BastaBugie n°564 del 20 giugno 2018

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1 AL BATACLAN SI ESIBIRA' IL RAPPER MUSULMANO CHE CANTA IL JIHAD
Al teatro di Parigi dove avvenne il massacro jihadista nel 2015, va in scena Médine, il rapper musulmano che giustifica il terrorismo e inneggia al trionfo dell'islam
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 POSSO FARE DA TESTIMONE ALL'UNIONE CIVILE DI MIO FRATELLO CON IL SUO COMPAGNO?
No, non è moralmente lecito partecipare a una tale cerimonia e tanto meno prendervi parte come testimone
Autore: Padre Angelo Bellon - Fonte: Amici Domenicani
3 LA COSTITUZIONE ITALIANA E' ANTI-CATTOLICA
Dopo 70 anni è ormai evidente che non ha impedito l'introduzione per legge di: divorzio, aborto, eutanasia, matrimoni gay, fecondazione artificiale, diritto soggettivo all'incesto, gender nelle scuole, ecc.
Autore: Samuele Cecotti - Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân
4 OTTO COSE CHE LE FUTURE MAMME DOVREBBERO SAPERE
È facile spaventarsi leggendo libri e parlando con gli amici, ebbene questo articolo dovrebbe tranquillizzarvi
Autore: Cerith Gardiner - Fonte: Aleteia
5 INTERVISTA A TONI IWOBI, SENATORE NERO, LEGHISTA... E CONTRO L'IMMIGRAZIONE SCHIAVISTA
Io, immigrato, vi dico che l'immigrazione di oggi è schiavismo: ieri partivano schiavi dall'Africa per le piantagioni di cotone, oggi per il lavoro a basso costo
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 CLAMOROSO CROLLO DELLA FIDUCIA DEGLI ITALIANI PER LE ISTITUZIONI EUROPEE
Gli italiani aprono gli occhi sulla grande fregatura: la fiducia era al 70% nel 2011, oggi è crollata al 34%
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 CINQUANT'ANNI FA MORIVA GIOVANNINO GUARESCHI, IL PADRE DI DON CAMILLO
È tempo di riscoprire ''Diario clandestino'' il suo capolavoro scritto durante la prigionia nei lager nazisti (VIDEO: conferenza di Alessandro Gnocchi)
Autore: Veronica Arpaia - Fonte: Corriere della Sera
8 IL FEMMINISMO ODIA LE DONNE (E LE RENDE INFELICI)
L'ideologia femminista porta: alla continua competizione con gli uomini, ad essere libere da ogni legame affettivo stabile, al rifiuto della maternità come realizzazione della propria femminilità, all'inseguimento della vita sociale a scapito di quella domestica, ecc.
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA - ANNO B (Lc 1,57-66.80)
Gli si sciolse la lingua e parlava benedicendo Dio
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - AL BATACLAN SI ESIBIRA' IL RAPPER MUSULMANO CHE CANTA IL JIHAD
Al teatro di Parigi dove avvenne il massacro jihadista nel 2015, va in scena Médine, il rapper musulmano che giustifica il terrorismo e inneggia al trionfo dell'islam
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/06/2018

Il 13 novembre 2015, al Bataclan, una delle sale concerti più in voga di Parigi frequentatissima dai giovani francesi, a due passi dal Canal Saint-Martin e dalla centralissima Place de la Bastille, andava in scena la furia islamica.
L'attentato feroce che doveva punire il nichilismo della gioventù, e non, occidentale troppo laica, troppo poco islamica e dannatamente incapace di morire per qualcosa, colpiva il cuore d'Europa. Nella sala concerti Bataclan - dove c'era il tutto esaurito per un concerto rock del gruppo americano "Eagles of death metal" - quel venerdì sera fu una carneficina. "Allah è grande", gridarono i terroristi mentre uno dopo l'altro i corpi dei malcapitati cadevano esanimi ai loro piedi. Fucili a pompa, kalashnikov, alcuni mascherati, altri a volto scoperto, giovani, "il sangue dappertutto": è l'islam che colpiva alla cieca e calpestava il cadavere dell'Occidente.

90 RAGAZZI SACRIFICATI AD ALLAH
Morirono in novanta, sacrificati ad Allah come un monito, o forse una lezione. Ora, a circa tre anni di distanza, al Bataclan tornerà un jihadista. Ancora da protagonista, ma in veste di rapper. Il "cantante" franco algerino Médine è stato calendarizzato per due sere d'ottobre - il 19 e il 20 - , e metterà in scena l'islam che gli piace. Quello "moderato", dice, quello che gli ha fatto intitolare un album "Jihad". Su Libération aveva descritto se stesso come un «musulmano laico», che vota «a sinistra». Si era detto a favore di una certa «laicità originale» per «l'accettazione delle religioni mantenendo le istituzioni neutrali». Nel 2015, nell'album Don't Laïk, pubblicato una settimana prima dell'attacco contro Charlie Hebdo, canta "crocifiggiamo i laici come sul Golgota" e "metto fatwe sulla testa degli stupidi". Il video musicale rende il testo cantato ancora più esplicito: la condanna è per la società che non crede in Allah e per gl' "infedeli" - i non musulmani, perché la laicità è per i perdenti. C'è una suora con un cartello che recita "no burqa", come a dire, "da che pulpito!". E sorvolando sull'ignoranza dell'equiparare i due veli, si vedono, poi, islamiche velate, in niqab e burqa, ben truccate, con sguardi di sfida e ammiccanti, mentre sulle mani si disegnano la mezzaluna islamica, oggi non più fertile. Musulmani beffardi e che stringono il "nobile Corano"; qualche riferimento al razzismo contro i neri e una donna francese che mangia una torta halal con i colori nazionali: è la Francia che mangia se stessa? Chissà. Di certo non si può dire che il rapper Médine sia uno sprovveduto che sa poco dell'islam.

BATACLAN
L'ultimo brano pubblicato si chiama proprio 'Bataclan', ha quasi tre milioni di visualizzazioni e nel ritornello ci ripete, "tutto quel che ho sempre voluto è il Bataclan". Il concerto in programma sta facendo discutere una Francia già confusa. Le associazioni delle famiglie delle vittime sono contrarie, eppure chiedono di evitare una strumentalizzazione politica. Grégory Roose ha dato il via a una petizione contro la presenza del cantante in concerto al Bataclan. Vincent Cespedes, su Huffington post, e Alain Finkielkraut, alla Jewish Community Radio, stanno condannando la possibilità di farlo esibire, aggiungendo, «ha iniziato la carriera con una scusa musicale per gli attacchi dell'11 settembre e Bin Laden». Médine risponde che il suo album «deve essere giudicato come un pezzo di rap e non come un opuscolo islamista». Anche se nei suoi testi e nei suoi video i riferimenti al Corano non mancano mai. Insomma, l'iniziativa al Bataclan va letta come un modo come un altro per mostrare il volto dell'islam, che non è solo sangue, dicono. A guardarla da fuori sembra solo la chiusura - inquietante - del cerchio.
"I francesi non si sveglieranno fino a quando la cattedrale di Notre Dame non sarà diventata una moschea", scriveva Emil Cioran. Era il 1979 e lo scrittore provava a dire alla sua Francia che quella per il Corano non era un'ossessione fuori dalla storia.

Nota di BastaBugie: ecco il link a due articoli su ciò che successe al Bataclan.

HOLLANDE E I PACIFISTI SI RICREDONO: E GUERRA SIA!
In difesa dei valori... ma quali? Forse quelli dei giovani uccisi al Bataclan che cantavano ''Kiss the Devil'' (Bacia il Diavolo)?
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4009

IL PARROCO ALL'OMELIA FA NOTARE CHE, QUANDO SONO ARRIVATI I TERRORISTI, AL BATACLAN STAVANO SUONANDO ROCK SATANICO, MA IL VESCOVO LO PUNISCE
Eppure è così! Gli Eagles of Death Metal cantavado la canzone ''Bacia il diavolo'' che dice: ''Chi amerà il diavolo? Io amerò il diavolo e la sua canzone! Io bacerò il diavolo sulla sua lingua!''
di Mauro Faverzani
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4045

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/06/2018

2 - POSSO FARE DA TESTIMONE ALL'UNIONE CIVILE DI MIO FRATELLO CON IL SUO COMPAGNO?
No, non è moralmente lecito partecipare a una tale cerimonia e tanto meno prendervi parte come testimone
Autore: Padre Angelo Bellon - Fonte: Amici Domenicani, 03/12/2017

Caro Padre Angelo,
Le scrivo per chiederLe alcuni chiarimenti sulla posizione della Chiesa cattolica a proposito delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Cercherò di essere molto sintetico.
In settembre di quest'anno mio fratello si unirà con il suo compagno dopo anni di convivenza. Stanno organizzando una festa e sembrano molto felici.
Mi hanno chiesto di partecipare come testimone alla cerimonia che si terrà in comune e io ho accettato per amore di mio fratello.
Essendo io un cristiano cattolico che frequenta assiduamente i sacramenti, come è inquadrabile la mia partecipazione attiva all'unione civile dal punto di vista della morale? È un caso di peccato mortale?
La ringrazio molto e la ricordo nelle mie preghiere.

