BastaBugie n°567 del 11 luglio 2018

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1 L'OROSCOPO E' UNA COLOSSALE BUFALA ANTISCIENTIFICA
Lo sapevate che il segno dello Scorpione ''dura'' appena 6 giorni, mentre quello della Vergine ben 45? E che i segni zodiacali sono ''sfasati'' rispetto a 2000 anni fa? (VIDEO: Intervista a Zichichi su scienza e fede)
Autore: Antonino Zichichi - Fonte: Famiglia cristiana
2 I MACELLAI SUBISCONO IL TERRORISMO VEGANO
Dalla Francia all'Inghilterra si diffonde la propaganda vegana che incita i ''seguaci'' ad agire con intimidazioni, minacce e vandalismi a onesti lavoratori
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
3 NEGOZI CHIUSI LA DOMENICA, UNA SCELTA DOVEROSA PER CREDENTI E NON CREDENTI
Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha rilanciato la chiusura degli esercizi commerciali la domenica per salvaguardare la dimensione familiare e quella religiosa
Autore: Giampaolo Crepaldi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 IL CROLLO DELLA SINISTRA NON SCALFISCE LA LORO (PRESUNTA) SUPERIORITA' MORALE E POLITICA
Il PD ( = Perde Dappertutto) non fa nessuna autocritica, ma continua a degradare e marchiare l'avversario: fascista, razzista, omofobo, populista, ecc. (VIDEO: Gli ecosessuali e altre schifezze sponsorizzate dal Pd)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 OLANDA: PER OTTENERE L'EUTANASIA BASTA ESSERE VECCHI
I normali acciacchi dell'età avanzata (problemi di vista, udito, equilibrio) sono sufficienti per avere diritto alla ''buona morte''... e intanto in Francia uccidono Inés, 14 anni, applicando la legge sul fine vita del 2016
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
6 LA SILENZIOSA ISLAMIZZAZIONE DELL'ITALIA
Progetti di nuove moschee, zone per soli musulmani in cui si applica la legge coranica, parcheggi vietati agli infedeli ...e intanto una suora di una scuola cattolica ha portato 60 bambini a visitare la moschea del paese
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 SAN TOMMASO E IL SENSO LETTERALE DELLA BIBBIA
''Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale'' (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 116 che cita San Tommaso d'Aquino)
Autore: Fabrizio Cannone - Fonte: Libertà e Persona
8 CHIESA GNOSTICA E SECOLARIZZAZIONE, IL NUOVO LIBRO DI STEFANO FONTANA
L'eresia gnostica è stata ed è anche oggi il più pericoloso e insidioso nemico della fede cattolica
Autore: Virna Balanzin - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân
9 OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 6, 7-13)
Scuotete la polvere sotto i vostri piedi
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - L'OROSCOPO E' UNA COLOSSALE BUFALA ANTISCIENTIFICA
Lo sapevate che il segno dello Scorpione ''dura'' appena 6 giorni, mentre quello della Vergine ben 45? E che i segni zodiacali sono ''sfasati'' rispetto a 2000 anni fa? (VIDEO: Intervista a Zichichi su scienza e fede)
Autore: Antonino Zichichi - Fonte: Famiglia cristiana, 18 gennaio 2002 (n.3)

(LETTURA AUTOMATICA)

Il calcolo elettronico, i satelliti, le esplorazioni spaziali, la medicina moderna sono esempi di uso della scienza a fini di pace e di progresso civile e sociale. Progresso che nasce dall'avere saputo decifrare molte pagine del Libro della Natura. Qualsiasi fenomeno galileianamente noto (perfettamente misurato e riproducibile) sappiamo spiegarlo come esempio di quella logica rigorosa che in appena 400 anni ci ha portato alla incredibile soglia di una nuova realtà detta Supermondo. Abbiamo capito che le stelle sono candele nucleari che brillano più di neutrini (particelle evanescenti prive di carica elettrica) che di luce. Esse sono distribuite nello spazio cosmico non su un'unica superficie, come veniva immaginata la "sfera celeste", ma a profondità diverse e distanze enormi. Queste formidabili scoperte sulla struttura cosmica del Creato danno ai segni zodiacali il loro vero significato: tentativi inventati migliaia di anni fa nella speranza di capire com'è fatto il mondo. La scienza ha scoperto che non esistono. Né esiste l'influenza degli innocui satelliti del Sole sul nostro futuro. Lo Zodiaco viene dal greco zodiacòs, derivato da zôon, che significa "animale". I Greci associavano le costellazioni a figure di specie animali. Nel corso dei secoli vennero introdotte anche figure di persone (Gemelli, Vergine) e addirittura un oggetto, la Bilancia.

FACCIAMO UN PO' DI CONTI ASTRONOMICI
Passiamo dalle figure ai tempi necessari alla nostra stella (il Sole) per attraversare un determinato segno zodiacale. Non è vero che i dodici segni zodiacali vengono percorsi dal Sole in tempi eguali. Il Sole impiega non un mese, ma appena 6 giorni per attraversare il "segno" dello Scorpione, mentre impiega ben 45 giorni per attraversare il "segno" della Vergine. Ma c'è di più.
La nostra Terra non ha solo i due ben noti movimenti: rotazione a trottola (che ci dà il giorno e la notte) e rotazione attorno al Sole (che produce le quattro stagioni). C'è un terzo movimento di cui non si parla mai: l'asse della trottola-Terra non è immobile nello spazio cosmico. Esso gira (in senso orario) attorno a un asse fisso impiegando 25.800 anni per un giro completo. Prova: i nostri posteri fra un paio di migliaia di anni avranno come Stella polare un'altra stella. Non la nostra. Esattamente come ai tempi di Ipparco (200 a.C.) in cui non c'era la nostra Stella polare. Fu infatti il grande astronomo greco a scoprire questo effetto. A cosa porta? Allo sfasamento tra data di calendario e segno zodiacale. Esempio. Coloro i quali credono di essere nel "segno" del Leone debbono rendersi conto che sarebbe così se fossero nati 2.200 anni fa, quando Ipparco scoprì l'effetto. Adesso il Sole attraversa il "segno" del Leone dal 10 agosto al 15 settembre, non dal 24 luglio al 23 agosto come pensa chi crede nei segni zodiacali. Nel "segno" dello Scorpione il Sole resta appena sei giorni, dal 23 al 28 novembre, non dal 24 ottobre al 22 novembre come stampato nei calendari astrologici.

INSOMMA... L'OROSCOPO È UNA BUFALA
Coloro che volessero credere nei segni zodiacali dovrebbero almeno preoccuparsi di essere nel "segno" giusto. Preoccupazione comunque inutile in quanto le forze in gioco nel Creato, dalle più forti alle più deboli e debolissime, le abbiamo scoperte e capite. Se esistessero forze talmente potenti da dare alle stelle e ai satelliti del Sole la possibilità di determinare il nostro futuro (nonostante le enormi distanze in gioco) queste formidabili forze le avremmo scoperte da tempo. Anzi, sarebbero stati i nostri antenati a scoprirle. E invece già sant'Agostino aveva studiato la validità dei segni zodiacali e degli oroscopi concludendo che il nostro futuro è soltanto nelle mani del Signore, non delle stelle. La scienza dà ragione a sant'Agostino. Chi continua a credere nei segni zodiacali e nella loro influenza sul nostro futuro dovrebbe ricordarsi che se ciò fosse vero non potrebbero esistere la Tv, i telefonini e le moderne tecnologie citate in apertura.

Nota di BastaBugie: per vedere un'intervista all'autore del precedente articolo, il fisico Antonino Zichichi, guarda il seguente video (durata: 12 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=Us-bBAwGwqw

Fonte: Famiglia cristiana, 18 gennaio 2002 (n.3)

2 - I MACELLAI SUBISCONO IL TERRORISMO VEGANO
Dalla Francia all'Inghilterra si diffonde la propaganda vegana che incita i ''seguaci'' ad agire con intimidazioni, minacce e vandalismi a onesti lavoratori
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 27 giugno 2018

(LETTURA AUTOMATICA)

«Contiamo sul sostegno del governo perché cessino il più rapidamente possibile le violenze fisiche, verbali e morali contro la nostra categoria da parte dei vegani». È l'appello lanciato in una lettera aperta al ministero degli Interni dal presidente della Confederazione francese dei macellai, Jean-François Guihard. «I 18 mila artigiani macellai francesi sono preoccupati dalle conseguenze dell'eccessiva sovraesposizione mediatica dello stile di vita vegano», scrive dichiarandosi «scioccato» che una piccola minoranza della popolazione «voglia imporre all'immensa maggioranza il suo modo di vivere, per non dire la sua ideologia».

APOLOGIA DI TERRORISMO
Negli ultimi mesi c'è stato un aumento di violenze nei confronti delle macellerie e dei macellai nel paese. In Alta Francia sette negozi sono stati cosparsi di sangue finto in aprile. Alcuni estremisti hanno infranto le vetrine di altri due locali, ricoprendone i muri di graffiti: «Stop allo specismo». Episodi simili si sono verificati anche in Occitania, ma l'episodio più grave è sicuramente quello di fine marzo, quando una militante vegana ha gioito per l'uccisione di un macellaio durante l'attentato jihadista di Trèbes. La donna, condannata a sette mesi di prigione per "apologia di terrorismo" ha scritto sui social media: «Siete scioccati che un assassino venga ucciso dai terroristi? Io no, ho zero compassione per lui, c'è ancora una giustizia».
«Davanti a questa escalation di violenza, quale sarà la prossima tappa?», si chiede la Confederazione nella lettera, come riportato dal Figaro, aggiungendo che «qualche individuo o qualche organizzazione vuole seminare il terrore con intimidazioni e violenza sia a volto coperto sia a volto scoperto». I macellai francesi non sono gli unici a protestare contro i vegani. In Inghilterra ha alzato la voce il direttore esecutivo della Countryside Alliance, organizzazione no profit con oltre 100 mila iscritti che ha come obiettivo quello di «dare voce alla Gran Bretagna rurale».

