BastaBugie n°566 del 04 luglio 2018

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1 PERCHE' LASCIO IL PARTITO DI ADINOLFI
Dopo aver fondato con lui il Popolo della Famiglia, ho capito che la politica non può salvarci dalla devastante rivoluzione antropologica, occorre invece una forte e duratura azione culturale
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: La Verità
2 SI DIMETTE UN GIUDICE PRO ABORTO DELLA CORTE SUPREMA: TRUMP HA UNA CLAMOROSA OCCASIONE
Se Trump nominerà anche stavolta un giudice pro-life, ci sarà dopo 45 anni una maggioranza duratura che potrebbe limitare l'aborto e proteggere la famiglia
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Il Timone
3 LE ATLETE ITALIANE NERE RIVELANO IL RAZZISMO DELLA SINISTRA
La foto delle ragazze che vincono la staffetta viene strumentalizzata per giustificare l'immigrazionismo selvaggio, ma è al contrario il frutto di un'integrazione riuscita perché libera, legale e controllata
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 I VEGANI CE L'HANNO CON ME, MA NON SANNO COSA SIA IL RISPETTO DEGLI ANIMALI
Intervista al re della carne, titolare del ristorante Motta di Bellinzago, che una volta si è dovuto difendere dall'attacco violento di vegani chiamando i carabinieri
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
5 MACRON INCONTRA IL PAPA, MA LA CHIESA NON PUO' ACCETTARE LE SUE POSIZIONI IDEOLOGICHE
Il presidente fa parte di quel mondo liberal e laicista che è impegnato a distruggere tutti i fondamenti della morale naturale che la Chiesa difende da duemila anni
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Il Timone
6 IL NUOVO FILM SU SAN PAOLO CON JIM CAVIEZEL DELUDE LE ATTESE
Non hanno fatto l'unica cosa che andava fatta: prendere gli Atti degli Apostoli e sceneggiarli così come sono visto che sono ricchi di pathos e colpi di scena (VIDEO: testimonianza di Jim Caviezel)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 L'AUSTRIA ESPELLE 60 IMAM E BLOCCA 7 MOSCHEE
Buona iniziativa del governo austriaco per contrastare la conquista islamica, ma purtroppo nel resto d'Europa i governi sonnecchiano colpevolmente (VIDEO: Chi gestisce le associazioni islamiche in Italia)
Fonte: Corrispondenza Romana
8 IN AMERICA EX GAY ED EX TRANS PROTESTANO: SONO LORO I VERI DISCRIMINATI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Macron invita ballerini gay all'Eliseo, unione civile benedetta dal sottosegretario alle Pari opportunità, l'osceno gay pride a Pompei
Fonte: Notizie Provita
9 OMELIA XIV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PERCHE' LASCIO IL PARTITO DI ADINOLFI
Dopo aver fondato con lui il Popolo della Famiglia, ho capito che la politica non può salvarci dalla devastante rivoluzione antropologica, occorre invece una forte e duratura azione culturale
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: La Verità, 28/06/2018

Il cristiano, per sua stessa natura, è chiamato ad essere un ostinato realista. La peggiore nemica della fede è l'ideologia, e l'ideologia più velenosa è quella utopistica, perché ti immerge nell'illusione di un mondo virtuale nel quale prevalgono i sogni, i progetti, i desideri e gli schemi mentali, a discapito della nuda e cruda realtà. Ciò che un cristiano, quindi, deve sempre evitare è il rischio di scivolare verso quel processo mentale che gli anglosassoni definiscono wishful thinking, ossia una sorta di pensiero illusorio per cui uno tende a crearsi convincimenti e prendere decisioni facendosi dirigere da ciò che gli appare essere più piacevole, gradito o appagante sotto il profilo personale, arrivando al limite in cui è il desiderio a prevalere sulla stessa realtà.
Da questo punto di vista io sono un irriducibile tomista.
Per me la verità resta sempre «adequatio rei et intellectus», ossia l'adeguamento del pensiero alla realtà. Lo ricordo sempre in tutte le mie conferenze quando parlo della ideologia gender. Una mela è una mela - ricordava San Tommaso ai suoi allievi della Sorbona - come un uomo è uomo e una donna è una donna. Non sono le nostre opinioni, i nostri sentimenti, i nostri desideri a determinare la realtà, ma la realtà a condizionare le nostre opinioni, i nostri sentimenti e i nostri desideri. Ricordava, infatti, San Tommaso nella sua Summa che «appartiene alla natura stessa dell'intelletto conformarsi alla realtà delle cose».
Questo non vale, ovviamente, solo per l'ideologia gender, ma resta vero per tutti gli ambiti d'azione dell'uomo. Compreso quello politico.
Ho fatto questa lunga premessa per spiegare che oggi è impossibile qualunque analisi della situazione politica italiana che prescinda da un'oggettiva presa d'atto di una realtà mutata.
Chi si ostinasse a ragionare come se fossimo ancora al 3 marzo 2018, commetterebbe un grave errore di prospettiva e, se cristiano, un tradimento del dovere morale di non privilegiare uno schema mentale rispetto all'osservazione intera, appassionata, insistente dei fatti, della realtà. Come insegnava anche il mio maestro don Luigi Giussani.
L'esito elettorale del 4 marzo 2018, infatti, ha determinato nel panorama politico italiano un vero e proprio tzunami. Un cataclisma che ha spazzato via certezze, progetti, accordi e sogni.
Tutti davamo quasi per certa la riedizione del patto tra Renzi e Berlusconi - il cosiddetto "Nazareno bis" -, i quali non a caso si erano confezionati una legge elettorale ad hoc. Nessuno avrebbe immaginato che due partiti come Forza Italia e PD, sarebbero stati letteralmente travolti al punto da rischiare l'estinzione o l'insignificanza politica.
Oggi lo scenario è completamente mutato, ed è con questo nuovo scenario che occorre fare i conti.

ALCUNE RIFLESSIONI
Una visione realistica ci impone, quindi, la necessità di elaborare alcune riflessioni sull'attuale quadro politico.
1) Dalla Chiesa e dal cosiddetto mondo cattolico (associazioni, imprenditori, intellettuali, movimenti), non giunge nessun segno concreto e tangibile di uno sforzo per costituire una presenza politica di dichiarata matrice cristiana. Con l'attuale presidenza della C.E.I., al di là delle frasi di circostanza sulla necessità di un non meglio precisato "impegno politico", non pare si profilino all'orizzonte barlumi di un realistico progetto di partito. Occorre anche essere realisti nel tener conto che qualora il suddetto mondo cattolico decidesse, nei prossimi anni, di scendere dichiaratamente in campo, è assai improbabile che lo faccia attraverso quello che, purtroppo, continua ad essere percepito come il "partito di Adinolfi". Tra l'altro, anche lo stesso concetto di "voto cattolico" penso non esista più: oramai un cristiano (laico o clerico che sia) si sente libero, dal punto di vista morale, di votare indifferentemente Lega o Partito Democratico.
2) L'attuale governo Lega-M5S non rappresenta certamente il massimo delle aspirazioni del popolo del Family Day, ma deve essere letto per quello che oggettivamente è dal punto di vista valoriale: un governo di tregua. Non si potrà abrogare la legge Cirinnà e forse chiudere l'UNAR, ma almeno sarà possibile arrestare la deriva antropologica del non-pensiero grillino. Agli amici schizzinosi ricordo che l'alternativa a questo governo sarebbe stata l'alleanza Cinque Stelle-Partito Democratico. In tale denegata ipotesi avremmo avuto, nell'ordine, il matrimonio egualitario, l'adozione gay, l'utero in affitto, la legge sull'omofobia, e via degenerando.
3) Il cosiddetto "centrodestra", ovvero la coalizione formata da Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, di fatto non esiste più. Nel futuro scenario politico italiano appare sempre di più verosimile l'ipotesi di due forze politiche aggreganti destinate a confrontarsi non più sul piano ideologico dei vecchi schemi novecenteschi (destra/sinistra), ma sul piano antropologico (vita, famiglia, educazione), economico (euro si/euro no), internazionale (UE/Russia), europeo (sovranismo/Stati Uniti d'Europa), sociale (popoli/élite), sulla sicurezza (legittima difesa si/legittima difesa no), e così via. Su quei temi si misurerà davvero il consenso, e sarà sempre più ridotto lo spazio per piccole forze politiche "di testimonianza" su ogni singolo tema.
4) L'attuale legge elettorale - il famigerato "Rosatellum" - non verrà modificata. Questo significa che la Lega punta a proseguire l'attuale "cavalcata delle Valchirie" in termini di consenso elettorale ben oltre il 40%. Questo può concretamente accadere se Salvini gioca bene le sue carte, ossia vince la battaglia dei porti costringendo l'Europa ad affrontare una volte per tutte il problema immigrazione; modifica la Legge Fornero agevolando chi è stato stritolato dall'incomprensibile rigore di quelle norme; migliora i rapporti tra Fisco e cittadini con la cosiddetta "pace fiscale"; porta la pressione tributaria ad una misura sostenibile; ridà dignità all'Italia in sede europea allentando i vincoli che stanno strozzando l'economia del nostro Paese; riesce a generare un maggior senso di sicurezza tra i cittadini. Se le suddette condizioni si realizzassero prima della scadenza naturale della legislatura, la tentazione di andare all'incasso con nuove elezioni sarebbe irresistibile per la stessa Lega. Questo significa concretamente, che gli italiani tra un anno o due potrebbero tornare al voto e dover scegliere tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Ogni alternativa verrebbe vista come una pericolosa sottrazione di voti ad una di quelle due forze politiche. L'idea di non far vincere i grillini e la loro devastante visione antropologica, avrebbe a quel punto un indiscutibile appeal nel popolo del Family Day.
5) La Lega di Salvini, oggi, non è più la Lega di Bossi e dell'illusione secessionista. Per questo sbaglia chi oggi si ostina ad indentificarla ancora con gli «adoratori del dio Po».
6) Un ministro della Famiglia come Lorenzo Fontana, un ministro dell'Istruzione come Bussetti e un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri come Giancarlo Giorgetti, rappresentano oggettivamente un baluardo a difesa dei principi non negoziabili. Avere soggetti a presidio delle caselle più delicate per il popolo del Family Day (vita, famiglia ed educazione), non può essere archiviato come un fatto irrilevante.
7) L'avventura del Popolo della Famiglia ha fallito non solo l'obiettivo di superare soglia di sbarramento del 3%, ma soprattutto quello di andare oltre la soglia psicologica dello "zero virgola". Trend confermato, purtroppo, anche nelle successive elezioni amministrative, che hanno coinvolto 761 comuni, di cui 109 con più di 15.000 abitanti, e che hanno visto la presenza del Popolo della Famiglia limitata a qualche decina di competizioni elettorali, in molti casi senza neppure riuscire a formare una lista autonoma. Non prendere atto di questa oggettiva evidenza significa essere incapaci di leggere la realtà secondo un uso cristianamente corretto della ragione.

