BastaBugie n°559 del 16 maggio 2018

Stampa ArticoloStampa


1 NO ALLA COMUNIONE AI PROTESTANTI, ANCHE SE SPOSATI CON UN CATTOLICO
Il cardinale Eijk, Arcivescovo di Utrecht, esce allo scoperto e ribadisce che la fede della Chiesa Cattolica non si cambia a maggioranza (e nemmeno all'unanimità)
Autore: Willem Jacobus Eijk - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 QUELLO CHE I TELEGIORNALI CI NASCONDONO
I numerosi episodi di cronaca (come il masturbatore nella cattedrale di Vicenza durante la messa) ci fanno capire che il problema è molto grande e diffuso (inoltre è ormai evidente che il terrorismo jihadista in Italia esiste)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA RUGBYSTA FINITA IN COMA CI HA PERMESSO DI VEDERE COME FUNZIONANO I TRAPIANTI
Per il trapianto d'organi vitali dobbiamo chiederci se fare l'espianto dopo la morte o morire a causa dell'espianto
Autore: Alfredo de Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
4 IL GOVERNO MAY HA ISTITUITO IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE
Nel Regno Unito il mito dell'autodeterminazione ha creato un esercito di 9 milioni di persone sole (200mila anziani hanno dichiarato di non parlare con parenti e amici da più di un anno), per questo il governo...
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Timone
5 IL NUOVO ANTIRAZZISTA IN REALTA' E' RAZZISTA
Oggi l'antirazzismo è un'ideologia intollerante che vuole imporre la razza unica meticcia (per arrivare all'estinzione dell'uomo bianco e della sua cultura)
Autore: Martino Mora - Fonte: Radiospada
6 LO SFOGO DI UN PADRE DISPERATO PERCHE' LA FIGLIA E' LESBICA
Ho perduto mia figlia, letteralmente fagocitata dalla piaga del gender e dell'omosessualità dilagante
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie Provita
7 IL BELGIO EDUCA GLI IMAM CON I MANUALI UTILIZZATI DI AL-QAEDA
Si insegna: la jihad con le armi, come uccidere i gay e perseguitare gli ebrei... (intanto il leader del partito islamista nazionale umilia la giornalista perché donna)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: ANIMALI IN CHIESA, PERCHE' NO?
In un mondo dominato dall'animalismo si perde il buon senso e non si sa più la differenza tra uomini e animali
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA PENTECOSTE - ANNO B (Gv 15,26-27;16,12-15)
Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - NO ALLA COMUNIONE AI PROTESTANTI, ANCHE SE SPOSATI CON UN CATTOLICO
Il cardinale Eijk, Arcivescovo di Utrecht, esce allo scoperto e ribadisce che la fede della Chiesa Cattolica non si cambia a maggioranza (e nemmeno all'unanimità)
Autore: Willem Jacobus Eijk - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/05/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

La Conferenza Episcopale Tedesca ha votato a grande maggioranza a favore di direttive che implicano che un protestante sposato con un cattolico possa ricevere l'Eucaristia dopo aver sodisfatto una serie di condizioni: deve aver effettuato un esame di coscienza con un sacerdote o con un'altra persona con responsabilità pastorali; deve aver affermato la fede della Chiesa Cattolica, oltre ad aver "desiderato di porre fine a "gravi disagi spirituali" e deve avere un "desiderio di soddisfare la brama per l'Eucaristia."
Sette membri della Conferenza Episcopale Tedesca hanno votato contro queste direttive e hanno chiesto il parere di alcuni dicasteri della Curia Romana. La conseguenza è stata l'invio di una delegazione della Conferenza Episcopale Tedesca che ha parlato a Roma con una delegazione della Curia Romana, fra cui il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
La risposta del Santo Padre, data tramite il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede alla delegazione della Conferenza Tedesca, e cioè che la Conferenza deve discutere di nuovo le bozze e tentare di raggiungere un risultato unanime, se possibile, è completamente incomprensibile. La dottrina e la prassi della Chiesa riguardanti l'amministrare il Sacramento dell'Eucaristia ai protestanti sono perfettamente chiare. Il Codice di Diritto Canonico dice al riguardo: "Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti" C.I.C./1983, can. 844 § 4 (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) no 1400).
Questo concerne quindi solo casi di emergenza, soprattutto in cui si tratta di un pericolo di morte.

I PROTESTANTI NON CONDIVIDONO SACERDOZIO ED EUCARISTIA
L'intercomunione è, in linea di principio, soltanto possibile con i cristiani ortodossi, perché le Chiese Orientali, pur non essendo in piena comunione con la Chiesa Cattolica, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, un sacerdozio e un'Eucaristia validi (CCC no 1400, C.I.C./1983 can844, § 3). La loro fede nel sacerdozio, nell'Eucaristia e pure nel Sacramento di Penitenza è uguale a quella della Chiesa Cattolica.
Invece, i protestanti non condividono la fede nel sacerdozio e nell'Eucaristia. La maggior parte dei protestanti tedeschi è luterana. I luterani credono nella consustanziazione, che implica la convinzione che, oltre al Corpo e il Sangue di Cristo siano realmente presenti anche il pane e il vino, nel momento in cui vengono ricevuti. Se qualcuno riceve il pane e il vino senza credere questo, il Corpo e il Sangue di Cristo non sono realmente presenti. Fuori da questo momento della ricezione, vi rimangono solo il pane e il vino e non sono presenti il corpo e il sangue di Cristo.
Ovviamente, la dottrina luterana della consustanziazione differisce essenzialmente da quella cattolica della transustanziazione che implica la fede che ciò che si riceve sotto le figure del pane e del vino, anche se amministrato a qualcuno che non crede nella transustanziazione e anche fuori del momento dell'amministrazione, rimanga il Corpo e il Sangue di Cristo perché non ci sono più le sostanze del pane e del vino.

NON SI PUÒ AMMINISTRARE LA COMUNIONE A UN PROTESTANTE
Per queste differenze essenziali non si deve amministrare la comunione a un protestante, anche se sposato con un cattolico, perché il protestante non vive in piena comunione con la Chiesa Cattolica e, perciò, non condivide esplicitamente la fede nell'Eucaristia. Le differenze fra la fede nella consustanziazione e quella della transustanziazione sono tanto grandi che si deve davvero esigere che qualcuno che desidera ricevere la comunione entri esplicitamente e formalmente nella piena comunione con la Chiesa Cattolica (tranne in un caso di pericolo di morte) e confermi in questo modo esplicito di accettare la fede della Chiesa Cattolica, inclusa quella nell'Eucaristia. Un esame di coscienza con un sacerdote o con un'altra persona con responsabilità pastorali non dà delle garanzie sufficienti che la persona coinvolta accetti davvero la fede della Chiesa. Accettandola, la persona può fare comunque solo una cosa: entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.
Le bozze per le direttive della Conferenza Episcopale tedesca suggeriscono che si tratti soltano di alcuni casi di protestanti, sposati con cattolici, che vorrebbero ricevere la comunione, facendo uso di queste direttive. Tuttavia, l'esperienza insegna che nella prassi questi numeri in genere diventeranno sempre più grandi. Protestanti, anche sposati con cattolici, vedendo altri protestanti sposati con un cattolico ricevere la comunione, penseranno di poter fare lo stesso. E alla fine anche protestanti non sposati con cattolici vorranno riceverla. L'esperienza generale con questo tipo di regolazioni dimostra che rapidamente i criteri si estenderanno.
Ora il Santo Padre ha fatto sapere alla delegazione della Conferenza Episcopale tedesca che deve discutere di nuovo le bozze per un documento pastorale sull'amministrazione della Comunione, tra le altre cose, e tentare di trovare unanimità. Unanimità su che cosa? Supposto che tutti i membri della Conferenza Episcopale tedesca, dopo averle discusse di nuovo, decidano all'unanimità che si può amministrare la comunione ai protestanti sposati con un cattolico (il che non succederà), questa - pur essendo contraria a ciò che dicono al riguardo il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica - diventerà la nuova prassi nella Chiesa Cattolica in Germania? La prassi della Chiesa Cattolica, fondata sulla sua fede, non è determinata e non si cambia statisticamente quando una maggioranza di una Conferenza Episcopale vota in favore di questo, nemmeno facendolo all'unanimità.

