BastaBugie n°584 del 07 novembre 2018

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1 INTERVISTA A SILVANA DE MARI: ''VI RACCONTO IL MIO PROCESSO E LA MIA DIFESA''
Si vuole impedire la libertà d'informazione e il diritto dei cristiani di pensarla diversamente dalla cultura dominante (VIDEO: Premio Viva Maria a Silvana De Mari)
Autore: Americo Mascarucci - Fonte: Notizie Provita
2 ASIA BIBI RESTA IN CARCERE: IL GOVERNO DEL PAKISTAN CEDE AGLI ISLAMICI SCESI IN PIAZZA
E intanto da noi la Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu) legittima in un caso concreto la legge sulla blasfemia come se fosse in vigore anche in Europa
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE
Noi donne crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando nostro marito non lo merita, lo dimostriamo con il modo di fare, il tono di voce e gli sguardi... ma stiamo sbagliando!
Autore: Rossana - Fonte: M&M
4 VENTI LAICI SCRIVONO SUL TEMA IMMIGRAZIONE AL CARD. GUALTIERO BASSETTI, PRESIDENTE DELLA CEI
Con rispetto filiale, ci permettiamo di scrivere per dire le nostre perplessità sulla questione dei migranti
Fonte: Osservatorio Van Thuan
5 BASTA IL PROPOSITO DI CONFESSARSI PER POTER FARE LA COMUNIONE?
Anche San Giovanni Paolo II ribadì (con San Paolo e il Concilio di Trento) che, quando si è commesso un peccato mortale, prima si deve confessare i peccati
Autore: Padre Angelo - Fonte: Amici Domenicani
6 LE CONFERENZE EPISCOPALI DI TUTTO IL MONDO FIRMANO UN IMPORTANTE DOCUMENTO COMUNE
Forse starete pensando a un invito a tornare a Cristo e al Vangelo, a leggere e meditare la Parola di Dio, a combattere in difesa della fede... nulla di tutto questo, bensì un appello per ridurre il riscaldamento climatico
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 ORBAN ABOLISCE IN UNGHERIA I CORSI GENDER IN TUTTE LE UNIVERSITA'
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): ciclista trans vince gara femminile, partito gay al via, i pasticceri possono dire di no a torte gay
Fonte: Radio Roma Libera
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: I MIEI GENITORI LITIGANO SPESSO... MA VALE LA PENA SPOSARSI?
Pensavo che fosse bello farsi una famiglia, avere dei figli, ma ora non lo so più... non voglio essere infelice come i miei genitori
Autore: Michele - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XXXII DOM. DEL T. ORD. - ANNO B (Mc 12,38-44)
Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - INTERVISTA A SILVANA DE MARI: ''VI RACCONTO IL MIO PROCESSO E LA MIA DIFESA''
Si vuole impedire la libertà d'informazione e il diritto dei cristiani di pensarla diversamente dalla cultura dominante (VIDEO: Premio Viva Maria a Silvana De Mari)
Autore: Americo Mascarucci - Fonte: Notizie Provita, 31/10/2018

Un processo alla libertà d'informazione e al diritto di "pensarla diversamente". In questo si sta sostanzialmente concretizzando il processo per diffamazione contro Silvana De Mari, scrittrice di libri fantasy, blogger e medico chirurgo, querelata dalle associazioni Lgbt per aver espresso giudizi "politicamente scorretti" sull'omosessualità. Il suo processo sta diventando un evento mediatico a tutti gli effetti. Sono diverse le personalità del mondo politico che la stanno sostenendo. [...] Una sua condanna infatti rischierebbe di far passare un messaggio molto pericoloso, ossia che non possa esistere alcuna opinione contraria all'ideologia gender, laddove questa per esempio si ostina a voler "imporre" un'origine genetica all'omosessualità, o a negare che da questa condizione si possa uscire.
Dottoressa, come sta andando il processo?
«Abbiamo concluso la parte istruttoria che a mio giudizio è andata molto bene, visto che sono riuscita a spiegare le mie ragioni. Ora ci sarà la parte della discussione prevista il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia».
Quali sono state le ragioni che ha esposto?
«Ho in pratica spiegato i motivi per cui ho fatto determinate dichiarazioni. Ho anche portato del materiale e ho illustrato per l'ennesima volta l'esatto significato del termine pedofilia. Ho ribadito che si tratta di un orientamento sessuale caratterizzato dall'attrazione per i minori, ma che non significa mettere le mani sui bambini. Quindi una persona è da ritenersi un pedofilo nel momento stesso in cui manifesta preferenze sessuali per i minori indipendentemente dal fatto che abusi o meno di loro. Conosco bene cos'è la pedofilia visto che l'ho studiata e su di essa ho sostenuto due esami, mentre questa parola non compare nemmeno una volta sul codice penale. Quando ho detto che l'omosessualità non è congenita e non è genetica, e quindi si può smettere di essere gay, ho soltanto affermato delle verità scientifiche. Quando sostengo che certe malattie sono più alte nella comunità omosessuale che altrove, sto rivelando una verità statisticamente dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio, che peggiora anno dopo anno».
Quindi in sostanza cosa le viene contestato?
«Il movimento Lgbt vuole imbavagliare la libertà di opinione e lo sta facendo contestando le mie parole che preferisco non ripetere almeno fino a giudizio concluso».
Come si sente? Ottimista?
«Penso ci siano delle speranze, ma la cosa più interessante è che grazie a queste denunce il messaggio che volevo veicolare nell'opinione pubblica sta rimbalzando come speravo. Di questo sono molto soddisfatta. Il mio processo non è soltanto un processo contro la libertà di parola ma anche contro la libertà di scelta. Il decalogo che la comunità Lgbt ha ad esempio imposto all'ordine dei giornalisti, al punto 8 stabilisce che ogni giornalista è chiamato a definire luogo comune qualsiasi riferimento alla necessità che il bambino abbia un papà e una mamma perché la scienza ha dimostrato il contrario. Questo è assolutamente falso. Negli Usa sono state bloccate le ricerche scientifiche sulla modificazione dell'orientamento omosessuale, sono vietate per legge.
È un processo anche contro la libertà di fede. Se qualcuno osasse oggi riportare ad alta voce le affermazioni che Santa Caterina da Siena dichiara di aver ricevuto direttamente da Gesù Cristo, in molte nazioni rischierebbe il carcere».
Tante persone la stanno sostenendo in questa battaglia, cosa si sente di dire loro?
«Che le benedico con tutto il cuore. Benedico tutti coloro che sono venuti a sostenermi in Tribunale, i tanti che stanno pregando per me, quelli che  stanno addirittura raccogliendo soldi per supportare la mia causa, le persone che mi scrivono per farmi coraggio. Senza di loro forse non ce l'avrei fatta a sopportare tutto questo».

COMMENTI DEI LETTORI

Cara Silvana,
ti sostengo adesso, come ti ho sostenuto anche altre volte online. Sono donna, medico, madre di un figlio omosessuale. La famiglia non l'ha rifiutato, anzi è sempre l' amato figlio di prima, ma lui rifiuta, come tutta la comunità LGBT, ogni ragionamento, chiude con noi ogni spiraglio di comunicazione. 'E un ragazzo bravo, molto intelligente, lavoratore, ma non accetta di parlare. Parlo con te, cara Silvana, perché tu capisci, mentre con tutti gli altri bisogna stare zitti, per non passare da vecchi conservatori, razzisti, omofobi. E chiedo a Dio, nel mio silenzio, tutti i giorni, ché lo salvi da un futuro triste, che neanche lui immagina. Ti ringrazio per quello che hai il coraggio di fare, per me è molto difficile prendere posizione "ufficiale", sarebbe perdere mio figlio ancora di più. Che Dio ci aiuti, tutti, ma soprattutto aiuti i nostri ragazzi. Ti auguro ogni bene, perché questo pensiero unico LGBT sta distruggendo nella opinione pubblica ogni capacità di riflettere.
Tamara

Cara Silvana,
Voglio farti sapere che ti sostengo molto. Voglio ringraziarti!! e come te, anche tutti i tuoi colleghi che si battono per far conoscere al mondo la verità.
Per il coraggio che avete di esporvi mediaticamente nonostante le amare conseguenze che vi trovate ad affrontare! Però, sappiate che a me state salvando la vita!!
Io sono un ragazzo di 28 anni omosessuale, e pratico questa mi condizione da quando ne ho 14 ( troppi anni e troppe ferite) ma voi mi avete aperto gli occhi! E grazie a voi ho capito di essere una persona "malata"! Malata nel cuore e soprattutto nell'anima.
Lo scorso weekend mi sono fatto coraggio e sono andato in un consultorio in Svizzera dove un terapeuta mi accolto come un figlio E dove abbiamo cominciato insieme un bel percorso per aiutarmi a trovare la vera felicità, nella verità!!
Prego Dio per te e per tutti i ragazzi che stanno vivendo questa condizione.
E grazie ancora per aver urlato al mondo la verità!
Un abbraccio.
Simone

Silvana come Asia Bibi, in entrambi i casi si fa il processo non tanto alla persona ma a Gesù, questa è cristianofobia!! Anzi Cristofobia!
Si ha paura del messaggio cristiano perché tocca le coscienze che si vogliono anestetizzare. Il diritto esiste solo per quelli che sono "più uguali degli uguali" e gli altri devono stare zitti!!
Coraggio Silvana.
Cesare

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata 47 minuti) Silvana De Mari riceve il premio "Viva Maria" al 10° Giorno del Timone della Toscana. Un premio meritato per il suo coraggio nell'affermare che due più due fa quattro e nel respingere il nemico di oggi, cioè il pensiero unico, contro il quale non si può andare se non a costo di persecuzioni.
Nel suo intervento spiega con la sua solita chiarezza, senza tanti giri di parole, alcune evidenze cui si è trovata di fronte nella sua esperienza di medico e grazie alle quali anche il suo approccio alla verità è cambiato.


https://www.youtube.com/watch?v=fECDkGmuY-w

Fonte: Notizie Provita, 31/10/2018

2 - ASIA BIBI RESTA IN CARCERE: IL GOVERNO DEL PAKISTAN CEDE AGLI ISLAMICI SCESI IN PIAZZA
E intanto da noi la Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu) legittima in un caso concreto la legge sulla blasfemia come se fosse in vigore anche in Europa
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-11-2018

La figura di Asia Bibi - che preferisce morire per Cristo piuttosto che rinnegare Gesù per avere salva la vita - si staglia ancora più luminosa se paragonata alla pusillanimità del mondo sociale, politico, ecclesiale che la circonda.
Asia è stata assolta dalla Corte Suprema il 31 ottobre dal reato di blasfemia, ma la violenta reazione dei gruppi islamisti, in particolare il partito Therek-i-Labbaik, ha spinto il nuovo governo ad arrendersi: Asia Bibi sarà inserita nella lista delle persone che non possono lasciare il paese, e il governo non si opporrà al ricorso alla Corte Suprema contro la sua assoluzione. Se andrà bene Asia Bibi dovrà vivere nascosta, e di fatto prigioniera, da qualche parte in Pakistan per tutta la vita. Il tutto per far ritornare alla normalità le principali città, le cui strade sono state letteralmente invase nei giorni scorsi da centinaia di migliaia di musulmani inferociti per l'assoluzione, che hanno provocato distruzioni e morti. Si tratta di un clamoroso cedimento di fronte alle minacce, un cedimento di cui ben presto il nuovo capo del governo, Imran Khan, si troverà a pagare le conseguenze.

