BastaBugie n°153 del 13 agosto 2010

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1 APPROVATA IN KENYA LA NUOVA COSTITUZIONE
Il paradosso della istituzione delle corti islamiche su tutto il territorio in un Paese a maggioranza cristiana
Autore: Paolo Perego - Fonte: Avvenire
2 I MAGISTRATI ATTACCANO LA CHIESA E COPIANO DAN BROWN
Facciamo due risate (amare) e ricordiamo ai belgi qual è la loro origine storica
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera
3 FAR VIAGGIARE GLI ELETTRONI ATTRAVERSO IL TEMPO? E' POSSIBILE!
Intervista al grande fisico Antonino Zichichi
Autore: Pietro Vernizzi - Fonte: il Sussidiario
4 EX LEADER DI TIANANMEN E' DIVENUTA CRISTIANA
Dopo la sua conversione denuncia che la legge del figlio unico è cento volte più violenta del massacro di Tiananmen
Fonte: AsiaNews
5 IN PERU' DIPINGONO DI BIANCO LE ANDE
La follia che, in nome della teoria del riscaldamento globale e dell'ambientalismo, potrebbe causare gravi danni ambientali
Autore: Anna Bono - Fonte: Svipop
6 INTERVISTA A DON FORTUNATO DI NOTO CHE DENUNCIA DA ANNI ALLA POLIZIA OLTRE 600 SITI PER PEDOFILI AL MESE
Eppure tutti hanno dimenticato il documento del Partito Radicale che nel 1998 voleva depenalizzare la pedofilia...
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire
7 NOI DONNE CI SIAMO FATTE BUGGERARE SU TUTTI I FRONTI E NON CE NE RENDIAMO CONTO
Ci hanno convinto che aborto, divorzio, contraccezione, ecc. ci avrebbero liberate e invece...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti
8 PELLEGRINAGGIO EUROPEO DEI MINISTRANTI DAL PAPA
La statua di san Tarcisio verrà collocata presso le catacombe di san Callisto dove venne sepolto il giovane martire dell'Eucaristia
Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va
9 OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va

1 - APPROVATA IN KENYA LA NUOVA COSTITUZIONE
Il paradosso della istituzione delle corti islamiche su tutto il territorio in un Paese a maggioranza cristiana
Autore: Paolo Perego - Fonte: Avvenire, 04/08/10

Non nascondono l’amarezza le lenti brunite degli occhiali. Eppure nelle parole del cardinale arcivescovo di Nairobi, John Njue, non c’è scoramento. O rassegnazione, come ci si aspetterebbe. Keniota, 66 anni. Ha appena letto gli ultimi sondaggi che danno per certa la vittoria del sì al referendum sulla nuova Costituzione. Che la Chiesa locale ha dichiarato «inaccettabile». «Nel 2005 il Paese era diviso e la riforma non era andata in porto – sottolinea –. Con le elezioni del 2007 e il nuovo governo di coalizione le cose sono cambiate. Oggi la nuova Costituzione trova l’appoggio di una larga maggioranza del Parlamento. Come Chiesa abbiamo partecipato a più tavoli di discussione. Ma non siamo mai stati presi in considerazione ».
QUALI I NODI PRINCIPALI?
Chiariamo: non siamo contro a priori. Ma su questioni come l’aborto, vietato in generale, salvo poi introdurre deroghe ambigue che spalancherebbero le porte a una prassi sregolata; o l’affermazione del diritto di unione per le coppie eterosessuali, senza definire quale status potrebbero avere altri tipi di rapporto minando il concetto di famiglia; o ancora, l’istituzione delle Corti islamiche su tutto il territorio, per cui l’islam sarebbe l’unica confessione citata nel testo, in un Paese a maggioranza cristiana. Ecco, tutto questo non possiamo accettarlo. Tanti, invece, pensano che sia una ventata di novità. Anche molti cattolici sono favorevoli. Ma non sanno cosa c’è in gioco davvero. Non c’è informazione, e sono in pochi a dire la verità.
COME VI STATE MUOVENDO?
Educhiamo. Cerchiamo di risvegliare la responsabilità della gente. Per questo ho chiesto alle parrocchie di organizzare incontri con esperti: per dare alle persone elementi di giudizio. La responsabilità si gioca a livello della fede. E proprio la maturità della fede, che rende capaci di giudizio di fronte alle cose, oggi è messa alla prova. Per questo il punto non è che i cattolici votino no in modo ideologico. È una sfida che rimarrà aperta anche dopo il referendum, qualunque sia l’esito delle votazioni. Il seme della fede è stato piantato dai primi missionari che arrivarono qui. A noi è chiesto di continuare a farlo maturare. Anche imparando a leggere i segni tempi. Solo così si potrà reagire. Ma sempre sostenuti dalla fede.

Fonte: Avvenire, 04/08/10

2 - I MAGISTRATI ATTACCANO LA CHIESA E COPIANO DAN BROWN
Facciamo due risate (amare) e ricordiamo ai belgi qual è la loro origine storica
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera, 27 giugno 2010

