BastaBugie n°120 del 25 dicembre 2009

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1 RICONOSCIUTE LE VIRTU' EROICHE DI PAPA PIO XII: ECCO I COMMENTI DEI CONTEMPORANEI SUL PASTORE ANGELICO

Fonte: CAV di Mistretta
2 CON DECRETO BENEDETTO XVI DICHIARA VENERABILI GIOVANNI PAOLO II E PIO XII

Fonte: Zenit
3 OLTRE A GIOVANNI PAOLO II E PIO XII, IL PAPA DICHIARA IL MARTIRIO DI PADRE JERZY POPIELUSZKO: ECCO LA SUA STORIA NARRATA IN UN FILM DEL 2009

Fonte: Luci sull'Est
4 MASSA CARRARA: ALLE ELEMENTARI OGNI SCUSA E' BUONA PER NON FARE LA RECITA DI NATALE

Autore: Giulio Isola - Fonte:
5 COPENAGHEN, IL SUMMIT CATASTROFICO (A PROPOSITO... IN TUTTA EUROPA FA UN FREDDO CANE... MA NON C'ERA IL RISCALDAMENTO GLOBALE?)

Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Il Giornale del popolo di Lugano
6 ECCO PERCHE' OCCORRE DIFFIDARE DEI COCOMERI: VERDI FUORI E ROSSI DENTRO

Autore: Carl Beisner - Fonte: Svipop
7 LA CONFERMA DEGLI STUDIOSI: GESU' NACQUE DAVVERO IL 25 DICEMBRE
Una scoperta straordinaria che dobbiamo a un docente ebreo della Università di Gerusalemme che è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano al tempio le 24 classi sacerdotali inclusa quella di Zaccaria
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera
8 OMELIA PER LA SANTA MESSA DI MEZZANOTTE (NATALE 2008)

Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va
9 OMELIA PER LA DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA - ANNO C - (Lc 2,41-52)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - RICONOSCIUTE LE VIRTU' EROICHE DI PAPA PIO XII: ECCO I COMMENTI DEI CONTEMPORANEI SUL PASTORE ANGELICO

Fonte CAV di Mistretta, 20 dicembre 2009

Pio XII e' stato un grande Papa e ci rallegriamo per questo importante evento. Vogliamo qui riportare le parole che hanno scritto su di lui alcuni importanti personaggi.
 Albert Einstein, fuggito dalla Germania negli USA, scrisse su Time Magazine del 23 dicembre 1940: "Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verita’. Non avevo mai avuto un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento per essa un grande amore ed ammirazione, perche' soltanto la Chiesa ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la liberta' intellettuale e la liberta' morale. Devo confessare che cio' che prima avevo disprezzato ora lodo incondizionatamente".
 Quando l'8 ottobre del 1958 Pio XII mori', il Zionist Record, il Jewish Chronicle, il Canadian Jewish Chronicle, il Jewish Post, l'American Hebrew, insieme ai Rabbini di Londra, Roma, Gerusalemme, Francia, Egitto, Argentina ed alla quasi totalita' delle associazione ebraiche piansero la scomparsa di quel Papa che Golda Meir defini' "un grande servitore della pace".
 Il rabbino Isaac Herzog, rabbino capo d'Israele, nel febbraio del 1944 invio' un messaggio in cui dichiarava: "Il popolo d'Israele non dimentichera' mai quello che Sua Santita' e i suoi illustri delegati, ispirati dagli eterni principi della religione, che formano le vere basi di un'autentica civilta', stanno facendo per i nostri sfortunati fratelli e sorelle nell'ora piu' tragica della nostra storia, prova vivente dell'esistenza della divina Provvidenza in questo mondo.
 Gideon Hausner, procuratore generale israeliano nel processo contro Eichmann, il 18 ottobre 1961 ha detto: "il Papa intervenne personalmente a favore degli israeliti arrestati dai nazisti".
 Raffaele Cantoni, presidente della Giunta dell'Unione delle Comunita' Israelitiche Italiane dichiaro': (Indipendente, 2 marzo 1946): "La gratitudine imperitura degli ebrei per quanti si sono adoperati in favore della Comunita' israelitica e' stata solennemente dichiarata dal Congresso. In primo luogo nei riguardi di Pio XII per le prove di umana fratellanza fornite dalla Chiesa cattolica durante gli anni della persecuzione e poi in ricordo dei sacerdoti che patirono il carcere nei campi di concentramento e immolarono la loro vita per assistere in ogni modo gli ebrei".
 Il dottor Joseph Nathan in rappresentanza della Commissione Israelitica cosi' si espresse rivolgendosi alla Comunita' ebraica:
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( L'Osservatore Romano, 8 settembre 1945)
 Il dottor William F. Rosenblum nella sua predica al Tempio di Israele nella citta' di New York il 12 ottobre 1958 parlo' di Pio XII per la cui opera "migliaia di vittime ebree di Nazismo e Fascismo furono nascosti nei conventi e nei monasteri dei vari ordini cattolici e i bambini ebrei furono accolti negli orfanotrofi cattolici".
 In un attestato delle Comunita' israelitiche italiane che si trova al Museo della Liberazione in Via Tasso a Roma e' scritto: "Il Congresso dei delegati delle comunita' israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santita' Vostra, ed esprimere il piu' profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista".
Nell'autobiografia di Zolli, rabbino capo degli ebrei romani, si legge che, quando si profilo' la minaccia nazista, si adopero' per aiutare la sua comunita' e cerco' di reperire l'oro necessario a pagare la taglia richiesta dai nazisti per non deportare gli ebrei romani.  Quell'oro venne garantito da Pio XII.
Quando ricevera' il Battesimo, scegliera' il nome di Eugenio, perche' "l'ebraismo mondiale ha un debito di grande gratitudine verso Pio XII".