RISPOSTA DEL SACERDOTE
Carissimo,
un documento della Congregazione per la dottrina della fede dal titolo considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3.6.2003) scrive: "In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza" (n. 5).
Pertanto non è lecito partecipare a una tale cerimonia e tanto meno prendervi parte come testimone. Anche se in cuor tuo disapprovi, di fatto la tua presenza è una contro testimonianza cristiana.
Il documento della Congregazione porta la data in cui la Chiesa celebra la memoria di alcuni giovani (paggi) africani che hanno preferito il martirio piuttosto che sottostare a certe voglie del re. Essere cristiani comporta oggi, come ieri e come sempre, atti eroici.
La tua presenza come testimone suona come l'approvazione di un atto che di per sé costituisce un insulto al Creatore. Come tu stesso riconosci di tratta di una "partecipazione attiva". Con la tua firma è come se tu sottoscrivessi un peccato che grida verso il cielo.
La dizione di peccato che grida verso il Cielo è biblica ed è ripresa dal Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1867).
Non tocca a me dire di quale peccato una persona si oneri in coscienza. Ma oggettivamente di tratta di materia grave. Le parole del Documento della Congregazione sono chiare e forti.
Ti ringrazio del ricordo nella preghiera che contraccambio molto e di cuore. Ti benedico.

Nota di BastaBugie: ecco il link ad alcuni precedenti articoli da noi pubblicati con le risposte di Padre Angelo che hanno riscosso particolare interesse da parte dei nostri lettori.

UNA CATECHISTA PUO' ANDARE A CONVIVERE?
Una lettrice ci chiede: ''Vorrei sposarmi, ma la mamma vuole che finisca l'università quindi, per non violare il 4° comandamento, scelgo la convivenza: faccio bene?''
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5195

CHE FARE SE IL MIO RAGAZZO MI PROPONE LA CONVIVENZA?
Lui dice che è per rendere più sicuro il nostro amore, ma...
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4469

I BAMBINI A MESSA? SOLO SE SANNO STARE IN SILENZIO
Prima dell'età del catechismo, spesso è inutile portare i bambini alla Messa: a loro non serve e distrae sia i genitori che gli altri (un conto è venire in chiesa, un altro è partecipare alla Messa)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4206

Fonte: Amici Domenicani, 03/12/2017

3 - LA COSTITUZIONE ITALIANA E' ANTI-CATTOLICA
Dopo 70 anni è ormai evidente che non ha impedito l'introduzione per legge di: divorzio, aborto, eutanasia, matrimoni gay, fecondazione artificiale, diritto soggettivo all'incesto, gender nelle scuole, ecc.
Autore: Samuele Cecotti - Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân, 18 giugno 2018