IL PASSO INDIETRO
L'esperienza del Popolo della Famiglia è nata da una felice intuizione che io mi sento di rivendicare: quella di dare una "casa politica" a quella parte del popolo italiano che chiede di essere rappresentata da parlamentari non disponibili ad alcun compromesso sui principi che derivano da una visione antropologica cristiana. Insomma, una forza politica valoriale e identitaria, presente in parlamento e capace di condizionare un governo di centrodestra. Questo obiettivo, purtroppo, non è stato realizzato, anche se al progetto deve essere comunque ascritto il merito di aver certificato il fatto che gli italiani non avvertono l'esigenza di una simile presenza, quantomeno nella formula offerta dal Popolo della Famiglia. Questo è un fatto innegabile e oggettivo. A nulla sono valsi, purtroppo, i duecentoventimila votanti che hanno creduto nel progetto e che io, in coscienza, mi sento di ringraziare singolarmente, uno per uno.
Ora, io sono onestamente stanco di tutti coloro - mi riferisco ad amici, ecclesiastici, politici, intellettuali e imprenditori - che dopo la débâcle elettorale continuano a ripetermi di invitare Mario Adinolfi a fare un passo indietro, e che continuano a rinfacciarmi gli evidenti ed oggettivi limiti del Popolo della Famiglia.
Il passo indietro, quindi, ho deciso di farlo io.
Io posso farlo tranquillamente, perché non ho, né ho mai avuto, alcuna ambizione personale, perché non ho, né ho mai avuto, alcun progetto personale da difendere, perché non traggo, né ho mai tratto, alcun vantaggio personale dalla politica (anzi), perché ho sempre visto il Popolo della Famiglia come un semplice mezzo per combattere sul fronte parlamentare l'attuale dittatura del Pensiero Unico. E perché, in coscienza, non credo più che il Popolo della Famiglia possa essere oggi lo strumento più adeguato per una simile lotta.

NON CREDO NEGLI EFFETTI SALVIFICI DELLA POLITICA
Io posso farlo perché non credo negli effetti salvifici della politica e perché ritengo pericolosa l'illusione di pensare che la devastante rivoluzione antropologica in atto nel nostro Paese possa essere arrestata o rovesciata da una singola elezione, o da qualche elezione in assoluto. Occorre continuare l'opera culturale controrivoluzionaria e affiancarla ad una presenza politica che sia davvero capace di poter incidere concretamente.
Ecco perché io credo sia giunto il momento di ripensare ad un modo diverso di essere presenti e incidenti nell'ambito politico. Occorre pensare a qualcosa che concili la prospettiva profetica indicata da Rod Dreher nella sua Opzione Benedetto e i frutti migliori del Movimento Popolare ciellino degli anni '70. Per un'operazione del genere io sono disposto a rimettere in gioco la mia faccia e il mio cuore.
Continuerò, comunque, nella mia missione tornando a fare quello che ho sempre fatto: testimoniare senza paura la Verità, in Italia e all'estero, fino agli estremi confini del mondo. Continuerò anche a lavorare perché si ricomponga la frattura all'interno del popolo del Family Day, quella che ancora tanti partecipanti all'indimenticabile esperienza del Circo Massimo vivono con dolore, come «un punto di sutura eternamente mal cucito», per citare Charles Peguy. L'esperienza di questi ultimi due anni ha dimostrato che proprio l'unità di quel popolo può essere oggi l'unica garanzia e la sola condizione per una reale incidenza a livello sociale, culturale e politico.
Qualcuno mi rinfaccerà che il 24 febbraio 2018 al Teatro Sala Umberto di Roma io definii il progetto del Popolo della Famiglia come un processo a lunghissimo termine, simile alla costruzione di una cattedrale. Citai, infatti, l'esempio proprio della cattedrale di Praga che richiese ben seicento anni per la sua realizzazione. Anticipo l'obiezione, rivendicando la bontà della metafora in linea di principio, ma precisando che oggi non ci sono più le pietre per continuare a costruire.
Il Popolo della Famiglia - e lo dico con il dolore nel cuore - ha subìto il medesimo destino della cattedrale incompiuta di Venosa, la cui realizzazione si è interrotta proprio per il venir meno dei materiali e dei monaci. La costruzione non si è fermata per l'espressa volontà dei costruttori ma per l'oggettiva impossibilità sopravvenuta. Oggi la si può rimirare nello splendido complesso della Santissima Trinità presso la cittadina lucana che ha dato i natali al poeta romano Orazio.
Dopo novecentodiciotto anni è ancora lì maestosa pur nella sua incompletezza a dimostrare ai posteri, come imperituro monito, che sempre «homo proponit, sed Deus disponit».

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Il fallimento del PdF e gli errori di prospettiva" commenta l'abbandono del Popolo della Famiglia da parte di Gianfranco Amato, che aveva fondato il partito insieme a Mario Adinolfi.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 giugno 2018:
L'esperienza del Popolo della Famiglia è stata un fallimento; dopo il 4 marzo lo scenario politico è completamente cambiato e c'è bisogno di nuove forme di presenza politica; il primo passo è lavorare per ricostituire l'unità dei soggetti che hanno dato vita ai Family Day. Questa è in sintesi l'analisi che Gianfranco Amato, fondatore insieme a Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, ha condiviso ieri sul quotidiano La Verità per annunciare le sue dimissioni da quel partito.
Non è un fulmine a ciel sereno: dal 4 marzo molti e lunghi sono stati i silenzi di Amato e svariati i segnali di un disagio nei confronti del PdF e del surreale trionfalismo di Adinolfi a fronte di un misero 0,7% uscito dalle urne. Non commentiamo la decisione di Amato né le ovvie e immediate polemiche che si sono scatenate sui social, né gli insulti al suo indirizzo dall'ormai ex compagno d'avventura Adinolfi.
C'è però qualcosa che stona nell'analisi di Amato: non si può rivendicare come giusta la scelta di due anni fa e attribuire agli scenari usciti dal 4 marzo il necessario cambiamento di strategia quando già allora c'era chi aveva previsto come sarebbe andata a finire, e soprattutto la dilapidazione del tesoro accumulato con i Family Day. Allora parlammo di errore di metodo e di contenuto, e di nodi che sarebbero prima o poi venuti al pettine: fummo criticati anche da chi è diventato in questo tempo un acceso denigratore del PdF.
Non è neanche possibile passare da «chi vota Lega è immorale» a «viva il governo della Lega» con disinvoltura spiegando tutto con il terremoto del 4 marzo. La Lega oggi esaltata è la stessa Lega che si è presentata alle elezioni, se si è cambiata idea un mea culpa e qualche scusa sarebbero doverosi viste le scomuniche piovute in campagna elettorale. Scuse che sarebbero doverose anche nei confronti di tanta gente che si è spesa con passione e sacrificio personale fidandosi proprio di Amato, anche quando avallava sciocchezze come la storia del "quarto polo", "il 3% a portata di mano" e via delirando.
Peraltro tanto entusiasmo nei confronti del governo attuale (definito «una tregua per i cattolici») sembra un po' prematuro: ci sono segnali positivi, è vero, ma non mancano neanche i segnali inquietanti. Proprio ieri è stato reso noto che il governo parteciperà ufficialmente al Gay Pride di Pompei di domani 30 giugno, inviando come delegato il sottosegretario al Consiglio dei Ministri Vincenzo Spadafora, convinto sostenitore del movimento Lgbt. Conoscendo il significato che Pompei ha per i cattolici, non si può che rimanere sconcertati da questa iniziativa del governo (anche se a stendere il tappeto rosso è stato perfino l'arcivescovo Tommaso Caputo).
Ad ogni modo il caso creato dall'uscita di Amato dal PdF e il suo proposito di riavvicinarsi a Massimo Gandolfini e al suo Comitato Difendiamo i Nostri Figli, per riprendere un discorso interrotto bruscamente con la nascita del PdF, ripropone il tema della rappresentanza del popolo che ha partecipato ai due Family Day del 2015 e 2016.
Pensare oggi di rimettere insieme i cocci di quell'esperienza come se non fosse successo nulla in questi due anni è operazione poco plausibile. Rischia di essere un'operazione di generali che però nel frattempo hanno perso gran parte dei soldati. Dubito fortemente che oggi sarebbe possibile riconvocare a Roma un altro Family Day. E non perché manchino gli argomenti; piuttosto quella giusta aspirazione a contare anche politicamente è stata ridotta dai leader di quelle piazze a calcoli di partito, sia che se ne sia fatto uno in proprio sia che si sia scelto di attaccarsi a qualche treno in corsa. E oggi se ne pagano le conseguenze.
A quella forza popolare che è stata formidabile nel reagire a una minaccia non sono stati offerti strumenti - culturali e sociali - per diventare anche propositiva, una forza che costruisce opere nella società. Si parla tanto della necessità di cattolici in politica, ma non si parte da un dato di fatto evidente: i cattolici oggi sono una infima minoranza; la presenza pubblica dei cattolici oggi è pressoché inesistente perché non c'è più una presenza cattolica tout court. Al massimo c'è una presenza clericale.
Il punto vero non sta in nuove o vecchie strategie per contare di più in Parlamento (per quanto anche questo sia importante), ma sta nel riannunciare Cristo fra gli italiani, sta nella proposta di una compagnia che diventa criterio per giudicare e affrontare ogni cosa, anche nel campo sociale. La storia di questi duemila anni - e anche la storia recente del nostro paese - insegna che il segreto del cambiamento della persona come della società è il Quaerere Deum, cercare Dio. Tutto il resto, compresa la rappresentanza politica, è conseguenza, ci sarà dato in più. E non è un processo che si consuma nei tempi di una legislatura. Però è così che i monaci costruirono l'Europa, è così che tanto è stato fatto dai Santi "sociali": non come progetto, ma come esito della loro fede che sapeva dare risposte adeguate ai bisogni che incontrava. La stessa Dottrina sociale della Chiesa non può essere ridotta semplicemente a strumento per far funzionare un partito o dare idee ai governanti; è invece uno strumento di evangelizzazione, declinazione della novità portata da Cristo nel giudizio sulle realtà temporali.
Se non si riparte dalla fede, ogni discorso politico è destinato a essere uno sforzo sterile.