CODICE DI DIRITTO CANONICO E CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Ciò che dicono il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica sarebbero dovuti essere la reazione del Santo Padre, che, come successore di San Pietro, è "il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli" (Lumen Gentium no 23). Il Santo Padre avrebbe dovuto dare alla delegazione della Conferenza Episcopale tedesca delle direttive chiare, basate sulla retta dottrina e sulla prassi della Chiesa. Così avrebbe dovuto rispondere anche alla donna luterana che gli chiese il 15 novembre 2015 se potesse ricevere la comunione insieme al suo sposo cattolico: questo non è accettabile, invece di suggerire che lei poteva ricevere la comunione in base al suo essere battezzata, conformemente alla sua coscienza. Rinunciando a fare chiarezza, si crea una grande confusione fra i fedeli e si mette in pericolo l'unità della Chiesa. Lo fanno anche i cardinali che propongono pubblicamente di benedire relazioni omosessuali, il che è diametralmente opposto alla dottrina della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura, e cioè che il matrimonio, secondo l'ordine della creazione, esiste solo fra un uomo e una donna.
Osservando che i vescovi e soprattutto il successore di Pietro mancano nel mantenere e trasmettere fedelmente e in unità il deposito della fede, contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, non posso non pensare all'articolo 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica: "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità".

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo sottostante dal titolo "Sull'Eucarestia non si ammettono ambiguità" sottolinea che a stupire non deve essere il duro intervento del cardinale Eijk, piuttosto il silenzio di tanti vescovi e cardinali sulla fuga in avanti dei vescovi tedeschi sull'intercomunione, iniziativa che va a toccare il cuore della Rivelazione cristiana.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 maggio 2018:
Non deve stupire l'intervento del cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht, sull'intercomunione, per quanto duro possa apparire. Così come non dovrebbe stupire che sette vescovi tedeschi abbiano fatto ricorso a Roma per lo stesso motivo, ovvero le linee guida della Conferenza episcopale tedesca che aprono alla comunione per i coniugi protestanti sposati con un cattolico. Dovrebbe invece stupire il silenzio di tanti altri, in aggiunta all'atteggiamento neutrale preso da papa Francesco, atteggiamento oggetto della presa di posizione del cardinale Eijk.
Dovrebbe stupire il silenzio e la neutralità visto che la materia del contendere è il cuore della fede cattolica, l'Eucarestia. Avevamo già detto più volte e con molta chiarezza anche all'inizio dei Sinodi sulla famiglia che certe spinte poi avallate dall'esortazione apostolica Amoris Laetitia, prima che il sacramento del matrimonio mettevano in discussione l'Eucarestia. Il caso Germania a proposito di protestanti sposati con cattolici è la conseguenza del processo iniziato allora.
E anche di un metodo che papa Francesco aveva in effetti annunciato già nella prima esortazione apostolica, la Evangelii Gaudium, ovvero l'intenzione di lasciare una qualche autorità dottrinale alle singole Conferenze episcopali. Si tratta, come abbiamo già avuto modo di rilevare, di una indicazione chiaramente opposta a quella già data dall'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger.
Comunque la si pensi, i sette vescovi tedeschi guidati dal cardinale Woelki hanno detto chiaramente che l'Eucarestia non è certo materia da conferenze episcopali. Ciò che il cardinale Eijk ha chiaramente ribadito. Il motivo è semplice: l'Eucarestia è il cuore della fede cattolica, non è qualcosa su cui si possano dare interpretazioni diverse o su cui ci si possa permettere l'ambiguità.
Come dice Giovanni Paolo II introducendo l'enciclica Ecclesia de Eucharistia (2003): «La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa».
È già abbastanza grave che si accetti la possibilità di aprire discussioni su questioni che costituiscono il cuore della fede e su cui si sono già espressi definitivamente Concilii e Papi. Ancora più grave che si ritenga possibile cambiare la Verità rivelata per alzata di mano, o perché un gruppetto di vescovi si sentono "illuminati" da poter dettare legge a tutti. Che vescovi e cardinali di tutto il mondo restino in silenzio davanti a questa possibilità concreta non solo stupisce, scandalizza anche. E legittima i fedeli a chiedersi in cosa credano davvero i loro pastori.
Peraltro l'iniziativa tedesca non è neanche un buon servizio all'ecumenismo, e lo aveva spiegato bene ancora Giovanni Paolo II nella Ecclesia de Eucharistia: «Proprio perché l'unità della Chiesa, che l'Eucaristia realizza mediante il sacrificio e la comunione al corpo e al sangue del Signore, ha l'inderogabile esigenza della completa comunione nei vincoli della professione di fede, dei Sacramenti e del governo ecclesiastico, non è possibile concelebrare la stessa liturgia eucaristica fino a che non sia ristabilita l'integrità di tali vincoli. Siffatta concelebrazione non sarebbe un mezzo valido, e potrebbe anzi rivelarsi un ostacolo al raggiungimento della piena comunione, attenuando il senso della distanza dal traguardo e introducendo o avallando ambiguità sull'una o sull'altra verità di fede. Il cammino verso la piena unità non può farsi se non nella verità. In questo tema il divieto della legge della Chiesa non lascia spazio a incertezze, in ossequio alla norma morale proclamata dal Concilio Vaticano II».
Qui non si tratta di mettere artificiosamente - come insinua qualcuno - un Papa contro l'altro. È chiarissimo che il divieto di intercomunione da parte di Giovanni Paolo II è assoluto, senza ambiguità e non limitato nel tempo. Come è possibile dunque che oggi un altro Papa dica una cosa in aperta contraddizione? E come è possibile che si guardi più alla forma (cercare una soluzione unanime qualunque essa sia) che non alla Verità?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/05/2018

2 - QUELLO CHE I TELEGIORNALI CI NASCONDONO
I numerosi episodi di cronaca (come il masturbatore nella cattedrale di Vicenza durante la messa) ci fanno capire che il problema è molto grande e diffuso (inoltre è ormai evidente che il terrorismo jihadista in Italia esiste)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/05/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Non si è ancora spenta l'eco dei due marocchini che, nella notte tra il 26 e il 27 aprile, hanno compiuto una concitata sequenza di rapine a persone, a colpi di coltello: tre feriti, di cui uno grave, e un ammazzato, un povero cameriere bengalese di ventidue anni. A Milano, capitale italiana della società multietnica. I due hanno ventotto e trent'anni, e sono clandestini.
Tre giorni dopo, sempre a Milano, nell'elegante quartiere di Brera, non di notte ma in pieno mezzogiorno. Una signora ottantenne è stata ferita alla testa a bottigliate da un immigrato africano della Sierra Leone, trentatré anni. Il quale, fermato dalla polizia, ha opposto fiera resistenza. E' pure lui clandestino ed ha, per giunta, precedenti per reati contro il patrimonio e danneggiamenti. Che ci faceva a piede libero? E' lo svuotacarceri, bellezza, perciò anche questa volta verrà denunciato a piede libero e rilasciato.