Ricorrono quest'anno, 2018, i 70 anni dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana dell'Italia. Testo elaborato dall'Assemblea Costituente come compromesso parlamentare tra le principali forze politiche del tempo e promulgato dal Capo provvisorio dello Stato avv. Enrico De Nicola il 27 settembre 1947. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948. La Carta costituzionale della Repubblica italiana, per l'importanza giuocata nel riplasmare l'Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale sino ad oggi, costituisce oggetto di interesse ben oltre i confini dei soli studi del diritto positivo. Determinante nel mutamento di fondamentali istituti giuridici e della visione comune su persona, famiglia, vita, autorità ecc., la Costituzione repubblicana non può sottrarsi ad un giudizio "cattolico", ovvero condotto alla luce del diritto naturale classicamente inteso e della Dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo parlato con il prof. Danilo Castellano, filosofo del diritto noto a livello internazionale, ordinario di filosofia politica e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Udine.
Professore, quest'anno ricorrono i 70 anni dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana. I cattolici italiani, secondo lei, hanno ragioni per festeggiare?
Ritengo che i cattolici non abbiano motivo alcuno per festeggiare questo anniversario. La Costituzione repubblicana dell'Italia, infatti, è stata (e rimane) la via per l'affermazione della ideologia radicale, vale a dire del liberalismo come Weltanschauung anticattolica.
Uno sguardo critico sulla Costituzione è rarissimo da trovarsi nel dibattito pubblico. Alcune rare critiche da marxisti, altre da liberali per gli aspetti che nel testo costituzionale si discostano dai principi del social-comunismo o del liberalismo. I cattolici sembrano, invece, capaci solo di elogi... la Costituzione del '48 è allora veramente un testo cattolico?
La Costituzione repubblicana è stata ampiamente criticata. Non solo da coloro che si ispirano alle dottrina de lei citate. Anche da cattolici. Lo dimostra, per esempio, l'interessante volume Costituzione criticata (curato da Francesco Gentile e da Pietro Giuseppe Grasso e pubblicato a Napoli dalle Edizioni Scientifiche Italiane nel 1999). La maggioranza dei cattolici, tuttavia, la esalta. Purtroppo i cattolici contemporanei vanno a rimorchio della cultura egemone (che è loto contraria). Perciò non ricordano nemmeno quanto osservato da loro (un tempo) autorevoli riviste e da pensatori e giuristi che si sono occupati con competenza della questione.
La DC e molta parte dell'intellighentia cattolica hanno presentato sin dal '48 la Costituzione come documento mirabilmente conforme al Vangelo, quasi traduzione della più schietta Dottrina sociale cattolica. Ci aiuta a capire perché tale giudizio apologetico fu formulato e tuttora in larga parte viene sostenuto?
La sua osservazione è vera. Tuttavia la DC che all'Assemblea costituente votò con entusiasmo il testo della Costituzione, negli anni immediatamente seguenti alla sua entrata in vigore (cioè dal 1948 al 1955) si oppose alla sua applicazione. Basterebbe pensare all'ostruzionismo praticato per l'attivazione della Corte costituzionale. La DC, comunque, porta la responsabilità dell'elaborazione della tesi secondo la quale la Costituzione italiana sarebbe una Costituzione cattolica. Nell'immediato secondo dopoguerra molti pensarono di poter far leva sul verbo "riconoscere" usato dall'art. 2 Cost, per sostenere la tesi secondo la quale sarebbe stato riconosciuto e recepito il diritto naturale classico. La sentenza n. 98/1979 della Corte costituzionale ha definitivamente chiarito la questione, affermando che i diritti "riconosciuti" da quell'articolo sono quelli e solamente quelli "posti", anche se interpretabili a fattispecie aperta. Non sarebbe servita questa sentenza per comprendere che il diritto naturale classico è estraneo alla Costituzione. Questa, infatti, all'articolo 1 invoca e fa propria la sovranità che è quanto di più positivistico ci possa essere; essa, infatti, non può riconoscere né regole né limiti. Va osservato, comunque, che anche la gerarchia cattolica ha usato dopo il 1948 il "mito" della Costituzione cristiana. Pio XII si servì di questo mito per cercare di bloccare il coerente sviluppo della dottrina politica, sociale e giuridica che sta alla base della Costituzione. Come ho cercato di dimostrare (Cfr. De Christiana Republica, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2004, pp. 15-63) Papa Pacelli si servì di un partito "liberale" (la DC) per impedire l'applicazione della Costituzione liberale (pur mantenendo il "mito" della Costituzione cristiana, funzionale all'operazione). Le conseguenze furono disastrose soprattutto perché le nuove generazioni dei cattolici italiani crebbero alla luce della Weltanschauung costituzionale scambiandola per la dottrina cattolica.
Innanzi all'entusiasmo apologetico per la Costituzione (che ad esempio in un autore come Dossetti assume tratti quasi religiosi) espresso dalla DC e dall'ufficialità cattolica italiana poche furono le voci critiche, una di queste è stata quella del giurista Carlo Francesco D'Agostino. Ce ne potrebbe brevemente parlare?
Carlo Francesco D'Agostino - lei conosce bene le sue tesi, avendo dedicato due monografie al suo pensiero (S. Cecotti, Della legittimità dello Stato italiano, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2012 e Id., Associazionismo aziendale, Cantagallli, Siena 2013) ha avuto il merito di "vedere" sin dagli anni della Costituente che la DC dava (o contribuiva in modo determinante a dare) all'Italia un ordinamento giuridico costituzionale contrario all'ordine naturale e cristiano. Ciò non solo per opera di Dossetti che esplicitamente affermò la chiusura a questo ordine ma anche per scelta di tutti i costituenti eletti con i voti dei cattolici. In quegli anni non era facile vedere l'oggettivo tradimento della dottrina politica cattolica perpetrato dal partito che godeva del voto dei cattolici.
La Costituzione, partorita in sede di Costituente come sintesi tra social-comunisti, laici liberali e cattolici è, come tale, celebrata come esempio di compromesso "alto". Ma è possibile un compromesso, una sintesi in sede di principi della Dottrina sociale della Chiesa, a cui ogni cattolico dovrebbe ispirare la propria azione sociale e politica, e due ideologie quali la liberale e la marxista?
Mi permetto osservare che l'"alto" compromesso è "interno" alla dottrina liberale. È difficile condividere quanto sto per dire. Se si osservano, però, a fondo le cose si comprende che l'affermazione ha un fondamento. Il marxismo è uno sviluppo del liberalismo. La sua libertà come liberazione postula l'assunzione della "libertà negativa" (vale a dire della libertà esercitata con il solo criterio della libertà, cioè con nessun criterio). Anche cattolici formatisi all'Università Cattolica condividono questa dottrina, la quale non è cattolica. Basti pensare che il governo De Mita propose una legge (la 223/1990) che stabilisce il diritto soggettivo alla pornografia di Stato. Cosa coerente con la dottrina liberale (e anche con quella marxista) nonché con quella del personalismo contemporaneo. Ciò è dimostrazione che anche i "cattolici" democristiani non erano estranei alla cultura liberale. Il compromesso "alto", perciò, altro non era che esplicitazione di un'intesa di fondo, nascosta ma sostanziale.
Cosa c'è di cattolico, dunque, nella Costituzione del '48?
Nulla. Non può essere, infatti, fatto passare per cattolico il singolare personalismo che, come osserva per esempio Livio Paladin (Diritto costituzionale, Cedam, Padova 1998), rappresenta l'opzione fondamentale della Costituzione.
Da ciò si deduce che i deputati democristiani, pur eletti dai cattolici e come cattolici, de facto agirono da liberal-democratici. È corretto quindi affermare che la Costituzione è Testo sintesi tra liberal-democratismo e social-comunismo?
Correttissimo.
Se il punto di sintesi, come sembra e come ha appena accennato anche lei, è rappresentato dalla dottrina del personalismo contemporaneo, ci aiuta a comprenderne la natura? Tale dottrina in cosa differisce dal principio personalista della Dottrina sociale della Chiesa?
Il personalismo contemporaneo è la negazione della dottrina classica della persona, quella - per intenderci - magistralmente espressa da Severino Boezio. Il personalismo contemporaneo, infatti, è una forma di radicale individualismo. Me ne sono occupato a partire dagli anni '80 per gli aspetti politici e giuridici. Con una pubblicazione di una decina di anni fa (cfr. L'ordine politico giuridico "modulare" del personalismo contemporaneo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2007) ho cercato di dimostrare, considerando i problemi dell'esperienza, che il personalismo contemporaneo postula un ordine "modulare" che alla propria base pone la sola volontà della persona, qualsiasi volontà della persona. La Chiesa (ma con essa anche il pensiero classico) non può accogliere l'assoluto volontarismo che porta al nichilismo del tempo presente. L'ordine "modulare" postulato dal personalismo contemporaneo è la negazione dell'ordine naturale e cristiano. La priorità della persona, stabilita dalla Costituzione, non è la priorità del diritto naturale sull'ordinamento giuridico positivo, ma la priorità della volontà della persona cui l'ordinamento giuridico positivo è subordinato.
Venendo al dettaglio degli articoli, già l'art. 1 si presenta gravemente problematico affermando come fondamento dell'ordinamento repubblicano il principio di sovranità (popolare). Simile principio e compatibile con una comprensione razionale e una concezione cattolica della politica?
No. Non è compatibile. La sovranità come supremazia (quindi, non come indipendenza, vale a dire come la considera il Diritto internazionale) postula il primato della volontà dell'uomo, una volontà non guidata dalla ragione. È principio luciferino sia che si tratti della volontà dello Stato sia che si tratti della volontà del popolo. Essa scambia - erroneamente - la politica con il potere. Il potere è strumento della politica, non è la politica.
I Costituenti "accolsero" ciecamente le dottrina politiche e giuridiche della Modernità, elaborando il testo della Costituzione. Non furono capaci di uscire dalla e dominare la cultura allora (e tuttora) egemone.
L'affermata sovranità popolare, votata anche dai cattolici deputati, come si può conciliare con la derivazione da Dio dell'autorità temporale (ribadita da Leone XIII), con la regalità sociale di Cristo così come insegnata da Pio XI, con il giusnaturalismo classico-cristiano sempre confermato dal Magistero?
La politica è esercizio della regalità, non della sovranità. Essa è potestas necessaria al bene dell'uomo, al suo bene oggettivo, quello - per essere chiari - inscritto nella sua natura soggettiva. La sovranità rivendica, invece, il diritto all'autodeterminazione assoluta sia individuale sia collettiva (sulla questione è illuminante il lavoro di R. Di Marco, Autodeterminazione e diritto, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2017). Respinge, pertanto, l'idea stessa di dovere. Le obbligazioni, se ci sono (vale a dire se vengono ammesse), sono solamente quelle "positive", cioè quelle poste magari attraverso decisioni o scelte condivise. Diventa così impossibile la vita buona. Anzi, diventa impossibile persino la semplice convivenza. Nessuno, infatti, godrebbe della potestas di imporre il rispetto di regole non condivise (l'origine della tesi, come noto, va cercata in Lutero). Nessuno potrebbe legittimamente stabilire qual è la vita buona. Alla radice della sovranità sta l'anarchia, non il diritto come determinazione di ciò che è giusto.
Molti cattolici lodano gli artt. 2 e 3 Cost. come ricezione costituzionale di principi della Dottrina sociale della Chiesa quali la dignità della persona, la sussidiarietà e la solidarietà. La ratio della Carta e la giurisprudenza della Corte Costituzionale consentono una simile lettura?
Gli artt. 2 e 3 Cost. sono stati (e sono) la via per l'affermazione dei "nuovi diritti", dall'aborto procurato alle "unioni civili", dalla pornografia di Stato alle DAT. La giurisprudenza della Corte costituzionale è costante e ferma sul punto. Talune interpretazioni ideologiche dell'art. 2 Cost. non reggono. La Pira fece un pellegrinaggio a Loreto quando venne approvato l'art. 2 Cost. Non comprese la portata della prescrizione normativa del testo dell'articolo che egli "lesse" - erroneamente - come cattolico. Gli artt. 2 e 3 sono stati (e sono) la via percorrendo la quale - come si è appena accennato - si è arrivati ai "nuovo diritti" i quali sono "pretese". Non pretese giuridiche, ma pretese trasformate in diritti: tutto ciò che la persona (rectius: l'individuo umano) chiede è considerato un suo diritto. Così diventano "diritti", per esempio, l'autodeterminazione per finalità di comodo, l'assunzione di sostanze stupefacenti per scopi non terapeutici, l'eutanasia e così dicendo. La dignità, secondo questa concezione, sta nella libertà di realizzare se stessi secondo un progetto qualsiasi. Ne deriva, per esempio, il coerente - anche se assurdo - riconoscimento del "matrimonio omosessuale", il diritto soggettivo all'incesto (riconosciuto per esempio in Germania), etc.
Nel '48 il mondo cattolico attribuì alla Carta costituzionale il merito di aver "costituzionalizzato" i Patti Lateranensi con l'art. 7. Fu veramente così? Lo Stato italiano si conservò cattolico come s'era impegnato ad essere alla firma dei Patti?
I Patti Lateranensi non furono costituzionalizzati. Quello che fu costituzionalizzato è il metodo da seguire per la revisione dei rapporti Stato/Chiesa. É di ostacolo, del resto, alla costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi l'art. 1 Cost. e il principio di laicità (sia pure all'americana e non alla francese) dell'ordinamento costituzionale, che, secondo la Corte costituzionale, è uno dei due cardini della Repubblica italiana.
L'autorevole costituzionalista Pietro Giuseppe Grasso ha messo in relazione causale Costituzione repubblicana e secolarizzazione in Italia. È tesi che lei condivide e che ha più volte argomentato, ci potrebbe quindi brevemente illustrare la funzione secolarizzatrice esercitata dalla Carta costituzionale?
Pietro Giuseppe Grasso è un lucido costituzionalista contemporaneo, particolarmente attento all'evoluzione fenomenologica del Diritto costituzionale. Da tempo egli denuncia il fatto che la secolarizzazione della società italiana è stata favorita dalla Costituzione (Costituzione e secolarizzazione, Cedam, Padova 2002). Non solo da questa, certamente. Essa, però, ha giuocato un ruolo molto importante, anzi decisivo, in questo processo. Rosmini definirebbe il processo di secolarizzazione come processo di empietà (Frammenti di una storia dell'empietà, Borla, Torino 1968). La secolarizzazione infatti sostituisce ai diritti di Dio i diritti dell'uomo. Particolarmente eloquente per esempio, a questo proposito, è il fatto che il reato di vilipendio alla religione, previsto dal Codice penale italiano, sia stato dalla Corte costituzionale (Sentenza n. 508/2000) mantenuto ma solamente in quanto offensivo del sentimento religioso individuale, non quale offesa a Dio. Per la qual cosa è reato l'offesa al sentimento di un "fedele" della religione satanista al pari del vilipendio della religione cristiana.
Leggi ingiuste, illegittime perché contrarie al diritto naturale sono state giudicate - lo ha sottolineato anche lei - perfettamente conformi alla Costituzione anzi, spesso, sono state ritenute necessarie attuazioni dei principi costituzionali. Così per la Consulta divorzio, aborto procurato, rettifica chirurgica (e anagrafica) di sesso, pornografia, etc... sono costituzionalmente legittimi, veri e propri diritti. L'arcivescovo Crepaldi, prendendo atto del radicale pervertimento del diritto in molte leggi positive della Repubblica con il male elevato a diritto, indicava, in più d'una occasione, l'orizzonte costituzionale come quello adeguato alle battaglie pro-vita e pro-famiglia. Mons. Crepaldi riconosceva così la necessità che le battaglie per leggi conformi ai principi non negoziabili passassero dal piano ordinario a quello costituzionale. È la Costituzione a dover essere modificata per poter vedere tutelate vita e famiglia in Italia. Concorda?
Mons. Crepaldi in occasione dell'approvazione della legge sulle DAT ha rilasciato una Dichiarazione coraggiosa, da autentico pastore. Va sottolineata, a questo proposito, la chiarezza del suo magistero sul piano morale. Più complicata è la questione sul piano politico e giuridico. Innanzitutto perché la Costituzione repubblicana in vigore non può essere invocata a difesa e garanzia di valori oggettivi; essa, infatti, tutela i valori come opzioni dell'individuo e dei gruppi sociali. Per la qual cosa è convinzione illusoria - propria di diversi movimenti e di taluni circoli - quella di potere appellarsi alla Legge fondamentale della Repubblica per difendere il "minimo" che resta da difendere. Secondariamente, perché ogni battaglia di "contenimento" è in prospettiva inutile (non riesce ad eliminare l'effetto dell'onda distruttrice dell'ordine morale naturale in atto) e dannosa (rischia di creare il convincimento - erroneo - secondo il quale la Costituzione, almeno in parte, sarebbe da salvare).
La Costituzione va radicalmente modificata, anzi sostituita. Non è impresa facile e, oggi, nemmeno forse opportuna se si considera la cultura egemone e gli orientamenti di fondo condivisi dalla maggioranza e dagli stessi cattolici. La Costituzione ha bisogno di convincimenti profondi e diffusi, conformi all'ordine dell'essenza dell'uomo e delle società naturali.
Il passaggio dalla normativa a difesa della vita, della famiglia e via dicendo dal livello ordinario a quello costituzionale è attualmente praticamente impossibile. Ciò non significa che si debba rinunciare all'impegno. Questo avrà successo, però, nella misura in cui sarà stato strategicamente preparato. In altre parole, usando il linguaggio militare, la tattica è un momento della strategia, non viceversa. Difendere, per esempio, la vita o la famiglia è possibile solamente in un quadro culturale ed ordinamentale coerente e, soprattutto, fondato, vale a dire non lasciato né in balia di momentanei capricci né affidato alle soggettive opzioni (opto perché opto), le quali non consentono di raggiungere le ragioni delle scelte e di giustificarle con argomenti razionali.
Quale dovrebbe essere, a suo giudizio, la posizione dei cattolici davanti alla Costituzione? Quali esigenze di emendazione della Carta dovrebbero avanzare i cittadini cattolici?
Innanzitutto i cattolici (come gli italiani) dovrebbero conoscere la Costituzione per concetti. Intendo dire che non dovrebbero assumerla come se fosse il Vangelo (qualcuno - Renzi per esempio - l'ha recentemente anteposta al Vangelo). Essa va conosciuta non solo nella parte prescrittiva (oggi è difficile anche questa conoscenza, essendosi affermata la dottrina ermeneutica secondo la quale le norme costituzionali sono il materiale di base per la costruzione della prescrizione). La stessa parte prescrittiva non sarebbe adeguatamente comprensibile in difetto della conoscenza dei presupposti teorici (o teoretici) della Legge fondamentale. La Costituzione, perciò, va conosciuta innanzitutto sotto il profilo "giustificativo" dei suoi dogmi e dei suoi istituti. Se fosse conosciuta sotto questo profilo difficilmente potrebbero essere sostenute tesi (riproposizione del dossettismo) secondo le quali l'art. 2 Cost. segnerebbe una priorità del diritto sulla legge e, più in generale, il costituzionalismo (moderno) segnerebbe la priorità dell'ordine naturale preesistente ad ogni ordinamento giuridico positivo sull'ordinamento giuridico positivo medesimo.
Suggerimenti in tal senso vengono da fonte autorevole. Paolo Grossi, per esempio, ha riproposto queste indicazioni in un recente (ed interessante) lavoro (cfr. L'invenzione del diritto, Laterza, Roma-Bari 2016), il quale sembra ignorare (di fatto, comunque, va contro) la giurisprudenza della Corte costituzionale di cui egli è stato presidente.
I cattolici non possono continuare a ripetere acriticamente i luoghi comuni della dottrina liberale. La loro vocazione a servire la verità li impegna a riconsiderare la questione in profondità. Per poter parlare, infatti, di bene comune è necessario conoscere il bene che le teorie liberali circoscrivono entro la sfera privata e, quindi, riducono a mera opinione.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sulla Costituzione Italiana si possono leggere qeusti articoli di BastaBugie