Fonte: La Verità, 28/06/2018

2 - SI DIMETTE UN GIUDICE PRO ABORTO DELLA CORTE SUPREMA: TRUMP HA UNA CLAMOROSA OCCASIONE
Se Trump nominerà anche stavolta un giudice pro-life, ci sarà dopo 45 anni una maggioranza duratura che potrebbe limitare l'aborto e proteggere la famiglia
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Il Timone, 29/06/2018

Dagli Stati Uniti arriva una buona notizia sul fronte della difesa della vita. Lo scorso mercoledì, l'ottantunenne giudice Anthony Kennedy ha annunciato la sua decisione di lasciare la carica alla Corte Suprema, con effetto dal prossimo 31 luglio, esprimendo il «profondo desiderio di trascorrere più tempo» con la sua famiglia. Kennedy, nominato al massimo tribunale americano nel 1988, all'epoca del presidente Ronald Reagan, ha deluso le aspettative dei pro life sostenendo continuamente la Roe contro Wade, cioè la sentenza che nel 1973 ha fatto sì che l'aborto, fino a quel momento disciplinato con legge propria da ciascuno dei 50 Stati federali e vietato nella gran parte di essi, venisse legalizzato in tutto il Paese.

TRENT'ANNI ALLA CORTE SUPREMA
Nei suoi trent'anni alla Corte Suprema, Kennedy ha votato in alcune occasioni nel verso giusto, come quando nel 2007 sostenne il divieto del Congresso all'orribile pratica dell'aborto a nascita parziale (il voto fu di 5-4), ma più volte si è schierato con i giudici abortisti, l'ultima delle quali la scorsa estate, quando votò per cancellare parte di una legge del Texas che aveva salvato migliaia di bambini facendo chiudere le cliniche abortive che non garantivano gli standard minimi di salute per le donne. Nel 2015 Kennedy ha anche scritto l'opinione di maggioranza nella sentenza Obergefell contro Hodges, che ha introdotto le «nozze gay» negli Stati Uniti.
A questo punto Donald Trump ha la possibilità, dopo la nomina di Neil Gorsuch nel 2017 (che ha preso il posto del compianto giudice cattolico Antonin Scalia), di scegliere una seconda persona alla Corte Suprema, che potrebbe ravvivare le speranze del mondo pro life, in vista di un possibile ribaltamento della Roe contro Wade e perciò della restaurazione del diritto dei nascituri. Il presidente statunitense ha promesso che sceglierà il sostituto di Kennedy da una lista di 25 esponenti conservatori, dalla quale aveva già attinto per la scelta di Gorsuch. Trump, che ha comunque lodato il giudice uscente, ha assicurato che la ricerca «inizierà immediatamente» e il capogruppo dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha detto che il Senato voterà questo autunno sul nome designato dal presidente, prima delle elezioni di medio termine in programma a novembre, sebbene la minoranza democratica spinga per posticipare la ratifica del successore di Kennedy.

UN'OCCASIONE STORICA CHE SEGNERÀ LA STORIA
È chiaro che si tratta di una questione fondamentale e nelle prossime settimane il livello dello scontro tra cultura della vita e cultura della morte è destinato a rimanere alto. Come ha affermato la presidente della Susan B. Anthony List, Marjorie Dannenfelser, «il ritiro del giudice Kennedy dalla Corte Suprema rappresenta un momento decisivo della battaglia per assicurare che ogni bambino sia benvenuto e protetto dalla legge». E ha aggiunto: «L'impegno più importante che il presidente Trump ha preso con il movimento pro life è la promessa di nominare solo giudici pro life alla Corte Suprema, un impegno che ha rapidamente onorato nominando il giudice Neil Gorsuch. Il presidente Trump ha adesso un'altra opportunità cruciale per restaurare il rispetto per la vita e la Costituzione. Contiamo che mantenga la sua promessa».
Di parere opposto, e non poteva essere altrimenti, il fronte abortista, con in testa la Planned Parenthood, la multinazionale al centro dello scandalo della compravendita di organi e tessuti di bambini abortiti, e molti personaggi dello spettacolo, dall'attrice Bette Midler alla cantante Cher, secondo la quale «la Corte Suprema porterà via i nostri diritti!!... Alcuni americani potrebbero ritrovarsi in campi di internamento!!». Ilyse Hogue, presidente della Naral, organizzazione impegnata nella propaganda a favore dell'aborto, ha già colto l'occasione per lanciare una nuova campagna di finanziamento, dicendo che la Roe contro Wade è «in grave pericolo». Si potrebbe replicare che mai «pericolo» è stato più lieto.
Tra coloro che hanno risposto per le rime ai commenti pro aborto, c'è il vescovo di Providence, Thomas Tobin, che in un tweet ha ricordato sottilmente le contraddizioni dei democratici: «L'isteria proveniente dalla sinistra riguardo a un nuovo giudice della Corte Suprema sta sbandando in modo estremamente incontrollato. Quando Obama era presidente ha nominato giudici molto liberal. Trump nominerà, si spera, giudici più conservatori. È così che funziona».