CITTADINANZA PER TUTTI
Sempre a Milano, poiché tremavano i vetri per le vibrazioni, mi sono affacciato e mi sono trovato davanti al corteo del Primo Maggio. Tutte bandiere rosse, molte le falci & martello, qualche bandiera rossonera anarchica, musica a tutto volume dei centri sociali. Dal tetto di un furgoncino un africano, microfono in mano, scandiva: «Salvini! Salvini!». Poi tendeva il microfono verso i manifestanti che rispondevano in coro: «Vaffanculo!». Per chi non lo sapesse, nel programma del leader leghista c'è l'espulsione dei clandestini. Un altro degli slogan scritti sugli striscioni era «Cittadinanza per tutti».
La mente corre a quel che è successo a Vicenza il 10 aprile. Un kenyano (o kenyota? vedete voi) di ventinove anni è stato sorpreso a masturbarsi dentro al duomo durante la funzione religiosa. Chiamata la polizia, il giovanotto ha sferrato due cazzotti in faccia a un agente, spaccandogli il labbro. Ha la cittadinanza italiana e precedenti dello stesso genere: atti osceni dentro a una boutique del centro. Aveva già un foglio di via, ma ovviamente se ne è impipato. Colpito da ulteriore divieto di permanenza in città, è stato rilasciato. Se ne andrà, questa volta? Chissà. Sempre il Gazzettino.it, riportato da Dagospia l'11 aprile, riferisce del caso di Marghera. Qui un trentenne tunisino aveva aggredito brutalmente un anziano colpevole di avergli negato una sigaretta. Portato in questura e denunciato a piede libero, mentre usciva ha tirato un pugno sul viso, a tradimento, a un agente. Nuova denuncia. «Concluse le formalità di rito, il giovane nordafricano è stato rilasciato».

GIOVANI MASCHI SUI TRENT'ANNI
In tutti questi episodi la costante è l'età degli interessati, tutti giovani maschi sui trent'anni, in «età militare» direbbero i sociologi, e la futilità del loro delinquere: una protesta verbale per un comportamento maleducato (la bottigliata in testa alla ottantenne), il rifiuto di una sigaretta, lo squallore dell'onanismo in pubblico. Anche l'omicidio e i ferimenti di Milano hanno un movente irrisorio: un portafogli, un cellulare. E' la clandestinità il problema? No, visto che il masturbatore di Vicenza (nella cattedrale e durante la messa) aveva la cittadinanza. Con buona pace dello jus soli.
Qualcuno ha osservato che immettere centomila giovani maschi in «età di combattimento» in una società, di botto, è semplicemente criminale. Specialmente, aggiungiamo noi, se poi sono condannati a bighellonare dalla mattina alla sera (a spese del contribuente) perché una politica di ordinato inserimento semplicemente non esiste. La quale politica, semmai, avrebbe proceduto, previamente, a un ingresso a scaglioni, se e quando ci fosse stato il fabbisogno lavorativo. Per giunta, per i reati per cui è prevista una pena inferiore a quattro anni di reclusione scatta il decreto cosiddetto svuotacarceri. E la società multietnica si trasforma in quello che è, dove si esce di casa a proprio rischio e pericolo.

Nota di BastaBugie: Souad Sbai nell'articolo sottostante dal titolo "Il terrorismo in Italia esiste. Queste sono le prove viventi" parla dei 14 arresti, 11 siriani e 3 marocchini, avvenuti in Italia e del flusso di denaro che finiva a finanziare le attività degli jihadisti in Siria e Iraq. L'ultima grande operazione contro il terrorismo in Italia dimostra l'esistenza di un'organizzazione sottovalutata per motivi politici: andava bene perché Al Nusrah combatteva Assad. Ma soprattutto dimostra che il terrorismo jihadista in Italia esiste.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 maggio 2018:
Quattordici arresti, undici siriani e tre marocchini, e un flusso di denaro che finiva a finanziare le attività degli jihadisti in Siria e Iraq che viene spezzato. Un'operazione di grande importanza, realizzata in più regioni e coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, condotta dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza che arriva ad individuare una rete ramificata ed efficiente che riusciva a finanziare le attività degli jihadisti in Siria e Iraq e precisamente del Fronte Al-Nusra.
Fra Lombardia e Sardegna prendeva corpo tramite due cellule distinte, con collegamenti in molti altri Paesi europei ed extraeuropei, un ''vorticoso flusso di denaro riconducibile alle movimentazioni Hawala'', hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa, con un importo ''superiore ai 2 milioni di euro'' diviso fra riciclaggio di denaro e finanziamenti ai terroristi in Siria. La rete di congiunzione finanziaria era formata da un insieme di money transfer illegali, attraverso i quali veniva strutturato un canale sicuro per il riciclaggio del danaro. Che arrivava in grossa parte ai miliziani di Al-Nusra, i cui affiliati di congiunzione erano in Italia e sono stati arrestati; proprio il fronte jihadista che per anni l'Occidente ha ''sdoganato'' definendolo ''opposizione'', basta che tramite di esso si raggiungesse l'obiettivo della caduta del governo siriano. Già questo basta a capire come questo pericolo e le sue spire velenose e pericolosissime siano state sottovalutate in maniera incomprensibile, nonostante gli appelli e le denunce della vicinanza di Al-Nusra con tutte le realtà radicaliste internazionali, fra cui i Fratelli Musulmani e le frange salafite più sanguinarie, di cui molti adepti oggi fanno parte attiva in Siria e Iraq.
Ciò che rende almeno in parte l'idea della facilità con cui questi gruppi movimentano ogni tipo di bene al di fuori dei canali legali, è la quantità ingente di denaro contante che viaggiava da una parte all'altra d'Europa e fra quest'ultima e i teatri di jihad in Medioriente. E poi le connivenze, le amicizie articolate in ogni Paese e lo sfruttamento a fini economici del traffico di migranti sulla rotta balcanica; è proprio uno degli arrestati che durante le indagini a sua insaputa spiega ad un infiltrato come funzionava: una volta aperta la rotta, due dei membri dell'organizzazione si trasferirono in Ungheria per gestire il traffico di migranti: le auto venivano comperate in Italia, tramite dei contatti e si servivano di autisti stranieri ed italiani. Se uno degli autisti veniva arrestato in Austria, spiegava, faceva due mesi di galera e poi usciva.
Due gli elementi che rileva di sottolineare in questa operazione le cui maglie sono ampie e le cui ripercussioni sul fronte jihadista sono tutte da valutare nel tempo; gli arresti di Sassari ci dicono che in Sardegna, e proprio nella città in questione, la situazione va monitorata visto che nel carcere cittadino sono detenuti molti fra gli jihadisti più pericolosi del mondo. E che la loro presenza radicalizza chi sta dentro. In secondo luogo che il denaro è la fonte che va, una volta per tutte, estirpata: non è più pensabile che in Europa sia presente un sistema di invio e ricezione denaro senza controllo alcuno. Che in seguito ad arresti sulla rotta balcanica questa non venga immediatamente chiusa militarmente. Un'operazione, seppure di enorme portata come questa, non basta ancora per stoppare il jihadismo: serve prosciugare i pozzi alla radice. Niente denaro, niente jihad. E soprattutto un dato ormai incontrovertibile: il terrorismo jihadista in Italia esiste.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/05/2018

