza sulle donne (come qualsiasi altra forma di violenza, specie sui più deboli) va decisamente condannata, è altrettanto vero che il femminismo e gli ideologi gender strumentalizzano ed enfatizzano la cosiddetta violenza di genere (anche truccando i dati) con un fine ben dichiarato: la distruzione della famiglia naturale, ritenuta un sistema oppressivo e maschilista da cui liberarsi (non a caso esiste persino una teologia della liberazione in salsa femminista).
Le ridicole "quote rosa", che Renzi ha voluto inserire nella nuova legge elettorale, sono una delle tante conseguenze di questa strategia della tensione tra maschi e femmine voluta dal mondo radical-progressista.

UN GRANDE GIRO D'AFFARI
Dietro al "femminicidio" c'è pure un grande giro d'affari ed è molto evidente in Spagna, dove però i media, quasi totalmente asserviti al politicamente corretto, fanno finta di niente.
Il quotidiano on-line Actuall ha avuto il merito di svelare qualche altarino grazie all'Associazione Erich Fromm: un gesto di grande coraggio, dato il clima di terrore, censura e persecuzione che regnano sul tema.
Bisogna sapere che il governo Zapatero, nel 2004, approvò una Legge contro la violenza di genere, per applicare la quale venne poi elaborato un Piano strategico contro la violenza sulle donne e fondato l'Osservatorio statale per vigilare su questi casi di violenza. Una vera e propria macchina burocratica mangia-soldi.
Infatti, con la complicità e la connivenza di tutte le forze politiche presenti nel Parlamento spagnolo (compreso quindi il centro-destra, che ha il suo spazio in questo business), a guidare tali organismi governativi sono principalmente quattro associazioni femministe legate al Partito socialista. [...] Ebbene, queste stesse associazioni ricevono ingenti finanziamenti statali (pagati quindi dai contribuenti) per il loro "lavoro": ben 2,5 milioni di euro all'anno!
Ovviamente più casi di femminicidio ci sono, più denaro viene elargito, perché in teoria più lavoro c'è da fare. Viene dunque il grande sospetto che molti casi di violenza vengano costruiti ad arte o inventati, pur di prendere soldi e creare un clima di tensione utile ad applicare certe politiche. I media, poi, enfatizzano talmente tanto i (pochi) casi di reale violenza, che nell'arco di tempo in cui la notizia fa il giro di giornali, radio, tv e web, inevitabilmente i fenomeni di donne maltrattate aumentano davvero. Con grande gioia dei gruppi femministi e progressisti summenzionati.

PALESEMENTE INVENTATI E SENZA PROVA
Sempre l'Associazione Erich Fromm ha scoperto che l'87,7% dei casi di presunta violenza di genere, finiscono senza alcuna condanna, spesso perché palesemente inventati e senza alcuno straccio di prova. Ma la cultura di fondo sottesa alla legge spagnola (ed è una tendenza presente pure in Italia) è che la donna è sempre vittima e l'uomo sempre carnefice; l'uomo, per il fatto stesso di essere tale, ha sempre e comunque torto e non può vedersi applicata la presunzione di innocenza. La norma prevede che l'uomo denunciato, prima che venga emessa alcuna condanna a suo carico, può comunque essere detenuto, cacciato di casa e inabilitato a occuparsi dei figli. I vantaggi, insomma, sono tutti per le donne, mai per gli uomini. I casi di divorzio sono assai eloquenti, con i padri costretti a chiedere un posto letto e un pasto caldo alla Caritas ed impossibilitati a vedere i propri figli. Il femminismo radicale, peraltro, nasconde le molte violenze delle donne sugli uomini.
Ma allora chi è che in realtà fa del sessismo? Chi discrimina? E chi promuove e incentiva la violenza tra sessi, anziché la naturale mutua collaborazione?

