BastaBugie n°611 del 08 maggio 2019

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1 REGGIO EMILIA: FRUSTA LA MOGLIE PER CONVERTIRLA ALL'ISLAM
Sempre più frequenti i casi di italiane picchiate dai mariti musulmani, ma si trovano in articoletti di cronaca su giornali locali e solo quando finiscono in tribunale (VIDEO: imam insegna come picchiare la moglie)
Autore: Benedetta Salsi - Fonte: Il Resto del Carlino
2 BERLUSCONI VA IN TV DALLA BRAMBILLA AD ESALTARE L'AMORE PER IL SUO CAGNOLINO DUDU'
Sono dilaganti i danni dell'animalismo (che non è vero amore per gli animali) come, ad esempio, in Australia dove criminali vegani occupano mattatoi, attaccano i macellai e interrompono il traffico
Autore: Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LO STUPORE DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI AL COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI
Niente arriva più inaspettato della vecchiaia... poi, quando accade, passano davanti alla nostra memoria gli eventi della nostra vita... (VIDEO: Card. Giacomo Biffi)
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Dodici Porte
4 I DATI NASCOSTI DEL DISASTRO DELL'UNIONE EUROPEA IN GRECIA
Fubini, noto giornalista del Corriere della Sera, ha nascosto volutamente 700 bambini morti a causa della crisi... lo dice lui stesso (VIDEO: la clamorosa confessione di Fubini)
Autore: Guido da Landriano - Fonte: Scenari Economici
5 LA DATAZIONE DELLA SINDONE CON IL METODO DEL RADIOCARBONIO FU UNA TRUFFA
Nel 1988 uno studio la datò al Medioevo, ma i dati grezzi furono nascosti: oggi che sono finalmente disponibili si è scoperto che non era affidabile (VIDEO: La Sindone)
Autore: Emanuela Marinelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI
Non è colpa della crisi economica perché basta ricordare che le nostre nonne facevano figli anche durante la guerra (perché sapevano che il matrimonio felice è quello che Dio ha unito e che l'uomo non può separare)
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone
7 FINALMENTE QUALCHE BUONA NOTIZIA PER CHI DIFENDE LA FAMIGLIA NATURALE
L'ordine degli psicologi assolve Giancarlo Ricci (accusato di aver parlato del ruolo del padre e della madre), padre e madre sulla carta d'identità dei minori, la Santa Sede all'ONU difende il sesso come dato oggettivo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Notizie Provita
8 LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA
Vinti i mori (musulmani) e riconquistata la Spagna, i sovrani cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona finanziarono Cristoforo Colombo per l'evangelizzazione di nuovi mondi (VIDEO: cartone animato su Cristoforo Colombo)
Autore: Francesco Pappalardo - Fonte: Dizionario del Pensiero Forte
9 OMELIA IV DOM. DI PASQUA - ANNO C (Gv 10, 27-30)
Io do loro la vita eterna
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - REGGIO EMILIA: FRUSTA LA MOGLIE PER CONVERTIRLA ALL'ISLAM
Sempre più frequenti i casi di italiane picchiate dai mariti musulmani, ma si trovano in articoletti di cronaca su giornali locali e solo quando finiscono in tribunale (VIDEO: imam insegna come picchiare la moglie)
Autore: Benedetta Salsi - Fonte: Il Resto del Carlino, 24 aprile 2014

Un anno e otto mesi di reclusione (che non farà, perché la pena è sospesa), tremila euro di risarcimento e la revoca del divieto di avvicinarsi all'ex moglie e alla figlia.
Questa la condanna inflitta ieri al marocchino di 36 anni accusato di aver preso a cinghiate la moglie italiana, pur di convincerla a convertirsi alla religione islamica.
Erano nella stessa aula, ieri mattina. Lui da una parte, che continuava a scuotere la testa. Lei, 32 anni, sta di fianco al suo avvocato di parte civile, intenta a cercare di non incrociare mai il suo sguardo.
Come giudica la sentenza?
«Non sono tranquilla riguardo la revoca della misura, conosco l'elemento - risponde la vittima davanti al tribunale -. Ho una bimba da proteggere. Non mi fido... So che potrei trovarmelo in giro. Per questo ora chiederò al mio avvocato (Silvia Angelicchio, ndr) di inoltrare al giudice una nuova richiesta per il divieto di avvicinamento. La stessa che ha avuto fino a oggi».
Ci racconti il suo calvario.
«All'inizio, quando l'ho conosciuto, era un angelo; molto premuroso, avvolgente. Ma si è dimostrato un lupo travestito da agnello. Due mesi dopo il matrimonio ha iniziato a cercare di convincermi a convertirmi all'Islam».
In che modo?
«Cercava di far leva sul fatto che io sono una donna. 'Le italiane sono sporche e vanno purificate', mi diceva; 'altrimenti ti aspetta l'inferno eterno'. Continuava a ripetermi: 'Mi sei servita e basta, lo sai. Ti ho sempre usato e ho sempre approfittato di te'. Si rende conto? Per la cittadinanza. Quando eravamo fidanzati non era così. Altrimenti non l'avrei mai sposato».
In che cosa ha modificato il suo stile di vita?
«Mi ha addirittura fatto cambiare lavoro. Non potevo fare l'estetista perché ero troppo a contatto con i corpi e con gli uomini. Oggi faccio la commessa. Non potevo salutare i miei amici per strada. Ho chiuso diverse conoscenze: tutte quelle maschili; altre anche con alcune ragazze, diceva che erano troppo esuberanti e non voleva che le frequentassi».
Ma l'ha condizionata anche sull'aspetto fisico?
«Sì, mi obbligava a essere trascurata. Non potevo truccarmi, solo in maniera leggera. Mi diceva come dovevo vestirmi, voleva che mettessi il velo. Quando siamo andati in Marocco mi ha obbligato a indossare la tunica. Sennò, diceva, si vedono troppo le forme. E non potevo sedermi a gambe incrociate: era troppo provocante».
La sua famiglia d'origine all'inizio era contraria al vostro rapporto.
«Infatti tendeva anche ad allontanarmi dalla mia famiglia. Non potevo chiamare i miei genitori, che si erano trasferiti lontano, se non per cinque minuti a settimana. E se tornava a casa e mi vedeva triste erano botte; cinghiate, su un fianco. Mi aveva fatto un livido enorme».
E altre violenze.
«Una sera, senza motivo, per una futile discussione, mi ha rovesciato una teglia ancora calda piena di pollo e patate sulla testa. Per fortuna non sono rimasta ustionata; non era più così calda. Ma il segno lo porto dentro».
Un altro uomo rispetto a quello che aveva conosciuto?
«Un altro. Questo era sempre irascibile. Beveva. Ma il peggio, era la sua dipendenza da videopoker. Non lavorava e mi chiedeva sempre soldi. In una sola sera è stato capace di spendere anche mille euro alle macchinette».
Crede di avere avuto giustizia?
«Lui non aveva precedenti, per cui sono abbastanza soddisfatta. Ma vorrei che ripristinassero il divieto di avvicinamento. Spero davvero che stia lontano. Sono preoccupata. Ma ora almeno l'ho capito... L'amore è un'altra cosa. E devo essere forte, la vita continua».

Nota di BastaBugie: per approfondire un altro caso vero di una cristiana che ha sposato un musulmano rendendosi conto troppo tardi delle conseguenze, consigliamo la visione di "Mai senza mia figlia", un film del 1991 (che oggi non sarebbe possibile fare per non offendere gli islamici). Per informazioni, clicca qui.

VIDEO: IL CORANO COMANDA DI PICCHIARE LA MOGLIE
Qui sotto proponiamo di nuovo il video (durata: 1 minuto e mezzo) nel quale un imam insegna come picchiare la moglie. Ci piacerebbe che fosse una fake news, ma, come dimostra l'articolo che abbiamo pubblicato, è la pura realtà ed è cronaca sempre più quotidiana anche da noi...


https://www.youtube.com/watch?v=MxF4RdwZOnk

IL CORANO PERMETTE AL MARITO DI PICCHIARE LA MOGLIE
Allah ha onorato le donne istituendo la punizione delle bastonate, che però vanno date secondo regole precise: senza lasciar segni visibili e solo per una buona causa (ad esempio se lei si nega a letto)
di Gian Micalessin
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1314

A UN CONVEGNO A MILANO L'IMAM INSEGNA A PICCHIARE LA MOGLIE, MA NESSUNO PROTESTA
Nessun corteo femminista per i diritti delle donne alla Fiera della Speranza organizzato da una ong islamica
di Anna Bono
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5604

Fonte: Il Resto del Carlino, 24 aprile 2014

2 - BERLUSCONI VA IN TV DALLA BRAMBILLA AD ESALTARE L'AMORE PER IL SUO CAGNOLINO DUDU'
Sono dilaganti i danni dell'animalismo (che non è vero amore per gli animali) come, ad esempio, in Australia dove criminali vegani occupano mattatoi, attaccano i macellai e interrompono il traffico
Autore: Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-04-2019