UN ARGOMENTO SCOMODO CHE TUTTI FANNO FINTA DI NON VEDERE
Fuori dal Pakistan le cose stanno andando anche peggio. Asia Bibi sembra un argomento scomodo, tutti fanno finta di non vedere. Non c'è stata alcuna cancelleria occidentale che abbia detto una parola sul caso e, più in generale, sulla legge contro la blasfemia, la "legge nera" come è stata definita. Anzi, abbiamo avuto la settimana scorsa una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu) che legittima le basi della legge sulla blasfemia anche in Europa [vedi in nota alla fine di questo articolo, n.d.BB]. Per qualche settimana - dal momento in cui è stato annunciato che la Corte aveva deciso, fino a quando la sentenza è stata effettivamente resa pubblica - avevamo pensato e sperato che ci fossero dei movimenti diplomatici sottobanco per garantire di portare al sicuro Asia Bibi prima che la sua assoluzione fosse annunciata.
Evidentemente non era così, e non una sola parola è stata spesa neanche di fronte alla violenza di questi giorni. Ieri è stato annunciato che il marito di Asia Bibi ha chiesto asilo politico a Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna, dove nel frattempo troverà riparo l'avvocato della donna, Saif ul-Malook, un musulmano che ha messo a rischio la sua vita per difendere una cristiana.
A questo proposito fa un immenso dispiacere aver letto che di passaggio a Roma sia stato trattato alla stregua di un potenziale terrorista, sottoposto a un interrogatorio in aeroporto: «Non metterò più piede in Italia - ha dichiarato all'inviata del Corriere della Sera sull'aereo che lo portava da Roma ad Amsterdam -, a Roma mi sono sentito accolto come un terrorista, è stato avvilente per uno che ha messo a repentaglio la sua vita per combattere contro i fondamentalisti. E fa ancora più male che mi abbiano trattato così nel Paese del Papa, dopo che sono stato costretto a lasciare la mia casa in Pakistan per difendere una donna cattolica».

PESSIMA FIGURA
È triste dover constatare la pessima figura fatta dal nostro governo, che ha evidentemente ignorato totalmente il caso al punto di non sapere neanche chi fosse l'avvocato di Asia Bibi, una vera vergogna istituzionale. E pensare che sarebbe stata invece una occasione d'oro anche politica per far vedere che l'Italia difende coloro che hanno davvero i titoli per avere lo status di rifugiato, e si batte davvero per i cristiani perseguitati, non solo con gli slogan. E invece nulla.
Né questa assenza può essere giustificata dal fatto che «nel paese del Papa» certi interventi di solito avvengono anche su input della Santa Sede. Anzi, sarebbe stata l'occasione per dare uno schiaffo morale a tutti quei prelati che un giorno sì e l'altro pure attaccano il governo perché non accetta un'immigrazione senza controllo.
E qui veniamo all'altro silenzio pesante. Proprio da quanto appena scritto, si ricava che dalla Segreteria di Stato vaticana non è arrivata alcuna richiesta al governo italiano di fare qualcosa per Asia Bibi, la sua famiglia e quanti in Pakistan l'hanno difesa. Né c'è mai stato un minimo appello pubblico per i cristiani pakistani.
I benevoli dicono che il silenzio è forse l'atteggiamento migliore per evitare conseguenze peggiori ai cristiani. Balle, il silenzio può avere un valore se serve a non mettere a rischio delle azioni condotte discretamente per salvare delle persone. Ma qui è ormai evidente che il silenzio di questi anni ha solo peggiorato le condizioni dei cristiani in Pakistan, e non solo, e che non c'è alcuna azione di salvataggio in corso. C'è solo ignavia e codardia.
Però proviamo a chiederci: cosa c'è che imbarazza tanto di questa donna cattolica da impedire un qualsiasi gesto di solidarietà da parte delle istituzioni? Non è facile dirlo, tanta è la sproporzione tra la gravità e pubblicità del caso da una parte e la totale inattività dall'altra. Possiamo soltanto mettere in rilievo qualche elemento.

LA SITUAZIONE IN EUROPA
Per quanto riguarda l'Europa è evidente - ne abbiamo parlato a proposito della sentenza Cedu - che c'è un processo graduale di sottomissione all'islam: è l'esito sia di una debolezza culturale legata al relativismo che ha sostituito la cultura cristiana (rileggersi il discorso di papa Benedetto XVI a Ratisbona e il discorso del cardinale Giacomo Biffi alla città di Bologna su immigrazione e islam), sia di una sempre maggiore dipendenza delle nostre economie dai soldi di paesi come Qatar e Arabia Saudita, che impongono anche il lor islam aggressivo.
Quanto alla Chiesa, c'è sicuramente oggi prevalente una concezione di dialogo con l'islam che sacrifica la verità a rapporti formalmente amichevoli. Formalmente appunto: belle parole con l'università al Azhar del Cairo, ma il martirio dei copti in Egitto va avanti senza tregua, come abbiamo visto nei giorni scorsi. Grandi convegni tra religioni organizzati dalla Comunità di Sant'Egidio con il sostegno vaticano, ma la repressione dei cristiani nei paesi islamici aumenta come solito. Si può capire che sollevare un caso come quello di Asia Bibi o di altre comunità perseguitate disturba questo progetto di dialogo, perciò si fa finta di non vedere.
Ma c'è un altro elemento anche più inquietante e meno politico. Quella di Asia Bibi è una forma di martirio che, pur essendo tipica della tradizione cristiana, non è oggi di moda in Vaticano. Lo stiamo vedendo per quel che riguarda la Cina: alla fine la Santa Sede sta disprezzando quegli eroi della fede che hanno resistito per decenni alla pressione del regime comunista per dare ragione a quanti hanno ceduto al compromesso, a chi si è fatto servo del Partito comunista. E nel frattempo si promuovono come esempi di santità quanti - vedi il vescovo Angelelli in Argentina - sono più noti per le loro battaglie di giustizia politica che non per la cristallina appartenenza a Cristo. Si capisce allora che in questo contesto la semplice testimonianza di una donna di famiglia che, ingiustamente accusata di blasfemia, preferisce morire per Cristo piuttosto che scendere a compromessi con il potere; che non ha mai lottato per i poveri, ma da povera ha mostrato che l'unica giustizia è la libertà dei figli di Dio; una donna così più ancora che imbarazzante è incomprensibile.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Quando la Cedu riconosce il reato di blasfemia, ma solo per l'islam" racconta della donna austriaca che  ha affermato in un pubblico dibattito che Maometto aveva sposato una bambina di sei anni e chiedendosi se questa non fosse pedofilia. Denunciata, è stata condannata a pagare una multa. La Corte Europea dei Diritti Umani ha confermato la sentenza "per il mantenimento della pace religiosa". Insomma per quieto vivere si accetta la legge sulla blasfemia.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 ottobre 2018:
La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (Cedu, organo internazionale che non c'entra con l'Ue, da non confondere con la Corte di Giustizia Europea) ha emesso una sentenza che ricorda abbastanza la legge sulla blasfemia, in vigore in diversi regimi islamici. Ha infatti considerato legittima e giusta una sentenza penale di un tribunale austriaco ai danni di un'austriaca, rea di oltraggio a Maometto. Una condanna penale al pagamento di 480 euro, decisamente inferiore rispetto alla pena di morte comminata ad Asia Bibi in Pakistan, certamente, ma molto simile nei contenuti.
Il caso risale al lontano 2009. Conosciamo la donna austriaca dalla stampa internazionale solo per l'iniziale (S) e d'ora in avanti la chiameremo "signora S". E' stata abbastanza imprudente da introdurre, in un seminario "Rudimenti dell'islam", l'argomento sensibile del matrimonio di Maometto con Aisha, figlia di Abu Bakr, una bambina di 6 anni, matrimonio consumato, secondo la signora S e non solo, quando la bambina aveva 9 anni. Secondo testimoni presenti alla lezione, la signora S avrebbe detto "gli piaceva farlo con le bambine" e "Come lo chiameremmo, se non un caso di pedofilia?" Apriti cielo. Denunciata è stata condannata nel 2011 da un tribunale penale austriaco a pagare una multa di 480 euro, più spese legali. La signora S ha fatto ricorso, invocando il proprio diritto alla libertà di espressione, ritenendo di aver "dato un contributo al dibattito pubblico". Asserendo inoltre che "i gruppi religiosi devono poter tollerare critiche nei loro confronti". Tuttavia anche il ricorso in appello è stato perduto e la Corte Suprema ha ribadito la condanna. Allora la signora S si è rivolta alla Corte Europea dei Diritti Umani. E la sentenza è arrivata giovedì. Secondo la Cedu, i commenti della signora S non sono oggettivi, mancano di riscontri storici obiettivi e non mirano a promuovere un dibattito pubblico. Secondo la Corte, i commenti della signora S, contrariamente a quel che sostiene lei stessa, "possono essere intesi solo come miranti a dimostrare che Maometto non sia degno di devozione". Quindi, se non sono dichiarazioni basate sui fatti, "mirano a denigrare l'islam". Dunque, la Corte ha emesso la fatwa (pardon, la sentenza): quella della signora S non è libertà di espressione. Quindi viene ribadita ancora la sua colpevolezza, come da sentenza austriaca.
Incredibile constatare quanta attenzione alla sensibilità religiosa abbia dimostrato la Corte di Strasburgo, soprattutto considerando che la stessa Corte aveva sentenziato, a gennaio, che usare le immagini di Gesù e Maria, anche in pose irriverenti, negli spot pubblicitari fosse perfettamente legittimo. Come mai tutta questa tolleranza nei confronti dell'irriverenza anti-cristiana e, al contempo, questa intransigenza sui commenti sull'islam? Forse la risposta sta in un altro passaggio della sentenza, quello in cui si dice che il tribunale austriaco ha sapientemente equilibrato "il diritto di libertà di espressione con il diritto degli altri a veder tutelato il proprio sentimento religioso e ha servito il legittimo scopo di preservare la pace religiosa in Austria". Ecco, bastava dir questo, senza addentrarsi troppo nell'esegesi del Corano e nella storia dell'islam: bastava dire che l'unica cosa che conta è preservare la pace religiosa. Se si insultano i cristiani, pazienza, non metteranno bombe. Gli islamici sì. Quindi meglio adottare, solo nei loro confronti, un codice in cui la bestemmia contro Maometto è reato.
Entrando nel merito, comunque, sia lecito constatare che non solo la signora S, ma anche la (o almeno parte della) tradizione islamica parla del matrimonio di Maometto con Aisha e non nasconde che Aisha avesse sei anni al momento delle nozze. Non ci saranno, per la Corte, "riscontri oggettivi o storicamente fondati", però buona parte dei musulmani ci crede. Non solo lo credono: lo prendono ad esempio. Non a caso, i matrimoni minorili sono una piaga in tutte le società musulmane e stanno diventando un problema, ignoto ai più, anche nelle comunità islamiche in Europa. Si dirà che erano tradizioni pre-islamiche e che esistono anche in altre culture non cristiane. D'accordo. Ma l'islam le ha confermate, non le ha sradicate. Con la sentenza della Cedu, gli sposi di bambine si sentiranno ancora più legittimati: criticarli può comportare una bella multa, perché l'importante è preservare la pace religiosa.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-11-2018

