BastaBugie n°577 del 19 settembre 2018

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1 STANNO DISTRUGGENDO I MONASTERI E LA VITA CONTEMPLATIVA... SENZA CHE CE NE ACCORGIAMO!
Le vocazioni al monachesimo sono sempre state numerose (anche oggi), ma con l'obbligo di unirsi in federazioni i monasteri saranno spinti ad abbandonare la vita contemplativa per dedicarsi all'azione sociale
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli
2 SEMBRA CHE LE TORRI GEMELLE SIANO CROLLATE DA SOLE... COME IN ITALIA CROLLANO I PONTI
L'Occidente dimentica chi e perché ha fatto crollare le torri gemelle... e infatti permette che una grande moschea sia stata costruita proprio vicino a Ground Zero come se il terrorismo islamico non c'entrasse nulla
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'AUTORE DI OPZIONE BENEDETTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Rod Dreher partendo dalla profezia di Ratzinger del 1969 e preso atto della crisi delle realtà ecclesiali, afferma che è necessario ripartire da piccole comunità in cui si viva realmente il vangelo e si trasmetta almeno ai propri figli
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 PERCHE' FAMIGLIA CRISTIANA E LA CEI SONO COSI' OSTILI A SALVINI?
La copertina di Famiglia Cristiana che equipara il ministro degli Interni a Satana è solo il più pesante dei tanti attacchi della propaganda clericale, ma il motivo c'è... e non è tanto nobile
Autore: Niccodemo Graber - Fonte: Corrispondenza Romana
5 SUICIDIO: GIORNATA MONDIALE DELLA PREVENZIONE O ISTIGAZIONE?
Bisogna evitare l'effetto Werther (vedi il famoso caso del suicidio di Marilyn Monroe) e invece si promuovono il suicidio assistito e l'eutanasia
Fonte: Notizie Provita
6 IL VERO MOTIVO DEL SINODO DEI GIOVANI E' LO SDOGANAMENTO DEI RAPPORTI PREMATRIMONIALI E DELLA CONTRACCEZIONE
Si sa già come andrà a finire anche perché cosa si può sperare se sono invitati padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica... ed Enzo Bianchi!
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 GLI ANGLICANI SONO A UN PASSO DALL'ESTINZIONE
Solo l'11% dei britannici si dice anglicano e tra i giovani (17-22 anni) il dato scende al 2%
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: HO SUBITO VIOLENZA SESSUALE E QUINDI SECONDO VOI HO PECCATO?
Cosa ne sapete del dolore, del terrore, di quello che ho affrontato per anni? Gentile lettrice, guardiamo con serenità alla neo-beata Anna Kolesarova, morta a 16 anni per non farsi violentare dai soldati sovietici
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - STANNO DISTRUGGENDO I MONASTERI E LA VITA CONTEMPLATIVA... SENZA CHE CE NE ACCORGIAMO!
Le vocazioni al monachesimo sono sempre state numerose (anche oggi), ma con l'obbligo di unirsi in federazioni i monasteri saranno spinti ad abbandonare la vita contemplativa per dedicarsi all'azione sociale
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 08/09/2018

Nell'esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (19 marzo 2018) a un certo punto, nella sezione dedicata a L'attività che santifica, si legge: "Non è sano amare il silenzio ed evitare l'incontro con l'altro, desiderare il riposo e respingere l'attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all'azione, e ci santifichiamo nell'esercizio responsabile e generoso della nostra missione" (n. 26). [...]
Ciò che colpisce è la confusione unita alla superficialità, il tutto condito con il livore. Come sarebbe a dire che "non è sano amare il silenzio"? E come si può pensare che amare il silenzio voglia dire "desiderare il riposo"? E come si può pensare che "ricercare la preghiera" sia qualcosa da contrapporre al servizio? E perché mettere "l'incontro con l'altro" in cima a tutto quando, semmai, ciò che conta è l'incontro con Dio?
Tutto in quelle parole mi sembra sbagliato, frutto di una visione difficilmente comprensibile. In ogni caso non ci ho più pensato.
Poi, pochi giorni dopo l'uscita di Gaudete et exsultate (documento che non mi convince sotto molti altri aspetti), il Vaticano rende nota Cor orans, istruzione applicativa sulla vita contemplativa femminile, che porta la data del 1° aprile 2018 e le firme del cardinale João Braz de Aviz e di monsignor José Rodríguez Carballo, rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Testo prolisso (108 pagine nell'edizione della Libreria Editrice Vaticana), Cor orans è una sorta di manuale di applicazione di Vultum Dei quaerere. [...]

UNA RIVOLUZIONE PER CANCELLARE IL PASSATO
Con Vultum Dei quaerere si fa piazza pulita di ciò che la Chiesa ha prodotto in precedenza in materia: articoli del Codice di diritto canonico, costituzione apostolica Sponsa Christi di Pio XII (1950), istruzione Inter praeclara della Sacra congregazione per i religiosi (1950), istruzione Verbi sponsa sulla vita contemplativa e la vita delle monache (1999). Nelle disposizioni finali il tono è perentorio: superare tutto. Ma perché? Con quale scopo?
Leggendo con attenzione si scopre che la questione è l'autonomia (a tutti i livelli) dei monasteri. È questa autonomia che si vuole colpire. È questa autonomia, antica e radicata, che si vuole superare. E di nuovo torna la domanda: perché?
Prima di rispondere occorre ricordare che cos'è un monastero e quale valore ha la sua autonomia.
All'interno di un ordine religioso (San Benedetto, San Domenico, Santa Chiara eccetera), ogni monastero nasce come piccola isola di un arcipelago, nel quale i collegamenti con gli altri monasteri sono spontanei e comunque blandi. Contrariamente alle case delle congregazioni religiose femminili, i monasteri di monache sono sui iuris: significa che, in relazione al regime interno, sono autonomi e indipendenti. Hanno quindi il diritto di governarsi da soli senza essere soggetti ad altri superiori oltre a quello interno, eletto dal capitolo. L'abbadessa, o priora, governa la comunità senza che i suoi atti siano verificati, moderati o confermati da un altro superiore maggiore. I monasteri non hanno tra loro relazione o subordinazione alcuna in quanto al regime, ma sono assolutamente e perfettamente indipendenti. Tra loro e con l'ordine religioso sono uniti da vincoli morali e spirituali, in quanto riconoscono tutti il medesimo fondatore o la medesima fondatrice, professano la stessa regola, godono degli stessi privilegi, si aiutano con suffragi e con la fratellanza di orazioni e comunicazioni spirituali. In base all'autonomia, i sudditi si aggregano per tutta la vita alla comunità e con la professione s'incorporano direttamente ad essa, prima ancora che all'ordine. Ecco perché ogni monastero ha il suo noviziato e lo spirito comune dell'ordine offre in ciascuno di essi modalità particolari, con uno spiccato carattere familiare, così che i membri formino una famiglia permanente sotto il governo dell'abbadessa o priora.
Per ciò che riguarda l'esterno, i monasteri dipendono dal papa come loro superiore supremo, ma sono anche sottoposti alla vigilanza (non all'autorità) dell'ordinario del luogo o dei superiori dell'ordine maschile corrispondente, se sono ad esso collegati. L'autonomia e la mutua indipendenza dei monasteri, "ottenuta piuttosto di fatto che di diritto" (art. VII, par.2 degli Statuti generali delle monache di Pio XII, 1950), derivano dall'organizzazione e dal carattere particolare che la regola di San Benedetto diede all'istituzione monastica e in particolare, per i monasteri femminili, è la diretta conseguenza della stretta clausura e della vita contemplativa, alla quale le monache si dedicavano totalmente ed esclusivamente.

IL FALLIMENTO DELLE FEDERAZIONI
Le norme applicative della regola, ossia le costituzioni e gli eventuali altri codici, dopo aver ricevuto l'approvazione della Santa Sede, possono variare da un singolo monastero a un altro. Le differenze tra monasteri dello stesso ordine, pur poggiati sulla stessa regola, possono quindi essere notevoli. Ogni monastero, di solito radicato nella realtà locale, declina la propria spiritualità in modo originale, dando vita a tradizioni che attraverso i secoli rendono i monasteri stessi altrettanti universi completamente unici e diversi tra loro.
Ma ecco che a un certo punto entra in campo un nuovo soggetto: si tratta delle federazioni. Previste dalla costituzione apostolica di Pio XII Sponsa Christi (21 novembre 1950), che le incoraggia e raccomanda, ma non le impone, le federazioni vogliono essere uno strumento per l'aiuto reciproco. Siamo nel dopoguerra e moltissimi monasteri versano in condizioni critiche, anche per quanto riguarda i beni materiali. Le federazioni di monasteri nascono quindi come organizzazioni di supporto. Di fatto però, nel corso degli anni, finiscono col mettere a repentaglio l'autonomia attraverso continue intrusioni nella vita comunitaria e pressioni psicologiche perché tutte le comunità si uniformino alla linea dettata dalla maggioranza. Spesso ci sono conseguenze negative sulla vita spirituale delle singole monache. Inoltre l'alternanza tra due autorità (da una parte l'abbadessa, dall'altra la presidente della federazione) crea conflitti e confusione, esponendo le monache, almeno quelle più fragili e meno preparate a fronteggiare i drammi di coscienza, alla paura di mancare all'obbedienza e ai voti, senza contare le spaccature all'interno delle comunità e i continui disturbi alla vita di contemplazione.
Insomma, in base a questa esperienza devastante, un provvedimento sensato sarebbe stata l'abolizione delle federazioni, o per lo meno un loro deciso ridimensionamento, così da consentire il rispetto delle tradizioni religiose sotto ogni profilo (spirituale, liturgico) e il ritorno alla piena autonomia. Invece avviene esattamente il contrario. Con Vultum Dei quaerere, infatti, le federazioni sono rese obbligatorie e Cor orans, attraverso i suoi 289 punti, lo ribadisce nel dettaglio, inserendo i monasteri all'interno di una struttura burocratica che non ha nulla a che fare con la loro indipendenza ma, anzi, sembra fatta apposta per svilirla. Infatti oltre alle federazioni abbiamo le associazioni dei monasteri, le conferenze dei monasteri, le confederazioni, le commissioni internazionali e le congregazioni monastiche. Tutti organismi dotati di loro organi di governo, secondo una logica che sembra mutuata da quella dei partiti politici e dei sindacati.

