BastaBugie n°561 del 30 maggio 2018

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1 LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO?
Il veto di Mattarella su Savona ci obbliga a riflettere sul sovranismo, il quale se non rispetta la sussidiarietà è sbagliato
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA SEGRETARIA DELLA CDU (IL PARTITO DELLA MERKEL) VUOLE LE DONNE SACERDOTE
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede risponde con un secco ''no'' sull'Osservatore Romano
Fonte: Il Timone
3 SEI LIBRI USCITI NEL 2018 DA PORTARE IN VACANZA
Silvana De Mari, Rino Cammilleri, Rosanna Messori, Alessandro Gnocchi, ecc.
Fonte: Redazione di BastaBugie
4 IN IRLANDA IL REFERENDUM SPALANCA LE PORTE ALL'ABORTO: ECCO DOVE HA SBAGLIATO LA CHIESA
Intanto in Italia Bassetti, il presidente della Cei, mette in luce i ''nuovi'' principi non negoziabili (costituzione, lavoro, democrazia) che sostituiscono quelli veri (vita, famiglia, libertà di educazione)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 MESSICO: SI FINGONO TRANS PER ESSERE ELETTI CON LE QUOTE ROSA
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in Cina niente censura web su contenuti LGBT, a Madrid i Popolari impongono l'ideologia gender nelle scuole, Luxuria e il diritto alla comunione
Fonte: Tempi
6 VOLTAIRE NON HA MAI DETTO: ''NON SONO D'ACCORDO CON QUELLO CHE DICI, MA DAREI LA VITA PERCHE' TU LO POSSA DIRE''
E comunque questa frase afferma l'impossibile in quanto se si deve essere tolleranti con i tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti
Autore: Alfio Squillaci - Fonte: Centro Cattolico di documentazione
7 LA FINE DELLA NOSTRA CIVILTA'
Abbiamo buttato via il posto di figlio di Dio per diventare un bambino all'orfanotrofio... ripartiamo dal rosario
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari
8 LA PIU' GRANDE CAMPAGNA PROLIFE IN ITALIA
Camion-vela e manifesti in 100 Province per ricordare il fallimento della legge sull'aborto
Autore: Toni Brandi - Fonte: Notizie ProVita
9 OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO B (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio sangue dell'alleanza
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO?
Il veto di Mattarella su Savona ci obbliga a riflettere sul sovranismo, il quale se non rispetta la sussidiarietà è sbagliato
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-05-2018

Su sovranità e sovranismo si è rotta la formazione del nuovo governo. Su sovranità e sovranismo si combatterà la prossima campagna elettorale. É stato Salvini a puntare provocatoriamente su Savona per indurre Mattarella a dire di no e andare a nuove elezioni; oppure è stato Mattarella ad andare oltre il suo ruolo e condizionare la nomina dei ministri ad un gradimento UE? L'ago della bilancia pende più verso la seconda ipotesi, tenuto conto che Sergio Mattarella è espressione ideale e ideologica del Dossettismo, per il quale l'uso politico della Costituzione è Vangelo. Anche Napolitano aveva contribuito a formare liste di ministri, ma da esperto comunista, lo aveva fatto nel backstage, Mattarella, invece, lo ha fatto alla luce del sole, indotto a non fingere dalla purezza della sua fede.
In ogni caso, qualunque sia l'interpretazione dei recenti fatti, sarà bene prepararsi fin da subito a valutare il tema della sovranità e del sovranismo alla luce della Dottrina sociale della Chiesa per poter ragionare sul nodo politico, oltre che istituzionale, posto dal veto di Mattarella a Paolo Savona e sull'immediato futuro del nostro Paese.

SOVRANITÀ E SOVRANISMO, PAROLE INACCETTABILI
Sovranità e sovranismo sono due parole inaccettabili. Le dobbiamo usare perché sono imposte dal linguaggio politico di oggi, ma concettualmente sarebbero da rifiutare. Esse indicano una assolutezza del potere che non si giustifica in nessun caso. Il potere politico, a qualunque livello si collochi, non è mai assoluto, ma è l'esercizio di una autorità resa legittima dal fatto di operare per il bene comune e condurre le persone e le società naturali e intermedie alla realizzazione dei propri fini. A maggior ragione non ha senso un sovranismo europeo al quale assistiamo da tempo e di cui abbiamo avuto un esempio nella faccenda Mattarella-Savona. É singolare che chi contesta un sovranismo italiano poi si rimetta ad un sovranismo europeo.
L'impegno dell'autorità politica ad aiutare le società naturali e intermedie a raggiungere i propri fini naturali si chiama sussidiarietà. Ad essa si oppongono sia il sovranismo statale sia il sovranismo europeo, che per la loro assolutezza contemplano anche il carattere dell'accentramento e, quindi, dell'appiattimento delle società naturali e intermedie. Che l'Unione Europea stia esercitando un sovranismo di questo tipo - anche senza essere a sua volta uno Stato - è fuori di dubbio e l'Osservatorio Cardinale Van Thuân lo ha denunciato a chiare lettere nel suo ultimo Rapporto. Questo è anche il motivo per cui l'Unione è in grande difficoltà - secondo qualcuno addirittura in fase terminale - e non sa più giustificarsi se non come sovranismo europeo di una burocrazia non legittimata, di un sistema economico-finanziario non scalfibile, di una ideologia neogiacobina che vuole dettare leggi su Stati e nazioni. Lo sviluppo in avanti verso una più completa sovranità europea, magari anche nella forma morbida degli Stati Uniti d'Europa cari ad Emma Bonino, consoliderebbe questi aspetti negativi, mentre in questo momento serve non più Europa ma meno Europa. Ciò proprio per il bene dell'Europa.

IL SOVRANISMO VA INTEGRATO DAL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ
La parola sovranismo oggi viene adoperata (giustamente) contro il sovranismo europeo e a favore di un sovranismo statale o nazionale. Anche a questo livello, però, la parola è inadeguata. Tra le realtà naturali e culturali che innervano le nostre società - oltre alla famiglia come società naturale e ai corpi sociali intermedi - ci sono anche i popoli e le nazioni. Come le persone, anche popoli e nazioni hanno una loro anima e si costituiscono - come insegnava Giovanni Paolo II - nella risposta al problema fondamentale dell'esistenza umana, il problema di Dio. É per questo che la fede cristiana ha sempre interloquito con le persone, con le famiglie e con i popoli, e mai con le istituzioni di un sovranismo burocratico sovranazionale. Per questo è poco comprensibile l'atteggiamento della Chiesa di oggi prevalentemente favorevole a forme di sovranismo sovrastatale o addirittura mondialista, mentre dovrebbe proteggere le identità dei popoli e delle nazioni, senza con ciò negare l'unità del genere umano.
Le identità di popoli e nazioni che il sovranismo statale oggi chiede al sovranismo dell'Unione Europea devono essere anche da esso rispettate e valorizzate, perché il principio di sussidiarietà vale per tutti. Criticare il sovranismo europeo dal punto di vista di un sovranismo statale è quindi sbagliato. All'unionismo europeista non va sostituito lo statalismo. Da questo punto di vista, per esempio, i 5 Stelle non avrebbero tutte le carte in regola, in quanto assertori di un centralismo statale accentuato e, per di più, di un compito educativo dello Stato sui “nuovi diritti”. Tra l'Unione europea che fa pressioni sul legislatore italiano affinché approvi leggi libertarie su vita e famiglia e il sindaco Raggi che censura i manifesti contro l'aborto non c'è molta differenza.
Il sovranismo - nonostante la parola infelice - è condividibile quando è animato dal principio di sussidiarietà e da quello del bene comune, che vanno sempre legati insieme. Sussidiarietà, come si diceva, vuol dire che l'autorità aiuta persone e società naturali e intermedie, compresi popoli e nazioni, non a fare quello che vogliono, ma a raggiungere il loro fine naturale in cui consiste il bene comune.
C'è un sovranismo dell'Unione Europea che va contestato e combattuto. C'è un sovranismo statalista che è bene rivendicare contro le ingerenze di quello europeo, ma che lascia insoddisfatti. C'è un sovranismo nazionale che, oltre a combattere quello dell'Unone Europea esercita la sussidiarietà in vista del bene comune anche al di sotto di sé. Questo è il sovranismo giusto, al quale però la parola sovranismo va stretta.

