BastaBugie n°578 del 26 settembre 2018

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1 INTERVISTA A ROD DREHER: L'OPZIONE BENEDETTO E LA DIFESA DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
La dittatura del relativismo vuole distruggere la legge naturale, ma non ci riuscirà (VIDEO: l'Opzione Benedetto spiegata da un monaco benedettino)
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie Provita
2 L'ACCORDO CINA-VATICANO E' UNA RESA ALLO STRAPOTERE DEL REGIME COMUNISTA
Eppure il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ci aveva avvertiti sui rischi di una apertura senza condizioni al regime cinese (VIDEO: come è nata la ''chiesa'' cinese fedele al regime)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LE FEDERAZIONI DISTRUGGERANNO I MONASTERI
Monaci e monache saranno obbligati a corsi di formazione fuori dal monastero, le decisioni importanti non potranno essere prese da abati e abbadesse, mentre le novizie potranno entrare e uscire dalla clausura
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli
4 LA BOMBA DI SILVANA DE MARI IN TV DALLA GRUBER
A 8 e mezzo su La7 la dottoressa cita il gay Mario Mieli che esaltava la pedofilia... Lilli Gruber rimane spiazzata e senza parole (VIDEO: Silvana De Mari e Lilli Gruber)
Fonte: Il Secolo d'Italia
5 MARINE LE PEN IN MANICOMIO, ALLARMANTE PURGA SOVIETICA... EPPURE SIAMO IN FRANCIA
La leader dell'ex Front National (oggi Rassemblement National) rischia la rieducazione forzata dallo psichiatra non perché pazza, ma perché tre anni fa aveva postato su Twitter foto di esecuzioni dell'Isis (non notate la somiglianza tra Unione Europea e Unione Sovietica?)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 COSTANZA MIRIANO CRITICA FAMIGLIA CRISTIANA E LE PAOLINE TOLGONO IL SUO LIBRO DAGLI SCAFFALI
In bella mostra ci sono invece i libri di James Martin il sacerdote che sostiene l'ideologia gay
Autore: Monica Marini - Fonte: Blog di Costanza Miriano
7 CINQUANT'ANNI DALLA MORTE DI PADRE PIO E CENTO ANNI DAL DONO DELLE STIGMATE
Il '68 rifiutava l'autorità di padri e padroni (ma eliminati i padri, in realtà, si moltiplicarono i padroni), allora Dio volle donare all'umanità questo ''padre'' così ricercato dai ''figli'' smarriti (VIDEO: Socci racconta Padre Pio)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
8 IN SVEZIA VIETATO INSEGNARE ALL'UNIVERSITA' CHE UOMINI E DONNE SONO BIOLOGICAMENTE DIVERSI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in India l'omosessualità non è più reato, bandiera arcobaleno all'ambasciata italiana in Spagna, la Massoneria apre ai trans
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
9 OMELIA XXVI DOM. T.O. - ANNO B (Mc 9,38-43.45.47-48)
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - INTERVISTA A ROD DREHER: L'OPZIONE BENEDETTO E LA DIFESA DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
La dittatura del relativismo vuole distruggere la legge naturale, ma non ci riuscirà (VIDEO: l'Opzione Benedetto spiegata da un monaco benedettino)
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Notizie Provita, 10/09/2018

Domani, martedì 11 settembre 2018, alla Camera dei Deputati, nella Sala Aldo Moro, alle 10.30 si terrà un seminario, interessante non solo per chi di dichiara pro vita e pro famiglia, dal titolo "L'Opzione Benedetto - Incontro con Rod Dreher".
Classe 1967, Dreher è uno scrittore americano, già critico cinematografico, conservatore, molto scettico sul capitalismo "mercatista". Cresciuto in una famiglia metodista, si è convertito nel 1993 al cattolicesimo e poi, nel 2006, a seguito dello scandalo dei preti pedofili e omosessuali, ha aderito alla Chiesa ortodossa. Tra le sue tante produzioni letterarie (ha scritto anche su Dante e sulla Divina Commedia), si è recentemente acceso il dibattito a proposito del suo ultimo saggio Opzione Benedetto, del 2017: in esso Dreher veicola l'idea che i cristiani che vogliono mantenere la loro fede dovrebbero separarsi in qualche modo dal "mondo", come gli antichi monaci benedettini.
Il discorso strettamente religioso esula dalla mission di ProVita, ma molti di noi - e dei nostri Lettori - sono credenti e sicuramente interessati a saperne di più sulla "opzione Benedetto", almeno dal punto di vista bioetico e dei "principi non negoziabili": vita, famiglia e libertà educativa.
Per questo abbiamo raggiunto Rod Dreher e gli abbiamo rivolto alcune domande.
Mr. Dreher, nel 2015 lei ha scritto: «Credo che oggi il pessimismo sia semplicemente realismo, e che sia meglio per noi [cristiani] ritirarci strategicamente in una posizione che siamo in grado di difendere». Nel 2018, lo scriverebbe ancora? Pensa che "la buona battaglia" sia perduta?
Il poeta T.S. Eliot disse che non ci sono cause perse, perché non ci sono cause vinte. I cristiani devono sempre continuare a lottare per il bene, per ciò che è vero e moralmente giusto.
Le mie parole, nel 2015, riguardavano la battaglia sulla legalizzazione del matrimonio gay negli Stati Uniti. Ora è legale, ma non solo è legale: è popolare. Anche la maggior parte di coloro che si definiscono cattolici negli Stati Uniti è favorevole al matrimonio gay. Noi cristiani abbiamo quindi perso quella battaglia. E il motivo è che in precedenza avevamo perso la battaglia per proteggere e trasmettere intatto il significato profondo del sesso e del matrimonio.
Il mio consiglio nel 2015 è stato di abbandonare la speranza di rovesciare quella legge, e invece di concentrarsi sulla protezione dei diritti di libertà dei cristiani che non la condividono, affinché possano e sappiano controllare le loro stesse istituzioni. Gli attivisti gay usano lo Stato per costringere le scuole cristiane e altre istituzioni ad accettare i "diritti" dei gay a tutti i livelli. Questa è una battaglia che si può ancora vincere - voglio dire, il diritto di resistere al dispotismo statale - ma non possiamo ormai eliminare la legge che ha regolato il "matrimonio" gay, non ora. Molti non vogliono accettare questa realtà e stanno sprecando tempo ed energie combattendo una battaglia che è già persa, invece di concentrarsi su quella che potremmo ancora vincere.
La battaglia si può vincere invocando la legge naturale, che unisce tutte le persone di buona volontà, indipendentemente dal credo religioso? Una tale alleanza di tutti, credenti e non credenti, in nome della ragione ha senso?
In teoria, sì, ma al di fuori di circoli ristretti di intellettuali cattolici, nessuno negli Stati Uniti si preoccupa della legge naturale, o sa di cosa si tratta.
Alcuni anni fa ho letto un gran bel libro che difende il matrimonio vero, naturale, dal punto di vista della legge naturale. Gli autori erano tre filosofi cattolici. Era molto razionale - davvero un bel lavoro. Ma sapevo che non avrebbe avuto presa nel dibattito, perché l'unica cosa che interessa agli americani è il "diritto" di "fare ciò che vogliono", specialmente nell'ambito della loro sessualità.
Guardate cosa sta succedendo con il movimento transgender. È follia morale totale, ma sta diventando popolare. Hanno fatto credere alla gente che essere uomo o donna non è un dato della natura, ma è interamente una questione di volontà umana individuale. È diventato il sogno americano credere di potersi trasformare in ciò che si immagina. Questo è un "interesse metafisico" che sta rapidamente diventando un "diritto".
Su questa scia, vedremo molto presto alcuni terribili effetti del transumanesimo, basati sulla stessa cattiva metafisica - una metafisica che dice che non c'è alcun significato intrinseco nella natura, che la natura è solo una materia plasmabile dalla mera volontà dell'uomo. Lo storico Yuval Noah Hariri ha affermato che il patto della modernità è semplice: bisogna rinunciare al significato in cambio del potere. Cioè, se vuoi che il potere faccia tutto ciò che vuoi, devi rinunciare all'idea che ci sia un significato nella vita e nel mondo.
Questo è un compromesso che la maggior parte dei nostri contemporanei accetta, almeno nel mio paese. Anche se a parole lo negano, nei fatti le loro azioni parlano più chiaro delle loro parole.
Nel 1992, in una sentenza della Corte Suprema che riaffermava il diritto all'aborto, il giudice Anthony Kennedy scrisse: «Al centro della libertà c'è il diritto di definire il proprio soggettivo concetto di esistenza, di significato e dell'universo e del mistero della vita umana». Questa affermazione nega la legge naturale. Penso che il giudice Kennedy sia molto, molto in errore, ma le sue parole rispecchiano ciò che gli americani oggi credono veramente. Questo è il motivo per cui le argomentazioni di diritto naturale sono inutili.
I principi non negoziabili (diritto alla vita, diritti della famiglia naturale e libertà di educazione), che sono comunque il cuore della legge naturale, possono essere sufficienti a fornire una "casa comune" per credenti e non credenti?
Come ho detto, in teoria sì. Ma le persone oggi non pensano in questi termini. Quello che stiamo vivendo come civiltà, penso, è la perdita di Dio e del senso, della dimensione trascendente della vita. Papa Benedetto XVI aveva ragione: viviamo sotto una dittatura del relativismo. Questa dittatura cancella la legge naturale dalla mente delle persone. Credo che alla fine la legge naturale si affermerà di nuovo, perché è integrata intimamente alla natura umana. Ma ciò avverrà solo dopo grandi sofferenze e distruzioni. Noi cristiani dobbiamo fare del nostro meglio per costruire le nostre comunità secondo la legge naturale. Oggi, chi cerca di sollevare un dibattito in base alla legge naturale, ad esempio sul matrimonio, viene bollato come bigotto. La vera sfida che i cristiani affrontano nella nostra cultura non è solo intellettuale, ma è una questione di volontà. Se non riusciamo neppure a convincere i nostri figli a credere a ciò che la Chiesa insegna riguardo al matrimonio naturale e alla sessualità, allora come possiamo trasformare questa cultura post-cristiana?
Questi principi inviolabili possono essere la base per lanciare un contrattacco in nome della ragione o il "ritiro" è definitivo? Il realismo - il pessimismo a cui lei si riferisce, non toglie la speranza per il futuro?
Il contrattacco può essere efficace solo se si ha la speranza di trovare alleati nel combattimento. Secondo alcuni dati, il 67% dei cattolici americani sostiene il matrimonio gay e il 53% sostiene l'aborto.
Noi cristiani non possiamo smettere di dire la verità, ma dobbiamo essere realisti su ciò che può essere fatto in queste circostanze. Confronto la nostra situazione con quella dell'esercito britannico a Dunkerque. Erano circondati dall'esercito tedesco e non avevano modo di contrattaccare. Se avessero provato a farlo, sarebbero stati distrutti. L'unica possibilità che avevano era di ritirarsi dalla spiaggia, tornare in Gran Bretagna e riorganizzarsi per il giorno in cui avrebbero potuto tornare in battaglia. Quando gli inglesi si ritirarono, non persero la speranza nel futuro; il loro ritiro era necessario per preservare questa speranza. È lo stesso per noi. Nella nostra situazione, noi cristiani non solo abbiamo perso la cultura della vita, ma stiamo anche perdendo i nostri figli nella "cultura della morte". Se restiamo qui, "sulla spiaggia di Dunkerque", per così dire, perderemo tutto. Recentemente ho visto un articolo su La Stampa che diceva che solo un numero molto ridotto di cattolici italiani trasmette la fede in modo forte e generoso alle generazioni successive. Atei e cattolici non hanno difficoltà a trasmettere le loro convinzioni ai loro figli! Certo che no, perché i valori della cultura che trasmettono sono post-cristiani, persino anticristiani. Il punto della The Benedict Option è che per combattere la buona battaglia per la Verità, dobbiamo essere più intelligenti, informati e per prima cosa assicurarci che i valori cristiani alberghino nei cuori e nelle menti dei nostri figli e dei nostri nipoti. Se non possiamo prima di tutto salvare loro da questa cultura anticristiana, non c'è speranza per il futuro. E allora la prima delle battaglie è quella sulla libertà educativa!