Dal Belgio, per la Chiesa cattolica, buone notizie. Buone? Forse sì, almeno in una prospettiva di Realpolitik. In effetti, anche chi può aver ragione passa, se esagera, dalla parte del torto. E, poi, vale pur sempre il detto, secondo il quale ne uccide più il ridicolo che la spada. Cominciamo dalla esagerazione - non sai se grottesca o ignobile - della magistratura belga, che invia una brigata di gendarmi per sequestrare l' intera Conferenza episcopale del Paese. Severi ufficiali confiscano tutti i telefoni dei prelati e impediscono ogni comunicazione con l' esterno. Per impedire che cosa? Che i vescovi telefonino in Vaticano, chiedendo un blitz liberatorio della Guardia Svizzera, reparto paracadutisti? O che avvertano qualche monsignore, intento a pratiche disdicevoli nel palazzo stesso, di ricomporsi subito e di congedare il partner minorenne, visto che in casa sono giunti i severi custodi della moralità laica? Che telefonino ai complici, nelle singole diocesi, di far sparire ogni traccia di esercizio sessualmente scorretto, dopo che ormai da anni in Belgio - e non solo lì - tutto è stato setacciato sia dalle autorità religiose che da quelle statali? Da vaudeville anche il colonnello comandante dell' operazione che, davanti al passaporto diplomatico del Nunzio apostolico, presente all' adunata episcopale, si consulta con i superiori, questi con il ministro (virtuale, tra l' altro, da tempo il Belgio non ha più un governo). Alla fine, seppur con rammarico, il Nunzio è lasciato uscire, pare addirittura con telefonino. Astuto, e certo fruttuoso, anche l' intervento dei tecnici informatici per il prelevamento del disco fisso del computer dell' ex cardinale primate : molto probabile, in effetti, che l' anziano porporato tenesse proprio lì messaggi e foto compromettenti, magari scambi di affettuosità con giovanetti adescati su Facebook. Ma il ridicolo più devastante, per i magistrati d' assalto belgi, lo si è raggiunto con le tombe dei due cardinali arcivescovi nella cripta della millenaria, splendida cattedrale di quella Malines, Mechelen in fiammingo, che per antico privilegio, è tuttora la metropoli religiosa del Paese. Non escludiamo che, oltre a Dan Brown, anche Umberto Eco possa prendere ispirazione dall' episodio per aggiungere un capitolo a una nuova edizione de Il pendolo di Foucault. Che, come si sa, è una beffarda presa in giro di personaggi come questi giudici, ossessionati da enigmi, misteri, codici segreti: sempre e solo cattolici, s' intende. Gli inquirenti, evidentemente già creduli di loro, sono cascati nello scherzo di un buontempone: «Andate nell' antica cattedrale, scendete nella oscura cripta, aprite i venerati sepolcri dei Porporati: lì troverete le pergamene che provano il complotto dei sacerdoti attuali, adepti di culti pederastici come già lo furono i loro predecessori, i Templari». Tutti sanno, infatti, che il modo più rapido e sicuro per nascondere dossier compromettenti è convocare una squadra di operai, farli lavorare ore attorno a dei sarcofaghi artistici per staccare il pesantissimo coperchio in pietra senza troppo danneggiarlo, sollevarlo con apposite macchine e, prima di richiuderlo e risigillarlo, riempirlo con i documenti che attestano i riti osceni dei prelati. Il tutto di notte, ovviamente, visto che la cattedrale di Malines è tra le più frequentate non solo dai devoti ma anche dai turisti che potrebbero insospettirsi per il va e vieni di muratori e di mezzi. Ma che fare poi, di quegli operai? Si sa che gli egizi, terminato e chiuso l' accesso al labirinto che portava alla camera sepolcrale della piramide, procedevano allo sgozzamento rituale sul posto di tutti coloro che, avendoci lavorato, conoscevano il segreto. Ma è cosa che ricordiamo sottovoce, perché non vorremmo essere presi sul serio dai belgi, che potrebbero indagare per una possibile strage di muratori ordinata dal Primate. In ogni caso, al di là di battute amare: quello degli abusi sessuali è un caso troppo grosso per essere lasciato a simili inquirenti. Il segretario di Stato ha fatto il suo dovere protestando, ma lasci stare confronti con bolscevichi russi e anarchici spagnoli, che erano terribilmente seri nella loro ferocia. Si potrebbe, invece, ricordare cose evidenti ma dimenticate da un Belgio che si vanta di essere uno dei Paesi più secolarizzati, dove l' emarginazione dei cattolici è ogni giorno crescente. Lo Stato nacque, nel 1830, per la libera unione di valloni e fiamminghi: parlavano lingue diverse, avevano tradizioni e storie diverse, ma erano uniti da un cattolicesimo solido e fervente. Dunque, non sopportavano la sottomissione al persecutorio calvinismo olandese. L' unione è durata sino a quando il Paese si è riconosciuto come cattolico: ora, quell' unico collante si è dissolto e il Belgio è ormai una finzione ingovernabile. Forse, anche simili operazioni confermano la confusione di uno Stato che da anni non riesce a esprimere neppure un governo ma, almeno nella intellighenzia, sembra unito soltanto dall' avversione anti-romana.

Fonte: Corriere della Sera, 27 giugno 2010

3 - FAR VIAGGIARE GLI ELETTRONI ATTRAVERSO IL TEMPO? E' POSSIBILE!
Intervista al grande fisico Antonino Zichichi
Autore: Pietro Vernizzi - Fonte: il Sussidiario, 30 luglio 2010

