BastaBugie n°608 del 17 aprile 2019

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1 NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO
Ma con quale anima si riedificherà la cattedrale visto che in Francia e in tutta Europa si abbandona Cristo e sorgono moschee?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LONDRA: PORTE APERTE AI MUSULMANI, CHIUSE AI CRISTIANI
Al dipartimento governativo dell'immigrazione non piacciono i rifugiati cristiani (ecco le incredibili motivazioni usate per respingere le loro richieste d'asilo)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
3 DESTRA E SINISTRA SONO TORNATE... LO PROCLAMA L'ESPRESSO
Da sempre questa è l'autorappresentazione della Sinistra: tutto chiaro, semplice e rassicurante (da una parte loro, belli, puliti, buoni e intelligenti, dall'altra i loro avversari, brutti, sporchi, cattivi e ottusi)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 CARO SALVINI, LA CASTRAZIONE CHIMICA NON E' LA SOLUZIONE PER LO STUPRO
Lo stupro più che da una pulsione sessuale, è originato dal sadismo, per cui per prevenirlo occorre la morale (cristiana), vietando anzitutto la pornografia
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO
Non ci sono parole sufficienti per commentare l'assurdo dibattito che (ahimè) ho visto a Porta a Porta
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
6 TRUMP CANCELLA LE APERTURE GAY-FRIENDLY DI OBAMA: MAI PIU' MILITARI TRANSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Pillon condannato per diffamazione; chieste dimissioni perché difende la famiglia; la libertà di espressione non è assoluta
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Notizie Provita
7 OTTO LIBRI IMPERDIBILI PUBBLICATI NEGLI ULTIMI MESI
La tomba di Dio, Dizionario elementare dei cattolici illustri, Nati guasti, I crononauti e l'incredibile viaggio, La talare sacerdotale, ecc.
Fonte: Redazione di BastaBugie
8 CHI HA PAURA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA?
Risposta al vescovo di Udine che ha impedito l'inizio della Scuola di Dottrina Sociale dell'Osservatorio Van Thuan in Friuli Venezia Giulia
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân
9 OMELIE PASQUA DI RISURREZIONE - ANNO C
Veglia Pasquale e Messa del giorno
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: La rivincita del crocifisso

1 - NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO
Ma con quale anima si riedificherà la cattedrale visto che in Francia e in tutta Europa si abbandona Cristo e sorgono moschee?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2019

Ci voleva un incendio che distruggesse la cattedrale di Notre Dame per far scoprire ai grandi laicisti italiani ed europei che il Medio Evo è il cuore della nostra civiltà. Per rendersi conto che quel vuoto improvviso laddove fino a ieri mattina si stagliavano la guglia e il tetto della cattedrale di Parigi provoca, chissà perché, un vuoto nel cuore di ciascuno, anche di quelli che magari non sono mai entrati in chiesa.
L'incendio, divampato improvviso alle 18.50 nella parte alta delle impalcature alzate per i necessari lavori di consolidamento, si è esteso rapidamente alla struttura in legno della cattedrale e in poco tempo sono crollati la guglia, che era stata ricostruita nella seconda metà dell'Ottocento dopo essere stata distrutta durante la Rivoluzione, e il tetto in legno, che era ancora quello originale terminato nel 1326. Nella nottata le fiamme, che per ore si sono levate alte sulla capitale francese, non erano ancora state spente.

METAFORA DI UN'EUROPA CHE HA VOLTATO LE SPALLE A DIO
I vigili del fuoco hanno dovuto operare con grande difficoltà sia per la velocità con cui l'incendio si è propagato, sia per la difficoltà di accesso alla cattedrale. Inoltre non si è potuto intervenire con lanci d'acqua dall'alto - hanno detto gli esperti - perché avrebbe provocato danni maggiori a una struttura indebolita. E al proposito, intorno alle 23.30 il comandante dei pompieri, Jean-Claude Gallet, ha potuto affermare che la struttura portante dell'edificio è salva. Parole replicate poco dopo anche dal presidente francese Emmanuel Macron che, dalla piazza davanti a Notre Dame, ha rivolto un breve discorso ai francesi: «Il peggio è stato evitato, anche se la battaglia non è ancora del tutto vinta. Le prossime ore saranno difficili, ma grazie al coraggio dei vigili del fuoco la facciata e i due campanili non crolleranno», ha detto.
Magra consolazione, ci vorranno forse giorni per capire cosa si salverà davvero di questa cattedrale unica, anche all'interno di un gotico unico come quello francese. Ora, da Macron in giù, è tutto un promettere di ricostruire, ma cosa e come si ricostruirà sarà tutto da vedere.
La verità è che la cattedrale di Notre Dame, come l'abbiamo conosciuta, non c'è più e molto probabilmente nemmeno ci sarà più. Metafora di un'Europa che da tempo ha voltato le spalle alla fede che quella chiesa ha costruito. E con una coincidenza curiosa: mentre la Santa Sede esprime «choc e tristezza» e l'arcivescovo di Parigi ha invitato le chiese a suonare le campane a lutto, l'incendio di Notre Dame avviene appena quattro giorni dopo la firma di un accordo che dà il via ai lavori per la costruzione di una maxi-moschea alle porte di Parigi, capace di ospitare fino a 3mila persone. Una cattedrale gotica sparisce, una maxi-moschea nasce. Segni dei tempi si potrebbe dire, come i dubbi sulle cause dell'incendio.
È certamente troppo presto per verificare con precisione le cause del disastro, ma tutti si mostrano convinti che possa essersi trattato di un guasto elettrico all'impianto temporaneo attivato per i lavori di consolidamento. Potrebbe essere bastata una scintilla o poco più, si dice, per innescare il fuoco. Del resto diverse volte è capitato che incendi divampassero durante queste delicate opere di ristrutturazione.