Uno degli spettacoli più grotteschi della politica degli ultimi dieci anni (forse a pari merito con l'impeto "descamisado" del deputato Pd Fiano mentre aggredisce i colleghi a Montecitorio) ci è stato regalato da Silvio Berlusconi: lui col maglione blu da qualche migliaio di euro  mentre allatta teneramente un agnellino. Pochi giorni fa nella trasmissione Dalla parte degli animali condotta dalla pasionaria animalista Michela Vittoria Brambilla, ha pontificato su Dudù e gli altri batuffoli che si rincorrono nel giardinone della sua Versailles presso Arcore. A parte la tristezza di vedere un ex maschio alpha della politica italiana  ormai ostaggio dei sondaggi e delle sue avvenenti dame di corte che si riduce  a intercettare le simpatie di proprietarie di beagle e barboncini, occorre una seria riflessione su uno dei più sottovalutati figli della cultura atea: l'animalismo.
Nulla a che vedere con l'amore e il rispetto per le creature della tradizione cristiana, ma anzi una vera aggressione all'uomo e all'ordine naturale, una privazione coatta del nostro rapporto armonico con la natura, un processo inversivo che pone l'uomo al servizio dell'animale; infine, l'allontanamento dei bambini dalla bellezza della natura. Una delle notizie più assurde degli ultimi giorni riguarda la scuola primaria di Oggebbio, nel Verbano. Una maestra aveva portato a scuola un pesce - morto - acquistato in pescheria per mostrare ai suoi piccoli allievi il miracolo dell'anatomia. Forse voleva far vedere che oltre a quel parallelepipedo surgelato e panato con granella di scarsa qualità che le loro madri comprano al supermercato, ci sono anche creature marine dotate di branchie, cuore, stomaco, fegato. Puntuale è arrivata la lettera inviperita della Lav (Lega anti vivisezione) a firma di tale Odette Favini: «Utilizzare per la didattica animali, vivi o morti, è obsoleto e mina la sensibilità dei bambini».

L'ALTOLÀ DEL PRESIDE
Il preside, cuor di leone, pur balbettando che il pesce era stato acquistato in pescheria, ha chinato il capo dicendo: «Non lo faremo più». Sembra una notizia alla Lercio, ma non lo è. Il potere intimidatorio di queste associazioni rasenta ormai l'abuso psicologico. Oggi comprare un cosciotto d'agnello per il pranzo pasquale è diventato una pratica aberrante e guai a cucinare il coniglio alla cacciatora. I seguaci dell'antispecismo si rivelano, poi, dei veri fondamentalisti, carichi di tutta quell'energia impositiva che un'erronea percezione di essere nel giusto offre loro. Non sono rare azioni violente contro allevatori, ristoratori e macellai, ma ancora peggiore è la nuova forma patologica di empatismo zoologico che si sta sviluppando, la quale crea dei danni enormi - non ancora sufficientemente indagati - sulla salute, sulla psicologia di massa, sulla cultura e anche sull'ambiente.
Di qualche tempo fa è la notizia che alcuni supermercati vendevano carne imballata in modo speciale per i ragazzi che provavano schifo  a maneggiarla. All'allontanamento dal mondo rurale che è toccato alle giovani generazioni per motivi socio-economici, si aggiungono nuove svenevoli idiosincrasie indotte con l'unico risultato  di allontanare sempre più i ragazzi dalla conoscenza diretta del mondo naturale. Un giovane che ha impressione a mettere in padella una bistecca, non è un giovane sensibile, è uno che ha dei problemi.
Questa subcultura crea anche enormi danni alle persone e all'economia. Un esempio? Per ovviare ai danni dell'enorme popolazione di cinghiali (attualmente circa sei milioni in Italia) - che provocano la rovina degli agricoltori, incidenti stradali e imbruttiscono il paesaggio imponendo ovunque l'installazione di reti e dissuasori - basterebbe dare la briglia ai cacciatori. Ma non si può, perché gli animalisti protestano.

QUESTI FANATICI CREANO DANNI AGLI STESSI ANIMALI
Il paradosso è che questi fanatici creano danni agli stessi animali quando, per i loro conati emotivi, non si prendono provvedimenti di controllo demografico di certe specie, soprattutto invasive. Accade così che cinghiali, topi, gabbiani facciano strage di altri animali a tutto svantaggio della biodiversità. Un caso di scuola fu quello di una specie di uccelli marini, le berte, presso l'Isola di Montecristo. La loro popolazione era seriamente a rischio a causa di un'invasione di ratti che ne divoravano pulli e uova. Secondo gli animalisti che protestarono per la derattizzazione, si sarebbero dovuti catturare i topi e trasportarli altrove.  Oggi, per fortuna le berte sono salve e il 90% di loro porta a termine la covata.
L'amore inversivo per i topi è tratto caratteristico: i soliti giornaloni hanno recentemente ripreso con gridolini di entusiasmo il salvataggio di un topo di fogna rimasto incastrato in un tombino. I pompieri di Bensheim, in Germania, hanno impiegato mezzora del loro tempo per l'operazione.  Ecco, quando si va in solluchero perché un ratto  è stato salvato a spese del contribuente c'è qualcosa che non va.
L'animalismo si lega poi, come non mai, al clima-alterismo secondo cui, visto che l'effetto serra è causato dai peti delle mucche, dovremmo diventare tutti vegetariani. Questo avviene proprio nel momento in cui la medicina sta scoprendo i danni della nostra alimentazione eccessivamente sbilanciata sugli zuccheri (cereali).
Dal punto di vista culturale, gli animali da compagnia stanno riscuotendo un'attenzione manicomiale: alcune aziende si sono inventate perfino la lingua da gatto finta, di gomma, in modo che il padrone possa leccare il proprio gatto. Tutto questo ha dei risvolti persino demografici: non si contano le coppie che ormai,  piuttosto che fare un figlio, si prendono un cane o un gatto.
Fra l'altro, adesso va molto di moda la campagna contro le gabbie. In pochi si sono però chiesti quanto verrebbe a costare al mercato un petto di pollo cresciuto in selvagge praterie e a quali danni, per lo sviluppo di un bambino, potrebbe portare una dieta alimentare povera di carne. Insomma, per voler garantire una vita dignitosa agli animali d'allevamento e rispettare l'ambiente non serve essere animalisti, basta semplicemente attingere alla tradizione cristiana che da duemila anni vede l'uomo come saggio amministratore della natura e contemplatore dell'opera di Dio.
Parafrasando una vecchia battuta, si può dire che l'amore per gli animali sta all'animalismo come l'enologia all'alcolismo.

