BastaBugie n°587 del 28 novembre 2018

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1 RED LAND (ROSSO ISTRIA), IL FILM SULLE FOIBE
Siamo andati a vederlo e non ci è piaciuto un granché, nonostante alcuni suoi pregi (VIDEO: trailer del film)
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Sito del Timone
2 MA DAVVERO FINORA ABBIAMO PREGATO IL GLORIA E IL PADRE NOSTRO NELLA MANIERA SBAGLIATA?
Non può esistere la traduzione perfetta perché ogni traduzione è, inevitabilmente, anche un’interpretazione (VIDEO: la corretta traduzione del Padre Nostro)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SAN GIOVANNI PAOLO II IN DIFESA DEL SOVRANISMO
Il pontefice disse: ''Nessuno è mai legittimato a ritenere che una singola nazione non sia degna di esistere... la fedeltà all'identità nazionale ha un valore religioso''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 L'INGANNO DELLE CAMPAGNE CONTRO FEMMINICIDIO E VIOLENZA SULLE DONNE
Sarebbe molto più utile convincere donne e uomini a riscoprire la loro alleanza, cioè che sono stati progettati per funzionare insieme ed aiutarsi ad essere più uomo e più donna
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 OTTO CARATTERISTICHE DEI GIOVANI PIEGATI SUL CELLULARE
Uno studio rivela le otto ''i'' della generazione di oggi: immaturità, iperconnessione, incorporeità, instabilità, isolamento, incertezza, indefinitezza, inclusività
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
6 LE FREGATURE DEL BLACK FRIDAY
Per molti negozi è un venerdì come tanti (vediamo anche un interessante esperimento di Rino Cammilleri)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 COSTANTINO, L'IMPERATORE CHE HA CAMBIATO LA STORIA... IN MEGLIO
Rese lecita la religione cristiana e di conseguenza... favorì leggi in difesa dei fanciulli abbandonati o dei genitori poveri, condannò gli infanticidi, assunse la tutela degli orfani e delle vedove, abolì la crocifissione, equiparò l'uccisione di uno schiavo all'assassinio, vietò le pratiche magiche atte a danneggiare la vita di una persona, e impedì i sanguinosi giochi dei gladiatori
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
8 HA 69 ANNI MA SE NE SENTE 20 DI MENO: CHIEDE AI GIUDICI IL CAMBIO DI ETA' (SE ALL'ANAGRAFE PUOI CAMBIARE IL SESSO... PERCHE' NON L'ETA'?)
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): non può fare la madrina ad un battesimo perché lesbica, spaghetti saffici per Barilla, Trump torna all'ovvio e ripristina maschio e femmina
Autore: Chiara Chiessi - Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA I DOM. AVVENTO - ANNO C (Lc 21,25-28.34-36)
I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

1 - RED LAND (ROSSO ISTRIA), IL FILM SULLE FOIBE
Siamo andati a vederlo e non ci è piaciuto un granché, nonostante alcuni suoi pregi (VIDEO: trailer del film)
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Sito del Timone, 20/11/2018

C'è un evento storico, in Italia, che è quasi un tabù: raramente si studia a scuola, non è tema da salotti televisivi, non si denuncia pubblicamente... e, nel contempo, si opera per mitigarne la portata e per celare i nomi e l'identità dei persecutori, semplicemente in quanto il suo colore esula dai canoni consuetudinari. Stiamo parlando del drammatico evento delle Foibe e delle migliaia di persone che ne sono stati vittime per un motivo che il famoso pugile Nino Benvenuti riassume in una frase: «Ci chiamavano fascisti; eravamo italiani». Eppure dire che il comunismo è un'ideologia pericolosa e contraria al bene dell'umanità tanto quanto il nazionalsocialismo è ancora oggi difficile: nonostante a parlare siano i fatti, i numeri, le testimonianze.
Ad andare contro questo diktat del politically correct ci pensa il film Red Land - Rosso Istria, opera prima di Maximiliano Hernando Bruno che, dopo una faticosa genesi protrattasi per sette anni, è uscito il 15 novembre in un numero limitatissimo di sale cinematografiche italiane (qui l'elenco) e che sta pagando lo scotto della verità con quello che il Ministro Matteo Salvini non ha esitato a definire, sul suo profilo Twitter un vero e proprio «boicottaggio». Ma un film che, nell'auspicio del regista, dovrebbe «[...] colmare il vuoto emozionale con cui molte persone si relazionano al dramma delle foibe. Bisogna far ascoltare queste urla di morte e urlare insieme a loro».

NORMA COSSETTO
La pellicola, crudemente realistica, racconta la storia di Norma Cossetto (interpretata da un'ottima Selene Gandini), giovane istriana, torturata, violentata e uccisa dai partigiani titini, che la gettarono viva nella foiba di Villa Surani il 5 ottobre del 1943 e che viene qui assunta a simbolo di un intero popolo, che per troppi anni ha subito l'umiliazione del silenzio. Ecco la sua storia descritta nelle parole della sorella, Licia Cossetto: «Norma avrebbe potuto salvarsi qualora avesse aderito alle richieste dei suoi assassini che le proposero di restare con loro e di diventare Croata: cosa che lei respinse coraggiosamente, alla luce della sua fedeltà alla Patria. Allora, la portarono ad Antignana, la legarono a un tavolo col filo di ferro uncinato ai polsi e alle gambe: erano una ventina, e fecero di lei quello che volevano, torturandola ed usandole ripetute violenze. Norma chiedeva acqua e chiamava la mamma, ma nessuno si mosse a pietà. Non sarò tanto diplomatica, diversamente da altri. Ho il dente avvelenato perché lo Stato Italiano si è ricordato di noi troppo tardi». Solamente nel 2006, infatti, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse a Norma la Medaglia d'Oro al Valore, mentre è di due anni prima, nel 2004, la decisione - presa peraltro a fatica - del Parlamento italiano d fissare per il 10 febbraio il "Giorno del ricordo" (che volutamente si distingue anche nel nome dal "Giorno della memoria", il 27 gennaio), per commemorare le migliaia di italiani vittime delle Foibe, tanti dei quali ancora senza nome.

UN FILM SCOMODO, QUINDI DA VEDERE
Prosegue quindi Licia, andando a indagare quella parte di storia troppo spesso taciuta, in quanto forse troppo scomoda per essere riconosciuta: «Bisogna informare meglio, anche sulla consueta versione secondo cui il martirio istriano avrebbe avuto luogo a causa esclusiva dei partigiani slavi di Tito. In realtà, loro occuparono subito qualche centro maggiore, all'indomani dell'8 settembre 1943, ma in quelli minori furono i partigiani locali - nostri concittadini italiani! - a scatenarsi: venivano di notte a farci alzare e a sparare sopra i letti, e anche gli assassini di mia sorella erano compaesani comunisti, che ricordo benissimo uno per uno. Costoro hanno persino la pensione dell'Inps, compresi i superstiti del gruppo che aveva torturato e infoibato Norma».
Questa è la storia, senza sconti, raccontata in Red Land - Rosso Istria. Una versione appunto scomoda, che ancora si tenta di censurare, ma che finalmente inizia a emergere e a farsi spazio.

Nota di BastaBugie: noi della redazione siamo andati a vedere Red Land (Rosso Istria). Il film ha il pregio di essere ben fatto e non noioso, nonostante la durata di ben due ore e mezzo.
Innanzitutto va detto che la visione del film è utile soprattutto a chi non sa cosa sia successo in Istria. Dopo averlo visto non si potrà più dire di non conoscere questa parte di storia dimenticata. Il film infatti permette di conoscere la cupa realtà e la brutalità di due apparentemente opposte ideologie (nazismo e comunismo) che hanno entrambe portato distruzione, morte e disperazione.
L'uccisione del sacerdote e di inermi civili, con la scena esplicita dello stupro di Norma (non si vedono nudità, ma i gesti e le urla sono inequivocabili e quindi la visione è sconsigliata a un pubblico sensibile), fa capire a quali nefandezze e bestialità possa arrivare chi smarrisce la strada di Dio. Purtroppo il film non lascia via d'uscita possibile. Il professore del film, che dovrebbe essere il punto di riferimento dei buoni, afferma che fascisti e comunisti "sono solo delle povere vittime, fantocci prigionieri della propria ignoranza, carne da macello sottomessa al volere dei propri governanti, asini che governano pecore". Se fosse vero come lui dice e cioè che fascisti e comunisti "siamo tutti noi" non ci sarebbe via d'uscita... ed infatti il professore si suicida. Questo finale lascia interdetti perché un'alternativa c'è. Un mondo senza ideologie è possibile, come ad esempio la storia del beato Carlo d'Austria e l'impero asburgico ci insegnano. Insomma in questa cupa visione manca totalmente l'ideale cristiano. Manca la speranza con cui i santi hanno plasmato una civiltà sull'esempio di San Benedetto, non a caso patrono d'Europa. Non un mondo perfetto, del resto il peccato degli uomini è una costante nella storia, ma certo un mondo più vero e più umano.
Insomma va detto che l'Istria non era fascista né comunista, non era italiana né slava... semplicemente era europea e cristiana.
Infine tutti gli italiani che appaiono nel film sono deboli e fiacchi secondo il falso cliché anti-italiano che imperversa sui mezzi di comunicazione e nelle nostre scuole. Addirittura a un certo punto del film i "salvatori" sembrano essere i nazisti... giusto per capire quale considerazione degli italiani abbiano gli autori del film.
Insomma il film non ci è piaciuto granché, nonostante alcuni suoi pregi che rendono comunque consigliabile il farlo vedere ai giovani (ma non troppo giovani per i motivi suddetti) per insegnar loro cosa è successo in Istria agli italiani che sono stati barbaramente eliminati nelle foibe dai comunisti di Tito.