Nota di BastaBugie: due precedenti articoli del prof. Stefano Fontana meritano di essere riletti alla luce della situazione politica attuale. Eccone i link:

IN CINQUE ANNI MONTI, LETTA, RENZI E GENTILONI HANNO DISTRUTTO L'ITALIA
Matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio breve, immigrazione selvaggia ed ora eutanasia... e le gerarchie della Chiesa hanno lasciato fare
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4975

LIBERTA' DI RELIGIONE E DOVERI POLITICI VERSO LA VERA RELIGIONE
Le religioni possono godere di un vero rispetto solo dentro una civiltà in cui politica e fede cattolica tornino a saldarsi
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4153

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-05-2018

2 - LA SEGRETARIA DELLA CDU (IL PARTITO DELLA MERKEL) VUOLE LE DONNE SACERDOTE
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede risponde con un secco ''no'' sull'Osservatore Romano
Fonte Il Timone, 11 maggio 2018

«Certo, le donne devono assumere ruoli di comando nella chiesa», ha detto Annegret Kramp-Karrenbauer a Christ & Welt, supplemento al giornale tedesco Die Zeit. «Vorrei che avvenisse l'ordinazione sacerdotale [delle donne]", ha dichiarato la segretaria del partito Cdu (Cristiani democrati uniti), il partito di governo tedesco di Angela Merkel.
Lei è cattolica e viene indicata da molti come possibile successore della Merkel alla guida del paese. Auspicando l'ordinazione sacerdotale femminile la Kramp-Karrenbauer si è detta consapevole che questa sarebbe una «immensa rottura» con la tradizione, ma dal suo punto di vista ciò non sarebbe affatto un problema. Portando un argomento non troppo originale, ha detto che «gran parte di ciò che vediamo oggi come un insieme di regole si è evoluto nel corso dei secoli, ed è stato plasmato dalle istituzioni, non da Gesù».
Intanto indica l'obiettivo più realistico, cioè quello della ordinazione delle diaconesse. Papa Francesco ha istituito un gruppo di studio per valutarne la fattibilità e diverse indiscrezioni rivelano che quella delle diaconesse è una possibilità più che concreta a cui il Vaticano potrebbe presto dare il via.
La Kramp-Karrenbauer è nota anche come "Mini-Merkel", perché condivide lo stile sobrio del leader attuale; proviene dallo stato prevalentemente cattolico del Saarland, al confine occidentale della Germania. È considerata una centrista che è conservatore su questioni sociali (si è espressa contro l'introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2015), ma di sinistra sui temi economici.

Nota di BastaBugie: mons. Luis Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, nell'articolo sottostante dal titolo "Il carattere definitivo della dottrina di Ordinatio sacerdotalis" risponde per le rime alla "Mini-Merkel".
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su L'Osservatore Romano il 29 maggio 2018:
«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Giovanni, 15, 4). Se la Chiesa può offrire vita e salvezza al mondo intero è grazie al suo radicamento in Gesù Cristo, suo fondatore. Questo radicamento avviene in primo luogo tramite i sacramenti, con al centro l'eucaristia. Istituiti da Cristo, essi sono colonne fondanti della Chiesa che la generano continuamente come suo corpo e sua sposa. Intimamente legato all'eucaristia si trova il sacramento dell'ordine, nel quale Cristo si rende presente alla Chiesa come sorgente della sua vita e del suo operare. I sacerdoti sono configurati «a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa» (Presbyterorum ordinis, n. 2). Cristo ha voluto conferire questo sacramento ai dodici apostoli, tutti uomini, che, a loro volta, lo hanno comunicato ad altri uomini. La Chiesa si è riconosciuta sempre vincolata a questa decisione del Signore, la quale esclude che il sacerdozio ministeriale possa essere validamente conferito alle donne. Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994, ha insegnato, «al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa» e «in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli» (cfr. Luca, 22, 32), «che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» (n. 4). La Congregazione per la dottrina della fede, in risposta a un dubbio sull'insegnamento di Ordinatio sacerdotalis, ha ribadito che si tratta di una verità appartenente al deposito della fede.
In questa luce desta seria preoccupazione veder sorgere ancora in alcuni paesi delle voci che mettono in dubbio la definitività di questa dottrina. Per sostenere che essa non è definitiva, si argomenta che non è stata definita ex cathedra e che, allora, una decisione posteriore di un futuro Papa o concilio potrebbe rovesciarla. Seminando questi dubbi si crea grave confusione tra i fedeli, non solo sul sacramento dell'ordine come parte della costituzione divina della Chiesa, ma anche sul magistero ordinario che può insegnare in modo infallibile la dottrina cattolica.
In primo luogo, per quel che riguarda il sacerdozio ministeriale, la Chiesa riconosce che l'impossibilità di ordinare delle donne appartiene alla «sostanza del sacramento» dell'ordine (cfr. Denzinger-Hünermann, 1728). La Chiesa non ha capacità di cambiare questa sostanza, perché è precisamente a partire dai sacramenti, istituiti da Cristo, che essa è generata come Chiesa. Non si tratta solo di un elemento disciplinare, ma dottrinale, in quanto riguarda la struttura dei sacramenti, che sono luogo originario dell'incontro con Cristo e della trasmissione della fede. Pertanto, non siamo davanti a un limite che impedirebbe alla Chiesa di essere più efficace nella sua attività nel mondo. Se la Chiesa non può intervenire, infatti, è perché in quel punto interviene l'amore originario di Dio. Egli è all'opera nell'ordinazione dei presbiteri, in modo che la Chiesa contenga sempre, in ogni situazione della sua storia, la presenza visibile ed efficace di Gesù Cristo «come fonte principale della grazia» (Francesco, Evangelii gaudium, n. 104).
Consapevole di non poter modificare, per obbedienza al Signore, questa tradizione, la Chiesa si sforza anche di approfondire il suo significato, poiché il volere di Gesù Cristo, che è il Logos, non è mai privo di senso. Il sacerdote, infatti, agisce nella persona di Cristo, sposo della Chiesa, e il suo essere uomo è un elemento indispensabile di questa rappresentazione sacramentale (cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Inter insigniores, n. 5). Certamente, la differenza di funzioni tra l'uomo e la donna non porta con sé nessuna subordinazione, ma un arricchimento mutuo. Si ricordi che la figura compiuta della Chiesa è Maria, la Madre del Signore, la quale non ha ricevuto il ministero apostolico. Si vede così che il maschile e il femminile, linguaggio originario che il creatore ha iscritto nel corpo umano, sono assunti nell'opera della nostra redenzione. Proprio la fedeltà al disegno di Cristo sul sacerdozio ministeriale permette, allora, di approfondire e promuovere sempre di più il ruolo specifico delle donne nella Chiesa, dato che, «nel Signore, né l'uomo è senza la donna, né la donna è senza l'uomo» (1 Corinzi, 11, 11). Inoltre, si può gettare così una luce sulla nostra cultura, che fa fatica a comprendere il significato e la bontà della differenza tra l'uomo e la donna, la quale tocca anche la loro missione complementare nella società.
In secondo luogo, i dubbi sollevati sulla definitività di Ordinatio sacerdotalis hanno conseguenze gravi anche sul modo di comprendere il magistero della Chiesa. È importante ribadire che l'infallibilità non riguarda solo pronunciamenti solenni di un concilio o del Sommo Pontefice quando parla ex cathedra, ma anche l'insegnamento ordinario e universale dei vescovi sparsi per il mondo, quando propongono, in comunione tra loro e con il Papa, la dottrina cattolica da tenersi definitivamente. A questa infallibilità si è riferito Giovanni Paolo II in Ordinatio sacerdotalis. Così egli non ha dichiarato un nuovo dogma ma, con l'autorità che gli è stata conferita come successore di Pietro, ha confermato formalmente e ha reso esplicito, al fine di togliere ogni dubbio, ciò che il magistero ordinario e universale ha considerato lungo tutta la storia della Chiesa come appartenente al deposito della fede. Proprio questo modo di pronunciarsi riflette uno stile di comunione ecclesiale, poiché il Papa non ha voluto operare da solo, ma come testimone in ascolto di una tradizione ininterrotta e vissuta. D'altra parte, nessuno negherà che il magistero possa esprimersi infallibilmente su verità che sono necessariamente connesse con il dato formalmente rivelato, poiché solo in questo modo può esercitare la sua funzione di custodire santamente ed esporre fedelmente il deposito della fede.
Prova ulteriore dell'impegno con cui Giovanni Paolo II ha esaminato la questione è la consultazione previa che ha voluto avere a Roma con i presidenti delle conferenze episcopali che erano seriamente interessati a tale problematica. Tutti, senza eccezione, hanno dichiarato, con piena convinzione, per l'obbedienza della Chiesa al Signore, che essa non possiede la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale.
Su questo insegnamento ha insistito anche Benedetto XVI, ricordando, nella messa crismale del 5 aprile 2012, che Giovanni Paolo II «ha dichiarato in maniera irrevocabile» che la Chiesa al riguardo dell'ordinazione delle donne «non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore». Benedetto XVI si è chiesto in seguito, a proposito di alcuni che non hanno accolto questa dottrina: «Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?».
Sull'argomento è tornato anche Papa Francesco. Egli, nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha riaffermato che non si pone in discussione «il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo sposo che si consegna nell'eucaristia», e ha invitato a non interpretare questa dottrina come espressione di potere, ma di servizio, in modo che si percepisca meglio l'uguale dignità di uomini e donne nell'unico corpo di Cristo (n. 104). Nella conferenza stampa, durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, il 1° novembre 2016, Papa Francesco ha ribadito: «Sull'ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l'ultima parola chiara è stata data da san Giovanni Paolo II, e questa rimane».
In questo tempo, in cui la Chiesa è chiamata a rispondere a tante sfide della nostra cultura, è essenziale che essa rimanga in Gesù, come i tralci nella vite. Ecco perché il maestro ci invita a far sì che le sue parole rimangano in noi: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore» (Giovanni, 15, 10). Solo la fedeltà alle sue parole, che non passeranno, assicura il nostro radicamento in Cristo e nel suo amore. Solo l'accoglienza del suo disegno sapiente, il quale prende corpo nei sacramenti, rinvigorisce le radici della Chiesa, affinché possa portare frutti di vita eterna.

