BastaBugie n°122 del 08 gennaio 2010

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1 BENEDETTO XVI FA UN PASSO AVANTI VERSO LA BEATIFICAZIONE DI PAPA PIO XII DICHIARANDOLO VENERABILE
Hitler non sarebbe d'accordo (progettava infatti di invadere il Vaticano)
Autore: Roberto Festorazzi - Fonte: Libero
2 LA CARITA' SENZA DISCERNIMENTO E' COME UNA FOGLIA PORTATA DAL VENTO
Telethon utilizza embrioni umani per la ricerca
Autore: Fabio Luoni - Fonte: Nuoveande.com
3 NUOVO MOTU PROPRIO DEL PAPA: RIBADITE LE DIFFERENZE TRA SACERDOTI E DIACONI
Inoltre lo sbattezzo non ha nessun effetto!
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Cesnur
4 LEGGI CONTRO L'OMOFOBIA
Ecco cosa accade in Inghilterra, perche' ce ne rendiamo conto prima che succeda anche in Italia!
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: Tempi
5 DOPO KYOTO E COPENHAGEN, QUANTO CI COSTANO LE FOLLIE DELLE POLITICHE AMBIENTALISTE?

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop
6 LETTERA IMMAGINARIA DI UN BAMBINO MUSULMANO CHE CI SVELA CHI NON VUOLE DAVVERO IL PRESEPE

Autore: Marcello Venezian - Fonte: Il Giornale
7 IPOTESI SULLA STELLA COMETA
Era qualcosa al di sopra dell'ordine naturale
Autore: Vitaliano Mattioli - Fonte: CulturaCattolica.it
8 DOPO LA SCOMUNICA, OGGI MILINGO VIENE ANCHE RIDOTTO ALLO STATO LAICALE

Autore: Mimmo Muolo - Fonte: Avvenire
9 OMELIA PER IL BATTESIMO DI GESÙ - ANNO C - (Lc 3,15-16.21-22)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - BENEDETTO XVI FA UN PASSO AVANTI VERSO LA BEATIFICAZIONE DI PAPA PIO XII DICHIARANDOLO VENERABILE
Hitler non sarebbe d'accordo (progettava infatti di invadere il Vaticano)
Autore: Roberto Festorazzi - Fonte: Libero, 15/10/09