Fonte: CAV di Mistretta, 20 dicembre 2009

2 - CON DECRETO BENEDETTO XVI DICHIARA VENERABILI GIOVANNI PAOLO II E PIO XII

Fonte Zenit, 20 dicembre 2009

Benedetto XVI ha autorizzato questo sabato la pubblicazione dei decreti che riconoscono le virtù eroiche dei Papi Giovanni Paolo II e Pio XII, che in questo modo passano a essere riconosciuti come "venerabili" dalla Chiesa.
Si tratta del primo passo importante del processo romano per la causa di beatificazione dei due Pontefici. Perché possano essere elevati agli altari sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla loro intercessione dopo la morte da parte di una commissione scientifica, una commissione teologica, una di Cardinali e Vescovi, e infine, dello stesso Papa.
Perché siano dichiarati santi sarà necessario il riconoscimento di un altro miracolo attribuito alla loro intercessione. I decreti sono stati autorizzati da Benedetto XVI durante l'udienza che ha concesso all'Arcivescovo Angelo Amato, S.D.B., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
Il processo è stato spiegato da Benedetto XVI ricevendo i superiori, gli officiali e i collaboratori della Congregazione in occasione del 40° anniversario dell'istituzione di questo organismo vaticano.
"Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro da un vincolo di grande coerenza - ha affermato -. Ad esse vanno aggiunte, come indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell'eroicità delle virtù o del martirio di un Servo di Dio e l'accertamento di qualche dono straordinario, il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo Servo fedele".
"Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario! In un primo momento, il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione e di invocazione circoscritto nell'ambito di Chiese locali o di Ordini religiosi".
Infine, ha aggiunto, "è chiamato ad esultare con l'intera comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli".
In questo cammino, ha dichiarato il Pontefice, "la Chiesa accoglie con gioia e stupore i miracoli che Dio, nella sua infinita bontà, gratuitamente le dona, per confermare la predicazione evangelica. Accoglie, altresì, la testimonianza dei martiri come la forma più limpida e intensa di configurazione a Cristo".
La Chiesa svolge questi processi perché "nell'itinerario per il riconoscimento della santità emerge una ricchezza spirituale e pastorale che coinvolge tutta la comunità cristiana".
"La santità, cioè la trasfigurazione delle persone e delle realtà umane a immagine del Cristo risorto, rappresenta lo scopo ultimo del piano di salvezza divina", ha concluso.

Fonte: Zenit, 20 dicembre 2009

3 - OLTRE A GIOVANNI PAOLO II E PIO XII, IL PAPA DICHIARA IL MARTIRIO DI PADRE JERZY POPIELUSZKO: ECCO LA SUA STORIA NARRATA IN UN FILM DEL 2009