Fonte: Il Timone, 11 maggio 2018

3 - SEI LIBRI USCITI NEL 2018 DA PORTARE IN VACANZA
Silvana De Mari, Rino Cammilleri, Rosanna Messori, Alessandro Gnocchi, ecc.
Fonte Redazione di BastaBugie, 30 maggio 2018

SULLE ALI DELLA LIBERTÀ
Silvana De Mari - Edizioni Lindau - pp. 107 - € 9,50 - anno 2018
Questo romanzo parla di un rapimento, di due fanciulle e due uomini che le amano, di coraggio e dolore, di un viaggio nell'azzurro abbacinante del mare che diventa un viaggio dell'anima. Un uomo di terribile avarizia e un uomo di terribile crudeltà sono i due mostri che tengono in pugno la vita delle persone. Le due fanciulle rapite, Isabella e Gertrude, sono all'inizio del libro signora e cameriera, alla fine sorelle. I loro improbabili rapitori sono un gruppo di poveracci che si improvvisano lupi di mare per sfuggire alla miseria. Tutti, rapitori e rapite, riusciranno a ritrovare la libertà, sia quella delle loro vite minacciate dalla schiavitù più terribile, sia quella delle loro anime, che imparano le vie della generosità e del coraggio. Un romanzo perché i ragazzi riscoprano la storia dei loro antenati: uomini forti che hanno combattuto perché la loro terra restasse libera, donne forti che nella loro fede hanno trovato la forza per tenere testa alla storia, per diventarne le artefici, invece che esserne travolte. Età di lettura: da 10 anni.
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IMMORTALE ODIUM - Una catena di delitti, una setta misteriosa, un complotto infernale
Rino Cammilleri - Edizioni Fede & Cultura - pp. 432 - € 19,00 - anno 2018

Un thriller storico su una serie di delitti che coinvolgono gli anticlericali partecipanti all'assalto alla salma di papa Pio IX, tra inseguimenti, esorcismi e società segrete.
Roma, 1881: un gruppo di fanatici anticlericali attaccano di notte il corteo funebre di papa Pio IX cercando di buttare la salma nel Tevere. Assolti dalla magistratura, vengono addirittura premiati dalla massoneria con una medaglia la cui incisione evoca l'"immortale odium" per il papato. Poi, tutti ben sistemati nella società liberale, cominciano a venire uccisi uno dopo l'altro da un misterioso gruppo, "I sette Maccabei", e partono due inchieste: una da parte del Ministero degli Interni (il ministro è direttamente interessato in quanto è stato uno dei partecipanti all'assalto) e una dalla Santa Sede, che vede indagare un ex poliziotto ora prete, don Gaetano Alicante. Verrà alla luce un mistero scandaloso, legato alle vicende della Repubblica Romana di Mazzini, tra inseguimenti e società segrete, cunicoli sotterranei e ville esoteriche, esorcismi e antiche sette. (Disponibile dal 14 giugno 2018)
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UNA FEDE IN DUE - La mia vita con Vittorio
Rosanna Brichetti Messori - Edizioni Ares - pp. 224 - € 15,00 - anno 2018

E' davvero un libro commovente quello che la moglie di Vittorio Messori ha scritto per raccontarsi e raccontare una vita accanto al famoso scrittore. Quasi un testamento spirituale ora che i due coniugi entrano nella terza fase della vita, quella in cui cominci ad alzare il binocolo per scrutare il traguardo degli ottanta.
Rosanna Brichetti in Messori è, se così si può dire, sposa d'arte. Sì, perché anche lei ha diversi libri al suo attivo, alcuni dei quali di buona tiratura.
Vale la pena di parafrasare la quarta di copertina, perché dice esattamente ciò che il libro contiene: cinquant'anni di storia della Chiesa, e anche d'Italia, raccontati da un osservatorio privilegiato, il lavoro di Vittorio Messori, scrittore letto e tradotto in tutto il mondo (perfino in Braille). Sullo sfondo, la crisi occidentale del post-Sessantotto, le turbolenze del post-Concilio e i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Questi ultimi, protagonisti di due libri-intervista a firma dello stesso Messori.
Rosanna verga anche un diario che apre uno squarcio inedito sull'esperienza privata dei due protagonisti e il travaglio di una coppia che ha dovuto per lunghi anni scontrarsi con molti e dolorosi ostacoli nello sforzo di vivere quel Vangelo a cui aveva deciso di dedicare la propria vita. (Rino Cammilleri)
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PERCHÉ APPARE LA MADONNA - Il piano di Maria da Rue du Bac a Medjugorje
Diego Manetti - I libri della Bussola - pp. 140 - € 10,00 - anno 2018

"Perchè appare la Madonna" è il decimo libro della collana de La Nuova Bussola Quotidiana "Sapere per capire". In questa affascinante trattazione Diego Manetti, autore e mariologo di fama internazionale, ripercorre la storia delle ultime apparizioni mariane moderne. A partire da Rue du Bac (Parigi nel 1830) con la Madonna della Medaglia Miracolosa, sino alle presunte apparzione di Medjugorie (1981-oggi). In mezzo si passa per La Salette (1846), Lourdes (1858), Fatima (1917), Amsterdam (1945-1959) e Kibeho (1981-1989). Il libro non solo è utile ad approfondire la conoscenza della figura della Madonna nelle Scritture e nei testi della Chiesa, ma fornisce una autorevole interpretazione sulla ragione per cui la Madre di Gesù ancora appare ai giorni nostri.
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LETTERE AI POSTERI DI GIOVANNINO GUARESCHI
Alessandro Gnocchi - Ed. Marsilio - pp. 144 - € 16,00 - anno 2018

In poche parole: cosa direbbe Guareschi delle follie contemporanee? Non è necessario nessuno sforzo di immaginazione: a cinquant'anni dalla scomparsa, le sue parole suonano quanto mai attuali e sferzanti.
I mostri contro cui si scagliò Guareschi, solitario donchisciotte della Bassa, sono cresciuti, alimentati da comunisti e anticomunisti, da proletari e capitalisti, da preti e atei: la deriva della Chiesa, la nefasta commistione tra fede e politica, il predominio del malcostume. Alessandro Gnocchi, curatore delle opere e appassionato studioso di Guareschi, ripercorre, in un immaginario dialogo tra l'avo e i suoi posteri, nove pezzi magistrali che l'inventore di don Camillo scrisse tra il 1963 e il 1968 sul «Borghese», all'epoca unica rivista a reggere il confronto con «L'Espresso» di Scalfari. Guareschi passò al vaglio critico la società dei consumi mostrando come l'Occidente capitalista fosse l'altra faccia del materialismo che molti vedevano solo nell'Oriente comunista. Applicava il rigore dei suoi principi e del suo ragionamento a un mondo che nessuno sapeva ancora decifrare. Da quelle pagine emerge una sagace analisi della politica e della cultura del nostro paese, di cui solo oggi è possibile comprendere appieno la lungimiranza. Ma «per favore», scrive Alessandro Gnocchi nell'introduzione, «nessuno gli dia del profeta, perché negli ultimi decenni questa categoria è stata applicata con generoso anticipo a coloro che le hanno sbagliate proprio tutte».
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LA VITA MERITA DI ESSERE VISSUTA - La luce della fede nelle tenebre del mondo
Fulton J. Sheen - Edizioni Fede & Cultura - pp. 224 - € 18,00 - anno 2018

Le famose conversazioni televisive tenute dal vescovo Fulton Sheen all'inizio degli anni Cinquanta.
La vita merita di essere vissuta solo quando l'uomo riconosce il destino per cui è stato creato: diventare figlio di Dio. Con tale assunto si apre questo libro che raccoglie le famose conversazioni televisive tenute all'inizio degli anni Cinquanta dal vescovo Fulton Sheen. L'autore, con garbo e ironia, affronta questioni che potevano essere oggetto di conversazione in una famiglia media americana, come le cause delle tensioni coniugali, il modo di trattare gli adolescenti, la tolleranza, il rapporto tra scienza e fede, la differenza tra la Costituzione sovietica e la Costituzione americana, il confronto tra cristianesimo e marxismo. Il tutto corredato da simpatiche vignette, volute dallo stesso Sheen per meglio illustrare le sue argomentazioni.
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Fonte: Redazione di BastaBugie, 30 maggio 2018