IN PRIMA SERATA NELLA TELEVISIONE DI STATO BENIGNI ESALTA LA SACRA COSTITUZIONE
Il comico afferma che i nostri diritti sono tutelati dalla Costituzione! E chi dovrebbe garantirlo? Lo Stato! E cosa dovremmo fare, visto che è lo Stato stesso a violare i nostri diritti ''costituzionalmente garantiti''? Ecco alcuni esempi...
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2579

I SERMONI DI BENIGNI E LA DIVINA COSTITUZIONE
Il 17 dicembre il comico toscano in prima serata su RaiUno, con lo spettacolo ''La più bella del mondo'', proporrà una melensa pseudosaggezza che rischia di affascinare anche tanti cattolici
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2564

DOSSIER "POLITICA & RELIGIONE"
Per il bene comune devono collaborare

Per vedere tutti gli articoli,clicca qui!

Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân, 18 giugno 2018

4 - OTTO COSE CHE LE FUTURE MAMME DOVREBBERO SAPERE
È facile spaventarsi leggendo libri e parlando con gli amici, ebbene questo articolo dovrebbe tranquillizzarvi
Autore: Cerith Gardiner - Fonte: Aleteia, 3 novembre 2017

Prima di diventare madri, la nostra percezione della maternità è spesso lontana dalla realtà. Un mondo pieno di pannolini, biberon e pulizia continua può non esercitare una grande attrazione, ma una volta che teniamo quel piccolino tra le braccia prevale il senso materno e alla fine apprezziamo le gioie - e alle volte i dolori - che derivano dal fatto di essere mamma.
Per aiutare tutte le future mamme abbiamo parlato con quelle che lo sono già, giovani e non, per capire quello che avrebbero davvero voluto sapere prima di accogliere il loro piccolo nella propria vita e trasmetterlo. Ecco cosa ci hanno detto.

1) NON AVREMO NEONATI, MA BAMBINI
A una mamma incinta può sembrare una follia, ma è un messaggio molto importante che i genitori devono tenere a mente nelle giornate buone e in quelle negative. Se i primi mesi possono essere una lotta perché cercate di capire il vostro bambino e di rispondere a qualsiasi sua esigenza, sono anche un momento per godersi quell'angioletto prima di passare allo stadio successivo. Allo stesso modo, quando il vostro piccolino vi fa impazzire con le sue abitudini alimentari dovete ricordare che presto passerà e mangerà da sé impiegando meno tempo. I primi anni richiedono molta presenza ed energia fisica, come quelli a seguire richiederanno un diverso tipo di energia e presenza morale.
Spesso non ci viene detto che saremo istintivamente pronte ogni volta che si dovrà cambiare stadio, che man mano che il bambino cresce cresciamo con lui. Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di un po' più di tempo per adattarci. Alcune madri trovano difficile passare da mamma che culla un neonato a mamma che educa e a volte punisce il suo bambino. Può essere una vera sfida, ma alla fine ci riusciamo, adattandoci a quello che viene in seguito ed essendo il genitore responsabile e affettuoso di cui nostro figlio ha bisogno.

2) UNA VOLTA DIVENTATE MAMME SARETE ANCORA PIÙ FORTI!
Di fronte a notti insonni e a fatica fisica e a volte morale, riusciamo ancora ad arrivare alla fine della giornata... e a quella successiva! Spesso le mamme non sono preparate alla quantità di amore, pazienza e umorismo necessaria per affrontare i primi anni, e molte volte rimangono sorprese dalla propria capacità di provare emozioni così forti. Prima dell'arrivo del bambino, molte mamme avrebbero voluto sapere che avrebbero avuto questa capacità di provare un amore tanto coinvolgente. La profondità del sentimento è una sorta di rivelazione sia per le coppie che per le mamme. Impariamo a superarci, con una devozione totale. La forza cresce man mano che cresce la famiglia. Anche se richiede una grande capacità di sacrificarsi, guadagniamo un'enorme quantità di pace interiore donandoci agli altri.

3) È UNO TSUNAMI NELLA VITA DI COPPIA
È fondamentale capire che accogliere un bambino creerà una sorta di capovolgimento nella coppia. Alcune mamme direbbero che l'arrivo di un nuovo bambino porta alla "totale rottura della famiglia", ma "Uomo avvisato, mezzo salvato", e la preparazione è quindi fondamentale perché la famiglia resti felice.
Se la coppia riesce a prendersi del tempo dopo l'arrivo del bambino per discutere i cambiamenti nelle proprie aspettative reciproche e nel ruolo all'interno della famiglia, riuscirà a evitare il senso di panico o insoddisfazione. Con l'arrivo di un nuovo membro della famiglia, tutti hanno bisogno di ricollocarsi e di ritrovare il proprio ruolo e posto. È importante per la coppia, come pilastro fondamentale dell'equilibrio familiare, rimanere forte e unita.