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 47 minuti) Padre Christopher Zielinski, abate di Lendinara (Rovigo), il 15 settembre 2018 alla 10° edizione del Giorno del Timone della Toscana, ha pronunciato una lectio magistralis su L'Opzione Benedetto. Essendo un monaco benedettino olivetano ha potuto analizzare il libro a partire da una domanda che sempre più cattolici nel mondo si stanno facendo: e ora che facciamo? Una delle risposte, con dovute riserve, potrebbe essere proprio il libro di Rod Dreher.


https://www.youtube.com/watch?v=3rjxmpr-bvs

Fonte: Notizie Provita, 10/09/2018

2 - L'ACCORDO CINA-VATICANO E' UNA RESA ALLO STRAPOTERE DEL REGIME COMUNISTA
Eppure il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ci aveva avvertiti sui rischi di una apertura senza condizioni al regime cinese (VIDEO: come è nata la ''chiesa'' cinese fedele al regime)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-09-2018

Durante le persecuzioni del III secolo, non tutti i cristiani ebbero la forza di resistere fino al martirio. E siccome l'imperatore richiedeva un certificato che attestasse il ritorno al paganesimo dei cristiani, diversi di loro cedettero. Alcuni tornando effettivamente al paganesimo, ma molti altri compiendo un gesto esteriore (tipo bruciare l'incenso alle divinità pagane) per ottenere il certificato ma mantenendosi cristiani nel cuore (almeno nell'intenzione). Furono chiamati lapsi, cioè "caduti, scivolati". La Chiesa non ha mai giudicato bene i lapsi, malgrado alcuni sicuramente pensassero in buona fede di poter salvare così la fede cristiana dall'annientamento. Così per coloro che, successivamente chiedevano di rientrare nella piena comunione con gli apostoli, fu prescritto un lungo cammino penitenziale. Dovevano davvero dimostrare il desiderio di una piena conversione.
Nel corso della storia, davanti alle tante persecuzioni che la Chiesa ha dovuto subire in tutto il mondo, la vicenda dei lapsi si è ripetuta molte volte e, pur cambiando nel tempo le modalità di gestire la situazione, la Chiesa ha sempre avuto un giudizio chiaro di condanna, pur mantenendo un atteggiamento di accoglienza per quanti si sono poi pentiti e realmente convertiti. Questo almeno fino ad oggi.
L'accordo tra Cina e Santa Sede sulla nomina dei vescovi (ora affidata al regime cinese) rovescia il giudizio, ed è questa - più ancora che l'accordo in sé - la svolta storica: ora i veri fedeli cattolici sono i lapsi, ovvero coloro che per evitare la persecuzione hanno aderito all'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, organismo creato e diretto dal Partito comunista con lo scopo di porre sotto il proprio totale controllo la Chiesa cattolica così come avviene anche per le altre religioni "ufficiali". A sbagliare sono i fedeli della Chiesa cosiddetta "clandestina" o "sotterranea", coloro che in questi settanta anni hanno pagato con il sangue e persecuzioni di ogni genere la fedeltà al Papa.

UN ANEDDOTO ILLUMINANTE
Racconto un aneddoto, tanto per capirci. Molti anni fa, insieme a un missionario ho incontrato a Shanghai un sacerdote della Chiesa sotterranea; ebbene chiedevamo tra l'altro informazioni su questo o quel vescovo, finché giunto ad un nominativo il nostro prete ci pensa su un po' e dice: «Mmhh, non è mai stato in prigione, non è buono». Allora in Vaticano la si pensava allo stesso modo (almeno al vertice), oggi il giudizio è rovesciato e a doversi "convertire" sono i fedeli della Chiesa sotterranea: in fondo, si dice, i "patriottici" hanno permesso di tenere aperte le chiese e mantenere un canale aperto con il regime.
Era sostanzialmente anche la posizione del senatore Giulio Andreotti, che da direttore del mensile 30 Giorni trasmise questo approccio alla sua redazione. E forse non è un caso che oggi i giornalisti più accesi nel difendere la realpolitik vaticana e nell'insultare quanti non si adeguano, arrivino proprio da quella "scuola" (e guarda caso sono anche i più determinati "guardiani della rivoluzione" ecclesiale in atto).
Peraltro, il giudizio su Chiesa patriottica e sotterranea non è legato alle mutate condizioni in Cina che oggi potrebbero richiedere un diverso approccio. Anzitutto perché l'accordo avviene non certo in un momento di apertura del regime cinese; al contrario, la presidenza di Xi Jinping, quanto al rapporto con le religioni, ricorda molto da vicino i tempi della famigerata "Rivoluzione culturale" di Mao Zedong. In secondo luogo, gli artefici vaticani dell'accordo con la Cina, condannano anche l'atteggiamento passato di quanti non hanno aderito all'Associazione patriottica.

DISCONTINUITÀ CON IL PASSATO
Leggiamo un passaggio illuminante del commento scritto il 22 settembre sul Corriere della Sera da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio e certamente tra i "suggeritori" dell'accordo (non a caso sul Corriere egli anticipa e spiega sempre ciò che sta per accadere tra Santa Sede e Cina). Scrive dunque Riccardi spiegando le origini della divisione: «D'altra parte si è parlato di una "Chiesa clandestina", con vescovi riconosciuti da Roma, che credevano di dover resistere al controllo governativo».
«Credevano di dover resistere»: era evidentemente una impressione soggettiva, magari condivisa dai Papi di allora, ma non necessariamente la cosa giusta, anzi alla luce dei fatti odierni era evidentemente sbagliata. Non bruciare incensi alle divinità pagane su ordine dell'Imperatore, non è più una virtù.
La discontinuità rispetto al passato è così evidente che i soliti "guardiani della rivoluzione" si sentono in dovere di dimostrare che Francesco sta solo attuando ciò che anche i suoi predecessori volevano fare. Anche Giovanni Paolo II - si dice - voleva un accordo con Pechino, anche Benedetto XVI affermava che non si può andare avanti in uno stato di conflitto eterno con le autorità cinesi; addirittura c'è chi si spinge ad affermare che Benedetto XVI era d'accordo perfino sulla nomina dei vescovi da parte del governo cinese (e allora chissà perché, visto che "il chi nomina i vescovi" è sempre stato il cuore del problema, l'accordo non è stato firmato da papa Ratzinger). In realtà, le cose stanno ben diversamente: un conto è il desiderio, un conto che ci siano le condizioni per realizzarlo rispettando la natura della Chiesa.
Giovanni Paolo II certamente aveva a cuore la Cina e la soluzione del problema del rapporto con il regime per il bene dei cattolici cinesi; tante volte ha mandato messaggi in questo senso e lasciava agire sul campo personaggi come il segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, e il cardinale Roger Etchegaray che si spingevano anche a concessioni molto generose. Ma Giovanni Paolo II conosceva anche come trattare con i regimi comunisti e, mentre mandava segni di distensione, mantenne ferma la decisione di canonizzare il 1° ottobre 2000 (anniversario della fondazione della Repubblica maoista) 120 martiri cinesi, gesto che irritò non poco (per usare un eufemismo) il regime.