LETTERE ALLA REDAZIONE: IN DIFESA DI RED LAND, IL FILM CHE MOSTRA LE ATROCITA' SUBITE DAGLI ITALIANI NELLE FOIBE
Ci scrive il presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5453

TRAMA DEL FILM
Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo-americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo sbando. L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere italiana.


https://www.youtube.com/watch?v=c9dlnrj3m3k

Fonte: Sito del Timone, 20/11/2018

2 - MA DAVVERO FINORA ABBIAMO PREGATO IL GLORIA E IL PADRE NOSTRO NELLA MANIERA SBAGLIATA?
Non può esistere la traduzione perfetta perché ogni traduzione è, inevitabilmente, anche un’interpretazione (VIDEO: la corretta traduzione del Padre Nostro)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-11-2018

Attendiamo di avere sottomano la nuova edizione del Messale in lingua italiana, per capire se sono stati apportati dei miglioramenti a molte traduzioni discutibili presenti nella seconda edizione. Per il momento ci atteniamo alle due "indiscrezioni" sul Padre nostro e sul Gloria in excelsis.
La nuova traduzione dell'inizio della dossologia maggiore suona così: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore". Il genitivo eudokias è stato reso con "che egli ama". Con più fedeltà al costrutto letterale, si sarebbe dovuto tradurre "agli uomini della benevolenza/ del compiacimento" o "agli uomini [oggetto] del [suo] compiacimento". Il verbo eudokeo ed il sostantivo eudokia sono piuttosto ricorrenti nel Nuovo Testamento ed indicano appunto la benevolenza di Dio verso gli uomini e quindi gli uomini oggetto di tale benevolenza.

GLI UOMINI DELLA BENEVOLENZA
Ci si domanda: ma chi sono questi uomini della benevolenza? Tutti gli uomini a prescindere? Oppure una particolare "categoria" di uomini? Nel libro di Ratzinger sull'infanzia di Gesù, si fa notare come l'uomo del compiacimento è anzitutto Gesù (ed infatti il verbo utilizzato dai Sinottici nel racconto del Battesimo nel Giordano è proprio eudokesa). Dunque, chi è in comunione con il Figlio, entra in questo compiacimento. E la comunione è data dall'identificazione della nostra volontà con quella divina: "Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc. 3, 35). La traduzione letterale, "gli uomini del compiacimento", spiegava Ratzinger, ha il pregio di indicare sia l'iniziativa gratuita di Dio, che la risposta dell'uomo, chiamato ad entrare in questo compiacimento, attraverso la buona volontà, cioè una volontà conforme a quella divina; questa traduzione avrebbe "rispettato al meglio questo mistero, senza scioglierlo in senso unilaterale". Il genitivo latino bonae voluntatis lascia aperta questa duplice interpretazione: nella funzione dichiarativa o epesegetica, il genitivo specifica il sostantivo che lo precede (cioè, gli uomini che sono oggetto della buona volontà di Dio, cioè della sua benevolenza), come genitivo di qualità invece, indica una qualità morale di tali uomini. Il calco italiano "di buona volontà" è invece maggiormente limitante, ma semmai una correzione si sarebbe dovuta fare nel senso di "suo compiacimento", "sua benevolenza", non introducendo il verbo amare, troppo generico in questo caso. L'Istruzione Liturgiam Authenticam (LA) del 2001, che fornisce i criteri per una corretta traduzione dei testi liturgici, richiede infatti che "alla varietà di vocaboli esistente nel testo originale corrisponda, per quanto è possibile, una varietà nelle traduzioni" (n. 51). Ma è l'opportunità stessa del cambiamento di questo testo, ad essere a mio avviso questionabile, proprio a partire dai principi espressi in LA.

I CRITERI DELL'ISTRUZIONE "LITURGIAM AUTHENTICAM"
Il n. 24 dell'Istruzione richiede che le traduzioni siano fatte "direttamente dai testi originali cioè dal latino, per quanto attiene a testi liturgici di composizione ecclesiastica, dall'ebraico, aramaico o greco, se è il caso, quando si tratta di testi delle sacre Scritture. Allo stesso modo nel preparare le traduzioni dei libri sacri per l'uso liturgico, normalmente ci si riferisca al testo della Neo-Volgata [...] per conservare la tradizione esegetica che è propria della liturgia latina". Nel caso dell'inizio del Gloria in excelsis, sia che lo si consideri come testo liturgico (il che appare in effetti più adeguato), sia che lo si consideri come versetto di un passo evangelico, il testo di riferimento è: et in terra pax hominibus bonae voluntatis, che appartiene appunto sia al testo liturgico latino che alla Neo-Vulgata. Una maggiore aderenza al testo latino, avrebbe anche permesso di osservare anche il n. 41: "Ci si impegni affinché le traduzioni siano conformi all'interpretazione dei passi biblici trasmessa dall'uso liturgico e dalla tradizione dei padri della Chiesa [...] i traduttori siano vivamente invitati a prendere in attenta considerazione la storia dell'esegesi quale si può desumere dai passi biblici citati negli scritti dei padri della Chiesa". In effetti, allorché poniamo attenzione ai Padri latini, ci rendiamo conto che la loro predicazione dipende proprio dalla lezione bonae voluntatis. San Leone Magno, per esempio, nel suo IX Discorso sul Natale commentava il canto degli angeli in questo modo: "Viene concessa in terra quella pace che rende gli uomini di buona volontà". L'espressione è pertanto intesa come genitivo di qualità. La vera pace degli uomini, continua San Leone, "consiste nel non separarsi dalla volontà di Dio e nel dilettarsi solo nelle cose che Dio ama": la buona volontà è data dall'adesione alla volontà di Dio. Analogamente Sant'Agostino, nel Discorso 193 sul Natale del Signore, insiste sulla necessità di una buona volontà per ricevere la pace donata dall'alto: "Chiunque vuole la vita e desidera vedere i giorni del bene distolga la sua lingua dal male e le sue labbra non pronuncino inganni; si allontani dal male e operi il bene: facendo così sarà un uomo di buona volontà. Cerchi la pace e la persegua, perché sarà pace in terra agli uomini di buona volontà". La nuova traduzione si estranea decisamente con la tradizione esegetica della Chiesa latina. Eppure si sarebbero dovute evitare proprio queste rotture con tradizioni inveterate.

UNA ESPRESSIONE ORMAI ENTRATA NELL'USO COMUNE
Occorre poi considerare che l'espressione "agli uomini di buona volontà" è ormai entrata nell'uso comune. Sarebbe stato opportuno quindi porre maggior attenzione al n. 40 di LA: "nel rispetto dei postulati di una sana esegesi, si ponga ogni cura per mantenere la formulazione dei passi biblici comunemente usata nella catechesi e nelle orazioni della devozione popolare". Come anche al n. 56: "Certi termini, che appartengono al tesoro di tutta la Chiesa delle origini o alla maggior parte di essa, e altri che si sono aggiunti al patrimonio intellettuale universale, nella traduzione siano conservati, per quanto possibile, alla lettera, come le parole di risposta del popolo Et cum spiritu tuo o le espressioni mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, nell'atto penitenziale dell'Ordo Missae". In testi cruciali, come quello che abbiamo preso in considerazione, entrati nella pietà popolare e appartenenti alla tradizione patristica secondo una certa traduzione, la traduzione letterale del testo latino è dunque da preferire e da mantenere.

DUBBI SULLA NUOVA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO
Al Padre nostro è toccata una sorte persino peggiore. Non solo non sono stati osservati i criteri, appena considerati, indicati da LA, ma in questo caso la nuova traduzione si allontana ancora di più dall'originale greco. E' già stato da più parti notato che "non ci indurre in tentazione", traduce precisamente il latino (che è, lo ricordiamo, il riferimento normativo per i testi liturgici) et ne nos inducas in tentationem. Quest'ultimo poi traduce correttamente il greco. Il verbo in causa eisenenkai (da eisferein) significa portare/condurre dentro, come il latino induco e come anche l'italiano indurre, nel suo significato antico ed etimologico. Il punto è che ci troviamo di fronte ad un verbo di movimento, che conosce perciò nella lingua greca un senso causativo/fattitivo o permissivo. Per es. in Mt. 5, 45: "[il Padre] che fa sorgere il sole,...", traduce il verbo intransitivo "sorgere". Dunque da "sorgere" a "far sorgere". Anche il latino conosce questa forma. Il classico esempio Caesar pontem fecit, non significa che Cesare fece il ponte, ma che lo fece fare.
Per il senso permissivo, traiamo un esempio dal Vangelo di Giovanni 19,1: "Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare". Un calco greco suonerebbe così: "Pilato prese Gesù e lo flagellò". Ma non fu lui a farlo; il senso è perciò permissivo: permise che venne fatto.
Anche in italiano "antico" conosciamo qualcosa di simile. Il verbo scendere risulta a tutti un verbo intransitivo. Eppure, nel mezzogiorno d'Italia, viene utilizzato come se fosse transitivo. Voi siete in casa, al primo piano, e un amico vi suona il campanello e vi dice: "Scendimi il libro di matematica!". Non è un errore: siamo di fronte ad una costruzione fattitiva, di un italiano aulico, che significa "fai scendere, manda giù il libro".
Allora, il nostro "non ci indurre in tentazione" esprime esattamente questa costruzione del greco (e del latino): "non lasciare, non permettere che entriamo dentro la tentazione"; questa è la traduzione corretta. Il problema è che per noi la frase così com'è fatta, ha il senso di "istigare". In realtà, molte persone non particolarmente colte, dopo trenta secondi di spiegazione (e cioè che "non indurre" significa "non permettere che") capiscono al volo. Invece la nostra squadra di esegeti, liturgisti e linguisti ha voluto eliminare questa traduzione esatta e sostituirla con una che è semplicemente sbagliata. Da nessuna parte del testo greco e latino si trova l'espressione "abbandonare", e si è finito col perdere il senso di "finire dentro" quel buco profondo nel quale il tentatore ci vuole condurre attraverso la tentazione. Non chiediamo di non essere tentati, ma di non caderci dentro. Anche Gesù fu tentato, ma non cadde dentro la tentazione, perché lottò, rispondendo colpo su colpo.  Così per il Padre nostro, per la mania di voler dire e spiegare troppo nella traduzione, non solo non si sono seguite le indicazioni di LA, ma si è anche rovinato il senso dell'originale.