3 - LA RUGBYSTA FINITA IN COMA CI HA PERMESSO DI VEDERE COME FUNZIONANO I TRAPIANTI
Per il trapianto d'organi vitali dobbiamo chiederci se fare l'espianto dopo la morte o morire a causa dell'espianto
Autore: Alfredo de Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 09/05/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all'espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.
Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di "giocare" con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.
Sappiamo infatti che non è possibile conoscere il momento esatto della morte ma solamente quando essa è già avvenuta, ossia quando sono evidenti i segni inequivocabili della morte stessa (ad esempio il rigor mortis).
Di Rebecca si è a conoscenza del fatto che la giovane è entrata in coma in seguito ad un incidente di gioco, che le sue condizioni cliniche sono apparse subito gravissime ed in seguito giudicate irreversibili, che è stato avviato il protocollo per l'osservazione di morte propedeutico alla fatale constatazione del decesso e infine che è stata sottoposta alla procedura per l'espianto degli organi.
È interessante notare come la notizia dell'avvenuta morte della rugbysta sia stata diramata dai media assieme a quella dell'inizio dell'iter di osservazione della morte, la qual cosa appare come minimo contraddittoria.

LA LEGGE DEL SILENZIO-ASSENSO
Cominciamo col dire che in Italia vige la legge del silenzio-assenso (n. 91 del 31 marzo 1999), in base a cui chi non dice espressamente di no diventa un possibile donatore di organi. Dunque il silenzio è considerato un "sì" implicito.
Inoltre, va ricordato che «la principale limitazione allo sviluppo delle attività di trapianto di organi è rappresentato dalla scarsità del numero dei prelievi che vengono eseguiti rispetto alle richieste dei pazienti che sono in attesa di trapianto. Il trapianto deve essere considerato l'ultimo momento di un processo sanitario che si articola in diverse fasi: identificazione del potenziale donatore di organi, accertamento della morte, valutazione e mantenimento del potenziale donatore di organi, raccolta delle manifestazioni di volontà, attività di prelievo trapianto di organi (…) Il mantenimento del potenziale donatore riguarda tutta la fase di accertamento della morte encefalica, indipendentemente da un eventuale prelievo di organi, e ha come obiettivo il completamento del periodo di osservazione per la formulazione di una diagnosi definitiva di morte encefalica. Nel paziente donatore, inoltre, ha lo scopo di mantenere un'adeguata perfusione-ossigenazione degli organi, tali da impedire o ridurre, per quanto possibile, il loro deterioramento funzionale sino al momento del prelievo» (Procedure diagnosi di morte cerebrale e donazione di organi, Direzione Sanitaria Polo Ospedaliero Centrale, Regione Lazio).
In altri termini, una volta individuato un possibile donatore, la macchina dei trapianti viene immediatamente attivata e la priorità è costituita dal cosiddetto mantenimento del potenziale donatore in vista di un eventuale trapianto, indipendentemente, pare di capire, dall'accertamento della volontà del paziente.

L'INAFFIDABILE CRITERIO DELLA MORTE CEREBRALE
Senza entrare nei dettagli medici, sembra anche che alcune tecniche utilizzate per mantenere il potenziale donatore non siano a rischio zero per il paziente, anche se il protocollo impone, almeno sulla carta, che esse non confliggano con le necessarie cure da prestare al paziente stesso.
Certo è che la scarsità del numero dei prelievi rispetto alla domanda di organi potrebbe far pendere l'ago della bilancia più dalla parte del potenziale ricevente piuttosto che da quella del potenziale donatore, del quale non si può sapere la "qualità" di vita a cui andrà incontro anche qualora si riprendesse dal coma. In effetti, «la diffusione e omogeneizzazione di procedure atte all'individuazione di potenziali donatori di organi e tessuti, presso la rete ospedaliera, si prefigge l'obiettivo di aumentare il numero delle osservazioni di morte cerebrale e dei prelievi in linea con gli standard fissati a livello nazionale» (Ibidem).
In ogni caso, la macchina dei trapianti si fonda sul criterio della morte cerebrale o morte encefalica, ossia una condizione clinica del paziente che presenta una completa e irreversibile distruzione dell'encefalo nel suo complesso, identificata dall'assenza contemporanea di flusso ematico cerebrale (EEG e altre indagini), di attività riflessa del tronco cerebrale e di attività respiratoria spontanea.
Tale parametro presenta molte criticità, tra cui la non universalità dei criteri diagnostici atti a stabilirlo (variabili da paese a paese), le numerose diagnosi sbagliate (tante, rispetto al fatto che raramente vengono a galla, per ovvie ragioni) e soprattutto l'arbitrario procedimento di accertamento della morte che si fonda esclusivamente sulla cessazione delle sole funzioni cerebrali, dunque sulla pretesa di poter individuare con certezza il momento esatto della morte, per di più attraverso procedure diagnostiche potenzialmente fallaci.
Del resto, numerose e qualificate ricerche scientifiche recenti hanno ampiamente dimostrato che la parola "irreversibile" applicata ai disturbi della coscienza non è più utilizzabile.
Non possiamo sapere se la giovane rugbysta sarebbe potuta uscire dal coma prima o poi. Sappiamo tuttavia con certezza che Rebecca è deceduta in seguito all'espianto dei suoi organi e non prima, come ci vogliono far credere.

Fonte: Corrispondenza Romana, 09/05/2018

4 - IL GOVERNO MAY HA ISTITUITO IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE
Nel Regno Unito il mito dell'autodeterminazione ha creato un esercito di 9 milioni di persone sole (200mila anziani hanno dichiarato di non parlare con parenti e amici da più di un anno), per questo il governo...
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Timone, 30/01/2018

(LETTURA AUTOMATICA - con voce umana)

Viviamo in una società globalizzata, dove la comunicazione e gli scambi non conoscono confini... eppure stiamo diventando un esercito di persone sole, abbandonate a se stesse.
I dati in proposito sono allarmanti: guardando alla sola Europa, un'inchiesta condotta qualche mese ha rilevato che il 6% della popolazione non avrebbe alcuna persona cui chiedere aiuto in caso di bisogno: non un parente, non un amico, non un conoscente... nessuno. Una realtà angosciante, che balza agli onori della cronaca quando si sente di persone sole ritrovate morte in casa parecchi giorni dopo il decesso.
Alla luce dell'allarmante situazione, generalizzata nei Paesi maggiormente sviluppati, a inizio gennaio Theresa May, il Primo Ministro britannico, ha deciso di istituire il Ministero della Solitudine. L'obiettivo è quello di creare una strategia intergovernativa volta ad aiutare i nove milioni di cittadini del Regno Unito che si sento soli e, soprattutto, i 200.000 anziani che hanno dichiarato di non parlare con parenti e amici da più di un anno.