LETTERA AI CATTOLICI CINESI
Quanto a Benedetto XVI, si cita la sua Lettera ai cattolici cinesi del 27 maggio 2007, come la base degli accordi odierni. Ci spiega infatti una entusiastica Stefania Falasca dalle colonne di Avvenire che Benedetto XVI così scriveva: «Auspico che si trovi un accordo con il Governo per risolvere alcune questioni riguardanti sia la scelta dei candidati all'episcopato sia la pubblicazione della nomina dei vescovi sia il riconoscimento - agli effetti civili in quanto necessari - del nuovo vescovo da parte delle Autorità civili». E poi aggiungeva che «la soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili».
Siccome la menzogna si nutre di mezze verità, la citazione di Benedetto è ovviamente tagliata su misura. L'auspicio dell'accordo, nella lettera del 2007, è preceduto da numerosi passaggi in cui è assolutamente chiaro che il compito di nominare i vescovi spetti alla Chiesa e non al regime. Lo si intuisce anche dalla frase citata che lascia intendere chiaramente che il problema consiste nel come far accettare le nomine episcopali alle Autorità civili.
E quanto al fatto che la soluzione dei problemi non si trova attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili, la frase di Benedetto XVI così prosegue: «Nello stesso tempo, però, non è accettabile un'arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa».
Se non fosse chiaro, per Benedetto XVI i vescovi non possono essere nominati dal governo cinese.
L'accordo attuale, laddove l'unica cosa chiara è che a nominare i vescovi è il regime - e prova ne è che sono stati subito accettati nella comunione con il Papa i sette vescovi recentemente nominati in segno di sfida dal governo senza il consenso della Santa Sede - è in evidente discontinuità non solo con i Papi precedenti ma con tutta la tradizione della Chiesa.
I nuovi lapsi sono i veri vincitori, non solo in Cina.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 8 minuti) il professor Roberto De Mattei ricorda come negli anni '50 iniziò una feroce persecuzione dei cristiani che poi finì per creare una "nuova" chiesa scismatica controllata dal regime comunista.


https://www.youtube.com/watch?v=UF-VVHwte5Y

IL COMMENTO DEL CARDINALE ZEN
Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Accordo Vaticano-Pechino? Per Zen si rischia lo scisma" riporta ampi stralci dell'intervista rilasciata dal cardinal Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, all'agenzia Bloomberg, riguardo le voci su un imminente accordo fra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi. Un accordo di questo genere potrebbe provocare uno scisma. Il cardinal Zen esprime preoccupazione anche per Hong Kong, rimasto l'unico lembo di Cina in cui i cattolici possono vivere la fede.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 settembre 2018:
"Papa Francesco è troppo ottimista". Inizia così l'intervista rilasciata dal cardinal Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, all'agenzia Bloomberg, riguardo le ultime voci su un imminente accordo fra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi. Di fatto, spiega monsignor Zen, un accordo di questo genere potrebbe provocare uno scisma.
Secondo il cardinal Zen, 86 anni vissuti resistendo alla pressione e alla persecuzione del comunismo cinese, "il problema è che (il Papa, ndr) non conosce il governo cinese. Non ha esperienza di regimi comunisti". L'oggetto della discussione è l'ultima voce sull'imminenza dell'accordo fra Santa Sede e Pechino, diffusa dal Wall Street Journal la settimana scorsa. Secondo queste indiscrezioni, i vescovi cinesi saranno nominati di comune accordo da Pechino e dalla Santa Sede. In pratica, se i dettagli sono veri, sarebbe la Conferenza Episcopale cinese a proporre il nome e il Papa avrebbe diritto di veto. Ma secondo il cardinal Zen "Non c'è alcuna vera Conferenza, è tutto finto, il regime mantiene il pieno controllo". La Chiesa ufficiale cinese è controllata dalla Associazione Patriottica, emanazione diretta del Partito Comunista. Nella sua intervista a Bloomberg, il cardinal Zen mette in dubbio che si tratti di un compromesso costruttivo. "Dicono che il Santo Padre abbia sempre l'ultima parola. Quale ultima parola?" "Una volta che la Conferenza presenta il nome del vescovo al Papa, il Santo Padre cosa può fare? Porre il veto a tutti i nomi?"
Sono circa 12 milioni i cattolici in Cina. La Chiesa fedele al Papa è quella "sotterranea", illegale in Cina e perseguitata dalle autorità. La persecuzione si è fatta ancora più intensa da quando è presidente Xi Jinping, che ha dato una stretta a tutte le religioni e ha epurato il Partito dai credenti. "Io gli ho detto (al Papa, ndr): 'sono molto preoccupato, non per lei, Santo Padre, ma per la gente che la circonda. Ho detto: 'Le cose che i suoi collaboratori stanno facendo - e qui ho usato una parola italiana molto brutta, 'macchinando' - avranno conseguenze tragiche e durature, non solo per la Chiesa in Cina, ma per la Chiesa in generale". Quali conseguenze? Visto che la Conferenza è una finzione, non ha alcun potere, mentre i vescovi verranno realmente scelti dal Partito Comunista Cinese, Zen avverte che un accordo di questo genere rischia di creare "una Chiesa scismatica con la benedizione del Santo Padre".
Il cardinal Zen esprime preoccupazione anche per Hong Kong, rimasto l'unico lembo di terra cinese, assieme a Taiwan, in cui i cattolici possono vivere e praticare liberamente la fede. Ma monsignor Zen diche che Pechino sta "semplicemente buttando via il principio del 'due sistemi, un paese' da molto tempo e il nostro governo sta diventando così totalitario, che si stenta a credere di essere ancora a Hong Kong". E cita quale esempio la messa al bando del Partito Nazionale di Hong Kong, che chiede indipendenza dalla Cina. In realtà, secondo il vescovo emerito dell'ex colonia britannica, "è ridicolo, è un pretesto per vietare ogni forma di critica".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-09-2018

3 - LE FEDERAZIONI DISTRUGGERANNO I MONASTERI
Monaci e monache saranno obbligati a corsi di formazione fuori dal monastero, le decisioni importanti non potranno essere prese da abati e abbadesse, mentre le novizie potranno entrare e uscire dalla clausura
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 9-10 settembre 2018

Nel precedente articolo [leggi: STANNO DISTRUGGENDO I MONASTERI, clicca qui, N.d.BB] ci siamo occupati del rischio che i monasteri femminili stanno correndo, sotto il profilo della loro autonomia e quindi della loro stessa vita, a causa dei contenuti di Vultum Dei quaerere, la costituzione apostolica sulla vita contemplativa del 29 giugno 2016, e di Cor orans, l'istruzione applicativa sulla vita contemplativa femminile, documenti che rendono obbligatoria l'affiliazione dei monasteri alle federazioni.
Proprio in Cor orans, balza agli occhi la richiesta che i monasteri, tramite le federazioni, "superino l'isolamento" (n. 7). Ma il fatto che un monastero si isoli, vista la sua natura, dovrebbe essere un valore da promuovere, non un limite da superare.
Troviamo poi la richiesta che i monasteri, tramite le federazioni, "promuovano l'osservanza regolare e la vita contemplativa" (n. 7), ma l'esperienza ha dimostrato che le federazioni non hanno fatto questo. In realtà esse hanno imposto uscite continue e confronti, hanno introdotto disturbi e squilibri, e in tal modo non hanno favorito la vita contemplativa, ma l'hanno piuttosto minata, perché uscite, riunioni, discussioni e corsi sono fattori che nulla hanno a che fare con la spiritualità di chi decide di ritirarsi dal mondo per vivere nella preghiera.
Ma il documento, soprattutto, mette a repentaglio l'autonomia giuridica del monastero. Leggiamo infatti che "l'autonomia giuridica deve essere costantemente verificata dalla Presidente [della federazione], a suo giudizio" (n. 43). Inoltre (n. 45) se le monache sono meno di cinque perdono il diritto di eleggere la propria superiora e "in tal caso la Presidente federale è tenuta a informare la Santa Sede" in vista della nomina di una "Commissione ad hoc".

LE FEDERAZIONI DISTRUGGERANNO L'AUTONOMIA DEI MONASTERI
Proseguiamo. Al n. 54 leggiamo che l'affiliazione alla federazione "è una particolare forma di aiuto che la Santa Sede viene a stabilire in particolari situazioni in favore della comunità di un monastero sui iuris che presenta un'autonomia solo asserita, ma in realtà assai precaria o, di fatto, inesistente". Ma quali sarebbero queste "particolari situazioni"? Chi le stabilisce? Secondo quali criteri? E chi può dire che un'autonomia è "solo asserita"? Se la presidente di una federazione stabilisce che una comunità ha un'autonomia "solo asserita" chi può assicurare che il suo sia un giudizio imparziale?
In realtà la preoccupazione principale sembra non quella di fare di tutto per garantire la vita delle comunità, ma di arrivare, attraverso lo strumento della federazione, alla loro soppressione. Leggiamo al n. 55: "L'affiliazione si configura come un sostegno di carattere giuridico che deve valutare se l'incapacità di gestire la vita del monastero autonomo in tutte le sue dimensioni sia solo temporanea o irreversibile, aiutando la comunità del monastero affiliato a superare le difficoltà o a disporre quanto è necessario per addivenire alla soppressione di detto monastero". Capolavoro di ipocrisia: quello che è detto un "sostegno" per il "monastero autonomo" è invece, in pratica, l'organismo che ha su di esso il potere di vita o di morte.
E il potere della federazione è confermato al n. 56, dove si stabilisce che nella "Commissione ad hoc", in parole povere un tribunale, dovrà entrare la "Presidente della Federazione".
Un'espressione ambigua si trova al n. 70, dove scopriamo che "fra i criteri che possono concorrere a determinare un giudizio riguardo alla soppressione di un monastero" c'è la "fedeltà dinamica" nel vivere e trasmettere il carisma. Che significa "fedeltà dinamica"? La fedeltà è fedeltà. Se non c'è la fedeltà c'è l'infedeltà, il tradimento. Essere "dinamici", nell'ottica di Cor orans,  vuol dire forse adeguarsi al mondo? Cedere al modernismo? O piegarsi ai diktat della federazione?
Altra ambiguità al n. 72, dove, a proposito dei beni di un monastero soppresso, scopriamo che la Santa Sede può disporre di attribuirli "alla carità" oltre che alla federazione o alla "Chiesa locale". Che significa "carità"? A chi andranno i beni? E in base a quali criteri?

