BastaBugie n°588 del 05 dicembre 2018

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1 MOSCOVICI: L'UOMO DELLA FRANCIA DI MACRON NELLA COMMISSIONE EUROPEA CHE CRITICA L'ITALIA
L'Europa è tutto tranne che unita perché si spaccia per arbitro chi invece è giocatore e si chiama interesse europeo quello che invece è interesse nazionale (di Francia e Germania)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
2 L'ISLAM POLITICO IN EUROPA E' GIA' UNA REALTA' (E MERITA UN GIUDIZIO CHIARO)
L'arresto di un aspirante attentatore jihadista in Sardegna è l'ennesima prova del vero fine della politica di colonizzazione ''dolce'' del Qatar
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SBAGLIO SE AMO MIO MARITO, GLI SONO FEDELE, MA GODO DEL RAPPORTO SESSUALE CON LUI?
Quando al mattino mio marito mi dice che quella sera sarò tutta sua comincia a nascere in me un desiderio che mi accompagna per tutta la giornata e il mio corpo si prepara all'incontro con il suo
Autore: Padre Angelo - Fonte: Amici Domenicani
4 SAI QUAL E' IL VANTAGGIO DI ESSERE CRISTIANI?
La distinzione non è tra ''credenti e non credenti'', bensì tra ''credenti e creduloni''
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Avvenire
5 LIBERI DAL PECCATO E QUINDI DALLA SCHIAVITU'
La Chiesa ha guidato il mondo ad abolire la schiavitù (ma gli illuministi, tipo Voltaire, la volevano reintrodurre)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
6 UN ANTIDOTO AL CATASTROFISMO DI CHI CREDE ANCORA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La Conferenza sul clima apertasi ieri a Katowice (Polonia) si scontra con la realtà (alcuni scienziati italiani scrivono un libro che smonta la teoria del riscaldamento globale per colpa dell'uomo)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 GESU' E' NATO DAVVERO IL 25 DICEMBRE
Occorre ribadire ancora una volta la storicità della data di nascita di Gesù
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: COME NEGOZIANTE VORREI RISPONDERE ALL'ARTICOLO DI CAMMILLERI
Dietro alle promesse mirabolanti del Black Friday c'è un sistema che uccide il commercio
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA IMMACOLATA - ANNO C (Lc 1,26-38)
Avvenga per me secondo la tua parola
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio
10 OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO C (Lc 3,1-6)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

1 - MOSCOVICI: L'UOMO DELLA FRANCIA DI MACRON NELLA COMMISSIONE EUROPEA CHE CRITICA L'ITALIA
L'Europa è tutto tranne che unita perché si spaccia per arbitro chi invece è giocatore e si chiama interesse europeo quello che invece è interesse nazionale (di Francia e Germania)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 23/11/2018

Si può fare molta fatica a capire il dettaglio di quello che sta succedendo tra Italia e Ue, ma la sostanza è chiara: l'Europa è tutto tranne che unita! È in guerra civile.
Non solo perché diverse nazioni perseguono il loro proprio interesse e fanno valere il loro peso politico ed economico, a danno di altre, ma anche perchè si spaccia per tecnica neutrale ciò che è politica; si spaccia per arbitro chi invece è giocatore; si spaccia per interesse europeo quello che è interesse nazionale.
Lo dimostra il caso di Pierre Moscovici, commissario economico europeo, cioè, in questo suo ruolo, un tecnico neutrale: che però è anche un politico francese e socialista, che in passato ha servito la Francia di Hollande, ottenendo per il suo paese e per il suo partito, dalla Commissione europea, più di quello che nega oggi all'Italia (per questo ha poi fatto ulteriore carriera, divenendo l'uomo di Parigi a Bruxelles).
Moscovici agiva nel 2013, al servizio della Francia, come politico francese.
Oggi invece, come commissario UE, finge di agire come un tecnico, come un arbitro imparziale, ma è ancora un politico francese, ed è ancora un politico socialista, che gioca in pieno la partita, perché fa gli interessi della Francia, dell'amico Macron, con cui ha uno stretto rapporto, e della sinistra internazionale.
E lo fa con tanto più impegno quanto più si avvicinano le elezioni che lo manderanno a casa. Lo fa perché questa è anche la sua campagna elettorale, la campagna elettorale di Macron, del partito di Macron.
Al di là del giudizio (che non so dare) sulla manovra del governo italiano, come non vedere che un sistema di questo genere - in cui valgono soprattutto i rapporti di forza tra stati e tra partiti con interessi e visioni diverse, per cui gli stati amici e i politici amici godono di piena sovranità e ottengono ogni genere di favori e di deroghe, mentre quelli nemici sono messi all'angolo - o si riforma, o condurrà l'Europa alla definitiva disfatta per cause interne?

Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "Chi è Pierre Moscovici, il commissario francese che ha fatto infuriare Salvini" spiega che Moscovici non è certo l'unico ad usare frasi urticanti con l'Italia. Eppure tutte le volte che ha preso di mira l'Italia ha provocato accese reazioni.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Agenzia Giornalistica Italia il 13 settembre 2018:
Molti anni fa, quando era ancora un ministro di secondo piano, titolare del dicastero dedicato ai rapporti con l'Unione Europea, a Pierre Moscovici venne chiesto quale dovesse essere la nuova Europa che tutti andavano sognando. Lui rispose: "Vogliamo l'Europa del popolo, come dice Tony Blair. Ma la vogliamo grazie alla continuità o ad una rottura traumatica?". Eccolo qui, Pierre Moscovici: socialista ma liberista, europeista ma francesissimo. Tutto meno che un rivoluzionario. Lingua lunga e grande capacità di fiutare cosa frulli nella testa delle masse.
Suo padre, del resto, era un grande psicologo e sociologo di famiglia ebraica venuto dalla Romania: da un lato all'altro dell'Europa, per sfuggire all'antisemitismo. Anche questo un particolare importante: ci sono argomenti che restano molto sensibili.
LA FRANCIA SOPRA TUTTO
Inutile dire della sua carriera universitaria: l'elite francese non si allontana mai dall'Ena. Esiste altra istituzione accademica che valga la pena frequentare? Ci vanno tutti: quelli di destra e quelli di sinistra. Verrebbe da pensare quello che si dice di Eton: ne escono che metà ha sviluppato l'idea non segreta di divenire capo del governo, e l'altra metà con la determinazione di impedire alla prima metà di realizzare il proprio intento.
Soprattutto, viene da chiedersi perché chi è destinato a pensarla diversamente sia costretto a studiare sugli stessi libri. Forse perché un conto è la destra, uno la sinistra, ma sopra di ogni altra cosa c'è la Francia.
TRA PARIGI E L'EUROPA
Ad ogni modo Moscovici, che non è uno sciocco, per evitare storie e rognose rivalità ha deviato strada: da Parigi si è concentrato su Bruxelles. La cosa non gli ha impedito di togliersi la soddisfazione di fare il ministro delle finanze a casa sua. Ed è qui che è bene concentrarsi, per capirne il carattere e le caratteristiche.
Se Lionel Jospin, a cavallo del Millennio, lo mandò una prima volta a Bruxelles a studiare la materia, Francois Hollande ne fa il suo custode dei conti. E qui lui fa bingo, perché ottiene tutto quello che ci sia di più desiderabile per un francese che guarda a Bruxelles: il permesso di derogare alle terribili regole di bilancio imposte dal patto di stabilità.
MIRACOLO A BRUXELLES
Molti ci provano, uno solo vince. Lui vince. "Veni, vidi, MoscoVICI", latineggia l'Economist riferendo l'accaduto. Per la precisione, si tratta di una deroga di due anni al limite massimo per riportare entro la soglia del 3 percento il rapporto tra deficit e Pil. La regola che fa impazzire tuti i governi italiani, ad esempio.
I frutti del successo vengono colti immediatamente: Hollande lo ringrazia facendone il commissario all'economia di tutta l'Ue: se la presidenza della commissione è andata ad un Junker considerato uomo di Angela Merkel, la seconda carica tocca ai francesi. È l'Europa Carolingia, bellezza, e non ci puoi far niente.
Solo che la conferma da parte dell'Europarlamento (passo ineludibile) non va del tutto liscia: i popolari di mezzo continente, forse ingelositi dall'aver spuntato lui quel che loro non erano riusciti mai a vedere nemmeno con il cannocchiale, lo mettono sulla graticola. Moscovici dimostra nelle sue risposte un indubbio esprit de finesse, che poi è la capacità di ragionare dialetticamente.
IL CANDIDATO RISPONDA
La domanda centrale gliela pone un anonimo deputato spagnolo: "Ci dica il nome di tre riforme economiche raccomandate dall'Unione che lei, da ministro delle finanze, ha avuto cura di realizzare nel corso del suo mandato".
Domanda trabocchetto. In cambio dei due anni di slittamento, i francesi avevano promesso di:
1) rivedere le regole del mercato del lavoro;
2) liberalizzare l'economia;
3) migliorare la politica fiscale.
E niente o quasi era stato fatto. Il candidato rispose: "I bilanci statali da me stilati non hanno mai violato le regole comunitarie". In Aula scoppiò il finimondo: se qualcuno avesse avuto in mano il libretto di Moscovici glielo avrebbe sicuramente strappato.
Eppure alla fine l'esame fu superato. Perché il candidato aveva avuto cura di mettere dalla sua parte la Preside, Angela Merkel. Fu così che lui ebbe l'incarico, ma a patto di non dar troppo fastidio alla Germania. Ancora una volta: l'Europa Carolingia.
Lui venne definito "una fetta di prosciutto in due fette di pane tedesche", definizione che tutt'ora regge.
ATENE VA DIFESA
Questo non vuol dire che sia sempre disposto a dire di sì. Nel corso della terribile crisi finanziaria greca, lui ebbe il coraggio di scrivere una lunga lettera al Financial Times difendendo la serietà di Atene. "Hanno fatto sforzi senza precedenti in tema di politica fiscale, a partire dalle pensioni", riconobbe ai greci, "ma anche sul sistema dell'imposta di valore aggiunto e sulla tassazione dei redditi personali". Un giro di parole per definire lacrime e sangue. Forse è per questo che on gli è riuscito di diventare presidente dell'Eurogruppo quando l'iperliberista olandese Dijsselbloem ha ceduto il posto. Gli è stato preferito un portoghese, Mario Centeno.
L'EUROPA DELL'INSULTO
Quanto a Dijsselbloem, è uno che pare abbia fatto a cazzotti con l'allora ministro dell'economia Varoufakis quando questi era intervenuto in difesa di Moscovici nel corso di una riunione assai calda. E la cui sensibilità politica e diplomatica venne tutta fuori al momento di definire i paesi dell'Europa Meridionale (e si riferiva anche all'Italia) come maniche di scioperati dediti a sprecare le loro grandi risorse tra alcol e donne. Matteo Salvini, che oggi si indigna per l'aver parlato Moscovici di "nessun Hitler, ma tanti piccoli Mussolini in giro per l'Europa", dovrebbe ricordare anche questo.
Perché non è da ieri che in Europa fioccano gli insulti, più o meno meritati. A cominciare da quel simpatico epiteto travestito da acronimo con cui la stampa inglese generosamente indica Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Mettete insieme le iniziali e vi verrà fuori, voilà, PIGS. Inutile la traduzione.
Una definizione che spopola sulla stampa sovranista d'Oltremanica.