Nota di BastaBugie: Leone Grotti, nell'articolo seguente dal titolo "Trump ha l'occasione di cambiare in profondità e per decenni l'America" spiega che il presidente deve scegliere chi nominare alla Corte Suprema al posto del dimissionario Kennedy: se sarà pro-life ci sarà per la prima volta dopo 45 anni una maggioranza in grado di ribaltare la sentenza sull'aborto. Un'occasione veramente storica che gli elettori di Trump si aspettano da lui.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Tempi il 29 giugno 2018:
Liberal e progressisti americani sono spaventati. Molto. E preoccupati anche. Lo si capisce da questo incipit "moderato" del New York Times: «Donald Trump, un bugiardo, bullo, donnaiolo amante degli autocrati, sta trasformando profondamente l'America in modo concreti e duraturo nel tempo, un modo che ha lasciato le persone perbene a bocca aperta, arrabbiate ed esasperate». La decisione comunicata ufficialmente mercoledì in una breve lettera del giudice Anthony Kennedy di dimettersi dalla Corte Suprema, dopo oltre 30 anni di onorato servizio, ha gettato nello sconforto e nel panico tutti coloro che vedevano nel magistrato di 81 anni nominato da Ronald Reagan un tassello fondamentale per difendere alcuni diritti civili ottenuti attraverso i tribunali come aborto e matrimonio gay.
La Corte Suprema americana è attualmente composta da quattro giudici di chiara fede conservatrice, quattro di credo progressista e Anthony Kennedy. Per quanto considerato essenzialmente un conservatore, Kennedy si è rivelato nell'ultimo decennio lo "swing vote" che ha concesso ai liberal le vittorie più importanti, appoggiando in modo decisivo la causa dei nuovi diritti. Non solo ha sempre impedito qualunque revisione della sentenza Roe v. Wade del 1973 (il suo parere è stato decisivo in particolare negli anni Novanta), quella che ha legalizzato l'aborto negli Stati Uniti, ma è stato suo il voto decisivo che ha spianato la strada all'imposizione delle nozze omosessuali in tutti gli Stati americani nella storica sentenza Obergefell v. Hodges.
A fine luglio Kennedy andrà in pensione e il suo successore dovrà essere nominato da Trump, che ha convinto milioni di americani a eleggerlo alla Casa Bianca promettendo di scegliere candidati esplicitamente pro-life. Se il presidente repubblicano rispetterà l'impegno preso, come già accaduto a febbraio dell'anno scorso quando ha nominato Neil Gorsuch per prendere il posto di Antonin Scalia [leggi: ALLA CORTE SUPREMA IL NUOVO GIUDICE PROVITA PROMESSO DA TRUMP, clicca qui, N.d.BB], il Nyt prevede scenari apocalittici: «Se sei una donna, una minoranza, un immigrato, una persona Lgbt, i tuoi diritti potrebbero essere in pericolo; se sei anche solo una persona perbene che crede nell'estensione dell'uguaglianza, nel rispetto della libertà di scelta, dell'identità e dei diritti civili, la tua visione di America è in pericolo». Perché, continua, «i tribunali sono un'assicurazione politica nella strategia conservatrice che mira a impedire il progresso».
La Bibbia liberal non ha dubbi su quale sia la parte giusta della storia e la convinzione che i nomi più gettonati nella lista di Trump per prendere il posto di Kennedy (Hardiman, Pryor, Kavanaugh, Larsen, Barrett) stiano dalla parte sbagliata è incrollabile. Di sicuro, il tycoon ha un'occasione d'oro per cementare una maggioranza alla Corte Suprema che potrebbe durare per decenni, tanto più spaventosa per i democratici quanto più si considera l'anagrafe di altri due giudici liberal: Bader Ginsburg (85 anni) e Stephen Breyer (79 anni).
Trump sa bene quanto questa scelta sia importante per una fetta enorme del suo elettorato. Come dichiarato da Catherine Glenn Foster, presidente dell'associazione Americani uniti per la vita, «l'impegno più importante preso da Trump in campagna elettorale è stato quello che riguarda le nomine alla Corte Suprema. Noi vogliamo un costituzionalista che si attenga strettamente alla Carta e si astenga dall'utilizzarla come un mezzo di ingegneria sociale». Le fa eco il presidente di Studenti per la vita, Kristan Hawkins: «Vogliamo un giudice nella tradizione di Scalia, che rispetti la legge per come è scritta e che consideri la vita come il fondamento di tutti gli altri diritti».
Se il presidente americano manterrà fede alle sue promesse elettorali, l'aborto legale potrebbe essere messo in discussione a livello federale e toccherebbe poi a ogni singolo Stato decidere se autorizzarlo o meno e a quali condizioni. «Chiunque Trump nomini alla Corte Suprema», continua l'editorialista del Nyt, Charles Blow, «rimarrà probabilmente per il resto della mia vita. Vivrò il resto dei miei giorni con l'eredità di Trump. Questo pensiero è infernale. Così, un uomo la cui candidatura era uno scherzo, la cui elezione è stata una coincidenza contaminata da frodi e la cui presidenza è un tormento avrà la possibilità di stravolgere la magistratura americana. Questo abominio sta accadendo ora soprattutto perché troppa gente pensava che non sarebbe mai potuto succedere». L'occasione è davvero unica e non si ripeterà per decenni.

Fonte: Il Timone, 29/06/2018

3 - LE ATLETE ITALIANE NERE RIVELANO IL RAZZISMO DELLA SINISTRA
La foto delle ragazze che vincono la staffetta viene strumentalizzata per giustificare l'immigrazionismo selvaggio, ma è al contrario il frutto di un'integrazione riuscita perché libera, legale e controllata
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana,03-07-2018

L'isterismo sinistro delle laureboldrini e dei robertosaviano che hanno alzato il vessillo patriottico soltanto di fronte a 4 atlete italiane nere è la ciliegina del razzismo à la carte mascherato dal falso buonismo della Sinistra al caviale. Hanno vinto la staffetta 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, in Spagna. Fossero state bianche e tutte di origine italiana nessuno se le sarebbe filate. Invece l'Italia intera, quella del mito del meticciato a tutti i costi le sta celebrando non in quanto atlete ma in quanto nere. Se non è razzismo questo, allora come bisogna chiamarlo?
Per tutta la giornata di ieri non si è parlato d'altro. La foto delle quattro ragazze che sventolano il Tricolore in pose da Charlie's Angels è diventata il solo argomento politico degno di nota. E questo, in un Paese come il nostro che non è nuovo a sorprese di questo tipo e vive di problemi enormi, dovrebbe portare il termometro sulla tragedia. Ma questo passa il convento: basta un tweet del Saviano di turno che accusa il mostro Salvini e tutti come pecoroni ci andiamo dietro.

L'ESATTO CONTRARIO DI QUELLO CHE SI VUOLE FAR CREDERE
Ora, succede che la vittoria di Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot ai Giochi del Mediterraneo abbia creato un caso. Essendo tutte nere di pelle e rappresentando l'Italia in quanto italiane a tutti gli effetti, sono state elevate a simbolo dell'Italia che reagisce alle brutture di Pontida e a quei cattivoni dei leghisti che vogliono far morire i poveri migranti in mare. Che brutto modo di festeggiare quattro belle e brave ragazze. E che brutto modo per strumentalizzarne i notevoli sacrifici.
Anche perché, se proprio vogliamo essere pignoli, quelle ragazze dimostrano sì che il colore della pelle non conta, e ci mancherebbe, ma anche che loro sono il simbolo di un'integrazione riuscita perché regolare e controllata. In poche parole: la foto delle Charlie's angels di casa nostra rappresenta proprio l'esatto contrario di quello che si vuole far credere.
Nessuna infatti di queste ragazze è arrivata in Italia a bordo di un barcone di una ong che le ha caricate in acque internazionali da un gommone mafiocriminale africano. Nessuna storia di schiavismo da tratta come invece capita a tante loro connazionali, ma una storia di emigrazione sana. Probabilmente sofferta, ma sana, fiorita in un Paese come l'Italia che dà davvero una possibilità a tutti.
Basta leggere per sommi capi la loro storia di integrazione per capire che non siamo di fronte a immigrati clandestini e finalmente riscattati con sudore della fronte, ma a qualche cosa di diverso che non piacerà ai vari robertosaviano che oggi pontificano.

ANDIAMO CON ORDINE
Libania Grenot è italiana dal 2008 per via matrimoniale, era già una forte atleta a Cuba, poi si è sposata con un nostro connazionale e in virtù di questo oggi può sventolare il tricolore. Tra l'altro, è figlia di un sindacalista cubano e di una giornalista. Difficile dunque immaginarla alle prese con gommoni e scafisti.
Maria Benedicta Chigbolu ha padre nigeriano e madre italiana, dunque è italiana per ius sanguinis ed è nata a Roma. L'atletica ce l'ha nel sangue: il nonno infatti era un saltatore in alto nigeriano, arrivò secondo alle Olimpiadi di Melbourne ed è stato pure presidente della Federatletica della Nigeria. Improbabile dunque che il padre abbia avuto a che fare con le estenuanti pratiche di ricorsi e controappelli per ottenere la cittadinanza - pagati da noi - come invece capita al 93% dei richiedenti asilo attuali che vengono respinti. Per giunta: il padre di Benedicta, Augustine, su Wikipedia figura come consulente internazionale, incarico che non si addice alle simpatie del poeraccismo de sinistra.
Raphaela Boaheng Lukudo è nata ad Aversa e dal 1996 vive a Modena. Immaginiamo che se è nata qui negli anni '90, difficilmente il padre era un clandestino a piede libero sul territorio italiano. Dal suo italiano perfetto, molto emiliano si intuisce che la ragazza era integrata alla perfezione da sempre. Del suo Paese, il Sudan, non ha alcun ricordo. Ha vissuto tra Caserta, Reggio Emilia, Modena e quando a 16 anni si è dovuta trasferire con la famiglia a Londra i giornali locali piangevano la sua dipartita. Finché non è tornata da sola in Italia dove la sua carriera è esplosa.
Infine, a chiudere la carrellata Ayomide Temilade Folorunso: è giunta bambina da genitori nigeriani regolari. Il padre Emmanuel infatti è geologo minerario che dalla Nigeria sud-occidentale venne ad abitare a Fidenza, provincia ricca e generosa emiliana. Al compimento dei 18 anni ha ottenuto il passaporto italiano, ma questo non le aveva impedito di avere già da adolescente un palmares di medaglie e trofei da far impallidire un enfant prodige. Curiosità: Ayomide vorrebbe diventare medico pediatra, ma studia anche le Sacre Scritture, interesse che le deriva dalla sua fede pentecostale, segno ancora una volta che la dottrina Biffi sull'integrazione dei cristiani coi cristiani è sicuramente più facile.