UNA SUPERVISIONE ESTERNA CON UN GRANDE POTERE
Al n. 74 viene detto che la vigilanza "necessaria e giusta" sui monasteri deve essere "esercitata principalmente - se non esclusivamente - mediante la visita regolare di un'autorità esterna ai monasteri stessi", e al n. 75 si precisa che tale compito spetta alla "Presidente della Congregazione monastica femminile", "al superiore maggiore dell'Istituto maschile consociante" e "al vescovo diocesano", ma al successivo n. 111 scopriamo che "la Presidente della Federazione, nel tempo stabilito, accompagna il Visitatore regolare nella visita canonica ai monasteri federati come convisitatrice". In pratica, una supervisione che, ancora una volta, assegna un grande potere alla federazione.
Vediamola un po' più di vicino, allora, questa federazione di monasteri. La sezione di Cor orans ad essa dedicata è la seconda, dove in primo piano viene messa (n. 86) l'esigenza che i monasteri "non rimangano isolati", perché "valore irrinunciabile" è quello della "comunione". Ma chi l'ha detto? La parola stessa, monastero, dal latino monastērĭum e dal greco antico μοναστήριον (monastḗrion), deriva da  μόνος (mónos: solo, unico), e μονακός (monakós) vuol dire solitario, eremita. Il vero valore irrinunciabile del monastero non sta certamente nella comunione, né con altri monasteri né con altre realtà religiose, ma nella sua unicità e anche nel suo isolamento.
Ma le contraddizioni non finiscono qui. Al successivo n. 87 si dice che "la federazione è costituita da più monasteri autonomi che hanno affinità di spirito e di tradizione e, anche se non sono configurate necessariamente secondo un criterio geografico, per quanto possibile, non devono essere geograficamente distanti". Di nuovo viene da chiedersi: perché? Che importanza può avere tutto questo? L'unico disegno che si vede dietro tali indicazioni, ancora, è di affermare il ruolo e la funzione della federazione. Un ruolo che arriva fino a garantire "l'aiuto nella formazione iniziale permanente" e promuovere "lo scambio di monache e di beni materiali", con tanti saluti all'autonomia del monastero!

UN OBBLIGO INDEROGABILE
E a proposito di autonomia, enunciata a parole ma nei fatti negata, ecco che al n. 93 il documento svela le carte: "A norma di quanto disposto nella Costituzione apostolica Vultum Dei quaerere, tutti i monasteri inizialmente devono entrare in una Federazione". Quell'"inizialmente" dice tutto: di fatto si tratta di un obbligo inderogabile. E l'affiliazione ha un significato precipuo: amministrare i beni dei monasteri.
Al n. 98 leggiamo: "Per tenere viva e rafforzare l'unione di monasteri (di nuovo: come se fosse questo lo scopo decisivo del monastero, ndr), attuando una delle finalità della Federazione, viene favorita tra i monasteri una certa comunicazione di beni, coordinata dalla Presidente federale".
"Una certa comunicazione di beni"? Che significa? L'unica cosa chiara è che se ne deve occupare la federazione, nella persona della sua presidente.
E che dire del successivo n. 99? Eccolo: "La comunicazione dei beni in una federazione si attua mediante contributi, doni, prestiti che i monasteri offrono per altri monasteri che si trovano in difficoltà economica e per le esigenze comuni della Federazione". Contributi, doni, prestiti? E chi decide chi dona a chi, chi presta a chi? E in quale misura? E per quali motivi? Ovviamente decide la federazione, che così acquisisce un ulteriore potere. Con tanti saluti, di nuovo, all'autonomia dei singoli monasteri.
Con gli esempi si potrebbe continuare a lungo. A un certo punto, sempre a proposito di beni (argomento principe), si stabilisce che presso la federazione dovrà essere costituito "un fondo economico (cassa federale)" il cui scopo è quello di "realizzare le finalità federative". Quali? Non è chiaro. Molto chiaro è invece che il fondo sarà amministrato dalla presidente della federazione, specie per quanto riguarda (n. 109) "l'alienazione dei beni dei monasteri totalmente estinti".

MONACHE CONTRO L'ABBADESSA
La presidente della federazione ha un potere enorme. Ma chi la controlla? Chi ha autorità su di lei? Al n. 110 scopriamo che sarà eletta "dall'Assemblea federale" e che "non è una Superiora maggiore". Di fatto, la presidente della federazione sta al di sopra anche delle superiori maggiori, il che determina, di nuovo, un vulnus per l'autonomia e l'indipendenza del monastero, tanto è vero che (n. 141) ci saranno norme che le suddite saranno tenute ad osservare anche contro la volontà della propria abbadessa, e la presidente della federazione potrà addirittura decidere in merito al passaggio di una monaca da un monastero all'altro, anche a fronte di un rifiuto da parte della superiora maggiore (n. 122).
Pure a proposito delle visite (di ogni tipo: canoniche, materne, sororali) la discrezionalità della presidente della federazione ("ogni volta che la necessità lo richiede") è totale. In più, al termine delle visite la presidente "indica per iscritto alla Superiora maggiore del monastero le soluzioni più adatte ai casi e alle situazioni emerse durante la visita e ne informa la Santa Sede" (n. 115). Insomma, la presidente comanda e la superiora esegue. E l'autorità del vescovo che fine ha fatto?
Nel successivo punto (n. 116) scopriamo poi che la presidente della federazione, durante la visita canonica, verifica che siano osservate "le norme applicative" stabilite da Vultum Dei quaerere. Ecco che cosa interessa. Non la vita di preghiera, non la penitenza, non il digiuno, non la qualità della vita fraterna, non le relazioni tra sorelle, non la fedeltà al carisma, ma l'aderenza alle nuove norme.
Circa, in particolare, la formazione iniziale, se la presidente scopre che, a suo insindacabile giudizio, qualcosa non va, come procede? Informa la superiora? Ne parla con le monache? No, "informerà la Santa Sede" (n. 117).
Che si tratti di un intervento dal significato punitivo lo si desume dall'uso ripetuto del verbo "deferire". Se il monastero non si mostra disponibile e pronto ad accogliere tutti i comandi nel campo della formazione, la presidente "deferisce la cosa alla Santa Sede", e lo stesso avviene "per coloro che sono chiamate a esercitare il servizio dell'autorità". Insomma, controllo e dominio totali.
Interessante è poi scoprire che il potere della presidente della federazione arriva fino al punto di scegliere "i luoghi più adeguati" nei quali tenere i corsi di formazione (i monasteri non vanno bene? Pare di no. Infatti attualmente le federazioni scelgono luoghi "adeguati" quali alberghi e resort) e stabilire la durata dei corsi stessi. Quanto deve durare un corso? Una settimana? Un mese? Un anno? Non si sa. Ma niente paura: ci pensa la presidente della federazione.

OBBLIGO PER LE MONACHE DI VIOLARE LA CLAUSURA
Un'altra conseguenza chiara è che le monache dovranno uscire piuttosto spesso dal monastero. Stabilito (n. 133) che l'assemblea federale ha il compito di "promuovere un adeguato rinnovamento" (ma perché? Chi lo dice che il rinnovamento sia un valore?), il documento prevede ben tre tipi di assemblea: ordinaria, intermedia e straordinaria. In una logica che sembra appartenere più a un partito politico o a un sindacato che alla vita contemplativa, le monache sono coinvolte in un tourbillon di incontri assembleari che si aggiungono a tutte le altre uscite, per i corsi, le riunioni, le visite eccetera. Uno strano modo di tutelare e promuovere la vita di preghiera e contemplazione.
Molti altri sono i punti che negano nei fatti l'autonomia dei monasteri e ne mettono a rischio la vita religiosa. Si pensi alla figura della segretaria della federazione (che, come la presidente, dura in carica sei anni, contro i tre della maggior parte delle superiore dei monasteri), la quale può risiedere in un monastero di sua scelta, circostanza che ha determinato danni immensi: intrusioni, sotterfugi, confronti, conflitti tra segretaria e abbadessa.
In Cor orans la sezione dedicata alla separazione dal mondo (l'aspetto più significativo nella vita delle monache) è la terza, dove vediamo che la Santa Sede ha rimaneggiato l'istruzione Verbi sponsa del 1999.
Per i mass media è questa la parte che più delle altre ha fatto notizia, perché vi si trovano le norme sull'uso dei mezzi di comunicazione nei monasteri, ma dal punto di vista sostanziale ciò che conta è quanto si prevede a proposito di clausura papale, ovvero quella conforme alle norme stabilite dalla Sede apostolica.
Qui ciò che più colpisce è l'abolizione dell'aggettivo "grave" che in Verbi sponsa era ripetutamente usato a proposito di obbligatorietà della clausura, uscite e ingressi.  Per esempio, se in precedenza si diceva che "la concessione della licenza di entrare e di uscire richiede sempre una causa giusta e grave" (VS n. 15), ora  si parla soltanto di "giusta causa" (CO, n. 194).