Nota di BastaBugie: guarda il seguente video (durata: 8 minuti) che spiega le possibili traduzioni del Padre Nostro, ricordando che non può esistere la "traduzione perfetta" perché ogni traduzione è, inevitabilmente, anche un po' un'interpretazione.


https://www.youtube.com/watch?v=iDlJOJYIbXo

PER APPROFONDIRE
Si può leggere il precedente articolo che abbiamo pubblicato sulla traduzione del Padre Nostro. In fondo all'articolo c'è un video con una dichiarazione in merito del card. Bassetti, presidente della CEI, che ha votato la modifica della traduzione del Padre Nostro.

IL PADRE NOSTRO NON PUO' CAMBIARLO NEMMENO IL PAPA
Semmai può essere ritoccata la traduzione, ma ci si chiede se questa modifica non faccia che aumentare il caos liturgico (intanto a Ferrara anziché andare a Messa, si può fare ''qualcosina'' anche senza il sacerdote)
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5419

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-11-2018

3 - SAN GIOVANNI PAOLO II IN DIFESA DEL SOVRANISMO
Il pontefice disse: ''Nessuno è mai legittimato a ritenere che una singola nazione non sia degna di esistere... la fedeltà all'identità nazionale ha un valore religioso''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 18/11/2018

Alla commemorazione della fine della Prima guerra mondiale, il presidente francese Macron ha esaltato il "patriottismo" (proprio) e ha "bombardato" quello altrui squalificandolo come "nazionalismo". Ce l'aveva con il sovranismo dei paesi (come l'Italia) che non si vogliono sottomettere al nazionalismo di francesi e tedeschi.
Donald Trump, in un tweet, ha scritto che Macron cerca di parlar d'altro perché ha, in Francia, un livello di consenso troppo basso (il 26%) e un livello di disoccupazione troppo alto (circa il 10%). Poi Trump ha aggiunto: "a proposito, non c'è paese più nazionalista della Francia, gente molto orgogliosa, ed è giusto così".
Insieme a Macron anche la Merkel ha tuonato contro il nazionalismo: ha detto che porta alla guerra. I due paesi più nazionalisti d'Europa, poco dopo aver dato queste "lezioni" agli altri, hanno realizzato un'intesa a due sul bilancio dell'eurozona, ovviamente penalizzante per l'Italia. L'ennesimo gesto di supremazia ed arroganza.
Chiamano "nazionalismo" il tentativo degli altri paesi di difendere la propria sovranità e i propri interessi dallo strapotere franco-tedesco.
Peraltro, negli ultimi duecento anni, due paesi hanno tentato di soggiogare con le armi tutta l'Europa: prima ci ha provato la Francia napoleonica e poi la Germania del III Reich.
La storia dunque dovrebbe indurre quei due paesi ad evitare di dar lezioni agli altri e piuttosto dare il buon esempio. Invece continua la guerra economica e politica in Europa che è alimentata da una guerra di parole, usate a sproposito.
Per esempio identificare il nazionalismo con la nazione è come identificare la polmonite col polmone. Senza i polmoni non si può vivere e chi se li facesse asportare per evitare la polmonite si suiciderebbe. Egualmente senza sovranità nazionale un paese si suicida.

IL SOVRANISMO È DUNQUE UN DOVERE
Volete il miglior esempio di sovranista mai visto in Italia, un patriota capace di una straordinaria azione di difesa dei nostri interessi nazionali? E' Enrico Mattei. Il mitico "fondatore" dell'Eni.
Già partigiano cattolico, avendo alle spalle la Dc di De Gasperi, Vanoni e Moro, riuscì a dare al nostro paese quell'indipendenza energetica che lo liberò dalla sudditanza straniera e che fu la precondizione del nostro miracolo economico.
Mattei, difendendo i nostri interessi nazionali, inaugurò anche un rapporto nuovo nei confronti dei paesi sottosviluppati, ma ricchi di petrolio, rispettando e riconoscendo anche i loro giusti interessi. In questo modo mostrò che l'amore alla patria italiana significa anche rispettare la patria e gli interessi altrui. Il miglior campione di sovranismo è dunque Mattei.
Purtroppo oggi si stravolge il linguaggio e "sovranista" (che poi è un'espressione ripresa dall'art. 1 della Costituzione) è diventato un termine deprecabile. Addirittura la parola "nazione" è diventata disdicevole.
Ha stupito per esempio un intervento di Andrea Riccardi pubblicato dal giornale della Cei, "Avvenire" (l'intenzione era quella di attaccare i "movimenti sovranisti e populisti").
Il concetto principale di Riccardi, leader della Comunità di S. Egidio ed ex ministro del governo Monti, è questo: "La 'cultura nazionale' è stata un grande contenitore che ha dato efficienza all'odio, l'ha congelato e conservato negli anni, l'ha diffuso come educazione all'identità. Storia, lingua, geografia, epica letteraria hanno contribuito all'efficienza e alla diffusione dell'odio".
A dire il vero il Novecento è stato devastato e insanguinato da una cultura dell'odio che proveniva non dalle nazioni, ma dalle ideologie, che erano radicalmente avverse alle diverse identità nazionali: il comunismo e il nazismo.

SAN GIOVANNI PAOLO II
E' strano è che una tale demonizzazione dell'idea stessa di nazione appaia sul quotidiano dei vescovi, perché è un concetto totalmente contrapposto al magistero di Giovanni Paolo II, il quale, nel corso del suo pontificato, ha elaborato una vera e propria "teologia delle nazioni".
Il papa polacco affermò, in uno storico discorso a Varsavia, il 2 giugno 1979, che "non si può comprendere l'uomo fuori da questa comunità che è la nazione". E lo stesso giorno aggiunse: "la ragion d'essere dello Stato è la sovranità della società, della nazione, della patria".
In quello storico viaggio incitò i giovani polacchi ad amare la cultura e la storia della propria nazione e concluse: "Restate fedeli a questo patrimonio! Fatene il fondamento della vostra formazione e il motivo del vostro nobile orgoglio! Conservate e accrescete questo patrimonio, trasmettetelo alle generazioni future".
Altro che la "cultura nazionale" come contenitore di odio. Giovanni Paolo II sottolineò che "la fedeltà all'identità nazionale possiede anche un valore religioso".
Come si vede da una parte c'è Giovanni Paolo II (a cui si potrebbero aggiungere le parole analoghe di Pio XII, di Benedetto XV, di Leone XIII e di san Tommaso d'Aquino), dalla parte opposta Riccardi e l'"Avvenire" (che su questo concetto sono in consonanza con Emma Bonino).
Fu soprattutto in un discorso all'Onu, il 5 ottobre 1995, che Giovanni Paolo II articolò l'insegnamento della Chiesa sulle nazioni.
Anzitutto dette, del Secondo conflitto mondiale, un'interpretazione opposta a quella oggi dominante: "quel conflitto venne combattuto a causa di violazioni dei diritti delle nazioni. Molte di esse hanno tremendamente sofferto per la sola ragione di essere considerate 'altre'. Crimini terribili furono commessi in nome di dottrine infauste, che predicavano l''inferiorità' di alcune nazioni e culture".
E parlava un figlio della nazione polacca che fu la prima ad essere aggredita e annientata da due opposti totalitarismi imperialistici.

NAZIONE E PATRIA
Il papa osservò che l'Onu nacque proprio "dalla convinzione che simili dottrine erano incompatibili con la pace". E nacque assumendo "l'impegno morale di difendere ogni nazione e cultura da aggressioni ingiuste e violente".
Il papa richiamò, come basi filosofiche, la "notevole riflessione etico-giuridica" che vi fu già al Concilio di Costanza nel XV secolo e "la riflessione" che "nella medesima epoca" a partire dall'Università di Salamanca fece scuola "nei confronti dei popoli del nuovo mondo".
Ma "purtroppo", osservò il papa "anche dopo la fine della seconda guerra mondiale i diritti delle nazioni hanno continuato ad essere violati".
Poi Giovanni Paolo II spiegò, con intuizione profetica, che la globalizzazione, omologando e livellando tutto, avrebbe suscitato nei popoli "un bisogno prorompente di identità e di sopravvivenza" e disse che questo fenomeno "non va sottovalutato, quasi fosse semplice residuo del passato".
Perché si tratta dei fondamenti dell'umano, infatti il "termine 'nazione', evoca il 'nascere', mentre, additato col termine 'patria' ("fatherland"), richiama la realtà della stessa famiglia" ed è "su questo fondamento antropologico che poggiano anche i 'diritti delle nazioni', che altro non sono se non i 'diritti umani' colti a questo specifico livello della vita comunitaria".
Concluse: "Presupposto degli altri diritti di una nazione è certamente il suo diritto all'esistenza: nessuno, dunque - né uno Stato, né un'altra nazione, né un'organizzazione internazionale - è mai legittimato a ritenere che una singola nazione non sia degna di esistere".
E seppure si possono realizzare forme di aggregazione giuridica tra differenti nazioni è necessario "che ciò avvenga in un clima di vera libertà, garantita dall'esercizio dell'autodeterminazione dei popoli".
Amare e difendere la propria identità significa dunque amare e difendere anche quelle altrui. Una bellissima poesia di Karol Wojtyla, "Pensando Patria", dice: "Quando penso 'patria', esprimo me stesso, affondo le mie radici, è voce del cuore, frontiera segreta che da me si dirama verso gli altri, per abbracciare tutti, fino al passato più antico di ognuno".