3 - RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE
Noi donne crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando nostro marito non lo merita, lo dimostriamo con il modo di fare, il tono di voce e gli sguardi... ma stiamo sbagliando!
Autore: Rossana - Fonte: M&M, 13/08/2015

Maschi e femmine sono strutturalmente diversi, hanno modi diversi di comunicare e di reagire e hanno bisogni diversi.
Una coppia si trova davanti all'armadio, per vestirsi prima di iniziare la giornata. Entrambi dicono: "Non ho niente da mettermi". Ma mentre lei intende che non ha niente di nuovo da mettersi, lui invece intende che non ha niente di stirato!
Uomini e donne ragionano, parlano, comunicano e mandano messaggi "subliminali" in modo diverso. E spesso capita che quello che diciamo, non è quello che l'altro sente, e quello che l'altro pensa di aver sentito, non è assolutamente quello che volevamo dire....!
Spesso queste differenze creano incomprensioni e difficoltà, perché siamo concentrate sulle nostre percezioni e sui nostri bisogni, finendo spesso per dare per scontato che anche le percezioni e i bisogni dell'altro siano simili ai nostri.
E quando arriviamo allo scontro, con il nostro coniuge, spesso il motivo del litigio non è il reale motivo...! Non vi è mai capitato di ritrovarvi a litigare con vostro marito senza sapere esattamente il perché? Vi arrabbiate, discutete e intanto pensate: "dov'è il problema? Cosa sta succedendo?"
In questi casi è importante rendersi conto che siamo diversi, maschi e femmine sono diversi! Ed è proprio questo che rende particolarmente diversi i nostri modi di approcciare la realtà e le relazioni!
 
RISPETTO INCONDIZIONATO
Siamo abituate al concetto di amore incondizionato. Può non essere semplice, ma è un'idea che abbiamo presente e che consideriamo corretta. Ci sembra giusto, ad esempio, affermare che nostro marito dovrebbe amarci nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.
Ma il rispetto incondizionato? Non sembra questo un vero e proprio ossimoro?
Noi crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando sentiamo che nostro marito non merita rispetto, lo dimostriamo con il nostro modo di fare, con il tono di voce, con gli sguardi.
Ma quello che la Bibbia ci propone, invece, è un rispetto incondizionato (voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa." 1Pt 3,1-2). Una semplice applicazione è, ad esempio, che la moglie mostri un'espressione del viso e un tono di voce rispettosi quando il marito fallisce, quando non è il genere di uomo che lei vuole.
La moglie può mostrare rispetto incondizionato attraverso la voce e il viso, senza in questo modo giustificare le reazioni o i comportamenti scorretti del marito. Magari lui si meriterebbe delle lamentele, piuttosto, ma queste non sarebbero in grado di "riguadagnarlo", proprio come la rabbia o la durezza di un marito non potrebbero mai riguadagnare il cuore di una donna.
Il rispetto nei confronti del marito è un'idea a cui non siamo abituate.
Perché ci suona così poco familiare?
Sicuramente uno dei motivi risiede proprio nelle differenze che esistono tra uomo e donna, ma di certo incide anche la mentalità culturale in cui siamo immerse.
Ma la realtà è proprio questa: la via per amare pienamente nostro marito è quella del rispetto. Un rispetto dimostrato in modi che siano significativi per lui!
Dobbiamo imparare a capire e usare la parola rispetto, perché, davvero, questo è il valore più profondo per un uomo!
Il rispetto è la chiave per motivare un marito!
 
IL FEMMINISMO È CONTRO LE DONNE
"Non funzionerà mai" ... "È un mondo troppo maschilista" ... "Se mostro rispetto incondizionato a mio marito, gli darò semplicemente più potere su di me!" ...
Queste ed altre le obiezioni che molte donne mostrano al concetto di rispetto incondizionato.
Ma la realtà è che un marito di buona volontà non se ne sta sempre alla ricerca di nuovi modi per opprimere e mostrare la sua superiorità alla moglie!
Dobbiamo renderci conto che, come donne, abbiamo il potere di cambiare il nostro matrimonio, molto più di quanto mai abbiamo immaginato!

Nota di BastaBugie: per leggere il precedente articolo su questo importante argomento si può cliccare sul seguente link:

AMORE E RISPETTO SONO INDISPENSABILI PER UN RAPPORTO DI COPPIA SOLIDO E SODDISFACENTE
Il principale bisogno di una moglie è sentirsi amata, mentre quello di un marito è sentirsi rispettato: ecco come fare il primo passo per ristabilire la pace perduta
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5031

Fonte: M&M, 13/08/2015

4 - VENTI LAICI SCRIVONO SUL TEMA IMMIGRAZIONE AL CARD. GUALTIERO BASSETTI, PRESIDENTE DELLA CEI
Con rispetto filiale, ci permettiamo di scrivere per dire le nostre perplessità sulla questione dei migranti
Fonte Osservatorio Van Thuan, 15 ottobre 2018

Con rispetto assoluto e filiale, ci permettiamo di scrivere per esternare a Lei e ai Vescovi italiani della Chiesa Cattolica, le nostre perplessità e per dissipare i nostri dubbi in merito alla cosiddetta "questione dei migranti".
Siamo rimasti molto colpiti da due testi che abbiamo letto negli scorsi mesi.
 
1° TESTO: LA LETTERA CONTRO IL RAZZISMO
Il primo testo è del luglio del 2018, di un gruppo di presbiteri e laici, che chiedeva a tutti Voi d'intervenire "sul dilagare della cultura intollerante e razzista", che a parere dei firmatari è presente nel nostro Paese. I firmatari chiedevano un Vostro intervento sul tema dell'«inconciliabilità profonda tra razzismo e Cristianesimo», a partire dal tema dell'accoglienza.

IL PRIMO COMPITO È EVANGELIZZARE
Colpisce che a questo proposito si usino le categorie mondane, dimostrando una totale subalternità culturale, ignorando ciò che la Chiesa ha maturato nel suo cammino storico. Diceva ad esempio Pio XI, in un discorso agli alunni di "De Propaganda Fide" il 28 luglio 1938: «Con l'universalità c'è l'essenza della Chiesa cattolica, ma con questa universalità stanno bene assieme - bene intese e al loro posto - l'idea di "razza", stirpe, nazione e nazionalità (...). Non occorre essere troppo esigenti, come si dice nazione si può dire razza e si deve dire che gli uomini sono innanzitutto un solo e grande genere (...), una sola, universale, cattolica razza. Né si può negare che in questa razza universale non ci sia luogo per le razze speciali (...). Ecco che cos'è per la Chiesa il vero, il proprio, il sano razzismo».
Anche se il linguaggio di allora può essere considerato equivocabile nel nostro tempo, è chiaro però ciò che il papa intendeva: c'è una chiamata universale alla fede cattolica, perciò il nostro compito fondamentale è l'evangelizzazione. È esattamente questo il primo mandato di Cristo ai Suoi discepoli: "Andate e ammaestrate tutte le genti".
Quante volte la Chiesa, negli ultimi anni, ha parlato di conversione a proposito dei migranti? Le "razze" esistono - come esistono le Nazioni, le Patrie, le Identità - e rappresentano una distinzione, non un motivo di prevaricazione o di odio.

UN FENOMENO FUORI CONTROLLO
Le paure della gente hanno poco a che fare con il colore della pelle o con la chiusura verso il diverso. Ben lo dimostra anche la storia recente del nostro Paese: l'immigrazione è un fenomeno che dura da anni, se è vero che ormai gli immigrati costituiscono poco meno del 10% della popolazione, ma non si sono mai presentati problemi veri di convivenza. Anche le emergenze, ben gestite, non hanno creato problemi. Si pensi ad esempio agli oltre mille boat people vietnamiti che nel 1979 furono raccolti da navi italiane e accolti in pochi comuni veneti. Non solo non si sono avute forme di intolleranza, ma quella esperienza è stata un modello di accoglienza e integrazione.
Ciò che oggi spaventa è una immigrazione irregolare fuori controllo, quella legata agli sbarchi tanto per intenderci, foraggiata con i soldi dei contribuenti italiani e che sta ponendo gravi problemi di sicurezza come può constatare chiunque non abbia gli occhi accecati dall'ideologia. Però si preferisce dare del fascista, del razzista e dello xenofobo a chi pone seriamente il problema di evitare uno scontro sociale che è già in essere. Malgrado la retorica dei "disperati che fuggono dalle guerre", la realtà è ben diversa, tanto che gli aventi diritto allo status di rifugiato sono meno del 10%.  Il resto sono "carne da macello", gestita da organizzazioni criminali dei paesi d'origine e dei paesi di destinazione: un business di 6 miliardi di dollari all'anno di cui nessuno parla, inferiore solo a quello delle armi e della droga. A questo business, per sovvenzionare il soggiorno e l'alloggio dei migranti irregolari, l'Italia - nel quale vivono 5.000.000 di persone in povertà assoluta, tra i quali 1.000.000 di bambini - destina miliardi di euro ogni anno.
Cambiare questa situazione, anche chiedendo che l'intera Europa risolva politicamente questo problema, significa essere razzisti, xenofobi, anti-evangelici oppure significa essere realisti, persone di buon senso e rispettose della legalità?