FORMAZIONE PERMANENTE SENZA PREGHIERA
Anche in questa sezione non mancano le contraddizioni (per esempio si dice che la vigilanza sull'osservanza della clausura spetta al vescovo diocesano o all'ordinario religioso, ma subito dopo si dice che in deroga a quanto disposto dal Codice di diritto canonico il vescovo e l'ordinario non intervengono nella concessione delle dispense) e le ambiguità, ma forse il vertice dello sconcerto lo si raggiunge nella sezione dedicata alla "formazione permanente" (altra definizione tratta dal mondo, come se fare la monaca fosse una professione) dove non si parla mai, ripeto mai, di preghiera. Si dice invece (n. 237) che "ogni monaca è incoraggiata ad assumere la responsabilità della propria crescita umana, cristiana e carismatica, attraverso il progetto di vita personale, il dialogo con le sorelle della comunità monastica, e in particolare con la Superiora maggiore, così come attraverso la direzione spirituale e gli appositi studi contemplati negli Orientamenti per la vita monastica contemplativa". Ora, a parte la forma (gli studi contemplati per la vita contemplativa), provate a sostituire alla parola "monaca" la parola "manager": vedrete che non cambierà gran che. La dimensione è tutta orizzontale, di tipo tecnico e funzionalistico. Non si parla di Dio, di adorazione, di vita di preghiera. Sembra  che per fare la monaca l'importante sia frequentare "gli appositi studi".
Il testo poi sembra non rendersi conto dei problemi pratici quando afferma (n. 263) che "compete alla Superiora maggiore con il suo Consiglio, tenendo conto di ogni singola candidata, stabilire i tempi e le modalità che l'aspirante trascorrerà in comunità e fuori dal monastero". Si può immaginare il disturbo arrecato alla comunità monastica dal dentro-fuori, ma, soprattutto, viene da chiedersi: come può essere  possibile questo doppio regime? Dove va a vivere una giovane quando è fuori se non è tanto ricca da permettersi un appartamento? E se poi viene chiamata a trascorrere alcuni mesi in monastero che cosa fa? Mantiene comunque un appartamento che non usa? Va in albergo? Va dai genitori? E se arriva dall'estero?
Il documento sembra scritto da chi non conosce, o non vuole conoscere, le reali condizioni di vita nei monasteri. [...]

CONCLUSIONE
Aggiornarsi, non guardare al passato e alla tradizione, cambiare: la richiesta che arriva dai vertici vaticani è pressante e sembra ignorare del tutto il fatto che, nella generale crisi delle vocazioni, gli unici ordini che attirano davvero le nuove generazioni sono quelli che, ben radicati nella tradizione, conservano la loro identità a tutti i livelli, anche dal punto di vista liturgico. Perché i giovani, oggi più che mai, non sono attirati dalle analisi sociologiche applicate alla vita della Chiesa, non dai corsi di aggiornamento e dalla "formazione continua", ma dall'incontro autentico con Cristo nel silenzio orante.
Chi sembra guardare al passato in realtà è proprio chi continua a indicare il Vaticano II come punto di riferimento obbligatorio, ignorando la richiesta di autenticità e di amore per la tradizione che sta emergendo sempre più chiaramente, in controtendenza rispetto a certi dogmi modernisti che hanno ampiamente fatto il loro tempo.
Del resto i risultati dei processi di "liberazione" di religiosi e religiose sono sotto gli occhi di tutti. Non chi si è radicato nella tradizione, ma chi l'ha abbandonata per abbracciare il mondo ha prosciugato il proprio patrimonio spirituale, a forza di aggiornamenti e aggiustamenti.
No, non saranno i corsi di formazione, le federazioni, la centralizzazione e l'uniformazione a rinvigorire la vita contemplativa. La strada è tutt'altra ed è indicata da quei religiosi e quelle religiose che nel silenzio e nell'isolamento coltivano la relazione di preghiera con Dio secondo tradizioni originali e radicate e offrono le loro vite per la conversione di tutte le anime.
Un grande mistico, don Divo Barsotti, che decise di vivere la propria vita di preghiera nell'isolamento, diceva che la Chiesa oggi cade in un grande equivoco quando pensa di dover liberare dalla povertà e non dal peccato.  L'assistenza sociale non sostituisce l'amore cristiano e nessun processo di "rinnovamento" potrà rafforzare la fede, la speranza e la carità. In un mondo pienamente secolarizzato la strada dei religiosi non è quella di secolarizzarsi a loro volta. "Non incontri l'uomo, se prima non hai incontrato Dio... La vera comunione col mondo si ha quando si è separati dal mondo, perché se noi non entriamo in rapporto col Signore, si perde di vista il Tutto" (Divo Barsotti, I cristiani vogliono essere cristiani).
Lasciamo che religiosi e religiose incontrino Dio senza essere disturbati.

Nota di BastaBugie: per leggere l'articolo che abbiamo pubblicato la settimana scorsa (stesso argomento, stesso autore) clicca sul seguente link

STANNO DISTRUGGENDO I MONASTERI E LA VITA CONTEMPLATIVA... SENZA CHE CE NE ACCORGIAMO!
Le vocazioni al monachesimo sono sempre state numerose (anche oggi), ma con l'obbligo di unirsi in federazioni i monasteri saranno spinti ad abbandonare la vita contemplativa per dedicarsi all'azione sociale
di Aldo Maria Valli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5329

Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 9-10 settembre 2018

4 - LA BOMBA DI SILVANA DE MARI IN TV DALLA GRUBER
A 8 e mezzo su La7 la dottoressa cita il gay Mario Mieli che esaltava la pedofilia... Lilli Gruber rimane spiazzata e senza parole (VIDEO: Silvana De Mari e Lilli Gruber)
Fonte Il Secolo d'Italia, 18 settembre 2018

La psicoterapeuta e scrittrice di romanzi fantasy Silvana De Mari ha fatto saltare sulla sedia Lilli Gruber durante la puntata di lunedì sera di Otto e mezzo su La7.
La De Mari, invitata per parlare di violenza del linguaggio in politica e sui social, ha condannato la dittatura del politicamente corretto e il suo esempio, relativo al circolo Mario Mieli di Roma, ha letteralmente stravolto la scaletta del talk show.
Silvana De Mari è nota per la sua tesi secondo cui l'omosessualità è una malattia psicologica ma non ha parlato di questo nel salotto della Gruber. Riferendosi all'impossibilità di manifestare liberamente le proprie opinioni che è uno dei tratti violenti delle società nelle quali impera il "pensiero unico" ha detto che esiste a Roma un circolo gay ispirato a una figura di intellettuale, Mario Mieli, appunto, morto suicida a 31 anni, il quale era "attratto dall'erotismo dei bambini".
La De Mari ha riportato citazioni testuali da un libro di Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale. Ha inoltre ricordato che nel corso dei suoi spettacoli Mario Mieli, che costruiva il suo personaggio sulle provocazioni, mangiava i suoi escrementi  e quelli del suo cane per dimostrare che l'amore deve essere libero di manifestarsi in tutte le sue forme, e tra queste forme appunto erano incluse pedofilia e necrofilia.

Nota di BastaBugie: grande sensazione ha destato nello studio di 8 e mezzo su La7, l'intervento della dottoressa Silvana De Mari, nota per aver espresso posizioni critiche verso l'omosessualità. L'esempio della dottoressa fa inorridire la Gruber, la quale alla fine, per liberarsi della scomoda testimonianza della De Mari chiede aiuto in studio. Da notare l'espressione di Giovanni Floris. Ecco il video con l'episodio (durata due minuti e mezzo):


https://www.youtube.com/watch?v=ORglLbHhIQw

IL PASSAGGIO PIÙ SIGNIFICATIVO DELLA DE MARI
"Il punto più sacro è la libertà di parola. Posso farle un esempio pratico? A Roma abbiamo un circolo che è intitolato a Mario Mieli. Questo circolo riceve fiumi di denaro dallo stato per fare attività pedagogica, psicologica e sanitaria. Mario Mieli è un intellettuale morto suicida a 31 anni. mangiava gli escrementi suoi e del suo cane. Nel suo libro 'Elementi di critica omosessuale' lui parla di come lui subisca e come sia affascinato dall'erotismo dei bambini. Cito testualmente: 'Noi checche rivoluzionarie, noi sì che possiamo accogliere l'eros dei vostri figli. Noi li sedurremo. Noi faremo l'amore con loro'. Allora, noi abbiamo un circolo che riceve denaro pubblico intitolato ad un signore che manifesta pubblicamente la sua pedofilia. Pedofilia non vuol dire aver messo le mani sui bambini, pedofilia significa avere attrazione erotica per i bambini e non è un reato. Poi scrive che faremo l'amore con loro e questa è apologia di pedofilia. Io ho una denuncia da parte del Mario Mieli per aver detto che è una catastrofe aver un circolo intitolato a questa persona".

Fonte: Il Secolo d'Italia, 18 settembre 2018

5 - MARINE LE PEN IN MANICOMIO, ALLARMANTE PURGA SOVIETICA... EPPURE SIAMO IN FRANCIA
La leader dell'ex Front National (oggi Rassemblement National) rischia la rieducazione forzata dallo psichiatra non perché pazza, ma perché tre anni fa aveva postato su Twitter foto di esecuzioni dell'Isis (non notate la somiglianza tra Unione Europea e Unione Sovietica?)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-09-2018

Il metodo era stato escogitato nella fu Unione Sovietica. I dissidenti e i dissenzienti, quelli che deviavano anche di poco dalla linea imposta dalla madrepatria (cioè, dal Partito, che a quei tempi e in quei luoghi era la stessa cosa) erano spediti in manicomio. Qui venivano imbottititi di psicofarmaci, di quelli degli anni Cinquanta-Sessanta, pre-prozac insomma, così che rimbambivano davvero e si poteva mostrarli al pubblico: vedete? sono matti. Non si trattava di veri e propri «nemici del popolo», cioè revisionisti, socialdemocratici, trozkisti, spie al soldo di una potenza straniera (cioè, preti cattolici) eccetera: questi, dopo il classico processo-farsa, finivano fucilati senza tanti complimenti. Qualche intellettuale giudicato non particolarmente pericoloso per il regime si beccava qualche decennio di lavori  forzati in Siberia, come Solzenitsin per esempio.