Fonte Luci sull'Est, 7 dicembre 2009

Il Servo di Dio Padre Jerzy Popieluszko nasce nella regione di Bialystok da genitori contadini. È un ragazzino molto religioso e solitario. Entra in seminario a Varsavia nel 1965. Durante il servizio militare (1966 – 1968) viene più volte punito per “atteggiamento ribelle”. È ordinato sacerdote nel 1972. Presta la sua opera in diverse chiese di Varsavia, fra cui la chiesa di sant’Anna, sede della pastorale accademica da cui ogni anno parte il pellegrinaggio a Czestochowa degli studenti universitari e centro di numerose attività dell’opposizione. Alla fine degli anni Settanta ha seri problemi di salute, per cui deve limitare i suoi impegni.
Nel giugno 1980 viene assegnato come sacerdote residente alla parrocchia di san Stanislao Kostka, sul cui territorio si trova la grande acciaieria “Huta Warszawa”. Il 28 agosto è inviato dal primate di Polonia, cardinal Stefan Wyszynski, dagli operai della Huta in sciopero che chiedono un sacerdote per dire la Messa: diventa così il cappellano di Solidarnosc della Huta. Dopo l’introduzione dello stato di guerra è uno degli organizzatori del Comitato del Primate di Aiuto ai Perseguitati e alle loro famiglie, che coordina i comitati locali e nel gennaio 1982 assiste al processo contro gli operai della Huta. Insieme al parroco della chiesa di san Stanislao Kostka organizza ogni mese una Messa per la Patria, che raccoglie migliaia di persone: operai, intellettuali, artisti, e anche persone lontane dalla fede. Nelle sue omelie chiede il ripristino delle libertà civili e di Solidarnosc. Svolge un’ampia opera di sostegno materiale e spirituale e si mantiene in stretto contatto con gli intellettuali dell’opposizione e con le strutture clandestine di Solidarnosc. Le autorità temono la sua influenza e si fanno sempre più frequenti le proteste alla Curia di Varsavia in cui lo si accusa di attività anti statale. Viene strettamente controllato dai Servizi di Sicurezza, anche con la collaborazione di agenti segreti, fra cui una sacerdote e almeno quattro laici che fanno parte del gruppo dei suoi più stretti collaboratori (come è emerso dai dossier dei Servizi di Sicurezza), ed è continuamente convocato dalla polizia. Durante le Messe per la Patria la chiesa viene spesso circondata da un cordone di automezzi della polizia e fanno la loro comparsa dei gruppi di provocatori. Il 14 dicembre 1982 ignoti gettano nella sua stanza un mattone con una carica esplosiva. Da quel momento gli operai della Huta Warszawa decidono di garantirgli una scorta giorno e notte. Nel maggio 1983 organizza i funerali di Grzegorz Przemyk, il figlio della poetessa Barbara Sadowska, esponente di spicco dell’opposizione, ucciso dalla polizia. Nel settembre 1983 padre Popielusko organizza per la prima volta un pellegrinaggio di operai a Czestochowa, divenuto una tradizione che resiste ancora, e nell’autunno organizza presso la sua chiesa un’università parrocchiale per gli operai.
Il 12 dicembre 1983 è convocato per un interrogatorio durante il quale viene fermato come indagato per “aver abusato della libertà di coscienza e di confessione, sia durante gli uffici religiosi, che nelle sue omelie”. Rischia 10 anni di carcere e solo l’intervento dell’arcivescovo di Varsavia presso il Ministro degli Interni lo riporta in libertà senza che si arrivi al processo. I servizi di sicurezza, comunque, continuano a tenerlo sotto controllo, e il Primate Glemp gli propone di andare a studiare a Roma, ma rifiuta. Il 1 maggio 1984 celebra la Messa per gli operai, durante la quale parla della dignità del lavoro e al termine della funzione la polizia chiude le strade attorno alla chiesa e attacca la folla degli operai con gli idranti. Nello stesso periodo i mass media conducono una feroce campagna denigratoria contro di lui, definito dal portavoce del governo: “un fanatico politico, un Savonarola dell’anticomunismo, mentre le sue Messe non sono altro che rappresentazioni intrise di odio”.
Il 13 ottobre 1984 tre ufficiali dei Servizi di Sicurezza cercano di provocare un incidente automobilistico mentre si trova sulla strada per Danzica. Il 19 ottobre, durante la recita serale del Rosario in una chiesa di Bydgoszcz, il sacerdote ripete ancora una volta: “Chiediamo di essere liberi dalla paura, dal terrore, ma soprattutto dal desiderio di vendetta. Dobbiamo vincere il male con il bene e mantenere intatta la nostra dignità di uomini, per questo non possiamo fare uso della violenza”. Mentre rientra a Varsavia viene rapito da quegli stessi tre ufficiali. Il suo autista, Waldemar Chrostowski, riesce a fuggire e racconta l’accaduto: immediatamente a Varsavia cominciano le veglie di preghiera in un clima di grande apprensione. Il 30 ottobre il suo corpo viene ritrovato nel lago di Wloclawek. L’autopsia rivela che prima di morire è stato torturato e seviziato. Il processo contro gli esecutori del delitto si svolge dal 27 dicembre 1984 al 7 febbraio 1985. Nonostante l’accusa chieda per due degli imputati la pena di morte, le condanne vanno da 25 a 14 anni di carcere, mentre i mandanti restano ignoti. Gli autori materiali torneranno presto in libertà a seguito di riduzioni della pena.
I funerali, che si svolgono il 3 novembre, a cui partecipano decine di migliaia di persone, si trasformano in una grande manifestazione popolare. La salma viene tumulata nel cortile della chiesa di san Stanislao Kostka e ben presto la sua tomba diviene meta di pellegrinaggi e di visite ufficiali di uomini politici stranieri. Si stima che in dieci anni sia stata visitata da 18 milioni di persone. L’8 febbraio 1997 è stato ufficialmente aperto il processo di beatificazione diocesano, che si è concluso quattro anni dopo. Il 3 maggio 2001 sono iniziati i lavori per il processo di canonizzazione.
TESTI DI PADRE POPIELUSZKO:
Il cammino della mia croce. Messe a Varsavia, Queriniana, Brescia, 1985.
La mia vita per la verità. Diario, altri scritti, testimonianze, Ed. M, Padova, 1988.
Omelie per la Patria, La Nuova Agape, Forlì, 1985.