Nota di BastaBugie
: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Rivolta vegana in Australia, il terrorismo prossimo venturo" racconta cosa sta succedendo in Australia. I vegani hanno occupato macelli, attaccato le macellerie e interrotto il traffico nelle grandi città. Il premier australiano li definisce "criminali dal collare verde". Ma loro si sentono legittimati dall'Onu.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 aprile 2019:
In Australia è in corso una rivolta contro... la carne. I vegani sono passati all'azione, bloccando macelli, attaccando le macellerie e interrompendo il traffico nelle grandi città. Solo nella mattina di ieri, decine di loro sono stati arrestati. Il premier australiano, in un discorso radiofonico, lancia l'allarme: è una protesta contro gli interessi nazionali. Si tratta di un caso eclatante, ma non di un caso isolato nel clima che si respira, nel mondo anglosassone e non solo, negli ultimi dieci anni.
L'Australia, secondo le statistiche dell'Ocse, è il secondo paese al mondo per consumo di carne, preceduto solo dagli Usa e seguito dall'Argentina (l'Italia non compare neppure nella classifica delle prime dieci). Ciò non dovrebbe costituire un problema: è una questione di dieta e di tradizioni. L'Australia vive anche di allevamento da carne, che costituisce il 40% dei profitti per l'agricoltura locale. E questo ha fatto scoppiare la rivolta dei vegani. "Vogliamo che la gente diventi vegana! - ha detto ai microfoni della Abc una militante, Kristin Leigh - Vogliamo che la gente smetta di abusare degli animali. Gli animali soffrono in un modo che la maggior parte di noi nemmeno di si immagina. Noi non chiediamo gabbie più grandi: chiediamo la liberazione degli animali!".
Dagli appelli ai ristoranti e alla moda della dieta vegana, si è passati rapidamente alla protesta, prima sporadica poi organizzata. Il vegano, contrariamente al vegetariano, infatti, non solo sceglie per sé una dieta integralmente priva di animali e prodotti animali, ma pretende che nessuno consumi cibo animale o di derivazione animale (dunque neppure latte, formaggio e altri latticini, uova...). Se il vegano è anti-specista, è convinto che non vi debba essere alcuna discriminazione di specie. Dunque gli animali dovrebbero avere diritti quanto gli uomini. Ciò spiega l'attacco alle macellerie. Il sindacato di categoria dei produttori di carne, l'Australian Meat Industry Council, denuncia un "attacco continuo" dei manifestanti sui negozi in cui si vende carne. "Vogliamo che tutto questo cessi e cessi subito - ha detto il presidente del sindacato, Patrick Hutchinson - vogliamo dar retta al 99% degli australiani che vuol solo comprare e consumare la carne rossa". Ieri gli attivisti vegani hanno iniziato con l'occupazione dei mattatoi: hanno fatto irruzione nelle strutture e si sono incatenati ai macchinari per impedire il lavoro. La protesta è avvenuta, simultaneamente in quattro regioni. Subito dopo, un centinaio di manifestanti ha occupato i principali incroci della capitale Melbourne. La reazione della polizia non si è fatta attendere, i picchetti sono stati smantellati e gli attivisti vegani sono stati arrestati a decine: 38 arresti a Melbourne e altri 9 nel mattatoio di Goulburn, nei pressi di Sidney.
"Questa è un'altra forma di attivismo che penso vada contro gli interessi nazionali e l'interesse nazionale coincide con la possibilità degli agricoltori di allevare i pascoli nelle loro terre", ha tuonato alla radio il premier Scott Morrison. Chiedendo poi alle forze dell'ordine di applicare "la legge fino in fondo, contro questi criminali dal collare verde".
Toni duri e giustizia rapida, in questo caso. I vegani sono stati trattati come criminali, ma si sentono legittimati dal clima culturale contemporaneo. Un clima che viene sistematicamente alimentato, non solo da studi scientifici interpretati come giustificazione dell'ecologismo più radicale, ma anche dalle agenzie Onu e dalla loro martellante campagna contro il consumo della carne. Cinque mesi fa, sulla rivista Nature, veniva pubblicato un articolo in cui il consumo della carne veniva direttamente collegato al riscaldamento globale, attraverso una serie di passaggi. Prescrizione: ridurre drasticamente il consumo della carne per salvare il pianeta. Negli studi commissionati dall'Ipcc, gli allevamenti di animali ruminanti sono considerati come una delle fonti di emissione massiccia di CO2. Almeno dal 2010, l'Onu sforna un rapporto dietro l'altro in cui predica la necessità di ridurre drasticamente il consumo di carne, sempre a causa della lotta al riscaldamento globale. L'ultimo di questi rapporti risale ad appena un mese fa.
L'allarmismo ecologista, anche a livello Onu, sta diventando sempre più pressante. "Abbiamo sempre meno tempo" per invertire la rotta, come si dice ad ogni Conferenza sul Clima. "Dovete avere paura!" esclama l'adolescente eco-attivista Greta Thunberg, accolta e corteggiata da tutti i big del panorama mondiale. "Si deve agire subito, la gente sta già morendo!" rilancia la deputata Usa Alexandria Ocasio Cortez, maggior promotrice del Green New Deal. E in questo clima di terrore, qualcuno, in Australia, si sente in dovere di bloccare le strade e occupare i mattatoi. Il terrorista che ha fatto la strage nelle moschee di Christchurch, sempre australiano, si definiva "eco-fascista": quasi tutti lo hanno descritto come un fascista, ma non si deve trascurare il suo movente ecologista. L'eco-terrorismo c'è già. Fa già le sue vittime, anche se sono molto meno rispetto a quelle provocate da altre forme di terrorismo (quello islamico in primis), ma non per questo può essere trascurato. In un clima in cui "dobbiamo avere paura", ci sarà sempre più gioventù tentata dall'azione estrema: qualcosa di più che incatenarsi in un mattatoio o bloccare una strada con un picchetto, qualcosa che potrebbe comportare anche l'uso delle armi e degli esplosivi, contro le persone, per salvare animali.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-04-2019

3 - LO STUPORE DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI AL COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI
Niente arriva più inaspettato della vecchiaia... poi, quando accade, passano davanti alla nostra memoria gli eventi della nostra vita... (VIDEO: Card. Giacomo Biffi)
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Dodici Porte, 19 giugno 2008

È la prima volta che mi càpita di prendere la parola in una circostanza come questa, e trovo qualche difficoltà. Forse la cosa più semplice è che tenti di esprimere con semplicità i sentimenti che oggi sono più vivi nel mio animo.
Penso di poter contare sulla comprensione dei miei ascoltatori e sull'atteggiamento misericordioso di quanti hanno voluto amichevolmente essermi accanto per questa celebrazione, tanto più che siamo nella casa della Madonna di San Luca, dove la nostra madre carissima ci mette tutti a nostro agio come sempre.

NIENTE ARRIVA PIÙ INASPETTATO DELLA VECCHIAIA
Il primo sentimento che avverto è la sorpresa. Mi pare sia stato Trotzkj a dire che niente arriva più inaspettato della vecchiaia. È proprio vero: anche da giovani si sa che al mondo ci sono i vecchi; ma a quell'età si guarda ai vecchi come a una popolazione lontana e inconfrontabile, press'a poco come quando si pensa agli eschimesi o ai watussi. Nessuno si rende davvero conto che si diventerà come loro e si entrerà nel loro numero.
Naturalmente a poco a poco ci si persuade; e allora subentra un secondo stato d'animo, tutto signoreggiato dai ricordi. Non avendo più davanti a noi un avvenire prevedibile da colmare mentalmente con le nostre attese e i nostri progetti, si è sospinti a guardare indietro, a ripercorrere il tempo andato, e si comincia ad abbandonarsi alle rievocazioni.
Passano e ripassano davanti alla nostra memoria tutti gli anni che si sono succeduti. E qui si fa un'altra scoperta: la catena degli avvenimenti, dai quali siamo stati condizionati e plasmati, appare ai nostri occhi determinata quasi interamente dalla casualità.
Troppe combinazioni, troppe esperienze fatte, troppi incontri che hanno colmato la mia vicenda mi si rivelano oggi in tutta la loro occasionalità. Se fossi nato altrove, o anche solo in un altro angolo della mia città; se mi fossi imbattuto in frequentazioni differenti; se avessi avuto altri insegnamenti e altri esempi di vita; se fossi stato coinvolto in altri accadimenti, è indubbio che non avrei pensato, giudicato, agito come poi mi è avvenuto di agire, di giudicare, di pensare; e adesso sarei diverso da quello che sono.
È un pensiero che per un momento m'inquieta. Ma solo per un momento, perché è sùbito vinto e superato dalla verità di un Dio che - se esiste, come esiste - non può che essere il Signore dell'universo, della storia e dei cuori, cui niente sfugge di mano: tutto obbedisce al suo disegno di salvezza e di amore.
Alla luce di questa persuasione ogni pagina di qualsivoglia biografia riceve un'altra lettura, anche della mia (come è ovvio). Tutto ciò che sulle prime mi era sembrato contingente e fortuito mi si manifesta perciò come frutto di un progetto mirato: un progetto eccedente ogni mia immaginazione e del tutto gratuito, liberamente formulato da colui che è l'Eterno.

IL CASO? UNO PSEUDONIMO DI DIO
Il caso, come si vede, non esiste. Ma allora (mi domando) come mai il Signore consente che gli occhi dell'uomo, quando non sono superiormente illuminati, lo vedano così dominante e quasi onnipresente nella creazione di Dio?
C'è, credo, una risposta plausibile: la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo; un Dio che si studia di non abbagliarci con la sua onnipotenza e col suo splendore.

GRATITUDINE
Quando si arriva qui, ogni pensiero e ogni esame lasciano il posto alla contemplazione stupita dell'incredibile e arcana benevolenza del "Padre della luce", dal quale "discende ogni buon regalo e ogni dono perfetto" (cfr. Gc 1,17).
Ogni sentimento è allora naturalmente trasceso e più radicalmente inverato in quello onnicomprensivo ed esauriente della riconoscenza.
Questa di stasera è per me davvero una "eucaristia", nel significato più intenso del termine, che tocca e fa vibrare il mio essere in tutte le sue fibre. Oggi, "grazie" diventa per me la parola che riassume tutte le altre; la parola cui (se è compresa bene) non c'è più niente da aggiungere. E sono lieto di poterla pronunciare ed elevare al cielo in questo santuario, così caro al nostro popolo bolognese che qui da secoli viene ad aprire il suo cuore, a chiedere, a implorare e alla fine a ringraziare, appunto.
Certo il mio canto di gratitudine e di lode è difettoso e inadeguato. Ma siete venuti in molti ad aiutare il mio povero "grazie". Il Signore vi benedica: voi, miei fratelli nell'episcopato che anche in quest'ora non mi avete lasciato solo, voi presbiteri che per tanti anni avete generosamente collaborato con me, voi carissimi diaconi, voi tutti che oggi m'incoraggiate con la vostra presenza e il vostro affetto. Il Signore vi benedica tutti e vi ricompensi come sa fare lui.

AVE MARIA
Possiamo raccogliere un ultimo conforto dai versetti del quarto vangelo che abbiamo ascoltato.
Gesù morente sulla croce dice prima: "Ecco il tuo figlio", e poi: "Ecco la tua madre" (cfr. Gv 19,26-27). E la cosa mi ha sempre colpito. Prima di preoccuparsi di affidare Maria (che resta sola) a Giovanni, si preoccupa di affidare Giovanni (che non resta solo) a Maria. Il suo primo pensiero non è per la madre sua, è per l'apostolo; e non tanto per la persona di Giovanni, che ha già una madre; una madre che è anzi lì anche lei tra le donne che sono sotto la croce (cfr. Mt 27,56), quanto per l'umanità che egli rappresenta e più specificamente per tutti coloro che, come lui, saranno nei secoli rivestiti del carisma apostolico.
Il Figlio di Dio, Redentore e Signore di tutti, ce lo ha garantito: il sacerdozio ministeriale è posto sotto la singolare protezione materna della Regina del cielo e della terra. Per questo a noi non possono mancare mai, fino all'ultimo giorno, la serenità e la speranza.
A questo proposito devo dire che, arrivato a questa età, ho imparato a dire meglio, con più senso, l'ultima parte dell'Ave Maria (superando la mia anteriore superficialità e spensieratezza): "Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen".