2° TESTO: UN'UNICA FAMIGLIA UMANA
Il secondo testo è la Sua Prolusione al Consiglio permanente della Cei del 21 gennaio 2018, laddove lei parla di «Un'unica famiglia umana». Qui si richiama il fatto che «la Chiesa cattolica, sin dalla fondazione, si prende cura dei poveri, degli "scartati" e degli "sconfitti della storia", con uno spirito di totale obbedienza al Vangelo, perché vede nelle loro piaghe il riflesso di quelle di Cristo sulla Croce. I poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa "per diritto evangelico" come disse Paolo VI nel discorso di apertura della II sessione del Concilio Vaticano II. In virtù di questo "diritto evangelico" - e non certo in nome di una rivendicazione sociale - ogni cristiano è chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione».
Noi abbiamo imparato da sempre che coloro che agli occhi degli uomini sono "poveracci" (o, con un'espressione più elegante, detta da Cristo nel Vangelo di Matteo, i "fratelli più piccoli"), sono gli umili, i "minimi", i fedeli servi di Dio. Sono coloro che siederanno alla Sua destra, nelle "tende eterne", dopo il giudizio finale. Il povero non possiede questo «diritto evangelico» in quanto tale. La salvezza dei poveri è stata acquistata "a caro prezzo", come dice San Paolo, come quella di tutti coloro che si convertono a Cristo, si pentono dei loro peccati e vivono nella grazia di Dio. La virtù teologale della carità non riguarda solo le opere di Misericordia corporale, che ogni cristiano è tenuto a compiere nei confronti dei "poveracci", con comprensione e compassione, perché esse sono vane se non sono accompagnate da quelle di Misericordia spirituale.
Origene, nel III secolo, commentando Mt 25, affermava che «oltre al pane e al vestito che servono al corpo, si devono alimentare le anime con alimenti spirituali». Questo, per una ragione molto semplice, che sta a fondamento della Chiesa istituita da Nostro Signore Gesù Cristo: la Chiesa esiste perché Cristo ha voluto donarsi, immolandosi ed accettando il Suo Sacrificio, per garantire a tutti gli uomini di ogni tempo il «sacramento universale di salvezza», la grazia della liberazione dal peccato e dal potere del Maligno e la speranza certa della vita eterna. I poveri - come le guerre, le malattie, la morte - c'erano prima di Cristo e ci sono dopo Cristo, perché esiste il peccato originale ed esiste l'Inferno, come esiste il Purgatorio, per chi non vive su questa terra purificandosi e abbracciando la Croce che Cristo offre ai Suoi amici.
Il messaggio del Vangelo non si riduce a preservare la legge morale, ma la fede. Tutto ha un senso, per i cristiani, se s'incontra Cristo, l'Unico Salvatore. La Chiesa, voluta da Cristo e da Lui generata, questo ha proclamato sempre e i frutti sono rappresentati dalla nostra civiltà (in cui rientra anche la legge morale). La Chiesa ha sempre offerto la sua sofferenza per i peccatori, ma non ha mai abdicato al suo mandato divino di ammaestrare le genti al Vangelo. E, soprattutto, non ha mai sepolto la Verità.
È evidente che la Chiesa è chiamata ad esercitare la Carità, come Cristo moltiplicò i pani e i pesci, ma il Signore non è venuto in mezzo a noi per andare incontro e risolvere i bisogni terreni dell'uomo.

IL CASO ISLAM E L'ESEMPIO DI SAN FRANCESCO
I numeri ci dicono che su poco meno di 6 milioni di immigrati, 2,5 milioni sono islamici, e questo pone un problema oggettivo visto che si tratta di una comunità che nel suo insieme non è disposta a integrarsi e, non da oggi, è invece animata da un certo "spirito di conquista". Ricordiamo quanto ebbe a dire già nel 1974, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Houari Boumédiène, leader dell'Algeria dal 1965 al 1978: «Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l'emisfero sud per irrompere nell'emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria».
Quelle parole oggi non sembrano più fantasie, e sono inoltre agevolate dal vero problema della nostra Italia – così come dell'Europa -, ovvero l'abbandono della fede in Cristo. Del resto il "dialogo", parola che nelle Sacre Scritture neppure esiste, diventa impossibile con chi appartiene ad un'ideologia fondata sull'uso della violenza.
Del resto la Chiesa, nei confronti dei non cristiani, ha sempre avuto un atteggiamento di annuncio, di chiamata alla conversione. E laddove le condizioni non permettevano la proposta cristiana, l'opzione normale non era l'adattarsi all'interlocutore, ma il martirio, esso stesso considerato il più completo trionfo della fede sull'errore.
Vale dunque la pena meditare sull'esempio che ci ha dato San Francesco d'Assisi che mette nel conto il martirio durante il suo incontro con il Sultano Malik al-Kamil, avvenuto nel 1219, durante la Quinta Crociata (cfr. Fonti francescane 2690-2691):
«Mentre era alla corte, il sultano volle mettere alla prova in questo modo la fede e la devozione che il beato Francesco mostrava d'avere verso il Signore nostro crocifisso. Un giorno fece stendere uno splendido tappeto, decorato quasi per intero con segni di croce, e poi disse ai presenti: "Si chiami ora quell'uomo, che sembra essere un cristiano autentico. Se per venire fino a me calpesterà sul tappeto i segni di croce, gli diremo che fa ingiuria al suo Signore; se invece si rifiuterà di passare, gli dirò perché mi fa questo dispetto di non venire". Chiamato allora quell'uomo, che era pieno di Dio e da questa pienezza era bene istruito su quanto doveva fare e su quanto doveva dire, passando su quel tappeto si accostò al sultano. Quegli, ritenendo d'aver motivo sufficiente per rimproverare l'uomo di Dio perché aveva fatto ingiuria a Cristo Signore, gli disse: "Voi Cristiani adorate la croce, come segno speciale del vostro Dio; perché dunque non hai avuto timore a calpestare questi segni della croce?". Rispose il beato Francesco: "Dovete sapere che assieme al Signore nostro furono crocifissi anche dei ladroni. Noi possediamo la vera croce di Dio e del Salvatore nostro Gesù Cristo, e questa noi l'adoriamo e la circondiamo della più profonda devozione. Ora, mentre questa santa e vera croce del Signore fu consegnata a noi, a voi invece sono state lasciate le croci dei ladroni. Ecco perché non ho avuto paura di camminare sui segni della croce dei ladroni. Tra voi e per voi non c'è nulla della Santa Croce del Salvatore"». Prosegue Frate Illuminato: «Lo stesso sultano gli sottopose anche un'altra questione: "Il vostro Dio nei suoi Vangeli insegnò che voi non dovete rendere male per male, e non dovete salvaguardare la vostra tonaca [...]. Quanto più dunque i Cristiani non dovreste invadere le nostre terre [...]". Rispose Francesco: "Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove, infatti, dice: 'Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E con questo ha voluto insegnarci che nessun uomo è a noi così amico e così parente, fosse pure a noi caro come un occhio della testa, che non dovremmo allontanarlo, strapparlo e del tutto sradicarlo, se tentasse di distoglierci dalla fede e dall'amore del nostro Dio. Proprio per questo, i Cristiani giustamente invadono voi e le terre che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi". Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui».

LA LOBBY INTERNAZIONALE PRO-MIGRANTI
Non deve neanche essere dimenticato che dietro al movimento di milioni di persone non ci sono soltanto guerre e povertà, ma anche un disegno politico ben preciso. Ad esempio il finanziere George Soros finanzia i flussi migratori a livello internazionale, attraverso le Organizzazioni non Governative. L'ha confermato egli stesso durante una riunione delle Nazioni Unite nel 2016. Emma Bonino - che fa parte del board dell'Open Society Foundation, l'organizzazione fondata da Soros - promuove campagne in Italia a favore dell'accoglienza del maggior numero possibile di migranti. Alla campagna politica di Emma Bonino - "Ero straniero, l'umanità che fa bene" - ha dato la sua adesione Papa Francesco e a lei vengono aperte le porte delle Chiese per la sua propaganda.
Emma Bonino dice : «In politica, come spesso accade anche nella vostra vita personale o professionale, gli interessi si scontrano coi valori e lo sforzo è quello di trovare degli equilibri più o meno precari, più o meno presentabili, sapendo che interessi e valori non sempre vanno nella stessa direzione; ebbene se c'è un tema dove i nostri interessi coincidono con i nostri valori è esattamente il tema dell'immigrazione e dell'Europa». La tecnica usata - quella di presunti valori che determinano interessi - è uguale a quella di tutte le battaglie radicali: il divorzio, l'aborto, l'eutanasia. In questi ultimi casi, i valori sono i diritti, che coincidono con i desideri. L'ideologia edonistica elevata a modello di vita e svincolata da qualsiasi ancoraggio ai principi di ordine naturale. Nel caso dei migranti, i valori - l'accoglienza umanitaria - coincidono con il pragmatismo, con il "ci conviene". Sostiene Emma Bonino: «Dei sei milioni di immigrati irregolari nel nostro Paese ne abbiamo bisogno: producono l'8% del PIL, sono l'8% della popolazione, sono contribuenti netti, pagando nel 2014 le pensioni di 640 mila italiani, hanno inventato 500mila imprese, dando lavoro anche agli italiani e coprendo nicchie che gli italiani non volevano coprire. Con il nostro grande declino demografico che è lo stesso della Spagna, del Portogallo, della Germania, della Bulgaria, oggi noi abbiamo 805mila figli di immigrati che vanno a scuola; senza di loro chiudiamo 35mila classi e 68mila mila insegnanti lasciano il lavoro per mancanza semplicemente di persone a cui insegnare».
È veramente paradossale che chi ha operato ed opera per la promozione dei sistemi contraccettivi, della legge sull'aborto - che insieme al larghissimo uso degli altri sistemi abortivi, ha concorso, in 40 anni, all'uccisione di oltre 6 milioni di italiani - contro l'obiezione di coscienza dei medici che non vogliono praticare gli aborti e a favore delle politiche antinataliste delle organizzazioni internazionali e che in nome di un boom demografico che non esiste ha invocato il rientro dolce della popolazione mondiale, invochi ora il declino demografico per perorare l'afflusso dei migranti nel nostro territorio. Tanto da dichiarare: «Noi avremo bisogno, tanto per essere in equilibrio tra anziani e forza lavoro, di 160mila nuovi ingressi l'anno per i prossimi dieci anni». Ai 160mila nuovi ingressi ogni anno, a parere della Bonino, bisognerebbe aggiungere un esercito di 500mila irregolari accumulati negli anni, perché hanno perso il permesso di soggiorno.
Il ragionamento è questo: uno Stato che non promuove più la scuola professionale e la formazione dei giovani per garantire un lavoro certo, e non assicura i diritti di assistenza degli anziani e dei portatori di disabilità, oltre che la vita di milioni di poveri e il diritto alla vita dignitosa di milioni di famiglie, dovrebbe sopravvivere grazie a milioni di persone estranee alla cultura, alla tradizione e all'identità, italiana ed europea. A guardar bene, uno Stato con queste caratteristiche è uno Stato già morto, che si vuole definitivamente seppellire. Siamo alla seconda tappa. Per la prima, quello dello sterminio dei bambini non fatti nascere ci è voluto qualche decennio. Ora, la sostituzione della popolazione può essere assicurata in un battibaleno e il disegno si può realizzare. L'Italia e l'Europa saranno islamizzate.
Le chiediamo, Eminenza: può la Conferenza Episcopale Italiana permettere che queste posizioni vengano espresse addirittura nei dibattiti che si svolgono nelle chiese del nostro Paese?
Vogliamo terminare questo lungo documento con queste parole: «Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d'Oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sante e sacre, quando gli sarà dato di farlo». Sono le parole che la Santa Vergine Maria dice il 12 aprile 1947 a Bruno Cornacchiola, quando apparve a lui e ai suoi tre figli, a Roma, alle Tre Fontane, luogo dove San Paolo conobbe il suo martirio. Il 21 luglio 1998, Cornacchiola annotò nel suo diario: «Ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto anche a fuoco». Il 17 febbraio 1999, aggiunse un'altra riflessione: «Ma perché gli uomini responsabili non vedono l'invasione dell'islam in Europa? Qual è il fine di queste invasioni? Non si ricordano più Lepanto? Oppure hanno dimenticato l'assedio di Vienna? Non si può vedere un'invasione pacifica quando uccidono nel loro paese islamico coloro che si dichiarano cristiani o si convertono a Cristo. Non solo questo, ma non ti permettono di costruire chiese né far proseliti».
È questo che vogliamo per il nostro paese?
Con filiale ossequio porgiamo cordiali saluti, chiedendo la Sua Paterna benedizione.
Gianni Cassano, Anna Romolotti, Claudio Anzaghi, Tiziano Briguglio, Agostino Fasulo, Andrea Badalamenti, Giorgio Badalamenti, Davide Fortunato, Giovanni Gibelli, Alessandro Quatela, Gilda De Petri, Antonio Calvanese, Giorgio Crotti, Alessandro Roverselli, Patrizia Beretta, Giancarlo Di Gregorio, Elisabetta Frontali.