STRAVOLTA LA VITA DI PREGHIERA
Questa ossessione per l'organizzazione piramidale e il controllo oscura completamente il senso più profondo della vita monastica. Orazione e adorazione diventano quasi un dettaglio. In primo piano c'è invece la struttura, pensata per mortificare l'autonomia e "normalizzare" le comunità.
Ma è tutta l'impostazione ad apparire distorta. In Cor orans un campanello d'allarme suona subito, al punto 19, dove leggiamo: "Un monastero di monache, come ogni casa religiosa, viene eretto tenuta presente l'utilità della Chiesa e dell'Istituto". Come sarebbe a dire "tenuta presente l'utilità"? Da quando in qua per una comunità di contemplative si pone come fondamentale il criterio dell'utilità? E in che modo, poi, si può determinare l'utilità di un monastero nel quale le suore, magari di stretta clausura, trascorrono la vita in preghiera? In che modo un monastero, per giustificare la propria esistenza, può dimostrare di essere "utile"?
Il criterio dell'utilità si collega a quello dell'azione. Sei utile se accogli il migrante, se curi il malato, se educhi il bambino, se aiuti il povero. Ma se sei un monastero di vita contemplativa, la tua "utilità" è di altro tipo.
Al documento però non sembra interessare più di tanto la qualità della vita di preghiera, che in fin dei conti corrisponde all'identità stessa di un monastero. Ciò che Cor orans fa con grande impegno è invece sottolineare la necessità della "continuità" con il Concilio Vaticano II e la sua teologia, alla luce delle mutate condizioni sociali. Dunque, se una comunità monastica, in virtù della sua spiritualità e di una tradizione secolare, volesse per esempio pregare e rendere gloria a Dio mediante il rito antico, sarebbe fuori legge?
Continueremo in un prossimo articolo l'esame dei nodi critici dell'istruzione applicativa Cor orans, che mettendo a rischio autonomia e indipendenza dei monasteri costituisce un attacco a un secolare e prezioso patrimonio di fede.

Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "La vita contemplativa è necessaria per la Dottrina sociale" spiega come le indicazioni della "Gaudete et exsultate" e delle istruzioni sulla vita contemplativa spingano monaci e monache ad abbandonare la vita contemplativa per dedicarsi all'azione sociale.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 settembre 2018:
Nella Esortazione apostolica "Gaudete et exsultate" del 19 marzo 2018 stupisce la seguente frase: «Non è sano amare il silenzio ed evitare l'incontro con l'altro, desiderare il riposo e respingere l'attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all'azione, e ci santifichiamo nell'esercizio responsabile e generoso della nostra missione» (n. 26). A qualcuno è sembrata una negazione del valore della vita religiosa contemplativa.
Analoghe perplessità e preoccupazione hanno destato la Costituzione apostolica di papa Francesco Vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile del 29 giugno 2016 e l'Istruzione Cor Orans della Congregazione per la vita consacrate e gli istituti di vita apostolica applicativa della Vultum Dei quaerere e che porta la data del 1° aprile 2018.
Il discorso della vita contemplativa interessa da vicino la Dottrina sociale della Chiesa, contrariamente a quanto viene da pensare. Si pensa infatti che la Dottrina sociale sia "per l'azione", e questo è vero, però il Magistero dice anche che tutti i soggetti della Chiesa ne sono partecipi e, quindi, anche le vocazioni alla vita contemplativa, secondo una loro specifica modalità.
Il soggetto della Dottrina sociale della Chiesa, come ripetutamente afferma il magistero e come ricorda con chiarezza il Compendio del 2004 al n. 538, è la Chiesa intera, come soggetto transpersonale: questo è il significato dell'espressione "della Chiesa". Naturalmente, la Chiesa ne è il soggetto unitario nella diversità dei carismi. Un posto particolare spetta anche alle religiose e ai religiosi che hanno seguito la chiamata di Cristo nella vita contemplativa. Essi non sono estranei alla Dottrina sociale della Chiesa e si mettono al suo servizio non rinunciando alla vita contemplativa ed aprendosi all'azione diretta nel mondo, ma proprio rimanendo fedeli alla loro vocazione religiosa ed ecclesiale. Per questo l'indicazione della "Gaudete ed exsultate" che vorrebbe indirizzare la vita contemplativa all'azione, privandola della sua specificità, sembra apparentemente corrispondere alle esigenze della Dottrina sociale della Chiesa ma in realtà le disattende.
La vita contemplativa nei monasteri da un lato anticipa in qualche modo la vita beata, che rimane il vero ed ultimo obiettivo anche dell'azione sociale, prefigurando già fin d'ora l'autentica comunità delle persone animate dalla grazia che diventerà realtà piena alla fine dei tempi, e dall'altro prega per il mondo, affinché esso accolga la salvezza cristiana e si lasci purificare dalla croce e dalla resurrezione di Cristo. Le persone dedite alla vita contemplativa non sono isolate dal mondo, anzi, esse lo assumono al massimo grado, prefigurandone il fine escatologico e pregando per la sua salvezza.
Risulta quindi strano chiedere alla vita contemplativa di trasformarsi in vita attiva, dato che proprio la vita contemplativa è il modo per "dedicarsi" in profondità al mondo. Le donne e gli uomini dei monasteri non evadono dal mondo, ma lo assumono in profondità maggiore anche rispetto a chi opera direttamente nel mondo. A loro volta, i cristiani che sono impegnati nel mondo attivamente sanno che non sono soli, perché i monaci e le monache pregano Dio per il mondo e per loro. Questa unione tra chi agisce e chi prega è molto intima e profonda e non c'è bisogno che gli uni o gli altri cambino il loro modo di essere per rafforzarla, anzi sarebbe un modo per indebolirla. La Dottrina sociale della Chiesa ha bisogno dei monaci e delle monache che si dedicano alla vita contemplativa e non chiede loro di rinunciarvi per dedicarsi alla vita attiva.
I monasteri devono rimanere monasteri e non è certo la Dottrina sociale della Chiesa a chiedere alle monache di un ordine contemplativo di aprire un ospizio per i poveri o una casa di accoglienza per le prostitute. La prima a non averne bisogno è la Dottrina sociale della Chiesa che sa bene che c'è quello che spetta a Marta e quello che spetta a Maria.

Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 08/09/2018

2 - SEMBRA CHE LE TORRI GEMELLE SIANO CROLLATE DA SOLE... COME IN ITALIA CROLLANO I PONTI
L'Occidente dimentica chi e perché ha fatto crollare le torri gemelle... e infatti permette che una grande moschea sia stata costruita proprio vicino a Ground Zero come se il terrorismo islamico non c'entrasse nulla
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/09/2018

Ieri il mondo avrebbe dovuto ricordare i diciassette anni dall'attentato di matrice islamista dell'11 settembre, ma è la solita farsa ad essere andata, invece, in scena. A rimbalzare sulla stampa internazionale è stata infatti la mera spettacolarizzazione della tragedia. Il video restaurato, inedito - anche se poi non lo è - del crollo delle due torri era in prima pagina sui giornaloni e sui social tutti, ma niente di più. Come se le torri gemelle fossero crollate da sole, come in Italia crollano i ponti. Come se quelle morti non avessero un mandante, come se quel sangue non fosse la firma di Al-Qāʿida, come se il terrorismo islamico non c'entrasse nulla.
Eppure basta leggere alcune delle storie che ci riportano a quel drammatico giorno per capire la portata di quell'attacco. Furono circa 3000 i morti, 6000 i feriti, 24 le persone ancora elencate tra i dispersi, 11 donne incinte morirono e quindi l'attentato di quel giorno stroncò la vita anche a 11 bambini mai nati. E intanto c'era chi in Medio Oriente ballava alla notizia di quei cadaveri. Ma c'era chi esultava anche per le strade d'America e d'Europa.