CENTINAIA DI ATTI DI VANDALISMO O DI PROFANAZIONE
Eppure si fa fatica a respingere un pensiero inquietante: non solo perché il responsabile dei lavori a Notre Dame si è mostrato molto scettico al proposito, dato che in quel momento non c'era nessuno nel cantiere. In fondo, si potrebbe dire, lui ha tutto l'interesse a sviare su altri la responsabilità dell'accaduto. Eppure, senza neanche tirare in ballo il terrorismo islamico, di cui in questa circostanza non vi è traccia, non si può non ricordare che da tempo le chiese in Francia sono nel mirino di vandali e piromani.
Secondo i dati forniti dal governo francese, ad esempio, nel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione. E dall'inizio di quest'anno sono oltre dieci le chiese cattoliche che hanno subito attacchi importanti. L'ultimo episodio, appena un mese fa, il 17 marzo: ignoti hanno appiccato un incendio alla chiesa di San Sulpizio, la seconda più grande di Parigi, proprio dopo Notre Dame. Fortunatamente il pronto intervento dei vigili del fuoco ha limitato i danni alla distruzione della grande porta di legno del transetto meridionale e della vetrata soprastante. Però, evidentemente, incendiare le chiese non è proprio una novità.
Si può sperare che non sia questo il caso, ma c'è anche il rischio che, dato il livello di distruzione, non si potrà mai accertare la verità. Intanto consola il fatto che il Santissimo sia stato messo subito in salvo, così come la corona di spine - che si ritiene quella autentica della Passione di Gesù - e la tunica di san Luigi, che costituiscono parte del tesoro di Notre Dame.
E poi ci sono le centinaia, migliaia di parigini che spontaneamente si sono ritrovati nei pressi di Notre Dame per pregare ed elevare canti al Signore. Snobbati dai grandi media, ma ben presenti sui social. Un gesto spontaneo del popolo cristiano, che almeno ci dice che da qualche parte, in Francia, sotto la cenere, la fede è ancora viva. Ed è il punto da cui ripartire.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Pietre morte, tornate a Dio" si chiede con quale anima si riedificherà Notre dame mentre in Francia e in Europa si abbandona Cristo e sorgono moschee.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 aprile 2019:
Il problema non sarà ricostruire i muri. Con le tecniche odierne a disposizione, il computer è in grado di ricostruire perfettamente, in ogni piega, in ogni singolo millimetro quella che era la Cattedrale di Notre Dame. Potremmo ricostruirne altre 10 di Notre dame, in Francia, in Cina in Cambogia. L'ansia moderna è quella di ricostruire com'era prima, perché a farci paura è la presenza di un vuoto. Dobbiamo riempirlo quel vuoto. Ma non sappiamo con che cosa.
Ricostruire subito non sarà un problema: sarà un problema invece - e questo è il vero dramma, la vera tragedia di un'Europa votata al suo suicidio - ricostruire quelle mura, quei legni e quegli affreschi che hanno retto per 900 anni cementando una civiltà che oggi definiamo medievale con quel disprezzo che proprio lì vicino, sulla rive gauche, ha iniziato a diffondersi per tutto il Vecchio continente nel nome della modernità. Il dramma sono quelle pietre che hanno visto e ci hanno protetto per tutti questi secoli, reggendo all'urto della storia e cementando un'Europa che da molto tempo ha voltato le spalle alla sua Signora.
Quelle pietre che hanno segnato l'unione di un popolo cristiano che oggi - semplicemente - non c'è più. Crollato sotto i colpi del meticciato relativista, ha smesso di essere tale quando questo uomo europeo ha iniziato a pensare di fare a meno di Dio, confidando soltanto nella sua fragile certezza. Ignorando gli avvertimenti che con amore di madre proprio in Francia sono stati dispensati a piene mani; e barattando con idoli di facile consumo i santi, i grandi santi della Francia. Dove siete? Dove sei François? E Bernadette? Dove siete tanti Luigi, dove sei Jean Marie, Giovanna, Teresina...? Salvate la Francia.
Quelle pietre erano state cementate da un amore che portava a Dio. Ecco perché interrogarsi sulla chiesa simbolo dell'Europa che non c'è più, significa inevitabilmente interrogarsi su Dio, sulla sua cacciata dal suolo. Non cadiamo nel tranello di chi dice che questo era un simbolo della città e che come pietosamente ha detto il presidente Macron "una parte di noi va in fiamme".
Ricostruire non sarà un problema, ma non si potrà riedificare, perché per questo serve quel cemento indispensabile dato da un popolo che amava Dio e che per esso edificava bellezza col gusto, il bisogno e il sapore dell'eterno. Perché eterna doveva sembrare ai nostri occhi Notre Dame, quello era il suo compito, garantire l'eternità del messaggio che annunciava e la vita in Cristo che prometteva. L'abbiamo distrutta. Abbiamo distrutto l'eterna felicità che pure ci aspetterebbe a braccia aperte.
Oggi quel popolo c'è? Con quale anima sarà in grado di riedificare la sua Notre dame? Con lo stesso spirito dei padri che l'hanno tirata su nel XII secolo? Senza fede si ricostruiscono pietre morte: "Le nostre ossa - dice Ezechiele - sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". Ma quelle pietre, come le ossa aride, possono ancora rivivere.
Notre Dame era ormai solo un simbolo storico-artistico che però concedeva a 12 milioni di turisti l'anno di avere un contatto - anche se breve, superficiale, estemporaneo - con quel divino che nella loro vita non c'era già più da tempo. "Non resterà più nulla", hanno detto le autorità. Perché il nulla è l'espressione magniloquente della superbia dell'uomo. Che oggi, se vuole ricostruire quel tempio deve tornare immediatamente a Dio, alla sua maestà, a rimetterlo con timore e fede al centro della propria vita.
Cosa che non fa più da tempo: oggi le chiese si chiudono, si vendono, si riadattano, si profanano, si occupano, si violano, si condividono con le altre fedi, si barattano con i parcheggi e i musei. Oggi l'umanità si commuove guardando le immagini della guglia che crolla sbriciolata e non si accorge che la pianta incandescente di Notre Dame disegna dall'alto una immensa croce infuocata.
Ma di che cosa ha ancora bisogno per accorgersi che a crollare e ardere è tutta la nostra fragilità senza l'autore della vita che lì dentro ha la sua casa? Eppure, le chiese messe sotto i piedi della malvagità umana non fanno notizia. Non lo hanno fatto fino ad oggi. Non c'è una sola chiesa viva se non la riempi col sudore della preghiera, con sacrifici degni, sguardi oranti e ore, ore e ore e secoli di adorazione e sacramenti. Senza tutto questo le chiese perdono la loro anima, il cemento che le tiene in piedi da millenni. Intanto ad essere erette sono le moschee, che in Francia stanno sorgendo come funghi. Alte, possenti, ricche, mentre le nostre chiese vanno in fumo.
Distruggere in due ore un tetto che ha retto per 900 anni non può che essere un'opera demoniaca, di un demonio che è entrato in azione all'inizio della Settimana santa, nel sacro di un luogo dove sono custodite e venerate le reliquie della Santa Croce, con la stessa ferocia con la quale in Italia bruciò la cappella della Sindone e con un unico obiettivo: distruggere. Distruggere ciò che in natura è entrato in suo possesso.
Prima lo riconosciamo, prima ammettiamo che non è stata una tragica fatalità, ma un ammonimento, prima asciugheremo le lacrime. Risparmiamo la banale tristezza, le condoglianze di circostanza, le frasettine sul simbolo della cristianità che va in fumo, perché di quella cristianità nessuno ha saputo cosa farsene oppure far partire le campagne laicoclericali sulle campane che devono suonare all'unisono, perché quelle campane sono state silenziate dall'indifferenza e dal credo moderno del relativismo. Risparmiamo lo choc, gli emozionalismi, gli ossequi delle circostanze. Tornare a Dio, subito. Senza tentennamenti, pronti al martirio: nazioni, popoli, famiglie. Solo così riusciremo a spegnere quelle fiamme.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2019

2 - LONDRA: PORTE APERTE AI MUSULMANI, CHIUSE AI CRISTIANI
Al dipartimento governativo dell'immigrazione non piacciono i rifugiati cristiani (ecco le incredibili motivazioni usate per respingere le loro richieste d'asilo)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 22 marzo 2019

«Lei dice di essersi convertito al cristianesimo dopo aver scoperto che è una "religione pacifica, mentre l'islam contiene violenza, odio e vendetta". Ma Gesù Cristo ha detto: "Sono venuto a portare non la pace, ma la spada"». Con questa incredibile motivazione il dipartimento governativo responsabile della sicurezza e dell'immigrazione nel Regno Unito ha respinto la richiesta di asilo di un iraniano convertito al cristianesimo.
Nonostante il codice penale non preveda una specifica punizione per l'apostasia in Iran, gli uomini che abbandonano l'islam possono essere condannati alla pena di morte mentre per le donne è previsto l'ergastolo. Tra novembre e dicembre 2018 il regime ha arrestato più di 250 cristiani in Iran. Nel 2013 ha incarcerato Ebrahim Firouzi, giovane convertito al cristianesimo, con l'accusa di «promuovere il sionismo cristiano. Le attività di evangelizzazione sono in opposizione al regime della Repubblica islamica dell'Iran».
L'avvocato dell'iraniano convertito che si è visto respingere la domanda d'asilo, Nathan Stevens, ha già fatto ricorso in appello e ha pubblicato su internet la lettera del dipartimento degli Affari interni, commentando: «Ne ho viste tante negli anni, ma sono rimasto davvero scioccato nel leggere questa motivazione incredibile. A prescindere dalla propria visione della fede, come può un funzionario del governo estrapolare in modo arbitrario dei brani di un testo sacro e usarli per umiliare la personale decisione di una persona di seguire un'altra fede?».

A LONDRA NON PIACCIONO I RIFUGIATI CRISTIANI
La pubblicazione della lettera, riporta il New York Times, ha sollevato un polverone nel Regno Unito e il dipartimento degli Affari interni ha diffuso un comunicato, spiegando che «la lettera contrasta con la nostra politica per quanto riguarda la persecuzione religiosa, comprese le conversioni a una particolare fede».
Non è la prima volta però che il Dipartimento si dimostra particolarmente insensibile alle richieste di cristiani convertiti. Come riportato dal Guardian nel 2018, un cristiano convertito si è visto respingere la domanda d'asilo perché non è stato in grado di citare a memoria i versetti del Vangelo dove si parlava del miracolo delle nozze di Cana e di quello della pesca miracolosa. Di conseguenza, si leggeva nelle motivazioni, «queste risposte vaghe sono in contrasto con la pretesa del candidato di aver letto la Bibbia e di aver partecipato a gruppi di preghiera».
Alla stessa persona hanno chiesto chi fossero i genitori di Gesù, lui rispose: «Maria, ma non aveva un padre terreno». Il Dipartimento ha giudicato errata la risposta, sottolineando: «Suo padre era Giuseppe».
L'avvocato Nathan Stevens, specializzato in casi di immigrazione e di richieste d'asilo, racconta anche un altro episodio imbarazzante. Il Dipartimento ha respinto la domanda d'asilo di un altro cristiano convertito perché, recitano le motivazioni, «lei ha affermato nel colloquio che Gesù è il suo salvatore, ma ha aggiunto che Lui non è in grado di salvarla dal regime iraniano. È evidente quindi che la sua fede non è forte e la sua fiducia in Gesù è poco convinta».