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti e mezzo) ci sono i passaggi più salienti dell'omelia del cardinale Giacomo Biffi, nella Messa per l'80mo compleanno, al Santuario della Madonna di San Luca a Bologna.


https://www.youtube.com/watch?v=KRiyGYYTxUY

Fonte: Dodici Porte, 19 giugno 2008

4 - I DATI NASCOSTI DEL DISASTRO DELL'UNIONE EUROPEA IN GRECIA
Fubini, noto giornalista del Corriere della Sera, ha nascosto volutamente 700 bambini morti a causa della crisi... lo dice lui stesso (VIDEO: la clamorosa confessione di Fubini)
Autore: Guido da Landriano - Fonte: Scenari Economici, 2 maggio 2019

Quanto vale l'Unione Europea? Quanto valgono gli "Ideali europei". Un morto, 10 morti, 100 morti?  Sicuramente per Fubini, il noto giornalista del Corriere, valgono almeno 700 bambini. Chi lo dice? Lui stesso.
Vi invito a guardare l'estratto di questa intervista a TV2000, la TV dei vescovi italiani, in cui candidamente confessa di aver saputo che l'aumento della mortalità infantile in Grecia ha portato alla morte di almeno 700 bambini, ma di averlo nascosto all'epoca al Corriere, di non averne scritto, per non dare delle armi ai movimenti contrari all'Unione Europea.
"C'è un articolo che non ho voluto scrivere sul Corriere della Sera: guardando i dati della mortalità infantile in Grecia mi sono accorto che con la crisi sono aumentati i decessi di bambini".
Quindi è legittimo nascondere la verità se si servono degli interessi superiori. Mi chiedo se questa sia stata la base anche del giornalismo in Germania durante il periodo nazista: non scriviamo dei campi di concentramento, perché potrebbero dar fastidio al nostro ideologo.
Il giornalismo, un buon giornalismo, dovrebbe dire TUTTO per permettere le scelte migliori, non  far finta di informare per poi guidare verso delle supposte "Finalità  superiori". Chi lo fa non è un giornalista, non fa un servizio al giornalismo, fa perfino un cattivo servizio ai propri padroni, perché si comporta  come un cattivo, pessimo, predicatore. Quale credibilità può avere chi non dice la verità perché scomoda, qual è la sua funzione sociale?
Poi c'è un aspetto umano forse anche più inquietante: l'assoluta freddezza con la quale  parla di questi 700  bambini morti in più. Sono numeri, non esseri viventi, per lui sono probabilmente esseri inferiori. Mi ricorda la "Banalità del male" di cui parlava Hanna Arendt, in fatto che alla fine questo appaia, e sia, un burocrate banale dell'informazione all'interno di un meccanismo malato e fondamentalmente malato molto più ampio, in grado di qualsiasi delitto pur di autosostenersi. La totale mancanza di empatia di Fubini fa paura e dovrebbe farvi pensare, tutti.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) si può vedere l'estratto dell'intervista di cui si parla nell'articolo.


Fonte: Scenari Economici, 2 maggio 2019

5 - LA DATAZIONE DELLA SINDONE CON IL METODO DEL RADIOCARBONIO FU UNA TRUFFA
Nel 1988 uno studio la datò al Medioevo, ma i dati grezzi furono nascosti: oggi che sono finalmente disponibili si è scoperto che non era affidabile (VIDEO: La Sindone)
Autore: Emanuela Marinelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2019

Non ci sono prove conclusive che la Sindone sia medievale. Nel 1988 fu effettuata una datazione radiocarbonica della Sindone, da molti ritenuta il lenzuolo funerario di Gesù. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, fu chiaro: la Sindone è medievale (1260-1390 d.C.). Fino ad ora, questa conclusione era stata ritenuta dalla maggior parte degli scienziati come una confutazione dell'autenticità del  telo. La nostra nuova analisi statistica, basata sui dati ufficiali e i dati grezzi (pubblicati solo recentemente), dimostra che questa conclusione non è affidabile. La nostra analisi prova che non c'è evidenza definitiva che la Sindone di Torino sia medievale. Questi nostri risultati sono stati pubblicati su una rivista di Oxford, Archaeometry, edita per conto dell'Oxford Research Laboratory for Archaeology and the History of Art.
Fin dalla pubblicazione dell'articolo su Nature, molti ricercatori hanno richiesto, invano, la pubblicazione dei dati grezzi. Infatti, i tre laboratori (Oxford, Tucson, Zurigo) e il British Museum, l'istituzione incaricata dell'analisi statistica, hanno sempre eluso tale richiesta. Nel 2017, per la prima volta, uno dei ricercatori del nostro team, il francese Tristan Casabianca, ha richiesto legalmente (tramite il Freedom of Information Act) al British Museum tali dati, riuscendo a ottenere i report inviati dai tre laboratori all'istituzione.

PROCEDURE SCORRETTE
Fin dal 1988 erano sorti molti dubbi sulle conclusioni della datazione della Sindone al Medioevo. Nel 2013, un'analisi statistica basata sui dati ufficiali mise in dubbio la validità dell'articolo pubblicato su Nature. Ma la questione principale ruotava attorno ai dati grezzi, i dati usati dai laboratori per ottenere le datazioni pubblicate su Nature. Una volta ottenuti questi dati, abbiamo usato diversi strumenti statistici molto potenti per individuare eventuali problemi (analisi della varianza, test di Ward e Wilson, test parametrici e non-parametrici e un software promosso da Oxford usato attualmente dagli analisti che si occupano di datazione al radiocarbonio, l'OxCal). I risultati suggeriscono fortemente che i laboratori hanno prodotto risultati differenti non riconducibili allo stesso fenomeno. Probabilmente, durante il processo di datazione qualcosa è andato storto e la causa andrebbe rintracciata nella non omogeneità dei campioni selezionati.
I nostri risultati sono ulteriormente corroborati dal fatto che i campioni di controllo non hanno mostrato le stesse problematiche. In aggiunta a ciò, i tre laboratori menzionano la presenza di importante materiale eterogeneo non menzionato nell'articolo su Nature, quale antico cotone o fili blu e rossi.
La documentazione rilasciata dal British Museum dipinge un quadro molto più complesso di quanto presentato nell'articolo su Nature. Per esempio, possiamo ora affermare con certezza che uno dei laboratori - quello di Tucson (Arizona) - realizzò otto misurazioni, e che queste misurazioni grezze mostrano eterogeneità. Queste eterogeneità non sono menzionate su Nature. Sulla base di questi risultati, non è possibile continuare ad affermare che la quantità di atomi di C14 nei campioni era costante, il che rappresenta un'assunzione fondamentale per la datazione. Eliminare i valori estremi risulta quindi impossibile, perché ciò si tradurrebbe in una decisione puramente arbitraria.
Le nostre scoperte evidenziano il fatto che le procedure (selezionate dopo più di 10 anni di negoziazioni tra archeologi, esperti di tessuti e Santa Sede) sono state ben lontane dalla perfezione. Questo punto era già stato messo in luce da vari ricercatori, tra cui Harry E. Gove, l'inventore del metodo AMS, il metodo unico e innovativo usato per testare la Sindone. In molti erano preoccupati del fatto che con solo 3 laboratori, se qualcosa fosse andata male in uno di essi, sarebbe stato impossibile sapere quale invece avesse prodotto risultati attendibili. Inoltre, non c'è certezza del fatto che il protocollo sia stato strettamente seguito da tutti i laboratori. Per esempio, un sotto-campione non fu testato e quindi non fu distrutto dal laboratorio in Arizona.

È NECESSARIO UN NUOVO ESPERIMENTO?
Nel 1988, durante una famosa conferenza stampa, gli scienziati rivelarono al mondo che l'età della datazione era compresa negli anni "1260-1390!" (con il punto esclamativo). Il nostro studio rende più che legittimo cambiare questo punto esclamativo in un punto interrogativo. Non si può più dire che le conclusioni della datazione al radiocarbonio sono, con confidenza al 95%, accurate e nemmeno che sono rappresentative dell'intero tessuto. Dai risultati ottenuti nel 1988 nessuno può affermare con certezza che la Sindone abbia origini medioevali.
Una nuova datazione è quindi necessaria, ma dovrebbe essere inserita in un vero processo interdisciplinare e, se possibile, utilizzando tecniche di datazione non distruttive. Questa procedura dovrebbe essere pensata attentamente e applicata impegnandosi preventivamente a rendere liberamente consultabili i dati.
Nel 1988 in molti presentarono la datazione medievale della Sindone come il trionfo della scienza sulla religione o quantomeno come il trionfo della scienza sulle reliquie e sulle affermazioni dei miracoli. La nostra visione è molto più sottile: quando lo strumento di indagine è la rigorosa analisi scientifica, le conclusioni passate, seppur proposte da scienziati, possono e devono essere messe sempre in dubbio, anche dopo 30 anni.
La storia scientifica della Sindone iniziò circa 120 anni fa. La prima fotografia fu realizzata del fotografo astigiano Secondo Pia e la controversia riguardo alla sua veridicità fu rinvigorita. Le nostre scoperte dimostrano che questa storia scientifica non è ancora conclusa e forse non lo sarà mai. La Sindone fu definita il «Vangelo per il XX secolo» e non esiste dubbio sul fatto che sarà anche il Vangelo del XXI secolo. Come affermò san Giovanni Paolo II, la Sindone è «una sfida alla nostra intelligenza».