VIVIAMO NEL TERRORE
«Gli attacchi contro macellai, mercati e mattatoi, che continuano a crescere, sono una propaggine delle campagne per i diritti degli animali che si vedono spesso per le strade. Usano le stesse tattiche, abusi su internet compresi», ha dichiarato a fine maggio al Telegraph Tim Bonner. Il riferimento è in particolare a quanto avvenuto ad Ashford, nel Kent, dove la macelleria Marlow è stata attaccata da attivisti vegani che hanno dipinto con vernice rossa porta, vetrina e muratura del locale con le scritte: «Basta uccidere animali» e «Go Vegan». Il proprietario, Wayne Marlow, ha dichiarato alla stampa: «Su internet riceviamo sempre più minacce. È diventata una cosa ridicola: non solo minacciano di distruggere il nostro negozio, ma cercano di demolire la nostra reputazione lasciando commenti negativi e recensioni pessime. Dicono che faranno saltare in aria il locale. Viviamo nella paura, ci svegliamo la notte: ci stanno terrorizzando».
Gli estremisti vegani ritengono che non ci sia alcuna differenza ontologica o morale tra gli esseri umani e gli animali e per difendere questi ultimi si sentono in diritto di tormentare e usare violenza contro i primi. Con qualche distinguo: «Queste persone non attaccano mai le grandi catene, si limitano a colpire i piccoli negozi indipendenti», continua Bonner. «Sono dei codardi». Countryside Alliance punta il dito anche contro i grandi social network, che spalleggiano gli estremisti vegani e non sanzionano né bloccano gli insulti e le minacce: «È incomprensibile. Quando delle minoranze vengono colpite, agiscono subito. Ma se si tratta dei macellai o di altri, la risposta è ben diversa».
Davanti a simili episodi di violenza, continua la Confederazione dei macellai francese, non ci si può girare dall'altra parte e bisogna chiamare le cose con il loro nome: «Come si può stigmatizzare una parte della popolazione per la sua professione? Questa è una forma di terrorismo che si fonda su una propaganda che si nutre di disinformazione e intimidazione. Alla disinformazione noi rispondiamo ogni giorno riaffermando la verità. Ma lasciateci lavorare in pace! Lasciate che i francesi mangino in pace ciò che vogliono!».

Fonte: Tempi, 27 giugno 2018

3 - NEGOZI CHIUSI LA DOMENICA, UNA SCELTA DOVEROSA PER CREDENTI E NON CREDENTI
Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha rilanciato la chiusura degli esercizi commerciali la domenica per salvaguardare la dimensione familiare e quella religiosa
Autore: Giampaolo Crepaldi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/06/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha rilanciato la proposta della chiusura degli esercizi commerciali nel giorno di domenica, intendendo così abolire la normativa di completa liberalizzazione attuata da precedenti governi. La proposta è oggetto di discussione e sia i partiti che i soggetti sociali stanno prendendo posizione.
Da parte nostra ci auguriamo che la proposta diventi presto realtà e che trovi appoggi nella società e nella politica. L'idea è ampiamente condivisibile e segnerebbe un interessante cambiamento delle politiche del lavoro, da vedersi nei suoi più ampi rapporti con la famiglia e le esigenze non solo materiali della persona.
Ricordo che già la Rerum novarum di Leone XIII, nel lontano 1891, chiedeva espressamente che la legislazione sul lavoro prevedesse il riposo domenicale affinché il lavoratore potesse ritemprare le membra dalla fatica e accudire agli impegni religiosi del dì di festa. In questo modo egli voleva mostrare il reciproco beneficio che si facevano l'un l'altra la dimensione sociale e quella spirituale. Il lavoro è una dimensione molto importante per la vita dell'uomo, per la sua famiglia e per la società intera - Giovanni Paolo II disse addirittura che era la chiave dell'intera questione sociale - ma proprio perché tale, esso deve essere collocato dentro una dimensione pienamente umana. La motivazione religiosa per chiedere il riposo domenicale confermava e dava ulteriore forza alla motivazione umana, familiare e sociale. La secolarizzazione ha via via ridotto la motivazione religiosa, ma bisogna riconoscere che con ciò ha ridotto anche quella umana e puramente sociale.

IL RIPOSO DOMENICALE SALVAGUARDA LA DIMENSIONE FAMILIARE E QUELLA RELIGIOSA
Sono due le dimensioni della vita sociale che il riposo domenicale esteso alla maggior parte della popolazione senz'altro valorizza. La prima è la dimensione delle relazioni familiari. Molti lavoratori del commercio sono costretti a fare turni di lavoro anche di domenica, impedendo alla famiglia di ritrovarsi insieme. In alcuni casi i genitori lavorano per turni durante tutta la settimana e i momenti di compresenza in famiglia di ambedue sono rari.
Anche quando i lavoratori non facessero turni di lavoro domenicale, tuttavia l'apertura generalizzata dei negozi e dei grandi centri commerciali non dà la sensazione sociale della pausa, della sospensione delle usuali attività di produzione e di acquisto per avere lo spazio per fare altro. Non si tratta di demonizzare né la produzione né gli acquisti con facili accuse, talvolta molto ideologiche e retoriche, di consumismo. Si tratta piuttosto di segnalare il bisogno di un momento di salutare discontinuità nella ripetizione di prassi e di ritti economici e sociali, l'apertura di finestre di vita per godere di altri aspetti della vita stessa.
La seconda dimensione è quella religiosa. Non si tratta solo di avere la possibilità di partecipare alla santa Messa domenicale che i turni di lavoro possono rendere più difficile, ma di predisporre lo spazio spirituale affinché i cuori possano guardare in alto. Una giornata di gratuità, di lode, di festa, di dono: tutti sentimenti che aprono alla dimensione religiosa. Fermarsi e saper gustare il gratuito è già una apertura al trascendente. C'è un dovere di "cercare" Dio e Giovanni Paolo II, nell'enciclica Centesimus annus (1991), vedeva nella richiesta di Leone XIII di cento anni prima un primo elemento del diritto alla libertà religiosa. Anche su questo si fondava e si fonda il diritto al riposo domenicale.

SENZA LA DOMENICA NON POSSIAMO VIVERE
Per i cattolici, poi, la domenica è il giorno del Signore. In più occasioni i vescovi italiani hanno dato insegnamenti pastorali di grande valore su questo tema. Vorrei ricordare qui la Nota pastorale "Il giorno del Signore" del 1984, oppure la Nota pastorale "Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia" del 2004. Per diversi anni è stata promossa nella Chiesa italiana la campagna "Senza la domenica non possiamo vivere". Non si tratta di evasione, ma di recupero di energie vitali per tutti.
Nella società pluralista di oggi, il riposo domenicale potrebbe sembrare una discriminazione verso altre giornate di riposo legate ad altre tradizioni religiose che non sia quella cristiana. Estendendo questo principio fino all'estremo, ogni giorno della settimana potrebbe essere considerato da qualcuno degno di riposo settimanale in virtù della sua visione di vita a carattere più o meno religioso. Riteniamo però che questa concezione relativistica del riposo domenicale ne svuoti il senso, che deve rimanere comunitario e non parcellizzato nei vari individualismi. Se così fosse esso riproporrebbe la logica del grande centro commerciale, che ognuno frequenta da solo per appropriarsi di qualche bene o servizio a lui caro.
Il riposo nel giorno di domenica è congruo con la religione cristiana che ha animato e anima la nostra civiltà di elementi di verità e di bene, quindi merita di essere primariamente e pubblicamente considerato.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25/06/2018

4 - IL CROLLO DELLA SINISTRA NON SCALFISCE LA LORO (PRESUNTA) SUPERIORITA' MORALE E POLITICA
Il PD ( = Perde Dappertutto) non fa nessuna autocritica, ma continua a degradare e marchiare l'avversario: fascista, razzista, omofobo, populista, ecc. (VIDEO: Gli ecosessuali e altre schifezze sponsorizzate dal Pd)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 3 luglio 2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Fra le allegre e colorate vie di Siena, in festa per il Palio della Madonna di Provenzano, a una settimana dallo tsunami elettorale, si aggirano come naufraghi certi notabili e intellettuali della Sinistra cittadina che, interpellati dai giornali nazionali, si dicono "sotto choc" e sbigottiti per il crollo di un dominio rosso durato 70 anni.
Anche negli altri capoluoghi toscani il PD è diventato l'acronimo di Perde Dappertutto. E non può nemmeno dar la colpa ai fantomatici hacker russi per la sua sconfitta a Massa, Pisa e Siena (MPS), dopo aver perso le altre città toscane.
Gli esponenti della Sinistra si aggirano come fantasmi sulle pagine dei giornali senza capacitarsi. Trovano inspiegabile che gli elettori licenzino loro che sono "il meglio", i civili, gli illuminati e scelgano invece i cattivi, i barbari.