Fonte: Libertà e Persona, 23/11/2018

2 - L'ISLAM POLITICO IN EUROPA E' GIA' UNA REALTA' (E MERITA UN GIUDIZIO CHIARO)
L'arresto di un aspirante attentatore jihadista in Sardegna è l'ennesima prova del vero fine della politica di colonizzazione ''dolce'' del Qatar
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-11-2018

Nel Rapporto sull'Islam politico dell'Osservatorio cardinale Van Thuân di cui si occupa la Nuova Bussola Quotidiana c'è un punto molto importante che rischia di passare inosservato nel gran numero di argomenti che il Rapporto tratta. Esso è strettamente connesso con la Dottrina sociale della Chiesa, punto di vista da cui il Rapporto considera e valuta gli aspetti politici dell'Islam. Il punto è il seguente: segnalando le difficoltà presenti in alcuni aspetti dell'Islam politico, la Dottrina sociale della Chiesa non vuole difendere l'Occidente così come esso è, né intende proteggere la versione occidentale di quelle stesse questioni.

LA DEMOCRAZIA NELL'ISLAM
Facciamo il caso della democrazia. Nell'Islam politico il concetto di democrazia non esiste o, se esiste in qualche versione pratica, è piuttosto incompatibile con l'impianto teologico di quella religione. La democrazia ha bisogno di alcuni elementi complementari che nell'Islam o non esistono o sono di difficile attuazione: la laicità, la libertà religiosa, la differenza tra legge coranica e legge civile, il pluralismo, la mancanza di un diritto naturale in cui far convergere un consenso politico autonomo dalla religione e così via. La Dottrina sociale della Chiesa esamina su questo punto l'Islam, ma con ciò non intende difendere semplicemente (e ingenuamente) la democrazia occidentale relativista, procedurale, irreligiosa, priva anche essa di un diritto naturale come fondamento, soggettivistica e così via. In questo caso si crea come un triangolo interpretativo: la Dottrina sociale è un vertice del triangolo e guarda criticamente agli altri due vertici rappresentati da Islam e Occidente politico. Del resto, anche gli altri due vertici fanno così. La cultura occidentale politica, per esempio, guarda con favore all'Islam per eliminare la presenza pubblica cattolica in una società cosiddetta multi-religiosa.

I DIRITTI UMANI NELL'ISLAM
Possiamo anche fare l'esempio dei diritti umani. La nozione di diritti umani nell'Islam o non c'è o è molto diversa da quella occidentale. Uguaglianza tra tutti gli uomini e quindi tra uomo e donna non sono presenti nella cultura islamica così come li intendiamo noi in Occidente. È giusto quindi sottoporre a critica questa loro visione per la quale la differenza religiosa - essere musulmani o meno - diventa anche una differenza antropologica in quanto esprime due diverse forme di umanità subordinate tra loro. Però senza cadere nella celebrazione della concezione occidentale, liberale e illuministica, dei diritti umani intesi come meri diritti soggettivi non espressivi di un diritto e quindi privi del concetto di "giusto". Molti dicono che  anche questa ultima visione dei diritti deriva dal cristianesimo e quindi è in un certo senso cristiana, ma così non è. La visione libertaria dei diritti oggi tanto in voga in Occidente non può nascere dal cristianesimo perché antepone la libertà alla verità. Le istituzioni europee ed anche i singoli Stati membri dell'Unione affrontano il problema Islam armati solo di quella loro concezione libertaria dei diritti, il che li rende perdenti fin dall'inizio. Essi chiedono una integrazione fondata su quei diritti a cui l'Islam non potrà mai dare il proprio consenso, e nemmeno la Dottrina sociale della Chiesa. Ecco allora che si ripropone il triangolo interpretativo di cui si parlava sopra.
L'Occidente ha talmente perso contatto con i fondamenti della propria civiltà giuridica da accettare la sharia, o legge islamica, come sta avvenendo per esempio ufficialmente in Inghilterra, e come avviene di fatto in altri Paesi. E come avverrà - aggiungiamo - se e quando un partito islamico entrerà organicamente in un governo politico di un Paese europeo. Criticando l'ammissione della charia nei nostri ordinamenti giuridici, la Dottrina sociale della Chiesa non intende però anche avvalorare il distacco tra diritto positivo e diritto naturale che è avvenuto in essi lungo i decenni. Perché è proprio questo che indebolisce la nostra cultura giuridica e la apre a concessioni ad una legge religiosa.
Queste indicazioni di fondo del Rapporto dell'Osservatorio Van Thuân sono molto importanti dal punto di vista delle politiche religiose nei confronti dell'Islam. Affinché queste vengano fatte avendo presente cosa l'Occidente dovrebbe essere. La Dottrina sociale della Chiesa deve fare proprio questo: valutare politicamente l'Islam e nello stesso tempo l'Occidente post-cristiano.