Fonte: Libero, 18/11/2018

4 - L'INGANNO DELLE CAMPAGNE CONTRO FEMMINICIDIO E VIOLENZA SULLE DONNE
Sarebbe molto più utile convincere donne e uomini a riscoprire la loro alleanza, cioè che sono stati progettati per funzionare insieme ed aiutarsi ad essere più uomo e più donna
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 26/11/2018

Sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall'amore verso le donne. Invece il vero obiettivo della manifestazione di ieri, e del martellamento mediatico sul cosiddetto femminicidio è sempre e solo lo stesso: l'autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale. [...] Il fatto che solo questa venga difesa con tanto fervore, denuncia senza possibilità di equivoco che a stare a cuore non è la vera felicità delle donne, ma l'affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale (sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni mio desiderio, che diventa diritto). [...]
Il problema è quando tale difesa è usata in modo a sua volta violento e strumentale. Violento perché è evidente che non ci si possa mobilitare e indignare per tutto quello che succede, e la scelta di alcuni temi su altri è figlia di una visione del mondo. La violenza sulle donne infatti non è in aumento rispetto al passato, e benché anche un solo caso basterebbe da solo a giustificare tutte le mobilitazioni del mondo, è evidente lo squilibrio di un tale martellamento.
Nessuno almeno nel mondo dei media si mobilita contro la violenza sulle donne di pochi giorni di vita, quelle nel grembo della madre, uccise a decine di migliaia ogni anno. Nessuno contro la violenza sulle madri che hanno paura di portare avanti una gravidanza e si bevono le bugie sul fatto che l'aborto "non è niente", e si perderanno per tutto il resto della loro vita il privilegio e la gioia e la fortuna di quel figlio. Nessuno contro la violenza sulle donne cristiane perseguitate, come Asia Bibi, o uccise, come le decine che muoiono ogni giorno, per la loro fede. Nessuno contro la violenza sulle donne costrette a essere uomini per lavorare, con orari da maschio e tempi e modi da maschio. Nessuno contro la violenza sulle donne che invece non vorrebbero lavorare, ma stare a casa con i propri figli. [...]
Io di donne ne incontro tante, ogni settimana in giro per l'Italia, e di casi di violenza domestica - terribile, paurosa, complicatissima da risolvere - ne ho incontrati pochissimi, di casi di donne che vorrebbero più figli e più tempo per loro, migliaia e migliaia.
Il femminismo cerca e in qualche modo è riuscito a imporre la grande bugia che si possano avere rapporti sessuali, volendo, anche totalmente liberi disimpegnati e senza conseguenze. La verità è che a volte si può, a volte no, perché il cuore dell'uomo e della donna è un mistero, e il sesso scatena le parti più inconsce e misteriose di noi, a volte anche le peggiori, in determinate circostanze. Cosa che per l'uomo si può tradurre in violenza - sì, l'uomo è più forte fisicamente e a volte più violento della donna - e per la donna in atteggiamenti manipolatori e di controllo (sto parlando di relazioni vissute senza la grazia sacramentale).
Le manifestazioni di piazza non servono a niente in questo caso (esiste qualcuno al mondo che dica che è bene picchiare una donna?), ed è bene ricordare che il femminismo è nato grazie a un disegno non nato dal basso, dal cuore delle donne, ma finanziato dall'alto da grossi gruppi di potere, che sono stati abilissimi nell'intercettare quello che era un desiderio buono e vero delle donne. Il desiderio di essere viste, valorizzate, guardate. Sarebbe molto più utile convincere donne e uomini a riscoprire la loro alleanza, a deporre l'ascia di guerra, a scoprire che sono stati progettati per funzionare insieme, per aiutarsi alla conversione reciproca, a rendersi più uomo e più donna.

Nota di BastaBugie
: Rachele Sagramoso nell'articolo seguente dal titolo "Viziata non è la mascolinità ma le relazioni uomo-donna" parla di alcune vignette pensate per la giornata contro la violenza sulla donna e fa notare che tutte sono viziate dal pregiudizio secondo cui è solo la donna a subire, dimenticando che se un rapporto uomo-donna è malato la vittima è il figlio. Infatti la violenza è incontrovertibilmente umana e non agisce in base al sesso.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 novembre 2018:
Girovagando sui social mentre andiamo verso il 25 novembre (giornata contro la violenza sulle donne), le vignette che si trovano sono ovviamente contro il maschio misogino e patriarcale. Queste immagini sono molto interessanti e vorrei provare a discuterne.
La prima è chiara: un uomo picchia una donna, che picchia un bambino, che prende a martellate un cane (che piange). A parte la povera bestia che viene coinvolta nella discussione e pare non reagire (non ho mai visto un cane che sta fermo a prenderle da un bambino senza provare a reagire per lo meno ringhiando, ma forse ho visto pochi cani), si capisce chiaramente che l'uomo che urla forte e sovrasta tutti è il padre e che la povera donna coinvolta è la madre. Pur tuttavia mi sovviene un dubbio: ammettiamo che il padre urli con la madre. Ma una madre che riceve offese verbali si sfoga col bambino? Non tenta di difenderlo, d'interrompere la catena di violenza?
Seconda questione che sta nella didascalia: "Dal più forte al più debole": tuttavia la violenza verbale (quella che pare esserci tra padre e madre, nella vignetta) è anche propria della donna come ben sanno gli esperti che trattano questo tema. Quindi, per lo meno e per essere politicamente corretta, la donna dovrebbe essere stata disegnata con le stesse caratteristiche fisiche dell'uomo, per essere più vicina alla verità: che poi il bambino che subisce la mancanza di relazione equilibrata possa incamerare violenza e rigettarla verso il suo prossimo, non è automatico. Sappiamo che San Francesco fu molto umiliato dal padre, ma non si è sfogato coi più deboli, anzi. Quindi il determinismo espresso da questa vignetta è deliberatamente sbagliato.
Vignetta numero due che riguarda la violenza verbale: un enorme omone urla (cono grigio) contro una donna e un bambino. Chiaramente un uomo contro la moglie (pardon: compagna) e il figlio. La violenza verbale è terrificante e nella mia esperienza di lavoro con le donne, ho assistito spesso a tale modalità di aggressione comunicativa. Per esempio, ma solo a titolo informativo, durante il corso universitario che ho frequentato (ostetricia), sono state delle ostetriche donne a diffondere il messaggio che avrebbero fatto di tutto per "tagliarmi le gambe" e non farmi laureare (il motivo di quest'odio non mi è mai stato fatto comprendere). Sorvolando questo e ammettendo che ci sono molti uomini violenti verbalmente, dobbiamo dire una coraggiosa verità, alla luce degli studi pubblicati sull'argomento: la violenza è incontrovertibilmente umana (pagina 15) e non agisce per genere ma per tipologia di relazione tra le persone. Dobbiamo quindi constatare che anche questa vignetta esprima un pregiudizio errato molto forte: quello secondo il quale è la donna a subire. Se sono vere le ricerche effettuate, l'unica vittima sacrificale di una relazione violenta è il figlio che è trascinato in un odio che lo vede coinvolto e che si ripercuoterà per tutta la vita (sono figlia di separati, so quello che dico). Quindi non è malata la mascolinità che è violenta (secondo il mainstream e Angela Finocchiaro), ma sono malate le relazioni tra uomo e donna, che coinvolgono le uniche persone che non possono che essere oggetti del contendere: i bambini.
Altra vignetta: una donna tranquillamente allatta mentre, sullo sfondo, due belle mammelle con pizzo, pubblicizzano il negozio di intimo succinto. Un poliziotto e il commesso del negozio sovrastano fisicamente la donna e le dicono che non si può fare. Scene del genere furono prese di mira da una battaglia social di qualche tempo fa che pubblicizzava l'hashtag #ovunquelodesideri (devi allattare ovunque tu lo desideri con conseguente proposta di legge sulla libertà di allattare).
Pochi giorni fa un amico ha messo su Facebook la foto della moglie che allatta (si vede un po' di poppa leggermente scoperta e una testina di neonato) e chi è che ha criticato l'inquadratura? Una donna che manifestava la mancanza di pudore della nutrice. Ho allattato da tutte le parti (tribunali, santuari, ristoranti: ho sei figli e un po' di esperienza ce l'ho), ma nessuno mi ha mai detto nulla, e se l'avesse fatto, avrebbe trovato una persona deputata alla difesa del mio bambino di essere allattato: il padre del medesimo. Quindi, partendo col presupposto che i bambini debbono poter essere allattati quando ne hanno necessità, la critica verso il gesto naturale sta sia nella donna, quanto nell'uomo, anche se, in questa vignetta gli aggressivi, manco a dirlo, sono due uomini.
E invece non è vero: tutti possono esserlo, come conclude Davide Stasi nella indagine conoscitiva sulla violenza verso l'uomo (pagina 15). Leggiamo infatti nelle conclusioni: «Ed è forse questa la più logica e scontata, oppure vera e sorprendente, conclusione di questa indagine: la violenza è umana. Strettamente connessa all'essere umano, caratteristica presente e manifesta a prescindere dal genere di appartenenza (e anche delle inclinazioni sessuali), essa manifesta le sue multiformi peculiarità a seconda di talune circostanze relazionali ben identificabili» e continua «questa indagine smentisce che possa esserci una violenza agita verso l'altro in quanto altro, sia esso uomo o donna. L'escalation che cova nelle situazioni stabili per esplodere nelle situazioni separative mostra che non vi è mai un movente puramente ideologico basato sul dominio o la superiorità dell'un genere verso l'altro. A innescare la violenza sono sempre talune precise circostanze, con tutto il complesso di sentimenti e interessi umani che nel conflitto finiscono coinvolti».
Passiamo all'ultima vignetta che è anche commentata in modo esplicativo: un bambino subisce violenza e, crescendo, diviene simile al padre che lo colpiva da piccolo. La chiave interpretativa sta anche, ad esempio, negli studi della dottoressa Alice Miller che capì il legame tra violenza subìta e violenza esplicata a partire dalle ricerche effettuate sui grandi dittatori (Hitler, ad esempio) e su serial killers. Come riporta il testo della vignetta che noi condividiamo, la coazione a ripetere può essere interrotta grazie a un aiuto esterno che "salvi" la vittima dal divenire carnefice a propria volta. Ovviamente anche in questo caso andrebbe "presa con le pinze" la sostanza deterministica dell'opinione della Miller che pare non tener conto di alcune variabili: pur tuttavia, la sostanza è chiara e la violenza non ha sesso di appartenenza. Nonostante, però, ci siano molte storie di donne cattive che hanno compiuto atti abominevoli contro i bambini, l'immagine è sempre maschile.
Il 25 novembre si avvicina e quello che sarebbe corretto vedere non è un tripudio di donne e uomini che manifesta pubblicamente (anche sui social) il proprio dissenso verso la violenza sulla donna, ma sarebbe leggere e manifestare tutti insieme contro la violenza sulle persone. Verso tutte le persone: indipendentemente dall'età (dal concepimento sino alla vecchiaia) e dalla religione professata (ricordiamoci di Asia Bibi - che nessuna femminista ha difeso - e di tutti i cristiani che quotidianamente vengono uccisi). Sarebbe giusto manifestare ma se farlo non discriminasse realmente nessuno: neppure Niccolò Finocchiaro.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 26/11/2018