EROI DA NON DIMENTICARE
Rick Rescorla era il capo della sicurezza di Morgan Stanley nella South Tower, l'11 settembre salvò la vita di 2700 impiegati. E quando gli fu detto che doveva abbandonare l'edificio, replicò un semplice: "lo farò quando sarò sicuro che anche tutti gli altri saranno fuori". Il suo corpo non fu mai recuperato, ma nessuno lo ha mai dimenticato, soprattutto le truppe statunitensi a Falluja.
Mike Kehoe è il pompiere diventato celebre nello scatto che lo immortalò mentre saliva le scale di una delle due torri: tutti scendevano, lui saliva per controllare che non ci fosse più nessuno. Trenta secondi prima del crollo riuscì a lasciare l'edificio, per trecentoquarantatré dei suoi colleghi vigili del fuoco non ci fu lo stesso destino.
Todd Beamer era uno dei passeggeri del volo United 93, l'unico dei quattro a non aver raggiunto il suo obiettivo schiantandosi in un campo vuoto poco fuori Shanksville e proprio grazie a Todd e alcuni passeggeri, che furono capaci di dirottare l'aereo contro i piani dei kamikaze. Non si saprà mai, probabilmente, quale sarebbe dovuto essere il bersaglio dei terroristi, si pensa il Campidoglio o la Casa Bianca, ma è certo che quegli eroi dei passeggeri riuscirono comunque a risparmiare tantissime altre vite. Beamer aveva due figli e la moglie aspettava il terzo, il cellulare ha registrato le ultime parole d'amore per la sua famiglia e una preghiera senza tempo, "Dio aiutami, Gesù aiutami. Siete pronti? Rotoliamo".
Don Mychal Judge era cappellano dei vigili del fuoco a New York. Non appena si ebbe notizia degli attentanti al World Trade Center, padre Mychal corse sul posto per dare assistenza spirituale ai feriti e ai suoi pompieri. I detriti di una torre lo uccisero mentre confessava. Portato nella chiesa più vicina e deposto davanti all'altare, fu la prima vittima ad essere registrata l'11 settembre.
E come lui anche don George Rutler si precipitò sulla scena. Gli correvano incontro in cerca dell'estrema unzione. E quando il sacerdote cattolico vide la lunga fila di pompieri entrare nell'edificio, intercettò quanto era scritto sul viso di quegli uomini e concesse l'assoluzione generale a tutti: come truppe che stanno prendendo parte ad un combattimento, cosa che, d'altronde stavano facendo. Padre Gerald Murray, invece, con la sua bicicletta corse giù per la 7th Avenue, per raggiungere il St. Vincent's Hospital: gli avevano insegnato, dirà, che "il cappellano non va sul campo di battaglia, va dove portano i feriti". E' là che c'erano il silenzio, il vuoto, l'agonia e le suppliche dei feriti insieme a brandelli di esseri umani sacrificati in nome di una religione che è un progetto politico.

L'ISLAM HA VINTO: UNA MOSCHEA VICINO A GROUND ZERO
A diciassette anni da quell'attentato che ha "cambiato il mondo", il mondo non è cambiato. Tra revisionismo, complottismo e maestri del sospetto qualcuno si è persino preso la briga di raccontarci che quel terrore non era tale, e faremmo bene a non preoccuparcene più. Ora siamo tutti più tranquilli, infatti, quando saliamo su un aereo, quando andiamo in giro per l'Ovest del mondo, quando passeggiamo per le nostre capitali e le vediamo arricchite di ogni sorta di dissuasori antiterrorismo. Siamo tutti più tranquilli perché abbiamo dimenticato, perché i terroristi non vengono più da lontano, ma sono una realtà autoctona. Il nostro autolesionismo è diventato tale che le stragi islamiche si sono susseguite senza soluzione di continuità in questi anni, e quel terrorismo, anche se non è uno qualsiasi, è molto più forte dopo le due torri.
Ma, soprattutto, il nostro autolesionismo, o ipocrisia - si legge uguale - ha portato ad acconsentire ad una moschea vicino a Ground Zero. Un po' come se a Pearl Harbor si desse il via libera per un santuario giapponese scintoista. E non si rendono conto che una moschea lì, come in ogni angolo d'Occidente, vuol dire, "abbiamo vinto anche questa battaglia. L'esito della guerra si fa meno incerto".
Invece di ricordare, stiamo dimenticando l'11 settembre. Barack Obama il 10 settembre del 2015 pensò bene di ribattezzare il "Patriot Day" nella "Giornata nazionale del servizio". Ordine del giorno? Volontariato per i poveri. E l'ex inquilino della casa bianca ordinò anche ai funzionari di evitare di menzionare Al-Qāʿida. Come se fosse sufficiente non parlarne per fare in modo che il terrorismo islamico non esista.
A diciassette anni di distanza non abbiamo nessuno contro cui essere arrabbiati? No, abbiamo solo problemi a distinguere i nostri amici e non sappiamo da chi difenderci. Perché c'è differenza tra rabbia e indignazione. E ci hanno educato a non provare più rabbia, né orgoglio. L'islamicamente corretto è diventato il paravento con cui l'Occidente spera di sopravvivere in una guerra in cui siamo, finora, oggettivamente perdenti.
L'11 settembre non è stata la prima manifestazione dell'odio islamico contro l'Occidente, e non è rimasta l'ultima.

Nota di BastaBugie: mentre tutti erano a New York, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, era in visita al memoriale del 9/11 a Shanksville in Pennsylvania. Qui il volo 93 della United Airlines si è schiantato dopo l'eroico tentativo dei passeggeri e dell'equipaggio di riprendere il controllo del volo, dirottato da quattro terroristi di Al-Qaeda. Tutte e 44 le persone a bordo sono morte al momento dell'impatto ma, avendo fatto precipitare l'aereo nei desolati campi della contea di Somerset, hanno impedito ai terroristi di colpire il loro obiettivo, presumibilmente il Campidoglio. Sul luogo dello schianto del volo 93 è stato inaugurato un monumento chiamato 'Tower of Voices' (la torre di voci), alto 30 metri e costituito da 40 campanelle che suonano in base alla direzione e forza del vento.
Per ricordare questo eroico gesto si può vedere il bellissimo film United 93. Per approfondire la vicenda (e il film) consigliamo il seguente articolo tratto dal sito FilmGarantiti.it

UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO
Il fanatismo religioso punta a vincere sfruttando la vigliaccheria suscitata dal terrore, ma sul volo n° 93 viene alla fine travolto da una inaspettata reazione, anch'essa animata da una opposta convinzione religiosa
di Guido Giorgini
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=37

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/09/2018

3 - L'AUTORE DI OPZIONE BENEDETTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Rod Dreher partendo dalla profezia di Ratzinger del 1969 e preso atto della crisi delle realtà ecclesiali, afferma che è necessario ripartire da piccole comunità in cui si viva realmente il vangelo e si trasmetta almeno ai propri figli
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/09/2018

Questo è più o meno quanto ha detto l'autore Rod Dreher alla presentazione di Opzione Benedetto alla Camera dei Deputati.
Mi sembra in linea con quanto si percepisce nella Chiesa a più livelli: dalla famosa profezia di Ratzinger del 1969 [vedi Nota di BastaBugie al termine di questo articolo, N.d.BB], alla constatazione che - anche con la crisi di molte realtà ecclesiali, e la constatazione del tramonto dell'organizzazione delle parrocchie come sono state pensate finora - è necessario ripartire da piccole luci, piccole comunità, piccoli monasteri di laici, guerrieri mendicanti di Spirito Santo. [...]

OPZIONE BENEDETTO
La Chiesa è in un momento di confusione, e spesso in Usa le parrocchie sono poco più che una fabbrica di sacramenti. Questo significa che noi cattolici dobbiamo lavorare particolarmente duro per mantenere la fede.
Certo, dobbiamo conoscere il contesto culturale in cui ci troviamo a vivere: nel mio lavoro, faccio il giornalista, pensavo di dover elaborare analisi razionali dei problemi, ma mi è sempre più chiaro che non contano le ragioni, ma sempre più le emozioni. Questo mi è stato chiarissimo nel 2004, quando si è cominciato ad aprire il dibattito sul matrimonio gay. Io elaboravo argomentazioni forti. Le sperimentavo con il mio vicino di scrivania, cattolico e conservatore, pensavo che sarebbe stato d'accordo con me, e invece neanche per sogno. "Come fai a conciliare queste tue opinioni con quelle della Chiesa?" - gli chiedevo. "Io sono battezzato - era la sua risposta - e le mie opinioni sono cattoliche quanto le tue". "Ma guarda che c'è un magistero, tu devi attenerti a quel magistero". Questo mio collega, in fondo, al di sopra di ogni altra cosa venerava il suo io sovrano, da tipico americano di questa generazione.
Il mio tentativo di portare dalla mia parte lo schieramento tradizionalista è fallito, ma non perché qualcuno abbia controbattuto con argomenti migliori. Semplicemente quelle persone sentivano che era giusto così. Sentivano.