COSÌ DISCRIMINIAMO I CRISTIANI
Che a Londra non piacciano i rifugiati cristiani non è una novità. Fin dal 2015 l'organizzazione benefica Barnabas Fund e la Chiesa anglicana denunciano la strana tendenza del dipartimento degli Affari interni ad accogliere solo musulmani. L'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha raccomandato al Regno Unito di accogliere nel primo trimestre del 2018 1.358 rifugiati siriani, di cui solo quattro cristiani (0,29%). Il dicastero ha accettato di prenderne l'82%, cioè 1.112 persone, tutti musulmani, rifiutando i quattro cristiani.
La stessa cosa si è verificata anche nel 2017, quando l'agenzia Onu chiese all'Inghilterra di accogliere 7.060 rifugiati siriani, di cui 25 cristiani (0,35%). Londra accettò di prenderne il 69%, 4.850 persone, di cui solo 11 cristiani. Il Regno Unito si era anche rifiutato di offrire asilo politico ad Asia Bibi per timore di scatenare «disordini e problemi di sicurezza all'interno della comunità» musulmana.
A quanto pare, a nulla sono servite le rimostranze e gli appelli dell'ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, che in una lettera inviata al Telegraph nel 2015 scriveva: «Chi tra noi chiede da mesi compassione per le vittime siriane vive una grande frustrazione perché la comunità cristiana, ancora una volta, viene abbandonata e lasciata per ultima. Ma così si discriminano inavvertitamente le comunità cristiane, che sono le più colpite dai quei macellai disumani che si fanno chiamare Stato islamico. Non si troverà nessun cristiano nei campi dell'Onu, perché sono stati attaccati e presi di mira dagli islamisti e cacciati da quei campi. Per questo cercano rifugio nelle case private, nelle chiese. L'Inghilterra dovrebbe considerarli una priorità perché sono il gruppo più vulnerabile. Inoltre, noi siamo una nazione cristiana e i cristiani siriani non farebbero fatica a integrarsi. A qualcuno non piacerà quello che sto per dire, ma negli ultimi anni l'immigrazione di massa musulmana in Europa è stata eccessiva e ha portato alla nascita di ghetti che vivono in modo parallelo nella società».

Fonte: Tempi, 22 marzo 2019

3 - DESTRA E SINISTRA SONO TORNATE... LO PROCLAMA L'ESPRESSO
Da sempre questa è l'autorappresentazione della Sinistra: tutto chiaro, semplice e rassicurante (da una parte loro, belli, puliti, buoni e intelligenti, dall'altra i loro avversari, brutti, sporchi, cattivi e ottusi)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 8 aprile 2019

Tornano Destra e Sinistra? Lo proclama la copertina dell'Espresso: "Chi si rivede: Destra e Sinistra. Da una parte i nazionalisti, i sovranisti, i nostalgici. Dall'altra le donne, i ragazzi, gli ambientalisti".
Tutto chiaro dunque. Da una parte brutti, sporchi, cattivi e ottusi. Dall'altra belli, puliti, buoni e intelligenti. Da una parte il Male, dall'altra il Bene, da una parte il torto, dall'altra la ragione.  
Questa è l'autorappresentazione della Sinistra. Tutto chiaro, semplice e rassicurante. Permette di sentirsi i migliori, superiori ai "nemici". Solo che poi la realtà non sta nei suoi schemi: per esempio, l'Espresso dove metterebbe Berlusconi, oggi?
Cosa è di Sinistra e cosa è di Destra è l'assillo di sempre dei compagni che devono incasellare tutto nei loro schemi manichei in bianco e nero.
Ricordano il vecchio film "Maledetti vi amerò" , dove il protagonista, il sessantottino Svitol , tornato in Italia alla fine degli anni Settanta, cercava di ritrovare le coordinate: "Il tè è di sinistra, come il riso integrale e la cucina macrobiotica. Il caffè invece è di destra, anche il bagno con la vasca è di destra. La doccia, invece, è di sinistra. L'erotismo è di sinistra, la pornografia è di destra. L'eterosessualità è di destra, l'omosessualità, invece, ha un profondo valore trasgressivo, quindi è di sinistra. In quanto a Nietzsche è stato rivalutato, cioè adesso è di sinistra... compagni, non facciamo casino, ah! Bisaglia è di destra, Basaglia è di sinistra. Cosa vuol dire una vocale...".
E oggi? Su Twitter un certo Matteo Brandi ha ironicamente rappresentato così la Sinistra del 2019: "Viva i Rom, ma non nel mio quartiere. Viva il libero mercato, ma non per la mia radio. Viva le culture del mondo, ma non la mia. Viva l'austerity, ma non con i miei soldi. Viva il precariato, ma non per mio figlio. Viva la democrazia, ma non contro le mie idee".
Si potrebbe continuare. Viva le tasse, ma non per me. Viva la libertà di parola, ma non per chi esprime idee che io avverso. Viva il suffragio universale, ma solo se decreta la vittoria della mia parte.
Viva gli altri popoli europei, ma non quando votano per la Brexit o manifestano coi gilet gialli contro Macron o scelgono i sovranisti. Viva gli Stati Uniti, ma solo se non votano Trump.
Viva i migranti, ma in periferia, non nel mio luogo di vacanza o nel mio condominio. Viva l'Umanità dall'altra parte del mare. Se invece è dall'altra parte del muro - sotto forma di vicino rumoroso - è insopportabile.
E poi: viva la lotta al riscaldamento globale, ma non chiedete a me di rinunciare alla macchina o ai miei consumi e al mio benessere.
Viva il Tricolore, ma solo finché c'era la polemizzare con la Lega bossiana. Oggi va assolutamente sostituito con la bandiera della UE.
Viva la bandiera della pace (da appendere ai balconi), ma solo per la guerra all'Iraq, non per quella alla Serbia o alla Libia.
Viva la sovranità nazionale, ma solo finché - in anni lontani - si manifestava contro la Nato e contro gli Stati Uniti. Oggi è un'espressione detestabile. Viva il Mercato, ma solo oggi, perché fino a ieri era il demonio.
In effetti l'uomo di Sinistra deve fare attenzione con le cose da avversare. Dimenticati gli slogan rivoluzionari di ieri, oggi si proclama contro le parole di odio, ma solo quelle degli altri. È contro l'intolleranza, ma non la sua.
Contro i "privilegi", ma quelli altrui (per i propri ha una certa benevolenza). Contro l'omofobia e la discriminazione delle donne, ma facendo spallucce e fischiettando se parliamo di certi paesi islamici.
Contro la Chiesa, ma non i preti progressisti che stanno con la Sinistra. Contro Berlusconi, ma non ora che avversa il governo.
Contro il M5S, ma solo finché è alleato della Lega. Se volesse graziosamente coalizzarsi con il PD diventerebbe un'apprezzabile "costola della Sinistra".
Contro la piazza, ma solo se ha idee "populiste", in caso contrario va esaltata la magnifica manifestazione democratica.
Contro il muro col Messico di Trump (che non è ancora stato innalzato), ma senza dire parola contro il muro col Messico già costruito da Bill Clinton. [...]
E ancora: contro le frontiere chiuse di Salvini, ma non contro quelle di Minniti. Contro l'attacco alle pensioni (usare l'espressione "massacro sociale"), ma non quando a "riformarle" è un governo "progressista".
La conclusione potremmo affidarla a Nicolas Gomez Davila: "L'uomo di sinistra si crede generoso perché le sue mete sono confuse".
Oppure - fate voi - a Oriana Fallaci: "Per tenersi a galla oggi bisogna stare a sinistra". Non solo perché conviene, ma anche perché "ti garantisce il potere" ed "è di moda. Sissignori... È un conformismo, una convenzione. Soprattutto per i banchieri e i magnati e i presunti intellettuali... Per i giornalisti e le giornaliste... Per gli stilisti... Per la Confindustria che fa lingua in bocca con la Cgil, insomma per quella che in America si chiama 'the Caviar Left'. La Sinistra al Caviale".  
Il caviale del tramonto.

Fonte: Libero, 8 aprile 2019

4 - CARO SALVINI, LA CASTRAZIONE CHIMICA NON E' LA SOLUZIONE PER LO STUPRO
Lo stupro più che da una pulsione sessuale, è originato dal sadismo, per cui per prevenirlo occorre la morale (cristiana), vietando anzitutto la pornografia
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/04/2019

Nel mio libro La realtà dell'orco spiego i quattro gradi dello stupro.
Il primo livello: un uomo solo, stupro della donna e limite alla violenza al minimo indispensabile per ottenere il coito.
Secondo livello: lo stupro sadico. Lo stupro di gruppo è sempre uno stupro sadico. Lo stupro etnico è sempre uno stupro sadico.
Terzo livello: la donna subisce lesioni.
Quarto livello: la donna non sopravvive allo stupro.
La castrazione chimica non è la soluzione per lo stupro, per due motivi.

1° MOTIVO: IL CORPO DEL CONDANNATO NON DEVE ESSERE TOCCATO
Primo motivo: in una nazione decente la punizione di qualsiasi crimine, per quanto efferato sia, consiste nella perdita di libertà: il corpo del condannato non può e non deve essere toccato. La castrazione chimica sarebbe un terribile esempio di quello che in sociologia si chiama finestra di Overton, vale a dire l'eccezione, il caso limite ed emotivamente carico, che permette a un comportamento aberrante di essere accettato. L'atto medico sul corpo del condannato è aberrante. Si comincia così e inevitabilmente si finisce con l'elettroshock e i neurolettici per i dissidenti. Elettroshock e neurolettici sono già stati usati per punire lo psicoreato, il fatto che in Unione Sovietica qualcuno non amasse il partito.
Qualcuno ha già ventilato cure psichiatriche obbligatorie per lo psicoreato di islamofobia: è successo in Francia per Marine Le Pen. In altri Paesi, più pazzerelli del nostro, qualcuno sta proponendo cure psichiatriche obbligatorie per l'imperdonabile psicoreato: l'omofobia. Battute a parte, le regole etiche devono essere rigide. La regola che l'unica punizione per i rei nei Paesi decenti sia la perdita della libertà deve essere rigida. Alterare l'equilibrio endocrino di una persona è un gesto grave, con conseguenze imprevedibili, per esempio la depressione e il suicidio, come avvenne per il matematico Turing, sottoposto a castrazione chimica, oppure un incarognimento generale con aumento del sadismo, com'è avvenuto in alcuni casi nelle nazioni dove la castrazione chimica è prevista.
La medicina serve per curare i malati, non per creare patologie nei sani. Capisco perfettamente che il crimine può essere talmente ripugnante che viene istintivo invocare una misura che dà l'illusione di risolvere il problema, sia pure in maniera drastica. Quello che è necessario è la certezza della pena e la severità della pena, ma la pena non può mai essere diversa dalla perdita di libertà.