4) CI PREOCCUPIAMO FACILMENTE PER TUTTO
Spesso ci stressiamo per nulla. A volte guardare un film o leggere un articolo toccante su un bambino (malattie, incidenti) ci fa ricorrere subito al fazzoletto. Molte mamme sono estremamente sensibili durante la gravidanza e dopo, soprattutto in relazione ai figli. La minima preoccupazione può diventare sproporzionata, generando stress superfluo anche nelle donne più calme.
Anche se spesso parliamo delle paure dei bambini, tocchiamo raramente l'argomento delle reali ansie materne. Le mamme spesso passano il tempo preoccupandosi che ai figli possa accadere qualcosa: se si perdono tra la folla (peggio ancora se qualcuno li porta via quando si perdono un attimo di vista), se si ammalano, se non dormono abbastanza, se danno fastidio agli altri con il loro rumore. A volte i "se" sembrano infiniti, soprattutto di notte.
Chiunque ricorda però le parole di Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura!" Noi mamme dobbiamo ricordare che i nostri figli appartengono in primo luogo a Dio. Dobbiamo dare loro la miglior base possibile per costruire la loro vita e permettere che conoscano il Signore, e alla fine accettare che non possiamo controllare ogni aspetto della loro vita, o della nostra. Avranno le loro croci da portare, come noi portiamo le nostre. Non possiamo tenerli in gabbie dorate.

5) AVERE DEI FIGLI VI DARÀ PIÙ FIDUCIA IN VOI STESSE
Le mamme spesso pensano che la maternità le faccia maturare e crescere nell'autostima. È vero che la nascita di un figlio segna il passaggio concreto e definitivo dai giorni spensierati della giovinezza all'essere un genitore responsabile. Potrebbe essere visto come il vero rito di passaggio per diventare un adulto, ma si potrebbe anche dire che questa crescita nella fiducia derivi dal fatto di non avere il tempo per preoccuparsi di quello che pensano gli altri!
Diventare genitori richiede di non concentrarsi su se stessi e ci permette forse di vedere le cose da una prospettiva diversa. Ci preoccupiamo di cose più importanti e sperimentiamo un cambiamento delle nostre priorità - famiglia, salute, lavoro. Lavoriamo e sviluppiamo le virtù divine della fede, della speranza e della carità nel nostro dovere di trasmetterle ai nostri figli.

6) LE COSE NON VANNO SEMPRE COME AVEVAMO PIANIFICATO
La mamma di una bambina gravemente malata ha detto: "Quando sono diventata madre il nostro cuore è cambiato una volta per tutte. Le nostre debolezze scompaiono in un turbinio di forza inaspettata. Prima non conoscevo davvero cosa fosse l'amore. Con l'amore viene uno schiacciante peso di responsabilità nei confronti di un altro essere umano che dipende totalmente da noi".
Avere un bambino è come fare un salto nel buio. Ci imbarchiamo in questa avventura senza sapere davvero cosa ci aspetta. È un atto di generosità che deve durare. Non facciamo figli per possederli, né per modellarli in base alla nostra volontà, e dobbiamo tenere a mente che possono diventare molto diversi da quello che avremmo pensato.
I bambini ci riempiono di umiltà, soprattutto quando consideriamo il modello di famiglia a cui pensavamo prima di avere figli. È molto facile pensare "A casa nostra non faremo mai questa cosa", ma dobbiamo essere umili. Non sappiamo mai quello in cui ci imbatteremo diventando genitori.

7) NON C'È UN MANUALE DI ISTRUZIONI
Non appena annunciamo di essere incinte, veniamo bombardate da consigli di amici e parenti benintenzionati e dai social media. A volte dobbiamo spegnere tutto e ricordare che è nostro figlio, non il loro.
A volte il consiglio migliore non è scritto nella miriade di libri per genitori in circolazione. Dobbiamo seguire il nostro istinto materno. Una buona madre è quella che vuole il meglio per i suoi figli. Ci saranno volte in cui lotteremo con le nostre scelte - come l'educazione di nostro figlio - o dubiteremo delle nostre capacità. Se è così, pensate agli atti disinteressati della Vergine Maria, che aveva così poco controllo su ciò che sarebbe accaduto nella vita di suo figlio ma ha accettato ogni cosa seguendolo con tutto l'amore che poteva offrirgli.
Sappiate come chiedere a Maria le stesse grazie nel vostro ruolo materno. Visto che non c'è un manuale di istruzioni, dobbiamo improvvisare e fare quello che possiamo.

8) È GIOIA PURA
Prima di avere figli non riusciamo a immaginare la felicità che possono dare. È sempre splendido dire alle mamme incinte quanto si sentiranno realizzate una volta che arriverà il loro bambino.
E non potremmo concludere questo articolo con qualcosa di più appropriato! Siate felici sapendo che avete ricevuto un dono da Dio e ricordate che la vita è piena di splendide sorprese che si rivelano ogni giorno. Se i bambini si meravigliano per tutto ciò che è nuovo, perché non trovare il vostro bambino interiore e rallegrarvi per le piccole gioie quotidiane che la vostra nuova vita da mamma ha da offrirvi?
[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia, 3 novembre 2017

5 - INTERVISTA A TONI IWOBI, SENATORE NERO, LEGHISTA... E CONTRO L'IMMIGRAZIONE SCHIAVISTA
Io, immigrato, vi dico che l'immigrazione di oggi è schiavismo: ieri partivano schiavi dall'Africa per le piantagioni di cotone, oggi per il lavoro a basso costo
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/06/2018