4 - IN IRLANDA IL REFERENDUM SPALANCA LE PORTE ALL'ABORTO: ECCO DOVE HA SBAGLIATO LA CHIESA
Intanto in Italia Bassetti, il presidente della Cei, mette in luce i ''nuovi'' principi non negoziabili (costituzione, lavoro, democrazia) che sostituiscono quelli veri (vita, famiglia, libertà di educazione)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-05-2018

L'esito del referendum irlandese sull'aborto è una tragica sconfitta per l'Irlanda che comincerà a uccidere sistematicamente i propri figli. L'approvazione di una legislazione abortista uccide una nazione e un popolo, perché lo fa andare contro-natura nel punto più delicato e importante, gli fa negare l'accoglienza nel momento sorgivo e più decisivo, lo educa a pensare che ciò che è legale sia anche buono, abituandolo a non distinguere più tra carnefice e vittima. Il riconoscimento legale dell'aborto è per un popolo una morte spirituale che lo priva della sua coscienza, lo obbliga a vivere perennemente col rimorso senza chiamarlo tale, lo lacera in quanto c'è di più originariamente sacro e mette nelle mani dei cittadini l'indisponibile. Quando l'indisponibile diventa disponibile tutto è perduto.
La sconfitta della vita, del buon senso, della naturale umanità, della maternità e della paternità che è seguita al referendum irlandese conferma tre punti di grande rilevanza per la lettura della storia dei nostri tempi.

1) I VALORI NATURALI (VITA, FAMIGLIA) SENZA LA RELIGIONE SI PERDONO
Il primo è che la secolarizzazione religiosa porta con sé sempre anche la secolarizzazione etica. L'Irlanda, forse ultima in Europa, ha subito negli ultimi decenni un forte processo irreligioso che le ha fatto raggiungere velocemente il deserto già raggiunto da tempo da altri Paesi europei. Si è trattato di un processo devastante e violento che ha sradicato da quel popolo il suo legame naturale e storico con la fede cattolica. I fautori della laicità direbbero che ciò non rappresenta di per sé un pericolo, perché la società può comunque coltivare e difendere valori naturali legati alla vita e alla famiglia anche senza il sostegno della religione. Ma questo non è vero, e proprio il referendum irlandese è lì a dimostrarlo.
Il piano della ragione naturale, che in linea di diritto dovrebbe essere in grado di riconoscere il valore assoluto della vita anche senza fare riferimento alla rivelazione cristiana, in realtà non ci riesce senza essere sostenuto in ciò dalla fede cattolica. Dio ha voluto che anche la legge naturale fosse oggetto di rivelazione e ha posto la Chiesa a sua tutela. Se la rivelazione e la Chiesa sono estromesse dalla scena pubblica, la legge naturale viene perduta.

2) NELLA MODERNITÀ C'È QUALCOSA DI INQUINATO ED INQUINANTE
Il secondo è che quando un popolo si modernizza è inevitabile che succeda quanto ho descritto nel primo punto, ossia che venga escluso Dio dalla vita pubblica e, di seguito, anche i più naturali tra i valori vengano dissolti. Non mi sembra che esistano esempi storici che contraddicano questa constatazione. Ciò significa che nella modernità c'è qualcosa di essenzialmente inquinato ed inquinante.
Intendo qui per modernità non un'epoca cronologica ma una categoria culturale, che sostituisce la natura con la storia, la verità con la libertà, l'intelligenza con la volontà, la volontà con la prassi, i doveri con i diritti, i diritti con i desideri, la realtà con la coscienza, la conoscenza con l'interpretazione. L'ingresso nella modernità intesa in questo senso comporta sempre dei danni spirituali e una decomposizione del quadro di senso che nelle epoche precedenti era coeso e solido. Nel modo di pensare proprio della modernità come categoria mentale ci sono degli errori fondamentali le cui influenze fanno trattenute e combattute, in caso contrario l'esito confermato anche in Irlanda è inevitabile.

3) ACCETTANDO LA MODERNITÀ LA CHIESA NE ACCETTA LA DOTTRINA
Il terzo è il pericolo che l'ingresso di un popolo nella modernizzazione alla lunga spinga la Chiesa stessa ad entrarvi, pensando, nel caso contrario, di non poter incontrare pastoralmente l'uomo contemporaneo. Solo che, nell'illusione di incontrare l'uomo contemporaneo collocandosi essa stessa nel suo orizzonte di modernità, essa finisce per accettare la modernità come categoria mentale e morale. La modernità in senso cronologico (incontrare l'uomo contemporaneo) viene confusa con la modernità in senso culturale e morale (con tutti i suoi errori). La Chiesa perde così la trascendenza rispetto al proprio tempo e finisce per assimilarne le categorie mondane e perfino il linguaggio. Essa termina di combattere, perché non vede più il proprio tempo dal punto di vista dell'eternità e quanto muta dal punto di vista di quanto non muta.
Accettando la modernità per motivi pastorali, la Chiesa finisce per accettarne la dottrina. Nel caso del referendum irlandese la Chiesa ha brillato per afasia ed assenza. Nessuna mobilitazione di popolo, nessun intervento da Roma, nessun aiuto da parte degli episcopati europei, eppure si trattava dell'ultimo Paese del nostro continente ad avere finora resistito contro la morte di Stato. É sotto gli occhi di tutti, del resto, che la Chiesa ha da tempo cessato di combattere per la vita e di mobilitare sistematicamente le coscienze contro l'aborto. Ciò significa che le categorie intellettuali della modernità sono penetrate a fondo anche dentro di essa e l'hanno resa mondanamente innocua.

Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo sottostante dal titolo "I nuovi princìpi dei vescovi a cui non ci adegueremo" mette in luce i "nuovi" principi non negoziabili secondo il presidente della Cei: costituzione, lavoro, democrazia. La lotta dentro la Chiesa ai principi non negoziabili assume strane forme. Ma si dimentica il principio di Dio da cui tutto trae origine. Non possiamo conformarci a questi nuovi principi non negoziabili. Restiamo saldi sui veri principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di educazione.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 maggio 2018:
Nella conferenza stampa conclusiva dell'Assemblea generale dei vescovi italiani che si è tenuta a Roma nei giorni scorsi, il Presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti, ha fatto alcune affermazioni che meritano qualche considerazione per capire dove i vescovi vogliano guidarci. Egli, rispondendo ad una domanda dei giornalisti, ha elencato i suoi: "[...] principi irrinunciabili: la centralità della persona, il lavoro come mezzo fondante della personalità umana; l'attuazione sul piano concreto della Costituzione; la scelta chiara per la democrazia e per l'Europa". Ci si chiede perché mai ci sarebbe bisogno della Chiesa e dei cattolici se si trattasse di perseguire questi obiettivi e perché mai per un cattolico essi sarebbero irrinunciabili. La Dottrina sociale della Chiesa non l'ha mai detto.
L'espressione centralità della persona è insufficiente e, detta così, deviante. La Chiesa, quando parla della persona, non dovrebbe mai parlarne in senso personalistico, ma come realtà che trae la propria dignità dalla dimensione trascendente, ossia da Dio. La Chiesa annuncia la "trascendente dignità della persona". Ne consegue che la persona non è al centro, al centro c'è Dio, anche nella vita pubblica. Ormai si è talmente abituati a ritenere che la persona sia "principio, soggetto e fine della società" da ritenere che ci salverà l'antropologia e che bisogna "ricominciare dalla persona", mentre se non si ricomincia da Dio - "primum quaerere Deum" - anche la persona viene perduta.
Il lavoro non è un "elemento fondante la personalità umana". Questo elemento fondante è l'essere l'uomo stato creato a immagine di Dio. Il che getta certamente anche una nuova luce sul lavoro umano come su tutte le altre sue attività, il lavoro diventa un compito e anche un diritto ma solo perché è un dovere che, come tutti i doveri, sono originati dal fine ultimo, che è Dio. Se è il lavoro a fondare la dignità umana, allora si cade nel sociologismo.
Che poi tra i principi irrinunciabili ci sia anche la democrazia, così senza aggettivi, non è accettabile. La democrazia è uno strumento e non un fine. Come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae e nella Centesimus annus - veri e propri manuali di una democrazia autentica - la democrazia sta o cade con i valori che incarna, non è mai da accettare in quanto tale ma per i contenuti morali che riesce a soddisfare, sicché una democrazia senza valori si converte sempre in una forma di totalitarismo, palese o subdolo che sia. La democrazia relativista e procedurale, la democrazia dell'assolutezza dell'alzata di mano, è da rifiutare non da perseguire.
Infine è assolutamente inaccettabile che tra i principi irrinunciabili per un cattolico ci sia la realizzazione concreta della Costituzione. La Carta diverrebbe, se intesa in questo senso, il testo fondamentale di una nuova religione civile. La nostra Carta costituzionale non è la migliore del mondo ed anche nei suoi confronti vale il principio che bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini. Ma anche se lo fosse, sarebbe nient'altro che una carta costituzionale, non il Vangelo.
Infine non è chiaro perché mai i cattolici dovrebbero essere "europeisti" per natura. Il progetto europeista è malato, era malato fin dalle origini, e alla Chiesa hanno sempre interessato anche i popoli, che di fronte al nuovo Moloch stanno soccombendo. Questa Europa non merita nessuna investitura da parte dei vescovi italiani.
Il cardinale ha qualificato questi suoi nuovi principi come "irrinunciabili". Su di essi, quindi, il cattolico non può transigere. C'è da pensare che questi principi o sostituiscano o si aggiungano ai principi "non negoziabili" elencati da Benedetto XVI. Ma i due elenchi non sono assimilabili e nemmeno accostabili tra loro. I principi non negoziabili - vita, famiglia, libertà di educazione - si fondavano sull'ordine del creato e, quindi, sul Creatore. Questi nuovi principi "irrinunciabili" su cosa si fondano?
La lotta dentro la Chiesa ai principi non negoziabili assume così strane forme. Se ne nega esplicitamente la validità, oppure non se ne parla più perché cadano nel dimenticatoio, oppure se ne coniano di nuovi in modo da diluirne la pregnanza. La cosa è contraddittoria: da un lato si dice che non ci sono e dall'altro se ne indicano addirittura di nuovi.
Il cardinale Bassetti, parlando del nuovo governo che sta per nascere, ha detto che i vescovi italiani saranno coscienza critica nei suoi confronti: "Tutto quello che è buono lo apprezzeremo, ma su tutto quello che è contro la famiglia, la persona, i migranti, noi saremo voce critica". Ecco un altro colpo alla dottrina dei principi non negoziabili. Ciò che è contro la famiglia non è da porsi sullo stesso piano di ciò che è contro i migranti. Lo Stato può limitare o impedire gli ingressi nel proprio Paese ma non può fare leggi contro il matrimonio e la famiglia naturale. Anche Papa Francesco nell'esortazione Gaudete ed Exsultate ha fatto la stessa equiparazione, che però elimina il concetto di atti intrinsecamente cattivi (quale è appunto un atto lesivo della famiglia naturale e come non è invece una politica che regoli le migrazioni), oppure lo estende ad atti che non lo sono, il che è un altro modo per diluirlo e superarlo.
L'Assemblea generale della CEI di cui stiamo parlando è avvenuta a cavallo della data del 22 maggio 2018, ossia durante il giorno preciso della approvazione, quaranta anni fa, della legge 194 sull'aborto in Italia. Ma dal cardinale Bassetti e dai vescovi in assemblea non è arrivato nessun messaggio forte sul tema della lotta per il diritto a poter nascere una volta concepiti, sono arrivati invece i messaggi "forti" sulla democrazia, sulla Costituzione e sull'Europa. Personalmente, a questi "nuovi principi non negoziabili" non mi adeguerò.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-05-2018

5 - MESSICO: SI FINGONO TRANS PER ESSERE ELETTI CON LE QUOTE ROSA
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in Cina niente censura web su contenuti LGBT, a Madrid i Popolari impongono l'ideologia gender nelle scuole, Luxuria e il diritto alla comunione
Fonte Tempi, 11 maggio 2018

Diciassette dei diciannove trans non sono trans, ma si sono dichiarati trans solo per essere eletti come donne. Lo scioglilingua serve a descrivere la paradossale situazione venutasi a creare a Oaxaca, Messico, nelle elezioni municipali e raccontata oggi sul Foglio.
Quando furono presentate le liste, le associazioni che riuniscono le persone transessuali avevano esultato per un numero così alto di candidati. Poi, l'amara sorpresa. Non si tratta di trans ma di furbi maschietti che, approfittando dell'articolo 16 della nuova legge che tutela le scelte di queste persone, si sono dichiarati donne così da aumentare le loro possibilità di essere eletti grazie alle quota rosa.
Oh-oh, qualcosa non torna. Quando si sono accorti dell'imbroglio, le associazioni si sono arrabbiate. «Si è identificato che 17 delle 19 candidature approvate non formano parte della comunità̀ transgender», ha detto la leader Naomy Méndez. Da qui una denuncia alle autorità̀ federali, che hanno avviato un'indagine.
La cosa verrà risolta con l'obbligo per i candidati di presentarsi non come un nome fittizio, come è successo, e di dover fare campagna elettorale qualificandosi pubblicamente come transessuali davanti agli elettori.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

IN CINA NIENTE CENSURA WEB SU CONTENUTI LGBT
Sina Weibo, il colosso di microblogging cinese, sceglie di togliere la censura sugli argomenti LGBT presenti sulla sua piattaforma. Weibo è un social network come Facebook e Twitter che vanta 397 milioni di utenti.
L'aver tolto dalla censura alcuni termini propri del mondo LGBT è stato anche l'effetto di una campagna massiccia on line che aveva come slogan #IAmGay e #IAmnotapervert.
Eliminare dal web filtri anti teoria del gender è di fondamentale importanza per le lobby gay perché la rete è il primo canale non solo per veicolare informazioni gay friendly ma per espandere in modo estensivo e rapidissimo modi di pensare e costumi filoLgtb.
(Gender Watch News, 3 maggio 2018)

A MADRID I POPOLARI IMPONGONO L'IDEOLOGIA GENDER NELLE SCUOLE
Davvero senza ritegno il Partito Popolare spagnolo, che nella Comunità Autonoma di Madrid, ove governa, si è preso la briga di modificare i contenuti della didattica, per imporre dal prossimo anno in tutte le scuole, tanto pubbliche quanto private, l'ideologia gender.
I tre decreti relativi, assunti in applicazione della legge Lgbt approvata all'unanimità dal parlamentino madrileno, sono già stati pubblicati sul Bollettino Ufficiale, hanno quindi valore e riguardano le elementari, le medie, fino ai licei, tutte obbligate ad adeguarsi, quelle cattoliche comprese.
Già sono partiti un mese fa appositi corsi di indottrinamento per i docenti, ovviamente tenuti tutti da personale schierato, fazioso, rigorosamente unilaterale: c'è un trans ex-volontario del Cogam, una Ong di lesbiche, gay, transessuali e bisessuali di Madrid; ci sono la sessuologa ed il consigliere giuridico, responsabili dei rispettivi settori del programma Lgbt; ci sono psicologi e dirigenti delle équipe di orientamento scolastico.
Come possono, le famiglie, difendersi da tutto questo? Innanzi tutto, compilando una dichiarazione relativa all'obiezione di coscienza, che si richiama all'art. 27.3 della Costituzione spagnola, articolo che garantisce il diritto dei genitori di assicurare ai figli un'educazione conforme a quella impartita in casa. E poi facendo riferimento alle sentenze della Corte Suprema, che l'11 febbraio 2009 non autorizzò scuole e docenti «ad imporre o inculcare, neppure in forma indiretta, alcun punto di vista» preconfezionato su questioni morali, che risultino ancora «controverse».
(Corrispondenza Romana, 24 aprile 2018)