2° MOTIVO: LO STUPRO SOLO IN PARTE NASCE DA UNA PULSIONE SESSUALE
Il secondo motivo è che lo stupro solo in parte nasce da una pulsione sessuale. Nella stragrande maggioranza dei casi nasce da una pulsione sadica. La pulsione sadica, ripeto, non è minimamente diminuita dalla castrazione chimica, anzi puoi ulteriormente incarognirti. Nella trasmissione di giovedì 4 aprile su Rete 4, Diritto e rovescio, è stato raccontato il terribile caso di Giulia. Giulia è stata stuprata con uno strumento metallico che le ha causato gravi lesioni. È verosimile che il suo aggressore fosse sotto effetti di vasocostrittori, cocaina oppure metanfetamina, non più in grado di avere un'erezione. È anche verosimile che l'uso di strumenti costituisca la maniera con cui l'individuo incapace di erezione sfoga la sua frustrazione della mancata erezione.
Nel massacro del Circeo la giovane donna sopravvissuta, Donatella Colasanti, racconta come i suoi due aguzzini Izzo e il suo complice non l'abbiano violentata in quanto incapaci a mantenere l'erezione. Il medico congolese Denis Mukwege, premio Nobel per la pace nel 2018, riferisce lesioni apocalittiche dei genitali femminili, inflitte con gli strumenti più atroci. Qui lo stupro non risponde a una pulsione sessuale: la pulsione sessuale porta alla masturbazione. Lo stupro risponde a una forma di odio: odio verso le donne, odio verso un'etnia diversa dalla propria, odio verso una classe sociale diversa dalla propria. Le pene devono essere severe e senza nessuna possibilità di riduzione nel caso di stupro sadico, stupro di gruppo, che è sempre stupro sadico, e stupro etnico, dove la causa sta nella diversità di etnia tra aggressore e aggredita.
Quello che è necessario dopo lo stupro, sia per evitarne altri, sia per rieducare la persona che l'ha compiuto, sia perché la vittima possa sentire su di sé la giustizia, è una pena severa e certa, applicata da tutti i magistrati con le stesse modalità. La pena deve essere moltiplicata nello stupro sadico. E nello stupro etnico.

NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI
Per prevenire lo stupro occorre l'etica, che qualcuno ricominci a insegnare «Non desiderare la donna d'altri», la donna che non ti ha scelto. Anche solo desiderarla è materia di peccato mortale, perché il crimine è talmente atroce che anche solo pensarci è un peccato. La sessualità maschile è come una pallina su un piano inclinato, dopo che ha preso velocità è difficile fermarla. Viene detto solo ai maschi perché loro hanno il testosterone e la forza fisica per imporre la loro sessualità contro la volontà della vittima. Poi occorre contrastare seriamente e non per burla, condannando anche il consumo, l'uso di cocaina e metanfetamina. Queste due sostanze aumentano la crudeltà, fanno scomparire la percezione delle conseguenze delle proprie azioni. Chi si mette in condizioni di essere maggiormente crudele, deve essere punito per questo.
Occorre vietare la pornografia, che è sempre più sadica e sempre più basata sullo stupro. E anche nei pochi casi in cui non sia sadica, la pornografia addestra il cervello a pensare alle donne come cose. Una volta addestrato il cervello è difficilissimo tornare indietro. Una volta vietata la pornografia, è evidente che riuscirebbe a passare da canali vietati, ma sarebbero appunto canali vietati, con l'eterno rischio di beccarsi qualche multa. Si avrebbe la percezione che sia qualcosa di non normale. La pornografia modifica le linee del cervello, non è pensabile che sia permessa. Le vittime possono diminuire il proprio infinito dolore e ricominciare a vivere grazie alla tecnica EMDR, una tecnica che permette l'elaborazione del trauma in tempi brevissimi. E con la pena giusta e certa dell'aguzzino, che è un passaggio fondamentale perché le vittime possano riprendere la loro vita.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07/04/2019

5 - IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO
Non ci sono parole sufficienti per commentare l'assurdo dibattito che (ahimè) ho visto a Porta a Porta
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/04/2019

Dunque secondo la Corte Europea di Strasburgo, anche se in Francia l'utero in affitto è vietato, i registri nazionali dovranno in qualche modo tenere conto della posizione del "genitore intenzionale" dei bambini comprati all'estero. Che cavolo vuol dire "genitore intenzionale"? Io mi dichiaro proprietaria intenzionale della borsa di quella signora che è passata adesso; me la posso intestare anche se lei non è d'accordo? Da quando l'intenzione genera un diritto? Soprattutto se per realizzare la mia intenzione commetto un reato, come possono dei giudici legittimare questo?
È evidente che l'ideologia sta minando le basi dell'oggettività del diritto. Se conta l'intenzione, il diritto diventa dettato dalle emozioni, dai sentimenti, e non si è mai vista una roba del genere (credo che Giustiniano si rivolti nella tomba). Ovviamente il diritto creativo vale per alcuni, non per tutti. Perché se io vado all'anagrafe e dico che il figlio della mia amica a cui voglio tanto bene è mio, vado in carcere, e se lo fa uno che lo ha pagato no (ovviamente la balla è che si tratti solo di copertura delle spese, ma chi se ne frega: il figlio non è tuo, e che te lo regalino o te lo facciano pagare non è tuo punto e basta, o non è solo tuo perché gli hai tolto il padre o la madre).

E MENO MALE CHE LA CORTE SI CHIAMA DEI DIRITTI UMANI
In tutta questa storia, compreso il dibattito che ieri sera mi ha costretta ad attendere fino a tardi il finale di Porta a Porta (no comment), sono proprio i diritti di chi non si sa difendere a essere spariti. Il diritto del bambino. Gli altri i diritti se li prendono con la forza. Pagando una donna per esempio. Andando a farsi inseminare all'estero. Escludendo un padre dalle proprie scelte, come nel caso dell'aborto. Peccato che il diritto dovrebbe esistere proprio per tutelare chi non riesce a difendersi da chi impone il proprio desiderio, le proprie voglie, le proprie idee. Voglio un figlio, me lo prendo.
In tutta la discussione secondo me sfugge sempre il centro della questione: i bambini hanno un padre e una madre, e hanno diritto a crescere con loro. Gli uomini e le donne non hanno diritto a un figlio. I figli sono un regalo immenso che però può anche non arrivare, e nessuno ha il diritto di prenderselo.
E' questo il punto che non viene mai nominato. Quasi mai, a dire il vero, perché ieri alla Lumsa si è tenuto un bel convegno che avrebbe dovuto essere preso d'assedio dagli uomini e dalle donne di buona volontà, e invece purtroppo è stato quasi disertato, nonostante il livello di eccellenza dei relatori. Già il titolo del convegno lasciava presagire che sarebbe valsa la pena di andare. "Nascere da madre surrogata": dunque una buona volta il punto di vista è quello del bambino. Finalmente. Come ha detto lo psicologo Giampaolo Nicolais, non importa poi come staranno i bambini nati dall'utero in affitto, o quelli separati da un genitore biologico. L'essere umano è resiliente, e come si sopravvive a genitori abusanti o maltrattanti, ce la si può cavare in qualsiasi situazione. Il problema è che noi non possiamo soddisfare i nostri desideri pensando che i bambini se la caveranno, noi dobbiamo rispettarli, rispettare i loro diritti fondamentali, e anteporli ai nostri desideri. E' la base della civiltà.