5 - OTTO CARATTERISTICHE DEI GIOVANI PIEGATI SUL CELLULARE
Uno studio rivela le otto ''i'' della generazione di oggi: immaturità, iperconnessione, incorporeità, instabilità, isolamento, incertezza, indefinitezza, inclusività
Fonte Tradizione Famiglia Proprietà, Dicembre 2018

Jean M. Twenge è una docente di psicologia dell'adolescenza presso l'Università di California a San Diego. Con meticolosità tutta anglosassone, da anni studia il passare delle generazioni negli Stati Uniti: dai "baby boomer" (i nati tra il 1946 e il 1964), alla "generazione X" (1965-1979) ai "millennial" (1980-1994). Finora, tutti gli indicatori psicologici e sociali mostravano cambiamenti generazionali graduali. All'improvviso, intorno al 2012, gli indici hanno cominciato a oscillare all'impazzata. Mentre alcuni - come l'indice dei suicidi - sono schizzati in su, altri - come l'indice di soddisfazione per la propria vita - sono invece crollati. Niente sembra come prima.
Cosa è mai successo nel 2012?
Dopo aver scartato una ad una le ipotesi alternative, la professoressa Twenge è arrivata a una conclusione sorprendente: "Il biennio 2011-2012 è stato quello in cui la maggioranza degli americani ha cominciato a utilizzare i telefoni cellulari in grado di connettersi a internet". Agganciandosi anche alla ricerca di altri studiosi, Twenge ha coniato il termine "iGeneration" per riferirsi alla generazione post-millennial: "La iGeneration è stata la prima generazione a raggiungere l'adolescenza con uno smart- phone già in mano, e questo è un fatto importantissimo, con ripercussioni di vasta portata".
Frutto delle sue ricerche è il libro, recentemente pubblicato da Einaudi, «Iperconnessi. Perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti». Le sue, va sottolineato, non sono elucubrazioni, bensì analisi scientifiche basate su dati analitici. L'opera è corredata da ben novantacinque grafici, frutto di altrettanti studi scientifici.
Twenge sintetizza le caratteristiche di questa generazione con otto "i": immaturità, iperconnessione, incorporeità, instabilità, isolamento e disimpegno, incertezza e precarietà, indefinitezza, inclusività.
 
IMMATURITÀ
La prima cosa che salta agli occhi negli adolescenti dell'iGen è la loro immaturità. Crescono con lentezza, ci mettono più tempo ad accettare le responsabilità e i piaceri dell'età adulta. Può sorprendere, ma i teenager iGen si concedono di rado un'uscita tra coetanei. Hanno quindi meno occasioni di sperimentare il senso di libertà che nasce dal trovarsi fuori casa senza i genitori. I diciottenni di oggi escono meno di casa di quanto non lo facessero i tredicenni di qualche anno fa.
Chi di noi non ricorda la sensazione di libertà e indipendenza quando abbiamo cominciato a guidare una macchina. Ebbene, oggi gli iGen preferiscono essere portati in giro dai genitori. Sempre meno adolescenti prendono la patente.
Un altro dato sorprendente: rispetto ai loro coetanei delle generazioni precedenti, i teenager iGen hanno meno esperienza del sesso. Presi dallo smartphone, hanno una quantità di interazioni in carne e ossa non sufficienti a tessere relazioni sentimentali che possano portare al sesso. Di conseguenza, il tasso di natalità tra i teenager si è più che dimezzato negli ultimi vent'anni. Anche l'età del matrimonio, o comunque della convivenza e, dunque, dei figli si progetta sempre più in avanti.
Ancora un dato: il numero di adolescenti che hanno la chiave di casa è crollato. Qualche anno fa era normale per un tredicenne avere la chiave, il che gli permetteva di andare in giro in modo indipendente. Oggi, il 71% degli adolescenti non possiede la chiave di casa. Provano sempre meno gusto nell'uscire, preferendo invece restare a casa incollati allo schermo.
Collegato a questo, ecco un altro dato sorprendente: sempre meno adolescenti fanno le ferie. E chi li trascorre è normalmente in famiglia. Non, però, per divertirsi: mentre gli adulti si divertono, per esempio al mare, loro preferiscono chattare su internet.
Nel 1980, il 70% degli adolescenti aveva un lavoretto estivo. Questa percentuale è crollata al 43%.
Un dato che sembrerebbe positivo ma è, invece, segno di immaturità: gli iGen consumano alcol sempre di meno. Dagli anni ottanta, il numero di diciottenni che consuma alcol regolarmente si è dimezzato.
Tutto questo, secondo la professoressa Twenge "è un indizio del rallentato sviluppo degli adolescenti iGen. Nel bene e nel male, gli iGen non hanno fretta di crescere. (...) L'infanzia si prolunga perché gli adolescenti sono trattati come bambini. (...) L'intera traiettoria dello sviluppo è rallentata. (...) Invece di un preludio alla maturità, l'adolescenza è diventata un'estensione dell'infanzia".

INSTABILITÀ
Tutto ciò non avviene senza gravissimi ricadute sulla salute mentale degli adolescenti. "Questa generazione è sull'orlo della più grave emergenza di salute psicologica giovanile da decenni", sentenzia la dottoressa Twenge.
"Con l'arrivo dell'iGeneration - scrive la docente di psicologia - la felicità dei teenager è cominciata a vacillare. (...) Mentre i ragazzi trascorrono sempre meno tempo con gli amici in carne e ossa e sempre più tempo con lo smartphone, la loro soddisfazione di vita cala a una velocità impressionante. (...) Il colpevole è lo smartphone poiché accresce la solitudine".
I sintomi depressivi negli adolescenti sono aumentati in maniera vertiginosa: "I dati dei sondaggi sono raggelanti".
Uno studio mostra, per esempio, che gli studenti universitari più attivi su Facebook sono anche i più depressi. Facebook, e in generale i social, mostrano un'immagine delle persone lontana dalla realtà. A vedere certi profili, si direbbe che la persona è felice e soddisfatta. Invece, constata la Twenge, "ottimismo e sicurezza online nascondono una profonda vulnerabilità e perfino la depressione".
"Se volevano creare l'ambiente ideale per sfornare persone davvero angosciate, ci sono riusciti - dice Janis Whitlock, ricercatrice della Cornell Univesity - [Gli utenti dei social] sono immersi in un calderone di stimoli da cui non riescono a uscire".
Dal 2010, il numero di adolescenti che ha avuto un episodio grave di depressione è aumentato del 56%. Gli episodi di autolesionismo sono più che raddoppiati. Il numero di tentati suicidi è aumentato del 43%. Il problema è più accentuato nelle ragazze. Le femmine tra i dodici e i quattordici anni che si sono tolte la vita nel 2015 sono il triplo rispetto al 2007. Il consumo di antidepressivi è più che raddoppiato dal 1990 fino a oggi.
C'entra anche la diminuzione del tempo del sonno. Un adolescente dovrebbe dormire 8-9 ore al giorno. A causa, però, della maggiore quantità di tempo trascorsa di fronte allo schermo, oggi non dormono più di 6-7 ore, con tutte le conseguenze negative sulla salute, fisica e psicologica.
"Non possiamo affermare con certezza che la colpa sia degli smartphone - scrive la Twenge - ma il tempismo è alquanto sospetto. [In sintesi] più tempo-schermo ha portato direttamente a più infelicità e depressione".

INCLUSIVITÀ
Gli adolescenti iGen sono sempre meno propensi a formarsi e a esprimere giudizi, soprattutto morali. Cresce dunque la tolleranza in materia di orientamento sessuale (LGBT), la non-discriminazione razziale e via dicendo. Dal 2000 si vede un cambiamento radicale nell'atteggiamento verso le persone omosessuali, bisessuali e transgender. Perfino tra gli adolescenti che mostrano una propensione conservatrice in politica (voterebbero il Partito Repubblicano), la tolleranza nei confronti degli LGBT è in continuo aumento.
Di conseguenza, cresce esponenzialmente il numero di adolescenti che ha avuto esperienze omosessuali. Tra le ragazze, l'indice è quasi quadruplicato dal 1989.

METTI GIÙ IL TELEFONO
Quando, nel 2010, il New York Times intervistò Steve Jobs, cofondatore e amministratore delegato dell'Apple, gli domandò se ai suoi figli piacesse l'iPad. "Non l'hanno ancora usato - rispose Jobs - A casa i nostri figli possono usare la tecnologia solo entro certi limiti".
Per quanto scioccante sia, il fatto è che i big della high-tech non usano indiscriminatamente la tecnologia da loro stessi inventata e commercializzata né, tantomeno, la lasciano usare ai propri figli. Essi sono ben consapevoli dei rischi che ciò comporta.
Jean Twenge nell'ultimo capitolo del suo libro - intitolato "Capire e salvare gli iGen" - propone diverse soluzioni: monitorare gli account dei propri figli, ecc. Tutte, però, sono meramente palliative. La soluzione? Molto semplice: "Esiste un modo semplice e gratuito per migliorare la salute mentale: mettere via il telefonino e fare qualcos'altro".
Più che protagonisti, gli adolescenti iGen sono vittime delle nuove tecnologie. Tutti gli studi mostrano che una porzione consistente di essi ne farebbe a meno se solo potesse staccarsene. "La vita è più bella offline. Tutti lo sappiamo", diceva una ragazzina quattordicenne. Purtroppo, la dittatura della connessione è così soggiogante, che pochi riescono a sottrarsene.
Tutto questo suppone una sfida senza precedenti per la Chiesa: come predicare il vangelo a una generazione iperconnessa e sempre meno capace di raziocinare?