Fonte: Osservatorio Van Thuan, 15 ottobre 2018

5 - BASTA IL PROPOSITO DI CONFESSARSI PER POTER FARE LA COMUNIONE?
Anche San Giovanni Paolo II ribadì (con San Paolo e il Concilio di Trento) che, quando si è commesso un peccato mortale, prima si deve confessare i peccati
Autore: Padre Angelo - Fonte: Amici Domenicani, 3 novembre 2018

Caro padre Angelo Bellon,
in questi giorni ho letto un'affermazione che mi ha lasciato male.
Ecco l'affermazione: "E se proprio uno è gravato da una colpa mortale e vuol fare la Comunione, già il Concilio di Trento gli dà il permesso, a patto che prima compia un atto di contrizione perfetta col proposito di confessarsi dopo la Messa".
Chiestane privatamente una delucidazione ecco quanto mi ha risposto: "il passo del Tridentino si trova nella Sess. XIV, c.4 (Denz 1677). Del resto, il principio su cui mi baso è tradizionale nella prassi ecclesiale, e Lei stesso ne cita un'applicazione in riferimento al sacerdote che deve dir Messa e si accorge di essere in stato di peccato mortale.
Se è perdonato lui senza confessarsi prima, lui, che consacra il corpo del Signore, a maggior ragione potrà essere perdonato il fedele che si limita ad assumere il corpo del Signore già consacrato.
È vero che è diverso il caso del sacerdote che deve dir messa senza poter essere sostituito, da quello del fedele, che effettivamente può fare la Comunione in un'occasione successiva. Tuttavia, la suddetta prassi non ha nulla a che vedere col sacrilegio, a patto che il soggetto emetta un atto di sincera contrizione. Infatti Dio può dar la grazia anche senza i sacramenti, se nel soggetto c'è sincero pentimento".
Le sarei grato se potesse mandarmi una risposta chiarificatrice in merito.
La ringrazio e Le auguro buon lavoro.

RISPOSTA DEL SACERDOTE
Carissimo,
sì, è vero. Il Concilio di Trento afferma che "la contrizione può essere resa perfetta dalla carità e riconciliare così l'uomo con Dio già prima che questo sacramento sia realmente ricevuto.
Tuttavia questa riconciliazione non è da attribuirsi alla contrizione in se stessa senza il proposito, incluso in essa, di ricevere il sacramento" (DS 1677).
Per questo è sempre giusto e doveroso pentirsi in qualsiasi momento dei propri peccati per poter essere riconciliati con Dio, rendere meritorie le nostre azioni e non lasciarsi sorprendere dalla morte improvvisa senza il dovuto pentimento.
Tuttavia per fare la Santa Comunione il medesimo Concilio di Trento dice che "la consuetudine della Chiesa dichiara che quell'esame è necessario, perché nessuno consapevole di essere in peccato mortale, per quanto si creda contrito, si accosti alla santa eucaristia prima della confessione sacramentale" (DS 1647).
Dunque il Concilio di Trento dichiara che per fare la Santa Comunione non è sufficiente la contrizione, per quanto perfetta, ma si esige la Confessione.
È tutto il contrario di quanto ha detto quel teologo.
Pertanto non è vero quanto egli ha scritto: "Del resto, il principio su cui mi baso è tradizionale nella prassi ecclesiale". No, la prassi della Chiesa obbliga a fare il contrario. Anzi obbliga a fare quello che tu hai sempre creduto.
A proposito della consuetudine della Chiesa ecco che cosa dice San Tommaso: "La consuetudine della Chiesa, che sempre e in tutto deve essere seguita, ha la massima autorità.
Poiché lo stesso insegnamento dei Santi Dottori Cattolici riceve la sua autorità dalla Chiesa. E quindi si deve stare più all'autorità della Chiesa, che a quella di S. Agostino, di S. Girolamo, o di qualunque altro dottore" (S. TOMMASO, Somma teologica, II-II,10,12).
Y. Congar afferma che "i teologi hanno sempre considerato la Praxis Ecclesiae come normativa quando è costante ed implica una presa di posizione riguardante la fede" (Y. CONGAR, La fede e la teologia, p. 161).
Il Concilio di Trento dopo aver dichiarato quanto ho riportato aggiunge: "Il Santo Sinodo stabilisce che questa norma debba essere sempre osservata da tutti i cristiani, anche dai sacerdoti obbligati alla celebrazione in ragione del loro ufficio, a meno che non manchino di un confessore. Se poi, per necessità il sacerdote celebrasse senza essersi prima confessato, si confessi al più presto" (DS 1647).
Concede dunque un'eccezione per i sacerdoti per i quali manchi un confessore e abbiano l'urgenza di celebrare. Diversamente si creerebbe uno scandalo nel popolo.
Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che "chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione" (CCC 1385).
E il Codice di diritto canonico: "Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza premettere la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave (nisi adsit gravis ratio) e manchi l'opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che includa il proposito di confessarsi quanto prima" (can. 916).
Pertanto anche per i fedeli che abbiano commesso un peccato mortale non è sufficiente la contrizione, ma - come per il sacerdote - si richiedono le due altre condizioni: il grave motivo di fare la Comunione e la mancanza dell'opportunità di confessarsi.
In passato si diceva che ci deve essere l'urgenza di celebrare: urgeat. E per il sacerdote è proprio così perché si lascerebbero i fedeli senza la celebrazione della Messa.
In secondo luogo, oltre alla gravis ratio deve mancare la possibilità di confessarsi (deficiat opportunitas confitendi).
Ordinariamente è difficile che manchi l'opportunità di confessarsi. Con un po' di buona volontà un sacerdote lo si trova, soprattutto quando si vive in città.
Infine non è vero che fare la Santa Comunione con la sola contrizione "non ha nulla a che vedere col sacrilegio... Infatti Dio può dar la grazia anche senza i sacramenti, se nel soggetto c'è sincero pentimento".
Perché se è vero che Dio può dare la grazia anche fuori del sacramento, tuttavia il disprezzo della legge della Chiesa che chiede in maniera così forte di premettere la confessione sacramentale non è cosa da poco conto.
Anche la disobbedienza alle leggi della Chiesa in materia grave è peccato grave e in questo caso si tratterebbe di sacrilegio. Dispiace, e molto, che in materia così grave con tanta leggerezza vengano fatte affermazioni per cui si dice che è secondo la prassi della Chiesa quello che la Chiesa ha sempre condannato e tuttora condanna.
Per questo Giovanni Paolo II nell'enciclica sull'Eucaristia ha detto: "Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell'apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell'Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»" (Ecclesia de Eucharistia 36).
10. A questo punto Giovanni Paolo II rimanda in nota a quanto ha detto il Concilio di Trento con riferimento a DS 1647 e in 1661. Ti ho già riportato quanto si legge in DS 1647.
Ed ecco adesso quanto si legge in DS 1661: "E perché un così grande sacramento non sia ricevuto indegnamente e, quindi, per la morte e la condanna, lo stesso santo sinodo stabilisce e dichiara che quelli che sanno di essere in peccato mortale, per quanto si credano contriti, devono accostarsi prima (necessario praemittenda esse) al sacramento della penitenza, se vi è l'opportunità di confessarsi (habita copia confessarii).
Se poi qualcuno crederà di poter insegnare, predicare o affermare pertinacemente il contrario, o anche difenderlo in pubbliche discussioni, sia perciò stesso scomunicato" (DS 1661).
Ti ringrazio della fiducia, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Fonte: Amici Domenicani, 3 novembre 2018

6 - LE CONFERENZE EPISCOPALI DI TUTTO IL MONDO FIRMANO UN IMPORTANTE DOCUMENTO COMUNE
Forse starete pensando a un invito a tornare a Cristo e al Vangelo, a leggere e meditare la Parola di Dio, a combattere in difesa della fede... nulla di tutto questo, bensì un appello per ridurre il riscaldamento climatico
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-10-2018

Nei giorni scorsi è stato reso noto un documento sul clima niente di meno che da parte di tutti i vescovi del mondo. Non di tutti uno per uno, naturalmente, ma firmato dai Presidenti delle Conferenze episcopali continentali, quindi a nome di tutti i vescovi del mondo. La COMECE raccoglie le Conferenze episcopali dei Paesi dell'Unione europea; la CCEE quelle dei Paesi dell'intera Europa; la FABC riguarda le Conferenze episcopali dell'Asia e del Pacifico; il CELAM quelle dell'America Latina e dei Caraibi; il SECAM concerne le Conferenze episcopali dell'Africa e del Madagascar, la FACBCO quelle dell'Oceania.
Si può quindi dire che l'intero episcopato mondiale abbia sentito il bisogno di firmare un documento sul clima, una specie di appello affinché si prendano alcune misure per ridurre il riscaldamento climatico. Non un documento su una preghiera mondiale da innalzare al Cielo in questi tempi bui; non un appello alla conversione dei cuori e delle strutture a nostro signore Gesù Cristo, e nemmeno un richiamo alle autorità politiche perché difendano la vita o la famiglia... bensì un appello sul clima, in appoggio agli Accordi di Parigi.