LA NATURA LA RICEVIAMO, NON CE LA DIAMO DA SOLI
Noi non siamo solo prodotto della nostra cultura - cogito ergo sum - noi siamo anche natura, cioè noi siamo "nature and nurture" si è detto al convegno. E la natura la riceviamo, non ce la diamo da soli e non la possiamo dare. A certi bambini la parte di natura viene violentata da adulti che vogliono soddisfare i loro desideri, seppur di per sé buoni. Questo patrimonio è scritto nei nostri geni e si plasma nel grembo materno. Questi due elementi, patrimonio genetico materno e paterno, e dialogo col corpo materno, sono incancellabili dalla nostra storia. O meglio, si possono cancellare come fa chi compra i figli, o il seme, o l'ovulo, ma non senza un prezzo altissimo da pagare, e tutto a carico dei bambini. Non basta che poi i genitori siano pieni di buona volontà e intenzionati ad amare questi bambini. Probabilmente molti dei violentatori della natura dei loro figli - quelli che li privano del padre, della madre, ma anche i genitori maschio e femmina che fanno l'eterologa - saranno genitori al meglio delle loro possibilità (sicuramente migliori di me), ma non sarà il meglio per quei bambini. Un bambino sente il battito della madre, ne riconosce la voce, le carezze, il latte (appena nato distingue un batuffolo imbevuto di latte della mamma da quello di un'altra donna). Un bambino ha bisogno del padre e di conoscere la propria storia, di cui è erede.
Un bambino non è un diritto anche se l'infertilità è ormai un problema generazionale, legato ai nostri stili di vita, come ha ricordato Daniela Bandelli, che sta conducendo uno studio su casi di maternità surrogata in vari paesi del mondo. Dell'orrore nascosto nei contratti che le madri surrogate firmano ha raccontato Jennifer Lahl, che è stata la prima a sollevare il velo sulle sofferenze che sconvolgono le vite di tante madri surrogate: dolore, malattia, morte, abbandono totale nel caso che le cose vadano male. Donne disperate: non tutte, ma molte, che a volte vagano anni all'affannosa (e vietata dai loro contratti) ricerca di notizie dei bambini che hanno portato in grembo, come ha raccontato Monica Ricci Sargentini, da sempre in prima fila in questa battaglia. Una delle poche giornaliste - con lei Paola Tavella, che era in sala - che racconta la verità su questo, mentre si permette che utenti dell'utero in affitto vadano in tv a parlare di quanto è bello essere genitori, senza che nessun collega abbia l'onestà di fare l'unica domanda che c'è da fare: quanto ha pagato per commettere quello che nel nostro paese è un reato?
Che qualcuno sveli una buona volta "di che lacrime grondi e di che sangue" la realizzazione di un desiderio che la natura non ha permesso di compiere.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/04/2019

6 - TRUMP CANCELLA LE APERTURE GAY-FRIENDLY DI OBAMA: MAI PIU' MILITARI TRANSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Pillon condannato per diffamazione; chieste dimissioni perché difende la famiglia; la libertà di espressione non è assoluta
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Notizie Provita, 10/03/2019

Mentre infuria ancora il dibattito sull'ordine emesso da Trump, un anno fa, che impedisce alle persone transgender di fare parte dell'esercito americano, eccetto che per «circostanze limitate», un nuovo rapporto pubblicato da Usa Today mette in luce l'aspetto economico della situazione che non è certo meno difficile e problematico di quello antropologico e dal quale emerge che il Pentagono ha speso quasi 8 milioni di dollari per curare oltre 1.500 truppe transgender dal 2016. Nei trattamenti, i cui costi sono stati sostenuti dal governo, rientrano ben 161 procedure chirurgiche tra cui riduzione del seno, aumento e riassegnazione del sesso biologico.
A partire dal 1 febbraio, a ben 1.071 membri dell'esercito, appartenenti a corpi diversi: marina, aeronautica, corpo dei marines e guardia costiera, è stata diagnosticata la disforia di genere e per di più la maggior parte di loro è costituita da personale di alto livello, tra cui 20 alti ufficiali maggiori e comandanti.

UN RISCHIO CONSIDEREVOLE PER L'EFFICACIA DELL'ESERCITO
Se si calcola che il budget complessivo del Pentagono, per la sanità, è di 50 miliardi di dollari l'anno di cui 2,1 milioni destinati all'esercito e che le truppe transgender rappresentano lo 0,7 per cento della forza totale, si ha una vaga idea di come, in futuro, se si dovesse nuovamente garantire l'accesso a personale militare Lgbt le spese potrebbero enormemente e velocemente aumentare. Ma quella economica non è l'unica motivazione che ha spinto Trump a diffondere questo divieto: in una nota della Casa Bianca che spiega il perché del provvedimento adottato dal presidente, si sottolinea che mantenere soldati che richiedono un trattamento medico frequente e importante «presenta un rischio considerevole per l'efficacia dell'esercito».
Comunque, lo scorso mercoledì, la sottocommissione per il personale dei servizi militari della Camera, a Capitol Hill, ha ascoltato testimonianze a favore e contro la decisione dell'amministrazione Trump: Blake Dremann, presidente del gruppo militare transgender Sparta, che è stata in marina per 14 anni e ha parlato in base alla sua personale esperienza, in quanto lesbica prima e transgender dopo, ha affermato che «i grandi leader plasmano le loro squadre per superare le aspettative perché non importa se sei femmina o Lgbt. Ciò che conta è che ciascun membro sia capace e focalizzato sulla missione». Ma il vice ammiraglio Raquel Bono, direttore dell'Agenzia per la difesa della salute, ha testimoniato, al contrario, che l'esercito ha rilevato diverse situazioni problematiche relative alla disforia di genere, come un maggior numero di visite psichiatriche e più frequenti pensieri di suicidio, che organismi come l'American Medical Association non riescono a riconoscere o ad ammettere e che finirebbero per danneggiare, di fatto, le operazioni militari.

IL PARADOSSO DEI DALTONICI
Tra l'altro, c'è anche da dire che il divieto di Trump che ha fatto tanto discutere certi "ambienti", non è stato diffuso a cuor leggero, ma in seguito a una seria indagine all'interno dell'esercito, condotta da alti dirigenti militari e civili, compresi i soldati veterani, dunque gente di lunga e grande esperienza.
Così come di grande esperienza è sicuramente l'ex istruttore dell'esercito John Burk, un veterano dell'Iraq e dell'Afghanistan, il quale, in un video del 2017, divenuto virale, in cui commentava negativamente la notizia dell'ingresso delle persone Lgbt nell'esercito americano, sottolineava con forza che il servizio militare non è né un obbligo né un diritto, affermando: «Un disordine psicologico vi esonera da qualsiasi tipo di servizio militare. Indovina un po'? Il daltonismo ti squalifica dall'esercito [...]. Siamo "discriminatori" nei confronti dei daltonici?»; chiudendo di fatto, con questa domanda basata sulla nuda e cruda evidenza dei fatti, l'incredibile questione.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

PILLON CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE
Nel 2014 l'on. Simone Pillon della Lega aveva denunciato l'indottrinamento gender avvenuto in un liceo di Perugia perpetrato dall'associazione gay Omphalos, la quale era ricorsa poi ai giudici. Un paio di giorni fa è arrivata la condanna da parte del Tribunale di Perugia: 1.500 euro di multa a cui si devono aggiungere 30 mila euro (di cui 20 mila a titolo di provvisionale) a Michele Mommi, responsabile delle attività per i giovani di Omphalos e alla stessa associazione Omphalos.
Pillon ha così commentato la sentenza all'uscita del Tribunale: «Difendere le famiglie dall'indottrinamento costa caro. E' un primo grado non una sentenza definitiva. Ci sarà spazio per l'appello». E su Facebook ha scritto: «Sono stato condannato in primo grado per aver osato difendere la libertà educativa delle famiglie, che a quanto pare non possono più rifiutare l'indottrinamento gender propinato ai loro figli. Ricorreremo in appello, ma è proprio vero che certe condanne sono medaglie di guerra. Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario, diceva Orwell. Beh, io non mollo. E non mollerò mai».
La condanna di Simone Pillon per avere denunciato l'indottrinamento gay nelle scuole; ma anche il drammatico caso del vescovo di Alcalá de Henares, indagato e minacciato perché non accetta l'ideologia gender; e inoltre la vicenda dell'intellettuale conservatore inglese Roger Scruton, costretto a lasciare un posto governativo per aver criticato l'impero Soros e aver sfidato il tabù dell'islamofobia. C'è ormai un virus che ha colpito l'Europa e si chiama dittatura del politicamente corretto, è l'imposizione di valori estranei alla cultura e alla tradizione dei popoli europei. E chi si oppone è condannato nei tribunali e bannato dalla vita pubblica.
(La Nuova Bussola Quotidiana, 13 aprile 2019)

CHIESTE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE PARI OPPORTUNITÀ PERCHÉ DIFENDE LA FAMIGLIA
Patrizia Del Giudice è presidente della commissione Pari opportunità della Regione Puglia. Qualche giorno fa ha lasciato un commento su Facebook a proposito del Congresso mondiale per la famiglie: "Tentare di continuo di censurare il mio pensiero di famiglia naturale non mi istigherà a diventare violenta nè nel mio linguaggio né nel mio modo di essere. Se ne facciano una ragione".
Le realtà gay allora lanciano un hashtag, #tunonmirappresenti per chiederne le dimissioni. La Del Giudice risponde ai microfoni del Tgr di Rai3: "Sono stata la prima che ha voluto affrontare il tema della denatalità, e trovo che Verona sia il luogo giusto per capire quale sarà il futuro per la mancanza di nascite. Io sono per la famiglia naturale, se avessi potuto e avessi avuto tempo sarei andata a Verona, sarebbe stato giusto per erudirsi".
(Gender Watch News, marzo aprile 2019)