Nota di BastaBugie: gli autori dello studio e dell'articolo precedente (oltre a Emanuela Marinelli) sono Tristan Casabianca, Giuseppe Pernagallo, Benedetto Torrisi.
Nel seguente video (durata: 7 minuti) Emanuela Marinelli spiega, tra le altre cose, perché l'esame del radiocarbonio (C14) non è attendibile. Il video risale al 20 settembre 2014. Per un video più completo (durata 73 minuti), clicca qui!


https://www.youtube.com/watch?v=grKVeldey4w

NUOVI TEST SULLA SINDONE?
Emanuela Marinelli nell'articolo seguente dal titolo "È giunta l'ora di nuovi test sulla Sindone di Torino?" spiega perché dopo l'articolo di Archaeometry sui dati grezzi dell'analisi radiocarbonica del 1988, servono nuovi, rigorosi, esami multidisciplinari. Il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato, e i risultati di quella ricerca (che datava la Sindone al Medioevo) sono inaffidabili.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 maggio 2019:
È ora di nuovi test sulla Sindone di Torino? Questo è l'interrogativo che si pone la giornalista Jane Stannus sul Catholic Herald dello scorso 2 maggio dopo aver letto l'articolo, apparso su Archaeometry, che esamina dal punto di vista statistico i dati grezzi dell'analisi radiocarbonica del 1988 e dimostra che i campioni non erano omogenei, dunque non potevano ritenersi rappresentativi dell'intero lenzuolo. Quel test del C14, perciò, non permette di affermare che la Sindone è medievale.
La Stannus ha deciso allora di consultare vari esperti di analisi radiocarboniche per sentire il loro parere in merito. Dalla sua inchiesta emerge un dato certo: quasi tutti, negatori o sostenitori dell'autenticità della Sindone, sono d'accordo sulla necessità che si conducano nuovi esami, rigorosamente pianificati. Oggi per un test attendibile sono sufficienti pochi microgrammi di materiale, da prelevare però in diversi punti del telo. Va ricordato che il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato.
Interessante quanto sottolineato dal dottor Liam Kieser, direttore del laboratorio per le datazioni radiocarboniche dell'Università di Ottawa:  "Per una reliquia come la Sindone, la decontaminazione del campione è fondamentale. È stata maneggiata da molte persone nel corso dei secoli. Ci si dovrebbe preoccupare dell'effetto del sudore delle mani. Inoltre è sopravvissuta a diversi incendi: mentre si può eliminare il danno dovuto al fumo, i vapori organici associati agli incendi possono anche essere assorbiti e incorporati in modo permanente".
L'esame di una stoffa è estremamente problematico dal punto di vista della contaminazione, perché un tessuto è interamente esposto all'ambiente in cui si trova. Per un osso o un pezzo di legno si può campionare una parte interna, ma questo non è possibile nel caso di un telo.
Un importante laboratorio per le datazioni radiocarboniche, la Beta Analytic di Miami (Florida), pone alcune condizioni per la datazione di tessuti. Una è molto importante: "Beta Analytic non effettua la datazione di tessuti, a meno che questa sia parte di un processo di ricerca multidisciplinare". Questa necessaria multidisciplinarietà mancò del tutto nell'esame del 1988.
La Beta Analytic sottolinea anche l'importanza del pretrattamento: "È importante comprendere i pretrattamenti che saranno applicati ai campioni, dal momento che questi influenzano direttamente il risultato delle analisi". E c'è un'importante domanda da considerare: "Tutti i tessuti possono essere datati con precisione?". Ecco come rispondono: "I campioni di tessuto ben conservati, con una buona struttura e non trattati con materiali conservanti generano risultati precisi. I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un'età radiocarbonica falsa. Per assicurarsi che il campione sia databile, si prega di inviare per email al laboratorio una descrizione del tessuto o una foto ad alta risoluzione che consenta una valutazione preliminare".
La necessità della multidisciplinarietà viene sottolineata di nuovo dalla Beta Analityc poco dopo, quando precisa: "Il laboratorio non esegue la datazione di tessuti o altri oggetti di valore elevato o inestimabile, a meno che il pagamento e l'invio del campione siano effettuati da un ente statale, da un museo o da un altro istituto riconosciuto che stia studiando i materiali all'interno di un processo di ricerca multidisciplinare. È possibile inviare il materiale tramite un archeologo professionista, che dichiari che il campione è adatto per la datazione al radiocarbonio".
Dunque, non tutti i reperti sono adatti per la datazione radiocarbonica e la Sindone ha tutte le caratteristiche per essere proprio uno degli oggetti che non forniscono datazioni attendibili con questo metodo. Ma allora, perché rifare una datazione radiocarbonica della Sindone? Per comprovarlo una volta per sempre. È bastata l'analisi statistica di un campioncino di pochi centimetri a dimostrare che i suoi frammenti non erano omogenei. Figurarsi cosa emergerebbe dal confronto di campioni prelevati a quattro metri di distanza l'uno dall'altro. Per dedurlo, comunque, se nuovi esami non si faranno, basterà il buonsenso.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2019

6 - IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI
Non è colpa della crisi economica perché basta ricordare che le nostre nonne facevano figli anche durante la guerra (perché sapevano che il matrimonio felice è quello che Dio ha unito e che l'uomo non può separare)
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone, 8 aprile 2019

La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno nelle aule scolastiche. Le proiezioni al 2028, scrive Orrizontescuola.it, indicano un calo di studenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13% - 11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.
La tendenza è segnata e prosegue da un po' di anni, e non è nemmeno una grande scoperta. Se gli italiani non fanno più figli il risultato è questo, e l'Italia è dentro al peggior inverno demografico che si possa immaginare. Con i dati Istat alla mano, nel 2018 i nuovi nati sono stati 449.000, il numero peggiore dall'Unità d'Italia, con un bilancio tra nati e morti in negativo di 187.000 unità (nel 2017 era ancora peggio, - 191.000).
I numeri non lasciano scampo. Oggi tocca alla scuola, domani sarà il turno del mondo del lavoro, quindi il problema del welfare e, in particolare, quello delle pensioni da pagare.
Tutti, ma proprio tutti, a volte anche taluni uomini di chiesa, si ritrovano a condividere che la causa per cui oggi gli italiani non fanno più figli è quella economica. Ma è piuttosto curioso leggere le statistiche storiche dell'Italia, perché si nota che nel periodo 1940 - 1945, cioè durante la seconda guerra mondiale, nascevano figli (una media di circa 900.000 nati all'anno) allo stesso ritmo dei favolosi anni Cinquanta e Sessanta, cioè in pieno boom economico italiano. Insomma, le nostre nonne e bis-nonne i figli li facevano anche sotto le bombe, e con ben scarse prospettive economiche e sanitarie.
Sarebbe importante allora che anche i pro family impegnati nel dibattito sociale e politico non dimenticassero che oltre alle misure economiche, per quanto importanti, c'è di più.
San Giovanni Paolo II in una sua enciclica, Evangelium vitae, scriveva «che siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte». Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società». E, in un altro passo, annotava che esiste «una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità», accompagnata da «un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita».

Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio è come il vino buono. Invecchiando migliora" parla del segreto di un matrimonio felice.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 13 marzo 2019:
Il segreto di un matrimonio felice? Chiedetelo a vostra nonna. No, non hanno detto esattamente queste parole, eppure i quattro coautori di una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Emotion non sono giunti a conclusioni poi molto diverse. Lo studio, intitolato Age-related changes in emotional behavior, è stato realizzato considerando un campione di 87 coppie monitorate per un arco temporale di 13 anni; alcune di esse erano composte da coniugi sposati da almeno 15 anni mentre altre, più anziane, erano coppie unite in matrimonio da almeno 35 anni.
Scopo del lavoro - come suggerisce già il suo titolo - era quello di verificare con più accuratezza possibile se e come i comportamenti emotivi mutano durante il matrimonio, con particolare attenzione a dinamiche legate all'invecchiamento. Ebbene, al termine di questa lunga ricerca si è appurata una cosa sorprendente, e cioè che il comportamento emotivo negativo - come l'essere irritabili o polemici - diminuiva nelle coppie ma man mano che marito e moglie invecchiavano, con un parallelo aumento del comportamento emotivo positivo, riconducibile a manifestazioni di umorismo ed entusiasmo.
L'idea che il matrimonio sia la tomba dell'amore e che conduca all'infelicità di coppia si è dunque rivelata una fake news bella e buona. Certo, qualche moglie, con l'età, si è mostrata un po' meno affettuosa e più prepotente che in passato, ma complessivamente l'esito dello studio è stato che sì, l'amore coniugale è proprio come il vino: invecchiando, migliora. Perché matura.
Non per nulla gli autori di questo studio sono giunti a dare ragione a quanto affermava una pubblicazione che già decenni or sono, nel 1985, sosteneva che «le fasi iniziali di una relazione sono contrassegnate da un amore romantico e pieno di passione, mentre gli adulti che sono sposati per periodi di tempo più lunghi sperimentano uno spostamento verso l'amore compagno». Una maturazione dell'amore, appunto.
Robert Levenson, professore di psicologia all'Università di Berkeley e autore principale dello studio, ha poi messo in evidenzia un altro riscontro interessante emerso con questa ricerca. «I nostri risultati fanno luce su uno dei grandi paradossi della tarda vita», ha dichiarato Levenson, il quale ha poi aggiunto: «Nonostante sperimentino la perdita di amici e parenti, le persone anziane in matrimoni stabili sono relativamente felici e sperimentano bassi tassi di depressione e ansia. Il matrimonio si rivela insomma benefico per la loro salute mentale».
Suffragano queste conclusioni altre evidenze scientifiche. Come quelle di ricerche che, basandosi su un campione di 1 milione di persone suddivise in 7 distinti Paesi europei, hanno riscontrato come la decisione di sposarsi sia positivamente associata ad un aumento della vita che va dal 10 al 15%.  Non sorprenderà a questo punto apprendere come, in uno studio comparativo di qualche anno fa condotto su 17 Paesi occidentali e il Giappone, gli studiosi Stack e Eshleman abbiano rilevato come le coppie sposate siano in genere molto felici, addirittura il 3,4 in più di quelle conviventi.
I benefici della vita coniugale sono tanti e tali che, nel dicembre 2016, persino l'insospettabile quotidiano Repubblica non ha potuto che prendere atto delle risultanze di una ricerca pubblicata sul Journal of the American Heart Association a proposito del legame positivo che esiste tra matrimonio e salute.
Tuttavia, affinché i benefici della vita di coppia si facciano sentire - inclusi quelli del miglioramento del comportamento emotivo rilevati da Emotion - è ovviamente necessaria una cosa, e cioè che i matrimoni durino. Proprio come quelli dei nostri nonni.