Nota di BastaBugie: Souad Sbai nell'articolo seguente dal titolo "Jihadisti in Sardegna, i frutti avvelenati del Qatar" parla L'arresto di un aspirante attentatore di origini palestinesi, Alaji Amin, a Macomer, nella provincia di Nuoro è l'ennesima prova del vero fine della politica di "colonizzazione dolce" del Qatar. I cui massicci investimenti sull'isola non a caso coincidono con un processo di radicalizzazione.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 novembre 2018:
Più Qatar, significa più terrorismo: l'arresto di un aspirante attentatore di origini palestinesi, Alaji Amin, a Macomer, nella provincia di Nuoro, ne è l'ennesima prova. Il pericolo terrorismo in Sardegna è infatti conseguenza della massiccia presenza del Qatar nella regione, dove gli emiri del clan Al Thani hanno da tempo stabilito il proprio feudo personale. I massicci investimenti nei settori più disparati, dal turismo alla sanità, servono a nascondere l'estremismo e la radicalizzazione propagati dal regime di Doha attraverso le moschee illegali, le associazioni pseudo-culturali e i sedicenti imam che fanno capo alla Fratellanza Musulmana.
Tuttavia, questo schema del "doppio binario" - ovvero comprare la compiacenza della classe dirigente politica ed economica italiana, da un lato, per consentire all'agenda islamista della Fratellanza Musulmana di avanzare, dall'altro - è attuato dal Qatar in tutta Italia, come dimostrano le numerose perquisizioni effettuate solo qualche giorno fa in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Abruzzo, nell'ambito delle indagini riguardanti l'arresto di un giovane egiziano radicalizzato e anch'egli aspirante attentatore. Senza dimenticare la lunga serie di arresti ed espulsioni attraverso tutto lo stivale, Meridione incluso, nel corso di quest'anno.
Nell'indifferenza del mondo politica, la salvezza dell'Italia si confermano ancora una volta le forze di polizia e i servizi d'informazione, che continuano a svolgere responsabilmente il compito di garantire la sicurezza del paese. Ma di fronte al crescere dell'estremismo e della sua pericolosità - secondo le prime rivelazioni Amin era pronto a utilizzare veleno o armi chimiche -, non è più sufficiente "cavarsela" impedendo che la minaccia di un attacco terroristico si concretizzi. Occorrerebbe invece impedire alla minaccia di formarsi, facendo molto di più nel prevenire la diffusione del retroterra ideologico che trova poi sfogo nel terrorismo. Da questo punto di vista, si registra purtroppo una deriva a dir poco inquietante.
Le porte aperte del Quirinale e dei palazzi del potere alla "colonizzazione dolce" del Qatar continuerà a favorire la radicalizzazione all'interno della comunità islamica in Italia, e le forze di polizia e i servizi d'informazione saranno sempre più impegnati a impedire che "ci scappi il morto". Ma appunto: fino a quando durerà senza morti e feriti? Senza misure più stringenti e davvero efficaci volte a stroncare all'origine ogni forma di proselitismo in territorio italiano da parte della Fratellanza Musulmana, il numero degli aspiranti attentatori - "martiri" secondo la distorta visione della realtà che caratterizza gli ambienti jihadisti - è destinato ad aumentare ulteriormente. Riusciranno le forze di polizia e i servizi d'informazione a fermarli tutti prima che entrino in azione? In caso contrario, la responsabilità ricadrà tutta sulla politica e sulle istituzioni.
Nel frattempo, la caccia al jihadista sta riempendo le già sovraffollate carceri italiane. Ed è sempre la Sardegna al centro dell'attenzione. Il carcere di Sassari, dove esiste un settore dedicato ai soli detenuti per reati di terrorismo, è infatti in subbuglio, come denuncia un  sindacato locale: sia per il sovraffollamento, che per le difficili condizioni nelle quali la polizia penitenziaria si trova a svolgere il proprio lavoro. In nome della "vigilanza dinamica" e del "regime penitenziario aperto", è stato ridotto il numero di sentinelle sui muri di cinta delle carceri, con conseguente aumento delle evasioni, e i controlli nei confronti dei detenuti, autorizzati a passare fuori dalla cella tra le 8 e le 10 ore giornaliere, sono sporadici e occasionali, con conseguente aumento degli episodi critici.
Lo sfascio e lo smantellamento delle politiche di sicurezza nel carcere di Sassari descritto dal sindacato, va incontro alle esigenze della Fratellanza Musulmana, che nei centri di detenzione ha uno dei suoi principali bacini per l'indottrinamento e il reclutamento di nuovi seguaci. È pertanto in un quadro di sostanziale libertà per la radicalizzazione jihadista che nella Casa Circondariale di Sassari - Bancali "Giovanni Bachiddu", Hafiz Muhammad Zulkifal Zulkifal, pakistano ed ex imam di Zingonia, provincia di Bergamo, può continuare a salmodiare e a guidare la preghiera di soggetti come Nabil Benamir, marocchino arrestato alla fine del 2017 con l'accusa di appartenere all'ISIS e protagonista di un paio di rivolte con altri suoi sodali in nome del Califfato.
Al fenomeno della radicalizzazione delle carceri e alla pericolosa presenza del Qatar, si aggiunge la questione dei continui sbarchi di migranti sulle coste della Sardegna, soprattutto di nazionalità algerina. Tra questi, è lecito pensare che non manchino soggetti già radicalizzati o facilmente radicalizzabili. La situazione nella regione rischia di precipitare e ciò chiama in causa la politica e le istituzioni. I ministri competenti dell'attuale governo del cambiamento ascolteranno il grido d'allarme proveniente da Sassari e dal resto della Sardegna?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-11-2018

3 - SBAGLIO SE AMO MIO MARITO, GLI SONO FEDELE, MA GODO DEL RAPPORTO SESSUALE CON LUI?
Quando al mattino mio marito mi dice che quella sera sarò tutta sua comincia a nascere in me un desiderio che mi accompagna per tutta la giornata e il mio corpo si prepara all'incontro con il suo
Autore: Padre Angelo - Fonte: Amici Domenicani, 20 agosto 2018

Carissimo Padre Angelo,
io e mio marito leggiamo spesso le risposte che dà ai vari quesiti che le persone le pongono e attingiamo da queste per poter essere sempre sulla linea che il Signore ci indica. Grazie dunque a lei per questa sua disponibilità.
Una frase, che lei cita spesso quando le chiedono della liceità del piacere che si ha nell'incontro sessuale, è questa: "il pregio della temperanza non sta nel reprimere i piaceri, ma nel signoreggiarli".
Ecco io non capisco a pieno il significato di queste parole, o meglio ne capisco il significato ma non so capire se il mio/nostro comportamento è in linea con queste parole.
Mi spiego. Io sono una casalinga quarantenne, sposata da 15 anni con mio marito che invece lavora fuori casa tutto il giorno (esce di casa al mattino e rientra dopo le 20) e madre di due bimbi di 5 e 3 anni. Quando mio marito esce di casa per andare a lavoro e baciandomi mi dice di non prendermi impegni per la sera perché quella sera sarò tutta sua, in me comincia a nascere un desiderio che mi accompagna per tutta la giornata, a mano a mano che si avvicina l'ora del suo arrivo io sento che il mio corpo si prepara all'incontro con il suo, mi piace essere bella, i figli impegnano molto del mio tempo però riesco a rubare loro dei momenti per farmi una doccia, truccarmi un po', mettermi la biancheria che so piacere tantissimo a lui, magari un bel vestitino non troppo complicato da togliere e, dopo che abbiamo cenato e rimesso in ordine la cucina, non vedo l'ora che i bimbi crollino dal sonno (e a volte sembra che proprio non ne vogliano sapere di dormire). Finalmente soli! Inizia il corteggiamento e a me questo piace tantissimo poi comincia a farmi star bene ed io godo di questo piacere e vorrei che lui prolungasse questi momenti all'infinito prima di entrare dentro di me. Quando mi sveglio il mattino successivo porto ancora dentro di me il dolce sapore della nostra unione e per tutto il giorno successivo, ripensando a quei momenti, provo ancora un certo piacere psicologico che mi fa affrontare tutta la giornata con un'ottica diversa più serena: so che il mio sposo è tutto per me ed io sono tutta sua. Ecco io Padre godo del piacere che mi dona mio marito, ne godo anche nei momenti successivi col pensiero, quindi forse non sono brava a signoreggiarli come dice lei, però da questi nostri incontri io traggo l'energia per essere sempre positiva, gentile, accogliente con tutti, io sento che il nostro amore è sopra ogni cosa e per sempre, ecco il piacere che provo nell'incontro coniugale con mio marito mi dà la certezza del "per sempre contro ogni avversità".
Le chiedo dunque Padre una sua considerazione sul mio comportamento e di chiarirmi cosa intende per signoreggiare i piaceri.
Nell'attesa sappia che noi preghiamo sempre per lei e per tutte quelle persone che ci guidano nel nostro cammino di sposi fedeli all'insegnamento del Vangelo.
Con affetto
Paola

RISPOSTA DEL SACERDOTE

Cara Paola,
"signoreggiare i piaceri" significa metterli a servizio della persona. Nel tuo caso si tratta di metterli a servizio dell'autentico amore nei confronti di tuo marito. C'è autentico amore quando l'intimità coniugale non è falsificata dalla contraccezione, nella quale si finge si donarsi, ma non ci si vuole donarsi in totalità. Sarebbe già sufficiente questo per dire come si signoreggia il piacere. piaceri.
A proposito della distensione nel piacere senza diventarne schiavi, anzi signoreggiandolo, ti presento l'insegnamento di san Francesco di Sales, dottore della Chiesa, il qual fa un'analogia con il cibo. Dice che si può mangiare perché si ha fame ed è una cosa buona: così anche nel matrimonio ci si unisce nell'intimità coniugale in ordine alla procreazione.
Ma talvolta si mangia non tanto perché si ha fame ma "per il piacere di continuare ad intrattenerci con gli altri e scambiare con essi cortesie". E questa - continua il santo - "è cosa molto giusta e onesta: allo stesso modo, la reciproca e legittima soddisfazione delle parti nel santo matrimonio è chiamato da S. Paolo dovere". Si può mangiare infine per ingordigia, e questo non è bello. Così non è bella quell'intimità in cui si prevarica dalla legge di Dio facendo emerge solo la libidine.
Il tuo modo di agire rientra nel secondo: qui la donazione è totale. Ed è totale anche perché si accetta che questi atti rimangano aperti alla vita, anche qualora si fosse certi che non nasceranno figli a motivo del periodo infertile della donna. L'accettazione della loro potenzialità procreativa è motivo per dire che si vuole rimanere aderenti al progetto di Dio perché anche quell'atto cooperi infine all'unione con Dio, alla santificazione.
Come puoi vedere, si coglie anche in questo la bellezza della legge di Dio il quale vuole che l'intimità coniugale sia vera, autentica, non falsificata o avvelenata dall'incontenibile concupiscenza della carne. Benedetto XVI ha detto che "se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell'amore e la sacralità della vita" (10.5.2008).
Papa Benedetto ha detto anche che il rispetto della legge di Dio all'interno del matrimonio è "un grande sì alla bellezza dell'amore" (Benedetto XVI, Messaggio a 40 anni dalla pubblicazione dell'enciclica, 6.10.2008).
Augurandoti di crescere sempre più nell'obiettivo ultimo del matrimonio e dei suoi atti che è quello della santificazione vicendevole, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.