DOPO LA VIRTÙ
Nel libro "Dopo la virtù" Alasdair MacIntyre afferma che nell'illuminismo si è cercato di creare un sistema di credenze senza la religione. Ma quel sistema è fallito. Senza la fede cristiana c'è una sempre maggiore frammentazione, trionfa l'emotivismo. Se noi sentiamo una cosa, quella non può non essere vera. Io trovo che non vi sia stata un'espressione più chiara di questa moderma dottrina di quella pronunciata da un giudice della corte suprema usa, Anthony Kennedy: al cuore della libertà vi è il diritto di definire il proprio concetto di vita e di universo. Mcintyre parla della fine dell'impero romano, paragonandola alla nostra civiltà che è entrata in un nuovo medio evo, e dice che un punto di svolta cruciale si ebbe quando uomini e donne di buona volontà cessarono di darsi da fare per mantenere quell'impero. Quello che si misero a fare fu la costruzione di nuove forme di comunità attraverso le quali la moralità e la civiltà potessero sopravvivere. MacIntyre sostiene che oggi siamo in attesa di un nuovo san Benedetto, che sarà nuovo e per certo assai diverso. Io mi rendevo conto che la vita quotidiana stava diventando sempre più frammentata, e non c'era una inversione di tendenza all'orizzonte.
I fondamenti della società sono sotto attacco. Così anche la Chiesa e la famiglia naturale. Sono gli effetti della vita nella modernità, e la causa di questa situazione non è certo politica. C'è uno storico contemporaneista (il nome mi è sfuggito ndr) che dice che nella contemporaneità scambiamo senso contro potere. Significa che cediamo la fede in Dio in cambio della libertà di fare tutto quello che vogliamo del nostro corpo. Alla base c'è la morte di Dio e la morte del senso del cosmo: per la maggior parte degli americani il bene maggiore nella vita è la felicità personale. L'uomo psicologico è padrone della cultura. I nostri scribi sono tutti all'opera per demolire la famiglia, il genere e persino l'essere. Lo potremmo chiamare il deismo terapeutico moralistico: il massimo bene della vita umana sta nel benessere personale, e Dio è lì semplicemente per garantirtelo. Molti si allontanano dalla fede, e quelli che restano credono in quel tipo di fede. Sofisticati barbari che vivono solo per servire se stessi, che del passato non sanno nulla e gliene importa ancora di meno.

UN NUOVO SAN BENEDETTO
Ma perché MacIntyre dice che solo un nuovo san benedetto potrebbe salvarci? Perché Benedetto rispose alla rovina dell'impero ritirandosi da esso, in una grotta. Lasciandosi alle spalle la città si ritirò in un luogo di quiete dove potesse udire la voce del Signore. Ma non ci rimase per sempre, poi ne uscì per fondare monasteri. Non per salvare l'impero, bensì per fondare comunità in cui si servisse Dio. Fondò un piccolo numero di monasteri non distanti da Roma, nelle campagne, e scrisse una regola che aiutasse a vivere nel servizio di Dio. Dopo, coloro che volevano seguirlo cominciarono a fondare tanti monasteri nei secoli di successivi. Decine di migliaia di uomini sono entrati nel monachesimo, hanno bonificato e coltivato terre incolte, insegnato agli abitanti, preservato nelle biblioteche la memoria culturale, per presentarla agli occhi di un mondo travolto dal caos. I semi della rinascita vennero piantati da Benedetto, dai monaci che posero le fondamenta, quando Benedetto disse no alla vita quotidiana che faceva da romano e disse sì a una vita completamente controcultrale. Il nostro secolo è completamente diverso, ma le sfide sono simili.
In un mondo post cristiano, noi laici non siamo chiamati alla vita monastica, ma a uno stile di vita nel mondo. Se vogliamo operare da fedeli cristiani dobbiamo trascorrere molto più tempo nella preghiera, nella formazione, nell'ascesi e nella conoscenza delle scritture, e ordinare ogni aspetto della nostra vita a Dio. Benedetto attraversò un'epoca oscura ma anche ora le forze della disintegrazione sono così potenti che se non facciamo qualcosa sarà la fine della nostra cultura. Dobbiamo essere una minoranza creativa. La profezia di Ratzinger si sta compiendo, e l'unica via per salvare la fede è l'Opzione Benedetto. Per alzare la mente al Dio nelle tenebre del nostro tempo, per pensare una vita molto più alta. Noi diventeremo i semi del rinnovamento.

Nota di BastaBugie: nel precedente articolo viene citato un noto scritto del card. Joseph Ratzinger dal titolo "Fede e futuro" del 1970 (Queriniana, 2005, pp. 112-117).
Ecco un ampio stralcio di tale scritto:
Anche questa volta dalla crisi di oggi verrà fuori domani una chiesa che avrà perduto molto. Diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto nel periodo della congiuntura alta. Oltre che perdere degli aderenti numericamente, perderà anche molti dei suoi privilegi nella società.
Si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità della libera volontà, cui si può accedere solo per il tramite di una decisione. Come piccola comunità solleciterà molto più fortemente l'iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d'anime sarà normalmente esercitata in questo modo. Ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora. Ma, nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la chiesa troverà di nuovo e con tutta l'energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell'assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. [...]
Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra. Farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione le costerà anche talune buone forze. La renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli. [...] Si può prevedere che tutto questo richiederà del tempo. [...]
Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà da una chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta a domande che essi da sempre di nascosto si sono poste. A me sembra certo che si stanno preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si devono fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la chiesa del culto politico, ma la chiesa della fede. Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/09/2018

4 - PERCHE' FAMIGLIA CRISTIANA E LA CEI SONO COSI' OSTILI A SALVINI?
La copertina di Famiglia Cristiana che equipara il ministro degli Interni a Satana è solo il più pesante dei tanti attacchi della propaganda clericale, ma il motivo c'è... e non è tanto nobile
Autore: Niccodemo Graber - Fonte: Corrispondenza Romana, 22/08/2018

La copertina di Famiglia Cristiana che equipara il ministro degli Interni Matteo Salvini a Satana è solo il più pesante dei tanti attacchi che la Lega e il nuovo governo subiscono ad opera dell'ufficialità clericale italiana. Ormai sembra che il primo e quasi esclusivo impegno della CEI e del cattolicesimo ufficiale italiano, salvo le dovute eccezioni, sia la propaganda politica in senso immigrazionista.
Non sorprende certo che gli ambienti più ideologizzati del cattolicesimo progressista e personaggi come padre Alex Zanotelli o il vescovo Raffaele Nogaro si mobilitino contro la svolta impressa dal ministro Salvini alle politiche dell'immigrazione. Ciò che colpisce è invece la rabbiosa ostilità nei confronti del nuovo governo da parte di quel cattolicesimo moderato e democristiano, sonnacchioso ed esperto nell'arte del compromesso permanente che rappresenta la grande maggioranza dell'episcopato italiano.
È difficile immaginare per questi vescovi e centri di potere ecclesiale che formano la pancia centrista della Chiesa italiana grandi spinte ideali, forti ragioni ideologiche. Cosa li fa essere, allora, così ferocemente ostili al ministro Salvini? Perché la CEI, scandalosamente silente durante i governi PD responsabili di leggi gravemente immorali in materia di vita e famiglia, si traveste ora da leone ruggente contro la politica del governo Conte sull'immigrazione e la sicurezza?
Una prima risposta potrebbe far riferimento alla linea impressa da papa Francesco alla Chiesa in questi suoi anni di pontificato. È sotto gli occhi di tutti come papa Bergoglio abbia disimpegnato la Chiesa dal fronte bioetico, come abbia fatto scomparire il riferimento vincolante al diritto naturale, come invece non passi giorno senza farsi araldo delle posizioni immigrazioniste più spinte.
Papa Francesco non fa poi mistero di considerare positivamente le forze progressiste nella loro varietà (dal radicalismo liberal di Obama/Clinton al socialismo dei così detti "movimenti popolari" e di certi regimi sud-americani, passando per l'euro-democratismo di Macron e del giornale-partito italiano Repubblica) aborrendo invece ogni reazione conservatrice, identitaria, sovranista, etc.

UNA RISPOSTA INSUFFICIENTE
Eppure considerare l'orientamento ideologico imposto da papa Francesco alla Chiesa in questi anni come il fattore capace di scatenare tanta rabbiosa ostilità della CEI verso il governo appare una risposta, anche se parzialmente vera, insufficiente. I cavalli di battaglia [...] non si riducono certo al solo tema dell'immigrazione, ma attengono anche ad altri temi: l'ecologia, l'ecumenismo, il dialogo interreligioso, la morale sessuale-familiare (scardinata e stravolta da AL), la sacramentaria, etc.
E allora perché la CEI si segnala per furiosa aggressività solo in merito al tema dell'accoglienza degli immigrati? Certo anche sugli altri temi non sono mancati documenti episcopali, editoriali ed approfondimenti di Avvenire, articoli con belle foto su Famiglia Cristiana, convegni diocesani, conferenze in parrocchia. Ma solo sui migranti e contro Salvini si sono accesi i roghi mediatici. Perché?
L'episcopato italiano, proprio perché nella sua gran parte democristiano e sonnolento, brillante e poco interessato alle questioni di principio, è ben lontano dal protagonismo teologico che caratterizza altri Paesi.
La Chiesa italiana è saldamente al Centro e, nonostante gli sforzi di monsignor Galantino e gli innesti di nuovi vescovi perfettamente allineati, non brilla certo per entusiasmo nell'applicazione del nuovo corso ecclesiale. Solo contro la nuova politica del governo un materia di immigrazione la CEI si è scoperta piena di idealità nella difesa di un assoluto principio non negoziabile: quello dell'"accoglienza".
Solo in questo solo caso la moderazione permanente del nostro episcopati ha lasciato il posto ad una radicalità implacabile. Ritorna allora prepotente l'interrogativo: Perché? La risposta l'ha data il ministro Salvini intervistato dal direttore Riccardo Cascioli per la Nuova Bussola Quotidiana: «Sinceramente non so spiegarmelo, tanta virulenza mi lascia molto perplesso. [...] E neanche mi accodo a coloro che ritengono che vogliano proteggere quella parte minoritaria del mondo cattolico che sull'immigrazione ci ha costruito un business. Non voglio pensare che sia così. C'è però un pregiudizio di fondo evidente che non mi spiego, ma me ne faccio una ragione...».
Da abile comunicatore Salvini, negando, ha affermato o, meglio, insinuato nel lettore la risposta. E la risposta che Salvini lascia nella mente del lettore, dicendo - «Non voglio pensare che sia così» - è una sola : business! E di un business colossale trattasi, un business, quello dell'accoglienza, dove ci guadagnano tanto le cooperative rosse e bianche, quanto le Caritas e gli altri enti "caritativi" ecclesiastici.