MARINE LE PEN
Per quelli del samizdat, invece, perizia psichiatrica dall'esito invariabile: camicia da forza. Ora, edotta da quest'illustre precedente, qualche toga rossa francese (ci sono anche là: non è forse nato là il famoso «maggio» sessantottardo?) ha riesumato il sistema per applicarlo indovinate a chi? Al nemico politico numero uno in Francia, Marine Le Pen, la «fascista» la «nostalgica di Vichy», quella che ha indirettamente ispirato il bestseller Sottomissione di Houillebecq: ricordate la trama futuribile? Pur di emarginare il Front National, i partiti della V Repubblica ne rifiutano l'appoggio, ma la loro coalizione non basta ad arginare il partito islamico, che così vince le elezioni e impone la sharìa al Paese. Non siamo ancora a quel punto, ma l'odio antilepenista fa già stravedere, e pazienza se il Front National non si chiama più così ma Rassemblement National adesso e la Marine abbia estromesso il suo fondatore e padre perché, lui sì, troppo di destra.
Niente, implacabile come il destino un'ordinanza della magistratura, datata 11 settembre (ormai questo giorno porta sfortuna), comanda la perizia psichiatrica per la leader sovranista. Perché? Perché tre anni fa, il 16 dicembre 2015 per l'esattezza, la Le Pen aveva postato su Twitter alcune foto di esecuzioni eseguite dall'Isis. Era successo che un giornalista, tutt'altro che imparziale, aveva paragonato l'allora Front National al Daesh. Non ci sarebbe stato bisogno di rispondergli per le rime, sarebbe bastata un'alzata di spalle, tanto era stolidamente fazioso il paragone. Invece, la Le Pen aveva voluto strafare, ed ecco il risultato.

EPISODIO ALLARMANTE
Dopo ben tre anni (anche la giustizia francese è lenta, ma prima o poi, più poi che prima, colpisce con mano ferma e sicura). Che farà adesso la Le Pen? Se il perito sarà nominato dal giudice che ha emanato l'ordinanza, probabilmente Marine finirà in manicomio (in Francia, che si sappia, non c'è la legge Basaglia). Altrimenti la cosa finirà in guerra di opposte perizie, quanto basta tuttavia per distogliere un leader politico dal suo lavoro principale.
Azione di disturbo si chiama. Comunque vada a finire, l'episodio è allarmante. Poiché in Italia abbiamo anche noi i magistrati creativi, ci sarà d'ora in poi da stare attenti a quel che si dice o si posta. La Legge Mancino ha le maglie sufficientemente larghe (o strette, se volete) per catturare qualsiasi opinione non sufficientemente allineata con la narrazione di regime. In Francia, se mostri la barbarie dei jihadisti (non la inventi, la mostri), ecco che succede: se sei di sinistra, non c'è problema. Ma se sei di destra...

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-09-2018

6 - COSTANZA MIRIANO CRITICA FAMIGLIA CRISTIANA E LE PAOLINE TOLGONO IL SUO LIBRO DAGLI SCAFFALI
In bella mostra ci sono invece i libri di James Martin il sacerdote che sostiene l'ideologia gay
Autore: Monica Marini - Fonte: Blog di Costanza Miriano,17/09/2018

Chi è "del ramo", come dice mia cugina, sa che entrare in una Libreria San Paolo e uscire con due borsate di libri, libretti, film, regali, oggetti è un tutt'uno. Devo fare un regalo di Battesimo e con urgenza ma questa volta non entro con la gioia di sempre.
Ad agosto mi è giunta notizia che alle Paoline l'ordine di scuderia sia non esporre più i libri di Costanza, non ci credo, non può essere vero. Un mio amico da Roma mi conferma.
Entro nel negozio della mia città, Genova, e nel settore Matrimonio Famiglia dove troneggiavano i libri di Costanza Miriano non ce n'è più nemmeno uno.
Chiedo spiegazioni e l'impiegato si affretta a dire che forse "di là" c'è Sposati e sii sottomessa. Forse, di là?
Chiedo di parlare col direttore e mi si risponde di rivolgermi al direttore superiore e non a quello del negozio. Salgo le scale e a metà noto un espositore "I MIGLIORI TITOLI SCELTI PER TE" e mi dico: forse li hanno messi qui i libri di Costanza ma invece no è pieno di libri di James Martin che in questi ultimi tempi, evidentemente, fa più tendenza.
Non sono riuscita a comprare il regalo e sono uscita dal negozio col cuore stretto e a mani vuote.

VADE RETRO SALVINI
Rifletto, leggo e rileggo l'articolo che ha originato questa mannaia censuratrice. Si tratta di un post scritto da Costanza sul suo blog in risposta alla provocatoria copertina del numero 30 di Famiglia Cristiana di luglio 2018 con la foto di Salvini e la scritta "Vade retro Salvini".
Mi risulta faticoso comprendere come una casa editrice cattolica si senta serena nell'affiancare la figura del vicepremier e ministro degli interni Salvini nientemeno che a Satana e quando, a sua volta criticata e decisamente apostrofata da un articolo su un blog, reagisca con metodi sovietici. Ergo i libri di Costanza non possono più essere esposti, magari lasciatene uno o due giusto nello scaffale sul retro per salvare la faccia... così impara!
Forse Costanza ha calcato la mano su Famiglia Cristiana e sulle Edizioni Paoline? Forse si è espressa in modo terribilmente politically incorrect? Il punto non è il mio pensiero, che è in linea con l'articolo e nemmeno quello di chi non condivide, il problema è la ritorsione, la censura più becera, triste e ingiusta. Pan per focaccia, altro che misericordia, accoglienza e tolleranza.
Ricapitolando Famiglia Cristiana può dire tutto quello che vuole e guai a chi commenta sennò ti leva i libri dagli scaffali, anche quelli che fanno tanto bene a chi li legge.

OCCORRE OPPORRE STAMPA A STAMPA
Il beato Giacomo Alberione, fondatore di Famiglia Cristiana e della Società San Paolo nel secolo scorso, aveva sognato un apostolato della comunicazione, un apostolato librario: "occorre opporre stampa a stampa!"
Cosa direbbe il beato Alberione di tale reazione?
Se Costanza rappresenta la stampa nemica si poteva rispondere "opponendo stampa a stampa" e non censurando e se Costanza invece è stampa amica e i suoi libri sono apostolato puro per i lettori è il caso di tagliarla per una critica anche se pesante e fare gli offesi?
Costanza non ha divulgato la notizia, non ha intenzione di difendersi, non è nel suo stile, ma il nostro amore per la giustizia, per la libertà, specialmente quella di stampa e di opinione non ci permette di stare a guardare.
Amiche, consorelle  siamo tutte con Costanza, sicure che presto, anche attraverso la nostra preghiera, i suoi libri torneranno in vetrina nel frattempo ci sono altre librerie.


Nota di BastaBugie: nel suo profilo facebook Costanza Miriano ha scritto il seguente post.

Siccome qualche amico ha scritto che non andrà più dalle Paoline, in loro difesa vorrei dire che le Paoline e la San Paolo sono due cose diverse, e che la scelta che mi riguarda è stata fatta dal gruppo San Paolo, come prova questa mail:

Da: XXX XXX
Inviato: mercoledì 5 settembre 2018 11:13
A: 'disp.librerie@stpauls.it'
Oggetto: Costanza Miriano
La Sanpalostore in merito a un mio reclamo mi ha dato questo indirizzo per avere delucidazioni in merito alla cancellazione di tutti i libri di Costanza Miriano.
Premetto che io e mia moglie apparteniamo all'Istituto Santa Famiglia, aggregato alla Soc. San Paolo, da ben 37 anni.
Ebbene, in casa abbiamo tutti i libri di Costanza Miriano e li abbiamo anche regalati ad amici.
Specie i primi suoi due libri "sposati e sii sottomessa" e "sposati e muori per lei", che spiegano in maniera sapiente e secondo il Cuore di Dio il mistero del Matrimonio nelle parole di San Paolo, per noi sono autentici capolavori.
Il primo, in particolare, è un inno alla donna, alla sua forza, che spiegano che "sottomissione" (termine che fa storcere il naso a non pochi) significa invece "stare sotto" come un piedestallo che regge l'intera impalcatura della famiglia.
Ora con sgomento notiamo che il portale Sanpaolostore, attraverso il quale si vendono anche libri discutibilissimi come quelli di atei (Odifredddi, ad esempio) o di persone che hanno fatto della lotta alla Chiesa la loro ragione di vita (Pannella, Bonino, Soros,...) ha cancellato libri luminosi della Miriano, una giornalista e scrittrice che gode della stima smisurata e senza riserve da parte di tanti per il suo carattere dolce mai polemica ancorché ferma nel difendere la Verità. Don Alberione non insegna che la prima carità è quella della Verita?
Spero che queste perplessità trovino giuste risposte.
Cordialità
XXX XXX

La risposta di Sanpaolostore:

Gentile sig. XXX,
si tratta di una scelta aziendale dell'intero gruppo San Paolo, a cui il sito SanPaoloStore si è uniformato. Per maggiori delucidazioni può scrivere a disp.librerie@stpauls.it
A presto e cordiali saluti
SanPaoloStore.it

Fonte: Blog di Costanza Miriano,17/09/2018

7 - CINQUANT'ANNI DALLA MORTE DI PADRE PIO E CENTO ANNI DAL DONO DELLE STIGMATE
Il '68 rifiutava l'autorità di padri e padroni (ma eliminati i padri, in realtà, si moltiplicarono i padroni), allora Dio volle donare all'umanità questo ''padre'' così ricercato dai ''figli'' smarriti (VIDEO: Socci racconta Padre Pio)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 23 settembre 2018

Padre Pio muore, cinquant'anni fa, in quel '68 che volle spazzar via la figura stessa del "padre", cioè l'autorità, la legge, la responsabilità e la tradizione (i sessantottini furono i perfetti servi del capitale che dicevano di voler combattere).
Dalla "morte del padre" decretata dal '68 abbiamo ereditato solo macerie e, come orfani, ci siamo trovati con tanti padroni che prima volevano imporre la cosiddetta "dittatura del proletariato" e poi ci hanno rifilato la dittatura del relativismo.
Oggi niente più padri, ma sempre tanti padroni, che pretendono di annichilire anche la democrazia e i popoli. Senza padri dilaga un'umanità infantile e smarrita, affogata nel narcisismo che lenisce il bisogno di sentirsi amati.
Però "il padre", il santo cappuccino che davvero morì in quell'anno, è sempre più vivo e ha un popolo di figli sempre più grande, proprio per lo spaesamento di questa modernità naufragata e orfana.