CONCLUSIONE: LA SINISTRA È RAZZISTA
La legge italiana sulla cittadinanza con queste quattro atlete ha funzionato benissimo. Il problema infatti non è razziale, né del colore della pelle. Ma è la presenza legale e regolare sul territorio italiano. Sono, se vogliamo fare un parallello, le "Tony Iwobi" dell'atletica italiana. Per la Sinistra al caviale, il colore è diventato invece la discriminante per giudicare il valore di una persona. "Sono nere, quindi vanno sostenute". Poco o niente importa la loro storia personale.
Non c'è niente da fare: la Sinistra passa con nonchalance dal rosso al nero all'arcobaleno come colori preferiti, ma razzista è e razzista rimane.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana,03-07-2018

4 - I VEGANI CE L'HANNO CON ME, MA NON SANNO COSA SIA IL RISPETTO DEGLI ANIMALI
Intervista al re della carne, titolare del ristorante Motta di Bellinzago, che una volta si è dovuto difendere dall'attacco violento di vegani chiamando i carabinieri
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 28/06/2018

«I vegani sono un club, una setta. E se per imporsi arrivano a compiere aggressioni e violenze si tratta di reati, quindi solidarietà ai nostri colleghi europei. Hanno fatto bene». Maurizio Arosio, presidente di Federcarni, guarda con favore all'iniziativa della Confederazione francese dei macellai, che pochi giorni fa ha denunciato «le violenze fisiche, verbali e morali contro la nostra categoria» in una lettera indirizzata al ministero degli Interni. L'«ideologia vegana» era stata denunciata a maggio anche dai macellai inglesi e Arosio non si stupisce perché «sono fondamentalmente violenti nei gesti e nell'atteggiamento», dichiara a tempi.it.
In Italia, continua il presidente della categoria, la situazione è più tranquilla perché i vegani non sono mai arrivati ai livelli di violenza visti in Francia e Inghilterra. «Anni fa a Carpi hanno messo le mani addosso a uno di noi, a Bellinzago hanno creato problemi di ordine pubblico, ma ora ho l'impressione che siano più tranquilli, forse perché realizzano dei bei guadagni con i loro blog e con le aziende che fanno prodotti vegani».

IL RE DELLA CARNE
Quando fa riferimento a Bellinzago, Arosio cita un'istituzione: il ristorante macelleria di Sergio Motta, il re della carne, annoverato tra i top macellai gourmet d'Italia, fornitore prediletto di alcuni tra i più rinomati chef stellati lombardi. Il 25 ottobre 2016 un gruppo di vegani assatanati ha organizzato addirittura una manifestazione davanti al locale. «Me lo ricordo bene», dichiara il titolare a tempi.it, «fuori dalla macelleria sono dovuti intervenire 30 carabinieri con quattro camionette. L'intera zona era pattugliata: sembrava una partita di cartello di serie A».
Motta, come dice lui, «è nato in macelleria», ha imparato il mestiere da suo padre che aveva otto anni e ora, che ne ha 49, è lui al timone. «Come mi ha detto una volta un sacerdote, quando è venuto a visitare la macelleria con alcuni bambini della scuola elementare, Dio ha creato gli uomini e gli animali della fattoria per alimentarli. Io sono di questa idea. Noi siamo un bersaglio gettonatissimo dei vegani, ma quando dicono che mangiare carne è contro natura credo che abbiano bisogno di un ripasso di princìpi».

AMORE PER GLI ANIMALI
Bellinzago si trova a pochi chilometri da Inzago, non un posto qualunque: è dove si tiene da oltre due secoli una fiera del bestiame unica. Ogni anno a inizio ottobre gli allevatori portano in piazza i loro capi migliori, «allevati con rispetto e dignità»: vacche, tori, vitellini. Un anno i vegani hanno cercato di rovinare la festa a tutti, «azzuffandosi con i carabinieri: una scena inenarrabile». Quello che queste persone non capiscono, continua Motta, «è che noi il benessere animale l'abbiamo sempre rispettato. Quando portiamo gli animali al macello, separiamo i capi grossi dai piccoli, facciamo di tutto per farli sentire a loro agio e se si innervosiscono, prima di macellarli li calmiamo e tranquillizziamo. È anche nel nostro interesse».
Una delle tattiche più utilizzate dai vegani, «che si eccitano a fare i carabinieri degli animali», è denunciare gli allevamenti alle Asl, ma «ormai anche i veterinari si sono stufati e sono dalla nostra parte. Semplicemente perché rispettiamo le leggi, anche se a volte sono esagerate, e facciamo le cose bene. La verità è che troppa gente non ha la minima idea di che cosa sia una mucca di 800 chili, di qual è la sua soglia del dolore, perché non ci sono dentro in questo lavoro, come noi. Non conoscono davvero le bestie».
Motta è poi d'accordo con il presidente di Federcarni, Arosio: «La situazione da noi è migliore rispetto a Francia e Inghilterra. Noi non siamo terrorizzati come loro. Anche perché oggi ci sono telecamere dappertutto e anche questa gente si sarà stufata di prendersi denunce». Sui blog vegani, Motta è definito addirittura «assassino», lui ci ride sopra: «Macellare carne è una cosa normalissima, mangiarla pure. Io so che se non ci fossi io, questa sera molti capifamiglia dovrebbe andare a caccia per procurarsi il cibo».

Fonte: Tempi, 28/06/2018

5 - MACRON INCONTRA IL PAPA, MA LA CHIESA NON PUO' ACCETTARE LE SUE POSIZIONI IDEOLOGICHE
Il presidente fa parte di quel mondo liberal e laicista che è impegnato a distruggere tutti i fondamenti della morale naturale che la Chiesa difende da duemila anni
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Il Timone, 27/06/2018

Ieri il presidente francese Emmanuel Macron è stato ricevuto per la prima volta in udienza privata da papa Francesco, in un incontro durato ben 57 minuti (si tratta di un record per questo pontificato, perché supera i 50 minuti trascorsi con Barack Obama, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan), alla fine del quale il capo dell'Eliseo ha fatto un'irrituale carezza sulla guancia al pontefice, senza nemmeno accennare a baciare l'anello papale. Non possiamo chiaramente sapere il contenuto esatto della conversazione tra il Santo Padre e il fondatore di En Marche!, ma da un comunicato vaticano si sa che i temi affrontati sono stati le migrazioni, la prevenzione e risoluzione delle situazioni di conflitto, il progetto europeo, l'ambiente. Vatican News scrive inoltre che sono stati sottolineati «i buoni rapporti bilaterali tra la Santa Sede e la Francia e - con particolare riferimento all'impegno della Chiesa - il contributo delle religioni alla promozione del bene comune del Paese». Ci soffermeremo su quest'ultimo punto per ricordare che cosa pensa effettivamente Macron dell'impegno della Chiesa per la promozione del bene comune.

INCOMPATIBILE
Il suo pensiero e la sua linea d'azione sono compatibili con quella che è la dottrina sociale della Chiesa? Evidentemente no. Anzi, il presidente della Francia è il portabandiera di quel mondo liberal che si nutre della religione del laicismo ed è impegnato a distruggere tutti i fondamenti della morale naturale che la Chiesa difende, per il bene comune, da duemila anni. Un mondo liberal che negli ultimi tempi ha preso sonore batoste, dalla sconfitta di Hillary Clinton negli Stati Uniti al tracollo del Pd pro unioni civili ed eutanasia in Italia, nonostante controlli la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione. Macron, che si identifica come agnostico e ha detto di credere in un'indefinita «forma di trascendenza» (ben distante dalla fede in Gesù Cristo, Dio che si è fatto uomo), è quel leader che in piena campagna per il ballottaggio presidenziale si è fatto riprendere mentre diceva in una scuola elementare che «l'idea che si debba avere la stessa famiglia per tutta la vita non è affatto vera», per arrivare a domandare ai bambini: «Qualcuno di voi ha dei genitori dello stesso sesso?». E davanti al loro sconcerto ha detto che «al giorno d'oggi ci si può sposare con chiunque». In trenta secondi ha fatto passare come normali divorzio, 'matrimonio' gay e relative 'famiglie' arcobaleno.
Questo indottrinamento, una forma di violenza sui più piccoli, desta ancora più preoccupazione alla luce dell'annuncio fatto a marzo 2018 dallo stesso Macron sull'inizio dell'istruzione obbligatoria a partire dai 3 anni: una misura che avrà l'effetto di tenere ancora più lontani i bambini dai propri genitori, in una fascia d'età chiaramente delicatissima per il loro sviluppo. Una fascia d'età in cui sarà lo Stato a rimpiazzare la famiglia. Solo coincidenze? Nell'estate 2017 il segretario di Stato all'Eguaglianza, Marlène Schiappa, ha annunciato che il governo lavorerà per garantire la fecondazione artificiale gratuita a tutte le donne, lesbiche e single comprese, affermando che si tratta di «un impegno preso in campagna elettorale» da Macron e che verrà «mantenuto». Nel frattempo in Francia si stanno tenendo da gennaio i cosiddetti «Stati generali della bioetica», con il dibattito vertente su temi come l'utero in affitto, le sperimentazioni con le staminali embrionali, l'eutanasia, verso cui diversi esponenti del governo francese non fanno mistero di essere favorevoli.

UN'IDEOLOGIA CONTRARIA AL BENE COMUNE
È lo stesso governo che non ha fatto nulla per fermare l'uccisione eutanasica di Inés, la quattordicenne a cui i medici transalpini hanno staccato i supporti vitali nonostante tutti i ricorsi dei genitori; senza dimenticare che il presidente Macron, mentre si fa fotografare all'Eliseo in compagnia di attivisti gay, non si è ancora degnato di rispondere alle lettere scritte dai genitori di Vincent Lambert, il paziente a cui l'ospedale Chu di Reims vuole interrompere l'idratazione e la nutrizione, sul quale più volte papa Francesco è intervenuto, ricordando che l'unico padrone della vita è Dio.
Macron aveva già dato da discutere in occasione dell'incontro con i vescovi al Collegio dei Bernardini del 9 aprile, dove da un lato aveva parlato di «linfa cattolica» della Francia e chiesto ai vescovi di non sentirsi ai margini e dall'altro di non accettare «ingiunzioni» dalla Chiesa. Come stare con un piede in due scarpe. Di certo, se il liberal Macron sta cercando una sponda nella Chiesa, come più commentatori osservano, la Chiesa non può e non deve in alcun modo offrirgliela, alla luce di quanto detto. Perché nella visione del presidente francese la Chiesa non è né madre né maestra, bensì solo uno dei tanti ingranaggi del mondo che ai laicisti vanno bene solo fino a quando si comportano come una ong (significativo che Macron si sia incontrato a Roma con la Comunità di Sant'Egidio, il cui fondatore Andrea Riccardi ha associato di fatto l'essere cattolici al voto al Pd...) e non urtano contro la loro ideologia. Un'ideologia che è contraria al bene comune e che perciò la Chiesa, se vuole rimanere fedele alla missione che Cristo le ha affidato, è chiamata a combattere.