IMMIGRAZIA
Un business, quello dell'accoglienza, che è, come disse uno dei protagonisti di Mafia Capitale, più lucroso del narcotraffico! I dati sono chiari: il 17% dei migranti accolti in Italia è "ospite" di strutture Caritas o comunque riconducibili alla Chiesa italiana, il 79% degli "ospiti" delle diverse Caritas (o realtà analoghe) beneficia dei famosi 35 euro al giorno versati dallo Stato all'ente che ne cura l'ospitalità. Se ne deduce dunque che circa 22.000 migranti sono "ospitati" in strutture della Caritas alla modica cifra di 35 euro al dì a testa.
I conti sono presto fatti: ogni anno lo Stato italiano versa alla CEI (attraverso la Caritas) la cifra enorme di più di 290 milioni di euro per la gestione dei migranti. Altri 5.000 immigranti vivono in strutture Caritas (o analoghe) mantenuti da fondi dell'8×1000.
Le Caritas diocesane risultano essere il primo soggetto aggiudicatario dei bandi per l'accoglienza dei migranti disposti a livello locale dalle prefetture; in ben 26 province l'accoglienza dei migranti è affidata alle strutture Caritas per circa 30 milioni di euro l'anno.
Se il governo Conte mettesse fine al business dell'immigrazione, la CEI e le diverse diocesi italiane si troverebbero di colpo private d'un immenso flusso di denaro e si troverebbero nella necessità di licenziare buona parte dei propri dipendenti. Ecco forse spiegato il motivo di tanto livore contro il ministro Salvini. Il sistema messo in piedi dai governi PD per gestire l'accoglienza degli immigrati ha generato interessi economici mostruosi trasformando geneticamente, ad esempio, le Caritas, divenute, in molti casi, cornucopie per le finanze diocesane.
Non sono poche le diocesi ove la locale Caritas, gestendo il business dell'accoglienza, si trova ad essere la prima realtà economica della diocesi. Tutto ciò ha snaturato gli enti caritativi, non più enti di spesa che donano gratuitamente per amore di Cristo il poco o molto che la generosità dei fedeli offre, ma vere imprese commerciali che fatturano milioni di euro (di denaro pubblico!) facendo da albergatori alle avanguardie dell'invasione islamica.
Tanta interessata e ben remunerata miopia si trasforma in odio quando qualcuno osa mettere in discussione il sistema che centinaia di milioni di euro ha sinora elargito. Confidiamo che il governo prosegua nella linea tracciata dal ministro Salvini portando a zero gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, rimpatriando quanti giunti negli anni passati, scardinando il sistema lucroso dell'accoglienza e togliendo così a Coop e Caritas il vantaggiosissimo affare della gestione dell'accoglienza.
Avvenire, la CEI, Famiglia Cristiana, padre Spadaro strillerebbero ancor più forte, ma, al netto di urla e insulti, tutto ciò farebbe un gran bene alla Chiesa italiana liberandola da un business che ne corrompe sin le midolla. Non è forse persino blasfemo fatturare molti milioni di euro alloggiando immigrati a carico dello Stato (dei contribuenti italiani) e chiamare tutto ciò "Caritas"?

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "United Colors of Avvenire" spiega che dopo la figuraccia sui lanciatori di uova e l'allarme razzismo, Avvenire invece di chiedere scusa rincara la dose: qualsiasi violenza è comunque figlia della xenofobia e della propaganda leghista. Una tesi demenziale, ma a inquietare di più è il tipo di cultura da cui nascono certe battaglie, come dimostra l'ultima campagna di Benetton, firmata da Oliviero Toscani.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 agosto 2018:
Alcuni giorni fa c'è chi ha provato a innescare una polemica (l'ennesima) contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini per via di una maglietta con scritto in inglese "La miglior difesa è l'attacco", frase che sarebbe sospetta di simpatie neonaziste. Ma quello che Salvini porta scritto su una maglietta, qualcuno dei suoi più feroci critici lo mette in pratica.
È l'esempio di Avvenire: il quotidiano dei vescovi italiani, non pago del clamoroso scivolone dei giorni scorsi quando ha lanciato una crociata anti-razzista per l'uovo lanciato contro Daisy Osakue all'insegna del "Vergogniamoci", invece di chiedere scusa rincara la dose. E propone una raffica di articoli e commenti per dimostrare che quel lancio di uova, anche se non immediatamente collegabile al razzismo, lo è indirettamente. In altre parole: siccome Salvini e quelli come lui hanno creato un clima di violenza - senza mai spiegare in che modo - qualsiasi atto di violenza ha a che fare con il razzismo. Insomma i lanciatori di uova non lo sanno ma è a causa del razzismo dilagante che tirano uova ai passanti; chissà se gli avvocati dei tre giovani useranno questo argomento come linea difensiva. Ma allora, viene da chiedersi, quei delinquenti che lanciavano sassi dai cavalcavia delle autostrade? E quelli che hanno aggredito sistematicamente le Sentinelle in piedi? Razzismo anche lì? È chiaro che ormai si è perso anche il senso del ridicolo.
Per Avvenire sembra proprio che tutto quello che succede abbia a che fare con il razzismo. Ci spiega un certo Maurizio Fiasco che i «modi "pubblici" subiscono la traslazione nel "privato", anche nelle occasioni conviviali». Così che, a causa di Salvini, nelle case degli italiani «a tavola non si conversa, ma si disputa profferendo parole brutte e cattive». Parli per casa sua, verrebbe da dire. Ma poi a proposito di «parole brutte e cattive», ecco l'editoriale del direttore Marco Tarquinio che divide l'Italia in due e insulta pesantemente quella parte di governo che, secondo lui, non ha alcun diritto di rappresentarla perché ne sfigura addirittura i lineamenti.
Si può ben dire che per Avvenire la miglior difesa è l'offesa. Ma tralasciando le modalità di comunicazione, quello che sta diventando veramente inquietante è la tesi che c'è dietro a questa isteria polemica: chiunque sia a favore di uno stop all'immigrazione clandestina è per questo bollato come xenofobo e razzista, chi osa proporre l'argomento di una identità da preservare (anche come garanzia di integrazione) è per ciò stesso non cristiano. Ma ai vertici della CEI c'è qualcuno che si rende conto dei deliri che quotidianamente escono dalle pagine di Avvenire?
E qualcuno si rende conto che la visione ideologica che porta a identificare il Vangelo con precise scelte politiche (peraltro nel segno dell'illegalità) è a servizio di una cultura profondamente anticristiana, che distorce parole e simboli della fede cristiana? Senza andare troppo lontano, basti vedere la pubblicità uscita in questi giorni di Benetton (United Colors of) firmata come al solito da Oliviero Toscani. «Nudi come San Francesco» è il tema: nove ragazzi e ragazze di diverse etnie, completamente nudi, tutti abbracciati l'un l'altro e un commento di Toscani al Cantico delle Creature, che suona come una parodia blasfema delle parole di San Francesco, un inno a un multiculturalismo estremo che cancelli tutte le identità.
È la teorizzazione di una «rivoluzione - dice Toscani - che diventa con-fusione perché toglie l'identità certa all'Oriente e all'Occidente e li con-fonde». Questo è l'orizzonte culturale, la società ideale immaginata dall'élite dominante: l'abolizione dei confini e una libera quanto incentivata immigrazione è il passaggio necessario. Triste vedere una certa gerarchia ecclesiastica omologata a questo disegno.