Fonte: Notizie Provita, 11/06/2016

9 - OMELIA V DOMENICA DI PASQUA - ANNO B (Gv 15,1-8)
Senza di me non potete far nulla
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Domenica scorsa, Gesù si è paragonato al Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle, che le ama e che da esse è amato; oggi Egli usa un'altra immagine molto bella: quella della vite, alla quale sono uniti i tralci. Egli è la vite, noi siamo i tralci. L'immagine è molto semplice e piena di profondi significati. Vediamo ora di trarre da questa stupenda pagina del Vangelo degli insegnamenti per la nostra vita spirituale.
Prima di tutto impariamo l'importanza di vivere sempre uniti a Gesù. Siamo uniti a Gesù quando viviamo in Grazia di Dio, quando in noi non regna il peccato mortale. Sappiamo dal Catechismo che con il peccato mortale noi perdiamo la Grazia che è il bene più prezioso, più prezioso della nostra stessa vita. Per questo motivo, i Santi avrebbero desiderato mille volte morire piuttosto che perdere l'amicizia con Dio.
Anche se ci capitasse questa sventura, con animo pentito, ricorriamo al sacramento della Confessione, il quale, cancellando i nostri peccati, ci ridona il bene inestimabile della Grazia divina. Staccandoci da Gesù con il peccato, noi saremo come un tralcio strappato dalla vite e destinato a seccarsi.
Siamo uniti a Gesù, in maniera particolare, quando viviamo in profonda amicizia con Lui, coltivando bene la nostra vita di preghiera. La preghiera non dovrebbe lasciarci mai, fino a diventare il respiro della nostra anima. Nel corso della nostra giornata, tra le varie preghiere, non dovrebbe mai mancare un intimo colloquio con il Signore, da prolungare il più possibile, magari anche durante le nostre occupazioni. Il momento d'oro di questo colloquio sarà quello della Comunione eucaristica, quando Gesù è nel nostro cuore. Gesù è la sorgente della vita, e quanto più saremo uniti a Lui, tanto più si riverserà su di noi la Vita divina di Colui che ci ha redenti.
Dobbiamo essere dei "tralci viventi" di questa vite: in tal modo porteremo molto frutto. Gesù lo dice chiaramente: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Questa precisa e secca dichiarazione: «senza di me non potete far nulla» non ha bisogno di molti commenti. È di una tale importanza e di una tale gravità da non lasciare alcun dubbio sull'assoluta necessità per l'uomo di rimanere in grazia di Dio. Come ad un tralcio staccato dalla vite è impossibile far frutto, così, e molto di più, ad un'anima separata da Gesù a causa del peccato, non è possibile riuscire a far qualcosa di meritorio per la Vita eterna, qualcosa per cui il Padre Celeste si compiaccia.
Da questa considerazione deve nascere in cuor nostro una profonda umiltà: da soli siamo proprio una nullità. Bisogna rimanere stabilmente in Lui, in uno stato permanente di grazia. Gesù ci dice: «Rimanete di me e io in voi» (Gv 15,4). Questo rimanere in Lui viene indicato come premessa e condizione di una vita fruttuosa, colma di una profonda gioia. Come il ramo pieno di frutti maturi si abbassa a terra fino quasi a spezzarsi per il gran peso, così il cristiano unito a Gesù dovrebbe giungere alla sua maturità cristiana così colmo di frutti spirituali e di buone opere, da consumarsi lentamente per amore. Certo non mancheranno i sacrifici, ma non mancherà neppure la gioia di aver raggiunto lo scopo per cui siamo stati creati.
Affinché possiamo portare più frutto, il vignaiolo, ovvero il Padre Celeste, opererà nella nostra vita delle potature: «Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto» (Gv 15,2). Queste potature sono le inevitabili prove della vita, le sofferenze, gli insuccessi. Apparentemente queste prove ci privano di qualsiasi frutto; ma, a lungo andare, ci donano una messe abbondantissima. Chi ama il Signore non si meraviglia della sofferenza, ma la sa valorizzare in vista di un amore più puro e di un frutto più grande.
Se l'anima si mantiene fedele anche in mezzo alla prova, verrà poi il tempo del raccolto, e sarà tempo di gioia e di consolazione. Se l'anima si mantiene generosa con Dio anche nel tempo della sofferenza, il Signore esaudirà poi ogni sua supplica, secondo la promessa fatta da Gesù nel Vangelo: «Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto» (Gv 15,7).
Lo scopo per cui siamo stati creati è quello di portare frutti abbondanti e di amare, come ci dice san Giovanni nella seconda lettura di oggi, «con i fatti e nella verità» (1Gv 3,18). E questo lo realizzeremo solo se rimarremo uniti a Gesù, come il tralcio è unito alla vite.
La Madonna, Madre nostra tenerissima, ci unisca sempre di più al Figlio suo diletto.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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