Nota di BastaBugie: ecco il link ad alcuni articoli da noi rilanciati in passato sul tema dell'uso del cellulare

LA FAVOLA DELL'USO RESPONSABILE DEL CELLULARE
Hanno inventato delle app contro la dipendenza da app... ma per non perderci troppo tempo non era meglio tenere spento il cellulare?
di Caterina Giojelli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5199

CELLULARE E WHATSAPP DANNO L'ILLUSIONE DI ESSERE CONNESSI, MENTRE SIAMO DISCONNESSI DALLA REALTA'
Se dal telefonino alzassimo lo sguardo su volti, tramonti, santi, cattedrali, i nostri genitori, i nostri figli, ci renderemmo conto che il messaggio che attendevamo è già arrivato e ce lo siamo persi (VIDEO: disconnessi per essere connessi)
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4262

WHATSAPP: COMODO, MA RISCHIOSO (SOPRATTUTTO PER GLI UNDER 16)
I presidi delle scuole medie e superiori di Parma e provincia affermano che limita le ore di sonno, riduce l'attenzione e la concentrazione, disturba lo studio, incide sulle relazioni sociali
da Blog di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3729

SENZA CELLULARE SCATTA IL PANICO?
La paura di rimanere non connessi è una malattia (che si chiama nomofobia)
di Nadia Ferrigo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4858

MILLENNIALS: UNA GENERAZIONE IMPAZIENTE, E PER QUESTO INSODDISFATTA
I ragazzi di oggi sono pigri, social-dipendenti e incapaci di raggiungere una vera gratificazione (VIDEO: chi sono i Millennials)
di Nadia Ferrigo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4861

FACEBOOK, FRA ILLUSIONI E DIPENDENZE
Come e perché liberarsi dei social network (ecco la procedura ''segreta'' per cancellarsi definitivamente da Facebook)
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2606

Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, Dicembre 2018

6 - LE FREGATURE DEL BLACK FRIDAY
Per molti negozi è un venerdì come tanti (vediamo anche un interessante esperimento di Rino Cammilleri)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2018

Insegnano alle scuole di giornalismo old style che la vera notizia non è il cane che morde il padrone, ma il padrone che morde il cane. E' quello che mi viene da pensare nel vedere questa fotografia, che ho scattato poche ora fa all'uscita della metro Garibaldi. L'orgia consumistica ci ha imposto che oggi è il giorno del Black Friday e ognuno di noi - chi più chi meno - nel corso della giornata sarà almeno anche solo tentato dal dare uno sguardo ad una vetrina o alla home di un sito di vendite.
Ma questa foto ci parla di qualcosa di più. Mentre tutti rincorrono con estasi irrazionale la caccia all'affare, c'è chi se ne impipa bellamente delle convenzioni, perché in fondo il Black Friday è un enorme convenzione sociale, un gigantesco compromesso sospeso tra conformismo e consumismo. E' una commessa di un negozio che intravede dietro il bancone impegnata con una cliente.
Ebbene: non sappiamo quali siano i motivi che hanno indotto il negozio a non aderire all'orgia in corso, potrebbero essere i più svariati, ma sappiamo che quel cartello è una dichiarazione di libertà rispetto al anticonformismo conformista che ci ha ormai invaso. Sarebbe bello immaginarla così: "Chi lo dice che devo vendere a prezzi scontati oggi? Io gli sconti li faccio quando mi pare e se mi piace, non devo certo aspettare il via libera di chissà chi".
Oggi l'anticonformismo diventa così tanto conformista che il solo vedere qualcuno - anche uno solo - che non lo sposa né lo accetta, questi ci sembra un vero rivoluzionario, una vera luce nell'oscurità, perché portatore della lampada della verità.
E' il verduraio di Havel che, togliendo il cartello di appoggio del regime, compie da solo un atto rivoluzionario nel mostrare che il re è nudo. Qui il cartello è stato messo, ma in fondo, l'anelito di libertà è lo stesso.
In fondo, per milioni di persone nel mondo quello di oggi sarà un venerdì come tanti. Ecco, questa commessa, esponendo un cartello che sfida un regime molto suadente, sta rappresentando quei milioni di essere umani che oggi faranno spesa e acquisti per necessità e non per convenienza. O forse non li faranno affatto, perché in un venerdì come tanti, si può anche tenere la carta di credito ferma ai box.

Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri nell'articolo seguente dal titolo "Black Friday, il miglior prezzo per il peggior prodotto" racconta di essere stato a caccia di un paio di scarpe a Milano, nel reclamizzatissimo giorno del Black Friday. Ed ha scoperto che tutte le paia che possono interessare sono ancora a prezzo pieno, mentre gli sconti si applicano solo ai prodotti più inguardabili. Non è che si tratta di un mezzuccio per svuotare i fondi di magazzino?
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 novembre 2018:
Dopo che i telegiornali a tutta manetta hanno magnificato l'Evento, mi sono affacciato timidamente sull'agone, visto che si promettevano affari golosi & succosi. Parlo del cosiddetto Black Friday, ennesima americanata esportata col solito successo delle altre in tutto l'Occidente.
Negli Stati Uniti la fanno il giorno dopo il loro Giorno del Ringraziamento, che è l'unica moda americana che gli americani non sono mai riusciti a esportare, un po' come il baseball e il football «americano» (quello con i giocatori catafratti e imbottiti). In tema di sport, un'altra cosa che non sono riusciti a esportare sono le cheerleaders, che noi chiameremmo ragazze pon-pon e che, nei campi di calcio europei, starebbero a schiamazzare ai bordi a loro rischio e pericolo (e poi ostacolerebbero i terzini e le rimesse). Il Black Friday invece è dilagato, perché si tratta solo di acquistare merce scontata. Il nome appioppato alla cosa, tuttavia, dovrebbe far rabbrividire. Infatti, significa Venerdì Nero e ricorda sinistramente il Giovedì Nero, quello che nel 1929 fece crollare Wall Street producendo effetti a catena che si riversarono in tutto il mondo, e provocando suicidi, fallimenti a cascata, depressione economica e catastrofi annesse. Al Black Friday i tg intervistavano passanti carichi di borse di plastica e di carta, gente radiosa appena uscita dai negozi: che cosa ha comprato? quanto ha speso? è contento? Ho comprato questo e quest'altro, ho speso mille euro, sono contento come una pasqua perché tutta 'sta roba ne sarebbe costata duemila, no, se non ci fosse stato lo sconto non avrei comprato niente.
I tg, tutti, passano il video (sempre lo stesso, tutti gli anni) in cui si vedono americani in America in fila davanti al centro commerciale dalla sera precedente, hanno passato la notte all'addiaccio e, quando hanno aperto i cancelli, si sono riversati a valanga umana per assicurarsi smartphone e mega-televisori. Gli europei sono meno teatrali, in effetti, ma in compenso il loro Black Friday dura quasi una settimana (ma non c'era la crisi?). Sarà vera gloria? Chissà. Intanto, come dicevo, per non perdermi la goduria mi sono intruppato anch'io nel Venerdì Nero, pubblicizzato con adesivi dark e squillanti in (quasi) tutte le vetrine. Poiché volevo comprarmi un paio di scarpe che in verità non mi servivano (ma tutti, anche gli americani, nel Black Friday si precipitano a comprare cose superflue), sono entrato nel mega-store di lusso monomarca che prometteva l'affiliazione al Giorno Fatidico. Individuato l'articolo da me ambito, ho chiesto il prezzo al commesso. Risposta: spropositato. Domanda numero due: e con lo sconto quanto viene? Risposta numero due: ma l'articolo da lei concupito non rientra nello sconto. Ah. La rapida occhiata in giro sui pezzi scontati non mi ha soddisfatto, perché non mi piaceva niente. Così, me ne sono andato insalutato hospite.
Cento metri più avanti, nella stessa via dello shopping milanese, ecco un'altra grande vetrina di scarpe, stessa adesione al Black Friday, stesso affollamento dentro. Sono entrato anch'io e mi sono aggirato tra gli scaffali. Ecco un altro paio di scarpe di mio gusto. Chiesto alla commessa quanto venivano, mi ha risposto una cifra davvero esosa. Ma come, c'è scritto che anche voi fate il Black Friday... Sì, ma la marca da lei scelta non soggiace mai a sconti di sorta, nemmeno durante le svendite di fine stagione. Ah. Morale: sono tornato a casa senza scarpe, a parte quelle che avevo ai piedi. E ho riflettuto: vuoi vedere che i furbi commercianti approfittano - loro - del Black Friday per smaltire i fondi di magazzino e gli oggetti che in altri giorni non riescono a vendere? Devo dire che non ho fatto un'indagine a tappeto, ma solo a campione e per un unico articolo. Tuttavia, a pensar male si fa peccato, è vero...

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2018

7 - COSTANTINO, L'IMPERATORE CHE HA CAMBIATO LA STORIA... IN MEGLIO
Rese lecita la religione cristiana e di conseguenza... favorì leggi in difesa dei fanciulli abbandonati o dei genitori poveri, condannò gli infanticidi, assunse la tutela degli orfani e delle vedove, abolì la crocifissione, equiparò l'uccisione di uno schiavo all'assassinio, vietò le pratiche magiche atte a danneggiare la vita di una persona, e impedì i sanguinosi giochi dei gladiatori
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 13/11/2018

Tra i tanti episodi miracolosi della storia, quelli che lo storico non riesce a spiegare (il caso di Giovanna d'Arco è uno dei più eclatanti), c'è quello dell'imperatore Romano Costantino.
Un uomo su cui si è scritto tanto, su cui, soprattutto, si sono raccontate enormi menzogne al fine di infangarne la memoria. Alcuni lo hanno infatti presentato come un furbo, un uomo senza scrupoli, pronto a convertirsi al cristianesimo per interesse, per allearsi con la Chiesa, a loro dire sempre più potente. In realtà Costantino rappresenta il "paganesimo in cammino", essendo, in origine, un adoratore non di molte divinità, né di dei inferi, e neppure di oscure e misteriche divinità orientali, ma del Sol Invictus, il deus summus, un dio supero, uno, che porta con sé l'idea di luce, di energia, di trascendenza, di spirito. Questo culto del Sol Invictus era divenuto sempre più importante nell'impero, già dal II secolo, e poi soprattutto coi Severi: una preparazione, insomma, all'idea monoteista, che pian piano si sarebbe affermata.