MAI NESSUNA AUTOCRITICA
Perciò, pur dilaniandosi nelle liti intestine, non fanno mai nessuna autocritica (anche il caso Monte dei Paschi - a sentir loro - è stato colpa "degli altri").
Era - quello toscano - l'ultimo impero rosso in Europa. E' crollato per la ventata fresca di un popolo che si è stufato e ha mandato a quel paese una Sinistra che ha dimenticato i bisogni e le sofferenze della gente comune e ha fatto disastri.
Il nostro era un Pci ormai trasformatosi in establishment "politically correct", che in Toscana continuava a dominare il territorio con il suo soffocante blocco di potere, ma - nella sua patinata immagine pubblica - da anni aveva sostituito l'amore per l'Urss e per i "socialismi reali" con la sudditanza psicologica e politica verso l'America irreale: la Casa Bianca dei Clinton e di Obama, i mercati e la tecnocrazia europea.
Oggi da Siena e Pisa a New York, passando per Roma, Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles, nelle nomenklature "progressiste" domina lo stesso choc e lo stesso sbigottimento.
Si chiedono tutti: com'è possibile che abbiano vinto i barbari? Perché il popolo ha scelto gli "incivili", preferendoli a noi che siamo - per definizione - "la civiltà" e la luce del mondo?
Nei ricchi attici di Manhattan - quelli immortalati da Tom Wolfe come "radical chic" - ancora si domandano perché gli americani abbiano votato il mostro Trump e - addirittura - come egli sia ancora in sella (rafforzato da un consenso crescente).
Nelle sale da thè londinesi tutt'oggi si domandano come sia stato possibile permettere alla plebe britannica di far vincere la Brexit.
Mentre sulle terrazze romane, sotto choc per la disfatta del 4 marzo, inorridiscono vedendo il barbaro Salvini che ha conquistato il governo e - sempre più - il consenso degli italiani.

MALUMORE VERSO IL POPOLO
Lo sconcerto di queste élite riesce a malapena a nascondere il loro sprezzante malumore verso il popolo. Non a caso - dopo la Brexit e dopo Trump - qualcuno di questi illuminati arrivò a mettere in discussione il suffragio universale.
Non potendo - almeno per ora - imporre un governo delle aristocrazie che abolisca la democrazia (anche se hanno imposto governi tecnici in Italia o governi telecomandati dalla troika altrove) provano almeno a imbavagliare la rete che non riescono a controllare e che ha permesso alla gente di scavalcare il muro di piombo dei media, schierati con le élite.
Ormai l'establishment si sente assediato dai populisti: alla Casa Bianca c'è il capo mondiale del populismo barbarico, al Cremlino ha stravinto ancora l'altra faccia (quella orientale) del populismo.
Poi vedono immerso nel populismo tutto l'est europeo, Austria compresa (citano "i paesi di Visegrad" con il disgusto che dovrebbero avere - e non hanno - verso certe dittature). In Gran Bretagna hanno vinto i populisti della Brexit.
E' comico vedere la Sinistra italiana aggrapparsi disperatamente a Macron e Merkel che certo non sono di sinistra. Oltretutto perché in Francia Macron, che vinse con percentuali minoritarie, ha i suoi grossi problemi. E in Germania la Merkel - che già fu azzoppata dalle elezioni - è ora destabilizzata dai bavaresi del suo partito, anch'essi populisti.
Nella UE - ultima ridotta delle élite - i cosiddetti "populisti" hanno il vento in poppa e alle elezioni europee della prossima primavera puntano alla vittoria.
Per la narrazione oggi dominante dei media si diventa populisti quando si ascolta il popolo (con i suoi bisogni) anziché obbedire alle élite. In Italia alla sinistra è rimasta, perché ce l'ha nel Dna, l'abitudine di degradare e "marchiare" l'avversario: fascista, razzista, populista.
Come osservava Luca Ricolfi quelli di sinistra sono convinti "di rappresentare la parte migliore del paese, di essere titolari di una superiorità etica, culturale e politica" e "guardando alla parte avversa come a dei barbari da educare o da tenere alle porte ne sottovalutano anche le buone ragioni".
Non riconosceranno mai i loro errori. In America come in Italia, non avendo più il popolo e avendo verificato l'inutilità del monopolio dei media, sperano in qualche rovesciamento di potere provocato dal Deep State Usa, dalla magistratura, dalla Bce, dai mercati o dall'Unione Europea.
Per farsi assegnare la vittoria a tavolino dopo aver perso sul campo.

Nota di BastaBugie: nel seguente video ''Il Pd spende 800mila euro per un Festival pro Lgbt'' (durata: 5 minuti) Matteo Montevecchi spiega chi sono gli ecosessuali e altre schifezze sponsorizzate dalla sinistra in Italia


https://www.youtube.com/watch?v=4zVpNUuJmQo

Fonte: Libero, 3 luglio 2018

5 - OLANDA: PER OTTENERE L'EUTANASIA BASTA ESSERE VECCHI
I normali acciacchi dell'età avanzata (problemi di vista, udito, equilibrio) sono sufficienti per avere diritto alla ''buona morte''... e intanto in Francia uccidono Inés, 14 anni, applicando la legge sul fine vita del 2016
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 27/06/2018

(LETTURA AUTOMATICA)

La commissione di controllo dell'eutanasia in Olanda ha inviato a tutti i medici di base del paese il nuovo codice di condotta da seguire per quanto riguarda la "buona morte". Rispetto a quello del 2015 c'è un'importante novità: i normali acciacchi che sopraggiungono durante la vecchiaia sono ormai sufficienti per richiedere e ottenere l'iniezione letale.
Si legge nel documento di 138 pagine: «Se un paziente vuole ricevere l'eutanasia, le sue sofferenze devono essere di natura medica. Ma non deve per forza essere affetto da una patologia terminale. L'accumulo di difficoltà tipiche della vecchiaia - come problemi di vista, problemi di udito, osteoporosi, artrite, problemi di equilibrio, declino cognitivo - possono causare sofferenze insopportabili senza prospettive di miglioramento. Se una o più condizioni insieme causano al paziente una sofferenza che lui considera insopportabile», deve essere autorizzata l'eutanasia.

CRITERIO SOGGETTIVO
L'anno scorso aveva fatto scalpore il tentativo di approvare in Parlamento la legge "Vita completa", che dava a tutti gli individui sopra i 75 anni, a prescindere dalle condizioni fisiche e psicologiche, il diritto di ottenere l'eutanasia. La legge era stata rinviata di almeno 18 mesi, a causa della gravità delle implicazioni della norma e del disaccordo tra i partiti politici. Il nuovo codice di condotta approvato dalla commissione di controllo dell'eutanasia rende non soltanto inutile quella legge, ma la supera perché le condizioni tipiche della vecchiaia elencate per le quali è possibili ricorrere alla "buona morte" possono comparire ben prima dei 75 anni.
Nel documento si sottolinea poi che «il criterio è del tutto soggettivo perché ciò che è sopportabile per un paziente potrebbe non esserlo per un altro». Il ru0lo del medico in questo caso è di mero esecutore, dal momento che gli è richiesto soltanto di «mettersi nei panni e dalla parte del paziente». In questo modo si ribalta non soltanto il ruolo della medicina, ma anche quello della legge, che nel 2002 era stata approvata solo per quei «casi eccezionali» in cui il paziente aveva una prospettiva di vita non superiore a sei mesi a fronte di malattie terminali.

PIANO INCLINATO
Il nuovo codice di condotta è stato approvato dopo che il ministero della Giustizia ha aperto cinque fascicoli a carico di altrettanti medici per negligenza e irregolarità nell'applicazione della legge. In particolare, è stata messa sotto accusa la famigerata clinica "Fine vita", che ha concesso l'eutanasia a una donna di 84 anni che non aveva particolari patologie, se non una crescente difficoltà a deambulare. Il suo medico di base le aveva rifiutato l'iniezione letale, proponendole interventi di cura alternativi, lei si era opposta rivolgendosi appunto alla clinica, che ha predisposto tutto per l'uccisione appena un mese dopo la richiesta.
Davanti a un simile stravolgimento della legge è impossibile non parlare di quel "piano inclinato" che tanti partigiani dell'eutanasia squalificano come pretestuoso. Quando si apre, anche in modo impercettibile, la porta all'idea che le vite non hanno tutte lo stesso valore e che quando la vita è fragile e malata, allora può essere eliminata, richiudere la porta è impossibile. L'Olanda dimostra che quella porta si spalanca sempre di più e lo dicono anche i numeri: nel 2002 sono morte con l'eutanasia 1.882 persone, nel 2017 ben 6.585, cioè il 250% in più. Ormai il 4,4% dei decessi in Olanda si deve all'eutanasia. Le iniezioni letali somministrate aumentano da 15 anni, al pari degli abusi, che spesso vengono tollerati. Inoltre, secondo uno studio del New England Journal of Medicine (Nejm), intitolato "Decisioni sul fine vita in Olanda", circa il 23% dei casi non viene riportato (nel 2017 i morti sarebbero dunque 8.100).

Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati, nell'articolo seguente dal titolo "Inés, in coma: uccisa contro la volontà dei genitori" spiega che la legge sul fine vita in Francia funziona così: medici e giudici hanno deciso di cessare ogni supporto vitale a una ragazzina di 14 anni perché "le possibilità di miglioramento sono quasi nulle". E per eseguire la sentenza interviene anche la polizia.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 giugno 2018:
Da Reims, dove Vincent Lambert sta attendendo la decisione del tribunale di Châlons-en-Champagne, spostandosi verso est poco più di 200 km, siamo a Nancy, dove una sentenza di morte è già stata consumata.
Inés, 14 anni, in coma dal 22 giugno 2017 è morta giovedì scorso, anzi è stata uccisa, dopo che martedì, in ottemperanza alla legge Claeys-Leonetti (2016) sul fine vita, i medici hanno deciso di cessare di ventilare, nutrire e di idratare la giovane. Contrari i genitori, ma poco importa il loro parere. Di fronte ad un minore, sono i medici, "riuniti in procedura collegiale" - tengono a precisare - a poter decidere. Il consesso scientifico non ammette replica.
E così hanno sentenziato, nel loro delirio di onnipotenza, che "le possibilità di miglioramento sono quasi nulle" e che lo stato vegetativo persistente in cui si trova Inés "non le permetterà mai più di avere la minima relazione con i suoi familiari". La politica ha rinunciato alla sua vocazione ed ha consegnato nelle mani della scienza, degli esperti, dei periti il potere di trasformare possibilità di miglioramento quasi nulle in totalmente nulle; abbiamo concesso loro il potere di prevedere il futuro in modo infallibile e di decidere che cosa sia una relazione.
A nulla erano valsi i ripetuti ricorsi dei genitori, prima al tribunale amministrativo, poi alla Corte d'appello, al Consiglio di Stato e infine alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ma che ci stanno a fare tutti questi organismi, se non difendono la vita di una ragazza da una morte certa e terribile? E se non difendono i suoi genitori dal vedersela ammazzare senza poter far nulla? Forse, come scriveva Platone nella Repubblica, è perché l'opera d'arte dell'ingiustizia è quella di apparire giusta, senza esserlo: e allora servono apparati specializzati in apparenza. Fatto sta che la giustizia è ormai divenuta molto peggio dell'ingiustizia. E che se dall'ingiustizia in qualche modo ci si può difendere, sembra ormai impossibile divincolarsi dalle mani della giustizia.
I professionalissimi medici dell'ospedale di Nancy hanno provveduto a tutto, compresa la presenza "delle forze dell'ordine per calmare e far fronte ad ogni situazione". Magari anche alla reazione di un genitore reazionario che a vedere morire ammazzata la propria figlia proprio non ci sta. Sembra di rivedere la vicenda di Alfie, quasi fin nei minimi particolari. La madre ha raccontato che erano presenti otto agenti, quattro per tenere lei e quattro per il padre...
E non è questo il solo lato straziante della vicenda. E' sempre la madre a raccontare quei due terribili giorni in cui lei e il marito hanno dovuto assistere impotenti alla morte della figlia, che "diventava sempre più blu". Anche loro hanno chiesto, come i genitori di Alfie, un po' di ossigeno per alleviare la sofferenza della figlia, ma niente da fare. "Ho detto loro che non erano umani, che non avevano cuore". Così si esprime il buon senso, che da tempo non abita più nei palazzi di giustizia e negli studi medici.
L'avvocato aveva provato un ultimo tentativo: "Ho inviato un ufficiale giudiziario per fare un'intimazione ed ottenere l'accesso all'intero dossier medico d'Ines. Perché io sono avvocato, ma anche medico e avrei voluto dare il mio punto di vista". Ma il tentativo è andato a sbattere contro il muro di gomma della dolce morte. E a quella fredda, tremenda fretta di togliersi dai piedi un essere umano ritenuto inutile.

Fonte: Tempi, 27/06/2018

6 - LA SILENZIOSA ISLAMIZZAZIONE DELL'ITALIA
Progetti di nuove moschee, zone per soli musulmani in cui si applica la legge coranica, parcheggi vietati agli infedeli ...e intanto una suora di una scuola cattolica ha portato 60 bambini a visitare la moschea del paese
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-05-2018

(LETTURA AUTOMATICA)

L'Italia che si rifà il profilo pare un Paese inconsapevole. Le più popolose città del Belpaese sono dotate, ormai, di no go zone islamiche, i quartieri ghetto il cui accesso è vietato ai non musulmani. Centri religiosi islamici abusivi e parcheggi inaugurati nel "nome di Allah", sono, invece, il nuovo che avanza.
E può succedere allora che a Legnano tutti i venerdì, all'ora di pranzo agli automobilisti che non credono nel Corano è vietato il parcheggio. Un calvario imposto dalla comunità musulmana in via XX Settembre, nelle immediate vicinanze dell'Associazione culturale italo-araba, un vero e proprio luogo di culto a detta degli stessi fedeli che la frequentano. «Tutti i venerdì di preghiera, dalle 12 alle 14 - racconta la gente che abita la zona - davanti ai posti auto pubblici si posizionano delle "sentinelle" avvolte in tuniche e veli. E lì fanno parcheggiare solo coloro che credono nella religione islamica. Se non sei uno di loro ti rispondono che quel parcheggio è riservato ad altri. E guai a lamentarsi».
A Brescia dove oggi oltre il 18% dei residenti sono immigrati, e camminare per le strade principali vuol dire anche incappare in saracinesche con cartelli attaccati con lo scotch che pubblicizzano corsi in arabo e assistenza fiscale e familiare, da ieri sono esattamente due anni che una vecchia cascina è stata trasformata in moschea. Là nel 2016 l'Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) e il Qatar mettevano la prima pietra di una "nuova collaborazione" con la comunità islamica bresciana e battezzavano il parcheggio della moschea in 'piazza Allah'. La realizzazione, a cui ha generosamente contribuito con 100 mila euro (su 140 mila) la Qatar charity foundation, è intoccabile, ed è l'orgoglio dei sessantuno mila musulmani che vivono nel bresciano.

NO-GO-ZONE (AREE VIETATE AI NON MUSULMANI)
Difficile intenderli, quelli sopra riportati, come casi marginali o, comunque, poco significativi. È da sempre che il secolarismo ama 'consigliare' ai cristiani, in nome dell'armonia sociale, di tenere la religione alla larga dagli spazi pubblici, perché un fatto privatissimo. E un fatto privato non dovrebbe mai essere trascinato nella pubblica piazza. Ma una piazza nuda, spogliata volutamente dell'identità culturale che caratterizza un popolo, vuol dire una piazza da vestire. E lo sa bene l'islam che, nel processo d'islamizzazione dell'Occidente in corso, ha imparato ad approfittarne. Perché alla religione islamica non basta pretendere ed ottenere la rimozione di un crocifisso o di un presepe da uno spazio pubblico.
Più spesso che fondare nuove città, i nuovi sovrani islamici hanno, fin dagli albori del loro credo, occupato le città esistenti e trasformate in base alle esigenze della nuova società islamica. Il loro è stato fin dall'inizio un processo di "trasformazione" che si è dimostrato decisivo per lo sviluppo di Medina, per esempio. Da allora lo scopo è far assomigliare i luoghi che vanno ad abitare sempre più a loro stessi, plasmarli a immagine e somiglianza di una religione che tutti dimenticano essere un progetto politico.
Ora, controllare la piazza pubblica nell'Occidente che hanno ripreso ad occupare, non implica necessariamente il controllo del territorio geografico, ma la cosa aiuta sicuramente. I musulmani in realtà già controllano e occupano un numero crescente di strade e piazze in tutta Europa. Sono gli spazi pubblici che occupano per la "preghiera", senza fatica e con il favore delle autorità. E sono là, visibili a tutti. Devono esserlo. Impongono una presenza importante scandita da orari sui quali è vietato transigere, impongono restrizioni negli spazi pubblici, impongono zone di confine. L'islam che arriva in Europa tende a radunarsi in ghetti, le "no-go-zone". Aree vietate ai non musulmani e pericolosissime per le donne bianche - pena le violenze sessuali -, e in cui la legge dello Stato è soppiantata dalla shari'a.  Perché l'islam agisce sempre per scoraggiare l'integrazione.