Fonte: Amici Domenicani, 20 agosto 2018

4 - SAI QUAL E' IL VANTAGGIO DI ESSERE CRISTIANI?
La distinzione non è tra ''credenti e non credenti'', bensì tra ''credenti e creduloni''
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Avvenire, 03/09/12

Vi do una notizia un po' riservata. Vi rivelo un segreto; ma, mi raccomando, resti tra noi. La notizia è questa: grande è la fortuna di noi credenti. Grande è la fortuna di chi è «cristiano»; cioè appartiene, sa di appartenere, vuole appartenere a Cristo. Grande è la fortuna dei credenti in Cristo. Però non andate a dirlo agli altri: non la capirebbero. E potrebbero anche aversela a male: potrebbero magari scambiare per presunzione il nostro buon umore per la felice consapevolezza di quello che siamo; potrebbero addirittura giudicare arroganza la nostra riconoscenza verso Dio Padre che ci ha colmati di regali. C'è perfino il rischio di essere giudicati intolleranti: intolleranti solo perché non ci riesce di omologarci - disciplinatamente e possibilmente con cuore contrito - alla cultura imperante; intolleranti solo perché non ci riesce di smarrirci, come sarebbe «politicamente corretto», nella generale confusione delle idee e dei comportamenti.

CONOSCERE IL SENSO DI CIÒ CHE SI FA
È già una fortuna non piccola e non occasionale - che ci viene dalla nostra professione di fede - quella di conoscere il senso di alcune piccole consuetudini e di alcune circostanze occasionali. Per esempio, tutti mangiamo il panettone a Natale, ma solo i credenti sanno perché lo mangiano. Non è che il loro panettone sia necessariamente più buono di quello dei non credenti: è semplicemente più ragionevole. Un altro esempio: un po' d'anni fa eravamo tutti eccitati e in tripudio per il suggestivo traguardo del Duemila che ci sarebbe stato dato di raggiungere: ma l'emozione e la festa dei credenti erano meglio motivate. Noi non ci sentivamo emozionati e in festa soltanto per la rotondità della cifra (duemila!); eravamo presi e allietati dal forte ricordo di un evento che è centrale e anzi unico nella storia: il ricordo del bimillenario dall'ingresso sostanziale e definitivo di Dio nella vicenda umana. Quell'anno appunto ci veniva più intensamente richiamata la memoria dell'Unigenito del Padre che è divenuto nostro fratello e si ravvivava in noi con vigore singolare la grande speranza che duemila anni fa ha incominciato ad attraversare la terra. Come si vede, tutta l'umanità festeggiava il Duemila; ma la nostra festa era innegabilmente più consistente e più razionalmente fondata.

CONOSCERE IL SENSO DI TUTTO
Chi è «di Cristo» riceve in dotazione anche la certezza dell'esistenza di Dio. Ma non di un Dio filosofico, che all'uomo in quanto uomo non interessa granché; non di un Dio che viene chiamato in causa solo per dare un cominciamento e un impulso alla macchina dell'universo, e poi lo si può frettolosamente congedare perché non interferisca e non disturbi; non di un Dio che, dopo il misfatto della creazione, parrebbe essersi reso latitante. Questa è, press'a poco, la concezione «deistica», e non ha niente a che vedere né con l'insegnamento del Signore né con la nostra vita. C'è anzi da dire che tra il deismo e l'ateismo, per quel che personalmente ci riguarda, la differenza non è poi molta. Il nostro Dio è «il Padre del Signore nostro Gesù Cristo», come amava ripetere san Paolo. E lo si incontra, incontrando Gesù di Nazaret e il suo Vangelo: «Nessuno conosce il Padre se non il Figlio - lo ha detto lui esplicitamente - e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11,27).

CREDENTI E CREDULONI
Coloro che si affidano a Cristo - che è «Luce da Luce», cioè il Logos sostanziale ed eterno di Dio - sono inoltre abbastanza difesi dalla tentazione di affidarsi a ciò che è inaffidabile. Anche questa è una fortuna non da poco. È stato giustamente notato come il mondo che ha smarrito la fede non è che poi non creda più a niente; al contrario, è indotto a credere a tutto: crede agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine dei giornali e delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità, alle creme di bellezza; crede all'esistenza degli extraterrestri, al new age, alla metempsicosi; crede alle promesse elettorali, ai programmi politici, alle catechesi ideologiche che ogni giorno ci vengono inflitte dalla televisione. Crede a tutto, appunto. Perciò la distinzione più adeguata tra gli uomini del nostro tempo parrebbe non tanto tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e creduloni.

LA SFORTUNA DELL'ATEO
Si può intuire quanto sia grande a questo proposito la nostra fortuna, soprattutto se ci si rende conto davvero della poco invidiabile condizione degli atei. I quali, messi di fronte ai guai inevitabili in ogni percorso umano, non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo – che sia veramente tale – non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene. Non c'è nessuno contro cui ribellarsi, e ogni sua contestazione, a ben pensarci, risulta un po' comica. Di solito, in mancanza di meglio, finisce coll'aggredire i credenti; ma è un bersaglio che non è molto appagante, perché i credenti (se sono saggi) se ne infischiano di lui e non gli prestano molta attenzione. Un ateo, se non vuol clamorosamente rinunciare a ogni logica e a ogni coerenza, è privato perfino della soddisfazione di bestemmiare. E questa è la più comica delle disavventure. Clave Staples Lewis (l'autore delle famose Lettere di Berlicche), ricordando il tempo della sua incredulità, confessava: «Negavo l'esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva».

UN DIO BUONO, CHE NON PERMETTE IL MALE
Gesù poi – rivelandoci, attraverso il mistero della sua passione e della sua gloria, che anche l'umiliazione, la sofferenza, la morte trovano posto in un disegno d'amore che tutto riscatta e alla fine conduce alla gioia – ci preserva anche dalla follìa di chi arriva a ipotizzare, fondandosi sulla sua stessa personale esperienza, che un Dio probabilmente esiste; ma, se esiste, è malvagio e causa di ogni malvagità. È il sentimento espresso, per esempio, nella spaventosa professione di fede di Jago nell'Otello di Verdi all'atto secondo: «Credo in un Dio crudel che m'ha creato simile a sé». Il Dio che ci è fatto conoscere dal Redentore crocifisso e risorto, è un Dio che ci vuol bene e, come dice san Paolo, fa in modo che «tutto concorra al bene per quelli che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (cf. Rm 8,28); tutto concorre al nostro bene anche quando noi sul momento non ce ne avvediamo. È la verità consolante ed entusiasmante che Gesù ci confida, quasi suprema sua eredità, nei discorsi dell'ultima cena: «Il Padre vi ama» (Gv 16,27). Il Padre ci ama: con questa certezza nel cuore ogni difficoltà, ogni tristezza, ogni pessimismo diventa per noi superabile.

CONOSCENDO IL PADRE CONOSCIAMO NOI STESSI
Facendoci conoscere il Padre, Gesù ci porta anche alla miglior comprensione di noi stessi: ci fa conoscere chi siamo in realtà, quale sia lo scopo del nostro penare sulla terra, quale ultima sorte ci attenda. «Cristo - dice il Concilio Vaticano II - proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (Gaudium et spes 22). Così veniamo a sapere - e nessuna notizia è per noi più interessante e risolutiva di questa - che siamo stati chiamati ad esistere non da una casualità anonima e cieca, ma da un progetto sapiente e benevolo. Veniamo a sapere che l'uomo non è un viandante smarrito che ignora donde venga e dove vada né perché mai si sia posto in viaggio, ma un pellegrino motivato, in cammino verso il Regno di Dio (che è diventato anche suo) e verso una vita senza fine. Il dilemma tra l'essere increduli e l'essere credenti è in realtà il dilemma tra il ritenersi collocati entro un guazzabuglio insensato e il conoscere di essere parte di un organico e rasserenante disegno d'amore. L'alternativa, a ben considerare, sta fra un assurdo che ci vanifica e un mistero che ci trascende; alternativa che esistenzialmente diventa quella tra un fatale avvìo alla disperazione e una vocazione alla speranza. Perciò san Paolo può ammonire i cristiani di Tessalonica a non essere malinconici e sfiduciati come gli altri; «come gli altri - egli dice - che non hanno speranza» (1Ts 4,13). Questa è dunque la sorte invidiabile di coloro che sono «di Cristo»: dal momento che «conoscono le cose come stanno», non sono costretti ad appendere ai punti interrogativi la loro unica vita.

«DOVE C'È LA FEDE, LÌ C'È LA LIBERTÀ»
Un'altra grande fortuna di coloro che sono «di Cristo» è quella di essere liberi. Abbiamo ricevuto a questo riguardo una precisa promessa: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32). Il principio di questa prerogativa inalienabile del cristiano è la presenza in noi dello Spirito Santo: «Dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà» (2Cor 3,17); quello Spirito che, secondo la parola di Gesù, ci guida alla verità tutta intera (cf. Gv 16,13). Vale a dire, come abbiamo appena visto, ci chiarifica «le cose come stanno». Sant'Ambrogio enuncia icasticamente questo caposaldo dell'antropologia cristiana, scrivendo in una sua lettera: «Dove c'è la fede, lì c'è la libertà».