"Non è questa l'immigrazione che ho conosciuto io". Toni Iwobi ha appena finito il suo intervento al Senato. L'aula di Palazzo Madama è in totale silenzio. E' un emiciclo stranamente muto: ha di fronte a sé l'unico tra gli eletti italiani che può parlare di immigrazione a ragion veduta. Il senatore leghista di origini nigeriane è un simbolo scomodo perché la prima volta che il Parlamento ha tra i suoi rappresentanti un afroamericano, e non è il "nero" che ti aspetti.
Infatti, dopo il suo intervento in Senato, seguito all'informativa del ministro degli Interni Salvini sul caso Aquarius, l'aula di Palazzo Madama è muta: "Reazioni? Nessuna, soprattutto dai partiti di opposizione, erano tutti d'accordo con me infatti per alcuni secondi c'è stato un silenzio enorme perché tutti sanno che nessuno può parlare di immigrazione se non i diretti interessati". E Iwobi, un diretto interessato lo è. Classe 1955, arrivato in Italia nel 1975 per studiare e quel giorno nessuno - neppure lui - avrebbe immaginato che 40 anni dopo si sarebbe trovato a sedere tra i banchi degli onorevoli. Miracoli di un Paese che dà davvero una chance a tutti, ma solo se si decide di abbandonare il buonismo e l'assistenzialismo, la retorica e le comodità della vulgata immigrazionista.
In questa intervista con la Nuova BQ emerge il profilo di un italiano-nigeriano finalmente integrato, così lontano dai cliché e dalla realtà di tutti i giorni dove il multiculturalismo pretende di annullare le differenze e quindi livella tutto, anche i sogni e le capacità. Oltre alle regole.
Iwobi, partiamo da qui: lei ora non è più un immigrato, ma un italiano.
Io resto un immigrato e sarò sempre un immigrato, ma italiano. La mia è un'esperienza di immigrazione sana e controllata, la cui molla non è il miraggio di un eldorado che non c'è.
Perché allora è partito?
Per partire bisogna avere una motivazione ben precisa, non si parte all'avventura...
E lei ce l'aveva?
Dovevo averla a tutti i costi perché ai miei tempi per ottenere il visto in Italia c'era un massiccio controllo, bisognava avere tutti i documenti in regola. E' sulla base di questo che oggi ritengo che la prima condizione per aiutare i nostri fratelli sia quella di essere seri e responsabili.
Quali motivazioni aveva, dunque?
Io sono arrivato 41 anni fa con il visto da studente. Il visto era indispensabile per iscrivermi in un istituto italiano, volevo acquisire una formazione superiore di qualità e poi il mio obiettivo era quello di tornare nel mio Paese, la Nigeria, e mettermi a disposizione.
Però è rimasto in Italia...
Il destino mi ha fatto incontrare una donna italiana e mi sono innamorato. Dopo il matrimonio ho deciso di rimanere qui rispettando la cultura e le leggi del Paese che mi stava ospitando. Oggi voglio restituire tutto questo per il bene del mio Paese. Anche fare verità sulle disfunzioni pericolose di questo sistema falso di accoglienza è un modo per aiutare il mio Paese.
In 40 anni chissà quanti episodi di razzismo...
Mai.
Mai?
Il razzismo, se vogliamo chiamarlo così, è un sentimento umano che dipende più da colui che lo subisce. Chi cerca di rispettare l'ambiente e le leggi del Paese che lo ospita non deve temere razzismo.
Sta dicendo che il razzismo è colpa degli immigrati? Un facile cliché...
No, sto dicendo che il rispetto chiama rispetto. Non ho mai subito direttamente atti di razzismo perché anzitutto io l'Italia l'ho scelta e questa convinzione deriva dalla mia voglia di vivere qui. Quando uno rispetta l'ambiente in cui vive almeno l'80% di quel rispetto gli viene restituito.
Veniamo al punto cruciale: in tanti le avranno rinfacciato che lei è contro questi immigrati, ma 40 anni fa lei era nella stessa condizione...
E io ribadisco che non solo questa non è l'immigrazione che ho vissuto io, ma che questa non è nemmeno immigrazione.
Cos'è, allora?
E' schiavismo.
Schiavismo?
Studiamo la storia che è ciclica. Lo schiavismo moderno di 250 anni fa si sta ripetendo. Ieri partivano schiavi dall'Africa per le piantagioni di cotone, oggi si stanno ripetendo le stesse dinamiche sotto gli occhi di tutti, ma la motivazione è il lavoro a basso costo e lo sfruttamento della prostituzione.
In comune c'è sempre l'Africa.
L'Africa è stata depredata delle sue risorse migliori. Prima quelle naturali e oggi è saccheggiata delle sue risorse umane. Chi arriva qui arriva ingannato, vittima di una trappola.
Ma lei ha ancora contatti con il suo Paese d'origine?
Certamente. Negli ultimi due mesi ho lavorato con l'ambasciata nigeriana in Vaticano e in Italia e siamo d'accordo sul fatto che l'Africa deve essere lasciata libera di autosvilupparsi perché ha tutte le carte in regola per crescere a livello economico. Certo, deve essere aiutata, ma questo è l'unico modo se amiamo veramente l'umanità.
In che cosa consistono i suoi rapporti con le ambasciate?
Il mio impegno, portato avanti già come responsabile immigrazione della Lega è quello di portare progetti di sviluppo in Africa, ma per farlo bisogna avere dei canali di interlocuzione che ad oggi non ci sono. Ne ho parlato anche con il vicedirettore del dipartimento di Stato americano relativo all'immigrazione e lui ha lodato questa nostra progettualità.
Di che cosa avete parlato?
Anche lui è d'accordo che siamo di fronte ad un fenomeno grave di tratta di esseri umani. Chi è contro la nostra ricetta, la Sinistra, ha sempre criticato senza avanzare mai una mezza soluzione.
Ha parlato di Vaticano, e di chi critica. Alcune prese di posizione, come quelle del cardinale Ravasi, non sembrano essere però sulla sua strada.
Parlo spesso con i vescovi, ho avuto anche un incontro recente con il vescovo di Bergamo. Io non voglio andare contro la Chiesa che è mia madre, ma la fede è fatta di uomini. Per questo non capisco per quale motivo i vescovi del cosiddetto Terzo Mondo sono contro questa falsa immigrazione e fanno di tutto per informare i loro fedeli e invece in Italia ci sono vescovi che la incentivano.
Che cosa gli direbbe?
Che il cristiano incentiva l'accoglienza, ma deve combattere la clandestinità perché la clandestinità alimenta la schiavitù. Il clandestino è in una posizione di sudditanza.
Li chiamano profughi, ma sappiamo bene che sono al massimo richiedenti asilo, ai quali per la stragrande maggioranza dei casi verrà rifiutato il visto...
Vedo che finalmente anche a livello europeo si sta parlando della nostra ricetta storica.
Macron e Conte hanno parlato della possibilità di hotspot per richiedenti asilo già in Africa.
Sta tutto nella volontà di risolvere questo problema. La cosa più importante da fare per iniziare è quella di riattivare gli accordi bilaterali che sono stati accantonati con gli ultimi governi. L'impegno internazionale è quello di attivare quanti più canali possibili. Una volta definita la strategia i metodi per creare una rete di sicurezza si possono discutere.
Perché sono stati interrotti gli accordi bilaterali?
Una scelta incomprensibile e dannosa soprattutto per l'Italia. Ma La Francia invece li fa. Recentemente ha concordato con il Niger un hotspot per richiedenti asilo. Tutto è possibile, ma lo sa perché quest'anno gli sbarchi sono diminuiti?
Perché il ministro Minniti...
Falso. Perché la Nigeria ha fatto un accordo con la Libia grazie al quale è riuscita a rimpatriare con i suoi mezzi oltre 6000 nigeriani e nigeriane. Eppure nessuno qui l'ha mai detto o scritto, ma si continua a dare il merito a Minniti.
Quale sarà il suo prossimo impegno parlamentare?
Presenteremo come Lega un disegno di legge che metta ordine in questo far west partendo dalle premesse che le ho detto.
E' il progetto che presentaste nel 2016?
Sì, ma ora siamo al governo e abbiamo più forza.
Che cosa risponde al ricatto morale di alcuni cattolici che ricordano che Gesù è nato in una mangiatoia perché non c'era posto in albergo?
Che non va bene paragonare Dio a noi. Noi dobbiamo riconoscere che Dio ci ha dato tutto quello che c'è nella nostra umanità per gestirlo con amore. Non con l'ideologia.

Nota di BastaBugie: per sapere chi è Toni Iwobi, ecco il link ad un nostro precedente articolo su di lui.

IL PRIMO SENATORE NERO DELLA STORIA ITALIANA E' LEGHISTA (E CATTOLICO)
Clamoroso smacco per chi, a sinistra, ha impostato la campagna elettorale sul presunto razzismo della Lega
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5090

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16/06/2018

6 - CLAMOROSO CROLLO DELLA FIDUCIA DEGLI ITALIANI PER LE ISTITUZIONI EUROPEE
Gli italiani aprono gli occhi sulla grande fregatura: la fiducia era al 70% nel 2011, oggi è crollata al 34%
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 12/06/2018

È passato quasi inosservato il recente sondaggio Ipsos relativo al giudizio degli italiani sull'Unione Europea. Eppure è un tema di scottante attualità e il responso popolare è decisamente imbarazzante per salotti e accademie mainstream, che hanno il monopolio del discorso pubblico.
In sostanza la fiducia degli italiani verso le istituzioni europee è precipitato. Nel 2008 era attorno al 75 per cento e ancora nel 2011 raggiungeva il 70 per cento: oggi è crollato al 34 per cento.
L'Italia era una volta il paese più europeista del continente e oggi è uno dei più euroscettici. Mai la fiducia verso le istituzioni europee era stata così bassa.
Eravamo europeisti perché ci avevano fatto credere che fosse tutto un favoloso sogno verso la felicità cosmopolita, come una gigantesca edizione di "Giochi senza frontiere", un Erasmus di massa col sottofondo dell'"Inno alla gioia" di Beethoven.
E ci avevano fatto credere che l'Euro fosse "la terra dove scorre latte e miele". Fiumi di retorica, di false promesse e di illusioni.
Poi il risveglio. Il precipizio che va dal 75 per cento al 34 per cento somiglia al brusco scuotersi da un sogno. È la cocente delusione di chi apre gli occhi su qualcosa (o qualcuno), dopo essersi fortemente illuso. Fotografa lo choc di chi si rende conto di essersi ingannato. E si sente tradito.
È lo stato d'animo di chi credeva di essersi imbarcato per il paradiso terrestre e invece si ritrova in un inferno. Un'utopia che diventa distopia (o anche cacotopia).

COM'È CHE GLI ITALIANI HANNO APERTO GLI OCCHI?
I motivi sono tanti: la scoperta di istituzioni europee perfino peggiori di quelle italiane quanto a ottusità burocratica e costi; l'arroganza con cui viene trattata l'Italia (dovuta anche alla subalternità dei passati governi italiani); la sensazione che ci sia chi la fa da padrona come la Germania, mentre l'Italia subisce le decisioni altrui.
Ma soprattutto, dal 2011, due fenomeni enormi hanno aperto gli occhi agli italiani. Primo: l'invasione migratoria che l'Italia ha dovuto subire, da sola, pagando costi economici e umani altissimi. Con l'Europa che - a parole - ci impartiva lezioni di buonismo e poi chiudeva le frontiere.
Secondo: le conseguenze - devastanti per l'Italia - della crisi economica del 2007-2008 che hanno dissolto tutte le promesse farlocche sull'euro e sull'Unione europea che - a sentire i propagandisti - avrebbero protetto il nostro Paese dalle tempeste.
In questi anni si è scoperto che in Italia - numeri alla mano (ma anche per esperienza empirica) - si sta molto peggio di quanto si stava 25 anni fa, prima dell'Euro (come reddito, condizioni di vita e come ricchezza prodotta).
E tutti sanno che per la prima volta i nostri figli - vittime di una massiccia disoccupazione giovanile e di una precarietà che dissesta il loro futuro - staranno peggio di noi. Per la prima volta nella nostra storia.

DECIDONO GOVERNI STRANIERI
Inoltre ci si è resi conto che non si è più padroni del nostro destino, che si è governati da nomenklature straniere e sconosciute che nessuno di noi ha mai eletto. Che su di noi decidono governi stranieri che a Bruxelles impongono il loro volere.
Quindi si ha la sensazione di essere stati espropriati della nostra sovranità democratica senza che nessuno mai ci abbia chiesto il permesso.
È una sensazione giusta. Corrisponde a quello che è accaduto da Maastricht in poi. Espropriati della sovranità a nostra insaputa. Del resto questa è la vera strategia perseguita dagli architetti dell'Unione Europea.
Fu espressa da Jean Monnet, che è uno dei demiurghi delle istituzioni europee, nel 1952. Egli disse: "Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica".
Sentendo queste parole Charles de Gaulle replicò che Monnet voleva creare delle "mostruosità sovranazionali".
Ma nel tempo è proprio il disegno tecnocratico di Monnet che ha prevalso. Ed eccoci oggi alla "mostruosità sovranazionale" su cui i popoli d'Europa cominciano ad aprire gli occhi. E a manifestare la loro insofferenza.