IL PROCESSO DI ISLAMIZZAZIONE
E una piazza dedicata ad Allah, allora, è una vittoria, un passo in più nel processo di islamizzazione. Quel complicato processo in virtù del quale le popolazioni islamiche soppiantarono, e soppiantano, i popoli, le civiltà e le religioni dei paesi vinti. Un processo a due modalità: quella della fusione (conversione della cultura locale) e quella della conflittualità (massacri, riduzione in schiavitù).
Maometto, un signore della guerra, ha insegnato, del resto, ai suoi discepoli a pensare globalmente - Sayyid Abul A'la Maududi, uno dei più importanti teorici islamici del XX secolo, ha scritto che "l'Islam richiede la terra - non solo una parte, ma l'intero pianeta" -, ma anche ad avere pazienza ed agire localmente. Essere costretti ad un deviazione perché la strada verso casa è bloccata da musulmani scalzi in preghiera, significa proprio questo. Ma allo stesso tempo si tratta anche di una recriminazione: lamentare l'insufficienza di moschee. "Siamo qui", ci dicono, "siamo tanti. Dateci quello che vogliamo, o vi renderemo la vita impossibile".
I musulmani in Europa sono abituati a fare richieste, e a trovarle soddisfatte repentinamente. I menu halal, le sale di preghiera nelle scuole, l'esenzione dagli studi sull'Olocausto, gli impegni scolastici procrastinati in ossequio al Ramadan, presepi e crocifissi da mettere da parte, recite di Natale annullate, il richiamo alla preghiera del venerdì in filo diffusione per le città, sono solo alcune delle richieste avanzate e ottenute.
Eppure nei paesi a maggioranza musulmana, i cristiani non godono della medesima libertà. I cristiani che cercano di portare la loro religione nella pubblica piazza rischiano il carcere o addirittura l'esecuzione capitale. Si tratta di "condizioni" antiche stabilite dal secondo Califfo poco dopo la morte di Maometto. Il "patto di Omar" è una lista di cose da fare e non fare per "governare" la vita dei cristiani che vivono nei loro confini. Il califfo Omar volle ricordare ai cristiani, per esempio, che non sono "autorizzati a costruire o riparare chiese"; "non devono cantare a squarciagola"; "non devono mostrare croci sulle chiese o alzare la voce in preghiera"; "non devono rendere attraente la loro religione, né cercare di convertire qualcuno in essa"; "devono mostrare rispetto nei confronti dei musulmani". Ma la lista è molto più lunga e, soprattutto, difficilmente fraintendibile.
E la sottomissione della pubblica piazza ad Allah, a Ovest del mondo, è la ragione d'essere dell'islam a cui l'Occidente sta cedendo.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano, nell'articolo seguente dal titolo "Scuola cattolica in moschea islamizzazione nascosta" parla dei bambini delle elementari seduti e scalzi sui tappeti di una moschea. Succede a Caltanissetta dove una 60ina di studenti di una scuola cattolica è stata accompagnata dalla suora a visitare la locale moschea. Un'opera nascosta di daʿwa, il proselitismo islamico, travestito da innocenti scambi "culturali".
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 aprile 2018:
Bambini delle elementari seduti sui tappeti di una moschea. Succede a Caltanissetta dove una 60ina di studenti di una scuola cattolica, L'Oasi Cristo Re è stata accompagnata dalla direttrice della scuola, una suora e da due docenti a visitare la locale moschea. Il tutto all'interno della festa dei Popoli organizzata dalla Caritas locale. Dalle cronache dei giornali si apprende che l'iniziativa è stata resa possibile grazie al coinvolgimento del Centro Islamico di Caltanissetta che dal 2009 ha una moschea nel capoluogo nisseno.
I bambini delle classi IV e V hanno mangiato dolci offerti dall'imam e ascoltato le spiegazioni sulla religione islamica. Tutto all'insegna del dialogo e dell'accoglienza. "Abbiamo dato alcune indicazioni sulla nostra religione, sul significato di alcune parole, quali ad esempio imam e siamo rimasti colpiti dalla loro curiosità", ha dichiarato il portavoce della comunità islamica locale.
Si tratta di un'iniziativa che dietro l'apparente innocenza, mostra in realtà molti rischi. A onor di cronaca va detto che le scolaresche sono state accompagnate anche a visitare altri templi e chiese della cittadina, tra cui quello ortodosso. Ma ciò che si fatica a cogliere in questa iniziativa è l'accettare sic et simpliciter che la conoscenza passi per forza dal mescolamento delle identità.
Facile conoscere in questi termini una realtà che si vuole mostrare come amica e accogliente. Più difficile però spiegare anche le ragioni del perché queste iniziative rischiano di fare il gioco di una cultura, quella islamica, che è naturaliter anti cristiana.
Dato che ai bambini sono state spiegate alcune parole dell'Islam, chissà se l'imam avrà detto loro anche il significato della parola daʿwa. In arabo è l'azione di proselitismo dell'islam. Si tratta di una parola che letteralmente vuol dire "propaganda, appello, richiamo". E per i musulmani l'azione di invitare il prossimo all'islam è un dovere e colui che si prodiga nel fantomatico esercizio di convincere il prossimo ad abbracciare l'islam è un dāʿī.
Ora, non c'è dubbio che l'imam di Caltanissetta sia un bravo islamico, così bravo che, aprendo le porte della moschea ai bambini, ha compiuto quello che deve fare un buon musulmano: un'azione politica che mira all'islamizzazione sociale e civile del luogo in cui agisce. Sostanzialmente, come ha detto la scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali quello che la "lunga marcia attraverso le istituzioni fu per i marxisti del ventesimo secolo: una sovversione dall'interno, l'uso della libertà religiosa per sconvolgere quella stessa libertà" è la daʿwa per gli islamici di oggi.
Qualcuno potrebbe scandalizzarsi perché in fondo ai bambini non è stata imposta la preghiera. Vero, ma non del tutto. Nella cronaca della giornata si specifica chiaramente che ai bambini è stato fatto togliere le scarpe. Si tratta non di un gesto di bon ton, ma di un rituale di sicuro impatto che prelude ad un'attività di culto su un terreno che è considerato sacro e inviolabile nel nome dell'Islam. E sempre quel qualcuno potrebbe obiettare che anche nelle chiese italiane orde di turisti, spesso anche bambini, visitano navate e cappelle consacrate a Dio. Vero, ma in quel caso lo scopo è meramente storico artistico, non cultuale. Lo dimostra il fatto che a nessun insegnante verrebbe in mente di chiedere ai bambini di stare in ginocchio mentre ascolta le lezioni sulla Pietà di Michelangelo.
A Caltanissetta invece, tra un dolcetto e l'altro, si è parlato di Islam con i crismi con i quali di deve svolgere la corretta daʿwa. E tra questi vi è anche la compiacenza di un occidente, anche cattolico che crede, così facendo, di dare un contributo all'accoglienza e all'unione fraterna.
Ovviamente, senza dirlo, ma il messaggio finale per i bambini è il solito di stampo relativista: noi abbiamo la nostra religione e loro hanno la loro. Nessuna di queste deve avere la pretesa di essere quella vera.
Intanto però l'imam può farsi fotografare tutto contento perché in fondo il suo obiettivo è stato raggiunto e senza spaventare con paroloni minacciosi come jihad. Perché infatti laddove la jihad opera per terrorizzare e mira a sottomettere, la da'wah mira a ingannare ed asfaltare la strada dell'islamizzazione. Lo si può fare in molti modi, a cominciare dalle politiche demografiche. Ma un modo, apparentemente tranquillo, è anche quello di una visita di cortesia a base di pasticcini, che al loro interno hanno però una sorpresa sgradita: quella dell'islamizzazione inconsapevole.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-05-2018

7 - SAN TOMMASO E IL SENSO LETTERALE DELLA BIBBIA
''Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale'' (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 116 che cita San Tommaso d'Aquino)
Autore: Fabrizio Cannone - Fonte: Libertà e Persona, 28 giugno 2018

(LETTURA AUTOMATICA)

L'estate direi che è la stagione più propizia per la lettura e la meditazione. Le vacanze, il tempo libero, il fattore climatico, un certo legittimo desiderio di evasione ed infine l'importanza - avvertita soprattutto dalle persone profonde - di formarsi e di riflettere.
San Tommaso è di uno quegli autori che difficilmente si riescono ad esaurire in una sola esistenza. Leggere tutte le opere di Manzoni, di Petrarca, di Pirandello o di Shakespeare, è difficile, ma non è impossibile. E c'è chi c'è riuscito senza pena, in anni di intense letture.
Le opere di Tommaso d'Aquino hanno una profondità, una vastità e una complessità difficilmente raggiungibile, e molti studiosi tomisti mi hanno rivelato di aver impiegato molti anni per leggere la sola Summa teologica, il testo sicuramente più autorevole dell'immenso teologo italiano (oggi disponibile, in 4 volumi, ed in una nuova eccellente traduzione, a cura delle ESD di Bologna).
Ma san Tommaso oltre che teologo (Summa theologiae, Commento alle Sentenze e Summa contra Gentiles), fu anche filosofo (con i celebri studi su Aristotele, Boezio e gli undici volumi delle Quaestiones Disputatae) e ottimo esegeta della Sacra Scrittura.
Quest'ultima sua caratteristica è la meno nota e forse un minimo anche la meno riconosciuta da certi teologi della Chiesa. Costoro, per varie diverse ragioni, sono ostili alla Scolastica medievale e vorrebbero - pazzescamente, il faut le dire - ridurre Tommaso ad una sorta di Aristotele cattolico, né biblico, né realmente "cristiano" poiché carente di impregnazione scritturistica nelle sue opere.

LA REALTÀ È ESATTAMENTE ALL'OPPOSTO
Non solo tutte le opere di san Tommaso, ove più ove meno, sono delle riflessioni che tengono conto della Rivelazione divina e dei dogmi della fede, ma l'Angelico ha anche "commentato alcuni libri biblici, in particolare Isaia, Geremia, i primi cinquanta Salmi, Giobbe, i Vangeli di san Matteo e di san Giovanni e le Lettere di san Paolo" (Tommaso d'Aquino, Commento al Vangelo secondo Matteo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2018, 2 volumi, di pagine 1194 ciascuno, euro 98, p. 5).
E non è davvero poco, specie in mancanza di web, pc ed altre moderne facilitazioni.
Il domenicano Roberto Coggi, traduttore del libro, nota con legittimo stupore che mentre "Tutti questi commenti sono stati tradotti in qualche lingua moderna [ovviamente nel Medioevo si scriveva in latino]", fa eccezione, "stranamente, il Vangelo di san Matteo", benché il Commento di san Tommaso non sia "per nulla inferiore agli altri" (p. 5).
Secondo il sacerdote, il Commento al Vangelo secondo Matteo risale al secondo periodo parigino di san Tommaso, probabilmente proprio al biennio 1269-1270, pochi anni prima dunque della morte dell'Autore, avvenuta presso l'abbazia di Fossanova, nel 1274.
La dotta introduzione di padre Coggi si diffonde sulle caratteristiche testuali e critiche dell'opera tomistica, notando per esempio che alcuni brevi passaggi del Commento non sarebbero dell'Aquinate, ma di un certo "Pietro di Scala, un domenicano della fine del XIII secolo" (p. 6).