Fonte: Corrispondenza Romana, 22/08/2018

5 - SUICIDIO: GIORNATA MONDIALE DELLA PREVENZIONE O ISTIGAZIONE?
Bisogna evitare l'effetto Werther (vedi il famoso caso del suicidio di Marilyn Monroe) e invece si promuovono il suicidio assistito e l'eutanasia
Fonte Notizie Provita, 10/09/2018

Oggi, 10 settembre, si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
Pro Vita Onlus ha rilasciato un comunicato stampa in cui il presidente Toni Brandi rileva: «È una celebrazione ipocrita, se contestualmente si celebra e si promuove il suicidio assistito e l'eutanasia attraverso il biotestamento, o Dat, o "disposizioni anticipate di trattamento" che dir si voglia».
«La legalizzazione dell'eutanasia - sotto forma di suicidio assistito tramite biotestamento - comporta un incremento preoccupante dei suicidi in genere», aggiunge.
«Basterebbe il buon senso per capirlo, ma la cosa è anche suffragata, per esempio, dai dati raccolti in Oregon», dove il suicidio assistito è stato legalizzato alla fine del 1997: già nel 2000, il tasso di suicidio "convenzionale" era aumentato significativamente. Nel 2007, era del 35% superiore alla media nazionale; nel 2014, era del 43.1% superiore alla media nazionale.
Tutti sanno che il suicidio è contagioso (cd. "effetto Werther"). L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato delle linee guida per i media che riportano notizie di suicidi: per prevenire l'effetto Werther, non devono descrivere nel dettaglio il metodo del suicidio, non devono usare titoli o immagini drammatici/grafici e non devono "sensazionalizzare" la morte.
«Basta pensare al battage mediatico che ha avuto la morte del povero DJ Fabo: ne hanno fatto un vero e proprio spettacolo, esattamente l'opposto rispetto alle raccomandazioni dell'Oms», prosegue Brandi.
E conclude chiedendosi: «Dai dati Istat risulta che tra il 1995 e il 2015 il numero di suicidi in Italia è andato diminuendo: manterremo questo trend positivo ora che è stato legalizzata l'eutanasia, con la legge sulle Dat?».

Nota di BastaBugie: Alex Schandenberg nell'articolo seguente dal titolo "Suicidio assistito: la legalizzazione è istigazione" parla di effetto Werther nel famoso caso del suicidio di Marilyn Monroe e dei rapporti sanitari ufficiali dello stato americano dell'Oregon.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Notizie Provita il 27 agosto 2018:
La legalizzazione dell'eutanasia - sottoforma di suicidio assistito - comporta un incremento preoccupante del suicidio in genere. Basterebbe il buon senso per capirlo, ma la cosa è anche suffragata dai dati raccolti in Oregon.
Ed è coerente con il fatto, acclarato da sempre dalla psichiatria, che il suicidio è contagioso (cd. "effetto Werther"). Un esempio famoso è stato ai tempi di Marilyn Monroe, il cui suicidio ha scatenato una serie di emulazioni inquietanti. Tanto è vero che l'Istituto Nazionale di Salute Mentale e l'Organizzazione Mondiale della Sanità canadesi hanno sviluppato "linee guida per la segnalazione responsabile" da parte dei media che parlano di suicidio, per prevenire l'effetto Werther (non descrivere nel dettaglio il metodo del suicidio, non usare titoli o immagini drammatici/grafici e non "sensazionalizzare" la morte).
In Oregon, il suicidio assistito di Lovelle Svart e Brittany Maynard sono stati trattati dai media in modo esattamente opposto rispetto alle raccomandazioni suddette. Tant'è vero che il dott. Will Johnston ha dovuto curare un paziente di vent'anni, fisicamente sano, che si è "identificato" con Brittany Maynard e desiderava morire come lei. Cercava quindi su internet droghe idonee a commettere suicidio. La madre se n'è accorta, è riuscita a portarlo dal medico e ci sono volute cinque settimane di ricovero per guarirlo dall'istinto autolesionista.
Secondo i rapporti sanitari ufficiali, tenuto conto che l'Oregon ha legalizzato il suicidio assistito "alla fine del 1997", già nel 2000, il tasso di suicidio "convenzionale" era «in aumento significativo». Nel 2007, era del 35% superiore alla media nazionale; nel 2010, era del 41% superiore alla media nazionale; nel 2012, era del 42% superiore alla media nazionale; nel 2014, del 43.1% superiore alla media nazionale.
Il rapporto del 2012 descriveva il costo del suicidio come "enorme": «Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli Oregoniani di età compresa tra i 15 ei 34 anni e l'ottava causa di morte tra tutte le età. Il costo del suicidio è enorme. Solo nel 2012, le spese di ospedalizzazione per lesioni autoinflitte in Oregon hanno superato 54 milioni di dollari; e la stima del costo totale del suicidio è di oltre 677 milioni di dollari».

Fonte: Notizie Provita, 10/09/2018

6 - IL VERO MOTIVO DEL SINODO DEI GIOVANI E' LO SDOGANAMENTO DEI RAPPORTI PREMATRIMONIALI E DELLA CONTRACCEZIONE
Si sa già come andrà a finire anche perché cosa si può sperare se sono invitati padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica... ed Enzo Bianchi!
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2018

A leggere i nomi delle persone nominate direttamente da Papa Francesco per il prossimo Sinodo sui Giovani si rimane seriamente (e negativamente) colpiti. Soprattutto per le sorti di questo Sinodo e dei Sinodi in quanto tali sui quali si rischia di gettare un'ombra di sospetto che ne compromette la funzione ecclesiale.
Lasciamo da parte, per il momento, l'aspetto per cui molti dei nominati dal Papa sono nell'occhio del ciclone dello scandalo degli abusi e dell'omosessualismo (da Maradiaga a Cupich, da Farrell a Marx). L'arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput, aveva suggerito addirittura di sospendere il Sinodo sui giovani perché "i vescovi non avrebbero in questo momento assolutamente nessuna credibilità per affrontare questo argomento", e il Papa nomina proprio i nomi maggiormente impigliati nella querelle. Lasciamo da parte, come dicevo, per il momento questo aspetto seppure centrale, e soffermiamoci sul fatto che i nominati sono tutti esponenti del progressismo modernista in fatto di sessualità e famiglia, in primis, naturalmente, padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", ed Enzo Bianchi. Queste nomine così unilaterali da parte del Papa sono dirette evidentemente a determinare fin da subito l'esito del Sinodo e a confermare il parere espresso da tanti, ossia che oggetto del Sinodo non siano i giovani ma nuove aperture moderniste nel campo della morale sessuale, in modo particolare delle relazioni sessuali prematrimoniali e della contraccezione. Il piccolo esercito di diretta nomina papale avrebbe lo scopo di forzare con sicurezza la mano in questo senso e di confermare un esito prefigurato fin da ora. In altre parole: il Sinodo come macchina strumentale per raggiungere altri fini da quelli dichiarati.

I DUE SINODI SULLA FAMIGLIA
La prova generale di questo metodo era già stata fatta in occasione dei due Sinodi sulla famiglia degli anni 2014 e 2015. Essi erano stati meticolosamente pianificati affinché conducessero all'esito voluto. L'incarico al cardinale Kasper di dettare la linea già nel febbraio 2014, l'esclusione del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II dalla prima sessione (recuperato, dopo le proteste e l'evidente forzatura dell'esclusione, nella seconda), la nomina di fidati interpreti della nuova linea, da Spadaro a Forte, nella segreteria e, ancor di più, le nomine nel gruppo che avrebbe dovuto stendere le conclusioni, i briefing pilotati di Padre Lombardi, il divieto ai Padri Sinodali di lasciare dichiarazioni... testimoniano una conduzione politica molto attenta, sancita dall'inquietante dichiarazione di Mons. Bruno Forte, secondo il quale il Papa gli avrebbe detto di preparargli il terreno che al resto ci avrebbe pensato lui, "altrimenti questi qui sai che casini ti combinano!?".
La cosa sembra ora ripetersi per il Sinodo sui Giovani e anche per quello, previsto per l'anno prossimo, sull'Amazzonia, i cui esiti possono già darsi per scontati. Basta leggere i rispettivi documenti preparatori per averne ulteriore conferma. È un po' come accade nei consessi politici, ove mai nessuna riunione o congresso o summit viene fatto senza aver stabilito prima cosa deve uscirne. Salvo, naturalmente, appellarsi poi al soffio dello Spirito Santo, a non aver paura delle novità, a non chiudersi nell'astrattezza della dottrina, a non giudicare e a non criticare gli altri ma solo se stessi perché altrimenti non si è misericordiosi.

IL PROGRESSISMO MODERNISTA
Potremmo parlare di Sinodi "pretesto", o di Sinodi "strumentali" per raggiungere un qualche fine già stabilito prima. Ciò non significa, come ormai abbiamo imparato, che il Sinodo debba alla fine dire qualcosa di chiaro, ancorché innovativo rispetto alla dottrina tradizionale. Anzi, il Sinodo potrà auspicabilmente anche rimanere nel vago, dire e non dire, aprire le questioni anziché chiuderle. Il progressismo modernista non vuole trasformarsi in una nuova dottrina, ma mettere in dubbio la dottrina in modo da aprire le porte a prassi ecclesiali che siano in contrasto con essa senza però dichiararlo. Né si deve pensare che le conclusioni del Sinodo debbano rimanere inconcluse perché a concludere dovrà poi essere il Papa nella Esortazione apostolica post-sinodale. Questa successiva Esortazione potrà infatti ribadire semplicemente quello che ha detto il Sinodo senza chiudere a sua volta le questioni aperte e ancora inconcluse, anzi aprendone di nuove e di ancora più inquietanti.
Se questo quadro è vero, però, è la sostanza stessa del Sinodo a venire meno, ridotto prosaicamente ad una conferenza ONU, alla disposizione sul campo delle proprie truppe, all'inserimento dei propri uomini nelle segreterie che contano, a tattiche troppo umane. I giornali cattolici e i notiziari della Radio Vaticana enfatizzeranno l'evento e Lorena Bianchetti alla domenica mattina su Rai1 ne presenterà tutta la bellezza e la sintonia con i tempi, ma i fedeli, capito il trucco, se ne disinteresseranno e non si aspetteranno dal Sinodo nessuna parola di verità. A questo, purtroppo, fanno pensare le nuove nomine papali. E se ci ho pensato io, che ho un quoziente di intelligenza molto basso, chissà quanti altri vi avranno pensato.