IL TEMA
La cosa è tristemente stupefacente, sia per il tema scelto che per il linguaggio usato nel documento.
Il tema scelto non è, strettamente parlando, di fede e di morale, bensì di politica ambientale. Inoltre è controverso anche nel mondo degli scienziati. Non tanto e non solo per le misurazioni dei fenomeni, ma soprattutto per la determinazione delle cause e, in modo speciale, delle cause umane. Non è chiaro che si tratti di cicli naturali o di fenomeni causati dall'uomo. Non si capisce, quindi, perché i vescovi debbano interessarsene e in modo così collegiale e solenne, impegnando addirittura gli episcopati di tutto il mondo. Ci sono tanti altri temi molto più drammatici del clima, molto più di rilevanza di fede e di morale, molto più conformi alla natura e missione dei vescovi che invece vengono trascurati e sostituiti col clima.
L'appello dell'episcopato mondiale parte da alcune citazioni dell'enciclica Laudato si' di papa Francesco. Ma nei passi che trattano del riscaldamento globale anche la Laudato si' è opinabile e non è magistero vincolante l'assenso dei fedeli. Se un credente pensa che il riscaldamento globale non abbia nessuna connessione con l'attività umana sul pianeta non è in contraddizione con la propria fede. Sorprende che oggi gli episcopati non dicano nulla quando teologi e vescovi mettono in discussione fondamentali articoli di fede e di morale, mentre trasformano delle opinioni discutibili sul riscaldamento globale in articoli di fede e di morale.

IL LINGUAGGIO
Venendo poi al linguaggio adoperato, si nota che esso non si distingue dal linguaggio dell'ONU, ossia è un linguaggio politico e non teologico o spirituale. L'episcopato mondiale qui fa la figura di una Ong internazionale oppure di una agenzia delle Nazioni Unite. In tutto il documento la parola Dio non c'è, né si legge qualche riferimento ad una visione trascendente e religiosa del problema. La natura o l'ambiente non vengono nemmeno mai chiamati con la parola "creato". Il documento è completamente orizzontale, ma per pubblicare documenti solo orizzontali non sono necessari i vescovi, dato che lo sanno fare molto bene i funzionari delle agenzie internazionali. I vescovi, così facendo, si delegittimano, si rendono inutili da soli.
Come se ciò non bastasse dobbiamo segnalare anche un altro aspetto inquietante. Nell'appello non si fa mai riferimento a Dio, come si diceva,  però si fa riferimento alla "Madre Terra", il che fa pensare che al Logos sia stata sostituita la Gnosi. La Terra non è madre, perché questo starebbe a significare che tutti i viventi, dalla formica all'uomo, sono figli della stessa Madre nello stesso modo e che il loro fondamento è solo materiale. La Terra non è madre a meno che non ci si conceda a forme di naturalismo panteistico massonico. E non si può nemmeno dire che la Terra abbia dei diritti.
Quali sono, infine, le misure che l'appello dei vescovi di tutto il mondo chiede in modo così accorato? Ridurre il riscaldamento globale di 1,5 gradi; assumere stili di vita sostenibili; rispettare la conoscenza delle comunità indigene; cambiare il paradigma finanziario mediante accordi globali sul clima; trasformare il settore energetico ponendo fine all'uso dell'energia fossile verso quello delle rinnovabili; ripensare il settore dell'agricoltura in modo da garantire salute e cibo per tutti, promuovendo un'agricoltura ecologica. Si tratta di proposte generiche, vagamente eticizzanti, riprese dalla moda corrente, alcune di esse sono ambigue (nella cultura delle comunità indigene non tutto è valido) ed altre sono in discussione anche tra gli esperti. In ogni caso: non sono cose da vescovi.

Nota di BastaBugie
: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Riscaldamento globale, il Vaticano sfida la Polonia" racconta che in vista della Conferenza sul clima di Katowice (Polonia) la Pontificia Accademia delle Scienze ha organizzato in Vaticano una conferenza internazionale sui cambiamenti climatici chiamando gli scienziati più catastrofisti, cioè i peggiori in quanto antiscientifici. Un modo per fare pressioni sul governo di Varsavia, più vicino alle posizioni "scettiche" di Trump. Per la Santa Sede pare ormai che il problema del clima sia la preoccupazione maggiore.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 ottobre 2018:
Si avvicina la nuova Conferenza del Clima e in Vaticano i motori sono già al massimo. Così ancora una volta il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, radunerà in Vaticano il fior fiore dei catastrofisti mondiali, e poco importa se gli stessi sono convinti che per salvare il Pianeta bisogna applicare una drastica riduzione delle nascite o bloccare lo sviluppo, e magari anche sospendere i processi democratici per conseguire più rapidamente i citati obiettivi.
Del resto, da quando, tre anni e mezzo fa, è stata pubblicata l'enciclica di papa Francesco Laudato Si', la questione dei cambiamenti climatici è sentita in Vaticano come una priorità assoluta. Prova ne è che in vista della Conferenza del Clima (Cop24) in programma a Katowice (Polonia) dal 3 al 14 dicembre prossimi, la Santa Sede ha spinto i presidenti delle Conferenze episcopali dei 5 continenti a fare un documento unitario per chiedere a tutti i paesi di cooperare al fine di mantenere l'aumento delle temperature terrestri entro gli 1.5°C per la fine del secolo. Un gesto inusuale - di cui riferiamo a parte - che dà l'idea dell'importanza che alla questione viene data, malgrado si tratti di una teoria scientifica tutta da dimostrare e, anzi, decisamente contestabile come è possibile verificare nel nostro blog Svipop.
Eppure, in Vaticano sono ben decisi a spazzare via con disprezzo chiunque osi manifestare una qualche perplessità. Nei giorni scorsi un velenosissimo tweet lanciato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, attribuibile a mons. Sorondo, così diceva: «Il negazionismo climatico non ha mai avuto molto a che fare con la logica o l'evidenza scientifica: sono senza ombra di dubbio in malafede. Non credono a quello che dicono: cercano scuse per consentire a gente come i fratelli Koch di continuare a far soldi». Per la cronaca, i fratelli Koch sono multimiliardari americani a capo di numerose industrie che spaziano dall'energia alla chimica fino ai prodotti agricoli. Da notare la finezza con cui rappresentanti della Santa Sede usano la parola "negazionismo" per accostare degli esperti che contestano una teoria scientifica ai filo-nazisti che negano l'esistenza dei lager tedeschi e della Shoah. Pensare che il Papa, nella sua ultima esortazione apostolica "Gaudete et exultate", nell'aprile scorso, stigmatizzava la violenza verbale via web: «Anche i cristiani - scriveva - possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui». Forse ne dovrebbe parlare meglio con i suoi collaboratori.
Ma torniamo al creativo monsignor Sorondo e alla Conferenza internazionale che sta preparando in Vaticano. L'appuntamento è per il 15 novembre, come al solito alla casina Pio IV, ingresso riservato tassativamente agli invitati, titolo "Cambiamento climatico, Salute del Pianeta e Futuro dell'Umanità". Rispetto al passato c'è una importante novità: Sorondo ha infatti voluto coinvolgere l'italiano Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nell'organizzazione, per dare maggiore rilievo scientifico all'iniziativa.
Considerata l'intensa opera di pressione che la Santa Sede esercita per far rispettare gli accordi sul clima, il coinvolgimento del CNR suona come una mossa politica nei confronti della Polonia, il paese che ospita la Cop24. Il motivo è semplice: il governo di Varsavia, così come altri governi est-europei, vede molta politica e poca scienza dietro alla teoria del Riscaldamento globale antropogenico (cioè causato dall'uomo) e si trova più in sintonia con la posizione scettica dell'amministrazione Trump che non con l'estremismo ecologista di Bruxelles. Essendo il paese ospitante, la posizione della Polonia potrebbe condizionare l'esito della Cop24, così alla Conferenza in Vaticano del 15 novembre sono stati invitati anche i rappresentanti dell'Accademia delle Scienze polacca e del governo di Varsavia. Nella speranza, ovviamente, che di fronte a cotanti scienziati anche i polacchi possano sperimentare quella «conversione ecologica» auspicata dalla Laudato Si'.
Seppure le varie sessioni si concentreranno sulla scienza del clima, sulle conseguenze per gli uomini e per la natura dei cambiamenti climatici e sulle indicazioni politiche in preparazione alla Cop24, non può sfuggire il "pensiero" dei principali relatori, certamente il meglio del catastrofismo mondiale e dell'odio verso l'essere umano.
A fare gli onori di casa sarà come al solito l'ormai onnipresente Jeffrey Sachs, economista di marca ONU, teorico dello sviluppo sostenibile e soprattutto un vero fondamentalista del controllo delle nascite nei paesi poveri. Tra i tanti possibili citiamo solo un estratto del suo pensiero, affidato il 15 aprile 2007 al Sunday Times: «Un tema globale è che il mondo è diventato estremamente affollato. Esercitiamo una pressione senza precedenti sull'ambiente della Terra, 6.5 miliardi di persone che emettono ogni anno 7 miliardi di tonnellate di carbonio in atmosfera...». Se è il carbonio che provoca il riscaldamento globale - come vuole la teoria in voga - è chiara la ricetta: bisogna sacrificare un po' di persone. Ebbene grazie a monsignor Sorondo, Jeffrey Sachs  è diventato l'eminenza grigia della Santa Sede sui temi economici ed ambientali.
Tra i relatori non poteva certo mancare il fisico tedesco John Schellnhuber, fondatore e direttore del Postdam Institute for Climate Impact Research, membro tra l'altro del Club di Roma. Schellnhuber è ricordato anche per aver presentato ufficialmente ai giornalisti l'enciclica Laudato Si' (ne è stato il principale collaboratore per la parte scientifica) con una relazione che definire catastrofista è dir poco e nell'occasione è stato nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Per poter fermare il riscaldamento globale Schellnhuber più che concentrarsi sul controllo delle nascite preferisce insistere sul freno allo sviluppo dei paesi ricchi. Questo è il suo programma per salvare il mondo, come l'ha spiegato al giornale tedesco Deutsche Welle il 15 marzo 2017: «Entro il 2030, dobbiamo eliminare completamente i motori a combustione. E dobbiamo eliminare completamente l'uso del carbone per produrre energia. Entro il 2040 per le costruzioni dovremo sostituire il calcestruzzo e l'acciaio con legno, argilla e pietra». E infatti il ritorno all'età della pietra sembra essere il sogno di tanto ecologismo attuale: chissà se in Vaticano sono disposti a seguire questi "maestri" una volta che ne capiranno le conseguenze.
Andando avanti nel programma troviamo una relazione affidata al segretario dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'Onu che si occupa di cambiamenti climatici), l'economista coreano Hoesung Lee, assoluto sostenitore della carbon tax. E del resto un sistema di tassazione globale è uno dei pilastri della "governance globale", concetto maturato in sede Onu già negli anni '90 e che vede nelle tematiche ambientali la chiave per realizzarla. Poi, ancora, il fisico britannico Peter Wadhams, autore del libro "Addio ai ghiacci", secondo cui se non cambiano subito le cose la Terra avrà meno di venti anni di vita. E in ogni caso i ghiacci del Polo Nord – dice lui - sono destinati a scomparire ben prima del 2050. Leggermente più ottimista è un altro relatore, l'astrofisico Martin Rees, che invece vede al 50% la possibilità che il mondo si autodistrugga entro la fine del secolo.
Insomma se l'obiettivo è quello di spaventare i polacchi per costringerli a seguire l'Unione Europea sulle politiche per il clima, e fare pressioni sugli altri paesi per prendere impegni decisivi a Katowice, il Vaticano si è messo in buone mani. L'unico dubbio è questo: ma Gesù Cristo è per questo che ha voluto la Chiesa?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-10-2018