Far viaggiare gli elettroni attraverso il tempo? Il fisico Antonino Zichichi rivela a IlSussidiario.net che le scoperte della scienza sono molto più avanti di quanto si immagini. Il fisico italiano già da diversi anni ha condotto degli esperimenti sulle particelle elementari, facendole ritornare indietro nel tempo. Una scoperta che va ben oltre la presunta «macchina del tempo» che sarebbe stata scoperta da Seth Lloyd, del Mit di Boston, alla guida di un gruppo internazionale di ricercatori che include pure due italiani (Lorenzo Maccone e Vittorio Giovannetti).
Il professor Lloyd, sulla base dei presupposti della fisica quantistica e del teletrasporto, è giunto a teorizzare che le particelle potrebbero essere trasportate non soltanto da un luogo all’altro, ma anche indietro nel tempo. E questo preluderebbe a una «macchina del tempo» in grado di trasferire le persone dal futuro al passato. Una definizione che Zichichi però non condivide.
Come spiega lo scienziato italiano, il corpo umano è composto interamente da particelle che sono state fatte viaggiare avanti e indietro nel tempo nel corso di diversi esperimenti scientifici, alcuni dei quali condotti dallo stesso Zichichi. Ma non è possibile fare altrettanto con le persone, e il segreto potrebbe risiedere nei cosiddetti «mesoni K», l’unica particella sulla quale l’esperimento non ha funzionato.
 PROFESSOR ZICHICHI, È DAVVERO POSSIBILE TRASFERIRE LE PARTICELLE ELEMENTARI DAL FUTURO AL PASSATO?
 Per i fenomeni fondamentali e le particelle elementari andare avanti o indietro nel tempo è esattamente la stessa cosa – esordisce Zichichi -. Il primo a sostenerlo è stato il fisico ungherese Eugene Wigner, che ha elaborato il cosiddetto Teorema del tempo. La cui formulazione ha dimostrato di essere scientificamente valida, e che del resto è intuitiva anche per i non addetti ai lavori. Le persone infatti distinguono il passato dal futuro perché sono dotate di memoria e di strumenti di misurazione del tempo, come gli orologi. Ma un elettrone non ha né memoria né orologio».
D'ACCORDO, MA UN CONTO È TEORIZZARLO, ALTRA COSA È DIMOSTRARLO A LIVELLO SPERIMENTALE...
E infatti io stesso ho condotto l’esperimento che stabilisce che il Teorema del tempo per le forze elettromagnetiche ha una validità dimostrabile con un’altissima precisione. E così il Teorema ha superato la grande avventura sperimentale. Nonostante tutti gli eventi del mondo in cui viviamo procedano sempre dal passato verso il futuro, per i fenomeni relativi alle particelle fondamentali andare dal futuro al passato o viceversa è esattamente equivalente».
MA SE È COSÌ SEMPLICE COME DICE LEI, PERCHÉ NESSUNO È MAI RIUSCITO A TORNARE INDIETRO NEL TEMPO?
In molti lo vorrebbero fare. Arrivati all’età di 100 anni, sognerebbero di ritornare a 20. Il motivo per cui non si può è che, a differenza delle particelle elementari, noi uomini siamo oggetti molto complicati. Abbiamo memoria, orologi e molte altre cose. Ma questo non ci deve portare a concludere che il teorema del tempo non sia valido.
E ALLORA DOVE STA L’INGHIPPO?
Finora l’unico esperimento in cui il teorema di Wigner non ha funzionato è stato quello condotto nel 1964 con un decadimento molto raro in natura, i mesoni K. Io, lei e tutte le altre persone siamo macchine elettromagnetiche, tutto ciò che facciamo è elettromagnetismo, in cui però c’è la sintesi di tutto quanto esiste. In altre parole, siamo oggetti macroscopici. Al contrario delle forze fondamentali, che sono di quattro tipi: elettromagnetiche, deboli, gravitazionali e subnucleari forti. E tutte e quattro possono andare avanti e indietro nel tempio. Un vero paradosso, dal momento che gli esseri umani sono composti da protoni, neutroni ed elettroni, che sono particelle elementari le quali, come tutte le altre, obbediscono al Teorema del tempo e dunque possono ritornare nel passato.
E PER QUALE MOTIVO, SE POSSONO FARLO LE PARTICELLE DI CUI SIAMO COMPOSTI, NON POTREMMO FARLO ANCHE NOI?
Questo è l’interrogativo cui nessuno scienziato è ancora riuscito a rispondere. L’unico appiglio in nostro possesso per spiegare perché la freccia del tempo nel nostro mondo vada sempre dal passato al futuro è l’esperimento sui mesoni K. Che però nessuno ancora è riuscito a utilizzate per spiegare il fatto che, mentre le particelle elementari possono procedere a ritroso nel tempo, noi non siamo in grado di farlo.
L’ESPERIMENTO DELL’EQUIPE DI SETH LLOYD POTREBBE ESSERE LA CHIAVE CHE RISOLVE L’ENIGMA?
Assolutamente no. E il motivo è che Lloyd non ha condotto nessun esperimento, ma soltanto elaborato una teoria con considerazioni peraltro molto discutibili. Non c’è stato il minimo tentativo di legare tutte queste chiacchiere a fenomeni sperimentali. La grande lezione di Galileo Galilei è che io posso immaginare qualsiasi cosa, formulare qualsiasi teoria, elaborare qualsiasi modello matematico. Ma arrivato a questo punto, se sono uno scienziato devo dire: «Signore e signori, lo volete dimostrare? Per farlo dovete condurre questo esperimento». E quale esperimento devo condurre per dimostrare che è possibile tornare indietro nel tempo? Nessuno è in grado di dirlo.
La differenza tra una teoria sottoposta a verifica sperimentale e una che non lo è, consiste nel fatto che nel secondo caso affermare fare tutto quello che mi pare e piace. E oggi abbiamo una grande quantità di teorie che non portano a nessuna prova sperimentale.
MA È POSSIBILE SEPARARE TEMPO E SPAZIO, ATTRAVERSANDO IL PRIMO SENZA CAMBIARE IL SECONDO?
Per rispondere, bisogna prima dire cosa sia il tempo. E chi c’è riuscito non stati i filosofi, ma noi fisici sbattendoci la testa contro dopo 200 anni di esperimenti. Basandosi sulle quattro equazioni del matematico scozzese James Maxwell, il fisico olandese Hendrick Lorentz ha scoperto il principio d’invarianza. Una legge cioè che esige che se il tempo è reale, lo spazio deve essere immaginario, e se lo spazio è reale, il tempo deve essere immaginario.
INTENDE DIRE CHE SONO ENTRAMBE CONVENZIONI, PER CUI NON È POSSIBILE PARLARE DI TEMPO PRESCINDENDO DALLO SPAZIO E VICEVERSA?
Esattamente. Spazio-tempo non possono essere separati. Per secoli nessuno scienziato se n’era accorto. Se dico: «Oggi sono a Bologna», do una informazione spaziale e temporale. Se invece dico: «Io sono a Bologna», non dico nulla, perché tra mille anni non ci sono più. Spazio e tempo non sono cioè come il cloruro di sodio (formula chimica del sale da cucina, Ndr), che posso scindere ottenendo il cloro e il sodio. Da questa complessità è nato un finimondo, perché oggi abbiamo capito che se spazio e tempo fossero entrambi reali, non sarebbe possibile la vita.
E quindi oggi siamo molto più avanti di quello che il grande pubblico possa immaginare e i problemi sull’andare avanti e indietro nel tempo li abbiamo risolti tutti e non c’è nulla di nuovo che possa essere scoperto.
EPPURE MOLTI SCIENZIATI OGGI SONO DISPONIBILI A CREDERE ALLA MACCHINA DEL TEMPO, MA QUANDO SI PARLA DI FEDE STORCONO IL NASO...
Sì, ma tutti i giganti della scienza sono sempre stati credenti. La fisica studia la componente immanente della nostra esistenza, mentre la fede riguarda l’aspetto trascendente. L’ateismo dice che quest’ultimo non esiste, ma non lo sa dimostrare. Che la scienza non possa essere in contrasto con la fede, lo rivela il modo in cui è nata la fisica. Cioè dal pensiero di Galileo Galilei, che ha lasciato scritto: «Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti, filosofi, matematici e fisici messi insieme. E l’unico modo per sapere come ha fatto a crearlo è porgli delle domande». Quando Galileo ha scoperto la scienza non c’erano telefonini, radio e satelliti.
Ma anche oggi che abbiamo potenti mezzi di comunicazione, abbiamo raggiunto la luna e siamo in grado di esplorare l’intero universo, come mai noi non riusciamo a vedere Dio? «Perché Dio non esiste», dicono gli atei. Ma la sfera trascendente non può obbedire alle stesse leggi della materia. Quando tra cinque miliardi di anni il sole si spegnerà, il trascendente sarà ancora tutto lì e rimarrà invariato, perché si trova al di fuori del tempo.
MA NON TEME CHE, FACENDO QUESTE AFFERMAZIONI, LA SI ACCUSI DI AVERE DIMENTICATO DI ESSERE UNO SCIENZIATO?
Al contrario, io posso affermare tutto questo proprio grazie alla scienza. Se non fosse per la fisica, io non riuscirei a convincere il mio amico ateo che esiste una logica che regge il mondo. Se c’è qualcosa che può mettere in crisi l’ateismo è l’esistenza di questa logica. Chi la nega, contraddice la scienza. Se non esistesse questa logica io sarei disoccupato. E invece no, sono occupatissimo, nel tentativo di comprendere le conseguenze di questa logica. Mentre se fossimo figli del caos allora avrebbero ragione i miei amici atei.
Il messaggio della scienza è che c’è una logica, e se c’è allora ci deve essere anche un Autore. Coloro che negano l’esistenza dell’Autore sono in contraddizione logica. L’ateismo quindi è atto di fede nel nulla, non è un atto di ragione.