L’abortita invasione nazista del Vaticano, che fu pianificata nell’estate del 1943 senza mai essere portata a compimento, viene ora alla luce in tutti i suoi dettagli impressionanti grazie a un documento inedito quanto clamoroso. Una carta scampata alla distruzione e alla sistematica sparizione-predazione di tutti i documenti politici e militari del Terzo Reich. Un solo foglio, ma pesante come un macigno, appartenente ai dossier più segreti degli apparati di intelligence dell’Alto Comando della Wehrmacht (O.K.W.).
Questo documento dimostra in modo inequivocabile che il Führer voleva occupare la Santa Sede con un brutale atto di forza e che solo all’ultimo istante, tra il 26 e il 27 luglio 1943, decise di rinunciarvi. Si tratta sostanzialmente di una mappa della Città del Vaticano, contenente l’indicazione dei punti strategici da conquistare attraverso un blitz. La cartina in scala, evidentemente, non venne realizzata a fini turistici, essendo redatta su carta intestata dei servizi segreti militari del Supremo Comando della Wehrmacht.
L’AZIONE NEI DETTAGLI
Il piano fu elaborato, con ogni probabilità, nell’ambito dell’Operazione Alarico, ovverosia il progetto strategico di un’invasione dell’Italia da parte dei tedeschi, in caso di sganciamento di Mussolini dalla guerra dell’Asse. Prospettiva più che concreta, quest’ultima, che prese forma tra la primavera e l’estate del 1943, e che per un soffio non giunse al suo coronamento per determinazione dello stesso Duce.
La sfiducia votata contro Mussolini, da parte del Gran Consiglio del fascismo, il 25 luglio ’43, le sue dimissioni e il suo arresto debbono per forza di cose essere interamente riletti alla luce del fatto che il ricatto dell’Operazione Alarico pesò moltissimo sulla decisione del Duce (concordata dallo stesso dittatore con il re Vittorio Emanuele III) di “farsi da parte” per impedire la brutale occupazione della Penisola da parte degli “alleati” germanici. Questo è chiaro: Mussolini non venne affatto “deposto”, ma scelse consapevolmente di dimettersi.
Il nuovo documento, oltre che per i suoi contenuti esplosivi, è assai interessante anche per la storia che lo riguarda. Questo foglio, infatti, ci è pervenuto attraverso un capo partigiano milanese, che riuscì a impadronirsi del materiale di scarto di un grosso lavoro di fotoriproduzione di documenti bellici avvenuta a Lambrate, roccaforte rossa di Milano, negli anni Cinquanta.
L’esponente della Resistenza fece avere il materiale - proveniente quasi certamente dagli archivi mussoliniani e comprendente anche una dichiarazione del maggio 1945 riguardante la morte del Duce - al fratello del senatore missino Giorgio Pisanò, Paolo. Questi, dopo attenta verifica, stabilì i dettagli tecnici dell’operazione di fotocopiatura, condotta in gran segreto, con apparecchiatura d’avanguardia, da parte dei reduci del fronte partigiano. I documenti, cinque o sei in tutto, sono sicuramente autentici, anche se la loro qualità non è sempre eccellente, trattandosi di scarti di lavorazione, per definizione imperfetti.
È appunto il caso della piantina del Vaticano, che svela, dopo quasi settant’anni, i particolari del piano di invasione della sede papale. Il foglio riporta un timbro di registrazione, che prova la provenienza ultima del documento: si tratta di un’indicazione protocollare che rinvia agli Archivi della Repubblica sociale italiana, il restaurato governo mussoliniano nato su pressione di Hitler nel settembre ’43. Questo dato è molto importante, perché ci dimostra che il Duce era molto bene informato su quanto facesse il suo alleato-rivale Hitler.
Di recente, la pubblicazione da parte della Libreria Editrice Goriziana dei rapporti stenografici di guerra relativi alle riunioni avvenute nel quartier generale del Führer, a partire dal 1942, illustra che il dittatore con la svastica era, anche a questo riguardo, spietato. Hitler, nel corso del rapporto serale del 25 luglio 1943, con i capi militari, ringhiò che se ne infischiava di conservare il benché minimo scrupolo nei confronti del pontefice regnante, Pio XII, e che avrebbe stanato senza indugi «quel branco di porci» asserragliato nel territorio della Santa Sede. Avrebbe messo le mani sull’intero corpo diplomatico rappresentato in Vaticano, rapito il Santo Padre e depredato l’Archivio segreto del papa (in Palazzo San Carlo), notoriamente rigurgitante di dossier riservati.