PODCAST (audio da ascoltare)

Fonte: Luci sull'Est, 7 dicembre 2009

4 - MASSA CARRARA: ALLE ELEMENTARI OGNI SCUSA E' BUONA PER NON FARE LA RECITA DI NATALE

Autore: Giulio Isola - Fonte:

Niente canti di Natale, quest’anno, per i bambini della scuola elementare di via Fiume, di Massa. Le maestre hanno infatti deciso di protestare contro la riforma della scuola, annullando la tradizionale recita degli scolari. «Non ci sembra il caso di festeggiare», hanno scritto in un volantino distribuito ai genitori nei giorni scorsi. Così, dopo il caso di Cremona, dove in una scuola la festa di Natale è stata sostituita dalla “festa delle luci”, anche in Toscana la nascita di Gesù diventa motivo di scontro, con venature politiche nemmeno troppo nascoste. Sempre nel volantino, le insegnanti ricordano il motivo dei mancati festeggiamenti: le «continue restrizioni finanziarie dello Stato alla scuola pubblica» e, più in generale, la riforma portata avanti dal ministro Gelmini.
  Problematiche sulle quali le maestre invitano i genitori alla comprensione delle motivazioni della protesta e, anzi, li sollecitano a unirsi alle loro, «per difendere la cultura e il futuro dei vostri figli».
  Così, però, non la pensano le famiglie, che hanno deciso di rispondere al volantino delle maestre con una lettera aperta al sindaco di Massa, Roberto Pucci, affidata al consigliere comunale de La Destra, Stefano Benedetti.
  Innanzitutto, i genitori ricordano di aver sempre contribuito personalmente a rifornire la scuola di cancelleria e di altro materiale didattico, proprio per sopperire alla mancanza di fondi.
  Inoltre, non condividono assolutamente che i propri figli subiscano le conseguenze di quella che, a tutti gli effetti, appare una strumentalizzazione politica contro il Governo. «Non si protesta a Natale, per di più alle elementari», si legge nella lettera che sarà recapitata al primo cittadino.
  Al sindaco, inoltre, il consigliere Benedetti, chiede di «accertare le problematiche denunciate dal personale» e di «assumere tutte le iniziative necessarie per garantire agli alunni della scuola elementare il normale svolgimento delle festa di Natale».
  «In caso contrario – conclude il consigliere Benedetti – ciò significherà che davvero si è voluta strumentalizzare la festa di Natale solo per polemizzare contro l’attuale Governo e il problema alla fine ricadrebbe solo sugli alunni e le loro famiglie, private di un particolare momento di raccoglimento religioso, in un frangente altrettanto particolare per la religione cattolica, aggredita da più parti».


5 - COPENAGHEN, IL SUMMIT CATASTROFICO (A PROPOSITO... IN TUTTA EUROPA FA UN FREDDO CANE... MA NON C'ERA IL RISCALDAMENTO GLOBALE?)

Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Il Giornale del popolo di Lugano, 21 dicembre 2009