Nota di BastaBugie: ecco i link a precedenti articoli sull'Unione Europea

NATALE 2017: PER L'UNIONE EUROPEA IL SALVATORE NON E' GESU', BENSI' ROMANO PRODI
Il baldanzoso professore dichiara che senza l'Unione Europea l'Italia scomparirà dalla faccia della terra (per favore, ditegli che la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa, anzi è più vitale che mai)
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4983

LA BREXIT FA CROLLARE IL MITO DI UN'EUROPA MULTICULTURALE SENZA FRONTIERE
Quando interpellato, il popolo boccia sempre l'Unione Europea, come nel 2005 in Francia e in Olanda nei referendum sulla Costituzione Europea che cancellava le (evidenti) radici cristiane
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4289

L'ITALIA E' (IN EUROPA) IL POLLO DA SPENNARE
Ci dissero che l'Unione Europea e la moneta unica erano un club esclusivo con enormi benefici... e abbiamo abboccato
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4778

L'UNIONE EUROPEA COME L'UNIONE SOVIETICA?
Commissario dell'Educazione sovietico scrisse nel 1930: ''Il nostro problema adesso è quello di eliminare la famiglia e liberare la donna dalla cura dei figli''
di Dina Nerozzi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2806

Fonte: Libero, 12/06/2018

7 - CINQUANT'ANNI FA MORIVA GIOVANNINO GUARESCHI, IL PADRE DI DON CAMILLO
È tempo di riscoprire ''Diario clandestino'' il suo capolavoro scritto durante la prigionia nei lager nazisti (VIDEO: conferenza di Alessandro Gnocchi)
Autore: Veronica Arpaia - Fonte: Corriere della Sera, 12 Giugno 2018

Manca appena un mese al cinquantesimo della scomparsa di Giovannino Guareschi a cui la memoria letteraria non è riuscita a dedicare l'attenzione che l'Uomo veramente meritava e tuttora merita. Avversato dai cattolici perché in polemica con De Gasperi, temuto dai trinariciuti comunisti di cui con umorismo narrava l'ineffabile credo, Guareschi è rimasto per lo più nell'ombra. E ciò è accaduto nonostante la genialità di "Don Camillo" che avrebbe potuto far conoscere tutte le sue opere al grande pubblico, non solo televisivo.
Purtroppo accade così quando la politica non vuole rassegnarsi alla storia, quando si ostina a voler essere effimera protagonista di se stessa.
Guareschi, che ci ha lasciato il "Diario clandestino - 1943-1945", Rizzoli, 2017, fu catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943 diventando parte dell'ampia schiera di Internati Militari Italiani la cui vicenda è spesso stata tenuta ai margini per nascondere le amare responsabilità di chi scelse l'armistizio dopo aver dichiarato l'esatto contrario poco più di un mese prima e lasciando una nazione allo sbaraglio.
Giovannino venne mandato a Sandbostel (Germania), poi a Czestokowa e Beniaminowo (Polonia), nuovamente a Sandbostel e, in ultimo, a Wietzendorf, perse 30 chili: «I trucioli del mio pagliericcio sono diventati polvere, e in essa navigano le mie ossa. E io mi sento come un naufrago».

SIGNORA GERMANIA
Sono pagine piene di poesia, dolcezza, affetto, coraggio, memoria, forza, malinconia, durezza e persino umorismo (razionato) che non perse mai: «Signora Germania, tu mi hai messo fra i reticolati, e fai la guardia perché io non esca. È inutile signora Germania: io non esco, ma entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi. E questo è niente ancora... perché entra anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti... Signora Germania, tu frughi nel mio sacco, rovisti fra i trucioli del mio pagliericcio. È inutile, signora Germania: tu non puoi trovare niente e invece lì sono nascosti documenti di importanza essenziale. La pianta della mia casa, mille immagini del mio passato, il progetto del mio avvenire».
Guareschi non si perse mai d'animo raccontando: «Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell'oceano in tempesta e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie, ma vittorioso perché, nonostante tutto e nonostante tutti, sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno».
Come ovvio, uno dei temi ricorrenti è la fame che invece di fargli perdere lucidità gliela aumenta, lo illumina nella sua già vivacissima intelligenza: «Pane, latte, formaggio, la fame ridà il gusto dei cibi essenziali, così come la lontananza ridona il desiderio delle cose pure, eterne. Fame e sofferenza sono purificazione del palato e dello spirito, sono ritorno alle fonti della vita».
Oltre alla naturale capacità di comprendere il valore delle cose semplici e la grandezza di quelle spirituali, Guareschi trae vantaggio persino da privazioni così terribili e durature. Come è possibile se non grazie alla agognata capacità di saper stare con sé, di conoscersi, di proteggere gli sfortunati compagni di viaggio se non con un diario condiviso? Un diario che racconta persino la scoperta di un sasso con cui andare a spasso per il Lager per ingannare il nemico-tempo.

NON MUOIO NEANCHE SE MI AMMAZZANO
Chi legge trae forza e innumerevoli emozioni pregne di speranza da un prigioniero inerme ed esausto, ma tenace come non mai: «Io non muoio neanche se mi ammazzano».
Il diario clandestino di Giovannino Guareschi è una bussola per qualsiasi esistenza, è un riparo dall'intransigenza per ritagliarsi uno spazio di dignità: «C'era una volta la tovaglia ed era la bianca, nitida piazzetta nella quale si radunavano le mani di tutta la famiglia, e su di essa - esaurite dal breve volo - si posavano planando dolcemente a foglia morta, le parole più importanti di tutta la giornata. Poi alla fine, si spazzolavano via le briciole del cibo e le parole usate, e il rettangolo ripiegava il suo candore come un quinterno di libro in sedicesimo... Ma erano i tempi in cui (pur se non si poteva più dire pane al pane e vino al vino), la minestra si chiamava ancora minestra».
Chi legge impara il coraggio di sapersi conoscere e riconoscere, persino nel decadimento del corpo, negli stenti della denutrizione, nel dolore della solitudine: «C'era qualcuno che era prigioniero di me stesso. Stava chiuso entro di me come in uno scafandro, e io lo opprimevo con la mia carne e con le mie consuetudini... E vedevo i minimi dettagli e le piccolissime cose mai viste prima, come un mondo nuovo, e ogni cosa si completava di tutti i suoi particolari. E sentivo anche i minimi fruscii come se mi si fossero stappate le orecchie, e udivo voci, parole sconosciute, e mi pareva fosse la voce delle cose, ma era soltanto la mia voce. La voce del mio prigioniero. Mi volsi e vidi che ero uscito da me stesso e mi ero sfilato dal mio involucro di carne. Ero libero».

IMI
Gli Internati Militari Italiani abbandonati dalla Croce Rossa Internazionale, erano, inoltre, completamente all'oscuro di cosa stesse accadendo alle loro famiglie e in patria, questa costrizione all'ignoranza aumentava a dismisura la cappa di malinconia che mai piegò la volontà di Guareschi.
Nel 1949, tornato a casa, Giovannino intravvide un presagio di cosa accade oggi: «Noi abbiamo vissuto come bruti: costruimmo noi, con niente, la Città Democratica. E se, ancor oggi, molti dei ritornati guardano sgomenti la vita di tutti i giorni tenendosene al margine, è perché l'immagine che essi si erano fatti, nel Lager, della Democrazia, risulta spaventosamente diversa da questa finta democrazia che ha per centro sempre la stessa capitale degli intrighi e che ha filibustieri vecchi e nuovi al timone delle varie navi corsare».
Una cosa però rispetto ad oggi ancora esisteva, solida come il coraggio degli Internati, si chiamava Cultura: «Cambio "Divina Commedia" con romanzo qualsiasi...Cedo sigarette o tabacco per testo analisi matematica con elementi di geometria analitica (in francese). Capitano Birardi, baracca 29A... Cedo il capolavoro di Colerus "Matematica romanzata" per grammatica tedesca. St. Mazzei Rocco, baracca 25B... Cedo letteratura italiana in tre volumi "Vittorio Rossi" in cambio di sigarette o tabacco».
La Cultura, come si è sottolineato ultimamente, risulta, troppo spesso, non pervenuta! Mille volte grazie a Giovannino!

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sui libri e sui film di don Camillo clicca nel seguente link
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=3

Ecco un video con una conferenza di Alessandro Gnocchi, uno dei massimi esperti delle opere di Giovannino Guareschi, indimenticato autore di don Camillo.


https://www.youtube.com/watch?v=iodhj8Fc35g

Fonte: Corriere della Sera, 12 Giugno 2018

8 - IL FEMMINISMO ODIA LE DONNE (E LE RENDE INFELICI)
L'ideologia femminista porta: alla continua competizione con gli uomini, ad essere libere da ogni legame affettivo stabile, al rifiuto della maternità come realizzazione della propria femminilità, all'inseguimento della vita sociale a scapito di quella domestica, ecc.
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana, 13/06/2018

L'odio che il femminismo, ideologia propagandistica malsana e contro natura, ha innescato nei confronti dell'uomo fin dal suo sorgere, ovvero dalla fine del XIX secolo, prosegue la sua strada distruttiva della famiglia e del vivere sociale.
Da che mondo e mondo chi uccide è un assassino, uomo o donna che sia, invece le femministe hanno escogitato il «femminicidio», un neologismo che identifica i casi di omicidio la cui vittima è una donna, i motivi, quindi, sono basati sul sesso (uomo/donna), oggi denominato «genere» (vedasi LGBT), visto che, per queste menti antiscientifiche oltre che antinaturali, esistono multiformi tipologie del vivere la sessualità.
Il vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli, spiega così il significato del termine «femminicidio»: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte».
Nell'ordinamento penale italiano il lemma ha fatto la sua comparsa con il decreto legge del 14 agosto 2013, n. 93 (convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) recante «Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime».