LUXURIA E IL DIRITTO ALLA COMUNIONE
La comunione non è un diritto, ma ci sono dei diritti dei fedeli sulla comunione. In epoca di dirittocrazia anche la Chiesa non poteva non essere investita dal desiderio eretto a norma arbitraria e alla violazione di quelli che sono i diritti veri. A regolamentarli, o meglio, a farli rispettare dovrebbero essere i vescovi. Ma che cosa succede quando i prelati non lo fanno? Oppure: che cosa deve fare un fedele quando si vede negato un diritto o quando, peggio ancora, un altro reclama pubblicamente come suo diritto la Comunione eucaristica senza neppure preventivare la confessione?
Succede che vige la legge del più forte, nella quale chi fa la voce più grossa prevarica sugli altri e la giustizia viene cancellata. Due casi opposti e speculari lo dimostrano molto bene.
Ad Ancona i fedeli della Parrocchia dei salesiani di Corso Carlo Alberto le stanno provando tutte da quando il parroco, arbitrariamente, ha deciso di non distribuire più la Comunione in bocca. "La comunione verrà distribuita solo in mano", va ripetendo da qualche tempo a questa parte il sacerdote. C'è anche un video che sta girando su Facebook che lo prova. Molti fedeli che invece desiderano ricevere l'Ostia santa in bocca, e magari anche in ginocchio, hanno dapprima chiesto spiegazioni al reverendo, il quale non ne ha date, arrogandosi il diritto di decidere su queste cose. Diritto che invece, lo vedremo con i documenti appositi, non può vantare.
Successivamente dopo alcune campagne stampa hanno intrapreso la via della denuncia canonica. Si tratta di un esposto presentato al vescovo di Ancona, Angelo Spina, che è il moderatore della liturgia, nella quale a norma dell'Istruzione Redemptionis Sacramentum si raccomandano le regole per la distribuzione dell'Ostia consacrata. Ovviamente tra le forme ammesse vi è anche quella della comunione in bocca, che resta addirittura quella privilegiata.
Ma dopo giorni di richieste pressanti il vescovo non ha risposto. Anche la Nuova BQ lo ha cercato ripetutamente e finalmente ieri lo ha trovato: "Sono impegnato, di questa vicenda si occupa il parroco", ha tagliato corto il vescovo senza darci neppure la possibilità di chiedere ragione del fatto che le leggi della Chiesa dicano l'esatto contrario. E, si badi, si tratta di leggi del 2004 non di un secolo "buio" e preconciliare.
Ad esempio, sempre stando alla Redemptionis Sacramentum, che cita passi addirittura della Costituzione Conciliare sulla liturgia Sacrosantum Concilium, al numero 90 si legge: "«I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi», e confermato da parte della Sede Apostolica". E al 91: "Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che «i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli»" e ancora "non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l'Eucaristia in ginocchio oppure in piedi".
Ancor più interessante il punto 92 che entra nello specifico della distribuzione in mano: "Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l'ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c'è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli".
La Chiesa, dunque, ribadisce che quello di ricevere il Sacramento in bocca è un diritto del fedele e che la consegna sulla mano è un permessa solo a certe condizioni. Quindi, l'autorità ecclesiastica potrebbe per alcuni validi motivi proibire la distribuzione nella mano e "imporre" quella in bocca e non viceversa. Ad esempio quando c'è pericolo di profanazione. Proprio l'esatto opposto di quanto sta accadendo ad Ancona.
Infatti recentemente proprio nella Diocesi marchigiana ignoti hanno trafugato due pissidi con ostie consacrate dal tabernacolo della chiesa di San Francesco alle Scale, costringendo il vescovo Spina ad un vibrato e sentito atto di riparazione di questo sacrilegio.
A maggior ragione dunque, proprio a causa di questo precedente sacrilego, il vescovo avrebbe potuto imporre, anche temporaneamente, la distribuzione della comunione in bocca. Non è stato fatto. Però in una parrocchia di Ancona accade l'esatto contrario. I fedeli umiliati nelle loro richieste più semplici e sentite. Un diritto calpestato dunque, un diritto negato da un vescovo che invece dovrebbe intervenire subito.
Dall'altro lato invece abbiamo un caso diametralmente opposto, ma che ha come comune denominatore il tema del diritto e della Santa Comunione.
Ospite della conduttrice Caterina Balivo su Rai Due a Detto, fatto, il trans Vladimiro Guadagno, in arte "Luxuria" ha raccontato del suo rapporto con la fede. E qui, curiosamente, la parola diritto è risuonata più e più volte per ribadire che in fondo anche Luxuria ha diritto di fare la comunione. Per poterlo affermare ovviamente il trans più famoso d'Italia utilizza espressioni romanticizzate e che suscitino la lacrima facile del pubblico.
Ad esempio quando mostra la foto della sua prima Comunione e di come si allontanò dalla Chiesa perché non accettava la sua parte femminile: "Non avevo il diritto di pregare, era come se non fossi degna di essere ascoltata". Poi, grazie "a don Andrea Gallo e al Pontificato di questo Papa ho capito che ognuno di noi deve considerarsi figlio di Dio". Infatti Luxuria diede scandalo perché proprio ai funerali di don Gallo ricevette la comunione direttamente dalle mani del cardinale Angelo Bagnasco, allora presidente della Cei.
Ma è chiaro che anche questo è un attacco al Sacramento dell'Eucarestia, perché viene ridotto a semplice premio, a puro simbolo religioso e non al corpo del Cristo.
Così Guadagno torna a fare la Comunione su pressione di una signora che a Napoli, durante la messa la invita: "Cosa aspetti a unirti a noi? Mi ha detto che anche una come me aveva il diritto di prendere la comunione come gli altri".
E la confessione? Bazzecole. "L'ho fatto e sto meglio". E poi in chiusura: "Ognuno di noi deve avere il diritto alla fede".
Ritorna dunque costante il riferimento al diritto per un caso quello di Luxuria in cui il pubblico scandalo delle sue affermazioni non veranno passate al vaglio di nessuno. Nessun vescovo si interrogherà sul sacrilegio di chi, personaggio pubblico, si vanta di accostarsi alla Comunione prescindendo da una conversione e dalla conseguente confessione. L'Ostia diventa uno spot, un simbolo, appunto, di cui disporre per "sentirsi meglio" e non per essere in comunione con Gesù Cristo.
Perché allora Luxuria può parlare di diritto e, nonostante non ne abbia i requisiti, vederselo riconosciuto nella disattenzione dei pastori? E perché invece i parrocchiani di Ancona pur potendo rivendicare un sacrosanto diritto invece non vengono minimamente ascoltati? Perche ormai anche nella Chiesa vige la legge del più forte, che calpesta non solo le sensibilità, ma la devozione e la fede dei fedeli semplici, quelli che in realtà dovrebbero essere i poveri. Infatti andare contro il diktat omosessualista non porta i consensi del mondo ai pastori. Meglio avere l'odore del più forte. A quelle quattro pecorelle maleodoranti, pazienza, ci penserà qualcun altro.
(Andrea Zambrano, La Nuova Bussola Quotidiana, 11 maggio
2018)

Fonte: Tempi, 11 maggio 2018

6 - VOLTAIRE NON HA MAI DETTO: ''NON SONO D'ACCORDO CON QUELLO CHE DICI, MA DAREI LA VITA PERCHE' TU LO POSSA DIRE''
E comunque questa frase afferma l'impossibile in quanto se si deve essere tolleranti con i tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti
Autore: Alfio Squillaci - Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 17 maggio 2018

Come Galilei non ha mai scritto: «Eppur si muove» e in nessun luogo delle opere di Machiavelli si trova: «Il fine giustifica i mezzi», allo stesso modo Voltaire non ha mai scritto né detto «Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». E allora da dove nasce questa leggenda metropolitana?
Ricordo che il giornalista televisivo Sandro Paternostro, vanesio e inconcludente corrispondente estero della Rai, colui che ha impostato definitivamente, anche per chi l'ha succeduto, il "canone" delle corrispondenze televisive da Londra sulla filiera tematica cappellini-della-regina-mostre-canine-e-via-minchionando (e tutta l'Inghilterra di Hume e di Dickens, del Labour e di Shaw che vada a farsi benedire) amava ripetere questa formula nel programma televisivo "Diritto di replica" di qualche decennio fa.

UNA TOLLERANZA IMPOSSIBILE DA ATTUARE
Ancora oggi viene ribattuta con grande enfasi e magnanimità citrulla tutte le volte che si fa mostra di elegante tolleranza nei confronti del proprio avversario. Essa è tanto pregna di un fair play vanitoso quanto logicamente destituita di senso solo se ci si pone a pensare che se concediamo al nostro avversario la libertà di poter dire tutto, anche l'intenzione di uccidere, noi o altri, egli da un lato lo farebbe di già e molto prima che noi ci immolassimo per consentirgli di dirlo, oppure lo farebbe col nostro consenso.
L'idea di tolleranza non può che partire da un "minimo etico" e non può non essere che reciproca, ovviamente, ma non può ammettere nell'interlocutore idee di sterminio o altri abomini, che pertanto nessuno, e per giunta a sacrificio della propria vita, può consentire di dire ad alcuno. Se infatti si deve essere tolleranti coi tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti.

FRASE MAI DETTA
Ma tagliando corto, il signor di Ferney non ha mai detto simile frase. Come mai allora gliela si attribuisce? La sola versione nota di questa citazione è quella della scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, «I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it», The Friends of Voltaire, 1906, ripresa anche nel successivo Voltaire In His Letters (1919).
Per chiudere la storia di questa falsa citazione, Charles Wirz, Conservatore de "l'Institut et Musée Voltaire" di Ginevra, ricordava nel 1994, che Miss Evelyn Beatrice Hall, mise, a torto, tra virgolette questa citazione in due opere da lei dedicate all'autore di « Candido», e riconobbe espressamente che la citazione in questione non era autografa di Voltaire in una lettera del 9 maggio 1939, pubblicata nel 1943 nel tomo LVIII dal titolo "Voltaire never said it" (pp. 534-535) della rivista "Modern language notes", Johns Hopkins Press, 1943, Baltimore.