Dopo 12 giorni di urli, strepiti, scene di isteria, riunioni notturne, catastrofi annunciate, manifestazioni con toni apocalittici e disperati, conferenze stampa e presentazioni cancellate, il vertice sul clima di Copenaghen si è concluso con un accordo così piccolo da essere insufficiente a coprire la vergogna dei tanti fondi spesi e della tanta anidride carbonica generata durante il Summit mondiale. Secondo gli organizzatori il vertice ha visto la partecipazione di 15.000 delegati in rappresentanza di 192 Paesi nonché di 103 tra capi di stato e premier. 1200 auto con autista, 140 jet privati, un carcere temporaneo per ospitare, all'occorrenza, 4.000 detenuti. 5.000 giornalisti a cui si aggiunge un imprecisato numero di curiosi, ong, manifestanti verdi, no global, ecc. che ha determinato il rilascio in atmosfera di 41.000 tonnellate di CO2. L'equivalente della produzione in un anno di una città di 150 mila abitanti. E tutto questo spreco per un documento che nella quasi totalità dei pareri è stata definita “aria fritta”. In effetti il documento finale è poco più che una dichiarazione di intenti in cui si pone come obiettivo il contenimento dell'aumento della temperatura mondiale entro i due gradi centigradi, si chiede ai Paesi ricchi una riduzione non quantificata delle emissioni di CO2. Sempre i Paesi ricchi dovrebbero mettere a disposizione 30 miliardi di dollari per il biennio 2011-2012. I Paesi in via di sviluppo si impegnano ad attuare misure di mitigazione ma senza nessun vincolo, ed è previsto un più celere meccanismo di trasferimento di tecnologia tra Nord e Sud. Al di là del deludente documento finale, in realtà al vertice di Copenaghen si è assistito ad una lotta feroce tra coloro (Unione europea e USA) che intendono alimentare una bolla speculativa verde con un accordo mondiale fatto di carbon tax e mercato di carbon credits, e Paesi come Cina, India, Brasile, Sudafrica che non hanno nessuna intenzione di sacrificare la crescita demografica ed economica sull'altare pagano di una divinità vendicativa di nome Gaia. I Paesi in via di sviluppo hanno resistito alle pressioni politiche ed hanno respinto le offerte di denaro per accettare un gravoso accordo. Secondo il calcoli fatti dall'Agenzia Internazionale dell'Energia infatti, il costo per limitare il surriscaldamento di due gradi centigradi ammonterebbe almeno a 10.500 miliardi di dollari. Quasi il triplo delle stime fatte dal Fondo Monetario Internazionale. La difesa del diritto allo sviluppo insieme all'evidenza sempre più manifesta che non sono certo le attività antropiche a determinare le variazioni climatiche, ha consolidato il fronte dei Paesi in via di sviluppo e indebolito ulteriormente la politica di carattere speculativa e malthusiana sostenuta dai Paesi ricchi. In questo contesto si è levata forte e chiara la voce del Pontefice Benedetto XVI, il quale nel messaggio per la pace (che verrà diffuso nel mondo il primo gennaio del 2010) ha respinto l'ideologia che porta a considerare l'essere umano come tale un pericolo per l'ambiente e che propugna il controllo della popolazione come misura per difendere la natura. Dopo aver messo in guardia da «un nuovo panteismo con accenti neopagani», caratteristica di una certa ideologia verde, il Papa ha spiegato che «la vera protezione della natura è collegata al rispetto della dignità della persona». Illustrando l'“ecologia umana” Benedetto XVI ha sottolineato che «non si può domandare ai giovani di rispettare l'ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi» per cui «quando l'ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio».

Fonte: Il Giornale del popolo di Lugano, 21 dicembre 2009

6 - ECCO PERCHE' OCCORRE DIFFIDARE DEI COCOMERI: VERDI FUORI E ROSSI DENTRO

Autore: Carl Beisner - Fonte: Svipop, 22-12-2009

Nei giorni del vertice di Copenhagen ho sentito parlare ben poco di temperature o di scienza, al contrario ho sentito parlare moltissimo di politica e di soldi. Questo sia all’interno della Conferenza sia nelle strade (dove c’erano migliaia di persone con bandiere del Partito Comunista, con tanto di falce e martello, e bandiere dei Socialisti Internazionali).
Ma c’è un episodio che conferma  questa sensazione, ed è la risposta dei delegati dei governi alla tirata pronunciata dal presidente venezuelano Hugo Chavez la mattina del 17 dicembre.
Chavez, che ovviamente ha parlato 25 minuti invece dei 5 consentiti (immagino che dia per scontato che il tempo possa essere redistribuito come il denaro), ha detto all’assemblea che il processo a Copenhagen “non è democratico, non è inclusivo, ma non è che la realtà del nostro mondo; il mondo è infatti una dittatura imperiale... abbasso le dittature imperiali”. L’assemblea ha applaudito  vigorosamente.
Poi è andato avanti dicendo che c’era “un silenzioso e terribile spettro che si aggira nella sala”, il capitalismo. L’assemblea ha applaudito ancora più forte.
Ma quando ha concluso affermando “la nostra rivoluzione cerca di aiutare tutta la gente... Il socialismo, l’altro spettro che probabilmente vaga per questa sala, è la risposta per salvare il pianeta, il capitalismo è la strada per l’inferno... Combattiamo il capitalismo e facciamo che ci obbedisca”, la folla dei delegati – senza dubbio tutti funzionari pubblici sobri, obiettivi, imparziali – gli hanno tributato una standing ovation.
E’ questo – e non la scienza – che spinge la domanda per un trattato globale sul clima.