IL SENSO LETTERALE DELLA SACRA SCRITTURA È IL PRIMO E IL PIÙ IMPORTANTE
Quello che ci pare ancora più rilevante, vista la crisi spaventosa dell'esegesi cattolica attuale, è il valore che il Dottore Comune della Chiesa dà al senso letterale della Sacra Pagina. "Fra i quattro sensi della Scrittura, letterale o storico [il I], allegorico, cioè dogmatico [il II], morale [il III] e anagogico, cioè rivolto alle realtà future [il IV], san Tommaso, come suo solito, dà la priorità al senso letterale, essendo convinto che esso è il solo adattabile alle necessità dell'argomentazione teologica, e inoltre che ogni interpretazione spirituale (...) deve essere confermata dall'interpretazione letterale, in modo da evitare qualsiasi rischio di errore" (p. 7, corsivo nostro).
Non crediamo che l'esegesi del Novecento, pur tra tante conquiste e scoperte, abbia seguito il consiglio di san Tommaso in materia di interpretazione biblica. E neppure siamo in grado di dire se tale principio assiomatico dell'esegesi cattolica - assieme a quello duplice dell'ispirazione-inerranza - sia ben integrato negli stesso documenti ufficiali recenti, come L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa (Pontifica Commissione Biblica, Libreria Editrice Vaticana, 1993). Anzi, temiamo che la crisi epocale dell'esegesi sia dovuta proprio all'oblio, più o meno volontario, dei 3 principi summenzionati: primato del senso letterale, ispirazione (che fa di Dio l'autore principale di tutta la Scrittura canonica, dalla Genesi all'Apocalisse) e la totale inerranza del Testo sacro.
Ci si permetta una breve riflessione, proprio a partire da san Tommaso esegeta sul senso profondo e dimenticato dell'autentica ispirazione biblica.

IL PREVALERE DI ESEGETI CON POCA FEDE
Il 23 aprile 1993, Giovanni Paolo II, durante un'udienza commemorativa del centenario della Providentissimus Deus di Leone XIII e del cinquantenario della Divino afflante Spiritu di Pio XII - le due encicliche che fondarono in qualche modo l'esegesi critica dei cattolici - disse che "l'interpretazione della Sacra Scrittura è di una importanza capitale per la fede cristiana e la vita della Chiesa" (n. 1).
E sottolineava giustamente che "La Chiesa non teme la critica scientifica" (n. 4), ed "attribuisce una grande importanza allo studio storico-critico della Bibbia" (n, 7), fino a parlare, con linguaggio ardito, "dei condizionamenti umani della Parola di Dio" (n. 8). Ma nell'esegesi prevalente oggi questi 'condizionamenti umani' sono giunti a far dire all'esegeta cattolico, che non possiamo conoscere l'intenzione degli autori dei Sacri testi, e neppure saperne l'identità, l'origine e gli scopi. Fino al punto che tale condizionamento potrebbe aver causato degli errori fattuali (di tipo storico, cronologico, scientifico o culturale) nella Scrittura, negando così implicitamente sia il dogma dell'ispirazione biblica, sia il suo corollario immediato, ovvero la sua inerranza assoluta (in tutti gli ambiti e non solo in quello dogmatico-morale).
Giovanni Paolo II però, in quel Discorso, parlava proprio di ciò che larga parte dell'esegesi scientifica attuale non vuol più sentire, cioè della doverosa "fedeltà alla Chiesa" (n. 10), che consiste nel "situarsi risolutamente nella corrente della grande Tradizione che, sotto la guida del Magistero, assicurato da un'assistenza speciale dello Spirito Santo" (n. 10), interpreta autorevolmente i testi. Il papa collega persino la virtù personale che l'esegeta cattolico deve perseguire e il suo lavoro di esegeta. Risulta infatti "necessario che lo stesso esegeta percepisca nei testi la parola divina, e questo non gli è possibile che nel caso in cui il suo lavoro intellettuale venga sostenuto da uno slancio di vita spirituale (...). Lo studio scientifico dei soli aspetti umani dei testi può far dimenticare che la parola di Dio invita ognuno ad uscire da se stesso per vivere nella fede e nella carità" (n. 9).
Questa dimenticanza dal 1993 ad oggi è diventata legione. L'Angelico, con la sua interpretazione magistrale del Vangelo di Matteo, contribuirà, ne siamo certi, alla ripresa di quella grande corrente della Tradizione, che dalla Patristica ad oggi, non si è mai interrotta, nonostante il prevalere di esegeti con poca fede e nulla carità.

Nota di BastaBugie: sull'importanza del senso letterale delle Sacre Scritture può essere utile la seguente lettera alla redazione di BastaBugie, che ha suscitato tra i lettori un notevole dibattito.

IL FALLIMENTO DI DARWIN E DELL'EVOLUZIONISMO
Condividiamo il 98% dei nostri geni con le scimmie, ma abbiamo anche il 97,5% di DNA dei topi e il 95% della fragola (VIDEO: La teoria dell'evoluzione è una frode)
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5163

Fonte: Libertà e Persona, 28 giugno 2018

8 - CHIESA GNOSTICA E SECOLARIZZAZIONE, IL NUOVO LIBRO DI STEFANO FONTANA
L'eresia gnostica è stata ed è anche oggi il più pericoloso e insidioso nemico della fede cattolica
Autore: Virna Balanzin - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 6 luglio 2018

(LETTURA AUTOMATICA)