ECCO DI SEGUITO L'ESTRATTO DELLA LETTERA IN INGLESE
«The phrase "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it" which you have found in my book "Voltaire in His Letters" is my own expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).»

MY OWN EXPRESSION = L'HO DETTO IO, NON VOLTAIRE
Le parole "my own" sono messe in corsivo intenzionalmente da Miss Hall nella sua lettera.
A credere poi a certi commentatori (Norbert Guterman, A Book of French Quotations, 1963), la frase starebbe anche in una lettera del 6 febbraio 1770 all'abate Le Riche dove Voltaire direbbe: «Monsieur l'abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire.»
Peccato che se si consulta la lettera citata, non si troverà né tale frase e nemmeno il concetto. Essendo breve tale lettera, è meglio citarla per intero e scrivere la parola fine su questa leggenda.

LETTERA ALL'ABATE LE RICHE
«A m. Le Riche,
a Amiens.
6 février.
Vous avez quitté, monsieur, des Welches pour des Welches. Vous trouverez partout des barbares têtus. Le nombre des sages sera toujours petit. Il est vrai qu'il est augmenté ; mais ce n'est rien en comparaison des sots ; et, par malheur, on dit que Dieu est toujours pour les gros bataillons. Il faut que les honnêtes gens se tiennent serrés et couverts. Il n'y a pas moyen que leur petite troupe attaque le parti des fanatiques en rase campagne.
J'ai été très malade, je suis à la mort tous les hivers ; c'est ce qui fait, monsieur, que je vous ai répondu si tard. Je n'en suis pas moins touché de votre souvenir. Continuez-moi votre amitié ; elle me console de mes maux et des sottises du genre humain.
Recevez les assurances, etc.»

UNO SLOGAN INARRESTABILE (ANCHE SE FALSO)
Ma ormai la frase di Miss Hall aveva varcato l'Atlantico e dopo un piccolo rimbalzo nei circoli ristretti dei liberal era entrata nel formidabile circuito dei media americani, tramite il popolare Reader's Digest (Giugno 1934) e la Saturday Review (11 Maggio 1935). E da allora la sua diffusione è stata inarrestabile.

Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 17 maggio 2018

7 - LA FINE DELLA NOSTRA CIVILTA'
Abbiamo buttato via il posto di figlio di Dio per diventare un bambino all'orfanotrofio... ripartiamo dal rosario
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari, 26 marzo 2018

Ha spiegato Konrad Lorenz, in Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, che una civiltà è come un ecosistema. Quando si sopprime qualcosa in un ecosistema, qualcosa che sembrava inutile o irrazionale o dannoso, si possono ottenere catastrofi assolutamente inaspettate, completamente involontarie e deliziosamente irreversibili. Una civiltà è come un arazzo: si taglia in un punto un filo e mezzo arazzo si disfa.
Come diceva la buonanima di Chesterton, prima di tirare giù una palizzata, poniti il problema del perché è stata costruita. Forse è vero che ormai è inutile, ma potrebbe anche non esserlo, quindi questa domanda fattela, e comincia a dirti subito che se l'unica risposta che ti viene in mente è che tu sei sicuramente molto più intelligente dei tuoi antenati che erano cretini, quella risposta è sbagliata.
Una civiltà si è formata nell'arco di secoli e tutti i tasselli hanno un senso.
Con questo non voglio dire che le società devono restare immobili e sempre identiche a se stesse, altrimenti abbiamo le terrificanti civiltà circolare dove tutti fanno sempre le stesse cose. L'operazione, però, fatta con l'Illuminismo prima e con il '68 poi - ovvero di denigrare e rinnegare la religiosità, il mito, il rito, senza nemmeno chiedersi per quale necessità siano nati, quali erano tutti i loro significati e vantaggi, senza nemmeno avere un dubbio che un significato e un vantaggio da qualche parte ci fossero - è stata un suicidio. Faccio u discorso assolutamente laico, che ha valore anche per i non credenti.

UN ESEMPIO A CASO
Abbiamo perso, rinnegata come sciocchezza, come sudditanza becera all'autorità, la ripetizione delle preghiere a memoria. Queste preghiere venivano ripetute in parte in italiano, ed era un italiano alto, in parte addirittura in latino, anche da persone di strati sociali bassi. Parlando da un punto di vista puramente laico, i vantaggi erano: allenamento della memoria, uso di un linguaggio alto: se cinquant'anni fa, nei quartieri meno abbienti di Napoli, mi capitava di chiedere un'informazione, mi rispondevano in un italiano decoroso.
Un italiano che aveva dei napoletanismi, che a loro volta sono degli spagnolismi, l'uso dell'ausiliare avere dove in italiano si usa l'essere, la preposizione «a» prima del complemento oggetto in alcune costruzioni, ma era comunque un italiano ben comprensibile. Il fatto di usare almeno un quarto d'ora al giorno l'italiano alto delle preghiere impediva l'imbarbarimento completo del linguaggio, esattamente come fare almeno quindici minuti al giorno di passeggiata impedisce l'atrofia dei muscoli. Quando si imparano due lingue diverse in età precoce l'apprendimento è facilitato. Il fatto di sentire dei fonemi anche in latino aumenta le capacità cognitive delle aree cerebrali destinate al linguaggio.
La ripetizione di una preghiera ha effetti enormi sull'equilibrio mentale. Se la si pronuncia a voce alta l'espirazione prolungata permette al cuore di andare in uno stato molto benefico chiamato coerenza cardiaca. Avendo perso l'uso delle preghiere occidentali molte persone devono ricorrere alla ripetizione di mantra indiani, giapponesi, tibetani o hawaiani. L'efficacia dei mantra è stata studiata mediante l'elettroencefalogramma.
Nello stato normale le onde cerebrali hanno un ritmo di tredici cicli al secondo e sono chiamate onde beta. Quando la mente raggiunge uno stato di calma vigile, invece, le onde cerebrali rallentano con ritmo di otto cicli al secondo e vengono chiamate onde alfa. Durante la ripetizione le onde alfa rallentano il ritmo fino a quattro cicli al secondo trasformandosi nelle onde theta. Con la ripetizione continua, concentrata, le onde rallentano ulteriormente generando le onde delta che hanno un ritmo di un ciclo al secondo.

L'EFFICACIA DEL ROSARIO
"Il mantra" è molto più efficace se pronunciato in una lingua che ci appartiene e se è lo stesso che pronunciavano i nostri antenati. Dire il rosario era piacevole, un piacere basato sull'equilibrio delle onde cerebrali e sulla produzione di endorfine mentre il cuore batte in coerenza cardiaca. Il rosario è una serie di preghiere dove si alternano le parole padre e madre, spesso recitate in coro, da diverse persone che pregava in gruppo.
Endorfine e serotonina insieme. Una volta che endorfine e serotonina non le ho più, devo sostituirle con eroina ed ecstasy. Senza preghiere, senza rito condiviso, senza nulla di tutto questo ci restano solo ansiolitici e antidepressivi, venduti su internet sotto costo e somministrati a persone sempre più giovani.
La nostra filosofia è tristissima e disperata. Quando tutte le mattine passava il carretto dei monatti a raccattare i defunti, i filosofi erano meno disperati di quelli attuali, dispersi in centri commerciali e orripilanti mostre di arte postmoderna.
L'arte contemporanea è un'arte tristissima e disperata, e brutta come mai lo è stata: quasi sempre si spaccia per arte un qualche grafismo che esprima l'idea politica dell'autore.
E siamo pieni di narrazioni tremende fatte di morte e di morti.
Non c'è mai stata nessun'altra epoca dove si è parlato così tanto di suicidio e dove il suicidio è così praticato. Di tutti i tipi: spontaneo e assistito.
Non c'è mai stata nessun'altra epoca che abbia avuto paura che la vita possa essere distrutta e finire.
La parola apocalisse, che in realtà vuol dire rivelazione, non catastrofe, accompagna e scandisce il nostro quotidiano,
Diventare post cristiani vuol dire che abbiamo annientato i nostri neuro trasmettitori e moltiplicato la depressione: aumentata in effetti del 1200% negli ultimi 60 anni: questo se siamo non credenti. Se siamo credenti invece vuol dire che abbiamo buttato via il posto di figlio di Dio per diventare un bambino di più all' orfanotrofio. Siamo in tempo a tornare indietro.

Fonte: Blog di Silvana De Mari, 26 marzo 2018

8 - LA PIU' GRANDE CAMPAGNA PROLIFE IN ITALIA
Camion-vela e manifesti in 100 Province per ricordare il fallimento della legge sull'aborto
Autore: Toni Brandi - Fonte: Notizie ProVita, 21 maggio 2018

ProVita, in collaborazione con tante associazioni, realtà locali e attivisti, ha lanciato una campagna nazionale che ha letteralmente "invaso" tutta l'Italia: dal 21 maggio centinaia di camion vela e di manifesti portano nelle strade di ben 100 Province del nostro Paese messaggi per la vita dei bambini e delle madri, contro l'aborto.
I manifesti, spesso accompagnati da sit-in, ricordano a centinaia di migliaia di italiani (anzi milioni, vista la risonanza che stanno avendo sulla stampa) ciò che veramente è l'aborto: la soppressione di un essere umano indifeso nel grembo materno, e una pratica pericolosa per la stessa madre. Con l'aborto muore sempre almeno un essere umano (il figlio non voluto di una mamma). La legalizzazione consente, tutela e moltiplica questa pratica, al 100% mortale!