Fonte: Svipop, 22-12-2009

7 - LA CONFERMA DEGLI STUDIOSI: GESU' NACQUE DAVVERO IL 25 DICEMBRE
Una scoperta straordinaria che dobbiamo a un docente ebreo della Università di Gerusalemme che è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano al tempio le 24 classi sacerdotali inclusa quella di Zaccaria
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera, 9 luglio 2003

Il Ferragosto non è così lontano ed io devo fare ammenda. Succede, infatti, che in un momento di malumore - e proprio su questo giornale - abbia auspicato che la Chiesa si decida a una modifica del calendario: spostare al 15 di agosto quel che celebra il 25 di dicembre. Un Natale nel deserto estivo, argomentavo, ci libererebbe dalle insopportabili luminarie, dalle stucchevoli slitte con renne e babbinatali, persino dall'obbligo degli auguri e dei regali. Quando tutti sono via, quando le città sono vuote, a chi - e dove - mandare cartoline e consegnare pacchi con nastri e fiocchetti? Non sono i vescovi stessi a tuonare contro quella sorta di orgia consumistica cui sono ridotti i nostri Natali? E allora, spiazziamo i commercianti, spostiamo tutto a Ferragosto. La cosa, osservavo, non sembra impossibile: in effetti, non fu la necessità storica, fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d'inverno. La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus. All'inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità.
Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. Ebbene, pare proprio che gli esperti si siano sbagliati; e io, ovviamente, con loro. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme.
Vediamo di capire il meccanismo, che è complesso ma affascinante. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l'annunciazione a Maria dell'angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d'Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell'Annunciazione a Maria. Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così.
In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell'anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l'età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato "grande davanti al Signore".
Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l'apparizione "officiava nel turno della sua classe". In effetti, coloro che nell'antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l'anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l'ottava, nell'elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l'enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l'anno, come le altre, e una di quelle volte era nell'ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l'annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la "filiera" di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d'Oriente, come confermato in molti altri casi.
Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l'annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l'annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest'ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre. Giorno che, dunque, non fu fissato a caso.
Ma sì, pare proprio che il Natale a Ferragosto sia improponibile. Ne farò, dunque, ammenda ma, più che umiliato, piuttosto emozionato: dopo tanti secoli di ricerca accanita i Vangeli non cessano di riservare sorprese. Dettagli apparentemente inutili (che c'importava che Zaccaria appartenesse alla classe sacerdotale di Abia? Nessun esegeta vi prestava attenzione) mostrano all'improvviso la loro ragion d'essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l'avventura cristiana continua.

Fonte: Corriere della Sera, 9 luglio 2003

8 - OMELIA PER LA SANTA MESSA DI MEZZANOTTE (NATALE 2008)

Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va, 25 dicembre 2008

Cari fratelli e sorelle!
“Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112], 5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanza agli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china verso il basso... Dio è immensamente grande e di gran lunga al di sopra di noi. È questa la prima esperienza dell’uomo. La distanza sembra infinita. Il Creatore dell’universo, Colui che guida il tutto, è molto lontano da noi: così sembra inizialmente. Ma poi viene l’esperienza sorprendente: Colui al quale nessuno è pari, che “siede nell’alto”, Questi guarda verso il basso. Si china in giù. Egli vede noi e vede me. Questo guardare in giù di Dio è più di uno sguardo dall’alto. Il guardare di Dio è un agire. Il fatto che Egli mi vede, mi guarda, trasforma me e il mondo intorno a me. Così il Salmo continua immediatamente: “Solleva l’indigente dalla polvere...” Con il suo guardare in giù Egli mi solleva, benevolmente mi prende per mano e mi aiuta a salire, proprio io, dal basso verso l’alto. “Dio si china”. Questa parola è una parola profetica. Nella notte di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo. Il chinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile. Egli si china – viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano. Dio è nella stalla. Nell’Antico Testamento il tempio era considerato quasi come lo sgabello dei piedi di Dio; l’arca sacra come il luogo in cui Egli, in modo misterioso, era presente in mezzo agli uomini. Così si sapeva che sopra il tempio, nascostamente, stava la nube della gloria di Dio. Ora essa sta sopra la stalla. Dio è nella nube della miseria di un bimbo senza albergo: che nube impenetrabile e tuttavia – nube della gloria! In che modo, infatti, la sua predilezione per l’uomo, la sua preoccupazione per lui potrebbe apparire più grande e più pura? La nube del nascondimento, della povertà del bambino totalmente bisognoso dell’amore, è allo stesso tempo la nube della gloria. Perché niente può essere più sublime, più grande dell’amore che in questa maniera si china, discende, si rende dipendente. La gloria del vero Dio diventa visibile quando ci si aprono gli occhi del cuore davanti alla stalla di Betlemme.
Il racconto del Natale secondo san Luca, che abbiamo appena ascoltato nel brano evangelico, ci narra che Dio ha un po’ sollevato il velo del suo nascondimento dapprima davanti a persone di condizione molto bassa, davanti a persone che nella grande società erano piuttosto disprezzate: davanti ai pastori che nei campi intorno a Betlemme facevano la guardia agli animali. Luca ci dice che queste persone “vegliavano”. Possiamo così sentirci richiamati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e con crescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – a restare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed  esservi preparati. Pertanto anche qui la parola significa forse più del semplice essere esternamente svegli durante l’ora notturna. Erano persone veramente vigilanti, nelle quali il senso di Dio e della sua vicinanza era vivo. Persone che erano in attesa di Dio e non si rassegnavano all’apparente lontananza di Lui nella vita di ogni giorno. Ad un cuore vigilante può essere rivolto il messaggio della grande gioia: in questa notte è nato per voi il Salvatore. Solo il cuore vigilante è capace di credere al messaggio. Solo il cuore vigilante può infondere il coraggio di incamminarsi per trovare Dio nelle condizioni di un bambino nella stalla. Preghiamo in quest’ora il Signore affinché aiuti anche noi a diventare persone vigilanti.
San Luca ci racconta inoltre che i pastori stessi erano “avvolti” dalla gloria di Dio, dalla nube di luce, si trovavano nell’intimo splendore di questa gloria. Avvolti dalla nube santa ascoltano il canto di lode degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevolenza”. E chi sono questi uomini della sua benevolenza se non i piccoli, i vigilanti, quelli che sono in attesa, sperano nella bontà di Dio e lo cercano guardando verso di Lui da lontano?
Nei Padri della Chiesa si può trovare un commento sorprendente circa il canto con cui gli angeli salutano il Redentore. Fino a quel momento – dicono i Padri – gli angeli avevano conosciuto Dio nella grandezza dell’universo, nella logica e nella bellezza del cosmo che provengono da Lui e Lo rispecchiano. Avevano accolto, per così dire, il muto canto di lode della creazione e l’avevano trasformato in musica del cielo. Ma ora era accaduta una cosa nuova, addirittura sconvolgente per loro. Colui di cui parla l’universo, il Dio che sostiene il tutto e lo porta in mano – Egli stesso era entrato nella storia degli uomini, era diventato uno che agisce e soffre nella storia. Dal gioioso turbamento suscitato da questo evento inconcepibile, da questa seconda e nuova maniera in cui Dio si era manifestato – dicono i Padri – era nato un canto nuovo, una strofa del quale il Vangelo di Natale ha conservato per noi: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini”. Possiamo forse dire che, secondo la struttura della poesia ebraica, questo doppio versetto nei suoi due brani dice in fondo la stessa cosa, ma da un punto di vista diverso. La gloria di Dio è nel più alto dei cieli, ma questa altezza di Dio si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La sua gloria è sulla terra, è la gloria dell’umiltà e dell’amore. E ancora: la gloria di Dio è la pace. Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini non vogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal fine della violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e con coloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà e dell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entri in questo mondo.
Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio – a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell’uomo resistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciato nella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bambino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – ci dice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, ormai potete soltanto amarmi.
Con tali pensieri ci avviciniamo in questa notte al Bambino di Betlemme – a quel Dio che per noi ha voluto farsi bambino. Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme. Ogni bambino chiede il nostro amore. Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appello rivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di questi bambini; di fare tutto il possibile affinché la luce di Betlemme tocchi i cuori degli uomini. Soltanto attraverso la conversione dei cuori, soltanto attraverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la causa di tutto questo male, può essere vinto il potere del maligno. Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte.
E parlando del Bambino di Betlemme pensiamo anche alla località che risponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissuto e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pace. Che cessino l’odio e la violenza. Che si desti la comprensione reciproca, si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere. Che scenda la pace di cui hanno cantato gli angeli in quella notte.
Nel Salmo 96 [95] Israele, e con esso la Chiesa, lodano la grandezza di Dio che si manifesta nella creazione. Tutte le creature vengono chiamate ad aderire a questo canto di lode, e allora lì si trova anche l’invito: “Si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene” (12s). La Chiesa legge anche questo Salmo come una profezia e, insieme, come un compito. La venuta di Dio a Betlemme fu silenziosa. Soltanto i pastori che vegliavano furono per un momento avvolti nello splendore luminoso del suo arrivo e poterono ascoltare una parte di quel canto nuovo che era nato dalla meraviglia e dalla gioia degli angeli per la venuta di Dio. Questo venire silenzioso della gloria di Dio continua attraverso i secoli. Là dove c’è la fede, dove la sua parola viene annunciata ed ascoltata, Dio raduna gli uomini e si dona loro nel suo Corpo, li trasforma nel suo Corpo. Egli “viene”. E così si desta il cuore degli uomini. Il canto nuovo degli angeli diventa canto degli uomini che, attraverso tutti i secoli in modo sempre nuovo, cantano la venuta di Dio come bambino e, a partire dal loro intimo, diventano lieti. E gli alberi della foresta si recano da Lui ed esultano. L’albero in Piazza san Pietro parla di Lui, vuole trasmettere il suo splendore e dire: Sì, Egli è venuto e gli alberi della foresta lo acclamano. Gli alberi nelle città e nelle case dovrebbero essere più di un’usanza festosa: essi indicano Colui che è la ragione della nostra gioia – il Dio che viene, il Dio che per noi si è fatto bambino. Il canto di lode, nel più profondo, parla infine di Colui che è lo stesso albero della vita ritrovato. Nella fede in Lui riceviamo la vita. Nel Sacramento dell’Eucaristia Egli si dona a noi – dona una vita che giunge fin nell’eternità. In quest’ora noi aderiamo al canto di lode della creazione e la nostra lode è allo stesso tempo una preghiera: Sì, Signore, facci vedere qualcosa dello splendore della tua gloria. E dona la pace sulla terra. Rendici uomini e donne della tua pace. Amen.