7 - ORBAN ABOLISCE IN UNGHERIA I CORSI GENDER IN TUTTE LE UNIVERSITA'
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): ciclista trans vince gara femminile, partito gay al via, i pasticceri possono dire di no a torte gay
Fonte Radio Roma Libera, 19 ottobre 2018

Finalmente una buona notizia: l'Ungheria ha definitivamente cacciato il gender da tutte le Università dello Stato, poiché, secondo quanto dichiarato dal Segretario per l'Educazione, Bence Rétvári, rappresenta, «come il marxismo-leninismo, un'ideologia e non una scienza».
Il relativo decreto, che renderà il provvedimento esecutivo a far data dal prossimo anno, è stato firmato dal premier Viktor Orbán. Non ve ne sarebbe stato bisogno, poiché le iscrizioni a tali corsi, a dir poco scarse, avrebbero già giustificato da sole la loro cancellazione. Ma l'esecutivo ha inteso esplicitamente spiegare come la decisione non sia stata assunta per una questione di numeri, bensì per una questione di buon senso, come specificato già lo scorso agosto dal Capo di Gabinetto, Gergely Gulyas: «Il governo ungherese non intende spendere soldi pubblici per l'istruzione in questo campo», ha specificato. In effetti, ha già ritirato ovunque il proprio sostegno finanziario.
Il provvedimento colpisce tutti gli Atenei in generale ed, in particolare due, quello di Eòtvòs Loránd con sede a Budapest, e l'altro, l'Università Centrale Europea di George Soros, che finora distribuiva anche diplomi a chi frequentasse tale "disciplina".
A nessuno mancheranno.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

CICLISTA TRANS VINCE GARA FEMMINILE
Rachel McKinnon è un uomo che si sente donna e che pratica ciclismo. Lui, canadese, ha partecipato ad una importante gara femminile in California: i Campionati del Mondo di ciclismo su pista Uci 2018. Ovviamente è arrivato primo.
Intervistato da Usa Today ha detto: "Concentrarsi sul vantaggio nelle prestazioni è in gran parte irrilevante, perché si tratta di una questione di diritti. Non dovrebbe preoccuparci che le persone trans partecipano alle Olimpiadi. Dovrebbe invece preoccuparci che vengano rispettati i diritti umani".
Quindi anche il merito deve andarsi a farsi benedire quando in ballo ci sono le rivendicazioni ideologiche del mondo LGBT. Poco importa che così non abbiano più senso le stesse competizioni sportive perché non tutti gli atleti partono alla pari. [...]
(Gender Watch News, 24 ottobre 2018)

PARTITO GAY AL VIA?
Fabrizio Marrazzo, ex presidente dell'arcigay di Roma, ha depositato il simbolo del Partito gay. Non ha intenzione di costituire subito una nuova forza politica, ma se ci fosse bisogno di scendere in campo lui sarebbe pronto.
L'idea di fondare un Partito Gay è venuta dai risultati di un sondaggio commissionato da GayCenter alla Euromedia Research di Alessandra Ghisleri e presentati in conferenza stampa alla Camera lo scorso 23 gennaio. E' emerso che il 6,2% degli intervistati voterebbe un partito gay.
"Il nostro - sottolinea Marrazzo - è un processo di 'stimolo' alla politica per spingerla ad affrontare queste tematiche e a dare risposte alla comunità Lgbt. Se queste risposte non dovessero arrivare, potremmo valutare un impegno diretto in politica".
Il partito omosessualista, in realtà già presente in modo trasversale in tutte le forze politiche (Fratelli d'Italia dal sondaggio di cui sopra si è rivelato il partito più gay friendly), potrebbe essere in ordine di tempo l'ultimo tassello della legittimazione politica delle istanze omosessuali che hanno già ricevuto legittimazione giuridica sia dai giudici che dal Parlamento votando la legge sulle unioni civili.
(Gender Watch News, 12 settembre 2018)

CORTE SUPREMA INGLESE: I PASTICCERI POSSONO DIRE DI NO A TORTE GAY
L'attivista omosessuale Gareth Lee un giorno entra nella pasticceria del giovane pasticcere nord irlandese Daniel McArthur (nella foto insieme alla moglie) ed ordina una torta con su scritto "Sostieni i matrimoni gay". Dopo aver accettato, McArthur ci ripensa: la sua coscienza religiosa - lui è evangelico - non glielo permetteva.
Lee trascina il pasticcere in giudizio e questo arriva sin alla Corte Suprema che dà ragione a McArthur. Essere obbligato a preparare una torta contro le proprie convinzioni religiose avrebbe violato la sua libertà di espressione. Non c'è discriminazione perché una simile reazione poteva interessare anche una persona etero che chiedeva al pasticcere di preparare un dolce con una scritta il cui contenuto non era condiviso dall'artigiano.
Il pasticcere commenta: «Molte persone saranno soddisfatte perché è stata difesa la libertà di espressione e di coscienza».
Da notare che la vertenza è costata a McArthur 200mila pound di spese, spese pagate da un'associazione privata cristiana. Le spese di Lee invece ammontano a 250mila pound, sostenute dalla Equality Commission nordirlandese, un ente finanziato da denaro pubblico.
(Gender Watch News, 12 ottobre 2018)

Fonte: Radio Roma Libera, 19 ottobre 2018

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: I MIEI GENITORI LITIGANO SPESSO... MA VALE LA PENA SPOSARSI?
Pensavo che fosse bello farsi una famiglia, avere dei figli, ma ora non lo so più... non voglio essere infelice come i miei genitori
Autore: Michele - Fonte: Redazione di BastaBugie, 7 novembre 2018

Gentile redazione di BastaBugie,
leggo da poco il vostro sito e mi sembrate persone coerenti e con le idee chiare, anche se a volte non le condivido.
Mi permetto di raccontarvi una cosa: il mese scorso i miei genitori hanno litigato urlando e la mamma è uscita di casa fino a sera. Per fortuna è ritornata.
Mentre è uscita io e papà abbiamo parlato. Papà mi ha detto che non dovevano sposarsi, che si è pentito e che non era più felice di stare con lei. Lui non vuole andarsene, finché non me ne andrò io.
Il giorno dopo è tornata mia mamma e mi ha detto pure lei che non è più felice.
Cosa posso fare perché siano di nuovo felici insieme? Io ho paura che litighino di nuovo e che poi uno dei due se ne vada.
Da quel giorno ci penso tutti i giorni e ogni mattina mi sveglio triste e faccio fatica a concentrarmi a scuola, ho paura che se vado male a scuola poi loro litigano anche per colpa mia.
Sto iniziando a pensare che forse non voglio più fare una famiglia, non voglio essere infelice come i miei genitori.
Io pensavo che fosse un desiderio bello quello di fare una famiglia, avere dei figli, ma ora non lo so più, forse è un desiderio sbagliato?
Scrivo a voi perché gli articoli che pubblicate sulla famiglia e il matrimonio sono belli e poi immagino che anche voi siate sposati e magari con dei figli e vorrei sapere se anche a voi capita di litigare ogni tanto con la moglie e se anche qualcuno di voi si è pentito del matrimonio.
È possibile tornare felici insieme se si diventa tristi?
Federica