VIA LIBERA A GAY PRIDE? LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON È ASSOLUTA
Per il prossimo 8 giugno, dopo una serie di manifestazioni in varie parti della regione Friuli Venezia Giulia, è previsto a Trieste il Gay Pride. Antonella Nicosia, presidente di Arcigay Arcobaleno Trieste Gorizia, ha detto che non verranno richiesti patrocini né al comune di Trieste né alla Regione, ma saranno richiesti ad altri comuni.
Per Trieste si tratterebbe della prima volta di un Gay Pride al quale, da quanto si legge dai media locali, non ci sono opposizioni, tranne qualche sparuto e coraggioso consigliere comunale. L'idea diffusa anche tra coloro - istituzioni o singole persone che siano - che dissentono dalla Cirinnà e dal riconoscimento pubblico delle unioni civili tra persone omosessuali, è che comunque la manifestazione omosessualista va permessa e accettata in quanto manifestazione libera di libere opinioni.
La signora Nicosia non chiede il patrocinio a Comune e Regione perché sa bene che le attuali amministrazioni non lo concederebbero, però queste stesse amministrazioni non impediscono né contrastano la manifestazione, come si vuol dire, di un libero pensiero.
Mi chiedo se accettare una simile manifestazione pubblica sia in linea con la Dottrina sociale della Chiesa o meno. Non mi riferisco al tema del riconoscimento giuridico dell'omosessualità, né alla parificazione per legge delle unioni civili al matrimonio, né al presunto diritto di introdurre la concezione omosessualista nei programmi scolastici. È assodato che tutto ciò contraddice la Dottrina sociale della Chiesa. Mi chiedo, piuttosto, se la manifestazione del Gay Pride sia ammissibile da parte dell'autorità politica che, come è noto, ha come scopo il bene comune.
La risposta ad una simile domanda è no: l'autorità politica non dovrebbe consentire tale manifestazione perché così facendo concederebbe ad una visione disordinata delle relazioni sessuali una "dignità" pubblica che non può avere. Il Gay Pride "promuove" l'omosessualismo, considera l'esclusività pubblica della relazione tra uomo e donna una discriminazione, diffonde (anche in modo sguaiato ma non è tanto questo che importa...) una cultura dei diritti che non esiste, promuove il relativismo in un settore molto delicato e che sta alla base della convivenza sociale, diffonde una cultura anti-familiare.
All'omosessualismo sono collegati anche l'adozione di minori da parte di coppie gay, la fecondazione artificiale, l'utero in affitto, ossia pratiche e tendenze innaturali che apertamente contrastano con il bene comune.
Così dicendo si incontra un argomento, quello della libertà di espressione, che era molto presente nella Dottrina sociale della Chiesa preconciliare e che è invece quasi scomparso da quella postconciliare. La libertà di espressione non è un diritto assoluto, come sembra essere per le democrazie moderne figlie dell'ideologia illuministica. Oggi non si censura più niente, ma ci sarebbe molto da censurare.
Non per spirito repressivo o dittatoriale ma per difendere il bene della comunità. Ciò deve valere anche per le manifestazioni pubbliche come un Gay Pride. Chi si sentirebbe di approvare questo principio? Tutte indistintamente le manifestazioni pubbliche devono essere tollerate come diritto di espressione. Anche una manifestazione di pedofili? Anche una manifestazione di uomini e donne nudi? Anche una manifestazione di sostenitori delle camere a gas per qualche categoria di persone? È evidente che se qualche tipologia di manifestazione pubblica non è ammissibile, allora vuol dire che il diritto di espressione non è assoluto.
L'ambito pubblico non è l'ambito della libertà senza criteri, ma l'ambito della libertà responsabile e, quindi, non individualista ma solidale. La libertà responsabile significa che c'è un uso illecito della libertà, quando questa si sgancia da un ordine di doveri oggettivi che sorgono dalla natura stessa della persona e della società. L'autorità politica non è lì per garantire la libera espressione di una libertà scriteriata, come testimonia il fatto che molte manifestazioni non vengono autorizzate, ma per garantire il rispetto dei valori fondamentali che fanno di quella politica una comunità: sono i valori e i doveri morali a tenerci insieme e non i diritti.
(Stefano Fontana, La Nuova Bussola Quotidiana, 26 gennaio 2019)

Fonte: Notizie Provita, 10/03/2019

7 - OTTO LIBRI IMPERDIBILI PUBBLICATI NEGLI ULTIMI MESI
La tomba di Dio, Dizionario elementare dei cattolici illustri, Nati guasti, I crononauti e l'incredibile viaggio, La talare sacerdotale, ecc.
Fonte Redazione di BastaBugie, 16 aprile 2019

LA TOMBA DI DIO
La morte dei cristiani d'Oriente e l'abbandono dell'Occidente
Giulio Meotti - Cantagalli Editore - pp. 328 - € 19,00 - marzo 2019

Villaggi fantasma, stragi di religiosi e civili, stupri, rapimenti, persecuzioni di massa, fosse comuni, conversioni forzate: è il destino dei cristiani sotto l'Islam radicale negli ultimi anni. Le chiese in Medio Oriente hanno subìto una liquidazione fisica e simbolica. Eppure, questi cristiani perseguitati sono i cani randagi dell'Occidente. La scomparsa delle più antiche minoranze cristiane che parlano ancora la lingua di Gesù non ha generato emozioni nell'opinione pubblica dell'Occidente, sempre pronta a mobilitarsi per altre cause. Nessun artista o intellettuale di primo piano o star del cinema ha difeso la loro causa; nessun governo europeo ha perorato un intervento militare a loro difesa; l'Onu non ha denunciato la loro scomparsa. Perché, come ha detto un arcivescovo in Iraq, "l'Occidente tiene più alle rane che a noi cristiani". La tragedia degli ultimi cristiani d'Oriente ha mostrato l'allarmante impotenza e nichilismo della civiltà occidentale e il suicidio morale di una Europa scristianizzata e a rischio islamizzazione. Eppure, i cristiani d'Oriente sono la nostra linea di difesa.
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DIZIONARIO ELEMENTARE DEI CATTOLICI ILLUSTRI
G. Barra, M. A. Iannaccone e M. Respinti - Il Timone - pp. 500 - € 25,00 - febbraio 2019

Questo nuovo dizionario racconta, con linguaggio semplice e accessibile a tutti, perché pittori, scultori, navigatori, musicisti, matematici, scienziati, architetti, ingegneri, costruttori, poeti, letterati, filosofi, storici, re e regine, santi sociali, papi, cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose... hanno segnato la grande storia della Chiesa e contribuito allo sviluppo della nostra civiltà.
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NATI GUASTI
Cinque Passi al Mistero
Padre Maurizio Botta - San Paolo - pp. 190 - € 12,75 - gennaio 2019

I "Cinque Passi al Mistero", sono un ciclo di catechesi per giovani e adulti, che si svolge ormai da dieci anni presso la parrocchia Santa Maria in Vallicella - Chiesa Nuova di Roma. Padre Maurizio Botta, sacerdote dell'Oratorio di San Filippo Neri, guida gli incontri con uno stile preciso e di grande impatto, allo scopo di mettersi in dialogo con le persone che si sentono più lontane dalla Chiesa, offrendo loro una spiegazione pacata di quelle che sono le ragioni della fede su vari argomenti. Sono gli stessi giovani dell'Oratorio a offrire i temi su cui riflettere, spesso temi di frontiera, quelli più "caldi" e che magari tengono più lontane le persone: tali sono gli argomenti presentati e discussi in questo libro, che resta fedele al linguaggio orale e al metodo: un'introduzione, cui seguono le domande scritte dai presenti, esposte in forma anonima ed estratte a caso: padre Maurizio risponde e invita a riflettere. Ne nasce un "racconto di Vangelo e di vita". Prefazione di Costanza Miriano.
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I CRONONAUTI E L'INCREDIBILE VIAGGIO
Paolo Gulisano - Elledici - pp. 168 - € 8,41 - dicembre 2018

I Crononauti è un romanzo steampunk, termine con cui si indica un filone della narrativa fantascientifica avente la peculiarità di introdurre in un'ambientazione storica (generalmente, l'Inghilterra dell'età vittoriana) invenzioni tecnologiche anacronistiche; un romanzo molto ben confezionato, molto ricco di dettagli che chi è appassionato di romanzi di fine Ottocento e di storia riuscirà a cogliere appieno.
Il messaggio della fede spicca forte in ogni pagina e fra i discorsi dei protagonisti: senza fede non c'è collaborazione, non c'è umanità, non c'è evoluzione, anzi, assistiamo a una vera e propria involuzione del genere umano, ed è proprio questa fede che rende unico e imperdibile il romanzo di Paolo, e tra le righe, sottile e lieve, c'è anche l'angoscia, l'angoscia davanti alla distruzione di un mondo che per orgoglio rischia di buttarsi via.
Un romanzo per ragazzi che trasuda informazioni utili per approfondire la conoscenza degli eventi e dei personaggi che hanno attraversato la storia con le loro parole e le loro invenzioni. (Silvana De Mari)
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LA TALARE SACERDOTALE
Michele De Santi - Fede & Cultura - pp. 304 - € 27.00 - novembre 2018