Fonte: vatican.va, 25 dicembre 2008

9 - OMELIA PER LA DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA - ANNO C - (Lc 2,41-52)

Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 27 dicembre 2009)

La prima domenica dopo Natale ricorre ogni anno la festa della Santa Famiglia di Nazareth. Una famiglia unica e irripetibile, formata da Giuseppe, Maria e Gesù. Maria e Giuseppe erano veri sposi anche se vissero il loro matrimonio verginalmente, non solo come fratello e sorella, ma come Angeli in Terra, e più ancora. E Gesù è il Figlio di Dio venuto su questa Terra per la nostra salvezza. La Famiglia di Nazareth offriva agli angeli del Paradiso lo spettacolo più bello; essa – come si espressero alcuni Santi – era come la Trinità terrestre. San Giuseppe faceva le veci del Padre, Gesù è lo stesso Figlio di Dio, Maria è il riflesso più puro dello Spirito Santo.
San Giuseppe, come la Chiesa da sempre ha insegnato, non è padre naturale di Gesù, ma, come si dice comunemente, il padre putativo, verginale, in quanto Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo. Tuttavia era indispensabile la presenza di san Giuseppe per fare in modo che il Figlio di Dio entrasse in questo mondo in modo ordinato, ovvero che avesse una famiglia umana dove vivere e crescere.
La famiglia è formata dallo sposo, la sposa (uomo e donna) e la prole. Tutto ciò che va contro questo piano di Dio è peccato e perversione.
San Giuseppe educò lo stesso Figlio di Dio! Già da questo comprendiamo la grandezza di questo Santo che tante volte dimentichiamo. Dalle sue labbra Gesù apprendeva la Volontà del Padre Celeste; obbedendo a lui, Egli compiva con certezza ciò che Dio Padre chiedeva. Il Figlio di Dio si affidò a san Giuseppe: sul suo esempio mettiamo la nostra vita nelle mani di questo grande Santo.
Maria, invece, è Madre naturale di Gesù. Da Lei, il Figlio di Dio ha preso la carne e il sangue, solo da Lei. Per tale motivo ci doveva essere una straordinaria somiglianza tra Gesù e la sua Madre Santissima. La vita di Maria a Nazareth, come pure quella di san Giuseppe, fu una continua adorazione. Essi avevano sempre sotto il loro sguardo Gesù; i loro occhi e i loro cuori non potevano distaccarsi da Lui.
La Santa Famiglia di Nazareth ci offre dei grandissimi insegnamenti per la nostra vita cristiana, per la vita delle nostre famiglie. Prima di tutto essa ci insegna a mettere al primo posto la Volontà di Dio. Solo compiendo l’adorabile Volontà del Padre Celeste potremo essere felici, su questa Terra e in Paradiso. Nemmeno il più piccolo peccato nella Santa Famiglia di Nazareth: tutto era santo! Sull’esempio di Gesù, Giuseppe e Maria, impariamo anche noi ad evitare il peccato, pensando che esso è la più grande disgrazia che si possa abbattere sulle nostre famiglie. Insegnava un Santo, ad esempio, che la bestemmia e il non andare a Messa la domenica, allontanano sempre di più la benedizione di Dio sulle nostre famiglie. E poi pensiamo ai peccati contro la vita, alla contraccezione, all’aborto: altro che santa famiglia!
Ripuliamo le nostre famiglie da tutte queste macchie che la rendono sempre più opaca. Chiediamo alla Madonna e a san Giuseppe di renderle un riflesso quanto più splendente della loro Santa Famiglia.
Un altro insegnamento riguarda la preghiera. Ricordiamolo sempre: una famiglia che prega insieme è una famiglia che rimane insieme, una famiglia benedetta da Dio. Un tempo, alla sera, le famiglie si radunavano attorno al focolare per la recita del Rosario. Oggi, purtroppo, non è più così e i risultati si vedono con evidenza: famiglie distrutte, separazioni e divorzi.
Ritorniamo alla preghiera e ritroveremo l’unità famigliare.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 27 dicembre 2009)

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