Che cosa sarebbe potuto accadere, ce lo svela finalmente questa cartina “parlante” dei servizi segreti militari germanici. Il contenuto della mappa si srotola infatti come la trama di un film d’azione. Due gruppi d’assalto, uno a quanto pare guidato da un tenente che si chiamava Lensing, o giù di lì, avrebbero fatto irruzione nel territorio della Santa Sede, attraverso i suoi varchi principali: l’ingresso di Sant’Anna, quello della Scala Regia e la stazione ferroviaria. L’occupazione dei binari avrebbe consentito di avviare su rotaia il carico di prigionieri e di materiali prelevati in Vaticano. Una volta violata l’extraterritorialità dello Stato pontificio, si sarebbe fulmineamente proceduto, con chirurgica violenza e dimostrazione di geometrica potenza, all’occupazione dei punti nodali di rilevanza strategica: il Palazzo del Governatorato e la stazione di trasmissione vaticana, l’emittente radiofonica del papa.
LA CALATA DEI VISIGOTI
L’occupazione della Santa Sede, secondo i piani, avrebbe dovuto procedere in simultanea con la calata dei nuovi Visigoti in Italia. La terza divisione corazzata granatieri del Reich avrebbe dovuto procedere alla conquista manu militari di Roma e dunque del resto dell’Italia centrosettentrionale, attraverso l’impiego di divisioni paracadutate. L’ora “x” dell’Operazione Alarico sarebbe dovuta scattare la notte tra il 26 e il 27 luglio 1943, ma Hitler, all’ultimo momento, decise di sospendere l’invasione, anche se non rinunciò completamente a quella folle idea.
Probabilmente, egli giudicò esoso e non proporzionato allo scopo - quello di “tenere il fronte” in Italia - lo sforzo di una totale presa militare della Penisola. Pezzi di questa colossale e mancata operazione della seconda guerra mondiale tuttavia sopravvissero e furono attuati in seguito. La “resurrezione” neofascista della Repubblica sociale italiana consentì a Hitler di conseguire i suoi obiettivi dietro il paravento della residua sovranità, a un livello simulacrale, del restaurato governo (in forma repubblicana) del Duce nel Centro e nel Nord del Paese. Una finzione tragica, per gli italiani, e utile, per i nazisti. Il prezzo di questa pericolosa illusione fu altissimo: una guerra civile che insanguinò la Penisola e le cui cicatrici sono ancora oggi del tutto evidenti.

Fonte: Libero, 15/10/09

2 - LA CARITA' SENZA DISCERNIMENTO E' COME UNA FOGLIA PORTATA DAL VENTO
Telethon utilizza embrioni umani per la ricerca
Autore: Fabio Luoni - Fonte: Nuoveande.com, 17 Dicembre 2009

Grande enfasi in questi giorni, come ogni anno, sulle TV e tra i media italiani ha la campagna di raccolta fondi per la ricerca scientifica che va sotto il nome di Telethon. Illustri e credibili testimonial televisivi ci invitano durante i programmi TV a devolvere, magari tramite un semplice sms, i nostri soldi per una buona causa, la ricerca scientifica.
Ma noi siamo chiamati come sempre a fare attenzione e a verificare che cosa si finanzia perché come dice il detto “la carità senza discernimento è come una foglia portata dal vento”.
Avendo ricevuto alcune segnalazioni circa il fatto che Telethon finanzierebbe anche progetti di ricerca con l’utilizzo di embrioni umani, abbiamo verificato, poiché ciò sarebbe moralmente inaccettabile per il semplice fatto che è sbagliato cercare di curare delle malattie di esseri umani, usando come cavie e quindi eliminando altri esseri umani.
Abbiamo quindi trovato conferma a quanto detto negli atti pubblicati sul sito della Pontificia Accademia Pro Vita della XI ASSEMBLEA GENERALE nell’intervento del Dr. JEAN-MARIE LE MÉNÉ dal titoli “ETICA SANITARIA E GESTIONE DELLA SALUTE MONDIALE”
(...) pubblichiamo qui sotto un breve estratto che parla proprio delle attività di Telethon
"Dato che l’epidemia di AIDS ha avuto una grande copertura mediatica, le associazioni hanno rivestito un ruolo importante nelle discussioni. La valutazione dei fatti scientifici non è rimasta in seno all’ambiente specialistico, ma è stata fatta oggetto di appropriazione da parte di una lobby. Le decisioni finanziarie ne sono state influenzate a scapito di altre scelte sanitarie. È emersa una formula mista, che ha visto uniti esperti e gruppi di pressione, a guida della ricerca sulle malattie genetiche e ora sulla terapia cellulare. Con gli ingenti fondi raccolti e distribuiti ogni anno da Telethon, alcune associazioni gestionali sono diventate attori-chiave nella scelta dei temi e dei gruppi di ricerca all’interno di organismi pubblici. Ma i fini perseguiti e i mezzi usati non sono esenti da critiche. L’autorizzazione della diagnosi preimpianto è stato il risultato diretto delle pressioni esercitate da Telethon. La nascita del primo bambino dopo diagnosi preimpianto è stata resa possibile grazie ai finanziamenti di Telethon, che se ne è rallegrata. In passato, alcune emittenti televisive di Telethon avevano già presentato “babythons”, ossia bambini nati senza malattie grazie alla diagnosi prenatale. Il passo successivo ha avuto inizio con la presa di posizione di Telethon a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica…”
Direi quindi che sarebbe buona cosa non devolvere soldi a Telethon. Ricordiamo sempre che l’uomo è il fine della ricerca e mai può essere usato come mezzo, ledendone il diritto alla vita.