Fonte: Sito del Timone, 8 aprile 2019

7 - FINALMENTE QUALCHE BUONA NOTIZIA PER CHI DIFENDE LA FAMIGLIA NATURALE
L'ordine degli psicologi assolve Giancarlo Ricci (accusato di aver parlato del ruolo del padre e della madre), padre e madre sulla carta d'identità dei minori, la Santa Sede all'ONU difende il sesso come dato oggettivo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Notizie Provita, 26/03/2019

Tutto è bene quel che finisce bene, recita un antico adagio che pare decisamente adatto per descrivere la notizia con cui, nei giorni scorsi, si è avuto conferma del fatto che l'Ordine degli psicologi della Lombardia ha archiviato il procedimento a carico dello psicoterapeuta Giancarlo Ricci, che aveva parlato del positivo e irrinunciabile ruolo educativo della coppia genitoriale tradizionale, come tocca specificare oggi, vale a dire quella composta da padre e madre.
L'intera vicenda ebbe inizio tre anni or sono, quando l'Ordine degli psicologi della Lombardia mise sotto accusa Ricci - psicoterapeuta milanese con 40 anni di esperienza sulle spalle e autore di numerosi e apprezzati volumi - per aver difeso, citiamo testualmente, «la funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà». Alla fine, come si diceva, si è giunti all'archiviazione dato che, in sede di votazione, il  Consiglio si è diviso - 7 a favore e 7 contro - e quando si raggiunge un simile equilibrio di parità vince il favor rei. Ciò nonostante, se il caso Ricci dal punto di vista formale si è concluso, rimangono - è stato detto - «irrinunciabili perplessità in ordine a orientamenti dottrinali e scenari metodologici a cui le affermazioni di Ricci potrebbero voler fare riferimento». Da questo punto di vista, insomma la nostra gioia per l'assoluzione dello psicoterapeuta milanese merita di essere ricondotta a una più contenuta soddisfazione.
Senza dimenticare un altro aspetto, e cioè che, al di là di come tutto si è concluso, appare gravissimo che uno stimato professionista sia finito di fatto in stato d'accusa per aver solamente ribadito l'ovvio, ossia che papà e mamma sono figure fondamentali per la crescita di un figlio. Tanto più che scientificamente le pubblicazioni che sembrano dire altro, enunciando la non necessità della compresenza della figura paterna e materna, appaiono quanto meno opinabili.
Facciamo un esempio. In un articolo uscito nel 2015 sulla rivista Medico e Bambino si lasciava intendere la non indispensabilità di padre e madre per la crescita equilibrata di un figlio. Gli studi chiamati in causa per dimostrare questa tesi? Tre soltanto.
Dal primo, a cura dell'American Academy of Pediatrics (Pediatrics, 2013), si apprendeva come la letteratura di oltre 30 anni avrebbe oramai fornito «robuste, affidabili e valide garanzie» sul benessere dei bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso. Peccato che le note a cui si rinviava chi volesse comprendere meglio di quali «robuste, affidabili e valide garanzie» si stesse parlando, si esaurissero - abilmente mescolate a tantissime altre, quasi che la quantità fosse qualità - in un documento del 2005 e in un libro di tredici anni fa. Tutto qui: un po' poco per far trionfalmente parlare di «robuste, affidabili e valide garanzie», no?
Una seconda rassegna citata nel report (Journal of Marriage and the Family, 2010), che attesterebbe miglior benessere in figli di madri e coppie lesbiche rispetto ad altri, non soltanto scontava dei limiti metodologici ma somigliava a una forzatura dato che gli stessi autori, Biblarz e Stacey, avevano ammesso che, per ogni studio che avrebbe rilevato una differenza positiva in favore di detti figli, ve ne sono almeno quattro che questa differenza non hanno rilevato affatto.
Il terzo lavoro (Pediatrics, 2010), esaltato come «uno degli studi prospettici più importanti», da un lato si basava un campione assai ridotto (appena 78 ragazzi) e non rappresentativo di figli, dall'altro era stato condotto rilevando la capacità genitoriale delle madri lesbiche - in larga maggioranza di classe agiata e con elevato tasso di istruzione - con interviste e questionari aperti, cioè chiedendo ai soggetti di valutare se stessi.
Tutto questo per dire che non sono certo Giancarlo Ricci e le sue tesi - di assoluto buon senso e realismo - che dovrebbero essere messe sotto indagine, ma semmai ben altre. Vale a dire quelle che pretendono, per pura ideologia, di liquidare la famiglia tradizionale come qualcosa di superato, quando non lo è affatto.

Nota di BastaBugie: ecco altre buone notizie per chi difende la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

PADRE E MADRE SULLA CARTA D'IDENTITÀ DEI MINORI
Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicata la decisione del ministro Salvini di eliminare la dicitura "genitori" dalla carta di identità dei minori che verrà sostituita dalla dicitura "padre" e "madre". In tal modo si ribadisce un dato ovvio: il bambino ha bisogno di un padre e di una madre per crescere.
Inoltre tale doppia dicitura eliminerà de facto e de iure il riconoscimento della doppia genitorialità omosessuale. Proprio per questo motivo il Garante della privacy l'ottobre scorso aveva bocciato la proposta perché - così sosteneva - discriminante nei confronti delle coppie omosessuali. In realtà è discriminante per le famiglie riconoscere l'omogenitorialità.
Nonostante questo provvedimento, è prevedibile che i giudici faranno spallucce alla decisione di Salvini e continueranno a riconoscere la doppia genitorialità gay.
(Gender Watch News, 5 aprile 2019)

I CASI DI INGIUSTA DISCRIMINAZIONE DEI GAY NON CI SONO NELLA REALTÀ
Secondo l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori che fa capo al Ministero degli Interni le persone omosessuali e transessuali non sono discriminate. Infatti in 7 anni si sono registrati su tutto il territorio nazionale solo 140 casi di discriminazione per orientamento sessuale che costituiscono reato. Ciò vuol dire un caso all'anno per ogni regione italiana.
Un'altra prova che la cosiddetta omofobia è inesistente come fenomeno, ma la percezione collettiva è ben diversa proprio perché i media gonfiano o addirittura si inventano casi di ingiusta discriminazione.
(Gender Watch News, 20 marzo 2019)

LA SANTA SEDE ALL'ONU DIFENDE IL SESSO COME UN DATO OGGETTIVO
L'arcivescovo Bernardito Auza osservatore all'Onu per la Santa Sede ha dichiarato nell'incontro Uguaglianza di genere e ideologia gender: proteggere le donne e le ragazze", promosso dall'Onu che esiste  «preoccupazione per l'insegnamento dell'ideologia gender ai bambini, in modo che i ragazzi e le ragazze siano incoraggiati a mettere in discussione, fin dalla più tenera età della loro esistenza, se sono maschi o femmine suggerendo che il sesso ognuno lo può scegliere», ribadendo che esiste «il diritto a non essere discriminati di quanti non si sentono rappresentati dal loro sesso biologico».
«Non si deve ignorare - ha continuato Auza - che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. D'altra parte, la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l'atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie».
Parlando poi dell'ideologia gender ha sottolineato che «questa ipotizza un'identità personale svincolata dal sesso. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Quando si mette in discussione la dualità naturale e complementare dell'uomo e della donna la nozione stessa di essere umano viene minata. Il corpo non è più un elemento caratterizzante dell'umanità. La persona è ridotta a spirito e volontà e l'essere umano diventa quasi un'astrazione».
Infine Auza ha ricordato che il sesso genetico e tutte le caratteristiche sessuali «sono dati oggettivi, non scelte soggettive».
(Gender Watch News, 26 marzo 2019)