Cara Federica,
leggendo la tua mail mi è venuta una fitta allo stomaco perché ho sentito dentro di me, come fosse oggi, le urla dei miei genitori, di mio padre, di mia madre e mi ricordo l'immagine di mio padre muto davanti al computer in sala, insensibile nonostante il pianto incessante di mia madre in cucina.
Ho avuto paura tante volte anche io che un giorno o l'altro si sarebbero divisi.
Per fortuna non è ancora successo, soprattutto per le mie sorelle visto che sono ancora in casa.
Io sono solo 7 anni che sono sposato (anche se al giorno d'oggi sembra già tantissimo) però ti posso dire che, sì anche a me molto più che ogni tanto è capitato di litigare con mia moglie, sin dalle prime settimane.
E anche dopo anni di matrimonio litighiamo ancora come fanno i bimbi al parco con musi, parolacce e a volte botte e strattoni.
Diciamo che noi adulti siamo espertissimi nel fare i bambini, perché ci alleniamo da più tempo... E poi ingigantiamo le cose, e siamo in grado di fare di piccoli problemi, questioni di rilevanza mondiale, un po' come il pianto di un bambino quando gli cade il gelato.
Mi hai chiesto se mi sono pentito di essermi sposato, ci ho riflettuto molto prima di risponderti.
Prima di tutto, il pentimento inizia come solo un pensiero e come tu sai a chiunque vengono in mente pensieri anche tra i più strani, ma poi è la nostra razionalità ed intelligenza che ci aiuta a scegliere solo quali sono i pensieri giusti e solo successivamente a mettere in pratica solo quelli.
Per fortuna è ancora vero che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare.
Per farti un esempio io posso pentirmi di aver fatto qualcosa di male, ma solo se diventa un sincero pentimento compio l'azione di confessarmi.
Stessa cosa per il matrimonio, si può pensare di pentirsi di essersi sposato, ma prima di compiere davvero l'azione di andarsene c'è di mezzo la nostra decisione...
Per cui, sarò sincero, ci sono stati momenti, ore, giorni, settimane e mesi in cui mi sono svegliato triste ed altre volte addormentato piangendo, dicendomi, "perché lo hai fatto?", "perché ti sei vincolato" ad un'altra persona, ad un'altra libertà?
Perché il matrimonio è questo, te lo dico con chiare parole: il matrimonio é legarsi per sempre ad un'altra persona che è come te, una libertà.
Se tu mi chiedessi chi è la persona a questo mondo che è capace di farmi più male possibile, di farmi stare peggio, di soffrire, beh, quella è certamente mia moglie.
Ma se tu mi chiedessi chi è la persona che a questo mondo è capace di farmi stare meglio, di farmi sorridere con una semplice occhiata, di capire come sto dopo aver fatto a malapena due passi dentro casa... Chi è quella persona al mondo che pur conoscendo tutti i miei difetti, le cose brutte che sono in grado di dire, di fare, l'unica persona al mondo che nonostante abbia visto la mia faccia rossa arrabbiata, urlante, e che mi ha visto fare le peggiori cavolate, mi ha visto stanco, annoiato, pesante, senza aver voglia di far nulla, offensivo... E che nonostante abbia conosciuto il peggio di me, è ancora lì a decidere di vedere come prima cosa al mattino la mia faccia scompigliata, e sentire come ultima cosa alla sera la mia puzza di un orso di montagna. Se tu mi chiedessi chi è capace di fare tutto questo per me, beh quella è certamente mia moglie.
Proprio per questo motivo sono qui a dirti con il cuore che se abbandoni il desiderio di sposarti, è vero, insieme ad esso abbandonerai anche sicuramente delle sofferenze, ma al tempo stesso abbandonerai una gioia ed una felicità che nessun amico ti potrà dare. Una serenità, un'euforia che non potrai trovare in nessun altro posto, e che solo conoscere una persona sempre più a fondo, sempre più sinceramente potrà farti sentire così felice da volare con la mente e con il corpo.
Io mi metto a ridere quando sento: "Guardali... si amano ancora come il primo giorno di matrimonio!". E penso... "Ma mi auguro per loro di no!"
Io stesso, se ripenso a come credevo di amare mia moglie poco più di 7 anni fa, mi dico... che pivello che ero.
Se penso a quanto amo mia moglie oggi, per grazia di Dio, la amo molto di più. E per grazia di Dio anche lei mi ama molto di più di quel giorno.
Prima di salutarti però vorrei metterti in guardia di una cosa. Una cosa che noto spesso nei matrimoni, ma anche nelle coppie giovani di fidanzati, o fidanzatini, una cosa che io stesso ho dovuto abbandonare perché, se non lo avessi fatto,allora sì che il mio matrimonio sarebbe andato in fumo.
C'è un grave errore da non commettere. Ricorda: non bisogna basare la propria felicità su di un'altra persona, perché nessuna persona è in grado di darti la felicità.
Sì, è vero, a volte stare con alcune persone ti può tirar su di morale, avrai già provato questa esperienza, ma non puoi chiedere questa cosa ad una persona in eterno.
La tua felicità non può essere basata su un'altra persona. Molto spesso vedo persone singole infelici, che si sposano insieme per essere felici, e questa è la cosa peggiore del mondo. Per prima cosa bisogna imparare ad essere felici, solo allora, se due persone felici si sposano tra loro, saranno ancora più felici.
Non puoi chiedere la felicità a tua moglie od a tuo marito, semplicemente perché non te la può dare!
A volte succede anche (e penso sia proprio il caso dei tuoi genitori, dei quali sono certo che non fossero infelici prima di sposarsi) che dopo anni di matrimonio in cui si sta insieme, e si è felici grazie all'altro, si rischia di dimenticarsi cosa ci rendeva felici prima del matrimonio, e si rischia di affidare totalmente la propria felicità all'altra persona.
E cosa rende felice un uomo ed una donna indipendentemente dal matrimonio?
Se immaginiamo la nostra vita come un bicchiere, dove la felicità e l'amore sono paragonabili all'acqua di cui è riempito, è normale che nei primi anni della nostra vita siano i nostri genitori, e familiari a riempire questo bicchiere. Successivamente mano a mano che si diventa grandi impariamo anche come riempirlo noi questo bicchiere con quattro tipi di "caraffe" diverse che ti elenco:
1) la caraffa della spiritualità
2) la caraffa degli interessi personali
3) la caraffa delle amicizie maschili
4) la caraffa dello sport
Questo vale per gli uomini. Invece per le donne sono:
1) la caraffa della spiritualità
2) la caraffa degli interessi personali
3) la caraffa delle amicizie femminili
4) la caraffa della cura di sé
Ecco, io sono abbastanza sicuro che se guardi i tuoi genitori, probabilmente hanno dimenticato di mettere acqua nel loro bicchiere da queste caraffe, e come spesso succede hanno cominciato a rubarsela a vicenda dai loro bicchieri invece che aspettare che gli fosse loro donata dall'altro o dall'altra.
Riguardo all'ultima domanda su cosa puoi fare per loro, credo che molto spetti a loro, ma nel frattempo una cosa la puoi fare.
Pregare ogni giorno affinché inizino anche loro ad attingere dalla prima Caraffa, quella più grande di tutte e che non finisce mai, che non può essere sostituita come un interesse, un amico, un'amica, uno sport, od una manicure fatta a regola d'arte.
È la caraffa di Dio, che dona una felicità pura e costante.
Se anche solo uno dei tuoi due genitori iniziasse ad attingere da questa inestinguibile caraffa, allora sarebbe in grado inizialmente di dare molta più della sua acqua al suo compagno di vita, e successivamente di spingere anche l'altro ad attingere lui o lei stessa alla stessa caraffa, da cui uno dei due ha iniziato.
Se vuoi, puoi guardare il seguente video con una conferenza che spiega bene queste dinamiche della coppia.
Prega perché i tuoi genitori ritrovino la gioia dello stare insieme, e te lo prometto, ci pregherò pure io e per quel che mi è possibile farò pregare anche ad altri.
Un abbraccio.


https://www.youtube.com/watch?v=FNU_v8oF0Gs

Fonte: Redazione di BastaBugie, 7 novembre 2018

9 - OMELIA XXXII DOM. DEL T. ORD. - ANNO B (Mc 12,38-44)
Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il tema centrale della liturgia della Parola di questa domenica è la generosità della creatura nei confronti di Dio a cui segue sempre una generosità ancora più grande di Dio verso le sue creature. È quanto abbiamo letto nella prima lettura. Dio chiede alla vedova di Sarepta tutto quello che ella aveva per vivere: un pugno di farina e un po' d'olio. Era l'unico sostentamento per lei e per suo figlio. Dio le chiede quell'atto di generosità per sfamare il profeta Elia, ed ella, con grande carità preparò una focaccia per il Profeta. Dio ricompensò ampiamente quel gesto facendo sì che né la farina venne meno nella giara e né l'olio diminuì nell'orcio. E così Elia, la vedova e suo figlio poterono mangiare per diversi giorni.
In questo episodio ammiriamo la fede di entrambi, di Elia e della vedova, e la generosità di quest'ultima, la quale è di esempio per ciascuno di noi.
La stessa generosità la vediamo nel brano del Vangelo: Gesù osserva che diversi ricchi gettavano nel tesoro del tempio molte monete, mentre una povera vedova vi gettò due monetine che erano tutto ciò che ella aveva. Gesù lodò quella generosità, dicendo: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei, invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (Mc 12,43-44).
Dio non può rimanere indifferente di fronte alla generosità delle sue creature e ricompensa ampiamente ogni gesto di bontà verso di Lui e verso il prossimo. Possiamo affermare che, nella vita cristiana, per moltiplicare le nostre sostanze, le dobbiamo dividere. Quanto più condivideremo, tanto più saremo beneficati dal Signore.
Il Signore guarda il cuore e non tanto l'offerta che facciamo. Per questo motivo, nel brano che abbiamo letto, Gesù rimproverò aspramente la condotta degli scribi e dei farisei, i quali ostentavano una santità di vita solo apparente, mentre dentro di loro nascondevano una grande malvagità. Essi amavano ricevere i primi posti, pregavano a lungo per farsi vedere, apparentemente sembravano degli esempi per tutti, ma in realtà, secondo le parole di Gesù, «riceveranno una condanna più severa» (Mc 12,40).
Con queste parole, Gesù ci indica la semplicità della vita come un ideale a cui tendere incessantemente. Essere semplici significa essere trasparenti, cristallini, puri nella nostra intenzione, facendo tutto per amore di Dio e del prossimo, senza nascondere altri motivi dettati dal nostro amor proprio.
Si racconta che un giorno san Francesco d'Assisi incontrò una povera vecchietta che chiedeva l'elemosina. Non potendo resistere oltre, nella sua generosità, il Santo di Assisi le diede il suo mantello. Subito dopo fu preso da un sentimento di vanagloria per la bella figura che aveva fatto davanti alla folla che era lì attorno a lui. La gente iniziava già a lodarlo per quel gesto caritatevole, allora egli prese la parola e disse che non dovevano lodarlo perché, davanti a Dio, quell'azione non valeva niente dal momento che si era insuperbito (cf FF 716). San Francesco non voleva apparire esteriormente ciò che non era.
Questo episodio ci insegna ancora una volta che le nostre azioni varranno davanti a Dio nella misura dell'amore che ci metteremo. Un gesto caritatevole, fatto per vanagloria, è come un legno tarlato, bello dal di fuori, ma dentro è tutto vuoto. Una opera buona fatta per essere lodati è come le opere fatte dagli scribi e dai farisei, i quali si servivano di Dio come di uno sgabello per innalzarsi al di sopra degli altri. Si capisce come simili azioni valgano poco o nulla.
Ricerchiamo l'autentico amore di Dio e del prossimo, allora le nostre azioni acquisteranno un valore molto grande. Facciamo come le due vedove di cui parlano le letture di oggi: siamo generosi con Dio, ed Egli lo sarà con noi.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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