Fonte: Nuoveande.com, 17 Dicembre 2009

3 - NUOVO MOTU PROPRIO DEL PAPA: RIBADITE LE DIFFERENZE TRA SACERDOTI E DIACONI
Inoltre lo sbattezzo non ha nessun effetto!
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Cesnur

Il 15 dicembre 2009 è stato presentato il Motu proprio di Benedetto XVI "Omnium in mentem", formalmente datato 26 ottobre 2009, che modifica alcune norme del Codice di diritto canonico. Si tratta apparentemente di materia molto oscura e tecnica. Tuttavia l'intervento del Papa con un Motu proprio sta a segnalare che le questioni sono invece serie.
Per i non specialisti possiamo dire che:
(a) si è modificata la definizione delle funzione dei diaconi a fronte del fatto che ci sono molti laici che sono diaconi permanenti e che i fedeli tendono naturalmente a confondere questi laici con i sacerdoti. Si è dunque precisato, con una forte riaffermazione nell'Anno sacerdotale del carattere unico del sacerdozio, che solo ai sacerdoti e ai vescovi spettano "le funzioni di insegnare, santificare e governare nella persona di Cristo capo". Non ai diaconi, per quanto il loro ruolo sia importante. Si tratta dunque di un altro tassello nella battaglia del Santo Padre - e già di Giovanni Paolo II - perché sia ristabilita, contro una certa "clericalizzazione dei laici" cui fa da contrappunto una "laicizzazione dei preti", una chiara distinzione fra sacerdoti e laici;
(b) si è chiarito che per la Chiesa il cosiddetto "sbattezzo" - cioè la dichiarazione fatta in odio alla fede da laicisti che dichiarano di rinunciare al battesimo, talora usando appositi formulari forniti dalle associazioni di atei militanti - non ha nessun effetto. Anche per la disciplina canonica del matrimonio gli "sbattezzati" rimangono dei cattolici battezzati, dal momento che al Battesimo non si può validamente rinunciare e la dichiarazione di "sbattezzo" non ha nessun effetto. Pertanto d’ora in poi chi ha lasciato la Chiesa con atto formale (lo "sbattezzato", appunto) è tenuto alla forma canonica nel matrimonio, non viene più considerato come non battezzato e quindi non deve chiedere la dispensa per impedimento di disparità di culto.
SEGUE IL TESTO DEL MOTU PROPRIO:
La Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae leges, promulgata il 25 gennaio 1983, ha richiamato all’attenzione di tutti che la Chiesa, in quanto comunità allo stesso tempo spirituale e visibile, e ordinata gerarchicamente, ha bisogno di norme giuridiche «affinché l’esercizio delle funzioni a lei affidate da Dio, specialmente quella della sacra potestà e dell’amministrazione dei sacramenti, possa essere adeguatamente organizzato». In tali norme è necessario che risplenda sempre, da una parte, l’unità della dottrina teologica e della legislazione canonica e, dall’altra, l’utilità pastorale delle prescrizioni, mediante le quali le disposizioni ecclesiastiche sono ordinate al bene delle anime.
Al fine di garantire più efficacemente sia questa necessaria unità dottrinale, sia la finalità pastorale, talvolta la suprema autorità della Chiesa, dopo aver ponderato le ragioni, decide gli opportuni mutamenti delle norme canoniche, oppure introduce in esse qualche integrazione. Questa è la ragione che Ci induce a redigere la presente Lettera, che riguarda due questioni.
Anzitutto, nei canoni 1008 e 1009 del Codice di Diritto Canonico sul sacramento dell’Ordine, si conferma l’essenziale distinzione tra il sacerdozio comune dei fedeli ed il sacerdozio ministeriale e, nello stesso tempo, si evidenzia la differenza tra episcopato, presbiterato e diaconato. Or dunque, dopo che, sentiti i Padri della Congregazione per la Dottrina della Fede, il nostro venerato Predecessore Giovanni Paolo II stabilì che si dovesse modificare il testo del numero 1581 del Catechismo della Chiesa Cattolica, al fine di riprendere più adeguatamente la dottrina sui diaconi della Costituzione dogmatica Lumen gentium (n. 29) del Concilio Vaticano II, anche Noi riteniamo si debba perfezionare la norma canonica che riguarda questa stessa materia. Pertanto, sentito il parere del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, stabiliamo che le parole dei suddetti canoni siano modificate come successivamente indicato.
Inoltre, poiché i sacramenti sono gli stessi per tutta la Chiesa, è di competenza unicamente della suprema autorità approvare e definire i requisiti per la loro validità, e anche determinare ciò che riguarda il rito che bisogna osservare nella celebrazione dei medesimi (cfr. can. 841), cose tutte che certamente valgono anche per la forma che deve essere osservata nella celebrazione del matrimonio, se almeno una delle parti sia stata battezzata nella Chiesa cattolica (cfr. cann. 11 e 1108).
Il Codice di Diritto Canonico stabilisce tuttavia che i fedeli, i quali si sono separati dalla Chiesa con "atto formale", non sono tenuti alle leggi ecclesiastiche relative alla forma canonica del matrimonio (cfr. can. 1117), alla dispensa dall’impedimento di disparità di culto (cfr. can. 1086) e alla licenza richiesta per i matrimoni misti (cfr. can. 1124). La ragione e il fine di questa eccezione alla norma generale del can. 11 aveva lo scopo di evitare che i matrimoni contratti da quei fedeli fossero nulli per difetto di forma, oppure per impedimento di disparità di culto.
Tuttavia, l’esperienza di questi anni ha mostrato, al contrario, che questa nuova legge ha generato non pochi problemi pastorali. Anzitutto è apparsa difficile la determinazione e la configurazione pratica, nei casi singoli, di questo atto formale di separazione dalla Chiesa, sia quanto alla sua sostanza teologica sia quanto allo stesso aspetto canonico. Inoltre sono sorte molte difficoltà tanto nell’azione pastorale quanto nella prassi dei tribunali. Infatti si osservava che dalla nuova legge sembravano nascere, almeno indirettamente, una certa facilità o, per così dire, un incentivo all’apostasia in quei luoghi ove i fedeli cattolici sono in numero esiguo, oppure dove vigono leggi matrimoniali ingiuste, che stabiliscono discriminazioni fra i cittadini per motivi religiosi; inoltre essa rendeva difficile il ritorno di quei battezzati che desideravano vivamente di contrarre un nuovo matrimonio canonico, dopo il fallimento del precedente; infine, omettendo altro, moltissimi di questi matrimoni diventavano di fatto per la Chiesa matrimoni cosiddetti clandestini.
Tutto ciò considerato, e valutati accuratamente i pareri sia dei Padri della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sia anche delle Conferenze Episcopali che sono state consultate circa l’utilità pastorale di conservare oppure di abrogare questa eccezione alla norma generale del can. 11, è apparso necessario abolire questa regola introdotta nel corpo delle leggi canoniche attualmente vigente.
Stabiliamo quindi di eliminare nel medesimo Codice le parole: "e non separata da essa con atto formale" del can. 1117, "e non separata da essa con atto formale" del can. 1086 § 1, come pure "e non separata dalla medesima con atto formale" del can. 1124.
Pertanto, avendo sentito in merito la Congregazione per la Dottrina della Fede ed il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e chiesto anche il parere ai Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di S.R.E. preposti ai Dicasteri della Curia Romana, stabiliamo quanto segue:
Art. 1. Il testo del can. 1008 del Codice di Diritto Canonico sia modificato in modo che d’ora in poi risulti così: "Con il sacramento dell’ordine per divina istituzione alcuni tra i fedeli, mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono costituiti ministri sacri; coloro cioè che sono consacrati e destinati a servire, ciascuno nel suo grado, con nuovo e peculiare titolo, il popolo di Dio".
Art. 2. Il can. 1009 del Codice di Diritto Canonico d’ora in poi avrà tre paragrafi, nel primo e nel secondo dei quali si manterrà il testo del canone vigente, mentre nel terzo il nuovo testo sia redatto in modo che il can. 1009 § 3 risulti così: "Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità".
Art. 3. Il testo del can. 1086 § 1 del Codice di Diritto Canonico viene così modificato: "È invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta, e l’altra non battezzata".
Art. 4. Il testo del can. 1117 del Codice di Diritto Canonico viene così modificato: "La forma qui sopra stabilita deve essere osservata se almeno una delle parti contraenti il matrimonio è battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta, salve le disposizioni del can. 1127 § 2".
Art. 5. Il testo del can. 1124 del Codice di Diritto Canonico viene così modificato: "Il matrimonio fra due persone battezzate, delle quali una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta dopo il battesimo, l’altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica, non può essere celebrato senza espressa licenza della competente autorità".
Quanto abbiamo deliberato con questa Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio, ordiniamo che abbia fermo e stabile vigore, nonostante qualsiasi cosa contraria anche se degna di particolare menzione, e che venga pubblicato nel commentario ufficiale Acta Apostolicae Sedis. Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 26 del mese di ottobre dell’anno 2009, quinto del Nostro Pontificato.