ORIGINE DEL FEMMINICIDIO
Le prime ad aver utilizzato questo vocabolo, con l'accezione moderna di «uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne», sono state, nel 1990, la docente femminista di Studi Culturali Americani Jane Caputi e la criminologa Diana E. H. Russell. Nel 1992 la Russell ha usato nuovamente il neologismo nel libro scritto insieme a Jill Radford, Femicide: The Politics of woman killing.
L'autrice identificò nel femminicidio una categoria criminologica, ossia una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna in quanto donna, dunque esito finale di pratiche misogine.
Usi e costumi dei musulmani, di molti Paesi africani o di altre zone della terra tendono ad avere nei confronti della figura femminile un atteggiamento irrispettoso, aggressivo e talvolta violento. Il Cristianesimo, nato sulle radici giudaiche, invece, è la religione che ha introdotto un punto fermo: l'uomo e la donna, ognuno con le sue caratteristiche naturali, sono complementari.
Ma non basta, la Donna, ossia la Madonna, è stata resa degna da Dio di essere Sua Madre ed è stata investita di un grande potere, quello di schiacciare l'azione di Satana. La donna cattolica è pertanto invitata a seguire l'esempio sublime di Maria Santissima, la Beata fra tutte le donne, come Lei stessa si definì nel Magnificat. Ciò che vediamo compiersi negli usi e costumi di una civiltà un tempo cristiana ed oggi apostata è preoccupante e drammatico nel contempo.

LA DERIVA DEL FEMMINISMO
Le femministe hanno creato aspettative nelle donne che vanno contro la natura di se stesse e degli uomini:
- una continua ed esacerbata competizione di ruoli;
- la ricerca inappagata di essere libere da ogni dovere di appartenenza ad un legame affettivo stabile (che rende le persone psicologicamente equilibrate);
- la scelta di decidere in proprio se uccidere o meno il proprio figlio in grembo;
- la determinazione di ritagliare sempre più ampi spazi per se stesse in uno spasmodico inseguimento della vita sociale a scapito di quella domestica, sia per quanto riguarda gli impegni lavorativi che quelli ricreativi (si pensi alle palestre e alle discoteche frequentate a qualsiasi età);
- il culto per il proprio corpo e spese corrispettive;
- la scelta di liberarsi senza conseguenze del proprio coniuge o compagno, anche quando sono stati messi al mondo dei figli;
- fino ad arrivare, avendo eliminato l'identità dell'essere donna e dell'essere uomo, al plauso per le unioni omosessuali.
Queste non sono che alcune delle derive a cui è giunto il femminismo.

COMANDAMENTI DIMENTICATI
I comandamenti di Dio sono stati cancellati e il deicidio di nietzschiana memoria prosegue la sua impazzita cavalcata fra donne e uomini che si ammazzano fra di loro, si suicidano e assassinano i propri figli o non ancora nati o già al mondo, come ultimamente è accaduto a Francavilla al Mare (Chieti), dove, dal viadotto sulla A14, Fausto Filippone di 49 anni, manager dell'azienda di abbigliamento Brioni, ha lanciato la propria bambina Ludovica di 10 anni, per poi, dopo ore ed ore fra la vita e la morte, si è fatto a sua volta cadere nel vuoto.
La Madonna e San Giuseppe, Madre e Padre della Chiesa, piangono ricordando, agli uomini e alle donne di buona volontà del nostro tempo, ciò che venne annunciato a Fatima e ciò che rivelò la Madonna del Buon Successo, che il 21 gennaio, giorno della vergine e martire sant'Agnese, del 1610 così predisse: «Quanto al sacramento del matrimonio, che è simbolo dell'unione di Cristo con la sua Chiesa, sarà attaccato e profondamente profanato. La massoneria, con il suo potere, promulgherà delle inique leggi al fine di eliminare questo sacramento, facilitando la vita peccaminosa di ciascuno e incoraggiando la procreazione di bambini illegittimi, nati senza la benedizione della Chiesa. Lo spirito cattolico diminuirà rapidamente; la preziosa luce della fede si spegnerà progressivamente, fino a quando si giungerà ad una pressoché totale corruzione dei costumi [...]. In questi tempi sciagurati, ci sarà una lussuria ostentata che terrà le persone nel peccato e conquisterà innumerevoli anime frivole che si perderanno. Non si troverà quasi più l'innocenza nei bambini, né la modestia nelle donne. Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovranno parlare resteranno in silenzio!».

Fonte: Corrispondenza Romana, 13/06/2018

9 - OMELIA NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA - ANNO B (Lc 1,57-66.80)
Gli si sciolse la lingua e parlava benedicendo Dio
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi la Chiesa celebra la natività di san Giovanni Battista. Di nessun altro santo si celebra il giorno della nascita, ma solo il giorno del passaggio da questa all'altra vita. Per quale motivo, dunque, di san Giovanni Battista si celebrano due feste, quella della nascita (oggi) e quella del suo martirio (in agosto)? Il motivo è che san Giovanni Battista, a differenza degli altri santi, è nato santificato. Quando ancora era nel grembo materno fu liberato dal peccato originale; dunque la sua nascita fu un evento di grazia che la Chiesa fin dall'inizio ha celebrato. In che circostanza fu santificato san Giovanni Battista? Ce lo ricorda l'evangelista Luca quando scrive della visita di Maria Santissima a santa Elisabetta. In quella circostanza, quando la Madonna entrò nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, il bambino che era ancora nel grembo materno esultò, sussultò di gioia. Questo particolare fu interpretato dai Padri come la santificazione di Giovanni, per cui egli nacque che era già stato liberato dal peccato originale. In quella circostanza fu Maria a portare la grazia in quella casa. Giovanni fu santificato ed Elisabetta si mise a profetare e riconobbe in Maria la Madre del suo Signore. Dio operò questi prodigi di grazia servendosi di Maria. Ed è sempre così: dove entra la Madonna lì entra e fiorisce la Grazia. Facciamo dunque entrare anche noi la Vergine Santa nella nostra vita, nelle nostre case, con la recita assidua del Rosario in famiglia. Dove entra Maria di lì esce il peccato. Questa è la grazia che maggiormente sta a cuore a Lei che è l'Immacolata, la Tutta Santa. Dopo la nascita di Giovanni anche il padre, Zaccaria, fu visitato dalla grazia e recuperò la parola. Egli, infatti, era rimasto muto a causa della sua incredulità. Gli sembrava impossibile che la sua sposa, Elisabetta, potesse avere un bambino a quell'età. Ma nulla è impossibile a Dio. Per la sua incredulità alle parole dell'Angelo, che gli assicurava il dono di un figlio, rimase muto; e solo dopo la nascita del bambino riebbe l'uso della parola. E allora "gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio" (Lc 1,64). Da questo impariamo a credere e confidare sempre in Dio. Se manca questa fiducia, allora ci priviamo da noi stessi di tanti benefici che diversamente verrebbero. La missione di san Giovanni Battista è stata quella di preparare le vie al Signore. Per questo motivo è detto il Precursore. Anche noi, in qualche modo, dobbiamo essere come il Precursore, preparando ai fratelli la via per il loro ritorno al Signore. Il peccato ci tiene lontani da Dio. Pertanto, come san Giovanni Battista, dobbiamo illuminare i fratelli, parlare loro della gravità del peccato e dell'infinita misericordia di Dio, dobbiamo predisporli al pentimento e alla conversione. Ma per far questo dobbiamo lottare contro un difetto che, più o meno, è di tutti: il cosiddetto rispetto umano. Il rispetto umano è quella vergogna che tante volte proviamo nel dimostrarci cristiani e nel vivere coerentemente la nostra Fede nella società odierna. Anche il rispetto umano è un peccato da accusare in confessione. Gesù, nei confronti di questo peccato, ha usato delle parole molto forti: "Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi" (Mc 8,38). Per vincere il rispetto umano dobbiamo innanzitutto pregare e chiedere questa grazia. Poi bisogna considerare la nostra meschinità ogni qualvolta ci facciamo dominare da questa vergogna. Di certo non facciamo una bella figura, né nei confronti di Dio e nemmeno nei confronti della società. Infatti, il mondo disprezza chi si vergogna della propria Fede e delle proprie convinzioni, mentre ammira, anche se a volte perseguita, chi vive la propria Fede con coraggio, a fronte alta. Chiediamo dunque due grazie quest'oggi. La prima è quella di vivere sempre lontani dal peccato per essere pure noi, in qualche modo, come l'Immacolata e come san Giovanni Battista. La seconda grazia è quella di professare con gioia e coraggio la Fede.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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