...E IN ITALIA?
Una iniziativa, questa inglese, che probabilmente anche l'Italia si troverà presto a dover pianificare: gli ultimi dati pubblicati dall'Istat rivelano infatti che, nel Bel Paese, una "famiglia" su tre è composta da una sola persona (31,6%) - mentre solo vent'anni fa il dato si attestava al 20,5% - e che la metà delle donne italiane in età fertile non ha nemmeno un figlio, molto spesso per scelta. Insomma, sul nostro territorio stanno prendendo sempre più piede la moda della "singletudine" (ideologica o "di ritorno", ossia sviluppatasi dopo una storia di coppia finita male) e le "mono-famiglie", mentre l'inverno demografico che perdura oramai da anni non sembra mollare la presa. Ma i nostri politici sembrano avere più interesse per l'eutanasia, le unioni civili, l'immigrazione...
Naturalmente alla base del fenomeno appena descritto vi è una forte influenza del mercato, che vede nelle famiglie - notoriamente più attente e in grado di suddividere meglio le spese - un pericolo da scongiurare, mentre le persone che vivono sole sono dei consumatori ideali.

IL MITO DELL'AUTODETERMINAZIONE
Ma vi è anche una spinta culturale che porta le persone a ritenere che si è più felici nell'essere liberi da vincoli relazionali e che investe molto sul mito dell'autodeterminazione: perché, lo sappiamo, seppure la relazione sia inscritta nell'animo umano (non per niente nasciamo da due persone), rapportarsi con il prossimo implica il far fare un passo indietro al nostro "ego", e non è quindi né facile, né immediato.
Eppure è solo entrando in relazione - a un livello orizzontale, ma anche su un piano verticale, con Dio - che l'uomo può aprirsi al futuro e aspirare a essere felice. Come scriveva lo psicologo Tonino Cantelmi: «Secondo me la "singletudine" è un fenomeno legato alla rinuncia a quella che ho definito la "progressione magnifica": esserci, "esserci-con", "esserci-per". E sì, perché la "progressione magnifica" permette di partire da un Io (l'esserci), per passare ad un Tu (l'"esserci-con") e infine giungere ad un Noi (l'"esserci-per"), dimensione ultima e sola che apre alla generatività, alla creatività ed all'oblatività».

Nota di BastaBugie: la Svezia ha da tempo applicato un esperimento socio-scientifico che ha promosso l'individualismo nella società. Questo esperimento degli anni '60-'70 ha prodotto i suoi frutti e adesso raccontare la Svezia significa raccontare di un paese sull'orlo del suicidio di massa che non si accorge di come tutto sia scivolato via attingendo a piene mani alle promesse di felicità delle filosofie marx-femminsite. Oggi in Svezia tutto avviene nel solco del più abissale individualismo. Ecco il link all'articolo che ne rende conto.

LA TEORIA SVEDESE SULL'AMORE RENDE SOLI E DISPERATI
In Svezia il femminismo e il socialismo hanno prodotto individui che vivono in solitudine, lavorano per se stessi e per la propria indipendenza, e che muoiono senza che nessuno se ne accorga (VIDEO: Svezia, una nazione avanzata sì, ma verso il baratro)
di Andrea Zambrano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4351

Fonte: Timone, 30/01/2018

5 - IL NUOVO ANTIRAZZISTA IN REALTA' E' RAZZISTA
Oggi l'antirazzismo è un'ideologia intollerante che vuole imporre la razza unica meticcia (per arrivare all'estinzione dell'uomo bianco e della sua cultura)
Autore: Martino Mora - Fonte: Radiospada, 06/01/2017

(LETTURA AUTOMATICA)

Vi fu un tempo in cui l'antirazzismo era una passione nobile. Era il rifiuto di stigmatizzare qualcuno per il colore della pelle o il popolo di appartenenza. Era il rifiuto di giudicare non umane o comunque inferiori delle persone per le loro caratteristiche biologiche o anche etniche (il concetto di "etnia", a differenza di quello di "razza", ha anche un significato culturale). Oggi invece l'antirazzismo è divenuto un'ideologia intollerante ed estrema, che è parte integrante del pensiero unico politicamente corretto, ovvero dell'ideologia dominante.
Come l'omosessualismo, del resto. Come il femminismo. Come le teorie gender. Alain Finkielkraut ha definito l'antirazzismo "il totalitarismo del XXI secolo". Oggi il nuovo antirazzismo non si prefigge più la sacrosanta battaglia in difesa della dignità umana, ma la sostituzione dei popoli europei in nome dell'egualitarismo estremo e dell'assoluta intercambiabilità degli uomini (in perfetta sintonia con il pensiero economico del capitalismo trionfante). Coincide quindi con l'immigrazionismo.

L'ANTIRAZZISTA DI OGGI
Oggi l'antirazzista del nuovo tipo è un conformista dominato dal risentimento. Il risentimento verso coloro non accettano l'idea della mescolanza dei popoli, verso coloro che non ritengono l'uomo solo un essere universale e quindi intercambiabile, ma lo pensano anche particolare, provvisto di un'identità collettiva sempre specifica. Con un atto di furfanteria intellettuale, il nuovo antirazzista definisce tutti costoro dei "razzisti". Ma l'antirazzista del nuovo tipo, soprattutto, è dominato dal risentimento verso le proprie appartenenze. Odia la propria cultura, la propria storia, la propria religione, la propria tradizione, la propria identità. Quindi se stesso.
Sbandierando il "rispetto delle diffferenze", l'antirazzista ideologico parla con lingua biforcuta, perché le vuole annullare tutte nel "melting pot", nel grande crogiolo della società a razza unica. E' un globalista allo stato puro. E' perfettamente in linea con la massificazione capitalista e l'omogeneizzazione tecnico-economica operata dalla globalizzazione.
E' il profeta dello sradicamento planetario e del nomadismo felice. Il suo è un sogno etnocida, e innanzitutto etnomasochista. Perché naturalmente i primi che dovrebbero sparire nel grande crogiuolo sono i popoli europei. Non a caso l'antirazzista tipico è oggi anche abortista e denatalista. Questo nuovo antirazzista è quindi un nichilista. Sostiene un progetto che si nutre continuamente dell'odio di se stessi.
Al progetto assurdo del dominio dell'uomo bianco su tutti i popoli, tipico della modernità, si sostituisce quello altrettanto assurdo dell'estinzione dell'uomo bianco e della sua cultura, partorito dallo stesso uomo bianco decadente della postmodernità. Così il nuovo antirazzismo si trasforma nel suo apparente contrario: il razzismo. Poiché volere il popolo unico, la razza unica, l'etnia unica, la lingua unica, la cultura unica significa odiare i popoli concreti, le differenze biologiche e quelle culturali. A cominciare dalle nostre.