Fonte: il Sussidiario, 30 luglio 2010

4 - EX LEADER DI TIANANMEN E' DIVENUTA CRISTIANA
Dopo la sua conversione denuncia che la legge del figlio unico è cento volte più violenta del massacro di Tiananmen
Fonte AsiaNews, 04/05/2010

Chai Ling, l’unica donna leader di piazza Tiannamen nell’89, si è fatta battezzare il 4 aprile scorso. Aveva domandato di essere cristiana nel dicembre 2009. Il giorno del suo battesimo ella ha spiegato il motivo che l’ha portata alla fede cristiana: la sua impotenza a cambiare la Cina e il dolore a vedere tanta violenza nel suo Paese, non solo nel campo dei diritti umani e della democrazia, ma soprattutto per gli aborti forzati causati dalla legge del figlio unico, che lei definisce “un massacro di Tiananmen quotidiano, cento volte superiore e fatto alla luce del giorno”. La sua testimonianza è stata pubblicata integralmente sul sito di ChinaAid, dove racconta pure di tutti gli incontri e gli amici che l’hanno aiutata ad accogliere il cristianesimo. Chai Ling è nata durante la Rivoluzione culturale da una coppia di soldati dell’esercito per la liberazione del Popolo, in una base militare del nord-est della Cina. Durante le manifestazioni di Tianamen nel maggio-giugno 1989, Chai Ling, 23enne, era studente di psicologia all’Università Normale di Pechino (Beishida). È stata l’unica donna leader del gruppo, che ha previsto con grande tristezza la fine tragica del movimento democratico (“Ci sarà un bagno di sangue”, aveva detto in un’intervista giorni prima del fatidico 4 giugno). Insieme ad altri 11 studenti aveva espresso il giuramento di versare il suo sangue per la patria, sul modello degli eroi-martiri cinesi del passato che si suicidavano per risvegliare il loro popolo. Dopo il massacro, Chai Ling è divenuta una dei 21 più ricercati dalla polizia cinese. Grazie all’aiuto di un gruppo di buddisti e di personalità di Hong Kong, dopo un periodo di vita nascosta, è riuscita a fuggire prima in Francia e poi negli Stati Uniti. Stabilitasi a Boston, si è laureata ad Harvard in economia e con il marito Robert Maggin jr hanno dato vita a una compagnia di software che impiega quasi 300 persone. Non ha mai dimenticato il suo giuramento e ha sempre usato parte dei loro profitti per aiutare orfanotrofi e organizzazioni per i diritti umani in Cina. La scoperta di essere controllata dai servizi segreti cinesi, le loro minacce e le difficoltà del movimento democratico all’estero la rendono senza speranza. “Pur con tutte le battaglie e i successi – dice – ho capito quanto io fossi piccola se paragonata alla forza di un intero regime. Come potrei io, un umile individuo andare contro un intero regime con enormi risorse e una rete diffusa?”. Nel novembre 2009, ascolta a Washington la testimonianza di Wujian, una donna cinese costretta ad abortire perché rimasta incinta senza il permesso dei responsabili dell’ufficio per il controllo della popolazione. “Quel momento – racconta – ha riportato alla memoria tutta l’impotenza e il dolore che abbiamo provato la notte del massacro del 4 giugno. Quella notte è stata così brutale, e non avevamo la forza di fermarla, e nemmeno il resto del mondo ha potuto fermarla. La storia di Wujian è solo uno dei 10 mila casi che sono accaduti in una singola contea in Cina nel 2005. Nei 30 anni passati, circa 400 milioni di vite sono state stroncate in Cina con l’aborto; molti sotto forma di crudeli e disumane operazioni, terminate con la morte dei bambini, ma anche con il terribile trauma e danno delle madri che sono sopravvissute... Nessuno potrà dimenticare il massacro di Tiananmen del 1989, anche se ormai sono passati più di 20 anni. Ma pochi di noi hanno compreso che queste parole: Politica-del-figlio-unico” sono un ordine di marcia per una brutalità cento volte superiore al massacro di Tiananmen, che accade alla luce del giorno, ripetuto ogni singola giornata”. Alla domanda su “chi può fermare tutto ciò?”, Chai Ling risponde per la prima volta con la fede in Dio: “Solo Dio può fermare questa brutalità”. Occorre ricordare che Chai Ling non ha avuto alcuna educazione religiosa: “[In Cina] – racconta - non ci era permesso credere in Dio. Per i leader ‘Dio’ era una cosa cattiva che i capitalisti usavano per il lavaggio del cervello del popolo. Come risultato, perfino l’amore di Dio era visto come una cosa che faceva paura. La società era piena di odio, sfiducia, paura”. Aiutata dal marito, cristiano protestante, e da alcuni amici e amiche che lavorano come volontari contro l’aborto, Chai Ling chiede di diventare cristiana il 4 dicembre 2009. Lo scorso 4 aprile ha ricevuto il battesimo. La fede nella resurrezione di Gesù la rende ora più sicura e più certa “della vittoria di Dio” anche in mezzo a tante tribolazioni. Nella sua testimonianza Chai Ling ha parole di misericordia anche per i leader cinesi, responsabili del massacro e della politica attuale: “Il perdono di Dio è così pieno; perfino uno dei due ladroni, che è stato crocifisso con Lui, dopo che si è pentito per i suoi peccati, Cristo gli ha promesso di portarlo con sé in cielo. Se i leader della Cina potessero almeno ascoltare questo [annuncio], non importa quello che hanno fatto o commesso, se solo si pentissero, potrebbero ricevere lo stesso amore e perdono che tutti riceviamo. Quale grande dono riceverebbero? La libertà per se e per la Cina!”. La conversione di Chai Ling è l’ultima di una serie da parte di diversi leader di Tiananmen. Dopo aver lottato per le idee di uguaglianza e democrazia, grazie al rapporto col mondo occidentale o con missionari in Cina hanno scoperto che il loro impegno per i diritti umani è ragionevole solo se fondato su una base cristiana. “Quando abbiamo pensato a far nascere un movimento democratico – dice Chai Ling – gridavamo che tutti gli uomini nascono uguali. Ora so e posso dire con tutta la fiducia il perché: Dio li ha creati uguali, a immagine di Lui”.