Fonte: Notizie Provita, 26/03/2019

8 - LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA
Vinti i mori (musulmani) e riconquistata la Spagna, i sovrani cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona finanziarono Cristoforo Colombo per l'evangelizzazione di nuovi mondi (VIDEO: cartone animato su Cristoforo Colombo)
Autore: Francesco Pappalardo - Fonte: Dizionario del Pensiero Forte, 08/05/2011

L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta capitanata dal genovese Cristoforo Colombo (1451 ca. -1506), il 12 ottobre 1492, segna l'inizio della scoperta, della conquista e dell'evangelizzazione delle Americhe. Non si tratta, dunque, di un semplice rinvenimento - come nel caso del probabile arrivo di un gruppo di vichinghi nell'America Settentrionale verso la fine del secolo X, che non ebbe alcuna conseguenza per il continente -, ma di un atto che pone le premesse di un'integrazione razziale, culturale e spirituale unica nella storia.
L'impresa di Colombo s'inserisce nel quadro dell'espansione europea dei secoli XIII-XVI, che vede protagonisti soprattutto portoghesi e spagnoli, i quali solcano con entusiasmo mari sconosciuti e affrontano i pericoli dei viaggi verso l'ignoto, animati anzitutto dal desiderio di ampliare le frontiere della Cristianità. Nell'ammiraglio genovese e in coloro che lo seguono non sono da trascurare le motivazioni economiche e la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani, ma un peso notevole hanno pure le aspirazioni religiose, cioè il desiderio di convertire gli indigeni e di reperire fondi per la riconquista di Gerusalemme. Se il progetto crociato del grande navigatore non viene realizzato, non si può dimenticare che l'oro del Nuovo Mondo servirà a finanziare la resistenza contro i turchi.
La spedizione guidata da Colombo segue immediatamente il compimento della Reconquista, cioè del processo di liberazione della penisola iberica dai musulmani, iniziato nel secolo VIII e concluso con la presa di Granada, il 2 gennaio 1492. L'entusiasmo per la vittoria spiega anche perché i Re Cattolici, Isabella di Castiglia (1451-1504) e Ferdinando d'Aragona (1452-1516), consapevoli della grande missione della Spagna - difendere e diffondere il messaggio cristiano in Europa e nel mondo - accogliessero il progetto, apparentemente irrealizzabile, del navigatore genovese: andare dalla Spagna alle Indie "passando il Mare Oceano a Ponente".

VINTI I MORI, RICONQUISTATA LA SPAGNA, SI PASSA ALL'EVANGELIZZAZIONE DI NUOVI MONDI
A partire dal secondo viaggio di Colombo - realizzato fra il 1493 e il 1496 - la visione idilliaca delle Indie, che aveva caratterizzato fino ad allora le relazioni degli scopritori, viene meno tragicamente con l'uccisione di tutti i compagni dell'ammiraglio da parte degli indios. Ha inizio la conquista, il cui fine principale è sempre l'evangelizzazione, che prevale su altri fini del tutto leciti, come l'onore e la grandezza della Spagna, nonché la ricerca di ricchezze e di profitti materiali. L'ideale missionario, applicato alle nuove terre, costituisce l'humus dal quale scaturisce un tipo umano forse irripetibile, quello dei conquistadores. Figli di una terra dove si era appena conclusa la crociata contro i mori, ma in cui sopravviveva lo spirito che l'aveva ispirata, molti di essi attraversano l'oceano animati da un sogno di conquista e di gloria, fondato sulla volontà di ampliare i confini della fede cristiana e i domìni della Corona spagnola.
La conquista, soprattutto nella fase iniziale, è una sorpresa per tutti, risultando come la conseguenza non di un piano preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni impreviste o d'iniziative di pochi audaci, come quella di Hernán Cortés (1485-1547) nei territori dell'attuale Messico. Inoltre, solo per le comunità del Centroamerica e dell'America andina si può parlare di vera e propria conquista, perché i nuovi arrivati non si misurano con organizzazioni primitive, ma con autentici Stati, caratterizzati peraltro da inspiegabili assenze sul piano economico e tecnologico - la ruota, l'allevamento, la lavorazione del ferro, l'arco e la volta nelle costruzioni - o da presenze sinistre, come il cannibalismo, i sacrifici umani, la schiavitù. Questi elementi spiegano sia l'intransigenza e il furore dei conquistadores - che inorridiscono di fronte a oscure idolatrie, nei cui templi scorreva sempre sangue -, sia la facilità della conquista. Infatti, i regni e gli imperi indigeni, costruiti a prezzo di guerre sanguinosissime e fondati sulla tirannia e sulla crudeltà, portavano in sé i germi della propria distruzione: l'inaridimento culturale e l'instabilità politica, a causa della turbolenza dei popoli sottomessi, la cui presenza a fianco degli spagnoli capovolge le sorti della guerra e la trasforma in una carneficina.
Una diffusa letteratura antispagnola e anticattolica - nata nel Cinquecento in ambienti protestanti e alimentata ancor oggi da movimenti indianisti ed ecologisti, gruppi neomarxisti e terzomondisti, nonché frange cattoliche progressiste - continua a presentare la conquista come un "genocidio", ma la storiografia ha mostrato la falsità di questa leggenda nera. "Usciti troppo bruscamente dal loro isolamento - scrive lo storico francese e calvinista Pierre Chaunu -, gli Indiani d'America non soccombettero sotto i colpi delle spade in acciaio di Toledo, ma sotto lo choc microbico e virale". La catastrofe demografica dei popoli amerindi ha la sua causa nelle grandi epidemie, provocate dal contatto fra due realtà biologiche estranee, e non in una presunta politica razzista e di sterminio messa in opera dagli spagnoli, i quali, invece, avevano tutto l'interesse a garantire la sopravvivenza dei nativi e favoriscono la fusione fra vincitori e vinti. Significativamente l'Iberoamerica è la sola delle Americhe dove, ancor oggi, la razza indiana e i suoi meticci costituiscono la grande maggioranza della popolazione, dimostrando fra l'altro, grazie all'irrisorietà dell'insediamento di neri africani, che la Spagna ricorse in modo molto limitato all'importazione di schiavi nel Nuovo Mondo. Anche le denunce del domenicano Bartolomé de Las Casas (1474-1566) - subito confutate dal missionario francescano Toribio da Benavente (1490 ca.-1569) - si sono rivelate eccessive e inaffidabili, così da non poter essere utilizzate come fonti storiche esclusive e attendibili.
In realtà, nella conquista non colpiscono tanto gli abusi e gli errori iniziali - caratteristici di tutte le vicende umane - quanto la grande capacità di autocritica, unica nella storia della colonizzazione mondiale, che era la conseguenza di una profonda coscienza cristiana. Di fronte alle deviazioni la voce della Chiesa si leva dal primo momento attraverso la denuncia da parte dei missionari, le elaborazioni dottrinali dei teologi e dei giuristi, la sollecitudine dei sovrani spagnoli, che prendono numerosi provvedimenti in difesa degli indios, anzitutto le leggi di Burgos, promulgate dall'imperatore Carlo V d'Asburgo (1500-1558) nel 1519, due anni prima delle denunce di padre Las Casas. In particolare, la testimonianza della Scuola di Salamanca e le celebri relazioni sugli indios, del domenicano Francisco de Vitoria (1483-1546), rappresentano un encomiabile sforzo di porre i fondamenti teologici e filosofici di una colonizzazione secondo princìpi ispirati all'etica cristiana.