Da ieri 5 luglio 2018 è in libreria il nuovo libro di Stefano Fontana "Chiesa gnostica e secolarizzazione" (edizioni Fede & Cultura, Verona), che parla di come la Gnosi stia insinuandosi in modo preoccupante anche nella Chiesa cattolica, spesso in modo inavvertito e con il consenso ingenuo dei cattolici. Abbiamo posto all'autore una serie di domande sul suo libro, che può essere direttamente acquistato anche on line (clicca qui).
Parliamo innanzitutto della scelta di questo tema della gnosi e del suo rapporto con la Chiesa. È veramente preoccupante, come lei afferma, che un'eresia venga oggi intesa come un contributo al dibattito teologico o addirittura come lo stimolo dialettico utile a far procedere la vita della Chiesa.
In questo momento storico, la Chiesa sembra più preoccupata della prassi che della dottrina. Fare, intervenire, accogliere, integrare, aiutare, medicare, partecipare... hanno spesso la priorità sui contenuti: accogliere cosa? Integrare dove? Partecipare a che scopo? Succede allora che da un punto di vista dottrinale essa sia sempre più "aperta": per poter incontrare tutti, la dottrina è vista come un peso. Essa, infatti, segna dei confini, alcuni di quali non oltrepassabili in modo assoluto. Ora, mentre la dottrina viene posta in secondo piano, anche l'eresia - che è il suo contrario - viene ridimensionata. Non è più vista come un errore dalle tragiche conseguenze sulla vita materiale e spirituale dei fedeli. Essa viene derubricata, come lei dice nella domanda, a un contributo al dialogo e al confronto che fa procedere verso il meglio la coscienza della Chiesa. Quando non venga anche esaltata, in questa visione processuale e storica della dottrina della fede. Tutto questo lo abbiamo sperimentato di recente, nella commemorazione dei 500 anni della Riforma protestante. In questa occasione non è stato più tenuto presente che quella protestante sia un'eresia. Lo stesso si può dire per la gnosi, un nemico inavvertito ma devastante.
Questa nuova concezione positiva dell'eresia - che è di origine hegeliana, ossia nasce da un pensiero incompatibile con la fede cattolica - ha origine dalla visione processuale e storica della dottrina stessa, che cambierebbe nel tempo e avrebbe una sua evoluzione. In questa evoluzione anche le eresie svolgono il loro compito positivo di critica e di pungolo. Ma si tratta, come ho appena detto, di una visione che attinge a filosofie incompatibili con il cattolicesimo.
Come si è arrivati, nel tempo, nella storia della nostra fede cristiana, a questa visione gnostica dai contenuti profondamente erronei?
La Gnosi è un'eresia antica. Contro molte sue forme, in particolare contro le teorie di Marcione che aveva applicato la gnosi al cristianesimo, avevano combattuto i Padri della Chiesa e i concili dell'antichità. Contro il Manicheismo gnostico aveva lottato sant'Agostino. Contro di essa Sant'Ireneo di Lione aveva scritto il suo Adversus haereses. Contro il Manicheismo gnostico avevano combattuto Simone de Monfort con la spada e i Domenicani con la predicazione. Contro la gnosi di Gioacchino da Fiore aveva lottato San Bonaventura da Bagnoregio sia nelle sue opere teologiche che nelle sue azioni di governo come Superiore dei Frati Minori. Molti elementi gnostici erano presenti nella filosofia e teologia del Rinascimento, a cominciare dall'orazione De Hominis dignitatae di Pico della Mirandola. Aspetti gnostici sono presenti nel Protestantesimo e nel Giansenismo, combattuti, come si sa, sia dai Pontefici che da Santi come Ignazio di Loyola. La modernità, poi, è molto ricca di elementi che si rifanno alla gnosi che non ho qui lo spazio per ricordare. Il Modernismo, definito da papa Pio X come l'"eresia delle eresie" e condannato con l'enciclica Pascendi del 1907, è in fondo una forma di gnosi.
La gnosi ha molti aspetti. Ne ricordo alcuni tra i principali. Esistono due divinità del bene e del male. La salvezza non è a disposizione di tutti, ma solo degli gnostici, ai quali è riservata una rivelazione particolare. Tale salvezza si ottiene sapendo (o facendo) qualcosa. La materia è male e quindi la creazione viene vista come negativa, così come la procreazione e il matrimonio. Viene celebrata la sessualità sterile. Il corpo è un puro strumento che non influisce sull'anima, sicché lo gnostico può vivere nelle forme di piacere più lascive e rimanere puro nello spirito. I Manichei poi negavano ogni forma di autorità.
Il punto centrale, però, a me sembra questo: la gnosi non si rassegna ad accettare la realtà, l'ordine, la norma ... ma le vuole sovvertire e riplasmare. Ecco perché ogni forma di libertà senza verità è di tipo gnostico. La prima forma di gnosi è stata quella dei nostri Progenitori. Essi, infatti, volevano salvarsi conoscendo, e non accettavano l'ordine normativo posto da Dio. Ogni forma di rivoluzione è quindi di tipo gnostico.
Quali sono i pericoli principali insiti nella dottrina gnostica per un credente cristiano? Quali trappole e trabocchetti sono da evitare per non cadere nell'errore? Ci sono state autorità e personalità del mondo della fede e della cultura cristiana che hanno denunciato la nocività di tale pensiero nell' insinuarsi soprattutto nella teologia cristiana?
Parlare di libertà è seducente, ma se questa viene sovrapposta alla verità diventa una prigione. La misericordia è una gran bella virtù cristiana, ma se essa non tiene conto della giustizia e si commisura non a Dio ma alla coscienza degli operatori pastorali diventa una deviazione. Accogliere e integrare sono obiettivi positivi, ma richiedono un concetto di bene comune come ordine già esistente da un lato e da realizzare dall'altro. Senza questo collegamento ci si muove nel campo dell'ideologia. Adattare i contenuti della fede alle caratteristiche dei tempi è molto attraente, ma se questo comporta una evoluzione del dogma allora le cose si complicano negativamente. "Si deve e si può collaborare con tutti" si dice oggi, ma come la mettiamo con movimenti sociali e politici oppure con correnti di pensiero che negano l'ordine morale e religioso? "Bisogna uscire e andare verso il mondo", sì ma per annunciargli la verità che non possiede e che desidera oppure per acquisire la sua visione delle cose e sostituirla a quella della Chiesa? Ecco alcuni spunti legati anche all'attualità e che spiegano da un lato il carattere suadente della gnosi e dall'altro il suo carattere corrosivo.
Si può affermare che la gnosi abbia influito negativamente anche sulla concezione politica di bene comune?
Certo, perché al bene comune oggettivo ha sostituito l'interesse generale come somma dei desideri individuali.
Gnosi e sessualità. Esiste una relazione di tale tipo nella società moderna?
Come ho brevemente ricordato sopra, la gnosi intende la sessualità in un modo particolare: essa è indifferente allo spirito e il corpo è un semplice strumento che dipende dal Dio del male creatore colpevole della materia. Sparisce qui la sessualità umana vista come unione complementare dell'uomo e della donna in vista della procreazione, come dono ricevuto e vocazione, come segno dell'amore di Cristo per la Chiesa. Il cambiamento di prospettiva è arrivato con la pillola contraccettiva, che ha aperto le porte ad un uso strumentale e non più sapienziale del corpo umano. La linea così aperta è proseguita poi con l'aborto, con la fecondazione artificiale e con l'utero in affitto, con l'omosessualismo e la celebrazione della sessualità sterile, fino alla teoria del gender secondo la quale l'identità sessuale è una scelta. C'è stato un crescendo drammatico a partire dal principio della strumentalità del corpo, principio che deriva a sua volta dalla negazione gnostica di un ordine che ci precede a cui attenersi. La gnosi rifiuta il concetto di natura e di ordine naturale e soprannaturale, su cui si basa invece la visione cattolica della sessualità. L'enciclica di Paolo VI Humanae vitae (1968) era assolutamente anti-gnostica, dato che inseriva l'amore coniugale in un progetto di Dio creatore e Redentore su di noi. Per questo una eventuale revisione della dottrina morale sull'amore coniugale - anche se condotta per scopi pastorali - contenuta in quella enciclica, aprirebbe la strada a forme di gnosticismo nella morale cattolica. Le molteplici forme di apertura, in atto oggi nella Chiesa cattolica, nei confronti della contraccezione, dell'esercizio della sessualità fuori del matrimonio, della pratica dell'omosessualità sono da vedersi con grande preoccupazione come infiltrazioni gnostiche nella morale cattolica.
Il pensiero moderno nasce dalla gnosi? Possiamo individuarne i "cattivi maestri"?
Quando si parla di modernità o di pensiero moderno bisogna procedere con grande precisione. Bisogna distinguere la modernità in senso cronologico, ossia come una certa epoca storica, dalla modernità come modo di pensare. Nella modernità come primo significato ci sono molte cose positive, la modernità nel secondo significato ha invece delle caratteristiche sbagliate e decisamente incompatibili con la religione cattolica. Per dirla con maggiore chiarezza: i principi su cui si fonda la modernità come categoria di pensiero sono sbagliati. Tra questi principi qual è quello fondamentale? É la presunzione di cominciare non dalla realtà ma dalla coscienza dell'uomo. Questo applica due principi gnostici: il rifiuto dell'ordine naturale e la volontà di riplasmarlo. Si fondano qui anche la libertà senza verità, il diritti senza i doveri, il soggetto senza l'oggetto, tutti aspetti del pensiero moderno. Quest'ultimo, in altre parole, può essere considerato come un enorme falso ideologico che alla realtà ha sostituito i desideri umani. Per questo l'uomo moderno è anche un uomo malato.
La Chiesa ha sempre condannato questi principi della modernità. Di recente sembra aver trascurato la loro origine gnostica, cercando di entrare in dialogo con la modernità stessa allo scopo di incontrare l'uomo contemporaneo. L'intento era positivo, ma si è fatto spesso confusione tra l'uomo contemporaneo e le categorie di pensiero della modernità, pensando che per incontrare il primo bisognasse anche abbracciare le seconde. Quando però si fa questo, diventa poi inevitabile che la gnosi entri nella Chiesa.
Di cattivi maestri ce ne sono stati tanti. Molti di essi magari in buona fede, ma su questo terreno non sono le intenzioni che contano ma le idee giuste o sbagliate che si professano. Cartesio, Kant, Hegel, Heidegger sono tra loro. Per quanto riguarda invece la teologia cattolica farei il nome di Karl Rahner.
Gnosi, filosofia moderna e Riforma protestante: tre facce della stessa medaglia?
Il pensiero di Lutero è senz'altro all'origine della modernità, quindi si può dire che la Riforma da lui iniziata abbia avuto un ruolo fondamentale nel dare alla modernità un carattere gnostico. Lutero disprezza la ragione che considera una "prostituta"; intende la fede solo come un atto di affidamento immotivato e irrazionale; non crede possibile trovare nelle cose del mondo una traccia che rimandi al Creatore; non è interessato a conoscere Cristo ma a sapere se lo salverà; ha quindi un intento pratico; non gli interessa il Cristo in sé, ma il Cristo per lui; inizia il soggettivismo moderno e pone la coscienza e non la conoscenza al centro della vita di una fede senza dogmi. La libertà del cristiano è senza verità. Lutero voleva riformare la fede cattolica a partire dalla coscienza, come poi farà il pensiero moderno rispetto al pensiero nella sua totalità. Per Lutero, come per i Manichei, l'uomo è santo e peccatore nello steso tempo.
Del resto si può fare anche questo ragionamento: il protestantesimo ha influito enormemente sulla filosofia moderna dato che molti grandi pensatori furono di religione protestante, si pensi a Kant, a Hegel o a Wittgenstein. È così che si è venuta separando la ragione dalla fede e la fede è diventata irrazionale e basata sulla volontà, quindi in grado di riplasmare la realtà e l'ordine a proprio piacimento. La prospettiva soggettiva, nelle sue varie forme, ha così avuto il sopravvento ed oggi siamo davanti al progetto transumanistico di riplasmare la natura umana e sottometterla alla nostra ragione strumentale, di riplasmare il diritto sottomettendolo ai "diritti", di riplasmare la morale facendola dipendere dalla situazione del soggetto agente e non più da criteri assoluti. Il protestantesimo ha avuto ed ha un ruolo importante in questo processo che è difficile non qualificare come gnostico.   
Dal suo testo emerge l'inquietante verità che secolarizzazione e nichilismo siano le derive principali del tempo in cui viviamo. Come possiamo arginarle?
Bisogna tenere presente che il processo della gnosi è per essenza secolarizzante e, alla fine, nichilista. Come abbiamo visto, la gnosi è il rifiuto del Senso e la volontà di riplasmarlo a nostra immagine. Noi siamo fatti ad immagine di Dio, la gnosi vuole rifarci ad immagine nostra. Vuole prendere possesso della verità e plasmarla a propria misura. Tutte le forme moderne di ateismo umanistico, ossia di sostituzione di Dio con l'uomo, sono forme di gnosi. Illuminismo, Socialismo, Comunismo, Positivismo, Massoneria ... tutti i messianismi laici della modernità che promettevano un paradiso in terra hanno aspetti gnostici.
Ora, se la gnosi è il rifiuto del Senso nella volontà di costruirne un altro, e i sensi da rifiutare e da riplasmare sono infiniti, allora essa è una forma di secolarizzazione che confluisce nel nulla del nichilismo. In altri termini, il processo gnostico di corrosione del senso finirà solo con la fine del senso. Prima non si riterrà mai appagato. Questo è un punto molto importante dato che i cattolici, purtroppo, sembrano aver ormai accettato la secolarizzazione, ossia il rifiuto di Dio come origine del Senso. Non si accorgono però che si tratta di un processo gnostico che non si ferma mai. Ci si illude che il rifiuto di Dio abbia affermato l'uomo, ma poi si constata che anche l'uomo è stato tolto di mezzo. Ci si illude che la morale naturale possa reggere una volta eliminata la morale religiosa, ma poi si vede che anche la morale naturale viene tolta di mezzo. Sono fenomeni che abbiamo davanti a noi oggi. La Chiesa insegue questo processo di secolarizzazione e in qualche caso anche lo benedice, pensando che possa essere positivo e si possa arrestare, ma non è così. Tolto il Senso fondamentale per riplasmarlo, sono via via tolti anche tutti i suoi surrogati successivi, perché farlo è essenziale per la gnosi. Non illudiamoci, se lasciamo a se stesso il processo gnostico di secolarizzazione, come all'aborto è seguita l'eutanasia all'eutanasia seguirà anche tutto il resto, come stiamo del resto già vedendo. L'"uomo nuovo" senza Dio riplasmato dalla gnosi non si scandalizzerà di nulla e considererà il tutto come un progresso. Ecco un altro nome della gnosi: progressismo, ossia la continua sostituzione del vecchio col nuovo, indipendentemente dal fatto che il vecchio sia l'ordine e la sua sostituzione porti al disordine. Accetteremo anche l'utero in affitto e la pedofilia, come in qualche Stato è già stato accettato l'incesto.  
Rivalutare e reimpostare in modo corretto il concetto di filosofia cristiana, anche alla luce della Rivelazione, e ribadirne i caratteri fondamentali, potrebbe essere sufficiente  per porre un freno al dilagare della diffusione dello gnosticismo?
La devastazione prodotta dalla gnosi perenne ha aspetti sovrumani. Essa ha un carattere a suo modo "religioso". Non è una religione, ma ha la forza di una religione. Per questo si può dire che oggi in gioco non ci sia solo l'uomo, come si sostiene spesso parlando della cosiddetta "questione antropologica", ma Dio. L'uomo viene messo in questione solo quando Dio viene messo in questione. Detto questo, bisogna riconoscere che molto dipende anche da noi per "trattenere" questo processo gnostico di empietà.  
Poiché la gnosi è prevalentemente un fenomeno culturale e poiché in essa l'aspetto filosofico è di particolare importanza, ritengo che recuperare in pieno il concetto di filosofia cristiana e svilupparlo possa avere degli effetti positivi. É questo infatti che sostengo anche nel mio libro. Il modernismo gnostico, del resto, è stato un fatto principalmente filosofico e il rifiuto di una filosofia cristiana è chiaramente una presa di posizione gnostica. Se ci sono le cose, se c'è un ordine delle cose, se le cose ci parlano e ci svelano un senso e un fine essenziale per ognuna, se c'è un ordine anche per la convivenza umana e quindi un bene comune da perseguire, se questo ordine rimanda ad un Ordinatore perché il più non viene dal meno e nessuno si dà ciò che non ha... beh, allora è possibile una filosofia cristiana, ossia un filosofare nella fede ove ragione e fede si incontrano. La visione gnostica non accetta niente dell'elenco che ora abbiamo fatto, anzi lo stravolge. Se la filosofia cristiana dà fastidio alla gnosi, allora è dalla filosofia cristiana che bisogna ripartire.  
Il capitolo conclusivo del suo libro, dal titolo "Per non dimenticare di aver dimenticato", può essere considerato un invito al recupero della memoria storica delle origini del messaggio cristiano nella ricostruzione del suo pensiero filosofico? Potrebbe indicare in tal senso ai nostri lettori un viatico, utile, di buone letture di filosofia cristiana?
La questione della possibilità di "dimenticare di aver dimenticato" è molto inquietante. La gnosi può corrodere il senso della fede cattolica e riplasmarlo inserendo nella Chiesa filosofie contrarie, che facciano vedere in modo nuovo e diverso le verità di sempre. Quando queste nuove filosofie fossero diffuse nei Seminari e nelle strutture accademiche della Chiesa - come sta già ampiamente avvenendo - nascerebbe un pensiero teologico nuovo da esse provocato e a quel punto si potrebbero vedere le verità del credo cattolico in modo diverso dalla tradizione. Le verità di fede potrebbero essere così dimenticate e poi ci si potrebbe anche scordare di averlo fatto. Il processo di oblio e trasformazione della fede potrebbe avvenire anche in modo inavvertito, dall'interno e senza contrasti. Questa è la cosa che più mi preoccupa oggi.
Qual è il ruolo della filosofia in questo processo preoccupante? La teologia si fa con la filosofia e quindi, cambiando lo strumento filosofico si provoca anche un cambiamento della teologia ma in modo soft e non avvertito. Ecco perché, come ho già detto, la mia idea è che bisogna ripartire dalla filosofia e dalla filosofia cristiana. Non do qui elenchi di testi, dico solo che anche io, nel mio piccolo, mi sto impegnando con questo scopo.

Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 6 luglio 2018

9 - OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 6, 7-13)
Scuotete la polvere sotto i vostri piedi
Fonte Il settimanale di Padre Pio

(LETTURA AUTOMATICA)

Lo stupendo brano della seconda lettura ci indica quella che è la nostra vocazione. San Paolo dice chiaramente che noi siamo chiamati ad essere «santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). La santità è per tutti, non solo per pochi privilegiati. Per la maggior parte dei cristiani, la santità non consisterà nel fare i miracoli, nel realizzare cose straordinarie, nel convertire il mondo con la nostra predicazione, ma nel compiere la volontà di Dio con amore e con gioia, nelle cose ordinarie di ogni giorno, con un intenso atto d'amore.
Dunque, vi può essere autentica santità anche dentro le mura domestiche, non soltanto nei monasteri. Solamente in Paradiso scopriremo quanti nostri fratelli e sorelle hanno raggiunto questo ideale in modo silenzioso e nascosto, senza che nessuno se ne accorgesse. Nella vita di suor Consolata Betrone si legge un particolare molto bello e consolante. Ella era una suora di santa vita, di grande preghiera, che ripeteva incessantemente l'atto d'amore «Gesù Maria vi amo, salvate anime». Gesù le aveva chiesto questa preghiera incessante per la sua santificazione e per la salvezza di tante anime. Tra i suoi parenti vi era un cognato che, apparentemente, non dava segni particolari di vita santa. Era un buon cristiano che andava a Messa, che pregava, e che faceva bene il suo dovere. Suor Consolata lo stimava, ma non sospettava che quel suo cognato nascondesse una autentica santità dietro quelle umili apparenze. Certamente, nemmeno lui se ne rendeva conto. Quale fu la meraviglia e la gioia di suor Consolata nel vedere, per una grazia particolare, che, dopo morte, quel suo parente se ne volò ben presto in Paradiso.
Dietro umili apparenze, all'insaputa di tutti, Dio compie meraviglie di grazia nella vita delle persone semplici che compiono la sua volontà. Dunque, volendo riassumere il messaggio, la santità consiste nel compiere la volontà di Dio, che per i più sarà il semplice e forse monotono dovere quotidiano, nel modo migliore possibile, per amore di Dio.
Un giorno san Francesco di Sales domandò quando è che noi riceviamo lo Spirito Santo. Alcuni risposero che questo dono supremo lo riceviamo quando preghiamo, quando stiamo lunghe ore in chiesa, quando ci ritiriamo nella più profonda solitudine. San Francesco di Sales diede lui stesso la giusta risposta: noi riceviamo lo Spirito Santo quando compiamo la volontà di Dio, qualunque essa sia.
Dio certamente vuole che noi preghiamo durante la giornata e che la nostra preghiera si allarghi come a macchia d'olio, ma Egli vuole anche che compiamo i nostri doveri quotidiani, familiari e lavorativi. Non possiamo trascurare questi doveri con il pretesto che si vogliono trascorrere lunghe ore in chiesa. E questo vale, soprattutto, per chi ha una famiglia. Compiendo volta per volta la volontà di Dio riceverò la grazia dello Spirito Santo. Quando dovrò lavorare, sarà il lavoro che mi avvicinerà a Dio; quando dovrò pregare, sarà la preghiera che mi innalzerà al Creatore. Se, contro la volontà di Dio, trascorro lunghe ore in chiesa, mentre il mio dovere è altrove, quelle preghiere mi daranno ben poco. Per questo motivo, santa Coleta diceva che vale più una preghiera di un obbediente, che compie la volontà di Dio, che mille preghiere di chi agisce di testa propria, trascurando ciò che Dio veramente vuole da lui.
Con questo non si vuole dire che la preghiera serva a poco. La preghiera è indispensabile, non se ne può fare a meno, bisogna pregare tanto, ma la preghiera mi deve portare a compiere ancor meglio i miei doveri quotidiani. Solo così potrò raggiungere la santità, che Dio vuole da tutti, come leggiamo nella seconda lettura di oggi.
Per la maggior parte dei cristiani, come abbiamo meditato, la volontà di Dio consisterà nel semplice dovere quotidiano; alcuni, invece, hanno una chiamata particolare, come leggiamo nella prima lettura e nel Vangelo. Nella prima lettura, il Signore chiama il profeta Amos; nel Vangelo, Gesù chiama i dodici Apostoli e li manda a due a due a predicare.
Una cosa risulta subito evidente: Dio, nel compiere i suoi prodigi, si serve di strumenti umili. Così, nella prima lettura, il Signore si serve del profeta Amos che era un semplice coltivatore di sicomori; mentre nel Vangelo si serve degli apostoli, anch'essi semplici e poco istruiti. Dio si serve di strumenti umanamente inadatti per far risaltare ancora di più la sua potenza divina.
Infine, nel Vangelo vediamo come Gesù manda gli Apostoli senza appoggi umani, abbandonati completamente alla Provvidenza del Padre. Impariamo da questo a non riporre la nostra fiducia nelle nostre capacità o nell'aiuto del prossimo, ma unicamente nella bontà divina che si può servire di tutto e di tutti.

Nota di BastaBugie: consigliamo ai parroci il foglietto per la Messa ad uso dei fedeli per seguire le letture "Il Giorno del Signore". Oltre alle letture, ci sono solo commenti dei Padri della Chiesa. Non contiene altre informazioni che possono distrarre dalla celebrazione. Inoltre le letture sono sempre integrali (anche per la Veglia Pasquale!). Il colore adeguato al tempo liturgico e le preghiere dei fedeli ben fatte rendono questo essenziale foglietto veramente il migliore. Per ulteriori informazioni e per riceverlo in parrocchia, visitare il sito
http://www.ilgiornodelsignore.it/abbonamento.php?dest=0

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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