Nota di BastaBugie: a proposito del Sinodo dei Giovani, Marco Tosatti su La Nuova Bussola Quotidiana del 18 settembre 2018 ha fatto notare che "non si può non guardare perplessi a certe nomine pontificie al Sinodo dei Giovani. A quella del card. Cupich di Chicago, per esempio; un uomo della filiera di nomine di McCarrick, che ha dichiarato che il Papa ha cose più importanti di cui occuparsi della denuncia di mons. Viganò, l'ambiente e le migrazioni. Oppure quella del card. Joe Tobin, arcivescovo di Newark, pupillo ed erede di McCarrick in quella diocesi. Che ha ammesso candidamente di non aver dato peso alle voci e alle denunce sui misfatti di McCarrick perché gli sembravano incredibili. E poi il card. Marx, e l'arcivescovo Paglia…Tornando al tema dell'agenda, c'è da chiedersi quale agenda si voglia imporre al Sinodo dei Giovani. Dopo Dublino, e vista la presenza di eminenze ed eccellenze facilmente ascrivibili alla corrente filosofica pro-omosessuale nella Chiesa non è arrischiato mettere fra i possibili obiettivi anche un altro piccolo o grande passo verso la "normalizzazione" dell'omosessualità e dei rapporti omosessuali, purché stabili ed amorosi, ovviamente. Il vento da Santa Marta sembra soffiare in quella direzione. Nei fatti, non nelle dichiarazioni. Speriamo di sbagliarci".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2018

7 - GLI ANGLICANI SONO A UN PASSO DALL'ESTINZIONE
Solo l'11% dei britannici si dice anglicano e tra i giovani (17-22 anni) il dato scende al 2%
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 07/09/2018

La religione sembra in via d'estinzione in Gran Bretagna, dove sempre meno persone aderiscono a una fede, e la Chiesa di Inghilterra potrebbe essere la prima a sparire. Secondo l'ultima ricerca di NatCen, sette persone su 10 sotto i 24 anni non hanno una religione e solo il 2 per cento dei giovani tra i 17 e i 22 anni si dice anglicano.

ANGLICANI IN CALO
La ricerca British Social Attitudes, che viene effettuata ogni anno, si basa sulle risposte di 3.000 persone di tutte le età sulle tematiche più differenti. Il 52 per cento degli intervistati ha dichiarato di non avere una religione, contro il 41% del 2002. In particolare, se nel 2002 il 31% degli intervistati dichiarava di essere anglicano, oggi i fedeli sono scesi al 14 per cento.
Se si considerano solo gli ultrasessantenni la quota di fedeli aumenta al 30 per cento, una diminuzione netta rispetto al 2002 (52 per cento). Nella fascia d'età 45-54 anni, gli anglicani dal 2002 sono passati dal 35 all'11 per cento. Mentre per quanto riguarda i ventenni, come detto, solo il due per cento si riconoscono nella Chiesa d'Inghilterra. Sembrano avverarsi le parole pronunciate nel 2013 dall'ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams: «Siamo a una generazione dall'estinzione».
Nei prossimi anni, per la prima volta, gli anglicani potrebbero essere superati dai cattolici e da altre denominazioni cristiane, rispettivamente l'8 e il 10 per cento degli intervistati. Per quanto riguarda la frequentazione delle celebrazioni, solo un anglicano su cinque va a messa almeno una volta al mese. Leggermente più alta la quota dei cattolici: due su cinque.

L'ATTACCO DEGLI UMANISTI
La ricerca è stata subito usata dall'associazione degli Umanisti del Regno Unito per attaccare i «privilegi» della Chiesa di Inghilterra: «Solo il due per cento dei giovani adulti aderiscono alla Chiesa di Inghilterra, che però gestisce un terzo di tutte le scuole statali. Tutte le scuole statali devono insegnare il cristianesimo e gli anglicani continuano ad avere 26 vescovi nella Camera dei Lord. Alla luce dei dati, è una situazione insostenibile».
Per rimanere nel mondo anglosassone, non se la cava bene neanche la religione cattolica negli Stati Uniti. Secondo una recente ricerca del Pew Research Center, infatti, per ogni americano che si converte al cattolicesimo, ce ne sono 6,5 che lasciano la religione. Il rapporto registra anche una netta differenza tra quello che i cattolici americani credono e l'insegnamento dottrinale: il 76 per cento è favorevole ai contraccettivi, il 62 per cento vuole abolire il celibato sacerdotale, il 62 per cento appoggia la comunione per i divorziati risposati, il 59 per cento vorrebbe i preti donne e il 46 per cento i matrimoni gay.

Nota di BastaBugie: ci permettiamo di dire che queste ricerche nel presentare i dati dovrebbero essere più precise. Chi dichiara che i contraccettivi sono leciti può pensarlo, ma non può più dirsi, né essere considerato cattolico. Idem se appoggia la comunione per i divorziati risposati. Idem se è favorevole ai matrimoni gay.
Quindi la ricerca in questione non doveva dire che si registra "una netta differenza tra quello che i cattolici americani credono e l'insegnamento dottrinale", ma semmai "una netta differenza tra quello che dicono coloro che si credono (sbagliando) di essere cattolici e l'insegnamento dottrinale cattolico, in quanto in realtà tra i cattolici (autenticamente tali): il 100 per cento considera peccato far uso di contraccettivi, il 100 per cento vuole mantenere il celibato sacerdotale, il 100 per cento considera un sacrilegio la comunione per i divorziati risposati, il 100 per cento considera contrario al vangelo il sacerdozio per le donne e il 100 per cento considera l'omosessualità praticata un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio".
Ci siamo stufati a leggere e sentir dire che sono cattolici coloro che per loro scelta non lo sono più.

Fonte: Tempi, 07/09/2018

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: HO SUBITO VIOLENZA SESSUALE E QUINDI SECONDO VOI HO PECCATO?
Cosa ne sapete del dolore, del terrore, di quello che ho affrontato per anni? Gentile lettrice, guardiamo con serenità alla neo-beata Anna Kolesarova, morta a 16 anni per non farsi violentare dai soldati sovietici
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 19 settembre 2018

Gentile redazione di BastaBugie,
vi chiedo l'accortezza e la delicatezza di mantenere il mio anonimato.
Ho letto l'articolo su Concetta Della Corte e mi sono molto rattristata per la frase "morire ma non peccare" ed il commento che ne è seguito: cosa significa? Che una bambina o ragazza o donna che riceve abusi o viene violentata, ha preferito il peccato? Ma perché la colpa viene sempre gettata sulla vittima? In alcuni paesi le vittime di violenza vengono frustate per lo stesso ragionamento, perché il loro carnefice è riuscito a violentarle. Io da ragazzina ho subito un tentativo di violenza, non riuscito, perché ho lottato e perché degli estranei hanno sentito le mie urla e sono accorsi in mio aiuto... ma se non fossero venuti non avrei avuto ancora forza per lottare... assicuro che però ero già morta. Mentre lottavo, per me era una lotta per la vita, un grido di vita contro un male assurdo e mostruoso.
Cosa ne sapete del dolore, del terrore, di tutto l'orrore che ho dovuto affrontare poi per anni? La fiducia persa nel prossimo. I comportamenti irrazionali dettati dalla paura che non sempre è giustamente gli altri hanno la pazienza di reggere. Sono stata fortunata perché ho trovato persone che mi hanno amato nonostante i miei comportamenti difensivi, ma ho sofferto moltissimo.
Una donna già muore quando si trova davanti un uomo con gli occhi vuoti, una voragine di male, che la guardano come fosse una cosa... Per favore, basta! Basta dare la colpa alle vittime! Una donna violentata non ha deciso di peccare, semplicemente l'uomo è stato più forte fisicamente. E cosa dovrebbe fare lei, se lui decide di non ucciderla anche fisicamente? Ormai violata, se non ha la "fortuna" di essere uccisa anche nel corpo, secondo voi, cosa dovrebbe fare? Santa, perché ha il coraggio di non suicidarsi? O forse dovrebbe farsi frustare a sangue perché la natura non l'ha resa più forte dell'uomo? Lasciate in pace le vittime e non accusatele più. Impariamo tutti a dare un nome alle cose e a riconoscere le reali responsabilità.
Grazie e cordiali saluti.
Una lettrice