Fonte: Cesnur

4 - LEGGI CONTRO L'OMOFOBIA
Ecco cosa accade in Inghilterra, perche' ce ne rendiamo conto prima che succeda anche in Italia!
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: Tempi, 28 ottobre 2009

Dipendenti pubblici licenziati, benemerite organizzazioni cattoliche dedite agli affidamenti e alle adozioni costrette a chiudere i battenti, pastori protestanti arrestati, madri in lacrime per il figlio affidato a una coppia gay. E una scia di cause legali che crea non pochi imbarazzi al sistema giudiziario britannico. L’applicazione delle leggi contro l’omofobia nel Regno Unito si sta risolvendo in una riduzione delle libertà di cui i cittadini godevano e in una reintroduzione dei delitti d’opinione nel paese un tempo famoso per la libertà di parola. Gli esempi si accumulano sempre più frequenti.
Denise Haye, 25 anni, era un’impiegata del distretto di Lewisham (Londra). Finito l’orario di lavoro surfando (autorizzata) su internet ha deciso di lasciare un commento in uno spazio apposito del sito del Movimento dei gay e delle lesbiche cristiani (Lgcm) nel quale ha citato i passi biblici che mettono in guardia dalle pratiche omosessuali. È stata denunciata ai suoi datori di lavoro dalla pastora lesbica Sharon Ferguson che si è sentita vittima di «un attacco personale senza provocazione». È stata prima sospesa e poi licenziata dall’ente pubblico per cui lavorava. Miguel Hayworth, 29 anni, è un pastore cristiano di strada. Lo scorso mese di agosto è stato minacciato di arresto dalla polizia di Manchester e poi arrestato e rilasciato su cauzione da quella di Maidstone (Kent) per aver citato nei suoi sermoni (autorizzati) sulla pubblica via brani della Lettera ai Romani e della prima Lettera ai Corinti critici nei confronti dei comportamenti omosessuali. Motivo: le sue parole avrebbero «incitato l’odio razziale e religioso».
Non va meglio a chi manifesta lealmente i propri scrupoli. Gary McFarlane, cristiano pentecostale, avvocato e tutor al Trinity Theological College di Bristol, era un counsellor di Relate, la più grande onlus britannica specializzata in problemi di relazioni familiari e di coppia. Dopo un corso di specializzazione in terapia psico-sessuale, ha fatto presente al proprio superiore che, pur avendo per anni fatto counselling anche a coppie omosessuali, avrebbe avuto problemi di coscienza ad occuparsi pure della loro terapia psico-sessuale. Il superiore ha fatto filtrare il colloquio ad altri elementi del personale, che hanno raccolto firme contro di lui in una lettera aperta in cui lo etichettavano come “omofobo” e lo invitavano ad andarsene. L’organizzazione lo ha poco dopo licenziato per «grave cattiva condotta» (motivazione poi bocciata dal tribunale, che però non ha ordinato la sua riassunzione). Sheila Matthews, pediatra cristiana e consulente medico della commissione della contea di Northamptonshire che decide sulle adozioni, aveva chiesto di potersi astenere dal voto nei casi in cui si doveva decidere l’assegnazione di bambini a coppie omosessuali. Il dirigente responsabile dei servizi per le famiglie e l’infanzia l’ha immediatamente rimossa dalla commissione. In seguito a una campagna di stampa la pediatra, che da cinque anni forniva i suoi servizi alla contea, è stata rimessa al suo posto ma senza più facoltà di voto su tutte le decisioni di adozione (non solo quelle relative a coppie omosessuali).
La vicenda più nota resta certamente quella delle undici agenzie cattoliche per l’assistenza alle adozioni: in base alle Sexual Orientations Regulations del 2007 devono prestare i loro servizi anche alle coppie omosessuali desiderose di adottare bambini oppure chiudere i battenti. Cosa che ha già fatto una di esse, la Catholic Children’s Society di Westminster. Catholic Care di Leeds e Father Hudson’s Society, invece, hanno tentato la via dei tribunali appellandosi all’articolo 18 della legge, che stabilisce che «una onlus può legittimamente riservare i suoi servizi solo a persone di un determinato orientamento sessuale se è stata istituita per fornire benefici a quel determinato gruppo». Una disposizione evidentemente pensata per permettere alle organizzazioni gay di non essere a loro volta accusate di discriminazione nei riguardi dei non omosessuali. Le agenzie cattoliche hanno cercato di usarla a loro vantaggio, chiedendo di poter modificare gli statuti per poter dichiarare che i loro servizi erano riservati alle coppie eterosessuali. Il Charity Tribunal ha respinto la loro richiesta: gay e lesbiche continueranno a essere i soli, nel Regno Unito, a poter legalmente praticare la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Il tribunale ha inoltre stabilito che le due agenzie dovranno pagare 120 mila sterline (128 mila euro) di spese processuali: qualche mese prima il presidente della corte Alison McKenna aveva dichiarato che il Charity Tribunal avrebbe garantito «un accesso a basso costo alla giustizia». Nonostante la batosta finanziaria Catholic Care ha deciso di inoltrare ricorso alla Corte suprema, che si esprimerà nel marzo prossimo.
«RITARDATO» CHI NON SI ALLINEA
Un altro tribunale dovrà decidere il destino della battaglia legale di un signora cattolica di Brighton contro l’assegnazione di un suo figlio di 10 anni in affidamento permanente a una coppia di omosessuali maschi che gestiscono un hotel in cui vivono. Vittima di un esaurimento nervoso da cui non si è più ripresa dopo la fine del suo matrimonio con un uomo violento, la donna ha accettato che il suo ragazzo andasse in affidamento temporaneo, ma quando questo si è trasformato in permanente ha manifestato la sua preferenza per coppie che fossero cattoliche o almeno eterosessuali. I servizi sociali hanno deciso diversamente. La Baaf, Associazione britannica per l’adozione e l’affidamento, ha rifiutato di commentare la vicenda. Sul suo sito internet, nel maggio scorso, i critici delle adozioni a coppie omosessuali sono stati definiti «omofobi ritardati». Dopo la protesta di associazioni di portatori di handicap la parola “ritardati” è stata rimossa dal sito. Sta di fatto che anche l’“omofilia” e la paura di essere etichettati “omofobi” possono giocare brutti scherzi: due anni fa un rapporto della onlus Kidscape ha affermato che abusi sessuali su 5 dei 18 bambini affidati nel giro di 15 mesi a una coppia gay di Wakefield, nello Yorkshire, sono stati scoperti tardivamente per motivi legati alla correttezza politica. Alcuni assistenti sociali erano convinti che una coppia di omosessuali maschi non presentasse rischi di pedofilia. Altri, secondo il rapporto, «avevano chiaramente paura di essere giudicati omofobi. Il timore di apparire discriminatori li ha indotti a non agire». La commissione per gli affidamenti di Wakefield aveva a suo tempo approvato senza esitazioni la richiesta dei due uomini (poi condannati a sei e cinque anni di prigione) di accogliere solo bambini maschi, perché i due non si sentivano in grado di accogliere bambine.