Ha ancora senso, nel XXI secolo, parlare di veste sacerdotale? Sono sempre di più gli ecclesiastici e i religiosi, donne e uomini, che a tutti i livelli si "spogliano" dei vestiti propri della loro condizione e si presentano al mondo in abiti civili per avvicinare con più facilità le persone, senza alcun segno distintivo. In fondo si pensa che l'abito non sia importante, che non identifichi il buon sacerdote. Ma è proprio vero? In questo libro l'Autore, un sacerdote, intraprende un viaggio alla ricerca delle origini e delle motivazioni più profonde dell'utilizzo delle vesti sacerdotali, dal suo significato antropologico alle norme canoniche che ne regolano l'uso. Solo così sarà possibile riscoprire che la propria identità passa anche da ciò che si indossa.
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CHIESA GNOSTICA E SECOLARIZZAZIONE
L'antica eresia e la disgregazione della fede
Stefano Fontana - Fede & Cultura - pp. 173 - € 18,00 - luglio 2018

La Gnosi è un'eresia che pretende che la salvezza non venga da Dio ma dall'uomo attraverso una conoscenza iniziatica che rifiuta la realtà naturale per riplasmarla. Da sempre presente nella storia del cristianesimo e ripetutamente condannato, lo gnosticismo è stato inteso invece negli ultimi anni come un contributo positivo al dibattito teologico e uno sviluppo dialettico utile al futuro della Chiesa. Questo libro analizza l'eresia gnostica nelle sue relazioni con il pensiero moderno attraverso pensatori come Rahner, Maritain o Metz, la "svolta antropologica" della teologia cattolica contemporanea e movimenti come la Riforma luterana o la Teologia della Liberazione. L'esito di tutto questo però può essere solo uno: la secolarizzazione.
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UCCIDETE LO ZAR!
Lo sterminio dei Romanov
Luciano Garibaldi - Gingko Edizioni - pp. 100 - € 14,00 - luglio 2018

Uccidete lo zar! racconta, ad un secolo da quel terribile crimine, come si giunse, e come fu attuato, lo sterminio dell'ultimo Zar di Russia, della sua famiglia e del loro personale di servizio. I bolscevichi coprirono di calunnie Nicola II, per giustificare la loro ferocia. Luciano Garibaldi, con questo libro di facile lettura, arricchito dalla presentazione dello studioso e docente dell'Università di Cambridge Mattew Dal Santo, ristabilisce i fatti nella loro essenzialità e riferisce dell'atteggiamento ossequioso e rispettoso della Russia odierna, la Russia di Putin, nei riguardi dell'ultimo Zar e dei componenti la sua famiglia, dall'anno 2000 venerati come Santi dalla Chiesa russa ortodossa.
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VIA CRUCIS
Plinio Corrêa de Oliveira - Tradizione Famiglia Proprietà - libretto e CD - € 10,00

Durante la Quaresima la Chiesa ci invita in modo speciale a meditare sulla passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Per aiutarci a vivere degnamente questo periodo "forte", ci permettiamo di proporre la bellissima "Via Crucis" scritta dal grande pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira.
La potete ordinare sia nella versione libretto (Euro 5), sia nella versione libretto + CD, letta dal maestro Claudio Capone e accompagnata da bellissime musiche liturgiche (Euro 10).
Per informazioni e richieste, scrivete a: info@atfp.it
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Fonte: Redazione di BastaBugie, 16 aprile 2019

8 - CHI HA PAURA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA?
Risposta al vescovo di Udine che ha impedito l'inizio della Scuola di Dottrina Sociale dell'Osservatorio Van Thuan in Friuli Venezia Giulia
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 27/03/2019

C'è una cosa orrenda nella Dottrina sociale della Chiesa. La parola "dottrina". L'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, sabato scorso avrebbe voluto fare quello che fa di solito: una scuola per trasmettere una "dottrina", che corrisponde ai contenuti della fede nell'ambito sociale. Oggi, però, non è quasi più possibile fare questo - oppure è possibile farlo con grande difficoltà. Non si deve più insegnare alla gente cosa fare, sotto la luce del Vangelo. Viceversa, la Chiesa deve ora imparare cosa insegnare da quello che fa la gente. Qualunque cosa la gente faccia. Non c'è più la luce del Vangelo, c'è la luce della gente che illumina il Vangelo. Questa è la convinzione che ha imposto l'immotivato privilegio della prassi sulla dottrina.
L'Osservatorio, fin dall'inizio, si è sempre opposto a questa forma di pastoralismo dogmatico, che si è imposto sempre più granitico, e del quale la pubblicistica ha dato ampio ragguaglio nel corso degli ultimi decenni. Il presidente dell'Osservatorio mons. Giampaolo Crepaldi e il direttore Stefano Fontana hanno scritto e detto molto su questo tema. E, tuttavia, gli argomenti di ragione oggi servono poco. Si può certamente avviare una scuola di Dottrina sociale con facilità ma, per non incontrare opposizione istituzionale, si deve fondare esplicitamente sui luoghi comuni e ben collaudati del pastoralismo odierno: «creare ponti e non muri», «ascoltare», «uscire», «vie nuove per abitare il sociale», «abitare i social network», «discernimento comunitario», «servire la vita», «umanizzare», «avviare percorsi di riconciliazione», «porsi come lievito», «incrocio tra Vangelo e storia». Si tratta di un modo di esprimersi vuoto, generico, astratto, nonostante sia tutto focalizzato sulla prassi. In mancanza di questo tipo di referenze, però, il percorso si fa tutto in salita.
Non c'è modo di venirne a capo con argomenti. L'argomentare stesso è visto da molti - chierici compresi - come ostacolo al Vangelo: è come se si fosse aperto un interruttore e la corrente elettrica non fluisse più. Ogni principio generale è sentito, nella Chiesa, come ostacolo al caso particolare, nonostante il Vangelo (e dunque Gesù Cristo) si rapporti spesso all'universale: «Chiunque sposa una ripudiata...», «Chi [chiunque] avrà creduto sarà salvato», «Beati quelli [coloro, chiunque]...», «Chiunque invocherà il nome del Signore...», «Chi [chiunque] allora trasgredirà uno solo di questi precetti...», «Chi [chiunque] mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». Gli esempi sono numerosi.
E non a caso, Gesù è percepito e indicato spesso come Maestro, cioè come colui che insegna una dottrina. Solo nel Vangelo secondo Marco, sono diciassette le ricorrenze del verbo greco "didasko" (insegnare), riferito al Cristo. Gesù è il Didàskalos, il Rabbì, il Maestro. Il Maestro prevede una scuola, dei contenuti, dei discepoli - a prescindere dall'«avvenimento» messianico. Anzi, l'«avvenimento», la «presenza» del Cristo si realizza solo con l'apporto di contenuti e di dottrina - dottrina unica e deposito della salvezza.
Tutto questo sembra oggi rimosso, nonostante coloro che hanno frequentato le Scuole dell'Osservatorio si siano dimostrati entusiasti di quanto ricevuto. Spesso la reazione è unanime: dicono di avere appreso qualcosa di "inaudito". Questo per tre motivi: perché la parola di Dio e la sua dottrina è davvero "inaudita"; poi perché chi trasmette tale dottrina non parla per sé; e infine perché l'Osservatorio è stato in grado di trasmettere quello stesso entusiasmo che ha ricevuto nell'accostarsi alla Parola e al magistero.

Nota di BastaBugie: sulla chiusura della Scuola di Dottrina Sociale ecco il link ad un nostro precedente articolo.

VERGOGNOSO STOP ALLA SCUOLA DI DOTTRINA SOCIALE
Il diktat del vescovo di Udine blocca la lodevole iniziativa dell'Osservatorio Van Thuan in Friuli Venezia Giulia
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592

Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 27/03/2019

9 - OMELIE PASQUA DI RISURREZIONE - ANNO C
Veglia Pasquale e Messa del giorno
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: La rivincita del crocifisso, Edizioni Studio Domenicano

1) VEGLIA PASQUALE
"Perché cercate tra i morti colui che è vivo?"


Ci sentiamo, questa notte, quasi sopraffatti e come storditi da tutti gli eventi rievocati, da tutti i doni, da tutte le grandezze di Dio: la totalità dei misteri di salvezza si offre e si impone alla nostra contemplazione. Tutto ci sovrasta, tutto ci eccede, tutto supera i limiti, del resto molto angusti, delle nostre capacità di comprensione e della nostra corta pazienza. La Veglia pasquale e un po' il tentativo di far entrare l'eternità di Dio nelle ristrettezze del nostro tempo.