L'ANTIRAZZISTA VUOLE LA RAZZA UNICA METICCIA
Hitler nel suo folle sogno voleva la "razza ariana" pura. L'antirazzista ideologico vuole la razza unica meticcia. Nichi Vendola ha avuto almeno il coraggio di teorizzarlo apertamente: "Il progresso passa dalla mescolanza delle razze", ha detto. Gli altri progressisti politicamente corretti lo pensano, ma non sempre lo dicono. Spesso sono gli stessi che si battono per la "biodiversità" naturale e che si scandalizzano per l'estinzione del panda. Si impegnano per la salvaguardia del panda, ma vedono di buon occhio l'estinzione dei popoli europei.
In entrambi casi, nel razzismo e nell'antirazzismo ideologico, è palese l'odio per la diversità, per le identità, per le differenze, per la molteplicità, per la pluralità. [...]
Se il razzismo è una forma di etnocentrismo che assolutizza il particolare a scapito dell'universale, l'antirazzismo ideologico assolutizza l'universale a scapito del particolare. Ma l'uomo, come diceva anche Ernst Nolte, è al contempo un essere particolare e un essere universale, perché è solo a partire dalla sua particolarità che può aprirsi all'universalità. Senza la sua particolarità, non sarebbe nessuno. Se il particolarismo senza apertura all'universalità può divenire disumano, l'universalità senza rispetto del particolare è sempre inumana. Viviamo nell'epoca dell'inumano.

Fonte: Radiospada, 06/01/2017

6 - LO SFOGO DI UN PADRE DISPERATO PERCHE' LA FIGLIA E' LESBICA
Ho perduto mia figlia, letteralmente fagocitata dalla piaga del gender e dell'omosessualità dilagante
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie Provita, 5-11 maggio 2018

(LETTURA AUTOMATICA)

L'ideologia Lgbt miete sempre più vittime, soprattutto tra i giovani: nell'epoca adolescenziale (che ora interessa non solo il periodo delle scuole superiori, bensì si protrae fino all'università), quando si è alla ricerca di affermare la propria identità sessuale, è facile essere fuorviati. Si segue "la moda", si seguono "gli amici", ci si affida a chi è apparentemente più potente e presente... sì, perché la normalità non fa notizia, mentre l'essere parte del mondo Lgbt è un chiaro segno distintivo.
In questi giorni abbiamo ricevuto in Redazione una testimonianza che ci ha lasciati con il fiato sospeso: a scriverci è un papà profondamente addolorato - che chiede di rimanere anonimo per tutelare gli altri suoi figli - che denuncia la perdita della sua primogenita.

CI SCRIVE COSÌ
«Gentilissimi di ProVita,
sono un genitore che 9 mesi fa ha "perduto" la sua primogenita: letteralmente fagocitata dalla piaga del gender e dell'omosessualità dilagante.
Da 9 mesi con dolore inimmaginabile non la vedo, non la sento, non so niente di questa ventiseienne.... Da 9 mesi vive in simbiosi (parassitosi sarebbe più corretto) con un'altra sodomita come lei... Da 9 mesi, almeno, ha rinnegato la storia che Dio le aveva donato, nonché ogni grazia che Dio le aveva concesso...
Da 9 mesi è uno scandalo impressionante per noi suoi genitori, per i suoi quattro fratelli e chissà per quanti altri... Quando dico scandalo intendo proprio scandalo: una lacerazione violenta nel cuore del percepirsi, nel cuore dell'essenza stessa di quello che siamo.
Ora - distrutti e fortemente feriti dallo sproporzionato disprezzo di ogni nostro significato, di ogni nostro fare, della nostra stessa vita - scopro come potrebbe essersi concretizzata in lei questa perversa pazzia. Mia figlia, tuttora studentessa universitaria presso l'Università Di Udine (UNIUD è l'unica in Italia a prevedere il doppio libretto per gender), deve essere stata adescata da iniziative come quella che vi pubblico qui sotto, inviata via mail a tutti gli studenti attraverso i canali ufficiali dell'università stessa: We are all V.I.P. (Very Important People) - Aegee Udine [...]
Queste cose vanno denunciate e rese pubbliche. Le famiglie devono sapere che rischi corrono i propri figli. Le famiglie devono sapere che l'Università offre servizi quali il tutorato (le due lesbiche sono due tutor) che sono delle trappole diaboliche!»

DITTATURA LGBT SEMPRE PIÙ INVASIVA
Questa è una testimonianza diretta dell'influenza del mondo Lgbt. Ma, lo sappiamo bene, non è solo l'università segnalata da questo papà a essere così "aperta": anche a Verona il Centro di Ricerca Politesse - Politiche e Teorie della Sessualità continua a proporre eventi quantomeno opinabili; lo stesso avviene a Trento, presso il Centro Studi Interdisciplinari di Genere, dove si propongono addirittura corsi "post laurea" e di "formazione permanente". E altri sono, purtroppo, gli atenei allineati.
La dittatura Lgbt è insomma sempre più invasiva: accogliamo l'appello del nostro Lettore e inviamo tutti a scriverci (redazione@notizieprovita.it) per denunciare quanto sta succedendo e, soprattutto, a vigilare in maniera attenta sui propri figli... che all'università sono grandi e liberi, è vero, ma che sono sempre e comunque alla ricerca di un sasso solido cui appigliarsi. Ed è meglio che questo "sasso" sia la famiglia, piuttosto che qualche associazione ideologicamente schierata...

LA NOSTRA RISPOSTA
Visto lo scalpore e le polemiche destate da questa lettera, abbiamo pubblicato una risposta a questo papà che potete leggere qui:
La lettera addolorata del papà di una ragazza con tendenze lesbiche, iscritta all'università di Udine, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, ha scatenato un vespaio di polemiche e di reazioni incontrollate - come spesso accade quando si toccano temi LGBT e si osa dire che "non è naturale" avere rapporti omoerotici.
Essi possono essere piacevoli e divertenti - de gustibus non est disputandum (o forse sì, ma lasciamo perdere) -, tuttavia la natura e l'etica sono un'altra questione.
In questo caso, poi, tutti coloro che hanno riportato la lettera hanno - a nostro avviso - fuorviato l'intenzione di quel padre. Infatti, secondo noi, non è una questione relativa all'università di Udine. E non è "colpa dell'università di Udine" se la ragazza è divenuta lesbica.
All'università di Udine, come in tante università italiane, come in tante scuole medie superiori, inferiori, e persino alle elementari e agli asili d'infanzia, sono anni che circolano progetti e idee improntate all'ideologia gender e all'omosessualismo: ideologie che, per definizione, sono veicolate attraverso la propaganda.
E come accade in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ci possono essere persone - insegnanti o studenti - che approfittano di certe occasioni per indottrinare gli altri. Pensiamo a quanti insegnanti - in altri tempi - dalla cattedra andavano dicendo che «uccidere un fascista non è reato» (cito testualmente la mia professoressa di lettere della scuola media, che - a parte questo "difettuccio" - era un'ottima insegnante!)
E così - sempre per restare aderente ad esempi di vita vissuta - ho saputo recentemente che alcuni studenti e professori del liceo che ho frequentato sono finiti sotto processo per implicazioni con le Brigate Rosse e l'omicidio Moro.
Qualcuno li aveva indottrinati.
Così come - secondo il papà che ci ha scritto - qualcuno avrebbe indottrinato la figlia all'omosessualismo. Se poi nelle scuole e nelle università si promuovono certi programmi e progetti ideologici, l'indottrinamento è agevolato.
Sarebbe interessante conoscere la versione della ragazza: ma secondo il papà - appunto - è stata circuita.
A noi ha fatto impressione il grido di dolore lacerante di quel papà, che è emerso da quella lettera e l'abbiamo pubblicata.
Una cosa avremmo dovuto scrivere prima, e corriamo ora ai ripari. Un appello a quel papà affinché possa dominare i suoi sentimenti: siamo certi che quel rabbioso grido di dolore è scaturito proprio da un grande amore. In qualche modo lo faccia vedere alla sua figliola. Lo invitiamo a lasciare aperta la porta del cuore - e di casa - per la sua figliola. Perché "amor omnia vincit" e la ragazza, magari tra molto tempo, tornerà. E allora lui, come il Padre del figliol prodigo, dovrà farsi trovare vigile alla finestra per poterle correre incontro ed abbracciarla.