Fonte: Tempi, 28 ottobre 2009

5 - DOPO KYOTO E COPENHAGEN, QUANTO CI COSTANO LE FOLLIE DELLE POLITICHE AMBIENTALISTE?

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop, 22-12-2009

L’obiettivo dichiarato del vertice di Copenhagen era arrivare a un Trattato che sostituisse il Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. Contrariamente a quanto previsto da Kyoto si voleva che il nuovo trattato impegnasse alla riduzione delle emissioni anche i paesi in via di sviluppo, a cominciare dai più grandi (Cina, India e Brasile) che sono ormai tra i più grandi emettitori. Come per Kyoto, l’impegno doveva essere vincolante, con obiettivi di riduzione delle emissioni ben definiti in modo da permettere il commercio dei crediti di carbonio (il cosiddetto sistema di “cap and trade”, che l’Unione Europea ha già adottato in ossequio al Protocollo di Kyoto).
Bene, non uno solo di questi obiettivi è stato raggiunto a Copenhagen, e questo dà l’idea delle dimensioni del fallimento del vertice, peraltro un fallimento annunciato.
Non solo, l’accordo raggiunto da USA, Cina, India, Brasile e Sudafrica – di cui gli altri paesi hanno preso atto – ha un che di surreale. Mentre si è rinunciato a indicare degli obiettivi di riduzione delle emissioni antropogeniche di CO2 (che almeno si possono misurare), si è stabilito di impegnarsi per non far aumentare le temperature di oltre 2°C rispetto all’era preindustriale. Cosa che ha dell’inverosimile perché nessuno è in grado di prevedere l’andamento delle temperature nei prossimi 10, 20, 50 o 100 anni. Potrebbero salire o potrebbero scendere, nessuno lo sa, e nessuno sarebbe comunque in grado di distinguere quanto è attribuibile all’attività umana. Né alcuno è in grado di stabilire di quanto crescano le temperature per un dato ammontare di emissioni di CO2 (vedi intervista al colonnello Malaspina). 
Del resto nessuno aveva previsto che dal 1998 le temperature globali non sarebbero salite (tanto che il famoso Climagate ha a che fare anche con il tentativo di coprire questo dato “inspiegabile” dalla teoria del global warming). Peraltro se parliamo di cambiamenti climatici è anche assurdo limitarsi alle temperature che sono soltanto un fattore del clima. Ma questa è l’ennesima riprova che la “politica del clima” ha ben poco a che vedere con la “scienza del clima”.
Quanto ai motivi del mancato accordo, il problema è essenzialmente economico. Mentre l’Unione Europea ha scommesso sulla “Diplomazia Verde” (cfr. R. Cascioli-A. Gaspari , Le Bugie degli Ambientalisti 2, Piemme 2006) come fattore di leadership mondiale e l’amministrazione Obama ha cercato di recuperare il tempo perduto, ai singoli paesi appare chiaro che il costo per ridurre in modo significativo le emissioni è tale da distruggere le economie dei paesi ricchi, e impedire lo sviluppo degli altri.
Se la crisi economica da cui tanto faticosamente si sta uscendo e che tanto ha preoccupato il mondo, ha fatto sì che le emissioni antropogeniche di CO2 diminuissero di appena il 3% si può facilmente intuire – all’attuale livello di sviluppo tecnologico - di che crisi ci sarebbe bisogno per diminuire in pochi anni le emissioni del 20 o del 50%. I profeti ecologisti e i fanatici politici cambioclimatisti – Ermete Realacci, tanto per citarne uno - dovrebbero spiegare agli attuali disoccupati e a quelli che perderanno il lavoro nei prossimi mesi che in questo modo stanno salvando il pianeta.
In realtà l’unico modo per ridurre le emissioni è uno sviluppo che permetta la ricerca, la sperimentazione e l’adozione di nuove tecnologie: ma si tratta di un cammino che non può fissare date o obiettivi precisi. E soprattutto c’è bisogno di crescita economica (senza produzione di ricchezza non si può investire in ricerca e nuove tecnologie), ovvero la strada inversa a quella intrapresa.
Al di là dei proclami “verdi” molti leader occidentali si sono accorti di questa contraddizione: nessuno è così masochista da avallare politiche che distruggano l’economia del proprio paese (e il proprio consenso elettorale), ed è per questo che alla fine non si riesce a stabilire un obiettivo vincolante.
Allo stesso modo si comportano i paesi in via di sviluppo che, dietro alla retorica dei cambiamenti climatici, vedono – a ragione - il tentativo di frenare la loro ascesa economica, che significa anche maggiore potere politico e militare. Così da una parte i governi cercano di farsi pagare usando la stessa retorica dei cambiamenti climatici – “noi siamo le vittime delle vostre emissioni” -, dall’altra non accettano comunque di prendere impegni vincolanti. Peraltro, la strategia del rinvio alla conferenza successiva (adesso l’appuntamento è per Città del Messico 2010) garantisce di continuare a incassare soldi (secondo lo schema di Kyoto) mentre il negoziato per un nuovo trattato rimane perennemente in fase di stallo. I paesi ricchi, dal canto loro, alzano l’offerta in denaro e servizi (siamo adesso arrivati alla promessa di 100 miliardi di dollari) non per favorire lo sviluppo dei paesi poveri ma per convincerli a digerire un accordo che impedirà il loro sviluppo.
Si tratta di un mercato indegno creato sulle spalle di interi popoli, e che per il bene comune andrebbe azzerato immediatamente per lasciare invece il posto a progetti e strategie che favoriscano il reale sviluppo dei paesi poveri. Invece, il rinvio di un accordo sul clima a Città del Messico 2010 – con le solite stazioni intermedie - ci garantisce un altro anno di allarmi, rapporti inverosimili, mercanteggiamenti, proclami, un circo che costerà miliardi di euro e distoglierà dall’affronto dei veri problemi ambientali, che si possono riassumere in una sola parola: sottosviluppo.