Nota di BastaBugie: ecco i link ad alcuni nostri precedenti articoli che svelavano il vero volto di Macron e delle elezioni francesi

LE ELEZIONI FRANCESI DIMOSTRANO ANCORA UNA VOLTA CHE LA DEMOCRAZIA E' IL PARAVENTO PER CHI HA POTERE
Macron si aggiudica il 70% dei parlamentari... eppure l'ha votato solo il 15% degli elettori (VIDEO: io non sono democratico)
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4743


MACRON, LA COMPLETA VITTORIA DEI POTERI FORTI
Le elezioni francesi sono l'ennesima riprova che non si può cambiare il corso della storia rivoluzionaria con gli strumenti della rivoluzione stessa, ovvero all'interno del sistema democratico e dei partiti
di Massimo Viglione
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4688

ELEZIONI FRANCESI: MACRON E' IL MOZART DELLA FINANZA CHE HA RUBATO LA MOGLIE A UN ALTRO
Forse è necessario in Francia un nuovo Pascal (il quale, a rigor di logica, dimostrava che il cristianesimo è l'unica religione vera)
di Lupo Glori
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4678

Fonte: Il Timone, 27/06/2018

6 - IL NUOVO FILM SU SAN PAOLO CON JIM CAVIEZEL DELUDE LE ATTESE
Non hanno fatto l'unica cosa che andava fatta: prendere gli Atti degli Apostoli e sceneggiarli così come sono visto che sono ricchi di pathos e colpi di scena (VIDEO: testimonianza di Jim Caviezel)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/06/2018

Uno legge il titolo sulla locandina, Paolo, apostolo di Cristo, e si frega le mani, immaginando un bel kolossal di avventure, tipo I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille. Così, si compra una secchiata di popcorn e si mette comodo, aspettandosi una proiezione di tre-quattro ore. Infatti, il vero Paolo di Tarso ebbe un'esistenza avventurosissima, tra tumulti, imprigionamenti, naufragi, lapidazioni, processi, miracoli.
Se c'è una vicenda che merita un film, anzi tre come Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, è proprio quella di san Paolo, una roba dalla durata di sei ore come il Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, con tanto di cast all stars. Invece, con Paolo, apostolo di Cristo ci si ritrova di fronte a una sceneggiatura poverissima, perfino sull'ambientazione hanno risparmiato, e tutti sono vestiti alla beduina, a parte i (pochi) romani che stanno in divisa.

IL DECLINO DI JIM CAVIEZEL
Il film, di Andrew Hyatt, vede Jim Caviezel nei panni dell'evangelista Luca, James Faulkner fa san Paolo, Olivier Martinez è Mauritius, capo del carcere Mamertino, poi c'è Joanna Whalley nei panni di Priscilla (con le sopracciglia depilate) e John Lynch in quelli di suo marito Aquila. La Whalley, ex moglie di Val Kilmer (Batman, Il Santo, Doors, etc.) è stata anche moglie di Pilato nella miniserie televisiva A.D. La Bibbia continua, di Ciaran Donnelly.
Il personaggio di Mauritius è inventato, mentre gli altri quattro sono esistiti davvero. L'intera storia si svolge subito dopo l'incendio di Roma, sotto Nerone, e si immagina che Paolo sia stato imprigionato perché leader dei cristiani. I quali sono considerati colpevoli del disastro doloso. Perciò, tre quarti del film è ripreso nella cella di Paolo, al lume delle fiaccole. Da qui un racconto cupo e lento. Non si capisce come a Luca venga dato il permesso di visitare ogni giorno il prigioniero quantunque i romani sappiano che è un cristiano.
Però c'è la figlia di Mauritius malatissima e, dopo vari tentennamenti, il prefetto del carcere capitola. Va dunque da Paolo, di cui ha sentito millantare miracoli, a chiedergli se lui può guarirla. E Paolo gli dice di no. Ora, si tenga presente che negli Atti degli Apostoli c'è scritto espressamente che anche i fazzoletti, anche i grembiuli adoperati da Paolo guarivano i malati, tant'è che c'era la gazzarra per appropriarsene. Paolo aveva anche resuscitato un ragazzino che, per ascoltarlo, si era appisolato sul davanzale di una finestra ed era caduto giù.

RISULTATO DELUDENTE
Ma il regista preferisce far intervenire Luca, che è medico, un medico così bravo da sanare la figlia di Mauritius, sì, ma solo tramite la sua perizia, mica con un miracolo. Nessuna traccia di san Pietro, che pur sappiamo essere stato compagno di cella di san Paolo: i due insieme fecero scaturire dal muro l'acqua con cui battezzarono il carceriere. Il quale si convertì con tutta la sua famiglia. Niente di tutto questo in Mauritius, che esegue l'ordine di decapitare Paolo.
E qui finisce il film. Ora, non si capisce perché il titolo parli del solo Paolo quando il vero protagonista del lavoro è Luca, tant'è che per questo ruolo c'è l'attore più in vista, Caviezel, già Gesù nel famoso Passion di Mel Gibson. Paolo, apostolo di Cristo è un film tutto parlato, perciò se intendete vederlo in streaming procuratevi un paio di altoparlanti esterni, altrimenti rischiate di non capire niente. Insomma, il Nuovo Testamento è, da un po' di tempo in qua, ritenuto appetibile dal cinema internazionale. Ma quasi sempre (anzi, sempre) i risultati sono deludenti. Sì, perché i registi non fanno mai l'unica cosa che andrebbe fatta: prendere gli Atti degli Apostoli e sceneggiarli così come sono. Infatti, sono già delle sceneggiature, ricche di pathos e colpi di scena. Invece, il pubblico deve sempre sorbirsi le personali interpretazioni dei registi su questo o quel personaggio evangelico. Lo stesso dicasi, ahimè, per l'Antico Testamento: avete presenti Exodus, dei e re di Ridley Scott o Noah di Darren Aronofsky? Mah.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 14 minuti) la bella testimonianza di Jim Caviezel, protagonista de La Passione di Mel Gibson (capolavoro) e del film su San Paolo (deludente) in cui l'attore proclama che servono guerrieri come S.Paolo. Gli universitari che ascoltano la conferenza lo acclamano.


https://www.youtube.com/watch?v=VogCu3J9x58

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/06/2018

7 - L'AUSTRIA ESPELLE 60 IMAM E BLOCCA 7 MOSCHEE
Buona iniziativa del governo austriaco per contrastare la conquista islamica, ma purtroppo nel resto d'Europa i governi sonnecchiano colpevolmente (VIDEO: Chi gestisce le associazioni islamiche in Italia)
Fonte Corrispondenza Romana, 11/06/2018

Il governo austriaco ha lanciato venerdì scorso un'imponente campagna contro l'«islam politico», campagna che dovrebbe condurre all'espulsione di circa 60 imam con le loro famiglie ed al blocco di 7 moschee finanziate dalla Turchia.
L'annuncio è stato dato dal Cancelliere Sebastian Kurz dopo la notizia della rivisitazione, fatta in una delle principali moschee di Vienna affiliata alla comunità turca, di una battaglia di Gallipoli, emblematica per la storia ottomana, messa in scena da bambini travestiti da soldati. Le foto della recita sono state pubblicate dal settimanale di centrosinistra Falter ed hanno suscitato vasto scalpore presso la classe politica austriaca.
«Si tratta di società parallele, per l'islam politico e la radicalizzazione non c'è posto nel nostro Paese. Il governo darà prova di una tolleranza zero», ha dichiarato il premier austriaco nel corso di un'apposita conferenza-stampa, promettendo una reazione «forte».
Ankara ha immeditatamente replicato, accusando Vienna di «populismo, islamofobia, razzismo e discriminazione», come dichiarato su Twitter dal portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Nota di BastaBugie: nonostante la bella retromarcia innestata dal governo austriaco alla conquista islamica dell'Europa, purtroppo nel resto del continente i governi sonnecchiano colpevolmente. Un esempio di questo si può leggere nell'articolo seguente dal titolo "Nuovo attentato islamico in Francia, ma i media ignorano" pubblicato su Corrispondenza Romana il 19 giugno 2018:
Ancora non si è spenta l'eco dell'attentato, compiuto in Francia presso il supermercato Leclerc della Seyne-sur-Mer, ad opera di una 24enne, peraltro già nota alle forze dell'ordine per altri fatti di violenza: velata e vestita di nero, al grido di «Allah akbar: siete tutti infedeli», ha colpito a coltellate un cliente al torace ed una commessa all'occhio.
Il "politicamente corretto" o una totale ignoranza delle faccende islamiche hanno spinto la magistratura a derubricare l'accaduto come opera di una squilibrata, in realtà il lessico utilizzato dalla criminale, definitasi ad esempio «la beneamata da Dio», termine tecnico in questi casi, e le modalità, con cui è stato compiuto il blitz, inducono a ritenere che nulla sia stato affidato al caso. Le indagini però proseguono poiché molti punti dell'intera vicenda risultano poco chiari.
Ancora si parla di questa notizia e già le agenzie ne hanno battuta un'altra, a riprova di come non si sia di fronte a semplici intemperanze di folli isolati: poche ore dopo, infatti, con la stessa dinamica, all'una e 50 minuti del mattino di ieri, un 29enne ha cercato di aggredire due agenti di Polizia Municipale a Nizza con lo stesso copione: sempre un coltello come arma e con lo stesso movente «Siete tutti infedeli, sto per uccidervi». Il malvivente è stato sorpreso dai poliziotti, mentre filmava col cellulare palazzo comunale e alcuni veicoli della Polizia. Avvicinandosi, gli inquirenti si sono accorti che stava trasmettendo versetti del Corano dagli altoparlanti del suo cellulare. Subito dopo è passato alle maniere forti, ma è stato subito immobilizzato e tratto in arresto. Era noto alla Polizia, ma non ai servizi antiterrorismo. Fino ad oggi.
Due episodi, comunque, che fanno pensare, sia perché l'uno fotocopia dell'altro e dunque improbabili da derubricare come banali gesti inconsulti ed isolati, sia perché stanno alzando l'asticella dell'allarme sociale prodotto nelle nostre strade da autentici criminali, mischiati alla folla.