Fonte: Notizie Provita, 5-11 maggio 2018

7 - IL BELGIO EDUCA GLI IMAM CON I MANUALI UTILIZZATI DI AL-QAEDA
Si insegna: la jihad con le armi, come uccidere i gay e perseguitare gli ebrei... (intanto il leader del partito islamista nazionale umilia la giornalista perché donna)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 09/05/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Importanza del jihad armato, discettazioni su come uccidere gli omosessuali, insulti agli ebrei: sono questi alcuni dei contenuti dei manuali di formazione degli imam educati dal Centro islamico e culturale del Belgio (Cicb), che ospita la Grande Moschea di Bruxelles e che è gestito dall'Arabia Saudita. Lo ha scoperto un'indagine dell'Organo di coordinamento per l'analisi delle minacce (Ocam) in Belgio, dipendente dal ministero della Giustizia e degli Interni, istituito dalla legge del 2006 per analizzare l'entità delle minacce terroristiche sul territorio. L'Ocam ha realizzato un rapporto, che verrà discusso oggi in Parlamento, e che è stato diffuso dai media belgi.
Secondo il rapporto, uno dei manuali forniti dalla moschea per formare gli imam (I principi fondamentali del musulmano sunnita) è lo stesso utilizzato negli anni 80 e 90 «dagli ambienti jihadisti arabi legati alla leadership centrale di Al-Qaeda». È un testo che incita «alla lotta armata per instaurare le leggi dell'islam». Non esattamente una garanzia per un paese come il Belgio che ha già enormi problemi con la religione islamica (Molenbeek insegna).
Un secondo manuale, La via del musulmano, incoraggia al «jihad armato come una delle forme più elevate di vicinanza ad Allah l'altissimo e la più nobile espressione della pratica religiosa». Nello stesso testo vengono dettagliati come previsto dalla Sharia tre modi per uccidere gli omosessuali: lapidarli, impalarli o «trovare l'edificio più alto della città e gettarli dal tetto per poi lapidarli».
In un terzo manuale fornito dal centro agli aspiranti imam, si dipingono gli ebrei come «traditori, infedeli e impostori, osceni e scortesi, crudeli e insensibili, avidi e avari». Secondo il teologo che ha scritto il libro, «gli ebrei hanno fatto ricorso alla violenza, al potere e al terrore per controllare il mondo».
Davanti a questa scoperta, non ci si può stupire né degli attentati del terrorismo islamico avvenuti negli anni scorsi in Belgio né della decisione da parte di una commissione d'inchiesta parlamentare di interrompere la collaborazione con i sauditi, che l'anno prossimo dovranno abbandonare il parco del Cinquantenaire dove è situato il Centro islamico che educa così i rappresentanti religiosi dell'islam nel paese.

Nota di BastaBugie: nell'articolo sottostante dal titolo "Belgio: leader islamico offende una giornalista in tv" si parla di cosa è accaduto in una trasmissione televisiva in Belgio. Apparentemente solo un piccolo episodio, ma che in realtà è rivelatore del clima che si respira.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 3 maggio 2018:
È inutile, dove c'è, l'islam vuole comandare. Anche in Europa. E lo dimostra a chiare lettere l'inqualificabile episodio accaduto nello studio televisivo di Rtl-Tv in Belgio: durante diretta della trasmissione C'est pas tous les jours dimanche, il leader del partito islamista nazionale, Redouane Ahrouch, tra lo stupore del pubblico e della produzione, si è rifiutato di stringere la mano e di guardare in volto la giornalista Emmanuelle Praet, perché donna: «Non posso andare contro i valori e i dettati della mia fede», ha replicato a quanti gli facessero notare l'assoluta mancanza di rispetto dimostrata verso la sua interlocutrice.
A telecamere spente ed al termine della surreale intervista, la conduttrice ha dichiarato di non essersi mai sentita tanto «umiliata e offesa», ma la cosa non ha turbato troppo Ahrouch. Oggi il suo partito conta due eletti nel consiglio comunale di Anderlecht ed altrettanti in quello di Moleenbeck, ma alle prossime amministrative del 14 ottobre presenterà candidati in ben 28 Comuni. Chissà cosa potrebbe accadere, se il suo partito dovesse acquisire ancor più potere politico...

Fonte: Tempi, 09/05/2018

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: ANIMALI IN CHIESA, PERCHE' NO?
In un mondo dominato dall'animalismo si perde il buon senso e non si sa più la differenza tra uomini e animali
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 15 maggio 2018

(LETTURA AUTOMATICA - con voce umana)

Buongiorno cari amici di BastaBugie,
sono un sacerdote, rettore di un santuario molto frequentato del sud Italia. Vi scrivo, oltre che per ringraziarvi per il Vostro ineguagliabile servizio alla verità e per incoraggiarvi a perseverare nonostante tutto, anche per porvi una questione.
Esiste una parola autoritativa, da parte della Congregazione o di chi per essa, circa l'ingresso di cani o altri animali in chiesa? Sempre più di frequente, infatti, mi succede di dover "combattere" con persone che pretendono di introdurre in chiesa il loro animale da compagnia, disposte anche a rinunciare alla Messa domenicale se non viene loro permesso. Senza dire di tutto il seguito di polemiche e spesso di insulti che accompagna il diniego: Dio è forse offeso dalla presenza di un cane in chiesa? Non sono forse i cani migliori dei cristiani? E chi lo dice che non possono entrare? Scriverò al suo Vescovo, riferirò la cosa ai giornali e via dicendo...
Io so bene che gli argomenti autoritativi sono sempre i meno intelligenti, ma a volte la chiusura pregiudiziale di chi ci sta di fronte non consente altro che questo. Proprio qui, però casca l'asino: per quante ricerche abbia fatto, infatti, non sono riuscito a trovare una sola parola chiara sull'argomento da parte dell'Autorità Ecclesiastica. Ho interpellato anche la Congregazione per il Culto ed i Sacramenti, ma senza ottenerne risposte. Sembra quasi che si abbia timore a dire una parola chiara, preferendo lasciare così la fanteria della Chiesa - ovvero noi parroci - al ludibrio e all'insulto di tutti. Anzi, se un fedele scrive al Vescovo, novantanove volte su cento il superiore darà ragione a lui anziché al sacerdote!
Mi aiutate a capire se esiste un pronunciamento autoritativo in materia?
Grazie di cuore e ancora complimenti!
Don Federico