UNA STORIA SORPRENDENTE
Abbiamo rivissuto la storia sorprendente di un Dio che ci vuole suoi, nonostante la nostra incomprensibile resistenza.
È un Dio che si fa per noi, di volta in volta, creatore, compiendo il prodigio di trarci dall'abisso tenebroso del nulla: liberatore dalla schiavitù "egiziana", sempre di attualità, della colpa, dell'errore, dell'insipienza; nostro alleato, vincolato a noi da un patto eterno; nostro salvatore, in virtù del sacrificio di Cristo che si conforma dolorosamente alla volontà del Padre fino ad accettare liberamente la morte di croce.
È un Dio rinnovatore di tutto, perché con la risurrezione del Signore Gesù ogni cosa, ogni cuore, ogni attesa, ogni prospettiva si rinnova e si trasfigura. Il sepolcro sigillato il venerdì sera è stato il segno della sconfitta dell'uomo e della sconfitta di Dio: dell'uomo, che la morte ghermisce e distrugge senza remissione; e di Dio, che nella tragedia del Golgota ci appare vinto, oscurato, estromesso, superato dal male. Il sepolcro scoperchiato e vuoto, che all'alba del terzo giorno si offre alle donne impaurite, è il segno della vittoria di Dio, che da qui comincia l'opera della restaurazione dell'universo, e insieme della vittoria dell'uomo. L'uomo Cristo Gesù, figlio di Dio e nostro fratello, oggi ritorna vivo tra i suoi, rassicurandoci che il baratro della morte non è l'ultimo atto del dramma umano: oltre ogni pena, oltre ogni vicenda, oltre la nebbia dei dubbi, delle confusioni, delle speranze infrante, oltre la morte, ci attende un destino di risurrezione, di gloria, di vita che non finisce.

PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE È VIVO? (Lc 24,5)
Non cerchiamo Cristo tra i così detti grandi della storia: i grandi della storia sono tutti racchiusi nelle loro tombe polverose. Non cerchiamolo tra i cosi detti portatori di giustizia o tra i famosi maestri umani: essi non hanno avuto una sorte diversa da quella degli altri. Gesù solo è veramente vivo, e proprio per questo è per noi e per il mondo principio di vita. Il battesimo ci ha innestati in lui e ci ha resi partecipi della sua risurrezione. L'Eucaristia ci regala ogni giorno la linfa necessaria per alimentare questa stupenda e inesauribile vitalità. Proprio perché egli è vivo, da Cristo può partire l'unico vero rinnovamento degli uomini e delle loro condizioni di esistenza. ln lui noi siamo diventati uomini nuovi, da lui riceviamo la missione, la concreta possibilità, l'energia di rinnovare tutte le cose.
L'augurio di buona Pasqua e l'augurio di una reale e sostanziale novità di vita, che prima conquisti i nostri cuori e poi, dai cuori rinnovati, si muova a conquistare pacificamente la terra.


2) MESSA DEL GIORNO DI PASQUA
Matura nell'oscurità e nel silenzio una vittoria che irromperà in tutta la vicenda umana


Quando Maria di Magdala si recò di buon mattino al luogo dove il Crocifisso era stato deposto, con l'intenzione di rendere l'estremo omaggio al corpo inerte del Salvatore, trovò che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro (Gv 20,1) e il sepolcro era vuoto.
Il sepolcro era vuoto: Dio aveva vinto: l'uomo - questo essere fragile, dalle aspirazioni sconfinate ma dal respiro breve e affannoso - in Cristo aveva debellato la morte, antica e implacabile nemica; la vita aveva trionfato. Questo è nella storia un evento tanto grande e decisivo che noi siamo qui ancora, dopo venti secoli, a commemorarlo e a riviverlo, così come ogni generazione cristiana ha sempre fatto in ogni Pasqua, anzi ogni domenica dell'anno.

IL SILENZIO DI UNA NOTTE E LA POTENZA DI DIO
Maria di Magdala aveva visto Gesù nell'ora della morte, non l'ha potuto vedere nell'ora della risurrezione. Unita a lui aveva assaporato ai piedi della croce tutto l'amaro della sconfitta, aveva assistito nell'angoscia al tripudio delle forze del male; non ha avuto la consolazione di partecipare all'esperienza della rivincita, nel momento preciso in cui si compie. È una annotazione che deve far riflettere. Il Crocifisso aveva invocato a gran voce colui che poteva salvarlo. E il Padre allora non si era mosso: aspettava, per intervenire, il silenzio di una notte, quando ormai anche i più intimi dei discepoli erano lontani e senza fiducia.
Dio usa così: sembra nascondersi quando lo si chiama; ma poi arriva con la sua potenza quando tutto pare perduto. Anche nel caso di Gesù, l'intervento divino giunge dopo, quando lo spasimo della passione si è consumato; ma, quando viene, si dimostra più grande di ogni attesa: non salverà un agonizzante dalla morte, ma addirittura ridonerà a un morto sull'orlo del disfacimento la pienezza della vita. L'istante della vittoria non ha spettatori. Dio ha consentito che fosse uno spettacolo il sacrificio del suo unico Figlio, immolato su una altura al cospetto della città; non ha voluto che fosse uno spettacolo l'esplosione della sua gloria. Gesù risorge quando tutto tace e non c'è occhio d'uomo a vedere. I soldati, i maligni, l'umanità ostile non avranno altra visione che quelle di un sepolcro scoperchiato; un sepolcro sul quale da secoli si vanno a infrangere tutte le ipotesi e i ragionamenti di chi non accetta di arrendersi alla luce della fede e di riconoscere la potenza di Dio

LA CHIESA, SEMPRE DEBOLE E SEMPRE APPARENTEMENTE SCONFITTA
Anche noi - come persone singole e come comunità cristiana - dobbiamo tener conto di queste preferenze di Dio. La Chiesa deve attendersi, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno, i giorni della difficoltà, dell'incomprensione, della persecuzione; non deve attendersi che possa venire qui sulla terra l'ora del suo trionfo e della sua gloria. Essa è chiamata a vivere nel disagio e nella speranza. Non si meraviglia né di essere osteggiata dai vari principi di questo mondo in ogni epoca della sua storia, né di non ricevere subito da Dio i mezzi per affermarsi nella vicenda umana. Il suo Signore non le farà mancare mai, invece, né la fermezza della fede in mezzo al continuo turbinare delle varie incredulità, né il conforto della speranza di fronte alle voci falsamente allegre dei maestri di disperazione, né la sorgente di una inesauribile carità. E il suo Signore risuscitato dai morti - poiché è perennemente vivo e la morte non ha più potere su di lui (Rm 6,9) - le assicura altresì una indistruttibile vitalità: sempre debole e sempre apparentemente sconfitta, la Chiesa è la sola che non si estingue, mentre tutte le potenze mondane - dopo aver imperversato a turno per un tempo più o meno lungo - irrimediabilmente tramontano. I profeti del niente - cioè gli esaltatori dell'esistenza senza destinazione trascendente, della libertà senza contenuti, del piacere senza finalità - hanno come loro naturale e immancabile approdo l'annientamento.

GESÙ RISORTO E VIVO
Le testimonianze pasquali però non ci parlano solo del sepolcro vuoto. Ci informano anche di Gesù risorto e vivo e dei suoi molteplici incontri. È da notare che il Risorto non va in cerca dei suoi nemici, ma solo di coloro che lo hanno amato. Il trionfatore della morte non ha il minimo pensiero di rivalsa né tanto meno di vendetta verso quello che lo hanno messo in croce. Egli va a trovare i suoi amici per rianimarli, per ridare loro la gioia, per riprendere con loro gli antichi discorsi sul Regno di Dio, per affidare ad essi il prolungamento della sua stessa missione di salvezza.
Incontra Maria di Magdala, incontra Pietro, incontra i due discepoli di Emmaus, incontra una folla di cinquecento persone. A tutti si rivela come colui che è radicalmente mutato, perché vive, ormai nell'eternità, e dall'eternità può dominare tutto lo svolgimento del tempo, e ha perciò ogni potere in cielo e in terra. Al tempo stesso si preoccupa di rassicurare che è ancora lui: è ancora il Maestro di sempre, e non porta un Vangelo diverso, ma solo un Vangelo che è arrivato al suo compimento; è ancora l'amico che ama chiamare per nome, che ancora prende cibo in compagnia, che si piega ancora sulle tristezze umane e vuole asciugare le lacrime; è lo stesso che ha patito sulla croce, e reca ancora nelle sue carni i segni del suo tremendo martirio.
A ogni Pasqua il Risorto viene anche a noi, che desideriamo essere suoi nella fedeltà e nella coerenza, e vuole incontrarci. Da questo incontro pasquale noi ripartiamo con una gioia rinnovata e riconquistata; la gioia di chi sa di aver già vinto e di essere già liberato dalla tirannia della morte.
Certo questa vita di vittoria e di gioia è ancora senza splendore e nascosta. Ma è nascosta, come ci ha detto san Paolo, con Cristo in Dio (Col 3,3). E quando si manifesterà Cristo, nostra vita, allora noi saremo manifestati con lui nella gloria (cf. Col 3,4). Questa certezza è il più bel dono di questa annuale celebrazione della risurrezione del Signore.

Fonte: La rivincita del crocifisso, Edizioni Studio Domenicano

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