Fonte: AsiaNews, 04/05/2010

5 - IN PERU' DIPINGONO DI BIANCO LE ANDE
La follia che, in nome della teoria del riscaldamento globale e dell'ambientalismo, potrebbe causare gravi danni ambientali
Autore: Anna Bono - Fonte: Svipop, 22 luglio 2010

La ong peruviana Glaciares è tra i vincitori del concorso bandito nel 2009 dalla Banca Mondiale (organo ONU) “100 idee per salvare il pianeta”. Ha vinto con un progetto che consiste nel dipingere di vernice bianca le montagne del Perù: il bianco riflette le radiazioni solari, le superfici dipinte di questo colore non assorbono calore e quindi, imbiancando le montagne, se ne salveranno i ghiacciai che, se no, secondo ricerche commissionate dalla Banca Mondiale stessa, scompariranno del tutto entro i prossimi 20 anni per effetto del global warming. Eduardo World Gold è il responsabile scientifico del progetto da realizzarsi utilizzando una vernice fatta di calce, acqua e bianco d’uovo che va spalmata a mano, senza macchinari “per proteggere gli animali e mostrare rispetto verso Apu, lo spirito tutelare che abita nelle viscere di ogni montagna”. Grazie a un finanziamento di 200.000 dollari della Banca Mondiale, sei persone (quattro scelte tra gli abitanti dei villaggi locali e due tra il personale della Glaciares) hanno già incominciato a pitturare di bianco le pareti oltre i 4.700 metri di altezza del Monte Chalon Hat, nella regione andina di Ayacucho. In 15 giorni dovrebbero dipingere i primi 20 ettari e poi proseguire fino a ricoprirne 70. Ma 3.000 chilometri di Ande aspettano di essere salvati. Significativo il commento del ministro dell’ambiente peruviano: “Si tratta di una stupidaggine immensa”. Volendo articolare il giudizio lapidario del ministro, si può dire innanzi tutto che gli spiriti della natura magari non sono così ostili ai macchinari come si tende a credere. Ma, a essere seri, altri interrogativi si pongono. Se, ad esempio, la vernice non reggesse all’impatto con gli agenti atmosferici, che conseguenze sull’ambiente potrebbero avere tutta quella calce e quella chiara d’uovo che, o sciogliendosi o scrostandosi via via, si depositerebbero a valle per chilometri mescolandosi al terreno, in parte portati via dal vento chissà dove, quindi involontariamente respirati e inghiottiti ovunque da uomini e animali? Per contro, se per qualche controindicazione si rendesse necessario sverniciare le montagne, sarebbe possibile farlo senza danneggiare l’ecosistema con solventi e detriti? E quanto costerebbe? Ma l’interrogativo più importante riguarda la certezza che la temperatura della Terra stia davvero aumentando inesorabilmente e che si tratti di un fenomeno incessante, destinato a durare per generazioni, forse per sempre. Se così fosse, in effetti meglio sarebbe intraprendere quanto prima progetti per limitare eventuali danni derivanti dal global warming. Un capitolo del libro dell’ambientalista danese Biorn Lomborg, Stiamo freschi (Mondadori, 2008), spiega che le temperature nei centri urbani si possono ridurre di 8-10 gradi dipingendo di bianco strade ed edifici, piantando alberi ed espandendo le aree verdi. Nei frequenti summit internazionali dedicati a questioni ambientali, si avanzano richieste esorbitanti di fondi destinati alla prevenzione e al contenimento del global warming e dei danni da esso provocati. Durante l’ultimo vertice sul clima organizzato dalle Nazioni Unite lo scorso dicembre a Copenhagen i paesi africani da soli reclamavano addirittura 60 miliardi di dollari all’anno. Se dunque il pianeta si mobilitasse in uno sforzo titanico per combattere l’aumento delle temperature, investendo a tal fine ogni risorsa disponibile come chiedono a gran voce le organizzazioni ambientaliste e umanitarie e i capi di stato di molti paesi poveri, che cosa succederebbe se poi il riscaldamento temuto non si verificasse oppure se continuassero ad alternarsi periodi in cui le temperature aumentano e periodi in cui diminuiscono, come è accaduto nei secoli passati? Nell’eventualità non così remota di una nuova piccola glaciazione, e tenendo conto come afferma lo stesso Lomborg che il freddo fa assai più vittime del caldo, niente di peggio che trovarsi con intere metropoli dipinte di bianco e senza risorse sufficienti per lottare contro il freddo avendone spese troppe per evitare il surriscaldamento del pianeta. In altre parole, poiché sembra effettivamente impossibile sapere che tempo farà tra dieci o cento anni, la presunzione di poterlo prevedere e la pretesa di predisporre i necessari adattamenti può risultare troppo cara anche per una civiltà ricca e tecnologicamente avanzata come la nostra. L’umanità finora è stata capace di adattarsi all’ambiente e di metterne a frutto le risorse: fin dall’inizio ha affrontato i problemi ambientali man mano che si presentavano, con risultati sempre più soddisfacenti grazie ai costanti progressi scientifici e tecnologici. Può riuscirci ancora, a condizione di non farsi accecare da ideologie e da deliri di onnipotenza che attribuiscono all’uomo nel bene e nel male un potere di cui non dispone.