Fonte: Avvenire, 03/09/12

5 - LIBERI DAL PECCATO E QUINDI DALLA SCHIAVITU'
La Chiesa ha guidato il mondo ad abolire la schiavitù (ma gli illuministi, tipo Voltaire, la volevano reintrodurre)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 20/11/2018

Per tanto tempo la storiografia sulla schiavitù è stata, per lo più, parziale e incompleta. Per due motivi. Da una parte perché si è privilegiato lo studio dello schiavitù praticata dagli europei e dai coloni americani in età moderna, ingenerando così in molti la convinzione che lo schiavismo sia stato un vizio tipicamente nostrano, una colpa limitata ad una sola epoca e ad alcuni singoli popoli.
Dall'altra perché gli stessi storici che, per motivi ideologici, hanno puntato i riflettori solamente sullo schiavismo europeo, nell'ambito della stessa forma mentis hanno privilegiato, rispetto ad una visione d'insieme, la ricerca di eventuali omissioni della Chiesa cattolica, sovente accusata di non essere stata "sufficientemente" contraria allo schiavismo stesso.
Per questo mi sembra necessario salutare con riconoscenza l'ennesima fatica di Rodney Stark, "A Gloria di Dio" (Lindau), che tra le altre cose tenta di proporre una visione globale dello schiavismo nella storia. Stark, sviscerando e comparando una sterminata quantità di studi famosi, con una lucidità e una capacità di sintesi straordinarie, riassume dunque alcuni fatti fondamentali. La constatazione basilare di Stark è che lo schiavismo "è stata una caratteristica quasi universale della 'civiltà', ma era anche comune in un certo numero di società aborigene sufficientemente ricche da potersela permettere".

ROMA E ATENE
Anche Roma e la Grecia antiche prevedevano "un uso estensivo del lavoro degli schiavi", considerati oggetti, beni di proprietà, e come tali privi di qualsiasi diritto e sottoposti all'arbitrio più totale da parte dei padroni. Si può aggiungere, come ampiamente dimostrato da Aldo Schiavone in "Spartaco. Le armi e l'uomo", che in epoca pagana non esisteva neppure il sospetto che la schiavitù in quanto tale fosse iniqua: i ribelli come Spartaco miravano alla propria liberazione, non certo alla condanna della schiavitù medesima, che anzi praticarono in prima persona nel breve periodo della loro libertà.
Se dalla Roma e dalla Grecia pagane ci spostiamo nell'Islam, scopriamo che i "musulmani raccoglievano un gran numero di schiavi nelle regioni slave dell'Europa, come pure europei presi prigionieri in battaglia o catturati dai pirati"; inoltre catturarono sempre grandi quantità di schiavi africani, prediligendo la cattura di donne, per gli harem e la servitù domestica, di bambini e di adulti maschi che però spesso venivano "evirati al momento della cattura o dell'acquisto".
Anche l'Islam, come pure i popoli politeisti, non ha mai conosciuto alcun movimento abolizionista, ma ha subito, al contrario, l'abolizionismo europeo dell'Ottocento, ad opera di schiere di missionari e della marina britannica. Se ci spostiamo poi nell' Africa animista, i fatti sono ben conosciuti dagli esperti, ma piuttosto ignoti al grande pubblico: "molte delle società africane precoloniali, se non tutte, si reggevano su sistemi schiavistici", ed anzi, lo schiavismo europeo si innestò sempre su quello islamico ed interafricano.
Solo dopo questo sguardo d'insieme, sostiene Stark, possiamo contestualizzare e comprendere le specificità dello schiavismo europeo moderno.
Riguardo al quale si può sostenere, in sintesi, che le condizioni peggiori furono vissute dagli schiavi dei britannici "anglicani", dal momento che gli inglesi non solo erano ferocemente sfruttatori, ma non battezzavano neppure i loro schiavi, né cercavano di convertirli, perché, in fondo, così facendo, impedivano che fossero in qualche modo accomunabili, almeno di fronte a Dio, a loro stessi.

LE NAZIONI CATTOLICHE
Al contrario, ad "avere la legge schiavista più umana" era la Spagna, "seguita dalla Francia": questo a causa della influenza esercitata dalla Chiesa cattolica, in prima linea, in generale se non sempre in particolare, nella difendere la natura umana e di creature di Dio anche degli schiavi.
Stark si sofferma su alcune bolle papali spesso trascurate, dalla Sicut Dudum di Eugenio IV (1431-1447), a quelle di Pio II, Sisto IV e Paolo III (1534-1549), in cui lo schiavismo appare una colpa suggerita agli uomini da Satana stesso, il "nemico del genere umano". "Il problema non era che la Chiesa non condannava la schiavitù, quanto piuttosto che erano in pochi ad ascoltarla", e che questa condanna, assente nel resto del mondo, anche dall'Inghilterra anglicana o dalla Danimarca protestante, scatenò spesso le ire e le persecuzioni nei confronti dei cattolici più coraggiosi nel difendere il diritto alla libertà.
Stark conclude analizzando con cura il movimento abolizionista ottocentesco: mette in luce la sua unicità (non è nato mai nulla di simile in nessun'altra cultura), la sua carica di idealismo e la sua origine prettamente religiosa (si pensi solo al Wilberforce, padre di quel vescovo Samuel Wilberforce, che si oppose al mastino di Darwin, T. Huxley). Tutto i leader abolizionisti ottocenteschi, americani ed inglesi in particolare, erano credenti e fondarono le loro argomentazioni su categorie evangeliche (Dio, Creazione, peccato...), e non su motivazioni filosofiche di altro tipo (si veda al riguardo Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo).

L'ABOLIZIONISMO DEI CRISTIANI DEI PRIMI SECOLI
Un'unica lacuna, nel preziosissimo testo di Stark: manca un' analisi dell' "abolizionismo" cristiano di età alto medievale, che, pur diverso da quello ottocentesco, fu però fenomeno di portata storica ben più rilevante. [...] Stark non ha forse affrontato l'argomento per un motivo: è la storiografia contemporanea che, faticando a comprendere le categorie religiose, trascura da anni questo tema.
L'abolizionismo ottocentesco, infatti, procedette per petizioni pubbliche, pressioni politiche, leggi, addirittura guerre (la guerra civile americana e le guerra della marina britannica e francese contro schiavismo islamico): fu dunque un fenomeno ben comprensibile alla mentalità occidentale di oggi.
Al contrario, l'abolizionismo dei primi secoli si concretizzò nel cambiamento, graduale, di concezione teologica ed antropologica, senza guerre, né petizioni, né coinvolgimento, se non secondario, di governi. Per questo diversi storici contemporanei mettono tutti in luce la novità portata dal cristianesimo riguardo alla schiavitù, sottolineano la grandezza del messaggio paolino ("Non c'è più né giudeo né greco, né maschio né femmina, né schiavo né libero"), talora elencano anche i singoli aspetti benefici che derivarono agli schiavi dall'azione della Chiesa, ma concludono, erroneamente, che la Chiesa accettò in qualche modo la schiavitù, benché moderata, mutata, corretta.
Una simile lettura storica nasce della incapacità del pensiero moderno, abituato alle rivoluzioni politiche, di intendere una "rivoluzione" religiosa. Quando san Paolo o alcuni uomini di Chiesa invitavano i padroni a rispettare i loro schiavi, e gli schiavi ad obbedire ai loro padroni, questo non significa che riconoscessero, in qualche modo, la schiavitù, ma che perseguirono uno svuotamento dall'interno di questa istituzione, attraverso la trasformazione del cuore e della mente dei loro contemporanei. Il primo atto di "abolizionismo" cristiano non fu la "lotta di classe" (da cui sono sorti solo gulag e schiavismo di Stato), bensì la proclamazione di una verità di fede, contenuta nella preghiera stessa di Cristo: il Padre Nostro.