Fonte: Svipop, 22-12-2009

6 - LETTERA IMMAGINARIA DI UN BAMBINO MUSULMANO CHE CI SVELA CHI NON VUOLE DAVVERO IL PRESEPE

Autore: Marcello Venezian - Fonte: Il Giornale, 22 dicembre 2009

Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che, per noi islamici, beduini non è un’offesa e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.
La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.
Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.
Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.
Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra - che legge la Repubblica ma siccome è pluralista, come dice lei, porta a volte in classe l’Unità, Il fatto e Il manifesto - trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.
Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».
Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.

Fonte: Il Giornale, 22 dicembre 2009

7 - IPOTESI SULLA STELLA COMETA
Era qualcosa al di sopra dell'ordine naturale
Autore: Vitaliano Mattioli - Fonte: CulturaCattolica.it

Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.
E' difficile accettare l'identificazione della stella con la cometa di Halley in quanto comparsa 12 anni prima della nostra era. Precedentemente era stata avvistata nel 240, 164, 88 a.C.; riapparsa anche nel nostro secolo, nel 1910 e nel 1985/86. Del resto nei cieli della Palestina non è apparsa nessuna cometa tra il 17 a.C. ed il 66 d.C.
Non si può neppure pensare ad una 'stella nova', bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell'area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.
La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: "Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale. L'astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l'ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell'anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell'Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una 'grande' congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico".
Il Prof. Baima Bollone propende per questa possibilità. Si appoggia su conclusioni dell'astronomia che sostiene che la sovrapposizione di Giove con Saturno si verifica ogni 179 anni; nel periodo in esame avvenne proprio nel 7 a.C. e per ben tre volte: 29 marzo, 3 ottobre, 4 dicembre nella costellazione dei Pesci, secondo i calcoli di Keplero. "Betlemme si trova a pochi chilometri da Gerusalemme, proprio nella direzione in cui la luce nella costellazione dei Pesci poteva essere percepita da viaggiatori che giungessero da Oriente. Tradizione, documenti archeologici e calcoli astrofisici confermano che fu soltanto, ed esattamente nel 7 a.C. che nei cieli della sponda meridionale del Mediterraneo e in Mesopotamia si verificò un fenomeno luminoso nettamente percepibile con gli stessi caratteri di quello dell'episodio dei Magi".
Questa ipotesi sembra affascinante; tuttavia diversi biblisti preferiscono seguire una diversa impostazione.
Il Ricciotti commenta: "In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico per comprendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolutamente miracoloso, il quale non si può in nessun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara".
Anche lo studioso Andrés Fernández propende per questa linea: "Altri, infine, sostengono che si trattò di una meteora speciale che non si muoveva secondo le leggi naturali... Dobbiamo preferire la terza ipotesi (questa, dopo quella della congiunzione e di Halley - N.d.A.), l'unica soddisfacente. La stella vista in Oriente si presentava con caratteristiche eccezionali; la sua apparizione non si può spiegare in nessun modo come fenomeno comune ed ordinario; resta pertanto esclusa ogni interpretazione puramente naturalistica... I Magi compresero bene che si trattava di qualcosa al di sopra dell'ordine naturale".
Anche "La Sacra Bibbia", a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma nella Nota al brano di Matteo 2, 2, sostiene la stessa opinione: "La stella, veduta dai Magi, secondo l'opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore".