Fonte: Svipop, 22 luglio 2010

6 - INTERVISTA A DON FORTUNATO DI NOTO CHE DENUNCIA DA ANNI ALLA POLIZIA OLTRE 600 SITI PER PEDOFILI AL MESE
Eppure tutti hanno dimenticato il documento del Partito Radicale che nel 1998 voleva depenalizzare la pedofilia...
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

«Questi sacerdoti che si sono macchiati del gravissimo reato di pedofilia hanno reso vergogna a se stessi e alla Chiesa tutta». Non prova a giustificare, don Fortunato Di Noto, parroco in Sicilia, da vent’anni 'cacciatore' di pedofili e sostegno per le vittime con la sua associazione Meter. «Qualcuno ha provato a minimizzare, ha parlato di 'scivoloni' o di 'debolezze': no, sono fatti gravissimi. Chi ha sbagliato deve prendersi le sue responsabilità e pagare, prima di tutto davanti a Dio e alla propria coscienza, poi davanti alla giustizia, ai bambini e alle loro famiglie, ma infine anche davanti alla Chiesa, che ­non dimentichiamolo - è parte lesa». Lo si dimentica spesso, invece: la Chiesa, l’istituzione che nel Dna porta scritta la difesa dei più piccoli e dei fragili, fondata sui severi dettami d’amore di Gesù ( Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina..., Matteo 18,6), «è preoccupata del danno ai bambini, prima che ai preti - sottolinea don Di Noto - , ovviamente a maggior ragione quando l’abuso avviene da parte di un sacerdote. Il concetto che oggi si fatica a far passare è proprio questo: la Chiesa sta rispondendo con energia non per il fatto che esistono i sacerdoti pedofili, ma perché ha sempre lottato per proteggere l’infanzia e in generale i bisognosi». Quando il reato avviene al suo interno, dunque, la ferita sanguina più copiosa. Facile immaginare, ad esempio, quanto una comunità parrocchiale soffra quando il suo parroco viene accusato di un crimine così orrendo, nel caso risulti davvero colpevole. «Per questo non chiedo sconti, anzi, penso che, come ha detto il Papa, i vescovi debbano essere fermissimi nel portare alla luce con verità e coraggio questi casi e reagire con decisione nella loro azione pastorale ­continua Di Noto - , però pretendo che lo stesso sforzo, urgentissimo e necessario, riguardi tutto l’orrore della pedofilia, non solo la minima percentuale che coinvolge i preti ». Invece quale Stato ha fatto altrettanto e con la forza del Papa? Quale altra confessione religiosa? Tenuto conto che in Italia si registrano circa 21mila casi di pedofilia ogni anno e che nell’ultimo decennio i casi di abusi da parte di preti italiani sono un centinaio, è chiaro che la piaga è dilagante altrove. Premesso che per la Chiesa anche un solo prete colpevole è un abisso di sconforto e grida giustizia, lo strazio delle vittime non guarda da dove venga l’abuso: sarebbe ora che la tolleranza zero imposta con forza straordinaria dal Papa trovasse pari vigore nelle istituzioni laiche e nei governi. «Ogni mese Meter denuncia alle procure italiane e straniere in media seicento siti che, alla luce del sole, svendono un vero inferno senza che nessuno faccia niente - dice don Di Noto - . Vi si vedono adulti che stuprano e seviziano a volto scoperto anche neonati, persino padri che violentano le proprie figlie. Abbiamo chiesto che vengano ufficialmente divulgati i volti degli aguzzini con la scritta 'wanted', ma nessuno si muove». E i media? Nessuno scandalo, nemmeno una 'breve' sui giornali, come se dei bambini in realtà non interessasse poi tanto. Quello che interessa è l’abusatore, sempre che sia prete. Anche se, da recenti approfondimenti basati sui fatti, nel grande gorgo della pedofilia mondiale i religiosi sarebbero responsabili al 3%. L’altro 97% è 'derubricato', non si ne parla affatto. «È grave perché quando nella lotta alla pedofilia subentra una lotta ideologica, la prima è sconfitta. E meno male che è venuto fuori questo scandalo tra noi preti ­sorride Di Noto - così chi fino a oggi legittimava la pedofilia come un diritto ora invece grida a gran voce...». Non occorre andare lontano, basta sfogliare i giornali di dieci anni fa per leggere ad esempio che 'in uno Stato di diritto essere pedofili o sostenerne la legittimità non può essere considerato reato' e la pedofilia è solo 'una preferenza sessuale' (1998, documento del Partito Radicale contro la legge 269). O per ritrovare politici e intellettuali di spicco, oggi giustamente severissimi, ma che pochi anni or sono parlavano della pedofilia come del 'diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti'. E a proposito di leggi, «aspettiamo ancora la ratifica delle norme che puniscono l’istigazione e l’apologia della violenza sui bambini », ricorda Di Noto. C’è una proposta di legge firmata da 160 deputati bipartisan che giace dimenticata, così come la Convenzione di Lanzarote, che chiede pene più aspre: «Nell’attesa la Polizia delle Comunicazioni ha già le indagini impacchettate ma non può agire».

Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

7 - NOI DONNE CI SIAMO FATTE BUGGERARE SU TUTTI I FRONTI E NON CE NE RENDIAMO CONTO
Ci hanno convinto che aborto, divorzio, contraccezione, ecc. ci avrebbero liberate e invece...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti, 12 luglio 2010

Una lettrice (...) ha inviato un post che a mio avviso merita un Antidoto tutto suo, che qui riassumo con i miei sinceri complimenti. Eccolo. Se un profilattico può essere talvolta permeabile agli spermatozoi, l’Hiv è infinitamente più piccolo. Noi donne, lo dico con amarezza, siamo davvero meno intelligenti degli uomini. Ci siamo fatte buggerare su tutti i fronti e non ce ne rendiamo conto. Ci hanno convinte che il lavoro in casa era frustrante. Abbiamo abboccato e lasciato casa e figli per procurarcene uno “gratificante”. I nostri figli sono finiti negli istituti pubblici, dove si inculca loro il politically correct. E ora il ménage familiare (le donne di casa sapevano fare tutto), pur con due redditi, risulta inadeguato. Ci hanno convinte che, se il matrimonio non funziona, meglio dividersi, anche per il bene dei figli (meglio genitori separati che litigiosi). Ma il divorzio è cosa per ricchi: ha ridotto in povertà un sacco di gente. Ci hanno dato gli anticoncezionali e istigate a riappropriarci della nostra sessualità. Abbiamo solo ottenuto un degrado del nostro status pure agli occhi dei maschi stessi, che un tempo si facevano in quattro per noi ragazze. Stiamo attente alla forma e a quel che mangiamo. Ma non al bombardamento chimico/ormonale che ingurgitiamo con le pillole contraccettive: possibile che non lascino conseguenze sulla salute, nostra e dei figli? Ci hanno fatto credere di essere parte attiva nella sessualità ma sono i maschi a essersi liberati da ogni responsabilità: noi prendiamo la pillola, noi abortiamo, noi siamo abbandonate emotivamente a noi stesse. Siamo un sacco che si riempie e poi si vuota. Ma non basta mai (a chi ci guadagna): ora le dodicenni (sperando che siano ancora vergini) devono vaccinarsi contro il papilloma virus e i profilattici sono distribuiti nelle scuole. In verità c’è un solo sistema sicuro al 100% per evitare gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili: il santo timor di Dio, l’amor proprio, il rispetto per la famiglia e tenere le gambe chiuse. Ma oggi anche a quarant’anni gli uomini sono “ragazzi”.