FIGLI DELLO STESSO PADRE
Se infatti siamo tutti figli dello stesso Padre, è giocoforza riconoscere la nostra uguaglianza dinnanzi a Lui. Per questo Marc Bloch nota giustamente che il solo sedere accanto, durante la liturgia divina, di padrone e schiavo cristiani, fu una rivoluzione culturale immensa. Lo schiavo, figlio anche lui del "Padre Nostro", non era più da meno di una porta (Plutarco), neppure un mero instrumentum vocale (Catone), ma era, appunto nientemeno che figlio di Dio.
Così nella Lettera di Barnaba si poteva leggere: "Non comandare amaramente alla schiava o allo schiavo tuo che sperano nello stesso Dio, onde non ti avvenga di non temere Dio che è sopra te e sopra loro"; analogamente Lattanzio affermava che padroni e servi "sono pari" perché "fratelli", mentre Clemente Alessandrino insegnava: "Gli schiavi debbonsi adoperare come noi adoperiamo noi stessi, giacché sono uomini come noi, e Dio è eguale per tutti, liberi e schiavi".
Dal canto suo Cirillo Alessandrino ricordava che "in Cristo Gesù non c'è né servo né libero", mentre sulle iscrizioni funerarie cristiane se è raro il caso che venga espressa la condizione di liberto, non si è mai trovata quella di schiavo. Come dimenticare, poi, che Cristo stesso morì sulla croce, cioè con la terribile pena destinata, allora, solamente agli schiavi?
Fu dalla visione teologica cristiana, dunque, che derivò il progressivo sgretolarsi dello schiavismo romano, che era sì già in crisi, ma non certo defunto; fu per questa stessa fede che Costantino vietò la crocifissione, i giochi gladiatorii negli stadi, dove gli schiavi venivano divorati dalle belve, il marchio a fuoco sugli schiavi stessi e la vendita dei bambini esposti.
Mentre l'imperatore legiferava, e i sinodi riconoscevano agli schiavi sempre più diritti -al matrimonio, all'asilo ecclesiastico, alla domenica libera, ecc.- Agostino, Ambrogio e tanti altri invitavano i cristiani ad affrancare i loro servi; ne riscattavo loro stessi, vendendo beni ecclesiastici; ammonivano a non utilizzare le serve, come avveniva nei tempi del paganesimo, come puri strumenti di piacere, a non arricchirsi a danno degli altri, a non disprezzare il lavoro manuale (sino ad allora prerogativa, appunto, degli schiavi); ricordavano i detti evangelici, così poco conformi alla mentalità schiavista pagana: "Guai a voi ricchi"; "Beati voi poveri, perché vostro è il regno dei cieli"...
Fu così che si sgretolò il sistema schiavistico antico, e che non solo si liberarono migliaia di schiavi, ma si introdusse l'idea stessa, del tutto nuova, secondo cui la schiavitù è una istituzione ingiusta, perché negatrice di una verità ontologica. Il cristianesimo non fu dunque un messaggio sociale, e solo poi religioso; non fu neppure la promessa di liberazione solo nell'aldilà, come scrisse Engels.
Fu la proposta di una teologia che portò, con sé, inevitabilmente, un effetto sociale: la liberazione di molti dalla schiavitù del peccato fu anche, per molti altri, la liberazione dalla schiavitù fisica, perché è la prima che causa la seconda, e non viceversa.

Fonte: Libertà e Persona, 20/11/2018

6 - UN ANTIDOTO AL CATASTROFISMO DI CHI CREDE ANCORA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La Conferenza sul clima apertasi ieri a Katowice (Polonia) si scontra con la realtà (alcuni scienziati italiani scrivono un libro che smonta la teoria del riscaldamento globale per colpa dell'uomo)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-12-2018

E anche quest'anno è l'ultima chiamata per salvare il pianeta. È ormai un copione scontato quello che si recita a ogni Conferenza annuale sul clima sotto l'egida dell'Onu, e l'appuntamento di quest'anno a Katowice, in Polonia, apertosi ieri, non fa eccezione. Basta dare un'occhiata ai giornali e ai notiziari di questi giorni, pieni di allarmi e rapporti che raccontano di un mondo in agonia a causa del riscaldamento globale provocato dall'uomo; e di date limite per evitare la catastrofe finale che, come succede per la fine del mondo prevista dai Testimoni di Geova, si sposta sempre un po' più in là.
Quella di Katowice è la Cop24, ovvero la 24esima Conferenza delle parti che hanno aderito alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) entrata in vigore nel 1994. Al centro dell'incontro, che durerà due settimane, è la verifica degli accordi di Parigi (2015), che prevedono l'impegno a mettere in atto politiche per contenere entro la fine del secolo l'aumento delle temperature entro i 2°C (meglio se 1.5) rispetto ai livelli pre-industriali (da allora, quindi in 200 anni circa, c'è stato un aumento di 0.9°C).

LE PREVISIONI DELLE CATASTROFI SONO FALSE
Quest'anno i dati più gettonati riguardano la previsione che la soglia psicologica degli 1.5°C possa essere superata già tra il 2030 e il 2050, e l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera arrivata alla cifra record di 405.5 ppm (parti per milione), livello mai raggiunto - dicono - negli ultimi 3-5 milioni di anni.
Le previsioni di catastrofi si accompagnano inevitabilmente alle lamentele e alle pressioni sui politici, incapaci di prendere decisioni drastiche adeguate alla minaccia che incombe sull'umanità. E ti credo, le misure politiche ed economiche richieste per "fermare il clima" sono draconiane: stop alle emissioni di CO2 da subito per poter arrivare a emissioni 0 nel 2050; riconversione urgente delle fonti di energia che devono essere tutte rinnovabili nel giro di venti anni; la riscoperta del legno come materiale di costruzione (e le foreste?), e così via. Chi è quel politico sano di mente che investirebbe buona parte del bilancio statale per riportare il suo popolo all'epoca precedente la Rivoluzione industriale (perché di questo si tratta)? Oltretutto in base a teorie scientifiche ancora tutte da dimostrare malgrado si voglia far credere il contrario.
E allora in questi giorni in cui saremo avvelenati e angosciati da previsioni catastrofiche che colpevolizzano i singoli cittadini, può valere la pena assumere un antidoto: un libro scritto da un gruppo di scienziati italiani che già da tempo si oppongono a questa isteria collettiva riguardo il clima, e invitano tutti a usare la ragione. Il libro è uscito proprio in questi giorni e si intitola "Clima, basta catastrofismi", editrice 21mo Secolo [per ordinarlo clicca qui].

LA FAMIGERATA CO2
Riprendo qualche pillola, solo per aiutare il processo di disintossicazione da previsioni catastrofiche.
Cominciamo dall'anidride carbonica, la famigerata CO2: oggi la concentrazione nell'atmosfera è appena sopra le 400 parti per milione (ppm), prima della rivoluzione industriale era circa 300. L'aumento in questi anni è stato perciò di 100 ppm, che si vorrebbe tutti imputati alle attività umane. Ma mentre la concentrazione di CO2  è aumentata in modo lineare, il grande salto nell'uso dei combustibili fossili avviene dopo la Seconda guerra mondiale, e la temperatura ha avuto molti alti e bassi. Basti ricordare che negli anni '70 gli allarmi sul clima riguardavano una prossima era glaciale e non il riscaldamento. Rimanendo però alla concentrazione, davvero queste 400 ppm sono tantissime? E lo scarto di 100ppm dall'inizio della Rivoluzione industriale? Riporto questo paragone: «Il tinello di casa vostra sarà 100 metri cubi, cioè 100 mila litri: 100 ppm fanno 10 litri. Ma 10 litri di gas alle ordinarie condizioni di pressioni e temperatura consistono in meno di una mezza mole di gas. Nel caso della CO2 mezza mole di carbonio significa sei grammi di carbonio, che è il carbonio contenuto in una candelina da torta di compleanno.

RIASSUMIAMO
Tutte le attività dell'intera umanità degli ultimi 160 anni hanno comportatop nel tinello di casa vostra un aumento di CO2 pari a quello che si ottiene bruciando una candelina. Questa è la consistenza del fenomeno di cui tanto si parla….».
Aggiungiamo qualche altro dato: non è vero che a causa del riscaldamento globale sono aumentati gli eventi estremi (uragani, precipitazioni violente, ecc.); «non bisogna confondere l'inquinamento con il riscaldamento globale»; non è vero che il 97% degli scienziati di clima condivide l'attribuzione all'uomo della causa del riscaldamento globale registrato dal 1850 ad oggi; la storia del clima ci dice che ci sono stati altri periodi di riscaldamento, come ad esempio durante l'Impero romano e nel Medioevo; che guarda caso gli scienziati chiamano "optimum" «perché favorevoli alla vita umana e all'agricoltura; «la previsione del clima futuro tramite l'applicazione di modelli matematici di tipo GCM non è tuttora praticabile con livelli di accuratezza sufficiente a giustificare scelte operative».
C'è ovviamente molto di più, ma ci sarà tempo in queste due settimane di leggere altre pagine di questo volume, per evitare l'avvelenamento da catastrofismo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-12-2018

7 - GESU' E' NATO DAVVERO IL 25 DICEMBRE
Occorre ribadire ancora una volta la storicità della data di nascita di Gesù
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone, 26 novembre 2018

Ogni anno le cronache, qua e là, raccontano di qualche preside zelante che proibisce di fare il presepe a scuola. "Discriminatorio" rispetto ai fedeli di altre religioni, dicono. Eppure, il 25 dicembre è piacevole per tutti rimanere a casa da scuola, o dal lavoro, e respirare un clima di festa. Ma perché proprio il 25 dicembre?
Circa 2000 anni fa è nato un bambinello, il suo nome era Gesù. Non a caso a Sua Madre dissero che «Egli è qui (..) segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 33). Ma su questa testimonianza storica è calata una coltre di nebbia, al punto che - diceva Benedetto XVI nel 2007 - ormai l'unico Gesù che si accetta è quello «modernizzato o postmodernizzato [..] oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba».