Fonte: CulturaCattolica.it

8 - DOPO LA SCOMUNICA, OGGI MILINGO VIENE ANCHE RIDOTTO ALLO STATO LAICALE

Autore: Mimmo Muolo - Fonte: Avvenire, 18 dicembre 2009

 Emmanuel Milingo non è più un vescovo della Chiesa cattolica. Lo rende noto un comunicato diffuso ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede, in cui si afferma che, poiché egli non ha dato segni di ravvedimento, la Sede Apostolica è costretta ad aggiungergli (rispetto alla scomunica   latae sententiae, in cui era precedentemente incorso) anche «l’ulteriore pena della dimissione dallo stato clericale». Questo è un «fatto del tutto eccezionale, a cui la Santa Sede si è vista costretta per la gravità delle conseguenze che derivavano per la comunione ecclesiale dal susseguirsi di ordinazioni episcopali». Perciò tutti i vescovi ordinati nel frattempo dall’ex presule africano, oltre ad essere automaticamente scomunicati anche loro, sono per la Chiesa Cattolica nello «stato canonico in cui si trovavano prima dell’ordinazione ».
  Il comunicato ricostruisce anche le tappe salienti della dolorosa vicenda che si trascina ormai da diversi anni.
  Vengono ricordati i «numerosi tentativi intrapresi » per riportare l’arcivescovo emerito di Lusaka «alla comunione con la Chiesa Cattolica, cercando anche forme adeguate per consentirgli di esercitare il ministero episcopale, con un coinvolgimento diretto da parte dei Sommi Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI». In particolare si fa riferimento al matrimonio con senza mandato pontificio».
  Proprio per quest’atto, due giorni dopo gli era stata comminata la scomunica latae sententiae (cioè automatica, senza bisogno di un pronunciamento dell’autorità ecclesiastica).
  Maria Sung del 2001, che era costato a Milingo «la pena medicinale di sospensione».
  Quindi la nota ricorda che egli «successivamente si era posto a capo di alcune correnti per l’abolizione del celibato sacerdotale» e infine che «il 24 settembre 2006 Milingo aveva effettuato a Washington l’ordinazione di quattro vescovi. Una scomunica che «rimane tuttora in vigore». Tanto più che Milingo, invece di dare «prove dello sperato pentimento in vista del ritorno alla piena comunione con il Sommo Pontefice e con i membri del Collegio episcopale», ha continuato, invece, «nell’esercizio illegittimo degli atti dell’ufficio episcopale e nei mesi scorsi egli ha proceduto ad alcune nuove ordinazioni episcopali». Di qui «l’ulteriore pena della dimissione dallo stato clericale che comporta «la perdita dei diritti e dei doveri connessi allo stato clericale, eccetto l’obbligo del celibato; la proibizione dell’esercizio del ministero (salvo per i casi di pericolo di morte); la privazione di tutti gli uffici, di tutti gli incarichi e di qualsiasi potestà delegata, nonché il divieto di utilizzare l’abito ecclesiastico». «La Chiesa – sottolinea tuttavia il comunicato – conserva la speranza nel suo ravvedimento». Così come nella «conversione» dei vescovi illegittimamente consacrati. «Essa, tuttavia, – conclude il testo – non riconosce e non intende riconoscere nel futuro tali ordinazioni» e quelle da esse derivate.

Fonte: Avvenire, 18 dicembre 2009

9 - OMELIA PER IL BATTESIMO DI GESÙ - ANNO C - (Lc 3,15-16.21-22)

Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore. Questa festa è stata collocata dopo quella dell’Epifania perché è sempre stata considerata come la manifestazione di Gesù, Figlio prediletto del Padre.
La prima lettura di questa festa ci narra il ritorno festoso del popolo di Israele nella città santa di Gerusalemme, dopo lunghi anni di esilio in terra straniera. Dio aveva perdonato il suo popolo e aveva posto fine alle sue sofferenze. Questa lettura si addice molto bene al tema di oggi, in quanto, con il Battesimo, Dio perdona i nostri peccati e ci riunisce nella Nuova Gerusalemme che è la sua Chiesa. Il profeta Isaia così esclama: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati» (40,1-2).
Il peccato ci separa da Dio, ci condanna all’esilio, ovvero alla lontananza da Lui che è il nostro Creatore. Inoltre, con il peccato si innalza come un muro tra noi e i nostri cari, per cui ci sentiamo veramente soli con la nostra miseria e viviamo come in esilio.
Gesù è venuto a salvarci e a ricondurci al suo ovile. L’annunzio di questo evento di salvezza è dato da un gesto simbolico: Gesù si sottopone al Battesimo amministrato da Giovanni. Ciò che sorprende è come mai il Figlio di Dio abbia voluto ricevere quel Battesimo. Non furono certamente le acque a santificare Gesù, ma, al contrario, fu Lui a santificarle e a renderle poi materia del sacramento del Battesimo. Gesù si assoggettò al Battesimo di Giovanni per dare a noi un esempio di umiltà e per farci comprendere che siamo noi ad aver estremo bisogno di purificazione.
Vi è una grande differenza tra il Battesimo di Giovanni e il Sacramento istituito da Gesù. Il primo fu solamente un segno di penitenza che richiamava il fedele all’impegno nel mutare condotta di vita. Esso era un gesto simbolico di umiltà da parte dell’uomo che si riconosceva peccatore e prova di un grande desiderio di purificazione e di rinnovamento. Il Battesimo di Gesù, invece, è il Sacramento che ci toglie realmente il peccato originale che abbiamo ereditato dai nostri Progenitori, ed è il Sacramento che ci rende figli adottivi di Dio.
Dopo aver ricevuto il Battesimo Gesù ha iniziato a vivere in noi, per cui valgono anche per noi le parole che il Padre pronunciò dopo che Gesù ebbe ricevuto il Battesimo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Lc 3,22).
Nel giorno del nostro Battesimo, per bocca dei nostri genitori e dei nostri padrini e madrine, noi abbiamo preso degli impegni molto importanti davanti a Dio. Abbiamo, infatti, promesso solennemente di rinunciare al peccato e di credere fermamente a tutto quello che la Chiesa ci propone di credere. Di tanto in tanto è cosa molto buona rinnovare queste promesse battesimali, con convinzione sempre maggiore.
Come san Paolo, anche noi dobbiamo «rinnegare l’empietà e i desideri mondani e vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,11-12).
Da questo impegno dipenderà la nostra felicità su questa Terra e in Cielo. Chiediamo alla Madonna, alla Vergine Fedele, che ci renda sempre fedeli alle esigenze del Battesimo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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