Fonte: Antidoti, 12 luglio 2010

8 - PELLEGRINAGGIO EUROPEO DEI MINISTRANTI DAL PAPA
La statua di san Tarcisio verrà collocata presso le catacombe di san Callisto dove venne sepolto il giovane martire dell'Eucaristia
Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va, 4 agosto 2010

(...) Chi era san Tarcisio? Non abbiamo molte notizie Siamo nei primi secoli della storia della Chiesa, più precisamente nel terzo secolo; si narra che fosse un giovane che frequentava le Catacombe di san Callisto qui a Roma ed era molto fedele ai suoi impegni cristiani. Amava molto l’Eucaristia e, da vari elementi, concludiamo che, presumibilmente, fosse un accolito, cioè un ministrante. Erano anni in cui l’imperatore Valeriano perseguitava duramente i cristiani, che erano costretti a riunirsi di nascosto nelle case private o, a volte, anche nelle Catacombe, per ascoltare la Parola di Dio, pregare e celebrare la Santa Messa. Anche la consuetudine di portare l’Eucaristia ai carcerati e agli ammalati diventava sempre più pericolosa. Un giorno, quando il sacerdote domandò, come faceva di solito, chi fosse disposto a portare l’Eucaristia agli altri fratelli e sorelle che l’attendevano, si alzò il giovane Tarcisio e disse: “Manda me”. Quel ragazzo sembrava troppo giovane per un servizio così impegnativo! “La mia giovinezza – disse Tarcisio – sarà il miglior riparo per l’Eucaristia”. Il sacerdote, convinto, gli affidò quel Pane prezioso dicendogli: “Tarcisio, ricordati che un tesoro celeste è affidato alle tue deboli cure. Evita le vie frequentate e non dimenticare che le cose sante non devono essere gettate ai cani né le gemme ai porci. Custodirai con fedeltà e sicurezza i Sacri Misteri?”. “Morirò – rispose deciso Tarcisio – piuttosto di cederli”. Lungo il cammino incontrò per la strada alcuni amici, che nell’avvicinarlo gli chiesero di unirsi a loro. Alla sua risposta negativa essi – che erano pagani – si fecero sospettosi e insistenti e si accorsero che egli stringeva qualcosa nel petto e che pareva difendere. Tentarono di strapparglielo ma invano; la lotta si fece sempre più furiosa, soprattutto quando vennero a sapere che Tarcisio era cristiano; lo presero a calci, gli tirarono pietre, ma egli non cedette. Morente, venne portato al sacerdote da un ufficiale pretoriano di nome Quadrato, diventato anch’egli, di nascosto, cristiano. Vi giunse privo di vita, ma stretto al petto teneva ancora un piccolo lino con l’Eucarestia. Venne sepolto da subito nelle Catacombe di san Callisto. Il Papa Damaso fece un’iscrizione per la tomba di san Tarcisio, secondo la quale il giovane morì nel 257. Il Martirologio Romano ne fissa la data al 15 agosto e nello stesso Martirologio si riporta anche una bella tradizione orale, secondo la quale sul corpo di san Tarcisio non venne trovato il Santissimo Sacramento, né nelle mani, né tra le vesti. Si spiegò che la particola consacrata, difesa con la vita dal piccolo martire, era diventata carne della sua carne, formando così con lo stesso suo corpo, un’unica ostia immacolata offerta a Dio. (...) Mi rivolgo a voi qui presenti e, per mezzo vostro, a tutti i ministranti del mondo! Servite con generosità Gesù presente nell’Eucaristia. E’ un compito importante, che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere in un’amicizia vera e profonda con Lui. Custodite gelosamente questa amicizia nel vostro cuore come san Tarcisio, pronti ad impegnarvi, a lottare e a dare la vita perché Gesù giunga a tutti gli uomini. Anche voi comunicate ai vostri coetanei il dono di questa amicizia, con gioia, con entusiasmo, senza paura, affinché possano sentire che voi conoscete questo Mistero, che è vero e che lo amate! Ogni volta che vi accostate all’altare, avete la fortuna di assistere al grande gesto di amore di Dio, che continua a volersi donare a ciascuno di noi, ad esserci vicino, ad aiutarci, a darci forza per vivere bene. Con la consacrazione – voi lo sapete – quel piccolo pezzo di pane diventa Corpo di Cristo, quel vino diventa Sangue di Cristo. Siete fortunati a poter vivere da vicino questo indicibile mistero! Svolgete con amore, con devozione e con fedeltà il vostro compito di ministranti; non entrate in chiesa per la Celebrazione con superficialità, ma preparatevi interiormente alla Santa Messa! Aiutando i vostri sacerdoti nel servizio all’altare contribuite a rendere Gesù più vicino, in modo che le persone possano sentire e rendersi conto maggiormente: Lui è qui; voi collaborate affinché Egli possa essere più presente nel mondo, nella vita di ogni giorno, nella Chiesa e in ogni luogo. Cari amici! Voi prestate a Gesù le vostre mani, i vostri pensieri, il vostro tempo. Egli non mancherà di ricompensarvi, donandovi la gioia vera e facendovi sentire dove è la felicità più piena. San Tarcisio ci ha mostrato che l’amore ci può portare perfino al dono della vita per un bene autentico, per il vero bene, per il Signore. A noi probabilmente non è richiesto il martirio, ma Gesù ci domanda la fedeltà nelle piccole cose, il raccoglimento interiore, la partecipazione interiore, la nostra fede e lo sforzo di mantenere presente questo tesoro nella vita di ogni giorno. Ci chiede la fedeltà nei compiti quotidiani, la testimonianza del Suo amore, frequentando la Chiesa per convinzione interiore e per la gioia della Sua presenza. Così possiamo far conoscere anche ai nostri amici che Gesù vive. In questo impegno, ci aiuti l’intercessione di san Giovanni Maria Vianney, del quale oggi ricorre la memoria liturgica, di questo umile Parroco della Francia, che ha cambiato una piccola comunità e così ha donato al mondo una nuova luce. L’esempio dei santi Tarcisio e Giovanni Maria Vianney ci spinga ogni giorno ad amare Gesù e a compiere la Sua volontà, come ha fatto la Vergine Maria, fedele al Suo Figlio fino alla fine. Grazie ancora a tutti! Che Dio vi benedica in questi giorni e buon ritorno ai vostri Paesi!