Leone Grotti, nell'articolo seguente dal titolo "In Belgio la sottomissione è già iniziata" spiega perché l'intervista del politico Herman De Croo to sollevato un polverone: «Nel giro di due generazioni il sindaco di Anversa, come quello di Bruxelles, sarà marocchino o turco».
Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 15 giugno 2018:
Nel romanzo fantapolitico Soumission, Michel Houellebecq si immagina un futuro prossimo in cui un partito musulmano tradizionalista e patriarcale conquista il potere in Francia. In Belgio la distopia è già realtà quotidiana ma dichiararlo a mezzo stampa non è buona creanza, e così ha sollevato un polverone l'intervista a Wilfried di Herman De Croo, membro del partito Liberali e democratici fiamminghi aperti (Open Vld) e padre dell'attuale vice primo ministro Alexander De Croo.
È inutile che il partito nazionalista delle Fiandre (Alleanza neo-fiamminga, N-va) si agiti, accusi «i benpensanti della sinistra» e critichi l'apertura delle frontiere belghe ai migranti, sostiene De Croo: «Tra due generazioni il sindaco di Anversa (città più importante delle Fiandre, ndr) sarà turco, marocchino o nero. E anche quello di Bruxelles».
De Croo ha criticato le recenti dichiarazioni di chiusura ai migranti del segretario di Stato del governo belga Theo Francken (N-va) con responsabilità su asilo e fenomeni migratori, ritenendo il destino del Belgio ormai segnato: «Vogliamo costruire muri di filo spinato attorno all'Europa? Magari riusciremo a fermare i primi 100 mila rifugiati. Ma cosa faremo se ce ne saranno altri tre milioni? Se non aiutiamo queste popolazioni a stabilizzarsi facendo raggiungere loro un minimo di prosperità, salute e futuro, correremo tutti verso il baratro».
Parlando del partito nazionalista in generale, ha poi aggiunto: «Oggi il 70% dei bambini sotto i cinque anni di Anversa non è belga. Tra 13 anni, quando potranno votare, il 70% degli elettori di Anversa non saranno belgi. E allora tanti saluti sindaco Bart De Wever. Ci metto la mano sul fuoco: nel giro di due generazioni il sindaco di Anversa sarà turco, marocchino o nero».
Il politico di Open Vld ha poi predetto lo stesso futuro a Bruxelles: «Un terzo dei membri delle liste socialiste oggi è occupato da immigrati. Il giorno in cui turchi e marocchini andranno finalmente d'accordo, la metà dei 19 sindaci di Bruxelles sarà turca o marocchina». Il Belgio entrerà così in un nuovo club europeo di cui fanno già parte Regno Unito e Paesi Bassi: «Il sindaco di Rotterdam è di origini marocchine e figlio di un imam. Il sindaco di Londra è musulmano». Il destino del Belgio è segnato, ma guai a dirlo.


LA VERITÀ SULLE ASSOCIAZIONI ISLAMICHE IN ITALIA
Clamoroso video di Matteo Montevecchi che intende mettere in discussione certe idee per promuovere il dibattito e stimolare una maggiore comprensione.


https://www.youtube.com/watch?v=0NALp0bfrRg

Fonte: Corrispondenza Romana, 11/06/2018

8 - IN AMERICA EX GAY ED EX TRANS PROTESTANO: SONO LORO I VERI DISCRIMINATI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Macron invita ballerini gay all'Eliseo, unione civile benedetta dal sottosegretario alle Pari opportunità, l'osceno gay pride a Pompei
Fonte Notizie Provita, 22/06/2018

Erano in 30 gli ex gay e ex trans su un palco fuori dalla California Statehouse a protestare contro una proposta di legge che vuol vietare le terapie riparative e ogni forma di pubblicità della possibilità che c'è - per chi vuole - di abbandonare lo stile di vita gay e riappacificarsi con il proprio sesso biologico. Solo in 30, ma tutti estremamente coraggiosi, visto il contesto culturale che li discrimina pesantemente fino a volerne negare del tutto l'esistenza.
La proposta di legge AB2943 criminalizzerebbe la maggior parte, se non tutti, i tipi di consulenza - anche solo spirituale - nei confronti di gay o trans che soffrono un disagio esistenziale legato alla loro sfera sessuale.
In un comunicato stampa, gli ex gay e gli ex trans pretendono - invece - di affermare la loro... esistenza: le proposte di legge come quella californiana, infatti, sottendono un'ideologia che nega la realtà delle cose e nega radicalmente l'esistenza di persone che effettivamente hanno recuperato la loro eterosessualità e/o hanno riacquisito chirurgicamente il sesso originario alla nascita.
Impera un'ideologia contraddittoria che promuove come normale la fluidità di genere, in nome della fatidica "autodeterminazione", ma che nega proprio la libertà e l'autodeterminazione a chi vuole cambiare il proprio orientamento sessuale.
«Il contrario dell'omosessualità non è l'eterosessualità: è la santità», «Chiediamo solo una vera libertà di scelta per tutti» hanno detto i manifestanti, alcuni dei quali sopravvissuti alla strage di Orlando, che si sono convertiti nel periodo in cui si trovavano in ospedale per curare le ferite riportate.
La proposta di legge, tra l'altro, è gravemente illiberale perché pretende la censura e il bando anche delle pubblicazioni stampate sull'argomento: «A me un libro che vorrebbero bandire ha salvato la vita», ha detto uno dei manifestanti.
Inoltre, la proposta di legge va a calpestare fortemente la libertà religiosa, dato che anche il Vangelo finisce per essere compreso tra le pubblicazioni che la proposta di legge considera "fraudolente".
L'omofobia, come viene comunemente intesa, è una grossa montatura ideologica che serve solo a decostruire la società. Ma non abbiamo mai negato che - soprattutto in passato, e all'estero - gli omosessuali costituiscono una di quelle minoranze che ha subito ingiuste discriminazioni. In tal senso, l'omofobia è certo da condannare. Ma gli ex gay e gli ex trans sono una minoranza di quella minoranza che oggi subisce una vera e propria persecuzione discriminatoria, proprio da parte di quelli che si definiscono vittime della discriminazione per eccellenza... valli a capire...

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

MACRON INVITA BALLERINI GAY ALL'ELISEO
Per il solstizio d'estate il presidente francese Macron ha voluto ospitare nel cortile dell'Eliseo il World Music Day, ossia il Festival della Musica elettronica. Ad esibirsi anche il dj Kiddy Smile il quale indossava una maglietta con su scritto "figlio di immigrati, nero e omosessuale". Inoltre c'erano ballerini gay che si esibivano nel "voguing ", il ballo tipico dei locali gay che si basa sull'imitazione delle pose delle modelle durante le sfilate. Poi foto di gruppo anche con trans insieme a Macron e alla moglie.
E dunque il gay pride ha avuto un battesimo istituzionale: non più ad esibirsi nelle vie di Parigi, bensì all'Eliseo, la casa dei francesi.
(Gender Watch News, 24 giugno 2018)

UNIONE CIVILE BENEDETTA DAL SOTTOSEGRETARIO ALLE PARI OPPORTUNITÀ
Il colombiano Alejandro Barrero Bocanegro e l'italo bosniaco Kemal Pasovic (nella foto), attivista gay e militante nel M5S, si uniscono civilmente a Bologna. A loro arriva un telegramma di felicitazioni inviato dal sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora, anche lui del M5S: «È una grande gioia per me potervi fare i miei auguri il giorno in cui si celebra in tutto il mondo il Gay Pride. Vi auguro tanta felicità, armonia e vi assicuro il mio impegno personale affinché la battaglia culturale a favore dei diritti Lgbt continui e si rafforzi e perché non ci sia alcun passo indietro rispetto alle conquiste degli ultimi anni». Spadafora ha presenziato poi al Gay Pride di Pompei.
Il messaggio di Spadafora è chiaro: tenteremo in tutti i modi di ostacolare le posizioni a tutela della famiglia come quelle assunte dal ministro per la famiglia Lorenzo Fontana.
(Gender Watch News, 2 luglio 2018)