Rev.do don Federico,
per noi è un piacere quando veniamo a sapere che i sacerdoti apprezzano il nostro servizio.
Per quanto riguarda gli animali in chiesa, credo che non esistano norme ecclesiastiche su ciò. La risposta potrebbe quindi concludersi qui, invece vorrei aggiungere qualcosa di personale.
Al mio parroco sono capitati vari casi. Anche a un funerale. Finché il cane (che dicevano essere molto fedele al defunto) non è uscito di chiesa, lui non ha iniziato la messa. Lui ha detto più volte di essere disposto a bloccarsi quando si accorgesse che c'è un cane o comunque un animale in chiesa.
Personalmente mi vengono in mente le parole di Gesù: "Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi" (Mt 7,6).
Chiaramente il passo intende tante cose, ma appunto si citano cani e porci come esempio di disprezzo delle cose sante...
Ogni cosa a suo tempo, non è la Chiesa, luogo consacrato, il posto per dilettarsi con gli animali. L'Eucarestia non è un biscottino... Dio prima di tutto!
Inoltre l'urina e le feci animali offenderebbero il luogo santo... I versi degli animali disturberebbero la preghiera e l'ascolto della parola di Dio... Il girovagare degli animali sarebbe motivo di distrazione... Per non parlare della cagnara che farebbero se i cani fossero più di uno e dei possibili morsi alle persone presenti... Insomma diciamo che il buon senso dovrebbe suggerire di non portarli in chiesa.
Il buon senso, appunto! Ecco cosa manca al giorno d'oggi. Purtroppo viviamo in un mondo dominato dall'animalismo. Non si sa più la differenza che c'è tra un uomo e un animale.
Qui sotto trova il link ad un articolo che fa vedere la situazione nella diocesi di Milano. E purtroppo la barbarie avanza...
Giano Colli

IL COMUNE DI MILANO VIETA DI OPPORSI ALL'INGRESSO DEI CANI IN CHIESA
Come ai tempi della Rivoluzione Francese, il potere civile tenta di imporre le sue regole alla Chiesa
di Stefano Magni
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3434

Ecco il link dove si possono trovare tutti gli articoli che abbiamo pubblicato contro l'animalismo (si badi bene: non contro gli animali, ma contro gli animalisti):
http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=23

Fonte: Redazione di BastaBugie, 15 maggio 2018

9 - OMELIA PENTECOSTE - ANNO B (Gv 15,26-27;16,12-15)
Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità
Fonte Il settimanale di Padre Pio

(LETTURA AUTOMATICA)

Prima di salire al Cielo, Gesù promise ai suoi Apostoli di non lasciarli orfani e di mandare loro il Consolatore. Questa promessa si realizzò il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sulla Chiesa nascente, ovvero sugli Apostoli e Maria riuniti nel Cenacolo. Per questo motivo, la Pentecoste è la festa della fondazione della Chiesa.
Lo Spirito Santo discese sulla Vergine Maria, a Nazareth, per l'Incarnazione del Figlio di Dio; il giorno della Pentecoste, il Paraclito fu invece effuso per la formazione del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa. La prima discesa avvenne nel silenzio e nel nascondimento; la seconda effusione dello Spirito Santo si verificò invece in modo sensazionale, «come vento che si abbatte impetuoso» (At 2,2) e «come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (v. 3). In ambedue le manifestazioni dello Spirito Santo era presente Maria Santissima, la quale è la Madre di Cristo ed è la Madre della Chiesa.
La scena della discesa dello Spirito Santo a Pentecoste è descritta dal capitolo secondo degli Atti degli Apostoli. Colpisce profondamente un particolare: prima di allora, gli Apostoli erano timorosi e non osavano predicare apertamente alle folle; ma, dopo aver ricevuto il dono dello Spirito Santo, essi parlarono liberamente e con coraggio a tutti quelli che incontravano.
Gerusalemme era piena di pellegrini ebrei, provenienti dalle più diverse parti del mondo allora conosciuto, in occasione della festività di Pentecoste. Ciascuno di loro udì gli Apostoli parlare nella propria lingua. Dio volle così contraddistinguere la discesa dello Spirito Santo con il Dono delle lingue, per far comprendere che il messaggio del Vangelo doveva raggiungere gli estremi confini della terra.
Prima di tutto, il Paraclito ci arricchisce con i suoi sette Doni. Il primo Dono è la Sapienza, che ci permette di ragionare non secondo il mondo, ma secondo la profondità di Dio, e ci dona il gusto inesprimibile di Dio e delle realtà divine; poi abbiamo il Dono dell'Intelletto, che ci consente di approfondire le verità della nostra fede e di aderire ad esse quasi per un istinto soprannaturale; segue poi il Dono della Scienza, che ci dà la capacità di risalire al Creatore partendo dalle creature e di vedere in ciascuna delle creature un riflesso di Dio; poi abbiamo il Dono del Consiglio, che, nei momenti più importanti, ci suggerisce la decisione giusta, secondo la Volontà di Dio, e, innanzitutto, ci suggerisce di ascoltare con docilità il consiglio di una saggia guida spirituale; vi è inoltre il Dono della Fortezza che ci dà l'energia per resistere al male che c'è intorno a noi e, tante volte, anche dentro di noi; in seguito, c'è il Dono della Pietà che perfeziona il nostro amore e lo dilata oltre l'umana ristrettezza, per poter così amare Dio e il prossimo nostro fino all'eroismo; infine, abbiamo il Dono del Timor di Dio, che ci consente di evitare il peccato, non tanto per paura dei castighi, ma per puro amor di Dio.
I Doni dello Spirito Santo li abbiamo ricevuti con la Cresima, ma sono come dei piccoli semi che devono essere irrigati dalla nostra preghiera per giungere a maturazione. Nella vita dei Santi possiamo vedere il loro pieno sviluppo. Questi sette Doni rimangono in noi se noi rimaniamo in Grazia di Dio. Con il peccato mortale li perdiamo, per riceverli nuovamente dopo una buona Confessione.
Oltre ai sette Doni, lo Spirito Santo elargisce i carismi che sono propriamente la sua particolare manifestazione, unica e irripetibile. Questi carismi sono diversi in ciascun cristiano e sono dati per l'utilità comune. Sono come delle capacità che devono essere messe al servizio di tutti. Da questo si comprende quanto ogni fratello e ogni sorella sono preziosi agli occhi di Dio, perché da Lui hanno ricevuto una missione particolare da svolgere all'interno della Chiesa. Alla luce della preghiera, e dietro il consiglio di una buona guida spirituale, si riuscirà a discernere qual è questo particolare carisma da far fruttificare, per il bene comune.
Infine, lo Spirito Santo produce in noi i cosiddetti frutti, enumerati san Paolo nella seconda lettura di oggi, ai quali si contrappongono le opere della carne. Le opere della carne sono «fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere» (Gal 5,19-21); i frutti dello Spirito Santo sono «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Lasciamoci sempre guidare dallo Spirito Santo e in noi si produrranno questi meravigliosi frutti. San Paolo ci esorta con queste parole: «Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne» (Gal 5,16). Sia questo il nostro proposito.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.