Fonte: vatican.va, 4 agosto 2010

9 - OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Autore: Benedetto XVI - Fonte: vatican.va, 15 agosto 2009

Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle. L'odierna solennità corona il ciclo delle grandi celebrazioni liturgiche nelle quali siamo chiamati a contemplare il ruolo della Beata Vergine Maria nella Storia della salvezza. Infatti, l'Immacolata Concezione, l'Annunciazione, la Divina Maternità e l'Assunzione sono tappe fondamentali, intimamente connesse tra loro, con cui la Chiesa esalta e canta il glorioso destino della Madre di Dio, ma nelle quali possiamo leggere anche la nostra storia. Il mistero della concezione di Maria richiama la prima pagina della vicenda umana, indicandoci che, nel disegno divino della creazione, l’uomo avrebbe dovuto avere la purezza e la bellezza dell'Immacolata. Quel disegno compromesso, ma non distrutto dal peccato, attraverso l’Incarnazione del Figlio di Dio, annunciata e realizzata in Maria, è stato ricomposto e restituito alla libera accettazione dell'uomo nella fede. Nell’Assunzione di Maria, contempliamo, infine, ciò che siamo chiamati a raggiungere nella sequela di Cristo Signore e nell'obbedienza alla sua Parola, al termine del nostro cammino sulla terra. La tappa ultima del pellegrinaggio terreno della Madre di Dio ci invita a guardare al modo in cui Ella ha percorso il suo cammino verso la meta dell’eternità gloriosa. Nel brano del Vangelo appena proclamato, san Luca racconta che Maria, dopo l’annuncio dell’Angelo, “si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa” per fare visita ad Elisabetta (Lc 1, 39). L’evangelista, dicendo questo, vuole sottolineare che per Maria seguire la propria vocazione, nella docilità allo Spirito di Dio, che ha operato in Lei l’incarnazione del Verbo, significa percorrere una nuova strada ed intraprendere subito un cammino fuori della propria casa, lasciandosi condurre solamente da Dio. Sant’Ambrogio, commentando la “fretta” di Maria, afferma: “la grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze” (Expos. Evang. sec. Lucam, II, 19: PL 15,1560). La vita della Madonna è condotta da un Altro - “Ecco la serva del Signore: avvenga in me secondo la tua parola” (Lc 1,38) - è modellata dallo Spirito Santo, è segnata da eventi ed incontri, come quello con Elisabetta, ma soprattutto dalla particolarissima relazione con il suo figlio Gesù. E’ un cammino nel quale Maria, serbando e meditando nel cuore gli avvenimenti della propria esistenza, scorge in essi in modo sempre più profondo il misterioso disegno di Dio Padre, per la salvezza del mondo. Seguendo poi Gesù da Betlemme all’esilio in Egitto, nella vita nascosta e in quella pubblica, fino ai piedi della Croce, Maria vive la sua costante ascesa verso Dio nello spirito del Magnificat, aderendo pienamente, anche nel momento dell’oscurità e della sofferenza, al progetto d’amore di Dio e alimentando nel cuore l’abbandono totale nelle mani del Signore, così da essere paradigma per la fede della Chiesa (cfr Lumen gentium, 64-65) Tutta la vita è un’ascensione, tutta la vita è meditazione, obbedienza, fiducia e speranza, anche nelle oscurità; e tutta la vita è questa “sacra fretta”, che sa che Dio è sempre la priorità e nient’altro deve creare fretta nella nostra esistenza. E, finalmente, l’Assunzione ci ricorda che la vita di Maria, come quella di ogni cristiano, è un cammino alla sequela, la sequela di Gesù, un cammino che ha una meta ben precisa, un futuro già tracciato: la vittoria definitiva sul peccato e sulla morte e la comunione piena con Dio, perché – come dice Paolo nella Lettera agli Efesini - il Padre “ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli in Cristo Gesù” (Ef 2,6). Ciò vuol dire che con il Battesimo siamo fondamentalmente già risuscitati e sediamo nei cieli in Cristo Gesù, ma dobbiamo corporalmente raggiungere quanto già cominciato e realizzato nel Battesimo. In noi l’unione con Cristo, la risurrezione, è incompiuta, ma per la Vergine Maria essa è compiuta, nonostante il cammino che anche la Madonna ha dovuto fare. Ella è entrata nella pienezza dell’unione con Dio, con il suo Figlio, e ci attira e ci accompagna nel nostro cammino. In Maria assunta in cielo contempliamo, allora, Colei che, per singolare privilegio, è resa partecipe con l’anima e con il corpo della definitiva vittoria di Cristo sulla morte. “Compiuto il corso della vita terrena – dice il Concilio Vaticano II - fu assunta alla gloria celeste in corpo e anima, ed esaltata dal Signore come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei signori (cfr Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte” (Lumen gentium, 59). Nella Vergine Assunta in cielo contempliamo il coronamento della sua fede, di quel cammino di fede che Ella indica alla Chiesa e a ciascuno di noi: Colei che in ogni momento ha accolto la Parola di Dio, è assunta in cielo, cioè è accolta Lei stessa dal Figlio, in quella “dimora” che ci ha preparato con la sua morte e risurrezione (cfr Gv 14,2-3). La vita dell’uomo sulla terra – come ci ha ricordato la prima lettura – è un cammino che si svolge, costantemente, nella tensione della lotta tra il drago e la donna, tra il bene e il male, E’ questa la situazione della storia umana: è come un viaggio in un mare spesso burrascoso; Maria è la stella, che ci guida verso il Figlio suo Gesù, sole sorto sopra le tenebre della storia” (cfr Spe salvi, 49) e ci dona la speranza di cui abbiamo bisogno: la speranza che possiamo vincere, che Dio ha vinto e che, con il Battesimo, siamo entrati in questa vittoria. Non soccombiamo definitivamente: Dio ci aiuta, ci guida. Questa è la speranza: questa presenza del Signore in noi, che diventa visibile in Maria assunta in cielo. “In Lei (…) - leggeremo tra poco nel Prefazio di questa Solennità – hai fatto risplendere per il tuo popolo pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza”. Con San Bernardo, mistico cantore della Vergine Santa, così la invochiamo: “Ti preghiamo, o benedetta, per la grazia che tu trovasti, per quelle prerogative che tu meritasti, per la Misericordia che tu partoristi, fa’ che colui che per te s’è degnato di farsi partecipe della nostra miseria ed infermità, grazie alla tua preghiera, ci faccia partecipi delle sue grazie, della sua beatitudine ed eterna gloria, Gesù Cristo, Figlio tuo, Signore nostro, il quale è sopra tutte le cose, Dio benedetto nei secoli dei secoli. Amen” (Sermo 2 de Adventu, 5: PL 183, 43).

Fonte: vatican.va, 15 agosto 2009

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