LA RISPOSTA PROLIFE
Per la ricorrenza dei 40 anni della legge sull'aborto, da settimane articoli, comunicati, appelli e lettere ai parlamentari sono infarciti di falsi dati, che dovrebbero tranquillizzare sulla riduzione del numero degli aborti in Italia. Purtroppo non è affatto vero: fu esagerato il numero degli aborti clandestini (dichiarato prima della legalizzazione nel 1978), e nella sbandierata diminuzione non si tiene conto del crollo della fertilità in Italia, così pure del forte utilizzo delle varie pillole abortive.
I camion vela e i manifesti di ProVita, dislocati in 100 Province italiane, lanciano messaggi diversi. Da Non sono un fatto politico, non sono un'invenzione della Chiesa. Sono un bambino, guardami, a quelli già presenti nei maxi manifesti affissi in molte città italiane, come risposta all'assurda censura del sindaco di Roma, Virginia Raggi: Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito.
Immagini forti, solo perché ritraggono la realtà, ignorata o falsificata: un essere umano è già formato a nemmeno tre mesi di vita.
E per chi vuole dimenticare le alternative possibili all'aborto, altri camion vela e manifesti ricordano: Mamma, non ti pentirai di avermi avuto…E se proprio non puoi tenermi con te, dammi in adozione, fammi vivere!

LA CULTURA DELLA MORTE SI PREOCCUPA
La più grande campagna pro life di ProVita vuole così essere in difesa dei bambini, che hanno il diritto di vivere. E in difesa delle donne, che per una scelta tragica, per quelle morti assurde, ingiuste, possono patire conseguenze fisiche e psichiche senza che la legge obblighi medici, consultori, ospedali a informarle adeguatamente.
Tantissime reazioni sono giunte da tutta l'Italia... i promotori della cultura della morte hanno mostrato segni di grave preoccupazione. Tanto che molti di loro - tra cui Laura Boldrini - hanno firmato un appello pubblico per "salvare la L 194"!
Inoltre il 22 maggio - proprio nel giorno dei 40 anni della legge 194 - abbiamo presentato la campagna durante una conferenza stampa alla Camera dei deputati, «La legge sull'aborto in Italia a 40 anni dalla sua introduzione. Bilancio e valutazioni», dove abbiamo anche smascherato le falsità relative alla legalizzazione dell'aborto.
Anche tu puoi sostenere ProVita con una donazione (clicca qui!) e contribuire così a realizzare le campagne per la Vita, lottando per i valori che stanno a fondamento di tutta la società. 
In ogni caso, avanti per la difesa della Vita, della maternità e della famiglia!

Nota di BastaBugie: qui sotto trovi il link all'articolo sulla precedente grande iniziativa di ProVita bloccata dalla giunta Raggi a Roma. A seguire trovi il video con l'iniziativa dei manifesti di Provita nelle strade delle principali province in Italia.

IL MANIFESTO PROLIFE CHE HA MESSO A NUDO L'IDEOLOGIA RADICALE DI PD E CINQUESTELLE
Così come accadeva nei regimi comunisti, certe verità (oggi ad es. la foto di un embrione) gettano nel panico il sistema attuale... si avvicina anche per esso il tracollo?
di Rodolfo Casadei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5130

I MANIFESTI PROVITA IN TUTTA ITALIA

https://www.youtube.com/watch?v=Bf7PC1-tCdY

SOSTIENI LE CAMPAGNE DI PROVITA
Anche tu puoi sostenere ProVita con una donazione e contribuire così a realizzare le campagne per la Vita, lottando per i valori che stanno a fondamento di tutta la società:
http://www.notizieprovita.it/step1.php?rel=donazione

Fonte: Notizie ProVita, 21 maggio 2018

9 - OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO B (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio sangue dell'alleanza
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Questa domenica celebriamo uno dei più grandi Misteri della fede, quello dell'Eucaristia, ovvero il Mistero del Corpo e Sangue di Cristo, donati a noi come Cibo e Bevanda spirituali. Dell'Eucaristia trattano le letture che abbiamo appena ascoltato.
Il Vangelo di oggi riporta il racconto della sua Istituzione, avvenuta durante l'Ultima Cena. Gesù, dopo aver reso grazie, spezzò il pane e lo diede ai suoi Discepoli, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22). Poi prese il calice del vino, e disse: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24). L'Ultima Cena è lo stesso sacrificio del Calvario: ciò che avvenne sacramentalmente durante quella Cena, si verificò di lì a pochi giorni sul Calvario, e si realizza ad ogni celebrazione della Santa Messa.
Questo è il Sacrificio della nuova ed eterna Alleanza, di cui parla la seconda lettura di oggi. L'Autore della Lettera agli Ebrei parla di questo Sacrificio che ci purifica dalle opere della morte (cf Eb 9,14) e ci dona l'eredità eterna (cf v. 15). Nell'Antico Testamento si sacrificavano animali e con il loro sangue si aspergeva il popolo. Questi sacrifici erano solamente figura del Sacrificio di Gesù, l'unico che ci purifica dai nostri peccati.
L'Eucaristia è stata definita come il Sacramento dell'amore. Gesù non poteva darci prova più grande del suo amore che donandosi a noi sotto le sembianze di un po' di pane e di un po' di vino. L'Eucaristia è Gesù vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Tale mutazione di sostanza avviene durante la Santa Messa, quando il sacerdote, dopo aver invocato la discesa dello Spirito Santo sul pane e sul vino, pronuncia le parole della consacrazione, dicendo: «Questo è il mio Corpo... questo è il mio Sangue». In quel momento avviene il miracolo più grande che si possa immaginare: il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. E Gesù, tutto intero, è presente in ogni frammento del Pane e in ogni goccia del Vino consacrato.
Più di mille anni fa, un sacerdote stava celebrando la Messa e, proprio al momento della consacrazione, fu colto dal dubbio se veramente il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue del Signore. Proprio allora, Dio volle dimostrare con un miracolo evidentissimo la verità di tale Dottrina, trasformando anche visibilmente il pane in Carne e il vino in Sangue. La cosa più strabiliante è che, a distanza di oltre mille anni, si possono ancora vedere questa Carne e questo Sangue che hanno le caratteristiche di una persona viva. Questo Miracolo Eucaristico è custodito a Lanciano, in Abruzzo, ed è sempre meta di numerosi pellegrinaggi.
L'Eucaristia ci rende una sola cosa con Gesù. Al momento della Comunione, Gesù viene nel nostro cuore e quello è il momento più bello e prezioso della nostra giornata. In quel momento, come insegnava san Giovanni Maria Vianney, noi e Gesù siamo come due candele che si fondono insieme e alimentano un'unica fiamma. In quel momento, la nostra preghiera si unisce a quella che Gesù rivolge incessantemente al Padre a nostro favore, e così possiamo ottenere le grazie più grandi.
Inoltre, l'Eucaristia ci rende una cosa sola anche tra di noi. Se noi tutti siamo uniti a Gesù ne consegue che, nel Signore, siamo una cosa sola. Per questo motivo, i cristiani di santa vita, anche se si vedono per la prima volta, si sentono uniti da un vincolo di carità ed è come se si fossero da sempre conosciuti. L'Eucaristia annulla le distanze: uniti a Gesù, saremo un cuore e un'anima sola.
Quanto triste è invece lo spettacolo di tanti cristiani che tra di loro non si sopportano e parlano male l'uno dell'altro! In questo modo, nella pratica, rinnegano la loro fede. In questa solennità siamo chiamati a fare un serio esame di coscienza su quella che è la nostra carità. Se amiamo l'Eucaristia, che è il Corpo di Cristo, non possiamo non amare i nostri fratelli, che formano il Corpo mistico di Cristo. Ogni volta che riceviamo Gesù, ogni volta che ci avviciniamo a Lui, presente nel Tabernacolo, noi ci rendiamo vicini a tutti fratelli, in modo particolare a quelli più cari al nostro cuore e a quelli più cari al Cuore di Gesù.
Da questa solennità, inoltre, deve scaturire il vivo desiderio di ricevere spesso la Comunione, in grazia di Dio, premettendo la Confessione se sulla coscienza abbiamo qualche grave peccato. La Comunione frequente è la grazia più bella con cui abbellire la nostra anima ed è la gioia più grande che possiamo dare al Cuore di Gesù.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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