IN HOC SIGNO VINCES
Nella guerra del 312 contro Massenzio, ancora legato al politeismo pagano, al punto di sventrare delle donne incinte per interrogare gli dei, Costantino invoca il Dio Sole, ed ha la celebre visione in cui nel sole compare la croce monogrammatica di Cristo e la celebre frase: "In hoc signo vinces". Costantino non diventa, per questo, immediatamente un "buon cristiano": sappiamo però che decide di far uso di quel simbolo, pur essendo il suo esercito composto in gran parte di pagani. E vince contro Massenzio, le cui forze sono, secondo gli storici, dalle due alle quattro volte superiori. Subito dopo la vittoria Costantino, che pure conosce appena il Dio dei cristiani, dimostra chiaramente di ritenerlo il Dio più forte, quello che gli ha permesso di trionfare: per questo è "il primo Augusto che al momento del suo ingresso a Roma evitò accuratamente di ascendere al Campidoglio: nell'ottica e nella prospettiva dei Romani non solo avrebbe così mancato di rendere grazie a Giove Ottimo Massimo per una sua vittoria, ma non aveva neppure compiuto quelli che nell'età dei Severi lo storico Erodiano chiamava 'riti prescritti per le entrate imperiali': quei riti necessari e doverosi che ogni Augusto si affrettava a compiere al momento del suo ingresso. Dopo il 12 ottobre 312 e poi durante i suoi soggiorni successivi Costantino si tenne anche lontano dagli altri templi cittadini di cui ricorrevano le feste, chiarendo ai Romani il suo definitivo abbandono del loro sistema politeistico" (Augusto Fraschetti, La Conversione, Laterza).

SOLO IL CRISTIANESIMO RICONOSCE LA DIGNITÀ DEI BAMBINI
Dopo la battaglia contro Massenzio compaiono in breve anche le prime monete con la croce. Ma ciò che più dimostra la conversione di Costantino al cristianesimo non sono questi avvenimenti sbalorditivi, bensì la sua attenzione, incredibile per i tempi, ai fanciulli. Il Dio dei cristiani, infatti, si era fatto bambino, e aveva esaltato l'età dell'infanzia, sino a dire, tra lo scandalo degli apostoli stessi: "se non diventerete come bambini non entrerete mai". Eppure il mondo antico non ha alcuna attenzione per i fanciulli: a Sparta possono essere gettati nella voragine del Taigeto, a Tebe abbandonati sul Citerone, a Roma chi muore prima di aver cambiato i denti da latte non ha diritto al funerale, e la famiglia non prende il lutto. Di più: quasi dovunque è previsto l'infanticidio, o per i bambini deformi, o per quelli semplicemente segnati da qualche minimo difetto, che diviene "prodigium malum", segno di cattiva predestinazione. Presso i Romani, ma anche presso i Germani, il neonato è sottoposto all'arbitrio del padre. Se lo solleva da terra, lo ammette nella famiglia, altrimenti il bimbo viene esposto, abbandonato: muore di fame, oppure viene fatto schiavo, oppure ancora evirato per farne un cantore.
Con Costantino, invece, che ha iniziato a credere nel Dio fattosi bambino, e che ciononostante mantiene ancora tante feroci usanze pagane, le cose iniziano a cambiare: nel 315 emana una legge affinché il fisco soccorra i fanciulli abbandonati o di genitori poveri; nel 318 condanna alla pena del parricidio gli infanticidi. Negli stessi anni, limita il ius vendendi ai neonati, favorisce la legittimazione dei figli naturali, obbliga lo Stato ad assumersi la tutela degli orfani e delle vedove; inoltre abolisce la crocifissione, equipara l'uccisione di uno schiavo all'assassinio, vieta le pratiche magiche atte a danneggiare la vita di una persona, e impedisce i sanguinosi giochi gladiatorii...
Tutto in nome di quel Dio che lo aveva fatto trionfare in battaglia, Dio degli eserciti, ma anche Dio-Bambino.

Fonte: Libertà e Persona, 13/11/2018

8 - HA 69 ANNI MA SE NE SENTE 20 DI MENO: CHIEDE AI GIUDICI IL CAMBIO DI ETA' (SE ALL'ANAGRAFE PUOI CAMBIARE IL SESSO... PERCHE' NON L'ETA'?)
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): non può fare la madrina ad un battesimo perché lesbica, spaghetti saffici per Barilla, Trump torna all'ovvio e ripristina maschio e femmina
Autore: Chiara Chiessi - Fonte: Osservatorio Gender, 20 novembre 2018

È di poco tempo fa la scioccante notizia di un uomo olandese di nome Emile Ratelband, imprenditore e "guru motivazionale", il quale si è rivolto al tribunale di Arnhem per cambiare la sua data di nascita dal 1949 al 1969. Avrebbe infatti dichiarato di avere la forma fisica di un quarantacinquenne e di "sentire" di avere quell'età: "Ho fatto un check-up dai medici e mi hanno detto che la mia età biologica è di 45 anni. Sono un giovane dio".
Ratelband ha inoltre affermato di "subire discriminazioni" a causa della sua età: "A 69 anni sono limitato. A 49, invece, posso comprare una casa, guidare una macchina di un certo tipo e svolgere determinati lavori".
E non finisce qui: scrivere su Tinder (nota app per appuntamenti d'amore) di avere 45 anni, darebbe molte più possibilità in questo senso: "Quando su Tinder vedono che ho 69 anni non ricevo risposte. A 49, con la faccia che ho, avrei molte più possibilità".
L'imprenditore ha ribadito inoltre più volte che secondo i medici quella di 45 anni sarebbe la sua reale età biologica.
Ha paragonato la sua lotta a quella degli individui transgender: se costoro possono cambiare il loro sesso biologico anche sui documenti, perché non dovrebbe valere anche per Ratelband ottenere il cambio d'età, in modo che tutto ciò sia allineato con quella che lui riconosce essere la sua "reale età biologica"?
Nella sua follia, il discorso ha un senso. Ed aiuta anche i più scettici a comprendere quanto siano prive di logica e contro natura le battaglie dei transgender per il cambio di sesso e per il riconoscimento di quest'ultimo sui documenti.
Tra l'altro, il fenomeno dei "transage" (persone che non si riconoscono nella loro età biologica), è sempre più diffuso anche in Italia (pensiamo agli "adult babies" di cui avevamo parlato in precedenza). Inoltre, il sito blastingnews.com, nel riportare la notizia, scrive quanto segue: "La vicenda di Emile Ratelband rappresenta probabilmente il primo caso mainstream di persona che non si riconosce nello 'standard normativo' dell'età biologica.
Andando maggiormente nei particolari, nella società occidentale contemporanea la minoranza degli individui che rivendicano tale condizione è sempre più visibile e ciò è dovuto a diversi fattori socio-culturali. Più specificatamente, è indubbio che persone così sono sempre esistite ma solamente al giorno d'oggi si può assistere ad una loro 'ribalta'. Difatti, la stessa società odierna è basata sulla promozione dell'eterna giovinezza e sempre più individui di mezza età si sentono e si atteggiano come persone molto più giovani.
Detto questo è quindi molto probabile che fra qualche anno le richieste dei 'cambi d'età' risulteranno sempre meno 'imbarazzanti' e inusuali, e la decisione circa il caso di Ratelband potrebbe creare un precedente importante e ampliare il fenomeno."
La presa di posizione in favore di questo fenomeno, contro ogni evidenza scientifica, è chiara: arriveremo al punto per cui ognuno di noi svegliatosi la mattina, pretenderà il cambio d'età sui documenti a seconda di quanti anni "sente di avere"?

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

NON PUÒ FARE LA MADRINA AD UN BATTESIMO PERCHÉ LESBICA
A Carbonia in Sardegna Jessica, lesbica dichiarata, chiede di fare la madrina ad un battesimo, ma il parroco non accetta la richiesta.
Jessica si sfoga su Facebook: "Oggi mi è stato negato il diritto di fare da madrina, solamente per il fatto che sono sposata con una donna, in una chiesa cattolica ecumenica, riconosciuta dal Vaticano. Il caro prete si è rifiutato categoricamente di rilasciarmi il nullaosta, documento che serve se si è di un'altra chiesa. Mi rifiuto di far parte di questo mondo, di questa vita, di far parte di questa categoria chiamata uomini, persone. Vergogna, l'amore è uno, il Signore è uno. Questa la chiamo discriminazione, la chiamo umiliazione. Non ho parole per definire tutto questo. Andrò avanti con questa cosa e prenderò provvedimenti, non finirà così. Chiedo a tutti di condividere e far vedere e capire in che mondo stiamo vivendo".
Due precisazioni: il "Vaticano" non ha di certo riconosciuto quella chiesa eretica denominato Chiesa cattolica ecumenica. E dunque Jessica non può fare la madrina perché, come recita il Codice di Diritto Canonico, "non venga ammesso [per rivestire il ruolo di padrino/madrina] un battezzato che appartenga ad una comunità ecclesiale non cattolica". Secondo: il sacerdote ha negato la possibilità a Jessica di fare da madrina perchè come recita il canone 874 del Codice di Diritto Canonico al n. 4 la madrina deve dare prova di condurre "una vita conforme alla fede e all'incarico che assume". Essere omosessuali praticanti è un altro motivo per non permettere a Jessica di diventare madrina.
(Gender Watch News, 22 novembre 2018)