UNA CERTA IGNORANZA
Volendo rimanere più in superficie possiamo dire che sul tema circola una certa ignoranza. Il filosofo Giovanni Reale in un'intervista del 2009 ha ricordato un episodio significativo. «Un collega mi ha detto che nel corso di un esame, alla domanda che il candidato dicesse chi era Cristo, quel candidato rispose che si trattava di un autore che pubblicava le sue opere per l'editore Mondadori. E la risposta veniva data da uno studente universitario, con alle spalle tutte le scuole elementari, medie e superiori. Si tratta di un monstrum dal punto di vista culturale, di cui non avevo mai sentito l'uguale».
Il problema è che questa ignoranza, a volte, è stata alimentata da insospettabili biblisti o liturgisti. Soprattutto nella seconda metà del secolo scorso si diffondeva l'idea che la data del 25 dicembre fosse semplicemente una data convenzionale, scelta dai cristiani per sostituire la festa pagana del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell'imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. Ma le cose, con ogni probabilità, non stanno così.

IL TURNO DEI SACERDOTI DEL TEMPIO
Luca, evangelista che si attesta come storico attento, riporta un fatto apparentemente marginale, ma storicamente verificabile. Si tratta del turno dei sacerdoti del tempio, ossia le 24 classi che si avvicendavano al servizio da sabato a sabato due volte l'anno. Ebbene, secondo Luca, l'arcangelo Gabriele appare al sacerdote Zaccaria, per annunciargli che la moglie Elisabetta avrebbe dato alla luce un figlio, mentre «esercitava le sue funzioni davanti a Dio, nel turno (in greco taxis) della sua classe (ephemeria)» (Lc 1,8), quella di Abia (Lc 1,5)".
Il turno di Abia, prescritto per due volte l'anno, cadeva dall'8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell'ottavo mese. Questa seconda volta, secondo il calendario solare, corrisponde all'ultima decade di settembre. In tal modo si dimostra storica la data della nascita del Battista (cfr. Lc 1,57-66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo il turno sacerdotale di Zaccaria, il padre. Così è anche per l'annunciazione a Maria «nel sesto mese» (Lc 1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo. Dunque, quale ultima conseguenza, si deve ritenere storica la data del 25 dicembre per la nascita di Gesù, nove mesi dopo.
Se poi qualcuno avesse dubbi sull'attendibilità della testimonianza degli apostoli e dei discepoli circa la figura storica di Gesù, può riferirsi alle molteplici testimonianze di storici non cristiani: Giuseppe Flavio, Plinio il Giovane, Mara Ben Serapion, Luciano di Samosata, Celso e, infine, Tacito.  E poi una questione fondamentale: per quale motivo apostoli e discepoli si diedero alla predicazione per annunciare la buona novella, sapendo che facilmente potevano andare incontro al martirio? E' ragionevole supporre che lo fecero perché testimoniavano di un personaggio reale, veramente esistito, che non solo diceva di essere Dio, ma lo attestava con le "opere" (Cfr. Gv 10, 37).

Nota di BastaBugie: ecco i link ad alcuni articoli pubblicati negli anni scorsi relativi al Natale.

SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE
Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati, non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora, non erano poveri e non disprezzavano i soldi e l'oro dei magi
di Matteo Carletti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981

W I REGALI E LO ''SPRECO'' DEI PRANZI NATALIZI
Il Natale cristiano è da sempre legato all'idea del dono e all'abbondanza, della festa insieme, anche a tavola... come voleva San Francesco
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4976

CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'?
Le tre tentazioni del Natale: l'orgoglio, la vanità, la routine
di Tom Hoopes
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490

MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO
Dobbiamo togliere tutti i riferimenti al cristianesimo? Allora smettiamo di dire ''Grazie'' (che significa ''Che il Signore ti riempia di grazie'') e ''Prego'' (che significa ''Prego per te'')
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4010

CHESTERTON DIFENDE I REGALI DI NATALE E CHI LI DONA
Anche da adulto credo in Babbo Natale... ho semplicemente esteso l'idea
di Giuliano Guzzo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3563

Fonte: Sito del Timone, 26 novembre 2018

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: COME NEGOZIANTE VORREI RISPONDERE ALL'ARTICOLO DI CAMMILLERI
Dietro alle promesse mirabolanti del Black Friday c'è un sistema che uccide il commercio
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 5 dicembre 2018

Buongiorno,
sono un vostro assiduo lettore, commerciante, venditore di scarpe, e stamattina mi sono imbattuto nell'articolo di Camilleri sul Black Friday.
Stimo lo stile pungente ed ironico dell'autore che però in questo caso ha preso una cantonata per la superficialità e l'incompetenza con cui ha affrontato un tema piú interessante di quanto possa apparire che invece meriterebbe un giudizio da una diversa prospettiva, più adeguata allo spessore della vostra testata giornalistica.
Il problema del buon Camilleri è che offre lo stesso giudizio sommario che possiamo rintracciare presso qualsiasi altro articolo pubblicato in questi giorni ovunque.
Provo ad offrire una lettura diversa, da commerciante che non ha mai aderito al Black Friday.
Impressiona considerare come si tratti di una manìa importata repentinamente solo due o tre anni fa con un impatto devastante presso le menti dei cosiddetti "consumatori" e degli stessi commercianti. Dal mio punto di osservazione ho visto il sonno della ragione in azione; interessante coglierlo in un ambito così secondario.
Si tratta di una moda apparentemente inevitabile per la quale la quasi totalità dei miei colleghi si è precipitata ad aderire con l'ansia di chi teme di restare escluso, non da grandi incassi ma da miseri guadagni. I clienti invece si sono riversati nei negozi in numero superiore alla media del periodo ignari persino del nome: " voi aderite al Black Day... al Free Day... al Black Free... sono iniziati i saldi?... ecc."
Chi liberamente non aderisce viene spesso guardato in malo modo alla stregua di un evasore fiscale o un incallito delinquente.
É un ulteriore segnale di un imbarbarimento che avanza in cui sembra che clienti e commercianti siano ineluttabilmente manipolati dall'alto da forza oscure e soverchianti.
In un quadro economico pessimo, il commerciante convive tutto l'anno con almeno sei mesi di sconti di fatto obbligatori: dal primo di luglio a metà settembre e dal 2 gennaio a metà marzo. Si aggiungono poi gli inevitabili periodi di promozioni ed eventuali vantaggi legati a carte fedeltà, fino ai fantomatici pre-saldi, ecc. Voi credete che i costi crescenti che un'attività sostiene da anni possano essere compensati da vendite quasi sempre a margine ridotto? É questo il tema vero. Di colpo ci troviamo con i media che dalla sera alla mattina impongono arbitrariamente una settimana di sconti. Ciò significa che nel tempo avverrà quanto accade per i saldi: già da 15 giorni prima crollano gli incassi. Qualcuno si inventerà un Black Monday?
Ma cosa comporta tutto questo dal lato acquirente?
Questo meccanismo perverso in atto da anni ingenera un aumento generalizzato dei prezzi. Se è inevitabile vendere in sconto quasi tutto l'anno, i prezzi verranno definiti sempre più al rialzo per contenere in costi. In più, perché il prezzo sia sostenibile, si abbasserà la qualità del prodotto al fine di avere più spazio per un margine maggiore. Il prodotto a costo minore non si produce certo in Italia.
Infine, la terza conseguenziale stortura è la nascita delle leggende metropolitane come i famosi "fondi di magazzino". Per cui Camilleri tende a ritenere che se i prodotti a lui graditi sono troppo costosi e quelli abbordabili non sono di suo gradimento, questi sono vecchi.
Avendolo visto dal vivo in una sua conferenza immagino che Camilleri vesta tendenzialmente classico e non sia andato alla ricerca dell'ultima novità della moda milanese. Dubito dunque che abbia le competenze tecniche per distinguere una scarpa classica datata da una appena uscita. Ma poi, quando un prodotto come le calzature diventa vecchio ovvero fondo di magazzino? Chi lo stabilisce? Non è mica il latte che scade dopo una certa data o un prodotto tecnologico che diventa superato. Ci sono clienti che farebbero di tutto per avere quelle scarpe acquistate dieci anni fa che hanno portato così bene che le ricomprerebbero subito. O chi cerca stili a lui cari ma ormai desueti per la moda imperante.
Il problema è che nessuno vuole più pensare, giudicare e valutare un prodotto; forse non si è più nemmeno capaci di farlo. Si tende dunque a delegare altri al controllo di ciò che attiene alla nostra responsabilità. Se una cosa è bella o brutta ciascuno dovrebbe saperlo valutare, magari lasciandosi aiutare dal proprio negozio di fiducia. Già... la fiducia, un termine oggi quasi improponibile in ambito commerciale.
Concludo con i prezzi. Lo dico con la certezza di chi ne fa quotidiana esperienza:  caro cliente, un prezzo è troppo alto quando è troppo lontano dalle tue possibilità economiche o quando non soddisfa pienamente il tuo bisogno e/o il tuo gusto, non quando non è in sconto.
Oggi un prodotto non in sconto è una rapina mentre quello scontato del 50% un vero affare pur se in realtà era risultato invendibile fino ad allora: così accade.
Allora è un grande quel mio illustre collega della mia città che è attivo tutto l'anno con sconti e promozioni varie. Peccato che abbia dei ricarichi altissimi per cui cito un solo esempio: scarpe di un marchio internazionale: io sono a € 145 lui a € 189. Lui sempre al 20% di sconto esce a € 151, € 3 più di me che sarei un tirchio/ladro perché vendo a prezzi fissi e raramente faccio promozioni. Mi domando se è lui che ha già capito tutto o no.
Concludendo: il Black Friday è un ulteriore passo, come gli ineluttabili saldi, nella direzione giusta per uccidere il commercio e contribuisce a mostrare una volta di più come le persone siano tendenzialmente manipolabili avendo rinunciato a paragonare tutto secondo il retto uso della ragione.
Spero che con queste veloci considerazioni, Camilleri possa riconsiderare la sua esperienza secondo una prospettiva diversa.
Cordialmente
Giuseppe Zappasodi