Gentile lettrice,
francamente resto allibito dalla mancanza di logica della sua lettera. E capisco che l'attuale clima culturale che ha inventato la parola "femminicidio" per esasperare ulteriormente gli animi senza risolvere, anzi aggravando il problema, non aiuti a un clima sereno per valutare con oggettività e logica.
Certamente capisco il dolore provato per la sua triste esperienza, ma l'articolo in questione semplicemente narrava la tragica storia di Concetta Della Corte che non riuscì a sposare il ragazzo che voleva, ma fu addirittura uccisa da un altro ragazzo che la pretendeva (con la forza e la minaccia).
Non capisco quindi perché la frase "morire ma non peccare" le sia di disturbo. Concetta Della Corte, come Santa Maria Goretti, non acconsentì a chi voleva averla con la forza.
Quando lei si domanda (come se noi pensassimo questo) se "una bambina o ragazza o donna che riceve abusi o viene violentata, ha preferito il peccato" ci attribuisce pensieri che mai abbiamo avuto, né scritto. Chi subisce violenza è la vittima, il peccato sta nell'abuso e quindi attribuibile al violentatore.
Può rileggere, con più calma, l'articolo da noi pubblicato e vedrà che potrà apprezzare la storia di Concetta Della Corte [leggi: QUESTO MATRIMONIO NON S'HA DA FARE, ALTRIMENTI... 24 COLPI DI PISTOLA, clicca qui].
Comunque, giusto per vedere che si parla di storie che continuamente accadono e a cui la Chiesa dà il giusto risalto in difesa delle donne che subiscono violenze e soprusi, ecco l'articolo in cui si rende conto della beatificazione di Anna Kolesarova, martire a 16 anni per la castità. Pur di non farsi violentare dai soldati sovietici, la giovane cattolica slovacca si fece uccidere. La sua storia riafferma il valore della castità come ideale della vita.
Ecco l'articolo di di Marek Ondrej pubblicato nell'Osservatore Romano del 29 giugno scorso:
Si oppose a chi voleva usarle violenza e per questo morì da martire. Si chiamava Anna Kolesárová, la giovane slovacca che il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco, beatifica sabato 1° settembre, a Kosice in Slovacchia. È la prima beatificazione presieduta dal porporato dopo la sua nomina a prefetto. Nata a Vysoká nad Uhom, nella Slovacchia dell'est, il 14 luglio 1928, fu battezzata il giorno successivo, nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, nel vicino paese Pavlovce nad Uhom. Dal 1934 al 1942 frequentò la scuola popolare primaria nel paese nativo, ottenendo dopo otto anni un diploma con ottimi risultati finali.
Un anno prima della seconda guerra mondiale, il 14 maggio 1938, ricevette la cresima nella chiesa di Pavlovce nad Uhom. Aveva dieci anni e da poco aveva fatto la prima comunione, che abitualmente veniva celebrata intorno a quell'età. A casa ricevette una salda educazione religiosa da parte dei genitori, che si affiancò a quella dei sacerdoti della parrocchia e della scuola. Venendo da una famiglia profondamente cattolica, Anna Kolesárová frequentava regolarmente la comunità parrocchiale, partecipando alla messa e accostandosi frequentemente ai sacramenti. Il 15 aprile 1942, quando aveva tredici anni, morì la sua mamma all'età di 51 anni e tutto il lavoro domestico ricadde sulle sue spalle. La giovane ragazza continuò a vivere con il padre e con il fratello maggiore.
La guerra, con tutte le sue crudeltà, modificò sostanzialmente il tenore di vita di questa ragazza. L'avanzare del fronte sovietico verso ovest provocò, nel corso del 1944, il ritiro delle truppe tedesche e l'avvento di quelle russe. La giovane e bella vita di Anna venne stroncata improvvisamente. La ragazza, allora sedicenne, fu uccisa a colpi di fucile la sera di mercoledì 22 novembre 1944, davanti agli occhi di suo padre, nella casa dei genitori. Quella sera, insieme con la sua famiglia e i vicini, si nascose nella cantina ubicata sotto la cucina della loro abitazione per sfuggire ai combattimenti in corso nella zona. Ma un soldato russo entrato nella casa scoprì il loro il nascondiglio.
Il padre chiese alla figlia di preparare qualcosa da mangiare per il soldato, ma questi cominciò a importunare la ragazza. Viste le resistenze della giovane e la sua fermezza nel difendere la propria castità, il soldato dapprima le ordinò di dare l'addio al padre e al fratello, e dopo che Anna pronunciò le parole: «Gesù, Maria, Giuseppe, vi consegno la mia anima», le sparò due colpi mortali.
Anna fu sepolta nel cimitero di Vysoká nad Uhom. Le esequie furono celebrate dal parroco una settimana dopo la morte, il 29 novembre 1944. In quell'occasione il sacerdote sottolineò che la ragazza morì in grazia di Dio, visto che poco prima della sua morte l'aveva accolta in chiesa per una confessione e le aveva dato la comunione. Lo stesso parroco riportò nel libro dei defunti della parrocchia la causa della morte con l'annotazione: Hostia sanctae castitatis, "sacrificio di santa castità".
Anna Kolesárová è una delle ragazze giovani che hanno difeso la verginità con il martirio. La sua storia riafferma il valore della castità come ideale della vita. Anna si propone come modello alla gente di oggi e soprattutto ai giovani, affinché riscoprano la bellezza di un vero amore e il valore della virtù della purezza nella loro vita.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 19 settembre 2018

9 - OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Per annunciare il Vangelo al mondo intero, Gesù ha scelto dodici semplici pescatori. All’inizio questi dodici uomini stentavano a comprendere la sublimità dell’insegnamento evangelico e il Signore, in diverse occasioni, ha dovuto correggerli nella loro mentalità troppo umana. Nella pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato troviamo proprio una di queste situazioni. Correggendo i suoi Apostoli, Gesù ammaestra ciascuno di noi e ci introduce alla sapienza della croce.
Attraversando la Galilea, Gesù stava spiegando loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni, risorgerà» (Mc 9,31). Il testo del Vangelo riporta che gli Apostoli non compresero questo discorso «e avevano timore di interrogarlo» (Mc 9,32). Anzi, invece di chiedere spiegazioni, assecondando un modo di pensare molto umano, discutevano tra di loro su chi fosse il più grande (cf Mc 9,34). Gesù predicava umiltà e croce, e gli Apostoli discutevano su chi fosse il più importante tra loro.
In questo episodio ammiriamo tutta la pazienza di Gesù che ama le sue creature e che attende con bontà che esse si ravvedano e comprendano il suo insegnamento. Pensiamo a quanta pazienza Gesù ha portato con ciascuno di noi.
Giunti a questo punto, Gesù istruisce nuovamente i suoi Apostoli, facendo loro comprendere chi è veramente grande agli occhi di Dio: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Quando un’anima vive nell’umiltà e cerca di rimanere nell’ombra, allora il Signore la innalza molto in alto, al di sopra di tutte le altre. Il segreto per salire è quello di scendere il più possibile per mezzo dell’umiltà. Nel Magnificat la Vergine Maria canta che Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili.
Tra questi umili ci sono stati tutti i Santi. In modo particolare ricordiamo san Francesco che, per la sua umiltà, come disse Gesù stesso a santa Margherita Maria Alacoque, fu il Santo più vicino al suo Cuore. Si racconta che un giorno frate Masseo gli chiese: «Perché tutto il mondo viene dietro a te?». San Francesco ci pensò un attimo e poi disse con piena convinzione: «Vuoi sapere perché? Perché Dio, fra tutti i peccatori, non vide nessuno più vile di me. Per questo motivo egli ha scelto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la fortezza, la bellezza e la sapienza del mondo, affinché si sappia che ogni virtù e ogni bene viene da Lui e non dalla creatura, e nessuna persona possa gloriarsi» (cf FF 1838).
San Francesco era talmente umile che diceva a se stesso: «Se l’Altissimo avesse concesso grazie così grandi a un ladrone sarebbe più riconoscente di te, Francesco» (FF 717). E così scriveva nella lettera rivolta a tutti i fedeli: «Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio» (FF 199).
Se vogliamo dunque ricalcare le orme di Gesù, dobbiamo essere umili di cuore, dobbiamo, sul suo esempio, metterci al servizio del nostro prossimo, e dobbiamo abbracciare le inevitabili croci della vita.
Preso poi un bambino in braccio e postolo in mezzo a loro, Gesù disse: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37).
Queste parole da una parte ci insegnano che noi dobbiamo essere puri e semplici come i bambini; ma, dall’altra parte, ci ricordano la tristissima realtà dei tanti bambini non accolti e uccisi nel modo più orribile, con l’aborto. L’aborto è certamente uno dei più grandi peccati che, solamente nella nostra Italia, da quando è stato legalizzato, ha mietuto circa cinque milioni di vittime. Questi sono peccati che lasciano un profondo segno su tutti quelli che lo hanno praticato. Da parte di ogni cristiano si impone il dovere e la carità di aiutare e consigliare secondo il Vangelo tutte quelle madri che sono colte da questa grande tentazione di sopprimere la vita che sta germinando in loro. Molti bambini sarebbero nati se ci fosse stato qualcuno che avesse incoraggiato le loro madri. Non chiudiamo gli occhi di fronte a questi drammi e aiutiamo ad accogliere la vita, ad accogliere Gesù.
Infine, qualche breve parola sulla seconda lettura di oggi. San Giacomo scrive: «Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male» (Gc 4,2). Queste parole ci fanno comprendere che, se noi tante volte non siamo visitati dalla grazia, ciò dipende dalla nostra mancanza di preghiera. Non preghiamo o preghiamo male. Queste parole dell’Apostolo devono risuonare come un invito a una preghiera autentica, che ci ottenga tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. La nostra preghiera sarà sempre esaudita, nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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