FERITE E FERITOIE
Portando sulla carne le ferite del Figlio, Salvatore del mondo, egli rivelò, con segni e miracoli strepitosi, il potente amore del Padre, l'unico Padre. Rivelò il suo amore folle per gli uomini. Quelle ferite sono le feritoie da cui entrano ancora oggi fiumi di grazie e benedizioni. E' questo che attrasse e attrae a San Giovanni Rotondo le moltitudini.
Padre Pio ricevette le stigmate esattamente cento anni fa, in quel 1918 che vide concludersi l'"inutile strage" di tanti figli, mandati a morire assurdamente nella Grande Guerra dai padroni degli stati.
Il frate, vedendo in visione il dolore di Cristo per lo sfacelo del mondo, gli chiese cosa lui poteva fare e Gesù gli rispose associandolo alla sua Passione: le stigmate.
Perché per il mondo la sofferenza è inutile, anzi è una maledizione, ma dopo il Calvario del Figlio di Dio la sofferenza - abbracciata e offerta con Cristo - diventa la più potente forza di cambiamento della storia.
È un paradosso incredibile perché un uomo che soffre, un uomo malato, inchiodato a un letto o a una croce, sembra la persona più impotente. Invece lì sta la regalità, la signoria sull'universo. Quella è la via per conformarsi a Cristo e divinizzarsi.

IL CARD. SIRI SPIEGA
Il fatto delle stigmate accadde nel 1918, nei mesi in cui si compiva la rivoluzione bolscevica in Russia e iniziava l'epoca dei totalitarismi, delle ideologie e delle pretese prometeiche dell'uomo che - uccidendo Dio - vuole essere padrone del mondo (pretese che continuano tuttora).
Il card. Siri seppe cogliere il significato storico del segno delle stigmate: "Con le stigmate che ha portato e con le altre sofferenze fisiche e morali, padre Pio richiama l'attenzione degli uomini sul corpo di Cristo come mezzo di salvezza. (...) È una verità talmente importante che quando gli uomini, lungo il corso della storia, l'hanno dimenticata o hanno cercato di travisarla, Dio è sempre intervenuto con avvenimenti, fatti, miracoli. Nel nostro tempo, la tentazione di dimenticare la realtà del Corpo di Cristo è grandissima. E Dio ci ha inviato quest'uomo col compito di richiamarci alla verità".
Le stigmate erano un miracolo in sé, sia perché fu inspiegabile il loro formarsi e il loro scomparire, sia perché era scientificamente inspiegabile il fatto che non si comportassero come tutte le ferite: infatti ogni lesione su un corpo umano o si rimargina o si infetta.
Ma nel caso di padre Pio non accadeva né l'una né l'altra cosa. Quelle ferite sono rimaste aperte per cinquant'anni davanti al mondo e sanguinavano in corrispondenza con il sacrificio eucaristico.
I santi sono sempre segni che la Provvidenza plasma e pone nel mondo per parlare a ogni epoca storica, per attrarre a Dio gli uomini di quel tempo e salvarli.
Nel caso di padre Pio il Cielo ha giocato pesante: ha voluto mostrare all'umanità del Novecento - che s'illude di potere tutto - chi ha il potere vero sulla realtà, sulla natura, sul tempo e sullo spazio. E ha voluto mostrare che quel potere infinito passa dalle ferite di un crocifisso, è il potere dell'Amore crocifisso, il potere di un Padre misericordioso che parla con i fatti.
Il card. Siri, che più acutamente di tutti capì il mistero di padre Pio, scrisse: "Nessuno può negare che quest'uomo avesse i piedi e le mani forati e il costato aperto (...) La stessa formazione delle asserite stigmate, lo stesso ritorno vivido del sangue, quelle circostanze in cui più acuta si faceva la esperienza della passione di Gesù Cristo; sono un fatto e i fatti (...) sono lì (...) Le stigmate gli arrivarono che era ancora giovanissimo e (...) se ne andarono del tutto il giorno della morte (...) Quest'uomo rimase inchiodato alla croce. Soffriva sempre per quelle piaghe; in certi momenti il dolore era spasimante, travolgente. Egli sopportò tutto senza un lamento per mezzo secolo".
Il cardinale aggiungeva: "Tutti sanno che quest'uomo vedeva il futuro, che fu visto parecchie volte in posti diversi e distantissimi (...) Quanta gente si è vista capitare Padre Pio in casa! (...) Quanta gente andava da lui e si è sentita fare la confessione da padre Pio. Lui diceva i loro peccati e non li aveva mai visti (...) Molte volte persone arrivate da lui ammalate, tornavano a casa sane. Quante volte invocato, anche da lontano, venivano guarite (...) Sono fatti, sono fatti!".
Ed ecco la spiegazione di quei "poteri" straordinari e inspiegabili: "Perché questa missione fosse capita (...) Dio gli ha fornito motivi di credibilità e glieli ha forniti larghissimamente (...) Ora la missione di riprodurre, quanto era possibile in un semplice uomo, la passione di Cristo era grande. Gli uomini avrebbero potuto credere che quei segni che Padre Pio portava nelle mani, nei piedi, nel costato, non erano, per se stessi, probanti" e così "Dio ha colmato la sua vita di cose straordinarie".
Proprio come i miracoli di Gesù che mostravano la sua divinità e dovevano far capire che il supplizio della croce non era la sua sconfitta, ma la misura del suo amore folle per gli uomini, che vince anche la morte.

MESSAGGIO ALLA CHIESA
Tutti i santi sono immagini di Cristo, ma in alcuni la somiglianza è più evidente e travolgente. Fu così per san Francesco d'Assisi ed è così per padre Pio, che è un suo figlio spirituale.
Un potente messaggio agli uomini del nostro tempo. Ma anche la Chiesa deve riflettere. Infatti padre Pio era un umile frate che stava in un convento sperduto del meridione, isolato in cima a un monte impervio.
Non solo non fece nulla per essere conosciuto, ma voleva essere nascosto al mondo e, in particolare, fece di tutto per nascondere il fatto delle stigmate. Eppure un fiume di persone è stato attirato da Dio fin lassù per essere salvato.
Ecco la lezione per la Chiesa: non è svendendo al mondo la verità che si attirano gli uomini. Il progressismo clericale pensa di "catturare" attenzione con furbeschi adattamenti al mondo della dottrina e della morale. Così il sale diventa scipito ed è destinato solo ad essere calpestato.
Ciò che attrae gli uomini è solo la Bellezza, l'amore e la potenza del Figlio di Dio. Che si manifesta nei sacramenti, nei santi e nella vita di chi è fedele al Salvatore.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 50 minuti) Antonio Socci, autore del precedente articolo, spiega che i miracoli, ad esempio i numerosi miracoli di Padre Pio, sono fatti: non è necessaria la fede per riconoscere che un fatto è vero. L'atto di Fede invece è riconoscere di essere amati da una persona e allo stesso tempo amare quella persona, non solo a parole, ma soprattutto con le azioni.


https://www.youtube.com/watch?v=ZQO6gXwlRxk

Fonte: Libero, 23 settembre 2018

8 - IN SVEZIA VIETATO INSEGNARE ALL'UNIVERSITA' CHE UOMINI E DONNE SONO BIOLOGICAMENTE DIVERSI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in India l'omosessualità non è più reato, bandiera arcobaleno all'ambasciata italiana in Spagna, la Massoneria apre ai trans
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 21 settembre 2018

Germund Hesslow è professore di neurofisiologia a Lund, in Svezia, ed è anche sotto inchiesta per avere affermato che esistono differenze biologiche tra maschi e femmine. Non solo: quando è stato invitato a ritirare subito queste affermazioni «transfobiche» e «antifemministe» si è rifiutato di fare marcia indietro. Il fattaccio si è consumato durante una lezione del suo corso "Heritage and Environment", nel corso della quale Hesslow ha citato uno studio secondo il quale le differenze tra uomini e donne sono «biologicamente fondate», quindi entrambi i generi non possono essere considerati come «soli costrutti sociali».