L'OSCENO GAY PRIDE A POMPEI
La fiera dell'osceno sotto gli occhi della Madonna del Rosario. Eccolo il rispetto chiesto dal vescovo di Pompei agli organizzatori e partecipanti del PompeiPride2018: una donna di rosso vestita che ostenta alcuni Rosari e tende le braccia imitando l'iconografia della Madre di Dio che accoglie i suoi figli in un abbraccio. Una "Madonna gay", Dio ci perdoni l'accostamento blasfemo, a pochi passi dal Santuario mariano e in aperto sberleffo alla fede cattolica. Provocazione, sacrilegio, ognuno può servirsi delle parole migliori per definire un fatto comunque incontestabile: i gay pride, tutti non solo quello di Pompei, anche quello di Milano, hanno ormai preso la piega della kermesse palesemente anticristiana.
Non sono i diritti l'obiettivo, ma proprio la fede cattolica. Perché è il messaggio cristiano sull'amore umano, sul peccato e sulla redenzione, ad essere ancora oggi l'unico ostacolo all'imporsi di una ideologia che sotto forma di lava incandescente sta travolgendo buonsenso, pietà e rispetto. A Pompei il Pride 2018 si è provocatoriamente svolto nella città che deve al Rosario la sua ragione d'essere, diversamente oggi sarebbe soltanto un sito archeologico tra i più grandi al mondo e poco più, racconterebbe di una città morta, sommersa dalla furia di un vulcano. Invece Pompei in questi secoli ha vissuto grazie a quella Madonna che sabato è stata irrisa sul palco dove troneggiava il nome di un locale gay di Napoli.
Ma nel caravanserraglio arcobaleno la Chiesa è stata presa di mira più e più volte. Uno striscione ha aperto le danze: "In memoria di tutte le persone omosessuali perseguitate ed uccise dalla Chiesa Cattolica". Chi? Come? Dove? Quando? Le regole del giornalismo, e della storia, non valgono per questi barbari del conformismo e del vizio? Dunque si sfila perché la Chiesa ha ucciso gli omosessuali? Ma qualcuno si è reso conto della mostruosa castroneria pronunciata e diffusa via social? E qualcuno, dalle parti dell'episcopio pompeiano, ha magari notato che la maggior parte delle rivendicazioni avevano sempre e comunque la Chiesa come obiettivo, seconda soltanto all'accoppiata Salvini-Fontana?
Invece la diocesi di Pompei ha preferito mettere la testa sotto il cuscino, senza nemmeno incoraggiare quel nugolo di fedeli che ha recitato il Rosario di riparazione davanti alla Basilica. Chiusa, ovviamente.
Ecco le parole melliflue del vescovo alla vigilia dello show: "Se un auspicio può essere espresso, esso non può che riguardare il rispetto delle convinzioni dei credenti, anche attraverso modalità e gesti che caratterizzano le manifestazioni a Pompei, città di fede e cultura". Insomma, un invito ad essere sobri, a manifestare pacificamente senza irridere i segni della fede. Ecco un modo sicuro per ottenere l'effetto contrario. Come se un pride fosse più digeribile se privo di "Madonne oscene" e "Papi Francesco arcobaleno". Trionfo dell'irresponsabilità: fate quel che volete, ma non sporcate il tappeto. Dalla Chiesa ci si aspetterebbe invece un invito alla conversione e non un'accettazione di una pratica che non può essere buona o cattiva a seconda delle buone maniere codificate dal supremo criterio del rispetto.
Spiace dover constatare che ancora una volta la Chiesa, rappresentata sotto le pendici del Vesuvio dal vescovo di Pompei, ancora una volta apre le porte Scee facendo entrare il cavallo di Troia dell'accomodamento e del buonismo. Invece di condannare e ricordare il giudizio di Dio su chi pratica atti sodomitici, è la Sacra Scrittura, che non è ancora stata abolita. Invece di proporre percorsi di riappropriazione della propria identità per cercare davvero quello che è lo sguardo vero di Dio sull'uomo, si accontenta di non farsi schizzare le finestre del vescovado di uova marce e invita così alla sobrietà.
Come se il destino dell'uomo, che è peccatore, sia solo un problema di bon ton. Cecità che, come dimostrano i fatti, si pagano, con l'irruzione del nemico nella sacra Ilio, pronto con le torce ad infiammare quel che resta della fede e della devozione di un centro di spiritualità lordato e neppure ripulito a orgia conclusa, dato che dubitiamo fortemente che verranno offerte preghiere di riparazione per la sconcezza vista e mostrata sotto alla presenza persino di un autorevole membro del governo.
Il Sottosegretario Spadafora infatti si è intestato la rappresentanza del Governo al Pride 2018 facendosi smentire dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Solo che Fontana quando parlò delle coppie gay, dovette specificare di parlare a titolo personale, Spadafora invece si intesta la coccarda del Governo. Perché? Forse sarà il caso che il premier Conte dica come stanno le cose e prenda una posizione in materia.
(Andrea Zambrano, La Nuova Bussola Quotidiana, 02-07-2018)

Fonte: Notizie Provita, 22/06/2018

9 - OMELIA XIV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Le letture di questa domenica ci fanno riflettere sul dovere che abbiamo di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica, e sulle tristi conseguenze che derivano dalla nostra chiusura di cuore. Di questa chiusura parla sia la prima lettura che il Vangelo. Innanzitutto la prima lettura: Dio invia il profeta Ezechiele con queste parole: «Io ti mando ai figli d'Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me […] Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito» (Ez 2,3-4).
Questa durezza di cuore la ritroviamo nel brano del Vangelo che narra della predicazione che Gesù fece alla sinagoga di Nazareth, la sua patria. I nazaretani non ascoltarono la parola del Signore e si meravigliarono di come poteva essere che Gesù avesse una tale sapienza. Rimasero stupiti, ma non si convertirono: l'avevano visto crescere e vivere umilmente, l'avevano visto lavorare come falegname senza alcun segno di grandezza, e non vollero accogliere la sua parola.
Senza volerlo, gli abitanti di Nazareth ci offrono la più preziosa testimonianza della vita nascosta di Gesù. Furono trent'anni di vita normalissima, fatta di tante azioni ordinarie e ripetitive. Durante quei trent'anni, Gesù santificò il lavoro e si guadagnò il pane con il sudore della sua fronte. Durante quei trent'anni, il nostro Maestro divino visse sottomesso a Maria sua Madre, servendola e proteggendola, soprattutto dopo la morte di san Giuseppe.
Alla luce di questo esempio così luminoso, cerchiamo di apprezzare anche noi la vita di ogni giorno, il lavoro assiduo, il dovere quotidiano, le mille azioni forse monotone che si ripetono sempre uguali. Sarà proprio conducendo questa "vita nascosta" che anche noi ci santificheremo, come hanno fatto tanti nostri fratelli e sorelle, sconosciuti ai più, ma che un giorno conosceremo.
Comprendiamo anche noi che la santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel compiere le azioni ordinarie straordinariamente bene, proprio come ha fatto Gesù in quei lunghi anni di vita nascosta. Questa fu la vita di Maria Santissima, una vita che non si distinse per miracoli e predicazioni, ma unicamente per il suo ardente amore a Dio e al prossimo.
Per Gesù venne poi il tempo della predicazione e dei miracoli, ma a Nazareth non lo vollero accogliere, tanto che il Signore proruppe in questa amara constatazione: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6, 4). Il testo del Vangelo dice addirittura che gli abitanti di Nazareth si scandalizzarono a motivo di quella predicazione inaspettata.
La cosa più brutta fu che il Signore non poté compiere nessun prodigio, se non qualche guarigione, evidentemente concessa a qualche anima umile che aprì il suo cuore alla grazia di Dio (cf Mc 6,5). Gesù si meravigliò della incredulità dei più, e andò a predicare in altri villaggi.
Da questo episodio impariamo una triste realtà: la nostra mancanza di fede paralizza in un certo senso l'Onnipotenza di Dio. Spesso anche per noi Gesù non può compiere grandi cose, proprio a motivo della nostra incredulità. Vogliamo dunque rinnovare la nostra fede e chiedere al Signore che la dilati sempre di più.
Un giorno Gesù disse a santa Faustina che pregare è un po' come attingere acqua da un pozzo. Quanto più il secchio è grande, tanto più abbondante sarà l'acqua che si riuscirà ad attingere. Ebbene, il pozzo simboleggia il Cuore di Gesù, la fune raffigura la nostra preghiera, e il secchio rappresenta la nostra fiducia: quanto più la fiducia è grande, tanto più numerose saranno le grazie che riceveremo dal Cuore sacratissimo del nostro Redentore.
Quando la nostra preghiera è fiduciosa diventa molto potente e può ottenere tutto ciò che è veramente utile. Per questo motivo, san Claudio de La Colombiere affermava che la preghiera è l'Onnipotenza di Dio nelle nostre mani. Per questo motivo, san Massimiliano Maria Kolbe scriveva: «Sii un'anima di preghiera e di umiltà, e vedrai anche i miracoli, se sarà necessario». La nostra preghiera sarà sempre ascoltata nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Nota di BastaBugie: consigliamo ai parroci il foglietto per la Messa ad uso dei fedeli per seguire le letture "Il Giorno del Signore". Oltre alle letture, ci sono solo commenti dei Padri della Chiesa. Non contiene altre informazioni che possono distrarre dalla celebrazione. Inoltre le letture sono sempre integrali (anche per la Veglia Pasquale!). Il colore adeguato al tempo liturgico e le preghiere dei fedeli ben fatte rendono questo essenziale foglietto veramente il migliore. Per ulteriori informazioni e per riceverlo in parrocchia, visitare il sito
http://www.ilgiornodelsignore.it/abbonamento.php?dest=0

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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