SPAGHETTI SAFFICI PER BARILLA
Nel 2013 l'AD di Barilla Guido Barilla ebbe l'ardire di preferire per le sue campagna pubblicitarie la famiglia e non le coppie gay. Successe un putiferio con tanto di boicottaggio dei prodotti Barilla che portò l'AD a pubbliche scuse.
Da allora Barilla si impegnò a piegarsi all'ideologia gay tanto che secondo il Corporate Equality Index, una graduatoria stilata dall'Human Right Campaign che individua le aziende più gay friendly, Barilla è da anni a punteggio pieno. Questo anche perché ormai fa dirigere le proprie politiche aziendali da organizzazioni omosessualiste come Catalyst, GLAAD e The 30% Club.
Per dar prova di essere pienamente un'azienda arcobaleno Barilla ha presentato al Pasta World Championship, una gara tra cuochi svoltasi a Milano, una nuova confezione di pasta disegnata da Olimpia Zagnoli. La confezione ritrae due donne una di fronte all'altra: uno spaghetto esce dalla bocca di una per essere addentato dalla bocca dell'altra.
Barilla vende pasta e svende il buon senso.
(Gender Watch News, 6 novembre 2018)

TRUMP TORNA ALL'OVVIO E RIPRISTINA MASCHIO E FEMMINA
Nel mondo alla rovescia in cui viviamo le persone normali vengono considerate alieni, e quando proferiscono affermazioni normali, gli alieni si stracciano le vesti.
Un caso di specie è quello del presidente Donald J. Trump, notoriamente il bersaglio preferito di ogni e qualsiasi critica benpensate, ma in questo momento ancora più nell'occhio del ciclone per avere detto semplicemente l'ovvio. E cioè che una persona è sia di genere maschile e femminile a seconda che abbia l'apparato genitale maschile oppure femminile.
Certo, è come dire che l'acqua sia bagnata, ma da tempo il nostro mondo sostiene, contro ogni buonsenso ma nondimeno con pervicacia violenta, che l'acqua sia asciutta. Impera, infatti, quell'ideologia "di genere" che costituisce un salto di qualità enorme rispetto al semplice tentativo di legittimare l'omosessualità. L'ideologia gender mira infatti a una trasformazione completa della persona umana nella misura in cui, dopo avere staccato ideologicamente il genere maschile e femminile dalla sessualità fisica maschile e femminile, cerca di accreditare l'idea che in realtà non esistano affatto sessi definiti dalla natura umana, nemmeno invertiti, ma che sia solo l'essere umano singolo a stabilire quale gender essere, e non solo: pure cambiando, tornando indietro, ritornando avanti, sperimentando, inventando. Il traguardo è la non-definizione, persino il non-essere, visto che l'obiettivo è la fluidità, l'idea cioè il gender non sia appunto un orientamento dato, magari persino "sbagliato" nel caso "legittimo" del maschio che "si sente" femmina e della femmina che "si sente" maschio", bensì solo la rappresentazione di se stesso che la volontà assoluta di ognuno dà, laddove ovviamente la dualità maschio/femmina è semplicemente una gabbia da cui evadere (anche l'omosessuale che inverte il maschio con la femmina, o viceversa, da quella gabbia non esce).
Il mondo è dunque trans, transgender sempre anche se non sempre transessuale nel senso chirurgico del termine. O meglio. Non è, ma sarebbe, visto che il transgenderismo, oltre a una postura etica e intellettuale, è un'impostura bella e buona, sconfitta dalla natura stessa delle cose. L'uomo che si "ricrea" donna, o viceversa, e a maggior ragione chiunque opti per una delle decine e decine di nuove forme di gender che la fantasia malata del nostro mondo sforna a ritmo quotidiano, potrà pur sognare di essere intersex, androgino, agender, crossdresser, intergender,  sistergirl, brotherboy o qualunque esercizio linguistico si voglia accreditare, ma se si guarda allo specchio resta sempre maschio oppure femmina, le due cose restando irriducibili proprio perché essenzialmente complementari. Quelli che infatti ricorrono alla chirurgia, manipolano sì parti del proprio corpo, ma non ricreeranno mai veri organi maschili e veri organi femminili come quelli di cui ci dota la natura alla nascita, e il resto è solo una storia di ormoni a badilate.
Ebbene, come ha riferito The New York Times, Trump e il suo entourage stanno studiando il modo per cancellare il più in fretta possibile le aberrazioni concesse, quanto agli Stati Uniti d'America, dall'era di Barack Obama in cui il dispotismo di genere e l'utopia dell'uomo post-sessuato quasi fosse un X-Man allo stadio finale della propria evoluzione avevano trionfato. Tra l'altro, la cosa più grave e non detta è che queste assurdità del "buonismo" obamiamo, invece di lenire il disagio più che evidente di chi, guardandosi allo specchio, odia la propria natura cercando di riplasmarsela con definizioni pirotecniche degne solo della lalìa più stucchevole, quel disagio lo aggravano, magari rendendolo pure irrimediabile.
Avendo, dice con precisione chirurgica The New York Times, «[...] allentato il concetto giuridico di gender nei programmi federali, tra cui scuola e sanità», l'Amministrazione Obama ha infatti compiuto uno sfacelo. Ora Trump ci sta mettendo una pezza e lo strumento giuridico dovrebbe essere un intervento che definisca giuridicamente che il sesso coincide con il gender (appunto che l'acqua è bagnata) nel Titolo X della legislazione sui diritti civili, cioè gli emendamenti in tema di educazione varati nel 1972.
Storico, e l'occasione si presenta propizia per un aggiornamento doveroso. Da due anni Trump si batte come un leone per la tutela dei princìpi non negoziabili, ma il suo tallone d'Achille è sempre parsa essere proprio la questione omosessuale. Ora però non più. Se riuscirà a legare di nuovo, giuridicamente, il gender al sesso, Trump compirà una contro-rivoluzione fondamentale, e mentre lui fa così, l'uomo che pareva essere la causa di quella sua debolezza sul tema, il ricchissimo imprenditore Peter Thiel, si sta dimostrando essere fatto di gran pasta. Omosessuale dichiarato, Thiel si sta impegnando seriamente in cause conservatrici non certo prone all'ideologia omosessualista e in più occasioni ha voluto egli stesso definire «totalitarismo» la dittatura del gender. Il vento soffia sempre dove vuole.
(Marco Respinti, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 ottobre 2018)

Fonte: Osservatorio Gender, 20 novembre 2018

9 - OMELIA I DOM. AVVENTO - ANNO C (Lc 21,25-28.34-36)
I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni
Fonte Il Settimanale di Padre Pio

È iniziato l'Avvento, ovvero il Tempo che ci prepara a festeggiare il Natale del Signore. In questo Tempo la Chiesa ci invita a riflettere sulla venuta del Signore. Vi è stata una prima venuta del Figlio di Dio sulla terra, a Betlemme. Questa prima venuta si è verificata nel silenzio e nel nascondimento: il Figlio di Dio è sceso su questa terra prendendo carne nel grembo della Vergine Maria. La Sacra Scrittura paragona questa discesa a quella della rugiada che irrora la terra, oppure a un germoglio che spunta da un ramo. Questa prima venuta è avvenuta nella povertà e nell'umiltà per insegnare a noi la via da percorrere se vogliamo raggiungere il Cielo.
Vi è poi una seconda venuta che ci sarà alla fine dei tempi. Quest'ultima venuta sarà contraddistinta dalla gloria e dalla maestà: il Figlio di Dio verrà per giudicare il mondo intero e vi sarà la definitiva vittoria del bene sul male.
Di queste due venute parlano le letture di oggi. La prima lettura si riferisce alla prima venuta. Il profeta Geremia, infatti, afferma: «In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra» (Ger 33,15). Della seconda venuta ci parla il Vangelo: «Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» (Lc 21,27). Per prepararci a questa venuta, il Vangelo ci esorta a pregare con perseveranza: «Vegliate in ogni momento pregando» (Lc 21,36).
Nessuno sa quando Gesù verrà nella gloria. Una cosa sola è certa: quel giorno verrà all'improvviso, quando meno ce lo aspetteremo. Il Signore dice: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso» (Lc 21,34). Ogni giorno dobbiamo essere pronti per l'incontro con Dio. Del resto, quando verrà la nostra ultima ora, quella per noi sarà la fine e dovremo rendere conto a Dio della nostra vita. Poco importa sapere quando verrà la fine del mondo! I vizi e i peccati appesantiscono il nostro cuore e ci impediscono di pensare al Cielo.
Per prepararci all'incontro con Gesù, san Paolo, nella seconda lettura di oggi, ci esorta a comportarci rettamente, ricercando la nostra santificazione e l'amore fraterno. Egli, infatti, così scrive ai Tessalonicesi: «Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra di voi e verso tutti [...] per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità» (1Ts 3,12-13).
Se faremo così anche noi, non avremo nulla da temere da quel giorno che verrà all'improvviso. Sarà un giorno di gioia per tutti quelli che amano il Signore, e un giorno di condanna per tutti quelli che moriranno in peccato mortale. Pertanto, la Chiesa ci esorta a confessarci spesso e a confessarci bene, sinceramente, con vivo pentimento e sincero proposito di non peccare più.
Il modo migliore per vivere il Tempo dell'Avvento è quello di riordinare la nostra coscienza con un buon esame di coscienza, con una buona Confessione e con una preghiera più generosa.
Un proposito molto bello potrebbe essere quello di leggere e meditare quotidianamente le letture della Messa. Da questa meditazione scaturiranno certamente dei propositi di miglioramento. Un altro proposito ci viene indicato dalla Colletta, ovvero dalla preghiera iniziale della Messa. Con quella preghiera abbiamo chiesto a Dio di suscitare in noi la volontà di andare incontro a Gesù con le buone opere. Il campo delle opere buone è sconfinato. L'Avvento sarà il tempo propizio per individuare cosa potremo fare concretamente.
Riassumendo, possiamo dire che la preghiera e le opere buone devono essere il nostro proposito: allora il Natale che si sta avvicinando sarà il più bello della nostra vita, e Gesù tornerà a nascere nel nostro cuore.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

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