LA REGINA ISABELLA SPERA DI CONDURRE ALTRI POPOLI ALLA VERA FEDE
Al momento di finanziare l'impresa di Colombo la regina Isabella spera di condurre altri popoli alla vera fede e non bada né a spese né a difficoltà per onorare gli impegni assunti con Papa Alessandro VI (1492-1503), il famoso Papa Borgia, che aveva concesso ai sovrani il diritto di patronato sulle nuove terre in cambio di precisi doveri di evangelizzazione. Ne consegue uno spiegamento missionario senza precedenti, che dà presto una nuova configurazione alla realtà ecclesiale universale, proprio nel momento in cui le convulsioni religiose in Europa provocavano gravi divisioni nella Cristianità, e che costituisce, secondo le parole di Papa Giovanni Paolo II, "una delle pagine più belle di tutta la storia dell'evangelizzazione portata a compimento dalla Chiesa".
Protagonisti di questa epopea sono innanzitutto i missionari - altamente selezionati e dotati di grande libertà d'iniziativa di fronte alle autorità civili -, quindi la Corona spagnola, cioè i sovrani e gli organi di governo, fra cui il Consiglio delle Indie, infine tutti gli spagnoli giunti nel continente - conquistadores e coloni -, i quali, nonostante i limiti del loro operato, erano consapevoli di aprire la strada alla diffusione del messaggio di Cristo.
L'azione evangelizzatrice opera in tre direzioni convergenti: l'irradiazione della fede e della cultura cristiana, il salvataggio delle lingue e delle tradizioni del continente americano, la civilizzazione delle popolazioni locali. Sotto il primo aspetto i missionari fanno fruttificare i semi di religiosità presenti nelle credenze dei popoli indigeni attraverso l'elaborazione di nuovi metodi di catechesi, la creazione di parrocchie di indios, dove costoro venivano istruiti nella verità della fede cristiana e ricevevano i sacramenti, e la preparazione di catechismi bilingui o pittografici.
Di fronte al lento progresso dell'evangelizzazione dei primi anni, rivolta a popoli idolatri e lontani culturalmente dalla mentalità europea, i missionari comprendono che è necessario conoscere a fondo la mentalità e la cultura indigena per presentare il Vangelo nel modo più adeguato. Con un lavoro di autentica premessa all'inculturazione essi studiano le istituzioni, gli usi e i costumi degli indios, raccolgono con amore le testimonianze culturali amerinde più antiche, dando inizio alla moderna etnografia, e apprendono gli idiomi locali, dedicandosi anche alla stesura di grammatiche, di vocabolari e di frasari di conversazione. In questo modo fanno compiere alle lingue indigene, fino ad allora soltanto orali, un incommensurabile salto qualitativo, elevandole all'astrazione della scrittura alfabetica, che dà loro la possibilità di superare l'arcaica struttura che le caratterizzava e di pervenire alla cultura riflessiva.
Infine, i conquistadores e i missionari procedono a un vero e proprio atto di fondazione, erigendo città e creando istituzioni di governo, e realizzano una fondamentale opera di civilizzazione, analoga a quella compiuta dalla Chiesa in Europa durante il Medioevo cristiano. Costruiscono case e chiese, promuovono l'agricoltura e l'allevamento degli animali, creano scuole di arti e mestieri, aprono ospedali - il primo di questi, fondato in Messico da Cortés, nel 1521, è attivo ancor oggi - e numerosissimi centri di carità, fondano collegi e università, la prima delle quali a Santo Domingo, nel 1538, a meno di cinquant'anni dalla scoperta.

L'OPERA DI EVANGELIZZAZIONE AIUTATA DALLA MADONNA DI GUADALUPE
L'opera di evangelizzazione e di civilizzazione degli indigeni favorisce anche la creazione di un grande patrimonio artistico, frutto dell'incontro fra la cultura cattolica e la sensibilità delle popolazioni locali. Il monastero medioevale del secolo XVI, la cattedrale rinascimentale del secolo XVII e la chiesa barocca del secolo XVIII illustrano le tappe dello sviluppo architettonico nel continente americano, così come alcuni capolavori pittorici, soprattutto quadri raffiguranti soggetti originali, come le Vergini mulatte e gli arcangeli archibugieri di Cuzco, in Perú, e le statue dei dodici profeti nel santuario del Bom Jesús, a Congonhas do Campo, in Brasile, opera dell'architetto e scultore Antonio Francisco Lisboa (1730-1814), raffigurano visivamente tale incontro fra l'iconografia cristiana e le tradizioni di quei popoli. L'integrazione fra vincitori e vinti è annunciata dall'apparizione della Vergine Maria all'indio Juan Diego (1474-1544) nel dicembre 1531, sulla collina di Tepeyac, presso Città di Messico, appena dieci anni dopo l'impresa di Cortés. Il volto meticcio della Vergine di Guadalupe prefigura la nascita di una nuova e originale civiltà, esito non di una violenta sovrapposizione ma di una felice sintesi, che si realizza sotto il segno del cattolicesimo, senza incontrare le difficoltà proprie della colonizzazione di marca protestante. Si compie così la fondazione dell'Iberoamerica, una realtà nuova, generata dalla fusione delle tradizioni greco-romana, iberica e cattolica con gli elementi più vitali del mondo precolombiano. I paesi del Nuovo Mondo non costituiranno infatti colonie ma province d'oltremare del regno di Spagna che, insieme con l'impero portoghese, come sottolinea il pensatore e giurista brasiliano José Pedro Galvão de Sousa (1912-1992), perpetuerà per alcuni secoli la tradizione dell'impero missionario medioevale. Oggi la metà dei membri della Chiesa cattolica abita il continente iberoamericano, definito da Papa Giovanni Paolo II - nella lettera apostolica Los caminos del Evangelio, del 29 giugno 1990 - "il Continente della speranza".

Nota di BastaBugie: il seguente video (durata: 1 ora e mezzo) contiene un buon cartone animato, istruttivo e facile da seguire, molto adatto per avvicinare i bambini ad un personaggio fondamentale della storia come Cristoforo Colombo. Ovviamente l'adulto dovrà poi spiegare la motivazione religiosa che spinse all'impresa di aprire nuove vie verso nuovi mondi da evangelizzare. Il cartone animato mostra tutta la vita di Cristoforo Colombo da quanto era ragazzo fino al giorno della partenza per il viaggio che porterà alla scoperta dell'America.


https://www.youtube.com/watch?v=tcrJGKrIpsQ

Fonte: Dizionario del Pensiero Forte, 08/05/2011

9 - OMELIA IV DOM. DI PASQUA - ANNO C (Gv 10, 27-30)
Io do loro la vita eterna
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo di oggi ci offre della parole molto consolanti, tra le più belle di tutta la Sacra Scrittura. Gesù, parlando delle sue pecorelle, ci assicura: "Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano" (Gv 10,28).
Promesse grandissime. Affinché si realizzino, la condizione è quella di ascoltare la sua voce. Gesù lo dice chiaramente: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono" (GV 10,27). Dunque, se vogliamo anche noi essere pecorelle del Signore, se anche noi vogliamo appartenere al suo gregge, dobbiamo ascoltare la sua voce.
Come possiamo ascoltarla? In tre modi. Prima di tutto leggendo la Sacra Scrittura. Gesù ci parla nel Vangelo. Ignorare la Scrittura significa ignorare Cristo. Sant'Antonio da Padova, per averla assiduamente meditata, conosceva a memoria più o meno tutta la Bibbia. Da parte nostra cerchiamo ogni giorno di annotarci le frasi della Scrittura che maggiormente ci colpiscono. Sarà proprio con quelle frasi che Gesù vorrà parlare al nostro cuore: cerchiamo di memorizzarle e di ruminarle continuamente dentro di noi. Ne seguiranno delle belle riflessioni che nutriranno la nostra anima. Questo è il primo e più importante modo di ascoltare la voce del Signore. Ma domandiamoci: quanti di noi hanno letto attentamente tutto il Vangelo? Forse pochi. Da oggi in poi impegniamoci di più. Inoltre dobbiamo ascoltare la Chiesa, il Papa, i vescovi. "Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me". E' la chiesa a insegnarci cosa è bene e cosa è peccato, non la nostra testa. Chi disprezza il Magistero della Chiesa disprezza Gesù Cristo. Pensiamo alla morale familiare: quante critiche alla Chiesa! Ma non ascoltando la voce della Chiesa ci chiudiamo alla voce del Signore.
Un altro modo è quello di ascoltare le ispirazioni interiori. Ogni cristiano si deve abituare ad un po' di tempo di meditazione quotidiana. Quando preghiamo siamo noi a parlare a Dio; quando meditiamo è Dio che parla al nostro cuore. Il momento più bello di una mamma di famiglia, una volta, era quello di alzarsi molto presto alla mattina, quando la città ancora dormiva, e di mettersi a pensare e a pregare. Erano momenti bellissimi ed era proprio grazie a quella ora di silenzio che riusciva ad affrontare il peso della giornata. Santa Gemma Galgani e Santa Teresina, quando erano bambine, amavano molto starsene in silenzio e mettersi a pensare...ed era proprio in quel silenzio che Dio parlava al loro cuore e donava loro delle celesti ispirazioni.
Dobbiamo abituarci al silenzio e alla riflessione così da trovare il consiglio per ogni nostro problema. San Giuseppe Moscati, celebre medico, iniziava la sua giornata con due ore di preghiera, la Comunione e la meditazione, e dopo andava all'Università a insegnare e all'ospedale per le visite mediche. E, prima di ogni diagnosi difficile, metteva le mani in tasca e stringeva la corona del Rosario. Impariamo anche noi a organizzare la nostra giornata nel silenzio e nella preghiera. Nella prima lettura di oggi abbiamo ascoltato come i giudei non vollero ascoltare la Parola di Dio. Proprio per quella loro chiusura di cuore e per aver respinto la Parola del Signore, Paolo e Barnaba iniziarono a rivolgersi ai pagani. Il testo degli Atti degli Apostoli riporta che i pagani, nell'udire la Parola di Dio, si rallegrarono e credettero alla predicazione.
A volte c'è il rischio di fare la fine di quei giudei: pur frequentando la Messa tutte le domeniche, abbiamo il cuore chiuso e non vogliamo ascoltare la voce del Signore che ci parla attraverso la voce dei legittimi Pastori. Quei giudei si opposero alla Parola di Paolo e di Barnaba; noi rischiamo di opporci alla parola del Papa, al Magistero della Chiesa. A volte capita che sono proprio i lontani ad ascoltare questa voce, proprio come avvenne per i pagani che accolsero la predicazione dei due Apostoli. Ricordiamolo sempre: in ultima analisi, il segno per vedere se stiamo veramente ascoltando la voce del Signore e non la nostra testa è quello di vedere se accogliamo con docilità l'insegnamento della Chiesa.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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