L'IRA DEGLI STUDENTI
Accusato dagli studenti di aver pronunciato affermazioni incompatibili con la "value base" svedese (che richiede a tutte le scuole del paese di aderire a una politica etica comune, che include valori come egualitarismo, libertà individuale e uguaglianza dei sessi), al professore è stato chiesto dai vertici dell'Università di scusarsi pubblicamente. A quel punto Hesslow si è rivolto alla Academic Rights Watch (fondata per monitorare i tentativi di limitare i diritti fondamentali di insegnanti e ricercatori) col dubbio che qualcuno volesse rimuoverlo dal suo corso.
Secondo l'Arw i problemi del professore sono iniziati quando una studentessa ha inviato una mail a un altro docente dell'università lamentandosi: «Perché non possiamo avere un docente con le competenze giuste sull'argomento?». La ragazza ritiene che le differenze biologiche e la teoria genetica non rientrino nelle aree di insegnamento del professore e che sarebbe piuttosto opportuno per gli studenti assistere a lezioni su quanto hanno subito le donne per centinaia di anni in nome della scienza medica, dalle mutilazioni genitali alle lobotomie forzate. Ritiene inoltre che Hesslow si sia espresso in modo «transfobico» quando ha detto «cambiare sesso è una moda». Un'affermazione scandalosa, che oltre a offendere studenti magari già soggetti a transfobia potrebbe influenzare il comportamento nei confronti dei transgender che già rimpolpano le statistiche sui suicidi e via discorrendo.

LA MIA AGENDA? LA SCIENZA, NON LA MODA
Le lamentazioni giungono in breve a Christer Larsson, presidente del Lund Medical Education Program Board, che il 3 settembre convoca Hesslow chiedendogli di «prendere le distanze» per iscritto da due affermazioni in particolare: la prima, sulle donne gay, che il professore disse avere «un orientamento sessuale maschile», la seconda sul transessualismo, «se si tratta di un orientamento sessuale è una questione di definizione».
«Non ho alcuna intenzione di dilungarmi in ulteriori discussioni sulla terminologia usata, ho già fatto abbastanza per spiegare e difendermi» è stata la risposta del professore, «le affermazioni che hanno innescato la denuncia non erano necessariamente parte del mio programma didattico, ma sono state pronunciate in risposta alle domande che gli stessi studenti mi avevano formulato durante la lezione, forse cercando un pretesto per attaccarmi». L'università ora ha avviato una inchiesta approfondita.
In una intervista a RT Hesslow sottolinea che «per ragioni ideologiche» gli studenti non amano ascoltare argomenti scientifici sulle differenze biologiche tra uomini e donne, ma che «ad un certo punto bisogna recuperare un senso di proporzione tra le persone coinvolte. Se dovesse diventare prassi per gli studenti registrare le lezioni per trovarvi formulazioni compromettenti e poi coinvolgere il personale di facoltà con incontri e lunghe lettere, dovremmo lasciare perdere l'insegnamento medico del tutto». Quanto all'accusa di avere un'agenda politica non allineata, il professore, con un dottorato in neuroscienza dal 1987, spiega che la sua unica agenda è «lasciare che siano i fatti scientifici e non la nuova saggezza convenzionale a guidare i procedimenti universitari». E che a formare la nuova saggezza convenzionale sono l'ideologia, la politica e i pregiudizi, non certo la scienza, sua materia di insegnamento.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

INDIA, L'OMOSESSUALITÀ NON È PIÙ REATO
La Corte suprema indiana ha deciso che l'omosessualità non debba essere più considerata reato, né un disturbo mentale come invece avevano detto i colleghi della medesima Corte cinque anni fa. La norma nota come Sezione 377 era «irrazionale, indifendibile e manifestamente arbitraria», ha detto ieri il capo della giustizia indiana Dipak Misra.
«Qualsiasi discriminazione basata sulla sessualità equivale a una violazione dei diritti fondamentali», hanno scritto i giudici e hanno aggiunto: «Il rapporto sessuale consensuale tra gli adulti, sia omosessuale che eterosessuale, nello spazio privato, non danneggia in alcun modo la decenza o la moralità pubblica. Il rispetto per la scelta individuale è l'essenza della libertà, la comunità Lgbt possiede gli stessi diritti previsti dalla Costituzione». Invece  la Corte del 2013 bandiva «il rapporto carnale contro l'ordine della natura con qualsiasi uomo, donna o animale».
L'aspetto saliente di questa pronuncia sta nel fatto che l'omosessualità da reato è diventato diritto, espressione della libertà individuale. Non è stata quindi solo depenalizzata e dunque meramente tollerata, bensì è stata riconosciuta come bene giuridico. Qui sta lo scandalo giuridico e morale.
(Gender Watch News, 8 settembre 2018)

BANDIERA ARCOBALENO ALL'AMBASCIATA ITALIANA IN SPAGNA
Stefano Sannino, ambasciatore italiano a Madrid e omosessuale dichiarato, ha esposto sui pennoni dell'ambasciata italiana la bandiera arcobaleno, simbolo dell'orgoglio gay, accanto a quella italiana ed europea.
C'è stata anche un'interpellanza parlamentare da parte di Fratelli d'Italia perché Sannino avrebbe violato le normative relative all'esposizione dei simboli nazionali.
(Gender Watch News, 7 settembre 2018)

LA MASSONERIA APRE AI TRANS
La Gran Loggia Unita d'Inghilterra, aperta solo agli uomini, ha diramato un comunicato in cui rende noto che «Un massone, che, dopo la propria iniziazione, cessi d'essere uomo, non cessa tuttavia d'essere un massone». Inoltre una donna che, cambiando all'anagrafe il sesso, diventasse "uomo" potrebbe entrare in questa loggia massonica.
Questo comunicato ci fa comprendere che la lobby gay è più forte di quella massonica.
(Gender Watch News, 6 settembre 2018)

Fonte: Tempi, 21 settembre 2018

9 - OMELIA XXVI DOM. T.O. - ANNO B (Mc 9,38-43.45.47-48)
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La pagina del Vangelo di questa domenica è ricca di insegnamenti. Prima di tutto essa ci insegna a guardarci dal brutto peccato della gelosia. Questo difetto lo possiamo riscontrare sia nell’atteggiamento di quel giovane che, nella prima lettura, voleva che Mosè impedisse a Eldad e a Medad di profetizzare; e sia nell’apostolo Giovanni, il quale desiderava che Gesù impedisse ad un t0ale di scacciare i demoni, per il semplice fatto che non era dei loro. Nella prima lettura, Mosè rispose: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!» (Nm 11,29); nel Vangelo, invece, Gesù risponde: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9,39-40).
Il messaggio che riceviamo da questi due episodi è molto importante: dobbiamo apprezzare tutto il bene che il prossimo opera, come se fosse nostro, e dobbiamo, per questo, ringraziare il Signore. Il rattristarsi per questo bene operato dal prossimo non è certamente un buon segno ed è, purtroppo, una mancanza di carità molto diffusa anche da parte di quelli che pregano e frequentano la Messa alla domenica. Impariamo a ringraziare il Signore per tutto il bene che vediamo attorno a noi: il Signore premierà questo nostro sentimento di carità, donandoci lo stesso bene che ammiriamo nel prossimo.
Il secondo insegnamento riguarda invece la triste realtà dello scandalo. Gesù dice: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare» (Mc 9,42). Queste parole sono tra le più severe che Gesù abbia pronunciato in tutto il Vangelo e, ai nostri giorni, sono più che mai attuali. Quanti scandali rovinano le anime! Lo scandalo è un bruttissimo peccato, in quanto trascina nel male tutti quelli che lo subiscono. Scandalizzare significa spingere al male con il proprio cattivo esempio. Guardiamoci da questo brutto peccato e proponiamoci di dare sempre buon esempio a tutti.
Ai nostri giorni si dà scandalo in tanti modi: nel parlare, nel comportarsi, nel vestire indecentemente, nel proporre modelli di vita contrari al Vangelo. I moderni mezzi di comunicazione non fanno altro che orientare l’opinione pubblica verso questi esempi sbagliati. Il cristiano deve reagire e opporsi in tutti i modi.
Il Vangelo di oggi ci insegna a fuggire risolutamente tutte le occasioni prossime di peccato, ovvero tutte quelle situazioni che ci espongono imprudentemente al peccato. In questo senso devono essere lette le severe parole di Gesù: «Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile» (Mc 9,43). Non sono parole da prendere alla lettera, esse si devono intendere come la necessità di fuggire le occasioni prossime di peccato.
San Filippo Neri insegnava che, di fronte a queste occasioni prossime di peccato, chi ha coraggio fugge, chi è debole vi rimane e cade miseramente. Nessuno si deve sopravvalutare. Siamo tutti deboli e, se finora non siamo caduti in certi peccati, non è certo per merito nostro, ma perché il Signore ci ha sostenuti per riguardo alla nostra debolezza; ma, se ci esponiamo imprudentemente al pericolo, come a quello di frequentare amicizie equivoche, di vedere spettacoli immorali, non potremo confidare nell’aiuto di Dio, il quale fugge quando noi ci esponiamo temerariamente al male, dando per scontato che comunque Dio ci aiuterà. L’umiltà e la prudenza ci devono sempre guidare.
Per non cadere nei grandi peccati è cosa fondamentale dare importanza anche alle più piccole cose. Mi spiego meglio: se un cristiano inizia a sorvolare sui piccoli peccati, dicendo che comunque sono cose da nulla, prima o poi cadrà anche nei più grandi peccati. Bisogna spegnere la scintilla finché è piccola, altrimenti essa si trasformerà in un grande incendio. Se si inizia a togliere una piccola piastrella, prima o poi verrà via tutto il pavimento; se si comincia a cedere nelle piccole cose, senza un minimo pentimento, si finirà con l’offendere il Signore nelle cose più gravi.
L’ultimo insegnamento riguarda la carità. Gesù dice: «Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa» (Mc 9,41).
Il Signore ricompensa anche il più piccolo gesto d’amore: facciamo in modo che le nostre giornate ne siano piene.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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