Caro Giuseppe,
abbiamo pensato di pubblicare anche noi di BastaBugie la lettera che ha inviato alla redazione della Bussola e che è stata pubblicata il 26 novembre, visto che avevamo rilanciato anche noi l'articolo di Rino Cammilleri sul Black Friday (per leggerlo clicca qui).
Credo che l'arrticolo di Cammilleri fosse una semplice critica a questa nuova moda proveniente dall'America. Quindi in pratica abbastanza coincidente con la sostanziale critica al Black Friday che fa anche lei nella sua risposta a Cammilleri.
Del resto ammetteva anche lui di non aver fatto "un'indagine a tappeto", ma di aver semplicemente riferito la sua piccola esperienza che si riferiva, tra l'altro, a un solo articolo.
Faccio anche notare che le considerazioni di Cammilleri noi le avevamo messe in nota a un altro articolo da noi ribattezzato "Le fregature del Black Friday" dove Andrea Zambrano sottolineava che per molti negozi è un venerdì come tanti. Nell'immagine c'era anche un negozio che aveva esposto orgogliosamente la scritta "NO Black Friday".
Credo quindi che le sue considerazioni, caro Giuseppe, siano un ottimo approfondimento nella stessa direzione che anche noi avevamo dato alla irresponsabile moda degli sconti "facili".

Fonte: Redazione di BastaBugie, 5 dicembre 2018

9 - OMELIA IMMACOLATA - ANNO C (Lc 1,26-38)
Avvenga per me secondo la tua parola
Fonte Il Settimanale di Padre Pio

Oggi è la Solennità dell'Immacolata Concezione. Oggi festeggiamo Colei che, per una grazia singolare, non è stata raggiunta dalla colpa originale; Colei che, corrispondendo in tutto alla Volontà di Dio, ha annullato la disobbedienza dell'antica Eva.
La prima lettura di oggi narra del primo peccato, il cosiddetto peccato originale. Inizialmente, Adamo ed Eva pensavano che ascoltando il serpente tentatore essi avrebbero raggiunto la felicità; invece, subito dopo il peccato, sprofondarono nella più grande tristezza. Adamo incolpò Eva, Eva accusò il serpente e nessuno dei due ammise sinceramente la propria responsabilità. Così è anche per noi: il tentatore ci insinua che solo con il peccato potremo raggiungere il pieno appagamento dei nostri desideri, ma, una volta caduti, ci rendiamo conto di essere privi di tutto, privi della cosa più importante che è la grazia di Dio. La cosa più brutta è che, come Adamo ed Eva, anche noi cerchiamo sempre di scusarci e non ammettiamo con sincerità tutta la nostra colpa.
Ma anche dopo la caduta dei nostri Progenitori, Dio manifestò la sua Misericordia, promettendo la salvezza. Egli, infatti, disse al serpente: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). Chi è questa Donna nemica del demonio? È l'Immacolata, la «piena di grazia»! Per essere totalmente nemica del maligno, Ella doveva essere «piena di grazia» fin dal suo primo istante di esistenza, ovvero fin dal concepimento. Se, infatti, la Madonna avesse avuto anche solo per un istante il peccato originale non sarebbe stata la nemica del demonio. La stirpe di Lei che schiaccia la testa al serpente è Gesù suo Figlio, il Redentore.
La Madonna è «piena di grazia» fin dal suo primo istante di esistenza per grazia di Dio, in vista dei meriti di Gesù in Croce. Nel brano del Vangelo che abbiamo letto, l'arcangelo Gabriele così a Lei si rivolge: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). L'essere «piena di grazia» è come il suo nome proprio, la sua caratteristica più bella. Ella doveva essere la «piena di grazia» perché doveva diventare la degna Madre di Dio. Non era, infatti, conveniente che Colei che un giorno doveva dare alla luce di questo mondo il Figlio di Dio fosse stata anche per un istante sotto il dominio del peccato.
Questa verità dell'Immacolata Concezione è stata solennemente proclamata dal papa Pio IX l'otto dicembre del 1854. Tale verità deve però entrare sempre di più nei nostri cuori: non basta crederci, bisogna anche vivere, mettere in pratica questa verità. In che modo? Cercando con ogni impegno di eliminare il peccato dalla nostra vita. Praticamente dimostreremo di essere devoti all'Immacolata se faremo di tutto per vivere nella grazia di Dio, lontani dal peccato. Diversamente la nostra devozione sarà solo a parole. «Chi è devoto alla Madonna?», chiese un giorno un Santo. E fu lui a dare la risposta: «Chi è nemico del peccato».
Concretamente dobbiamo fare nostro l'atteggiamento della Vergine Immacolata, la quale ha sempre fatto la Volontà di Dio e ha sempre ripetuto nel corso della sua vita ciò che ha risposto all'arcangelo Gabriele: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Se diremo sempre di sì a Dio, anche noi saremo simili alla nostra Madre Immacolata e cresceremo sempre di più nella grazia di Dio.
Pensiamo ora alle stupende conseguenze di quel "Sì" di Maria: il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è venuto a salvarci. Se anche noi diremo il nostro sì, Dio compirà altre meraviglie di grazia e noi diventeremo degli strumenti della sua Misericordia.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

10 - OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO C (Lc 3,1-6)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte Il Settimanale di Padre Pio

La prima lettura di oggi esprime la gioia degli ebrei deportati che ritornano dal loro esilio di Babilonia. Dopo tanti anni di lontananza dalla loro terra, essi ritornano nella gioia e percorrono al contrario quel cammino che in precedenza avevano fatto nel pianto e nel dolore. Il profeta Baruc esprime questa gioia con le seguenti parole: «Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre» (Bar 5,1). A queste parole fanno eco quelle del Salmo responsoriale, che così canta: «Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell'andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni» (Sal 125). Queste parole ispirate ci fanno comprendere che se il Signore permette un sacrificio è per donarci una gioia ancora più grande. Il tempo del sacrificio è simboleggiato dalla semina; quello della gioia dalla mietitura. Quanto più abbondante sarà stata la semina, tanto più copioso sarà il raccolto.
Possiamo, inoltre, fare un'altra considerazione: l'esilio in terra straniera simboleggia il peccato che ci allontana da Dio; il rimpatrio rappresenta il ritorno al Signore. Solo tornando a Dio con una sincera conversione potremo assaporare un'autentica gioia. L'esperienza di ogni giorno lo dimostra: con il peccato ci si illude di raggiungere la felicità, ma, in realtà, il nostro cuore si riempie di tristezza; con una buona Confessione, invece, ci si colma di consolazione.
Il Tempo di Avvento è il periodo propizio per realizzare questo ritorno a Dio. Giovanni Battista, nel brano del Vangelo, esorta tutti noi a preparare i nostri cuori all'incontro con il Signore. Il brano dell'evangelista Luca dice: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (3,4). Chi grida nel deserto rompe il silenzio, un silenzio che durava da troppo tempo. Giovanni, con la sua predicazione, indica a tutti la via da percorrere per tornare al Signore. Questa via è quella della penitenza e di una profonda conversione. Egli, infatti, dice: «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate» (Lc 3,5). Queste vie tortuose da raddrizzare sono quelle del nostro cuore; questi burroni da riempire sono quelli dei nostri peccati; questi monti da abbassare sono quelli della nostra superbia. Se vogliamo accogliere il Signore che vuole venire nella nostra vita, dobbiamo operare questa profonda conversione interiore. Dobbiamo fare della nostra vita una via retta che va a Dio senza tortuosità o compromessi.
La conversione personale include anche l'impegno di lavorare per il bene dei fratelli. è questa la riflessione che scaturisce dalla seconda lettura di oggi. San Paolo, scrivendo ai Filippesi, prega che la loro carità diventi sempre più grande. Egli così scrive: «Prego che la vostra carità cresca sempre più [...] perché possiate essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1,9-10).
La misura della nostra conversione sarà la carità fraterna. Se, al contrario, manchiamo di pazienza con il prossimo, chiudiamo il nostro cuore di fronte alle necessità dei nostri fratelli, sparliamo di loro dietro le spalle, o magari anche davanti, ci rallegriamo quando le cose vanno male a qualcuno, o magari ci rattristiamo quando tutto va a lui bene, dimostriamo di essere ancora lontani dal Signore e che le nostre vie sono ancora molto contorte.
All'ingresso della porta di una chiesa era riportata questa scritta: «Qui si entra per amare Dio e si esce per amare il prossimo». Sia questo il nostro programma, non solo per questo periodo di Avvento, ma per ogni giorno della nostra vita.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

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